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747 - Le avventure di una gentildonna - C. Jewel 748 - Gli scherzi del cuore - A. Ashley 749 - Profezia nella notte - A. O'Brien 750 - Il dilemma del conte - E. May 751 - La figlia segreta del re - M. Fuller 752 - La principessa e il cavaliere - J. Rock 753 - Il segno del peccato - M. Styles 754 - La cortigiana e il libertino - A. Lethbridge 755 - Regole di cavalleria - J. Justiss 756 - Giochi di spada - M. Willingham 757 - Il mistero del dipinto - S. Mallory 758 - Il corsaro di Sua MaestĂ  - D. MacTavish 759 - Prigioniera d'amore - S. James 760 - La benda scarlatta - B. Gifford 761 - Desiderio selvaggio - J. Ashley 762 - Un marito per Charlotte - D. Simmons 763 - Intrighi reali - J. Francis 764 - Un matrimonio perfetto - K. Hawkins 765 - Sciarada per il conte - M. Willingham 766 - Angelo nero - R. Ciuffi 767 - Il cavaliere bretone - T. Brisbin 768 - Le regole dell'etichetta - M. Willingham 769 - Tentazioni di una gentildonna - S. Laurens 770 - Il mistero del libro scomparso - D. Simmons 771 - L'ombra del guerriero - D. Lynn


DEBORAH SIMMONS

Il mistero del libro scomparso


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: The Gentleman's Quest Harlequin Historical © 2010 Deborah Siegenthal Traduzione di Maria Grazia Bassissi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2011 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici marzo 2011 Questo volume è stato impresso nel febbraio 2011 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI ROMANZI STORICI ISSN 1122 - 5410 Periodico settimanale n. 770 del 15/03/2011 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 75 dello 01/02/1992 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Hero guardò fuori dal finestrino della carrozza, ma nell'oscurità incombente non riuscì a capire se fossero o meno in vista di Oakfield Manor, la loro destinazione. A causa delle strade dissestate, il viaggio era durato più del previsto e lei non ne poteva più di stare rinchiusa lì dentro. Sul sedile di fronte, la sua compagna teneva lo sguardo fisso davanti a sé, impassibile, apparentemente indifferente allo spazio angusto e soffocante del vecchio veicolo e ai fastidiosi sobbalzi che le sballottavano come bambole di pezza. Come tante altre volte in passato, Hero si domandò se Mrs. Renshaw fosse stata mandata con lei come chaperon oppure come spia, con il compito di accertarsi che portasse a termine con successo l'affare per conto di Raven. Un'ondata di risentimento la pervase prima che Hero riuscisse a soffocarla sul nascere, come ogni volta. Era consapevole di ciò che ci si aspettava da lei. Christopher Marchant doveva essere l'ennesimo vecchio rugoso, calvo e maleodorante. Ah, stava dimenticando un ultimo aggettivo: vizioso. Si sarebbe aspettato che si chinasse spesso verso di lui per sbir5


ciare nell'ampia scollatura del suo vestito. Con qualche lusinga e un po' di astuzia, lei era sempre uscita da quegli incontri con la virtù intatta, anche se non poteva dire altrettanto della propria autostima. Del resto, aveva imparato da tempo che l'orgoglio era un lusso che solo i ricchi potevano permettersi, certo non la gente come lei. Se poi avesse avuto dei dubbi circa il fatto che la vita fosse una faccenda squallida, le sarebbe bastato guardare la brughiera flagellata dal vento, gli alberi spogli e i nuvoloni neri che si stavano ammassando nel cielo. Quasi quasi, avrebbe giurato che Raven fosse riuscito a dominare le condizioni atmosferiche, come faceva con qualsiasi altra cosa, e quel pensiero la rendeva oltremodo nervosa. La carrozza rallentò per imboccare una strada ghiaiata in condizioni vagamente migliori di quella che avevano percorso nell'ultimo tratto. Hero fece appena in tempo a domandarsi se stessero per giungere finalmente a destinazione quando ci fu un violento scossone. Mentre cercava un appiglio, l'imperturbabile Mrs. Renshaw le piombò addosso con un'esclamazione di sconcerto, mentre il suo considerevole peso minacciava di soffocare Hero. Quando la giovane riuscì a liberarsi dell'opprimente fardello, la carrozza era ormai ferma, leggermente inclinata su un fianco. Hero maledisse Raven e il suo vetusto mezzo di trasporto. Con ogni probabilità avevano perso una ruota, proprio là, nel bel mezzo del nulla. Hero aprì lo sportello e scese con un balzo, atterrando in mezzo all'erba. Non c'era niente di incoraggiante là fuori, a parte il sollievo di trovarsi all'aria aperta. Si tirò il cappuccio sulla testa per proteggersi 6


dal vento che soffiava a raffiche, dopodiché si guardò intorno con un profondo senso di sconforto. Avevano lasciato la strada maestra, il cielo era affollato di nuvole nere e un rombo di tuono ancora lontano annunciava l'arrivo di una tempesta. Scosse la testa per scacciare un triste presentimento e si diresse verso la parte posteriore della carrozza, dove il cocchiere e il lacchè si stavano scambiando dei borbottii poco rassicuranti. Non ci voleva un esperto per capire che la ruota era rotta e, siccome i due uomini si limitavano a fissarla con aria ottusa, lei si preparò al peggio. «Se non siete in grado di ripararla, dovrete andare a cercare aiuto sulla strada maestra» affermò Hero, alzando la voce per farsi sentire al di sopra dell'ululato del vento. Gli uomini si voltarono verso di lei, visibilmente restii ad allontanarsi. Avevano superato da un bel pezzo l'ultimo centro abitato. «Non è molto frequentata, signorina.» Il cocchiere si grattò la testa, dubbioso. «Senz'altro più di questa» ribatté Hero osservando la carreggiata costellata di erbacce. Era poi quella giusta? Non ne aveva la più pallida idea. Però avrebbe potuto mandare gli uomini in avanscoperta. Se uno avesse proseguito e l'altro fosse tornato indietro, avrebbero raddoppiato le possibilità di trovare aiuto. Però lei e Mrs. Renshaw sarebbero rimaste sole, due donne su una carrozza fuori uso, nel bel mezzo della tetra, infida brughiera, e per di più con una bufera in arrivo. Quell'insieme di circostanze la fece esitare. A pensarci bene, quale minaccia poteva mai nascondersi in quel territorio dimenticato da Dio? 7


Qualsiasi essere umano con un briciolo di buonsenso doveva essersi chiuso in casa da un pezzo per evitare il temporale. Hero teneva una pistola nella borsetta e Mrs. Renshaw non era certo stata scelta come accompagnatrice per le sue qualità femminili. Alta e massiccia come un uomo, portava sempre con sé un bastone. Hero dubitava che le servisse soltanto per appoggiarvisi quando andava a passeggio. Tuttavia, la parola d'ordine di Hero era prudenza e così, alla fine, decise di mandare avanti il lacchè mentre il cocchiere avrebbe montato la guardia. Quindi risalì in carrozza e si apprestò a una lunga attesa. A poco a poco il vento si rafforzò, intonando uno spaventoso concerto di ululati e lamenti, e lei cominciò a preoccuparsi che la carrozza si rovesciasse del tutto, schiacciando i suoi occupanti. Mentre Mrs. Renshaw rimaneva imperterrita al suo posto, Hero scese di nuovo per scrutare la zona circostante, pensando alla longa manus di Raven. Le sembrava improbabile che la sua influenza arrivasse così lontano, ciononostante quello era il genere di situazione che lui avrebbe potuto benissimo congegnare. Che si trattasse dell'ennesimo esperimento? Come ormai le succedeva sempre più spesso, Hero si chiese se sarebbe mai riuscita a sfuggire a quella sorta di incubo gotico che era la sua vita. Tutt'a un tratto le sembrò di distinguere un suono. Tese l'orecchio. Non era il rombo ancora distante del tuono, no, e nemmeno il mugghiare del vento impetuoso. Si voltò a guardare la carrozza e vide che ondeggiava; il cocchiere sonnecchiava a cassetta, i cavalli, invece, avevano drizzato le orecchie. Scrutò la strada che scompariva in distanza davanti a loro, ma la luce stava per svanire del tutto e non vide niente. 8


Con l'impressione che il suono venisse dall'altra parte, si girò di nuovo. Doveva essere il vento che le giocava degli strani scherzi, perché non vide nulla neanche in quella direzione e udì invece un tonfo di zoccoli dal senso opposto. Fece il giro della carrozza, passò davanti ai cavalli che si agitavano inquieti e scrutò nel buio. Per essere una che era stata svezzata a storie di eventi prodigiosi e di presenze misteriose, provò un inaspettato senso di trepidazione. Alla fine lo vide. Trattenne il respiro, chiedendosi se quella scena fosse un parto della sua immaginazione, perché sembrava uscita dritta dritta da uno dei romanzi gotici preferiti di Raven. Una figura tenebrosa in sella a un cavallo nero, con la cappa che le svolazzava dietro, cavalcava come se fosse stata generata dalla bufera stessa e puntava proprio verso di lei. Lo sbigottimento causato da quell'apparizione fu tale che Hero rimase immobile e sarebbe stata investita in pieno dal cavallo, se il misterioso cavaliere non l'avesse fermato con una manovra perfetta. La sagoma scura balzò a terra e solo allora lei pensò che, dopotutto, doveva essere una persona in carne e ossa e non un personaggio fantastico, anche perché il cavaliere le si avvicinò con un mormorio di apprensione. Forse per la prima volta nella sua vita, Hero rimase senza parole, ammutolita dall'inattesa apparizione. Alto, con le spalle larghe e i capelli scuri che frustavano il viso più bello che lei avesse mai visto, lo sconosciuto incarnava il salvatore ideale di qualsiasi fanciulla. Nondimeno, lei non era così ingenua e sapeva che nessuno avrebbe potuto salvarla, a meno che non si 9


trattasse soltanto di offrirle un riparo dalla tempesta. In effetti, il cavaliere le stava gridando qualcosa al riguardo e, prima che Hero potesse capire le sue intenzioni, la prese per un braccio. Lui risalì in sella, si chinò per sollevarla di peso e la mise davanti a sé. Con una piccola esclamazione di sgomento, Hero pensò che il suo mondo così ordinato stava sfuggendo del tutto al suo controllo. Senza darle il tempo di parlare, il cavaliere se la strinse contro il petto ampio, le passò un braccio intorno alla vita e spronò il cavallo. Hero aprì la bocca per protestare contro la sfacciataggine dello sconosciuto, che non aveva neppure pensato di consultarla sul da farsi. Il contatto fisico la metteva a disagio e il calore del tocco di lui aveva un effetto sgradito sui suoi sensi. Ma poi l'uomo le sorrise e lei ammutolì per la seconda volta. Mentre osservava, a bocca aperta, il bellissimo viso virile, Hero si rese conto di non essere mai stata tanto vicina a qualcuno. Quella prossimità le causava una profonda inquietudine, eppure lei dovette resistere all'impulso di toccare il ricciolo che gli era ricaduto sulla fronte, bruno come gli occhi del cavaliere. Rimasero a fissarsi per qualche istante, poi lui distolse il viso ed Hero, seguendo la direzione del suo sguardo, vide i primi goccioloni di pioggia. Per quanto ci avesse provato, il misterioso cavaliere non era riuscito a salvarla dalla tempesta, che pure era del tutto insignificante in confronto al tumulto interiore che la squassò quando lui la strinse a sé. Con il cuore che batteva a un ritmo selvaggio, stordita e disorientata, Hero ebbe l'inspiegabile certezza che a quell'uomo non sarebbe riuscita a negare 10


niente. Un pensiero inconsulto, più terrificante di qualsiasi orrore gotico. Appena venne affidata alle mani capaci di Mrs. Osgood, un'allegra governante dalle guance rosse come mele, Hero recuperò almeno in parte il dominio di sé. Doveva essere stato l'incidente alla carrozza, in quel luogo e in quel momento, a scuoterle i nervi, tanto che aveva immaginato che il suo soccorritore fosse un essere superiore di qualche genere, capace di dominarla. Nonostante Hero non fosse un tipo impressionabile, l'alternativa era troppo tremenda anche solo per pensarci. Apprese con sollievo, grazie alle chiacchiere inesauribili di Mrs. Osgood, di avere raggiunto la propria destinazione. Per concludere l'affare che l'aveva portata lì non le restava altro che incontrare Mr. Marchant. Quanto all'identità del suo soccorritore, aveva deciso di non porsi domande e di dimenticarsene. Anche se quell'ultimo pensiero la fece rabbrividire come se il suo corpo fosse deciso a smentirla. Cercò di non pensare alla sensazione che le aveva causato il contatto con il suo corpo vigoroso, agli indumenti resi viscidi dalla pioggia che erano scivolati contro quelli di lei quando l'aveva aiutata a smontare e l'aveva accompagnata in casa. L'edificio, una piccola dimora gotica con tanto di merlature e la facciata tetra, le aveva ricordato Raven al punto che Hero si era domandata di nuovo che cos'avesse escogitato stavolta. Poi aveva accantonato con fermezza quel sospetto. Augustus Raven era un uomo dalle notevoli risorse, ma non tanto da riuscire a controllare le forze della natura. Hero non rimase neppure sorpresa dalla 11


singolare architettura dell'edificio, poiché conosceva bene quello stile, prediletto da Raven. Molti suoi amici collezionisti di antichità condividevano la stessa passione per tutto ciò che era vecchio, freddo e ammuffito, forse perché loro stessi erano vecchi, freddi e ammuffiti. Oakfield non era così, però aveva un estremo bisogno di riparazioni. Per fortuna, il fuoco acceso nel camino spandeva un piacevole calore ed Hero fu contenta di vedersi assegnare una stanza tutta per sé, accanto a quella di Mrs. Renshaw. Fece il bagno, indossò degli indumenti asciutti e, mentre si spazzolava i capelli davanti al fuoco, l'incredibile impressione lasciata dall'incontro con l'affascinante sconosciuto a poco a poco svanì. Quando fu pronta per raggiungere Mrs. Renshaw al piano di sotto, era di nuovo concentrata sul compito che l'aspettava. La governante la condusse in una biblioteca, alquanto in cattivo stato, che richiamò subito la sua attenzione. Hero esaminò gli scaffali quasi vuoti e le casse da trasloco sparse un po' ovunque. Mr. Marchant stava vendendo tutta la sua raccolta di libri? Se era vero, Raven avrebbe potuto decidere di acquistare l'intero blocco. I piccoli tesori potevano essere nascosti ovunque, ignorati e sottovalutati dai loro proprietari. Hero si avvicinò a una cassa e ne esaminò il contenuto: testi classici greci e latini, disposti senza un ordine particolare. Si stava chinando per leggere i titoli quando udì un rumore di passi. Con un sorriso stampato in faccia, si girò per salutare il nuovo venuto... e rimase pietrificata a guardare il giovane sulla soglia. Senza il mantello e i guanti era perfino più bello di come lo ricordava. Hero sbatté le palpebre, confusa. 12


Non era lui il padrone di casa, vero? «Do... dov'è Mr. Marchant?» domandò, odiandosi per aver balbettato. «Christopher Marchant, per servirvi» si presentò l'uomo, accompagnando le parole con un inchino. Dopodiché le rivolse lo stesso sorriso seducente che lei aveva già avuto modo di ammirare. Hero si sentì di colpo le gambe molli. Lo stereotipo del collezionista di antichità vecchio e avido non sempre corrispondeva al vero, questo lo sapeva, eppure le capitava di rado di trattare con uomini eleganti e generosi come per esempio il Duca di Devonshire. E di sicuro nessuno di quelli che aveva incontrato avrebbe potuto reggere il confronto con il proprietario di Oakfield Manor. Solo in quel momento si accorse di essere rimasta a bocca aperta e si affrettò a ricomporsi. In preda al panico, si domandò come avrebbe fatto a condurre la trattativa con il cuore che le martellava nel petto e i pensieri sparsi come uccellini nel cielo. D'altronde, non aveva alternative. Gli rivolse un cenno con la testa. «Io sono Miss Hero Ingram e questa è la mia accompagnatrice, Mrs. Renshaw. Ho con me una lettera di mio zio, Mr. Augustus Raven. Credo che in passato lo zio e vostro padre abbiano avuto uno scambio di corrispondenza.» Avanzò verso di lui e gli porse la missiva, chinandosi un poco per permettergli di affondare lo sguardo nell'ampia scollatura del vestito. A differenza degli uomini che incontrava di solito, però, Christopher Marchant non era vecchio, non aveva rughe e non sembrava neppure vizioso. Inoltre, Hero dubitava che un uomo tanto affascinante sarebbe rimasto 13


impressionato dal suo seno tutt'altro che abbondante, nonostante la scollatura al limite della decenza. «Vi chiedo perdono per essermi presentata così a casa vostra, senza il minimo preavviso» esordì Hero, fedele al suo consueto approccio. I vecchi solitari con i quali aveva sempre avuto a che fare erano talmente lusingati dalle sue attenzioni che non si risentivano affatto che fosse lei, una donna, a condurre gli affari per conto dello zio. Per loro non erano neppure affari, anzi, consideravano la transazione alla stregua di uno scambio tra amici, o conoscenti, accomunati dalla passione per i libri antichi. Eppure Mr. Marchant era... diverso ed Hero si domandò se si sarebbe insospettito di vederla arrivare come un fulmine a ciel sereno nella sua remota dimora. «Mi trovavo a passare da queste parti e mi è sembrato opportuno fare tappa qui. Mi perdonate?» chiese con uno studiato pizzico di civetteria. Stranamente, la frase trita e ritrita rischiò di restarle in gola. «Ma naturalmente. Sedete, vi prego» rispose lui con un gesto amabile. I suoi modi schietti e accattivanti la confondevano, perché gli uomini con i quali era abituata a trattare erano spesso impenetrabili come Raven e nascondevano i loro pensieri dietro labbra serrate e palpebre socchiuse. «Temo che la casa sia ancora piuttosto sottosopra» borbottò Mr. Marchant con un sorriso esitante. Per un istante Hero pensò che avrebbe aggiunto qualche spiegazione, invece lui si limitò a guardarsi intorno come se si fosse appena reso conto del deplorevole stato della biblioteca. Non parve accorgersi di Mrs. Renshaw seduta 14


nell'angolo più buio della stanza ed Hero se ne rallegrò, perché date le circostanze non poteva impiegare la sua solita tattica. Dopo una rapida, quanto frenetica riflessione, scelse l'approccio più diretto. «Intendete vendere parte della vostra raccolta?» domandò al padrone di casa. Mr. Marchant la fissò con espressione vacua prima di guardarsi di nuovo intorno. «Oh! Intendete dire i libri? No, ci siamo stabiliti qui di recente, mia sorella e io, e non abbiamo ancora avuto il tempo di sistemarci.» «Se volete risparmiarvi parte del lavoro, conosco qualcuno che potrebbe liberarvi di queste» dichiarò Hero indicando le casse. Mr. Marchant annuì, ma, cosa strana, non sembrò minimamente interessato alla proposta. Lì, in casa sua, sembrava distratto ed Hero si accorse delle ombre scure intorno ai suoi occhi. Che fosse ammalato? A prima vista pareva un uomo forte, della sua stessa età o poco più vecchio, ma forse aveva trascorso la notte a far baldoria e ne portava i segni sul viso. Del resto, i passatempi dei giovanotti non erano forse gioco, bevute e donne? Hero immaginava che fosse così, perché le sue esperienze in fatto di uomini giovani erano poche e distanziate nel tempo. «Se è per i libri che siete venuta qui, temo di dovervi deludere» replicò Mr. Marchant. «Vedete, in queste casse c'è tutta la collezione di mio padre.» Un'espressione mesta gli offuscò lo sguardo ed Hero maledisse l'avidità di Raven. Quante volte era piombato come un avvoltoio su persone in lutto approfittando del loro dolore per convincerle a vendergli i preziosi volumi che il defunto aveva collezionato con amore per tutta la vita? 15


«Mi dispiace» disse Hero, sincera. Ma quando gli occhi scuri dell'uomo incontrarono i suoi, le parve che il padrone di casa le stesse leggendo dentro. Distolse lo sguardo. Nessuno, in particolare quest'uomo, doveva capire chi fosse. D'un tratto si chiese se Mr. Marchant avesse intuito l'effetto che le faceva, allora si raddrizzò, decisa a non rivelargli nulla. «Capisco i vostri sentimenti, naturalmente.» Con quelle poche parole spicce infranse la connessione che si era instaurata fra di loro. Se l'attaccamento di Christopher Marchant per la collezione del padre era solo affettivo, allora non doveva tenere a nessuno di quei volumi in particolare e questo facilitava parecchio il suo compito. «Non vorrei mai separarvi da una raccolta così importante per voi, ma sareste disposto a cedere un volume solo?» gli domandò. L'espressione schietta di Mr. Marchant si incupì di colpo e lei si chiese se fosse meno indifferente di quanto sembrasse. Era consapevole di quello che possedeva e del suo potenziale valore? Qualunque collezionista avrebbe dovuto sapere che un libro da tempo considerato introvabile avrebbe scatenato una guerra di offerte d'acquisto, portando il prezzo alle stelle. Hero non tradì alcuno di quei pensieri, nonostante il cambiamento di Mr. Marchant la mettesse a disagio. Si era accorto che lei aveva sperato di raggirarlo? L'aveva accolta in casa sua con calore apparentemente sincero, ma ora c'era un che di circospetto nel suo atteggiamento, e lei doveva stare in guardia. Le era capitato di trattare con collezionisti vecchi e raggrinziti, ma del tutto immuni al suo fascino. Creature avide che si tenevano stretto anche il libercolo più meschino a costo di digiunare. Ma Hero 16


non intendeva tornare da Raven a mani vuote, per cui scelse con cura le parole successive. «Forse siete al corrente di un certo interesse per il volume al quale alludevo, un libro di Ambrose Mallory.» Il bel viso di Christopher Marchant divenne una maschera di ira, che la lasciò sbigottita. Hero dovette trovare in fretta un diversivo per evitare uno scoppio di collera che avrebbe cancellato qualsiasi possibilità di mettere le mani sul libro. «Quando una voce comincia a circolare, temo che non ci sia più modo di arrestarla» soggiunse, stringendosi nelle spalle con aria contrita. Ma quelle parole non furono sufficienti a placare il padrone di casa. Anzi, lui assunse un'aria sbalordita. «Vorreste per caso dire che ci sono in circolazione degli altri druidi votati al male?» Druidi? Hero mantenne un'espressione neutra. Il suo ospite doveva avere qualche rotella fuori posto. Del resto, per quanto orribile, Raven non si sarebbe fatto scrupolo di mandarla lì sapendo che il padrone di Oakfield non era sano di mente. Anzi, sarebbe stato proprio il genere di macchinazione che Raven amava, anche perché gli avrebbe di sicuro procurato un tornaconto. Hero cercò disperatamente una risposta da dare, ma riuscì soltanto a rivolgergli un sorriso cospiratorio. «Non druidi, signore, ma qualcosa di infinitamente più pericoloso» mormorò, chinandosi in avanti. «Bibliomani.» A Mr. Marchant non piacque il suo scherzo. Alzandosi in piedi, si diresse verso la porta e, per qualche terribile istante, Hero temette che volesse sbatterla fuori di peso. Ebbe un fremito di paura – o di 17


eccitazione? – ma subito il padrone di casa riprese il dominio di sé e andò verso una delle finestre profondamente incassate nella parete. La pioggia sferzava i vetri, allo stesso ritmo incalzante del cuore di Hero, e l'aria scoppiettava come se stesse per scatenarsi un temporale. Era seduta sul bordo della sedia, pronta a darsela a gambe, se fosse stato necessario. Eppure, doveva anche lottare contro l'inspiegabile impulso di correre da lui perché le sembrava che avesse un estremo bisogno di essere confortato. Quando finalmente Mr. Marchant si decise ad aprire bocca, lo fece senza voltarsi verso di lei, lo sguardo sempre fisso sul paesaggio piovoso. «Il libro che cercate non c'è più, è bruciato nell'incendio che ha distrutto il giardino e le scuderie. Non posso aiutarvi.» Era un congedo definitivo, ma Hero lo ignorò. Il suo cervello era troppo occupato a lavorare. Le aveva detto la verità? Capitava spesso che dei libri andassero distrutti a causa di un incendio o un allagamento, ma non sarebbe stata la prima volta che le veniva rifilata una fandonia per distoglierla dal suo obiettivo... o per strappare una cifra più alta da un altro offerente. Forse Mr. Marchant conosceva qualche bibliomane che avrebbe fatto qualsiasi cosa, sborsato somme favolose pur di acquisire quel libro introvabile. Si diceva che Snuffy Davie avesse pagato due pence un libro che, passato poi di mano in mano, alla fine era stato acquistato dal Principe Reggente per centosettanta sterline. I collezionisti più ricchi, come il Duca di Devonshire, riempivano intere stanze – interi castelli! – con le loro acquisizioni. Era una ve18


ra e propria mania che Hero non sarebbe mai riuscita a comprendere appieno. Mr. Marchant sulle prime si era dimostrato indifferente, pensò, ma forse soffriva anche lui di bibliomania. La stava ingannando, come aveva cercato di fare anche lei? Hero lo scrutò con attenzione. «Se è vero, il mondo dei collezionisti ha subito una grave perdita. Oltre a voi, naturalmente.» «Non la considero affatto una perdita» ribatté lui con asprezza. «Mia sorella ha rischiato di morire, a causa di quel libro maledetto.» I loro occhi si incontrarono ed Hero deglutì con uno sforzo. Si sentiva di nuovo fuori dal suo elemento. Il dolore e la rabbia di quell'uomo minacciavano di raggiungerla e di toccarla. E lei non poteva permetterlo. Distolse lo sguardo e cercò di riacquistare il controllo della situazione. «Mi dispiace» mormorò. «Tuttavia credo di essere in possesso di informazioni che potrebbero interessarvi, se siete disposto ad ascoltarmi.» Christopher Marchant riprese a guardare la pioggia che non accennava a smettere. Si passò le dita tra i capelli neri ed Hero si ritrovò a fissare le ciocche folte e lucide, che avevano bisogno di un buon taglio. I suoi abiti erano quelli di un gentiluomo, anche se non di stoffa particolarmente pregiata, ma con la figura alta, snella e ben fatta che si ritrovava Mr. Marchant non avrebbe sfigurato neanche vestito di stracci. Il taglio dei calzoni e della giacca era semplice, eppure lei lo trovava più elegante dei farsetti ricamati dei damerini di Londra o delle parrucche antiquate e dei calzoni di seta al ginocchio degli amici di Raven. 19


Mr. Marchant non replicò e lei decise di continuare a perorare la propria causa. «Vedete, se la vostra copia del libro è andata distrutta, questo significa che ne esisterebbe soltanto un'altra al mondo. Un esemplare di inestimabile valore. Mio zio ha motivo di ritenere che quest'altra copia ci sia davvero e che potrebbe anche essere qui...» Christopher Marchant la interruppe. «Spero proprio di no.» Si voltò a guardarla con aria inquisitoria. «Sapete almeno quello che state cercando? Il libro in questione spiega come predire il futuro interpretando gli spasmi dell'agonia di esseri umani innocenti. E mia sorella era stata prescelta da alcuni pazzi assassini per diventare una di queste vittime.» Hero sussultò. Era la verità o Mr. Marchant stava cercando di ingannarla? Maledisse Raven per essere stato così avaro di informazioni, ma il pensiero del suo committente la indusse a concentrarsi di nuovo sulla delicata missione. Druidi e vaticini, reali o inventati, avevano poco a che fare con il motivo per cui si trovava lì. «A mio zio non interessa il testo del Mallory, ne sono sicura» dichiarò. «È la rarità del volume che lo rende tanto appetibile per un collezionista.» Senza aspettare la risposta di Mr. Marchant, prese dalla borsa il documento che Raven le aveva affidato e glielo tese. «Mio zio ha trovato questo tra le pagine di un libro che aveva appena acquistato. E dato che fino a poco tempo fa si riteneva che tutte le copie del Mallory fossero andate perdute, il suo interesse si è subito destato.» Attese per un minuto buono, la mano tesa, tuttavia Mr. Marchant non accennò a muoversi. «Forse non mi sono spiegato» disse invece. «L'u20


nico scopo per cui potrei essere interessato a trovare qualsiasi copia ancora in circolazione di questo libro è distruggerla.» Era davvero pazzo. «Non posso credere che voi, figlio di uno studioso, caldeggiate lo scempio della parola scritta.» Hero aveva sperato di suscitare nel suo interlocutore un moto di vergogna, invece Mr. Marchant non abboccò. Ormai disperata, stava per balbettare una protesta, ma si trattenne all'ultimo momento. Fece un respiro profondo e lo guardò negli occhi. «Vi assicuro che Augustus Raven non permetterebbe a chicchessia di avvicinarsi al libro, men che meno di leggerlo. Lo custodirà in una bacheca, chiuso a chiave. Mio zio possiede una vasta e varia collezione, ma predilige le copie uniche e non gliene importa niente di ciò che è scritto nelle pagine, gli basta che siano integre.» Mr. Marchant scosse la testa e lei si sentì sprofondare. «Mr. Raven sarebbe disposto a pagare una somma molto alta» insistette. Neppure quell'argomento riuscì a scalfirlo ed Hero cercò di capire che cosa si celasse dietro il suo rifiuto. Con la sua fortuna, aveva trovato l'uomo più intransigente di tutta l'Inghilterra? Di solito era un buon giudice di caratteri, ma non riusciva proprio a capire Christopher Marchant. Era pazzo? Stupido? Era un esemplare praticamente unico di uomo senza prezzo? O più semplicemente aveva ricevuto un'offerta migliore? Lo osservò con attenzione, cercando qualsiasi segno che le indicasse come procedere. Impossibile. Mr. Marchant sembrava non nascondere foschi segreti che potessero essere usati contro di lui né debolezze da sfruttare e neppure le forniva qualche appiglio per poter portare avanti la trattativa. 21


Oppure era lui che la confondeva? Alla fine, Christopher Marchant si staccò dalla finestra e le si avvicinò. «Non manderei mai via un altro essere umano con questa tempesta. Stanotte resterete qui.» Hero non sapeva se essere sollevata o avvilita. L'istinto le diceva di rinunciare a quella missione subito, finché era in tempo, e di fuggire da un uomo che aveva su di lei un effetto tanto singolare. Ma la volontà di Raven era più forte della sua e lui l'aveva mandata là con uno scopo ben preciso. Hero annuì. Avrebbe fatto un altro tentativo durante la cena o, al più tardi, la mattina dopo a colazione. E se niente avesse funzionato, ebbene, avrebbe trovato qualche pretesto per... esplorare Oakfield Manor. Kit si tolse la cravatta con uno strattone, la gettò da parte e si lasciò cadere su una sedia, lo sguardo cupo perso nel buio. Passava decisamente troppo tempo guardando nel buio, pensò, e con uno sforzo si rialzò e si allontanò dalla finestra. Dall'altra parte della camera da letto c'era un cassettone e sopra il vassoio con una bottiglia di liquore. Che male c'era a bere un bicchiere o due, se lo aiutava a dormire?, si chiese. Sua sorella Sydony non sarebbe stata d'accordo. Non avrebbe approvato il suo comportamento, le solitarie bevute notturne e tutto quel rimuginare che, gli avrebbe detto, non era da lui. Il fatto era che Kit non si sentiva più se stesso. E questo andava avanti dalla notte dell'incendio. Era stato lui a portare Sydony a Oakfield Manor, sostenendo che la proprietà ereditata da una defunta 22


prozia gli avrebbe portato fortuna. Si era compiaciuto del nuovo ruolo di agricoltore gentiluomo, ignorando i cupi presentimenti e i sospetti della sorella. Aveva perfino dubitato della sua sanità mentale quando lei aveva cominciato a blaterare di druidi e di luci misteriose. E, alla fine, aveva rischiato di perderla. Se non fosse stato per il loro vecchio amico Barto, che aveva dato ascolto e condiviso i sospetti di Sydony, Kit avrebbe trascorso la notte in un fosso, istupidito e inutile, per poi trovare sua sorella morta e la sua proprietà usurpata da una banda di assassini incappucciati. Kit scosse la testa. Si era comportato come uno stupido. Tra lui e Sydony, era sempre stato lui il più allegro. Non che Syd fosse malinconica, tutt'altro, eppure era più seria, forse perché aveva dovuto cominciare a occuparsi della loro casa molti anni prima, dopo la morte della madre. Nel frattempo Kit aveva veleggiato nella vita, spensierato e contento... fino alla sera dell'incendio. Da allora era come se i giorni si fossero fermati. Neppure la tanto agognata ristrutturazione di Oakfield Manor riusciva a strapparlo al suo torpore. Si sentiva come se avesse ricevuto un calcio in pieno stomaco e, furioso e dolorante, dubitava di tutto, a partire da se stesso. Andò a versarsi un bicchiere di vino. Solo per quella sera, si disse. Solo perché lei era lì. Trangugiò un lungo sorso. Il destino gli aveva fatto uno strano scherzo, portandogli lì un'ospite. A Oakfield i visitatori erano scarsi, per non dire inesistenti, di conseguenza lui era rimasto molto sorpreso quando Mrs. Osgood gli 23


aveva riferito che uno sconosciuto lacchè aveva bussato alla loro porta. Era giunto a piedi a cercare aiuto per una carrozza che aveva avuto un incidente. Siccome stava per scatenarsi una bufera, Kit aveva galoppato come il vento per precederla e alla fine si era trovato davanti una creatura bellissima, che affrontava impavida il vento impetuoso, stringendosi intorno al collo il mantello mentre i lunghi capelli si agitavano dietro di lei come lingue di fuoco. Gli era sembrato che lei lo stesse aspettando. E Kit era stato così avido di compagnia che aveva immaginato... All'inferno, non sapeva che cosa avesse pensato vedendola, probabilmente che lei fosse la soluzione di tutti i suoi crucci. Quando l'aveva messa in sella davanti a sé e aveva sentito il corpo morbido della sconosciuta modellarsi contro il proprio come se quello fosse da sempre il suo posto, le speranze di Kit erano state confermate. Scosse la testa. Le sue conquiste amorose erano rimaste nel luogo dove aveva trascorso tutta la vita prima di trasferirsi lì, mentre ora la popolazione femminile si teneva alla larga da Oakfield Manor e dai suoi abitanti, più che altro per abitudine. Non c'era da stupirsi se la sua fantasia aveva preso il volo al cospetto di una giovane donna arguta, intelligente e capace di ragionare con la propria testa... un tipetto che gli ricordava parecchio Syd. Ma poi aveva scoperto il motivo che aveva condotto a Oakfield Miss Ingram. Hero... Kit assaporò quel nome e lo trovò dolceamaro. Se fosse andata lì per qualsiasi altra ragione, l'avrebbe accolta a braccia aperte in casa sua, forse addirittura nella sua vita. Invece aveva evitato con cura la sua compagnia. Non era facile per un uomo che viveva isolato ri24


nunciare a un'opportunità tanto ghiotta, anche perché la sua ospite era una donna fuori dal comune. No, definirla così era riduttivo. Insolita e seducente, Miss Ingram era un mistero che andava studiato da vicino. Più ancora, lei era riuscita chissà come a restituirgli l'interesse per la vita. Kit non poteva dimenticare il primo momento in cui l'aveva vista: gli era sembrata un faro nell'oscurità, come se avesse il potere di tenere lontano le tenebre. Vuotò il bicchiere e rabbrividì. L'aspetto era ingannevole, si rammentò, infatti la ragione che aveva condotto lì Miss Ingram era strettamente connessa al momento più buio della sua vita. Bussarono alla porta e Kit alzò la testa di scatto. Per un folle istante si chiese se la bella sirena avesse scelto quel momento per perorare la propria causa. Fece un respiro profondo, si alzò in piedi e si passò una mano tra i capelli. Invece, quando aprì la porta si trovò davanti la nuova governante. «Chiedo scusa, signore, ma il cocchiere chiede di parlare con voi. Gli ho detto che vi eravate già ritirato, ma lui insiste che è importante» gli spiegò Mrs. Osgood con aria di disapprovazione. Aveva scarsa stima della servitù che aveva la sfacciataggine di importunare il padrone di casa a quell'ora. Kit, all'opposto, non ebbe la minima esitazione, perché Hob era l'aiutante del suo amico Barto e la mansione di cocchiere era più che altro una copertura. Posò in fretta il bicchiere sul tavolino e seguì la governante al piano di sotto. Se Hob insisteva per parlargli così tardi, doveva essere successo qualcosa di grave. Già, ma che cosa?, si domandò Kit. Gli assassini che avevano dato fuoco al giardino e alle scuderie e25


rano morti tutti nell'incendio che aveva distrutto anche il labirinto e il libro che li avevano attirati a Oakfield Manor. Eppure Barto aveva voluto a tutti i costi lasciare Hob a Oakfield e Kit aveva accettato, se non altro per accontentare il vecchio amico. Con uno strano presentimento, attraversò la casa deserta. Doveva per caso convincersi che Oakfield Manor era davvero maledetta? Non aveva mai creduto a simili sciocchezze, ma del resto non aveva neppure mai creduto che certi culti prevedessero dei sacrifici umani. Fu quindi con l'animo decisamente oppresso che entrò in cucina, dove Hob lo stava aspettando. Kit congedò la governante con un cenno del capo e la donna imboccò il corridoio che portava alle stanze della servitù. «Potrebbe non essere importante» esordì Hob senza preamboli, come se avesse intuito la disposizione d'animo del padrone di casa. Kit però sapeva che Hob non sarebbe stato lì senza un valido motivo. «Andate avanti.» «Be', si tratta della carrozza, signore. Quella che è arrivata oggi.» «La carrozza di Miss Ingram?» Hob annuì. «È di proprietà di suo zio, Mr. Raven, ma di solito la usa lei per i suoi spostamenti. Questo me l'ha detto il suo cocchiere.» Fece una pausa e guardò Kit con aria grave. «Abbiamo cambiato la ruota senza difficoltà, ma quando abbiamo esaminato quella rotta... be', non è una rottura normale.» «Spiegatevi meglio.» «Era stata segata.» «Che cosa? Intendete dire che qualcuno ha segato parzialmente la ruota in modo che si rompesse durante il tragitto?» Anche suo padre era morto in un 26


incidente di carrozza, quindi Kit era ben consapevole di ciò che sarebbe potuto accadere. Fu pervaso da una collera improvvisa. «Perché avrebbero dovuto fare una cosa del genere? E chi? Un garzone di stalla che sperava in una lauta ricompensa?» Hob scosse la testa. «È una vecchia carrozza, sciupata e scomoda. Certo non il veicolo che ci si aspetterebbe da un personaggio ricco come Mr. Raven.» «Ho sentito dire che è un tipo eccentrico» osservò Kit prima di lanciare un'occhiata penetrante a Hob. «Forse non era Miss Ingram la vittima designata, bensì suo zio.» Hob scosse la testa. «La ruota è stata manomessa di recente, signore, e qui siamo lontani da Raven Hill, la loro residenza.» «Ma se chi ha fatto questo non mirava a impadronirsi della carrozza, che cosa poteva mai volere?» rifletté Kit ad alta voce. Le altre eventualità non gli piacevano per niente, meno di tutte la risposta che ricevette da Hob. L'altro lo guardò con la fronte corrugata. «Forse volevano qualcuno che era dentro la carrozza.»

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Le regole dell'etichetta MICHELLE WILLINGHAM INGHILTERRA - GERMANIA, 1855 - Lady Hannah è di nobili origini, e dunque il matrimonio con un semplice soldato è fuori discussione. Ma se si scoprisse che lui è un principe...

Tentazioni di una gentildonna STEPHANIE LAURENS CORNOVAGLIA, 1816 - Charles e Penny si incontrano dopo tredici anni, e tra loro divampa una passione incontenibile. Torna SEDUCTION, più sensuale e bollente che mai.

Il mistero del libro scomparso DEBORAH SIMMONS INGHILTERRA,1806 - Kit Marchant accompagna la bella Hero alla ricerca di un libro scomparso da oltre un secolo. A perdersi, stavolta, sarà però il loro cuore.

L'ombra del guerriero DENISE LYNN INGHILTERRA - SCOZIA, 1142 - Quando la potente signora della fortezza di Montreau rivede Jared, capisce che l'affascinante guerriero non ha dimenticato il passato. Né lei.


Il primo, attesissimo romanzo di una trilogia storica che trasporterà le lettrici nel mondo decadente della famiglia Rohan, tra passioni aristocratiche e oscure trame‌. Imperdibile.

Candace Camp

si riconferma un’autrice magica, capace, con ogni nuovo romanzo, di toccare il cuore delle lettrici.

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GRS770_IL_MISTERO_DEL_LIBRO_SCOMPARSO  

Il mistero del libro scomparso D EBORAH S IMMONS

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