FASHION N 6_2019

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Anno 50 | N°6 del 11.06. 2019 | quindicinale | € 8,00 | www.fashionmagazine.it

Poste Italiane S.P.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N.46) Art. 1, Comma 1 Lom/Mi/1769

Il magazine di news, business e trend

FIT FOR THE

FUTURE Nella foto: Andrea Panconesi ritratto da Gioconda & August


Fashion Mag_225x285.indd 1

29/05/19 18:06


n° 6

11 Giugno 2019 www.fashionmagazine.it

SOMMARIO

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l’editoriale

PROTAGONISTI

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«La voglia di crescere? Va gestita senza fretta»

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Massimo Giorgetti/Msgm

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karl lagerfeld

«Oltre Karl, nel segno di Karl»

12 patrizia bolzoni

In copertina

Andrea Panconesi by Gioconda & August Stylists: Martina Finazzi, Giuditta Goffredo e Camilla Rumi Grooming: Angelo Nenna Fashion coordinator: Alberto Corrado

sergio tacchini

«Tra export e nuove licenze a colpo sicuro verso i 100 milioni»

17 PITTI UOMO 96 Pronti per una nuova Pitti experience?

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20 PITTI UOMO 96 givenchy/ Clare Waight Keller A Firenze l’uomo secondo Clare

22 PITTI UOMO 96 Salvatore Ferragamo

«Andiamo oltre il co-ed e diamo voce al menswear»

24 PITTI UOMO 96

Marco Panzeri Marco de vincenzo

«L’uomo? È solo l’inizio del cambiamento»

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26 PITTI UOMO 96 Tutti i protagonisti, le novità e gli eventi a Firenze

63 MILAN FASHION WEEK «Fashion week a rischio noia? It’s festival time» 11_06_2019

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n° 6 11 GIugnO 2019 www.fashionmagazine.it

SOMMARIO

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105 68 MILAN FASHION WEEK La terza volta di White Street Market 70 PARIS FASHION WEEK Parigi val bene sei giorni di moda 72 BERLIN FASHION WEEK Fare networking una carta da giocare

115 techtextil e TEXPROCESS Un mondo bello perché vario

133 MENSWEAR SPRING-SUMMER 2020 Relaxed metissage

119 sustainability Tutti pazzi per l’R-Pet

158 RESORT COLLECTIONS 2020 L’extase de la mode

162 Cruise/Resort

TREND

127 VISIONS OF TOMORROW ‹‹Un evento hollywoodiano che dà il segno del cambiamento››

BUSINESS

Pre-FALL MAN 2020

Summer Staples

164 BRAND TO WATCH

PEOPLE

75 BUYERS’ SURVEy/s-s 2019 Il click and mortar salva il business

166 PORTRAITS/carlos crespo Sostenibilità, digitale, logistica: le tre sfide del nuovo ceo di Inditex

86 fair trade Attriti Usa-Cina? Per noi un’opportunità

168 CAREERS

93 FOCUS ON DENIM Il settore viaggia verso i 60 miliardi. Ma ci vogliono più emozioni 105 YARNS Un piano serio di crescita passa per la sostenibilità 4

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170 Q&A/Brett Johnson «Parte da Milano il mio nuovo sogno americano»

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173 FASHION PEOPLE 174 ENGLISH VERSION 178 RED CARPET


www.bagutta.net Photo by Patrizia Secundo



Le difficoltà intrinseche del mercato domestico e le incertezze dello scacchiere mondiale non sono certo una novità di questi giorni. È ormai risaputo che solo chi è particolarmente accorto e riesce a utilizzare bene gli strumenti nuovi, abbinandoli in modo virtuoso a quelli comprovati, può davvero considerarsi al passo coi tempi. Sono due però gli sviluppi che impongono un ripensamento più generale, al di là di questi fattori. Da un lato, i brand si devono confrontare con una presenza sempre più massiccia del proprio prodotto su una pletora di canali, i più insidiosi dei quali sono sicuramente i marketplace. Dall’altro, retailer e multibrand hanno vissuto fin troppo a lungo di rendite di posizione; capitali una volta sagacemente investiti cesseranno ben presto di essere una garanzia di reddito sine qua non. Sembra dunque tornare con vigore un dettame antico, quasi ancestrale. In un’epoca in cui il cliente finale stesso si è dotato di uno strumento di indagine insostituibile e onnipresente, lo smartphone, due spinte contrapposte e contemporanee sembrano plasmare i consumi. In primis, la forza pervasiva dell’emulazione regna più imperiosa che mai (vedi il fenomeno, ormai in via di saturazione, di Gucci). Grandi nomi, dotati di ingenti mezzi, possono colonizzare l’immaginario collettivo con una portata mai vista prima. In secundis, tuttavia, chi vuole essere diverso, originale e frizzante con un’inedita messa in scena di sé esige capi particolari, ben fatti, di nicchia e, sempre più impetuosamente, ecosostenibili. Questa seconda spinta è quella che la galassia del made in Italy deve saper coltivare e interpretare, se continua a tenere alla propria autonomia e imprenditorialità diffusa. Gli stessi multibrand più grandi della Penisola, per anni premiati in modo clamoroso da una domanda mondiale verso il capo griffato che ha incentivato rotte commerciali parallele, non possono più limitarsi a una ripetizione pedissequa di ciò che i marchi più grandi propongono e, in modo sempre più dispotico, impongono. È agli albori invece un movimento nuovo, che punta sulla varietà, sulla molteplicità e sulla personalizzazione. Ben venga questa nuova ondata di pluralismo. Per il tessuto produttivo del nostro Paese è tutta linfa vitale.

L’EDITORIALE

Il fermento si diffonde

The global fashion marketplace is taken in the middle between a growing impetus to emulate big brand propositions and a surging need to differentiate oneself with original, niche and hyperpersonalized choices. For the inherently sustainable manufacturing and trading microcosmos of the Italian Peninsula, this is a veritable blessing. The richness of its offering and the drive to invent even more will help an ancient industry prosper.

Marc Sondermann

CEO & Editor-in-Chief

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interview

massimo giorgetti/msgm

Massimo Giorgetti è nato a Rimini nel 1977. Ha iniziato il suo percorso, prima in ambito commerciale, poi in quello stilistico. Nel 2009 in partnership col gruppo Paoloni ha creato Msgm, marchio che dal 2018 vede come socio anche il fondo Style Capital, mentre Massimo Giorgetti continua a rivestire il ruolo di direttore creativo del brand

«la voglia di crescere? va gestita senza fretta» Dieci anni fa lanciava Msgm e da allora non si è più fermato: «Crescere sì ma in maniera stabile, restando cool». Alla vigilia della sfilata a Pitti Uomo (primo di una serie di festeggiamenti), Massimo Giorgetti racconta i prossimi obiettivi. «In arrivo una linea activewear e un nuovo store in Brera a Milano, ma la scommessa sono gli accessori, lì ci scontriamo con le griffe del lusso» di andrea bigozzi

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’è chi, in dieci anni, cambia aspetto e atteggiamenti fino a non essere praticamente più riconoscibile. E c’è chi sembra a malapena sfiorato dalle esperienze. Con la stessa semplicità dei gesti di quando nel 2009 ha fondato Msgm, Massimo Giorgetti appare oggi solo meno timido rispetto agli inizi della sua avventura. «A me sembrano passati al massimo tre anni, ma se penso alle cose fatte - le sfilate, i negozi, l’espansione all’estero, le licenze e, soprattutto, la squadra di oltre 100 persone che lavora con me tra Milano e le Marche - allora i conti tornano», racconta lo stilista di Rimini, pronto a vivere un’estate caldissima. La sfilata uomo del 13 giugno a Firenze è soltanto la prima di una serie di attività organizzate per celebrare i 10 anni del brand. A settembre i festeggiamenti proseguiranno a Milano, dove oltre alla sfilata donna è in programma l’opening del nuovo store in Brera. E a luglio Massimo troverà il tempo per il lancio della nuova linea di activewear. Per definizione gli anniversari sono il momento dei ricordi. È da lì che siete partiti per la sfilata di Pitti Uomo? Abbiamo deciso di non farci prendere dalla nostalgia, anche se all’inizio l’idea di aprire l’archivio ci è venuta in mente eccome. La tentazione di riproporre, anche

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se in versione rivisitata, i capi che hanno segnato il nostro successo era forte, ma poi ci siamo fermati. Cosa le ha fatto cambiare idea? Abbiamo capito che questo genere di operazione non era Msgm. Il nostro claim sin dagli inizi è stato “Never look back, it’s all ahead” e non potevamo tradirlo proprio ora. E poi siamo ancora troppo giovani per farci prendere dai ricordi: magari lo faremo più avanti, per i nostri 20 anni ad esempio. Quindi niente déjàvu a Pitti Uomo, però tanto heritage: il fluo e i fiori non mancheranno, ma saranno completamente nuovi! Quindi sarà un sfilata classica? Sì: uno show canonico, che celebra il nostro dna con la sola moda maschile. Ci tengo a tenere separate le sfilate uomo e donna, non sento il richiamo del co-ed. Le nostre collezioni viaggiano sì di pari passo ma è anche vero che, in parte, il target di riferimento è diverso dal punto di vista anagrafico: l’uomo è più giovane. Perché avete deciso di sfilare in un palasport? A Firenze ci sono location storiche bellissime... Con il team di Pitti Immagine abbiamo fat-

to molti sopralluoghi, ma non ci ho messo molto a capire che il Nelson Mandela forum era il posto giusto. Nessuno l’ha mai usato prima per un evento moda, lo spazio è molto grande e noi ovviamente ne occuperemo solo una porzione. Qui si svolgono manifestazioni, sportive e musicali, entrambi mondi di riferimento per Msgm. Sembra fatto apposta per noi anche dal punto di vista estetico, con le tribune dalle sedute in formica tutte colorate. E poi le parole di Nelson Mandela sui diritti civili all’ingresso mi hanno convinto definitivamente. Qual è stato il momento in cui ha capito che il marchio si era trasformato in una solida realtà imprenditoriale? I passaggi chiave stati tanti: la prima presentazione da Antonia, la prima sfilata a Milano, il negozio in Brera e poi l’opening di Tokyo. Ma forse è stato quando nel 2018 un fondo come Style Capital ha scelto di investire in noi, che ho preso consapevolezza di quanto ero riuscito a fare insieme al gruppo Paoloni, con cui tutto è iniziato. Si è mai pentito della scelta di aprire le porte dell’azienda a un socio finanziario?


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Mai. Con Roberta Benaglia (attuale ceo e a capo di Style capital, ndr) c’è spirito di squadra. L’ingresso del fondo ha portato a un serie di investimenti per noi essenziali: l’espansione retail a livello internazionale, l’apertura della factory a Filottrano, i nuovi headquarters di viale Umbria a Milano e molti progetti sono in via di definizione. Dopo il lancio dell’underwear, a luglio presenteremo una collezione di activewear e altre licenze sono in via di definizione. A settembre, quando a Milano andranno in scena le celebrazioni del decimo anniversario, inaugureremo un nuovo flagship store. Prenderemo il posto di un’agenzia dell’ Unicredit Banca in via Broletto. Sono 400 metri quadri e proprio in questo periodo stiamo mettendo a punto il nuovo concept retail. Il più bel regalo di questo anniversario? Essere ancora un brand al 100% made in Italy e ci piacerebbe restarlo. Anche tra 10 anni. Certo, non sarà facile riuscirci, ma ci proveremo. Oggi persino la nostra T-shirt bianca è fatta in Italia. Non credo che nel panorama contemporary ci siano altri marchi che, come Msgm, producono tutto qui. La sorpresa più grande di questi primi 10 anni? Il successo della linea bambino, che è arrivato improvviso e inaspettato: registriamo risultati da grande griffe. Il consumatore tra gli 8 e i 13 anni è molto interessato al nostro prodotto e questo ha ripercussioni sulle scelte dei genitori, perché i veri influencer in famiglia sono i figli. Spero solo di riuscire a mantenere intatto nel tempo il dialogo con un consumato-

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re così giovane. A me è successo così: i brand che mi piacevano da ragazzino mi fanno impazzire ancora oggi. Pensando la futuro, qual è la scommessa lanciata per prossimi 10 anni? Gli accessori. A oggi siamo ancora percepiti come un marchio di abbigliamento, ma stiamo investendo per potenziare questo segmento. Probabilmente ci vorrà un po’ di tempo, anche perché le clienti che vestono Msgm indossano già le borse delle grandi griffe. Indovinare una it bag di stagione non sarebbe male, ci aiuterebbe a bruciare le tappe. Anche se non è questo il nostro modo di affrontare il mercato: per noi non è importante correre a tutta velocità, ma essere sempre in movimento. Crescere piano ma in maniera stabile, ■ restando cool.

1. A Londra lo store di Msgm si trova al 278 Brompton Cross 2. Massimo Giorgetti nel backstage di una sfilata donna 3. La preview della collezione Spring/Summer 2020 di Msgm, che sarà presentata a Pitti Uomo il 13 giugno 4. Un look della primavera-estate 2019

per Il ceo benaglia la crescita passa dall’asia Dietro il successo di Msgm oggi c’è un triumvirato: lo stilista Massimo Giorgetti con il 19%, Manifattura Paoloni (49%) che segue la produzione e, da poco più di un anno, Style Capital (32%), il fondo guidato da Roberta Benaglia, che è anche l’attuale ceo di Msgm, di cui segue la strategia sviluppo del brand. «Per Msgm dopo un 2018 chiuso a quota 51 milioni di euro (+21,4%) - racconta - ci prepariamo a un 2019 di ulteriori sviluppi». La crescita è attesa dai mercati internazionali, dove si sono concetrati gli investimenti. «Abbiamo focalizzato gli sforzi sulla distribuzione, siglando una serie di partnership con focus sull’Asia per ribilanciare la divisione del fatturato che oggi vede l’Europa pesare per il 45%, l’Asia per il 30%, le Americhe per il 10% e il resto del mondo per il 15%». (an.bi.)

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interview

PIER PAOLO RIGHI/CEO di KARL Lagerfeld

«Oltre Karl NEL SEGNO DI Karl» In attesa del big event parigino del 20 giugno al Grand Palais per ricordare Lagerfeld, il brand sbarca a Pitti Uomo per celebrare il suo leggendario fondatore e aprire uno squarcio sul dopo-Karl. Tanti i progetti, da un luxury hotel a una nuova infrastruttura digitale in Cina, con un’ottica omnichannel come business model. Ne parliamo con il ceo e presidente Pier Paolo Righi DI ANGELA TOVAZZI

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he cosa sarà il brand Karl Lagerfeld senza Karl Lagerfeld? Karl Lagerfeld non è solo un marchio ma un brand che rappresenta il vastissimo mondo di questo iconico stilista. C’è solo una casa di moda che ha l’onore di portarne il nome ed è appunto la maison Karl Lagerfeld. Il nostro compito, come Karl Lagerfeld family, è portare la sua eredità artistica nel futuro, esattamente come avrebbe fatto lui. Per circa nove anni lei ha lavorato fianco a fianco con quello che è da tutti considerato un genio poliedrico, un creativo visionario e carismatico, un’icona luxury e pop: visto da vicino chi era Karl Lagerfeld? Descriverlo in poche parole sarebbe impossibile, perché era veramente un uomo fuori dell’ordinario. Quello che più mi sorprendeva era il contrasto tra immagine pubblica e privata: dietro a un aspetto freddo si celava un uomo cordiale, estremamente empatico. Era molto premuroso. Una volta conosciuto di persona, era impossibile non provare per lui una profonda ammirazione. Qual è l’eredità più importante che le ha lasciato? La sua eredità è multiforme, come lo erano i suoi interessi. Karl non era solo uno dei migliori stilisti al mondo: i suoi inte-

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A PITTI uomo LO STREET ARTIST LONDINESE ENDLESS RICORDA KARL LAGERFELD CON UNa grande INSTALLAZIONE DI 5X9 METRI, riprodotta anche in 50 esclusive t-shirt, disponibili durante la fiera

ressi e le sue attività creative spaziavano dai progetti architettonici ai libri, per non parlare della fotografia. Ma il lascito più importante è lo spirito con cui affrontava ogni cosa. Aveva un approccio curioso e lungimirante, che gli consentiva di immergersi nel presente e inventare il futuro. È questo il tratto che più di tutti ha plasmato la cultura della maison: un principio che ci farà da guida anche per gli anni a venire. Lo scorso aprile Carine Roitfeld è diventata style advisor della maison per le prossime tre stagioni e lavorerà in tandem con il design director Hun Kim. Che cosa cambierà? La nomina di Carine come style advisor e la conferma di Hun come design director ci garantiranno la maggior continuità possibile. Hun lavorava da cinque anni

Pier Paolo Righi, dal 2011 ceo e presidente del brand Karl Lagerfeld. Manager italo-tedesco, ha alle spalle un’esperienza di 25 anni in ruoli dirigenziali di alto livello. Tra i vari incarichi quello per Nike, alla guida del business in Europa Centrale, Medio Oriente e Africa, e ai vertici di Tommy Hilfiger Europe, Pentland Brands Limited e della società di articoli sportivi Reusch. Ha vissuto ad Amsterdam, Francoforte, Metzingen e Milano

con Karl, che lo apprezzava moltissimo e aveva piena fiducia in lui. Carine collaborava con Lagerfeld già da qualche decennio, svolgendo incarichi diversi, ed erano anche grandi amici. Carine conosce perfettamente il way of thinking alla base delle creazioni di Karl. In più il suo stile personale, che potremmo definire rock-chic in chiave parigina, è molto in linea con quello del marchio. È una figura credibile in questa veste: il modo più logico per portare avanti il lavoro di Karl Lagerfeld. Il brand Karl Lagerfeld è sinonimo di abbigliamento uomo, donna, bimbo, denim, beachwear, borse, scarpe, orologi, occhiali, profumi, bigiotteria... Cosa manca? Qual è il prossimo step? In effetti nell’ultimo anno abbiamo costruito un portafoglio prodotti molto coeso at-


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1. Lo stile Karl Lagerfeld 2. Il negozio di Saint-Germain a Parigi 3. Un ritratto di Carine Roitfeld, amica e collaboratrice di Kaiser Karl, nominata style advisor del brand per le prossime tre stagioni 4. Una delle borsette con la “firma” dell’iconico stilista 5. Uno scatto della capsule Karl Lagerfeld Styled by Olivia Palermo

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tale: un approccio che adottiamo ancora oggi. Dialoghiamo con i consumatori soprattutto tramite i canali online.

torno al mondo di Karl. Il prossimo step è l’apertura del luxury hotel Karl Lagerfeld a Macao, un complesso progettato interamente da Karl, che sarà anche un omaggio alla sua eredità architettonica. Il marchio è presente in oltre 100 negozi monomarca nel mondo, con location chiave come Parigi, New York e Shanghai. Nell’agenda degli opening ci sarà posto anche per Milano o Roma? Non escludo aperture in queste città, anche se al momento non siamo attivamente alla ricerca di location. Abbiamo lanciato il marchio puntando soprattutto sul digi-

Karl.com è attivo in 96 Paesi. Quanto vale l’e-commerce per il brand e che progetti avete nel digitale? A oggi circa il 30% del business deriva dalle interazioni online e pensiamo che circa il 75% degli acquisti complessivi sia avvenuto a seguito di un contatto sul web. Nel nostro caso, la crescita dei canali digitali è nettamente superiore rispetto alle vendite registrate nelle boutique. Ecco perché è fondamentale essere online, e lo sarà sempre di più. Il prossimo grande passo sarà l’implementazione di una solida infrastruttura digital per le attività di Karl Lagerfeld in Cina. Lì le dinamiche sono molto diverse e l’approccio deve essere giocoforza tailored. Qual è il vostro business model tra offline e online? Senza dubbio l’offline non può più sopravvivere senza un forte coinvolgimento online del consumatore e, al tempo stesso, il consumatore deve avere la possibilità di toccare con mano le proposte del marchio all’interno dei negozi. Entrambe le dimensioni hanno la loro importanza, perciò è fondamentale saperle integrare in un’unica

esperienza. Per quanto ci riguarda, lavoriamo su diversi piani: da un lato ci assicuriamo che l’esperienza digitale prosegua in negozio, dall’altro sfruttiamo l’interazione digitale per promuovere esperienze fisiche come eventi e mostre. Come avete chiuso il 2018 e quali le previsioni per il futuro? Il 2018 è stato un anno di notevole crescita: abbiamo registrato un aumento superiore al 50%, con un’accelerazione double digit per le boutique esistenti. Questo slancio si è mantenuto altrettanto dinamico nell’anno in corso e sarà ulteriormente favorito dalle importanti iniziative in cantiere. Alla luce di questo, siamo certi che anche il 2019 si chiuderà con un progresso a due cifre. Pitti Uomo sarà l’occasione per ricordare la figura di Karl Lagerfeld: cosa vedremo in particolare? Nel corso dell’anno sono previste numerose iniziative per rendere omaggio alla sua figura. La prima è proprio Pitti, dove abbiamo invitato uno street artist appartenente alla Karl Lagerfeld family: collabora con noi a diversi progetti, come il nuovo quartier generale della maison. A Firenze esprimerà la sua visione di Karl, condividendola con il pubblico presente. Vedrete ■ che le sorprese non mancheranno.

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INTERVIEW

PATRIZIA BOLZONI/SERGIO TACCHINI

«TRA EXPORT E NUOVE LICENZE, A COLPO SICURO VERSO I 100 MILIONI» La manager ha riportato in auge la label, puntando su un modello di business basato sulle licenze. Una strategia che funziona e su cui continua a investire, tra nuovi prodotti, capsule speciali e focus sull’internazionalizzazione

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DI CARLA MERCURIO

1. Patrizia Bolzoni, direttore generale di Sergio Tacchini-Wintex Italia 2. Due outfit del brand per la Spring-Summer 2019

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ergio Tacchini è tornato a correre, lasciandosi alle spalle stagioni difficili. Il marchio ha chiuso il 2018 con un turnover di 50 milioni di euro, in crescita del 10% sul 2017. E punta al traguardo dei 100 milioni entro i prossimi cinque anni. Merito del lavoro svolto sul prodotto, nel rispetto dell’heritage. E di una strategia di espansione che fa leva sulle licenze. Lo racconta Patrizia Bolzoni, direttore generale di Sergio Tacchini-Wintex Italia - polo della Wintex di Hong Kong - che dal 2013 ha la gestione della label. Una manager con esperienze importanti alle spalle: cinque anni trascorsi da Armani, dove ha collaborato al lancio di EA7, e prima ancora da Dolce&Gabbana.

Come è arrivato fino a voi il marchio? Fondato da Sergio Tacchini nel 1966, il brand è stato rilevato nel 2007 da Billy Ngok, imprenditore cinese titolare della Hembly, azienda fornitrice di Sergio Tacchini. Ngok credeva nello sviluppo del marchio, ma non aveva abbastanza esperienza sul fronte commerciale, né conosceva bene il mercato europeo, che in quegli anni viveva momenti difficili. Nel 2013 ha ceduto a noi la gestione della label e in cinque anni siamo passati da 35 ai 50 milioni di turnover. Quale è stato il vostro approccio? Ci siamo concentrati sul ramo sano dell’azienda, ossia il prodotto e l’heritage, forti di un ufficio stile dove lavorano persone che conoscono il marchio da 30 anni. In sostanza siamo una brand company e per gestire il marchio abbiamo dato avvio a un modello di business basato sulle licenze. 12

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del tennis e una serie street, legata all’heritage, dedicata a una distribuzione più sofisticata, con capi iconici, in materiali e forme inediti.

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In particolare, come gestite l’abbigliamento? L’abbigliamento, che oggi copre il 49% del nostro turnover e che nel 2018 ha incrementato le vendite del 30% (oltre un milione di pezzi), viene disegnato, prototipato e controllato da noi, nella sede di Milano, ma sono i 13 distributori nostri licenziatari che lo acquistano nelle factory, lo vendono e poi ci pagano le royalty. Quale la strategia adottata con gli accessori? Ci affidiamo a contratti di licenza con aziende specializzate. Profumi e borse sono ancora nelle mani dei licenziatari di tanti anni fa, Perfume Holding Morris e Lemie. Inoltre abbiamo aggiunto l’underwear con Igam (che ci ha portato a un incremento del 6%), le calze con Uniprod e le calzature, che rappresentano una parte consisente del business, con Ubc. Più recenti sono il childrenswear con Marbel, che ha debuttato a Pitti Bimbo lo scorso gennaio, e gli occhiali con Mondottica, un agreement a livello mondiale con cui esordiamo al Silmo il prossimo ottobre: una sfida molto importante per noi. Come è strutturata la collezione? L’offerta si divide tra una parte sportswear (la più venduta), una linea focalizzata sul mondo

Ci sono anche le colab... Siamo partiti nel 2016 con Gosha Rubchinskiy, che ci ha portati nei 100 top store del mondo, e poi è stata la volta, tra gli altri, di Andrea Crews e di Band of Outsiders. Per il prossimo inverno saremo in pista con Still Good, Stampd, Chinatown Market, Adam Lister e Pintrill. Liaison che hanno schiuso al marchio - presente a livello globale in circa 1.500 door, principalmente canali sportivi - le porte dei templi dell’eleganza, elevandone il percepito. Realtà come LuisaViaRoma e Antonia in Italia, Le Bon Marché e Citadium in Francia e Beams in Giappone. Che ruolo hanno i mercati stranieri? L’Europa copre il 63% del turnover, seguita dal Giappone (26%) e dagli altri Paesi del mondo, con abbigliamento e calzature in pole position. L’Italia vale 13 milioni di euro, ma è emblematico il fatto che 23,3 milioni di euro di fatturato siano generati dagli otto licenziatari italiani. Segno dell’importanza dell’Italian touch per il marchio. Siamo da poco approdati negli Stati Uniti e ora il focus è su Russia, Emirati Arabi e Israele. Dal 2021 partiremo con Cina e Corea. Quali le previsioni di fatturato per il 2019? Prevediamo di arrivare a quota 55 milioni di euro, per poi superare i 60 milioni nel 2020. In ■ tempo per fare rotta verso i 100.


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NEWS

Ph. Imaxtree.com

a cura di ELISABETTA FABBRI

PRADA PROSEGUE CON LA SELEZIONE DEL WHOLESALE Il Gruppo Prada ha annunciato un'ulteriore razionalizzazione e selezione della rete di clienti indipendenti. L'azienda fa sapere di ritenere indispensabile «garantire una maggiore coerenza nelle politiche di prezzo sul canale retail e sui canali digitali». La revisione riguarderà principalmente i partner in Italia e in Europa e avrà un impatto di breve termine sulle vendite della società, che ammontano a 3,14 miliardi di euro, di cui 556 milioni (circa il 18%) derivanti dal wholesale. Nel medio termine i minori introiti «saranno compensati con la selezione di nuovi clienti, in particolare quelli attivi sul canale digital».

FARFETCH: BILANCIO A TRE MESI IN CHIAROSCURO Nel quarter concluso il 31 marzo, il fatturato del marketplace Farfetch è salito a 174,1 milioni di dollari (+39%), sopra le previsioni degli analisti, che si attendevano un totale di 171,1 milioni. Tuttavia, l’ebitda adjusted è risultato negativo per 30,2 milioni di dollari (da -23,6 milioni) e le perdite operative sono passate da 35 a 85,5 milioni.

Versace

dopo l'acquisizione

negli stati uniti

Versace: 137 milioni di ricavi nel quarter

VF CORPoration E GAP: VA DI MODA LO SPin-off

La maison Versace ha chiuso il quarto trimestre fiscale con ricavi pari a 137 milioni di dollari, in aumento «high single digit» rispetto a un anno prima, come ha reso noto la proprietà - Capri Holdings, in precedenza nota come Michael Kors Holdings, quotata a New York - con la pubblicazione dei risultati trimestrali e annuali al 31 marzo 2019. La maison della Medusa (nella foto, un look maschile per il prossimo inverno), rilevata a fine 2018, mostra una perdita operativa di 11 milioni di dollari e un margine operativo negativo dell'8%, che «riflette la normale stagionalità e i maggiori investimenti», come spiega il management. La perdita operativa adjusted è invece di 6 milioni di dollari. Capri Holdings ha ribadito il target, per il brand italiano, di 900 milioni di dollari di fatturato per la fine del nuovo esercizio. A parità di store la crescita dovrebbe risultare intorno al 5%, mentre per il margine operativo è atteso un leggero miglioramento. Nel primo trimestre del nuovo fiscal year, che termina a giugno 2019, le vendite sono previste a 200 milioni, in aumento del 5% circa rispetto allo stesso periodo del 2018. In un anno la holding che controlla anche Michael Kors e Jimmy Choo ha raggiunto i 5,2 miliardi di ricavi (+11%) ma i profitti dall’attività operativa sono scesi da 749 a 735 milioni di dollari. L'obiettivo è chiudere il nuovo bilancio a circa 6 miliardi di dollari di giro d'affari.

In un periodo di ripensamenti e ristrutturazioni, che stanno interessando i marchi di abbigliamento statunitensi e il retail, succede pure che alcuni grandi gruppi quotati decidano di separare alcuni loro business dal resto delle attività. Di solito la logica è quella di distinguere i più dinamici da quelli che fanno più fatica a reggere il ritmo della concorrenza. È il caso di Gap, che ha fatto sapere di voler procedere allo spin-off di Old Navy dal resto dei brand in portafoglio (Gap, Athleta, Banana Republic, Intermix e Hill City), i quali confluiranno in una nuova entità di cui ancora non si conosce il nome (il closing è previsto nel 2020). Gap ha pubblicato recentemente i risultati del primo trimestre: 3,7 miliardi di dollari i ricavi, in calo del 4% a parità di negozi, dove il brand Gap ha accusato un -10%, Banana Republic un -3% e Old Navy un -1%. Vf Corporation, che controlla marchi come Vans, Timberland e The North Face è già passata dal dire al fare: ha scorporato il business del denim e lo ha quotato separatamente a Wall Street. Le label Wrangler, Lee e Rock & Republic ora vengono scambiate in Borsa come azioni Kontoor Brands. In base ai dati del bilancio di Vf chiuso a fine marzo 2019 si sa che le vendite di Wrangler sono aumentate dell’1% a valute costanti e quelle di Lee sono scese del 5%. Vans invece beneficia di un +26%, The North Face di un +10% e Timberland di un +2%.

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GALILEO GLOBAL EDUCATION ITALIA: +13% I RICAVI GGE-Galileo Global Education Italia, che controlla i poli formativi per moda, arte e design Istituto Marangoni, Nuova Accademia di Belle Arti Milano-Naba e Domus Academy, ha registrato un aumento del 13% del fatturato a 125 milioni di euro. Le iscrizioni, invece, hanno realizzato un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. Come spiega il ceo Roberto Riccio, i tre atenei si preparano a nuove sfide. Istituto Marangoni, con 75 milioni di euro di ricavi l'anno e nove sedi nel mondo, mira ad ampliare e a consolidare la sua rete con branch in Cina e in India, oltre al recente representative office a Città del Messico. Nel mirino ci sono anche New York e l'Africa. La Naba, con quasi 37 milioni di euro di turnover e il 15% in più di allievi, è pronta ad aprire la nuova sede romana con l’ambizioso progetto di arrivare a mille nuovi iscritti nei prossimi cinque anni. Previsto anche l’avvio di due nuovi bienni a Milano (Critica ed editoria d’arte, Nuove tecnologie dell’arte). Invece Domus Academy si prefigge di abbandonare la convivenza con Naba, a favore dell’affermazione di una propria identità: entro il 2020 avrà una sua sede a Milano, in zona San Babila.



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Ph. Emilio Tini

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TUTTI A FIRENZE

pronti per una nuova pitti experience? La grande macchina di Pitti Uomo riaccende i motori. Dall’11 al 14 giugno riflettori puntati sulla Fortezza e i suoi ospiti: Givenchy, Ferragamo, Msgm, ma soprattutto una corazzata di 1.220 marchi, che con le loro novità puntano a ricarburare il settore. Nelle pagine che seguono tutti gli highlight della 96esima edizione DI ANGELA TOVAZZI

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in cifre 1.220 marchi 549

suntivo 2017. «Le performance migliori sono venute ancelli pronti a riaprire, in Fortezza, per la 96esidai mercati extraUe, come Stati Uniti, Cina e Corea ma edizione di Pitti Uomo, che dall’11 al 14 del Sud, mentre quelli europei hanno subito un ralgiugno alza il sipario sulle nuove collezioni di abbistranieri (45%) lentamento», sintetizza Claudio Marenzi, presidente gliamento e accessori per la primavera-estate 2020. di Pitti Immagine e Confindustria Moda, che ha Come di consueto, l’offerta è vastissima, frastagliata, 230 però espresso preoccupazione per l’andamento di un densa di contenuti e di eventi, in quel mix di moda, NUOVI NOMI E RIENTRI key market come la Germania - insieme alla Francia entertainment, cultura e mondanità che rende il saloil primo Paese di sbocco del tessile-moda italiano ne un think tank in ebollizione. Un dinamismo che 60MILA MQ SUPERFICIE in frenata dello 0,7%. Di fronte a un commercio con vuole essere anche la risposta fattiva a un mercato di ESPOSITIVA l’estero meno dinamico delle attese (+2,8% rispetto al nuovo al palo, con un fatturato del tessile-moda che +3,5% dell’anno precedente), importanti sono quindi nel primo trimestre 2019 - secondo l’indagine cam13 SEZIONI le aspettative riguardo a un appuntamento clou per il pionaria svolta dal Centro Studi di Confindustria settore come Pitti Uomo, che nell’edizione di un anno Moda per Smi - risulta in flessione del 2,8%. Dati fa ha portato in Fortezza circa 8.400 buyer internazioancora provvisori, ma che evidenziano un calo pari nali su oltre 19.100 compratori presenti alla manifestazione. Il palinal -0,7% per il tessile e al -4% per il comparto a valle, con il mercato sesto è di grande richiamo, non solo per i circa 1.220 marchi che si apdomestico in flessione del 6,6% e quello estero solo in debole rialprestano ad animare con le loro creazioni gli stand della Fortezza, ma zo (+0,9%). Insomma, l’anno è partito in salita, nonostante le stime anche per la levatura degli ospiti, italiani e internazionali, pronti a plaper l’intero 2018 parlino di una crescita del 2,1%, passando a 55,2 nare sulle rive dell’Arno, come il nostro giornale racconta in maniera miliardi di euro e guadagnando oltre 1,13 miliardi rispetto al con-

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approfondita nelle pagine seguenti. In primis il guest designer Givenchy, che ha scelto la piattaforma fiorentina per svelare agli addetti ai lavori i suoi nuovi progetti nel segmento del menswear, firmati dalla direttrice creativa Claire Waight Keller. Ma anche Ferragamo, protagonista dell’evento Florence Calling in piazza della Signoria, dove il gruppo fiorentino ha appena restaurato la fontana del Nettuno con un investimento di 1,5 milioni: una piazza che «per la prima volta in assoluto - sottolinea Raffaello Napoleone, chief executive officer di Pitti Immagine - ospita una sfilata di moda». Nella rosa degli special guest spicca Sterling Ruby, poliedrico artista americano che si muove tra pittura, ceramica, collage, video, fotografia, tessuti artwork, scultura e installazioni, che svela la prima collezione del suo brand S.R. Studio. La. Ca. attraverso un happening speciale alle Pagliere. A Pitti si festeggia anche un compleanno: le prime dieci candeline di Msgm, il brand fondato nel 2009 da Massimo Giorgetti, che celebra l’anniversario con un fashion show al Nelson Mandela Forum. Prima volta nel menswear invece per lo stilista siciliano Marco De Vincenzo, Pitti Italics Special Event di questa edizione, on stage al Tepidarium del Roster del Giardino dell’Orticultura con lo show del debutto. A corollario dei marchi riuniti in Fortezza - di cui 230 tra nuovi nomi

A/X armani exchange goes to pitti uomo Per la prima volta il brand lanciato nel 1991 da Giorgio Armani presenta le sue collezioni uomo e donna a Pitti Uomo. On stage, nella Sala della Scherma, capi e accessori della primavera/estate 2020 che attingono dall’immaginario streetstyle, in un continuo gioco di rimandi cross-gender, e sempre più green oriented. Con questa stagione fa infatti il suo debutto una selezione di pezzi prodotti esclusivamente con materiale riciclabile. Ritorna anche la capsule St_Art, dove A/X Armani Exchange collabora con giovani artisti internazionali per una serie di T-shirt.

e rientri - sono numerosissimi gli appuntamenti speciali, gli esordi e le anteprime esclusive di questa edizione estiva, tra cui la prima volta del brand Karl Lagerfeld, con una performance live dello street artist londinese Endless per ricordare il visionario stilista di origini tedesche (a pag. 10-11 ne parliamo con il ceo del marchio, Pier Paolo Righi). Prima sfilata ufficiale, inoltre, per CR di Carine Roitfeld, che in occasione del 90esimo anniversario di LuisaViaRoma collabora con Andrea Panconesi (intervistato a pag. 127-129), mettendo in scena un fashion show e una performance di Lenny Kravitz.

al museo della moda e del costume di palazzo pitti

IN MOSTRA 30 ANNI DI MODA UOMO

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Accanto alle tendenze del futuro, Pitti Uomo 96 dà voce anche alla crème del passato, con una mostra (che diventerà una collezione permanente e un libro/catalogo) per i 30 anni di Pitti Immagine, dedicata alla memoria di Marco Rivetti, presidente dell’ente fiorentino dal 1987 al 1995. «Tanti degli uomini, ma anche delle donne, che hanno fatto della moda maschile un soggetto creativo sono passati da Firenze», dice il curatore Olivier Saillard. Romanzo breve di Moda Maschile, questo il titolo dell’exhibition organizzata da Pitti Immagine Discovery con le Gallerie degli Uffizi, traccia infatti un viaggio attraverso tre decenni di menswear, dal 1989 a oggi, mettendoli in scena al Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti, con inaugurazione l’11 giugno: in ve6 trina una collezione di abiti e accessori di circa 110 brand.

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1. Olivier Saillard, classe 1967, curatore della mostra 2. Romeo Gigli-1989 3. Borsalino Spring Summer 2019 4. JW Anderson Spring Summer 2018 5. Marras Spring Summer 2003 6. Fausto Puglisi Spring Summer 2017 7. L’allestimento al Museo della Moda e del Costume, presso Palazzo Pitti


on stage

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Lanificio F.lli Cerruti 1881 alla Limonaia con i Six For Six

touch! Immagine e layout rinnovati per la sezione, con un allestimento curato da Andrea Caputo Studio

Il 12 giugno la Limonaia di Villa Vittoria ospita sei tra artisti, curatori, designer e influencer vestiti con abiti realizzati dalla sartoria Cad&The Dandy con l’innovativo iTravel, tessuto in fibre season-proof e antipiega del Lanificio F.lli Cerruti 1881.

Coin Excelsior con uno spazio nell’agorà di Pitti

Nella foto, una proposta di MTL Studio Matteolamandini

Per la prima volta un department store occupa uno spazio in Fortezza: Coin Excelsior, il brand di Coin dedicato ai marchi premium, si racconta e propone approfondimenti e spunti di riflessione sul mondo del retail.

Non solo: in Fortezza scaldano i motori The Woolmark Company e Luna Rossa Prada Pirelli Team (ancora top secret, fino all’11 giugno, il frutto della collaborazione), ma anche BasicIcons, uno spazio espositivo di 350 metri quadri all’interno del Padiglione delle Ghiaia con i quattro marchi icona del Gruppo BasicNet (Superga, K-Way. Robe di Kappa e Sebago). E ancora, tra gli altri: la prima collezione footwear estiva dei suoi 50 anni di storia di Moon Boot, la collaborazione tra il concept store fiorentino Société Anonyme e il brand Closed, il nuovo corso di Bikkembergs secondo il direttore creativo Lee Wood, il progetto Jeckerson Racing e la capsule Polistil X Jeckerson, l’evento di E. Marinella alla Limonaia del Giardino Corsini. Last, but not least, zoom sui nuovi scenari del fashion design internazionale attraverso Guest Nation China, con i 10 designer più promettenti della scena stilistica cinese (tra cui Pronounce, on stage in passerella alla Sala delle Grotte), la terza edizione di Scandinavian Manifesto e i sei brand emergenti del Tokyo Fashion Award. ■

OUT é IAllaGOSala

della Ronda il progetto celebra l’incontro fra performance e stile, outdoor e fashion Nella foto, un insieme firmato Raeburn

Drumohr al Piano Attico con la capsule di swimwear Lo storico brand, fondato nel 1770 nelle Highlands scozzesi e oggi totalmente made in Italy, sbarca con uno stand di 110 metri quadri al Piano Attico e tra le novità presenta la capsule swimwear della linea I-Drumohr.

Tiger of Sweden in mostra all’Aria Art Gallery Il direttore creativo Christoffer Lundman presenta la nuova collezione di Tiger of Sweden, ispirata al botanico e scienziato svedese Linneo, con una mostra dell’artista George Henry Longly, aperta il 12 e 13 giugno all’Aria Art Gallery.

Kired e Sartorio: meeting al Cavedio Da un lato il marchio emiliano di capispalla Kired. Dall’altro la tradizione del napoletano Sartorio. A Pitti i due brand nell'orbita del gruppo Ciro Paone occupano un nuovo spazio: il Cavedio del Padiglione Centrale (piano inferiore).

Un Unexpected Pucci tra arte, arredamento e lifestyle La maison fiorentina presenta dal 12 al 14 giugno a Palazzo Pucci Unexpected Pucci, un libro che svela i più importanti progetti artistici e di interior design di ieri e di oggi di Emilio Pucci. Edito da Rizzoli New York, è curato da Laudomia Pucci.

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SUPEROSPITE IN FORTEZZA

givenchy: a firenze l’uomo secondo clare Il menswear della griffe francese sale in passerella a Pitti in versione stand alone. Obiettivo: conferire un’identità autonoma e indipendente al côté maschile

gucci garden

nella wunderkammer di michele

DI ANGELA TOVAZZI

Nata a Birmingham nel 1970, Clare Waight Keller è stata nominata direttrice artistica di Givenchy nel 2017. Ex stilista di Chloé, in passato ha lavorato anche per Pringle of scotland, Gucci e Ralph Lauren

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l’evento più atteso di Pitti Immagine Uomo. Nel momento in cui scriviamo c’è solo una data, mercoledì 12 giugno, e un orario, le 19.30. Ancora top secret la location, niente anteprime, nessun bozzetto da cui poter intuire il tipo d’uomo di Clare Waight Keller, che sbarca in Fortezza con il menswear di Givenchy. Un altro step, per la griffe francese nell’orbita di Lvmh, nell’ottica di conferire un’identità indipendente e autonoma alla linea maschile, che punta a tornare nel calendario della fashion week parigina dal prossimo gennaio. «Siamo una casa di moda francese e le nostre radici sono a Parigi - ha sottolineato la designer inglese, classe 1970, direttrice artistica della maison dal 2017 - ma calcare per la prima volta la passerella di Pitti è un’ottima chance. Da molto tempo avevo in mente di fare qualcosa a Firenze ed è stato bellissimo ricevere l’invito». Le aspettative sono alte, soprattutto dopo il successo ottenuto dalla stilista con la presentazione dei primi capi uomo lo scorso gennaio sulle rive della Senna, che ha segnato anche lo stop agli show co-ed (nella foto un look Fall-Winter 2019/2020). Del resto, Clare vanta un’expertise molto forte anche nel menswear, visto che in passato si è fatta le ossa da Ralph Lauren e Pringle of Scotland, e c’è molta curiosità riguardo a questa versione maschile “stand alone”, soprattutto alla luce della felice rilettura estetica di Givenchy proposta dalla Waight Keller, che ha avuto il compito di rimpiazzare un designer dalla forte personalità come Riccardo Tisci. Il touch della creativa, capace di distillare lo chic à la Hubert de Givenchy con una

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L’appuntamento è l’11 giugno presso lo storico Palazzo della Mercanzia, in piazza della Signoria a Firenze, sede del Gucci Garden. La griffe di Kering alza il sipario sul nuovo allestimento delle sale della Galleria, con inedite soluzioni curatoriali ed espositive capaci di «tenere insieme - spiega l’azienda - la materialità degli oggetti, selezionati dall’archivio della maison, e le pulsioni immateriali della visione creativa». Nella Wunderkammer del direttore creativo Alessandro Michele - che ospita spazi espositivi curati da Maria Luisa Frisa, un ristorante con un’offerta gastronomia firmata dallo chef Massimo Bottura e un negozio con prodotti in edizione unica - sarà inoltre possibile vedere la mostra Il Maschile-Androgynous Mind, Eclectic Body, aperta lo scorso gennaio nella Period Room della Gucci Garden Galleria. (a.t.)

alla manifattura tabacchi

sensibilità fresca e contemporanea, ha infatti convinto stampa e buyer e recentemente anche il Time, che l’ha inserita tra le 100 most influential people. Eppure Clare non è tipo da clamori. Immagine dolce fuori, determinazione coriacea dentro, si è imposta grazie alla verve moderna del suo womenswear e, davanti a una platea più ampia, per l’abito da sposa disegnato per Meghan Markle. Ora la trasferta nel capoluogo toscano, in quello che è considerato l’epicentro mondiale del menswear: un business che per la griffe fran■ cese vale già il 50% del fatturato.

passeggiata notturna

Una passeggiata notturna dentro la Manifattura Tabacchi curata da Linda Loppa: in occasione di Pitti Uomo, dalle 21.30 alle 24, sette designer-artisti condivideranno la loro visione della moda e non solo, in un progetto corale intitolato If I could, unless we. Protagonisti Bart Hess, Lara Torres, Armando Chant, Moses Hamborg, Bernhard Willhelm, Clemens Thornquist e Senjan Jansen. (a.t.)


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Florence Calling in piazza della signoria

Ferragamo: «andiamo oltre il co-ed e diamo voce al menswear» Salvatore Ferragamo presenta a Firenze la collezione uomo sotto la direzione creativa di Paul Andrew: «Una corretta sintesi del mondo maschile della griffe» di Carla Mercurio

105 di questi anni

E. Marinella celebra la sua storia guardando al futuro

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iflettori puntati, la sera dell’11 giugno, su piazza della Signoria, dove Salvatore Ferragamo fa sfilare la collezione menswear della primavera-estate 2019. La scelta della location non è casuale per la maison toscana, Florence Calling di questa edizione di Pitti Uomo, che di recente ha finanziato il restauro di una delle perle di questa bellissima piazza, la Fontana del Nettuno, restituita di recente alla città in tutto il suo splendore. La griffe si svincola così dal format co-ed, in auge da qualche stagione, per dare risalto al suo menswear, che nasce sotto la direzione creativa di Paul Andrew, affiancato dall’head of menswear Guillame Meilland. Un ritorno a casa, come sottolinea il presidente Ferruccio Ferragamo: «Firenze è il nostro cuore, è parte della nostra storia e siamo entusiasti di essere qui come Florence Calling di Pitti Uomo». «In questa fase di grande consolidamento stilistico e identitario per il nostro marchio - prosegue - riteniamo che Pitti sia il contesto ideale per sottolineare il percorso che stiamo compiendo, portando in scena una forte collezione maschile». Un tempismo perfetto, come evidenziano anche i risultati del primo trimestre del fiscal year, che si è chiuso con l’utile in progress del 23,5% e con il giro di affari in evoluzione del 4,3%, a quota 317 milioni di euro. «La decisione di prendere parte a Pitti Uomo fa parte di un programma organico di evoluzione dell’universo di Ferragamo, nel

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1. Paul Andrew, direttore creativo di Salvatore Ferragamo 2. Un outfit della griffe: in scena l’11 giugno le novità della Spring-Summer 2020

quale la linea maschile riveste un’importanza indiscussa - puntualizza Micaela le Divelec Lemmi, ceo dell’azienda -. Pitti Uomo è la piattaforma adatta e Firenze è la nostra storia. Riiniziare da qui ad affermare chi siamo e la direzione che stiamo seguendo è una decisione più che naturale». «Stiamo vivendo un momento prezioso - conclude - e abbiamo risposto con entusiamo all’opportunità di presentare la nostra nuova visione di moda sotto la guida di Paul Andrew. Sarà un evento speciale». Sulla medesima lunghezza d’onda il direttore creativo, che spiega il senso dello stile Ferragamo, contraddistinto da una visione contemporanea che esprime «una forte continuità culturale tra generazioni differenti, con lo sguardo sempre rivolto al futuro. Questa collezione, che ho progettato e a cui ho lavorato con il nostro head of menswear, Guillame Meilland, è la corretta sintesi del ■ mondo maschile di Ferragamo».

Prima presenza ufficiale di E. Marinella nel calendario di Pitti Uomo: il brand invita alla Limonaia di Giardino Corsini per raccontare la sua storia centenaria e le quattro generazioni che si sono passate il testimone. Sotto i riflettori i tessuti, le cravatte e gli accessori che hanno fatto del marchio un simbolo di Napoli e non solo. Creazioni che hanno siglato lo stile di uomini potenti come i Kennedy, Bill Clinton, Chirac, Sarkozy, Carlo di Borbone, Alberto di Monaco e Carlo, Principe di Galles, ma anche di registi, attori e uomini di spettacolo. Per l’occasione nasce una limited edition di tre creazioni inedite, che esprimono la sintesi di questo percorso, in cui passato, presente e futuro si incrociano. Il brand guarda infatti al domani, per traghettare il suo heritage in una dimensione attuale. «Questo compleanno - spiega Maurizio Marinella - rappresenta un nuovo punto di partenza. A cinque anni dai festeggiamenti per il centenario, siamo pronti ad affrontare un nuovo secolo, forti della nostra storia e fiduciosi nelle nostre capacità di guardare al futuro con sguardo innovativo. La quarta generazione della famiglia, rappresentata da mio figlio Alessandro, saprà dare nuova linfa vitale a E. Marinella». « Traghetterò E. Marinella verso un nuovo secolo, parlando un linguaggio attuale che accolga anche le richieste e i desideri dei giovani come me», è il commento di Alessandro Marinella (nella foto con il padre). (c.me.)



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marco Panzeri/nuovo ceo di Marco de vincenzo

«L’uomo? è solo l’inizio del cambiamento» Il debutto della collezione menswear a Pitti Uomo è solo una delle tante novità del marchio dopo il riassetto societario. «Abbiamo reintrodotto la pre-collezione donna e ora il nostro time to market è migliore » dice il nuovo ceo Marco Panzeri DI Andrea Bigozzi

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ecnicamente si dovrebbe parlare di ritorno, visto che Marco De Vincenzo era già stato ospite di Pitti Uomo tre anni fa. Ma per molti versi la partecipazione dello stilita alla kemesse fiorentina ha il sapore della novità e non solo perché mercoledì 12 giugno 2019, al Tepidarium del Roster del Giardino dell’Orticultura, sarà presentata con una sfilata la prima collezione maschile del marchio, che proprio quest’anno festeggia i prima 10 anni di storia. L’atmosfera da gran debutto è infatti legata al recente riassetto societario dell’etichetta, con lo stilista siciliano sceso al 20% per fare spazio al suo socio Mmgp (società del gruppo Cieffe, che da anni produce l’abbigliamento Marco De Vincenzo), mentre il gruppo Lvmh mantiene il 45% del brand, che aveva acquisito nel 2014. «È vero, sono cambiate molte cose esordisce il nuovo ceo Marco Panzeri - ma ciò che più conta è rimasto: questa resta la linea di uno stilista che ama sperimentare e ricercare innovazione in ogni collezione. Anzi, d’ora in poi aspettatevi da Marco pezzi ancora più straordinari rispetto al passato, ma con un time to market migliore e un price target più corretto». A dar prova di questo balzo in avanti dal punto di vista produttivoindustriale non ci sarà solo il debutto del menswear a Firenze. «A livello temporale - conferma Panzeri - il lancio della linea uomo coincide con il ritorno, per noi importantissimo, della pre-collezione donna, la cui produzione era stata fermata da qualche stagione». La sfilata del 12 giugno, però, sarà 100% men, per non sottrarre attenzione a un progetto a lungo studiato da Marco De Vincenzo, ma che solo con l’ingresso nella proprietà di Cieffe ha potuto vedere la

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luce. «Della collezione Spring/Summer 2020 spiega Panzeri - fanno parte un centinaio di pezzi di abbigliamento. Il posizionamento è quello di una prima linea speciale e da subito pensiamo di conquistare un trentina clienti sul piano internazionale». La distribuzione della collezione avverrà a livello diretto, così come avviene per il womenenswear, che si avvale però della collaborazione della Massimo Bonini showroom (per le calzature) e di CD Network (per la distribuzione Usa). Quanto ai nuovi progetti e agli obiettivi, il neo amministratore delegato nonsi sbilancia. «Ho appena terminato un giro dei nostri clienti chiavi, e sono tutti

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1. Marco De Vincenzo 2. La location della sfilata uomo è il Tepidariun del Roster 3. Marco Panzeri, ceo del brand 3

soddisfatti. I budget sono in linea con aspettativa. L’Asia funziona bene e anche l’Europa. Dopo Pitti ci aspetta la sfilata donna a Milano e parallelamente lavoriamo all’ecommerce, che svilupperemo internamente e al rafforzamento dell’offerta, dopo la precollezione pensiamo di introdurre altri drop. Per un brand come il nostro stringere i tempi ■ è il segreto del successo».

pierre-louis Mascia

Lo stilista colora la fortezza dallo stand ai Pitti Boys Impossibile fare a meno di notare Pierre-Louis Mascia a questa edizione di Pitti Uomo e non solo per la collezione S/S2020, che continua a osare con i suoi patchwork di stampe coloratissimi, che hanno consentito al fatturato del marchio, prodotto e distribuito dalla Achille Pinto, di crescere del 12% l’anno scorso. Lo stilista di Tolosa ha infatti deciso di collaborare con Pitti Immagine per le camicie indossate durante gli appuntamenti di giugno dal personale addetto alla Fortezza Da Basso. Per l’occasione Mascia ha pensato a una stampa bandana, combinata con elementi animalier. Ma c’è di più: lo stilista ha anche deciso di rivoluzionare l’immagine del suo stand e in questa impresa si è fatto aiutare dal designer concittadino Benoît Bonnemaison-Fitte (foto). (an.bi.)


Pitti Immagine Uomo 96 11 - 14 Giugno 2019 Padiglione Centrale Piano Attico Stand H/3-5 info@alessandrogherardi.com alessandrogherardi.com


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Il debutto di S.R. Studio. La. Ca.

Sterling Ruby: «DOPO 10 ANNI, ECCO IL MIO READY-TO-WEAR» Il poliedrico artista statunitense è lo special guest di Pitti Uomo, dove lancia il suo brand di ready-to-wear con un evento speciale a Le Pagliere DI Carla Mercurio

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rriva da Los Angeles lo special guest di questa edizione di Pitti Uomo. Artista poliedrico tra i più interessanti sul palcoscenico globale, Sterling Ruby ha scelto la kermesse fiorentina per il debutto del suo brand di moda, battezzato S.R. Studio. La. Ca., sotto i riflettori a Le Pagliere la sera del 13 giugno. Conosciuto per le sue opere, che spaziano dalla pittura alla ceramica, dal collage ai video, dalla fotografia ai tessuti artwork, dalla scultura alle installazioni, Sterling Ruby è apprezzato per il suo stile dirompente e spesso inquietante, che mixa influenze diverse. Stati psicologici alterati, cultura hip hop, artigianato, punk, violenza, globalizzazione sono temi che tratta con una forza espressiva risultato di una palette cromatica sempre molto accesa, in cui graffi, macchie, effetti camouflage e imbrattature colpiscono nel segno. Le sue opere sono oggi presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Solomon R. Guggenheim di New York, la Tate Modern di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi e il Moderna Museet di Stoccolma. «Il lavoro di Sterling Ruby è sospeso tra discipline diverse con al centro un multiforme progetto di reinterpretazione del workwear americano», spiega Lapo Cianchi, direttore comunicazione & eventi di Pitti Immagine. Artista affamato di stimoli e di suggestioni, Ruby porta ora questo progetto nel mercato della moda. Un interesse, quello per il vestire, nato probabilmente negli anni dell’infanzia, vissuti nella Pennsylvania rurale, dove tradizioni artigianali come il taglio e il cucito sono stati aspetti formativi della sua educazione. Emblematici i suoi vestiti, che realizza da solo da

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oltre dieci anni, spesso cannibalizzando le sue opere d’arte, nell’atelier di base a Vernon: quasi 12mila metri quadri nella contea di Los Angeles, dove hanno sede molte delle label cult del fashion californiano. In seguito all’incontro con Raf Simons, con cui scopre subito di avere molti interessi in comune, l’attenzione di Ruby per la moda sfocia in una serie di progetti. Nel 2008 aiuta lo stilista a disegnare la sua boutique di Tokyo. Nel 2012, anno della nomina di Simons a direttore creativo di Christian Dior, collaborano per la creazione di alcuni tessuti che serviranno per la sfilata di debutto del designer. Nel 2014 lanciano una colab di menswear presentata alla Parigi Fashion Week. Una liaison che prosegue e si rinsalda negli anni della direzione creativa di Calvin Klein da parte di Simons. Ora per Ruby è il momento di mettersi in gioco

en solitaire con una collezione di ready-towear tutta sua: capi che per la prima volta saranno disponibili per il pubblico. «Pitti Uomo occupa posto speciale nel mondo della moda - è il commento di Ruby -. Un evento di grande centralità e con una sua identità specifica, senza compromessi: un luogo del saper fare e dell’artigianalità, con un tempo tutto suo. L’invito a essere lo special guest è il momento perfetto per realizzare un progetto che sto esplorando privatamente, nel mio studio, da quasi dieci anni. ■ Non potrei essere più entusiasta».

Nell’anno del 50esimo anniversario

Moon Boot: l’inverno non basta più. al via la collezione estiva Moon Boot lancia a Pitti Uomo la prima collezione di calzature estiva della sua storia. Un’avventura inedita per il marchio, che festeggia quest’anno il 50esimo anniversario con tanta voglia di esplorare nuovi orizzonti, superando le sue radici tipicamente invernali. Un percorso che porta al lancio di collezioni premium lifestyle non più legate esclusivamente allo sport. Sono quattro i modelli dell’esordiente Summer collection, tutti molto diversi tra loro, eppure accomunati dai tratti tipici del marchio, a partire dall’allacciatura incrociata per proseguire con la cucitura rigirata della suola e con la fascia logata. Una proposta destinata a una donna che opta per uno stile contemporaneo, senza rinunciare al comfort. Tra le proposte di punta, il Mars Boot (nella foto), che reinventa l’iconico modello della label con tessuti traspiranti, membrane rinfrescanti e materiali con trattamenti ad alta tecnologia realizzati in collaborazione con Heiq, ideali per la città e i mesi caldi. Una proposta che non passerà inosservata, grazie ai colori fluo metallizzati e ai tessuti come il raso e la rete, che garantiscono un look no-season. (c.me.)


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P O R T R A I T O F A PA S S I O N AT E M A N A RCHITECT & IN V ENTO R DREW SESKUNAS


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Modern Avenue sale al 100%

Bikkembergs semplifica: unico socio e unica linea Il cinese Modern Avenue rileva le quote di Zeis e Sinv e rivede la strategia commerciale: tutta l’offerta concentrata sulla linea Bikkembergs

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1. Due bozzetti della collezione Spring/Summer 2020, dedicata alle Olimpiadi di Tokyo 2. Il direttore creativo Lee Wood 3. Dario Predonzan è coo del marchio

Il Bikkembergs che si presenta a Pitti Uomo è tutto nuovo. E non tanto dal punto di vista del prodotto, quanto da quello del suo assetto societario. Da pochi mesi il gruppo cinese Modern Avenue ha portato la sua partecipazione nel capitale al 100%, rilevando le quote detenute da Zeis Excelsa e Sinv (che resta licenziatario dell’abbigliamento). «Con questo riassetto - commenta Dario Predonzan, coo di Levitas, società a cui fa capo il brand - si sono create le premesse migliori per portare avanti il progetto immaginato con il direttore creativo Lee Wood e che inizieremo a raccontare a Firenze». L’appuntamento è quindi in Fortezza da Basso, dove Bikkembergs è presente con uno spazio indipendente di oltre 100 metri quadrati nel piazzale delle Ghiaie. Tante le novità da raccontare a buyer, distributori e giornalisti, a cominciare dalla decisione di concentrare tutta l’offerta di prodotto in un’unica collezione, che dalla primavera-estate 2020 si chiamerà semplicemente Bikkembergs.

New look per il brand di Cover50

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«Volevamo concentrarci su un’identità di marchio unica - dice il coo - focalizzando l’attenzione sui valori del brand». Il compito di tradurre questa mission in prodotto spetta a Lee Wood, che per la S/S 2020 ha scelto di ispirarsi alle Olimpiadi di Tokyo, in programma l’estate prossima. «Ci sono rimandi a discipline sportive come il calcio e il basket - ha spiegato il direttore creativo - ma anche alle divise formali indossate dagli atleti, il che ci ha permesso di inserire dettagli più urbanwear nella collezione, perché Bikkembergs affonda sempre le sue radici nello sportswear, ma vuole abbracciare altri mondi». Con questa nuova immagine Bikkembergs punta a recuperare appeal a livello internazionale, riconquistando le vetrine dei department store e dei top multibrand. «Un percorso - conclude Predonzan - già partito con il nuovo licenziatario delle sneaker, Global Brands, che in una stagione ci ha riportati in mercati chiave come Francia, Spagna e Olanda». (an.bi.)

1. Edoardo Fassino 2. 3. L’operazione di re-branding parte da Pitti Uomo con la collezione S/S 2020

Nuovo nome e logo: a Pitti Uomo debutta PT Torino

Cover 50 vince la semplicità. Per questo l’azienda ha deciso di trasformare il marchio per cui è famosa, PT-Pantaloni Torino, nel più nuovo e più smart PT Torino. Una decisione che va oltre il semplice cambio di nome, perché innesca una serie di novità, tra cui il cambio di logo e, soprattutto, la concentrazione dell’offerta: dalla Spiring-Summer 2020, quelle che in passato si chiamavano PT-01, PT-05 e la linea donna saranno tutte racchiuse in due main brand, PT Torino e PT Torino Denim. «Questo rebranding - spiega Edoardo Fassino, amministratore delegato della società - è la miglior risposta possibile da parte nostra al mercato che ci chiedeva di essere più contemporanei e di rafforzare l’identità unica di marchio». La nuova immagine PT Torino debutta ufficialmente a Pitti Uomo, dove il marchio è presente con il suo stand al Piano

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Attico del Padiglione Centrale, anche se i primi feedback sono già arrivati durante gli ordini della pre-collezione. «Logo e marchio sono pia- 2 ciuti a tutta la forza vendita» conferma Fassino. La scelta di togliere la parola pantaloni dal nome è stata accolta favorevolmente, oltre ad aver alimentato l’ipotesi di una trasformazione del brand da specializzato a total look. «Non escludiamo

in futuro di ampliare la nostra offerta, ma questa decisione per il momento non è stata presa e non è per questo che abbiamo attuato il rebranding», precisa il ceo. Ora la parola passa al consumatore finale, che entrerà in contatto con PT Torino attraverso la campagna di comunicazione autunno-inverno 2019/2020 e con il nuovo sito, che dal 2020 avrà anche un suo e-commerce. (an.bi.)



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BAGUTTA

«il gioco di squadra fa la differenza» Allo scoccare degli 80 anni, Cit e il suo marchio di punta Bagutta investono nel futuro insieme a tre figure professionali complementari: Vanna Quattrini, Pietro di Matteo e Barbara Nicolini DI ALESSANDRA BIGOTTA

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l 2019 è un anno chiave per Bagutta e non solo perché segna l’80esimo anniversario dell’azienda di camiceria Cit, cui il brand fa capo, con quartier generale ad Arcore in Brianza. «Valorizzare il nostro core business, sondando in parallelo territori nuovi o finora non abbastanza esplorati: un fatto di investimenti in strategie, macchinari, tecnologie ma soprattutto in persone di grande professionalità». Esordisce così l’a.d. Antonio Gavazzeni, presentando tre figure complementari con le quali la famiglia fondatrice proietta Cit e Bagutta nel futuro. Si tratta di Vanna Quattrini, nuova designer di Bagutta donna, Pietro di Matteo che riveste il ruolo di product manager uomo e Barbara Nicolini, consulente partner dello studio Costanzo & Associati oltre che esperta di fashion & luxury, che occupandosi di organizzazione aziendale sta integrando un piano industriale per l’azienda attraverso il talent management, l’overview dei processi relativi alle funzioni commerciali e al prodotto, l’inserimento di ulteriori risorse e la creazione di nuove attività. «Cit possiede skill uniche al di là dei brand di proprietà, essendo un punto di riferimento anche per le licenze (vedi Robert Friedman, ndr) e le partnership con nomi di rilievo del made in Italy - osserva Nicolini -. Un ambito in cui può fare ancora di più e qualcosa si sta già muovendo». Ma anche il potenziale di Bagutta va sfruttato al massimo e rientra in quest’ottica la scelta di scommettere su Vanna Quattrini per il côté femminile e su Pietro di Matteo per l’uomo: Quattrini ha all’attivo collaborazioni con brand del calibro di Alessandro Dell’Acqua, Msgm e

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nuove sinergie

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1. Una preview della SS 2020 della donna Bagutta 2. Antonio Gavazzeni 3. Barbara Nicolini 4. Una camicia della nuova collezione Bagutta 5. Vanna Quattrini 6. Pietro di Matteo

Dondup. Chi meglio di lei per ridisegnare il guardaroba della donna Bagutta, all’insegna di un total look leggero e sofisticato? Il filo conduttore è una nuova contemporaneità, di cui si è avuto un assaggio durante Hoas, manifestazione torinese in cui Bagutta ha portato per la prima volta in pedana il womenswear, nell’ottica più ampia di aprirsi agli eventi - soprattutto nel monomarca milanese di via San Pietro all’Orto e alla presenza sui social. La distribuzione di Bagutta donna viene affidata alla showroom di respiro internazionale Elisa Gaito, che si aggiunge agli altri partner storici del marchio, forte in aree come Usa, Giappone, Scandinavia, Germania e Belgio. In parallelo, Pietro di Matteo fa tesoro della sua esperienza in Lardini per portare una ventata di novità alle proposte maschili, tra cui per la prima volta la giacca-camicia. Un new deal tutto da scoprire a Pitti, in uno stand rinnovato e arricchito da una live performance di Arialina Ruzzenenti. ■

bemberg e il progetto in&out La fibra di nuova generazione Bemberg presenta a Pitti un progetto speciale per il lining, in collaborazione con Aiuffas (associazione rappresentativa dell’industria europea dei filamenti sintetici, artificiali e della seta) e con alcuni giovani stilisti internazionali, nonché laureandi in Design per il Sistema Moda al Politecnico di Milano. Si tratta di In&Out, che si declina al salone nella presentazione di alcuni capi in cui la fodera, tradizionalmente declinata all’interno degli abiti, diventa un elemento distintivo nelle creazioni di lusso e design. Nata dalla trasformazione in chiave smart-tech dei linter di cotone, Bemberg fa capo al gruppo Asahi Kasei.


FREDDY

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«noi l’atheisure ce l’abbiamo nel Dna» Carlo Freddi torna al salone dopo dieci anni e svela la colab con il coreografo Luca Tommassini. In attesa di ripartire con numerosi progetti: altri tre brevetti che puntano a bissare il successo del Wr.Up e un nuovo concept retail

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1. Carlo Freddi, fondatore del brand 2. 3. Lo stile della nuova collezione firmata con il coreografo Luca Tommassini

DI Angela tovazzi

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rande rentrée, per Freddy, a Pitti Uomo. Il brand di athleisure nato oltre 40 anni fa varca i cancelli della Fortezza con un bagaglio pieno di novità, a partire dall’inedita collaborazione con uno dei guru della danza come Luca Tommassini, che ha firmato una collezione di capi genderless, in versione black and white e dalle stampe esclusive. Ne parliamo con il fondatore del marchio, Carlo Freddi. Come è nata questa partnership? Io e Luca ci conosciamo da molto tempo. C’è stima reciproca ed è bastata una sola parola per decidere di intraprendere questa avventura. A Pitti portiamo una collezione dove il cuore sportivo di Freddy si mescola a spunti lifestyle, per pezzi unisex, da portare in qualsiasi occasione. In che direzione si sta evolvendo Freddy? Oggi tutti, comprese le griffe, cavalcano il trend dell’athleisure, ma noi questa ispirazione ce l’abbiamo nel dna. L’intuizione di abbinare performance con estetica, sport con lifestyle, per Freddy è nata 43 anni fa. Questa è la mission che portiamo avanti, sintetizzata nel payoff “The Art of Movement”. Abbiamo appena depositato tre nuovi brevetti, con i quali puntiamo a bissare il successo del nostro iconico pantalone Wr.Up. Parliamo di numeri. Come avete chiuso il 2018 e che progetti avete? Abbiamo archiviato l’esercizio a 50 milioni di euro di fatturato, in linea con il 2017, allineando per la prima volta i ricavi provenienti dal mercato italiano e quello estero. In forte crescita sono le vendite online:

nel 2018 valevano il 6,5% del giro d’affari complessivo, ma già nei primi mesi del 2019 siamo saliti al 9,5% e contiamo di arrivare al 10% delle vendite totali entro la fine dell’anno.

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Che ruolo avranno gli store fisici? Fondamentale. Siamo presenti in 44 Paesi, con un network di multibrand e oltre 60 monomarca, con nuove aperture in vista, tra cui in Israele e Sudafrica. Il canale fisico ti dà quello che non offre Internet: l’emozione. Vedere un cantante in Tv o a un concerto non è la stessa cosa. Ecco, andare in negozio è come andare a un concerto. Per questo stiamo creando un nuovo concept retail: tecnologico sì, ma questo oggi è ormai scontato. Sarà un format speciale, unico, coinvolgente, in modo che il cliente ■ abbia voglia di girarlo e di scoprirlo.

LA CARRIE

dalle borse al beachwear

La Carrie evolution. Doppio debutto per il marchio di borse che fa capo all’azienda BigFoot, che per la prima volta fa il suo ingresso a Pitti Uomo, diversificando l’offerta. Dopo essersi fatta notare sul mercato grazie a borse glamour e contemporary, la collezione lanciata da Paola e Francesco Amatori ha creato una linea Summer-oriented, primo step di una strategia di marketing e commerciale volta a creare delle capsule one shot, dedicate a precisi momenti ed esigenze del mercato. Ecco allora che per l’arrivo dell’estate la label porta in Fortezza (insieme alla linea Queen, lanciata la scorsa stagione, in versione Spring-Summer 2020) un total look “marittimo” , con scarpe, borse, copricostumi e bikini, in perfetto mood La Carrie. Con una presenza in oltre 500 multimarca, il brand di Castel Bolognese punta a chiudere il 2019 con un’accelerazione del 30%, a quota 3,8 milioni di euro. (a.t.)

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guest nation

8on8

Studi al London Fashion Institute, lo stilista Gong Li ha lanciato il menswear 8ON8 nel 2017, basandolo sulla passione per il tailoring, interpretato in chiave street e outdoor.

LA NEW WAVE CINESE in riva all’arno Si rafforza l’asse Pechino-Firenze. Nella location delle Grotte sbarcano dieci promesse dello stilismo from China, pronte a giocarsi la carta di Pitti Uomo. Momento clou la sfilata di Pronounce, con la moda del duo creativo Yushan Li e Jun Zhou

the flocks

Il progetto nasce nel 2016 su iniziativa di Nan Lang, con l’idea di riunire una community di giovani che realizzano abiti, accessori e oggetti nel segno degli stessi ideali.

DI ANGELA TOVAZZI

percy lau

Nato nel 2013, il brand punta a valicare i confini dell’eyewear, con creazioni che invitano a esplorare il mondo da prospettive insolite.

UNTITLAB

Piattaforma creativa con focus sulle calzature e gli accessori moda, Untitlab è frutto di un’idea dello shoe designer Sans, in collaborazione con Tian Cai e Justin Zen.

ffixxed studios

Attivo dal 2010, il ready-to-wear di Fiona Lau e Kain Picken dà vita ad abiti e oggetti dall’estetica fluida, on stage alle fashion week di Tokyo, Parigi e Shanghai.

private policy

pronounce

Yushan Li e Jun Zhou portano in passerella un brand, attivo dal 2016, che parte dal sartoriale per esplorare nuove forme di espressione creativa, superando stereotipi di genere e déjà vu. Protagoniste anche una versione decostruita delle scarpe Converse Jack Purcell e una mostra fotografica di Leslie Zhang.

Il brand di Haoran Li e Siying Qu è dedicato a chi ama la moda e si prende cura del mondo, grazie a contenuti ispirati a temi sociali, politici e ambientali.

STAFFONLY

samuel guÌ yang

Cresciuto a Shenzhen e trasferitosi in U.K., dove ha studiato alla Central Saint Martins, Yang ha creato uno studio di design multidisciplinare a Londra, che si occupa di abbigliamento, oggetti e stampe.

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Mixa atmosfere geek e materiali innovativi, per rivoluzionare, con leggerezza, la moda maschile: questa la mission di Staffonly, nato nel 2015 da un’idea di Shimo Zhou e Une Yea.

danshan

Le dinamiche di genere sono al centro del lavoro della stilista cinese Dan e del designer Shan di Hong Kong, laureati alla Central Saint Martins nel 2012.



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LUBIAM

«Il Su misura È il nostro driver di crescita» La personalizzazione è uno degli asset dell’azienda mantovana, pronta a nuovi progetti, tra cui il restyling della showroom a N.Y., con vista su Central Park, e la prima capsule donna L.B.M. 1911. Ce ne parla Edgardo Bianchi DI ANGELA TOVAZZI

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ome avete chiuso il 2018? Abbiamo visto consolidarsi il fatturato dell’anno precedente, con un miglioramento dell’utile netto del 5%. Tra i segmenti in progress c’è sicuramente il servizio Su Misura, che nel primo quadrimestre del 2019 è a +13% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: un comparto che incide per il 12% circa sul fatturato e che per noi continua a rappresentare un key driver di crescita fondamentale, al centro dei nostri piani di investimento. Come sta andando il flagship L.B.M. 1911 di via della Spiga? Lo store ha chiuso il 2018 con un +34% e nel primo quadrimestre del 2019 ha messo a segno un ulteriore +25%. Sono dati che ci permettono di affermare che il progetto intrapreso nel 2015 sta portando buoni frutti: la scelta di aprire nel Quadrilatero ci ha permesso di valorizzare ulteriormente il brand e di costruire un punto di riferimento in una location strategica. Quali le proiezioni per l’autunno-inverno 2019/2020? Riguardo al mercato al dettaglio possiamo ritenerci soddisfatti. L’Italia si mantiene stabile, mentre per l’export abbiamo registrato un +5,7%. In particolare, all’estero Luigi Bianchi Mantova e L.B.M. 1911 sono cresciuti rispettivamente del 13,3% e del 4,4%. Tra i mercati chiave si riconfermano gli Stati Uniti (+16%), la Germania (+61%), la Spagna (+43%), la Svizzera (+11%), Belgio e Olanda (+16%), ma ci sono anche nazioni che ci hanno piacevolmente sorpreso con una crescita significativa, come l’Irlanda, il 2 Kazakistan e la Danimarca.

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1. Edgardo Bianchi, a.d. e direttore amministrativo e finanziario della Lubiam 2. Una proposta L.B.M. 1911 Spring-Summer 2020

Quanto incide l’export? Rappresenta il 46% del fatturato. All’estero abbiamo tanti progetti, in primis il completo restyling della nostra showroom a New York, che stiamo realizzando proprio in questi mesi: uno spazio grande e prestigioso, con vista su Central Park, dove vogliamo valorizzare al massimo l’esposizione delle nostre collezioni e offrire ai nostri clienti un’accoglienza e un’esperienza squisitamente italiane. L’obiettivo è ricreare un ambiente che esprima il nostro essere made In Italy, la nostra storia, il nostro saper fare e che ci rispecchi al 100%. Nuove iniziative in cantiere? All’interno della collezione L.B.M.1911 abbiamo realizzato una capsule collection di giacche donna: un progetto che molto probabilmente verrà ampliato nelle prossime stagioni. L’azienda sta poi proseguendo nel suo percorso di evoluzione in un’ottica di Industria 4.0, confermando nel 2019 le risorse previste, così come una serie di azioni volte allo sviluppo e alla valorizzazione del sito produttivo di Mantova, sede storica dell’azienda dal 1939, sia attraverso l’acquisizione di strumentazioni sempre più all’avanguardia, sia con dei piani di formazione continua per valorizzare ed estendere le competenze interne. ■

Save the Duck in missione con Alex Bellini Continua la missione green di Save the Duck. Il brand animal friendly nell’orbita del fondo Progressio arriva a Pitti Uomo in compagnia di Alex Bellini (ospite nello stand del marchio mercoledì 12 giugno), l’esploratore e mental coach protagonista di 10 Rivers 1 Ocean, l’impresa alla scoperta dei dieci corsi d’acqua più inquinati della Terra, quelli che trasportano l’80% della plastica che giunge negli oceani, sottraendola al riciclo. Proprio in questa direzione rema il marchio guidato da Nicolas Bargi, che a Firenze porta una novità assoluta: la Circular Economy Jacket, «il primo capo al mondo prodotto con 100% di materiali totalmente riciclabili». Il tessuto esterno è il Nety, realizzato in nylon 100% riciclato Econyl, una fibra ottenuta dalla rigenerazione delle reti da pesca e dal riuso di nylon. Anche le zip sono in Nylon 6 e, come l’imbottitura e la fodera, sono completamente riciclabili. Tra le novità della main collection anche l’introduzione della linea Sportswear, che amplia l’offerta del brand con camicie, T-shirt, polo, felpe, pantaloni, short e costumi. (a.t.)

Ied: cinque capsule per salvare l’ambiente L’appuntamento è martedì 11 giugno: Pitti Uomo accende i riflettori su cinque capsule ecosostenibili, realizzate dagli studenti dello Ied nell’ambito del progetto The time is now! lanciato dall’Istituto Europeo di Design insieme a Detox-Cid e Greenpeace Italia. (a.t.)


Lumberjack ha il piacere di invitarla al Pitti a scoprire la nuova Collezione Spring Summer 2020

NEW LOCATION

Pad. Fureria Urban Panorama Stand 11

Pitti Immagine Uomo 96 Firenze 11-14 Giugno 2019 Pad. Fureria - Urban Panorama - Stand 11


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OOF WEAR

«Ancora più fashion, più eco, più digital»

Piquadro lancia Downtown, gli zaini a prova di city traveller

Il marchio dell’azienda trevigiana Nyky, che rappresenta ormai il 25% del fatturato, cambia marcia. Obiettivo: diventare un lifestyle. Parola di Alessandro Biasotto

Mai più senza uno zaino. Nato per la vita all’aria aperta e le escursioni in montagna, oggi questo accessorio è imprescindibile per professionisti e manager, startupper e creativi: un contenitore urbano per accogliere i device tecnologici del day-by-day contemporaneo e facile da indossare su tutti i mezzi di trasporto. Proprio alla tribù dei city traveller ha pensato Piquadro con la nuova linea Dowtown, sintesi di performance, estetica e tecnologia. Forme mutuate dall’outdoor e dallo sport si abbinano a pellami italiani pregiati, con inediti accostamenti di colore. Segni particolari: accanto agli scomparti imbottiti per pc e iPad, trademark di Piquadro, spiccano altri dettagli intelligenti, come la tasca portaombrello e porta-bottiglie, il portachiavi e la fascia per agganciare lo zaino al trolley. (a.t.)

Come sta evolvendo il concept di OOF Wear? Abbiamo deciso di spingere su quello che è il nostro dna. A Pitti portiamo una collezione rappresentativa di questo cambiamento, con pezzi iconici e rivisitati in chiave fashion e uno stand completamente rivoluzionato, più in linea con il prodotto. Abbiamo introdotto nuovi tessuti per uscire dal mondo del nylon, che dava una connotazione un po’ troppo sportswear alla linea, come i tinti filo di viscosa con righe camiceria studiate da noi, ricami di pailette giganti o il check in tinto filo. Stiamo anche aprendo nuovi orizzonti nel mondo del jersey. Must di OOF Wear rimangono l’uso del colore, le forme e i volumi over e l’impegno nella moda sostenibile, grazie all’utilizzo di una eco-pelle dalle tinte brillanti e alla scelta, per i capi più primaverili, dell’ovatta eco certificata DuPont-Sorona. Un’altra novità è il lancio di OOF To Go... Si tratta di un progetto che dalla SpringSummer 2020 farà parte di tutte le collezioni e che si identifica con un prodotto ricercato e ironico, dedicato a chi vuole sentirsi unico nella quotidianità. Per questa stagione abbiamo ideato un poncho e una felpa in nylon, in cui fashion e praticità sono tutt’uno. I capi possono essere ripiegati all’interno di un astuccio o nella tasca del capo stesso, diventando sempre più versatili e polifunzionali. Quanto incide OOF Wear sul fatturato dell’azienda? Al momento per il 25%, ma vogliamo crescere: crediamo molto in questo progetto. OOF Wear ha costruito una rete di circa 600 clienti multimarca

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sparsi in tutta l’Europa, Cina, Giappone, Corea e Russia, con una quota export pari al 50%. State pensando anche al retail? Al momento ci stiamo concentrando sulla rete di multibrand, ma quella dei monomarca è un’iniziativa che svilupperemo a breve nelle principali capitali europee e in partnership con il mercato asiatico. Stiamo studiando un progetto pop up/corner per entrare nei più grandi department store. Come va l’e-commerce? Al momento rappresenta il 3-4% del fatturato, ma non vogliamo fermarci qui. Stiamo spostando la strategia comunicativa nel digital, per spaziare sempre di più in questo mondo, che ormai è il futuro di tutte le aziende moda. Abbiamo anche deciso di strutturare il sito con una nuova immagine più engaged, al fine di creare una vera community. Uno degli obiettivi è dialogare con un pubblico che si identifichi totalmente nel brand: OOF Wear deve diventare un lifestyle. (a.t.) 1. Alessandro Biasotto, ceo di Nyky, e Michela Klinz, direttrice creativa di Momonì, altro brand del gruppo insieme ad Attic and Barn 2. Un capo OOF 2 Wear

PARAJUMPERS

Beyond the outerwear Il marchio di capispalla di lusso nato del 2006 dall’incontro tra il designer Massimo Rossetti e un membro del 210th Rescue Squadron in Alaska, spinge l’acceleratore sull’innovazione. A Firenze fanno il loro debutto nuove versioni di pezzi iconici come i Masterpiece, Windbreaker, All Weather ed Extra Light (che si aggiungono ai piumini), ma anche creazioni messe a punto con alcuni guest designer, come il giapponese Yoshinori Ono e l’italiano Leonardo Fasolo, all’insegna di ricerca e sperimentazione. Obiettivo del marchio, che ha chiuso il 2018 con una crescita double digit a oltre 62 milioni di euro di fatturato, consolidare la propria presenza wholesale su scala internazionale, aggiungendo altri multimarca top. A dare man forte all’immagine arriva anche la nuova campagna Fall-Winter 2019, scattata a Brooklyn in collaborazione con il personaggio locale Gitoo e il duo di fotografi e curatori Marcus Troy e Naskademini. (a.t.)

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TOKYO fashion award

A Touch si intrecciano le storie di sei finalisti Marangoni sfila in via de’ Tornabuoni La sfilata dell’Istituto Marangoni Firenze dà il calcio d’inizio a Pitti Uomo: l’appuntamento è infatti in programma alle 18 di lunedì 10 giugno, alla vigilia della quattro giorni del menswear. Nel quartier generale dell’Istituto Maragoni FIrenze, uno storico palazzo in via de’ Tornabuoni (una delle strade più rappresentative della città e della sua storia), gli studenti del terzo anno presentano le loro creazioni, in una sfilata che rappresenta il momento finale e culminante dell’anno accademico. Sono circa 200 i posti a sedere destinati agli ospiti, ma in realtà il pubblico potrebbe essere molto più numeroso, perché nell’ottica della massima inclusività il fashion show è aperto al pubblico. (a.b.)

Anei, Cinoh, JieDa, Nobuyuki Matsui, Postelegant e Rainmaker: modi diversi di interpretare il dna giapponese, contaminandolo con influssi street

Sul filo conduttore di uno stile che supera le stagioni, salgono alla ribalta di Touch! le creazioni dei sei finalisti del To-kyo Fashion Award: brand che definire emergenti è limitativo, ognuno con una storia da raccontare e una declinazione differente del dna giapponese. Riflettori accesi su Anei, Cinoh, JieDa, Nobuyuki Matsui, Postelegant e Rainmaker. Ripercorrendo l’iter di Anei, si scopre che il suo creatore, Yu Haneishi, non è certo un debuttante, avendo collaborato con Yohji Yamamoto alla collezione Y-3 ed essendo stato project leader di Visvim. Con Anei il designer segue il filone della funzionalità unisex. Quanto a Cinoh, la linea che fa capo a Chino Takayuki punta sulla coerenza e longevità dei capi. «Non mi interessano le mode passeggere - dice Chino Takayuki -. La mia fonte di ispirazione è un guardaroba che duri a lungo». Ha già 12 anni JieDa, label in capo a Hiroyuki Fujita, che prima di lanciarla ha lavorato a lungo nella fashion industry, senza

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contare l’attività di retailer con lo store Kikunobu a Tokyo. Formazione eclettica sia per Nobuyuki Matsui, che ha frequentato corsi di psicologia prima di approdare al London College of Fashion, che per Yuya Nakata: l’artefice di Postelegant ha studiato a Parigi e Nagoya, dove si è laureato in Arte e Scienze, per poi diplomarsi in Fashion al Bunka College. Per finire, Rainmaker: frutto della sinergia tra Koichi Watanabe e Ryutaro Kishi, rielabora in chiave contemporanea dettagli della moda giapponese ed è anche insegna di un negozio a Kyoto, sede del marchio. (a.b.)

1. Una proposta di Holzweiler 2. Lo stile contemporary di Mfpen

Il Manifesto della creatività scandinava Si rinnova l’intesa tra Pitti Immagine e Revolver Copenhagen: all’Arena Strozzi torna alla ribalta Scandinavian Manifesto, selezione di brand danesi, svedesi e norvegesi. Un progetto che vede protagonisti i marchi Forét, Garment Project, Holzweiler, Jeanerica, Klättermusen, L’Homme Rouge, 1 Mfpen, Norse Projects, Rains, Rue de Tokyo, Schnayderman’s, Soulland, Tonsure e Unridden. La compagine più numerosa è quella delle label danesi: si va da Forét, marchio fondato nel 2014 dagli amici d’infanzia Jeppe e Jesper, al lifestyle di Garment Project, fino a Mfpen, sinonimo di relaxed tailoring, Norse Project e Rains, un rainwear molto originale nato nel 2013. Arrivano dalla Danimarca anche Soulland, il cui direttore creativo Silas Adler ha vinto nel 2014 il Dansk Fashion Award, Tonsure - nato da un’idea di Malte Flagstad,

Un outfit di JieDa, marchio disegnato da Hiroyuki Fujita

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già nella squadra di Maison Margiela - e Unridden, fondato dal surfer Søren Alminde. Basato a Copenhagen Rue de Tokyo, frutto delle esperienze di David Andersson Sahlin in giro per il mondo. Born in Sweden il denim evoluto di Jeanerica, l’“understated nordicness” di Klättermusen, le camicie di Schnayderman’s e L’Homme Rouge, vincitore nel 2017 dello European Woolmark Prize. Norvegese Holzweiler, un progetto che comprende abbigliamento, accessori e, lanciate recentemente, le calzature. (a.b.)


gum-design.com


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Si parte con quattro capi

Herno in difesa dell’ambiente con la nuova label Globe Con Herno Globe il marchio si impegna ad avere nelle collezioni future capi che rispettino canoni ecosostenibili. «Uno step imprescindibile per la filiera della moda», spiega il presidente, Claudio Marenzi

evoluzione in chiave lifestyle

Rifle: dopo scarpe e calzature arriva anche il childrenswear Il brand è in pista con tante nuove iniziative: dalle aperture di negozi alle licenze. Dopo l’underwear sono arrivate le calzature e a Pitti Bimbo sarà il momento del childrenswear. Focus anche sull’internazionalizzazione, come racconta il presidente e ceo, Franco Marianelli

Il piano di rilancio di Rifle procede a tappe serrate: nel giro di un mese il brand di jeanswear è diventato insegna di tre negozi in altrettanti poli dello shopping a Catania, Sesto San Giovanni e a Locate Triulzi (in alto, lo store all’interno di Scalo Milano). In parallelo sono arrivate le licenze: prima l’underwear con Gieffe, poi le calzature con Sport Commerce Italia e infine, recentissimo, il childrenswear. «Abbiamo appena siglato un’intesa con il gruppo Mauli di Revello, in provincia di Cuneo, titolare delle insegne Idexè - racconta Franco Marianelli, presidente e ceo di Rifle -. Una nuova liaison che testimonia il nostro impegno e i buoni risultati nel percorso di reboot del marchio. Basti pensare che i nuovi licenziatari sono venuti a cercarci». «Conferme ribadite anche dai nostri partner agenti e distributori - prosegue - che per la Spring-Summer 2020 ci hanno comunicato budget nettamente superiori rispetto alla stagione precedente». I segnali positivi si riflettono nei numeri di turnover, che fanno prevedere una chiusura di anno a quota 22 milioni, rispetto ai 20 del 2018, con l’uomo che copre una percentuale del 70% sul totale. La linea di childrenswear debutterà a Pitti Bimbo, nello stand di Mauli, mentre a Pitti Uomo, accanto alle proposte per la prossima estate (a sinistra), si vedranno i primi frutti dell’intesa con Sport Commerce Italia per le calzature: sotto i riflettori, una selezione di un paio di modelli di punta declinati in tanti colori. Un percorso che porta sempre più il marchio nella sfera del lifestyle, con il denimwear che copre una quota del 35% del turnover. «Intanto l’azienda spinge l’acceleratore sull’internazionalizzazione: oggi l’export vale una quota di circa il 20% sul fatturato totale, ma stiamo ampliando il raggio di azione verso nuovi Paesi - conclude Marianelli -. A Russia, Scandinavia e Danimarca si aggiungono Polonia e Balcani, con le new entry Grecia, Spagna, Portogallo, Germania e Svizzera». (c.me.)

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Herno spinge l’acceleratore sulla sostenibilità con la nuova etichetta Globe, che da oggi contraddistingue tutti i progetti green dell’azienda. Un’iniziativa che parte dalla Spring-Summer 2019, con quattro capi iconici del guardaroba maschile: un gilet, un parka, una giacca militare e un bomber con cappuccio. Tutti i modelli sono realizzati in tessuto composto per l’84% da nylon riciclato, così come zip e bottoni. L’imbottitura, dove prevista, proviene dal circuito di recupero delle piume. In sintonia con l’intero progetto anche le tinture, rigorosamente di origine vegetale: la buccia di cipolla è impiegata sia come colorazione di base sia per creare la nuance del giallo, l’uva per la scala dei viola, il carbone di bamboo per i grigi e i neri, le olive per i verdi, le foglie di indaco per i blu. Un approccio raccontato ai consumatori attraverso la label interna, che spiega il progetto e il prodotto. «Herno Globe rappresenta un ulteriore impegno del brand nella difesa dell’ambiente - spiega Claudio Marenzi, presidente di Herno -. Siamo convinti che la sostenibilità sia un progetto di trasformazione imprescindibile anche per la filiera della moda. La riteniamo un’occasione di accrescimento culturale e di formazione, di sensibilità e di scelte consapevoli, sia aziendali che personali. Sono le stesse scelte che a livello globale stanno determinando la fine del fast fashion, a favore di una modalità di acquisto ponderata, di qualità». «Le nostre giacche con etichetta Herno Globe - conclude Marenzi - rappresentano un processo di cambiamento già avviato in Herno perché irrinunciabile in una logica di sistema, con obiettivi e valori comuni, che avrà conseguenze tangibili per il nostro pianeta negli anni a venire». (c.me.)



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Rrd-Roberto Ricci Designs

«Con Down Under la libertÀ di movimento non ha confini» Niente cuciture e chiusure per i nuovi capi del progetto Down Under di Rrd. Ne parla Roberto Ricci, il fondatore del brand, pronto a debuttare con l’ecommerce e a inaugurare la showroom milanese, durante Milano Moda Donna

Puntate a dare avvio a un piano retail? Per adesso no: ci piace restare nei negozi appassionati di moda. Quale il turnover della collezione nel 2018? Cresciamo con progressioni double digit. Nel 2018 il fatturato è salito del 18%, con l’uomo che vale il 70% e la donna il 30%. Per il 2019 puntiamo a evolvere del 21%: la donna è destinata a guadagnare terreno, con una quota del ■ 40% sul giro di affari.

DI CARLA MERCURIO

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oberto Ricci spinge sempre più in alto l’asticella della ricerca e presenta a Pitti Uomo un nuovo capitolo della holistic technology, marchio di fabbrica della sua label Rrd, ossia l’unione di vari materiali per arrivare a un singolo tessuto, più performante della somma dei singoli componenti. Un percorso di ricerca che va in direzione di un 2 comfort totale. Per la prossima estate le parole chiave sono Down Under e Progetto Liberty. Ce ne parla il fondatore della label, che cresce double digit e si prepara a debuttare con il sito di e-commerce. Quali le novità di prodotto significative che presentate per la prossima estate? La novità centrale della collezione può essere sintetizzata nell’uso più estensivo del progetto Down Under, ovvero tessuti e design di capi super stretch e senza cuciture. Il team r&d e l’ufficio stile hanno puntato in maniera sempre più decisa sulla libertà di movimento, ottenuta grazie all’uso di tessuti ultra-elastici (tra cui primeggiano quelli in Lycra) e traspiranti, sottoposti a trattamenti antibatterici per favorire un uso giornaliero più confortevole, senza dover ricorrere a lavaggi frequenti. Quali sono le proposte iconiche? Sono i nuovi blazer uomo e donna costruiti con mano sartoriale combinata alla holistic technology, e nei pantaloni il Chino Down Under uomo e lo Smoke Lady, costruiti sempre con mano sartoriale e con Lycra super light. Inoltre abbiamo stretto una collaborazione con il marchio Liberty di Londra

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Re-Hash punta sui corner per raccontarsi in negozio 1

1. Roberto Ricci, fondatore di Rrd 2. All’insegna della libertà di movimento le proposte della collezione Rrd per la prossima estate

per l’uso delle sue stampe storiche su camicie e vestiti da donna realizzati con tessuti techno/stretch. Siete in procinto di aprire una showroom a Milano: quando? Il nuovo spazio di via Tortona 31 è operativo già con la collezione estiva, ma la vera e propria inaugurazione verrà fatta a settembre, in occasione della settimana della moda. Quanto contano i mercati stranieri? L’export rappresenta il 10% del nostro turnover. La crescita all’estero è più lenta del previsto, ma contiamo di cambiare marcia nel 2020. Lancerete un vostro sito di e-commerce? E quanto valgono per voi le vendite online su altre piattaforme? Il portale sarà operativo tra la metà e la fine del prossimo luglio. Fino a oggi abbiamo venduto il 100% del nostro prodotto solo a retailer offline, per cui non sappiamo esattamente quale sia la loro percentuale di sell out online. Stimiamo possa essere intorno al 10-15% .

Cambia pelle a Pitti Uomo il brand del denimwear Re-Hash, che si racconta con un inedito spazio espositivo, riletto nell’estetica, per sottolineare il suo nuovo posizionamento. Un concept che sarà poi replicato con un progetto di corner. L’obiettivo è dare risalto ai capi all’interno dei negozi, tramite spazi dedicati. Una scommessa importante per la label, oggi presente in 350 punti vendita, che mira a comunicare i propri valori, a partire dalla scelta dei dettagli per arrivare alla qualità del made in Italy. Il sistema di espositori modulari scelto è stato studiato per inserirsi in store evoluti e di respiro internazionale: una decisione mirata da parte della label, impegnata in un percorso di internazionalizzazione che vede nuove collaborazioni in Germania, Scandinavia e Belgio, accanto al rafforzamento della presenza in Francia, Spagna, Olanda e Svizzera, senza dimenticare Canada, Medio Oriente, Europa dell’Est e Russia. Ferro, legno, vetro, velluto e lamiere in oro sono i materiali scelti, declinati in colori sobri, con lavorazioni riprese dalla tradizione artigiana e dal patrimonio culturale dell’azienda abruzzese F.G. 1936, cui fa capo il marchio. (c.me.)



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L’evento di Jacob Cohën/Jennifer Tommasi bardelle

«From heritage to the future, diamo forma ai nostri sogni» Una linea di sneaker “made to order” e una limited edition di candele sotto i riflettori a Palazzo Gondi: Jennifer Tommasi Bardelle amplia gli orizzonti di Jacob Cohën in un’ottica lifestyle. E si prepara al lancio del childrenswear a Pitti Bimbo

From heritage to the Future: si intitola così l’evento che vede protagonista Jacob Cohën a Firenze, a Palazzo Gondi, la sera dell’11 giugno. Un percorso studiato per enfatizzare l’essenza tailormade del brand, tra installazioni, suoni, video e sensazioni olfattive, suscitate dal profumo iconico spruzzato sui jeans del marchio, che aleggerà nei saloni della location. «Un punto di partenza verso una dimensione lifestyle, che supera i confini dell’abbigliamento uomo e donna, nel rispetto del dna della label», racconta Jennifer Tommasi Bardelle, presidente di Jacob Cohën Spa. «Nel corso dell’evento - prosegue - presentiamo due iniziative sul filo conduttore dell’esclusività: una proposta Made to Order di calzature, che si lega al mondo delle sneaker, e una limited edition handmade di candele, parte della linea Home Fragrances». La serie di scarpe Made to Order è la punta di diamante del progetto calzature nato lo scorso anno: «Dopo un primo test effettuato nei nostri monomarca abbiamo presentato agli agenti a budget chiuso, lo scorso aprile, una prima collezione: un successo!» Si tratta di una proposta di luxury sneaker realizzate in denim e cavallino di qualità Dolmen, con rivetti e finalini in palladio personalizzati e rifinite manualmente. «E a Firenze facciamo un passo avanti con una creazione all’insegna della personalizzazione, rivolta esclusivamente ai monomarca e ai department store, che verrà consegnata in quattro settimane - racconta la presidente -. Abbiamo ideato una concept box in pelle bottalata blu con logo-chiusura in ottone, che contiene una scarpa da uomo e una da donna con tutte le possibili varianti. Ci saranno 30 colori di cavallino, dieci tipi di denim, di nabuk e di pelle, otto colori di suola, 20 diverse tinte di lacci e una decina di puller sul retro, con i finalini e i rivetti disponibili in palladio, rutenio, oro e diamanti». Stessa cura per le candele: una limited edition in cera di soia aromatizzata con il profumo dei jeans, con bicchiere dipinto a mano in doppio strato di foglie d’argento, ricoperto di cavallino Dolmen e con cuciture a mano. Ma le novità non finiscono qui: tra qualche giorno il marchio lancia a Pitti Bimbo il childrenswear, sempre sotto il segno del made in Italy: «La collezione è gestita da noi ed è interamente made in Veneto. Abbiamo fatto un primo test già da questa stagione estiva e dall’inverno abbiamo affidato la distribuzione a Guffanti con ottimi risultati, dal momento che ci hanno aperto le porte realtà come LuisaViaRoma e Tsum». «Al salone - anticipa - ricostruiremo la casetta di Baywatch tutta in denim, con i surf veri made in Puglia». Nicola Bardelle lo diceva sempre: «Go to bed with a dream, wake up with a purpose»: lo scopo, ora, per Jennifer Tommasi Bardelle è preparare il terreno per la nuova Jacob Cohën, in vista della cessazione del rapporto di licenza con Giada. (c.me.)

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un nuovo punto di vista

Paul & Shark reinterpreta il suo dna con i drop firmati da Greg Lauren

Presente a Pitti Uomo con le collezioni per la prossima estate, Paul & Shark ha lanciato di recente una colab con Greg Lauren, artista americano versatile, attore e designer di una sua linea di capi d’alta gamma maschili, nonché nipote di Ralph Lauren. Una nuova freccia all’arco del brand, in direzione di un ampliamento degli orizzonti creativi, nel rispetto del suo dna. La collezione è un total look maschile che si compone di tre drop: il primo, disponibile in store da questo mese, è composto da sette pezzi unici realizzati artigianalmente nello studio dell’artista a Los Angeles e destinati a una selezione di nove top retailer nel mondo. Il secondo drop - che sarà presentato a Parigi con un evento speciale il prossimo 20 giugno, in occasione della fashion week - e il terzo saranno sul mercato rispettivamente a gennaio e giugno 2020 e verranno realizzati in-house da Paul & Shark. La collezione reinterpreta le proposte iconiche della label filtrate secondo la particolare estetica di Greg Lauren, che si esprime attraverso scomposizioni e ricomposizioni. «Greg Lauren - racconta Andrea Dini, presidente e a.d. di Paul & Shark (nella foto con Lauren) - ha dimostrato un grandissimo rispetto ed entusiasmo per ciò che Paul & Shark rappresenta ed è riuscito a creare una perfetta alchimia fra la sua personale visione e lo stile del marchio, oltre a costruire un rapporto meraviglioso col nostro ufficio stile». (c.me.)



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nel futuro piÙ SPAGNA E PORTOGALLO

Un’anticipazione della collezione Digel Move per la primavera-estate 2020

Digel: ancora più forte l’affinità elettiva con l’Italia In un anno a segno più come il 2018, per Digel-The Menswear Concept l’Italia ha superato le aspettative, con un aumento dei ricavi del 24% e un andamento brillante anche a inizio 2019

Grazie a un mix di stile e servizio, il marchio tedesco Digel-The Menswear Concept continua a guadagnare posizioni sul mercato italiano. «Nel 2018, un anno record con un fatturato di 120 milioni di euro, alimentato anche dal successo della linea di calzature, le performance dell’Italia sono state oltre le aspettative - commenta l’head of International del marchio, Cristobal Felipe Machhaus - con una crescita del 24% sul 2017, che non si è arrestata nei primi mesi del 2019: tra gennaio e marzo abbiamo registrato un incremento del 20%, con una punta del +30% per quanto riguarda l’offerta Never Out of Stock (Nos) nel core business degli abiti Mix&Match».

«Al di là dell’Italia - aggiunge il manager la situazione globale è sfidante, ma a oggi siamo fiduciosi nel fatto che centreremo gli obiettivi dell’anno. Penso che, dopotutto, l’unica risposta concreta alla situazione attuale sia rafforzare la partnership con la clientela e fornire oltre al prodotto un livello di servizio eccellente, nel quale il Never Out of Stock gioca un ruolo determinante». I prezzi medi sell in sono competitivi: sul nostro mercato si aggirano intorno ai 140 euro per un vestito Never Out of Stock in 100% lana made in Italy, ai 90 euro per una giacca sempre in pura lana e ai 50 euro per un paio di scarpe. Nella Penisola sono due

le priorità: «L’espansione retail, attraverso store partner e shop in shop - spiega Cristobal Felipe Machhaus - e il rafforzamento del servizio ai clienti multibrand, che comprende la formazione al personale di vendita, promozioni ed eventi. In quest’ambito pensiamo anche all’industria, che coinvolgiamo con le Digel Academies, realizzate insieme ai più famosi produttori di tessuti in lana». La distribuzione di Digel-The Menswear Concept è capillare: si parla di oltre 2.500 negozi multibrand, cui si aggiungono quattro monomarca in madrepatria e due all’estero. E l’e-commerce? «Sicuramente - risponde Machhaus - essendo Digel un marchio globale è importante avere una base solida in questo canale. Ma per noi ancora oggi le partnership sostenibili con i clienti wholesale restano al cen(a.b.) tro».

la brand extension sta dando i suoi frutti

Tagliatore cresce e pensa al retail Come spiega il direttore creativo e titolare del brand, Pino Lerario, «la città dalla quale vorremmo partire è Milano, ma prima bisogna trovare una location in perfetta sintonia con il nostro dna»

Un fatturato di 27 milioni di euro nel 2018, in aumento sul 2017, e la prospettiva di continuare a crescere: Pino Lerario - direttore creativo e titolare del brand Tagliatore e a capo di un’azienda da 200 dipendenti, con 400 capispalla prodotti quotidianamente - è fiducioso nel futuro, anche grazie alla strategia di brand extension iniziata da qualche stagione. «I risultati sono ottimi - afferma - anche grazie alle performance di Tagliatore 0205, la nostra collezione donna, che continua a progredire in termini di sell out. Pur senza sottovalutare le contrazioni del mercato, auspico o meglio prevedo un incremento fisiologico dei ricavi per il nuovo fiscal year». La distribuzione del marchio è capillare, in 450 punti vendita multibrand in Italia e 350 oltreconfine, con il nostro Paese come mercato chiave e un presidio forte di aree come il Giappone, la Germania e, a seguire, Svizzera e Olanda. A quando un monomarca Tagliatore? «Ci stiamo pensando - risponde lo stilista e imprenditore - anzi, qualcosa di più. Direi che l’espansione retail è una priorità, con Milano come città da cui vorremmo partire. L’importante è trovare una location che risponda alle nostre esigenze e a quelle della selezionata clientela cui ci rivolgiamo». Quanto all’online, l’e-commerce Tagliatore è presente negli e-store multimarca più qualificati e per ora è questo il canale privilegiato. Ma la situazione è in progress, anche a livello di comunicazione digitale, «uno strumento in cui confidiamo, ma solo in presenza di contenuti di qualità, credibili, in linea con i diversi social media e coerenti con il brand. I nuovi media ci permettono di dialogare con le persone in modo proattivo e costante, condividendo la nostra storia e instaurando un rapporto reale, basato anche sull’efficienza della customer care. Il rapporto diretto con il cliente, online e offline, è ciò in cui crediamo di più». (a.b.)

Un completo di Tagliatore per la SpringSummer 2020

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slam al traguardo dei 40 anni

molla gli ormeggi verso nuovi progetti «Siamo nati a Genova, con i piedi nell’acqua e la burrasca nell’anima», recita una nota su Slam: legato al mondo nautico, il marchio nato nel 1979 e acquisito da Finsea nel 2016 si evolve nel prodotto e nella distribuzione DI Alessandra bigotta

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avigare significa anche saper andare controvento e controcorrente. La modalità con cui Slam, iconico marchio genovese dal 2016 nell’orbita della holding Finsea, ha festeggiato i primi 40 anni lo ribadisce: niente prodotti esposti a Palazzo Ducale nel capoluogo ligure a fine maggio ma storie vere, raccontate attraverso i volti di una Genova vitale e combattiva. A immortalarli il fotografo Settimio Benedusi, che in tempo reale ha allestito il moodboard di I Am Genova 1979-2019 - questo il nome dell'happening -, per dare l'idea di una realtà in progress, riferendosi sia alla città che all'azienda. Perché Slam, allo scoccare del 40esimo, all’autocelebrazione preferisce i progetti. «Il brand ha mantenuto intatta l’identitàe legata alla vela - spiega l'a.d. Luca Becce - che applica all’abbigliamento sportivo la competenza acquisita sui campi di regata e con gli atleti. Ma negli ultimi tre anni sono cambiati l'assetto societario, il logo e la relativa immagine: la base per avviare un processo che per noi rappresenta un’assicurazione sulla vita». Un ruolo centrale è giocato dal prodotto. I capi Slam «hanno caratteristiche tecniche uniche, come dimostrano i pezzi forti che presentiamo a Pitti: il softshell che diventa vest smanicato riprendendo i dettagli delle

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nostre cerate, insieme alle polo e T-shirt in Polartec Delta, un tessuto ultralight e traspirante, che rinfresca il corpo durante l’attività sportiva, e alla capsule che si rifà alle regate Maxi Yacht e Swan Cup». Proposte che mettono d’accordo le generazioni: non a caso, testimonial della campagna primavera-estate 2019 è Marcello Lippi, un nome che non ha bisogno di presentazioni e che, tra l’altro, è legato alla onlus Gli Insuperabili, sostenuta da Slam. I numeri sono in crescita: «Chiudiamo il 2018

1. L’evento I Am Genova 19792019: oltre 200 gli invitati, tra cui il sindaco Marco Bucci e il testimonial di Slam, Marcello Lippi 2. Matteo Capurro, altro testimonial del brand, con un capo della capsule per il 40esimo

con ricavi tra i 18 e i 20 milioni - informa Becce - e saliremo a 22 milioni nel 2019, con l’obiettivo di duplicare questa cifra in tre anni». Al wholesale, che incide per il 60% sul fatturato, fa da contraltare il retail con 26 monomarca, tra cui quello di Roma, inaugurato nel 2018 con un concept innovativo. Nella capitale aprirà a breve il secondo store e si intensifica la presenza negli outlet, da Valmontone a San Marino, con progetti di espansione anche in Sicilia e oltreconfine, attraverso i corner da El Corte Inglés in Spagna. «In primo piano - dice il ceo - anche il potenziamento della rete vendita nelle aree votate alle attività di mare». Il riavvio della distribuzione negli Usa apre prospettive oltreoceano, ma nel futuro ci sono anche mercati come l’Australia e la Nuova Zelanda. Intanto l’ecommerce sta crescendo e si proietta verso un 10% del fatturato entro il 2021. Ma il mondo di Slam non è fatto di soli numeri. In vista ci sono l’acquisto e il refitting di una barca a vela, futura nave scuola per gli ■ istituti nautici liguri.

al via una capsule di 30 pezzi

zilli fa squadra con yuri djorkaeff Soprannominato “Snake”, Yuri Djorkaeff è noto per le sue imprese calcistiche, ma a Pitti Uomo si presenta in una nuova veste: insieme a Zilli, storico marchio francese che intorno alla leather jacket ha costruito un total look, lancia la capsule Yuri Djorkaeff by Zilli, un’edizione limitata di 30 pezzi che ha come leitmotiv il serpente Ouroburo: la figura ancestrale del rettile che si morde la coda - simbolo dell’eterno ritorno - caratterizza bottoni, fibbie, fodere e portachiavi, all’interno di una gamma di proposte il cui capo emblematico è la giacca in pelle d’agnello rivisitata in versione blu oltremare, con una fascia punteggiata e decorata da un motivo dipinto a mano che riporta l’11: il numero di maglia del giocatore nato 51 anni fa a Lione, città dove Zilli è stato fondato nel 1965. Non mancano una parte jogging, la T-shirt in cotone/seta e i pantaloni di taglio dritto, realizzati nello stesso materiale. (a.b.)


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RENTRÉE AL SALONE

Jeckerson e il concept “Do not go gentle” Il brand torna a Pitti Uomo con una proposta di sportswear contemporaneo ispirata al Racing anni ‘70. E lancia una colab con Polistil

Jeckerson torna a Pitti Uomo con una proposta ispirata al mondo del Racing anni ‘70, che rimanda ai circuiti del tempo tramite illustrazioni, loghi e patch. Un concetto rafforzato dalla capsule con Polistil, il brand storico leader nella produzione di piste e slot car. Un’offerta in cui il pantalone con la toppa, icona della label, viene attualizzato e si reinventa anche in versione chino con vestibilità slim. «Dopo avere ridefinito l’immagine e la personalità del nostro consumatore racconta l’amministratore delegato, Gian Maria Argentini - anche il pantalone, che rappresenta il 65% del nostro fatturato, 25 milioni di euro nel 2018, ha subito degli adattamenti, partendo da un nuovo labeling che cura attentamente i dettagli. Si delinea così uno sportswear contemporaneo, identificato dal concetto Do Not Go Gentle, che è il risultato della riorganizzazione del team creativo». Anche il business è oggetto di ripensamento: «Dopo la razionalizzazione del canale retail e la chiusura di 15 punti vendita - spiega il manager - puntiamo a potenziare ancora di più i nostri canali wholesale italiani e a rilanciare quelli esteri, proprio a partire dalla primavera-estate 2020. Il focus è su Francia, Benelux, Svizzera, Spagna, Inghilterra, Olanda». A proposito di razionalizzazione, con la primavera-estate 2019 è stata interrotta la produzione della linea donna. Una proposta che, assicura Argentini, «sarà oggetto di nuovi progetti in futuro». Nell’anno in corso l’azienda ha rinnovato invece la licenza bambino con Casillo, con cui collabora da cinque stagioni: «Stiamo anche valutando la possibilità di intraprendere a breve nuove collaborazioni di brand extension con altri licenziatari», preannuncia il manager. (c.me.)

Closed e Société Anonyme presentano la loro contemporary colab Dall’incontro tra Closed, brand iconico del denimwear, e Société Anonyme, concept store fiorentino, nasce una collezione di denim ispirata al mondo streetwear, che viene presentata con un party l’11 giugno presso il punto vendita di via Giovan Battista Niccolini. «La colab è nata durante una conversazione con Til Nadler, uno dei proprietari del brand di denimwear», racconta Massimiliano Giannelli, titolare della boutique fiorentina della moda contemporary, che realizza anche la linea di abbigliamento omonima, venduta nei due store fiorentini (il secondo è in via Maggio) e online su Farfetch. «Closed è un marchio con cui c’è sempre stato un rapporto di reciproca stima, affinità di gusto, di concetto e di estetica - sottolinea ancora Giannelli -. Entrambi ricerchiamo infatti volumi e silhouette particolari, con lo scopo di creare un’immagine contemporanea». Per l’occasione Société Anonyme e Closed hanno condiviso i loro capi iconici, dando vita a un vero e proprio co-branding: 20 pezzi tra pantaloni, giacche e T-shirt con proposte in denim e non solo. (c.me.)

LO STAND RADDOPPIA A 350 METRI QUADRI

Poker di icone con BasicIcons al Padiglione delle Ghiaia Si chiama BasicIcons il format che il Gruppo BasicNet presenta a Pitti Uomo, al Padiglione delle Ghiaia. Sotto i riflettori quattro icone di quattro dei marchi in capo al gruppo: Kappa, K-Way, Sebago e Superga. Creazioni che hanno fatto la storia dell’abbigliamento e del footwear, raccolte da BasicNet in un’area di 350 metri quadri, raddoppiata rispetto alla scorsa edizione. All’interno dello spazio, accanto alle nuove proposte per la prossima stagione calda, ci saranno infatti anche la 222 Banda di Kappa, la prima a ripetizione verticale di logo, presentata in mondovisione nel 1984 alle Olimpiadi di Los Angeles, la giacca Le Vrai 3.0 di K-Way, il primo antipioggia impacchettabile all’interno della propria tasca, creato a Parigi nel 1965 dall’imprenditore francese Leon-Claude Duhamél, la scarpa da barca Docksides di Sebago, storico marchio americano fondato nel 1946 nel Maine, la sneaker 2750 di Superga, la prima scarpa da tennis al mondo con suola in gomma naturale vulcanizzata. Da non perdere il debutto della collezione di abbigliamento di Sebago: sei total look, per un totale di circa 36 capi. Le calzature del marchio, tra l’altro, saranno per la prima volta ai piedi dello staff di Pitti Uomo: il modello scelto è la sneaker da barca John, dedicata a John Kennedy, che la indossava durante le sue uscite in mare. (c.me.)

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PRIMA VOLTA IN FORTEZZA

P448, le premium sneaker italiane che scalano il mercato Esordio nella sezione Urban Panorama di P448, marchio che non teme i big competitor: «Siamo unici e orgogliosi del dna»

«L’evento più importante al mondo per il nostro settore e il luogo naturale per esprimere la visione contemporanea che ci contraddistingue»: così Paolo Griffo, ceo di P448, a proposito del debutto del marchio di premium sneaker al salone fiorentino. Il palcoscenico ideale per un brand che, nato cinque anni fa a Forlì su iniziativa di Marco Samoré e Andrea Curti, ha visto i ricavi crescere a doppia cifra di anno in anno, arrivando a 8 milioni di euro nel 2018 (+40% rispetto al 2017) e proiettandosi oltre i 10 milioni nel 2019, con la prospettiva di salire a 50 milioni entro il 2023. In cantiere ci sono tanti progetti, tra cui l’espansione globale, la crescita dell’e-commerce e i primi monomarca a New York e Milano, città dove si trovano anche le due showroom aziendali. Quella milanese, in corso Venezia, è stata progettata dallo Studio Piuarch, famoso in tutto il mondo, che si è occupato anche dello stand nella sezione Urban Panorama, «uno spazio indipendente, molto ampio, con una forma esterna irregolare e un gioco di lamelle in policarbonato che crea un effetto ottico con il nostro logo: non lascerà indifferenti». Per l’interno, di forma più regolare, materiali diversi si combinano tra loro, così da riprendere il mix and match che caratterizza le sneaker P448. A Griffo si amplia l’offerta

Alessandro Gherardi anche in versione Black e Athletic Quasi 20 anni all’insegna del made in Italy per Alessandro Gherardi: il marchio di camiceria maschile, creato nel Duemila dall’omonimo imprenditore evolvendo un’attività legata alla produzione per conto di importanti brand, ha mantenuto i valori degli esordi. «Il nostro è un vero made in Italy - racconta il titolare Paolo Gherardi, figlio di Alessandro - anzi, per la maggior parte made in Tuscany, a Pieve Santo Stefano (Arezzo), dove si trova la sede». Non fanno eccezione a questa regola le due nuove label che Alessandro Gherardi

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Ecoalf a fianco di Upcycling the Oceans

colossi come Nike o Adidas non fanno paura: «Sfido chiunque - dice - a trovare sneaker realizzate al 100% in Italia, con la stessa qualità nei pellami e nelle lavorazioni, nell’attenta ricerca e associazione di materiali, nel design e nel comfort». E il prezzo, assicura l’executive, è molto interessante. Un prodotto che si rivolge a un cliente sovrastimolato, «da coinvolgere in modo più profondo e inclusivo, con un mix di valori di marca in cui possa ritrovarsi. I flagship e l’e-commerce rispecchieranno questa idea». (a.b.) lancia con la primavera-estate 2020, Black e Athletic: «La prima ha una connotazione fashion, con modelli e colli sofisticati, un classico elegante che strizza l’occhio a uno stile audace. La seconda punta sui materiali tecnici, performanti ed estremamente leggeri». In generale, la collezione rielabora echi degli anni ‘70 attraverso circa 60 varianti con disegni esclusivi, dalle stampe floreali al tema frutta, fino alla cravatteria e al regimental. Quello dei Gherardi è un vero family business, che vede impegnati anche Adriano, fratello di Alessandro, e la figlia di quest’ultimo

Il nome ormai non ha bisogno di presentazioni: Ecoalf, brand spagnolo fondato dieci anni da Javier Goyeneche, è diventato uno degli emblemi dell’eco-sostenibilità applicata all’abbigliamento. Tra le proposte in scena a Pitti spicca la giacca windbreaker nella foto, realizzata in nylon riciclato e derivante dalla plastica raccolta nel Mediterraneo nel contesto del progetto Uto (Upcycling the Oceans). Un’iniziativa nata quattro anni fa nel Paese iberico, che fino a oggi ha portato alla raccolta di 200 tonnellate di rifiuti, in collaborazione con 300 pescatori in 60 porti, con una flotta di 770 pescherecci. L’obiettivo è diffondere Uto all’estero: in Thailandia è attivo dal 2017, in Italia potrebbe arrivare entro fine 2019. (a.b.)

Claudia, insieme ad Andrea e Annalisa, figli di Adriano. I ricavi si aggirano sui 19 milioni di euro, di cui il 65% realizzato all’estero (soprattutto in Europa, Usa, Cina e Corea), con la prospettiva di un lieve incremento per il 2019. Forte la presenza nella distribuzione fisica, all’interno di 450 multimarca, «ma avendo rinnovato il sito - sottolinea Paolo Gherardi - abbiamo inserito una parte e-commerce. Siamo insomma molto attivi anche dal punto di vista digitale e stiamo lavorando a una finestra sul web legata al su misura e alla personalizzazione delle camicie». (a.b.)



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L’accordo DEBUTTA A FIRENZE

Scatta l’intesa tra Parcoats Florence e Landi Confezioni L’azienda di Lando Landi produrrà e distribuirà il brand di Giovanni Allegri, lanciato a Pitti sei mesi fa

Dopo il debutto allo scorso Pitti Uomo, Parcoats Florence - marchio che fa capo all’imprenditore Giovanni Allegri - torna in Fortezza da Basso con una novità: la partnership biennale con Landi Confezioni. L’azienda di Lando Landi si occuperà a partire dalla primavera-estate 2020 della produzione, 100% made in Italy, e della distribuzione del marchio, con licenza mondiale e focus sui mercati europei e orientali (Corea del Sud, Giappone e Cina). L’obiettivo di Parcoats Florence è raggiungere 1,5 milioni di euro di fatturato nei prossimi trecinque anni, posizionandosi nei luxury department store e nei concept store. Una collaborazione che nasce per fini commerciali, ma che si basa anche su una visione strategica comune e, soprattutto, sulla condivisione del valore della famiglia, tra due realtà entrambe toscane e attente alla componente artigianale dei capi. «Landi Confezioni è una realtà a conduzione famigliare - spiega Giovanni Allegri - ma allo stesso tempo ha un approccio giovane ed efficiente. In questo senso si sposa perfettamente con il mood di Parcoats Florence, che affonda le sue radici nel concetto di Famiglia, intesa come l’appartenenza a un gruppo, che difende però la propria unicità». Unicità è, PROSEGUE LA BRAND EXTENSION

Per Lumberjack è l’ora di total look e lifestyle L’ultima novità è il debutto di pantaloni e camicie all’interno della collezione Lumberjack Apparel, in cui è già contemplata un’ampia offerta di capispalla e polo. Gli outfit della primavera-estate 2020 di Lumberjack, sviluppati intorno al core business delle calzature, prevedono chino, cargo e short, in abbinamento con camicie in misto lino o light denim, polo, T-shirt, ecopiumini in più colorazioni e rain jacket, con i modelli iconici Jonathan e Augusta che coniugano stile e performance tecniche. Il tutto corredato dalle sneaker Jimmy, una linea vintage in suède e nylon, con stringhe piatte in cotone decorato. «Il lancio del

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non a caso, la parola d’ordine che caratterizza la primavera-estate 2020. Ogni proposta è pensata come una reinterpretazione di cinque modelli iconici del guardaroba maschile e il risultato sono 25 capispalla, sotto la direzione creativa di Simone Guidarelli e Masha Brigatti, tra cui spiccano le varianti Parfecto, Punk Parka, Denim Parka e Trench Parka, accumunate dall’ispirazione tapestry e dai disegni a mano. (c.bo.)

Manuel Ritz fa rotta verso la Cina La Cina è uno dei driver di crescita per Manuel Ritz. Il marchio di menswear, in capo a Manifattura Paoloni, ha aperto il primo monomarca nel mall K-11 di Shanghai e ne prevede altri. Intanto nella boutique in Brera, a Milano, è stata attivata la app WeChat. In primo piano inoltre il restyling totale del sito e-commerce: un upgrade non solo grafico ma anche di contenuti, nel contesto di una strategia omnicanale che si avvale anche del tag shopping su Instagram. La piattaforma raggiungerà più Paesi europei, oltre a presidiare Cina e Giappone con realtà di spicco dell’e-fashion asiatico. A Pitti Manuel Ritz lancia una capsule di felpe, T-shirt e bermuda con artwork originali che omaggiano le prossime Olimpiadi di Tokyo. (a.b.)

primo total look - commenta Erkan Emre, country director del brand - risponde alla richiesta da parte del mercato di una gamma di proposte sempre più ampia. Le direttrici del prossimo futuro saranno proprio Apparel e Sport». Infatti, parallelamente all’estensione dell’abbigliamento cresce il ruolo della linea lifestyle Lumberjack Sport. Un progetto che in sole due stagioni è stato capace di trainare la crescita del marchio sul mercato italiano, che oggi conta su una rete distributiva di circa 1.000 punti vendita, +10% rispetto al 2018. Con 40 anni di storia e 40 milioni di euro di fatturato, Lumberjack - che fa capo al Gruppo Flo (ex Ziylan Group) - si concentra ora anche sull’export, che al momento rappresenta il 20% del giro d’affari, puntando nel prossimo biennio principalmente su Europa orientale, Russia, Nord Africa e Medio Oriente. (m.b.)



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Un’intera parete dello stand di Pitti Uomo è dedicata all’offerta di Xacus più innovativa e performante: dalla Active shirt che si asciuga subito, ai prodotti wrinkle free

Cresce il business della The Journey collection

Tra innovazione e confort con Xacus la camicia è intelligente Dalla camicia che si asciuga in un attimo a quella che regola la temperatura corporea e non si piega, il meglio dell’innovazione tecnologia protagonista nello stand di Pitti Uomo

Da una parte ci sono i grandi colossi della moda, che per sentirsi moderni si affidano sempre più spesso ai suggerimenti di algoritmi e all›intelligenza artificiale per realizzare le loro collezioni di massa, dall’altra le piccole (grandi) innovazioni, le nuove idee, che aiutano a realizzare prodotti il cui contenuto tecnologico fonde intelligenza e bellezza. È proprio questo secondo trend quello scelto da Xacus per le sue camicie. L’azienda veneta non punta solo sull’originalità del design, ma su standard qualitativi eccellenti e ottime performance. Lo dimostra anche la nuova The Journey Collection, sempre più all’insegna del confort e della performance. Il progetto è in continua crescita, tanto da essersi conquistato uno spazio cresciente

all’interno dello stand che Xacus ha allestito a Pitti Uomo e dedicato alla collezione primavera-estate 2020. Si parte dalla Active shirt, realizzata con macchine giapponesi in materiale stretch a 360° e con una capacità di asciugatura ultra rapida, per arrivare alla Merino shirt, realizzata in collaborazione con Reda, che oltre a essere un capo wrinkle free, grazie all’utilizzo della lana merino extrafine garantisce una regolazione ideale della temperatura corporea. Nel caso della Travel shirt, infine, innovazione significa utilizzare cotoni smart, che mantengono memoria della linearità originale dando vita a un tessuto sempre libero da pieghe, con in più tutte le garanzie di rispetto degli standard di sostenibilità. (an.bi.)

nUovo stand in fortezza

Havana&Co compie 25 anni: festa a Pitti e sfilata in Cina Un nuovo stand, sempre nel basement del Padiglione Centrale, ma in una posizione ancora più strategica, e un evento a Villa Vittoria a due passi dalla Fortezza da Basso, in programma la sera dell’11 giugno. Sono queste le novità legate alla partecipazione di Havana&Co alla 96esima edizione di Pitti Uomo, che coincide anche con i festeggiamenti per i 25 anni del brand, che fa capo alla G.S.T dei fratelli Salvatore e Sergio

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Collini sceglie Firenze per il debutto al maschile Collini Milano si lancia in un nuova avventura: le calzature da uomo. Per questo debutto l’etichetta di scarpe da donna ha scelto la ribalta di Pitti Uomo, dove martedì 11 giugno presenterà una capsule collection Spring-Summer 2020 tutta al maschile all’interno del Cafè Rivoire di Piazza della Signoria, in pieno centro a Firenze. Lo storico locale per l’occasione rivoluzionerà il suo aspetto: sarà interamente ricoperto di glitter, in linea con lo spirito della collezione di Collini Milano (nella foto). Protagonista di questa collezione decisamente rock è l’iconico stivaletto Cuban heel, declinato in diverse varianti: dal verde lime fluo al glitter degradè in oro, argento e blu, con dragoni e macro borchie per una rivisitazione in chiave glam rock. (c.bo.)

Toma. «Arriviamo a Firenze molto positivi commenta Salvatore, che è anche presidente di Confindustria Moda Puglia - e non solo per l’anniversario che siamo pronti a festeggiare, ma anche perché il marchio sta entrando in un fase internazionale. Nelle scorse settimane abbiamo partecipato con Havana&Co. alla Jingnan International Fashion Week e i riscontri sono stati positivi». Dalla Puglia alla conquista del mondo, anche grazie all’apertura al digitale. «L’e-commerce è nei piani, sarà uno dei primi progetti a cui lavorare dopo l’evento dei 25 anni», conclude Salvatore Toma. (an.bi.)



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Nuovi codici di comunicazione per la moda

fashion week a rischio noia? It’s festival time Questa edizione di Milano Moda Uomo è lo specchio dei cambiamenti in atto, dopo la scelta di grandi nomi di abdicare alla fashion week a favore di mega show itineranti in luoghi estranei alle mappe del fashiosystem. «Milano sta diventando una meta esotica, meglio esserci» dice Giorgio Di Salvo. «Ogni brand deve sentirsi obbligato di fare qualcosa in più della sfilata, i vestiti da soli non bastano: è tempo di fare un festival» è il parere di Giuliano Calza, mentre per Carlo Rivetti quello che manca è il pubblico. Più eventi e colab, meno show standard. «Anche i buyer si conquistano così», è il parere di Riccardo Grassi DI ADREA BIGOZZI

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lungo sono state considerate come la formula migliore per comunicare e diffondere la moda. Un contesto temporale e geografico prestabilito, un calendario di sfilate, un elenco più o meno fisso di addetti ai lavori tra i partecipanti. In una parola sola, le settimane della moda. Oggi invece questo schema sembra mostrare una serie di limiti. Di questa crisi, reale o supposta, si parla da tempo, ma questa stagione sono state le grandi maison con le loro scelte di marketing a far tornare il tema alla ribalta. L’8 giugno Prada ha portato la passerella dell’uomo a Shanghai e compensa l’assenza da Milano Moda Uomo con una presentazione, mentre Moschino - per la seconda stagione conse-

sarà il pubblico a salvare le fashion week. devono essere più pop

cutiva - si è slegato da calendario ufficiale e il 7 giugno è volato a Hollywood. Anche tra le maison francesi non sono pochi i casi di chi ha scelto di portare la sfilata fuori dalla fashion week: Saint Laurent ha optato per Los Angeles, Jacquemus per la Provenza. Possibile che all’improvviso per i big player le fashion week standard siano diventate un costoso dovere, più che un’occasione, tanto che sempre più spesso cercano di sfuggirne? Abbiamo girato la domanda a una serie di nomi di spicco (imprenditori, manager, stilisti buyer, titolari, di showroom, responsabili delle istituzioni), tutti convinti del fatto che un momento unico di

Ogni fashion week per Gcds è l’occasione per dare appuntamento oltre che agli addetti ai lavori anche al grande pubblico, abbinando la sfilata a party ed eventi

identificazione serva agli addetti ai lavori come al cliente finale. Quindi lunga vita alla fashion week, ma stop a tutto quello che è standardizzato e via libera a creatività, senza temere la svolta pop. «Altro che noiosa, la prossima sfilata di Balmain sarà molto divertente - racconta Massimo Piombini, ceo di Balmain -. Non posso anticipare nulla, ma sarà qualcosa di completamente diverso dal solito. Da tempo siamo impegnati a introdurre a ogni stagione un elemento di novità nei nostri défilé e per ora non pensiamo ad allontanarci dalla settimana della moda. Un esercizio importante, che ci permette di tenere sempre alto il livello

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di attenzione intorno al nostro lavoro, come quando abbiamo distribuito a 250 influencer globali i nostri visori Oculus per seguire lo show in 3D da casa: ecco, la tecnologia è solo uno dei molti modi utili per modernizzare la sfilata». Ma non c’è solo Oliver Rousteing, lo stilista Millennial di Balmain, a sostenere, la scelta di aderire a una formula che ha più di 100 anni. Anche la new wave italiana si schiera compatta a favore. «Fino a un po’ di tempo fa un marchio considerato underground come il mio - osserva Giorgio Di Salvo di United Standard - doveva chiedersi quale fosse la fashion week giusta a cui partecipare, ma ora siamo in una nuova dimensione e la domanda è se vale la pena essere presente in un contesto come questo. Io penso di sì, specie a Milano, che diventerà la nuova meta “esotica” della moda». «Certo - prosegue - i grandi gruppi, che possono permetterselo, provano la strada di show spettacolari a itineranti. Se c’è un’idea ben venga, ma se il criterio usato per le location è solo la rilevanza di certi Paesi per il loro business, penso che alla lunga queste strada

non sia vincente. Un progetto che tesi ci vuole - afferma -. Serve al parla solo di vestiti e di marketing mercato e aiuta il consumatore a Milano dventerà per me ha poco senso, anche se non confondersi. Possiamo anche una meta sei un colosso. Oggi ci vogliono continuare a chiamarlo fashion esotica della le idee e la cultura». Sulla stessa week per motivi di chiarezza, ma moda, meglio lunghezza d’onda Carlo Capasa, deve diventare qualcosa di diverrestare presidente di Camera Nazionaso. Anzi, lo sta già di diventanqui le della Moda Italiana. «Non do. Tutti dicono che si dovrebbe credo che questa formula avrà un prendere a esempio il Salone del forte seguito. Chi porta le sfilate mobile, io penso al Festival di fuori dalla fashion week - commenta CaSanremo, un evento che è andato bon oltre pasa - fa danno al sistema e a medio-lungo l’industria discografica italiana con la moda, termine anche al suo business, perché il gli ospiti stranieri, il red carpet, celebrities. momento di aggregazione di una settimana Una cosa è certa: ogni marchio, grande o della moda non è paragonabile a quello di piccolo che sia, non può più partecipare a un evento singolo». Il sistema non può fare una fashion week e portare una collezione a meno, quindi, della settimana della moda. e basta. Ci vuole intrattenimento: il party, la Ma se la posizione di Capasa è quasi obblimostra, l’opening, lo special guest. Gli orgata, dato il ruolo che ricopre, non lo stesganizzatori dovrebbero imporre un approcso si può dire di un talento disruptive come cio del genere, specie ai big brand che non Giuliano Calza, fondatore di Gcds e porta hanno l’ossessione dei budget. Noi sfiliamo bandiera di un modo nuovo di diffondere la due volte all’anno, ma cerchiamo di far dumoda nel mondo, che crede nel ruolo delle rare il nostro momento a Milano ben oltre i fashion week, ma sogna di vederle rivolu15 minuti del fashion show». Per un decano zionate. «Un momento di confronto e di sindel settore come Carlo Rivetti, patron di Stone Island, le fashion week - che siano a Milano, Londra, Parigi e New York - non devano temere che il cambiamento in chiave pop tolga loro lo status industriale che da sempre ricoprono. «Un momento catalizzatore c’è sempre stato e sempre ci sarà - rassicura - però rendiamolo pop. Ben vengano le sfilate aperte al pubblico di Riccardo Tisci e di Dolce & Gabbana». Meglio il grande pubblico del compratore quindi? A Milano sono destinati a tornano Palm angels e stella Mccartney sparire i buyer internazionali? «Vengono Capasa. «Riportiamo l’uomo al centro» eccome - chiosa Riccardo Grassi, titolare dell’omonima showroom multimarca Spyder. «Il calendario uomo è in evoluzione Una fashion week che parte il venerdì con solo che ormai lo fanno in altri momenti, - commenta Carlo Capasa, presidente di Ermenegildo Zenga e si conclude il lunedì prima e dopo. Anche loro amano seguire Camera Nazionale della Moda Italiana pomeriggio con Giorgio Armani che dopo gli eventi. Un buyer del Nord Europa preproprio come il settore del menswear. E visto 18 anni torna a sfilare in via Borgospesso. Nel ferirebbe mille volte venire a Milano per che l’export di moda maschile made in Italy mezzo un calendario fatto di ritorni (Etro, il lancio con un grande happening di una verso l’Europa sfiora il 39% e l’extra Ue supera il Palm Angels, Philipp Plein), debutti (Youser collab super cool, che non per vedere l’ul55%, alcune aziende potrebbero anche pensare e Brett Johnson) ed eventi esclusivamente tima collezione di un designer di talento. di tornare a separare le sfilate uomo da quelle donna (Stella McCartney e Be Blumarine). In donna, restituendo al menswear la visibilità totale 25 sfilate e 50 presentazioni, con qualche Il programma di Pitti Uomo lo dimostra». che merita». In generale, secondo i dati a defezione eccellente come Prada che ha Massima fluidità e creatività, ma anche un disposizione di Cnmi, il 2019 è iniziato con il presentato la collezione Spring/Summer 2020 po’ di rispetto delle regole: questo chiede freno a mano tirato con una crescita dello 0,3% a Shanghai e compenserà l’assenza con una un retailer come Andrea Molteni di Tescontro una media annua del 3% registrata dal presentazione in via Spartaco e, il 14, giugno sabit: «Le fashion week possono essere 2008 al 2018. «Non possiamo essere contenti con un evento musicale alla Fondazione. Dal caricate di nuovi contenuti, ma non penconclude Capasa - ma niente allarmismi, il 2019 programma mancano anche Ferragamo siamo di poterne fare a meno. Un grande potrebbe avere, come nel 2018, un andamento e Msgm che sfileranno a Firenze. Ma si momento comune in cui si parla di moda è poco lineare e riservare buone sorprese nel rafforza la presenza di realtà emergenti come irrinunciabile, altrimenti che senso ha parsecondo semestre». M1992, Magliano, Sunnei, United Standard, ■ lare tanto di inclusività?».

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CARLO RIVETTI E IL NUOVO FLAGSHIP STORE DI CORSO MATTEOTTI

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«IL FUTURO DI STONE ISLAND PASSERÀ SEMPRE DA MILANO» Il marchio ha chiuso il 2018 a 192 milioni di ricavi e per il 2019 punta a crescere del 20%. Continuano gli investimenti, dal retail con l’opening di Milano «(Per noi è un pilastro»), al prodotto, con l’acquisizione di Officina della Maglia* DI ANDREA BIGOZZI

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arlo Rivetti è un patron atipico. Spiritoso, mai affettato. Quando parla dei principi del suo marchio, risulta sempre credibile. Forse perché la diversità di Stone Island funziona, anzi è una delle ragioni risultati commerciali “extra”: vendite quasi quadruplicate in otto anni e fatturato 2018 chiuso a 192 milioni di euro (+20%). «Da tempo non partecipiamo alle fashion week, né alle fiere. A modo nostro siamo see now buy now, perché le nostre collezioni si vedono solo quando sono pronte per il mercato». Un parziale strappo alla regola è rappresentato da questa edizione della settimana della moda che vede il marchio di Sportswear Company impegnato in un evento (il 23 giugno), anche se non di prodotto. «Inauguriamo - dice Rivetti - il nuovo flagship in corso Matteotti. Milano è un pilastro, perché questo è stato il primo store in assoluto e perché i clienti milanesi sono veri esperti. Si meritano il negozio e l’evento. Un marchio è fatto di queste cose». Come giudica il 2018 di Stone Island e quali sono le prospettive per il 2019? Abbiamo mancato per un soffio il traguardo dei 200 milioni, che ci eravamo prefissi, ma restiamo molto soddisfatti, anche perché aumenta la redditività: l’ebitda nel 2018 è arrivato a 57 milioni, in crescita del 51%. L’appuntamento con i 200 milioni è solo rimandato e intanto ci godiamo altri numeri, come i 2 milioni di capi prodotti (+28%) e i 230 dipendenti, più del doppio di 10 anni fa. Una crescita frutto della globalizzazione? In effetti l’incidenza dei mercati esteri è in continuo aumento, salita a quota 72% delle vendite. Sono felice di poter dire che i risultati sul mercato Usa, su cui abbiamo investito molto a cominciare dagli opening a New York e Los

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1. L’interno dello store di corso Matteotti a Milano 2. Carlo Rivetti

Angeles, sono lusinghieri: attualmente l’America rappresenta già il nostro quinto mercato, ma sono altrettanto felice di constatare che l’Italia, che pesa per il 28% dei ricavi, continua a incrementare il fatturato. Per questo avete deciso di rilanciare con l’opening di Milano in corso Matteotti? Era importante comunicare a Milano un’immagine più in linea con il brand oggi. Si tratta del nostro 24esimo store al mondo, il secondo più grande dopo quello di Los Angeles. In realtà i new opening a Milano sono due: lo store di corso Venezia infatti è il nuovo monomarca della linea junior... Si tratta di un test. Un investimento per sostenere un business, quello del childrenswear, in salute e che vale il 6% del fatturato. Cosa compra l’uomo Stone Island? Il capospalla resta il best seller, ma tutte le categorie di prodotto concorrono alla crescita, a cominciare dalla maglieria, su cui stiamo investendo molto e continueremo a farlo, come dimostra l’acquisizione del 75% di Officina della Maglia. Anche i pantaloni, cargo in particolare, stanno conquistando il mercato, spinti dal consumatore cinese, che ha dimostrato di apprezzarli. ■ *Nella versione cartacea per errore era stata indicata Tintoria Emiliana

Appuntamento in showroom per il nuovo corso di Caruso Il ritorno di Caruso. Non che il marchio di abbigliamento se ne fosse mai andato, semplicemente da quando alla fine del 2017 il gruppo cinese Fosun è diventato il socio di maggioranza e Marco Angeloni (nella foto) il nuovo ceo, la parola d’ordine è stata understatement: nessuna presentazione delle collezioni alla stampa, interviste rilasciate con il contagocce. La priorità in questo anno e mezzo è stata la definizione di un nuovo business plan, che ora è pronto e può essere condiviso. Per questo Caruso ha scelto Milano per organizzare un evento in programma il 15 giugno all’8 di largo Augusto, sede della nuova showroom. La prima novità di una serie. (an.bi.)


kean ETRO torna in passerella

«Anche per noi è arrivato il momento dei Millennials» Per lo stilista, la sfilata S/S2020 sarà l’occasione per presentare una capsule in co-branding di pezzi più streetwear. «Per il marchio è arrivato il tempo di avvicinare le nuove generazioni»

Kean Etro non si smentisce mai: da instancabile esploratore qual è ha deciso di affrontare la fashion week in maniera diversa rispetto alle ultime stagioni: il 16 giugno, infatti, la collezione maschile di Etro, di cui è direttore creativo, salirà di nuovo in passerella e lo farà in autonomia, dopo l’esperimento dello show co-ed di sei mesi fa (legato al cinquantesimo anniversario dell’azienda) e un paio stagioni in cui ha optato per la formula della presentazione in versione creativa. «Amo il cambiamento e mi piace lasciare totale spazio e libertà alla mia voglia di sperimentare. Il ritorno in passerella è la naturale evoluzione ed espressione del mio presente e di quello del marchio Etro», racconta Kean a pochi giorni dalla sfilata che si svolgerà in una location in via Bergamo, a pochi passi dagli uffici della griffe.

Che cosa può dirci della collezione? Sarà una collezione in stile rigorosamente Etro, coerente con i valori e i codici stilistici che insieme alla mia famiglia portiamo avanti fin dagli inizi. Credo sia il momento di avvicinare anche le generazioni più giovani - i cosiddetti Millennials - al nostro mondo. Per questo la passerella sarà anche l’occasione per rivelare una capsule collection di pezzi più street - una collaborazione che per il momento non posso ancora svelare. Etro e altri marchi tornano a separare le sfilate uomo e donna: è un segnale dell’idebolimento della tendenza co-ed? Nelle ultime stagioni la formula co-ed è stata senza dubbio un trend. Credo che con il tempo diventerà un fenomeno sempre meno generalizzato e sempre più una scelta specifica che le case di moda adotteranno di volta in volta. Le collezioni maschili e femminili vanno sì di pari passo ma è altrettanto vero che seguono, per natura, logiche differenti. Ed è giusto che ci sia totale libertà di esprimerle.

giorgio di Salvo +trussardi

una capsule per trasformare il levriero da borghese a underground Trussardi, il marchio borghese per definizione, diventa alternativo. Merito della nuova capsule collection disegnata da Giorgio Di Salvo (nella foto) writer, graphic designer, deejay e, soprattutto, fondatore del brand underground milanese United Standard. La collaborazione rappresenta la terza puntata di Trussardi Archive+Now, il progetto con cui il brand ha deciso di aprire il proprio archivio a nuove e interessanti realtà creative italiane, per rivolgere uno sguardo contemporaneo alla storia della maison del levriero.

Come vede la scelta di certi marchi di sfilare fuori dalle fashion week? Le settimane della moda sono a rischio?

Non credo. Voglio pensare a questa “decontestualizzazione” degli show come esperimenti spot, legati a strategie studiate ad hoc. Sono certo che prima o poi torni la nostalgia di casa…! Se fosse lei il capo di tutte le fashion week mondiali che cosa farebbe? Vorrei che fossero più democratiche: non solo dedicate agli addetti ai lavori, che ormai si declinano in categorie sempre più diversificate e molteplici, ma soprattutto con maggiore spazio per il pubblico generale. La moda è cultura e può essere un potente mezzo per parlare di temi di attualità. Deve essere più inclusiva. La sfilata è un momento per lanciare messaggi: avete appena presentato il piumino 100% eco. Ci saranno altri progetti come questo nelle collezioni uomo? Assolutamente sì. Da più di 20 anni la sostenibilità è un tema che mi sta a cuore. Penso spesso ai miei figli, alle nuove generazioni, a come si può far sì che il nostro Pianeta, proprio con la P maiuscola, sia una casa ospitale per chi lo abiterà in futuro. Ai giovani bisogna insegnare il rispetto, per l’altro e per la Natura. Il piumino #ForTheOceans è solo uno dei messaggi concreti che con il mio lavoro voglio promuovere: lo sapevate che mediante il riciclo di 120 bottiglie di plastica si può realizzare un piumino? (an.bi.)

Ma se le prime due fasi, che hanno visto protagoniste Giulia e Camilla Venturini e l’account Instagram @ Checking_Invoices, hanno regalato solo una serie di immagini e video con protagonisti capi storici e accessori, la colab con Di Salvo avrà un risvolto anche commerciale, visto che prevede anche la realizzazione di una capsule collection che sarà la presentata a Milano Moda Uomo il 15 giugno in via Agnello 13, all’interno del parcheggio adiacente a Rinascente, location mai utilizzata prima per un evento fashion. Questa capsule per la Spring-Summer 2020 sarà quindi il primo test con il mercato da quando la maison, fondata nel 1911, ha cambiato il proprio assetto: il controllo infatti è da poco passato nelle mani del fondo QuattroR, mentre la famiglia fondatrice, ancora azionista, resta coinvolta, come dimostra la presenza di Tomaso Trussardi in qualità di presidente. (an.bi.)

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WHAT’S NEW @ MILAN FASHION WEEK

AL SUPERSTUDIO PIÙ

La terza volta di White Street Market Appuntamento dal 15 al 17 giugno in via Tortona per l’evento unico nel suo genere in Italia, basato sulla formula business & consumer. Tra i protagonisti Vivienne Westwood, al centro di un happening variegato e trasversale DI alessandra bigotta

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oda, cultura, contaminazioni: dal 15 al 17 giugno torna alla ribalta White Street Market, evento unico nel suo genere nato dalla sinergia tra White, Probeat Agency e Nss Factory. Al momento di andare in stampa sono distillate con il contagocce le informazioni su questa terza edizione, con la quale gli organizzatori puntano a una formula diversa da tutte, che ibrida il B2C con il B2B. Il secondo appuntamento, lo scorso gennaio, aveva fatto centro con i suoi 60 espositori ma soprattutto con un’affluenza di quasi 14.800 visitatori, contro i circa 9mila del debutto, senza contare le 466mila impression sui social, lievitate anche grazie al coinvolgimento di alcuni influencer. Vedremo se stavolta la manifestazione farà ancora meglio, mettendo al centro i cosiddetti consumattori, giovani e meno giovani, che di una kermesse vogliono essere protagonisti e non semplici fruitori. Intanto, dando un’occhiata alla prima parziale lista degli espositori, quello che balza all’occhio è ancora una volta la loro traasversalità, a comporre un puzzle eterogeneo e proprio per questo stimolante. Si va da Aquafil, realtà di spicco nell’ambito delle fibre man made, a Candiani, lo specialista del denim che in oltre 80 anni di attività non si è mai tirato indietro sul fronte dell’innovazione e per questo è rimasto sulla cresta dell’onda nel suo settore. Riflettori accesi anche su Enclave Monarchy, brand danese fondato dal giocatore

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Tre immagini delle scorse edizioni di White Street Market: l’affluenza a gennaio è stata di 14.800 persone

di pallavolo Michael Damgaard Nielsen, sulle proposte “in the mood for aerobics” di Fantabody, nate da un’idea della fashion photographer Carolina Amoretti, sulla label ispirata ai movimenti urbani Human With Attitude, direttamente dalla Francia, e su una realtà pioniera nella sostenibilità come Freitag. Da segnare in agenda anche lo streetwear di Vanta Design Studio, personalizzato da Carlotta Robbe Di Lorenzo, le declinazioni sul tema utility di Ottomondi, il ritorno della Fondazione Pistoletto e molto altro, compresa “the queen”, Vivienne Westwood, che ben oltre le 70 primavere è più che mai a proprio agio in mezzo ai giovani e a chi sperimenta ■ formule fuori dal coro.

A White di settembre arriva Munè Mentre si avvicina White Street Market, Massimiliano Bizzi e il suo team pensano già all’autunno, quando dal 19 al 22 settembre salirà alla ribaltà il salone della moda femminile e degli accessori White Milano, come di consueto suddiviso in varie sedi: il Superstudio Più, l’Opificio/Tortona 31, l’Hotel Nhow e l’ex Ansaldo/Base. Special guest della manifestazione sarà Munè, marchio creato nel 2018 da Munenori Uemuro, stilista giapponese già noto per il womenswear di Jil Sander. Il guardaroba di Munè scaturisce dal métissage tra il folklore femminile d’impronta vintage e il workwear maschile, privilegiando materiali di alta qualità, tra cui i tessuti da camiceria di Thomas Mason by Albini. «Sono felice di questa opportunità commenta Munenori Uemuro -. Munè è una collezione appena nata e ha bisogno di tutta l’attenzione di buyer e stampa, che potrà derivare da questa collaborazione». «Per White il talento va sempre valorizzato - aggiunge Bizzi e per questo siamo alla continua ricerca di designer nuovi, da presentare ai compratori internazionali e alla stampa specializzata. Munenori Uemuro è l’ultimo in ordine di tempo, ma lo scouting continua». (a.b.)



beyond milan

dal 18 al 23 giugno

parigi val bene sei giorni di moda Non ci sono gilet gialli che tengano: Parigi non rinuncia a una vera fashion week e, anche se deve fare a meno di Yves Saint Laurent e Givenchy, presenta un calendario con circa 60 griffe DI Alessandra bigotta 1

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entre in generale le fashion week di giugno si riducono più o meno a tre giorni, Parigi tiene alta la testa, spalmando l’appuntamento di giugno su sei giornate, dal 18 al 23 del mese e vantando così l’unica settimana della moda internazionale ancora degna di questo nome. Nonostante la defezione di Givenchy, il cui menswear sfila a Firenze, e di Yves Saint Laurent andato in trasferta a Los Angeles il 6 giugno, sono una sessantina i défilé alla ribalta nella capitale francese, che accoglie anche alcuni brand solitamente in cartellone oltreoceano, dove l’aria che tira non è delle migliori: il neo-presidente del Cfda (la Camera della Moda statunitense), Tom Ford, si è insediato durante una kermesse maschile debole e non trova tutti d’accordo con la sua idea di rendere la kermesse del prossimo settembre più snella e compatta. Sarà anche per questo che un brand come il newyorkese Sies Marjan, fondato tre anni fa da Sander Lak, sceglie di presentare in Francia la sua prima collezione completa al maschile. Anche Bode, griffe che fa capo a Emily Bode, abbandona l’East Coast per la Ville Lumière e lo stesso fa Palomo Spain. Non mancano però le defezioni sotto la Tour Eiffel: la più eclatante, a parte Saint Laurent, è quella di Givenchy, che opta per Pitti Uomo. Y/ Project fa il percorso inverso: la scorsa stagione aveva scelto Firenze e ora torna alla kermesse parigina. Durante la giornata iniziale del 18 giugno sfilano, tra gli altri, Fumito Ganryu e Ami Alexandre Mattiussi, mentre il 19 è la volta di Etudes, Off-White, Facetasm, JW Anderson,

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1. Un modello di Bode, che lascia New York per Parigi 2. Lo stile di Jil Sander, in pedana il 21 giugno 3. Un outfit di Palomo Spain 4. Bruno Sialelli, alla prima prova con una collezione tutta al maschile per Lanvin nell’era Fosun

evento il 20 giugno

ricordando karl al grand palais 4

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il già citato Y/Project, Acne Studios, Walter van Beirendonck, Valentino, Oamc, Undercover e Raf Simons. Il 20 il testimone passa a Louis Vuitton, Yohji Yamamoto, Rick Owens e Dries van Noten, solo per citare quattro nomi. Il 21 salgono alla ribalta Junya Watanabe Man, Ann Demeulemeester, Juun.J, Berluti, Maison Mihara Yasuhiro, Jil Sander, Comme des Garçons Homme Plus, Dior Homme, Gmbh e Balmain Homme. Passando al 22 giugno, vanno in scena Sacai, Loewe, Thom Browne, Henrik Vibskov, White Mountaineering, Hermès e altri. Il piatto forte del 23 giugno è Lanvin, con la prima prova nell’uomo di Bruno Sialelli: in realtà un assaggio del menswear firmato Sialelli per la maison passata nelle fila di Fosun c’è già stato al suo esordio in passerella, ma ora si tratta della prima collezione interamente al maschile. Battute finali il 23 giugno, con l’attenzione sempre alta al ■ nuovo corso di Celine.

Chanel, Fendi e il marchio Karl Lagerfeld insieme il 20 giugno per Karl for ever, un evento in commemorazione di Lagerfeld (scomparso lo scorso 19 febbraio) in una location a lui molto cara, il Grand Palais, dove Chanel ha sfilato dal 2005 a oggi. La performance, la cui direzione è stata affidata al regista teatrale Robert Carsen, prevede un mix di video realizzati da Kaiser Karl, trasmessi su schermi giganti, e interviste con i collaboratori del designer appartenenti a moda, arte e cultura. Si esibiranno anche ballerini, musicisti, cantanti e attori. (an.bi.)

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beyond milan

le rassegne berlinesi

fare networking, una È la carta da giocare I principali saloni della capitale tedesca rafforzano la dimensione di infotainment, lifestyle e networking, complementare al momento espositivo, per rafforzare la propria identità: e c’è chi sogna una loro fusione di alessandra bigotta 1

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n’impostazione sempre più trasversale accomuna le principali rassegne berlinesi dell’estate. Il caso di Premium, dal 2 al 4 luglio a Station-Berlin, è eclatante: non bastano circa 1.800 collezioni e 60mila visitatori attesi, oltre alla sinergia con le altre manifestazioni targate Premium Group, ossia Seek e Show & Order, rispettivamente all’Arena Berlin in Eichenstrasse e alla Kühlhaus Station, mentre stavolta manca all’appello Bright, «che tornerà più forte di prima». Occorrono l’experience, l’informazione e il networking. Per questo Premium Group focalizza molte energie su #Fashiontech Berlin, il summit che il 4 luglio si sposta nella Festsaal Kreuzberg per essere più vicino alla rassegna con la quale ha più sintonia, Seek. «#Fashiontech Berlin - spiega Michael Stracke (chief business development officer di questo progetto) non fa altro che cogliere al volo i cosiddetti "topics of our time”. Oggi ogni cosa che accade nella società ha delle ramificazioni e ripercussioni nel business». E di cose ne succedono parecchie: l’escalation di piattaforme come Hypebeast e Highsnobiety, l’affermarsi del gaming e degli e-sport, una popstar come Rihanna che diventa stilista per Lvmh. Gli argomenti su cui discutere a #Fashiontech Berlin non mancano e il panel di relatori è trasversale: si va dal guru Usa Aaron Levant (fondatore di Ntwrk, una video commerce app per la vendita di limited edition) a Brian Grevy (ceo di Gant, marchio storico ma aggressivo nell’omnichannel), fino a Luisa Krogmann (founder e ceo di Aeyde, brand di calzature digital first) e Pietro Boselli, influencer da 3,5 milioni di follower che con Petra lancia un performance brand sostenibile. Intanto Panorama Berlin, sem-

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1. Il summit #Fashiontech Berlin di Premium Group 2. Un outfit di Digel Move 3. Compratori a Panorama Berlin

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pre dal 2 al 4 luglio all’ExpoCenter City, prosegue sulla strada del rinnovamento iniziata a gennaio, adottando un format basato sull’infotainment. Una delle novità principali è il focus sull’occasionwear nella Hall 7, che secondo il ceo del salone, Jörg Wichmann, «rappresenta il nuovo smart-casual look, tra matrimoni, prom night, balli di fine anno». In parallelo, Panorama Berlin accende le luci su Selvedge Run & Zeitgeist, una finestra sul denim ma anche sul nuovo handmade. Uno dei centri pulsanti della kermesse è la Hall 5, dove si insedia Xoom - un’area dedicata ai concept sostenibili per i negozi - e dove sono previsti interventi di esperti su temi attuali, dal retail che deve sganciarsi dalla dimensione unilaterale di punto vendita (insieme a Bert Martin Ohnemüller di Neuromerchandising Group) al re-fit del fashion management con Jochen Strähle,

docente di International Fashion Management all’Università di Reutlingen. Ma cosa pensano gli espositori di Premium e Panorama Berlin di questi saloni? Javier Goyeneche, deus ex machina del sustainable brand Ecoalf, è soddisfatto di Premium: «Siamo diventati loro partner nel cercare di “educare” alla sostenibilità, un tema sul quale Anita Tillman (co-fondatrice e managing director di Premium Group, ndr) è da sempre molto attenta». «Il livello di clienti di Premium è alto e qui incontriamo i clienti non solo tedeschi ma anche svizzeri, austriaci, polacchi, bulgari. La tempistica, poi, è ottima. Sarebbe da migliorare la comunicazione verso l’estero», sostiene Marco Campomaggi di Campomaggi. Cristobal Felipe Machhaus di Digel, che partecipa invece a Panorama, mette l’accento sull’importanza di un heritage brand come Digel nel sostenere Berlino come polo fieristico. Quanto a Panorama, «deve mantenere alto il livello, attrarre sempre più buyer internazionali e in futuro aprirsi al consumatore finale. Una fusione tra Premium e Panorama sarebbe un mix ec■ cellente».



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BuyerS’ SURVEY

Stone Island torna sul podio come marchio più venduto in negozio

VENDITE MENSWEAR PRIMAVERA-ESTATE 2019

il click and mortar salva il business Nel complesso gli acquisti si sono mantenuti stabili, anche se una delle primavere più rigide degli ultimi 30 anni ha raffreddato la voglia di shopping. Fa eccezione l’online, che continua a guadagnare posizioni. Tanto che anche i più web-scettici stanno avviando progetti in chiave phygital DI angela tovazzi

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he questa primavera anoboutique Spinnaker. In Rete, stone mala potesse avere qualinvece, non piove mai: «Più island, gucci e che effetto sulle vendite era uno store è trainato da un maroff-white sono scontato. Temperature inverketplace o da un proprio canai marchi uomo nali e cielo grigio non hanno le digitale, meno dipende da più gettonati, certo invogliato a rifarsi il fattori congiunturali come il sia online che guardaroba con capi leggeri. clima», aggiunge Betti, sottooffline Eppure, nonostante tutto, in lineando che anche in questa questa piovosa primaverastagione sono stati gli acquisti estate 2019 nel complesso gli acquisti virtuali «a fare la differenza». Un asset, di menswear hanno retto. Lo dice buona quello legato alle strategie digital, che orparte dei negozianti che abbiamo interpel- mai sta persuadendo anche il partito dei lato per il nostro consueto sondaggio, che web-scettici, convinti - se non dall’idea di confermano: le vendite sono rimaste più o investire in una propria piattaforma - almeno stazionarie (41%) o addirittura sono meno ad affidarsi a e-tailer specializzati, aumentate (37%), ma a salvare la stagione in grado di portare le loro collezioni oltre sono stati i click. «Con l’alluvione che c’è il proprio bacino d’utenza. Quasi tutti gli stata a Portofino nei mesi scorsi, se non imprenditori che abbiamo raggiunto con avessimo compensato con le vendite onli- il nostro questionario si sono dimostrati ne avremmo subìto un danno notevole», reattivi e fattivi nell’adottare nuovi tool racconta Claudio Betti, alla guida delle (ma anche habit) tecnologici e consape-

Qual è la tipologia di prodotto più venduta in questa primavera-estate?*

55% Street

47% 43%

Formale

Fashion

Sportivo

12% *Risposte multiple

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BuyerS’ SURVEY

La parola ai negozi multibrand Come sono andate le vendite di MODA MASCHILE nella primavera-estate 2019?

41%

Come lo scorso anno

37%

Meglio

22%

Quali i marchi uomo più venduti online (sito di proprietà e/o altre piattaforme)? 1 Off-White 2 Gucci 3 Stone Island

Off-White

Peggio

Quali sono i brand uomo più acquistati dai clienti in NEGOZIO?

Quale merceologia avete venduto di più? 1 Calzature 2 Giacca/Capospalla

1 Stone Island

3 T-shirt

2 Gucci 3 Off-White GUCCI

Alyx

Come giudica la politica delle capsule con celebrities? Quali sono i marchi uomo appena inseriti su cui avete deciso di puntare? 1 Heron Preston

Aiutano realmente le vendite Rafforzano l’eco mediatica ma non fanno aumentare le vendite

2 Alyx, Jacquemus 3 C.P. Company, Amiri Heron Preston

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Altro

51% 45% 4%


FRANZ KRALER - Cortina

BIFFI BOUTIQUES - Milano

voli dell’importanza di fare proprio un approccio phygital, che colleghi senza soluzione di continuità offline e online. Perché è vero che di fronte all’affermazione dell’e-commerce non si può più fare gli gnorri, ma al tempo stesso il fisico è imprescindibile, dicono i retailer: è il luogo dell’epifania del brand, è relazione, è emozione. In una parola, è experience. «La nostra piattaforma online galoppa al ritmo di un +50% l’anno - dice Federico Giglio a proposito di Giglio. com - con un incremento anche lo scorso anno del 57%, ma crediamo tantissimo anche nel brick and mortar. Guarda caso, ora investiremo nel restyling della boutique uomo e donna di oltre 2mila metri quadri in piazza Crispi a Palermo. Siamo pionieri dell’omnichannel e crediamo non possa essere che questo l’approccio giusto». Stessa strategia per

LEAM - Roma

COLOGNESE 1882 - Montebelluna

MARCOS - Mondovì

VINICIO - Legnano

Cambiano le modalità di presentazione: quale la più valida?

43%

Sfilate co-ed uomo e donna

35%

Tempistiche e modalità tradizionali

22%

Eventi organizzati nelle città internazionali

i negozi Leam di Roma, con «investimenti sia su leam.com, sia su un’importante ristrutturazione degli store», come rivela Edoardo Amato. Detto altrimenti: per spingere il fisico serve l’online e per spingere l’online serve il fisico. «È vero - interviene Piero Marchesani delle boutique Filippo Marchesani a Cupello e Vasto (Chieti) - che le vendite su Internet stanno aumentando in maniera sensibile, in quanto offrono prezzi competitivi, ma al tempo stesso i negozi reali puntano sull’esperienza umana e sul desiderio di incontro. La tecnologia interseca queste due esigenze. Ne è un esempio il “geofencing”, una vera rivoluzione che permette all’app mobile di rintracciare i movimenti degli utenti registrati all’interno dell’area outdoor e indoor. Lo riteniamo un ottimo sistema di integrazione tra e-commerce e fisico,

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BuyerS’ SURVEY

uno degli investimenti su corta) e live call, grazie alle lo street cui punteremo». Marchesaquali gli user possono vederesta il mainstream, ni non è però l’unico: dalla re i capi in boutique ed esseanche se il trend nostra indagine campionaria re supportati nella scelta (Il sta scemando risulta un grande dinamismo, Duomo a Novara), solo per se non fibrillazione, in camfare qualche esempio. C’è po high-tech: c’è chi è pronto a partire anche chi, come Vela Shop di Cagliari, con l’e-commerce (tra gli altri, Noha a sta studiando «un nuovo store tecnologiBrindisi e Marcello Uomo a Benevento), co ed ecosostenibile - anticipa Andrea chi sta introducendo il click & collect Diaz - che speriamo possa essere pronto (Giordano Boutique a Pompei), scherper settembre-ottobre», oppure chi si sta mi interattivi e vetrine digitali (Vinicio a attrezzando in vista del social-commerce Legnano, Genova, Novara e Arona), moche avanza: «I nostri investimenti vanno nitor touch (Chirico a Messina), display in questa direzione - ribadisce Damiano dove il cliente può dialogare con il sito Manoni di Caravan ad Alba - per esse(Divo Boutique a Santa Maria a Monte re pronti all’esplosione shopping online e Pontedera e Gaudenzi a Riccione e su Instagram». Insomma, il wholesale è Cattolica), schermi inseriti nei banchi di in piena rivoluzione. Dal sondaggio non vendita (Valtellini a Rovato in Franciaemerge invece nessuna rivoluzione (ri-

spetto ai risultati delle stagioni scorse) in merito ai marchi uomo più gettonati. Che si privilegi l’offline o l’online, il discorso non cambia: la triade Stone Island/ Gucci/Off-White domina incontrastata la classifica, giusto per ribadire che la “guccification” di Alessandro Michele non ha perso vigore - sebbene nel primo trimestre 2019 la crescita dei ricavi si sia ridimensionata - e che lo streetwear alla Virgil Abloh (non) divide et impera nel menswear, anche se quest’ultima tendenza «sta cominciando a scemare - corregge il tiro Federico Giglio - nonostante i cambiamenti nell’uomo siano molto più lenti che nella donna». Baluardo restano le sneaker: «Non ce le toglieremo più, inutile voler andare controcorrente», scherza Diego Cossa, buyer uomo di Tiziana

TUFANO - Pompei CARAVAN - Alba

Quali sono i marchi che dialogano meglio con i consumatori sui social network?

SIR ANDREW’S - Carpi

DE FLORIO DAL 1948 - Noicattaro (Ba)

1 Off-White, Gucci 2 Stone Island 3 Balenciaga balenciaga MARIO D’ANNA - Caserta

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VALTELLINI - Rovato in Franciacorta



BuyerS’ SURVEY

Ringraziamo il nostro panel

NICK&VANDA - Riva del Garda

Fausti a Bergamo. Parere condiviso da quasi tutti i negozianti: le scarpe risultano in generale tra le poche categorie merceologiche andate sold out, seguite in ordine di preferenza da giacche, capospalla e T-shirt, con Heron Preston tra i new brand che hanno “spaccato” di più. Divide invece il nostro “elettorato” la macro-tendenza delle capsule, firmate in particolare in tandem con i big dello spettacolo o dello sport: per il 51% fanno da boost alle vendite, ma per il 45% rafforzano l’eco mediatica, senza avere un reale impatto sulle performance in tra le negozio. «Il boom categorie delle capsule si sta merceologiche indebolendo - compiù vendute menta Cossa - ansi impongono che perché quando le sneaker, anche questa le colab si trasforstagione pezzo mano in mainstresuperstar am perdono quel quid di esclusività con cui erano nate». Peraltro per i retailer non sono di facile gestione: «Avendo una data di lancio e un periodo di vendita vincolante presentano alcune problematiche legate all’organizzazione», aggiunge il buyer di Tiziana Fausti. Vedremo invece come sarà accolta da consumatori e trade l’evoluzione di questo fenomeno, che trova un valido esempio nella nascita di Fenty, vera e propria maison frutto del sodalizio tra Rihanna e Lvmh. Se il buongiorno si vede dal numero di visualizzazioni del primo post su Instagram della linea (più di un milione), c’è da ■ aspettarsi faville.

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VELA SHOP - Cagliari

GIORDANO BOUTIQUE - Pompei

Come sarà il vostro budget per la moda uomo della prossima primavera-estate?

55%

Stazionario

31%

In aumento

14%

In flessione

Andrea Agnetti - AGNETTI - Villa Potenza (Mc); Gianni Arteni - ARTENI - Udine; Mario e Maurizio Artusa - ARTUSA - Vibo Valentia e Lamezia Terme; Rosy Biffi - BIFFI - Milano e Bergamo; Andrea Bonvicini - BONVICINI FASHION GALLERY & STORES - Montecatini Terme (Pt); Giancarlo Stella - BOUTIQUES STELLA - Asiago (Vi); Silvia Bertocchi - 10 CORSO COMO - Milano; Damiano Manoni - CARAVAN - Alba (Cn); Marzio Chirico - CHIRICO - Messina (Me); Paolo Colognese COLOGNESE 1882 - Montebelluna (Tv); Angelo Giannini - COSE - Cremona (Cr); Gaetano De Florio - DE FLORIO DAL 1948 - Noicattaro (Ba); Marco Cateni - DIVO BOUTIQUE - Santa Maria A Monte (Pi); Eleonora Bonucci - ELEONORA BONUCCI - Viterbo e Terni; Massimo Fiacchini FIACCHINI - Forte dei Marni (Lu); Raffaele Galiano - GALIANO - Giugliano (Na); Francesca Meletti - GAUDENZI BOUTIQUE - Riccione; Federico Giglio - GIGLIO - Palermo (Pa); Anna Giordano GIORDANO BOUTIQUE - Pompei (Na); Ercole Cellino - Il DUOMO - Novara; Alexander Kraler - FRANZ KRALER - Cortina e Dobbiaco; Paolo Bertacchi e Pietro Rampa - LA FERRAMENTA Bologna; Edoardo Amati - LEAM - Roma; Cesare Tadolini - L’INCONTRO - Modena; Antonio Errico - MARCELLO UOMO - Benevento; Piero Marchesani - MARCHESANI - Modena; Paolo Marini - MARCOS - Mondovì (Cn); Mario D’Anna - MARIO D’ANNA - Caserta (Ce); Mirko Moras MORAS BOUTIQUE- Intimiano (Co); Gim Mazzoni - MAZZONI - Rivoli (To); Marco Inzerillo - MICHELE INZERILLO FOR GETLEMEN - Palermo; Carmel Imelda Walsh - MODES - Milano; Arer Christian - NICK&VANDA - Riva del Garda (Tn); Natale De Stradis - NOHA - Brindisi; Giuseppe Nugnes – NUGNES 1920 - Trani; Paolo Pessina - PAOLO PESSINA - Monza; Pancrazio Parisi - PARISI TAORMINA - Taormina (Me); Battista Martilotti PAPILLON - Corigliano Scalo (Cs); Chicco Amato - PAPINI - Catania e Siracusa; Carlo PorriniPORRINI MODA E CASA - Besozzo (Va); Mirco Occhialini - RATTI - Pesaro; Andrea, Neris e Marco Solieri - SIR ANDREW’S - Carpi (Mo); Pierluigi Passarella e Giuseppe Ramonda - SORELLE RAMONDA - Alte di Montecchio Maggiore (VI); Claudio Betti - SPINNAKER - Alassio (Sv), Sanremo (Im) e Portofino (Ge); Maria Teresa Vidotto - STILMODA BOUTIQUE - Lignano Sabbiadoro (Ud); Diego Cossa - TIZIANA FAUSTI - Bergamo (Bg); Ernesto Tufano - TUFANO Pompei (Na); Didi Corbetta - VALTELLINI - Rovato in Franciacorta (Bs); Andrea Diaz - VELA SHOP Cagliari; Vinicio Ravagnani - VINICIO - Arona (No), Genova, Legnano (Mi) e Novara.


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Top buyers

i progetti di VITTORIO CHALON

«un po’ online, un po’ instore: è il cliente di Thecorner.com» Al via l’e-commerce che Chalon ha acquisito da Yoox nel 2017 ed è integrato da cinque store fisici tra cui Tony Boutique, che assume il nome della piattaforma. «Ottima partenza, il marchio resta forte»

che ha mantenuto una forte awareness tra i clienti, abituati a fare shopping online.

1

1. Vittorio Chalon 2. Tony a Magenta si è trasformato nel primo store TheCorner.com

2

Qual è l’offerta? Abbigliamento, calzature e accessori dei brand del momento, da Gucci a Moncler, passando per Dolce&Gabbana, Stella McCartney, Versace, Fendi ma anche OffWhite, Puma e Adidas, per uno stile non solo streetwear. Siamo partiti con circa 150 nomi, che arriveranno a 180 con la prossima stagione e a 200 con l’estate 2020. Ai nostri clienti, però, non vogliamo offrire solo prodotti, ma anche una vasta gamma di servizi: collaboriamo con artisti e creativi, per realizzare un concetto di lifestyle. Siete attivi in tutto il mondo? Inizialmente consegneremo in Europa e negli Usa. Il packaging è a basso impatto ambientale e le spese di spedizione gratuite. ■

DI Andrea Bigozzi

L’

obiettivo dichiarato è quello di coniugare alla perfezione il mondo online e offline, per ampliare l’offerta al cliente: impresa non facile, ma possibile per Vittorio Chalon. Nel 2017 l’imprenditore ha acquistato da Yoox la piattaforma TheCorner. com da tempo congelata. Ora l’e-commerce è ripartito, integrato da cinque negozi fisici: Tony a Magenta, Minola a Biella, Gisa 1965 ad Ancona e Chiaravalle e 400M2 a Marsiglia, di proprietà di Chalon, che punta a massimizzare le sinergie tra online e retail, come dimostra la scelta di trasformare Tony nel primo store fisico a insegna TheCorner.com. «È il caso pilota», dice Chalon. Quindi è possibile che TheCorner.com diventi il nome di tutti i punti vendita? Per ora il rebranding riguarda solo Tony. Aspettiamo di vedere la reazione della clientela dei punti vendita fisici. Del nostro grup-

po fanno parte realtà storiche, percepite sul territorio come brand, bisogna pensarci bene prima di cambire insegna. Quello che succederà da subito è che ogni spazio avrà all’interno una declinazione di TheCorner. com, per comunicare l’appartenenza a un network. In ogni boutique ci sarà un iPad, per far vivere instore l’experience TheCorner.com, sfruttando al meglio l’assortimento disponibile. Il business online come procede? Molto bene. Merito della forza del brand,

traider italo-cinesi per il nuovo concept store

con culla parte l’asse retail firenze- cina A Firenze l’11 giugno durante Pitti Uomo è prevista l’inaugurazione di un nuovo concept store, Culla. Più che un punto vendita, lo spazio di 400 metri quadrati di via Cavour 172, è il progetto pilota di un’operazione retail più ampia messa a punto da Globally Group e che punta a esportare la moda europea in Cina. «Sarà un negozio uomo e donna, rivolto ai Millennials e alla Gen Z con marchi come come Gcds, Champion, Kappa» ha spiegato Sara Lin (foto), general manager di Globally. «Dopo Firenze il progetto si svilupperà soprattutto in Cina, dove prevediamo 10 aperture entro il 2020, con focus sulle città di seconda e terza fascia». (an.bi.)

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A bergamo bar con vista

Prima lo shopping, poi il food sulla terrazza fausti Nel 40esimo anno di attività Tiziana Fausti lancia un nuovo progetto, questa volta nel campo del food. La signora della moda bergamasca lo scorso 23 maggio ha inaugurato Terrazza Fausti, un rooftop lounge bar sui Portici del Sentierone, a Bergamo, nello stesso edificio che ospita il celebre flagship store multibrand. Complessivamente, uno spazio commerciale di oltre 1.000 metri quadrati, che mette in relazione l’area uomo, donna e la boutique Dior, oltre alla nuova terrazza di 600 metri quadrati. «Con questo progetto - ha detto l’imprenditrice ,a capo di un gruppo che fattura oltre 80 milioni di euro - a Bergamo nasce un luogo in cui convivono moda e intrattenimento, per chi ha voglia di vivere la città». Il nuovo locale è aperto al pubblico tutti i giovedì, venerdì e sabato fino al 3 agosto. (an.bi.)



top buyers

A settembre apre Passaggio SAN CARLO

«Basta store su strada, inizia una nuova fase» A fine giugno chiudono le vetrine di San Carlo 1973, ma l’insegna torinese andrà avanti: il 12 settembre Giorgina Siviero inaugura un nuovo spazio lifestyle all’interno di Palazzo Villa: «La moda da sola non basta più» DI ANdrea bigozzi

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n’offerta imperdibile per i locali dove adesso si trova il suo negozio non è bastata a convincere Giorgina Siviero ad abbandonare l’attività. E anche se la buyer torinese ha detto sì all’offerta che porterà le vetrine di San Carlo dal 1973 a chiudere a fine giugno, la storica insegna non cesserà di esistere, ma si trasformerà. «Ho pensato a una nuova formula - dice Siviero - e non sarà solo abbigliamento e accessori». L’appuntamento è per il 12 settembre, quando con un grande evento la signora della moda torinese svelerà il nuovo Passaggio San Carlo. «Per questo progetto ho scelto una nuova location, nel cortile di Palazzo Villa, restaurando quella che un tempo era una rimessa di carrozze. Quindi restiamo sempre in piazza San Carlo, ma l’ingresso si sposta al 161». L’antica rimessa rappresenterà la “vetrina” del punto vendita ,che prosegue al piano superiore, dove ci saranno 500 metri quadrati destinati ad ospitare le collezioni donna selezionate dalla buyer e una terrazza, che diventerà la location per una serie di eventi. Passaggio San Carlo sarà un contenitore lifestyle. Una nuova sfida, che è anche un ritorno al passato: lasciare il negozio su strada per tornare a una formula atelier. «Il mercato è cambiato - prosegue Siviero e la moda da sola ha poco senso. Per questo ci siamo aperti a gioielli, oggettistica per la casa, art de vivre, modernariato, essenze, ma soprattutto abbiamo creato un luogo che non è un semplice store. Prevediamo un fitto calendario di eventi, con concerti e presentazioni di libri». Il capitolo moda resta comunque centrale nell’attività imprenditoriale di Giorgina Siverio. La brand list di Passagio San Carlo sarà composta da un centinaio di nomi (concentrati al secondo piano del palazzo): si va da brand giapponesi come Issey Miyake, Yohji Yamamoto, ai marchi europei come Jil Sander, Marni e Sofie D’Hoore. «E poi ci sarà spazio per la ricerca, con brand di

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Giorgina Siviero aprirà Passagio San Carlo negli spazi di un’ex rimessa di cavalli

Nuovo indirizzo in Brera

A Milano apre Mic, il multimarca con il meglio streetwear asiatico A Milano ha aperto i battenti Mic Boutique, un nuovo multimarca nato dall’idea di Wei Gong, imprenditore Millennial di origine cinese, che ha deciso di ospitare in un unico indirizzo soprattutto marchi asiatici, in particolare provenienti dal mondo streetwear, la maggior parte dei quali non aveva ancora una distribuzione in Italia. Il negozio è attivo dal mese di aprile e si trova in via Tivoli 8, in pieno Brera district e a pochi passi dal Piccolo Teatro Strehler. Fin da subito ha fatto parlare di sé sui social, attirando una clientela trasversale, dalla fashion victim cinese di passaggio in città al cool hunter milanese. «Con questo progetto - racconta Wei Gong - volevamo dimostrare che l’offerta di nuovi stilisti asiatici è molto ampia, non ci sono solo Sacai o Juun J. Per il momento la nostra selezione è limitata a una ventina di marchi, ma sono tutti nomi con un notevole appeal per un pubblico giovane, tra i 18 e i 35 anni, attento agli

Novità anche per l’uomo

accessori australiani, francesi, giapponesi e americani ma anche tanto prodotto made in Italy - precisa Siviero - compreso il mio marchio Rappel à l’ordre, lanciato tre anni fa, che piace moltissimo a tutte le mie clienti che, come me, non amano la moda troppo urlata di oggi». Il progetto è stato affidato all’architetto torinese Jeannot Cerutti, che ha il compito di tradurre in spazio i principi di leggerezza e raffinatezza della buyer. «Non vogliamo dare troppi dettagli - afferma Siviero - ma il verde sarà protagonista. Tra piante rampicanti, palme e fiori, il cortile diventerà una foresta, anzi un’oasi». Quanto agli attuali spazi su piazza San Carlo che attualmente ospitano il multimarca torinese, l’imprenditrice non ha rimpianti. «Il mercato è cambiato e noi ci siamo adeguati». Il nuovo inquilino sarà Sinatra Profumerie, che diventerà la più grande pro■ fumeria della città.

per Gaudenzi restyling a cattolica e a riccione arriva il kid’s store Per restare in vetta alle preferenze della clientela romagnola, sempre desiderosa di anticipare le tendenze più che a seguirle, un negozio multimarca non ha che una possibilità: rinnovarsi continuamente. È questa la strada seguita da Gaudenzi Boutique, lo store partito 43 anni fa come una piccola boutique di 30 metri quadri in via Mancini a Cattolica e che ora conta una manciata di punti vendita nel territorio riminese. «Essere contemporanei nella moda è tutto, ma noi non rinunciamo mai alla nostra identità», sottolinea la titolare del retail Giovanna Gaudenzi, commentando gli ultimi due progetti realizzati, il restyling del punto vendita di via Bovio 74 a Cattolica e l’apertura di un nuovo store bimbo a Riccione. «Una città, quest’ultima, dove abbiamo cambiato un pò di cose - conferma


IN BREVE

O’ di Giordano Ollari sale a 69 milioni e prende il controllo de L’Inde Le Palais

Il negozio nato dall’idea di Wei Gong, ha una brand list di 20 nomi come Banu, Andrea Crews, Nocao Project, Sacai, Yuan Fang ultimi fenomeni dello streetwear». Della brand list fanno parte nomi come Banu, Andrea Crews, Ih Nom Uh Nit, Nocao Project, Sacai, Yuan Fang, Dentalpins, Leonsense, Yujied Hats, Fun, Bentrill. Marchi per la maggioranza menswear con un target price che va dai 100 ai 350 euro. Wei Gong si dà un gran da fare. A 28 anni ha una società di buying office, la Fashion Wei, attraverso la quale fa scoprire marchi di moda europei a department store e multimarca

cinesi. Molto di quello che sa lo ha studiato e imparato in Italia: laurea all’Università di Bologna e prime esperienze professionali per Guffanti Showroom e per la maison Krizia, passata sotto il controllo di un gruppo cinese. «L’attività principale resta quella di buying office. Abbiamo anche uffici a Hong Kong, ma il potenziale di Mic Boutique è molto alto, perché i brand cinesi vogliono diventare internazionali e in europa non c’era fin’ora un canale adeguato per farli conoscere al pubblico». (an.bi.)

A Giordano Ollari i 15 negozi multimarca O’ sparsi per l’Emilia, il fatturato in aumento (69 milioni di euro nel 2018) non bastano. L’imprenditore di Parma ha deciso di allargare il raggio d’azione della sua O’ srl fino a Bologna, ma invece che aprire una boutique con la sua insegna, ha preso in gestione il business degli store e dell’e-shop di L’Inde Le Palais. L’operazione, finalizzata a febbraio, ha portato alla costituzione della “newco” Jo, di cui la O’ srl ha la maggioranza, mentre il socio di minoranza è la Jato di Jacopo Tonelli (nella foto con Giordano Ollari) .

New look per Mantovani: 500 mq. firmati Baciocchi

A sinistra il nuovo punto vendita Kid si trova a Riccione, al civico 10 di via Ceccherini, sopra il flagship di Cattolica dopo il restyling -. Al 10 di via Ceccherini abbiamo aperto un nuovo punto vendita dedicato al bambino: 60 metri quadri dove si concentrano tutte le nostre griffe in versione mini. Lo spazio al 5 adesso è dedicato esclusivamente alla moda uomo, mentre il nostro grande flagship di via Nievo ora è 100% donna. Abbiamo deciso questa separazione per evitare ogni forma di cannibalizzazione». Ma la vera novità rigurada Cattolica, dove l’insegna è nata nel

Mantovani, la boutique di San Giovanni Valdarno ha riaperto a fine marzo con un nuovo concept firmato da Roberto Baciocchi, lo stesso architetto che recentemente ha firmato multibrand come Sugar, Le Noir e One-Off. In contemporanea si sono riaccese le luci dei tre negozi uomo, donna e accessori affacciati su corso Italia, all’interno di una struttura che ora si sviluppa su tre piani, di cui due di vendita (circa 500 metri quadrati) e uno di uffici gestionali.

1976: i 150 metri quadrati di via Bovio sono stati completamente ripensati. «Abbiamo puntato - spiega Gaudenzi - su un concetto nuovo, legato all’immagine della casa, con i sui ritmi lenti. Non volevamo uno spazio frenetico, ma un luogo dove ogni cliente può arrivare e trattenersi a lungo, senza assilli. Per lo shopping veloce o d’impulso c’è il nostro e-commerce, che tra l’altro sta andando molto bene». (an.bi)

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fair trade

i possibili risvolti della guerra dei dazi

attriti usa-cina? per noi un’opportunità Consulenti ed esperti del mercato cinese dicono la loro sulla Cina, protagonista di una guerra commerciale con gli Usa e allo stesso tempo potenziale controparte di accordi sulla Nuova via della seta. Per il made in Italy più innovativo si tratta di un’opzione di crescita da cogliere al volo DI ELISABETTA FABBRI

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arli di Cina e subito ti trovi a fare i con29% registrato nel nostro Paese fra gennaio ti con numeri e cifre che non vanno in e febbraio 2019, in aumento del 4% rispetun’unica direzione. Per esempio, qualcuno to a un anno prima». Lo scontrino medio, ha già stimato che la guerra commerciale in che ha superato i 1.200 euro (+15%) la dice corso con gli Usa - protagonista delle cronalunga sulle preferenze per l’alto di gamma. che estere, mentre scriviamo - dovrebbe pe«Sappiamo che fanno confronti fra i prezsare sul portafoglio delle famiglie americane zi e che organizzano il viaggio avendo ben per circa 830 dollari l’anno. Però in maggio chiare le tappe dove fare acquisti - aggiunge l’indice di fiducia dei consumatori - indicaBertossi -. Conoscere la loro cultura è fontore chiave per farsi un’idea delle intenzioni damentale, per questo nei negozi facciamo di spesa degli americani - è cresciuto oltre formazione sulle diverse nazionalità degli le stime (134,1, contro il 129,2 di aprile e il shopper. Speriamo che in Europa non ci sia130,1 previsto dagli analisti). Le vendite al no implicazioni dalle tensioni fra Stati Uniti dettaglio Usa, al contrario, non aumentano: e Cina: siamo in attesa di flussi di turisti da -0,2% in aprile, a 514,1 mientrambe le parti, con l’arrivo liardi di dollari, ma salivano dell’estate». Nel Paese del Dradell’1,7% in marzo (+0,2% la gone crescono anche i consumi stima degli analisti). Di certo interni, che stanno diventando il i produttori di sneaker sono in driver della crescita economica, allarme, per le nuove minacce come attesta uno studio recente di dazi da parte del presidendi Deloitte. «Il valore nominale te Donald Trump. Marchi delle vendite al dettaglio - oscome Nike, Reebok, Adidas serva Claudio Bertone, senior e Puma, che delocalizzano partner Deloitte, responsabile nell’ex-Celeste Impero, gli per il settore Retail - è aumennel tax free hanno persino mandato una tato del 9% nel 2018, che si shopping lettera in pool per tentare di traduce in un giro d’affari pari i cinesi sono convincerlo a rivedere le sue a 38.100 miliardi di renminbi». primi in europa intenzioni. Intanto, mentre un In più si assiste a una crescente e in italia incontro fra Trump e il prediversificazione delle importasidente cinese Xi Jinping è zioni a livello geografico - dove dato per possibile durante il G20, previsto a l’Europa è il maggiore partner commerciafine giugno in Giappone, i cinesi continuano le, con l’Italia al sesto posto (al primo c’è la a fare shopping in Europa e nel nostro PaeGermania) - ma anche merceologico, con se. «Nel tax free europeo sono primi per natassi di crescita a due cifre per settori come il zionalità, con una quota del 30% - racconta food&beverage, l’abbigliamento e gli accesAntonella Bertossi, partner Relationship & sori (vedi grafico). Quindi un’occasione da Marketing manager di Global Blue, leader cogliere per il made in Italy. «Solo lo scorso nei rimborsi tax free -. Inoltre sono i maganno - sottolinea Patrizia Arienti, senior giori estimatori di prodotti italiani, con il partner Deloitte, responsabile per la Consu-

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mer Industry - l’export di beni italiani verso la Cina è stato pari al 2,8% del totale esportato nel mondo: una cifra che l’Italia punta ad accrescere, come dimostra il memorandum d’intesa siglato il 23 marzo, con cui è diventata il primo Paese del G7 a partecipare formalmente alla Belt and Road Initiative (nota anche come Nuova via della seta, ndr)». Da considerare anche il fatto che i consumi sono sempre più guidati dalla digitalizzazione: nei primi due mesi del 2019 lo shopping online ha costituito il 16,5% delle vendite al dettaglio, per un giro d’affari di 1.100 miliardi di renminbi (+19,5% rispetto a un anno prima). «I cinesi hanno sempre apprezzato i prodotti italiani - ribatte Andrea Bonardi, con la Texere Advisor consulente delle aziende che vogliono espandersi nei mercati emergenti -. La Nuova via della seta è una chance in più per farci conoscere meglio: basta vedere quanta visibilità è stata data dai media cinesi alla recente visita a Roma del presidente Xi Jinping. E il governo, non va dimenticato, guida l’opinione pubblica e i gusti». «Per noi - prosegue - c’è anche un’opportunità dal punto di vista produttivo: il cinese, sempre più attento alla qualità, vuole il made in Italy vero e questo dovrebbe alimentare il fenomeno del reshoring». Più che la guerra dei dazi, secondo l’esperto, do-


1. Un’addetta alla realizzazione delle sneaker Jordan (Gruppo Nike) 2. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente cinese Xi Jinping durante la visita di Stato, lo scorso marzo a Roma 3. Il presidente Usa Donald Trump

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vrebbe preoccupare il fatto che la Cina sta sviluppando marchi propri e una sua cultura, specie per attrarre la classe media, che acquista proposte fashion cinesi nei mall, talvolta apprezzate pure dal cinese ricco che viaggia e fa il mix and match. «Vedo un cinese sempre più sofisticato e raffinato - dice Bonardi - anche nel modo di comportarsi, interessato alla moda purché innovativa». Altra complessità è il mercato retail, «sofisticato, competitivo, costoso e per certi aspetti già saturo come in Giappone». Ma il governo sta aprendo le porte, con l’intento di sviluppare i consumi interni, come dimostrano il calo 3 dell’Iva sul lusso ma anche le fiere sui prodotti importati come la China International Import Expo-CIIE di Shanghai, che IMPORT CINESE: IL TREND DEL FOOD&FASHION farà il bis dopo l’edizione del  2007  2017 novembre scorso. «Purtrop Food, beverages and tobasco Cagr* po - osserva - noto spesso US$45B che le aziende italiane ap US$220B 17,1% procciano la Repubblica Po Leather goods and travel suitcases polare in modo semplicistico US$5B e superficiale. Le prospettive US$26B 17,8% sono tante, ma soprattutto Clothes per aziende strutturate e ve US$18B ramente originali: per l’uo US$67B 13,8% mo non c’è bisogno di scarpe classiche alla Church, che Shoes, boots, and leggings è già un riferimento, con un US$7B suo mercato consolidato, ma US$37B 17,5% di sneaker e di capi fuori dal *Compound annual growth rate comune, anche oltre gli stanFonte: China customs, Deloitte analysis dard europei».

«I rapporti commerciali e politici instaurati negli anni fra Europa e Cina sono di grande positività: l’Ue dovrebbe sfruttare questo momento di stallo per le merci statunitensi per crescere ulteriormente sul mercato cinese», osserva Andrea Cappai, consulente di Bugnion, specializzata in tutela della proprietà intellettuale e strategie di penetrazione dei mercati esteri. Tuttavia anche i cinesi sono in fase di stand-by. «Lo switch tra il vendere agli Usa e il vendere all’Europa non è così immediato - conferma l’esperto -. Alcuni piani di sviluppo di aziende cinesi all’estero, compresi i piani retail, restano in sospeso: c’è un incaglio nella generazione di ricchezza. Pure i risparmiatori e i consumatori si trovano in un contesto diverso da sei mesi fa e c’è chi decide di fermarsi, per vedere come procedono le cose». Difficile però credere che la guerra delle tariffe possa andare avanti all’infinito. «Quando si troverà un nuovo equilibrio si auspica che l’Europa sia nella posizione giusta per sfruttare l’apertura dei fronti lasciati in sospeso - dichiara l’esperto di Bugnion -. Però dovrebbe investire adesso, per creare rapporti commerciali di alto livello che ci favoriscano e per consolidare una presenza commerciale, che chiunque operi là sa che è difficile da costruire. Alcune aziende lo stanno già facendo. A livello di sistema, francamente non so». I FONDI CINESI SEMPRE PIù INTERESSATI ALLE ECCELLENZE Al momento Cappai si sta occupando di acceleratori di startup: «Vedo il nostro Paese molto attivo nello spingere le startup a partnership con i cinesi, che sono dotati di conoscenza del mercato locale e di risorse impensabili da reperire presso il sistema bancario. Il problema è che il mercato della Repubblica Popolare richiede volumi e strutture che una Pmi non ha». «C’è un vero interesse da parte dei fondi di investimento cinesi verso le eccellenze - specifica -. Ci chiedono se conosciamo marchi o brevetti di soggetti italiani interessati a vendere. Le aziende potrebbero valutare di cedere un brand non core avviato, ma su cui hanno smesso momentaneamente di investire: di fatto sono come piccoli tesoretti inutilizzati che potrebbero monetizzare». «Quanto ai partner cinesi - conclude Cappai - con un brand che ha già una sua identità potrebbero mettere piede in mercati che non riuscirebbero mai ad avvicinare con ■ una loro label made in China».

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NEW PARtnerships

evento speciale A MILANO per annunciare la colab

La Martina e Andrea Pompilio: «La svolta contemporary parte dalla polo»

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Il brand argentino lancia una capsule speciale firmata dallo stilista, che reinterpreta gli elementi di identità del marchio, a partire dal concetto di Fair Play. Una novità che si integra in un progetto di comunicazione innovativo, che vede la collaborazione di più player 2 di Carla Mercurio

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na capsule speciale che si integra in un progetto di comunicazione innovativo, in cui anche la tecnologia e il digital hanno un ruolo importante. La Martina ha scelto la ribalta di Milano Moda Uomo per presentare il suo nuovo progetto, che guarda al futuro senza rinnegare le radici del marchio. Sotto i riflettori la special capsule La Martina resized by Ap, realizzata in collaborazione con Andrea Pompilio: 15 look in consegna dal febbraio del 2020, che verranno presentati nel corso di un evento blindatissimo, domenica 16 luglio, in una location ancora top secret al momento di andare in stampa. Una scelta non casuale quella del designer, come spiega Enrico Roselli, ceo di La Martina Europe: «Andrea Pompilio è la persona giusta per reinterpretare in chiave contemporanea gli elementi di identità del brand, che sono rispetto, lealtà, integrità, coraggio. In poche parole Fair Play». E prosegue: «Lo abbiamo scelto tra una rosa di creativi per il suo profilo internazionale, per il background di collaborazioni importanti e per la professionalità. Una serie di plus che abbiamo ritenuto fondamentali per dare vita a un progetto definito, pensato a tutto tondo». Punto di partenza di Pompilio è stata la polo, che ha fornito l’aggancio per interpretare anche gli altri capi:

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bottom e top dalle influenze street, interpretate in chiave sofisticata. Proposte dedicate a un pubblico maschile, ma ideali anche in chiave genderless. «La special colab con Andrea Pompilio - racconta Roselli -. è parte di un progetto che nasce da una visione olistica, che ci ha portati a stringere un’alleanza strategica con il gruppo Condé Nast Italia. Una collaborazione che supera la tradizionale copertura stampa e media digitali, ma tocca anche gli aspetti ideativi e il retail, coinvolgendo talenti legati al gruppo editoriale a livello creativo e nell’organizzazione di eventi, che ci aiuteranno a comunicare la special colab». Il progetto proseguirà inoltre con un challenge al prossimo Vogue Talent, nel corso del quale sarà selezionato un designer emergente a cui verrà affidata la capsule numero due, in uscita il prossimo gennaio. Altri partner affiancano La Martina in questa nuova avventura: «Abbiamo coinvolto la Camera dei Buyer, che ci agevolerà nella comunicazione con gli associati a cui rivolgiamo la capsule: oltre ai nostri monomarca, un numero selezionato di door in Italia e all’estero - spiega Roselli -. Punti vendita dove saranno posizionati schermi touch screen forniti da Samsung, che proietteranno le immagini della campagna scattata con uno smartphone di ultima

1. Uno schizzo della capsule di La Martina, disegnata da Andrea Pompilio. Il brand è insegna di 46 store monomarca ed è distribuito in 53 multimarca. L’e-commerce vale circa il 6% del turnover, con una crescita del 30% nella Spring-Summer 2019 rispetto all’analoga stagione di riferimento 2. Giocatori di polo in azione vestiti La Martina

generazione fornito dal player coreano». Collegati alla web platform di La Martina, i terminali daranno accesso allo storytelling aziendale e apriranno a ciascun punto vendita integrato la funzione di magazzino infinito. «La capsule di Pompilio ispirerà anche la main collection, che acquisterà un twist più contemporary, ma in chiave meno audace a livello di design, colori, materiali e vestibilità», racconta il ceo. «In un momento in cui i Millennials e il pubblico più maturo hanno imparato a essere meno circoscritti nel look e a mixare stili diversi - sottolinea - il bello sarà poter affiancare le proposte più edgy di Pompilio con i capi della collezione, il fashion con lo stile di La Martina, riletto in chiave contemporanea». Nel percorso verso l’innovazione si inseriscono anche i punti vendita monomarca: «Stiamo lavorando alla definizione del punto vendita del futuro. In quest’ottica abbiamo coinvolto Luca Macellari, influencer da oltre 200mila follower, che avrà un ruolo all’interno del nostro monomarca di Milano. Sarà in parole povere un “suggeritore di outfit e di stile di vita”, che ci aiuterà a mixare le nostre abilità offline con quelle online. Un progetto che potrebbe portarci anche a una relocation del punto vendita», annuncia si■ billinamente Roselli.


NEWS

apparel in licenza a banana blue

Da Clan Upstairs si fa anche yoga

Leone 1947: un vintage che piace ai Millennials Un nome che da oltre 70 anni è di riferimento per gli appassionati di boxe cresce come linea di abbigliamento e accessori

Tutto parte dalla passione per il pugilato del cavalier Orlando Leone, che oltre 70 anni fa fonda, dopo un’esperienza nella pelletteria, Leone 1947, fabbrica milanese di articoli sportivi che diventa in breve una destinazione imperdibile per gli appassionati di discipline da combattimento e per tutti i più importanti pugili. Ma Leone 1947 è anche sinonimo di una linea di sportswear in costante crescita da quando, nel 2010, Banana Blue ha preso in licenza il marchio. «Abbiamo oltre 30 anni di esperienza nella distribuzione di abbigliamento fashion, sportivo e lifestyle - racconta l’amministratore unico Pier Giorgio Boltri - e con Leone 1947 Apparel abbiamo fatto breccia nel mercato grazie a un’immagine di sapore vintage, in cui i Millennials e i giovanissimi si ritrovano, come dimostrano il seguito sui social - 93mila follower su Facebook e 10mila, in aumento, su Instagram - e il traffico nell’e-store leone1947apparel.com. «Ideiamo, disegnamo e creiamo in autonomia le collezioni - prosegue Boltri - presidiando i settori uomo, donna e bambino, senza contare gli accessori, per un totale di 400 pezzi». Nel 2018 il fatturato è stato di 4,5 milioni di euro, «con la prospetti-

Its lancia la Its Arcademy Il contest internazionale sulla creatività emergente Its, che fa capo a Barbara Franchin e al team di Eve, si avvicina al final event, in programma a Trieste il 12 luglio con una fitta rete di supporter, tra cui Otb, Swatch, Camera Moda e Lotto. Intanto prende forma nel capoluogo del Friuli Venezia-Giulia Its Arcademy, frutto di 18 anni di ricerca: un archivio, al via nel 2020, che raccoglierà 17mila portfolio, oltre 220 abiti, più di 200 tra accessori e gioielli, 700 foto e 100mila immagini. Uno spazio di documentazione, formazione, informazione e confronto condiviso o, come lo definisce Franchin, «una palestra globale della creatività». (a.b.)

va di crescere del 15% quest’anno, grazie anche alla distribuzione in 450 punti vendita italiani e alla graduale espansione all’estero, soprattutto in Spagna, Francia, Belgio, Giappone, Polonia, Grecia e Serbia. Proprio in questi giorni stiamo concludendo accordi con agenti in Russia, Medio Oriente, Nord Africa e nelle aree europee non ancora presidiate». Banana Blue si è recentemente spostato in una nuova sede, in via del Lavoro ad Asti: una struttura di 1.500 metri quadri, progettata per il lavoro ma anche per il benessere dei dipendenti, con aree relax, sauna, cucina. Qui si trova anche il primo factory store di Leone 1947 Apparel, uno spazio di circa 200 metri quadri. (a.b.)

Senza experience un punto vendita non è completo e soprattutto non sfrutta appieno le proprie potenzialità: in quest’ottica Clan Upstairs, storica insegna milanese in via Pontaccio 15, avvia il progetto Milano Clan Upstairs Club, un contenitore di iniziative trasversali partite a maggio, con l’obiettivo di rendere protagonista il consumatore finale. Si va dalle serateevento Clan Upstairs Club, i cui prossimi appuntamenti sono in programma il 4 luglio e il 12 settembre, allo Yoga Club mattutino, fissato il 13 e 27 giugno e il 9 e 25 luglio. (a.b.)

cambio di location

Il Salotto di Milano si rinnova Dopo un anno di attività in via della Spiga 2, Il Salotto di Milano trasloca in corso Venezia 7. L’inaugurazione della nuova sede, 700 metri quadri con una terrazza di 250 metri quadri affacciata sul Quadrilatero, è prevista durante la fashion week di settembre. La location, curata dall’architetto Susanna Fazioni, sarà all’insegna di una vera luxury experience. Il Salotto di Milano nasce infatti come un crocevia tra lusso, moda, accessori hi-tech, design, arte e trend emergenti, oltre che come spazio per eventi. «In corso Venezia - spiega il general manager Paolo Gelmi - verranno aggiunti food & beverage. Ci saranno poi mostre d’arte, presentazioni di libri e design, tutto all’insegna delle eccellenze italiane». Il format è pronto per l’estero: «Stiamo studiando le prossime location tra New York, Miami, Dubai e Singapore», anticipa Gelmi. (c.bo.)

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jeanswear a due velocitÀ

il settore viaggia verso i 60 miliardi. Ma CI VOGLIONO PIù emozioni Da fenomeno fashion a commodity irrinunciabile: il mercato globale del denimwear continua a crescere, ma i ritmi non sono più quelli di una volta, in un comparto sempre più presidiato dalle catene low cost. Non fa eccezione l’Italia, come testimoniano i negozianti e i rappresentanti, che chiedono alle aziende più novità, ricerca e propositività. E c’è chi si è già messo all’opera e raccoglie i frutti DI CARla MERCURIO

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i dice che i periodi di crisi siano terreno fertile per il successo del denimwear. Non a caso c’è chi, nel settore moda, è convinto che dopo il boom della sneaker ci sarà quello dei jeans. Eppure i segnali e i numeri non vanno ancora in questa direzione. Beninteso, i pantaloni in tela indigo sono una commodity irrinunciabile: prova ne è il fatto che nel mondo se ne vendono in media 60 paia al secondo. Tuttavia ultimamente hanno perso molti dei contenuti fashion o emozionali che li hanno contraddistinti in altre stagioni. Il mercato globale cresce, ma l’evoluzione non è più quella di una volta. «Oggi il comparto progredisce con un ritmo del +1,5-2% annuo, percentuali che dovrebbero traghet-

IL MERCATO globale DEL DENIMWEAR PASSERà DAI 56,55 MILIARDI DI DOLLARI ATTUALI AI 59,46 MILIARDI NEL 2022

tarlo dai circa 56,55 miliardi di dollari attuali ai 59,46 miliardi nel 2022», informa Guglielmo Olearo, director of international shows di Denim Première Vision, il salone che si è svolto per la prima volta in Italia, a Milano, lo scorso maggio. «Non c’è disaffezione per il denim - puntualizza il manager - che anzi si sta rivalutando negli Stati Uniti, dove il fenomeno dell’athleisure sta arrivando a saturazione e dove la rimonta è pilotata dall’universo femminile». Secondo i dati diffusi dall’agenzia Npd, tra luglio 2017 e luglio 2018 il mercato dei jeans è cresciuto del 5%, a quota 16,4 miliardi di dol-

Balenciaga Summer 2019

lari, con la donna a fare da traino. Nell’anno chiuso a febbraio 2019 sono state vendute infatti negli Usa 364 milioni di paia di jeans da donna, 22 milioni in più rispetto all’analogo periodo di riferimento. Buone notizie anche da Levi’s: la prima trimestrale dopo il listing a Wall Street è passata dalla perdita all’utile (146,6 milioni di dollari), mettendo a segno una crescita del 7% del fatturato. Il trend è positivo, dunque, e si spera possa risonare a livello globale. Sempre più determinante sarà il Sud-Est asiatico, che attualmente copre il 21% del mercato globale in valore, rispetto al 35% del Nord Ameri-

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ca e al 35% di Europa e Turchia (fonte JustStyle). Un’area destinata a fare da traino al settore: «Qui al momento prevale l’acquisto di prodotti di media e bassa gamma, ma comincia a crescere la fascia alta», puntualizza Olearo. In fase di stagnazione il mercato europeo, compresa l’Italia, dove i consumi di denimwear sono piuttosto svogliati: una situazione che si lega a fattori di carattere politico ed economico, ai nuovi atteggiamenti e abitudini di acquisto dei consumatori e ai prezzi concorrenziali delle grandi catene, che hanno rubato quote di mercato significative ai pure player. Come rivelano i dati di SitaRicerca, nella stagione invernale da poco trascorsa (settembre-febbraio 2018-2019) il mercato dei pantaloni in denim adulti valeva circa 17 milioni di capi, per circa 700 milioni di euro, in calo del 3% in quantità e del -6,4% a valore, con un prezzo medio di circa 42 euro, in calo del 3,6%. Uno scenario in cui a perdere terreno sono state soprattutto le proposte maschili (-10,7% in quantità e -10,8% a valore). Dal punto di vista dei prezzi si segnalano i forti incrementi delle fasce più economiche (la più bassa per l’uomo e quella medio-bassa per la donna). In sofferenza gli altri target, soprattutto il medio-alto, con cali a doppia cifra. Unica differenza l’uomo, che ha mostrato un leggero recupero solo a valore nel livello più alto. Un andamento, quello

1. Simon Giuliani, global marketing director di Candiani 2. Il nuovo store di Milano 3. Due outfit di Blue of a Kind, jeans realizzati utilizzando i vecchi campionari di Candiani

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del denimwear, più negativo rispetto all’intero comparto abbigliamento, che nello stesso periodo ha confermato un’ulteriore contrazione, ma in rallentamento rispetto alle stagioni passate, di circa il 2,5% in quantità e del 3% a valore. Parlano i negozianti: «Il jeans ha bisogno di nuova allure» «Il denimwear non è ai primi posti nelle nostre vendite - conferma Carlo Porrini, del punto vendita Porrini a Besozzo, in provincia di Varese - perché in questo momento la clientela predilige i chino e i cargo. Purtroppo i jeans hanno perso il loro appeal fashion agli occhi del consumatore e non vedo neanche molta creatività nelle proposte delle aziende». Un punto di vista condiviso da Leo Tartaglia di Amedeo D., a Milano, meta di riferimento per un pubblico di consumatori molto giovani: «I nostri clienti preferiscono i modelli con i tasconi, i capi in cotone o i pantaloni della tuta anni Ottanta di marchi come Kappa e Fila. Questo ci ha spinto a ridurre i brand del denimwear in offerta. Ora puntiamo su Edwin, Carhartt, Stone Island, Levi’s, Tommy Hilfiger, Calvin Klein e Noisy May, del gruppo Bestseller, che piace molto alle ragazze». Anche nei templi del lusso, dove i trend si impongono con stagioni di anticipo, non si intravedono all’orizzonte

TOMMY JEANS NELLA FOTO, UUNA CREAZIONE REALIZZATA IN DENIM 100% RICICLATO. IL RISULTATO DELLE SCELTE DEL PVH DENIM CENTER DI AMSTERDAM, DEDICATO A STABILIRE NUOVI STANDARD PER PRODURRE DENIM IN MODO PIù VELOCE, COERENTE E RISPETTOSO DELL’AMBIENTE. QUESTe proPOSTE FARANNO PARTE DELLA COLLEZIONE OGNI STAGIONE

L’opening di Candiani a milano

«Scommettiamo sui Rivetti d’oro, anche in chiave B2C»

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Valorizzare il prodotto, i suoi contenuti a livello di ricerca, di scelta dei materiali e di sostenibilità: con questo obiettivo Candiani Denim ha inaugurato di recente un negozio a Milano, in piazza Mentana, dove ha riunito il top dei marchi clienti. «Abbiamo profuso molto impegno nel raccontare e comunicare i nostri prodotti e i valori fondanti della nostra azienda ai produttori di denimwear, perché potessero trasmetterli ai negozianti. E adesso vogliamo ampliare il focus anche al B2C, andando a dialogare con i consumatori tramite il nostro negozio. Una policy che ci aiuterà a supportare ulteriormente i marchi nostri clienti», racconta Simon Giuliani, global marketing director di Candiani. In vendita, nello store, marchi di ricerca californiani come Atelier&Repairs di Maurizio Donadi, che punta sul concetto di rigenerato, Matias e Ace Rivington, le label Benzak Denim Developers e Denham dall’Olanda, Closed dalla Germania,

e dall’Italia le collezione D/Zero di Dondup e Care Label. E poi ancora i jeans di C.O.F. Studio dalla Svezia e il brand in limited edition Blue of a Kind, basato sullo smontaggio e il rimontaggio dei vecchi campionari di Candiani. Tutte label contraddistinte dal “Rivetto d’oro”, un sigillo di qualità che la tessitura italiana offre a pochissimi brand nel mondo che utilizzano i suoi tessuti migliori. «Emblematico il fatto che nel negozio di Milano a fare la parte del leone siano le proposte più costose, spesso frutto di collaborazioni in esclusiva. Prova del fatto che è la propositività a premiare - conclude Giuliani -. In quest’ottica ci piacerebbe creare una colab con Amiri, un marchio made in Los Angeles con i nostri tessuti, capace di sfondare con i jeans nel mondo del lusso. Cosa che non succedeva da molto tempo». 3

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Ph. Stefano Coletti

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LEVI’S

amiri Nella foto, UN OUTFIT DI AMIRI, BRAND luxury LOSANGELINO APPREZZATISSIMO PER I SUOI JEANS super cool. RENZO ROSSO HA APPENA ACQUISITO CON OTB UNA QUOTA DI MINORANZA DELLA LABEL: L’OBIETTIVO È SUPPORTARLA NEL PIANO DI SVILUPPO RETAIL E ampliare L’OFFERTA segnali di un ritorno del denimwear: «Da noi la curva è in decrescita. Pure le griffe come Stella McCartney, Saint Laurent e Balenciaga non vanno più come una volta sul denimwear - racconta Licia Bonesi, head of buying e art director di Coltorti ad Ancona, Macerata, San Benedetto del Tronto e Pescara -. Nell’uomo funzionano le proposte di Amiri, marchio californiamo luxury che si posiziona su una fascia di prezzo molto alto, con jeans che arrivano a costare anche 1.200 euro, o quelle di Martin Rose. Per la prossima stagione guardiamo con speranza alla colab tra Re/Done e The Attico». Di analogo parere Silvia Bini, titolare di Càos e Silvia Bini Passeggiata a Viareggio: «Tutte le volte che c’è un periodo di crisi il denimwear riaffiora. Tuttavia i tempi non sono ancora maturi. Lo riscontriamo nelle proposte delle griffe. Se un tempo Dior aveva due standini dedicati al denimwear, oggi la proposta si concentra su pochi modelli. Lo stesso discorso vale per Dolce&Gabbana, McQueen, Gucci. Non c’è più la passione di una volta e il jeans è

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HAILEY BIEBER INDOSSA I JEANS 501 DI LEVI’S, IN OCCASIONE DEI 146 ANNI DELL’ICONICO PANTALONE. DI RECENTE IL MARCHIO è DIVENTATO INSEGNA DI UNO STORE DI 300 METRI QUADRI IN VIA OREFICI, A MILANO, IL PRIMO IN ITALIA a offrire il servizio Embroidery, che consente la personalizzazione dei capi

diventato un progetto di prodotto. Bisognerebbe restituire fascino a questo capo, tornare a renderlo speciale, ridargli la giusta identità, come hanno fatto Dior, Off-White o Gucci con le sneaker». È necessario insomma crederci, come continua a fare Paolo Bertacchi, titolare del concept store La Ferramenta a Bologna: «Non ho mai smesso di fare ricerca nel denimwear, che infatti continuo a vendere bene. Certo, il mercato del basico è saturo e c’è una proposta a 360 gradi di prodotti low cost che hanno ammazzato il mercato. Ci vuole un grande sforzo da parte delle aziende e dei negozianti per lavorare su proposte nuove e stimolanti. Da me sono gettonate le etichette di ricerca di Levi’s, come le serie Vintage e Made&Crafted, le proposte di gusto work del marchio americano Stan Ray e quelle del londinese BeWider dai volumi ampi, contraddistinte da una bella salpa colore arancio. In generale prevalgono pantaloni in denim chiaro dalle linee pulite e classiche, realizzate con tele rigide e anche per le donne lo skinny va poco. La mia sensazione è che si

IL PUNTO DI VISTA

SQUARZI: «Uomini, tornate a scegliere le giuste vestibilità» «Il jeans non ha mai veramente smesso di essere un capo di moda: il problema in questo momento è la mancanza di proposte di riferimento, fatte con i veri criteri del denimwear. Nella donna si spazia tra diverse opzioni, dal jeans a vita alta con taglio palazzo allo skinny e al boyfriend. Molti brand affidano l’ufficio stile a influencer famose, spesso senza competenze tecniche ma con grande visibilità su social network: in questi casi, però, anche se i capi si vendono bene, non è detto che siano belli o di qualità. Nell’uomo invece il grande problema sono i jeans con tele stretch, che purtroppo non permettono al mercato di ripartire come dovrebbe. Bisognerebbe invece riportare gli uomini a scegliere le vestibilità corrette. Io sono un grande sostenitore del made in Italy. Con Fortela (foto sotto) sto pensando all’apertura di un laboratorio in cui produrre il denim come si faceva negli anni Trenta e Quaranta, con le vere macchine di una volta, le Singer o le Union Special. Un vero bespoke denim».



FOCUS ON DENIM

stia tornando a guardare al passato e alle origini di questo capo». L’importante in questo momento è restare focalizzati, come osserva Giambattista Ventura, buying director di DeN Store, catena di distribuzione a gestione diretta con circa 40 punti vendita in Italia, che propone una miscela dei marchi più rappresentativi del mondo denim: «La tendenza verso il pantalone in cotone è calata negli ultimi tempi a favore del jeans. In questa stagione, infatti, abbiamo registrato un aumento del 15% nelle vendite di denimwear, spalmate fifty/fifty tra uomo e donna». «C’è un incremento dei modelli con vestibilità più comoda, come per esempio il “mom” per le donne - chiarisce - ma il jeans stretto rimane ancora il preferito. Non a caso il modello più venduto da noi per il pubblico femminile è il Palm del brand Variety, con vestibilità skinny». «Il denimwear è sempre nella mente dei consumatori - è il messaggio rassicurante di Aldo Sartor, brand manager abbigliamento fashion-sportivo dell’agenzia di rappresentanza Wivian’s Factory -. Basti pensare che otto ragazzi su dieci indossano jeans». «Ma puntualizza - il settore non è più quello di una volta e anche i player che si impongono sono altri. Un fetta importante del mercato, infatti, oggi è appannaggio delle grandi catene come Zara, Uniqlo, H&M, dove un jeans si vende a prezzi concorrenziali. Come conseguenza l’acquisto di un pantalone di marca diventa un’una tantum, che in questo momento premia etichette come Levi’s, Guess, Tommy Hilfiger, Lee e Wrangler. Uno scenario che ha messo in difficoltà alcuni player del

Isko I-Skool

L’appuntamento È a Berlino con i New Denim Codes Isko continua a scommettere su Isko I-Skool, il contest che premia la creatività emergente nel settore del denimwear. Quest’anno la finale si terrà in Germania, a Berlino, il 3 luglio, durante la fashion week, nella Glashaus-Arena Berlin. Per la prima volta i designer non presenteranno più un singolo capo, ma una capsule collection di sei proposte in denim. A concorrere non sono più solo gli studenti dell’ultimo anno delle scuole, ma anche gli stilisti esordienti, che si siano diplomati tra il 2014 e il 2017 e con un’età che non superi i 27 anni. Per tutti il tema è New Denim Codes, ossia disegnare e sviluppare il giusto fit per ogni tipo di forma e di corpo. Per agevolare i partecipanti, Isko ha puntato su una Denim Educational Guide, che permetta a ognuno di comprendere a fondo il settore e le sue dinamiche. «Si tratta di un percorso composto da diversi moduli che ci piacerebbe potessero diventare un riferimento all’interno delle scuole, che oggi purtroppo dedicano poco spazio al denim nei percorsi di studi proposti», spiega Rosey Cortazzi, global marketing director dell’azienda turca (nella foto, un momento della finale dello scorso anno).

settore italiani, alle prese con la necessità di riposizionarsi per intercettare i gusti e le abitudini di acquisto delle giovani generazioni». Quale la ricetta per rimanere concorrenziali? Secondo Sartor occorre differenziarsi dalla realtà della fast fashion: «Le aziende devono proporre capi che abbiano dei contenuti a livello di creatività, tessuti, lavaggi, sostenibilità, un aspetto che sta diventando importante, soprattutto per i più giovani». «Oggi molti brand del denimwear vanno a produrre dove vanno anche le catene - conferma Simon Giuliani, marketing director di Candiani, azienda specializzata nella produzione

Telai e sostenibilità

Itema: con iSaver tessere il denim diventa più “green” L’innovazione responsabile nel settore delle tele blu passa necessariamente anche per l’uso dei macchinari. Itema Group, realtà di punta dell’industria meccano-tessile, ha presentato di recente iSaver, una tecnologia sostenibile ideale per la tessitura del denim, che si applica su telaio a pinza Itema R9500-2denim. Questa nuova soluzione, sviluppata da ItemaLab, il dipartimento di innovazione avanzata del player lombardo, è in grado di eliminare completamente la falsa cimosa sul lato sinistro del tessuto, permettendo di inserire i fili di trama nel tessuto senza la necessità di filati addizionali. Una maniera per ridurre sensibilmente lo spreco di materia prima, con benefici a livello energetico e in termini di efficienza del telaio e riduzione dei costi. In tal modo il tessitore avrà un risparmio annuo di circa 2mila euro per telaio, con un notevole beneficio per il pianeta. Si risparmieranno infatti mille chili di cotone per telaio all’anno - il 3% delle materie prime totali -, evitando così di sprecare 20 milioni di litri di acqua.

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di tele denim, da sempre attenta alla qualità e alla sostenibilità -. Ma se il consumatore non vede la differenza, allora va a cercare il prezzo. Vince invece chi è in grado di proporre prodotti con contenuti concreti a livello di creatività, qualità e sostenibilità e che si leghino a una storia da raccontare. Si impongono quindi i negozi che queste storie sono in grado di narrarle con passione e competenza. Bisogna insomma tornare a fare cultura di prodotto, svincolandosi da business model datati anni Novanta». I segnali positivi non mancano: emblematiche negli Stati Uniti la case history di Levi’s (già citata), e quelle di Calvin Klein, che ha chiuso la prima linea e ora punta a rafforzare il posizionamento di Calvin Klein Jeans e Calvin Klein Sportswear, e di Lee e Wrangler, di nuovo alla carica sotto l’egida del nuovo polo Kontoor Brands, spin-off di Vf Corporation. In Italia abbiamo l’esempio di Replay, che dopo anni difficili è tornata alla redditività, forte di una strategia molto focalizzata sul prodotto. O di Versace, che ha chiuso la linea Versus e si concentra sull’etichetta Jeans, a cui ha aggiunto anche il termine Couture, come era stato coniato dal fondatore. Anche Diesel, in seguito a una serie di ristrutturazioni aziendali a livello globale, annuncia un ritorno alla crescita. Intanto Renzo Rosso, patron di Otb, investe in altre label: recentissima l’acquisizione di una quota di minoranza in Amiri, il marchio luxury losangelino, apprezzato per i ■ suoi jeans super cool.



FOCUS ON DENIM

LE SFIDE DEL FAST FASHION

Mango: «Per i nostri jeans risparmiati 4 milioni di litri d’acqua e non finisce qui» Il retailer sottolinea come il 38% della collezione in denim primavera-estate 2019 abbia caratteristiche di sostenibilità, ma l’obiettivo è superare il 50%

Mango ha introdotto nuove tecniche nella produzione per i jeans primaveraestate 2019, arrivando a risparmiare quasi 10 litri d’acqua per ogni capo, ossia complessivamente quasi 4 milioni di litri: nel caso dei modelli come il Boy TS o lo Straight TS, il consumo d’acqua si è ridotto addirittura di 16,5 litri. Sono state introdotte tecnologie Ecowash, in collaborazione con l’azienda Jeanologia, con il conseguente abbattimento del quantitativo utilizzato non solo di acqua, ma anche di energia e prodotti chimici. Inoltre, l’impiego di cotone Bci (Better Cotton Initiative), che sostiene l’uso di tecniche sostenibili per la coltivazione della pianta da cui si ricava la fibra, garantisce più sostenibilità e sicurezza nelle condizioni di lavoro degli addetti. I jeans “sostenibili” di Mango fanno parte della linea Committed, che propone capi minimal, naturali ed ecofriendly. «Il 38% delle proposte estive dei cinque tasche all’interno di questa collezione ha caratteristiche sostenibili - informano dal retailer spagnolo - ma l’obiettivo è arrivare al 50%». Impiegati per la capsule anche il Greencel di Lenzing Refibra, fibra al 100% biodegradabile, realizzata con la polpa di legno e che non contiene composti tossici, e il Lyocell di Tencel, che deriva da scarti di cotone provenienti da altri processi produttivi e dalla cellulosa del legno. La take action di Mango punta anche sul progetto Second Chances: contenitori per il riciclo di capi e calzature all’interno dei negozi fisici, destinati al riutilizzo locale per il 52%, a quello internazionale per 10%, a nuove funzioni (20%) e alla valorizzazione energetica (18%). (c.me.)

Nike e 3x1: il gigante e il bespoke store newyorkese della tela blu

Per gli estimatori e intenditori di denim lo store 3x1 in Mercer street a SoHo, New York, è una meta imperdibile: sinonimo di un negozio con annesso laboratorio di confezione, oltre a una “denimteca” con 800 diverse declinazioni della tela blu, 3x1 è anche una collezione di jeanswear all’insegna della personalizzazione e dell’innovazione, con modelli il cui prezzo oscilla tra i 200 e i 400 dollari, con punte di 1.200 per i pantaloni bespoke. Un gioiellino apprezzato dal gigante Nike - anche per la vicinanza con il NikeLab 21 Mercer, a pochi metri di distanza - che lo ha coinvolto in uno dei suoi progetti più recenti, la capsule che reinventa l’iconico modello di sneaker Air Force 1 in tre varianti di denim: Reactive Black in nero, Raw in blu stonewashed e Reactive Vaughn in indaco. La collezione Nike 3x1 Air Force 1 è in vendita nella boutique newyorkese 3x1 e nel relativo e-store, presso selezionati rivenditori Nike e attraverso le app Snkrs e Sneakrs: prezzo, 130 dollari. (a.b.)

LA DIVISIONE MODA DEL COLOSSO TEDESCO RUDOLF GROUP

Hub 1922: la chimica consapevole applicata al denim Un workshop nel quartier generale di Busto Arsizio, in collaborazione con Tonello, ha rappresentato il punto d’incontro fra alta tecnologia e responsabilità ambientale. Close up anche su A Life in Indigo, progetto con Candiani e i giovanissimi

Inaugurata lo scorso febbraio a Busto Arsizio negli spazi di una fabbrica tessile del 1870 abbandonata da 40 anni, Hub 1922 - divisione fashion del colosso tedesco della chimica Rudolf Group - consolida il proprio cammino di crescita come centro di ricerca e design dedicato alla moda. «L’obiettivo è accorciare le distanze con i marchi di abbigliamento e i retailer - afferma l’head of division Alberto De Conti - con un approccio che parte dalla semplificazione delle proposte tecniche». Nel corso di un workshop tenutosi recentemente presso la sede di Busto Arsizio, in stretta collaborazione con Tonello - leader delle tecnologie di finishing dei capi -, è stato mostrato come la chimica firmata Rudolf possa essere applicata alla tecnologia per una produzione moderna e responsabile. Una filosofia applicata a tutto il percorso di finissaggio sul capo finito, dalla lavorazione laser del jeans per renderlo vintage (70 pezzi all’ora), fino al lavaggio con ozono, per pulire e neutralizzare il capo in un solo passaggio. Il progetto A Life in Indigo, inoltre - con l’esposizione di sei capi Rudolf Hub 1922 su tessuti Candiani finiti a mano dagli studenti del terzo e quarto anno dell’Amsterdam Fashion Institute - è l’espressione più diretta della volontà di Hub 1922 di rappresentare in maniera sempre più incisiva un polo per lo sviluppo di trattamenti inediti sul capo finito che parte da una ricerca attenta. Hub 1922 ha partecipato alla prima edizione milanese di Denim Première Vision, on show a fine maggio negli spazi di Superstudio Più, con la collezione Unexpected Association, progettata da Labor Studio e realizzata con materiali trattati da Rudolf Hub 1922. La linea è ispirata alla “barracks bag” dei Marines, che nasceva in tessuto denim raw, per poi essere personalizzata da ciascun soldato. (c.b.)

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ONE TOUCH OF NATURE MAKES THE WHOLE WORLD KIN

WILLIAM SHAKESPEARE

CARIAGGI

ENVIRONMENTAL SUSTAINABILITY


FOCUS ON DENIM PREMIÈRE VISION

CIRCULAR ECONOMY

La recente edizione milanese di Denim Première Vision ha portato alla ribalta una piccola-grande rivoluzione, che coniuga il mondo umano e quello digitale, in nome di una nuova coscienza ecologista: valori che nell'autunno-inverno 2020/2021 sono strettamente collegati all'evoluzione tecnologica e si rafforzano reciprocamente, per fare passi avanti verso un mondo più pulito e rispettoso. DI ALBERTO CORRADO

LAVASSER GARMENT&FINISHING COMPANY Green Cotton L'obiettivo delle collezioni Lavasser, forti di un know-how trentennale, è ottenere un basso impatto ambientale e mettere in risalto l’originalità dei piccoli dettagli dei vecchi jeans del patrimonio giapponese. Le basi in tessuti di cotone 100%, con grandi inserti, trasmettono la passione per un guardaroba vintage che diventa un codice di abbigliamento. Il vecchio si fa nuovo, riscoprendo le radici dell’estetica e il design funzionale.

CERVOTESSILE Cotton Stretch/ Po wer Stretch Cervotessile, azienda storica fondata da Gaspare Sironi nel 1815, continua a sviluppare con professionalità il corebusiness basato sulla ricerca dei tessuti in cotone stretch e power stretch, trasformando i valori dell'esperienza e della ricerca in un guardaroba contemporaneo a tutto denim.

CALIK Eudemonia La caratteristica più importante della nuova collezione “Eudemonia” A20W21 di Calik Denim è l’approccio completamente sostenibile, con l’uso della tecnologia D-Clear che utilizza il 40% in meno di acqua nella tintura indaco, nel processo di finitura e nel volume di sostanze chimiche. Un denim di mano morbida, che elimina lo slittamento del filato di elastam e offre anche buoni effetti di lavaggio per un’ampia gamma di consumatori di portatori di diverse dimensioni. 102

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ASAHI KASEI /ROICA ReLast Il filato Roica, sviluppato da Asahi Kasei, viene utilizzato da Candiani per sviluppare una nuova gamma denim eco-smart chiamata ReLAST. Si tratta di una fibra elastica premium, con una gamma innovativa di funzioni intelligenti per soddisfare ogni esigenza del guardaroba moderno. Dà forma al comfort con qualità, prestazioni e vestibilità, aggiungendo valore alla vita di tutti i giorni anche per lo sport, l'intimo, la moda e l'abbigliamento business.


YKK EUROPE Zipper & Button Cerniere e bottoni dal design pulito, come simbolo di raffinatezza e sintesi di una qualità superiore. Le lampo sono in metallo spazzolato, con singoli denti performanti anti-graffio e anti-impiglio, per garantire la massima scorrevolezza del cursore sulla catena e la morbidezza al tatto. I bottoni, da 10 a 14 millimetri, con le teste a pressione con materiali diversi, per un tocco personalizzato volto a rendere unico ogni abbigliamento.

PROSPERITY TEXTILE Itema – iSAVER™ Prosperity Textile è nota perché concilia tessuti performanti e di eccellente qualità con un approccio alla sostenibilità che permea ogni fase della supply chain ha adottato l’ultima innovazione tecnologica Itema - iSAVER™, che elimina la falsa cimossa sul lato sinistro del tessuto, apportando ai tessitori e all’ambiente benefici tangibili.

BOSSA Technit Family/ Bossa Technit La nuova collezione del player turco si allinea con le tendenze e le indicazioni dei consumatori. Un denim che si indossa sia nelle occasioni formali che nel tempo libero, in varianti morbide e colorate, realizzate in diversi filati o costruzioni. Tra le novità proposte spiccano Techknit Family, una tecnologia basata su un tessuto intrecciato con un look a maglia, e Bossa Techknit, con un finissaggio soft che si adatta perfettamente al corpo, per una sensazione di estrema naturalezza.

PIOVESE Elements Piovese punta su un approccio visionario alla ricerca delle materie prime, all'insegna dell'armonia che può coesistere fra artigianalità e natura. La fonte di ispirazione di Piovese Elements è la combinazione di elementi ancestrali come Acqua, Terra, Aria e Fuoco.

BERTO Pianeta Pianeta è il tessuto che simboleggia la circolarità e la sostenibilità di Berto. I filati di cotone utilizzati per produrre questi tessuti provengono dai rifiuti di produzione dell'azienda. Grazie a questo filato di cotone rigenerato Berto risparmia il 65% in termini di utilizzo standard dell'acqua, con una produzione a 360°. Durante il processo di tintura dell'indaco usa un trattamento naturale e totalmente biodegradabile. Infine, il tessuto si avvale di uno speciale processo di finitura che riduce i litri d'acqua utilizzati dell'85% e le emissioni di CO2 del 32% per metro di tessuto rispetto alla finitura standard.

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ZEGNA BARUFFA LANE BORGOSESIA S.p.A. FILATURA IN VALDILANA - ITALY


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la scelta obbligata dei filatori

un piano serio di crescita passa per la sostenibilità In una fase congiunturale quanto mai complessa da decifrare, le aziende italiane produttrici di filati continuano a investire quote importanti dei loro ricavi. Molteplici le destinazioni dei loro capitali ma con una sola linea guida: la sostenibilità. L’unica che - a detta di manager e imprenditori - farà la differenza sul mercato DI ELISABETTA FABBRI

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pprofittando anche dei super-ammortamenti e dei crediti d’imposta previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0 del ministero dello Sviluppo Economico, i produttori italiani di filati hanno continuato a investire cifre importanti, se confrontate con i loro fatturati annuali, per l’innovazione a livello di processi e di prodotto. Non solo: le filature stanno scommettendo anche sulle risorse umane, sulla formazione e sul welfare aziendale. Il tutto inserito nel più ampio contesto della sostenibilità e della responsabilità sociale di impresa. Ne è un esempio Lanificio dell’Olivo di Campi

formazione dei dipendenti e sostegno per le spese scolastiche dei figli, nell’mpresa 4.0

Bisenzio (Fi), specializzato nei filati fantasia, che vive una fase di trasformazione con il passaggio di proprietà dalla famiglia Taddeucci Sassolini alla società di private equity Gradiente. «Per noi sono anni di investimenti importanti su più fronti - conferma il ceo Fabio Campana, nominato nel luglio 2017 -. Il fondo è entrato nel capitale nel 2015 e ha cominciato una politica di investimenti strutturata, secondo un piano serio di crescita. Nel 2018 la quota investita è stata del 2,5% circa dei ricavi». «Quest’anno prosegue - abbiamo acquistato una nuova

Un interno del Lanificio dell’Olivo

macchina per filati fantasia, con l’intento di espandere la capacità produttiva, ci siamo dotati di una nuova linea di impacchettamento e focalizzati sull’espansione dello stock service, a livello di filati e colori. Continua inoltre la ricerca nei materiali sostenibili: dai cotoni biologici, al poliestere, con l’idea di abbandonare del tutto il non riciclato. Di fatto stiamo cambiando pelle». E anche se ottenere le certificazioni è un percorso costoso, il manager è convinto che sarà «un elemento differenziante». Il lanificio si sta anche occupando della formazio-

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ne dei propri dipendenti, sul fronte delle lingue straniere e dell’informatica. Ma anche dei familiari, per esempio sostenendo i dipendenti nella spesa per i libri scolastici dei figli. Al Lanifico dell’Olivo hanno inoltre iniziato a investire nei sistemi informativi.Per quanto riguarda il sito Internet istituzionale, è destinato a trasformarsi: «Oggi fornisce informazioni importanti sul prodotto ma in futuro - anticipa l’a.d. Campana - pensiamo all’e-commerce B2B, almeno per le campionature, con la creazione di una piattaforma collegata ai magazzini e alla logistica». Quanto alle agevolazioni del Piano Impresa 4.0 il manager ammette: «Ne abbiamo approfittato, però bisogna avere prima di tutto la capacità di investire. Oggi con la moda così demanding i filatori, quasi equiparabili a degli artigiani, fanno fatica». Anche se più in ritardo, rispetto ai brand della moda, stanno però cominciando ad arrivare i capitali degli investitori istituzionali. e non è solo il caso del Lanificio dell’Olivo, dove è arrivato il fondo Gradiente, società di gestione del risparmio (sgr) i cui soci sono il management team e le fondazioni della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Cassa di Risparmio di Lucca e che in portafoglio ha anche le etichette Cadicagroup. Ma anche della carpigiana Millefili, che nel 2018 è passata sotto il controllo di Alto Capital IV, il fondo di private equity gestito da Alto Partners, una sgr controllata dai suoi manager, che investe nel capitale di piccole e medie imprese italiane. ormai BRAND E CONSUMATORI GREEN DETTANO LA STRATEGIA A Biella la Botto Giuseppe, specializzata nelle fibre naturali di alta gamma, ha investito circa il 4% del fatturato 2018, che ha superato i 60 milioni di euro. «Abbiamo puntato principalmente sull’innalzamento del livello della qualità nei processi, sulla flessibilità nella produzione e sull’ampliamento dell’offerta, il tutto in un’ottica sostenibile», spiega l’a.d. Silvio Botto, elencando scelte come le tinture ecofriendly, la cogenerazione (l’uso del calore per il riscaldamento interno e per processi produttivi), l’illuminazione a led, la riduzione delle emissioni di CO2 e il risparmio di acqua. Gli investimen-

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1. e 2. Alcune proposte autunno-inverno 2019/2020 di Zegna Baruffa Lane Borgosesia 2

ti in comunicazione hanno sostenibili, destinati a durare anche il riguardato soprattutto la colnel tempo? «Forse le nuove consumatore lezione sostenibile Naturalis generazioni sono diverse dadovrà decidersi: Fibra, che unisce alla natugli habitué del fast fashion O moda low cost ralità delle materie prime, la ammette Botto - ma per ora usa e getta salvaguardia dell’ambiente e sono quelli che hanno meno o l’alta gamma l’impegno sociale. Ma a dare capacità di spesa». Alla Zesostenibile visibilità oggi sono anche gna Baruffa Lane Borgoche dura i certificatori, per esempio sesia gli investimenti dello nel tempo il Cradle to Cradle Proscorso anno si sono attestati ducts Innovation Institute a 4,2 milioni di euro e circa (organizzazione no profit che stabilisce l’80% ha interessato impianti e macchigli standard rispettosi, per i designer e nari finalizzati alla massima qualità del le manifatture rispettose dell’ambienprodotto, all’ottimizzazione nell’utilizte), con eventi mirati, come spiega Botzo di risorse energetiche e all’affinato, mentre i fashion brand, in generale, mento dei sistemi di depurazione, come sono poco propensi alle operazioni di spiega il ceo Paolo Todisco. «Oltre a ciò co-branding, anche se nelle etichette - sottolinea - è stato definito un piano di stanno raccontando qualcosa in più delformazione 2018/2022, con una prima la materia prima. «Alcuni grandi gruppi tranche di 2.333 ore erogate nel corso come Kering, Lvmh, Burberry e Hugo dell’anno, che ha coinvolto la quasi totaBoss - osserva Silvio Botto - hanno meslità degli addetti». Quanto alla comuniso al centro la sostenibilità. Altri ancora cazione, si punta a veicolare informazionon sanno come sfruttare al meglio queni dettagliate sull’azienda «sostenibile sto valore aggiunto o hanno il timore di da sempre» con la redazione annuale del fare il passo più lungo della gamba. In Bilancio di sostenibilità, revisionato da realtà credo che diventerà essenziale per Deloitte & Touche. «La sostenibilità competere». Anche il consumatore dovrà spiega l’a.d. del gruppo biellese - è stata fare una scelta: shopping frenetico di vee si conferma elemento fondamentale stiti “usa e getta” low cost, per lo più in nelle scelte di investimento. Un esempio cotone o poliestere, che creano probleper tutti: abbiamo migliorato l’impianmi ambientali o acquisto di capi di alta to di depurazione con una spesa di circa gamma classici in fibre nobili realmente 1 milione di euro nel 2018». «Credia-


1 KG DI FILATO Q-NOVA BY FULGAR FA RISPARMIARE 159 LITRI DI ACQUA* OUR ECO STORY Q-NOVA® by Fulgar è una fibra di Nylon 6,6 ecosostenibile ottenuta esclusivamente con materie prime rigenerate e risponde a precise esigenze di tracciabilità.

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1. I filati di Iafil trattati con le Washing Balls e le Brushing Balls 2. La produzione alla Botto Giuseppe di Valle Mosso (Bi)

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made in italy di qualità e una vera attenzione in ambito sociale e ambientale sono la migliore garanzia

gosesia non vedrà «particolari discontinuità, rispetto agli ultimi esercizi» sul fronte investimenti. Spostandoci a Cagli (Pu), dove opera Cariaggi, Cristiana Cariaggi, consigliere di amministrazione nell’azienda tessile di famiglia, afferma: «Ormai da anni Cariaggi ha fatto dell’innovazione il proprio filo conduttore, investendo ogni anno notevoli risorse per migliorare e rendere sempre

in fortezza da basso

pitti filati lancia l’area sustainable La sostenibilità parte dal monte della catena tessile-abbigliamento e i filatori, protagonisti di Pitti Filati (a Firenze dal 26 al 28 giugno con l’anteprima mondiale sulle novità autunno-inverno 2020/2021 di 135 marchi), sono i primi a essere chiamati in causa: non sorprende, quindi, che una delle novità all’85esima edizione sia Sustainable, un progetto dedicato a questa tematica, sotto la direzione creativa di Angelo Figus e Nicola Miller. Il fashion designer e l’esperta in maglieria, insieme all’architetto Alessandro Moradei, sono anche gli artefici dello Spazio Ricerca, centro propulsore della creatività al salone, stavolta dedicato al concetto di Hèritage. Una parola che ne porta con sé molte altre: dna, identitarietà, preziosità, eleganza. Concetti che vengono affrontati insieme agli espositori, sviluppando sei macrotendenze. Da non perdere

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più all’avanguardia ogni area aziendale. Anche per il 2019 continueremo a investire risorse significative, circa 2 milioni di euro, nell’avanzamento tecnologico oltre che nella ricerca e sviluppo, per elevare la qualità dei prodotti e dei servizi». «C’è inoltre la volontà di continuare a garantire un servizio di stock service ai nostri clienti - prosegue - sempre più richiesto anche nel lusso, per via dei tempi sempre più serrati che richiede la moda».

inoltre in Fortezza da Basso CustomEasy, una speciale collezione di maglie uniche, frutto di un lavoro integrato tra filatori e maglifici, sotto la supervisione di Figus. Non manca poi un nuovo appuntamento con Modateca Deanna e i suoi archivi: il focus è su una maison internazionale di spicco, di cui al momento di andare in stampa non si conosce il nome. Spazio anche ai giovani con un’iniziativa che coinvolge Pitti Immagine, il Consorzio Promozione Filati ed Elementi Moda: si tratta del concorso Feel The Yarn, di cui si celebrano i dieci anni con un party-evento alle Serre Torrigiani. La “casa” dei maglifici di qualità è Knitclub, mentre all’interno di Fashion At Work si ritrovano accessori, minuterie, stampe su maglia e servizi. In tandem con Pitti Filati si svolge al Padiglione Medici Vintage Selection, un grande archivio da cui stilisti e bureaux de style possono trarre parecchi spunti. Attesa un’affluenza internazionale, anche grazie al contributo del Mise e dell’Agenzia Ice. (a.b.) Ph. AKAstudio-collective

mo - aggiunge - che la tradizione qualitativa della nostra produzione, esclusivamente “made in Italy”, e l’approccio concreto e dimostrabile all’attenzione sociale e ambientale, sempre più richiesto dal mercato, possa rappresentare la migliore garanzia per tutti i marchi globali della moda». Sebbene alcune operazioni siano ancora in esame, secondo Todisco il 2019 di Zegna Baruffa Lane Bor-



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1. Le lane Cariaggi 2. Alcuni filati Tollegno 1900 per l’autunno-inverno 2020/21 3. Le innovative Brushing Balls e Washing Balls by Sergio Sala per lavaggi e finissaggi eco-friendly 2

lavaggi e finissaggi a impatto zero con le sfere smart Con i filati della collezione autunno-inverno 2020/2021, Tollegno 1900 presenta una nuova tecnologia che rende i lavaggi e finissaggi più eco-friendly. Si tratta delle Washing Balls e delle Brushing Balls by Sergio Sala. A rivoluzionare i lavaggi sono delle piccole sfere contenenti neodimio ad alta magnetizzazione. Muovendosi nell’acqua di lavaggio, generano un deodorante e un detergente naturale - il bicarbonato di carbonio - il cui effetto è una pulitura che riduce l’utilizzo di detersivi e abbassa le temperature (a 30° si ottiene lo stesso effetto biocida e sbiancante che prima si raggiungeva ad alte temperature). In più non ci sono depositi e non servono acidi chimici per pulire il tumbler. Nel sistema “brushing balls” le palline tecnoligiche permettono di evitare l’uso di ammorbidenti siliconici e/o saponi neutri per la fase di follatura, nonché un risparmio di acqua ed energia: la garzatura avviene nei tumbler di essicazione a freddo e anche in questo caso non servono acidi chimici per la pulitura. Le sferette intelligenti fanno capo alla IafilIndustria Ambrosiana Filati (Sergio Sala fa parte del suo team di R&D), che le ha brevettate, nell’ambito di un piano di investimenti importanti nella sostenibilità. «Le abbiamo presentate al Pitti Filati di gennaio - racconta Elena Salvaneschi, proprietaria dell’azienda milanese dei filati - e ora stiamo industrializzando i prototipi e

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la responsabilità sociale in italia è anche assumere giovani da formare

utilizzando le sfere per i campionari. Le abbiamo anche proposte ai clienti, dimostrando loro che si può andare verso il lavaggio e la garzatura a impatto zero. I risultati sono stati definiti eccezionali da molti di loro. Per di più le sfere, certificate Icea Gots, consentono anche ai prodotti finali di mantenere la certificazione biologica». «In molti - prosegue - ci hanno chiesto perché abbiamo fatto investimenti così significativi in un campo parallelo come il finissaggio: a parte i benefici nell’impatto ambientale delle produzioni, le sfere esaltano le proprietà dei filati di qualità superiore». Gli investimenti di Iafil hanno inoltre riguardato la comunicazione e il marketing (abbianado all’innovazione nelle collezioni, i trattamenti hi-tech), ma anche il parco macchine e il personale. «Abbiamo

aumentato il numero dei tecnici della qualità presenti nel nostro laboratorio - spiega Salvaneschi -. Volutamente abbiamo assunto dei giovani, facendoci carico della formazione interna, affrontata con positività dai nostri professionisti più maturi, perché crediamo che la responsabilità sociale in Italia sia dare lavoro ai giovani, offrire opportunità a chi la vita professionale, affettiva e familiare se la sta costruendo». Sul fronte prodotto è stata ampliata la gamma negli articoli biologici fino alla Life Silk, che permette di realizzare il filo in seta e che dal bozzolo nasca la farfalla. «Non è biologica - conclude Salvaneschi - ma va incontro ai desideri di una parte di consumatori data in crescita: quella che vuole produzioni attente alla natura e ■ rispettose degli animali».


riutilizzati 30 milioni di litri d’acqua

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Eurojersey: ancora passi avanti nella sostenibilità La realtà produttrice dei tessuti Sensitive Fabrics è il primo player del tessile a dichiarare la propria impronta ambientale con il Product Environmental Footprint (Pef) di Certiquality

Nell’ultimo anno Eurojersey (azienda del Gruppo Carvico, cui fanno capo i tessuti tecnici indemagliabili brevettati Sensitive Fabrics) ha investito nel risparmio idrico, riutilizzando 30 milioni di litri d’acqua. Non solo. Il risparmio energetico è stato di oltre 200 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio) e i consumi di gas metano si sono ridotti di circa 350mila metri cubi. Ogni anno, inoltre, vengono risparmiati 4mila metri di cellophane e 9mila tubi di cartone da imballaggio. Eurojersey è la prima azienda del tessile a dichiarare la propria impronta ambientale con il Pef (Product Environmental Footprint), attestato conferito lo scorso aprile alla

1. Andrea Crespi 2. Il reparto finissaggio dei tessuti Sensitive Fabrics, marchio brevettato di Eurojersey

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società guidata da Andrea Crespi da Certiquality. Con la Pef la realtà di Caronno Pertusella misura 16 indicatori, fra cui l’energia consumata per i processi produttivi, l’impronta di carbonio e quella idrica, oltre alla tossicità umana. La società - già nota per la partnership con Wwf Italia - con la campagna pubblicitaria #realisbetter scende inoltre in campo per ridurre l’uso della plastica e sostenere una pesca che tuteli le specie a rischio. Sempre con Wwf Italia sostiene il progetto #SafeSharks per la salvaguardia degli squali, anche grazie alla produzione di T-shirt in tessuti Sensitive Fabrics con nylon rigenerato Reco Nylon, che saranno indossate da pescatori e volontari Wwf allo Sharkday: un evento promosso dall’organizzazione internazionale di protezione ambientale il 13 luglio a Monopoli per lanciare il monitoraggio satellitare degli squali. Infine, prosegue il percorso di responsabilità sociale a fianco di iniziative etiche come Il viaggio delle stelle dei B.Livers: un itinerario a tappe su bici elettriche e mezzi sostenibili, con protagonisti ragazzi affetti da patologie gravi e croniche. Partito da Milano il 25 maggio e arrivato a Cortina il primo giugno, Il viaggio delle stelle ha visto in prima linea i tessuti Sensitive Fabrics, con i quali sono state realizzate le T-shirt tecniche indossate dai ragazzi. (c.bo.)

Milano Unica 9, 10, 11 Luglio 2019 Dove inizia la moda. Collezioni tessili e accessori per abbigliamento Autunno-Inverno 2020/21


NEWS

Politecnico di Milano

Roica

In ottobre parte il master in Fiber Design

Lo stretch eco-friendly che piace a Candiani e C&A

Nella nuova edizione, il master realizzato da Poli.design con Città Studi Biella parte dall’industria 4.0

Il Politecnico di Milano lancia la seconda edizione del master universitario di primo livello Fiber design and textile processes. In partenza a ottobre 2019, tutto in lingua inglese, è gestito da Poli.design in collaborazione con Città Studi Biella e ha due location: Milano e Biella, sede del distretto tessile più antico d’Europa. Nella nuova edizione, come spiegano gli ideatori, il punto di partenza del programma formativo è l’industria 4.0, caratterizzata da processi industriali più intelligenti, incisivi e sostenibili che in passato. Da qui nasce la necessità di figure professionali in grado di portare avanti una cultura tessile orientata al futuro e indirizzata anche alla creazione di materiali smart. I docenti del master sono accademici e professionisti del settore. Circa 40 le aziende partner, tra cui Albini Group, Zegna Baruffa Lane Borgosesia, Ermenegildo Zegna, Filidea, Marzotto, Loro Piana, Reda, solo per citarne alcune. Per chi già lavora in azienda è prevista la frequenza a singoli moduli, che sono quattro: Technicality for the textile sector management, Design and Production, Sustainability e IoT. (e.f.)

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La passata edizione di Denim Première Vision, per la prima volta in maggio al Superstudio Più di Milano, è stata l’occasione per Asahi Kasei di presentare le sue proposte nello stretch evoluto di alta gamma a marchio Roica. Sotto i riflettori la partnership con Candiani Denim, che ha permesso la realizzazione di uno speciale stretch sostenibile certificato Grs-Global Recycled Standard nella versione 4.0, grazie all’alta percentuale di materiale riciclato e agli standard rispettati nel processo di trasformazione. Caratteristiche, queste, che ben si sposano con le peculiarità della linea di denim responsabile Candiani ReLast. Restando in ambito tessuti indigo, prosegue inoltre la collaborazione tra Roica e C&A, che ha portato al lancio del primo jeans stretch certificato Cradle to Cradle a livello Gold (nella foto). Il tessuto contiene Roica V550, che ha conquistato l’Hohenstein Envirnoment Compatibility Certificate, oltre alla certificazione Cradle to Cradle Gold level. (e.f.)

Hyosung

Thindown sbarca a Riminiwellness con Boxeur Des Rues In occasione dello scorso Riminiwellness (dal 30 maggio al 2 giugno a Rimini), Thindown ha presentato con il marchio Boxeur Des Rues un’evoluzione del tessuto in piuma prodotto in Italia da Nipi (Natural Insulation Products). Si tratta di una giacca sportiva reversibile, All Temperatures, che grazie a Thindown mantiene la temperatura corporea ideale, quando quella esterna oscilla da +15 a -15 gradi centigradi. Tra i maggiori pregi del tessuto in piuma i produttori indicano la leggerezza, la traspirabilità e la termicità, in uno spessore minimo. Thindown vanta inoltre la certificazione RdsResponsible Down Standard, che garantisce la tracciabilità della materia prima e lo standard 100 by Oeko-Tex nella classe I (la più alta).

Il futuro è nel riciclo La coreana Hyosung punta sul tessile sostenibile. «I nostri clienti - spiega Simon WhitmarshKnight, direttore marketing di Hyosung per l’Emea - hanno aspettative sempre più alte e ricercano prodotti multifunzione, fibre che garantiscano freschezza e traspirazione, che respingano l’umidità e, ovviamente, che siano sostenibili e riciclabili. Brand e rivenditori chiedono rapidi adeguamenti ai trend di consumo, che siamo in grado di soddisfare grazie alla nostra presenza globale lungo tutta la catena del valore». Non a caso ai recenti Performance Days di Monaco l’azienda, leader nella produzione di elastan a marchio creora, si è focalizzata sul nylon riciclato da scarti pre-consumer Mipan regen, come pure sul poliestere regen, ottenuto recuperando il poliestere post-consumer. Un plus di entrambi i prodotti è che sono stati certificati Grs-Global Recycle Standard. Il mondo green del gruppo sudcoreano si è inoltre arricchito con una serie di proposte a basso consumo di energia, indicate per i segmenti sport e tempo libero, sviluppate con l’austriaca Lenzing. Tra queste c’è l’unione della fibra di Lenzing Ecovero con creora eco-soft o l’associazione del modal Tencel allo speciale spandex resistente al calore creora PowerFit. (e.f.)


cruciani.net



textile world

L’atmosfera a Techtextil-Texprocess 2019

techtextil e texprocess tornano a francoforte

un mondo bello perché vario Filati derivati dal sughero, tessuti con poliammidi di origine vegetale, fibre elastomeriche che raddoppiano la vita dei costumi da bagno, tecnologie per la maglia illuminata a led: sono solo alcune delle novità che si possono intercettare a Francoforte. Un appuntamento biennale di business ma anche un «momento sociale», per incontrare clienti e concorrenti di ELiSABETTA FABBRI

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arà anche per l’effetto-attesa, visto che l’appuntamento è biennale, sta di fatto che i saloni di Francoforte, Techtextil e Texprocess, sono riusciti in quattro giorni (14-17 maggio) ad attrarre 47mila visitatori del mondo tessile, da 116 Paesi. Una conferma rispetto al 2017, che ha rassicurato gli oltre 1.800 espositori, di cui circa 120 italiani. L’attrattiva delle due fiere di Messe Frankfurt Exhibition è da sempre l’innovazione spinta, in sinergia fra tessile tecnico e tecnologie dedicate, con particolare riferimento all’abbigliamento outdoor e da lavoro e alle calzature, ma anche all’interior design, al medicale, fino all’agricoltura e all’ingegneria civile. Intanto il tech-textile è arrivato a rappresentare circa il 30% di tutta la produzione tessile globale e, secondo alcuni studi, sarà un mercato che sfiorerà i 200 miliardi di dollari nel 2022, con ritmi di crescita di oltre il 4% l’anno. In Europa il settore rappresenta il 17% del tessile totale, trainato dalla Germania. Ma quando parliamo di tessile-tecnico non dobbiamo pensare soltanto ai parka per scalare il K2, alle tute ignifughe dei pompieri

o alle mimetiche dei militari. Taiana, ceo e R&D director Qualunque fashion designer dell’azienda di famiglia -. a questo appuntamento poCerchiamo di intercettare le in cifre trebbe trovare innumerevoli esigenze del workwear, delle spunti per reinventare un oltre 1.800 applicazioni non tessili come gli espositori guardaroba: dal filato al tesl’interior design o i rivestisuto fino ai dettagli come zip, menti di oggetti». Xlance, 47.000 chiusure, cordini o imbottituinvece, è un’innovativa fibra i visitatori re performanti. Basta che sia elastomerica, 80% nylon e del 2019 dotato della capacità di anda20% elastolefina, particolarre oltre la destinazione d’uso mente indicata per costumi da 120 per cui una certa proposta in bagno, sportswear, workwear gli stand italiani mostra è stata pensata. Tra e camiceria. «Qui vogliamo un tessuto-non-tessuto creato incontrare i brand alla riper l’healthcare e fascette in velcro per i cacerca di novità nella tessitura e convincerli blaggi, si può scoprire un filato tratto dal sudelle sue funzionalità», afferma Costantino ghero, come nel caso di Cork-a-Tex, startup Colnaghi, che guida la novarese Xlance. La in capo alla portoghese Têxteis Penedo. Opfibra made in Italy, prodotta a temperature pure un tessuto ecosostenibile, che impiega più basse rispetto alla media degli altri elaun poliammide di origine vegetale, derivato stomeri, è particolarmente resistente al cloro, dalla pianta dell’olio di ricino, che non scenalla salsedine e ai raggi UV. I capi, come gade a compromessi in termini di performanrantisce il produttore, hanno una vita media ce, come nel caso di Stream, della tessitura quasi doppia rispetto a quelli realizzati con Taiana Virgilio di Como. «Per noi la fiera i comuni elasticizzati. «Il prossimo mercato di Francoforte è esplorativa - dice Matteo di destinazione - prospetta Colnaghi - sarà

i due saloni

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1. Il tessuto Stream della comasca Tessitura Taiana Virgilio 2. I filati Cork-a-Tex derivati dal sughero 3. Effetti tridimensionali nella maglia realizzata con le macchine Shima Seiki

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probabilmente quello del jeanswear, ma pensiamo anche al medicale, visto che il filo è batteriostatico». Tra i prodotti di punta di RadiciGroup c’è invece Biofeel, un filato bio-based originato per lo più da fonti rinnovabili. Il gruppo fa inoltre un altro passo in avanti nel mondo delle fibre green con i fili tinti in massa, in grado di risparmiare acqua, poiché la colorazione avviene già nella fase dell’estrusione. Sotto i riflettori pure i filati in poliestere riciclato post consumer r-Radyarn e r-Starlight, che dopo la certificazione Uni 11505 del 2014, a fine 2018 hanno ottenuto anche la Grs-Global Recycle Standard. «L’eco-friendly - nota Marco de Silvestri, marketing director di RadiciGroup Comfort Fibers - fino a qualche anno fa era un argomento di conversazione, ora si è passati alla pratica ma ognuno lo interpreta a modo suo». A proposito della partecipazione al salone de Silvestri dice: «Non sono amante delle fiere in generale e penso che oggi siano un po’ meno utili che in passato ma Techtextil è biennale e molto attesa: un momento sociale, dove si incontrano un po’ tutti, clienti e concorrenti. Vale la pena di essere presenti così come ai Performance Days». La multinazionale Shima Seiki ha partecipato invece con le ultime novità per il knitting. Il suo raggio d’azione spazia dal safety&protection agli sport, dal tessile smart - per esempio, per i capi illuminati dai led o la maglia in filati a conduttività elettrica - all’ambito sanitario, fino ai segmenti automotive, aerospaziale e home furnishing. «Per chi vuole acquistare le macchine - dice Stefano Sacchi, di Shima Seiki Italia - questa è la fiera per eccellenza, dove il passaggio è internazionale. Ma partecipiamo anche a Ispo e A+A». E aggiunge: «Ora

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aspettiamo nuove possibilità di sviluppo nell’interior design e automotive. Il fashion rappresenta già il 90% del business». La moda è anche l’attività core di MorganTecnica, realtà bresciana che realizza soluzioni per la sala taglio. Tra i progetti elencati da Ivan Romano, country manager dell’azienda, c’è quello di spaziare in altri segmenti di mercato e di lanciare un proprio software per il Plm-Product Lifecycle Management messo a punto lo scorso anno. I maggiori mercati di riferimento sono il Centro-Sud America e l’Asia, mentre quello italiano è maturo, «ma sta dando segnali di ripresa». Habitué della fiera di Francoforte sono i produttori italiani di macchine tessili sotto l’ombrello di Acimit che puntano sull’innovazione, con un occhio di riguardo alla sostenibilità, nonché alla customizzazione, come spiega Mauro Bandelli, portavoce dell’associazione, che però solleva qualche dubbio sulle date: «Forse Texprocess è un po’ penalizzato dalla vicinanza con la fiera spagnola Itma (dal 20 al 26 giugno, ndr)». Intanto sono già fissate le date per il 2021 dei due appuntamenti di Francoforte: saran■ no dal 4 al 7 maggio.

olaf Schmidt

«il futuro è l’on demand» Alle soglie del nuovo decennio che parte con il 2020, dove sta innovando di più il tessile? Nel prodotto finito o nelle tecnologie produttive? Abbiamo girato la domanda a Olaf Schmidt, vicepresidente Textile & Textile Technologies di Messe Frankfurt Exhibition. «A livello di tessuti - racconta - le novità spaziano su più fronti, con una diversificazione nei materiali a seconda che si tratti di fashion, tessile funzionale o per mondi come l’architettura, il medicale, ecc… Ma c’è anche innovazione nel manufacturing e nei processi: penso alIe soluzioni IT, per esempio per il body scanning o la customizzazione. Si muovono in direzioni diverse ma insieme e questo, alla fine, è ciò che conta». Muoversi insieme, secondo Schmidt, significa per esempio assecondare il grande interesse del fashion, anche il più classico, per il tessile functional. «I marchi della moda in visita a Techtextil e Texprocess sono in continuo aumento - spiega -. Di positivo c’è che se un designer nota un tessuto interessante a Techtextil, ma non sa bene come poterlo utilizzare, può trovare in Texprocess dei punti di riferimento da poter consultare per arrivare a una soluzione». Un altro trend è la necessità di un’offerta sempre più personalizzata, on demand, che ben si sposa con un’ottica di business sostenibile. «Si sta tornando alle piccole produzioni su scala locale - osserva - attraverso le micro-factory, che usano meno energia e hanno meno problemi di trasporti e rimanenze, appunto perché on demand. La produzione di massa, invece, non è sostenibile». A suo avviso sarà sempre più importante creare delle opporunità di dialogo e incontro fra i designer e i produttori dell’alto della filiera della moda. In tal senso, alla prossima edizione del 2021 si prospettano più eventi, show case, conferenze e presentazioni.


CHARGEURS for

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Per Chargeurs la sostenibilità è un fatto di dna Già nel 2012, quando la sostenibilità non era ancora “di moda”, Chargeurs lanciava la gamma ECO-IN, realizzata con filati in poliestere provenienti da bottiglie post-consumer e riciclati al 100%. A sette anni di distanza l’impegno nella responsabilità ambientale si è rafforzato e nuovi materiali eco-friendly sono in dirittura d’arrivo C’è un filo conduttore che contraddistingue l’attività del Gruppo Chargeurs, attivo in quattro diversi settori e con una presenza sia produttiva che industriale nei cinque continenti: è il concreto impegno nella responsabilità ambientale per garantire il futuro del pianeta e del tessile, che si esprime a livello manifatturiero, ma anche nell’approvvigionamento delle materie prime. In particolare, Chargeurs*PCC, che all’interno del gruppo si occupa del segmento Interfodere, è un esempio di produzione integrata e sostenibile all'interno dello stabilimento di Peronne, vicino a Parigi, dove sono presenti tutti i reparti produttivi a partire da ricerca e sviluppo, passando per l’orditura, fino alla resinatura e al controllo qualità finale. La parola controllo è fondamentale per Chargeurs: significa attenzione a ogni passaggio e ogni dettaglio, in modo da alzare sempre più l'asticella in fatto di riduzione dell’impatto ambientale, attraverso la diminuzione del consumo idrico ed elettrico, nonché delle emissioni di anidride carbonica, un impegno che ha portato l'azienda a ottenere la certificazione Grs. Un circolo virtuoso da cui è scaturita la gamma ECO-IN, che ha mosso i primi passi nel

luglio 2012, quando ancora il tema della sostenibilità era agli albori, e che è in costante evoluzione. La sigla “IN” significa Interlining, Innovation, Inside, International: riassume quindi molti degli aspetti che caratterizzano l’attività passata, presente e futura della società. ECO-IN è sinonimo di termoadesivi di diversi pesi e con diverse caratteristiche tecniche, ma la caratteristica comune è che sono prodotti con filati in poliestere riciclati al 100% - da bottiglie postconsumer - e che garantiscono performance identiche a quelle degli interni con filati tradizionali. Accanto a questo primo gruppo di materiali - che sono stati sviluppati anche grazie e in collaborazione con un importante gruppo francese del lusso - Chargeurs sta via via esplorando ulteriori filati e materiali provenienti da componenti di altra natura (bio-sourced ad esempio), che consentiranno a breve di presentare nuovi materiali, in modo da diversificare l’offerta, soddisfacendo i confezionisti più esigenti. In questa fase gli sforzi si concentrano sulla ricerca di tecnologie avanzate, volte alla creazione di una reale economia circolare, attraverso il riciclo delle fibre direttamente dai capi di abbigliamento post consumer.

info@chargeurs-interfodere.com - www.chargeurs-pcc.com



SUSTAINABILITY

L’ECO-FASHION È DI MODA

TUTTI PAZZI PER L’R-PET Raccolta differenziata? Una miniera d’oro se si tratta di plastica, specie le bottiglie in Pet. Lo sanno bene i riciclatori e la filiera del tessile-moda, che devono fare i conti con i rincari di questa materia prima, per effetto del consumatore green e di un sistema che ancora non ragiona in termini di circular economy DI ELISABETTA FABBRI

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ra il luglio 2017 quando la Cina annunciava al mondo l’intenzione di vietare rifiuti di plastica dall’estero. Al tempo la Repubblica Popolare era il maggiore importatore e trasformatore (a costi quasi nulli) di questi materiali dall’Occidente avanzato e avrebbe concretizzato il suo piano l’anno dopo, cambiando così le rotte di quella che oggi sta diventando una materia prima sempre più “pregiata” e apprezzata, anche dai brand di moda e lusso. Ad avvantaggiarsene sono stati i Paesi limitrofi: navi cariche di rifiuti hanno iniziato a intasare i porti di Malesia, Thailandia e Vietnam e sono spuntati come funghi i riciclatori di plastica, molti dei quali non in regola. Ora però anche in Malesia è scattata l’emergenza ecologica. In più è stato decretato lo stop alle importazioni di plastica non riciclabile e circa 150 fabbriche di riciclaggio illegali sono state chiuse. Non è un caso, quindi, che il reperimento della plastica da riutilizzare stia diventando più complesso e che le quotazioni di questi rifiuti, al mercato del riciclo, stiano salendo. Specie se parliamo delle bottiglie di Pet (polietilene tereftalato): il polimero ideale in termini qualitativi e di resa, per essere trasformato in una fibra di poliestere, che può venire impiegata in tessuti destinati all’abbigliamento, nell’interior design, nell’home textile fino agli interni per auto. Si vocifera persino che in Asia, e più di recente anche in Europa, ci siano imprese che non producono più bottiglie di plastica per il loro originario utilizzo ma per rifornire i riciclatori. Si parla inoltre dell’Africa come prossimo fornitore di bottiglie, se Europa e Asia non saranno più sufficienti. Allo scorso Techtextil gli addetti

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ai lavori hanno riferito di un vero e proprio boom per il Pet riciclato (o R-Pet), vuoi per effetto di un consumatore sempre più sensibile alle tematiche green, vuoi per un’industria tessile che sta optando per un approccio sostenibile serio al business, quando non entra nel settore perché mossa da esigenze spot di marketing. «Il circuito del riciclo sembra non essere più sufficiente a soddisfare la domanda e ora la materia prima si paga di più», conferma Giuseppre Negri, ceo di Ecotes, unica agenzia per l’Italia di Antex, produttore spagnolo di filati tra cui Ecoantex, che utilizza Pet riciclato delle bottiglie di plastica e riutilizza con propri impianti scarti tessili post-industriali. «In parallelo - prosegue - ci

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1. Una bottiglietta in Pet usata e, sullo sfondo, la sua trasformazione in scaglie di Pet, riciclato dalla Dentis Recycling Italy 2. Una giacca Christopher Raeburn x Timberland in poliestere riciclato e 3. l’etichetta che spiega la scelta sostenibile del brand di Vf Corporation

sono grandi brand che stanno decidendo di convertirsi, nel giro di due o tre anni, all’utilizzo di tessuti prodotti con filo sintetico riciclato». Così la ricerca si sta attivando per ovviare alla scarsità di offerta. «Prima o poi anticipa Negri - si arriverà a tecnologie per il riciclo chimico textile-to-textile. Dal momento che il più delle volte si tratta di scarti non in puro poliestere ma composti da più fibre, si studia il recupero con la glicolisi: un pro-

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SUSTAINABILITY

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cesso di depolimerizzazione in base al quale i polimeri di poliestere sono decomposti in monomeri, che in seguito possono ritornare a essere un poliestere del tutto uguale a quello vergine per la filatura». Pare che ancora non ci si sia riusciti del tutto, ma ci si arriverà, avviando così un circolo virtuoso che coinvolge tutto il tessile - abbigliamento, ma anche arredamento, automotive e altri comparti - nel conservare i rispettivi post industrial waste, per poterli in seguito riciclare. L’effetto è che non si dovranno sostenere i normali costi di smaltimento e per di più si potrà dare agli scarti un valore aggiunto. Ottenere un buon risultato, però, richiede ricerche e ripetute prove, che implicano importanti investimenti. «Riciclare è ormai necessario - sostiene Negri - e Antex sta investendo affinché il poliestere riciclato possa competere con il vergine e ne giustifichi economicamente l’utilizzo. A oggi il Pet riciclato da bottiglia sta subendo degli aumenti di prezzo considerevoli». «Il problema davvero serio - ricorda - è che il Pet sta entrando nella catena alimentare». Nel tentativo di arginare il fenomeno, gli spagnoli di Antex stanno portando avanti il progetto Seaqual, che si occupa della raccolta di plastica nel mare, con l’aiuto di circa 1.500 pescherecci, per poi trasformarla in un filo 100% R-Pet. «La sostenibilità - dice Negri - non deve essere un business ma una prospettiva per tutti». CERTIFICAZIONI, TRACCIABILITÀ E TRASPARENZA PRIMA DI TUTTO «Negli ultimi tempi tutti si sono buttati nel poliestere riciclato e approvvigionarsi della materia prima credo non sia semplice, se ci si mette sul mercato adesso - afferma Giusy Bettoni, a capo dell’agenzia di comunicazio-

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ne Gb Network e ideatrice di C.L.A.S.S.Creative, Lifestyle And Sustainable Synergy, piattaforma che accorpa e promuove varie aziende dell’eco-tessile. Chi invece non ha improvvisato, è strutturato e si programma per tempo, penso per esempio al Newlife prodotto a Sinterama, non dovrebbe avere problemi». «La questione - osserva - è che di plastica da riciclare ce n’è di tutti i tipi e un conto è se diventa una borsa, un altro è se si trasforma in un capo che va a contatto con la pelle. Per questo certificazioni, tracciabilità e trasparenza sono fondamentali». «A oggi non esiste un codice di trasparenza per i vestiti - aggiunge - contrariamente a quanto avvenuto per il cibo. I materiali presenti nella piattaforma C.L.A.S.S. sono però tutti dotati di una “carta d’identità”». In più bisognerebbe interrogarsi sull’utilizzo più opportuno dell’R-Pet nella moda. «Anziché una maglietta - suggerisce Bettoni - è meglio un capo che duri più a lungo, per esempio un trench. Oggi si comincia a parlare di strategie di design zero waste: lo stilista deve conoscere i materiali e deve preoccuparsi del fine vita di ciò che crea. Vf Corporation, per esempio, forma i suoi designer sulla circular economy, così da poter agire in modo concreto dal progetto». Urge inoltre una strategia di comunicazione al consumatore finale

1. Il tessuto a maglia circolare Renew Techno di Jersey Lomellina, con filo Ecoantex 2. Le Diadora N9000 H Leo Colacicco in tessuto Polartec, che ricicla le bottiglie di plastica 3. Una proposta in poliestere riciclato di Polartec 4. La raccolta di bottiglie in Pet 5. Alcune giacche sostenibili Ecoalf 6. Un bomber della linea Boss Uomo di Hugo Boss, in poliestere 100% riciclato

all’avanguardia. «Il maggiore prezzo del fashion sostenibile - spiega Bettoni - è accettato se si sa raccontare che non si tratta di un banale poliestere riciclato. I grandi retailer lo stanno chiedendo per primi. Forse basterebbe un cartellino con il QR code, anziché un’etichetta-libretto che nessuno ha voglia di leggere». Cos’altro ci prospetta il futuro in materia di riuso? «Come cittadini - risponde la fondatrice di Gb Network - dobbiamo cercare di riciclare tutto, per arrivare a un’economia circolare. Il riciclo evolverà, anche perché certi oggetti non li useremo più. Un domani ci saranno biopolimeri che prima non esistevano, stanno già nascendo poliestere riciclati di nuova generazione migliori di tutti gli esistenti. Si sta pensando inoltre al fine vita anaerobico: materiali che diventano gas. Siamo solo all’inzio». I PAESI NORDICI E GLI STATI UNITI TRA I BUYER PIÙ SENSIBILI «Noi usiamo Pet riciclato meccanico, che non deriva dalle bottiglie ma dai capi in poliestere ed effettivamente notiamo un aumento di richiesta da parte del mercato dichiara Fabio Campana, ceo di Lanificio dell’Olivo, specializzato nei filati fantasia per maglieria -. Tuttavia vedo una ricerca “scomposta”, senza che si voglia vera-


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mente sapere cosa c’è dietro. I più attenti sono i Paesi Nordici e gli Stati Uniti». In generale, ad allontanare da questo tipo di proposte è il timore di prezzi elevati. «In realtà, se guardiamo i listini, nel nostro caso si parla del 3% in più circa - obbietta Campana -. Nel food il consumatore è più abituato al fatto che la sostenibilità costa di più». C’è inoltre cautela sul filo riciclato perché si pensa che offra meno possibilità creative di quello vergine. «Effettivamente si hanno delle limitazioni nelle coloriture e l’effetto nella lavorazione non è detto che sia quello che ci si aspetta - precisa l’a.d. dell’azienda di Campi Bisenzio -. A volte, però, accettare minime differenze permette di creare qualcosa che piace al mercato: forse servirebbe un cambio di paradigma». «La domanda di Pet riciclato per il tessileabbigliamento si è intensificata dal quarto trimestre 2018 - informa Corrado Dentis, produttore di R-Pet di qualità, destinato soprattutto al tessile - e i prezzi, in Italia stabiliti dalle aste mensili telematiche del Corepla (il consorzio nazionale che seleziona gli imballaggi in plastica della raccolta differenziata, secondo standard di qualità tra i più elevati in Europa e li vende solo a riciclatori europei certificati, ndr)» sono saliti. Ma l’impennata dipende

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I NUMERI

DELLA PLASTICA 12 MLN TONN.

LA PLASTICA CHE FINISCE NEGLI OCEANI OGNI ANNO

4,6 MLD TONN.

LA PLASTICA STIMATA NELL’AMBIENTE

27 BOTTIGLIE

LA PLASTICA SUFFICIENTE A REALIZZARE UNA FELPA DI PILE

anche da altri fattori. «La nuova direttiva europea in tema di plastica single use spiega Dentis - prevede lo stop ai prodotti in plastica monouso dal 2021 e che la raccolta differenziata delle bottiglie in plastica arrivi al 77% entro il 2025 e al 90% nel 2029. Dal primo gennaio 2025 le bottiglie dovranno contenere almeno il 25% di Pet riciclato, che salirà al 30% nel 2030». A ciò si aggiunge il fatto che la raccolta degli ultimi mesi e dell’ultimo anno non ha mostrato una crescita vistosa. L’imprendi-

tore del riciclo è attivo in Italia, Spagna e Francia. Inoltre è il presidente di Coripet, un consorzio di diritto privato formato da aziende produttrici di acque minerali, bevande analcoliche e latte, produttori di preforme e bottiglie in Pet nonché riciclatori, che nel 2018 ha ottenuto dal ministero dell’Ambiente l’ok a operare autonomamente nella gestione del fine vita degli imballaggi in Pet per liquidi alimentari. «Oggi in Italia soltanto 55 bottiglie su 100 finiscono nella raccolta differenziata. Il resto va in discariche, nei termovalorizzatori o disperso nell’ambiente - fa notare Dentis -. Noi vogliamo allinearci alle disposizioni europee e raggiugere il 90%, anche prima delle tempistiche previste dalla normativa. In più siamo aperti ad allargare il discorso ad altri settori». Nel caso del tessile, l’operazione non è semplice. «Gli unici ad avere un sistema di gestione del fine vita dei loro prodotti sono i produttori di imballaggi - ricorda l’esperto -. Per mettere in piedi un modello sulla falsariga del Coripet, bisogna pensare a un sistema di raccolta dei capi di abbigliamento, di gestione integrata: si può fare ma deve essere l’industria tutta a ragionarci, non una forma di virtuosismo lasciata all’iniziativa del singolo». Inoltre, resta la difficoltà legata al fatto che molti capi sono realizzati con mischie di fibre. «Noi abbiamo già riciclato cascami tessili per realizzare altro poliestere, ma siamo a livello di sperimentazione - anticipa Dentis -. Il sistema va pensato e organizzato seriamente. Tuttavia credo che anche nella filiera del fashion, se si vuole, una soluzione si trova». «A monte - suggerisce - l’abbigliamento dovrebbe essere già concepito per il riciclo. Anche il cliente finale dovrebbe fare la sua parte: è abituato a pagare un contributo ambientale per lo smaltimento delle batterie o dei pneumatici, dovrà mentalizzarsi a fare lo stesso per il fine vita dei vestiti». L’imprenditore è ottimista in tal senso: «L’Europa si autodefinisce la “comunità del riciclo” e il fatto che dica di voler arrivare al 55% degli imballaggi in plastica riciclati per il 2030 non è banale: mi sembra che si stia mettendo in atto tutto quanto è più opportuno per raggiungere l’obiettivo». «Percepisco - conclude Dentis - una consapevolezza che fino a un anno fa non c’era, sul concetto che le risorse del pianeta sono finite». ■

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DIGITAL WORLD

sfide future dell’omnichannel

Netcomm Forum: Italia sempre più digitale ma ancora non basta I grandi e-player cinesi guardano al nostro Paese come partner strategico per la crescita. Ma tra i consumatori permane una certa timidezza verso il cashless commerce e nelle decisioni d’acquisto il negozio fisico ha ancora un ruolo forte di Cristiana Bonzi e Alessandra Bigotta

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umerosi gli spunti di riflessione durante il recente Netcomm Forum, gli stati generali del commercio digitale al MiCo di Milano, da dove è arrivata la conferma del trend di crescita dell’e-commerce B2C in Italia, che nel 2019 supererà i 31, 5 miliardi di euro (+15% sul 2018), con una penetrazione dell’online sullo shopping retail oltre il 7%: dati emersi dagli studi dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm-Politecnico. Tuttavia, come ha fatto notare Roberto Liscia, presidente di Netcomm, «la Penisola detiene la quota di popolazione che compra in Rete più bassa in assoluto: il 44%, contro il 68% del resto d’Europa. Questo anche perché appena il 10% delle aziende nazionali commercializza sul web i propri prodotti». Nonostante una realtà come Satispay sia 100% italiana, la modalità di pagamento cashless stenta ancora a decollare. Durante il convegno Reshaping retail: next digital trends, moderato dal nostro direttore Marc Sondermann (a destra nella foto), l’a.d. di Bancomat SpA, Alessandro Zollo, ha fatto il punto della situazione: «Con 51 miliardi di euro di transato cashless rispetto ai 118 miliardi della media europea - ha detto - l’Italia è il fanalino di coda dell’Ue per quanto riguarda i pagamenti digitali, anche se si colloca al terzo posto per numero di cellulari». C’è spazio per crescere ed è per questo che Bancomat SpA ha lanciato Bancomat Pay, primo passo di una strategia di digitalizzazione che porterà i 37 milioni di titolari di carte PagoBancomat a usufruire di innovativi servizi. Paese pioniere dei pagamenti con lo smartphone è la Cina - terra del più grande ecosistema digitale al mondo ossia Alibaba -, dove la trasformazione del retail in senso digitale è stata avviata già negli

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anni 2010, come ha ricordato Kevin Peng, segretario generale della China Chain Store & Franchise Association (Ccfa). Di proprietà del colosso fondato da Jack Ma, il sito di ecommerce Aliexpress punta proprio alla Penisola, dove sta cercando partner, per spingere le vendite nel Vecchio Continente e nel mondo nei prossimi cinque-dieci anni: lo ha anticipato l’Italy business development director Martin Wang. Il digital strategist Alex Orlowski, ceo dell’agenzia Water On Mars, ha spostato il focus su fake news e attacchi reputazionali, che possono intaccare percorsi di qualità costruiti nel tempo. «Fortunatamente - ha sottolineato - noi di Water On Mars abbiamo elaborato una serie di algoritmi che permettono di studiare e difendere il made in Italy e il made in Europe sui social e su Internet». Ma nell’era digital quanto conta ancora il negozio fisico? Più di quanto si pensi, per lo meno in Italia: un’analisi di Netcomm insieme alla società di digital marketing Diennea ha evidenziato che da noi gli acquisti sono sì soprattutto conseguenza dell’invio di e-mail, sms o notifiche via app, come ha affermato il 27% del panel di intervistati, ma resta un 18,4% per il quale l’esperienza ■ instore è determinante.

un’analisi comparativa

Eshopworld fa il punto su pagamenti e frodi online

eShopWorld, realtà che fornisce piattaforme tecnologiche per le vendite online internazionali a marchi e retailer, soprattutto di moda e lusso, fa il punto in esclusiva per Fashion sui pagamenti online e le frodi. Nel primo caso, come informa Joeri Groenewoud, vp of business development Emea (nella foto), si nota che in Italia la percentuale di pagamenti con carte di debito e credito è del 52% (ma sale all’87% per i marchi seguiti da eShopWorld), una cifra che avvicina la Penisola a Francia (56%), UK (60%), Taiwan (54%), Australia (59%), Messico (61%) e Svizzera (61%). Il record di pagamenti con questa formula spetta a Turchia (85%) e Canada (76%), mentre non viene molto utilizzata in Germania (32%), anche a causa dell’alta percentuale di pagamenti con bonifico (27%, quando in Italia ci si ferma all’8%). Sempre in Germania è abbastanza diffusa la soluzione e-wallet (30%, come in UK), adottata anche da noi (31%), ma che non va oltre il 14% in Messico, mentre sulla Turchia ha inciso il fatto che nel 2016 il governo ha stoppato PayPal. L’incidenza di frodi più alta si registra in Canada, Australia, Messico. È bassa in UK e Turchia e molto ridotta in Germania, Francia, Thailandia, Svizzera, Taiwan, Italia. Livelli di sofisticazione elevati nelle frodi si hanno in UK, Canada e Australia. In Messico si agisce di più sui piccoli ordini. In Italia, e non solo, bisogna fare attenzione alle friendly fraud, che nascono da un reclamo del cliente apparentemente in buona fede, quando invece non lo è.



Unified commerce

A Madrid cegid presenta lo store del futuro

experience, comodità e tech: è il retail 4.0 Una shopping experience unica e coerente su qualsiasi canale e in qualsiasi momento è l’unica chance per i retailer di crescere in termini di fatturato, soddisfazione, relazione. «Serve un progetto strategico e noi lo offriamo a tutti, da Lvmh a Chiara Ferragni», dice Sylvain Jauze di Cegid di Andrea Bigozzi

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l punto vendita è ovunque, e tutto può trasformarsi in un punto vendita. Ma l’omnichannel non basta più, ormai si va verso una direzione di unified commerce, ovvero una shopping experience unica e coerente su qualsiasi canale e in qualsiasi momento. Se il retail tradizionale metterà in pratica questo teorema non perderà mai una vendita e non correrà il rischio di essere spazzato via dai pure player digitali, come Amazon o Alibaba. Parola di Cegid. Secondo lo specialista francese dei gestionali dedicati al mondo retail - che conta mille clienti tra cui Galeries Lafayette, Estée Lauder, Aesop, Lacoste e Under Armour - a crescere nei prossimi anni saranno le aziende che riusciranno a offrire un’esperienza unificata di acquisto in un’ottica di semplificazione, immediatezza ed empatia. Per attuare questo cambiamento sarà necessario implementare le piattaforme tecnologiche (pagamenti, gestione ordini, prodotti personalizzati, cloud, Rfid inventario) e analizzare le abitudini di acquisto del cliente (i data analytics). «Investimenti importanti per un’azienda, ma le nostre soluzioni gestionali e i nostri software si adattano a qualsiasi dimensione azendale - sottolinea Sylvain Jauze, director of international operations di Cegid - in Italia lavoriamo con importanti aziende della moda e del lusso come Furla ed Elisabetta Franchi, ma anche con realtà più giovani, come quella lanciata da Chiara Ferragni». Il gruppo transalpino da 401 milioni di euro di fatturato è stato protagonista dal 15 al 17 maggio di una tre giorni organizzato a Madrid, Cegid Connections, per spiegare come sarà

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Cegid

in cifre 401 mlm di € ricavi 2018

oltre 2.400 dipendenti

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il negozio del futuro. «La digitalizzazione del punto vendita conferma Jauze - è la chiave per la personalizzazione dell’offerta. Serviranno interfacce molto semplici e possibilmente divertenti. Le aziende, specie nel settore della moda, lo hanno capito e ci chiedono di investire sulla user experience, ma non solo per i consumatori, ma anche per gli assistenti alla vendita che devono poter lavorare con soluzioni che replichino l’esperienza d’utilizzo del mobile app pensate per il cliente. Anche così si costruisce un servizio all’altezza delle aspettative. Che consente di non perdere mai una vendita». Ma per far fronte alle esigenze del consumatore, al negozio del futuro non basterà essere solo un punto vendita e centro di un’esperienza: dovrà fornire anche servizio di click and collect ed essere showroom, area per consulenza, community store, centro di distribuzione. Per questo all’in-

1.Una delle soluzioni presenti nell’Innovation Store di Cegid 2. Panorama del Cegid Connections di Madrid 3. Sylvain Jauze di Cegid

terno dell’Innovation Store di Cegid, il negozio del futuro allestito dall’azienda in occasione della conferenza di Madrid, si trovano inventari via Rfid, sensori beacon, strumenti di e-payment, oltre all’ultima novità di casa Cegid: il Dom (Distributed order management), pensato per migliorare il sistema di gestione degli ordini. Tutte soluzioni innovative, ma serviranno a sconfiggere l’agguerrita concorrenza dei colossi del digital e dei marketplace? A rassicurare i retail ci pensano gli analisti di Forrester che durante Cegid Connection hanno presentato uno studio secondo cui nel 2022 l’83% degli acquisti avverrà ancora attraverso il canale offline, anche se l’online fungerà sempre ■ di più da influenzatore.


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‹‹UN

EVENTO

HOLLYWOODIANO CHE DÀ IL SEGNO DEL

CAMBIAMENTO›› Andrea Panconesi racconta il mega show di Firenze per i 90 anni di LuisaViaRoma. «Un modo per avvicinare il pubblico: altro che inclusività, sono per l’apertura totale», dice il buyer che ha trasformato una boutique familiare nel multibrand campione dell’online . E sul set presenta la figlia Annagreta. «Lei è il futuro: nata per la moda»

Annagreta e Andrea Panconesi: lei indossa blazer Saint Laurent e T-shirt Prada, per lui suit Lanvin, hat vintage e T-shirt Giorgio Armani

INTERVISTA DI ANDREA BIGOZZI

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VISIONS OF TOMORROW

Creata nel 1929, LuisaViaRoma è una delle destinazioni top online per la moda. Nel 2019 celebra i 90 anni dell’azienda e i primi 20 anni dell’e-commerce. Andrea Panconesi, nipote di Luisa, ha scelto di collaborare con Carine Roitfeld (insieme a lui nella foto) al mega show che si svolge a Firenze

Ci vogliono passione, visione e coraggio per creare quello che Andrea Panconesi chiama «un kolossal hollywoodiano»: di show-evento costosi, complessi e spettacolari, lui ne ha collezionati diversi negli ultimi 10 anni. Ma quella in programma il 13 giugno a piazzale Michelangelo, con vista mozzafiato su Firenze, per celebrare i 90 anni di LuisaViaRoma e i primi 20 anni del suo e-commerce, si preannuncia come «la più grande sfilata multibrand mai realizzata: nella moda non si è mai vista una cosa così». Difficile pensare di contraddire l’imprenditore, fiorentino doc, almeno a giudicare dai numeri: 90 uscite previste su una passerella di 180 metri, in un set speciale per 4mila ospiti (tra addetti ai lavori e grande pubblico), 50 marchi internazionali coinvolti da Valentino a Prada, da Louis Vuitton a Gucci, passando per Alaïa, The Attico, Ralph Lauren e Burberry, ognuno dei quali ha realizzato uno o più look di ispirazione anni Novanta, che saranno poi messi in vendita sul sito di LuisaViaRoma nella sezione Cr Runway: il marchio creato da Carine Roitfeld, l’ex direttrice di Vogue Paris, ora diventata editore e imprenditrice, a cui Panconesi ha affidato la direzione creativa. E non è tutto: il programma prevede anche la live performance di Lenny Kravitz. «Il segreto è divertirsi e noi lo facciamo con i nostri mezzi - dice il retailer - auto-producendoci». Davvero niente sponsor, nonostante per la realizzazione dell’evento siano serviti 5 milioni di euro? Preferisco non dover rendere conto a nessuno ed essere libero. Certo, questo ha un costo, ma per fortuna possiamo permettercelo, anche se

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alla fine non credo proprio che i 5 milioni che ci eravamo dati come budget saranno sufficienti per questo progetto: i conti li faremo alla fine. Avremmo potuto mettere in vendita gli inviti per l’evento: non sarebbe stato difficile andare sold out in poco tempo. Invece abbiamo scelto la filosofia del contest e l’ingresso sarà completamente gratuito per chi è stato sorteggiato sul nostro sito. Volevamo una festa che desse il segno del cambiamento, perché prima dell’inclusione ci vuole l’apertura. Il ritorno arriverà però dalla vendita delle collezioni che sfileranno: come si svilupperà commercialmente il progetto? I primi drop andranno sul mercato dal giorno dopo l’evento e si proseguirà fino alla fine dell’anno. Un calendario non è ancora stabilito. Le collezioni saranno un’esclusiva dell’online e non arriveranno in store a Firenze. Prevediamo capi sia donna che uomo, anche se il womenswear avrà il sopravvento a livello di prodotto. Ogni lancio sarà diverso, così come è diverso il coinvolgimento dei vari marchi: Gucci, ad esempio, ha firmato quattro look completi, quindi darà un contributo importante. Dovremo abituarci a questo genere di sfilata kolossal o si tratta di un’iniziativa one shot? Penso proprio che farà storia a sé. Questo evento nato per un’occasione speciale, i nostri 90 anni di attività, e resterà tale, anche perché le complessità sul fronte della realizzazione sono state immense. Per fortuna abbiamo messo a punto una squadra incredibile, da Andy Boose e Stafan Santoni di Isg per la produzione, a Carine Roitfeld, che è il nostro direttore artistico.


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1. Andrea Panconesi indossa T-shirt Prada, sunglasses Barton Perreira, hat vintage, shoes Lanvin (photo courtesy Gioconda & August) 2. Per Annagreta Panconesi total look Alessandra Rich (photo courtesy Gioconda & August) 2

Come è stato lavorare con una visionaria della moda come lei? Questo è il primo evento fatto con Cr Runway, ma avevamo già lavorato con Carine per un’iniziativa di beneficenza e l’intesa potrebbe anche continuare. Si è rivelata un direttore artistico perfetto. Ha scelto lei i marchi da coinvolgere e lo modelle da far sfilare (del cast fanno parte tra le altre Gigi e Bella Hadid, Eva Herzigova, Maria Carla Boscono e Irina Shayk), ha individuato i professionisti giusti per l’hair styling e il make-up. Le abbiamo dato carta bianca, tranne sulla location. Quella l’abbiamo scelta noi. Questa sfilata non avrebbe potuto che essere a Firenze... Alla scelta di piazzale Michelangelo siamo arrivati quando abbiamo deciso di aprirci al pubblico, mentre Firenze non è mai stata in discussione: L’idea infatti non era solo quella di festeggiare i 90 anni di storia di LuisaViaRoma, ma anche la città da cui tutto è partito. La moda è nata qui, questo è il centro della cultura e della civiltà occidentale. A Firenze è nato il Rinascimento e da qui può avere in inizio la rinascita, non da Milano con la Borsa e la Finanza, né dalla Roma della politica. Basta solo una scintilla. Quale può essere questa scintilla? Qualsiasi, cosa anche la nostra sfilata del 13 giugno. L’importante è che si tratti di qualcosa capace di offrire un luogo di aggregazione. Oggi le nuove generazioni non hanno uno spazio, ci sono i social media ma non credo che siano sufficienti, hanno rinunciato a una parte della socializzazione e questo è un pericolo. Per questo voglio aprire un altro negozio in città, anche se solo il 5% del nostro fatturato di 150 milioni di euro è legato al

retail fisico e il resto arriva tutto dall’online. Sarà in via della Mattonaia e contiamo di inaugurarlo a giugno del 2020. Ci racconti questo negozio... Ci saranno i brand di moda, ma anche la collezione d’arte della mia famiglia, il beauty e il cibo. Abbiamo a disposizioni 2mila metri quadrati, quindi creeremo anche un club per soli soci. Per associarsi non sarà necessario pagare una quota ma dimostrare di condividere degli interessi. Qui presenteremo tutto il nostro mondo, con un nuovo modo di fare shopping, di mangiare e di socializzare. Sarà la nuova casa dei Millennials? No, si connoterà come uno spazio aperto a tutti, senza limite di età. Anzi, a questo luogo vorrei associare anche gli anziani di Montedomini (casa di riposo fiorentina, ndr). Questo è un progetto per la città e per chi gravita a Firenze tutto l’anno, come gli studenti stranieri. Per lei lo scambio interculturale e intergenerazionale è importante? Oggi si parla tanto del valore della diversity, ma per me questo è da sempre un valore nella vita privata e professionale. Anche il confronto generazione qui da noi è sempre aperto. In azienda lavorano anche i miei figli. Annagreta, ad esempio, ha solo 23 anni e si è occupata dalla direzione creativa del sito, oltre a far parte del buyer team del womenswear lusso. Lei è nata con il pallino della moda, non come me, che ci sono finito quasi per caso, perché non sapevo cosa altro fare nella vita. ■

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EUROJERSEY DICHIARA LA SUA IMPRONTA AMBIENTALE La prima azienda tessile con l’attestato PEF (Product Environmental Footprint) EUROJERSEY con il progetto di sostenibilità SensitivEcoSystem®, nato nel 2007, dichiara la propria impronta ambientale con la PEF grazie all’attestato conferito da Certiquality ad aprile di quest’anno. Leader nel settore dei tessuti tecnici indemagliabili con il marchio Sensitive® Fabrics, EUROJERSEY, Azienda del Gruppo Carvico, ha impostato un modello industriale virtuoso made in Italy che promuove un insieme di pratiche e tecnologie per ridurre risorse, prodotti chimici e rifiuti. Con la PEF, Istituita nel 2013 dal Joint Research Centre (JRC) dell’Unione Europea come raccomandazione per tutte

le aziende europee, EUROJERSEY ha misurato la propria impronta attraverso 16 indicatori ambientali fra cui l’impronta idrica, l’impatto delle emissioni di gas a effetto serra e l’impronta energetica. Valutando l’impronta idrica, su un metro quadro di tessuto tinto l’impatto ambientale di EUROJERSEY è risultato pari a 1,3 - 4,1 metri cubi di acqua, simile all’impatto di una bottiglia di vino

che è pari a 1,27 metri cubi di acqua. L’impronta di anidride carbonica ha dimostrato che un metro quadro di tessuto tinto ha prodotto un impatto sull’ambiente da 1,01 a 2,77 kg di CO2eq, considerando che l‘impronta di un kg di pasta è pari a 2,11 kg di CO2eq. L’impronta energetica di EUROJERSEY ha evidenziato che un metro quadro di tessuto tinto ha prodotto da 17,28 a 47,07 MJ, impatto confrontabile con quello di un’automobile Euro 5 che percorre 10 km pari a 49,1 MJ. Quale è il costo ambientale che si nasconde dietro il valore economico di un prodotto? EUROJERSEY ha calcolato il valore in euro prendendo in considerazione i danni dovuti dalle emissioni di anidride carbonica lungo il ciclo di vita pari a circa 0,30 euro per un metro quadro di tessuto tinto (fonte di calcolo dell’EPA -United States Environmental Protection Agency). Dichiara Andrea Crespi, direttore generale di EUROJERSEY: “Con l’introduzione della PEF abbiamo la volontà di contribuire a preservare la nostra terra e le sue risorse limitate. Un dovere che la nostra realtà produttiva ha nei confronti del pianeta. Da oggi, ogni passo fatto dalla nostra Azienda, sarà sempre più virtuoso e misurato per la salvaguardia dell’ambiente.”


PREVIEW MENSWEAR SPRING-SUMMER 2020

RELAXED MÉTISSAGE L’UOMO DELLA PRIMAVERA-ESTATE 2020 SORPRENDE CON UNO STILE PERSONALE, CHE SCATURISCE DAL MÉTISSAGE DI FORME CLASSICHE, TEXTURE ELABORATE, COLORI VIBRANTI. TRAENDO FORZA DA RACCONTI DI VIAGGI LONTANI, CREA INSOLITI CONTRASTI FRA LE TONALITÀ DELLA METROPOLI E QUELLE, PIÙ CALDE, DI TERRE BACIATE DAL SOLE. IL PANTALONE È SEMPRE COMODO: CHE SIA CLASSICO O DI ISPIRAZIONE CHINO, SI INDOSSA CON GIACCHE DI LINEA RILASSATA, IN MAGLIA O IN TESSUTI DI COTONE E LINO. IMMANCABILE IN VALIGIA È IL PULL SUPERLEGGERO, IN COTONE O CACHEMIRE NUVOLA. LAST BUT NOT LEAST, GLI ACCESSORI, CHE ESPLODONO IN UN CALEIDOSCOPIO DI COLORI BRILLANTI, ACCOSTATI A PALETTE PIÙ PACATE. DI ALBERTO CORRADO

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BURNING MAN DALLA SABBIA DEL BURNING MAN E DI TULUM NASCE UNA NUOVA MODA: COLLEZIONI PENSATE PER UNA GENERAZIONE DI SPIRITI LIBERI E UOMINI CREATIVI, I CUI GUARDAROBA SONO UN MIX ECLETTICO DI DIVERSI TEMI, ANCHE CONTRASTANTI TRA LORO, MA CHE TROVANO UNA INEDITA E AFFASCINANTE ARMONIA NEGLI INASPETTATI MIX DI TESSUTI E TRAME .

1. DORIA 1905 2.MINORONZONI 1953 3. BAGUTTA 4. SANT'ANDREA 5.VALSTAR 6. RIFLE 7. TUMI 8. SPERRY 9. ATLANTIC STARS

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P448 for

Uniche, 100% Made in Italy, innovative: così le premium sneaker P448 conquistano il mondo Una delle new entry da non perdere a Pitti Uomo è P448, un marchio di premium sneaker autenticamente italiane ma cosmopolite nell’immagine, che sta bruciando le tappe e macinando progetti, tra cui i primi monomarca a Milano e New York Distinguersi nell’affollato mondo delle sneaker non è facile, ma conquista del mondo, presidiando i principali Paesi europei e gli P448 ci sta riuscendo molto bene. Il marchio, nato nel 2014 a Usa, spingendosi in Asia e non solo. In vista ci sono Nord Europa, Forlì su iniziativa di Marco Samoré e Andrea Curti, in pochi anni Russia e poi la Cina, Hong Kong e nel secondo semestre 2019 è stato protagonista di un’escalation che si commenta da sola, il Medio Oriente, la Corea e il Giappone. Sempre nel 2019 verrà con tassi di crescita nell’ordine del +30% (e oltre) l’anno. In parinaugurato il primo monomarca a New York, mentre nel 2020 verrà ticolare, nel 2017 il fatturato si è attestato a 5,7 milioni di euro, in inaugurato quello di Milano: entrambe città strategiche dove sono netto aumento sul 2016, e nel 2018 è salito a 8 milioni (+40%), per attivi i due showroom aziendali, di cui uno - quello milanese a Paproiettarsi verso i 10 milioni e più nel 2019. «Per il 2023 contiamo lazzo Serbelloni - progettato dal famoso studio Piuarch e attivo di centrare il traguardo dei 50 milioni», dice l’a.d. Paolo Griffo, al da pochi mesi. I nuovi store si affiancheranno alla presenza capilquale si affiancano Samoré e Curti come co-creative directors & lare nel wholesale: sono un migliaio i punti vendita, compresi tutti founder e il non-executive chairman Wayne Kulkin. Il segreto di i principali department store worldwide, che credono nel brand, un successo così fulmineo è nell’essenza di un brand che comanche perché a fronte di una qualità alta il prezzo è concorrenziale, bina l’artigianato tradizionale italiano con la continua sperimennon andando più in là dei 300 euro. Complementare alla presentazione nel design e nell’iconico mix di materiali, za nel retail fisico è l’e-commerce: lanciato con una rimanendo sempre al passo con i tempi. «Su questi nuova veste grafica a febbraio 2019 attraverso il sito elementi di differenziazione continueremo a puntaP448.com, sta dando grandi soddisfazioni. Intanre nel prossimo triennio - sottolinea Griffo -. Fin dal to il marchio scende in campo a Pitti Uomo, dove mio ingresso, nel luglio 2018, l’obiettivo è stato far è presente nella sezione Urban Panorama con uno conoscere le peculiarità del marchio, raccontando stand tutto da scoprire, sempre frutto della sinergia una storia che parte dal prodotto, premiata dagli con Piuarch. P448 fa capo alla società Nothanks, ottimi risultati di sell out». Il focus è ora lavorare detenuta per il 35% dalla holding milanese Panda ancor di più sulla brand awareness, cui ha dato (di cui Paolo Griffo è ceo), per un altro 35% da Sauna spinta l’espansione internazionale: dopo aver moré e Curti e per il 30% da StreetTrend, fondata Paolo Griffo A.D. di P448 guadagnato posizioni in Italia, P448 è andato alla da Wayne Kulkin, ex ceo di Stuart Weitzman.

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COOL AHEAD ANCORA UNA VOLTA LE REGOLE DELL’ELEGANZA SI ESPRIMONO NELLA SOBRIETÀ DELLA BELLEZZA UNITA ALLA LEGGEREZZA. UN NUOVO APPROCCIO AL VESTIRE MODERNO, PER SODDISFARE LE ESIGENZE DI UN INSTANCABILE GLOBETROTTER. I CAPI CAMBIANO VOLTO, SFODERATI E DESTRUTTURATI MA SOPRATTUTTO VERSATILI, ALL'INSEGNA DI UN'ATTENTA QUALITÀ DEI MATERIALI. PROTAGONISTE ASSOLUTE LE FIBRE NATURALI: COTONE, LANA, LINO E SETA

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1. HAVANA&CO 2. NOBIS 3. ARMATA DI MARE 4. NAVIGARE 5. ANTONY MORATO 6. IMPULSO 7. P448 8. CIVIDINI 9. GABRIELE PASINI 7

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GREEN COMMITMENT STAGIONE DOPO STAGIONE, LA PROPOSTA “CONSCIOUS” CRESCE, ATTRAVERSO MODELLI CHE PARLANO UN LINGUAGGIO GREEN. I BRAND SI FANNO SEMPRE PIÙ ECO, PARTENDO DALLA RICERCA SUI TESSUTI, PER RAGGIUNGERE IL PERFETTO EQUILIBRIO TRA UNA “UNCOMPROMISING PERFORMANCE” E IL MASSIMO RISPETTO PER L’AMBIENTE.

1. AT.P.CO 2. AHIRAIN 3. AD-HOC 4. MOORER 5. YATAY 6. LOTTO LEGGENDA 7. DISTRETTO 12 8. PEOPLE OF SHIBUYA 9. C.P. COMPANY

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ON THE WILD SIDE PASSIONE, RICERCA, SPERIMENTAZIONE, TRADIZIONE. UN MIX DI VALORI IMMUTABILE NEL TEMPO, ALL’INSEGNA DI INNOVAZIONE E CREATIVITÀ, DÀ VITA A COLLEZIONI FEDELI AI CODICI DELLO SPORT, CHE PROPONGONO LOOK GRINTOSI, REALIZZATI CON TESSUTI, LAVORAZIONI E DETTAGLI RICERCATI: IL PUNTO D'INCONTRO TRA UN'ANIMA ACTIVE E IL MADE IN ITALY.

1. SLAM 2. AERONAUTICA MILITARE 3. VILEBREQUIN 4. K-WAY 5. BOMBOOGIE 6. PARAJUMPERS 7. SAVE THE DUCK 8. JAKED 9. WIBRAM 10. WUSHU

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FREEDOM DAY RICERCA E INNOVAZIONE SONO GLI STARTING POINT DEL NUOVO OUTERWEAR, CHE AI TESSUTI IN MAGLIA AFFIANCA MATERIALI INNOVATIVI E COTONI TECNICI. ABITI E BLAZER, TOTALMENTE “SVUOTATI”, DIVENTANO TELE RICCHE DI TEXTURE E COLORI.

1. ROBERTO COLLINA 2. ALPHA STUDIO 3. AMERICAN VINTAGE 4. NORTH SAILS 5. ELLESSE 6. ESEMPLARE 7. LUMBERJACK 8. DOUCAL'S 9. HAVAIANAS

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A NOTE OF COLOUR IL COLORE E LA SUA ENERGIA SI DECLINANO IN UNA RAFFINATA E SELEZIONATA SPERIMENTAZIONE CROMATICA E IN UNA GIUSTAPPOSIZIONE DI PATTERN E TESSUTI, CREANDO EFFETTI INEDITI E D’IMPATTO. TINTE INASPETTATE, GEOMETRIE, DISEGNATURE, TELE CANGIANTI DI LANA O COTONI DÉLAVÉ SONO IL PRETESTO PER I FORTI CONTRASTI DI UN VESTIARIO BRILLANTE, CHE NON PASSA INOSSERVATO

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1. BIKKEMBERGS 2. MBT 3. MFN 4. ACBC 5. MIZUNO 6. DIADORA 7. ALESSANDRO GHERARDI 8. U.S. POLO ASSN. 9. FREEDOMDAY 10. SUN68

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COMFY CHIC UNO STILE CHE COLPISCE LA VISTA E NON SOLO: OGNI BRAND HA INFATTI SELEZIONATO I MIGLIORI TESSUTI, PER REALIZZARE UN GUARDAROBA CHE NON SOLO È BELLO DA GUARDARE, MA CHE PRIMA DI TUTTO È PIACEVOLE DA SENTIRE SULLA PELLE E CONFORTEVOLE DA INDOSSARE.

1. DRUMOHR 2. BLAUER 3. CIRCOLO 1901 4. HERNO GLOBE 5. BROOKSFIELD 6. BERWICH 7. GUM 8. LA MARTINA

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PROUDLY EASY L'IMPERATIVO È ELIMINARE CIÒ CHE È SUPERFLUO, PER LASCIAR EMERGERE L’ESSENZA DEL PROPRIO STILE E LA QUALITÀ DEI CAPI. IL PUNTO DI PARTENZA? UN EASY OUTFIT COMPOSTO DA PANTALONI, GILET, MAGLIE E CAPISPALLA DI USO QUOTIDIANO, PER CHI VIVE LA GIORNATA H24.

1. FERRANTE 2. SIVIGLIA 3. ECOALF 4. STEWART 5. SCAGLIONE 6. KAPPA 7. CLOSED 8. BARACUTA 9. GIANNETTO PORTOFINO

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DHL SUPPLY CHAIN for

DHL Supply Chain è la società del gruppo Deutsche Post DHL specializzata nei servizi di logistica integrata Il settore della logistica per la Moda è un settore chiave per l’intero gruppo, tanto che in italia DHL Supply Chain gli dedica una Business Unit specializzata Il comparto moda Italiano sta attraversando un periodo di grande fermento dove innovazione di prodotto, stile e rivoluzione delle tecniche distributive stanno mettendo a dura prova anche le organizzazioni più strutturate. In un momento come questo il settore deve puntare su operatori robusti e manageriamente strutturati che si mettano a disposizione di produttori e retailers in un'ottica di parnership strategica. In un mercato così globale ed in un momento di forte fermento come quello attuale, anche la logistica deve cambiare pelle. Se un tempo l’industria della moda poteva accontentarsi di piccoli operatori a basso costo pronti a portare in execution qualsiasi disposizione arrivasse da parte del cliente, oggi questo non basta più. Oggi l’industria del Fashion, in tema di outsurcing, deve allinearsi alle scelte già fatte da altri settori industriali più maturi: deve passare dal un concetto di fornitura logistica ad uno di partnership. Al partner logistico moderno si deve poter chiedere di entrare

nelle dinamiche di business, condividere visioni e obbiettivi e possedere bagagli tecnici e capitale umano per operare attivamente per la loro realizzazione. Per far ciò sono necessarie capacità organizzative e manageriali di alto livello re-engeneering dei processi, continuous improvement spirit, change management e soprattutto grande capacità di investimento. Solo così il comparto moda Italiano potrà competere sul mercato globale con il cuore nella tradizione e con i piedi nel futuro. Perche DHL Supply Chain? La divisione fashion di DHL Supply Chain è un'organizzazione operativa snella e molto reattiva fatta di managers con una fortissima specializzazione nel settore, di investimenti in technologie e infrastrutture, cosi da garantire un servizio all’altezza delle aspettative dei clienti più esigenti. La cultura aziendale del gruppo DHL si fonda sui principi di “Respect and Result” e su questi principi si fonda lo spirito di servizio riconosciuta dai

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clienti in particolar modo della Business Unit Fashion di DHL Supply Chain. Cosa significa “ Respect” per DHL? › Correttezza nelle relazioni con il cliente e coi propri dipendenti › Rispetto del Brand › Cura maniacale dei capi che si gestiscono Cosa significa “Result” per DHL? › Focus sugli obbiettivi operativi condivisi (DHL Supply Chain ha realizzato nel 2018 cinque progetti di logistic transformation e dieci progetti di process improvement) › Mantenimento degli impegni presi (La Business Unit DHL Fashion Italiana, nel 2018, si è distinta per il miglior punteggio in termini di NPS) › Impegno sui risultati aziendali Questi valori, abbinati al know how specifico e al supporto specialistico di team centrali, hanno consentito alla divisione Fashion di DHL di proporsi al comparto Moda italiano come il parner logistico di riferimento per le sfide logistiche del secondo millennio.


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CITY DEALINGS IL DESIGN CONTEMPORANEO SI SOMMA ALLE LAVORAZIONI ARTIGIANALI PER UNO STILE CITY LEISURE DALLE LINEE SOBRIE E PULITE, IMPREZIOSITO DA DETTAGLI RICERCATI CHE VALORIZZANO IL PRODOTTO FATTO A MANO E DAL’UTILIZZO DI MATERIALI NOBILI. UN VIAGGIO TRA PASSATO E PRESENTE, PER COLLEZIONI ESTREMAMENTE VERSATILI.

1. TAGLIATORE 2. CALIBAN 3. FIORIO 4. DIGEl 5. IL BISONTE 6. ARTIOLI 7. SARTORIA LATORRE 8. LUIGI BIANCHI MANTOVA 9. SANTANIELLO

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AEFFE LAB for

Retail e Omnichannel: ecco la strategia che soddisfa il cliente Dalla configurazione online del prodotto a un sistema di loyalty integrato, il consumatore è più soddisfatto se interagisce con diversi canali. La digital fashion agency AEFFE Lab spiega come creare un’esperienza di acquisto interattiva e omnichannel Il consumatore non vuole più sentirsi un soggetto passivo, in uno scenario dominato dal sovraffollamento dell’offerta e dalla guerra dei prezzi: è in grado di informarsi e confrontare i prodotti, di scegliere tra diversi canali e di esprimere valutazioni che influenzano gli altri. Vuole essere posto al centro dell’attenzione, desidera vivere esperienze d’acquisto appaganti, sentirsi unico. In che modo si può soddisfare un cliente così consapevole? Come spiegano Angela Boggian, Antonella Fontebasso e Fabio Genovese, fondatori di AEFFE Lab, Web Agency specializzata nel Fashion E-Commerce, «questo è possibile soltanto adottando un approccio omnichannel, che permetta all’utente di interagire tra i diversi canali contemporaneamente e in modo intercambiabile». La tecnologia mette a disposizione dei brand tante opportunità: oggi si possono integrare magazzini reali e virtuali, programmare consegne flessibili, attivare un servizio di click & collect, accettare resi da casa e in negozio, sincronizzare le fi-

delity card online e offline, raccogliere dati su tutti gli acquisti, ma non solo. Per rendere il cliente partecipe nel processo di vendita, bisogna farlo sentire un vero “designer” e assecondare il suo desiderio di avere un’esperienza d’acquisto personalizzata e coinvolgente. Nasce così il Configuratore 3D, un’interfaccia web che permette di personalizzare online un prodotto. «La personalizzazione avviene attraverso fasi successive, in cui è possibile scegliere tra diverse combinazioni - raccontano i fondatori di AEFFE Lab -. Un’anteprima tridimensionale sempre visibile si aggiorna

www.aeffelab.com

costantemente sulla base delle preferenze selezionate dall’utente e mostra un prodotto finale molto realistico». L’utente in grado di costruire progressivamente il prodotto che desidera - e che lo fa in maniera veloce e intuitiva - sarà più soddisfatto e disposto anche a pagare di più. Quello che finora era concepibile solo in negozio, attraverso il contatto diretto con l’artigiano o il sarto, diventa estremamente facile anche a livello digitale. Si favorisce così l’integrazione tra online e offline, permettendo di replicare su un sito web un’esperienza che solo lo store poteva offrire. D’altra parte, le tecnologie di Rendering 3D e la raccolta di dati che riguardano le preferenze online offrono un valido aiuto anche ai retailer nella vendita di prodotti su misura di chi hanno di fronte, creando un circolo virtuoso di multicanalità. Oggi bisogna conoscere abitudini, personalità, gusti e comportamento, sia online che offline, della clientela: solo così si può fidelizzarla, sorprenderla e soprattutto emozionarla.


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FANCY REBELS OUTFIT ISPIRATI A UN FLÂNEUR, CITTADINO DEL MONDO, CHE PER DIVERTISSEMENT INDOSSA UNA SELEZIONE DI PEZZI DELLA TRADIZIONE, MA ANCHE CAPI PROVENIENTI DA UN GUARDAROBA TECNICO, PERCHÉ IL SUO APPROCCIO EMPATICO ALLA VITA È FONDATO SU EMOZIONI E CONTAMINAZIONI.

1. DIKTAT 2. GAVAZZENI 3. BILLIONARIE 4. THE BRIDGE 5. LEMARGO 6. DUNO 7 FABI 8. MANUEL RITZ 9. LARDINI

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SYS-DAT for

«SYS-DAT: un interlocutore unico per i brand del fashion» NUOVE ACQUISIZIONI E UNO STAFF IN COSTANTE AMPLIAMENTO SONO LE COORDINATE DEL SUCCESSO DI SYS-DAT, LEADER NELLE SOLUZIONI ICT PER LE AZIENDE DEL SETTORE MODA, CHE SI CONFIGURA SEMPRE DI PIÙ COME PARTNER TECNOLOGICO A 360 GRADI PER IL PROPRIO SETTORE DI RIFERIMENTO Con un giro d’affari di 20 milioni di euro sviluppato nel 2018, 8 sedi dislocate sul territorio italiano e circa 700 clienti nel settore moda, SYS-DAT non arresta il proprio cammino di crescita. L’ulti­ma novità in fatto di acquisizioni è By the Way, società che entra a fare del gruppo come centro di competenza nell'area R&D e system integration. «L’obiettivo è chiaro - commenta l’amministratore delegato Matteo Neuroni -. Desideriamo essere il partner di riferimento dei nostri clienti per ogni tipo di esigenza informatica, proponendoci come interlocutore unico, in grado di offrire una soluzio­ne integrata dall’ERP al Retail, dal CRM alle app, dall’e-commerce all’omnichannel». Per ampliare il proprio core business in linea con le evolute esi­ genze del mercato e delle aziende, la società con quartier generale a Milano non smette di investire in ricerca e sviluppo, puntando sull’ampliamenMatteo Neuroni CEO di Sys-Dat to del proprio staff tecnico, impegnato a declinare

so­luzioni per il settore Moda attraverso l’utilizzo delle tecnologie più recenti. «Negli ultimi mesi abbiamo inserito nel nostro organico 12 nuovi profili professionali specifici e ne ricerchiamo altrettanti,- spiega Matteo Neuroni -, per po­ter aggiornare tutte le nostre "suite" di prodotti, adattando le richieste del mercato con i tool di ultima generazione». «Il nostro obiettivo infatti - prosegue Matteo Neuroni - è portare valore ai nostri clienti, trasformando la complessità del mondo IT in reali benefici di business e quindi accompagnando le aziende lungo l’inevitabile percorso della digital transformation, per renderle in grado di competere efficacemente». Proprio lo sviluppo di progetti om­nichannel, supportati dalle tecnologie digitali, è una delle richieste rivolte con maggior frequenza all’azien­da. Che risponde con un’expertise articolata grazie alle singole realtà che fanno parte del gruppo, ognuna con competenze specifiche da integrare in un of­fering di soluzioni completo.

www.sys-dat.it


PREVIEW MENSWEAR SPRING-SUMMER 2020

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FLOURISHING DETAILS IL NUOVO PREZIOSISMO SI ESPRIME ATTRAVERSO LA RICCHEZZA DEI TESSUTI: OPERATI, MELANGIATI, SOLCATI DA PICCOLI FILI DI LUCE, PUNTINATI O A MICRO DISEGNI, ALTERNATI DA RIGHE O FIORI. DOMINANO I COLORI DELLA TERRA: DALL’AVORIO AI MARRONI, DAI TONI DEL DESERTO INFUOCATO AI BRUCIATI, FINO AI CAMMELLO, AI PORPORA, AL ROSSO SANGUE E AI VERDI OLIVA.

1. PAUL&SHARK 2. JOHN VARVATOS 3. PEPE JEANS LONDON 4. BIANCHI E NARDI 1946 5. OFFICINE CREATIVE 6. LE PANDORINE 7. GANT 8. TINTORIA MATTEI 9. WOOLRICH

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GLOW IN THE DARK LE SONORITÀ ESTIVE OSCILLANO TRA LA DANCE ANNI ’80 E IL ROCK, TRASFORMANDOSI NEL GUARDAROBA IN UN RACCONTO ESTETICO VALORIALE, RAPPRESENTATO DA T-SHIRT, MODELLI IN DENIM, PANTALONI, BERMUDA, GIACCHE E FELPE DAL LOOK GRINTOSO NEI TONI DEL NERO, BIANCO E SABBIA, CON PENNELLATE DI BLU.

1. RRD 2. COLLEZIONE AUTOMOBILI LAMBORGHINI 3. FREDDY 4. MOOSE KNUCKLES 5. JOOP! 6. TEN C 7. BEST COMPANY 8. TRAIANO 8. PENCE 1979

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MARCHI & FILDI for

Grande ritorno di Marchi & Fildi a Pitti Filati, all’insegna di innovazione e sostenibilità IL FOCUS E' LA SOSTENIBILITÀ DEI FILATI, PORTATA AVANTI DA ANNI CON INIZIATIVE CONCRETE E MISURABILI. CENTRALE L’IMPEGNO IN RICERCA E SVILUPPO, ACCOMPAGNATO DALLE PRINCIPALI CERTIFICAZIONI Una rentrée ricca di energia, quella del gruppo tessile biellese Marchi & Fildi a Pitti Filati, che presenta le nuove collezioni FW 20-21 della maglieria rettilinea delle proprie linee Marchi & Fildi e Filidea. Ad accomunare le due collezioni, ma ancora più in profondità il dna dei due brand del gruppo, c’è innazitutto l’impegno per la sostenibilità. Icona dell’attenzione all’ambiente è Ecotec, un processo produttivo esclusivo del gruppo, che permette di trasformare gli scarti di produzione in cotone pre-consumer, provenienti da tessiture o maglifici, in nuovi filati con un impatto

ambientale ridotto in termini di risparmio energetico (fino a -56,6%), abbattendo inoltre le emissioni di gas a effetto serra (fino a -56,3%) e consumo di acqua nella catena produttiva (fino a -77,9%). Dati attestati dallo studio Lca condotto da Icea. Per i prossimi anni l’obiettivo del gruppo è quello di aumentare la gamma delle proposte ecofriendly, grazie a ulteriori investimenti in ricerca e sviluppo. L’impegno verso la sostenibilità riguarda anche la tintoria. L’impianto (disponibile anche per conto terzi) è stato completamente rinnovato ad inizio 2018. Grazie all’introduzione

di processi di tintura sostenibile altamente innovativi è in corso proprio in questo periodo la quantificazione del livello di risparmio di acqua (fino al 55% per ogni chilo di filato tinto) ed energia. Con una focalizzazione sulla produzione di filati per il settore fashion, per l’arredamento e per utilizzi tecnici, il Gruppo Marchi & Fildi ha un fatturato pari a 65 milioni di euro e una rete vendita che garantisce una distribuzione globale. Attraverso i due brand Marchi & Fildi e Filidea la produzione spazia dai filati per maglieria rettilinea a quelli per maglieria circolare, dalla tessitura alla calzetteria.

www.filidea.com

www.marchifildi.com

www.ecotecproject.com


RESORT COLLECTIONS 2020

L’EXTASE DE LA MODE ATTRAVERSO LA MODA LA SOCIETÀ SI METTE IN MOSTRA, COMUNICANDO AL MONDO LE SUE EVOLUZIONI E TRASFORMAZIONI. LE COLLEZIONI RESORT 2020 ESPRIMONO UN MULTIFORME E POLIGLOTTA UNIVERSO SEMANTICO VESTIMENTARIO, CHE SI FORMA E SI RIFORMA SENZA SOSTA ASSUMENDO NUOVE VALENZE, ESPRESSIONI, PROPORZIONI. DI ALBERTO CORRADO 1 DIOR PIÙ CHE UN INNO ALL’AFRICA, QUESTA È UNA RIFLESSIONE SUL CONCETTO DI INCLUSIVITÀ E SU QUEL “COMMON GROUND” CHE TROVA LA SUA RAGION D’ESSERE PROPRIO NELLA MULTICULTURALITÀ E NELL’INCONTRO FRA TRADIZIONI E MODI DI VIVERE DIFFERENTI. A ISPIRARE QUESTA VISIONE È IL WAX, CHE CONTAMINA I CODICI STILISTICI DI DIOR, DIVENTANDO PROTAGONISTA DI ABITI E ACCESSORI O INNESTANDOSI NELLA TRAMA DELL’ICONICA TOILE DE JOUY. 2 CHANEL L'ERA DI VIRGINIE VIARD SI APRE CON LE «JEUNES FILLES» CHE SFILANO PUNTANDO SU SEMPLICITÀ ED ELEGANZA PER VIAGGIARE, VIVERE ED ESSERE SE STESSE, SENZA OSTACOLI. UNA MODERNITÀ LUSSUOSA CHE SI CONCENTRA NELLE GIACCHE DALLE SPALLE MORBIDE E ARROTONDATE, E NELLE CINTURE , OPTANDO PER UNA LINEA PIÙ DRITTA.

3 PRADA NELLA COLLEZIONE IL LINGUAGGIO CLASSICO VIENE RICALIBRATO, DANDO VITA A UNA NUOVA SINTASSI IN CONTRASTO CON LA CRESCENTE COMPLESSITÀ DEL MONDO, INCENTRATA SULL’INTIMITÀ E SULLA ELEGANZA COME SOTTILE SEDUZIONE. GLI ABITI DIVENTANO PARADIGMI E GLI OUTFIT SONO REALIZZATI CON MATERIALI NATURALI, IN UNA PALETTE DI COLORI PASTELLO ALTERNATE A TONALITÀ ACCESE.

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 1 ALBERTA FERRETTI LA MODA DI ALBERTA FERRETTI È UN CONTINUO DIALOGO TRA UN VESTIRE ATTENTO ALLA FIGURA FEMMINILE E I NUOVI LINGUAGGI DELLA SUA QUOTIDIANITÀ, ALL'INSEGNA DI UNA RINNOVATA RICHIESTA DI ELEGANZA. DONNE LIBERATE DALLE COSTRIZIONI E CON UN ATTEGGIAMENTO APERTO VERSO I CAMBIAMENTI STABILISCONO UNA NUOVA ECCENTRICA VISIONE DELLO STILE, INTESA COME RICERCA DI UNA PERSONALE IDENTITÀ. 2 JIL SANDER SEMPLICITÀ È LA PAROLA CHIAVE DI LUKE E LUCIE MEIER PER JIL SANDER. IL LORO DESIGN SI BASA SU LINEE PULITE ED ESSENZIALI, QUASI MINIMALI NELLA LORO PUREZZA, CHE ESPLORANO I MINIMI DETTAGLI TINGENDOSI A VOLTE DI UN’ATTITUDINE FOLKSY. LE PROPORZIONI OVERSIZE VENGONO RIDOTTE E AMMORBIDITE, MENTRE LE SPALLE SI ARROTONDANO, SCIVOLANDO IN UNA LEGGEREZZA ARMONIOSA. 3 LOUIS VUITTON LA COLLEZIONE ATTERRATA AL TWA FLIGHT CENTER DI NEW YORK, RIASSUME L’ESALTAZIONE PER LA PARTENZA E PER I PERCORSI IN CUI SI LASCIA INDIETRO UN PO’ DI SE STESSI, PER PORTARSI A CASA MOLTO DI PIÙ. C’È IL FASCINO DELL’AMERICA CON LE SUE ARCHITETTURE TRASPORTATE SU STAMPE SOFISTICATE, SU RICAMI PREZIOSI E SU BROCCATI BRILLANTI. I COLORI ACIDI RICORDANO L’ABBAGLIANTE LUCE CHE SI ELEVA DAL CENTRO DI NEW YORK FINO AD UPTOWN, IN UN MIX DI EMOZIONI E STORIE: UN OMAGGIO ALLA CITTÀ PIÙ CINEMATOGRAFICA DEL MONDO.

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RESORT COLLECTIONS 2020

 1 GIORGIO ARMANI L’EGEMONIA DEL MADE IN ITALY CHE AVANZA NELLA TERRA DEL SOL LEVANTE È RAPPRESENTATA DALL’ELEGANZA E DALLA VERVE CREATIVA DI GIORGIO ARMANI. LO STILISTA ITALIANO SCEGLIE TOKYO PER UNA SFILATA SPECIALE, DOVE IL SUO CODICE LINEARE, ESSENZIALE E VIBRANTE SI TRAMUTA IN UN DIALOGO NATURALE TRA CORPO E VESTITO. 2 GUCCI MAXI SPALLE, CAPPE COME TOGHE, TESSUTI DALLA RICCA ORNAMENTAZIONE FLOREALE REALIZZATI IN FILI DI SETE POLICROME, MICKEY MOUSE RICAMATI O MOTIVI GEOMETRICI SONO ELEMENTI CHIAVE DEGLI OUTFIT FRUTTO DELL’ESTRO DI ALESSANDRO MICHELE. IN ALTERNATIVA TRIONFANO I COMPLETI SARTORIALI, PER SOTTOLINEARE QUELL'IBRIDO DI CULTURE, EMOZIONI E SENTIMENTI ALLA BASE DEL NUOVO LINGUAGGIO DI GUCCI. 3 VALENTINO GLI ECHI DEL PASSATO DELLA CITTÀ ETERNA SI FANNO SENTIRE, IMPERCETTIBILI MA CHIARI, IN UNA NUOVA VISIONE ROMANTICA URBANA, MATERIALIZZANDOSI NELLE SILHOUETTE FLUIDE E ALLUNGATE, NELLE CAPPE, NEGLI ABITI STAMPATI, NEI PIGIAMI PALAZZO E NEI LEISURE SUIT METALLIZZATI. I TAGLI, MORBIDI E PURI, SI FONDONO CON LE STAMPE GIRAFFA, MENTRE PIUME E LANGUORI SONO ACCESSORIATI CON STIVALI O SANDALI UTILITARI. L’AMALGAMA DI DIVERSI RIFERIMENTI DIVENTA ARMONIA NELLA FUSIONE DI TUTTO: UN'INCLUSIVITÀ CHE RISPECCHIA UNA CITTÀ CARICA DI STORIA IMMEMORE.

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PARIS SEPT.

17 >19 2019 YARNS FABRICS LEATHER DESIGNS ACCESSORIES MANUFACTURING


CRUISE, RESORT, PRE-FALL MAN 2020

SUMMER STAPLES CRUISE, RESORT, PRE: DIVERSI MODI DI DEFINIRE LE STESSE COLLEZIONI, CIOÈ QUELLE CHE ARRIVANO IN NEGOZIO IN CORRISPONDENZA DELLE VACANZE ESTIVE EUROPEE E AMERICANE: ABITI LEGGERI, CAPPELLI E SANDALI RAPPRESENTANO I "SUMMER STAPLES", DA SFOGGIARE COME SIMBOLI DI LUSSO E LIFESTYLE. DI ALBERTO CORRADO 1 GIORGIO ARMANI ABILI GIOCHI DI SOVRAPPOSIZIONI METTONO IN EVIDENZA IL REMIX CHE LO STILISTA HA VOLUTO OPERARE NEL COSTRUIRE IL GUARDAROBA MASCHILE. ED ECCO CHE, PER SOTTOLINEARE IL CONCETTO DI RILASSATEZZA, SULLA MAGLIERIA SI VANNO A SOVRAPPORRE OVERLAY DI PEACOAT DALL’EFFETTO MORBIDO.

2 GUCCI GIACCA E CAMICIA SARTORIALI, PURCHÉ INDOSSATE SU PANT CHE SI FERMANO ALLA CAVIGLIA, PER SDRAMMATIZZARE UNO STILE FORMALE E PROPORRE UNA NUOVA IDEA MASCHILE, CHE RUBA ACCESSORI E COLLANE NEL GUARDAROBA DI LEI. 3 RAG&BONE IL MARCHIO È SINONIMO DI QUALITÀ, MA SOPRATTUTTO DI STILE SENZA TEMPO, IN CUI L’APPROCCIO CLASSICO SI UNISCE ALL’ESTETICA DELLA GRANDE MELA. PROTAGONISTA IL TIMELESS STREET, UN PO’ BRITISH E UN PO’ MILITARY STYLE E ANCORATO ALLA SARTORIA DI QUALITÀ DI UNA VOLTA.

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 1 SIRIVANNAVARI LA COLLEZIONE S’HOMME DI SIRIVANNAVARI, DISEGNATA DALLA PRINCIPESSA SIRIVANNAVARI NARIRATANA RAJAKANYA, PROPONE L'IMMAGINE DI UN UOMO IMPECCABILE, CHE CERCA PERFEZIONE E RAFFINATEZZA. I TESSUTI SONTUOSI RACCONTANO IL LUSSO NELLA SUA PIENA ESPRESSIONE, I DETTAGLI PARLANO DI ECCELLENTE CURA MANIFATTURIERA. 2 DSQUARED2 L'AMERICAN BOY DI DSQUARED2 VIAGGIA INTORNO AL MONDO. SPAZIO A UN MOOD CURATO E ALLA MODA, PER ANIMARE LE NOTTI ESTIVE. IL TWIST SI FA DECISAMENTE RAFFINATO MA GRINTOSO, MENTRE IL DENIM SI VESTE DI STRAPPI E NUOVE NUANCE DI COLORE, PER ESSERE ABBINATO A GIACCHE SUEDE DALL’ALLURE SARTORIALE. 3 BURBERRY UN GIOCO DI SOVRAPPOSIZIONI CHE DÀ VITA A OUTFIT DAI NETTI CONTRASTI. LA MAGLIERIA DAI MOTIVI STREET, STAGLIATI SU UNA BASE NERA O GRIGIA, SI INDOSSA CON SNEAKER E CAPPELLO, PER UN LUSSO CHE AFFONDA LE RADICI NELLA TRADIZIONE DELLA GRIFFE, RIVEDUTA E CORRETTA IN CHIAVE GLAM CHIC.

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carlos crespo

sostenibilitÀ, digitale, logistica: le tre sfide del nuovo ceo di inditex Pablo Isla fa un passo indietro e dopo 15 anni, pur restando executive chairman, cede la poltrona di a.d. al suo braccio destro, Carlos Crespo: un manager esperto in tecnologia e logistica ma anche nel far quadrare i conti, che come Isla promette di seguire la regola aurea del low profile e della concretezza DI Alessandra Bigotta

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e Pablo Isla, ceo ed executive chairman del gruppo Inditex, è noto per la sua personalità low profile, il suo braccio destro Carlos Crespo, futuro a.d. del gruppo, non è da meno. Di lui si sa poco, a parte il fatto che all'interno del retailer fondato da Amancio Ortega ha guadagnato prestigio e visibilità passo dopo passo, senza sgomitare: assunto nel 2001, è stato premiato per la sua capacità di lavorare duro, ma con discrezione. E ora eccolo a un passo dall'incarico più ambito, quello che Isla destinato a restare executive chairman - ha mantenuto negli ultimi 14 anni, decisivi per l'affermazione internazionale di insegne come Zara, Massimo Dutti, Bershka e Stradivarius, che tutti insieme creano un fatturato di oltre 26 miliardi di euro. Crespo è un family man - ha sposato la fidanzatina delle scuole superiori -, con due figli gemelli, pochi grilli per la testa e una grande passione, lo sport: segue il calcio (dicono che come Ortega sia un tifoso del Barça), il canottaggio e gli piace macinare chilometri in bici. Lo stesso approccio lo mette nel suo mestiere: derterminato, attento a far quadrare i conti al centesimo, orientato al risultato. Un uomo in grigio, si direbbe, ma poi si scopre che fa parte di un gruppo musicale. Prende il testimone da Isla in un momento in cui Inditex si trova a fronteggiare sfide importanti. I ricavi del 2018, pari a 26,15 miliardi di euro, sono cresciuti del 3%, ma gli analisti si aspettavano di più.

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L'utile netto ha raggiunto i 3,44 miliardi, progredendo del 2%. • Nato nel 1971, Carlos Crespo è sposato Niente drammi, dunque, ma il fate ha due figli gemelli to che Crespo nasca come reviso• Dopo gli studi a La Coruña, inizia re finanziario non guasta. Davanti la carriera come revisore dei conti a lui ci sono però altre priorità, a • Il suo ingresso in Inditex risale al 2001, partire da quello che già per Pablo quando il manager ha 30 anni e viene assunto Isla è stato un mantra, il binomio nel dipartimento finanziario del gruppo fra digitalizzazione e sostenibilità, in una fase in cui i competitor • Dal 2001 al 2005 si occupa della gestione amministrativa e delle piattaforme logistiche online non risparmiano bordate e, del retailer fondato da Amancio Ortega allo stesso tempo, il fast fashion ha perso un po' di smalto. Le cri• Nel 2005 diventa direttore di revisione, tiche alla moda "mordi e fuggi" un incarico che mantiene fino al 2018 arrivano soprattutto dai giova• L'anno scorso viene promosso a chief operations nissimi: non si tratta di un vero e officer, un ruolo in cui è praticamente il braccio proprio coro ma nemmeno di voci destro del ceo ed executive chairman isolate, che accusano i big retailer di Inditex, Pablo Isla a prezzi competitivi di non essere • Il 2019 è per lui un anno chiave: Isla lo propone abbastanza eco-friendly e responcome ceo, mantenendo la carica di presidente sabili socialmente. Isla ha già fatesecutivo. La nomina è prevista a luglio to tanto per mettere le persone, interne ed esterne al gruppo, al centro delle strategie e per trasformare i negozi in un'ottica omnicanale ti i punti vendita Inditex dovranno essere da un lato e "pulita" dall'altro: più tecnolocompletamente digitalizzati e sostenibili gia, meno sprechi, più inclusione (si veda (già adesso l'86% risponde a elevati criteri la campagna Zara bambino, con il piccodi eco-efficienza e il 90% dal 2012 a oggi lo affetto da sindrome di Down). Crespo è stato al centro di un upgrading tecnologicontinuerà su questa strada, anche perché co). Ma anche la logistica non deve avere il suo predecessore non è del tutto uscito sbavature: quel 14% di vendite digitali, audi scena: Isla rimarrà, seppur "solo" come mentate del 27% a 3,2 miliardi di euro nel presidente esecutivo. Il primo obiettivo da 2018, è già tanto ma può crescere, e molto centrare è molto vicino: entro il 2020 tut■ dipenderà dal servizio.



CAREERS A CURA DI ANDREA BIGOZZI

Woolrich International sceglie Stefano Saccone come nuovo ceo Woolrich International ha scelto Stefano Saccone come nuovo amministratore delegato. Il manager prende il posto di Paolo Corinaldesi, che aveva avuto in mano le redini dell’azienda negli ultimi tre anni. Saccone arriva da Vf Corporation, dove si è occupato di marchi come Vans, Eastpak e Napapijri e prima ancora ha lavorato per gruppi come Zegna, Ralph Lauren e Nike. La sua nuova avventura professionale partirà nel corso dell’estate: da subito il suo compito sarà di guidare Woolrich in un piano di crescita focalizzato su mercati in fase sviluppo come Nord America, Asia, Inghilterra e Francia, e sul consolidamento e sull’espansione del canale dtc (Direct-to-Consumer), con particolare attenzione a e-commerce e integrazione omnichannel. «È un privilegio unirmi a Woolrich in questo importante momento e non vedo l’ora di continuare il lavoro eccezionale svolto da Cristina Calori e Andrea Canè per poter sviluppare ulteriormente il brand - ha commentato Saccone -. Credo che il brand, sostenuto e appoggiato oggi da L-Gam, abbia solamente iniziato ad esprimere il proprio potenziale». In team con il direttore creativo Andrea Canè, il manager supporterà il processo di riposizionamento del brand, in atto già dall’A/I 2019. «Grazie a Stefano e alla sua esperienza nell’ambito marketing e commerciale sono sicuro che affronteremo al meglio le sfide internazionali che ci attendono» ha commentato Canè.

Altagamma punta su Lunelli: sarà presidente dal 2020 Sarà Matteo Lunelli, presidente e amministratore delegato di Cantine Ferrari, il prossimo presidente di Altagamma. La decisione è stata presa all’unanimità dall’assemblea dei soci dell’associazione che rappresenta 104 brand dei settori della moda, del design, della gioielleria, dell’alimentare, dell’ospitalità, dei motori e della nautica. Lunelli, che attualmente è già vice presidente di Altagamma, sarà presidente per il triennio 2020-2023 e il suo mandato inizierà il 1 gennaio 2020, sostituendo Andrea Illy che ha guidato l’associazione per due mandati. Nei sei mesi che lo separano dall’incarico Lunelli lavorerà alla definizione della sua squadra e alla messa a punto del programma.

Bally promuove Nicolas Girotto

ph. Laurence Guenoun

Séverine Merle a capo della Chambre Syndicale de le Mode Masculine

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È Séverine Merle la nuova ceo della Chambre Syndicale de la Mode Masculine. Alla conclusione del secondo mandato di Sidney Toledano, a.d. di Lvmh Fashion Group, la ceo di Celine è stata scelta per guidare l’organo di governo della moda maschile in Francia. Riccardo Bellini, ceo di Maison Margiela, è stato scelto come nuovo vice presidente, al posto di Isabel Ribeiro, managing director di Paul Smith. Toledano e Ribeiro restano membri del board esecutivo, insieme a Merle, Bellini e allanew entry Jean-Philippe Hecquet, da poco nominato managing director di Lanvin.

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E-Land mette un suo uomo a capo di Coccinelle Un altro cambio della guardia da Coccinelle, brand dal 2012 nell’orbita della multinazionale coreana E-Land. Dopo l’addio di Andrea Baldo, ora ai vertici di Ganni, e i sei mesi di direzione di Fabrizio Stroppa, il gruppo coreano ha messo uno dei suoi uomini a capo di Coccinelle. Si tratta di Peter Sungho Kim, figura senior del management di E-Land, il manager prima di approdare da Coccinelle è stato ceo per la società coreana in Uk e cfo in Europa.

Bally cambia ceo. Il marchio svizzero specializzato nella produzione di accessori e nelle calzature di lusso ha deciso di promuovere al vertice Nicolas Girotto, già chief operations officer dell’azienda. Il manager francese prende il posto di Frédéric de Narp, ceo di Bally dal 2013, che però non lascia l’azienda, ma assume il nuovo ruolo di vicepresidente. Girotto è arrivato in Bally nel 2015, dopo aver lavorato per The Nuance Group, Conbipel e GrandVision.



Q&A A CURA DI andrea bigozzi

STILISTA

Brett Johnson

«parte da milano il mio nuovo sogno americano»

Il magazine di news, business e trend

Direttore Responsabile e Amministratore Delegato

Inizia la storia d’amore di un americano con la capitale della moda italiana. «Stare qui sarà bellissimo», dice lo stilista Usa, figlio dei fondatori della Black Entertainment Television, pronto per il debutto nella fashion week meneghina fissato per il 16 giugno. Adesso la sua priorità è lanciare l’attività wholesale direttamente dal nuovo quartier generale di via Manzoni. «La mia arma segreta? Un occhio americano e una mano italiana». Perché, quando si è trattato di scegliere un’alternativa a New York per presentare la sua collezione, lei ha scelto proprio Milano? Che cosa ha in più rispetto alle altre capitali della moda? Vedo una forte affinità tra Milano e l’estetica del mio brand. Per questo ho deciso di non limitarmi alla partecipazione alla fashion week, ma di portare in questa città anche parte della mia attivtà. Lo spazio di via Manzoni 38 dove presenteremo la collezione SpringSummer 2020 non è una location qualsiasi, sono i nostri nuovi haedquarters.

Marc Sondermann (m.sondermann@fashionmagazine.it) Caposervizio

Alessandra Bigotta (a.bigotta@fashionmagazine.it) Redazione

Andrea Bigozzi (a.bigozzi@fashionmagazine.it) Elisabetta Fabbri (e.fabbri@fashionmagazine.it) Carla Mercurio (c.mercurio@fashionmagazine.it) Angela Tovazzi (a.tovazzi@fashionmagazine.it) Realizzazione grafica

Nadia Blasevich (n.blasevich@fashionmagazine.it) Carlo Maraschi (c.maraschi@fashionmagazine.it) Fashion Editor

Alberto Corrado (a.corrado@fashionmagazine.it) Collaboratori

Elena Azzola, Mariella Barnaba, Cristiana Bonzi, Peppe Orrù (Londra), Giuliana Poletto (Parigi), Cristiana Lopez (New York) Pubblicità e promozione

Barbara Sertorini (b.sertorini@fashionmagazine.it) Laura Pianazza (l.pianazza@fashionmagazine.it) Senior Digital Advisor

Stefania Navaretti (s.navaretti@fashionmagazine.it) Special Projects

Quindi è un rapporto destinato a durare nel tempo quello che sta nascendo? Direi assolutamente sì. Milano è sempre stato il mio sogno, fin da quando ho lanciato il marchio, quindi questo momento per me è molto speciale. Questo è solo l’inizio: ho intenzione di presentare qui la mia collezione per molti anni a venire. Quali saranno le attività che portate avanti dall’Italia? Di fatto questi uffici funzioneranno da acceleratore di tutte le attività legate al nostro marchio e quindi ospiteranno uno studio di design, gli uffici commerciali e una showroom che si occuperà di sviluppare il wholesale internazionale. Siete già presenti sul mercato italiano? Attualmente abbiamo 12 account nel Paese, ma i piani sono di incrementare questo numero. Ma non vogliamo correre troppo velocemente. Il nostro obiettivo è lavorare solo con i partner giusti, che condividono una filosofia estetica simile e controllare i nostri canali di distribuzione. A New York avete già un monomarca in Mercer street: ne arriverà uno anche europeo? Al momento è di vitale importanza concentrare la nostra attenzione sul wholesale nel Vecchio Continente, dove siamo praticamente una novità. In un futuro non

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Matteo Ferrante Veneziani (m.veneziani@fashionmagazine.it) Assistente di direzione

Valentina Capra (v.capra@fashionmagazine.it) Amministrazione

Cristina Damiano (c.damiano@fashionmagazine.it)

troppo lontano, cercheremo di aprire anche qui alcuni negozi monobrand, ma prima dobbiamo preoccuparci di far conoscere al meglio tutta la collezione.

Edizioni Ecomarket Spa Redazione, Amministrazione, Pubblicità: piazza Pio XI 1, 20123 Milano telefono: 02 80620-1 telefax: 02 80620-444 (redazione) - 02 80620-333 (pubblicità e abbonamenti)

Come descriverebbe il suo stile? Diciamo che il mio occhio è americano, mentre la mano è italiana. Quindi lo stile è casual e chic, mentre dal punto di vista della qualità il nostro prodotto è decisamente luxury: utilizzando solo materiali e lavorazioni made in Italy.

Edizioni Ecomarket Spa Fashion - Il magazine di news, business e trend Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 389 del 6-11-1970 Iscrizione n. 1418 al ROC Registro Operatori della Comunicazione È vietata la riproduzione anche parziale Articoli, disegni e fotografie, anche se non pubblicati, non verranno restituiti © Fashion 2019 Edizioni Ecomarket - Milano

I prezzi sono da prima linea? Seguiamo una politica di pricing decisamente corretta. Abbiamo deciso di entrare con marginalità inferiori rispetto alla media. Ci sono marchi italiani che sono stati di ispirazione nel suo lavoro? Ce ne sono parecchi: quando si guarda al settore del menswear di lusso, l’Italia è il vero epicentro, quindi è inevitabile studiare quello che succede qui e trarne ispirazione. Giorgio Armani, ad esempio, è sempre stato un vero faro per me. E sul fronte internazionale, chi sono i suoi fashion idol? Almeno due: Ralph Lauren e Issey Miyake.

Abbonamento annuale 199,00 e (quindicinale) - c/c postale n. 16879207 È possibile richiedere gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Edizioni Ecomarket Spa - servizio abbonamenti - piazza Pio XI 1 - 20123 Milano Numeri Arretrati: 16,00 e cad L’editore garantisce che i dati forniti dai sottoscrittori degli abbonamenti vengono utilizzati esclusivamente per l’invio della pubblicazione come quelli relativi agli invii in omaggio non vengono ceduti a terzi per alcun motivo. Garanzia di riservatezza per gli abbonati in ottemperanza al D. Lgs. n.196/2003 (tutela dati personali) Stampa: Vela Web Srl - Via Copernico 8 - 20082 Binasco (Mi) MDM Milano Distribuzione Media Srl Fashion fa parte del Gruppo DFV Verlagsgruppe Deutscher Fachverlag www.dfv.de Le altre testate moda del gruppo sono: TextilWirtschaft, Frankfurt; TextilJurnal, Praha; Sportswear International, Frankfurt; ötz österreichische Textil Zeitung, Wien; DivatMarketing, Budapest; Images Business of Fashion, New Delhi.



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PEOPLE LUCA ARGENTERO

«ESSERE BELLI AIUTA MA IO PUNTO SULLA CONSAPEVOLEZZA» Il successo non gli ha dato alla testa. E anche oggi, a 41 anni e con un elenco lunghissimo di film e serie all'attivo, Luca Argentero mantiene una semplicità e un'educazione che lo rendono molto apprezzato dai suoi fan. Una spontaneità che si riflette anche nelle sue scelte in fatto di look DI CARLA MERCURIO

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uperato il traguardo dei 40 anni Luca Argentero, attore italiano tra i più apprezzati e sex symbol, non ha dubbi: «La bellezza aiuta, ma poi a fare la differenza è la consapevolezza, la coscienza di sé». Niente cosmetici, né epilazioni forzate: le donne non apprezzano le esagerazioni. «Siate a vostro agio con voi stessi, abbiate coscienza di voi», raccomanda con la voce che sorride, proprio come i suoi occhi. In questo lo aiutano i numerosi interessi: l'attivismo nel sociale (è vicepresidente di una onlus che supporta progetti di assistenza in situazioni critiche), lo yoga, un giro in sella alla sua moto e la vita all'aria aperta. Passioni di un uomo che ama la semplicità e le cose essenziali, anche nel vestire, come ci racconta in questa intervista. Cosa le piace indossare sul red carpet? Non sono un fashion victim e non amo in particolare la mondanità. Per le occasioni formali scelgo look classici, abiti che tendo a declinare in versione tre pezzi, visto che mi piacciono molto i gilet. Apprezzo il made in Italy e le creazioni su misura, sia per quanto riguarda gli abiti, che per le scarpe. Tra i pochi vezzi che mi concedo ci sono gli orologi, anche quelli del nonno, e i gemelli. Nulla di più. Quali i look nella vita di tutti i giorni? Nella quotidianità indosso capi pratici e confortevoli. Sono un uomo sportivo: mi piace vivere a contatto con la natura, all'aria aperta, andare in moto, in barca o in montagna. Non a caso il mio capo icona sono i maglioni di cashmere tinta unita, ideali

per tre stagioni su quattro l'anno e validi in qualsiasi occasione. Per questo scelgo i capi di Falconeri, di cui sono brand ambassador. Come è nata la liaison con il marchio? È iniziata qualche anno fa come risultato di un'affinità di gusti e di sentire. Falconeri è un brand rappresentativo del made in Italy, attento all'eleganza, alla qualità e alla semplicità. Sinonimo di capi confortevoli e protettivi, perfetti da mettere in valigia, eleganti e sportivi allo stesso tempo. È una liaison che raccontiamo sui social media tramite delle storie molto apprezzate, come si evince dai commenti. Perché il pubblico digital capisce al volo quando alla base di una partnership c'è vera sintonia. La sua compagna, Cristina Marino, la aiuta a scegliere i suoi look? È sicuramente più attenta di me e mi ha spinto a dedicare più di attenzione al mio guardaroba. Prima ero un po' distratto. Su Instagram ha un seguito di un milione e 200mila follower, sempre in crescita: come li ha conquistati? Ho un bel feeling con tutti: credo che sia apprezzata la mia riservatezza. Sono torinese e si vede! Come si tiene in forma? Mangio il meno possibile e mi alleno molto. Cerco di praticare attività fisica ovunque: d'altronde basta una camera d'albergo per fare esercizi a corpo libero o per praticare lo yoga, che mi accompagna da tanto tempo con una duplice valenza, fisica e mentale.

Luca Argentero indossa un look di Falconeri

Fa uso di prodotti cosmetici? A parte una crema post-doccia, il dopobarba e il deodorante, nulla... Come si fa a essere un sex symbol? Sicuramente depilarsi le sopracciglia non aiuta. Credo sia importante essere se stessi, avere coscienza di sé ed essere a proprio agio con il proprio io. La bellezza aiuta, non posso negarlo, ma quello è merito di mia mamma! Come si sente, ora che ha superato il traguardo dei 40 anni? Mi sento in ottima forma, come quando ne avevo 26, ma più consapevole. Quali i prossimi lavori? Al cinema mi vedrete in autunno nei panni di Leonardo Da Vinci, nel lungometraggio Io, Leonardo di Jesus Garcés Lambert e accanto ad Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli, Silvia D'Amico e Serena Rossi nel film Brave Ragazze di Michela Andreozzi. A teatro sono attualmente in tournée con È questa la vita che sognavo da bambino?. C'è qualcosa che le piacerebbe fare in futuro? Amo molto scrivere: chissà, magari un domani uscirà un mio romanzo! ■

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massimo giorgetti/msgm

«the desire to grow up? should be managed without haste» by Andrea Bigozzi

The passing of ten years brings considerable transformations in some people, sometimes leaving them barely recognisable. Other look as though they haven’t changed at all. With the same simplicity of gestures, Massimo Giorgetti, who founded Msgm in 2009, actually appears slightly more timid than he was when he first embarked on his adventure. «To me it feels as though it’s been no more than three years, but if I stop to think about all that’s been done: the fashion shows, the stores, expansion abroad, licences and above all, the team of over a hundred people who work with me, then it all makes sense», the designer recounts, as he sets himself up for a very hot summer. The men’s fashion show on 13th June at the Nelson Mandela Forum in Florence is just the first in a series of activities celebrating ten years of the brand. In September celebrations will touch down in Milan where, in addition to a fashion show, there will be a new store opening in Brera, the neighbourhood which has become the city’s salon of contemporary fashion. The launch of the new activewear range has been scheduled before the move, in July. By definition, anniversaries are a time for taking stock and recollection. Was this your starting point for the Pitti Uomo fashion show? We chose not to be guided by nostalgia, although the idea of opening the archive did of course spring to mind. The temptation of re-proposing - albeit in a revised version - garments which marked our success was strong, but we stopped ourselves. What made you change your mind? Understanding that this type of operation was not Msgm. Since the outset, our claim has always been «Never look back, it’s all ahead» and we couldn’t betray it, especially not now. Also, we are still too young to become overwhelmed by memories, perhaps there’ll be time for this further on, for our 20th anniversary, for example. So there’ll be no déjà vu at Pitti Uomo, but there’ll be a lot of heritage: fluo and flowers galore, but everything will be brand new! So it will be a classic fashion show... Yes, it will be a canonical show, celebrating our essence exclusively though men’s fashion only. I make a point of separating men’s and women’s shows, I’m not feeling the call of co-ed. Our collections do go hand in hand, however it must be said that there are differences in both reference targets: the men are younger. Why did you decide to hold the fashion show at a sports facility? There are beautiful historic locations in Florence... Together with Pitti Immagine we looked into a number of locations, but it didn’t take me long to understand

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Massimo Giorgetti

that the Nelson Mandela Forum was the right one. No one has ever used it for a fashion event before, there is a lot of space and obviously we shall only be using some of it. It is a venue for sports and music events, which are both reference worlds for Msgm. It feels as though it was created especially for us, even in aesthetic terms, with grandstand seating in colourful formica. Upon entering, Nelson Mandela’s words on civil rights sealed my choice. When was the moment when you understood that the brand had transformed into a solid business? Key milestones include: the first presentation by Antonia, the first fashion show in Milan, the Brera store followed by the Tokyo opening. However, perhaps it was in 2018, when a fund like Style Capital chose to invest in us, that I became truly aware of just how much we had managed to do together with the Paoloni group, with whom the adventure first began. Have you ever regretted the decision to open the company doors to a financial shareholder? Never. With Roberta Benaglia (currently CEO and head of Style capital, ed.) there’s a team spirit. The entry of funds has led to a series of investments which have been essential for us: retail expansion at an international level, the opening of the factory in Filottrano, the new headquarters in Milan, in viale Umbria, and many other projects currently being defined. Following on from the launch of underwear, in July we will present an activewear collection and other licences are also being defined. In September, when the celebration for the tenth anniversary will be in full swing, we will inaugurate a new flagship store. It will be located on the premises of a former Unicredit branch on via Broletto, 400 square metres in total. During that same period we will also be perfecting the retail concept. The best anniversary present? Still being a 100% made in Italy brand, and we’d like to keep things that way. Even ten years from now. Of course this will not be easy, but we’ll try. Today even our white T-shirt is made in Italy. To my knowledge I don’t think there are other brands on the contemporary scene which produce everything here, like Msgm. What’s been the biggest surprise over these 10 years? The success of the children’s range: it was sudden and unexpected and we have achieved the same level of

success as major designer brands. 8 to 13 year old consumers are very interested in our product and this has had repercussions on their parents’ choices, because children are the most powerful influencers in a family. I hope to maintain a dialogue with such young consumers over time. That’s what happened to me: the brands I liked as a child are the ones I’m still crazy about today. When thinking about the future, what is the challenge for the next 10 years? Accessories. Currently we continue to be perceived as a clothing brand, however we are investing to strengthen this segment. It will probably take some time, also because customers who wear Msgm already wear bags by major designers. Striking the right note for a season bag wouldn’t be bad, it would enable us to make great progress in this sense. Although this isn’t really our way of tackling the market: running at full speed is not what we’re interested in, we prefer to always keep things moving. ■

Pier Paolo Righi PIER PAOLO RIGHI/ KARL Lagerfeld

«BEYOND KARL IN THE SIGN OF KARL» by Angela Tovazzi

What will the Karl Lagerfeld brand be without Karl Lagerfeld? As you rightly say, Karl Lagerfeld is a brand in itself. A brand that represents the ample world of the designer icon. There is only one House that carries the name of this icon on its door bell and this is the House of Karl Lagerfeld and we - the Karl Lagerfeld family - will carry his legacy into the future, exactly as Karl would have envisaged it to be the case. For approximately nine years you worked alongside a person esteemed by everyone as a fashion icon, a multi-faceted genius, a creative and charismatic visionary: seen from up close, who was Karl Lagerfeld? Indeed it has been almost 9 years side on side with Karl and describing him would take too much space here, because he was so much. What impressed me most was that behind a cool appearance lived an extremly warm person, very much interested in people.


shop at mou-online.com - Artcrafts Showroom, via Archimede 10, MILANO - showroom@artcrafts.it


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He was an extremly caring person - once you met him, it was idfficult not to fall for him. What is his most important heritage for you? The legacy he leaves is so bread spread, as his interest were. Karl was more than one of the greatest fashon designers in the world. His interests and creative activities went from architectural projects, to books, photographie etc.. But the real importnat legacy he left us with is the spirit and culture is how he wanted to go about things. With the widest curiousity on forward thinking possible. Embracing the present and inventing the future. This is the most important legacy that has formed the culture of our fashion house and will be the guiding principle going froward. In April Carine Roitfeld became the house’s style advisor for the next three seasons, working with the design director Hun Kim. What will change? Appointing Carine in that role and confirming Hun in his current role will guarantee the best continuiation one could imagine. Hun worked with Karl for the last five years. Karl loved Hun’s work and gave him the full trust. Carine has been working with Karl in different capacities for several decades and they have been great friends. Carine knows exactly Karl’s way of thinking and expressing his style. Her style is very much in sync with what our brand stands for, Parisian rock-chic. It is a very logical and credible continuation of Karl’s work. Karl Lagerfeld brand is synonymous with men’s, women’s children’s wear, denim, beachwear, bags, shoes, watches, glasses, perfumes, jewellery... What’s missing? What is the next step? We have indeed created in the last year a cohesive product portfolio around Karl’s world. The next big step is the opening of a Karl Lagerfeld luxury hotel in Macau entirely designed by Karl, that will also be a tribute to Karl’s architectural legacy. The brand is present in over 100 single brand stores throughout the world, including key locations like Paris, New York and Shanghai. In the calendar of openings, will there also be room for Milan or Rome? I’m not excluding to also place oursleves in these cities, though we are not actively searching for locations at this point. We have launched the brand with a digital focus and this is still true today. One of our major access points to the consumer is digital. Karl.com is active in 96 countries. What is the value of e-commerce for the brand and what plans do you have to this effect? About 30% of our business is coming from online interactions today and we believe that about 75% of all purchases has an online interaction before the consumers buys a product. The growth of our online is outpacing the physical store sales. So online is critical and will increasingly be. The next big step will be to implement a strong online infrastructure for the Karl Lagerfeld business in China. The dynamics are very different there and the approach needs to be tailored accordingly.

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What is your business model, between offline and online? Indeed offline can’t live anymore without a strong online activation of the consumer and at the same time the consumer needs to be able to experience the brand physically in stores where she or he walks in. It needs both and both need to become one experience. We work on different angles to make sure that the digital experience continues instore, but at the same time we are active digitally, to invite to physical experiences, like events and exhibitions. How did 2018 end for you in terms of turnover and what are your forecasts for the future? 2018 was a year of substantial growth. We did grow more than 50%. With a very strong double digit growth on existing stores. We have continued thisstrong dynamic into 2019 and do have a lot of important initiatives in the pipeline, that gives us confidence that also this year we will see a strong double digit growth. Pitti Uomo will be an occasion for commemorating the figure of Karl Lagerfeld: what will we see in particular? Ther is a strong series of great tribute initiatives planned during the year. The kick off is indeed Pitti, where we have invited a street artist who belongs to the Karl Lagerfeld family and works with us on different projects, like the new Karl Lagerfeld HQ. He will express his view of Karl at Pitti and share it with ■ the audience there. So let’s get surprised. TO FLORENCE, EVERYONE!

Ready for a new Pitti experience? by Angela Tovazzi

The Fortress gates will soon open for the 96th edition of Pitti Uomo, which from 11th to 14th June will showcase all the latest clothing and accessory collections for Spring-Summer 2020. As always, the offer is vast, cutting-edge, rich in contents and events, a mix of fashion, entertainment and culture which makes the exhibition a shimmering think tank. Such dynamism is also a pro-active reaction to a market once more in the thralls of stagnation, indeed for the first quarter of 2019, according to the sample survey carried out by the Confindustria Fashion Study Centre for Smi, Italian textile-fashion sector turnover was down 2.8%. These figures are provisional, but they still highlight a 0.7% decrease for textiles and 4% for the downstream sector, with the domestic market down 6.6% and the foreign market only just mustering a slight recovery (0.9%). In short, the year has got off to a difficult start, despite 2018 estimates of 2.1% growth, with earnings of 55.2 billion euros, up more than 1.13 billion compared to 2017. Claudio Marenzi, president of Pitti Immagine and Confindustria Moda, summarises that «Non-Eu markets performed the best, like the Usa, China, South Korea, whereas European ones have slowed down». He also

Pitti Uomo 96

expressed concern for the downward trend affecting a key market like Germany -0.7% - which along with France is the biggest outlet for the Italian textilefashion industry. With foreign trade below expectations (up 2.8%, compared to 3.5% the previous year), anticipation for one of the sector’s most eagerly awaited events is high. Approximately 8,400 international buyers flocked to the Fortress on occasion of last year’s edition of Pitti Uomo, with over 19,100 buyers present at the event in total. A truly impressive line up, with approximately 1,220 brands ready to bring to life Fortress stands, along with the presence of illustrious Italian and international guests, ready to present themselves along the banks of the Arno river. Further details can be found in the pages of this issue. First and foremost, the guest designer Givenchy has selected the Florentine platform to present sector professionals with all the latest projects for the menswear segment, designed by creative director Clare Waight Keller. Then there is Ferragamo, protagonist of the event Florence Calling in piazza della Signoria, where the Florentine group has recently renovated the Fountain of Neptune, with a 1.5 million investment. Raffaello Napoleone, chief executive officer of Pitti Immagine ,is keen to point out that «for the first time ever, a fashion show will be held in the square». Special guests include Sterling Ruby, a multi-faceted American artist who glides between painting, ceramics, collage, video, photography, fabric artwork, sculpture and installations, unveiling his own brand S.R. Studio. La. Ca. with a special event at the Pagliere. There will also be birthday celebrations at Pitti: 10 years of Msgm, the brand founded in 2009 by Massimo Giorgetti will celebrate the anniversary with a fashion show at the Nelson Mandela Forum. The Sicilian designer Marco De Vincenzo makes his menswear début at this edition’s Pitti Italics Special Event, on stage at the Tepidarium of the Horticultural Garden. Along with the multitude of brands at the Fortress, 230 in total, including new names and previous participants, this summer edition will be further enriched by an impressive calendar of special events, exclusive débuts and previews, in-


cluding, for the first time, Karl Lagerfeld, with a live performance by the London street artist Endless to commemorate the visionary German designer (more on this on pages 10-11, with the brand’s CEO Pier Paolo Righi). First ever show for CR by Carine Roitfeld, who on occasion of the 90th anniversary of LuisaViaRoma is working with Andrea Panconesi (interview on pages 127-129), presenting a fashion show and a performance by Lenny Kravitz. There’s more: The Woolmark Company and Luna Rossa Prada Pirelli Team will be reving their engines up at the Fortress (the result of this partnership will remain top secret until 11th June), not to mention BasicIcons, a 350 square metre exhibition area inside Padiglione delle Ghiaia, featuring four iconic brands: BasicNet Group (Superga, K-Way. Robe di Kappa and Sebago). There’s more: the first summer collection in 50 years of history of the Moon Boot, the collaboration between the Florentine concept store Société Anonyme and the brand Closed, the new Bikkembergs according to the creative director Lee Wood, the Jeckerson Racing project and the capsule Polistil X Jeckerson, the E. Marinella event at the Limonaia del Giardino Corsini. Last but not least, a zoom in on the very latest international fashion scenarios with Guest Nation China, showcasing the 10 most promising designers on the Chinese fashion scene (including Pronounce, on stage at the Sala delle Grotte), the third edition of Scandinavian Manifesto and six up and coming brands of the Tokyo Fashion Award. ■ New communication codes for fashion

Is fashion week boring? It’s festival time by Andrea Bigozzi

They have long been considered as the best formula for communicating and spreading fashion. A pre-established time and place, a calendar of fashion shows and a more or less fixed list of industry professionals among the participants. In a word, the fashion weeks. Today, however, this approach seems to have a number of limitations. People have been talking about this real or supposed crisis for a long time, however this season it was the marketing choices of the big fashion houses that brought this issue back to the fore. On 6th June Prada brought its men’s fashion show to Shanghai and made up for its absence from Milano Moda Uomo with a presentation, while Moschino for the second season running - separated itself from the official calendar and flew to Hollywood on 7th June. There were also a number of French fashion houses that chose to organise their fashion shows outside of fashion week: Saint Laurent opted for Los Angeles and Jacquemus for Provence. Is it possible that the big players suddenly view the standard fashion weeks as an expensive duty, rather than as an opportunity and are therefore increasingly try-

ing to escape from them? We put the question to a number of prominent figures (business people, managers, designers, buyers, showroom owners and heads of institutions), who were all convinced that a single moment of identification is useful for both industry professionals and end customers. So long live the fashion week, but down with everything that is standardized and full steam ahead for creativity, without fear of the pop shift. «Far from being boring, the next Balmain fashion show will be a lot of fun comments Massimo Piombini, CEO of the French fashion house -. I can’t reveal anything, but it will be something completely different than usual. For some time, every season we have been committed to introducing an element of novelty to our fashion shows and for now we are not considering separating ourselves from fashion week. This important practice allows us to always ensure that our work receives considerable attention, such as when we distributed our Oculus headsets to 250 global influencers, in order to follow the 3D show from home: technology is just one of the many useful ways to modernize the show». And it is not only Oliver Rousteing, Balmain’s Millennial designer, who supported the choice to stick with a formula that is over 100 years old. The Italian new wave has also sided with the fashion week. «Until recently, a brand considered underground like mine - observes Giorgio Di Salvo of United Standard - had to consider which fashion week it should participate in, but times have changed and now the question is whether it is worth taking part in this type of event. I believe it is, especially in Milan, which will become the new ‘exotic’ fashion destination». «Of course - he continues - the big groups that can afford it are trying out spectacular traveling shows. If there is an idea behind it then that’s fine, but if the criterion used for the locations is only the relevance of certain countries to their business, I think that in the long run this approach will not succeed. A project that only focuses on clothes and marketing makes little sense to me, even for giant companies. Today it takes ideas and culture». Carlo Capasa, president of the National Chamber of Italian Fashion, takes a similar view: «I don’t think this formula will have a strong following - he remarks -. Brands that take their fashion shows outside of fashion week damage the industry and also their business in the mediumlong term, since a fashion week, which brings together so many different players, is not comparable to a single event». So, according to Capasa, industry cannot do without fashion week. While his position is practically obligatory, given his role, the same cannot be said of disruptive talent Giuliano Calza, the co-founder of GCDS and standard bearer of a new way of promoting fashion worldwide: he believes in the role of the fashion weeks, but dreams of seeing them revolutionized. «We need an event that provides an overview and enables comparison - he argues -. It benefits the market and helps consumers not to get confused. We can even continue to call it fashion week for the sake of clarity, but it must become

Gcds

something different. Actually, it is already starting to change. Everyone says that we should take the Salone del Mobile as an example. But I would rather say the Sanremo Music Festival, an event that has gone well beyond the Italian recording industry with fashion, foreign guests, red carpet and celebrities. One thing is certain: no brand, large or small, can continue to participate in a fashion week by simply bringing a collection and nothing else. Entertainment is needed: a party, an exhibition, an opening or a special guest. Organizers should insist on this kind of approach, especially for big brands who are not budget-obsessed. We organize fashion shows twice a year, but we try to make our time in Milan last well over the 15 minutes of the fashion show». In the view of Carlo Rivetti, founder of Stone Island and a doyen of the industry, fashion weeks - whether in Milan, London, Paris or New York - should not fear that a pop-style change could undermine the status that they have always held in the industry. «There has always been a catalyst and there always will be - he reassures -. And this time it’s pop. I welcome fashion shows that are open to the public, like those by Riccardo Tisci and Dolce&Gabbana». So is it preferable to invite the general public rather than buyers? Are international buyers destined to disappear from Milan? «They still definitely come - comments Riccardo Grassi, owner of the eponymous multi-brand showroom - but now they do it at other times, before and after». They also love following the events: «A buyer from Northern Europe - says Grassi - would choose to come to Milan for the launch with a major event by a super-cool collaboration a thousand times over rather than see the latest collection by a talented designer. This is evidenced by the Pitti Uomo programme». Maximum fluidity and creativity, but also a little respect for the rules: this is what retailers like Andrea Molteni of Tessabit ask for. «The fashion weeks - ha underlines - can be loaded with new contents, but we don’t think that we can do without them. A major shared moment when we talk about fashion is essential, otherwise what is the point in talking so much about inclusiveness?». ■

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RED CARPET A CURA DI CARLA MERCURIO

IN PASSERELLA ELEVENTY, BAGUTTA, TOM REBL, CARLO PIGNATELLI

TORINO CITTÀ FASHION CON HOAS

Salvatore Cascone

Eleventy, Bagutta, Tom Rebl e Carlo Pignatelli sono stati i protagonisti della prima edizione di Hoas, History of a Style, l’evento fashion in salsa glam, che ha debuttato a Torino lo scorso maggio. Quattro giorni aperti alla creatività, ma anche alla tecnologia, grazie alla regia live in realtà virtuale, che ha trasmesso la diretta su Facebook e Youtube. Lo spazio si è trasformato in un grande hub tecnologico, per raccontare la storia delle quattro maison, con video interattivi, mostre sartoriali e rassegne fotografiche. Ognuna delle griffe ospitate ha coronato la sua partecipazione con una sfilata. Ad aprire le danze è stata Eleventy, che ha mandato in passerella il suo stile dal touch wabi sabi. L’indomani è stata la volta di Bagutta, che ha puntato i riflettori sulla prima collezione donna disegnata da Ivana Quattrini. A seguire, Tom Rebl ha raccontato il suo stile avant-garde con un défilé colorato e vivace. Gran finale con gli abiti da cerimonia di Carlo Pignatelli, parte della collezione 2020. Hoas è il frutto dell’incontro tra Domenico Barbano, imprenditore e creatore del brand Urbanart, e Benny D’Emilio, titolare dell’agenzia Freebstudio, con la direzione artistica di Alex Pacifico, della Alex Pacifico Management.

Marco Baldassari fondatore e direttore creativo uomo Eleventy con alcuni dei modelli che hanno sfilato a Torino

Domenico Barbano, Tom Rebl, Alex Pacifico, Benny D’Emilio e Antonio Gavazzeni (Bagutta)

Bagutta

Eleventy

Tom Rebl

Carlo Pignatelli

Carlo Pignatelli, al centro, con Francesco Pignatelli e Cristina Chiabotto

DOPO IL GIAPPONE L’ITALIA

AL MARINA BAY SANDS DI SINGAPORE

IL DÉFILÉ DI Y’S ALCANTARA A TOKYO, TRA CREATIVITÀ ED ECLETTISMO

PHILIPP PLEIN CELEBRA LO STORE OPENING

Una sfilata a Tokyo, a Omotesando Hills, ha proiettato sotto i riflettori la seconda capsule collection Y’s Alcantara, frutto dell’incontro tra il brand del tessile e il marchio fondato da Yohji Yamamoto. Un connubio che esalta la creatività della label giapponese, grazie all’eclettismo del materiale iconico made in Italy. A fare gli onori di casa, Andrea Boragno, ceo di Alcantara, affiancato da Yoshihiro Henmi, chairman di Y’s, Amiaya Twins, Ayaka Miyoshi, Elli Rose, Keiko Kris, Mariya Nishiuchi e altre special guest. La capsule viene presentata con un evento il 16 giugno, in occasione di Milano Moda Uomo, nell’Alcantara Concept Store, dove sarà in vendita dal prossimo settembre.

Un inedito connubio tra lo stile votato all’irriverenza di Philipp Plein e le usanze tradizionali asiatiche ha caratterizzato l’evento di apertura del primo flagship di Singapore, situato nel Marina Bay Sands Resort. Alla serata, iniziata nello store e poi conclusa sul rooftop dell’edificio, al noto Cé La Vi club, hanno preso parte i protagonisti del jet set locale, tra cui Dj Hyo, Fiona Xie di Crazy Rich Asian e Amanda Chaang.

Un momento dello show di Y’s Alcantara

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Una creazione in pedana a Omotesando Hills

Andrea Boragno e Yoshihiro Henmi

Chase Tan

Dj Jade Rasif

Philipp Plein e Morgan Osman

Amanda Chaang, Dj Hyo e Fiona Xie