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TERRI BRISBIN

Tempesta di passione


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: A Storm of Passion Brava Books © 2009 Theresa J. Brisbin Traduzione di Marianna Mattei Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Storici Seduction agosto 2013 Questo volume è stato stampato nel luglio 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI STORICI SEDUCTION ISSN 2240 - 1644 Periodico mensile n. 20 del 22/08/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 556 del 18/11/2011 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


Prologo

La nebbia umida si levava dal mare, spostandosi sulla terra e sopra le colline di Quinag, simile a viscide alghe marine. Nel posarsi sui cadaveri sembrava quasi prendere vita. Il fumo che saliva dai roghi appiccati dai nemici faceva bruciare gli occhi di Moira, che si guardava disperatamente attorno alla ricerca di qualcuno, chiunque, che fosse sopravvissuto alla distruzione. Avanzando a fatica attraverso quella cortina di fumo e nebbia, scivolò nel fango e cadde, non per la prima volta. Si scostò i capelli dal viso e si sfregò gli occhi. Quando, alle prime avvisaglie dell'attacco, sua madre l'aveva infilata in un nascondiglio segreto, vi era rimasta quanto piÚ a lungo possibile, lottando contro l'impulso di uscire allo scoperto per combattere al fianco di suo padre e dei suoi fratelli, per difendere sua madre e sua sorella. Ora erano tutti morti, e il loro sangue imbrattava lo spiazzo al centro del villaggio. Non avendo potuto soccorrerli in vita, Moira sa5


peva di doverli almeno aiutare a trovare la pace nella morte. Impiegò ore per ritrovare i corpi di sua madre e di sua sorella, e solo a notte fonda li trascinò fino ai resti carbonizzati della capanna. Lavorò senza posa, fermandosi di tanto in tanto per piangere, soprattutto quando il suo sguardo cadeva sul viso pesto e tumefatto della sorella. Infine restò da seppellire soltanto la mamma. Quando la prese sotto le ascelle per metterla nella fossa che aveva frettolosamente scavato, vide una sua mano tremare. Si spaventò e indietreggiò. Dopo aver respirato a fondo, si riavvicinò e le toccò la guancia, sperando che fosse ancora viva, anche se lo riteneva impossibile, perché nessuno sarebbe potuto sopravvivere con quelle ferite. «Mamma?» sussurrò. «Mamma?» Udì un rantolo, poi vide uscirle dalla bocca un rigagnolo di sangue, che si unì a quello già sparso sul terreno. Tentò di sollevarla, ma le ore trascorse a scavare l'avevano prosciugata delle forze. «Vattene via» biascicò sua madre, mentre ogni singola parola sembrava restarle incastrata in gola. «Loro torneranno...» Le lacrime scorsero copiose sul viso di Moira, mentre guardava impotente sua madre lottare per conquistare un altro respiro e poi perdere la battaglia. Rimase seduta lì a lungo, tenendola tra le braccia, finché la luce dell'alba che si stendeva sulle 6


montagne a est le suggerì che aveva indugiato troppo a lungo. Alla luce del giorno sarebbe stata un bersaglio facile, una ragazzina solitaria circondata di cadaveri, senza nessuno che la proteggesse. Depose delicatamente sua madre nella fossa e recitò una breve preghiera, che accompagnasse nel mondo delle ombre la sua anima e quella di tutti gli altri. Poi corse via. I nemici tornarono, proprio come previsto, e Moira riuscì a evitarli infilandosi sotto un albero mezzo marcio, appiattendosi tra le radici e il muschio. Ascoltò le loro parole, ma l'unica cosa che riuscì ad afferrare e comprendere fu che erano stati mandati da un uomo soprannominato il Veggente. I soldati rimasero ore tra le rovine del villaggio, poi se ne andarono. Tormentata dalla fame e dalla sete, Moira attese finché il rumore dei passi fu scemato del tutto, quindi uscì dal nascondiglio. Si addentrò arrancando nella foresta, fermandosi a bere da un ruscello e a raccogliere qualche bacca. Era talmente confusa, stanca e disperata che non era nemmeno in grado di decidere dove andare. Si guardò attorno e capì di dover trovare un riparo, perché il sole stava scivolando giù nel cielo, verso il mare. Dopo essersi riempita quanto più possibile le tasche della gonna di bacche, raggiunse il sentiero che si allontanava dal mare e si diresse verso i monti. Se 7


fosse riuscita a superare quelle alture sarebbe arrivata al villaggio in cui abitava la sorella di sua madre, che senz'altro le avrebbe offerto ospitalità. Ma un ultimo, straziante colpo l'attendeva nel punto il cui il sentiero iniziava a risalire il versante della montagna, un colpo tale da farla quasi crollare. Se avesse tenuto gli occhi fissi sul percorso sassoso forse non avrebbe visto nulla, invece fu proprio in quel momento che sollevò lo sguardo. Suo padre penzolava da una fune, il corpo alla mercé del vento. Lo stomaco di Moira si contrasse e si rivoltò, facendola cadere in ginocchio, alla vista del volto ormai privo degli occhi e del corpo straziato dalle torture subite per mano dei nemici. Superò quel punto quasi strisciando, senza osare voltarsi indietro. Si rialzò solo quando fu sicura di non poter più scorgere nulla. Fu allora che, da un luogo recondito del suo animo, sorse una forza che non sapeva di possedere e con essa un desiderio bruciante di rivincita. Premendo le mani una contro l'altra, rivolse al cielo non soltanto una preghiera affinché suo padre potesse trovare la pace, ma anche perché lei potesse trovare il coraggio per portare a compimento la propria vendetta. Avrebbe scovato i responsabili della strage e l'avrebbe fatta pagare loro. A costo di metterci anni, a costo di soffrire ancora più di quanto stesse soffrendo in quel momento. Avrebbe fatto in modo che i 8


colpevoli rimpiangessero il giorno in cui avevano scelto come bersaglio la sua famiglia. E quell'uomo, il Veggente, avrebbe pagato con la vita. Si affondò le unghie nei palmi delle mani, cavandone del sangue che andò a mescolarsi con quello di sua madre e sua sorella, nella terra. Poi levò le mani al cielo e pronunciò un solenne giuramento, rivolto alle anime dei suoi cari e di qualunque dio fosse stato in ascolto. «Non mi fermerò finché anche l'ultima goccia di sangue nemico sarà stata versata, oppure finché il mio stesso sangue non sarà stato sparso per tener fede a questo voto. Lo giuro sul sangue della mia famiglia.»

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Sei anni dopo Non ricordava di averla mai vista prima, né al castello né al villaggio, e nemmeno tra i seguaci di Diarmid. Connor passò oltre la donna, poi si voltò a guardarla. Quando le visioni si avvicinavano, e con esse il senso di potere che gli scorreva nelle vene e gli scaldava il corpo, era difficile pensare ad altro se non alle donne. E, visto che quella, in particolare, era comparsa davanti alla sua porta, era assai probabile che fosse stata mandata proprio da Diarmid, con un solo e unico scopo. Saziare le sue voglie. Sorrise nell'esaminare la sconosciuta. Si sporse verso di lei per consentire all'odore del proprio corpo di avvolgerla, respirando al contempo quello di lei. Fiutò l'eccitazione. E la paura. E altro, qualche cosa di impenetrabile come la fol10


ta cortina dei suoi lucenti capelli castani. Connor respirò di nuovo profondamente, assaporando la sua essenza femminile, e finalmente riconobbe l'altro sentore che si sprigionava da lei. Rabbia. Una rabbia profondamente radicata, travolgente, che lei teneva nascosta al resto del mondo. Colto di sorpresa, Connor cercò di incontrare lo sguardo della donna per capire da dove arrivasse quella rabbia, ma lei distolse gli occhi. Poco importava. Ormai era sua. Andava sempre così: Diarmid gli mandava le donne, il flusso magico che gli scorreva nel sangue le irretiva e da ciò nasceva un reciproco scambio di piacere fisico. Il suo appetito sessuale cresceva in proporzione all'acuirsi dei suoi poteri e culminava negli attimi che precorrevano le visioni. Dapprima la ragazza non reagì, scosse semplicemente il capo come per snebbiarsi i pensieri, ma quando lui le tese la mano la prese. Mentre la conduceva dentro le proprie stanze, Connor notò che non era il tipo di donna procace che Diarmid era solito mandargli, dal momento che aveva presto compreso la sua predilezione per corpi morbidi e voluttuosi, capaci di reggere il suo impeto e di accogliere la sua virilità. Invece quella donna era alta e muscolosa, e camminava con falcate ampie quasi quanto le sue. A giudicare dalla stretta salda della sua mano, anche la 11


sua forza fisica era notevole. Il suo corpo non era certo privo di curve femminili, ma era anche agile e asciutto. Solo a immaginarsi quanto sarebbe stato stimolante rotolarsi nel letto con lei, Connor sentì un'improvvisa eccitazione. Le altre donne erano solite guardarlo con adorazione e assoggettarsi completamente a lui, invece la sconosciuta sembrava volerlo sfidare con la sua ostentata indifferenza e l'odore intrigante della sua pelle. Anche la sua femminilità avrebbe avuto un sapore diverso?, non poté fare a meno di domandarsi. Sorrise tra sé al pensiero che presto l'avrebbe scoperto. Entrarono nelle sue stanze, dopodiché lui chiuse e sprangò la porta. Ora che il suo interesse e la sua lussuria erano stati destati, non voleva essere interrotto. Se la fortuna lo assisteva – e in genere era così quando c'era di mezzo una donna – ci sarebbe voluta buona parte del pomeriggio per esaurire la carica di desiderio che aleggiava nell'aria, tra loro. E per allentare la dolorosa tensione che lo pervadeva quando le visioni incombevano. Lasciò cadere la mano della giovane, che continuò a evitare di guardarlo e posò gli occhi sulla camera in cui si trovava, senz'altro arredata con maggior lusso di quanto fosse abituata. Sul pavimento giacevano soffici tappeti invece delle solite stuoie intrecciate, le pareti erano ricoperte di arazzi per tenere a bada i venti che battevano la 12


costa, e i mobili di legno intagliato erano massicci e sontuosi. In fatto di comodità e fasto, quella stanza poteva competere con gli alloggi dello stesso Diarmid. Perché il Veggente otteneva qualunque cosa desiderasse, che si trattasse di un soffice giaciglio o di una femmina accondiscendente. La giovane stava fissando la seggiola posta sul piedistallo rialzato a un'estremità della camera, dove Connor si sedeva durante le visioni. Dall'espressione che le lesse negli occhi verdi, lei ne era ben consapevole. Aveva forse assistito a qualche manifestazione dei suoi poteri? Lo aveva guardato mentre veniva colto dal prodigio che gli consentiva di vedere eventi passati e futuri? Lo aveva osservato esercitare un'immensa influenza sugli uomini più potenti di quelle terre? Connor si mise dietro di lei e le posò le mani sulle spalle, poi l'attirò contro di sé. «Non ti ho mai vista prima, mia dolce» le sussurrò all'orecchio. Le scostò i capelli per toccarle il lobo con la punta della lingua. «Come ti chiami?» La stuzzicò e sentì subito un fascio di brividi scuoterla. Con un sorriso compiaciuto, si chinò a baciarle il collo, poi la morse dolcemente sulla spalla, alternando il graffio dei denti alla carezza della lingua. «Qual è il tuo nome?» ripeté. Lei s'inarcò, evidentemente apprezzando il suo 13


tocco e smaniosa di avere di più. Lasciò cadere il capo all'indietro, sulla sua spalla, e subito lui posò la bocca sulla morbida pelle, baciando e suggendo. «Quando griderò di piacere, quale nome dovrò chiamare, dolcezza?» le domandò di nuovo, non avendo ottenuto risposta. Le lasciò le spalle per farle scivolare le mani lungo le braccia, poi sul ventre, schiacciandola ancor di più contro di sé. Incominciò a sfregarsi, permettendole di avvertire la spinta della sua erezione, poderosa e pronta a donarle piacere. Poi fece risalire le mani per prenderle i seni. Con il pollice le tormentò i capezzoli fino a farli inturgidire. A quel punto non volle più rivolgerle una richiesta, bensì un ordine. «Dimmi il tuo nome.» Sentiva i seni di lei pulsargli tra le mani, mentre continuava ad accarezzarne le punte, immaginandosi il sublime piacere di prenderle in bocca e suggerle fino a farla gridare. Niente poteva essere più appagante dei piccoli gemiti che le sarebbero usciti di bocca mentre con le dita avesse continuato ad accarezzarla per indurla a capitolare e confessare. «Moira.» «Moira» ripeté piano e ripetutamente, finché quel nome non fu che un fruscio nell'aria attorno a loro. «Moira» disse ancora, iniziando ad aprire i lacci che le chiudevano il corpetto e facendoglielo poi scivolare lungo le spalle, per arrivare alla pelle nuda. 14


«Moira.» La sua voce si era ridotta a un gemito, perché il calore e il sentore di lei gli stavano facendo perdere il controllo. Connor indugiò un istante, lasciandola andare quel tanto sufficiente a sfilarsi la tunica dalla testa e poi a farla girare. Al contatto con la sua pelle si sentì mozzare il fiato in gola, perché il calore gli marchiò a fuoco l'anima. Poiché era alta, i loro fianchi erano quasi alla stessa altezza, il che gli permise di sfregare il membro contro il suo ventre morbido, comunicandole tutto l'impeto del proprio desiderio. Quando le scostò dalle spalle i capelli, si accorse che c'era dell'altro, oltre alla lascivia che gli ruggiva nelle vene. Un'emozione sottile che pure non gli dava tregua. Impazienza. Per la prima volta da anni, si avvicinava a una donna pregustando l'amplesso, e non con il misto di abitudine, noia e disinteresse con cui di solito guardava alle sue compagne di letto. Per la prima volta da tanto, tanto tempo, non voleva solo appagare un bisogno fisico, avvertiva un richiamo occulto e intrigante, che lo attirava inesorabilmente verso quella sconosciuta. Le sollevò il mento con un dito, costringendola a strappare lo sguardo dal seggio posto sul piedistallo. E rimase sbalordito di incontrare non lo sguardo mansueto a cui era ormai abituato, bensì un paio di 15


occhi verdi screziati d'oro che lo colpirono nel profondo. E allora fece qualcosa che non aveva mai fatto prima, perché non ne aveva mai avuto bisogno: le chiese il permesso. «Ti voglio, Moira» le sussurrò, chinandosi ad assaporarle le labbra per la prima volta. Poi tuffò la mano sotto le gonne per scoprirle le gambe e il tesoro custodito tra di esse. «Posso?» Lei rabbrividì di nuovo e gli afferrò le spalle, aggrappandovisi. Si limitò ad annuire. Connor impiegò pochi istanti a toglierle il corpetto, la camiciola al di sotto e a farle cadere la gonna ai piedi. A quel punto esitò: desiderava talmente toccarla che non sapeva da dove incominciare. Si sentì irresistibilmente attratto dalle labbra, dunque si affrettò a baciarla. Le affondò la mano tra i capelli, tenendola ferma, e la lingua in bocca. Quando la sentì schiudere le gambe, non resistette al desiderio di accarezzarla proprio lì, dove gli umori della sua femminilità erano la prova eclatante di quanto il suo corpo fosse pronto ad accoglierlo. Udì il suo gemito e iniziò a titillare con il pollice il sensibile bocciolo di carne, poi insinuò un dito, e un altro, estraendoli e reinserendoli ripetutamente. Quando le gambe di lei cedettero e Moira gli si abbandonò contro, Connor interruppe il bacio e vide che respirava affannosamente. «Ah, dolcezza» mormorò, «vedi cosa mi fai semplicemente standomi vicina?» 16


Le prese la mano e la guidò sull'erezione, e appena sentì le sue carezze non riuscì a contenere la reazione che lo colse. Si inarcò contro di lei, spingendo le dita più in profondo nella sua femminilità. Sebbene sotto molti aspetti quella ragazza fosse diversa, il suo corpo era caduto vittima dell'incantesimo come quello di tutte le altre. La lasciò andare solamente per prenderle le mani e guidarla attraverso la stanza, verso la sedia sul piedistallo. Salì i pochi gradini e andò a sedersi sul massiccio seggio ligneo, largo e comodo abbastanza perché lei si potesse mettere a cavalcioni su di lui. Ma Moira non lo sorprese inginocchiandosi di fronte. Si mise tra le sue gambe e sotto il suo sguardo rapito gli slacciò i calzoni, liberando la sua virilità. La mente di Connor corse subito in avanti, a immaginare ciò che stava per accadere, tuttavia nemmeno quello bastò a prepararlo al piacere squisito che provò quando le mani di lei gli cinsero il membro. Moira iniziò ad accarezzarlo, intrecciando le dita in modo da provocare una deliziosa frizione, percorrendo il membro dalla base alla punta, con gesti esperti. Con il sangue che gli ruggiva nelle vene, Connor le fece sollevare il capo: quella non era certo un'innocente verginella, perché quando i loro occhi si incontrarono lei si sporse in avanti per sfiorargli la 17


punta del pene con la lingua, provocandogli una intensa scarica, che aumentò quando la sollecitazione venne da labbra, lingua e denti. Sentendo il controllo sfuggirgli sempre più a ogni carezza, si aggrappò ai braccioli intagliati per impedirsi di sollevare i fianchi e penetrare più a fondo nella bocca di lei. Adesso era lui ad avere il respiro affannoso e a impazzire di desiderio. Senza staccare la bocca, la ragazza gli abbassò i calzoni lungo le gambe e glieli sfilò. Gli si avvicinò, sfiorandogli con i seni la parte interna delle cosce. Poi aprì la bocca e lo prese interamente in sé, suscitando in lui un calore, un piacere tali che si sentiva pronto a esplodere, ma ancora non voleva. Quando le labbra avanzarono, fino ad arrivare quasi alla base del membro, Connor lasciò cadere la testa all'indietro, abbandonandosi a quelle sensazioni prodigiose. Le posò la mano sul capo e spinse leggermente i fianchi in avanti, inarcandosi. Sentì le labbra stringersi, e attese. Quando Moira scivolò ancora oltre, emise un gemito di puro piacere. Stava davvero giungendo al limite, perché lei aveva iniziato ad accarezzargli i testicoli, e il bisogno di affondare nel suo corpo prese il sopravvento. Le fece sollevare il capo e la trasse a sé, perché si sedesse a cavalcioni del suo grembo. «Vieni, Moira» sussurrò. «Cavalcami, piccola. Cavalcami.» L'aiutò a trovare la giusta posizione, poi la toccò 18


tra le gambe per accertarsi che fosse pronta. Le sue dita incontrarono gli umori e la morbidezza della sua femminilità. Spostò le mani per cingerle i fianchi e attese che lei calasse sulla sua erezione, dura come granito. Strinse i denti in reazione alla sensazione che provava nel sentirsi avvolto da lei, poi attese per darle modo di stabilire il ritmo dell'amplesso. Quando fu completamente entrato in lei, la sentì fermarsi, la vide aprire gli occhi e attendere la sua reazione, poi di nuovo muoversi, aumentando la frizione tra i loro corpi congiunti. A quel punto Connor percepì qualcosa nascere dentro di lui. Un bisogno primordiale, ferino, che gli ordinava di prenderla, di prenderla senza pietà, marchiandola come sua. Un bisogno... irresistibile. La sollevò tra le braccia e si alzò, mentre lei gli avviluppava le gambe attorno alla vita, lasciandosi portare fino al letto, dove caddero, sempre allacciati. Connor si spinse in lei più a fondo che poté. Sentiva il fiato che le usciva affannoso di bocca sotto l'impeto delle sue spinte, ma non poteva fermarsi. Infilò la mano sotto il suo fondoschiena e le fece sollevare il bacino per poterla penetrare ancor più profondamente. Avrebbe voluto rallentare e gustare ogni segreto di quella donna così enigmatica, ma era divorato dalla smania di possederla. Lasciandosene guidare, si mosse più rapido, dimentico di qualsiasi 19


cosa che non fosse la squisita tortura nata dall'unione dei loro corpi. Il desiderio si acuì dentro di lui, accentuandosi a ogni spinta. Continuò con quel ritmo, cosce contro cosce, carne contro carne finché non seppe più trattenersi, perché lei aveva serrato i muscoli interni, che fremettero e spasimarono, aumentando ancora la sua eccitazione. E quando l'orgasmo venne, fu diverso da qualsiasi altro avesse mai provato con le innumerevoli donne che aveva posseduto e dimenticato. L'aveva presa completamente e la stava marchiando con il proprio seme. Un'ultima spinta e anche il corpo di lei tremò da capo a piedi. Quando tornò in sé, Connor si ritrovò ansimante, ancora dentro di lei, il capo sui suoi seni, mentre i loro umori si mescolavano. Restio a separarsi, capì di aver appena saziato una brama molto più profonda di un semplice desiderio sessuale. Per un attimo, aveva provato una soddisfazione che fino a quel momento gli era sempre sfuggita. In quell'istante supremo, quando aveva sparso il proprio seme, aveva provato una calma e una pace inspiegabili. Rimase immobile ad ascoltare il respiro di Moira, ancora affannato. Quando il battito del suo cuore e il suo respiro si calmarono, sollevò il capo per guardarla. L'orgasmo le aveva addolcito i tratti del viso, facendola sem20


brare più giovane e serena. Senza uscire da lei, la fece scivolare verso il basso fino a trovarsi faccia a faccia. Oltre a pronunciare il proprio nome, lei non aveva spiccicato parola. Sul suo conto Connor non sapeva nulla se non che era diversa da qualsiasi altra donna che gli aveva concesso le proprie grazie. Non seppe resistere all'impulso di gustare di nuovo quelle labbra gonfie. La baciò, delicatamente per non farle male, un bacio lento, un bacio mirato a rassicurare, piuttosto che ad attizzare la passione. Ma quando le loro lingue si incontrarono e Moira si dimenò sotto di lui, Connor capì che il loro focoso incontro era tutt'altro che finito. Anzi, qualcosa era appena iniziato, e lui non riusciva bene a comprenderlo. Tuttavia il suo membro doveva ben capirlo, perché si irrigidì di nuovo dentro di lei. E non resistette a lungo nemmeno la sua volontà di procedere con calma per poter assaporare lentamente quella fanciulla. Ben presto la passione divampò e Connor prese Moira un'altra volta, senza indugi, senza esitazioni, e senza ancora capire che cosa fosse ad attrarlo disperatamente. Riuscì a rallentare dopo un terzo e un quarto amplesso, e soltanto dopo averla posseduta e segnata con il proprio seme, con la bocca e i denti. E ogni volta che giungeva all'orgasmo e la sentiva gridare 21


di piacere, veniva pervaso dallo stesso strano senso di pace. Cercò di ripensarci a mente fredda diverse ore dopo, quando il buio calò sulla stanza e Moira si addormentò tra le calde pellicce del letto. Spossato dalle ore di passione che avevano appena condiviso, anche lui cadde lentamente vittima dell'incantesimo del sonno. E a mano a mano che il suo corpo si rilassava accanto a Moira e il suo respiro rallentava per imitare la cadenza di quello di lei, Connor incominciò a capire cosa fosse quel sentimento così elusivo. Un senso di appartenenza. Quando era dentro Moira, nel profondo del cuore aveva l'impressione di aver trovato la casa che non aveva mai pensato di poter avere. Moira lottò contro il sonno e attese finché il respiro di lui non divenne lento e regolare, dandole la certezza che si fosse addormentato. Il Veggente non tratteneva mai a lungo le donne nel proprio letto, quasi nessuna trascorreva con lui l'intera notte, dunque era sicura che non si sarebbe nemmeno accorto della sua partenza. Scivolò silenziosamente lungo il letto fino a sgusciarne fuori, poi camminò piano per la stanza buia, cercando gli abiti e le scarpe a tentoni. Pochi istanti dopo si era rivestita e si stava dirigendo alla porta. Si voltò a controllare se lui si fosse 22


svegliato. Inizialmente non era andata lì con l'intenzione di portarselo a letto: aveva solo cercato un pretesto per entrare nelle sue stanze e controllarne la disposizione, così da individuare le possibili vie di fuga da usare in futuro. Poi non aveva esitato a dargli a intendere di voler soddisfare le sue voglie. Purtroppo, quando aveva preso in bocca il suo membro, credendo che fosse il modo più rapido di accontentarlo e andarsene, aveva commesso l'errore di guardarlo negli occhi, ed era caduta nella trappola del desiderio. Avendolo osservato di nascosto per giorni, Moira aveva notato numerose donne avvicinarlo nella stessa maniera e poi finire nel suo letto, e le era sembrato che a costoro non fosse affatto dispiaciuto. La verità era che lui le attirava come api al miele, e ciò accadeva sempre poco prima delle visioni. Si diceva che in quei momenti fosse irresistibile, pervaso di un magico potere di seduzione. Si diceva che nessuna donna sapesse opporgli un rifiuto. Si diceva che trattasse bene le sue amanti, talvolta regalando loro qualche gioiello o moneta, se capiva che ne avevano bisogno. E nelle ore appena trascorse Moira aveva scoperto che tutti i racconti corrispondevano alla realtà. Così come aveva presto scoperto, nell'intraprendere il suo cammino di vendetta, che una donna povera e sola aveva soltanto una cosa da offrire per contrattare. 23


Lei non si faceva remore a usare il corpo per ottenere ciò che voleva, che si trattasse di cibo o di informazioni. Stupita dal modo in cui gli uomini sembravano perdere il senno appena lei apriva le gambe o prendeva in bocca il loro membro, ne aveva approfittato per scoprire l'identità del Veggente e dove abitasse. Più di recente quel metodo infallibile le aveva procurato un lavoro come lavandaia, dandole i mezzi per sopravvivere e continuare a programmare la propria vendetta. Dunque, anche il sesso appena consumato non era altro che una moneta di scambio, seppur di natura carnale. Nonostante ciò, mentre si accingeva ad andarsene, dovette ammettere che stava mentendo a se stessa. Quella volta era accaduto qualcosa di diverso, di più pericoloso che una semplice unione di corpi. Se avesse immaginato che le si sarebbe presentata una simile occasione, sarebbe giunta armata di un pugnale. Portare a compimento la sua missione avrebbe degnamente coronato le piacevoli ore trascorse a letto con il Veggente. Il suo corpo era indolenzito dal vigore dei loro sforzi amatori, in particolare i muscoli tra le sue gambe pulsavano ancora per le impetuose attenzioni che lui aveva dedicato a quella parte così sensibile, esplorandola con le mani, la bocca, i denti e il membro. Tentata di ritornare a letto e donarsi a lui un'altra 24


volta, Moira si affrettò invece a scacciare quella scomoda sensazione e si apprestò a uscire. Con un sospiro fece scivolare il paletto fuori dagli anelli e lo posò sul pavimento. Forse sarebbero passati dei mesi, prima che le capitasse un'altra occasione simile. Forse non sarebbe mai più arrivata così vicina alla preda e la sua missione sarebbe fallita. Aprì la porta di uno spiraglio e guardò fuori per controllare che la via fosse libera. Non notando anima viva, scivolò all'esterno e si richiuse dietro la porta. Si appoggiò al muro e trasse un respiro profondo che lasciò uscire lentamente, chiudendo gli occhi e rivivendo le ore appena trascorse. Lui era un amante esigente, che dalla compagna pretendeva tutto, senza però mai costringerla a nulla. Era capace di donare un piacere che Moira non aveva mai conosciuto prima. Era innegabile che con il corpo avesse goduto, ma doveva stare molto attenta a non permettere alle sensazioni fisiche di influire sulla sua mente, sul suo cuore... e soprattutto sul suo vero scopo. Percorse il lungo corridoio a capo chino per evitare di farsi vedere in volto, nel caso in cui avesse incrociato qualcuno. Solo quando giunse nella stanzetta che divideva con parecchie altre donne calò su di lei un senso di orrore che le diede il voltastomaco. Come se il velo di torpore di poco prima le fosse stato brutalmente strappato di dosso, fu pervasa dal 25


disgusto e dalla vergogna per quanto aveva appena fatto. Cadde in ginocchio sul pagliericcio situato nell'angolo della stanza che si era aggiudicata, piegandosi su se stessa, straziata dalla consapevolezza di aver fatto ben altro che donare il proprio corpo al Veggente. La verità era che le era piaciuto giacere con lui, e per ore e ore si era persa nella passione, del tutto dimentica del vero motivo per cui lo aveva avvicinato. Il suo stomaco era in fiamme, il petto le doleva, mentre finalmente il suo corpo e la sua ragione si riunivano, ritrovando un comune accordo nel constatare che le dicerie sui poteri di quell'uomo erano fondate. Lui era davvero capace di irretire le donne, di piegarle al proprio volere pur dando loro l'illusione di scegliere liberamente. L'aveva rinchiusa in una trappola di piacere e passione e lei vi si era lasciata cadere spontaneamente, senza cercare di lottare o di opporsi per un solo istante, perdendo di vista tutto ciò che le era sacro. Lui l'aveva assoggettata a forza di baci e carezze, conquistandola fino a farle dimenticare il suo vero scopo. Peggio ancora, l'aveva indotta a rivelargli il suo nome. Di quanto potere era dotato se era riuscito a farle scordare perfino la tragica sorte dei suoi familiari? Come aveva potuto Moira permettere al proprio cor26


po di ingannarla, facendola gioire degli attimi trascorsi tra le braccia del suo peggior nemico? Crollò sul letto e si avvolse una sottile coperta attorno alle membra tremanti. Cercò dentro di sé la forza e la tenacia che l'avevano mantenuta in vita negli ultimi sei anni. Ignorò il palpito tra le cosce che ora era solo un crudele ricordo dell'estasi che aveva conosciuto. Ignorò i segni che il Veggente aveva lasciato impressi sulla sua pelle. Cercò invece di riportarsi alla mente le immagini orrende dei corpi straziati dei suoi genitori, finché la rabbia ricominciò a ribollire nel profondo del suo animo, investendola con impatto devastante. Finalmente il vero motivo che l'aveva condotta dal Veggente le era di nuovo chiaro. Lui doveva pagare per il ruolo svolto nel distruggere la sua famiglia. Doveva morire per sanare l'onta delle vite che aveva contribuito a stroncare. E in più, doveva anche soffrire per avere mostrato a Moira un lato di se stessa che lei avrebbe preferito ignorare: una parte di lei che amava la vita e anelava alla passione. L'aveva tentata facendole intravedere qualcosa che avrebbe potuto esserci ma non ci sarebbe mai stato, e anche per quello avrebbe pagato. Tra i domestici si vociferava che dopo ogni visione lui si ritirasse stremato nelle proprie stanze per ore, a volte per giorni, prima di riuscire a riprendersi. Adesso che aveva avuto un assaggio della sua potenza, Moira sapeva di dover approfittare di quei 27


frangenti di debolezza per potersi di nuovo avvicinare a lui. Lo avrebbe tenuto d'occhio da lontano, oppure sotto travestimento, aspettando l'occasione propizia. Si girò sul fianco e si rannicchiò su se stessa, ripetendo a bassa voce il proprio giuramento di vendetta fino a che il sonno non giunse a reclamarla. Il sangue del Veggente avrebbe lavato quello dei suoi cari.

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Fascino bollente STEPHANIE LAURENS INGHILTERRA, 1816 - Christian Allardyce non ha mai dimenticato Lady Letitia, e quando lei gli chiede aiuto per smascherare l'assassino del marito accetta di mettersi al suo servizio. Nel giro di pochi giorni l'antica passione riaffiora: Christian assapora di nuovo la dolcezza di quelle labbra che non ha mai dimenticato, accarezza la pelle di velluto e le forme morbide che ha sognato nelle solitarie notti degli ultimi anni e capisce di essere ancora una volta prigioniero del fascino di Letitia. Lei, in apparenza, è immune dal desiderio che lo consuma, ma Christian ha in mente una strategia di seduzione...

Tempesta di passione TERRI BRISBIN SCOZIA, 1098 - Per vendicarsi di Connor, che con le proprie visioni profetiche ha causato la morte dei suoi famigliari, Moira si spaccia per una delle fanciulle che gli vengono donate come schiave e finisce per fare l'amore con lui. L'esperienza la turba: mai avrebbe immaginato che quell'uomo potesse suscitare in lei un desiderio cosÏ ardente. Le mani di Connor hanno svelato parti sensibili del suo corpo che poi la bocca ha assaporato; la sua lingua le ha sfiorato la pelle suscitando sensazioni sconosciute e deliziose. Ma la sete di vendetta rischia di soffocare ciò che i sensi le suggeriscono, e Moira...


Il peccatore MARGARET MALLORY SCOZIA, 1515 - Audace, sfrontato, irresistibile, Alex non si lascia intimorire da nulla, tantomeno da una profezia che sembra metterlo in guardia da Glynis. Lei è incantevole, con quelle labbra morbide e succose che reclamano baci; con quel profumo sensuale capace di inebriare i sensi al primo respiro; con quella voce che è una promessa di lunghe notti di seduzione. Insieme passano ore di intensa passione tra languide carezze e peccaminosi sussurri, ma le faide tra clan che dilaniano la Scozia ben presto spezzano l'incantesimo e li costringono a prendere un'inaspettata decisione...

La notte delle trasgressioni JOANNA FULFORD FRANCIA - INGHILTERRA, 1815 - In Francia per una missione segreta, Claudine ha appuntamento con il suo informatore in una casa di piacere. Qui trova invece un affascinante sconosciuto che afferma di chiamarsi Antoine Duval, con il quale è costretta a inscenare un momento di passione a causa dell'irruzione delle autorità. Complice l'atmosfera conturbante del luogo e l'attrazione reciproca, la messinscena finisce per spingersi oltre le intenzioni di entrambi. E quando fuggono insieme da Parigi, il desiderio di sperimentare di nuovo le forti sensazioni che li hanno travolti è difficile da ignorare... Dal 9 ottobre


Profezia d'amore ROBYN DEHART

INGHILTERRA, 1873 - Max ha un'ossessione: Atlantide. E quando incontra Sabine, discendente degli abitanti del regno sommerso, non esita ad aiutarla... e a innamorarsene!

Il guerriero delle Highlands TERRI BRISBIN

SCOZIA, 1370 - Ciara ama da sempre Tavis MacLerie e, ora che il formidabile guerriero è rimasto vedovo, i suoi sogni di fanciulla potrebbero avverarsi. Ma se fosse troppo tardi?

Una passione scandalosa ANN LETHBRIDGE

INGHILTERRA, 1816 - Lady Claire Montague sa di rischiare, cedendo alla passione che nutre per lo chef André. Eppure decide di fidarsi dell'istinto che già una volta l'ha tradita...

La fortuna del conte KAREN HAWKINS INGHILTERRA, 1567 - Il Conte di Rotherwood è l'uomo più fortunato d'Inghilterra. Quando incontra Fia MacLean, sembra che la sua buona stella tramonti. Ma è proprio così?


La castellana spodestata Margaret Moore Inghilterra, 1223 - Quando il nuovo signore si presenta al castello con un ricco seguito e la bellissima amante, l'orgogliosa Gabriella si rifiuta di rendergli omaggio e lui, per umiliarla, le propone di rimanere come serva. Alla lunga, però, la sua fierezza fa breccia nel cuore del cavaliere...

Intrighi a Bath Stella Cameron Bath, 1815 - Per vendicarsi di Bernard Leggit, il Marchese di Granville decide di sedurre la sua bellissima moglie, Hattie. Lei, invece, intravede nell'arrivo del gentiluomo la possibilità di sottrarsi a un matrimonio al quale è stata costretta con il ricatto. Ma il gioco della seduzione è un'arma a doppio taglio.

Dea d'argento Patricia Frances Rowell Inghilterra, 1807 - Sensibile e generoso, Rob Armstrong, Lord Duncan, è determinato ad abbattere la prigione di ghiaccio in cui Iantha ha rinchiuso le proprie emozioni. Ma conquistare il cuore della giovane che ha imparato ad amare si rivela ben presto molto più complicato di quanto avesse immaginato...

Assedio al castello Anne O'Brien Inghilterra, 1643 - Dal matrimonio con Honoria, Francis non si aspetta altro che un'unione di convenienza. Eppure una forza irresistibile sembra spingerli l'uno verso l'altra. È una passione travolgente, che potrebbe trasformarsi in un sentimento più profondo... se solo Francis riuscisse a fidarsi della moglie.


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