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La Pagina del Pollo 75 pubblicata in Fly Line 4/2019 di luglio-agosto 2019 anno 34°

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L A PAGINA DEL POLLO 75 Roberto Messori

lasticotteri & Co.

Il problema delle plastiche, il cambiamento climatico, i meccanismi della propaganda, il consumismo, i detrattori, l’evoluzione tecnologica... Ce n’è di carne al fuoco! Il problema è che non è possibile scindere gli argomenti, perché sono tutti estremamente connessi: anche loro sono tutti “contatti” di un’unica chat, meglio che lo sappiate subito. E tutti hanno a che fare con la pesca a mosca, come per qualunque altra cosa.

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Plastiche & microplastiche

Più il tempo passa e più l’aforisma di Paul Valery: “Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta” sembra via via perfetto. I cambiamenti climatici, la crisi economica, la globalizzazione, le guerre per le materie prime, la devastazione della biosfera, l’inquinamento, la sovrappopolazione, l’interazione sociale della rete e la brusca accelerazione di tutti questi fenomeni rendono impossibile ipotizzare una qualsiasi futuro che non sia fantascienza. Noi pescatori a mosca tocchiamo, come tutti, questi feno-

meni con la mano, ma in più abbiamo il riscontro diretto ed evidente di ciò che succede al mondo delle acque dolci, dalla manipolazione genetica delle specie alla riduzione degli insetti, alternati a piene devastanti e seccità estreme. Ma non riprenderemo qui il discorso, ne abbiamo già scritto abbastanza, per ora. Oggi parliamo di propaganda, di mosche e di plastica. Tra gli avvelenamenti planetari c’è quello della plastica, che non si limita solo ai materiali ben visibili ovunque, come i sacchetti che adornano la vegetazione riparia dopo le piene: dopo il rifiuto della Cina di accettare i 10 milioni di tonnellate annue di rifiuti plastici europei, americani e giapponesi e l’attuale analogo rifiuto della Thailandia, ecco la novità sulle microplastiche (frammenti da pochi micron a pochi mm).

Foto di sfondo: mosche in materiali naturali Vs mosche in materiali plastici. Se dopo aver letto la Pagina del Pollo 57 non cambierete idea sui polimeri di etilene, per il mondo non c’è più niente da fare. Foto piccola: pollo morto combattendo

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Le notizie su plastiche e microplastiche sono allarmanti: stanno entrando nella nostra catena alimentare. E non fanno molto bene. Sotto: il futuro.... beh, potete leggere anche voi.

Di recente diversi rapporti sulle microplastiche stanno turbando l’opinione pubblica con frasi come queste: “La diffusione di questi piccolissimi materiali che, oltre ad inquinare oceani e altri ambienti naturali, entrano nella catena alimentare, ben rilevati in moltissimi prodotti (pesci, acqua di rubinetto, sale), possono essere ingeriti dall’essere umano”. In effetti lo sono: “I ricercatori della università di Medicina di Vienna e dell’Agenzia per l’ambiente austriaca hanno mostrato che nei campioni di feci umane sono presenti particelle di microplastiche, fra cui polipropilene, polietilene tereftalato (noto come Pet) e altri sette composti che rientrano nella categoria”, materiali tristemente noti come cancerogeni, “La più grande zona di accumulo di rifiuti oceanici [Great Pacific Garbage Patch] sul pianeta è molto più grande di quanto si pensasse. Misura 1,6 milioni di chilometri quadrati (tre volte più grandi delle dimensioni della Francia) e contiene circa 1,8 trilioni di pezzi di plastica. La produzione globale annua di materie plastiche ha superato i 320

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milioni di tonnellate, con più prodotti nell’ultimo decennio che mai”. Il 5 giugno è stata la Giornata Mondiale dell’Ambiente e a proposito di plastica riporto l’invito del segretario generale delle Nazioni Unite, Antònio Guterres: “Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente il messaggio è semplice: rifiutare la plastica monouso. Rifiutate ciò che non potete riutilizzare. Insieme

possiamo tracciare un percorso verso un mondo più pulito e più verde”. Bene, premesso quanto, veniamo a noi. Vorrei riflettere e far riflettere quanto la plastica è entrata nel nostro mondo pammista, al punto che la frase: “piccole imitazioni di insetti costruiti sull’amo con fili di seta e piume” oggi è decisamente inappropriata e la frase corretta potrebbe essere: “Piccole imitazioni di insetti costruiti sull’amo con poliuretano, PVC e ftalati”, materiali indicati come cancerogeni, anche se esistono studi scientifici che affermano il contrario, ma da sempre le potenti multinazionali promuovono ricerche prezzolate, anche il fumo una volta faceva bene. Lo vediamo tutti: negli espositori dei negozi per pescatori a mosca i materiali plastici hanno quasi soppiantato quelli naturali. I dressing online fanno largo uso di plastiche di sintesi, dai dubbing ai quill sintetici, dal foam alle resi-


mascherina FFP2, guanti e occhiali: li indossate sempre per montare una ninfa?

Bisogni e desideri

Sopra: nei negozi per Pam la plastica ha surclassato i materiali naturali. Continuiamo sordi e ciechi o cominciamo a cambiare qualcosa? Dalle necessità ai bisogni: ci ha pensato la propaganda, ed ha battuto anche l’idea dell’obsolescenza programmata, ora desideriamo talmente l’ultimo modello che se il vecchio si rompe siamo contenti. Siamo contenti?

Se durante il fly tying vi viene voglia di un caffè, il responsabile è il vecchio cowboy dei western della gioventù.

A differenza delle società tribali, parecchie delle quali sopravvivono ancor’oggi, noi umanoidi della società industrializzata fin dagli albori abbiamo sempre evoluto ogni invenzione possibile per rendere la vita più comoda e divertente. All’inizio erano i bisogni, quelli veri, il cibo, la difesa dal caldo e dal freddo, ma anche quella dai popoli invasori, la sicurezza per la famiglia, il lavoro per tutti, poi è esploso il consumismo e la spirale ha iniziato a girare in modo sempre più vorticoso. Le élite al potere hanno evoluto a loro volta i meccanismi di propaganda mirati a creare i bisogni. Per esprimere il concetto riporto una frase di Paul Mazur della Lehman Brothers, che aveva le idee piuttosto chiare su cosa fosse necessario alle grandi corporation, nel secondo dopoguerra, per convertire la produzione militare in civile: “Dobbiamo cambiare l’America da essere una cultura dei bisogni, ad essere una cultura dei desideri”. Bisogna insegnare alla gente a volere cose nuove, anche prima che le cose vecchie siano state consumate del tutto. Dobbiamo formare una nuova mentalità in America. I desideri dell’uomo devono mettere in ombra le sue necessità”. L’Europa, come sempre, segue a

ne indurenti, al punto che reperire peli naturali od una buona offerta di colli di gallo nelle varie tinte è ormai un’impresa. Ma non sono solo i materiali che assembliamo sull’amo ad arricchire la massa delle plastiche, anche se in modo assai modesto per la verità, ciascuno di essi è contenuto a sua volta in una busta di plastica, oppure in un blister rigido di acetato, poi il negoziante mette il tutto in un ulteriore sacchetto di plastica. E le resine epossidiche? Oltre alle mosche potete farci tante cose, avvelenare il gatto del vicino, innescare un incendio, costruire un esplosivo o anche suicidarvi. Per conoscerne la pericolosità basta leggere le precauzioni d’uso:

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ruota la società Usa, chi cerca di prevedere mode future ha oggi il lavoro facilitato: quello che sta succedendo là è ciò che avverrà presto qua. Il consumismo basa su questo concetto: le scarpe, gli abiti, le lavatrici, le automobili... una volta vendute in base alla loro funzionalità e durata e quindi pubblicizzate in tal senso, devono trasformarsi da bisogni in desideri e tutta la propaganda, basata sulla psicologia di massa ed individuale, deve creare nell’uomo continue voglie. Il bene di consumo deve diventa-

re una necessità psicologica, l’iPhone 6 deve apparire obsoleto e farti sentire inferiore a chi possiede l’iPhone 8s, la vecchia canna in grafite deve diventare un attrezzo inadatto, con troppi pochi nanometri e troppi grammi in più rispetto all’ultimo modello di questa o quella marca prestigiosa, ed è prestigiosa solo perché costa di più e la usa il famoso Pam tal dei tali. Novità e tecnologia: ecco le parole chiave che, associate, oggi ti fanno desiderare. Ieri l’altro le caldaie duravano vent’anni, poi sei o sette per l’obsolescenza programmata e ci siamo incazzati, oggi siamo noi a volerla cambiare dopo tre anni per disporre di quella con la programmazione in remoto. E lo faremmo, se non fosse che dobbiamo fare i conti col conto in banca in sofferenza.

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A destra: Alfred W. Miller (alias Sparse Grey Hackle), naturalmente con una canna in bambù. Sotto: materiali pre assemblati per il fly tying, con gli accessori in terrificanti blister di indistruttibile acetato.

Etica e tecnologia

Ne è passato di tempo (per la verità mica tanto), da quando Alfred W. Miller (che scriveva di pesca a mosca con lo pseudonimo di Sparse Grey Hackle), affermò che avrebbe pescato con una canna in fibra dopo che qualcuno avesse suonato un violino di plastica alla Carnegie Hall. Non so se qualche virtuoso del violino l’ha fatto, ma certamente la stragrande maggioranza utilizza canne in fibra, anziché in refendù. È vero: oggi c’è un sensibile ritorno alle canne in bambù, ma si tratta di una modestissima percentuale di appassionati, come nei meeting dove si esibiscono i “grandi e famosi flytiers di tutto il mondo”, tra i quali ammiriamo chi (pochi) ama le mosche classiche realizzate con perfetti canoni ortodossi

alternati ai (tanti) fanatici delle resine epossidiche e dei dubbing sintetici. Sovverrebbe il paragone tra chi trova piacere viaggiare con una vecchia Moto Guzzi degli anni ‘50 e chi sfreccia rombando con una Yamaha Tracer 900 GT, ma è un confronto improponibile: la moto è un simbolo della tecnologia evolutiva e della modernità, per non parlare del piacere (più o meno inconscio) maschile di avere tra le gambe un mostro da 200 cavalli, mentre un attrezzo da pesca ci introduce (o dovrebbe) in un mondo ancestrale di assoluta interazione con la natura. In questo contesto varrebbe la pena di considerare che, mentre nella caccia una moderna carabina di precisione consente di abbattere una preda a 200 metri ed oltre di distanza, lasciando perdere l’etica e l’aspetto dell’avvicinamento, nella pesca a mosca una canna in bambù non quintuplica affatto il raggio d’azione di una grafite: le distanze effettive di pesca sono praticamente identiche. L’uomo predatore ha prodotto armi talmente potenti che il loro impiego rasenta la vigliaccheria, tanto è il divario nell’uccidere animali sempre più incapaci di difendersi. Ma se nella caccia la tecnologia avvantaggia in modo indiscutibile, nella pesca illude in modo altrettanto indiscutibile.


Semplicità e tecnologia. Forse il confronto è un po’ eccessivo, con un vecchio pescatore molto minimalista e due alieni piuttosto tecnologici, ma non ci siamo tanto lontano: avete mai visto un Pam alla moda in una flat da bonefish? Sotto: ext-body in pelo di cervo Vs ext-body in foam. Voi quale montereste? Non passa giorno che non vengano proposti nuovi ammennicoli che promettono più comodità e/o più efficacia, ed una mentalità consumistica non ha bisogno d’altro per abboccare. Basta con le acrobazie delle falangi per fare un nodo: ora c’è il threadknot che collega i nylon, senza nodo. E poi basta impazzire per montare due punte di hackle, ora ci sono le synthetic wings in film plastico. C’è parecchia differenza tra essere un bravo flytier o un assemblatore di

macromolecole pre-preparate: il consumismo porta a sostituire le nostre abilità con accorgimenti tecnologici, peccato che vuotino il portafoglio, riempiano il mondo di schifezze velenose e traslino le nostre perdute abilità a delle macchine facilitanti. Ma soprattutto ci tolgono quel piacere sottile che accompagna la nostra disciplina da diversi secoli e che senza esso non può che impoverire ancor di più: il vero senso dell’acqua.

Naturale Vs plastica

Il pescatore a mosca si è sempre ritenuto un difensore dell’ambiente, nei club si continua (o almeno spero) ad insegnare alle nuove leve il rispetto nei confronti dei nostri avversari (un eufemismo per vittime) e per l’ecosistema nel quale vivono. Si spiega che la pesca a mosca è una tecnica che ci pone alla pari con la preda, almeno a confronto con altre tecniche più cruente, si elogia la realizzazione delle mosche artificia-

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Extended body a confronto: coda di fagiano Vs foam salamato. L’ext-body in fagiano è ottenuto con la torsione di un piccolo bunch di barbe della coda, il dressing è in “Effimere in viaggio di nozze”

li, simbolo di arte, abilità e conoscenze entomologiche, icone capaci di renderci orgogliosi e soddisfatti mentre le ammiriamo. E si osanna la sinuosità del volteggio. Non so se per tanti è ancora così, ma quando io osservo una mosca artificiale in materiali naturali, di fattezza classica o moderna, ben fatta e proporzionata, non posso che provare piacere ed ammirazione. Piacere che non riesco a percepire in un modello con ali in film plastico, corpo in foam e code sintetiche. Come è possibile che il pescatore a mosca, nell’accingersi ad ordinare online del foam o del quill sintetico, non pensi a cosa sta facendo la plastica alla biosfera? Eppure le informazioni, gli effetti, le conseguenze, soprattutto le ricerche scientifiche, di questo progressivo inquinamento sono ben denunciate dai media, come gli accorgimenti (al momento poco più che palliativi) di diversi paesi (l’Europa ha appena provveduto) che stanno cominciando a mettere fuori legge alcuni utilizzi sconsiderati delle plastiche monouso, come sacchetti, piatti e posate. Ci comportiamo come se l’emi-

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sfero sinistro del cervello in effetti si preoccupasse della situazione con tutte le conseguenze del caso, principalmente scoramento e paura, con il tenue sollievo di vedere che almeno l’Europa sta elaborando leggi in merito, mentre l’emisfero destro, completamente dissociato, continua per la sua strada lastricata di mosche e code (di topo) in cloruro di polivinile. Tra l’altro, mentre le plastiche per alimenti non sono tossiche per la perdita di molecole (o almeno non dovrebbero, giacché le federazioni di consumatori ed i vari specialisti online raccomandano di verificare le etichette alla ricerca di ftalati & C.), tutte le altre plastiche non offrono analoghe garanzie, e non tutti siamo chimici esperti di polietilene, polipropilene, poliestere e polivinilcloruro. L’unica cosa certa è che bene non fanno: date un’occhiatina online e leggetevi un po’ informazioni sulla tossicità, ovviamente miste fake news: ogni studio scientifico che ne denuncia la pericolosità è invariabilmente seguito da un altro studio (scientifico?) che afferma il contrario. Curioso, che solo il secondo protegga potenti interessi. Credete che i produttori di mate-

riali sintetici per il flytying pensino più alla sicurezza oppure all’economicità dei materiali? Considerando poi che più sono tossici e meno costano. Cinesi docet. Lo so, una decina di BWO con extended body in foam non rappresentano un così grave inquinamento, sono solo dieci granelli di sabbia nel deserto, pochi grammi dei 320 milioni di tonnellate annue di plastica, e poi io non ho mezzi psicologici per convincere un Pam a preferire un ext-body in pelo di cervo, che lo farebbe lavorare di più e potrebbe non saperlo fare. Ma ormai è patologico: oggi che ci siamo liberati dai lavori pesanti grazie alle macchine, andiamo nelle palestre di CrossFit a ribaltare pneumatici da camion e sollevare tetrapodi di cemento zavorra-ombrelloni. Vorrei chiedere a tutti i pescatori a mosca di tornare ai materiali naturali, alle code in seta ed alla canne in bambù, ma ormai siamo fottuti: sarebbe quasi come chiedere di abbandonare gli smartphone per tornare a carta, penna e francobolli. Vedere un Pam pescare col refendù, una coda in seta ed una classica


A sinistra: ecco un nuovo ammennicolo del quale si sentiva la mancanza, facciam un piccolo test, dovete indovinate se sono: A - Pescatori egiziani di tilapie con la rete. B - Pescatori di Osaka a Tenkara. C - Pescatori italiani alla valsesiana. D - Pescatori texani a mosca. Sotto al centro: siamo scimmie, no? O almeno lo eravamo, ci siamo evoluti, ma non del tutto, siamo ancora imbottiti di pulsioni istintive. Sotto a destra: siamo scimmie, per di più programmabili. In basso: plastiche e scioglimento dei ghiacci. March Brown in pelo di orecchio di lepre ed hackle in pernice è assimilabile a veder passare un vecchio pensionato (ci sono anche pensionati giovani) in sella ad una Gilera Nettuno 250 del ‘47. Certamente tanti già lo fanno, di usare il refendù, come chi ama il tiro con l’arco nelle rievocazioni storiche, ma i più preferiscono le gare con l’arco olimpico iper-tecnologico, con bilanceri inerziali in carbonio, flettenti in ceramica e rest digitale. Il problema è che l’arciere fa uno sport, vuole vincere e la prestazione dev’essere estremizzata: è una disciplina Olimpica. La pesca no: è un confronto con i misteri della natura che dobbiamo interpretare e far nostri. Le gare di pesca? Lo so, purtroppo lo so, le chiamano sport, ma io non riesco ad accettare la ricerca di una prestazione sportiva sulla pelle e sulla vita di esseri viventi che, in teoria e soprattutto a chiacchiere, dovremmo rispettare e difendere. Non per infantile buonismo, ma perché fanno parte di quella sfera biotica del pianeta che è base stessa della nostra esistenza. Se fossimo più intelligenti di noi stessi, capiremmo che glielo dobbiamo.

La malefica invasione

Ricordate il film L’invasione degli ultracorpi del 1956? È ricordato come uno dei più celebri film di fantascienza degli anni cinquanta e citato come uno dei capolavori del cinema fantascientifico. Ha avuto tre remake, Terrore dallo spazio profondo (1978), Ultracorpi L’invasione continua (1993) e Invasion (2007). Entità aliene si impadroniscono dei corpi umani e li trasformano in esse-

ri privi di sentimenti. La critica del tempo vi fece letture sia anticomuniste che antimaccartiste, e solo parecchi anni più tardi Don Siegel, il regista, affermò: «Né lo sceneggiatore, né io pensavamo a un qualunque simbolismo politico. Nostra intenzione era attaccare un’abulica concezione della vita». La pellicola suggerisce una riflessione critica sulla modernità, probabilmente evoca anche l’evoluzione tecnologica (nel ‘47!) e una riflessione morale dell’uomo che

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Il ciclo delle plastiche che tanto comoda ci rende la vita e che attraversa anche la nostra passione. Dobbiamo decidere noi se continuare ad avvelenare il mondo e noi stessi, oppure tornare al fascino delle mosche artificiali in materiali naturali.

non si ribella quando perde pian piano la sua umanità perché vittima del cinismo. Potremmo paragonare la pellicola alla vignetta degli zombi che procedono tutti con gli occhi fissi sullo smartphone. Cinismo e insensibilità potrebbero oggi essere catalizzati dall’estremizzazione del consumismo e dalla dissociazione indotta dai social, ma è difficilissima per chiunque una sorta di autoanalisi su sé stesso. Solo un genio la tentò, nella storia dell’umanità, un certo Sigmund Freud, poi finì per sniffare coca e venne ucciso da un tumore alla mandibola, lui che con la parola salvava i nevrotici dai loro tormenti. Come io ammiro compiaciuto perfetti modelli classici e sono disturbato da quelli in plastica, c’è chi la vede esattamente al contrario. D’altra parte non possiamo pensarla tutti allo stesso modo, si sa. Chiedere ai pescatori a mosca di rinunciare alle plastiche è come chiedere ai consumatori di evitare gli ipermercati e tornare ai piccoli negozi: vi pare possibile? Ormai i desideri sono

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dentro di noi e ne sono vittima anch’io.

Siamo scimmie

Le mamme degli scimpanzé insegnano ai figli ad utilizzare gli strumenti, ma sono infiniti gli studi etologici che mostrano come i genitori addestrino la prole, e come le strategie di difesa del branco utilizzino comportamenti collettivi. Siete mai stati, magari incidentalmente, in mezzo a manifestanti caricati dalla polizia? Avete notato, quando tutti scappano, che le vostre gambe partono da sole e vi trovate a correre nella massa mentre vi chiedete se state facendo la cosa giusta? Quando ridacchiamo davanti alla gabbia dello zoo mentre un primate imita i nostri gesti non pensiamo che agisce in funzione degli stessi geni che conserviamo nel DNA; non dovremmo ridere di lui, ma di entrambi. Ecco, la propaganda funziona così: noi siamo le scimmiette a fronte dell’élite al potere: “I rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e

quelle di cui dispongono, e che utilizzano, le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa” (Noam Chomsky). Non conoscete il buon Naom? Wikipedia vi risponderà, e stavolta senza fake news. Una volta il pescatore in generale, ed il pescatore a mosca in particolare, fuggiva dagli aspetti alienanti della società meccanizzata per ritrovare nella natura l’armonia di un legame che stava perdendo. Nei pochi negozi specializzati si respirava di nuovo quell’atmosfera, si confrontavano le intuizioni, si cercava quella particolare penna di fagiana e


si sceglieva un collo light furnace per costruire una perfetta Baigent’s Brown coi canoni della serie “Refracta”. Oggi si legge online che coi perdigones la squadra della Pollandia (non cercatela nel mappamondo, non la troverete) ha vinto i campionati mondiali e non resta che ordinarli in un eCommerce, chattando con gli amici per condividere la scelta, con tanto di post in facebook e foto delle esche. I perdigones sono in resine epossidiche ottenute a partire da bisfenolo A ed epicloridrina. A proposito: “L’epicloridrina è infiammabile e per contatto provoca gravi lesioni alle mucose e agli occhi. È tossica per ingestione, inalazione o contatto cutaneo. È considerata un possibile agente cancerogeno”. Quali vittime inalienabili della propaganda dobbiamo soddisfare i nostri desideri. Pur consapevoli dei subdoli meccanismi nascosti dietro le quinte siamo costretti a farlo: è più forte di noi. Pertanto, anche se qualcuno, specie se passatello, un po’ più smaliziato sempre per l’età, che con difficoltà si barcamena nelle nuove tecnologie, e soprattutto pescatore da abbastanza lustri da considerarsi un nostalgico, la grande maggioranza e soprattutto le generazioni giovani se ne fregano delle plastiche che soffocano gli oceani e inquinano i nostri cibi, confidano che questi problemi possano essere risolti dalla scienza, e se il santone pammista di turno, specie se statunitense, inventa un nuovo dressing in pellicola termoplastica la ordina-

Il... ciclo naturale, alternativo al ciclo delle plastiche. Lascia pure che ci trovino residui di cervi, lepri e fagiani nell’intestino. no online e lo costruiscono, non perché cattura di più, non per evitare di restare indietro, non perché lo fanno tutti, ma per semplice emulazione di chi ha più prestigio e fallowers. E quando prenderà una trota si convincerà definitivamente che, vero o falso che sia, con le pellicole termoplastiche si prende di più, specie nei no kill ripopolati con trote dalla genetica programmata, ormai i più pescano solo lì.

Giornalismo e Gretinate

Un ultimo esempio di informazione e controinformazione, lo so, parlare di Greta Thunberg è molto di moda, ma occorre rilevarne un aspetto. Il movimento Friday for Future, ispirato dalla quindicenne e ripreso da tutti i media, ha suscitato una tale serie di inconcepibili critiche che viene da chiedersi fino a che punto potrà arrivare l’idiozia umana. Giornalisti che “intervistavano” i ragazzini con domande tecniche sul riscaldamento globale per mostrarli come stupidotti ignoranti che avrebbero fatto meglio ad andare a scuola, cattedratici universitari che han-

no lanciato la terminologia “Gretinate” poiché il riscaldamento globale sarebbe in realtà una bufala per decerebrati, articoli che la presentano come autistica, altri che affermano che sia stata manipolata, una sorta di zombi scelta come icona per un complotto climatico, psicologi che criticano i genitori perché hanno accettato di farle saltare un anno di scuola per dedicarsi alla sua lotta contro un pianeta che va verso il collasso, e questa, purtroppo, non è una bufala, ed altro ancora. Ma se anche fosse tutto vero, pare che i detrattori abbiano totalmente dimenticato il fine del movimento: puntare il dito contro un sistema economico che sta distruggendo il pianeta. Lo capirei se quegli pseudo-giornalisti e sedicenti scienziati (anche se insegnano all’università non sarebbero certo i primi ad essersi venduti, in un mondo dove la corruzione è la maggiore piaga sociale) venissero da un altro pianeta al quale ritornare dopo aver contribuito a rendere la Terra invivibile, ma per la miseria, anche loro vivono qui! I milioni di studenti messi in moto

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Epilogo

Sopra: l’esperto è Franco Battaglia, docente di chimica fisica all’Università di Modena, è il detrattore locale del (foto in basso) riscaldamento climatico (nella foto: Greta Thunberg), ammesso addirittura da Trump! in migliaia di città in tutto il mondo sono il risultato dell’azione di una ragazzina quindicenne che agisce solo per raccontare come sia necessario che i politici agiscano, dando ascolto ai moniti degli scienziati sul clima. E i giornalisti che la prendono in giro dovrebbero rileggersi, o almeno leggersi, l’editoriale di Giuseppe Fava, giornalista che lottò contro la mafia e dalla quale fu ucciso, che così interpretò la sua missione: “Io ho un concetto etico del giornalismo (...) Un giornalismo fatto di ve-

rità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente in allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo (...). Un giornalista incapace, per vigliaccheria o calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere”. E i nostri politici e giornalisti? Avete visto il film London Boulevard? Ricordate cosa disse Mitchel (Colin Farrell) al funerale del suo amico, un barbone cieco, ucciso da due balordi? No? Eppure l’ho scritto anche nella Pagina del Pollo 73. Beh, ve lo ripeto: “Siamo fottuti”.

Vi ho depressi? Mi dispiace, non era mia intenzione. Avrei preferito proporvi un itinerario come quelli che scoprii io a partire dal 1975. Due o tre volte all’anno montavo la mia Hardy Continental 8’ 4’’ con una coda in seta King Fisher del 5 lungo le rive dell’Idrija, del Bača, del Tolminka, della Soča, del Krka, del Gacka, della Savinja, della Sora... Uno alla volta naturalmente. Ma come tali non esistono più. Erano autentici paradisi dove spesso, in primavera e in autunno, pescavi a vista, ed il pesce era tanto che ti permettevi di scegliere quale insidiare. Autentici paradisi che, per fortuna, sapevano anche rimetterti in riga con sonori cappotti. Purtroppo non posso farlo, non conosco simili ambienti oggi. Non so se sono sadico o masochista, sadico nell’imporvi sproloqui terroristici su come credo di vedere la situazione dei fiumi e della società, o masochista per rischiare la perdita dei pochi abbonati fedeli e degli sponsor rimasti. Non ho idea di come prederete questa Pagina del Pollo 75, ma ogni lettera inviata a Fly Line verrà pubblicata. È importante, sia che offra conforto e sostegno, sia che mi faccia riflettere sulle critiche, sperando che siano feroci e sincere. Il mio scopo è il più difficile e pericoloso: la verità. Per fortuna non mi occupo di mafia, ma di pesca e di fiumi, e non sapremo mai se la verità che crediamo di raggiungere è solo propaganda. Relativamente alle plastiche e a quanto qui scritto, se anche uno solo dei lettori prenderà un pezzettino di foam per montare una May Fly, lo osserverà, poi lo rimetterà nal cassetto per sostituirlo con un bunch di peli di cervo, anche se in parte infinitesimale si sarà migliorato il mondo. Cento microplastiche in meno, forse salviamo una sardina. Beh, la chiudo qui. Mi sono rotto, vado a costruirmi una decina di coccinelle, d’estate funzionano benissimo con le trote che hanno buttato nel nuovo no kill del Leo. Qualcuno sa se online c’è del foam rosso a pois neri?

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Il problema delle plastiche, il cambiamento climatico, i meccanismi della propaganda, il consumismo, i detrattori, l’evoluzione tecnologica....

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