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CAROL TOWNEND

I segreti della principessa


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Betrothed to the Barbarian Harlequin Mills & Boon Historical Romance © 2012 Carol Townend Traduzione di Federica Isola Pellegrini Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici maggio 2013 Questo volume è stato stampato nell'aprile 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI ROMANZI STORICI ISSN 1122 - 5410 Periodico settimanale n. 873 dello 09/05/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 75 dello 01/02/1992 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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«Costantinopoli» mormorò la Principessa Theodora Doukaina, fissando l'oscurità dal parapetto della galea. «Siamo finalmente a casa.» Stringendosi al petto la bimba di pochi mesi, la sistemò in modo da consentirle di scorgere per la prima volta la città situata nel cuore dell'impero. Intenta a succhiare un angolo della coperta che l'avvolgeva, Martina stava fissando il bagliore di una lanterna appesa all'albero maestro. Quando lei la spostò e le tolse di bocca la stoffa, la bambina continuò a seguire con lo sguardo l'ondeggiante lanterna. Theodora emise un sospiro. «Con il vostro permesso, mia signora.» Avvicinandosi, Sophia le insinuò un braccio sotto il mantello e l'allacciò alla vita. Il calore del corpo della sua dama di compagnia le procurò un notevole conforto. Non era ancora Pasqua e un vento gelido soffiava sul Mar di Marmara. «Forse dovrei portare la bambina sottocoperta.» «No, il mare è calmo e vorrei che vedesse la città.» Sopra di loro, il cielo notturno era tempestato di stelle. Il chiarore della luna piena si riversava sul ponte, mettendo in risalto le sagome dei marinai che si apprestavano ad ammainare la vela. Su Costanti5


nopoli, tuttavia, non c'erano stelle, come se un banco di nuvole si librasse sulla città. La voce del timoniere risuonò al di sopra dello scricchiolio delle fiancate di legno della nave. «Capitano Brand!» «Vogliate scusarmi, signore.» Passando loro davanti, il capitano si diresse verso la poppa. Theodora se ne accorse a stento, intenta com'era a fissare avidamente al di là dell'acqua, la gola serrata da un groppo. Erano a casa. A casa. Paura, speranza e senso di colpa le affollavano la mente. A settentrione, diverse luci brillavano a intervalli regolari lungo uno scuro, nebuloso profilo. Dovevano essere le mura del Palazzo, ma era difficile distinguerle quella notte. Le sagome delle cupole sprigionavano una luminescenza innaturale. Theodora le osservò perplessa. C'era qualcosa che non andava, qualcosa che mancava. Corrugò la fronte. Come mai non riusciva a orientarsi? Conosceva la città come il dorso della propria mano. Si trovavano di fronte al Palazzo? Avrebbe dovuto saperlo, ma, per quanto aguzzasse la vista, era incapace di scorgere il Boukoleon. L'ingresso del porto imperiale avrebbe dovuto essere illuminato dai bracieri posti sulla sommità delle torri, a destra della cupola di Hagia Sophia... Un colpo di vento le strappò una ciocca di capelli da sotto il cappuccio del mantello. Un brivido la percorse. Si percepiva qualche altra cosa nell'aria, oltre al sentore di salsedine, qualcosa che la raggelò assai più del vento. «Riuscite a sentire questo strano odore, Sophia?» Al pari di Theodora, Sophia aveva portato lo sguardo verso la terraferma, verso il palazzo impe6


riale. Rafforzando la stretta attorno a lei, aspirò una profonda boccata d'aria e sgranò gli occhi. «Fumo! Sento l'odore del fumo!» «La città è in fiamme. Guardate quella cupola: la doratura non ha mai sprigionato un simile bagliore neppure al levar del sole. Alcuni settori sono stati incendiati.» In quel medesimo istante, la cupola scomparve alla vista. Una cappa di fumo stava ammantando Costantinopoli. «Mia signora...» Sophia lanciò un'occhiata preoccupata alla poppa. «Forse ci converrebbe scendere sottocoperta.» Dietro di loro, un marinaio imprecò. Il capitano Brand abbaiò un ordine. Seguì un turbine di attività e la galea invertì la rotta. Fu allora che Theodora udì le grida, fievoli richiami portati dal vento. «Le udite anche voi, Sophia?» Sophia le tirò il braccio. «Vi prego, mia signora, dobbiamo scendere.» L'espressione cupa, il capitano Brand tornò a dirigersi verso di loro mentre Theodora apriva la bocca per protestare. «Ritengo che dovreste ritirarvi, signore.» «Che cosa sta succedendo, capitano?» domandò Sophia. L'ufficiale variago incaricato di scortarle scosse il capo. «Non ne ho idea, ma il faro del Palazzo è spento. Non intendo arrischiarmi a entrare nel porto imperiale, questa notte.» Theodora riportò lo sguardo sul profilo della città. Il faro... Ma certo, era per quello che non era in grado di orientarsi! Per anni e anni, il faro si era innalzato come una sentinella accanto al Palazzo. Veniva acceso ogni giorno al tramonto e perché fosse stato spento prima dell'alba doveva essere accaduto 7


qualcosa di una gravità estrema. Il vento mutò direzione, spingendo via il fumo, e le mura teodosiane che proteggevano il Boukoleon da un eventuale attacco proveniente dal mare riapparvero alla vista. Le fiamme si rifletterono sulle cupole dorate, simili a fiori purpurei. Poi il fumo si spostò, occultando le mura, le cupole e i fiori purpurei. Tremando, Theodora si strinse al petto Martina. «La città è in fiamme.» «Non possiamo averne la certezza, signora. Probabilmente non c'è alcun pericolo, ma non possiamo entrare nel porto imperiale questa notte.» Il vento investì la galea e un rullo di tamburi giunse fino a loro. Theodora fissò il capitano. «Tamburi di guerra, capitano?» Lui serrò le labbra in una linea dura. «Sembra altamente improbabile. Comunque, mi è stato ordinato di proteggere voi signore. Mi scuso per il ritardo, ma non dormirete nel Boukoleon ancora per un certo tempo.» Theodora scambiò un'occhiata con Sophia. Avrebbe voluto ridere, avrebbe voluto piangere. Ovviamente, nel ruolo di semplice dama di corte che stava interpretando, non fece nessuna delle due cose, limitandosi a scendere sottocoperta come le era stato ordinato. Non aveva senso destare all'ultimo momento i sospetti del capitano sulla sua vera identità. «Avete deciso che cosa ne farete della piccola, mia signora?» «Mmh?» Theodora alzò lo sguardo dalla bimba addormentata sul suo grembo. Lei e Sophia sedevano su una panca nella stanza per gli ospiti dell'Ab8


bazia di San Michele fiocamente illuminata, a poche miglia di distanza da Costantinopoli. Stavano attendendo notizie su ciò che era accaduto in città, le attendevano da due settimane. Due settimane. La Pasqua era arrivata e passata. All'esterno stava piovendo, l'aria era satura di umidità. Le scarpette foderate di lana la proteggevano a stento dal gelo che filtrava dal pavimento di pietra. Rafforzando la stretta attorno alla bambina, avviluppò entrambe nel velo e nello scialle. Ringraziava il cielo dell'imprevisto tempo supplementare che le era stato concesso per stare con Martina. Ogni istante che trascorreva con lei era infinitamente prezioso. Era penosamente consapevole che Sophia, sua amica e dama di compagnia, era convinta che molto presto sarebbe stata costretta a separarsi dalla figlia. Per sempre. Il protocollo, il cerimoniale di corte, lo avrebbe richiesto. Era un suo vecchio nemico, il protocollo. Si era già battuta una volta contro di esso, lo avrebbe fatto di nuovo. Ignorava come, ma in qualche modo avrebbe conquistato il diritto di tenere con sé la bambina. Scoccandole un'occhiata comprensiva, Sophia tentò ancora una volta. «Che cosa ne farete di lei quando arriveremo al Boukoleon?» La principessa e Sophia erano sole, le altre dame di corte alloggiavano in una stanza per gli ospiti più spaziosa. Theodora era certa di essere riuscita a procurare loro un minimo di riservatezza senza insospettire il capitano Brand. Era convinta, o quasi, che il capitano ignorasse che lei era la Principessa Theodora Doukaina. Un dubbio insidioso, però, continuava a roderla. Il capitano Brand aveva fiutato il loro inganno? La stanza dell'abbazia che occupavano era tutt'al9


tro che principesca, non molto più grande della cella di un monaco, oltre che arredata in modo spartano. Poiché il capitano aveva dichiarato che nessuna delle signore avrebbe potuto lasciare il monastero finché non avesse ricevuto la conferma che potevano raggiungere il Palazzo senza pericolo, quella minuscola stanza era diventata la loro prigione. Theodora soffocò un sospiro. Il viaggio di ritorno a Costantinopoli era stato irto di difficoltà, tanto più che nessuno dei soldati che le accompagnavano doveva sapere che non era una dama di corte come le altre. Solo lei e le sue dame erano a conoscenza della verità. Il giorno della resa dei conti era alle porte. Era la Principessa Theodora Doukaina ed era ora che rientrasse in possesso del suo rango. Il problema era che non lo desiderava affatto. Grazie ai lunghi anni di allenamento, esternamente appariva tranquilla. Internamente, invece, aveva l'impressione che il suo cuore fosse fatto di vetro, un vetro che si era spezzato in migliaia di frammenti. Per quanto amasse Costantinopoli, paventava la prospettiva di farvi ritorno. Se avessero scoperto che aveva una figlia, lo scandalo avrebbe scosso l'intera città. Il capitano Brand aveva garantito loro che l'Abbazia di San Michele sarebbe stata il posto ideale per attendere notizie. Non avrebbero potuto lasciarla finché lui non avesse avuto la certezza che fossero al sicuro. Al sicuro. Era stato difficile non ridergli in faccia. Se solo avesse immaginato... Lei nascondeva tanti di quei segreti che non si sarebbe mai più sentita al sicuro. Il viaggio da Dyrrachion, sulla frontiera occidentale dell'impero, era stato una tortura. Era stata os10


sessionata dal pensiero che ogni giorno che passava l'avvicinava di un giorno al momento in cui avrebbe potuto perdere sua figlia. Da una parte, aveva desiderato che il viaggio durasse per sempre. Dall'altra, non era stato facile fingere di non essere che una qualsiasi dama di corte, tanto più che le altre sapevano che era la Principessa Theodora e avevano l'abitudine di esaudire ogni suo desiderio. La tensione causata da quella finzione la stava logorando. «Come mai il faro del Palazzo era spento?» domandò, e non per la prima volta. «È inaudito. Inconcepibile.» «Non lo so. Forse il vento...» Sophia lasciò la frase in sospeso. «Il vento... no.» Theodora cullò la figlia, la panca scricchiolò. Ricordò le fiamme che aveva visto e l'odore acre del fumo. Le grida. Non era stato il vento a spegnere il faro quella notte, Sophia lo sapeva quanto lei. Perché il faro si fosse spento e non fosse stato racceso, doveva essere successo qualcosa di spaventoso, di rivoluzionario, nello stesso Palazzo. «Che cosa può essere accaduto?» Possibile che ci fosse stato un colpo di stato? Una qualche sommossa? Perfino a Dyrrachion avevano udito le voci di malcontento. L'imperatore, che si ostinava a definirsi suo zio, non era il più popolare degli uomini. Sophia scrollò le spalle. «Non ne ho idea, mia signora.» «Ovviamente, ci vorrà del tempo per consentire a un messaggero di andare e tornare dal Palazzo.» «Tempo? Sta impiegando un'eternità. Non capisco. San Michele non viene usato come ostello dalla corte a causa della sua vicinanza a Costantinopoli?» Sophia aveva ragione. L'abbazia, annidata su un 11


promontorio affacciato sul Golfo di Lasthenes, in cui la loro galea era attualmente all'ancora, non era molto lontana dalla città. «Se è accaduto qualcosa nel Grande Palazzo, non tarderemo ad apprenderlo.» Theodora posò la mano sulla testolina della figlia, accarezzando distrattamente con il pollice i sottili capelli che la coprivano. Era terrificante l'amore che provava per quel minuscolo fagottino. Terrificante e meraviglioso. Quando si era accorta di essere incinta, non aveva immaginato di essere capace di provare dei sentimenti così intensi. Martina le apparteneva, non avrebbe permesso che gliela portassero via. La morte poteva aver reciso il vincolo che l'aveva unita al Principe Petar, ma niente avrebbe spezzato quello che la legava a sua figlia. «Torneremo presto al Palazzo, mia signora» le assicurò Sophia. Poi, sebbene fossero sole, abbassò la voce. «Se desiderate mantenere il vostro segreto, dovete decidere che cosa ne farete di lei. Non potete più rinviare la decisione.» Un fiotto di lacrime salì agli occhi di Theodora, il cuore le si strinse. Era vero. Aveva delle decisioni difficili da prendere. Sophia non nutriva alcun dubbio su come avrebbe dovuto comportarsi. Il protocollo esigeva che lei rinunciasse a Martina, che fingesse che lei e Petar non avessero creato quell'incantevole, misterioso, piccolo essere umano. Non poteva farlo. Tuttavia, c'erano altri motivi per cui avrebbe dovuto rinunciare alla figlia, motivi noti a lei sola, motivi assai più importanti del protocollo. Sarebbe stato preferibile per Martina se avesse rinunciato a lei. 12


Si trattava di un motivo estremamente valido, ma, per quanto lo fosse, non poteva abbandonarla. Doveva esistere un sistema che le consentisse di tenere Martina con sé senza perderla. Raddrizzando le spalle, fissò la sua dama di compagnia. «Non posso rinunciare a lei.» «Dovete farlo, mia signora! Pensate a quali conseguenze andreste incontro se vi scoprissero.» «Non ho pensato ad altro da quando abbiamo lasciato Dyrrachion. Non rinuncerò a lei.» Il sospiro di Sophia risuonò nel silenzio. All'esterno, Theodora udì il salmodiare dei monaci, il grido di un gabbiano che stava sorvolando la baia, il ticchettio della pioggia sulla pietre del chiostro. Trascorsero diversi minuti. «È mia figlia, Sophia!» «Capisco, ma che cosa farete? Confesserete di avere dato alla luce una bambina fuori dal vincolo del matrimonio? Voi, una principessa imperiale?» «Non posso.» «No. Suppongo che potreste continuare a fuggire. Gli esploratori che il capitano Brand ha mandato in città devono già aver appreso se Anna e Katerina sono giunte sane e salve a destinazione. Potreste lasciare che Katerina porti avanti la finzione ancora per un certo tempo.» La finzione. Lei sospirò. Era la Principessa Theodora Doukaina, ma, dato che aveva avuto una figlia di cui poche persone conoscevano l'esistenza, si era temporaneamente calata nella parte di semplice dama di compagnia. Già sbigottite a causa della sua gravidanza, le altre erano rimaste ancora più scandalizzate da quella simulazione. Sapevano così poco! Si sarebbe travestita da pecoraia, se ciò le avesse consentito di tenere la figlia con sé. 13


Inclinando la testa da un lato, Sophia la osservò con aria assorta. «Per quanto tempo Anna e Katerina riusciranno a ingannare la corte?» «Se state cercando di farmi rimordere la coscienza per avere chiesto a Katerina di prendere temporaneamente il mio posto, vi assicuro che ci state riuscendo.» Theodora le coprì la mano con la propria, provando la necessità di quel contatto. Benché le fosse stato insegnato a compiere il proprio dovere, tale dovere non le era mai sembrato uno spietato tiranno come quel giorno. «Ho detestato chiedere loro di soddisfare la mia richiesta, ma desideravo stare un po' più a lungo con Martina, e questo non è cambiato. Né mai cambierà.» «Avete intenzione di nascondervi, in tal caso?» Il panico l'attanagliò. Si alzò e la bimba si mosse, sbattendo le ciglia sulle guance arrossate dal sonno. «Un'idea che mi tenta, lo ammetto, ma sarebbe egoistico da parte mia pensare soltanto a me stessa e a Martina. Devo pensare anche a Katerina: non è giusto pretendere che continui a fingere all'infinito. Prima o poi si tradirà. Per il suo bene, devo assumere di nuovo l'identità della Principessa Theodora. Devo tornare al Palazzo.» «Sono certa che sarebbe la cosa migliore.» Sophia si sporse in avanti. «Che cosa intendete fare? Se confesserete che la bambina è vostra, può darsi che il Duca Niko...» Lei la interruppe con un imperioso cenno del capo. «Non dovrei essere costretta a ricordarvi che sarebbe rischioso per Martina.» «E allora?» Theodora fissò accigliata la porta chiusa. C'erano troppe domande senza risposta per consentirle di mostrarsi risoluta come avrebbe gradito. «Gli uomi14


ni della nostra scorta hanno dimostrato una qualche curiosità nei confronti di Martina?» «Be', sì, mia signora.» «Che cosa vi hanno chiesto? Avete risposto che era vostra?» «Mia?» Sophia inarcò le sopracciglia. «Sono nubile, quindi non ho dichiarato niente del genere. Ho risposto che la madre di Martina era morta di parto e che una delle nostre serve stava fungendo da sua nutrice.» «Sua madre è morta di parto? Be', in un certo senso è vero che non sono più la donna che ero.» Arrossendo, l'amica si affrettò a rassicurarla. «Non intendevo offendervi, mia signora, lo giuro, ma non potevo dichiarare che la bambina era mia. Se fosse giunto all'orecchio di mia madre... il solo pensiero che io possa aver dato alla luce una figlia illegittima la ucciderebbe.» «E probabilmente l'intero impero vi metterebbe al bando. Non temete, Sophia, conosco fin troppo bene la corte... le regole, il cerimoniale, il protocollo. Capisco.» «Se me lo ordinate, fingerò che sia mai. È solo che mia madre...» «Sareste disposta ad assumervi la colpa delle mie trasgressioni? Siete molto leale.» Theodora scosse la testa. «Apprezzo la vostra generosità, ma non sarà necessario. Se qualcuno deve portare il peso del disonore causato dalla nascita di mia figlia, lo porterò io.» Fissò con aria pensierosa la parete imbiancata a calce. «Comunque, mi auguro che riusciremo a evitare lo scandalo. Lasciatemi riflettere. Prendete Martina, vi spiace?» Dopo aver depositato la piccola nelle braccia di Sophia, si diresse verso la lama di luce che filtrava 15


dalla stretta finestra, una feritoia, in realtà. Una lieve brezza le sfiorò le guance. I muri di pietra dell'edificio di fronte erano offuscati dalla pioggia, l'apertura era troppo stretta per consentirle di scorgere altro. A un tratto, si voltò. «Sophia, trovo ingegnosa la storia che avete inventato, ossia che la madre di Martina è morta di parto. Vi aggiungeremo qualche particolare e, in tal modo, saremo in grado di convincere tutti che sono esattamente quella che dovrei essere... una rispettosa, obbediente principessa che torna a casa da uno stato vassallo per conoscere il suo fidanzato. Quando mi calerò di nuovo nelle vesti della Principessa Theodora, dovrò accertarmi di apparire perfetta. Pura. Il Duca Nikolaos non deve minimamente sospettare che non sono la vergine che gli è stata promessa.» Sophia abbassò lo sguardo sulla piccola che aveva in grembo. «E Martina? Che cosa ne farete di lei?» «Martina sarà la figlia di una schiava che è morta nel darla alla luce. La Principessa Theodora si è assunta il compito di provvedere a lei. In tal modo, nessuno troverà insolita la sua presenza tra il seguito di una principessa nubile.» «D'accordo, mia signora» ribatté lentamente Sophia. «Se ritenete che funzionerà.» «Potreste sembrare un po' più convinta. Funzionerà, deve funzionare. Martina è la mia vita, non posso rinunciare a lei.» Theodora impresse un tono più vivace alla propria voce. «Dirò di averla adottata. Sono accadute cose ben più strane nel Grande Palazzo, ve lo garantisco.» «E se il Duca di Larissa sollevasse delle obiezioni? Una principessa rispettosa, una principessa per16


fetta, deve obbedire al suo promesso sposo.» Lei si morse il labbro. Era quasi riuscita a cancellarsi dalla mente il Duca Nikolaos di Larissa. Non aveva mai posato gli occhi sull'uomo che l'imperatore le aveva ordinato di sposare. «Se la fortuna mi assiste, non lo incontrerò tanto presto.» Sophia assentì. «Ho sentito dire che è stato richiamato a Larissa.» «Sì, sua madre è gravemente malata.» «Grazie al cielo.» «Sophia!» «Perdonatemi, mia signora, non è quello che intendevo. Non dovete pensare che desideri che la madre del duca sia gravemente malata, ma mi è venuto in mente che la sua assenza dalla corte deve costituire un sollievo per Anna e Katerina.» Theodora annuì: erano i suoi stessi pensieri. Le era anche venuto in mente che, con un po' di fortuna, il duca sarebbe potuto restare a Larissa per diverso tempo e che il loro incontro sarebbe stato rinviato. Una tregua di qualunque genere sarebbe stata oltremodo gradita. Sophia riportò lo sguardo su Martina. «Mi auguro che vi permetterà di tenerla.» «Me ne accerterò personalmente» ribatté Theodora in tono fiducioso, sebbene stesse tentando di convincere se stessa quanto Sophia. In realtà, non aveva la più pallida di come il fidanzato avrebbe reagito alla notizia che la Principessa Theodora Doukaina aveva una bimba di pochi mesi tra le dame del suo seguito. Il Duca Nikolaos era un famoso generale dell'Armata Imperiale, un uomo senza dubbio più abituato a comandare che a lasciarsi persuadere. Paventava il momento del loro incontro. Desiderava disperatamente di poter evitare quel matrimonio. 17


Sophia la osservò preoccupata. «Lo sposerete, despoina? Ne sarete in grado dopo Župan Petar?» Le lacrime le offuscarono la vista. Theodora si affrettò a distogliere lo sguardo, vagamente consapevole che Sophia stava agitando la mano nella sua direzione. «Theo... mia signora, mi dispiace. Vi ho addolorata, nominandolo.» Lei ricacciò il groppo che le serrava la gola. «Il Principe Petar non è mai lontano dalla mia mente.» «Naturalmente. Siete pronta a sposare il Duca Nikolaos?» Sbattendo rapidamente le palpebre, Theodora rialzò la testa. Una ciocca di capelli castani sfuggì alle forcine e le ricadde sul seno. In fretta e furia, lei l'appuntò di nuovo. «Sono pronta quanto non lo sarò mai.» La sua voce non era che un soffio. «Nessuno può sostituire Petar, ma, malgrado le mie manchevolezze, sono sempre una principessa della Casa Imperiale. Se l'imperatore mi ordinerà di sposare il Duca Nikolaos di Larissa, gli obbedirò.» Annuendo, Sophia rimboccò lo scialle attorno a Martina. «Ovviamente. Sono lieta che abbiamo escogitato un sistema che vi consentirà di tenere con voi questa piccolina.» Lei le rivolse un sorriso annacquato. «Devo ringraziare voi per aver inventato questa storia. Ci limiteremo a ricamarci sopra.» «Certo, mia signora. Mi rallegro di esservi stata di aiuto, ma...» «Ma?» «Voglio che siate felice. Riuscirete a essere felice con il Duca Nikolaos?» «Mi sforzerò di esserlo. Io sono la Principessa Theodora ed è mio dovere provvedere alla felicità 18


di mio marito. La mia dipenderà dalla sua.» Sophia aprì la bocca per replicare e la richiuse allorché dei passi frettolosi risuonarono all'esterno. «Tacete. Deve essere il capitano Brand.» Theodora si coprì i capelli semplicemente acconciati con lo scialle, sistemandolo in modo da celare la maggior parte del viso. «Siamo arrivate fin qui senza che lui si sia accorto che sono la Principessa Theodora... non dobbiamo cadere all'ultimo ostacolo.» Quando ebbe la certezza che il capitano non avrebbe visto che due occhi castani, fece segno a Sophia di farlo entrare. Non volendo richiamare l'attenzione su di sé, avrebbe cercato di parlare il meno possibile. «Avanti» gridò Sophia. Il chiavistello scattò e il capitano Brand apparve sulla soglia. Theodora gli rivolse un cenno distratto. Al pari di molti uomini delle guardie variaghe, le guardie personali dell'imperatore, era anglosassone. A causa delle sue origini, per coloro che erano nati nell'impero era un forestiero quanto lo era stato Petar. Un barbaro. Un crampo improvviso le torse le viscere. Riconobbe il dolore per quello che era, un impossibile desiderio che Petar potesse essere riportato in vita, che lei potesse continuare a vivere a Rascia. Non lasciò trapelare nessuna emozione. Era stata addestrata ad apparire impassibile. Al pari del capitano Brand. Benché fosse nato in Anglia, molto lontano dai confini dell'impero, conosceva alla perfezione l'etichetta di corte. Nel palazzo imperiale, uomini e donne conducevano esistenze quasi completamente separate, a meno che non fossero sposati. Gli alloggi delle donne nubili si trovavano in un'ala del Pa19


lazzo, quelli degli uomini celibi in un'altra. E il capitano Brand, che Dio lo benedicesse, aveva dimostrato di avere imparato tali usanze della corte durante il viaggio da Dyrrachion. Aveva parlato con lei e le sue dame solo quanto era stato assolutamente necessario, e mai quando una di loro era stata sola. Era tutto talmente diverso dalla cordiale informalità della corte di Rascia! E, senza dubbio, quando avessero raggiunto il Palazzo, i suoi rapporti con le altre persone sarebbero diventati ancora più formali. I giorni della sua libertà erano terminati. «Dunque, capitano...» Sophia gli rivolse un sorriso cortese. «... avete appreso che cos'era accaduto la notte in cui la nostra galea è giunta a Costantinopoli?» «Sì, mia signora.» Il capitano, che era rimasto sulla soglia, l'elmo sotto il braccio e i capelli gocciolanti, si gettò un'occhiata da sopra la spalla. «Si tratta di... una faccenda delicata.» «Entrate, prego» dichiarò Theodora, la decisione di recitare la parte di una silenziosa, timida nobildonna momentaneamente sopraffatta dalla sete di notizie. «Non siamo ancora a corte.» Anche se sgranò gli occhi per lo stupore, il capitano obbedì e chiuse la porta dietro di sé. Per la Beata Vergine, la notizia doveva essere effettivamente seria. E lei si era mostrata sin troppo schietta. Doveva stare attenta a non tradirsi. Ma era talmente estenuante fingere in continuazione, specie quando era impaziente di apprendere che cosa stesse succedendo a Costantinopoli. «Come ben sapete, signore, ho mandato degli esploratori in città appena siamo arrivati qui.» Sebbene il capitano si esprimesse in modo perfettamen20


te comprensibile, il suo accento denotava le sue origini barbare. «Il faro, ovviamente» osservò Sophia, interpretando in modo corretto il cenno pressoché impercettibile con cui Theodora le aveva indicato di parlare in sua vece. «E gli incendi, il fumo... Avete immaginato che fossimo in pericolo.» Lui annuì. «Temo che si siano verificati alcuni... tumulti in città.» «Il Palazzo ha le sue mura, le sue fortificazioni» interloquì Theodora suo malgrado. «Suppongo che dei tumulti in città non si sarebbero estesi al suo interno.» «Ho preferito non correre il rischio, signora. Non con il seguito della Principessa Theodora. Com'è poi risultato, l'istinto non mi aveva ingannato.» Il capitano assunse un tono confidenziale. «Signore, i miei esploratori mi hanno riferito che, mentre eravamo in mare, c'è stato un colpo di stato.» Theodora si sentì mozzare il fiato. In effetti, era talmente sbalordita che allentò la stretta attorno allo scialle e questo le scivolò giù dal viso. Con un gesto stizzito, tornò a sollevarlo. «Una rivoluzione?» «Esatto. Uno dei generali si è impossessato del trono.» Lei scoccò un'occhiata allibita a Sophia. L'imperatore era stato assassinato? Non sarebbe stato il primo omicidio di quel genere. La sua mente si lanciò a un galoppo sfrenato e, con sua grande vergogna, il suo pensiero successivo fu che poteva darsi che il vento fosse girato in suo favore. Se l'uomo che si era definito suo zio non era più imperatore, forse non sarebbe stata costretta a sposare il duca. Il suo segreto sarebbe stato al sicuro, Martina sarebbe stata al sicuro. Infine ritrovò la voce. «Uno 21


dei generali? Quale?» Non poteva trattarsi del Duca Nikolaos. Non doveva trattarsi del duca. Se fosse stato lui... Il corso dei suoi pensieri subì una battuta d'arresto. Era già abbastanza terribile meditare di ingannare un generale, ma raggirare un imperatore... «Alexios Komnenos è il nuovo imperatore» dichiarò il capitano. Non il Duca Nikolaos. Grazie a Dio. «E che ne è stato di mio...?» Un rapido calcio di Sophia la indusse a chiudere la bocca appena in tempo. «E l'Imperatore Nikephoros? Che cosa ne è stato di lui?» «Ha abdicato, mia signora, circa due settimane or sono.» «Due settimane» mormorò lei. «Deve essere accaduto più o meno quando la nostra galea è passata davanti al Palazzo.» «Infatti. Sua Maestà Imperiale Alexios Komnenos è salito al trono il giorno di Pasqua. Sia lui sia sua moglie, l'Imperatrice Irene, sono stati incoronati.» Theodora si sforzò di controllare la sua espressione, benché quella notizia avesse capovolto il suo mondo. Sophia le assestò furtivamente una gomitata e sorrise al capitano. «L'imperatrice Irene è una cugina della nostra principessa, non è vero?» «Sì, da quanto mi risulta.» Theodora si mosse a disagio. Avrebbe impiegato del tempo ad assimilare la notizia che la sua giovanissima cugina cingeva la corona imperiale. «Capitano, sapete per caso se all'Imperatore Nikephoros è stato fatto del male?» «È incolume. Siamo stati informati che si è ritira22


to dalla vita pubblica. Su consiglio del Patriarca, mi pare.» Lei assentì. Aveva senso. Il Patriarca era il vescovo di Costantinopoli, uno degli uomini più influenti della capitale. Il fatto che avesse consigliato all'Imperatore Nikephoros di abdicare attestava la debolezza del regime del suo cosiddetto zio, che non era mai stato popolare. Sospirò. Non molte informazioni su di lui erano giunte a Rascia. Era anziano, non sapeva che questo. Per la verità, lei non aveva dei legami di sangue con l'Imperatore Nikephoros. Aveva spodestato il suo vero zio, l'Imperatore Michael, costringendolo ad abdicare e a ritirarsi in un monastero. Quindi aveva legittimato la sua pretesa al trono sposando la moglie dell'Imperatore Michael. «Sembra un'ironia della sorte il fatto che anche l'Imperatore Nikephoros sia stato costretto ad abdicare» osservò Sophia. Theodora l'ascoltò con un orecchio solo. Il colpo di stato cambiava tutto. Avrebbe potuto invalidare il suo fidanzamento con il Duca Nikolaos. Il vecchio imperatore le aveva imposto di sposarlo, ma se adesso non regnava più... Sarebbe riuscita a sfuggire a quel matrimonio? Se non avesse sposato il Duca Nikolaos, le sarebbe stato più facile tenere Martina con sé. «Il generale Alexios Komnenos è diventato imperatore» bisbigliò. Avrebbe dovuto rivedere i suoi piani. Alexios Komnenos era del tutto diverso dal suo anziano predecessore. Lei aveva avuto delle buone probabilità di tenere nascosto ciò che aveva fatto al vecchio imperatore. Ma a quello nuovo? Alexios Komnenos ere giovane ed energico, e godeva fama di essere 23


straordinariamente intelligente. Mio Dio! L'ultima cosa che le occorreva era un giovane, energico e intelligente imperatore. Sarebbe stato difficile, se non impossibile, gettargli fumo negli occhi. Oltre che estremamente pericoloso, se fosse stata smascherata. «Esatto, signora. Komnenos ha potuto contare sull'appoggio dei generali. L'esercito è stato accampato per diverse settimane fuori dalle mura della città.» «L'esercito?» Theodora si immobilizzò, in preda a un senso di gelo. «Immagino che ignoriate se il Duca... il generale Nikolaos di Larissa fosse con loro?» Il capitano variago afferrò il chiavistello della porta. «Sì, credo che fosse tornato da Larissa poco prima del colpo di stato. Il Duca Nikolaos è leale all'Imperatore Alexios. È il suo comandante in capo.» «Dove si trova adesso?» «L'imperatore?» «No, il Duca Nikolaos, il comandante in capo.» Notando che il capitano Brand aveva inarcato le sopracciglia, palesemente sorpreso da quella domanda, Theodora si affrettò a fornirgli una spiegazione. «Mi stavo chiedendo... avete sentito dire se il duca e la principessa hanno avuto occasione di incontrarsi?» «Non ne ho la più pallida idea. Tuttavia, se voleste comunicare alle altre signore ciò che è accaduto a corte, ve ne sarei grato.» «Naturalmente, capitano» ribatté Sophia. «Grazie per averci informate.» Lui si inchinò. «Mia signora, vi prego di chiedere alle altre donne di radunare le loro cose. Ci imbar24


cheremo fra un'ora. Sarà un viaggio molto breve lungo il Bosforo. La galea dovrebbe raggiungere il porto del Palazzo prima di sera.» «Grazie, capitano, le avvertirò.» Quando la porta si fu chiusa dietro di lui, Theodora si lasciò cadere sulla panca. «Misericordia... è in città! Il Duca Nikolaos è già in città.» «Sì, mia signora.» Martina emise un gorgoglio. Sebbene un nodo le serrasse la gola, Theodora raddrizzò la spina dorsale. «Non posso più tergiversare, non devono esserci ulteriori rinvii. Dobbiamo tornare al Palazzo, e presto. Non posso pretendere che Katerina incontri il duca in mia vece.»

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Lezioni di seduzione BRONWYN SCOTT

INGHILTERRA, 1832 - Una sfida attende Merrick St. Magnus: deve rendere Alixe la fanciulla più ammirata della Stagione. Ma se fallisce, sarà costretto a sposarla!

I segreti della principessa CAROL TOWNEND

COSTANTINOPOLI, 1081 - Cosa nasconde la Principessa Theodora? Possibile che il suo segreto sia così terribile da non poterlo rivelare nemmeno al marito, il Duca Nikolaos?

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INGHILTERRA, 1887 - Fielding è un cacciatore di tesori. Non aspira certo a salvare donzelle in pericolo e nemmeno a sposarsi. Eppure è quello che gli tocca fare con Esme!

Il ribelle scozzese MARGUERITE KAYE SCOZIA, 1748 - Alasdhair torna in Scozia determinato a rivendicare per sé la donna che ama. E ad Ailsa basta guardarlo per capire che è impossibile resistere al suo fascino.


L'eredità del conte BRONWYN SCOTT

INGHILTERRA, 1834 - Alla morte del padre, Ashe scopre di avere ereditato la residenza di famiglia... assieme a una misteriosa e affascinante americana, Genevra Ralston.

L'onore e il dovere BLYTHE GIFFORD

SCOZIA, 1528 - John Brunson torna a casa dopo anni con l'intenzione di andarsene quanto prima! Ma non ha fatto i conti con la donna più temeraria che abbia mai conosciuto.

Il passato di Lady Montague MARGUERITE KAYE

INGHILTERRA - VIRGINIA, 1816 - Cosa lega Lady Kate Montague e Virgil, ex schiavo diventato milionario? Possibile che sia qualcosa di più profondo del semplice desiderio?

L'amante del re SANDY BLAIR SCOZIA, 1285 - Incaricato dal re di riportare a corte la sua amante, Sir Britt scopre troppo tardi di aver preso la donna sbagliata. Eppure sceglie di aiutarla ugualmente, anche se...

Dall'1 giugno


455 - CACCIA ALLA DUCHESSA

di Elizabeth Beacon

Inghilterra, 1818. Per trovare moglie al nipote, la zia di Jack Seaborne, Duca di Dettingham, ha organizzato un ritrovo nella sua tenuta di campagna. Lui, però, è insofferente nei confronti delle debuttanti londinesi, frivole e sciocche. Ritiene infatti che la donna destinata a diventare duchessa dovrebbe unire in sé bellezza e decisione, fascino ed eleganza... oltre ad accettare il fatto che lui non si innamorerà mai. Con suo grande stupore, Jack scopre che una donna con quelle caratteristiche esiste, e che è sua ospite. C'è un unico problema: Miss Jessica Pendle non sembra disposta ad accettare un matrimonio di convenienza... 456 - INNOCENZA E BUGIE

di Lucy Ashford

Inghilterra, 1816. Decisa a trovare il mascalzone che ha messo nei guai la sorella, Rosalie si traveste da cortigiana e si esibisce in un locale piuttosto malfamato, dove ritiene che lui passi le sue serate. Qui incontra Alec Stewart, reduce di Waterloo, e affascinata dalla sua avvenenza e dal suo savoir-faire, gli concede un bacio. Un bacio che colpisce al cuore il bel capitano, tanto più che l'innocenza di Rosalie è davvero inconsueta per una cortigiana. Ma tutto sembra finire lì. Fino al giorno dopo, quando i due si incontrano di nuovo, in una veste completamente diversa.


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GRS873_I SEGRETI DELLA PRINCIPESSA  
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