Issuu on Google+


Se un bambino persegue tenacemente un obiettivo, sia pure un po’ fatuo, non è opportuno cercare di distoglierlo da esso in considerazione della scarsa utilità futura del suo impegno. Potrà servirgli, se non altro a diventare perseverante Charles Darwin Che cosa serve per diventare artisti? Provo sempre a formulare questa domanda a me stesso, quando devo impostare un lavoro in qualche modo didattico. Che l’arte si impari, è un elemento noto da sempre. La si impara stando gomito a gomito, annusando i maestri, osservandoli, mimandoli, tradendoli. Eppure non basta: diversamente tutti coloro che hanno la fortuna di stare accanto a un artista diverrebbero a loro volta tali. E quindi? Che cosa rende così importante quell’annusarsi, quel pericoloso avvicinamento che avviene nei laboratori artistici? Non è certo questo lo spazio adatto per rispondere o provare a rispondere a quesiti così complessi. Eppure qualche sollecitazione la vorrei dare, a partire dal maestro eretico Pasolini, che ha ispirato questi due workshop, diversi per esiti, contesti e partecipanti, identici per schema operativo. Pasolini si interroga continuamente sull’arte dell’insegnare: è prima di tutto maestro, lo è sin da giovanissimo. Non si sottrae mai al ruolo del pedagogo: anzi, è questo ruolo quello che predilige, e che gli viene riconosciuto dagli allievi reali, quelli che lo ebbero veramente come maestro, ma anche da quelli elettivi, come Zanzotto che lo definì “maestro mirabile”. La sua visione scolastica non prevede “riformine”, diviene anzi nell’ultima fase alleata della descolarizzazione di Ivan Illich. Le 14 lettere pubblicate su Il mondo sono una matrice programmatica straordinaria, proprio fuori dall’ordinario, completamente fuori dall’ordine pubblico. Gennariello è il bambino immaginario a cui lui si indirizza. A questi chiarisce subito che la prima fonte educativa è una fonte muta: è il linguaggio delle cose. Esso è costituito da una trama di oggetti, diversi per epoca ed esperienza, che nessuno potrà mutare e che al contempo rendono impossibile un accesso identico al sapere tra allievo e maestro. Questo primo punto risulta forse il più centrale per chiarire la distanza tra maestro e allievo in qualsiasi epoca ed in particolare in chi utilizza un linguaggio anch’esso muto, ricostruttore di cose, come quello del disegno. La mia distanza con chi segue i miei laboratori si andrà sempre approfondendo. Gli oggetti, i loro alfabeti serrati, sono sempre più distanti tra la mia generazione e quelle che vengono dopo di me. E se anche lo strumento sembra apparentemente essere lo stesso, arcaico e originario, ovvero la matita o la grafite pura, eppure la sua compenetrazione con i nuovi strumenti è diventata talmente immediata e contestuale che è difficile vederne la somiglianza. Colmare questo baratro, rendere possibile la relazione è una delle sfide più interessanti della difficile pedagogia dell’arte. Nelle esperienze come i workshop l’erotica della relazione allievo maestro si espleta perché ci si ritrova in una relazione di libera scelta. Se diviene difficile, se non impossibile, crescere unicamente nella mimesi, eppure essa è uno spartiacque sostanzialmente per il disegno: la sintesi narrativa disegno / sequenza senza un punto di riferimento concreto diventa qualcosa di impraticabile: così, per ma-


sticare Pasolini, ho pensato di far ridisegnare La ricotta. Interamente. La sfida prende in esame quindi diversi aspetti: l’osservazione intesa e lo smontaggio di un’opera filmica, la sua restituzione in pezzi ridisposti ad incastro, la suddivisione del lavoro artistico tra un gruppo, la centratura su un testo / immagine complesso come quello filmico, la sua restituzione in un nuovo libro. D’altro canto, anche se in realtà la pratica registica di PPP era eterodossa, il film nasce dal fumetto, che spesso è il mediatore intermedio tra la ripresa vera e propria e la sceneggiatura. Pensare al procedimento inverso è stata un’operazione di per sé non innovativa: ci sono altri esempi di operazioni inverse, anche nell’animazione, pensiamo ad esempio al caso di Valzer con Bashir, prima film d’animazione e poi libro a fumetti. Meno noti ma da citare Forever Young, tratto da film di Brizzi e proposto con modalità interattive di fruizione, per stare in Italia. Lunga sarebbe la lista degli esempi americana, certo molto centrata sui prodotti fantascientifici, tipo Alien, o di cultura pop. Farlo partendo da un’opera filmica, diciamo così, fuori dagli schemi, è certo un azzardo. E ancora di più lo è farlo fare da un gruppo di disegnatori, che prima non si conosceva e che è lì per sperimentare qualcosa di nuovo nel disegno. Dal mio punto di vista, lo sperimentare che fare qualcosa insieme è più esoterico che farlo individualmente, è sempre positivo: personalmente ho sempre indagato le forme collettive di produzione anche come artista. Sia nell’ambito del fumetto (prima con Inguine e ora con G.I.U.D.A.), sia nell’iterazione massiva del disegno politico nella rete, mi interessa il modo con cui il disegno mette le persone in relazione, suggestiona il loro lavoro, le loro visioni. Credo che questo sia l’aspetto costitutivo della pedagogia dello sguardo, quel poter indagare insieme quanto omesso dal disegnatore e quanto segnato per sempre sul foglio di carta. È dunque in questo processo che sta il valore di queste due brevi esperienze di lavoro, ispirate dalla Ricotta di Pasolini, e che creano attraverso l’atto traditorio del disegno una nuova opera collettiva, frutto di una pedagogia che, per quanto mi riguarda, si nutre unicamente di esperienza artistica. Gianluca Costantini


Non esiste niente di nascosto che non si debba manifestare; e niente accade occultamente, ma perchè si manifesti. Se qualcuno ha orecchi per intendere, intenda. dal Vangelo secondo S. Marco ...e spazzo‘ via le monete dei banchieri e butto‘ all ’aria i banchi, e ai venditori di colombe disse: Por tate via di qua, e della casa di mio padre non fate un mercato.” dal Vangelo secondo S. Giovanni Non è difficile prevedere per questo mio racconto dei giudizi interessanti, ambigui, scandalizzati. Ebbene, io voglio qui dichiarare che, comunque si prenda“La ricotta, la Storia della Passione - che indirettamente La ricotta”r ievoca - è per me la piu‘ grande che sia mai accaduta, e i Testi che la raccontano i piu‘ subl imi che siano mai stati scritti. Pier Paolo Pasolini



Workshop "Disegnare un film" - La ricotta, Pasolini