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ANN LETHBRIDGE

L'ereditĂ della baronessa


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Her Highland Protector Harlequin Mills & Boon Historical Romance © 2013 Michèle Ann Young Traduzione di Elena Rossi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Books S.A. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2014 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici febbraio 2014 Questo volume è stato stampato nel gennaio 2014 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI ROMANZI STORICI ISSN 1122 - 5410 Periodico settimanale n. 910 del 15/02/2014 Direttore responsabile: Stefano Blaco Registrazione Tribunale di Milano n. 75 dello 01/02/1992 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Con il cuore che le pulsava nelle orecchie, Lady Jenna Aleyne guardò i tre miserabili furfanti che bloccavano la strada e maledisse la cattiva sorte. Era già abbastanza che il cavallo si fosse conficcato un sasso nello zoccolo appena si era trovata fuori dalla vista del castello, ma tre uomini malintenzionati preannunciavano un disastro. In una giornata normale, sarebbe stata accompagnata da uno scudiero, ma quel mattino aveva saputo da uno dei ragazzi del posto che uno stagnino ambulante al mercato aveva notizie di Braemuir, se la cosa poteva interessarle. Quando Lord Carrick, il suo tutore, aveva insistito perchÊ lasciasse a lui l'amministrazione della tenuta di famiglia, la proposta era sembrata ragionevole alla quattordicenne terrorizzata che era, diventata orfana cosÏ all'improvviso. Ma in tutti quegli anni aveva sentito la nostalgia di casa e non vedeva l'ora che arrivasse il giorno in cui sarebbe tornata fra la propria gente e avrebbe adempiuto ai propri doveri come aveva promesso al padre. Il pensiero di avere notizie recenti da Braemuir e 5


dalla sua gente l'attirava in modo irresistibile. Eppure era stata restia a parlarne con il cugino per paura che non la lasciasse andare. Così era sgusciata fuori di casa da sola. Rivolse un sorriso ai tre uomini. «A quale clan appartenete?» chiese nel suo gaelico piuttosto arrugginito, rimpiangendo di non aver fatto più pratica in quegli anni di assenza. «Vi accoglieranno con piacere al castello, se avete bisogno di mangiare e dissetarvi.» «Maledetta lingua selvaggia» disse il più piccolo dei tre. «Nessuno sa parlare inglese in questo posto dimenticato da Dio?» Rivolgendosi al capo, aggiunse: «Sei sicuro che sia proprio lei?». Si avvicinò con un'andatura stranamente ondeggiante e un luccichio duro negli occhi. Non erano abitanti delle Highlands, decise Lady Jenna. Marinai inglesi. Si sentì la bocca arida. L'istinto le diceva di fuggire, ma sapeva che non avrebbe fatto nemmeno una ventina di iarde. Meglio affrontarli che voltare loro le spalle. «Sono diretta verso Carrick Castle e sono in ritardo» disse in inglese. «Non mi stupirei se avessero già inviato una squadra di ricerca, quindi non voglio trattenervi.» Per niente impressionati dalla sua minaccia implicita, i tre si fecero avanti a ventaglio, chiaramente intenzionati a circondarla come codardi. Una pistola li avrebbe impressionati, ma la sua era nella fondina che si trovava sul lato opposto del cavallo. Erano tempi disperati per le Highlands e, anche se l'onore e l'ospitalità erano profondamente radicati tra gli abitanti, quegli inglesi avrebbero trovato ben poca accoglienza. Jenna trasalì. Probabilmente quello era uno dei motivi del loro aspetto affamato e delle espressioni dure. 6


La pistola era la migliore possibilità. Con mano tremante, passò le redini dietro la schiena e diede uno strappo, come se volesse far girare il cavallo di lato perché era nervoso. «Stupida bestia» disse. «Si è conficcato un sasso in uno zoccolo.» Il cavallo si voltò scuotendo il capo e cercando di risparmiare la zampa anteriore. Ancora poco... solo un paio di pollici e sarebbe riuscita a raggiungere l'arma. Il cavallo si tirò indietro. Jenna respirò a fondo per calmarsi. Aveva bisogno di un diversivo, un modo per distogliere la loro attenzione da quello che stava facendo. Ma che cosa? Un fischio allegro e stonato arrivò dalla direzione della città dietro di lei. Si voltò a guardare oltre la spalla e provò un tuffo al cuore. Un altro uomo copriva rapidamente la distanza che li separava, avanzando sulle lunghe gambe con passo agile e oscillando il bastone da passeggio. Che il cielo mi aiuti, pensò Jenna. Era un altro di quei furfanti? Il cuore prese a batterle ancora più forte. L'uomo che le stava di fronte estrasse un randello dalla cintura. Gli altri due seguirono il suo esempio. Erano più vicini, adesso, e le loro espressioni erano cupe e determinate. Jenna indietreggiò verso il cavallo e deglutì per alleviare l'aridità alla bocca, mentre il nuovo venuto continuava a camminare verso di lei senza smettere di fischiettare. Non sembrava affatto come i briganti che l'avevano accerchiata. Gli abiti semplici e una mascella squadrata irruvidita dalla barba scura di almeno due giorni gli conferivano un aspetto minaccioso, ma sul suo volto c'era anche un'espressione onesta e sincera che alimentò le sue speranze. Quando fu alla sua altezza, Jenna notò un lampo di collera nei suoi occhi socchiusi. 7


«Tre contro uno... È così, amici?» osservò in tono cupo, in un inglese con un forte accento delle Highlands. Amico, decise Jenna, confidando nel proprio istinto. Ma erano pur sempre due contro tre. Aveva bisogno della pistola. «Charlie!» esclamò, gettando le braccia al collo al nuovo venuto e premendo le labbra sulla sua bocca, mentre allungava la mano in cerca dell'arma. Per un istante il giovane rimase immobile; il contatto con le sue labbra dischiuse era incredibilmente intimo. Jenna sentì una serie di brividi correre dalle labbra al seno quando avvertì il suo respiro caldo sulla bocca, accompagnato dal profumo di legno affumicato, erica e uomo. Così sconvolgente... e al contempo delizioso. Abbassò le palpebre per assaporare meglio le sensazioni. L'istante si protrasse mentre le loro labbra si fondevano e una grande mano calda si posava sul suo fondoschiena per attirarla più vicina. La lingua dell'uomo le accarezzò le labbra. Il turbamento di sentirlo così muscoloso ed esigente mentre premeva contro di lei e il calore vellutato sulla bocca la fecero ansimare. Lui approfondì il bacio e l'esplorò con delicatezza, stuzzicandola con la lingua. Piccoli brividi le si accesero come fiammelle in tutto il corpo. Piacevole. Terrificante. Fu solo il peso della pistola che cominciava a sfuggirle di mano a riportarla in sé. Con uno strattone, la liberò dalla fondina legata alla sella. Poi fece un passo indietro, alzando il grilletto e puntando l'arma prima contro l'uomo che aveva baciato e poi contro gli altri tre, che li stavano fissando a bocca aperta. Il nuovo arrivato le rivolse un sorriso malizioso e, ignorando la pistola, squadrò i tre uomini. 8


«Ora le probabilità sono pari, direi.» «Maledizione» imprecò il più piccolo dei furfanti. Jenna aveva visto giusto. Il nuovo arrivato non era con loro. Lei si schierò al suo fianco tenendo la pistola puntata. «Signori» disse con calma l'uomo che aveva baciato, «adesso lascerete che questa gentildonna prosegua per la sua strada.» Disegnò un ampio arco con il bastone da passeggio. «Il primo che si avvicina più di così, avrà le ginocchia rotte.» Jenna agitò la pistola, nel caso non l'avessero notata. «E il secondo si becca una pallottola al cuore.» Il giovane le rivolse un'occhiata obliqua, ma tenne l'attenzione concentrata sugli aggressori. «Allora, miei cari amici, chi vuole farsi avanti?» Il capo dei briganti lanciò uno sguardo disperato ai compagni. «Sono solo in due.» Gli altri erano rimasti congelati, con gli occhi fissi alla pistola. Jenna prese di mira la testa del capo. «Tu per primo, direi.» L'uomo sollevò le mani. «Ci servono soltanto poche monete» piagnucolò. «Per un letto dove passare la notte.» «Puoi dormire tra l'erica come tutti noi» ringhiò il giovane scozzese al fianco di Jenna. «Oh, andiamo, amico. Dammi questa soddisfazione. Sono giorni che non spacco un cranio.» Il più piccolo dei tre guardò i compagni. «Maledizione. Ha una pistola.» Infilò il randello nella cinghia e l'uomo alla sua sinistra lo imitò. Il capo li fissò. «Dannazione a voi, figli di cagna senza fegato.» Subito dopo si lanciò all'attacco. Lo scozzese si avventò su di lui. Incapace di sparare per paura di colpire il suo salvatore, Jenna continuò 9


a spostare la pistola tra i due briganti rimasti. In pochi secondi fu tutto finito. L'aggressore ricevette un duro colpo sulla spalla. Urlò di dolore, lasciando ricadere il braccio inerte lungo il fianco. Qualche istante dopo, tutti e tre fuggivano a gambe levate fra gli arbusti di ginestra, cercando rifugio verso una linea di alberi lontani. Furono spariti alla vista prima che Jenna terminasse di contare fino a tre. Si accasciò contro il fianco della sua giumenta, che emise un debole nitrito. «Codardi» disse con disgusto il giovane scozzese, prendendole la pistola dalla mano che aveva allentato la presa. La guardò per qualche istante, mise la sicura e la ripose nella fondina. «Avete corso un bel rischio a uscire a cavallo da sola, con nient'altro che questa a proteggervi, milady» aggiunse in tono di disapprovazione. «Con un po' di fortuna, avreste potuto abbatterne uno, ma non ce l'avreste mai fatta contro tre.» Jenna si irrigidì a quell'evidente mancanza di fiducia nella sua capacità di badare a se stessa. «Ho viaggiato per queste strade infinite volte senza incontrare il minimo problema.» «Sola?» le chiese lo scozzese. Lei sentì il calore affluirle al volto. «A volte.» Sapeva che suonava un po' troppo sprezzante, ma chi era quell'uomo per mettere in discussione quello che faceva? In realtà, era così ansiosa di avere notizie di Braemuir che non aveva pensato al pericolo. Non che avesse mai sentito parlare di briganti su quelle strade, prima di quel momento. Non così vicino al castello. «Sarebbe andato tutto bene se il mio cavallo non si fosse conficcato una pietra nello zoccolo.» L'espressione dei suoi occhi castani screziati di verde le disse che non le credeva. 10


Che uomo esasperante! Il fatto che avesse ragione non faceva che aumentare la sua irritazione verso se stessa. Era stata fortunata che fosse venuto in suo soccorso. Ma le costava ammetterlo. «Vi ringrazio per il vostro aiuto, signore. Non credo di avervi mai visto da queste parti.» Lui corrugò la fronte. «Niall Gilvry, al vostro servizio.» Indicò il cavallo. «Quale zoccolo?» «Anteriore destro.» L'uomo si chinò e sollevò la zampa del cavallo. «Ah. Avete qualcosa che funga da leva?» Gli porse lo strumento che stringeva ancora nel pugno. «È conficcata a fondo, povera bestia.» Gilvry diede una rapida torsione e la pietra schizzò sulla strada. Tastò con delicatezza, in cerca di altri detriti. «Dovrete andare a piedi, temo. Ci vorrà un po' prima che guarisca.» Doveva ritenerla proprio un cervello da gallina se pensava che avrebbe cavalcato quella povera creatura, dopo tutto quello che aveva sofferto, ma che senso aveva cercare di disilluderlo? Quasi certamente non l'avrebbe rivisto mai più. E, quando ripensava ai brividi che il suo bacio le aveva trasmesso in tutto il corpo, probabilmente era meglio così. «Se pensate sia il caso che vada a piedi, farò certamente come dite.» «Camminerò con voi» decise lui, raccogliendo le redini della giumenta, senza aspettare il suo consenso. «Nel caso che i nostri amici cambino idea.» Jenna rabbrividì a quel pensiero. Anche se, a dire la verità, il cipiglio dell'uomo faceva paura quasi quanto i briganti, con quelle sopracciglia scure che si incontravano al di sopra di un naso aquilino. Alcune donne avrebbero considerato bello il suo viso scolpito e non rasato, ma la statura imponente e l'espressione cupa 11


gli davano un aspetto decisamente minaccioso. Solo le labbra ben disegnate tradivano una traccia di dolcezza. Un brivido le corse lungo la spina dorsale mentre le labbra le formicolavano al ricordo del contatto con la sua bocca. Non era il suo primo bacio. Ne aveva già ricevuto uno dal giovane gentiluomo che l'aveva colta di sorpresa in un gioco a mosca cieca. Era stato un contatto imbarazzato di labbra e denti. Niente a che vedere con il calore cupo della sua bocca. Nessuno dei due comunque l'aveva infiammata né le aveva fatto scordare quello che stava facendo. Nemmeno per un istante. Baciarlo era stata una pazzia, ora che aveva il tempo di pensarci. La sola idea le procurava ondate alterne di caldo e di freddo. Ma era l'unico diversivo che le era venuto in mente. Solo i folli si precipitano dove gli angeli temono di mettere piede, diceva sempre suo padre di fronte a simili gesti sconsiderati. Molto imbarazzante. «Andiamo, allora» disse in tono brusco. Non aveva alcun desiderio di indugiare perché poteva essere vero che avessero già mandato qualcuno a cercarla. Se a quell'ora Mrs. Preston non aveva ancora notato la sua assenza, la gente al castello poteva essersi accorta della mancanza del cavallo, anche se veniva usato spesso da chi non aveva nessun titolo per farlo. E ora avrebbe dovuto pensare a un altro pretesto per andare al mercato. Mentre camminavano fianco a fianco, guardò il suo salvatore con la coda dell'occhio. Alto e asciutto, torreggiava su di lei. Aveva rischiato la vita per proteggerla come un perfetto gentiluomo delle Highlands. Un gentiluomo povero, a giudicare dai suoi vestiti. Non certo il genere d'uomo che avrebbe dovuto baciare, per quanto fosse stato piacevole. 12


Il calore le salì al viso a quei pensieri lascivi e si augurò che lui non se ne accorgesse. «Dov'è la vostra casa?» le domandò lui. La sua voce la fece sussultare con aria colpevole. «Carrick Castle. Sono Lady Jenna Aleyne e Lord Carrick è il mio tutore.» Un'espressione sbalordita passò sul suo viso. O forse era orrore. Non poteva esserne sicura, perché subito sparì dietro una maschera impassibile. «C'è qualche problema con il posto in cui vivo?» gli chiese in tono rigido. «Mi meraviglia che Sua Signoria vi lasci uscire a cavallo senza uno scudiero.» Si sarebbe meravigliato anche Lord Carrick. «E baciare gli sconosciuti» aggiunse l'uomo, e per un istante le parve di cogliere un bagliore malizioso nelle profondità del suo sguardo. Una sfida, come quella che aveva lanciato ai briganti. Sparì troppo rapidamente perché potesse esserne sicura e la sua espressione tornò impenetrabile. Era davvero così contrario al suo bacio? Era sicura di avere sentito il suo respiro accelerare contro la pelle in quei pochi secondi di contatto. «L'ho fatto solo per distrarli mentre prendevo la pistola» disse, sentendo il bisogno di mettere in chiaro che non era del tutto irresponsabile. «Non vi consiglierei un simile metodo in futuro» replicò lui in tono asciutto. Senza dubbio diceva così perché non era stato un gran bacio. In effetti, lei non aveva esperienza. Sentendo il calore diffondersi in tutto il corpo e risalire alle guance, Jenna desiderò che si allontanasse e la lasciasse sola con il proprio imbarazzo. «Terrò a mente il vostro consiglio.» 13


Lui le rivolse uno sguardo di disapprovazione. Dannazione. Chi credeva di essere per giudicarla? Jenna lo guardò con espressione altezzosa. «Non vedo come la cosa vi riguardi.» Ma dovrebbe riguardare qualcuno, pensò Niall con aria cupa. Ancora non riusciva a credere che la donna che camminava al suo fianco fosse uscita a cavallo da sola. A giudicare dagli abiti era una di famiglia nobile e per di più straordinariamente bella. Era vero che perfino la moglie di suo fratello, Lady Selina, non si era mostrata meno avventata. Ma anche lei aveva rischiato di essere uccisa. E quel bacio... Si sentiva ancora turbato da quando aveva premuto le labbra sulle sue. Oh, aveva ricevuto baci migliori da donne più esperte, ma nessuno così dolce. E nessuno che gli avesse fatto perdere la testa al punto da rispondere con tanto entusiasmo. Erano stati fortunati che fosse stato in grado di voltarsi e affrontare quei maledetti banditi inglesi perché, dopo aver sentito la pressione del suo corpo innocente, non avrebbe più voluto lasciarla andare. E ora veniva a sapere che era la pupilla dell'uomo presso il quale stava per prendere servizio. Una donna così al di sopra delle sue condizioni che si sarebbe dovuta vergognare di essere vista in sua compagnia, se avesse avuto un briciolo di buonsenso. Meglio smettere di pensare a quel bacio il prima possibile, altrimenti sarebbe stato buttato fuori prima ancora di potersi voltare. Era stato fortunato a trovare quella posizione. Fortunato a trovare un qualsiasi lavoro retribuito lì nelle Highlands. Come lontano parente di Carrick e membro di un clan che gli aveva giurato fedeltà, era stato accettato senza alcuna riserva. Ma questo non significava che 14


avrebbe mantenuto il posto, se Carrick non fosse stato contento. Era già abbastanza che Ian gli avesse chiesto di raccogliere informazioni di nascosto sull'ex sovrintendente di Carrick, Tearny, che aveva quasi ucciso Selina ed era morto per mano dello stesso Ian. Ci mancava solo che si mettesse nei guai con la pupilla del suo principale. Se non fosse stato attento, si sarebbe trovato a tornare di corsa a Dunross con la coda tra le gambe, senza alcuna possibilità di carriera. O di guadagno. A dipendere ancora dal fratello per il vitto e l'alloggio. Irrigidì le spalle a quel pensiero. Oh, si era sempre reso utile a Ian e al clan, facendosi carico di qualsiasi compito gli venisse affidato, perché era suo dovere come fratello del capoclan. E gli era piaciuto insegnare ai bambini nella piccola scuola del villaggio di Dunross. Ma, se guardava in faccia la verità, non era stata certo una sfida. E, come aveva sottolineato il padre di Molly, quando Niall l'aveva invitata a passeggiare con lui, un uomo senza reddito né possedimenti non era certo il meglio come potenziale marito. Era stato un duro colpo al suo orgoglio. Anche se dopo la morte del padre aveva dovuto interrompere l'istruzione formale per mancanza di denaro, possedeva una gran quantità di libri. Era tempo di mettere al lavoro il cervello per il proprio bene e per quello del clan. A Carrick Castle sperava di guadagnare abbastanza denaro da poter andare a Edimburgo e trovare un avvocato disposto a prenderlo come assistente. L'incontro con quella donna non era certo un inizio propizio per la sua nuova carriera, se la giovane avesse raccontato a Carrick di quel bacio. Quasi rimpian15


geva di aver posato gli occhi su di lei. No, non era vero. Non gli piaceva pensare a ciò che le sarebbe potuto accadere se non fosse arrivato in tempo. Le lanciò un'occhiata di sbieco, guardando la cupola di un cappello di castoro nero di foggia maschile, con l'ala ricurva da cui pendeva una corta veletta. Era incredibilmente minuta. Lo spirito con cui aveva affrontato quei briganti gli aveva fatto pensare che fosse più alta, ma in realtà gli arrivava appena alla spalla. Non sapeva nemmeno come fosse riuscita a baciarlo. Oh, ma lui l'aveva aiutata a commettere quella sciocchezza. Se ci pensava, le aveva passato un braccio intorno alla vita per stringerla a sé. Istinto. Un riflesso naturale. Dopotutto era molto attraente, in un modo che gli faceva pensare a un elfo o a un folletto. I suoi occhi erano verdi come una riva ricoperta di muschio e viravano verso il colore misterioso dei boschi invernali al mutare del suo stato d'animo. Il viso incantevole, dalla pelle candida come latte, era incorniciato da una massa ribelle di riccioli ramati. Nessuno l'avrebbe definita bella, ma Niall la trovava affascinante. Gli ricordava i disegni delle fate sui libri per bambini. Una piccola fatina altezzosa. Una che avrebbe potuto trasformarlo in rospo per capriccio. E che aveva affrontato quei banditi senza battere ciglio. Straordinario e preoccupante. Denotava un'audacia che lui aveva imparato a temere. Mentre camminavano fianco a fianco, cercò di non notare il modo in cui l'abito sottolineava le morbide curve della sua figura sottile. Curve che si erano modellate contro il suo corpo soltanto pochi minuti prima. E lui aveva risposto con un intenso desiderio per 16


quei dolci rilievi e le vallate gentili. Sentì riscaldarsi il sangue. Provava l'acuto desiderio di passare le mani su quelle curve, di assaporare ancora il gusto del labbro inferiore pieno... No. Quella era la pupilla del suo datore di lavoro. Una gentildonna da trattare con rispetto, nonostante il suo comportamento sorprendente. «Dove siete diretto, Mr. Gilvry?» gli chiese con la sua voce limpida e dolce. Niall aveva la sensazione che non le sarebbe piaciuta la sua risposta. «A Carrick Castle. Sto per iniziare un nuovo impiego lì.» «Oh, non sarete il nuovo sottosegretario di Mr. McDougall?» replicò lei con quello che sembrava un gemito. Aveva indovinato. Non le piaceva neanche un po'. «Proprio così.» «Mi aspettavo un uomo più maturo. Più...» Più che cosa? Più elegante? Aveva indossato abiti confortevoli per viaggiare prima per nave e poi a piedi. Poteva immaginare a quale genere di damerini fosse abituata. «Mi dispiace di avervi delusa.» Lei gli lanciò uno sguardo in tralice che Niall non riuscì a interpretare. Irritazione, probabilmente, dal momento che lui non possedeva il linguaggio raffinato dei suoi fratelli. Aveva sempre detto quello che gli passava per la testa. Diede un calcio a un sasso. A detta di tutti, quando erano coinvolte delle donne, la schiettezza non era la politica migliore. Il silenzio si era protratto per un bel po', si rese conto. La giovane lo stava guardando con aria d'attesa. Senza dubbio si aspettava che dicesse qualcosa di spiritoso o seducente. 17


Non era il suo stile. Si era sempre sentito maldestro con le battute pronte e scherzose. Troppa teoria e troppa poca pratica, lo punzecchiava sempre Logan, il fratello minore. L'unica volta che aveva provato qualcosa di simile era stato alla scuola di Inverness, quando si era infatuato della figlia del preside. Lei si era mostrata inorridita davanti alla temerarietà di un terzogenito che osava rivolgerle la parola. Niall non voleva passare mai più da un'esperienza così mortificante. Da qui il corteggiamento piuttosto tiepido a Molly. Era rimasto sorpreso lui stesso dal sollievo che aveva provato quando suo padre gli aveva suggerito di guardare altrove. La donna che camminava al suo fianco lo stava ancora guardando, in attesa che dicesse qualcosa. «È una bella giornata per cavalcare» disse infine. «Se non fosse per i briganti» replicò lei, inclinando il capo e offrendogli una visuale completa del viso e della piega scherzosa delle labbra. Lui ricambiò il sorriso. «E per il fatto che il vostro cavallo si è azzoppato.» «E per il vento gelido che viene da nord» aggiunse la giovane donna, allargando il sorriso. «E la polvere.» «In realtà, non è affatto una bella giornata per cavalcare» concluse lei. Niall accennò un inchino. «Riconosco di avere sbagliato.» Lei fece una risata sommessa, un suono dolce che gli procurò un sussulto, come se il cuore si fosse fermato in ascolto. Dentro di sé scosse il capo a quelle strane fantasie. Non erano da lui. Svoltata una curva della strada, il castello si rispec18


chiava nel lago sottostante le mura con tutte le sue torri e torrette. Dannazione. Aveva dimenticato quanto fossero alte quelle torri. Si augurava con tutto il cuore che i suoi doveri non lo portassero fin lassù. «Carrick Castle» annunciò Lady Jenna. «Lo vedo.» Impossibile non vederlo, tanto era imponente. «Sono già stato qui.» Lei gli lanciò un'altra di quelle rapide occhiate e Niall notò che le sue ciglia scure avevano le punte dorate. «Non dall'inverno scorso, quando sono arrivata io» disse. «Me ne ricorderei.» E questo che cosa significava? «Sono venuto più di un anno orsono.» Lei si fermò a guardarlo in viso. Mentre fissava quegli occhi verde chiaro, orlati di ciglia color fumo, un desiderio doloroso gli strinse il petto. Simile a quello che aveva provato quando era più giovane e aveva capito che non sarebbe mai stato come i suoi fratelli, affascinante come Drew o scanzonato come Logan. Riflessivo di natura, lui era il tipo che analizzava sempre la situazione prima di gettarsi nel pericolo. Soppesava le probabilità, mentre Logan derideva le sue parole di prudenza. Ian faceva semplicemente uso di quello che sapeva come gli faceva comodo. E ora che cosa voleva? Mostrarsi audace con quella giovane donna deliziosa? Non sarebbe stato ipocrita? «Vi sarei grata se non diceste niente a Lord Carrick a proposito di quello che è successo oggi» mormorò. Si riferiva al bacio, intuì lui. Un bacio che era stato delizioso e che non gli sarebbe dispiaciuto ripetere, se lei non fosse stata sotto la protezione del suo datore di lavoro. «Sarei uno sciocco a parlarne, non credete?» La giovane lo guardò come se non capisse, poi ar19


rossì in viso. Si prese il labbro inferiore tra i piccoli denti candidi e perfetti e Niall dovette trattenere un gemito sentendo il proprio corpo che si irrigidiva. Una reazione del tutto inaccettabile. Si trincerò dietro un'espressione impassibile. «Mi riferivo ai briganti» gli spiegò. Oh, ora vedeva la trappola! Stava cercando di coinvolgerlo in una rete di inganni. «Capisco» disse, inspiegabilmente deluso. La sua espressione dovette tradirlo perché Lady Jenna si affrettò ad aggiungere: «Avevate ragione. Non sarei dovuta uscire senza uno scudiero. Naturalmente non lo farò più». Questo non spiegava perché l'avesse fatto. Che diavolo aveva in mente? Stava forse portando avanti una relazione clandestina? La cosa non l'avrebbe sorpreso da parte di una donna che teneva a bada tre uomini con una pistola. Non era pane per i suoi denti. Cominciò a scuotere la testa. Lei gli posò una mano sul braccio. Per quanto leggero, il suo tocco sembrò attraversare la lana della giacca e arrivare alla pelle. «Vi prego.» Ancora una volta guardò quegli occhi verdi e provò la sensazione che sarebbe potuto annegare nelle loro profondità. Lo sguardo gli cadde sulla bocca e tutto il suo corpo si tese per l'anticipazione di un altro bacio. «Promettetemelo, Mr. Gilvry» insistette Jenna, stringendo la presa sulla manica. «Vi prego. È stato un errore che non ripeterò.» Niall sentiva la pelle bruciare al suo tocco, ma fu la supplica che lesse nel suo sguardo a farlo cedere. E poi c'era quel bacio. Qualcosa che non avrebbe dovuto permettere. Qualcosa che lei avrebbe potuto facilmente ritorcergli contro, anche se fino a quel momento 20


non l'aveva fatto. «Molto bene» disse in tono burbero. «Non dirò nulla, purché voi manteniate la promessa.» Dannazione, sembrava un noioso fratello maggiore. O un insegnante. Cosa che era, anche se non il suo, e di ciò doveva solo essere grato. «E non c'è bisogno di accennare al fatto che ero diretta in città quando ci siamo incontrati.» Lui annuì, sbuffando bruscamente. A quel punto non faceva differenza. «E va bene.» Il suo volto si illuminò di un sorriso che lo lasciò senza fiato. «Grazie. Di tutto.» Riprese a camminare a passo danzante. Era una strega. Non c'era altra parola per una donna che riusciva a legarselo intorno al dito con tanta facilità. Non avrebbe lasciato che accadesse di nuovo. Era in gioco il suo futuro. La seguì sotto un arco di pietra sgretolato dai denti di un antico cancello di ferro e poi nel cortile. Si guardò intorno. Il castello non era grande se paragonato a quelli di Edimburgo o di Inverness, ma aveva servito bene i suoi proprietari nel corso dei secoli. La torre granitica guardava sul porto e sulla città che doveva difendere. Un muro più recente cingeva i vari annessi aggiunti negli anni. Un garzone di stalla venne a prendere le redini del cavallo. «Fa' attenzione» gli disse Lady Jenna, voltandosi a guardare oltre la spalla. «È ferito a uno zoccolo.» Il giovane si toccò il ciuffo. «Sì, milady.» Poi guardò Niall con aria interrogativa. «Niall Gilvry» si presentò questi. «Siete atteso, signore» disse il giovane. «Troverete Mr. McDougall lì dentro.» Indicò con il pollice uno degli edifici sul lato opposto del cortile e si allontanò, 21


lasciando che Niall trovasse la strada da solo. Lui si voltò per salutare Lady Jenna, ma la giovane stava già salendo gli scalini dell'ingresso principale e non si voltò nemmeno a guardarlo. Gli aveva strappato una promessa e ora era come se non esistesse. Meglio così, si disse Niall. Ma allora perché quel senso di perdita quando era la donna più irritante e manipolatrice che avesse mai incontrato? Dandosi dello stupido, andò in cerca di Mr. McDougall. La camera che gli avevano assegnato era alla base della torre, cosa di cui era sinceramente grato, e, anche se non aveva finestre, era vicina alla porta laterale che dava sul cortile dove era situato il suo ufficio. C'era ben poco che potesse fare per sistemarsi, dal momento che il suo bagaglio sarebbe arrivato dalla città con un carro, quindi fu felice quando venne invitato a presentarsi a Lord Carrick. Salì una rampa di scale che conduceva allo studio del nuovo datore di lavoro e bussò all'antica porta ad arco, rinforzata in ferro. «Entrate.» All'età di cinquantacinque anni, Carrick era ancora un uomo prestante, a parte un po' di grasso in più sotto il mento e sul ventre. Aveva un'aria gioviale finché non lo si guardava negli occhi color peltro. Quegli occhi avevano il potere di mettere a nudo i pensieri intimi di un uomo più debole. Niall incontrò il suo sguardo con fermezza. «Mi avete mandato a chiamare, Lord Carrick.» Sua Signoria distese le sopracciglia. «Ah, Gilvry. Niall, vero?» «Sì, signore.» Niall mantenne un'espressione neutrale e rispettosa. «Sedete.» L'uomo più anziano si sporse in avanti. 22


«Mi pare di aver capito che avete incontrato la mia pupilla sulla strada, oggi.» Fine di un segreto. Aveva sempre saputo che non poteva funzionare. «Sì, signore, è così.» «E avete anche affrontato una banda di briganti. Vi devo i miei ringraziamenti.» Come faceva a saperlo?, si chiese il giovane. «Le strade possono essere pericolose, signore, ma Lady Jenna ha giurato che non uscirà mai più senza una scorta.» Perché cercava di difenderla, adesso? Carrick si raddrizzò sulla poltrona e i suoi occhi si accesero di interesse. «Davvero? E come le avete strappato la promessa?» Facendone una a sua volta, che era stata chiaramente inutile. Niall fece una smorfia. «Le ho fatto notare che il suo comportamento era sbagliato.» Dannazione, suonava pomposo, anche se era vero. «E io stavo pensando che le farebbe bene una bella lezione.» Niall contrasse le spalle al pensiero che qualcuno posasse una mano sulla giovane donna e si concentrò per non stringere i pugni. «È così che mantenete l'ordine con i vostri studenti?» continuò Carrick. «Facendo appello alla loro ragione?» «In parte, milord. Di tanto in tanto ricorro all'abolizione dei privilegi.» Il volto di Carrick si illuminò. «Un'idea interessante.» Tamburellò le dita di una mano sulla scrivania con espressione accigliata, come se stesse meditando su una decisione difficile. Niall attese, trattenendo l'impazienza. Il tamburellio cessò e la mano si unì all'altra. «Devo recarmi a Londra per alcuni affari urgenti.» 23


Niall sentì sprofondare lo stomaco. Allora non aveva più bisogno di un aiuto supplementare? Rimase in silenzio, in attesa che si abbattesse la scure, chiedendosi dove potesse andare. Di certo non sarebbe tornato a Dunross. Forse avrebbe trovato lavoro a Edimburgo, mentre cercava un avvocato disposto a prenderlo come assistente. «Ho bisogno di qualcuno che prenda il mio posto durante la mia assenza. Sembrate l'uomo adatto.» Niall rimase a bocca aperta. Carrick stava scherzando. Non poteva essere altrimenti. «Milord...» Carrick alzò la destra. «Lady Jenna ha bisogno di una mano ferma. Qualcuno che la tenga d'occhio.» «Non credo...» «Dal momento che mia moglie assiste mia figlia dopo il parto, non c'è nessun altro a cui possa chiederlo.» Niall deglutì. «Non sono sicuro di possedere le qualifiche adatte a un simile ruolo, signore. Lady Jenna non è una scolaretta.» Di nuovo Carrick alzò una mano. «No, non lo è. Ma, in qualità di mio parente più prossimo a portata di mano, andrete bene quanto chiunque altro.» Le ultime parole lo ferirono. Era la stessa cosa che aveva detto Ian riferendosi al suo incarico di maestro di scuola. «Parente è una parola troppo forte, signore.» «Allora lo farete perché ve lo ordina il vostro principale.» Non c'era niente da ribattere. «Come volete, signore.» Sapeva che il suo tono suonava riluttante, ma aveva la netta sensazione che Lady Jenna non ne sarebbe stata più contenta di lui. Carrick si alzò e tirò la campanella per la servitù. 24


Al valletto che apparve pochi istanti dopo, ordinò: «Mandate a chiamare Lady Jenna». Il domestico scomparve. «Concordo con voi che non è l'ideale» disse Carrick, guardando Niall da sotto le ciglia. «Ma la sua dama di compagnia, Mrs. Preston, è utile quanto un coltello senza lama. Gilvry, se siete riuscito a ottenere l'accordo di Lady Jenna su qualcosa, avete la mia ammirazione imperitura. È una giovane donna determinata, come scoprirete.» Socchiuse gli occhi mentre aggiungeva: «Non deludetemi, o vostro fratello potrà solo sognarsi uno spazio merci su una delle mie navi la prossima volta che ne avrà bisogno». Niall si irrigidì di fronte alla minaccia, ma rimase impassibile. Carrick non lo conosceva veramente. Ma, come avrebbe detto Ian, quando si assumeva un compito lo portava fino in fondo. Questo faceva parte dei motivi per cui era rimasto così a lungo come insegnante alla scuola. La porta si aprì. «Cugino, avete chiesto di me?» Lady Jenna. Niall si alzò in piedi, voltandosi verso di lei. Il cuore gli si fermò. Sembrava ancora più eterea di quanto gli fosse parsa in strada. Era forse il modo in cui la luce del sole filtrava dalla finestra, accendendo di fiamme i suoi capelli, a togliergli il fiato? O il modo in cui l'abito color smeraldo aderiva alla sua figura e sfiorava la sommità dei seni? O semplicemente un caso di passione non corrisposta? Ah, sicuramente non era un pensiero che avrebbe dovuto avere quando stava per assumersi la responsabilità della giovane donna in loco parentis. Questo avrebbe significato tradire la fiducia di Carrick. Lady Jenna sgranò gli occhi appena lo vide. Deglutì e guardò Lord Carrick, che si era alzato appena per 25


poi sprofondare nuovamente nella poltrona. «Scusate. Non sapevo che aveste compagnia.» «Jenna» disse in tono cordiale Carrick, «so che hai avuto la buona sorte di incontrare Mr. Gilvry per strada, oggi. Mi pare di capire che sia stata una fortunata coincidenza. Dato che devo intraprendere un viaggio di affari, lui prenderà il mio posto di tutore durante la mia assenza. Ti atterrai alle sue decisioni come faresti con le mie.» «C... come?» Lady Jenna fissò Niall con espressione sbalordita, prima di riportare lo sguardo sul cugino. «Come può essere?» Carrick aggrottò le sopracciglia. «È un cugino da parte di mia madre. Non c'è nessun altro.» La sua espressione si fece impenetrabile. Jenna sollevò il mento con un gelido sorriso. «Vedo che vi siete già reso indispensabile, Mr. Gilvry. Mi congratulo con voi.» Le sue parole suonavano come un complimento, ma in realtà Niall sapeva che erano un'accusa. Pensava che avesse infranto la promessa per inseguire i propri fini. Qualsiasi cosa avesse detto, probabilmente non avrebbe fatto altro che peggiorare le cose. Così fece l'unica possibile. Si inchinò come se avesse preso alla lettera le sue parole ed ebbe il dubbio piacere di leggere sul suo volto alterigia e una buona dose di avversione. Come se l'avesse liquidato dai suoi pensieri, Lady Jenna si rivolse a Carrick con un sorriso luminoso. «Non avevo idea che steste pianificando un viaggio, cugino.» Carrick sollevò un sopracciglio, come per chiedere perché mai avrebbe dovuto metterla al corrente dei propri piani. «Dal momento che Mrs. Preston è appa26


rentemente indisposta, potresti gentilmente pendere gli accordi necessari perché Mr. Gilvry si unisca a noi per la cena?» Lanciò un'occhiata a Niall. «La famiglia cena alle cinque. Sarà l'occasione per conoscerci meglio prima della mia partenza. Questo è tutto, Jenna.» Lei si irrigidì al congedo, poi fece una riverenza. «Come desiderate, signore.» Ma l'occhiata che lanciò a Niall da sotto le ciglia abbassate, prima di andarsene in un turbinio di tessuti e passi leggeri, era ben lontano dagli sguardi amichevoli che gli aveva riservato in precedenza. Lui ne sentì la mancanza mentre un delicato profumo speziato aleggiava nell'aria. Un'essenza complessa come lei. Tutta spigoli acuti sostenuti da una femminilità sottile. Non voleva assumersi il compito di guardiano. Non era quello il lavoro che gli era stato offerto. Aveva sperato di imparare cose che sarebbero tornate utili a lui e alla sua famiglia in futuro. Questioni di affari. E forse anche legali. Cose che avrebbero potuto instradarlo verso un futuro migliore. «Come avete saputo del mio incontro con Lady Jenna?» volle sapere. «Una delle cameriere che viene dalla città era sulla via di casa quando ha assistito a uno scontro per strada e ha lanciato l'allarme. Quando il messaggio mi ha raggiunto, voi due eravate già al cancello.» Fece un gesto verso la finestra. «Vi ho visti entrare.» Niall sentì irrigidirsi i muscoli delle spalle. Guardò il suo principale con circospezione. Che cos'altro aveva visto la domestica? Non il loro bacio, a quanto pareva, altrimenti Carrick non sarebbe stato così calmo. Almeno questo l'avrebbe tenuto per sé, per il bene di entrambi. «Che cosa mi dite riguardo alla posizione di 27


sottosegretario? Mr. McDougall non ha più bisogno dei miei servigi?» Era McDougall, il segretario di Carrick, che lui era stato chiamato ad assistere. Carrick si sfregò le mani. «Sono sicuro che Lady Jenna non vi sottrarrà troppo tempo dagli altri impegni.» Niall non ne era altrettanto convinto, ma poteva vedere che era stato incastrato abilmente. Due lavori al prezzo di uno, quando fare da balia a una giovane ostinata avrebbe dovuto essere pagato il doppio. Le voci non mentivano. Carrick era noto per essere un uomo che non spendeva uno scellino quando poteva fare un affare per sei pence. Chinò il capo in segno di assenso, non avendo altra scelta. Carrick lo congedò con un semplice cenno delle dita. «Ci vediamo a cena, allora. Questo è tutto.»

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Il conte e la rosa HELEN DICKSON INGHILTERRA, 1464 - Guy St. Edmond vuole che la bellissima Jane diventi la sua amante. Ma quando riesce ad averla, scopre che possedere il suo corpo non gli basta.

L'eredità della baronessa ANN LETHBRIDGE SCOZIA, 1819 - Lady Jenna sa che deve sposare un uomo ricco. Il giovane che ha conquistato il suo cuore, però, non lo è. Abbandonarsi all'amore è dunque impossibile... o no?

La dama spagnola JOANNA FULFORD SPAGNA - INGHILTERRA, 1816 - Harry Montague deve scoprire la verità sulla morte del fratello. Quando però conosce la bella Elena, tutto il resto sembra perdere importanza...


Matrimonio per vendetta SARAH MALLORY INGHILTERRA, 1816 - Ossessionato dal desiderio di punire il suo acerrimo nemico, Lucas decide di sedurre e poi sposarne la figlia. Ma non ha fatto i conti con l'irresistibile Belle.

Pettegolezzi in società MARGUERITE KAYE INGHILTERRA, 1830 - Caroline è una donna disperata che cerca l'oblio nell'oppio. Il Marchese di Ardhe è determinato a riportarla alla vita. Il loro amore resisterà ai pettegolezzi?

Cuori ribelli LAUREL MCKEE IRLANDA, 1797 - Quando Will ed Elizabeth s'incontrano anni dopo essersi amati, si ritrovano a combattere su fronti opposti. Ma la passione riprende il sopravvento e...

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