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L A PAGINA DEL POLLO 64 Roberto Messori

Oggigiorno nell’italico paese sembra che tra la pesca a mosca secca e la pesca con la ninfa sul fondo sia rimasto il vuoto. Un tempo quel vuoto era pieno di spider e sommerse alate, mentre sul fondale ed in superficie derivavano ben pochi artificiali. Anche in questo contesto la forbice s’è aperta come tra ricchi e poveri, se analizziamo le nostre radici potremmo pensare che i proletari peschino alla polacca ed i ricchi a secca... Ma solo in Italia. Ironia a parte, qui reintroduciamo la pesca più tradizionale e ne motiviamo sia l’efficacia che il carattere scientifico, che ci riallaccia bizzarramente alla meccanica quantistica. Barzellette? Ma certo.

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quanti di


S

Se qualcosa si muove, mangialo

Non ricordo bene, ma doveva collocarsi all’inizio degli anni ‘90 il giorno in cui pervenne in redazione un articolo che proponeva una tecnica di pesca descritta da quell’autore come “particolarmente redditizia ed originale”. Lo lessi incuriosito e rimasi, più che stupito, esterrefatto. Il testo descriveva una tecnica di pesca a mosca che consisteva nel lanciare a 45° verso valle, per

Pam

poi lasciar derivare il trenino di tre, quattro o più mosche seguendole un po’ nella discesa compiendo qualche passo verso valle, per poi recuperare, spostarsi di poco e ripetere la passata. E via così fino alla fine del tratto da pescare. Fu come se qualcuno mi avesse insegnato i segreti della sopravvivenza nella società contemporanea con un detto africano: “se qualcosa si muove, mangialo, altrimenti fanne un fuoco.”

Foto di sfondo, imitazioni di Baetidae per acque alte, da sinistra: Pale Olive, Medium Olive, Dark Olive, modelli di Enzo Bortolani.

Il dressing

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di sapone è sferica. Sempre tale tecnica si riallaccia alla Valsesiana, che per anni è stata semplificata nella pesca col buldo, permettendo di pescare in tal modo con canne da lancio e mulinello a bobina fissa. Che sia redditizia, nessun dubbio. Far derivare al largo una serie di spider e sommerse alate setacciando in pratica ogni metro di fiume, ovviamente presso la superficie, non può che fomentare abboccate, se il pesce è in attività. È un sistema praticato per procurare pesci e riempire il cestino, un sistema senza troppe storie col quale una famiglia può riempire i piatti di proteine, a pranzo o a cena.

A sinistra: impiegheranno qualche istante, ma, pur deformate dai moti dell’atmosfera ventosa, le bolle di sapone vogliono divenire sferiche, poiché quella è la loro più efficace configurazione energetica. I mimi che si riposano e osservano probabilmente stanno pensando la stessa cosa (Parco Güell, Barcellona, luglio 2017, foto Fly Line).

La bolla di sapone

È difficile poter affermare che questa tecnica Pam sia davvero quella primordiale, la più semplice ed ovvia da praticare in acque correnti, ma tutte le logiche lo lascerebbero pensare, almeno nei fiumi di una certa dimensione, giacché nei torrenti i sassi affioranti ed il variare delle correnti imporrebbero ovvi adattamenti. Questo modo di pescare a mosca è di certo il più antico e nessuno ci potrà mai dire (salvo la miracolosa scoperta in qualche biblioteca o archivio dimenticato di un manuale di istruzioni più vecchio del trattato della Barners) se qualche Pam genialoide dell’antichità aveva già avuto qualche importante intuizione che definiremmo moderna.

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Del resto, con una pesante canna di 4 o 5 metri in nocciolo e ciliegio, una lenza in crine intrecciato ed un finale sempre in crine, è difficile immaginare un volteggio efficace ed una posa verso monte, contro corrente, con una sola mosca. Con una simile attrezzatura lanciare in qualche modo nel fiume, angolando verso valle e sfruttando la corrente per aumentare la distanza dell’insidia, era nella logica delle cose. Qualcuno ricorda la frase di Prot nel film K-PAX? – Perché una bolla di sapone è sferica? Perché questa è la sua configurazione energetica più efficace. Oggi questa tecnica è ancora praticata nella pesca al salmone ed alla trota di mare, e credo proprio che lo sarà ancora per lungo tempo, giacché una bolla


Pam & lotta di classe

Un sistema considerato, da chi poteva accedere ai chalkstream dell’Inghilterra meridionale, privilegio dell’aristocrazia e della nobiltà, ceto che non aveva certo bisogno di portare pesce a casa per alleggerire il misero bilancio famigliare, considerato, dicevo, più volgare che grossolano, poiché privo di classe e di cultura scientifica. Sì, perché quando Rolands, col suo famoso libro “The Fly-Fisher’s Entomology”, trasformò la pesca a mosca in scienza, ne elevò inevitabilmente il livello culturale. Il Lord pescava scientificamente dotando ogni imitazione di un “secondo nome” latino, cercando la sfida con la preda con regole simili a quelle dei duelli, e non si duella col volgo, ma solo coi propri pari. Tutto considerato, e più o meno consapevolmente, ancor’oggi un forte impulso verso la pesca a mosca è prodotto dal potente desiderio di aspirare ad un ceto superiore. Ma il volgo è il volgo... In questa nefasta aspirazione, anziché ricercare il raffinato ed elegante duello si è tornati alla volgarità della ninfa appesantita che razzola sul fondale e non per nulla è

definita, per provenienza, ninfa polacca, Paese ove la follia del nazismo cancellò intellighenzia e nobiltà. Ma valutare la pesca a mosca con questi criteri di grossolana sociologia è oltremodo riduttivo, non tanto perché non celino un fondo di consistente verità, ma perché nel rapporto dell’uomo col fiume c’è ben altro. Ne parlerò più avanti, ora valutiamo altri aspetti. Nella proporzione il Lord sta alla mosca secca come il proletario sta alla mosca sommersa c’è qualcosa che non va.

Il peccato originale

La presunta caratterizzazione scientifica della dry fly non esclude che tale scientificità possa permeare fortemente anche la ninfa, come arrivò a dimostrare Skues e dopo di lui Sawyer, da cui la diatriba con Halford. Potremmo chiederci: se non esistesse la lotta di classe tutto questo sarebbe successo? Non sto buttando tutto in politica e freudianesimo, sto solo divertendomi un po’. Più o meno. Tuttavia, sempre per una questione di giustizia sociale, se si possono creare ed utilizzare dry fly e ninfe con criteri scientifici, vale a dire creandole

a somiglianza di questo o quell’insetto ben individuato col suo nome latino ed utilizzandole dopo avere studiato anche l’etologia (il comportamento) dell’insetto, perché non si dovrebbe fare lo stesso con le winged dry fly? In realtà è quello che è sempre successo, ma pochi lo sanno. Come mai allora le winged wet fly sono così snobbate ed il loro utilizzo sembra sempre più rarefatto? Io credo che ciò sia la conseguenza dell’accennata diatriba, il nostro peccato originale. Se una cagata pazzesca, per usare un termine fantozziano, come il breve battibecco tra due pur famosi personaggi della pesca a mosca come Halford e Skues è arrivato ad assumere una simile valenza, sotto non possono che esserci motivi ben più consistenti, motivi sui quali abbiamo ipotizzato la nostra speculazione psico-socio-freudiana. Aggiungerei che solo in Italia, tuttavia, la diatriba ha assunto una così riduttiva valenza. Fuori da qui nessuno si sognerebbe di considerare una tecnica Pam superiore o inferiore ad un’altra.

North oh England

Se nei chalkstream del Sud del Regno Unito si dibatteva di simili fatti, nel Nord, nel Galles ed in Scozia si pescava senza tante storie, ma in torrente. Nelle correnti veloci avvengono fenomeni fisici e biologici ben diversi che nelle lente e comunque gelide sorgive del piano. In torrente non ci si apposta a duellare con una trota probabilmente consapevole della nostra presenza, qui, se ci avverte, scappa, si nasconde e non si alimenta più per un po’. Meglio proseguire e cercarne un’altra. In torrente si procede verso monte pescando upstream, altrimenti la trota ci vede e ci risiamo (scappa, si nasconde e non si alimenta più per un po’...). In torrente la trota deve decidere l’abboccata in fretta, altrimenti il boccone se ne va con la corrente in un istante. In torrente, per evitare il dragaggio nelle dry fly, occorre portarsi più vicino possibile in modo da avere pochissima lenza in acqua, ma è più che mai necessario non perturbare l’ambiente, quindi v’è la continua ricerca di un compro-

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superficie possono derivare nel caos dei flussi importanti percentuali di insetti alati che nella loro (breve) vita non sono stati fortunati. Se consideriamo che la natura ha accelerato i tempi di sfarfallamento e d’involo degli insetti acquatici in acque veloci, la conseguenza sarà che in acqua rimarranno più a lungo gli sfigati. Ritengo quindi che utilizzare emergenti fallite dotate di ali più o meno scomposte o classiche winged wet fly non sia meno scientifico dell’uso di una dry fly esatta o di una ninfa di Skues in una lenta sorgiva. Questo per quanto riguarda gli artificiali.

Tecnica di pesca generica

risponde a quello moderno), ma certo fa parte della diffusione della Pam “all’inglese”. La March Brown ne rappresenta la creatura più emblematica.

Insetti a mezz’acqua

Ma c’è di più: come precisa il De Boisset, gli insetti adulti, anche se privi di vita (e qui ci mettiamo cripple, still born, spinner e sfigati in genere), in acque lente non affondano, ma continuano a galleggiare, mentre nei torrenti sono facilmente travolti dai flutti, dalle cascatelle, dai vortici e dalle turbolenze, pertanto a mezz’acqua e vicino alla

messo, altrimenti... Scappa, eccetera. In torrente le stesse specie di insetti acquatici, principalmente effimere e tricotteri, sfarfallano generalmente in tempi più rapidi che nei lenti fiumi del piano, con una percentuale importante che viene travolta dai flutti. Il Nord del Regno Unito, il Galles e il West Country ci hanno regalato le tecniche di pesca e le mosche da torrente, non che non ci saremmo arrivati (in effetti pescavamo a Valsesiana da prima del Vallo di Adriano, il cui nome è ancora usato per indicare il confine tra Scozia e Inghilterra, anche se non cor-

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Relativamente alla tecnica di pesca anche chi di Pam ha solo un’infarinatura immaginerà certamente che in acque veloci si dovrà pescare in modo ben differente che nelle acque lente. Una grossa trota bolla ritmicamente in una sorgiva. Certo non le lanciate un trenino di mosche sommerse legate ad un nylon con braccioli di grosso diametro, dovrete lanciare una sola mosca, studiando il ritmo di abboccata, con un finale lungo e sottile, certi che sarà vista ed analizzata accuratamente dal pesce. In torrente solo di tanto in tanto è possibile, e solo nelle buche più calme, vedere una trota in azione, ed in questo caso la tecnica potrà assimilarsi a que-


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Pagina precedente, dall’alto: subimago “cripple”, in torrente finirebbe tra i flutti (foto di Roberto Brenda); pesca in Scozia, dipinto della fine dell’Ottocento, a differenza dei chalk stream del Sud del Regno Unito, il regime dei fiumi è torrentizio e le tecniche di pesca consequenziali; duello tra Lord e Trota, personaggi ben noti (grafica Fly Line). In questa pagina, dall’alto: 1° capitolo del libro “The Pratical Angler” di W. C. Stewart e, in piccolo, Stewart col suo mentore James Ballie. Fu Stewart a teorizzare (e praticare) la pesca a mosca a risalire, pare. Qui sotto: formula quantistica per la Wet Fly.

sta appena descritta, anche se dovremo adattarla ai giochi delle correnti circostanti, ma la maggior parte delle volte non vedremo la trota, bensì battezzeremo la postazione dove potrebbe essercene una. Una sola mosca secca che le passa veloce sopra la testa, facilmente preda dei dragaggi, potrebbe non essere vista, e ripetere il lancio più volte aumenta esponenzialmente il rischio di spaventarla. E se la postazione è un più di lato, o poco più a monte o più a valle di dove l’avevamo presunta? E se la postazione è una lunga lama con fondale a grossi sassi e superficie veloce e increspata? Tre mosche sommerse anziché una triplicherebbero la possibilità di un attacco, perché utilizzarne una sola, se i concetti di pesca sono gli stessi? Aumenteremmo semplicemente il livello probabilistico di trovare un pesce.

ma un proletario. Insomma, se in sorgiva si applicano formule matematiche, il torrente richiede calcoli probabilistici, ma sempre di scienza si tratta. Alla fin fine, per quanto si possa essere puristi, etici o semplicemente snob, tutti vogliamo catturare quel pesce. L’utilizzo di due o più artificiali è solo un fatto etico e l’etica la stabiliamo noi culturalmente, io ad esempio ne utilizzo sempre solo uno, del resto a casa

di proteine ne mangiamo anche troppe, preferirebbero di certo che tornassi con qualche carota della Coop, anziché di trote dello Scoltenna. Insomma, alla luce di tutto ciò per pescare in torrente con la massima probabilità di cattura, alla fin fine ed in termini quantistici, la tecnica più efficace parrebbe quella di pescare con sommerse alate, agendo come se si pescasse a secca, ma in leggera trattenuta per percepire le abboccate.

I quanti di Pam

In altre parole passiamo da una fisica matematica ad una fisica probabilistica, siamo ai quanti di Pam. Einstein disse (pare) a proposito dei quanti di Planck che Dio non gioca a dadi con l’universo, ma Dio non faceva pescare a mosca i suoi pescatori di anime, bensì con la rete: più probabilistico di così! D’altra parte suo figlio non era un lord,

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Sopra: torrente Leo, le zone gialle sottendono le superfici affrontabili a mosca secca, con pochi ulteriori punti minimalisti quà e là, non indicati, ma immaginabili, mentre tutta la zona nell’ellisse in rosso può essere pescata con le wet fly. Sotto: regime con acque basse (fiume Idrija, fine giugno), qui la mosca secca è praticamente d’obbligo, oppure la ninfa o l’emergente, con montature lunghe e sottili e molta accortezza. Pagina successiva: un tratto dello stesso fiume dove le sommerse (ellisse sia rossa che gialla) consentirebbero di pescare con efficacia, mentre la secca è limitata alle zone sottese in giallo.

A risalire con le sommerse

Si risolve all’istante il problema del dragaggio, anzi, una sommersa che draga a tratti mostra, più che l’inganno di un aguzzino bipede, una parvenza di vita, al contrario di una dry, che quando draga denuncia la fregatura. Non si è più limitati alle sole zone ove è possibile far galleggiare una mosca per un tempo sempre troppo breve, ma si sondano anche correnti, anfratti, superfici e fondali sotto ed ai lati delle cascate dove una dry fly non potrebbe galleggiare o comunque essere efficace in quanto tale. Tuttavia, sempre per restare in am-

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biti “scientifici”, non è sempre opportuno pescare così. Ad inizio stagione, se non ci sono sfarfallamenti ed il pesce caccia appiccicato ai fondali, è inutile proporre qualunque cosa che galleggi o viaggi a mezz’acqua. Durante gli sfarfallamenti primaverili sarà l’attività del pesce a dirigere le scelte, oppure le preferenze personali, io ad esempio pescherei di certo a secca, se i livelli lo permettono. I livelli infatti sono determinanti: più sono alti e maggiore sarà l’efficacia delle sommerse, se non altro perché rimarrebbero in acqua molto più tempo

delle secche, che inevitabilmente vanno sostituite ad ogni abboccata e dopo un minimo di derive. I livelli alti creano anche maggior superficie di fiume da sondare, e le sommerse la sfruttano quasi tutta. Inoltre l’acqua alta è più veloce, più turbolenta ed inevitabilmente travolge più insetti che sfarfallano. Le cose si ribaltano con livelli più bassi, soprattutto d’estate, dove non di rado una dry è più credibile, si fa notare forse anche più di una sommersa, sia nella caduta che nella deriva, specie se, com’è spesso opportuno nella stagione calda, si pesca con grosse sedge, stone fly e terrestri.


Momentanément submergée

È il De Boisset che, nel capitolo sulla pesca con la mosca sommersa, utilizza questa terminologia: momentanément submergée, per definire gli insetti alati travolti dai flutti, nell’elencare le possibili prede che il pesce può catturare sott’acqua in torrente. Ampliando il concetto e dilatando le ipotesi del precedente capitolo “Insetti a mezz’acqua” potremmo cercare di affrontare con “logica scientifica” il piccolo fenomeno. Nelle sorgive possiamo trovare a mezz’acqua le larve (ninfe e pupe) che risalgono per sfarfallare, mentre ben difficilmente troveremo insetti alati. Le emergenti con problemi rimarranno comunque in superficie, più o meno galleggianti, come le immagini dopo l’ovodeposizione, mentre le larve che sfarfallano nei substrati o che ovodepongono in immersione sono assai

più rare che in torrente, e comunque esplicano queste operazioni nei pressi della riva, dove i substrati e la vegetazione acquatica sono prossimi alla superficie. Nelle sorgive quindi si pesca a ninfa “risalente” (vedi Skues), a ninfa presso il fondale, sempre con accenno alla risalita (vedi Sawyer), a ninfa emergente, con cripple e still born adagiate in superficie, con dun galleggianti, con spinner deponenti, ma ben raramente con wet fly alate e se qualcuno lo fa è perchè alla serata di entomologia era a casa ammalato. In torrente la cosa si ribalta. Le ninfe mature risalgono rapidamente, nelle zone calme le nuotatrici e le reofile (es. Baetidae e Leptophlebiidae), le ninfe piatte (Heptageniidae) anche in piena corrente, specie gli Epeorus, tutte sfarfallano alla svelta appena arrivate in superficie (i Leptophlebiidae, ricordo,

risalgono i sassi affioranti e schiudono all’asciutto), mentre gli insetti che hanno difficoltà ed a sfarfallare impiegano tempo, diciamo dai 30 ai 60 secondi ed oltre, ben difficilmente concludono felicemente l’operazione. A questi sfortunati basta una cascatella, un vortice, un rigiro d’acqua, le onde increspate di un ghiareto o di una rapida ed il gioco è fatto. Un’ala si accartoccia con estrema facilità, oppure si adagia sull’acqua e la tensione superficiale non la molla più. Dalla categoria “emergente” passa alla categoria “cripple”, successivamente i moti caotici l’affondano ritmicamente; in ogni cascatella che supera, il flusso d’acqua la porta sotto come fa con tratti della nostra coda e con le nostre dry fly, che non di rado affondano e... talvolta vengono prese dal pesce. Se fossero strutturate come le wet fly verrebbero abboccate con frequenza assai maggiore. Quando pesco in torrente con ninfe, emergenti o wet fly alate sfrutto di regola ogni cascatella: lanciando nel flusso dell’acqua in caduta la mosca affonda per risalire (senza riemergere ovviamente) poco più a valle ed inserirsi nei flussi di alimentazione, non è improbabile catturare qualche trota appostata ai lati della cascata, in acque più calme, ma pronta a prendere i bocconi che arrivano. Ad inizio stagione, sfarfallando in acque alte e veloci, ogni insetto che denota il più piccolo problema nella sua metamorfosi, anziché volarsene via appena giunto in superficie, viene facilmente travolto dalle correnti e deriva a lungo con le sue ali accartocciate o non fuoriuscite del tutto, quindi intrappolato nell’esuvia, in tale conformazione può derivare a lungo e poi riuscire finalmente ad involarsi, oppure è destinato a finir male; comunque vadano le cose il pesce, conseguentemente, trova più insetti alati alla deriva che subimago disponibili in superficie, e per tempi ben più lunghi. Le classiche mosche alate, come gli spider con hackle morbido, in questo ruolo sono straordinarie. Lo stesso dicasi degli spinner che muoiono e finiscono in acqua dopo la deposizione delle uova; nelle zone d’acqua calma galleggiano, ma dove le cor-

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renti le portano a valle seguono i filetti dei flussi nei loro moti caotici, come dovrebbero fare anche le nostre mosche. Gli spider con hackle rigido e luminoso e corpo in quill, in questo ruolo, sono straordinari.

Valsesiana e Tenkara

Sono tecniche antiche tornate di moda soprattutto per motivi di business, ma ben vengano: anche se il mercato sfrutta tutto quello che può, tra cose buone e cattive, almeno con esse riesuma aspetti culturali che fanno parte delle nostre radici e che non possono fare che bene. Certo gli attrezzi sono in carbonio, non più in bambù, le lenze in Pvc, non più in crine, come il finale in nylon, e le mosche spesso hanno corpi in plastica, ma cosa ci volete fare? Ritorno al passato, ma con un piede nel presente, meglio non rischiare. Il neofita che si avvicina alla Tenkara lo fa per moda o curiosità, più raramente per cultura e potrebbe non essere consapevole che sta per praticare la tecnica di pesca a mosca più primordiale che esista. Ben presto scoprirà che funziona alla grande, anche se limitatamen-

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te a piccoli torrenti e ruscelli con trote bonsai. I tenkaristi non se la prendano, e non smentitemi: vorrei vedervi con la Tenkara in un grande torrente di fondovalle dove trote e temoli se ne stanno nei fondali al largo, oppure bollano in lame potenti, lunghe e lontane. Certo si potrà pescare nel raggio di una decina di metri, se la canna è lunga, la lenza al massimo, il finale pure e vi sbracciate a più non posso con l’acqua alle ascelle. Comunque, nel suo spettro d’azione, la Tenkara funziona e le sue moschette non catturano certo meno trote che con altre tecniche di pesca ed attrezzature più complesse. Lo stesso dicasi per la Valsesiana. I tipici spider della Valsesia sono utilizzati anche con attrezzi Pam classici, come tutte le tipologie di spider, da tantissimi pescatori. Il trenino di spider dal folto e morbido hackle di pernice o beccaccia non può che imitare in modo impressionista un insetto alato scomposto ed alla deriva, effimera o tricottero, immagino che ne converrete. Nelle wet fly alate, semplicemente, le ali sono compatte, anzichè con le barbe separate come nelle piume. Sezioni di penna nelle prime,

piume nelle seconde, non cambia di molto e non cambia tanto neppure il risultato in acque veloci. Il fatto di pescare con una sola mosca o più mosche è da relazionare all’ambiente di pesca. Un treno di mosche è inadatto al piccolo torrente, lanciando in una piccola zona una mosca


c’è dubbio, ma solo nel senso che non sfidiamo a duello “quel” pesce, come potrebbe capitare in una sorgiva. La pesca è tutta opportunista: chiedetelo a un animalista vegano.

L’uomo e il fiume

Pagina precedente, sopra: le frecce indicano un sottoriva con buche interessanti, ma stretto tra macigni e forte corrente, la secca dragherebbe, ma una wet potrebbe avere successo. Sopra, Medium Olive, un piccolo baetide per i periodi autunnali di sfarfallamento in torrente con livelli medi. Sotto: tre imitazioni di Heptageniidae perfette per il torrente ad inizio stagione con livelli alti e medi, la prima a sinistra è una March Brown classica, le altre sono varianti, l’amo? N. 10 o 12.

cadrebbe nel posto giusto, ma le altre finirebbero sui sassi, in corrente turbolenta, sulla vegetazione... È facile immaginarlo. Ma in un grande torrente di fondovalle tutto si dilata, ad iniziare dai tratti e luoghi pescabili e tre, quattro o più mosche aumentano le possibilità di trovare un pesce disposto ad abboccare. Non solo, ma pescando verso monte il treno di mosche rischia di scomporsi con le conseguenze del caso, mentre pescando con un certo angolo verso valle la corrente lo mantiene lineare e... Niente deragliamenti. È una tecnica opportunista, non

Abbiamo alluso, alla fine del III capitolo, al fatto che nel rapporto dell’uomo col fiume c’è ben altro. Certamente il ruolo dei ceti sociali ci sta, specie in un atavismo come la pesca, che è un’attività predatoria, un tempo prerogativa dell’eroe, che difendeva il villaggio dalle belve, poi dei guerrieri, che lo difendevano dai predoni, poi dei soldati, che hanno sempre difeso i nobili dal volgo, fino ad oggi, dove gli eserciti mantengono al potere i padroni della terra. Ma l’uomo, avvicinandosi al fiume per catturare un pesce con una mosca artificiale, prima di illudersi di elevare sé stesso vuole soddisfare un bisogno, un’antica tensione che lo spinge a capire le cose del mondo, anche se è solo il perché una trota sale dalla sua tana per aggredire una piccola forma vitale che ha saputo imitare con maestria. Che importanza ha se questa ha le ali in penna e poco hackle, se galleggia o affonda, se viene utilizzata solo quando un certo insetto appare, oppure potrebbe probabilmente esserci? Queste sono fisse nostre, ciò che davvero cerchiamo è scoprire qualcosa che non sapevamo e sfruttare la nuova conoscenza per prendere un pesce. Maglio due. Il problema, semmai, è nella pretesa di catturare a più non posso senza sapere perché. Se ambite a questo, andate a sgomitarvi nei no kill all’italiana. A me è venuto il gomito del tennista.

Tecnica di pesca in dettaglio

Non solo è di regola il sistema più redditizio in torrente, ma è anche il più semplice e richiede solo una tecnica di lancio di base. Chi vuole sperimentare Valsesiana o Tenkara può farlo, ma con una comune canna da mosca può pescare nello stesso modo con le stesse mosche aggiungendo il grande vantaggio di un maggior raggio d’azione.

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Pagina a sinistra: tavola delle wet fly tradizionali dal dizionario delle mosche da trota di John Roberts. In questa pagina: con mosche sommerse o wet fly intendiamo ovviamente anche gli spider, e pure le ninfe. La responsabilità di questi modelli va ad Enzo Bortolani. Si pesca a risalire esattamente come fareste con la secca, ma con qualche priorità in più, il primo accorgimento sarà di lanciare e far cadere le mosche un po’ più a monte di dove depositeremmo una dry fly, che in torrente significa nella zona più turbolenta a monte della zona calma, poi si mette immediatamente in leggera tensione la lenza, tale tensione dev’essere abbastanza tenue da far derivare l’artificiale di pochissimo più veloce della corrente, ma sufficiente a percepire l’abboccata o notare visivamente la riduzione nella pancia della lenza. Ma attenzione, oltre che nelle stesse porzioni d’acqua ove lancereste una secca, ora è opportuno lanciare nelle zone a monte ed ai lati dove l’acqua è più veloce e turbolenta, facendo derivare l’insidia nei flussi di alimentazione, per poi richiamare l’artificiale nella zona calma, inevitabilmente dovrà dragare anche trasversalmente, ma è proprio qui la sua forza: non è come una mosca secca che dragando perturba innaturalmente la superficie, ma si presenta come un insetto preda dei flussi trasversali e verticali di vortici e mulinelli.

Altre zone da sondare sono i lati delle cascate, dove di regola stanno grossi macigni e pozze profonde, per affondare la wet fly, che non è dotata di appesantimento, si può lanciare nel flusso in caduta della cascatella, tenendo la lenza molle in modo da farle seguire la massa d’acqua in affondamento, poi la si mette appena in tensione cercando di farla accostare ai lati, o dovunque sul fondale o nella lama che segue possano esservi grossi massi sommersi, che significa punti di sosta del pesce. Altre zone che ora è possibile affrontare sono le rapide tra grossi sassi, se il livello è basso si possono formare zone adatte alla secca, in caso contrario potrebbe essere impossibile, mentre la sommersa può operare anche nelle turbolenze tra i macigni, purché riusciate a trattenervela il tempo di un’abboccata. I sottoriva a grandi macigni, se presentano insenature profonde subito lambite dalla corrente, di regola quasi impossibili per una secca, dove rimarrebbe ben poco dichiarando presto la fregatura, ora possono essere affrontati, agendo in modo da trattenere la wet fly nei loro pressi. Arrivando a lame lente, ampie pozze e zone calme di fine buca, potrà essere opportuno modificare l’ultimo tratto di nylon aggiungendovi un diametro inferiore per legarvi una mosca secca, probabilmente più efficace in simili zone, per poi tornare alla sommersa più a monte, dove riprende la corrente. Con acque alte e medie di inizio stagione è in queste lente piane che il pesce può iniziare a bollare.

Conclusioni

Tra la pesca a ninfa appesantita e quella di superficie sembra che la “fascia intermedia” sia quasi scomparsa, invece nelle dinamiche del torrente la colonna d’acqua cha va da appena sotto la superficie a sopra il fondale può essere a tratti ben popolata di insetti in sfarfallamento che derivano a lungo a varie profondità. In questo contesto le classiche mosche sommerse alate, come del resto gli spider, giocano un ruolo fondamentale ed il loro utilizzo riprende fedelmente gli accadimenti del fiume, anche se in un contesto probabilistico, ma sempre in un’accertata metodologia scientifica. Insomma: la logica delle cose lo giustifica ampiamente. Ricordate che solo da noi aleggia la discriminazione del peccato originale. Nella pesca con esche naturali non ci sono mai stati conflitti e diatribe tra chi pesca col verme, coi bachi, con le interiora o coi begattini. Quando sarete oggetto di occhiatine di compatimento da parte di chi, lungo le rive del fiume, vede che pescate con winged wet fly di fattura classica, non angustiatevi, state semplicemente utilizzando un sistema di pesca abbandonato per scarsità d’informazione, misto eccesso di stupidità. In ogni caso sarà meglio che ci prendiate qualche pesce. Data la volgarità del sistema, salvate almeno la faccia. Nelle prossime 2 pagine propongo il dressing di una March Brown con ali in piuma di pernice. Usatela bene.

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1 - Si formano le code con barbe di piuma screziata di pernice e si appone un filo metallico dorato o ramato.

2 - Si forma un’asola col filo di montaggio e lo si porta vicino all’anello.

3 - Si miscelano piccolissimi ciuffi di pelo di foca rossastro, grigio e giallastro.

5 - Si inserisce il pelo nell’asola e lo si ritorce, a mano o con la trottola.

4 - Tra le palme delle mani li si fanno roteare così da ottenere una sorta di cordoncino preformato per il successivo dubbing.

L’utilizzo di punte di piuma di pernice screziata per dar forma alle ali (alle quali, se siete pignoli, potete conferire con le forbicine od un tagliaunghie una estremità distale più arrotondata), oltre a semplificare la costruzione rende la mosca più robusta, più morbida e priva di “effetto elica”.

6 - Si forma un corpo conico in dubbing e lo si blocca a 3 mm dall’anello.

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7 - Si completa il corpo formando gli anelli addominali col tondino metallico. 9 - Si formano le ali con le piume di pernice, il verso è quello che le tiene divaricate.

8 - Si scelgono e preparano due punte di hackle di pernice.

10 - Si fissa una hackle sempre di pernice.

Il corpo in miscela di diverso colore deriva dal concetto definito “Pointillism” espresso con una serie di imitazioni nel libro “Effimere in viaggio di nozze”. L’effetto è di un colore apparente più vivo e traslucido di un monocromatismo.

11 - Si avvolge la piuma di pernice a formare un moderato collarino. Si blocca e si termina la mosca con nodo e colla.

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I quanti di Pam  

Tratto da Fly line 5_2017, articolo: "Pagina del pollo 64". Riabilitazione pseudoscientifica antieinsteniana della più antica tecnica conosc...

I quanti di Pam  

Tratto da Fly line 5_2017, articolo: "Pagina del pollo 64". Riabilitazione pseudoscientifica antieinsteniana della più antica tecnica conosc...

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