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LILIAN DARCY

Fuga d'amore con la principessa


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Princess in Disguise Silhouette Special Edition © 2006 Lilian Darcy Traduzione di Federica Ressi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Pack giugno 2013 Questo volume è stato stampato nel maggio 2013 da Grafica Veneta S.p.A. - Trebaseleghe (Pd) HARMONY PACK ISSN 1122 - 5380 Periodico bimestrale n. 120B del 21/06/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 239 del 15/05/1993 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Sox era straordinaria. Era nata per fare il cane da pastore. Avrebbe potuto mandarla in cima alla collina e lei sarebbe riuscita a radunare il gregge e a ricondurlo da lui tutta da sola. Adorava lavorare con le pecore. Brant faceva affidamento su di lei, e in quel momento era l'unica a cui poteva confidare le sue paure. «Dimmi che quelle tre pecore zoppe non significano niente, Soxie...» mormorò. Erano entrambi a bordo del quad e scendevano lungo la collina a una considerevole velocità. Era uno splendido pomeriggio, insolitamente caldo per metà maggio. Soffici nuvole candide fluttuavano in un cielo terso e in lontananza, lungo la strada per Holbrook, scorse il bagliore rosso di una macchina che procedeva nella sua direzione, per poi scomparire dietro gli alberi arruffati dalla brezza e illuminati dal sole. Sox era seduta dietro di lui, con il collo teso per guardarsi attorno, in attesa di scoprire quale altra avventura stessero per affrontare insieme. Sfortunatamente non poteva rassicurarlo su quelle bestie zoppe. «Non può essere afta epizootica.» Aveva controllato le zampe. Certo, c'era un'infiammazione, ma... 5


«Non dirmi che è afta epizootica, perché non voglio nemmeno sentirlo.» Poteva essere afta epizootica. Dopo una lunga siccità, l'autunno era stato caldo e piovoso, le condizioni ideali per la diffusione dei batteri, e se anche solo uno dei quattrocento capi che aveva pagato un occhio della testa era infettato, allora l'intero gregge avrebbe potuto contrarre la malattia. Sox si strinse a lui, come se avesse percepito le sue preoccupazioni. Terminarono la discesa lungo la collina e raggiunsero la recinzione di filo spinato che proseguiva sino alla casa. Non avrebbe raccontato nulla alla sorella. Nuala e Chris si sarebbero sposati di lì a pochi mesi e Chris aveva già il suo gregge, il suo terreno a cui pensare. E poi vide di nuovo la macchina rossa, proprio all'interno del cancello principale, che procedeva inequivocabilmente nella sua direzione. Era una piccola auto, scintillante e ben tenuta. Il suo umore si affossò definitivamente. Sapeva di che genere di visita si trattava. Una forestiera. Una ragazza di città. Negli ultimi mesi aveva conosciuto diverse donne come questa da bastargli per tutta la vita. Di recente, una di loro aveva dato in giro il suo indirizzo ad alcune amiche, che ormai si presentavano lì senza preavviso e a orari impossibili. Per esempio nel momento in cui aveva appena scoperto che tre capi del suo gregge si erano azzoppati. L'auto rossa proseguì e scomparve temporaneamente ancora una volta. Brant e Sox avevano quasi raggiunto la casa. Parcheggiò il quad sotto la tettoia, incatenò il cane ed entrò in casa, togliendosi gli scarponi strada facendo. Trovò un messaggio della sorella sul bancone della cucina. 6


Non dimenticarti di Misha... Misha. L'amica di Nuala che veniva dall'Europa. Lo aveva completamente dimenticato. Arriverà qui per le quattro. Per quell'ora dovrei già essere di ritorno, ma in caso contrario sii gentile con lei. Gentile con una perfetta estranea arrivata lì su quella scatoletta rossa. Grandioso. Era proprio dell'umore giusto. Poiché un'ospite internazionale autoinvitatasi avrebbe dovuto iniziare con lo spirito giusto e rendersi utile, Misha si era fermata alla cassetta delle lettere di Inverlochie e aveva ritirato la posta. C'erano diverse lettere, tenute insieme da un elastico. Branton Smith, Inverlochie, Hill Road via Holbrook, NSW 2644, diceva l'indirizzo scritto sulla prima lettera, scritto in una sinuosa calligrafia e con una penna viola. Aveva sistemato le lettere sul sedile del passeggero, accanto ai fiori che aveva comprato ad Albury per Nuala, sopra la cassa di vini che aveva preso in un negozio di liquori per il fratello dell'amica, Brant, che non conosceva ancora. Ma quando era giunta a destinazione e lo aveva trovato lì ad accoglierla, Brant non sembrò molto contento che gli avesse usato quella cortesia. «Tu devi essere Misha» esordì, con le spalle ingobbite dalla tensione, gli occhi grigi cupi e severi. «Devo, sì. Anche quando non voglio» convenne lei, alzando i palmi con finta rassegnazione. Si era aspettata un sorriso, ma non ne vide nemmeno l'ombra. «E ti ho portato la posta» aggiunse, in caso questo aiutasse. Macché. Lui guardò il fascio di lettere e gemette esa7


sperato. «Nuala non c'è. A dire il vero non ti aspettavamo così presto.» «Forse andavo un po' troppo forte.» «Non dovresti, da queste parti. Le condizioni delle strade non sono di certo quelle a cui sei abituata in Europa...» borbottò lui. «Non sono eccellenti nemmeno da noi. Ho una certa esperienza nella guida su strade di campagna.» Lui non parve colpito. Ma Misha lo fu da lui, non poté negarlo: era una versione più alta, più forte e ovviamente più mascolina di Nuala, che non aveva mai avuto problemi nell'attrarre l'altro sesso. E nemmeno Brant doveva averne, a occhio e croce. Aveva i capelli scuri arruffati, zigomi e mascella decisi, muscoli tesi come corde sotto le maniche arrotolate della felpa punteggiata da chiazze di fango, e quell'aura di pura mascolinità che i dopobarba non sarebbero mai riusciti a imitare. Per molto tempo Misha aveva creduto che quel maschiaccio sexy di Nuala sarebbe finita con qualche miliardario o aristocratico europeo, ma benché avesse presentato l'amica a uno stuolo di uomini durante il suo soggiorno di un mese a Langemark, nessuno aveva catturato il suo interesse. «Sono troppo beneducati. Troppo inquadrati.» Adesso era ritornata a casa, in Australia, ed era felicemente fidanzata con Chris, l'allevatore della porta accanto. Misha non vedeva l'ora di conoscere l'uomo che era abbastanza rozzo per la sua amica. Brant le aprì la portiera dell'auto. Abituata a questo genere di attenzioni, Misha abbassò il capo in segno di riconoscenza e gli sorrise, ma lui alzò gli occhi al cielo e sospirò. In caso lei non avesse colto il sottile linguaggio del corpo, controllò l'orologio e si accigliò. 8


«Grazie dell'ospitalità, Brant. È davvero gentile da parte tua, ed è meraviglioso conoscerti finalmente.» Tese una mano, ma lui non gliela strinse. «Non credo che ti convenga» borbottò lui, mostrandole il palmo sporco di terra. «Posso sempre lavarmele dopo, no?» Misha tenne la mano tesa, e alla fine lui gliela strinse. Desiderò di non essersi impuntata. La stretta fu breve e stritolante, a dimostrare che lui era più occupato e molto più forte di lei. Misha lo sapeva bene. «Il vino è per te. Un segno di apprezzamento per la tua ospitalità.» «Nessun problema» mormorò lui. «E naturalmente i fiori sono per Nu. Quando torna?» chiese, mentre la spossatezza cominciava ad avere il sopravvento su di lei come le fredde nebbie invernali che avvolgevano Langemark nei cupi giorni di dicembre. Fermamente determinata a tenere a bada la stampa, era volata a Melbourne in classe economica e sotto falso nome, e aveva aspettato diverse ore per la coincidenza per Albury. Poi aveva guidato per tre quarti d'ora dal lato sbagliato della macchina e della strada per raggiungere Inverlochie. Qui erano le tre del pomeriggio, il che voleva dire che era notte fonda a Langemark, e chissà che ore erano dove si trovava Gian Marco. Era ancora in Spagna? Il Gran Premio era appena finito. Il fratello di Nuala guardò di nuovo l'orologio. «Forse tra mezz'oretta.» «Bene.» Per nascondere le lacrime improvvise nei suoi occhi, Misha si infilò di nuovo in auto per aprire il bagagliaio. Brant lo raggiunse prima di lei, lo aprì ed esaminò il set completo di valigie, poi le mostrò di nuovo le mani sporche di terra. 9


«Ho capito. Faccio da sola» gli disse Misha, cercando di mantenere un tono allegro. «Scusa, volevo dire che mi sarei lavato le mani e dopo mi sarei occupato io dei bagagli.» «Be', se mi mostri la mia stanza, ti lavi le mani e riesci ad arrivare di nuovo qui prima di me, allora sarò ben lieta di lasciarti portare dentro la seconda valigia, il vino, i fiori e il bagaglio a mano» concluse lei, contando i secondi che la separavano dalla solitudine della sua stanza. Sono proprio un buzzurro sgarbato, dovrei scusarmi, pensò Brant, strofinandosi le mani col sapone. Le asciugò in uno strofinaccio poi tornò in fretta all'auto. Bene. Era arrivato prima di lei. Niente chioma dorata, occhi azzurri tipicamente scandinavi e sorriso abbagliante. Il minimo che potesse fare era portare in casa i regali di Misha, insieme al resto delle valigie. Prese prima il vino e i fiori, poi tornò fuori per un secondo viaggio. La valigia era pesantissima, così come il bagaglio a mano. Si chiese cosa si fosse portata dietro questa tizia. Venti paia di scarpe? Perché era venuta lì? Nuala si era tenuta sul vago. «Problemi personali. Ha bisogno di allontanarsi da tutto per un po'. Ha bisogno di spazio e di un po' di anonimato.» Nuala non era in sé, in quei giorni. Il matrimonio era fissato per il primo weekend di settembre e le aveva dato alla testa, nel modo in cui solo un matrimonio imminente poteva fare persino con la donna più sensata del mondo. Ogni settimana passava ore al telefono con la mamma e stava progettando di andarla a trovare a Sydney, perché le aveva detto di essere già in ritardo per la scelta dell'abito perfetto. 10


In ritardo? Mancavano ancora più di tre mesi. In compenso era contento che il matrimonio le avesse riavvicinate. Per molto tempo, era sembrato che loro due non avessero molto in comune. Fondamentalmente, Nuala era una ragazza di campagna, mentre la mamma non si era mai sentita felice lì. Dopo neanche un anno dalla morte di papà, avvenuta sei anni prima, si era risposata con un loro amico, un ricco uomo d'affari di Sydney. Aveva ceduto la proprietà di Inverlochie ai due figli per dedicarsi a un'intensa vita sociale fatta di corse di cavalli ed eventi benefici. Brant e Nuala avevano compreso che sarebbe stata più felice in città, ma questo non aveva dato loro molti punti di contatto. Poi Nuala aveva passato due anni e mezzo in giro per il mondo dedicandosi ad attività che la madre aveva considerato troppo umili: aveva lavorato come animatrice in un campeggio negli Stati Uniti, come cuoca in uno chalet in Francia, come volontaria in India. Ora, con il matrimonio alle porte, la mamma e Nuala avevano un sacco di cose di cui parlare. Anche se lo infastidivano da morire quelle chiacchiere infinite su liste degli invitati, bomboniere e scelte di colori, non aveva fatto alcun tentativo per spingere Nuala a moderarsi. «Non posso violare la sua fiducia, Brant» gli aveva detto riguardo a Misha. «Ma prima del suo arrivo dovresti sapere che le cose sono molto difficili per lei in questo momento. Ha bisogno della nostra assoluta discrezione e di sostegno.» Già. Molto difficili. Con quelle valigie di marca e vestiti che erano chiaramente di stilisti famosi. Era davvero dispiaciuto per lei. Al diavolo le scuse. 11


E per la prima volta nella sua vita adulta aveva avuto un'overdose di donne. Quell'anno era uscito con almeno una decina di donne diverse e avuto la sua dose di giochetti di seduzione, il ticchettio di orologi biologici, erronee aspettative, troppo trucco, domande stupide sulla fattoria... Aveva troppe questioni in ballo. I prezzi della lana si erano abbassati di quasi un terzo rispetto a qualche anno prima. Aveva un accordo di vendita su parecchi dei suoi capi che poteva essere vanificato dall'insorgere di un'infezione, non ci voleva una ragazza viziata che nelle prossime settimane avrebbe gironzolato per la proprietà senza la minima idea di cosa implicasse questo stile di vita, aspettandosi di essere servita e riverita. Era stato in Europa, conosceva il tipo. A vent'anni aveva preso parte a un programma di scambio culturale e aveva passato sei mesi negli Stati Uniti, sei mesi in Olanda e un paio di mesi facendo semplicemente il turista. Aveva avuto una fidanzata olandese, Beatrix, e avrebbe potuto fermarsi in Europa più a lungo, ma allora papà si era ammalato e lui aveva preferito tornare a casa per sostituirlo nella gestione della fattoria. Beatrix non aveva voluto rinunciare alla sua carriera di giornalista per andare con lui. Non aveva potuto biasimarla. Prima di raggiungere la casa, appesantito dal bagaglio, vide il furgoncino scassato di Nuala che si avvicinava. Posò tutto quanto, aspettandosi che la sorella avrebbe chiesto di Misha. Doveva aver notato la macchina. Sarebbe stata contenta di sapere che la sua amica era arrivata sana e salva. Invece lei scese con un balzo dal mezzo e annunciò: «Salvia!». «Cosa?» «Salvia, burro e panna. Sono così sollevata!» 12


«Mi sembra un po' poco. Speravo in una bistecca.» «Cosa?» «Salvia, burro e panna. Un po' poco. Persino per un vegetariano.» «Scemo, sai bene che sto parlando della scelta dei colori per il matrimonio.» «Be', allora ci sono buone notizie. Misha è qui, così potrai parlare con lei.» «Oh, davvero?» «Non hai notato l'auto rossa, o le valigie griffate in mio possesso?» Nuala non sembrò preoccupata per aver ignorato quei dettagli. «È in anticipo!» Gli afferrò un braccio e abbassò la voce. «Dimmi! Come sta? È talmente sotto pressione al momento. Come ti sembra?» E con sua grande sorpresa, Brant scoprì che poteva dirglielo. «Un po' fragile. Non sembra che abbia dormito molto. Ed è sempre così magra?» «Misha ti piacerà, Brant, te lo prometto.» Non le credette. «Risparmia le promesse per settembre.» «Allora, dov'è? Spero che non abbia perso peso. Non aveva granché da perdere. Si mantiene sempre molto in forma.» Il rumore di un motore giunse dalla strada, ed entrambi si fermarono ad ascoltare. «Proviene dal nostro sentiero?» chiese Nuala. Entrambi scorsero un altro veicolo, nessuno che stessero aspettando. «Questa dev'essere una delle tue donne» previde Nuala. «Le mie donne?» «Be', non sono mai venute a trovare me!» «Nu, non sarebbero venute qui se non fosse stato per te! Non avrebbero mai sentito parlare di me. E di sicuro 13


non avrebbero mai visto la mia foto sulla prima pagina di un giornale nazionale. Non chiamarle le mie donne, okay?» «Scusa.» Lei fece una smorfia, poi ebbe il garbo di ammettere: «La cosa è un po' sfuggita di mano ultimamente, vero?». La macchina fece un'ultima curva e si fermò, e a quel punto Brant riconobbe chi c'era alla guida. Come si chiamava? Lauren, ricordò giusto in tempo. Avevano pranzato insieme ad Albury qualche settimana prima, dopo che gli aveva scritto per conto della rivista. Da allora avevano parlato un paio di volte per telefono. Gli era sembrata a posto, ma aveva commesso l'errore di darle il suo indirizzo, visto che era sembrata interessata alla fattoria. Lei lo aveva passato in giro, così, anche se la campagna L'Outback cerca mogli di Today's Woman ormai era ufficialmente finita, lui riceveva ancora lettere e visite. E questa volta Lauren si era portata tre amiche. Sorrisero tutte mentre scendevano dall'auto. Una di loro sussurrò qualcosa all'orecchio di Lauren che la fece annuire e sfigurò i suoi lineamenti in un'occhiata oscena. «Ciao, Brant. Abbiamo una proposta da farti. Hai ricevuto la mia lettera, o siamo un po' in anticipo su noi stesse?» «Ehm... non credo di aver ricevuto la tua lettera.» «Bene, sarà molto meglio dirti tutto di persona.» La porta scorrevole della veranda si aprì e Misha uscì di casa, con un cappello calato sugli occhi. «Nuala...» disse con voce rotta. Le corse incontro e la abbracciò, poi cominciò un fiume di chiacchiere a bassa voce. «Questo non è di certo un buon momento, Lauren...» disse lui bruscamente. 14


«Be', non dobbiamo metterci a discuterne adesso» replicò lei, lanciando un'occhiata fugace a Misha. «Discutere di cosa?» «Abbiamo avuto questa grande idea, sul genere dei reality show. Be', non proprio, ma con lo stesso meccanismo. Un processo di eliminazione.» «Un cosa?» «Cioè, tu sei in cerca dell'anima gemella, noi anche... perché non giochiamo a carte scoperte? Potremmo uscire tutti insieme, questa sera a cena o quando ti viene meglio, e alla fine della serata tu elimini una di noi, e dopo quattro o cinque appuntamenti ne sarà rimasta solo una, e ovviamente sarà quella che preferisci.» Si interruppe, in attesa del suo verdetto. Brant non riuscì ad aprire bocca. Lauren prese nota della sua reazione e cercò di vendere l'idea in un altro modo. «Abbiamo pensato che sarebbe stato divertente. Cioè, tu sei bloccato qui in mezzo al nulla, non hai niente da fare... abbiamo pensato che avresti apprezzato un modo creativo per trovare la donna giusta. Cioè, devi avere già una prospettiva creativa, altrimenti non saresti entrato a far parte della campagna L'Outback cerca mogli.» Le amiche la rendevano nervosa, Brant lo capiva. Tutti quei cioè. Non gli era sembrata così stupida quando avevano pranzato insieme. Che doveva fare? Non voleva ferirla, ma era ridicolo trovarsi in quella situazione. E per quanto riguardava il suo ruolo nella campagna L'Outback cerca mogli... Un'idea di Nuala, ovviamente. Brant e il suo amico Dusty erano stati seriamente preoccupati per il loro amico Callan. La moglie di Callan era morta di cancro quattro anni prima, e lui era ancora distrutto, non aveva la minima idea di come trova15


re qualcuna con cui condividere la vita e che lo aiutasse con i due figli. Aveva un enorme appezzamento di terra nei Flinders Ranges, nel sud dell'Australia... il vero Outback in ogni senso. Nuala aveva letto un reportage della rivista per portare donne interessate a conoscere uomini single in parti remote del Paese. Aveva suggerito che Dusty e Brant coinvolgessero Callan, e al momento era sembrata una buona idea. Forse lo era ancora. Callan si teneva in contatto via mail con un paio di donne che lo avevano cercato tramite il giornale, e Brant pensava che fosse una buona cosa. Avevano parlato per telefono il giorno prima e aveva avuto l'impressione che Callan stesse meglio, che fosse più forte e ottimista. Ma Brant non si era aspettato che la propria faccia finisse sulla copertina del giornale e ora quelle stupide donne piombavano lì con i loro reality show a eliminazione. Ma non aveva intenzione di dire a Lauren o alle sue amiche che aveva preso parte alla cosa per il bene di un amico. Voleva solo sbarazzarsi di lei. «Mi dispiace...» borbottò, alla fine. «Non credo che faccia per me.» Vide Nuala spingere Misha più vicino, così che potessero sentire entrambe cosa stava succedendo... E sperò che lo aiutassero a sbarazzarsi delle visitatrici. Misha si era portata il cappello ancor più sugli occhi. Se era così tanto preoccupata del sole autunnale relativamente blando, era una fortuna che non fosse arrivata in piena estate. «E mi piacerebbe davvero offrirvi una tazza di tè, o qualcos'altro, Lauren ma oggi proprio non posso.» «Ci stai liquidando?» chiese quest'ultima. 16


«Ehm... no» mormorò lui. «Oh, andiamo, Brant! Dov'è il tuo senso dell'umorismo?» si lagnò lei. «L'ho lasciato al pascolo con le pecore, circa mezz'ora fa.» Poi lanciò un'occhiata a Nuala, vide i suoi occhi sgranati per la preoccupazione e si maledisse per essersi lasciato sfuggire quella battuta. Se non fosse stato attento, molto presto lei avrebbe capito che qualcosa non andava. Doveva controllarsi. «Ti chiamerò io, questo weekend ho da fare.» Ci vollero altri dieci minuti per sbarazzarsi di Lauren con la promessa di un caffè, scusarsi con Misha, concordare con Nuala che dovevano mettere un lucchetto al cancello e convincerla che il commento che aveva fatto sul suo senso dell'umorismo lasciato al pascolo non era stato nient'altro che una battuta.

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