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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 9 N.239 prossima uscita 24 ottobre


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ggMessage Il nuovo modo di comunicare

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asce “ggMessage” una app per comunicare in modo originale, stravagante, travolgente, destinata a competere con WhatsApp. “ggMessage” per ora è solo per dispositivi “Apple” ma il gruppo che ha creato e inventato il nuovo sistema per comunicare tra i giovani (ma non solo) ha assicurato che a breve anche tutti i sistemi “Android” potranno scaricare “ggMessage”. Due sono le peculiarità di questa originalissima formula di messaggistica e di comunicazione. La prima è che ci si registra fornendo una semplice mail (o più indirizzi di posta elettronica) e quindi non è necessario far conoscere il proprio numero di cellulare. L’altra caratteristica che sta già catturando le simpatie dei primi utenti è che si possono inviare messaggi in tempo reale ma con possibilità di leggerli in ritardo per chi li riceve. Sì, perché il messaggio può essere ritardato, almeno per quanto riguarda la possibilità di aprirlo e leggerlo. Chi lo invia programma la data di lettura. Chi lo riceve ha la visualizzazione immediata del messaggio ricevuto, ma non avrà modo di aprirlo e leggerlo prima del giorno e

dell’ora “X”. In questo modo si crea una sorta di “effetto uovo di Pasqua”, per la sorpresa contenuta. Un modo di comunicare un po’ retrò, un po’ vintage, che ricorda molto quel sapore e quell’emozione di attesa che si creava quando si aspettava il postino per una lettera, una cartolina. Tra le altre cose questo sistema ha anche la funzione di un vero e proprio memorandum. E’ possibile registrarsi con più indirizzi mail. Creare quindi una sorta di gruppi con mail riservata al lavoro o

alla scuola, mail di aggregazione con gli amici. “ggMessage” - a proposito, tra qualche settimana si scoprirà anche il perché di questo nome che per adesso resta un segreto – consente di inviare foto ed in futuro anche di caricare dei video. L’applicazione, del tutto gratuita, subirà presto delle interessanti evoluzioni perché l’obiettivo è quello di catturare l’attenzione di migliaia e migliaia di utenti. Al progetto, nato quasi per gioco qualche mese fa, hanno lavorato alcuni amici, tra i quali Carlo D’Ascenzo (ottico), il fratello Elio (fotografo ufficiale di “ggMessage”), Giuseppe Di Bonaventura (medico oculista), Eugenio Pompei (extreme software), Fiorenzo Di Tecco (geometra), Giancarlo Di Gianvittorio (contabile), Lorenzo Poli (immobiliarista), Sabatino Riggi (agente manageriale), Sante Testa (contabile). Intanto, Carlo D’Ascenzo è pronto a lanciare per la prossima collezione Primavera-Estate una linea di occhiali unici (ogni pezzo sarà diverso dall’altro) che potrebbe prendere spunto dal successo che l’app “ggMessage” sta già raccogliendo, in attesa della totale esplosione dando la possibilità anche ai dispositivi “Android” si scaricarla, contrastando così il fenomeno “WhatsApp”.


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Roseto e i migranti da Rocca Santa Maria

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Ne sono 30 e sono ospitati nel Residence Felicioni. In città c’è chi ha manifestato preoccupazione soprattutto in materia di controlli e sicurezza. In città ne potrebbero arrivare degli altri. Ma la circostanza è stata smentita dal Prefetto di Teramo con cui il sindaco Enio Pavone si è incontrato nei giorni scorsi. Intanto è scattata anche un’iniziativa di solidarietà promossa da Marco Borgatti

ono arrivati dalla fungaia di Rocca Santa Maria, una struttura considerata inadeguata ad ospitarli. Sono una trentina e si trovano nel Residence Felicioni di Roseto che li ha accolti dopo il via libera della Prefettura. Sono profughi fuggiti dalla Nigeria e che hanno chiesto aiuto all’Italia secondo le direttive internazionali. La cooperativa che si è aggiudicata il bando promosso proprio dalla Prefettura (in provincia di Teramo attualmente sono ospiti circa 550 profughi) avrà all’incirca 35 euro al giorno per ciascun migrante e dovrà garantire vitto e alloggio, sino al 31 dicembre prossimo. Inoltre ad ogni cittadino accolto verrà messo a disposizione un “pocket money” di almeno 2,50 euro (e non superiore a 7,50 euro) per acqui-

stare giornali, snack, sigarette. Roseto, da sempre considerata città solidale, si è però spaccata sulla vicenda dei migranti. Nei giorni scorsi la preoccupazione era stata manifestata dall’assessore alle politiche sociali Alessandro Recchiuti il quale aveva parlato espressamente di emergenza, visto che secondo alcune indiscrezioni, successivamente non confermate, in città sarebbero arrivati circa 200 profughi. In realtà, in base al bando, il Residence Felicioni ne potrà accogliere 50, forse 100 in tutto. Fronte Nazionale, La Destra Sociale e la Consulta sul Turismo di Roseto hanno espresso il totale dissenso dinanzi all’ipotesi di arrivo di nuovi profughi. Il problema maggiore sarebbe proprio da collegare ai controlli, alla sicurezza del territorio. “Cosa fan-

no. Dove vanno? Soprattutto chi sono?”, le domande ricorrenti tra i rosetani e tra quei movimenti politici di ispirazione di destra. In città si è aperto un dibattito, su chi è favorevole ad accogliere cittadini profughi, che lasciano i loro Paesi martoriati dalla guerra, e chi invece è assolutamente contrario, ribadendo le difficoltà del popolo italiano, di molte famiglie rosetane che non hanno un tetto sotto cui stare, neppure quei pochi euro per comprare un panino e che invece ai migranti vengono garantiti. Insomma, prima bisogna affrontare i problemi della gente del posto, e poi quelli dei profughi. Almeno questo il concetto espresso dai nazionalisti. La preoccupazione dei rosetani, o di una parte di essi è legittima. Così come è stata legittima l’azione del sindaco Enio Pavone


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Il residence Felicioni che ha voluto incontrare in settimana il Prefetto Valter Crudo. Ci sono state rassicurazioni da parte del rappresentante dello Stato: per adesso non è previsto l’arrivo di altri immigrati a Roseto. E la situazione viene costantemente monitorata dalla Prefettura. Il primo cittadino rosetano ha voluto parlare col Prefetto per manifestare la preoccupazione di un’intera comunità in merito alla sicurezza e ai controlli. Dal canto suo Pavone ha garantito la vigilanza con una pattuglia del comando di Polizia Municipale. Se da una parte c’è una fetta di residenti, forse la maggioranza, preoccupata per la presenza dei profughi, dall’altra è scattata anche la gara di solidarietà dopo l’annuncio fatIl prefetto Valter Crudo

Il sindaco Enio Pavone

to da Marco Borgatti, esponente della sinistra rosetana, affinché vengano donati abiti in buono stato, scarpe e beni di prima necessità, compresi i prodotti per l’igiene personale, da destinare agli ospiti del Residence Felicioni. Nel frattempo, nei prossi-

mi giorni ci sarà una giornata di conoscenza reciproca nella sede dell’associazione Brucare, con la partecipazione del responsabile Bruno Petrini e dei volontari per portare solidarietà, integrazioni e aiuto fra poveri stranieri ed italiani. Intanto, è di 25 il numero degli stranieri che già si sono integrati grazie al progetto Sprar a cui il Comune di Roseto aveva aderito nei mesi scorsi. Si tratta di immigrati che sono arrivati in città già da qualche mese, con le loro famiglie. Sono in tutto 7 nuclei familiari che rientrano nello Sprar, un programma di solidarietà che consente oltretutto di seguire anche corsi di lingua italiana per un’integrazione radicale nel tessuto sociale locale.


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Roseto e

un’estate da record

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Stagione turistica con il 15 per cento di presenze in più, un record per la Città delle Rose. Grazie anche al sinergico lavoro con gli operatori del settore e le aziende leader in Italia il turismo rosetano sarà “in mostra” nei più importanti appuntamenti e fiere del panorama italiano

a stagione turistica 2015 va in archivio con un trend più che positivo per Roseto. Secondo le prime stime si è registrato tendenzialmente un aumento di arrivi e presenze di circa il 15 per cento, un dato ancora più importante se si considera che lo scorso anno, dinanzi ad una tendenza generale e regionale negativa, causata in gran parte dal maltempo estivo, Roseto aveva comunque vissuto una stagione turistica con il segno più. “Non possiamo che essere soddisfatti per questi importanti risultati”, ha sottolineato il sindaco Enio Pavone, “Il turismo è la nostra ricchezza e poter vedere il comparto in salute ed in crescita è motivo di grande orgoglio. La nostra è una realtà viva, dinamica, che attira turisti in ogni momento dell’anno grazie alla vitalità degli operatori e delle associazioni di categoria, che investono nel settore ed organizzano tante iniziative”. Dati positivi che fanno il paio col successo di alcuni importanti eventi, come la “Mostra dei Vini” di Montepagano, “Roseto Opera Prima” Film Festival, il Premio di Saggistica “Città delle Rose” e la Rievocazione della “Pesca con la Sciabica” che hanno attirato migliaia di persone. Per Roseto si tratta di una percentuale di crescita importante che, pur tenendo conto dell’eccezionale caldo che si è avuto nella stagione estiva, evidenzia una chiara ripresa del settore. “Non ci si può però cullare sugli allori”, è stato il commento del consigliere comunale delegato al turismo Antonio Norante, “bisogna ri-

partire da questo importante risultato per pianificare in tempo la prossima stagione balneare puntando ad ulteriori e significativi miglioramenti. I dati definitivi su arrivi e presenze, italiane e straniere, sono in corso di elaborazione da parte dei competenti uffici della Regione. Intanto stiamo pianificando il 2016”. Infatti sono diversi gli appuntamenti che attendono il Comune di Roseto che parteciperà ad alcuni degli eventi nazionali ed internazionali più importanti per promuovere la propria immagine turistica assieme agli operatori locali. Si inizia con la “Fiera di Rimini”, giunta alla sua 52° edizione, la più grande fiera del turismo in Italia e tra le prime cinque in Europa, con oltre 1.100 buyer provenienti da 60 paesi, 2.700 espositori, 700 giornalisti e 300 blogger internazionali. Dal 9 all’11 ottobre Roseto presente anche alla “Barcolana” di Trieste, la più antica gara velica internazionale, alla quale quest’anno parteciperanno oltre 2.000 imbarcazioni, circa 25.000 appassionati della vela e per cui si prevedono circa 700.000 visitatori da tutto il mondo. A Trieste la città disporrà di un proprio stand nel Villaggio Abruzzo, organizzato dalla Regione, che permetterà di presentare Roseto sia dal punto di vista del prodotto turistico-balneare,

che con alcuni prodotti enogastronomici locali, veri e propri fiori all’occhiello della produzione agricola e industriale del nostro territorio. Il terzo importante appuntamento sarà quello in programma il 13 e 14 ottobre a Milano, in occasione dell’Expo 2015, presso Casabruzzo in via Fiorichiari, un temporary shop messo a disposizione dalla Regione Abruzzo per una due giorni completamente dedicata alla città. Nell’ambito delle iniziative previste nella due giorni il Comune presenterà in anteprima il portale web turistico della Città di Roseto degli Abruzzi. All’evento sono stati invitati tour operator, agenzie di viaggio, giornalisti ed altri addetti del settore per presentare in chiave moderna e con una nuova immagine il turismo rosetano attraverso un portale che, in realtà, non è solo un sito internet, ma un innovativo piano di comunicazione turistica. Anche in questo caso si svolgeranno degustazioni di prodotti enogastronomici del territorio che rappresentano un’altra fondamentale attrattiva che si va ad aggiungere al nostro mare, alla nostra splendida spiaggia e alle strutture turistiche di Roseto. L’ultimo appuntamento di questa serie di eventi si svolgerà sul territorio rosetano nella prima settimana di novembre al Palazzo del Mare con un importante convegno sul turismo che vedrà la partecipazione di relatori di livello nazionale e all’interno del quale, dopo l’anteprima di Milano, sarà presentato ufficialmente a tutta la città il portale web turistico del Comune di Roseto.


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e m o zio n e

. . . p e r di u n giorn o t u t t a l a v it a .

AL FOCOLARE DI BACCO - C.da Solagna, 18 - Roseto degli Abruzzi (TE) Tel. e Fax 085 8941004 - Mob. 393 9461096 - alfocolaredibacco@virgilio.it


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Cologna Spiaggia, iniziati i lavori

di protezione della costa La ditta appaltatrice ha deciso di intervenire con due pontoni, uno a Roseto, l’altro nella frazione colognese per recuperare il tempo perduto dopo lo stop estivo e soprattutto per evitare di andare incontro alle mareggiate invernali. Saranno chiusi tutti i varchi tra una scogliera e l’altra. Rimodulato il progetto iniziale che prevedeva un intervento più limitato

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opo due anni di attesa finalmente hanno preso il via i lavori di messa in sicurezza del litorale di Cologna Spiaggia. In settimana il primo pontone ha raggiunto la zona nord della frazione di Roseto, tra la “blocchiera” e l’agricamping Albachiara per iniziare la chiusura del primo varco. La ditta appaltatrice, che a settembre aveva ripreso i lavori di consolidamento delle barriere frangiflutto nella zona sud di Roseto dopo la pausa estiva, per recuperare tempo ed evitare di andare incontro alle mareggiate invernali che impedirebbero il prosieguo delle opere, ha deciso di intervenire con due pontoni. Uno si sta occupando del litorale rosetano, l’altro, invece, della chiusura dei varchi tra una scogliera e l’altra a Cologna. Rispetto al piano originario, il progetto, almeno per quanto riguarda Cologna Spiaggia, è stato di fatto rivoluzionato. La direzione per le opere marittime della Regione ha

accolto le richieste degli operatori turistici locali e della gente del posto che chiedevano la chiusura di tutti i varchi e non solo di 5, nel tratto sud, come era previsto dal progetto iniziale. Successivamente il numero dei varchi da chiudere era aumentato, passando a 10. Ma restava scoperta la zona più a nord, a cominciare dal Lido L’Astice sino all’altezza degli agricamping. Quindi si è dovuto procedere con una nuova modifica dello studio, cercando di fare delle economie. L’intera operazione ha un costo di circa 3milioni e 740mila euro per l’intero territorio comunale di Rose-

to. Il finanziamento è stato possibile grazie alla disponibilità dei Fondi Fas che la Regione ha ridistribuito in parte anche per opere che riguardano la protezione della linea costiera. L’erosione negli ultimi anni ha spazzato via metri e metri di arenile. E l’ultima mareggiata ha lasciato segni evidenti. Resta da risolvere, però, il problema della protezione della linea costiera che interessa la Riserva Naturale del Borsacchio, antistante i terreni ex Migliorati. Qui in sostanza manca del tutto ogni forma di protezione contro il fenomeno erosivo. Mentre per quanto riguarda il resto, oltre alla chiusura dei varchi tra una barriera e l’altra, lasciando comunque la possibilità alle imbarcazione di navigare (massimo pescaggio tra il metro e mezzo e i 2 metri), il progetto prevede anche il potenziamento delle barriere soffolte, intervento in parte già realizzato a Roseto e che interesserà anche il tratto di litorale antistante la pineta Mazzarosa.


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Politica

L’antiberlusconismo è fallito

e i partiti sono sul viale del tramonto.

E intanto Grillo se la ride Così nella modernità della nostra vita repubblicana le cose lecite, eticamente valide e culturalmente accettate sono venute da una sola parte politica, quella che, difendendo gli umili e i diseredati, si è cucita addosso l’effigie della giustizia assoluta di William Di Marco LA RISPETTABILITÀ DELLE IDEE - Una vera democrazia non può prescindere da alcuni concetti fondamentali. Certo la libertà, il rispetto della dignità dell’uomo, l’uguaglianza sono le basi d’appoggio affinché una società di tipo evoluto possa prosperare e progredire. Tuttavia uno degli aspetti che vengono meno considerati è la piena e paritetica onorabilità delle idee, al di là di chi le professa e oltre un retrivo distinguo (che non esiste in natura) di carattere antropologico. Questa è la nozione determinante per poter considerare una comunità veramente fuori dalle ideologie, arnesi vecchi e arrugginiti - per gran parte del mondo ormai inutilizzati - ma che dalle nostre parti ancora fanno breccia nei cuori di chi si occupa di politica. Su queste colonne abbiamo spesso sottolineato come l’idea in sé e, al contempo, il dibattito che da questa ne può scaturire sono le essenze che qualificano una persona, mentre molte volte nel confronto prende il sopravvento quell’Ipse dixit (più volte da noi citato), che tra gli allievi degli antichi filosofi era la linea di demarcazione tra una cosa vera e una falsa, tra il giusto e l’ingiusto, tra il degno e l’indegno, con la ragione che era sempre e solo del maestro. Così nella modernità della nostra vita repubblicana le cose lecite, eticamente valide e culturalmente accettate sono venute da una sola parte politica, quella che difendendo gli umili e i diseredati si è cucita addosso l’effigie della giustizia assoluta, relegando tutti i mali del mondo non solo tra gli oppositori di sempre (i destroidi), ma anche coloro che non la pensavano allo stesso modo. Il senso di difendere i

poveri è diventato il metodo infallibile di uguaglianza, travisando ciò che le Rivoluzioni americane e francesi ci hanno consegnato. La dignità è di tutti e non solo di un parte della popolazione (pur se maggioritaria) e le ideologie che hanno avuto come obiettivo il capovolgimento delle categorie “egemoni vs subalterni” hanno prodotto solo crimini perché, come Orwell ci ha insegnato mirabilmente, la classe subalterna quando cambia condizione sociale, diventa inevitabilmente egemone.

DOVE SONO IL POPOLO VIOLA E I GIROTONDINI? - Prendendo spunto da queste sommarie considerazioni, dopo tutto quello che sta succedendo oggi, ci chiediamo dove sono le varie componenti che contestavano i governi di centro-destra, con manifestazioni quasi settimanali che deploravano la deriva autoritaria del nostro Paese, oltre l’assoluta inadeguatezza dei personaggi che ci governavano e le idee di un liberismo al limite del fascismo che professavano? Dove sono i vari popoli viola, arancioni, i girotondi, i Moretti, i Benigni, i Jovanotti e tutti quelli che ci riempivano la testa dei soprusi che i “berluscones” ci imponevano un giorno sì e l’altro pure? Essendo noi fuori da questi schemi retrivi e ormai senza più una logica, non vogliamo con queste righe dire chi era il migliore o il peggiore. Su

Berlusconi e la sua discesa in campo ci siamo più volte espressi: inopportuna e pericolosa, dato il potere mediatico che ha sempre rivestito l’imprenditore milanese. Ma qui ci preme dimostrare come il principio di differenza antropologica (modo più complesso ed elegante per dire “razzismo ideologico”, cioè quella devianza che fece salire al potere i totalitarismi del XX secolo) è un male assoluto che porta a derive autoritarie difficilmente sopprimibili, perché accettate dalle masse a piccole dosi (fascismo, nazismo e comunismo ebbero una lenta ascesa nelle coscienze delle persone). Prendiamo il caso dell’articolo 18: l’abolizione la volle nel 2001 il governo di centrodestra, però oltre due milioni di persone scesero in piazza, capitanati da Cofferati, sollevando una rivoluzione tra i lavoratori, al punto che da lì a poche settimane il governo cadde. Renzi, in pillole, lo ha abolito con il consenso della stragrande maggioranza dei lavoratori. Andiamo avanti. Se ciò che ha fatto il sindaco Marino (indifendibile anche da molti suoi elettori) lo avesse fatto un sindaco di un altro colore politico, il Campidoglio sarebbe già stato occupato. Ma anche ciò che è accaduto con De Magistris a Napoli e De Luca in Campania ha dell’assurdo. Sono stati eletti nonostante le condanne (per il sindaco partenopeo questa è arrivata in seguito): per la Legge Severino (come è accaduto per Berlusconi, giustamente) non sarebbero dovuti essere più ai loro posti. Invece si sentono, oltre ad esserlo realmente, intoccabili. Ma anche sulle pensioni. Quando ci mise mano il governo di centro-destra con Maroni, fu costretto a fare marcia in-


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Politica

dietro, svaporando una riforma che anticipava di molto quella di Monti. Invece quest’ultimo ebbe una prateria davanti da cavalcare, senza che i sindacati si ribellassero, solo perché era andato via Berlusconi e pertanto tutto doveva essere accettato. Al punto che oggi ci troviamo con persone che rimarranno al lavoro fino alla soglia quasi dei 70 anni: un vero scandalo, accettato dalla sinistra e dai sindacati, difensori dei lavoratori. Ma potremmo continuare all’infinito, come nei conflitti di interessi, vero totem della sinistra contro l’ex

cavaliere, fino a scoprire che l’Unità, prima del fallimento, aveva avuto oltre 120milioni di contributi dallo Stato, perché una legge voluta dalla sinistra permetteva di prendere quei soldi dalle tasche degli italiani. E Sposetti, il tesoriere del Pds-Ds-Pd, in un’intervista a Report su Raitre, andava fiero di quell’operazione. Disse, in sintesi, che era una legge dello Stato, pertanto lecita (certo, fatta da loro!) e che se fosse stata un’azienda privata a beneficiarne lui stesso (promotore), per l’operazione andata in porto, avrebbe chiesto un compenso stratosferico. Ovviamente di soldi pubblici. Si potrebbe continuare con la “Legge bavaglio” votata di recente, in cui nessuno ha reagito, mentre quando si paventò dai berluscones, scesero in piazza i popoli colorati. Per non parlare del Piemonte, a guida Pd, in cui sono stati accertate firme false nella presentazione delle liste, ma tutto è passato come operazione “ininfluente”. E ancora De Benedetti, coinvolto negli scandali delle centrali a carbone, protetto dalla stampa di parte, brava

a far finire le notizie nel dimenticatoio. Infine la compravendita dei senatori per la riforma costituzionale: Renzi in pompa magna se ne vanta; Berlusconi è sotto processo! SUPERIORITÀ ANTROPOLOGICA SINONIMO DI RAZZISMO - La realtà è veramente preoccupante. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi sta facendo tutto ciò che la destra voleva realizzare (ponte sullo stretto?) e le critiche sono tutt’al più ovattate. Non entriamo nel merito della bontà dei provvedimenti, ma di come questi siano accettati, solo in base a chi li propone. La situazione è allarmante: potrebbe essere la fine della democrazia e con essa dei partiti, ormai liquidi e allo stato gassoso. Intanto Grillo e i suoi se la ridono, perché un Movimento 5 Stelle più liberista (come è successo per la “Via dell’onestà” in Sicilia, realizzata saltando i lacciuoli della burocrazia) potrebbe far veramente paura. Non sappiamo se siano meglio o peggio, ma sicuramente ad oggi sembra che i grillini rappresentino tutta un’altra storia.


ROSETO

CI PIACE

Roseto, servizio civile per i progetti “Leggere Insieme” e “Viva la Scuola” Nove ragazzi per un anno prenderanno parte al “Servizio Civile 2015” in qualità di “volontari” nel Comune di Roseto. Si occuperanno di due progetti approvati e finanziati dall’Ente: “Leggere Insieme” e “Viva la Scuola”. Il primo vedrà cinque ragazzi protagonisti e si realizzerà nei locali della Biblioteca Comunale. Il secondo invece vedrà, per il momento, la presenza di quattro ragazzi che saranno incardinati nell’Ufficio Scuola del Comune, ma saranno impiegati negli istituti del territorio. I ragazzi selezionati lavoreranno 30

ore settimanali, dal lunedì al sabato, e percepiranno una indennità di 433.80 euro dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Questi i nomi dei giovani selezionati. Progetto “Viva la Scuola”: Alessio Cecamore; Antonia Corini; Barbara Ferrara; Annamarija Losic (manca il quinto visto che la persona selezionata ha rinunciato e sarà sostituita con il primo nome utile in graduatoria). “Leggere Insieme”: Fiorella Barnabei; Daniela Di Ferdinando; Gaia Di Ilio; Francesca Martella; Silvia Totaro.

NON CI PIACE

Roseto, rifiuti di nuovo abbandonati a pochi metri dal mare Ennesimo abbandono dei rifiuti nella zona nord di Roseto, a due passi dal mare. Si tratta del secondo caso nell’arco di appena due settimane. Dopo la segnalazione dei giorni scorsi da parte dei residenti e l’immediato intervento degli operai della Diodoro Ecologia per bonificare la micro discarica a cielo aperto, un nuovo episodio di inciviltà si è registrato in queste ultime ore. E per certi aspetti anche più gra-

ve rispetto a quello precedente. Questa volta, infatti, è stata abbandonata anche una batteria per alimentare le vetture, che andrebbe smaltita in modo completamente diverso dal normale trattandosi di un rifiuto altamente inquinante. Invece, è stata lasciata assieme agli altri rifiuti, a pochi metri dal mare. Il gesto di inciviltà ha richiamato comunque l’attenzione dei residenti che hanno avvertito l’assessore all’ambiente Fabrizio Fornaciari chiedendo inoltre dei seri provvedimenti nei confronti di chi abbandona il pattume.


Quello che “ci piace” di Pineto è il lavoro svolto da Tony Croce, un ragazzo assunto stagionalmente presso la AM Consorzio Sociale - l’agenzia pinetese di servizi per l’ambiente – che, munito di busta di plastica e pinza, raccoglie meticolosamente ogni rifiuto depositato incivilmente sotto la pineta. Tanti si complimentano con lui, soprattutto i turisti, per l’accuratezza con cui svolge il suo lavoro. Dopotutto, il rispetto per l’ambiente è la prima cosa e di questo il conosciutissimo Tony ne sa qualcosa!

Viale pedonale pineta: attenzione a dove mettiamo i piedi! La foto è stata scattata il 30 settembre 2015 e non è un fotomontaggio: questa volta, ad avere la peggio, è stato un signore che, passeggiando tranquillamente sul viottolo pedonale della pineta, è inciampato a causa di un rialzamento delle mattonelle, causato a sua volta, dalle radici dei pini. Il punto in questione si trova in corrispondenza del sottopassaggio di fronte al Lido Marco Polo, a due passi dalla stazione ferroviaria... e ovviamente, non è l’unico punto pericoloso! Ci sarebbe da aggiungere un altro “Non ci piace” correlato a questo evento, ma ne parleremo al prossimo numero.

INFORMATIV A PER I CITTADINI

AR

Legge Regionale del 10 agosto 2012 n. 41 (BURA), che disciplina la materia funeraria e di polizia mortuaria cambia in modo radicale gli assetti dei compiti e delle funzioni in merito al trattamento del caro estinto. Ad esempio ora, per il periodo di osservazione, il trasporto del defunto – dall’ospedale a casa - è consentito prima delle 24 ore, previa documentazione. A riguardo, l’azienda Antonio Ruggieri S.r.l. garantisce il servizio di trasporto a costi contenuti, determinati in base all’impegno e, soprattutto, mette a disposizione presso i locali della sua azienda una sala di commiato a titolo gratuito. Inoltre, per ceneri e cremazioni ci sono tariffe ben definite, non elevate, se non inferiori a quelle di un funerale normale. La nuova Legge Regionale permette di conservare le ceneri privatamente o, se lo si desidera, è possibile disperderle in luoghi adatti. La nuova regolamentazione definisce, quindi, in modo chiaro le procedure in ambito mortuario. Pertanto è opportuno rivolgersi sempre a strutture specializzate che offrono servizi adeguati per tutte le esigenze, diffidando da chi non conosce le procedure e alimenta i costi ingiustificatamente.

Antonio Ruggieri S.r.l.

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di Martina Franchi

NON CI PIACE

Che pineta sarebbe senza Tony?

CI PIACE

PINETO


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CUR IOSIZIEizie)

ot N & à it s io r u C (tra

15 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

Perché via Giusti a Roseto nord si chiama così?

La via in esame in questo numero è posta nella zona Nord di Roseto ed è una traversa di via Nazionale. Venendo dalla stazione si trova sulla destra poco prima del sottovia di via Emilia ed è una strada senza uscita, poiché si arresta al confine con la ferrovia. Giuseppe Giusti fu un poeta italiano (Monsummano Terme Pistoia 1809 - Firenze 1850). Mandato a Pisa a studiare legge, si laureò nel 1834, ma non esercitò mai la professione. Il periodo pisano fu poi da Giusti rievocato nelle Memorie di Pisa. Nel 1836 conobbe Gino Capponi, con il quale strinse un’amicizia di grande importanza. Visse, eccettuato qualche viaggio, sempre a Firenze; e di lì i suoi “Scherzi” si diffondevano, manoscritti o malamente stampati alla macchia,

e confusi con satire d’altri, per tutta Italia. Partito dalla tradizione giocosa toscana, approdò al mito della “paesanità”, come aspirazione a una vita lontana dalle raffinatezze sociali e insieme romantico disprezzo per un gusto troppo letterario. La fama dello scrittore resta affidata agli “Scherzi”, satire originalissime di tutte le sventure della vita italiana nel decennio anteriore al 1849, per i quali spicca nella storia letteraria italiana del sec. XIX con un’impronta ben definita di originalità. Celebre, tra i suoi versi, Sant’Ambrogio (1845), in cui il tono meditativo si lega a temi patriottici. Benché la sua fama sia andata declinando nel tempo, alcune figure (Girella, il Giovinetto, Taddeo e Veneranda, ecc.) e certi versi suoi mantengono ancora una loro vitalità. (dalla Treccani)

L’Atletica Vomano si riprende la serie A Le finali nazionali dei Campionati Italiani di Società Assoluti, che si sono disputati sabato e domenica 26-27 settembre, hanno dato come responso la promozione dell’Atletica Vomano alla finale “A” Argento maschile del prossimo anno. Nella finale interregionale “B” gruppo Adriatico, che ha avuto sede a Macerata, gli atleti della società di Morro d’Oro, con una robusta prova di gruppo, si sono piazzati al primo posto, conquistando l’accesso alla finale 2016. La promozione sarà da confermare nelle qualificazioni regionali e interregionali in programma a maggio e giugno del prossimo anno. La finale Argento sarà il punto di partenza dell’atletica Vomano per il ritorno nella serie “A” Oro Scudetto, categoria dove ha militato per nove anni consecutivi, conquistando uno storico scudetto nel 2010, vice Campione d’Italia nel 2011 e 2012 alle spalle della sola Riccardi di Milano. Dopo un anno di assenza dai campionati di società assoluti, l’Atletica Vomano è tornata a recitare un ruolo da protagonista in questa competizione. Da qui l’appello alle istituzioni, affinché possano aiutare questa eccellenza regionale a continuare a valorizzare tanti giovani nello sport. Infatti, per la vittoria di Macerata, il contributo maggiore al risultato di squadra è

arrivato dai giovani abruzzesi, affiancati ai campioni Gianluca Tamberi, primo nettamente nel giavellotto, con la misura di 69,29 metri, e i secondi posti di Nazzareno Di Marco nel lancio del disco con 55,38 metri, di Flavio Ferella nel salto in lungo, atterrato a 6,83 metri, e Leonardo Capotosti nei 400 ostacoli. Ottimo risultato quello del beniamino locale Matteo Flemac, avviato all’atletica leggera dal responsabile tecnico Gabriele Di Giuseppe, oggi uno dei migliori atleti in Italia della categoria promesse nel salto con l’asta, dove alla finale di Macerata ha conquistato un prestigioso secondo posto con la misura di mt 4,50. Si sono aggiunte le ottime prestazioni della promessa Leonardo Baldacchini, terzo nei mt 5000 di marcia, e dello junior 1° anno Marco Macchia, quarto nei mt 3000 siepi e dei veterani dello storico gruppo della velocità dell’Aquila, i fratelli Daniel e Alex Panza, Filippo Chendi e Riccardo Farroni che hanno stupito nelle due staffette 4x100 e 4x400. La gara di Macerata ha anche sancito il ritorno in gara del pluricampione italiano e più volte Azzurro di Marcia Riccardo Macchia nei mt 5000 che, superato i postumi di un lungo infortunio, è ritornato al Club dell’Atletica Vomano, dopo cinque anni di militanza nel Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro.


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CUR IOSIZIE

(tra Curiosit

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à & Notizie)

I Ragazzi di una volta 35 L’allegria che dà la tavola non ha età Sorprendere qualcuno con uno scatto quando si è a tavola dà sempre lo stesso effetto: non si sa mai quali espressioni saranno immortalate, perché di fronte al cibo e al buon vino, regna sempre l’allegria. In più, se si è a fine pasto - come dimostra l’immagine - qualche bicchiere di troppo può fare un bell’effetto. Insomma, siamo den-

tro una serie che potremmo chiamare “toglietemi tutto, ma non la convivialità della tavola” e i nostri protagonisti hanno sposato a pieno l’aforisma. Nella foto, scattata nel 1967 all’Hotel Miramare, si riconoscono: da sin. Fernando Di Giosia, Bernardo Scalone, Giosuè Di Marco, Rino Marini e Marcello Di Marco.

Daniela Musini a Giulianova nelle vesti di Eleonora Duse Sabato 10 ottobre alle ore 17 presso l’Hotel Europa di Giulianova, con ingresso libero, l’attrice, pianista e scrittrice Daniela Musini terrà, per il FAI di Teramo-Giulianova, un’appassionante conferenza/recital dal titolo “Mia Divina Eleonora”. Sarà un viaggio nella vita e nell’anima della Duse, in cui la Musini racconterà i suoi trionfi, le sue passioni, il suo amore carnale e disperato per d’Annunzio, di cui fu la Musa più “Imaginifica”, intervallando il racconto con l’interpretazione di alcune pagine poetiche e drammaturgiche straordinarie ispirate al Vate proprio dalla grande Attrice. Il titolo della conferenza/recital prende le mosse dall’omonimo testo teatrale della Musini, vincitore di sei premi teatrali nazionali ed internazionali, portato con successo sulle scene con la Musini nelle vesti della Duse e Paola Gassman in quelle di Sarah Bernhardt,

la grande rivale di Eleonora. Da questo testo la Musini ha tratto un monologo, “Gabriele ed Eleonora. Una passione scarlatta”, da lei stessa allestito con grande successo al Teatro Bibiena di Mantova, al Teatro dell’Opera di Varsavia, all’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo, all’Ambasciata Italiana di Cuba e presso i Consolati Italiani di Philadelphia e Pittsburgh. «Sono felice di tornare a vestire i panni della Duse e di condurre per mano gli spettatori attraverso la sua Vita straordinaria e “inimitabile”, le sue gioie accecanti, le sue passioni, i suoi struggimenti. È una donna e un’Artista che amo profondamente e che mi onoro di interpretare da vent’anni, ormai. Lei è stata la più grande. Il palcoscenico la eternò nella Storia. Il pubblico l’acclamò Divina. L’Amore la rese disperata».


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(tra Curiosit È in edicola Chorus di ottobre Il n° 53 della pubblicazione apre con un ricordo particolare su uno degli scrittori più incisivi del XX secolo: «55 anni fa usciva un libro fondamentale sulla mafia: Leonardo Sciascia scriveva Il giorno della civetta». Aborriva coloro che con semplicismo accusavano l’humus culturale dei siciliani come tendenzialmente inclini a far proliferare fenomeni malavitosi poiché, si diceva, se in quella parte d’Italia c’era un’organizzazione così potente come “Cosa nostra” evidentemente un motivo quasi di carattere antropologico doveva pur esserci... A seguire c’è un approfondimento di uno studente, Alberto Di Nicola, che ricorda il suo periodo scolastico: «Destra e sinistra, quattro anni dopo l’Esame di Stato», per poi specificare Analisi degli ideali che hanno caratterizzato la politica nella storia moderna, ma che ora (forse?) non la caratterizzano più. Queste e altre riflessioni ci vengono

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à & Notizie)

proposte da uno studente di Scienze Politiche. Enzo Corini scrive «A proposito di Hiroshima e Nagasaki» e la redazione amplia: Ci scrive Enzo Corini, oggi scrittore che in passato ha girato il mondo con le navi da pesca, per testimoniare, con la sua presenza, le sensazioni che ebbe quando visitò Hiroshima, una città ancora colpita nell’anima dei propri abitanti. Infine due articoli di Ugo Centi, direttore del sito “Controaliseo”, chiudono il numero con: «Modesti consigli al Pd di Roseto. Da parte di un medico immaginario», e «E se Roseto fosse più grande?». Il giornale è disponibile: a) sul sito www.williamdimarco.it, cliccando “Riviste” nel menù in alto, poi Chorus e poi ancora n° 53; b) sul sito www.eidosnews.it, nella sezione “Leggimi”. Per riceverlo a casa basta segnalare il proprio indirizzo di posta elettronica a chorus@williamdimarco.it.

Torna la “Cultura in cammino”, XVIII edizione Partirà il 22 ottobre la manifestazione che vede impegnati da anni personaggi del mondo della cultura, dell’insegnamento, dell’università, dell’arte, della musica ed esperti di varie tematiche. Lo scopo è far conoscere ai giovani (per questo sono stati coinvolti gli studenti dell’Istituto Moretti e del Liceo Saffo), ma anche a coloro che vogliono partecipare liberamente alle iniziative, le varie esperienze dei relatori che a diverso titolo analizzano alcuni aspetti di argomenti in cui sono stati protagonisti. Il focus di questi incontri autunnali è l’ambiente delle sette note dal titolo “Esperienze musicali - Dalla cantina al conservatorio”. Il primo appuntamento è fissato per giovedì 22 ottobre

alle ore 17:00 e vedrà protagonista Pino Vallese, oggi impiegato comunale ma da sempre appassionato e fondatore di gruppi musicali. Il tema sarà “La mia banda suona il rock”. A seguire, giovedì 29 ottobre alle ore 17:00, a relazionare sarà Silvio Brocco, noto biologo e fondatore del gruppo pinetese “Le Ombre”. Parlerà di “I complessi, la musica, i laboratori”. Concluderà questo trittico di confronti il 5 novembre ore 17:00 Daniele Falasca, compositore e direttore di “MisicHdemia”, il quale si soffermerà sul suo viaggio personale: “Dalla fisarmonica all’Accademia”. Gli incontri avverranno al Centro Piamarta del S. Cuore di Roseto; l’organizzazione è della Cerchi Concentrici Promotor.

Un Rosetano in bicicletta percorre la via Francigena L’esperienza della Via Francigena è qualcosa di entusiasmante e non è mai fine a se stessa. Lo sa bene Paolo Nocelli, oggi anche lui impegnato nel turismo di nicchia con una struttura decentrata sulle colline rosetane, che ancor prima di partire si è preparato atleticamente e in più, dato che il suo scopo era diffondere questa esperienza, ha frequentato un corso di formazione per la realizzazione di siti web. Voleva essere autonomo senza dipendere dai soliti “esperti”, capaci solo di riempire la testa con nozioni, senza far capire niente all’interlocutore. Durante il viaggio, a cavallo della bici e con la macchina fotografica al collo, il nostro protagonista ha fatto centinaia di foto. Appena rientrato si è messo

al lavoro e finalmente è nato il sito che vuole raccontare la “sua” Via Francigena. Il sito non vuole, però, essere solo un racconto, ma vuole far conoscere l’idea sulle vie francigene e, soprattutto, lo “spirito” che le accomuna. Tutto questo oggi si può consultare cliccando su: www.francigena.altervista.org. Il sito non è tecnicamente perfetto, ma è abbastanza soddisfacente. Paolo Nocelli sembra essere attratto da quello che oggi è definito “il turismo lento”, aspetto che potrebbe vedere (a suo dire) anche Roseto protagonista: tutto ciò vale soprattutto per l’Abruzzo (la regione dei parchi). Questo link potrebbe essere uno stimolo nell’ampia e difficile discussione sul turismo abruzzese, spesso privo di progettazione e lungimiranza.


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Monticelli contro la

direttiva Bolkestein Il presidente della Commissione Regionale per gli Affari Europei a Rimini per tutelare i diritti delle imprese balneari che rischiano di perdere le concessioni in base alla nuova normativa europea. “Significherebbe dare in mano alle multinazionali una risorsa che viene gestita attualmente da 30mila aziende italiane”

N

e aveva fatto un cavallo di battaglia quando era sindaco di Pineto. Ed oggi, da consigliere regionale, porta avanti la sua iniziativa a difesa delle piccole imprese, molto spesso a conduzione familiare, che operano nel settore turistico. Luciano Monticelli si schiera accanto ai titolari delle concessioni balneari contro la famelica Legge Bolkestein che prevede una sorta di rimpasto e ridefinizione delle aree demaniali date in concessione ai privati. L’ex primo cittadino di Pineto ha partecipato recentemente al Sun 2015 di Rimini, l’assemblea nazionale della Cna Balneatori dedicata all’annosa questione balneare italiana legata proprio alla direttiva Bolkestein. L’evento è stato organizzato per parlare di “Turismo, un’estate da record: economia costiera e occupazione in crescita. Adesso necessario puntare sulla destagionalizzazione” e di “Questione balneare: affermare il diritto a esistere di 30mila imprese italiane”. Monticelli, in qualità di presidente della Commissione Affari Europei della Regione Abruzzo è stato incaricato

dal Governatore Luciano D’Alfonso di rappresentare le peculiarità del demanio marittimo abruzzese ai tavoli di confronto attivati per la ricerca di una risoluzione al problema e di collaborare nell’ideare proposte solutorie tenendo conto delle specificità regionale e italiana. “Oggetto dell’incontro”, ha spiegato lo stesso Monticelli, “sono le difficoltà in cui versano le imprese

italiane che si trovano oggi a dover fare i conti con le conseguenze derivanti dall’applicazione di questa direttiva europea. Il rischio concreto è quello di preferire una direzione che sbarrerà purtroppo la strada a oltre 30mila imprese, che ad oggi costituiscono una tipicità tutta italiana”. Il riferimento è all’impossibilità, dettata dalla direttiva in questione, di rinnovo automatico delle concessioni balneari in scadenza: per abbat-

tere le barriere economiche e strutturali che non consentono la piena libertà di circolazione e la completa libertà di stabilimento, occorrerà infatti emanare un apposito bando senza la previsione di punteggi aggiuntivi per coloro i quali hanno gestito finora le strutture. “L’auspicio”, ha aggiunto il presidente della Commissione Regionale per gli Affari Europei, “è che anche l’Europa alla fine scelga quanto già approvato dalla mia Commissione con la via del ‘doppio binario’, una soluzione a nostro giudizio equilibrata, un’alternativa in cui una libera concorrenza e un mercato aperto possono convivere con la realtà economica e sociale nostrana”. La proposta che è stata portata all’attenzione è, infatti, quella di creare, da una parte, bandi sulle nuove concessioni demaniali marittime che prevedano però delle proroghe e definire, dall’altra, un lasso di tempo congruo agli esercenti per continuare a esercitare la loro attività. La concorrenza, come ha detto lo stesso Monticelli, è certo fondamentale, ma non è e non può essere l’unico valore che ci si propone.


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ti Maggit di Luca

foto: Andrea Cusano

FALSA PARTENZA E ALLARME INFORTUNI KO contro Treviso all’esordio, Borra e Ferraro fermi. Brutte notizie in vista della trasferta di Verona

R

Coach Tony Trullo e il presidente Daniele Cimorosi

oseto è piazza cestisticamente abituata a soffrire da oltre un secolo, ma neanche 105 anni di pallacanestro nel Lido delle Rose bastano per fare l’abitudine ai vari inciampi che complicano la vita alla squadra rosetana. Da almeno tre stagioni, infatti, l’inizio del Roseto è ad handicap causa infortuni. Purtroppo, anche il torneo del ritorno in Serie A2 non ha fatto eccezione e gli Sharks hanno paga-

to dazio alla malasorte all’esordio, tenendo in panchina per onor di firma Jacopo Borra (che soffre di un’ernia lombare) e vedendo giocare, già parzialmente infortunato, Innocenzo Ferraro per una manciata di minuti, passati i quali anche il capitano, rosetano doc, ha dovuto alzare bandiera bianca per uno stiramento al polpaccio. La partita contro Treviso è stata decisa nel primo quarto, quando gli Squali sono stati annichiliti dagli ospiti

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

Curva Nord

e sepolti sotto un 5-26 che ha poi deciso il resto della gara, nonostante i tre quarti successivi siano stati giocati in parità. Il problema è che Roseto contro Treviso ha giocato con una rotazione a 6 e che contro Verona in trasferta dovrà replicare l’assetto risicato, visto che lo stiramento di Ferraro richiede un paio di settimane di stop dell’atleta e che Borra, sottoposto a una serie di visite specialistiche alla schiena, non si sa bene – al momento di chiudere


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Bryon Allen

Roberto Marulli

il pezzo – per quanto tempo ancora sarà indisponibile. La società sembra fortemente intenzionata a non tornare sul mercato, sia perché il campionato è appena iniziato sia perché, fin dall’ufficializzazione del calendario, si sapeva che il Roseto avrebbe iniziato con 4 partite di una difficoltà infernale: in casa contro Treviso, in trasferta a Verona, fra le mura amiche contro Brescia e ancora fuori contro Mantova. Praticamente, le quattro squadre più forti del girone Est, o quasi, in fila per il più complicato degli avvii di campionato. Per questo motivo coach Tony Trullo fa buon viso a cattivo gioco, dichiarando che bisogna fare gruppo e stringere i denti, consapevole che dal 19 agosto (giorno del raduno) non si è mai allenato un solo giorno con la squadra al com-

Pierpaolo Marini

Kyle Weaver

pleto. Il prossimo impegno, domenica 11 ottobre, è a Verona contro la squadra allenata da Marco Crespi e costruita senza mezzi termini per ammazzare il campionato. Il Roseto ci andrà con un solo lungo di ruolo, Sylvere Bryan, sapendo di non avere nulla da perdere. Ovviamente, sulla carta il pronostico appare chiuso. Per il prosieguo del campionato, e per ottenere l’agognata e dichiarata (come obiettivo primario) salvezza, il Roseto avrà bisogno presto di essere una squadra al completo. Ma qui il problema sono gli infortuni e la loro imponderabilità. Di certo, nelle ultime tre stagioni gli Squali sono stati tutto tranne che baciati dalla buona sorte, iniziando dal campionato 2013/2014 (Arcangelo Leo e Nika Metreveli), continuando con la stagione scorsa

Innocenzo Ferraro

Yankiel Moreno

2014/2015 (Giovanni Carenza e Sylvere Bryan) e arrivando al torneo appena iniziato. Fondamentale, in un momento così delicato, appare l’apporto del pubblico. All’esordio contro Treviso c’erano “solo” 1.500 persone: troppo poche in Serie A2 per una città che vive di basket. Il pubblico che va oltre lo “zoccolo duro”, si sa, ha come unico richiamo le vittorie. Per questo, visti i problemi della squadra, la società potrebbe studiare una revisione dei prezzi per i settori popolari (curve e gradinate, che non possono costare come le tribune), magari per aumentare il numero dei tifosi e, di conseguenza, il calore del sesto uomo avendo un migliore fattore campo. In ogni caso, è il momento per rosetane e rosetani di stare vicino alla squadra.


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III serie

Anna Maria Rapagnà

Figlia di sarti, ha preso spunto da quell’arte per formare il suo carattere. Combattiva e sempre in prima linea, oggi dirige il Museo di Cultura Materiale di Montepagano, fiore all’occhiello di tutto il Comune di William Di Marco

Le battaglie alla Monti Roseto per far valere i diritti delle donne e il suo impegno in uno dei primi movimenti cooperativistici d’Abruzzo hanno fatto nascere in lei quel senso di giustizia che ha coltivato nel tempo, grazie alla voglia di leggere e di acculturarsi. Così quella volta le batteva forte il cuore quando a Milano salì sul palco e parlò agli operai. Ama la sua terra come pochi, anche se oggi vede il borgo natio sempre più isolato

ricordi U Anna Maria Rapagnà

n tempo, non molto distante da noi, quando la società era prevalentemente contadina, c’erano i sarti che si spostavano per le campagne. Sostavano alle volte anche un’intera settimana nei casolari e portavano dietro una macchina da cucire a spalla, il ferro da stiro, l’asta in legno (la “staje”) per misurare, il classico centimetro, le forbici e una sfilza di aghi, spilli e rocchette di filo. C’era sempre da lavorare, dai pantaloni di tela blu per i campi (erano i blue jeans, ma nessuno li conosceva come tali), alle camice, a quadri per il lavoro e bianche per la domenica. Per non parlare delle varie riparazioni o adattamenti di indumenti che erano stati della nonna e che dovevano passare ai figli e nipoti. E quei sarti vivevano di “affitto”, nel senso che il lavoro non veniva pagato, se non con il baratto del grano che si faceva a fine raccolto. E ogni intervento aveva un corrispondente in chili: in altre parole, tante camicie valevano un peso standard di frumento e così via. Quel cucire itinerante nei racconti di suo padre Altobrando è rimasto impresso nei cromosomi di Anna Maria Rapagnà in quanto filosofia di vita. È come se ogni passaggio del filo, anche quello più leggero delle imbastiture, avesse segnato tutta la sua esistenza e le avesse indicato la strada da percorrere. Una specie di binario da seguire per avere la certezza di sapere dove andare e far crescere, al contempo, la fiducia di ciò che si stava facendo per non perdersi. In prestito dalla tradizione classica - lei che ufficialmente non ha studiato come avrebbe voluto, ma che poi ha recuperato leggendo quanto più poteva per accrescere il suo sapere e dissetare la voglia di cultura che ha sempre avuto - le veniva incontro il famoso “filo d’Arianna” che Anna Maria non darà solo al suo Teseo della vita (il marito Aldo Flammini), ma anche all’intera comunità paganese, quando le vicende glielo consentiranno. E così venne fuori nel tempo l’impegno sindacale che le diede la possibilità di prendere coscienza del ruolo, spesso sfruttato e sottopagato, della donna. Poi si prestò al

mondo politico, diventando per una breve stagione consigliere comunale. Ma all’orizzonte si stava per affacciare una delle più belle stagioni delle cooperative locali, nate proprio nel borgo che l’aveva vista crescere e dal quale non si staccherà mai, se non per una breve esperienza come emigrante. Le attività ricreative e culturali l’hanno sempre tenuta desta, nello spirito e nel corpo, e se c’era da fare dei sacrifici per il nascente “Museo della Cultura Materiale” lei era sempre in prima linea, perché il suo dovere morale le indicava di agire in quel modo. Il tracciato preciso ed evidente (come quello segnato dal gesso lungo le stoffe per indicare dove tagliare e cucire) insieme al filo che dalla figlia di Minosse le era stato consegnato per non perdere il senso delle cose da fare (anche con caparbietà) sono state le indicazioni che apprese da piccola e che non dimenticherà mai più. Oggi è ancora attiva come una ragazzina, respira l’aria di una cultura popolare trasmessa dai tanti reperti del “suo” museo che vengono dal passato, riprende le foto della tradizione locale con destrezza di chi sa per filo (eccolo che ritorna!) e per segno dove sono le proprie creature. Adesso è il momento della narrazione e nell’ambiente museale circostante ci si rapporta solo e unicamente con la storia dei luoghi. Una specie di “Cortile dei miracoli”? Se si riferisce al luogo dove sono nata, potremmo dire di sì. In pratica era uno slargo, anche se la denominazione esatta era Piazza dell’Olmo, nel cuore di Montepagano, vicinissimo alla chiesa dell’Annunziata. Sono venuta al mondo il 24 luglio 1941 e i miei genitori erano entrambi sarti. Mio padre Altobrando veniva da una famiglia che da sempre era dedita all’arte del cucito, come anche mia madre Santina Di Pietro. Prima che lei si sposasse, lavorava con i fratelli, ma poi entrò a far parte di questa grande sartoria dei Rapagnà. In questo cortile dove sono cresciuta con i miei cugini e con mio fratello Giancarlo, nato il 3 febbraio 1947, passavamo il tempo della prima infanzia, che


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Montepagano, piazza dell’Olmo, 1943. Anna Maria Rapagnà con la mamma Santina Di Pietro davanti casa

Montepagano, fine anni ‘40. Anna Maria Rapagnà evidenziata con la freccia in II Elementare con il maestro Francesco Croce

ricordo con piacere perché zeppo di esperienze. L’edificio era strutturato così: sopra c’erano le abitazioni dei vari componenti della famiglia e sotto un grande laboratorio. Ho respirato da piccolissima il mestiere della sarta e lo sono stata per diverso tempo anche io, ma se devo essere sincera, non era una professione che mi piaceva. Avrei preferito molto di più studiare, ma questo è un altro discorso. Partiamo, allora, dalla scuola. La I la frequentai in un locale vicino piazza del Municipio con le maestre Ada e Graziosi. Poi rientrai nell’edificio principale lungo corso Umberto I, che nel frattempo era stato ristrutturato per i danni subiti nel conflitto mondiale. In II Elementare ebbi il maestro Croce e poi nei successivi tre anni il grandissimo Ettore Di Giacinto, detto “Turucc’”, impegnato in politica come consigliere comunale della Democrazia Cristiana, che lottò tanto per riportare il Comune a Montepagano. Durante la guerra, infatti, l’amministrazione cittadina era tornata qui, dati i pericoli dei bombardamenti che subiva la costa e quella fu l’occasione per molti paganesi di rivendicare un ritorno all’antico. Ma non se ne fece nulla. Mi ricordo anche alcuni compagni di scuola di allora, come Casimiro Marini, Luigi Lulli, Maria Di Sabatino, Rita Di Giambattista, Mary Di Giuseppe, Gabriella Di Francesco, Anna Bragaglia e Giuseppe Ferroni. Finito il corso primario, feci l’esame di ammissione per entrare alla Scuola Media del Bambin Gesù di Roseto. Superai il difficile ostacolo, ma purtroppo la mia esperienza scolastica finì lì (solo in seguito ottenni da privatista il diploma di Terza Media). Mia madre, che stava male da quando avevo circa otto anni, peggiorò e morì nel 1954. Allora le donne non erano facilitate a frequentare la scuola e così fui un po’ sacrificata per rimanere più vicino alla famiglia. In quel tempo c’era una mentalità diversa e mio padre, che nel 1955 si era risposato con Bettina Felicioni, anche lei sarta, non vedeva di buon occhio che io andassi fuori casa, che poi era a Roseto, per studiare. Così iniziai a dedicarmi di più al mestiere di sarta, ma la passione, mai sopita in me, rimaneva quella di leggere tutto ciò che mi capitasse a tiro. E le suore della Congregazione “Figlie di S. Anna” che cosa hanno rappresentato? Tantissimo, perché ho imparato molte cose con loro: il senso profondo della cultura, ascoltare, dialogare, amare il nostro territorio; insomma, mi hanno aperto alla vita. Organizzavano recite e nella loro sede c’era anche la Schola Cantorum. Insieme ai miei genitori, sono state quelle che mi hanno dato di più, in modo particolare suor Anna Rosina Malavolta. Anche

Roseto, 17 settembre 1961. I giovani sposi Anna Maria e Giulio nel giorno del loro matrimonio, in una posa scattata nello studio di Italo Del Governatore

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III serie

Prati di Tivo, 1972. Da sin. Anna Maria Rapagnà, il figlio Aldo, il padre Altobrando e l’altro figlio Gianfausto

in parrocchia, dove facevo catechismo e frequentavo l’Azione Cattolica, ho ricevuto molto e indimenticabile è stato l’apporto del parroco di allora, don Lorenzo Braccischi. Voglio ricordare che in quegli anni, tra i ‘50 e i ‘60 del ‘900, Montepagano ebbe un certo sviluppo ricreativo. Venivano le compagnie di giro a portare le commedie e io ero lì, curiosa come sono sempre stata, a vedere tutto quello che accadeva. Seguivo in quel tempo i programmi radiofonici che trasmettevano le opere o la musica classica, spinta anche da mio padre che era un appassionato. Intanto continuavo a cucire nel laboratorio di famiglia, fino a quando non mi sposai. Una tappa importante della sua vita. Certo. Il 17 settembre 1961 convolai a nozze con Giulio Flammini, natio di Castellalto e che era venuto ad abitare nel borgo durante lo sfollamento a causa della guerra. Ero innamoratissima di quest’uomo, per me bellissimo, e lottai in famiglia affinché capissero le sue qualità: l’ho perso nel 2003. Settembre per noi è stato importantissimo, perché oltre a sposarci, abbiamo avuto i nostri figli tutti in quel mese. Il primo, Aldo, nacque il giorno 28 del 1962, poi il 21 del 1968 arrivò Gianfausto e infine il 25, sempre di settembre del 1970, arrivò Mirella, l’ultimogenita. Oggi, in più, ho anche un nipote. Ma torniamo indietro, perché appena dopo il matrimonio, mio marito perse il lavoro. Doveva andare alla Rolli ma non se ne fece nulla. Così nel 1964 emigrò in Germania, esattamente a Tuttlinken sul Danubio, a Sud di Stoccarda e io lo raggiunsi l’anno seguente. Lui era operaio in un’acciaieria e viveva in una baracca, mentre quando arrivai, trovammo una casa. Lavoravo in una maglieria e c’erano tanti Siciliani, Abruzzesi, ma anche Turchi e Greci. All’inizio non mi sentivo a mio agio ma, dopo essermi ambientata, trovavo quella città molto bella. Era piena d’iniziative culturali e di luoghi mozzafiato e suggestivi. Ciò nonostante, nel 1968 decidemmo di rientrare: aspettavo il secondo figlio e volevo che nascesse in Italia. A quel punto nel 1969 mio marito trovò il posto alla Monti Confezioni come stiratore e l’anno dopo entrai io come cucitrice a mano, dato che alcuni capi esclusivi li facevamo in quel modo. Qui comincia la storia di Anna Maria Rapagnà battagliera. In verità quell’indole l’ho sempre avuta, ma alla Monti il mio impegno fu totale. Entrai nella Cgil, anche se allora le differenze erano minime, dal momento che il sindacato era unitario. Nel giro di un paio di anni la fabbrica venne colpita da una crisi e così iniziò un’emorragia di posti di lavoro. A pagare erano prevalentemente le donne e noi tutte prendemmo coscienza della

ricordi


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III serie

Montepagano, 1982. Durante la rappresentazione teatrale “Sci ‘mbise la vecchiaie”. Da sin. Daniele Terramani, Casimiro Marini, Italia Talamonti, Anna Maria Rapagnà, Corradino Piscella, Anna Pia Aloisi e Antonio Esposito

Montepagano, 1976. La famiglia Flammini al completo. Da sin. Aldo, Giulio, Mirella, Anna Maria Rapagnà e sotto Gianfausto

Montepagano, ristorante Pagus, 2000. I coniugi Giulio Flammini e Anna Maria Rapagnà

situazione, cominciando una serie di lotte. Ricordo i compagni di viaggio di allora, come Masci, Scrivani, Di Furia ma soprattutto Gabriele Terramani. Insieme a loro c’era anche Maria Pia Di Nicola, che mi ha sempre voluto bene e di me si fidava. La situazione difficile di quegli anni andò a finire sulle prime pagine dei principali quotidiani e venne anche la Rai-Tv a fare un servizio giornalistico in cui mi intervistarono. Il mio impegno era finalizzato a dare dignità alle tante donne che perdevano il posto di lavoro, le prime a pagare il prezzo più alto. Così se c’era bisogno di occupare la fabbrica portando anche i nostri figli, lo facevamo, stando lì mattina e notte. Mi ricordo che nel 1973, con la Di Nicola, andammo a Milano per partecipare a una manifestazione sull’emancipazione della donna. Eravamo al Piccolo Teatro e salii sul palco per parlare della situazione della Monti. Il cuore lo sentivo in gola, ma solo in quel modo potevamo portare a conoscenza di tutti della nostra realtà. Tuttavia in quegli anni le lotte erano anche a favore del divorzio, con il referendum del 1974, e in seguito anche dell’aborto. Anzi, mi ricordo che alcune riunioni le facemmo nella sala delle suore, ovviamente a loro insaputa. Il giorno dopo la madre superiore mi disse, con un tono di rimprovero, ma anche con affetto: “Non mi fare più questi scherzi”. Insomma, il nostro impegno nelle lotte sindacali e nel sociale non veniva mai meno. Con quello spirito d’iniziativa nacquero anche le cooperative. Quella è stata un’altra avventura affascinante. Intanto gli abitanti di questo borgo antico devono tutto a Dino Di Giuseppe. Non mi interessano le sue vicende personali, ma quello che ha fatto per Montepagano è sotto gli occhi di tutti. Aprimmo i battenti il 2 febbraio 1976 sotto uno scantinato in via S. Rocco. Mi impegnai in prima persona, rinunciando alla cassa integrazione che mi spettava di diritto. Ci credevo e in poco tempo nacquero le cooperative La Paganese, La Rinascita, La Nuova Rinascita, la discoteca Gran Panorama, la Souvenir Viaggi e tante altre attività. Vennero costruite case e con la mia famiglia andammo ad abitare, e tuttora siamo lì, in via S. Caterina, dopo che da appena sposati con mio marito ci eravamo trasferiti in piazza del Municipio. Lavoravamo per i grandi marchi di abbigliamento come la Benetton e fino agli inizi degli anni ‘90 le cose andarono bene. Poi arrivò una crisi irreversibile che mandò all’aria molti dei progetti che avevamo messo in piedi. In quegli anni facemmo tante iniziative nel sociale che molti Rosetani ancora ricordano. Ma sta per arrivare il museo... Questa che ancora vivo è stata un’altra straordinaria esperienza. Siamo nel 1986, in pieno sviluppo cooperativistico. A Rossana

Bacchetta, Ciro Di Marco, Rita Delicati e me venne in mente di aprire un museo di oggetti antichi. Ne parlammo con Gigino Braccili, allora al Centro Servizi Culturali della Regione, che ne fu entusiasta. A lui venne in mente il nome di Museo della Cultura Materiale, riprendendo l’esperienza di Roccamontepiano in provincia di Chieti. Così ci mettemmo all’opera, andando in giro per le campagne a raccogliere tutti gli oggetti degli antichi mestieri. Il primo anno la mostra di ciò che trovammo rimase esposta solo nel mese di agosto nella scuola elementare. Poi nel 1987 trovammo la prima sede, posta in corso Umberto vecchio, inaugurata dal sindaco Claudio Angelozzi. In quel periodo la gestione fu affidata alla cooperativa Cos Nuovi Servizi. Dal 1994 subentrò nella direzione l’associazione Vecchio Borgo, nella quale ricopro il ruolo di presidente. Dal 1998 siamo al piano terra della sede delle suore e questa nuova ubicazione la dobbiamo all’intraprendenza di Gabriele Terramani. Dal 2002, quando le suore andarono via del tutto, abbiamo occupato anche il piano superiore dello stabile. Oggi la struttura va avanti grazie anche all’impegno di monti volontari, come Cristina Bellachioma, Claudio e Gilda Di Furia, Martina Ginoble, Gabriellina Quaranta, Emma Esposito, Onofrio Pelusi, Aldo Flammini e anche gli studenti del Moretti che d’estate fanno qui il loro stage. Inoltre, vorrei ricordare pure la Confraternita del Ss Sacramento che abbiamo qui a Montepagano sin dal 1545: sono stata eletta segretario e questo è la prima volta che avviene per una donna. Di ciò sono onorata. Ultime due considerazioni: Montepagano e i giovani. Il borgo dove sono nata per me rappresenta tutto. Oggi, nonostante alcune iniziative che potrebbero essere positive, sento che il paese è sempre più isolato. L’ufficio postale che sta per chiudere, il campanile che non suona più ed è pericolante sono segni di un qualcosa che si sta spegnendo. Eppure se facessimo come Rimini o alcune città delle Marche che sanno valorizzare il territorio, avremmo una ricchezza ancora da sfruttare. Insomma, il turismo non è solo mare e spiaggia. Per quanto riguarda i giovani, credo che siano meno interessati rispetto al passato ai temi sociali. Ecco, una cosa la vorrei dire: mi piacerebbe che fossero più partecipi alla vita del nostro borgo. Adesso Anna Maria Rapagnà sembra aver detto tutto quello che aveva da dire. E come le brave sarte di una volta, pazienti con l’ago e il filo a seguire la linea della cucitura, si ammanta di una calma certosina, pronta a rimettere in ordine le foto e i documenti presi per la nostra conversazione. Tutto deve tornare a posto per l’arrivo dei visitatori e turisti. Il museo è soprattutto loro.

Pubblicati. 1 - Mario Giunco; 2 - Luigi Lamolinara.


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Si è conclusa la

XIV Settimana della Fratellanza La manifestazione ha visto la partecipazione degli studenti dell’ultimo anno del Moretti e del Saffo di Roseto. Il tema principale è stato “Integrazione e Mediterraneo: un connubio storico”

S

i è svolta presso il Palazzo del Mare di Roseto degli Abruzzi la XIV Settimana della Fratellanza. Nelle due giornate dedicate all’evento (23 e 24 settembre) il dibattito è stato incentrato su uno dei temi più attuali, vale a dire il Mediterraneo, luogo di grandi scambi culturali e commerciali, ma anche di consistenti flussi migratori. Il titolo della prima sessione è stato “Mediterraneo: mare chiuso o mare aperto?’’ che ha visto gli interventi di Fabrizio Fornari, ordinario di Sociologia Generale (Dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali dell’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara) e di Carmelita Della Penna, docente di Storia Contemporanea (Dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali dell’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara).

La professoressa Della Penna ha analizzato la questione sotto il punto di vista storico, ricordandoci come la Storia stessa possa venirci incontro; il professor Fornari, invece, ha sviluppato il discorso in maniera più generale, confrontando le tre diverse culture, latina, greca ed ebraica, per poi ricollegarsi alla questione dell’immigrazione, facendo riflettere i ragazzi sul fatto che probabilmente tutti i fatti di cronaca legati alla migrazione di questi popoli hanno spesso una regia occulta, molte volte voluta dai Paesi occidentali per fini economici. Il titolo del secondo giorno è stato “Il Medioriente devastato: la questione siriana”. È intervenuto Patrizio Ricci, giornalista, redattore di Lpl News 24, reporter della Free Lance International Press, fondatore del Coordinamento Nazionale per la Pace in Siria, nonché

di Celine Speca

vice-presidente del circolo culturale “Jacques Maritain” di Chieti. Ha esposto la questione Siriana, narrando fatti vissuti in prima persona e spiegando come sarebbe facile fermare l’Isis se lo si desiderasse davvero. Inoltre ha rimarcato l’importanza predominante degli interessi legati al petrolio, aspetto da cui dipendono molte vicende di geopolitica internazionale di tutta l’area mediorientale. La manifestazione è stata organizzata dall’associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor, in collaborazione con l’Istituto d’Istruzione Superiore “V. Moretti” e delle Scuole Associate Unesco. Sono intervenuti gli alunni del Moretti stesso, del Liceo Saffo di Roseto e diversi studenti universitari, i quali hanno partecipato attivamente con letture introduttive e numerose domande poste ai relatori.


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Al sig. sindaco Se non sbaglio tra i suoi tanti doveri c’è quello della salvaguardia della salute pubblica. Capisco ed è vero, Lei ha tantissimi impegni .Quindi all’uopo e la legge lo prevede, può e deve circondarsi di personale specializzato che sia all’altezza della situazione. Nello specifico parlo di: N.A.S. dei Carabinieri, Vigili Urbani, Dottori della sanità e quant’altro. Tempo fa sui quotidiani era riportata una sentenza della Corte di Cassazione che imponeva ai fruttivendoli di non mettere la frutta all’esterno dei locali, soprattutto se il negozio è adiacente ad una strada trafficata. I fumi e le polveri cancerogene penetrano nella frutta con buona salute per il cittadino. Parliamo del Pane: anche qui una legge di qualche anno fa imponeva ai fornai di coprire il pane con buste di plastica in modo da non essere toccato con le mani. Ora in molti supermarket questo avviene ma nei piccoli forni tradizionali no. Inoltre nei forni che adesso sono diventati anche bar perche assieme al cornetto o alle buonissime sì, ma anche pulitissime? paste giornaliere, si serve, e questo gratis, un insieme di bacilli che possono provocare malattie contagiose. Infatti

le dolci ed educate signorine che servono pane e dolci, agiscono anche da cassiere quasi sempre a mani nude. Sappiamo benissimo quali focolai di infezioni girino sulle monete toccate da tantissime mani. C’è poi, chi va al bagno e dopo non si lava le mani, prende i propri soldi per pagare il pane, questi finiscono nella cassa del fornaio così si mischia pane e companatico. Può anche darsi che qualcuno senta con questo caldo il bisogno di grattarsi le ascelle sudate e poi andare a prendere uno sfilatino a mani nude, che vogliamo fare, questa è la vita. A proposito: se un forno agisce da bar dovrebbe aver sistemato il locale conforme ad un bar, e qui casca l’asino. Hanno i bagni per il pubblico? Hanno i bagni con doccia per il personale con una stanza a parte dove cambiarsi,? All’interno si lavora con camici bianchi e cappelli protettivi? E se a un fornaio scappa un bisogno “grande”, ha a portata di mano un lavandino? Che Dio ci aiuti Sig. Sindaco Cordialmente Enzo Corini


Rubrica

35 di Italo Di Antonio

OTTOBRE È TEMPO DI POTARE Sempre più difficile smaltire le potature degli alberi e molti cittadini stanno decidendo di far tagliare a zero i pini dei loro giardini, e pian piano diventeranno polmoni atrofizzati. Con il pagamento della tassa sulla spazzatura noi paghiamo anche questo servizio per lo smaltimento, ma nella nostra Roseto da anni la soluzione è una continua diatriba per smaltire anche le piccole potature, in quanto con questo termine non è stata mai stabilita la quantità organica

da poter conferire. Prima hanno detto che entro giugno si sarebbe risolto il problema, quindi è stato prorogato a settembre e finalmente la montagna ha partorito il topolino. Sia per le piccole o le grandi potature le si possono smaltire nei giorni stabiliti all’Autoporto in fascine di max 25 kg con un massimo di 1 quintale a famiglia, senza tenere presente la grandezza dell’unità immobiliare che determina la tassa sui rifiuti da pagare.

L’ARTE DI MARIA CAZZETTA Il mio professore di Scienze un giorno ci spiegò che Maria Cazzit (in italiano Maria Cazzetta) era una bravissima artista che impegnava il suo tempo a costruire bellissimi ed accordatissimi violini, che però appena terminati, bruciava per ricavare la cenere per produrre la liscivia per lavare e rendere bianchissimi le sue lenzuola! La potatura di un semplice pino produce diversi quintali per cui chi possiede un giardino deve procurarsi un camion ed andare a confe-

rire alla discarica di Teramo con un costo non indifferente per giardiniere prima e per raccolta, trasporto, smaltimento in discarica, che in tutte le cittadine italiane viene effettuato dell’Ente locale, tranne che a Roseto. Forse i nostri amministratori non sanno che da questo legno si ricava la migliore materia prima per la produzione del pellet da riscaldamento, che noi cittadini offriamo, pagando e su un piatto d’argento, alle città limitrofe.

COMMISSIONE DI INDAGINE Dopo la elezione della nuova Amministrazione, su precisa richiesta del consigliere Norante, con delibera N° 75 del 28 dicembre 2012 del Consiglio Comunale, venne istituita una Commissione di Indagine Lavori Pubblici, che avrebbe dovuto far luce sugli eventuali errori tecnici commessi dalla precedente Amministrazione nel realizzare Opere Pubbliche. Vista la grande mole di lavoro che il lavoro comportava con delibera N° 32 del 3 settembre 2013 lo

stesso Consiglio concesse una ulteriore proroga ai lavori che dovevano concludersi entro il 30 giugno 2014. È passato un ulteriore anno, ma nulla si è più saputo e quindi o tutti i lavori erano stati eseguiti ad opera d’arte o si aspetta la prossima campagna elettorale per il rinnovo delle cariche cittadine per fare il solito bla bla bla e magari dare la colpa ai dipendenti che avranno commesso errori, mentre la gente seguita a cadere lungo i marciapiedi!

LETTERA DI PROTESTA Se un cittadino scrive una lettera di protesta al Sindaco, ad un amministratore, ad un pubblico ufficiale, questi, in base alla legge 241 del 1990 dovrebbe rispondere entro un mese dal suo ricevimento, altrimenti potrebbe anche incorrere alla violazione dell’articolo 328 del C.P.. Da un po’ di tempo a questa parte, anche se la legge non lo prevede, alcuni di questi destinatari preferiscono non farlo sostenendo che

hanno ritenuto non meritevole di considerazione l’istanza. Se questo viene fatto da un funzionario o un dirigente è biasimevole ma la cosa di solito si accetta obtorto collo, non altrettanto si accetta da un politico in quanto sarà il cittadino che, non avendo ricevuto risposta, da quel momento si convincerà che non avrà la che pur minima considerazione per il politico che ha fatto una simile scelta.


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In Belgio gli studenti del Moretti hanno

rappresentato al meglio Roseto con...

Il tema dominante è stato quello di raffigurare dei giganti che scalano il campanile del Duomo della Louvière per staccare la luna e portarla sulla Terra. Bravi ai tre “morettiani” Paolo Della Loggia, Giorgia Pigliacelli e Camilla Torrieri di Ilenia Secone Seconetti

& Noemi Romanelli

È

Da sin. Camilla Toririeri, il sindaco Pavone, Giorgia Pigliacelli e Paolo Della Loggia

stato un progetto di integrazione sociale quello a cui hanno partecipato tre ragazzi appena diplomati dell’Istituto V. Moretti di Roseto, dopo essere stati selezionati nel concorso per lo spettacolo “Dècrocher la Lune” portato avanti dal Comune di Roseto degli Abruzzi, una delle città gemellate, insieme ad altre italiane, francesi e polacche. Il tema dominante è stato quello di raffigurare dei giganti che scalano il campanile del Duomo della Louvière per staccare la luna e portarla sulla Terra. I tre “morettiani” Paolo Della Loggia, Giorgia Pigliacelli e Camilla Torrieri hanno avuto il piacere di collaborare con i delegati provenienti da Foligno, Aragona, Kalisz, Saint-Maur Des Fossés e Eguisheim (Alsazia) e con le Grandes Personnes di Parigi. L’intervista alle due ragazze mette in evidenza come l’attitudine a lavorare in gruppo sia fondamentale per coordinare lo sviluppo di un’opera. Quanto è durata la vostra esperienza e qual è stato il vostro compito? Abbiamo soggiornato nella città di Louvière dal 5 al 28 settembre 2015, dove assieme ad altri giovani di diverse etnie abbiamo realizzato delle marionette giganti. Dapprima ci siamo concentrati sulla creazione della struttura, seguendo le anatomie del corpo e utilizzando materiale riciclato: bottiglie di plastica e cartapesta. Solo successivamente ci siamo soffermati sulla realizzazione dei costumi, approfittando della collaborazione dei più grandi sarti di Parigi. Come vi siete trovati a lavorare con delegati multietnici? Non neghiamo di aver riscontrato problemi con la lingua, ma allo stesso tempo lavorare in gruppo è stata un’esperienza strepitosa, poiché siamo riusciti a portare avanti il progetto soste-

Da sin. Giorgia Pigliacelli e Camilla Torrieri

nendoci a vicenda. Tanto è vero che il nostro motto era: “Se ciascuno di noi non finisce il proprio lavoro, nessuno ha finito”. Ritenevate la vostra preparazione all’altezza del progetto che vi era stato commissionato? Non nascondiamo il fatto che inizialmente le difficoltà sono state tante, ma con il passare dei giorni ci siamo ricredute. Infatti abbiamo scoperto nuove tecniche fino ad allora a noi sconosciute. Quando sono state presentate le marionette? La presentazione delle marionette è avvenuta nello spettacolo del 26 settembre e noi siamo state portatrici di queste creazioni giganti alte circa 3,5 metri, che per la città di Louvière rappresenta un simbolo di onore. Come definireste la vostra esperienza? Semplicemente “formidable”! Abbiamo lasciato in quella città un pezzo di cuore, tant’è che al nostro ritorno non ci siamo fatte mancare una lacrima. Auguriamo a tutti di vivere un’esperienza così bella e speriamo che anche in Italia si possa ricreare uno spettacolo del genere, incentrato sul tema “Je veux”.


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Una bimba prodigio di Roseto a

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opo Gianluca Ginoble, diventato famoso in tutto il mondo, un’altra stella prodigio è nata a Roseto degli Abruzzi, rendendoci orgogliosi di essere di questo paese. Parliamo di Gaia Di Giuseppe, una bimba di dieci anni nata nel 2005 che è iscritta alla quinta Elementare presso la Scuola “P. Celommi” di Roseto. Da quando aveva sei anni ha frequentato la Scuola di “MusicaHdemia” del maestro Daniele Falasca e dell’insegnante di canto Raffaele Di Nicola. Infatti è bravissima a cantare e suonare il pianoforte contemporaneamente come si è visto in questi ultimi giorni in televisione nel programma del sabato sera su Rai 1 “Ti lascio una canzone” condotto dalla famosa Antonella Clerici. Gaia si è distinta fra tanti bambini con la sua voce calda e sicura e con canzoni anche molto impegnative,

ottenendo numerosi voti dalla giuria sia da studio che da quella popolare. È una bambina che ha già avuto grandi soddisfazioni in diversi concorsi, classificandosi sempre fra i primi e ricevendo premi come quello della critica nel concorso di Montecatini “Voci D’Oro 50 anni e Dintorni”. Inoltre ha vinto per due volte consecutive il concorso “Una voce per Roseto”, entusiasmando tutti i rosetani, per primo il nostro Sindaco. Un consiglio a tutti i Rosetani che le possono dare una mano: dobbiamo assolutamente votarla da casa nella trasmissione di Rai 1, in modo che possa arrivare il più alto possibile. Per farlo bisogna vedere già da sabato 10 ottobre il programma televisivo “Ti lascio una canzone” (anche se non si è collegati è possibile ugualmente votarla) e inviare con il cellulare un Sms al n° 4754751, inserendo nel testo il numero attribuito a Gaia. Dal telefono fisso bisogna comporre il n° 894222 seguendo le istruzioni. Un “in bocca al lupo” a Gaia da tutti noi!!!


40 di MARIO GIUNCO

CULTURA

ROSETO: CRESCE LA VOGLIA DI MUSICA,

DIMINUISCONO GLI SPAZI In una situazione di emergenza si salvi almeno il salvabile

rs Vocalis” è l’ultima arrivata fra le associazioni di Roseto che si dedicano alla musica, ma sta bruciando le tappe. Si è appena concluso il terzo Festival polifonico internazionale, organizzato dall’associazione, con la presenza di gruppi di rilievo internazionale: il coro “Grex Vocalis” di Oslo, il coro “Idun” di Helsinki, “I madrigalisti senesi”, il coro “Claricantus” di Atri, oltre al coro “Ars Vocalis”, diretto da Carmine Leonzi, che ha fatto gli onori di casa e si è distinto per le sue esecuzioni. Con un concerto della pianista Jackie Jaekyung Yoo, primo premio al concorso Chopin di Roma (2013), è terminata la stagione dell’associazione “Musica e Cultura”. Michela De Amicis ne è presidente dalla fondazione, Lamberto Iervese è il responsabile organizzativo. “Musica e Cultura” merita un discorso a parte. E’ al ventesimo anno di attività e può vantare, nel suo albo d’oro, concerti con orchestre, formazioni cameristiche, gruppi corali e solisti di rango. Ha organizzato due giornate di studio sulla musica in Abruzzo. Notevole anche l’attività dell’associazione musicale “G. Rossini”, diretta da Manfredo Di Crescenzo, che ha dato vita questa estate al “Rosburgo Music Festival”, con buon successo. Infine l’associazione “Arcangelo Corelli”, diretta da Tiziana Perna, che da tempo opera sul territorio, con una programmazione varia. Queste associazioni si occupano prevalentemente di musica classica. Secondo dati Siae, i biglietti venduti per classica e opera, nel 2014, sono stati, in percentuale, il 9% del totale, mentre quelli per la leggera sono solo 4 punti percentuali in più. “Scrivere, suonare, ascoltare musica che riunisce decine di artisti è uno strepitoso esercizio di civiltà… le orchestre e i teatri d’opera dovrebbero essere considerati risorse anche sociali, civili, perché voluti, sostenuti, amati per quello che rappresentano ed evocano, oltre che per la bellezza che diffondono”. Parole di Nicola Campogrande nel suo volume “Occhio alle orecchie” (ed. Ponte alle Grazie, Milano 2015), che andrebbero meditate. Rapportandole anche alla realtà abruzzese. L’attività musicale del Comune di Roseto , che per trentacinque anni è andata avanti, in regolari stagioni, con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese e i “Solisti Aquilani” – complessi che hanno portato musica in tutte le località praticabili, fin sotto la galleria del Gran Sasso - si è interrotta per motivi economici e per la crisi che ha investito queste istituzioni, insieme a quelle teatrali. E la Regione non è ancora in grado di affrontare il problema. Un dirigente spiritoso ha affermato che, se chiudono le fabbriche, possono farlo anche orchestre e teatri.

Invece di pensare a salvare fabbriche, orchestre e teatri. Tanto più che, solo a limitarsi alla cultura, è proprio la Regione Abruzzo ad avere responsabilità mastodontiche, risalenti al passato remoto e all’immediato. Tornando alla nostra realtà, tutte le associazioni musicali concordano nel lamentare la mancanza di spazi. Il coro “Ars Vocalis” prova in un’aula scolastica e quest’anno ha cantato nella chiesa dell’Assunta, perché centrale e (pare) più acustica. La chiesa dell’Annunziata di Montepagano è quella che si presterebbe di più sotto questo aspetto, ma è fuori mano. Rimane il salone della Villa comunale, ormai non capiente (piange il cuore vedere un’orchestra ristretta sulla pedana, il direttore che non riesce nemmeno a muovere le braccia e i contrabbassi sul nudo pavimento) e in attesa di restauro (è augurabile bene e presto). La chiesa Russicum di Villa Paris è suggestiva – ricordiamo il concerto inaugurale del violoncellista Antonio D’Antonio, le note delle Suite di Bach si spandevano nell’aria in tutta la loro bellezza – ma un po’ angusta. Altri spazi non vi sono, se non inadeguati, e per vari motivi. C’è poi (fino a quando?) il teatro Odeon. Chi è un po’ più giovane, ricorda le polemiche che accompagnarono, intorno al 1980, la chiusura e l’abbattimento del Supercinema, quello vicino alla pineta centrale, parte dell’immaginario collettivo. Si voleva sperimentare – primo e unico esempio, per fortuna – un marchingegno urbanistico, il “comparto a progettazione unitaria” nell’area ex Celommi e in quella contigua del Supercinema, separate da via Grottaferrata. Il Comune avrebbe concesso qualcosa in termini urbanistici e ne avrebbe ricavato un qualche “ristoro”, l’acquisizione di locali di pubblica utilità. Risultato: via Grottaferrata è stata cancellata dallo stradario, nessun locale è passato al Comune. All’epoca – il cinema-teatro Odeon era stato aperto nel 1978 – molti erano convinti che Supercinema e Odeon avrebbero potuto convivere: il primo come sala civica polivalente per cerimonie di rappresentanza, convegni, concerti, senza ricorrere all’altra struttura. Non se ne fece niente. E’ allora inevitabile riparlare dell’Odeon. Lasciando impregiudicata ogni altra soluzione – ma Roseto non merita un auditorium degno di questo nome? lo avrebbe meritato da decenni - l’Odeon è l’ultima speranza. Già nel 1998 l’Amministrazione comunale ne scongiurò l’abbattimento e pose, come condizione prioritaria per il ripristino, la permanenza del teatro. L’auspicio è che questa volta la storia si ripeta e che non vi siano lacrime coccodrillesche davanti alle macerie. Altrimenti ogni altro discorso sarà inutile.


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Atletica

successo per la Maratonina Colognese Centinaia di atleti in gara per la Maratonina Colognese, valida per il “XXVI Trofeo Annalia Rongai”. L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione Dilettantistica Sportiva Atletica Cologna Spiaggia. La manifestazione ha richiamato l’attenzione di molti gruppi podistici, provenienti anche da fuori provincia. Una bella domenica di sport nel ricordo di Annalia Rongai, medico colognese scomparso prematuramente.


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eventi

RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO Una serata dedicata alle donne

16 ottobre 2015 ore 17.00 - Sala consigliare – Villa Comunale Incontinenza urinaria, prolasso genitale, dolore durante i rapporti, incontinenza fecale, stipsi sono condizioni che possono comparire ed aggravarsi fino a disturbare o alterare la normale vita di relazione della persona colpita. Questi problemi, talvolta molto diffusi, vengono spesso nascosti e subiti in silenzio per vergogna, pudore o rassegnazione. Parlarne diventa pertanto il primo passo verso la cura. Il pavimento pelvico è una parte del corpo che per la maggior parte delle persone rimane quasi sconosciuta finché non si manifestano disturbi ad essa associati. Negli ultimi anni le disfunzioni del pavimento pelvico sono state oggetto di crescente attenzione da parte del mondo medico, che ha cercato di identificare le migliori condotte per la prevenzione e la cura di tali affezioni. Quando i muscoli del pavimento pelvico si indeboliscono non svolgono più le funzioni a cui sono deputati determinando gravi alterazioni della qualità della vita.

Attualmente il paziente ha a sua disposizione diverse opzioni terapeutiche tra cui la ginnastica riabilitativa pelviperineale che rappresenta a tutt’oggi la prima scelta nella gestione dei sintomi correlati. Di tutto questo si discuterà in una tavola rotonda multidisciplinare che, oltre ai fisioterapisti dedicati, vedrà la partecipazione di medici esperti per un approfondimento a 360 gradi della tematica. Si terrà il prossimo 16 ottobre, alle ore 17.00 presso la Sala consigliare della Villa Comunale. L’incontro è organizzato dal Consorzio San Stef. Ar. Abruzzo - U.O. di Roseto degli Abruzzi. Interverranno: Dr. Edoardo Liberatore (Proctologo), Dr. Alessandro Santarelli (Ginecologo), Dr. Gaetano Scipioni (Urologo), Dr.ssa Ft Paola Melchiorre e Dr. Ft Ginesio Picchini (Fisioterapisti), Ft. Gianni di Gregorio (Responsabile Centro San.Stef.A.R.), Dr.ssa Antonella Papola (Direttore Medico Centro San.Stef.A.R.).


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Pineto ha un angelo in più. Si chiama Marco Calabretta

di Martina Franchi

Il 25 settembre 2015, intorno alle 17:00 un malore improvviso lo ha fermato per sempre, mentre inseguiva il suo sogno: diventare calciatore

S

i può morire a nove anni? È questa, e sarà ancora per molto, la domanda che attanaglia tutti noi. Sono passati già 16 giorni da quando Marco Calabretta ci ha lasciati, ma non è ancora abbastanza per non pensarci. Il piccolo aspirante calciatore si stava allenando nello stadio “Mimmo Pavone” di Pineto insieme ai suoi amici della scuola calcio, quando si è consumata la tragedia: la comunicazione del piccolo al mister di non sentirsi bene, l’improvviso accasciarsi sull’erba del campo, l’arrivo delle due ambulanze e poi dell’eliambulanza, il massaggio cardiaco eseguito più di una volta per cercare di far ripartire quel respiro che si faceva sempre più affannoso. Questa sequenza di momenti si è verificata in brevissimo tempo e a Marta, arrivata sul campo per soccorrere il figlio, non è restato che pregare. La corsa all’ospedale San Liberatore di Atri, seppure indispensabile, è stata vana: Marco ha smesso di respirare intorno alle 18:30. Che cosa è successo a quel piccolo cuore? L’autopsia del giorno dopo, svolta nel pomeriggio del 26 settembre, ha rivelato una malformazione congenita del cuore di Marco: ebbene, il piccolo campione ha vissuto 9 anni usando una sola parte del suo cuore. “È stato un dono la tua vita”, ha detto la zia Federica dall’altare della Chiesa Sant’Agnese di Pineto, dove il 27 settembre si è svolto il funerale del piccolo. Tante lacrime, tanta commozione sui volti di quelle più di duemila persone accorse tra la Villa Filiani, dove era stata allestita la camera ardente, e la Chiesa. La mamma Marta, dopo aver giocato per anni come pallavolista, oggi allena la squadra del Silvi Volley e il padre Giuseppe, è un noto fisioterapista. Per questo, presenti al rito funebre, sono stati la squadra del Pineto calcio, del Pineto e Silvi

Volley accanto ai sindaci di Pineto, Robert Verrocchio, di Silvi, Francesco Comignani e di Atri, Gabriele Astolfi. Tante le dimostrazioni di affetto sui social network nei confronti di Marco e della sua famiglia, in particolare dalla Vis Pesaro 1898 che, durante la partita di pallone, ha indossato una maglia con su scritto “Ciao Marco. R.I.P” e dal Morro d’Oro calcio che ha appeso un grande striscione sugli spalti dello stadio di Montorio, dove giocava in trasferta. Oltre alla solidarietà mostrata in campo sportivo, al funerale c’erano tanti amici, tanti bambini, tanti parenti lontani (molti venuti dalla Calabria, paese di origine di Giuseppe Calabretta) e vicini che, come me, hanno voluto salutare Marco per l’ultima volta. All’uscita del feretro, numerosi palloncini bianchi con il nome del piccolo scritto in nero, sono stati lasciati andare dai compagni di scuola, inconsolabili dal dolore. Marta e Giuseppe hanno salutato i palloncini a mani larghe, come per accompagnare il loro piccolo figlio tra le nuvole. Potranno mai guarire da questo dolore così straziante? La loro profonda fede, la loro unione forte con Dio, le preghiere che hanno richiesto a quanti hanno fatto loro visita in quei giorni tremendi, darà loro conforto. E non c’è niente di surreale se in quel giorno hanno cantato, pregato ad alta voce, applaudito e desiderato che le campane della Chiesa di Pineto centro, suonassero a festa. Nove anni di vita sono pochi per far tutto: per assaporare le gioie della vita, per arrabbiarsi, per innamorarsi, per peccare, per aver paura di stare male, per realizzare un sogno. Ma per i genitori di Marco, per Luca, il fratello più piccolo e per tutti i suoi familiari; aver potuto godere della sua gentilezza, della sua riservatezza, della sua accondiscendenza e delicatezza estrema, è stato un tesoro che il Signore ha loro riservato. Ciao Marco!

Omaggio a Marco, squadra Pesaro

Omaggio a Marco, squadra Morro d’Oro


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Nutrizione

È arrivato il momento di un bel

grappolo d’uva

di Simona Ruggieri

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Un componente dell’uva ha azione diuretica e antiossidante; riduce il colesterolo; fluidifica il sangue ed evita i coaguli. Cosa voler di più?

nticamente era consigliata come potente antidoto contro lo stress psicofisico associato ad ansie, preoccupazioni ed astenia, efficace soprattutto quando il succo veniva mescolato a rametti di rosmarino: parliamo dell’uva, simbolo dell’autunno e del dio Bacco! Ricca di acqua, l’uva apporta una grande quantità di zuccheri, circa 15,6 grami per 100 gr di prodotto (tutti zuccheri semplici), variabili a seconda del cultivar e grado di maturazione. I lipidi sono praticamente assenti, 0,1 g/100 gr e le proteine solo 0,5 g/100 gr di prodotto. È un frutto molto dietetico, in quanto apporta solo 60 Kcal per 100 grammi ma ricco di potassio (192 mg/100 gr), calcio (27 mg/100 gr), fosforo, vit A e C e altri elementi come ferro, zinco e rame.Un componente dell’uva e del vino molto importante per la salute è chiamato resveratrolo, ossia un fenolo non flavonoide contenuto nella buccia dell’uva e antibatte-

rica; ha azione diuretica e antiossidante; riduce il colesterolo; fluidifica il sangue ed evita i coaguli; è un antiteratogeno (ossia evita lo sviluppo anomalo del feto in gravidanza) e si ipotizza che possa essere d’aiuto nella lotta al cancro. Sicuramente l ’uva più indicata per le diete è quella bianca, meno zuccherina, mentre quella nera si raccomanda per migliorare la circolazione del sangue e per fortificare i vasi sanguigni. È un alimento utile anche a chi pratica sport per avere il giusto apporto glucidico prima degli allenamenti. L’uva però può essere causa di emicranie in soggetti particolarmente sensibili ed esistono effetti indesiderati anche per i semi presenti nel frutto; sono commestibili ma possono continuare la fermentazione una volta ingeriti e possono essere causa di meteorismo, bruciori di stomaco, pancia gonfia ed avere effetti lassativi. L’uva è quindi sconsigliata quando si soffre di colite e problemi renali.

La ricetta del giorno: la classica marmellata!

Ingredienti: 500 g di uva fragola, 300 g di zucchero, 2-3 quadretti di cioccolato fondente, il succo di

1/2 limone, 1 stecca di vaniglia e cannella.

Laviamo e facciamo asciugare l’uva, dopo di che mettiamo tutti i chicchi interi in una grossa pentola e schiacciamone alcuni per formare un po’ di liquido sul fondo della pentola. Faccia-

mo scaldare per qualche minuto e versiamo nel passatutto due mestoli alla volta di acini: passiamo fino a fare uscire tutto il liquido e la polpa ma attenzione a non schiacciare troppi semini. Una volta passati tutti gli acini, mettiamo il liquido ricavato in una grossa pentola e aggiungiamo lo zucchero, la cannella, la scorza del limone e portiamo il tutto ad ebollizione. Togliamo la cannella dopo qualche minuto. Il trucco della tradizione vuole che non si cominci a mescolare subito dopo aver versato lo zucchero ma solo una volta che il tutto avrà iniziato a bollire, per dover poi mescolare il meno possibile. Lasciamo quindi bollire per due ore e solo alla fine aggiungiamo i quadretti di cioccolato fondente. Una volta scioltosi, la nostra marmellata sarà pronta.


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Jacopo

1 anno Direttore Editoriale WILLIAM DI MARCO

AUGURI DA MAMMA E PAPA’

Direttore Responsabile Lino Nazionale 333 7181980 l.nazionale@virgilio.it È vietata la riproduzione anche parziale di testi e foto.

Marco 09 ottobre 2015

Auguri a te, che questo giorno sia il migliore di ogni altro, non avere fretta di sentirti grande cammina piano piano perchè la vita è preziosa non sprecarla. Auguri da mamma, papà e Debora.

IMPAGINAZIONE E GRAFICA: ANDREA MARZII andreamarzii@ymail.com COORDINAMENTO TECNICO: MASSIMO BIANCHINI (TEL. 329 9480823) FOTO: ELIO D’ASCENZO, EDITORE: EIDOS News S.r.l.

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