Salutepertutti.it - Vol. 5 - n. 2 - 2022

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LA RIVISTA DELLA SALA D’ASPETTO

VOL. 5 - N. 2 - LUGLIO - 2022

ISSN 2611-9080

Scopo non è so della Scien za lo comp ma aiuta rendere, re M. Mon ti UCLA

Periodico quadrimestrale - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in abbonamento postale - 70% - LO/MI/3009 In caso di mancata consegna restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa.

Per un mondo più giusto Alfaro C.

NUTRACEUTICA Calo ponderale Cicero A.F.G.

MENOPAUSA Merzagora F, Carbonelli M.G, Nappi R.

ROBOTICA E NEURORIABILITAZIONE Boldrini P, Bonaiuti D, Mazzoleni S, Posteraro F.

VETERINARIA Cani da Salvataggio Pilenga F.

PET non convenzionali Cusaro S.

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consigli per l’esta te


VOLUME 5 - NUMERO 2 - 2022 www.salutepertutti.it INDICE

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Questionario tratto da Proust - Risponde Franca Leosini

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La menopausa nella vita delle donne - Francesca Merzagora, Maria Grazia Carbonelli,

10 utili consigli per prepararsi all’arrivo della bella stagione - Maria Papavasileiou Nutraceutici ed integratori nutrizionali a supporto del calo ponderale: alla ricerca della pietra filosofale - Arrigo F. G. Cicero Rossella Nappi

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La Conferenza di Consenso Nazionale sulla Robotica per la Neuroriabilitazione Paolo Boldrini, Donatella Bonaiuti, Stefano Mazzoleni, Federico Posteraro

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aBRCAdabra - Maria Grilli Per un mondo più giusto - Carlo Alfaro La Salute degli Italiani - Daniel Della Seta TikTok o Food Tok? - Ruben Cazzola Il ginecologo amico della salute delle giovani donne - Rossella Nappi intervistata da Lorella Bertoglio

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Consigli DOC - Carlo Alfaro Il dolore addominale - Marco Soncini intervistato da Paola Piovesana Scuola Italiana Cani Salvataggio - Ferruccio Pilenga Pet non convenzionali - Stefano Cusaro Lo snack, un piccolo premio per i nostri cani e gatti - Giacomo Biagi L’EDITORE Edizioni Scripta Manent s.n.c.

Via Melchiorre Gioia 41/A - 20124 Milano, Italy Tel. +39 0270608060 Registrazione: Tribunale di Milano n. 130 del 09.04.2018 e-mail: info@edizioniscriptamanent.eu web: www.edizioniscriptamanent.eu

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EDITORIALE

LA SALA D’ATTeSA Salutepertutti.it = Speranzapertutti.it I telegiornali nazionali di tutte le reti televisive, le fonti da cui la maggior parte dei cittadini apprende le notizie, in questo periodo storico appaiono come newsletter dell’Apocalisse: • Pandemia insopprimibile; • Guerra straziante; • Cambiamento del clima quasi irreversibile; • Siccità gravissima; • Femminicidi; • Infanticidi; • Ecc. Tutte queste disgrazie, ovviamente, rendono la nostra quotidianità molto opprimente. Salutepertutti.it è un organo informativo in controtendenza, vuole, cioè, portare alle persone notizie che possano farle stare bene. Ecco allora che i nostri Esperti attraverso articoli sulla prevenzione, sulla riabilitazione, sui diritti inalienabili di tutti i cittadini e sul benessere dei nostri animali convenzionali (e non) forniscono un barlume di speranza per il futuro più prossimo. Anche lo scopo della rubrica “Il Questionario di Proust”, che inaugura ogni fascicolo della rivista, è quello di mostrare che anche i personaggi “famosi” vivono problematiche e impressioni di se stessi simili a quelle della gente comune e che, pertanto, sono “uno di noi”. In definitiva Salutepertutti.it potrebbe anche chiamarsi Speranzapertutti.it, di cui in questo momento ce ne è un gran bisogno! Pietro Cazzola Direttore Responsabile

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La redazione di Salutepertutti.it è composta da colleghi medici. Per migliorare ulteriormente la rivista, abbiamo tre domande per Lei: 1. Riceve regolarmente Salutepertutti.it? 2. La legge Lei o la lascia a disposizione dei Suoi pazienti? 3. La rivista è di Suo gradimento?

?

Per piacere, ci risponda come Le è più comodo: 1. A questa mail info@salutepertutti.it 2. Tramite messaggio su Whatsapp a questo numero: 3772165296

Grazie 1

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Questionario tratto da Proust Risponde Franca Leosini Volto della televisione italiana, acuta, colta e pungente, con le sue "Storie maledette" e "Che fine ha fatto Baby Jane?" sta preparando il nuovo ciclo di puntate in Rai. L'abbiamo incontrata mentre ritirava il Premio Edela a Roma, ideato da Roberta Beolchi, dedicato alle personalità che si sono distinte in favore delle vittime del femminicidio, i figli, in primis, di coppie dissoltesi tra tragedie familiari e detenzione carceraria. È stata premiata al CONI dal Presidente Giovanni Malagò, dalla Ministra della Famiglia e Pari opportunità Elena Bonetti, assieme a decine di personaggi della cultura e dello spettacolo. MIO PRINCIPALE PREGIO, RISPETTO 1 ILALL’ALIMENTAZIONE IN GENERALE

6 IL COLORE CHE PREFERISCO, A TAVOLA

Io amo il bianco, il colore della purezza, mi piacciono i latticini e i prodotti caseari, anche un buon gelato al fior di latte, come producono in tanti.

Cerco essere il più possibile equilibrata, pochi stravizi, ma mi concedo qualche gratificazione.

MIO PRINCIPALE DIFETTO, RISPETTO 2 ILALL’ALIMENTAZIONE IN GENERALE

7 IL SAPORE CHE PREFERISCO

Amo la genuinità dei cibi e come molti, talora non mi trattengo di fronte alle meraviglie di certi piatti a tavola con i migliori ingredienti della nostra terra.

Svelo un piccolo segreto. Quando vado nella mia casetta di Capri, la notte mi concedo una barretta di cioccolato al latte...è una pausa dolce e gratificante.

3 LA MIA OCCUPAZIONE, TRA UN PASTO E L’ALTRO Mi dedico molto al lavoro dalla mattina presto per l'intera giornata. Il tempo che rimane è davvero poco...

8 LA MIA RICETTA PREFERITA

Adoro il cibo in genere, ma apprezzo molto qualche secondo piatto anche più elaborato, magari di pesce, che io non sarei mai in grado di realizzare.

4 IL MIO SOGNO DI FELICITÀ ALIMENTARE

Poter vedere finalmente una riduzione degli sprechi alimentari e un loro riutilizzo in una economia virtuosa e circolare che crei maggiore consapevolezza in noi consumatori fortunati, di Paesi progrediti. C'è ancora tanta povertà e vedere persone che rovistano nella spazzatura alla ricerca di cibo, anche oggi da noi, non è infrequente e assai doloroso.

9 IL MIO PASTO PREFERITO DURANTE IL GIORNO

Direi la cena, il momento dove posso fermarmi a pensare e fare un bilancio della giornata, purché sempre in buona compagnia.

PAESE DOVE VORREI VIVERE, DAL PUNTO DI 5 ILVISTA ALIMENTARE

Che c'è più bello dell'Italia con 20 regioni e 20 realtà capaci di proporre storie, maestria e tradizioni uniche? Basta viaggiare e quando io ho la fortuna di farlo conoscere queste storie di maestre di cucina di assoluto valore. 2022;5,2.

10 IL MIO MODO DI CONSUMARE PASTI

Con leggerezza e magari maggiore lentezza...

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CAMBIARE QUALCOSA 11 SENELDOVESSI MIO FISICO?

14 STATO ATTUALE DEL MIO ANIMO

12 IL CIBO CHE DETESTO PIÙ DI TUTTO

COLPE CHE MI ISPIRANO MAGGIORE 15 LEINDULGENZA A TAVOLA

13 IL DONO DI NATURA CHE VORREI AVERE

16 IL MIO MOTTO ALIMENTARE

Non troppo serena, ahimè, sono preoccupata per la guerra e per quanto accade attorno, in questa realtà globalizzata che inghiotte tutti oramai senza scelta.

Sono una donna che ama il gusto, che ha consapevolezza di sè e mi accetto per come sono, e spero mi accettino anche gli altri per quello che sono.

I sapori troppo forti e gli accostamenti innovativi che forzano troppo la mano dei cuochi o chef e non rispettano la tradizione. Alcuni piatti denominati "Mare e monti", ad esempio, non li amo troppo.

Quegli eccessi frutto del desiderio di compiere uno strappetto a tavola...

A tavola, assaggia una storia nel piatto.

La possibilità di vedere ancora tanti fiori e frutti per molti anni, e vedere limitata l'opera distruttrice dell'uomo.

lchi e Franca

Roberta Beo

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Leosini

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10 utili consigli per prepararsi all’arrivo della bella stagione C

on l’estate alle porte e la fine di una stagione invernale caratterizzata ancora da molte limitazioni in termini di attività sportive, ci troviamo di fronte alla difficile realtà di dover porre rimedio agli eccessi alimentari che solitamente caratterizzano la stagione fredda. La prova costume è dietro l’angolo e rischia di farci cadere in uno stato di ansia che potrebbe compromettere, se non sappiamo come affrontarla, la capacità di rimetterci in forma. Ma siamo ancora in tempo per migliorare la situazione e toglierci quella sensazione di gonfiore e pesantezza che tanto ci imbarazzano. Prima cosa abbandoniamo l’idea delle diete last minute drastiche ed ipocaloriche che, oltre a non portare ai risultati sperati, possono provocare danni alla salute e farci riprendere, con gli interessi, i chili persi. Occorre seguire una dieta equilibrata che consenta un dimagrimento sano e naturale, rimodel- lando il nostro corpo e rinforzando il nostro organismo. Di seguito 10 piccoli consigli per cercare, piano piano e in maniera sana, di riappropriarci del nostro corpo. Consigli che, se seguiti con regolarità, potranno aiutarvi a buttare giù quei chili di troppo accumulati nella stagione invernale e ad affrontare la fatidica prova costume in serenità, in salute e in forma.

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NON SALTARE MAI LA COLAZIONE

È errata la convinzione di dimagrire saltando il pasto più importante della giornata. Si rischia altrimenti di portare il metabolismo in modalità risparmio energetico, un meccanismo di difesa che l’organismo mette in atto, riducendo il fabbisogno calorico.

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EVITARE IL CONSUMO DI TROPPE GOMME DA MASTICARE

Dato che aumentano la secrezione dei liquidi gastrici necessari alla digestione, attivando i centri di fame e sazietà che penseranno di dover ricevere alimenti. Non vedendo arrivare nulla, aumenterà la sensazione di fame.

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FARE PASTI LEGGERI

Sostituendo quelli pesanti e ricchi di grassi e zuccheri con qualcosa di light e fresco come insalate di pasta, o riso, o piatti a base di verdure miste e di stagione. Questi alimenti daranno l’energia e i nutrienti di cui avete bisogno, senza sovraccaricare lo stomaco, facendovi sentire più sani e più leggeri.

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RICORDARE SEMPRE CHE LA QUALITÀ DEGLI ALIMENTI È FONDAMENTALE

Sia in ottica di dimagrimento che in ottica salutista. Nella mia esperienza con i pazienti, ho potuto riscontrare che, spesso, le persone obese assumono le stesse calorie di quelle normopeso, ma con alimenti malsani e grassi.

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DORMIRE REGOLARMENTE, ALMENO

8 ore al giorno e ciò aiuterà tantissimo contro gli sbalzi d’umore, lo stress ed il nervoso, evitandovi visite notturne al frigorifero.

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FARE ATTIVITÀ FISICA IN MANIERE REGOLARE

Sembrerà banale, ma non lo è. Si tratta di un fattore molto importante per la perdita di peso che può enfatizzare notevolmente i risultati di una dieta. L’importante è assicurarsi sempre un deficit calorico tra calorie assunte e calorie perse durante l’esercizio fisico.


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BENESSERE Maria Papavasileiou Nutrizionista e dietista, Milano

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GLI SPUNTINI LEGGERI

Aiutano a non arrivare con la sensazione di fame ai pasti principali. Utilissimi sono gli spuntini di frutta o yogurt. Oltre a essere ricchi di vitamine aiutano la motilità intestinale e quindi a liberarci da quella sensazione di gonfiore.

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LA DIETA DEVE ESSERE EQUILIBRATA

Non serve a nulla eliminare i carboidrati (zuccheri) drasticamente. Non è utile a livello biochimico e soprattutto si rischia di compensare con alimenti sbagliati, oltre al fatto che diete di questo tipo non possono essere seguite per lungo tempo, perché non fanno bene al fisico.

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IDRATARSI ADEGUATAMENTE

Bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno iniziando la mattina e poi continuando con regolarità nel corso della giornata. L’acqua, oltre a combattere la ritenzione idrica, aiuta a reintegrare i sali minerali perduti con la sudorazione tipica delle calde giornate estive. Importante, però, è non sostituire l’acqua con bevande gassate o zuccherate.

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EVITARE DI ECCEDERE CON LO ZUCCHERO

E soprattutto, è bene chiarire che lo zucchero di canna ha la stessa quantità di calorie contenute nello zucchero bianco. Quello che cambia è la maggiore quantità di vitamine che si trova nello zucchero di canna poco processato e in versione molto integrale, tipologia di prodotto che non si trova in realtà in commercio nei supermercati.

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NUTRACEUTICA Arrigo F.G. Cicero

Nutraceutici ed integratori nutrizionali a supporto del calo ponderale: alla ricerca della pietra filosofale

Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Chi non desidererebbe sapere di poter mangiare ciò che vuole senza correre il rischio di ingrassare?

doppie/triple rispetto a quelle presenti sul mercato. Questo sotto-dosaggio è legato per lo più al fatto che non si vuole presentare un prodotto che richieda numerose somministrazioni al giorno, in formulazioni scomode (es: buste voluminose, difficili da sciogliere), molto caro e/o di scarsa palatabilità. 3) Poche sostanze funzionano per la scarsa qualità di ciò che si trova in commercio. Gli estratti vegetali devono essere concentrati e titolati in principi attivi, spesso lavorati con tecnologia farmaceutica per essere resi bioaccessibili/biodisponibili (=per essere assorbiti dal corpo!). Questo, però, ancora una volta aumenta il costo dei prodotti e li rende meno attrattivi per l’acquirente. 4) Poche sostanze esercitano un effetto sul peso corporeo sul breve termine. Quindi, i cosiddetti “metodi” che prevedono effetti per supplementazioni di un mese, spesso giocano sull’effetto diuretico/lassativo che dà un’impressione finale di sgonfiarsi. Tutto molto effimero!

È un po’ come il sogno di una vita eterna in buona salute! Il mercato ufficiale dei nutraceutici (quello mediato dalle farmacie, per intenderci), è caratterizzato da un alto livello di fiducia e di consumo degli integratori alimentari che si è mantenuto elevato anche in corso di crisi economica e pandemia da COVID-19. L'unico settore della nutraceutica che ha un mercato in continuo calo da almeno un decennio è quello degli integratori finalizzati al calo ponderale (anche se non è dato conoscere i dati delle vendite via web o porta a porta).

Perché questo? Per una serie di motivi: 1) Poche sostanze funzionano. Non è vero che nessuna molecola naturale aiuta a calare di peso o a mantenere il peso attuale, ma sono poche quelle che lo fanno per un meccanismo d’azione definito ed in modo quantitativamente misurato in studi clinici controllati (es.: caffeina, estratto di caffè verde, epigallocatechina-gallato, fibre solubili, Garcinia cambogia, etc.). 2) Poche sostanze attive funzionano alle dosi proposte dal mercato. Le dosi testate negli studi clinici spesso sono

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Quindi, non è che non esistano prodotti supportivi per il calo ponderale, ma la prescrizione deve essere sartoriale. Possono essere utili tutti quelli sopra citati, ma dosati in modo adeguato, per l’azione saziante e/o per l’effetto di stimolazione del metabolismo. Possono avere un razionale di impiego anche integratori che modulano lo stato di stress che porta ad assumere cibo in modo compulsivo, come il magnesio, il 5-idrossi triptofano o S-adenosil-metionina. Vanno evitati diuretici, lassativi e prodotti contenenti iodio, potenzialmente pericolosi per la salute. Ora vengono proposti anche probiotici contenenti ceppi più o meno specifici che favorirebbero il calo ponderale: anche in questo caso con prodotti di alta qualità potrebbe anche essere vero, ma la somministrazione deve essere di lunga durata, la probabilità di risposta molto variabile su base individuale, e la persistenza nel tempo ancora non chiara. E se state seguendo una dieta chetogenica… non cercate scorciatoie comprando chetoni esogeni, ma seguite rigorosamente i suggerimenti del vs. consulente, che deve essere un professionista della salute (medico dietologo, dietista, biologo nutrizionista). Mai assumere integratori fai da te, specie in questo ambito! E soprattutto, non esiste integratore che possa compensare una scarsa adesione alla dieta prescritta ed una sedentarietà marcata.

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MENOPAUSA

La menopausa nella vita delle donne

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enché una donna su 2 affermi di essere entrata in menopausa con semplicità e con un adeguato supporto medico, il 37% racconta di aver avuto un impatto decisamente negativo e di essersi sentita sola nell’affrontare questa fase della vita e poco seguita a livello medico. Inoltre, più del 50% delle donne in climaterio lamenta sintomi come mal di testa, disturbi del sonno e stanchezza, mentre più di 1 donna in menopausa su 2 soffre in maniera moderata o grave di diminuzione del desiderio e del piacere sessuale, aumento di peso, dolori articolari e muscolari, vampate di calore e sudorazione. Nonostante ciò, quasi la metà delle donne in questa fase non ricorre ad alcun rimedio per farvi fronte, facendo al massimo uso di integratori alimentari (27%) e prodotti erboristici (17%); solo il 5% è ricorso a terapia ormonale sostitutiva (TOS). Nonostante l’80% delle donne abbia sentito parlare della TOS e una su 2 la percepisca come una terapia di supporto per la menopausa, esistono ancora delle forti barriere: la menopausa viene considerata, infatti, come una fase naturale della vita (43%) in cui non è necessario prendere farmaci se non indispensabili (48%), perché si ha timore anche di possibili effetti collaterali (35%).

FRANCESCA MERZAGORA, Presidente Fondazione ONDA

“Nonostante le donne dichiarino di essere bene informate sulla menopausa e sulle terapie che possono ridurre la sintomatologia soprattutto per coloro che sono particolarmente sensibili al calo ormonale, l’indagine ha evidenziato numerose barriere culturali che rendono più difficile affrontare questo momento particolare della vita della donna. Per questo è indispensabile supportare le donne con un’informazione adeguata su cosa dovranno aspettarsi dalla menopausa e anche su come potervi fare fronte per viverla al meglio. Il ginecologo e il medico di medicina generale hanno un ruolo fondamentale sia nel poter fornire un’informazione che sia chiara e non allarmistica sia nel favorire l’accesso alla terapia ormonale sostitutiva che, secondo l’indagine, viene proposta a 1 donna su 4”.

Questi sono alcuni dei risultati dell’indagine di Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere “La menopausa nella vita delle donne”, realizzata dall’Istituto di ricerca Elma Research con il contributo incondizionato di Theramex, allo scopo di sondare la percezione e i vissuti che le donne italiane associano alla menopausa, esplorando le aspettative e i timori generati da questa delicata fase della vita della donna. L’indagine è stata realizzata su un campione di 315 donne in età compresa tra 44 e 65 anni, tramite interviste CAWI della durata di 15 minuti. Dall’indagine è emerso, inoltre, che l’84% delle donne italiane ritiene di avere un livello di informazione medio-alto sul tema della menopausa. Le principali fonti di informazioni sono rappresentate da amiche e familiari (71%) e dalle figure professionali, ginecologo (67%) e medico di medicina generale (36%), e da siti internet (53%). In particolare, le donne si rivolgono al medico soprattutto quando si avvicinano al periodo di ingresso in menopausa e principalmente per parlare dell’impatto che avrà sul benessere fisico (67%) e delle terapie e i rimedi per ridurne i sintomi (68%).

MARIA GRAZIA CARBONELLI,

Direttore UO Dietologia e Nutrizione, Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma “L’arrivo della menopausa rappresenta un momento particolarmente delicato per le notevoli modificazioni fisiche e psicologiche ad essa correlate” sostiene “Uno stile di vita sano con una corretta alimentazione ed una regolare attività fisica aiutano ad evitare le principali conseguenze nutrizionali legate alla menopausa. Le variazioni di peso, l’aumento del grasso viscerale con ripercussioni sulla glicemia e sul colesterolo, la ritenzione idrica, la stanchezza muscolare, l’osteoporosi sono condizioni che possono avvalersi di una adeguata dietoterapia ed eventuale supplementazione con prodotti specifici per affrontare la menopausa al meglio. Consultare anche un medico dietologo oltre al ginecologo favorisce un approccio completo per la salute della donna in questa fase della vita”.

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ROSSELLA NAPPI,

Professore di Ginecologia e Ostetricia e responsabile del Centro della Menopausa ad alta complessità dell’IRCCS Policlinico San Matteo - Università degli Studi di Pavia “È confortante che la metà delle donne italiane entrino in menopausa con naturalezza, ma è un peccato rilevare che tante altre soffrono di sintomi invalidanti senza un aiuto davvero efficace da parte del medico. La ricerca ci sta mettendo a disposizione terapie molto sicure, a base di ormoni identici a quelli che la donna aveva prima di entrare in menopausa, per contrastare al meglio vampate, sudorazioni notturne e disturbi del sonno che hanno un impatto notevole sulla vita quotidiana ed il senso di benessere. In particolare, è importante sapere che oggi è possibile personalizzare il tipo e la durata della terapia per ridurre al minimo gli eventuali rischi che sono stati notevolmente ridimensionati da studi recenti ed ottenere numerosi benefici preventivi sul versante osseo, cardiovascolare e cognitivo in tutte le donne, soprattutto se in menopausa prima dei 50 anni”.

www.ondaosservatorio.it

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RIABILITAZIONE

La Conferenza di Consenso Nazionale sulla Robotica per la Neuroriabilitazione

Paolo Boldrini (SIMFER), Donatella Bonaiuti (SIMFER), Stefano Mazzoleni (SIRN), Federico Posteraro (SIRN)

LE CONCLUSIONI DI TRE ANNI DI LAVORO MULTIDISCIPLINARE

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a prima Conferenza Nazionale di Consenso (Cicerone) sull’utilizzo dei robot e dispositivi elettromeccanici per la riabilitazione delle persone con disabilità di origine neurologica si è conclusa alla fine del 2021 offrendo vari elementi di riflessione sull’utilizzo di tali dispositivi sulla base delle evidenze esistenti in letteratura che siano di indicazione all’uso per tutti quelli che svolgono un’attività clinica e riabilitativa, per i pazienti, ma anche per i programmatori sanitari, i progettisti e tutti coloro che hanno un interesse di tipo professionale in questo ambito. Innanzitutto, per la prima volta è stata proposta una classificazione esaustiva dei dispositivi messi sul mercato, al fine di descriverne le caratteristiche costruttive e di funzionamento e di orientare la selezione sulla base del progetto riabilitativo di ogni paziente e quindi anche del bisogno da parte degli utilizzatori, anche orientando, con un linguaggio comune, la ricerca in questo campo.

È noto che l’intensità e la ripetitività dell’esercizio sono fattori determinanti della riabilitazione utili al recupero motorio e quindi la robotica garantisce un trattamento intensivo che convenzionalmente spesso non è riproducibile e offre inoltre la possibilità di monitorare i progressi ottenuti tramite la registrazione di numerosi parametri relativi al movimento e all’interazione con il robot, e di rendere possibile la progressione del training.

I dispositivi disponibili sul mercato sono stati scrupolosamente classificati in base alle loro caratteristiche strutturali e funzionali, per aiutare a scegliere quelli ottimali per il percorso di riabilitazione di ciascun paziente con danno neurologico.

Princìpi e finalità della Conferenza di Consenso sulla Robotica nella riabilitazione a seguito di un danno neurologico

In seguito all’analisi effettuata con rigore metodologico della letteratura scientifica ad oggi esistente, le indicazioni emerse in conclusione alla Conferenza di Consenso hanno messo in evidenza che in generale il training (addestramento) riabilitativo con dispositivi robotici è raccomandabile in molti quadri di disabilità di origine neurologica.

- Pone come prioritaria la centralità dell’essere umano - Dispone il trattamento intensivo secondo intensità e ripetitività dell’esercizio non altrimenti riproducibili

La premessa fondamentale del documento finale della Conferenza di Consenso sta nel valore prioritario della centralità dell’essere umano e dell’attenzione da porre affinché venga evitata qualsiasi delega indiscriminata alla tecnologia e, anzi, che venga promosso il suo utilizzo perché la relazione medico/professionista sanitario - paziente divenga più efficiente, precisa, rapida e anche meno costosa.

- Consente il monitoraggio dei progressi - Stabilisce la necessità di dispositivi adatti ad ogni singolo paziente, per realizzare un programma riabilitativo personalizzato

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Il documento finale della Conferenza, tuttavia, sottolinea che il trattamento assistito da robot deve essere effettuato “in aggiunta” a quello convenzionale. Nella maggior parte dei casi non è ancora possibile dedurre dalla letteratura scientifica la “posologia” ideale di questi trattamenti riabilitativi (come ad esempio intensità, frequenza e durata complessiva del trattamento) per ogni tipologia di paziente. Viene tuttavia ripetuto più volte che per ogni paziente, per ogni disabilità, occorre un dispositivo “adatto”, con maggiore o minore assistenza per il movimento, con un programma di lavoro riabilitativo individualizzato. Nell’adulto, il trattamento con dispositivi robotici è indicato nella maggior parte delle condizioni disabilitanti di origine neurologica. Tutto ciò è sostenuto anche da numerose Linee Guida internazionali, in particolare per la cura dell’ictus. Per l’arto superiore, viene indicato l’utilizzo del robot in tutte le patologie neurologiche per ottenere un migliore controllo motorio, per incrementare la forza, la funzionalità globale e quindi l’autonomia. Anche in questo caso non vi è ancora uniformità nella “posologia” del training, ma tuttavia vi è un accordo unanime che la terapia assistita dal robot deve essere orientata a un obiettivo riabilitativo specifico e personalizzata in base alle necessità del momento del paziente nella fase evolutiva della disabilità in cui si trova, e deve essere offerta sempre in aggiunta al trattamento convenzionale motorio-cognitivo.

purtroppo frequenti, viene sottolineato quanto l’utilizzo dei dispositivi robotici vada sempre considerato come integrazione del trattamento riabilitativo convenzionale, ma debba essere offerto soprattutto ai pazienti più gravemente compromessi. Ovviamente si raccomanda l’utilizzo dei dispositivi robotici soprattutto nei casi in cui non siano a disposizione approcci riabilitativi convenzionali che garantiscano pari intensità di trattamento. Lo stesso vale anche per le persone con esiti di traumi midollari. In questo caso il mercato si è diversificato da anni con sistemi anche dinamici, ovvero non su treadmill (tapis roulant) offrendo, per le persone con lesioni complete, dei dispositivi assistivi, soprattutto per il cammino, e non riabilitativi, ma ugualmente utili per il miglior funzionamento anche non solo motorio (apparato respiratorio, cardiovascolare, sfinterico, osseo, ecc.). Anche per l’età evolutiva, i risultati della Conferenza Nazionale di Consenso orientano per l’utilità della riabilitazione assistita da robot, anche se non ancora con evidenze forti, ma supportate dal parere degli esperti, e sottolineano che i risultati sono promettenti anche senza la necessità di cicli prolungati delle sedute (1-2 mesi complessivi), mettendo in rilievo che il potenziale feedback sensomotorio e cognitivo garantito da questi dispositivi può essere personalizzato e aumentare gli effetti sul compito e sull’apprendimento motorio del bambino. Ovviamente, soprattutto per l’età evolutiva, l’utilizzo è condizionato dalle capacità attentive, dai deficit cognitivi e anche sensoriali visivi del bambino.

Le indicazioni sono più chiare nel caso del training per il recupero del cammino nell’adulto, ove maggiore è la letteratura scientifica specifica: il trattamento assistito da robot, in particolare nel paziente con esiti di ictus, è utile per il recupero del cammino, soprattutto se nelle fasi precoci e nelle disabilità più gravi: ben dieci differenti Linee Guida internazionali sulla cura dell’ictus lo sottolineano. Le persone con esiti di ictus e compromissione del cammino traggono maggior beneficio dal trattamento con dispositivi robotici quanto peggiore è il loro deficit funzionale e i risultati sono tanto migliori quando il training assistito da robot si avvale anche di altre tecnologie contemporaneamente, quali la realtà virtuale, la stimolazione transcranica, l’elettrostimolazione funzionale. Allo stesso modo è una buona opportunità, ma con minore forza e uniformità di conclusioni, il trattamento assistito da robot: a) nella malattia di Parkinson, ove agisce soprattutto sull’equilibrio, sulle caratteristiche del cammino, ma anche nei fenomeni di freezing (“congelamento”, sensazione di “piede incollato”); b)nella Sclerosi Multipla, dove i lavori riportano oltre a un miglioramento della deambulazione, anche un misurabile miglioramento dell’autonomia e della qualità di vita.

I dispositivi robotici presentano un elevato grado di sicurezza, ma devono sottostare alla regolamentazione per i dispositivi medici della Comunità Europea. Le conclusioni della Conferenza Nazionale di Consenso Cicerone, che si basano su analisi della letteratura che dovranno essere continuamente aggiornate, evidenziano che al momento non sono ancora stati validati protocolli standard, né formule organizzative per i migliori risultati, ma indicazioni via via più forti per la riabilitazione in ambito neurologico. Alcune evidenze di efficacia sono già emerse e incoraggiano in generale l’utilizzo di questa tecnologia. Purtroppo, sono emerse alcune lacune che dovranno guidare i prossimi studi della ricerca scientifica e tecnologica, soprattutto sulla “posologia” del trattamento per ogni tipologia di paziente, ovvero sul dispositivo più adatto ad ogni quadro disabilitante, sulla frequenza delle sessioni, la durata dell’intero trattamento e gli endpoint (obiettivi).

In tutte queste condizioni neurodegenerative disabilitanti, 2022;5,2.

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PREVENZIONE Maria Grilli

aBRCAdabra

Segretaria Generale aBRCAdabra ONLUS

“La prima Associazione nazionale nata per sostenere tutti i portatori di mutazioni dei geni BRCA e le loro famiglie” La prevenzione è in assoluto lo strumento più potente per far fronte alle malattie oncologiche che, se non vengono “intercettate” per tempo, diventano un concreto pericolo per la vita delle persone. In questo numero di Salutepertutti.it gli Esperti dell’Associazione aBRCAdabra affrontano questo aspetto riguardo al tumore ovarico.

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gni anno in Italia vengono diagnosticati circa 5.200 nuovi casi di carcinoma ovarico. Solo una diagnosi tempestiva può migliorare le probabilità di sopravvivenza che, se il tumore ovarico viene diagnosticato in stadio iniziale, è del 75% - 95%. Il tumore ovarico è molto insidioso per due principali motivi: 1. Anzitutto è caratterizzato da sintomi aspecifici; 2. Non esistono attualmente strumenti di prevenzione, nè test di screening per la diagnosi precoce. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è bassa, pari al 39,5%, poiché la maggior parte di queste forme tumorali viene diagnosticata in fase avanzata.

Il cancro ovarico rappresenta circa il 30% di tutti i tumori maligni dell’apparato genitale femminile • Le forme epiteliali sono le più frequenti (60%) e colpiscono le donne sia in età riproduttiva, sia in età avanzata • I principali fattori di rischio delle forme epiteliali sono legati all’assetto ormonale e all’ovulazione

Cosa dice la Specialista

Ketta Lorusso Professore associato di Ginecologia e Ostetricia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma. Responsabile UOS Programmazione Ricerca Clinica della Fondazione Policlinico Gemelli IRCSS. Membro Comitato Tecnico Scientifico di aBRCAdabra.

“Alcune strategie terapeutiche sono in grado di aumentare la sopravvivenza globale delle nostre pazienti e non solo la sopravvivenza libera da progressione di malattia. Le due strategie sono una chirurgica e l’altra farmacologica. Lo studio internazionale DESKTOP-III ha dimostrato che la chirurgia della recidiva di tumore ovarico si traduce in un aumento della sopravvivenza: le pazienti operate vivono almeno 8 mesi più rispetto a quelle non operate e che ricevono la sola chemioterapia. Fondamentale, naturalmente, è che la recidiva del tumore sia asportata completamente presso un ottimo centro di riferimento, dove la donna possa trovare tutte le competenze e l’expertise per gestire la chirurgia della recidiva che spesso è ancora più complessa della chirurgia della prima linea. Un’altra indicazione che viene da questo studio è quella di potenziare il follow-up (controllo programmato) di queste pazienti, perché bisogna essere in grado di individuare la recidiva in fase iniziale, quando è ancora potenzialmente operabile. I risultati ottenuti in questo studio suggeriscono dunque di far sempre valutare al chirurgo la paziente con recidiva di tumore ovarico, prima di iniziare la chemioterapia”.

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• Un aumento del rischio è stato registrato infatti in donne in post-menopausa trattate con terapia ormonale sostitutiva (estrogenica) per lungo tempo (più di 10 anni) • L’aver avuto gravidanze multiple, l’allattamento al seno e un prolungato impiego di contraccettivi orali riducono il rischio • In particolare, donne con pregresse gravidanze multiple presentano una riduzione del rischio di circa il 30% rispetto a donne che non hanno partorito • Circa il 10% - 20% dei tumori ovarici riconosce una base di predisposizione ereditaria

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La strategia farmacologica riguarda invece i PARP-inibitori, una classe di farmaci che sta cambiando la storia della malattia nel tumore ovarico, in prima e seconda linea. Delle performance di olaparib nello studio SOLO-2 finora si conoscevano solo i risultati – anch’essi molto importanti – sull’allungamento della sopravvivenza libera da progressione di malattia: il farmaco, somministrato in prima linea nelle pazienti con tumore dell’ovaio e mutazione dei geni BRCA, ritarda la recidiva mediamente di tre anni. Dall’ASCO (American Society of Clinical Oncology, Società Americana di Oncologia Clinica) arrivano adesso dati di sopravvivenza dello studio SOLO-2, effettuato su donne con recidiva tardiva di tumore dell’ovaio BRCA-mutato, quella che insorge a più di 6 mesi dalla fine della chemioterapia a base di platino. Queste pazienti venivano sottoposte ad un nuovo trattamento a base di platino e se rispondevano a questo trattamento, venivano messe in mantenimento con olaparib o con placebo. Questo PARP-inibitore ha aumentato la sopravvivenza da 38,3 mesi a 51,7 mesi, riducendo del 26% il rischio di mortalità in queste donne. Si tratta di un risultato straordinario, che non raggiunge per poco la significatività statistica, ma il valore clinico di questi risultati supera di gran lunga la statistica e si traduce in un anno di vita in più per le pazienti che assumono questo farmaco”.

Cosa dice la paziente

Fausta Intravaia Referente di aBRCAdabra per la regione Sicilia

“Il desiderio più grande della mia vita era diventare madre, avere un figlio con il quale condividere divertimento, sogni e progetti. È svanito tutto troppo in fretta, perché a 37 anni scopro di essere portatrice della mutazione BRCA1 e durante la preparazione del mio intervento di mastectomia bilaterale preventiva, scopro un tumore ovarico al terzo stadio. Da qui, due interventi e sei mesi di chemioterapia. Avrei voluto piangere fra le braccia di mia madre, ma è mancata troppo giovane, dopo aver sviluppato prima di me un tumore al seno e poi all’ovaio. Purtroppo questo stesso destino è toccato anche a nonna e zie. Oggi vorrei gridare a tutti quanto sia importante la prevenzione, che per noi portatrici della mutazione dei geni BRCA si può realizzare solo attraverso la chirurgia profilattica. Prevenire il cancro attraverso la chirurgia significa mettersi in sicurezza, perché la vita è un dono e non va sprecato. Chi scopre, quando è sana, di essere portatrice della mutazione BRCA può salvarsi attraverso interventi chirurgici per la riduzione del rischio, evitando tutta la sofferenza e le paure che la malattia porta con sè. Alle donne dico: “Scegliete il momento giusto per farlo, ma fatelo. Vogliatevi bene”.

Letture consigliate • www.abrcadabra.it

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Per un mondo Più giusto di Carlo Alfaro

Salutepertutti.it da questo numero invita i suoi lettori ad un altro appuntamento fisso: un incon tro con argomenti molto dibattuti, spesso strum entalizzati e ancora più spesso rigettati da chi, non conoscendoli bene, rifiuta di prenderne atto, o, più gravemente, se ne sente scandalizzato. In questo spazio, il Dott. Carlo Alfaro spiegherà molte cose.

GIORNATA CONTRO L’OMOFOBIA: LE ISTITUZIONI AL PASSO CON I TEMPI

I

l 17 Maggio viene celebrata la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia e contro ogni forma di atteggiamento pregiudiziale basato sull’orientamento e l’identità sessuale. Ideata nel 2004 dall’attivista martinicano Louis-George Tin e indetta con la risoluzione del Parlamento Europeo del 26/04/2007, attualmente è riconosciuta dalle Nazioni Unite in oltre 130 Paesi. La celebrazione ricorre il 17 Maggio per ricordare il giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha depennato, nel 1990, l’omosessualità dalla classificazione delle malattie mentali, definendola una “variante naturale del comportamento umano”. Dopo 4 anni la decisione divenne operativa, eliminando la diagnosi di omosessualità dalla nuova edizione del Manuale diagnostico dei disturbi mentali del 1994. Dal 18 Ottobre 2018 l’OMS ha de-psichiatrizzato anche l’incongruenza di genere, ossia il disaccordo fra genere assegnato alla nascita e identità di genere, eliminandola dalle patologie mentali e del comportamento, per collocarla in un nuovo capitolo della classificazione internazionale delle

malattie (ICD-11) in vigore dal 1° Gennaio 2022, intitolato “Condizioni associate alla salute sessuale”. L’omosessualità e la transessualità, dunque, non sono malattie mentali e chiunque dichiari il contrario va contro le innegabili evidenze scientifiche.

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Il tema rientra in quello più ampio della lotta alle discriminazioni, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dei valori dell’uguaglianza e della giustizia, del riconoscimento e valorizzazione delle differenti sfumature che caratterizzano l’essere umano, dell’inclusione e della tolleranza. Il principio di uguaglianza e di non-discriminazione costituisce un elemento fondamentale della protezione dei diritti umani, nel solco dei dettami delle Democrazie, come garantito dall’art. 14 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Costituzione italiana, che all’art. 3 sancisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

glianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, precisando: “La società viene arricchita dal contributo delle diversità. Attitudini personali e orientamento sessuale non possono costituire motivo per aggredire, schernire, negare il rispetto dovuto alla dignità umana, perché laddove ciò accade vengono minacciati i valori morali su cui si fonda la stessa convivenza democratica. Disprezzo, esclusione nei confronti di ciò che si ritiene diverso da sé, rappresentano una forma di violenza che genera regressione: gli episodi di violenza, morale e fisica, colpendo le vittime, oltraggiano l’intera società. Solidarietà, rispetto, inclusione, come ha dimostrato anche l’opera di contrasto alla pandemia, sono vettori potenti di coesione sociale e di sicurezza”.

L’Unione Europea in occasione della Giornata 2022 ha ribadito il suo fermo impegno a rispettare, proteggere e realizzare il pieno ed equo esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI). L’Unione Europea ha affermato in più occasioni che i giovani LGBTI devono essere messi in grado di esercitare il loro diritto di partecipare a tutti gli aspetti della vita comunitaria e vedersi garantito il diritto di essere protetti da violenza e molestie, per cui è necessario che i Governi e le Istituzioni sanitarie adottino misure sistematiche per migliorare la sicurezza di questi minori e garantire loro parità di trattamento.

Letture consigliate

• Cochran S D, Drescher J, Kismödi E, et al. Proposed declassification of disease categories related to sexual orientation in the International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (ICD-11). Bull World Health Organ. 2014; 92: 672679. • Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo. https://www.echr.coe.int/documents/convention_ita.pdf • Costituzione della Repubblica italiana. https://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf • OHCHR: About LGBTI people and human rights. https://www.ohchr.org/en/sexual-orientation-and-gender-identity/about-lgbti-people-and-human-rights

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dichiarato che la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia è l’occasione per ribadire il rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza e, dunque, per riaffermare la centralità del principio di ugua-

• Levine D A and the Committee on Adolescence. Office-Based Care for Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, and Questioning Youth. Pediatrics. 2013; 132(1):e297-e313.

ISRAELE, PERMESSO DI SOGGIORNO TEMPORANEO AI PALESTINESI LGBT PERSEGUITATI

Israele permetterà ai palestinesi perseguitati della comunità LGBT in fuga dai territori palestinesi, un permesso di soggiorno temporaneo fintanto che non troveranno un altro paese che li accoglierà in via definitiva come Canada e Australia. Lo scorso ottobre, Zahava, una persona transgender dei territori palestinesi, si era tolta la vita mentre stava tentando di trovare lavoro in Israele dopo essere sfuggita ai maltrattamenti brutali della sua famiglia che non aveva accettato la sua natura. Sia l’Autorità Palestinese che la Striscia di Gaza avevano represso l’attivismo LGBT in passato con una serie di operazioni contro i sostenitori di questa minoranza perché “infrangeva il più nobili principi e i valori della società palestinese”.

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https://www.facebook.com/page/386438174765883/search/?q=LGBT&locale=it_IT%2F


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LA SALUTE DEGLI ITALIANI

Ricerca scientifica e prevenzione contro le malattie neurodegenerative

Daniel Della Seta Giornalista, autore e conduttore de "L'Italia che va..." Rai e Focus Medicina.

MALATTIA DI ALZHEIMER: ALLO STUDIO ANTICORPI MONOCLONALI E “COCKTAIL DI FARMACI” CONTRO LE DIVERSE CAUSE. LA PREVENZIONE RESTA LA PRIMA ARMA

L

a “demenza”, nelle sue diverse espressioni, caratterizza sempre più spesso la terza e la quarta età. Distrugge la persona, ma non cancella la vita: per questo la ricerca scientifica è al lavoro per migliorare la quotidianità di chi ne soffre o rischia di andarvi incontro. Il Prof. Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana Psicogeriatria (AIP), spiega che la demenza in senso generale si può affrontare con “modalità cliniche”. Non disponiamo ancora di farmaci adeguati, ma il progresso è tale che nei prossimi 2-3 anni avremo una risposta sul piano farmacologico. La ricerca scientifica di nuovi farmaci si sta indirizzando verso la capacità di rallentare la formazione della sostanza beta-amiloide nel cervello, responsabile dell’effetto negativo sui neuroni (cellule nervose): queste terapie mirano a una riduzione dei sintomi e a un rallentamento dell’evoluzione della malattia. Oggi, adottando un altro approccio, possiamo proteggere i neuroni con la prevenzione. Prevenzione significa: • Evitare la solitudine • Stimolare il sistema cognitivo • Seguire un’alimentazione adeguata e corretta • Svolgere un’attività fisica (almeno 500 metri di camminata al giorno) Rallentare la comparsa della malattia può voler dire anche non averla mai Marco Trabucchi

QUALCHE DETTAGLIO Malattia di Alzheimer – È un tipo di demenza che provoca problemi della memoria, del pensiero e del comportamento. La progressione è lenta nel tempo e il peggioramento è ingravescente e continuo, fino a interferire pesantemente con le attività quotidiane.

inabili si formerebbero in eccesso e inizierebbero ad accumularsi tra i neuroni, formando, nel tempo, le cosiddette placche. Queste provocherebbero alterazioni sia della comunicazione tra i neuroni, sia delle proteine in questi contenute. Ne deriva un difetto del trasporto di sostanze nutritive per i neuroni e la loro morte graduale in diverse aree del Beta-amiloide – Proteina normalmente cervello, eventi responsabili dei sintomi. prodotta dalle cellule cerebrali a partire da una proteina precursore. Nella malattia di Delirium – Stato confusionale acuto, con alAlzheimer, per cause non conosciute, fram- terazione transitoria e oscillante della comenti di beta-amiloide difficilmente elim- scienza.

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Quanti sono i pazienti con malattia di Alzheimer? La Dott.ssa Laura De Togni, neurologa presso l’ASL 9 Scaligera di Verona, ci dice che dal punto di vista numerico, in tutto il mondo, la malattia di Alzheimer è la principale forma di demenza tra le patologie neurodegenerative, rappresentando circa il 60-80% di tutte forme di questo tipo. In Italia ci sono 1,1-1,2 milioni di persone con demenza in generale, di cui il 60-80% è affetto da malattia di Alzheimer (circa 800mila persone).

inoltre sono farmaci molto costosi, privi di sovvenzioni. Al momento, l’EMA (European Medicines Agency, Agenzia Europea dei Farmaci) ha bloccato l’erogazione di queste terapie, ma si spera che la situazione si possa sbloccare in breve tempo.

Delirium Ogni anno negli ospedali italiani un italiano su 5 va incontro a delirium. Giuseppe Bellelli, Professore Ordinario di Geriatria all’Università Milano Bicocca, evidenzia i risultati di uno studio condotto nel periodo 2015-2017 su 450 ospedali italiani: la prevalenza del delirium è stata del 22-23% tra i pazienti sopra i 65 anni.

Laura De Togni

Quali interventi terapeutici? Va considerato che le cause sono molteplici e non si tratta solo di una patologia neurodegenerativa: conta molto anche lo stile di vita: se si attuassero le azioni preventive emanate da ogni documento scientifico (eliminazione del fumo, controllo delle malattie croniche, socializzazione, cura della depressione, ecc.) probabilmente il 30-40% delle patologie neurodegenerative non si verificherebbe.

Giuseppe Bellelli Questo significa che tutti i giorni, in ogni ospedale italiano, un anziano ogni cinque va incontro a delirium che, però, il più delle volte, non è adeguatamente riconosciuto soprattutto perché nelle fasi

Sulle concause sopra citate la ricerca scientifica progredisce: ci sono terapie utilizzate da 20 anni, ma oggi si guarda avanti: si stanno studiando farmaci che non agiscano sul sintomo, ma sulla causa, sul processo di accumulo dell’amiloide. Si tratta di anticorpi monoclonali che inibiscono i primi meccanismi patogenetici dei precursori dell’amiloide: agiscono quindi in una fase precoce. Il futuro sarà sviluppare una terapia che sia un cocktail di farmaci per agire sulle diverse cause. I primi anticorpi monoclonali sono già stati approvati negli Stati Uniti, seppure con molte limitazioni imposte anche di recente: possono essere somministrati solo a pazienti negli studi sperimentali, 2022;5,2.

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iniziali è caratterizzato “solo” da sopore, difficoltà di concentrazione e sonnolenza. In secondo luogo, non esistono indicatori e biomarcatori per questa condizione, che non è facilmente diagnosticabile e distinguibile, ad esempio, dalla demenza. È noto che il delirium impatta moltissimo sugli esiti (outcome) di salute, a partire dalla mortalità: in base allo studio effettuato, a parità di età e di patologie in corso, il delirium aumenta di due volte e mezzo il rischio di morire durante la degenza ospedaliera. Il decesso è una conseguenza anche a lungo termine. Inoltre, il delirium aumenta di 12 volte il rischio di sviluppare declino cognitivo nel medio termine, sempre a parità di età e di condizioni morbose in atto. Conoscere le caratteristiche del delirium e le sue modalità iniziali di comparsa, che possono essere molto subdole, è di grande importanza anche per i famigliari e il personale d’assistenza, che devono esserne sensibilizzati. Il delirium, come sopra descritto, ha un impatto significativo sulla vita del paziente, è un importante tema che riguarda la sanità pubblica e diventa necessario occuparsene in quanto fattore di rischio di declino cognitivo. Va intercettato in modo attivo nei pazienti ospedalizzati, per pianificare valutazioni seriate dopo le dimissioni e ragionare su possibili interventi correlati agli stili di vita nell’invecchiamento.


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Ruben Cazzola Social Media Manager, Edizioni Scripta Manent

TikTok o Food Tok? P

jazz e scrittore Jim Leff e da Bob Okumura, conosciuti per essere grandi appassionati di cucina. Nel loro food blog, intitolato “Cos’ha mangiato Jim per cena”, il fondatore Jim Leff raccontava di giorno in giorno cosa mangiava e lo documentava con fotografie.

artiamo da un dato: Nel 2021 i video di ricette, food hacks e challenge legate al cibo con l’hashtag #TikTokFood hanno superato i 43 miliardi di visualizzazioni uniche sulla piattaforma. È un numero impressionante che conferma come oggi i creatori di contenuti e il pubblico siano grandi appassionati di cucina e ricette.

Da allora questa pratica ha attirato molti altri appassionati, fino ad arrivare al presente con i numeri che fa questo argomento sui social come TikTok.

TikTok è solo l’ultimo dei social ad essere stato contagiato da questo trend: prima della piattaforma cinese infatti, già i blog personali e YouTube erano pieni di persone che proponevano ricette, rivisitazioni di piatti di Chef famosi o semplici consigli per preparare un piatto sfizioso.

Tra i profili più seguiti sulla piattaforma ci sono lo Chef Gordon Ramsey con quasi 30 milioni di followers e Bayaashi con 14 milioni di follower attivi. Anche in Italia abbiamo i nostri food blogger e influencer su TikTok e anche da noi i numeri che riguardano l’argomento cibo sono impressionanti: solo l'hashtag #food conta oltre 218 miliardi di video, #italianfood oltre 2 miliardi, mentre #cucina più di 1 miliardo.

Quando è nata la figura del food blogger? I primi provengono da Chowhound nel 1997, una food community online popolare all’epoca, fondata dal trombettista

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I primi 10 tiktoker per numero di follower (con relativi guadagni per ogni video) (fonte: https://www.magnet.co.uk/inspiration/the-2021-tiktok-food-trend-report/

Tra i “nostri” influencer più famosi ci sono: @cooker.girl (alias di Aurora Cavallo) di 20 anni, studia Scienze Gastronomiche e cucina da quando aveva 14 anni. La sua specialità sono ricette semplici e familiari, spiegate in maniera chiara e alla portata di tutti. @andreacapodanno è invece specializzato in ricette vegane: ceci al curry con latte di cocco, zucca ripiena, cupcake al caramello saltato, carciofi in agrodolce e molto altro. Il suo stile allegro, gioioso e coinvolgente aiuta a convincere il pubblico che è possibile realizzare preparazioni vegane, semplici, ma molto gustose. @alessio.pellizzoni, 23 anni, ha quasi 800mila follower e milioni di visualizzazioni delle sue ricette perfette per quando si ha voglia di cose “cicciose” e gustose. Immancabili quelli che ormai sono i suoi tormentoni quando cucina: provate a non ripetere ossessivamente “Shacky Shacky” mentre mescolate qualcosa dopo averlo sentito dire da lui. Il food blogging si è evoluto ed è ormai alla portata di tutti. I social come TikTok hanno un’offerta sterminata di contenuti sul tema food e ricette per tutti i gusti, nel vero senso della parola. È il momento di mettere le mani in pasta. Riusciremo a fare il passo decisivo verso la cucina e provare a replicare le deliziose ricette proposte in meno di un minuto, che vediamo su TikTok? O ci limiteremo anche questa volta a mettere like e ordinare un più comodo delivery? Su, ai fornelli!

Fonti • • • •

2022;5,2.

https://en.wikipedia.org/wiki/Food_blogging https://en.wikipedia.org/wiki/Chowhound https://www.magnet.co.uk/inspiration/the-2021-tiktok-food-trend-report/ https://www.nssgclub.com/it/lifestyle/28624 /food-influencer-da-seguire-su-tiktok

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Il ginecologo amico della salute delle giovani donne GINECOLOGIA

Rossella Nappi

Professore di Ginecologia dell’Università degli Studi di Pavia. Endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica e della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia

FIN DALL’ADOLESCENZA IL GINECOLOGO È IL MEDICO AMICO DELLA DONNA PER L’INTERO ARCO DELLA VITA RIPRODUTTIVA, DALLA PRIMA MESTRUAZIONE FINO ALLA MENOPAUSA, MA

Rossella Nappi intervistata da Lorella Bertoglio

Giornalista scientific

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Il dato confortante è sapere che le giovani di oggi hanno un rapporto sereno e di confidenza con il proprio ginecologo. Quale frequenza dovrebbero avere le visite dallo specialista per tenere sotto controllo i vari cambiamenti?

ANCHE OLTRE E PUÒ AIUTARE A MIGLIORARE IL RAPPORTO CON LA PROPRIA FEMMINILITÀ.

La visita annuale ci consente di effettuare un PAP test che si può rivelare molto utile per identificare l’infezione da virus del papilloma (HPV, Human Papilloma Virus), oltre che prevenire il tumore del collo (cervice) dell’utero. La prevenzione efficace si realizza attraverso la diagnosi precoce, l'adesione ai programmi di screening e la vaccinazione contro l'HPV. Se la donna ha rapporti stabili, questi appuntamenti possono essere effettuati ogni 3 anni, ma se la giovane ha un’attività sessuale con più partner, anche ogni anno o anno e mezzo. Tutta questa attenzione va considerata anche in funzione della futura fertilità, che dipende non solo dalla salute dell’utero in toto, o delle tube, ma anche della cervice uterina.

Quali sono le indicazioni sulla prevenzione primaria e gli stili di vita più corretti che lo specialista ginecologo deve trasferire ad una giovane donna a partire dai suoi 18 anni? Per queste giovani adulte è estremamente importante prestare attenzione all’alimentazione, allo stile di vita e all’attività fisica, tenendo sotto controllo l’eventuale aumento di peso, perché questi sono i parametri che possono impattare fortemente sulla regolarità mestruale e sulla futura fertilità. Ovviamente, dobbiamo anche dissuaderle dall’uso del tabacco (comprese le sigarette elettroniche) e dell’alcool, perché in questa fascia d’età tendono spesso ad abusarne. Queste sono le indicazioni principali da trasferire alla giovane paziente perché gli usi e gli abusi hanno risvolti importanti, soprattutto per la sua salute riproduttiva.

È importantissimo a questa età focalizzarsi sulla prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. Non mi stanco mai di ripetere che quando si “balla con gli sconosciuti” è indispensabile una doppia protezione, anche perché recenti ricerche ci dicono che soltanto il 50% dei giovani usa il preservativo in modo regolare e questo è un dato altamente insufficiente, perché queste malattie, per esempio l’infezione da clamidia, possono rimanere silenti per molto tempo e determinare infertilità, senza che ce ne si renda conto.

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IL PAP TEST - IN COSA CONSISTE? Consente di prelevare muco dal collo uterino, per analizzare al microscopio le cellule che vi sono contenute e valutare la presenza di eventuali anomalie. Il tutto senza dolore, rischi, ne’ limitazioni alle attività.

IN QUALI CASI?

Ai rapporti sessuali nelle 24 ore precedenti

Contraccettivi orali o spirale intrauterina

Menopausa

A lavande vaginali, ovuli, spermicidi, creme, gel, schiume 48 ore prima del PAP test

Gravidanza

Mestruazioni in corso

Tuba di Falloppio

Ovaio

Utero

Anche se è stata effettuata la vaccinazione contro l’HPV

Cervice (collo) dell’utero

Per quanto riguarda l’uso della contraccezione ormonale? Ci sono ancora molte fake news che circolano in rete e tra le ragazze.

dalla giovane età, devono essere informate che il picco di fertilità è dai 25 ai 30 anni. Dai 30 ai 35 la situazione è stabile, mentre dai 35 in avanti il patrimonio follicolare si perde, con ovociti di minore qualità che possono fecondarsi meno bene, inoltre è più alto il numero di aborti spontanei per patologie malformative. Quando è possibile, dobbiamo ragionare sia con il partner, sia con il ginecologo sul se e sul come proteggere la nostra fertilità, talvolta ricorrendo anche a nuove metodiche. In questi ultimi anni, si sta parlando sempre di più di “social freezing”, ovvero la crio-conservazione degli ovociti, che consente alla donna di facilitare il concepimento nel caso in cui si verifichino difficoltà a concepire.

Questo è sicuramente un elemento di discussione con il ginecologo, per la protezione dell’apparato genitale. La contraccezione è importante per una maternità responsabile, ma purtroppo molte giovani tendono a evidenziare effetti collaterali e problemi che possono derivare dall’uso del metodo contraccettivo. Devono sapere, invece, che è proprio attraverso l’uso della contraccezione ormonale che noi specialisti possiamo prevenire alcune patologie, come per esempio le cisti ovariche e l’ovaio policistico. È possibile inoltre rallentare lo sviluppo di patologie subdole che possono interferire con la fertilità, come l’endometriosi, in particolare quando è presente dolore intenso durante le mestruazioni.

Va detto che l’età nella quale si ottiene il maggior successo è intorno ai 37 anni, ma è ancora molto criticato da più fronti perché si pensa banalmente che le donne vogliano fare “cose contro natura”.

Quindi un dialogo attento sulla possibilità di utilizzare metodi di contraccezione ormonale per proteggere l’apparato genitale e salvaguardare al meglio la propria fertilità è importante in un Paese che si riproduce sempre più tardi?

Per quanto mi riguarda penso che se non cambiamo “da una parte” lo dobbiamo fare “dall’altra” e se le donne vorranno fare figli a 40 anni, con ovociti “freschi” come quelli precedentemente conservati, lo potranno fare serenamente. In fondo, l’età media della donna oggi si aggira attorno agli 85 anni. E se siamo in buona salute, forse un figlio a 40 anni possiamo davvero sperare di averlo, sapendo che con l’aiuto del ginecologo in un futuro ormai prossimo ce lo potremo anche permettere.

Riguardo alla maternità, occorre ricordare che l’età media è intorno ai 32 anni per il primo figlio. Ma sappiamo che dai 12 ai 32 abbiamo 20 anni di tempo in cui con più facilità insorgono patologie che potrebbero comportare un prezzo alto da pagare, ovvero l’impossibilità di portare a termine un progetto di maternità, quando lo desideriamo.

Dobbiamo anche costruire percorsi assistenziali facilitati per le giovani donne.

Sempre più donne, nel mondo, scelgono di avere figli tra i 30 e i 40 anni: ma a quale età si può essere considerate madri di età avanzata o "primipare attempate"?

Nei Consultori esiste un servizio che si chiama di “riproduzione di sessualità e di prevenzione”, ed è a livello territoriale. In altri Paesi del mondo funzionano molto bene, ma in Italia queste realtà sono a macchia di leopardo, con risultati diversi. La nostra aspirazione è quella di dare alle giovani donne assistenza di qualità, per supportare al meglio le madri di domani.

Per primipara attempata si indica una donna che è rimasta incinta per la prima volta superati i 35 anni. Oggi assistiamo tuttavia a una fortissima richiesta di gravidanza anche oltre i 45 anni, mediane l’ovo-donazione. Tutte le donne, sin

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INDIFFERENTE

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Consigli DoC

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erci i loro dubbi, per nvitiamo sempre i nostri lettori a scriv zioni utili a compiere essere guidati nell'acquisire informa . In questo modo sarà scelte più consapevoli sui loro problemi ere e promuovere egg prot a volte possibile intraprendere azioni la propria salute e il benessere.

Chi è Carlo Alfaro

Nato a Sant’Agnello (Napoli), vive a Sorrento. Pediatra, ricopre l’incarico di Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi, dove è anche titolare di incarico professionale di consulenza, studio e ricerca in Ado lescentologia. È consigliere nazionale della Soc ietà Italiana di Medicina dell’Adolescenza. App assionato di divulgazione scientifica e cultural e, dal 2015 è giornalista pubblicista.

IL “SILENZIOSO LADRO DELLA VISTA”

BIMBI AL MARE

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Sono mamma di tre piccole pesti di cinque, tre e due anni e quest’estate li porteremo due settimane al mare, ma sono in ansia e sono certa che per me questa vacanza non sarà affatto sinonimo di relax, come potete ben immaginare! Quali sono le regole per superare indenni queste due settimane?

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A mia madre, 60 anni, è stato diagnosticato il glaucoma. Sono molto dispiaciuta perché il dottore lo ha definito il “silenzioso ladro della vista”. Purtroppo mia madre non aveva nessun sintomo fino a qualche mese fa quando ha manifestato difficoltà a vedere di lato ad un occhio, come se ci fosse una tendina che limitava il suo campo visivo, per cui ha avuto sempre più difficoltà a leggere, guidare, cade e urta facilmente. Il dottore ci ha detto che purtroppo il danno al nervo ottico è già molto avanzato. E pensare che la vista è “dieci decimi”, assurdo!

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Innanzitutto, proteggerli dal sole usando t-shirt, cappellino, occhiali e quando sono spogliati un filtro solare ad adeguato fattore di protezione, da rinnovare ogni 2 ore e dopo ogni immersione. Preferire prodotti con un ampio spettro di assorbimento della radiazione solare, che copra tanto la banda dei raggi UVA che degli UVB. Partire con fattori di protezione elevati per diminuire quando si è sviluppata un’abbronzatura sufficiente. Anche sotto l’ombrellone bisogna comunque applicare la crema solare perché la luce viene riflessa ed espone ugualmente ai raggi ultravioletti. Parimenti, nelle giornate nuvolose le nuvole filtrano la luce visibile e bisogna lo stesso proteggersi. Ricordarsi che anche nell’acqua i raggi solari colpiscono la pelle. Evitare le posizioni immobili quando si sta al sole, quindi non far dormire il bambino sotto il sole. Nella fascia oraria tra le 11 e le 17, quando la concentrazione dei raggi UV è maggiore, evitare l’esposizione solare prolungata e la pratica di attività fisica o sportiva, bagnare spesso la testa dei bambini, rinfrescare tutto il corpo con bagni e docce. Offrire loro spesso da bere, se si mangia al mare preferire pasti leggeri e digeribili. Tenerli sempre sotto controllo quando sono in acqua, anche se sanno nuotare.

Il glaucoma è un danno del nervo ottico dovuto, nella maggior parte dei casi, ad un aumento della pressione intrao-

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culare. Poiché il danno progredisce lentamente nel tempo menomando prima la visione periferica, mentre la visione centrale viene colpita per ultima, una persona affetta da glaucoma può mantenere una acuità visiva alta, e un semplice “esame della vista” non é sufficiente ad escludere la presenza del glaucoma: serve esame del segmento anteriore dell’occhio, esame del fundus oculi per la valutazione della testa del nervo ottico, tonometria (la misurazione della pressione intraoculare). Essendo nella maggior parte dei c asi il glaucoma asintomatico, la prevenzione consiste, dopo i 40 anni, nel sottoporsi a visita oculistica periodica. Il trattamento del glaucoma mira a rallentare la progressione della malattia verso la menomazione visiva e la cecità, ma non può recuperare la funzione visiva già persa. Il monitoraggio si basa sul campo visivo e la misurazione della pressione oculare. Il controllo e il trattamento della malattia dovranno continuare per tutta la vita. La terapia iniziale è medica (colliri), mentre nei casi più gravi si ricorre a trattamenti laser parachirurgici e/o all’intervento chirurgico.

ALOPECIA NEI BAMBINI

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Ho un bambino di 5 anni che non mi ha mai dato particolari problemi, ma ora tagliandogli i capelli corti per l’arrivo del caldo improvvisamente gli ho notato una ampia chiazza rotonda di perdita di capelli nella zona della nuca. La pediatra mi ha detto che si tratta di alopecia areata. Ma come è possibile che un bambino perda i capelli?

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L’alopecia areata, una volta chiamata area celsi, è una malattia di origine auto-immunitaria in cui, per motivi ignoti, l’organismo produce anticorpi contro il bulbo pilifero; ne consegue che si creano chiazze circoscritte in cui i capelli sono del tutto assenti. Il cuoio capelluto non presenta infiammazione né desquamazione. Spesso c’è una componente di stress alla base del fenomeno. Il nostro cervello e il sistema immunitario sono strettamente connessi. Niente paura: ci vorrà del tempo, ma i capelli ricresceranno, spontaneamente (entro 1 anno) o con l’aiuto

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delle cure opportune che vi suggerirà uno specialista dermatologo: terapie che agiscono sul sistema immunitario, per via orale (corticosteroidi o methotrexate), locale (corticosteroidi topici), oppure fototerapia (fototerapia con UVB a banda stretta e terapia LED) o farmaci che stimolano la ricrescita dei capelli (minoxidil).

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GASTROENTEROLOGIA Paola Piovesana

Il dolore addominale

Giornalista

Intervista a Marco Soncini

Direttore del Dipartimento Medico dell'ASST di Lecco. Presidente di AIGO, Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri

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roppo spesso ci lasciamo coinvolgere dai numerosi impegni di ogni nostra giornata. L’attenzione è praticamente rivolta a far fronte alle varie incombenze ed anche quando compaiono alcuni sintomi, se non sono veramente invalidanti, ci comportiamo come se li accettassimo ed impariamo a conviverci, senza prendere particolari provvedimenti. Questo è un comportamento poco virtuoso che riguarda tutte quelle numerose persone che non sono “ossessionate” dal proprio stato di salute, non sono solite consultare ripetitivamente il proprio Medico e neppure il Farmacista e quindi rischiano di sottovalutare i segnali che trasmette loro l’organismo. Ma quali sono questi segnali e quando rappresentano un campanello d’allarme da non trascurare?

I DIVERSI MOMENTI DI UNA VISITA GASTROENTEROLOGICA Anamnesi del paziente (storia clinica pregressa e corrente) → Raccolta di informazioni su: Stile di vita Eventuali malattie concomitanti e relative terapie Eventuale familiarità per patologie gastroenterologiche Sintomatologia riferita Valutazione dei sintomi → Possono essere correlati a diverse condizioni patologiche di esofago, stomaco, intestino tenue, colon, retto, canale anale, pancreas, fegato, cistifellea e vie biliari o persino vie respiratorie

Quali caratteristiche ha il dolore addominale? Tutti sappiamo bene, per esperienza personale, che si può trattare di crampi altalenanti, con picchi dolorosi molto forti che “vanno e vengono”, oppure di una sensazione dolorosa “di fondo”, sorda, che rimane presente, ma è sopportabile, oppure ancora di un senso di tensione e gonfiore. Queste sono solo alcune modalità di presentazione del “dolore”. Ce ne sono altre, magari meno frequenti? Le diverse caratteristiche hanno diversi significati?

Esame obiettivo dell’addome → Ispezione, attenta osservazione per rilevare anomalie cutanee, circolatorie, ma anche del profilo addominale Percussione → Per cogliere “suoni anomali” della cavità addominale, che l’esperienza del medico può attribuire a diversi aspetti: maggiore presenza di gas nell’intestino, ingrandimento di organi addominali, formazione di liquido in addome ...

Oltre al tipo di dolore (continuo, oppure forte e improvviso, a crampi, come colica), il dolore addominale acquisisce differenti significati quando è presente in sedi differenti dell’addome e si accompagna o meno ad altri segni e sintomi, come febbre, o irregolarità nell’andare in bagno, con la comparsa di diarrea (con o senza perdite ematiche) o, al contrario, l’impossibilità di scaricarsi, per stitichezza o a causa di un’occlusione. Tipo di dolore, sede, sintomi e segni associati permettono di formulare una diagnosi che poi verrà confermata, oltre che dalla storia del paziente e dall’esame obiettivo, anche da esami di laboratorio (esami del sangue e delle feci) e da indagini strumentali: dalla meno invasiva ecografia addominale, alla tecnica radiologica più complessa, come TAC o risonanza magnetica addominale, fino alla più invasiva colonscopia.

Palpazione → Superficiale e profonda. Consente di identificare: Dolorabilità, localizzata in una area addominale specifica, oppure diffusa a tutto l’addome. In funzione del dolore e sensibilità del paziente, l’addome si dice trattabile (“morbido”, senza dolore) o non trattabile (duro, con dolore) Contratture, come reazione di difesa al dolore Dimensioni aumentate per esempio di fegato e milza, o presenza di “masse” (dimensioni, limiti, consistenza…) Manovre semeiologiche → Alcune manovre specifiche, evocando dolore, possono indirizzare verso la diagnosi. Prendono il rispettivo nome da illustri clinici e chirurghi (Blumberg, Murphy, Giordano), che assegnarono alla relativa manovra in corrispondenza di determinate sedi corporee, un segno importante per indirizzare alla presunta diagnosi

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La sede, in addome, dove tutto questo è percepito, è importante per capire di cosa si tratta?

SEGNI E SINTOMI D'ALLARME Febbre, inappetenza, calo di peso; dolore che sveglia il paziente; sangue (feci e/o urine), ittero, edema, massa addominale (o ingrandimento di organi)

Sì, certo. Può aiutare a indirizzare verso una diagnosi e di conseguenza a stabilire accertamenti ulteriori: una “sequenza” di esami strumentali che varia in funzione del sospetto della stessa diagnosi, per gli approfondimenti del caso. A volte, naturalmente, al termine della visita specialistica, può essere prescritta una terapia, seguendo poi sempre l’evoluzione della situazione.

La visita gastroenterologica è il primo passo per orientare ad una diagnosi. In cosa consiste?

Quali sono, successivamente, gli esami strumentali, per accertare la diagnosi?

In realtà, la maggior parte delle persone si rivolge, giustamente, in prima battuta, al proprio medico di famiglia e solo in caso di persistenza dei sintomi, o a causa della comparsa di sintomi di allarme, si ricorre ad una visita specialistica gastroenterologica. La raccolta della storia clinica del paziente e la visita costituiscono un punto di partenza fondamentale, senza le quali non è possibile giungere ad una diagnosi corretta.

Questo dipende dalla nostra ipotesi diagnostica. In genere, non dovrebbero essere necessari esami strumentali quando, per esempio, la sintomatologia è riconducibile alla sindrome dell’intestino irritabile. Tuttavia, nella pratica clinica la maggior parte dei pazienti si sottopone ad accertamenti strumentali, ai quali ancora oggi si ricorre più per escludere, che per confermare una diagnosi. Diverso è il significato dell’ecografia per studiare le anse intestinali e della colonscopia per diagnosticare una malattia infiammatoria cronica intestinale o una neoplasia, o della TAC dell’addome, con o senza mezzo di contrasto, per confermare la presenza di una malattia diverticolare. Quindi, più che di “sequenza” di esami utili per tutti i tipi di dolore addominale, si deve parlare di esami appropriati per tempi e modalità, per formulare una diagnosi più solida e provvedere a un trattamento. Per questo percorso diagnostico e terapeutico il gastroenterologo può rappresentare una valida guida.

In presenza di “dolore addominale”, quindi in base alla sola valutazione clinica, è possibile farsi un’idea della patologia responsabile? In genere, oltre alla visita possono essere necessari esami del sangue e delle feci, o anche un’ecografia addominale.

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SCUOLA ITALIANA CANI SALVATAGGIO

Salutepertutti.it da questo numero ospita la Scuola Italiana Cani Salvataggio (SICS), leader mondiale nell’educazione dei cani da salvataggio in acqua. Il suo Fondatore, Ferruccio Pilenga, racconta esperienze di soccorso e di vita, testimone di quelle forti emozioni che nascono dall’inossidabile sodalizio che l’unità uomo-cane realizza durante le complesse fasi in aiuto delle persone. Gli poniamo alcune domande, per conoscere meglio la Scuola e la sua filosofia. D.T.

Quando e come nasce la Scuola?

La Scuola nasce nel 1989. È stato un caso. Volevo un cane che fosse utile e scoprii in una vecchissima enciclopedia Garzanti che rappresentava tutte le razze canine, che esistevano i “cani di Terranova”, dall’isola di Terranova in Canada, che erano adatti al salvataggio di uomini in mare. Pensavo esistesse già una sezione della Protezione civile a cui fare riferimento per iniziare l’addestramento del mio cucciolo, ma al tempo c’erano solo volonterosi cinofili e il salvataggio in acqua era ancora qualcosa di decisamente poco articolato. Ma la fortuna aiuta gli audaci. Con alcuni piloti di elicotteri del Soccorso aereo dell’Aereonautica, ci siamo domandati cosa avrebbe dovuto essere capace di fare un cane per poter essere riconosciuto come cane da salvataggio. Vigeva all'epoca, e vige ancora oggi, il divieto di portare cani in spiaggia: teoricamente c’è un cane da salvataggio, che però non può andare in spiaggia, ma, come suggerito dai piloti dell’Aeronautica, se il mio cane avesse fatto quello che facevano i loro aerosoccorritori, cioè si fosse tuffato dall’elicottero, o si fosse calato con un verricello, si sarebbe risolto questo impasse. Inizia così la sperimentazione: si studiano le varie tecniche, si inventa l’attrezzatura e grazie anche agli elicotteristi dei Carabinieri arriviamo al primo volo, alla prima esercitazione in cui con il mio primo Terranova, Mas, mi calo in acqua. È stato un percorso lungo almeno un anno, per fortuna documentato con fotografie, accogliendo il motto del regista Wim Wenders: “le foto sono prove”, a dimostrazione del coraggio di questi cani. Nel 1993 inizia il lavoro insieme alla Guardia costiera, cominciamo a portare questi cani sulle spiagge italiane, ancora con difficoltà, ma con una reazione mediatica incredibile, da parte di fotografi e cineoperatori, ma anche dei bagnanti. Le cose evolvono, aumenta il numero dei cani, iniziano i salvataggi. Nel 1996, l’allora Mistero della Marina Mercantile (l’attuale Ministero dei Trasporti) emette una Circolare che autorizza ufficialmente la presenza in spiaggia dei cani con brevetto SICS (Scuola Italiana Cani Salvataggio).

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Tra umani e cani, in quanti fanno parte della Scuola?

Attualmente, schieriamo tutti gli anni un esercito di circa 350-400 unità cinofile in tutta Italia. Ogni regione italiana ha nostri cani operativi. Naturalmente, ogni anno, per motivi diversi (raggiunti limiti di età del cane, o ragioni personali dei volontari “umani”), è necessario formare nuove unità cinofile, per mantenere questa schiera di cani da salvataggio.

Quali sono le razze canine che addestrate per le operazioni di salvataggio?

Oltre alla razza dalla quale tutto è iniziato, il Terranova, i cani più idonei sono i labrador e i golden retriever, ma nelle nostre file ci sono cani un po' di tutte le razze. Riguardo all’idoneità, nel Terranova l’uomo ha come distillato il suo istinto di salvataggio, che si trasmette da cane a cane, mentre il labrador e il golden retriever sono cani acquatici, ai quali è quindi possibile trasmettere l'ordine di salvataggio.

A quale età il cane è idoneo per l’addestramento e quanto dura il percorso dell’addestramento?

In linea di principio, più il cane è giovane, meglio è. Concluso il ciclo di vaccinazioni, si può fare intraprendere il percorso di addestramento, che non può essere rapido: il cane deve essere portato piano piano (ci vuole più di un anno) a ottenere i vari brevetti di salvataggio, senza forzature. Per il “volo”, occorre anche più tempo.

In cosa consiste l’addestramento?

Le fasi di addestramento sono diverse: una riguarda l’obbedienza a terra, c'è proprio un controllo tra cane e conduttore, una collaborazione (obbedienza bassa), soprattutto in presenza di moltissimi altri cani. La socializzazione e la docilità sono fondamentali, perchè poi i cani andranno in spiaggia, dove avranno imparato a dare e ricevere tranquillità e serenità. La fase del lavoro in acqua è condotta tutta dal padrone, dal momento che si lavora proprio fianco a fianco col cane, non gli si lanciano oggetti in acqua. L’umano entra in acqua e si nuota insieme. L’esperienza è incredibile: se io sono da solo durante un salvataggio, non ho nessuno che mi può aiutare; se ho un cane al mio fianco, posso ottenere ovviamente molto di più: il cane mi dà un aiuto grandissimo, che cambia proprio il salvataggio stesso.

Esistono programmi di addestramento specifici per i “comuni” cittadini?

Assolutamente sì. Chiunque può venire da noi e intraprendere un percorso di addestramento col proprio cane, chiaramente partendo dalle basi, per arrivare a traguardi che non si possono prevedere all’inizio. Le motivazioni che muovono gli “umani” verso l’addestramento sono molto diverse: magari non serve il brevetto, ma piuttosto un “cane marinaio”, che nuoti con i padroni e all’occorrenza sappia tuffarsi ed intervenire in determinate situazioni. Oppure, c’è chi diventa unità cinofila, chi fa volontariato, chi segue il corso per istruttori addestratori… Partendo dall’ABC, oltre 30 anni fa, con il primo cane, in provincia di Bergamo, oggi interveniamo in tutta Italia, oltre che all’estero (Svizzera, Germania, America…), dove la nostra filosofia è seguita da molte unità cinofile di salvataggio. Questo è qualcosa di bellissimo.

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VETERINARIA

PET non convenzionali I LUNGHI MESI PASSATI DURANTE LA PANDEMIA DA CAUSATA DAL VIRUS SARS-COV-2 HANNO CONDIZIONATO PESANTEMENTE LA VITA DELLE PERSONE CHE, OLTRE A FRONTEGGIARE, CON SACRIFICIO, PROBLEMI DI SALUTE E DI LAVORO, HANNO FORSE RISCOPERTO UNA RITROVATA ATTITUDINE ED ESIGENZA: QUELLA DI DEDICARSI MAGGIORMENTE A NUOVI AFFETTI, VERSO, IN PARTICOLARE, GLI ANIMALI. L’incremento, seppure transitorio, di adozioni di cani e gatti è stato associato a nuovi interessi per gli animali esotici, i cosiddetti pet non convenzionali. Prima di parlare in realtà dell’aspetto più importante, quello normativo, facciamo chiarezza su quali sono gli animali non convenzionali. Chi appartiene a questa definizione? “Non direi che l’aumento di adozioni verso gli animali non convenzionali si possa definire come un “nuovo interesse”. La scelta di una specie non convenzionale come pet è una realtà già assodata, semplicemente ne è aumentata la vendita, così come quella di cane e gatto proprio in funzione dei lunghi mesi trascorsi che tutti conosciamo. Chi sono questi animali? Con il termine “animali non convenzionali da compagnia” si intendono tutti quegli animali accuditi come pet diversi da cane e gatto sia autoctoni (per esempio il coniglio o le testuggini del Mediterraneo), sia alloctoni, quindi “esotici” (come i criceti). Ma con le nuove regole europee, questi pet saranno presto classificati come “animali da compagnia” a tutti gli effetti, esattamente come il cane e il gatto.” Esiste un profilo di “umano”, una persona tipo, che trova interessante, necessario, utile e appagante adottare un animale esotico? Chi prevalentemente è spinto a farlo? Con quali motivazioni? “È una domanda difficilissima. Il rapporto uomo/animale esiste da sempre; credo siano tantissime le ragioni per cui l’uomo ha bisogno della relazione con l’animale. Ogni animale ha delle caratteristiche comportamentali e caratteriali diverse, ognuno di noi può trovare ciò che desidera dare e ricevere in un rapporto non utilitaristico, ma di scambio e di rispetto dell’alterità animale. La mia esperienza come medico veterinario mi porta ad affermare che non esiste una persona tipo che sia spinta ad adottare un animale non convenzionale. Il denominatore comune è sempre comunque una grande passione, una spinta di conoscenza e il desiderio di accudire al meglio il soggetto che viene adottato. L’educazione al rapporto con la diversità animale si impara anche convivendoci, facendo una esperienza concreta della dimensione animale, 2022;5,2.

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Ne parliamo con il Dott. Stefano Cusaro Medico Veterinario accr. FNOVI "Medicina e Chirurgia di rettili e anfibi", Università degli Studi di Parma, Presidente SIVAE (Società Italiana Veterinaria per Animali Esotici)


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Oggi le competenze e le conoscenze mediche dei veterinari italiani specializzati in animali non convenzionali sono di altissimo livello e sono in grado di praticare interventi di diagnostica avanzata come ecografie, endoscopie, accurati test di laboratorio, tac e risonanze magnetiche e molto altro a partire da animali di pochi grammi, come per esempio un geco, una piccola tartaruga, un canarino, o un criceto. Anche la clinica e la chirurgia hanno raggiunto un livello molto avanzato. Un animale sano e ben curato non rappresenta un rischio per l’uomo. Tra l’altro, gli animali non convenzionali regolarmente allevati come animali da compagnia provengono da nascite in cattività, il cui rischio di trasmettere malattie è minimo senza significativi rischi per la convivenza nelle abitazioni. Non a caso, il nuovo regolamento europeo li ammette come animali da compagnia proprio per il loro rischio trascurabile, parificandoli al cane e al gatto.

dei suoi bisogni e delle sue leggi di vita, al di fuori di esperienze solo libresche o preconcette.” Pensando alla maggior parte delle persone che vive in appartamento, come si gestisce a casa un animale esotico, nel rispetto delle esigenze sue (e degli eventuali altri umani)? “La maggior parte degli animali non convenzionali sono di piccola e media taglia e alcuni di loro hanno bisogno di essere accuditi all’interno di ambienti artificiali che ne possano garantire la corretta gestione ambientale in termini di umidità, temperature e ritmi circadiani. Questo li rende particolarmente adatti a chi vive in appartamento. Non è un problema diverso da quello che si deve porre chiunque scelga di detenere un cane, in base alla taglia o alla razza e agli spazi vitali che è in grado di offrirgli, per correre e giocare. Un criceto, all’interno di una struttura ben dimensionata e con i giusti arricchimenti ambientali, può essere allevato nel rispetto delle sue esigenze fisiologiche. Quello che noi consigliamo è di informarsi sempre presso veterinari esperti in animali non convenzionali sulle esigenze della specie che si intende accudire, prima di procedere all’acquisto.”

Se le caratteristiche dell’animale scelto possono essere compatibili con il tipo di vita che uno conduce, con il tempo che si può mettere a disposizione per le attenzioni da dedicare, con la disponibilità degli spazi a disposizione e la disponibilità economica, allora la convivenza non ha controindicazioni. Diversamente, se una di queste condizioni non può soddisfare le esigenze della specie, si può consigliare un animale da compagnia diverso. Tutti gli animali da compagnia hanno esigenze e richiedono consapevolezza e responsabilizzazione.

Esiste purtroppo un’altra realtà da considerare che è quella dei traffici degli animali la cui provenienza è dubbia e priva di garanzie sanitarie. Questa è una pratica condannabile, vietata e già regolamentata da severe leggi nazionali e internazionali. È chiaro che qualora un animale sia illegalmente prelevato in natura o proveniente da filiere commerciali illegali, i rischi sanitari aumentano, soprattutto per questi animali contrabbandati. Anche in questo caso, è importante informarsi prima dell’acquisto e non lasciarsi ingannare da trappole, magari online, che fanno leva sulla convenienza economica e sulla curiosità impulsiva degli acquirenti.”

Dal punto di vista medico, esistono programmi vaccinali anche per gli animali esotici adottati in famiglia? In che misura le loro malattie possono essere trasmesse all’uomo? “Va chiarito che le vaccinazioni veterinarie che si eseguono sugli animali sono una misura profilattica che protegge gli stessi animali dalle loro malattie specie/specifiche. Per alcuni animali non convenzionali sono previste vaccinazioni veterinarie, come ad esempio per il coniglio e il furetto, mentre per altre specie la prevenzione segue altri metodi. Non dimentichiamo che quando parliamo di “animali non convenzionali da compagnia” parliamo di una categoria immensa, che spazia dai mammiferi agli uccelli, rettili, pesci e anfibi. Da un punto di vista veterinario, ogni animale ha bisogno di controlli annuali o semestrali (a seconda della specie) al fine di poter accertare lo stato di buona salute e di attuare tutte le misure di profilassi e prevenzione, per minimizzare i rischi di insorgenza delle patologie.

Quanto sono numerosi i veterinari specializzati in patologie dei pet non convenzionali? Questo può essere un problema anche per quanto riguarda la loro presenza sul territorio, se la salute, anche in termini di prevenzione, non è tutelata come succede nel caso dei pet “tradizionali”? “La SIVAE, Società Italiana Veterinari per Animali Esotici, ad oggi conta più di 800 soci distribuiti su tutto il territorio nazionale. Possiamo vantarci di essere la società specialistica in questo settore più grande in Italia ed in Europa. Quindi, in realtà, il problema non sussiste. In Italia la Veterinaria è presente e competente e riesce a garantire informazione, prevenzione, profilassi e cura su tutti gli animali non

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Qualche volta la cronaca riferisce il ritrovamento di animali esotici, che poi risultano introdotti nelle nostre città in modo clandestino e magari fraudolento. Il commercio clandestino di animali è purtroppo una piaga che li riguarda tutti, ma se dovesse capitare di incontrare al parco un suricata al guinzaglio, cosa si deve fare?

convenzionali, i quali possono quindi sentirsi tutelati dal punto di vista veterinario.” Cosa dispone la normativa in vigore, riguardo all’adozione di pet non convenzionali? Cosa devono sapere le persone che hanno questo interesse, prima di organizzare l’adozione?

“Il mercato clandestino non ha nulla a che vedere con un suricata al guinzaglio. Il suricata è un animale esotico (in quanto esiste come animale selvatico in Africa meridionale), ma è allevato anche in Europa come animale da compagnia e non rientra fra gli animali vietati o normati. Viene di conseguenza che se quel suricata è stato regolarmente acquistato da un allevamento e non di cattura e correttamente seguito dal punto di vista gestionale e sanitario da un veterinario specializzato non si è di fronte ad un illecito. Resta discutibile l’utilizzo del guinzaglio, ma solo perché non si è abituati a vedere tutti i giorni un suricata al guinzaglio, tuttavia non esistono studi scientifici o leggi che ne vietino l’utilizzo come non ne esistono che ne consiglino l’uso. Lo stesso vale per il gatto al guinzaglio o il coniglio al guinzaglio che, però, essendo animali più comuni, non fanno notizia. Per rispondere alla domanda, se vediamo un suricata al guinzaglio non dobbiamo fare niente: ogni deduzione negativa o positiva sul fatto, è puramente soggettiva. Il commercio illegale di animali selvatici, invece, è un altro discorso. È il terzo mercato illegale nel mondo dopo droga e armi. Questo traffico alimenta il bracconaggio e il prelievo incontrollato di animali anche appartenenti a specie in pericolo, animali che vanno incontro ad un altissimo tasso di mortalità nelle varie fasi della cattura e degli spostamenti. È importante non generalizzare e separare bene ciò che è lecito e illecito regolamentando il primo e condannando aspramente il secondo. Per fare questo l’arma più forte è la conoscenza e l’istruzione e non l’apparenza e la sensibilità individuale.“

“Non si può parlare di un'unica normativa riguardo l’adozione di pet non convenzionali, ma piuttosto di una serie di normative fra leggi nazionali e internazionali. Alla base esiste la Convenzione di Washington (CITES) con i suoi regolamenti. È una convenzione internazionale sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione siglata nel 1975. Lo scopo fondamentale della Convenzione è quello di garantire che, ove sia consentito, lo sfruttamento commerciale internazionale di una specie di fauna o flora selvatiche sia sostenibile per la specie e compatibile con il ruolo ecologico che la specie riveste nel suo habitat. In essa sono stabiliti tutti i divieti, le norme, le licenze ed i certificati che governano il commercio degli animali. In Italia le direttive CITES sono state recepite e adeguate con circa una quindicina di adempimenti fra regolamenti, circolari e delibere atte a garantire provenienza e tracciabilità degli animali. In Italia sono in vigore, inoltre, altre due leggi interessanti, la n. 150 del 1992 modificata con Decreto Ministeriale del 1996 e il Decreto Legislativo n. 230 del 2018. La prima vieta la detenzione e crea un elenco dettagliato di tutti gli animali ritenuti pericolosi per l’incolumità dell’uomo; la seconda vieta il commercio e la detenzione e ne crea un elenco di tutte le specie ritenute aliene ed invasive per la biodiversità del nostro territorio. Al netto dei divieti, il nuovo Regolamento europeo di sanità animale (Reg. 2016/429) elenca per la prima volta nell’ordinamento europeo gli animali che possono essere detenuti come pet e che, dal punto di vista sanitario, possono diventare “da compagnia”. Si tratta di: Invertebrati (eccetto api, molluschi appartenenti al Phylum Mollusca e crostacei appartenenti al Subphylum Crustacea) Animali acquatici ornamentali Anfibi Rettili Volatili, esemplari di specie avicole diverse da polli, tacchini, faraone, oche, anatre, quaglie, piccioni, fagiani, pernici e ratiti (Ratitae) Mammiferi Roditori e conigli diversi da quelli destinati alla produzione alimentare

Letture consigliate • Convenzione di Washington (C.I.T.E.S. - Convention on International Trade of Endangered Species). https://www.adm.gov.it/portale/documents/20182/900422/CITESonline-20120321.pdf/9698db2b-f02e4d23-a1b9-ea12d51ff83f?t=1456150009540 • Decreto 19 Aprile 1996. Elenco delle specie animali che possono costituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica e di cui è proibita la detenzione. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/1996/10/03/232/sg/pdf • Decreto Legislativo 15 Dicembre 2017, n. 230. Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 Ottobre 2014, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive. G.U. 30-1-2018. Serie generale - n. 24 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2018/01/30/24/sg/pdf

L’indirizzo generale dato dalla UE al legislatore nazionale è questo. Il Regolamento europeo è entrato in vigore in piena pandemia, in un periodo molto complicato per tutti i legislatori nazionali. Adesso, i decreti nazionali sono in via di stesura in Italia come in tutti gli Stati Membri.” 2022;5,2.

• Regolamento (UE) 2016/429 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 Marzo 2016 relativo alle malattie animali trasmissibili («normativa in materia di sanità animale») https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32016R0429

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VETERINARIA

Lo snack, un piccolo premio per i nostri cani e gatti L’attenzione delle persone per una dieta equilibrata anche dei nostri quattro zampe è molto alta. Questo riguarda prevalentemente il pasto principale, somministrato una sola volta, oppure suddiviso in più porzioni. Chi convive con un gatto o con un cane sa benissimo, però, che nell’arco della giornata si presenta il momento del premio.

Per quali motivi riteniamo necessario “premiare” il nostro amico? Anzitutto, è importante sottolineare che il pasto principale del cane dovrebbe essere sempre suddiviso in almeno due porzioni, mentre quello del gatto andrebbe ripartito in un numero di porzioni, se possibile, ancora maggiore. A parte questo, per quale motivo riteniamo necessario premiare il nostro amico? È evidente come ciò sia principalmente legato alla volontà del proprietario di gratificare l'animale con qualcosa di molto appetibile: in pratica, nel momento in cui rendiamo felice l'animale con un premietto, siamo noi stessi gratificati dalla felicità dell'animale a cui vogliamo bene.

Cane e gatto: quali differenze tra i premietti da dare loro?

Giacomo Biagi Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Università degli Studi di Bologna. Past President della Società Italiana di Alimentazione e Nutrizione Animale (SIANA)

Le diversità sono legate soprattutto ai diversi gusti dell'animale, per cui nel caso del gatto è difficile prescindere da alimenti ricchi di componenti di origine animale, come proteine e grassi animali, che il gatto trova estremamente appetibili.

Della serie: non c’è nulla di male… A volte il cane non resiste e “mendica” un boccone al suo umano, quando è a tavola o mangia qualcosa. È un’abitudine da non consigliare, ma si genera come “in automatico”. È davvero un comportamento poco virtuoso? Per quali motivi?

Anche il cane trova ovviamente molto appetibili i grassi e le proteine animali, però può apprezzare molto anche snack dove la componente animale è molto scarsa e in qualche caso addirittura assente, se si usano aromi che comunque rendono ad esempio un biscotto appetibile.

In questo caso si tratta evidentemente di un aspetto più comportamentale che nutrizionale. In teoria, si dice sempre che il cane dovrebbe mangiare al suo posto, a determinati orari e, appunto, non dovrebbe mendicare il cibo dai proprietari… Tutto questo è vero, ma è al-

Esiste in realtà anche un uso del premio un po’ più funzionale all'addestramento nel cane, per cui, per invogliare l'animale ad eseguire determinati esercizi in qualsiasi tipo di addestramento, si ricorre a premietti. Altre tipologie di addestramento prevedono come premio il ritrovamento del gioco da parte dell'animale.

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trettanto vero che oggi i cani vivono nelle nostre case come membri della famiglia, sono trattati alla stregua di figli e quindi è del tutto normale che siano presenti in cucina quando si mangia e che, come accade nella maggior parte dei casi, ogni tanto ricevano qualcosa dalla tavola. Non è un'abitudine particolarmente virtuosa, ma non è neanche drammatica, se la quantità di cibo che l'animale riceve è modesta e soprattutto se non rischia di nuocere alla sua salute.

Come scegliere uno snack salutare. Può rappresentare un integratore della dieta? Quali vantaggi può dare? In generale, gli snack non sono una componente “salutare” della dieta di un animale. È importante che la quantità di snack che l'animale riceve nell'arco della giornata non sia elevata: le calorie fornite dagli snack non dovrebbero superare il 10% del fabbisogno calorico dell’animale. Dal momento che, infatti, gli snack non sono completi e bilanciati dal punto di vista nutrizio-

nale, potrebbero determinare squilibri, oppure, se somministrati in quantità eccessiva, favorire l’ingrassamento. A parte questo, esistono effettivamente snack che possono avere un ruolo funzionale, in quanto arricchiti di particolari componenti (vitamine, acidi grassi essenziali) di cui l'animale può avere bisogno e questo può valere sia per animali sani, che per quelli affetti da alcune malattie, ma in realtà la stragrande maggioranza degli snack non corrisponde a queste caratteristiche, essendo soltanto estremamente appetibile.

Concedere uno snack può comportare dei rischi in casi in cui l’animale non goda di ottima salute? L’”uso” dello snack deve essere consapevole. Se l’animale è sano, non ci sono particolari criticità, ma se è invece affetto da determinate malattie, occorre prudenza, come in caso di allergia, per evitare snack con ingredienti potenzialmente responsabili di crisi allergiche.

Lo snack ideale

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LE TIPOLOGIE DI SNACK

I PRO

I CONTRO

Carne essiccata o parti essiccate ottenute da un singolo animale

Un controllo più preciso dell'origine delle proteine presenti

Non adatto in caso di patologie che richiedono limitata assunzione di proteine

Snack ricchi di fibra con meno grassi o amido

Introito calorico minore, in caso di obesità

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