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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 10 N.246 prossima uscita 20 febbraio

THE

ENGLISH ROSE Public House

English Style Will Never Die


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The English Rose THE

ENGLISH ROSE

Pub Birreria

quel tocco britannico a Roseto

Public House

A

ppena si entra l’atmosfera è proprio quella dei locali d’oltremanica, tipici britannici dove bere birre artigianali, gustare del buon cibo, chiacchierare con gli amici. The English Rose Pub Birreria nasce per portare a Roseto un tocco di ambientazione britannica, in quello che può essere considerato uno stile immortale, amato da sempre. Per questo, oltre

all’arredamento rigorosamente in stile inglese, il pub vuole trasmettere ai propri clienti le sensazioni che si vivono quando si entra in un pub in Inghilterra, offrendo birra alla spina britannica (del marchio Tennent’s, di cui siamo esclusivisti per la zona), piatti inglesi (rigorosamente cucinati freschi dalla nostra cucina) e sport internazionale ogni giorno. E a proposito di sport, Roseto dove pane e basket sono la quotidianità, può contare su The English Rose per le partite in trasferta del quintetto di Tony Trullo che vengono trasmesse in diretta. Oltre a questo, The English Rose, inaugurato circa 3 mesi fa conquistando la simpatia di tantissimi clienti, offre cucina per tutti i gusti, dai meravigliosi ham-

burger di qualità superiore, ai primi piatti, alla carne alla griglia e tanto altro ancora. Ma non solo: The English Rose è anche birreria: offriamo infatti, per ora, 46 tipi di birre artigianali dei migliori birrifici del mondo, dall’’Olanda al Belgio alla Germania, dalla Danimarca all’Irlanda agli Stati Uniti e naturalmente Italia (rappresentata, anche dalle birre del Birrificio del Borgo, eletto migliori birrificio d’Italia 2015) e Inghilterra, per venire incontro ai gusti

di chiunque voglia trascorrere serate spensierate in nostra compagnia; tuttavia, è bene sottolineare che la nostra offerta di birra artigianale è in costante aumento ed aggiornamento. Infine, The English Rose Pub offre musica live tutti i sabato sera, in quello che è ormai diventato un appuntamento fisso per i rosetani e non solo, ma offre anche una rassegna di artisti locali, denominata “Mercoledì d’Autore”, riservata a musicisti (e non solo) che propongano solo ed esclusivamente opere di propria produzione in un’atmosfera magnifica. Chiuso il martedì, aperto il lunedì.


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foto: MARCO DI NICOLA

il commissariamento della

Riserva Borsacchio Massacesi, esponente dell’associazione “Un’altra idea di Roseto”, bacchetta il sindaco Enio Pavone e accusa la sua amministrazione di aver creato un danno lasciando scorrere così tanto tempo che ha portato alla fine la Regione a prendere la clamorosa decisione. Intanto, proprio in piena area protetta sono state individuate alcune piccole discariche, cumuli di rifiuti abbandonati volutamente, a due passi dalla spiaggia. Uno scempio l commissario della Riserva Naturale del Borsacchio nominato dalla Giunta Regionale il 22 dicembre scorso (Fabio Vallarola, ndr), è un esperto del settore incaricato di mettere in atto tutto quello che l’attuale amministrazione non ha fatto”. Lo sostiene Alessandro Massacesi dell’associazione “Un’altra idea di Roseto”. “Gli atti ufficiali, disponibili a tutti, sul sito della Regione”, dice Massacesi, “smentiscono le dichiarazioni del sindaco che ha cercato di sminuire la gravità dei fatti. La verità è che l’amministrazione Pavone è stata immobile, facendo perdere alla città tempo prezioso per la valorizzazione del territorio sia in chiave turistica che di sviluppo dell’occupazione”. Per l’associazione di Massacesi trascurare questi aspetti è stato un errore e la Regione ha fatto ciò che era dovuto, visto che i tempi assegnati al Comune erano ampiamente scaduti. “Sindaco e Giunta”, rincara la dose Corrado Savini sempre della stessa associazione, “hanno mancato la realizzazione del progetto pilota di gestione, previsto


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dalla legge e finalizzato all’occupazione di disoccupati e inoccupati con il contributo anche di associazioni di protezione ambientale, del Corpo Forestale, dell’Università”. “E’ importante ricordare che la Riserva”, prosegue Massacesi, “in cui convivono attività umane e ambienti naturali, spesso indissolubilmente legati da un sottile ed indispensabile equilibrio, è un’occasione unica, per il nostro territorio per incoraggiare un turismo sostenibile sempre più richiesto anche dagli utenti stranieri. E’ la sola possibilità per Roseto di avere un’offerta turistica diversificata ed unica rispetto ad altri territori costieri, che si traduce in un incremento dell’economia locale. Con la riperimetrazione proposta dall’attuale amministrazione, la gestione e la realizzazione degli adempimenti previsti erano stati affidati nuovamente al Comune di Roseto”. Pavone invece aveva detto che la competenza era della Provincia. L’Associazione “Un’altra idea di Roseto” critica anche quanto affermato dal sindaco che “mette in dubbio la validità della delibera di commissariamento, rimandando le eventuali responsabilità alla Provincia: ma i compiti e le funzioni in materia di tutela ambientale, considerando la fase di riorganizzazione degli Enti, sono stati trasferiti alla Regione, per cui sarebbe

impossibile assegnare alla Provincia la gestione della riserva. Il mandato del commissario avrà una durata di 24 mesi e dovrà verificare ciò che è stato fatto, ma soprattutto procedere ad elaborare un progetto pilota di gestione, a definire l’organo di gestione, a provvedere all’affidamento dell’incarico per il Piano di assetto naturalistico e all’adozione del piano stesso da parte del Comune, quindi dovrà predisporre un programma di attuazione indicando tempi, modi e costi”. “Pertanto”, conclude Massacesi, “va sottolineato che ad oggi tutti gli adempimenti conseguenti le attività del Commissario sono affidati al servizio della Regione, Governo del territorio, beni ambientali e aree protette”. C’è purtroppo anche un altro aspetto con cui fare i conti. In piena Riserva Naturale sono state individuate alcune piccole discariche, rifiuti abbandonati volutamente che rendono il territorio squallido. Uno scempio che penalizza incredibilmente una delle aree di maggior pregio presenti a Roseto, per quanto concerne la tutela dell’ambiente. Mancano purtroppo i controlli, soprattutto notturni, manca un organismo in grado di gestire la Riserva. E quindi accade che i vandali, i soliti incivili, danneggino lo stesso ambiente in cui abitano.


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aaa Vendesi arena 4 palme La storica struttura rosetana, il “tempio del basket”, centro nevralgico di molte manifestazioni estive a Roseto, è oggi oggetto di un Bando pubblicato da Ferrovie dello Stato. A quale ambizioso acquirente farà gola?

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’Arena 4 Palme, ombelico di Roseto degli Abruzzi, la struttura che ha preso il nome dalle quattro palme disposte a quadrato all’ingresso dell’impianto sportivo più antico della città, è in vendita. Ebbene, forse non tutti lo sanno, ma lo storico tempio del basket internazionale - ricordiamo che nel 1960 il primo torneo internazionale di basket, fu vinto dalla Thailandia - è stata la passerella della pallacanestro estiva con il “Torneissimo”, come Aldo Giordani lo definì, ossia il Trofeo Lido delle Rose che, fino al 1978, si giocò proprio all’Arena 4 Palme; inoltre il suo palcoscenico ha dato la possibilità a tanti cantanti famosi di esibirsi e in origine era anche un circolo tennis. La struttura non è di proprietà del Comune di Roseto, bensì di Ferrovie dello Stato. Quest’ultima, dopo quasi settant’anni di comodato d’uso al Comune, ha deciso di vendere il suo bene e di pubblicare un Bando perché si potesse gareggiare all’acquisto. Due sono le figure a cui è collegata l’Arena: la sua prima versione è opera di Flavio Piccioni, mentre la seconda è del colonnello Aldo Anastasi che, con un’opera di coinvolgimento dell’intero paese, riuscì a costruire ciò che è adesso. L’Arena, con i relativi campi e il bar (oggi gestito da un privato che ha apportato notevoli lavori di miglioria) occupa un’area di 3.300 mq e il prezzo di base d’asta è di 589mila euro, cifra molto appetibile. La struttura necessita di manutenzione, perché negli anni è andata sempre più deteriorandosi; quindi la decisione di venderla non

giunge imprevista. Inoltre, i problemi di agibilità che sono legati ad essa, sono evidenti e non sarà facile per chi la comprerà. Il Bando, gestito dalla società Ferservizi che si occupa della dismissione degli immobili di Ferrovie dello Stadi MARTINA to, scade il 10 febbraio e tre sono le FRANCHI situazioni che potrebbero profilarsi: 1) Il Comune di Roseto, soggetto in qualche modo privilegiato, dopo tanti anni di tentativi, deciderà di acquistare l’Arena 4 Palme e lasciare che rimanga un bene di tutti, con la sua valenza storica e affettiva forte; 2) Un pool di privati potrebbe acquistare l’impianto e continuare le attività legate allo sport e allo spettacolo; 3) Un imprenditore si aggiudicherà il Bando per costruirci nuovi edifici, anche se al momento la destinazione d’uso dell’area sul Piano Regolatore Comunale è a verde pubblico, ma basterebbe una variante per cambiare le carte in tavola. Per capire le intenzioni del Comune, abbiamo sentito l’Assessore ai lavori pubblici di Roseto Fabrizio Fornaciari che, fino a prima che il giornale andasse in stampa, ha preferito rimanere abbottonato nelle sue posizioni: “Stiamo valutando”, è stata l’unica sua affermazione. Molti cittadini a questo punto si chiedono: “Finirà per sempre una pagina importante e fondamentale della storia di Roseto?”. Tutti si augurano di no.

Foto dall’archivio di Mario Rosini, pubblicata sul libro “Il cuore del Roseto”


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Torna il Carnevale Citta delle Rose

Martedì sfilata dei gruppi sul lungomare che raggiungeranno poi il PalaMaggetti all’interno del quale sarà organizzata anche un’area riservata ai più piccoli. Prevista la partecipazione di oltre 600 persone. Rinnovata la collaborazione con la Pro Loco di Notaresco. Spettacolo della Banda dei Picchiatelli

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enticinque gruppi, più di 600 partecipanti e una serie di spettacoli organizzati all’interno del PalaMaggetti. A Roseto torna in scena il “Carnevale Città delle Rose”, giunto alla IV edizione e che vede anche la compartecipazione della Pro Loco di Notaresco. Mentre in molte altre località gli appuntamenti legati al carnevale hanno subito un ridimensionamento, a Roseto si va controtendenza perché il numero dei partecipanti è cresciuto, la collaborazione tra le associazioni si è intensificata, le iniziative per allietare grandi e piccoli non mancano. L’appuntamento è per martedì prossimo, con il raduno di maschere e carri in Piazza della Repubblica, dinanzi al municipio. Ma a differenza degli altri anni, questa volta non ci saranno eventi prima della sfilata sul lungomare. Gli organizzatori, infatti, hanno preferito concentrare il tutto durante il tragitto e all’interno del PalaMaggetti dove si arriverà intor-

no alle 17. Grazie alla collaborazione con Fatanimazione, è stata organizzata un’area mini club riservata ai più piccoli. Ci saranno inoltre trampolieri, bolle di sapone giganti, spettacoli vari, e poi mascotte di Minnie, Peppapig, Minion ed Elsa Principessa del Ghiaccio. Previsti anche spettacoli di far west, jurassici. E anche

quest’anno non mancherà la Banda dei Picchiatelli. Notaresco il martedì grasso sarà presente con un paio di carri, per rinsaldare la collaborazione con il Comune di Roseto. Che a sua volta parteciperà la domenica prima al carnevale organizzato nel paese notareschino con una propria delegazione. “Il ringraziamento va a tutte quelle persone che collaborano alla riuscita dell’evento”, ha detto il sindaco Enio Pavone, “al centro anziani, alle Giacche Verdi, ai gruppi che con allegria animano questo appuntamento che a Roseto era scomparso. Siamo alla IV edizione e davvero non possiamo che essere soddisfatti vista la crescita costante nel tempo”. La riuscita, come ha sottolineato anche il vice sindaco e assessore alla cultura Maristella Urbini è dovuta grazie alla straordinaria partecipazione delle associazioni e alla costante collaborazione. Insomma, un appuntamento da non mancare per festeggiare con un sano divertimento il Carnevale 2016.


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Sport per la Vita

31 edizioni nel ricordo di Licia Giunco C’è attesa per l’evento di beneficenza organizzato dall’ASD Skating La Paranza, in programma questo sabato al PalaMaggetti. Tanti i personaggi del mondo del pattinaggio che si esibiranno. L’incasso sarà devoluto al Centro Regionale Fibrosi Cistica di Atri e al Progetto Bambini dell’Unitalsi

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orna l’attesissimo appuntamento con la XXXI Edizione del Gran Galà Internazionale di Pattinaggio Artistico “Sport per la Vita” – Memorial “Licia Giunco”. La kermesse è in programma questo sabato a partire dalle ore 20:30, al PalaMaggetti. Il biglietto d’ingresso ha un costo di 10 euro con l’incasso che sarà devoluto in beneficenza. La manifestazione è stata organizzata dal Comitato “Sport per la Vita” e dalla società A.S.D. Skating “La Paranza”, con il patrocinio del Comune di Roseto degli Abruzzi (Comune Europeo dello Sport 2013), della Provincia di Teramo, della Regione Abruzzo, del CONI, della FIHP (Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio), della FIRS (Federazione Italiana Roller Skating) e della Lega Pattinaggio a Rotelle UISP. Come tradizione consolidata i protagonisti del Gran Galà saranno loro, i Campioni del Mondo delle varie specialità di Pattinaggio Artistico su rotelle che si sono qualificati nelle gare mondiali di Cali in Colombia. Con loro si esibiranno diversi gruppi coreografici e quartetti, per uno show che si annuncia già unico nel suo genere. Rimane intatta, anche per questa edizione, la formula dell’ evento che coniugherà sport e sociale, con l’incasso che sarà interamente devoluto. Una parte andrà alla Lega Italiana Fibrosi Cistica - Centro Regionale della Fibrosi Cistica dell’Ospedale di Atri e

servirà a finanziare nuovi servizi per i pazienti ed importanti progetti di ricerca, tra cui il proseguimento una Borsa di Studio rivolta ad un operatore specializzato da utilizzare nel Centro di Atri. L’altra sarà destinata al “Progetto Bambini” dell’UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), un programma che offre sostegno ed accoglienza gratuita in alloggi vicini agli ospedali pediatrici, per dare il calore di una famiglia laddove la famiglia è lontana. In questa edizione poi “Sport per la Vita” diventa partner della campagna di sensibilizzazione della Asl di Teramo per lo screening della mammella. Come hanno spiegato gli organizzatori si tratta di un’iniziativa molto vicina allo spirito di questo evento

internazionale perché orientata ad accrescere la consapevolezza delle donne verso la prevenzione. La campagna di comunicazione è infatti rivolta alla popolazione femminile e serve a far comprendere l’importanza della prevenzione attraverso i controlli periodici per i dividuare un eventuale cancro anche nelle fasi più precoci e quindi intervenire con la terapia il prima possibile. Questi i Campioni del Mondo che saranno ospiti 31° Edizione del Gran Galà Internazionale di Pattinaggio Artistico “Sport per la Vita” – Memorial “Licia Giunco”: Debora Sbei, Campionessa del Mondo 2015- singolo femminile; Andrea Girotto, Campione del Mondo singolo maschile; Rebecca Tarlazzi e Luca Lucaroni, Campioni del Mondo coppia artistico; Luca Lucaroni, Vice-campione del Mondo singolo maschile; Elena Leoni e Alessandro Spigai; Campioni del Mondo, coppia danza; Alessandro Spigai, Vice campione del Mondo (solo Dance); Wenjen Tung e Johnson Chiern, Campioni nazionali Taiwan (coppia artistico); Silvia Stibilj, Campionessa del Mondo (solo Dance); Laura Marzocchini e Patrick Venerucci, pluricampioni del Mondo. Questi i Gruppi spettacolo e sincronizzato: Roma Roller Team, T.M Sincro Abruzzo, Diavoli Verde Rosa San Benedetto del Tronto, Collettivo Sport per la Vita, Pattinaggio Accademia Francavilla, ADP Bologna Santa Maria Pesaro, Quartetto Neovis.


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Cinema e società

Fenomenologia di

Checco Zalone Proviamo a vedere cosa c’è di diverso in lui. È vero che è un demistificatore e profanatore dei vizi italioti, tuttavia il suo atteggiamento non sconfina solo nel “politicamente scorretto”: va oltre di William Di Marco IL COMICO PEDAGOGO - Che personaggio è Checco Zalone? Colui che ha battuto tutti i record di incassi e presenze in ambito cinematografico vive un periodo di estrema fortuna contingente o ha un substrato di spessore sociologico che lo ha portato a raccogliere i consensi del pubblico e di una critica, la quale (come spesso avviene) non ha nascosto un certo mal di pancia? Certo è che uscendo dal cinema dopo la visione del film Quo vado una sensazione un po’ diffusa c’è stata: sembrava che di colpo tutti gli altri comici fossero spariti, risultassero piccoli piccoli e che il nuovo re Mida in celluloide si posizionasse una spanna sopra i suoi colleghi. Allora la domanda delle domande, ovviamente in salsa pseudo intellettuale e un po’ leggera, è questa: perché l’attore pugliese è differente dagli altri? Proviamo a vedere cosa c’è di diverso in lui. Intanto è il classico dissacratore e riesce a prendere in giro gli Italiani nei tanti difetti e punti deboli. Ma per Luca Medici (il vero nome del nostro protagonista) la prospettiva è completamente diversa. Molti intrattenitori puntano alla comicità (far ridere all’impatto, come tirare una torta in faccia) o all’ironia (messa in ridicolo) oppure alla satira (toni sarcastici di un “riso amaro”), cercando di mantenere un equilibrio con una morale di tipo pedagogico-educativa che sempre è stato il punto di partenza di comici che dovevano essere accettati dall’intellighenzia concettualistica. Questa muove i suoi primi passi a partire dall’Illuminismo e se la logica prendeva il posto di qualsiasi ispirazio-

ne artistica in nome della ragione, sotto il profilo letterario tale corrente di pensiero aveva un risvolto ben consolidato di stampo formativo e sociale. In altre parole - premesso che ragione da un lato e ispirazione e sentimento dall’altro non potevano andare d’accordo come si risolveva la partecipazione di un poeta, uno scrittore, un attore di teatro a questa onda lunga che dal ‘700 in poi è stata sempre e costantemente presente nelle menti più fulgide dei pensatori razionalisti? Con una semplice parola d’ordine: impegno sociale e civile. Tradotto, voleva dire che l’artista doveva avere un fine ultimo, moralizzatore ed educativo. Anche i moderni “giullari” hanno imparato la lezione e così i comici, soprattutto quelli che si sono ammantati della cappa protettiva dell’”impegno” (che storicamente ha avuto una matrice politica di sinistra) hanno perseguito tale strada. Ecco spuntare - soprattutto a partire dagli anni ‘70, dopo l’ubriacatura ideologica del Sessantotto - quegli artisti (alcuni veramente bravi e acuti nell’osservare i difetti collettivi) che hanno fatto del “politicamente corretto” il loro credo: l’ironia e la satira aveva lo scopo principale di non uscire mai dai binari di una esatta formazione delle masse. ZALONE FUORI DAGLI SCHEMI - Per Medici il discorso è diverso. È vero che è un demistificatore e profanatore dei vizi italioti, tuttavia il suo atteggiamento non sconfina solo nel “politicamente scorretto”, ma va oltre. Anche i comici della parolaccia, soprattutto i primi nei famosi film trash degli anni ‘80, cavalcarono questa strada, almeno per

quanto riguarda un nuovo linguaggio di strada; oppure i tanti farseschi attori del surrealismo cinematografico (uno per tutti: Renato Pozzetto), che ebbero un approccio trasognato e per questo metafisico. No, l’autore di Capurso in provincia di Bari è molto più concreto e ridicolizza i nostri difetti, utilizzando la filosofia degli opposti per far capire la vacuità del “correttismo” di facciata. In sintesi, dire che i neri sono uguali ai bianchi non è una cosa che appartiene alla “giusta regola”, ma alla logica sociale delle pari dignità. Dare il patentino a chi può dire o meno certe cose significa sconfinare in una superiorità di fondo, appannaggio del dignitario di turno. È un po’ come il principio di tolleranza. Chi è paladino di tale concetto si pone su un piedistallo e pur se comprende gli altri, dall’alto della sua posizione per l’appunto “tollera” chi è sottoposto. Medici mette da subito i puntini sulle “i”, quando dice al suo collaboratore di colore, nel primo film Cado dalle nubi: “Son pur sempre una persona bianca”. Per gli addetti ai lavori è stata subito una frase che usciva fuori i canoni del politicamente corretto, mentre non era altro che un modo (popolare) di ribadire che “non sono superiore a te, come non lo sei nemmeno tu”. La stessa cosa vale per la battuta (film Sole a catinelle): “Papà, se ti confessassi che sono gay? Ah, avevo paura che dicessi... comunista”, diretta al figlio che gli paventava la possibilità di essere omosessuale. Ma ci sono tanti altri luoghi comuni sfatati da Zalone - inviolabili invece per la critica che dà le stelle di


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Cinema e società legalità a ciò che si può dire e ciò che è intoccabile - che vanno dalle canzoni dedicate al mondo gay al concetto di meridionale ignorante, dal leghista dal cuore tenero all’Italiano medio perennemente alla ricerca del posto fisso. Molti connazionali ridono di quei difetti congeniti al nostro modo di essere e di pensare, ma che non sanno (e vogliono) superare. Medici ci prova con l’iperbole, scendendo tra la gente e usando lo stesso linguaggio, senza paracadute, per affermare semplicemente l’opposto (“I uomini sessuali sono gente tali e quali come noi, noi normali”), in cui “normali” spalanca la porta, oltretutto sempre aperta, dell’ipocrisia perbenista. I falsi invalidi, per proseguire con gli stereotipi affrontati dal comico, è vero che sono uno scandalo vergognoso, tuttavia Medici fa cadere la responsabilità non tanto su di loro (certo, furbetti di turno e allo stesso tempo anche eroi), ma su chi ha creato queste oscenità che ridicolizzano per primo il sistema politico. LA SCONFITTA DEL BUONISMO DI FABIO FAZIO - L’essenza vera, co-

munque, del “zalonismo” lo si è visto nel programma Che tempo che fa di Raitre. Il conduttore Fazio ha cercato in tutti i modi di trovarsi un ruolo come contraltare allo strapotere mediatico di Medici. Ci ha provato presentando il film Quo vado fuori gli schemi della cabala e provocando gli scongiuri dell’attore-autore: bella l’uscita, ma così reiterata che sembrava una voglia di iattura nei confronti della pellicola e del personaggio. Anche gli “auguri” finali (corretti dall’ospite con: «Si dice ‘In bocca al lupo’») sono apparsi l’ultimo tentativo di ricondurre il discorso sul “politicamente corretto” tanto caro al conduttore e in generale a quelli che, come lui, si ammantano spesso di frasi fatte. Questo anche perché poco prima Luca Medici aveva imitato il giornalista Massimo Gramellini (curatore di una rubrica nella trasmissione), ridicolizzando il sapere alto e illuminante di alcuni che seguono quella rete televisiva - come se fossero gli unici depositari della verità intellettuale - così da mettere a confronto certi contenuti con quelli bas-

TAGLIANDI AUTO DI TUTTE LE MARCHE anche in garanzia

si e plebei dei seguaci di Mediaset. Ancora una volta gli umili sono usciti vincitori, proprio per quel contrasto filosofico, in cui il seme dell’aporia convince per il dubbio che instilla in ognuno di noi. Insomma, sembra proprio che Checco Zalone possa inserirsi nella linea immaginaria dei grandi comici-dissacratori (da Alberto Sordi a Paolo Villaggio con Fantozzi) che hanno saputo trattare in modo del tutto nuovo i difetti dell’uomo comune, ovviamente Made in Italy. P. S. Per i giovani: vale la pena sentire la canzone nazional-popolare La prima Repubblica di Zalone, dove dice: “... E di debiti pubblici, si ammucchiavano come conigli, tanto poi eran c... dei nostri figli...”. Il disastro di un’Italia allo stremo sotto il profilo economico e finanziario già si sa chi lo pagherà. Non è una canzonetta che ce lo deve ricordare, ma se dopo qualche risata riflettessimo, manderemmo a casa (e in carcere) tutti quegli attori che di questi scempi sono stati i veri protagonisti.


ROSETO

CI PIACE

Emergenza erosione, il Comune contatta di nuovo la Regione In attesa di capire cosa accadrà nella Riserva Naturale del Borsacchio, gli amministratori rosetani nei giorni scorsi hanno nuovamente contattato la Regione, dipartimento opere marittime, per sollecitare un intervento per contrastare il fenomeno dell’erosione sul litorale che va dalla proprietà Rossi sino all’altezza della pineta Mazzarosa. Si tratta di una fascia costiera di oltre un chilometro sprovvista di protezione. E proprio in questo punto l’erosione negli ultimi anni

si è accentuata, spazzando via circa 3 ettari di superficie. Andrebbero realizzate delle barriere soffolte, le stesse sistemate una decina di anni fa proprio all’altezza della pineta. La Regione ha preso l’impegno di trovare nuovi finanziamenti per la realizzazione di opere di contenimento del fenomeno erosivo. Ci vorrà del tempo, forse un paio di anni. Intanto si sta pensando già all’elaborazione del progetto che ovviamente dovrà poi avere la copertura finanziaria.

NON CI PIACE

Asfalti grattugiati e strade con buche profonde oltre 20 centimetri Asfalti praticamente inesistenti o danneggiati, strade con buche pericolose per chiunque. Sarebbe il caso, viste le belle giornate, che l’amministrazione comunale di Roseto prendesse in considerazione l’ipotesi di iniziare a rattoppare con bitume a freddo tutte quelle situazioni considerate al limite. Come nel caso del manto d’asfalto che si trova nel parcheggio dietro la stazione ferroviaria, vicino all’ex Supercinema. O come nel caso di via della Stazione, a Colo-

gna, all’incrocio con il lungomare dove in questi giorni si è formata una buca profonda oltre 20 centimetri, pericolosa soprattutto per chi si sposta in bici, in moto o a piedi. Nel caso del parcheggio dietro la stazione, la pavimentazione è tutta saltata. Trattandosi di suolo pubblico, la competenza spetterebbe al Comune.


PINETO

tizianoabbondanza@gmail.com

I nostri giovani hanno avuto la possibilità di capire con quale grande volontà e spirito di sacrifico hanno iniziato a tirare i primi calci al pallone i loro nonni. Il tutto è stato possibile grazie alla tenacia di alcuni personaggi che volevano dimenticare i brutti ricordi della guerra, iniziando con mezzi di fortuna. La mostra fotografica che si è tenuta presso la Villa Filiani, si è potuta organizzare grazie a delle foto che il compianto Rino Marinelli donò al dott. Silvio Brocco, presidente della A. S. D. Calcio Pineto, con l’intenzione di farle conoscere a tutti i pinetesi. Queste foto inedite furono tutte scattate da uno dei fondatori della squadra, l’avv. Antonio Passerini, che le aveva gelosamente custodite per oltre cinquanta anni.

di TIZIANO ABBONDANZA

CI PIACE

Pineto Calcio anni ‘50

Mentre assistiamo, finalmente, alla realizzazione della pista ciclopedonale che collega la frazione di Borgo S. Maria al capoluogo, purtroppo ci tocca segnalare che quella più frequentata e amata dai cittadini è un po’ troppo tralasciata. Stiamo parlando della pista ciclopedonale che fiancheggia la pineta storica. Infatti, su di essa sussistono degli avallamenti pericolosi che procurano cadute soprattutto a chi la percorre a piedi, camminando o correndo. Siamo, quindi, alle solite: si costruisce, ma troppo spesso ci si dimentica della manutenzione.

NON CI PIACE

Pista ciclopedonale pericolosa


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E I Z I S O I R U C Notizie)

(tra Curiosità &

15 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

Perché via Brigata Maiella a S. Petronilla si chiama così?

La via in questione è la seconda della località S. Petronilla che esaminiamo. Unisce la strada dedicata ai Martiri Pennesi a quella delle Fosse Ardeatine, in modo che in entrambi i casi ci si possa ricongiungere all’arteria principale. La Brigata Maiella è il nome con cui è conosciuta la formazione abruzzese Gruppo Patrioti della Maiella: prendendo il nome dal massiccio montuoso della Majella, essa adottò il nome semplificato di Maiella, termine utilizzato in tutti i documenti ufficiali, anche per evitare errori di pronuncia da parte degli inglesi a causa della “j”. Nella storia della Resistenza italiana essa presenta alcune caratteristiche peculiari: fu l’unica ad essere decorata di Medaglia d’Oro al Valore Militare alla bandiera, fu tra le pochissime formazioni partigiane

aggregate all’esercito alleato dopo la liberazione dei territori d’origine, assieme alla 28ª Brigata Garibaldi “Mario Gordini” e alla Divisione Modena-Armando, e - fra queste ultime ed anche rispetto alle unità del nuovo Esercito italiano - fu la formazione combattente con il più lungo e ampio ciclo operativo, continuando a lottare risalendo la penisola sino alla liberazione delle Marche, dell’Emilia-Romagna e del Veneto. La formazione nel suo periodo più fiorente contò più di 1.500 effettivi. Furono considerati banditi, semplicemente perché messi al bando dalle numerose ordinanze emesse dai tedeschi. La Brigata fu mossa dalla voglia di ricacciare dalle proprie terre l’invasore, per liberarsi dall’occupazione e dai tanti soprusi subiti. (da InfoWeb)

È in edicola il secondo numero del 2016 di Chorus È disponibile il numero 57 con l’apertura dedicata a “La via della schiavitù di Friedrich Von Hayek è stato un libro importante per descrivere l’oppressione dello Stato padrone, capace di un controllo ossessivo sul cittadino”. L’edizione rinnovata che rese famoso l’economista e filosofo austriaco uscì 40 anni fa e da allora molte considerazioni sullo Stato onnipresente nella vita di tutti noi sono cambiate radicalmente. In Italia, però, questa lezione sembra non essere mai arrivata. A seguire il discorso dell’ex sindaco di Roseto Domenico Cappucci all’inaugurazione del secondo mosaico di Bruno Zenobio nella Cappella del Santissimo, chiesa del Sacro Cuore di Roseto. Era il 6 luglio 1991. Venticinque anni fa fu presentato al pubblico uno dei lavori artistici più importanti d’Abruzzo del maestro atriano di nascita e rosetano di adozione. Pubblichiamo il discorso che lesse l’allora sindaco di Roseto. Poi Franco Sbrolla ci parla de “La stazione di Roseto, i grandi personaggi e la

lettera inviata a Gioia Ghezzi presidente F.S.”, in cui nel sottotitolo si dice Perché la sala d’attesa della stazione di Roseto è chiusa? Ripercorriamo le vicende che hanno portato a tale decisione. Infine due articoli di Ugo Centi, direttore di ‘Controaliseo’ che parla prima di “Ma che bel casotto!” Il lido? Benessere personale anche da condividere, natura da rispettare e godere in un’area non solo geometrica, ma che è metafora di uno spazio interiore tutto da appagare; poi “Per brevità chiamata ‘politica’”: Per questo giro (elettorale), l’impressione è che i giochi siano fatti. Per eventuali novità, ripassare tra cinque anni (forse un po’ meno). Il giornale è disponibile: a) sul sito www.williamdimarco.it, cliccando “Riviste” nel menù in alto, poi Chorus e poi ancora n° 57; b) sul sito www.eidosnews.it, nella sezione “Leggimi”. Per riceverlo a casa basta segnalare il proprio indirizzo di posta elettronica a chorus@williamdimarco.it.


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CUR IOSIZIE

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(tra Curiosit

à & Notizie) Mastrilli, Casolani e Ragnoli al convegno sul turismo per la XX Edizione de “La Cultura in cammino” La serie di incontri e approfondimenti culturali dedicati ai giovani e a tutti gli appassionati riprenderanno giovedì 11 febbraio 2016 alle ore 15,30 presso l’aula magna dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Vincenzo Moretti” di Voltarrosto di Roseto (stessa ora e stesso luogo anche per le altre date). Il tema della sezione invernale de “La Cultura in cammino”, giunta alla XX edizione, sarà imperniato su “Il turismo e le figure professionali”, argomento sempre molto importante per zone, come quella dell’Adriatico teramano, che vivono economicamente prevalentemente con la presenza dei villeggianti. Al primo appuntamento parteciperà Lorena Mastrilli, cotitolare dell’agenzia “I Viaggi del Carlino” e

da sempre impegnata nel ramo. La sua esperienza sarà importante per elaborare progetti da sottoporre agli alunni del settore. Il 18 febbraio interverrà Vincenzo Casolani, esperto di turismo e già presidente dell’associazione albergatori locale. Nel tempo Casolani ha sviluppato una importante esperienza, grazie anche a ruoli in ambito associativo a carattere provinciale e regionale. L’ultimo incontro si terrà il 25 febbraio e ospite sarà Simona Ragnoli, cotitolare di “Souvenir Viaggi”, che relazionerà sui cambiamenti che il settore delle agenzie hanno avuto negli ultimi anni con l’entrata delle nuove tecnologie nel campo del web. L’organizzazione è curata dall’associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor.

Morro d’Oro capitale delle “Baby Poesie” Ha riscosso un buon successo la II edizione del premio di poesia in lingua italiana e in dialetto “Città di Morro D’Oro”, organizzato e finanziato dal Centro Sportivo & Aggregativo Vomano, in collaborazione con l’Istituto comprensivo di Notaresco. Il tema del premio “Li meravije d lu paes mi” (Le meraviglie del paese mio) era riservato agli alunni delle classi della Scuola Primaria e Secondaria di 1° grado delle scuole di Morro D’Oro. Tutti i lavori sono stati letti dagli studenti davanti a un folto pubblico all’interno della chiesa di San Nicola e hanno raccontato il paese di Morro D’Oro. Il parroco Don Julio, nel suo breve intervento, ha voluto ribadire sia la figura spirituale del patrono di Morro D’Oro, San Nicola, protettore dei bambini, sia come un premio letterario riservato agli alunni possa diventare un’eccellenza per la locale comunità. L’organizzatore del premio, Gabriele Di Giuseppe, soddisfatto per l’adesione di tutte le classi dei tre plessi presenti nel paese, ha voluto rivolgere un particolare ringraziamento a tutte le insegnanti. Sono state premiate le prime tre poesie delle rispettive categorie, delle classi del I ciclo e II ciclo della Scuola Primaria e Secondaria di 1° grado. La poesia vincitrice del I ciclo della

Primaria è stata scritta dalla classe II A del plesso di Pagliare; la vincitrice del II ciclo Primaria è risultata la classe IV B (Gruppo Impero) di Morro D’Oro capoluogo. Infine la lirica vincitrice nella Scuola Secondaria di 1° grado è stata elaborata dalla classe III B (Grifon D’Oro).

Podio 1° ciclo

Podio 2° ciclo

Podio scuola secondaria


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I Ragazzi di una volta 40 Il calcetto ante litteram della pineta centrale

Si dice che il rilancio a livello planetario del calcio ci sia stato dopo l’introduzione, una ventina di anni fa, del calcetto, detto anche calcio a 5. Non sappiamo se le cose siano andate così, tuttavia la popolarità di questo gioco che si pratica in un campo ristretto ha avvicinato molti di quei giocatori della domenica - con il corredo di pancetta e poco allenamento nelle gambe - al loro sport preferito, in modo che tornassero per un’oretta protagonisti. La domanda a questo punto è: “Ma quando nasce questa nuova disciplina?”. Prima abbiamo detto che bisogna guardare agli anni ‘90 del secolo scorso, ma in realtà le

cose stanno un po’ diversamente. Nell’immagine che vi proponiamo, datata 25 luglio 1951, i ragazzi giocano già a calcetto, in un classico per allora 6 contro 6. Il campo è quello della pineta, dove ebbe inizio il torneo estivo di basket, in quegli anni già trasferitosi dietro la villetta Di Giorgio. Le partite erano accesissime e i ragazzi rosetani affrontavano gli allora “forestieri”. Nella foto ce ne sono diversi, tutti di Roma. Da sin. in alto: due turisti romani e a destra Ercolino Bacchetta. Sotto da sin: ancora due villeggianti romani, Giuseppe Peppe Pasquini, detto “Lu Negus” e il portiere Vittorio Centola.

L’Atletica Vomano Gran Sasso cala il poker ad Ancona L’Atletica Vomano Gran Sasso si è messa in evidenza al meeting Nazionale al pala indoor di Ancona: primo posto per Matteo Flemac nel salto con l’asta con la misura di mt 4,40; il neo allievo e Campione italiano cadetti 2015, Salvatore Angelozzi, si è imposto nel salto triplo con il nuovo personale di mt 14.36; Francesco Marcheggiani ha vinto agevolmente i mt 600 ragazzi con il tempo di 1.56.85; infine con la misura di mt 1.31,

primo posto di Simone Di Fino nel salto in alto ragazzi. Alla stessa manifestazione di Ancona erano presenti per l’Atletica Vomano Gran Sasso, Tommaso Marcone (tempo 8,71 in batteria, quinto posto in finale in 8.89), Michelangelo Pomante e Davide Castelli (quinto e settimo posto nel salto con l’asta, con le misure di mt 3.80 e mt 3,30) e Gianluca Ciccolone (undicesimo nel salto in lungo con la misura di mt 5,98).


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Nuova tegola sul Cirsu

stop all’organico

Il dirigente del settore rifiuti della Regione, Franco Gerardini, ha firmato il provvedimento che impedisce alla struttura di Grasciano di lavorare i rifiuti organici. Comuni costretti a conferire nell’impianto di Ancarano. Secondo una serie di calcoli gli enti più grandi come Roseto e Giulianova spenderanno in più 2300 euro a settimana

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l polo tecnologico del Cirsu, a Grasciano, non potrà accogliere la frazione organica dei rifiuti per almeno 4 settimane. Poi si vedrà. La decisione è piombata come un fulmine a ciel sereno la settimana scorsa su provvedimento della Direzione Rifiuti della Regione che ha notificato al CSA, il Consorzio Stabile Ambiente dell’Aquila, che opera nella struttura e ai curatori fallimentari, l’atto di sospensione dell’attività relativamente al conferimento e trattamento dell’organico. L’atto è stato firmato dal dirigente dell’area rifiuti della Regione, Franco Gerardini a cui il governatore Luciano D’Alfonso ha riaffidato l’incarico due settimane fa. “Ho preso atto della relazione dell’Arta, l’agenzia per la tutela dell’ambiente”, ha sottolineato Gerardini, “che ha accertato delle criticità. Di conseguenza è stato emesso

il provvedimento. Non si tratta, comunque, di una chiusura definitiva. La società che opera all’interno avrà ora 7 giorni di tempo per presentare le osservazioni”. Sta di fatto che la chiusura dei capannoni e degli impianti che lavorano la frazione organica crea ora inevitabilmente delle difficoltà ai Comuni che portano i loro rifiuti nell’impianto di Grasciano che potrà comunque continuare a lavorare plastica, carta, metalli e indifferenziato. Sul territorio regionale operano almeno tre strutture pubbliche che possono trattare l’organico e sono quelle di Aielli, Cupello e Avezzano. Ci sono poi gli impianti di Massa d’Albe e di Ancarano. Bisognerà capire se il conferimento in strutture diverse dal Cirsu costringerà i Comuni ad un aumento della spesa per lo smaltimento dei rifiuti, anche se solo relativamente alla frazione organica. E in effetti i primi

riscontri ci sono già in tal senso. I Comuni più grandi come Roseto e Giulianova dovranno sobbarcarsi un costo aggiuntivo di 2300 euro circa a settimana visto che producono all’incirca 70 tonnellate di rifiuti organici nell’arco dei 7 giorni, il cui costo è di 30 euro a tonnellate. Un danno economico che rischia di ripercuotersi sui contribuenti che potrebbero vedersi aumentare la Tari, la tassa sui rifiuti. Intanto, Gerardini ha ricordato che con la sentenza di fallimento nei confronti del Cirsu è decaduta anche l’AIA, l’autorizzazione ambientale. Ha comunque convocato per lunedì prossimo le parti, CSA e sindaco di Notaresco, Comune su cui sorgono gli impianti, Diego Di Bonaventura per fare un punto della situazione. Entro la fine del mese si saprà se l’organico potrà essere di nuovo conferito nella struttura del Cirsu.


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Roseto l’agricoltura come strumento

per creare lavoro

Il Comune ha organizzato un convegno per parlare delle opportunità che arrivano dal mondo agricolo. Valorizzazione dei territori, rispetto per l’ambiente, buon cibo e tradizioni. L’iniziativa nata in collaborazione con Coldiretti

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uardare all’agricoltura come opportunità di impresa per creare occupazione, nel totale rispetto dell’ambiente, nella valorizzazione dei prodotti. Con questo spirito si è tenuto il convegno a Roseto “AgriCultura: l’Abruzzo e le sue radici tra storia, buon cibo e tradizioni”. L’evento, organizzato in collaborazione con Coldiretti Teramo, ha visto susseguirsi una serie di interventi molto apprezzati che hanno posto l’attenzione su tematiche di grande attualità per il territorio quali ambiente, salute, buona alimentazione e rispetto delle tradizioni. L’appuntamento, che si inserisce in un lungo ed articolato percorso già avviato dall’Ente e che ha visto l’organizzazione di convegni, incontri, dibattiti e la creazione di mercati contadini con prodotti a “Km 0”, oltre al rilancio dell’agricoltura sul

territorio, è stato un momento di incontro per fare il punto su quanto già fatto e di rilancio di un discorso che, sul territorio, inizia a dare i suoi frutti. I nuovi elementi inseriti, ovvero la ricerca di una corretta alimentazione ed il rapporto sinergico tra cibo ed arte, sono state, a detta di molti presenti, una piacevole scoperta che ha fornito ulteriori e nuovi spunti di dibattito. “Questo della riscoperta del territorio, del mondo agricolo e delle sue tradizioni, è un tema che ci ha pian piano conquisto, appassionandoci e portandoci a scoprire una realtà di grande interesse che può fare da concreto volano alla crescita della nostra realtà” ha sottolineato il primo cittadino Enio Pavone, che ha ringraziato Coldiretti ed i suoi vertici per il supporto offerto e per il proficuo rapporto di collaborazione che si è instaurato. “Noi ci crediamo e siamo pronti a fare la nostra parte e a

continuare a lavorare su questi temi anche in futuro”. Particolarmente apprezzato il momento della cosiddetta “degustazione illustrata” di un menù a “Km 0” di “Campagna Amica” con i presenti che, guidati da una nutrizionista, hanno potuto apprezzare il valore e la qualità dei prodotti locali. “Crediamo nel binomio tra agricoltura e cultura, due settori importanti, in forte sviluppo e nei quali abbiamo investito molto” ha confermato, nel suo intervento, il vice sindaco ed Assessore all’Agricoltura e alla Cultura, Maristella Urbini. “Questi incontri sono infatti utilissimi per informare sulla corretta alimentazione e far comprendere, in maniera chiara e semplice, quanto sia importante nutrirsi in maniera sana e completa, puntando sulla qualità dei prodotti della nostra terra. Vogliamo ringraziare tutti i presenti e quanti, ancora una volta, hanno reso possibile questo appuntamento”. Un grosso plauso va ai relatori che si sono susseguiti nella serata offrendo un fattivo e importante contributo, ovvero lo scrittore rosetano Lidio D’Alonzo, che ha presentato il suo volume “Abruzzo, la nostra terra”; la nutrizionista Marianna Iasuozzi; l’esperto di “Campagna Amica” Coldiretti, David Falcinelli e la restauratrice di opere d’arte, Valentina Muzii, che ha proposto una lezione dal titolo “Il cibo e la tavola nell’arte – Gli alimenti e le tradizioni a tavola, attraverso l’analisi di opere d’arte”. Con loro Giusi Pascarelli della Planner G che ha curato l’allestimento dell’incontro e la “degustazione illustrata”.


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Via Accolle 18 Roseto degli Abruzzi (TE) Tel. 085-8930487 Fax 085-8931818 info@diodoroecologia.it


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foto: Andrea Cusano

IL RITORNO DEL GRANDE PUBBLICO Contro Mantova, superata quota 3.000. Atteso un altro pienone contro la Fortitudo Bologna, il 14 febbraio

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Kyle Weaver

ontinua la bella stagione degli Squali, che restano in zona playoff nonostante l’obiettivo iniziale della salvezza e infiammano sempre di più il pubblico, che è tornato a gremire gli spalti del PalaMaggetti. Dopo le due sconfitte esterne nelle trasferte di Trieste e Treviso, il Roseto ha battuto in casa il forte Verona, andando poi in trasferta a confezionare un capolavoro dominando la capolista solitaria Brescia, piegata con 18 punti di scarto dopo averne avuti anche 24. L’exploit in terra lombarda e il successivo appello del presidente Daniele Cimorosi ai tifosi, per un grande abbraccio casalingo nella gara contro il Mantova, ha prodotto l’eccezionale risultato di oltre 3.000 persone nella partita al PalaMaggetti contro la squadra di Alberto Martelossi, assistente allenatore di Neven Spahija nel “Roseto più forte di sempre” (Serie A 2004/2005). Purtroppo la partita ha visto la falsa partenza dei rosetani, che per 30 minuti non hanno prodotto il meglio del loro repertorio cestistico e hanno perso all’ultimo respiro. Ampi meriti vanno agli ospiti, che hanno saputo tenere a freno le folate degli Sharks, giocando in modo accorto e redditizio. L’ultimo quarto ha visto la riscossa dei padroni di casa e, soprattutto, un commovente PalaMaggetti, con 3.000 tifosi a urlare e incitare.

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

Innocenzo Ferraro

Pierpaolo Marini


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Curva Nord

Una atmosfera che ha riportato in mente giorni di gloria di dieci anni prima e che potrebbe tornare anche nel prossimo impegno casalingo di domenica 14 febbraio, quando a fare visita al Roseto sarà la Fortitudo Bologna di coach Matteo Boniciolli e dell’ex Valerio Amoroso, cresciuto cestisticamente a Roseto dove arrivò nel 1998, voluto da Michele Martinelli. Le due tifoserie sono gemellate da 11 anni e gli ultras della Curva Nord stanno lavorando a una grande accoglienza. Insomma: una stagione finora da incorniciare per il Roseto, che è ormai a un paio di

Due aste in Curva Nord

vittorie di distanza dalla conquista della salvezza matematica e, nel frattempo, a 22 punti occupa il quinto posto in classifica insieme al Verona, avendo davanti Mantova (26), Treviso e Imola (28) e Brescia (30). Particolarità: il Brescia ha finora perso solo 4 gare, di cui 2 con il Roseto. L’aria fina della testa della classifica e l’avvicinarsi di un obiettivo insperato a inizio stagione come quello dei playoff, hanno di certo creato aspettative nuove e eccitato i giocatori. Anche troppo, a giudicare da qualche eccesso che ha colpito alcuni atleti, puntualmente redarguiti e

multati dalla società, che comprende la delicatezza del momento e non vuole perdere il controllo della situazione. Il terribile calendario del Roseto continua, visto che la prossima gara sarà in trasferta in casa dell’Imola, seconda forza del torneo. Poi ci sarà il ritorno al PalaMaggetti contro la Fortitudo Bologna di domenica 14 febbraio, prima dell’infrasettimanale a Legnano del 18 e del derby a Chieti del 21. Un ciclo di partite che potrebbe essere decisivo sia per la salvezza matematica sia per la conferma delle ambizioni playoff.

Tony Trullo

Yankiel Moreno

Sylvere Bryan


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Dino Di Giuseppe Sull’abito candido di Giovanni Paolo II cadde del vino e il santo padre gli confidò: “Ora possono dire che sono il papa rosso”. È stato l’incontro più importante del nostro protagonista, uomo dalle mille idee e dai tanti progetti realizzati di William Di Marco

Ha spaziato un po’ in tutte le direzioni, probabilmente perché da piccolo apprezzò le sue origini e cercò di trarne ispirazione. Dopo giunse l’insegnamento e a seguire le cooperative, per approdare infine alla politica che conta. La brutta parentesi giudiziaria non lo disarcionò dalle sue idee, fatte di lavoro e impegno. Con questo spirito sono ripartiti i progetti che ancora lo stanno portando in diverse parti del mondo

ricordi L Dino Di Giuseppe

’apparire da una parte e il fare dall’altra. Le due facce di una medaglia spesso sono all’opposto, tuttavia alcune volte si separano per disporsi sullo stesso piano ed essere apprezzate entrambe. È un po’ come la tradizione e la modernità. Il voler, per intenderci, rimanere in un certo senso ancorati a un passato mitico che tanto sa di formazione antropologica e umana dell’uomo, ma allo stesso tempo essere capaci di ancorarsi al treno del progresso che passa sui molteplici binari della vita. Potremmo continuare a sviscerare altre dicotomie, come per esempio la volontà di professare una religione a tratti con caratteri passatisti e dall’altra distaccarsi, in modo laico, da ciò che il catechismo pedissequamente insegna. E prima di continuare con un confronto letterario, è bene presentare il personaggio di questo numero, Dino Di Giuseppe, il professore per molti (“Anche se è un titolo che ho usurpato, dato che mi sono ritirato dall’insegnamento” ci scherza su oggi), che proprio dai banchi di scuola aveva tratto il suo lato più prolifero: saper apprezzare la vita per le sue tante opportunità. Così, nel formarsi il carattere, attingeva con molta probabilità al grande poeta neoclassico Vincenzo Monti che aveva il dono di sapersi riproporre nelle varie corti in modo diverso, avendo l’abilità, come sentenziava dall’alto della sua bravura artistica, di saper captare le peculiarità delle varie stagioni per quello che sanno offrire, senza farne una classifica di meriti e vantaggi. Di Giuseppe ha saputo cogliere dalla vita quello che man mano gli offriva, sapendo che qualcosa di suo doveva mettere in campo, vale a dire la grande voglia di lavorare e di inventarsi le cose, come se ogni giorno fosse diverso dal precedente, con una nuova opportunità da cavalcare. Così da venditore-ragazzino dell’olio che produceva, passò a tinteggiare le case di amici e parenti; dall’insegnamento di materie umanistiche, si convertì all’esperienza delle cooperative; dalla politica fatta di ruoli importanti, passò al suo pallino di sempre: l’imprenditoria creativa; e infine da una visione localistica ad ampio spet-

tro scivolò nel mondo dei rapporti internazionali. Le esperienze della sua articolata esistenza lo hanno portato un po’ in giro per il mondo, non dimenticando mai la sua Roseto e in modo particolare il borgo di Montepagano, che tante soddisfazioni gli ha dato in termini politici. Negli anni tra i Settanta e i Novanta del secolo scorso ebbe l’idea di mettere insieme le persone che avevano voglia di fare, creando un tessuto molto articolato di cooperative che andavano dall’edilizia all’industria tessile, dal turismo al settore meccanico, creando centinaia di posti di lavoro e soprattutto opportunità di crescita in gran parte del teramano. Poi le vicende politiche si intrrecciarono con quelle giudiziarie e da lì si chiuse una parentesi, ma non certamente si azzerò l’entusiasmo dell’uomo che in fatto di creatività ha sempre profuso idee da dover realizzare. “Da piccolo volevo fare l’attore o mi sarebbe piaciuto appartenere al mondo dello spettacolo” ricorda oggi prendendosi un po’ in giro, ma quella voglia di emergere ed essere protagonista, anche se spesso dietro le quinte, evidentemente era la cifra caratteriale del suo percorso lavorativo. Poi le possibilità che la vita gli ha offerto sono state sfruttate senza mai tirarsi indietro e così molti personaggi del mondo culturale, politico, ecclesiastico e imprenditoriale hanno fatto parte dei suoi incontri, con in testa quello più importante di tutti: trovarsi a fianco del papa più rappresentativo degli ultimi secoli, Giovanni Paolo II, e ricevere da lui una ilare confessione che non solo rese più affettuoso il grande erede di Pietro, ma aprì il cuore al nostro protagonista. Adesso è lui che vuole raccontarsi. Il vademecum della conversazione si snoda sulle innumerevoli foto di personaggi che ha incontrato. Le immagini inanimate cedono la voce al nostro interlocutore. Nato a... Vicino Montepagano ho aperto per la prima volta gli occhi, esattamente in contrada Tanesi, al numero civico 2; era il 26 febbraio 1943. Papà Marcello proveniva da una famiglia di undici figli. Poi iniziarono un po’ tutti ad andare via, compreso mio


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Roseto, 1964. Il giovane studente universitario Dino Di Giuseppe

16 giugno 1979. Dino Di Giuseppe sposa Giuliana Calzonetti

padre che stette ventidue anni in America, dal 1912 al 1934. Quando ritornò si sposò con Maria Giovina Di Felice Di Carlantonio di Cologna Paese, figlia di coltivatori diretti di un proprio podere. Andarono ad abitare nel casolare di contrada Tanesi e con loro vivevano le famiglie di altri due fratelli paterni, per dar vita a quei nuclei di tipo patriarcale che una volta erano molto frequenti. I miei ebbero tre figli: il primo è stato Carmine Antonio, detto Totò, nato il 16 giugno 1937; la seconda Edda (6 settembre 1938) e poi venivo io, Dino Gabriele, che ero anche il più piccolo di tutti i cuginetti che risiedevano lì. Pertanto la mia infanzia la passai tra i campi e il cortile. In merito mi ricordo un episodio collegato alla II Guerra mondiale, raccontatomi da mia madre. Per giustificare un tic che avevo, mi disse che tutto nacque da un grosso spavento che subii quando proprio vicino casa, a una distanza di poche decine di metri, cadde un aereo americano, di ritorno da una missione sulla costa adriatica. Era il novembre del 1944 ed ero piccolissimo. Ovviamente non era quella la spiegazione scientifica del mio problema, ma quel velivolo rimase un fatto importante nella mia vita, anche perché in seguito da piccolino andavo a giocarci dentro e si narrava che appena caduto era pieno di viveri, tra cui tanta cioccolata, roba che fu immediatamente depredata, data la fame di allora. Il bambino Dino va a scuola. Giunta l’età delle Elementari, frequentai lo stabile della famiglia Di Giuseppe, parenti nostri, collocato a cinquanta metri da casa nostra. C’era una pluriclasse con il maestro Dante Taraschi che era pieno di entusiasmo per noi. Nonostante la difficoltà a seguire i vari livelli degli scolari, aveva anche il tempo di portarci fuori e mi ricordo di aver visto, in una di queste occasioni, il primo cingolato utilizzato nei campi di Roseto. Era un CaterpillarChampion che in pochi minuti arava ciò che i buoi facevano in giornate intere. Finite le Elementari, sostenni a Montepagano l’esame per accedere alle Medie. Mi preparò la maestra Chiodi, altra istituzione scolastica. Fui ammesso all’Istituto Bambin Gesù di Roseto, dove già mia sorella era in collegio. Allora era quasi impossibile per una ragazza spostarsi con il pullman da Tanesi al centro città e pertanto l’unico modo per andare a scuola era quello di rimanere dalle suore. I miei compagni di allora erano Ninnella D’Ignazio, Nanda Corini, Franca Ferzetti, della quale mi innamorai, tanto era bella. Con lei ho sempre avuto un bel rapporto di amicizia. A scuola veniva un panettiere a vendere le colazioni, scuro in volto. Era un bel giovane e le ragazze stravedevano per lui, al punto che fu apostrofato Harry Belafonte. Di quegli anni mi ricordo anche che volevo fare

Montepagano, 1980. Prima visita di una delegazione cinese a Roseto. In primo piano a sinistra Dino Di Giuseppe e in abito chiaro il sindaco Giovanni Ragnoli

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Parigi, 1983. Dino Di Giuseppe con la moglie Giuliana Calzonetti in un momento di relax, prima di firmare un importante finanziamento per il movimento cooperativistico

l’attore o stare sul palcoscenico; ero molto sognatore e questo aspetto mi portò alla bocciatura in I Media, anno che in seguito recuperai. Infatti dopo mi iscrissi al Ginnasio “D’Annunzio” di Pescara. La mattina partivo con la Littorina che passava a Roseto alle 7,10. Poi decisi che volevo accelerare la mia formazione e feci l’esame per iscrivermi direttamente al IV anno delle Magistrali, dove mi diplomai nel 1963. Devo aggiungere che capii l’importanza dello studio dopo i diciotto anni. Intanto l’anima imprenditoriale si faceva strada. So a cosa sta alludendo, ma è tutto vero ciò che realizzai in quegli anni. Quando ero al Liceo pescarese mi venne l’idea di mettere a frutto il lavoro che facevo nel pomeriggio al frantoio di famiglia. Ero rimasto solo, perché i miei fratelli erano andati via da Tanesi. Così cominciai a vendere l’olio ai professori e gli affari andavano anche bene. Caricavo la merce su una Fiat 500 C Belvedere e con un mio collaboratore che guidava la portavo a destinazione. Mi ricordo il prezzo di allora: 400 lire al litro e tutti dicevano che il prodotto era molto buono. Nel 1964 vendemmo la campagna e ci trasferimmo nel centro di Montepagano. Allora cambiai attività. Mi calai nei panni dell’imbianchino e grazie a una parentela molto vasta, cominciai a lavorare nelle case di zii e cugini, con trasferte anche a Pescara e a Roma. Loro mi facevano trovare il materiale e io pitturavo. Insomma, avevo bisogno dei soldi per potermi sostenere agli studi. Comincia così il percorso universitario. Mi iscrissi al Magistero, facoltà di Pedagogia. Riuscivo a mantenermi a L’Aquila grazie ai miei lavoretti estivi, anzi ero tra i pochi che risiedevano in albergo, l’Ovidio, collocato a pochi metri dalla piazza del Duomo. Il proprietario mi concesse l’utilizzo di una “spiritiera”, un piccolo fornello su cui cucinavo pasta e patate, il mio piatto preferito. Nel 1968 mi laureai e avevo una caratteristica che oggi mi riconosco: ero metodico. Anche allora mi innamorai di una ragazza di Pescara e per seguirla feci anche due esami con lei. Arriva l’insegnamento. Fu immediato. Prima feci l’esame di abilitazione e nello stesso 1968 mi chiamò l’Istituto Magistrale Milli di Teramo, il cui preside era Buscemi, per insegnare Italiano, Latino e le altre materie umanistiche. Lì accade un episodio curioso, che solo dopo seppi. In quegli anni in quella scuola c’era anche la mia futura moglie, che era studentessa in un corso diverso dal mio. In seguito fui trasferito alla Ragioneria Comi, sempre di Teramo, del preside Adamoli. Dopo entrai di ruolo alle Medie e anche in questa occasione ho girato tra le sedi di Roseto (D’Annunzio),

ricordi


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Roma, 1987. Dino Di Giuseppe al Campidoglio stringe la mano all’allora sindaco della capitale, Franco Carraro Città del Vaticano, 1989. L’incontro di Di Giuseppe con papa Giovanni Paolo II in occasione dell’iniziativa “L’Italia fuori l’Italia”

Silvi, Pineto, Notaresco. Questa avventura durò fino al 1985, quando per i sopraggiunti impegni politici mi misi in aspettativa. Per lei era già iniziata l’avventura sul doppio binario: le cooperative e la politica. È vero. Con le cooperative è stata un’esperienza entusiasmante per me e per tutto il territorio, non solo comunale, ma anche provinciale. Cominciammo a metterci insieme e a costruire progetti. Sentivo che era il mio mondo, fatto di idee e di realizzazioni concrete. L’impegno fu da subito nel settore edile e nell’industria tessile, per poi approdare alle cooperative turistiche, del tempo libero (come le discoteche) e della produzione industriale di tipo meccanico. Furono anni molto importanti e formativi per tanti giovani che credevano in quello che stavamo facendo. La vicenda cooperativistica si andò a intrecciare con quella politica, altro campo che ho esplorato sin dall’inizio con passione, anche se poi le delusioni hanno preso il sopravvento in entrambi i percorsi. E come iniziò il suo impegno politico? Chi mi avviò fu l’avvocato Francesco Croce di Montepagano, iscritto al Partito Social Democratico Italiano, che in un certo senso mi sponsorizzò. Mio fratello Totò già dal 1966 si era presentato alle comunali, dietro richiesta di Giovanni Ragnoli e Diego Marini, con il Partito Socialista Italiano. In quell’anno i due gruppi si fusero nel Partito Socialista Unificato, esperienza che durò poco, ma che a me diede la possibilità di entrare nel nuovo Psi. A Montepagano c’era una sorta di quadrunvirato democristiano che veniva sempre eletto alle comunali. Tra questi consiglieri c’era chi pretendeva che i vecchietti si cacciassero il cappello al suo passaggio. Così demmo vita a una vera rivoluzione cultural-politica per liberare i paganesi dalla schiavitù. Nelle elezioni del 1970 fummo eletti in tre consiglieri socialisti, cioè Domenico Centorame, Carlo Mezzopreti ed io, quando il partito sino ad allora aveva espresso in tutto il Comune massimo due rappresentanti. Presi 622 voti, appena dopo Ragnoli che ne ottenne 644. A quel punto formammo il primo governo cittadino di centro-sinistra, con sindaco lo stesso Giovanni Ragnoli, vice sindaco Lindoro Brandimarte, assessori ai Lavori Pubblici Pio D’Ilario, alla Pubblica Istruzione Giovanni Proti, allo Sport Tonino Bruscia e alle Frazioni io. C’erano delle riunioni infuocate e in una di queste un assessore mi lanciò un pesante posacenere di vetro e ringrazio Bruscia, che mi strattonò, se sono ancora vivo. Dopo due anni la Giunta cadde, così nel 1974 ci furono nuove elezioni, in cui fui eletto, ma cedetti il posto di consigliere ad Angelo Ruggieri. Ero riuscito nel frattempo in Provincia e lì si

Montepagano, 1998. Rimpatriata dei compagni di scuola di Dino Di Giuseppe, il quinto da sinistra in piedi

aprì un’altra strada. Dal 1975 all’80 fui assessore alla Pubblica Istruzione, nel quinquennio successivo vice presidente e assessore all’Economia e allo Sviluppo e poi dall’85 al ‘90 presidente della Provincia, con grandi soddisfazioni personali. Dopo partì anche l’esperienza regionale dal 1990 al ‘92 e in quell’assise rivestii il ruolo di vice presidente di Salini. Le vicende successive sono note a tutti. Il 23 settembre del ‘92 Salini fu arrestato e il 7 ottobre finimmo in prigione io e altre ventuno persone del movimento cooperativo. Fu una mazzata terribile. Rimasi per due settimane nel carcere prima di Lanciano e poi di Teramo. E voglio dire con forza che tutta la vicenda si chiuse nel 1996, quando fui prosciolto poiché il fatto non sussisteva. Quello fu un momento di riflessione che mi ha fatto capire molte cose, dal potere che hanno certi magistrati alla sofferenza che spesso vivono i detenuti. Comunque nel 1992 finì la mia attività politica e nonostante le molte pressioni non sono più tornato in campo. A quel punto della mia vita mi sono dedicato all’imprenditoria, avviando diverse attività anche di portata internazionale. L’ultima mia grande missione è far capire alle imprese edili, all’indotto e soprattutto ai politici l’importanza del risparmio energetico. Questo è un modo veramente concreto per cambiare le nostre abitazioni in senso ecocompatibile e dare nuovo slancio all’economia. Nel frattempo si era sposato. È stato un momento felice per me. Il 16 giugno 1979 mi sono unito in matrimonio con Giuliana Calzonetti e abbiamo avuto due figli, Riccardo, nato il 6 ottobre 1983, e Stefano (16 maggio 1985). Infine il suo pensiero su Roseto e i giovani. Ho sempre avuto buoni rapporti con la mia città, che reputo positivamente tranquilla e abitata da brave persone. Mi piace l’amore che la gente ha per lo sport e in particolare per la pallacanestro, che già esisteva sin da quando c’era la Consorcoop, sponsor del basket ai tempi di Giovanni Giunco e Romano Chiappini, e che dura ancor oggi, grazie all’Industriale Sud, azienda figlia del movimento cooperativistico di allora. Sui giovani, ritengo che siano intelligenti, ma vivano una fase confusionale, dove le trasformazioni così accelerate stanno disorientando la loro vita. Finisce il racconto, ma non l’entusiasmo che ci ha messo nella narrazione e le prospettive che ha ancora per un futuro che sembra impresso nella sua mente. In questo viaggio lo ha accompagnato un sorriso costante: è il segno più evidente di una serenità interiore ormai acquisita.

Pubblicati: 1 - Mario Giunco; 2 - Luigi Lamolinara; 3 - Anna Maria Rapagnà; 4 - Domenico Cappucci; 5 - Domenico Osmi; 6 - Armando Di Giovanni; 7 - Enzo Corini; 8 - Antonio Palmieri; 9 - Cassiodoro Di Sante.


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MALDIVE - MESSICO - AUSTRALIA - USA - SUDAFRICA - KENIA - POLINESIA DUBAI - S. DOMINGO - THAILANDIA - INDONESIA - OMAN - ZANZIBAR - MALESIA SEYCHELLES - MAURITIUS - MADAGASCAR NELLE VARIE DESTINAZIONI SIAMO PRESENTI CON UFFICI DI NOSTRA ASSISTENZA PARLANTI ITALIANO E VILLAGGI 4 STELLE E 5 STELLE IN ALL INCLUSIVE DIRETTAMENTE CON NS GESTIONE E TOUR CON GUIDA ESCLUSIVA DA OTTOBRE 2015 NUOVISSIMA INIZIATIVA DOVE VUOI... QUANDO VUOI DIETRO APPUNTAMENTO SAREMO A DISPOSIZIONE NELLA ZONA DELLA VAL VIBRATA IL GIOVEDI IN ZONA PINETO - ROSETO - MORRO D'ORO E CASTELNUOVO IL MERCOLEDI E IL MARTEDI IN ZONA ISOLA DEL GRAN SASSO E MONTORIO AL VOMANO SPECIALI OFFERTE SPOSI 2016 SRILANKA CON GUIDA ESCLUSIVA + MALDIVE ATOLLO DI ARI 12 GG

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La Giornata della Memoria all’Istituto Moretti di Roseto Tutt’oggi non sappiamo ancora darci una risposta corretta di ciò che è accaduto e mai saremo in grado di farlo, poiché non ci sarà mai una risposta che giustifichi lo sterminio di milioni di persone

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resso l’aula Magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Vincenzo Moretti” di Roseto, il 27 gennaio scorso si è tenuto un incontro con le classi quinte dello stesso per la “Giornata della Memoria”, in cui si è ricordata la tragedia della Shoa, l’eccidio per opera dei nazisti di milioni di Ebrei avvenuto durante la II Guerra Mondiale, unitamente alla scomparsa di omosessuali, zingari, testimoni di Geova e altre minoranze. Ospiti dell’evento sono stati: il sindaco di Roseto degli Abruzzi Enio Pavone, l’assessore alle Politiche Sociali Alessandro Recchiuti, Tonino Sperandii testimone del conflitto mondiale. L’organizzazione è stata curata dall’associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor. L’evento è servito ad ampliare le conoscenze storiche dei ragazzi, ma soprattutto a far sì che non si dimentichino gli orrori che sono stati commessi negli anni passati e che se anche possano sembrar lontani nel tempo, non sono così distanti dalle atrocità che tutt’oggi vedono l’uomo protagonista: è stato proprio questo il tema che ha toccato l’assessore Recchiuti, che ha cercato si coinvolgere gli studenti, intrecciando il dibattito con il sindaco Enio Pavone, il quale a sua volta ha ricordato i recenti eccidi dei Balcani. La domanda principale su cui si sono incentrati gli inter-

di CELINE A. SPECA

venti è stata: “Com’è possibile che siano avvenuti fatti così terribili senza l’opposizione della coscienza di milioni di cittadini della civilissima Europa?” Tutt’oggi non sappiamo ancora darci una risposta corretta e mai saremo in grado di farlo, poiché non ci sarà mai una risposta che giustifichi lo sterminio di milioni di persone. Dopo aver analizzato il lato storico dei fatti accaduti in quegli anni, è intervenuto il 94enne Tonino Sperandii, testimone della Seconda Guerra Mondiale. Egli ha narrato agli alunni interessantissimi aneddoti che ha vissuto in prima persona, per far comprendere come la guerra segnò gli stili di vita dei cittadini di quei tempi. Difatti, durante il conflitto egli era arruolato come militare e fu spedito a Trieste, ma dopo l’8 settembre, nel fuggi fuggi generale, si incamminò (nel vero senso della parola) verso casa, costeggiando l’Adriatico e arrivando esausto a Roseto, al punto che la stessa madre stentava a riconoscerlo. È stato mostrato agli alunni anche un documentario, che illustrava immagini reali di quella che era la vita nei campi di concentramento e di come gli Ebrei venissero privati di qualsiasi liberà, anche la libertà stessa dell’individuo di avere una propria dignità. I temi toccati sono stati molto forti, e i ragazzi sono rimasti attenti e in silenzio durante tutto l’evento.


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Brontolo

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di Italo D’Antonio

LUMINARIE INUTILI Anche quest’anno sono state sistemate le luminarie per Natale dividendo però Roseto in aree di serie A, di serie B, di serie C e di serie D. Non si è capito come si siano stabilite queste differenze perché la Giunta cittadina ha fatto diverse riunioni carbonare con i comitati di quartiere, ma nessuno ha voluto spiegare i criteri di classificazione e di fatto abbiamo avuto la serie A (la parte nobile) sulla Nazionale in centro da via Triboletti alla chiesa dell’Assunta, la serie B nella stessa strada adiacente alla precedente ma fino alla Teleco e nel centro di Cologna Spiaggia (solo 200 metri circa) quindi la terza e quarta fascia che rappresenta il suburbio con singolare l’illuminazione a piazza Ungheria, dove le luminarie erano tra i rami dei pini, per dar la lieta novella agli uccellini, che sembra non abbiamo gradito, vistosi negare il buio per riposare. La Serie D è da considerarsi le zone estreme e di scarso valore urbanistico lasciate al buio sia dalle luminarie ed in alcuni casi dalla illuminazione urbana. Si è trattato di un riciclaggio di dismesse luminarie di altre città: al centro nobile sembravano avanzi di una festa patronale, mentre nella zona B e C si trattava di stelle stilizzate viste e riviste e decisamente distanti tra loro che poco hanno dato dell’idea del Natale. In un periodo di crisi in cui si cerca di sensibilizzare il risparmio energetico e diminuire gli inquinamenti per uso di energia, bene avrebbero fatto gli Amministratori a rinunciarci del tutto: si sarebbe parlato di città virtuosa che ha ritenuto opportuno dedicare le risorse ad un utile servizio comune e non ad un inutile vanità.

COMMISSIONE DI INDAGINE Dopo la elezione della nuova Amministrazione, su precisa richiesta del consigliere Norante, con delibera del Consiglio Comunale N° 75 del 28 dicembre 2012 venne istituita una Commissione di Indagine Lavori Pubblici, che avrebbe dovuto far luce sugli eventuali errori tecnici commessi dalla precedente Amministrazione nel realizzare Opere Pubbliche. I lavori dovevano durare un anno, ma vista la grande mole di lavoro che comportava, con delibera N° 32 del 3 settembre 2013 lo stesso Consiglio concesse una ulteriore proroga ai lavori che dovevano concludersi entro il 30 giugno 2014. È passato un ulteriore anno, ma nulla si è più saputo e quindi o tutti i lavo-

ri erano stati eseguiti ad opera d’arte oppure si è aspettato il 2016 per avere qualche spunto di bla bla bla, nella prossima campagna elettorale di rinnovo delle cariche cittadine e magari verrà scoperto che si dovrebbe dare la colpa ai dipendenti comunali, rei non si sa di che, mentre la gente seguita a cadere lungo i marciapiedi!

LA NOSTRA TRADIZIONE CONTINUA La squadra under 15 della Virtus Roseto ci ha donato un “pareggio” di vittorie nei confronti dei “muli” (nomignolo scherzoso che viene dato ai ragazzi di Trieste). I nostri giovani cestisti Simone Angrisani, Carlo Cavatassi, Marco Cianella, Francesco De Marcellis, Ruben Di Blasio, Davide Valentini, Gianmarco Di Nicola, Lorenzo Di Tecco, Andrea Pedicone e Federico Zarrillo, nel torneo internazionale di Olimia in Slovenia, dopo aver vinto il loro girone hanno battuto nella finale l’Azzurra Trieste per 66 a 57, confermando la buona tradizione dei settori giovanili di casa nostra.

CUORE CESTISTICO L’ingegner Marco Scorrano, che ricopriva l’incarico di dirigente del 2°settore Lavori Pubblici ed Ambiente del nostro Comune, da pochi giorni ricopre anche quello di dirigente del 3° settore Ragioneria, Programmazione Economica, Finanze. L’ingegner Scorrano ha il cuore di allenatore della palla a spicchi, e si comporterà come il nuovo allenatore della Nazionale di Pallacanestro, Ettore Messina, che non chiede e non percepirà alcun compenso per questo nuovo incarico fin quanto sarà sotto contratto con la squadra professionista NBA dei San Antonio Spurs. La cosa non può che farci piacere, convincendoci ancor più che, degli esperti del gioco di squadra quali sono, meritano entrambi un fervido “in bocca al lupo” in quanto sia Ettore che Marco possono contare su validi collaboratori che agevoleranno il loro lavoro.


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Tre mila visitatori

per ammirare le opere dei Celommi Un successo la mostra in programma da oltre un mese e mezzo nei locali di Villa Paris. Il Comune ha deciso di prorogare la kermesse artistica sino alla fine del mese, consentendo così a tutte le scolaresche interessate di visitare le opere dei due grandi artisti rosetani

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ontinua a fare “il pieno” di visitatori, consensi e critica la mostra dal titolo “Pasquale e Raffaello Celommi Pittori – voci sognanti nel canto luminoso di terra e di mare” organizzata dall’amministrazione rosetana e realizzata grazie al contributo della Fondazione Tercas ed alla collaborazione della Cooperativa Sociale “Lo Spazio delle Idee”. I suggestivi locali di Villa Paris sono la cornice ideale per questo importante appuntamento con la cultura e l’arte. La kermesse, inaugurata ufficialmente lo scorso 17 dicembre, ha fatto registrare in un mese oltre 3.000 presenze, con visitatori giunti da ogni parte della provincia, soprattutto tantissime scolaresche. Un successo che va oltre le aspettative ma che conferma come valorizzando arte e cultura si riesca a creare un movimento di interesse. Il sinda-

co Enio Pavone ha ringraziati quanti hanno collaborato alla riuscita dell’iniziativa: Paola Di Felice che ha curato l’allestimento della mostra; la Cooperativa Sociale “Lo Spazio delle Idee”; Villa Paris e la famiglia Cingoli; gli enti pubblici ed i collezionisti privati che hanno prestato, gratuitamente, le proprie opere; la Dirigente

dell’Istituto “Moretti”, Sabrina Del Gaone, e tutti i docenti e gli studenti dell’indirizzo Turistico che si stanno occupando dell’accoglienza dei visitatori durante la manifestazione. Nei prossimi giorni sarà presentato alla città, con una cerimonia a Villa Paris, il catalogo ufficiale della mostra che

racchiuderà non solo tutte le opere presenti, ma rappresenterà anche uno spaccato di cosa abbia significato questa mostra per Roseto e i suoi cittadini. In tutto saranno circa 500 i cataloghi stampati che porteranno, in giro per il mondo, il nome, l’arte e la cultura rosetana. “Il grandissimo riscontro che questo appuntamento ha avuto”, ha spiegato il vice sindaco Maristella Urbini, “e continua ad avere, su tutto il territorio abruzzese, ma non solo, è la testimonianza tangibile non solo dell’affetto che la nostra collettività nutre verso questi due grandi artisti, ma anche della bontà della scelta fatta dalla nostra amministrazione. Gratuitamente è riuscita a mettere assieme, grazie al fattivo contributo di collezionisti ed enti pubblici, un qualcosa di unico, mai visto prima, con una completezza ed una qualità delle opere che, sinceramente, mai si era vista prima d’ora”. Proprio in virtù di ciò, e sulla scorta del grande successo e delle numerose richieste di scuole ed Istituti che arrivano ogni giorno, il Comune sta lavorando per prorogare la mostra, che in origine avrebbe dovuto chiudere i battenti il prossimo 14 febbraio, almeno alla fine del mese. Le scuole e gli istituti che fossero interessati a prenotare visite guidate alla mostra possono rivolgersi all’Ufficio Cultura del Comune di Roseto degli Abruzzi al numero 085/89453663 o alla e-mail ufficio. cultura@comune.roseto.te.it


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14 Febbraio

SAN VALENTINO

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CULTURA di MARIO GIUNCO

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COME TI “DISTILLO” IL ROMANZO L’ultima trovata degli editori umilia autori e lettori

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el 1948 uscì a Milano il primo numero della rivista mensile “Selezione dal Reader’s Digest”, dal titolo dell’omonima rivista americana, che raccoglieva condensato, cioè riassunto, “il meglio dalle riviste e dai libri migliori”. Riviste e libri circolavano poco, specie quelli stranieri. Internet era da venire. La sintesi era considerata un dono. Insomma , “Selezione” ebbe successo ed è oggi quotata in antiquariato. Nelle scuole cominciavano a diffondersi i Bignami, riassunti delle principali materie e dei testi più importanti, adatti anche a “persone colte”. “I Promessi Sposi” erano ridotti in meno di quindici paginette, ma non mancava nulla, personaggi principali e comparse, riferimenti storici e letterari. Sono arrivati i libri “distillati”. Non hanno niente da dividere con grappa e gin. Non sono riassunti. Riducono le pagine, non il piacere, recita la pubblicità. Sarebbero un affare, se il prezzo, rapportato alla qualità, convenisse. Si vendono nelle edicole, dove ormai si trova di tutto, dai romanzi, ai saggi , ai manuali di filosofia spicciola e di cucina. Tanto per fare girare le macchine, in tipografia naturalmente. Il prezzo dei quotidiani aumenta, con qualche trucco di piccolo cabotaggio, passando ad euro 2,50, come il confindustriale “Sole 24 Ore”, che la domenica offre, a parziale ristoro, un libriccino di racconti, sprovvisto perfino di indice. Il lettore, se ha voglia, l’indice lo faccia da sé. Come esempio di “distillato” abbiamo scelto “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, vincitore nel 2008 del Premio Campiello Opera Prima, del Premio Fiesole Narrativa Under 40 e del Premio Strega. Il romanzo – la storia di due nevrosi, che affondano la loro origine negli anni dell’adolescenza – è già meritatamente considerato un classico. Nella edizione “distillata”, appena pubblicata dall’editore Centauria, su licenza di Mondadori , si dà assicurazione che “i tagli e le modifiche apportate (sic) non sono opera dell’autore (ci mancherebbe, n.d.r.). La versione che pubblichiamo è a cura

dell’editore”. Mondadori , nel 2014, aveva preso di mira proprio “La solitudine dei numeri primi”, per pubblicarla in edizione “Flipback”, cioè compatta e completa, in carta pregiata, cm. 12 (base) x 8 (altezza), sicché la colonna era più larga che alta e il libro si poteva leggere con una mano sola. Del vantaggio l’editore era ampiamente convinto, tanto che il prodotto era stato “lanciato” con un messaggio pubblicitario di dubbio gusto (faceva riferimento ad altre “proporzioni”) e ben presto ritirato, a furor di popolo. Delle 320 pagine dell’originale di Giordano il “distillato” ne conta 118, con un bel corpo tipografico, certamente adatto a lettori con qualche problema di vista. Abbiamo scelto l’ultimo capitolo per una “prova fedeltà” (le parti in grassetto figurano solo nell’originale). “Chiuse gli occhi e cercò di immaginare l’acqua, tutto intorno e sopra di lei. Pensò a Michela che si sporgeva dalla riva. Al suo viso rotondo che aveva visto sui giornali, specchiato dal fiume color argento. Al tonfo che nessuno era lì ad ascoltare e ai vestiti zuppi e gelidi che la trascinavano giù. Ai suoi capelli sospesi come alghe scure. La vide annaspare con le braccia, agitarle scompostamente e ingoiare sorsate dolorose di quel liquido freddo, che la trascinavano più in basso, quasi a toccare il fondale. Poi immaginò il suo movimento farsi più sinuoso, le braccia trovare la giusta coordinazione e descrivere cerchi via via più ampi, i piedi tendersi come due pinne e muoversi insieme, la testa rivolgersi verso l’alto, dove ancora filtrava un po’ di luce”. La crisi del libro è sotto gli occhi di tutti, non la scopriamo oggi. Ma gli editori, pur di vendere, ricorrono sempre più spesso a espedienti offensivi, nei confronti degli autori, che dovrebbero farsi valere, e dei lettori, che continuano a subire. Invece di dire, chiaro e tondo, che un libro preferiscono leggerlo e rileggerlo da loro, senza intrusioni indebite e tagli arbitrari. Pensiamo a cosa succederebbe nella saggistica, se arrivassero i “distillati”. Già immaginiamo un Cacciari ridotto ai minimi termini.


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Chiesa di Mutignano scende in campo la Regione

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Da tempo il Comune di Pineto chiede un intervento di enti sovracomunali per fare in modo che una delle più antiche chiese presenti in Abruzzo possa essere recuperata e ristrutturata. Si tratta di Santa Maria della Consolazione che, secondo alcuni antichi scritti, risalirebbe intorno al XIII Secolo

a Regione pronta ad intervenire per salvare una delle strutture più antiche del territorio. Sorge a Mutignano e rappresenta un’importante pagine di storia religiosa abruzzese. Si tratta della chiesa di Santa Maria della Consolazione. E a tal proposito il Presidente della Giunta Regionale Luciano D’Alfonso ha richiesto ai competenti uffici ministeriali, con lettera ufficiale, il cofinanziamento della ristrutturazione dell’edificio sacro. Secondo lo studio di fattibilità, redatto dall’architetto Piero Coletti, l’intervento ha un costo complessivo vicino al milione di euro, che dovrebbe essere coperto per un terzo da fondi regionali, per un terzo da fondi ministeriali e per un terzo da fondi privati. Il passo ufficiale del Governatore segue di pochi giorni un incontro avvenuto nella sede della Giunta Regionale a Pescara con l’architetto Coletti, il consigliere comunale pinetese Gabriele Martella e il consigliere regionale Luciano Monticelli che di Pineto è stato sindaco sino a pochi anni fa. La chiesa

di Santa Maria della Consolazione risale al XIII Secolo ed è uno dei pochissimi edifici sacri abruzzesi dotati di pianta a croce greca. Secondo alcune fonti, inoltre, avrebbe ospitato una Porta Santa dotata di regolare privilegio di indulgenza plenaria. “Una preziosa testimonianza della cultura e dei valori che hanno guidato i nostri padri e le nostre madri”, la definisce l’ex sindaco Monticelli, “che è nostro dovere custodire per le generazioni future”. Il fatto che il Governatore D’Alfonso abbia deciso di intervenire chiamando gli organi ministeriali conferma l’importanza di questo luogo di culto religioso. Serve però la copertura finanziaria. Trovare un milione di euro non sarà facile, soprattutto per quanto riguarda la parte di competenza dei privati che dovrebbero intervenire con una somma che si aggira intorno ai 330mila euro. Bisogna inoltre fare in fretta perché la chiesa rischia di cadere a pezzi nonostante la presenza di ponteggi e di recinzione che dovrebbero impedire l’accesso.


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Revival a Roseto approda la discoteca di pomeriggio La discoteca pensata per gli adolescenti (12-18 anni) sarà inaugurata il giorno di San Valentino e permetterà di ballare di pomeriggio dalle 16 alle 20

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uante mamme trascorrono il sabato notte in dormiveglia nell’attesa che i figli adolescenti rientrino a casa, “sani e salvi”? Sicuramente tante, perché i pericoli legati ad un sabato sera in una discoteca distante dalla propria città potrebbero essere molti. Oggi, però, c’è una novità: 12.18 è la young disco che aprirà a Roseto la domenica pomeriggio. Il locale sarà inaugurato il 14 febbraio 2016 e a farla da padrone sarà la musica di tendenza dei migliori dj locali, con orario dalle 16 alle 20. È un’idea venuta a tre mamme di Roseto, Francesca Martinelli, Tiziana Angarano e Christina Scrivani che hanno pensato di offrire un’opportunità a tutti i ragazzi della zona ma soprattutto di Roseto, che da sempre sono sprovvisti di una struttura dove potersi riunire e trascorrere i pomeriggi, in particolare invernali, in compagnia. Nel locale sarà garantita la sicurezza, sia dentro che fuori, grazie al personale addetto alla vigilanza; si alterneranno dj molto conosciuti sul nostro territorio per soddisfare più

di MARTINA FRANCHI

gusti musicali – dalla commerciale alla techno – e ci si divertirà in pista insieme a tanti amici. È un locale pensato per gli adolescenti, ma il piacere di trascorrere una domenica pomeriggio alternativa, è per tutti. L’apertura, nel giorno di San Valentino, sarà con musica commerciale ma poi, ogni quindici giorni, ci saranno ospiti e serate musicali diverse. Il nome, 12.18, non vuole intendere proprio la fascia d’età a cui si fa riferimento, in quanto nel locale può, ovviamente, andare chiunque, a prescindere dall’età . Le tre promotrici hanno avuto l’idea all’inizio dell’anno, esattamente il 12 gennaio, concretizzando il progetto già il 18 dello stesso mese. “Volevamo ringraziare il signor Ciutti del Lido d’Abruzzo per aver sposato la nostra causa e per esserci venuto incontro con la disponibilità della sua struttura”, hanno commentato le tre rosetane. La discoteca si trova presso il Villaggio Lido d’Abruzzo, lungo via Makarska a Roseto, e per le prenotazioni dei tavoli si possono chiamare i seguenti numeri: 3286489943 - 3281720052.


Francamente... me ne infisco

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CHE TEMPO CHE FARA’ di Massimo felicioni

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lla vigilia della stagione dei modelli dichiarativi, dopo aver trattato i punti salienti della Legge di Stabilità, prendiamo il polso delle imminenti incombenze fiscali che ci attendono sotto l’ombrellone. Ma quante tasse dobbiamo pagare? Se andassimo dal medico a farci misurare la pressione fiscale la diagnosi sarebbe tutt’altro che rassicurante. Ne usciremmo di sicuro con un gran mal di testa. Il meccanismo di calcolo e pagamento delle imposte è tale da oscurarci l’esatto ammontare del carico fiscale. In linea di massima, quale che sia la debenza, il fisco ha la “faccia tosta” di pretendere un versamento tra saldo ed acconto pari al doppio del dovuto, come se il dovuto fosse niente. Se facessimo un esempio di calcolo su un ipotetico contribuente medio all’inizio della sua attività, nelle bollenti giornate d’agosto il povero malcapitato scoprirebbe di dover versare circa il 65% di quello che ha guadagnato, con inevitabili capogiri mal celati dal solleone. Infatti, il fisco italiano con lo scomodo meccanismo di saldo ed acconto, tra Irpef, Inps, Irap, Addizionali regionali e comunali (non citiamo e non includiamo le imposte e le tasse fuori stagione) si erge a socio di maggioranza della nostra fiorente attività. Il meccanismo è lo stesso per ogni tipologia di contribuente, ma toccando principalmente il popolo delle piccole e medie imprese italiane mettiamo in evidenza il notevole esborso finanziario necessario al pagamento del dovuto, con importanti ripercussioni sul cash flow aziendale e familiare. Volendo aprire una parentesi, è evidente la deriva nega-

tiva che il meccanismo genera nei confronti dei possibili investimenti da realizzare nell’impresa o a casa, innescando un circolo vizioso che penalizza l’economia tutta. Fieri e consapevoli che tutti siamo tenuti a concorrere alla spesa pubblica in ragione della capacità contributiva, consci delle dinamiche di bilancio e della bellezza del Welfare,un sistema più graduale, che favorisca le nuove iniziative, che incentivi la voglia di mettersi in gioco sarebbe utile per dare credito a quanto di buono si intravede. Prima di mettere in acqua il pattino quindi, è doveroso“armarlo” valutando l’utilizzo dei vari strumenti messi ultimamente a disposizione dal Legislatore, che consentono di “personalizzare” le nobili uscite in modo da goderci appieno la freschezza di un meritato tuffo refrigerante.

Matteo Di Domenico

a 16 anni promessa del nuoto italiano

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a appena 16 anni ma di trofei ne sta inanellando parecchi. Ne conquista uno ad ogni competizione. Matteo Di Domenico è una promessa del nuoto italiano. Vive a Cologna Spiaggia con i genitori Luciano, la mamma Roberta e il fratello Andrea. La sua passione, a differenza di molti suoi coetanei, non è il calcio, bensì il nuoto. Recentemente

ha partecipato alla XXXII edizione del trofeo nazionale nuoto per salvamento “Daniele Conte” organizzato dalle Fiamme Oro della Polizia di Stato conquistando la medaglia d’oro trasporto manichino e la medaglia d’oro nel nuoto misto. Si allena costantemente, quasi tutti i giorni e in questi giorni sarà impegnato in altre gare regionali e nazionali. Un in bocca al lupo al giovane talento colognese.


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AD OGNI COLORE LA SUA STORIA

Il Rosso, il colore che meglio rispecchia la parola... “colore” di Giorgia pasquini

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Alcuni termini, come “coloratus” in latino o “colorado” in spagnolo, significano tanto “rosso” quanto “colorato” e la sua supremazia si è imposta a tutto l’Occidente

embra sciocco a pensarci, ma la storia è fatta a colori. Cioè, è ovvio che tutto nella storia umana abbia avuto un colore (le vesti, i quadri, le bandiere), ma capire perché sia stato selezionato un determinato colore invece che un altro, perché un colore sia sopravvissuto ad uno concorrente o anche perché oggi quel colore provoca in noi determinate emozioni, ci porta a fare una considerazione successiva: i colori sono fatti di storia. Tra tutti il rosso è quello che meglio rispecchia la parola “colore”. Infatti alcuni termini, come coloratus in latino o colorado in spagnolo, significano tanto “rosso” quanto “colorato” e la sua supremazia si è imposta a tutto l’Occidente. Probabilmente si è valorizzato per l’intrinseca capacità di distaccarsi molto dall’ambiente ma, soprattutto, risulta da sempre un colore facilmente reperibile in natura e presto lo si è utilizzato in pittura e in tintura. Nell’arte paleolitica lo ritroviamo ottenuto dalla terra ocra rossa, poi nel neolitico dalla robbia (un’erba tintoria), poi dai metalli (ossido di ferro o solfuro di mercurio). La sua disponibilità ne ha accelerato il successo rispetto agli altri colori e lo ha portato ad essere ammirato, da subito, nei simboli di potere e quindi legati alla religione e alla guerra: il dio Marte, i centurioni romani, alcuni sacerdoti, sono tutti vestiti di rosso. Due sono gli elementi, onnipresenti nella storia, ai quali il rosso rimanda senza esitazioni: il fuoco e il sangue. Li si può considerare positivamente o negativamente, e ciò fornisce quattro poli attorno ai quali il Cristianesimo delle origini ha costruito una simbologia tanto forte da sopravvivere ancora oggi: il rosso fuoco è la vita, lo Spirito Santo della Pentecoste, le lingue di fuoco che scendono sugli apostoli; ma è anche morte, inferno, fiamme di Satana. Il rosso sangue è quello versato da Cristo ma anche quello di crimini di sangue, del peccato e delle impurità dei tabù biblici. Questa dualità simbolica è costituente di tutti i colori, due facce opposte che, alla fine, tendono a confondersi. Socialmente parlando, un rosso acceso è sempre un segno di potenza, tanto nei laici quanto negli ecclesiastici. Dai secoli XIII e XIV, il papa, fino a quel momento votato al bianco, si mette in rosso, e anche i cardinali, per evidenziare la prontezza a versare il loro sangue per Cristo.

Per i protestanti però è un colore immorale, inaccettabile, vista anche la sua valenza papale. Così - a partire dal XVI secolo - ogni buon cristiano protestante non si vestirà più di rosso e questa “fuga” non sarà priva di conseguenze: solo le donne potranno indossarlo. Si assiste ad un buffo scambio: mentre nel Medioevo il blu era adottato di preferenza dalle donne (in riferimento alla Vergine) e il rosso dagli uomini (segno del potere e della guerra), adesso le cose si invertono. Il blu diventa maschile (perché è più discreto) e il rosso si volge alle donne. La traccia oggi permane: azzurro per i neonati maschi, rosa per le femmine. Il rosso rimarrà il colore dell’abito da sposa fino al XIX secolo, soprattutto per i contadini (era il colore che meglio potesse riuscire ai tintori, quindi, sinonimo di bellezza). Anche qui l’ambivalenza: per molto tempo è stato associato alle prostitute, costrette a portare un capo rosso per essere riconoscibili. Due versanti dell’amore: quello divino e il peccato carnale. E il legame con la bandiera rossa dei comunisti? Nell’ottobre del 1789, l’Assemblea costituente francese decretò che, in caso di disordini, venisse esposta una bandiera rossa ai crocicchi, per avvertire la forza pubblica di intervenire. Il 17 luglio 1791, numerosi parigini si radunarono nel Campo di Marte per chiedere la destituzione di Luigi XVI e il sindaco fece esporre una grande bandiera rossa: le guardie nazionali spararono senza preavviso, uccidendo circa cinquanta persone, i “martiri della rivoluzione”. Per uno stupefacente rovesciamento, quella bandiera “tinta col sangue di quei martiri” diventa simbolo del popolo oppresso e della rivoluzione in cammino. Per concludere, Cappuccetto Rosso. In tutte le versioni (la più antica è dell’anno mille), la bimba è vestita di rosso. Forse perché i bambini in rosso erano più facili da tenere d’occhio? O forse perché la storia si svolgerebbe nel giorno della Pentecoste e della festa dello Spirito Santo, il cui colore liturgico è il rosso? O perché la bimba sarebbe finita, incontrando il lupo, in un letto di sangue? In realtà la spiegazione semiologica sembra rispondere ad ogni dubbio: un bambino rosso porta un vasetto di burro bianco ad una nonna vestita di nero: i tre colori base del sistema antico. Si ritrovano, per esempio, in Biancaneve che riceve una mela rossa da una strega nera.


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ALIMENTI TIPICI REGIONALI

Le rare lenticchie di Santo Stefano di Sessanio di Simona Ruggieri

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Le caratteristiche principali sono il colore marrone scuro, le dimensioni molto piccole, circa 2-3 mm, la superficie rugosa e striata e, soprattutto, il sapore che le ha rese celebri in tutta Italia

ulla di storia, la regione dell’Abruzzo è senza dubbio anche una delle regine culinarie incontrastate dell’intero centro Italia. Moltissimi infatti sono i prodotti tipici che ci contraddistinguono; annoveriamo prodotti come il fantastico pecorino di Farindola, l’aglio rosso di Sulmona, lo zafferano di Navelli o le rare lenticchie di Santo Stefano di Sessanio. Le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, comune montano nella provincia dell’Aquila (facente parte del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga), appartengono ad una qualità rara e antica che viene coltivata soltanto nei terreni aridi di alta montagna, tra i 1200 e i 1450 metri. Le caratteristiche principali sono il colore marrone scuro, le dimensioni molto piccole, circa 2-3 mm, la superficie rugosa e striata e, soprattutto, il sapore che le ha rese celebri in tutta Italia. Hanno un gusto molto particolare, infatti,

perché intenso e saporito, dovuto all’alta percentuale di ferro che contengono! Possono essere conservate a lungo senza perdere sapore, cuociono in circa 20 minuti e non hanno bisogno di nessun periodo di ammollo in acqua. Come tutti i legumi, anche le lenticchie, sono grandi fonti proteiche (22,7 gr per 100 gr di prodotto), non contengono molti grassi (1 gr/100 gr di prodotto), ma una buona dose di carboidrati (51 gr/100 gr di prodotto). L’apporto di fibra le rende perfette in casi di stitichezza e il potassio, il fosforo, il magnesio, il calcio e la vitamina A contenute le rendono complete e utili! Le lenticchie sono fonte di ferro vegetale, non contengono molto sodio e quindi sono adatte per i soggetti ipertesi e gli anemici. Ma attenzione se si soffre di colite o se l’acido urico è particolarmente elevato, in quanto le lenticchie presentano sicuramente una buona dose di purine!

La ricetta del giorno: Zuppa di lenticchie di Santo Stefano di Sessanio!

Ingredienti: 200 gr lenticchie secche, 1 patate, aglio, olio, alloro, peperoncino e pane croccante. Sciacquate due o tre volte i legumi, poneteli in una pentola piena d’acqua, eliminate le lenticchie che vengono immediatamente a galla e fate cuocere a fuoco basso per 20/25 minuti circa. A metà cottura schiumate e aggiungete un filo d’olio, le foglie di alloro e lo spicchio d’aglio. Pulite le patate e tagliatele a pezzetti, aggiungetele alle lenticchie e proseguite la cottura per il tempo necessario a cuocere il tutto. Aggiungere il peperoncino e i crostini di pane!


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Direttore Editoriale WILLIAM DI MARCO Direttore Responsabile Lino Nazionale 333 7181980 l.nazionale@virgilio.it È vietata la riproduzione anche parziale di testi e foto. IMPAGINAZIONE E GRAFICA: ANDREA MARZII andreamarzii@ymail.com COORDINAMENTO TECNICO: MASSIMO BIANCHINI (TEL. 329 9480823) FOTO: ELIO D’ASCENZO,

Nella vita i genitori non si scelgono, ma noi non avremmo potuto scegliere papà migliore di te... Auguri super papà per i tuoi primi 60 anni. Ti vogliamo bene

9 febbraio

tanti auguri nonna maria per i tuoi 60 anni!

email: info@eidosnews.it

Domenico

7 febbraio 41 anni

Buon compleanno amore mio. Simona

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