Salutepertutti.it - Vol. 5 - n. 3 - 2022

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LA RIVISTA DELLA SALA D’ASPETTO

ISSN 2611-9080

Scopo non è so della Scien za lo comp ma aiuta rendere, re

VOL. 5 - N. 3 - NOVEMBRE - 2022

NUTRACEUTICA Periodico quadrimestrale - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in abbonamento postale - 70% - LO/MI/3009 In caso di mancata consegna restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa.

Vitamina D e COVID-19 Cicero A.F.G.

Omeopatia Marino F. - FIAMO

NATURAL BEAUTY Rodini M.

SPORT Corsa per tutti Vecchioni D.

ALIMENTAZIONE Galletti L.

COVID-19 e INFLUENZA Pregliasco F, Cricelli C.

M. Mon ti UCLA


ADV SPT FACEBOOK.qxp_Layout 1 11/11/21 12:50 Pagina 1

seguici anche qui!! www.salutepertutti.it Il podcast della rIvIsta Ogni settimana parliamo di salute, su come trovare piccoli accorgimenti quotidiani per mantenere il nostro bene più prezioso. La salute non è solo assenza di malattia, ma anche percezione di benessere, sentirsi bene ed occuparsi di cose utili e belle. Le voci di Salutepertutti.it sono di Alessia Bisini e Ruben Cazzola


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VOLUME 5 - NUMERO 3 - 2022 INDICE

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Questionario tratto da Proust - Risponde Marco Camisani Calzolari COVID-19: un aiuto dalla Vitamina D - Arrigo F. G. Cicero Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati - Francesco Marino - FIAMO Natural Beauty - Martina Rodini Parliamo di microbiota - Prima parte - Francesco Di Pierro La Salute degli Italiani - Daniel Della Seta Diete chetogeniche: mai il fai da te! - Livia Galletti Per un mondo più giusto - Carlo Alfaro Una Gastroenterologia più green… - Paola Piovesana aBRCAdabra - Maria Grilli Emigratis: Abbiamo davvero bisogno di questa comicità? - Ruben Cazzola Come curare il mal di testa, un disturbo molto comune - Piero Barbanti La corsa per tutti - Daniele Vecchioni Consigli DOC - Carlo Alfaro Influenza e COVID-19 - Fabrizio Pregliasco e Claudio Cricelli Previsioni per la stagione invernale e un libro per conoscere meglio l’infettivologo e la persona - Massimo Galli intervistato da Lorella Bertoglio Quando la pelle si infiamma - Paolo Pigatto Scuola Italiana Cani Salvataggio - Ferruccio Pilenga Vitamina D nel cane e nel gatto. Protezione delle ossa, ma non solo - Giacomo Biagi L’EDITORE Edizioni Scripta Manent s.n.c.

Direttore Responsabile: Pietro Cazzola PR e Marketing: Donatella Tedeschi Comunicazione e Media: Ruben Cazzola Grafica e Impaginazione: Cinzia Levati Affari Legali: Avv. Loredana Talia (MI) Stampa: ÀNCORA s.r.l. (MI)

Via Melchiorre Gioia 41/A - 20124 Milano, Italy Tel. +39 0270608060 Registrazione: Tribunale di Milano n. 130 del 09.04.2018 e-mail: info@edizioniscriptamanent.eu web: www.edizioniscriptamanent.eu

È vietata la riproduzione totale o parziale, con qualsiasi mezzo, di articoli, illustrazioni e fotografie pubblicati su SALUTEPERTUTTI.IT senza autorizzazione scritta dell’Editore. L’Editore non risponde dell’opinione espressa dagli Autori degli articoli e delle immagini da loro fornite.

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EDITORIALE

LA SALA D’AttESA Salutepertutti.it da tutti Da questo fascicolo Salutepertutti.it ospita un contributo scientifico della Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati (FIAMO). Per gli integralisti della medicina allopatica, cioè della medicina convenzionale, ciò potrebbe far gridare allo scandalo e indurre a considerare la rivista poco seria, come se fosse serio solo l’uso di medicamenti “contrari”, “anti” per sopprimere i sintomi identificati con la malattia stessa (antibiotici, antivirali, antipertensivi, antipiretici, antidiabetici, ecc.). Il sottoscritto essendo laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Anatomia e Istologia Patologica, è quindi abituato, per vocazione, alla concretezza scientifica. Non sono offuscato da pregiudizi sulla salute e sulla malattia, ma ritengo che ogni alimento, medicamento, stile di vita che possa aiutare a “stare meglio” debba essere preso in seria considerazione da tutti, medici e pazienti. Perciò se si auspica “la Salute per tutti”, è opportuno dare voce a tutte le figure sanitarie che adottano le più varie soluzioni per aiutare a mantenere o ripristinare il benessere delle persone.

Ecco, allora, che in questo numero di Salutepertutti.it trovano spazio articoli di autorevoli professori universitari, di nutrizionisti, di esperti in scienze motorie ecc. Come recita un originale aforisma, i sintomi della malattia “Ignoranza” sono: • Chiusura mentale • Cattiveria • Presunzione di sapere tutto • Cattiva educazione • Invidia La malattia spesso degenera e il soggetto parla a vanvera.

Pietro Cazzola Direttore Responsabile

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Questionario tratto da Proust Risponde Marco Camisani Calzolari Digital evangelist, book writer e University professor. Marco Camisani Calzolari lavora nel mondo digitale da 30 anni. Insegna Comunicazione all’Università ed è autore di diversi saggi sul marketing e la comunicazione digitale. È consulente di comunicazione per grandi aziende ed è un pioniere del settore dal 1995. Nel corso degli anni ha fondato aziende di successo nell’ambito della consulenza digitale. Dagli anni 90 divulga cultura digitale attraverso i mass media. Già professore a contratto e titolare del corso in Digital Communication dell’Università Europea di Roma, già Membro del board degli MBA dell’Imperial College Business School di Londra e altre docenze internazionali. Attualmente è un inviato di Striscia La Notizia (Canale 5) e ha tenuto rubriche su emittenti nazionali come Rai1, RTL 102,5, Radio Capital e La7. Continua anche oggi a creare progetti e sviluppare idee innovative. MIO PRINCIPALE PREGIO, RISPETTO 1 ILALL’ALIMENTAZIONE IN GENERALE Mi piacciono cose semplici.

MIO PRINCIPALE DIFETTO, RISPETTO 2 ILALL’ALIMENTAZIONE IN GENERALE

8 LA MIA RICETTA PREFERITA

3 LA MIA OCCUPAZIONE, TRA UN PASTO E L’ALTRO

9 IL MIO PASTO PREFERITO DURANTE IL GIORNO

Spaghetti aglio, olio e peperoncino.

Sono provinciale nel cibo. Mi piacciono poche cose.

Pane e salame.

Studio il futuro.

4 IL MIO SOGNO DI FELICITÀ ALIMENTARE

10 IL MIO MODO DI CONSUMARE PASTI

DOVE VORREI VIVERE, 5 ILDALPAESE PUNTO DI VISTA ALIMENTARE

CAMBIARE QUALCOSA 11 SENELDOVESSI MIO FISICO?

6 IL COLORE CHE PREFERISCO, A TAVOLA

12 IL CIBO CHE DETESTO PIÙ DI TUTTO

7 IL SAPORE CHE PREFERISCO

13 IL DONO DI NATURA CHE VORREI AVERE

Spaghetti al pomodoro.

Dovunque ci sia della pastasciutta.

Rosso.

Pane.

Veloce e funzionale.

Mi piaccio così.

I broccoli.

Volare.

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Cicero sx.qxp_Layout 1 03/11/22 11:38 Pagina 4

NUTRACEUTICA Arrigo F.G. Cicero

COVID-19: un aiuto dalla Vitamina D

Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Della vitamina D, in genere, sono note due cose: • è legata all’esposizione solare; • è indispensabile per la salute delle ossa.

mente trasmissibile e virulenta che determina una malattia respiratoria chiamata COVID-19 che nel mondo ha già determinato la morte di 6 milioni di persone.

La scoperta che la vitamina D può essere prodotta nell’organismo dei mammiferi a livello della cute esposta alle radiazioni UV risale agli anni venti del secolo scorso, ma il meccanismo e la sequenza delle reazioni chimiche coinvolti in questo processo sono stati chiariti a partire dal 1980. Le concentrazioni di vitamina D nel siero raggiungono il massimo dalle 24 alle 48 ore dopo l’esposizione alle radiazioni UV e, successivamente, i suoi livelli decrescono rapidamente. La vitamina D può essere immagazzinata nelle cellule adipose del tessuto sottocutaneo o di altre sedi per poter essere utilizzata successivamente, fino a due mesi dopo.

Esistono evidenze epidemiologiche che indicano che bassi livelli plasmatici di vitamina D sono associati ad un aumentato rischio di una maggiore gravità di COVID-19 e di relativa mortalità, e ciò è confermato anche nei bambini. L’assunzione di vitamina D (supplementazione) durante le prime fasi di COVID-19 ha ridotto: • il periodo di ricovero ospedaliero; • la necessità di ricorrere alla somministrazione di ossigeno; • la mortalità. Questi effetti favorevoli su COVID-19 sono particolarmente visibili quando sono utilizzati dosaggi elevati (100.000 UI in singola dose). I dati attualmente disponibili indicano che la supplementazione con vitamina D potrebbe aumentare la risposta immunitaria innata antivirale, ridurre il grave processo infiammatorio che accompagna COVID-19, mantenere l’integrità delle strutture polmonari e favorirne il reintegro, ridurre la tendenza protrombotica associata alla gravità dell’infezione.

La vitamina D può essere assunta anche con la dieta; ne sono ricchi il pesce azzurro, i gamberetti, il salmone, le uova, il formaggio, il fegato e la carne. Sia che provenga dalla sintesi cutanea, che dalla dieta, la vitamina D è prontamente immagazzinata nel tessuto adiposo che la rilascia nei periodi di ridotta produzione, come ad esempio durante i mesi invernali. Diversi studi hanno dimostrato che gli individui obesi tendono ad avere concentrazioni più basse di vitamina D rispetto ai soggetti normopeso: infatti un pannicolo adiposo eccessivo possiede un’attività sequestrante su tale vitamina.

In conclusione, numerosi studi clinici hanno indicato che la prognosi dei pazienti con COVID-19 potrebbe essere migliorata dalla supplementazione con vitamina D e, dal momento che l’apporto alimentare di quest’ultima è economico e sicuro, essa potrebbe essere presa in considerazione nel trattamento dei pazienti con COVID-19.

Studi sperimentali hanno evidenziato che la forma attiva della vitamina D esercita diverse azioni sui vari componenti del sistema immunitario e che suoi bassi livelli possono aumentare il rischio di malattie immuno-correlate (psoriasi, diabete di tipo 1, sclerosi multipla, artrite reumatoide, tubercolosi, sepsi, infezioni respiratorie e COVID-19). Da ciò deriva che sono stati condotti numerosi studi clinici con lo scopo di verificare l’efficacia della somministrazione della vitamina D per il trattamento di queste malattie.

Letture consigliate • Charoenngam N, Holick MF. Immunologic Effects of Vitamin D on Human Health and Disease. Nutrients. 2020; 12(7):2097. • Sparavigna A. Vitamina D e cute: metabolismo, fisiologia, patologia. Scripta Medica 2011; 14(1):41. • Cicero AFG, Fogacci F, Borghi C. Vitamin D Supplementation and COVID-19 outcomes: Mounting Evidence and Fewer Doubts. Nutrients. 2022; 14:3584.

Come è noto, SARS-COV-2 (Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2) è una infezione da coronavirus alta-

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Da questo numero, Salutepertutti.it ospita con piacere contenuti a cura della Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati (FIAMO). Convinti che soltanto la corretta informazione sia alla base di ogni scelta consapevole, affidiamo volentieri questo spazio a chi si occupa scientificamente di Omeopatia, per comunicare informazioni semplici, ma autorevoli su questa “branca” della terapia che troppo spesso si presume di conoscere, altrettanto spesso viene banalizzata, ma che richiede invece una profonda conoscenza e la supervisione medica.

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2. Negli ultimi anni, un numero crescente di persone si è rivolto e si sta rivolgendo alle cosiddette terapie non convenzionali: Fitoterapia, Agopuntura e Omeopatia. Per quest’ultima, che è la più diffusa, come si spiega questa tendenza che rischia di far perdere il controllo del percorso terapeutico, per una troppo libera autoprescrizione da parte di un numero sempre maggiore di pazienti?

iguardo all’Omeopatia, considerando la ricerca clinica, la ricerca di base e l’utilizzo nella pratica comune quotidiana, poniamo alcune domande al Dott. Francesco Marino, Vicepresidente e Coordinatore del Dipartimento Scientifico di FIAMO, Associazione che ha raccolto il testimone da C. Samuel Hahnemann, il medico tedesco padre dell’Omeopatia.

La Medicina Omeopatica è il secondo sistema medico più diffuso al mondo, conta infatti 600 milioni circa di utenti al mondo, secondo le stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Tuttavia la mancanza di informazione corretta, soprattutto da parte dei media, rischia di ingenerare confusione e pressappochismo nella popolazione. Si tende infatti ad assimilare i medicinali omeopatici ai farmaci di sintesi, ma la differenza non è affatto trascurabile. I farmaci chimici, infatti, “lavorano” sulla diagnosi di malattia (esempio: febbre = antipiretico, dolore = antidolorifico) in maniera indifferenziata, mentre il medicinale omeopatico “lavora” sul paziente a 360°, in maniera assolutamente personalizzata. In altri termini, il suo quadro clinico viene inquadrato nel contesto esistenziale dello stesso: ecco perché è fondamentale conoscere il soggetto, sia dal punto di vista clinico che esistenziale. Anche se la diagnosi è la stessa per un certo numero di soggetti, ogni persona è diversa da ciascuna altra e di conseguenza la terapia non può che essere “personalizzata”, a differenza di quanto accade in medicina convenzionale.

1. Anzitutto, cosa significa “omeopatia”? Il termine “Omeopatia” fu coniato proprio da Samuel Hahnemann e deriva dal greco όμοιος à “omoios” (simile) e πάθος à “pathos” (malattia, sofferenza). In altri termini significa che una certa sostanza (di origine vegetale, minerale o animale) può determinare, a dosi tossiche, una serie di disturbi che possono però essere risolti dalla stessa sostanza a dosi molto ridotte o, come si suole dire, “infinitesimali”.

Tuttavia, per evitare il rischio dell’autoprescrizione, del cosiddetto “fai-da-te” senza alcun controllo, è sempre bene rivolgersi ad un professionista qualificato ed esperto, in grado cioè di discriminare la cura più adatta per “quel” determinato paziente in “quel” determinato momento della sua vita.

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3. I medicinali omeopatici possono essere considerati farmaci a tutti gli effetti? Esiste una normativa al riguardo, che stabilisca inoltre chi può esercitare l’attività di omeopata?

• In una cardiopatia scompensata • Nelle patologie tumorali • In un’ernia/varice di III grado • Etc...

Dal 1° Gennaio 2019 i medicinali omeopatici sono stati riconosciuti per legge come farmaci, a tutti gli effetti. Sono quindi entrati a far parte della Farmacopea ufficiale.

6. Nei casi in cui un soggetto sia a rischio di andare incontro a una determinata malattia, o si trovi in una fase silente o di “remissione”, l’Omeopatia può essere utile per fare prevenzione?

4. Per quali ragioni solo un Medico può essere Omeopata?

Assolutamente sì, è anzi un pre-requisito ottimale per intraprendere una terapia omeopatica.

Perché il medico ha la cultura e l’esperienza per discriminare la natura e la gravità delle patologie, il tipo di terapia più adatta al caso, come pure le controindicazioni a determinati trattamenti. Ci sono casi in cui non si può fare a meno di associare ai medicinali omeopatici quelli di sintesi, al fine di preservare la salute del paziente e questa è una prerogativa del medico. Vero è che in alcuni Paesi (Gran Bretagna, USA) l’Omeopatia è aperta anche ai non medici mentre in altri (Paesi Scandinavi) è vietata ai medici: ogni Paese ha le sue tradizioni e contraddizioni.

7. Il ricorso a medicinali omeopatici è opportuno anche in condizioni di salute, quando si è interessati ad una prevenzione generica verso le malattie più frequenti dei nostri tempi? Può essere fatto qualche esempio? La risposta è anche in questo caso positiva: l’Omeopatia, infatti, non è semplicemente curativa in caso di patologie presenti, ma è anche e soprattutto preventiva poiché rafforza le capacità di risposta endogena dell’organismo. Questo si verifica ad esempio nelle patologie da raffreddamento e nella prevenzione delle affezioni stagionali (invernali, allergiche, etc.). Dopo aver curato con successo una di queste affezioni, è infatti buona norma proseguire il trattamento in forma periodica in modo da prevenire eventuali recidive.

5. Di quali principali patologie il medicinale omeopatico può essere di supporto al trattamento “convenzionale”? Il medicinale omeopatico è di supporto terapeutico in tutte quelle patologie in cui l’organismo non presenta / oppure ha esaurito le sue naturali capacità di autoriparazione. Ad esempio, nelle seguenti condizioni, dove, in pratica, l’Omeopatia da sola non sarebbe sufficiente a stimolare una risposta adeguata da parte dell’organismo:

Letture consigliate • http://www.fiamo.it

• In un diabete insulino-dipendente (dove è assolutamente necessaria l’insulina)

• https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1180150/2019-0508_omeopatici-ISS-2019_Bruno.pdf

• In una tiroidectomia (dove sono insostituibili gli ormoni tiroidei)

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• https://www.aifa.gov.it/medicinali-omeopatici

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NATURAL BEAUTY Martina Rodini Naturopata, Beauty expert e Blogger di cosmesi naturale

Consigli per l’inverno: come proteggere la nostra pelle IN

QUESTI ULTIMI TEMPI, CHE CI VEDONO ALL’USCITA DA UN TUNNEL BUIO E LUNGHISSIMO QUALE È STATO QUELLO PER-

CORSO DURANTE LA PANDEMIA, UNA REAZIONE COMUNE E IMMEDIATA È QUELLA DI PENSARE A NOI STESSI, ALLA CURA DELLA NOSTRA PERSONA E, PERCHÉ NO? ALLA NOSTRA

“BELLEZZA”. PRENDERSI CURA DEL PROPRIO ASPETTO NON È IRRAGIONEVOLE O FUORI LUOGO. NON DEVE ESSERE BANALIZZATO COME FOSSE UNA FRIVOLEZZA. È, ANZI, DEL TUTTO LEGITTIMO ASPIRARE AD UNA CUTE SANA E BELLA, CHE RISPECCHI UNO STATO DI BUONA SALUTE FISICA E CHE RIFLETTA ANCHE UNA RITROVATA VISIONE OTTIMISTICA DELLE COSE, NONOSTANTE IL PERMANERE DI DIFFICOLTÀ E CRITICITÀ. È PER QUESTO MOTIVO, PER ESSERE OPERATIVI ANCHE DA QUESTO PUNTO DI VISTA E MANTENERE IL BENESSERE, O CONQUISTARLO GIORNO PER GIORNO, CHE SALUTEPERTUTTI.IT OSPITA CON PIACERE MARTINA RODINI, PER FARE TESORO DEI SUOI SUGGERIMENTI SU COME PRESERVARE UNA PELLE SANA E BELLA, IN MODO SICURO E NATURALE.

Quali sono i nemici della pelle in inverno e perché la pelle hai dei nemici?

e ell a p do? l l e a d lli ed el fre r pe c uc d pe a s rrivo lemi sse? s Co n l’a rob gra co uali p che o Q sec

ratura esterna che scende rispetto a quella interna, di case e uffici dove il riscaldamento acceso rende l'aria più viziata e meno umida. Tutte queste condizioni contribuiscono quindi a ridurre l’umidità dalla superficie della pelle, aumentandone la secchezza e i problemi sopraindicati. I cosmetici che utilizzavamo in estate, con l’arrivo del freddo potrebbero non essere più adatti al nostro tipo di pelle. Le basse temperature restringono i capillari sanguigni e in questo modo la pelle riceve meno ossigeno e nutrienti. La conseguenza è che diventa più sensibile e più sottile, quindi maggiormente suscettibile anche alla disidratazione e alla secchezza.

In inverno, il freddo può portare alcune problematiche alla nostra pelle, come rossori sul viso e sulle mani, secchezza eccessiva, lieve desquamazione, prurito. Questo succede a causa dell’aria fredda, dei forti venti invernali, della tempe-

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di vitamine, in particolare A, C ed E. Queste sostanze naturali dalle proprietà antiossidanti aiutano a prevenire l’invecchiamento cellulare e a mantenere l’idratazione della pelle. La vitamina C, in particolare, oltre alle proprietà antiossidanti, stimola la produzione del collagene.

La cute ha una barriera naturale di protezione composta da acqua e Quali gli alleati grasso (film idrolipidico), utile a prenaturali? servarne l’integrità dall’azione di agenti esterni come quelli atmosferici. Il freddo altera questa barriera, quindi la pelle diventa più suscettibile e più predisposta a secchezza e screpolature. È quindi necessario applicare mattina e sera una crema emolliente, soprattutto nei mesi più freddi. A questo proposito è meglio preferire creme per il viso ad alto contenuto

Per proteggere e rinforzare il film idrolipidico superficiale sono utili anche oli e burri vegetali. Preferite prodotti che contengano glicerina vegetale, burro di karité, olio di mandorle, oppure olio di argan, che proteggono e nutrono la pelle, mantenendola morbida ed elastica.

Quali “riCette di bellezza” per proteggere la pelle? burroCaCao fatto in Casa

MasChera nutriente al CaCao

Se il viso risulta senza tono e spento, questa maschera è perfetta per illuminarlo e idratarlo Ingredienti 2 cucchiaini di olio di cocco 2 cucchiaini di miele

Ingredienti 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere 1 cucchiaio di yogurt bianco intero 1 cucchiaio di miele

Come fare Unite i due ingredienti mescolandoli. L’olio di cocco, ad una temperatura inferiore ai 24 gradi, diventa una sorta di burro, quindi è perfetto per rendere il balsamo per le labbra della consistenza giusta in autunno e inverno. Trasferite il prodotto in un contenitore con chiusura ermetica ed è pronto. Si conserva fino a 6 mesi.

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Come fare Miscelate prima yogurt e miele, formate un composto omogeneo e aggiungete il cacao. Mescolate fino ad ottenere una crema uniforme. Applicate la maschera sul viso deterso e pulito, cercando di evitare il contatto con occhi e bocca. Fate agire la maschera per circa 15 minuti. Dopo l’applicazione risciacquate con acqua tiepida.

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Di Pierro.qxp_Layout 1 03/11/22 11:45 Pagina 9

MEDICINA Francesco Di Pierro Ambulatorio Microbiota Reparto Endoscopia Digestiva Fondazione Poliambulanza Brescia

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on il termine “microbiota” si intende l’insieme di batteri, ma non solo (virus, funghi, protozoi), che convive a strettissimo contatto con l’uomo. Pertanto, è diventata consuetudine dire “microbiota” ed intendere “microbiota batterico”.

Parliamo di microbiota

Analizzare il microbiota Come è facile presupporre, la maggior parte dei microrganismi umani risiede all’interno del tratto gastrointestinale, soprattutto nella porzione terminale (intestino crasso/colon). La loro presenza è in grado di assolvere a diverse funzioni, quali la protezione contro i patogeni, il metabolismo delle sostanze ingerite con la dieta, la produzione di vitamine, la modulazione immunitaria e, ovviamente, molte altre ancora. L’“analisi del microbiota fecale” si effettua utilizzando un campione naturalmente espulso con le feci. Questo esame ha il vantaggio di essere ad invasività nulla e ripetibilità nel tempo pressocché illimitata. La maggior parte dei laboratori dotati di personale esperto in bioinformatica è in grado di valutare, di routine, anche il microbiota vaginale, oro-faringeo, nasale, dei polmoni, della vescica, del sangue, etc. per i quali, però, esistono ancora dei limiti importanti.

Prima parte

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Disbiosi Il microbiota di ogni individuo viene per lo più acquisito dalla madre durante il parto per via naturale. Successivamente la composizione del microbiota intestinale cambia in maniera significativa, anche se graduale, con un aumento progressivo sia della stabilità che della diversità. Si ritiene che il microbiota raggiunga una “stabilità” in una finestra temporale compresa tra i 3 e i 5 anni. Parecchi fattori contribuiscono a questa evoluzione. I più noti sono: • le abitudini dietetiche e lo stile alimentare, • l’assunzione di antibiotici e di probiotici, • la dinamica intestinale. Cambiamenti nelle comunità batteriche vengono osservati anche durante la gravidanza. Oltre alla gravidanza in sé, altri fattori tipici della vita dell’adulto, come ad esempio • l’invecchiamento, • la dieta, • la pratica sportiva, • gli stili di vita, • le abitudini voluttuarie, • le condizioni sociali,e • l’ambiente, possono influenzare la composizione del microbiota materno e neonatale. Poiché praticamente tutti i siti anatomici dell’organismo umano possiedono un microbiota specifico, fatta eccezione per il sistema nervoso centrale e, forse, per l’utero, è abbastanza ovvio ritenere che la perturbazione nella sua composizione possa essere causa o, perlomeno, essere associata a patologie. La disbiosi, è spesso espressa come “alterazione quali-quantitativa del complesso batterico presente in un tessuto”, corrisponde in realtà ad uno scostamento, rispetto ad un ipotetico ideale (eubiosi), di una comunità microbica, la cui alterata composizione potrebbe contribuire negativamente alla salute del soggetto. In effetti, moltissimi studi riportano un’associazione tra la disbiosi e l’insorgenza e/o la progressione di diverse malattie. Talvolta questa correlazione appare ovvia come ad esempio nel caso delle disbiosi presenti nelle malattie infiammatorie croniche intestinali. Ad ogni modo, la correlazione esistente tra disbiosi, soprattutto a carico delle colonie dei microbi presenti nelle feci, e malattia umana è stata riportata praticamente per quasi ogni patologia, da quelle vascolari (aterosclerosi e malattia coronarica) a quelle oncologiche (carcinoma del colon retto e adenocarcinoma del polmone), da quelle neurologiche (sclerosi multipla ed epilessia) a quelle dermatologiche (atopia, acne).

Letture consigliate • Di Pierro F. Microbiota - struttura e traslazione. Edizioni Scripta Manent. Milano. 2022.

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LA SALUTE DEGLI ITALIANI

I princìpi per una sana longevità. Alimentazione fondamentale anche nelle malattie infettive

Daniel Della Seta Giornalista, autore e conduttore de "L'Italia che va..." Rai e Focus Medicina.

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uove soluzioni per assumere un’alimentazione corretta che favorisca la salute dell’individuo arrivano dalla Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione (SISA). Gli illustri portavoce Andrea Ghiselli e Silvia Migliaccio segnalano che le raccomandazioni nutrizionali sono effettivamente note a tutti, eppure spesso non vengono seguite perchè sono ritenute eccessivamente restrittive, tanto che nel mondo ci sono quasi due milioni di persone sovrappeso e da 50 anni assistiamo ad una pandemia di obesità.

Andrea Ghiselli CREA-Nutrizione Presidente SISA

Silvia Migliaccio Segretario Generale SISA

Princìpi reali per la nutrizione, per ridurre i fattori di rischio cardiovascolare durante il pasto Anzitutto, la sera si dovrebbe mangiare non troppo tardi per evitare lo stress infiammatorio ed essere in linea con i ritmi circadiani della giornata; inoltre, si dovrebbero associare ad ogni pasto frutta, verdura, legumi, perché la presenza dei composti bioattivi del mondo vegetale in quella fase della digestione è in grado di ridurre fortemente sia l’aumento dei trigliceridi, ma soprattutto la risposta infiammatoria ossidativa.

Lo studio sulla longevità in Abruzzo L’importanza di questi dati emerge da uno studio effettuato dall’Università di Teramo, relativo all’esperienza di invecchiamento di successo in 151 Comuni localizzati principalmente nelle aree interne, a ridosso dei Parchi Abruzzesi, dove risiedono 503 centenari e 18mila nonagenari.

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Mauro Serafini Università di Teramo Consigliere SISA

Mauro Serafini spiega la valenza di questo studio, che anzitutto ha delle affinità con la maggior parte degli studi sui centenari, legati a due aspetti fondamentali della longevità, ossia l’attività fisica costante e una dieta sana, con elevato consumo di prodotti di origine vegetale (frutta, verdura, legumi, cereali), con la particolarità dell’assenza quasi totale di dolci. L’aspetto nuovo che emerge nel 93% dei nonagenari e nell’82% dei centenari è di avere seguito una tradizione alimentare tipica dell’Abruzzo, lo “sdijuno”, che significa “stappa digiuno”: 1. Una colazione salata di circa 300 calorie, fatta verso le 6.30 del mattino.

pologia di pasto: è una possibile spiegazione della longevità in queste aree di Abruzzo, sebbene non si possa dimenticare che intervengano numerose altre variabili.

Una dieta sana anche contro le malattie infettive Per avere una longevità in salute è necessario attivarsi per tutto l’arco della vita, con una dieta sana che deve iniziare sin dalla più giovane età. Se, infatti, è noto come questa possa proteggere da malattie metaboliche, diabete, neoplasie e patologie cardiovascolari, meno evidente è il legame con le patologie infettive.

2. A seguire, alle 12.30 un pranzo abbondante con cibi come polenta, legumi, carne, pasta fatta in casa

Con questi ritmi si favorisce un basso stress infiammatorio notturno, in linea con i ritmi circadiani, che vedono rallentare il nostro metabolismo nelle ore serali.

Questo ha dato alle persone la capacità di non stressare ne’ il sistema immunitario, ne’ il metabolismo, preparandosi a un pasto abbondante come il pranzo. La risposta metabolico/immunitaria individuale allo stress post-prandiale si lega ai ritmi circadiani, all’orario, alla ti2022;5,3.

Inoltre, i vaccini sono più efficaci se l’anziano è ben nutrito, raccomandazione rilevante in una fase in cui si sta avviando la somministrazione del vaccino bivalente e in cui è in procinto di partire la campagna antinfluenzale. La malnutrizione rende peraltro meno efficaci anche i vaccini contro pneumococco e virus influenzale: una dieta corretta permette una risposta al vaccino superiore rispetto a quella seguita da chi presenta carenze nutrizionali. Le cause possono essere molteplici: minore assorbimento della dose vaccinale, infiammazione cronica di basso grado associata all'obesità, carenza di micronutrienti.

3. Intorno alle 18.30, cena a base di verdure, minestre, uova, formaggi.

Pur essendo uno studio osservazionale, analizza l’importanza della crono-nutrizione, legata all’orario dei pasti per una maggiore longevità: dalla cena al pranzo ci sono circa 17,5 ore di “restrizione calorica”, una finestra dove c’è solo la colazione.

vori pubblicati sul rischio di infezione da COVID e sul rischio di gravità della malattia molto maggiore nei pazienti obesi rispetto al resto della popolazione.

Letture consigliate • ISTAT - http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=18545#

Stefania Maggi Istituto di Neuroscienze CNR Stefania Maggi sottolinea come numerosi studi recenti colleghino la dieta mediterranea alla protezione da malattie infettive e alla risposta ai vaccini in virtù dell’impatto che l’alimentazione ha sul sistema immunitario. Questo è un aspetto innovativo: sono tantissimi i la-

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• https://www.unite.it/UniTE/Archivio_News_3/CenTEnari_presentato_uno_studio_sulle_abitudini_alimentari_della_pop olazione_abruzzese_tra_i_novanta_e_i_ce nto_anni • Dominguez L.J, Di Bella G, Veronese N, et al. Impact of Mediterranean Diet on Chronic Non-Communicable Diseases and Longevity. Nutrients. 2021 Jun 12; 13 (6): 2028. • Liu D, Zhang T, Wang Y, et al. The Centrality of Obesity in the Course of Severe COVID-19. Front Endocrinol. (Lausanne). 2021 Mar 11. • Yu W, Rohli K.E, Yang S. Impact of obesity on COVID-19 patients. J. Diabetes Complications. 2021 Mar; 35 (3): 107817.


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ALIMENTAZIONE

Diete chetogeniche: mai il fai da te!

Livia Galletti Biologa Nutrizionista - Bologna

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e diete chetogeniche sono diventate di gran moda negli ultimi 20 anni.

Con la promessa di un dimagrimento veloce i siti, i blog, i gruppi Facebook, profili Instagram che promettono risultati miracolosi in poco tempo - e quasi sempre a pagamento - sono sempre di più e troppo spesso sono gestiti da persone non abilitate a occuparsi di nutrizione nel nostro Paese. In Italia sono solamente tre le figure che possono stilare diete e schemi nutrizionali: il medico, il biologo e il dietista; quest’ultimo solamente dietro prescrizione medica.

Ma cosa sono queste diete chetogeniche? Sono dei protocolli nutrizionali nati agli inizi del 1900 per il trattamento delle epilessie. Ciò che accadeva allora è che i pazienti, soprattutto bambini, affetti da epilessia, venissero ricoverati in centri specializzati nei quali venivano praticati regimi strettamente controllati di digiuno. Infatti, si era osservato che il digiuno poteva diminuire il numero di crisi epilettiche. In seguito, si comprese che non era sempre necessario un digiuno vero e proprio per la gestione di questi pazienti, ma che un regime alimentare che contenesse pochissimi carboidrati e moltissimi grassi, aveva uguale efficacia nel controllo delle crisi epilettiche. Ancora oggi, un certo tipo di protocollo chetogenico, con un’altissima percentuale di grassi, viene utilizzato in centri ospedalieri e universitari come terapia per quei bambini affetti da epilessia che non rispondono o sono resistenti ai farmaci disponibili. Esistono altri tipi di approcci chetogenici, che sono più facili da seguire e mantenere, perché contengono un po’ più carboidrati e un po’ meno grassi. Un protocollo chetogenico classico, infatti, arriva fino al 90% di grassi nel conteggio dei micronutrienti, mentre approcci più gestibili vanno dal 18% al 65% di grassi circa. Durante un protocollo chetogenico vengono tipicamente esclusi alcuni tipi di cibi: • pane, • pasta, • cereali, • farine, • patate, • frutta, • alcuni tipi di verdura. Vengono anche indicate delle quantità da rispettare con rigore dei pesi di carne, pesce, uova, condimenti, verdure. In alcuni casi il latte e i derivati vengono esclusi, in altri vengono limitati.

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Le diete chetogeniche presentano diverse applicazioni quali: • il dimagrimento, • la gestione di alcune malattie metaboliche e di problemi neurologici, • sono una valida terapia per specifiche malattie rare e gravissime.

Quali sono gli svantaggi I primi 3-5 giorni si potrebbero sperimentare mal di testa, spossatezza e doloretti muscolari; alcune persone diventano stitiche; non esiste lo “sgarro”; può capitare che si abbia l’alito dolciastro e cattivo; è obbligatorio usare integratori; al termine del periodo di chetogenica bisogna reinserire piano piano gli alimenti esclusi.

La ricerca in questo campo è molto attiva e ogni settimana vengono pubblicate sulle riviste scientifiche prove sperimentali di utilizzi efficaci o potenziali.

Le diete chetogeniche non sono pericolose in sé, ma è assolutamente obbligatorio farsi seguire da un professionista abilitato ed esperto.

Quali sono i vantaggi di una dieta chetogenica utilizzata per dimagrire?

Esistono alcune controindicazioni: • gravidanza, • allattamento, • diabete di tipo 1, • problemi ai reni, al fegato e al cuore, • in presenza di un disturbo del comportamento alimentare o una di patologia psichiatrica non si può adottare un protocollo chetogenico. I rischi per la salute sono notevoli.

Sono che, se ben bilanciata da un professionista esperto, durante un approccio chetogenico si perde velocemente molto grasso corporeo, perdendo poco o nulla per quanto riguarda la parte muscolare; si abbassa il livello di infiammazione del corpo; non si sente la fame; ci si sente molto lucidi e pronti mentalmente.

Durante una dieta chetogenica è indispensabile bere molta acqua e assumere degli integratori. Infatti, il corpo tende a disidratarsi e a perdere alcuni sali minerali. Senza gli integratori necessari, e se non si beve a sufficienza, si rischiano carenze molto pericolose.

Durante una dieta chetogenica il corpo produce alcune piccole molecole che vengono utilizzate come combustibile per tutte le funzioni biologiche, al posto degli zuccheri, che sono invece la “benzina” che il corpo usa abitualmente quando si mangia di tutto un po’. Queste piccole molecole, che si chiamano corpi chetonici, entrano anche nel cervello e bloccano il senso dell’appetito, perciò si possono adottare anche diete molto restrittive in termini di chilocalorie, senza sentire la fame.

I primi sintomi di una dieta chetogenica non ben consigliata o seguita sono: • crampi, • mal di testa, • spossatezza, • pressione arteriosa troppo bassa, • aritmie, • gravi e irreversibili problemi a fegato, reni e ossa, fino ad arrivare, nei casi più gravi, al decesso. Quindi, è indispensabile non fare il fai da te per questo tipo di protocollo, che è uno strumento potente e prezioso nelle mani di un professionista della nutrizione abilitato ed esperto, ma può rivelarsi molto pericoloso quando si cerca di fare da soli o ci si affida a personaggi magari famosi sui social o in rete, ma che non hanno nessuna competenza scientifica, e nemmeno tutti i requisiti di legge, per potersi occupare della salute degli altri.

Letture consigliate • Wheless JW. History of the ketogenic diet. Epilepsia. 2008; 49 Suppl 8:3-5. • Zhu H, Bi D, Zhang Y, Kong C, Du J, et al. Ketogenic diet for human diseases: the underlying mechanisms and potential for clinical implementations. Signal Transduct Target Ther. 2022; 7(1):11.

2022;5,3.

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Per un mondo Più giusto di Carlo Alfaro

Salutepertutti.it crea in questo spazio un’altra occasione di incontro con i suoi lettori, per riflet tere su un argomento che riguarda il comportamento insito in molti, mosso da un sentimento che spess o è radicato, quasi congenito, cioè presente fin dalla nascita: è il tema dell’omofobia che, come bene descritto di seguito, ha moltissimi sinonimi per esprimere questa forte negatività nei confronti di alcune persone. Anche sull’omofobia vale la pena fare chiarezza.

OMOFOBIA: FORME DIVERSE DI UN UNICO ATTEGGIAMENTO

P

er omofobia (o omo-transfobia) si intende l’insieme di sentimenti e atteggiamenti negativi contro le persone LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender e Intersessuali): disagio, svalutazione, disprezzo, disgusto, avversione, odio, ostilità, ostracismo, rifiuto, conflitto, pregiudizio, discriminazione, disconoscimento, persecuzione, bullismo, stigmatizzazione, esclusione, marginalizzazione, aggressione fisica e verbale.

Le persone LGBTI subiscono l’omofobia fin da piccoli nel contesto familiare, scolastico, sociale, sanitario. Molti ragazzi LGBTI si sentono come “nati nel campo nemico”, vivendo tra i membri della famiglia che possono avere convinzioni omofobiche e transfobiche. Si distinguono due tipi di omofobia. Quella “istituzionalizzata” si basa sull’etero-centrismo/cis-centrismo e sull’etero-normatività/cis-normatività: è l’imposizione nella società come giusto, centrale e “normale” esclusivamente un modello di identità sessuale eterosessuale e cis-gender, considerato l’unico culturalmente e socialmente legittimato. La cultura etero-centrica (etero-sessismo) rende l’ambiente non accogliente per una persona LGBTI, in modo da farla sentire non a suo agio nella comunità o nella società.

NO OMOFOBIA

Cisgender (“cis”) – Riguarda le persone nelle quali il sesso biologico (quello alla nascita) coincide con l’identità di genere. Esempio: un individuo con assegnato il sesso maschile alla nascita, che si identifica come uomo. Questo termine può essere considerato il contrario del termine transgender. https://www.opl.it/public/files/17141-OPL_Dossier-LGBT+_singolapdf.pdf Ordine degli Psicologi della Lombardia

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L’altra forma di omofobia è quella “interiorizzata”, vale a dire il complesso di emozioni e percezioni negative che una persona prova, più o meno consapevolmente, nei confronti della propria identità sessuale e verso le persone LGBTI in generale, a causa dell’adesione inconscia all’ideologia omofoba, dell’identificazione con gli stereotipi denigratori, dell’acquisizione intima dei modelli maltrattanti e dello stigma sociale.

La violenza è particolarmente accentuata nei confronti delle persone transgender e, nel loro ambito, contro le persone MtF (Male To Female, da maschio a femmina), dato che l’omofobia ha una forte componente di sessismo correlata alla paura di ciò che è femminile (femofobia), tanto è vero che le persone effeminate sono le più discriminate anche all’interno della stessa comunità gay. Un aspetto comune di transfobia è utilizzare i pronomi sbagliati (“misgendering”), o il nome precedente (“deadnaming”) dell’individuo: negare deliberatamente la sua nuova identità può avere effetti psicologici negativi sulla persona. Altre espressioni di omofobia sono le mutilazioni genitali ai neonati intersessuali per ricondurre il loro fenotipo (la morfologia, l’aspetto) nel binarismo maschio/femmina e le terapie riparative mirate a cambiare l’orientamento sessuale, prive di alcun fondamento scientifico, ma di cui sono ben noti, invece, i danni devastanti e irreversibili, fino al suicidio.

Letture consigliate

• Lamontagne E, d’Elbée M, Ross MW. A socioecological measurement of homophobia for all countries and its public health impact. Eur J Public Health. 2018;1;28(5). • Kanbur N. Internalized Homophobia in Adolescents: Is it really about Culture or Religion? J Can Acad Child Adolesc Psychiatry. 2020; 29(2). • Blondeel K, Vasconcelos S, García-Moreno C, et al. Violence motivated by perception of sexual orientation and gender identity: a systematic review. Bull World Health Organ. 2018; 1;96(1). • Abreu RL, Kenny MC. Cyberbullying and LGBTQ Youth: A Systematic Literature Review and Recommendations for Prevention and Intervention. J Child Adolesc Trauma. 2018; 11(1). • Coleman E, Bockting W, Botzer M, et al. Standards of Care for the Health of Transsexual, Transgender and Gender Nonconforming People. Int. J. Tansgenderism. 2012; 13. • Rosenwohl-Mack A, Tamar-Mattis S, Baratz AB, et al. A national study on the physical and mental health of intersex adults in the U.S. PLoS One. 2020; 15(10). • Raifman J, Charlton BM, Arrington-Sanders R, et al. Sexual Orientation and Suicide Attempt Disparities Among US Adolescents: 2009–2017. Pediatrics. 2020; 145 (3).

Tutto questo induce a convincersi di essere inferiore alle persone etero e cis (etero-sessismo interiorizzato o internalizzato) e di essere meritevole di emarginazione e bullismo, in quanto persona sbagliata, colpevole, fuori posto, con qualcosa che non va, da punire, far espiare, correggere. Situazioni che portano ad agire contro se’ stessi, il proprio partner, la propria comunità sessuale. In tali casi, le persone sono spinte a tentare di nascondere o cambiare la propria identità sessuale, perché il contesto omofobo in cui sono immerse produce un Super-io che le aliena persino da loro stesse.

Il comportamento omofobo può essere manifestato: • In modo attivo e diretto > agendo intenzionalmente contro le minoranze sessuali in forma di attacchi verbali o fisici come insulti, confronto, molestie, aggressioni; • In modo indiretto > non riconoscendo o non consentendo l’espressione e la realizzazione della persona, per esempio: rifiutare servizi o lavoro, fino all’isolamento e all’espulsione familiare, scolastica, lavorativa. Anche il cyberbullismo, negli studi condotti al riguardo, risulta sempre molto più marcato nei confronti dei giovani LGBTI, rispetto ai coetanei cis-gender ed etero-sessuali. L’omo-transfobia può portare a incitamento all’odio o a crimini violenti, fino all’omicidio.

2022;5,3.

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GASTROENTEROLOGIA Paola Piovesana

Una Gastroenterologia più green…

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Giornalista

Ridurre Riutilizzare Riciclare

3 parole d'ordine per rendere le prestazioni endoscopiche efficaci ed anche attente alla produzione di rifiuti ed emissioni. Un’analisi puntuale di AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri) ha messo in evidenza sprechi ed inefficienze in ambito ospedaliero che, se gestite in ottica green, porterebbero a significativi risparmi, sia ambientali che economici.

L’endoscopia consente l’introduzione nell’organismo di un endoscopio, un tubo sottile e flessibile, all’interno del quale sono presenti fibre ottiche, per l’esplorazione di organi interni, l’eventuale rilevamento di patologie e persino la loro asportazione, se sono di piccole dimensioni.

In un'epoca dove il tema della sostenibilità è imperante, per AIGO è tempo di aprire una nuova era della Gastroenterologia e per questo ha preso posizione: in un recente Position Paper ha delineato misure utili a ridurre l’impatto ambientale del settore sanitario, partendo dalle stime: su 2,6 milioni di esami endoscopici effettuati in Italia ogni anno, almeno un quarto sembra non sia necessario.

Considerato, inoltre, che per ogni esame si producono circa 2 kg di rifiuti, composti per la maggior parte da dispositivi monouso destinati ad essere smaltiti in inceneritore, si otterrebbe un risparmio di oltre 325.000 Kg di anidride carbonica (CO2) prodotti dalla combustione di 1.300 tonnellate annue di scarti, frutto di esami inutili (ogni tonnellata di rifiuto medico incenerita produce 250 Kg di CO2).

Questo significa che ogni dodici mesi si potrebbero effettuare 650mila esami in meno. Si tratta di numeri che hanno un importante impatto economico per il Sistema Sanitario Nazionale: se si considera una spesa media di € 125 per prestazione (calcolata su gastroscopia e colonscopia), a seconda delle variabili regionali, si parla di un risparmio annuo di oltre 81 milioni di euro.

A questo dato vanno aggiunte le mancate emissioni legate agli spostamenti dei pazienti, alla catena di approvvigionamento, all’impiego di posti letto e risorse umane.

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Telemedicina - Uno degli aspetti approfonditi nel Position Paper di AIGO

è l’utilizzo virtuoso della telemedicina, soluzione in grado di limitare gli spostamenti e di ridurre esponenzialmente la prescrizione di esami diagnostici non necessari. Un numero rilevante di pazienti percorre lunghe distanze per sottoporsi a esami e visite nei grandi centri ospedalieri, per questo la telemedicina, che consente uno scambio di informazioni più agile e frequente tra medico e paziente, è uno strumento formidabile per ridurre l'impatto ambientale delle cure mediche, soprattutto in questi casi: • Visite di follow-up in soggetti con malattie croniche • Visite di secondo parere di pazienti che risiedono lontano da un ospedale • Necessità di inviare referti • Necessità di valutare esami strumentali e di laboratorio in pazienti che sono già stati visitati • Individuazione di un piano di cure adeguato, escludendo la prescrizione di esami diagnostici inutili e invasivi.

è bene sapere che esistono nuovi strumenti moderni, in aiuto per consultare il proprio medico Letture consigliate • Bortoluzzi F, Sorge A, Vassallo R, et al. Sustainability in gastroenterology and digestive endoscopy: Position Paper from the Italian association of hospital gastroenterologists and digestive endoscopists (AIGO). Dig. Liver Dis. 2022 Sep 10. https://pubmed.ncbi.nlm.nih. gov/36100516/ • Riza C, Bhutta M, Reed M, et al. The carbon footprint of waste streams in a UK hospital. J. Clean. Prod. Vol. 286, 1 March 2021. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S095 9652620354925 • www.webaigo.it

Foto da Microsoft® modelli 3D

2022;5,3.

Endoscopia, chi la prescrive - Gli esami endoscopici sono indagini open access, ossia possono essere prescritte dai medici di diverse discipline. Questo, in 1/4 circa dei casi genera una prescrizione al di fuori delle Linee Guida e quindi delle corrette indicazioni. Anche la fase di sorveglianza endoscopica di alcune malattie è spesso inappropriata, per la tendenza a offrire monitoraggi troppo ravvicinati, che aumentano il numero di prestazioni “inutili”. Le varie anime della sanità: Istituzioni e aziende. Cosa suggerisce AIGO - Si stima che nel mondo il 4,4% delle emissioni globali di GHG (Gre-

enHouse Gases, gas ad effetto serra) sia prodotto dai sistemi sanitari. Per questo, Marco Soncini, Presidente di AIGO, sottolinea il messaggio del position paper: il settore deve ridurre radicalmente l'impatto delle proprie attività pur mantenendo elevati standard di cura, inoltre deve interagire con le Istituzioni, chiamate a promuovere e sostenere politiche per una sanità più efficiente e sostenibile, oltre che con le aziende. Per una Gastroenterologia sempre efficiente e sicura, ma più attenta al risparmio e più green, si possono percorrere molte strade, anche studiando insieme come modificare alcuni strumenti chirurgici, per rendere mono-uso solo la parte di questi strettamente necessaria.

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ONCOLOGIA

“La prima Associazione nazionale nata per sostenere i portatori di mutazioni dei geni BRCA e le loro famiglie”.

Maria Grilli Segretaria Generale aBRCAdabra ONLUS

Tumore al seno metastatico il 13 Ottobre ne è la giornata mondiale,

ma non basta un giorno solo per conoscere... aBRCAdabra mette sempre al centro la persona

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l tumore al seno è la neoplasia più frequente in assoluto nella popolazione femminile, che colpisce ogni anno, in Italia, oltre 50 mila donne. Secondo le nuove stime, il tumore è scoperto: • Al primo stadio nella metà dei casi (50,4%) • In stadio II (che è sempre precoce) in circa un terzo delle pazienti (32,4%) • In stadio III, cioè localmente avanzato, nel 10,8% • In stadio IV, cioè metastatico, nel 6,4%. Quest’ultima percentuale si traduce in circa 3.500 nuovi casi l’anno.

AMBRA, BRCA1 +, 37 ANNI La storia di Ambra è la storia di tante donne, giovani donne che, con la giusta informazione, probabilmente potevano salvarsi. 11 anni fa muore mia madre di cancro all'ovaio, scoperto quando già il tumore si era ampiamente diffuso e non vi era più nulla da fare. Proprio in quei mesi, la notizia di Angelina Jolie e del suo "capriccio da star" di operarsi al seno e rimuovere anche le ovaie. Questo ci hanno voluto fra credere... Gli anni passano e imparo a convivere con il dolore per la perdita di mia madre. In quegli anni c’era ancora poca informazione sui tumori, tranne i classici proclami circa la prevenzione. Ad agosto 2018 sento una pallina sotto il seno destro, non faceva male, solo un po' di fastidio perché il ferretto del reggiseno batteva sopra. Vado a fare un primo controllo, rispondo alle domande circa i casi di tumore in famiglia. Faccio un lungo elenco di morti e finisce lì. “Ha un piccolo nodulo, contorni regolari, tutto ok. Lo ricontrolli tra 6 mesi”. Grazie ad una mia amica, nel mese di ottobre, faccio un controllo presso uno di quei “camioncini della salute”. La dottoressa che mi visita capisce sin da subito che qualcosa non va e mi prescrive un’ecografia urgente. A fine novembre 2018 inizia il giro sulle montagne russe: ecografia, agoaspirato e dopo due settimane diagnosi di carcinoma duttale infiltrante.

Per queste donne la speranza può arrivare dall’innovazione farmacologica che in questi anni ha aperto molte nuove prospettive. Dai racconti delle nostre ragazze emerge un forte senso di solitudine e di abbandono da parte delle istituzioni, degli operatori sanitari e dei media, che rivolgono la loro attenzione soprattutto verso chi si è lasciato il cancro alle spalle e verso la prevenzione. Serve una "multidisciplinarietà dinamica". In alcuni casi sono necessarie le figure del gastroenterologo, del reumatologo, del radioterapista, del radiologo interventista, del neurochirurgo e così via… È importante per queste donne -che dal carcinoma mammario non sono guarite, ma che continuano a vivere appieno la loro quotidianitàche si accendano i riflettori sulle loro necessità, sulla ricerca e sui nuovi farmaci disponibili.

Il chirurgo che mi prende in carico, vista la mia giovane età, propone subito il test genetico per la ricerca della mutazione BRCA e in caso di positività l’intervento di mastectomia bilaterale. Eseguo il test e risulto essere portatrice della variante patogenica BRCA1.

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Non me la sentivo di affrontare l’intervento, ero confusa e mi sentivo tanto sola. Inizio con la quadrantectomia, con 16 cicli di chemioterapia e quando trovo il coraggio giusto, ma soprattutto quando trovo la giusta consapevolezza, mi decido ad affrontare ciò che era giusto: l‘intervento di mastectomia bilaterale. Il mio tumore era molto piccolo, nessun linfonodo coinvolto e tutti mi dicevano “Ambra stai tranquilla, dai che ce l’hai fatta! Hai il 90% di possibilità di guarigione!” Ma non è andata come speravo. Dopo quasi 3 anni, oggi sono metastastica. Metastatica, una parola che odio con tutto il mio cuore. Ho paura, tanta. Quanto vivrò? Uno, due, tre anni? Il tumore si è ripresentato nel momento più bello della mia vita,”la proposta di matrimonio” che tanto aspettavo! Non volevo più sposarmi! “Perché farlo, se sto morendo? Perché dare al mio ragazzo una vita che non merita?” Dicono che l'amore ci permette di superare tutto, magari fosse così. Però una cosa è vera: quel senso di morte che provo ogni singolo giorno riesco a metterlo in un angolo e zittirlo. Mi sono sposata, ho iniziato a parlare della mia malattia agli amici di sempre, ai colleghi. Il cancro non deve essere una vergogna, non deve essere un tabù, non ho scelto di ammalarmi.

Vorrei tanto che il cancro al seno non fosse raccontato solo nell'accezione positiva del "si guarisce" o "fate prevenzione". Vorrei che fosse raccontato anche il lato brutto, il lato crudo. Di cancro ancora si muore, di cancro al seno si muore e tanto. Grazie a Maria e ad aBRCAdabra. Sono un dono. Quello che chiedo è essere trattata come prima, io non sono il mio tumore.

Letture consigliate • www.abrcadabra.it

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Ruben Cazzola Social Media Manager, Edizioni Scripta Manent

Emigratis: Abbiamo davvero bisogno di questa comicità? D

Foto da: https://imbucatospeciale.it/emigratis-pio-e-amedeo-puntata-5-ottobre-2022-video/

overosa premessa: non guardo più molta televisione. Un po’ perché i servizi di streaming hanno ormai un’offerta migliore a livello di intrattenimento e un po’ perché ho poco tempo a disposizione per farlo. I momenti in cui guardo la tv, a parte quando seguo le partite di calcio, sono pochissimi e si riducono al classico appuntamento con il telegiornale serale. Durante uno di questi appuntamenti con l'ascolto del TG5, ho fatto caso ad un collegamento, annunciato dalla conduttrice, con Pio e Amedeo (duo comico foggiano), che introducono il ritorno del loro programma che andrà in onda dopo il telegiornale: Emigratis. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, si tratta di un programma comico in cui il narratore Francesco Pannofino racconta le vacanze esuberanti e a scrocco dei due comici foggiani partendo da Ibiza e Formentera passando per Parigi, New York e altre grandi città dove incontrano e importunano vari VIP. La caratteristica del programma è la voluta maleducazione e menefreghismo dei due protagonisti che puntano a creare situazioni imbarazzanti con contenuti di ignoranza, volgarità e stupidità esplicite.

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Foto da: https://www.tuttalativu.it/live-19-ottobre-2022-emigratis-4-ultimo-appuntamentocon-pio-e-amedeo-su-canale5/

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Emigratis è giunto alla quarta edizione dal 2016 ed ha avuto un successo di pubblico clamoroso, passando dalla seconda serata di Italia 1 alla prima serata di quest’ultima stagione su Canale 5.

lette o il reddito di cittadinanza, ma affrontati con gli occhi (e i presunti modi) da “italiano medio”, finisce per svilire e irridere molto i temi seri che fanno finta di trattare. Emigratis è tutto qui. È l’essenza dello sboccato e della volgarità volutamente esagerata, sbattuta in prima serata. Al pubblico non si vuole dare uno spunto critico, un’analisi di alcun tipo attraverso la satira, ma solo divertire con scene da “persona comune” in alcuni casi talmente volgari (come la scena di loro due che ballano nudi davanti al calciatore Neymar) da risultare essere per nulla divertenti.

Avevo già avuto modo di vedere qualche puntata delle scorse edizioni, ma non mi sono mai sentito intrattenuto da questa comicità e dai personaggi che Pio D’Antini e Amedeo Grieco interpretano e li ho semplicemente ignorati. La mia posizione a riguardo è cambiata (al punto di decidere di dedicare all’argomento la mia Rub-rica), quando ho visto che il TG5 in chiusura di puntata ha deciso di “agganciare” ancora più pubblico introducendo Emigratis con il collegamento (dai toni tipici del duo Pio e Amedeo) che ho menzionato prima.

Emigratis proseguirà, dato il successo di pubblico, ma forse dovremmo interrogarci in quanto spettatori: Siamo davvero intrattenuti da questo tipo di comicità? Troviamo veramente divertente vedere esagerare in questo modo due personaggi al cospetto dei VIP anche loro complici di finti imbarazzi? Siamo diventati davvero un pubblico così banale? Per dovere di cronaca, comunque, non ho guardato le prime puntate della nuova stagione, ma dopo il TG5 ho fatto quello che faccio di solito a quell’ora: spegnere la TV.

Abbiamo realmente bisogno di questo tipo di comicità, sboccata, volgare, volutamente provocatoria e a tratti oscena (al punto di indurre l’emittente a inserire un bollino rosso per il programma e a ricordare al pubblico di non imitare quanto stanno per vedere), che vuole rappresentare “l’italiano medio?” Forse no. Emigratis è un prodotto tendenzialmente vuoto, che nel corso delle 4 stagioni non ha saputo portare una vera e propria evoluzione nel format se non quella di andare ad importunare VIP sempre più conosciuti (Gianluigi Donnarumma, Mike Tyson, Marco Verratti, Neymar, Balotelli e molti altri). Durante le varie puntate Pio e Amedeo ripetono sempre le stesse gag per tre ore e il risultato è una comicità senza scrittura dove il tentativo di usare questo linguaggio per trattare temi molto seri come la crisi climatica, la guerra, il caro bol2022;5,3.

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NEUROLOGIA Ne parliamo con Piero Barbanti Responsabile del Centro Diagnosi e Terapia della Cefalea e del Dolore. IRCCS San Raffaele Pisana, Roma.

Come curare il mal di testa, un disturbo molto comune

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onostante le cefalee siano le patologie neurologiche più studiate e meglio curabili, esse sono in larga parte misconosciute e neglette benché rappresentino la seconda più frequente e disabilitante patologia del genere umano. Abbiamo perciò chiesto al Prof. Piero Barbanti, Presidente dell’Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee (ANIRCEF), di illustrare ai nostri lettori, con linguaggio semplice, quali siano le rilevanze scientifiche e terapeutiche di queste dolorose affezioni.

Quali sono i cardini della terapia? I cardini della terapia delle cefalee, quindi del mal di testa, sono un trattamento sintomatico per spegnere il dolore quando compare, e un trattamento preventivo, cioè utilizzare una terapia per fare in modo che gli attacchi non si ripresentino nel tempo con la stessa frequenza. Tra i farmaci sintomatici, i più diffusi sono i farmaci antinfiammatori non steroidei, quindi i comuni analgesici da banco, o il paracetamolo; i più specifici per l’emicrania sono i triptani. Tra i farmaci preventivi, quindi quelli che vengono dati cronicamente per ridurre e per poter prevenire la comparsa degli attacchi, le categorie finora più usate sono stati gli antidepressivi triciclici, gli antiepilettici, i calcioantagonisti, i beta-bloccanti ed anche la tossina botulinica nell’emicrania cronica. In quest’ultima forma dal 2018/2019 è in corso una vera rivoluzione farmacologica con la messa in commercio di anticorpi monoclonali anti-CGRP (Calcitonin Gene Related Peptide, peptide correlato al gene della calcitonina). Questi anticorpi monoclonali sono infatti i primi farmaci selettivi specifici per la prevenzione dell’emicrania. Sono somministrati per via sottocutanea mensilmente, od ogni tre mesi, e sono sostanzialmente privi di effetti collaterali.

In Italia quanti sono i pazienti che soffrono di cefalea? Nel nostro Paese hanno sofferto il mal di testa almeno 1520 milioni di persone. Coloro che ne sono sofferenti, cioè che hanno il mal di testa in maniera riproducibile almeno una volta la settimana, sono circa 5 milioni. Il 2% degli italiani ha mal di testa a giorni alterni, se non tutti i giorni.

Esiste una prevalenza di genere? Per le forme più frequenti di mal di testa, cioè le cefalee di tipo tensivo e l’emicrania, esiste una netta prevalenza del sesso femminile; il rapporto è di tre donne per un uomo. L’emicrania nella donna segue la sua vita fertile e riproduttiva, in genere cominciando con la pubertà e attenuandosi, e qualche volta scomparendo, con la menopausa e migliorando nel corso della gravidanza. C’è solo una eccezione che riguarda la cefalea a grappolo che colpisce meno di una persona su 1000. Quindi è più rara: la cefalea a grappolo prevale nel sesso maschile con un rapporto di tre a uno.

Esistono predittori di risposta terapeutica? Gli ultimi studi condotti dal nostro gruppo di ricerca, con un filone che è iniziato 20 anni fa, stanno a dimostrare che sembrano essere predittori di buona risposta terapeutica tanto nell’attacco acuto, quanto nella prevenzione, le forme emicraniche a dolore unilaterale. Questo termine non è scontato perché, nonostante il nome emicrania, un 30-40% degli attacchi è, in realtà, bilaterale. Nei soggetti con dolore rigorosamente unilaterale (dallo

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stesso lato o con lato alternante) la risposta alle terapie acute e preventive sembra essere migliore. Ciò accade anche per l’allodinia (fastidio o dolore al semplice sfioramento del cuoio capelluto, stimolo che normalmente non determina sensazioni dolorose) con i nuovi anticorpi monoclonali anti-CGRP.

La dieta chetogenica è una dieta che comporta un basso livello di insulina e sostanzialmente il soggetto in dieta chetogenica riduce nettamente, fino a quasi abolire, l'introito di carboidrati traendo energia dei grassi sia quelli introdotti con la dieta, sia quelli del proprio corpo. La resa energetica della combustione del grasso è molto maggiore rispetto alla resa energetica data dalla combustione del carboidrato: per questo motivo il cervello trae maggiore spunto, maggiore vivacità e si favorisce il suo metabolismo. Quindi la dieta chetogenica fornisce un super carburante al cervello e, inoltre, i corpi chetonici che si liberano con la dieta chetogenica hanno potenti effetti antinfiammatori e antiossidanti.

L’emicrania che tipo di cefalea è? L'emicrania è una cefalea primaria, cioè una forma di mal di testa non espressione di un'altra malattia sottostante. L'80% dei mal di testa, quindi delle cefalee, è, fortunatamente, primario, non è spia dunque di un'altra malattia; il rimanente 20% può essere spia, per esempio, di infezioni, di ipertensione arteriosa, di abuso di farmaci. Emicrania, cefalea di tipo tensivo e cefalea a grappolo sono invece i prototipi di cefalea primaria. L'emicrania è semplicisticamente definibile come un dolore severo e pulsante, solitamente unilaterale, unito ai sintomi del mal d’auto (nausea, a volte vomito, foto-fonofobia). Il dolore può durare da quattro ore (cosa rarissima) fino a tre giorni (cosa frequentissima) e impone al paziente di ridurre drammaticamente le proprie attività e per questo motivo esso tende, durante l’attacco, a isolarsi al buio in silenzio.

È utile bere più caffè? A una domanda così formulata, direi no. A una domanda formulata in altra maniera, tipo:

Può essere utile il caffè?

La risposta è sì. Il caffè è un buon antiemicranico e se assunto ai primi sintomi dell’attacco può essere utile perché ha perlomeno 2-3 proprietà: la prima è un vasocostrittore; la seconda è un antagonista di una sostanza chiamata adenosina all’interno del nostro sistema nervoso e questo antagonismo è utile per l’emicranico; terzo, se assunto (è presente a volte all’interno delle combinazioni analgesiche), assieme ad un analgesico ne accelera l’assorbimento.

Quali sono i suoi dati epidemiologici? L'emicrania, secondo gli studi di popolazione, riguarda circa il 25% degli Italiani, perlomeno nelle sue forme più sporadiche, di questo 25%, in realtà, la percentuale maggiore è rappresentata dalle donne. Nelle donne sfiora il 34-35% mentre nell’uomo è rappresentata da percentuali più basse. Comincia abitualmente con la pubertà, anche se, in epoca pre-puberale prevale nei maschi. Dalla pubertà in poi prevale sensibilmente nella donna e tende a ridurre la propria frequenza e severità dopo i 50-55 anni Tipicamente si sostiene che la menopausa, nella donna, possa ridurre o abolire l’emicrania nel 60% dei casi. Il rimanente 40% dei casi vede invece l’emicrania permanere invariata o talora può, addirittura peggiorare.

Quindi un consiglio molto semplice: per chi soffre di emicrania, e si sveglia al mattino con il mal di testa, prenda prima un caffè, anche doppio, non necessariamente, ma preferibilmente amaro, se vedesse che questo presidio terapeutico non gli basta, può prendere il proprio analgesico. Viceversa abbondare in caffè, superare i 3-4 caffè al giorno, può invece facilitare la comparsa di attacchi di emicrania.

Letture consigliate

È utile la dieta chetogenica e perché?

• Agostoni EC, Barbanti P, Calabresi P, et al. Current and emerging evidence-based treatment options in chronic migraine: a narrative review. J Headache Pain. 2019; 20(1):92.

La dieta chetogenica è una vera e propria terapia, utile nella prevenzione dell’emicrania e, secondo alcuni studi, anche della cefalea a grappolo.

• Barbanti P, Fofi L, Aurilia C, et al. Ketogenic diet in migraine: rationale, findings and perspectives. Neurol Sci. 2017; 38(Suppl 1):111-115.

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SPORT

La corsa per tutti

Daniele Vecchioni Dottore in Scienze delle Attività Motorie e Sportive. Fondatore di Correre Naturale.

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uando pensiamo a cosa poter fare per stare meglio, sia fisicamente che psicologicamente, quando sentiamo di non essere al massimo delle nostre energie, di essere sotto una eccessiva dose di stress, quando magari non riusciamo a dormire bene o a concentrarci, ad essere produttivi come vorremmo, spesso l’istinto oggi è di ricorrere a qualche farmaco, pillola, multivitaminico o altre soluzioni che promettono di poterci aiutare con quella specifica problematica e, in sostanza, di farci sentire meglio. Ciò che però ignoriamo è che abbiamo già a nostra disposizione la medicina più potente (e naturale) che esista. Una medicina che non ha controindicazioni e può donare salute, benessere e forma fisica impareggiabili. Sto parlando della corsa. Per capire bene ciò che scriverò serve però fare prima una premessa: l’essere umano non è nato per essere malato, è nato per essere sano. Oggi diamo per scontate, accettiamo e definiamo normali patologie che in realtà non ci saremmo mai trovati ad affrontare in natura. Al di là di malattie più o meno gravi, mi sto riferendo anche ai più comuni dolori e problematiche sperimentati dalla maggior parte della popolazione dei Paesi industrializzati, come: mal di schiena dolori alle articolazioni stress mancanza di energie mente annebbiata sovrappeso e obesità etc… Nessuna di queste problematiche (e di molte altre) dovrebbe fare parte della nostra quotidianità o essere considerata normale.

Come ci evidenzia il biologo evolutivo Daniel Lieberman, dopo aver studiato popolazioni che ancora vivono uno stile

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Non si tratta di correre come forse lo stai pensando tu o come magari vedi fare in giro, ma è la corsa come te la spiegherò più avanti in questo articolo, quella che ti può cambiare la vita. Continua a leggere, quindi.

di vita aborigeno come, per esempio, gli Hadza della Tanzania, queste patologie non solo non sono naturali, ma sono causate principalmente dal nostro stile di vita moderno, che ci stimola a creare abitudini lontane da quelle che avremmo sviluppato in natura. La più importante tra queste riguarda il movimento. Oggi ci siamo distaccati dalla necessità di doverci muovere per vivere. Questo corpo è fatto per muoversi, per camminare, correre, spostarsi, cercare e procurarsi il cibo, tutte cose che abbiamo fatto quotidianamente per migliaia di anni.

La corsa è il movimento più potente e naturale dell’essere umano, un movimento che ci ha accompagnato durante la nostra intera evoluzione. Un movimento che tutti siamo portati ad apprendere spontaneamente da bambini, ma che poi purtroppo molti abbandonano e dimenticano, proprio perché il mondo in cui viviamo non premia il movimento né lo spostarsi a piedi. Eppure, le ricerche non mentono, una pratica regolare della corsa porta innumerevoli vantaggi per il corpo e la mente: Rafforza l’apparato cardiovascolare Migliora le funzioni del sistema immunitario Tonifica la muscolatura Migliora la nostra capacità aerobica Rende più energici Aiuta a combattere lo stress Previene l’osteoporosi Aiuta a contrastare problematiche come la depressione Fa dimagrire E molto altro ancora!

Quello per cui non è fatto è passare otto ore seduto tra ufficio, macchina, tavola e divano, non è fatto per fare a malapena duemila passi a fine giornata, non è fatto per muoversi una sola ora al giorno, quando andiamo in palestra o pratichiamo qualche sport. Il movimento è ciò che la natura ha previsto per noi come medicina per mantenerci forti e sani. La controprova proviene dagli studi sulle popolazioni che stanno mantenendo uno stile di vita simile a quello dei nostri antenati e si muovono, camminano e corrono quotidianamente. Un esempio già citato sono gli Hadza della Tanzania, ma anche i San della Namibia, o gli Tsimane della Bolivia. Tra loro, patologie come obesità, dolori alle articolazioni, mal di schiena, depressione, problemi cardiaci, sono praticamente inesistenti. Per esempio, proprio gli Tsimane hanno più bassi livelli di malattie coronariche mai registrati, secondo quanto riportato dalla letteratura scientifica. I membri di queste popolazioni riescono anche in tarda età a continuare a muoversi come vorrebbero e percorrere chilometri sulle proprie gambe.

Leggendo tutto questo è difficile non considerarla una panacea! Ma per ottenere tutto ciò la corsa va praticata nel modo giusto.

Dopo aver studiato la scienza del movimento, le problematiche dell’era moderna e le popolazioni già citate, in particolare i boscimani namibiani, con cui ho anche convissuto durante un mio soggiorno in Africa, ho deciso quindi di portare queste conoscenze e questa consapevolezza a quante più persone possibile. Non ce ne rendiamo conto, ma possediamo un potente farmaco che da solo basterebbe per permetterci di stare lontano dalla maggior parte delle patologie. Il modo per assumere questo farmaco è molto semplice: correre. Però aspetta un momento!

Oggi si è diffuso un modo di praticare la corsa che sta portando più infortuni che benefici ai corridori. La si pratica come sport di velocità, il cui scopo è solo quello di percorrere un dato numero di chilometri nel minor tempo possibile. Questo è un approccio errato, molto lontano da ciò che la corsa dovrebbe essere. Correre non è uno sport, ma una nostra forma naturale di lo2022;5,3.

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comozione ed è quando la viviamo in questo modo che abbiamo accesso a tutti i benefici sopra citati. Con il metodo Correre Naturale (www.correrenaturale.com) da anni sto diffondendo questa visione della corsa. Sono decine di migliaia le persone che affidandosi a noi sono riuscite a sperimentare questi benefici, grazie ad un metodo sistematico che approccia la persona a 360°, facendola lavorare su tecnica di corsa, allenamento aerobico, ma anche forza muscolare, respirazione, tendini, ristrutturazione dei piedi, mobilità articolare e molto altro. Tra queste persone (non erano tutti già corridori), molte volevano semplicemente stare meglio, avevano provato di tutto e infine hanno trovato proprio nella corsa il rimedio che cercavano. Questo è normale poiché correre è per tutti e tutti dovremmo correre. Soprattutto, correre è naturale, il problema spesso è che siamo noi a non esserlo più, a causa del nostro stile di vita. Con il giusto metodo tutti possiamo reimparare a correre nel modo corretto e riportare questa pratica all’interno delle nostre vite. Una volta fatto ci renderemo conto di essere più felici, di avere più energia, di essere più produttivi sul lavoro e calmi nella vita privata, molti acciacchi o dolori scompariranno e avremo un primo assaggio di come realmente dovrebbe sentirsi un essere umano, tutti i giorni. La natura ci ha creati per essere sani e ci ha dato un formidabile e potente strumento per questo: la corsa. Sarebbe assurdo non utilizzarlo.

Letture consigliate • Daniel E. Lieberman. La Storia del Corpo Umano. Evoluzione, salute e malattia. Codice Edizioni, 2018. • Berenbaum F, Wallace IJ, Lieberman DE, et al. Modern-day environmental factors in the pathogenesis of osteoarthritis. Nat Rev Rheumatol. 2018; 14(11):674-681. • Kaplan H, Thompson RC, Trumble BC, et al. Coronary atherosclerosis in indigenous South American Tsimane: a cross-sectional cohort study. Lancet. 2017; 389(10080):1730-1739. • Dimeo F, Bauer M, Varahram I,et al. Benefits from aerobic exercise in patients with major depression: a pilot study. Br J Sports Med. 2001; 35(2)114-117. • Berra K, Rippe J, Manson JE. Making Physical Activity Counseling a Priority in Clinical Practice: The Time for Action Is Now. JAMA, 314, 24, 22-29 Dec. 2015, pp. 2617-2618. • Glasser W. Positive Addiction, Harper & Row, New York 1976. • Hamilton MT, Hamilton DG, Zderic TW. Exercise Physiology versus Inactivity Physiology: An Essential Concept for Understanding Lipoprotein Lipase Regulation. Exerc Sport Sci Rev. 2004; 32(4):161-166. • Hunter DJ, Eckstein F. Exercise and Osteoarthritis. J. Anat. 2009; 214(2)197-207. • Lee D, Pate RR, Lavie CJ, et al. Leisure Time Running Reduces All Cause and Cardiovascular Mortality Risk. J Am Coll Cardiol. 2014; 64(5):472-481. • Tanaka H, Shindo M. The Benefits of the Low Intensity Training. Ann Physiol Anthropol. 1992; 11(3):365-368. • Baron KG, Reid KJ, Zee PC. Exercise to Improve Sleep in Insomnia: Exploration of the Bidirectional Effects. J Clin Sleep Med. 2013; 9(8):819-24.

• Lavie CJ, Lee D, Sui X, et al. Effects of Running on Chronic Diseases and Cardiovascular and All-Cause Mortality. Mayo Clin Proc. 2015; 1541-52.

• Eaton SB. An Evolutionary Perspective on Human Physical Activity: Implications for Health. Comp Biochem Physiol A Mol Integr Physiol. 2003; 136:153-59.

• Lieberman DE. Is Exercise Really Medicine? An Evolutionary Perspective. Curr Sports Med Rep. 2015; 14(4): 313-19.

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MEDICINA

Consigli DoC

Carlo Alfaro Pediatra, adolescentologo, giornalista pubblicista

. Carlo Alfaro e le sue gazioni che i pazienti rivolgono al Dott spie di este richi le ta ospi ica rubr a uest le varie situazioni cliniche. risposte, utili a tutti per comprendere

Q

UN RAGAZZINO OBESO

?

Gli studi ci informano inoltre che l’80% dei bambini obesi resta tale da adulto. L’OMS in un recente documento sottolinea che l’obesità va considerata una malattia cronica complessa, che nella sua storia naturale, senza interventi continuativi, tende spontaneamente a perdurare e aggravarsi, per cui resta fondamentale un intervento precoce, a partire addirittura da prima del concepimento.

Ho un bambino di 8 anni che pesa 52 kili per 1,40 di altezza. Il pediatra mi ha allarmata che siamo nel range dell’obesità. Cosa mi consiglia?

!

Per stabilire e monitorare come procede la crescita dei bambini in peso e in altezza, noi Pediatri utilizziamo i percentili di crescita (o diagrammi percentili) che rappresentano l’unità di riferimento della crescita rispetto ai parametri definiti dall’Organizzazione Mondiale delle Sanità (OMS). Quando il bambino si trova tra il quinto e il novantacinquesimo percentile rientra nel range della normalità, anche se la media è il cinquantesimo, quindi più se ne allontana più è fuori dalla media, in un estremo o nell’altro. Invece, se il bambino si trova al di sotto o al di sopra delle due soglie, è opportuno pensare all’esistenza di un problema.

L’OMS raccomanda anche di contrastare l’ambiente obesogenico, costituito dal pressante marketing di cibo non salutare attraverso social, influencer, app di delivery, inserzioni pubblicitarie e video game e dalla mancata consapevolezza della popolazione generale e dei professionisti della salute sul tema del sovrappeso.

Il suo bambino in peso supera il 95esimo, in altezza è sul 95esimo. Oltre a questi parametri, per lo studio dei problemi di peso è importante calcolare il BMI o Indice di Massa Corporea, che consiste nella divisione del peso, espresso in chilogrammi (kg), per il quadrato della statura espressa in metri (m): kg/m2. Il calcolo per suo figlio risulta 26,53, che rientra in un range di peso patologico (anche per questi valori ci sono dei percentili). Purtroppo, il problema del sovrappeso/obesità nei bambini è un’emergenza planetaria e proprio in Italia abbiamo il primato europeo di prevalenza dell’obesità nei bambini.

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È errato pensare che l’obesità sia la conseguenza di un comportamento individuale scorretto, pensiero che è responsabile dello stigma del peso, cioè della colpevolizzazione di chi è in sovrappeso. Se capiamo che l’obesità è una malattia, l’obiettivo della sua cura sarà il recupero della salute, non la riduzione di peso o di BMI. In definitiva, per il suo bambino il consiglio è un intervento che preveda un cambiamento dello stile di vita esteso all’intera famiglia. In particolare, va potenziato il concetto non del raggiungimento del peso forma, ma del miglioramento dello stato generale di benessere. Vanno combinati un regime alimentare accettabile e sostenibile con un’attività fisica regolare e crescente. Il progetto di cambiamento dovrebbe prefiggersi un decremento ponderale graduale, in cui la restrizione calorica sia di modesta entità, accompagnata da un miglioramento della consapevolezza sul cibo e della qualità dell’alimentazione con il giusto equilibrio fra i diversi nutrienti.

Da: Atlante di Ecografia Urologica, Andrologica e Nefrologica. Edizioni Scripta Manent. 2016. In: Malformazioni delle vie urinarie in età pediatrica. Di: Degl’Innocenti ML, Piaggio G.

Inoltre, nei bambini al di sotto dei 2 anni è utile la cistografia minzionale per la diagnosi di reflusso vescico-ureterale (RVU). Va praticata a distanza di almeno 4 settimane dall’infezione acuta. È preferibile eseguirla con radionuclidi per evitare il mezzo di contrasto.

INFEZIONE DELLE ALTE VIE URINARIE IN UNA LATTANTE

? !

Alla mia bambina di soli 4 mesi in seguito a una febbre alta senza cause visibili è stata fatta una urinocoltura e diagnosticata una infezione delle alte vie urinarie e prescritto un ciclo di antibiotico. Cosa devo temere ora?

In tutti i bambini con ecografia patologica e in quelli nei quali viene diagnosticato un RVU, a distanza di 6 mesi dall’infezione febbrile va eseguita la scintigrafia renale previa somministrazione per via endovenosa di un radiofarmaco (DMSA), per una precisa valutazione morfo-funzionale del parenchima renale (eventuale pielonefrite cicatriziale).

Bisogna escludere che l’infezione sia stata la spia di una condizione predisponente, quale una malformazione o un reflusso vescico-ureterale, che comporterebbero la recidiva dell’infezione.

In base poi ai risultati degli esami si deciderà per il tipo di profilassi.

GINECOMASTIA

Questo va evitato in quanto esiste il rischio, dopo ogni infezione urinaria alta (pielonefrite), di sviluppare un danno parenchimale renale (scar) come esito cicatriziale del processo infiammatorio. Fattori di rischio per danno renale sono le età più basse e il sesso maschile. Dopo un episodio di pielonefrite si esegue di routine un’ecografia di rene e vie urinarie quale esame di primo livello per identificare anomalie urinarie, come idronefrosi, ureterocele, ipoplasia renale, doppio distretto renale, anomalie vescicali.

Mio figlio di 15 anni non ha fatto nemmeno un bagno questa estate perché si vergogna da morire del suo seno grosso. Il nostro medico gli ha diagnosticato una ginecomastia e consigliato una dieta, il ragazzo ha perso peso, ma il problema persiste.

!

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?

Il termine ginecomastia indica l’eccessivo sviluppo delle dimensioni delle mammelle nel maschio. Ciò na-

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STITICHEZZA OSTINATA

?

Ho 26 anni e sono molto stitica, cosa mi consiglia di davvero efficace?

!

Per prima cosa, bisogna definire la stitichezza secondo criteri certi.

Secondo i “Criteri di Roma”, universalmente accettati, si può parlare di stipsi in caso di: una frequenza delle evacuazioni di meno di 2 volte a settimana, oppure l’emissione dolorosa di feci di consistenza dura o caprina, associata a sintomi quali sensazione di evacuazione incompleta, notevole sforzo evacuativo, incontinenza fecale (encopresi), presenza di feci all’esplorazione rettale o alla palpazione addominale, comportamenti oppositivi alla defecazione, manovre manuali per favorire l’evacuazione. Nella successiva Consensus Conference di Parigi, si è chiamata “cronica” una stipsi della durata di almeno otto settimane. Una volta appurato che ha davvero una stipsi cronica, bisogna capire se la sua è una forma primaria o idiopatica, la più comune, detta anche funzionale, cioè senza cause fisiche, o secondaria, a malattie o farmaci.

turalmente ha un forte impatto psicologico soprattutto in un adolescente nella delicata fase di costruzione della sua identità personale e sessuale. Può trattarsi a volte di una falsa ginecomastia (o pseudoginecomastia), se l’aumento di volume delle mammelle è causato non dall’aumento della componente ghiandolare (ginecomastia vera), ma dall’eccesso di adipe: in questo caso è sufficiente un programma di dimagrimento e tonificazione muscolare. Le cause di una ginecomastia vera possono essere invece di natura genetica, ormonale, farmacologica o dipendere da altre patologie. Se sono escluse altre cause, può trattarsi nel caso di suo figlio di una “ginecomastia puberale”: un processo fisiologico che avviene in età puberale (12-17 anni) sotto l’impulso della forte produzione ormonale e regredisce generalmente nel giro di un paio di anni. In caso inverso, sarà risolutivo un intervento chirurgico.

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Se la sua è una stipsi cronica funzionale, bisogna contrastare il meccanismo fisiopatologico per cui la ritenzione delle feci causa, per la loro prolungata stasi nel colon, eccessivo riassorbimento di liquidi e incremento della loro consistenza e calibro. Il passaggio di queste feci dure e di calibro aumentato produce una distensione dolorosa dell’ano. Si instaura, così, un circolo vizioso in cui si ritarda sempre più l’evacuazione con meccanismi attivi di ritenzione, contraendo lo sfintere anale esterno e i glutei. Con il tempo il retto si dilata e si abitua alla presenza di queste masse fecali, rendendo lo stimolo alla defecazione meno frequente e impellente. La stipsi si combatte innanzitutto con modifiche dietetiche e delle abitudini di vita: introduzione di fibre (cosiddetta dieta ad alto residuo), abbondante idratazione, rieducazione dell’alvo (abituarsi a sedersi regolarmente per un congruo periodo sul water dopo i pasti), attività motoria regolare. In seconda battuta si ricorre ai lassativi, quali lattulosio o macrogol.


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MEDICINA

Influenza e COVID-19 AGGIORNAMENTO SU COSA FARE NELLA NUOVA STAGIONE AUTUNNO-INVERNO

Ne parliamo con Fabrizio Pregliasco Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute - Università degli Studi di Milano. Direttore Sanitario IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, Milano.

Claudio Cricelli

Presidente Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).

5. Educarsi all’automedicazione responsabile per la gestione della sintomatologia, guidati dal Farmacista di fiducia, ma, in caso di soggetti fragili, rivolgersi subito al Medico perché alla comparsa dei primi sintomi venga valutata la possibilità di ricorrere ai farmaci antivirali. Forti di questi comportamenti virtuosi, è possibile prendere atto del contesto in continua evoluzione e saperci vivere al meglio.

È

arrivato quel momento dell’anno in cui si direbbe che prolifichino numerosi i commenti, suggerimenti, consigli, raccomandazioni, che ci vengono somministrati da più parti per fronteggiare la stagione influenzale, nel contesto ormai consolidato di convivenza con il virus SARS-CoV-2. Esperti di questi temi sono Fabrizio Pregliasco e Claudio Cricelli. Il rispettivo ruolo e le responsabilità sono molto diversi e questa è una grande opportunità per le persone, per capire il contesto attuale che conoscono, ma è in evoluzione continua- e per affrontare al meglio la stagione che stiamo vivendo.

COSA DICE IL VIROLOGO, FABRIZIO PREGLIASCO Per questo motivo è prioritario seguire alcune semplici raccomandazioni, per vivere al meglio l’imminente stagione influenzale: 1. Farsi guidare sempre dal buonsenso, che è alla base della migliore convivenza all’interno della propria comunità; 2. Essere consapevoli che i virus rimarranno e rappresenteranno, anche in futuro, un problema di sanità pubblica; 3. Mantenere i princìpi igienici e comportamentali fondamentali, che fanno parte ormai delle nostre abitudini; 4. Sottoporsi a vaccinazioni ed eventuali richiami quando necessario, su consiglio del Medico;

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La pandemia da SARS-CoV-2 non ha un andamento costante, ma ondulante: di salita e di discesa, sia a causa della rapidità con cui si diffondono le varianti del virus, sia a causa della presenza o assenza delle vaccinazioni o di casi di malattia recente (persone negativizzate da poco tempo). Inoltre, la caratteristica dei Coronavirus è l’instabilità: posseggono una struttura semplice che permette loro di mutarsi più velocemente, a differenza degli altri virus di tipo influenzale. Anche per la prossima “stagione influenzale” ci aspettiamo una presenza del SARS-CoV-2, che permarrà per molto tempo ancora, nonostante le sempre maggiori difficoltà a diffondersi, grazie all’alta quota di persone che hanno già contratto il COVID-19 ed a quelle che si sono vaccinate. Il ritorno alla cosiddetta normalità è tuttora in corso e la ritrovata libertà aumenta il rischio di contrarre il SARS-CoV-2, che è un virus molto contagioso. Oggi, tuttavia, i cittadini sono più informati e consapevoli della diffusione del virus e le diverse misure di precauzione contro il contagio sono ormai note e facilmente adottabili. Lo conferma l’alta adesione alle vaccinazioni (in Italia l’86% di persone con ciclo vaccinale completo: un risultato ottimo!).

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Questo non deve però far abbassare la guardia. Nell’immaginario collettivo si è diffusa l’idea che il Coronavirus stia somigliando sempre più a un raffreddore o all’influenza, ma il SARS-CoV-2 è diverso, anzitutto e soprattutto perché uccide ancora 4 volte di più, inoltre è la causa del 95% dei decessi negli ultrasessantenni.

lo “stato di salute” del sistema immunitario delle persone che hanno contratto il COVID-19, anche per capire se costoro abbiano una maggiore o minore probabilità di essere colpiti dai virus influenzali e simil-influenzali.

Infezioni respiratorie: livello di pericolosità dei virus Di sicuro, la vaccinazione anti-COVID-19 ha ampiamente contribuito al rallentamento della diffusione del virus, obiettivo in assoluto primario, per ridurne la contagiosità, in un’ottica di salute di massa. Inoltre, ha avuto un impatto importante sulla gravità della sintomatologia.

Come è possibile che all’interno dello stesso nucleo familiare la malattia si possa sviluppare diversamente? Si conoscono diversi casi di famiglie in cui alcuni membri si sono ammalati mentre altri sono rimasti immuni: esistono naturalmente diversi tipi di immunità e, di conseguenza, ogni individuo reagisce singolarmente una volta contratta la malattia virale. Ad oggi non esiste tuttavia ancora un metodo in grado di prevedere se dopo il COVID-19 si possa contrarre più o meno facilmente il virus influenzale.

Tenendo conto di tale evidenza e considerando l’evoluzione dell’infezione da SARS-CoV-2 e della coesistenza con i virus influenzali, la somministrazione della quarta dose del vaccino anti-COVID-19 e della vaccinazione antinfluenzale è imprescindibile per tutti quei soggetti maggiormente esposti o più vulnerabili e fragili, come gli anziani e i soggetti a rischio. A rendere la situazione particolarmente degna di interesse per gli Infettivologi ed i Virologi, nonché gli Epidemiologi, è l’osservazione per la quale attualmente, nel nostro Paese sono in molti ad avere contratto l’infezione da COVID-19, anche più volte (in Italia i contagiati sarebbero oltre 21,8 milioni). Per questo motivo, è importante studiare e valutare

Certo è che il 50% degli Italiani sembra soffrire la contemporanea circolazione dei virus SARS-CoV-2 e influenzale, con preoccupazione, ansia e stanchezza.

PRECAUZIONI E MISURE DI CONTENIMENTO SDOGANATE COME ABITUDINI CORRENTI

A CHI SI ADDICONO? Vaccinati/non vaccinati Persone che hanno avuto il COVID-19 Chi appartiene a determinate fasce di età Chi ha abitudini personali/professionali a rischio Etc... QUALI SONO? Uso della mascherina Lavaggio delle mani Automedicazione – È stata recentemente “criminalizzata” la vigile attesa, in favore di quello che si deve fare: valutare la sintomatologia e gestirla con presìdi di automedicazione in grado di alleviare i sintomi senza mascherarli.

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Ecco, quindi, l’importanza di adottare misure di prevenzione che potrebbero anche tornare obbligatorie in questa stagione autunnale-invernale, che andrebbero mantenute trasversalmente e adottate da tutti come abitudini nella nostra quotidianità.

Chi è andato incontro ad una malattia infettiva debilitante è maggiormente esposto ai virus più diffusi, come quelli “stagionali”, in particolare il virus dell’influenza. Per tutto questo, sono importanti: - La tempestività con cui avviene la somministrazione del vaccino. - Considerare il proprio stato di vulnerabilità/fragilità. - Ricordarsi che le malattie diffusive, come l’influenza e il SARS-CoV-2 sono ampiamente trasmissibili ed è necessario prestare maggiore attenzione alla contagiosità > chi contagiamo e da chi siamo contagiati.

COSA DICE IL MEDICO DI FAMIGLIA, CLAUDIO CRICELLI Considerazioni brevi, ma importanti su SARS-CoV-2 e virus influenzali: - La variante Omicron del SARS-CoV-2 non è più benigna di quelle precedenti. È “solo” intercettata nelle vie aeree superiori, mentre quelle inferiori sono protette dalla vaccinazione. - L’influenza è una patologia aggressiva e debilitante che resta indipendente dall’infezione da SARS-CoV-2. - Negli ultimi due anni siamo stati poco esposti ai virus influenzali, con riduzione delle nostre difese immunitarie nei loro confronti. - La protezione attraverso il vaccino resta fondamentale. - La profilassi della malattia acuta da COVID-19 è fondamentale. - I vaccini possono prevenire la cronicizzazione: il SARSCoV-2 si sta dimostrando una malattia che in molti casi perdura nel tempo (il cosiddetto Long COVID) e può diventare una vera e propria sindrome cronica a se’ stante, con caratteristiche ed evoluzione che vanno ancora definite nel tempo.

La raccomandazione è che, pur essendo la somministrazione del vaccino antinfluenzale gratuita e spesso riservata solo ad alcune fasce di popolazione, tutti coloro che hanno la disponibilità economica per permettersi un piccolo investimento in salute e comprare la vaccinazione antinfluenzale, provvedano a farlo.

Letture consigliate • https://apcoworldwide.sharepoint.com/sites/FederchimicaASSOSALUTERome/Shared%20Documents/Forms/AllItems.aspx?id =%2Fsites%2FFederchimicaASSOSALUTERome%2FShared%20 Documents%2FGeneral%2F2022%2FEventi%20media%2FInfluenza%2029%2E09%2E22%2FCARTELLA%20STAMPA%20%2D %20STAMPA&p=true&ga=1 • https://ourworldindata.org/explorers/coronavirus-data-explorer • https://www.iss.it/it/web/guest/long-covid-cover

LONG COVID SINTOMI • Fatica persistente • Stanchezza eccessiva • Debolezza muscolare • Dolori diffusi • Peggioramento dello stato di salute percepito • Coinvolgimento psicologico e mentale QUADRI CLINICI • Lunga durata dell’infezione da COVID-19 • Esiti > prolungamento dopo la guarigione: Immunodeficienza > maggiore propensione a contrarre altre malattie infettive (es. influenza)

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Previsioni per la stagione invernale e un libro per conoscere meglio l’infettivologo e la persona

MEDICINA Massimo Galli intervistato da Lorella Bertoglio

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GALLI, GIÀ PROFESSORE ORDINARIO DI MALATTIE INFETTIVE ALL’OSPEDALE SACCO DI MILANO E PAST-PRESIDENT SOCIETÀ ITALIANA DI MALATTIE INFETTIVE E TROPICALI (SIMIT), È UNO DEI MEDICI PIÙ IMPORTANTI AD AVERE RACCONTATO LA PANDEMIA DA COVID-19, PER LA COERENZA E LA CREDIBILITÀ NELLO SPIEGARE I COMPORTAMENTI DEL VIRUS. LA PANDEMIA DA COVID-19 È STATA SOLO L’ULTIMA DELLE SUE BATTAGLIE CONTRO LE MALATTIE INFETTIVE, CHE SONO STATE IL LAVORO DELLA SUA VITA, DI CUI HA ANCHE PARLATO NEL SUO LIBRO “GALLIPEDIA, VOGLIO DIRE”. ASSIMO DELLA

Non ci possiamo quindi permettere l’atteggiamento “voltiamo pagina, tanto la cosa non è più importante”?

In quest’ultimo periodo si è parlato relativamente poco di quello che succederà in questa stagione autunno/inverno. Ci può dare una sua visione della situazione?

Non possiamo permettercelo perché il tema continua invece ad essere importante per le persone più fragili e anziane. Dobbiamo inoltre ricordare che manca completamente di copertura vaccinale più del 60% dei bambini tra i 5 e gli 11 anni e il 13% dei ragazzi tra i 12 e i 19. L’evoluzione sarà decisamente diversa rispetto al passato, ma nelle ultime settimane stiamo osservando interi nuclei familiari che si sono reinfettati, dai bambini ai nonni. E non a tutti i nonni è andata bene. Se questo non interessa più a nessuno alzo le mani, ma sentire dire che tutto è passato e va tutto bene non è logico né accettabile e, soprattutto, non ha alcuna base scientifica.

Se ne è parlato poco per due motivi che hanno polarizzato l’attenzione di tutti, media e cittadini: la guerra e la crisi energetica ed economica. Inoltre, la pandemia è stata chiusa per decreto. Questa non è stata un’idea formidabile, visto che sfortunatamente questo virus ha caratteristiche peculiari che ci hanno costretto a resettare le nostre considerazioni e conoscenze, per le sue varianti che si sono succedute e imposte sulle precedenti, fatto che stiamo constatando ancora oggi.

Ogni volta che si afferma una variante nuova, assistiamo a un’ondata di malattia e questo, purtroppo, nonostante i vaccini. Voi medici siete accusati di non avere spiegato bene che nonostante le tre o quattro dosi ci si possa infettare di nuovo.

Parliamo di “GALLIPEDIA, Voglio dire”, il libro che abbiamo scritto insieme, per raccontare le malattie infettive di cui si è occupato in 40 anni di professione.

I vaccini sono tuttora fondamentali per evitare le conseguenze peggiori, come finire in ospedale o in terapia intensiva. Purtroppo, non hanno la capacità di proteggere dalle infezioni delle nuove varianti, come del resto succede con il vaccino contro l’influenza, che va rifatto ogni anno perché il ceppo cambia. Nel caso dell’infezione da COVID-19 la coperta è sempre più corta: le persone si infettano e si reinfettano appunto con le nuove varianti, nonostante le vaccinazioni. Per quanto riguarda l’influenza, negli ultimi due anni, dal 2020 ad oggi, le limitazioni imposte dalla pandemia hanno determinato anche la ridotta circolazione del virus influenzale rispetto agli anni precedenti. Sono pertanto aumentate sia le persone con minori capacità di difesa nei confronti del virus circolante, sia, soprattutto, i più piccoli, che non hanno mai incontrato il virus influenzale.

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L’idea è nata per divulgare argomenti medici e scientifici, in particolare sulle malattie infettive contro le quali ho combattuto, nei confronti di un pubblico più vasto rispetto a quello che normalmente si coinvolge su questi temi. Per fare questo era necessario lavorare a quattro mani con una persona di mia assoluta fiducia, competente e con la pazienza di adattarsi ai miei tempi e ai miei impegni.

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Per me, era importante sia far passare il messaggio che la persona presente ogni giorno in TV, in contesti non sempre semplici, è soprattutto uno scienziato, sia far emergere la sua credibilità e le competenze oltre la pandemia, per tutto quello che conosce. Lei dice di se stesso di essere un storico prestato alla medicina e non un medico prestato alla storia. Per ‘scoprire’ il suo privato, è stato un po’ più complesso convincerla. Sono notoriamente un uomo riservato e non pensavo che i fatti miei potessero interessare a qualcuno. Inoltre, l’obiettivo principale del libro era quello di raccontare l’uomo dietro l’infettivologo. Devo ammettere, però, che scrivere dei ricordi mi ha fatto tornare alla mente momenti belli della mia infanzia e della mia vita da adulto, sulla mia famiglia e le mie passioni. A volte un po’ divergenti, ma spero che possano incuriosire il lettore.

In GALLIPEDIA lei afferma spesso il valore della conoscenza, contrapposta alla superficialità e alla mancanza di metodo scientifico. Questa è la regola a cui cerco sempre di attenermi: formulare ipotesi sulla base di evidenze scientifiche e di informazioni provenienti da fonti certe, leggere i dati senza pregiudizi ideologici – senza badare a quanto farebbe più comodo – riconoscere gli sbagli e non tirarsi indietro. Tutto questo porta ad assumere posizioni scomode e ad essere sottoposti ad attacchi anche personali: ma non credo proprio che cambierò rotta.

Anche se dire la verità l’ha fatto definire da qualcuno menagramo e catastrofista? Durante la pandemia mi sono trovato sollecitato ad intervenire con i media più volte nel corso di una sola giornata e i contesti in cui si svolgeva la discussione erano talvolta più simili a gazzarre da bar che non ad un civile confronto tra autentici esperti. Ma, come ho già sottolineato, ho parlato sempre e solo sulla base dei dati. La pandemia ha avuto

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enormi conseguenze di ordine politico ed economico e la complessità degli interessi in gioco ha alterato la serenità di giudizio di molti.

Nel libro si parla poco della pandemia da COVID19, mentre grande spazio l’abbiamo riservato alle malattie infettive, dall’HIV (Human Immunodeficiency Virus, virus dell’immunodeficienza umana – AIDS) che ha seguito fin dall’inizio della sua professione, alle epatiti, dalle meningiti fino alle malattie cosiddette emergenti. Quando mi definiscono virologo tengo a precisare che il mio mestiere è l’infettivologo. Non per sminuire il lavoro dei virologi, che è però diverso dal mio. La virologia è quel settore della microbiologia che studia i virus prevalentemente in laboratorio. L’infettivologo è un medico, un clinico di una branca internistica che si occupa di malati e malattie, di farmaci, di come somministrarli e deve per forza occuparsi anche molto di epidemiologia e prevenzione e quindi di quanto non solo i virus, ma anche i batteri e i parassiti vari, combinano anche fuori dagli ospedali, tra la gente.

Cosa farà ora che è in pensione? Continuo a lavorare, occupandomi dei malati che me lo chiedono, a guardare con attenzione alla politica sanitaria del mio Paese e soprattutto a fare ricerca su COVID, HIV, HCV (Hepatitis C Virus, virus C dell’epatite), affiancando quelli che per anni sono stati miei collaboratori, un gruppo a cui tengo molto. Da quarant’anni studio la storia delle epidemie, su questo ho molto da scrivere. A breve uscirà un libro sulla storia dell’influenza, continuerò a lavorare sul “libro dei morti di Milano”, un insieme di registri che riportano preziose informazioni sulle cause di morte in città e può fornire dati interessanti sulle epidemie occorse lungo tre secoli e mezzo, come la grande peste del 1630 descritta nei Promessi Sposi. Ho un romanzo di fantascienza nel cassetto…e “GALLIPEDIA 2, Devo dire”, al quale stiamo già lavorando.

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DERMATOLOGIA Paolo Pigatto Direttore U.O. Dermatologia, Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, Milano. Professore di Dermatologia, Università degli Studi di Milano

Quando la pelle si infiamma L

a pelle (o meglio, la cute) è l’organo più esteso del nostro organismo. È nozione comune che sia lo specchio del nostro stato di salute e che un segno anche minuscolo sulla sua superficie possa non solo rappresentare il segnale di un disturbo cutaneo locale, ma possa anche riflettere una situazione clinica sistemica, magari non grave, ma sicuramente meritevole di un approfondimento da parte del medico. Dermatite è una parola che indica una condizione di infiammazione della pelle, ma le malattie infiammatorie della cute sono diverse, hanno diversa origine e si presentano anche in forma diversa. Per questo, la figura dello Specialista Dermatologo è fondamentale, perché l’arrossamento della pelle, la comparsa di prurito, di gonfiore, di desquamazione, o di eventuali vescicole, erosioni, o croste deve essere correttamente interpretata, per raggiungere la diagnosi ed impostare un’adeguata terapia.

Orticaria La terapia di base dell’orticaria è certamente l’antistaminico, che ha lo scopo di bloccare in maniera specifica tale patologia. Si può aumentare la dose fino a quattro volte il dosaggio normale e se ciò non è sufficiente, si deve passare a un farmaco biologico: omalizumab che risolve la malattia nell’89% dei casi, mentre nei rimanenti si può passare alla ciclosporina come quarta linea. Se il processo infiammatorio è molto intenso si possono utilizzare, solo per brevi periodi, i corticosteroidi.

Le dermatiti di più frequente osservazione sono: l’orticaria, la psoriasi, la dermatite atopica e l’idrosadenite suppurativa.

In presenza di una qualunque lesione cutanea che non scompare spontaneamente e che persiste, occorre rivolgersi al proprio Dermatologo, per la diagnosi e la terapia più corrette.

Per quanto riguarda gli integratori, nell’orticaria si può ricorrere a quelli che aumentano l’attività, molto ridotta in questi

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Dermatite atopica

SEGNI E SINTOMI DELL’ORTICARIA

- Pomfi (lesioni rotondeggianti della pelle, che si solleva ed ha un alone arrossato, per l’eritema) - Arrossamento cutaneo (eritema) - Gonfiore (edema) - Prurito intenso

La dermatite atopica è un disturbo infiammatorio della cute su base non infettiva.

SEGNI E SINTOMI DELLA DERMATITE ATOPICA -

pazienti, della diamino-ossidasi (enzima che elimina a livello duodenale l'istamina contenuta negli alimenti).

Psoriasi

Eritema Prurito Secchezza della pelle Crosticine Desquamazione

La sua terapia può oggi disporre di numerosi trattamenti che dipendono ovviamente dalla gravità. Nelle forme medio/gravi si utilizza la terapia sistemica che si avvale principalmente dell'anti-interleuchina 13 puro, come il tralokinumab e dell'anti-interleuchine 4 e 13, come il dupilumab. Ne deriva che l’attività stimolante l’allergia e l’infiammazione di queste citochine prodotte da alcuni linfociti e da altri globuli bianchi, viene contrastata.

SEGNI E SINTOMI DELLA PSORIASI

- Macchie rosse - Croste e squame cutanee - Sedi colpite: gomiti, ginocchia, palmo delle mani, unghie, cuoio capelluto, glutei e solco inter-gluteo

Farmaci alternativi sono i JAK-inibitori, che agiscono molto rapidamente, ma sono gravati da effetti collaterali da tenere in considerazione quando devono essere impiegati.

La psoriasi è una malattia infiammatoria della cute, che porta alla produzione eccessiva di cellule, con ispessimento e formazione di placche. Si possono somministrare diverse terapie in rapporto alla sua gravità: • Forme lievi: si inizia con terapie topiche (locali): farmaci cheratolitici a diverse concentrazioni, come acido salicilico e urea, per eliminare le aree con eccessiva cheratina (ipercheratosi) e corticosteroidi per ridurre lo stato infiammatorio; • Casi più impegnativi: si può associare la foto-terapia (raggi UV) per un certo periodo di tempo, per diminuire la proliferazione delle cellule psoriasiche; • Forme più gravi: esistono trattamenti sistemici, come l’acitretina e l’acido fumarico. Ciclosporina e methotrexate hanno rappresentato i cardini della terapia fino poco tempo fa. Da tempo vengono utilizzati i farmaci biologici.

JAK-inibitori - Inibitori delle janus-chinasi, enzimi attivatori di altri enzimi pro-infiammatori (che accendono l’infiammazione). Nelle malattie infiammatorie come la dermatite atopica moderata-grave, questi enzimi sono importanti proprio nel processo di infiammazione. Bloccando l'azione degli enzimi, i medicinali aiutano a ridurre l'infiammazione e i sintomi che ne derivano. Nelle forme più lievi si possono utilizzare integratori a base di omega 3 e omega 6 e prodotti in grado di modificare il microbiota cutaneo, con modulazione dell’infiammazione.

FARMACI BIOLOGICI E PSORIASI GRAVE I farmaci biologici sono medicinali che possono essere prodotti da un organismo vivente o derivare da questo e permettono una buona gestione terapeutica di una patologia. Nella psoriasi il primo controllo avviene con gli inibitori del TNF (fattore di necrosi tumorale, una proteina responsabile dell’infiammazione). Sono anticorpi monoclonali sintetici impiegati a scopo terapeutico per prevenire il legame del TNF con i recettori specifici, impedendone l’attività biologica. I farmaci biologici più moderni e più utilizzati sono i seguenti anticorpi monoclonali (possono arrivare a ridurre la gravità della malattia del 100%): - Anti-interleuchina 17: secukinumab, ixekizumab e brodalumab – Si legano all’IL-17, riducendo il suo contributo nell’insorgenza della malattia e inibendo la formazione di sostanze pro-infiammatorie - Anti-interleuchina 23: guselkumab, risankizumab e tildrakizumab – Viene bloccata l’infiammazione attraverso la normalizzazione degli elevati livelli di IL-23, che caratterizzano la psoriasi grave. Le interleuchine (IL) sono citochine, cioè fattori proteici prodotti da linfociti T, monociti, macrofagi, etc. Agiscono come messaggeri in diversi sistemi dell’organismo, modulando, oltre ad altre funzioni, anche l’infiammazione e regolando la risposta immunitaria.

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Idrosadenite suppurativa L'idrosadenite suppurativa è una malattia infiammatoria cronica, della quale non è nota la causa, ma sono riconosciuti come fattori predisponenti l’obesità, il fumo di sigaretta e la famigliarità.

SEGNI E SINTOMI

SEDI

Noduli cutanei cronici profondi Ascessi Fistole Cicatrici

Ascelle Area inguinale Piega sottomammaria Area peri-anale

La terapia si divide in trattamenti di tipo medico e trattamenti di tipo chirurgico con l’obiettivo di ridurre la carica batterica presente all’interno delle lesioni. La terapia medica si avvale della clindamicina per via topica o per via sistemica o di altri antibiotici per ridurre l’infiammazione. Nelle forme più gravi si possono utilizzare dei farmaci biologici (adalimumab). Altri farmaci biologici sono in studio, per questa malattia. La terapia chirurgica può giungere alla completa asportazione delle lesioni. In ultimo, ma non meno importante, bisogna raccomandare l’astensione dal fumo e una dieta volta alla riduzione del peso corporeo.

ALTRE MALATTIE INFIAMMATORIE DELLA PELLE -

Dermatite seborroica Pioderma gangrenoso Reazioni da farmaco Malattie a trasmissione sessuale Malattie infettive e tropicali, parassitosi Malattie infiammatorie immuno-mediate e malattie autoimmuni (anche da COVID-19) - Dermatite da contatto e dermatite da pannolino

Letture consigliate • Zuberbier T, Abdul Latiff AH, Abuzakouk M, et al. The international EAACI/GA²LEN/EuroGuiDerm/APAAACI guideline for the definition, classification, diagnosis, and management of urticaria. Allergy. 2022; 77(3):734-766. • Boehncke WH, Schön MP. Psoriasis. Lancet. 2015; 386(9997):98394. • Sciattella P, Pellacani G, Pigatto PD, et al. The burden of atopic dermatitis in adults in Italy. G Ital Dermatol Venereol. 2020; 155(1):19-23. • Saunte DML, Jemec GBE. Hidradenitis Suppurativa: Advances in Diagnosis and Treatment. JAMA. 2017; 318(20):2019-2032.

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SCUOLA ITALIANA CANI SALVATAGGIO

La Scuola Italiana Cani Salvataggio (SICS) è leader mondiale nell’educazione dei cani da salvataggio in acqua. In questo numero di Salutepertutti.it il suo Fondatore e Patron, Ferruccio Pilenga, risponde ad alcune domande sulla magia che si crea all’interno dell’Unità Cinofila, che si traduce in una forte partecipazione lucida nelle diverse situazioni: durante l’addestramento e nel corso di operazioni di soccorso delle persone in difficoltà.

I mesi di Luglio e Agosto, trascorsi all’insegna di temperature particolarmente elevate, hanno indotto moltissime persone a scegliere il mare per le proprie vacanze. Ci sono stati diversi episodi che hanno richiesto l’intervento delle vostre Unità Cinofile per soccorrere persone in difficoltà. Possiamo raccontarne qualcuno, in favore dei nostri lettori, per raccomandare prudenza anche nei momenti spensierati e fare tesoro delle esperienze dell’estate trascorsa? I mesi di Luglio e Agosto sono assolutamente “i nostri mesi”, quelli in cui entrano in gioco le nostre Unità Cinofile in spiaggia, soprattutto nei weekend, ma non solo, per aumentare la sicurezza delle persone. Quest'anno i nostri cani sono stati protagonisti in molti episodi. Ne va ricordato uno in particolare, quello che accadde a Genova Voltri, nel primo weekend di Agosto, quando due nostre Unità Cinofile sono intervenute per salvare tre fratellini che si erano avventurati in mare, al largo, su due gommoncini. Sono andati subito in difficoltà per un forte vento da terra e non riuscivano a tornare a riva. A nostro avviso si stava creando una situazione di pericolo, soprattutto perchè poteva succedere che uno dei fratellini, magari quello più grande, per andare a salvare i più piccoli che si trovavano su un altro gommoncino, si tuffasse in mare. Fino a quando i ragazzini fossero rimasti sui gommoncini, erano relativamente al sicuro, ma bisognava recuperarli per evitare che qualcuno finisse in mare, dato che in acqua è molto più pericoloso: la resistenza dipende da quanto tempo si riesce a stare a galla.

della Capitaneria di Porto di Genova, dove l'Ammiraglio Sergio Liardo, così come tutti i suoi predecessori, vuole tutti gli anni le nostre Unità Cinofile in spiaggia. Questo coordinamento è fondamentale, perché garantisce, come è successo, il contatto diretto con la Sala operativa e qualora fosse sopravvenuto un colpo di vento, sarebbe partita una motovedetta per recuperare tutti al largo.

Al riguardo, occorre sottolineare l'importanza della presenza di unità cinofile dove letteralmente il cane nella fase di rientro fa da rimorchiatore con il grande vantaggio che se anche il salvataggio viene fatto a 100-200 metri da riva, il conduttore del cane è tranquillo perché sa che in ogni caso il suo compagno, se allenato in maniera corretta, può nuotare per lunghissimo periodo.

Le Unità Cinofile Operative della Scuola Italiana Cani Salvataggio vengono addestrate ad operare su qualsiasi mezzo di soccorso: elicotteri, motovedette, gommoni, persino acquascooter. Come far capire al cane la differenza tra questi mezzi, ammesso che questo per lui sia necessario? Le nostre Unità Cinofile vengono fondamentalmente addestrate a operare con qualsiasi mezzo. Nelle nostre operazioni partiamo ovviamente dalla spiaggia, quindi il primo mezzo è un’imbragatura speciale, il delphi-

Un aspetto ulteriore da sottolineare, che riguarda questo episodio di Genova Voltri, è che la nostra squadra è presente grazie all'interessamento della Direzione marittima, quindi

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nus (in latino), che è indossata dal cane e gli permette di avere un grossissimo galleggiamento. Il cane diventa un salvagente a quattro zampe. L'altro mezzo complementare all'imbragatura galleggiante sono le pinne del conduttore. L'uomo indossa le pinne: la loro importanza è molto alta: basti pensare che il simbolo dei Rescue Swimmer sia italiani, sia americani è un paio di pinne incrociate). Il secondo mezzo è la SUP rescue. Utilizziamo quella gonfiabile e il grosso vantaggio è che diventa una piattaforma, come se fosse una porta-aerei, solo che è una “porta-cani”, quindi tecnicamente l'Unità Cinofila può pattugliare un tratto di mare molto più ampio non dovendo nuotare. Ci si trova veramente a pattugliare la spiaggia stando quasi al largo e completamente in sicurezza, inoltre la SUP permette anche di caricare delle persone, quindi rappresenta lo strumento per lo step successivo di salvataggio.

ELLIOTT IMBRAGATO

Riguardo ai mezzi navali, i cani sono addestrati a salire su moto d'acqua, gommoni e motovedette. Vale molto la pena sottolineare che i nostri cani sono anche abilitati tuffarsi dall’elicottero che, però, tecnicamente, non viene utilizzato spesso in operazioni di salvataggio, perché non ci sono mezzi a sufficienza. Questo dimostra comunque che un’Unità Cinofila, abilitata anche a tuffarsi in sicurezza dall’elicottero, riesce a “lavorare” persino con il mare in burrasca.

Le tecniche di insegnamento e le modalità di apprendimento delle Unità Cinofile sono diverse rispetto a quelle dei team di soccorso in montagna (dopo valanghe, o slavine), o persino di soccorso tra macerie dopo terremoti o altri eventi naturali? Tecniche di insegnamento e modalità di apprendimento delle nostre Unità Cinofile sono sicuramente diverse da quelle adottate per il soccorso in montagna per il semplice fatto che nel nostro caso noi non ricorriamo all'olfatto, mentre i cani della Protezione civile e del Soccorso alpino “usano” l'olfatto: cercano la persona scomparsa grazie proprio all’olfatto del cane. Nel nostro caso invece utilizziamo la “potenza” del cane. Per spiegare bene cosa si intende con questo, è utile il parallelo con i cani da slitta: per tirare una slitta servono 6 cani, mentre per tirare 6 persone basta un cane. Chiaramente il cane in acqua al lavoro si trova in un assetto “normale”: tecnicamente cammina come nuota o nuota come cammina e con un buon allenamento può rimorchiare a lungo delle persone senza nessun problema. Va considerato, inoltre, che il cane sente la corrente: non nuota mai controcorrente, cosa che può sembrare da poco, ma invece fa la differenza tra completare tutte le operazioni in sicurezza e avere dei problemi.

UNITÀ CINOFILA CON IMBRAGATURA E SALVAGENTE BAYWATCH

Secondo la cosiddetta “relazione avanzata”, l’interazione tra umano e cane può migliorare fino al punto che l’amico a quattro zampe è in grado di seguire il suo “padrone” in qualsiasi ambiente,

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compreso quello lavorativo. L’addestramento è importante anche per affrontare questa situazione “a terra”? In cosa consiste? In effetti, molte persone non sanno come si realizza questa relazione, che si consolida grazie ad istruttori che sono volontari della Protezione civile, che dedicano il loro tempo libero alla formazione di Unità Cinofile. Ognuno di noi ha il proprio cane e ci vive insieme sempre, durante la giornata, rimanendo in sua compagnia in vacanza, al ristorante, andando a prendere i figli a scuola… Io mi dedico sempre al mio cane: il cane viene con me, quindi diventa un cane in famiglia. La “relazione avanzata” è proprio questo. Poi, esiste la situazione meravigliosa in cui nella nostra scuola di addestramento, se ci sono 50 persone con i propri 50 cani contemporaneamente, molte volte è letteralmente il nostro cane che in pratica addestra i cani degli altri. Un episodio capitato al riguardo è quello di una ragazza australiana che ci informa che il suo cane Terranova “non entra in acqua”. Questo da noi non è un problema. Se capiterà di seguire i Corsi della Scuola, si verrà salvati anche da un cucciolo di 10 mesi. L’istinto è fortissimo: ed anche quando gli si comanda di andare a prendere una persona, il cane va a soccorrere solo chi gli viene detto di andare a prendere.

DAKOTA IN TUFFO DA MOTOVEDETTA

Come fanno i cani durante un’operazione di salvataggio a rimanere concentrati e non distrarsi? Perché questo avviene così mirabilmente? È una cosa facilissima: lavoriamo insieme. Capita rarissimamente di mandare il cane da solo, anche perché di solito gli interventi di salvataggio avvengono molto lontano, quindi il cane non vedrebbe cosa succede, ma noi usciamo insieme, esce la famosa Unità Cinofila che interviene contemporaneamente. Il cane quindi segue il compagno che indossa le pinne e che con la tecnica del delphinus gli si attacca per andare insieme verso la persona in difficoltà. Questa viene tranquillizzata ed attaccata al salvagente Baywatch o all’imbragatura del cane per tornare insieme a riva. Ci si affida all'istinto del cane che nuota verso rIva seguendo la corrente. Questa è una marcia in più, i cani sono il jolly che sa fare di tutto: partono da riva vincendo le onde, salgono su una SUP, sulla moto d'acqua, su un gommone, su una motovedetta, sono capaci di tuffarsi da un elicottero, di salire col verricello… Questa è un’esperienza incredibile che dura anni, perché un cucciolo di 10 mesi richiede un lavoro per anni: alle esercitazioni di elisoccorso impiegherà 2 o 3 anni, ma non c’è fretta! Il team è grandissimo: ci sono 300 - 400 cani in servizio in Italia, da quello che ha 1 anno ed è appena arrivato a quello che è un veterano anche di 7-8-9 anni e qualche volta anche di 10 anni. Ciò è possibile perché finché il cane sta bene e il veterinario dà l'autorizzazione, il tipo di lavoro in acqua è un po' anche un toccasana per la sua salute. In certe forme di displasia, a prescindere dal salvataggio, il nuoto permette al cane di lavorare con le articolazioni in assoluta assenza di gravità, senza forzarle, ma fortificando la muscolatura e magari risolvendogli dei problemi.

Letture consigliate • http://www.scuolacanisalvataggio.it • https://www.corriere.it/cronache/22_agosto_08/voltri-cani-salvataggio-kora-fendy-ludo-salvano-tre-fratellini-che-deriva-canotti99a6b04a-1719-11ed-b75e-23db5ddc9f20.shtml

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SALUTEPERLORO


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VETERINARIA

Vitamina D nel cane e nel gatto. Protezione delle ossa, ma non solo

Giacomo Biagi Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Università degli Studi di Bologna. Past President della Società Italiana di Alimentazione e Nutrizione Animale (SIANA)

Il ruolo della vitamina D è ben conosciuto da tempo, soprattutto riguardo alla salute delle ossa, tuttavia anche molti tessuti “non scheletrici” presentano recettori per questa vitamina, vale a dire siti specifici di interazione, attraverso i quali la vitamina D può esercitare numerose funzioni fisiologiche, oltre a quella della regolazione dell’equilibrio calcio - fosforo e del controllo del metabolismo osseo. Nell’uomo, ormai da molti anni, diversi studi scientifici hanno associato la carenza di vitamina D con l’insorgenza di molte patologie (tumori, malattie cardiovascolari, autoimmuni, infettive) e con l’incremento del tasso di mortalità totale della popolazione. Negli ultimi tempi, la vitamina D ha assunto un valore sempre crescente anche in medicina veterinaria ed anche negli animali da compagnia numerosi disturbi sono correlati a squilibri di questo nutriente. In diverse pubblicazioni scientifiche, è dimostrata la correlazione tra basso livello di vitamina D e malattie non correlate al metabolismo osseo.

Alla luce di quanto sopra riassunto, anche nel gatto e nel cane di casa la vitamina D presiede alle funzioni sopra ricordate? Sì, assolutamente sì. La vitamina D nella totalità dei mammiferi è fondamentale per tutto ciò che riguarda il metabolismo del calcio e del fosforo, quindi nello specifico per le ossa, però, pur con meno evidenza scientifica, sappiamo che in tutti gli animali -esattamente come nell'uomo, la vitamina D è molto importante anche per quanto riguarda la salute del sistema immunitario, il funzionamento di altri organi e la resistenza a determinate malattie.

Facendo un distinguo tra gatto e cane, qual è la dose giornaliera di vitamina D, tenendo presente le esigenze fisiologiche molto diverse che si creano, anche in considerazione dell’età del soggetto? Parliamo di dosi giornaliere di vitamina D per i cani ed i gatti, ma in veterinaria 2022;5,3.

non è tanto questo che conta, quanto piuttosto è importante la concentrazione di nutriente nella dieta. Le quantità di vitamina D che servono all’animale sono molto basse e sono espresse come Unità Internazionali (U.I), cioè come quantità necessaria di una sostanza in base alla sua attività biologica: Circa 50-60 Unità Internazionali ogni 100 g di sostanza secca del mangime nel cane Circa 30 Unità Internazionali per il gatto. Non esistono differenze importanti in funzione del momento fisiologico del pet. La differenza importante fra gatto e cane è che il gatto, per quanto concerne i dati che sono forniti da FEDIAF EuropeanPetFood, tollera anche quantità piuttosto elevate di vitamina D, mentre nel cane la dose che si consiglia di non superare è appena

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sette volte circa il fabbisogno minimo. Nel cane, pertanto, l'intervallo di sicurezza per l’impiego della vitamina D (che ad alte dosi in qualsiasi animale può essere tossica), è piuttosto ristretto.


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In quali alimenti di cui normalmente si cibano il gatto e il cane, è presente la vitamina D? Gli alimenti ricchi di vitamina D sono esattamente gli stessi della dieta dell’uomo: tipicamente quelli di origine marina, in particolar modo quelli che contengono grasso, perché la vitamina D è liposolubile. I pesci marini, eccezion fatta per quelli molto magri come il merluzzo, sono ottimi alimenti fonte di vitamina D. Nel pesce la vitamina D si accumula soprattutto nel grasso, in particolar modo nel fegato ed ecco perché l'olio di fegato di merluzzo ne è particolarmente ricco, al punto da essere un vero e proprio integratore di vitamina D, da usare quindi con una certa cautela.

Qual è il fabbisogno di vitamina D, sempre considerando età, condizioni fisiologiche come la gravidanza ed eventuali situazioni patologiche in corso, come fratture, o malattie delle ossa, o altro? In realtà non esistono indicazioni particolari riguardo al fabbisogno di vita-

mina D, neppure in funzione del diverso momento fisiologico dell’animale, o di eventuali malattie. Sappiamo peraltro che ci sono effettivamente alcune patologie che possono essere caratterizzate da una condizione di ipovitaminosi, cioè di carenza di vitamina D. È il caso, per esempio, dell'enteropatia cronica del cane: l’ipovitaminosi D, quando è presente in queste situazioni infiammatorie dell’intestino, che perdurano nel tempo (mesi o anni) in modo continuativo o intermittente, rappresenta un fattore prognostico negativo.

La vitamina D può essere utile a prevenire l’osteoporosi nell’animale domestico? Quali ulteriori patologie “extra ossee” possono essere prevenute dall’assunzione regolare di vitamina D? L'osteoporosi, così come è nota nell'uomo, nei nostri animali non c'è. Ovviamente possono manifestarsi situazioni caratterizzate da rarefazione della matrice ossea per cause di diversa natura e in tutte queste condizioni la raccomandazione è quella di garantire all'animale l’apporto di vitamina D, di calcio e di fosforo, ovvero di tutti quegli

elementi e sostanze che sono utili all'organismo per ricostituire la matrice ossea. Come sopra accennato, esistono patologie caratterizzate da carenza di vitamina D nei casi più gravi di enteropatia cronica ed anche nel caso della patologia renale cronica. Questa condizione nelle sue fasi terminali è caratterizzata da carenza di vitamina D perchè il rene, che è l'organo preposto ad attivarla, ha perso la sua funzione e non è più attivo. Il calcitriolo, la forma attiva della vitamina D, viene utilizzato in questa situazione nel cane come farmaco e non più come nutriente, proprio per gestire a volte le fasi terminali della malattia renale cronica, quando la carenza di vitamina D diventa un fattore di complicanza.

Letture consigliate • Zafalon RVA, Risolia LW, Pedrinelli V, et al. Vitamin D metabolism in dogs and cats and its relation to diseases not associated with bone metabolism. J Anim Physiol Anim Nutr (Berl). 2020; 104(1):322-342. • Mellanby RJ. Beyond the skeleton: the role of vitamin D in companion animal health. J Small Anim Pract. 2016; 57(4):175-80. • https://europeanpetfood.org

Contenuto di vitamina D (microgrammi per 100 grammi di alimento) in alcuni alimenti Alimento

Quantità di Vit. D (D2+D3*)

Olio di fegato di merluzzo

250

Salmone affumicato

17,1

Pesce spada

13,9

Uovo, tuorlo

5,4

Funghi secchi

3,9

Burro

1,5

Lonza di suino

0,8

https://www.valori-alimenti.com * Vitamina D2 (o ergocalciferolo) - Si trova naturalmente nelle piante e nei funghi Vitamina D3 (o colecalciferolo) - Si trova nei prodotti di origine animale

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2022;5,3.


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