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DIZIONARIO CSR

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L’impegno sociale delle aziende: le parole per dirlo, le idee per farlo 2015-2016 a cura di Roberto Orsi


Editore: Errepi Comunicazione srl Via Arenula, 29 00186 Roma ISBN: 978-88-941310-0-0


INDICE INTRODUZIONE............................................................................................................. 5

DIZIONARIO .................................................................................................................... 7

APPENDICE...................................................................................................................... 69

FONTI ............................................................................................................................... 73


La prima edizione del Dizionario CSR era stata presentata il 18 luglio del 2011, per celebrare il decennale del Libro Verde della Commissione UE sulla responsabilità sociale d’impresa. Oggi come allora devo ringraziare tante persone: docenti e studenti che ho avuto il piacere di incontrare nel corso di workshop, lezioni, seminari organizzati in molte università italiane; manager che hanno negli anni sostenuto lo sviluppo della CSR partecipando alle iniziative dell’Osservatorio Socialis; giornalisti che si sono interessati ai nostri sondaggi e alle statistiche prodotte; enti e associazioni non profit che hanno accompagnato le nostre iniziative; istituzioni patrocinanti, collaboratori e consulenti che hanno partecipato con passione alla crescita del nostro progetto. Per il contributo all’aggiornamento e alla stesura di nuove voci per questa seconda edizione grazie a: Marco Barbieri, Alessandro Crocetta, Cristina Delicato, Antonella Giacobbe, Marcella Mallen, Luigi Mariano, Pino Parente, Gianni Petiti, Margherita Sartorio, Marta Tersigni, Fabrizio Torella, Bruno Zene. Infine un ringraziamento particolare a Giovanni Lombardo: i suoi scritti sono stati fondamentali anche per la redazione delle definizioni relative agli standard e per l’intera Appendice dedicata ai Principi della Responsabilità sociale secondo la UNI ISO 26000.

(R. O.)


U N PA S S O AVA N T I

di Roberto Orsi*

L’economista francese Thomas Piketty, autore de “Il Capitale del XXI Secolo”, ha fatto accendere di nuovo i riflettori sulla necessità della revisione della crescita economica, in Francia come in Europa: il mondo sta profondamente cambiando ed è alla ricerca di una nuova visione dell’economia, più matura, più sostenibile, più trasparente. Sono temi che innanzitutto suggeriscono di dover dare, da parte dei governi, un aiuto energico e convinto alle imprese più illuminate, per permettere loro di continuare a conciliare il profitto con la salvaguardia dell’ambiente, il rispetto delle regole con l’attenzione al territorio, l’organizzazione dell’azienda con il coinvolgimento dei dipendenti. Sono i temi della CSR (la responsabilità sociale delle imprese), quella cultura manageriale che da alcuni anni cerca riconoscimenti più decisi dalle amministrazioni pubbliche e dai governi centrali, a fronte di investimenti economici significativi, il cui impatto è sotto gli occhi di tutti: solo in Italia da 450 milioni di euro l’anno nel 2001 a 1 miliardo di euro nel 2014, secondo i dati contenuti nel VI Rapporto sull’impegno sociale delle aziende dell’Osservatorio Socialis. La Direttiva UE 95/2014 che i governi dovranno recepire entro il 2016 va inoltre nel senso giusto e l’Italia può diventare un Paese guida su questo terreno. Bisogna avere coraggio, e fare un passo avanti, perché un’economia più attenta al sociale, alla trasparenza, all’educazione, alla solidarietà, all’innovazione fa crescere la società, contro ogni crisi.

*Direttore Osservatorio Socialis Presidente e Amministratore Delegato ERREPI COMUNICAZIONE.

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AA1000 (AccountAbility 1000) Standard di processo per l’attività di Social and Ethical Accounting, Auditing and Reporting (SEAAR), introdotto nel 1999 dall’Institute of Social and Ethical Accountability (ISEA). La struttura AA1000 è nata per migliorare le performance complessive delle organizzazioni mediante l’aumento della qualità nell’accounting (contabilizzazione delle risorse), auditing (funzione di verifica delle attività) e nel reporting sociale ed etico (relazione sociale ed etica). È considerato uno ‘standard fondativo’ che ogni impresa può adottare in maniera volontaria per implementare un sistema di gestione della responsabilità etico-sociale, oppure può utilizzare come base di confronto per misurare la qualità del proprio metodo di rendicontazione e comunicazione etica e sociale. La struttura dell’AA1000 è composta dallo standard, ovvero principi e fasi del processo necessari per realizzare un sistema di contabilità e rendicontazione della responsabilità sociale dell’impresa, da una serie di direttive, e dall’insieme di requisiti necessari per assumere le qualifiche professionali adeguate.

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AA1000 SES (Stakeholder Engagement Standard) Fornisce un quadro di riferimento per aiutare le organizzazioni a garantire processi di coinvolgimento dei portatori di interesse (stakeholder engagement).

ACCOUNTABILITY È la rendicontazione sociale: il dovere e la responsabilità di un’azienda di spiegare e giustificare, nei confronti dei suoi stakeholder, le azioni intraprese per rispettare gli impegni presi con gli interlocutori sia sul piano economico-reddituale (per esempio verso gli investitori attuali e potenziali), sia da altri punti di vista, in particolare per lo sviluppo sostenibile. Un’organizzazione o un’impresa è accountable se rende conto periodicamente e comunica in modo trasparente alle parti interessate quanto è stato fatto nel corso delle proprie attività.

ACQUISTI VERDI (GPP, Green Public Procurement) Definiti dalla Comunità Europea come l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che comportano il minor impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita.

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ADVISOR ETICO Figura che valuta il livello di responsabilità sociale degli strumenti finanziari delle imprese, ne legittima la politica Socially Responsible che sta dietro ed effettua un controllo preventivo sull’investimento. Inoltre, l’advisor etico verifica il grado di coinvolgimento dell’impresa in tecnologie o pratiche che siano lesive della dignità umana, degli animali o della natura.

ADVOCACY Letteralmente: “tutela dei diritti delle fasce deboli di popolazione”, socialmente: promozione e patrocinio di una causa per modificare decisioni politiche e comportamenti collettivi ed individuali. Così intesa, l’advocacy favorisce il cambiamento sociale intervenendo sui decision makers, per modificare la loro percezione o comprensione della questione da promuovere e per influenzare il loro comportamento. L’advocacy si esprime anche nell’uso strategico dei media, nel volontariato, nell’associazionismo e nell’advertising.

AGENDA D’AZIONE UE IN AMBITO CSR La Commissione Europea ha elaborato un’Agenda d’azione che comprende un programma di impegni e proposte rivolti ad imprese e stakeholder che sono stati così sintetizzati: 1. Aumentare la visibilità e la diffusione di buone pratiche (Nel 2013 piattaforme settoriali per la CSR e dal 2012 istituzione di un premio europeo) 2. Aumentare la fiducia e punire gli abusi (Revisione nel 2012 della direttiva sulle pratiche commerciali non corrette, inserimento del greenwashing) 3. Aumentare la capacità di auto e co-regolazione (Lancio nel 2012 di un processo di definizione di buone pratiche ed esercizi di auto e co-regolazione) 4. Aumentare la capacità di remunerazione del mercato (Revisione piano di azione per il consumo sostenibile, revisione nel 2011 della Direttiva sugli Acquisti Pubblici, richiesta ai Fondi di investimento di dichiarare i criteri etici utilizzati) 5. Aumentare la trasparenza e la rendicontazione su ambiente e società (Proposta legislativa per rendere più omogenea la rendicontazione a livello comunitario) 6. Integrare la CSR nella formazione e nei curricula accademici (Azioni per inserire la CSR nei curricula accademici e professionali a partire dal 2012) 7. Aumentare la rilevanza e la portata di politiche nazionali e regionali di CSR (Dal 2012 condivisione delle politiche nazionali in materia di CSR da declinare secondo obiettivi 2020) 8. Allineare gli approcci europei alla CSR (Standard internazionali (ISO

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26000, Linee Guida OCSE, Global Compact, Dichiarazione Tripartita ILO, Linee Guida ONU su imprese e diritti umani e meccanismi di protezione anche in altre regioni del mondo).

ALTRA ECONOMIA L’insieme di iniziative economiche (commercio equo e solidale, finanza etica, agricoltura biologica, consumo critico, turismo responsabile, pratiche di riuso e riciclo dei materiali, energie rinnovabili, sistemi di scambio non monetario, sistemi di informazione aperta come il software libero) intraprese nell’ottica della valorizzazione delle relazioni, oltre che del capitale, del riconoscimento di un’equa ripartizione delle risorse tra tutti e della garanzia del rispetto dell’ambiente, degli individui e della società.

ALTRUISMO Atteggiamento morale che a livello individuale conduce ad azioni di beneficenza e di filantropia e a livello di impresa a una reale assunzione di responsabilità di fare del bene. In questo senso la responsabilità sociale d’impresa diventa una vera e propria modalità di comportamento aziendale, un atto volontaristico attraverso cui esprimere la propria filosofia aziendale ed il proprio universo identitario e simbolico.

AMBIENTE Parola chiave dell’impegno sociale delle imprese: per la riduzione delle emissioni, la riduzione dell’impatto visivo, il riciclo e lo smaltimento dei rifiuti, l’attenzione agli sprechi, il miglioramento dell’impatto logistico. Su questo terreno “alle imprese è richiesto di sostenere un approccio preventivo nei confronti delle sfide ambientali, di intraprendere iniziative che promuovano una maggiore responsabilità ambientale, di incoraggiare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che rispettano l’ambiente” (dai principi del Global Compact dell’ONU).

ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) Nel maggio 2015 ha emanato una disposizione, con facsimile di procedura allegata, relativa alle modalità di attuazione del whistleblowing (cfr) nelle PA e società da queste partecipate.

APPARTENENZA Consapevolezza non statica della propria identità, ma momento preliminare alla

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propria dimensione sociale, che si esplica in relazione all’ambiente e ai soggetti che costituiscono la comunità di riferimento. Appartenenza significa sentirsi parte di un gruppo, condividere comportamenti, modi di pensare e atteggiamenti.

APPORTI DIRETTI Forme di intervento a vantaggio della comunità con i quali l’impresa partecipa direttamente, attraverso contributi di ordine finanziario, ma anche impegnando le sue risorse umane, le sue conoscenze e competenze, la sua capacità di relazione e la sua reputazione per la piena realizzazione e lo sviluppo dei progetti e dei territori.

APPROCCIO MULTISTAKEHOLDER La crescente consapevolezza delle aziende di non poter gestire autonomamente i problemi e le conseguenze connesse all’esercizio della responsabilità sociale d’impresa, soprattutto in riferimento alla catene di fornitura in contesti internazionali, favorisce lo sviluppo di iniziative – spesso riferite ad uno specifico settore – che coinvolgono diversi stakeholders (grandi produttori, fornitori, ONG, sindacati, organizzazioni internazionali, istituzioni nazionali e locali, ecc.). Obiettivo di queste iniziative è quello di condividere le conoscenze e mediare tra le differenti esigenze e prospettive dei portatori di interesse al fine di equilibrare le ragioni dell’efficienza con quelle dell’equità e, dunque, di contemperare l’obiettivo di profitto con obiettivi di carattere etico sociale.

ARMONIA L’accordo di più elementi, anche molto diversi fra loro, che favorisce la coesione, la condivisione della missione e un diffuso senso di appartenenza. Un’attitudine aziendale che accetta e favorisce i rapporti interpersonali, la diversità di accenti e di valori, contribuendo a migliorare la motivazione del personale e la creatività delle imprese.

ARTICOLO 41 Dalla Costituzione della Repubblica Italiana: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

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ASCOLTO Può (e deve) essere interpretato come verifica permanente della sintonia che un’impresa stabilisce con i propri stakeholders. Il mercato come luogo di conversazioni tra azienda e consumatori, il marketing come tecnica di ascolto, Internet, il web 2.0, i blog, i social network come strumenti di trasparenza e di partecipazione, la comunicazione come momento di scambio e di coinvolgimento nelle strategie.

ASSET INTANGIBILI Gli asset che in maniera sempre più decisiva concorrono a creare il valore generato dall’impresa. La loro immaterialità è legata al fatto che non sono asset fisici, che si possono toccare (come le materie prime e i capitali), e che perciò non trovano (o a volte in minima parte) misurazione e contabilizzazione nel bilancio civilistico. Gli asset immateriali costituiscono il “capitale dell’intangibile” aziendale che fa parte del patrimonio immateriale, secondo tre “dimensioni “ principali. 1. Capitale umano: il sapere messo in campo dalle persone, che include competenze, esperienze e qualità personali di chi opera nell’organizzazione; 2. Capitale strutturale: l’infrastruttura che consente al capitale umano di esprimere il suo potenziale, e con il quale esiste un relazione di interdipendenza dinamica composta principalmente da capitale tecnologico e da capitale organizzativo; 3. Capitale relazionale: il valore del complesso di relazioni tra un’azienda e i suoi interlocutori (clienti, dipendenti, consumatori, fornitori, partner commerciali).

ASSOCIAZIONE Ente senza finalità di lucro costituito da un insieme di persone fisiche o giuridiche legate dal perseguimento di uno scopo comune.

ATTENZIONE Parola chiave della CSR 2015-2020: agli sprechi, ai dipendenti, all’ambiente in cui viviamo e che lasciamo a figli e nipoti, al territorio nel quale operiamo, alla solidarietà verso chi è meno fortunato, alla bellezza dell’arte e della cultura, al bilanciamento tra vita privata e lavoro.

AUDIT Rilevazione sistematica, periodica e permanente in merito all’oggetto della propria attività. In ambito CSR può essere: Etico: applicazione di criteri etici, non finanziari, a una decisione di investimento.

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Sociale: valutazione sistematica dell’impatto sociale di un’impresa rispetto a talune norme e aspettative. Ecologico: applicazione di criteri ambientali, non finanziari, a una decisione d’investimento.

BALANCED SCORECARD (Scheda valutazione bilanciata) Strumento di supporto nella gestione strategica (ideato da Kaplan e Norton) che permette di tradurre gli obiettivi strategici di un’impresa in un insieme coerente di misure di prestazione. La Balanced Scorecard fornisce la possibilità di misurare le prestazioni e i risultati ottenuti considerando quattro diverse prospettive: 1. prospettiva del cliente 2. prospettiva economico-finanziaria (soddisfazione degli investitori) 3. prospettiva di mercato 4. prospettiva dei processi interni di apprendimento e crescita (soddisfazione del personale).

BENCHMARK ETICO Parametro di riferimento per la gestione di un fondo di investimento caratterizzato da determinate connotazioni di eticità.

BENE COMUNE Un bene che è condiviso da tutti i membri di una comunità, quindi non alienabile, non cedibile.

B CORPORATION La Benefit Corporation è una certificazione rilasciata dalla ONLUS statunitense B Lab alle aziende profit di tutto il mondo. Per ottenere e mantenere la certificazione l’azienda è valutata attraverso un questionario (Benefit Impact Assessment) le cui informazioni sono integrate da documenti aziendali. Il punteggio ottenuto deve essere reso pubblico (il punteggio minimo è 80 su 100) dall’azienda.

BENESSERE ORGANIZZATIVO L’insieme di benessere fisico, sociale e psicologico di tutti i lavoratori. Dove c’è

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benessere non c’è competizione, non ci sono conflitti di ruolo, non c’è insoddisfazione e demotivazione personale. Dove c’è benessere c’è una organizzazione aziendale in grado di prevenire disagi e contrasti, programmazione del lavoro, integrazione, certezza dei ruoli, spirito di collaborazione.

BIL (Benessere Interno Lordo) Indicatore statistico dello sviluppo di una nazione, utilizzato accanto al PIL. Poggia su 11 parametri: dalla soddisfazione sul lavoro alla stabilità politica, dalla salute alle politiche per la casa, dalla cura per l’ambiente alla percezione della sicurezza.

BILANCIO AMBIENTALE Documento con cui l’impresa tratta il profilo ecologico della gestione, comunica la pianificazione e la rendicontazione delle iniziative volte a ridurre l’impatto negativo esercitato sull’ambiente dall’attività produttiva. È parte di un processo più vasto di ri-orientamento strategico verso modelli di gestione che siano eco-compatibili, basati sull’adozione di sistemi di gestione come EMAS e/o di modelli di riferimento di qualità ambientale come ISO 14001. Il suo contenuto comprende: 1. strategie e politiche di gestione ambientale 2. analisi input/output 3. informazioni sull’eco bilancio di prodotto (Life Cycle Assessment) 4. indicatori prestazione ambientale dell’organizzazione 5. informazioni relative ai costi ambientali.

BILANCIO DI RICADUTA SOCIALE Per gli Enti Pubblici è il termine più corretto da usare per descrivere il tipo di documento che vogliono redigere. Il termine Bilancio Sociale sarebbe infatti riduttivo, poiché l’essere sociale fa parte della natura dell’ente.

BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ Forma di rendicontazione più completa del bilancio sociale o ambientale. Riguarda tutte le dimensioni del concetto di sostenibilità: ambientale (rispetto delle risorse naturali); sociale (capacità di garantire condizioni di benessere e opportunità di crescita nel rispetto dei diritti umani e del lavoro); economica (capacità di creare ricchezza, generare reddito, profitti e occupazione). Si basa su un triplice approccio (Triple Bottom Line o Triple P Approach) con cui analizza le “3P”, ovvero la persona (People), l’ambiente (Planet) e il profitto (Profit).

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BILANCIO SOCIALE Strumento di adozione volontaria per valutare i risultati dell’attività aziendale nella loro dimensione sociale, ambientale ed etica. Serve anche per rendere conto pubblicamente delle azioni intraprese e per programmare e gestire le relazioni sociali dell’impresa. In genere, pur non essendoci un modello univoco, comprende la definizione dell’identità, dei valori, della mission e degli obiettivi strategici dell’impresa, oltre alla descrizione del suo assetto istituzionale e della sua struttura organizzativa. Segue il calcolo della distribuzione del “valore aggiunto” per i diversi stakeholder. Il valore aggiunto rappresenta la ricchezza che l’attività aziendale crea nell’unità di tempo a vantaggio dei suoi interlocutori; in questa prospettiva, ad esempio, i lavoratori cessano di rappresentare un costo e divengono parte del maggior valore creato dall’azienda. In sostanza, il bilancio sociale prevede un’attività di contabilità e di riclassificazione di tradizionali grandezze economico monetarie (ad esempio il conto economico) messe finalmente in relazione alle performance sociali/ambientali dell’impresa: attraverso la costruzione di indicatori significativi, si fa in modo che i dati contabili esprimano anche la propria valenza sociale, in termini, appunto, di “valore aggiunto”. Infine, il bilancio sociale contiene la cosiddetta “relazione sociale” o reporting che dovrebbe fornire agli stakeholder un’informazione sufficientemente ampia e comprensibile, ricavata dai dati della contabilità sociale. Esistono varie procedure e linee guida in tema di bilancio sociale; alcune trattano sia la gestione sociale sia la rendicontazione (norma di certificazione SA 8000, Accountability1000, Q-Res); altre riguardano esclusivamente la rendicontazione: il modello Global Reporting Initiative (GRI) e i modelli italiani di bilancio sociale, quello cooperativo, il modello del Gruppo Bilancio Sociale (GBS), quello dell’Istituto Europeo del Bilancio sociale, il modello comunità e impresa, quello dell’ABI.

B.O.D. (Biochemical Oxygen Demand) Grandezza che misura la richiesta biologica di ossigeno, ovvero la quantità di ossigeno consumato in mg/l, durante alcuni processi di ossidazione di sostanza organica. L’analisi del BOD indica il contenuto di sostanza organica biodegradabile presente negli scarichi idrici, espresso in termini di quantità di ossigeno necessario alla degradazione da parte di microrganismi. Il parametro rappresenta un indicatore del potenziale di riduzione dell’ossigeno disciolto nei corpi idrici ricettori degli scarichi con possibili effetti ambientali negativi.  

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CAPACITÀ DI CARICO Quantità di inquinamento e rifiuti che il pianeta è in grado di sopportare.

CARBON FOOTPRINT

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Misura delle emissioni di gas a effetto serra generate per produrre un bene o servizio. La quantità complessiva di queste emissioni è espressa in termini di CO2 eq (anidride carbonica equivalente).

“CARITAS IN VERITATE” Enciclica di Papa Benedetto XVI pubblicata nel giugno 2009 in cui il pontefice si schiera con il modello di economia sociale di mercato per una giustizia distributiva, contrapponendolo al modello liberista di un capitalismo autarchico.

CARTA DEI DOVERI UMANI Documento promulgato dall’ICHD (International Council of Human Duties) che rifiuta lo sfruttamento del lavoro minorile e rivendica le pari opportunità tra uomo e donna.

CARTA EUROPEA PER LO SVILUPPO DI INIZIATIVE SOCIALI NELLE STAZIONI Documento di intenti firmato inizialmente da quattro reti ferroviarie europee (Italia, Francia, Belgio e Lussemburgo) nel 2008 a Roma. Nel 2009 il documento è stato sottoscritto anche dalle ferrovie polacche e nel 2012 dalle ferrovie di Norvegia, Danimarca, Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, Portogallo e Slovenia. L’intento di questo network, la cui presidenza è italo-francese, è quello di sviluppare iniziative omogenee di CSR nella stazioni europee con particolare riferimento ai temi del disagio sociale (povertà e flussi migratori).

CARTA PARI OPPORTUNITÀ E UGUAGLIANZA SUL LAVORO Lanciata in Italia il 5 ottobre 2009 dal Ministro del Lavoro e dal Ministro per le Pari Opportunità, sostenuta dalla Consigliera Nazionale di Parità e da una partnership pubblico/privata a livello nazionale, è una dichiarazione di intenti, sottoscritta volontariamente da imprese di tutte le dimensioni, per la diffusione di una cultura aziendale e di politiche delle risorse umane inclusive, libere da discriminazioni e

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pregiudizi, capaci di valorizzare i talenti in tutta la loro diversità. Uno strumento per la promozione delle politiche attive e per la rimozione ed il superamento di ogni tipo di stereotipo e discriminazione nel mondo del lavoro che ha segnato una tappa importante nella storia più recente del nostro Paese.

CASA DI VETRO L’espressione fu coniata dal deputato socialista Filippo Turati, più di un secolo fa. Era rivolta alla pubblica amministrazione, destinata - invitata, obbligata - a rendersi visibile dai cittadini, in ogni momento, in ogni provvedimento o decisione. È la metafora della responsabilità sociale nel “pubblico”. Uno stimolo buono anche per il “privato”, perché la socializzazione (i “social” a questo portano) sia effettiva.

CATENA DEL VALORE Strumento di analisi competitiva basato sull’insieme delle attività strategicamente più rilevanti del sistema aziendale. Serve a determinare il posizionamento strategico e il vantaggio competitivo (di costo, di differenziazione, di focalizzazione) dell’impresa. Il vantaggio competitivo deriva dalla capacità dell’azienda di svolgere attività in modo tendenzialmente eccellente e in modo economico, efficiente ed efficace, confrontandosi con le modalità attuate dai concorrenti. Nella catena del valore si trovano attività aziendali suddivise in nove categorie: cinque sono denominate “attività dirette o primarie”; altre quattro “attività di supporto”. Attività primarie: 1. logistica in entrata (beni che “entrano” nell’azienda) 2. attività operative (produzione di beni e servizi) 3. logistica in uscita (beni che “escono” dall’azienda) 4. marketing e vendite 5. servizi (assistenza tecnico-commerciale…). Attività di supporto: 1. approvvigionamento (acquisto delle risorse fisiche impiegate nella catena del valore) 2. sviluppo della tecnologia (serie di attività finalizzata al miglioramento del prodotto/processo) 3. gestione delle risorse umane (ricerca, selezione, assunzione, formazione, aggiornamento, sviluppo, mobilità, retribuzione, sistemi premianti, negoziazione sindacale e contrattuale…) 4. attività infrastrutturali (direzione generale, finanza, pianificazione, contabilità, organizzazione, informatica, affari legali…)

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CATENA DI FORNITURA (SUPPLY CHAIN) Insieme di attività e di soggetti che concorrono, direttamente o indirettamente, all’esecuzione dell’ordine di un cliente fornendo prodotti o servizi all’organizzazione. Gli attori e i processi delle catene di fornitura globali possono essere scorporati in tre ambiti: a) fasi della catena a monte, tipicamente svolte da attori nei paesi produttori in via di sviluppo (fornitori principali, sub-fornitori e lavoratori domestici; grandi latifondisti, cooperative di produttori e piccoli coltivatori); b) processi d’acquisto e fasi logistiche intermedie (agenti globali, agenti domestici, importatori); c) fasi della catena a valle, distribuzione e retail (punti vendita e consumatori finali). Oltre ai produttori e fornitori di materie prime o componenti si comprendono anche le imprese logistiche, i distributori e gli stessi clienti. In questo caso si può considerare anche il concetto di “filiera”, intesa come l’insieme delle attività necessarie a ottenere dalle materie prime un prodotto finito.

CAUSE-RELATED MARKETING L’attività con la quale un’azienda con un’immagine, un prodotto o un servizio da vendere stabilisce una partnership con un’organizzazione non profit - che ha una causa da promuovere o un progetto da realizzare - per il raggiungimento di un beneficio comune. L’azienda profit, cioè, associa il proprio marchio a quello di un ente attivo in ambito sociale, con lo scopo di connotare eticamente la propria azienda e, conseguentemente, dare nuove motivazioni di scelta al consumatore.

CINQUE X MILLE Norma stabilizzata nel 2015 che consente ai cittadini contribuenti di indicare a chi destinare una cifra indicata dal Governo (500 milioni di euro per il 2014). Il contribuente può scegliere a chi destinare il 5 per mille dell’importo del reddito dichiarato tra associazioni di volontariato, ricerca scientifica, universitaria e sanitaria, promozione della cultura, dello sport dilettantistico e delle attività sociali svolte dal proprio Comune di residenza. Il tutto inserendo la propria firma e il codice fiscale dell’ente prescelto all’interno dello spazio apposito nella modulistica.

CITTADINANZA D’IMPRESA L’impegno volontario e la gestione della totalità dei rapporti esistenti tra un’impresa e il suo contesto d’azione locale, nazionale e mondiale. L’impresa nell’economia

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civile è soggetto protagonista pro-attivo della vita sociale. È co-partecipe allo sviluppo integrale della comunità umana con cui interagisce, sviluppando iniziative utili all’interesse collettivo.

CITTADINI Sono i componenti della società civile, locale e nazionale. Con pieni diritti e doveri. Talvolta dimenticati a vantaggio di qualche “sottoinsieme”, come quello dei “clienti” o degli “utenti”. Le comunità (utenti, consumatori, clienti...) sono parti di un consesso più grande, quello della cittadinanza.

CLASSIFICAZIONE ICF La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, è uno strumento sviluppato dall’OMS (Organismo Mondiale della Sanità) per l’inclusione professionale delle persone con disabilità attraverso l’adattamento dell’ambiente e delle condizioni di lavoro.

CLIENTI Parola che richiama la necessità di un’attenzione speciale a: qualità e sicurezza dei prodotti, tavoli di dialogo, politiche di prezzo, assistenza all’uso dei prodotti, informazione trasparente.

CLIMA AZIENDALE/INTERNO Atmosfera interna all’azienda, determinata dalle condizioni di vita delle risorse umane in un ambiente lavorativo, dal grado di coinvolgimento nella mission e dall’adesione ai valori dell’impresa. Necessita di periodiche occasioni di ascolto bottom-down, di indagini e analisi del clima per evere conoscenza e comprensione delle esigenze, delle attese, dei vissuti, dei valori dei collaboratori/dipendenti e verificare l’adesione alla vision aziendale.

C.O.D. (Chemical Oxygen Demand) Misura la quantità di ossigeno utilizzata per l’ossidazione di sostanze organiche e inorganiche contenute in un campione d’acqua a seguito di trattamento con composti a forte potere ossidante. Il COD fornisce un’indicazione del contenuto totale delle sostanze organiche ed inorganiche ossidabili e quindi della contaminazione antropica.

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CODICE DI CONDOTTA Documento che definisce gli impegni e i principi di condotta di un’impresa negli affari, nei confronti dei dipendenti, dell’ambiente e delle comunità esterne.

CODICE ETICO La “Carta Costituzionale” dell’impresa, una carta dei diritti e doveri morali che definisce la responsabilità etico-sociale di ogni partecipante all’organizzazione imprenditoriale, uno strumento che governa le relazioni tra impresa e i suoi portatori di interessi (stakeholder). È finalizzato a prevenire comportamenti irresponsabili o illeciti da parte di chi opera in nome e per conto dell’azienda, perché introduce una definizione chiara ed esplicita delle responsabilità etiche e sociali dei propri dirigenti, quadri, dipendenti e spesso anche fornitori verso i diversi gruppi di stakeholder. Chiarisce a tutti i partecipanti dell’impresa e anche ai portatori di interessi esterni (es. consumatori) quali sono i criteri fondamentali che devono orientare tutte le scelte dell’impresa. Contiene sia principi generali (il “credo” aziendale) sia una serie di regole specifiche di comportamento (anche con esempi pratici di comportamenti ammessi e comportamenti vietati). Si sviluppa attraverso un processo di consultazione degli stakeholder interni ed esterni all’organizzazione su: a) definizione della visione etica d’impresa (principi guida che orientano la missione dell’impresa, “il credo”) b) identificazione degli stakeholder (tutti i gruppi di persone che hanno interesse legittimo nei confronti dell’impresa sia perché contribuiscono a realizzare la missione aziendale sia perché ne subiscono gli effetti) c) descrizione dei principi etici generali (criteri guida ai comportamenti di tutti i membri dell’organizzazione nelle relazioni con gli altri stakeholder) d) analisi delle aree critiche (che possono dar luogo a comportamenti non etici o illegali) e) revisione delle politiche aziendali alla luce dei principi etici del codice f ) identificazione degli strumenti di attuazione e controllo (es. formazione etica comitato etico).

COERENZA Corrispondenza fra i risultati conseguiti e gli obiettivi derivanti dalla missione, dai valori e dal Codice Etico: coerenza negli atteggiamenti interni ed esterni dell’azienda, coerenza verso gli attori principali della CSR, coerenza della comunicazione, coerenza con le aspettative legittime degli stakeholders.

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COINVOLGIMENTO Attività di consultazione degli stakeholder (attraverso indagini conoscitive, interviste, ecc.) intrapresa in modo sistematico su singole questioni per approfondire la comprensione di interessi, aspettative e bisogni, al fine di formulare o rivedere le politiche aziendali, per poi prendere le decisioni. Serve a creare opportunità di dialogo tra un’organizzazione e uno o più dei suoi portatori di interesse.

COLLABORAZIONE Da un modello competitivo a un modello collaborativo: così cambia l’approccio al mercato da parte delle aziende capaci di favorire lo sviluppo di una visione globale di un sistema-Paese e di far crescere l’intero sistema, di reagire alla globalizzazione. Collaborazione significa rapporti migliori tra fornitori e clienti, condivisione dei processi, maggiore capacità contrattuale, capacità di comunicazione e persuasione, partnership mirate per la ricerca e l’innovazione. L’effetto del collaborare è “condividere”, concetto molto “social”, chiave di volta per una visione integrata di tutta la comunità civile, locale o nazionale.

COMITATO ETICO Organismo aziendale composto dai rappresentanti delle diverse funzioni aziendali e da membri esterni, che ha il compito di esprimere pareri vincolanti su questioni etiche in azienda, risolvere casi portati alla sua attenzione, definire il piano di comunicazione e di formazione etica in attuazione del Codice etico.

COMMERCIO ETICO Si propone di elevare le condizioni di lavoro sulle grandi catene di produzione a livello di norme minime fondamentali e di eliminare le peggiori forme di sfruttamento della manodopera, come il lavoro infantile, il lavoro forzato o le officine clandestine. I criteri di etichettatura si basano generalmente sulle Convenzioni fondamentali dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro).

COMMERCIO EQUO Approccio alternativo al commercio internazionale convenzionale. Si tratta di una partnership commerciale che favorisce lo sviluppo durevole dei produttori esclusi o sfavoriti, garantendo loro migliori condizioni commerciali e puntando sulla sensibilizzazione e le campagne d’informazione. Il concetto di commercio equo e solidale si applica generalmente ad operazioni

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commerciali che rafforzano la posizione economica dei piccoli produttori e proprietari in modo da impedire che essi vengano emarginati nell’ambito dell’economia mondiale. Esso riguarda principalmente i paesi in via di sviluppo e si prefigge, secondo quanto prevede tale comunicazione, due obiettivi principali: 1. assicurare che i produttori - inclusi i dipendenti - usufruiscano di una giusta quota del profitto globale 2. migliorare le condizioni sociali in particolare dei dipendenti sopperendo alla mancanza di servizi sociali adeguati e di una rappresentanza sul lavoro.

COMMUNITY INVESTING Concessione di finanziamenti a soggetti che, per il livello di reddito o per l’appartenenza a classi sociali discriminate, sono considerati non bancabili dalle normali istituzioni finanziarie.

COMMUNITY INVESTMENT Strategia di utilizzo delle risorse disponibili per creare un futuro migliore per una data comunità. Questo processo può richiedere un investimento da parte di grandi aziende, uomini d’affari locali, o anche privati cittadini. In molti casi investimenti di successo comportano una combinazione di tutte queste risorse. Un principio fondamentale della comunità di investimento è che l’adozione di misure per migliorare le strutture fisiche, le opportunità educative, occupazionali oggi, si tradurrà in benefici sostanziali per tutti gli interessati nel domani.

COMPLY OR EXPLAIN Letteralmente conformarsi o giustificarsi. Principio in base al quale il legislatore lascia ai destinatari di una norma la facoltà di non adeguarsi. In tal caso, però, il soggetto inadempiente dovrà dichiarare in maniera esaustiva i motivi alla base di tale scelta omissiva.

COMUNICAZIONE RESPONSABILE Derivazione della Comunicazione sociale di cui rappresenta la soluzione positiva della contraddizione in termini che da più parti è stata rilevata in questo importante settore della comunicazione e della CSR. La contraddizione tra gli scopi della Comunicazione sociale (coinvolgere il cittadino, il consumatore e il donatore nella conoscenza dei problemi e spingerli alla ricerca delle soluzioni e, quindi, all’azione) e i mezzi usati per raggiungere questi scopi. La nascita in tempi recenti della Comunicazione responsabile ha imposto una com-

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pleta rivalutazione della Comunicazione sociale attraverso la diversa attenzione rivolta alle forme di Comunicazione prescelte che hanno condotto a un riequilibrio tra mezzi e fini, tra tecnica e contenuto.

COMUNITÀ Insediamenti residenziali o sociali situati in un’area geografica in prossimità delle sedi di un’organizzazione o all’interno della sua zona di impatto. L’area e i membri della comunità interessati dagli impatti dell’organizzazione dipendono dal contesto e, in particolare, dalle dimensioni e dalla natura di tali impatti.

CONCILIAZIONE VITA PRIVATA (o FAMILIARE) E LAVORO Strumenti, metodi, strategie che rendano compatibili sfera lavorativa e sfera familiare, consentendo a ciascun individuo di vivere al meglio i tanti ruoli che gioca all’interno della società (genitore, marito/moglie lavoratore/lavoratrice). Per raggiungere un buon risultato è importante promuovere e diffondere modalità di lavoro innovative e adattabili, che tengano conto delle diverse necessità dei lavoratori e delle lavoratrici nelle varie fasi della vita. L’azienda che mette in campo politiche di conciliazione si impegna non solo a favorire l’utilizzo da parte dei lavoratori e delle lavoratrici di tutti i benefici previsti dalla legge (congedi parentali, permessi), ma anche a promuovere ulteriori interventi che facilitino la conciliazione stessa.

CONCORRENZA “Le imprese dovrebbero nel quadro delle leggi e dei regolamenti applicabili svolgere la loro attività secondo logiche e regole competitive e diffondere tra i dipendenti la consapevolezza dell’importanza di osservare tutte le normative in tema di concorrenza” (Linee guida OCSE).

CONFLITTI AMBIENTALI Conflitti di interesse relativi all’uso, il possesso o la proprietà di risorse ambientali scarse.

CONSUMATORE-CITTADINO CRITICO Cittadino che orienti le sue pratiche di acquisto sulla base del concetto di consumo critico.

CONSUMO CRITICO Pratiche di acquisto orientate all’organizzazione delle proprie preferenze e abitu-

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dini di consumo in modo da scegliere quei prodotti che posseggono determinati requisiti di qualità differenti da quelli comunemente riconosciuti dal consumatore medio. Per esempio le modalità di produzione, la sostenibilità ambientale del processo produttivo, l’eticità del trattamento accordato ai lavoratori, il rispetto dei diritti umani, le caratteristiche dell’eventuale attività di lobbying politica dell’azienda produttrice.

CONTRATTO SOCIALE Un concetto ideale. Accordo che verrebbe sottoscritto in una posizione ipotetica di scelta unanime dai rappresentanti di tutti gli stakeholder. Ciascuno mette sé stesso nella posizione di ogni altro a turno. Si trovano allora i termini di accordo che i soggetti sarebbero disposti ad accettare dal punto di vista di ciascuno, in modo da massimizzare non il singolo interesse ma quello di tutti.

COOPERATIVA SOCIALE Tipologia di società cooperativa che ha lo scopo di “perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini”. Gli obiettivi sono quelli di fornire alla comunità servizi educativi e socio-sanitari, e di facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro dei soggetti più svantaggiati. Possono nascere a supporto degli enti pubblici per l’erogazione di servizi sociali, sanitari ed educativi, o a seguito di fenomeni di auto-organizzazione della società civile in risposta a specifici bisogni espliciti.

COOPERAZIONE In campo economico indica il fenomeno sorto alla metà del 1800 in Inghilterra che, partendo dalle esigenze degli strati più deboli della società (industriale) del tempo, intendeva promuovere iniziative imprenditoriali a difesa dei bassi redditi degli associati. Il movimento si è poi diffuso in tutta Europa e rappresenta oggi un fatto economico di rilevante importanza che si basa concettualmente non solo sul perseguimento di un profitto, ma anche sulla tutela economica dei soci e sul raggiungimento di benefici per l’intera collettività. “ La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità” (Art. 45 della Costituzione Italiana)

CORPORATE ENGAGEMENT Sviluppo del rapporto fiduciario tra un ente non profit e un’azienda che compor-

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ta l’interesse, il coinvolgimento, l’impegno di quest’ultima a 360° verso il progetto-campagna proposto dalla ONP.

CORPORATE GIVING Donazioni, elargizioni, liberalità erogate dall’impresa a favore di organizzazioni e iniziative aventi utilità sociale/ambientale.

CORPORATE GOVERNANCE Insieme delle regole di governo di un’organizzazione finalizzate alla creazione di valore sociale ed economico per tutti i soggetti coinvolti. Il concetto comprende anche la struttura attraverso la quale gli obiettivi della compagnia vengono individuati e sono determinati gli strumenti per raggiungere tali obiettivi e controllare le prestazioni (Codice OCSE – 1999).

CORRUZIONE L’opposto della responsabilità sociale delle imprese. Alla lotta alla corruzione è dedicato l’ultimo punto dei principi del Global Compact dell’ONU:“le imprese si impegnano a contrastare la corruzione in ogni sua forma, incluse l’estorsione e le tangenti”.

CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY (CSR) Con il termine si intende riferirsi alle responsabilità che le organizzazioni, gli enti, le società, le aziende hanno nei confronti della società e dell’ambiente. “Il concetto di responsabilità sociale delle imprese significa essenzialmente che esse decidono volontariamente di contribuire a una società migliore e a un ambiente più pulito” e che quindi “la CSR è l’Integrazione su base volontaria, da parte delle Imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo ‘di più’ nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le parti interessate” (Libro Verde della Commissione Europea, 2001). E più recentemente la CSR viene definita “la responsabilità delle imprese per il loro impatto verso la società” (Commissione Europea, 2011).

CORPORATE SHARED VALUE Recente approccio economico (Porter e Kramer) che mira ad un sistema capitalistico più sofisticato, impregnato di finalità sociali. L’azienda orientata al valore condiviso (CSV) supera il concetto di responsabilità sociale (CSR) inteso come fi-

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lantropia, sostenibilità, comunicazione, azioni spot determinate dal budget, perché il collegamento tra business aziendale e valore condiviso determina l’organizzazione stessa dei sistemi produttivi dell’azienda.

CREDITO ETICO Strumenti di investimento o prestiti vincolati a criteri etici di raccolta ed impiego dei capitali. Il credito etico presuppone trasparenza e partecipazione nelle decisioni.

CRESCITA Riferita alla responsabilità sociale delle imprese la definizione di crescita postula un modello di sviluppo alternativo che garantisca la crescita sostenibile ed equilibrata di tutte le componenti della società umana.

CROWFUNDING Processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. Consiste in una raccolta fondi dal basso per cui le persone mettono in comune il proprio denaro per il finanziamento di progetti ricevendo in cambio strumenti partecipativi al capitale di rischio, attraverso la rete.

CSR-SC Progetto elaborato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha le proprie radici nella nozione di CSR della Commissione europea. Obiettivo principale del progetto è promuovere la cultura della responsabilità sociale all’interno del sistema economico italiano e accrescere il grado di consapevolezza nelle Imprese sullo sviluppo sostenibile.

CSR MANAGER Figura professionale che si dedica alla gestione delle problematiche socio-ambientali e di sostenibilità connesse alle attività dell’impresa e alla valutazione dell’impatto sui suoi stakeholders. Tra i suoi obiettivi: individuare, monitorare e realizzare le attività di responsabilità sociale all’interno e all’esterno dell’impresa, comunicandone i principi anche ai dipendenti, agli investitori e a tutto il contesto sociale.

CULTURA In quanto produzione di valori sociali sia per gli individui che per la collettività. Le

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aziende possono decidere di effettuare un investimento sociale attraverso la cultura ed essere lette, loro stesse, come “organizzazioni culturali uniche” in cui ci si identifica con specifici sistemi di conoscenze, valori, ideali e stili che si traducono, operativamente, in precise scelte aziendali.

CURVA DI LOYALTY Metodologia di marketing che evidenzia il cosiddetto loyalty effect, secondo cui più lunga è la relazione di un cliente con un’impresa, più redditizio diventa il rapporto per l’impresa stessa. Pertanto, se un’azienda riesce a fidelizzare un cliente e a gestire in maniera strategica le sue richieste/attese/aspettative (anche e soprattutto nella fase di assistenza post-vendita), i margini derivanti da quel cliente saranno positivi e crescenti.

CUSTOMER LOYALTY Propensione di un consumatore ad acquistare regolarmente prodotti della stessa marca o a servirsi dello stesso punto vendita.

CUSTOMER SATISFACTION Soddisfazione del cliente. Rappresenta l’obiettivo principale dell’azienda orientata al marketing, i cui sforzi tendono allo sviluppo di una relazione di qualità con la clientela, alla sua conseguente fidelizzazione, alla rilevazione del grado di soddisfazione nell’ottica del miglioramento del prodotto/servizio offerto.

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DELOCALIZZAZIONE Spostamento della produzione in zone diverse dalla sede produttiva originaria, al fine di realizzare un vantaggio competitivo.

DEMOCRAZIA ECONOMICA E PARTECIPAZIONE Insieme di processi di organizzazione del lavoro aziendale che contempla la partecipazione dei lavoratori ai meccanismi decisionali interni all’impresa, nel rispetto dell’art. 46 della Costituzione (“Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”).

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DIALOGO SOCIALE Uno dei pilastri del modello sociale dell’Unione europea che prevede il confronto tra sindacati, organizzazioni degli imprenditori e istituzioni pubbliche nella definizione delle politiche socio/economiche.

DILIGENZA La diligenza è l’assiduità, la precisione, lo scrupolo perseguiti nello svolgimento di un lavoro o di un compito.

DIPENDENTI Su questo terreno l’impegno sociale delle imprese si traduce in: formazione, progetti maternità, cure mediche e prevenzione malattie per dipendenti e familiari, servizi di riposizionamento, nidi aziendali, condivisione della progettazione dei turni di lavoro.

DIRETTIVA UE 95/2014 Direttiva della Commissione Europea riguardante la comunicazione delle informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi imprese. La Direttiva riguarderà le imprese con più di 500 dipendenti, e quelle aziende che il legislatore riterrà di interesse pubblico. Tali imprese dovranno comunicare le informazioni relative a sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale, catena di fornitura, gestione delle «diversità» e gestione dei rischi. In caso di mancata comunicazione dovranno spiegarne il motivo (secondo la regola del comply or explain).

DIRITTI UMANI “Alle imprese è richiesto di promuovere e rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti nell’ambito delle rispettive sfere di influenza e di assicurarsi di non essere, se pur indirettamente, complici negli abusi dei diritti umani” (Principi del Global Compact (ONU). I diritti umani generalmente riconosciuti sono definiti dalle Convenzioni e Dichiarazioni seguenti: 1. Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite e i relativi protocolli; 2. Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (UN) 3. Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (UN) 4. Dichiarazione dell’OIL sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro del 1998 5. Dichiarazione e il programma d’azione di Vienna.

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DISABILITÀ È la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d’interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane, spesso in condizioni di svantaggio nella partecipazione alla vita sociale.

DISCLOSURE Prassi societaria consistente nel divulgare, con frequenza e tempestività, tutte le informazioni rilevanti che riguardano l’attività di un’impresa: la situazione finanziaria, le performance, l’assetto proprietario e la corporate governance. È condizione necessaria per attuare una reale accountability dell’impresa.

DIVERSITY MANAGEMENT È la gestione della diversità, lo sviluppo attivo e consapevole di un processo di accettazione e l’utilizzo di alcune differenze e similitudini tra le persone come potenziale di una organizzazione, un processo che crea miglioraento del clima aziendale e sviluppo delle potenzialità dell’intera organizzazione. Il processo deve essere basato su valori, essere strategico, comunicativo e gestionale

DONO L’economia del dono è una forma economica basata sul valore d’uso degli oggetti e non sul valore di scambio o valore commerciale, sulla capacità di un bene o di un servizio di soddisfare un dato fabbisogno.

DUE DILIGENCE La “dovuta diligenza”: processo che, in quanto parte integrante dei sistemi decisionali e di gestione del rischio, permette alle imprese di identificare, prevenire e mitigare il proprio impatto negativo, effettivo e potenziale nelle materie della CSR e di rendere conto del modo in cui affrontano il problema. L’impatto potenziale deve essere affrontato con l’adozione di misure di prevenzione o di mitigazione; quello effettivo con l’adozione di misure riparatorie. La natura e la portata della “due diligence”, come le misure specifiche da adottare per una situazione particolare, sono influenzate da fattori quali la dimensione dell’impresa, il contesto delle sue attività, le raccomandazioni specifiche degli orientamenti e le norme nazionali e internazionali e la gravità dell’impatto.

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ECO BANKING Attività finanziaria che implica la destinazione del risparmio a iniziative di carattere ambientale. Alcuni esempi di eco- banking riguardano il finanziamento di imprese che intendono effettuare investimenti ambientali su impianti per il contenimento delle emissioni e per forme di riprogettazione aziendale. Un altro esempio sono i mutui verdi, con forme di impiego a sostegno di investimenti volti al risparmio energetico e riduzione degli impatti, per quelle imprese che propongono tecnologie antinquinamento, prodotti verdi e business innovativi.

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ECOLABEL Marchio europeo di certificazione di ridotto impatto ambientale per i prodotti e i servizi, nato nel 1992 con l’adozione del Regolamento Europeo n. 880/92, e aggiornato con il nuovo Regolamento CE n. 66/2010. È uno strumento ad adesione volontaria che viene concesso a quei prodotti e servizi che rispettano criteri ecologici e prestazionali stabiliti a livello europeo. L’ottenimento del marchio costituisce, pertanto, un attestato di eccellenza che viene rilasciato solo a quei prodotti/ servizi che abbiano un ridotto impatto ambientale. I criteri sono periodicamente sottoposti a revisione e resi più restrittivi, in modo da favorire il miglioramento continuo della qualità ambientale dei prodotti e dei servizi. Gli aspetti che sono analizzati, in particolare, sono: il consumo di energia, l’inquinamento delle acque e dell’aria, la produzione di rifiuti, il risparmio di risorse naturali, la sicurezza ambientale e la protezione dei suoli. Tra gli elementi che hanno un maggior impatto negativo sull’ambiente vengono individuati i più rilevanti, e per ciascuno di essi sono stabiliti precisi limiti che non possono essere superati.

ECONOMIA CIRCOLARE L’economia circolare è un sistema nel quale rifiuti, scarti o sprechi sono fortemente ridotti: il rifiuto non rappresenta la parte finale del ciclo produttivo o di utilizzo ma diviene materia prima per un nuovo ciclo. L’economia circolare genera nuovi modelli di consumo basati sulla condivisione e sul leasing piuttosto che sul possesso personale.

EMAS (Eco Management and Audit Scheme) Strumento di gestione della politica ambientale e industriale delle imprese a carattere volontario, istituito con Regolamento (CEE) 1836/93, poi aggiornato nell’ultimo regolamento (CE) N. 1221/2009 (EMAS III), pubblicato il 22 dicembre 2009 ed entrato in vigore l’11 gennaio 2010) e volto a valutare, comunicare e promuovere

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costanti miglioramenti dell’efficienza ambientale delle attività industriali. La certificazione EMAS III consente alle organizzazioni che vi aderiscono di: a) orientare l’intera struttura ai principi di sviluppo sostenibile e di rispetto dell’ambiente b) fornire una evidenza oggettiva alle parti interessate di quello che si sta realmente facendo. I benefici derivanti dall’adozione del Sistema di Gestione Ambientale certificato EMAS: 1. riduzione degli impatti dell’organizzazione sull’ambiente 2. ottimizzazione dei processi gestionali con ritorni economici derivanti da riduzione di consumi idrici ed energetici e dalla razionalizzazione della gestione dei rifiuti. 3. ritorni positivi di immagine con conseguenti benefici, sia economici che di interrelazioni con le realtà locali e le autorità di controllo. Le imprese che intendono aderire all’EMAS debbono inviare all’Organismo Competente (in Italia rappresentato dal Comitato Ecolabel-Ecoaudit-Sezione Emas Italia) una dichiarazione ambientale convalidata da verificatori ambientali accreditati; al termine della procedura, il sito viene iscritto in un apposito registro comunitario. La dichiarazione ambientale convalidata, che riporta in forma sintetica gli impegni assunti dall’impresa, è pubblica e viene periodicamente aggiornata.

ENGAGEMENT È il “coinvolgimento”, la misura del successo di un messaggio condiviso che ha lo scopo di creare “legami” forti tra il chi lo propone ed il gruppo. Impegno sociale e politico. L’engagement è creazione di significato (sensemaking), assunzione di responsabilità verso se stessi e gli altri (etica), di condivisione di valori (convivialità), di una scelta autonoma e creativa.

EPD (Environmental Product Declaration) Dichiarazione Ambientale di Prodotto. È un’etichetta ecologica che ha l’obiettivo di fornire informazioni chiare, confrontabili e qualitativamente controllate sugli impatti ambientali durante le diverse fasi del ciclo di vita di prodotti o servizi.

EQUATOR PRINCIPLES Raccolta di linee guida sviluppate nel giugno 2003 da 10 banche leader nel mercato globale della finanza di progetto, per gestire le questioni sociali e ambientali correlate al finanziamento di progetti in tutti i settori industriali. Sono basati sulle politiche e sulle linee guida della Banca Mondiale e dell’International Finance Corporation, organismo interno alla Banca Mondiale il cui scopo è quello di supportare le attività del settore privato nei Paesi in via di sviluppo.

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L’adozione dei Principi implica l’impegno da parte del firmatario di finanziare solo quei progetti che rispondono a criteri di responsabilità sociale e a pratiche di gestione ambientale sostenibili. Il processo di screening dei progetti è basato su quello utilizzato dall’IFC, che li classifica secondo una scala di rischio ambientale e sociale che va dal più alto (A) fino a quello più basso (C).

ETHICS OFFICER Responsabile delle questioni etiche all’interno dell’impresa (attuazione del codice etico, auditing etico, formazione etica, ecc.).

ETICA Dottrina relativa al comportamento pratico dell’uomo. La parola etica deriva dal greco “ethos”, ossia “abitudine” e costituisce pertanto un concetto “neutro”. Per qualificarla in un modo o nell’altro occorre sempre specificare a “quale” etica si fa riferimento. Esemplificandone alcune, anche contrapposte tra loro, l’etica “utilitarista”, l’etica “contrattualista”, l’etica “delle virtù”, l’etica del “bene comune”, ecc.

ETICHETTA SOCIALE Parole e simboli apposti su un prodotto al fine di influire sulla decisione di acquisto dei consumatori fornendo una garanzia in merito all’impatto sociale ed etico di un processo produttivo e commerciale sulle altre parti interessate.

EUROPEAN MULTISTAKEHOLDER FORUM ON CSR (Forum Europeo sulla responsabilità sociale d’Impresa) È un esempio di azione di dialogo tra rappresentanti di interessi imprenditoriali, sindacali, professionali, ambientalisti. Avviato su iniziativa della Commissione Europea nel 2002, il suo compito è quello di promuovere la Responsabilità Sociale d’impresa. Raccoglie le più rappresentative organizzazioni europee dei lavoratori, ong, business network e organizzazioni sindacali, per promuovere innovazione, convergenza e trasparenza nelle pratiche e negli strumenti della CSR.

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FAIR TRADE Marchio di garanzia del Commercio Equo e Solidale gestito in Italia da Fairtrade Italia, consorzio senza scopo di lucro costituito da organismi che operano nella cooperazione internazionale, nella solidarietà e nel commercio equo e solidale, nato nel 1994. Fairtrade Italia è parte, insieme ad altre 26 organizzazioni che operano in tutto il mondo, di Fairtrade International. Il marchio Fairtrade garantisce che i prodotti con il suo simbolo siano stati lavorati senza causare sfruttamento e povertà nel Sud del mondo e siano stati acquistati secondo i criteri del Commercio Equo e Solidale.

FIDUCIA La fiducia è una sensazione di sicurezza basata sulla speranza o sulla stima riposta in qualcuno o qualcosa. Si traduce in un sentimento mix di legittimità, consenso, cooperazione, solidarietà; si concretizza nell’aspettativa di esperienze con valenza positiva per chi la mette in atto.

FILANTROPIA D’IMPRESA Quando l’impresa destina parte degli utili o delle proprie risorse a cause sociali. La responsabilità filantropica di un’azienda si trova in cima alla piramide disegnata dall’economista Carroll e sta ad indicare una presenza attiva (discrezionale) a sostegno di cause rilevanti socialmente. Le altre responsabilità indicate nella piramide sono economiche (conseguimento del profitto), legali (rispetto delle norme), ed etiche (attenzione alle conseguenze del proprio comportamento verso la società).

FILIERA Declinato sul terreno della responsabilità sociale, il concetto di Filiera si depura di ogni notazione quantitativa e si arricchisce di significati qualitativi. Una filiera solidale è un progetto di economia solidale finalizzato alla promozione di nuovi stili di vita e alla valorizzazione di modelli di produzione e di consumo rispettosi dell’ambiente e delle persone. La Filiera Solidale promuove un modo nuovo di produrre, di consumare e di distribuire: un modo diverso di fare economia, improntato ai principi di mutualità, di solidarietà e di rispetto del territorio e dell’ambiente.

FILIERA SOSTENIBILE Consiste nell’impegno dell’impresa ad adottare un approccio sostenibile all’interno dei processi e delle relazioni con i propri stakeholder lungo tutta la filiera produttiva.

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FINANZA ETICA Concezione nuova della finanza, che implica un investimento del denaro innovativo rispetto a quello tradizionale. Il termine racchiude tutta una serie di attività e di attori (agenzie, banche, fondi comuni di investimento) che hanno una concezione della finanza tale da fornire al risparmiatore/investitore la possibilità di scegliere di investire il proprio denaro in base a principi e valori non solo utilitaristi, ma anche volti al bene comune, alla solidarietà, alla responsabilità sociale e al management sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. Con la finanza etica l’investitore è posto in condizioni di controllare meglio le conseguenze non economiche delle sue azioni finanziarie. Ciò è utile per chi non è interessato unicamente al profitto e alla redditività ma vuole assicurarsi che il proprio denaro venga impiegato nel rispetto dei diritti umani, dell’ambiente, dei lavoratori e, in generale, degli stakeholder. Con tale termine vengono individuate due distinte applicazioni degli strumenti finanziari: a) la microfinanza (soprattutto il microcredito), rivolta alle fasce di popolazione più deboli, così come attuata dalle Banche dei poveri nei paesi del Terzo mondo e, in anni recenti, anche in quelli ricchi. b) l’investimento etico, soprattutto rivolto alle iniziative che operano nel campo dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile, dei servizi sociali, della cultura e della cooperazione internazionale (come i fondi etici tipici nei mercati più sviluppati come quello anglosassone).

FISCALITÀ “È importante che le imprese contribuiscano alle finanze pubbliche versando puntualmente le imposte dovute”. (Linee Guida OCSE)

FONDAZIONE BANCARIA Fondazioni di origine bancaria risultanti dal processo di trasformazione e privatizzazione di molte banche pubbliche messo in moto dalla legge 218/1990, nota anche come Legge Amato. Le fondazioni possono svolgere la funzione di merchant banker del settore no profit, finanziando la produzione di beni pubblici o collettivi, o sostenendo iniziative a bassa redditività ma ad elevata utilità sociale.

FONDAZIONE D’IMPRESA La Fondazione d’impresa costituisce la continuazione con altri mezzi dell’impegno a favore della comunità sia come naturale espressione della cultura aziendale sia come continuità e professionalità nelle iniziative filantropiche e di CSR. La scelta di

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dar vita a una fondazione a cui affidare gli interventi filantropici è anche diventata sia per le grandi imprese, sia per le aziende di piccole e medie dimensioni, una scelta strategica di intervento nel sociale.

FONDO ETICO Strumento identico ai fondi comuni d’investimento ordinari, per quanto riguarda gli aspetti finanziario e di regolamentazione, di gestione e distribuzione. Ciò che lo contraddistingue è il processo “sostenibile” di selezione dei titoli da inserire nel portafoglio: accanto ai tradizionali parametri di natura finanziaria, infatti, i fondi etici investono il patrimonio gestito secondo criteri di eticità e responsabilità sociale.

FORMAZIONE ETICA E ALLA CSR Insieme delle attività che sviluppano e adeguano nel tempo la capacità di riconoscere, analizzare e risolvere i dilemmi etici a livello organizzativo attraverso strumenti concettuali filosofici, economici, giuridici ed organizzativi. Si rivolge a tutti i collaboratori per comunicare e creare condivisione attorno ai valori e ai principi del codice etico aziendale e raccogliere in termini di business i benefici derivanti da comportamenti socialmente responsabili

FORUM ITALIANO MULTISTAKEHOLDER PER LA CSR La prima piattaforma di dialogo nazionale sulla CSR. La prima occasione in cui rappresentanti nazionali delle parti sociali, delle istituzioni e della società civile si incontrano per approfondire e per diffondere il tema della CSR attraverso l’aumento del grado di consapevolezza circa la relazione tra CSR e sviluppo sostenibile, la facilitazione dello scambio di esperienze e buone pratiche, la promozione della trasparenza e della convergenza delle pratiche e degli strumenti di CSR, con particolare attenzione alle esigenze delle PMI e, infine, la condivisione di esperienze di partnership tra le istituzioni, le imprese/organizzazioni e la società civile.

FUND RAISING Letteralmente la “raccolta fondi”: il complesso di attività che un’organizzazione mette in atto per la creazione di rapporti di reciproco interesse fra chi chiede risorse economiche, materiali e umane in funzione di uno scopo e chi è potenzialmente disponibile a donarle.

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GIORNALISMO “Una stampa capace, disinteressata, socialmente sensibile, intelligente e ben preparata a capire il giusto e a praticarlo può conservare quell’etica pubblica senza la quale un governo è una finzione e una presa in giro”. (Joseph Pulitzer)

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GAS (Gruppo di acquisto solidale) Persone che acquistano all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire fra loro. La parola Solidale differenzia un GAS da un qualsiasi altro Gruppo d’Acquisto perché aggiunge un criterio guida nella scelta dei prodotti. La solidarietà parte all’interno del gruppo, fra i suoi membri, e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo. Il GAS realizza quindi una rete di solidarietà che diventa fondamento dell’esperienza stessa, permettendo di praticare quello che viene definito consumo critico.

GBS (Gruppo di Studio per il Bilancio Sociale) Associazione nata nel 1998. Rappresenta Università italiane, Ordini professionali dei Dottori Commercialisti e dei Ragionieri, alcune delle principali Società di Revisione nonché di altri Enti ed esperti nel campo della rendicontazione sociale. Obiettivo del GBS è sviluppare e promuovere la ricerca scientifica sul Bilancio Sociale e sulle tematiche inerenti ai processi di gestione responsabile di imprese al fine di favorire la diffusione della responsabilità sociale aziendale e la sua applicazione nei contesti nazionale ed internazionale. Ha redatto i Principi di redazione del Bilancio Sociale, unico documento a livello nazionale riconosciuto e utilizzato come riferimento scientifico da diverse tipologie di Organizzazioni. Il modello prevede che questo sia costituito da tre sezioni obbligatorie: identità aziendale, produzione e distribuzione del valore aggiunto e relazione sociale.

GLOBAL COMPACT Patto globale proposto, nel gennaio 1999, dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, al sistema mondiale degli affari e alle forze imprenditoriali e capitalistiche, e che le aziende possono integrare nelle proprie strategie. In dieci punti, due sui diritti umani, quattro sui principi di gestione della forma lavoro, tre sull’ambiente, uno sulla lotta alla corruzione chiede un impegno per il rispetto e la protezione dei diritti umani.

GLOBAL REPORTING INITIATIVE (GRI) Documento che promuove l’armonizzazione delle tecniche di rendicontazione del-

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le performance ambientale e sociali delle imprese, in modo da renderle rigorose, confrontabili e verificabili. A tal fine favorisce il dialogo fra tutti gli attori interessati, stimolando un’ampia collaborazione nell’ideare ed adottare linee guida comuni per la redazione e la diffusione di documenti sulla sostenibilità dell’impresa (Sustainability Reporting Guidelines). La GRI si orienta verso un unico documento di bilancio, che raccoglie i risultati complessivi (economico-finanziari, ambientali e sociali) conseguiti dall’impresa nel corso dell’esercizio (Triple Bottom Line).

GOVERNANCE (Corporate Governance) Il termine governo societario (o governo d’impresa) abbraccia una serie di regole, relazioni, processi e sistemi aziendali, che disciplinano la gestione della società stessa. Il governo d’impresa include anche le relazioni tra i vari attori coinvolti e gli obiettivi che devono essere perseguiti dagli amministratori nell’interesse degli azionisti e di tutti gli stakeholders.

GPP – GREEN PUBLIC PROCUREMENT Green Public Procurement o Acquisti sostenibili della Pubblica Amministrazione: “approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati” (definizione della UE).

GREEN MANAGEMENT Teoria che nasce con l’obiettivo di creare una vera e propria cultura aziendale della sostenibilità e di infonderla nei prodotti, nel personale e nel rapporto quotidiano con i consumatori. Ciò avviene tramite l’utilizzo di campagne informative che raccontano l’impegno profuso dall’azienda nella realizzazione di prodotti sostenibili e creati nel rispetto della natura, e attraverso attività di sensibilizzazione, svolte principalmente in rete, con lo scopo di essere riconosciuti come first mover sul proprio mercato di riferimento e come creatori di valore per i consumatori.

GREENWASHING Termine che si utilizza quando un’organizzazione offre di sé un’immagine ingannevole di soggetto responsabile dal punto di vista ambientale, al solo fine di promuovere una percezione positiva dell’organizzazione stessa per un aumento dei profitti. Sostanzialmente si configura come una sorta di manipolazione dell’opinione pubblica, per ottenere sostegno della comunità locale e delle istituzioni, propo-

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nendo obiettivi che non sono realmente responsabili dal punto di vista sociale e ambientale.

GRI REPORTING FRAMEWORK Modello universalmente accettato per la rendicontazione economica, ambientale e sociale di un’organizzazione. Tutte le organizzazioni possono utilizzarlo, indipendentemente da dimensione, settore di attività o paese. Il modello include considerazioni pratiche comuni a diversi tipi di organizzazioni, dalle imprese più piccole a quelle di maggiori dimensioni, localizzate in diverse aree geografiche. Il GRI Reporting Framework contiene argomenti sia di carattere generale sia settoriali, considerati da un’ampia gamma di stakeholder di tutto il mondo applicabili universalmente per comunicare la performance di sostenibilità di un’organizzazione.

IBS/SEAN Modello, realizzato come estensione del bilancio d’esercizio e ideato dall’Istituto Europeo per il Bilancio Sociale (IBS), alla cui metodologia si attiene SEAN (Social and Ethical Auditing and Accounting Network). Esso introduce uno schema di rendicontazione sociale per promuovere tra le imprese le attività di Social and Ethical Auditing, Accounting and Reporting (SEAAR). La metodologia sviluppata da IBS recupera e formalizza il quadro etico-valoriale sul quale si fonda l’identità dell’impresa, facendo risaltare le coerenze gestionali attraverso le quali i valori assunti a riferimento vengono declinati nelle successive scelte di intervento.

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IDENTITÀ AZIENDALE Esplicitazione dell’assetto istituzionale, della missione, dei valori etici di riferimento e del piano strategico.

ILO (International Labour Organization) Agenzia delle Nazioni Unite che si prefigge la promozione della giustizia sociale e dei diritti dei lavoratori riconosciuti a livello internazionale.

IMPARZIALITÀ Il principio dell’imparzialità riguarda principalmente l’attività della pubblica ammini-

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strazione volta alla realizzazione dell’interesse pubblico.

IMPATTO SOCIALE Conseguenza delle pressioni positive o negative che le attività di un’organizzazione generano sui diversi agenti sociali (stakeholder). Le Linee Guida dell’UNEP (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite) definiscono gli impatti sociali come la conseguenza delle relazioni sociali tessute con il contesto in relazione ad un’attività (sia essa di produzione, di consumo o smaltimento).

IMPRENDITORIA RESPONSABILE Concetto elaborato nell’ambito delle Nazioni Unite in base al quale si riconosce che le imprese hanno un ruolo da svolgere nel perseguimento di uno sviluppo sostenibile e che esse possono gestire le loro operazioni in modo da stimolare la crescita economica e rafforzare la competitività, garantendo al tempo stesso la tutela dell’ambiente e promuovendo la loro responsabilità sociale.

IMPRESA COLLABORATIVA Il concetto di collaborative enterprise si muove nell’ottica di un’impresa che promuove reti territoriali, crea valore condividendolo con i propri stakeholder, si sviluppa solo se riesce a sviluppare a sua volta reti allargate territoriali con altre imprese, istituzioni, Terzo settore. Questo modello di impresa non sfrutta l’ambiente né mira a meccanismi di sfruttamento delle relazioni industriali per un profitto immediato, ma ha una visione di futuro e collega prodotti, innovazione, fornitori, clienti e società intera. Un’impresa che non si chiude nell’area stretta del proprio business ma si fa promotrice dello sviluppo economico e anche sociale della collettività promuovendo network tra pubblico/privato/terzo settore/società civile sul territorio.

IMPRESA SOCIALE Tipologia particolare di impresa, che ha nella sua mission la produzione di beni e servizi di utilità sociale. La legge prevede che questa attività possa essere esercitata solo nella forma della società cooperativa con lo scopo di “perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana ed alla integrazione sociale dei cittadini”. Ci sono imprese (cooperative) sociali di tipo A, relative ai servizi socio-sanitari ed educativi e di tipo B, che riguardano l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. L’impresa sociale rientra nella categoria del terzo settore, di cui fanno parte anche il volontariato, l’associazionismo sociale, le fondazioni, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS).

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IMPRONTA ECOLOGICA Indicatore di sostenibilità ambientale, introdotto nel 1996 da Wackernagel e Rees dell’Università della British Columbia, in grado di stimare l’impatto che una produzione ha sull’ambiente. L’impronta ecologica di una persona misura il consumo alimentare, materiale ed energetico basandosi sulla superficie terrestre o marina necessaria per produrre e assorbire tali risorse.

INDICATORI Sono il cuore del Social Statement, hanno il compito di rilevare e descrivere, con semplicità, fenomeni complessi e di difficile rappresentazione. Questa attività di misurazione serve a definire gli obiettivi strategici e tattici per realizzare un piano di CSR; permette di monitorare gli sforzi realizzati per raggiungere gli obiettivi; infine consente di valutare i risultati ottenuti e di confrontarli nel tempo.

INNOVAZIONE Il processo creativo e culturale che un’azienda può e deve intraprendere, soprattutto attraverso la scelta dell’impegno sociale che rappresenta il presupposto del cambiamento stesso. La costruzione della propria identità personale e aziendale, attraverso la gratificazione sociale, presenta elementi di innovazione e permette la libera espressione della creatività dando forma al cambiamento.

INTEGRATED REPORTING Il Reporting integrato è uno strumento di comunicazione che integra la rendicontazione aziendale con le performance sociali ed ambientali rivolgendosi a tutti gli stakeholder in modo chiaro e completo, fornendo un’idea generale della capacità di creare valore in modo responsabile.

ISO (International Organization for Standardization) Rete mondiale di organismi nazionali di normazione. È la fonte delle norme ISO 9000, ISO 14001 e di più di 14.000 norme internazionali per il mondo economico, i governi e la società.

ISO 9000 Serie di norme che definiscono i requisiti internazionali per i sistemi di gestione per la qualità. Sono norme generiche progettate per essere applicabili a qualsiasi

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tipo di processo o settore aziendale.

ISO14001 Standard volontario di processo, ufficialmente valido a livello internazionale, che definisce come si deve sviluppare un efficace sistema di gestione ambientale (SGA). Esso fornisce un quadro di riferimento a supporto della protezione dell’ambiente e della prevenzione dell’inquinamento da parte dell’impresa, indipendentemente dalla tipologia e dimensioni della stessa. Il rispetto dei requisiti normativi è sottoposto alla verifica di un ente esterno indipendente che, in caso di esito positivo, provvede al rilascio della relativa certificazione.

ISO 26000 Linea guida redatta dall’ISO che fornisce una traccia per aziende e organizzazioni che desiderano operare e gestire l’azienda/ente in modo responsabile dal punto di vista sociale e ambientale, trasparente e tale da contribuire alla salute e al benessere della società.

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KPI (Key Performance Indicator) Sono gli indicatori chiave di prestazione, definiscono e misurano i progressi compiuti per raggiungere gli obiettivi di una organizzazione. L’azienda, analizzata la sua missione, identificati tutti i suoi concorrenti e, definiti gli obiettivi, ha bisogno di uno strumento per misurarne il raggiungimento. I Key Performance Indicators (o KPI) sono indici che permettono di monitorare l’andamento di un processo aziendale. Possono essere rappresentati secondo quattro tipologie: a) indicatori generali, che misurano il volume del lavoro del processo b) indicatori di qualità, che valutano la qualità dell’output di processo, in base a standard definiti c) indicatori di costo d) indicatori di servizio, o di tempo, che misurano il tempo di risposta, a partire dall’avvio del processo fino alla sua conclusione.


LAUDATO SI’ Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune, promulgata nel giugno 2015.Tema centrale è l’ecologia integrale, paradigma di un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Uno degli argomenti principali, che ritorna anche nei passaggi dedicati ai cambiamenti climatici, è che non ci sono due crisi separate bensì una sola e complessa crisi economico-socio-ambientale. L’invito a un’ecologia della mente e dei comportamenti umani è rivolto alle persone, ai governi e alle imprese.

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LAVORO “Alle imprese è richiesto: di sostenere la libertà di associazione dei lavoratori e riconoscere il diritto alla contrattazione collettiva, l’eliminazione di tutte le forme di lavoro forzato e obbligatorio, l’effettiva astensione dall’impiegare lavoro minorile, l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in materia di impiego e professione” (Global Compact dell’ONU).

LEGITTIMITÀ Il primo principio dello standard etico di comportamento che fissa le responsabilità dell’impresa nei confronti dei suoi stakeholders.

LIFE CYCLE ASSESSMENT (LCA) Metodo oggettivo di valutazione e quantificazione dei carichi energetici ed ambientali e degli impatti potenziali associati ad un prodotto/processo/attività lungo l’intero ciclo di vita, dall’acquisizione delle materie prime al fine vita.Tale tecnica comporta la valutazione di tutte le fasi di un processo produttivo come correlate e dipendenti, permettendo di valutare gli impatti ambientali cumulativi.A livello internazionale la metodologia LCA è regolamentata dalle norme ISO della serie 14040 in base alle quali uno studio di valutazione del ciclo di vita prevede: a) la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione dell’analisi (ISO 14041) b) la compilazione di un inventario degli input e degli output di un determinato sistema (ISO 14041) c) la valutazione del potenziale impatto ambientale correlato a tali input ed output (ISO 14042) d) l’interpretazione dei risultati (ISO 14043). L’LCA rappresenta anche un supporto fondamentale allo sviluppo di schemi di Etichettatura Ambientale: nella definizione dei criteri ambientali di riferimento per un dato gruppo di prodotti (etichette ecologiche di tipo I: Ecolabel), o come principale strumento atto ad ottenere una Dichiarazione Ambientale di Prodotto: DAP

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(etichetta ecologica di tipo III). Potenzialmente quindi le sue applicazioni sono molto vaste: a) sviluppo e miglioramento di prodotti/processi b) marketing ambientale c) pianificazione strategica d) attuazione di una politica pubblica.

LIFE CYCLE THINKING (LCT) Il concetto è divenuto fondamentale nella valutazione dell’impatto ambientale di un bene o servizio quale approccio culturale, con il quale si richiede di considerare l’intera filiera di prodotto e, su questa, individuare i miglioramenti e l’innovazione che si possono apportare. Valutare in un unico quadro l’approvvigionamento delle materie prime, la produzione, l’uso ed il fine vita consente di mettere a punto prodotti e servizi che si integrano strettamente sia con il sistema produttivo del territorio sia con gli usi e le abitudini di consumo, valutando anche i margini di miglioramento.

LIBRO VERDE Documento presentato dalla Commissione Europea nel luglio 2001, che verte sul tema della responsabilità sociale delle imprese, sottolineando l’importanza dei codici di condotta e la necessità di una adeguata progettazione e attuazione di questi standard volontari, affinché possano integrare le richieste minime imposte dalla legge.

LICENZA SOCIALE Una specie di investitura virtuale da parte dell’opinione pubblica all’impresa che, tramite un comportamento socialmente responsabile, si distingue per operare sul mercato facendo crescere il valore dell’azienda e del contesto di riferimento.

LINEE GUIDA DELL’OCSE Raccomandazioni rivolte alle imprese multinazionali dai governi riuniti nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Esse enunciano principi e norme volontari per il comportamento responsabile delle imprese nell’adempimento delle leggi applicabili. Alla base dell’elaborazione delle linee guida OCSE vi è la profonda convinzione, da parte dei Paesi Membri che hanno sottoscritto tali Linee Guida, che le imprese multinazionali possono, attraverso una corretta gestione delle loro attività, contribuire in modo decisivo allo sviluppo economico, sociale

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ed ambientale della società e dell’economia mondiale. La prima parte del testo contiene la descrizione dei comportamenti e delle modalità operative alle quali si devono attenere le imprese multinazionali nell’esercizio dell’attività e nella gestione dei rapporti con i terzi, direttamente od indirettamente, coinvolti nel loro operato. In particolare, le raccomandazioni riguardano i seguenti ambiti dell’attività delle imprese: 1) divulgazione di informazioni 2) diritti umani 3) occupazione e relazioni industriali 4) ambiente 5) lotta alla corruzione, all’istigazione alla corruzione e alla concussione 6) interessi del Consumatore 7) scienza e tecnologia 8) concorrenza 9) fiscalità. La seconda parte è dedicata alla descrizione della struttura e dell’attività degli organismi strumentali alla corretta diffusione e applicazione delle Linee Guida, quali i Punti di Contatto Nazionali (PCN) ed il Comitato degli Investimenti dell’OCSE.

LOGISTICA SOSTENIBILE Modalità di trasporto e logistica che valorizza i prodotti in vari punti del territorio, con l’obiettivo di ridurre i trasporti del prodotto. A livello di export è ormai realtà consolidata il trasporto “intermodale” che si avvale, nel medesimo viaggio, del binomio gomma e rotaia. La merce viaggia per i primi 50-100 Km su strada fino al posizionamento sul treno, dove percorre la tratta più lunga. All’arrivo, un camion si occupa della consegna finale al cliente. Rappresenta la tecnica più sostenibile assieme a soluzioni “multimodali”. Per avere una logistica sostenibile i due metodi di trasporto principali sono quindi l’intermodale e il multimodale e si differenziano esclusivamente nel modo in cui viene caricato il treno.

LONDON BENCHMARKING GROUP (LBG) Network di aziende internazionali che si sono associate al fine di mettere a punto e applicare specifiche metodologie per gestire, misurare e rendicontare il loro coinvolgimento nella comunità.

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MAG (Mutua Auto Gestione) La finanza etica, radice su cui poggia il microcredito italiano, nasce con le MAG (Mutua Auto Gestione), cooperative finanziarie autogestite che raccolgono il risparmio tra i propri soci al fine di finanziare progetti con elevata utilità sociale, secondo i principi di trasparenza e partecipazione. Le Mutue autogestite nascono e si diffondono tra la fine degli anni ‘70 e gli anni ‘90. La prima MAG nasce a Verona nel 1978 come risposta alla necessità di dar lavoro agli operai che volevano autogestire le aziende in crisi o in procinto di chiudere.Visto che le banche tradizionali non erano propense a finanziare questi progetti, sorse l’idea di creare una propria cooperativa finanziaria, chiamata MAG Verona. Da allora sono state costituite altre sette MAG, distribuite soprattutto nelle città del Nord: Milano (MAG2, 1980), Udine (Autogest, 1983), Padova (MAG3, 1983), Torino (MAG4, 1987), Reggio Emilia (MAG 6, 1988), Genova (MAG 7, 1991), Venezia (MAG Venezia, 1992). Oggi, operano solo cinque MAG: non esistono più Autogest Udine, in fase di liquidazione e confluita in Banca Popolare Etica, e MAG 3, confluita nel 1989 nella cooperativa CTM-MAG (poi divenuta Consorzio Etimos3).

MAPPATURA DEGLI STAKEHOLDER Processo attraverso il quale l’azienda individua tutti i portatori di interessi ad essa collegati, mappandone anche diritti, doveri e altre aspettative e esigenze. Per realizzarlo, secondo le Linee Guida OCSE e lo standard UNI ISO 26000, si deve rispondere alle seguenti domande: a) verso chi l’organizzazione ha obblighi legali b) chi potrebbe essere influenzato positivamente o negativamente dalle decisioni o dalle attività dell’organizzazione c) chi potrebbe esprimere preoccupazioni in merito alle decisioni e alle attività dell’organizzazione d) chi è stato coinvolto nel passato quando è stato necessario affrontare preoccupazioni analoghe e) chi può aiutare l’organizzazione ad affrontare impatti specifici f) chi può influenzare la capacità dell’organizzazione di soddisfare le proprie responsabilità g) chi sarebbe svantaggiato, se escluso dal coinvolgimento h) chi è influenzato nella “catena del valore”.

MARKETING SOCIALE D’IMPRESA L’impresa mette in atto una strategia per determinare un cambiamento comportamentale nel pubblico, finalizzato a un risultato di interesse generale (su di un tema

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sanitario, ambientale, di educazione civile, ecc.). Questo tipo di campagna viene sviluppato seguendo i processi della pianificazione strategica di marketing; normalmente, anche se una azienda potrebbe condurre una campagna di marketing sociale di impresa da sola, essa opera in associazione con enti pubblici, ospedali, enti non profit, ecc. Questo tipo di iniziativa genera benefici per l’azienda sotto forma di rafforzamento dell’immagine e preferenza per la marca, oltre a un aumento delle vendite.

MATCH GIVING Meccanismo opzionale attraverso il quale l’impresa può erogare un importo equivalente al totale o a una parte dell’importo donato complessivamente dai propri dipendenti.

MBO (Management by Objectives) Nell’ambito delle Risorse Umane la gestione per obiettivi è un metodo di valutazione del personale che si basa sui risultati raggiunti, a fronte di obiettivi prefissati. Negli MBO “sostenibili” sono tassativamente inseriti indicatori che riguardano aspetti sociali e ambientali, coinvolgimento degli stakeholder e altri indicatori.

MICROCREDITO Concessione di finanziamenti di piccolo ammontare alle classi meno abbienti dei Paesi in via di sviluppo per la creazione e il potenziamento di attività imprenditoriali autonome, agricole e non, per il miglioramento delle condizioni di vita proprie e dei propri familiari. Il prestito è di dimensioni generalmente ridotte (tra 50 e 150 dollari) anche se talvolta, in funzione delle tipologie di attività da finanziare (startup o ingrandimento del business) può raggiungere valori più elevati.

MISSION AZIENDALE La missione di un’organizzazione/impresa è il suo scopo, le finalità che intende perseguire e le conseguenze che intende generare. Al tempo stesso, è ciò che la contraddistingue da tutte le altre. Il mission statement (la “dichiarazione di intenti”) risponde a tre quesiti cruciali: chi siamo, cosa vogliamo fare e perché.

MISURAZIONE DELLA SODDISFAZIONE INTERNA Indagine quantitativa che attraverso un questionario misurano il tasso di benessere lavorativo di dipendenti e collaboratori di un’organizzazione/impresa. L’obiettivo è determinare la salute psicologica sul lavoro, la soddisfazione sull’organizzazione del

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lavoro, le modalità, i carichi, ed il clima interno, compresi i rapporti con i vertici, i superiori, i colleghi. A fronte dei risultati, l’organizzazione stabilisce delle azioni migliorative per aumentare la soddisfazione e fidelizzare il personale.

MODELLO ICEBERG Un modello teorico che usa l’analogia con un iceberg per rappresentare la diversità. Questo modello identifica differenti tipi di diversità, sia nascosta-invisibile (per esempio: formazione, religione, disabilità, orientamento sessuale, esperienze lavorative) che visibile (per esempio: età, razza, genere).

MODELLO ORGANIZZATIVO E GESTIONALE (MOG) Il modello di organizzazione e gestione previsto dal d.lgs. 231/01 consiste in una serie di documenti contenenti: 1) una analisi dei rischi-reato ai quali è soggetta una organizzazione, sulla base di un elenco di “reati presupposto” 2) un insieme delle “procedure”, cioè regole scritte rivolte ai dipendenti e altri lavoratori, al fine di evitare che vengano compiuti determinati comportamenti sanzionati da Autorità, leggi, norme 3) l’elenco dei presìdi volti ad evitare il compimento di reati 4) un “codice etico” 5) la regolamentazione dell’Organo di Vigilanza (OdV) deputato a controllare che l’ente rispetti quanto previsto dalla legge e programmato nel proprio modello organizzativo. La presenza di adeguati presìdi consente all’ente/persona giuridica di evitare una responsabilità che si aggiunge a quella della persona fisica che ha commesso l’illecito. In assenza di adeguate procedure, la norma e la giurisprudenza estende la responsabilità penale delle singole persone fisiche alla persona giuridica nel nome e a vantaggio della quale la persona fisica ha agito. Il d.lgs. 231/01 prevede che le sanzioni comminabili alle persone giuridiche siano di tipo pecuniario e anche interdittivo. I modelli organizzativi “semplificati” per PMI sono illustrati nel DM 13.2.2014.

MODELLO OT-24 (INAIL) È un modello di richiesta si sgravio del premio di tariffa Inail ideato per le imprese che intendono effettuare interventi di prevenzione di infortuni e aumento della sicurezza e della responsabilità sociale dell’impresa. In base al settore di appartenenza, alla rischiosità e alla dimensione aziendale calcolata secondo il numero di addetti la riduzione e il beneficio per l’azienda può essere più o meno consistente.

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Il modello si compone di una sezione principale dedicata soprattutto alla salute e sicurezza sul lavoro, più tre allegati alternativi alla sezione precedente, specifici sulla Responsabilità sociale di impresa, sistemi di gestione della sicurezza UNI INAIL o BS OHSAS18001, Rapporti con la catena di fornitura.

MODELLO SOCIAL METRICA Metodologia di misurazione e valutazione della responsabilità sociale delle organizzazioni no profit, estendibile anche alle organizzazioni operanti in ambito profit, che si ispira al processo di stakeholder relationship e al metodo del panel degli esperti.

MOTIVAZIONE Effetto positivo sui dipendenti di un’azienda che adotta comportamenti socialmente responsabili; per consonanza ideale i lavoratori si sentono più coinvolti e vicini all’azienda, con conseguenze positive anche sulla produttività e la partecipazione alle sfide che si presentano.

MUTUO RICONOSCIMENTO Accordo multilaterale che comporta l’accettazione di regole tecniche, prescrizioni, valutazioni di conformità produttiva, sociale e ambientale della propria attività.

NIMBY (Sindrome NIMBY) Letteralmente Nimby è l’acronimo di “not in my back yard” (non nel mio cortile). L’espressione, coniata negli anni ‘80 dall’American Nuclear Society, identifica il fenomeno di opposizione di uno o più membri di una comunità locale a ospitare opere di interesse generale sul proprio territorio, pur riconoscendone la desiderabilità sociale (una centrale di produzione di energia elettrica mediante “biomassa”, l’installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, una scuola, un centro commerciale, un ospizio, grandi vie di comunicazione ecc.). A volte l’opera è indesiderata poiché si ritiene che comporti una minaccia alla salute o alla sicurezza o perché potrebbe portare in seguito alla realizzazione di inceneritori, discariche di rifiuti pericolosi o lo stoccaggio di materiale radioattivo. La gestione dell’effetto NIMBY riguarda l’attività di stakeholder engagement, attraverso la quale si può giungere ad una situazione di maggiore cultura e informazione sui fenomeni in esame e, pertanto, a decisioni maggiormente ponderate, eque e adeguate.

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NON PROFIT Propriamente “non a scopo di lucro”. È riferito generalmente ad una organizzazione che reinveste gli utili interamente per gli scopi organizzativi.

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OCSE Organizzazione internazionale istituita con la Convenzione sull’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici, firmata il 14 dicembre 1960 e ha sostituito l’OECE, creata nel 1948 per gestire il “Piano Marshall” per la ricostruzione post-bellica dell’economia europea. Gli obiettivi dell`OCSE riguardano il sostenimento della crescita economica con sistemi “sostenibili”, l’aumento dell`occupazione, l’innalzamento del tenore di vita, il mantenimento della stabilità finanziaria, l’assistenza allo sviluppo delle economie dei Paesi non membri, il contribuire alla crescita del commercio internazionale. Grazie alle attività dell`OCSE i Paesi membri possono comparare le differenti esperienze, cercare risposte a problemi comuni, identificare le buone pratiche e coordinare le politiche nazionali e internazionali. L’OCSE è un’organizzazione che si occupa anche di responsabilità sociale d’impresa, con iniziative specificatamente rivolta alle imprese multinazionali e, in parte, alle M-PMI.

OHSAS 18001 La norma OHSAS 18001 (Occupational Health & Safety Assessment Series), emanata nel 1999 e rivista nel 2007, serve a gestire, in un’ottica di prevenzione e miglioramento continuo, le problematiche relative alla salute e alla sicurezza dei lavoratori e degli impianti di un’azienda. Rappresenta un riferimento, riconosciuto a livello internazionale, per la certificazione di un Sistema di Gestione per la Sicurezza e Salute sui luoghi di lavoro. Il Sistema OHSAS 18001 specifica i requisiti necessari per l’adozione di pratiche gestionali orientate alla sicurezza e salute sul lavoro. I requisiti della OHSAS 18001 prendono in considerazione i seguenti aspetti: 1. Pianificazione per l’identificazione dei pericoli, la valutazione dei rischi e il controllo dei rischi 2. Programma di gestione 3. Struttura funzionale e responsabilità 4. Formazione, consapevolezza e competenza 5. Consultazione e comunicazione

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6. Controllo operativo 7. Adeguatezza dei mezzi e delle procedure per la gestione delle emergenze 8. Misurazione, monitoraggio e miglioramento delle prestazioni. La OHSAS 18001 può essere adottata da qualsiasi organizzazione che desideri applicare un sistema di procedure formali per ridurre i rischi associati alla salute e alla sicurezza nell’ambiente di lavoro per dipendenti, clienti e il pubblico in genere.

ONESTÀ Onestà morale, economica, personale: è questo l’atteggiamento che deve ispirare ogni organizzazione CSR nei confronti delle persone, dell’ambiente e delle esigenze degli stakeholders coinvolti nell’attività dell’azienda.

ORGANISMO DI CERTIFICAZIONE Ente preposto al rilascio delle diverse tipologie di certificazione a quelle aziende/ organizzazioni che, a seguito della verifica ispettiva di terza parte (ovvero svolta da personale qualificato esterno) siano risultate conformi a tutti i requisiti richiesti dalla normativa vigente.

PARI OPPORTUNITÀ Il principio di non discriminazione che sottolinea l’importanza delle opportunità nell’educazione, nell’impiego, nel progresso, nella distribuzione dei benefici e delle risorse e degli altri ambiti che dovrebbero essere liberamente disponibili per tutti i cittadini indipendentemente dalla loro età, razza, sesso, religione, appartenenza politica, origine etnica, o ogni altra caratteristica individuale o di gruppo non collegata alle abilità, alle prestazioni ed alla qualifica.

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PARTENARIATO Realizzazione di collaborazioni condivise su un progetto o un’opera con la comunità e con il territorio.

PAYROLL GIVING Il payroll giving è la “donazione tramite busta paga” con la quale il lavoratore può li-

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beramente scegliere di elargire ogni mese un’ora o più della sua retribuzione netta a una organizzazione non profit.

PERSONAL SOCIAL RESPONSIBILITY (PSR) Una evoluzione (per alcuni) o un’integrazione (per altri) della responsabilità sociale d’impresa che diventando responsabilità sociale personale (PSR) condurrebbe a una maggiore personalizzazione, e quindi responsabilizzazione, dei soci e degli azionisti nelle attività di responsabilità sociale.

PRIVATE EQUITY Investimento nel capitale di rischio di imprese non quotate, tipicamente di medie imprese, con un’ottica di medio periodo e con obiettivi di alte plusvalenze. Viene realizzato in settori con forti prospettive di crescita e si può rivolgere anche alle imprese sociali. Attività di private equity sono: il venture capital applicato ad imprese in fase iniziale o ad idee innovative di impresa e il social venture capital che ricorre quando i capitali sono rivolti ad imprese con forte impatto positivo ambientale e sociale.

PRODOTTO CIRCOLARE Il prodotto circolare è progettato per durare nel tempo, per non generare rifiuti, per essere riutilizzato da altri, è caratterizzato da un accurato design che ne facilita l’utilizzo; le sue parti o singoli componenti possono essere recuperate quando il suo utilizzo è terminato.

PROFESSIONISTA DI ACCOUNTABILITY Figura professionale che offre a diverse tipologie di organizzazioni una prestazione avente per oggetto la consulenza in merito a politiche strategiche e/o operative di Responsabilità Sociale d’Impresa.

PROTEZIONE DELLA SALUTE Uno degli elementi strategici degli impegni sociali di un’impresa insieme alla sicurezza dei lavoratori, al rispetto dei diritti dell’uomo, alla protezione dell’ambiente in generale e più in particolare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra.

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PROTOCOLLO DI LEGALITÀ PREFETTURA/CONFINDUSTRIA Si tratta di un accordo il cui obiettivo è quello di difendere l’economia legale e consentire alle imprese di potersi sviluppare in maniera libera, non condizionate da soggetti legati alla criminalità. L’accordo è volontario e viene siglato dalle aziende che vengono successivamente inserite in un database gestito da Confindustria.

PCN (Punto di Contatto Nazionale) Ciascun paese aderente alle Linee Guida OCSE deve istituire un Punto di Contatto Nazionale (PCN) che provveda alla loro efficace attuazione, compiendo attività di promozione, rispondendo alle richieste d’informazione e prestando i buoni uffici per la soluzione delle controversie che possono sorgere in relazione alla loro concreta attuazione. In Italia il PCN è stato costituito con la legge 273/2002 (art. 39) e con un successivo decreto ministeriale all’interno del Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione - Direzione Generale per la Politica Industriale e la Competitività. Il comitato del PCN è composto da rappresentanti dei ministeri interessati, delle parti sociali e di altri stakeholder, ed è investito delle funzioni consultive e propositive.

Q-RES Progetto creato nel 1999 dal Centre for Ethics, Law & Economics (CELE) in collaborazione con un gruppo di imprese, associazioni professionali, società di consulenza e organizzazioni no profit, che ha come obiettivo “la promozione di un modello di governo dell’impresa basato sull’idea del contratto sociale con gli stakeholder, da realizzarsi attraverso la definizione di un nuovo standard di qualità - certificabile a livello internazionale - della responsabilità etico-sociale d’impresa”. Il modello Q-RES individua sei strumenti per la gestione della qualità etico-sociale per ciascuno dei quali indica dei criteri di eccellenza che definiscono le caratteristiche fondamentali necessarie a garantire la qualità e l’efficacia degli strumenti stessi.

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QUALITÀ È l’insieme degli elementi che compongono un prodotto o un servizio e che permettono di soddisfare le esigenze o le attese del consumatore o del cliente. Non si riferisce solo agli elementi fisici o tecnici poiché include anche aspetti gestionali ed organizzativi interessando quindi tutta l’azienda, il ciclo produttivo, la filiera, la relazione con i clienti.

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RATING Giudizio di affidabilità relativo a una specifica emissione di titoli o a un particolare soggetto debitore emesso da un ente terzo indipendente.

RATING AMBIENTALE Giudizio sintetico su un titolo oggetto di possibile investimento, che si basa esclusivamente su criteri riguardanti la performance ecologica dell’impresa oggetto di valutazione.

RATING DI LEGALITÀ L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCOM o Antitrust) ha elaborato e attribuisce, su istanza di parte, un certificato detto “rating di legalità” rivolto alle imprese operanti nel territorio nazionale che raggiungano un fatturato minimo di due milioni di euro. Del rating di legalità si dovrebbe tener conto in sede di concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché in sede di accesso al credito bancario, secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze e del Ministro dello Sviluppo Economico.

RATING ETICO O DI SOSTENIBILITÀ Giudizio sintetico su un titolo oggetto di possibile investimento, che si basa su criteri di responsabilità sociale/sostenibilità.

RELAZIONE SOCIALE Documento che presenta i risultati di una valutazione dell’impatto sociale delle performance aziendali.

RENDICONTAZIONE ETICO SOCIALE La rendicontazione etico-sociale ha negli stakeholders gli interlocutori principali. Articolata in un sistema di misurazione e di raccolta sistematica, organizzazione e comunicazione (attività di public reporting attraverso bilancio sociale, ambientale, di sostenibilità) dei dati relativi all’impatto delle attività dell’impresa, offre la valutazione della coerenza fra i risultati conseguiti e gli obiettivi derivanti dalla missione, dai valori e dal Codice Etico.

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REPORT INTEGRATO Sistema evoluto di rendicontazione delle performance finanziarie e non finanziarie dell’organizzazione. Tale report unisce in un unico documento il bilancio civilistico e quello sociale o di sostenibilità. L’unione va intesa nel senso di integrazione e non solo di somma. Il processo di rendicontazione integrata dovrebbe quindi evidenziare le sinergie tra performance economiche e non economiche, e il modo in cui queste si influenzano a vicenda, ponendo l’accento non solo sulla gestione passata, ma anche sulla capacità dell’organizzazione di generare un valore sostenibile nel futuro. In questo senso, i temi della trasparenza e del coinvolgimento degli stakeholder assumono una rilevanza centrale e la misurazione e comunicazione delle perfomance dell’impresa sono aspetti direttamente connessi alla strategia aziendale primaria, ovvero quella di creare valore.

REPUTAZIONE Risorsa tra le più importanti per il successo duraturo di un’impresa perché consente agli stakeholder di fidarsi e di cooperare con l’azienda stessa. Le motivazioni che spingono un’impresa ad applicare criteri di responsabilità sociale nelle scelte di business fanno leva sugli effetti di reputazione. Una volta bastava la visibilità. Oggi la visibilità è raggiungibile da tutti. La reputazione è il risultato di un combinato tra servizio/prodotto, qualità e comunicazione.

RESILIENZA Resistenza alla rottura, capacità di affrontare e superare le avversità, dal latino: resilire, rimbalzare, saltare indietro. Una delle caratteristiche più proprie della vita, specie se vissuta con entusiasmo, è la resistenza alla rottura. Il vitalismo permette l’accesso a delle risorse capaci di farci reagire brillantemente davanti a qualsiasi caduta, sopportare qualsiasi carico.

RESPONSABILITÀ Rispondere in prima persona dell’impatto sulla società e sullo sviluppo della propria attività.

RESPONSABILITÀ SOCIALE NELLE FILIERE Le grandi imprese sono responsabili per le buone prassi ambientali e sociali esercitate all’interno delle proprie strutture, ma sempre di più anche per le prestazioni ambientali e sociali dei loro fornitori, e in definitiva per l’intera supply chain. In

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particolare nelle filiere in cui le singole fasi possono essere gestite in modo coordinato attraverso un’impresa leader, il concetto di responsabilità sociale d’impresa si estende fino a comprendere il ruolo specifico di ciascun attore appartenente alla supply chain. Ogni singola impresa è responsabile delle proprie azioni ma le imprese leader con maggiori posizioni di potere hanno il dovere deontologico di usare questo potere in modo responsabile e l’obbligo di influenzare positivamente le parti più deboli (come i fornitori dei paesi in via di sviluppo) per favorire la fissazione di standard ambientali e sociali e la progressiva diffusione di best practices lungo la supply chain.

RISPARMIO Uno dei principali vantaggi che derivano dall’agire responsabile, un volano per lo sviluppo della CSR: dalla riduzione dei consumi di materie prime, al maggiore controllo della filiera produttiva e distributiva, alla riduzione dei costi legati a possibili conflitti con il personale, all’utilizzo più corretto del prodotto grazie a una informazione chiara e precisa e alla diminuzione del costo del packaging.

RISPARMIO RESPONSABILE IN BANCA Investimento in imprese che promuovono lo sviluppo sostenibile. Attraverso il risparmio responsabile il cliente bancario, ad esempio, si impegna a destinare parte degli interessi ad organizzazioni che operano nel settore della tutela ambientale o della solidarietà sociale.

RISPETTO Accogliere, accettare e discutere le istanze di tutti coloro che, direttamente o indirettamente, sono coinvolti nell’attività d’impresa e avere particolare attenzione per le loro necessità, in particolare degli stakeholders.

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SA 8000 (Social Accountability 8000) La prima norma internazionale di certificazione dell’impegno etico e sociale di un’impresa. Anche per questa norma vige la volontarietà di adesione da parte dell’azienda. Promossa dal SAI (Social Accountability International) nel 1997, riguarda la sfera della responsabilità d’impresa verso lo stakeholder “lavoratore”. Attraverso la SA 8000 un’organizzazione può dimostrare che sono state messe in atto


politiche e procedure per gestire le attività relative ai rapporti e alle condizioni di lavoro con particolare riferimento a dei requisiti che riguardano aree quali: lavoro infantile, lavoro obbligato, salute e sicurezza, libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva, discriminazione, procedure disciplinari, orario di lavoro e retribuzione. La SA8000 è quindi uno strumento in grado di supportare le organizzazioni nel progettare, implementare e migliorare la gestione delle risorse umane.

SOCIAL RETURN ON INVESTMENT (SROI) Il Ritorno Sociale sull’Investimento è un approccio per la misurazione e rendicontazione del valore prodotto dalle persone/organizzazioni che contribuiscono al cambiamento sociale riducendo la diseguaglianza e degradazione ambientale e migliorando il benessere generale. Integrando nell’analisi gestionale i costi e i benefici sociali, economici ed ambientali, lo SROI misura gli outcome sociali valorizzandoli in termini monetari con un ratio tra benefici e costi.

SCIENZA E TECNOLOGIA “Le imprese dovrebbero impegnarsi a contribuire allo sviluppo delle capacità di innovazione locale e nazionale adottando procedure che consentano il trasferimento e la diffusione delle tecnologie e della conoscenza, tenendo debitamente conto della proprietà intellettuale”. (Linee Guida OCSE)

SCREENING DEGLI INVESTIMENTI Pratica di inclusione (on) o esclusione (off) di titoli dai portafogli finanziari o dai fondi pensione sulla base di criteri ambientali e sociali. Le strategie di screening implicano una valutazione etica dell’oggetto dell’investimento, più semplice nel caso in cui si debba scegliere in quali titoli non investire (criteri di esclusione) e più complessa nel caso di selezione di titoli o aree geografiche che si desidera supportare attraverso l’attività di investimento (criteri di inclusione).

SERVIZIO Ogni prodotto è un servizio. Rende la vita più facile, più piacevole... preferibile. È il valore aggiunto del prodotto: il contenuto di servizio. Quando un prodotto è immateriale, è tutto servizio. In questo chi eroga prodotti e servizi non deve avere una responsabilità sociale differenziata.

SGR ETICHE Le SGR sono società di gestione del risparmio, di fondi comuni di investimento e altri pro-

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dotti finanziari. Le SGR etiche promuovono esclusivamente fondi comuni di investimento “socialmente responsabili” con lo scopo di “rappresentare i valori della finanza etica nei mercati finanziari, sensibilizzando il pubblico e gli operatori finanziari nei confronti degli investimenti socialmente responsabili e della responsabilità sociale d’impresa.

SHAREHOLDER Termine, contrapposto a stakeholder, che identifica il possessore delle azioni (azionista), quindi il portatore di interessi economici precisi nei confronti dell’azienda.

SICUREZZA Cardine di una prassi socialmente responsabile è la garanzia di un luogo di lavoro sicuro e salubre in cui sono adottate tutte le misure per prevenire incidenti e danni e minimizzare le cause di pericolo all’ambiente di lavoro.

SIGMA PROJECT (Sustainability Integrated Guidelines for Management Project) Progetto avviato nel 1999 dal British Standards Institution (BSI), dal Forum for the Future e da AccountAbility, con il sostegno del UK Department of Trade and Industry, che intende creare un insieme di strumenti e norme per la gestione della sostenibilità. Sono state così elaborate le SIGMA Guidelines per supportare le organizzazioni nei loro sforzi verso la sostenibilità.

SISTEMA DI GESTIONE (o management system) Concetto che comprende la struttura organizzativa, le attività di pianificazione, programmazione e controllo, le responsabilità, le prassi, le procedure, i processi, le risorse per sviluppare, attuare, conseguire, riesaminare e mantenere attiva una specifica politica aziendale (riguardante, ad esempio, la qualità, la gestione ambientale, la sicurezza sul lavoro, la tutela dei diritti dei lavoratori, la gestione dell’impatto sociale o della sostenibilità dell’impresa, ecc.).

SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE Parte del sistema complessivo di gestione comprendente la struttura organizzativa, le responsabilità, le pratiche, le procedure, i processi e le risorse per sviluppare e mettere in atto, realizzare, riesaminare e mantenere la politica ambientale. Consiste in una serie di azioni volte ad organizzare le attività che hanno un impatto sull’ambiente (sia nell’ambito della realizzazione di prodotti che nell’erogazione di servizi).

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SISTEMA DI GESTIONE DELLA QUALITÀ Parte del sistema di gestione di un’organizzazione che si propone, con riferimento agli obiettivi per la qualità, di raggiungere dei risultati in grado di soddisfare adeguatamente le esigenze, le aspettative ed i requisiti di tutte le parti interessate.

SOCIAL BANKING Iniziative in capo alle istituzioni finanziarie per promuovere una più ampia inclusione finanziaria che soddisfi le esigenze della clientela marginale. Offrire servizi o prodotti di base ai soggetti non bancabili, vale a dire non inclusi nel sistema bancario e creditizio tradizionale.

SOCIAL ECONOMIC EQUITY Concetto in grado di coniugare la creazione di valore economico, sociale e ambientale e la distribuzione dello stesso tra tutti gli stakeholders, azionisti compresi.

SOCIAL IMPACT BONDS (SIB) Conosciuti anche come “pay for success bonds”, sono costituiti da uno strumento finanziario finalizzato alla raccolta di finanziamenti privati, da parte della pubblica amministrazione, in cui la remunerazione del capitale investito è correlata al raggiungimento di un determinato obiettivo o risultato sociale. Nella pratica, il SIB presuppone che un soggetto privato fornisca capitale finanziario per gestire un progetto con valenza sociale, a seguito della stipula di un contratto con il quale una PA si impegna a elargire, quale remunerazione del capitale investito, parte dei risparmi che la PA medesima ha conseguito affidando un servizio di valenza pubblica a un soggetto privato (profit o no profit). Nel contratto può esser stabilito che la remunerazione avviene solamente al raggiungimento di un obiettivo oppure che avvenga in diversa percentuale, a seconda del livello di raggiungimento d quanto ipotizzato. Gli investitori privati, oltre ai risultati in termini di immagine, possono così ottenere rendimenti importanti, se capaci di selezionare progetti validi e efficaci.

SOCIAL LIFE CYCLE ASSESSMENT (S-LCA) Tecnica finalizzata a valutare gli impatti (reali e potenziali) sociali e socio-economici, quali aspetti legati alla produzione di un certo bene/servizio, e a valutare gli aspetti positivi e negativi lungo tutto il ciclo di vita di un prodotto (dalla fase di estrazione delle materie prime alla fase di produzione, distribuzione, uso, riuso, manutenzio-

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ne,riciclo e smaltimento finale). Gli impatti sociali e socio-economici analizzati in una S-LCA sono quelli che vanno a colpire direttamente o indirettamente (positivamente o negativamente) gli stakeholder di un’organizzazione lungo tutto il ciclo di vita, o entro i confini del sistema stabiliti.

SOCIAL STATEMENT Uno strumento volontario, pensato in primo luogo per guidare le imprese nell’attività di rendicontazione delle proprie prestazioni sociali, standardizzando la modalità di rilevazione e prestazione delle informazioni e favorendo forme di confronto e valutazione dei risultati.

SOCIETÀ CIVILE Un riferimento imprescindibile delle attività di impegno sociale di un’impresa attraverso: donazioni e filantropia, promozione della cultura, volontariato dei dipendenti, cooperazione con scuole e università, contributi alla formazione di diverse categorie di popolazione.

SOSTENIBILITÀ Ancora valida la definizione di sviluppo sostenibile da parte della World Commission for Enviroment and Development che risale agli anni Ottanta: “lo sviluppo che soddisfa i bisogni del mondo presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare a loro volta i loro bisogni”. Un processo produttivo o un sistema di consumo è “sostenibile” da un punto di vista ambientale se non lede i diritti delle generazioni future e delle popolazioni del Sud del mondo.

SPORT Rappresenta uno straordinario veicolo di trasmissione di valori positivi: è aggregazione, sfida a raggiungere risultati concreti, condivisione, passione e, sempre più spesso, solidarietà.

SPP (Social Public Procurement) Si tratta di una metodologia di acquisto che risponde non solo ai classici criteri di funzionalità ed economicità, ma alla sostenibilità dell’acquisto stesso, declinata nelle sue tre dimensioni fondamentali: economica, ambientale e sociale. La Commissione europea, nella Guida 2011 sull’inserimento di criteri sociali negli appalti pubblici (GPP e SPP) interpreta gli appalti socialmente responsabili come quelle “operazioni di appalto che tengono conto di uno o più dei seguenti aspetti sociali: opportunità

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di occupazione, lavoro dignitoso, conformità con i diritti sociali e lavorativi, inclusione sociale (inclusione delle persone con disabilità), pari opportunità, accessibilità, progettazione per tutti, considerazione dei criteri di sostenibilità tra cui gli aspetti legati al commercio etico e una più ampia conformità di natura volontaristica con la responsabilità sociale di impresa (RSI), nel rispetto dei principi sanciti dal Trattato sul funzionamento dell’ Unione europea (TFUE) e delle direttive sugli appalti”.

SQUADRA La squadra è la condivisione di obiettivi e strategie dove le diverse abilità dei membri che compongono la squadra lavorano insieme per un fine comune.

SRI (Socially Responsible Investing) Selezione e gestione degli investimenti azionari e obbligazionari sulla base di determinati parametri etici, comunemente definiti come criteri negativi o di esclusione e come criteri positivi o di inclusione. Con i criteri negativi si escludono i titoli emessi da soggetti che non rispettano tali parametri: aziende che inquinano, che operano nella produzione e nel commercio di armi, nella produzione e distribuzione del tabacco, nelle biotecnologie per uso alimentare, nei pesticidi, ecc. Inoltre si evitano investimenti nei paesi in cui non sono rispettati i diritti civili. I criteri positivi servono a selezionare i titoli di aziende che applicano codici etici di comportamento e di corporate governance, agiscono per la valorizzazione del capitale intellettuale (formazione continua, opportunità di carriera per i dipendenti, salute, sicurezza e dignità del lavoratore), promuovono la partecipazione dei dipendenti alle decisioni e ai risultati finanziari, si adoperano per protezione dell’ambiente e il riciclaggio dei rifiuti, curano l’assistenza sanitaria, promuovono la cooperazione e lo sviluppo internazionale. In più si privilegiano i soggetti operanti in quei paesi che hanno adottato le convenzioni internazionali sui diritti umani, nei quali vigono sistemi democratici, dove è vietato e punito lo sfruttamento del lavoro minorile. Il primo fondo SRI è del 1928, “The Pioneer Fund”, che escludeva dal suo portafoglio le società che producevano alcolici e tabacco. Nel 1997 nasce il primo fondo ISR italiano.

SPRECO ALIMENTARE Pratica da contrastare perché molti prodotti alimentari, pur avendo perso valore commerciale, possono essere ancora destinati al consumo umano. La Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, definisce lo spreco alimentare come “L’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare, che – per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza di consumo, seppure ancora commestibili e quindi potenzialmente destinabili al consumo umano – sono destinati ad essere eliminati o smaltiti”.

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STAFF INVOLVEMENT Coinvolgimento dei dipendenti di un’azienda nei programmi di Corporate Social Responsibility, che non sono solo programmi di erogazione in denaro, beni o servizi, ma investimenti sociali realizzati nella comunità di riferimento interna ed esterna all’impresa.

STAKEHOLDER Il termine “stakeholder” indica il “pubblico di riferimento” o i “portatori di interessi”, ossia tutti i soggetti interni e esterni all’organizzazione aziendale che influenzano (e sono influenzati) dalle azioni e dalle scelte di un’impresa, ente e/o altro datore di lavoro. Gli azionisti, la proprietà, o i componenti della famiglia proprietaria nel caso di imprese a conduzione familiare, che esprime la legittima esigenza di remunerazione del capitale investito e di sviluppo dell’impresa nel medio - lungo periodo. I lavoratori / collaboratori, che esprimono legittime esigenze di sicurezza e salute sul lavoro, valorizzazione personale, conciliazione tra vita personale, familiare e professionale lavorativa e che hanno determinati doveri nei confronti dell’azienda e di altri stakeholder. I clienti, che esprimono legittime esigenze di trasparenza e correttezza nella comunicazione di prodotto o di servizio, eticità nel processo produttivo. I fornitori, che esprimono legittime esigenze di equità e trasparenza della catena di acquisto, certezza dei tempi di pagamento e che hanno determinati doveri nei confronti dell’azienda. I concorrenti, che esprimono esigenze relative ad una concorrenza leale. A questi l’impresa chiede il medesimo comportamento. La comunità locale, che esprime la legittima esigenza di trasparenza e di eventuale partecipazione attiva allo sviluppo del territorio in cui l’impresa cui risiede. L’ambiente e le future generazioni, i cui diritti vengono espressi da associazioni, norme e altri stakeholder che, con ragione, esigono dalle aziende una gestione dei processi produttivi volta alla preservazione delle risorse naturali, in un’ottica del risparmio e dell’utilizzo corretto delle fonti di energia, nonché un rispetto delle leggi e un ruolo pro-attivo e anticipatore, laddove un processo dannoso sia conosciuto a livello tecnico ma non ancora vietato dalla legge. Lo Stato, le Pubbliche Amministrazioni e le Istituzioni Locali, che esprimono la legittima esigenza di rispetto della legge, versamento delle imposte, contributo allo sviluppo della comunità locale dal punto di vista delle risorse umane e di quelle ambientali.

STAKEHOLDER ENGAGEMENT Processo che un’azienda socialmente responsabile compie quando ascolta e coin-

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volge i suoi portatori di interesse e risponde alle loro esigenze legittime, dandone conto in modo trasparente e in un’ottica di miglioramento continuo.

STAKEHOLDER RELATIONSHIP Relazione esistente tra l’azienda e i portatori di interessi generali, realizzata attraverso un processo di comunicazione e di informazione continuo e biunivoco.

SVILUPPO SOSTENIBILE Lo sviluppo che, offrendo servizi economici, ambientali e sociali a tutti i membri di una comunità, porta a un miglioramento della qualità della vita, rispondendo ai bisogni della generazione attuale senza compromettere le eventuali necessità delle generazioni future. Lo sviluppo sostenibile ha tre dimensioni interdipendenti tra loro: - economica - sociale - ambientale.

SUSTAINABILITY REPORTING GUIDELINES Linee guida che identificano principi fondamentali e pratiche di rendicontazione e che forniscono indicatori, soprattutto per ciò che concerne la dimensione ambientale, in base ai quali misurare la performance dell’impresa, nell’ottica dello sviluppo sostenibile.

TEP (Tonnellata Equivalente di Petrolio) Unità convenzionale utilizzata comunemente nei bilanci energetici per esprimere in un’unità di misura comune tutte le fonti energetiche, tenendo conto del loro potere calorifico.

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TERZA MISSIONE La “Terza Missione” è in qualche modo la responsabilità sociale delle università, e si affianca ai due compiti canonici della formazione e della ricerca. È la messa a disposizione delle conoscenze prodotte, è il dialogo e lo scambio con la politica,

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l’economia, la società civile, è un comportamento più attento allo sviluppo sostenibile. In Gran Bretagna la chiamano “Terzo Flusso” (“Third Stream”), negli Stati Uniti “Third Mission”, in Danimarca è prevista e regolata da una legge dello Stato, in Italia è lasciata alla volontà e alla capacità di applicazione dei singoli atenei, nella maggior parte dei casi ancora poco strutturati, ma anche poco sostenuti, sia nella programmazione delle attività che nella loro comunicazione. Ma è invece un ambito in cui occorre investire per far diventare le conoscenze prodotte un bene comune, stimolandone lo sviluppo ed evidenziandone l’impatto sociale e culturale.

TERZO SETTORE I soggetti del “Terzo Settore”, in coerenza con la legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) sono: 1. le organizzazioni di volontariato 2. le associazioni di promozione sociale 3. le cooperative sociali (di tipo “A”, “B” e “miste”) 4. le imprese sociali diverse dalle cooperative sociali 5. le società di mutuo soccorso. Sono anche individuati quali soggetti del Terzo Settore, solo se caratterizzati da prevalenti finalità sociali di interesse generale: a) le fondazioni b) gli istituti di patronato c) gli enti e gli organismi facenti capo alle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese.

TRASPARENZA La trasparenza è il valore-guida di ogni azione: trasparenza in tutte le decisioni e in tutte le attività, trasparenza negli obiettivi, nei risultati, nella comunicazione. Oggi la trasparenza, oltre ad essere un valore, è la condizione per una società “partecipata”, nel pubblico così come nel privato. È un concetto che sta nella stessa area semantica di responsabilità sociale.

TRASPARENZA E INTEGRITÀ Il d.lgs. 33/2013 ha regolato le attività in materia di “trasparenza e integrità“ delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, le quali tutte devono predisporre un Piano triennale per la trasparenza e l’integrità (PTTI) e pubblicare on line nel proprio sito internet (sezione obbligatoria denominata “amministrazione trasparente”) le informazioni relative ai contratti, appalti,

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commesse, CV, organi, costi e quant’altro previsto da norme nazionali e regionali connesse al d.33/2013 e alla legge 190/2012 in materia di anticorruzione e piani triennali anticorruzione e altre disposizioni ANAC (Autorità nazionale Anti Corruzione).

TRIPLE BOTTOM LINE Considerazioni in base alle quali, nella scelta di un investimento, si analizzano le “Tre P”: Profit, People, Planet (Profitto, Persone e Ambiente).

UGUAGLIANZA La responsabilità sociale delle imprese inizia al loro interno con l’attenzione all’istruzione e alla formazione, con l’organizzazione del lavoro, con l’uguaglianza delle opportunità, con l’inserimento sociale. Continua con l’applicazione del principio di uguaglianza per le retribuzioni e le prospettive di carriera delle donne. Si realizza con le prassi responsabili e non discriminatorie di reclutamento di persone provenienti da minoranze etniche, anziani, donne, disoccupati di lunga durata e persone sfavorite sul mercato del lavoro.

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UNIVERSITÀ Con il cambiamento delle esigenze cresce la domanda di nuove professionalità: il mercato del lavoro non richiede più solo competenze relative alla gestione d’impresa tout court, ma figure professionali attente allo sviluppo sostenibile e al risparmio delle risorse, manager che siano in grado di avviare il dialogo e la comunicazione con tutti gli stakeholders, che sappiano mettere a disposizione prodotti di alta qualità a costi minimi, che siano in grado di creare valore sostenibile per il business e per la società.

VALORI I tratti culturali che caratterizzano l’impresa come insieme organizzato di individui, volti al perseguimento della missione. Essi, quindi, sono indissolubilmente legati al concetto di missione, poiché denotano il modus operandi dell’impresa. I valori, infatti, esplicitano la missione e, in definitiva, riflettono la cultura e la tradizione che guidano il compor-

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tamento dell’impresa e di quanti operano in essa e per essa. In particolare i valori etici definiscono doveri e responsabilità nei rapporti fra l’impresa e i suoi stakeholder.

VALUE MATRIX Sistema di classificazione delle scelte delle imprese (scelte strategiche e scelte altruistiche) sulla base di due variabili: da una parte la presenza di norme di legge o di norme sociali, ossia di richieste ricevute dalla collettività; dall’altra il fatto che un certo comportamento crei o distrugga valore per gli azionisti.

VALUTAZIONE DELL’IMPATTO Analisi dell’impatto di un progetto o di un’operazione di un’impresa sull’ambiente, sulla situazione sociale e culturale delle comunità interessate, sulla creazione di valore per sé e per gli altri.

VERIFICA Certificazione da parte di un revisore esterno della validità, della pertinenza e dell’esaustività degli archivi, delle relazioni o delle dichiarazioni di un’impresa.

VISIONE L’insieme degli obiettivi di lungo periodo di un’organizzazione, fa parte della sua identità perché rispecchia i suoi ideali, valori e aspirazioni, compresa anche la visione generale del mercato e il ruolo dell’azienda nel contesto economico e sociale. Il vision statement (il “manifesto della visione”) è la guida che ‘ispira’ tutti i soggetti coinvolti e li rende orgogliosi di farne parte.

VISIONE ETICA Criterio etico di bilanciamento dei molteplici interessi degli stakeholder, che ricostruisce in un quadro unitario la missione, ovvero le finalità che l’impresa intende perseguire, le conseguenze che intende generare e i valori dell’organizzazione.

VOLONTARIATO DI IMPRESA È la scelta strategica compiuta dall’’impresa di incoraggiare i dipendenti a prestare la propria attività volontaria durante le ore di lavoro a favore di una no profit, con la quale l’impresa realizza un progetto di partnership. Dal punto di vista dell’impresa l’iniziativa può prendere la forma di permessi retribuiti, organizzazione di squadre di lavoro, promozione presso i dipendenti di iniziative di volontariato e altre. Dal

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punto di vista dei lavoratori il contributo può sostanziarsi nella trasmissione di conoscenze, utilizzazione di competenze tecniche o lavoro manuale a beneficio della comunità. Di solito il volontariato aziendale ottiene per l’azienda un miglioramento delle relazioni con le comunità locali, una maggiore motivazione dei dipendenti e un rafforzamento dell’immagine aziendale.

VOLONTARIETA’ I comportamenti socialmente responsabili delle imprese sono oggi volontari. La mancanza di una normativa, di un’implementazione di politiche pubbliche omogenee e di direttive specifiche sono forse il maggior freno alla loro affermazione definitiva.

WELFARE INTEGRATIVO AZIENDALE Rappresenta l’insieme delle attività che un’impresa può decidere di attivare sotto la propria responsabilità per migliorare il benessere dei dipendenti, ad esempio favorendo la conciliazione dei tempi lavoro/famiglia, accrescendo il potere d’acquisto, stimolando una mobilità più sostenibile, promuovendo attività di prevenzione della salute, promuovendo la fruizione di attività culturali,ricreative,sportive.

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WHISTLEBLOWER (soffiatore nel fischietto) È il lavoratore che, durante l’attività lavorativa all’interno di un’azienda, rileva una possibile frode, un pericolo o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’impresa/ente pubblico/ fondazione e per questo decide di segnalarla.

WHISTLEBLOWING È uno strumento legale per informare tempestivamente eventuali tipologie di rischio: pericoli sul luogo di lavoro, frodi all`interno, ai danni o ad opera dell’organizzazione, danni ambientali, false comunicazioni sociali, negligenze mediche, illecite operazioni finanziarie, minacce alla salute, casi di corruzione o concussione.

ZERO EMISSIONI Un impegno ineludibile sul piano della sostenibilità ambientale: la riduzione al minimo delle emissioni tipiche che accompagnano la produzione di energia.

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APPENDICE

I principi della responsabilitĂ sociale SECONDO LA UNI ISO 26000


La ISO 26000 non costituisce sistema di gestione, quindi non è una norma certificabile e non fornisce requisiti tassativi, ma aiuta a chiarire cos’è la “responsabilità sociale” e lo “sviluppo sostenibile” e spiega come tradurre in azioni pratiche la teoria in materia. Le linee guida sono state realizzate mediante un approccio partecipativo e multistakeholder, attraverso il contributo di 400 esperti in rappresentanza di Paesi industrializzati, e si aprono anche ad una prospettiva esterna (ambiente, consumatori, comunità) a differenza della certificazione SA 8000, che privilegia principalmente gli stakeholder legati alla dimensione interna. È entrata in vigore nel 2010. Un’organizzazione interessata alla responsabilità sociale persegue l’obiettivo di massimizzare il proprio contributo a favore dello sviluppo sostenibile. L’inizio del percorso responsabile prevede che ogni ente/impresa sottoscriva un impegno a rispettare i sette principi riportati di seguito. L’attuazione pratica di questi principi avviene con la programmazione di attività e azioni elencate nel percorso, ove sono contenuti anche gli indicatori volti al controllo delle azioni medesime (KPI).

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1. Responsabilità di rendere conto (accountability) Secondo tale principio un’organizzazione dovrebbe essere responsabile di rendere conto dei propri impatti sulla società, sull’economia e sull’ambiente. Ciò implica una volontà di fornire risposte sia alla pubblica amministrazione sia a tutti quei soggetti che hanno un interesse collegato all’attività dell’ente/impresa, anche in modo indiretto. Ad esempio, si dovrà specificare come si è inteso operare per prevenire comportamenti negativi già accaduti in passato o potenziali.

2. Trasparenza Secondo tale principio un’organizzazione dovrebbe essere trasparente nelle sue decisioni e nelle attività riguardanti l’ambiente e la comunità. Le politiche e le decisioni dell’organizzazione dovrebbero essere chiare, disponibili e accessibili da parte di coloro che sono stati influenzati dall’organizzazione stessa. Ad esempio, occorrerà esplicitare ai propri stakeholder l’ubicazione delle proprie attività (anche in via indiretta e mediante subfornitori), la compagine proprietaria di controllo finale/effettivo, le fonti di approvvigionamento di beni e fondi finanziari, le procedure di selezione e coinvolgimento degli stakeholder stessi.

3. Comportamento etico Secondo tale principio, il comportamento di un’organizzazione dovrebbe basarsi su valori quali onestà, integrità ed equità.Tali valori implicano una adeguata attenzione verso le persone, gli animali, l’ambiente. Occorre a tal proposito implementare procedure e/o modelli organizzativi tali da scoraggiare e prevenire il compimento di reati e altri illeciti e violazioni deontologiche (Cfr. per esempio, i modelli organizzativi di cui al d.lgs. 231/01).

4. Rispetto degli interessi degli Stakeholder Secondo tale principio un’organizzazione dovrebbe prendere in considerazione e rispondere agli interessi dei propri stakeholder. Ciò vale sia per gli stakeholder consapevoli ma che non hanno possibilità di partecipare alle decisioni strategiche, sia per quei soggetti che inconsapevolmente sono interessati dagli effetti dell’attività dell’ente/impresa.

5. Rispetto del principio di legalità Secondo tale principio ogni ente/organizzazione deve attuare un piano per il rispetto della normativa vigente in ogni Paese in cui opera nonché prevedere un piano di

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formazione per mantenere aggiornati i propri stakeholder interni e quelli che sono chiamati a osservare e attuare tali misure.

6. Rispetto delle norme internazionali di comportamento Secondo tale principio un’organizzazione dovrebbe rispettare le norme internazionali, specie quelle sull’ambiente, sociali e sui diritti umani, anche in situazioni/ Paesi in cui la legge locale o le sue modalità di attuazione non forniscono adeguate garanzie.

7. Rispetto dei diritti umani Secondo tale principio un’organizzazione dovrebbe rispettare i diritti umani e riconoscerne l’universalità. Ad esempio, in situazioni in cui i diritti umani non sono protetti, occorrerà adottare misure per rispettarli e evitare di trarre vantaggio da tali situazioni. I diritti umani sono quelli previsti nella dichiarazione delle Nazioni Unite e rispettivi protocolli nonché nella Dichiarazione dell’OIL sui principi e diritti fondamentali nel lavoro del 1998.

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LE FONTI


• ACCA (Association of Chartered Certified Accountants) • BSR (Business for Social Responsibility) • Business Impact Taskforce • BSD (Business and Sustainable Development) • Business Partners for Development • Caux Round Table Principles for Business • Commissione Europea - Direzione Generale Imprese • Commissione Europea - Direzione Generale Ambiente • Commissione Europea - Programma di assistenza alla conformità ambientale per le PMI piccole,ecologiche e competitive • Conference Board • CSR Europe • Dow Jones Sustainability Group Index (DJSGI) • EFQM (Fondazione europea per la gestione della qualità) • EU - MULTI STAKEHOLDER FORUM ON CSR • FAO - Food and Agriculture Organization • FTSE4Good • Human Rights Principles for Companies • HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) • IBLF (lnternational Business Leaders Forum) • ICOM (Code of Professional Ethics for museums • IEPCE (European Initiative for Ethical Production and Consumption) • IFIP Codes of Conduct/Practice/Ethics from Around the World • ILO - International Labour Organization • Millennium Ecosystem Assessment • PCN OCSE in Italia • OCSE - Principi direttivi destinati alle imprese multinazionali • OCSE - Principi relativi al governo dell’impresa • ONU - Pagina dedicata ai temi, alle iniziative e al mondo dello sviluppo sostenibile • UNEP (United Nations Environment Programme FI) • United Nations Global Compact • ONU Organizzazione delle Nazioni Unite • Sustainable Business • Sustainable Investment Research International Group (SIRI) • UNESCO • UNICC - United Nations International Computing Centre • UNICEF - Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia • UNHCR - Alto Commissariato per i Profughi ed i Rifugiati • UnionCamere • United Nations Research Institute for Social Development • WELFARE Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali • WFP - World Food Programme • WBCSD (The World Business Council for Sustainable Development)

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FACCIAMO CRESCERE LA RESPONSABILITÀ SOCIALE

INSIEME Più siamo, meglio stiamo

I percorsi e le iniziative nel campo dello sviluppo delle risorse interne, del sostegno alla cultura, della solidarietà, della salvaguardia dell’ambiente, sono terreni di attività sui quali le imprese sono sempre più chiamate ad impegnarsi in maniera continuativa. Secondo i dati del “VI Rapporto sull’impegno sociale delle imprese”, presentati al Ministero dello Sviluppo Economico il 18 Giugno 2014, 7,3 aziende su 10 in Italia sono impegnate in iniziative di CSR e sostenibilità, con un investimento che negli ultimi 10 anni è più che raddoppiato e che vede una particolare attenzione alle iniziative per i dipendenti e al contrasto agli sprechi. Ecco allora che considerare la CSR un obiettivo, insieme a quello economico, e programmare la costruzione di un percorso strutturato sono diventati oggi indispensabili per: • essere in linea con la Direttiva UE 95/2014 • aumentare il valore dell’impresa • sensibilizzare i clienti e creare un ambiente di fiducia • stare sul mercato in maniera moderna e più al passo con i tempi • incrementare l’immagine positiva • creare un ambiente di lavoro migliore e più motivante • potenziare la capacità di attrarre e mantenere personale qualificato • intervenire nel dibattito politico istituzionale in tema di premialità legata all’adozione della CSR • sostenere il confronto su aspetti pratici e immediatamente realizzabili

Obiettivo CSR Il nostro obiettivo è costruire e mettere a disposizione strumenti di analisi e attuazione della CSR, coordinati e condivisi, per far crescere la CSR, fornire dati e informazioni sulla portata del fenomeno, sulle iniziative realizzate e sulle sue vantaggiose ricadute sul terreno economico e sociale.

Storia e filosofia L’Osservatorio Socialis è un cantiere di promozione culturale della CSR, nato all’interno di Errepi Comunicazione, società di consulenza strategica specializzata in attività di informazione nell’ambito del sociale, della cultura, della salute e dello sport. È un progetto aperto, realizzato in collaborazione con imprese, università, associazioni, enti non profit, istituzioni nazionali ed internazionali. Un luogo di riflessione, di scambio di esperienze, portatore di metodi e strumenti per condividere valori e benefici della responsabilità sociale.


Vuoi conoscere trend e opportunità della CSR?

Vuoi promuove la CSR e condividerla con gli stakeholder?

Vuoi partecipare agli eventi CSR dell’anno?

• Alert personalizzato sulla • Indagine statistica interna sulla percezione delle iniziative di reputazione delle attività di CSR CSR da parte dei dipendenti dell’azienda sul web e in parti(“Auditing Sociale d’Imcolare sui social network (web presa”) monitoring mensile) • CSR media monitoring • Giornate e workshop di “Formazione alla CSR” per i (articoli e servizi di interesse) dipendenti • Overview e schede su progetti, iniziative e proposte degli enti • “CSR App” dedicata alle proprie iniziative di CSR non profit • Bilancio Sociale e di sostenibilità • Video Tutorial sulle proprie iniziative con la tecnica del Fast Drawing Animation

• University Program: eventi di presentazione delle attività di CSR dell’azienda nelle Università italiane • “Dizionario CSR”: l’impegno sociale delle aziende: le parole per dirlo, le idee per farlo • CSR Summit per la presentazione del nuovo Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia • Premio Socialis per le migliori tesi di laurea e relativo evento istituzionale

Attività istituzionali Web e social • www.osservatoriosocialis.it, il primo portale interamente dedicato a responsabilità sociale d’impresa, solidarietà, cultura, ambiente e sviluppo sostenibile Eventi • 6 edizioni del “Rapporto Nazionale sull’Impegno Sociale delle aziende in Italia” • 12 edizioni del “Premio Socialis” per tesi di laurea sulla Responsabilità Sociale e lo Sviluppo Sostenibile Pubblicazioni • 2 edizioni del “Dizionario CSR”, l’impegno sociale delle aziende: le parole per dirlo, le idee per farlo • 5 edizioni del volume “Le Aziende per l’Italia” • 4 edizioni della rivista “Socialis” Video e trasmissioni tv • 4 edizioni del “Magazine Tv” in collaborazione con “Il Sole 24 Ore”

www.osservatoriosocialis.it


Finito di stampare nel mese di ottobre 2015


ISBN: 978-88-941310-0-0

DIZIONARIO CSR 2015  

Una nuova edizione completamente aggiornata sui termini della CSR, da "Laudato sì" a "Fiducia", da "Casa di vetro" a "ISO 26000", da "Solida...

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