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MAGAZINE anno V numero 27 Novembre/Dicembre 2011

COLESTEROLO i vantaggi dell'autoanalisi SPORT cosa è meglio per vostro figlio?

intervista IVANO MARESCOTTI

speciale

I DISTURBI DELLA MEMORIA


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MetaRelax

editoriale

® anno V - numero 27 Novembre/Dicembre 2011 copia omaggio

NON FARTI SCHIACCIARE DALLE

Editore Consorzio MIAFARMACIA Via Emilia 237 San Lazzaro di Savena - Bologna Tel. 051 6279621 Registrazione Tribunale di Bologna n. 7688 del 26/07/2006 Direttore Responsabile Cesare Bellavitis Marketing e Pubblicità Daniela Ziering Sintini daniela.ziering@miafarmacia.org Commerciale Alessandro Benassi alessandro.benassi@miafarmacia.org Redazione Marina Dall’Olio Antonella Ciana Chantal Rocca redazione@miafarmaciamagazine.it Collaboratori scientifici in questo numero: Isabella Gasperini Franco Feraboli Nicola Pantaleoni Salvatore Vaccaro Emanuela Casini Fabrizio Cecaro Giuseppe Samoggia Maurizio Reggiani Alessia Bortot Antonio Barillà Mariangela Annaloro Silvia Forcellini Luigi Catizone Gian Paolo Baruzzi Paola Rubbiani Grafica e impaginazione Supporti Grafici 40024 Castel San Pietro Terme - Bologna Stampa Mediagraf s.p.a. Ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato alla nostra iniziativa editoriale comprese le Aziende che hanno aderito con la loro inserzione

PRESSIONI DELLA VITA

La fiducia è una cosa seria...

L'anno che sta per concludersi rappresenterà per molti l'anno in cui è cambiato il modello di sviluppo sociale ed economico iniziato nel secondo dopoguerra. Lo stato sociale, come oggi inteso nei Paesi occidentali, lentamente viene smantellato riportando la società nelle condizioni degli anni ‘50, quando il valore del risparmio e l'incentivazione all'investimento di lungo periodo aveva, erroneamente, lasciato spazio all'indebitamento e alle politiche di corto respiro. D'altra parte, pensare che il pianeta possa sostenere lo sviluppo e la crescita delle condizioni economiche e sociali di miliardi di esseri umani, che vogliono uscire dalla povertà per affacciarsi a un modello di vita più simile a quello occidentale è pura utopia, senza che le potenze mondiali mettano in campo strategie mirate. Non possiamo neppure pensare che, in questo quadro generale, l’Italia possa essere un’eccezione: anzi, il nostro Stato indebolito dal peso di un enorme debito, accumulato negli anni, ridurrà ancora di più le garanzie dello stato sociale. In questa situazione saremo costretti a trovare nuovi modelli di riferimento per interpretare la società e la vita intorno a noi, e il valore fondamentale al quale ci dovremo aggrappare tutti sarà la fiducia. Fiducia nel prossimo, fiducia nel futuro, fiducia nelle varie forme di istituzione che, nonostante tutto, ci hanno portato fin qui... Personalmente ritengo che, tra le istituzioni più vicino al cittadino, a fare la sua parte possa esserci ancora la Farmacia perché da sempre ha rappresentato un punto di riferimento con la sua presenza sul territorio, la sua operatività 24 ore su 24 e la forma gratuita di primo soccorso per il malato. Una istituzione dove la competenza e la disponibilità, nel rispetto del mandato ad essa attribuito, non è mai venuto meno a volte anche a discapito di vantaggi economici maggiori. Cari lettori anche se prevarrà la logica liberista, che in altri ambiti ha già dimostrato di produrre più danni che risorse alla società, noi farmacisti vi saremo comunque vicino e continueremo a mettere in campo la nostra professionalità, con la cura e l'attenzione di sempre.

MAGAZINE

Dott. Cesare Bellavitis

anno V numero 27 Novembre/Dicembre 2011

MetaRelax® è una formula completa a base di magnesio, in caso di stress, stanchezza e crampi muscolari. Le ricerche scientifiche confermano che il sale di magnesio impiegato, cioè il glicerofosfato di magnesio, viene assimilato facilmente dall'organismo e presenta una elevata tollerabilità gastrointestinale. Le vitamine del gruppo B rafforzano l'azione del magnesio, mentre la taurina fa sì che venga trattenuto nell'organismo.

COLESTEROLO i vantaggi dell'autoanalisi SPORT cosa è meglio per vostro figlio?

intervista IVANO MARESCOTTI

speciale

Ottima tollerabilità / Non crea assuefazione

I DISTURBI DELLA MEMORIA www.metagenics.it

In farmacia

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sommario

PSICOLOGIA

7 Figli & sport

ASSOCIAZIONI

11 Make a Wish® International

MEDICINE NON CONVENZIONALI

13 Curarsi con le api

ALIMENTAZIONE

16 Magnesio minerale vitale 18 Latte: l'alimento primordiale per eccellenza

MEDICINA

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L'apiterapia è ancora molto apprezzata: scopriamo insieme perchè

21 Scompenso cardiaco 31 Herpes Zoster (o fuoco di Sant'Antonio) 35 Insufficienza renale cronica

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SPECIALE 26 Se i ricordi svaniscono... È la terza età o ci stiamo ammalando?

SPECIALE

PREVENZIONE

PRODOTTI INNOVATIVI PER FERMARE I SEGNI DEL TEMPO Dalla Ricerca Eucerin i prodotti più innovativi per contrastare gli effetti dell’invecchiamento cutaneo: rughe del viso e del contorno occhi, perdita di tono, riduzione dello spessore e dell’elasticità della pelle.

La perdita della memoria avviene in qualche misura in tutte le fasi della vita

24 Colesterolo: i vantaggi dell'autoanalisi 41 Un percorso di salute grazie alla medicina-antiaging

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INTERVISTA A...

Ivano Marescotti

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News

Gli esperti ci informano...

News

Nuova linea Hyaluron-Filler TRATTAMENTO ANTIRUGHE EFFETTO FILLER La linea è composta da Trattamento Giorno, Trattamento giorno da pelli normali a miste, Trattamento Notte, Contorno Occhi, Concentrato.

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Lettere

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Studi recenti dimostano che ogni 100.000 persone/anno circa 250 sono colpite da Herpes Zoster

È vietata la riproduzione totale o parziale di ogni contenuto di questa pubblicazione senza l’autorizzazione dell’editore. Tutti i punti di vista espressi in questa pubblicazione sono quelli dei singoli autori e non riflettono quelli delle strutture a cui essi appartengono o dell'editore. Errori di stampa o refusi involontari di trascrizione presenti nella rivista saranno corretti a pagina 50, del prossimo numero, se segnalati alla redazione o all'editore.

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psicologia Isabella Gasperini Psicologa e Psicoterapeuta collabora con la Scuola Calcio Lodigiani di Roma

Come aiutarli senza invadere il loro campo Lo sport rappresenta per un genitore uno spazio da concedere al proprio figlio affinché si tenga in forma, si relazioni con altri bambini e faccia qualcosa che lo diverta. Poi ci sono dei genitori che in modo più o meno consapevole, inducono i figli a fare sport per soddisfare la loro ambizione di mettersi in evidenza e di vincere ...

Ma cos’è lo sport per un bambino? E soprattutto, cosa significa per un bambino vincere? Lo sport è uno spazio in cui ogni bambino ha l’occasione di fare esperienza della vita quotidiana. In ogni circostanza, che qualsiasi sport propone al giovane atle-

ta, si specchia la vita con i suoi momenti di esaltazione, i suoi ostacoli da superare, le piccole e grandi prove che l’esistenza riserva a ognuno di noi, ogni giorno. Doversi fare spazio laddove c’è il rischio di essere dimenticati (ovvero restare nell’ombra); proporsi agli altri per quello che si è veramente, quindi evidenziando le proprie qualità e i propri limiti; mettersi in gioco e farlo da soli, senza che i propri genitori stiano sempre pronti a proteggerti, concede al bambino primo: l’occasione di esercitare i propri “muscoli emotivi”; secondo, imparare a superare le frustrazioni, vale a dire quelle situazioni in cui ci si pone una meta, ma non si riesce a raggiungerla.

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psicologia

A volte è difficile dire no ai propri figli, anche di fronte alla richiesta di una caramella, invece il NO è il primo e indispensabile elemento che insegna al bambino a tollerare la sofferenza. Di frustrazioni nell’esperienza sportiva ce ne sono molte, quindi non ci si deve preoccupare se un bambino, alle prime esperienze sportive, piange di fronte a una sconfitta o ci rimane male se non fa parte del gruppo dei più bravi oppure se l’allenatore alza la voce o lo riprende. Il genitore deve supportare il proprio figlio a vivere questi momenti, ma non deve farglieli evitare perché, in questo modo, il bambino tenta di trovare all’interno di sé le energie necessarie per risolvere tali circostanze e non nell’aiuto degli altri. Lo sport insegna al bambino a conoscersi, quindi, un genitore deve concedere al proprio figlio questa grande opportunità. Ma proprio perché lo sport rappresenta un elemento che permette al bambino di mostrare e mostrarsi per quello che è sarebbe bene lasciare al bambino la scelta della disciplina da intraprendere, perché tale scelta è legata ad aspetti di se stesso. Di solito si preferisce uno sport piuttosto di un altroUn testo perché lo di riferimento fondaIsabella Gasperini mentale per genitori, allenatori, si è Cvisto fare a coloro con cui insegnanti e per tutti coloro che, RESCERE attraverso lo sport, vogliano aiuDIVERTIRSI tare i bambini a cresceredi davvero ci si ECON identifi ca, sia che si tratti LO SPORT forti e sani. un amichetto o di un fratello, sia che si tratti di un personaggio del mondo dello sport che appassiona. • • A volte uno sport è scelto per• • ché •••si lega ad aspetti di sé, per esempio: una bambina può scegliere di fare danza per poter esprimere la sua femminilità, FrancoAngeli altre volte una bambina può scegliere il calcio perché sente che il suo spirito tenace 239.161.qxd

20-09-2010

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può esplodere in campo in un contesto che ricorda molto una battaglia. L’importante per un genitore è saper controllare i propri desideri personali e le proprie aspettative che a volte incidono non solo sulla scelta del figlio, ma anche sul modo con cui il bambino viene incitato a fare quel determinato sport.

Lo scopo dello sport non deve essere il risultato, ma le esperienze che si intraprendono per raggiungerlo. Tra genitori e figli sono molti i meccanismi inconsci che interferiscono nella relazione che si stabilisce, uno tra questi, che lo sport tende a stimolare è quello di vedere nel proprio figlio il prolungamento di se stessi, e di conseguenza vivere le esperienze del proprio bambino come se si attuassero in prima persona. Quindi se il proprio figlio vince una gara, il genitore si sente

Isabella Gasperini, psicologa e psicoterapeuta, ha lavorato in ambito clinico presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Si interessa da tempo del rapporto tra bambini e sport. Scrive sulla rivista l’Allenatore dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio e collabora con le Scuole Calcio della Lodigiani.

Nuova edizione

I. GASPERINI CRESCERE E DIVERTIRSI CON LO SPORT

Un testo di riferimento fondamentale per genitori, allenatori, insegnanti e per tutti coloro che, attraverso lo sport, vogliano aiutare i bambini a crescere davvero forti e sani.

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svolgere al meglio il proprio compito di genitori, di allenatori e/o di insegnanti, rapportarvi ai bambini nelle varie fasce d’età, aiutare i ragazzi ad affrontare le frustrazioni suscitate dal contesto sportivo, coinvolgere il bambino timido, contenere quello ansioso o iperattivo, motivare quello arrendevole ed, infine, decidere come e quando usare lo sport come forma di psicoterapia o riabilitazione.

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788856 832693

Isabella Gasperini

CRESCERE

E DIVERTIRSI CON LO SPORT Come aiutare i bambini

a vivere meglio senza diventare campioni

I S B N 978-88-568-3269-3

La passione per le conoscenze

(V)

Lo scopo dunque non è quello di vedere i propri figli famosi e ricchi grazie allo sport, ma di vederli capaci di vivere serenamente la loro vita.

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In che modo lo sport può aiutare i bambini a crescere? E in che modo noi adulti dovremmo supportare questi giovani atleti a praticarlo senza interferire con le loro aspettative? L’autrice del libro, distanziandosi dalla visione dello sport diffusa dai mass-media, propone un approccio allo sport giovanile volto a concepire le discipline sportive come una palestra dove esercitare i muscoli emotivi ad affrontare gli eventi della vita quotidiana. Solo se il ragazzo (e con lui genitori e allenatori!) supera la smania del successo e la ricerca della vittoria ad ogni costo, è capace di crescere, trovare serenità e raggiungere una vera affermazione di sé. Solo se impara a sfidare i propri limiti, avrà l’occasione di acquisire quelle strategie fondamentali per diventare un adulto sereno. In questo volume troverete dunque suggerimenti ed indicazioni utili per:

€ 17,00

forte e vincente, mentre se perde è come se il genitore stesso avesse subito una sconfitta. Bisogna ricordarci sempre che la vita dei nostri figli appartiene solo a loro e che lo scopo dello sport non deve essere il risultato, ma le esperienze che si intraprendono per raggiungerlo. Perché, lungo il percorso, il bambino cerca se stesso e può collimare alcuni aspetti di sé che lo disturbano: quindi il bambino ansioso può imparare a tollerare la tensione; il bambino timido a mettersi in gioco; il bambino ipercinetico può imparare a gestire la sua esplosività. Al di là della disciplina intrapresa, cerchiamo di vivere lo sport da questa prospettiva, distaccandoci dal modo in cui i massmedia ci inducono a viverlo. Lo sport dei bambini non è la proiezione dello sport degli adulti e (come recita una canzone di Gianni Morandi) non ci dimentichiamo mai che “uno su mille ce la fa”, ma tutti diventeranno uomini e donne!

Colpo della strega? Contusioni? Traumi?

Le Comete

FrancoAngeli

Isabella Gasperini si interessa da tempo del rapporto tra bambini e sport; in ambito clinico ha lavorato presso l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma; scrive sulla rivista l'Allenatore dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio. E’ autrice di “Crescere e divertirsi con lo sport. Come aiutare i bambini a vivere meglio senza diventare campioni “(Franco Angeli edizioni): una guida per genitori, allenatori, insegnanti e per tutti coloro che, attraverso lo sport, vogliono aiutare i bambini a crescere davvero forti e sereni. Il volume prende le distanze dalla visione dello sport diffusa dai mass-media e propone un approccio allo sport giovanile volto a concepire le discipline sportive come una palestra, dove esercitare i muscoli emotivi ad affrontare gli eventi della vita quotidiana. Testo raccolto da Marina Dall’Olio

Fastum Antidolorifico gel.

Risponde colpo su colpo. Agisce sul dolore e contrasta le infiammazioni da traumi e dolori muscolari. È un medicinale a base di diclofenac che può avere effetti indesiderati anche gravi. Leggere attentamente il foglio illustrativo. Attenzione i medicinali vanno assunti con cautela, per un breve periodo di tempo, non superando le dosi consigliate e solo per le indicazioni riportate nel foglio illustrativo. Autorizzazione del 4/08/2011.


Ci siamo quando pensi alla salute come a un diritto.

associazioni

Un desiderio esaudito, un bambino che ritrova il sorriso Chi siamo

Un desiderio esaudito non porta al bambino gravemente malato solamente un momento di gioia e spensieratezza, ma spesso ha anche un incredibile impatto positivo dal punto di vista clinico. Tanti bambini, grazie all'attività di Make-A-Wish® hanno ritrovato forze dimenticate e sono guariti. Molti di loro oggi sono tra i più attivi volontari di Make-A-Wish®. Ecco cosa scrive Keith Goh, uno tra i neurochirurghi pediatrici più conosciuti al mondo e Past President del Consiglio Direttivo

"Il Potere di un Desiderio"

Dietro una storia di successo c’è sempre un progetto: quello di TEVA, leader mondiale e italiano dei farmaci equivalenti, è tutelare la salute di tutti unendo l’esperienza con la ricerca. Perché solo dalla continua innovazione nascono soluzioni efficaci, sicure e accessibili in grado di garantire la qualità della vita di oggi, e di domani.

TEVA. CURIAMO IL PRESENTE PER SOSTENERE IL FUTURO.

N. 1 AL MONDO NEI FARMACI EQUIVALENTI

Genova, 2004: nasce Make-AWish® Italia Onlus, un’organizzazione benefica in memoria di Carlotta, una bimba mancata all’età di 10 anni a causa di una grave malattia. La missione di Make-A-Wish® è realizzare i desideri di bambini colpiti da malattie che mettono a rischio la loro vita, per donare loro momenti di serenità che li aiutino ad affrontare con più forza le cure. Oltre alla sede ligure e all’ufficio di appoggio a Milano, una rete

Natale 2011

Natale è più Natale con MakeA-Wish®! Una sezione dedicata del nostro sito www.makeawish.it illustra tutte le possibilità per passare il giorno più bello dell’anno con noi. Con una delle nostre idee

di Make-A-Wish® International: "Quando raccontiamo alla gente che il nostro lavoro è realizzare i desideri dei bambini che lottano contro gravi malattie, probabilmente molti di noi non sanno che quando parliamo di “potere” di un desiderio c'è un fondamento scientifico alla base di questa affermazione”. Sognare non costa nulla. Sognare è un istinto, un moto involontario. Sognare è sperare, e i medici con i quali Make-A-Wish® lavora tutti i giorni ci dicono che per un bambino sperare significa avere una possibilità in più di farcela.“ di volontari copre tutto il territorio nazionale. Make-A-Wish® Italia è affiliata a Make-A-Wish® Foundation, nata negli Stati Uniti nel 1980 e oggi presente in 36 paesi nel mondo con 180 uffici, 30.000 volontari e oltre 270.000 desideri esauditi. In Italia, Make-A-Wish® ha già realizzato più di 550 desideri in 6 anni. Make-A-Wish® non pone alcun limite alla fantasia del bambino, facendo tutto il possibile per realizzare il suo desiderio: dall'incontrare un personaggio famoso, al voler fare un viaggio, al voler essere “qualcuno” per un giorno o ricevere un regalo particolare.

Come aiutarci

Italia Onlus

Quattro strade portano a Make-A-Wish®. Una, che in moltissimi hanno già preso, è quella che porta alla nostra Associazione attraverso il diventare volontari. E’ semplice: basta avere un po’ di tempo a disposizione, la voglia e l’entusiasmo per condividere un sogno, quello dei nostri bimbi. L'esperienza di vedere il sorriso sul viso di un bambino gravemente malato è qualcosa di assolutamente impagabile, che arricchisce profondamente la propria esperienza di vita. L’altra strada, passa per le donazioni. Basta poco, anche un solo euro, che può essere devoluto direttamente on-line, sul nostro sito www.makeawish.it. In alternativa, si può effettuare un Bonifico Bancario sul nostro Conto Corrente: (IT 60 G 03332 0 1400 000000940876 - presso la Banca Passadore, Sede di Genova) Una donazione può fare la differenza e riportare il sorriso sul viso di un bambino gravemente ammalato. Ma quella di Make-A-Wish® è prima di tutto una grande famiglia: per questo sono state create le tessere “Amico di Make-A-Wish®” per sentirsi davvero parte del gruppo. Ma c’è di più: un’azienda ha la possibilità di diventare Sponsor di Make-A-Wish® Italia Onlus, legando così il proprio marchio ad una Organizzazione benefica presente in 35 Paesi, tra le più conosciute e rispettate al mondo. Quattro strade per aiutarci, più una: quella del cuore.

Questo è il disegno che Daniele (13 anni, affetto da Anemia di Fanconi) ha fatto prima di partire con i genitori per la Lapponia in visita a Babbo Natale.

non avrete solo un regalo originale. Ma la certezza che, quel regalo, ha contribuito a un altro più bello e importante: realizzare un desiderio e aiutare un bambino a trovare il sorriso. Magari proprio sotto l’albero di Natale.

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medicine non convenzionali Curarsi con le api… ovvero praticare l’Apiterapia. Questo concetto medico si basa su una tradizione molto antica e la sua pratica terapeutica è plurisecolare, tanto che il suo impiego è testimoniato da fonti storiche da almeno due millenni: sulle pratiche legate all’apiterapia si sono infatti trovati scritti che provengono da varie civiltà, tra cui quella egiziana, quella greca e quella romana. Ci vorranno molti secoli prima di scoprire nelle fonti storiche riferimenti ad api, miele e cera, ma è molto significativo il fatto che sui più antichi documenti scritti conosciuti, cioè le tavolette d’argilla della civiltà mesopotamica (si parla del 2700 a.C.!), vi siano passi che descrivono il miele come medicina.

con le

Cos’è l’Apiterapia Gradevole gusto arancia

Con questo termine si intende l’utilizzo dei prodotti dell’alveare per il trattamento di vari tipi di patologie. In particolare, il miele viene uti-

Miele

formidabile come alimento, perché predigerito dalle api e, quindi, assimilabile dall’uomo senza alcuna elaborazione.

Pappa reale “fabbricata” dalle api nutrici nei primi giorni della loro esistenza, rappresenta il nutrimento di tutte le larve dell’alveare per i primi tre Componenti attivi Ginseng

Pappa reale Propoli

Azione

Propoli

Aiuta a ripristinare l’energia fisica.

è un prezioso prodotto delle api operaie, da loro raccolto sulle cortecce degli alberi ma, poi, elaborato con miscelazioni di cere e secrezioni enzimatiche salivari.

Aiuta ad aumentare la resistenza dell’organismo dalle aggressioni esterne.

Polline una delle sostanze più ricche

Stimolante generale, aiuta ad aumentare la resistenza dell’organismo e a migliorare le difese immunitarie.

che la natura ci offre, alimento perfetto in termini di gamma completa di sostanze nutrienti che lo compongono. Ogni gra-

lizzato anche per la cura delle ferite infette e delle piaghe; il polline e la pappa reale come efficacissimi integratori alimentari; la propoli quale antibiotico

naturale e, infine, il veleno come alternativa al cortisone per i processi infiammatori e le malattie reumatiche. Vediamo le proprietà dei primi quattro:

Contiene tutti i principali aminoacidi essenziali, sali minerali, vitamine (B1, B2, B6, C, E e K), acidi organici e inorganici, enzimi, ormoni e residui di polline. Ma al miele sono state ricono-

sciute scientificamente anche proprietà biologiche antibatteriche, antibiotiche, riequilibranti, regolatrici dell’apparato digerente, febbrifughe, sedative, diuretiche e antianemiche.

giorni di vita, in modo da permettere loro una rapidissima crescita. Si pensi che essa viene somministrato per tutta la vita solo alle larve designate a diventare api regine, che raggiungono dimensioni doppie e vivono fino a 40 volte di

più rispetto alle api normali. Grazie alla pappa reale, depongono migliaia di uova ogni giorno. Possiamo dunque capire perché abbia degli effetti potentemente benefici anche sull’uomo, soprattutto se è indebolito e debilitato.

Per le api, ma anche per l’uomo, è un potente antisettico, ma non solo: la propoli è anche antimicotica, antivirale, anestetizzante, cicatrizzante, immunostimolante e vasoprotettrice. è quindi un efficace rimedio per combattere

le malattie da raffreddamento (mal di gola, raffreddore e influenza in genere) e per aiutare le naturali difese immunitarie dell’organismo, stimolando la proliferazione e l’attività dei globuli bianchi.

nello di polline è una unità biologica che contiene tutto ciò che è necessario alla vita: vitamine, proteine, aminoacidi, carboidrati, enzimi, coenzimi, zuccheri, ormoni di crescita, sali minerali, oligoelementi e lipidi. Nel nu-

cleo della sua cellula, il polline racchiude il segreto della vita: le molecole DNA e RNA che stabiliscono la funzione di tutte le cellule viventi. è quindi un potente tonico, nutritivo e rinvigorente dell’organismo.

A cura di Antonella Ciana

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medicine non convenzionali

anche il veleno ci può aiutare Le proprietà curative dei prodotti dell’alveare hanno una tradizione lontanissima: nell’antico Egitto erano molte le malattie che venivano curate con l’Apiterapia, e trattamenti simili sono stati riportati da Plinio e Galeno. Non solo: Carlo Magno e Ivan il Terribile, che soffrivano di problemi articolari, furono curati con il veleno delle api. E oggi? Nel 1992 è stato fatto

il primo studio sull’uomo nel New Jersey: un gruppo di 108 soggetti affetti da artrosi, dopo il fallimento delle terapie tradizionali, venne trattato con il veleno d’api 2 volte alla settimana per un periodo di 10 settimane. Non ci furono complicazioni e, inoltre, la maggior parte mostrò un significativo miglioramento della sintomatologia dolorosa.

I PRINCIPI ATTIVI del

veleno d'api

Le componenti del veleno d’api più importanti sono l’istamina, la lecitinasi, la ialuronidasi, l’apamina e la melittina:  l’istamina provoca dolore locale, edema, aumento dell’afflusso sanguigno e agisce come antinfiammatorio, esercitando un’influenza favorevole sulle infiammazioni croniche e favorendo l’eliminazione dei prodotti dannosi dell’infiammazione;  la lecitinasi trasforma la lecitina in isolecitina (che ha uno spiccato effetto emolitico distruggendo i globuli rossi e altre cellule dei tessuti) e partecipa all’azione fibrinolitica caratteristica del veleno d’api;  la ialuronidasi agisce come un fattore di diffusione del veleno, sciogliendo l’acido ialuronico del tessuto connettivo;  l’apamina e la melittina, infine, sono fondamentali per l’efficacia del veleno: la prima interferisce con le giunzioni nervose, in particolare bloccando lo stimolo neuromuscolare, e quindi ha un effetto miorilassante (si pensi che l’ape punge per difendersi, e quindi il veleno iniettato, ad esempio, in un piccolo roditore che minaccia l’alveare ne provoca la morte per paralisi cardiorespiratoria). La seconda ha invece proprietà antinfiammatorie cento volte superiori, a parità di peso, al cortisone. In ogni caso, a quale di tutti questi fattori sia da attribuire l’affetto curativo del veleno d’api resta ancora un mistero…

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Applicazioni pratiche Anche se il veleno può essere estratto dalle api mediante una debole scossa elettrica, il metodo terapeutico più efficace è ancora quello di pungere il Paziente con l’ape viva: si applica l’ape in corrispondenza dell’articolazione dolente, in numero variabile da 1 a 10 (in media le punture sono 5-6), 1-2 volte la settimana, per un totale di 10-20 sedute. Di solito nella zona in cui si viene punti si forma una piccola tumefazione di colore rosso, pruriginosa e calda, che

Indicazioni

Le patologie in cui viene applicata l’Apiterapia sono quelle reumatiche

Precauzioni

Il veleno degli imenotteri è naturalmente più conosciuto per le gravi reazioni allergiche che può provocare, fino allo shock anafilattico. Fortunatamente, nel caso del veleno d’api sono molto più frequenti i sintomi meno severi rispetto alle reazioni più serie. Reazioni locali

Apiterapia e Medicina ufficiale

Una sinergia tra Apiterapia e Medicina ufficiale sarebbe auspicabile, ma

Dott. Franco Feraboli Specialista in Ortopedia e Traumatologia Azienda Ospedaliera di Piacenza

persiste per alcune ore o alcuni giorni. Reazioni più violente sono caratterizzate da un gonfiore più esteso, che può interessare anche un intero arto. In alcuni Pazienti si associano effetti collaterali come dolori in altre articolazioni, affaticamento, cefalea, sonnolenza e caduta della pressione sanguigna. Queste reazioni, tuttavia, non alterano l’efficacia terapeutica del veleno e non sono considerate un ostacolo al proseguimento della terapia, che potrà continuare utilizzando dosaggi di veleno inferiori. (come artrosi, gotta e fibromialgia) e, inoltre, nelle tendiniti e nelle neuropatie periferiche. importanti sono state registrate nel 15% dei casi e reazioni estese a tutto l’organismo in circa l’1%. Nel caso di reazioni diffuse in tutto il corpo (ad esempio un’imponente orticaria e difficoltà respiratorie) il Paziente va trattato con la somministrazione endovenosa di antiistaminici e cortisone. occorre prima superare la notevole diffidenza e l’atteggiamento rigido che attualmente dividono i fautori della cosiddetta Medicina naturale, o tradizionale, dai Medici allopatici.

È i medicinali vanno assunti con cautela, per un breve periodo di tempo, non superando le dosi consigliate e seguendo le indicazioni riportate nel foglio illustrativo. In caso di dubbio, rivolgersi al medico o al farmacista. Autorizzazione del 05/10/2010.


alimentazione

Dott. Nicola Pantaleoni Medico di Medicina Generale Specialista in Geriatria (Treviso)

Il magnesio è un minerale essenziale per l'uomo, dal momento che riveste un ruolo chiave in numerosi processi biologici. E' coinvolto in diverse attività enzimatiche relative alla produzione di energia, l'equilibrio nervoso, la contrattilità muscolare, la coagulazione del sangue e il metabolismo delle proteine. Il magnesio è necessario per il metabolismo energetico dell'organismo, per la trasmissione degli impulsi nervosi e per il buon funzionamento dei muscoli. Inoltre, questo minerale contribuisce alla solidità dello scheletro (il 50% del magnesio del corpo si trova nelle ossa) ed è necessario, per esempio, per costruire i muscoli (quasi il 25% del magnesio del corpo).

Fonti di magnesio Il magnesio è presente in quasi tutti gli alimenti anche se in quantità variabili a seconda della fonte. Cibi ricchi di magnesio sono, tra gli altri, i cereali integrali, la frutta secca, le verdure in foglia, i semi e i legumi. Sono ottime fonti di magnesio gli ortaggi in foglia come crescione, spinaci, prezzemolo. Anche diversi tipi di acque minerali contengono magnesio e sono raccomandate in caso, per esempio, di perdita di questo minerale a causa di una sudorazione eccessiva.

Fabbisogno giornaliero L’apporto giornaliero raccomandato di magnesio per gli adulti è stato fissato nei LARN a 350 mg per adolescenti e adulti. Sportivi, donne incinte o in allattamento hanno un fabbi-

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sogno maggiore di questo minerale. (I LARN sono raccomandazioni dell’ INRAN - Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti - circa la quantità di energia e di nutrienti specifici che una persona, in base all’età e al sesso, dovrebbe introdurre per mantenersi in salute).

Disponiamo di magnesio a sufficienza? In realtà, spesso non si riescono a raggiungere gli apporti raccomandati. Carenze di magnesio si devono in parte all'ambiente e alla dieta. Un apporto dietetico equilibrato di 1000 kcal arriva a fornire fra i 100 e i 120 mg di magnesio, il che significa 200-240 mg al giorno per 2000 kcal. Tale apporto risulta dunque chiaramente insufficiente. Di conseguenza, tutti possiamo andare incontro a carenze di questo minerale. Lo si è dimostrato anche con uno studio francese nel quale si è valutato l'apporto di magnesio nel corso di un anno in una popolazione di 5448 volontari. Secondo l'indagine SU.VI.MAX sembra che il 77% delle donne e il 72% degli uomini presenti un apporto di magnesio alimentare inferiore rispetto all'apporto giornaliero raccomandato. Inoltre, nel 23% delle femmine e nel 18% dei maschi l'apporto di magnesio è risultato essere di due terzi inferiore al fabbisogno.

Se manca il magnesio... Fra i sintomi di carenze di magnesio troviamo: stress, crampi muscolari, clonie (tremori)

palpebrali, ansia, ritenzione idrica, facile stancabilità, mancanza di energia, turbe del sonno, irritabilità, cefalee, sensibilità al rumore, aritmie cardiache, palpitazioni, gonfiori intestinali, unghie fragili.

Chi è più esposto a carenza Spesso le persone stressate presentano carenze di questo minerale, dato che lo stress accelera la perdita di magnesio con le urine. Anche gli sportivi vanno incontro a rischi di carenza di magnesio per l'abbondante sudorazione e perché anche in questi casi si producono ormoni dello stress. In gravidanza si ha bisogno di un apporto superiore di magnesio per lo sviluppo del feto, e così pure durante l'allattamento visto che il magnesio è presente anche nel latte materno. Nella terza età si prospettano rischi di carenze più elevati dovuti al consumo di farmaci diuretici, responsabili di un aumento dell'escrezione di magnesio con le urine.

Come integrare il magnesio Il magnesio è un minerale che si può prendere per bocca, tuttavia vi sono grandi differenze in merito alla biodisponibilità e la tollerabilità gastrointestinale. Il glicerofosfato di magnesio è un sale di magnesio liposolubile che viene ben assimilato dall'organismo e non dà quasi luogo a disturbi digestivi, pertanto rappresenta la prima scelta rispetto alle altre forme (inorganiche) presenti sul mercato.

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Latte: l’alimento primordiale per eccellenza Dott. Salvatore Vaccaro Team Nutrizionale Azienda Ospedaliera “Arcispedale Santa Maria Nuova” (Reggio Emilia) Dott.ssa Emanuela Casini Biologa, Nutrizionista (Modena)

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e femmine di tutti i mammiferi producono latte per allevare la prole e nei primi mesi di vita, grazie alla nutrizione esclusiva con esso, il neonato accresce la propria struttura e il proprio peso corporeo. Quando le popolazioni primitive iniziarono a dedicarsi alla pastorizia, il latte iniziò a essere impiegato anche nell’alimentazione degli adulti. A causa dei problemi legati alla sua conservazione, il latte è stato uno degli alimenti il cui impiego alimentare ha avuto un notevole incremento solo dopo gli studi

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relativi alla sterilizzazione di Louis Pasteur (1822-1895). Le qualità organolettiche e nutrizionali del latte variano a seconda delle specie animale di provenienza. Il latte commerciale destinato all’alimentazione umana, per circa il 90% è costituito da latte di vacca; quello di altri animali (asina, capra, pecora e bufala), che contiene gli stessi principi nutritivi anche se variano nella composizioni, è di più difficile reperibilità. In linea generale, il latte che si forma nella ghiandola mammaria, è composto da sostanze prove-

nienti dal sangue per filtrazione diretta e da componenti sintetizzati dalla ghiandola mammaria (organo deputato all'allattamento presente solo nei mammiferi). La secrezione del latte è regolata da alcuni ormoni che, attraverso complesse reazioni biochimiche, sono in grado di dare inizio, far continuare o interrompere la produzione del latte. L’importanza del latte come alimento è dimostrata dalla funzione svolta come prima ed esclusiva fonte di nutrimento per i piccoli dei mammiferi, ai quali

fornisce tutte le sostanze necessarie alla fase di intenso accrescimento che segue la nascita: nei primi cinque/sei mesi di vita il latte consente al bambino di raddoppiare il proprio peso. Dopo lo svezzamento, e poi per tutta la vita, il latte continua a costituire un’importante fonte di principi nutritivi, in particolare proteine e calcio. Le Linee Guida per una Sana Alimentazione redatte dall’INRAN (2003) consigliano che ogni giorno vanno consumate tre porzioni di latte e/o di yogurt.

alimentazione

Cosa c’è nel latte... Il latte di vacca (o vaccino) è una miscela complessa e i suoi derivati apportano al nostro organismo proteine di elevata qualità biologica, grassi, carboidrati, alcune vitamine, calcio e fosforo. Il contenuto di acqua è di 87 g. su 100 g. di latte. La qualità delle proteine del latte e dei suoi derivati (80% caseina e 20% lattoalbumina) è definita molto elevata perché contengono la giusta quantità, e nella giusta proporzione, tutti gli amminoacidi di cui il nostro organismo ha bisogno e in particolare sono presenti gli amminoacidi essenziali, quelli

cioè che il nostro organismo non è capace di fabbricarsi da sé e che deve necessariamente assumere da una fonte esterna. Le proteine del latte sono quindi tra le più adatte a coprire il fabbisogno giornaliero, in grado di assicurare, oltre alla crescita e alla riparazione dei tessuti, anche la formazione di anticorpi, di ormoni e di enzimi. Nel latte di vacca i grassi presenti sono per 2/3 grassi saturi, facilmente digeribili e di facile utilizzazione e con ridotte attitudini a elevare i livelli di colesterolo nel sangue.

I carboidrati presenti nel latte sono rappresentati dal lattosio, zucchero che non si trova in nessun altro alimento, particolarmente importante per lo sviluppo del sistema nervoso nei primi mesi di vita. Il latte contiene quantità discrete di vitamina B2 e di vitamina B12 e una piccola quantità di vitamina A. Il latte e gli altri prodotti lattiero caseari sono fra i pochissimi cibi che contengono più calcio che fosforo a differenza di altri alimenti di largo consumo come i cereali, le patate, i legumi, la carne, le uova, ecc.. Il calcio è un elemento necessa-

rio all’organismo durante tutte le fasi della vita: è un nutriente essenziale che deve essere assunto giornalmente con gli alimenti. Nell’organismo umano partecipa alla formazione e al mantenimento delle ossa e dei denti, regola e permette processi quali la conduzione degli impulsi nervosi, la contrazione dei muscoli e la coagulazione del sangue. Il fosforo è un altro minerale importante che svolge molte funzioni essenziale tra le quali quelle che favoriscono la costruzione e il mantenimento delle ossa e dei denti.

Intolleranza al Lattosio

spensabile per la digestione del disaccaride lattosio in zuccheri semplici e, quindi, per l'utilizzo dello zucchero del latte da parte del nostro organismo. La distribuzione tra la popolazione umana di questa mutazione non è omogenea, varia considerevolmente per etnia e tra individuo e individuo. Vi sono, infatti, persone che hanno problemi se ingeriscono il latte perché il loro apparato digerente non è in grado di tollerare alcuni componenti di questo alimento.

Chi soffre di un’intolleranza al lattosio (per mancanza o insufficiente presenza nel suo intestino dell’enzima “lattasi”, indispensabile per scindere e digerire il lattosio) in genere non ha fastidi se consuma ridotte quantità di latte. Queste persone possono utilizzare il latte enzimaticamente predigerito (privato cioè del lattosio) o lo yogurt (nel quale il lattosio è già in gran parte scisso) e quindi, nel tempo, possono provocare nel proprio organismo la ricomparsa di sufficienti livelli di lattasi.

Intolleranza alle Proteine del Latte

le è meno biodisponibile per il nostro organismo. è importante che il calcio e il fosforo siano fra di loro, nel complesso della dieta, presenti in rapporto 1:1 un’eccessiva introduzione di fosforo (ad esempio, con una dieta troppo ricca di proteine) può portare a consistenti perdite di calcio con il rischio di danni che possono arrivare alla demineralizzazione delle ossa. Per ridurre il rischio di Osteoporosi, va ridotta l'assunzione con la dieta di sodio e di

proteine animali, aumentando il consumo di frutta e verdura (a foglia verde) e assicurando un adeguato introito di calcio da fonti animali (latte e derivati), vegetali (legumi), acque ricche in calcio e prodotti addizionati di calcio. I latticini magri apportano buone quantità di calcio senza eccedere nei grassi. Nella prevenzione dell’Osteoporosi riveste un ruolo fondamentale anche l’attività fisica.

L'introduzione del latte extraspecie nell'alimentazione umana è un fatto cronologicamente piuttosto recente: si ipotizza che la capacità di digerire, da adulti, il lattosio contenuto nel latte è da riferirsi a una mutazione genetica occorsa nell'uomo in un periodo non posteriore agli ultimi 7.000 anni. Detta mutazione concerne la sintesi e la persistenza in età adulta dell'enzima lattasi, indi-

L’intolleranza alle proteine del latte è una forma d’allergia alimentare abbastanza diffusa nei bambini. La tolleranza si stabilisce in genere verso il secondo-terzo anno di vita; prima di allora l’alimento non tollerato va escluso dalla dieta. In un prossimo articolo parleremo dei processi di lavorazione a cui viene sottoposto il latte perché arrivi sano sulle nostre tavole.

Latte e Osteoporosi L’Osteoporosi è una malattia che rende fragili le ossa, causandone più facilmente le fratture, con gravi conseguenze anche in seguito a lievi urti o cadute. Il calcio è importante nell’età infantile per la formazione di un robusto sistema osseo che raggiunge la sua massima robustezza nei primi 30 anni di vita. è perciò importante assumere adeguate quantità di calcio durante l’accrescimento; più tardi, quando le ossa cominceranno a

perdere calcio bisognerà supplire adeguatamente il calcio mancante, per prevenire l’Osteoporosi. Il calcio contenuto nel latte e nei suoi derivati, oltre a essere presente in grandi quantità, è facilmente biodisponibile (grazie alla presenza della caseina e del lattosio). Il calcio è presente anche in alcuni prodotti vegetali, ma a causa della contemporanea presenza di acido fitico e acido ossalico che tendono a legare il minera-

Testo raccolto da Marina Dall’Olio

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Messaggio depositato al Ministero della Salute il 12/01/2010.

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Cause, sintomi e cure. Lo Scompenso cardiaco è la prima causa di ospedalizzazione in Italia e negli altri Paesi industrializzati. Molte le patologie che potenzialmente possono determinarne l’insorgenza. La prognosi, se non si instaura prontamente e correttamente una terapia, è assai infausta, peggiore anche delle forme tumorali. Attualmente abbiamo però a disposizione una serie di presidi - farmacologici e non - in grado di modificare positivamente il decorso della malattia in molti Pazienti. Per saperne di più abbiamo rivolto 8 domande al dottor Fabrizio Cecaro.

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Cos’è lo scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco - o insufficienza cardiaca - è quell’insieme complesso di sintomi e manifestazioni fisiche causate dall’incapacità da parte del cuore di far fronte alle necessità dell’organismo. In pratica a causa di una problematica interessante il cuore, questo non riesce a far arrivare una sufficiente quantità di sangue ai vari organi causandone progressivamente la sofferenza.

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Dott. Fabrizio Cecaro Cardiologo, Ricercatore universitario in Fisiopatologia dello Scompenso Cardiaco ippocrate@gmail.com

Quanto è frequente nella popolazione?

Interessa dall’1 al 2% della popolazione adulta dei Paesi sviluppati. In Italia sono circa 3 milioni le persone affette da scompenso cardiaco; quasi 90.000 i nuovi casi di scompenso cardiaco ogni anno. Gli anziani sono i più colpiti, più del 10% dopo gli 80 anni.

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Quali sono le cause?

In genere qualunque anormalità del cuore è in grado di causare scompenso cardiaco. La principale causa nell’adulto è la cardiopatia ischemica - leggasi infarto o angina di petto ossia la malattia delle arterie coronarie (i vasi sanguigni che portano il sangue al cuore). In pratica se si hanno dei restringimenti a livello di queste arterie che avvolgendo a mo’ di corona il cuore lo alimentano (da qui il nome “coronarie”), non riesce ad arrivare una sufficiente quantità di nutrienti con il sangue e il cuore inizia ad essere disfunzionante, ossia un po’ come un motore ingolfato non riesce a “carburare” più tanto bene. Tali restringimenti

sono dovuti a loro volta all’ipertensione arteriosa - la seconda tra le principali cause di scompenso cardiaco - e alle cattive abitudini di vita quali il fumo di sigaretta, un’alimentazione eccessiva e troppo ricca di grassi e zuccheri (responsabile a sua volta dello sviluppo di diabete, uno dei peggiori nemici del cuore). Altre cause frequenti sono le cardiomiopatie, ossia un gruppo di malattie che per alterazioni genetiche - presenti dalla nascita - interessanti alcuni “mattoni” del cuore, ovvero le proteine con cui questo è fatto, determinano modificazioni strutturali importanti. In pratica il cuore si ingrossa progressivamente (cardiomiopatia dilatativa), o riduce fortemente la sua capacità di accogliere una sufficiente quantità di sangue (cardiomiopatia ipertrofica e restrittiva).

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CON AFTE E LESIONI DELLA BOCCA IL DOLORE È IL PIATTO FORTE.

medicina

Ulteriori cause di scompenso cardiaco sono le valvulopatie, ossia le malattie delle valvole cardiache, le aritmie cardiache, le malattie del polmone, l’anemia, l’eccessivo consumo di alcool e alcune terapie farmacologiche, specialmente quelle utilizzate per la cura dei tumori.

Il numero di pazienti con scompenso cardiaco è destinato ad aumentare?

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Sì. In primo luogo per l’aumento della durata della vita, ma anche, paradossalmente, per il miglioramento delle cure di alcune malattie, l’infarto su tutte: rispetto a molti anni fa più malati sopravvivono all’infarto acuto, ma con cuori danneggiati, che in alcuni casi andranno incontro a scompenso cardiaco. Diverse stime fanno prevedere un raddoppiamento del numero di pazienti con scompenso nel 2030, ossia più di sei milioni di malati solo in Italia.

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Quali i sintomi e i segni?

I sintomi sono dovuti all’insufficiente apporto di sangue ai vari organi e alla conseguente attivazione di meccanismi neuro-ormonali che da una parte, inizialmente, tentano di arginare il problema, ma poi, perdurando la causa patogena, determinano - in assenza di terapia - un progressivo e inarrestabile aggravamento del paziente. Le manifestazioni cliniche principali sono la dispnea, ossia la fatica del respiro - il senso di affaticamento “sproporzionato allo sforzo fisico fatto” e l’astenia, ossia la fatica nel compiere le normali attività quotidiane. Segni frequenti sono il gonfiore delle caviglie e l’aumento di peso “non spiegabile” ossia non dovuto a un aumento del consumo di cibo.

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Come si effettua la diagnosi e a chi rivolgersi?

Va chiarito che la diagnosi non è agevole a causa della non specificità delle manifestazioni cliniche.

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Occorre rivolgersi al proprio Medico di Medicina Generale, il quale, dopo un’attenta anamnesi e un’accurata visita, sarà in grado di distinguere le cause cardiache da altri disturbi “simulanti” lo scompenso cardiaco, come ad esempio l’insufficienza venosa cronica, il gonfiore delle caviglie dovuto a cause farmacologiche, l’insufficienza renale, i disturbi endocrini - tra tutti quelli della tiroide - e le patologie primitivamente polmonari causanti dispnea, come la bronchite cronica o l’asma. Sarà sempre Lui a indirizzare il Paziente, se il sospetto sarà più forte, ad effettuare ulteriori accertamenti primo tra tutti la visita cardiologica. In alcune città, per la verità purtroppo non molte, esistono centri per la cura dello scompenso cardiaco in grado di gestire nell’interezza le molteplici problematiche dei Pazienti affetti da questa patologia - spesso cronica e pertanto caratterizzata da frequenti controlli integrando medicina ospedaliera e territoriale.

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Come si cura?

Principalmente con una politerapia farmacologica. Il Paziente dovrà assumere farmaci diversi a seconda della causa sottostante di scompenso cardiaco: questi sono in ogni caso molteplici - anche 20 e più compresse al giorno - perché molteplici sono i fronti attraverso i quali la terapia deve combattere le alterazioni determinate dallo scompenso stesso. Frequentemente tali farmaci vengono variati per adattarli alle differenti fasi di aggravamento/miglioramento che caratterizza la storia naturale dello scompenso stesso.

In alcuni specifici casi vengono inoltre utilizzati presidi esterni impiantati sottocute con un intervento chirurgico in anestesia locale che dura poche ore; sono questi degli speciali pacemaker detti apparecchi di resincronizzazione cardiaca (CRT o PM-Biventricolari) i quali sono in grado di “rieducare” il cuore a contrarsi in maniera ottimale e, qualora siano muniti della funzione di defibrillatore, riescono anche a trattare con opportune scariche elettriche aritmie potenzialmente fatali se queste si verificassero. Alcuni Pazienti, non più responsivi alla terapia o rapidamente progressivi in senso infausto, accertata l’assenza di patologie incompatibili con l’intervento chirurgico, vanno incontro a trapianto cardiaco.

Cosa deve sapere il Paziente con scompenso cardiaco?

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Per prima cosa tenere a mente che è necessario prestare molta attenzione alle proprie condizioni di salute. Il peggioramento della dispnea, l'accumulo di liquido a livello delle zone declivi del corpo (ad es. caviglie e piede) e l'inaspettato aumento di peso sono segnali ben precisi che non vanno trascurati se si vuole evitare il ricovero in Ospedale o eventi ancora più gravi come l'edema polmonare acuto, ossia il rapido accumularsi di liquido all'interno del polmone, condizione questa - se non risolta in breve tempo potenzialmente e rapidamente mortale.

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Frontiere terapeutiche I sistemi di assistenza ventricolare (detti VAD) sono dei cuori artificiali che al momento fungono da “ponte” al trapianto cardiaco; gli avanzamenti tecnologici attuali e i progressi in campo biomedico stanno rapidamente conducendo questi apparecchi ad una durata e ad un’integrazione sempre maggiore, tanto che in un futuro non troppo lontano sarà ipotizzabile un loro ruolo di “destination therapy”, ossia di alter-

nativa al trapianto cardiaco stesso. Anche le cellule staminali, ossia delle cellule naturalmente presenti nell’organismo e in grado di ricostruire qualunque tessuto - cuore compreso, sono state sperimentate su Pazienti con scompenso cardiaco con risultati che sembrano essere molto promettenti. Insomma, lo scompenso cardiaco è sempre più proiettato al Futuro.

PIÙ PROTEZIONE MENO DOLORE.

Testo raccolto da Marina Dall’Olio

È un dispositivo medico

. Leggere attentamente le avvertenze e le istruzioni d’uso. Autorizzazione del 27 maggio 2010.


prevenzione

COLESTEROLO: i vantaggi

Dott. ssa Paola Rubbiani Farmacia San Michele (Modena)

dell’autoanalisi

frazione HDL è importante per tutti i soggetti diabetici e ipertesi.

Il colesterolo, insieme ai trigliceridi e ai fosfolipidi, è uno dei grassi presenti nel nostro organismo dove svolge funzioni importanti per la nostra vita. A seconda delle proteine che lo trasportano nel sangue, si comporta in modo diverso. Il cosiddetto colesterolo buono è trasportato dalla proteina HDL, mentre il cosiddetto colesterolo cattivo è trasportato dalla proteina LDL. Valori di colesterolo totale superiori alla norma (*), specie se accompagnati da una carenza di colesterolo HDL (colesterolo buono), rappresentano un’importante fattore di rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari, soprattutto se questo aumento è accompagnato da altri fattori di rischio quali l’obesità, il fumo, l’ipertensione e l’ipertrigliceridemia (elevati valori di trigliceridi nel sangue). Quindi, il costante monitoraggio del colesterolo totale e della

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Ictus, infarto e aterosclerosi: le patologie più temibili

L’ictus e l’infarto sono due patologie cardiovascolari molto temibili, tanto che rappresentano la principale causa di morte nei Paesi occidentali. Queste patologie sono causate dall’ostruzione parziale o completa dei vasi che portano il sangue al cuore per l’infarto e al cervello per l’ictus. Quando la zona del cuore colpita dall’infarto o la zona del cervello colpita dall’ictus è vasta, ci può essere il decesso del paziente. L’aterosclerosi, invece, aumenta il rischio d’insorgenza di queste patologie cardiovascolari perché rappresenta il processo iniziale che porta all’ostruzione dei vasi sanguigni. Infatti l’aterosclerosi è definibile come una patologia a carattere cronico-degenerativo, caratterizzata dalla deposizione di grassi, proteine e fibre nelle arterie, con formazione di placche, che nei casi più gravi risultano grandi al punto da provocare un’interruzione del circolo.

Anche altri fattori possono aumentare il rischio cardiovascolare, cioè aumentare la probabilità d’insorgenza delle malattie cardiovascolari. Alcuni di questi fattori non sono modificabili perché indipendenti dallo stile di vita o dall’assunzione di farmaci, come ad esempio:  età, il rischio aumenta progressivamente con l'avanzare dell'età  sesso, gli uomini sono più a rischio delle donne (nella donna però il rischio aumenta sensibilmente dopo la menopausa)  predisposizione famigliare, storia famigliare con eventi cardiovascolari in età giovanile (meno di 55 anni negli uomini e di 65 nelle donne). I fattori di rischio cardiovascolare più importanti sono però quelli dipendenti dallo stile di vita e che quindi possono essere modificati, come ad esempio:  fumo  ipertensione arteriosa, una pressione arteriosa elevata costringe il cuore a un superlavoro e accelera la formazione di aterosclerosi nelle pareti delle arterie  colesterolo elevato, maggiore è la sua quantità nel sangue, più

alto è il rischio che si depositi nelle pareti delle arterie  diabete, se non correttamente controllata questa patologia favorisce l’aterosclerosi, incrementando il rischio cardiovascolare.  obesità  sedentarietà Quando alcuni di questi fattori sono presenti nella stessa persona, si crea una situazione molto pericolosa perché aumenta il rischio cardiovascolare. Per fare una corretta prevenzione è molto importante controllare spesso i valori del colesterolo nel sangue e attivarsi con misure idonee come una dieta equilibrata e una moderata attività fisica da svolgere quotidianamente. In farmacia, grazie all’autoanalisi del sangue è possibile misurare tali parametri in modo semplice, veloce e affidabile. Tramite l’autoanalisi, infatti, è più facile tenere sotto controllo alcuni parametri quali il glucosio, il colesterolo totale, il colesterolo HDL e i trigliceridi. (*) per conoscere quali sono i valori normali di colesterolo nel sangue – in base a età, sesso - si può chiedere al proprio Medico curante, oppure al Farmacista o consultare il foglietto illustrativo contenuto nelle confezioni di test per autoanalisi.


speciale

speciale L'avanzare dell'età si accompagna solitamente a variazioni dell’efficienza individuale legate al prevedibile e inevitabile fisiologico deterioramento dell'organismo. Si può assistere a diminuzione dell’agilità e rapidità di movimento, maggiore facilità all’affaticamento, comparsa di difficoltà digestive, peggioramento della qualità del sonno e a tanti altri “acciacchi” abbastanza fastidiosi. La “perdita” della memoria è uno dei più frequenti, ma non deve, per principio, essere drammatizzato: avviene in qualche misura in tutte le fasi della vita. Tutti noi dimentichiamo costantemente qualcosa fin dall'infanzia per i cambiamenti evolutivi individuali, relazionali e ambientali caratteristici dello sviluppo. Durante l'età adulta si assiste a un bilanciamento fra i ricordi; ne viene cancellata una parte, per impedire un eccesso di nozioni con “sovraccarico” e interferenza fra i vari dati e perdita della possibilità di distinguere quelli veramente importanti. Sarebbe quindi compromesso lo svolgimento appropriato di azioni anche comuni, fondamentali nel comportamento. Ad esempio, una sequenza di ricordi ci fa fermare con il semaforo rosso, nonostante la breve attesa, evitando il rischio di avere un incidente e di essere multati, anDott. Giuseppe Samoggia Specialista in Neurologia - AUSL Bologna g.samoggia@ausl.bo.it g.samoggia@libero.it

SE I SVANISCONO... 26

nullando contemporaneamente il timore del ritardo per un appuntamento. Questo tipo di sequenza di processi si realizza in maniera automatica attraverso il riaffiorare di ricordi e la selezione fra essi. La compromissione di un tale meccanismo è rara e limitata solo a casi di deficit funzionale estremo, in presenza di patologie molto gravi.

Individuare aspetti patologici è spesso difficile. Sono infatti innumerevoli le variabili individuali: abitudini acquisite, contesto ambientale, vissuti personali, possibilità e determinazione a praticare esercizio fisico e mentale, eccessi in pratiche nocive (alcol, fumo, ecc), oltre a vere e proprie malattie o incidenti sofferti.

Quando inizia la perdita di memoria

CHe Cos' È la MeMoria

Con l'avanzare dell'età si assiste dunque a una progressiva perdita della facilità a mantenere e di recuperare i ricordi, inseribile, nella maggior parte dei casi, in una condizione “normale” che non rappresenta un vero e proprio disturbo: il 70% delle persone dopo i 70 anni lamenta un calo della memoria, fortunatamente omologabile solo in alcuni casi a un vero e proprio difetto patologico. Si tratta prevalentemente di quadri sfumati; occorre perciò considerarne in maniera accurata il valore reale e l'eventuale secondarietà a malattie pregresse o intercorrenti oltre che alle terapie farmacologiche e ai loro possibili effetti collaterali. Il deterioramento fisiologico senile è comunque accuratamente misurabile; vari metodi di indagine clinica sono stati validati e di questi occorre costantemente tenere conto in ogni valutazione.

È LA TERZA ETÀ O CI STIAMO AMMALANDO ?

La memoria è definita come la capacità di registrare, immagazzinare e restituire informazioni. Queste attività sono legate a un criterio temporale che si traduce in due tipi principali: la memoria a breve termine, strettamente collegata all'attenzione e quella a lungo termine corrispondente al ricordo. Quest'ultimo è distinto in transitorio, limitato nel tempo e permanente, solido e immutato. Sistemi interdipendenti legati alle funzioni sensoriali, in particolare visive e uditive, mettono in atto, parallelamente, un ulteriore meccanismo di selezione.

Quando insorge il distUrbo della memoria Il disturbo della memoria rientra nell'alterazione neurologica delle “funzioni superiori”, espressione più fine e complessa dell'attività cerebrale, insieme a linguaggio, attenzione e, in maniera ancora più elaborata, a funzioni sovramodali. La perdita di queste capacità compromette inesorabilmente la qualità della vita per alterazione di modi di agire fondamentali e della possibilità di relazionarsi in maniera agile ed efficace con gli altri fino a compromettere le consuetudini più comuni. Da qui l'importanza di misurare la memoria per quantificarne e qualificarne i deficit. Tale tipo di analisi è svolto da una branca delle neuroscienze, la neuropsicologia, che si occupa dell'individuazione, indagine, definizione, diagnosi e, quando possibile, terapia dei disturbi delle funzioni superiori.

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speciale Come si effettua la diagnosi Metodi di rilevazione testistica specificamente elaborati insieme ad esami laboratoristici e neuroradiologici sono giunti a un livello di accuratezza estremamente avanzato nell'analisi del funzionamento cerebrale e permettono il completamento di questo filone di indagini. Negli ultimi anni è stata distinta in maniera

il signifiCato di “Mild Cognitive iMpairMent” Un livello di disturbo lieve, ma chiaramente identificabile, è rappresentato dal concetto di “Mild Cognitive Impairment - MCI”, o compromissione cognitiva lieve, introdotto più di dieci anni fa dai ricercatori di uno dei più importanti Centri internazionali, la Mayo Clinic negli Stati Uniti.

perdita di memoria reversibile

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speciale accurata la progressione dalla condizione di normalità a quella serie di alterazioni gravissime espressa con l’angosciante termine di “demenza”. Questa si manifesta con il deterioramento progressivo e globale delle funzioni cognitive. Fra queste la memoria e l'attenzione a essa strettamente collegata sono le prime a essere coinvolte. Ma come ci si accorge di questo deficit? Le prime avvisaglie riguardano piccole mancanze o errori sporadici, che si ripetono nel tempo,

dapprima di rado, poi, via via sempre con maggiore frequenza per divenire costanti e riguardare lo svolgimento, prima di azioni insolite, poi di quelle più consuete, fino a coinvolgere atti abituali e automatici della vita di tutti i giorni (mettere il sale nella pasta, azionare correttamente un elettrodomestico, eseguire una commissione, completare la compilazione di un modulo in maniera esatta). Questa condizione compromette la così detta “memoria di lavoro”.

Questo è stata definito come fase di passaggio tra l’invecchiamento normale e la demenza ed è contrassegnato da deficit subclinici isolati o associati, ma con mantenimento delle funzioni cognitive globali in maniera simile ai soggetti sani, senza compromissione delle funzioni quotidiane e, si badi bene, solo potenzialmente, ma non necessariamente, a rischio di sviluppare una demenza. Su tale possibilità predittiva vi è concordanza comune in ambito scientifico. La definizione di MCI si basa su alcuni criteri fondamentali:  Disturbo della memoria percepito dal

soggetto e confermato dai familiari  Calo della memoria maggiore di quello atteso per età e scolarità  Comportamento globale (lavoro, attività e rapporti quotidiani) normale  Funzionamento cognitivo normale  Assenza di patologie interferenti con la memoria (depressione, malattie , ecc.)  Assenza di demenza I due punti finali sono la conferma di quanto detto riguardo alle modificazioni fisiologiche e va meticolosamente accertato in maniera specifica.

Si tratta della “amnesia globale transitoria”, che colpisce esclusivamente la memoria “episodica” cioè uno spazio temporale ben delimitato. Le cause attribuite sono molteplici e solo parzialmente definite.

Considerando alcune delle situazioni di perdita di memoria conclamate, ma reversibili, è stata delineata una condizione particolare, transitoria, che riguarda esclusivamente l'intervallo di tempo nel quale viene persa la capacità di apprendere, ma è conservato un comportamento apparentemente normale, tranne che per la ripetizione continua di domande riguardanti le azioni compiute ed è seguita dalla scomparsa di ogni traccia di ricordo di questo periodo di tempo. Questo “intervallo” può durare molte ore e anche giornate intere.

La maggior parte delle terapie farmacologiche, se non ben controllate, può provocare modifiche dell'equilibrio biochimico generale e interferire con la memoria; la possibilità di recupero avviene con la sospensione, la modifica della posologia o la modalità di assunzione. Esempio tipico è l'uso inappropriato e prolungato di farmaci nei disturbi psichici. Tra questi i più frequenti sono i disturbi ansiosi, e le benzodiazepine sono i farmaci più prescritti per controllarli, ma spesso anche i più abusati. A ciò consegue una potenziale com-

promissione dell'apprendimento e della presa di coscienza dei significati, specialmente nelle persone anziane e di sesso femminile. Una situazione particolare di amnesia reversibile e di entità variabile, legata all'uso di dosi massicce di questa categoria di medicamenti, conseguenza dell'anestesia, è la “disfunzione cognitiva postoperatoria” che dipende soprattutto dalla durata dell'intervento e dall'età dell'operato. Un'altra categoria di farmaci usata in neurologia per i disturbi del movimento e il tremore, un tempo assunti cronicamente e ora sempre più di rado e con appropriatezza dubbia, sono gli anticolinergici. Tali sostanze possono provocare, come effetto collaterale, l’inibizione di uno dei mediatori fondamentali della memoria, l'acetilcolina.

Condizioni Che possono interferire Con la memoria

Esistono anche stati carenziali che si manifestano con cali aspecifici della memoria; tipici sono il deficit di vitamina B12 e di folati. Affezioni endocrine con alterazioni ormonali hanno un ruolo di sicuro rilievo sulla funzio-

ne mnesica, interferendo con il metabolismo cerebrale; paradigmatici sono l'ipotiroidismo e, nella donna, la fase menopausale. La reintegrazione dei principi attivi in difetto porta sovente a un agevole recupero.

I traumi cranici sono caratteristicamente seguiti da disturbi mnesici estremamente variabili per intensità, tipologia, presenza e durata di uno stato commotivo, fino al coma, talora associati a lesioni cerebrali; da queste situazioni dipende il tempo, il livello

e la possibilità di recupero. Alcuni disturbi psichici sono capaci d’interferire manifestamente con la funzione mnesica; l'influenza delle emozioni, particolarmente incisiva nelle reazioni ansiose, fino a veri e propri scompensi che ne possono

conseguire, hanno implicazioni sui processi di acquisizione e recupero dei ricordi. In queste situazioni, la terapia farmacologica insieme a quella relazionale permettono di ottenere buoni risultati e il compenso del disturbo psichico conduce al recupero.

perdita di memoria perManente

nuove informazioni e di riportare a mente ciò che si è appreso, con falsi ricordi e riconoscimenti. Sono però conservati i ricordi remoti, i significati (memoria semantica) e gli atti automatizzati. Patologie infettive, come quella erpetica, anossiche, come l'intossicazione da monossido di carbonio, vascolari dell'arteria cerebrale posteriore, coinvolgono invece la conservazione del ricordo per interessamento di strutture localizzate come il lobo limbico e l'ippocampo. Il ruolo dei disturbi vascolari è inoltre cruciale per varie compromissioni cognitive di tipo mnesico, come disturbi dell'apprendimento, associati anche ad alterazioni della vigilanza, disturbi dell'umore, deficit del linguaggio e dell’orientamento spaziale. Il livello di gravità maggiore si riscontra nell’evoluzione in demenza sottocorticale

per interessamento di aree diverse e caratterizzato dal verificarsi, in maniera periodica e incostante, almeno nelle fasi iniziali, di un difetto di acquisizione, consolidamento e recupero del ricordo inserito in un rallentamento globale per perdita di organizzazione delle tracce. I quadri degenerativi costituiscono patologie complesse, ciascuna caratterizzata da diverso tipo e prevalenza di deficit mnesici: a breve termine, di riconoscimento, per errori nella strategia del ricordo, della percezione spaziale e dei significati. La demenza tipo Alzheimer e altre forme, come le demenze frontotemporali e a corpi di Lewy, presentano evoluzione progressiva variabile, associata a un aggravamento del decadimento cognitivo e a interessamento sempre più globale di tutte le funzioni superiori.

l'importanza di valutare Con obiettività ogni situazione

 ciò che si dimentica può ritornare in mente in maniera spontanea, oppure cercando di spiegare ciò che si intendeva dire o mettendolo in rapporto a qualcosa di simile e collegandolo ad esso;  l'attività fisica e mentale sono indispensabili; vanno continuate e perseguite, mantenendo i propri interessi e proseguendo una qualche attività lavorativa e le vecchie passioni;  i rapporti con familiari e amici vanno preservati per continuare a coltivare conversazioni, attività e impegni comuni;  la rinuncia a qualche “vizietto”, come la sigarettina o il bicchierino, può essere prodigiosa per evitare rischi ulteriori.

mendo il proprio disagio a chi ci sta vicino. Solo coinvolgendo chi può dare disponibilità e affetto, si ottiene comprensione, aiuto e il necessario grado di empatia per superare quanto si vede mancare. La comunicazione con il Medico di fiducia è fondamentale per ottenere spiegazioni sui disturbi, valutarne l'entità e ricercarne le cause. Potranno così essere cercati i primi rimedi e le eventuali cure. Oggi fortunatamente le possibilità di trattamento aumentano di continuo: l'importante è rendere possibile la loro adozione. Gli approfondimenti specialistici eventualmente proposti, andranno affrontati senza timori, perchè sono gli unici mezzi sicuri per chiarire la vera natura del problema che ci affligge e trovarvi un rimedio. La considerazione dei risultati raccolti con professionisti adeguati in Servizi e Centri specifici, porterà alle dovute riflessioni su provvedimenti da adottare e prospettive future.

In altre condizioni, invece, la perdita di memoria è permanente. La più classica è l'intossicazione alcolica capace di causare una grave encefalopatia, caratterizzata da difetti cognitivi gravissimi per coinvolgimento diffuso di diverse aree cerebrali. Quadri simili possono essere presenti anche in patologie diverse, come nei tumori della parte centrale del cervello (terzo ventricolo, corpi mammillari). Queste patologie, a differente eziologia, hanno in comune alcuni sintomi: il disorientamento temporale, l'incapacità ad acquisire

Il disturbo della memoria nei quadri clinici sinteticamente descritti delinea solo parzialmente caratteristiche comuni. Alcune forme minori, sporadiche, di gravità lieve, rientrano nella condizione di normalità correlata all’età, altre hanno carattere di reversibilità con il trattamento delle condizioni di scompenso e delle malattie causali. Vi sono infine degenerazioni involutive progressive e irreversibili. Ciò comporta la necessità di affrontare con la massima obiettività possibile ogni situazione. In conclusione i concetti fondamentali da ribadire sono:  ad una certa età, dopo i 70 anni, qualche dimenticanza è normale e non va vissuta con angoscia, ma considerata con il giusto peso in quanto spesso superabile;

Se la memoria inesorabilmente peggiora, evitare l’angoscia su ciò che potrà accadere e chiudersi in se stessi aggraveranno ulteriormente la situazione. Al malessere e alla vergogna per il degrado del proprio modo di essere, si dovrebbe tentare di ovviare espri-

Testo raccolto da Marina Dall’Olio

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Tosse?

medicina

Dott. Maurizio Reggiani Direttore U.O. di Dermatologia Presidio ospedaliero Bellaria-Maggiore (Bologna)

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Questa malattia viene anche chiamata fuoco di Sant’Antonio Dal Medio Evo in poi, Sant’Antonio Abate, noto per la sua benevolenza, viene invocato per calmare e guarire tutti i dolori che “bruciano” la carne e le viscere, quindi dagli afflitti dell’herpes zoster, motivo per il quale questa malattia viene anche chiamata “fuoco di Sant’Antonio”. Il suo nome deriva dal greco antico: “herpes” viene da “herpo” che significa “strisciare”, tanto che “herpeton” indica il serpente; “zoster”, invece, significa cintura. Mai nome fu più appropriato per descrivere una malattia dolorosa che ha tutte le caratteristiche di un serpente di fuoco che si annida all’interno del corpo e che, a volte, ha strascichi lunghi e invalidanti. L’Herpes Zoster (in sigla HZ) è provocato dallo stesso virus che causa la varicella: per questo motivo si chiama “varicella zoster virus”, in sigla VZV.

DIFFUSIONE

L’HZ è una malattia molto diffusa: si stimano 1,5 milioni di casi in tutta l’Europa e almeno mezzo milione negli USA ogni anno. Non vi è differenza di incidenza nei due sessi, mentre invece

FONTI DI CONTAGIO

La varicella scaturisce dal contatto del virus con una persona non immune, mentre l’HZ si verifica in persone che hanno già avuto la varicella. Infatti esso è causato dalla riattivazione del VZV che, dopo la varicella, rimane vitale e in una

colpisce più frequentemente gli anziani, con solo il 5% dei pazienti rappresentato da bambini e ragazzi sotto i 15 anni. Gli studi più recenti indicano una frequenza media di 250 casi per 100.000 persone/anno.

condizione di infezione latente all’interno dei gangli paravertebrali (una sorta di “cordoni” che viaggiano in parallelo alla colonna vertebrale, da una parte e dall’altra): in occasione della riattivazione, il virus migra dai gangli, lungo il nervo di senso, fino alla pelle.

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medicina

CAUSE DI RIATTIVAZIONE

Come detto, il virus VZV causa una malattia primaria (la varicella) e una secondaria (l’herpes zoster) quando si riattiva; in genere quindi il virus VZV provoca la varicella nei bambini e lo zoster negli adulti e negli anziani. Quando e perché il virus viene riattivato? I motivi sono diversi: possono essere il freddo, un trauma, la fatica, l’età avanzata e la depressione del sistema immunitario.

DOVE SI MANIFESTA

Le sedi più frequentemente colpite sono il tronco toracolombare e il volto, lungo il nervo trigemino. Negli anziani e nei pazienti immunodepressi le vescicole possono avere contenuto emorragico e/o diventare necrotiche e ulcerare. Sempre in questi pazienti, poi, queste ultime possono comparire anche lontano dall’area innervata del nervo colpito (si tratta di HZ varicellizzato).

SINTOMI

La sintomatologia soggettiva consiste in dolore acuto di tipo urente, ovvero una sensazione dolorosa di bruciore, e ipersensibilità della cute: la pelle fa male anche al semplice sfiorarla. Il dolore precede di qualche giorno o di qualche ora l’eruzione cutanea, che consiste in vescicole, disposte caratteristicamente a grappolo, a contenuto sieroso, nella cute innervata dal nervo di senso interessato. Il dolore a volte è tale da simulare un infarto del miocardio (se è nella sede toracica) o un addome acuto (se è nella sede addominale). Più raramente vi è il dolore senza la presenza di eruzione cutanea: in questo caso di parla di “zoster

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sine herpete”, cioè di zoster senza eruzione, rendendo così più difficile la diagnosi. Nelle persone anziane e negli immunodepressi la neurite, cioè l’infiammazione del nervo, e il dolore che l’accompagna si protraggono nel tempo andando ad influire sulla qualità della vita, perché il dolore cronico la fa decadere. Nei pazienti immuno-compromessi (che possono essere i portatori di linfomi in trattamento chemioterapico o radiante, o i malati di Aids, o i pazienti farmacologicamente immunodepressi per malattie croniche o trapianti, come, ad esempio, chi assume ciclosporina o tacrolimo) l’HZ può complicarsi, disseminandosi con coinvolgimento di organi interni e provocando, così, polmonite o encefalite a seconda che vada nei polmoni oppure nel cervello. Quando viene interessata dallo zoster la prima branca del nervo trigemino, invece, viene coinvolto l’occhio, con possibili complicanze quali congiuntivite, cheratite e uveite: da notare che con la cheratite si perde una parte della vista, quindi è pericoloso, oltre ad essere una delle sedi più frequentemente colpite.

DECORSO Nei giovani e negli adulti immunocompetenti, cioè con difese immunitarie normali, il decorso è benigno. L’eruzione cutanea consiste in vescicole tese e limpide raggruppate e disposte lungo il corso di un nervo sensoriale; a volte può esservi febbre (38°-38,5°). Nei pazienti immunocompetenti e non troppo anziani il decorso è sostanzialmente autorisolutivo, mentre in quelli immunodepressi o molto anziani, o in cattive condizioni generali, non solo la malattia dura più a lungo, ma è anche più dolorosa e a rischio di complicazioni. Tra le complicazioni neurologiche vi sono il mal di testa, alterazioni psichiche o segni di meningismo; tra quelle viscerali troviamo la polmonite, l’epatite, l’artrite, la gastrite, l’enterocolite e la cistite.

DIAGNOSI

In presenza dell’eruzione, la diagnosi è di solito clinica. Nelle fasi che precedono l’eruzione vescicolosa, o nel caso di dolore senza eruzione (cioè, come abbiamo già detto, “zoster sine

herpete”) è necessario ricorrere alla sierologia, ovvero ricercando nel sangue gli anticorpi anti VZV-IgM, che sono quelli che diventano positivi in caso di una malattia in atto.

TERAPIA

La cura dell’HZ consiste nella somministrazione di antivirali: per endovena l’aciclovir, nelle forme severe degli immunocompromessi; oppure per via orale il famciclovir o il valaciclovir nelle persone immunocompetenti (ovvero, come già detto, con normali difese immunitarie). Quanto più precocemente la terapia viene iniziata, tanto più è efficace. Non ci sono cure per uso topico, quindi non vanno usate creme: solo in caso di sovrainfezione batterica, evento molto raro, occorre una crema antibiotica. Per tutti è consigliato un assoluto riposo.

PREVENZIONE

Più che la prevenzione, è importante la diagnosi precoce. In ogni caso, esiste il vaccino ANTI-VZV (anti-Varicella-Zoster Virus), efficace nel prevenire la varicella nei bambini sani.

Curiosità Sant’Antonio Abate nacque in Egitto nel 251 e nel 270 si ritirò nel deserto della Tebaide dove cominciò la vita da penitente. Lo sviluppo del suo culto in occidente fu dovuto probabilmente alla fama di guaritore dell’herpes zoster, comunemente conosciuto come “fuoco di S.Antonio”, che accompagnò la figura del Santo in vita. L’iconografia tradizionale ce lo rappresenta sempre con due elementi inscindibili: il fuoco e un maiale. Il primo richiama il male nella cui cura era particolarmente versato, il secondo invece si suppone rappresenti la terapia a quel male. Infatti pare che nel Medio Evo fosse usanza spalmare sulle parti colpite dall’herpes zoster un impasto fatto di lardo di maiale. Oltre che come guaritore dell’herpes zoster, in alcune località la protezione del Santo è invocata anche contro la peste e altre malattie. Testo raccolto da Antonella Ciana


medicina

RENALE CRONICA Alessia Bortot, Antonio Barillà Mariangela Annaloro, Silvia Forcellini, Luigi Catizone U.O. Complessa di Nefrologia Az. Universitaria Osp. Arcispedale Sant’Anna (Ferrara)

L'insufficienza renale è la riduzione patologica della funzionalità renale. Tale alterazione può verificarsi rapidamente (insufficienza renale acuta IRA) o in maniera lenta e graduale (insufficienza renale cronica IRC). L'IRC è caratterizzata dalla perdita irreversibile di tutte funzioni del rene che inevitabilmente progredisce fino a richiedere un trattamento sostitutivo rappresentato dalla dialisi o dal trapianto renale. È una patologia che negli ultimi anni ha mostrato un rilevante incremento a livello mondiale. Si stima che nella popolazione adulta circa un individuo ogni 10 abbia una nefropatia di varia gravità, anche con variabile interessamento funzionale renale.

Cause

L’IRC può insorgere per una patologia primitivamente renale (glomerulopatia, nefrite interstiziale) o nel quadro di malattie generali (vasculopatia, immunopatie, diabete ecc). Alcune nefropatie ereditarie (rene policistico, sindrome di Alport) o tossiche (da farmaci, metalli) possono essere causa di IRC. Il grado della compromissione renale è correlata al numero residuo dei nefroni funzionanti (unità funzionale del rene), per cui l’IRC può essere classificata in stadi. La stadiazione attualmente utilizzata in tutto il mondo è quella proposta dalla K/DOQI (Kidney Disease Outcome Quality Initiative, 2002).

Segni e sintomi

Nelle fasi iniziali i pazienti con IRC sono spesso asintomatici e la disfunzione renale può essere scoperta soltanto con esami di laboratorio. La sintomatologia è molto variabile e spesso, specie

Segni della sindrome uremica Accumulo metaboliti (azotati, K+, PO- -, ecc.) Edemi Ipertensione Arteriosa Riduzione masse muscolari Restless legs syndrome Alito uremico

a cosa servono i reni

I reni hanno quattro funzioni essenziali: 1 regolazione omeostasi idro-elettrolitica 2 regolazione dell'equilibrio acido-base 3 eliminazione di alcune sostanze prodotte dal metabolismo o immesse dall'esterno (farmaci e tossici) 4 produzione di ormoni (renina, l'eritropoietina, prostaglandine). A livello renale inoltre avviene l'attivazione della vitamina D.

nelle fasi iniziali, subdola. Nel caso dell’IRC possono comparire, variamente rappresentati, vari segni o sintomi.

Sintomi della sindrome uremica Astenia Malessere Scarsa concentrazione Nausea Insonnia Incubi Sonnolenza Inappetenza Disgeusia Prurito Nausea

L’apparato cardiocircolatorio è quello maggiormente coinvolto e condiziona altamente la comorbilità e la prognosi del paziente. L’ipertensione arteriosa compare molto frequentemente in corso di IRC e concorre ad aggravare il quadro clinico generale. Nei pazienti con IRC avanzata si osserva comunemente uno stato anemico che richiede l’avvio della terapia con eritropoietina. Le alterazioni ossee sono frequenti e determinano sintomi clinici anche molto severi. Le cause sono l’alterato metabolismo calcio/fosforo, che induce iperparatiroidismo e il deficit di vitamina D. Altre alterazioni, come quelle del metabolismo glucidico, lipidico e protidico, aggravano il quadro.

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medicina

Terapia Conservativa Nelle fasi più precoci dell’IRC si attua la cosiddetta “terapia conservativa”, farmacologica e dietetica. La dieta ipoproteica è tutt’oggi fondamentale nella terapia conservativa. L’attento monitoraggio del paziente è

medicina sottile da un lato della suddetta membrana, mentre dall’altro lato di essa scorre, in controcorrente, la soluzione dializzante, preparata dalla macchina di dialisi. Avviene così un processo di diffusione e/o convezione tra il sangue e la soluzione. Il sangue si libera delle scorie e, eventualmente, dell’acqua plasmatica in eccesso, per poi tornare nel letto vascolare del paziente tramite un altro ago infisso in un diverso tratto della vena arterializzata. L’accesso al letto vascolare può avvenire anche tramite un catetere venoso centrale (CVC) posizionato in maniera temporanea o permanente in una grossa vena (giugulare, succlavia, femorale). Il processo di flusso del sangue e soluzione dializzante nel filtro è continuo. Ogni seduta dura di solito 4 ore e viene ripetuta 3 volte alla settimana. Il trattamento è quasi sempre effettuato in una struttura ospedaliera.

necessario fin dalle fasi iniziali della malattia renale in particolare quando il paziente inizia il trattamento dietetico ipoproteico. E’ indispensabile che la dieta abbia un elevato apporto calorico, per prevenire la denutrizione calorico-proteica, molto temuta in questi soggetti.

Obiettivi della dieta ipoproteica nell’ IRC

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Mantenere un buono stato nutrizionale

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Prevenire o ridurre i disordini metabolici e la tossicità uremica Prevenire la comparsa dell’iperparatiroidismo secondario Prevenire o ritardare la comparsa di malattie cardiovascolari, cerebrovascolari vascolari periferiche Prevenire lo sviluppo di malattie debilitanti o ad alto rischio di mortalità

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Ridurre la progressione dell’IRC

Importante è la riduzione dell’apporto alimentare di fosforo, largamente presente in molti alimenti (in particolare latticini e tuorlo d’uovo). Il controllo della fosforemia contribuisce a ridurre l’insorgenza di iperparatiroidismo secondario. Inoltre l’aumento del fosforo circolante favorisce la formazione di diffuse calcificazioni dei tessuti molli e in particolare delle arterie. Anche l’apporto controllato di sale (cloruro di sodio) è utile per ottenere una migliore risposta ai farmaci antiipertensivi, riducendo il rischio di ritenzione idro-salina. Con un basso apporto proteico si riduce anche l’assunzione di aminoacidi solforati e quindi di quelle componenti (idrogenioni) responsabili dell’acidosi metabolica, che provoca un aumentato catabolismo proteico, in particolare a livello muscolare. Infine, l’apporto idrico deve essere correlato alle capacità

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escretrici renali. Dunque, “dieta” nell’IRC non deve essere intesa in senso quantitativo, ma soprattutto qualitativo dei cibi introdotti. Utile, nella formulazione di una dieta adeguata è l’impiego dei prodotti “aproteici” (pasta, pane, ecc.). Le diete consigliate di solito hanno un contenuto di 0.6-0.8 gr/kg di proteine ad alto valore biologico, o di proteine complementari, come nella dieta vegetariana, per soddisfare il fabbisogno in aminoacidi essenziali, purché l’apporto energetico sia elevato. L’apporto calorico elevato è garantito da carboidrati (pane e pasta aproteici, fette biscottate aproteiche, farina aproteica, riso e patate bolliti, frutta, zucchero, miele, marmellate) e lipidi (olio d’oliva, margarina, burro). Nella dieta vegetariana gli alimenti aproteici sono sostituiti dai corrispondenti alimenti normali a base di cereali.

la dialisi peritoneale o intracorporea Il compito del Nefrologo è fondamentale, perché questi pazienti devono essere seguiti con estrema attenzione, cercando di capire quando interrompere il trattamento conservativo prima che compaiano sintomi uremici o di denutrizione.

Terapia Sostitutiva L’insufficienza renale cronica inevitabilmente progredisce fino a richiedere un trattamento sostitutivo rappresentato dalla dialisi o dal trapianto renale.

DialiSi

Il concetto alla base della dialisi è quello di mettere “a contatto” il sangue del paziente con una soluzione dializzante a composizione nota, con l’interposizione di una membrana semipermeabile (naturale o artificiale).

Le metodiche dialitiche sono rappresentate dall’emodialisi extracorporea e dalla dialisi peritoneale.

l’emodialisi o dialisi extracorporea Questa tecnica consiste nel prelevare il sangue tramite un ago, infisso in una vena arterializzata (resa tale da una fistola arterovenosa creata chirurgicamente in un braccio), e avviarlo a una macchina dove è inserito un filtro che assembla una membrana semipermeabile artificiale. Nel filtro, il sangue si dispone a strato molto

In questa tecnica si utilizza la membrana peritoneale come membrana di scambio. Il sangue è quello che è nella amplissima rete capillare sottoperitoneale. La soluzione dializzante, preformata in sacche, viene immessa nella cavità peritoneale attraverso un catetere inserito chirurgicamente a permanenza nella cavità. La soluzione soggiorna in addome per un tempo prestabilito, scambia con il sangue prevalentemente per diffusione (e in piccola parte per convezione) e poi viene drenato dall’addome e sostituito con nuova soluzione. Le modalità di esecuzione della dialisi peritoneale sono quella continua, detta CAPD (Continuous Ambulatory Peritoneal Dialysis) e l’APD (Automated

Peritoneal Dialysis). La CAPD prevede la permanenza in addome di 2 litri di soluzione 24/24h e per 7 giorni alla settimana. La soluzione viene di solito sostituita alle ore 7-8, alle ore 12-13, alle ore 17-18 e alle 22-23. Nell’intervallo di 4-5 ore tra gli scambi, il paziente è libero di svolgere le sue usuali attività quotidiane. Gli scambi sono effettuati a domicilio dal paziente e/o da un suo partner. E’ quindi una terapia autogestita a domicilio dal paziente. L’APD invece utilizza una macchina che esegue gli scambi della soluzione, contenuta in sacche, automaticamente e infondendo 2 litri/scambio. Le sedute sono di circa 15-20 litri e avvengono tutte le notti della settimana per 8-10 ore. Durante il giorno, l’addome può restare vuoto o pieno con 2 litri che verranno scaricati alla sera, prima dell’inizio della seduta. Anche questa tecnica viene fatta a domicilio dal paziente e/o da un suo partner.

TRaPiaNTO

Il trapianto renale rappresenta il trattamento preferenziale per gran parte dei pazienti affetti da IRC, essendo in grado non solo di ripristinare una normale funzionalità renale, ma anche di restituire questi pazienti a una migliore qualità di vita. Il trapianto di rene si esegue inserendo il rene sano prelevato da un donatore (vivente o cadavere) nella fossa iliaca (destra o sinistra) del paziente dializzato. Di solito viene inserito un solo rene donato per ogni ricevente. I reni nativi, non funzionanti, di solito vengono lasciati in situ. Il paziente è trattato con terapia immunosoppressiva che dovrà proseguire a vari dosaggi per tutta la vita. Il ricevente deve es-

sere ritenuto idoneo, sulla base di accurati e specifici esami clinici. Neoplasie in atto o recenti e infezioni croniche in fase attiva sono tra le controindicazioni assolute al trapianto. Il dializzato considerato idoneo al trapianto viene iscritto nella lista di attesa presso il Centro Trapianti. Il trapianto renale può essere eseguito da donatore cadavere o da donatore vivente. Una commissione medico-legale, dopo aver comprovato l’avvenuta morte cerebrale del donatore,

con criteri molto severi, darà il via all’espianto di due reni. Nel caso di donatore vivente, la legge italiana permette il Trapianto tra consanguinei, genitore-figlio, tra fratelli, nonni-nipoti. In altri casi è necessaria l’autorizzazione del giudice. L’80% dei trapianti ha successo. Le complicanze possono essere diverse: di tipo immunologico (rigetto) e non immunologico (chirurgiche, infettive, ematologiche, tossiche, metaboliche, neoplastiche).

Per concludere riportiamo alcune tabelle con indicazioni pratiche che possono aiutare il lettore a non sottovalutare la gravità dell’Insufficienza Renale Cronica

Cosa può danneggiare i reni Ipertensione arteriosa Fumo Diabete mellito Dislipidemia Infezioni delle vie urinarie Abuso FANS Impiego inappropriato di antibiotici Disturbi minzionali Calcolosi renale

Consultare il Nefrologo in caso di: Familiarità per nefropatia Ipertensione arteriosa Disturbi minzionali Colorazione inusuale dell'urina Edemi bilaterali degli arti inferiori Dolori lombari non osteoarticolari Calcolosi renale

Controlli periodici per valutare l'eventuale presenza di nefropatia Esame dell'urina raccolta a metà mitto Misurazione della pressione arteriosa Eventualmente visita nefrologica Eventualmente ecografia renale Testo raccolto da Marina Dall'Olio

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news

xxxx La prevenzione xxxx a passo di marcia

seconda dell’efficienza fisica e del grado di allenamento, con una forte valenza terapeutica. è particolarmente indicato per i pazienti con diabete mellito di tipo 2 perché può essere praticato quasi a tutte le età e non richiede strumenti o spazi dedicati. Servono solo un abbigliamento adeguato, il tempo e sopratutto la volontà. è dimostrato che nei soggetti a rischio di diabete, un approccio terapeutico basato su attività fisica e dieta riduce il rischio di sviluppare la malattia del 60%. Nei pazienti già diabetici, invece, l'attività fisica migliora la glicemia e l'emoglobina glicata e riduce anche gli altri principali fattori di rischio cardiovascolare.” “L'attività fisica è importante anche nel trattamento dei pazienti con malattia cardiovascolare o con aumentato rischio cardiovascolare - ha confermato Francesco Donatelli, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell'IRCCS MultiMedica e Ordinario di Cardiochirurgia presso l'Università degli Studi di Milano - compresi quelli affetti da ipertensione, angina pectoris, esiti d’infarto miocardico, malattia vascolare periferica, o insufficienza cardiaca. Inoltre è una componente importante della riabilitazione cardiovascolare. Diversi studi hanno dimostrato che i programmi di esercizio fisico possono ridurre in modo significativo la mortalità totale, così come la morte causata da infarto del miocardio”. Insomma, gli esperti non hanno dubbi: camminare bene fa restare in salute.

evita la menopausa precoce, che ora si verifica per 4 pazienti su 10. è la straordinaria conclusione di un gruppo di oncologi italiani pubblicata su Jama, Journal American Medical Association. "Il tumore del seno colpisce sempre più precocemente, 6 volte su 100 prima dei 40 anni, parliamo di ben 2.300 donne l'anno nel nostro Paese - ha spiegato la dottoressa Lucia Del Mastro, dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova coordinatrice della ricerca - in questi

casi è per noi prioritario salvaguardare la loro possibilità di diventare madri. La menopausa precoce è un'eventualità che le spaventa e nel 29% dei casi influenza addirittura la decisione riguardo ai trattamenti. Questa ricerca è un fondamentale passo avanti per garantire loro una vita come prima dopo la malattia, gravidanza compresa". Lo studio è stato condotto dal 2003 al 2008 e ha arruolato 281 donne in 16 centri aderenti al Gruppo italiano mammella, Gim. (www.istge.it)

Da sinistra: Maurizio Damilano, Alena Seredova e il dottor Stefano Genovese

Una tecnica itaLiana contro L’infertiLità dopo iL tUmore aL seno Le gravidanze dopo le cure per il tumore al seno non saranno più rare eccezioni, ma la normalità per chi guarisce. Il tutto grazie a una scoperta interamente italiana che consiste nel mettere a riposo le ovaie durante la chemioterapia così da preservarle dall'attacco dei farmaci. La funzione riproduttiva rimane intatta e si

GLI ESPERTI CI INFORMANO...

Camminare è da sempre un'abitudine sana, ma può trasformarsi in un vero e proprio esercizio fisico e diventare un importante strumento di prevenzione e terapeutico, in grado di combattere il diabete e mantenere in salute il nostro sistema cardiovascolare. Tutto questo grazie al Fitwalking, tecnica alla portata di tutti messa a punto dall'ex campione olimpionico Maurizio Damilano e presentata all'Ospedale San Giuseppe del Gruppo MultiMedica (MI). Proprio gli specialisti del Gruppo MultiMedica hanno adottato per primi il Fitwalking, sostenendone il

valore preventivo e terapeutico e proponendolo ai propri pazienti. I primi 3 gruppi, formati da 10 pazienti diabetici di tipo 1 e da 20 pazienti diabetici di tipo 2, suddivisi per fasce di età, hanno iniziato l'attività a metà ottobre, seguiti da istruttori opportunamente formati. Alla presentazione del mese scorso ha preso parte anche Alena Seredova, entusiasta sostenitrice di questa tecnica. “Il Fitwalking - ha spiegato Stefano Genovese, Responsabile unità di Diabetologia e Malattie Metaboliche - è una disciplina sportiva che aiuta il corpo a equilibrare il proprio metabolismo; è una camminata di tipo sportivo a differenti livelli di intensità e di durata, a

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prevenzione

Dott. Gian Paolo Baruzzi Esperto e consulente in Medicina estetica, naturale, nutrizione e anti-aging

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Un percorso di salute grazie alla

Secondo le stime dell'ISTAT nella nostra società aumenta il divario tra il numero dei giovani e meno giovani. In particolare si sta innalzando la percentuale delle persone con più di 65 anni tanto che passerà da circa il 20% di qualche anno fa a poco meno del 30% nel 2030. Inoltre, nello stesso arco temporale, raddoppieranno anche gli 85enni, passando dal 2% al 4% della popolazione. Questo significa che se nel 2005 in Italia una persona ogni cinque aveva più di 65 anni, nel 2030 una ogni quattro avrà quell'età, e che se gli 85enni prima erano uno ogni cinquanta, questi diventeranno circa uno ogni venti. Se questi dati, da un lato, mostrano una società che invecchia, dall' altro rivelano, anche, che l'età media delle persone è in aumento; infatti la lunghezza della vita che nel 2005 era per gli uomini di 77,4 anni nel 2050 diventerà di 83, mentre per le donne passerà dagli 83 agli 88 anni.

medicina anti-aging L'incremento della vita media, associata all'aumento delle possibilità economiche e sociali, ha portato a un globale cambiamento del concetto di vecchiaia. Una volta quando si andava in pensione, a 55-60 anni, la persona veniva considerata "anziana" e destinata alla cura dei nipoti e a qualche "lavoretto domestico". Se oggi chiedessimo a una persona di questa età se si considera tale, sicuramente si sentirebbe quanto meno offesa e ci spiegherebbe che i vecchi sono altri. Da una indagine dell’ISTAT emerge addirittura che quasi il 50% degli 80enni afferma di non essere vecchio, di sentirsi bene e di essere felice.

Oggi raggiungere in buona salute i sessant'anni significa avere di fronte a se ancora molte opportunità che fino a pochi anni fa erano sicuramente impensabili. Si scopre di avere del tempo libero da dedicare a se e agli altri e di poter realizzare tante cose, tanti sogni che negli anni precedenti non si erano potuto avverare. Si è, quindi, in una condizione che spinge a “godersi la vita”, ma anche a cercare il modo di rimanere in uno stato di benessere il più a lungo possibile. Una società che cambia, modifica le sue esigenze anche in campo sanitario. Contrariamente a qualche decina di anni fa, infatti,

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prevenzione oggi ci si rivolge al medico non solo per curare una malattia, ma anche per stare bene, per fare prevenzione e per migliorare l'aspetto fisico. Se prima la medicina si occupava solo di persone "malate", oggi il medico si deve occupare anche di salute per dare a tutti, quando possibile, la possibilità di vivere al meglio la propria età, qualunque essa sia, ritardando l’invecchiamento fisiologico, prevenendo le patologie ad esso generalmente associate e allontanando i segni del tempo per migliorare gli aspetti estetici dovuti all’età. La salute è la piena espressione del benessere psicofisico e non la sola assenza di malattia: questo concetto di "stare bene" quindi è totalmente innovativo ed è stato confermato anche da quanto sostiene l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), cioè il massimo organo mondiale della sanità.

La medicina anti-aging

Per rispondere a queste nuove esigenze medico-cliniche, negli Stati Uniti è nata la Medicina Anti-aging, una nuova scienza medica il cui fine è quello di identificare i parametri principali che modificano lo stato di salute di una persona, spingendola verso la malattia e l'invecchiamento, e, una volta individuatoli, stabilire percorsi terapeutici e nutrizionali specifici e personalizzati volti al miglioramento dello stile di vita. Una medicina che si occupa prevalentemente di persone clinicamente sane oppure con problemi non ancora in fase manifestatamente patologica e che si avvale di strumenti diagnostici sia tradizionali (esami ematochimici approfonditi) che d’avanguardia (test funzionali, genetici, biofisici) per determinare l’effettivo stato di salute, la presenza e l’eventuale incidenza dei fattori di rischio che possono generare un “cattivo funzionamento” del nostro organismo oppure una qualsiasi patologia. Una medicina pensata per tutte le persone che vogliono rimanere in buona e vitale condizione fisica, a qualunque età. Quindi non una branca della geriatria, ma una medicina per tutti, per aumentare aspettativa di vita e di salute, per far esprimere all’organismo tutta quelle potenzialità che spesso sono presenti, ma che uno stile di vita sbagliato, l’alimentazione non corretta, lo stress eccessivo ecc., non permettono di avere.

Il check-up anti-aging

Per determinare la presenza e l’incidenza dei fattori di invecchiamento sull’organismo è stato strutturato, grazie a studi e ricerche internazionali, un Check-up Anti-aging. I principali ambiti che valuta il test sono: ◆ gli aspetti biochimici d'invecchiamento attraverso esami ematici, urinari o salivari ◆ alcuni aspetti genetici, per la ricerca di alcune "debolezze" costituzionali che possono influire sui processi metabolici. (il test si effettua con un semplice prelievo di mucosa di sfaldamento della bocca prelevata con un cotton fioc) ◆ quelli biofisici con degli esami strumentali innovativi

Il check-up completo in pratica prevede: ◆ una visita medica approfondita ◆ un test di funzionalità biofisica degli organi ◆ una valutazione nutrizionale (impedenziometrica), una della flora intestinale (con eventuali test specifici) e, se è necessario, un test delle intolleranze alimentari (effettuato con il dosaggio delle immunoglobuline G) ◆ analisi dei principali fattori ematici di aging ◆ una valutazione endocrino-immunitaria ◆ una valutazione cutanea medico estetica ◆ una valutazione della postura e dell'attività motoria ◆ eventuali test genetici generali (es. nutrigenomica o skin-aging) o specifici (rischio cardiovascolare, neuro-decadimento, obesità)

Un sonno ra u t a n o d n o c e s . o n g e s l i a i c s la

migliora la memoria

migliora la gestione dello stress

I test maggiormente richiesti sono: ✔ TEST EMATICI per la valutazione dello stress ossidativo, delle barriere antiossidanti, dell'infiammazione cronica della metilazione, della glicazione e dell'assetto di alcuni importanti ormoni ✔ TEST GENETICI per la ricerca dei principali fattori di invecchiamento della pelle e l'impostazione di una terapia cosmetologica e medico estetica specifica e quelli di nutrigenomica per la valutazione dei principali

metabolismi nutrizionali e la strutturazione di un’alimentazione specifica per mantenere l'organismo il più possibile efficiente e in salute. ✔ TEST BIOFISICO in grado di eseguire, con risultato immediato e indolore, una valutazione della funzionalità dei vari organi e di fornire una serie di indicazioni statistiche, ricavate da studi clinici pubblicati in letteratura scientifica, relative al rischio di incorrere in alcuni problemi clinici.

La terapia: un percorso di salute

sto è costituito sia da una prescrizione prevalentemente a base di integratori alimentari, prodotti drenanti e riequilibranti (prevalentemente di origine fitoterapica), secretagoghi, sia dalla correzione dello stile di vita attraverso specifici programmi per migliorare l’alimentazione, l’attività motoria, la propria immagine e, se necessario, la gestione dello stress.

A chi si consiglia il test

eccessi alimentari, le persone in sovrappeso o in obesità, chi assume farmaci (es. pillola), chi ha familiarità con alcune patologie di tipo cardiovascolare, dismetabolico o degenerativo, oppure tutti coloro che desiderano migliorare le proprie prestazioni fisiche (es. sportivi) o prevenire in modo specifico gli inestetismi estetici e cutanei. La Medicina anti-aging è una scienza dell'eccellenza, che si propone non solo di vivere bene, ma, decisamente, meglio. Migliorare oggi è possibile.....basta volerlo.

Individuati i “punti deboli” del nostro organismo viene impostato dal Medico un percorso terapeutico personalizzato di correzione e di sostegno all’organismo per fermare, dove è possibile, ma certamente per rallentare, il decadimento e l’indebolimento psicofisico. Que-

La Medicina Anti-aging è una medicina per tutti. Molti dati clinici confermano che prima si mettono in atto misure correttive della salute, quindi anche già dopo i trent'anni, maggiore può essere il miglioramento della qualità e dell'aspettativa di vita e ovviamente anche dell' estetica. Le persone a cui potrebbe essere particolarmente consigliato un percorso anti-aging sono, comunque, quelle che più sono esposte ai fattori di rischio di invecchiamento e malattia come fumatori, chi è soggetto a

Testo raccolto da Marina dall'Olio

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Nutrizione Scientifica


news

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BARRy SEARS A BOLOGNA Il 12 Settembre un numeroso pubblico ha incontrato il noto biologo statunitense Barry Sears, grazie alla collaborazione del Consorzio MiaFarmacia che l’ha invitato, a Bologna, per una conferenza sulla dieta Zona, da lui ideata. Da oltre 10 anni la teoria della Zona si è creata uno spazio all’interno delle radicate abitudini alimentari degli italiani: il dimagrimento è garantito, ma il metodo è noto anche per il miglioramento di alcuni disturbi o patologie croniche. Trovano giovamento, infatti, quadri clinici infiammatori di diversa

natura, fra cui dolori muscolari e articolari, nevralgie, difficoltà digestive, gonfiore addominale, acne, psoriasi, astenia cronica, ma

anche ipertensione arteriosa, tachicardia e asma. Per alimentarsi in modo corretto Sears sostiene che le calorie di ogni pasto devono provenire per il 40% da carboidrati a basso indice glicemico (frutta e verdura), il 30% da proteine e il restante 30% da grassi, preferibilmente vegetali insaturi. L’obiettivo è il mantenimento di un livello di glicemia stabile nel sangue e di un bilanciamento ormonale. Con la Zona - ha detto Sears - è possibile ritrovare energie che si pensavano perdute. Dopo la conferenza Sears si è intrattenuto con il pubblico rispondendo a tutti in modo esaustivo.

GIORNATA INTERNAZIONALE DEDICATA ALLA PULIZIA DELLE MANI Il 15 Ottobre si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale per la Pulizia delle mani (Global Handwashing Day www.globalhandwashingday.org). Perché una giornata dedicata alla pulizia delle mani? Perché lavarsi le mani è un gesto semplice, economico, necessario ed è ritenuto un mezzo di prevenzione efficacissimo contro il contagio di molte malattie. Dati dell’OMS dimostrano che il corretto lavaggio delle mani con sapone, soprat-

tutto in alcuni momenti della giornata, può ridurre di circa il 40% la mortalità per diarrea e di circa il 23% l'incidenza della polmonite: le 2 principali cause di mortalità infantile (0-5 anni). La Giornata Mondiale della Pulizia delle Mani serve Global Handwashing Day proprio a incen15 October tivare e promuovere iniziative di sensibilizzazione in tutte le scuole e le comunità del mondo. In Italia è la Croce Rossa a impegnarsi per

diffondere tra i bambini la cultura dell’igiene delle mani attraverso giochi e attività per far prendere confidenza con: acqua e sapone. Oggi è più facile praticare una buona igiene delle mani perché sono disponibili agenti antisettici che non richiedono l'utilizzo di acqua. Dopo l'applicazione si devono strofinare le mani l'una contro l'altra fino a che l'agente non sia asciutto completamente. Sono formulazioni che garantiscono una pulizia immediata e sono particolarmente indicate quando si è fuori casa: è bene averle sempre a disposizione.

TERZA GIORNATA NAZIONALE DELLA MALATTIA DI PARKINSON Sabato 26 Novembre si celebra in tutta Italia la Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson - promossa da LIMPE (Lega Italiana per la lotta contro la Malattia di Parkinson, le Sindromi Extrapiramidali e le Demenze) e da DISMOV-SIN (Associazione Italiana Disordini del Movimento e Malattia di Parkinson) da anni impegnate sulla patologia. La Giornata, celebrata in Italia dal 2009, è ideata per combattere la scarsa informazione, sensibilizzare sull’importanza della diagnosi precoce e sui progressi della qualità di vita dei pazienti, ma anche sulla Ricerca, che è l’arma vincente per sconfiggere Malattia di Parkinson (LIMPE e DISMOV-SIN stanno avviando un progetto congiunto di ricerca sulla

riabilitazione e in particolare sulla prevenzione dalle cadute per i malati di Parkinson). Durante la Giornata, molte strutture sanitarie della penisola saranno aperte per offrire informazioni sulla Malattia di Parkinson. Per conoscere quali strutture hanno aderito all’iniziativa si può visitare il sito www.giornataparkinson.it o chiamare il Numero Verde 800 14 96 26. Il messaggio-chiave della Giornata, sintetizzato dal claim dello spot radio-televisivo a cui ha dato voce Andrea Bocelli, svela al meglio lo spirito dei promotori: “La malattia di Parkinson non deve cambiare l’armonia della tua vita: affrontala subito!”. La Giornata rappresenta infatti un’importante opportunità per saperne di più: diagnosi precoce, cura migliore per una più serena gestione della vita.

Barry Sears durante la conferenza all'Hotel Regency Savoia a Bologna

se anche il ritmo cambia, la melodia continua PARKINSON: io mi informo!

In occasione della Terza Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson

Sabato 26 Novembre 2011 medici specialisti saranno a tua disposizione per fornirti informazioni. Per conoscere i Centri, visita il sito www.giornataparkinson.it

Un’iniziativa promossa da:

In collaborazione con:


intervista a... Come lui afferma, Ivano Marescotti nasce “in dialetto” a Bagnacavallo, nel 1946. La sua strepitosa carriera artistica nasce tardi e un po’ per caso: a 35 anni, dopo dieci anni di onorato lavoro come urbanista (ha fatto il Piano Regolatore di Ravenna del 1973) lascia l’impiego e “già vecchiotto e senza sapere di cosa si trattava” si inventa attore, nonostante l’anatema di Totò (nel film “Totò sulla luna” di Steno): “Nessun attore può venire da Bagnacavallo!”. Da allora ha interpretato oltre 60 film, lavorando con registi italiani e internazionali tra cui i premi Oscar Minghella, Scott, Benigni e, tra gli altri, Soldini, Risi, Avati, Boldoni, Nichetti, Mazzacurati, Klaus Maria Brandauer, Giordana, Fuqua e Irvin, collezionando 4 nomination al nastro d’Argento, vinto nel 2004. Negli anni 2000 si dedica a fiction televisive di successo, come “Raccontami” e “I liceali”, ma dal 1993 ha anche cominciato un lavoro di recupero del dialetto romagnolo, rileggendo e riscrivendo alla sua maniera grandi come Dante e Ariosto. Dal 2002 cura la programmazione del Teatro Comunale di Conselice e nel 2004 ha costituito la Pataka Srl, con cui gestisce le sue proposte culturali. Di quest’anno, infine, la registrazione per le edizioni Zanichelli della Divina Commedia di Dante Alighieri, diffusa in Italia e all’estero sia in edizione scolastica che in circuito commerciale.

Un attore in ricerca che aiuta la Ricerca

Marescotti, sulla scena lei interpreta sempre il “cattivo”: si identifica? Le storie senza il cattivo non esistono: tutte le storie hanno un elemento impedente, se no non ci sarebbe storia... In effetti io ho una faccia da cattivo, ma di certo non mi identifico. Al contrario, più il personaggio è lontano da me e più mi libero da me stesso, facendo cose che non avrei mai pensato di fare. La funzione dell’attore è proprio quella del “togliersi di mezzo” per far venir fuori il personaggio. E’ vero che la sua bellissima carriera è cominciata a causa di una… gastrite? Eh, proprio così! Non amavo il mio lavoro di impiegato, avevo 35 anni e tutte le mattine mi al-

zavo con un forte mal di stomaco: non avevo ancora l’ulcera, ma ci stavo arrivando. Ero in crisi ontologica, allora mi sono licenziato. Attore lo sono diventato poi per caso, sono nati altri problemi di tipo psicologico, però da allora non ho mai più avuto mal di stomaco in vita mia! E’ vero anche che la stessa carriera è cominciata con un bluff? Vero: è un caso unico, non raro. Perché è raro fare l’attore a 35 anni dopo averci provato per molto tempo, ma è unico il caso di chi, come me, diventa attore all’improvviso prendendo in teatro la parte di un altro e dicendo, bluffando, di essere attore. Insomma, mi sono buttato e ho cominciato a nuotare senza saper nuotare.

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intervista a... E così è venuto allo scoperto un gran bel talento… La vocazione non c’è, ma il talento... saranno gli altri a giudicarlo. Penso a quanta gente c’è in giro che potrebbe averlo ma senza avere alcuna chance di scoprirlo. Per questo dico che a scuola bisognerebbe istituire un vero e proprio corso di teatro, di recitazione, studiando testi e autori e psicologia dei personaggi, ma anche storia, letteratura e storia dell’arte, che al teatro sono collegate. Bisognerebbe farlo a scuola, perché i talenti ci sono e così verrebbero alla luce. Anche solo fare lo spettatore è un ruolo importante, di critica e di stimolo: non c’è teatro senza spettatori, così come non c’è libro senza lettori. Cinema a parte, lei fa più di metà del suo lavoro in dialetto romagnolo… Me ne sono riappropriato, dopo averlo dovuto accantonare all’inizio della carriera: non sapevo parlare italiano corretto, sono “nato in dialetto”. Non faccio teatro dialettale, che è un’altra cosa, bensì uso il dialetto per riscoprire radici profonde di cultura profonda, tanto è vero che Raffaello Baldini, considerato dalla critica il più grande poeta degli ultimi decenni, scriveva in dialetto perché, diceva, “Ci sono cose che succedono in dialetto”.

Diceva anche che “in dialetto non si può parlare di Dio” (perché non si possono fare filosofie o teologie senza averne i termini, non si possono fare sovrastrutture o usare un metalinguaggio), ma che però “in dialetto si può parlare con Dio”. Il suo testo teatrale “Dante, un patàca” nasce così? Sì, è uno spettacolo in cui metto insieme l’alto e il basso, mescolando il dialetto molto umoristico con l’italiano di Dante, una contaminazione che ho fatto anche con l’“Orlando furioso” nello spettacolo “Bagnacavàl”. Dal basso all’alto, dalle stalle alle stelle… Non è vero che il dialetto non morirà mai, perché è proprio nella vita normale che l’attuale generazione di giovani non lo usa più, mentre l’unico campo dove non potrà mai morire è proprio quello artistico: lo salveranno la poesia e il teatro. Meglio il cinema o il teatro, come mezzo espressivo? Amo più il cinema del teatro, che mi stanca molto: dopo 15-20 repliche ne avrei abbastanza, perché io non sono un “vero” attore, non posso andare avanti all’infinito. Fino a un certo punto trovi sempre qualcosa da esprimere, qualcosa da cercare, magari anche fino alla trentesima replica, ma poi diventa solo una fatica. La mia curiosità tende a farmi

L’attore durante una lettura magistrale al teatro Corte di Coriano (RM)

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cambiare, a fare una cosa diversa, nuova, e il cinema offre questo: anche se magari in tutto il giorno fai 10-20 ciak, alla fine, però, quando scelgono il ciak giusto tu non lo ritocchi mai più in tutta la tua vita, è come la vita stessa! Infatti la replica che più amo quando faccio teatro è proprio l’ultima: non ti dà l’adrenalina del debutto, ma è quella più vera, perché ogni volta che fai un gesto o dici una parola non li ripeterai mai più, proprio come la vita. Parliamo di salute: il mal di stomaco ormai non c’è più. Ma prima e, soprattutto, dopo? Prima, ero un bambino diverso dagli altri, che non poteva sudare, correre, vivere normalmente: avevo un soffio al cuore che poi, con l’età adulta, è sparito. Ho fatto tanto ospedale, mia madre era terrorizzata perché nelle famiglie del primo dopoguerra su 5 fratelli uno moriva di sicuro da piccolo. Finché non hanno scoperto la penicillina e gli antibiotici, si moriva per banali malattie. Quanto al presente, ho l’artrosi: dieci anni fa ho avuto una crisi artrosica che mi ha bloccato il braccio; i medici mi han detto “ma lei ha l’artrosi da almeno 30 anni!”, solo che io non me ne sono accorto finché non mi ha dato fastidio. Ci sono malattie che le fanno più paura? La paura è l’Alzheimer, questo sì. Le malattie fanno tutte paura, ma la malattia è strana, io lo dico spesso anche nei miei recital: c’è differenza tra quella dei vecchi e quella dei giovani; solo gli anziani riescono a essere quasi ferocemente autoironici sulla propria malattia che li condurrà alla morte, come Ugo di Villanova di Bagnacavallo, morto a 90 anni di enfisema polmonare: fumava tre pacchetti di sigarette al giorno dall’età di 15 anni, e

fumava e tossiva tutto il giorno, e la gente gli diceva “Ugo, fuma, fuma!” e lui rispondeva “fumo, fumo, ma non conta...”. A marzo scorso lei ha interpretato magistralmente la pièce teatrale “Italiani” nella sede del Centro di Ricerca sul cancro Cesare Maltoni, iniziativa che ha consentito di versare un contributo all’Istituto Ramazzini, Onlus impegnata da oltre vent’anni a combattere il cancro... Sì, e faccio anche molti spettacoli di beneficenza per lo IOR, l’Istituto Oncologico Romagnolo. Purtroppo il cancro è un evento che mi colpisce direttamente, perché due anni fa mi ha portato via mio figlio Mattia: aveva 43 anni e un figlio, Leonardo, di 5 anni, la stessa età dell’altra mia figlia che ora ne ha 7. I tumori possono colpire chiunque, e i soldi per lo studio e la ricerca non bastano mai. Ho altri colleghi che si dedicano parecchio a queste iniziative, è una cosa che va fatta. Il suo rapporto con la Medicina tradizionale? Ottimo: quando ho un problema io voglio la chimica e basta. Non riesco ad affidarmi alle cosiddette medicine non convenzionali, fatta salva qualche applicazione dell’Agopuntura. Controlli? Me li ordinano, ma ho gli ordini fermi da due anni! Non li faccio per pigrizia… Poi, se non ho il dolore che spinge, non riesco mai ad andarci. Prevenzione? Poca. Cerco però di mangiare bene, questo sì. Non mangio grassi, ho smesso di mangiare anche i latticini, mi è pure calata la pancetta... Soprattutto, mangio quintali di frutta e verdura, anche perché bevo poco, e così mi idrato per forza. Intervista di Antonella Ciana

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lettere

CAFFÈ NO, CAFFÈ SÌ… Il caffè fa bene oppure fa male? Chi beve caffè “italiano” (il classico espresso) corre rischi per la propria salute? Purtroppo non sono riuscita a trovare informazioni esaustive sull’argomento o forse ne ho trovate troppe e contraddittorie. Quante tazzine al giorno sono permesse? Meglio l’espresso al bar o quello casalingo fatto con la moka? Quali disturbi non consentono proprio il piacere di un buon caffè? Insomma vorrei saperne di più… grazie. Nicoletta M. (Bologna)

Risponde il Dott. Carlo Lesi

Specialista in Scienza dell’Alimentazione, Gastroenterologia e Medicina Interna (Bologna)

Le proprietà più note del caffè sono rappresentate dalla concentrazione della caffeina: un alcaloide del gruppo delle xantine*, come ad esempio, la teina per il tea il cui contenuto finale dipende dalla modalità di preparazione, oltre che dalla miscela utilizzata. In Italia circa il 73% delle miscele viene utilizzato per la preparazione del caffè con la moka ed è in genere di buona qualità e con un contenuto di caffeina variabile tra l'1,7 e il 3.6%. I caffè migliori sono quelli che provengono dall'America del Sud. La quantità ben tollerata da un soggetto sano è pari a 2/3 tazzine al giorno. Di recente è stato attribuito a una molecola del caffè un potere antiossidante per cui ridurrebbe il rischio di malattie cardio-vascolari come l'infarto, l'ictus ecc. oltre alla capacità di ridurre la trasformazione delle cellule sane del fegato in cellule tumorali. La caffeina stimola il sistema nervoso centrale con massimo effetto ad un'ora dall'assunzione, dopo il suo effetto cala; aumenta la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca per cui i cardiopatici si devono limitare a un caffè al giorno

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se indicato dal cardiologo; aumenta la secrezione acida per cui - a stomaco vuoto - può dare bruciori di stomaco, quindi non è indicato nei sofferenti di gastrite e di ulcera, utile invece come digestivo a fine pasto; migliora intuizione, memoria e apprendimento; variabile il suo effetto sul sonno: in alcune persone lo favorisce, in altre ha effetto eccitante. Il caffè deca si ottiene con molteplici procedure che prevedono, fra l'altro, l'uso di alcuni solventi sulla cui tossicità ancora si discute. Il suo contenuto di caffeina non deve superare per legge lo 0.3%. Sulla base dell'uso dei solventi di cui sopra meglio un caffè in meno che un deca in più. Altro tipo di caffè è quello solubile di qualità e contenuto di caffeina inferiore rispetto i precedenti. Fra il caffè fatto con la moka e l’espresso al bar non vi sono differenze per la salute. Infine va ricordato che il caffè contiene molto potassio. * Le xantine hanno effetto eccitante sul Sistema Nervoso Centrale.

ANGIOMA STELLARE La mia nipotina (3 anni) ha sulla guancia destra un grosso "capillare" rotto. Il pediatra ci ha detto che si tratta di un angioma stellare. In condizioni particolari di irritabilità, ad esempio, freddo o troppo caldo, il capillare si accentua in modo vistoso. Si può fare qualche cosa, e a che età? Fanny P. (Modena)

GAMBE GONFIE E PESANTI: CHE FARE? Le mie gambe sono spesso pesanti, gonfie soprattutto nelle caviglie. Il fastidio aumenta quando sono costretta a stare in piedi per un'intera giornata. La camminata che faccio quasi tutti i giorni, per recarmi al lavoro, non basta per migliorare la situazione soprattutto per quel che riguarda il gonfiore. Vorrei pertanto ricorrere alla Fitoterapia, ma ho ancora qualche dubbio: quali erbe medicinali di dimostrata efficacia (e sicure) mi possono aiutare? Grazie per la risposta. Anna Rosa (Reggio Emilia) Risponde il Dott. Antonello Sannia

Medico Chirurgo, Presidente Società Italiana di Medicina Naturale

Gent.ma Lettrice, Le consiglierei di prendere un integratore a base di Centella Asiatica, come frazione triterpenica titolata al 60%, alla dose di una compressa ogni 8 ore a stomaco vuoto, che protegge i vasi venosi dallo sfiancamento. Abbinerei quindi a questo integratore, per migliorare i problemi legati all’insufficienza venosa, una droga diuretica come il the di giava alla dose di una cps al mattino e una cps a metà pomeriggio, da assumere assieme alla Centella Asiatica. Questa cura andrebbe continuata per tutta la stagione calda e poi a cicli di 2 mesi sì e un mese no, per il resto dell’anno.

Risponde il Dott. Jarno Bortoli Dermatologo (Modena)

Gent.ma sig.ra Fanny, gli angiomi stellari (o spider angioma) nell'età infantile sono frequenti e spesso dovuti a un capillare che si è "dilatato" o "rotto". I motivi che determinano queste modificazioni nei capillari sono numerosi. Di fatto tale "affezione" è comunque benigna e, talvolta, può anche regredire spontaneamente. In caso di persistenza può essere utile un trattamento laser atto a "distruggere" il capillare. La giovane età di sua nipote comunque fa sì che si possa aspettare ancora qualche tempo prima di pensare a tale approccio.

I contenuti che MiaFarmacia Magazine propone sono solo a scopo informativo e in nessun caso possono costituire la prescrizione di un trattamento o sostituire la visita specialistica o il rapporto diretto con il proprio Medico curante. Pertanto i Medici che collaborano a Mia Farmacia Magazine rispondono ai lettori al solo scopo di approfondire una tematica. Tutti i quesiti inviati all'indirizzo redazione@miafarmaciamagazine.it riceveranno una risposta e, a discrezione della redazione, alcuni saranno pubblicati sulla rivista.


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