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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 10 N.255 prossima uscita 9 luglio


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DI GIROLAMO

E LA FASCIA TRICOLORE Il 51enne avvocato stravince al ballottaggio contro il suo avversario, il sindaco uscente Enio Pavone. Conquista oltre il 60 per cento delle preferenze. Assicura che manterrà fede ai suoi impegni presi con gli elettori: manutenzione, sistemazione delle strade, rilancio dell’autoporto, potenziamento della polizia locale

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inque anni per governare al meglio Roseto. Arriva forse con un lustro di ritardo visto che il suo nome era stato fatto già per le amministrative del 2011. Ma poi non se ne fece nulla. Ora Sabatino Di Girolamo si riprende Roseto. L’esperienza amministrativa di certo non gli manca avendo ricoperto l’incarico di assessore alla cultura nell’allora Giunta Di Bonaventura. Questa volta però avrà le chiavi della sua città. Nel ballottaggio dello scorso 19 giugno ha ottenuto una larga vittoria. Un successo che non fa una piega per il nuovo sindaco di Roseto che ha raccolto 7377 preferenze, pari al 60,32 per cento dei voti, contro i 4853 voti di Enio Pavone (39,68 per cento). Pavone che ha ottenuto circa 200 voti in meno rispetto al primo turno a conferma che neppure il suo elettorato si è presentato nei seggi per sostenerlo al ballottaggio. Un dato che deve far riflettere il centro destra. A Di Girolamo, invece, il compito di guidare la Città delle Rose per i prossimi cinque anni, forte anche di una maggioranza ampia. “E’ tempo di ridare a questa città il ruolo che merita”, ha commentato il nuovo primo cittadino rosetano, “abbiamo preso un impegno con i cittadini e sarà nostro compito e onere mantenere fede alle promesse. Ho detto che punteremo sulla manutenzione. E sarà preciso mio dovere dare seguito a quanto detto in questi giorni”. Dopo la sua elezione, festeggiata nel quartier generale da tutto il suo entourage, Di Girolamo, che è stato impegnato in una campagna elettorale lunga

ed estenuante e che ha riconosciuto la lealtà al sindaco uscente Enio Pavone, ha scelto di rifugiarsi in montagna, ai Prati di Tivo per un meritato riposo. Appena un paio di giorni per poi tuffarsi immediatamente nei primi impegni. Dei tre contendenti alla poltrona di sindaco, il candidato del Partito Democratico è quello che ha speso meno in campagna elettorale, meno di 30mila euro. Alla gente è piaciuto anche il fatto che sia andato quartiere per quartiere ad incontrare i cittadini, spostandosi solo ed esclusivamente con la sua macchina. Non ha fatto promesse eclatanti, non ha parlato mai di libro dei sogni ma ha sottolineato sempre lo stesso concetto: tornare a far risplendere la città. Sistemazione delle strade,

la manutenzione ordinaria del territorio sono gli aspetti su cui si batterà. Il rilancio anche dell’autoporto, fondamentale per creare anche posti di lavoro. E poi farà in modo che il corpo di polizia locale possa avere più agenti, chiedendo inoltre agli organi competenti di potenziare anche la locale stazione dei carabinieri per riavere quanto meno una pattuglia notturna. Il 51enne stimato avvocato è pronto a mettere in campo tutto il suo impegno per dare risposte concrete ai rosetani. Non sarà facile per una serie di ragioni, a cominciare dal fatto che le casse comunali comunque sono quasi all’asciutto. Di Girolamo però ha più volte detto che importante sarebbe stato creare la filiera con la Regione, stesso governo di centrosinistra.


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PAVONE TRADITO ANCHE DAI SUOI Al ballottaggio ottiene 200 voti in meno rispetto al primo turno, a conferma che non tutti sono tornati alle urne per sostenerlo. A novembre, quando ormai era certo che il Pd non avrebbe sostenuto le primarie e che il centrosinistra si sarebbe presentato spaccato, sembrava certa la sua riconferma. Ma un mese e mezzo prima del turno elettorale del 5 giugno la grande rimonta di Di Girolamo

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i è tolto forse un peso, quella pressione di dover arrivare a tutti costi alla riconferma. Enio Pavone non riesce a bissare il successo di 5 anni fa. La sconfitta al ballottaggio è stata netta e che apre ad una serie di riflessioni interne. Poco più di 4800 voti ottenuti al secondo turno, 200 preferenze in meno rispetto alla prima tornata. Chi lo aveva scelto per governare alle elezioni del 5 giugno non si è poi ripresentato nei seggi 15 giorni dopo. “Probabilmente una sorta di scoramento da parte di quei candidati consiglieri”, analizza Pavone, “che non hanno ottenuto un riscontro personale. Questo potrebbe spiegare i 200 voti in meno che comunque rientrano in un quadro fisiologico. Sabatino Di Girolamo, a cui auguro ovviamente di governare la città nel migliore dei modi, ha ottenuto 2000 voti in più che sono poi il 50

per cento delle preferenze espresse da coloro i quali avevano sostenuto Rosaria Ciancaione. Non c’è stato l’accordo alla luce del sole, ma si sono rifugiati in un sotterfugio”. Pavone comunque paga anche alcuni atteggiamenti di suoi consiglieri comunali. L’attacco di Antonio Norante nei confronti di Teresa Ginoble in uno degli ultimi Consigli, esortandola a fare la faccende di casa, non è stato certo un punto a favore del sindaco Pavone. Anzi, la Ginoble che non era molto propensa a ricandidarsi, alla fine, proprio dopo quell’episodio, venne esortata a scendere di nuovo in campo. E l’elettorato l’ha premiata con 699 voti. Pavone però non pensa che sia questa la chiave di lettura della sua sconfitta. Ribadisce che l’alleanza nata tra il Pd e il gruppo di Rosaria Ciancaione alla fine è stata fondamentale. “Roseto torna ora in mano delle solite famiglie”, ha aggiunto l’ex primo

cittadino, “spero che il nuovo sindaco sappia mantenere la barra al centro senza farsi schiacciare da quelle 2-3 famiglie che hanno in mano le sorti della nostra città. Noi ci abbiamo provato ad invertire la rotta. Non avevamo alle spalle i parlamentari che hanno loro. Oggi si torna indietro nel tempo, con una maggioranza bulgara”. Quando parla di solite famiglie che hanno in mano la città, Pavone non fa nomi ma lascia intendere che si tratta dei vari Ginoble, Sottanelli, Frattari. “Potevamo essere in 6 a fare una opposizione costruttiva”, conclude, “saremo in 3 visto che i consiglieri eletti dello schieramento della Ciancaione a questo punto sosterranno in Consiglio il sindaco Di Girolamo e la sua maggioranza. E’ davvero curioso tutto questo. In campagna elettorale se ne sono dette di tutti i colori. Alla fine tutti assieme appassionatamente a governare Roseto”.


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DI GIROLAMO E LA SUA

SQUADRA DI GOVERNO Tacchetti sarà il vice sindaco, Angelini avrà una delega (sport?). Teresa Ginoble sarà il primo presidente del Consiglio donna nella storia del Comune di Roseto. In Giunta anche Gabriella Recchiuti di #amoroseto? Entro fine mese il primo cittadino dovrebbe presentare l’esecutivo

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on la vittoria di Sabatino Di Girolamo definito il Consiglio Comunale che si insedierà a breve. Questo il quadro dell’assise civica che vede il Partito Democratico con 7 consiglieri eletti: Teresa Ginoble, Antonio Frattari, Simone Tacchetti, Nicola Petrini, Massimo Felicioni, Salvatore Celestino, Simone Aloisi; Lista Di Girolamo Sindaco 2 eletti: Saverio Marini e Adriano De Luca; Lista Roseto Protagonista 1 eletto: Marco Angelini. Ci sono poi i consiglieri di #amoroseto che verosimilmente daranno il sostegno al resto della maggioranza: Rosaria Ciancaione, Mario Nugnes, Angelo Marcone. L’opposizione vede Enio Pavone e Nicola Di Marco dei Liberalsocialisti, Alessandro Recchiuti di Futuro In. Praticamente in Consiglio non ci sarebbe partita tra maggioranza e opposizione. Al nuovo sindaco ora il compito di varare la squadra di governo. Non dovrebbe essere difficile intuire già alcuni incarichi in Giunta. Simone Tacchetti, segretario dell’Unione Comunale, dovrebbe ricoprire la carica di vice sindaco. Del resto è il segretario che ha riportato il Partito Democratico a governare la città. Nonostante la giovane età ha già una solida esperienza politica alle spalle. Il Pd dovrà anche indicare una donna per la parità di genere. E il nome più gettonato è quello di Luciana Di Bartolomeo. Un assessorato andrà anche alla lista Roseto Protagonista. Era stato fatto il nome di Massimo Bianchini ma con ogni probabilità sarà Marco Angelini, co-

nosciuto col nomignolo di Cigno, ad avere l’incarico di assessore (allo sport?). Bianchini, a questo punto, essendo il primo dei non eletti, entrerebbe in Consiglio Comunale. E’ probabile che ad #amoroseto possa essere concesso un assessorato. E si fa il nome di Gabriella Recchiuti in modo tale da avere due donne nell’esecutivo. Da capire poi se Rosaria Ciancaione resterà in Consiglio o deciderà di dimettersi. Comunque va detto che all’interno del Pd c’è chi per adesso preferirebbe non dare immediatamente una delega al gruppo che ha sostenuto la Ciancaione. Per quanto riguarda invece il presidente del Consiglio Comunale, non sembrano esserci dubbi sul fatto che l’incarico venga affidato a Teresa Ginoble. 699 voti dicono tanto sulla stima che molti rosetani hanno nei suoi confronti. Un ultimo pensiero per i tre consiglieri di opposizione. Ricostruire ora il centro destra e garantire una spina nel fianco della nuova amministrazione o comunque essere da pungolo non è cosa facile con un numero così esiguo. Della vecchia Giunta che ha governato la città per 5 anni, a parte il sindaco Pavone, solo Alessandro Recchiuti è tornato sui banchi dell’assise civica. Gli altri, Maristella Urbini, Mirco Vannucci, Fabrizio Fornaciari, restano fuori. Solo se avesse vinto Pavone Fornaciari e Vannucci avrebbero fatto parte del Consiglio. Chiaro che la sconfitta apre ora a delle discussioni interne al centro destra. E il segnale che è arrivato è chiaro: fuori i vecchi tromboni della politica rosetana.

Teresa Ginoble

Simone Tacchetti

Antonio Frattari

Nicola Petrini

Massimo Felicioni

Salvatore Celestino

Simone Aloisi

Saverio Marini

Adriano De Luca

Marco Angelini

Enio Pavone

Rosaria Ciancaione

Nicola Di Marco

Mario Nugnes

Alessandro Recchiuti

Angelo Marcone


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VARIANTE ALLA STATALE 150 NASCE IL PROGETTO DA 18 MILIONI DI EURO E’ stato elaborato dalla Provincia e interessa soprattutto la zona produttiva di Roseto, con risvolti positivi anche per Pineto e Atri, territori a confine con quello rosetano. Il Ministero per le Infrastrutture ha dato garanzie sulla possibilità di concedere il finanziamento. Ma bisogna ora passare alla progettazione esecutiva

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a variante alla Statale 150, la strada che si innesta tra la Statale 16 all’altezza di Roseto sud per proseguire poi sino alla zona di Pontevomano, inizia a muovere i suoi primi passi. Considerata strategica per lo sviluppo di alcune aree industriali a ridosso del fiume Vomano, lungo un tragitto di circa 30 chilometri, la Provincia di Teramo ha deciso di imprimere un’accelerazione presentando un progetto preliminare che dovrà ora seguire tutto il suo iter. L’investimento da sostenere non è di poco conto in quanto servono 18 milioni di euro per la sua realizzazione. Il tragitto interessato va dallo svincolo della A14, a Santa Lucia, sino ad arrivare proprio all’innesto con l’Adriatica, bypassando tutti i centri abitati. Il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino punta molto su questa opera, considerata importante anche per la rete nazionale. A realizzarla, però, dovrà essere l’Anas, su richiesta della Regione che la inserisce nel Piano triennale delle

opere viarie. E per quanto riguarda il finanziamento, sarà il Ministero per le Infrastrutture a mettere sul piatto della bilancia i 18 milioni di euro. All’Aquila c’è stato l’incontro tra lo stesso presidente Di Sabatino, il consigliere delegato Mauro Scarpantonio e il capo dipartimento Antonio Marasco per iniziare un primo confronto sul tracciato tra le parti interessate, dopo che a Roma nei mesi scorsi c’erano state alcune riunioni per verificare la possibilità di finanziamento. La variante collegherebbe le aree produttive di Atri, Pineto e Roseto (fungendo da raccordo con l’autoporto), riducendo il traffico pesante sulla statale 16 e il conseguente impatto ambientale sui cittadini. Altro obiettivo dell’opera è quello della riduzione dell’incidentalità che in quell’area è piuttosto elevata. L’opera prevede la realizzazione di una strada extraurbana e di un ponte sul Vomano: Il tratto di strada che corre parallelo alla A/14 congiunge i seguenti poli attrattori: svincolo A/14 - Roseto degli Abruzzi, autoporto di

Roseto, il ponte, S.P. n. 27/A Arco, attraverserebbe il Vomano fra le aree produttive di Scerne di Pineto e della Stracca del Comune di Atri. “Ci lavoriamo da qualche mese”, ha spiegato il presidente Di Sabatino, “sulla base di un ‘ipotesi preliminare elaborata dagli uffici tecnici dell’ente, ovvero quella che abbiamo portato al Ministero per una prima valutazione di fattibilità trattandosi di un’opera strategica per la viabilità interprovinciale sarà progettata dall’Anas. Abbiamo avviato l’iter per ottenere il finanziamento dell’opera e che, considerate le premesse, ci sono tutte le condizioni affinché venga concesso”. Il progetto risolverebbe problemi annosi e certamente rappresenterebbe un punto di forza per le economie locali, a fronte di un sistema di trasporti prevalentemente su gomma. Quello di una migliore accessibilità agli snodi verso le vie di collegamento nazionali è uno degli obiettivi delle imprese ed è un elemento che rappresenta un valore aggiunto nella scelta di nuovi insediamenti”.


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IL CIMITERO DELLA DISCORDIA A Cologna Spiaggia nuove proteste dei residenti per le opere di ampliamento del cimitero. Loculi invenduti e lavori per adesso fermi. Contestata la disposizione delle nuove cappelle che rendono difficili le operazioni di tumulazione

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ontinuano le polemiche attorno ai lavori di realizzazione dei nuovi loculi al cimitero di Cologna Spiaggia. Le opere attualmente sono ferme, non vanno avanti perché i loculi non vengono acquistati. Gli interventi di ampliamento programmati dall’amministrazione comunale di Roseto non piacciono ai cittadini. La disposizione delle nuove cappelle, i cui lavori sono iniziati nello scorso inverno, è un vero e proprio pugno nello stomaco. Circa 200 nuovi loculi, di cui la metà rimasta invenduta. 200mila euro il costo di un intervento contestato dai residenti, considerato senza senso per via dell’assenza totale

di una linearità delle strutture. Sono state costruite senza alcun criterio, in alcuni punti tra la vecchia cappella e quelle nuove c’è uno spazio inferiore ai tre metri che rende difficile le operazioni di tumulazione. Le proteste più recenti in occasione delle ultime tumulazioni. Gli operai hanno dovuto lavorare in condizioni non facili e i familiari del defunto hanno sottolineato il pessimo intervento che è stato avviato alcuni mesi fa. Anche la sistemazione dei nuovi loculi, secondo la gente del posto, non seguirebbe una linea logica. Cappelle con file da tre, poi altre con file da 4, mancano le coperture, i piccoli loculi per sistemare i resti riesumati sono stati realiz-

zati a ridosso dell’ingresso, mentre la proposta originaria prevedeva che l’ossario venisse costruito sul lato opposto. Così come era stato suggerito, prima che il progetto successivamente venisse approvato dal Comune di Roseto, di realizzare le nuove cappelle ad una distanza di almeno 4 metri da quelle già esistenti, creando anche delle strutture diverse da quelle costruite recentemente. Oggi i lavori sono fermi, i loculi non vengono venduti e il cimitero resta un cantiere aperto tra le proteste di chi ogni giorno fa visita al caro estinto. C’è poi il problema delle infiltrazioni di acqua piovana nelle vecchie cappelle, soprattutto sul lato di nord ovest.


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Editoria

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MEIN KAMPF IN EDICOLA

UN’OCCASIONE PER CAPIRE LA BARBARIE NAZISTA La conoscenza profonda delle cose che ci circondano e la conseguente cultura alta che scaturisce dallo studio sono i veri anticorpi per rafforzare i concetti democratici, gli unici in grado di far convivere in modo pacifico le persone, i popoli e le idee di William Di Marco PREMESSA - Polemiche su polemiche sono sorte per l’allegato di Mein Kampf di Adolf Hitler che il quotidiano Il Giornale ha fatto trovare in edicola ai propri lettori. In realtà il libro del dittatore tedesco era in aggiunta al primo volume (a pagamento) di una serie dal titolo Hitler e il Terzo Reich 1 - Ascesa e trionfo di William L. Shirer. L’iniziativa ha subito attratto gli opinionisti che si sono espressi in vario modo, con condanne feroci per coloro che ritengono un oltraggio rispolverare un testo che rappresenta il male assoluto, e con un’approvazione verso l’operazione editoriale del quotidiano milanese, perché è meglio sapere cosa c’era dietro le farneticazioni del totalitarismo hitleriano. Nel primo gruppo (oltre le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha definito squallida la trovata) si sono schierati i giornalisti di Repubblica, mentre il Corriere della Sera si è diviso con una condanna (Donatella Di Cesare, filosofa) e una assoluzione (Carlo Rovelli, fisico). Anche altri uomini del mondo della cultura sono intervenuti, tra cui l’acuto Massimo Fini che ha sentenziato: “Va pubblicato. Sono i dittatori a bruciare i libri”. L’idea di portare il volume in edicola è nata in virtù della scadenza dei diritti d’autore di tutte le edizioni di Mein Kampf (tranne le inglesi e olandesi), in mano fino al 31 dicembre 2015, cioè allo scadere dei 70 anni della morte di Hitler, alla Baviera. Per questo motivo è stato pubblicato anche in Germania a partire dal gennaio 2016 con una prefazione critica, in occasione de “La giornata della memoria”. UN LIBRO CHE VA LETTO - Questo in sintesi ciò che è accaduto nelle scorse settimane nel nostro Paese. Va detto che il libro in questione è stato curato nella parte introduttiva dallo storico

Francesco Perfetti, che non solo ha ripercorso le fasi iniziali della gestazione del lavoro, ma ha sottolineato tutte le assurdità, le incongruenze e soprattutto anche la superficialità di alcuni passaggi, fuori dal tempo e deliranti per moltissimi aspetti. È da questa nota esplicativa che bisogna prendere spunto per un’analisi delle farneticazioni del dittatore tedesco. Molti storici asseriscono con sempre più convinzione che se soprattutto negli anni Trenta (ricordiamo che Hitler salì al potere nel gennaio del 1933 con elezioni democratiche) il testo fosse stato letto, molte delle derive naziste, compreso le atrocità della Shoah, si sarebbero potute evitare o almeno limitare. Hitler, dopo il suo arresto dovuto al fallimento del colpo di Stato dell’8 e 9 novembre 1923 (il “Putsch di Monaco”), diede sfogo, nel periodo di detenzione dei due anni successivi, a una serie di congetture squilibrate e deliranti che porteranno alla pubblicazione del suo pensiero politico. La realtà è che diverse Nazioni in quel periodo avevano praticato un antisemitismo strisciante e comunque tolleravano le feroci accuse contro le minoranze ebree, da sempre prese come capro espiatorio di tutti i mali del mondo. Il dittatore germanico non fece altro che raccogliere un humus sotterraneo ed elevarlo a ideologia, per ottenere una purificazione di quella razza ariana che solo il popolo erede di Sigfrido poteva meglio rappresentare. ERA TUTTO SCRITTO - Nel Mein Kampf (pubblicato per la prima volta

nel 1925, mentre in Italia la Bompiani lo diede alle stampe nel 1934) era già tutto chiaro ed esposto in modo evidentissimo (con sintassi arrancante e contorsione espositiva che rendono il libro non sempre digeribile sotto il profilo linguistico): bastava non farla passare come una folle trovata di un pazzo visionario. Andava letta per bene quell’opera. Quando fu pubblicata la prima volta, venne presa sottogamba. I politici non le diedero importanza (c’era scritto tutto: dall’antisemitismo alla conquista degli spazi vitali a est della Germania, dalla soppressione dei disabili all’esaltazione della razza pura) e le conseguenze drammatiche sono poi state consegnate alla storia. Quelle considerazioni fuori dal mondo, quelle elucubrazioni sragionate e vaneggianti vanno lette e rilette, portate a conoscenza del più alto numero di persone, affinché venga metabolizzata l’assoluta vacuità di idee, non solo profondamente ingiuste, ma fuori qualsiasi parametro democratico e di rispetto della dignità umana. Solo studiando a fondo i motivi che indussero il nazismo a spingersi oltre l’umano e il tollerabile è possibile prendere coscienza delle sconfinate atrocità che portarono un popolo intero a praticare ciò che sembrava impossibile. La conoscenza profonda delle cose che ci circondano e la conseguente cultura alta che scaturisce dallo studio sono i veri anticorpi per rafforzare i concetti democratici, gli unici in grado di far convivere in modo pacifico le persone, i popoli e le idee.


CI PIACE

ROSETO

AL LIDO LO SMERALDO DIVERTIMENTO ASSICURATO CON ANTONIO FIORILLO Appuntamento questo sabato al Lido Lo Smeraldo, sul lungomare Celommi di Roseto, con l’attore comico Antonio Fiorillo. Spettacolo e divertimento garantiti con il cabarettista di origini campane, che ha partecipato ad una ventina di film e ha anche ottenuto qualche anno fa un discreto successo nel programma di barzellette “La sai l’ultima” che lo ha poi lanciato definitivamente nel mondo dello spettacolo. Fiorillo, considerato un gigante buono dall’alto dei suoi 2 metri, da alcuni anni porta in giro per l’Italia, soprattutto nelle piazze delle città del sud, il suo spettacolo di cabaret, “One man show” che prevede monologhi, canzoni comiche e animazione con il pubblico.

NON CI PIACE

VIA DEGLI ACQUAVIVA BUIA IN ALCUNI TRATTI Strada a tratti al buio, con lampioni che funzionano in alcuni tratti ad intermittenza. A segnalare il problema sono stati in questi giorni gli abitanti di Cologna Spiaggia e i turisti che stanno affollando le strutture ricettive della zona. Via degli Acquaviva, la strada che corre parallelamente alla ferrovia, nel tratto compreso tra via Bozzino e via del Sottopassaggio presenta alcuni tratti senza illuminazione. Un pericolo la sera per chi si sposta a piedi o in bici. Il problema era già stato segnalato lo scorso inverno, ma non è stato mai risolto. L’intermittenza di alcuni lampioni potrebbe essere legata, inoltre, ad un difetto dell’impianto.

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PINETO

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Oltre che per vedere un bella partita, allo stadio di Pineto si va anche per godere dei bei murales appena fatti realizzare dal presidente della società, dott. Silvio Brocco. Dopo appena un anno dai lavori di rifacimento del campo erboso e degli spalti, ancora altre opere sono state realizzate, finalizzate all’abbellimento dell’ambiente circostante, tramite delle raffigurazioni che testimoniano le bellezze del paese, oltre a dei vissuti dello stadio stesso. Solo chi è guidato da forte e vera passione riesce a fornire un valore aggiunto di queste dimensioni. Ci piace ricordare che lo stadio è intitolato in memoria di due giovani promesse del calcio locale e che anche la gigantografia della scuola calcio, appena installata presso l’ingresso degli spogliatoi, è dedicata a Marco Calabretta, scomparso nel 2015, giovanissimo del calcio pinetese.

di TIZIANO ABBONDANZA

CI PIACE

STADIO PAVONE-MARIANI

Il ponte nella foto è l’unico collegamento tra il quartiere dei fiori e la frazione di borgo Santa Maria. Ebbene, dopo essere stato chiuso per ben sei mesi per permettere l’allargamento del letto del torrente Calvano, il manto stradale appena rifatto risulta già compromesso. Grandi buche si sono formate a causa del distacco dello strato superiore dell’asfalto che, oltre a procurare danno alle auto, causa forte disagio ai pedoni. Questi, con il sopraggiungere delle auto, vengono schizzati abbondantemente dall’acqua piovana che riempie le buche stesse. Ci si chiede sia se il lavoro sia stato almeno contestato alla ditta che lo ha eseguito, sia di sollecitare un veloce intervento di riparazione.

NON CI PIACE

UN PONTE SFORTUNATO


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I RAGAZZI DI UNA VOLTA 46 - QUANDO I “VITELLONI” VIVEVANO ANCHE A MONTEPAGANO Nel 1953, quando uscì il film di Federico Fellini “I vitelloni”, gran parte dell’Italia si identificò in quei cinque giovani amici perdigiorno che avevano il pregio di impegnarsi quotidianamente nel... non far niente. Anzi, lo scopo era quello di impedire che gli altri lavorassero e se c’era qualcuno con un attrezzo da fatica in mano, lo sbeffeggiavano (come nella famosa scena in cui Alberto Sordi, su una macchina di passaggio, invocò un irriverente “Lavoratori!”, con pernacchia incorporata e l’aggiunta del gesto dell’ombrello; poco dopo l’auto si fermò per un guasto e avvenne l’irreparabile). Anche Montepagano aveva i suoi vitelloni, almeno uno dei protagonisti (Orazio Barnabei) così ha richiesto che venissero “etichettati” i giovani di allora del borgo. Ed eccolo accontentato. Nella foto del 1955, siamo in piazza del Municipio. Da sin. seduti in prima fila: Anna Maria Lulli, Erminio Lulli, Orazio Lulli (camicia bianca), Orazio Barnabei, Luigi Esposito girato), (?

signore con le bretelle), Giulio Battistoni (in primo piano). Da sin. in piedi: Carlo Belisari (di spalle con la camicia bianca), Carmine Piscella (camicia bianca). Da sin. seduti in seconda fila: (?), Guido Lulli, (? in piedi con la camicia bianca), (?), Antonio Di Giuseppe, Giulio Terramani, Giovanni Braccili e Nicola Di Giuseppe (in piedi con la camicia bianca). Ultima annotazione: erano veramente eleganti e raffinati quei giovani paganesi!

ANCORA LE STRISCE PEDONALI SCOLORITE! Più che una curiosità, come riporta il nome della nostra rubrica, è una spiacevole constatazione ricorrente. Avviene in qualsiasi periodo dell’anno, ma d’estate il “fenomeno a scomparsa” si nota di più. Sul lungomare da alcune settimane hanno rifatto la cosiddetta segnaletica orizzontale. Benissimo. Solo che ogni volta è la stessa storia. La vernice comincia a scolorirsi appena dopo che è stata messa sull’asfalto. Bastano i passaggi di alcuni veicoli che lasciano i segni degli pneumatici e l’azione del degrado dello smalto superficiale inizia il suo effetto. Occorrerebbe passare una vernice meno diluita e già la situazione si risolverebbe. Sarebbe meglio se si utilizzasse un prodotto “spartitraffico” (così si chiama tecnicamente) del capitolato Anas, cioè con certe caratteristiche, cosicché il lavoro sarebbe a regola d’arte. Certo, costerebbe di più, ma non verrebbe rifatto ogni anno, con il grave difetto che spesso le strisce sono già deteriorate dopo pochissimi giorni. C’è una controprova? Ebbene sì. In autostrada avete mai visto delle strisce scolorite? E poi basta andare nelle nazioni confinanti e vedere come funziona da quelle parti. Addirittura lì le strisce sono resinate!


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RAFFAELE D’ILARIO 2 IL CAROSELLO DI VENERE, UN “MICRO” LIBRO TASCABILE Nel primo spazio dedicato all’importante storico rosetano, abbiamo parlato di una lapide affissa davanti a quella che fu la sua casa in via Felicioni. Oggi trattiamo di un piccolissimo libro (uno dei quattro in nostro possesso, grazie all’interessamento di suo nipote, il generale in pensione Luciano Di Giandomenico) che veramente nelle dimensioni stupisce. Alto 8 e largo appena 5,5 centimetri, è una rarità, anche perché numerato. Ne furono stampate mille copie e quello da noi visionato è il numero 640. Pubblicato il 20 gennaio 1970 dall’Edilgrafital di Teramo per Marcello Martelli Editore, sempre del capoluogo aprutino, ha per titolo “Il carosello di Venere”,

in cui in copertina domina un disegno di Giuseppe Di Prinzio. Strutturato come una sorta di filastrocca, può essere paragonato a un sintetico prosimetrum, scritto in versi, ma con una discorsività da prosa. Nelle poche battute, ci sono riferimenti ai vari tipi di approccio amoroso, secondo come la donna si presenta. Infine l’autore chiude con un ammonimento: “Il carosello di Venere è la giostra del cuore in pena; e la giostra gira e gira con lena ancora nell’attesa dell’amore. Roma, aprile 1932”. Ultimissima nota. Dice D’Ilario nel fondo dello scritto in nuce: “Il fare un libro è men che niente se il libro fatto non rifà le spese”. Saggezza... economica.

LIBRETTO SUL TURISMO DI ROSBURGO, STAGIONE BALNEARE 1914 - 1 Fa un po’ tenerezza avere tra le mani questo libretto che parla di oltre un secolo fa. La Rosburgo di allora già si faceva valere sotto il profilo turistico e la sua vocazione era partita sul finire dell’800. Molte erano le famiglie patrizie provenienti dai grandi centri, in modo particolare dalla capitale, e portavano al seguito inservienti, bambinaie e camerieri. È interessante ripercorrere quello che c’era scritto e i consigli che le autorità si sentivano di dare ai cittadini del luogo, affinché i turisti fossero accolti al meglio. Gli spunti sono tanti, pertanto dedicheremo alcuni numeri della nostra rivista per documentarveli. Iniziamo con la parte introduttiva che recita: “Cittadini di Rosburgo, da un computo eseguito dall’Amministrazione comunale nello scorso anno si seppe che la

colonia bagnante fu ricca di ben 350 famiglie e se fosse stato possibile anche un accertamento di quanto spesero nel nostro paese per affitto di case, per vitto ed altro si sarebbe visto che esse lasciano una discreta ricchezza. Certo che la naturale bellezza della nostra Rosburgo che civettuola sorride all’Adriatico, la sicurezza della spiaggia, il mare incantevole che confonde i suoi riflessi col verde intenso della flora delle nostre colline, non furono le ultime cause dello sviluppo di questo paese e dell’accorrere sempre più numeroso dei bagnanti. Ma se la bellezza naturale può essere sufficiente per appagare l’occhio e lo spirito di chi se ne inebria così di passaggio, non basta per soddisfare a pieno chi deve qui rimanere per una intera stagione balneare”. (Continua).


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MA QUANTO È BELLO! 10 - GLI ALBERI FIORITI DELLA PRIMAVERA Abbiamo appena lasciato alle spalle la stagione dei fiori e dei mille colori. Fra tutte è quella che ha un fascino particolare, perché la stragrande maggioranza della gente è coinvolta dal risveglio della natura. La nostra indole ancestrale ne risente, alle volte negativamente, dato l’affaticamento e la stanchezza che sono sempre dietro l’angolo, ma la maggior parte delle volte domina il forte senso di “rinascita” dal letargo invernale del nostro fisico. E a segnalarci che tutto sta riprendendo vita è proprio la natura. Nella foto scattata da un nostro lettore, l’albero in sé non dice molto: ce ne sono a migliaia in fiore. Ma ci è sembrata bella l’immagine ripresa tra i rami di un pruno, la pianta in primo piano, e poi quel fiorire rosato che è in contrapposizione con lo sfondo del cimitero, luogo da sempre deputato a commemorare chi non c’è più. È un bel contrasto dove vince la vita che sboccia nuovamente, come ogni anno, per ricordarci che il nostro è un viaggio, certo limitato negli anni, ma dentro un contesto che non ha tempo, eterno come solo l’universo sa essere.

IL MALTEMPO NON FERMA LA II EDIZIONE DEL PROGETTO “LO SPORT TI PORTA IN VACANZA” Domenica 12 giugno, in una mattinata quasi autunnale, ragazzi e genitori si sono dati appuntamento al Vitaria Country Residence, situato nel mezzo delle colline tra Morro D’Oro e Notaresco, per aderire alla II edizione del progetto “Lo sport ti porta in vacanza”, organizzato e gestito dal Centro Sportivo & Aggregativo dell’associazione di Promozione Sociale Atletica Vomano. L’iniziativa, che lo scorso anno ha riscosso notevole successo tra i partecipanti, si prefigge come obiettivo generale quello di offrire un servizio alle famiglie dell’intero territorio della vallata del Vomano, nelle ore pomeridiane dalle 14.30 alle 18.30, dal lunedì al venerdì a partire dal 20 giugno fino al 22 luglio, con cadenza settimanale, capace di garantire ai partecipanti un’esperienza educativa, attraverso attività ludiche sportive qualificate, in un clima di allegria e divertimento. Il programma delle attività prevede l’alternanza di laboratori, giochi, in un clima di assoluta sicurezza e attenzione per i ragazzi, garantito dallo staff dell’Atletica Vomano e dal personale delle strutture scelte, che mira a consolidare un percorso formativo attraverso lo sport, avviato da anni sul territorio dalla stessa associazione sportiva. A garantire la buona riuscita dell’iniziativa, sono scese in campo le Am-

ministrazioni Comunali di Notaresco e Castellalto, che hanno condiviso e apprezzato la possibilità di offrire un ulteriore servizio alle famiglie del territorio, anche in orari pomeridiani nel periodo estivo, mettendo a disposizione il servizio trasporto gratuito per tutti i partecipanti. Altro importante scopo del progetto, rimane quello di fare apprezzare e far conoscere alle nuove generazioni, luoghi e miti che fanno parte della tradizione locale: non a caso sono state individuate e scelte delle strutture recettiva di qualità situate sulle colline della vallata del Vomano, che nel periodo compreso dal 20 giugno al 22 luglio si trasformeranno in villaggi sportivi in cui poter sperimentare appieno l’atmosfera di una vacanza allegra e divertente. Il progetto prevede i seguenti laboratori “Ricicliamoci”: laboratorio/spazio in cui i ragazzi saranno protagonisti di laboratori creativi in cui potranno riciclare materiali inutilizzati; “Giocolandia”: spazio dedicato a giochi di ruolo, dove i ragazzi potranno socializzare divertendosi e imparando; “Piccoli artisti crescono”: laboratori artistici, manipolativi, informatici; laboratori di pittura; “Che campioni!”: spazio dedicato ad attività motorie, utilizzando tutte le strutture a disposizione; “Music hall”: spazio dedicato all’espressione di sé e al divertimento al ritmo di musica.


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Foto: Virginia Sulpizii

AVVOCATO LAURA AVOLIO Lo studio legale dell’Avv. Laura Avolio, avvalendosi della consulenza del Dott. Pasquale Avolio, presta assistenza legale in diritto scolastico, materia caratterizzata da una stratificazione normativa che spesso disorienta anche il personale della scuola. In particolare, lo studio offre assistenza legale a: dirigenti scolastici per responsabilità civile, penale, amministrativa, contabile e disciplinare; docenti per questioni riguardanti i contratti collettivi di lavoro, la mobilità, le graduatorie, i procedimenti disciplinari e la culpa in vigilando; studenti nella garanzia del diritto allo studio, soprattutto laddove vi siano situazioni di difficoltà e bisogni educativi speciali.

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PONTE CICLOPEDONALE SUL TORDINO, SUBITO I LAVORI DI MANUTENZIONE La rampa d’accesso sul versante sud, nel territorio comunale di Roseto, è invasa da erbacce e canneto. Servono lavori di manutenzione urgenti visto che in questo periodo è attraversato ogni giorno da centinaia di turisti e residenti

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anne, erbacce, paratie divorate dai tarli, imbrattamenti dei soliti vandali. Non è certo un bel biglietto da visita il ponte ciclopedonale sul fiume Tordino, a confine tra Giulianova e Roseto. A denunciare lo stato di quasi totale abbandono della struttura sono i residenti dei due Comuni e soprattutto i turisti che in questi giorni stanno iniziando ad affollare i camping e le strutture ricettive. Il canneto presente a ridosso della rampa di accesso sud, sul territorio rosetano, sta piano piano invadendo il percorso ciclopedonale. Già un mese fa era stato chiesto al Comune rosetano di garantire, dopo un primo sfalcio delle erbacce, un intervento di manutenzione costante. Ma dopo i primi lavori, non è stato fatto più nulla ed ora la situazione che si presenta è quella di un degrado quasi totale. Le ultime piogge, inoltre, hanno favorito la crescita esponenziale della vegetazione che sta invadendo il percorso ciclopedonale. D’accordo la tutela dell’ambiente, ma in certi casi la manutenzione è d’obbligo per evitare il degrado più totale. Diverso il discorso per quanto riguarda la rampa di accesso sul lato nord, territorio comunale di Giulianova. Qui lo sfalcio dell’erba a ridosso della struttura è stato più recente. Ma il problema è che manca la manutenzione alle paratie. I tarli hanno continuato a divorare il legno, mancano alcune parti e la vegetazione se ne sta impossessando. Da condannare poi l’azione dei vandali che

hanno imbrattato il ponte con scritte fatte con bombolette spray di vernice, danneggiando anche le insegne che davano indicazioni sull’oasi naturalistica che sta nascendo alla foce del fiume e meta di appassionati della fotografia. Un’area che potrebbe dare un valore aggiunto per lo sviluppo del turismo ecosostenibile ma che al momento viene lasciata all’abbandono tra le proteste di chi vive questi luoghi. La foce del Tordino negli ultimi tre anni soprattutto è stata trasformata in una vera e propria oasi naturalistica, dove è possibile ammirare germani reali, garzette e aironi appostati ai bordi del corso d’acqua per cacciare piccoli pesci. Basterebbe a volte davvero poco per valorizzare questo angolo di paradiso.


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PICCOLI SCRITTORI NEL RICORDO DI LICIA GIUNCO Seconda edizione del premio letterario istituito nel ricordo dell’insegnante e dirigente sportiva, fondatrice e organizzatrice di “Sport per la Vita”. Coinvolti tanti piccoli studenti delle scuole primarie e secondarie di Roseto

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ppuntamento per questo sabato, 25 giugno, al Palazzo del Mare di Roseto, per la premiazione della seconda edizione del Concorso letterario nazionale “Memorial Licia Giunco” istituito dalla famiglia Giunco – Marini, con il patrocinio del Comune di Roseto, per ricordare e omaggiare la memoria dell’insegnante e dirigente sportiva che ha speso la sua vita per l’educazione dei giovani e per lo sport. Una sua creatura la manifestazione sportiva di pattinaggio artistico “Sport per la Vita” che nel febbraio 2017 arriverà al traguardo della 32° edizione: un grande spettacolo, che oltre ad offrire l’esibizione sportiva dei campioni del mondo della specialità, per 31 anni ha devoluto in beneficienza considerevoli somme di denaro in iniziative di solidarietà in favore di associazioni come Unitalsi e Lega fibrosi cistica. Il concorso letterario dedicato a Licia Giunco ha coinvolto alunni delle scuole primarie e secondarie di 1° grado impegnati nella realizzazioni di racconti e poesie su tematiche che riguardavano lo sport e la solidarietà. Le produzioni vincitrici sono state selezionati da una prestigiosa commissione giudicante, presieduta dallo scrittore bolognese Riccardo Medici. In occasione della premiazione, condotta da Maria Rita Piersanti, verrà presentata l’Antologia che raccoglie le produzioni degli studenti curata dalla “Di Felice Edizioni”. L’organizzazione e la Segreteria del Concorso sono state affidate alla dottoressa Emma Furia, con il contributo della Fondazione PescarAbruzzo per le pregevoli pubblicazioni che saranno donate agli autori in concorso e ai giurati.


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RISERVA NATURALE DEL BORSACCHIO, PARTE IL PIANO DI RILANCIO

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na Riserva che attende la definitiva consacrazione con un piano di intervento per la valorizzazione dell’intera area del Borsacchio. Ed è con questo spirito che il gruppo di “Ambiente e/è Vita” sta portando avanti il programma, dopo la convenzione stipulata un paio di mesi fa con il Comune di Roseto. Un primo importante risultato si è concretizzato attraverso una sana competitività sociale identificabile nella capacità di soggetti Istituzionali e non (Giunta, Consiglio, Associazione, Uffici Comunali di riferimento) di interagire efficacemente sulla base di un progetto condiviso e di garantire una simbiotica interconnessione fra i differenti livelli di responsabilità. Obiettivo promuovere un management multilivello e multigovernance quanto più aperto possibile al coinvolgimento delle Associazioni e stakeholders locali. Ad affermare tutto questo sono il Presidente Nazionale di “Ambiente e/è Vita” Onlus Benigno D’Orazio ed il Segretario Regionale di “Ambiente e/è Vita”Abruzzo Onlus Patrizio Schiazza. “In tal senso, nei giorni scorsi”, si legge in una nota, “si è svolta una riunione fra “Ambiente e/è Vita” Abruzzo Onlus, Eko club e Guardie Ambientali di Roseto che ha gettato le basi per una programmazione con interventi strutturali volti a rendere fruibile ed attrattiva la Riserva del Borsacchio ed alla firma di un Protocollo di Collaborazione”. L’accordo tra le parti prevede: 1. Azioni di controllo territoriale per ovviare all’abbandono incontrollato dei rifiuti e/o azioni di detrazione ambientale vegetale e/o faunistica; 2. Censimento delle microdiscariche abusive ; 3. Realizzazione di una cartellonistica informativa e didattica tipicizzata sulla identità di ogni percorso; 4. Azione di marcatura e manutenzione delle rete sentieristica; 5. Predisposizione di alcuni eventi del calendario estivo; 6. Azioni di promozione della conoscenza della Riserva nei diversi comparti di cui è composta al fine di avvicinare l’area protetta alla popolazione ; 7. Azioni di recupero di siti di interesse culturale e legati alla tradizione locale.

Una pianificazione a 360 che vedrà il coinvolgimento interattivo anche di altre organizzazioni locali che verranno chiamate a sviluppare sinergie per argomenti tematici al fine di arricchire la potenzialità dell’area protetta e promuovere un’immagine quanto più integrata possibile, e quindi fruibile, della Riserva del Borsacchio. D’Orazio e Schiazza ricordano inoltre che in questi mesi è stato anche redatto un piano di educazione ambientale per le scuole da far inserire nel Piano di Offerta Formativa del prossimo anno scolastico che prevede una serie di punti: 1. “Quanto peso sul mondo”; 2. “Ciclo integrato dei Rifiuti”; 3. “Le aree protette”; 4. “Quale aria respiriamo”; 5. Incontri “Vivi con chi Vivi” incontro informativo sulle specie floro-faunistiche dell’area della Riserva del Borsacchio; 6. “Usa Bene i Rifiuti- Usa Bene la Riserva” Ambiente e/è Vita Abruzzo Onlus 7. “La via della sostenibilità”; 8. “La sostenibilità ambientale delle risorse idriche”; 9. “Le aree protette”; 10. “A spasso nella flora”; 11. “Rifiuto-riciclo-rigioco”; 12. “Casa ecologica e sicura”; 13. “Alla scoperta del bosco e dei suoi abitanti- attraverso i 5 sensi ” ; 14. “smart city”; 15. “Lavoriamo insieme per un aria pulita”; 16. L’Ambiente marino costiero; 17. La Riserva del Borsacchio e le sue peculiarità; Accanto all’ individuazione delle azioni di salvaguardia e tutela è stato predisposto una Calendario degli Eventi Estivi denominato “E… state in Riserva”.


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ti Maggit di Luca

foto: Andrea Cusano

AVANTI ADAGIO

Nonostante le offerte di altre società per il titolo di A2, si riparte. Parola del Presidente Cimorosi, dopo aver parlato col nuovo Sindaco Di Girolamo. Nel futuro l’azionariato popolare?

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è un patrimonio cit- prietà e incidendo nelle scelte societal Roseto giocherà tadino e Roseto non rie, come auspicato dagli stessi attuali ancora in Serie può stare senza la proprietari. Si chiama azionariato poA2, nella stagiosua squadra di pal- polare e nel calcio è una pratica già spene 2016/2017. lacanestro». Il Pre- rimentata con successo. Praticamente, Parola del Presisidente Cimorosi, la proprietà azionaria della società che dente degli Sharks, Dadunque, vuole conti- controlla la squadra viene venduta in niele Cimorosi, dopo il nuare all’insegna del quota parte ai tifosi, che così diventasuo colloquio, avvenu“squadra che vince no azionisti e possono anche proporsi to nella tarda serata di Daniele Cimorosi ed non si tocca” e cioè per la dirigenza. Nel Barcellona calcio, martedì 21 giugno, con Emanuele Di Paolantonio con Peppe Di Sante che ha oltre 220.000 soci, il modello Sabatino Di Girolamo, da poche ore nuovo Sindaco di Rose- ed Ettore Cianchetti. I tre soci som- di governo ha raggiunto l’eccellenza. to degli Abruzzi. Tramontano così le mano il 90% delle quote degli Sharks A Roseto, trattandosi di pratica nuova, voci di una possibile vendita del titolo e hanno quindi deciso di tenere duro magari si potrebbe partire con il trovare 1.000 soci che ansportivo di Serie A2, richiesto da Ber- un’altra stagione, pur nualmente contribuigamo, Cagliari e forse pure Monte- ammettendo di voscano con 500 euro, granaro (pare abbia fatto un sondaggio ler passare la mano e avendo in cambio un anche l’Amatori Pescara). La base di auspicando nuovi inabbonamento e alcuni trattativa per cedere il titolo, stando gressi in società, per benefit. Sarebbe un a voci non confermate, sarebbe stata frazionare il rischio e costo sopportabile e di circa 350.000 euro, oltre a dotare fare del Roseto un sogarantirebbe alla soRoseto di un titolo di Serie B. Nelle dalizio cestistico semcietà 500.000 euro scorse due estati invece, per il titolo pre più forte e in graannui di gettito che, di Serie A2 Silver, Udine era arrivata a do di andare avanti, in Sabatino Di Girolamo con i costi del basket offrire 250.000 euro e il proprio titolo un futuro prossimo, di Serie B. Dunque si va avanti, come anche a prescindere dall’impegno di di oggi in A2, sarebbero una risolutiva singoli soci che mol- base di partenza per costruire un futuafferma Daniele Cimoto finora hanno dato, ro più sereno. Il brigantino rosetano, rosi: «Ho parlato con da quando la società dopo un campionato esaltante culmiil nuovo Sindaco Di è stata rifondata nel nato con i playoff, riprende dunque la Girolamo, il quale mi 2009. È quindi tem- navigazione, uscendo dal porto delle ha rassicurato dicendo po che alcuni volen- nebbie e facendo attenzione a non che l’Amministrazione terosi rosetani diano incagliarsi. Ma per non farlo navigare comunale farà il provita a un progetto che soltanto un altro anno, ci sarà bisogno prio dovere nel sostepossa supportare la del soffio della passione di tanti rosenere la squadra, come squadra, acquisendo- tani nelle vele della pallacanestro del ha sempre fatto negli Ettore Cianchetti ne una fetta di pro- Lido delle Rose. anni, perché il basket

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere


Tifosi 27

ti Maggit di Luca

CIAO, BIAGIO DEL CANE Scomparso a 39 anni un grande tifoso del Roseto. Tanti i messaggi di cordoglio. Ne proponiamo alcuni

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ella notte fra il 20 e il 21 giugno 2016 è scomparso Biagio Del Cane, rosetano 39enne portato via da un infarto. Tifoso del Roseto, conosciuto anche per il suo lavoro in locali del circondario, Biagio era benvoluto per la sua bontà e gentilezza. La sera della sua scomparsa, i tifosi della Fossa dei Leoni della Fortitudo Bologna – gemellati con quelli del Roseto Sharks – lo hanno ricordato in modo commovente, dedicandogli uno striscione durante Gara 4 di Finale Playoff per la promozione in Serie A, vinta al PalaDozza contro Brescia. I tifosi della Curva Nord del PalaMaggetti, dove Biagio era sempre presente per sostenere la sua squadra del cuore, lo hanno accompagnato nell’ultimo viaggio rendendogli omaggio durante le esequie tenutesi mercoledì 22 giugno. Nel fare le condoglianze alla famiglia e alle persone care a Biagio Del Cane, pubblichiamo alcuni messaggi di cordoglio. E poi vieni a sapere che le persone buone vengono a mancare. E solo allora ti accorgi di quanto fossero veramente brave persone. Di solito, anche se non le frequenti chissà quanto assiduamente, il grado di tristezza che si innalza nel tuo cuore determina quanto vuoto esse lasciano, quando apprendi la notizia che una persona che conoscevi della quale sei stato ospite, con cui hai condiviso momenti di aggregazione quotidiana famigliare intorno al tavolo, non c’è più. “Vu tirì, Biagio?” (Vuoi tirare?). Ti voglio ricordare con questa battuta, che ci facevamo al telefono quando riuscivamo a sentirci. Che la terra ti sia lieve, buon Biagio. R.I.P. Claudio Bonaccorsi

Da quando sono arrivato a Roseto all’ultimo giorno di questa stagione, hai avuto solo parole al miele per me! Da quando ti ho visto la prima volta in Curva all’ultima volta nella quale ti dissi che ero in partenza mi sei sempre stato amico, sempre pronto a farmi complimenti, ma anche a spingermi quando le cose non andavano. Era bello incontrarti sulla nazionale e tutte le volte fermarsi a fare due chiacchiere come due vecchi amici . Te che non hai mai tolto il sorriso dal tuo volto e non hai mai fatto mancare il sostegno per tutti noi ragazzi lontani da casa. Sono molto triste, ma so che ti riserveranno il posto che meriti lassù, ti porterò sempre con me! Jacopo Borra Mai una parola fuori luogo, sempre educato e gentile con tutti. Mancherai tanto, BOMBER. Yankiel Moreno Con una profonda tristezza nel cuore oggi salutiamo il nostro amico Biagio. Tutti i militanti, dirigenti e sostenitori di Fratelli d’Italia - AN Roseto degli Abruzzi si stringono attorno alla tua famiglia e ai tuoi amici. Verrai sempre ricordato per la tua bontà e lealtà. «La morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto. Se ascolto, sento i tuoi passi esistere come io esisto. La terra è fatta di cielo. Mai nessuno s’è smarrito. Tutto è verità e passaggio.» A Dio. Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale di Roseto degli Abruzzi La Curva Nord si unisce al dolore di amici e parenti, per la perdita del caro Biagione. Per sempre innamoroso, per sempre con noi. Riposa in pace. Curva Nord Roseto 1927


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III serie

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PHIL MELILLO

MAZZA DA BASEBALL O PALLA DA BASKET? QUAND’ERA IN AMERICA L’ATLETICO PHIL NON EBBE DUBBI E DOPO AVER VINTO UNA GARA DI TIRO, A UNDICI ANNI DECISE QUALE SAREBBE STATO IL SUO SPORT. DA LÌ INIZIARONO LE MILLE SODDISFAZIONI CHE LA VITA GLI HA DATO di William Di Marco L’UNIVERSITÀ, LO SPORT, L’ALBERGO DEL PADRE, I TANTI BEI RICORDI. COSÌ IL NOSTRO PROTAGONISTA TRASCORSE L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA. MA DOPO LA LAUREA DOVEVA DECIDERE COSA FARE. E SE I NONNI DALL’ITALIA AVEVANO ATTRAVERSATO L’ATLANTICO, LUI FARÀ LO STESSO VIAGGIO AL CONTRARIO. GIUNSE NEL BEL PAESE PER GIOCARE AI MASSIMI LIVELLI. I PIÙ GRANDI RISULTATI, PERÒ, LI RAGGIUNGERÀ SULLA PANCHINA, SOPRATTUTTO QUELLA BIANCAZZURRA, GRAZIE ANCHE ALL’AMORE DELLA SUA FAMIGLIA

ricordi L Phil Melillo

e Americhe sono vastissime e ricoprono una buona parte delle terre emerse. Sono tante le differenze geografiche, economiche e sociali tra il Nord, il Centro e il Sud, che occorrerebbe molto tempo per elencarle, quasi come attraversare tutti quegli affascinanti luoghi a piedi. Eppure le somiglianze sono dietro l’angolo e basta coglierle per capire gli elementi in comune. Prendete, per esempio, lo spirito libero che ha sempre alimentato l’immaginario europeo. E anche la fantasia di guardare a piena vista un mondo sconfinato, fatto di foreste, praterie e giungle. Ora, zoomiamo e andiamo un po’ più nello specifico, in quelle distese di sabbia finissima delle coste brasiliane, dove i bambini sanno solo correre a perdifiato dietro una palla, alle volte racimolata nel raggomitolare qualche pezza di stoffa alla meno peggio. Lo spirito libero dei nativi del luogo riemerge e se a questo ci si aggiunge la musica dell’anima, dal ritmo cadenzato e ancestrale, l’immagine si materializza, quasi proiettata davanti ai nostri occhi. La stessa cosa avviene nel Nord dello sconfinato continente. Questa volta sono le mani che prendono il posto dei piedi e quella palla, più compatta e fatta di cuoio, il bimbo la prende con l’unico scopo di centrare un anello di ferro, posto un bel po’ (almeno con i parametri dei piccini) sopra la testa. E su quella libertà e sullo slancio di cogliere la gioia pura del gioco che si è formato Philip Thomas Melillo, per tutti più brevemente Phil. Lo spirito delle praterie dei Navasink e dei Tappan si è fuso con l’estro di quell’antica parte del Mediterraneo che ha illuminato per secoli la penisola italiana. Due anime che si sono compenetrate per far emergere le qualità del ragazzo di allora e dell’uomo di oggi. Un’infanzia felice a Newark e la possibilità di prendere una parallela a quella che sarebbe potuta essere la sua strada principale. Era bravo, il bimbo Phil, con la mazza da baseball e i fuoricampo lo attendevano quasi ogni volta che tirava. La palla la sapeva colpire, ma non era quella vera che aveva in mente. Poi arrivò il cambio di città, la scuola diventò “alta”, come si usa dire da quelle parti, e

lo scopo della vita non è più un campo di terra battuta immerso in un bel prato verde, ma un rettangolo di cemento o parquet dove far rimbalzare la palla, per poi metterla dentro in quel diametro di appena 45 centimetri, un po’ più grande di una sfera regolamentare. È un’abilità, certo, ma l’istinto conta parecchio, tant’è che il nostro protagonista alla prova di tiro vinse la sua prima gara. Eppure quasi non sapeva cosa fosse il basket, ma quella vittoria a scuola lo segnerà per sempre. Così iniziò la sua scalata sociale, fatta di sport, di scuola, di studio, di università e di ritorno alle origini, lui che aveva i parenti e i vicini di casa che si commuovevano nell’ascoltare le melodia italiane. A quel punto l’occasione dell’attraversamento dell’oceano andava colta al volo, perché in Italia si poteva fare una bella esperienza e incontrare persone importanti per il basket... e per la vita. Appena messo piede sul suolo degli avi, incrociò lo sguardo con la donna che l’attendeva, Solo per lei valeva la pena rimanere nella terra delle origini e formare una famiglia, a cui rimanere legato per sempre. Qualcuno le chiama coincidenze, altri occasioni particolari, ma se chiedete a Phil il perché delle sue scelte, lui ha solo una parola, antica come il mondo e bella come poche: “Per amore”. Ora ascoltiamolo, ne vale la pena. New Jersey, sport e felicità. Possiamo iniziare così? È un bel concentrato della mia infanzia. Sono nato a Newark, nel New Jersey, il 26 ottobre 1952. Mio padre, insieme a mio fratello più grande, aveva un albergo a Point Pleasant Beach, cittadina di mare a sud di New York. Da maggio a settembre era lì con mia madre, Louise Nardiello, e d’inverno gestiva un grande magazzino all’ingrosso di abbigliamento, elettrodomestici ed altro ancora. I miei genitori erano nati entrambi negli States, ma provenivano da famiglie italiane. Quella di papà, da cui ho ripreso l’identico nome con l’aggiunta di “Junior”, veniva da Avellino, esattamente da Teora, mentre quella di mia madre era della provincia di Potenza. Eravamo tre figli. Il primo, molto più grande di me, era William “Billy” nato nel 1940 e poi c’erava-


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Newark (Usa), 1952. Phil Melillo (a destra) e il gemello Robert

Bloomfield, inizi anni ‘70. Phil Melillo durante il periodo universitario

mo noi gemelli, mio fratello Robert ed io. Devo riconoscere che ho vissuto una piacevole infanzia e di quel periodo mi ricordo il freddo pungente invernale e le umidi estati, nonché il quartiere dove abitavamo, formato da Italiani. Mia nonna, che stava nell’appartamento sotto di noi, mi insegnava a contare nella sua originale lingua e mio fratello era un bravo giocatore di football. Lì a Newark ho frequentato i primi quattro anni della “Elementary School”, cioè fino a quando ci trasferimmo a Bloomfield, sempre nel New Jersey, poco più a nord rispetto a prima. Lì finii i due anni delle Elementari e iniziai le Medie, la “Junior Hight School”. Dopo, mi scrissi alle Superiori, la “Hight School”, per finire dopo un triennio il percorso scolastico. E il basket dov’era nascosto? Ha proprio ragione. In effetti non ci avevo mai pensato a questa disciplina. Quando ero a Newark, a scuola giocavo a baseball. Tutti mi dicevano che ero bravo e questo non lo so se era vero, però da bambino, durante una partita, feci undici fuoricampo, ovviamente oltre la rete di protezione. Mi invogliavano a giocare, ma di colpo mi venne una specie di illuminazione e cambiai strada. Ero già a Bloomfield e a scuola facemmo una gara di tiro da sotto canestro. Va detto che non giocavo a pallacanestro, ma in quella circostanza risultai bravo a realizzare più punti in un minuto. Mi piacque l’idea di cimentarmi a fare canestro e così iniziai. Giocavo già bene, ero nella squadra della scuola Media e ad aprile finimmo il campionato. A quindici anni, al primo anno delle Superiori, avvenne l’episodio che più di tutti, sotto il profilo caratteriale e poi professionale, incise nella mia vita. Credo che senza quella esperienza oggi non sarei quello che sono. Andai a provare con la squadra dell’Istituto, che in America rappresenta veramente il massimo. È la cosa a cui si tiene di più, anche perché se uno è bravo ottiene anche delle borse di studio per continuare il percorso universitario. Eravamo una trentina: fui scartato o come si dice in gergo “tagliato”. Ci rimasi così male che quello stato d’animo si trasformò in rabbia. Dovevo reagire e così passai tutta l’estate ad allenarmi, mattina e pomeriggio, senza soste. Anzi, prendevo dei bambini per strada, a cui davo un dollaro, e mi facevo raccogliere i palloni per poi tirare. Arrivai a fare fino a cinquecento tiri, per poi ricominciare. L’offesa che ricevetti fu proporzionale alla reazione e così a settembre mi ripresentai. Non solo fui preso, ma a sedici anni divenni un punto di riferimento. L’estate dopo intensificai il lavoro e andai a fare un campus di una settimana. Conobbi l’allenatore Dan Peterson, che ritroverò nella mia carriera. Quando ritornai in squadra, divenni capitano e migliore realizzatore con una media di 22 punti a partita. Per me fu una soddisfazione doppia, data la tradizione

Sassari, 10 giugno 1978. Phil e Maria Vittoria Fara nel giorno del matrimonio

III serie

Cagliari, 1982. L’esperienza positiva di Melillo nella squadra isolana

della scuola e il giudizio degli allenatori, che mi consideravano il più bravo tiratore. Quegli allenamenti intensivi, quello spirito libero che avevamo noi giocatori di strada, mi aiutarono molto. È un po’ ciò che avviene in Brasile dove i bambini si divertono a calcio senza schemi. In Italia questo l’ho trovato un po’ meno, perché i ragazzini sono subito dentro strutture tecniche che poco aiutano a liberare il loro istinto di gioco. È tempo di università. Nel 1970, finita la “Hight School”, mi trasferisco al Goldey-Beacom College nel Delaware, dove rimarrò per due anni. Avevo vinto la borsa di studio e, come dicevo, negli Usa lo sport è così importante che si aprono molte opportunità formative. La prima stagione realizzai una media partita di 25 punti, nella seconda addirittura 30,9 in un campionato che poteva essere paragonato alla serie A italiana di allora. Non ero alto (1,78) per la disciplina, ma giocavo di potenza e avevo un tiro preciso. Il mio indirizzo universitario era Economia e Commercio e dovevo anche seguire con impegno gli studi, altrimenti, senza la sufficienza negli esami che sostenevo, mi avrebbero tolto dalla squadra. Devo dire che i professori si interessavano molto a quello che facevo. Dopo il primo, nell’altro biennio frequentai il Wilmington College: la media partita era di 23 punti e risultai il migliore giocatore della squadra. Nel 1975 mi laureai e per un breve periodo andai a lavorare. Volevo fare il salto nella Nba e così nell’agosto di quell’anno sostenni un provino con il Philadelphia 76ers. Su 130, rimanemmo solo in tre e a settembre, nell’ultimo esame, fui tagliato. Non si perse d’animo, anche perché all’orizzonte c’era l’Italia. Esatto. Continuai a giocare e ad allenarmi con intensità. Fino a quando l’anno dopo mi chiamò Richard Kaner, un agente che stava allestendo una squadra per portare giocatori americani in Italia. Avevo avuto contatti anche con Dan Peterson. Era l’anno che la federazione aprì agli oriundi e io ero avvantaggiato. Così giunsi a Varese e vi rimasi per due settimane. Ci trasferimmo dopo a Palermo, Cefalù e Messina. Nell’occasione mi vide Giancarlo Asteo della Gbc Lazio di Roma. Potevo andare anche alla Sinudyne Virtus Bologna, vincitrice dello scudetto, perché il coach, il mio amico Peterson, mi voleva. Solo che mi avrebbe utilizzato a metà con Carlo Caglieris, mentre a Roma avrei giocato 40 minuti e nel mio ruolo di guardia. Decisi di rimanere nella capitale. Feci un ottimo campionato, con una media di 27 punti e mi piazzai terzo tra i capocannonieri. Andò tutto benissimo e già avevo molte richieste, ma successe un imprevisto. È vero dell’imprevisto, ma al contempo le accadrà una cosa molto bella. Partiamo dall’aspetto positivo. In quei mesi avevo conosciuto la

ricordi


Ricordi 19 -

Cagliari, 1991. Phil e la piccola Martina

mia futura moglie, Maria Vittoria “Mavi” Fara che giocava in serie A con l’Algida Roma. Si allenava nello stesso palazzetto dove anch’io mi recavo. Ci incontrammo in una cena organizzata da un mio amico che era fidanzato con una sua compagna di squadra. È stato l’incontro più bello della mia vita e che poi mi ha fatto rimanere in Italia. Sono stato accettato come un figlio dalla sua famiglia e ogni volta che mi recavo in Sardegna, la sua terra d’origine, era una festa. La stessa cosa valeva per i miei genitori, contenti che io avessi messo le radici qui. Mi sposai il 10 giugno 1978 a Sassari e il 27 gennaio 1990 a Cagliari è nata Martina, laureatasi di recente in Marketing e Comunicazione con lode, per me una gioia immensa. Ma veniamo all’aspetto negativo. La Gbc Lazio l’anno dopo prese due lunghi americani e a me si chiusero le porte della serie A. Per un cavillo regolamentare non potevo più giocare come oriundo, anche se io avevo anche il passaporto italiano e quindi avrei potuto superare il problema. Invece in Federazione tutto si complicò. Dan Peterson mi voleva con la Billy Milano e intanto che la questione si sistemasse, rimasi con lui, allenandomi, ma non giocando per un anno. Anche Dan sapeva che avevo ragione e quindi mi spinse a fare causa ai vertici federali, fino a quando il presidente della Fip Petrucci, per non avere grane, mi rilasciò il cartellino e trovammo un accordo. Ricominciai dalla serie C con ingaggi molto favorevoli. Così stetti in quella categoria per tre anni: Rieti, Viterbo e Cagliari. Nell’8283, a trent’anni, tornai in A2 con la Benetton Treviso, dopo di nuovo a Rieti in A2 e infine in A 1 con il BancoRoma. A trentaquattro anni mi feci male al ginocchio e scesi in B con il Cagliari. Altre due stagioni e smisi: volevo fare l’allenatore. Così iniziai con il settore giovanile del capoluogo sardo. La società mi assegnò l’anno dopo la prima squadra in B2. Nel 1992-93 salì in A 1 col Bancoroma come assistente prima di Paolo Di Fonzo e, dopo il suo esonero, di Franco Casalini. Nel 1994-95 andai a Forlì in A 2 come vice di Stefano Michelini, che nel gennaio del ‘95 venne esonerato. Il presidente Angelo Rovati mi assegnò l’incarico di primo allenatore e vincemmo 16 partite su 19: andammo in serie A1. Il palazzetto era stracolmo con cinquemila persone e vincemmo le finali (3 a 0) contro il Rimini di Myers, Ferroni, Ruggeri. Esperienza veramente meravigliosa. Rimasi due anni lì, poi andai a Verona in A1, dove vincemmo la Supercoppa contro Milano. Dopo approdai a Siena in A1, esperienza non esaltante. Ed ecco giungere Roseto sulla sua strada. Era l’estate del 1998, mi chiamò il presidente Michele Martinelli, che conoscevo in quanto a capo dell’Algida Roma, dove giocava mia moglie. Mi voleva qui, con la squadra neopromossa

Point Pleasant (New Jersey), 1993. Phil e la madre Louise Nardiello

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III serie

Roseto, 2000, Palasport. Phil e Michele Martinelli, due grandi protagonisti del basket rosetano

in A2 e così ci incontrammo a S. Benedetto, un po’ defilati, per firmare il contratto. Avevo richieste in A 1, ma Martinelli, tipo molto carismatico, mi convinse e mi parlò di un ambiente straordinario, con tifosi calorosi e unici. Ottenemmo la salvezza, con Adrian Griffin e Sandro Dell’Agnello che ci lasciarono anzitempo, il primo per approdare nell’Nba. L’anno dopo addirittura arrivò la serie A1, per la prima volta in Abruzzo, in un tripudio mai visto di tutta la città. Il terzo anno raggiungemmo i play-off di Coppa Italia, con un entusiasmo che era sempre al massimo. Molte di quelle pagine i tifosi se le ricordano bene, perciò non mi soffermo più di tanto. Dopo Roseto, andai a Udine, un ambiente freddo, non solo climaticamente. Nel 2002 tornai a Roseto con il presidente Amadio, che l’anno dopo mi portò a Pesaro, la sua neosquadra. Dopo aver girato ancora ed essermi fermato per stare vicino a mia moglie, che aveva avuto problemi di salute, ritornai a Roseto nel 2012 per due stagioni. A quel punto smisi: ormai avevo messo qui le radici. Quante cose da dire ancora! Roseto, la famiglia i giovani... Roseto è una cittadina straordinaria. L’abbiamo scelta per viverci e questo già spiega tutto. Ci piace il mare, la gente, i rapporti umani, il fatto di fermarsi per strada e parlare con tutti. Quando allenavo, ogni mattina, anche se erano le sei, c’era qualcuno al bar che ti parlava della squadra, della formazione, di come avremmo giocato la domenica. Un calore che non ho mai visto da nessuna parte. E questo ci ha fatto capire che qui dovevamo vivere. Perciò nel 2011 abbiamo deciso di acquistare un’edicola e la portiamo avanti Mavi ed io. Vado la mattina presto, poi viene lei e nel pomeriggio tocca di nuovo a me. Sulla famiglia posso dire solo di essere stato privilegiato a incontrare una donna che amo veramente, mamma e moglie eccezionale. Mi è stata sempre vicina e mi ha dato una figlia che adoro. L’ultima considerazione è sui giovani. Sono in gamba, ma a molti manca la voglia di arrivare, la rabbia di emergere, che in me venne fuori a quindici anni, quando fui fatto fuori dalla squadra della scuola. Da allenatore ho sempre prediletto gli atleti di carattere, anche se forse meno tecnici. Phil è sempre stato rilassato nella narrazione della sua vita. Forse ha stretto un paio di volte i pugni per dimostrare intensità e determinazione. Lo ha fatto quando ha parlato di sé, dei suoi giocatori, del suo modo di essere, quello che gli ha permesso di regalare alla sua Roseto le pagine di basket più belle di sempre. Ma in lui non vanno mai dimenticati la pacatezza e il sorriso. Ed è la sua sintesi: carattere americano, affabilità italica. Di certo un bel mix.

Pubblicati: 1 - Mario Giunco; 2 - Luigi Lamolinara; 3 - Anna Maria Rapagnà; 4 - Domenico Cappucci; 5 - Domenico Osmi; 6 - Armando Di Giovanni; 7 - Enzo Corini; 8 - Antonio Palmieri; 9 - Cassiodoro Di Sante; 10 - Dino Di Giuseppe; 11 - Leone Marini; 12 - Lorentina Iezzi; 13 - Vittorio Centola; 14 - Pietro D’Elpidio; 15 - Luciano Lamolinara; 16 - Orazio Barnabei; 17 Dario Felicioni; 18 - Pasquale Bruno Avolio.


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QUALE FUTURO PER L’AUTOPORTO DI ROSETO? L’area versa in uno stato di totale abbandono. I vandali hanno danneggiato le strutture e gli impianti di accesso. Divelta anche la recinzione, mentre il terreno è completamente invaso dalle erbacce

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nel suo totale abbandono, ettari ed ettari di terreni, strade e locali che avrebbero dovuto garantire un’attività importante. E invece l’autoporto di Roseto oggi è una landa desolata. Una delle vicende più scottanti che ha interessato la città, una struttura mai decollata, miliardi di vecchie lire spesi inutilmente dopo un esproprio che oggi viene pagato a caro prezzo dal Comune, soprattutto dopo una serie di sentenze che peraltro hanno aumentato il valore delle aree espropriate, passate da circa 25 euro a metro quadro a oltre 80. Gli eredi ex proprietari dei terreni hanno battuto cassa. L’autoporto, che sorge a ridosso dello svincolo autostradale, avrebbe dovuto rappresentare un volano per l’economia del territorio. In realtà oggi è una landa deserta, inutilizzabile che in qualche modo penalizza anche gli artigiani che operano in questa zona. Di chi le responsabilità? Per il centro destra non sembrano esserci dubbi, in quanto quell’opera era stata fortemente voluta dall’allora governo di centro sinistra a Roseto. 12 miliardi di vecchie lire per

realizzare, cementificando una delle più belle zone a vocazione agricola di Roseto, una struttura che rischia di entrare nel ‘guinness’ dei primati per essere una delle tante cattedrali nel deserto italiane. Accuse al Pd anche per il fatto di aver voluto la zona artigianale e industriale annessa all’autoporto causando tutti i problemi legati agli espropri in cui si trovano oggi le aziende che sono state localizzate nelle aree interessate. Oggi, a ridosso di attività artigianali, l’autoporto è uno spazio con erbacce alte un metro, locali che di notte diventano rifugio per balordi. Non si può certo parlare di investimento perché non vi è alcun ritorno economico, ma di come siano stati buttati i soldi dei contribuenti. Ad ogni modo, l’autoporto sarà uno dei temi che il nuovo sindaco Sabatino Di Girolamo intende portare avanti. E’ chiaro che la struttura in qualche modo debba essere recuperata e rilanciata. Ne beneficerebbero anche tutte quelle attività che si sono insediate in questa zona che avrebbe dovuto rappresentare una spinta importante per l’economia e l’occupazione.


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LA LUNA DI FRAGOLA SULLE NOSTRE TESTE

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n evento raro, che accade ogni mezzo secolo. Una “Luna di fragola” ha segnato ufficialmente l’inizio della stagione estiva. Non accadeva dal 1967 che il giorno più lungo dell’anno, il solstizio d’estate, coincidesse con la cosiddetta “Strawberry moon”. Una rara sovrapposizione di eventi astronomici: la successiva si ripresenterà solo il 21 giugno 2062. Niente a che vedere, però, con il colore vermiglio che il nostro satellite indossa durante le eclissi di Luna, quando il cono d’ombra della Terra ne oscura la superficie tingendola di rosso. Il curioso nome, introdotto dai nativi americani, fa invece riferimento alla luna piena di giugno, il mese della raccolta delle fragole. Alle 22:34 del 20 giugno, ora di Greenwich, (quando in Italia erano le 00:34 del 21 giugno), il Sole ha raggiunto la sua massima declinazione, la distanza angolare dall’equatore celeste, nell’emisfero settentrionale. In questa porzione del globo, la nostra stella è rimasta per il massimo numero di ore al di sopra dell’orizzonte. Di contro, per gli abitanti dell’emisfero sud è stato il solstizio d’inverno. Come si legge sul sito dell’Unione astrofili italiani (Uai), nel giorno più lungo dell’anno il Sole è sorto, infatti, alle 5:36, ed è tramontato alle 20:51. Il giorno è durato, quindi, 15 ore e 15 minuti. Chi si è trovato a trascorrere questa giornata in corrispondenza del Tropico del Cancro, ha avuto il Sole esattamente a perpendicolo sulla testa, nel momento in cui ha raggiunto il punto più alto nel cielo. Un osservatore che fosse stato, invece, al Circolo polare artico, non

lo avrebbe visto mai tramontare per tutta la giornata, mentre al Circolo polare antartico si sarebbe andati incontro a 24 ore di buio. Da quel momento in poi le giornate, che si erano finora progressivamente allungate, torneranno ad accorciarsi. È il periodo dell’anno che gli scienziati chiamano estate astronomica, che si concluderà a dicembre con il solstizio d’inverno. Ma non c’è solo la Luna di fragola a illuminare il cielo in questo primo scorcio d’estate. Nelle notti di fine giugno un protagonista incontrastato del cielo brilla, di luce riflessa, sulle nostre teste: Saturno. Il 25 giugno torna, infatti, “Occhi su Saturno”, una serata osservativa, giunta alla sua quinta edizione, in cui in tutta Italia astrofili ed appassionati rivolgono i propri telescopi verso il gigante gassoso del Sistema solare per spiarne l’affascinante sistema di anelli. Chi non avrà la fortuna di godere di questa vista all’aria aperta, potrà comunque seguire lo spettacolo, a partire dalle 23 della sera, in streaming attraverso il Virtual Telescope. E non è tutto. Ancora qualche giorno di attesa e un altro gigante gassoso del nostro sistema planetario farà parlare di sé. Si avvicina, infatti, l’appuntamento con Giove. Nel giorno in cui gli Usa celebrano la loro festa dell’Indipendenza, il 4 luglio, il pianeta sarà raggiunto dalla sonda Nasa “Juno”, dopo un lungo viaggio di cinque anni e quasi tre miliardi di km. La missione della Nasa, di cui l’Italia, con l’Agenzia spaziale italiana (Asi), è partner principale, consentirà nei prossimi venti mesi di studiare approfonditamente il pianeta, come mai si era fatto prima d’ora.


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CORSO GINNASTICA DOLCE A MONTEPAGANO Quasi per scherzo un gruppo di signore un pomeriggio, mentre si parlava all’interno del Museo, hanno posto una domanda: “E se facessimo un corso di ginnastica dolce ?” Visto che nel paese ci sono poche possibilità di muoversi, oltre alla solita passeggiata, dopo varie ricerche su chi poteva aiutarci a realizzare questo nostro desiderio abbiamo trovato la Sig.ra Rita Di Marco di Roseto che opera in varie palestre come insegnante di ginnastica. Il Presidente dell’Ass. Vecchio Borgo, entusiasta di questa bella iniziativa, ha dato tutta la sua disponibilità per richiedere i vari permessi per l’utilizzo della Sala Polivalente del Museo di Montepagano. Il corso, con frequenza di due volte a settimana con circa 15 partecipanti, è iniziato a Marzo e si è concluso a metà Giugno. Nella Sig.ra di Marco abbiamo trovato una insegnante esperta, disponibile e molto affabile. Il gruppo , omogeneo, ha beneficiato fisicamente e moralmente di questo bellissimo corso con il proposito di riprendere l’attività a Settembre con corsi trisettimanali. Si ringrazia l’Amm.ne Comunale per la disponibilità accordataci. Ci auspichiamo che da Settembre ci siano ancor più iscritti, compresi gli uomini. L’Ass. Cult. “Vecchio Borgo” intende realizzare altri corsi tipo: Pittura su stoffa e Laboratorio Teatrale. Grazie a tutti. Ad Maiora. Una partecipante.

CELEBRAZIONE DEL CORPUS DOMINI Domenica 29 Maggio, in occasione della festa del “Corpus Domini”, la confraternita S.S. Sacramento ha organizzato, come ogni anno, la processione per le vie dei Montepagano addobbate per l’occasione da tanti fiori sparsi e alcuni quadri floreali riguardanti simboli religiosi dell’ Eucarestia al suono delle campane elettriche, in attesa che risuonino quelle antiche. Il parroco con il tabernacolo, con all’interno Gesù Eucarestia, coperto da un baldacchino sorretto dai vari confratelli e consorelle cha hanno animato con preghiere, canti e riflessioni alcuni riguardanti il Giubileo della Misericordia in corso in questo anno speciale. Prima della processione si è svolta la Santa Messa nella chiesa S.S. Annunziata e celebrata dal parroco Don Roberto Borghese. La Confraternita ringrazia la comunità per questo momento di grazia che il Signore ci ha concesso e invita a partecipare alle altre funzioni religiose.


CULTURA di MARIO GIUNCO

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IL FUTURO? MEGLIO SENZA NEMICI IN UN SAGGIO AVVINCENTE MASSIMO DI FORTI SOSTIENE CHE LA COSTRUZIONE DI UNA SOCIETÀ PIÙ GIUSTA E LIBERA PASSA PER LA GANDHIANA NON VIOLENZA

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ome immaginiamo il futuro dell’umanità? Senza quei nemici che rendono insopportabile il presente: guerre, povertà, ignoranza, violenza, malattie e la pallida ombra sempre in agguato. Massimo DI Forti, giornalista impegnato nella divulgazione scientifica e nella riflessione su grandi temi morali, ha affidato le sue considerazioni a un libro, “Un futuro senza nemici” ( Armando Editore, Roma 2016, vincitore nel recente Premio di saggistica “Città delle rose”, che anche quest’anno ha presentato volumi di notevole qualità), tanto piccolo da potersi mettere in tasca o in borsa, quanto prezioso per la ricchezza di riferimenti culturali e storici, così da diventare un amico discreto e utile. Un amico che non alza mai la voce, non usa paroloni incomprensibili o cortine fumogene. Che si interroga sulla insensatezza degli uomini e, quando non riesce a trovare risposte, lo ammette con sincerità. Ma senza mai arrendersi. La storia dell’uomo – scrive Di Forti – è scandita da esaltanti sconfitte e da tragici fallimenti. Quando è riuscito a superare i limiti della sussistenza, l’abbondanza di beni lo ha esasperato, generando in lui la volontà di difenderli e di accrescerli, per avere maggiore ricchezza e sicurezza. Nel corso di millenni la violenza, singola o collettiva, è diventata il mezzo per raggiungere questi obiettivi, con il proposito, nemmeno tanto inconscio, di allontanare o di sconfiggere la morte. Nel 1932, per avere chiarimenti sull’”enigma” della guerra, Einstein si rivolse, in una lettera famosa, a Freud, ritenendo che solo un esperto nella conoscenza degli istinti umani avesse potuto “dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventassero capaci di resistere alle psicosi dell’odio e della distruzione”. Oggi non sembra tramontare il “mito” della violenza “rivoluzionaria”, “levatrice della storia”. Di Forti è convinto che la “levatrice” di un mondo nuovo sia invece la non violenza, unico strumento idoneo alla costruzione di una società più giusta e libera. Da qui l’importanza di Gandhi, la cui lezione non riguarda solo l’indipendenza indiana, ma, più universalmente, il nemico, i nostri fantasmi distruttivi-autodistruttivi e l’illusione che la violenza possa risolverli. L’analisi difortiana spazia dall’antropologia alla psicoanalisi, dalla biologia alla filosofia, dall’economia all’arte della guerra, fino alle prospettive aperte dalle nuove tecnologie di comunicazione. Ha compagni di viaggio illustri: oltre a Einstein e Freud, Elias Canetti, Lao-tsu, Albert Schweitzer, Claude Lévi-Strauss, Sofocle (“Molte sono le meraviglie, ma nes-

suna più meravigliosa dell’uomo”), Rousseau (“Perché soltanto l’uomo è destinato a diventare imbecille?”), Marshall McLuhan, Konrad Lorenz, Melanie Klein, Ludwig Wittgenstein, Martin Luther King , Nelson Mandela. La figura di Gandhi si staglia come quella di un gigante. Queste le sue regole della grammatica non violenta. 1: ”Tra i mezzi e il fine vi è lo stesso inviolabile rapporto che esiste tra il seme e l’albero. Raccogliamo quello che seminiamo”. 2: “Tre quarti delle miserie e delle incomprensioni del mondo scompariranno se riusciremo a metterci nei panni dei nostri avversari”. 3: “L’uomo e le sue azioni sono due cose distinte. Avversare e combattere un sistema è giusto, ma avversare e combattere l’autore equivale ad avversare e combattere se stessi, dal momento che abbiamo tutti le stesse deficienze”. 4: “Il cuore più duro e l’ignoranza più rozza devono scomparire di fronte al sole nascente di una sofferenza senza ira e senza malizia. Quando l’opinione pubblica ha preso coscienza di un’ingiustizia sociale, anche i più potenti non possono arrischiarsi a praticarla o ad appoggiarla apertamente”. 5: “La pratica della non violenza richiede molto più coraggio della pratica delle armi. E’ una tragica illusione esorcizzare la propria morte provocando quella altrui”. 6: “La non violenza è un sistema di lotta e di liberazione dall’ingiustizia che chiunque può mettere in pratica. La sua incomparabile bellezza sta nel fatto che, pur essendo l’arma dei più forti, essa può essere maneggiata da coloro che sono fisicamente deboli, dai vecchi e perfino dai fanciulli, se hanno un cuore risoluto”. Le regole di Gandhi non trovano sempre applicazione, lo sappiamo bene. Sarebbe assurdo ipotizzare un mondo del tutto immune dalla violenza. Ma non c’è nessun destino – conclude Di Forti – che inchiodi la nostra specie a una folle pratica di distruttività e autodistruttività. Eros può vincere la partita su Thanatos: l’amore sulla morte.


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PINETO

CONTESTATO IL NUOVO

PIANO DEMANIALE

A presentare le osservazioni sono state le associazioni ambientaliste WWF e Italia Nostra che fanno notare come lo strumento non terrebbe conto della presenza dell’Area Marina Protetta. Sotto accusa anche il fatto che possa essere data la possibilità ai balneatori di creare aree pic nic sotto la pineta

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WF e Italia Nostra contro il nuovo piano demaniale del Comune di Pineto. Le due associazioni ambientaliste hanno presentato le loro osservazioni contestando lo strumento che andrà a pianificare per i prossimi anni la gestione dell’arenile pinetese. Sotto accusa il fatto che non si sia tenuto conto che il piano si sviluppi nell’area marina protetta e che riguardi anche un sito di interesse comunitario, aspetti che secondo le due associazioni imporrebbero forme di tutela più accentuate. Tre i punti considerati critici: nuove concessioni nel perimetro dell’area marina protetta, 4 delle quali nell’area di maggior pregio naturalistico. Nella zona alaggi, in prossimità della foce del torrente Calvano, è stata ridotta la spiaggia libera, eliminando una concessione per colonia marina in posizione strategica. Contestualmente sono state individuate una nuova zona alaggi, la terza della zona, e una nuova concessione balneare. Prevista la

costruzione di pontili in mare (4 ricadenti nell’area marina protetta) dal Torrente Calvano a Torre Cerrano. Prevista la creazione di una quarta fascia per servizi da dare in “sub-concessione” ai balneatori nella pineta litoranea. Per WWF e Italia nostra si tratta di una scelta che, oltre a provocare un degrado estetico e funzionale dell’area, avrà effetti negativi per la pineta. Inoltre, per quanto attiene agli aspetti sociali e turistici, tale scelta non rispetta quella che è da sempre la vocazione della pineta: un luogo di svago, sport e relax naturale, uno spazio per passeggiare all’ombra con i bambini più piccoli nelle ore calde. Se venisse attuata la possibilità per ogni concessione di realizzare un’area picnic di 600 metri quadrati, nulla rimarrebbe per passeggiare o correre liberamente e la pineta storica si trasformerebbe in un ristorante da 6.000 posti! Contestato anche il fatto che per la stesura del piano demaniale non ci sia stata una partecipazione pubblica.

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ANNO DI VITTORIE SPORTIVE

PINETO CALCIO IN SERIE D Dopo ben 18 anni, battendo per 2 a 1 la Subasio, i biancazzurri ritrovano la quarta serie

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hecché se ne dica, questo è l’anno dello sport pinetese. Nello scorso numero di Eidos abbiamo omaggiato la Pineto Volley per la serie B, in questo non potevamo risparmiarci nel fare lo stesso con l’ASD Pineto Calcio che lo scorso 12 giugno ha festeggiato la promozione in serie D. Nella finale di ritorno dei play off contro gli umbri della Subasio, i locali partivano avvantaggiati dalla vittoria dell’andata. Davanti ai circa 700 spettatori che avevano invaso lo stadio “M. Pavone e A. Mariani” di Pineto, la squadra di mister Ammazzalorso non poteva non essere carica e compatta in campo e questo ha dato dinamicità all’avvio del match. Numerose le azioni che potevano portare la squadra pinetese sin da subito al vantaggio ma, prima del sedicesimo minuto del secondo tempo, sono state solo buone ma fallite combinazioni. Porricelli della Subasio apre la seconda parte del match con il vantaggio per gli ospiti, dopo 10 minuti però arriva il penalty del Subasio che viene respinto da un super Federico Mazzocchetti. Scampato il pericolo arriva il turno di Ndiaye che si invola e viene atterrato in area di rigore: espulsione del difensore ospite e realizzazione dello stesso Ibrahima Ndiaye. Gli umbri si sgonfiano ed i nostri crescono. Ancora una volta è Ndiaye che si erge a protagonista e dopo un bello scambio con Cacciatore realizza all’angolino il 2-1 finale che decreta la promozione in quarta serie. Lo stadio scoppia dei colori del Pineto con le bandiere, i palloncini e gli striscioni biancazzurri; i tifosi si portano in campo ad abbracciare la squadra che ringrazia a braccia aperte e che festeggia con loro lo scudetto. Dopo quasi venti anni, la squadra calcistica pinetese si riprende, con entusiasmo

di MARTINA FRANCHI

e merito, la serie D. “Bella e sofferta, è la vittoria di una grande società e di una grande squadra. Probabilmente non esistono attività umane che pur nella loro semplicità sono capaci di emozionare a tal punto i cuori di chi si trova a vivere tali esperienze. Tra mille difficoltà la truppa di mister Ammazzalorso ha sempre creduto nel risultato dimostrandolo in ogni spareggio disputato, sempre decisivo e sempre determinante”, si legge sul sito dell’ASD Pineto Calcio che aggiornava i risultati in simultanea alla partita. Incontenibile la gioia del patron biancazzurro Silvio Brocco che, emozionato per la risposta della cittadinanza riunitasi a flotte sugli spalti dello stadio pinetese, ha ricordato la tenacia della squadra in una stagione lunghissima e molto lottata. Il tecnico Ammazzalorso ha invece, immediatamente dopo la partita, sottolineato che il merito non è solo il suo ma di tutta la squadra e della società che ha tanto investito per raggiungere questo obiettivo. Il giorno dopo, lunedì 13 giugno, la sala del Palazzo Polifunzionale era gremita di sostenitori per festeggiare le Stelle dello Sport pinetese durante la cerimonia organizzata dal Comune. Premiato Bruno Martella, calciatore originario di Pineto e che quest’anno ha conquistato la serie A con il Crotone, il Pineto Calcio fresco di promozione in serie D, il Pineto Volley, Tommaso Assogna, che nella stagione sportiva 2015/2016 si è laureato capocannoniere della categoria Promozione con il Mosciano e Simone Catucci, che quest’anno ha vinto il campionato regionale under 15 di bocce. “È stata una bellissima serata di festa, che ha premiato le eccellenze sportive della città e che abbiamo intenzione di ripetere nei prossimi anni”, ha commentato l’assessore allo Sport Gabriele Martella.


Brontolo

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TERZO MONDO

RIPARTIAMO CON PICCOLE COSE

Mi reco a fare delle analisi al distretto sanitario ed alla 07,30 c’è già una fila di 60 persone che aspetta l’apertura della porta, stanziando sul parcheggio riservato ai dirigenti. Ne arriva uno, apre la sbarra con il telecomando e suona un po’ scocciato per chiedere il passaggio. Dopo qualche minuto si aprono le porte tutti si riversano sul dispositivo per prendere il numero e trovare posto nelle uniche 13 sedie disponibili nell’angusto spazio e molti restano fuori ad aspettare. Si blocca il terminale, proteste dei cittadini e proteste degli addetti e di quelli che non possono conoscere quale numero viene chiamato per prenotare il servizio. Ma veramente questo meritiamo? Le auto dei dirigenti non possono sostare nel parcheggio adiacente l’altro ingresso? Dobbiamo aspettare l’apertura alle intemperie? Non si può utilizzare uno spazio adeguato come sala di attesa? Ci aspettiamo che chi sarà il responsabile nella nuova Giunta Comunale dei rapporti con la ASL immediatamente intervenga, affinché ai Rosetani venga riservato un civile trattamento!

SPADA DI DAMOCLE Uno degli argomenti della campagna elettorale è stata l’entrata a gamba tesa del patron del Roseto Sharks che ha accusato la precedente Amministrazione di non aver erogato un contributo al settore giovanile della squadra. Premesso che non è erogabile un contributo economico alle Società Sportive, come stabilito dalle “Spending review” e ribadito anche dalla Corte dei Conti di varie regioni (Trofeo Matteotti docet), un eventuale contributo, nelle eguali proporzioni, sarebbe dovuto essere devoluto anche a tutte le altre organizzazioni sportive. Chi si è lamentato, ha dimenticato gli sportivi rosetani che hanno dato, con orgoglio e sacrificio, il loro contributo alla squadra con circa € 200.000 al botteghino, quindi meritano rispetto e non devono sentirsi ogni anno sul capo la ipotetica minaccia di smobilitazione della squadra!

di ITALO DI ANTONIO

Buon lavoro alla nuova Giunta ... che prenderà il tempo necessario per programmare e realizzare i grandi progetti, iniziando da una sistemata alle piccole cose, la cui messa in cantiere non costa grandi cifre. Rappresenta un buon inizio rendere usufruibile via Colombo, come è attualmente, togliendo quelle immonde recinzioni in attesa della sistemazione definitiva; sfruttare le vacanze per sistemare le palestre scolastiche, in modo da renderle adeguate; ripulire i canali e la rete di raccolta delle acque piovane ed i parchi comunali per renderli fruibili ed accoglienti; ricreare un piccolo vivaio dove mettere a dimora le piante più idonee ai nostri parchi, coinvolgendo anche i ragazzi delle scuole elementari, visto di spazi idonei ce ne sono tanti. Poi si cominci a pensare di dotare il Palamaggetti e tutte le scuole di pannelli fotovoltaici per abbassare i costi di gestione. Si deliberi che ogni sport abbia il suo spazio negli impianti per loro costruiti: è inammissibile che il pattinodromo è usato per il beach tennis, che la palestra in parquet è usata per il pattinaggio, che negli spazzi del circolo tennis si giochi a calcetto e così di seguito.

BASKET INTERNAZIONALE Come ogni anno la nazionale maschile giovanile di pallacanestro under 20, allenata da Stefano Sacripanti, è nella nostra cittadina dal 12 giugno scorso per prepararsi alle varie competizioni internazionali previste. Questa rappresentativa a fine mese prenderà parte al Palamaggetti ad un torneo internazionale con la partecipazione delle nazionali della Russia, dell’Ucraina e di Israele. Dal 23 giugno si è anche stabilita a Roseto la Nazionale giovanile maschile under 18, agli ordini di Andrea Capobianco, per un periodo di allenamento e, data poco felice per il progetto sport e turismo, dal 7 al 9 luglio, sempre al Palamaggetti per un torneo internazionale con le nazionali di pari età di Slovenia, Turchia e Grecia.

Due persone in questi giorni ci hanno lasciato troppo presto. Biagio Del Cane (a sinistra) e Giancarlo Bosica (a destra) erano molto conosciuti a Roseto, ed il loro ricordo rimmarrà nei cuori di tutti. La redazione di Eidos si unisce al dolore delle loro famiglie.


Eventi

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PROGRAMMAZIONE ESTIVA DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE CERCHI CONCENTRICI PROMOTOR: STORIA, LETTERATURA, LIBRI E TANTA MUSICA

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iamo già entrati nella bella stagione, quella che vede tantissime persone riversarsi sul lungomare di Roseto, provenienti dalle zone limitrofe, dalle varie regioni italiane e dall’estero. Aspettando le informazioni dettagliate sulle tante iniziative dell’”Estate rosetana”, l’associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor ha messo in cantiere alcune serate improntate su approfondimenti di spessore, in cui risalti un unico intento: cercare di veicolare i vari temi trattati nel modo più semplice e discorsivo, tenendo sempre in mente la divulgazione del sapere aperta a tutti. Si inizierà il 18 e 19 luglio presso il Lido La Vela per una nuova iniziativa, la I edizione della Narrazione della Storia, con un sottotitolo che spiega molto: “L’affascinante racconto dei fatti storici”. Nella prima sera (lunedì 18 luglio, ore 21,00) sarà presente il noto studioso, scrittore e professore emerito presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane della Scuola Normale Superiore di Pisa, Franco Cardini, vincitore dell’ultimo Premio di Saggistica “Città di Roseto”, il quale presenterà il libro “Il califfato e l’Europa - Dalle crociate all’Isis: mille anni di paci e guerre, scambi, alleanze e massacri” (Torino, Utet, 2016). Il giorno dopo (martedì 19 luglio, ore 21) ci sarà l’intervento di William Di Marco, docente di Storia Contemporanea, che parlerà di “Totalitarismi e comunicazione - I caratteri comuni dei regimi che hanno oscurato il XX secolo”. La seconda rassegna è dedicata a Libri d’estate, sempre al Lido La Vela. Il 25 luglio, ore 21, verrà ri-presentato il lavoro di Camillo Cerasi “Storia del calcio a Roseto (1920-2015)”, con un’appendice molto interessante: la proiezione di un filmato sulla storia del calcio locale. Il terzo appuntamento (Lido La Vela) sarà imperniato su Incontri Letterari. L’evento, giunto alla III edizione, è molto atteso dagli appassionati di letteratura. Anche quest’anno gli occhi saranno puntati su una professoressa amatissima da queste parti, Manuela Racci, docente di Lettere e Biblioterapia. Nella prima serata (mercoledì 27 luglio, ore 21) la studiosa di Forlì presenterà l’ultimo suo volume “Caro amore ti scrivo...” (Bologna, Minerva Edizioni, 2016), mentre il giorno dopo (giovedì 28 luglio, ore 21) la Racci si soffermerà su un grande nostro corregionale: “L’ombra della Bellezza: D’Annunzio e l’inaspettata malinconia notturna”. L’ultima rassegna è per venerdì 5 agosto, ore 21 (davanti al Lido La Lucciola). Spazio alla IV edizione del “Dimarcolor Color People Festival - Colori e musica degli anni ‘60 e oltre”. A suonare quest’anno saranno Radio Vintage, con l’ospite speciale Antonio Di Gabriele. Per informazioni: cerchiconcentrici@email.it.


Francamente... me ne infisco

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di MASSIMO FELICIONI

Dottore Commercialista

e SIMONE DI FEBO

Dottore Esperto Contabile

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LA FISCALITÀ DELL’HOBBY Come regolarizzare un passatempo

he sia solo un diversivo o una propensione alla creatività occorre comunque fare i passi giusti nei confronti del fisco. L’hobbista ed il creativo non verranno di certo imbrigliati dalle “trame” fiscali se la loro passione ha natura meramente occasionale. Ma cos’è una prestazione occasionale? E’ considerata tale l’attività di chi si impegna a svolgere un’opera o un lavoro in proprio dietro corrispettivo, senza che vi sia nessuna forma di coordinazione o di subordinazione col committente. Questo tipo di prestazioni, dette occasionali, rappresentano un sistema di lavoro particolarmente apprezzato dai giovani o da coloro che, pur avendo già un lavoro, riescono a procurarsi dei guadagni extra con dei piccoli lavori e non hanno intenzione di aprire una partita IVA. Questa tipologia di lavoro non ha una lunga tradizione nel nostro ordinamento ma è stata introdotta recentemente con la riforma del lavoro del 2003, attraverso la cosiddetta Legge Biagi e, affinché possa essere riconosciuta come tale, deve appunto rispettare alcuni paletti dettati per legge: • non dev’essere un’attività abituale; • dev’essere un’attività non professionale; • non deve svolgersi con continuità; • non dev’esserci una coordinazione. Dal momento che questo genere di collaborazione occasionale sottostà a un particolare regime fiscale è necessario che: • la collaborazione con uno stesso committente non può essere più lunga di trenta giorni in uno stesso anno solare, altrimenti diventa abituale e continuativa; • la somma di tutti i compensi percepiti non può essere superiore ai 5000 euro in uno stesso anno solare. L’aspetto più particolare e vantaggioso di questo genere di prestazione lavorativa è senza dubbio quello contributivo che, nel rispetto dei limiti su esposti, esonera il prestatore dagli obblighi previdenziali. L’onere amministrativo che incombe sul prode creativo è quello di emettere una ricevuta per la prestazione resa nella quale descrivere l’attività svolta e le somme percepite con le eventuali ritenute d’acconto. Ovviamente tali redditi, in linea generica, dovranno essere ricompresi nelle usuali dichiarazioni dei redditi. Just do it!


CORIANDOLI

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Curiosità, aneddoti e mirabilia

LE NOZZE COI FICHI SECCHI

di DANIELA MUSINI

È riferito al matrimonio tra l’erede al trono Vittorio Emanuele di Savoia e la principessa Elena del Montenegro, con allusione al piccolo regno di provenienza della sposa

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e questa espressione è diventata d’uso comune, ad indicare un modo di realizzare qualcosa in eccessiva economia o senza averne i mezzi, lo dobbiamo a quella malalingua di Edoardo Scarfoglio, giornalista abruzzese sapido e corrosivo, impenitente donnaiolo e amico fraterno di Gabriele d’Annunzio. Il 27 Settembre 1896 sulle pagine de Il Mattino di Napoli (il glorioso giornale da lui fondato insieme alla moglie Matilde Serao) apparve un articolo a firma di Tartarin (pseudonimo di Scarfoglio stesso) intitolato, appunto, “Le nozze coi fichi secchi” e riferito al matrimonio che si sarebbe celebrato il mese successivo tra l’erede al trono Vittorio Emanuele di Savoia e la principessa Elena del Montenegro. Fichi secchi con allusione al piccolo regno di provenienza della sposa, famoso proprio per la coltivazione ed essiccazione dei polposi frutti, ma anche alle non certo opulente finanze e al non eccelso pedigree (se paragonato ad altre dinastie) del regno montenegrino.

Road To Amantea!

ALLA CONQUISTA DEL TRICOLORE DI

BEACHVOLLEY UNDER19

Il giorno del matrimonio la bella Elena (che aveva studiato a Pietroburgo, parlava 5 lingue e sapeva, eccome, conversar di politica e poesia) conquistò tutti, avvolta com’era da quello splendido velo in pizzo di Burano innervato di fili d’argento che formavano centinaia di margherite. Un gentile dono della suocera, Sua Maestà la Regina Margherita di Savoia. E pazienza se un’altra Elena (d’Orléans, cugina acquisita dello sposo) la bollava con aristocratico sussiego “la pastora”! La bella, formosa, altissima (m. 1,80) montenegrina sarà moglie devota e innamorata del pur bassino (m. 1,54) futuro Re d’Italia. Curtatone (lui) e Montanara (lei), come malignamente furono ribattezzati (i cui nomi facevano riferimento sì alle due celebri battaglie della I Guerra d’Indipendenza, ma alludevano alla bassa statura dello sposo e all’origine montenegrina della sposa) vissero felici e contenti. A dispetto di tutti. Scarfoglio e fichi secchi compresi.

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asce dalla collaborazione di due società sportive rosetane,la BVR e la pallavolo Roseto, il progetto ambizioso di girare l’Italia alla conquista del titolo di campione italiano di Beachvolley 2016! Il Team é formato da: Dalila Varrassi classe ‘98 e la sua socia Maristella Bonomo classe ‘99 ,capitanate dal maestro federale Marco Monticelli che le guiderà lungo tutto il faticoso cammino che le divide dall’ambita meta. La prima tappa si é svolta a Soverato (cz) il 20/21 giugno,il primo giorno di gare é iniziato con una doppietta di vittorie ma nel pomeriggio arriva la prima sconfitta ad un passo dalla semifinale . Il secondo giorno partita ad eliminazione diretta contro la coppia romagnola testa di serie numero 3 del torneo. La gara vede sconfitte le nostre ragazze per 2 a 0 e il cammino del team BVR si conclude al quinto posto di questa prima tappa! Il prossimo weekend saranno in campo a Silvi per una tappa nazionale open serie B2! Potete seguirli in tempo reale sulla pagina Facebook Beach Volley Roseto e comentare con l’hashtag ufficiale #BVRteampro


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POLEMICHE SUL NUOVO LOGO DEL DISTRETTO TURISTICO DEL GRAN SASSO

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ette mila euro di premio per un logo che ha entusiasmato la commissione giudicante, ma di sicuro non i tantissimi cittadini che hanno già avuto modo di vederlo. Il Distretto Turistico Gran Sasso aveva organizzato un concorso di idee per la creazione del logo che lo avrebbe dovuto rappresentare. A questo concorso, tra le 200 proposte inviate da tutta Italia e oltre, aveva preso parte anche il nostro grafico creativo Andrea Marzii, con la collaborazione di Rebecca Bucci, Graziano Di Crescenzo e Gianluca Locicero, e il loro progetto si è piazzato proprio alle spalle del vincitore. Tra i primi due loghi in classifica non sembra esserci paragone: quello di Andrea appare molto più accattivante con un senso logico in tutta la sua realizzazione. Vi proponiamo dunque entrambi gli elaborati per darvi un’idea, insomma, di come sono poi andate le cose. Il secondo classificato solitamente è il primo degli sconfitti: niente premio per Andrea e la sua squadra. Di sicuro il lavoro che hanno fatto è stato molto apprezzato. Resta almeno questa soddisfazione. E l’idea anche di presentare ricorso contro la commissione giudicatrice. Sul web si è scatenato comunque un susseguirsi di giudizi ed opinioni, alcuni anche contrastanti. Noi di Eidos, comunque, Andrea ce lo teniamo stretto.

Il logo vincente

Il secondo classificato

I membri del progetto secondo classificato. Da sin. Gianluca Locicero, Graziano Di Crescenzo, Rebecca Bucci e Andrea Marzii

La denuncia

COME SI CONFERISCONO GLI SCARTI DEL GIARDINAGGIO? A COLOGNA SPIAGGIA LA PROCEDURA È LACUNOSA

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lcuni cittadini ci segnalano delle grosse disfunzioni esistenti per quanto riguarda il servizio della nettezza urbana. La contestazione è per la raccolta differenziata porta a porta nella frazione di Cologna Spiaggia, in quanto si è verificato un disservizio sul conferimento del materiale prodotto dalla potatura degli alberi e delle siepi o dalla falciatura del prato. Per poter consegnare tale rifiuti, affinché possano essere portati nella discarica, non c’è un contenitore o un sacco specifico e tanto meno è indicato un giorno prestabilito in modo che ogni cittadino possa organizzarsi in anticipo. In merito i nostri lettori della zona ci dicono che la ditta Diodoro ha fatto tre proposte: 1. Mettere questi rifiuti nell’organico con buste dedicate. Va bene, ma come? Quelle in dotazione dalla ditta sono piccole; le grandi non le danno e, anche volendole comprare, non si trovano in commercio. In più, c’è

da dire che le buste grandi normali per spazzatura non sono accettate; 2. Si può portare con il mezzo proprio all’autoporto a Santa Lucia in giorni stabiliti. Ma qui i cittadini - che ci segnalano la problematica - dicono di non essere d’accordo, perché già pagano il sevizio porta a porta, imposto oltretutto dall’Amministrazione Comunale; 3. Si può prenotare per il servizio di raccolta e a quel punto la ditta informa del passaggio solo il giorno prima con una telefonata. Come è possibile organizzarsi, ci fanno sempre sapere i nostri interlocutori, in così poco tempo? Non si possono fare i lavori di giardinaggio un giorno per l’altro. Sarebbe meglio stabilire delle date fisse, almeno per il periodo primaverile ed estivo. Dopo un anno dall’inizio del servizio porta a porta a Cologna Spiaggia - sentenziano gli amici che si rivolgono a Eidos per risolvere questa disfunzione - non si può accettare come risposta: “Ci stiamo ancora organizzando” oppure la dicitura “Ulteriori non conformità saranno segnalate alle autorità competenti” trovato sull’adesivo attaccato alle buste non ritirate!


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ALIMENTI TIPICI REGIONALI

IL BASILICO GENOVESE SIMBOLO DI UN’AGRICOLTURA SOSPESA SUL MARE

di SIMONA RUGGIERI

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È un prodotto che gode di molta popolarità, grazie alla tipicità della terra e di una cucina dai sapori antichi

uesta settimana si torna in una regione del nord Italia, una regione di mare tipica e famosa per moltissimi prodotti alimentari e territori meravigliosi; oggi andiamo in Liguria e parleremo del fantastico basilico genovese DOP! Il basilico è una delle colture più tipiche della Liguria, il simbolo di un’agricoltura sospesa sul mare e di una cucina dai sapori antichi; la sua coltivazione gode di una popolarità senza precedenti, sia perché il consumatore apprezza sempre più gli aromi che arricchiscono di sapori la cucina, sia perché rappresenta la qualità, la semplicità e la tipicità di una terra e della propria cultura. Le eccellenti caratteristiche del prodotto hanno orientato la coltivazione in maniera specializzata per l’uso culinario e la coltivazione si è presto diffusa in tutta

la costa della regione grazie alla favorevoli condizioni climatiche e alla trasmissione delle tradizioni agricole. Il basilico è una specie che risente fortemente dell’ambiente di coltivazione: per questo motivo quello coltivato in Liguria è omogeneo nella qualità in funzione degli ambiente di coltivazione (serra e pieno campo), delle tecniche di coltivazione e della lavorazione. Una volta seminato il terreno, è importante che le condizioni di temperatura e umidità siano idonee ed è fondamentale che le piantine siano protette da eventuale contaminazione fungina. La raccolta è esclusivamente manuale e avviene quando le piantine possiedono da due a quattro coppie di foglie, estirpandole dal terreno una per una; a questo punto le radici vengono coperte per evitare una precoce disidratazione.

La ricetta del giorno: PESTO ALLA GENOVESE

Ingredienti per 6 persone: circa 70 foglie di basilico, 50 g grana, 2 cucchiai di pinoli, 3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, aglio e sale grosso. Porre l’aglio già mondato nel mortaio, pestarlo col pestello fino a ridurlo in poltiglia e fare altrettanto con i pinoli; unire il basilico e il sale, schiacciare (senza più pestare) a lungo, roteando sino ad ottenere un composto omogeneo; si aggiunge il grana grattugiato e a scelta il pecorino e, sempre rimestando, l’olio versato a filo.


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