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FARCORO QUADRIMESTRALE DELL'AERCO

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale- 70% CN/BO

ASSOCIAZIONE EMILIANO ROMAGNOLA CORI n° 3, 2016

MUSICA DELL’ANIMA A Natale cosa cantiamo? ANALISI Requiem Op. 9 di Duruflé AERCO NOTIZIE Concerti di Natale


FARCORO

Quadrimestrale dell’AERCO Associazione Emiliano Romagnola Cori Settembre - Dicembre 2016 Edizione online: www.farcoro.it Autorizzazione del Tribunale di Bologna N° 4530 del 24/02/1977 Poste Italiane s.p.a. Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - CN/BO. Direttore Editoriale Niccolò Paganini direttore@farcoro.it Comitato di Redazione Francesco Barbuto francescobarbuto@alice.it Luca Buzzavi lucabuzzavi@gmail.com Michele Napolitano napolitano.mic@gmail.com Grafica e impaginazione Elisa Pesci Stampa Tipolitografia Tipocolor, Parma www.tipocolor.it Sede Legale c/o Aerco – Via Barberia 9 40123 Bologna Contatti Redazione: direttore@farcoro.it +39 347 9706837 I contenuti della Rivista sono © Copyright 2009 AERCO-FARCORO, Via Barberia 9, Bologna - Italia. Salvo diversamente specificato (vedi in calce ad ogni articolo o altro contenuto della Rivista), tutto il materiale pubblicato su questa Rivista è protetto da copyright, dalle leggi sulla proprietà intellettuale e dalle disposizioni dei trattati internazionali; nessuna sua parte integrale o parziale può essere riprodotta sotto alcuna forma o con alcun mezzo senza autorizzazione scritta. Per informazioni su come ottenere l’autorizzazione alla riproduzione del materiale pubblicato, inviare una e-mail all’indirizzo: farcoro@aerco.it. in copertina Coro Cantori delle Pievi di Neviano degli Arduini


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Joy to the world! the Lord is come;

Let earth receive her King; Let every heart prepare him room, And heaven and nature sing, And heaven and nature sing, And heaven, and heaven, and nature sing...

Carissimi, Il Natale è la festa che ricorda la nascita di Gesù. Segno di gioia e di speranza per l’intera umanità. Natale è la festa della famiglia, dell’unità e dell’armonia. La colonna sonora di questa festa e’ affidata alla musica corale. Il coro e’ segno di unità e di gioia, dove tante voci diverse si uniscono per creare insieme qualcosa di unico. In un mondo così individualista e autoreferenziale come la nostra società, la compagine corale diventa simbolo di un’ impostazione di vita totalmente diversa e direi opposta. La perdita del senso e del valore dell’appartenenza, la difficoltà di adattarsi a costruire qualcosa insieme, con spirito di sacrificio, sono valori sempre più lontani dalle nuove generazioni. Noi associazioni corali rappresentiamo e portiamo avanti valori diversi ma quantomai necessari ed essenziali per la nostra società. L’atmosfera natalizia ci riporta a questo e noi siamo dei privilegiati ad essere simbolo e accompagnamento musicale in questi giorni così magici. Quindi, vorrei porgere, a nome anche di tutta la redazione, i nostri migliori auguri di buone feste, con la speranza che possiate essere le colonne sonore di questo Natale, messaggeri di gioia e di pace. Buon Natale e felice anno corale a tutti.

Niccolò Paganini Direttore editoriale


la lettera del presidente 2

Cari lettori,

i tristissimi fatti di questi giorni, mi riferisco alla tragedia del terremoto in centro Italia, mi hanno riportato alla mente una composizione di Antoine Brumel, la Missa Et Ecce Terrae Motus che è stata giustamente famosa durante la vita del compositore e che rimane una delle meraviglie della scrittura corale rinascimentale, sia per la sua insolita scrittura a 12 voci e sia per la sua attenzione al dettagliato fraseggio melodico che si pone sorprendentemente in contrapposizione a lunghi tratti di blocchi armonici in lento movimento. Anche se questa opera non ha assolutamente nulla a che fare con i terremoti (il suo cantus firmus è preso dall’antifona pasquale “Ed ecco, avvenne un grande terremoto”; l’antifona fa riferimento alla reazione del creato di fronte alla resurrezione di Cristo), se si vuole essere piacevolmente ed indimenticabilmente ‘scossi’, basta ascoltare l’ultimo brano di questa composizione, circa sette minuti, ovvero l’Agnus Dei finale. Nulla in tutta la musica rinascimentale può superare ciò per la sua pura potenza emotiva e per l’impressionante padronanza delle forze musicali. E, francamente, nessun compositore né prima né dopo ha così efficacemente sostenuto un’idea basata su un testo (Sibelius ha raggiunto un simile risultato orchestrale con la conclusione della sua Seconda Sinfonia); probabilmente i più vicini sono stati William Byrd e Vaughan Williams nelle loro rispettive Messe. Capirete cosa intendo quando ascolterete questo Agnus Dei di Brumel, con la sua infinita cascata di tessuti armonici, riccamente colorati e densamente strutturati, condito ed aromatizzato con vortici di melodie. Un ascoltatore casuale della Missa Et Ecce Terrae Motus, confuso in un primo momento dal dettaglio brulicante dei modelli ritmici, potrebbe avvertire soltanto alcune armonie piuttosto deludenti. Un ascolto ravvicinato rivelerà perché Brumel scelse di scrivere in così tante parti: aveva bisogno di loro per decorare i suoi colossali pilastri armonici. Così facendo egli abbandonò in modo efficace la polifonia nel senso delle linee melodiche indipendenti ma correlate, facendo invece ricorso a sequenze e figurazioni che erano atipiche del suo tempo. L’effetto può anche essere simile a quello dell’arte islamica: statica e non-rappresentativa, instancabilmente creativa nell’uso di disegni astratti, che vengono intensificati dalla loro ripetitiva applicazione. Questo stile di scrittura è così efficace che chiunque lo volesse paragonare a Spem in Alium di Tallis non sarebbe in grado di comprendere la necessità di aggiungere le ‘restanti ventotto parti’. Scarica lo spartito qui: http://bit.ly/2eSlBZO Ascolta la composizione qui: http://bit.ly/2g5xqhp

Andrea Presidente AERCO


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1 EDITORIALE di Niccolò Paganini 2 LA LETTERA DEL PRESIDENTE di Andrea Angelini 4 PRIMO PIANO IL FUTURO NELLA CORALITA’

di Matteo Unich e Carmine Leonzi

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10 CORALITA’ SCOLASTICA FESTIVAL DI PRIMAVERA: I RACCONTI

17 MUSICA DELL’ANIMA A NATALE COSA CANTIAMO?

di Luca Buzzavi 37

25 IL PERSONAGGIO KO MATSUSHITA

di Andrea Angelini 37 ANALISI DURUFLE’ E LA SUA MUSICA CORALE SACRA

di Francesco Barbuto 42 AERCO NOTIZIE

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- VOCI D’EUROPA A PORTO TORRES - 60° CORALE M. DELLAPINA - DI CORI UN ALTRO PO - RIMINI INTERNATIONAL COMPETITION - CONCERTI DI NATALE DEI CORI AERCO


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IL FUTURO NELLA CORALITA’ Nel primo numero di FarCoro (I, 2016) abbiamo pubblicato un articolo del M° Pier Paolo Scattolin, dal titolo “Il futuro nella coralità”, da cui sono scaturite interessanti riflessioni dei nostri lettori. Ne pubblichiamo due.

CANTO CORALE E SCUOLA: UN MATRIMONIO CHE S’HA DA FARE? di Matteo Unich

Alcuni anni or sono, durante una tournée del mio

coro in Germania, mi recai in una chiesa per partecipare alla funzione domenicale. Alla porta, su un tavolino, vi erano dei fascicoli che i fedeli prendevano entrando. Feci lo stesso e mi resi conto che si trattava del foglio con i canti da eseguire durante la celebrazione. Fin qui, si potrebbe obiettare, niente di strano. Al massimo un liturgista potrebbe sospirare pensando che da noi molto spesso i canti vengono scelti durante la celebrazione invece di prepararli prima, permettendo in questo modo la distribuzione di foglietti “mirati” come in questo caso. La differenza sostanziale, e il motivo della citazione di questa lontana esperienza, sta nel fatto che in quei fogli non c’erano solo i testi dei canti – come abitualmente nelle nostre parrocchie – ma le partiture a quattro voci miste dei brani oggetto di esecuzione. Questo implica da parte del comune fedele, e si può supporre della persona in generale, un certo livello di consapevolezza musicale che si può sintetizzare in questi fattori: a) cognizione del proprio registro vocale; b) capacità di lettura cantata a prima vista; c) consapevolezza armonica tale da permettere di cantare una voce diversa da quella della melodia principale. A quanto pare, queste cognizioni sono comuni in Germania. Non credo di dovermi diffondere su quanto queste nozioni siano

invece pressoché sconosciute in Italia. Da dove partire per portare l’italiano medio ad acquisire capacità simili a quelle del tedesco medio? Come alfabetizzare musicalmente un intero popolo? Come far cantare nuovamente gli appartenenti ad una stirpe che discende direttamente da quella che ha letteralmente inventato il canto come viene praticato ora in tutto il mondo occidentale (tranne che, ovviamente, proprio da noi)? L’unica risposta possibile è: partendo dalla “base”. Tralasciando al momento i – purtroppo sempre più frequenti – casi di “analfabetismo di ritorno”, cioè l’incapacità di leggere e scrivere dovuta alla prolungatissima inattività in questi due esercizi, possiamo assumere che ogni italiano sappia leggere e scrivere, quindi abbia un livello avanzato di conoscenza della lingua italiana non solo nella sua forma orale. Dove ha ottenuto queste cognizioni? Nella scuola. Dove quindi l’italiano medio dovrebbe acquisire la consapevolezza musicale e corale della quale lamentiamo la mancanza? Parimenti nella scuola. Possiamo quindi dare per acclarata una dolorosa costatazione: i problemi musicali e canori degli italiani nascono da carenze dell’organizzazione scolastica. Individuato l’origine del male, dovremmo indicare una cura: alla diagnosi deve seguire una adeguata te-


FarCoro 5 rapia. Ora, poniamoci una domanda: come “apprendiamo” le cose? Come ampliamo le nostre capacità? Lo facciamo tramite esercizi graduali e mirati sulla disciplina oggetto dell’apprendimento. Come impariamo a scrivere? Scrivendo. Come impariamo a leggere? Leggendo. O a contare, nuotare, sciare? Svolgendo queste attività partendo dal poco per arrivare al molto, partendo dagli elementi base per giungere a quelli avanzati. Come quindi potremmo imparare a cantare, leggere la musica ed essere musicalmente indipendenti? Semplicemente con esercizi mirati ad acquisire queste capacità, svolti dietro indicazioni e guida di docenti qualificati. E qui purtroppo ci imbattiamo in un problema di fondo. I nostri insegnanti, e parlo del livello “base”, quindi scuola dell’infanzia e scuola dell’obbligo, sono certamente ottimi nelle discipline che devono insegnare. Lungi dalle intenzioni di chi scrive negare l’impegno e l’abnegazione “missionaria” da parte dei docenti, sia di quelli che potremmo definire “generalisti” nella scuola dell’infanzia e nella primaria, sia di quelli più specifici della secondaria di primo grado. Il problema è che non possono insegnare quel che nessuno ha insegnato loro: la musica e il canto. Io che non so nuotare, certamente mi guardo bene dall’insegnare a nuotare a qualcuno. Il problema di fondo al quale accennavo alla fine del paragrafo precedente è proprio questo: ai docenti viene chiesto di insegnare qualcosa che essi stessi non conoscono. Mi si potrebbe obiettare che nella scuola secondaria di primo grado c’è l’insegnante di musica. Verissimo. C’è un insegnante, diplomato in uno strumento musicale, che ha programmi specifici da rispettare e che deve garantire un livello di competenze dell’alunno ad esso affidato. Contro obiezione numero uno: il bambino che approda alla scuola secondaria di primo grado ha già alle spalle ben cinque anni di scuola primaria nella quale ha lavorato sodo sulla lingua italiana, sulla matematica, sulle altre discipline indicate dalla dizione “cultura generale”; perché quindi dovrebbe essere costretto a partire da zero nella musica e nel canto quando ha già undici anni? (Senza contare il fatto, tutt’altro che secondario, che quando il bambino giunge alla scuola dell’infanzia e ancora più alla primaria è già capace di parlare e in possesso di un lessico piuttosto ricco. Gli manca la parte teorica

della lingua, non quella pratica). Contro obiezione numero due: l’insegnante di musica, diplomato in strumento (quale che sia, il discorso vale per il pianista come per il violoncellista, per l’oboista come per l’arpista), che ha tra i suoi vari compiti quello di far cantare i ragazzi, è in possesso della consapevolezza musicale, canora, fisiologica che serve a questo scopo? Conosce la fisiologia dell’organo vocale, la fonazione, le tecniche del canto? E, soprattutto, sa cantare? Ancora una contro obiezione: leggiamo insieme le competenze musicali che il bambino dovrebbe possedere alla fine del suo cammino nella scuola primaria. • Utilizzare voce, strumenti e nuove tecnologie sonore in modo creativo e consapevole, ampliando con gradualità le proprie capacità di invenzione e improvvisazione. • Eseguire collettivamente e individualmente brani vocali/strumentali anche polifonici, curando l’intonazione, l’espressività e l’interpretazione. • Valutare aspetti funzionali ed estetici in brani musicali di vario genere e stile, in relazione al riconoscimento di culture, di tempi e luoghi diversi. • Riconoscere e classificare gli elementi costitutivi basilari del linguaggio musicale all’interno di brani di vario genere e provenienza. • Rappresentare gli elementi basilari di brani musicali e di eventi sonori attraverso sistemi simbolici convenzionali e non convenzionali. • Riconoscere gli usi, le funzioni e i contesti della musica e dei suoni nella realtà multimediale (cinema, televisione, computer). Bela Bartok Al di là delle fumisterie del linguaggio burocratico-ministeriale (e tralasciando il terzo punto, che a mio avviso sarebbe complesso anche per alunni di Conservatorio dei corsi avanzati), mi colpiscono in modo particolare il secondo punto e il quinto. Sfrondati dalle ridondanze, dovrebbero voler dire rispettivamente che il bambino, al suo arrivo nella scuola secondaria di primo grado, dovrebbe essere capace di cantare anche in polifonia (ed essere intonato, espressivo e partecipe!!!) e in grado di utilizzare “sistemi simbolici convenzionali” che a mio sommesso avviso dovrebbero essere le note sul rigo, presumibilmente in chiave di violino, e le durate dei suoni espresse con le figure e pause. Se tra chi legge c’è qualche in-

i problemi musicali e canori degli italiani nascono da carenze dell’organizzazione scolastica


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6 segnante di musica della scuola secondaria di primo grado, alzi la mano se ha mai avuto anche un solo alunno che avesse conseguito queste competenze nella scuola primaria. Ah, ecco, proprio come pensavo. Dopo le fosche tinte del quadro appena rappresentato, vediamo su quali linee si potrebbe agire per migliorare la situazione in essere. Anzitutto, nella scuola dell’infanzia e primaria è indispensabile la presenza dell’esperto – esterno o interno che sia – di musica e di canto corale, che affianchi i docenti titolari e che possa portare avanti un cammino reale di consapevolezza musicale e canora. Tra l’altro questo evita anche che la musica, quando affidata a un insegnante del modulo, venga sacrificata sull’altare dell’esigenza contingente, al motto di “siamo indietro con XXXXXXXX” (potete mettere quel che volete al posto della X, da matematica a grammatica passando per storia e scienze); se l’insegnante di musica piomba in classe, non ci sono santi, si deve fare musica. Chiaro che “l’esperto” deve essere tale, in grado di insegnare musica, di cantare, di far cantare, di fare appunto crescere gli alunni nella musica e nel canto, siano essi nella scuola dell’infanzia o nella primaria. Per ottenere risultati reali e duraturi però questo intervento nelle scuole dev’essere sistematico, con orari ben definiti e stabile nel tempo, deve accompagnare i ragazzi per tutti gli anni della loro formazione, non può essere affidata alla buona volontà del singolo docente o modulo. Successivamente, arrivando alla scuola secondaria di primo grado, i ragazzi devono trovarsi davanti un insegnante che conosca realmente le problematiche legate al canto e alla fonazione, anche perché proprio in questi anni i maschi dovranno affrontare la muta della loro voce, scoglio contro il quale spesso si infrangono gli sforzi anche dei giovani più desiderosi di cantare. Purtroppo – e qui si ricade nelle tinte fosche – la formazione conservatoriale degli strumentisti non prevede alcun tipo di attività in questo senso: ci si libera con sollievo del famigerato solfeggio cantato (e mai invece disciplina fu più utile alla formazione del musicista, laddove spesso abbiamo splendidi strumentisti che non sono in grado di intonare una seconda maggiore DO RE senza strumento) e ci si inventa ogni sorta di scuse, se non sei parte dell’orchestra dell’istituto, per scansare le esercitazioni corali obbligatorie, parimenti famigerate, che avrebbero il merito – se ben gestite dall’insegnante incaricato – di formare l’alunno futuro insegnante nelle scuole ad un certo tipo di uso della voce e di lettura cantata. Terzo punto formativo,

l’istituzione di cori scolastici nelle scuole primarie e secondarie sia di primo sia di secondo grado. Qui, fortunatamente, la situazione è più rosea. Questo genere di sodalizi sta fiorendo in molte scuole, forse facilitato anche dalla sempre più forte presenza di concorsi dedicati a questa categoria corale, anche se talvolta il giovane coro e il suo direttore si imbattono in tutta una serie di problemi – partendo dallo “scarso appoggio” (delicato eufemismo, forse sarebbe più appropriato definirla “aperta opposizione”) di dirigenti e docenti della scuola, che però magicamente scompare qualora il coro vinca un concorso e crei lustro alla scuola, e arrivando fino alle critiche aspre dei genitori il cui rampollo, novello Pavarotti, non è stato scelto come solista – che inizialmente non erano previsti, e che possono condizionare pesantemente lo sviluppo dell’attività corale. In questo panorama, cosa possiamo fare, e cosa stiamo facendo, noi di AERCO? Prima di tutto, quest’anno ha preso il via, con risultati lusinghieri, un corso per direttori di cori scolastici articolato in cinque lezioni su altrettanti argomenti (vocalità, tecnica direttoriale, coralità pratica, repertorio e improvvisazione) e svolto in parallelo in tre sedi, onde venire incontro alla necessità degli iscritti di rimanere non troppo lontani dalla zona di residenza. Potete leggere le opinioni di un corsista in altra parte di questa rivista. Chiaramente l’iniziativa deve avere seguito in questo e negli anni a venire, facendo tesoro delle opinioni positive e delle critiche costruttive e cercando di migliorare sempre e comunque, affinando le tecniche e proponendosi a una platea sempre più vasta (anche se la ventina di iscritti di quest’anno è stata già un clamoroso successo). Alcuni anni or sono AERCO organizzò, per iniziativa del M° Antonio Burzoni, un convegno dal titolo “Dal canto in classe al coro che canta” avente per argomento lo sviluppo della coralità scolastica. Tra i risultati di quel convegno vi fu la richiesta, da parte dei docenti che vi parteciparono, dell’istituzione da parte di AERCO di un albo o registro degli animatori musicali che l’Associazione ritiene in grado di agire nel modo giusto dal punto di vista della coralità. Per il momento la cosa è rimasta a livello di proposta, ma credo che la Commissione Artistica potrebbe dare delle linee guida per creare finalmente questo strumento che ci viene richiesto direttamente dal mondo della scuola. Inoltre credo che sarebbe opportuno creare una figura, all’interno di AERCO,


FarCoro 7 di responsabile o punto di riferimento per i cori scolastici e per i vari problemi organizzativi, logistici e didattici che questi si trovano ad affrontare, che sia anche in grado di mettere in relazione o in circuito i cori scolastici all’interno di ogni delegazione provinciale AERCO. Sarebbe bello che il crescere di numero dei cori scolastici fosse tale da richiedere una simile figura per ogni delegazione provinciale, anziché una in tutta la Regione. Ancora prima AERCO aveva lanciato un progetto dal titolo: “Coro, adotta una scuola! Scuola, adotta un coro!” destinato a promuovere gemellaggi tra scuole e cori in ambito locale. I vantaggi di simili consociazioni sarebbero stati molteplici, possiamo elencarne alcuni: i cori viaggiano per concerti e possono riportare dalle loro destinazioni oggetti, ricordi e fotografie che avrebbero potuto costituire occasione di apprendimento per gli alunni; le scuole organizzano feste alle quali il coro “gemello” avrebbe potuto partecipare; il Maestro del coro avrebbe potuto diventare una specie di consulente per le attività musicali della scuola, e così via in un crescere reciproco di impegno e di maturazione. Purtroppo né le scuole né i cori hanno aderito a questa iniziativa, purtroppo naufragata in un nulla di fatto. Il ritorno all’alfabetizzazione musicale di un intero popolo è cosa che richiede parecchi decenni, e difficilmente noi potremo vedere i frutti di questo lavoro, ammesso e non concesso che questo lavoro parta e che abbia successo. Alcuni segnali positivi ci sono: tra questi, come accennato, il fiorire di cori scolastici e di concorsi ad essi relativi (la competizione, vissuta in modo sano e corretto, spinge a cercare la qualità e l’eccellenza e quindi ad elevare il livello complessivo, anche quando non giunga a conseguire il primo premio di un concorso); oppure il progetto lanciato alcuni anni fa dal ministro Luigi Berlinguer, denominato “Un coro in ogni scuola”, che ha valore e obiettivi nobili, ma che purtroppo soffre molto di “autonomismo” invece di cercare di rapportarsi alle realtà locali che da anni o da decenni operano e agiscono per promuovere la coralità. Altri punti sono, purtroppo, molto più oscuri: tra questi, oltre a quelli

sopra ricordati, dobbiamo denunciare il disinteresse (e anche in questo caso si tratta di un eufemismo) per le proposte inerenti il canto corale della maggior parte dei Dirigenti Scolastici, in tutt’altre faccende affaccendati come la Vostra Eccellenza della celebre poesia di Giusti; la mancanza di sensibilità in questo senso da parte dei Direttori di Conservatori ed Istituti Pareggiati, spesso più occupati a cercare di sfornare ottimi “strumentisti” piuttosto che ottimi “musicisti”. Altre criticità: i programmi, sia delle scuole sia dei Conservatori, da riformare in senso più corale e più canoro, insistendo sulla lettura cantata a scapito di quella parlata; la mancanza di una formazione vera per docenti e direttori di coro sulla vocalità e la fonazione, in collaborazione con istituti come “La voce artistica” del dottor Fussi di Ravenna, che insista sulle evidenze scientifiche a scapito dell’artigianato vocale (ricordiamo la famigerata cattedra di “canto ramo didattico”, che era come dire “io non so nuotare ma ho il patentino per insegnare a te a nuotare“); la mancanza da parte di alcuni docenti (e spesso anche di alcuni direttori di coro) della spinta a migliorarsi, ad apprendere nuove tecniche, ad approfondire le loro conoscenze e la loro didattica, sentendosi forse già “arrivati”. Tutte queste cose vanno certamente denunciate e noi non dobbiamo mai stancarci di proporre nuovi strumenti, nuove occasioni di crescita, opportunità di formazione e di miglioramento. Non dobbiamo mai scoraggiarci o smettere di lavorare instancabilmente per cambiare la situazione, consapevoli che ogni cammino, anche il più lungo, comincia necessariamente con un solo passo e – soprattutto – con la volontà di compierlo.


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di Carmine Leonzi

Carissimi tutti,

conosco bene l’amico-maestro Pier Paolo sia dal punto di vista umano che professionale. Con lui ho intavolato spesso riflessioni in merito all’aspetto generale della coralità e del ruolo importante dell’associazionismo corale. Abbiamo affrontato temi che vanno dall’analisi del ruolo del maestro a quello dei rapporti socio-affettivi che si instaurano nei cori. Ho frequentato con piacere l’ambiente corale bolognese dell’Euridice e in esso ho ravvisato una “apertura” al mondo esterno, ai maestri, ai cantori, a quello importantissimo dell’Accoglienza in senso lato. E’ qui che, a mio avviso, deve innestarsi il discorso aperto da Pier Paolo: coro come ambito sociale, una sorta di volontariato musicale che favorisca la “partecipazione” attiva e non solo fruitiva della musica. Il discorso non può staccarsi da una analisi di tipo sociologico che avverte grossi deficit nei rapporti tra le persone e tra la coralità e le istituzioni. Troppo spesso il coro è visto come soggetto “altro” in riferimento agli aspetti morali e civici. Quindi come una appendice della vita cittadina. Sappiamo invece che è un microcosmo, specchio della società. Di quella che oggi “delega” la scuola alla educazione, ma una scuola che “buona” non è. Io sono un insegnante da circa 40 anni e ho trascorso il mio curricolo dalla scia del ’68, passando per il “60 politico” ai tentativi di innovazione degli anni ’80, alla stasi dei ’90 e alla follia senza idee degli ultimi anni. C’entra poco con il nostro discorso si dirà! Può darsi. Ma in questi 40 anni oltre ai cambiamenti istituzionali ho avvertito, conseguentemente, lo scemare degli interessi giovanili per il “sapere” a favore dell’”avere”. Di chi è la colpa? Di uno sciocco capitalismo culturale che impone l’ultimo modello di telefonino e che ti “offre” un contatto elettronico con il mondo. Condivido certamente l’idea che la scuola debba avere un coro, come afferma “il tavolo” di Berlinguer, ma non tutti

sanno come ci si muove a fatica nei meandri della burocrazia scolastica. Allora, come dice l’amico Luigi Di Tullio, dovrebbe essere il Miur a considerare un direttore di coro come docente effettivo. La “buona scuola” della Giannini e di Renzi prevede, nella famosa e fatidica fase C, il ruolo di potenziamento che in realtà è una sorta di parcheggio nelle sale insegnanti o al massimo di qualche supplenza di tutte le materie. Non è poi così difficile immaginare gli insegnanti di musica con esperienza corale a formare un coro scolastico. Non come uno dei “progetti ombra”, ma come incarico didattico, come ruolo riconosciuto. Allora l’insegnante non è più un volontario ma un docente di pratica corale. Allora si riapre il ruolo della nostra Associazione nazionale che dovrebbe farsi carico di questa proposta nei confronti del Miur. Certamente i giovani avranno “nella” scuola la proposta e la risposta alle esigenze, solo apparentemente labili, della socializzazione adolescenziale, che non è sparita, ma che va riscoperta e valorizzata. Il coro sarebbe così l’ambiente ideale per crescere. Concordo con gli altri punti relativi ai repertori, e a quanto detto ampiamente. Grazie a chi ha perso un po’ di tempo a leggermi.


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FESTIVAL DI PRIMAVERA i racconti dei cori aerco

Posso dire di essere stato uno dei fortunati, scelto tra i docenti del Festival di Primavera a Montecatini nell’aprile

del 2015. Fortunato perché è stata un’occasione meravigliosa per vivere immerso in un’energia viva, musicale, gioiosa, il futuro della nostra coralità. Il festival si è svolto in due blocchi di giornate, differenziandosi tra cori scolastici di primaria e secondaria di primo grado nelle prime giornate, e secondaria di secondo grado nel secondo periodo. 3 giorni circondato da oltre 900 piccoli coristi dai 6 ai 13 anni tutti ordinati, festanti, vogliosi di mettersi in gioco e di incontrare gli altri grazie alla condivisione dell’esperienza corale. I ragazzi, provenienti da tutta Italia, erano organizzati in gruppi di circa 90 elementi in media e venivano mescolati nei vari atelier all’interno dei quali svolgevano didattica attraverso giochi ed esercizi sul ritmo e l’intonazione, per passare poi allo studio del repertorio proposto dai vari docenti. Gli atelier dell’edizione 2016 sono stati i seguenti: Musica, maestro ! docente Ennio Bertolotti Tutti i colori del Mediterraneo docente Elisenda Carrasco (Spagna) Le meraviglie di Alice docente Anna Galterio Un’Italia di Suoni docente Mario Lanaro Storie Capovolte docente Benedetta Nofri Suoni che incantano docente Luigi Leo Etnicoro docente Fabio Pecci Ciack si …. Canta docente Dario Piumatti Sing&shine docente Sanna Valvanne (Finlandia) I ragazzi hanno svolto 3 incontri di tre ore nell’arco delle giornate del Festival e sabato mattina al Teatro verdi hanno tutti partecipato al GRAN CONCERTO DI PRIMAVERA, che ha coinvolto tutti gli atelier in palcoscenico. Oltre al Gran Concerto finale, si sono svolti 2 concerti serali nei quali i cori si sono esibiti con il loro repertorio e diretti dai loro docenti. Nel mio atelier erano presenti due scuole secondarie di Arezzo e Campobasso; grazie alla musica e al bel clima che si respira al festival, i ragazzi si sono subito integrati ed hanno iniziato pian piano a sciogliersi riuscendo in pochissimo tempo a lavorare i maniera proficua e coinvolgente. Bellissime le emozioni…. Dal ragazzino che mi confidava di salire sul palco per la prima volta a quelli più esperti, concentrati per ben figurare davanti ai coetanei e a tantissime persone (al concerto finale erano presenti oltre 1200 persone). Ho avuto modo anche di seguire nel tempo libero il percorso “study Tour” riservato ai direttori dei vari cori partecipanti; corso molto interessante che prevedeva lezioni frontali con vari docenti e momenti come uditori presso tutti gli atelier, mentre i docenti lavoravano con i gruppi a loro assegnati.


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Belle occasioni per scambi di pareri, opinioni ed esperienze in un’ottica di crescita costante reciproca. Una nota di merito va alla macchina organizzativa di FENIARCO che è riuscita a far quadrare tutto con una precisione svizzera e una fantasia e una gioia di fare e gioia “nel” fare, tipicamente italiane. Tutto lo staff organizzativo coordinato da Marco Fornasier e diretto da Lorenzo Donati ha fatto si che, mantenendo la “dimensione bambino” si ragionasse nell’ottica del grande festival. Ho conosciuto e incontrato decine di docenti e direttori di cori e non ho fatto altro che registrare consensi e apprezzamenti per la manifestazione. Devo dire che anche io, al momento di ripartire per tornare a casa, ho sentito un senso di vuoto perché sentivo che quella magica atmosfera mi sarebbe mancata. E per riviverla, adesso che ho conosciuto il festival, ci porterò sicuramente il mio coro a voci bianche nell’edizione 2017 ! Penso che manifestazioni come il Festival di Primavera siano linfa vitale per il movimento corale italiano e contribuiscano a lavorare proprio lì dove la coralità può nascere e svilupparsi: il mondo della scuola, che tanto ha da dare e tanto ha da imparare. Fabio Pecci

Eravamo in sei coristi del coro Bassi&Co. di Bologna che ha partecipato al workshop di 'The Gospel train'. Appena entrata nell'aula ricordo tanti ragazzi, tanti accenti, tante tonalità di voce, tanti visi colorati... Tante cose che alla fine dei quattro giorni, sul palco, ho sentito che diventavano una cosa sola: un suono, un suono formato da tutti noi ragazzi. Un'esperienza emozionante e fantastica! Un ringraziamento al maestro Michele Napolitano il quale ci ha proposto questo laboratorio ed anche al Maestro Andrea d'Alpaos che ci ha seguiti per tutto il periodo di lavoro ed a tutta l'associazione Feniarco.

Chiesa Santo Sepolcro, Parma

Gaya (Coro Giovanile “Bassi & Co.”, Bologna)

Dal momento che ho preso il treno per andare a Montecatini fino al mio ritorno a Bologna abbiamo cantato. Ogni momento aveva la sua canzone, e stranamente il coro aveva cominciato a prendere una dimensione particolare e diversa dalla solita prova; non c’erano più gli stacchi e l’atto di creare suono in gruppo cominciava a diventare un aspetto quotidiano, necessario e naturale. Penso che sarà impossibile dimenticare come l’ultimo giorno, sotto la pioggia e aspettando il treno, tutti hanno cominciato a cantare “O Sacrum Convivium”. Sembrava così romantico con il treno, la pioggia, la partenza e la musica. (Forse l’unica cosa che mancava era la donna Angelica). Madan Chaolla Park (Coro Giovanile “Bassi & Co.”, Bologna)


coralita’ scolastica

12 14 aprile/16 Aprile 2016. Tre di quei giorni delle tua vita che difficilmente potrai dimenticare, principalmente dal punto di vista umano e relazionale, ma anche da quello prettamente professionale e lavorativo. Brevemente: vengo a conoscenza di questo Festival da un’ amica, che me lo descrive come un evento eccezionale, dove i bambini, miracolosamente, imparano dei brani e dopo due giorni sono in grado di esibirsi davanti al pubblico. Mah…mi dico… E poi…chissà come sarà possibile…ottenere il permesso per tre giorni, con degli alunni della Scuola Primaria. La cifra è abbastanza alta…non tutti se lo potrebbero permettere..(e questo è il pensiero che mi fa più male..). Ebbene… Il permesso del mio Dirigente, il Dott. Giuseppe Messina (uomo sempre aperto alle iniziative che portano slancio e rinnovamento alla Scuola) arriva…anzi mi dice: “Ti do carta bianca…organizza”. Trovo la collega, Maria Chiara Turci, insegnante in un altro plesso, disposta a venire, purchè possa portare anche la sua bimba a vivere l’esperienza, e la costringerò a riprendere a studiare il piano per accompagnarci durante l’esecuzione dei due brani per la serata: “Da coro a coro”. E cominciano ad arrivare le iscrizioni.. E’ fatta. Si parte! Ritrovo davanti alla scuola dove, quando arrivo, c’è “La Turci” che prova il brano “Bambu balla” davanti ai Genitori, con le percussioni e con le alunne, sul marciapiede davanti alla scuola. Il mio pensiero: “Che Dio mi aiuti…!!!” Sul pullman il clima è sereno, le “ragazze” sono tranquille, le mamme anche…almeno pare…io no…”Ma dove penso di andare?”. “Io… chitarrista “a riposo”…a dirigere un coro, va beh…scolastico, ma pur sempre un coro, davanti a chissà quali alti professionisti…. Devo essere completamente andata”. Vabbè…ormai è fatta. Sul pullman proviamo i brani per la serata. Ci dobbiamo esibire la sera stessa. Arrivati, ci siamo recati all’Atelier “Le meraviglie di Alice”, condotto dalla docente Anna Galterio. Le ragazze ricevono i fascicoli dei brani e iniziano le prove, con numerosi alunni di altre scuole d’Italia. Che emozione! Il brano da imparare comincia a prendere forma. Alle 18.00 ci rechiamo nella piazza principale della cittadina, dove è previsto il benvenuto ai cori e ai Direttori. Di nuovo la medesima strada a piedi per raggiungere il luogo della manifestazione: “Da coro a coro”. Arriva il nostro momento: Canone “Dona nobis” di Mozart. Sono contenta. Poi il brano: ”Bambu balla”. Arriviamo in fondo e riceviamo gli applausi. Lì per li’ non sono soddisfatta…anzi,…ma si sa…io non sono MAI soddisfatta, soprattutto quando riguarda me stessa. Ma forse questa è la forza che mi spinge sempre a qualcosa di più alto. Mi dico, e la Turci me lo ripete allo stremo, che siamo state brave e che, viste le condizioni di stanchezza, di caldo e quant’altro, siamo state OK! La seconda giornata è più tranquilla. Prove dei brani all’Atelier (mattina e pomeriggio): clima disteso e le ragazze, cariche, che tirano fuori, come dico io, “il turbo” . La sera, i brani sono pronti. Tutto perfetto! E arriva il gran giorno. Concerto finale al Palazzo del Turismo di Montecatini. Ti rendi conto fino in fondo, di quale portata sia l’evento musicale al quale hai partecipato, e di quale organizzazione straordinaria ci sia dietro, a cominciare dalla logistica, dai tempi, sino agli accompagnamenti, alla questione S.I.A.E…e non so quant’altro. Non conoscevo bene Feniarco ma, se il risultato è questo, è qualcosa di strepitoso! Una miriade di ragazzi, di voci e di colori, con l’esibizione dei vari Atelier. Provo un’emozione intensa. Maestri italiani, una spagnola, una finlandese, ed un repertorio vasto ed eclettico. L’esibizione dell’Atelier di Anna Galterio un successone, e se posso aggiungere, anche di un certo spessore professionale. Il tutto si conclude con il pranzo al sacco ai giardini e si riparte verso casa. Con tanta ricchezza. Con tanti pensieri, sguardi, immagini… Ne valeva davvero la pena! Maria Roberta Serra (Docente Specialista di Musica Scuola Primaria “Carducci” di Cesena)


FarCoro 13

Nel periodo di Aprile 2016, insieme ad altre alunne della Scuola Carducci, abbiamo partecipato al Festival Nazionale dei cori italiani Feniarco a Montecatini, che ha riscosso la partecipazione di ben 1500 studenti e 160 maestri di fama internazionale. E’ stata una grande esperienza di crescita artistica, con la partecipazione ad Atelier musicali che ci hanno permesso di conoscere alunni di varie scuole d’Italia di socializzare con loro per un obiettivo comune, un grande concerto finale. E’ stato sorprendente come in pochi giorni questi bravissimi direttori siano stati in grado di fondere le coralità di un centinaio di ragazzini dalle voci più differenti. Il nostro gruppo, partito un po’ intimorito, grazie agli insegnamenti delle maestre Roberta e Chiara ed alla carica di energia e fiducia che ci hanno trasmesso, è riuscito a farsi conoscere e a non sfigurare di fronte a cori professionisti. Siamo molto felici ed entusiaste dell’esperienza vissuta e speriamo si possa ripetere in futuro. Per noi Montecatini è stata un’esperienza indimenticabile, perché ci è piaciuto cantare in coro insieme a tanti altri bambini d’Italia. E’ stata un’esperienza magnifica, divertente e faticosa, però c’era la musica e, con la musica, tutto è una meraviglia! Le alunne E. G. G. V. M. L. E. della Scuola Primaria “Carducci” di Cesena


Mama Waruno Ninna Nanna aborigena australiana

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Mama Waruno (Elab. M.Napolitano)

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FarCoro 17

A NATALE COSA CANTIAMO? di Luca Buzzavi

È arrivato dicembre e molti cori sono impegnati nel cantare le liturgie del Santo Natale; proviamo allora a sugge-

rire spunti di riflessione per la scelta dei brani da eseguire in questa Solennità. Per cominciare proponiamo un esercizio mentale: immaginiamo di avere a disposizione un coro di amatori (nel senso più nobile del termine), equamente distribuiti nelle canoniche quattro sezioni (SATB), un direttore di coro preparato, un organista esperto. Battezziamo così l’ensemble Sine Nomine al quale è stato affidato l’incarico di cantare le liturgie natalizie nella chiesa parrocchiale del paese Tal dei Tali alle celebrazioni di mezzanotte e del mattino. Innanzitutto va detto che le messe di Natale sono tre: quella della Notte, dell’Aurora e del Giorno, ma per brevità ci concentreremo su quelle della Notte e del Giorno, le più vicine alla pratica corale. Partiamo da uno sguardo al repertorio Proprio, cioè quello scelto dalla liturgia della Chiesa – e pubblicato nel Graduale1 – come interpretazione cantata del messaggio biblico. Per la Messa della Notte sono indicati l’Introito Dominus dixit ad me, il Graduale Tecum principium, l’Alleluia Dominus dixit ad me, l’Offertorio Laetentur caeli, il Communio In splendoribus sanctorum; mentre per la Messa del Giorno vengono prescritti l’Introito Puer natus est, il Graduale Viderunt omnes, l’Alleluia Dies sanctificatus, l’Offertorio Tui sunt caeli, il Communio Viderunt omnes. Il maestro del coro Sine Nomine conosce bene potenzialità e limiti dei suoi cantori e intende preparare un repertorio il più possibile coerente con le due celebrazioni cui l’ensemble è chiamato a partecipare. Così decide di attingere al Proprio gregoriano, alla polifonia classica e contemporanea e ai brani tradizionali natalizi, costruendo una scaletta rispettosa dei testi liturgici, che contribuisca a far risuonare la bellezza della produzione artistica e, perché no, aiutare i fedeli a vivere pienamente le atmosfere che questa Solennità evoca. Egli esercita il ministero di cui è investito con senso di responsabilità e passa in rassegna tutte le possibilità del repertorio corale con spirito di studio e ricerca: affascinato dai due brani d’ingresso gregoriani (Dominus dixit ad me e Puer natus est), opta per inserire la polifonia in altri momenti, mentre la complessità dei Graduali lo fa protendere per la sostituzione con il moderno Salmo responsoriale su formule stereotipo. Per la stessa ragione di difficoltà del repertorio Proprio, sceglie un Alleluia monodico da cantarsi prima e dopo il versetto in italiano, cantato dal solista. All’Offertorio ritiene “appropriate” le polifonie rinascimentali di Hans Leo Hassler (Laetentur caeli a 4) per la Notte e di William Byrd (Tui sunt caeli a 4) per il Giorno. Al Communio – infine – il corale contemporaneo (2008) In splendoribus sanctorum di James MacMillan, per coro SATB e tromba in Do o organo ad libitum, per la Notte e Viderunt omnes, in forma salmodica antifonale dal Graduale Simplex, per il Giorno. Il direttore del coro ha poi previsto prima della celebrazione di eseguire tre brani della tradizione (Tu scendi dalle stelle, Astro del ciel, Adeste fideles), ognuno introdotto da un breve preludio organistico ispirato alla melodia e seguito da alcuni istanti di raccolto silenzio. All’uscita dei fedeli, poi eseguirà l’antifona mariana gregoriana Alma Redem1  Il Graduale è il libro liturgico che raccoglie tutti i brani gregoriani propri della Chiesa Cattolica. L’edizione a cui si fa riferimento oggi è il Graduale Romanum del 1974, con la stessa notazione quadrata di quello precedente del 1908, ma con la ricollocazione dei brani secondo il Messale riformato da Paolo VI nel 1970. Poi è seguita la pubblicazione del Graduale Triplex nel 1979, con l’aggiunta di due notazioni adiastematiche, grazie ai progressi che gli studiosi di canto gregoriano hanno compiuto nel settore della Semiologia.


musica dell’anima

18 ptoris Mater seguita da un brano libero organistico. Ecco compilate le scalette… e l’assemblea cosa canta? Canterà quello che è previsto che canti! Magari alcuni brani dell’Ordinario e, dove sarà possibile, qualche intervento nel Proprio come vedremo tra poco. Ma specialmente tutte le risposte al celebrante! Infatti a cominciare dalle intonazioni di natura sillabica, fino al Prefatio, si incontrano moltissime possibilità di rendere attiva l’assemblea dei fedeli. Non praticarle e chiedere ai cori di coinvolgere il popolo – rinunciando al carattere proprio dei brani a favore di un repertorio “per tutte le stagioni” – rischia di essere vissuto come un ipocrita (quanto assai comodo) scaricabarile. Cerchiamo allora di analizzare le scelte del coro Sine Nomine e del suo maestro, affinché l’esempio della parrocchia di Tal dei Tali possa ispirare le future scelte di molte altre. Anzitutto gli Introiti gregoriani, Dominus dixit ad me e Puer natus est. Il canto gregoriano fa risuonare con questi canti processionali un primo approccio al messaggio evangelico del giorno. Interessante è notare come pur mantenendo uno stile semi - sillabico, venga proposta una melodia piuttosto uniforme e dimessa (II modo) nella Messa della Notte, diversamente dal grande annuncio del Puer natus del Giorno, che si apre con l’intervallo di quinta perfetta sol-re sul motivo - parola “Puer”. Si afferma così da subito il VII modo, ribattezzato come angelico dai trattatisti rinascimentali. Il maestro non ha voluto rinunciare a questa grandiosità espressiva scegliendo con dedizione e passione, animato da sincero entusiasmo, di trasmettere ai cantori la consapevolezza del ministero liturgico insito nel loro operato. Il Graduale è, insieme all’Alleluia e all’Offertorio in stile ornato, pensato per far risuonare con ricchezza di contenuti musicali il testo biblico. Richiede senza dubbio una schola ben attrezzata e la sua durata è spesso considerata oggi una frattura notevole al ritmo della liturgia. Per questi motivi la sua sostituzione con il Salmo responsoriale va per la maggiore, al caro prezzo della perdita in termini sia estetici che esegetici. Infatti la salmodia viene eseguita in stile sillabi-

co e consiste in una fluente e normale intonazione cantata dei versetti, senza particolari sottolineature, preceduti e seguiti da un responsum (il ritornello, per intenderci), anch’essa sillabica. Mentre i versetti sono affidati a un solista, il responsum può essere cantato dalla Schola, insieme – stante la semplicità – all’Assemblea. L’Alleluia subisce le stesse sorti del Graduale: il carattere melismatico dello jubilus alleluiatico affidato alla schola e lo stile ornato del versetto solistico risultano spesso troppo complessi per la realizzazione da parte della maggioranza dei cori. Quindi il maestro ha ripiegato su una melodia alleluiatica molto più semplice (cantabile anche dai fedeli) e da un versetto solistico sillabico. Ancora una volta si potrà mantenere la pertinenza testuale, nel senso che il testo – seppur tradotto in italiano – corrisponde a quello contenuto nel Messale, a fronte però di una perdita stilistico formale rilevante. Per quanto riguarda il brano d’Offertorio, il Proprio gregoriano è solito prevedere una vera offerta musicale in stile ornato. Di certo non si parla sempre di “pane e vino” e nemmeno lo si fa secondo uno stile semplice; bensì viene data occasione ancora una volta di meditare sul messaggio evangelico della specifica giornata attraverso melismi, centonizzazioni modali e ampi fraseggi. Il coro Sine Nomine ha dunque centrato la questione scegliendo due bei mottetti, di media difficoltà, tratti dal repertorio rinascimentale. Il Communio, poi, rappresenta l’ultima occasione propria per riflettere, ri-cantare (ergo ri-ascoltare) il tema del giorno (si badi che non si tratta necessariamente di un canto eucaristico!). Anche il gregoriano autentico cede il passo. Il momento è processionale, i fedeli si accingono a fare Comunione, lo stile del canto torna semi - sillabico. Il maestro del coro si è lasciato andare seguendo due direzioni diverse: nella celebrazione notturna ha scelto un corale di composizione contemporanea in cui il coro canta quasi omoritmicamente, alternato alle parti più libere della tromba (od organo, ad libitum); mentre nella Messa del Giorno ha scelto di dare spazio anche al Graduale Simplex2 in cui compare l’Antifona di Comunione

il maestro del coro, con senso di responsabilita’, passa in rassegna tutte le possibilita’ del repertorio corale con spirito di studio e ricerca

2  Nel 1967, in pieno periodo post conciliare, venne pubblicato il Graduale Simplex, sottotitolato in usum minorum ecclesiarum ovvero pensato per le comunità dove non sono presenti scholae in grado di affrontare la comples-


FarCoro 19

Coro della Cappella Musicale Pontificia ‘Sistina’

Viderunt omnes alternata ai versetti solistici. Con stile sillabico e melodia semplicissima, s’invita l’Assemblea dei fedeli a cantare insieme la compiutezza degli eventi: Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio. La scelta di eseguire alcuni brani tradizionali fuori dal contesto della Messa è stata senza dubbio dettata dalla volontà di raccogliere i fedeli attorno alla celebrazione con gusto e inducendo la preghiera personale, senza voler rinunciare alla tradizione che ci ha consegnato bellissime melodie popolari, assegnando però loro una collocazione adeguata, extra liturgica appunto. Così pure l’antifona mariana cantata ad dimittendum populum va nella direzione del recupero anche del repertorio gregoriano tardivo, collegata alla capacità tecnica dell’organista che può offrire, a seguire, uno sfoggio di abilità rendendo onore all’invito lasciato dal celebrante, “Andate in pace!”. Non abbiamo invece notizie precise su quali brani dell’Ordinario (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei) il coro abbia scelto di cantare. Probabilmente, stante l’impegno profuso nel preparare tutto il resto del repertorio e intendendo coinvolgere i fedeli con melodie già sentite (ma senza scadere troppo!), il maestro avrà deciso per alcune parti della ben nota Missa De Angelis, magari accompagnata con intelligenza dal bravo organista… sità del Graduale Romanum. La logica fu quella di divulgare la cultura gregoriana sostituendo i brani propri con antifone semplici in gran parte sillabiche, tratte dal repertorio dell’Ufficio, scelte sulla base di testi pertinenti. Esse sono da cantarsi intervallate dai versetti salmodici (tutti esplicitamente indicati) secondo la prassi della salmodia antifonale. Ancora una volta, però, si è rinunciato a forma e stile. Est modus in rebus, direbbe Orazio.

Ma avremo occasione di approfondire meglio il discorso nelle prossime uscite di Musica dell’anima. Chiudiamo quindi cogliendo l’occasione per augurare a tutti i componenti dell’ensemble Sine Nomine e ai nostri numerosi lettori (in particolare quelli di Tal dei Tali che ci seguono con attenzione!), un Natale sereno, ricco di gioie, soddisfazioni e – certamente – di molti impegni corali.


musica dell’anima

20

AVE MARIA di Giuseppe Mignemi L'idea originale di questa Ave Maria nasce per un coro di voci bianche e miste. La versione qui pubblicata, solo per voci miste, ripropone la parte delle voci bianche distribuendola tra contralti e soprani. In ogni caso la linea melodica è da interpretare con naturalezza e semplicità, mentre le altre voci creano un abbraccio musicale tenero e non invadente, proprio con quell'atteggiamento di accoglienza che è tipico di quando si entra in contatto con i più piccoli. In tal modo l'Ave Maria diventa una preghiera fondata su un concetto universale di Maternità che pone al centro il Figlio.

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INTERVISTA CON KO MATSUSHITA di Andrea Angelini

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tante per un musicista, che deve imparare a canalizzare questa sua interiorità attraverso la scrittura musicale, l'esecuzione di un brano o l'interpretazione personale. Cosa pensa dell'ispirazione e come vive il suo rapporto con la “musa ispiratrice”, in pratica c'è qualcosa che la ispira in particolare? KM: Ovviamente, io penso che scrivere musica non sia basato solo sull’ispirazione ma che la musica venga composta secondo regole metodologiche. Tuttavia attorno all’arte del comporre si riflette, in maniera tridimensionale, la vita del compositore. Questa costituisce la base dell’ispirazione. Si potrebbe dire che la tecnica compositiva risiede nella vita di chi compone. La stessa cosa vale anche per gli autori, gli insegnanti, i presidenti di compagnie, e così via. La musica di un compositore, il romanzo di uno scrittore, le parole di un insegnante ad uno studente, tutti coloro che sono passati attraverso prove e tribolazioni, comprendono la 'realtà'. Questa 'realtà', da sola ha il potere di muovere i sentimenti di molte persone. Durante l'esecuzione come direttore, mi sembra che molta ispirazione e molti suggerimenti siano dati dalla ‘Musa’. D'altra parte, ringrazio Dio ogni volta che agonia e dolore sono posti nella mia vita, in quanto questi diventano la forza trainante della composizione successiva. Come accennato all'inizio, è possibile che la composizione venga da una vita liscia e senza difficoltà, piena di felicità. Finché il compositore ha un adeguato livello di tecnica, è possibile scrivere musica. Ma ciò che definisce il valore di un brano è la profondità dell’umanità che circonda quella della tecnica. Tuttavia, se posso aggiungere un commento su questo, dico che non vi è alcuna persona con una 'vita piena di felicità'. Viviamo su un terreno che ha assorbito il sangue delle persone

che hanno perso la vita tragicamente attraverso conflitti e distruzione. Il modo in cui noi compositori cerchiamo di vivere può essere considerato una vita più opprimente di quella di chiunque altro. In caso contrario, non riusciremmo a capire i sentimenti di chi è in difficoltà. Con la preparazione assoluta a sopportare ogni dolore, abbiamo posto la prima nota su un foglio pentagrammato vuoto. AA: L'arte dei suoni, l'espressività della voce, l'intensità del messaggio che si intende comunicare, in quale rapporto stanno con il testo del brano? KM: Penso che quando si compone un pezzo che ha un testo, per esempio vocale o corale, il contenuto deve essere perfettamente in armonia con il brano stesso. Il ruolo del compositore è quello di amplificare e facilitare la comunicazione del significato delle parole nel testo, la sensazione all'interno delle parole che il poeta vuole trasmettere, proprio come un amplificatore o gli altoparlanti di un sistema audio. Perciò, cerco di comunicare questo significato attraverso una moltitudine di retorica. Una poesia è il sentimento personale di un poeta, dichiarato dalle parole del poeta stesso. Quando si compone un brano corale su un testo poetico, il poeta può sentirsi un po’ confuso a causa del fatto che ci sono più ‘esecutori’. Normalmente, ci sono molti modi di vivere una poesia,


il personaggio

26 e di norma se ne gode individualmente, così la storia finisce lì. Fare questo in un componimento corale, significa cambiare questa storia con una esecuzione di più persone, per convertirlo in più sentimenti, e per fornirlo ad un pubblico molto vasto, correndo il rischio di rendere una cattiva interpretazione del testo. Io cerco di rimanere in linea con il cuore del poeta per quanto mi è possibile. Quando si prende un testo della Bibbia, anche se la formulazione può portare a confusione, il lavoro di composizione diventa un po’ più facile, essendo le parole state assolte da Dio e piene di Spirito Santo; psicologicamente questo mi mette in uno stato di maggior sicurezza. Con ciò, in molti casi, quando seleziono un testo di un poeta, scelgo testi elevati, ricchi di fede, e in molti casi ottengo risultati soddisfacenti.

suo pugno di ferro per farmi entrare nel coro, non sarei come sono adesso. Sono ancora grato a questo insegnante dal profondo del mio cuore. AA: Quali sono stati i suoi principali raggiungimenti? KM: Ho ottenuto una serie di successi sotto la mano guida di Dio: la mia musica eseguita attraverso i confini da molte persone, i miei cori vincitori di numerosi concorsi, la lista potrebbe continuare… ma oggi sono così pieno di una gioia che non ho mai sperimentato prima. Lo scorso anno, nel 2015, sono stato in grado di avviare il coro per bambini piccoli nella città in cui vivo. Questa è la mia più grande realizzazione di recente. Attualmente è formato da una trentina di bambini, dai 4 ai 15 anni. Nessuno ha precedenti esperienze di coro, ed è ancora difficile ottenere una armonia, ma io sono molto emozionato nel vedere il loro duro lavoro, e loro si sentono premiati nell’ascoltare il sicuro e costante miglioramento delle capacità canore. Attualmente sto destinando gran parte del mio tempo e il maggior sforzo possibile a questa attività del tutto volontaria. Un giorno, il mio sogno è quello di presentare le loro esecuzioni a tutti voi che state leggendo FARCORO. Vorrei affettuosamente chiedere i vostri applausi e le vostre preghiere.

attorno all’arte del comporre si riflette, in maniera tridimensionale, la vita del compositore

AA: Quando ha iniziato a capire che la sua vita avrebbe avuto a che fare con la musica? C’è stato qualche episodio particolare che le ha fatto sentire l’esigenza di comporre? Quale è stato quindi il suo percorso formativo e cosa l’ha formata maggiormente? KM: Durante la mia infanzia ho ricevuto una intensa educazione musicale ed ho studiato pianoforte, ma è stato quando ho cominciato a frequentare la scuola superiore che ho iniziato ad amare la musica. Entrando nel mondo corale (che non avevo conosciuto prima di allora) mi sono innamorato della musica in una sola volta. L'educazione musicale che avevo ricevuto fino a quel momento era ad un livello elevato, ma aveva posto l'accento sulla tecnica, e non mi dava spesso la sensazione di gioia. Ciò che stavo facendo lo sentivo come un dovere. Con l'adesione al coro del liceo, ho sperimentato la vera eccellenza della musica. Si hanno compagni nella musica! Ciò che non potrebbe essere fatto individualmente può essere realizzato con i colleghi. Ho imparato questo fatto al liceo. E’ stata anche la prima volta mi sono reso conto che la musica è un'attività mentale. Un altro aspetto affascinante della musica corale è la capacità di poter eseguire una serie di composizioni di un autore che vive nella tua stessa epoca. Mentre studiavo pianoforte conoscevo solo Bach, Mozart e Beethoven. Il mio liceo era una scuola comunale normale, non una scuola musicale specialistica, ma l’incontro con il mio insegnante di musica ha determinato la mia vita musicale. Senza il

AA: A quale attività si dedica maggiormente, tra la direzione e la composizione? Perché? KM: Dedico esattamente lo stesso tempo ad entrambe le attività, la direzione e la composizione. Dedico molto del mio tempo, nelle sere dei giorni feriali e nei weekend, all’attività di direzione, e il resto del mio tempo alla composizione. Credo di vivere al momento una vita fortunata, perché quando sento che è difficile stare da solo, posso lavorare con il mio coro e, quando le relazioni diventano fastidiose, posso essere interessato unicamente alla composizione!! AA: Ci sono tra i suoi lavori alcuni che la rappresentano maggiormente? KM: Questa è una bella domanda. Io ho cinque temi o categorie, quando compongo. Il primo è la musica tradizionale che utilizza la struttura sonora del Giappone. La seconda, la musica religiosa cattolica. Il terzo sono gli studi volti a migliorare le competenze


FarCoro 27 Symphony Orchestra. Entrambi i progetti sono indimenticabili per me. Alcuni mesi or sono, ho diretto il concerto del Taipei Male Choir nel Teatro Nazionale di Taiwan a Taipei. La sala concerti, con una capacità di 2.000 posti, è stata completamente gremita di pubblico e, con grande entusiasmo, siamo stati in grado di presentare il concerto con un programma di compositori tutti giapponesi. Ho sentito una gioia immensa. Questo concerto rimarrà un’impronta indelebile nella mia vita.

dei cori e dei direttori. Quarto sono arrangiamenti di musica pop e canzoni di scuola giapponese, in quanto aspiro a realizzare un pezzo che chiunque possa godere. La quinta categoria è la musica originale corale che non rientra in nessuna delle altre categorie, quindi potrebbe essere un brano a cappella, o con accompagnamento del pianoforte, o orchestrale. I brani che rientrano in una delle categorie di cui sopra costituiscono il mio suono, e rappresentano la mia personalità e me stesso. Anche negli arrangiamenti, cerco di esprimere il mio mondo al suo interno. Le mie opere in latino sono oggi eseguite spesso in tutti i continenti. Questa è una cosa che mi rende molto felice. Inoltre, molti dei miei lavori in giapponese sono pubblicati in Giappone, quindi vorrei invitarvi a leggere questi spartiti e ad ascoltare le mie esecuzioni. AA: A quale genere di progetti ha già preso parte? KM: In qualità di compositore, alcuni memorabili progetti sono stati il festival di Riga, Lettonia, del 2008 e la mia mostra personale a Shenzhen, Cina, nel 2011. Il Festival di Riga è stato un grande progetto, su scala nazionale, in cui si sono tenute prime esecuzioni assolute di 17 compositori, in una sola volta. Ho presentato il brano Jubilate Deo, meravigliosamente interpretato dal Coro Kamer (Lettonia) e la prima esecuzione del mio pezzo si è conclusa con un grande successo. Da allora, il coro ha gentilmente eseguito questo pezzo in più eventi, come al Simposio Mondiale sulla Musica Corale, e molti cori hanno aggiunto questo brano nei propri repertori. A Shenzhen, sono stato in grado di eseguire molte delle mie opere, compreso il mio lavoro orchestrale con la Shenzhen

AA: Qual è il suo rapporto con gli esecutori della musica che compone? KM: - La mia musica eseguita dal mio coro con me stesso come direttore - La mia musica eseguita da un altro coro con me stesso come direttore - La mia musica eseguita da mio coro con un altro direttore - La mia musica eseguita da un altro coro con un altro direttore. Questi sono i quattro modelli di esecuzione della mia musica, ma il più basso diventa il più intrigante ed interessante. In termini di esprimere i sentimenti del compositore, può essere che il primo modello sia il migliore, ma nell'ultimo modello avviene che l'espressione trascende la sensazione del compositore. Così, mi piace ascoltare le esecuzioni di molti cori diretti da diversi compositori. La musica interferisce nel processo di comprensione da una persona all’altra in modo che il rapporto tra il compositore e l'esecutore rimanga buono. Questo è il motivo per cui penso che il mio brano diventerà un ‘brano felice’ solo dopo che è stato eseguito, non solo dai miei cori, ma anche da molti altri cori.

AA: A chi rivolge, in particolare, con le sue composizioni? KM: - A Dio - Alla Chiesa - A coloro che aborrono l'odio e la guerra - A quelli che si battono perché non ci sia bisogno di armi - A coloro che non possono sfuggire al tormento e al dolore


il personaggio

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- A coloro che non possono avere speranza - A coloro che credono che la musica sia il mezzo per unificare il cuore delle persone in tutto il mondo - A i miei antenati, che mi hanno portato ad esistere in questo mondo AA: Quali sono i suoi progetti futuri? KM: Con alcuni fidati colleghi, sto ospitando il Festival Corale Internazionale di Karuizawa. Amici di meravigliosi gruppi corali si riuniranno da tutto il mondo. Sarà anche possibile effettuare scambi con cori giapponesi di alto livello. Vorrei umilmente consigliare di venire a questo festival, che si tiene ogni anno ad Agosto. Karuizawa è un luogo molto rappresentativo in Giappone, è un posto bello e confortevole. Potete fare riferimento al sito web del festival per i dettagli: http://karuizawa.koyukai.info/en/ Inoltre, teniamo il Concorso Internazionale di Composizione Corale, annuale, in Giappone. Il brano vincitore otterrà la prima esecuzione assoluta e la pubblicazione. Si tratta di un nuovo concorso che è iniziato nel 2015, quindi questo è solo il secondo anno, ma, in entrambi gli anni, un gran numero di composizioni ci sono pervenute da tutto il mondo. Siamo lieti della vostra presentazione. Per i detta-

gli potete fare riferimento al sito web del concorso: http://icccj.org. Ultimo ma non meno importante, sto lavorando come membro del comitato artistico dell’11° Simposio Mondiale sulla Musica Corale. Per rendere il Simposio un meraviglioso evento, mi sto concentrando e confrontando con illustri membri del comitato. Un ottimo elenco di docenti e cori è stato selezionato per l'evento a Barcellona. Spero di vedervi lì, il prossimo Luglio!


With special permission for International Choral Bulletin (ICB), July 2016

For SYC Ensemble Singers 50th anniversary and my friend Jennifer Tham

FarCoro

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Wo Güte ist und Liebe, da ist Gott. Christi Liebe hat uns geeint. Lasst uns frohlocken und jubeln in ihm. Fürchten und lieben wollen wir den lebendigen Gott und einander lieben aus lauterem Herzen. Da wir allesamt eins geworden, hüten wir uns, getrennt zu werden im Geiste. Es fliehe der Streit, böser Hader möge entweichen. Christus, der Herr, sei in unserer Mitte. Dürften wir alle mit den Heiligen schauen in der Herrlichkeit, Christus, dein Angesicht. O welch unermessliche Freude durch die grenzenlose Weite der Ewigkeit. Where there are charity and love, there is God. The love of Christ has brought us together. Let us rejoice and be joyful in Him. Let us fear and love the living God. And with a sincere heart let us love each other (and Him). Therefore, whenever we are gathered as one: Let us be wary, lest in mind be divided. Let all malicious quarrels cease, let strife fall away. And in the midst of us let Christ dwell. Together with the blessed may we also see, the glory of thy countenance, O Christ: Let there be joy immeasurable, and worthy: Through ages of ages evermore. Amen.

Aufführungsdauer / Duration: ca. 3 min. © 2015 by Carus-Verlag, Stuttgart – CV 9.653 Vervielfältigungen jeglicher Art sind gesetzlich verboten. / Any unauthorized reproduction is prohibited by law. Alle Rechte vorbehalten / All rights reserved / Printed in Germany / www.carus-verlag.com

Weiteres Material / further material: www.carus-verlag.com/9653


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28

Carus 9.653 With special permission for International Choral Bulletin (ICB), July 2016


FarCoro

DURUFLE’

33

E LA SUA MUSICA CORALE SACRA

Duruflé e la sua musica corale sacra Requiem, Op. 9 Il Requiem (Messa per i defunti) è una delle più importanti parti della Liturgia della Chiesa cattolica a

partire dal XI secolo. di Francesco Barbuto

Nella Messa da Requiem vengono omesse alcuni parti

requiem , op. 9 dell’Ordinarium (Gloria e Credo) e vengono inserite parti specifiche come l’Introito (Introduzione), Dies irae (Giorno dell’ira), Lux Aeterna (Luce Eterna), Libera me, Domine (Liberami, Signore).

Il Requiem (Messa per i defunti) è una Ladelleparola più importanti dellatratta Liturgia della Chiesa cattolica a partire dal Requiemparti viene dalla recita della prima preghiera

XI secolo. dell’Introito: «Requiem aeternam dona eis, Domine” (Eterno Nella Messa da Requiem vengono omesse alcuni partia dell’Ordinarium riposo dona loro, Signore). (Gloria e Credo) e vengono inserite parti specifiche come l’Introito (Introduzione), Dies irae (Giorno dell’ira), Lux Aeterna (Luce Eterna), Libera me, Domine (Liberami, Signore). Nel corso della storia, molti compositori si sono cimentati nello scrivere un Requiem fonteaeternam tematica, sulle La parola Requiem viene tratta dalla recita della prima preghierabasandosi, dell’Introito:come «Requiem dona eis,melodie Domine” (Eterno riposo dona a loro, Signore).originarie gregoriane; per esempio Dufay, Ockeghem, La Rue, Mozart, nello Berlioz, Verdi, Liszt, Brahms, Ligheti. Nel corso della storia, molti compositoriVittoria, si sono cimentati scrivere un Requiem basandosi,Britten, come fonte temaDuruflé si rifà “fedelmente” melodia gregoriana nel VI tica, sulle melodie originarie gregoriane;Anche per esempio Dufay, Ockeghem, La Rue,alla Vittoria, Mozart, Berlioz, Verdi, adottata dai monaci di Solesmes: Liszt, Brahms, Pizzetti, Britten, Ligheti.Modo AncheIpolidio Duruflé si rifà “fedelmente” allabenedettini melodia gregoriana nel VI Modo Ipolidio adottata dai monaci benedettini di Solesmes:

Sulla scia dello stile compositivo musicale di Gabriel Fauré, che ruppe la tradizione di scrivere un Requiem di carattere prevalentemente “drammatico”: Sulla scia dello stile compositivo musicale di Gabriel Fauré, che ruppe la tradizione di scrivere un Compose il suo Requiem in Re minore, Op. 48 tra il 1870 e il 1890, offrendo un aspetto confortante della morte, come Requiem di carattere prevalentemente “drammatico”: per voler trasmettere una via d’uscita verso un luogo di pace e di riposo, invece che un terribile luogo di arrivo. Su quello che gli fu detto, Fauré rispose: «È stato detto che il mio Requiem non è riuscito a trasmettere la condizione terribile della Compose il suo Requiem in Re minore, Op. 48 tra il 1870 e il 1890, offrendo un aspetto confortante morte... ma questo è come io la oltre una una resa piena di pace verso e un desiderio di di felicità della morte, come perimmagino: voler trasmettere via d’uscita un luogo pacenell’aldilà». e di riposo, invece che un terribile luogo di arrivo. Su quello che gli fu detto, Fauré rispose: «È stato detto che il mio Requiem non è riuscito a trasmettere la condizione terribile della morte… ma questo è come io la immagino: oltre una resa piena di pace e un desiderio di felicità nell’aldilà».


analisi

34 Anche Duruflé, come omaggio vero e proprio al grande Maestro, proseguirà con questo stile estetico, che confermerà una nuova tradizione tipicamente francese. Non a caso entrambi non musicheranno il Dies irae, movimento considerato tipicamente il più “drammatico” di tutti i testi e i brani della Messa per i defunti. Il suo Requiem, Op. 9 (dedicato alla memoria di suo padre), in tre versioni: per coro, organo e orchestra, coro e organo, coro e quintetto d’archi e organo (con opzione delle trombe, arpa e timpani), è sicuramente il più lungo e complesso lavoro che realizzò nella sua vita professionale musicale. Sembra che Duruflé stesse già lavorando su una suite di brani dedicata ai defunti, quando gli fu chiesto di scrivere un vero e proprio Requiem dal suo editore francese Durand. Duruflé accettò, mettendo subito in atto la sua coerente idea nel voler mettere insieme il mondo antico, con le sue melodie gregoriane – perfettamente in sintonia anche con le indicazioni del Motu Proprio del 1903 di Pio X (come farà poi anche per i suoi Quatre Motets sur des thèmes grégorien pour choeur a cappella, Op. 10) – con un ambiente armonico e un’orchestrazione moderni e tipicamente del XX secolo. Le sue inflessioni neomodali si rifanno in particolare alla musica di Debussy e Ravel. Lui stesso dichiarò che l’opera orchestrale di Debussy Prélude a l’Après-midi d’un faune è un capolavoro che “adora”. Da una dichiarazione fatta direttamente dal nostro compositore, sul suo Requiem affermò: «Il mio Requiem è costruito interamente su temi gregoriani della Messa per i defunti. Il testo è a volte il protagonista assoluto, e quindi l’orchestra interviene solo per sostenere o per commentare il significato delle parole. Altre volte un tessuto musicale originale ispirato dal testo, prende completamente il sopravvento.» Canto gregoriano, modalità, stile compositivo ricchissimo di contrappunto e armonie moderne, originalità, forza e bellezza estetica ed espressiva, offrono agli esecutori un’occasione per un’interpretazione musicale e una libertà ritmica sensibilissima, che si traduce con un flusso naturale e profondamente scorrevole del testo e della musica. Come già detto, Duruflé sceglie di procedere attraverso un’estetica avviata da Fauré, con un’orchestrazione intima e riservata. Perfino nei momenti in forte

o fortissimo, continua a sentirsi un ambito musicale, polifonicamente e armonicamente profondamente delicato e raffinato. Il Requiem è strutturato da nove movimenti, ciascuno con una struttura tripartita: Introito, Kyrie, Domine Jesu Christe, Sanctus, Pie Jesu, Agnus Dei, Lux Aeterna, Libera me e In Paradisum. Come per Fauré, anche Duruflé fa eseguire da un Baritono solista il Domine Jesu Christe e il Libera me e da un Mezzosoprano il Pie Jesu. Pur componendo entrambi il Requiem in Re minore, per Duruflé la tonalità si muove molto anche in ambiti più aperti, ma anche più modali e sicuramente più moderni. La prima versione per coro, organo e orchestra fu scritta nel 1947 e si dice che fu la versione preferita dal nostro compositore. Nel 1948 scrisse la seconda versione per coro e organo, con l’intento di far usufruire quest’opera anche ai cori nelle chiese. Nello stesso anno si dedicò anche alla terza versione per coro, archi, organo e parti opzionali per un arpa, trombe e timpani.

Durufle’ coniuga il mondo antico e le melodie gregoriane con un ambiente armonico e un’orchestrazione moderna

Analisi Musicale (a titolo esemplificativo ci si è dedicati alla versione per coro e organo – Introito e Kyrie – ritenendola anche più adatta per i nostri cori iscritti all’AERCO e alle associazioni corali dei nostri territori) Introito La struttura di questo movimento è nella tipica forma ABA ternaria. Il primo accordo è un Re minore con la settima (I7). L’ambito armonico risulta già ambiguo fin dall’inizio. Possiamo certamente interpretare questo inizio in un ambito di carattere “modale”. L’accompagnamento si libera in un arabesco che scoglie proprio l’accordo di settima di primo grado, con note di volta e di passaggio sui suoni di Sib e Sol.


FarCoro 35

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L’ambiguità tonale che riscontriamo da subito, è dovuta anche dal fatto che l’entrata delle sezioni maschili rispetta fedelmente la melodia gregoriana nel tono di Fa (Modo VI modo ipolidio). Si crea L’ambiguità tonale che riscontriamomelodico da subito,armonico è dovuta che anche dal tra fattoil che sezioni maschili così all’ascolto un procedimento ruota tonol’entrata di Re edelle di Fa. rispetta fedelmente la melodia gregoriana nel tono di Fa (Modo VI modo ipolidio). Si crea così all’ascolto un melodico ruota il tono di Re e di Fa. Loprocedimento dimostra anche che armonico il lungo che finale di tra questo movimento che si conclude proprio in Fa Maggiore, e Lo dimostra anche che il lungo finale didella questo movimento che si conclude proprio in Fa Maggiore, e rispetta rispetta fedelmente anche la Finalis melodia gregoriana. fedelmente anche la Finalis della melodia gregoriana. Battute56-fine 56-fine movimento: Battute movimento:


analisi

36 I - Introït S

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L’assetto armonico, suo complesso si muove verso il modo dorico (Re), eolio (La), frigio (Mi) e per poi finire appuntonel in ipolidio (Fa). misolidio (Sol), per poi finire appunto in ipolidio (Fa). 

Dal punto di visto metrico e ritmico, Duruflé rispetta fedelmente il flusso scorrevole della declamazione del testo, alternando liberamente battute binarie e ternarie, tempi semplici e tempi composti, forme irregolari. Occorre quindi tener ben presente un’esecuzione che segua gli accenti naturali del testo liturgico, così da continuare ad esprimere e a richiamare il gusto declamatorio e gregorianeggiante di questo brano. Attenzione quindi per


declamazione delirregolari. testo, alternando liberamente battute binarie e ternarie, composti, forme Occorre quindi tener ben presente un’esecuzione chetempi segua semplici gli accentie tempi composti, forme Occorre quindi tener ben presente un’esecuzione segua glie accenti naturali del testo irregolari. liturgico, così da continuare ad esprimere e a richiamare il gusto che declamatorio gregorianeggiante di questo brano. Attenzione quindi esempio,egià battuta il 2, gusto dove ledeclamatorio sezioni naturali del testo liturgico, così da continuare ad per esprimere a dalla richiamare FarCoro e maschili iniziano adicantare secondo quarto con la parola Requiem. partenza2,non è da gregorianeggiante questo sul brano. Attenzione quindi per esempio, giàQuesta dalla battuta dove le sezioni interpretare come se fosse un attacco in acefalo. Cadremmo inevitabilmente nell’errore di accentare maschili iniziano a cantare sul secondo quarto con la parola Requiem. Questa partenza non è 37 da l’ultima sillaba della (èm), ci falserebbe tutto ilinevitabilmente fraseggio melodico e prosodico. Il interpretare come se parola fosse Requiem un attacco in che acefalo. Cadremmo nell’errore di accentare correttosillaba accentodella della parola parola Requiem, infattiche sullaciprima sillaba tutto (Rè). il fraseggio melodico e prosodico. Il l’ultima Requiemè(èm), falserebbe esempio, già dalla battuta 2, dove le sezioni maschili iniziano a cantare sul(Rè). secondo quarto con la parola Requiem. corretto accento della parola Requiem, è infatti sulla prima sillaba Questa partenza non è da interpretare come se fosse un attacco in acefalo. Cadremmo inevitabilmente nell’errore Laaccentare seconda l’ultima Sezionesillaba (dalla della battuta 24) inizia sul(èm), tono che di La e sul gusto del modomelodico Eolio. e prosodico. Il di parola Requiem ci minore falserebbe tutto il fraseggio Lo conferma la della cadenza Vm-I a fine èfrase, senza della(Rè). sensibile Sol#. corretto accento parola Requiem, infatti sullal’utilizzo prima sillaba

La seconda Sezione (dalla battuta 24) inizia sul tono di La minore e sul gusto del modo Eolio. Lo conferma la cadenza Vm-I a fine frase, senza l’utilizzo della sensibile Sol#.

La seconda Sezione (dalla battuta 24) inizia sul tono di La minore e sul gusto del modo Eolio. Lo conferma la cadenza Vm-I a fine Poco frase,ced. senza l’utilizzo della sensibile Sol#. Tempo

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38 & Un elemento sottile di novità, Duruflé lo inserisce con le terzine. Insieme alla variazione metrica, si viene a creare così un fraseggio molto dinamico e interessante, nonostante la melodia sia concentrata tutta sui Undielemento di novità, Duruflé lo inserisce le terzine. Insieme alla variazione metrica, si viene a creare due suoni La e Do,sottile con la sola nota di passaggio Sicon (bequadro).

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così un fraseggio molto dinamico e interessante, nonostante la melodia sia concentrata tutta sui due suoni di La e con la sola nota di si passaggio (bequadro). Alla fineDo, di questa Sezione, torna alSitema iniziale, ma Duruflé ci propone un modo nuovo di esporre la Alla fine di questa Sezione, si torna al tema iniziale,l’elemento ma Duruflé nuovo, ci propone modo nuovo di esporre la ripresa. ripresa. È una variazione semplice, che fa ascoltare maun allo stesso tempo fedelmente È unaprima variazione semplice, fa ascoltareil l’elemento nuovo, ma allo stesso tempo fedelmente ripreso dalla prima ripreso dalla parte. Affidache all’Organo tema gregoriano (accompagnato sempre dall’arabesco e dai parte. Affida all’Organo il tema gregoriano (accompagnato sempre dall’arabesco e dai pedali in sintonia con la pedali in sintonia con la prima Sezione) e fa eseguire il testo Requiem aeternam dona eis Domine alleprima Sezione) e fa eseguireall’unisono il testo Requiem aeternam dona di eis Do, Domine sezioni maschili femminili all’unisono sezioni maschili e femminili su nota ribattuta Re,alle nuovamente Do ee La. In questo modo su nota ribattuta di Do, Re, nuovamente Do e La. In questo modo l’Organo entra pienamente a dialogare col coro, l’Organo entra pienamente a dialogare col coro, come se fosse esso stesso un secondo “coro”. se fosse esso stesso un secondo “coro”.stesso dichiarava, e cioè che «l’orchestra (nel nostro caso È anchecome la dimostrazione di ciò che Duruflé È anche la dimostrazione di ciò che stesso dichiarava, e cioè che «l’orchestra l’Organo) interviene solo per sostenere o Duruflé per commentare il significato delle parole».(nel nostro caso l’Organo) interviene solo per sostenere per commentare il significato delle parole». Con questo intervento, da unao parte l’ascoltatore è portato a ricordare il testo e la melodia originale Conattraverso questo intervento, da una parte l’ascoltatore è portato a ricordare il testo e la melodia gregoriana gregoriana lo strumento, e dall’altra ascolta il coro (che porta ancora avanti iloriginale recitativo appenaatblo strumento, e dall’altra ascolta il coro e(che porta ancora avanti il recitativo appena lasciato dalla seconda lasciato traverso dalla seconda Sezione), in un perfetto coerente meccanismo di collegamento polifonico e testurale.Sezione), in un perfetto e coerente meccanismo di collegamento polifonico e testurale. La struttura di questo secondo movimento è praticamente identica a quella precedente: ABA ternaria. Kyrie Duruflé concatena il primo movimento direttamente col secondo attraverso la locuzione Enchaînez (Concatenamento), accentuando la sensazione di continuità tra i dueidentica brani. Il secondo attaccato subito. La struttura di questo secondo movimento è praticamente a quellamovimento, precedente:infatti, ABAvaternaria.

Duruflé concatena il primo movimento direttamente col secondo attraverso la locuzione Enchaînez (Concatenamento), accentuando la sensazione di continuità tra i due brani. Il secondo movimento, infatti, Kyrie va attaccato subito. Questa volta, ritmo e tonalità rimangono fissi e chiari dall’inizio alla fine: 3/4 e Fa Maggiore. La ragione può essere Questa volta, ritmo e tonalità rimangono fissi così e chiari dall’inizio allaèfine: 3/4esclusivamente e Fa Maggiore. ragione motivata dal fatto che l’assetto polifonico, intenso e complesso, affidato allo La sviluppo interpuò essere dal fatto che l’assetto polifonico, così intenso e complesso, è affidato esclusivamente no motivata del coro e all’organo, che interagisce direttamente e continuamente con le voci. Coro e Organo diventano un b ∑ ∑ ∑ & allo sviluppo interno del coro e all’organo, che interagisce direttamente e continuamente con le voci. Coro tutt’uno. Duruflé avvia i Bassi, rispettando l’Incipit originale della melodia gregoriana sulla parola Kyrie, per poi e Organosviluppare diventano uniltutt’uno. tutto suo contrappunto complesso. Duruflé avvia i Bassi, rispettando l’Incipit originale della melodia gregoriana sulla parola Kyrie, per poi sviluppare tutto il suo contrappunto complesso.

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∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ & b Andante (q = 69) Nella seconda Sezione, parole Christe eleison, Duruflé opta stavolta per la composizione di una p sulle œ œlineaœmelodica œ œ œ della ? b Prende 34 œ spunto dalla nuovaBasses melodia. eleison, creativamente ∑ per poi svilupparla ∑ Œ parola & e liberamente. ?b ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ Ky

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40 Come nel primo movimento, anche in questa seconda Sezione ci spostiamo sul tono di La minore (che ricorda il modo eolio) con l’esecuzione da parte soltanto delle sezioni femminili, che procedono continuamente in imitazione fra loro. La ripresa si inserisce, attraverso un effetto di dissolvenza, con i Bassi brillanti in ff sulla parola Kyrie nell’ultima battuta dei Soprani e Contralti che stanno cantando la parola Christe. Si da il via all’ultima Sezione in imitazione alla quarta (Tenori), alla quinta (Contralti) e nuovamente alla quarta (Soprani) in un crescendo testurale che porterà al “culmine” del movimento alla battuta 58, con i Soprani che arriveranno fino al Lab acuto. In questa parte le armonie di Fa Maggiore sono occasionalmente colorate anche dalla presenza del Mib, che sembra suggerire un approccio alla tonalità di Sib Maggiore, senza mai modulare in modo vero e proprio a quel tono. Spesso i compositori usano il settimo grado della scala abbassato, anche per evitare o ridurre il più possibile l’utilizzo della Sensibile, che produrrebbe all’ascolto un andamento musicale più tradizionalmente classico. Raggiunto il climax, come nel primo movimento, vi è man mano una distensione di tutta la testura sia vocale sia strumentale, per terminare nuovamente con un lungo pedale di Tonica – Il coro conclude sull’accordo perfetto di Fa Maggiore, da intendersi ancora una volta (come nel primo movimento) come Finalis in riferimento alla nota conclusiva della melodia originale gregoriana – che è raggiunto intelligentemente con un movimento melodico ascendente del basso, evitando così la formula funzionale di cadenze classiche, come il V-I. Anche nelle ultime due battute finali nella cadenza V-I, Duruflé si esime dall’utilizzare la Sensibile, facendo sentire nella scelta dei suoni inseriti, un gusto più modaleggiante, che tonale.

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FarCoro 41

Suggerimenti per l’esecuzione Pur essendo stata scritta tutta l’opera del Requiem con dinamiche che vanno dal ppp al fff, occorre stare molto attenti ad un esecuzione e interpretazione particolarmente delicata e raffinata. La scrittura contrappuntistica, ci suggerisce un modo di cantare (con voci sempre ben appoggiate e fluide, meglio non di impostazione troppo lirica) e di suonare “sciolto e scorrevole”. Un canto spinto, sui suoni con dinamiche in forte, e troppo falsettato, suoi suoni con dinamiche in piano e pianissimo, ne risulterebbe sicuramente molto pesante, statico e non consentirebbe di eseguire correttamente e adeguatamente tutta la complessa rete polifonica e testurale che Duruflé ci propone. Dal punto di vista prosodico, Duruflé, prendendo a modello il canto gregoriano e il metodo dei monaci benedettini di Solesmes, ci suggerisce lui stesso che occorre cantare seguendo gli accenti naturali del testo. Questo approccio, consente sicuramente una migliore scorrevolezza del testo, del fraseggio e consente anche di esprimere meglio il significato espressivo delle parole che enunciamo. Ad aiutarci è anche l’accompagnamento strumentale, spesso realizzato attraverso arpeggi e arabeschi, che ci invitano ad un canto in sintonia con la fluidità di questi gesti musicali. Per quanto riguarda l’attenzione alle voci, è importante cercare di eseguire perfettamente all’unisono le proprie parti di sezione, cercando il più possibile un timbro vocalico comune, evitando timbri personali troppo diversi l’un l’altro, che potrebbero creare molti “battimenti” (cioè oscillazioni di frequenze, pur sulla stessa intonazione, diverse), e non consentire a una più precisa e riuscita dell’intonazione generale del coro. Questo, ancor più sui passaggi polifonici e armonici dove troviamo molte dissonanze.

Concludiamo questo articolo dedicato al Requiem Op. 9, con una interessante testimonianza di Duruflé stesso, che scrive una lettera al Direttore George Guest, organista gallese e maestro di cappella al St. John’s College, che fece molte incisioni di dischi negli ani ’70, tra cui anche di quest’opera:

Parigi, 3 Aprile 1978 Caro Signore, La gestione della Decca Records è stata così gentile da darmi il suo indirizzo. È per me un grande piacere inviarle i miei ringraziamenti e le mie congratulazioni sincere per l’eccellente registrazione che avete avuto la bontà di fare del mio Requiem. Apprezzo molto le qualità di esecuzione, di interpretazione e il suono stesso. Se avete occasione di dirigere di nuovo il mio Requiem in futuro, posso dirvi che io preferisco che gli assoli di baritono siano cantati da tutti i bassi e i secondi tenori. Si tratta di errore da parte mia di aver affidato queste poche battute a un solista. Ancora, con tutti i miei ringraziamenti, ecc., ecc. M. Duruflé 6 Place du Panthéon 75005 Paris


RADICI E FUTURO: VOCI D’EUROPA A PORTO TORRES

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di Luca Buzzavi

Il fascino della Sardegna e ottimi esempi di coralità.

Questi gli ingredienti principali della nuova ricetta di Voci d’Europa, il Festival Internazionale corale di Porto Torres (SS), giunto alla sua XXXIII edizione, che siamo stati invitati a recensire. Anima principale dell’evento è il Coro Polifonico Turritano, coordinato dall’intraprendente presidente prof.ssa Maria Maddalena Simile e diretto artisticamente dal maestro Laura Lambroni, giovane talento nel panorama italiano. Dall’8 al 18 settembre il cartellone ha offerto ben una ventina di appuntamenti che hanno toccato località dell’isola di indubbio prestigio artistico, visitando ben tre province: tutti questi eventi sono stati accomunati dall’ambizioso quanto attuale tema del ruolo della cultura musicale nell’opera dei compositori europei e nella polifonia contemporanea di ispirazione popolare. Radici e futuro, dunque, nel tentativo (ben riuscito!) di dar voce alle singolarità facendole dialogare e ritrovando ricchezza in quelle tradizioni che possono rivivere nella contemporaneità e ispirare nuova Arte. Insieme al Polifonico Turritano si sono alternati nei vari concerti i Madrigalisti Turritani, anche questi diretti dal m° Laura Lambroni, il Grupo Vocal KEA di Tolosa (Spagna) sotto la direzione del m° Enrique Azurza, il Vokalna Skupina Vikra di Trieste, gruppo italo sloveno del m° Petra Grassi, il Coro giovanile Effetti Sonori di Foiano della Chiana (AR), con il loro m° Elisa Pasquini, ed il Coro da camera del Conservatorio “L. Canepa” di Sassari, diretto dal m° Clara Antoniciello. In rappresentanza del canto popolare e della tradizione sarda poi, abbiamo ascoltato i cori Su Condaghe (dir. m° Giovanni Puddu) e Bona Catu (dir. m°

Michele Turnu) di Bonarcado (OR), Ortobene (dir. m° Alessandro Catte) di Nuoro e Su Veranu (dir. m° Gianni Garau) di Fonni (NU); i gruppi folk S. Maria Bambina di Nule (SS), Tamburini e Trombettieri ed Etnos di Porto Torres, Sbandieratori e Musici della Città dei Candelieri di Sassari. Il pubblico ha potuto piacevolmente gustare l’amalgama e la prorompenza del Polifonico Turritano e l’eleganza dei Madrigalisti Turritani nel proporre pagine di autori sardi come I love your love di G. Verdinelli, Agnus Dei di G. Madrau (première), Celeste tesoro di F. Fresi (première), Terra tremuit di E. Correggia (prima esecuzione in Sardegna) a alcune magistrali elaborazioni di temi sardi di don Antonio Sanna, il maestro fondatore dell’ensemble turritano nonché dello stesso Voci d’Europa. Altrettanto convincenti sono risultate le performance dei cori ospiti. Abbiamo apprezzato l’estrema pulizia e l’avvolgente calore del Grupo Vocal KEA – costituito interamente da professionisti – nel proporre brani di autori spagnoli tra cui J. Busto, J. Bello-Portu, F. Escudero, J. Elberdin, E. Ugalde, F. Guridi, così pure D. Azurza e X. Sarasola, anche membri dell’ensemble. Un diverso genere di coralità ed un altro percorso di ricerca quelli proposti, invece, dal Vokalna Skupina Vikra che ha dimostrato un’evidente versatilità stilistica unita ad una buona precisione esecutiva nell’excursus dal Gregoriano al Rinascimento, dall’Ottocento alla contemporaneità: l’ensemble, quasi interamente femminile, ha adottato l’originale prassi di eseguire i brani a voci pari con l’inserimento di due tenori al fine di ottenere maggiore amalgama e calore. L’integrazione tra coristi più e meno esperti, tra la cultura italiana e quella slovena, tra i compositori locali storici (Gallus, Lajovic, Ipavec) e quelli moderni (Brisotto, Čopi, Merkù, Makor) ha


FarCoro 43 dimostrato un perfetto accordo con il tema generale dell’evento. Ben preparati, dalla fresca e brillante presenza, sono apparsi poi i giovani cantori di Effetti Sonori che hanno mostrato di saper affrontare con entusiasmo ed emozionante responsabilità la partecipazione ad un Festival di tradizione. Anche la loro performance ha recepito le linee guida di Voci d’Europa facendo ascoltare un repertorio che spazia da un arrangiamento dei Negramaro per mano di A. Cadario, fino alle polifonie originali di M. Da Rold, M. Zuccante, O. Gjeilo e L. Donati. Di grande impatto e dai raffinatissimi chiaroscuri ci è parso, poi, il Coro da camera del Conservatorio “L. Canepa” di Sassari che ha eseguito in première il madrigale a 8 Sospirava il mio core del giovane compositore sardo R. Pintus contestualizzandolo in un percorso internazionale impegnativo e qualificante. Infine, come non notare la capacità del m° Antoniciello nell’appassionare e coinvolgere un così folto numero di musicisti che frequentano (o hanno frequentato) il Conservatorio sassarese. I numerosi applausi ricevuti da tutti i cori durante i concerti non sono stati gli unici a caratterizzare il Festival: infatti, secondo il volere della direzione artistica, numerosi e assai diversi tra loro sono stati gli eventi che hanno ulteriormente declinato il tema scelto durante un calendario parallelo a quello dei concerti. Allora, la missione culturale del Festival ha incontrato la dimensione educativa, dando alla luce una matinée presso l’Auditorium del Liceo Scientifico Europa Unita di Porto Torres guidata dal Polifonico Turritano e dall’aretino Effetti Sonori: i giovani studenti intervenuti hanno avuto l’occasione di sperimentare loro stessi, con vivo interesse e curiosità, alcuni brani di vita corale. Il profilo musicologico è stato invece oggetto di una ricca tavola rotonda, ideata per riflettere, insieme ad alcuni dei direttori ospiti, sul tema stesso del Festival. Le illuminanti considerazioni dei maestri Lambroni, Grassi e Azurza sull’importanza della ripresa e dell’attualizzazione del canto tradizionale nella composizione contemporanea hanno dato il La – è il caso di dirlo! – a molti interventi stimolanti da parte dei qualificati musicisti convenuti. Che sia di buon auspicio e di suggerimento per gli organizzatori? Dulcis in fundo, il tema scelto, quello di conoscere e ripartire dalle radici per costruire il futuro, ha ispirato l’ideazione di una serata folkloristica che per la

prima volta è entrata nel calendario di Voci d’Europa: lungi dal risultare una mera rievocazione dei ‘tempi che furono’, i gruppi intervenuti hanno dapprima coinvolto la piazza turritana e poi interessato il pubblico della Basilica di San Gavino con originali reinterpretazioni della Tradizione. Così i brani presentati dal Coro Ortobene hanno reso evidenti le influenze della prassi esecutiva contemporanea (spazializzazione, ricerca della dissonanza, …) mentre il coro femminile Su Veranu ha proposto il proprio lavoro di ricerca sugli antichi canti religiosi sardi. Un plauso dunque agli organizzatori, ai promotori e ai sostenitori di questa iniziativa che ha saputo coinvolgere realtà locali, nazionali e internazionali in un vero e proprio tour della Sardegna, dimostrando che collaborare si può, si deve e – soprattutto – è divertente e di grande soddisfazione!


i sessant’anni della

CORALE COLLECCHIESE “M. DELLAPINA” di Sergio Picollo

Sessant’anni di ininterrotta attività: questo il lusin-

ghiero traguardo che la Corale Collecchiese “Mario Dellapina” festeggia nel 2016. Durante le sedute di prova l’entusiasmo che traspare dai volti dei coristi, tra cui molti giovani, fa capire che più che di un traguardo si tratta di un nuovo punto di partenza. Infatti l’avvento del nuovo direttore Leonardo Morini ha coinciso con un considerevole arricchimento dell’organico ed un ulteriore perfezionamento della prassi esecutiva confermata dal successo degli ultimi concerti. La tradizione del canto corale a Collecchio affonda le sue radici nei primi decenni del ‘900 quando il parroco don Giuseppe Leoncini raccolse un gruppo di volonterosi per animare le celebrazioni liturgiche in occasione di festività solenni, coadiuvato nella seconda metà degli anni trenta da don Guido Anelli. Fu proprio quella corale a salutarlo eseguendo una solenne messa del Perosi nella chiesa di Ostia quando, nell’aprile del 1940, don Anelli lasciò il paese, comandato quale parroco a Belforte, sull'Appennino, dove si prodigò per organizzare la resistenza partigiana divenendo noto come il “prete volante”. Il 29 febbraio 1956, grazie all’iniziativa di alcuni appassionati di canto, fra i quali vi erano gran parte di coloro che avevano fatto parte dei precedenti gruppi, si costituisce ufficialmente il complesso vocale, formato da sole voci maschili, al quale fu assegnato il nome di Corale Collecchiese. I componenti della Corale, una settantina che più o meno assiduamente si alternarono nei primi anni di attività, erano per la maggior parte operai, artigiani, commercianti, agricoltori, che devono alzarsi presto il mattino per andare a lavorare. Passare un paio di sere la settimana in Corale per molti era un sacrificio fisico, ma anche una grande soddisfazione personale

e un’occasione per stare insieme legati dalla passione per il canto. A dirigerla fu chiamato mons. Mario Dellapina, già istruttore di musica presso il Seminario di Parma e raffinato armonizzatore. Inizialmente la Corale si avvalse dei Corsi di Orientamento Musicale concessi dal Ministero della Pubblica Istruzione istituendo un corso triennale di educazione musicale. Dellapina, indipendentemente dal fatto che il suo insegnamento avvenisse nell’ambito dei corsi ministeriali di orientamento musicale o meno, fin dall’inizio volle che i coristi riuscissero a districarsi almeno un po’ tra le note. Oltre ai rudimenti della musica, il maestro si soffermava spesso anche a chiarire il significato delle parole che si dovevano pronunciare e soprattutto interpretare col canto: teneva alla chiarezza dell’emissione, all’espressione in base al significato, alla correttezza della pronuncia delle vocali (certe “e” e “a” troppo aperte: diceva, in dialetto: “Nèlla” la sarà la to morosa, chì as’ diz “nélla”!) e delle consonati (“s” e “z”, che noi emiliani tendiamo a strascicare). Il maestro sapeva insegnare la musica con grande naturalezza e semplicità e anche se il periodo di direzione fu il più breve nella storia del coro lasciò un’impronta e un ricordo indelebile. A parte la musica sacra, d’obbligo per una corale che, piacesse o no, era nell’orbita della parrocchia, il repertorio comprendeva soprattutto canti di montagna e brani operistici e romantici. In realtà però, pur partecipando inizialmente a numerosi concorsi di canti di montagna, fin dall’inizio del magistero dellapiniano, la Corale Collecchiese, prese in breve tempo una connotazione polifonica. Dellapina si avvalse della collaborazione di don Giorgio Zilioli e del giovane maestro Giovanni Veneri (da ricordare nel 1966 l’esecuzione da parte della


FarCoro 45 Corale della Míssa in honorem Sancti Evasii per soli, coro maschile ed orchestra da lui scritta e diretta in occasione del 60° anno di sacerdozio dell’Arcivescovo di Parma mons. Evasio Colli) che si alternarono successivamente alla direzione fino al 1975, anno della grande svolta determinata dal maestro Tanzi. Egli riuscì, con un paziente lavoro, ad infondere nuova fiducia nel gruppo e ad allargarne gli orizzonti culturali, nel tentativo di forgiare una nuova identità per un coro che aveva già alle spalle un’esperienza ventennale. Fu in questo rinnovato quadro che i continui riferimenti a Mario Dellapina, il primo maestro, di cui anche Tanzi era stato allievo e del quale riportava le massime e gli insegnamenti in chiave aneddotica durante le prove, assunsero il significato di un ritorno alle origini, alla polifonia come palestra per lo sviluppo della coralità e ambìto traguardo di ogni esercizio corale. Pian piano il gusto dei coristi venne indirizzato sempre più verso la polifonia classica e ben presto nacque l’esigenza di inserire nel coro un gruppo di voci femminili, la cui assenza rappresentava il limite più grande nella scelta del repertorio. La naturale conclusione di questo percorso fu l’intitolazione della corale al maestro Dellapina, scomparso nel 1979, avvenuta in occasione del trentesimo anniversario della fondazione. Su indicazione del maestro Tanzi, all’indomani della sua rinuncia dovuta agli impegni derivanti dall’incarico di maestro del coro del Teatro Regio di Parma, la guida della Corale Collecchiese venne affidata alla maestra Marina Gatti. Diplomata in flauto e cresciuta nelle file del coro alla scuola del maestro Tanzi, si fece interprete di questo nuovo gusto proponendo un repertorio sempre più connotato da brani del periodo rinascimentale. Risalgono a quegli anni le collaborazioni con il coro T.L. da Victoria di Langhirano, col maestro Carlo Piazza e con la Compagnia dell’Obolo di Fornovo per l’allestimento di spettacoli in costume rinascimentale, con l’inserimento della recitazione al posto della semplice presentazione, culminati con il concerto al Teatro Farnese dedicato a Monteverdi e l’esecuzione del Festino di Banchieri in occasione del quarantennale della corale. Alle soglie del duemila la direzione artistica viene affidata alla maestra Valeria Temporini che mostra subito un temperamento deciso e, pur accettando la richiesta della base del coro di mantenere ed ampliare il repertorio di polifonia rinascimentale, ben presto manifesta un gusto più spiccato per la musica barocca

e del ‘900, con incursioni nel campo degli spirituals. Inizia una nuova fase della vita del coro, che vedrà collaborazioni con gruppi strumentali e un rinnovato interesse per le rassegne corali. Vengono eseguiti Te deum, Laudate Pueri, canzonette di Mozart e in più occasioni il Gloria di Vivaldi. In una di queste l’orchestra ha utilizzato esclusivamente strumenti ad arco realizzati dall’artigiano locale Giovanni Ferrari, che in quegli anni aveva anche costruito l’organo della chiesa di Collecchio. In occasione del cinquantesimo la storia del coro diventa un libro di 80 pagine ricco di ricordi, aneddoti, documenti e foto. Siamo giunti così ai giorni nostri con l’arrivo del maestro Morini che ad un solo anno dall’incarico ha la responsabilità di preparare il coro in vista di questa scadenza importante. Per festeggiare questo traguardo sessantennale si è deciso di realizzare un doppio CD su cui troveranno spazio brani dell'attuale repertorio, tra cui spicca il “Miserere mei, Deus” di Francesco Durante ora in fase di studio, e pezzi significativi, ricavati da registrazioni dal vivo, tratti dal repertorio dei vari periodi della storia del coro.


FarCoro 46

DI CORI UN ALTRO PO...

Di Cori un altro Po... Festival Corale sulle Sponde Emiliane e Lombarde 17 Settembre - 16 Ottobre 2016 Organizzato da

USCI Lombardia AERCO Emilia Romagna

Di Cori un altro Po... di Tiziana Gori www.dicoriunaltropo.it

Quando chiedo ai Cori che cosa desiderano, mi

sento rispondere sempre “i Cori vogliono cantare!”. Per questo motivo ho pensato che una delle possibili soluzioni fosse non solo di accontentarli, ma di farli cantare dove probabilmente non avrebbero avuto modo di esibirsi. Con questa intenzione, ho chiesto e immediatamente Organizzato da di AERCO e Andrea Angelini è ottenuto l’adesione stato determinante nella realizzazione di questa idea. USCI Lombardia Così è nato “Di Cori un altro Po”, il Festival corale AERCO Emilia Romagna che si è svolto sulle sponde lombarde ed emiliane del Fiume dal 17 settembre al 16 ottobre 2016. La caratteristica peculiare della Rassegna sono stati i www.dicoriunaltropo.it luoghi, le sedi degli 8 concerti, tutti di grande prestigio, carichi di storia, di cultura e di un fascino stra-

ordinario: il Palazzo Ducale di Revere, la Sala delle Stilate di Pomposa, la Cappella Ducale di Colorno, la Chiesa di San Giorgio di Arena Po, la Chiesa di Santa Maria Maddalena di Cremona, il Teatro Verdi di Fiorenzuola, il Teatro Ruggeri di Guastalla ed il Tempio Civico dell’Incoronata di Lodi. La formula adottata, poi, è stata semplice e chiara: i 16 Cori, 8 lombardi ed 8 emiliani, si sono “scambiati” la Regione, andando a cantare, due per concerto, anche a molti chilometri di distanza, secondo un calendario pubblicato su volantini e pregevoli libretti di sala, oltre che sul sito apposito www.dicoriunaltropo.it.

Festival Corale sulle Sponde Emiliane e Lombarde 17 Settembre - 16 Ottobre 2016


FarCoro 47 “...nel frattempo il sole è diventato argento” (per citare Bruno Cobianchi) e il 16 ottobre il sipario è calato sul Festival, non senza lasciare in tutti i Cori il ricordo bellissimo di un’esperienza positiva e da ripetere, per l’eccezionalità dei luoghi e l’interscambio culturale. L’Edizione 2017 è ormai in cantiere e non si esclude che probabilmente entrerà anche in territorio piemontese. Per ora ci resta il riscontro positivo ricevuto che ci conforta e premia il lavoro di USCI Lombardia e AERCO, primo esempio di collaborazione interregionale.


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RIMINI INTERNATIONAL CHORAL COMPETITION 2016 UN DECENNALE MEMORABILE di Luca Buzzavi

A

Rimini l’equinozio d’Autunno è arrivato proprio mentre iniziavano i lavori del Concorso Corale Internazionale, Rimini International Choral Competition, giunto quest’anno alla decima edizione. Così dal 22 al 25 settembre sono giunti nel capoluogo romagnolo ben 18 cori da tutto il mondo, tra cui due italiani, per confrontarsi in cinque categorie (Voci pari, Voci miste, Voci bianche, Musica folk/Gospel, Musica sacra); i primi e i secondi classificati di ognuna di esse si sono poi giocati la finalissima nel Grand Prix conclusivo. Le prove, che si sono tenute presso il Teatro Novelli (ad eccezione dei cori iscritti alla categoria Musica sacra, i quali hanno cantato nella chiesa di San Giovanni Battista), hanno visto alternarsi i seguenti ensemble: Il Calicanto (Italia, m° Silvana Noschese), Insieme vocale Vox Cordis (Italia, m° Benedetta Nofri), Apollo Choir (Slovacchia, m° Milan Kolena), Second Polyhymnia Choir (Giappone, m° Suzuyo Tani), Vokalna Skupina Domen (Slovenia, m° Karmen Banko), Druskininkai (Lituania, m° Inga Vagnoriüté), Vox caelestis (Ungheria, m° Veleria Szebelled), Ruta (Lettonia, m° Maruta Velicko), Pazmany Pater Catholic University Choir of the Faculty of Information Technology and Bionics (Ungheria, m° Ágnes Bércesné Novák), Szczecin Boy’s Choir Slowiki (Polonia,

m° Grzegorz Handke), Paduan Suara Mahasiswa Universitas Gadjah Mada (Indonesia, m° Alfonsus Andaru), MPZ Cantus PoPuli (Croazia, m° Tatjana Merkl), Mixed Choir of Paks (Ungheria, m° Krisztina Ujházy), Poznan University Of Medical Sciences Mixed Choir (Polonia, m° Przemysław Pałka), Vatroslav Lisinski Vocal Ensemble, Renaissance Ensemble (Croazia, m° Heda Gospodnetić), University of Latvia Chamber Choir DeCoro (Lettonia, m° Peteris Vaickovskis), Dekliški Pevski Zbor Pueri Cantores Tolmin (Slovenia, m° Barbara Kovačič), APZ Tone Tomšič University of Ljubljana (Slovenia, m° Jerica Gregorc Bukovec). Tutti i risultati di categoria sono consultabili presso l’archivio del sito www.riminichoral.it ma, indipendentemente dalle classifiche, ciò che ha senza dubbio colpito ed affascinato il folto pubblico sono state la grande concentrazione e l’intensa passione profuse durante tutte le fasi del concorso. Studenti, amatori, persone che per qualche giorno hanno lasciato le proprie quotidianità per dedicarsi interamente al mondo corale. Più passavano i giorni è più crescevano l’aspettativa e la tensione verso la finalissima della domenica sera, durante la quale i cori selezionati hanno giocato le carte migliori. Così abbiamo potuto gustare in questo gran finale l’originale trascrizione di O surdato


FarCoro 49 nnamurato per mano di Giorgio Susana, eseguita dal coro Il Calicanto, l’intenso Panis Angelicus di Lorenzo Donati proposto dal Vox Cordis, la solennità del Sanctus di Zdenek Lukas fatta risuonare da Apollo Choir, la brillante versione di It don’t mean a thing di Duke Ellington cantata dai ragazzi polacchi del Szczecin Boy’s Choir Slowiki, la freschezza del Cucu, cucu! di Juan de Encina offerta da DeCoro, la maestria di Gallus nell’Hodie Christus natus est mostrato da APZ Tone Tomšič fin alla simpatia della monteverdiana Io mi son giovinetta per voce del Paduan Suara Mahasiswa Universitas Gadjah Mada. La tensione durante il gran premio era altissima ed è cresciuta fino al momento della proclamazione dei verdetti: i canti spontanei sollevati dai coristi seduti in sala, in trepida attesa della conclusione dei lavori di giuria, sono apparsi allora come un emozionante dialogo – tutto musicale – tra concorrenti. Così, tra grida e sorrisi, lacrime di gioia ed alcuni sguardi di sconforto, abbiamo appreso che il miglior coro è risultato il lettone University of Latvia Chamber Choir DeCoro, mentre miglior direttore è stata proclamata la slovena Jerica Gregorc Bukovec di APZ Tone Tomšič University of Ljubljana. Il tutto, frutto della virtuosa sinergia organizzativa tra l’associazione musicale Musica Ficta e il coro riminese Carla Amori, si è svolto sotto la direzione

artistica del prof. Andrea Angelini e l’illustre patrocinio del Parlamento Europeo, della Presidenza della Repubblica italiana, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini, di FE.N.I.A.R.CO. e di A.E.R.CO. Ulteriore nota di colore è stata l’elaborazione dell’inno ufficiale, commissionato appositamente dagli organizzatori al compositore filippino John August Pamintuan su testo di Andrea Angelini per rendere ancora più solenne questa decima edizione. Il brano è stato cantato dai cori convenuti in apertura di ognuna delle giornate dell’evento. Tra le attività che costituiscono il corollario alla competizione non possiamo non ricordare il canto della Messa presso la chiesa di S. Agostino il sabato pomeriggio. Hanno approfittato di questa opportunità otto tra i cori iscritti e, diretti dal maestro Angelini, hanno eseguito un programma pensato ad hoc durante la liturgia: certamente un’occasione per stemperare la tensione accumulata, conoscersi meglio e condividere la propria voce in un unico grande coro. Durante l’ultimo pomeriggio, inoltre, è stata molto seguita e apprezzata la riunione tra i membri della giuria, la direzione artistica e i rappresentanti dei cori in gara.


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Ogni giurato ha avuto modo di esprimere un parere complessivo e il discorso del presidente della commissione, il compositore lettone Ēriks Ešenvalds, si è rivelato ricco di utili osservazioni, consigli e apprezzamenti. Sono proprio i maestri chiamati a far parte della giuria a meritare un focus particolare della nostra recensione; infatti, in questo decennale, la direzione artistica ha contattato nomi di fama internazionale, quali il già citato Ēriks Ešenvalds (compositore - la cui intervista per FarCoro la trovate nello scorso numero - del celeberrimo Stars), dall’Italia il compositore e direttore di coro Manolo Da Rold e il violoncellista, arrangiatore e direttore Fabio Pecci, il maestro norvegese Margrethe Ek, spesso invitata in commissioni di concorso internazionali, e il compositore russo Anatoly Kiselev, scrittore, giornalista e co-fondatore dell’Associazione Russa per la Musica Elettronica. Al termine tutti i cori sono stati invitati alla prossima edizione che si terrà dal 21 al 24 settembre 2017. La principale novità dell’undicesima edizione sarà il raddoppio del premio per il vincitore del Grand Prix che porterà a casa un bottino di ben 10.000 euro… Val la pena farci un pensierino!


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NATIVITAS concerti di natale dei cori aerco 10/12 Cavolaforum, Cavola di Toano (RE), ore 21 “ARMONIE DI NATALE” Coro Vocilassù , Coro La Baita , Coro Monte Sagro

3/12 Chiesa di San Vitale, Parma, ore 16 Concerto per gli anziani Coro San Benedetto, Coro voci bianche del Conservatorio “A. Boito”, Coro Cuator Stagion 3/12 P.zza Calderara di Reno, ore 18.30 Spirituals Ensemble 3/12 Teatro spazio Reno, Bologna, ore 20.30 Spirituals Ensemble 7/12 Parrocchia San Gabriele, Lugo, ore 21 Coro della casa della carità di Lugo 8/12 CINEFOX di Caorso (PC), ore 21 Cantando il Natale Coro e Orchestra Vallongina 8/12 Basilica di San Prospero, Reggio, ore 12 Santa Messa dell'Immacolata Coro Giaches de Wert di Novellara , Coro Polifonico Sant'Anselmo di Lucca 8/12 Circolo Aperto Novellarese (RE), ore 15 Concerto di Natale per Telefono Amico Coro Giaches de Wert 8/12 Chiesa di Sant’Egidio Cesena, ore 16 Aspettando il Natale Coro Accademia Musicaesena, Coro di Bambini della Scuola Elementare M. Moretti di Cesena 8/12 Chiesa B.Vergine Mediatrice, Modena, ore 16 Concerto di Natale Corale E. Pancaldi e Ensemble Strumentale E. Pancaldi 10/12 Parrocchia di San Sebastiano di Borgonuovo (Sasso Marconi), ore 21 Coro AcCanto al Sasso, Dei Verbum Chorus di Pioppe di Salvaro, San Lorenzo di Sasso Marconi e Vado, Orchestra Onda Marconi Sasso Marconi

10/12 Chiesa S. Lucia di Casalecchio di Reno, ore 20.30 Festa Patronale Parrocchia Santa Lucia
 Coro Nuestro 11/12 Cripta della Cattedrale di Parma, ore 16 Concerto per il World Choral Day Coro San Benedetto, Coro Laus Vocalis, Coro Voci di Parma 11/12 Riccione - Teatro “Celli” - scuola Annyka Brandi “NATALE COL CUORE “ Concerto a favore delle popolazioni colpite dal sisma del centro Italia Cori Note In Crescendo & Le Allegre Note 11/12 Cervia, Chiesa di S. Antonio da Padova, ore 17 Concerto di Natale Coro AD NOVAS di Cesenatico diretto da Monica Poletti e "Quintetto all'opera", ensemble di fiati 11/12 Chiesa S. Giacomo di Piumazzo, Modena, ore 17.30 RASSEGNA DI NATALE Coro S. Giacomo di Piumazzo,Corale E. Pancaldi e Ensemble Strumentale E. Pancaldi 11/12 Chiesa S. Eufemia Neviano Arduini, ore 16.30 "O NATA LUX" Coro Burcina (Biella), Coro Le Maestà di Toano(RE), Cantori delle Pievi 15/12 Accademia dei Notturni- Bagnarola di Budrio, ore 21 Spirituals Ensemble 16/12 Chiesa dell’Osservanza, Cesena, ore 21 Suoni e Colori V Stagione 2° appuntamento: Kleine Orgel Messe Haydn e Litanie Lauretane KV 109 di W. A. Mozart Coro Accademia Musicaesena, Orchestra A. Corelli 17/12 Chiesa S. Stefano a Bazzano, Valsamoggia, ore 21 XXIX Concerto di Natale Coro Cantichenecchi , Coro Giovanile Valsamoggia, Schola Cantorum di Bazzano 17/12 Chiesa Parrocchiale di Carpineti (RE) - ore 20.45 Rassegna Natalizia in occasione del Presepe Vivente Coro Vocilassù, Coro Matildico di Valdolo (Toano), Corale CINC CERR COR (Cinquecerri di Ligonchio)


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52 17/12 Duomo di S. Giorgio, Sassuolo, ore 21 Puccini “Messa di Gloria” Coro e ensemble strumentale Puccini

21/12 Chiesa del Crocifisso, Rimini, ore 21 My Lord Has Come! Coro Carla Amori

17/12 Chiesa di Praticello di Gattatico, ore 20.30 Concerto di Natale Coro"Vocinsieme", Coro della Cappella mus. S.Francesco da Paola Reggio E., Coro di voci bianche della scuola media "E.Fermi", Orchestra da camera "C.Orff" 17/12 Collegiata di Fiorenzuola d’Arda (Pc), ore 21 GLORIA E MAGNIFICAT di VIVALDI CORO e ORCHESTRA VALLONGINA di Fiorenzuola, CORO ESTUDIANTINA di Casalmaggiore (Cremona)

22/12 Sala d’attesa Torquato Secci, Stazione ferroviaria di Bologna, ore 20.30 Spirituals Ensemble

17/12 Chiesa di S. Maria Madre Misericordia, Bologna, ore 20.30 Festa Patronale Parrocchia Santa Lucia
 Coro Nuestro 18/12 Parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù , Bologna, ore 17.30 "Concerto di Natale: serata di Musica e Intercultura” Mikrokosmos dei Piccoli, 
Mikrokosmos dei Giovani
, Coro Giovanile Bassi & Co., 
Coro Ad Maiora: la Bottega della Voce, 
Mikrokosmos - Coro Multietnico di Bologna 18/12 Chiesa Gesù Redentore, Modena, ore 16 Puccini “Messa di Gloria” Coro e ensemble strumentale Puccini 18/12 Chiesa Gesù Nostra Riconciliazione, Rimini, ore 21 "PUER NATUS EST" Coro JUBILATE DEO 18/12 Chiesa di Carpaneto, ore 21 CONCERTO DEGLI AUGURI Coro polifonico “Le Ferriere” 18/12 Salone Comunale di Forlì, ore 16 “CANTI DI NATALE” Coro Città di Forlì 18/12 Parrocchia di San Lorenzo (Sasso Marconi), ore 17 Coro AcCanto al Sasso, Dei Verbum Chorus di Pioppe di Salvaro, San Lorenzo di Sasso Marconi e Vado, Orchestra Onda Marconi Sasso Marconi 18/12 Centro sociale Montanari, ore 20.30 Spirituals Ensemble 18/12 via S. Stefano 119, Bologna, ore 16.30 Concerto di Natale Coro Leone 19/12 Chiesa Parrocchiale di Casina (RE) - ore 20.30 Coro Vocilassù e bambini dell’Istituto comprensivo "Giorgio Gregori” di Carpineti e Casina 20/12 Chiesa di S. Giuseppe Sposo, Bologna, ore 21 CONCERTO DEGLI AUGURI Sarah Sheppard Ensemble e Coro Sistro

23/12 Coop Centro Nova- Villanova di Castenaso, Bologna, ore 19 Spirituals Ensemble 24/12 Cattedrale di San Leo, ore 23.15 Concertino prenatalizio Schola Cantorum del Duomo di San Leo 25/12 Gatteo a mare, Parrocchia dell'annunciazione, ore 16.30 Concerto di Natale Coro AD NOVAS di Cesenatico e "Quintetto all'opera" 26/12 Cesenatico, Teatro comunale, ore 17 Concerto di Natale Coro AD NOVAS di Cesenatico e "Quintetto all'opera", 26/12 Chiesa San Benedetto, Parma, ore 16.30 Tradizionale Concerto di Santo Stefano Coro San Benedetto 26/12 Chiesa di Carpaneto, ore 21 CONCERTO DEGLI AUGURI Coro S.Fermo di Carpaneto 26/12 Chiesa S. Bartolomeo, Pavullo nel Frignano (MO) ore 16 CONCERTO DI NATALE Corale E. Pancaldi e Ensemble Strumentale E. Pancaldi 26/12 Collegiata di Santo Stefano, Novellara (RE), ore 15.45 Oratorio di Natale, di C. Saint Saens Coro Giaches de Wert, Coro Civico di Guastalla, Coro Polifonico Sant'Anselmo di Lucca 26/12 Chiesa S. Pietro- S. Giovanni Marignano (RN), ore 17 "CONCERTO DI NATALE" CHORUS MARIGNANENSIS con la partecipazione dei "Cameristi del Montefeltro" 28/12 Chiesa dei Servi, Rimini, ore 20.45 SPETTACOLO DI NATALE, "P-ARTI CON DIO" CORO S.M.S. - Spes Mariae Sanctissimae (Celle di Rimini),Corale Nostra Signora di Fatima (Rivabella di Rimini), Corali unite di Savignano sul Rubicone e Corale di S. Girolamo di Rimini) 6/1 Chiesa Santo Sepolcro, Parma, ore 17 Concerto dell’Epifania Coro San Benedetto


i d l a v i t s e f a r e v a m i r p

Feniarco e Act presentano

o d n a t n a c a r t n o la scuola si inc

Festival organizzato da

Associazione Cori della Toscana con il sostegno del MiBACT con la collaborazione del MIUR - comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica con il patrocinio di Regione Toscana Provincia di Pistoia Comune di Montecatini Terme un’attività in partnership con

2017

nel network di

EUROPE FOR FESTIVALS FESTIVALS FOR EUROPE

EFFE LABEL 2015-2016

e m r e T i n i t a c e t Toscana Mon

internazionale

festival per cori scolastici 20•22 aprile 2017

scuole primarie e scuole medie

(6-13 anni)

26•29 aprile 2017

scuole superiori

(14-19 anni)

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