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l’Origine dei conflitti Nell’uscita di Fly Line 1/2006 ripartì la famigerata rubrica “La Pagina del Pollo, oggi arrivata alla 44a puntata. Eccola disponibile online.

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a Pagina del Pollo 1

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a pagina del pollo è una rubrica a sorpresa che costituisce un vero e proprio corso di apprendimento Pam. Ma attenzione, tutti i concetti sono controcorrente, l’unico punto di vista considerato è quello della razionalità animale, senza offesa, specie perché l’ho scritta io. Qui vengono snobbati gli aspetti puramente bipedi quali: consumismo, protagonismo, esibizionismo, vanità, egocentrismo, moda, ecc. Insomma, ci siamo capiti. Se non siete principianti è meglio non leggere il seguito. Qui si mira a creare macchine da guerra senza orpelli attrezzistici o ammennicoli mentali. Si va al sodo. A tal fine la lettura è severamente proibita a: a) tutti i commercianti di articoli da pesca b) tutti i giornalisti ed editori di pubblicazioni Pam c) tutti coloro che hanno già catturato una trota in misura d) tutti coloro che si ritengono segretamente fenomeni La lettura è invece obbligatoria per: a) tutti coloro che hanno già catturato una trota in misura, ma se la sono mangiata b) tutti coloro che hanno catturato trote sotto misura, ma le hanno mangiate lo stesso c) tutti coloro che continuano a misurare le trote

l’Origine dei conflitti Roberto Messori

Perchè la pesca con la mosca artificiale è considerata una tecnica superiore? Perchè tante nazioni se ne contendono l’origine? Perchè utilizzare la mosca secca è ritenuto più raffinato che utilizzare ninfe e sommerse? Perchè impiegare code leggerissime è considerato (da chi le impiega) superiore a chi le usa più pesanti? A questi e ad altri quesiti cercheremo ora di... non rispondere. Siamo polli, ma non siamo mica scemi. 20


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NTRODUZIONE - Come prima puntata della pagina del pollo abbiamo deciso di partire dall’inizio, cioè circa 25.000 anni fa, ma faremo presto. In questo scritto leggerete delle nostre radici, sia universali che italiche, ma prima bevetevi un paio di grappini, il Pammitalico medio, che comunque non è autorizzato alla lettura, non è molto predisposto a ridersi un po’ addosso, come notai e sindacalisti. Infatti qui parleremo della nascita dei grandi conflitti che determinano le tappe evolutive della Pam.

IL CONFLITTO COL PESCE 25.000 anni fa. L’Abri du poisson – Montignac, nel Perigord, Francia: nella grotta chiamata l’abri du Poisson appare la prima rappresentazione al mondo di un pesce, è un bassorilievo e la datazione ne fa risalire la realizzazione a 25.000 anni fa, il pesce è chiaramente un salmone a grandezza naturale. Sì, è un salmone, il primo e in Francia probabilmente è anche l’ultimo. In ogni modo le guide non me l’hanno lasciato vedere. Forse dovevo lasciare la canna in auto. 20.000 anni fa. Gole dell’Ardèche - In una grotta delle gole dell’Ardéche, Francia, nel Magdaleniano superiore, 20.000 anni prima di Cristo, appare il primo graffito rappresentante una trota. È bellissima, chi l’ha realizzata l’ha definita perfettamente, forse un moderno Pam buontempone, ma gli antropologi non hanno dubbi. Forse il Pam era uno di loro. In ogni modo ha silhouette, bocca, branchie e occhio (è di profilo) perfettamente realizzati. Sembra quasi avere una mosca infilata nel labbro con un cordino che la tiene. Egitto, 1400 a.C. – In un bassorilievo egizio appare la prima rappresentazione di pesca con la mosca artificiale, anche se l’interpretazione è del sottoscritto, che comunque, dopo una consultazione di svariati libri della biblioteca di Alessandra, è convinto di non sbagliarsi. Alessandra è una mia amica.

270 d. C. Roma – Claudius Aeliano, in De Animalium Natura, descrive per la prima volta la pesca a mosca, come gli venne raccontata, che veniva praticata da tempo in Macedonia, con tanto di dressing ed imitazione di un insetto, il famoso Hippouros. In tanti si sono scervellati per capire di che insetto si trattasse, gli stessi che a tutt’oggi non sanno distinguere un Crunoecia irrorata da un Cyrnus trimaculatus, me compreso. È assolutamente certa comunque sia la tecnica applicata, con canna e coda in crine (tra

l’altro cavallo in greco fa Hippos ed è il principale fornitore di crine per la lenza…), sia l’imitazione di insetto oggetto di precisa volontà imitativa da parte dei Pam dell’epoca. Che diavolo volete di più? Nel terzo secolo dopo Cristo si pescava certamente a mosca e già la Pam era connessa all’entomologia, aspetto più ovvio che banale. Prima di questa data si pescava certamente e con ogni probabilità da dieci, cento e forse mille e più anni. I famosi trattati del XV secolo non inven-

Sopra: il primo salmone realizzato dall’Homo sapiens 25.000 anni fa. Al centro: la prima raffigurazione di trota, 20.000 anni fa. Qui a destra: la raffigurazione egizia di pesca a mosca, secondo l’editore, 1400 anni fa.

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In ogni modo questa rappresentazione mostra chiaramente che la pesca a mosca è praticata in Italia, se non nel III sec. d. C. almeno nel 1538, mentre in tanti si danno pena di voler riconoscere la mosca alla Valsesiana nella famosa mappa del 1770. Questa rappresentazione di S. Zeno, per la storia Pam universale, è chiaramente fondamentale. Interessantissima è anche la canna, magari accorciata per esigenze artistiche, ma certamente di 7’ circa. In Italia abbiamo quindi la prima descrizione e la prima rappresentazione iconografica di pesca a mosca.

tarono certo la pesca a mosca, semplicemente, e finalmente, la descrivevano per la prima volta, anzi, la seconda, la prima è da ascrivere ad Eliano. IL CONFLITTO STORICO 350 d. C. Verona – Il moro Zenone, alias San Zeno, passa il suo tempo pastorale, e personale, pescando temoli a valsesiana nelle acque dell’Adige, con tre moschette sommerse ed una lenza in crine, se vogliamo dar retta alla rappresentazione che ne fa, nel Cinquecento, Jacopo da Bassano. C’è sempre la possibilità che il Pam fosse Jacopo da Bassano, o il suo fornitore di Verduzzo.

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Sopra: la mosca artificiale macedone descritta da Eliano e realizzata su autentico amo romano del III secolo d. C. da Giorgio Cavatorti. Qui a destra: ecco con quale attrezzatura pescava San Zeno, vissuto nel III secolo d. C. ma dipinto da Jacopo da Bassano nel 1538. Sotto, la ricostruzione ipotetica di una mosca artificiale di San Zeno. Molto ipotetica, ma l’amo è autentico.

Medioevo – Della Pam nel Medioevo non si sa un accidente, anche se era già nota la trota alla mugnaia. Non si sa bene cosa facesse davvero la mugnaia con l’agitato salmonide, ma in qualche modo doveva spassarsela parecchio.


punto, “The boke of St. Albans”. Il libro riporta una serie di dressing di mosche artificiali divise per mese. Si ipotizza anche che l’autore fosse un uomo, certo Julian Bernes, o Barnes, o Barners, da cui, forse, la legge che prevedeva la condanna a morte per l’omosessualità. Sorprende che in Inghilterra, all’inizio del secolo scorso, qualcuno fosse ancora vivo. I dressing delle mosche, i loro precisi riferimenti, l’assenza totale di “invenzionismo” fanno ritenere il contenuto del libro una raffinata e completa raccolta di conoscenze ben più antiche, assodate e applicate quindi da tempo. XV Sec. In Francia – In Francia si ipotizza ritiene che The boke of St. Albans sia da ascrivere, a causa della sua assai perfezionata struttura, a testi più antichi di origine francese. In ogni modo si consideri che la Francia ha prodotto opere stupende, mosche ed attrezzature straordinarie e grandi Pam. Basti citare Les mouches du pecheur de truites di L. De Boisset per i libri, il Cdc per le mosche e Ritz per i Pam. Ma in tempi moderni.

Un momento, per la verità qualcosa c’è. Wolfram von Eschenbach nel poema d’amore Titurel (1210) descrive Schionatulander, innamorato di Sigune, mentre attraversa a piedi scalzi un torrente (pesca in wading, quindi) per pescare trote e temoli con una Vederangel, ovvero con un amo (secondo un’interpretazione inglese) rivestito di piume, (da La pesca alla Valsesiana, 2002, Renzo Dionigi e Claudia Storti Storchi).

Sopra: ecco alcune mosche artificiali descritte dalla Berner, o Barnes, o Barners. Sotto: lenza rastremata in crine di cavallo utilizzata ancora in Valsesia. Forse l’uso risale a millenni fa.

XV Sec. In Spagna - In Spagna si ipotizza ritiene che The boke of St. Albans sia da ascrivere a testi più antichi di origine spagnola, gli stessi che avrebbero ispirato il famoso manoscritto di Basurto del 1539, El tratadico de le pesca, il solito manualetto Pam dell’epoca, prima, ed il famoso Manuscrito de

XV Secolo, Inghilterra, il Treatyse – In Inghilterra, nel 1496, viene pubblicato “The boke of St. Albans”, cui si fa tradizionalmente risalire, in Inghilterra, l’origine della Pam in generale e della Pam “moderna” in particolare. Un po’ come la relatività generale e la relatività ristretta, ma senza Nobel. Di autore ignoto, viene attribuito ad una certa badessa, Juliana Berners, o Barner, o Barners, del vicino, non si sa vicino a cosa, Convento di Sopwell, comunque vicino anche a St. Albans, da cui, ap-

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Il Medioevo è alieuticamente misterioso, è solo presumibile che si pescasse a mosca, ma non vediamo perchè non lo si potesse fare. In ogni modo una traccia c’è, o la si è voluta vedere. In Germania, nella Stiria, in un poema d’amore del XIII secolo si cita l’uscita di pesca di un innamorato (già è strano che sotto frenetico impulso sessuale si vada a pescare, ma forse una frustrazione scaccia l’altra) che pescherebbe in wading con un’esca rivestita di piume o penne. Oppure pescava la sua bella e le dava giù alle penne. Non è chiarissimo. Sotto: Charles Cotton, diabolico creatore del primo insanabile conflitto.

Astorga, del 1624, poi. La Spagna ha comunque antichissime tradizioni ed i più bei galli da penna del mondo, oltre ad una cultura straordinariamente ricca sugli artificiali, e molto antica, ma, come al solito, non si sa quanto. Neppure qui si scriveva troppo. XV Sec. In Germania – Al Nord poca pesca, qui al momento si pensa solo alla coreografia del passo dell’oca per gli eserciti prussiani. Niente cul de canard quindi: l’oca non si spenna, specie di dietro. Il passo dell’oca, col sedere dolorante, non viene bene. Al Sud, nella Stiria e nella Svizzera settentrionale qualche traccia c’è, oltre al poemetto citato nel paragrafo sul Medioevo, nel 1470 appare il manuale del Tegersee, nel 1493 si pubblica il manuale di Heidelberg, ma già dal 1360 il saggio di un certo Hermann Heimpel cita tra le tecniche di pesca il termine Federschnur o Federangel, identificato come mosca artificiale. Immagino che ci

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si debba fidare. Come di Hitler. IL CONFLITTO DI SUPERIORITÁ 1676, Izaak Walton & Charles Cotton – Vera o falsa, a torto o a ragione, viene pubblicata e mostrata al mondo nel 1676 The compleat angler, la superbomba termonucleare Pam. Contemporaneamente nasce la nostra fonte di orgoglio: qui si sancisce drammaticamente la superiorità intellettuale, nobiliare, sessuale, culturale e genetica della pesca a mosca. Nel primo ed unico libro di pesca elevato al rango di autentica letteratura e considerato un capolavoro, The compleat angler, nella quinta edizione del 1676 (la prima era del 1653, ma senza capitolo Pam), nel capitolo scritto da Charles Cotton, parte relativa alla pesca a mosca, si legge: “[dividerò] le tecniche di pesca in tre categorie: superiore, media e inferiore. Superiore è quella con la mosca

artificiale, media quella con il pesciolino e inferiore con le esche naturali”. Non ci voleva altro. Questa frase sancise il nostro diritto a considerare i pescatori non Pam “antropoidi alieutici”, e noi esseri superiori, dei insomma. Infatti, come nell’antico Olimpo, non ce ne sono due, di dei, che vanno d’accordo tra loro. Attenzione che Giove non vi trasformi in serpi, o cervi da sbranare, o, peggio, TLTisti. Le tre righe in corsivo che avete appena letto hanno la valenza dei 10 comandamenti ed il libro di Izaak della Bibbia e del Corano assieme, col vantaggio che siamo liberi di mangiare salame e bere Verduzzo, o Lambrusco, o quello che ci pare, colesterolo a parte. Quelle tre righe hanno colmato un vuoto nella mente che, fin dall’uomo di Pechino, attendeva con un’ansia prossima allo spasimo. C’è chi attendeva il Messia e se lo è visto arrivare, c’è chi lo attende ancora evitando il prosciutto, ma finalmente la nostra più grande angoscia è stata soddisfatta: la letteratura universale, nel 1676, ci laurea quali esseri superiori. Vi sarà un’altra grande scissione per stabilire un’ulteriore livello di esoterica superiorità, quella delle dry sulle wet fly, ma occorre aspettare il 1913 e


Qui a sinistra: frontespizio dell’opera che sancì la trasformazione della pesca a mosca in disciplina scientifica. Opera straordinaria, certamente aliena al proletariato del tempo, e probabilmente a buona parte della borghesia, almeno finchè non iniziò a vendere le mosche artificiali ed i materiali per costruirle. Sotto: il diabolico creatore del secondo, grande conflitto etico, quello della presunta superiorità della pesca a mosca secca nei confronti della pesca con la mosca sommersa. Andatelo a raccontare ad un cultore della pesca a ninfa come Paolo Bertacchini, che mi ha confessato che per stimolare le idee va a fare la doccia per tenere la testa sott’acqua.

contemporaneamente involvere un po’ verso il cretinismo. Un pochino soltanto, anch’io preferisco la secca. 1838, Alfred Ronalds – Esce la prima edizione di The fly fisher’s entomology di A. Ronalds. L’opera sancisce la trasformazione della pesca a mosca da intellettuale, nobiliare, sessuale, culturale e genetica, qual’era già, a scientifica. La Pam ora si fa scienza. Il pescatore diventa entomologo, naturalista ed etologo relativamente agli invertebrati acquatici e terrestri. Si studiano gli insetti, ci si connette (non ancora via Internet) col mondo scientifico, si stabiliscono legami con la ricerca idrobiologica con il vantaggio della passione, che da questa data si fa sapere. Da qui in avanti non conoscere l’entomologia e ignorare, ad esempio,

che il Chironomus plumosus è in realtà la Gold Dun Midge, assieme ad altri 47 insetti iniziali (oggi sono circa 900) preclude l’iscrizione a qualunque club Pam inglese. Come scrisse Mario Albertarelli in L’Encicloperida del pescatore, 1967, “è impossibile pensare di essere ammessi in un club inglese senza poter sostenere una conversazione di due ore citando dozzine di nomi [di mosche secche] senza incorrere in marchiani errori”. Vedete voi. 1886, è secca! - È in questi anni che si inizia a concepire, almeno ufficialmente, la mosca secca. Pare che il primo a scriverne sia stato un certo George Philip Rigney Pulman, negoziante Pam e costruttore del Devonshire, nell’opera The vademecum of flyfishing for trout, poi dopo di dry fly ne hanno parlato in tanti, W. Stuart, W. Foster, W.

Blacker… Non li conoscete? Fa lo stesso, tanto la nascita ufficiale si fa risalire, per comodità popolare, scelta politica, e poi perché è andata così e non la cambia più nessuno, a Frederic Halford, quando, nel 1886, pubblicò il suo primo libro, Floating flies and how to dress them. Io credo che la pesca con la mosca secca fosse già praticata da tempo, fin da prima di Ronalds, i cui artificiali sembrano più galleggianti che sommersi, poi c’è la logica: vedendo i pesci cibarsi a galla, possibile che si fosse tanto ottusi da pescare sempre e solo a sommersa? Va bene l’evoluzione, ma non posso accettare che i nonni dei nostri nonni fossero tanto coglioni. È più probabile che da sempre si pescasse anche secca, almeno nei primi 5 secondi del lancio di una mosca, ma, come al solito, il primo che prende carta e penna si becca il merito. Ecco perché gli ebrei hanno inventato

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un mucchio di cose: sapevano scrivere. Per fortuna. XIX Sec. Scozia – La tecnica di pesca a mosca ruota di 180°. Dalla pesca a discendere con canne lunghe si passa alla pesca a risalire con canne corte. L’opera che attuò il dietro front del mondo alieutico è titolata The practical angler, 1857, libro scritto a soli ventiquattro anni da William C. Stewart. Solo uno continuò a pescare a discendere, ma affogò nella buca di una briglia: discendere va bene, ma bisogna anche guardare dove si mettono i piedi. Anche qui ci sarebbe da discutere. Non è facile accettare che un tizio inventa la pesca “up stream”, pubblica un libro, tutti lo comprano e per magia ruotano i tacchi e pescano in senso inverso con tanta convinzione che diventa subito per dritto. Oggi, in acque difficili, si pesca di nuovo a discendere per far arrivare la mosca al pesce prima del finale. Tra poco ci gireremo di nuovo. Qualcuno inventerà i wader a tacco girevole. IL CONFLITTO SECCHISTA 1913, Dry è rock, wet è lento – La mosca secca è rock, e la ninfa è lenta. In quest’anno e prossimo alla fine, siamo nel 1913, Frederic Halford si pone su posizioni estreme stabilendo che la pesca a mosca sommersa sia un affronto all’etica della pesca a mosca nei chalk stream, scontrandosi irrimediabilmente con George Edward Mckenzie Skues, che evolve la Pam a ninfa a vertici tutt’ora estremi. La storia è identica a quella dell’Islam e della carne di maiale, assolutamente proibita, mentre secondo Woody Allen all’origine era solo sconsigliata in alcuni ristoranti. Halford, che aveva anche scritto con gusto della pesca a ninfa, semplicemente la sconsigliava nei chalk stream, per mantenere più raffinato il valore della challenge, la sfida. Questione di gusti. Così il problema di limitare le tecniche di pesca in alcuni privilegiati chalk stream inglesi, pescati da uno sparuto gruppo di nobili e da qualche fortunato invitato, dilagò fino ad assumere significati pressochè esoterici, divenen-

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do una legge non scritta, ma in grado di elevare eticamente l’utilizzatore di dry fly nei confronti dell’utilizzatore di wet fly, ora considerato un essere inferiore e tollerato a fatica nelle scuole, sui tram e nei ristoranti degli amici di Halford. Ed usare alternativamente le due tecniche come suggerisce L. de Boisset? È come incrociare i flussi in Ghostbuster: è male. L’integrazione razziale in Usa e in Sudafrica ha fatto passi da gigante in confronto a quella tra utilizzatori di mosche secche e sommerse. E in Italia? Non servì neppure

l’antico retaggio fascista del motto “Dio stramaledica gli inglesi!” e neppure la scelta sommergibilista del nostro ex alleato nazista, neppure la Valsesiana, di certo la madre di tutte le Pam e nostro indiscusso retaggio culturale, ci fu d’aiuto: ci cascammo in pieno ed oggi il Pam merita rispetto solo se pesca a secca. Ricordo ancora benissimo quando, nel 1970, a pesca nel Taro con alcuni amici reggiani non presi un solo pesce, ma risposi loro con orgoglio, mentre si mostravano vicendevolmente le catture: “Ma io pesco a secca!”. Tutti siamo stati


pirla almeno una volta. Semplicemente, per i secchisti irriducibili, chi pesca con sommerse lo è tutte le volte. E viceversa. Halford morì l’anno dopo, nel 1914, un anno prima dello scoppio della Grande Guerra, ma preferiamo pensare che la concomitanza sia accidentale. Il suo presunto antagonista, Skues, più giovane, visse fino al 1949, anno di nascita dell’editore di Fly Line, ma anche questo penso che sia accidentale. Pam in Usa – Il paese più potente del mondo (o i vigliacchi più potenti del mondo, per chi considera l’attacco super tecnologico all’Iraq una vigliaccheria illegale), dal primo libro Usa del 1849 (Fish and fishing, di Frank Forester) è arrivato nella Pam come un rullo compressore, ma aveva trovato la pappa pronta. Il padre spirituale della Pam Usa è Theodore Gordon (nato nel 1854), oggi assai ridimensionato come inventore di tutto quello che gli era stato attribuito (l’invenzione dello streamer, l’entomologia applicata alla Pam, l’uso di hackle di gallo per le dry fly, ecc.), avendo imparato tanto dalla corrispondenza con Halford, e tanto anche dal libro di Thaddeus Norris, tra l’altro compagno di pesca di Samuel Philippe, cui è accreditata l’invenzione della prima canna in bambù refendù, ma esagonale. Ecco, magari nel bambù gli Usa hanno qualcosa da dire, in tema storico, come nelle code in Pvc, ed oggi in tutta l’attrezzatura, e così sarà finché

Pagina precedente: ecco il grande conflitto tra secchisti irriducibili e sommergibilisti. In effetti la visione distorta è quella sott’acqua: in effetti è solo un problema di rifrazione. Ma all’uomo non piacciono le immagini ambigue, almeno finché non ci capisce qualcosa. A tal proposito i libri di Skues sono impareggiabili. In questa pagina in alto: una mosca Valsesiana originale. Qui a sinistra, arrivano i marines ad illuminare. Col fosforo?

il Dollaro subirà le batoste dell’Euro. Sulla Valsesiana – La pesca a mosca definita “alla Valsesiana” non c’è dubbio che sia Pam, e che sia molto antica, ma vigliacca la miseria se qualcuno s’è preso la briga di scrivere qualcosa in proposito, secoli fa. Le tracce più antiche portano, le prove vere insomma, a nulla, mentre le supposizioni portano ad una mappa del 1770 con raffigurato un pescatore che, pare (pare!) peschi alla Valsesiana. A me pare che peschi e basta, e neanche alla Valsesiana. Tutto lascerebbe pensare ad una tecnica ancestrale, vecchia di secoli e forse millenni (si veda lo Speciale Storia di Fly Line, ottobre 2005), ma niente finora s’è trovato di scritto. Se fossimo stati ebrei avremmo scritto tutto da sempre e forse, nella Bibbia, Dio avrebbe moltiplicato i pesci pescandoli a mosca, con la valsesiana. Forse è quello che è successo, e S.

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Zeno venne cacciato dall’Africa perché pescava con canne di 7’ e crini leggerissimi. D’altra parte oggi, pur sapendo scrivere, scriviamo montagne di idiozie e, come vedete, non s’è mai finito. Ed ora passiamo alle più grosse. La Pam moderna e l’Italia - Qui finisce la storia ed inizia la Pam moderna. È impensabile stabilire tappe, dalla metà del secolo scorso sono stati prodotti migliaia di libri, inventate tecniche, reinventate tecniche e mosche, di nuovo reinventate mosche e tecniche, sempre le stesse, ma ciò che veramente è cambiato è la consapevolezza che tutto sia stato inventato, nel senso che non si è più consapevoli, pertanto si continuano ad inventare ancora mosche e tecniche, sempre le stesse. È vero, oggi abbiamo le canne in grafite, ma credete davvero che una buona canna in bambù refendù vi farebbe prendere meno pesci? Ci sono le code in Pvc, ma cosa credete, che quelle in seta non funzionassero? Relativamente alle mosche, provate a dare un’occhiata, all’occasione, alle bacheche del museo realizzato dalla Sim a Castel di Sangro, e osservate le repliche delle serie di mosche di Ronalds, Halford e Leonard West, vi sembrano meno valide delle mosche moderne, o più brutte delle Chernobyl Ant? In Italia la Pam ha subito, catalizzato e moltiplicato in modo esponenziale tutte le aberrazioni possibili e quelle non possibili se l’è inventate. Non che all’estero non siano altrettanto bizzarri, ma qui li abbiamo davvero stracciati. Io ho una teoria per questo. Sono convinto che l’italica pesca alla Valsesiana sia antica di millenni, che essa costituisca il diretto antenato della Pam moderna, ma che, a parte qualche curiosa coincidenza e la inconfutabile descrizione di Aeliano (che però riguardava la Macedonia), non abbiamo la possibilità di provarlo. Così siamo stati superati da tutti, inglesi, francesi, americani e forse anche dagli slavi. Ecco, in questo stato d’animo estremamente frustrante sono comprensibili la foga e l’enfasi che mettiamo nell’inventare

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Il Libro di Bruni (vedi testo) ed un’apertura dello stesso sul capitolo della pesca a mosca. Quarta edizione del 1945, la prima è del 1933. Non è certo, ma è probabile che sia la prima, o una delle prime, di certo una delle più consistenti, descrizioni di pesca a mosca con commento sulla situazione italiana (che vedremo in futuro).

in continuazione mosche e tecniche già strainventate. In altre parole, gli inglesi ci hanno fregato e non riusciamo a digerirlo. Curiosamente è proprio un inglese, il medico scozzese Andrew Herd, studioso contemporaneo di pesca sportiva, che ha avviato un processo conoscitivo sulla Valsesiana, ma senza trovare prove scritte. Forse le ha bruciate lui. In ogni modo, anche se le trovasse e le rendesse pubbliche, nessuno riuscirà più a scalzare dalle menti dei Pam la Bernes (o Barners, o Berner), Halford, Skues e Gordon almeno per i prossimi due secoli, quando il petrolio sarà finito da un pezzo e andremo a pescare in bicicletta, con canne in legno, code in seta e mosche in hackle di pollo morto d’influenza aviaria.

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Sarà uno spasso. Ed ora... IL CONFLITTO DI CODA

Ecco qui la Bibbia Pam italiana, è datata 1967, ma ha accompagnato decine e decine di pescatori nostrani. Costava 4000 lire, ma erano spese bene.

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Breve storia italiana – In Italia la Pam, intesa come tecnica “inglese”, iniziò a diffondersi nel dopoguerra. Un buon impulso lo diedero i due Club di Torino e Milano, ma non posso rischiare le date di fondazione per non riaccendere guerre sanguinose. Tuttavia, se non erro, se mi è concesso, se posso tentare, il primo dovrebbe essere stato fondato nel 1962 come Cipm Torino ed il secondo nel 1966 come Fly Angling Club Milano. Se non è così, vi prego, non inviate raccomandate, non interpellate avvocati e statuti, fate semplicemente finta di niente, oppure date un giro di telefono, senza ricevuta di ritorno. Cosa volete, sono club molto orgogliosi, e giustamente. Per restare sul solido, dobbiamo citare la prima opera nostrana per pescatori a mosca, il famoso Manuale della pesca a mosca di Carlo Cotta Ramusino, Hoepli, 1967, nel quale l’introduzione di Mario Riccardi cita testualmente: “Nessuno, in Italia, aveva, prima d’ora, affrontato l’argomento della pesca a mosca, in modo esauriente e completo”. Il manuale è dichiaratamente per principianti. Letto oggi è patetico, ma gli voglio bene. Tutti gli abbiamo voluto bene, noi che lo abbiamo letto. Per la verità un buon capitolo pionieristico sulla Pam è leggibile in Il libro pratico del pescatore, di Angelo Bruni, Hoepli, 1933. Quarta edizione del XVII luglio 1945, pochi mesi dopo la liberazione. Ne parleremo la prossima volta. Ma c’è un’altra verità, il volumetto La lenza di Eugenio Barisoni. In esso si parla molto di pesca a mosca, anzi, quasi esclusivamente. Costava 35 lire e la II edizione di Sperling & Kupfer data 15 febbraio 1945. Brutto periodo: le armate partigiane nel Nord Italia sono in grande difficoltà, c’è


una guerra civile e una guerra mondiale, bombardamenti e rappresaglie, eppure qualcuno pubblicò un libro di pesca a mosca magnificando gli sfarfallamenti del Ticino, nello stesso mese in cui nel Pavese la brigata partigiana Oltrepò veniva annientata. Ma lo vedremo prossimamente, se Paolo Canova avrà la compiacenza di lasciare in redazione ancora un paio di mesi questi libri, giacchè ne è il proprietario. L’unico Pam italiano, come dire, “d’epoca” veramente preparato, completo, grande lanciatore, progettista e realizzatore di ottime canne e mosche artificiali è Mario Riccardi, a tutt’oggi vivente in Argentina, ecco perché le virgolette. Credo sia l’unico personaggio “storico” davvero tale. Fu consulente per la Pezon e Michel e la Hardy realizzò una famosa canna in refendù su suo progetto, canna che ho utilizzato per anni, rapida, dall’azione perfetta. Un uomo di cultura, e di carattere, anzi, di Nelle due foto in questa pagina: il volumetto “La lenza” di Eugenio Barisoni. Costava 35 lire e la II edizione di Sperling & Kupfer data 15 febbraio 1945. Si ringrazia cortesemente Paolo Canova per aver concesso i due libri.

caratteraccio, ma detto amichevolmente, da uno che da lui ha imparato tanto, anche se spesso indirettamente. Di libri in Italia se ne sono pubblicate diverse decine, di tanti Pam, ma nessuno davvero originale: manuali, di dressing, di tecnica di pesca, fatti male, fatti bene, belli, brutti, ma sempre del tipo tutto già letto, specie se si sa l’inglese o il francese. Forse l’unica significativa proposta bibliografica nostrana è Gli insetti di Fly Line, che conoscete e sapete che non ha paragoni, ma l’ho fatto io e gli farei un tempio attorno. Sì, forse sono un tantino di parte, comunque gli insetti non li ho fatti io, quelli per fortuna li ho trovati pronti. Soprattutto dovrei farlo tradurre in inglese per renderlo fruibile in Europa e inserirlo veramente nella “storia”. Storia? Bèh, forse sì: è il primo libro di entomologia di Pam che è utilizzato dagli entomologi e nelle università; finora era successo il contrario, un po’ come il dietro front tra down stream e up stream. E viceversa. Il libro comunque non dice niente di nuovo, più o meno, solo le foto sono nuove, e non tutte. Ecco, se vogliamo essere onesti, la storia vera è tutta qui. Ed è già parecchio stiracchiata. Se invece vogliamo creare per forza una storia italiana, e forse è il caso di farlo, nessuno oggi se ne potreb-

be incaricare, perché è la storia dei suoi conoscenti, degli amici, delle gelosie, delle simpatie, dei miserabilissimi conflitti commerciali, dei concorrenti e di reinvenzioni infinite. Non troverete nessuno che azzarderà una simile avventura suicida. D’altra parte ci si potrebbe divertire. Ma d’altra parte potremmo darci tutti al carp fishing, ma d’altra parte è un rischio che si potrebbe correre. Anzi, è un rischio che dobbiamo correre. E poi anche noi abbiamo creato un conflitto. Come nemesi storica italiana (nemesi: personificazione della giustizia), non potremmo quindi non parlare della nuova e grande lotta che sta dilagando all’interno dei confini italici: il grande conflitto tra code leggere e code leggerissime, e questo non ce lo porta via nessuno. Anche perchè nessuno all’estero è ancora fuori di testa. Per la verità diversi tentativi di esportazione del conflitto sono stati fatti, ma nessuno di là dai patrii confini finora ha abboccato. Forse il Pammitalico non è poi così bravo a fare abboccare prede. O forse usa la coda sbagliata. Ben s’intenda: non si critica nè l’una nè l’altra parte, ma solo il fatto che, anzichè di complementarietà dei sistemi, se ne fa un conflitto. Bèh, dovrete attendere la prossima puntata, quella del torrente dei famosi. Chissà, tra coda del 2 e coda del 5, qual’è la coda Rock e qual’è la coda lenta.

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La Pagine del Pollo 1 - Da Fly Line 1/2006  

Caratteristica delle prime uscite di Fly Line, nella seconda metà degli anni '80, per acclamazione popolare la rubrica è stata riesumata e r...