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Sandra Marton

L'EREDE DELLO SCEICCO


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: The Sheikh's Defiant Bride Harlequin Mills & Boon Modern Romance © 2008 Sandra Myles Traduzione di Velia De Magistris Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2012 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Collezione Harmony gennaio 2012 Questo volume è stato stampato nel dicembre 2011 presso la Rotolito Lombarda - Milano COLLEZIONE HARMONY ISSN 1122 - 5450 Periodico bisettimanale n. 2662 dello 03/01/2012 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 22 del 24/01/1981 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


Prologo Regno di Dubaac, inizio estate. Il sole illuminava con il suo sfavillio dorato un cielo privo di nuvole. Sotto i suoi raggi implacabili alcuni uomini aspettavano a cavallo dei propri destrieri, avvolti nel silenzio del deserto. Tutti gli occhi erano puntati sul cavaliere che si teneva a distanza dal gruppo e sul falcone incappucciato che portava al braccio, gli artigli mortali conficcati nel guanto di cuoio. Il più anziano del gruppo spronò infine il proprio cavallo per portarsi al fianco dell'uomo in disparte. «È arrivato il momento, Tariq» gli disse. Colui che rispondeva al nome di Tariq annuì. «Lo so.» Suo padre aveva ragione, ma in qualche modo il suo ultimo tributo a Sharif, suo fratello, si stava rivelando doloroso quanto il funerale. Non aveva immaginato che un rituale potesse essere così penoso da eseguire. Lui era nato nel Dubaac, ma aveva vissuto per anni lontano dal paese. Era un uomo moderno, colto e istruito, e non doveva fare altro che un gesto simbolico. «Tariq?» Lui annuì e alzò il braccio. Il falcone era irrequieto. Tariq sciolse le sottili cordicelle di cuoio che gli trattenevano le zampe e le lasciò cadere sulla sabbia. Ancora un secondo di esitazione, poi gli tolse anche il cappuc5


cio. Per la prima volta da quando era stato catturato e addestrato, il rapace era completamente libero. Tariq alzò il viso verso il cielo. «Sharif, fratello mio» disse, la voce roca, «mando Bashashar da te. Che voi due possiate volare insieme nel cielo della nostra terra!» Ancora un breve indugio, poi tese di scatto il braccio in avanti. Il falcone spiegò le enormi ali e spiccò il volo verso il sole infuocato. Per qualche istante nessuno parlò. Infine il sultano si schiarì la gola. «È fatta» commentò. Tariq annuì. Guardava ancora il cielo, per quanto il falcone fosse ormai scomparso dalla loro vista. «Sì, padre.» «Tuo fratello è in pace.» Davvero? Tariq avrebbe tanto voluto crederlo, ma la scomparsa di Sharif era ancora troppo recente. Il suo aereo era precipitato durante un volo di addestramento. Erano stati necessari giorni per ritrovare i suoi resti dopo lo schianto e l'incendio che aveva consumato la carlinga del jet. «Era un bravo figlio.» Di nuovo, Tariq annuì. «E sarebbe stato un ottimo sceicco per la nostra gente. Adesso siamo costretti a rivedere i nostri progetti per il futuro.» Tariq strinse i denti. Lo aveva previsto, ma non credeva sarebbe accaduto così presto. «Capisco, padre.» Il sultano sospirò. «Non c'è tempo da perdere, figliolo.» Tariq gli rivolse uno sguardo allarmato. «Sei malato?» «Solo se vogliamo considerare la vecchiaia alla stregua di una patologia. Dopo la morte di Sharif, sei tu il mio erede. Tremo al solo pensiero, ma se dovesse accaderti qualcosa...» Non era necessario aggiungere altro. 6


Il primo in linea di successione al trono era lui. E per assicurare la continuità della stessa famiglia che era iniziata secoli prima era sua responsabilità sposarsi e avere un figlio. Se solo Sharif avesse avuto il tempo di prendere moglie e dare un erede alla corona, pensò Tariq, lacrime di emozione che gli bruciavano gli occhi. «Pensa a quanto è accaduto nei paesi confinanti quando la successione è stata messa in dubbio» riprese il sultano. «Vorresti questo per il nostro popolo?» «Non ho bisogno di essere persuaso, padre. Farò quel che devo.» Un lieve sorriso incurvò le labbra del sultano. «Bene. Adesso andiamo. Torniamo a palazzo e celebriamo la vita di tuo fratello.» «Tu vai pure con gli altri» replicò Tariq. «Io preferisco restare solo per un po'.» Il sultano indugiò per qualche istante, poi si allontanò al galoppo, seguito dai suoi uomini. Tariq smontò di sella. Accarezzò il collo elegante del suo stallone e di nuovo rivolse lo sguardo al cielo. «Una moglie, Sharif. Ecco cosa devo trovare per colpa tua, una moglie.» Sorrise. Suo fratello, se avesse potuto sentirlo, avrebbe capito il senso di quelle parole. Avevano scherzato insieme al riguardo sin da bambini. «E, dimmi, come farò a portare a termine questa missione?» Un soffio di vento fu la risposta di Sharif. «Devo lasciare che nostro padre e il consiglio degli anziani la scelgano per me?» continuò Tariq. «Sappiamo già chi sarebbe la fortunata. Abra, o magari Lilah, donne di cui mi annoierei in pochi giorni.» Il vento soffiò ancora. «Un uomo ha il diritto di decidere chi sposare.» Lo stallone sbuffò e batté uno zoccolo sulla sabbia. «Dove devo cercarla, Sharif? Nel nostro paese? In America? Tu cosa pensi?» Non ci fu risposta, naturalmente, ma non era davvero necessaria. Tariq sapeva cosa gli avrebbe detto il fratel7


lo: la moglie perfetta non poteva essere americana. Le americane, secondo lui, si dividevano solo in due categorie. Quelle superficiali, che cercavano avventure senza significato, e le femministe, che combattevano a spada tratta per l'uguaglianza fra i sessi. Nessuna di loro sarebbe stata la donna giusta per lui. Sua moglie avrebbe dovuto essere attraente, ma anche di carattere mite, e avrebbe dovuto vantare un'ottima educazione, che le avrebbe permesso di comparire al suo fianco in ogni occasione ufficiale o evento sociale. In altre parole, la moglie perfetta doveva capire di essere la sua consorte, ma non la sua pari. Un uomo destinato a salire al trono aveva bisogno di una donna così. In verità, qualsiasi uomo avrebbe voluto una donna così. E il posto giusto per trovarla era lì, fra la sua gente. Il vento sollevò un piccolo mulinello di sabbia. Tariq aveva studiato negli Stati Uniti. Aveva vissuto e lavorato a New York, ma in futuro il suo stile di vita si sarebbe adeguato ai costumi del Dubaac, dove l'uomo comandava e la moglie gli doveva obbedienza. Un grido acuto squarciò il silenzio. Tariq alzò una mano per proteggersi gli occhi dal sole e guardò il falcone Bashashar che volteggiava sopra di lui. Un segno, qualcuno avrebbe potuto dire. Non che lui credesse alle premonizioni, tuttavia più pensava alla questione della scelta di una sposa, più si rendeva conto che la donna giusta per il ruolo di principessa doveva essere nata e cresciuta nel deserto. Il cavallo gli diede una piccola spinta con il muso. Tariq prese le redini e montò in sella. Problema risolto. Sarebbe rimasto nel Dubaac per una settimana, forse due, ma non di più. Dopotutto, quanto poteva essere difficile trovare una moglie?

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1 New York, due mesi dopo. Non succedeva spesso che Sua Altezza Reale lo sceicco Tariq al Sayf, erede al trono del Dubaac, commettesse un errore di giudizio. Di certo mai negli affari. Persino chi lo aveva reputato troppo giovane e inesperto quando, quattro anni prima, aveva assunto la direzione della sede newyorkese della Royal Bank di Dubaac era stato costretto ad ammettere che la banca era rifiorita sotto la sua guida. Anche nella vita privata Tariq non si sbagliava quasi mai. Vero, una sua ex amante lo aveva accusato di crudeltà quando lui aveva messo fine alla loro relazione, ma la colpa non era stata sua. Era sempre sincero con le sue compagne occasionali, anche troppo. Il per sempre non lo interessava. Perché implicava un matrimonio e dei figli, tutte cose che sapeva avrebbe dovuto avere, ma solo in un futuro molto lontano. Poi, all'improvviso, quel futuro era diventato il presente. Così aveva prolungato una visita nel suo paese natale, certo di riuscire a trovare la donna giusta da sposare nel giro di una settimana, due al massimo. Grave errore. Tariq si portò davanti alla grande finestra che dava sul fiume Hudson e scosse la testa. No, l'impresa non era difficile. Era impossibile. 9


«Idiota!» borbottò fra i denti. Le due settimane erano diventare tre, poi quattro. Suo padre aveva organizzato un sontuoso banchetto al quale erano state invitate tutte le famiglie nobili del Dubaac che avevano una figlia con i requisiti necessari per diventare la moglie di un futuro re. Lui aveva trovato un difetto in tutte. Quindi suo padre aveva organizzato un altro sontuoso banchetto al quale erano state invitate tutte le famiglie nobili dei paesi confinanti che avevano una figlia con i requisiti necessari per diventare la moglie di un futuro re. Una ruga gli solcò la fronte al ricordo. Tutte quelle giovani donne in fila per essere presentate a lui e tutte consapevoli del perché si trovavano lì. Lui le aveva salutate e baciato loro le mani, aveva inventato conversazioni senza senso e le aveva osservate arrossire e sorridere, ma nessuna lo aveva mai guardato negli occhi, perché una ragazza di buona estrazione sociale non avrebbe osato fare una cosa simile. Quel banchetto gli era sembrato una fiera, dove dolci e obbedienti giumente aspettavano di essere scelte dallo stallone di turno. «Ebbene, quale ti piace?» gli aveva chiesto suo padre con impazienza al termine del secondo banchetto. Nessuna. Erano troppo alte. Troppo basse. Troppo magre. Troppo rotonde. Parlavano troppo. Non parlavano abbastanza. Erano introverse, estroverse. Frustrato e irritato con se stesso per il suo fallimento, era tornato a New York il mese precedente. Senza una moglie. Forse si era sbagliato riguardo alle donne americane. Forse era fra loro che doveva cercare la sposa giusta. Ogni volta che ci pensava, si rendeva conto di aver trascurato un buon numero di dettagli a loro favore. 10


Le donne americane erano attraenti. Abbronzate, attente all'alimentazione, sportive... Certe cose hanno il loro peso. Si sapevano muovere bene in società, alle feste, intrattenevano conversazioni interessanti ma non pericolose. E poi, dettaglio più importante, adoravano i titoli nobiliari. Quelle che aveva conosciuto negli anni non avevano esitato a chiarire che avrebbero fatto di tutto pur di procurarsi un marito di sangue blu. Ovviamente in passato quell'atteggiamento lo aveva indotto a fuggire a gambe levate, ma ora... Ora una candidata con la voglia di entrare a far parte dell'aristocrazia era qualcosa di desiderabile. Un vantaggio. Del resto, che male avrebbe fatto estendere la sua ricerca a New York? Nessuno, se si fosse guardato in giro per vedere cosa poteva trovare. Ovvero nulla. Aveva accettato inviti a crociere, feste estive nel Connecticut ed eventi di beneficenza negli Hamptons. Aveva portato un'infinità di donne a cena, a teatro e a concerti a Central Park che tutte, apparentemente, avevano adorato nonostante la pessima acustica e l'afa soffocante tipica di Manhattan. Aveva frequentato così tante donne in così poco tempo da correre il rischio di chiamarle con il nome sbagliato, e cosa aveva risolto? «Niente» disse ad alta voce. Non era più vicino a risolvere il suo problema di quanto lo fosse stato due mesi prima, cioè quando aveva ristretto la sua ricerca ai confini del suo paese, dove le donne erano troppo tutto, incluso troppo ansiose di piacergli. Negli Stati Uniti nessuna teneva gli occhi bassi al suo cospetto, ma avevano cercato tutte di compiacerlo. Sì, Sua Altezza. Naturalmente, Sua Altezza. Oh, sono completamente d'accordo, Sua Altezza. Non che una moglie obbediente non gli avrebbe fatto comodo. Tutt'altro. Prima o poi sarebbe salito al tro11


no e non poteva permettersi al suo fianco una donna che non gli mostrava il dovuto rispetto. Tariq socchiuse gli occhi. Allora perché, se una candidata gli sembrava abbastanza attraente – per quanto nessuna avesse le caratteristiche della moglie perfetta – o quanto meno accettabile, la sottoponeva a quelli che persino lui riteneva degli stupidi test? Raccontava barzellette omettendo la battuta finale, faceva commenti impropri sul mondo degli affari e poi restava in attesa. Ogni volta la donna sotto tacito scrutinio scoppiava in una risata argentina o annuiva scuotendo i capelli troppo cotonati. Lui, per tutta risposta, dava una rapida occhiata all'orologio ed esclamava: «Oh, ma guarda che ore sono! Non mi ero reso conto che fosse così tardi!». Ciliegina sulla torta – e dire che lui non era affatto un bigotto, anzi – erano tutte ben disposte a fare sesso al primo incontro. Erano tutte troppo scontate e non si rendevano conto che un uomo, pur desiderando una moglie passionale, voleva trovare in lei anche un minimo di reticenza. Tariq sapeva bene che una mentalità del genere era da vero maschilista, ma... Ma si era cacciato in un vicolo senza uscita, maledizione! Forse per quello, un paio di settimane prima, dopo aver cenato con i suoi due amici di sempre, aveva finito per parlare loro della sua ricerca. Khalil e Salim avevano ascoltato in silenzio, il viso privo di espressione. Poi si erano guardati negli occhi ed erano scoppiati in una sonora risata. «Lo stallone del Sahara!» aveva esclamato Khalil. «Così lo chiamavano ad Harvard, ti ricordi?» «E non riesce a trovare una moglie!» aveva aggiunto Salim. I due avevano continuato a ridere a crepapelle, finché Tariq non era scattato in piedi. «Cosa c'è di tanto 12


divertente?» aveva chiesto irritato. «Vedrete quando toccherà anche a voi!» «Ne passeranno di anni prima che accada» aveva sentenziato Khalil. «Ma quando arriverà il momento, mi comporterò secondo la tradizione e lascerò che sia mio padre a scegliere la mia sposa. Il matrimonio di un nobile non ha nulla a che fare con i sentimenti, è solo una questione di doveri.» Tariq sospirò e lasciò vagare lo sguardo verso il panorama. Il suo amico aveva ragione. Allora perché lui ci stava impiegando così tanto? Suo fratello era morto. Suo padre non poteva tornare giovane. E se fosse successo qualcosa di brutto all'attuale sultano? E a lui? Tutto era possibile. Senza un erede al trono, nel Dubaac sarebbe scoppiata una guerra civile. E questo non poteva accadere, assolutamente no. Qualcuno bussò alla porta e Tariq si voltò proprio mentre la sua nuova segretaria personale faceva capolino nella stanza. «La CNN sta trasmettendo il notiziario finanziario della sera, signore.» Tariq le rivolse un'occhiata vuota. «Non vuole sapere se la MicroTech annuncerà la nuova acquisizione?» Niente moglie, niente cervello funzionante, pensò Tariq mesto. «Giusto. Grazie, Eleanor. Ti auguro una buona serata. Ci vediamo domani.» La porta si richiuse. Tariq si accomodò sulla poltrona dietro la scrivania, prese il telecomando e lo puntò contro il grande televisore a schermo piatto alla parete. Un paio di click e apparve quella che doveva essere l'idea di ufficio del regista. Pareti chiare, un uomo di mezza età in abito scuro seduto a un lungo tavolo, di fronte a lui altri tre uomini di mezza età in abito scuro e... una donna. Era vestita di nero anche lei, ma le similitudini con gli altri convenuti finivano lì. 13


Gli occhiali scuri rendevano difficile stabilire quanti anni avesse e le conferivano un aspetto severo, proprio come la pettinatura. I capelli biondi, infatti, erano costretti in uno chignon alla base della nuca. Sedeva con la schiena dritta, le mani incrociate in grembo e le gambe accavallate. Gambe eccellenti. Lunghe, snelle, piacevolmente tornite. Tariq avvertì un crampo di desiderio al basso ventre. Si immaginò nell'atto di scioglierle i capelli e sfilarle gli occhiali per verificare di persona se il suo viso fosse soltanto attraente o bello da togliere il respiro. Maledizione! Non era da lui fantasticare sulle donne, men che meno su delle sconosciute. Ecco dove lo aveva condotto la sua affannosa ricerca di una moglie, a desiderare una donna vista in televisione. Una donna di cui non conosceva neanche il nome. Scosse la testa. Dovevano essere gli effetti della castità forzata. Erano due mesi che non faceva sesso. Non riteneva opportuno portarsi a letto una candidata per timore che l'abilità della donna sull'argomento potesse influenzarlo nella scelta finale. Gli era sembrata una buona idea. E lo era. Doveva solo smettere di comportarsi come un adolescente dagli ormoni impazziti. Distolse lo sguardo dalla donna. Il moderatore del programma, seduto di fronte a lei, stava parlando. «È vero che la MicroTech ha acquisito uno share di azioni tale da controllare la FutureBorn?» Il più panciuto degli uomini in abito scuro annuì con forza. «Esatto. Crediamo che la FutureBorn rappresenti il futuro, mi perdoni il gioco di parole.» I due uomini seduti accanto a lui sorrisero e annuirono a loro volta. La donna non diede alcun segno di reazione. «Vede, Jay» proseguì, «più le donne rimanderanno 14


il momento di diventare madri, più le tecniche messe a punto dalla FutureBorn si riveleranno importanti. È vero, di inseminazione artificiale si parla già da molto tempo, ma le pratiche proposte dalla FutureBorn sono davvero innovative. Forse il nostro vicepresidente del marketing può fornirci spiegazioni più dettagliate...» Tutte le teste si voltarono verso la donna. Vicepresidente del marketing, ripeté mentalmente Tariq, inarcando un sopracciglio. Davvero impressionante. Era una posizione che aveva meritato grazie alle sue capacità, o che si era procurata andando a letto con i vari dirigenti? Era nel mondo degli affari da abbastanza tempo per sapere che queste cose succedevano. E spesso. La donna guardò verso la telecamera. Cioè, guardò lui, decise Tariq, consapevole della stupidità di quell'idea. «Sicuramente, ci proverò.» Aveva un tono di voce basso, quasi roco. Tariq cercò di concentrarsi su ciò che stava dicendo, ma era troppo impegnato a osservarla. «In altre parole, è assolutamente perfetto per conservare lo sperma.» Tariq sbatté le palpebre. Di cosa stava parlando? «Può spiegare anche questo concetto, signorina Whitney?» Tariq ringraziò fra sé il moderatore per aver posto la domanda. La donna non poteva aver detto... «Ne sarò lieta. È vero, l'inseminazione artificiale non è una tecnica nuova, ma il congelamento dello sperma messo a punto dalla FutureBorn sì. Anzi, è addirittura rivoluzionario.» Tariq fissò lo schermo. Non erano discorsi adatti a una donna! «E quali sarebbero i benefici?» «Be'» la vicepresidente si inumidì le labbra con la punta della lingua, «quello più ovvio è che un uomo 15


che non desidera concepire un figlio adesso, può lasciare un campione presso di noi. Una donazione per il futuro, certo che potrà disporne anche dopo molti anni.» Una donazione. Interessante scelta di parole, decise Tariq. «O, se non vorrà disporne personalmente, potrà mettere il suo seme a disposizione di un'altra persona da lui indicata.» «In che modo?» domandò il moderatore. «Per esempio potrebbe volere lasciare istruzioni sull'uso da farne anche dopo la sua morte. Lo sperma congelato, insieme alla necessaria documentazione legale, potrebbe essere il modo per assicurare un erede a un uomo ricco...» O un successore a un principe ereditario. Una ruga solcò la fronte di Tariq. E se avesse lasciato anche lui... Come l'aveva definita la signorina Whitney? Una donazione? E se una provetta del suo seme fosse conservata a favore dei posteri, nel caso accadesse l'impensabile e lui morisse prima di trovare moglie? Doveva essere impazzito. Puntò il telecomando verso lo schermo e l'immagine scomparve. Un vero uomo non metteva il proprio seme in una provetta di vetro. Lo metteva nel ventre fertile di una bella donna. In una città grande come New York c'erano di sicuro centinaia di candidate idonee che aspettavano solo di essere notate da lui. Quella sera era stato invitato a un party, l'inaugurazione di una prestigiosa villa che uno dei suoi avvocati aveva appena acquistato sulla Sixth Avenue. Tariq, immaginando tutte le bellissime donne dalle gambe lunghe che sarebbero intervenute, aveva giudicato l'evento come un'eccellente opportunità per trovare moglie. Poi aveva provato sconcerto per essere giunto a una tale 16


conclusione e aveva preferito declinare l'invito. Altro grave errore, decise mentre si infilava la giacca e si avviava verso la porta. La scelta della castità aveva evidentemente fiaccato la sua concentrazione. Come aveva fatto a rifiutare l'invito in un posto che sarebbe stato pieno di ottime candidate per la sua ricerca? Una ricerca che, per altro, aveva fallito in Dubaac e in tutti gli Emirati Arabi. E aveva tutta l'aria di essere destinata al fallimento anche in America. Non si era impegnato abbastanza, ecco qual era il problema. Un problema cui avrebbe posto rimedio, a partire da subito. «Bene, gente, non siamo più in diretta.» Madison Whitney si alzò, sganciò il minuscolo microfono nero dal bavero della giacca e lo porse all'assistente di studio. «Madison, hai fatto un buon lavoro» si complimentò il suo capo. «Grazie.» «Davvero eccellente.» L'uomo rise – una pessima imitazione di Babbo Natale, ragionò Madison – e si sporse verso di lei. «Che ne pensi di un drink mentre discutiamo di alcune cose?» E di quali cose?, avrebbe voluto replicare lei. Magari di come puoi riuscire a portarmi a letto? Ma la signorina Whitney non era stata affatto cresciuta da una stupida, quindi si stampò sulle labbra un sorriso smagliante, come del resto aveva fatto per tutta la durata della trasmissione, e rispose che le avrebbe fatto tanto piacere, ma purtroppo aveva già un impegno. L'espressione gioviale del suo ammogliato datore di lavoro si tramutò in una più ferale. «Madison, non è saggio rispondere sempre di no.» 17


Non è saggio nemmeno rischiare di prendersi una denuncia per molestie sessuali sul posto di lavoro, pensò Madison. «Sarà per un'altra volta, signor Shields. Come le ho appena detto, ho un appuntamento.» Sentì lo sguardo dell'uomo che la inceneriva mentre usciva dallo studio. Venti minuti dopo, prese posto al tavolo di un tranquillo bar su Lexington Avenue. Effettivamente aveva davvero un appuntamento... per un drink con la sua compagna di stanza ai tempi del college, Barbara Dawson. Sospirò, sollevò il bicchiere e bevve un lungo sorso. «Grazie per aver ordinato prima del mio arrivo. Ne avevo davvero bisogno.» «Vivo per renderti felice» scherzò Barb, poi indicò il televisore in un angolo della sala. «Ho visto la trasmissione. Ti nascondi ancora dietro gli occhiali, eh?» «Mi danno l'aria da intellettuale.» «Vuoi dire che ti danno l'aria di una donna inavvicinabile» la corresse l'amica. «Magari!» replicò Madison, prima di bere un altro sorso. «Non dirmi. Il tuo capo ci ha provato di nuovo.» «Sì. Sapevi che sei il mio cavaliere per questa sera?» «Oh, Maddie.» Barbara sbatté le palpebre. «Non avevo capito che fossi... dell'altra sponda.» «Sai, potrebbe essere una buona idea. La mia prossima scusa.» Madison scosse la testa. «È una persona tremenda. Be', c'era da aspettarselo: è un uomo!» «Hai mai preso in considerazione la possibilità di piantarla con la storia che ogni esponente dell'altro sesso è un bruto, un traditore, com'era il tuo ex?» «No, perché ho ragione io» insisté Madison. «Lo era anche mio padre, che ha smesso di tradire mia madre solo quando è passato a miglior vita. Gli uomini sono tutti uguali. È un dato di fatto.» 18


«Ti sbagli.» «Hai ragione. Non esistono uomini per bene, eccezion fatta per il tuo Hank. Ma del resto lui è l'ultimo esemplare di una specie altrimenti estinta.» «Maddie...» «Hai letto l'ultimo numero del giornale degli ex studenti?» «No.» «Ricordi Sue Hutton, che si è laureata un anno dopo di noi? Divorziata. Sally Weinberg? Divorziata. Beverly Giovanni? Divorziata. Beryl Edmunds? Div...» «D'accordo, d'accordo, ho afferrato il messaggio» la interruppe Barbara, agitando una mano. «Questo, però, non significa che...» «E invece sì.» Madison bevve l'ultimo sorso del suo cocktail e cercò con lo sguardo il cameriere. «Significa che non mi sposerò mai. Mai.» «Niente marito? Famiglia? Bambini?» Madison esitò. «Niente marito non significa necessariamente niente bambini. In realtà desidero avere dei figli, lo desidero molto, ma non voglio un marito fra i piedi.» Barbara inarcò un sopracciglio. «E come riuscirai a portare a termine questo progetto?» Va bene, pensò Madison, era arrivato il momento. «Inseminazione artificiale» affermò. Se il suo cuore non avesse battuto così velocemente in seguito alla prima dichiarazione pubblica dei suoi intenti, avrebbe riso per l'espressione che si era dipinta sul volto dell'amica. «Sorpresa, vero?» «Puoi dirlo forte.» «Sai, sono molto ferrata in questo settore. È un metodo sicuro, affidabile, e tutto ciò di cui una donna ha bisogno è una fiala di sperma, non di un uomo che lo produca.» Udirono un piccolo tonfo. Madison alzò lo sguardo. Il cameriere, un giovane sui vent'anni, era in piedi ac19


canto al tavolo. Il suo blocchetto per le ordinazioni era appena caduto sul pavimento. Proprio il diversivo di cui aveva bisogno per alleggerire la tensione. «Un altro Cosmopolitan per me» gli chiese con tono melenso, «e un altro calice di prosecco per la mia amica. E, se ho ferito il tuo ego, perdonami.» Barbara scosse la testa mentre il cameriere si allontanava in tutta fretta. «Bel colpo» borbottò. «A volte la verità fa male.» «A questo proposito... Sto per essere molto diretta, ok?» «Siamo amiche, parla pure.» «Ebbene, hai riflettuto abbastanza su questa faccenda? Ti sei chiesta perché vuoi un figlio? Forse per rivivere la tua infanzia? Cancellare gli errori di tua madre? Oh, Dio!» esclamò, osservando il sorriso svanire dal viso di Madison. «Non intendevo...» «No, è tutto a posto. Hai detto di voler essere diretta. Farò lo stesso anch'io.» Madison si sporse in avanti. «Mia madre dipendeva dagli uomini che sposava per un motivo o per un altro. Io non ho mai voluto essere così. Ero decisa a farmi strada da sola nella vita, a non dover fare affidamento su nessuno. Ottenere ottimi risultati a scuola è stato il primo passo, la laurea il secondo. Poi sono arrivati la specializzazione e il raggiungimento dei vertici della carriera dirigenziale.» «Tesoro, non devi spiegarmi...» «Ero sicura che non avrei mai voluto sposarmi, o diventare madre» continuò Madison. «Poi, un giorno, mi sono guardata intorno e ho capito che avevo tutto: qualifiche professionali, un lavoro fantastico, un appartamento a Manhattan. Però mi mancava qualcosa, qualcosa a cui non riuscivo a dare un nome.» «Vedi che ho ragione? Un uomo da amare e...» Madison prese una mano dell'amica fra le sue. «Un figlio. Sulla parete accanto alla mia scrivania in ufficio 20


c'è una stampa di Picasso dal valore di almeno mille dollari. La mia segretaria ha invece una fotografia della sua bambina, e vuoi sapere una cosa? Una mattina ho capito che la sua fotografia è molto più importante del mio Picasso.» «E va bene. Io non avrei...» «Poi, un paio di mesi fa, una ragazza che in passato aveva fatto uno stage da me è venuta a farmi visita. Aveva un pancione che sembrava una mongolfiera, le faceva male la schiena e doveva alzarsi per andare in bagno ogni cinque minuti, ciononostante ho capito che non era mai stata così felice in tutta la sua vita.» Madison lasciò andare la mano di Barbara e si appoggiò allo schienale della sedia mentre il cameriere serviva loro i drink. «Così mi sono resa conto che ho quasi trent'anni» riprese, quando l'uomo si allontanò. «Questo suono che senti è il ticchettio del mio orologio biologico.» «Trent'anni non sono molti.» «Non è vero. Mia madre ha avuto una menopausa precoce. Per quello che ne so, è un fatto ereditario.» «Io sono sempre convinta che tu non abbia ancora incontrato l'uomo giusto.» «Ma anche il pessimo gusto di mia madre in fatto di uomini potrebbe essere ereditario» aggiunse Madison. «Ha avuto tre mariti, tutti ricchi, belli e bastardi. Se non fosse stata coinvolta in quell'incidente, probabilmente avrebbe già sposato il numero quattro.» «Stai trascurando un fatto fondamentale» insistette Barbara. «Un bambino ha bisogno di due genitori.» «Tu hai avuto due genitori?» «No, lo sai che i miei si sono separati quando ero piccola, ma...» «Un genitore affettuoso e presente è meglio di due assenti. E sì, l'inseminazione artificiale può non essere la risposta a tutto, ma è quello che ci vuole per me.» «Stai parlando seriamente?» domandò Barbara dopo qualche secondo. 21


Madison annuì. «Sì. Non puoi capire quanto desideri un figlio. Desidero tutto, il bello e il brutto della maternità, una vita che cresce dentro di me, stringere il mio piccolo fra le braccia, pannolini e pappe da preparare alle due del mattino, il primo giorno di asilo, la fatina dei denti, e poi, fra qualche anno, le prime discussioni sull'ora di ritorno a casa la sera...» «Ok, sono convinta. Stai parlando seriamente.» «Sì, e andrò fino in fondo. E sono già a buon punto.» «Sarebbe a dire?» «Sono stata dal mio ginecologo. Stiamo controllando la regolarità del ciclo. Ho studiato le schede dei donatori alla FutureBorn e ho identificato quello perfetto.» «Perfetto?» «Ha poco più di trent'anni, è laureato e gode di un'eccellente salute. Gli piacciono la lirica e la poesia e...» «Che aspetto ha?» «Altezza e corporatura sulla media, capelli castani, occhi verdi.» Barbara scosse la testa. «No, voglio dire, che aspetto ha?» «Oh, non è possibile vedere le fotografie. È tutto coperto dal più stretto riserbo, a meno che il donatore non voglia conservare il seme per un uso personale in futuro. Ma se una donna lo acquista...» «Acquista?» ripeté Barbara, inarcando un sopracciglio. Madison scrollò le spalle. Quella parte era la più facile. Parlare delle emozioni che l'avevano condotta a quella decisione era stato difficile. «Non è un romanzo d'amore» puntualizzò. «Lo scopo è avere un figlio, non una relazione.» «E... quando lo farai?» «Lunedì. E se tutto andrà bene...» 22


«Lunedì? Così presto?» «Non c'è motivo di aspettare. Sì, lunedì alle due del pomeriggio. E se tutto andrà bene, fra nove mesi sarò madre. Non vuoi augurarmi buona fortuna?» Barbara la guardò per un lungo istante. Infine, sospirò e sollevò il calice. «Naturalmente. Ti auguro tutta la fortuna del mondo. Però spero solo che...» «Starò bene.» «Allora» continuò Barbara dopo aver avvicinato il bicchiere a quello dell'amica, «poiché lunedì sarà il grande giorno, che ne pensi di festeggiare stasera?» «Non devi vedere Hank?» «In realtà lo vedremo insieme. Il suo capo ha appena acquistato una fantastica villa e ha organizzato un party per festeggiare.» «Un party in città? A giugno? Così poco alla moda» scherzò Madison. «Coraggio, non dire di no. Ci divertiremo.» «E forse, ma solo forse, proprio stasera incontrerò il mio principe azzurro. Sei così trasparente, Barbara!» «È venerdì. L'appuntamento con la tua provetta sarà lunedì» sottolineò Barb. «Molto divertente.» «Ma se ormai hai preso la tua decisione riguardo questa cosa da laboratorio...» «Non si chiama cosa da laboratorio.» «Lo so come si chiama» sbuffò Barbara. «È stata una giornata molto lunga» spiegò Madison. «E non sono vestita per andare a una festa.» «Possiamo fermarci a casa tua, così potrai cambiarti.» «Avevo dimenticato quanto sai essere tenace quando ti viene un'idea.» «Non mollo mai, è vero» confermò Barbara. «Ascolta, un ultimo tentativo per trovare il principe azzurro non può far male a nessuno.» «Non ci sono principi in giro, solo rospi.» 23


«Sei una donna molto testarda, Madison Whitney. Allora, vieni con me?» Madison annuì. Sarebbe andata alla festa, ma solo per accontentare la sua amica. Da lunedì avrebbe messo una pietra su quelle idiozie. La procedura si sarebbe svolta come deciso, lei sarebbe rimasta incinta e avrebbe avuto un figlio da crescere e da amare con tutto il suo cuore.

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2662 - L'erede dello sceicco

di S. Marton Dare un erede alla corona è compito di Tariq al Sayf, principe ereditario del Dubaac. Comincia la miniserie THE SHEIKH TYCOONS.

2663 - Prigioniera fra le tue braccia

di J. Lucas Grace, bella e ingenua, si trova catapultata come per incanto nel lussuoso mondo di Maksim. Scopri il tuo CONTRATTO D'AMORE.

2664 - Una notte col milionario

di K. Hewitt Ellery ha già conosciuto uomini come Lorenzo, ma resta spiazzata quando lui comincia a flirtare con lei. Torna INTERNATIONAL TYCOON.

2665 - Appassionata vendetta

di N. Tate Ethan non può perdere questa occasione. Finalmente potrà vendicarsi di Cate Carrington. Questo mese, una sexy SUBLIME VENDETTA.

2666 - La regola del capo

di S. James Quando Sabrina viene assunta da Alexander, non si aspetta di venire sedotta dall'affascinante scrittore. Scopri il nuovo A LETTO COL CAPO.

2667 - Segreto d'amore

di J. Baird Una moglie, una famiglia e un futuro già scritto non sono quello che Jed ha in mente. Non ancora... Concediti UN NUOVO INIZIO.

2668 - Sedotta per sfida

di S. Kendrick Zara non ha nulla in comune col mondo dell'alta società, fino a quando non cattura lo sguardo di Nikolai. Scopri se sei FATTA PER LUI.

2669 - Dolce inganno greco

di K. Lawrence Beth si è trasformata da timida segretaria in bomba sexy, e ora ha un solo desiderio... Non perdere l'appuntamento con FUOCO GRECO.


2670 - Matrimonio fra le dune

di S. Marton Il compito dello sceicco Khalil al Hasim è molto semplice: deve scortare la bella Layla... Secondo episodio di THE SHEIKH TYCOONS.

2671 - Intervista con il milionario

di L. Armstrong Holly è alla ricerca del suo primo scoop, e quale occasione migliore di un'intervista esclusiva a Brett? Torna INTERNATIONAL TYCOON.

2672 - Una preziosa ricompensa

di P. Jordan Il piano di Kiryl è semplice: sedurrà l'affascinante Alena, e quando ne avrà abbastanza... Prima puntata di DOLCE RIVALITÀ.

2673 - Il dolce gusto della vendetta

di T. Morey Daniel è pronto a tutto pur di avere Sophie esattamente dove vuole: sulla sua isola, e fra le proprie braccia. Ecco la SUBLIME VENDETTA.

2674 - Piacevole inganno

di C. Mortimer Stephanie resta di stucco quando scopre che il suo paziente è il famoso attore Jordan Simpson. Comincia GLI SCANDALI DEI ST CLAIRE.

2675 - Rivincita greca

di C. Crews Nikos è alla ricerca di una nuova amante quando Tristanne gli si offre su un piatto d'argento. Non perdere il nuovo FUOCO GRECO.

2676 - Fuoco sotto la cenere

di H. Bianchin Raúl è tornato, e sembra voler reclamare Emma, sua moglie, come se nulla fosse successo. Ancora una volta, UN NUOVO INIZIO.

2677 - La ricetta del conte

di C. Hollis Nemmeno la ferrea determinazione di Gwen può resistere all'intenso sguardo di Etienne. Ecco a voi IL MILIONARIO DEL MESE.

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