FASHION MAGAZINE N 3 2022

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Autunno 2022

ANNO 53 - N°3 - 12 EURO

L'ORÉAL

La strategia digitale del global player

TOP OF TECH

CYBER SECURITY 10

Una comunità che cresce a vista d'occhio 20

Poste Italiane S.P.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N.46) Art. 1, Comma 1 Lom/Mi/1769

S T R AT E G I A ,

I N N OVA Z I O N E

E

Sminare le insidie si può

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TRAVEL RETAIL

Nuovi opening a ritmo di swing

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M E R C AT I

COME FIORIRE TRA LUCI E OMBRE La miglior filiera è mettersi in rete

Cover: Greta Constantine EDIZIONI ECOMARKET SPA


PESERICO.COM


AUTUNNO 2022

Features

Contents 7 L'EDITORIALE

INTERVISTE 8 MASSIMO RENON/BENETTON GROUP «Cresceremo coi giovani. Li conquistaremo con abiti facili ma iconici e accessori virali» 10 ASMITA DUBEY/GRUPPO L’ORÉAL «Il futuro della bellezza? Sarà O+O+O»

STRATEGIA 12 BUYERS' REVIEW/MILANO FASHION WEEK Mercati turbolenti e la moda si fa cauta: più che la stravaganza sfila l'heritage

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LE MOSSE DI RENON PER IL RILANCIO DI BENETTON

L'EVOLUZIONE DIGITALE SECONDO L'ORÉAL

Clienti giovani, abbigliamento facile e iconico, accessori virali: così lo storico marchio si rilancia sul mercato e punta a superare 1 miliardo di fatturato dal 2022.

Per Asmita Dubey, chief digital e marketing officer del gruppo cosmetico più grande al mondo il futuro del beauty sarà Offline, Online, On-chain.

18 BUYERS' REVIEW/ZONA TORTONA Mai smettere di esplorare strade nuove: la regola di White attrae i compratori 20 CEO ROUNDTABLE Rischi calcolati e flessibilità: il mix vincente dei power player 22 CEO ROUNDTABLE Tecnologia e human touch sono generatori di aspirazionalità 23 CEO ROUNDTABLE Dietro le quinte della data strategy di Gucci 28 CRISTINA CALORI/WP LAVORI IN CORSO «Dopo 40 anni continuo a girare il mondo in cerca di novità» 30 CAREERS Tra genio e sregolatezza: Daniel Lee inizia la sua era da Burberry 31 FINANZA Lvmh non sente la crisi: vendite a +20% e gli analisti alzano il target

INNOVAZIONE 35 DATA PROTECTION Cybersecurity sfidante ma possibile con un approccio strutturato

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SFILATE E SALONI A MILANO BUYERS ARE BACK

CEO DELLA MODA E CAPI DIGITAL A CONFRONTO

Stagione dopo stagione il numero di compratori torna a salire, così come i budget, che per la PE tornano a livelli record. Nonostante il gas e l'inflazione.

Lo scopo della tecnologia è quello di migliorare la vita dell’uomo e non essere fine a se stessa: di questo si è parlato alla Ceo Roundtable di Fashion.

41 REALTÀ AUMENTATA Dall'engagement alla sostenibilità: per le aziende di moda è un'opportunità reale

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AUTUNNO 2022

Features

Contents INNOVAZIONE 43 THE DEMATERIALISED ADRIANA BOLTON La moda digitale? Non è solo hype 44 BEAUTY TECH Sono gli algoritmi, bellezza 48 DESIGNER TO WATCH Au gout du jour 51 MATERIALI PER L'ACTIVEWEAR Alla ricerca della performance perfetta 56 MATTIA ARMELLI/ANALYTICAL GROUP Testing e certificazioni: per la moda essere in regola è una necessità

MERCATI

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COME LA MODA PUÒ DIFENDERSI DAGLI HACKER

REALTÀ AUMENTATA E VIRTUALE: QUALE FUTURO?

Contrastare i pirati informatici, sempre a caccia di dati sensibili per i quali chiedono un riscatto, è possibile. Servono formazione e cultura digitale.

Dalla moda al beauty, chi si mette in gioco nel mercato della realtà estesa entra a far parte di un ecosistema dove dominano engagement e sostenibilità.

61 BUYERS' SURVEY Dopo l'estate delle cicale l'inverno reclama cautela. Ma intanto i budget salgono 68 NUOVE DESTINAZIONI RETAIL A Milano gli opening si muovono a ritmo di swing e le danze proseguono 72 SHOPPING IN VIAGGIO Anche il travel retail al banco di prova della transizone digitale 76 MALO 50 anni tra heritage e innovazione 78 TAGLIATORE Al traguardo del mezzo secolo cerca la location per il primo monomarca 81 WOMENSWEAR SS 2023 Lost in traslation 89 WOMENSWEAR SS 2023 Random identities 96 SALAR BICHERANLOO E FRANCESCA MONACO TheMoirè: oltre le borse c’è di più

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IL TRAVEL RETAIL È SEMPRE PIÙ DIGITAL

AL FASHION MONTH NON SOLO IPERFEMMINILITÀ

Riparte il turismo e riprendono gli opening negli scali, ma un passeggero su tre spenderà meno nei duty free a causa dei rincari nei viaggi.

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Le collezioni primavera-estate 2023 presentate a New York, Londra, Milano e Parigi sono un crocevia di coolness ed eleganza, minimalismo ed estro.

98 VALENTINA FERRAGNI «La moda è la mia passione. E con i gioielli racconto una storia made in Italy»




EDITORIALE

Una grande community di valore

Marc Sondermann m.sondermann@fashionmagazine.it

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i pari passo con l’incessante avanzare della rivoluzione digitale, il sistema artigianale-industriale su cui si fonda il made in Italy sta gradualmente cambiando pelle. Da una logica di filiera, in cui dominano gli imperativi della specifica e dell’allocazione di lotti, da intendersi in una mentalità di corto termine, si sta passando a una logica di rete, in cui la condivisione e il coordinamento del sapere diventano sempre più importanti. Non più la periferia contro il centro, il committente contro il fornitore; ma una preminenza di architetture aperte, in cui trasparenza e valorizzazione reciproca si ergono a nuovi valori fondanti. La condivisione, anche informatica, di dati e di flussi diventa imprescindibile non solo quando si parla di politiche di sostenibilità, che ne hanno un vitale bisogno per essere reali, autentiche e impattanti, ma anche quando si parla di strategie di progettazione, di produzione e di distribuzione del prodotto, dunque di quel concerto di creatività e di intelligenza che dà vita al made in Italy in tutte le sue sfaccettature e forme. In un momento storico in cui i colossi stranieri, in primo luogo francesi, si allargano a dismisura all’interno delle nostre catene di fornitura, soprattutto nell’alto di gamma, il mettersi in rete può essere la nuova arma segreta del nostro mondo magmatico, atomizzato e apparentemente poco amalgamabile. Dati di stock, di progetti, di 3D, di proprietà dei semilavorati, di creatività pubblicitarie, di anagrafiche, di clienti finali: asset che, se messi al servizio di partnership di business, possono aiutare a reggere il confronto con le economie di scala che tendono a favorire i conglomerati. Come esempi concreti basti pensare alla condivisione

di stock tra negozi multimarca, alla costituzione di marketplace per nicchie specifiche di prodotto (anche B2B), al flusso di immagini tecniche in fase di progettazione e produzione nonché di immagini e di filmati promozionali all’interno di campagne promozionali personalizzate e virali sui social network. Al centro di tutto ciò si erge, però, un nuovo dogma centrale: il rispetto per l’individualità e per l’essere umano, inteso come capacità di adattare il corretto utilizzo del mezzo tecnologico a un settore profondamente umanistico, e non viceversa. Di questo abbiamo parlato con alcuni dei più autorevoli manager e imprenditori dei mondi moda, lusso, beauty, lifestyle e tech all’interno del nostro XII CEO Roundtable, intitolato ‘Top of Tech & Italian Excellence’, riscontrando un successo di pubblico e una viralità in Rete senza precedenti. Crediamo fortemente che la via del fruttuoso dialogo tra made in Italy e tecnologia sia quella maestra per far risplendere e monetizzare tutto il valore intrinseco che il nostro straordinario mondo, fatto di incredibili professionalità, porta profondamente dentro di sé.

Direttore Responsabile

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INTERVISTA Massimo Renon Benetton

«Cresceremo con i giovani: riportandoli in store con capi facili ma iconici e accessori virali» Lo storico marchio ha avviato un’evoluzione che punta a creare un brand capace di creare hype tra i giovani. «Il cambio di passo è in corso su più fronti: oltre allo stile, anche distribuzione e struttura delle collezioni», commenta il manager, che conta di tornare a superare il miliardo di vendite già nel 2022 DI ANDREA BIGOZZI

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Gli obiettivi sono ambiziosi: il ritorno a un fatturato superiore a un miliardo già nel 2022, l'incremento della quota di menswear e accessori nelle vendite e lo sviluppo di tutti i canali distributivi, compreso il wholesale. E, soprattutto, la trasformazione di uno storico marchio italiano in un brand hype a livello globale, che guarda a un pubblico under 40. Benetton ha cominciato questo percorso nel 2020 con la nomina di Massimo Renon a ceo, che in questi anni ha avviato un cambio di passo su più fronti, fino allo stile: a giugno la direzione creativa del brand è stata affidata a Andrea Incontri. «Vogliamo innestare un percorso di rinascita come quello già vissuto da altri brand italiani. Per riuscirci ci vogliono prodotti “virali” e molti di quelli della PE23, presentati alla fashion week di Milano, hanno le carte in regola per diventarlo», assicura il manager. Dietro il cambio di direzione creativa c’è la necessità di cambiare la percezione del brand… Conquistare un target più giovane è diventato prioritario per noi. La collaborazione con il rapper Ghali è stata un primo passo e ha funzionato, ma per compiere una trasformazione del genere le capsule non bastano. Per questo abbiamo deciso per la direzione creativa di 8

puntare su Andrea Incontri, affidandogli un progetto che non riguarda solo il prodotto, ma l’intera architettura del brand. Cosa l'ha convinta che era lui il candidato giusto? Innanzitutto, Andrea è italiano e questa nomina per Benetton voleva anche essere una dichiarazione d’amore per l’heritage made in Italy del brand e per lo stile italiano. Poi perché è un architetto, una persona dal grande ordine mentale e con uno spiccato approccio manageriale. Nella moda la creatività è importante, dote che non manca ad Andrea, ma dato il percorso che ci attende volevamo che il nostro direttore creativo avesse anche altre caratteristiche, come la lucidità nel gestire l’ufficio stile, ampliato e rinnovato, e una visione strategica. Dal nostro primo incontro Andrea ha dimostrato di avere in mente una traiettoria da seguire per portare nei nostri negozi clienti che oggi ci mancano, lavorando non solo sul prodotto ma anche su aspetti centrali come la comunicazione, il retail e il visual. 2 1. Massimo Renon è dal 2020 ceo di Benetton 2. Un look Spring-Summer 2023

Lo show ha confermato le vostre aspettative? Assolutamente sì. Abbiamo lavorato con le materie prime che ci contraddistinguono,


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come la maglieria e il lino, ma lo abbiamo fatto in maniera moderna, con attenzione alle vesitibilità. Il risultato è una collezione di capi espressivi, capaci di esprimere lo stato d’animo di chi li indossa. Dalla SS23 riporteremo in primo piano settori merceologici che si erano un po’ persi, come il menswear e soprattutto gli accessori, che saranno iconici e riconoscibili. Questo darà riconoscibilità e freschezza al brand. Sappiamo quanto per le giovani generazioni l’accessorio, e in particolare borse e zaini, sia determinante e per questo amplieremo la nostra offerta in quest'ambito. Il riposizionamento del prodotto porterà anche a un aumento dei prezzi? Tra le sfide che ci siamo dati c’è riuscire a elevare il brand e ad arricchirlo di contenuti, senza maggiorare i prezzi. Alcuni singoli capi potranno avere un costo al pubblico più alto della media, dovuto ad aspetti di sostenibilità o creatività, ma in generale la politica di pricing resta invariata. Il value for money e l’attenzione all’ambiente sono valori storici di Benetton, che non vengono messi in discussione. Quindi l’attenzione alla sostenibilità resta protagonista? Certo, anche in passerella. Praticamente tutti i capi che abbiamo presentato in sfilata presentavano aspetti sostenibili. Sfilare in store significa sottolineare l'importanza del retail nel rilancio? In parte sì, ma è anche un elemento di innovazione, perché non sono in molti ad averlo fatto finora. Volevamo comunque riportare l’attenzione sul ruolo che lo store di corso Buenos Aires sta assumendo nel rilancio di Benetton. Più che un negozio, questa location è la casa milanese del brand, perché l’immobile ospita la showroom di vendita e una parte dell’ufficio stile. Sarà qui che organizzeremo eventi con la stampa, lanci di progetti speciali e capsule.

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1. L'esperienza di Incontri negli accessori è visibile con cappellini, scarpe e borse, protagonisti della sfilata. 2. L'immobile di corso Buenos Aires è la casa milanese di Benetton: ospita store, showroom e ufficio stile

Quindi a Milano non state cercando un mega store per sostituire quello di piazza Duomo, chiuso nel 2021? No, siamo usciti dalle logiche delle grandissime superfici, anche se alcuni mega negozi, come quelli di Londra in Oxford Street e di Madrid sulla Gran Via, resteranno. Ora in tutto il mondo l’attenzione si è spostata verso location di 400-600 metri quadrati, in vie molto frequentate o all’interno di centri commerciali di alto livello. Quanto a Milano, ci saranno comunque delle novità: stiamo cercando una nuova location, da aggiungere alle tre già attive. Pensiamo a un concept originale, dedicato alla parte più alta dell’offerta Benetton e aperto alle sperimentazioni e alla cultura. E all'estero cosa succederà? Tra gli obiettivi del piano industriale c’è il ritorno in America e in Cina, senza per questo dover procedere con numerose aperture dirette di negozi, come sarebbe accaduto in precedenza. Negli Usa, dove in passato contavamo centinaia di store, ci riaffacceremo inauguran-

Andrea Incontri ha debuttato al timone creativo di Benetton con la sfilata PE 2023: incentrata su vestibilità e capi basici, con stampe di frutti all over, ha reso omaggio al ruolo dello store e ai trademark del brand

do tre o quattro negozi importanti in altrettante città chiave come New York, Los Angeles e Miami. Al nostro fianco vorremmo un partner locale, che possa entrare su territorio con la propria potenza e avere una certa libertà nel gestire il marchio. Seguiremo un approccio analogo anche per la Cina, dove la collaborazione con T-mall sarà determinante. Con il nuovo corso il wholesale potrebbe diventare un canale interessante per voi? Lo stiamo tenendo in considerazione, specie alla luce del lavoro fatto da Andrea Incontri. Il prodotto che stiamo lanciando ha in effetti acceso l’interesse da parte di diversi department store: siamo già presenti in questo canale, ma molte altre insegne potrebbero diventare presto sedi di shop in shop. L’e-commerce invece che ruolo ha nel vostro business plan? È stato molto sviluppato, come era inevitabile in seguito alla pandemia. Le vendite sono aumentate a doppia cifra negli ultimi tre anni e ci proiettiamo verso una crescita sostenuta anche nel 2023, anche se con tassi inferiori di incremento. In azienda ci sono stati significativi investimenti, come quello sul magazzino automatizzato che ci ha portato a elevare la qualità del servizio, accorciando i tempi di consegna. La trasformazione in atto è già visibile in termini di vendite? Nel 2021 siamo cresciuti a doppia cifra. Quest’anno pensiamo di confermare il trend, che potrebbe portarci a superare il miliardo di ricavi. Non è un’ossessione, ma un target che ci siamo dati. Se non accadrà nel 2022 se ne riparlerà nel 2023, ma le prospettive sono buone, anche in termini di un ritorno all’utile.  9


INTERVISTA Asmita Dubey Chief digital & marketing officer L’Oréal Group

Il futuro della bellezza? «Sarà O+O+O» Offline, online, on-chain. Queste le parole chiave di L’Oréal negli anni a venire. Asmita Dubey, chief digital e marketing officer del gruppo cosmetico più grande al mondo, con un fatturato di oltre 38 miliardi di euro nel 2021, parla delle scommesse per il mondo della bellezza, che si muoverà su più dimensioni e sarà sempre più tailor made DI ANGELA TOVAZZI

Nelle fila di L’Oréal dal 2013, Asmita Dubey è la donna che dall’aprile 2021 guida l’evoluzione digitale e il marketing del gruppo beauty più grande al mondo (38,2 miliardi di ricavi l’anno scorso). Un momento non certo semplice per l’industria, che sta cercando di riprendersi da una pandemia e lottando contro l’onda d’urto di una guerra più lunga del previsto e un tasso di inflazione ai massimi storici. Una tempesta perfetta che però, se affrontata con coraggio, è anche foriera di opportunità. L’effervescenza digitale nata dall’emergenza sanitaria ha permesso di sperimentare percorsi innovativi di fruizione dei prodotti e di vendita, esplorare nuove dimensioni virtuali come il Web3 e creare esperienze di gamification e consumo meta-fisiche, connesse ma smaterializzate. Nel vortice di questa rivoluzione copernicana, che non si sa ancora dove ci porterà, L’Oréal – forte della sua leadership sul mercato e di 113 anni di storia - è stato uno dei player che si è messo più in gioco, cavalcando l’innovazione per metterla al servizio dei consumatori. Asmita Dubey spiega al nostro giornale come il gruppo sta affrontando, e guidando, il cambiamento. Con una certezza: il futuro della bellezza sarà offline, online e on-chain. Negli ultimi anni l’esperienza del consumatore è diventata altamente digitalizzata, grazie anche all’uso dell’intelligenza artificiale e della realtà aumentata. Quali le innovazioni più importanti portate avanti da L’Oréal? Il nostro gruppo è pioniere del marketing nell’era digitale e del beauty tech, con prodotti e servizi inclusivi, personalizzati e sostenibili. Negli ultimi dieci anni abbiamo digitalizzato il beauty consumer journey con l’evoluzione dei digital touchpoint, adattato i contenuti, accelerato nell’e-commerce. Stiamo stati precursori nell’utilizzo dell’AR con ModiFace (specialista della realtà aumentata, acquisito da L’Oréal nel 2018, ndr), per sperimentare virtualmente trucco e colore dei capelli prima dell’acquisto, con oltre un miliardo di prove tra make-up e tinte. Ma siamo in prima linea anche nei servizi. Qualche esempio: Lancôme Skin Screen permette una diagnosi della pelle sulla base di oltre 13 parametri, come rughe, macchie, livello di umidità ecc., grazie ad algoritmi AI addestrati su oltre 15mila immagini. Sempre 10

di Lancôme, lo Shade Finder permette di individuare il fondotinta perfetto tra 22.500 tonalità. Si tratta di tecnologie disponibili sia offline che online: due mondi che cerchiamo di combinare grazie anche alla realizzazione di “gemelli digitali” dei nostri prodotti, in un’ottica O+O. Tramite un codice QR posizionato sulle confezioni i clienti possono verificare gli ingredienti, l’impatto ambientale, ma anche provare i servizi disponibili sul web. Un modo per costruire un rapporto di fiducia a lungo termine. Crediamo che il futuro della bellezza sia fisico, digitale e virtuale e noi puntiamo a plasmarlo con la scienza, la tecnologia e la creatività.

Di nazionalità indiana, Asmita Dubey ha un background in economia e statistica. Ha iniziato la sua carriera nella pubblicità, lavorando in India e in Cina. È approdata in L’Oréal nel 2013 come chief marketing officer per la filiale cinese. Successivamente è stata nominata chief digital officer per la divisione Consumer Products nel 2017, a cui nel 2020 ha aggiunto l’incarico di chief media officer per L’Oréal Group. Dall’aprile 2021 ricopre il ruolo di chief digital and marketing officer del gruppo


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L’e-commerce che ruolo avrà in questa evoluzione? Equilibrio è la parola chiave del successo di L’Oréal. Nella prima metà del 2022 il nostro gruppo ha registrato un incremento delle vendite superiore rispetto al ritmo del mercato, rafforzando la sua leadership nel mondo della bellezza. Performance all’insegna dell’armonia: tra crescita a volume e a valore, ma anche fra offline - con la riapertura dei punti vendita nella maggior parte dei Paesi - e online, grazie all’e-commerce che continua a correre a due cifre, con un’impennata nei mercati emergenti e un’ottima performance in Cina Mainland, nonostante il contesto difficile. Sul fronte digitale stiamo sviluppando nuovi modelli di business come il social commerce tramite programmi di affiliate commerce, il conversational commerce e il live commerce. Un canale importante di dialogo con i consumatori è quello rappresentato da influencer, consulenti di bellezza e dermatologi. Stiamo digitalizzando queste interazioni, in modo che i creator possano connettersi più facilmente con il loro pubblico e persino vendere attraverso tool personali di vendita, come il live streaming e il live shopping. Solo in Cina nel 2021 abbiamo effettuato oltre 10mila sessioni livestream. Si parla molto di Web3, con un Internet aperto, immersivo e decentralizzato, basato sulla blockchain. Quali le opportunità per il beauty? Una nuova realtà digitale è alle porte. Saldamente ancorati all’accelerazione del Web2, stiamo esplorando il Web3 e la on-chain beauty come nuova frontiera della bellezza. I nostri marchi stanno creando esperienze immersive in questa dimensione, nel rispetto del loro dna e con un approccio inclusivo. Pensiamo a Nyx Professional Make-Up, che a giugno ha stretto una partnership con People of Crypto Lab (laboratorio che si occupa della diversità nel metaverso, ndr), per lanciare sulla piattaforma Sandbox una collezione non binaria di Nft con più di 8mila avatar, personalizzabili con 36 diverse to-

2 1. Il gioco immersivo di Armani Beauty su Fortnite 2. Il beauty tech nuova frontiera della bellezza 3. "We are all angels", la prima collezione Nft di crypto art di Mugler

tal artist Marc Tudisco. Anche Armani Beauty si sta avventurando in questa nuova prateria virtuale, visto che ha recentemente lanciato un gioco immersivo su Fortnite, “Code City: Rewrite the code”, per ingaggiare i fan del profumo Armani Code.

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nalità di pelle, pensate per tutte le etnie, al fine di celebrare le differenze. Il marchio ha poi annunciato la prima beauty Dao (Decentralized autonomous organization) al mondo, battezzata Gorjs e incentrata sulla promozione di artisti 3D, con collezioni presenti sul marketplace OpenSea a partire da ottobre. Anche Yves Saint Laurent Beauté si sta impegnando in una strategia Web3 a lungo termine, con la creazione di un portafoglio Nft dedicato alla sua community: i primi tre drop sono già stati lanciati e a novembre è in programma il prossimo. E ancora, Mugler: con il motto “The real world is not enough” è un metaverse-native brand che, in occasione del 30esimo anniversario dell’iconica fragranza Angel, ha deciso di debuttare con la sua prima collezione Nft di crypto-art “We are all angels”, realizzata insieme al digi-

UNA STORIA LUNGA 133 ANNI Fondato nel 1909 dal chimico Eugène Schueller, L'Oréal Group è attivo con quattro divisioni (Consumer Products, L’Oréal Luxe, Active Cosmetics e Professional Products) e un ampio ventaglio di marchi, tra cui L’Oréal Paris e Garnier, Lancôme, Yves Saint Laurent, Giorgio Armani, Vichy, Kiehl’s e Kérastase

Inclusività, sostenibilità e personalizzazione stanno cambiando l’industria della bellezza: come immagina questo settore tra dieci anni? Crediamo fermamente che la tecnologia aprirà le porte a un futuro più responsabile. Oltre a garantire una trasparenza totale e permanente riguardo alla composizione dei prodotti, all’origine dei loro ingredienti e al loro impatto sociale e ambientale, la tecnologia può fornire ai consumatori informazioni precise, sensibilizzandoli nell’operare scelte consapevoli. L’Oréal sta focalizzando l’attenzione sui servizi: vogliamo offrire modi innovativi ed entusiasmanti di scoprire i prodotti, provandoli per esempio virtualmente, e formulare consigli e routine personalizzati, per far vivere esperienze al top. La tecnologia sta alimentando anche un altro macro-trend del mondo beauty: l’iper personalizzazione. L’obiettivo è quello di fornire ai consumatori una scelta infinita di prodotti, ma creati ad personam sulla base di esigenze, desideri e aspirazioni individuali, nella quantità esatta di cui hanno bisogno e al momento opportuno. Un risultato a cui si può arrivare attraverso specifiche formulazioni studiate in laboratorio, ma con una produzione tailor-made in “mini-fabbriche” che possono essere collocate nei punti vendita o addirittura ricreate a domicilio. Grazie al digitale stiamo reinventando il beauty journey, dalla ricerca del prodotto fino all’acquisto, e puntiamo a farlo attraverso esperienze di altissimo livello, sia offline che online, nel negozio fisico come nel comfort di casa propria.  11


STRATEGIA BUYER ALLA FASHION WEEK FRA TREND, TATTICHE COMMERCIALI E SCOUTING Outlook Spring-summer 2023 Parlano i retailer internazionali

Mercati turbolenti e la moda si fa cauta: più che la stravaganza a Milano sfila l’heritage In tempi di crescita c’è voglia di novità al limite della stravaganza, in tempi di crisi torna la tradizione. Questa regola non scritta del fashion system è confermata dalle sfilate per la prossima estate, giudicate di assoluta qualità e portabili. Ma non sono mancate alcune scelte più coraggiose, da Gucci a Prada, passando per Bottega Veneta e Jil Sander, senza dimenticare i talenti emergenti: i loro show sono stati determinanti per capire la trasformazione in atto nella moda made in Italy DI ANDREA BIGOZZI

JODI KAHN Neiman Marcus Vice president, Luxury Fashion

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1. Maximilian Davis Cambio netto sulla carta per Ferragamo, ma per questa stagione il dna della maison resta 2. Rhuigi Villaseñor La nuova era di Bally è nel segno del sexy glam, stile Gucci nell’era Tom Ford 3. Filippo Grazioli L’esperienza da Givenchy targato Tisci gli è servita per utilizzare la trasparenza e attualizzare Missoni 4. Marco de Vincenzo Ha rivisitato il patrimonio di Etro, inserendo stampe esotiche e capi con scale di diverse sfumature di colore

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TIFFANY HSU Mytheresa VP Womenswear&Kidswear Fashion Buying

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Riassumendo: location sorprendenti (ma spesso periferiche e molto lontane tra loro), modelle e celebrities arcinote (da Kim Kardashian a Paris Hilton, passando per Kate Moss e Naomi Campbell), performance e sfilate kolossal (insieme Diesel e Moncler hanno totalizzato 23mila spettatori). Questa stagione, alla Milano fashion week, l’effetto sorpresa e la ricerca del nuovo sono stati prerogative più di party ed eventi in calendario, che delle collezioni disegnate in vista della primavera-estate 2023. «Tutte sfilate rappresentative del dna dei brand portati in scena. In complesso, si è trattato di abiti molto indossabili e di classe», è il parere di Carla Cereda, creative director di Biffi Boutiques,

che sintetizza il sentire di molti buyer in merito all’offerta commerciale e portabile, ma di altissimo livello, proposta dalla settimana della moda. Una cautela in ampia parte prevedibile, riconducibile allo scenario economico e geopolitico internazionale: in tempi di crescita il mercato chiede novità al limite della stravaganza, in tempi di crisi (come quelli che si stanno profilando) torna la tradizione, o come direbbe Miuccia Prada - una moda «non inutile». «Non ho nulla contro l’eccesso - ha detto la stilista in occasione della sfilata firmata con Raf Simons - a patto che abbia una ragione e un senso, che al momento in giro non vedo». Ma se l’idea di semplicità nelle mani di Prada si trasforma in una salutare

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Il look che riassume la moda a Milano? I tre abiti con frange in chiusura di Bottega Veneta hanno colto nel segno. Il capo must have? Il corsetto di qualsiasi tipo! E’ molto portabile, specie sotto capi sartoriali. Quattro giovani designer alla guida di maison storiche. Ha funzionato? Hanno portato una ventata di freschezza, attendiamo di vedere le evoluzioni future.

Che cosa non dimenticherà di Milano? Il Gucci’s Twinsburg e non soltanto per la collezione: la colonna sonora ancora risuona in testa. Il brand che ha fatto i maggiori progressi? Andreadamo, che sta evolvendo il concetto di maglieria a costine, per cui ha inziato a farsi notare. Il grande ritorno dell’estate 2023 sarà... Il denim.


FEDERICA MONTELLI Rinascente Head of fashion

GUCCI

ALIX MORABITO Galeries Lafayette Buying and Merchandise director

JIL SANDER

iniezione di essenzialità, nelle collezioni di altri marchi si traduce in collezioni caute, che si muovono nella comfort zone del “bello e ben fatto”, tipica del made in Italy. Certo, le eccezioni ci sono state. Prada in primis. «È stato amore a prima vista - sentenzia Heather Gramston, head of womenswear di Browns, riferendosi al lavoro di Miuccia e Raf -. Mi sono piaciute soprattutto le proposte tailoring, abbinate a borse d’archivio e scarpe Mary Jane con tacco da cowboy». «Questa volta l’intervento dell’uno o dell’altra era meno riconoscibile, chiaro segnale che la collaborazione tra i due sta funzionando», le fa eco Federica Montelli, head of fashion di Rinascente. Ma chi su tutti ha vinto e con-

Il designer in stato di grazia? Tecnicamente Matthieu Blazy è tra i migliori: ogni capo ha una lavorazione speciale, che rasenta la perfezione. L’estetica Y2K si è (ri)presa la scena? Paris Hilton sulla passerella di Versace è stata la consacrazione del trend, che ha segnato anche collezioni come Blumarine, Gcds, MM6 e Cormio. Più che di un revival, parlerei di alcune reinterpretazioni di quegli anni.

vinto è stato Matthieu Blazy, alla sua seconda prova per Bottega Veneta. Nei giorni in cui il nome del suo predecessore Daniel Lee era sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori per l’imminente possibile nomina (effettivamente poi concretizzatasi) alla guida di Burberry, Blazy faceva parlare di sé per il prodotto e la scenografia manifesto disegnata da Gaetano Pesce. «Molti capi, se non tutti, erano vere e proprie opere d’arte, proprio come il set dello show», è il parere di Jodi Kahn, vice president, Luxury fashion di Neiman Marcus. «Ci aveva convinti tutti già alla prima collezione, sei mesi fa - sottolinea Alix Morabito, buying and merchandise director di Galeries Lafayette - ma questa volta è stato

Con Glenn Martens Diesel potrà tornare centro della cultura pop? Sta già tornando. Divertente il set con la scultura gonfiabile, giusta l’idea della sfilata democratica e la collezione è sempre più ricca di sperimentazione e verve. Il punto forte di Milano? Che nonostante il calendario sia tornato concentratissimo, ha tenuto alta l’attenzione sui giovani talenti. Tra i nomi da seguire Marco Rambaldi, Andrea Adamo, Vitelli e Avav. E quello debole? Forse poche presentazioni d’impatto per borse e scarpe. Ma il livello resta alto, grazie a Gianvito Rossi e Zanotti con il progetto insieme a Nicolò Beretta. EKATERINA MOISEEVA Bosco di Ciliegi Fashion director

È stata una fashion week capace di mescolare le carte del mercato? Credo di sì, anche perché oltre ai “soliti noti” Milano ha offerto molto. Ho apprezzato Sunnei per il suo show giocato sugli antipodi e per la collezione forte, che lascia il segno. E poi Gcds, che sa quali corde toccare con la clientela più giovane. Cosa pensa del passaggio di testimone in Etro? A me piaceva molto la creatività di Veronica Etro e quindi, pur apprezzando Marco De Vincenzo, faccio un po’ fatica ad abituarmi a questo nuovo corso. 13


STRATEGIA BUYER ALLA FASHION WEEK ASTRID BOUTROT The Webster Women’s Buying and Fashion

GENNY

sbalorditivo nel fondere innovazione e heritage, creando qualcosa di nuovo che prima non esisteva, come i jeans che non sono fatti in denim, ma in camoscio». Tra i campioni assoluti della settimana anche Jil Sander. «Nemmeno la pioggia è riuscita a compromettere il lavoro di Lucie e Luke Meier dice Nicholas Atteshlis, partnerships lead per i Designer Brands di Zalando -. La collezione era bellissima e ben equilibrata tra womenwswear e menswear». Quanto a Diesel, «Ho visto un Glenn Martens molto ispirato», sottolinea Astrid Boutrot, woRICCARDO TORTATO Tsum Head of buying department

Dopo aver visto tante fashion week l’effetto sorpresa è ancora possibile? Certo che sì. E non è detto che arrivi dai giovani. Apprezzo il percorso di rinnovamento di Genny, non certo un esordiente. Ho notato in passerella il ritorno di gonne lunghe e abiti longuette, pesi spesso non troppo estivi, ma interessanti per l’inizio stagione. Sfilate aperte al pubblico: favorevole o contrario? È una scelta che va valutata caso per caso, a seconda del marchio. Per Diesel ha funzionato. 14

ANDREADAMO

men’s buying and fashion director di The Webster. Sul versante Gucci, Alessandro Michele ha dimostrato di essere sempre più concentrato in uno lavoro creativo che coniuga ispirazione personale, interesse del mercato e impegno sul fronte politico-sociale. Uno sforzo che piace ai retailer: «Estetica superba e idea unica», è la sintesi di Lia Pagoni, titolare di Gruppo Pagoni. «Michele viaggia a un’altra velocità», rincara la dose Claudia Gazzelloni, senior buyer LuisaViaRoma. Molti applausi sono inoltre andati al team stilistico d’eccezione formato da Dolce & Gabbana e Kim Kardashian, che ha avuto il compito di curare la selezione dei look in passerella, provenienti dall’archivio del brand tra gli anni ’90 e i 2000. Un’operazione che si inserisce nel filone “zero rischi” seguito dalle maison, ma con una marcia in più. «Questo è il modo vincente di lavorare sull’archivio», riflette Gazzelloni. «La sfilata - sottolinea Kahn di Neiman Marcus - ci ha regalato tutte le sensazioni nostalgiche che amiamo di questo marchio. Avendo ben chiaro il proprio target, i due stilisti hanno presentato una collezione che sarà perfetta per la loro clientela». Tra i punti di forza della fashion week c’è stata la centralità che i giovani hanno avuto nel calendario. E per giovani si intendono sia i designer di nuova generazione, che dalla primavera-estate hanno conquistato la direzione creativa di maison importanti - come Marco de Vincenzo da Etro, Rhuigi Villaseñor da Bally, Filippo Grazioli da Missoni e Maximilian Davis da Ferragamo -, sia la cosiddetta new wave formata da Cormio, Marco Rambaldi, Ac9, Andrea Adamo. Il risultato delle quattro nuove direzioni creative - dicono i buyer - è incoraggiante, ma solo tra sei mesi si capirà se la sfida sarà davvero vinta. Intanto gli stilisti si godono i primi feedback positivi, in attesa che la campagna vendita dia il vero responso. Villaseñor è sta-

L’exploit delle sfilate? Maximilian Davis. Sono sempre stata una sua fan e con Ferragamo si è superato. Altri designer particolarmente ispirati? Glenn Martens per Diesel, premiato anche dal momento d’oro che sta vivendo il denim. Estate 2023: in cosa ci sarà l’imbarazzo della scelta? Sicuramente i colori. Nella stessa Ssettimana abbiamo assistito al ritorno a tinte neutre e senza tempo, insieme a fantastici tocchi di colore: bisognerà trovare il giusto equilibrio. HEATHER GRAMSTON Browns Head of womenswear

Chi mette sul podio di questa settimana della moda? Prada: ho apprezzato le proposte tailoring, i capi in pelle e in pizzo, abbinati a borse d’archivio e scarpe Mary Jane con tacco da cowboy. E invece chi è stato l’osservato speciale a Milano? C’era attesa per le prime prove dei nuovi direttori creativi di marchi storici, ma noi eravamo curiosi di misurare i progressi di Nicola Brognano da Blumarine, e devo dire che non ne siamo rimasti delusi.



STRATEGIA BUYER ALLA FASHION WEEK NICHOLAS ATTESHLIS Zalando Head Brand Partnerships Designer

I capi più cool visti in passerella? Non ho dubbi: qualsiasi pezzo della collaborazione tra MM6 e Salomon. Il marchio da tenere d’occhio? Alfredo Cortese di AC9. Ha attirato la mia attenzione con i suoi abiti da sera drammatici e i riferimenti al mondo dei club underground. Non è difficile immaginare i suoi capi sulla scena berlinese del prossimo anno. E per gli accessori? Haus of Honey con i suoi tacchi vertiginosi.

SEBLA REFIG DEVIDAS Beymen Buying and Merchandising Director-Ladies

DOLCE&GABBANA

Come si tiene alto l’entusiasmo dei clienti di fascia alta? Con le continue novità e questa stagione ne abbiamo trovate parecchie: Area, Taller Marmo, Raquel Diniz, Armarium e Ssheena. Già individuati i best seller della prossima estate? Di sicuro la gonna trasparente di Fendi e l’insieme giacca e gonna in satin di Prada. L’aumento dei prezzi in risposta al caro energia la preoccupa? Continuare ad alzarli potrebbe essere un rischio: bisogna stare attenti a non superare la barriera psicologica oltre cui il cliente non ti segue più. CLAUDIA GAZZELLONI Womenswear buyer LuisaViaRoma

PRADA

to apprezzato per il rinnovamento portato nella collezione di Bally («Una svolta sexy e glam stile Gucci anni ‘90»), De Vincenzo «per il coraggio di proporre il marchio Etro a un pubblico più giovane», Maximilian Davis per la «decisione con cui ha affrontato il cambiamento di Ferragamo», Filippo Grazioli «per il mix tecnico, sportivo e allegro con cui ha rivisto il concept Missoni». Crescono invece i nomi dei giovani brand indipendenti nei radar dei compratori internazionali, con Andrea Adamo e Ssheena che sembrano essere i brand oggetto delle maggiori aspettative, mentre realtà come Sunnei e Gcds vengono regolarmente citate come alternative ai soliti noti in quanto «capaci di rimescolare la carte del mercato», come evidenza Ekaterina Moiseeva, fashion director di Bosco di Ciliegi. Dinamismo e voglia d’investire sono 16

tornati tra i buyer, che in generale sono arrivati a Milano con budget in crescita e qualche interrogativo sul tema sostenibilità, che nonostante i Cnmi Sustainable Awards di Cnmi, sembra non essere più un tema caldo, e sui prezzi gli incrementi dei listini causati dall’aumento dei costi di energia e materie prime. «L’entusiasmo dei clienti c’è, ma i prezzi in costante aumento sono un rischio per la barriera psicologica del cliente», sono i timori di Sebla Refig Devidas, buying and merchandising directorladies di Beymen. Ma dalle aziende arrivano rassicurazioni: se un cauto Massimo Ferretti, patron di Aeffe, ammette che aumenti ci saranno, «ma solo di qualche punto percentuale», Brunello Cucinelli assicura che affronterà il caro-energia accontentandosi «di un profitto minore». 

A chi dire bravo questa stagione? A Dolce&Gabbana. La loro sfilata è stata perfetta dal punto di vista del marketing. E non mi riferisco solo al coinvolgimento di Kim Kardashian ma, in generale, all’idea di lavorare sull’archivio e su un’immagime iperfemminile che li ha lanciati. I budget sono in crescita? Per noi sì. Abbiamo deciso di investire e in qualche caso, come con Tom Ford, la sfilata era talmente bella, che abbiamo sforato rispetto a quanto previsto. Un coraggio che verrà ripagato, perché la domanda di lusso è in aumento e su LuisaViaRoma stiamo lavorando sempre meglio sui pre-order.



STRATEGIA BUYERS’ REVIEW IN ZONA TORTONA LA PAROLA AI RETAILER ESTERI Brand to watch in fiera Incuriosisce la sezione Saudi100Arabia

Mai smettere di esplorare strade nuove: la regola di White attrae i compratori Su 16mila ingressi all’edizione di settembre della rassegna (in crescita del 23% rispetto a un anno fa) i retailer provenienti da oltreconfine sono aumentati del 18%, attratti dalla varietà dell’offerta e da novità a tutto campo, che rendono White un hot ticket della settimana della moda

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DI ALESSANDRA BIGOTTA

L’internazionalizzazione, sia delle presenze in fiera che delle strategie, è una delle leve su cui Massimiliano Bizzi, founder di White e la sua squadra stanno puntando. All’edizione di settembre, su un totale di 16mila ingressi (+23% rispetto a un anno fa), i compratori esteri sono saliti del 18%: non sono mancate le adesioni da Emirati Arabi, Usa, Canada, Asia e Africa, anche se la parte del leone l’ha giocata, come prevedibile, l’Europa, con parecchi addetti ai lavori provenienti dai Paesi del Nord. Arriva per esempio da Copenhagen Christoph Baran, titolare della boutique Mélange de Luxe, che dà un giudizio positivo sulla manifestazione. «L’ho trovata interessante - commenta -. Ho visto parecchi nuovi nomi, ma anche i nomi consolidati hanno saputo rinnovare le proprie collezioni». Baran si sofferma in particolare sul progetto Saudi100Brands, che ha presentato un’ampia selezione di marchi a cura della Saudi Fashion Commission, di cui ben l’85% in capo a donne, imprenditrici e creative che uniscono nei loro modelli heritage artigianale e design contemporaneo. Da citare per esempio Qormuz (linea di borse in cui i pattern geometrici si incrociano con decorazioni fatte a mano, ispirate alla cultura araba), Dazluq (marchio fondato nel 2016 da Salma Zharan, pensando ai red carpet e alle occasioni speciali) ed Eman Joharjy, progetto ideato nel 2008 dall’omonima stilista, che rivisita in chiave moderna l’abaya, abito tradizionale delle donne musulmane. «Questa sezione - dice Bahran - è stata una vera sorpresa e voglio approfondirla meglio attraverso la showroom digitale Joor». Più in generale, il buyer segnala tra i suoi preferiti i gioielli di Rada («Diversi dall’offerta disponibile abitualmente in Danimarca»), le proposte di Angelo Gallamini, unico nel suo genere grazie a una ricerca tessile che dura da oltre 30 anni, e Maison Co.Go, «uno dei nostri best seller». Katarina Nordström di Musa a Göteborg in Svezia segnala tra i nuovi talenti Francesca Bianchi Design, giovane 18

2 1. Un modello di Eman Joharjy, uno dei marchi presenti nella nuova sezione Saudi100Brands 2. L’inaugurazione del salone alla presenza delle istituzioni 3. Allo stand del brand italiano Avant Toi anche coloratissime proposte per la casa

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artefice di gioielli made in Italy (è nata ad Arezzo nel 1989), ultima generazione di una famiglia dalla lunga tradizione orafa. «Inoltre abbiamo appena ricevuto le prime consegne di House of Florence e anche la prossima stagione promette bene, grazie a nuovi colori e fogge», afferma la retailer, che cita tra i suoi “like” La Milanesa - in particolare le borse grandi con le piume, nelle nuance del lilla e dell’acqua - e i sandali a tutto colore di Melissa. «Mi sono piaciuti inoltre i capi con lustrini di Jeminé, lo stile di Dreaming Eli by Elisa, Marshall Injection, una vera iniezione di energia e l’art&digital fashion del collettivo Pet Liger, da un’idea dell’artista visionario Constantinos Panayiotou. Ricca di spunti l’area dedicata a sostenibilità e tecnologia». «Se potessi dare due consigli agli organizzatori - conclude Nordström - suggerirei di introdurre più partywear, mentre ai brand direi di personalizzare meglio i propri stand. Come i nostri clienti, anche noi buyer cerchiamo l’experience. Ultima cosa, ho trovato utile la possibilità di visitare showroom

come Elisa Gaito direttamente da White. Anzi, vorrei che alcune showroom multibrand fossero inserite all’interno del salone». L’olandese Sacha Pardovitch di Oallery ad Amsterdam torna su Pet Liger, apprezzato insieme a Who Decides War, griffe dallo stile disruptive. «Due nomi fuori dal coro sottolinea -. Soprattutto in Who Decides War vedo potenzialità inespresse». Anche il titolare di Oallery è rimasto colpito dalla sezione Saudi100Brands: «Le realtà provenienti da quest’area meritano più attenzione e a White l’hanno trovata». Come Katarina Nordström e Christoph Baran, Sacha Pardovitch torna dalla rassegna con un giudizio positivo, «che potrebbe essere ancora migliore se gli organizzatori ci interpellassero già in fase organizzativa». Intanto Massimiliano Bizzi tira le fila di questa edizione: «Il percorso intrapreso - precisa - sta dando frutti oltre le aspettative. La qualità del brand mix e dei talenti creativi, la forza dei contenuti innovativi e di format inediti per un trade show si sono rivelati vincenti». White, di cui Bizzi è anche direttore artistico insieme a Beppe Angiolini di Sugar, ha beneficiato del supporto di Maeci e Ice Agenzia, in sinergia con Confartigianato Imprese, affiancato da Regione Lombardia e patrocinato dal Comune di Milano. Si è avvalso inoltre della partnership con Scalapay (innovative FinTech partner) e di Bmw (sustainable mobility partner) 


malo.it


STRATEGIA CEO ROUNDTABLE PRONTI ALLE SFIDE DEL 2023

Rischi calcolati e flessibilità: il mix vincente dei power player Il punto sul mercato con Riccardo Sciutto (Sergio Rossi), Stefano Secchi (Moschino), Stefano Uggeri (Planet) e Phil Brown (WorldPay from FIS) DI ALESSANDRA BIGOTTA

Tutto esaurito alla 12esima edizione della nostra Ceo Roundtable a Milano, dedicata al nuovo umanesimo digitale con il payoff Top of Tech & Italian Excellence. Oltre 300 le adesioni anche grazie a un nuovo assetto del convegno, che coinvolgendo più di 40 relatori di alto livello tra moda, lifestyle e tecnologia si è articolato in tre sale. Una riflessione ha fatto da filo conduttore: come si può umanizzare l’esperienza d’acquisto nell’era dell’omnicanalità? Tante le risposte, a partire dal panel che ha visto sul palco Riccardo Sciutto (ceo di Sergio Rossi), Stefano Secchi (managing director di Moschino), Stefano Uggeri (svp Retail di

Planet) e Phil Brown (country manager Italia di WorldPay from FIS). Della tecnologia, come ha sottolineato Secchi di Moschino, non si può fare a meno, «ma dietro il termine innovazione c'è un mondo, di cui soprattutto nel nostro caso la creatività è il fulcro. Investiamo sul prodotto e, al tempo stesso, sull’immaginario che questo prodotto genera, con una distintività fuori dagli schemi». Un approccio controcorrente al quale si è riallacciato Riccardo Sciutto di Sergio Rossi, che nei tempi più duri della pandemia ha dovuto prendere decisioni coraggiose, ribaltando il concetto usuale di fabbrica per inventarne una nuova: «O si rallentava o ci

RIPENSARSI PER AGGANCIARE IL CONSUMATORE

L’agilità? Una filosofia aziendale prima che un asset digitale Chi si ferma è perduto: le opinioni di Emanuele Mazziotta (Coccinelle), Lorenzo Osti (C.P. Company), Irene Rossetto (BigCommerce) e Michele Simone (Paypal) DI ANDREA BIGOZZI

Il viaggio alla conquista del consumatore non è mai finito. Lo sanno bene aziende come C.P. Company e Coccinelle, che hanno vissuto gli ultimi anni nel segno della rinascita, sul palco della Ceo Roundtable insieme a realtà come la piattaforma di vendite online BigCommerce e il servizio di pagamento Paypal. «Ogni volta che C.P. Company ha funzionato - ha spiegato Lorenzo Osti, dal 2015 alla guida del brand con il socio di maggioranza, il gruppo Tristate Holding è stato quando il marchio si è connesso alla società. Negli ultimi anni siamo riusciti a essere rilevanti per una nuova generazione di consumatori, che non conoscevano il nostro passato». «Questo pubblico - ha sottolineato Osti, che in passato ha avuto una sua digital agency - è un enorme potenziale da esplorare e offre a noi la possibilità di interazioni tra abbigliamento, tecnologia e big data. Non abbiamo ancora una risposta a tutte le domande che riguardano il nostro cliente, 20

ma andiamo avanti su questo tema. La trasformazione digitale per noi è un pilastro per capire la nostra marca e parlare con la nostra community». La tecnologia «è lo strumento abilitante per sbloccare un ampio range di possibilità», ha confermato Emanuele Mazziotta, coo di Coccinelle, azienda da dieci anni di proprietà del colosso asiatico ELand. «Diventare una merchandising driven

si rimetteva in discussione - ha detto - anche accogliendo gli ordini produttivi di altri brand e puntando su un magazzino all’avanguardia, flessibile e omnicanale». «Produrre quello che vuole il cliente e portarglielo a casa è la nuova idea di lusso», ha osservato il nostro direttore Marc Sondermann, che ha moderato il panel. Per Riccardo Sciutto il mercato oggi «è un ristorante con troppi cibi: ognuno deve scegliere il suo menù, perché il 2023 sarà il più duro degli ultimi cinque anni e bisognerà saper spostare velocemente gli investimenti da un mercato all’altro. Quello che è successo in Cina nel 2022 insegna». «Da un lato avanzano le criptovalute, ma

company - ha chiarito - è stata per noi da subito una priorità. Crm, loyalty, survey, visite ai negozi hanno giocato un ruolo crescente per guidare le decisioni e le offerte commerciali. Nel servizio al cliente l’agilità si presenta anche sotto forma di passaggi dinamici di informazione e visione». I modelli di business basati su piattaforme sono intrinsecamente agili, perché consentono una rapida crescita affidandosi a produttori esterni che forniscono prodotti e servizi, online o fisici. A con- «Alcuni fermarlo è stata Irene imprenditori Rossetto, Country & dicono di vivere Sales lead for Italy di ogni settimana BigCommerce. «Sia- una rivoluzione mo una piattaforma e- diversa. Vanno commerce Open SaaS affiancati nella (software-as-a-service) svolta in atto» per marchi B2C e B2B Irene Rossetto - ha spiegato -. Assi- BigCommerce stiamo in ogni passaggio i clienti nella creazione e nell’innovazione dei loro negozi digitali. Ci sono imprenditori che dicono di vivere ogni settimana nelle loro aziende una rivoluzione diversa. Una realtà come la nostra, che ha clienti come La Perla e Harvey Nichols, risponde alle loro esigenze». «Scegliendo una piattaforma Open SaaS - ha precisato - i retailer intraprendono o completano il percorso di trasformazione digitale senza appesantirsi, “af-


dall’altro c’è chi ancora non sa gestire bene il click and collect. Il carrello unificato è il primo passo, ma l’obiettivo è arrivare a un’azienda 5.0. Si può fare insieme a capi impresa illuminati, in grado di affrontare situazioni non preventivabili, creando valore intrinseco per aumentare sempre più il tasso di conversione», ha affermato Stefano Uggeri di Planet, multinazionale controllata da Eurazeo e Advent, fornitrice di soluzioni software, payment processing e tecnologiche per i «Nei due o tre clienti nei settori hosecondi in cui spitality e retail in tutto si conclude il customer journey il mondo. Phil Brown si gioca l’acquisto. ha parlato a nome del Bisogna ascoltare player mondiale dei pagamenti WorldPay l’utente anche from FIS, presente in in questa fase» più di 52 nazioni e in Phil Brown grado di elaborare ogni WorldPay from FIS giorno circa 110 milioni di transazioni mobile, online e instore. «In base a un nostro studio - ha spiegato - quasi il 50% dei clienti che in fase di checkout non trovano il sistema di pagamento preferito abbandonano il carrello. In quei due o tre secondi si decide tutto. Lo shopper deve essere seguito fino alla fase finale del customer journey ed è fondamentale conoscerlo a fondo, anche grazie all’intelligenza artificiale». 

fittando” una serie di servizi che consentono loro di gestire il proprio negozio a 360 gradi, dal checkout all’hosting in maniera personalizzabile e flessibile, riducendo costi operativi e complessità di gestione. La tecnologia deve adattarsi alle persone, non il contrario». Sul fronte pagamenti, molte attività rimangono intrappolate in un disordinato utilizzo delle diverse opzioni (carte di credito/debito, prepagate, buy now pay later, criptovalute, eccetera). «Un sistema di pagamento lontano dalle abitudini del consumatore - ha confermato Michele Simone, director of Partnership Southern Europe di Paypal - rischia di compromettere il buon esito dell’acquisto digitale». Strategica la selezione delle modalità di pagamento da offrire quando si entra in un nuovo mercato: il manager della compagnia di pagamenti digitali con quasi 9 milioni di conti attivi in Italia e oltre 300 milioni di utenti nel mondo, mette in guardia: «Il possessore di e-commerce che si prepara a servire un nuovo mercato deve ricordare che ogni Paese è a sè, anche nei pagamenti». Scegliere Android o Apple, aprirsi o meno a opzioni come le criptovalute, «sono valutazioni da fare in base alla conoscenza del cliente locale - ha concluso Simone -. Anche la scelta del partner di pagamenti è determinante e spesso sceglierne uno e due è sufficiente. In fase di checkout l’agilità è più che  mai una caratteristica vincente».

IL PREZZO NON È TUTTO

L’experience guida l’acquisto e la fintech diventa un love brand Il clienti vogliono di più di un semplice shopping, come sottolineano Davide Tavaniello (Hippocrates Holding) e Riccardo Trubiani (Scalapay) DI ANDREA BIGOZZI

Non si va solo alla ricerca del prezzo: l’esperienza umana resta tuttora al centro del customer journey. Basta entrare in una farmacia (fisica oppure online) del gruppo Hippocrates Holding o fare shopping buy now pay later con Scalapay per rendersene conto. Lo hanno ribadito Davide Tavaniello e Riccardo Trubiani, il primo ceo del network italiano di farmacie e il secondo chief of staff della fintech dei pagamenti flessibili sul palco della 12esima Ceo Roundtable, spiegando come il primo passo da compiere sia comprendere appieno i bisogni del consumatore, per plasmare le strategie da applicare in ogni canale. «I clienti, specie quelli più giovani, dimostrano una proprie farmacie attraverso investimenti, maggiore disponibilità a fare shopping competenze e una solida rete di relazioe, cosa altrettanto importante, a condi- ni, dal punto di vista della riconoscibilità videre informazioni, specialmente con i a livello B2B ha capito che la strategia brand di cui hanno fiducia - ha sottoli- doveva seguire il binario della personaneato Riccardo Trubiani -. Servizi super lizzazione. «Il nostro modello di farmacia - ha raccontato Tavaniello, che ha tecnologici, come intelligenza artificiafondato la realtà da quasi mezzo le e machine learning, su cui le aziende miliardo di fatturato insieme a Rostanno investendo, servono a rendere dolfo Guarino - valorizza pienapiù interattiva l’esperienza di acquisto, mente il farmacista come prima non la umanizzano». Dare la mo riferimento per la salute possibilità di acquistare il bene e, soprattutto, il benessere dei desiderato, potendolo pagare in nostri clienti, enfatizzando il tre o quattro rate, «risponde a suo ruolo di consigliere e punun bisogno vero - ha osservato tando sul coinvolgimento del Trubiani - e non è un’idea cre- «Intelligenza paziente, in un’ottica di cura ativa, fine a se stessa. Questo artificiale e e, sempre più, di prevenzione». ha trasformato Scalapay in un machine learning L’esperienza di acquisto deve love brand davanti agli occhi possono rendere quindi essere il più positiva del consumatore, rendendoci l’acquisto più possibile. E se per Hippocraparallelamente un partner ide- interattivo, tes questa valorizzazione del ale per i nostri merchant». Una ma non lo rapporto con il cliente pasvisione pienamente condivisa umanizzano» sa sia attraverso aspetti fisici da Davide Tavaniello di Hip- Riccardo Trubiani («Abbiamo varato un nuovo pocrates Holding, che prima Scalapay format nel design delle farmaancora di fornire la sua visione cie, riducendo la barriera del sull’esperienza di acquisto ha premesso che il gruppo non si accon- bancone»), che digitali («Creeremo servitenta di gestire una rete di farmacie in zi e aggiungeremo modalità di interaziocostante crescita. «La nostra ambizione ne tra canali come il click and collect»), - ha precisato - è creare un brand retail per l’unicorno italiano Scalapay, che ha riconosciuto e amato. Per questo da subi- superato la valutazione di 1 miliardo di to abbiamo deciso di mutuare dal mondo dollari, il segreto del successo è non tandella moda diversi aspetti, tra cui il mar- to la gestione di un algoritmo, ma avere keting e le gestione del Crm». Se quindi una visione del mercato. «Per questo coldal punto di vista industriale Hippocra- laborare con Camera Moda e partecites ha approcciato il settore farmaceuti- pare al loro Fashion Trust ci offre spunti co con una logica industriale di econo- per migliorarci. Il buy now pay later non  mia su scala, favorendo la crescita delle è solo una questione di checkout». 21


STRATEGIA CEO ROUNDTABLE

ARCHITETTARE ESPERIENZE MEMORABILI

Tecnologia e human touch sono generatori di aspirazionalità Il digitale è un asset necessario ma non sufficiente per competere: alla base del business ci sono sempre le persone. La parola a Pietro Negra (Pinko), Massimo Carraro (Morellato Group), Mario Davalli (Cegid) e Christian Nucibella (FiloBlu) DI CARLA MERCURIO

Le eccellenze italiane devono poter sfruttare wholesale, retail online e offline, tutto inserito appieno il proprio potenziale, usando strateall’interno con uno schema di business chiagie e tecnologie intelligenti e facendo leva sui ro, intorno a cui abbiamo integrato le acquidipendenti, i clienti e le figure che ruotano sizioni». Questi i numeri di Morellato: circa intorno all’impresa, compresi i i player della 12 marchi tra proprietà e licenza, oltre 400 tecnologia. Considerazioni di Marc Sondernegozi diretti in Italia e Francia e un network mann che hanno dato il la a un panel che wholesale in circa 40 Paesi del mondo, con sei ha visto protagonisti Pietro Negra (ceo di consociate. «Non inseguiamo indistintamenPinko), Massimo Carraro (presidente di te tutte le idee e opportunità - ha spiegato Morellato Group), Mario Davalli (countCarraro - e ci impegniamo a essere profonry manager South & East Europe di Cegid) damente innovativi». «Occorre creare aspirae Christian Nucibella (founder & zionalità - è intervenuto Negra - e il chairman di FiloBlu). Scommes- «Si parla tanto posizionamento degli store fa parte se affascinanti, che richiedono la dell’avvento di questa visione». Non a caso Pinnecessità di adattare la tecnologia del web 3 ma ko ha anche negozi in vie del lusso avanzata all’essenza del made in attualmente come Montenapoleone, New Bond Italy, come ha affermato Pietro Ne- ci troviamo in una Street e città come Amsterdam. Se gra di Pinko, azienda che si avvia a terra di mezzo, Negra ha sottolineato l’importansuperare nel 2022 i 280 milioni di un web 2,5» za di coniugare agilità e visione di euro (+17% sul 2001). «In azienda Christian lungo periodo, Carraro è tornato - ha detto - abbiamo tre sistemi di Nucibella sulla tecnologia: «Se viene vissuta intelligence per la gestione del retail. FiloBlu solo come uno strumento in più, si Ma questi tool di AI non capiscono rischia di non coglierne il potenzianulla se l’uomo non dà regole». Negra ha sotle». Intanto il consumatore cerca esperienze tolineato l’importanza della collaborazione in memorabili. Mario Davalli di Cegid, player azienda: «Non bisogna redarguire e ghettizzachiave nella trasformazione digitale delle rere, ma dare alle persone la chance di miglioaltà del retail, ha raccontato la sua esperienza rare, anche a costo di sbagliare». Per Massimo nel monomarca di una griffe francese «con Carraro, presidente di Morellato Group, che una H iniziale», insieme a un potenziale clienha superato i 300 milioni di fatturato con una te. «Non eravamo lì per acquistare, ma vista strategia di crescita mista anche per acquisil’accoglienza e la preparazione del personale, zioni, la parola chiave è integrazione: «Siamo alla fine ho comprato due articoli». Talenti e stati tra i pochi nel settore a perseguire un’impersone «vanno fatti crescere per poter essere postazione che va da progettazione, design sempre più performanti, ma senza la tecnoloe produzione fino al consumatore, e quindi gia non si fa business. Christian Nucibella di 22

FiloBlu (società di consulenza strategica che affianca le aziende nello sviluppo del business digitale) ha iniziato a fare l’imprenditore a 38 anni, dopo essere stato ingegnere meccanico nell’automotive e aver lavorato nella consulenza e nei servizi, imparando la differenza tra vendere un prodotto e vendere un servizio/esperienza. «Ho voluto un’azienda che non avesse il mio nome - ha detto - ma che fosse focalizzata sull’organizzazione e le persone. Ho scoperto anche che mentre nell’automotive non si produceva più tecnologia in Italia, «Le criptovalute nel digital c’era tanto entreranno presto spazio per sperimen- a far parte della tare». Nelle battute fi- nostra vita, se si nali Mario Davalli ha pensa che il 10% ricordato che «le crip- della popolazione tovalute saranno parte mondiale le ha già in mano» della nostra vita e un 10% della popolazio- Mario Davalli ne mondiale le ha già Cegid in mano». Le aziende dovranno adattarsi a livello di normativa fiscale e protezione dei dati personali. Occorre trovare piattaforme tecnologiche che permettano di essere rapidi, «visto che oggi un processo di omnicanalità deve durare 15-20 giorni». «Un’azienda che vuole iniziare a trattare wallet in criptovalute deve prima attrezzarsi - ha osservato Christian Nucibella -. Nello scenario attuale occorre un legame tra web2 e web3, in sintesi un web 2,5. Noi consigliamo sempre di affrontare un percorso a medio termine con pro gettualità e una visione prospettica».

Manuel Salpietro si aggiudica il premio Andreas Schmeidler Il premio “Creative Leader of Tomorrow 2022” in memoria di Andreas Schmeidler (manager esperto di e-commerce e chairman di Tsum, scomparso nel 2018) è andato a Manuel Salpietro, designer di Carugate diplomato alla MKS Milano Fashion School, grazie a un progetto di web marketing sul metaverso, selezionato nell’ambito di Mittelmoda International Lab.


IL VALORE STRATEGICO DEL DATO

Dietro le quinte della data strategy di Gucci Centralizzare, velocizzare, semplificare: tre imperativi per chi, come Davide Santillo, lavora nella stanza dei bottoni del brand da quasi 10 miliardi di ricavi DI MARIELLA BARNABA

L’IMPORTANZA DI UN’EXECUTION IMPECCABILE

Il customer journey va orchestrato nei dettagli Nulla deve essere sottovalutato: ne parlano Andrea Di Nicolò (Luisa Spagnoli), Gio Giacobbe (Acbc), Irene Rossetto (BigCommerce) e Michele Simone (Paypal) DI ELISABETTA FABBRI

Nel panel “Beyond Transactions” la riflessione si è spostata sul tema dell’oltrevendita, frutto della lettura avanzata e trasversale dei dati ricavati dai touchpoint del cliente. Interessante capire come Gucci, brand da 10 miliardi di ricavi, sfrutti la data operation: a fare chiarezza Davide Santillo (Business Functions and Data director della griffe), accompagnato dal partner tecnologico Rocco Corridoni, Industry Lead Fashion & Retail di Lutech. Il passato, secondo Santillo, è lo stoccaggio verticale di dati isolati per settore (finance, retail, merchandising, eccetera), mentre il presente è «un archivio centrale sinergico e certificato, riferimento per tutti i sistemi aziendali». «Una volta messi i dati a fattor comune - ha proseguito Santillo - siamo partiti con l’attività di advanced analytics, per intrecciarli e distribuirli al meglio, abbracciando tutti i touchpoint aziendali». «Un passaggio che ha richiesto un change management - ha spiegato -. Non più grandi tabelle e grandi report ma un approccio più automatizzato e visuale, che ha ridotto i tempi di reazione a un click: vedo un dashboard, prendo una «Assisteremo al decisione». Secondo Rocco Corridoni «negli passaggio dai piccoli data lab ultimi due-tre anni la priorità è stata utilizai data business zare il dato a supporto della vendita, sopratcenter, con cui le tutto in pandemia, per garantire un custo- aziende apriranno mer journey corretto, usando le architetture un nuovo capitolo già esistenti. Oggi però tante aziende hanno di business» cominciato a basarsi su analitiche avanzate e l’approccio data-driven diventerà uno Rocco Corridoni standard». «Con i dati centralizzati l’ID del Lutech cliente è a portata di mano - ha ribadito Davide Santillo - e la lettura trasversale consente la correlazione fra dati di produzione, magazzino e vendita, creando un loop positivo e valorizzando il brand». Lo step successivo sarà «abbinare dati di fonti esterne con quelli già acquisiti, sfruttando ad esempio il metaverso». Corridoni si aspetta che «arrivi del valore anche dalla correlazione dei dati in arrivo dalle fasi produttive con quelli legati al prodotto, alla sua storia e all’utilizzo che ne fa il cliente. Penso che assisteremo al passaggio dall’approccio opportunistico dei piccoli data lab a quello industrializzato dei data business center, attraverso cui le aziende riusciranno a rispondere alle esigenze di  business in modo strutturato».

Nelle vendite online una cabina di regia è indispensabile: ne è convinto Andrea Di Nicolò, Ebusiness & Omnichannel consultant di Luisa Spagnoli, marchio che ha lanciato l’e-commerce a maggio. Insieme a lui Gio Giacobbe (ceo di Acbc), Irene Rossetto (country lead Italia di BigCommerce) e Michele Simone (director of Partnerships Southern Europe di Paypal). «Oggi si compra sugli e-store, i marketplace, nei siti di flash sale - ha detto Di Nicolò - e negli ultimi 10 anni la concorrenza fra rivenditori si è impennata». Un unico centro di controllo impedisce, per esempio, che le vendite a tempo siano organizzate durante la campagna vendite. Per il marchio di sneaker Acbc digital e sostenibilità vanno di pari passo. «Tutto per noi è in cloud - ha spiegato Giacobbe - e grazie a un software calcoliamo le emissioni di CO2 di ogni scarpa prodotta, che a breve saranno indicate in un’etichetta». A facilitare la connessione tra online e offline ci pensa BigCommerce, piattaforma «A volte basta quotata sul Nasdaq che crea e-shop e offre cambiare l’ordine servizi come l’ottimizzazione dei motori di dei termini di ricerca, l’hosting, il marketing e la sicurezza. pagamento per Irene Rossetto ha messo in guardia: «Talvolta sbloccare la emergono costi enormi di manutenzione che fase finale della possono essere razionalizzati o costi fissi per vendita online» macchine eliminabili». Come aumentare il tasso di conversione? «Noi di BigCommerce Michele Simone proponiamo di customizzare le pagine tenen- Paypal do conto del viaggio d’acquisto e mettiamo a disposizione 600 tipi diversi di campagne promozionali». Quanto ai pagamenti, basta poco perché l’acquisto salti, come ha ricordato Michele Simone di Paypal: non trovare il metodo di pagamento abituale, costi nascosti, tempi di consegna non chiari o un layout disordinato del sito. «A volte - ha specificato - è sufficiente cambiare l’ordine dei termini di pagamento o inserire un bottone già nella scheda di prodotto. Procedere per test è utile». Intanto Luisa Spagnoli sta rafforzando il team delle vendite digitali e aprirà a nuovi partner specialisti in microservizi per recuperare i carrelli abbandonati, mentre Giacobbe di Acbc prospetta una contami nazione tra aziende, dove si fondano le singole expertise. 23


STRATEGIA CEO ROUNDTABLE LA LOGISTICA FATTORE CHIAVE

Mai deludere le promesse fatte al cliente Laura Benedettino (Rossignol Group), Linda La Montagna (Antony Morato) e Marco Gazzoli (Amazon Shipping) a confronto sul valore del servizio DI MARIELLA BARNABA

Il rapporto tra cliente e brand si basa su una fiducia che non va tradita: lo hanno ribadito Laura Benedettino (vp DirectTo-Consumer di Rossignol Group), Linda La Montagna (Digital E-commerce manager di Antony Morato) e Marco Gazzoli (Italy Country Biz lead di Amazon Shipping). Per esempio Rossignol ha picchi di vendite concentrati per l’85% tra metà ottobre e metà marzo e un’offerta che va dagli sci alle bici. Occorre una logistica all’altezza «e infatti investiamo nel servizio pre e post vendita - ha detto Laura Benedettino - articolato nelle chat online tra il consumatore e il negozio più vicino e in strutture logistiche efficienti, che per-

tato all’interno la logistica e sfruttato un nuovo hub super evoluto a Piacenza. Ora garantiamo consegne durante le vacanze, offriamo la possibilità di spostare fino all’ultimo l’invio a un indirizzo diverso, ci affidiamo a chat Whatsapp e con l’AI riusciamo a prevedere i volumi nei momenti di maggiore traffico, come il Black Friday». Il cliente al centro è un mantra anche per Amazon Shipping. «La pianificazione di tutto il nostro network - ha chiarito Marco Gazzoli - si svolge in base non alla giornata o al mese in cui prevediamo più volumi, ma all’ora dell’anno «Il cliente chiede in cui pensiamo ci saranno più ordini». «Facciamo un forecast mettono di raggiungere il cliente consegne su tre anni, da aggiornare man premium anche nel resort a 24 puntuali, sette giorni su sette, mano - ha spiegato -. Da qui caore dall’ordine. Pianifichiamo le anche nei piamo quale sarà il picco massispedizioni per giorno e per camomenti più mo di tutto l’anno e ci assicuriategorie di prodotto, calcolando critici. Vietato mo di avere un network sempre anche i tempi di montaggio di deluderlo» all’altezza». Amazon Shipping ha bici e attacchi da sci con un flusdi algoritmi e machine learning so a parte. Arriveremo a istituire Marco Gazzoli che in real time calcolano, per online servizi che al momento of- Amazon Shipping esempio, la rotta delle consegne friamo instore, tra cui il noleggio e si aggiornano su vari parametri, affinché diretto». Nel 2021 l’e-commerce di Antony vengano garantiti i tempi prestabiliti. «Il Morato, azienda di moda uomo e bimbo, cliente - ha concluso Gazzoli - chiede conha generato un transato di 17 milioni di segne puntuali, sette giorni su sette, anche euro. «Il cliente era molto soddisfatto del nei momenti critici. E anche se questo inprodotto, meno del servizio - ha ammesso  cide sui costi, va fatto». Linda La Montagna -. Così abbiamo por-

DA INSTAGRAM AL METAVERSO

Attraverso i social il consumatore diventa un consulente strategico Cambiano le regole e i canali dell’engagement, come sottolineano Jarvis Macchi (EssilorLuxottica), Giacomo Viglietta (Philipp Plein) e Federico Betti (Alpenite) DI ELISABETTA FABBRI

Il fatto che un colosso dell’eyewear come EssilorLuxottica si sia dotato di un team di 60 persone, che parlano 13 lingue, dedicate ai social media dimostra quanto sia strategico investire sul cliente finale. «I social - ha spiegato Jarvis Macchi, global head of social media - permettono ad esempio di dare una risposta a chi chiede dove comprare una montatura Persol in un’area non coperta dall’e-commerce. Non risponde un bot ma una persona, e lo fa in modo diverso a seconda del tono di voce di ogni brand. Tra l’altro, dall’analisi delle conversazioni si può creare un’audience». Non solo: «Dalle domande dei follower è possibile capire l’efficacia di una campagna di comunicazione, intercettare i gusti degli utenti e il profilo di chi parla». Il social media è “la casa” del brand: «Bisogna essere sicuri che chi ci entra la trovi in ordine», ha raccomandato Macchi. Già prima del Covid Philipp Plein aveva iniziato a muoversi nel remote selling, cresciuto durante i 24

lockdown. «Nel post pandemia «La fusione tra i canali digitali è un - ha spiegato il capo dell’IT trend già evidente. Giacomo Viglietta - ci siamo Le aziende focalizzati sul Crm, spaziando dovranno seguire in ambiti come il cerimoniale di i clienti nei nuovi vendita, la targettizzazione del luoghi, come il questa quota è tornato a comprare. cliente e l’ingaggio». Oggi il re- metaverso» Non riusciamo a profilare i nostri mote selling della griffe rappreshopper nel metaverso, ma di certo senta il 15% delle vendite totali, Federico Betti senza gli eventi sarebbero stati clienti con picchi del 30% in alcuni Alpenite persi». Viglietta pensa che i social e il Paesi e la prospettiva di crescemetaverso prima o poi andranno a re. Il brand è alle prese con criptovalute, mefondersi. «La fusione fra canali è un trend già taverso e Nft: «Accettare pagamenti in cripevidente - ha ribattuto Federico Betti, busitocurrency ci ha portato ad acquisire nuovi ness developer leader di Alpenite, società di clienti». Quanto al metaverso, «abbiamo acconsulenza che progetta esperienze e procesquistato uno spazio e organizzato eventi - ha si digitali dedicati ai clienti, adottando le tecdetto Viglietta -. E’ un mezzo per rafforzare nologie più innovative -. Le aziende dovranla brand awareness». Gli Nft sono stati prono presidiare i vari canali, seguire i clienti in posti per la gamification, ma anche associati questi nuovi luoghi e ascoltarli per essere più a un bene fisico: «Questa seconda soluzione vicini e coerenti nella relazione. In questo i è stata la preferita e il 70% che ha comprabig brand con cui collaboriamo hanno avuto to è un nuovo cliente. Per di più il 60% di  un ruolo di anticipatori».


S Y N E R G Y S E N S I T I V E FA B R I C S . I T


STRATEGIA CEO ROUNDTABLE SERVIZI PHYGITAL E MENTALITÀ LOCAL

Come aumentare il footfall fisico attraverso il digitale Strategie omnichannel raccontate da Gionata Galdenzi (Aeffe), Giuseppe Miriello (Miamo) e Claudio Agazzi (RetailTune) DI CRISTIANA BONZI

Il digitale può fare molto per il retail fisico, come emerso dal panel moderato da Angela Tovazzi, cui hanno partecipato il senior e-commerce manager del Gruppo Aeffe, Gionata Galdenzi, il digital director Ecommerce & Crm di Miamo, Giuseppe Miriello e il ceo di Retail Tune, Claudio Agazzi. «Nel modello cinese l’esigenza di essere digitali parte proprio dal retail - ha esordito Galdenzi di Aeffe -. Un valore che abbiamo fatto nostro, concentrando le energie del team digital sales in un progetto focalizzato sull’offline che ha visto, in sei mesi, l’apertura di 21 punti fisici in Cina». «Il mix tra fisico e digitale è il cuore dei ser-

tazioni di novità, allestimento di cabine di trattamento e analisi della pelle, con la presenza instore delle preparatrici del prodotto». «Spesso non viene colta dall’area digital delle aziende, concentrata sull’e-commerce, la grande opportunità offerta dalla comunicazione local legata ai punti vendita»: un paradosso, secondo Claudio Agazzi, a capo di RetailTune, piattaforma digitale creata per portare traffico e fatturato instore sfruttando le potenzialità del Local Digital Marketing. «Si tratta di stabilire una comunicazione pull, organica, fra utenti e brand - ha spiegato Agazzi - assicurandosi che nella fase di ricerca l’utente riceva tutte le informazioni sulla visita «A volte le vizi in chiave phygital che stiamo aziende, troppo in negozio: orari, servizi, promoattuando come test in Cina - ha concentrate zioni e informazioni sui prodotti». proseguito Galdenzi - dove è più sull’e-commerce, «Il multimarca è degno di essere facile sfumare la divisione tra i due sottovalutano la comunicato alla stessa stregua del mondi online e offline, che noi comunicazione monomarca o del franchisee, incerchiamo di allineare con servizi local legata ai serendolo nello store locator - ha trasversali». Giuseppe Miriello ha punti vendita» concluso Agazzi - soprattutto nei parlato a nome di Miamo, brand Claudio Agazzi casi in cui in una località non c’è di cosmetici funzionali fondato da RetailTune un monomarca. L’innovazione due farmaciste e distribuito nel sta nel dare la possibilità al mulcanale farmaceutico. «Prodotti - ha detto tibrand di vendere non solo quella piccola che hanno bisogno di contatto fisico e del parte della collezione che ha in negozio, consiglio del farmacista per essere venduti. ma di attingere al magazzino dell’azienda, Il digitale può aiutare a massimizzare il fodiventando così un altro touchpoint, anche otfall nel negozio attraverso eventi, presen digitale, del marchio».

LA TECNOLOGIA COME ELEMENTO DIFFERENZIANTE

Il futuro irrompe nella catena del valore Dagli “specchi magici” alle soluzioni cloud per il design e il retail con Enrico Vanzo (Manila Grace), Alessandro Pacetti (Vibram) e Fabio Canali (Lectra) DI CRISTIANA BONZI

La filiera può avvalersi della tecnologia sia per snellire e semplificare le proprie procedure che per lanciare nuovi servizi. Un tema affrontato da Enrico Vanzo, ceo di Antress Industry (Manila Grace), Alessandro Pacetti, global direct-to-consumer director di Vibram, e Fabio Canali, president Southern Europe & North Africa di Lectra, con

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la moderazione di Angela Tovazzi. «Stiamo sviluppando un progetto franchising - ha anticipato Vanzo - che presenteremo entro inizio 2023 in uno store pilota. Grazie a uno “specchio magico”, la consumatrice potrà provare virtualmente i capi, attinti da un altrettanto virtuale guardaroba nello store, ma anche su smartphone e tablet». Vibram ha

un’agenda digitale fitta. «Abbiamo lavorato con Google, Meta e TikTok per gestire direttamente le attività di digital marketing e raccogliere l’identità digitale degli utenti del nostro sito e dei nostri digital touchpoint - ha raccontato Pacetti - che abbiamo allineato in tutti i country, offrendo nuovi metodi di pagamento grazie a una piattaforma inedita. Per il 2023 siamo anche al lavoro alle nuove digital guideline e al nuovo sito vibram. com». Leader nella produzione di suole, Vibram coinvolge B2B «Con Fashion On e utente finale con lo Demand offriamo una soluzione “shoe repair locator” cloud based sul sito, basato sulla che consente di piattaforma Google, e tagliare aualsiasi la campagna Repair if tessuto senza you care per la risuo- sprechi» latura. Fabio Canali di Lectra ha illustrato Fabio Canali tra varie soluzioni dal Lectra design al retail, tutte cloud based, Fashion on Demand, «che grazie alla tecnologia cloud, permette di tagliare qualsiasi tessuto, con il supporto dell’uomo ma senza la necessità di una manodopera specializzata, senza sprechi, escludendo l’utilizzo di carta e plastica e riducendo i consumi elettrici». «Non dimentichiamo però - ha concluso - che il top tech è funzionale nella misura in cui c’è anche il fattore umano». 


BOOM DEL SETTORE SUL DIGITALE

La beauty revolution è solo all’inizio Laura Arrigoni (Benefit-Gruppo Lvmh), Alessandro Mirandola (Avon Italia) ed Elena Bertaiola (CoreMedia) hanno fatto il punto sull’experience nella cosmesi DI CARLA MERCURIO

NUOVE STRATEGIE INTERCETTANO NUOVI BISOGNI

Essere eterni pionieri per aggredire il mercato Anche nel lifestyle l’innovazione è tutto: lo confermano Annamaria Ganassini (Istituto Ganassini), Massimo Della Rosa (Bric’s) e Davide Meneghello (Thron) DI ALESSANDRA BIGOTTA

Il mercato cambia, gli investimenti crescono e si deve sempre essere pionieri in ciò che si fa. Se ne è parlato in un panel moderato da Annalisa Betti con Annamaria Ganassini (vicepresidente di Istituto Ganassini), Massimo Della Rosa (Web Marketing & Online Sales manager di Bric’s) e Nicola Meneghello (ceo & founder di Thron). Annamaria Ganassini ha illustrato la case history di Istituto Ganassini, storica azienda cui fanno capo marchi come Rilastil e Korff, nata come realtà famigliare e diventata un gruppo. «Quando ci siamo resi conto di essere grandi - ha affermato - la parola innovazione ha assunto nuove implicazioni. Tra gli altri investimenti abbiamo avviato un moderno hub logistico e produttivo, perché da quando Amazon ha abituato tutti a ricevere l’ordine in tempi record bisogna correre di più. Pur essendo «Avvalersi grandi, cerchiamo di mantenere la flessibilità di una gestione di quando eravamo piccoli». Massimo Del- centralizzata la Rosa di Bric’s ha ripercorso gli ultimi tre degli asset digitali anni, complicati per un player che si occu- fa risparmiare pa di valigeria e borse. «Con l’azzeramento tempo e soldi, dei viaggi acquistare valigie era utopia - ha massimizzando ricordato -. Ma proprio in questa fase l’e- il Return on commerce è stato per noi un’ancora di sal- Investment» vezza. Il canale ha tenuto, anche se il fisico Nicola resta vitale per il brand. La valigia ha un Meneghello valore affettivo e instore si può per esempio Thron trovare anche un servizio di riparazioni, molto apprezzato». Ultime battute con Nicola Meneghello di Thron, azienda di riferimento nel mercato del Dam (Digital Asset Management). Con la Thron Platform, come ha spiegato Meneghello, in un’unica piattaforma vengono integrate diverse soluzioni legate alla gestione degli asset digitali. «Raccontare il prodotto digitalmente - ha precisato il founder & ceo di Thron - comporta costi legati non solo alla creatività ma anche ai canali distributivi, dovendo necessariamente presidiare più touchpoint. Occorre evitare sprechi di risorse ed efficienze ed è in questo che entriamo in gioco noi di Thron, fornendo una gestione centralizzata e lavorando a fianco delle aziende in modo che massimizzino il Roi». «La rivoluzione digitale è iniziata - ha concluso - ma non si può smettere di guardare avanti, sondando per esempio le potenzialità  offerte dal 3 D».

Il beauty al centro di un panel moderato da Annalisa Betti, con Laura Arrigoni di Benefit Cosmetics (Gruppo Lvmh), Alessandro Mirandola di Avon Italia ed Elena Bertaiola di CoreMedia come relatori. Lanciato nel 1976 negli Usa, nel 2000 Benefit viene acquisito da Lvmh e nel 2008 approda in Italia, con la distribuzione in esclusiva da Sephora. «Plus di Benefit - ha raccontato Laura Arrigoni, country manager Italia - sono i prodotti, il packaging, i nomi suggestivi e il lancio nel 2015 di una linea per il trucco delle sopracciglia con ben 45 referenze e i brow bar a vista da Sephora». Oggi il 48% dei ricavi viene realizzato proprio con questi prodotti «e Benefit è la quarta marca nel mercato del make up, dopo Dior, Chanel e Lancôme». Strategici già dal 2014 i social, mentre si stanno muovendo i «I first party data primi passi nel metaverso. Quanto ad Avon, sono importanti.E marchio legato al rapporto personalizzato se l’azienda ha un con la clientela tramite 5 milioni di consulenti sito frammentato, il cliente non è di bellezza, in pandemia ha rivisto il proprio invogliato modello. «Eravamo tutti su Zoom e siamo ar- a rimanerci» rivati lo stesso alle persone - ha sottolineato Alessandro Mirandola, general manager di Elena Bertaiola Avon Italia -. Oggi la cliente può utilizzare CoreMedia l’e-commerce interfacciandosi con l’azienda, anche se il fulcro resta la consulenza personalizzata. Vogliamo comunque aprirci ancora di più all’omnichannel». Elena Bertaiola, business development manager di CoreMedia (customer digital experience provider di Amburgo e leader nel beauty luxury) ha parlato dell’importanza dei first party data. «Visto che il futuro del digital marketing sarà cookies free, l’unico modo per avere i dati dei clienti è chiederli tramite il loro sito, app o altri canali. Ma non è facile - ha evidenziato -. Perché se l’azienda ha un sito frammentato, l’utente non viene invogliato a rimanerci. Con il nostro tool diamo la possibilità di gestire contenuti su tutti i touchpoint. Per Louis Vuitton, per esempio, insieme a terze parti a livello di content management, abbiamo ricreato una search application che permette di andare sul sito per cercare un articolo in un preciso colore, trovando magari lo stesso articolo anche in una nuance diversa. Questo per noi vuol  dire instaurare un rapporto di vera e propria consulenza». 27


STRATEGIA PROTAGONISTI INTERVISTA Cristina Calori Presidente e ceo Wp Lavori in Corso

«Dopo 40 anni continuo a girare il mondo in cerca di novità» Cristina Calori ha festeggiato l’anniversario della realtà distributrice di marchi iconici, cedendo il microfono a creator, brand manager e designer, a cui ha chiesto di narrare le “Stories” dell’azienda in una serie di video. In questa intervista la parola l’abbiamo data a lei, per farci raccontare questo traguardo e i progetti per il futuro DI CARLA MERCURIO

Sono passati 40 anni da quando nel 1982 Giuseppe Calori con sua figlia Cristina danno vita all’azienda bolognese Wp Lavori in Corso. L’inizio di un cammino costellato di successi legati a un’infinità di marchi, frutto del lavoro di ricerca in giro per il mondo, volto a trovare storie avvincenti, più che semplici prodotti. Con etichette importate e distribuite come Vans, Barbour, Woolrich, Filson, Baracuta, Paraboot, Parachute e B.D. Baggies, per citarne solo alcune, i Calori riescono a dare forma a un universo di stile improntato ai criteri della coerenza, dell’autenticità, della qualità e dell’heritage. Gli stessi principi da cui nel 1985 nasce il Wp Store di Bologna, vero e proprio tempio del lifestyle, antesignano degli odierni concept store. Tappa importantissima di un percorso che arriva fino ai giorni nostri, intersecandosi felicemente anche con la cultura, l’arte, la fotografia e il fumetto, complice l’uso innovativo dei cataloghi. Una visione d’impresa il cui spirito oggi è incarnato da Cristina Calori e la cui essenza è racchiusa nell’archivio creato a Bologna, che custodisce 80mila capi frutto della sua ricerca. Un tesoro che ha deciso di aprire al pubblico, fonte di ispirazione per le generazioni future, nonché fulcro del progetto che celebra l’anniversario. Ce ne parla in questa intervista. Qual è il mood con cui taglia il traguardo dei primi 40 anni di Wp? Sono piuttosto soddisfatta: siamo partiti come piccola azienda di distribuzione sul territorio italiano, per arrivare ad acquisire e produrre brand e distribuirli globalmente, pur mantenendo intatti i nostri valori e la nostra visione di qualità ed essenza del prodotto. Guardando indietro, quali sono stati i brand più importanti per Wp? I marchi di successo sono stati fin dall’inizio Paraboot, poi Vans, Barbour, Woolrich e, negli ultimi anni, Baracuta. 28

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Credo nei giovani. Dobbiamo guardare avanti con coraggio ed elasticità mentale 2

3 1. La sede di Wp Lavori in Corso a Bologna, dove si trova l’archivio aziendale, da ora aperto al pubblico 2. Cristina Calori, presidente e ceo dell’azienda 3. Il primo Wp Store, inaugurato a Bologna nel 1985 4. Una delle T-shirt anniversary, con le grafiche che hanno segnato il percorso creativo di Wp

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Grazie al suo archivio di Bologna è possibile ripercorrere la storia di Wp: è contenta di questo lavoro? L’archivio è uno dei progetti che ci danno più soddisfazione perché mostra, attraverso i brand e i capi raccolti nel tempo, la strada percorsa, i nostri 40 anni e ci fa pensare ai viaggi fatti attorno al mondo, alle selezioni nei mercatini dei primi anni ’80 e alle persone incontrate nel percorso che hanno fatto parte di Wp. È quel filo di Arianna che ci permette di voltarci indietro e vedere da dove siamo partiti, dove siamo arrivati e dove vogliamo andare.

L’archivio vede al suo interno anche l’integrazione di altri archivi storici... Nel 2011 abbiamo inglobato quello di Baracuta, con oltre 500 capi, mentre nel 2014 abbiamo rilevato una parte dell’archivio aziendale di Gianfranco Ferré, con le collezioni storiche disegnate da lui, insieme a capi di ispirazione e di supporto. Come celebrate l’anniversario? Abbiamo lanciato il progetto Wp Stories, illustrato sotto la lente dell’archivio, con una serie di video che raccontano il percorso dell’azienda attraverso interviste e approfondimenti a creator, brand manager e designer e veicolati tramite social media, newsletter e nei negozi. Per la prima puntata siamo partiti con il content creator Samuel Trotman, alias Samutaro. Come mai proprio lui? Samutaro è stata una scelta sicura, perché è


1.In questa immagine di archivio, Cristina Calori con suo padre Giuseppe 2. La Mackinaw Wool Cruiser jacket di Filson, un modello brevettato nel 1911 e attuale ancora oggi 3. Una proposta donna frutto della colab tra Barbour e House of Hackney 4. Il content creator Samutaro racconta in un video la storia di Wp

La scommessa è proprio questa ora, ossia cominciare a occuparsi sempre più del prodotto donna, nel quale crediamo tantissimo.

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Come è strutturata l’azienda oggi? Nonostante il momento di metamorfosi dovuto alla fase di crescita, mantiene l’impostazione originaria con gli headquarters a Bologna e tre showroom per l’Italia, tra cui quella direzionale a Milano. Gli addetti sono circa un centinaio. Abbiamo da poco a bordo come general manager Paolo Corinaldesi, tornato da noi dopo aver collaborato a lungo con Wp nel passato, e che si occuperà di ottimizzare i flussi interni. Intanto cominciano ad affacciarsi in azienda le nuove generazioni della famiglia, in vari reparti e con diverse responsabilità, facendosi a poco a poco le ossa.

È stato emozionante esplorare gli archivi di Wp. Penso che i giovani consumatori oggi vogliano comprare brand con questo forte heritage 3

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un content creator di assoluto livello nel panorama internazionale e nel mondo della moda. Dopo di lui altri personaggi di rilievo sono stati coinvolti, tra cui Dame Margaret Barbour, chairwoman dell’omonimo e storico brand inglese, Aaron Levine, art director di Spiewak, e Daiki Suzuki, direttore creativo di Baracuta.

Come porta avanti la ricerca di nuove label oggi? Nonostante il virtuale stia diventando sempre più importante, credo che l’approccio personale, il rapporto diretto tra esseri umani e la ricerca sui territori che hanno visto nascere un prodotto, non possano essere sostituiti facilmente da una ricerca nella barra di google. Continuerò a girare il mondo in cerca di novità e per allargare le mie visioni, seguendo i criteri che hanno caratterizzato tutta la vita di Wp: coerenza, autenticità, qualità, heritage e sostenibilità.

Avete messo a punto altri progetti per l’anniversario? Per promuovere e divulgare l’apertura dell’archivio abbiamo previsto una selezione di capi vintage dell’archivio e una capsule di T-shirt che raffigurano grafiche protagoniste del nostro percorso creativo in questi 40 anni, entrambe presenti sia online che nei Wp Store. Con che visione proietta Wp nel prossimo decennio? Vorrei continuare a spingere sull’innovazione digitale che così fortemente abbiamo accentuato da quando è arrivata la pandemia. Credo molto nei giovani e nelle nuove tecnologie: dobbiamo guardare avanti con coraggio ed elasticità mentale, affrontando le nuove sfide.

Ci sono nuovi marchi in arrivo? Abbiamo in corso rilanci di brand già in portafoglio come Spiewak o l’apertura di linee donna di grande potenzialità, come Baracuta e Filson. Ci sono poi nuovi brand in arrivo e delle novità di cui non possiamo ancora parlare.

Quali oggi le scommesse in corso con le diverse label in scuderia? Il momento che stiamo attraversando ci porta ad affrontare molte sfide contemporaneamente. Stiamo sostenendo con aperture di nuovi store e punti di distribuzione i brand distribuiti, Barbour e Blundstone, mentre per quelli in portafoglio con licenza e distribuzione globale, quali Baracuta, B.D. Baggies, Avon Celli, Filson e Spiewak, stiamo lavorando con molta attenzione alle future collezioni, oltre che a collaborazioni con altri marchi di respiro internazionale. Inoltre apriremo presto anche le linee donna di Baracuta e Filson.

Come chiuderà il fiscal year 2022? Contiamo su una crescita costante del fatturato a due cifre anno dopo anno, segnale incoraggiante per il contesto che ci circonda e soddisfacente per il lavoro svolto in queste stagioni di incertezza. Per quanto riguarda i mercati esteri, riscontriamo un’ottima domanda per i nostri brand e l’idea è quella di crescere anche fuori dal mercato italiano ed europeo dove, grazie all’e-commerce, nato l’anno scorso, stiamo ottenendo dei risultati importanti. I Wp Store hanno fatto da apripista al concept lifestyle: quante oggi le vetrine? I nostri store sono sempre stati la massima espressione dell’immaginario Wp, che va al di là dell’abbigliamento, e crediamo che la sincerità nel concept abbia fatto sì che diventassero punti di aggregazione per la comunità, rafforzando il legame con i clienti. All’interno delle nostre door inseriamo anche arredamento, mobilio e props, frutto delle ricerche svolte negli anni anche in questo mondo. Oggi contiamo su tre vetrine Wp a Bologna, Firenze e Riccione, sette Barbour e un Baracuta store, mentre stiamo lavorando a punti vendita europei di cui stiamo ancora visionando le location nelle principali capitali europee.  29


STRATEGIA CAREERS A CURA DI CARLA MERCURIO

Daniel Lee, genio e sregolatezza, ai blocchi di partenza da Burberry nell’era post Tisci Nei progetti del nuovo ceo Jonathan Akeroyd il designer britannico dovrebbe rafforzare le ambizioni di crescita legate alla griffe, forte degli ottimi risultati raggiunti da Bottega Veneta La nomina di Daniel Lee a direttore creativo di Burberry giunge a pochi mesi dall’insediamento del nuovo ceo della casa di moda, Jonathan Akeroyd. Il manager ha preso il posto di Marco Gobbetti (passato in Ferragamo), arrivando da Versace, dove ha contribito a riportare i conti in nero e ha gestito il delicato periodo del passaggio sotto le fila di Capri Holdings. Ora ha il compito di disegnare la Burberry del futuro secondo le sue visioni. Tra queste c’è sicuramente il ruolo affidato a Daniel Lee, ex Bottega Veneta, che ha preso il posto di Riccardo Tisci (il cui contratto scadrà a inizio 2023). Il cambio di direzione stilistica farebbe parte della nuova tabella di marcia messa a punto da Akeroyd: «Daniel Lee è un talento eccezionale, con una comprensione unica del consumatore luxury di oggi, e può vantare numeri

Robert Triefus super manager da Gucci alla scoperta dei mondi virtuali

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record di successo commerciale. La sua nomina rafforza le ambizioni che abbiamo per Burberry» ha dichiarato. Chissà che allo stilista inglese, nato a Bradford, questo ritorno a casa non giovi. Magari sarà fonte di maggiore serenità, aiutando a stemperare alcuni aspetti del suo carattere, che a quanto si è vociferato hanno concorso alla separazione lo scorso anno da Bottega Veneta, incarico arrivato dopo esperienze da Celine, Maison Margiela, Balenciaga e Donna Karan. Un distacco avvenuto nonostante Lee avesse portato una prospettiva inedita al marchio italiano, conquistando nuovi clienti e quote di fatturato anche nel 2020, annus horribilis per tutto il settore del lusso. Ma altri pensieri pesano sulla serenità di Akeroyd e riguardano le performance deludenti sul mercato cinese, che hanno portato a un primo

quarter chiuso con solo un +1% di ricavi a store comparabili, con vendite retail pari a 505 milioni di sterline, dai 479 precedenti. Cali che, tuttavia, non hanno impattato sulle previsioni nel medio termine, sempre all’insegna di una crescita hig-single digit. A incidere positivamente sono stati i risultati in Emea, l’andamento soddisfacente dell’abbigliamento e della pelletteria e l’incremento del customer engagement, complici investimenti sui social media. Intanto il valzer delle poltrone prosegue, perché nella maison c’è un’altra casella da coprire: è quella del direttore operativo e finanziario, lasciata di recente da Julie Brown.

IL DENIM EXPERT RINO CASTIGLIONE SOSTIENE GAS CON ALPHA SQUARE

GIORGIO PRESCA AL TIMONE DI FURLA PER GUARDARE AL FUTURO

Il contributo di un denim expert come Rino Castiglione sarà importante per sostenere il rilancio di un marchio iconico come Gas Milano 1984, passato di recente nella fila della Milano 1984 di Andrea Citterio, dopo un periodo su cui aleggiava lo spettro del fallimento. Forte delle esperienze maturate a bordo di marchi come Guess, Wrangler e Lee, Castiglione entra nel board dell’azienda in qualità di socio fondatore e ceo di Alpha Square, holding di investimento svizzera in capo a Paolo Agazzone, insieme ad Andrew Bordin, Andrea Citterio e altri investitori. La mission è riportare in pochi anni Gas a competere nell’arena del fashion.

Sarà Giorgio Presca a guidare il marchio Furla in questa nuova fase del suo sviluppo. La label italiana ha affidato al manager la carica di ceo, al posto del coo Devis Bassetto, che ha ricoperto il ruolo di ceo ad interim in seguito all’uscita lo scorso aprile del precedente a.d., Mario Sabatini. Con 30 anni di esperienza nel fashion in realtà come Golden Goose, Geox, Citizens of Humanity, Clarks, Presca punta a massimizzare il potenziale della label, che ha visto il fatturato scendere dai 502 milioni di euro del 2019 ai 290,8 nel 2020 della pandemia, poi risalito a 305,8 nel 2021. Un trend di crescita che sarebbe in progress, grazie a Emea, Nord America e Giappone.

Gucci mette sempre più a fuoco l’universo virtuale e il mondo del gaming, territori di sperimentazione importanti. Per questo la maison ha deciso di affidare un nuovo incarico strategico a Robert Triefus, l’executive arrivato da Armani nel 2008, che inanella ruoli sempre più prestigiosi all’interno della casa di moda. Alla poltrona di senior executive vice president Triefus aggiunge infatti quella di ceo di Gucci Vault and Metaverse Ventures, concentrandosi sulle opportunità emergenti per l’espansione del brand e dando ulteriore impulso alle strategie relative al metaverso e al gaming. Supervisiona inoltre Gucci Vault, lo spazio sperimentale online

lanciato nel settembre del 2021, al cui sviluppo sembra abbia dato un impulso fondamentale insieme ad Alessandro Michele. Tappa di un viaggio nel futuro, che lo scorso marzo ha visto il lancio del progetto 10Ktf Gucci Grail insieme allo store virtuale 10Ktf, con la presentazione di una serie di outfit in versione Nft, tra cui la limited edition SuperplasticxSuperGucci e la collaborazione con la piattaforma di gaming Roblox. A dare manforte a Triefus in questa avventura nei mondi virtuali la casa di moda ha promosso Micael Barilaro, attualmente new business gaming & collectibles director, a vicepresidente di Metaverse Ventures.


STRATEGIA NEWS A CURA DI ELISABETTA FABBRI

LUSSO RESILIENTE

Lvmh cresce quasi del 20% nel terzo quarter

La moda corre nei 9 mesi

Nonostante il contesto economico globale e il clima di incertezza il colosso francese del lusso Lvmh ha realizzato un aumento dei ricavi trimestrali del 19% a 19,8 miliardi di euro. Nei primi nove mesi dell’anno le vendite del gruppo che controlla marchi come Louis Vuitton, Christian Dior, Celine e Fendi si sono attestate a 56,5 miliardi, in crescita del 28% rispetto allo stesso periodo del 2021 (+20% a struttura e cambi comparabili). Tra gennaio e settembre il business che ha corso più veloce è stato quello della moda e dei leather goods (il maggiore in volume), che ha raggiunto i 27,8 miliardi, +24% su base organica. Seguono il retail selettivo (+20%), gli orologi e i gioielli (+16%), i vini e i liquori (+14%) e i profumi con i cosmetici (+12%). Mercati come l’Europa, gli Usa e il Giappone hanno beneficiato di una solida domanda locale e della ripresa dei viaggi internazionali, mentre l’Asia (Cina inclusa) ha registrato un basso livello di crescita nei nove mesi, anche se l’ultimo quarter ha evidenziato un’accelerazione, con il calo delle restrizioni. Il management

Vini e liquori

Ricavi in miliardi di euro

5,2

+14%

27,8

+24%

Profumi e cosmetici

5,6

+12%

Orologi e gioielli

7,6

+16%

Retail selettivo

10,1

+20%

Altre attività

0,2

+16,7%

56,5

+20%

Moda e pelletteria

Totale

si dice fiducioso di mantenere gli attuali livelli di sviluppo, tenendo sotto controllo i costi e facendo investimenti selettivi. Anche gli analisti hanno fiducia nel gruppo. Jefferies ha confermato la raccomandazione “da acquistare” sul titolo, con obiettivo di prezzo a 740 euro per azione, così come Bernstein il cui target resta a 811 euro. Sulle azioni Lvmh è un "buy" anche da parte di Barclays (con il target price a 840 euro), Ubs (con obiettivo a 749 euro) e JP Morgan (750 euro). Gli analisti di Deutsche Bank sono invece “neutrali” con target price a 750 euro.

NO DIVIDENDI AI SOCI

I profitti di Max Mara salgono a 214 milioni A fine 2021 i profitti consolidati di Max Mara Fashion Group sono saliti a 214,3 milioni di euro, dai 47,6 milioni dell’anno prima. Nonostante questo incremento, la famiglia Maramotti ha optato per un atteggiamento prudente con la sua holding della moda. Infatti non distribuirà alcun dividendo, in analogia con quanto deciso per le altre tre holding all’attivo: Cofimar (a cui fa capo la quota più rilevante di Credem Holding, che controlla il Credito Emiliano), Safe-Società Anonima Finanziaria Emiliana e Unity Re. In totale si stima che il patrimonio dei Maramotti ammonti a quasi 6 miliardi di euro.

SOTTO LA GUIDA DI FONTANA

Ricavi verso i 120 milioni per la Roberto Cavalli Ennio Fontana ha progetti ambiziosi per la Roberto Cavalli: il target per il 2023 è 120 milioni di euro di ricavi, dagli 84 milioni attesi per quest’anno (erano 45 nel 2020). «Stiamo lavorando per dare alla maison un respiro nuovo - spiega il general manager, arrivato nel 2020 -. Negli ultimi due anni abbiamo lavorato dietro le quinte e ora finalmente si concretizza tutta una serie di progetti, a cominciare dall’espansione del retail». La maison sta aprendo quattro nuove boutique Roberto Cavalli tra Europa e Asia. Negli Stati Uniti, dopo l’opening di Bal Harbour (Miami) sarà inaugurato uno store a Las Vegas nel primo trimestre del 2023 e successivamente a Houston, mentre è da poco attivo un nuovo outlet. Imminente a Roma una boutique diretta in via del Babuino, che include la sempre più importante collezione home. Un altro store a gestione diretta è appena stato avviato a Monte Carlo, all’interno del centro commerciale Le Métropole, mentre a Vienna e Kuala Lumpur sono state aperte due boutique in franchising, che si aggiungono alle sei esistenti. L’iperattività dei prossimi mesi dovrebbe portare l'azienda a quasi triplicare il fatturato nel giro di tre anni. Un forte contributo è previsto dalla linea Just Cavalli (turnover stimato 25 milioni), che dalla PE23 sarà gestita

internamente, in partnership con Swinger International, non più Otb. «Si occuperà della produzione e della distribuzione wholesale e franchising - precisa Fontana - mentre sarà a carico nostro la gestione dei monomarca e dell’e-commerce». In più c’è il contributo del canale digitale, dall’anno prossimo gestito in house. «A febbraio - anticipa il manager - parte l’e-shop Just Cavalli, mentre la piattaforma diretta Roberto Cavalli sarà attiva da giugno, quando scadrà l’accordo con Farfetch e la sua divisione Black & White». Un ulteriore sostegno arriverà dalle royalties dell’occhialeria, con la nuova licenza siglata con De Rigo, in partenza nel 2023, e dagli accessori (borse e calzature), sempre più importanti commercialmente. «Nel business delle scarpe saremo sostenuti da uno specialista come Zengarini, mentre per le borse stiamo lavorando internamente con risultati positivi: la nuova versione della Roar Bag (nella foto), che abbiamo presentato nell’ultima sfilata, ha ottenuto ottimi risultati in campagna vendita». Non mancano le iniziative legate al real estate: «Ci sono tre progetti in fase di sviluppo, due dei quali a Dubai e uno a Miami», conclude Fontana, ricordando anche il food e l’imminente rilancio dell’insegna Cavalli Caffè.

SHOPPING INTRA-FILIERA

Golden Goose acquisisce Italian Fashion Team Golden Goose compie un passo strategico nell’integrazione della sua filiera acquisendo Italian Fashion Team (Ift), suo principale fornitore, dall’a.d. Michele Zonno e dalla sua famiglia. Fondata nel 2007, Ift è specializzata nel design, produzione e commercializzazione di calzature di alta gamma per famosi marchi di lusso italiani. Nel 2021 il suo team di oltre 250 dipendenti ha prodotto più di 700mila sneaker. Michele Zonno continuerà a guidare Ift, al fine di mantenere forti i legami dell’azienda con la comunità locale di Casarano (Lecce) e gestire la nuova fase di sviluppo.

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INNOVAZIONE DATA PROTECTION DOPO IL CASO MONCLER La moda nel mirino dei pirati informatici I consigli degli esperti della sicurezza

Cybersecurity sfidante ma possibile con un approccio strutturato Gli esperti di sicurezza informatica ne sono convinti: tutti sono sotto attacco, nessuno è immune. E se l’anello debole è il fattore umano è anche vero che ciascuno in azienda può fare la sua parte, allo scopo di contrastare l’azione dei pirati informatici, sempre più a caccia di dati che valgono milioni di euro DI ELISABETTA FABBRI

Il 22 dicembre di solito è una giornata di preparativi per il Natale e di corsa agli ultimi acquisti per i regali. Non così per i criminali del cyberspazio, sempre a caccia di una falla per poter accedere ai dati delle aziende, diventati ormai uno degli asset in assoluto più preziosi di qualsiasi business. In quel giorno, lo scorso anno, a essere messi sotto attacco sono stati i sistemi informatici di Moncler, azienda del lusso da 2 miliardi di euro di ricavi annuali e 11,8 miliardi di capitalizzazione in Borsa. In gergo si parla di malware, o software malevolo, ma poiché è stato chiesto un riscatto

Secondo le statistiche, nell’85% dei casi l’attaccante entra in azienda rubando le credenziali di qualcuno l’attacco subito è di tipo ransomware. E non è un caso che sia scattato sotto le festività, quando il marchio dei duvet di alta gamma si trovava in uno dei momenti chiave del calendario delle vendite invernali. «I sistemi di sicurezza - ha rassicurato l’azienda a breve distanza dall’incursione ostile - hanno garantito la tempestiva identificazione dell’attacco e sono state prese le misure volte a bloccarne la diffusione, avvalendosi anche di esperti in materia di sicurezza informatica». Tuttavia, «alcuni dati riguardanti dipendenti, ex dipendenti, for-

Nell’immaginario collettivo gli hacker sono nerd in felpa e cappuccio. In realtà spesso si tratta di ingegneri organizzati in imprese criminali per studiare di continuo come attaccare un’altra azienda

nitori, consulenti e partner commerciali, il cui compito è studiare in continuazione nonché clienti registrati nel database, sono come attaccare un’altra azienda», allerta stati illegalmente esfiltrati». Alla richiesta Fabio Florio, business development madi riscatto non è stato dato seguito, come nager Smart City e Country digitalization precisato dal brand del Galletto. Non solo. acceleration leader di Cisco Italia, filiale «Tutte le autorità competenti sono state indel colosso Usa attivo nel networking e formate e, con riferimento alla violazione nell’IT, incluse le soluzioni per la sicurezdei dati personali (data breach), Moncler za informatica. La moda non è uno dei ha provveduto a effettuare le relative notisettori più colpiti e impreparati, secondo fiche al Garante per la protel’esperto: «Vediamo clienti del zione dei dati personali italiasettore maturi e altri meno. no ed estero, ove necessario». Tutti però sono accomunati In occasione della pubblicadall’essere sotto attacco, neszione dei risultati preliminari suno è immune». A mettere del 2021, lo scorso febbraio, sullo stesso livello i malcapiil gruppo ha reso noto che i tati è il modus operandi degli sistemi informatici erano staaggressori. «In base alle statiti completamente ripristinati stiche - nota Florio - nell’85% e che l’attacco malware e la dei casi l’attaccante entra in conseguente interruzione dei azienda rubando le credenziaFABIO FLORIO servizi IT non avevano avuto li di qualche dipendente. Lo CISCO ITALIA «impatti significativi sui risulfa secondo varie modalità: per La maggior parte tati dell’esercizio». L’aggresesempio con il phishing (l’invio delle aziende ha sione ha però portato a condi e-mail fraudolente per carpire capito che la sicurezza tabilizzare 2 milioni di euro dati, ndr) o attraverso un allenon è un costo di costi operativi straordinari, gato, se l’utente di un sito web ma un investimento «in particolare per consulenmalevolo lo scarica. A volte ze e attività di rafforzamento si tratta di incuria dell’utente della protezione dei sistemi». Stando ai nel gestire le password: un tema che si lega siti specializzati di cybersecurity, a Monalla scarsa cultura e conoscenza in matecler sarebbe stato chiesto un riscatto di 3 ria». Nel caso specifico delle manifatture milioni di euro. Pare che l’attacco sia stadel made in Italy va considerato che, dalla to rivendicato da una gang criminale di transizione verso il digitale iniziata con Inrecente costituzione, AlphV, nota anche dustria 4.0 in poi, si è resa necessaria la come BlackCat, che usa metodi sofisticati digitalizzazione delle imprese e delle caed è considerata tra le più pericolose del tene produttive via Internet, perché porta momento. Non si pensi però che si tratti di veri benefici come il potersi collegare da nerd in felpa e cappuccio, che nell’immagiremoto o fare una manutenzione preditnario collettivo identificano gli hacker. «Ci tiva. «Un mondo delicato che deve essere sono imprese con centinaia di ingegneri, protetto - dice il manager di Cisco -. Inol35


INNOVAZIONE DATA PROTECTION

Le tendenze nel ransomware dalle esperienze dei leader IT A gennaio 2022 una società di ricerca indipendente ha completato un’indagine coinvolgendo 1.000 leader IT imparziali sull’impatto del ransomware all’interno dei rispettivi ambienti, sui rimedi e sulle strategie future. Gli intervistati erano chief information security officer, professionisti della sicurezza e amministratori. Ecco una sintesi dei risultati.

Pervasività del ransomware

88%

è la percentuale di attacchi ransomware che hanno tentato di infettare i repository di backup. Il 75% di questi ha avuto successo

Riscatti

47%

è la quota di dati di produzione che sono stati crittografati con successo. Solo il 72% di essi era ripristinabile

22%

è la percentuale di quanti hanno ripristinato senza pagare il riscatto

29%

sono i casi di chi ha pagato il riscatto ma non è riuscito a ripristinare i dati

1

tre la gestione della sicurezza è diventata più complessa con l’affermarsi, durante la pandemia, del lavoro da remoto e dell’uso di device personali, privi delle protezioni di quelli professionali». Stando alle statistiche gli attacchi a scopo di estorsione sono in crescita esponenziale, anche se resta un certo numero di aggressioni a scopo ideologico o, anche per fomentare una guerra (vedi il caso dell’Ucraina). Quello degli hacker è, secondo gli esperti della cybersicurezza, un mondo fluido: non solo attivisti, non solo criminali, non solo antigovernativi. In ogni caso vale sempre la pena di proteggersi. «La maggior parte delle aziende - sostiene Florio - ha capito che la sicurezza non è un costo ma un investimento. L’evoluzione degli attacchi le mette in ginocchio. Bloccandosi perdono milioni di euro di business e non va trascurato il danno d’immagine: le statistiche stanno facendo emergere che il consumatore si fida sempre di più delle aziende che gestiscono bene la sua privacy». Ci sono delle regole base di sicurezza, quando si tratta

L’evoluzione degli attacchi mette le aziende in ginocchio, il blocco operativo fa perdere milioni di euro di attacchi ransomware (vedi anche box a pag.38). «Occorre tenere tutti i sistemi aggiornati con nuove versioni di software e avere sempre backup dei dati aggiornati - elenca il manager di Cisco -. Lo stesso backup deve essere protetto». Inoltre è raccomandato tenere un inventario aggiornato delle proprie risorse informatiche e condurre continue valutazioni dei rischi, per scoprire eventuali vulnerabilità. I dati più riservati andrebbero crittografati e sarebbe meglio segmentare la rete di 36

Tecnologie per la sopravvivenza

84%

sono le organizzazioni che si affidano ai log di backup o alla leggibilità dei supporti, per garantire la recuperabilità. Solo il 16% esegue verifiche regolari, ripristinando e testando la funzionalità

Allineamento organizzativo

52%

è la quota di chi, dopo un attacco ransomware, ha prima di tutto ripristinato i dati in una sandbox (area isolata dal sistema)

49% sono coloro che ritengono necessaria una revisione significativa o completa dei team di backup e sicurezza informatica

33%

è la quota di strategie sul ransomware dei team informatici che include verifiche o garanzie di pulizia

Fonte: Veeam

accesso. Tutti i dipendenti, poi, dovrebbero avere competenze di base sulla cybersicurezza. In più vale la pena di prestare attenzione alle guide al ransomware di enti governativi, come la Cisa-Cybersecurity and Infrastructure Security Agency e il Nist-National Institute of Standards and Technology, restare informati sui più recenti rischi e tattiche difensive e predisporre un piano per la gestione delle minacce inattese. A questo proposito, il gruppo privato di cyber intelligence e ricerca sulle minacce informatiche Cisco Talos - 350 persone tra ricercatori, analisti, ingegneri, sviluppatori e linguisti - si impegna a difendere le aziende dalle minacce informatiche più recenti e a scoprire le vulnerabilità nei software. Inoltre mette a disposizione tutte le informazioni sulle nuove minacce e le ricerche sul suo blog, attraverso una newsletter, ThreatSource, sui social media e con i podcast Beers with Talos. Ogni giorno i suoi esperti riescono a controllare 600 miliardi di email e risolvere 170 miliardi di richieste Dns-Domain name system, arrivando a monitorare circa il 2% del traffico mondiale. Più di qualsiasi altro fornitore di sicurezza al mondo, come sottolineano dalla Cisco.

«Si dovrebbe avere una maggiore consapevolezza, in azienda, dell’impatto degli attacchi», sostiene Alessio Aceti, ceo e fondatore di Sababa Security, società della cybersicurezza nata nel 2019 e quotata sull’Euronext Growth di Milano dal dicembre 2021, anno in cui ha realizzato un +193% dei ricavi, a 4,9 milioni di euro. «Fino a poco tempo fa - aggiunge - si parlava di virus banalizzando, in quanto si vedevano come un problema in capo alla struttura IT. Oggi gli attacchi sono sempre più sofisticati e complessi, tanto da fermare l’operatività per giorni, se non settimane o mesi». In più viene chiesto un riscatto, che non andrebbe mai pagato, perché si paga un criminale di cui non si sa se restituirà i dati oppure no. E stanno cambiando le procedure: oggi gli attaccanti portano via i dati e li copiano sui propri sistemi, minacciando che se non viene pagato il riscatto saranno pubblicati su Internet, non solo nel dark web. «Riescono a ottenere di tutto: informazioni sensibili, brevetti, marchi, contratti con clienti e fornitori - sottolinea l’a.d. di Sababa Security -. Io cerco di sensibilizzare il management sulla portata del problema che dovrebbe essere posto all’attenzione del board, non solo dell’area


1. Lo scorso anno, sotto Natale, Moncler è stato colpito da un attacco ransomware 2. In un mondo sempre più connesso si moltiplicano i rischi di attacchi informatici

IT. La sicurezza significa sforzi importanti a livello di budget, ma se è messa in un angolo diventa un discorso difficile». «Ciò che osserviamo nel caso del manifatturiero - prosegue - è che spesso chi gestisce la produzione non ha autorità in fatto di sicurezza, gli impianti non sono protetti in modo adeguato. Il ceo e l’area controllo di gestione sembrano più che altro concentrati sull’andamento delle vendite. Dimenticandosi della sicurezza, rendono i sistemi più facili da violare». Non manca solo la sensibilità ai rischi. «C’è un enorme carenza di talenti in questo settore - nota Aceti -. La nostra sfida è trovare persone da assumere e, se è difficile per noi, figuriamoci per un imprenditore del made in Italy che valuti di costituire una struttura interna ad hoc. Per di più il business della moda non ha molto appeal agli occhi di un esperto di sicurezza informatica, rispetto ad altre realtà come le società di servizi o l’automotive, perché pensa che avrà a che fare quasi sempre con gli stessi problemi». «Di fatto l’esperto di cybersecurity non

Spesso manca una metodologia di valutazione della sicurezza basata su standard internazionali esiste - chiarisce Aceti -. Analisti, integratori, ingegneri: nel nostro team abbiamo persone appartenenti a 10 profili diversi». Anche per questo molte aziende decidono per l’outsurcing. Parte del business di Sababa è la formazione non solo di specialisti interni, ma anche di chi lavora nelle imprese. «Notiamo che in diverse aziende manca una metodologia di valutazione della sicurezza partendo da uno standard internazionale - afferma il fondatore -. Talvolta, seguendo una moda, investono in tecno-

mirate ma si tratta di un palliativo: aiutano a pagare ma tutto il resto non viene risolto». Comunque una soluzione univoca non esiste: «Si tratta di un processo integrato, a strati. All’attacco Veeam reagisce con una strategia basata su tre pilasti: l’identificazione, la protezione e la ripartenza. Va fatta una detection della problematica il prima possibile: prima mi accorgo, prima reagisco. Se ho un report che giornalmente dice che ho attivato tutte le procedure di protezione posso stare tranquillo, diversamente bisogna intervenire. Il backup è l’ultima 2 linea di difesa, il salvagente, ma da solo non basta». Infatti logie nuove, che poi sfruttaanche gli hacker sono arrivati no al 20%. Così pensano di ad attaccare i backup. «Vanrisolvere la questione, invece no protetti con tecnologie di non servono a nulla perché immutabilità - spiega Di Begli attacanti sfruttano le aree nedetto - così da non potere grigie». Meglio, a suo avviso, essere modificati o eliminati. affidarsi a società che si occuIn più si possono custodire in pano in modo verticale di siuna “bolla”, salvandoli presso curezza, anziché seguire certi un cloud provider». Il dato di operatori IT che si spacciano ALESSIO ACETI SABABA SECURITY backup può essere cifrato, così per esperti di cybersecurity. l’azienda è l’unica in grado di Alessio Di Benedetto, re- Si dovrebbe avere leggerlo. Il backup deve anche gional technical sales director una maggiore essere verificato: il controllo South Europe dell’americana consapevolezza, in del suo corretto funzionamenVeeam, leader nelle soluzioni azienda, dell’impatto to si può fare manualmente per la protezione dei dati, pen- degli attacchi. all’interno ma è costoso, mensa che la moda sia un ottimo I virus non sono solo tre Veeam propone una soluterreno di caccia per i pirati un problema della zione che fa il backup e subito informatici. «Amministrazio- struttura IT il test. Quanto alla ripartenza, ne, produzione, distribuzione deve essere gestita in modo intelligente e e logistica, disegni, brevetti, proprietà inveloce. «Noi facciamo partire un sistema tellettuali, statistiche sui clienti, marketing immediatamente dal disco di backup - spiee comunicazione: tutti lavorano con sistega l’esperto di Veeam - poi in background mi informativi - dice -. I dati sono come il ci si occupa di risistemare le cose. Più factesoro dentro il castello, il data center, e cio prove, test di backup e restore, più sarò antivirus, antispam, firewall servono a imal sicuro». Non c’è solo la ripresa dell’opepedirne l’accesso. Ma se prima il castello ratività da assicurare: vanno rispettate delle era fisico e si accedeva ai sistemi aziendali regole. «In base al regolamento europeo di solo dagli uffici oggi il perimetro si è allarprotezione dei dati Dgpr - nota Di Benegato con il cloud, lo smart working, le reti detto - le aziende colpite sono costrette a retail distribuite e l’e-commerce. E sono denunciare l’attacco. La legge dà indicazioaumentati i rischi». Veeam agisce quando ni e impone delle penalità a chi non prova il virus è già penetrato e - lo sanno bene di avere fatto il possibile per non subire un i suoi esperti - l’anello debole è il fattore attacco». «C’è anche un problema di brand umano. «Noi consigliamo di tenere sempre recognition: il consumatore può decideaggiornati i sistemi hardware e software re di non fidarsi più - continua -. Si pensi all’ultimo livello di sicurezza, se no si laallo scalpore suscitato in estate dall’attacco scia aperto un “portone” - dice il manager hacker alla Regione Lazio, che ha portato di Veeam -. Le tipologie di attacco sono al blocco della campagna vaccinale». La tante e il più pericoloso è il ransomware. Polizia Postale è arrivata a individuare che Tutti, compresi la Polizia Postale e le assoil computer da cui sono stati rubati gli acciazioni isituzionali che lavorano contro gli cessi era quello di un dipendente in smart attacchi, sconsigliano di pagare il riscatto. working. Il ransomware era riuscito ad anLe assicurazioni propongono delle polizze 37


INNOVAZIONE DATA PROTECTION

1. Dietro la maggior parte degli attacchi c’è l’errore umano. Dall’osservatorio di Veeam, che conta 450mila clienti nel mondo, nel 2021 tre aziende su quattro hanno subito almeno un attacco

conclude Florio -. Aziende come la nostra devono fare il possibile per mettere a disposizione soluzioni e servizi che alzino il livello di protezione generale. Al momento uno dei nostri servizi più diffusi è Incident Response in capo a Cisco Talos: se un’impresa è attaccata, qualsiasi sia la sua dimensione, può chiamare qualcuno che l’aiuta a risolvere il pro1 blema. Inoltre in Italia già un milione di Pmi si protegge con Tim Safe Web, servizio in abdare così in profondità da criptare anche il bonamento fatto in cloud per gli utenti Tim backup. L’ideale, secondo Veeam, è avere tre che blocca la navigazione sui siti malevoli». copie dei dati, conservate su due tipi di sup«La tendenza è che si sarà sempre più esposti porto differenti, di cui almeno una in una loal furto di dati e che le modalità di protecalità lontana. Ma che futuro si prospetta al zione cambieranno - prospetta Aceti (Sabamondo della data protection? «Credo che biba Security) -. Basti pensare al diffondersi sognerà abituarsi a una situazione continua delle applicazioni cloud e ai nuovi modi di di attacco e difesa - risponde Florio (Cisco) lavorare che stanno emergendo: già oggi ci -. Vediamo soprattutto due criticità. In prisono startup che non hanno una sede con mis la carenza di risorse in grado di studiare uffici fisici. I marchi della moda si avvalgono e capire come applicare la sicurezza in aziendi call center, chat, Crm gestiti da società di da: gli analisti e gli ingegneri che ci sono cloud computing: non sono più i attualmente non bastano. La possessori dei dati, comunicano seconda è data dal livello culattraverso sistemi che non sono turale in materia di cybersii loro. L’evoluzione è come procurezza, che va alzato partenteggere questo nuovo sistema di do dai più giovani». In tal senlavoro». «Il futuro sarà sempre di so Cisco Italia è partner per più una sfida, perché la tecnoloil master sulla cybersecurity gia aiuta ma apre a nuovi rischi dell’Università Bocconi e - ribatte Di Benedetto (Veeam) -. del Politecnico di Milano Penso all’Internet delle cose e al e nel 2020 ha fondato a Mifatto che gli hacker sono entrati lano, presso il Museo Na- ALESSIO persino nei sistemi di video-sorzionale Scienza e Tecnolo- DI BENEDETTO veglianza dei bambini in culla». gia Leonardo da Vinci, un VEEAM «Vanno verificate le best practiCybersecurity Co-Innovation Il futuro sarà sempre ce e scelti dei professionisti non Center, che favorirà lo svilup- di più una sfida, improvvisati. Così - conclude - le po di competenze e soluzioni perché la tecnologia imprese potranno concentrarsi di nuova generazione. «C’è ci aiuta ma apre sul loro core business».  anche un tema tecnologico - a nuovi rischi

REPORT CLUSIT 2022

Attacchi nel mondo in aumento del 10% Nel 2021 gli attacchi nel mondo sono aumentati del 10% rispetto all’anno precedente, e le nuove modalità dimostrano che i cyber criminali sono sempre più sofisticati e in grado di fare rete con la criminalità organizzata, come emerge dal Rapporto Clusit 2022. Secondo i ricercatori dell’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica gli attacchi si sono verificati per lo più in America (45% dei casi). In Europa hanno superato un quinto del totale (21%, dal 16% dell’anno precedente). Il cybercrime è la motivazione dell’86% degli attacchi. I dati del Security Operations Center di Fastweb fotografano la situazione italiana: nel 2021 si sono registrati oltre 42 milioni di eventi di sicurezza, +16% rispetto al 2020. Tra i trend più rilevanti per l’Italia, c’è la continua crescita dei malware e botnet, con un +58% del numero di server compromessi. In più, la penetrazione delle infezioni inizia a essere rilevante anche nel mobile. Da noi i settori più colpiti si confermano il finance-insurance e la Pubblica amministrazione (50% dei casi). L’industria è passata dal 7% al 18% dei casi, subendo la maggiore accelerazione.

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UNA GUIDA DI CISCO

Sei consigli per rendere Internet un posto sicuro Ottobre è il mese europeo della cyber sicurezza. Per l’occasione Cisco ha redatto una mini-guida di sei consigli utili per far fronte, agli attacchi ransomware. Prevenire l’infiltrazione. La maggior parte degli attacchi ransomware avviene tramite un allegato e-mail o un download dannoso. È possibile bloccare i siti web, le e-mail e gli allegati sospetti attraverso un approccio alla sicurezza a più livelli e un programma di condivisione dei file sicuro e approvato dall’azienda. Tenere sotto controllo le attività della rete aziendale, scegliendo una soluzione per la sicurezza informatica che unisca in un unico luogo tutte le informazioni, l’analisi e la capacità di rispondere a un attacco in modo rapido. In quest’ottica è importante fare un inventario accurato e aggiornato delle risorse informatiche: macchine vecchie e dimenticate spesso sono una via d’accesso per gli aggressori. Conoscere il nemico attraverso la threat intelligence, cioé la raccolta di informazioni, da varie fonti, sugli attacchi informatici. È fortemente consigliato tenersi informati non solo sui rischi ma anche sulle tattiche difensive più recenti. Aggiornare con regolarità i software utilizzati. Controllare e applicare sempre gli aggiornamenti più recenti. Gli hacker sono alla ricerca di software senza patch. Sfruttare il backup, che va sempre eseguito, in modo che i dati possano essere recuperati in caso di emergenza. I backup vanno archiviati offline così da non poter essere trovati. Occorre sviluppare un piano che possa aiutare a ottenere un ripristino dei dati su larga scala, che garantisca la continuità aziendale. La maggior parte degli attacchi avviene a causa di un errore umano. Condividere le conoscenze sulla sicurezza informatica è un dovere di tutti: le aziende e i dipendenti devono avere familiarità con la sicurezza informatica e con il ransomware, essere informati sull’importanza delle password, su come riconoscere un’e-mail di phishing e su cosa fare se ricevono una comunicazione sospetta.



FOXTOWN FACTORY STORES for

FOXTOWN: 27 ANNI DI STORIA E CRESCITA, CON LO SGUARDO SEMPRE AL FUTURO Correvano gli anni Novanta quando Silvio Tarchini apriva a Mendrisio il primo Factory Outlet Center del Sud Europa. Un Centro che non ha mai smesso di crescere e che, dai 40 negozi del 1995, è arrivato a 160, proiettandosi verso i 200 entro fine 2022. Con un’attenzione non solo ai numeri e al servizio, ma anche alla tutela dell’ambiente.

A 27 anni dalla sua nascita a Mendrisio, in Svizzera a soli sette chilometri dal confine italiano, FoxTown Factory Stores continua a investire sulla crescita, per offrire il massimo del servizio ai brand e ai milioni di visitatori provenienti da ogni parte del mondo, che lo considerano una meta irrinunciabile per uno shopping di qualità, ma a prezzi ridotti dal 30% al 70% per tutto l’anno. L’ampliamento annunciato l’anno scorso, che ha comportato un investimento di oltre 10 milioni di franchi, è giunto a compimento lo scorso giugno, in base a un progetto firmato dall’architetto Mario Botta che coniuga il design moderno e l’attenzione alla sostenibilità, grazie all’utilizzo di materiali di recupero. I negozi, attualmente 160, sono destinati a diventare quasi 200 entro fine anno, consolidando la

posizione di FoxTown come leader tra gli outlet europei. Il sogno del fondatore Silvio Tarchini è dunque più che mai realtà in divenire e con numerose frecce ancora al proprio arco. Correvano gli anni Novanta quando Tarchini, imprenditore immobiliare del Canton Ticino, diventò pioniere di un nuovo modello distributivo - già affermato negli Usa e nel Regno Unito - portando a Mendrisio il primo Factory Outlet Centre del Sud Europa. Molta visione ma anche un’attenta valutazione sulle reali potenzialità del progetto portarono all’apertura, il 4 novembre 1995, frutto di una approfondita analisi di esperienze internazionali simili e di un’altrettanto dettagliata ricerca del mercato di riferimento. Nasceva così un tempio del lusso, dell’eleganza ma anche dell’accessibilità a livello di prezzi, il cui

www.foxtown.com

nome si rifà alla volpe (Fox), emblema di furbizia, e alla città (Town), ossia un luogo dove vivere un’esperienza a 360 gradi tra shopping, entertainment e persino una puntata, per chi vuole, al Casinò interno. Una formula che funzionava ieri e si conferma di successo oggi, anche grazie a una posizione strategica. FoxTown si trova sulla rete viaria Milano-Zurigo, è vicino ad aeroporti di portata internazionale e si avvale di un nuovo collegamento diretto con la stazione ferroviaria di Mendrisio San Martino, incentivando una mobilità sostenibile. Del resto, l’impegno green del Gruppo Tarchini è sempre più forte, nel contesto di una strategia improntata all’eccellenza: del servizio, dell’offerta e non ultimo del rispetto dell’ambiente, ormai un asset strategico a tutti gli effetti.


INNOVAZIONE SHOPPING EXPERIENCE SFIDE CREATIVE ED ECONOMICHE Le applicazioni anche nella riduzione dei resi Il the next big thing della tecnologica

Realtà aumentata, dall’engagement alla sostenibilità: per i brand un’opportunità reale Nonostante l’attenzione mediatica sia concentrata sull Metaverso, grandi e piccoli player del settore non perdono di vista i progetti legati alla realtà aumentata. Il successo sul mercato è legato alla possibilità di estendere, dopo borse e accessori, la tecnologia try on all’abbigliamento. A intereressare le aziende ci sono anche la possibilità di tagliare i resi, migliorando l’impatto ambientale, e l’ottimizzazione dell’operatività.Tra i limiti allo sviluppo più che i budget, l’assenza di esperti da internalizzare DI ANDREA BIGOZZI

Mentre al fashion month si pensava al pianeta terra, con gli stilisti che hanno portato in scena collezioni alquanto concrete e conservative, davanti ai loro computer gli esperti di cultura digitale e di gaming, assoldati da retailer fisici e online e dai big player della moda e del lusso, erano impegnati a immaginare esperienze di acquisto avveniristiche. L’obiettivo è quello di farsi trovare pronti all’appuntamento con il Metaverso, ma nell’attesa che questo mondo parallelo si concretizzi (e perché questo accada bisognerà attendere almeno cinque anni, stando alle stime del suo sostenitore e artefice principale, Mark Zuckerberg), è la realtà aumentata la tecnologia che promette di dare - a breve - nuova linfa allo shopping online e non solo. L’AR - che potrebbe diventare una delle componenti più strategiche nelle realizzazione del Metaverso - permette di sovrapporre elementi digitali al mondo fisico attraverso l’utilizzo di uno schermo

Il mercato dell’AR nel commercio al dettaglio vale già 2,3 miliardi di dollari. Saranno 23 nel 2032 - che sia quello del telefono o di un visore dedicato - di una fotocamera e di sensori ed è quindi molto diversa, se non addirittura antitetica, alla Realtà Virtuale, con cui viene spesso scambiata, che invece descrive un mondo digitale, speculare rispetto al mondo reale ma totalmente artificiale. «L’esperienza il più possibile simile a quella che il cliente finale potrebbe avere in negozio sarà la leva che farà crescere in futuro lo shopping online - prevede Geoffrey Perez, head of global Luxury di Snap Inc, gruppo media americano che preferisce investire risorse nell’implementazione dell’AR piuttosto che nel Metaverso - ma vogliamo che queste esperienze siano nel mondo reale, con l’essere umano che resta protagonista. Per come la vediamo noi, aggiungere un filtro alla realtà è da preferirsi alla creazione di una realtà virtuale alternativa». Di que-

1 1. Le sneaker B27 di Dior provate con un filtro AR di Snapchat. Il ritorno dell’operazione è stato sei volte l’investimento. 2. Sunnei ha sperimentato la realtà aumentata nel 2022 per la collezione Objects II: sull’e-shop del brand era possibile, attraverso un configuratore che sfrutta l’AR, vedere in anteprima la resa degli oggetti nello spazio desiderato.

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sta tecnologia si parla ormai da tempo, ma solo recentemente nel settore moda ha iniziato a mostrare concretamente il suo vero potenziale. «L’interesse per l’AR è legato principalmente a tre obiettivi: il coinvolgimento dei clienti finali, esteso però anche all’ ambito B2B, l’eccellenza operativa e la sostenibilità», fa il punto Nicola Antonelli, chief marketing officer di LuisaViaRoma, che insieme ad Andrea Panconesi ha da poco fondato Wear3, marketplace decentralizzato, che sviluppa tutti i nuovi mondi in sviluppo del digitale. «Sono convinto - dice - che nei prossimi mesi assisteremo a un’accelerazione da parte delle aziende del settore fashion nell’implementazione 41


INNOVAZIONE SHOPPING EXPERIENCE

Resta basso il tasso di utilizzo, ma l’AR batte Nft e Blockchain

1. Pull&Bear usando la realtà aumentata ha lanciato un camerino virtuale di sneakers. L’AR è ancora poco applicata sulle calzaure femminili con tacco 2. Burberry ha creato una funzionalità di AR sul suo e-shop che consente ai clienti di posizionare virtualmente un modello in scala reale della borsa Lola all’interno dell’ambiente scelto.

Livelli di adozione e di test

NASCENT

EMERGING

ESTABLISHED

ADOPTED

Fonte: Bain & Company - Comité Colbert

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delle tecnologie in ambito virtuale. Nessuno, specie in Italia, vuole farsi trovare impreparato, come avvenuto con l’esplosione dell’e-commerce». Secondo un’analisi condotta quest’anno dalla società di consulenza Bain & Company e da Comité Colbert (associazione che unisce 92 aziende del lusso francese, 17 istituzioni culturali locali e altre sei società europee dell’alto di gamma), il livello d’impiego di questa tecnologia è ancora relativamente basso, ma in fase di accelerazione. Attualmente l’AR mostra un tasso di adozione fra le 75 aziende campione del 25%, ma un altro 25% si dice pronto a testarlo entro i prossimi tre anni. La posta in gioco è molto alta: l’utilizzo dell’AR è destinato a cambiare non solo le modalità di comunicazione e lo storytelling dei brand di moda, ma anche quelle di acquisto e vendita online. Le stime indicano che il mercato globale della realtà aumentata nel commercio al dettaglio vale attualmente circa 2,36 miliardi di dollari, una cifra significativa, ma destinata a crescere, secondo le previsioni fino a quota 23 miliardi entro la fine del 2032. Entro il 2025, inoltre, il 18% dei consumatori Gen Z la impiegherà prima di un acquisto. Per capire quanto di questa montagna di soldi sarà generato dal settore fashion, molto dipenderà dall’utilizzo che questa tecnologia avrà nell’abbigliamento. La realtà aumentata ha già mostrato la sua utilità nei settori dell’arredamento, del beauty, delle sneaker, dell’eyewear, ma è nel campo del ready-to-wear (dove gli esempi di try on, ovvero la prova digitale, si limitano ai piumini e a rigidi più facili da rappresentare sul corpo umano) che questo strumento deve riuscire a lasciare il segno, diventando finalmente mainstream. «I marchi del settore moda e lusso hanno iniziato a interessarsi alle nostre tecnologie - ricorda Perez di Snap Inc - non appena siamo riusciti a creare og42

getti virtuali 3D, in tutto e per tutto simili ai prodotti reali. Il primo progetto significativo è stato con Louis Vuitton nel 2019, poi le collaborazioni si sono moltiplicate, specie per accessori e borse». «Ora - prosegue Perez - la sfida che ci attende è quella dell’abbigliamento, dove stiamo facendo passi avanti importanti su aspetti come la simulazione del tessuto e la tecnologia di rilevamento del corpo, ma potrebbe volerci ancora un po’ di tempo prima di poter offrire un servizio try on virtuale in realtà aumentata dello stesso livello di borse e accessori». L’AR, inserita in una dimensione omnichannel in risposta alle nuove esigenze dei consumatori che si muovono fluidi tra i canali, si preannuncia come il tipico esempio di una rivoluzione che toccherà ogni sfera dello shopping, non solo quello online: entrerà anche nei camerini dei negozi, dove i magic mirror elaboreranno grandi quantità di dati in pochi

secondi per fornire informazioni personalizzate. Una funzionalità che non è prerogativa solo dei big brand e dei grandi gruppi, ma anche dei i marchi di nicchia o emergenti. L’investimento economico non deve necessariamente essere massiccio. «Con la realtà aumentata - ricordano Loris Messina e Simone Rizzo, fondatori del marchio Sunnei - si sono fatti vari esperimenti, da filtri Instagram con cui provarsi nostri orecchini o occhiali, all’utilizzo sul sito per poter posizionare nel proprio ambiente circostante i pezzi della collezione Sunnei Objects, in modo da capirne meglio aspetto e dimensioni». «Questa capacità di creare un ponte tra il digitale e il reale - sottolineano - può essere utilizzata con uno scopo ludico, come per i filtri di Instagram, ma anche operativo. Pensiamo all’uso che potrebbero farne il team design nella creazione, a quello del prodotto nello scambio di informazioni con

È l’engagement del cliente a spingere verso le nuove tecnologie Obiettivi strategici svolti dalla tecnologia (Index = 100)

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17 Seamless HyperAugmented experience personalization experience

Precision and anticipation

Client engagement

Fonte: Bain & Company - Comité Colbert

Operational efficiency/ robotization

Traceability and authenticity

Operational Excellence

Product excellence

Sustainability

Sustainability

Innovative products


THE DEMATERIALISED

Moda digitale? Non è solo un’hype The Dematerialised è un marketplace dove è possibile provare e comprare abiti virtuali e Nft. Un ambiente ludico ed esperienziale, meta-fisico, ma che porta vero business. Ne abbiamo parlato con Adriana Bolton, Head of Growth and Metaverse Partnerships. DI ANGELA TOVAZZI

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i fornitori, al team sales nell’interagire con i clienti buyer, perché anche loro chiedono engagment». L’AR è vista vantaggiosa anche sul fronte della sostenibilità. Secondo Snap Inc il try on virtuale potrebbe ridurre del 37% i resi di chi fa shopping online, dando una mano all’abbattimento dell’impronta di carbonio delle aziende. «Più che sui resi, che resteranno il tallone di Achille dell’e-commerce, penso che in futuro l’AR potrà contribuire alla riduzione della sovraproduzione di merce», commenta Antonelli, che però avverte: «È la mancanza di competenze interne, per sfruttare le tecnologie in questione, che rischia di mettere un freno alla voglia delle aziende del lusso di diventare leader e non

In futuro l’AR potrebbe dare un contributo chiave alla riduzione della sovraproduzione di merce più follower nel campo dell’AR». Realtà come Gucci e Otb stanno creando divisioni interne per lo sviluppo di progetti e contenuti destinati al mondo virtuale, ma in generale il settore si affida a consulenti. «Anche perché trovare professionalità in questo ambito – spiega il co-founder di Wear3 - è difficile: i giovani esperti, richiestissimi, attualmente preferiscono essere operativi in altri campi, come quello dei videogiochi, piuttosto che nella moda». Pressoché necessario quindi affidare l’implementazione del mondo digitale/virtuale/tridimensionale a consulenti, spiegando bene con quali obiettivi - fra interazione con il cliente, operatività B2B e sostenibilità - l’azienda si avvicina all’AR. Meglio non farsi prendere da forme di bulimia. 

Il nome è già un programma: The Dematerialised. Nata a Londra nel 2020, questa piattaforma si è affermata in poco tempo come un importante marketplace per la moda Nft, stringendo partnership con numerosi fashion brand. Pensiamo a Karl Lagerfeld (la collezione DMAT X Karl Lagerfeld è andata sold out in pochi secondi dopo il lancio) oppure a Rebecca Minkoff e Nicholas Kirkwood: marchi che hanno già utilizzato questo spazio virtuale per la vendita di abiti digitali e Nft destinati agli avatar che popolano il metaverso. Una dimensione parallela e intangibile che, come ci racconta Adriana Bolton, Head of Growth and Metaverse Partnerships di The Dematerialised, apre nuovi scenari – e business tangibili – per l’industria della moda. Quali i punti di forza di The Dematerialised? Collaboriamo con oltre 30 brand di diversa estrazione – ma l’elenco si sta allungando – con i quali stringiamo una partnership a tutto tondo, seguendoli in tutte le fasi del processo. Siamo l’analogo digitale di un concept store che funziona con un sistema a drop, con lanci di prodotto in tempi ben precisi. Cerchiamo di sviluppare una web community strategy insieme ai marchi, perché è il concetto di comunità che connette brand e utenti, anche quelli che nel mondo fisico non possono permettersi pezzi di lusso. La community rappresenta davvero la specificità degli Nft, che sono prodotti intangibili come lo sono per esempio le azioni. Con la differenza che in Borsa, quando compri delle azioni, investi in valori che speri che crescano, ma non hai una relazione diretta con il bene di per sé stesso. Investendo negli Nft, invece,

entri a far parte di una comunità di riferimento: non solo quella del brand, ma anche quella dei creatori delle proposte digitali. Gli avatar del metaverso mantengono la stessa identità del mondo fisico? Gli avatar rischiano decisamente di più. C’è l’anonimato e dunque non si è così esposti al giudizio degli altri, come succede nella realtà. Quando entri nella dimensione virtuale entri in una logica del “mistero”, puoi giocare, puoi sperimentare, puoi avere anche più di un avatar. Uno scenario dalle dalle grandi potenzialità.

C’è ancora scetticismo nei confronti di questa dimensione immersiva…come vede il futuro? Il futuro evolverà di pari passi con l’evoluzione della tecnologia e ci sarà solo da guadagnarci. Pensiamo a Gucci: quando ha debuttato nel metaverso ha aperto un dialogo con un’audience che prima non aveva, conquistando quindi un nuovo spazio di business. Quali sono i vostri progetti futuri? Tantissimi. Abbiamo appena lanciato un’iniziativa per vendere le creazioni di alcuni designer ucraini, che gli utenti possono provare e comprare sotto forma di Nft in un ambiente giocoso e ad alto tasso di engagement. E ora stiamo lavorando a un bellissimo progetto che ha a che fare con la musica. Ma non posso anticipare altro. 

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STRATEGIA BEAUTY TECH

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TRA REALE E VIRTUALE Il ruolo di AI e AR nella cosmesi Verso l’hyper personalization

Sono gli algoritmi, bellezza Le tecnologie che hanno salvato lo shopping durante la pandemia sono qui per restare. Intelligenza artificiale e realtà aumentata stanno rivoluzionando l’ecosistema beauty e aprono la strada a esperienze e prodotti sempre più on demand. Le nuove parole d’ordine? Engagement, personalizzazione e gamification DI ANGELA TOVAZZI

Spesso le opportunità nascono dalle difficoltà. A distanza di due anni dall’inizio della pandemia, quando il digitale ha cambiato marcia per superare le distanze imposte dai lockdown, possiamo dire con certezza di vivere in un mondo ancora più connesso e informatizzato, dove algoritmi, intelligenza artificiale e realtà aumentata stanno forgiando nuovi modelli di business e rivoluzionando il modo di fare shopping. Soprattutto nel settore della bellezza, che su questi tool sta fondando l’esperienza d’acquisto del futuro: un’esperienza che sarà sempre più interattiva, immersiva e soprattutto altamente personalizzata. «Il Covid ha indubbiamente accelerato l’utilizzo delle tecnologie AI (Artificial Intelligence) e AR (Augmented Reality) – spiega Alice Chang, ceo di Perfect Corp., realtà con sede a Taiwan che sviluppa software per oltre 400 marchi worldwide – e oggi i

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Fondotinta e rossetto perfetti? L’esperto di make-up è il virtual try-on brand sono in grado di creare una shopping experience tailor made per i clienti, che hanno la possibilità di testare prima di acquistare online». Un discorso che vale soprattutto per i fondotinta (quale colore sta meglio sul mio incarnato?), per i rossetti (meglio un gloss o un colore mat?), ma che può avere mille applicazioni, dalle tinte per i capelli ai prodotti skin-care. I beauty brand che si sono affidati alla tecnologia con servizi di try-on (ossia di prova virtuale) hanno raccolto risultati decisamente interessanti. Perfect Corp. cita l’esempio del marchio Nars Cosmetics per la cate-

goria “labbra”: nell’ultimo anno in media le consumatrici hanno testato 27 tonalità diverse di rossetti e lipstick. Test che si sono tramutati in un surplus di prodotti nel carrello, con un tasso di conversione del 350% più alto rispetto al resto del sito. Anche Clinique, che sul suo e-shop offre la possibilità di scoprire il proprio kit personalizzato, dall’idratante al fondotinta, fino al rossetto, ha riscontrato un tasso di conversione 2,5 volte superiore grazie anche alla permanenza maggiore sulla piattaforma. Del resto, la procedura per le consumatrici è semplice: basta rispondere a qualche domanda iniziale (qual è il tuo tipo di pelle?, che genere di copertura preferisci?, finish luminoso o satinato?), farsi un selfie con lo smartphone e il gioco è fatto: dall’analisi delle combinazioni e dalle infinite possibilità scandagliate con l’intelligenza artificiale scaturisce il prodotto


LE PROIEZIONI DI COSMETICA ITALIA

1. Skin Screen di Lancôme, un servizio esclusivo di analisi della pelle disponibile in alcuni punti vendita del marchio controllato da L’Oréal 2. Lipstick firmati Deborah Milano 3. Il virtual try-on di Lancôme per la scelta del rossetto 4. L’effetto del fondotinta di Deborah Milano 5. Anche da Clinique la prova fondotinta si fa online

Nel 2022 l’e-commerce è il quarto canale distributivo dell’industria cosmetica

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“perfetto”, pronto da ordinare, anche senza l’esperienza live. «Questo tipo di tecnologie, inizialmente generiche e cross-settore, stanno continuando a evolvere, andando a coprire in modo via via più specifico e focalizzato le diverse categorie merceologiche», interviene Diego Morgandi, e-commerce e digital director di Kiko Milano. Nel caso del marchio di proprietà di Percassi le feature di AI e AR negli ultimi tre anni hanno avuto un notevole boost. «Abbiamo investito nella realtà aumentata con il virtual make-up – spiega il manager – e gli utenti che ne fanno uso hanno un conversion rate circa tre volte superiore rispetto alla media del sito e due volte superiore a quelli che si limitano a visualizzare le schede prodotto». Anche l’intelligenza artificiale ha dato una mano, con nuove funzionalità di raccomandazione di prodotto e soprattutto un potente motore di search interno al sito,

L’intelligenza artificiale aumenta l’ingaggio emotivo dell’utente e la sua profilazione che «da solo veicola più del 12% delle vendite». Come conferma Cristina Martella, digital maketing e digital pr manager Sodalis Group, a capo di Deborah Milano, si tratta di investimenti che offrono un importante valore aggiunto: «L’intelligenza artificiale - osserva - dà grandi opportunità. Sia per l’utente, grazie a un’esperienza immediata e a un maggiore ingaggio emotivo, sia per il brand, con una migliore profilazione e insight interessanti da utilizzare per l’evoluzione dei progetti di marca». Il tool di virtual try-on di deborahmilano.com ha fatto il suo debutto nel 2021 per far fronte alle

Continua la corsa dell’e-commerce nell’industria della bellezza. Secondo i dati di Cosmetica Italia, le vendite sulle piattaforme digitali ribadiscono il loro ruolo trainante per l’andamento del mercato interno, con la previsione di una crescita del 12,3% nel 2022. Un trend positivo che conferma l’online al quarto posto tra i canali distributivi di cosmetici in Italia. «Le vendite online sono un fenomeno ormai imprescindibile - commenta Giacomo Fusina dell’istituto di ricerca Human Highway -. Il primo driver che inizialmente avvicina il consumatore all’esperienza di acquisto online è la leva prezzo. In un secondo momento il consumo reiterato è principalmente influenzato da fattori come l’affidabilità dello store e la qualità del servizio». «Inoltre prosegue - nell’e-commerce l’esperienza di acquisto non è legata all’aspetto consulenziale, fondamentale nel punto vendita fisico, ma all’ampiezza dell’assortimento e alla sua facile confrontabilità». Il business realizzato sul web concorre dunque in maniera significativa al fatturato globale del settore, che secondo le proiezioni supererà i 13 miliardi di euro, in crescita non solo rispetto al 2021 (+10,7%), ma anche al pre-pandemia (+8,3% sul 2029). «Per il settore cosmetico le vendite online sono un fenomeno relativamente nuovo - osserva Fusina -. Siamo in una fase in cui le aziende possono ancora raggiungere nuovi acquirenti, che successivamente diventeranno una customer base stabile. Teniamo presente che nell’industria cosmetica non è predominante il peso dei grandi player, a favore dunque degli e-tailer tradizionali. Elementi che per la cosmesi consentono il profilarsi di un modello ibrido vincente». (Nella foto, i prodotti Sante, in vendita su eccoverde.com).

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STRATEGIA BEAUTY TECH

1. Basta uno smartphone per scegliere il fondotinta ideale: sul sito di Kiko Milano uno degli step per individuare la copertura perfetta 2. Da Estée Lauder il Futurist Hydra Rescue Moisturizing Foundation: scansionando il QR code si trova la tonalità giusta 3. 4. Yves Saint Laurent Beauté ha messo a punto un dispositivo per creare a domicilio un lipstick su misura: si chiama Rouge Sur Mesure e viene fornito con tre cartucce di colori

restrizioni anti-Covid ma il suo utilizzo è progressivamente evoluto, con l’ampliamento della gamma di prodotti disponibili: «Oggi – informa la manager – vantiamo 25.200 utilizzi del tool da inizio anno a giugno, contro i 15.600 di un anno fa». Chi pensa che si tratti di trovate tecnologiche per puro divertissement o destinate unicamente ai nerd digitali rischia di essere miope rispetto alle loro potenzialità innovative, anche offline. Si tratta infatti di servizi che hanno lo scopo di arricchire l’informazione sul prodotto, amplificando la comunicazione con l’utente, e che sempre più spesso vengono sviluppati in un’ottica phygital, a supporto delle vendite nei negozi. «Le esperienze di try-on senza contatto sono già utilizzate nel canale fisico e lo saranno sempre di più - chiarisce Alice Chang di Perfect Corp. -. Del resto, in questo modo i clienti possono provare virtualmente decine di tonalità di trucco in pochi secondi, senza mai toccare o aprire un prodotto». Nel rispetto anche di igiene e sicurezza, nel post Covid diventate prioritarie. Una possibilità, quella offerta dalla tecnologia, che vale soprattutto per quegli spazi retail dove il cliente nel pre-pandemia poteva circolare autonomamente tra gli scaffali, curiosando tra le novità e godendosi la libertà di testare prodotti e guardarsi allo specchio dopo l’utilizzo dei campioni a disposizione. Una prassi bandita con l’arrivo del Covid. «Con la pandemia – conferma Diego Morgandi – abbiamo introdotto il virtual make-up online anche in store, facilitando l’accesso degli utenti attraverso un QR code». Ancora una 46

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volta, dunque, l’high-tech può fare da ponte tra la dimensione online e offline, per garantire un’esperienza fluida e seamless, come auspica oggi il consumatore. «Nel prossimo triennio - anticipa l’executive di Kiko - lavoreremo a un importante miglioramento delle tecnologie già in essere e all’estensione della realtà aumentata, anche a supporto di categorie di prodotto diverse dal make-up». Ma alzando l’asticella: «Questa volta - prosegue - l’upgrade complessivo dovrà rinascere in modo organico, fondendo sin da subito l’esperienza

in store e online, in un’ottica di unified commerce». Anche se l’omnicanalità è più facile a dirsi che a farsi, avere una visione olistica mette al riparo da pressappochismi che vanificherebbero gli investimenti. In quest’ottica lavora anche Aryel, piattaforma fai-da-te nata a Milano nel 2020 per campagne di AR marketing che in pochi step permette la creazione di soluzioni customizzate, come il virtual try-on di accessori fashion e beauty o product visualization, per rendere le esperienze dei consumatori più interattive e immersive. Un servizio a disposizione non solo dei grandi player con budget importanti, ma anche per realtà più piccole e con meno mezzi. «Incoraggiamo le aziende a ragionare in termini di AR marketing - spiega Maria Bellotto, brand manager - utilizzando queste tecnologie in tutte le fasi dello shopping, sin dal momento della discovery

Qualsiasi realtà può essere “aumentata” e produrre un wow effect, sia online che offline


NEWS Balmain nel beauty business con Estée Lauder

Anche Balmain scende nell’arena del beauty. Due giorni prima della sfilata primavera-estate 2023, il gruppo americano Estée Lauder ha annunciato la firma di un accordo di licenza per lo sviluppo, il design e la distribuzione di una linea di bellezza con il marchio disegnato da Olivier Rousteing. I primi prodotti saranno lanciati nell’autunno del 2024.

Da Zalando arrivano i prodotti Sephora

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Dopo il lancio in Germania lo scorso anno, si rafforza la partnership tra Sephora e Zalando, che d’ora in avanti coinvolgerà anche il nostro Paese. Nella sezione beauty dell’e-tailer tedesco i clienti italiani potranno trovare la categoria “Sephora”, con la maggior parte dei beauty brand venduti dalla catena francese, tra cui Fenty Beauty, Charlotte Tilbury e Dyson.

Lo skincare di Gallinée nella scuderia di Shiseido

2 1. Un’immagine di Perfect Corp., realtà che sviluppa software per oltre 400 brand dei settori beauty e gioielleria 2. Il Foundation Finder sul sito di Clarins aiuta a scegliere la tonalità giusta di fondotinta

Il futuro della bellezza sarà sempre più personalizzato, con formule cucite su misura per ogni consumatore e dell’esplorazione delle proposte in vendita, grazie a esperienze che “amplificano” il prodotto». Tenendo conto che qualsiasi realtà può essere “aumentata”, tanto quella online quanto quella offline. «Ci sono tantissimi campi di applicazione dove si può ottenere lo stesso wow effect conquistato sul digitale - chiarisce Bellotto -. Pensiamo alle fiere, dove i brand potrebbero fare uso dell’augmented reality per la visualizzazione delle loro proposte senza il fardello del catalogo fisico, in un’ottica anche di sostenibilità». Detto altrimenti, siamo nel pieno

di una rivoluzione dove l’evoluzione della tecnologia aprirà strade finora mai battute, ridefinendo il customer journey e l’idea stessa di shopping. «In futuro, grazie a un uso più sofisticato dell’intelligenza artificiale saremo in grado di aiutare i marchi beauty a fornire raccomandazioni sui prodotti più accurate e cucite su misura sui singoli clienti - sottolinea Alice Chang con l’obiettivo di rendere magica l’esperienza d’acquisto». Lo shopping e l’interazione con gli utenti saranno sempre più ad personam, con un impatto enorme sui consumi. «Con l’AI – conclude Chang sarà possibile trovare i prodotti più adatti per specifici problemi di pelle, promuovere routine personalizzate, ideare acconciature ad hoc, ma anche individuare la forma della barba più valorizzante, la forma delle unghie e tantissimo altro ancora». Senza dimenticare il nuovo mondo intangibile che sta portando profitti sempre più tangibili: il metaverso. Una dimensione dalle infinite opportunità, dove i beauty brand hanno iniziato a muovere i primi passi. Co munque vada, sarà un’avventura.

Un nuovo deal per Shiseido. Il colosso giapponese della bellezza ha rilevato Gallinée, brand che utilizza probiotici attivi per lenire, riequilibrare e rinforzare la pelle. Fondato nel 2014 da Marie Drago, laureata in farmacia e specialista in microbioma cutaneo, il marchio è venduto principalmente nel Regno Unito e in Francia.

In arrivo il make-up gender neutral di Dundas

Si chiamerà Dundas Enhancers e vedrà la luce all’inizio del 2023. Si tratta di un gender-neutral make-up sviluppato dallo stilista norvegese e Anastasia Beverly Hills. Per Peter Dundas - che dopo gli incarichi da Emilio Pucci, Ungaro e Roberto Cavalli dal 2017 è attivo con la sua linea, portata avanti con il socio e compagno Evangelo Bousis - si tratta del primo passo nel mondo beauty.

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DESIGNER TO WATCH

AU GOUT DU JOUR Non c’è confine nell'ispirazione stilistica di giovani designer che spaziano fra tessuti, colori e culture diverse di terre lontane. Avventure imprenditoriali iniziate con viaggi mischiati con i ricordi si snodano sul filo conduttore di una coerenza sartoriale che sta attirando l'attenzione dei compratori DI ALBERTO CORRADO

PREZIOSA MODERNITÀ

Il suo motto, preso in prestito da Greta Thunberg, è «You are never too small to make a difference». Giuseppe Della Monica è un giovane creativo di appena 27 anni ma con uno stile che profuma di couture, sartorialità, amore per lo stile. Ama riutilizzare vecchie divise militari dai colori verdi e blu, denim recuperati nei mercatini e altri materiali poveri, che uniti a duchesse di seta, rasi scintillanti, paillettes e pizzi si trasformano in capi dalle lavorazioni straordinarie. Questa è la sua prima collezione, specchio di uno stile prezioso e moderno che imprigiona una grande gioia di vivere. Il senso dell’eleganza l’ha imparato dalle sue nonne, Giuseppina e Tommasina, mentre l’armonia dei colori ascoltando estasiato le note di sua madre Maria Grazia, pianista.

DELLAMONICA Designer Giuseppe Della Monica IG #dellamonica

DIVINO FEMMINILE Lara Chamandi è una designer e imprenditrice libanese, nata e cresciuta ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. La sua famiglia proviene dalle montagne dello Chouf, un luogo magico del Libano, pervaso dai profumi e dalle note musicali dell’oud. Ed è questa alchimia potente di natura, storia ed emozioni ad attrarla, facendola ritornare spesso in Libano, per immergersi nella trama complessa di energie derivanti da un crocevia di culture antiche e lontane. Dopo aver studiato Design e Architettura a Londra, Lara Chamandi si appassiona al tema della sostenibilità e approfondisce la ricerca di nuovi materiali, pensando a una linea di abbigliamento di lusso consapevole. Nel 2021 nasce il suo brand in cui convivono spiritualità, responsabilità e una spiccata vocazione alla sostenibilità. Una collezione prodotta in Italia fra Treviso e Carpi, che rappresenta il Divino Femminile e l’energia delle origini di Lara, amante dei tessuti emozionali al tatto che sembrano quasi liquidi, di tagli asimmetrici, drappeggi e cut-out.

LARA CHAMANDI Designer Lara Chamandi www.larachamandi.com/it

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IL VISCONTE DIMEZZATO La visione personale della moda parte per Luca De Prà dai primi anni dell’asilo, quando realizzò un cappello a cilindro in cartoncino, verniciato di nero. Da lì in poi la passione per tutto quanto è manuale si è evoluta nella ricerca da parte di Luca di un suo modo di vestire, partendo dall’indossare la camicia, cravatta e giacca fin dagli anni del liceo. Ma questi abbinamenti non lo soddisfacevano e per questo un giorno decise di creare un pastrano. Da allora, avendo conosciuto la proprietaria di una merceria che gli vendette i bottoni per quel cappotto, iniziò un percorso che dura tuttora, quello di raccontare la tecnica sartoriale maschile attraverso i suoi capi.A guidarlo l'immagine di un uomo tagliato in due come Medardo, giovane visconte protagonista del romanzo Il Visconte dimezzato di Italo Calvino, a lui caro, per raccontare una visione estetica molto personale dell’uomo, filtrata dai suoi occhi e dal suo cuore.

LUCA DE PRÀ Designer Luca De Prà IG #depra_luca

L’ANTICA ARTE DEL TELAIO A MANO Madhya Pradesh è la prima designer indiana ad aver calcato le passarelle della Haute Couture di Parigi nel luglio del 2021. Nata nella piccola città di Vidisha, ha coltivato la sua passione per la moda già in tenera età, partendo dai telai a mano e utilizzando antiche tecniche di tessitura per raccontare la preziosa tradizione manifatturiera dell’India con un linguaggio moderno. L’incontro con Alessandro Giuliani, ex head of marketing di Ermenegildo Zegna e fondatore della prima società di Marketing Finanziario in Italia, si rivela fondamentale per costruire un percorso internazionale che le permette di sfilare prima a Parigi e ben due volte a Milano durante la fashion week. Con la collezione “Ancestral Threads” SS 2023, appena presentata sotto la Madonnina, celebra ogni piccolo dettaglio della natura, dalle calde tonalità estive alle nuance off-white senza tempo, con il leitmotiv della tecnica di cordonatura, che da sempre contraddistingue il marchio, nella nuova versionee in 3D e 4D.

WINK AT Designer Roberta Rubeo www.wink-at.com

UNA DONNA ARTY VAISHALI Designer Madhya Pradesh www.vaishali-s.com

Roberta Rubeo, classe 1979, è la creatrice del marchio Wink At e ideatrice di borse ispirate alla lettera “B”, come rimando alla silhouette femminile. Nata a Roma, fin da piccolissima Roberta si appassiona di arte, moda e design, tanto da diplomarsi all’Accademia delle Nuovi Arti Visive: una base che le permette di entrare nel mondo lavorativo ed essere indipendente già dall'età di 23 anni. Interessata allo studio di nuovi caratteri (Lettering), trasforma una delle sue lettere preferite in una serie di accessori ispirati alle forme sinuose del corpo delle donne. Nel 2015 fonda l’azienda Wink At, per poi trasformarla in una startup innovativa con sede a L'Aquila. Con una vena satirica, irriverente e femminile nello stesso tempo, progetta oggetti di alta di qualità 100% made in Italy, per donne che si riconoscono in un manifesto che celebra la diversità, dove la sensualità incontra il romanticismo, sempre con originalità e un pizzico di ironia.

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TUTTIFRUTTI INTERNATIONAL for

«IL SEGRETO DI TUTTIFRUTTI? EVOLUZIONE COSTANTE, SPECIALIZZAZIONE E VOCAZIONE AL CAMBIAMENTO» Punto di riferimento per i mercati dell’Est europeo a partire dalla Polonia, dal 2004 l’agenzia di rappresentanza milanese si distingue per la capacità di cogliere i mutamenti veloci del mercato, indispensabile soprattutto negli scenari attuali. Focalizzata sul segmento contemporary e affordable luxury, chiude la campagna ordini della SS23 con ottimi risultati.

«It is not the strongest of the species that survives, nor the most intelligent, but the one most responsive to change»: questa frase, pronunciata da Charles Darwin nell’Ottocento, è perfetta anche per i tempi attuali e non a caso l’agenzia di rappresentanza milanese Tuttifrutti lnternational ne ha fatto il proprio motto. Grazie a una spiccata flessibilità e alla capacità di cogliere in anticipo la direzione da seguire, Tuttifrutti International ha saputo ritagliarsi dal 2004 (anno di fondazione) a oggi un ruolo preciso nel panorama della moda, forte di uno staff di una decina di persone, coordinate da Barbara Nowakowska e dal direttore commerciale Stefano Tiso. «Ci siamo specializzati nei mercati della Polonia e Paesi limitrofi tra cui Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania - spiega Tiso posizionandoci su un target contemporary e sviluppando nel tempo con notevole successo nomi come Tory Burch, Giuseppe Zanotti, Le Silla, Iceberg, Vic Matié e Kate Spade, per citarne solo alcuni». Dalla SS23 il brand mix si arricchisce con Fabiana Filippi, «un marchio - sottolinea il manager - che ha saputo evolversi attraverso un forte investimento sia a livello manageriale che di posizionamento, mantenendo intatto il gusto di artigianalità e qualità che lo contraddistingue». Un anno spartiacque è stato il 2014, quando Tuttifrutti International ha lasciato i suoi spazi di 1.600 metri quadri in zona Spartaco per inventarsi una nuova tipologia di agenzia. «Abbiamo deciso

di lavorare solo con brand che già hanno una showroom direzionale, contando al tempo stesso sui nostri uffici in centro a Milano, a Palazzo Serbelloni in corso Venezia 16 - racconta Stefano Tiso - dove tutti i nostri brand manager e le persone dedicate al customer service lavorano in sinergia con i marchi rappresentati». Una scelta vincente «e molto apprezzata dalle aziende, felici di poter ospitare nelle

loro showroom i clienti offrendo direttamente la migliore esperienza di buying, attraverso il visual diretto aziendale e il supporto dei nostri brand manager». Tiso stila un bilancio sulla campagna SS23, «all’insegna di ottimi riscontri, perché la fascia contemporary-affordable luxury in cui ci collochiamo ha subito in modo minore l’impatto dell’instabilità economica dovuta all’attuale situazione geopolitica. In generale, durante la fashion week è tornata a Milano, città che amo,

www.tuttifruttiinternational.com

una grande energia. La moda made in Italy dovrebbe investire maggiormente in questo tipo di manifestazioni, che sono il biglietto da visita della nostra italianità, dedicando un assessorato a questo tipo di eventi a partire dal Salone del Mobile. Ci vorrebbero meno associazioni di settore e più persone che fanno questo lavoro con passione». Persone che anche all’interno di Tuttifrutti rappresentano un patrimonio insostituibile: «Siamo in una decina, tutti accomunati dalla passione e dalla dedizione per quello che facciamo. Il successo di un’azienda è il successo di chi la compone e deve essere condiviso da tutti, anche economicamente». Con il portavoce di una realtà che opera con i Paesi dell’Est è d’obbligo una domanda sulle ripercussioni a livello di business dell’invasione russa in Ucraina. Quali le ripercussioni sul business? «Dall’esplosione del conflitto - risponde Tiso - la tipologia di lavoro delle agenzie specializzate nell’Est Europa ha subito una rapidissima mutazione. Come agenzia legata a doppio filo con il mercato polacco e con persone madrelingua dedicate abbiamo avuto ultimamente molte richieste di collaborazione da parte dell’Ucraina. Questo è dovuto alla vicinanza e alla collaborazione tra questo Paese e la Polonia: in seguito ai tragici eventi della guerra il futuro del buying ucraino non sarà più presso agenzie specializzate nel mercato russo e necessiterà di una visione del lavoro completamente nuova, che cancellerà tutti gli anni precedenti».


INNOVAZIONE TESSILE FIBRE, TESSUTI, ACCESSORI Active, outdoor, sportswear Un occhio alla moda, uno all'ambiente

Alla ricerca della performance perfetta Comfort estremo, elevata memoria elastica e facilità di manutenzione, ma anche ecosostenibilità e contenuti fashion: ecco come le aziende a monte della filiera si sintonizzano sulle esigenze sempre più diversificate dell’active e dei settori che gravitano intorno a questo mondo in costante evoluzione DI ALESSANDRA BIGOTTA

Con atleti come Marcell Jacobs, Bebe Vio e Gianmarco Tamberi (rispettivamente seguiti da quasi un milione, 1,3 milioni e 645mila follower) che fanno tendenza anche tra chi non è appassionato di sport, cresce la richiesta da parte del pubblico di materiali in grado di unire performance, moda e, non ultima, sostenibilità. Lo conferma Matteo Cecchi, direttore commerciale di Eurojersey (Gruppo Carvico), azienda produttrice dei Sensitive Fabrics by Eurojersey, raccontando che nel primo semestre 2022 i risultati relativi al settore sono stati in crescita a doppia cifra. «In questo specifico ambito - dice - abbiamo registrato ricavi per 45 milioni di euro, pari a 5,4 milioni di metri venduti, in crescita del 16% rispetto allo stesso periodo del 2021, servendo clienti quali Lululemon, Athleta e Fila Sport e puntando soprattutto sui mercati di Nord America, Europa e Cina. Sta performando bene anche il segmento equitazione, con brand come Cavalleria Toscana». La quota dei tessuti per l’active ha superato il 25% del fatturato, trainata dalla richiesta di stoffe con un’alta percentuale di fibra elastomerica, in grado di assicurare un’elevata memoria elastica, e degli accoppiati. Come sottolinea Cecchi, al consumatore non basta la performance in senso stretto, ma cerca, soprattutto per i tessuti opachi, la componente fashion ed è sempre più attento alla sostenibilità. «Un ingrediente importante - precisa il manager - su cui noi di Eurojersey abbiamo investito molto negli ultimi anni. Basti dire che nel 2019 siamo stati i primi nel tessile a misurare e dichiarare l’impronta ambientale della nostra azienda, attraverso la metodologia Pef (Product Environmental Footprint)». Tra i lanci recenti Sensitive Sculpt Bold, dalla struttura tessile compatta, ideale per legging e pantaloncini da running, attività quest’ultima che ormai accomuna uomini e donne di tutte le età e quindi rappresenta un segmento di mercato in espansione. Invece Sensitive Rib, caratterizzato da coste in rilievo, è particolarmente traspirante e con un buon grado di elasticità. Entrando nel dettaglio delle lavorazioni, si va dalla

tecnica punch out (una microforatura laser che, asportando porzioni più o meno marcate di tessuto, crea un effetto incisione) all’embossing, che permette di ottenere immagini e disegni a rilievo direttamente sulla superficie delle stoffe Sensitive by Eurojersey, per arrivare al laser-cut, il cui esito è un’incisione perfetta, con un taglio netto e i bordi che non si sfilacciano. Deana Stankowski, strategic marketing director Active, Intimate di The Lycra Company, si riallaccia alle parole di Matteo Cecchi. «Sicuramente - afferma - oggi sono sempre di più i consumatori che si aspettano di trovare sul mercato capi active ecocom-

Un'immagine della campagna dedicata a Lycra Adaptiv

patibili, il che significa anche durevoli». «In questo specifico settore - sottolinea Stankowski - gli indumenti sono sottoposti a grande stress e usura, quindi la sfida è prolungarne il più possibile la vita e la qualità fa davvero la differenza. Noi di Lycra parteciperemo all’imminente fiera Performance Days in cui, oltre a parlare delle nostre innovazioni più significative, ci concentreremo sulle opportunità di ridurre i rifiuti tessili e relative strategie per farlo concretamente, presentando inoltre le 51


INNOVAZIONE TESSILE

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nuove gamme di fibre refrigeranti e isolanti Coolmax e Thermolite EcoMode, realizzate con scarti di taglio tessile riciclati al 100% e certificati Grs-Global Recycle Standard». A Monaco di Baviera i riflettori saranno anche puntati su Lycra Adaptiv, «che grazie alla sua natura di fibra ibrida si comporta diversamente, a seconda che si stia fermi o in movimento, come se fosse un’estensione del corpo». E visto che aumenta la richiesta di reggiseni sportivi, che sostengano ma abolendo l’eccesso di strutture, «è nata la tecnologia Lycra FitSense, che garantisce comfort e sostegno». Restando nell’ambito dei colossi del man-made non si può tralasciare Covestro, produttore leader a livello mondiale di materiali polimerici di alta qualità e dei loro componenti, con un fatturato di quasi 16 miliardi di euro, 50 sedi produttive nel mondo e, restando in tema

1. Sensitive Fabrics by Eurojersey punta sul punch out, tecnica di microforatura laser che crea un effetto incisione 2. La zip Lampo T5 Aluminium White Sport Tape, con aletta in vinile arancione

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di sostenibilità, l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2035. Covestro ha allacciato un’intesa con Reslides, brand che interpreta la calzatura d’impronta sportiva in modo molto particolare: ciascuno, infatti, può comporre il proprio sandalo assemblando liberamente e con facilità la suola e le giunture con la tomaia in tessuto. In questo modo è possibile sostituire un singolo componente che, una volta completato il suo ciclo di utilizzo, è pronto per essere reimmesso nel ciclo produttivo: in altri termini, se un pezzo si rompe o si usura, viene rispedito all’azienda e rimpiazzato. Le suole di questi sandali sono realizzate in Desmopan 6, poliuretano termoplastico di Covestro che, grazie alle sue caratteristiche, «è la scelta ideale per il nostro prodotto e la nostra idea di economia circolare - commenta Benno Reichard, fondatore e ceo di Reslides -. Questa collaborazione ci ha permesso di creare il know how indispensabile per concretizzare il progetto». Parlando di comfort una componente chiave è l’imbottitura, settore di specializzazione di un gruppo dal nome straniero ma dal dna tutto italiano, Thermore: al traguardo dei 50 anni, l’azienda fondata nel 1972 a Milano da Lucio Siniscalchi fa oggi capo alla terza generazione della famiglia fondatrice ed è leader globale nel comparto. Già negli anni Ottanta in Thermore si investiva su prodotti performanti ma amici dell’ambiente e quest’anno è stata lanciata EVODown recycled, imbottitura in

BASIC STYLE 4.0

Fulgar e There Was One: intesa nel segno della sostenibilità Con la marketing manager di Fulgar Daniela Antunes il punto su questa e altre iniziative dell’azienda produttrice di filati di alta qualità per la moda e lo sportswear In vendita in esclusiva su farfetch.com, la capsule There Was One realizzata insieme a Fulgar si articola in alcuni capi passepartout, indossabili dall’ufficio al weekend fuori porta, con il valore aggiunto dell’attenzione all’ambiente: si tratta di un paio di legging, un abito midi manica lunga (nella foto) e un top, accomunati dal colore nero e da un materiale speciale, il jersey scuba, realizzato con la fibra Q-Nova di Fulgar, ottenuta esclusivamente da materie prime rigenerate. «Questo è un riconoscimento importante del nostro impegno, ormai più che decennale, in ricerca e sviluppo ecosostenibili, per una filiera etica e sempre più circolare», commenta Daniela Antunes, marketing manager dell’azienda tessile di Castel Goffredo, nel mantovano, guidata da Alan Garosi, che viaggia su un fatturato di 285 milioni di euro, stimato in crescita anche per l’esercizio in corso e in aumento del 28% sul 2020. Del resto, proporre al mercato una collezione sostenibile e al tempo stesso contemporanea è la mission di There Was One, brand lanciato dalla stessa Farfetch e da Ngg (New Guards Group) nel 2021, ispirato a uno stile basico e senza tempo. «Da più di cinque anni noi di Fulgar abbiamo creato un intero portfolio di prodotti green - prosegue Antunes - in grado di coprire le tre declinazioni della sostenibilità: oltre a Q-Nova, un nylon 6.6 riciclato, fanno capo a Fulgar Evo e Amni-Soul Eco, altri due nylon, rispettivamente bio-derivato e con decomposizione accelerata». A questi si è recentemente aggiunto Q-Cycle, che grazie a un particolare processo chimico consente non solo di dare una nuova chance a materiali post-consumo altamente inquinanti (come i pneumatici a fine vita, che finora non potevano essere riciclati) ma anche si autoalimenta, producendo l’energia necessaria all’intero processo di riciclo. «Siamo stati pionieri nei programmi di sostenibilità precisa la manager - investendo continuamente in innovazione e assicurando ai brand info e garanzie in un’ottica di tracciabilità e trasparenza, perché ci teniamo a contribuire fattivamente allo sviluppo di un sistema moda che poggi su una filiera di qualità, sempre più tecnologicamente avanzata e sostenibile. Nel 2021 e 2022 questi investimenti si sono focalizzati sui macchinari di filatura e testurizzazione: per la filatura, in particolare, il nuovo prodotto chiamato foy, con una titolazione bassa, ci permetterà di essere più competitivi nel settore della calzetteria e di ampliare la gamma di proposte nella maglieria e nella tessitura».

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ROSSO35 MILANO - via Pontaccio, 7 / FORTE DEI MARMI - via Idone, 6


INNOVAZIONE TESSILE

1. Uno scatto evocativo per illustrare il comfort garantito da EVODown Recycled di Thermore 2. Un sandalo di Reslides realizzato con il poliuretano termoplastico Desmopan 6 di Covestro

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100% fibre riciclate da bottiglie Pet postconsumo, con una mano morbida e leggera, facile da lavare, easy care e - non ultimo - ecologica. Con questo prodotto il player milanese rafforza la propria dimensione sostenibile, avendo ormai convertito il 97% della produzione in imbottiture fatte con fibre totalmente o parzialmente riciclate. «Mentre l’industria tessile parla di progetti futuri e roadmap - dicono dall’azienda - noi ci troviamo già vicini alla meta, potendoci definire quasi completamente green». Passi avanti anche nel campo delle cerniere, con Lampo by Ditta Giovanni Lanfranchi che ha completato il processo di certificazione Grs V4.0 per la produzione e tintura dei nastri delle proprie zip. «Siamo una delle pochissime realtà sul mercato a riciclare gli scarti provenienti dal processo produttivo, garantendo la corretta registrazione del riciclo e la qualità dei materiali - afferma il presidente Giovanni Lanfranchi -. Non solo utilizziamo filati certificati Grs, ma anche

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«In un settore dove gli indumenti sono sottoposti a grande stress e usura, essere eco-compatibili significa anche aumentare la durevolezza dei capi» Deana Stankowski The Lycra Company

l’intero processo produttivo dei nastri Lampo, tintura inclusa». Tra i prodotti di punta dell’azienda lombarda destinati al segmento sportswear spiccano Lampo T5 Aluminium White Sport Tape (con il dettaglio dell’aletta in vinile arancione), SL T8 Sport Tape Twill (con finitura Bronzato Eco, nastro in twill rigato con cordonetto a contrasto e tiretto in pelle), S7 Light Herringbone adatta per l’outdoor (dove il nastro è spigato e l’aletta ha a sua volta un motivo di spigatura ottenuto a laser) e, influenzata dallo streetwear, D0 Wing Half Silicon Neon (pressofusa con nastro siliconato sui lati esterni e aletta trasparente), tutte nickel-free e certificate Oeko-Tex Standard 100 Class I. 

PRIMO BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ

Bulgarelli Production: anche nel labelling l’ambiente conta Cartellini, etichette, complementi in cartotecnica, micro-packaging per l’abbigliamento e accessori moda sono il campo d’azione di Bulgarelli Production, realtà carpigiana che nel primo semestre 2022 ha registrato un aumento dei ricavi del 65%, portandosi a 3,8 milioni di euro. Da molti anni l’azienda guidata da Davide Bulgarelli (nella foto) ha messo la difesa dell’ambiente al centro, tanto che può vantare le certificazioni Iso 9001, Sa 8000, Fsc-Forest Stewardship Council e Iso 14064. È inoltre l’unica del suo comparto ad aver raggiunto lo status Carbon Positive. Una descrizione dettagliata di questo impegno è contenuta nel primo Bilancio di Sostenibilità, che rendiconta i risultati conseguiti e si proietta verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdgs) contenuti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Negli ultimi 18 mesi Bulgarelli Production ha stanziato 2,5 milioni di euro per dotarsi di un parco macchinari all’avanguardia, con il 100% dell’energia da fonti rinnovabili e un impianto fotovoltaico in fase di ampliamento. Ma le iniziative in fatto di responsabilità ambientale e sociale non si fermano qui: si va dalla compensazione dell’impronta idrica attraverso un’intesa con la onlus Wami per realizzare un acquedotto in Perù alla parità di genere tra i dipendenti, fino all’aiuto alle comunità locali e ai più fragili e alle partnership per la tutela delle biodiversità, tra cui quelle con Etifor-Università di Padova per le riforestazioni in Val di Fiemme e con Phoresta Onlus a Bologna e nel Lazio.

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INNOVAZIONE NEWS MATTIA ARMELLI/ANALYTICAL GROUP

«Testing, certificazioni, obblighi di legge: per la moda essere in regola è una necessità» Con il direttore commerciale di Analytical Group, realtà internazionale specializzata nel mondo del testing e della certificazione con l’ipotesi di quotarsi nel 2025, facciamo il punto su un mercato globale che esige molto di più del semplice made in Italy Testing e certificazioni: per settori come il food e il farmaceutico sono essenziali, ma anche la moda non può sottrarsi. Perché? Tutto, dallo smartphone alla T-shirt, deve essere testato prima di arrivare nelle nostre mani e infatti il claim di Analytical Group è “life is a test”. Finora la moda è rimasta un po’ indietro rispetto ad altri settori, come quelli del food e del farmaceutico, ma le cose stanno cambiando: il testing e il controllo sono alla base di ogni strategia di sostenibilità efficace. A riguardo l’Europa ha avviato diverse iniziative e proposte di legge, con l’obiettivo di creare un’economica circolare che impatti positivamente e in maniera specifica sul mondo della

moda. La filiera a monte e a valle delle aziende deve essere trasparente in ogni suo step, quindi è fondamentale che queste ultime si affidino a un sistema di controllo basato sulla “testing certification”, in quanto essere in regola con le analisi di conformità è un lasciapassare per chi vuole vendere in Europa e nei mercati internazionali. Ancora oggi, purtroppo, esistono brand e fornitori non adeguatamente strutturati ad affrontare questa nuova sfida: il nostro compito come Analytical Group è aiutare queste e altre realtà ad accedere in modo corretto e trasparente ai propri mercati di riferimento. Cosa significa per Analytical Group essere glocal? Significa essere locali e globali allo stesso tempo. Locali, perché siamo nati 40 anni fa in Ita-

lia ed è proprio in questo Paese, al secondo posto per manifattura in Europa, dove abbiamo investito fino a oggi e dove continueremo a farlo anche in futuro. Qui abbiamo sei laboratori nei distretti chiave, come quello delle scarpe in Veneto e il fashion hub a Scandicci. Ma non possiamo che essere anche globali, perché le aziende di ogni dimensione, anche piccolissime, che esportano devono dotarsi di adeguati accreditamenti. In India, per esempio, stanno partendo nuove legislazioni legate all’import, sempre più stringenti e che richiedono particolari accreditamenti. La nazione con il più alto tasso di controlli in dogana e sul mercato è la Cina, dove abbiamo avviato una joint venture con Gttc, laboratorio statale dove lavorano 3mila persone, per supportare i numerosi clienti che vogliono ottenere accreditamenti e certificazioni cinesi per il mercato interno, a livello internazionale e governativo. Inoltre, siamo accreditati presso il governo americano per le analisi Cipsia e presenti anche in Arabia Saudita, un mercato dalle incredibili potenzialità ma molto chiuso a livello doganale. Nel 2023, infine, apriremo un ufficio nel Regno Unito che, dopo la Brexit, deve ricertificare ciò che prima era marcato CE. Quante persone lavorano nella vostra azienda? In Italia siamo più di 80 e attualmente stiamo ricercando nuove figure altamente specializzate, da inserire nel team per ampliare l’organico. C’è moltissimo da fare in tema di sostenibilità, soprattutto in ambito tecnico. Per coordinare al meglio la supply chain e raggiungere gli obiettivi, oggi occorrono sempre più esperti in chimica, agronomia, scienze ambientali e, non ultimo, labelling. (a.b.)

PARTNER E SOLUTION PROVIDER

Temera di nuovo a fianco del Monitor for Circular Fashion 2022 Temera, azienda che realizza soluzioni IoT per la moda, il lusso e il retail, si conferma partner e solution provider del Monitor for Circular Fashion 2022, il primo osservatorio sulla circolarità del settore moda italiano promosso da Sda Bocconi. Si tratta di un progetto multi-stakeholder, a cui prendono parte aziende attive nel fashion e attori della filiera, con il contributo scientifico del Sustainability Lab di Sda Bocconi e di Enel X per l’identificazione dei kpi della circularity. I dati del Monitor for Circular Fashion 2022 hanno guidato otto progetti pilota in vari ambiti - abbigliamento, calzature, pelletteria, denim e altri - per i quali Temera ha offerto la propria expertise e messo a disposizione la piattaforma t!journey, soluzione per lo sviluppo di experience mobile-oriented rivolte al consumatore finale: attraverso la scansione del QR code su un’etichetta pendente si possono ricavare tutte le informazioni relative al prodotto e alle sue best practice. (a.b.)

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AL VIA UNA SHOWROOM VIRTUALE CON ROBLOX

Nice Footwear alla prova del Metaverso Il Metaverso è la nuova frontiera di Nice Footwear, player attivo nello sviluppo, produzione e commercializzazione di scarpe per il tempo libero e lo sport, con brand propri (Kronos), in licenza (Ellesse, Avirex, Conte of Florence) e in distribuzione (G-Star Raw e la new entry Lyle&Scott per il territorio italiano). Durante la fashion week è stato presentato il progetto di una showroom virtuale sulla piattaforma Roblox, simile a quella di via Montenapoleone. Visto che imprese partner e clienti avranno la possibilità di costruire qui il proprio atelier, la realtà padovana guidata da Bruno Conterno (nella foto) si pone anche come sviluppatrice di ambienti all’interno del cosiddetto universo parallelo. Non è da oggi che il digitale è tra le priorità di Nice Footwear, che già nel 2020 si è aggiudicata il premio come Pmi innovativa nella sezione moda sportiva da parte della Camera di Commercio di Milano. «La showroom su Roblox - dice Conterno

- non è ancora una piattaforma commerciale. Si presenta piuttosto come spazio dove condividere i nostri valori e mostrare i prodotti ai brand partner». (c.me.)


FRAU for

I 70 ANNI DI FRAU: «DAL PASSATO ABBIAMO IMPARATO A GUARDARE AL FUTURO CON OCCHI SEMPRE NUOVI» Le intuizioni vincenti, la passione e la visione etica dell’azienda, trasmesse dal fondatore Renzo d’Arcano alla figlia Gabriella e alla moglie Francesca Ferro, guidano una realtà dove si fondono il dna artigianale e le tecnologie di ultima generazione. Con un punto fermo: mai tradire la fiducia del consumatore. La storia di Frau, storico marchio di calzature al traguardo dei 70 anni, è un emblema del made in Italy che, lavorando sodo di generazione in generazione lontano dai riflettori, riesce a costruire qualcosa di grande e unico. Tutto comincia negli anni Cinquanta a Torino, dove la famiglia fondatrice d’Arcano si era trasferita da San Daniele del Friuli, con il padre Rodolfo che gestiva un ingrosso di pantofole in feltro e calzature e il figlio Renzo studente di Giurisprudenza. Gli affari funzionano e, quando il padre chiede a Renzo di affiancarlo nell’attività, quest’ultimo non si tira indietro. Lascia l’università e si butta a capofitto nel lavoro facendo scelte lungimiranti, a partire dal trasferimento dal capoluogo piemontese alla zona di Verona, destinata a diventare un polo calzaturiero anche grazie a questa sua intuizione. Qui fonda il primo stabilimento nel 1966 e un secondo circa dieci anni dopo, ampliando in parallelo la gamma di proposte: non più solo pantofole ma scarpe per la vita quotidiana, belle, comode e ben fatte, dapprima per l’uomo e poi anche per la donna. Dopo la scomparsa di Renzo, nel 2014, sono la figlia Gabriella d’Arcano e la moglie Francesca Ferro a prendere le redini del business. La terza generazione è già solidamente inserita in azienda con Filippo Pisani d’Arcano responsabile commerciale. Frau oggi è una realtà profondamente italiana ma con un respiro internazionale, dove lavorano circa 175 persone, suddivise nei due impianti produttivi, e da cui escono ogni anno 450mila paia di scarpe. «Il nostro è un marchio ricono-

sciuto e ben distribuito - spiega Gabriella d’Arcano - che non ha mai perso di vista una concezione etica dell’azienda verso le persone e il territorio, mantenendo una solidità finanziaria che ha permesso di affrontare questi anni difficili. Mio padre è stato un imprenditore capace e più volte ha anticipato i cambiamenti del mercato, ma chi lo ha conosciuto lo ricorda per i valori morali, la coerenza e il sostegno al made in Italy sempre, anche controcorrente. Forti dei suoi insegnamenti, non abbiamo mai smesso di investire e guardare al futuro con fiducia». La qualità è un punto fermo e un fulcro strategico. «Questo sia nel prodotto, che si proietta verso nuove destinazioni d’uso e sta am-

www.frau.it

pliando l’offerta nel segmento femminile - precisa l’imprenditrice - sia nel servizio ai negozianti, che oggi più che mai hanno bisogno di sicurezza e puntualità nelle consegne ed elasticità nei riassortimenti». La tradizione è un pilastro per Frau, ma così come Renzo d’Arcano sosteneva i giovani e guardava con curiosità il mondo, Gabriella e Francesca ragionano già da tempo in ottica 4.0: «Siamo manifatturieri in senso letterale, perché una scarpa passa da tante mani con abilità diverse. Ma la tecnologia è una costante e infatti siamo stati tra i primi calzaturifici italiani a inserire processi produttivi robotizzati». Quanto al digitale, «è fondamentale per aumentare la brand awareness a livello di comunicazione e fornisce strumenti di data analytics che ci orientano sulle scelte di prodotto, vendita e marketing». Il 90% del fatturato è realizzato sul mercato italiano, con il restante 10% proveniente da Turchia, Grecia, Austria e Slovenia, attraverso una rete selezionata di multimarca, alcuni con spazi dedicati, e otto monomarca. Uno degli obiettivi da centrare è l’incremento della presenza all’estero, «cercando di non tradire mai il consumatore che si aspetta una calzatura dallo stile aggiornato, versatile, di qualità, confortevole e al giusto prezzo». Tutto parte da un imperativo: fare sempre tesoro delle conquiste e imparare dagli sbagli. «È importante voltarsi a guardare da dove siamo partiti e cosa abbiamo costruito - conclude Gabriella d’Arcano -. Il nostro percorso deve essere lo stimolo a guardare avanti, sempre curiosi e con occhi nuovi».


CAMERA SHOWROOM MILANO

CSM è un’associazione autonoma, libera, apolitica ed indipendente. CSM è dedicata a tutti gli showroom multibrand di Milano più rappresentativi del fashion e con una forte vocazione internazionale. CSM ha tra i suoi obiettivi fondamentali l’esigenza, resa ancor più forte dalla recente situazione congiunturale, di fare squadra. CSM ha concretizzato, grazie alla collaborazione con Confartigianato Moda, importanti attività durante le Fashion Week di Milano: ARTISANAL EVOLUTION + CSM MEETS SUSTAINABILITY APP WAOOO + VIAMADEINITALY

CSM - PERCHÈ SENZA UNA VISIONE COMUNE, NON ESISTE FUTURO!


CAMERA SHOWROOM MILANO ringrazia

1ST FLOOR

S5 SHOWROOM

999 SHOWROOM

SD SHOWROOM

ARETE’ SHOWROOM

SHOWROOM A. FICCARELLI

ASESTANTE

SHOWROOM DAMIANO BOIOCCHI

BRERAMODE

SHOWROOM DUNE

CASILE & CASILE

SHOWROOM JE T’AIME

CONTINUO

SHOWROOM PAPAVERI

DANIELE GHISELLI SHOWROOM

SPAZIO 38

DMVB SHOWROOM

SPAZIO COLTRI

ELISA GAITO SHOWROOM

SPAZIO LIBERTY

FATTORE K MILANO

STUDIO 360 SHOWROOM

GARAGE MARINA GUIDI

STUDIO POGGIO

MARCALEC GROUP

STUDIO TATO SOSSAI

PANORAMA MODA

STUDIO ZETA

PERCORSI OBBLIGATI

STYLE COUNCIL SHOWROOM

PROGETTO MILANO

THE PLACE SHOWROOM

RENZO VESENTINI MILANO

ZAPPIERI

CAMERA BUYER ITALIA

CAMERA BUYER ITALIA


ALV BY ALVIERO MARTINI for

PASSIONI, VIAGGI, VALORI: ALV BY ALVIERO MARTINI È UN MONDO TUTTO DA SCOPRIRE A tu per tu con Alviero Martini: artista prima ancora che stilista, instancabile viaggiatore, scrittore e divulgatore, in quello che crea mette tutto se stesso e le sue esperienze. Difendendo quella qualità e profondità di pensiero che in tempi di social rischiano di andare perdute. Per Alviero Martini, designer di fama internazionale, l’acronimo ALV che dal 2005 contraddistingue le sue creazioni ha molti significati: ALV come Alviero, ma anche come Andare Lontano Viaggiando e come Amare La Vita. Parole rivelatrici sul suo mondo: Alviero è uno stilista viaggiatore e, in quanto tale, mette in quello che fa le sue esperienze di vita, i valori, i ricordi di una lunga ed eclettica carriera. Borse, scarpe, accessori, orologi, profumi, calze, abbigliamento sportivo e complementi d’arredo, tutti realizzati su licenza, non sono semplici prodotti ma raccontano storie, sul filo conduttore del nuovo motivo PASSPORT che riproduce tutti i timbri sui passaporti del designer. «Sono nato a Cuneo in una famiglia contadina - racconta - e mio padre avrebbe voluto che seguissi le sue orme. Ma fin da piccolo avevo dentro di me il desiderio di fare qualcosa di unico, così dopo gli studi artistici ho iniziato a viaggiare, di nascosto da mio padre e con mia madre che invece mi appoggiava, dedicandomi alla grafica, all’arte, al design, al teatro e alla recitazione, insieme a Vittorio Gassman in Affabulazione di Pasolini». Oggi i viaggi sono arrivati a quota 96. Uno, in particolare, è stato decisivo: «Era il 1987 - spiega - e mi trovavo a Mosca in un soggiorno di lavoro, durato due anni, per ristrutturare l’Ambasciata del Brasile. Per caso mi sono imbattuto in una carta geografica, un planisfero affascinante quanto sbiadito, che è diventato la prima fonte di ispirazione delle mie valigie e borse. Un altro momento chiave è stato a New York, dove ho vissuto per 15 anni. Stavo passeggiando e una signora mi ha fermato, colpita dallo zainetto che indossavo: era una buyer di Bloomingdale’s». Questo e altri episodi sono raccolti nell’autobiografia Andare lontano viaggiando, pubblicata da Salani e giunta alla quarta edizione: «È un libro motivazionale, che ho scelto di illustrare nelle scuole e negli incontri (uno degli ultimi davanti a 1.500 persone a Rimini) per comunicare, attraverso il mio percorso

di vita e di lavoro, cosa è davvero importante: nessuno ti regala niente e se non ci si mette in gioco, anche a costo di sbagliare, non si cresce. Come diceva Pirandello, vivere è inventarsi». «Per ricevere devi dare - aggiunge Alviero Martini - e per comprendere saper ascoltare, perché la conversazione vale molto più di un emoticon. Una capacità che si sta perdendo, visto che sui social circolano troppa superficialità e ignoranza». Martini stringe l’obiettivo sulla moda: «Aborro quella usa e getta e difendo la qualità, che non è semplicemente status ma soprattutto ricerca sulle materie prime migliori, attenzione ai dettagli, lavoro sullo

www.alvbyalvieromartini.com

stile e impegno a promuovere l’eccellenza italiana. A premiarmi per queste scelte sono i 400 multimarca in Italia, più un centinaio all’estero (in particolare intorno a Dubai, in Giappone e nel resto del Far East), che scelgono la pelletteria ALV by Alviero Martini». «È importante in questo momento di mercato integrare strategie commerciali affiancate da politiche di marketing», interviene Salvatore Starita, direttore generale del gruppo Milano Fashion, azienda leader nel settore di riferimento, licenziataria in esclusiva a livello internazionale per le borse e gli accessori firmati ALV by Alviero Martini. «I risultati ci danno ragione - aggiunge Starita - e nei mesi a venire arriveranno grandi novità». Dal Micam, dove ALV by Alviero Martini era tra gli espositori, sono arrivati feedback molto positivi sulla collezione SS23, che ha proposto forme contemporanee e trendy, dedicate a una clientela di viaggiatori e viaggiatrici in cerca di prodotti dalla forte personalità: i colori si accendono di nuance forti come il rosso, il giallo e il turchese, ma anche i toni pastello con abbinamenti “soft” danno quel tocco di freschezza di cui c’è bisogno per rigenerarsi. La borsa resta l’icona del guardaroba femminile, declinata in misure e varianti tali, da soddisfare ogni esigenza, dal giorno fino al viaggio e alla sera. Lo stilista riflette su un mondo dove dopo il Duemila tutto è cambiato, fino ad arrivare ai tempi attuali in cui «i negozianti che hanno resistito all’onda d’urto della pandemia devono rinfrescare spesso la vetrina e quindi le vecchie tempistiche sono saltate: abbiamo imparato a essere più flessibili, integrando le classiche uscite con flash e plasmando l’offerta sulle esigenze dei diversi consumatori e mercati». Siamo anche in piena rivoluzione digitale: come la vive Alviero Martini? «Notoriamente non amo influencer e blogger - sorride - ma ignorare questo canale sarebbe un errore. Per questo è imminente il lancio del sito di e-commerce ALV by Alviero Martini, che raccoglierà tutti i prodotti del brand».


MERCATI BUYERS' SURVEY

BONVICINI - Montecatini Terme (Pt)

LA PAROLA AI RETAILER MULTIBRAND Le vendite di womenswear Le sfide presenti e future

Dopo l’estate delle cicale l’inverno reclama cautela. Ma intanto i budget salgono Reduci da una stagione estiva in sensibile crescita, i negozianti italiani si preparano ad affrontare mesi delicati, tra i listini che salgono e il timore di contrazioni nei consumi. Mix and match di prodotti, servizi speciali al consumatore, sempre più multicanalità e shopping experience ad hoc sono tra le strategie messe in atto, in un momento che richiede coraggio e lungimiranza DI CARLA MERCURIO

La primavera-estate 2022 ha visto la messa al bando di qualsiasi indugio a favore di un mood “liberi tutti”. Un cambio di scenario significativo a un anno di distanza dall'estate 2021, su cui ancora aleggiavano le incognite della campagna di vaccinazione da poco iniziata, e dopo un inverno gravato dall'esplosione della variante Omicron. La stagione calda che ci siamo da poco lasciati alle spalle ha sancito finalmente il ritorno dei turisti nelle località di mare e montagna e nelle città d’arte e la rinnovata voglia di fare shopping in modalità fisica, con un forte desiderio di rimandare all’autunno le preoccupazioni lega-

te al momento incerto. Una realtà che si legge nei numeri riferiti alle vendite del womenswear emersi dal nostro sondaggio presso i negozianti dei multimarca italiani: il 52% degli intervistati ha riscontrato infatti un incremento del business rispetto alla Spring-Summer 2021, con alcuni negozianti che riportano punte del +50% (Agnetti a Macerata) del +37% (Angelo Minetti a Casale Monferrato) o del +20% (10 Corso Como a Milano). «La primavera-estate 2022 ha segnato una ripresa forte, con tanto movimento e molta affluenza di gente - sottolinea Daniela Kraler, delle boutique Franz Kraler a Corti-

Come sono andate le VENDITE DONNA della P/E 2022?

52%

SONO CRESCIUTE RISPETTO ALLA STESSA STAGIONE DEL 2021

38%

HANNO MANTENUTO GLI STESSI LIVELLI DI UN ANNO FA

10%

SONO CALATE

61


MERCATI BUYERS' SURVEY

LA PAROLA AI RETAILER MULTIBRAND Qual è stato il marchio best seller di ABBIGLIAMENTO DONNA nella SS 2022? 1 Celine, Elisabetta Franchi 2 Gucci, Saint Laurent, Dior,

51%

Come è stato l'andamento dei SALDI di moda femminile?

STABILE

32%

C'È STATO UN AUMENTO DELLE VENDITE

Zimmermann, Balmain

17%

3 Dolce&Gabbana, Brunello Cucinelli,

Max Mara, Burberry, Etro, Moncler

LE VENDITE SONO CALATE

Elisabetta Franchi

Qual è stato il marchio di abbigliamento donna best seller ONLINE?

Qual è stato il brand di ACCESSORI donna best seller di stagione?

1 Jacquemus 2 Gucci, Burberry, Zimmermann,

Pinko, Moncler

3 Prada, Etro, Fendi,

1 Saint Laurent

Moschino, Palm Angels

2 Jacquemus 3 Gucci, Celine, Orciani

Jacquemus

Saint Laurent

Qual è la MERCEOLOGIA che ha venduto di più nella donna?

1 Abiti per le cerimonie 2 Borse 3 Calzature 4 Abiti per il tempo libero 5 Top e T-shirt 6 Camicie 7 Pantaloni

Dolce & Gabbana

62

Christian Dior


MODES - Porto Cervo (Ss)

CUCCUINI BOUTIQUE - Livorno

FILIPPO MARCHESANI - Cupello (Ch)

FRANZ KRALER - Cortina d'Ampezzo (Bl)

VELA SHOP - Cagliari

MORAS - Intimiano (Co)

Sono TORNATI finalmente i TURISTI nel vostro negozio?

46%

SONO TORNATI IN MOLTI

40%

SONO TORNATI, MA MENO DEL PREVISTO

14%

NE ABBIAMO VISTI POCHI

na, Dobbiaco e Bolzano -. Le nostre località sono state letteralmente prese d’assalto da turisti italiani e stranieri». Un'affluenza testimoniata dal nostro sondaggio, con il 46% dei negozianti che parla di un arrivo massiccio, il 40% che testimonia una buona presenza, anche se «meno del previsto», e solo il 14% che usa la parola «pochi». Un viavai che si è tradotto in un melting pot di nazionalità, tra Europa (tutta), Stati Uniti, America del Sud e Paesi arabi, con l’assenza di Cina e Russia. E a cui ha fatto riscontro la voglia da parte delle consumatrici di gratificarsi con lo shopping. «Raramente ho visto clienti comprare un solo pezzo», evidenzia Daniela Kraler. E prosegue: «È emersa un’immagine di donna romantica, leggiadra, fresca, che ha portato in primo piano i vestiti, anche corti, sia eleganti che da giorno, le scarpe aperte con il tacco alto e basso, le sneaker e le espadrillas, i pantaloni in denim, i foulard, gli occhiali, i gioielli, i cappelli in paglia o cotone e moltissimi articoli per il viaggio come trolley, borsoni, sacche o zaini». In generale si è imposto uno stile più elegante e formale, che dopo stagioni all’insegna del casual ha decretatato il ritorno alla vita sociale. Non a caso tra le merceologie più vendute, secondo il nostro sondaggio, ci sono al primo posto gli abiti per le cerimonie. Venendo agli hit brand, tra i più

gettonati, accanto ai nomi noti come Celine, Gucci, Saint Laurent, Dior, Elisabetta Franchi, Jacquemus, Brunello Cucinelli o Etro, si mette in luce Zimmermann, il marchio australiano conosciuto per le sue collezioni resort e swimwear, che ha sfilato per la prima volta all'ultima Paris Fashion Week. Mentre alla voce nuove realtà da segnalare non emerge un nome vincente, ma

Dopo stagioni all'insegna del casual, l'estate 2022 ha segnato il ritorno a uno stile più elegante. Un trend che prosegue nell'inverno in corso una lista lunga di label pari merito quali David Koma, Denimist, Marine Serre, Ganni, Botter, Rotate, Casablanca, Anna October, Ramael, Laurence Bras, Chopova Lowena, Rave Review, Durazzi Milano e Andreadamo. Se l’estate 2022 ha sancito il ritorno al bel vestire, questa tendenza diventa ancora più marcata nella fall-winter in corso, come ci spiega Beppe Angiolini di Sugar ad Arezzo: «Emerge l’immagine di una donna chic ed elegante, che ama il bel cappotto cappello 63


MERCATI BUYERS' SURVEY

ROUGE - Bassano del Grappa (Vi)

PRESTIGE BOUTIQUE - Arezzo

Quale sarà lo STILE VINCENTE in vista della FW 22/23?

31%

UN LOOK CHE MIXA TAILORING E SPORT ATTITUDE

27%

UN GUSTO FASHION/ CONTEMPORARY

26%

TORNA IL BEL VESTIRE

16%

64

UN LOOK PIU SEXY

MARCOS - Mondovì (Cn)

NOHA - Brindisi

in cashmere, la maglieria classica, il pantalone raffinato. È tutto meno eccessivo e poco urlato, con poche fantasie e più sobrietà. Un trend che vale anche per le giovanissime, propense a optare per un look più pulito». Lo confermano Sabina Zabberoni di Julian Fashion a Milano Marittina, Rimini e Lido degli Estensi: «Giacche, tailleur e cappotti sartoriali sono i capi più gettonati, o ancora Andrea Bonvicini di Bonvicini Fashion Gallery & Stores a Montecatini Terme: «La cliente sceglie un abbigliamento quotidiano bon ton e premia la cerimonia per gli eventi». Il gradimento va anche alle proposte di matrice fashion/contemporary, che premiano «i capi in ecofur, i corsetti, il denim rivisitato, gli abiti con piume o paillettes, gli stivali overthe-knee abbinati a borse hobo e bauletti» citati da Angelo Minetti. E piace pure il mix and match di sport attitude e tailoring: si vedano i «pantaloni baggy, i blazer over e i tank top» che stanno riscuotendo consensi da Galiano a Napoli e Sorrento. Nonostante sia presto per tirare le somme, il 65% dei negozianti evidenzia andamenti del business stazionari per la stagione in corso, con un 22% che parla di aumenti e solo un’esigua percentuale alle prese con cali. Numeri ancora da confermare, anche perché influenzati da un avvio delle vendite penalizzato

VALTELLINI - Rovato in Franciacorta (Bs)

dal clima ancora estivo e, sicuramente, dalla situazione di incertezza che stiamo attraversando. Perché, dopo l’estate delle cicale, è arrivato il momento per tutti di prendere contatto con la realtà difficile che stiamo vivendo, tra lo scenario politico interno in divenire, la guerra in Ucraina e i costi dell’energia alle stelle. Una consapevolezza che preoccupa i negozianti, i quali temono contrazioni nelle vendite, a fronte di prezzi in salita. Se nella Spring-Summer si parla ancora sostanzialmente di tenuta, per l’inverno in corso i listini fanno segnare aumenti nell’ordine del 10/15% e c’è chi parla addirittura del +30%. «Il caro energia e gli aumenti dei prezzi imposti dai nostri fornitori impatteranno sicuramente molto, ma più che altro i problemi verranno dagli aumenti di bollette e generi di prima necessità che le famiglie e le imprese si troveranno a dover fronteggiare. Ciò influenzerà in modo negativo gli acquisti dei nostri beni, che non sono propriamente di prima necessità», sottolinea Marco Cateni di Divo Boutique a Santa Maria a Monte e Pontedera. Da Spinnaker (boutique a Sanremo, Alassio, Santa Margherita Ligure e Portofino), il timore è che «in periodi di forte insta-

Puntare sullo sconto o sulla policy no discount? L'interrogativo aleggia tra i negozianti, alle prese con listini in salita bilità le grandi piattaforme online tendono a proporre promozioni aggressive, che non solo limitano fortemente il margine di guadagno, ma creano importanti danni all’immagine e alla percezione dei brand». Ma non bisogna disperare, come racconta Aldo Carpinteri di Modes, con negozi tra Milano, Portofino, Forte dei Marmi e molte altre località: «In risposta alle difficili condizioni geopolitiche ed economiche, il sentimento del mercato sarà dominato dalla voglia di evadere dalla realtà, che porterà a ricercare negli spazi fisici una



MERCATI BUYERS' SURVEY

RINGRAZIAMO PER IL CONTRIBUTO

DEFLORIO - Noicattaro (Ba)

rinnovata esperienza di acquisto. Modes continuerà la strategia di sviluppo retail, ampliando il network con nuove aperture in location prestigiose d’Europa, in aggiunta a un consolidamento della presenza laddove gestisce già dei punti d’acquisto». E a proposito degli aumenti dei prezzi aggiunge: ««Il caro energia ha generato un aumento generalizzato dei costi delle strutture aziendali e dei prezzi d’acquisto della merce. Questo aumento viene tuttavia compensato dall’incremento della redditività e dal miglioramento delle performance». Per tutti è il momento di non fermarsi, facendo leva su strategie mirate. Fabrizio Bruzzoni di Tiziana Fausti a Bergamo conta sull’opzione dei «pagamenti dilazionati, nella logica dell’e-commerce, ricorrendo a spedizioni in tempi più sostenibili per l’ambiente». Per Didi Corbetta di Valtellini a Rovato in

Il BUDGET per la S/S 2023: come sarà?

46%

IN AUMENTO

40% STABILE

14%

IN LEGGERO CALO

66

VOLONTÉ - Cagliari

Franciacorta la strategia sarà «programmare il più possibile le proposte tramite social, e puntare molto al periodo natalizio, con vari accorgimenti che vanno dalla coccola al cliente in store fino al servizio personalizzato, dal pacchetto alla consegna». L’obiettivo di Angelo Minetti a Casale Monferrato è «investire sempre più sulla multicanalità, così da offrire un’esperienza a 360 gradi alla clientela». Da Filippo Marchesani a Cupello e Vasto, il piano di Piero Marchesani e Barbara Catania è «creare canali di vendita sempre più ampi, inserendoci in nuove piattaforme digitali, e rimodellando le strategie di marketing per dare al cliente una sensazione di esclusività», mentre da Bonvicini si cerca di

Il futuro avanza, anche in uno scenario complesso: si comincia a parlare di metaverso e criptovalute «attirare clienti, offrendo la miglior shopping experience possibile con un mix and match di prodotti e articoli del desiderio, insieme a capi da indossare frequentemente». E se da Prestige Boutique ad Arezzo Annamaria Polci parla della «necessità di ricorrere a una scontistica ancora maggiore degli anni precedenti», c’è chi, al contrario, come Fiacchini a Forte dei Marmi, porta avanti la politica del no discount e non farà saldi per meglio marginalizzare. Una ridda di idee e programmi che Daniela Kraler ricompone con una frase significativa: «È necessario tenere occhi, cuore e anima sulle cose che accadono, confrontandosi di frequente con i nostri consulenti. Abbiamo già in passato attraversato periodi difficili e siamo sempre andati avanti. Occorre cautela, ma l’imprenditore deve avere il coraggio di rischiare». Il mestiere dell’imprenditore comporta insomma la necessità di affrontare gli ostacoli proiettandosi oltre. Non a caso il 46% dei negozianti ha aumentato i budget per la SS 2023 e solo il 14% li ha

10 CORSO COMO Milano - AGNETTI Macerata - ANGELO MINETTI Casale Monferrato (Al) - ARTENI Tavagnacco (Ud) - BERNARDELLI STORES Mantova - BIFFI BOUTIQUES Milano, Bergamo - BONVICINI FASHION GALLERY & STORES Montecatini Terme (Pt) - BOUTIQUE CINZIA Abano Terme (Pd) - BOUTIQUE STELLA Asiago (Vi) - CLAN UPSTAIRS Milano - COLOGNESE 1882 Montebelluna (Tv) CUCCUINI BOUTIQUE Livorno - DEFLORIO Noicattaro (Ba) - DIVO BOUTIQUE Santa Maria a Monte e Pontedera (Pi) FIACCHINI Forte dei Marmi (Lu) - FILIPPO MARCHESANI Cupello e Vasto (Ch) - FRANZ KRALER Cortina d'Ampezzo (Bl), Dobbiaco (Bz), Bolzano - GALIANO Napoli e Sorrento - GIGLIO Palermo - JULIAN FASHION Milano Marittima (Ra), Rimini, Lido degli Estensi (Ra) - L'INCONTRO Modena - MANTOVANI San Giovanni Valdarno (Ar) - MARCOS Mondovì (Cn), Prato Nevoso (Cn), Verbier (Svizzera) MODES Milano, Portofino (Ge), Forte dei Marmi (Lu), Porto Cervo (Ss), Forte Village (Ca), Cagliari, Favignana (Tp), Sainkt Moritz, Parigi - MORAS Intimiano (Co) - NOHA Brindisi PAPILLON Corigliano (Cs) - PARISI TAORMINA Taormina (Me) - PORRINI MODA & CASA Besozzo (Va) - PRESTIGE BOUTIQUE Arezzo - ROUGE Bassano del Grappa (Vi) SPINNAKER Alassio (Sv), Sanremo (Im), Santa Margherita Ligure (Ge), Portofino (Ge) - SUGAR Arezzo - TIZIANA FAUSTI Bergamo - TUFANO MODA Pompei (Na) e Scafati (Sa) - VALTELLINI Rovato in Franciacorta (Bs) - VELA SHOP Cagliari - VOLONTÉ Cagliari

ridotti. Guardare avanti significa anche pensare al futuro con nuove sfide. Tra queste c’è il metaverso, un tema molto attuale, che per il 30% circa dei partecipanti al nostro sondaggio rappresenta un’opportunità, mentre un altro 40 % ritiene prematuro affrontare il discorso, rimandandolo a un domani e un 10% usa la parola «forse». Paolo Mantovani di Mantovani a San Giovanni Valdarno per esempio si interroga: «Non sappiamo se sarà solo per i grandi player o anche alla nostra portata», mentre da Fiacchini si pensa che sia «un tema valido per i marchi ma non per i multibrand». Ma un dato è emblematico: solo il 10% dice un no secco all’ipotesi di un’incursione nei mondi virtuali». Diverse sono state invece le reazioni alla voce criptovalute, con l’80% che dichiara di «non essersi organizzato perché la clientela non lo richiede» e solo un 13% che ammette di avere ricevuto richieste da qualcuno, soprattutto Millennials, ma di ritenere ancora prematuro un passo del genere. E mentre sono ancora da capire gli sviluppi di questa opportunità, c’è chi rompe gli indugi. È il caso di Angelo Minetti, l’unico dei buyer intervistati per il nostro sondaggio che ha deciso di partire all’avventura, «in procinto di attivazione». Si  attendono aggiornamenti.



MERCATI RETAIL DOPO I MESI DELLA PANDEMIA La città si accende di nuove vetrine Un risveglio tra moda e lifestyle

A Milano gli opening si muovono a ritmo di swing e le danze proseguono Tra aperture di negozi, restyling e progetti lifestyle è tornata l’animazione in centro città.Tante le sorprese per gli operatori arrivati in occasione delle sfilate e molte ancora le scommesse, con il nuovo polo della famiglia Ferragamo in arrivo in corso Venezia, l’hub di Hines in via Spiga 26 che cresce e tante novità in Galleria DI CARLA MERCURIO

A una fashion week in grande spolvero, con le passerelle affollate di nomi noti e giovani leve, ha fatto riscontro una città di Milano tornata a nuova vitalità, con le strade del centro affollate da fashion people in assetto da sfilate, turisti arrivati in massa da tutto il mondo e tante persone in giro, finalmente alleggerite dal senso di costrizione legato alle stagioni della pandemia. Proprio come ai bei tempi, ma forse anche di più, perché in centro sono in dirittura di arrivo progetti importanti, e non solo legati alla moda. Mentre si aspetta l’inaugurazione della metropolitana M4, che dal 2023 dovrebbe liberare piazza San Babila dell’ingombro del cantiere, in corso Venezia 11, a pochi passi di distanza, si stanno ultimando i lavori in vista dell’apertura in dicembre del nuovo polo lifestyle siglato Lungarno Collection, in capo alla famiglia Ferragamo. Il complesso occuperà gli spazi dell’ex Seminario Arcivescovile, destinato a dare una nuova prospettiva al corso e all’intero Quadrilatero, regalando un’inedito traitd’union con via Sant’Andrea, dove ci sarà un ingresso al civico 10. Lo storico edificio accoglierà il terzo Portrait hotel dei Ferragamo dopo Firenze e Roma, e ospiterà nuovi negozi, compreso il multibrand di Antonia di 750 metri quadri, affacciato su otto vetrine, con uno spazio dedicato alle sneaker in limited edition, insieme a un ristorante, un centro benessere e un giardino aperto al pubblico. I Ferragamo non si sono lasciati sfuggire durante la fashion week l’occasione di anticipare l’apertura della struttura, ospitando la sfilata della griffe nella grande piazza di circa 3mila metri quadri, circondata da un doppio loggiato di colonne, antistante il palazzo. A proposito di lifestyle, per il prossimo dicembre si attende l’opening in corso Matteotti 14 di Core, la formula di club super-esclusivo in arrivo da New York, che in un palazzo di 4mila metri quadri vedrà la nascita di una struttura aperta a un numero ristretto di 500 soci con suite, sale per pranzi e cene, palestra, un’enoteca, un teatro, uno spazio per eventi e varie terrazze. Il tutto, si dice, per la modi68

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2 1. La boutique di Bric’s, inaugurata in Galleria 2. Le nuove vetrine di Giorgio Armani: 300 metri quadri operativi da settembre nella parte laterale dell’Ottagono, di fianco a Prada e Fratelli Rossetti 3. Lo store di Longchamp in Galleria, aperto a giugno ma festeggiato durante la fashion week

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ca cifra di 10mila euro solo per l’iscrizione, a cui andrà aggiunta anche la quota annuale. Tornando alla moda, sempre a ridosso della fashion week un evento speciale ha lanciato un segnale forte della presenza di Spiga 26, nuovo polo fashion creato da Hines nella via, all’interno del Settecentesco Palazzo Pertusati. Moschino ha scelto infatti di festeggiare l’apertura della sua boutique di 360 metri quadri all’interno dell’hub, con un happening che ha richiamato l’attenzione della gente in strada, grazie alle scenografie create ad hoc lungo la strada e dentro la boutique.

Insieme a Sergio Rossi, Moschino è stata la prima label ad approdare nel building, dove sono in arrivo anche Drumohr con uno spazio di 315 metri quadri, Borsalino (70 metri quadri) e Baldinini. Oltre ai negozi l’edificio, dove restano ancora solo 750 metri quadrati da locare, dispone di una parte destinata agli uffici, a cui si accede da via Senato 19 e dove Hines ha già consegnato a Kering gli spazi di 7mila metri quadri su sette livelli, che saranno la sede dei nuovi uffici italiani. Sempre in via Spiga, accanto alle vetrine di Canada Goose, spicca la cesata che annuncia l’apertura prossima dello store bimbo di Ralph Lauren. In San Babila, invece, si attende di vedere di nuovo acceso di luce e animazione l’ex Garage Traversi, dove Louis Vuitton ha presentato la collezione Objects Nomades durante la settimana del design, lo scorso giugno. Qui nel 2023 la griffe francese aprirà uno spazio temporary (si parla di 1.300 metri quadri su tre piani), che accoglierà un monomarca, in attesa dei lavori di ristrutturazione


1. La sfilata di Ferragamo, svoltasi nel nuovo polo del lifestyle di corso Venezia 11, che si inaugura in dicembre (2. l’ingresso e 3. l’hotel parte del complesso) 4. Borbonese in corso Venezia 5. Palazzo Pertusati, sede del nuovo polo Spiga 26, dove Kering aprirà i suoi uffici e dove Moschino (foto 6.) e Sergio Rossi e hanno già inaugurato le loro boutique 7. La cesata di Gucci in Montenapoleone

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negli spazi in via Montenapoleone 2. Sempre al civico 2, il gruppo Lvmh ha in programma anche l’ampliamento del flagship di Bulgari, che da novembre si trasferirà in un temporary in via Gesù 4, e l’arrivo di Tiffany, che lascerà gli spazi di via Spiga. Nella stessa strada il gruppo d’Oltralpe preparerebbe l’apertura al numero 1 di una boutique Fendi, che dovrebbe avvenire entro il 2024, mentre più avanti Kering è alle prese con la ristrutturazione della boutique Gucci, nel frattempo spostatasi con un temporary in via Verri 5. Lavori in corso anche accanto a Gucci, da Larusmiani, che riaprirà nel 2023 con un nuovo format, in occasione dei suoi 101 anni. Indugiando ancora nelle strade del Quadrilatero, in via Sant’Andrea ci sono da evidenziare l’ampliamento della boutique di Chanel, l’arrivo prossimo della gioielleria Sabbadini, il restyling in corso di Maison Margiela e l’apertura del pop up di Eleventy dedicato all’uomo, in attesa di un flagship che tra

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fine anno e inizio 2023 dovrebbe accogliere menswear e womenswear della label. All’11 di via Gesù è approdato Elie Saab, mentre si segnalano in via Manzoni 25 l’arrivo di un pop up di Karl Lagerfeld e in corso Venezia 5 l’opening del flagship di Borbonese, prosieguo della strategia di espansione commerciale portata avanti dal marchio. Di fronte a Borbonese, in corso Venezia 6, il Gruppo Zucchi aprirà a giorni un concept store con inedite merceologie e una nuova insegna ancora top secret. In progress, nello stesso building, i lavori in vista dell’inaugurazione di uno spazio Volvo. Dopo il tour per il Quadrilatero e dintorni, un’attenta ispezione merita l’altro polo dello shopping super hot di Milano, la Galleria, dove è in corso un animato valzer di inaugurazioni. Qui a inizio settembre si è insediato Giorgio Armani, con uno punto vendita di 300 metri quadri nel braccio laterale dell’Ottagono, di fianco a Prada e Fratelli Rossetti, al posto dell’ex negozio Tim. Rolex e Longchamp, invece, si sono divisi i locali un tempo di Stefanel, con il marchio di orologi ancora alle prese con la ristrutturazione (il progetto retail è portato avanti dalla catena Rocca1794 del gruppo Damiani), mentre la griffe francese è operativa dallo scorso giugno con una boutique, inaugurata durante la fashion week. Tra gli arrivi recenti c’è anche quello di Bric’s, che ha celebrato il 70esimo anniversario con l’opening di uno spazio di circa 100 metri quadri, dove un tempo era

presente il cravattificio Zadi (marchio Andrew’s Ties). La boutique si trova quasi di fronte al precedente negozio Bric’s, dove invece si sposterà Tod’s, in uscita dalla boutique tra l’Ottagono e via Silvio Pellico, in scadenza di contratto. Nel frattempo si è aperta la gara a chi riuscirà ad accaparrarsi i locali lasciati liberi da Tod’s: Chanel, Damiani, Loro Piana, Samsonite, Swarovski e John Richmond parteciperanno all’asta per conquistare lo spazio di 188 metri quadri. E c’è anche un secondo bando per una porzione più piccola del negozio Tod’s (126 metri quadri), per cui concorrono Sartoria Rossi e Damiani. Un valzer che in realtà è più uno swing, a giudicare dalla rapidità con cui la Galleria cambia volto. E le novità non sono finite: si attendono infatti l’arrivo di Gucci, che si prepara a riaprire i 956 metri quadrati negli spazi precedentemente occupati da Massimo Dutti, e quello di Pinko in novembre, dove c’era la coltelleria Mejana. 

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CSM – CAMERA SHOWROOM MILANO for

CSM IN PARIS: IL DEBUTTO CONVINCE E ORA È IL MOMENTO DI VOLARE PIÙ ALTO Con il conflitto tra Russia e Ucraina che ha fatto saltare gli equilibri occorre reagire con prontezza, determinazione e lungimiranza. Così ha fatto Camera Showroom Milano con il nuovo progetto sotto la Tour Eiffel, che il prossimo marzo raddoppierà il numero di espositori. Perché ora c’è più che mai bisogno di Europa e dalla sana competizione tra Milano e Parigi non possono che nascere sviluppi interessanti e utili per tutti.

Si ampliano gli orizzonti di CSM-Camera Showroom Milano, due volte protagonista tra settembre e ottobre. Prima durante la fashion week milanese, con la quarta edizione del “fuorisalone” Artisanal Evolution nelle showroom associate e l’evento CSM Meets Sustainability a Palazzo Giureconsulti, frutto di sinergie trasversali con Confartigianato Moda, Camera Buyer Italia, Palazzo Marino, Ice, Ministero degli Esteri e White. A seguire per la prima volta a Parigi, sempre durante la settimana della moda, con CSM in Paris, una collettiva all’Espace Montagne, in pieno centro città, che dall’1 al 5 ottobre ha portato alla ribalta 22 collezioni

italiane di abbigliamento e accessori: 5 Progress, Add, Alessandro Enriquez, Arma, Bellavitis, D’Exterior, Disaya, Duvetica, Giovanni Bedin, Henry Beguelin, Ivy Oak, J&M Davidson, Koio, Kutnia, Le Tricot Perugia, Le Twins, Palmer Harding, Paperplace, Redemption, Rue Madam, Salvatore Piccione e Visioner. Le showroom associate a CSM - tra cui 1st Floor, Elisa Gaito Showroom, Daniele Ghiselli Showroom, Panorama Moda e Studio Zeta - hanno deciso di varcare la frontiera per rispondere con tempestività alla complessa situazione globale. CSM, come spiegano i portavoce di Camera Showroom Milano, porta questa parola, Milano, dentro la propria inse-

gna «ed è la città dove lavoriamo, dove abitiamo, che amiamo». Ma lo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia ha stravolto tutti gli equilibri e messo in discussione percorsi che sembravano assodati. Purtroppo il mercato russo è sempre più destinato a soccombere alle sanzioni che si stanno via via inasprendo e non si intravede una via d’uscita. Impossibile restare fermi a guardare, senza reagire: ancora una volta, come quando a inizio pandemia sono state gettate le basi di CSM, occorrono intraprendenza, coraggio, lucidità e sinergia. «Tutti insieme - dicono da CSM - abbiamo realizzato che essere miopi, evitando di confrontarci con altre ca-


In queste pagine, alcune immagini della prima edizione di CSM in Paris, all’interno dell’Espace Montagne. Qui a fianco, foto di gruppo di tutti gli associati a CSM-Camera Showroom Milano

pitali europee, sarebbe stato un errore. Abbiamo bisogno di più Europa! Abbiamo bisogno di più mercato europeo». Da qui il progetto CSM in Paris, che ha gettato un ponte tra due capitali non solo del fashion ma anche della storia e della cultura, per non parlare del business, come dimostra l’iter di grandi griffe come Gucci, Fendi, Bottega Veneta, Brioni, Loro Piana e Bulgari. Una sana competizione porta sempre buoni frutti: quello che accade tra Milano e Firenze per l’uomo può essere applicato con Parigi per la donna. A trarne vantaggio, come ha dimostrato l’alto numero di buyer intervenuti a CSM in Paris, sono il made in Italy e il siste-

www.camerashowroom.it

ma Europa. Ora che è calato il sipario sul debutto di questa cinque giorni, la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta è ancora più forte e il percorso da seguire più definito: l’iniziativa, che ancora una volta come è nel dna di CSM mette al centro le Pmi italiane e il loro patrimonio di eccellenza, si proietta verso la primavera con importanti certezze. CSM in Paris tornerà infatti in scena dal 3 all’8 marzo e il numero delle aziende partecipanti raddoppierà, dalle attuali 22 a 40. Un passo avanti per arrivare a trasformare CSM in Paris in una vera e propria fiera, organizzata da un’associazione italiana, per le showroom italiane, nel cuore di Parigi.


MERCATI SHOPPING IN VIAGGIO TREND E PIANI DI SVILUPPO Pensando a un nuovo consumatore Parlano brand e consulenti

Anche il travel retail al banco di prova della transizione digitale I grandi marchi stanno aprendo nuove boutique negli aeroporti, ma è in ripresa pure il traffico nelle stazioni ferroviarie e sulle navi da crociera. Le opportunità non mancano, benché si stimi che il travel retail possa tornare sui livelli pre-pandemia non prima del 2030. Fondamentale è l’approccio che - ormai - non può più fare a meno dell’omnicanalità DI ELISABETTA FABBRI

Dopo un biennio da dimenticare a causa del Covid, i viaggi per turismo e d’affari sono ripresi. Ma molto è cambiato nel travel retail e, per recuperare i livelli del 2019 e approfittare delle occasioni che questo canale può ancora offrire - che si tratti di aeroporti, navi da crociera o stazione ferroviarie - serve un cambio di strategia. Secondo una stima di Next Move Strategy il mercato mondiale del travel retail dovrebbe raggiungere un valore di 175 miliardi di dollari nel 2030, dai 30 miliardi del 2021 (ipotizzando un tasso annuo di crescita composto del 18,9%). Questo recupero sarà alimentato dallo sviluppo dell’industria del turismo e dei viaggi in molti Paesi del mondo, ma anche da offerte innovative come quelle degli operatori delle crociere, che propongono destinazioni multiple in un unico viaggio, punti vendita a bordo con prodotti dutyfree e attività di intrattenimento. Un sondaggio di giugno - il Pi Insight impact on increasing travel cost mini-poll - dà un’idea dell’attuale comportamento d’acquisto dei regolari clienti europei dei duty free. Una quota del 74% dice di avere modificato le modalità di acquisto a causa dell’aumento dei costi dei viaggi. Il 33% intende spendere una cifra inferiore rispetto al passato, mentre il 44% compra articoli in promozione. Il

Le griffe italiane ed estere all’aeroporto di Milano Malpensa

I ricavi del travel retail globale resteranno sotto i livelli pre-Covid fino al 2030 100*

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90-100

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100-105

>10%

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Omnichannel

55-66 90% 80%

Il 33% degli europei clienti dei duty free spenderà meno che in passato a causa dei rincari nei viaggi

n.a. 2019

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Fonte: Iata, Bain & Company

32% del campione dice di essere meno interessato a comprare regali e souvenir e solo il 17% è più attratto da proposte in esclusiva. Nonostante questa nuova attitudine dello shopper viaggiante, le opportunità da cogliere, non mancano a giudicare dalle iniziative delle grandi griffe. All’Hamad international airport di Doha, in Qatar, che tra novembre e dicembre 2022 prevede otto milioni di passeggeri grazie anche all’effetto Mondiali di calcio (al via il 20 novembre), in maggio si è insediato Burberry, seguito in agosto da Louis Vuitton. Lo stesso mar72

chio francese ha raggiunto, insieme a Dior e Cartier, l’aeroporto internazionale di Dubai: uno scalo dove, fra gennaio e agosto, la categoria moda ha raggiunto i 130 milioni di dollari di vendite, dai 41 milioni del 2021. Anche l’aeroporto di Sidney sembra sempre più orientato al lusso. In agosto ha completato una prima fase di opening al Terminal 1 che ha attratto marchi italiani come Bottega Veneta, Moncler, Prada, Valentino e Versace (in seguito saranno raggiunti da Bulgari e Gucci). In Cina, il

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30F

*Dati indicizzati a 100. Sono esclusi cibo e bevande

Shanghai Hongqiao international airport sta ampliando la sua offerta di alta gamma con una serie di boutique al Terminal 2 (per i voli domestici), tra cui una delle più recenti è quella di Tiffany & Co., che dovrebbe essere seguita da Loewe. Dior, Loro Piana, Bottega Veneta e Max Mara sono invece in lizza per il Luxury Brand Boulevard dell’hub cinese entro fine dell’anno. Più vicino a noi, lo scalo milanese di Linate, che questa estate con Malpensa ha raggiunto numeri vicini al pre-pandemia, ha rinno-


1. I cosmetici VeraLab entrati di recente in Stazione Centrale a Milano 2. Victoria’s Secret alla Stazione Termini: è il primo negozio “full assortment” del brand Usa 3. La travel boutique Borsalino aperta in luglio a Fiumicino 4. Louis Vuitton all’Hamad international airport del Qatar

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vato l’area per lo shopping con un’offerta commerciale di livello: Dolce&Gabbana, Emporio Armani, Ferragamo, Zegna, Damiani/Rocca e Borsalino, per citarne alcuni shop. Il brand degli iconici cappelli ha inoltre inaugurato di recente una nuova travel boutique all’interno dell’aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma-Fiumicino, nell’area A del Terminal 1, nuovo spazio per gli imbarchi inaugurato a maggio. «Il 2022 è stato un anno molto buono per Bric’s, che ha superato i livelli pre-pandemia sia nel travel retail che in quello tradizionale, nonostante i problemi di mancanza di prodotto e l’assenza di turisti cinesi e russi - afferma Michele Maccapani, travel retail manager dell’azienda comasca di valigie e articoli per il viaggio -. Invece sono tornati i turisti da Nord America, Brasile, Australia e Africa, specie i nigeriani altospendenti». «Non abbiamo shop nelle stazioni - specifica - ma, a proposito di retail negli scali aerei, contiamo due punti vendita diretti a Malpensa, prima dei check in e dopo i controlli, e uno a Francoforte, oltre a essere presenti in 10 multimarca. Siamo anche ben introdotti sulle navi da crociera, oltre 30, che mostrano performance sorprendenti grazie a un’offerta limitata ma mirata, per esempio la nostra X Collection pensata per proposte leggere, molto resistenti e facilmente lavabili». «Al momento siamo più interessati a entrare nei duty free che ad aprire negozi stand alone» aggiunge, parlando di nuovi progetti. Tra i servizi offerti da Bric’s ai viaggiatori c’è, da molto tempo, la possibilità di acquistare e ritirare in negozio al ritorno dal viaggio. I clienti speciali vengono anche invitati via e-mail a scoprire le nuove collezioni e accolti con un piccolo omaggio. «Oggi i nostri progetti nel travel retail sono più

per esempio spediamo a casa ciò che viene comprato in aeroporto oppure la valigia usata, che è stata rimpiazzata da un nuovo acquisto». Al momento il gruppo bolognese ha in corso trattative a livello di retail aeroportuale per aprire in Francia con il marchio Lancel, in Germania con Piquadro (il più presente negli aeroporti fra i brand in portafoglio) e in Italia con Piquadro insieme a The Bridge. «Pensiamo di poter raggiungere un accordo entro la prima metà del prossimo anno», anticipa Palmieri. Ma i canoni di affitto sono diventati più accessibili rispetto al pre-pandemia? «I contratti che ci propongono - risponde l’imprenditore della pelletteria - sono adeguati alla situazione attuale, non più come in passato». Secondo un’analisi di Bain & Company e The Moodie Davitt Report, entro il 2025 le tecnologie digitali che hanno mutato lo shopping tradizionale trasformeranno radicalmente anche il retail aeroportuale, aprendo la strada alle vendite omnichannel o al collegamento continuo tra piattaforme digitali e negozio fisico. Ma è solo la metà del cambiamento da affrontare, mentre si prevede che il mercato globale del travel retail torni sui livelli del 2019 non prima del 2030 (vedi grafico nella pagina accanto). «Per prosperare nei prossimi anni, i dettaglianti negli hub aeroportuali dovranno cambiare non solo il modo in cui vendono ma anche ciò che vendono», dicono gli esperti della società di consulenza e dell’azienda dei media e della business intelligence. L’aumento della percentuale di viaggiatori più giovani e meno abbienti (Gen Y e Z) ha portato a un calo della domanda di prodotti e servizi aeroportuali tradizionali. «Entro il 2025 - prospettano i ricercatori - questo gruppo rappresenterà più del 50% di tutti i passeggeri,

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che altro di comunicazione come affissioni, messaggi digitali e multimediali - afferma Francesco Tripodi, direttore generale del gruppo partenopeo degli accessori Miriade (tra i marchi Miriade, Kuvè, Valentino di Mario Valentino e Francesco Biasia) -. I costi relativi sono aumentati rispetto al pre-Covid ma risultano convenienti, considerando il forte impatto di cui si beneficia». A proposito di trend in atto, dice: «Notiamo che il mercato delle crociere si è ripreso e

L’aumento di viaggiatori più giovani e meno abbienti diminuisce la domanda di prodotti aeroportuali tradizionali stiamo incrementando i volumi di vendita sulle navi di primarie compagnie. Questo ci fa ben sperare anche per il futuro». Secondo il manager di Miriade il digitale aiuta a supporto dei canali travel «con le classiche strategie omnichannel». «Il business sta recuperando ma attualmente si notano più viaggiatori low cost che business», osserva Marco Palmieri presidente e ceo del Gruppo Piquadro. E mentre si parla di uno shopper attratto da saldi e promozioni Palmieri ribatte: «Noi non siamo d’accordo. Anzi, puntiamo su prodotti sempre più sofisticati e, allo stesso tempo, rispettosi dell’ambiente. Ai viaggiatori forniamo anche una serie di servizi gratuiti:

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MERCATI SHOPPING IN VIAGGIO

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mentre la quota dei viaggiatori d’affari, di quelli a lungo raggio e dei passeggeri cinesi (tipici consumatori di beni di lusso venduti negli aeroporti) andrà a ridursi». Allo stesso tempo, la quota di viaggiatori altospendenti che si muovono negli scali diminuirà di oltre il 5% e la percentuale delle vendite al dettaglio negli aeroporti direttamente influenzate dai siti online salirà al 30%, rispetto alle attuali quote basse. «Per soddisfare i consumatori più giovani e digitali, in futuro questi luoghi potrebbero essere costellati di club che offrono brevi corsi di fitness o yoga, negozi di cucina che propongono corsi di 30 minuti di cucina italiana, spazi per ascoltare musica con un’acustica da sala da concerto oppure servizi di misurazione digitale che assicurano la calzata perfetta di una scarpa, da consegnare al cliente in qualsiasi parte del mondo», prospettano Bain & Company e The Moodie Davitt Report. Le aziende che non si adatteranno rapidamente a questi cambiamenti dirompenti potrebbero non sopravvivere, come già successo nel commercio al dettaglio tradizionale. Qualcuno si sta alleando ai leader digitali per reinventare il panorama delle vendite negli aeroporti, come le collaborazioni fra Alibaba con Dufry o JD.com con Lagardère. Le previsioni indicano che l’aumento dei passeggeri più giovani e meno abbienti sarà probabilmente una tendenza di lungo termine. Inoltre si sa che molte aziende prevedono di ridurre i viaggi di lavoro e di utilizzare maggiormente le riunioni virtuali. Allo stesso tempo, i vettori low-cost continuano ad aumentare la loro quota di mercato, utilizzando i prezzi bassi per stimolare la domanda. Il cambiamento nel comportamento d’acquisto dei viaggiatori ha già spinto le aziende che vendono prodotti di lusso di alta gamma a spostare la loro attenzione strategica dagli aeroporti ai negozi in centro e alle piattaforme omnicanale. Per rimanere rilevanti, i negozi aeroportuali dovrebbero abbracciare la vendita al dettaglio digitale. I clienti della 74

2 1. Un trolley Piquadro: il marchio sta valutando progetti di retail aeroportuale in Italia e Germania 2. La presentatrice e conduttrice radiofonica Andrea Delogu per la nuova campagna A-I 2022/2023 di Miriade 3. La boutique Dior all’interno dell’aeroporto internazionale di Dubai 4. Uno zaino della X Collection di Bric’s, tra le più gettonate sulle navi 5. Una nave della flotta Costa Crociere: la ripresa dei viaggi sta trainando le vendite dei brand della moda a bordo

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generazione Y e Z si aspettano l’omnicanalità quando fanno acquisti nel travel retail, come con gli acquisti in centro. Ma il passaggio al digitale è complesso. Una strategia di vendita omnichannel richiede investimenti nella gestione delle relazioni con i clienti (Crm), nei big data e nelle capacità di analisi avanzate e investire in queste tecnologie è solo il primo passo. «Invece di essere un luogo per l’acquisto di prodotti, i negozi dovrebbero diventare uno dei tan-

Nel 2025 il 30% delle vendite negli aeroporti sarà direttamente influenzato dal canale online ti punti di contatto di un universo fisico e digitale, progettato per suscitare l’interesse dei consumatori o ideare esperienze legate al marchio e approfondire le relazioni con il cliente». Ad esempio, i retailer potrebbero essere abbastanza agili da aggiungere un nuovo prodotto o una nuova funzionalità digitale e valutare in poche settimane cosa funziona e cosa no, prima dell’introduzione in tutti i negozi. La buona notizia è che i clienti che spaziano fra canali di vendita sono più profittevoli e spendono con una maggiore frequenza e con uno scontrino medio più alto. Stando a una ricerca di Bain

spendono il doppio dei clienti brick-andmortar e hanno un net promoter score (indicatore della fedeltà rispetto a un’azienda) di due volte superiore. I consulenti suggeriscono di tenere d’occhio le aziende leader, che stanno adottando cinque misure-chiave per le loro strategie di vendita ai viaggiatori. La prima è aumentare il traffico nei negozi, anche se è attesa una riduzione del volume di passeggeri nei prossimi cinque o sei anni. Come? Per esempio rivedendo il mix di categorie di prodotti, integrando esperienze e aumentando il coinvolgimento dei clienti attraverso un percorso omnichannel. La seconda mossa consigliata è investire in capacità digitali e strumenti di gestione delle relazioni con i clienti. Le aziende leader pensano di aumentare il livello delle vendite tracciate dal Crm di almeno il 40%, di intensificare la capacità di generare interazioni e occasioni di coinvolgimento personalizzate, come pure di testare e capire rapidamente cosa funziona e cosa no. Terzo step: passare a una strategia commerciale basata sui dati. Quelli grezzi, raccolti dalle transazioni di vendita e da altre fonti, sono fondamentali per comprendere i consumatori e adattare le offerte attraverso il dynamic pricing (prezzi stabiliti in base a fattori di mercato esterni). Il pricing dinamico può arrivare a migliorare l’ebitda dall’8% al 14%. Il supporto dell’intelligenza artifi-


SEBASTIEN DE ROSE/GRANDI STAZIONI RETAIL

«Più intrattenimento per cambiare la percezione dell’utente» Grandi Stazioni Retail gestisce gli spazi commerciali e l’advertising in 14 grandi stazioni (tra queste Torino Porta Nuova, Milano Centrale, Bologna Centrale, Firenze Santa Maria Novella e Roma Termini) di 11 città italiane, per un totale di oltre 800 shop e più di 1.900 advertising touchpoint. Nel confermare il recupero in atto, il coo Sebastien de Rose racconta le strategie per attrarre in stazione chi viaggia in treno e chi no. 4

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ciale nella pianificazione delle promozioni può invece aumentare l’utile lordo del 2-5%. Un quarto fattore chiave è sviluppare una strategia di airport retail omnicanale, perché i consumatori vorranno potersi muovere senza problemi tra piattaforme digitali e negozi fisici. Ne consegue un aumento degli investimenti nell’e-commerce e a sostegno della supply chain, a fronte di un taglio alle spese in conto capitale per i negozi fisici. In ultimo, vanno ripensati i contratti commerciali. Quelli tradizionali si basano su un canone di locazione fisso più pagamenti minimi garantiti annuali che non sono adatti all’ambiente omnichannel dove, ad esempio, è difficile tracciare le vendite generate da uno specifico negozio. Le società di gestione aeroportuale si troveranno ad affrontare un livello di capacità in eccesso senza precedenti per i prossimi 10 anni, con i ricavi dall’aviazione che potrebbero scendere da circa il 60% del totale a circa il 45%. Incrementare i fatturati non aeronautici, tra cui quelli da retail, si rende quindi necessario ma, per avere successo, gli aeroporti avranno bisogno di un ecosistema allargato di collaborazioni che permetta forti capacità digitali, omnicanalità e Crm. Anche i retailer dovranno costruire un ecosistema omnichannel o unirsi ad altri già in essere. I nativi digitali come Amazon sono già a caccia di nuove opportunità. 

Possiamo parlare di ripresa per il retail nelle stazioni? Dopo la crisi abbiamo visto un ritorno dei passeggeri e un maggiore flusso negli store, che ha portato i ricavi sui livelli pre-Covid. Per avere un’idea, siamo passati da 29,6 milioni di visite del periodo 1-19 agosto 2019 ai 31,5 milioni dello stesso periodo del 2022. I dati risentono dei problemi estivi negli aeroporti, della situazione economica, che ha fatto preferire il trasporto ferroviario, ma anche della crescente consapevolezza, in chi viaggia, della sostenibilità dei treni. Quali brand si stanno riavvicinando a questo canale? I più interessati sono quelli del beauty e dell’accessorio, ma anche dell’abbigliamento. Alcune insegne già presenti hanno deciso di espandersi in altre stazioni, visti i dati dell’affluenza. Altre come Ovs, Levi’s e Max Mara si stanno interessando per la prima volta. Qualche settimana fa a Roma Termini sono arrivati Douglas, con la sua Beauty Lounge e Victoria’s Secret con l’unico negozio in Italia che include tutto l’assortimento del brand e i loro risultati stanno superando le aspettative. L’olandese Rituals, che vende prodotti per la cura del corpo e della casa, ha deciso di debuttare a Milano, partendo dalla Stazione Centrale. Qui ha appena aperto un pop up store il beauty brand VeraLab, dopo l’esperienza a Roma Termini. Che tipo di formule offrite? Si va dal negozio a spazi temporary, per qualche settimana o alcuni mesi, fino al pop up per un giorno: l’ideale per lanciare una nuova gamma o raggiungere un cliente specifico, come quello stagionale. Trovarsi nelle stazioni significa essere non lontani dai centri città (a “chilometro zero” per alcuni marchi), avere una buona copertura mediatica, ampliare l’omnicanalità e avere a diposizione, on demand, ampi spazi in centro per il magazzino. Sono gestiti da noi e dal nostro personale interno e agevolano la circolarità delle merci, facendo aumentare le perfor-

“The World of Banksy” in mostra nelle grandi stazioni italiane

mance del punto vendita. Abbiamo anche una forte attività di marketing. Durante l’anno realizziamo campagne promozionali drive to store che permettono incrementi delle vendite anche del 25%. I brand hanno inoltre una presenza specifica sui nostri social, dove i follower sono in crescita esponenziale. Che condizioni proponete? In fatto di condizioni pensiamo di avere un approccio win win. In genere chiediamo un canone fisso e la partecipazione ai ricavi e, visto il successo di questa modalità, non l’abbiamo ancora cambiata. Vogliamo far sì che i marchi siano soddisfatti. Allo stesso tempo investiamo molto per migliorare le stazioni, pensando di renderle confortevoli per i visitatori che vi trascorrono più tempo. Può fare un esempio? Negli ultimi tre anni abbiamo investito 100 milioni di euro per qualificare i grandi snodi, perché l’utente è sempre più interessato a cosa succede in stazione. Stiamo puntando su un’offerta culturale, come nel caso della mostra itinerante “The World of Banksy - The Immersive Experience”, che dopo avere raggiunto la stazione di Milano Centrale, prosegue a Torino Porta Nuova, Verona Porta Nuova e Roma Tiburtina. Non solo food, beauty e fashion quindi, ma anche intrattenimento, per cambiare la percezione dell’utente. Che profilo ha chi arriva in stazione? Sappiamo che il tempo medio di permanenza in stazione è di 32 minuti e che il 75% del totale entra nei negozi. Nel 25%-30% dei casi si tratta di pendolari che transitano in stazione almeno tre volte la settimana. Un altro 55% passa meno di tre volte la settimana. Il resto sono persone che non devono viaggiare. Il 20% del totale sono stranieri: al momento provengono soprattutto da Francia, Spagna, Germania, Uk e tra luglio e agosto sono arrivati anche dagli Usa. Mancano i cinesi.  75


MERCATI NEWS I PRIMI 50 ANNI DEL MARCHIO

Walter Maiocchi: «Con il suo heritage Malo sbarcherà su WeChat»

Per festeggiare l’anniversario una serie di eventi tra Forte dei Marmi, Milano e Roma

In vista più estero, con un opening a New York e il lancio entro fine anno di un canale WeChat in Cina. Ma la sfida è anche fare innamorare i giovani di un prodotto ricco di storia, legato al mondo del cashmere e delle fibre nobili Il riposizionamento su un target più giovane, ma tenendo ben saldo il dna, il lancio entro fine anno di un canale WeChat in Cina (dove sono in programma anche opening nel retail fisico) e il progetto di un monomarca a New York, già programmato prima della pandemia, sono alcuni dei progetti con cui Malo, storico brand legato al cashmere e alle fibre nobili, affronta un anno importante, quello del primo mezzo secolo di attività. Un traguardo celebrato con una serie di eventi: presso 10 Corso Como a Milano durante la fashion week di febbraio, al Bagno Annetta di Forte dei Marmi l’estate scorsa e questo ottobre a Roma. «Conserviamo gelosamente la tradizione e l’heritage», spiega il ceo Walter Maiocchi, che insieme a Luigino

Belloni e Bastian Mario Stangoni ha rilevato nel 2018 il marchio, nato nel 1972. «Malo - ribadisce - non crea mode del momento, ma capi in filati di primissima qualità, nati dal saper fare. Tutto questo resta intatto, mentre ciò che cambia riguarda il test di nuove mischie e filati, sempre naturali. Se mai ci affacceremo ai materiali sintetici sarà per avvalorare il loro recupero e la sostenibilità». La sfida, secondo Walter Maiocchi, «è mantenere la qualità del prodotto e il suo pregio, soprattutto rivolgen-

doci ai nuovi nuovi territori esteri, dove stiamo valutando aperture e altri progetti». «Per farlo, in una fase che non ha precedenti, migliorare la gestione aziendale è alla base di tutto - precisa l’imprenditore e manager - in modo da contenere il fisiologico rialzo dei costi». Altra priorità il ricambio generazionale in azienda: difficile ma tutt’altro che impossibile per Malo, «dove accanto alle nostre magliaie puntiamo anche sulle nuove leve. Per fortuna si trovano ancora giovani appassionati di questo mestiere». Tra loro ci sono molte donne, che vanno a inserirsi in un organico formato da circa 105 persone (un’ottantina solo negli impianti di Firenze e Piacenza), per l’80% al femminile. Nonostante il periodo storico, l’obiettivo rimane la crescita: dopo un 2021 chiuso a quota 13 milioni di euro di ricavi, per il 50% ancora realizzati sul mercato interno, Walter Maiocchi punta nel 2022 a riportare il fatturato ai valori preCovid. Preponderante il ruolo del canale fisico, con un centinaio i multimarca in Italia, un numero allineato con quello dell’estero, mentre i monomarca sono attualmente 18, di cui sette nel nostro Paese. Anche l’online fa la sua parte, attraverso un e-store in fase di restyling. Il digitale, riflette l’amministratore delegato, fa parte del cambiamento. «Tuttavia - conclude lasciarsi coccolare dall’esperienza d’acquisto in boutique è ancora impagabile. Credo nell’equilibrio, nel buon senso e nel corretto uso delle tecnologie». (a.b.)

IL 2022 SI CHIUDERÀ IN CRESCITA

Luca Signorelli: «Vogliamo tracciare il 100% della filiera di Rosso35 entro il 2025» Un’altra pietra miliare sarà il 2030, quando l’impatto ambientale dell’azienda verrà ridotto al minimo. Sulla scia di una campagna vendite positiva, il fondatore e proprietario è ottimista sul 2023 Investire sulla sostenibilità, quella vera, è un punto di orgoglio per Luca Signorelli, fondatore e proprietario di Rosso35 insieme alla sorella Paola. «Ci impegniamo a tracciare il 100% della nostra filiera entro il 2025 - spiega mentre da qui al 2030 ci prefiggiamo di ridurre al minimo l’impatto ambientale». «Attualmente - prosegue - tutto il nostro packaging è realizzato con materiale di riciclo. Inoltre i tessuti che utilizziamo, per l’80% italiani, sono in gran parte certificati, nel rispetto di standard ambientali e sociali elevati». Signorelli non si fa spaventare dai venti di crisi: «La situazione preoccupa tutti, ma l’ottima performance dell’attuale campagna vendita è incoraggiante. Abbiamo il vantaggio di venire da anni proficui e di avere costruito nel tempo una reputazione basata su credibilità, correttezza, affidabilità e qualità del servizio. 76

Per questo al momento non stiamo tagliando i costi e prevediamo di continuare gli investimenti come già programmato». Del resto, i numeri sono in crescita: dopo un 2021 sopra gli 11 milioni di euro di ricavi, la chiusura del 2022 (anno in cui l’export ha superato l’80% delle vendite) sarà a oltre 13 milioni «e prevediamo un 2023 da record, al di là dei 15 milioni di euro». Risultati ottenuti sul canale fisico, che comprende anche due monomarca a Milano e Forte dei Marmi, e attraverso l’e-commerce dei clienti che ce l’hanno: «Il nostro non esiste per scelta, non vogliamo fare concorrenza ai retailer». Intanto la collezione si arricchisce di nuovi spunti: debutta con la SS23 una capsule in seta unita e stampata, «per andare incontro a una donna che cerca qualcosa di sofisticato, ma adatto a diverse occasioni d’uso». (a.b.)

Lo stile Rosso35 per la SS 2023: la stagione segna il debutto di una capsule in seta unita e stampata


ETERNEL UNDERLINES BEAUTY LAMPO redesigns the formula for eternity with a timeless 100% stainless steel accessory. Its name is Eternel. lampo.eu


STILISTA E IMPRENDITRICE

PER I 35 ANNI DI ATTIVITÀ

Alessia Santi: «La mia è una donna libera da costrizioni»

Md Studio amplia la showroom

A quattro anni dal lancio del suo brand, affiancata da Stefano Bonacini patron di Gaudì, Alessia Santi fa il punto sul mercato, il business e le prospettive Come è andato il 2021 e quali le stime sul 2022? Dopo aver difeso con le unghie e con i denti il problematico 2020, abbiamo quasi raddoppiato i ricavi nel 2021 a 10 milioni di euro e per quest’ anno resteremo stabili. Produciamo 80mila capi l’anno di target premium e siamo distribuiti in 460 multimarca. Cosa caratterizza lo stile di Alessia Santi? Mi rivolgo a chi ha una forte identità, è libera da costrizioni e rifiuta i cliché. Il mio payoff è “la bellezza di ogni donna è essere donna”.

Cosa c’è in cantiere? Il posizionamento del marchio in importanti department store italiani ed esteri, con un focus su mercati come Francia e, in seguito, Scandinavia, guardando per il futuro anche alla Cina. (a.b.)

Si fa presto a dire manichini. Quelli di Md Studio sono opere d’arte 100% made in Italy, nei materiali più disparati ma sempre pensando all’ambiente: dalla cartapesta al legno, fino a quelli tecnologicamente più avanzati, riciclati e riciclabili, con cui vengono realizzati i più recenti manichini, configurabili e personalizzabili in tutte le componenti. La realtà di Opera (Milano) festeggia i 35 anni con il rinnovamento e ampliamento della showroom aziendale (nella foto). Uno spazio quasi raddoppiato - da circa 300 a oltre 500 metri quadri - studiato per dare risalto alle creazioni iconiche e a quelle nuove. Esclusiva anche la distribuzione: i manichini di Md Studio vengono commercializzati direttamente in Italia e all’estero, anche tramite alcuni dei brand italiani più significativi, e gli agenti di riferimento sono per scelta solo due, uno in Europa e uno negli Stati Uniti. (a.b.)

50 ANNI FESTEGGIATI ALLA FASHION WEEK

Tagliatore cerca a Milano la location per il primo monomarca Tagliatore ha scelto Milano, durante la fashion week, per celebrare con un cocktail party all’hotel Principe di Savoia i suoi primi 50 anni: correva infatti il 1972 quando Franco Lerario, sulle orme del padre Vito, fondava l’azienda con una quindicina di dipendenti, contro i 200 di oggi. Dal capoluogo lombardo partirà, in data ancora da definire, la strategia retail del marchio pugliese di abbigliamento uomo e donna, distribuito in circa 800 punti vendita tra Italia ed estero: «Stiamo cercando la location per il nostro primo monomarca in centro spiega il direttore creativo Pino Lerario - con una superficie indicativa di 120 metri quadri». Sempre a Milano, in corso Italia angolo piazza Missori, è stata aperta un anno fa la prima showroom direzionale del brand, che ha archiviato il 2021 a quota 21 milioni di euro di ricavi e punta ai 25-26 per il 2022. Le collezioni, made in Italy e capaci di unire sartorialità e contemporaneità, si rivolgono per l’80% all’uomo, ma la donna va così bene, che si prevede una crescita dal suo attuale 20%. (a.b.)

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INTESA CON PATRICIA URQUIOLA PER UYN

Trerè Innovation sempre in crescita

Pino Lerario, direttore creativo di Tagliatore, con i fratelli Teresa, Vito e Luciano durante l’evento all’Hotel Principe di Savoia

Partendo dal core business della calzetteria, la Trerè Innovation di Asola (Mantova) ha lanciato alla fashion week l’avveniristica calzatura Urban del suo brand di punta Uyn-Unleash Your Nature, realizzata con l’architetto e designer Patricia Urquiola. Una scarpa frutto di tre anni di progettazione, che unisce il comfort di una calza alla resistenza di una sneaker. La calza diventa una tomaia in maglia seamless, con strato interno in lana Merino extrafine ed esterno in poliammide da riciclo. L’intersuola in EVA è a due intensità, per ammortizzare il passo, e il battistrada è suddiviso in quattro aree con pattern diversi. Tocchi finali, i rilievi tridimensionali e il grande logo sul retro. Guidata dal ceo Marco Redini, nei primi cinque mesi del 2022 l’azienda ha visto i ricavi salire del 60% sul 2021 e la stima sull’anno è di raggiungere 75-76 milioni solo in Italia e, in generale, 100 milioni. Tra i progetti futuri il lancio di un’Accademia per i nuovi talenti. (a.b.)


RISPARMIO ENERGETICO

Il decalogo di Federazione Moda Italia Dalla federazione che accorpa oltre 30mila aziende del dettaglio e ingrosso di moda arrivano 10 consigli anti-spreco. Intanto Valentino e Lvmh danno il buon esempio Federazione Moda Italia-Confcommercio ha messo a punto un decalogo di buone prassi per favorire il risparmio energetico e contrastare gli sprechi nei negozi di tessile, abbigliamento, calzature e accessori, pelletterie e articoli sportivi. L’iniziativa è stata resa nota a breve distanza dall’annuncio che da ottobre Valentino ha deciso di spegnere le luci delle sue 95 boutique monomarca nel mondo a partire dalle 22: una buona pratica che dovrebbe portare al risparmio di oltre 800 kWh di energia. Il mese scorso il buon esempio è arrivato dalla Francia, dove i marchi di proprietà di Lvmh (tra questi Louis Vuitton, Dior, Celine e Givenchy) e la catena Sephora hanno reso noto che spegneranno tutte le luci tra le 22 e le 7, mentre gli uffici amministrativi del gruppo del lusso saranno al buio dalle 21. La prima raccomandazione di Federazione Moda Italia ai dettaglianti (nella foto, la vetrina di Franz Kraler a Cortina) è effettuare un controllo tecnico del punto vendita per l’individuazione di eventuali sprechi e l’ottimizzazione del consumo energetico. Secondo: regolare la temperatura all’interno dell’attività commerciale, con l’obiettivo di mantenere un ambiente confortevole per il personale e la clientela e di contenere al contempo i consumi. Terzo step: interrompere, quando possibile, la funzione di riciclo dell’aria nelle ore notturne. Bisogna, inoltre, evitare eventuali dispersioni termiche. Nei punti vendita andrebbero utilizzate luci a led ad alto risparmio energetico e sarebbe bene ridurre l’intensità luminosa negli ambienti poco frequentati degli store. Meglio anche spegnere le insegne luminose nelle ore in cui non sono strettamente necessarie, lasciando eventualmente una “luce di cortesia” alla chiusura dell’attività commerciale. Le spie delle apparecchiature non necessarie vanno spente all’orario di chiusura dell’attività commerciale e gli elettrodomestici devono essere utilizzati in modo efficiente. In ultimo la federazione, che accorpa oltre 30mila aziende iscritte del dettaglio e ingrosso di moda, suggerisce di razionalizzare l’organizzazione del lavoro al di fuori degli orari di apertura al pubblico (pulizie, gestione delle forniture, incontri con agenti e rappresentanti ecc.) (e.f.)

Versace rafforza il posizionamento nel lusso con i nuovi opening «Le recenti aperture di Shanghai, Parigi (nella foto), Tokyo, e presto Los Angeles e New York, rafforzano il posizionamento nel lusso di Versace e sono entusiasta di continuare questa strategia anche nel 2023 e oltre». Così Emmanuel Gintzburger, nuovo ceo della maison della Medusa, annuncia una serie di opening nelle principali città del mondo. Intanto si sa che nell’anno fiscale 2022 il brand ha contribuito al bilancio complessivo del gruppo che lo controlla, Capri Holdings, con un fatturato inatteso di 1,1 miliardi di dollari e che per l’esercizio in chiusura nell’aprile 2023 è previsto un aumento a 1,175 miliardi. Una crescita che secondo il business plan dovrebbe derivare principalmente dal retail diretto. I nuovi store Versace mostrano un inedito concept che sarà esteso a tutta la rete retail, composta attualmente da 212 boutique (a breve destinate a salire a 300), comprese quelle di Los Angeles e New York, che saranno inaugurate entro fine anno. I nuovi spazi sono progettati per completare l’intera linea di prodotti Versace - compresi gli accessori, visti come determinanti nella crescita del brand - e dare alle collezioni il massimo risalto. All’ultimo Investor day, infatti, è stato annunciato che il segmento della pelletteria è destinato a incrementare i ricavi dai 200 milioni di dollari del 2022 a oltre 1 miliardo. Le vendite delle calzature dovrebbero salire da 200 a 300 milioni di dollari nel fiscal year 2022-2023. (an.bi.)

Prove tecniche di e-commerce da Primark Primark è uno dei pochi retailer rimasti ad essere attivo unicamente con i propri negozi fisici, ma qualcosa sta cambiando. Entro la fine dell’anno partirà infatti la sperimentazione in 25 punti vendita fra Nord ovest dell’Inghilterra, Yorkshire e Galles settentrionale del servizio di click & collect (ordinare online e ritirare offline). Finora la catena di moda low cost composta da 400 store in 14 Paesi ha continuato a scommettere esclusivamente sulla vendita in store, pagando questa decisione anche con perdite cospicue durante i lockdown. Tuttavia, il sito web ridisegnato all’inizio del 2022 e questi nuovi test suggeriscono un ripensamento sulle vendite online. In base alle previsioni della casa madre Associated British Foods, nel fiscal year che sta per terminare le vendite di Primark dovrebbero raggiungere i 7,7 miliardi di sterline (circa 8,85 miliardi di euro): il 40% in più rispetto all’anno prima a cambi costanti. (a.t.) 79


SUPREMA for

IL SUSTAINABLE SHEARLING DI SUPREMA È DI MODA E FA BENE ALL’AMBIENTE Il valore di ogni capo sta nella sua unicità e anche nel contributo che può dare per salvaguardare il mondo che ci circonda, abbattendo gli sprechi: non un modo di dire per Suprema, che con i pellami scartati dalla produzione ha creato un giaccone in montone patchwork bellissimo da vedere, confortevole da indossare e campione di economia circolare. «Ogni capo Suprema deve essere portato oggi e domani, rievocando in chi lo sceglie la stessa emozione della prima volta che l’ha indossato»: parole della designer Morena Baldan, che insieme al marito Alfio Vanuzzo ha fondato questo marchio più di 30 anni fa a Dolo, sulla Riviera del Brenta, un territorio con cui la famiglia e l’azienda, gestita insieme al figlio Alberto, hanno un legame profondissimo. La collezione Suprema lo è di nome e di fatto: un’eccellenza riconosciuta nel mondo grazie a modelli in pelle, in montone e pelliccia confortevoli, di qualità elevata e con un’immagine unica, sostenibili per dna e adesso ancora più attenti all’ambiente e all’economia circolare. Un esempio è il giaccone in montone patchwork, realizzato utilizzando i pezzi di pellami scartati (ritagliati) nel confezionamento di altri capi. Un capospalla che va visto, toccato, indossato ma anche illustrato nei dettagli ed è per questo che viene accompagnato

da un cartellino con una spiegazione dettagliata sul perché si tratta di un montone diverso da tutti gli altri. «Suprema - si legge - ha da sempre l’obiettivo di creare capi senza tempo e questo è il livello più alto mai raggiunto in tale ambito: ora è stata data una seconda vita ai materiali naturali utilizzati nelle nostre collezioni». Questo capo «è fatto a mano e in edizione limitata. Indossarlo significa essere consapevoli dei valori che al giorno d’oggi devono guidare la vita di ognuno, al fine di unire e non di separare, di continuare e non di fermarsi, cercando di migliorare il mondo in cui viviamo». La conclusione va da sé: «Il valore di ogni pezzo risiede nella sua unicità. Questa è la moda del futuro».

www.supremalab.com


LOST IN TRANSLATION

SAINT LAURENT

Le collezioni viste nelle capitali della moda scelgono come punto di riferimento l’equilibrio tra il dna dei brand e le esigenze delle nuove generazioni, dando un senso inedito all’eleganza, che diventa anche sinonimo di utilità. DI ALBERTO CORRADO

DIGEL

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ANTIMODA

Tornano alla ribalta gli anni Sessanta. Il senso di libertà impersonato dalle icone di allora, come Twiggy, riaffiora in una nuova espressione couture, sperimentando la modernità di nuovi materiali e lavorazioni.

SENSAZIONE TATTILE

COCCINELLE

Una borsa perfetta per ogni occasione, grazie al design contemporaneo impreziosito dall’utilizzo di pellami italiani di alta qualità, tra cui il camoscio della linea Coccinelle Sole.

NUOVO CORSO

ETRO

Il viaggio iniziato da Marco De Vincenzo, nuovo direttore creativo di Etro, parte dalle origini per alleggerire e semplificare la tradizione. È un heritage guardato con occhi nuovi. GUARDAROBA TIMELESS

MIU MIU

La moda può avere un significato e una ragione al di là dell’utilità: camicie, maglioni, gilet e cappotti sartoriali compongono un guardaroba senza tempo e senza ostentazione.

UNIVERSO PITTORICO

ARTHUR ARBESSER

I vibranti ghirigori della pittura espressionista di Ernst Ludwig Kircher conferiscono lucentezza ai diversi pesi e tipi di cotone, con il consueto tocco artistico di un designer immerso nella storia e cultura viennese.

OPTICAL ART VIRTUOSISMI CROMATICI SCULPTURE DRESS

GIANLUCA CAPANNOLO

Protagonista di questa collezione è la jumpsuit, interpretata in vari tagli e volumi e proposta in preziose sete, crépon e plissé soleil. 82

GIANVITO ROSSI

Uno stile haute-hippy, valorizzato da un mix di colori psichedelici e materiali di prima qualità, per questa mules da abbinare a pantaloni morbidi o abiti da cocktail.

AVANT TOI

Protagonisti della collezione sono i colori, vivaci e scintillanti, che con accostamenti insoliti imprimono nei capi un mix di culture, come in questo spolverino con jacquard optical geometrici.


COZY QUIET

Una fusione tra l’arte della couture e la semplicità del denim che assume svariate forme tra mix&match e texture, cromie, stampe, stili che sdrammatizzano i codici della formalità per una nuova femminilità contemporanea.

VERSO DUNGARPUR

TREBARRABI

I tessuti naturali e i colori pastello delle glasse delineano uno stile rajput, alla ricerca dei segreti che si celano dietro le porte di antichi palazzi del Rajasthan.

DENIM ON DENIM

CYCLE

L’eccellenza del denim, in sinergia con artigiani e rinomate manifatture tessili, vive nelle collezioni del marchio, acquisito nel 2020 dalla Numero 8, guidata da Enrico Spinazzè.

GENDERLESS

BRIGLIA 1949

Il marchio di pantaloni 100% made in Italy della campana Four Ten Industry rafforza l’offerta genderless raddoppiando la proposta con circa 50 capi, che comprendono fit femminili studiati ad hoc.

PREVIEW FW 23/24

VITALE BARBERIS CANONICO

Tra le novità del più antico lanificio al mondo, sempre più ecofriendly, la flanella cardata in pura lana della linea H.O.P.E. e l’imbottitura che unisce la piuma di anatra certificata Rds con DuPont Sorona.

TEMPO DI BA-TIC

C.P. COMPANY

Dal 1971 C.P. Company combina al meglio tradizione e innovazione. Ora lancia Ba-tic (tic = tinto in capo), tessuto che prende nome dal batik, dove si utilizza la cera resistente alla sovratintura per disegni multicolori.

VINTAGE-CHIC

ELEVENTY

Giacche corte e sciancrate e gilet interpretano il minimalismo delle forme, per una vestibilità rilassata che risponde al desiderio di praticità quotidiana.

CASUAL BASIC

U.S. POLO ASSN.

Dal 1890 a oggi il brand, marchio ufficiale della United States Polo Association, è simbolo di uno stile essenziale: sempre alta l’attezione a materiali e dettagli.

PASSPORT SERVICE

ALV by Alviero Martini

Alle sue clienti viaggiatrici lo stilista Alviero Martini propone shopping, bauletti e zaini macro e micro. Per soddisfare ogni esigenza, dal giorno alla sera. 83


BOTANIC GARDEN

In bilico tra la delicatezza floreale e la vivacità dei colori estivi, le collezioni si ispirano all’attivismo sociale e culturale degli anni Settanta, decade che ha influenzato anche il mondo sartoriale.

DIVERTISSIMENT

ERMANNO SCERVINO

Dal gioco del fatto a mano scaturiscono abiti midi senza spalline in pelle impreziositi da rose scultoree, trench in satin e tailleur pantalone, arricchiti da paillette cangianti. VARIAZIONI COUTURE

FENDI

EQUILIBRIO AL FEMMINILE

Kim Jones esplora la nozione di utilità funzionale unita alla femminilità per giacche, soprabiti, canotte, gonne sottoveste e tablier (l’antico grembiule francese per servire a tavola).

ROSSO 35

Fedele alla filosofia del brand, ogni scelta è improntata a un elegante senso dell’equilibrio, a partire dalla ricerca sui materiali e da misurati accostamenti cromatici. 70 CANDELINE

FRAU

70esimo compleanno per lo storico calzaturificio veronese, che punta su shape più audaci, giocando con nuance, texture e pellami iridescenti, per un effetto d’impatto e di tendenza.

IL BLAZY-PENSIERO

KAFTAN CONTEMPORANEO

EROINE CONTEMPORANEE

BOTTEGA VENETA

SHADE

BLAZÉ MILANO

Matthieu Blazy crea giacche perdono i revers, trench che si gonfiano e abiti che nascondono le frange o fiori scomposti e irregolari, che regalano movimento. 84

Design eclettico ed elegante per il kaftan, abito tradizionale marocchino rivisitato in georgette di viscosa e caratterizzato da un maxi fiore digitale in colori vibranti.

In equilibrio tra delicatezza e vivacità, la raffinata eleganza sartoriale si traduce in abiti e giacche per rendere omaggio a un fascino rétro.


IMAGO MUNDI Assemblaggi vestimentari colorano gli spazi della contemporaneità, guardando al Rinascimento. Le fogge, simili a quelli delle corti di un tempo, riportano in auge il busto, la guêpière e il savoir-faire dei ricami.

PREVIEW FW 23/24

LANIFICIO DELL’OLIVO

75 anni per la storica azienda di Campi Bisenzio, i cui filati si distinguono grazie a un prezioso comfort, alla durabilità e all’eclettismo. DOPPELGÄNGER

GUCCI

Alessandro Michele riflette sull’altro che vive dentro e fuori di noi. I vestiti si trasformano: i completi maschili perdono i pezzi, i tailleur femminili diventano corazze e i trench gonne da ballo.

MACRO E MICRO

LOUIS VUITTON

L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo si uniscono nelle silhouette di abiti a volte con zip, altre con fiocchi, per un incessante gioco di femminilità.

SHAPESHIFTER

MATTY BOVAN

Il giovane designer inglese supportato da Dolce&Gabbana porta una ventata di freschezza con i suoi corsetti abbinati ad ampie gonne a cesto e i jeans tagliati e iper decorati.

UNIVERSO MULTIFORME FEMALE POWER

EXSTRAVAGANZA

DIOR

SEBASTIAN MILANO

La genialità di Maria Grazia Chiuri risiede nella sua grande ricerca progettuale. L’antico ritorna alla ribalta con busti, guêpière e decori rinascimentali.

Un revival dei momenti iconici della moda rivisti alla luce abbagliante degli strass, tra sofisticati tacchi, piume e denim, per avvolgere il piede in un elegante abbraccio.

PIERRE LOUIS MASCIA

Un universo estetico multiforme, che approda al folklore, per questo eterno viaggiatore nel tempo, formatosi come illustratore per poi collaboratore con i fratelli Uliassi, proprietari della Achille Pinto di Como. 85


VIVE LA NUIT

I designer danno sfogo a uno sfrenato sfolgorio di lamé e ricami stile Nudie Suit. Oltre alle paillettes c’è una raffinata sartorialità, fatta da tailleur pantalone in colori accesi e bomber dai riverberi metallici.

PREVIEW FW 23/24

BOTTO GIUSEPPE

Lana e preziosi cashmere sono il cuore dell’azienda tessile biellese, che tra le novità presenta Slowool Earth, in lana totalmente sostenibile e certificato Cradle to Cradle.

ETERNA GIOVINEZZA

CHANEL

Come in un film in bianco e nero sfilano abiti metallizzati, maxi dress intarsiati di balze, jumpsuit in pelle a pois, gonne impalpabili. ISTINTO NATURALE

KOCCA

Una collezione poliedrica e focalizzata sul prodotto: dalla bella stagione arriverà nei negozi un’esclusiva capsule con capi realizzati in materiali riciclati e fibre naturali. TECH APPAREL

PEOPLE OF SHIBUYA

Un abbigliamento tecnico che non rinuncia a stile e cura sartoriale. La ricerca sui tessuti, in nome di vestibilità e comfort, utilizza le soluzioni più avanzate per capi eclettici e protettivi.

ATELIER SARTORIALE

PASSI PREZIOSI

CROMIE PROVENZALI

TAGLIATORE 0205

GIUSEPPE ZANOTTI

ALESSIA SANTI

Il designer Pino Lerario punta su tailleur pantaloni in tessuti pregiati delle migliori aziende tessili italiane, per garantire eccellenza e qualità a una donna di classe. 86

Il piede si impreziosisce, avvolto da nuove silhouette e composizioni uniche di pietre e ricami. O, ancora, da cavigliere estreme, composte da piogge di cristalli multisize.

Suggestioni, ricerca e una grande sperimentazione in tessuti di alta qualità, pensando a chi ama la comodità, ma non rinuncia alla femminilità.


WATER CRUSH

Le nuove collezioni estive sono un invito a immergersi nei fasti di una villeggiatura d’antan dal twist fortemente contemporaneo, tra ville suggestive o destinazioni balneari più note.

ROYAL COLLECTION

CRISTINA FERRARI

Il brand ama la luce dei cristalli che adornano i bikini d’alta moda, pensati per tutte le donne desiderose di valorizzare una bellezza che vale più di un diamante prezioso. IRONIA POP

MOSCHINO

LA FORMA DELL’ACQUA

DAVID KOMA

Tutto parte dalla bellezza e armonia di ciò che ci circonda. Stampe fantastiche e altri dettagli riflettono l’insolito matrimonio tra gli elementi acquatici e le atmosfere urbane.

Jeremy Scott trasforma ancora una volta la moda in magia e ottimismo. I salvagenti gonfiabili diventano orli delle gonne dei tailleur, mentre dai materassini nascono mantelle e stole.

PRIMO, SPERIMENTARE

THE SADDLER

Prosegue il viaggio di questo marchio audace verso nuovi materiali, stampe e abbellimenti che sfociano in proposte variegate di sandali, tacchi, stivali e plateau.

OLTRE IL CASUAL IMMERSIONE MARINA

PREVIEW FW 23/24

BYBLOS

CANEPA

Manuel Facchini, direttore creativo di Byblos, sonda le profondità degli abissi, ispirandosi a una donna anfibio, a proprio agio sia dentro l’acqua che fuori.

Creatività e innovazione confluiscono negli jacquard e stampati con una base di nylon biodegradabile e nei tessuti con filati in viscosa riciclata.

SUN68

Un passo avanti nella definizione del total look di questo brand, attraverso una forte identità casualwear, un’attenzione particolare ai dettagli e l’approfondita ricerca dei materiali. 87



RANDOM

IDENTITIES

Le novità stilistiche per la prossima stagione estiva rappresentano la casualità dell’esistenza e danno una risposta a questa casualità. Questi due termini, casualità ed esistenza, definiscono un guardaroba in cui confluiscono qualità, design e funzione, per abiti da indossare in qualunque momento e occasione DI ALBERTO CORRADO

GIVENCHY

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Spiritus in Femina Le donne sono portatrici di molti stati d’animo e possono passare da uno all’altro in un battito di ciglia. In questo gioco mutevole amano vestirsi con tessuti e colori che diventano mezzi spregiudicati per un racconto da cui traspare tutta la loro carica estetica e seduttiva.

4

6 5

1

1

3

4

1 TOM FORD 2 ALESSANDRO VIGILANTE 3 N°21 4 DOLCE&GABBANA 5 SENSITIVE FABRICS

7

BY EUROJERSEY 6 GUESS 7 SCHIAPARELLI 2 5

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Body Tag Tra spalline, corsetti e paillette non può mancare la canotta, opzione irrinunciabile per la prossima estate. La tendenza è tutt’altro che nuova, ma che siano bianche, nere o stampate, le canotte restano tra i must have preferiti dalla folla della moda.

1

6

4

1 ANNAKIKI 2 ISKO 3 PANCHIC

2

4 BEATRICE B 5 ROCCO BAROCCO 6 PETER DO 7 PAUL SMITH

8

8 STELLA JEAN

5 3

7

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Flappers Girl Dai ruggenti anni Venti del Novecento ai giorni nostri, le donne amano rompere i canoni di una stantia morale sessuale, per creare quella spinta innovativa chiamata emancipazione. Il loro look è caratterizzato da abiti decorati con frange, gioielli vistosi, scarpe e stivali con il tacco alto.

1

5

4 2

7

1 CARLA CARINI 2 LUISA SPAGNOLI 3 POLLINI 4 ELISABETTA FRANCHI 5 PALMER HARDING 6 MICHAEL KORS 7 MADE FOR WOMEN RIJA BAG 6 3

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Skin Game Il corpo diventa luogo di dialogo e i capi di abbigliamento le parole di questa conversazione: la funzione dei vestiti non è più quella di coprire il corpo ma di svelarlo, assumendo significati differenti a seconda delle forme, dei colori e delle materie prime.

5

1

3

6

1 ACT N. 1 2 VERSACE 3 GIORGIO ARMANI 4 PESERICO 5 DES_PHEMMES 6 FABIANA FILIPPI 2

7 LAMPO 4

7

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Geometrie Preziose Alcuni tessuti assai lavorati, ad esempio merletti e pizzi, conferiscono al corpo l’aspetto di un dolce e raffinato regalo, da scoprire con esaltato desiderio. Così i tessuti garzati servono proprio a celare, lasciando trasparire le forme. I tagli estremizzano le aderenze, come una seconda pelle.

5 1

4

6

1 PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI

2

2 LA DOUBLEJ 3 RODO 4 VALENTINO 5 PRADA 6 SIMONE ROCHA 3

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7 BURBERRY

7


Trame in Rete La femminilità incontra costruzioni contemporanee, rimanendo ancorata al passato attraverso lavorazioni manuali dal sapore familiare: una tendenza che viene elaborata nel lato più giocoso della maglieria multicolore. 5

4

1

5

3

1 GABRIELE COLANGELO 2 ALPHA STUDIO 3 ALBERTA FERRETTI 4 REAMEREI 2

5 JIL SANDER 6 MARNI

6

7 MALO 7

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stroso cambiamento climatico. Per questo parallelamente portiamo avanti il progetto Themoirè Forest, in collaborazione con la piattaforma TreeNation, grazie al quale per ogni borsa venduta viene piantato un albero, in modo da contribuire alla riforestazione della Terra. Ogni cliente riceve un certificato con tutti i dettagli della pianta, dalla specie al luogo in cui si trova, con le coordinate geografiche.

INTERVISTA Salar Bicheranloo e Francesca Monaco Founders

Themoirè: oltre le borse c’è di più Anche un piccolo passo può fare la differenza. Ne sono convinti Salar Bicheranloo e Francesca Monaco, che con le loro borse promuovono uno shopping responsabile e portano avanti progetti a sfondo sociale Messicano lui, pugliese lei, Salar Bicheranloo e Francesca Monaco sono compagni nella vita e nel lavoro. Conosciuti dagli addetti ai lavori per il loro primo progetto, il marchio Salar, da circa tre anni sono associati soprattutto a Themoirè: una collezione di borse made in Milan, nata con l’idea di combinare business e responsabilità ambientale e sociale e presente in oltre 270 top shop, da Neiman Marcus a LuisaViaRoma, da Antonia a La Rinascente.

E da lì, nel 2010, è nato il marchio Salar… Salar (S.): Non è stato semplice. Non avevamo nessun background produttivo e all’inizio facevamo tutto noi, dal progetto alla vendita. Abbiamo girato in lungo e in largo l’Italia, per far vedere i nostri prodotti ai negozi. Un’esperienza faticosa ma emozionante, che ricorderemo per sempre. Le nostre borse piacevano e così piano piano il brand ha cominciato ad acquisire visibilità. Soprattutto in Cina, dove abbiamo aperto anche un monomarca. A fine 2019 si è manifestata però un’esigenza diversa: quella di riuscire a dare maggior spessore ai nostri prodotti e prendere una strada che andasse oltre il mero business. Per questo è nato Themoirè, che noi consideriamo più un progetto che un marchio.

Come è avvenuto il vostro incontro? Francesca (F.): Nel 2005 in Messico. Ero andata là con il progetto Erasmus. Salar l’ho conosciuto il primo giorno del mio arrivo e da quel momento non ci siamo più lasciati. Tre anni dopo, quando io stavo lavorando per Costume National, Salar si è trasferito in Italia, dove aveva già studiato anni prima. Nel 2008, mentre stava cercando lavoro, ha comprato una macchina per cucire, iniziando a fare delle borse artigianali, che poi ha esposto a un evento. In un giorno le ha vendute tutte. Per cui ci siamo detti: ma perché invece di andare in giro a cercarlo, il lavoro non ce lo creiamo noi?

Da dove viene questo nome? F.: ll nome unisce l’articolo inglese “the” con “Moire”, le dee greche che nella mitologia intrecciano i fili del destino. E il nostro destino vuole essere quello dell’impegno in cause in cui crediamo. Preferiamo non utilizzare il termine sostenibilità, perché è un concetto complesso di cui è difficile fregiarsi, ma parlare di responsabilità ambientale e sociale. I nostri accessori sono a chilometro zero, made in Milan, realizzati esclusivamente con materiali biodegradabili, organici, riciclati e rigenerati, dal prodotto fino al packaging. Siamo tuttavia consapevoli che il solo recycling non potrà porre un freno al disa-

DI ANGELA TOVAZZI

DIRETTORE RESPONSABILE E A.D. Marc Sondermann (m.sondermann@fashionmagazine.it) CAPOSERVIZIO Alessandra Bigotta (a.bigotta@fashionmagazine.it) REDAZIONE Andrea Bigozzi (a.bigozzi@fashionmagazine.it) Elisabetta Fabbri (e.fabbri@fashionmagazine.it) Carla Mercurio (c.mercurio@fashionmagazine.it) Angela Tovazzi (a.tovazzi@fashionmagazine.it) REALIZZAZIONE GRAFICA Nadia Blasevich (n.blasevich@fashionmagazine.it) Carlo Maraschi (c.maraschi@fashionmagazine.it) FASHION EDITOR Alberto Corrado (a.corrado@fashionmagazine.it) COLLABORATORI Mariella Barnaba, Annalisa Betti, Cristiana Bonzi PUBBLICITÀ E PROMOZIONE Barbara Sertorini (b.sertorini@fashionmagazine.it) Laura Pianazza (l.pianazza@fashionmagazine.it) SPECIAL PROJECTS Matteo Ferrante Veneziani (m.veneziani@fashionmagazine.it)

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HEAD OF TRANSFORMATION Sara Cinchetti (s.cinchetti@fashionmagazine.it) ASSISTENTE DI DIREZIONE / UFFICIO TRAFFICO Valentina Capra (v.capra@fashionmagazine.it) AMMINISTRAZIONE Cristina Damiano (c.damiano@fashionmagazine.it) Abbonamento annuale 95,00 c/c postale n. 16879207 È possibile richiedere gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Edizioni Ecomarket Spa - servizio abbonamenti Piazzale Cadorna 15 - 20123 Milano Numeri Arretrati: 16,00 e cad L’editore garantisce che i dati forniti dai sottoscrittori degli abbonamenti vengono utilizzati esclusivamente per l’invio della pubblicazione come quelli relativi agli invii in omaggio non vengono ceduti a terzi per alcun motivo. Garanzia di riservatezza per gli abbonati in ottemperanza al D. Lgs. n.196/2003 (tutela dati personali)

Portate avanti anche iniziative sociali... S.: Con Together by Themoirè una volta all’anno ci concentriamo su una comunità disagiata con situazioni di vulnerabilità, ma con un heritage artigianale, e mettiamo a punto un progetto in grado di finanziare iniziative sul territorio. L’anno scorso siamo stati in Messico e con una comunità locale abbiamo creato una collezione il cui ricavato è stato reinvestito per portare acqua potabile all’interno di sei scuole. Quest’anno siamo invece andati in Madagascar, collaborando con un atelier che riunisce 200 donne, formate per lavorare la rafia, materiale in cui il Paese è leader globale nella produzione. Insieme abbiamo creato alcuni modelli, esposti all’ultima edizione di Milano Moda Donna. Il ricavato delle vendite andrà a un orfanotrofio malgascio, che ospita oltre 200 bambini. Si tratta di iniziative in cui crediamo molto, che ci impegnano in prima persona e che lasciano su di noi segni indelebili. Ora siamo già alla ricerca del prossimo progetto, che potrebbe portarci in Colombia. Cosa c'è nel futuro di Themoirè? F.: Abbiamo appena lanciato le scarpe per la SS 2023. La campagna vendita è appena iniziata e i riscontri sono ottimi. C’è qualche altro sogno nel cassetto? S.: Sì, ma non c’entra con la moda… A inizio 2023 apriremo un ristorante a Milano, sui Navigli. Nel menù esclusivamente cucina messicana. Quella vera.  EDIZIONI ECOMARKET SPA Redazione, Amministrazione, Pubblicità Piazzale Cadorna 15 20123 Milano telefono 02 80620-1 FASHION IL MAGAZINE DI STRATEGIA, INNOVAZIONE E MERCATI Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 389 del 6-11-1970 Iscrizione n. 1418 al ROC Registro Operatori della Comunicazione Stampa: Aziende Grafiche Printing Srl - Via Milano 5 20068 Peschiera Borromeo (Mi) MDM Milano Distribuzione Media Srl È vietata la riproduzione anche parziale Articoli, disegni e fotografie, anche se non pubblicati, non verranno restituiti © FASHION 2022 Edizioni Ecomarket - Milano



PEOPLE Valentina Ferragni Fondatrice e direttrice creativa Valentina Ferragni Studio

Studio sono infatti prodotti artigianalmente in Italia nel distretto orafo di Arezzo. L’obiettivo era creare gioielli di qualità, che strizzassero un occhio alla moda e con un prezzo abbordabile.

«La moda è la mia passione. E con i gioielli racconto una storia made in Italy»

Quanto incide tutto questo sui prezzi? La scelta di produrre interamente in Italia sicuramente ha un impatto sui listini, ma viene ripagata dalla qualità dei prodotti. Il nostro impegno è comunque sempre quello di creare gioielli accessibili, usando solo materiali di pregio.

AValentina Ferragni non basta essere protagonista su Instagram con 4,5 milioni di follower. Con la sua linea di gioielli, nata due anni fa, si è conquistata un ruolo nel settore. Dopo il lancio del mono-orecchino Uali l'offerta evolve, in parallelo con la distribuzione, sui canali sia offline che online DI CARLA MERCURIO

Sopra, il mono-orecchino Uali, che ha segnato il debutto della label: declinato in quattro colorazioni e poi arricchito di nuove gradazioni, è in argento 925 con placcatura in oro giallo o in platino e bagno di colore. Si arricchisce, nelle versioni luxury, di zirconi incastonati a mano. Più in alto, il piercing Juliet, in oro giallo o bianco 18 carati, con zirconi

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Quante sono le persone nel suo team? La squadra, tutta al femminile e under 30, è composta da cinque persone. A novembre entreremo ufficialmente nei nuovi uffici di Valentina Ferragni Studio: un bellissimo traguardo, a soli due anni dalla nascita del brand.

Il suo account Instagram la vede interprete di tanti look diversi. Come si sente veramente a suo agioValentina Ferragni? Adoro della moda il fatto che tutti i giorni ci si possa vestire in maniera diversa, senza perdere mai la nostra vera identità. Il mio look varia in base a quello che devo fare durante la giornata, a dove sono e a cosa in quel momento mi ispira. Però se dovessi scegliere un outfit che mi rappresenti al 100% direi un semplice jeans più una T-shirt, un blazer vintage, una scarpa che renda il look più speciale e sexy e un tocco prezioso e magari colorato, grazie alla scelta dei gioielli. Cosa pensa della moda per la prossima estate vista sulle passerelle? Ho amato soprattutto le sfilate di Milano e il modo in cui alcuni i brand hanno interpretato lo stile anni ’90, portato però più vicino al gusto dei nostri giorni, proponendo look molto minimal ma sexy, con spacchi, capi a vita bassa e materiali molto diversi tra loro.

In quanti Paesi è distribuita la collezione e in che canali? Il lancio del marchio, nel settembre 2020, è avvenuto sulla nostra piattaforma e-commerce, che a oggi spedisce in tutta Europa, Usa, Canada e Messico. In Italia a fine 2020 abbiamo aperto il canale offline, che conta oggi circa 400 gioiellerie. Siamo inoltre presenti in cinque negozi Rinascente. In Europa abbiamo da poco iniziato la distribuzione offline e siamo in due mall in Emirati Arabi e Bahrain. L’obiettivo è l’ampliamento della rete vendita fisica in Europa. Ha festeggiato recentemente il secondo anniversario del marchio con una nuova creazione... È nato il piercing Juliet, prodotto interamente in oro 18 carati: un altro passo verso l’ampliamento dell’offerta. Il focus rimane il mondo della gioielleria, un ambito vastissimo in cui c’è ancora tanto da imparare. A ogni articolo dedichiamo mesi e mesi di studio; ad esempio al piercing Juliet abbiamo lavorato per due anni. La prossima collezione, con tante novità, uscirà in novembre.

Lei è appassionata di gioielli: come è nata la linea Valentina Ferragni Studio? Nell’estate del 2019 mi ero avvicinata all’universo della gioielleria, firmando delle capsule con un brand italiano del settore. Da allora ho capito che quella avrebbe potuto essere la mia strada, non solo perché sono sempre stata appassionata di design e di moda, ma anche perché trovo sia bellissima la maniera in cui la gioielleria riesca a unire questi due mondi, grazie a creazioni così piccole e preziose.

Quanto aiuta nel successo commerciale della linea la sua notorietà sui social network? La mia visibilità è positiva per il brand nel momento in cui riesce a trasmettere ai più giovani e ai miei coetanei i valori del made in Italy. Negli ultimi due anni ho cercato di portare il mio pubblico dietro le quinte della nostra produzione, per mostrare le mani che ogni giorno si dedicano alla creazione dei nostri gioielli e di quelli di altri brand che, come noi, producono in Italia.

Quale la filosofia del marchio? Con il mio team abbiamo voluto creare un brand che celebrasse il made in Italy riconosciuto in tutto il mondo e di cui, da italiane, siamo molto fiere. Tutti i gioielli di Valentina Ferragni

Come racconta la collezione sui social? Parlando dei materiali e dei processi di lavorazione di ogni gioiello e poi indossandoli nelle situazioni più diverse: da una passeggiata con il mio cane al red carpet di Cannes. 


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