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es.ser.ci.

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e raccontarSI

Elena Tra sogno e realtĂ 


es.ser.ci.

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e raccontarSI

Elena Tra sogno e realtà

Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari


Una strada sconosciuta: l’incontro con il Servizio Civile

Sono

Elena, ho 25 anni, sono nata a Mirano in provincia di Venezia, e attualmente risiedo a Rovereto dove sto completando il mio percorso di Servizio Civile presso il Mart, il museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. L’idea di svolgere il Servizio Civile è nata per caso. All’inizio dell’estate ho consultato il sito del museo per informarmi sulle mostre in programma e la mia attenzione è caduta sul link che sponsorizzava il bando per un progetto relativo al Servizio Civile. Il bando era perfetto per me, perchè riguardava un settore a me caro, cioè quello della didattica dei beni culturali. Conoscevo poco la realtà del Servizio Civile. Ho cercato di informarmi il più possibile su quello che avrebbe voluto dire intraprendere questa avventura, e nonostante alcuni dubbi iniziali ho deciso di presentare la mia domanda. Il bando sarebbe scaduto la settimana successiva perciò, non avendo molto tempo per riflettere, ho lasciato che fosse la mia passione per questo tipo di lavoro, già sperimentato du


rante il mio percorso universitario, a condurmi nella scelta. Quindi, almeno in un primo momento, i miei genitori sono rimasti un po’ esclusi dalla decisione: non volevo si preoccupassero più del dovuto dato che non sapevo se la mia domanda sarebbe stata accolta. Mi sono limitata ad accennare loro questa possibilità, consapevole che avremmo avuto tempo di pensare a tutto nel caso la mia richiesta fosse andata a buon fine. Quando poi sono stata contattata per confermare la mia presenza al colloquio di selezione, il loro supporto e il loro incoraggiamento si sono rivelati indispensabili dal momento che io, presa da un vero e proprio attacco di panico, non volevo più partecipare. Inoltre la data dell’incontro era stata anticipata di una settimana, per cui da un giorno all’altro mi sono dovuta organizzare per poter essere puntuale all’appuntamento. Ero convinta che il colloquio fosse andato malissimo. Ho passato tutta la giornata temendo che non mi avrebbero richiamato: si era svolto in mattinata e nel tardo pomeriggio non avevo ancora ricevuto notizie. Poi la chiamata: allora sì che è stato panico! Ho realizzato in un istante che la mia vita sarebbe cambiata. Accettare quest’opportunità avrebbe significato trasferirsi, interrompere il corso di laurea spe


cialistica che avevo appena iniziato, licenziarmi dal lavoro e rivedere anche le relazioni con le persone a me care. Usando una metafora posso dire che ero all’inizio di una strada della quale non vedevo nulla. C’era solo la nebbia che mi avvolgeva, avevo la sensazione di avere di fronte una salita: non avevo idea di cosa sarebbe successo e di come mi sarei sentita, ma avevo voglia di provare. Il confronto con le persone più care Era giunto il momento di confrontarmi con la mia famiglia: i miei genitori non nascondevano una sensibile preoccupazione verso il futuro che mi aspettava. Sicuramente il fatto che mi sarei trasferita in un’altra città era il loro maggior timore, non solo perchè era la prima volta che “uscivo di casa” per vivere da sola, ma anche perchè bisognava considerarne l’aspetto economico. Inoltre vedevano nuovamente allontanarsi il momento in cui avrei finalmente terminato il mio percorso di studi universitario, un cammino che già durante la laurea triennale si era rivelato più lungo del previsto. Con loro fui sincera e ammisi subito le mie intenzioni: consapevole del fatto che sarebbe stato difficile gestire lo studio a distanza, anche perchè il Servizio Civile mi avrebbe coinvolto parecchio, 


impegnando la maggior parte delle mie giornate, preferivo dedicarmi totalmente a questa nuova esperienza, che ritenevo comunque più formativa, ed interrompere gli studi, a costo di ritardare la laurea di un anno. Ma non posso negare di aver sempre avuto il loro supporto, una volta compreso ciò che questa scelta rappresentava per me. Col passare del tempo hanno avuto modo di conoscere la realtà in cui mi sono calata e si sono conviti a loro volta che la decisione è stata quella giusta. In particolar modo hanno capito che si tratta di un’occasione importante per il mio futuro. I miei amici erano divisi. Qualcuno mi ha appoggiato fin dall’inizio, convinto delle mie capacità, e qualcun’altro invece, più concretamente, vedeva questa mia partenza solo come il rincorrere un sogno, mentre avrei dovuto impegnarmi per finire gli studi e crearmi una vita su basi solide. Ricordo, ad esempio, la frase di un ragazzo, a cui confidai la mia decisione, che senza tanti giri di parole mi rispose “Ma che cavolo fai?!” ed in parte mi turbò perchè sembrava non riuscir proprio a comprendere le mie motivazioni. Il progetto e il mio ruolo Il progetto all’interno del quale ho svolto il mio servizio si 


intitola “Mart: didattica, mediazione e comunicazione al pubblico” perciò per 12 mesi sono stata coinvolta nelle diverse attività proposte dalla sezione didattica del museo, organizzata in tre aree che si distinguono per le diverse tipologie di pubblico a cui si rivolgono: • l'area “Pubblico” si rivolge al pubblico adulto e delle famiglie, offrendo visite guidate e laboratori, workshop con artisti e incontri di approfondimento; • l'area “Scuola” si occupa del settore scolastico; • l'area “Formazione e consulenza” a sua volta comprende due utenze diverse: offre occasioni di formazione agli insegnanti, agli studenti e agli operatori, proponendo visite guidate, corsi d’aggiornamento e workshop con artisti. Inoltre la responsabile di quest’area propone percorsi guidati e laboratori per il pubblico con esigenze particolari, permettendo un contatto tra il museo e realtà apparentemente lontane, che difficilmente potrebbero usufruire di tale risorsa in modo autonomo. Mi riferisco ad esempio, agli ospiti delle case di riposo, alle cooperative sociali, alle case circondariali. Il progetto è stato rispettato appieno, sopratutto per quanto riguarda la mia posizione. All'inizio c’è stato un periodo di formazione, durante il quale sono stata seguita ed ac


compagnata in modo da raggiungere una certa competenza e preparazione che mi hanno permesso, in un secondo momento, di agire in modo abbastanza autonomo. Fondamentali sono stati l'appoggio e il sostegno dei responsabili delle tre aree che si sono dimostrati, fin dall’inizio, molto disponibili e accoglienti, dato che hanno mediato la posizione di noi tre volontari rispetto allo staff, valorizzandoci come portatori di esperienze diverse. E’ stato piacevole sentire di avere un’opportunità in più: non solo quella di imparare dal lavoro degli altri ma poter trasmettere anche qualche cosa di nostro. Durante l’anno trascorso ho avuto la possibilità di mettermi alla prova in diversi ambiti, in particolare conducendo attività di laboratorio e visite guidate per un pubblico molto variegato, da quello scolastico a quello di adulti, da quello per anziani a quello delle cooperative sociali. Nei laboratori mi sono messa in gioco, esercitando la mia manualità, la mia inventiva, la mia creatività anche su fronti totalmente nuovi, come la pratica di diverse tecniche artistiche. Però non ho avuto solo un ruolo “esecutivo – operativo”: ho potuto anche progettare attività e laboratori da proporre in diverse occasioni, per la cui realizzazione ho dovuto 


creare i giusti strumenti per confrontarmi con abilità diverse. Questo è l’aspetto che più mi affascina e appassiona di questa professione: è necessario trovare il giusto canale per coinvolgere gli utenti con cui ci si relaziona cercando di trasmettere la propria passione. All'inizio ero attratta soprattutto dalle attività di laboratorio proposte dall’area scuola e ho puntato sulla mia predisposizione al lavoro con i bambini, sopratutto con quelli più piccoli, perchè con loro mi sento me stessa: attraverso il gioco emerge la parte di me rimasta bambina. Era l’ambito in cui mi sentivo più sicura, che credevo mi rispecchiasse di più, ma l'esperienza del Servizio Civile mi ha consentito di sviluppare le mie competenze comunicative, e capire quanto siano importanti e necessarie per confrontarmi in modo adeguato, cioè tenendo sempre presenti le diverse caratteristiche del pubblico. Questo inizialmente mi aveva intimorita perchè certi contesti li vedevo lontani dalle mie esperienze precedenti e temevo di non essere all'altezza. Mi riferisco sia al pubblico degli adulti e degli anziani, sia al pubblico a cui sono dedicati i progetti speciali. Una delle mie preoccupazioni era quella di essere giudicata troppo giovane e quindi poco competente. In parte questi timori si sono rivelati fondati. Non avendo mai avuto modo di speri


mentarmi in contesti simili e non avendo una preparazione adeguata mi sono trovata in difficoltà a gestire situazioni impreviste dovute a reazioni per me inaspettate. Ostacoli, questi, che si impara ad affrontare e a superare e che alla fine regalano soddisfazioni importanti. Un cambiamento radicale Il progetto del Servizio Civile ha rappresentato un cambiamento radicale nella mia vita di tutti i giorni. Mi risulta difficile scindere la quotidianità dal progetto stesso. In primo luogo perchè mi sono trasferita in una realtà diversa, poi perchè ho dovuto affrontare esperienze lavorative inedite durante le quali ho instaurato nuove relazioni personali che con il tempo hanno superato l’ambito professionale. Per natura sono una ragazza riservata che parla poco di sé e a cui piace ascoltare gli altri, ma durante quest’anno ho imparato ad aprirmi maggiormente sopratutto nei momenti di difficoltà, cercando il confronto anche solo per un consiglio. Questo non solo con i responsabili che mi hanno seguita, ma anche con i colleghi in quel momento a me vicini. Le relazioni: un albero che si ramifica Le relazioni hanno rappresentato un elemento molto im


portante in questo anno passato al Mart. Penso sia esemplificativo esprimere ciò attraverso un’immagine. Potrebbe essere quella di una albero che si ramifica. All’inizio eravamo tre volontarie seguite e guidate dai tre responsabili delle diverse aree in cui siamo state impegnate, (una di queste era anche la nostra Olp1, mentre un’altra la responsabile del monitoraggio, perciò il confronto con le persone che avevano questi importanti ruoli è stato continuo). Piano piano, affianco a loro, si sono aggiunte tante altre figure, prime tra tutti le responsabili della segreteria e l’intero staff degli operatori e collaboratori, e così si è costruita una rete che nel tempo si è solidificata sempre di più e continua ad espandersi tuttora che sto affrontando il progetto “6 mesi in + per Es.Ser.Ci.”(Esperienze Servizio Civile), opportunità del S.C. provinciale di elaborare, a conclusione dell’esperienza annuale, un progetto personale di approfondimento. Nello specifico, a livello di comunicazione i nostri rapporti sono stati ottimi. Ormai anche i responsabili, essendo al quarto anno di esperienza con i progetti di Servizio Civile, sapevano già come introdurci al meglio all’interno del museo e sin dal primo momento sono stati molto accoglienti nei nostri confronti. Noi, tre giovani in Servizio Civile, al(1) Operatore locale di progetto 10


l’inizio eravamo un po’ chiuse fra di noi: c’è stato un primo momento di studio reciproco. Affrontare diverse situazioni insieme è stato un fattore positivo per unirci nel tempo. Un percorso emozionante segnato da qualche sfida… Non nascondo che ci sono state delle incomprensioni. Ad esempio, verso la fine del mio percorso, è stato chiesto a noi tre volontarie di realizzare un iniziativa che prevedeva diverse attività dedicate ai bambini: nello specifico, si trattava una sorta di caccia al tesoro all’interno del museo, per consentire l’esplorazione dell’architettura e la conoscenza del polo del Mart, come la struttura è stata pensata, progettata e realizzata. Non sono mancate le difficoltà dal momento che dovevamo lavorare insieme, cercando di conciliare le nostre posizioni. Prima di tutto ci sono state difficoltà logistiche: non sempre riuscivamo a far coincidere gli orari e qualche volta è capitato che una di noi rimanesse esclusa da qualche incontro. Poi abbiamo dovuto mediare fra le nostre idee, lavorando per giungere a un compromesso che andasse bene a tutte. Inoltre, essendo alla fine del progetto avevamo già cominciato ad allontanarci, pensando alle diverse direzioni che avrebbero preso le nostre strade. Più intimamente ho vissuto con difficoltà tutte quelle cir11


costanze in cui mi sono sentita fortemente impreparata nelle quali sono emerse le mie lacune. Un episodio è ancora molto vivo nella mia memoria: stavo conducendo un laboratorio insieme ai ragazzi di una cooperativa sociale e una ragazza si è rifiutata di svolgere un’attività, reagendo in modo molto violento. Io sono andata nel panico non sapendo come affrontare la cosa. Sono rimasta molto scossa. Qualche volta penso ancora a come avrei potuto comportarmi e sono consapevole che forse non ho agito al meglio. Tutto è stato amplificato dal fatto che ero all’inizio e avevo poca esperienza. Adesso, non dico che saprei gestire un episodio come quello in maniera perfetta, però forse riuscirei a sentirmi meno in balia delle mie paure e di una certa ansia legata proprio a questo senso di incompetenza. … ma soprattutto da tanta allegria e molto entusiasmo La maggior parte dei ricordi che porto con me sono sicuramente piacevoli. In particolare amo ripensare alle sensazioni che ho provato in tutti quei momenti in cui mi sono confrontata con i bambini. Anche solo salire le scale del museo, seguita da una fila di piccoli curiosi che fanno domande su tutto ciò che vedono e che prestano grande attenzione alle spiegazioni, è fonte di gioia e soddisfazione. 12


E naturalmente gli incontri di formazione, che hanno coinvolto noi tre volontarie, i responsabili che ci seguivano e gli altri operatori che si sono rivelate occasioni utili per trascorrere del tempo insieme e confrontarci attraverso un contesto a tratti più ludico e spontaneo. Mi riferisco sia ai momenti dedicati alla formazione specifica, sia, ad esempio, ai corsi di aggiornamento proposti agli insegnanti o ai workshop tenuti dagli artisti. In questi casi infatti, il nostro compito era non solo di collaborare all’organizzazione, ma anche di partecipare in modo attivo e metterci a nostra volta in gioco nella realizzazione degli elaborati. E nonostante alcune incertezze sul mio futuro… In questo periodo ho dedicato molti momenti alla riflessione. Anche se in apparenza mi sento sempre la stessa, percepisco di essere cambiata completamente. Più che sul passato è sul futuro che ho molti interrogativi. Mi chiedo spesso cosa succederà quando tornerò a casa, come riuscirò a legare questa parentesi con il resto della mia vita: tornerò alle mie abitudini, alla mia quotidianità; all’inizio sarà strano ma poi tutto sembrerà molto lontano e mi domando come ricorderò tra qualche anno questo periodo. Resteranno, di certo, le competenze acquisite. Per quanto 13


riguarda la didattica al pubblico scolastico, settore in cui avevo già avuto qualche esperienza, ho appreso delle metodologie nuove. Le altre aree, sia quella del pubblico, sia quella dei progetti speciali, sono state una novità assoluta. Queste mi hanno consentito di sviluppare capacità relazionali e comunicative che mi hanno dato maggior sicurezza. Una sicurezza che mi ha permesso di svolgere al meglio le attività con strumenti adeguati per confrontarmi con il pubblico. Mi ha fatto molto piacere percepire che i miei responsabili avevano fiducia in noi. Ci hanno sempre sostenuto, cercando anche di metterci alla prova chiedendoci di affrontare nuove sfide, tenendo sempre in considerazione la nostra peculiarità e le nostre difficoltà e risolvendo eventuali problemi in modo costruttivo. C’è stata sempre molta attenzione nel tener presente le nostre competenze. Io per prima, appena arrivata, ho parlato della mia passione per la didattica rivolta ai bambini. Infatti, quando ho rivelato che mi sarebbe piaciuto proseguire l’esperienza di Servizio Civile, mi è stata offerta la possibilità di realizzare un progetto interamente destinato al pubblico della scuola dell’infanzia. Questo è stato possibile perchè “6 mesi in + per Es.Ser.Ci.” è un’opportunità offerta dalla Pro14


vincia Autonoma di Trento, che prevede un progetto personalizzato. Ora non sono più impegnata in tutte le attività svolte durante l’anno di Servizio Civile, ma sono concentrata nell’approfondimento di un solo settore, di quella specifica area che mi aveva appassionato. Il mio nuovo progetto si chiama “Oltre l’opera… il pensiero dei bambini”: una ricerca per indagare il processo di fruizione e interpretazione dell’arte contemporanea da parte dei bambini che frequentano la scuola dell’infanzia. L’obiettivo è dunque quello di esplorare quali siano le disponibilità e capacità spontanee dei bambini a produrre riflessioni consapevoli e costruzioni di senso rispetto all’esperienza estetica vissuta. Nello specifico dialogherò con i bambini di fronte ad un’opera d’arte per cercare di capire quanto il contesto museo possa attrarli e quali significati e interpretazioni siano in grado di costruire autonomamente piuttosto che attraverso la mediazione di un adulto. … ho deciso di viverlo fino in fondo. L’esperienza di Servizio Civile all’interno della sezione didattica di un museo rappresenta un sogno realizzato. So che sono qui per me stessa e per questo motivo, quando arrivo sotto la cupola del Mart, mi sento a casa. Quando 15


si ha la possibilità di vivere un sogno anche i momenti di difficoltà si affrontano con un atteggiamento positivo. Ho iniziato a misurarmi con questo anno consapevole che sarebbe stato impegnativo ma sono partita imponendomi di viverlo al meglio, affrontando con determinazione eventuali difficoltà. Sopratutto all’inizio ho avuto momenti di sconforto anche totale. Non avendo instaurato ancora legami forti mi sentivo sola. Mi sono chiesta chi me l’avesse fatto fare di lasciare le mie sicurezze, le mie certezze, per mettermi così tanto in discussione. Ecco perchè la scelta di prolungare il progetto di ulteriori sei mesi è stata vissuta con difficoltà. La mia responsabile di monitoraggio è stata la figura più importante per prendere questa decisione. Mi sono confrontata a lungo con lei per capire cosa fosse meglio fare. I miei genitori premevano che io tornassi a casa e riprendessi l’università. Però, dall’altra parte, c’era l’opportunità di approfondire il mio sogno e così ero molto combattuta. Avevo paura di fermarmi per un altro lasso di tempo lungo, di sentire maggiormente la lontananza e di perdere legami già logori con alcune persone a casa. Però ho pensato che tutto serve e se si crede in una cosa bisogna arrivare fino in fondo. 16


Il Servizio Civile: l’opportunità di mettersi in gioco Credo sia necessario considerare il Servizio Civile, un’opportunità davvero importante perchè offre un’occasione ai giovani di affacciarsi al mondo del lavoro e fare esperienza anche se purtroppo questo a volte crea all’interno dell’ente alcune situazioni di disagio, poiché la figura del volontario viene vista come sostituzione del personale. Personalmente non ritengo che il Servizio Civile mi abbia precluso delle possibilità, anzi ha rappresentato un investimento anche se ho dovuto rallentare il mio percorso di studi. Sicuramente ho appreso molto dalle esperienze nuove, come ad esempio le attività di laboratorio svolte presso la casa circondariale di Rovereto, dedicate alla sperimentazione delle diverse tecniche artistiche (tempera, acquerello, pastelli, acrilici …). Durante questo ciclo di incontri noi volontarie abbiamo affiancato a ruota i nostri responsabili e gli artisti coinvolti. Alcune di queste realizzazioni saranno anche esposte proprio all’interno del Mart. A livello personale confrontarmi con questo tipo di realtà del tutto sconosciuta è stato innegabilmente e difficile, mi ha portato a cambiare atteggiamento nei confronti di questo ambiente. Posso dire che mi sono resa conto 17


quanto possano condizionare i pregiudizi e quanto sia importante affrontarli per crescere. Attraversando anche questi momenti difficili sono sicuramente cresciuta. Mi hanno lasciato molto. Era una cosa che volevo fare e ci sono riuscita. Ho imparato ad andare oltre i miei freni. Un anno sembra lungo, ma passa in fretta Quest’anno è stato sicuramente denso di esperienze. Tra queste ci sono stati tanti piccoli momenti che ho perso e che avrei voluto portare con me, ma anche tante situazioni che non si sono concretizzate. Un anno è lungo, dopo un po’ di mesi molte cose diventano un’abitudine, molti frangenti si danno per scontati. Forse mi sarebbe piaciuto poter vivere sempre ogni cosa con l’entusiasmo iniziale, quello della scoperta del mondo che ti appresti a conoscere e che poi diventa familiare. In particolar modo mi piacerebbe recuperare tutti i momenti di confronto. Verso la fine del nostro percorso abbiamo iniziato ad abbandonare questi momenti che sono stati così importanti come supporto iniziale. Alcune istantanee … Porto con me molte immagini. 18


Tutti i momenti trascorsi a contatto con bambini e ragazzi, ma anche i sorrisi e gli affettuosi saluti di tutti coloro che non possono venire al museo, a cui si cerca di portarne un pezzetto, una piccola suggestione. E poi tante altre immagini di divertimento, per cui, ad esempio, un corso d’aggiornamento presso una scuola un po’ più distante è diventata occasione di una gita fuoriporta, o un laboratorio da condurre in piazza si è rivelato un modo per legare, con i colleghi e vedere posti nuovi. È stato un percorso decisamente intenso. Tornando alla similitudine iniziale della strada posso dire che quasi alla fine del mio progetto mi ritrovo in cima ad una montagna, attorno alla quale sale una strada tortuosa che ho faticosamente percorso dovendo confrontarmi con difficoltà che sono, con soddisfazione, riuscita a superare. Questa strada continua, anche se non riesco a vedere come prosegue. Se mi guardo indietro devo ammettere che non era la strada che avevo immaginato di percorrere. All’inizio avevo pensato ad un tracciato più lineare, sicuramente costellato di ostacoli, che, però, avrei saputo superare grazie alle mie sicurezze. Venute a mancare queste ho dovuto lavorare molto per costruirmi nuovi punti di riferimento. Non trovo una continuità in questo 19


cammino. Sento di essere cresciuta, sia sotto l’aspetto personale che professionale. Sono più sicura di me. Ho affrontato delle situazioni verso le quali prima mi sarei tirata indietro. Ero molto più timorosa. Ho acquisito diverse competenze e ho imparato a gestire meglio le relazioni con le persone. Ora sono preparata per offrire agli altri anche qualcosa di mio. Ci sono delle immagini che rappresenteranno sempre la mia esperienza di Servizio Civile. Le montagne Io sono abituata alla pianura, ad un orizzonte vasto, mentre qui siamo circondati dalle montagne. Provo verso di loro un doppio sentimento, di chiusura, perchè svettano alte e non lasciano intravedere l’orizzonte, ma al tempo stesso danno un senso di protezione. La cupola del Mart Quando arrivo sotto la cupola del museo mi sento al sicuro, come a casa. Sento che ho fatto questa cosa per me stessa.

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… e poche, sincere, parole Autostima è cresciuta molto in questi ultimi dodici mesi. Ho avuto la possibilità di mettermi in gioco sin da subito raccogliendo anche numerose soddisfazioni personali. Soddisfazione Aver ricevuto la proposta di poter proseguire per altri sei mesi il mio lavoro all’interno del museo elaborando un progetto che valorizzasse le mie competenze ha rappresentato un’enorme soddisfazione. Ho sentito fiducia e supporto da parte dei responsabili. Gioia Ho vissuto moltissimi momenti di gioia. Dal condividere un pranzo tutti insieme al confronto con bambini avidi di vedere, sapere e raccontare, o studenti particolarmente curiosi e coinvolti. Significa riuscire ad avere una restituzione che presuppone un confronto vero, non unilaterale. Opportunità Il Servizio Civile è un’opportunità di crescita. Permette di 21


mettersi in gioco, di crescere a livello personale ed umano. Vengono date delle responsabilità, le persone contano su di te. Se poi si trova un progetto in cui ci si rispecchia, si affronta quest’esperienza con passione. Si ha modo di scoprire risorse dove meno ci si aspetta. Quindi altre parole importanti sono anche consapevolezza, motivazione e passione: la scelta del progetto deve essere accurata, perchè si ha un’unica opportunità, e maggiore sarà il coinvolgimento nell’esperienza che si affronta, maggiori saranno le soddisfazioni finali.

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Note editoriali Elena Tra sogno e realtà

Grafica ed impaginazione: APR&B Stampato da: Centro Duplicazioni della Provincia Autonoma di Trento Finito di stampare: Ottobre 2011 Progetto ideato da: Sara Guelmi Per: ES.SER.CI. Esperienze Servizio Civile - Trento Provincia Autonoma di Trento con la collaborazione e la partecipazione di: Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari Volume non destinato alla vendita.


es.ser.cI . e raccontarSI Sorprende gli stessi autori la scoperta di essere protagonisti di una storia. Una storia che si rivela loro attraverso la lettura del proprio percorso di vita e nel suo racconto. Rievocare gli episodi, ricordare le emozioni, dare volto alle persone, gettare squarci di luce sui momenti bui, ripercorrere momenti di gioia esaltante sono alcune delle innumerevoli tonalità che arricchiscono ed intrecciano la trama di una vita che nasconde, nell’ordito, l’unicità - oggi più consapevole dei protagonisti. Ricco, ma non prigioniero, di un presente che affonda le radici nella storia personale, ciascuno degli autori guarda le possibili, molteplici prospettive di viaggio che gli si aprono. Prospettive di viaggio che affronta con uno strumento in più: la consapevolezza di avere una storia, non solo da narrare e da ripercorrere, ma da proseguire. Comprendere il cammino e la natura di ciascuno aiuta a trovare il senso della propria storia e ad individuare la via migliore e più appropriata verso l’autorealizzazione.

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ES.SER.CI. E RACCONTARSI - Tra sogno e realtà