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il FILO delle IDEE

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A C I T T GUIDA DIDA Educazione all’intercultura

Il popolo dei ghiacci Il popolo del deserto Il popolo della foresta Amicizia arcobaleno

Educazione interculturale con AUDIO CD Guida operativa a fascicoli, ognuno dei quali rappresenta un percorso progettuale ricco di proposte per attività di sezione e laboratoriali. Ogni percorso è inoltre arricchito da canzoni inedite. Componente allegato al Filo delle idee non vendibile separatamente


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A C I T T A GUIDA DID Progetto grafico: Alessia Zucchi Impaginazione: Quadrikromia Illustrazioni: Alessia Zucchi, Quadrikromia Coordinamento redazionale: Maria Letizia Maggini Coordinamento grafico: Letizia Pigini Responsabile di produzione: Francesco Capitano

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Introduzione Il percorso interculturale prevede un progetto chiamato Amicizia Arcobaleno e coinvolge i bambini in un graduale percorso di accettazione dell’altro attraverso la conoscenza delle differenze etniche, fisiche e culturali che caratterizzano alcuni popoli. Bambini di popoli diversi accompagneranno la classe nei loro lontani paesi, guidandola in un entusiasmante viaggio alla scoperta del loro mondo e del loro modo di vivere. La classe vivrà quindi un giorno con ognuno di loro esplorando il loro territorio, il clima, le abitazioni, i trasporti, le ricette, gli animali, gli strumenti musicali e le leggende che fanno parte dell’immaginario culturale. Il progetto si compone di tre percorsi dedicati ai popoli dei ghiacci, al popolo del deserto e al popolo delle grandi foreste e si chiuderà con un percorso sull’amicizia. I percorsi potranno essere affrontati anche in un ordine diverso da quello proposto, in dipendenza dall’input che l’insegnate desidera utilizzare: il clima, l’abbigliamento, il cibo, le storie, gli animali...

L’insieme di queste attività ed esperienze porta il bambino a: Conoscere la vita, le abitudini e la cultura di altri popoli Sperimentare percorsi di apprendimento relativi alla convi venza civile Conoscere le caratteristiche di ambienti naturali diversi

Le attività proposte in questo progetto sono: Ascolto, comprensione e rielaborazione di racconti Elaborazione grafica di racconti Ascolto e ripetizione di canzoni e filastrocche Attività espressive con tecniche diverse Giochi a piccoli e grandi gruppi Manipolazione di materiali naturali

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Indice Il popolo dei ghiacci ........................................ pag 5

Il popolo del deserto ...................................... pag 27

Il popolo della foresta .................................... pag 37

Canzoni Super Gigio coraggioso (Traccia 21) .......................... pag 56 Amicizia Arcobaleno

(Traccia 22) .......................... pag 64

Le storie dell’amicizia Un giorno con Anciuk .................................................. pag 6 Un giorno con Fatima.................................................... pag 28 Un giorno con UrucÚ .................................................... pag 38 Super Gigio Coraggioso ................................................ pag 56

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Obiettivi Vivere i momenti di apprendimento cooperativo in gruppo Ascoltare e comprendere un racconto Vivere con interesse la narrazione di un racconto e rielaboralo a livello linguistico e creativo Leggere e interpretare immagini Ricostruire una storia rispettando l’ordine sequenziale degli avvenimenti Conoscere e rispettare usi e costumi di popoli diversi Sviluppare relazioni sociali positive e aperte agli altri Interiorizzare i sentimenti positivi verso gli altri Usare linguaggi espressivi differenziati per trasmettere emozioni e sentimenti Organizzare spazi e situazioni sceniche

Campi di esperienza coinvolti I discorsi e le parole La conoscenza del mondo Linguaggi, creativitĂ espressione

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Il popolo dei ghiacci Proponete ai bambini esperienze che li portino gradualmente alla scoperta degli eschimesi, presentando: Le caratteristiche fisiche Il territorio in cui vivono Il clima Le abitazioni Le abitudini di vita Alcuni animali che vivono nelle zone ghiacciate Il tema del percorso si presta inoltre ad approfondimenti sull’acqua e le sue trasformazioni. Potrete contestualizzare il progetto raccontando la storia di Anciuck, un piccolo eschimese e animare il racconto. Alla fine del lavoro potrete rilegare il libro di Anciuk, oppure realizzare un cartellone.

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Racconto Un giorno con Anciuk Il piccolo Anciuk è un eschimese e vive in una terra ricoperta di ghiaccio. Anciuk ha bellissimi occhi neri, anche i suoi capelli sono neri e dritti come... spaghetti. Anciuck indossa vestiti molto caldi perché qui... brr... che freddo! Anciuk cammina in mezzo alla neve e raggiunge il papà. I due si salutano: strofinandosi il naso. Il papà lo aspetta sulla slitta. Oggi si parte per la città. Durante il viaggio Anciuk vede una renna, poi un orso bianco e infine una foca. E nel mare... un’enorme balenottera azzurra. Anciuk e il papà si fermano e costruiscono un igloo. Poi vanno a pesca. Cucinano il pesce e gustano una buona cenetta. Alla fine della giornata, si danno un bacino strofinandosi il naso e... buonanotte.

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Ciao Anciuk! Utilizzando le fotografie illustrate nella pagina o ritagliate da libri e depliant, mostrate la terra ghiacciata dove abitano gli eschimesi, spiegando che è un’area piuttosto vasta, che comprende l’Alaska e il tratto della Siberia che si affaccia sullo stretto di Bering, il nord del Canada e la Groenlandia. Il nome Eschimesi è una parola indiana che significa mangiatori di carne cruda, è un termine dispregiativo, non usato da molto tempo. Essi preferiscono essere chiamati Inuit, cioè uomini in lingua Inuktitut. Mostrate ai bambini la foto di Anciuk e chiedete loro di descriverlo e se possibile di paragonarlo a se stessi e ai compagni: Ha gli occhi a mandorla come... Ha gli occhi neri come... Ha la carnagione scura come... Fate osservare ai bambini le foto delle diverse persone Inuit illustrate alle pagine 8 e 9, accogliete i loro commenti e fate notare come tutti abbiano occhi e capelli neri. Gli Inuit sono una popolazione derivata dal ramo della razza mongolica. Hanno una corporatura tozza con bassa statura e arti inferiori corti, il colorito è bruno-giallastro, la faccia appiattita con un grande cranio.

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Attività Brrr... che freddo! Nel paese di Anciuk fa davvero molto freddo, e lui deve coprirsi per bene. Invitate ora i bambini ad osservare l’abbigliamento Inuit e raccontate come ci sia bisogno di indumenti caldi per riuscire a vivere in un ambiente del genere ed evocate similitudini e differenze tra il loro territorio e quello in cui operate. Sedetevi in cerchio con i bambini. Mettete nel centro le immagini degli indumenti necessari al bambino inuit, ritagliate da depliant e riviste, ma aggiungete le immagini di altri indumenti che serviranno da disturbo. Iniziate una conversazione guidata in cui invitate i bambini a nominare e scegliere gli indumenti appropriati per Anciuk.

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Camminare sulla neve Materiale occorrente Racchette di plastica Dopo essersi vestito, Anciuk può uscire di casa. Oggi andrà in viaggio con papà, inizia a camminare sulla neve... Che cosa succede quando camminiamo in mezzo alla neve? I piedini diventano freddi, freddi e se la neve è alta si lasciano le impronte. Se affrontate il percorso durante la stagione invernale e in una località nevosa potrete portare i bambini all’aperto e far sperimentare loro una passeggiata, sottolineando quanto sia faticoso camminare e soprattutto osservando le impronte lasciate nella neve. Invitate i bambini a formulare ipotesi sugli espedienti per non sprofondare della neve. Mostrate loro le immagini e invitateli a partecipare ad una gara con le racchette utilizzando delle economiche racchette di plastica, fissate sotto alle scarpe.

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La slitta Materiale occorrente Una coperta Anciuk raggiunge il papà alla slitta e lo saluta proprio come fanno gli eschimesi: strofinando il proprio nasino contro il naso di papà. Quando si devono compiere lunghe distanze certo non si può andare a piedi. Fate un’indagine tra i bambini chiedendo come vengono a scuola ogni mattina e soffermatevi sui diversi mezzi di trasporto. Poi raccontate ai bambini che gli Inuit si spostano principalmente con le slitte che possono inoltrarsi anche in boschi dove un’auto non potrebbe mai passare. Proponete il gioco della slitta all’aperto utilizzando slitte o catini, se le condizioni climatiche ve lo consentono, oppure, nel salone. In questo caso prendete una coperta, fatevi sedere sopra un bambino e invitate altri due a trascinare la coperta tenendola per due angoli.

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Gli animali del freddo Quali animali incontra Anciuk durante il viaggio con papà? Quali sono gli animali del freddo? Le renne, gli orsi bianchi, le foche e le grandi balene. Raccontate ai bambini le caratteristiche e le abitudini degli animali del freddo, mostrando loro le foto illustrate nella pagina o ritagliate da libri e depliant.

La renna Caratteristiche Il tronco di questo massiccio cervide è allungato rispetto agli arti e al collo che paiono stranamente corti. Entrambi i sessi hanno le corna, che annualmente vengono perse e ricostituite. Secondo alcuni studiosi la femmina in questo modo si difende dagli altri simili nella ricerca di cibo in inverno. La presenza, l’assenza e la dimensione delle corna nella femmina variano con le zone colonizzate. Per affrontare le rigide temperature e il vento artico, la renna è ricoperta da una folta pelliccia con una morbida lanugine. Il colore del manto varia dal marrone al verdastro, con sfumature chiare tendenti al bianco sulle zampe, sulle porzioni ventrali e posteriori. Gli arti della renna sono evidentemente modificati per agevolare lo spostamento sulla neve d’inverno e sulla tundra d’estate. In particolare le zampe anteriori sono piuttosto grandi così da aumentare la superficie di contatto sulla neve e ridurre lo sprofondamento. La scarsa vista della renna è compensata da un ottimo olfatto e, in caso di pericolo, da una corsa veloce. La differenza più evidente tra i sessi è sicuramente la dimensione: il maschio, infatti, è marcatamente più grande della femmina.

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Educazione i nterculturale Vita e abitudini Questo mammifero è attivo di giorno e vive in branchi di 10-1000 individui, anche se sono stati segnalati aggregazioni di oltre 200.000 animali. Date le avversità climatiche, la renna è costretta a lunghe migrazioni verso latitudini inferiori al sopraggiungere dell’inverno. Può compiere quotidianamente fino a 1.000 km di distanza. Oltre ad essere un ottimo camminatore, la renna è anche un buon nuotatore. Nella stagione degli amori, gli animali, in particolare i maschi, sono talmente impegnati nell’attività amorosa da non pensare al cibo. I maschi competono tra loro per detenere un gruppo di 3-15 femmine ed, inoltre, sono impegnati a mantenere a distanza i giovani maschi. La gestazione dura circa 230 giorni, tra maggio e giugno, viene alla luce un unico piccolo di 6-7 kg di peso. Nonostante le ridottissime dimensioni, appena il 3% del peso materno, la piccola renna è in grado di seguire la madre dopo appena un’ora dalla nascita, dopo un paio di giorni la può seguire anche sulla neve e dopo appena un giorno fugge alla presenza dell’uomo. In inverno i maschi si riuniscono in gruppi distinti dalle aggregazioni di femmine, piccoli e giovani. La renna è vegetariana e si ciba di qualsiasi tipo di vegetale, dalle grandi foglie ai licheni. L’elasticità alimentare è imposta anche dalle rigide condizioni ambientali che non permetterebbero all’animale esigenze specialistiche. La caccia indiscriminata ha ridotto drasticamente le dimensioni delle diverse popolazioni. Oggi è considerata una specie minacciata.

Dove è possibile incontrare la renna Attualmente questo grande cervide è presente in Alaska, in Canada, in Scandinavia e in Russia.

Curiosità Gli individui adulti producono ad ogni passo un suono secco che può essere ascoltato a più di 100 m di distanza.

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L’orso polare

Caratteristiche L’orso polare è il più grande carnivoro terrestre al mondo, misura circa 2,6 m di lunghezza, 1.30 m di altezza e pesa 600 kg. Il maschio ha dimensioni circa il doppio della femmina. L’orso polare presenta un corpo snello con un collo relativamente corto, una piccola testa e zampe posteriori più lunghe di quelle anteriori. La sua folta pelliccia (totalmente bianca in inverno, con sfumature giallo oro in estate e in autunno) e lo strato di grasso permettono all’orso polare di sopravvivere anche a temperature bassissime. Anche le piante del piede sono ricoperte di pelo, così da isolarlo dal freddo. L’orso polare non ha un buon udito, ma presenta una buona vista e soprattutto un ottimo olfatto che gli permettono di individuare le proprie prede anche a notevoli distanze.

Vita e abitudini

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L’orso polare conduce una vita solitaria, eccetto nel periodo degli amori, durante i quali per pochi giorni, in aprile-maggio, si forma la coppia. La femmina partorisce per la prima volta all’età di 5-6 anni, e successivamente si accoppia ogni 2-4 anni. In ottobre l’orsa gravida si crea una tana scavata nel ghiaccio, nella terraferma.


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Educazione i nterculturale Qui, a dicembre, dà alla luce i suoi piccoli, in genere due. I piccoli orsi sono allattati sino ai 18 mesi. Essi seguono la madre ovunque, imparando così a cacciare e a migrare al variare delle stagioni; quando raggiungono i due anni e mezzo vengono allontanati, cosicché la femmina possa accoppiarsi nuovamente. Solo le femmine gravide trascorrono l’inverno in un rifugio, mentre gli altri solamente nei giorni o settimane più fredde cercano una momentanea protezione nella tana. L’alimentazione dell’orso è costituita da pesci e da mammiferi marini, soprattutto foche che vengono spesso predate nei buchi che si formano nel ghiaccio. L’orso polare è in grado di sopportare lunghi periodi di digiuno, grazie alle scorte di grasso che riesce a garantirsi; nella tana durante il digiuno, l’orso non beve: egli è in grado di ricavare il necessario contenuto di liquidi trasformando il grasso e rimettendo in circolo le sostanze di rifiuto. L’orso polare non ha nemici naturali, eccetto altri individui appartenenti alla stessa specie e l’uomo.

Dove è possibile incontrare l’orso polare Questo grande carnivoro è distribuito su tutto il circolo polare Artico. Qui lo possiamo incontrare sui ghiacci e nelle acque costiere.

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La foca comune Caratteristiche La foca comune è un carnivoro marino e come tale presenta un corpo estremamente adattato alla vita acquatica ed evoluto a garantirne la maggior agilità. Innanzitutto la forma affusolata del corpo che tende ad assottigliarsi gradualmente passando dalle spalle alla coda; il capo è arrotondato ed il muso è piuttosto corto. Gli arti sono delle vere e proprie pinne, così da assicurare un’efficace spinta idrodinamica. Le pinne posteriori sono rivolte sempre all’indietro, e quindi, quando l’animale si trova a terra, non le può utilizzare come appoggio ed è costretto a spostarsi faticosamente scivolando sull’addome. Da buon carnivoro, la foca comune possiede dei denti robusti, aguzzi e affinati che consentono di predare e di divorare la preda velocemente. La pelliccia della foca comune è costituita da peli setolosi e lucenti, il cui colore varia dal grigio chiaro al bruno grigio con delle macchie nerastre sul dorso. La foca comune può essere lunga sino a 2 m e pesare sino a 100 kg.

Vita e abitudini La foca comune conduce una vita per lo più solitaria, ad eccezione del periodo degli accoppiamenti quando si formano dei piccoli gruppi. Questo Carnivoro marino è estremamente intelligente ed è in grado di adattarsi velocemente alle nuove situazioni, cogliendo al volo un potenziale pericolo e divenendo particolarmente prudente. La foca comune nuota e si immerge con grande maestria e possiede una resistenza all’immersione molto spiccata. Di solito si immerge solo per 5-10 minuti, ma se minacciata può rimanere sott’acqua anche per 45 minuti. La sua grande abilità al nuoto è controbilanciata da una evidente goffaggine a terra, e infatti il mammifero è costretto a scivolare sull’addome con faticosi contorcimenti del corpo. La foca comune ama le coste piatte sabbiose, i bassifondi e talvolta anche le acque interne in prossimità delle coste. Il modo più semplice per

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Educazione i nterculturale ammirarla è il momento in cui riposa sotto il sole sulla spiaggia o sulle isole rocciose. Il periodo riproduttivo cade tra giugno e luglio e, dopo circa 11 mesi, viene alla luce generalmente un unico piccolo, raramente due. Il neonato è allattato per circa 2 mesi ed è poi indipendente. Appena nata la piccola foca ricerca immediatamente il contatto con l’ambiente più congeniale, ossia l’acqua, ed in caso di pericolo segue immediatamente la madre. Questa ha mille attenzioni per il figlio, tant’è che nel caso in cui si verifichi un parto gemellare uno dei due è destinato a morire, a meno che una femmina, che ha perduto il proprio figlio, non lo adotti. L’alimentazione della foca comune comprende prevalentemente pesci, ma anche molluschi e granchi. L’azione di caccia si svolge solitamente di giorno nelle acque basse in prossimità delle coste.

Dove è possibile incontrare la foca comune Questo elegante pinnipede può essere ammirato lungo le acque costiere delle latitudini settentrionali temperate; in Europa dal Portogallo alla Scandinavia all’Islanda; nel Mare del Nord, nel Mar Baltico e nel Golfo del Messico.

Curiosità Talvolta la femmina di foca comune partorisce due gemelli, poiché è in grado di accudire un solo figlio l’altro viene pressoché abbandonato. Questo sfortunato neonato è soprannominato strillone per i continui richiami che volge alla madre, completamente assorbita nelle cure del fratello. Talvolta gli abitanti delle zone costiere, commossi dal destino cui vanno incontro gli strillone, li hanno aiutati a superare questo critico momento, sembra con latte di mucca e olio di fegato.

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La balenottera azzurra Caratteristiche La femmina di balenottera azzurra, leggermente più grande del maschio, è lunga circa 26 m ed il peso è compreso tra le 100 e le 200 tonnellate. Possiede un corpo affusolato con la pinna dorsale di piccole dimensioni e di forma variabile e una larga coda utile per le immersioni. Le pinne pettorali sono sottili ed appuntite. Il colore del corpo è blugrigio-nerastro con delle chiazze più chiare. Lo sfiatatoio, ossia l’apertura che permette ai cetacei di respirare, è costituito da due narici vicine ed è circondato da una sorta di prominenza carnosa, il suo soffio può arrivare ad un’altezza di 9 m.

Vita e abitudini La balenottera non è una specie gregaria, in genere si osservano animali isolati o in coppia, ad esempio la femmina con il piccolo. Talvolta nelle aree d’alimentazione si possono raggruppare più animali, anche se ognuno sembra essere indipendente. La balenottera azzurra appartiene al gruppo dei Misticeti, caratterizzati dalla presenza, sui due lati della mascella superiore, dei fanoni: ossia di fitte lamine che pendono sino a toccare il pavimento della bocca, che permette alla balenottera di filtrare l’acqua e di trattenere i pesci o i crostacei.

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Educazione i nterculturale I fanoni sono simili alle nostre unghie, e come loro crescono: probabilmente è la lingua ruvida che, spingendo il cibo in gola prima di ingoiarlo, li consuma nel tempo. In genere la balenottera azzurra s’immerge 3-10 minuti, ma può arrivare a 20; la velocità può arrivare fino a 30 km orari. Sembra che la balenottera azzurra segua un ciclo annuale di migrazione: in estate verso le acque polari e in inverno, nel periodo riproduttivo, verso l’equatore. Questi spostamenti sono determinati sia dalla disponibilità di cibo sia dal raggiungimento delle aree per la riproduzione. È probabile che questa specie non s’immerga ad elevate profondità, mantenendosi soprattutto in superficie dove ci sono le sue prede. Come in tutti i Cetacei, esiste un sistema di comunicazione molto elaborato con gemiti, colpi e ronzii, oltre che salti fuori dell’acqua e colpi di coda in superficie. La balenottera azzurra inizia a riprodursi all’età di 5-6 anni, formando delle coppie temporanee. Avvenuto l’accoppiamento, la gestazione dura circa undici mesi. Il parto avviene in inverno nelle calde acque tropicali, alla nascita il piccolo misura 7 m e pesa 2.5 tonnellate. Lo svezzamento, dopo circa 6-7 mesi, coincide con l’inizio della migrazione verso acque più fredde, ma più ricche di nutrimento.

Dove è possibile incontrare la balenottera azzurra La balenottera azzurra vive in mare aperto e quindi raramente la possiamo osservare vicino alle coste, tranne che nelle regioni polari durante lo scioglimento dei ghiacci in primavera. Essa è presente in tutti gli oceani, dall’equatore ai poli.

Curiosità La balenottera azzurra è il più grande animale vivente, e può raggiungere i 31 metri di lunghezza.

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La casa di Anciuk L’igloo Gli Inuit ora abitano in case di forma simile a quelle occidentali anche se caratterizzare da colori forti. Tuttavia, la loro arte di costruire igloo non è andata persa e questo tipo di costruzione è tradizionalmente conosciuta in tutto il mondo. Mostrate ai bambini le foto che illustrano la costruzione di un igloo e commentate con loro le diverse fasi.

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Attività Costruiamo un igloo in classe L’insegnante proponiamo ai bambini la realizzazione di un igloo in miniatura.

Materiale occorrente Un rotolo di carta igienica vuoto Zollette di zucchero Una ciotola di plastica Forbici Colla

Fase 1 Tagliare il rotolo di carta igienica e incollarlo alla ciotola.

Fase 2 Cospargere la ciotola e il rotolo di colla vinilica e chiedere ai bambini di posizionare le zollette di zucchero fino a ricoprirlo completamente.

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Il gioco della pesca L’igloo è finito e prima di dormire ci vuole una bella cenetta. Con la pancia vuota non si può dormire, così Anciuck e il papà vanno a pesca. Fanno un buco nel ghiaccio e calano le loro lenze. Proponete ai bambini la semplice realizzazione di un gioco per far finta di essere Inuit a pesca di pesci. Prima di iniziare la costruzione mettete sul pavimento gli oggetti e materiali elencati. Sedetevi in cerchio con i bambini, proponete loro di costruire una lenza e dei pesciolini per giocare ad una gara di pesca. Quello che proponiamo di seguito è uno dei possibili processi di realizzazione ideati insieme ai bambini.

Materiale occorrente Bacchette di legno o di plastica della lunghezza di circa 1 m Rondelle di ferro Spago Calamite Bottiglie di plastica Cartoncino Forbici Colla

Fase 1 Tagliare i fondi di alcune bottiglie di plastica.

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Fase 2 Invitare i bambini a ritagliare o stappare alcuni pesciolini in cartoncino colorato.

Fase 3 Fate incollare su ogni pesciolino una rondella per lato.

Fase 4 Fissare una calamita ad un estremitĂ di un pezzo di spago. Legare il capo libero dello spago ad una bacchetta di legno.

Fase 5 Disporre sul pavimento i fondi di bottiglia, mettere un pesce in ogni contenitore e invitare i bambini a sedersi in cerchio ognuno con la propria lenza e a pescare i pesci. Chi ne pescherĂ di piĂš?

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Un pesciolino molto saporito Ora che avete sperimentato insieme l’attività della pesca, invitate i bambini a preparare deliziosi spuntini a tema che costituiranno un’ottima merenda da gustare insieme.

Materiale occorrente Pane a fette Tonno Carote Cetrioli Piselli lessati Pomodori o verdura a scelta Una terrina Piattini di plastica Coltelli e forchette di plastica

Fase 1 Sminuzzate il tonno in una terrina ed eventualmente aggiungete una patata bollita schiacciata per formare un impasto.

Fase 2 Chiedete ai bambini di realizzare con l’impasto tanti gustosi pesciolini.

Fase 3 Preparate piattini di plastica con carote a fette, cetrioli e verdura a scelta in modo che ogni bambino possa decorare il proprio spuntino. Chi non gradisce il pesce potra preparare dei panini-pesciolini al prosciutto.

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Un gioco Inuit Materiale occorrente Mezza bottiglia di plastica con il tappo Una cinquantina di centimetri di spago Dopo cena, Anciuk gioca con il suo giocattolo preferitio. In Italia è conosciuto in alcune regioni come Misirizzi o con il nome francese Bilboquet perché dalla Francia si diffuse in tutta Europa come passatempo di corte intorno al XVI secolo, a questo gioco ancora oggi gli inuit attribuiscono un potere magico e lo praticano alla fine dell’Inverno per celebrare la Primavera. Il gioco consiste nel fare entrare una pallina appesa alla cima di un filo in un contenitore a cui è legato l’altro capo del filo. Il bilboquet veniva costruito utilizzando legno, o anche materiali pregiati come l’avorio.

Buona notte Anciuk! Adesso, Anciuck ha proprio sonno, così si sdraia, il papà lo copre con una calda coperta e gli racconta una stiria. Fate coricare i bambini e leggete la filastrocca proposta a pagina 26.

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Canzoni e filastrocche

Gli eschimesi A conclusione del percorso proponete ai bambini la filastrocca di Gianni Rodari. Strana gente gli eschimesi: sono di ghiaccio i loro paesi, di ghiaccio piazze, strade, stradette, sono di ghiaccio le casette: il soffitto e il pavimento sono di ghiaccio, non di cemento. Perfino il letto è di buon ghiaccio, tagliato e squadrato con il coltellaccio. Ed è di ghiaccio almeno pare, anche la pietra del focolare. Di non ghiaccio c’è una cosa, la più segreta, la più preziosa: il cuore degli uomini che basta da solo a scaldare persino il Polo.

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Il popolo del deserto Proponete ai bambini esperienze che li portino gradualmente alla scoperta del popolo nomade del deserto, presentando: Le loro caratteristiche fisiche Il territorio in cui vivono Il clima Le loro abitazioni Le loro abitudini di vita Alcuni animali che vivono nelle zone desertiche Il tema del percorso si presta inoltre ad approfondimenti sul sole e sul calore. Potrete contestualizzare il progetto raccontando la storia di Fatima, una bambina nomade e animare il racconto utilizzando dellefoto. Alla fine del lavoro potrete rilegare il libro di Fatima, oppure realizzare un cartellone.

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Racconto Un giorno con Fatima Fatima sta dormendo sul tappeto, nella tenda con la mamma e le sue sorelle. La mamma la sveglia e le dice che oggi arriveranno degli ospiti e ci sono tante cose da fare. Fatima si veste ed esce dalla tenda. Che caldo nel deserto! Il sole splende sempre! Fatima corre a dare un bacio al cammellino nato da pochi mesi. Che bella la mamma del cammellino vestita a festa! Fatima poi si siede vicino alla mamma che tesse un tappeto. Finalmente ecco che arriva un uomo che guida un cammello e davanti a lui un bambino che corre e grida: - Fatima, Fatima! Che bello, è Mossen, il suo amico Mossen. Il nonno prepara il tè per l’ospite e la mamma incomincia a impastare il pane, ma Fatima pensa che i dolcetti sarebbero meglio. – Salam Alec – dice il nonno inchinandosi. – Alec Salam – risponde l’ospite. Fatima e Mossen giocano a: Buongiorno cammellino. Il sole comincia a scendere. Il papà di Mossen scarica alcuni tappeti dal cammello e inizia a montare una tenda. La giornata sta per finire. Tutti si siedono intorno al fuoco. Il nonno racconta una bellissima storia e Fatima e Mossen si addormentano.

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Educazione i nterculturale

Ciao Fatima! Utilizzando le fotografie illustrate nella pagina o ritagliate da libri e depliant, mostrate il deserto in cui abitano i nomadi arabi. Evocate similitudini e differenze tra il loro territorio e quello in cui operate.

Mostrate ai bambini la foto di Fatima presentata e chiedete loro di descriverla e se possibile di paragonarla a sĂŠ stessi e ai compagni: Fatima è una femmina come... Ăˆ vestita come... Ha i capelli ricci come... Ha gli occhi neri come... Ha la carnagione scura come... Fate osservare ai bambini le persone raffigurate nelle foto e accogliete i loro commenti.

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Educazione interculturale

Gli animali del deserto Quali animali vivono nel deserto? I dromedari, con la faccia simpatica e la grande gobba sulla schiena, e anche gli scorpioni. E... mamma mia che paura: gli scorpioni! Raccontate ai bambini le caratteristiche e le abitudini del dromedario, che noi chiamiamo comunemente cammello, anche se in realtà il cammello ha due gobbe, e degli scorpioni. Mostrate loro le foto rapresentate di seguito.

Il dromedario Caratteristiche Il collo di questo mammifero è lungo ed è presente un’unica gobba sulla schiena (il cammello ne possiede due). Questa, così come nel cammello, è costituita da una gran quantità di grasso che può essere utilizzata in caso di necessità. Il manto varia dal marrone al sabbia, anche se vi sono individui particolarmente chiari e altri particolarmente scuri. Le labbra sono particolarmente spesse così da permette una disinvolta presa anche delle piante spinose. Il dromedario cammina facilmente sulla sabbia grazie alla forma a cuscinetto delle zampe, che assicura anche una presa certa sulle rocce e sui terreni fangosi. L’adattamento del dromedario ad ambienti desertici si riflette in diverse particolarità morfologiche come per esempio la chiusura ermetica delle narici durante le tempeste di sabbia. Inoltre riesce a conservare grandi quantità di acqua: ad esempio è in

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Educazione i nterculturale grado di far variare notevolmente la propria temperatura (da 34 a 42°C) in relazione alle condizioni climatiche, così da disperdere una limitata quantità d’acqua quando la temperatura esterna aumenta. Talvolta, sempre per limitare la perdita di liquidi, più animali si avvicinano gli uni agli altri. I dromedari hanno una resistenza incredibile alla carenza di acqua e possono tollerare la perdita del 30% d’acqua rispetto alla massa corporea. Appena possibile sono in grado di reidratarsi velocemente bevendo in appena 10 minuti 100 litri d’acqua. Il peso del dromedario varia tra i 300 e i 700 kg (il maschio è più pesante della femmina) e l’altezza è di circa due metri.

Vita e abitudini Si pensa che i primi dromedari furono addomesticati 4000 anni fa. Attualmente questi animali vivono esclusivamente sotto il controllo parziale o totale dell’uomo. Vivono in gruppi costituiti da 2 a 20 individui. Solitamente l’unità sociale include un maschio adulto, diverse femmine, e giovani. Il maschio dominante non solo allontana eventuali competitori e mantiene le femmine all’interno del gruppo, ma in qualche modo dà indicazioni sulla direzione da prendere. Lo spostamento del gruppo generalmente avviene su un’unica fila. Questo animale predilige gli ambienti aridi e secchi caratterizzati da brevi stagioni delle piogge. Il dromedario è erbivoro e predilige le piante spinose e comunque tutte le piante presenti nel deserto. Si nutre solo di alcune foglie presenti su ciascuna pianta: in questo modo l’azione dannosa sul vegetale è estremamente limitata, così come la competizione con altri erbivori. Il dromedario trascorre 12 ore al giorno a pascolare ed altrettante a ruminare. Dato che la gobba è costituita da grasso utilizzato in caso di necessità, le sue dimensioni riflettono lo stato di salute dell’animale e può addirittura essere assente in caso di una grave carestia. Le femmine sono in grado di riprodursi a circa 3 anni, mentre i maschi a 4-5 anni. In realtà, anche se il maschio è sessualmente maturo a 3, spesso non è in grado di accoppiarsi sino ai 6. L’accoppiamento avviene in inverno in corrispondenza della stagione delle piogge, quando vi è una maggiore disponibilità alimentare. I dromedari non sono animali aggressivi, ad eccezione del periodo riproduttivo. In questa fase i maschi si esibiscono dapprima in una serie di comportamenti rituali quali l’allungamento del collo, il movimento in avanti e indietro del capo.

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Educazione interculturale

Al termine del confronto a distanza si svolge il combattimento vero e proprio con morsi alle zampe e colpi reciproci al capo. La gestazione si prolunga per 15 mesi e al termine nasce un unico piccolo. Questo si muove liberamente per tutta la giornata e le cure materne generalmente comprendono i primi due anni di vita del piccolo. Il dromedario è un animale piuttosto longevo e può raggiungere i 40-50 anni.

Dove è possibile incontrare il dromedario È presente nelle regioni medio orientali passando per l’India settentrionale e le aride regioni africane. Inoltre il dromedario è stato introdotto nelle aride regioni dell’Australia centrale.

Curiosità Per assicurarsi l’assunzione dei nutrienti necessari, il dromedario mastica il cibo 40-50 volte. A parte l’uso come mezzo di trasporto e di locomozione rimane uno dei più utili animali domestici. Fornisce latte, fino a dieci litri al giorno per produrre formaggi. La sua lana è calda.

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