Feltrino News n. 9/2022 Settembre

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ANNO 3° - N° 09 - Settembre 2022 - Supplemento del periodico Valsugana News - www.feltrinonews.com

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SPECIALE ELEZIONI pag. 7 - 37


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Sommario DIRETTORE RESPONSABILE Prof. Armando Munaò - 333 2815103 direttore.feltrinonews@gmail.com CONDIRETTORE dott. Walter Waimer Perinelli - 335 128 9186 email: wperinelli@virgilio.it REDAZIONE E COLLABORATORI dott.ssa Katia Cont (Cultura, arte, cinema e teatro) dott.ssa Elisa Rodari (Curiosità, cultura e tradizioni). dott. Emanuele Paccher (politica, economia e società) Arnaldo De Porti (Società, cultura) - Laura Paleari (moda e costume) dott.ssa Alice Vettorata - dott.ssa Francesca Gottardi (Esteri - USA) dott.ssa Laura Mansini (Cultura, arte, tradizioni,attualità) dott. Nicola Maschio (attualità, politica, inchieste) Patrizia Rapposelli (attualità, cronaca) dott. ssa Chiara Paoli (storia -cultura e tradizioni) dott.ssa Eleonora Mezzanotte (Arte, storia e cultura) dott. Marco Nicolò Perinelli - Francesco Zadra (Attualità) dott.ssa Sonia Sartor (Cultura, arte, attualità) Ing. Grazioso Piazza - dott. Franco Zadra (politica, attualità) dott.ssa Monica Argenta - dott.ssa Erica Zanghellini (Psicologa) dott. Casna Andrea (Storia, cultura, tradizioni) Francesco Scarano (Attualità, storia) Caterina Michieletto (storia, arte, cultura) dott.ssa Beatrice Mariech (Cultura, arte, storia) dott.ssa Daniela Zangrando (arte, storia e cultura) Alex De Boni (attualità e politica) dott.ssa Erica Vicentini (avvocato) CONSULENZA MEDICO - SCIENTIFICA dott. Francesco D’Onghia - dott. Alfonso Piazza dott. Marco Rigo . dott. Giovanni D’Onghia COMMERCIALE: Prof. Armando Munaò - 333 2815103 - direttore.feltrinonews@gmail.com Gianni Bertelle - 340 302 0423 - email: gianni.bertelle@gmail.com IMPAGINAZIONE E GRAFICA : Punto e Linea di Alessandro Paleari - Fonzaso (BL) Cell. 347 277 0162 - email: alexpl@libero.it EDITORE E STAMPA GRAFICHE FUTURA SRL- Via Della Cooperazione, 33- MATTARELLO (TN) FELTRINO NEWS Supplemento al numero di Settembre di VALSUGANA NEWS Valsugana News – Registrazione del Tribunale di Trento: n° 5 del 16/04/2015. COPYRIGHT - Tutti i diritti riservati Tutti i testi, articoli, intervista, fotografie, disegni, pubblicità e quant’altro pubblicato su FELTRINO NEWS, sono coperti da copyright GRAFICHE FUTURA srl - PUNTO E LINEA, quindi, senza l’autorizzazione scritta del Direttore Responsabile o dell’Editore, è vietata la riproduzione e la pubblicazione, sia parziale che totale, su qualsiasi supporto o forma. Gli inserzionisti che volessero usufruire delle loro inserzioni pubblicitarie, per altri giornali o pubblicazioni, posso farlo richiedendo l’autorizzazione al Direttore Responsabile o all’editore. Quanto sopra specificato non riguarda gli inserzionisti che utilizzando propri studi o agenzie grafiche, hanno prodotto in proprio le loro grafiche e quindi fatto pervenire alla redazione o all’ufficio grafico di FELTRINO NEWS, le loro pubblicità, le loro immagini, i loro testi o articoli. Per quanto sopra GRAFICHE FUTURA srl, si riserva il diritto di adire le vie legali per tutelare, nelle opportune sedi, i propri interessi e la propria immagine.

Settembre 2022

Sommario

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SPECIALE ELEZIONI Elezioni politiche: a rischio astensionismo Le elezioni e la partecipazione manchevole Tutti al voto Se le parole fossero voti Il referendum del 1946; nasce la Repubblica italiana I governi italiani dal 1861 ad oggi I Capi della Stato Italiano Il Presidente della Repubblica e il suo ruolo I luoghi della politica: Palazzo del Quirinale I Presidenti del Senato I luoghi della politica: Palazzo Madama I luoghi della politica: Palazzo Montecitorio I presidenti della Camera I luoghi della politica: Palazzo Chigi Votano pure le donne A parere mio: una provocazione sul Palio di Feltre Il personaggio: Grace Kelly Conosciamo la LAPET

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Un comune di 206 anni La breve storia di Santa Giustina Intervista al Sindaco Ivan Minella La Giunta di Santa Giustina

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SPECIALE SANTA GIUSTINA

La Pro Loco di Santa Giustina La Chiesa di Santa Giustina Il Monumento ai Caduti Il mulino di Santa Libera La Mostra Mercato Qui Fonzaso: la Festa dell’uva e dei vini Storie di guerra: la Croce dei popoli Le galline e le uova etnografiche Un bellunese con Custer a Little Bighorn Società oggi: il Cottagecore Conosciamo la bella musica: la fisarmonica Il Madame Tussauds a Londra Lo sapevate che? La corsa all’oro blu Limana in cronaca: la nuova mensa scolastica Uomo e scienza: l’Antropometria L’Arte in controluce: Geografie Silenziose Racconti d’Arte: Domani non ci saranno i fiori Gli animali d’affezione: i conigli Non solo animali: Il randagismo felino Canta che ti passa: onore ai canuti Società oggi: il caro vita Sabrina Marconato: nuovo direttore a Feltre Medicina e Salute: le vitamine cosa sono e a cosa servono Eutanasia: Marco Cappato ancora sotto processo Importazione di autoveicoli e la loro immatricolazione

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SPECIALE ELEZIONI A parere mio di Patrizia Rapposelli

Elezioni politiche, è rischio astensionismo

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ista la crisi di governo e le conseguenti dimissioni di Mario Draghi, le urne del Bel Paese si aprono già in questo settembre. I manicomi sono chiusi da tempo, ma tutta l’Italia politica sembra esserlo. La frenesia delle elezioni più che bipolarismo, sta facendo emergere figure bipolari. È disorientamento e ambiguità per il cittadino chiamato al voto, è rischio astensionismo. I punti interrogativi non mancano, ma a grandi linee, tutto è pronto. Il 25 settembre 2022 si vota. L’elettorato con chi si deve confrontare? Un calderone di partiti, nomi e promesse sul cambiare l’andazzo generale. Impossibile negare che una considerevole fetta dell’elettorato sia stufo e disilluso. Secondo i sondaggi raccolti lo scorso agosto, il 40 per cento degli elettori deciderà solo dopo le ferie se recarsi alle urne o meno e almeno il 20 per cento degli elettori si asterrà dall’esprimere preferenze all’imminente tornata elettorale. È evidente un alto rischio di astensionismo. La disaffezione dei cittadini è segnale di una vera e propria sfiducia. L’opinione pubblica, in questo momento critico del Paese per molte ragioni, avrebbe bisogno di confrontarsi con un assetto politico chiaro, costruito attorno a solidi valori condivisi e sostenuti dai partiti. Invece, gli schieramenti sembrano avere visioni contrastanti sui grandi temi dell’attualità e sembrano essere troppo interessati alla distribuzione dei seggi tra parlamentari uscen-

ti. Seggi ridotti a 400 per la camera e a 200 per il Senato. Risparmio che ha prodotto risultati irrisori in termini economici, se si pensa ai numeri di una manovra economica o a quante risorse impiegano misure come il reddito di cittadinanza, come riportato dal Sole24 ore circa 9 miliardi di euro di costo, a fronte dei 60 milioni di euro che si sono risparmiati tagliando i parlamentari, lo 0,7 per cento. Volendo risparmiare sui conti pubblici, potevano essere tagliati gli enti pubblici da 30 anni inseriti nelle liste da abolire, ma che sono tutt’ora attivi. Un altro esempio, le 30 mila auto blu che dovevano essere ridotte, da quest’anno ce ne sono 3 mila in più rispetto al passato. Battaglie che sembrano lontane dai bisogni effettivi degli italiani. In queste elezioni, sono tanti gli schieramenti raccogliticci ed improvvisati che vengono contrabbandati come vere e proprie liste elettorali. Sorge il dubbio generale che i partiti tradizionali sono morti da anni, e quel che ne residua è un’accoglienza di unioni di scopo e alleanze di comodo. Spesso, l’elettore è accusato semplicisticamente di essere pigro e renitente, ma in realtà è sperso nel mercato confuso di chi

governa. Incertezze incrementate dalle candidature ventilate e poi cassate, dai cambi di rotta di alcuni partiti. Si è parlato anche di componente “virostar”. Infatti, nella difficoltosa compilazione delle liste elettorali la parte virologica, sanitaria e anti-pandemica appare all’appello. I virologi sono cittadini come tutti e possono essere candidati dai partiti, ma è curioso. Dopo questi anni di profluvio comunicativo, occupazione di palinsesti televisivi, pagine di giornale, consulenze e dichiarazioni più o meno coerenti rilasciate in nome di competenza e scienza, a capitalizzare l’esposizione arriva la candidatura. Sono stati candidati virologi in quanto tali o per celebrità mediatica? Spuntano poi nomi di presentatrici e presidenti di calcio. Tanta incertezza, troppi interrogativi, per i sondaggisti crescerà l’astensionismo di un Paese deluso dai partiti. Le elezioni sono alle porte, non resta che l’attesa.

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SPECIALE ELEZIONI A parere mio di Franco Zadra

Le elezioni e «la partecipazione manchevole»

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ome sarà la partecipazione elettorale il prossimo 25 settembre? Studiando un rapporto di sociologia a cura di Maurizio Cerruto, dedicato a “La partecipazione politica in Italia (1992-2012)”, pur con le dovute proporzioni e in considerazione del rocambolesco decennio che ci separa da quello, sembra prevedibile che l’astensionismo continuerà nella sua tendenza crescente. Vi leggiamo, infatti, che fino alla fine degli anni ‘70 l’astensionismo non veniva nemmeno preso in considerazione dagli analisti della politica, se si pensa che fino alle elezioni politiche del 1979 la partecipazione superava il 90%. Dopo queste, inizia una fase discendente che senza soluzione di continuità arriverà fino alle elezioni politiche del 2008 con un aumento dei non votanti di 10 punti percentuali, pur lasciando l’Italia tra i Paesi europei con un livello di astensionismo inferiore alla media, con alcuni picchi particolari, per esempio, il tasso balza al 13,9% nel 1994 per arrivare

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al 19,5% nel 2008 e i cali di affluenza più forti si verificano nelle elezioni del 1996, del 2001 e del 2008. L’astensionismo si trasforma così da fenomeno marginale, legato a ragioni «fisiologiche», a fenomeno politicamente rilevante, dettato da motivazioni soggettive. In realtà, l’astensionismo sembra sia solo una delle dimensioni di un più generale “processo di de-allineamento”, di cui la “volatilità elettorale”, la “de-identificazione partitica” e il voto ai partiti di protesta sono segno di quella che potremmo definire una sindrome di instabilità e fluidità dei comportamenti elettorali, ancora più evidente se si analizza l’astensionismo “attivo”, cioè in senso ampio, comprendendo quegli elettori che, pur recatisi al seggio elettorale, hanno

espresso un voto nullo o, semplicemente, non hanno espresso alcuna preferenza (scheda bianca). Gli analisti mostrano che c’è stato, per esempio, quasi un raddoppio del tasso di astensionismo tra Prima e Seconda Repubblica. Sembra poi esserci una relazione importante tra astensionismo e regole elettorali vigenti (Porcellum, Mattarellum, Rosatellum,..) che influirebbero non poco sul tasso di partecipazione. Per esempio, se guardiamo ai valori dell’astensionismo possiamo vedere come il passaggio dalla proporzionale al sistema misto a base uninominale e ritorno, non ha prodotto effetti considerevoli: l’astensionismo continua a crescere con regolarità in tutte le elezioni considerate indipendentemente dal tipo di regole del gioco adottate. Non così per i voti non validi che mostrano un più netto condizionamento da parte delle regole del gioco. Le percentuali più alte di voti nulli e schede bianche sono concentrate nelle elezioni del 1994, 1996, e 2001 quando si prevedevano due voti separati su schede distinte alla Camera con possibilità di un voto differenziato nel maggioritario e nel proporzionale; il ritorno al sistema elettorale proporzionale (corretto) con una sola scheda


SPECIALE ELEZIONI A parere mio e senza la possibilità di poter esprimere le preferenze per i candidati sembra produrre un nuovo calo dei voti nulli e delle schede bianche. Dai dati viene, peraltro, confermata l’esistenza di un dualismo Nord-Sud con riferimento sia all’astensionismo che al più generale andamento del voto inespresso, mentre mostrano che la media dell’astensionismo al Sud è pari al 21,4% contro l’11,3% del Centro (e il 12,6% del Nord). Esiste nel nostro paese anche un comportamento di voto differenziato che varia in modo significativo, soprattutto al Sud a seconda del tipo di elezioni, politiche, amministrative, europee, oppure un Referendum. Ma – ci chiediamo assieme a Cerruto -, l’astensionismo va letto come segno della crisi della democrazia? Preso atto che il venir meno del prendere parte costituisca l’aspetto

forse più appariscente della crisi della politica nelle società democratiche contemporanee, risulta complicato spiegarne le ragioni. Da un lato, si parla di astensionismo da apatia, cioè da distanza fra l’elettore e l’offerta politica, questo tipo di astensionismo «ha le sue radici nella posizione di marginalità che la politica occupa nell’orizzonte psicologico di molti elettori delle moderne democrazie di massa come testimoniano numerose e ben documentate ricerche». Dall’altro lato, si parla di astensionismo di protesta, come espressione attiva di

una insoddisfazione dell’elettore, che esprime «un consenso esplicitamente negato, una dimostrazione di sfiducia e in molti casi di aperta ostilità verso la sfera della politica e, in particolar modo, nei confronti della classe politica». Ma le ricerche empiriche mostrano che nell’elettorato astensionista l’apatia è certamente prevalente rispetto alla protesta. Spingendoci a chiederci se, il destino delle democrazie avanzate non sia da ricercarsi proprio nella «partecipazione manchevole», per riprendere una espressione di Bobbio.

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SPECIALE ELEZIONI Ancora una volta voteremo con il “Rosatellum” di Enrico Coser

TUTTI AL VOTO

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l 25 settembre gli italiani saranno chiamati al voto per eleggere i rappresentanti del nuovo Parlamento (Camera e Senato) con la legge elettorale “Rosatellum” che prende il nome dal suo ideatore Ettore Rosato. La stessa con la quale abbiamo votato nel 2018, ma con una variazione dovuta al fatto che il 19 ottobre 2020 e per effetto della legge costituzionale approvata, il numero dei deputati da 630 è stato ridotto a 400 e i senatori da 315 a 200. Inoltre, a differenza delle precedenti elezioni, è stato parificato l'elettorato attivo a 18 anni, sia per Camera e Senato (prima per il Senato erano necessari 25 anni). Il Rosatellum è un mix di maggioritario e proporzionale perchè un terzo dei seggi della Camera e del Senato viene assegnato con il maggioritario ovvero con un uninominale secco (chi prende anche un solo voto in più vince nel collegio) mentre gli altri due terzi saranno eletti con il sistema proporzionale. Per la cronaca saranno 147 i collegi maggioritari per la Camera e 74 per il Senato. Gli altri 367 parlamentari (245

deputati e 122 senatori) saranno eletti con il sistema proporzionale attraverso un meccanismo di listini bloccati e dove i voti vengono divisi in proporzione tra i voti presi dai vari partiti. E non esiste premio di maggioranza. Infine, 8 seggi alla Camera e 4 al Senato vengono assegnati secondo il voto degli italiani all'estero. Al seggio verranno consegnate due schede, una la Camera e una per il Senato: per tutte le coalizioni ci sarà stampata la lista singola o il candidato al collegio uninominale (un terzo), e accanto ai simboli, invece, ci sarà il 'listino bloccato', ovvero una breve lista dei candidati per la parte proporzionale (due terzi). Basterà tracciare una X sul simbolo della lista o sul nome del

candidato al collegio uninominale. Se si sceglierà il simbolo, il voto andrà in automatico anche al candidato collegato. Se invece a essere scelto sarà il nome del candidato, il voto andrà automaticamente ai partiti della coalizione. Se al voto proporzionale si vuole scegliere un partito specifico all’interno di una colazione, basterà tracciare la X sulla lista desiderata, così da favorire i candidati di quella specifica lista. Non sarà possibile il voto disgiunto (che permette di scegliere un candidato non collegato alla lista dello stesso). Per quanto riguarda invece le soglie di sbarramento ne esistono di due tipi: per la parte proporzionale, i seggi sono spartiti tra le liste che ottengono almeno il 3%. Ogni lista infatti ha uno sbarramento nazionale del 3%, mentre le coalizioni lo hanno al 10%. I partiti che fanno parte di una coalizione e che prendono tra l'1 e il 3% riversano i loro voti, proporzionalmente, alle altre liste della stessa coalizione che hanno superato il 3%. I voti delle liste che rimangono sotto l'1% vanno invece completamente persi

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SPECIALE ELEZIONI Le elezioni del 25 settembre di Laura Mansini

SE LE PAROLE FOSSERO VOTI

Finalmente è arrivato Settembre, il mese dell’anno che amo di più; infatti sta per finire l’estate e ci accompagna dolcemente verso l’autunno, una stupenda stagione dai caldi colori, con fresche leggere brezze che fanno presagire l’inverno”. Questo lo avrei scritto negli scorsi anni, ispirata poeticamente dalla natura che ci circonda. Ora è un’altra storia. Posso dire finalmente, ma non poeticamente: finalmente si andrà a votare, stanchi ed esasperati da una improvvisa ed inaspettata campagna elettorale. Quante parole abbiamo dovuto sopportare, ogni giorno, in questo periodo solitamente dedicato alla vacanze, ai discorsi lievi sotto l’ombrellone o passeggiando in montagna? Migliaia... migliaia di migliaia, ma forse ne sarebbero state sufficienti poche, chiare, immediate. Forse sarebbe sufficiente capire quello che queste parole vogliono realmente raccontare; invece, molto spesso celano la verità . Da queste riflessioni ritengo si possano capire le frustrazioni di un popolo che, all’improvviso, in attesa delle tan-

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te sospirate vacanze, si trova a dover riflettere su chi votare alle prossime, inattese, elezioni. Francamente in Italia ci eravamo un po' adagiati e, personalmente, tranquillizzati, dietro l’ultimo presidente del Consiglio, Mario Draghi che, con consumata professionalità, stava aiutando il nostro Bel Paese ad uscire dalle secche procurate dalle tante parole dei governi precedenti. Certamente non era perfetto, certamente tutte le personalità logorroiche che hanno fatto parte di questo governo, non si sono sentite abbastanza protette e messe in luce, ma c’era chi lavorava tranquillamente e professionalmente bene, oserei dire e chi, abituato a fare politica in piazza, ad urlare, si sentiva offeso dalla paciosa serenità della maggior parte degli Italiani, iniziando prima sottovoce, poi sempre più aggressivamente, a creare problemi, con il consueto sistema distruttivo. Così

dopo 18 mesi, tranquilli politicamente, ma scossi dalle notizie della guerra che la Russia, all’improvviso, ha portato all’Ucraina, ancora sofferenti di una Pandemia di Corona virus, colpiti da una incredibile siccità mai vista prima e poi da improvvise Trombe d’aria, con inconsuete bombe d’acqua, con il contorno di Cavallette, Zanzare, per non dimenticare i conflitti Cino-Americani Israelo-Palestinesi, eccetera, qualcuno, particolarmente intelligente e lungimirante ha pensato “Sai che c’è? l’Italia in linea di massima sta andando bene; si sta riprendendo, aumentano i posti di lavoro, migliora l’economia. tornano i turisti, cosa ci stiamo a fare in questo governo che dimostra la qualità e la professionalità dei ministri in carica: facciamolo cadere”. Prima un gruppo, poi due, poi tre. E così la frittata è fatta. E’ stato davvero un brusco risveglio, e su noi, poveri Italiani, sono tornati ad abbattersi fiumi di promesse e di parole elettorali. Abbiamo visto di tutto. Partiti che si sono disgregati, altri che hanno fatto


SPECIALE ELEZIONI Le elezioni del 25 settembre

coalizioni che poi si sono divise, chi restava fermo sulle proprie posizioni, per coerenza, chi se ne andava di qua e di là. Senza contare le migliaia di trasmis-

sioni televisive e radiofoniche che si sono lanciate in interviste ai vari politici di turno, i Telegiornali, le conferenze. Impossibile sfuggire, siamo stati costretti a cercare l’evasione nei film panettoni, nei bei ricordi delle canzoni anni sessanta e settanta, sui canali televisivi alternativi. Tutto questo ci ha portato ad avere nostalgia per le Tribune Politiche d’altri tempi, con conduttori preparati come Zavoli, Biagi, Zavattin. La politica ora è spettacolo, ma condiziona le nostre vite, quindi ritengo sarebbe opportuno tornare sui nostri passi, tornare alla professionalità, sia di che conduce le trasmissioni, ma soprattutto di chi si appresta a fare questa difficile arte. Fra i molti discorsi che ho

sentito in questi due mesi uno mi ha fatto sobbalzare.: “Sentite per noi quel seggio è perso, mettiamoci a candidare una donna”. Che cosa si voleva dire, che perso per perso meglio una donna che si sa vale poco? Davvero nonostante tutte le battaglie fatte per favorire l’ingresso di donne preparate nell’Agone politica non sono servite a molto. Va detto comunque che mai come ora si sente la necessità di persone preparate, culturalmente, professionalmente. La Società odierna sta correndo ; per stare al passo ed aiutare le nuove generazioni non si deve aver paura dei nuovi modelli culturali che la Scienza, la Cultura, la Tecnologia, propongono. La Politica, la più nobile delle Arti, deve saper gestire questa società, un po' confusa dal passaggio epocale che stiamo vivendo, aiutando la crescita sociale senza lasciare indietro nessuno.

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SPECIALE ELEZIONI La Repubblica di Waimer Perinelli

IL REFERENDUM DEL 1946

NASCE LA REPUBBLICA “L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. ...” questo recita l'articolo 1 della Costituzione.

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re righe semplici e chiare dietro le quali è semi nascosto un periodo tragico della nostra storia, dove trovano posto la seconda Guerra mondiale, la guerra civile o partigiana, e un referendum: quello dei giorni 2 e 3 giugno del 1946. Fino a quei giorni di tarda primavera il nostro Paese era governato dalla monarchia dei Savoia alla cui intelligenza e strategia militare dobbiamo l'indipendenza e l'unità. Pensiamo al 1848 quando re Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria con l'intento di conquistare la Lombardia e magari il Veneto. Le cose andarono storte

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ma l'esperienza insegna e il piccolo regno sabaudo undici anni dopo, alleato con la Francia di Napoleone terzo, conquistò Milano e dintorni. Poi venne Garibaldi e nel 1860 finalmente divenne italiano il Sud con la conquista del regno delle due Sicilie governato dai Borboni e l'anno dopo si proclamò ufficialmente l'esistenza dell'Italia Unita. Unita si ma non tutta concorde. Il popolo italiano è per motivi storici litigioso: dopo l'impero di Roma le invasioni barbariche hanno portato alla nascita di tanti staterelli. Poi il fascismo e la centralità dello Stato e infine la Seconda Guerra Mondiale e gli

italiani che si ritrovano divisi e in lite. Questa volta per motivi ideologici. Comunisti e democristiani, liberali e repubblicani, socialisti (anche di unità proletaria) partito d'Azione e partito Liberale. Tutti questi uniti avevano sconfitto il fascismo che dal 1922 governava l'Italia con il consenso della monarchia la quale, pur imponendo o accettando alcuni cambiamenti in corsa durante la guerra, come l'arresto di Mussolini e l'armistizio con le forze anglo-americane dell'8 settembre del 1943, arrivò a fine conflitto con il fiatone. Non stavano meglio i partiti antifascisti che il 28 giugno del 1945 formarono il primo governo post fascista e dopo lunghe, animate discussioni, nominarono presidente del Cosngilio Ferruccio Parri, uno dei comandanti più stimati della Resistenza. Stratega in guerra armata era poco adatto alla guerra di pace e quattro mesi dopo rassegnò le dimissioni lasciando campo aperto al trentino Alcide De Gasperi che s'insediò il 18 dicembre. I problemi economici, politici, culturali erano enormi ma


SPECIALE ELEZIONI La Repubblica i rappresentanti dei partiti e del Comitato di liberazione (cln) di cui erano parte, si appassionarono alla questione istituzionale. Bisognava scegliere se confermare il re, che in parte aveva deluso, o virare verso una forma repubblicana dello Stato. Con coraggio e moderazione De Gasperi indisse il primo referendum della storia d'Italia: solo le urne avrebbero deciso la scelta fra Monarchia e Repubblica. Il 2 giugno del 1946 si giunse alla votazione e per la prima volta il voto fu a suffragio universale cioè aperto a tutti purché cittadini italiani e con 21 anni compiuti. Diceva Wiston Churchill che gli italiani combattono una partita di calcio come fosse una guerra e una guerra come fosse una partita di calcio. E così fu: alla fine prevalse la Repubblica con 12.717.923 preferenze contro le “sole” 10.719.284 della Monarchia che ebbe consensi soprattutto al Sud. Una votazione parallela portò contemporaneamente alla elezione dell'Assemblea Costituente alla quale spettava il compito di redigere la nuova Costituzione italiana. Ne sortì una gran bella legge promulgata il primo gennaio del 1948. Venticinque giorni dopo, mentre il re Vittorio Emanuele III assisteva a queste vicende dall' Egitto dove si era auto esiliato, il giurista liberale Enrico De Nicola, veniva eletto Presidente:il primo presidente della Repubblica italiana. Alcide De Gasperi resterà leader per altri otto anni, poi dovrà cedere alla lotte interne alla Democrazia Cristiana e alla morte. Ma questa è un'altra storia.

Monarchia o Repubblica?

Referendum istituzionale del 2 giugno 1946 Voti

%

Repubblica

12.717.923

50,9%

Monarchia

10.719.284

43,2%

1.146.729

5,9%

Schede bianche

L’Italia divisa in due: nord repubblicano, sud monarchico Le Regioni della Monarchia Regione

Le Regioni della Repubblica

Voto %

Regione

Voto %

Campania

76,5%

Trentino*

85,0%

Puglia

67,3%

Emilia Romagna

77,0%

Sicilia

64,7%

Umbria

71,9%

Sardegna

60,9%

Toscana

71,6%

Calabria

60,3%

Marche

70,1%

Basilicata

59,4%

Liguria

69,0%

Abruzzo

56,9%

Lombardia

64,1%

Molise

56,9%

Valle d’Aosta

63,5%

Lazio

51,4%

Veneto

59,3%

Piemonte

56,9%

* I cittadini dell’Alto Adige, come quelli di Trieste e della Venezia Giulia, non furono chiamati alle urne perché questi territori non erano ancora a piena sovranità italiana.

Assemblea Costituente

L’Assemblea Costituente della Repubblica italiana, composta di 556 deputati, fu eletta il 2 giugno 1946 e si riunì in prima seduta il 25 giugno nel palazzo Montecitorio. L’Assemblea continuò i suoi lavori fino al 31 gennaio 1948. Durante tale periodo si tennero 375 sedute pubbliche, di cui 170 furono dedicate alla discussione e all’approvazione della nuova Costituzione. Partiti

voti

(%)

seggi

Democrazia cristiana (Dc)

8.101.004

35,21

207

Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (Psiup)

4.758.129

20,68

115

Partito comunista italiano (Pci)

4.356.686

18,93

104

Unione democratica nazionale (Udn) (liberali)

1.560.638

6,78

41

Fronte dell’Uomo Qualunque (Uq)

1.211.956

5,27

30

Partito Repubblicano italiano (Pri)

1.003.007

4,36

23

Blocco Nazionale della Libertà (Bnl) (monarchici)

637.328

2,77

16

Partito d’Azione (Pd’A)

334.748

1,45

7

Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (Mis)

171.201

0,74

4

Partito dei contadini d’Italia

102.393

0,44

1

Concentrazione democratica repubblicana

97.690

0,42

2

Partito sardo d’Azione (PSd’Az)

78.554

0,34

2

Movimento Unionista Italiano

71.021

0,31

1

Partito Cristiano Sociale

51.088

0,22

1

Partito Democratico del Lavoro (Pdl)

40.633

0,18

1

Fronte Democratico Progressista Repubblicano*

21.853

0,09

1

412.550

1,79

0

23.010.479

100,00

556

Altri Totale

* in Valle d’Aosta, coalizione formata da: Partito Comunista Italiano – Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria – Partito d’Azione – Partito Repubblicano Italiano 15



CASSA RURALE VALSUGANA E TESINO

16 - 17 - 18

Settembre 2022 Mostra Mercato Gastronomia Artigianato www.prolocolamon.it

Programma

domenica 18 settembre ore 9.00 Apertura stand Mostra Mercato del Fagiolo / Apertura mostre Apertura spazi espositivi: artigianato locale-mercatino

venerdì 16 settembre ore 19.00 Apertura stand gastronomici / Apertura mostre ore 20.30 Le voci della festa – Rassegna di cori di montagna (teatro Mons. G. Gaio)

dalle 10.00 Musica Country (Area Animali, Via Cav. V. Veneto) ore 10.30 Santa Messa (Chiesa Sacro Cuore) ore 10.45 Sfilata ed esibizione del Corpo Musicale Folkloristico di Primiero

ore 21.00 Musica dal vivo: The Gaps

ore 12.00 RiShow - spettacolo per bambini (Piazza III Novembre)

(Piazza Trento Trieste, Ostaria da Bottaro)

Black Dream

(Piazza lll Novembre, Stand Gruppo dei Revès e Protezione Civile)

sabato 17 settembre ore 9.00 Apertura stand Mostra Mercato del Fagiolo / Apertura mostre Apertura spazi espositivi: artigianato locale-mercatino ore 11.00 Inaugurazione 31° edizione “A Tavola nel Feltrino: il Fagiolo” con consegna dei premi “Facen” e “Il Gazzettino” (Teatro Mons. G. Gaio)

ore 12.00 Apertura stand gastronomici durante il Esibizione Gruppo Folkloristico Danzerini di Aviano pomeriggio (Piazza III Novembre) RiShow - spettacolo per bambini (Piazza III Novembre) Drop the beat-Sax e vinili - musica dal vivo (Piazza lll Novembre, M&M Bar Osteria)

Esibizione musicale della Gnuco Alpen Sgnapa Band (Piazza III Novembre)

Caneva Sound - musica dal vivo (Piazza Trento Trieste, Ostaria da Bottaro)

ore 18.30 Apertura stand gastronomici

ore 12.00 Apertura stand gastronomici ore 16.00 Esibizione del Gruppo Folkloristico di Cesiomaggiore (Piazza III Novembre)

ore 17.30 Mr. Coso - spettacolo per bambini

Sabato e domenica area animali in Via Cavalieri di Vittorio Veneto a cura dell’associazione Famiglie Insieme. Giochi per i più piccoli, musica itinerante per le vie del paese e molto altro ancora.

(Piazza III Novembre)

ore 18.30 Apertura stand gastronomici ore 21.00 Musica dal vivo: Malegria e a seguire Dj deesagio (Piazza Trento Trieste, Ostaria da Bottaro)

Slavi Bravissime persone (Piazza lll Novembre, M&M Bar Osteria)

Musica dal vivo

(Piazza lll Novembre, Bar Gelateria Civico 3)

Mostra Chiesa di San Daniele

DELICATA NATURA Effetti dei cambiamenti climatici sui ghiacciai delle Pale di San Martino a cura del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino in collaborazione con la Pro Loco di Lamon.

17


SPECIALE ELEZIONI I Governi italiani dal 1861 ad oggi

Camillo Benso Conte di Cavour

Bettino Ricasoli

Urbano Rattazzi

Giovanni Lanza

18

Marco Minghetti

Periodo

Presidente del Consiglio

17 marzo - 6 giugno 1861

Camillo Benso Conte di Cavour

12 giugno 1861 - 3 marzo 1862

Bettino Ricasoli

3 marzo - 8 dicembre 1862

Urbano Rattazzi

8 dicembre 1862 - 24 marzo 1863

Luigi Carlo Farini

24 marzo 1863 - 28 settembre 1864

Marco Minghetti

28 settembre 1864 - 31 dicembre 1865

Alfonso La Marmora

31 dicembre 1865 - 17 giugno 1866

Alfonso La Marmora

17 giugno 1866 - 11 aprile 1867

Bettino Ricasoli

11 aprile 1867 - 27 ottobre 1867

Urbano Rattazzi

27 ottobre 1867 - 5 gennaio 1868

Federico Luigi, Conte Menabrea

5 gennaio 1868 - 13 maggio 1869

Federico Luigi, Conte Menabrea

13 maggio 1869 - 14 dicembre 1869

Federico Luigi, Conte Menabrea

14 dicembre 1869 - 9 luglio 1873

Giovanni Lanza

10 luglio 1873 - 18 marzo 1876

Marco Minghetti

25 marzo 1876 - 26 dicembre 1877

Agostino Depretis

26 dicembre 1877 - 23 marzo 1878

Agostino Depretis

24 marzo 1878 - 19 dicembre 1878

Benedetto Cairòli

19 dicembre 1878 - 14 luglio 1879

Agostino Depretis

14 luglio 1879 - 25 novembre 1879

Benedetto Cairòli

25 novembre 1879 - 29 maggio 1881

Benedetto Cairòli

29 maggio 1881 - 25 maggio 1883

Agostino Depretis

25 maggio 1883 - 30 marzo 1884

Agostino Depretis

30 marzo 1884 - 29 giugno 1885

Agostino Depretis

29 giugno 1885 - 30 maggio 1886

Agostino Depretis

30 maggio 1886 - 4 aprile 1887

Agostino Depretis

4 aprile 1887 - 29 luglio 1871

Agostino Depretis

29 luglio 1887 - 9 marzo 1889

Francesco Crispi

9 marzo 1889 - 6 febbraio 1891

Francesco Crispi

6 febbraio 1891 - 15 maggio 1892

Antonio Starabba, Marchese di Rudinì

15 maggio 1892 - 15 dicembre 1893

Giovanni Giolitti

15 dicembre 1893 - 10 marzo 1896

Francesco Crispi

10 marzo 1896 - 11 luglio 1896

Antonio Starabba, Marchese di Rudinì

11 luglio 1896 - 14 dicembre 1897

Antonio Starabba, Marchese di Rudinì

14 dicembre 1897 - 1 giugno 1898

Antonio Starabba, Marchese di Rudinì

1 giugno 1898 - 29 giugno 1898

Antonio Starabba, Marchese di Rudinì

29 giugno 1898 - 14 maggio 1899

Luigi Pelloux

14 maggio 1899 - 24 giugno 1900

Luigi Pelloux

24 giugno 1900 - 15 febbraio 1901

Giuseppe Saracco

15 febbraio 1901 - 3 settembre 1903

Giuseppe Zanardelli

3 settembre 1903 - 12 marzo 1905

Giovanni Giolitti

12 marzo 1905 - 27 marzo 1905

Tommaso Tittoni

28 marzo 1905 - 24 dicembre 1905

Alessandro Fortis

24 dicembre 1905 - 8 febbraio 1906

Alessandro Fortis

8 febbraio 1906 - 29 maggio 1906

Sidney Sonnino

29 maggio 1906 - 10 dicembre 1909

Giovanni Giolitti

11 dicembre 1909 - 31 marzo 1910

Sidney Sonnino

31 marzo 1910 - 29 marzo 1911

Luigi Luzzatti

30 marzo 1911 - 19 marzo 1914

Giovanni Giolitti

21 marzo 1914 - 31 ottobre 1914

Antonio Salandra

5 novembre 1914 - 18 giugno 1916

Antonio Salandra

18 giugno 1916 - 30 ottobre 1917

Paolo Boselli

30 ottobre 1917 - 23 giugno 1919

Vittorio Emanuele Orlando

23 giugno 1919 - 21 maggio 1920

Francesco Saverio Nitti

21 maggio 1920 - 15 giugno 1920

Francesco Saverio Nitti

15 giugno 1920 - 4 luglio 1921

Giovanni Giolitti

4 luglio 1921 - 26 febbraio 1922

Ivanoe Bonomi

26 febbraio 1922 - 1 agosto 1922

Luigi Facta

1 agosto 1922 - 28 ottobre 1922

Luigi Facta

30 ottobre 1922 - 25 luglio 1943

Benito Mussolini

Luigi Carlo Farini

Agostino Depretis

Francesco Crispi

Giuseppe Zanardelli

Benito Mussolini


SPECIALE ELEZIONI I Governi italiani dal 1861 ad oggi

Alcide De Gasperi

Amintore Fanfani

Periodo

Presidente del Consiglio

25 luglio 1943 - 17 aprile 1944

Pietro Badoglio (governo militare provvisorio)

22 aprile 1944 - 8 giugno 1944

Pietro Badoglio (governo di unità nazionale)

18 giugno 1944 - 10 dicembre 1944

Ivanoe Bonomi

12 dicembre 1944 - 19 giugno 1945

Ivanoe Bonomi

21 giugno 1945 - 8 dicembre 1945

Ferruccio Parri

10 dicembre 1945 - 1 luglio 1946

Alcide De Gasperi

13 luglio 1946 - 28 gennaio 1947

Alcide De Gasperi

2 febbraio 1947 - 31 maggio 1947

Alcide De Gasperi

31 maggio 1947 - 23 maggio 1948

Alcide De Gasperi

23 maggio 1948 - 14 gennaio 1950

Alcide De Gasperi

27 gennaio 1950 - 19 luglio 1951

Alcide De Gasperi

26 luglio 1951 - 7 luglio 1953

Alcide De Gasperi

16 luglio 1953 - 2 agosto 1953

Alcide De Gasperi

17 agosto 1953 - 12 gennaio 1954

Giuseppe Pella

18 gennaio 1954 - 8 febbraio 1954

Amintore Fanfani

10 febbraio 1954 - 2 luglio 1955

Mario Scelba

6 luglio 1955 - 15 maggio 1957

Antonio Segni

19 maggio 1957 - 1 luglio 1958

Adone Zoli

1 luglio 1958 - 15 febbraio 1959

Amintore Fanfani

15 febbraio 1959 - 23 marzo 1960

Antonio Segni

25 marzo 1960 - 26 luglio 1960

Fernando Tambroni

26 luglio 1960 - 21 febbraio 1962

Amintore Fanfani

21 febbraio 1962 - 21 giugno 1963

Amintore Fanfani

21 giugno 1963 - 4 dicembre 1963

Giovanni Leone

4 dicembre 1963 - 22 luglio 1964

Aldo Moro

22 luglio 1964 - 23 febbraio 1966

Aldo Moro

Giulio Andreotti

Bettino Craxi

Giovanni Goria

Aldo Moro

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19


SPECIALE ELEZIONI I Governi italiani dal 1861 ad oggi

Giovanni Leone

Mariano Rumor

Emilio Colombo

Romano Prodi

Enrico Letta

23 febbraio 1966 - 24 giugno 1968

Aldo Moro

Periodo

Presidente del Consiglio

24 giugno 1968 - 12 dicembre 1968

Giovanni Leone

12 dicembre 1968 - 5 agosto 1969

Mariano Rumor

5 agosto 1969 - 23 marzo 1970

Mariano Rumor

27 marzo 1970 - 6 agosto 1970

Mariano Rumor

6 agosto 1970 - 17 febbraio 1972

Emilio Colombo

17 febbraio 1972 - 26 giugno 1972

Giulio Andreotti

26 luglio 1972 - 7 luglio 1973

Giulio Andreotti

7 luglio 1973 - 14 marzo 1974

Mariano Rumor

14 marzo 1974 - 23 novembre 1974

Mariano Rumor

23 novembre 1974 - 12 febbraio 1976

Aldo Moro

12 febbraio 1976 - 29 luglio 1976

Aldo Moro

29 luglio 1976 - 11 marzo 1978

Giulio Andreotti

11 marzo 1978 - 20 marzo 1979

Giulio Andreotti

20 marzo 1979 - 4 agosto 1979

Giulio Andreotti

4 agosto 1979 - 4 aprile 1980

Francesco Cossiga

4 aprile 1980 - 18 ottobre 1980

Francesco Cossiga

18 ottobre 1980 - 26 giugno 1981

Arnaldo Forlani

28 giugno 1981 - 23 agosto 1982

Giovanni Spadolini

23 agosto 1982 - 1 dicembre 1982

Giovanni Spadolini

1 dicembre 1982 - 4 agosto 1983

Amintore Fanfani

4 agosto 1983 - 1 agosto 1986

Bettino Craxi

1 agosto 1986 - 17 aprile 1987

Bettino Craxi

17 aprile 1987 - 28 luglio 1987

Amintore Fanfani

28 luglio 1987 - 13 aprile 1988

Giovanni Goria

13 aprile 1988 - 22 luglio 1989

Ciriaco De Mita

22 luglio 1989 - 12 aprile 1991

Giulio Andreotti

12 aprile 1991 - 28 giugno 1992

Giulio Andreotti

28 giugno 1992 - 28 aprile 1993

Giuliano Amato

28 aprile 1993 - 10 maggio 1994

Carlo Azeglio Ciampi

10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995

Silvio Berlusconi

17 gennaio 1995 - 17 maggio 1996

Lamberto Dini

17 maggio 1996 - 21 ottobre 1998

Romano Prodi

21 ottobre 1998 - 22 dicembre 1999

Massimo D’Alema

22 dicembre 1999 - 25 aprile 2000

Massimo D’Alema

25 aprile 2000 - 11 giugno 2001

Giuliano Amato

11 giugno 2001 - 23 aprile 2005

Silvio Berlusconi

23 aprile 2005 - 16 maggio 2006

Silvio Berlusconi

16 maggio 2006 - 8 maggio 2008

Romano Prodi

8 maggio 2008 - 16 novembre 2011

Silvio Berlusconi (per dimissioni)

16 novembre 2011 - 25 aprile 2013

Mario Monti (Senza Votazioni – Incarico affidatogli dal Presente delle Repubblica Giorgio Napolitano)

25 aprile 2013 - 22 febbraio 2014

Enrico Letta (per dimissioni)

22 febbraio 2014 - 7 dicembre 2016

Matteo Renzi

9 dicembre 2016 - 1 giugno 2018

Paolo Gentiloni (Senza Votazioni – Incarico affidatogli dal Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella

1 giugno 2018 - 5 settembre 2019

Giuseppe Conte

5 settembre 2019 - 13 febbraio 2021

Giuseppe Conte (per dimissioni) (Senza Votazioni – Incarico affidatogli dal Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella)

13 febbraio 2021 - 21 luglio 2022

Mario Draghi (Senza Votazioni – Incarico affidatogli dal Presente delle Repubblica Sergio Mattarella)

Ciriaco De Mita

Massimo D'Alema

Silvio Berlusconi

Mario Monti

Matteo Renzi

* 1 muore durante il mandato

Giuseppe Conte

20

Mario Draghi



SPECIALE ELEZIONI Re d'Italia Vittorio Emanuele II

Dal 17 marzo 1861 al 9 gennaio 1878

I Capi dello Stato Italiano Nome

Periodo

Carica

ALCIDE DE GASPERI

12 giugno 1946 / 29 giugno 1946

Presidente Provvisorio dello Stato

ENRICO DE NICOLA

29 giugno 1946 / 31 dicembre 1947

Capo Provvisorio dello Stato

ENRICO DE NICOLA

1 gennaio 1948 / 11 maggio 1948

Presidente della Repubblica

LUIGI EINAUDI

11 maggio 1948 / 11 maggio 1955

Presidente della Repubblica

GIOVANNI GRONCHI

11 maggio 1955 / 11 maggio 1962

Presidente della Repubblica

ANTONIO SEGNI

11 maggio 1962 / 6 dicembre 1964[1]

Presidente della Repubblica

CESARE MERZAGORA

6 dicembre 1964 / 28 dicembre 1964

Presidente ad Interim in quanto Presidente del Senato

GIUSEPPE SARAGAT

28 dicembre 1964 / 24 dicembre 1971

Presidente della Repubblica

GIOVANNI LEONE

24 dicembre 1971 / 15 giugno 1978[1]

Presidente della Repubblica

AMINTORE FANFANI

15 giugno 1978 / 8 luglio 1978

Presidente ad Interim in quanto Presidente del Senato

ALESSANDRO PERTINI

8 luglio 1978 / 23 giugno 1985[1]

Presidente della Repubblica

FRANCESCO COSSIGA

23 giugno 1985 / 3 luglio 1985

Presidente ad Interim in quanto Presidente del Senato

FRANCESCO COSSIGA

3 luglio 1985 / 28 aprile 1992[1]

Presidente Della Repubblica

GIOVANNI SPADOLINI

28 aprile 1992 / 25 maggio 1992

Presidente ad Interim in quanto Presidente del Senato

OSCAR LUIGI SCALFARO

25 maggio 1992 / 15 maggio 1999[1]

Presidente della Repubblica

NICOLA MANCINO

15 maggio 1999 / 18 maggio 1999

Presidente ad Interim in quanto Presidente del Senato

CARLO AZEGLIO CIAMPI

18 maggio 1999/15 maggio 2006

Presidente della Repubblica

GIORGIO NAPOLITANO

15 maggio 2006/20 aprile 2013 20 aprile 2013/31 gennaio 2015

Presidente della Repubblica

SERGIO MATTARELLA

31 gennaio 2015/29 gennaio 2022 29 gennaio 2022/in carica (rieletto)

Presidente della Repubblica

Dal 1849 è Re di Sardegna

Umberto I

Dal 9 gennaio 1878 al 29 luglio 1900 Assassinato a Monza

Vittorio Emanuele III

Dal 29 luglio 1900 al 9 maggio 1946 Abdica. Dal 5 giugno 1944 è Re solo nominalmente.

Umberto II

Dal 9 maggio 1946 al 12 giugno 1946 Dal 5 giugno 1944 è Luogotenente Generale del Regno. A seguito del risultato del Referendum del 2 giugno va in esilio. 22

[1] Si dimette


SPECIALE ELEZIONI Elezione e funzioni del capo dello Stato di Franco Zadra

Il Presidente della Repubblica e il suo ruolo L’identikit del Presidente Il Presidente della Repubblica Italiana è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Dura in carica sette anni. Attuale Presidente della Repubblica è Carlo Azeglio Ciampi, eletto il 13 maggio 1999 al primo scrutinio. È il decimo Presidente della Repubblica Italiana. Il Presidente risiede a Roma presso il Palazzo del Quirinale ed ha a disposizione anche la tenuta Presidenziale di Castelporziano, presso Roma, e Villa Rosebery, a Napoli. I requisiti per essere eletto Cittadinanza Italiana Aver compiuto 50 anni Godere dei diritti civili e politici. L’elezione Viene eletto dal Parlamento riunito in seduta comune, insieme a tre rappresentanti per ciascuna regione (solo uno per la Valle d’Aosta) in modo da garantire la rappresentanza delle minoranze. Per garantire un consenso il più possibile esteso intorno ad una istituzione di garanzia, nelle prime tre votazioni è necessaria l’approvazione dei 2/3 dell’assemblea; per le votazioni successive è sufficiente la maggioranza assoluta (il 50% più uno degli aventi diritto al voto). La carica dura sette anni; ciò impedisce che un presidente possa essere rieletto dalle stesse Camere, che hanno mandato quinquennale, e contribuisce a svincolarlo da eccessivi legami politici con l’organo che lo vota. La sede per la votazione è quella della Camera dei Deputati. Il Presidente entra in carica dopo aver prestato giuramento al Parlamento al quale si rivolge tramite un messaggio presidenziale. Le funzioni del Presidente La Costituzione esplicita tutti i compiti e i poteri del Presidente della Repubblica, che in dettaglio sono: in relazione alla rappresentanza esterna: - accreditare e ricevere funzionari diplomatici; - ratificare i trattati internazionali, su autorizzazione delle Camere; - effettuare visite ufficiali all’estero, accompagnato da un esponente del Governo; - dichiarare lo stato di guerra, deliberato dalle Camere; in relazione all’esercizio delle funzioni parlamentari:

- nominare fino a cinque Senatori a vita; - inviare messaggi alle Camere, convocarle in via straordinaria, scioglierle salvo che negli ultimi sei mesi di mandato (semestre bianco, a meno che non coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi di legislatura); - indire le elezioni e fissare la prima riunione delle nuove Camere; in relazione alla funzione legislativa: - autorizzare la presentazione in Parlamento dei disegni di legge governativi; - promulgare le leggi approvate in Parlamento; - rinviare alle Camere con messaggio motivato le leggi approvate e chiedere una nuova deliberazione (essendo obbligato a promulgare se questa viene effettuata senza modifiche del testo); in relazione all’esercizio della sovranità popolare: - indire i referendum e in caso di esito favorevole dichiarare l’abrogazione della legge ad esso sottoposta; in relazione alla funzione esecutiva e di indirizzo politico: - nominare dopo opportune consultazioni il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su sua proposta, i ministri; - accogliere il giuramento del Governo e le eventuali dimissioni; - emanare i decreti-legge, gli atti amministrativi e i regolamenti del Governo; - nominare alcuni funzionari statali di alto grado; - presiedere il Consiglio Supremo della Difesa (CSD) e detenere il comando delle forze armate; - decretare lo scioglimento di consigli regionali e la rimozione di presidenti di Regione; in relazione all’esercizio della giurisdizione: - presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM); - nominare un terzo dei componenti della Corte Costituzionale; - concedere la grazia e commutare le pene.

Conferisce inoltre le onorificenze della Repubblica Italiana tramite decreto presidenziale. La Costituzione prevede che ogni atto presidenziale debba essere controfirmato da un ministro o dal Presidente del Consiglio. Questa condizione, che costituisce un limite significativo ai poteri del Presidente della Repubblica, crea ambiguità rimaste ancora irrisolte. Non viene infatti chiarito quali siano gli atti di sua sostanziale prerogativa e quali siano invece solo formalmente presidenziali. Nella prassi ogni presidente ha interpretato in modo diverso il proprio ruolo e la propria sfera di influenza, con maggiore o minore attivismo; in generale la potenziale rilevanza delle prerogative ad essi conferite è emersa soprattutto nei momenti di crisi dei partiti e delle maggioranze di governo, rimanendo più in ombra nelle fasi di stabilità politica. Gli unici “atti” che il presidente può compiere senza l’obbligo di controfirma sono l’esercizio delle funzioni di presidenza del CSM e del CSD, le dichiarazioni informali (o esternazioni), le dimissioni. Il mandato presidenziale Oltre che alla naturale scadenza, il mandato può essere interrotto per: dimissioni volontarie; morte; impedimento temporaneo, per motivi di salute; impedimento permanente, dovuto a gravi malattie; destituzione, ovvero per reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione. Gli ex presidenti della Repubblica prendono il nome di Presidenti emeriti della Repubblica e sono nominati Senatori a Vita. In caso di assenza del Presidente della Repubblica, inclusi i viaggi all’estero, le sue funzioni sono temporaneamente svolte dal Presidente del Senato. La curiosità Quando effettua un volo di Stato, l’aeromobile utilizzato, solitamente fornito dal 31° stormo dell’Aeronautica Militare, assume il nominativo I-9001. (Fonte: Wikipedia)

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SPECIALE ELEZIONI I luoghi della politica di Francesco Zadra

IL PALAZZO DEL QUIRINALE SPECCHIO DI ROMA

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ur essendo solo prossimo al centro di Roma il palazzo del Quirinale è il cuore della Capitale che in esso si specchia politicamente e artisticamente. Il Palazzo sorge sul colle dove era venerato il dio Quirino, quel dio sabino nel quale fu divinizzato Romolo primo re di Roma che uccise il fratello Remo per una questione di confini. Secondo Plutarco il nome deriverebbe in realtà dalla punta della lancia usata dai Sabini. Secondo altri il nome del dio verrebbe da co-viria e co-virites ovvero patrono delle curie e degli uomini in esse riuniti. Mai nome è stato nei secoli più adatto a questo palazzo dove hanno dimorato imperatori e papi, re e presidenti della Repubblica. All'inizio come detto c'era il tempio del dio e della dea Salute, attorno molti altri edifici di culto e residenza dei sacerdoti. Poi la decadenza con la caduta dell'Impero e il sopravvento dei prati e delle coltivazioni. Fa questi un vigneto appartenente alla famiglia Carafa, una famiglia napoletana il cui nome deriverebbe dalla caraffa contenitore usato per il vino. Su questo terreno e dintorni sorgeva una villa, conosciuta come villa del Monte Cavallo, che in cardinale Ottavio Carafa (1538-1591) affittò al cardinale Ippolito d'Este il quale nel 1553 iniziò i lavori di ristrutturazione e ampliamento per farne

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la propria residenza romana. Per vent'anni lavorarono alcuni dei migliori architetti, artisti e decoratori, del tempo: da Domenico Fontana a Pietro di Cortona, Alessandro Specchi, Guido Reni, Marcantonio Bassetti. Nella villa conosciuta ormai come villa d'Este trovò ospitalità nel 1583 il papa Gregorio XIII( 1572-1585) il quale iniziò un ampliamento a proprie spese. Conquistato dalla bellezza del luogo papa Sisto V, successore di Gregorio XIII, fece acquistare nel 1585

il terreno e la villa dalla Camera Apostolica con l'obiettivo di usarla come dimora estiva dei papi. Poiché il colle del Quirinale era considerato più salubre di quello del Vaticano e del Laterano, papa Paolo V Borghese (1605-1621) vi trasferì la propria residenza e dopo di lui ben 30 altri pontefici decisero di abitarvi. Tutti in vario modo contribuirono alla realizzazione dell'attuale dimora. Il palazzo del Quirinale ha oggi una superficie di 110.500 metri quadri, pari a 11 campi


SPECIALE ELEZIONI I luoghi della politica di calcio. E' sesto nella classifica dei palazzi più vasti al mondo nella quale la Casa Bianca di Washington occupa posizioni inferiori con i suoi “soli” 30 mila metri quadri. Dopo essere stata appetita da Napoleone Bonaparte che la scelse come sua reggia italiana, ma che non vi abitò mai, la dimora dei papi divenne nel 1871 la residenza dei Re d'Italia. Con i sabaudi il palazzo ebbe nuovi restauri, ampliamenti e ristrutturazioni. Con la caduta dei sovrani dopo il referendum istituzionale del 1946, si decise di usarlo come residenza del Presidente della Repubblica ma sia Enrico De Nicola che Luigi Einaudi non vi soggiornarono. Vi entrerà per primo Giovanni Gronchi, seguito da Antonio Segni, Giuseppe Saragat e Giovanni Leone. Altri come Pertini e Cossiga non vi abitarono usandolo come sede di rappresentanza. Vi ritornarono ad abitare Osca Luigi Scalfaro, Carlo Azelio Ciampi, Giorgio Napolitano e l'attuale presidente Sergio Mattarella. Il Quirinale nell'arte Il palazzo, oggi in parte visitabile ad orari e giorni prestabiliti, si presenta con i suoi quasi cinque secoli di storia e arte. L'architettura esterna portata a compimento nel corso del pontificato di Paolo V Borghese dall'architetto Flaminio Ponzio ci introduce alla scala d'onore, al salone delle Feste e alla cappellina dell'Annunziata affrescata da Guido Reni. Nel 1613 al Ponzio subentrò Carlo Maderno che progettò la Sala Regia e gli appartamenti

papali. A Gianlorenzo Bernini fu affidato il disegno della Loggia delle Benedizioni (1638) collocata sopra il portale principale della facciata del Palazzo. Gli ultimi importanti interventi sull’architettura del complesso del Quirinale e sulle sue adiacenze furono portati a termine tra il 1721 e il 1730 da Alessandro Specchi e Ferdinando Fuga che edificarono le Scuderie papali, oggi sede di importanti mostre d'arte. Nel 1809 i francesi occuparono Roma e il Papa venne deportato in Francia. Il palazzo del Quirinale venne adattato in stile neoclassico per ospitare Napoleone Bonaparte che, come detto, non vi entrò mai. Dopo la sconfitta di Napole-

one vennero ripresi i lavori e fu sistemata definitivamente la fontana dei Dioscuri, un grande complesso scultoreo da alcuni fatto risalire alla terme di Costantino che sorgevano in epoca romana poco lontano, secondo altri datato terzo secolo dc ovvero un secolo prima dell'imperatore "cristiano". Rappresenta il giovane Alessandro Magno che tiene a freno il cavallo Bucefalo. Accanto a lui fanno altrettanto altri due uomini. L’ultimo papa a soggiornare al Quirinale fu Pio IX (184678), che lasciò traccia del suo pontificato facendo dipingere le volte di alcune stanze, già appartamento di Paolo V e affidando a Tommaso Minardi un dipinto murale di grande impegno quale la Missione degli Apostoli (1848) nella Sala degli Ambasciatori. Poi venne il Re e il palazzo fu arricchito di arazzi e mobili preziosi provenienti dalle regge e palazzi sabaudi. Dopo il 1946 le strutture architettoniche del complesso del Quirinale e gli arredi interni del Palazzo sono rimasti sostanzialmente inalterati. Da alcuni anni, è stato istituito un laboratorio per il restauro degli arazzi e il recupero dell’originario color travertino delle antiche superfici in stucco nel Cortile d’Onore e nella facciata principale del Palazzo, per tutelare il notevole patrimonio artistico e culturale che si é concentrato in quattrocento anni di storia. Il Palazzo del Quirinale è visitabile con prenotazione con almeno 5 giorni di anticipo. La durata del percorso di visita e di circa un'ora e trenta minuti.

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Vania MALACARNE

Roger DE MENECH CAMERA - COLLEGIO PLURINOMINALE BELLUNO-TREVISO-VENEZIA

SENATO - COLLEGIO PLURINOMINALE BELLUNO-TREVISO-VENEZIA-ROVIGO

Maria Teresa CASSOL CAMERA - COLLEGIO UNINOMINALE BELLUNO

Scegli i bellunesi ELEZIONI POLITICHE DOMENICA 25 SETTEMBRE 2022

COME SI VOTA CAMERA - Scheda rosa

SENATO - Scheda gialla

1. Rachele Scarpa 2. Piero Fassino 3. Maria Teresa Menotto 4. Roger De Menech 1. Andrea Martella 2. Anna Sozza 3. Radames Favaro 4. Vania Malacarne

Sulle schede di Camera e Senato, fai una X sul nome del candidato uninominale e una X sul simbolo della lista del Partito Democratico


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SPECIALE ELEZIONI I Presidenti del Senato Presidenti del Senato – Repubblica Italiana Nome

Periodo

Legislatura

Ivano Bonomi*

Dal 8 maggio 1948 al 20 aprile 1951

I

Enrico De Nicola**

Dal 28 aprile 1951 al 24 giugno 1952

I

Giuseppe Paratore**

Dal 26 giugno 1952 al 24 marzo 1953

I

Meuccio Ruini

Dal 25 marzo 1953 al 24 giugno 1953

I

Cesare Merzagora

Dal 25 giugno 1953 al 11 giugno 1958

II

Cesare Merzagora

Dal 12 giugno 1958 al 15 maggio 1963

III

Cesare Merzagora**

Dal 16 maggio 1963 al 7 novembre 1967

IV

Ennio Zelioli Lanzini

Dal 8 novembre 1967 al 4 giugno 1968

IV

Amintore Fanfani

Dal 5 giugno 1968 al 24 maggio 1972

V

Amintore Fanfani**

Dal 25 maggio 1972 al 26 giugno 1973

VI

Giovanni Spagnoli

Dal 27 giugno 1973 al 4 luglio 1976

VI

Amintore Fanfani

Dal 5 luglio 1976 al 19 giugno 1979

VII

Amintore Fanfani***

Dal 20 giugno 1979 al 1 dicembre 1982

VIII

Tommaso Morlino*

Dal 9 dicembre 1982 al 6 maggio 1983

VIII

Vittorio Colombo

Dal 12 maggio 1983 all'11 luglio 1983

VIII

Francesco Cossiga****

Dal 12 luglio 1983 al 24 giugno 1985

IX

Amintore Fanfani***

Dal 9 luglio 1985 al 17 aprile 1987

IX

Giovanni Francesco Malagodi

Dal 22 aprile 1987 al 1 luglio 1987

IX

Giovanni Spadolini

Dal 2 luglio 1987 al 22 aprile 1992

X

Giovanni Spadolini

Dal 24 aprile 1992 al 14 aprile 1994

XI

Carlo Scognamiglio Pasini

Dal 16 aprile 1994 al 8 maggio 1996

XII

Nicola Mancino

Dal 9 maggio 1996 al 29 maggio 2001

XIII

Marcello Pera

Dal 30 maggio 2001 al 29 aprile 2006

XIV

Franco Marini

Dal 29 aprile 2006 al 29 aprile 2008

XV - XVI

Renato Schifani

Dal 29 aprile 2008 al 15 marzo 2013

XVI

Piero Grasso

Dal 16 marzo 2013 al 8 marzo 2018

XVII

M. Elisabetta Alberti Casellati

Dal 16 marzo 2018. in carica...

XVIII

Note *Muore durante il mandato - **Si dimette ***Si dimette perché diventa Presidente del Consiglio - ****Viene eletto Presidente della Repubblica 29


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SPECIALEELEZIONI ELEZIONI SPECIALE Là dove si decide/ La sede del Senato nel corso dei secoli di Franco Zadra

Il Palazzo di Margherita d’Austria detta “la Madama” Palazzo Madama fu costruito nel XV secolo dalla famiglia fiorentina de’ Medici, e deve il suo nome a Margherita della casa d'Asburgo, detta “Madama d'Austria”, che vi risiedette dopo la morte del suo primo marito Alessandro de' Medici, duca di Firenze, morto ammazzato la sera del 6 gennaio 1537 per mano di suo cugino Lorenzino de' Medici. Nel corso del ‘700 fu anche sede delle Forze dell’Ordine, influenzando il gergo romanesco che si riferisce alla Polizia chiamandola “La Madama”. Oggi è sede del Senato della Repubblica.

P

roprietari del terreno sul quale venne edificato Palazzo Madama, erano i monaci benedettini dell’Abbazia di Farfa, un monastero del V Secolo in provincia di Rieti, che lo cedettero nel 1478 alla Francia in vista della costruzione di un Ospizio per i pellegrini francesi a Roma. La famiglia de’ Medici che lo acquisto in seguito, vi apportò varie migliorie e lo ristrutturò per adeguarlo al prestigio della nobiltà famigliare. Il palazzo, infatti, venne restaurato su progetto di Giuliano di Sangallo, tra i migliori interpreti dell’architettura rinascimentale, e vi fu trasferito quello che era rimasto della biblioteca di Giovanni de’ Medici, vittima della Congiura dei Pazzi, figlio di Lorenzo il Magnifico e futuro Papa Leone X, dopo la cacciata degli stessi Medici da Firenze. Alla morte di Leone X, nel 1521, palazzo Madama venne assegnato a suo cugino Giulio de’ Medici, che vi aveva lungamente abitato prima

di salire al soglio pontificio come Clemente VII. Nel 1534 l’edificio fu ereditato da Alessandro de’ Medici e, alla morte di questi, assegnato in usufrutto alla moglie Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V e della sua amante Giovanna van der Gheynst, e duchessa di Parma e Piacenza, che vi pose la sua residenza. Il palazzo rimase ai Medici e ai Granduchi di Toscana fino al XVIII secolo. Nel Seicento vennero effettuati notevoli lavori di ristrutturazione: una facciata barocca, progettata da Paolo Marucelli e ultimata nel 1642, prese il posto del precedente frontone asimmetrico e l’interno, sotto la direzione di Romano Monanni, si arricchì di soffitti decorati e di fregi. I Medici, però, non si servirono più del palazzo finché, nel 1725, andò ad abitarvi Violante Beatrice di Baviera, vedova di Ferdinando de’ Medici che fu principe ereditario al trono di Toscana, su invito del cognato Gian Gastone. Palazzo Madama visse allora un ultimo periodo di splendore, fu teatro di balli e feste e sede dell’Accademmia dell’Arcadia, fondata a Roma nel 1690, e dell’Accademia dei Quirini.

Nel 1737, alla morte del Granduca Gian Gastone, ultimo superstite della famiglia de’ Medici, il Granducato di Toscana passò dai Medici ai Lorena, e con esso anche Palazzo Madama. Acquistato nel 1755 da Papa Benedetto XIV divenne palazzo pubblico dello Stato Pontificio e interessato da importanti interventi di ristrutturazione: fu aperto un secondo cortile dove oggi c’è l’Aula e fu sistemata la piazza antistante la facciata, affidata a Luigi Hostini. Nel 1798-99 Palazzo Madama ospitò l’ufficio centrale della Repubblica franco-romana. Pio IX lo destinò a sede del ministero delle finanze e del debito pubblico e dal 1851 l’edificio ospitò anche gli uffici delle poste pontificie. Nel febbraio del 1871 palazzo Madama venne scelto come sede del Senato del Regno. Questo evento rese necessari ampi lavori di adattamento: nello spazio del cortile delle poste pontificie, su progetto dell’ingegnere Luigi Gabet, membro di diverse commissioni nominate per decidere l'assetto urbanistico di Roma, fu realizzata l’Aula dove il Senato del Regno si riunì per la prima volta il 28 novembre 1871. Attualmente a palazzo Madama hanno sede l’Aula, alcuni Gruppi parlamentari, gli uffici della Presidenza e del Segretariato generale, nonché alcuni servizi e uffici funzionali all’attività parlamentare. 31


SPECIALE ELEZIONI Là dove si decide/ la sede della Camera dei Deputati di Francesco Zadra

Palazzo Montecitorio e la sua storia

Voluto da papa Giovanni Battista Pamphilj, progettato in origine dal Bernini, il Palazzo Montecitorio racconta ai romani, dagli albori della Modernità, la storia di un potere passato di mano, dalla Chiesa allo Stato. Fu sede della Curia innocenziana, poi dei tribunali, del Governatorato di Roma e della direzione di polizia, centro della vita amministrativa e giudiziaria del governo pontificio.

N

el 1653 il Papa Innocenzo X (16441655) incarica Gian Lorenzo Bernini, artista poliedrico e multiforme, considerato il massimo protagonista della cultura figurativa barocca, di progettare una prestigiosa residenza per omaggiare i nipoti di Papa Gregorio XV (1621-1623), figlio del conte Pompeo Ludovisi, consolidando il prestigio di quella schiatta romana che la sorte aveva incluso tra i consanguinei del Papa. Inizia quindi la storia di palazzo Montecitorio, così denominato, si pensa, in dipendenza dal fatto che in quell’area del Campo Marzio corrispondente all’antica Regio IX Circus Flaminius, nel Medioevo si scaricavano materiali edilizi di risulta derivanti

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dalle demolizioni dei templi e di altri edifici romani, da qui “Mons Gittorius”, oppure “Mons Acceptorius”; altri ne fanno derivare il nome dal luogo dove in epoca romana si svolgevano le assemblee elettorali, da cui "Mons Citatorius”, ma la piccola altura, su cui fu edificato il palazzo, sarebbe dovuta proprio all’accumulo di quei materiali, oltre che alla demolizione della colonna eretta sul luogo della cremazione del corpo dell’imperatore Antonino Pio, l'Ustrinum Antoninorum, avvenuta sempre nel Medioevo. La parte frontale dell’edificio è costituita da cinque sezioni che danno un andamento curvilineo a tutta la facciata, con cantonali di travertino grezzo e decorazioni fitomorfe,

cioè a forma vegetale, simulando un edificio poggiante su un banco roccioso naturale. La costruzione tuttavia vide un’imprevista interruzione alla morte del Principe Niccolò Ludovisi, castellano del Castel Sant’Angelo e governatore del Borgo, nel 1664. I lavori furono ripresi 20 anni dopo da Carlo Fontana che, come documentato in un famoso discorso intitolato “Alla santità di nostro signore Innocenzo XII. Discorso del cavalier Carlo Fontana sopra il Monte Citatorio situato nel Campo Martio, ed altre cose ad esso appartenenti, con disegni tanto degl'antichi, quanto de' moderni edificii della nuova curia”, convinse il papa Innocenzo XII (1691-1700), a utilizzare il palazzo per due


SPECIALE ELEZIONI Là dove si decide/ la sede della Camera dei Deputati importanti funzioni amministrative pubbliche: il Tribunale Pontificio (poi ribattezzato Curia Innocenziana) e gli uffici per la riscossione dei dazi. In seguito, l'architetto Carlo Fontana aggiunse il campanile e inserì due porte ai lati di quella già esistente. La Curia, una volta finita, entrò in funzione nel 1696, inaugurata dando acqua alla fontana collocata in fondo al grande cortile semicircolare. Il palazzo accolse in seguito anche il Governatorato e la sede centrale della Polizia Pontificia, assumendo in questo modo un ruolo fondamentale nella vita amministrativa e giudiziaria di Roma. Dopo il Risorgimento, il palazzo fu scelto dal Governo unitario per ospitare la Camera dei Deputati. Il progetto per i nuovi lavori fu inizialmente assegnato a un ingegnere privo di grandi esperienze, Paolo Comotto, che realizzò un'aula poco funzionale, inaugurata il 27 novembre 1871, con acustica difettosa, fredda d’inverno e troppo calda nei mesi estivi. Tra le varie problematiche che riecheggiarono in quell’aula fin dai primi momenti e che andavano costruendo l’agenda del governo e della classe politica dopo l’unificazione, sotto gli aspetti economici, sociali, istituzionali, e amministrativi, e tra la repressione del brigantaggio, la terza guerra d’indipendenza, la questione romana, e successivamente il congresso di Berlino, l’atteggiamento dei cattolici intransigenti e del movimento operaio e anarco-socialista, lo scacco di Tunisi, i difficili rapporti con la Francia, l’adesione alla Triplice, l’avvio del colonialismo, che impegnarono a fondo governo e Parlamento, il resoconto parlamentare annota anche che i deputati vennero autorizzati dal Presidente nelle giornate particolarmente rigide a tenere in testa il cappello. Poi, a causa di sopraggiunte infiltrazioni d'acqua l’Aula Comotto divenne pericolante e fu chiusa nel 1900. Fallito un tentativo di costruire in Via Nazionale un nuovo palazzo del Parlamento (destinato a ospitare anche il Senato), i Questori della Camera decisero di trasferire i lavori dell’Assemblea in un’auletta provvisoria che rimarrà in funzione fino al 1918. La ricostruzione di Palazzo Montecitorio fu affidata a Ernesto Basile, architetto di punta dello stile liberty in voga all’epoca, che diede vita a un ottimo progetto aprendo una nuova ala dietro l’edificio antico, riducendo

il cortile interno e rifacendo ex novo l'aula del Parlamento, illuminata da un superbo lucernario a ventaglio, il famoso Velario. Al Basile si deve anche la progettazione e costruzione del bellissimo salone detto "il Transatlantico", che deve la sua originale denominazione all’arredo tipico delle grandi navi per la navigazione transoceanica degli inizi del Novecento. Il salone è molto amato dai parlamentari e addirittura, tra le varie sale e il cortile, il preferito per discutere in privato delle delicate questioni politiche del nostro Paese. Con Basile collaborarono anche altri artisti, tra i quali Leonardo Bistolfi e Domenico Trentacoste, autori dei gruppi marmorei e della facciata posteriore, il pittore Aristide Sartorio, autore del grande fregio pittorico dedicato alla storia del “Popolo italiano” che circonda l’Aula in alto, appena sotto l’arioso velario liberty in vetro colorato opera di Giovanni Beltrami. Lo scultore Davide Calandra eseguì il grande pannello bronzeo dell’Aula “La glorificazione della dinastia sabauda”.

Accedendo all'ingresso di Piazza Montecitorio, grazie alla competente guida degli Assistenti parlamentari, ci vuole quasi un’ora per visitare il Palazzo, attraversando i luoghi più noti e suggestivi della vita parlamentare: l'Aula dove si riuniscono in seduta plenaria i 400 deputati – prima del 21 ottobre 2020 erano 630 -, il grande corridoio prospiciente l'Aula denominato Transatlantico o Galleria dei passi perduti, luogo di sosta e colloquio per deputati e giornalisti, le maestose scalinate berniniane che conducono ai piani superiori, le grandi sale di rappresentanza del secondo piano, la Sala della Lupa, con una scultura della lupa romana in bronzo e con degli arazzi fiamminghi alle pareti, un ampio salone dove fu proclamato il risultato del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, la Sala Aldo Moro, la Sala della Regina. Può capitare, in particolari occasioni lungo il percorso a porte aperte, di assistere a delle esposizioni di opere d'arte, di fotografie, ecc., organizzate nella sede della Camera.

Presidenti della Camera dei Deputati Repubblica Italiana Nome

Periodo

Legislatura

Giovanni Gronchi

Dal 8 maggio 1948 al 24 maggio 1953

I

Giovanni Gronchi**

Dal 25 giugno 1953 al 29 aprile 1955

II

Giovanni Leone

Dal 10 maggio 1955 all'11 giugno 1958

II

Giovanni Leone

Dal 12 giugno 1958 al 15 maggio 1963

III

Giovanni Leone*

Dal 16 maggio 1963 al 21 giugno 1963

IV

Bruno Bucciarelli Ducci

Dal 26 giugno 1963 al 14 maggio 1968

IV

Alessandro Pertini

Dal 5 giugno 1968 al 24 maggio 1972

V

Alessandro Pertini

Dal 25 maggio 1972 al 4 luglio 1976

VI

Pietro Ingrao

Dal 5 luglio 1976 al 19 giugno 1979

VII

Leonilde Iotti

Dal 20 giugno 1979 all'11 luglio 1983

VIII

Leonilde Iotti

Dal 12 luglio 1983 all'1 luglio 1987

IX

Leonilde Iotti

Dal 2 luglio 1987 al 22 aprile 1992

X

Oscar Luigi Scalfaro**

Dal 24 aprile 1992 al 25 maggio 1992

XI

Giorgio Napoletano

Dal 3 giugno 1992 al 14 aprile 1994

XI

Irene Pivetti

Dal 10 maggio 1994 all'8 maggio 1996

XII

Luciano Violante

Dal 10 maggio 1996 al 29 maggio 2001

XIII

Pier Ferdinando Casini

Dal 31 maggio 2001 al 29 aprile 2006

XIV

Fausto Bertinotti

Dal 29 aprile 2006 al 30 aprile 2008

XV

Gianfranco Fini

Dal 30 aprile 2008 al 15 marzo 2013

XVI

Laura Boldrini

Dal 16 marzo 2013 al 24 marzo 2018

XVII

Roberto Fico

Dal 24 marzo 2018, in carica...

XVIII

Note *Si dimette perché diventa Presidente del Consiglio - **Viene eletto Presidente della Repubblica

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SPECIALE ELEZIONI La storia/ L’edificio che ospita il Presidente del Consiglio di Franco Zadra

Palazzo Chigi, da Mussolini a Draghi Nel centro storico di Roma lungo via del Corso, quasi a metà strada tra Piazza del Popolo e Piazza Venezia, dal 1961 Palazzo Chigi è sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo l’acquisto da parte dello Stato nel 1917, il Palazzo divenne sede prima del Ministero delle Colonie, poi del Ministero degli Esteri.

L

’area dove oggi sorge il Palazzo era occupata da botteghe e piccole abitazioni medievali fino a quando, tra il 1578 e il 1580, Pietro Aldobrandini, fratello di Ippolito Aldobrandini che dieci anni dopo divenne Papa Clemente VIII (1592-1605) e subito elevò al rango di cardinale il nipote, omonimo del padre Pietro, acquistò due di quegli immobili per dotarsi di una dimora prestigiosa, la costruzione del quale segue e accompagna per più di tre secoli lo sviluppo dell'intera zona. I lavori proseguirono a fasi alterne con l’acquisto di altre casette fino al 1622 quando la sorella maggiore, Olimpia Aldobrandini, Principessa di Meldola e Sarsina, divenuta unica erede della famiglia, portò a compimento gran parte del Palazzo. Il nucleo aldobrandiniano corrisponde all’angolo tra via del Corso e Piazza

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Colonna ed era già dotato di importanti decorazioni quando nel 1659 Fabio Chigi, rampollo di una nota famiglia di banchieri toscani, divenuto Papa con il nome di Alessandro VII, decise di acquistarlo per farne la residenza dei familiari giunti a Roma da Siena al suo seguito. Negli anni successivi vennero acquistate le case adiacenti e i lavori di ampliamento, su via dello Sdrucciolo e via dell’Impresa, furono affidati prima a Felice dalla Greca e poi a Giovan Battista Contini. Le fasi di costruzione dell’edificio continuano nel corso del ‘600 e sul finire del 1700, Palazzo Chigi poteva quindi considerarsi terminato nelle sue strutture essenziali, e vede la presenza più o meno stabile dell'ambasciata spagnola a Roma. Nel corso del 1800, diventa il luogo di

accordi ed alleanze. A partire dal 1878, nonostante la presenza dei principi Chigi in veste di padroni di casa, Palazzo Chigi diventa sede dell'ambasciatore d'Austria-Ungheria presso il Quirinale. È in questo periodo che il Palazzo viene soprannominato la "Mole austro-vaticana", sottoposto alle frequenti manifestazioni irredentiste per Trento e Trieste. Prima del passaggio del Palazzo allo Stato, nel 1916, gli adattamenti degli ambienti interni mutano con l’avvicendarsi dei proprietari, membri di famiglie importanti della Roma papalina, riflettendo in parte le vicende politiche e storiche vissute nel nostro paese negli ultimi duecento anni. Lo Stato opera gli ultimi e definitivi ammodernamenti e ne fa, prima, sede del ministero delle Colonie e successivamente del ministero degli Esteri. Nel 1922, Mussolini trasferisce il Ministero delle Colonie nel Palazzo della Consulta, davanti al Quirinale, e destina Palazzo Chigi a sede del Ministero degli Esteri. Mussolini, che ricopre la doppia carica di Presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, diventa così il nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Fino al 1961 il Palazzo rimane sede del Ministero degli Esteri, trasferito poi al Palazzo della Farnesina, costruito appositamente per le esigenze di questo ministero. Per la Presidenza del Consiglio - fino a questo momento ospitata nel Palazzo del Viminale - è giunta finalmente l'opportunità di sistemarsi in una sede più appropriata e prestigiosa.


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SPECIALE ELEZIONI Il voto di Waimer Perinelli

VOTANO PURE LE DONNE

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nche le donne votano. Ma come, si sarebbe chiesto un nostro antenato del Medioevo, di questo passo dovremo accettare che anche loro hanno l'anima. E già, la cosa che appare oggi scontata, almeno da noi visto che in Afganistan e paesi fratelli, hanno le idee un po' confuse, è in realtà il frutto di millenni di confronti e scontri fra i due sessi, quello forte quando c'è da menare le mani e quello cosiddetto debole che usa ben altre armi per soggiogare i primi. Non a caso per liberare una donna rapita greci e troiani si scannarono per dieci anni ma le donne, se non erano escort, non entravano nei banchetti e pure i romani non scherzavano. Doveri molti, diritti pochi e non dico il voto ma nemmeno un parere ufficiale era permesso. Tuttavia recitava un antico motto: Roma comanda il mondo e le donne comandano i romani. E il voto? La storia del voto alle donne è legato alla loro emancipazione la cui storia viene generalmente fatta risalire al 1872 quando nel Regno Unito nasce ufficialmente il movimento delle suffragette. Donne

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coraggiose presenti nel 1789 sulle barricate della Rivoluzione francese; donne pronte a farsi arrestare come l'inglese Emmeline Pankhurst che, nel 1903 manifestò davanti a Bukingham Palace e fu arrestata. Proprio Emmeline fonderà quell'anno lo Women's Social and Political Union, per chiedere il diritto di voto. Dramma nella vita e commedia nel teatro quando nel 1905 il drammaturgo George Bernard Shaw scrisse la commedia “Il maggiore Barbara” e fu subito grande successo. E' la storia di una suffragetta impegnata nella lotta per i diritti civili delle donne e fra questi, oltre al rispetto sociale visto che l'anima le era stata riconosciuta già qualche tempo, c'era il diritto di partecipare con il voto e magari l'impegno personale alla vita politica delle nazioni. In quegli anni in Italia di voto alle donne nemmeno pensarci. Già gli uomini erano discriminati. Dal 27 gennaio al 3 febbraio del 1861 si votò per le prime elezioni legislative del neo Stato italiano e al voto furono ammessi solo i maschi, con più di 25 anni, dell'alta borghesia con un elevato reddito e relative tasse. Nel 1881 si abbassò l'età a 21 anni e si estese il diritto alla media borghesia. Dobbiamo arrivare al 1912 perché Giovanni Giolitti proponesse e il Parlamento approvasse, l'estensione del voto agli uomini con più di 21 anni che avessero superato con buon esito l'esame di quinta elementare e a tutti gli altri, anche analfabeti, purché avessero superato i 30 anni. Nel 1918 arrivò il suffragio universale. Di donne tuttavia nemmeno l'ombra mentre l'anno dopo nel Parlamento inglese entrava la prima donna. In Italia dominava ancora il pensiero

di Marco Porcio Catone (234-149 a.c.) sostenitore della supremazia del maschio il quale non doveva fare entrare le donne nell'amministrazione delle cose pubbliche né farsi calpestare dalla prepotenza muliebre. Una voce forte a sostegno dei diritti in Italia era stata quella, inascoltata, nel 1906 della pedagogista Maria Montessori che scrisse: “Donne tutte sorgete! Il vostro primo dovere in questo momento sociale è di chiedere il voto politico”. Ci sono voluti altri 39 anni perché le donne potessero votare, prima nelle elezioni amministrative del 1945 e successivamente al Referendum istituzionale del 10 febbraio 1946 quando, di un soffio, prevalse la scelta della Repubblica. Oggi il diritto di voto è sancito dall'articolo 48 della costituzione che recita : «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Il voto è perciò un


SPECIALE ELEZIONI Il voto

diritto universale senza discriminazioni di sesso, con il solo possesso della cittadinanza italiana e della maggiore età che, lo ricordiamo si raggiunge a 18 anni. E

mentre si discute se abbassare l'età a 16 anni le donne in Parlamento erano nella trascorsa legislatura il 35,3 per cento degli eletti; nel 1945 erano il 5 per cento. Ancora più significativa l'indagine della Commissione del Senato che ha verificato come le votazioni del 1946 permisero a 21 donne su 556 eletti di entrare nell’Assemblea Costituente e ad alcune di loro fu concesso di far parte della Commissione dei 75 per la Carta Costituzionale, entrata in vigore il primo gennaio del ‘48. Il 18 aprile dello stesso anno, le elezioni politiche della prima legislatura permisero l’ingresso in Parlamento a 49 donne (il 5% degli eletti) tra deputate (7%) e senatrici (1%). La stessa indagine ci dice che le elezioni del 4 marzo del 2018, grazie alla nuova legge elettorale che ha tra le sue disposizioni la rappresentanza di genere, sono state elette 334 donne, di cui 225 (su 405 uomini) alla Camera e 109 (su 205 uomini) al Senato. Per la pri-

ma volta l'Assemblea di Palazzo Madama venne presieduta da una donna, Maria Elisabetta Alberta Casellati.

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A parere mio di Arnaldo De Porti

UNA PROVOCAZIONE NON SOLO SUL PALIO DI FELTRE.

Perchè non ripristinare il calesse nell'interesse fisiologico del cavallo e dell'uomo?

S

i sono concluse da pochi giorni le manifestazioni relative alla “classica” del Palio di Feltre che, a mio parere, al di là degli aspetti storici, dei costumi dell’epoca, delle gare fra quartieri della città, del tiro alla fune, degli incontri

anche conviviali nelle piazze, dei tamburi “omnipresenti”, dapprima per la preparazione durata settimane e settimane e poi per le performance ufficiali invero molto suggestive, hanno vivacizzato il clima di Feltre che, come è successo per tutte le altre città, ne ha risentito delle conseguenze della pandemia e dei problemi ad essa connessi. Va detto, senza denigrare quest’ultimo aspetto, che la voglia di ripristinare il senso della storia passata e la voglia di riviviscenza sociale post-pandemia, anche questa edizione del palio di Feltre non ha presentato particolari problemi dal punto

di vista di gradimento, tuttavia, non posso esimermi dal dire che l’ansia della corsa dei cavalli ha richiamato vari episodi precedenti che vanno ben oltre la tolleranza civile e che, nell’era in cui stiamo vivendo ritengo avulsi da ogni buon senso, anche etico, rispetto all’era storica che stiamo vivendo e sta appalesandosi per il futuro. Su ciò, anche gran parte del Clero è d’accordo, tanto da essere stato indotto a scrivere dei libri (Mons. Ermenegildo Fusaro di Venezia, figura notissima e di altissimo spessore culturale, purtroppo deceduto anni fa, docet !). Proprio per questo, al di là della stupenda

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A parere mio coreografia, vorrei soffermarmi sulla corsa dei cavalli, per la quale sarei tentato di dire - come peraltro ho scritto già parecchie volte senza essere un animalista – che le manifestazioni della specie sono tutte da bandire in quanto, oltre a massacrare i cavalli, spesso anche drogandoli perché rendano, esse oggi costituiscono solo e soltanto un pretesto per il business riconducibile al richiamo della gente che, assistendo a questi spettacoli, contribuisce a lasciar giù denaro presso le casse delle varie amministrazioni comunali che, oltretutto se ne fregano dei potenziali pericoli che ne possono derivare, mentre - cosa avvilente – si preoccupano di prevenire per evitare (si fa per dire) costi sociali nel caso di potenziali ed inesistenti incidenti di macchina ove si superi di 10 km/ora la velocità. Qui, i costi sociali non vengono contemplati… Il discorso sarebbe lungo e per nulla

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complesso e, purtroppo, sarà destinato a durare fino a quando succederà un macello: immaginiamoci se un cavallo in piena corsa supera lo steccato e va ad impattare contro 50/100 persone o peggio, se i cavalli “inciampano” fra loro e quindi scivolano fra il pubblico presente a mo’ di valanga… stante il fatto che anche le recinzioni contano relativamente, sia per la sicurezza del pubblico e quella dei cavalli, che per quella degli stessi fantini che spesso si feriscono molto seriamente talvolta anche a morte successiva correlata ai vari traumi riportati. Stesso discorso andrebbe fatto anche per le corride che, molto spesso, dissanguano tori e toreri attraverso spade infilzanti ed infilzate: si calcola infatti che in un solo anno vengano uccisi ben 35.000 tori e che molto spesso, sia pur in misura molto e molto minore,facciano la stessa fine anche i toreri. E’ civiltà questa o che altro ?!

Mi auguro che queste manifestazioni incivili vengano definitivamente ascritte alla storia e che, lo dico con il ricordo piacevole di altri tempi se vuoi anche in maniera provocatoria,il cavallo torni a trainare il calesse, facendo fare “brutte figure” alle…Ferrari: non si tratta nella fattispecie di dare dei calci al progresso, ma di rendere bella la vita attraverso il ripristino di parametri vicini alla fisiologia umana ed anche…equino-taurina, realtà di cui oggi se ne sente davvero il bisogno.

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Il personaggio di Laura Paleari

Grace Kelly:

Attrice, Principessa e Mito

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ttrice, moglie, madre, musa, principessa… Hitchcock la definiva “ghiaccio bollente” magnetica è forse il giusto aggettivo per descrivere la donna che è entrata nelle menti e nei cuori di uomini e donne in tutto il mondo. Grace Kelly… icona di stile, nasce il 12 novembre del 1929 a Filadelfia e ci mette ben poco a spiccare tra tutte e brillare attraverso la lente della telecamera. Iniziò recitando nel film “14esima ora” di Henry Hataway, per poi passare a pellicole più impegnative fino a recitare di fianco ad attori del calibro di Gary Cooper e Clark Gable. Ma il vero brillare della sua stella iniziò quando venne notata dal grande Alfred Hitchcock; "Delitto Perfetto”, "La finestra sul Cortile" e "Caccia al Ladro” sono solo alcuni dei film più iconici e famosi in cui la giovane attrice recitò. Il cinema cambiò la sua vita e fu al centro del suo mondo, fu proprio grazie al festival di Cannes che conobbe non solo il suo futuro compagno di vita ma anche 40

l’unico uomo che divenne il degno avversario della sua più grande passione: il principe Ranieri di Monaco. È strano come la vita di due persone possa intrecciarsi in maniera così casuale ma così impattante; era il 1956 e nello stesso anno venne annunciato il loro fidanzamento ufficiale. Grace non sopportò mai tutta quell’attenzione mediatica che le venne riservata fin dal giorno del suo matrimonio, il 18 aprile 1956, passato alla storia più per il look della futura consorte del principe; un evento mondano che catapulto Monaco sulle pagine di tutti i giornali e sule bocche di tutti gli aristocratici, borghesi e non, salvando di fatto il principato dalla rovinosa caduta verso la quale stava andando incontro. Modella di bellezza, stile e vita, a lei fu dedicata anche una borsa: la Kelly di Hermes: dalla forma a trapezio, due soffietti triangolari, un manico e due cinghie, alla fine degli anni ’50 venne immortalata insieme alla principessa mentre si copriva il pancione segno della gravidanza in corso. Tra gli altri suoi accessori must troviamo i meravigliosi occhiali da gatta e i fantastici foulard, oltre al suo iconico filo di perle che preferiva nettamente ai diamanti o altre pietre preziose. Perfetta, mai volgare, uno dei suoi look più imitati fu il Paris Dress indossato nel film “La finestra sul cortile”, disegnato da Edith Head, era composto da un corpetto nero con due profonde scollature, una sul décolleté e una sulla schiena e dalla bianca gonna che riprendeva le pieghe di quelle indossate nei balletti di danza classica; per molti questo abito di scena anticipò le creazioni della collezione di Christian Dior lanciata nell’anno 1955.

E non possiamo non parlare dell’ abito da sposa disegnato e realizzato dalla costumista della MGM vincitrice di due premi oscar, Helen Rose (oltre al prezioso aiuto di ben 35 sarte). Dopo 6 settimane di duro lavoro, ecco nascere l’abito che tutti noi abbiamo imparato a conoscere e amare; lo stesso presentava maniche di pizzo, bottoncini centrali e doppia gonna con un piccolo strascico; definito dalla stampa:”Regale ma non superbo”. Sembra impossibile eppure sono passati ben 40 anni dalla tragica scomparsa di Grace Kelly a causa di quel fatidico incidente sulla Rover 3500, il 14 settembre 1982 dovuto ad una emorragia celebrale; con lei la figlia allora 17enne, Stéphanie, che riuscì a sopravvivere riportando una frattura cervicale e vari traumi. Una donna che lasciò il segno e che ancora oggi fa battere il cuore e sognare.


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nche a Belluno è presente la Lapet, l’ Associazione Nazionale Tributaristi. A livello nazionale questa associazione vede la luce nel 1984, ed è la prima associazione di tributaristi fondata in Italia, composta da ben 20 delegazioni regionali ed oltre 100 sedi provinciali. La sua presenza capillare nel territorio nazionale garantisce agli associati ed ai loro clienti un valido e costante supporto nell’affrontare le problematiche fiscali diventate oramai sempre più complesse nell’attività quotidiana sia per gli imprenditori, che per i professionisti e per gli artigiani. La presidente della Associazione Lapet di Belluno, che nasce a fine anni ‘80 ed ha sede a Belluno in Via Aristide Gabelli n. 30, è Sonia Lunardelli, che è a capo di ben 16

iscritti e di un consiglio direttivo formato da cinque componenti, la presidente, il vice-presidente Renato Iudica, la segretaria Donatella Andrich, il tesoriere Ruggero Mores ed il consigliere Mauro Piccolin. L’Associazione ha instaurato delle fattive collaborazioni istituzionali con l’ Agenzia delle Entrate, l’ INPS, l’ Inail, l’ Accredia, ed altri enti compresi quelli universitari. Dopo oltre due anni di pandemia -dice la presidente Sonia Lunardelli- come associazione siamo riusciti a riprendere le nostre attività a favore degli associati. Nel recente mese di giugno oltre 70 professionisti da tutto il Veneto si sono incontrati sia dal vivo che collegati via web a Belluno per partecipare al convegno “Gestione Bed & Breakfast e affitti brevi: linee guida per ospitare responsabilmente

e valorizzare al meglio le strutture extra-alberghiere” con relatore il tributarista Giuseppe Sosta. L’evento ha ottenuto un ottimo riscontro tra i propri associati, in quanto il Veneto, una delle regioni con un grande patrimonio culturale e geografico, vede in forte espansione il settore del Turismo e dell’accoglienza in tutte le sue forme. La presidente della Associazione Lapet di Belluno, Sonia Lunardelli, ha voluto ringraziare tutti i presidenti delle altre province del Veneto che non hanno voluto mancare a tale importante evento formativo, oltre a tutto il direttivo di Belluno che ha fattivamente collaborato alla realizzazione dell'evento. Gli associati Lapet, soddisfatti del buon esito del convegno, si sono congedati con l'auspicio di incontrarsi nuovamente nella provincia di Belluno per un altro meeting formativo.

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UN COMUNE DI 206 ANNI

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arlo Goldoni tra il 1728 e il 1729 mentre si trovava preso villa Bomsembiante ospite del fisico e medico Girolamo Gasperetti, scrisse due commedie:il gran padre, andata perduta e La Cantatrice, ma trovò anche il tempo per dare alla località il nome di Colvago, in precedenza Cullach, che tuttora porta. Colvago è oggi frazione-località del comune di Santa Giustina dove risiedono quasi settemila persone, unite dalla storia, dalla lingua, dall'economia e cultura. Siamo in provincia di Belluno a pochi chilometri da Feltre e da Belluno, due centri con i quali il comune di Santa Giustina, collegato con la strada statale 50 e dalla

ferrovia Padova-Calalzo, ha mantenuto stretti rapporti economici e culturali. Non a caso la commedia La Cantatrice debuttò al Teatro De La Sena di Feltre. Santa Giustina, come tutta la provincia bellunese ha antiche origini risalenti alle popolazioni degli Eugenei, degli Etruschi e dei Galli. Tracce linguistiche di queste località si trovano nei nomi delle frazioni, Meano, Formicano, Ignano, Salzano. A loro subentrarono i romani e il paese fece parte del Municipium di Feltre e poiché da queste parti passava la strada Claudia Augusta Altinate, non poté sottrarsi alle invasioni barbariche dei Longobardi e dei Franchi. Infine Venezia

che nel 1404 occupò Feltre e distrusse ogni castello che potesse offrire rifugio a possibili rivoltosi. E poi arrivarono i francesi di Napoleone e gli austriaci, sotto il cui dominio il primo gennaio del 1816, venne fondato il comune di Santa Giustina come oggi lo conosciamo. Infine il Regno d'Italia nel 1866. Siamo ai nostri giorni in una località che si estende su un'area di 35,9 chilometri quadrati, quasi interamente situata sulla destra orografica del fiume Piave che prima di essere fondamentale nella storia della Grande Guerra è fonte di vita e lavoro. Il Piave, assieme al suo affluente Cordevole, che delimita il confine orientale, è stato nei secoli la via d'acqua lungo la quale venivano trasportati negli squeri di Venezia i tronchi abbattuti sulle pendici delle ricche colline e montagne che circondano Santa Giustina. L'area montana comprendente una porzione dell'altipiano carsico di Erera-Brendol e Piani Eterni, il gruppo del Pizzocco il monte Palmar e il monte Tre Pietre e il corso superiore del torrente Veses che discende dalla Val Scura, presenta i tratti salienti del settore dolomitico delle Alpi Feltrine. L'area collinare, compresa fra i 320 e i 700 metri e caratterizzata da una morfologia irregolare, più dolce nell'area

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SPECIALE SANTA GIUSTINA posta a Sud della frazione di Cergnai, più ripida nella parte a Nord del paese, verso l'abitato di Campel. L'area di fondovalle è caratterizzata dalla morfologia regolare tipica di un settore alluvionale. Buona parte della popolazione è concentrata nel capoluogo, che ha ormai inglobato le frazioni di Ignan e Salzan e si è praticamente saldato, lungo la statale, all'abitato di Formegan. Altri centri importanti sono Meano e Cergnai, mentre numerose altre frazioni minori sono disseminate sul territorio: Campo, Salmenega, Bivai, Sartena, Colvago, San Martino, Lasserai, Campel, Dussano e Callibago. A Santa Giustina, oltre a importanti opifici quali la cartiera e a vari insediamenti artigianali, sono particolarmente fiorenti le attività del settore terziario. Vi si annoverano circa un centinaio di negozi delle più svariate tipologie merceologiche, mentre sono una trentina, nell'insieme, i bar, gli alberghi e i ristoranti.

E' in questi centri che si è sviluppata con maggiore intensità l'economia artigianale, commerciale e industriale affiancata con successo dalla tradizionale agricola di allevamento. A questa economia è dedicata la grande Mostra mercato che si svolge nel primo fine settimana di Ottobre in Piazza Fiera. Il territorio di Santa Giustina offre interessanti escursioni ai turisti e moderne strutture ricettive. Per chi ama la cultura e la tradizione popolare è importante visitare la chiesa del paese disegnata da Antonio De Boni da Villabruna e consacrata, dopo nove anni di lavori, nel 1791. All'interno è custodita l'Annunciazione di Carlo Saraceni, terminata da Jean Le Clerc nel 1621. Da non perdere la processione dal venerdì Santo : alla sera, dalle singole chiesette della parrocchia di Santa Giustina partono in processione verso

il centro gli abitanti delle varie località cantando inni sacri tratti da un repertorio consolidato ormai da secoli. Dalla chiesa di Santa Giustina i santa giustinesi così riuniti proseguono la loro testimonianza di fede incamminandosi e cantando verso Sartena, ai piedi del Col Cumano, dove ha luogo la rappresentazione della crocifissione. Tutti assieme percorrono quindi il cammino inverso per ritornare al proprio centro abitato.

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La storia in breve di Santa Giustina

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er quanto riguarda le notizie storiche, iscrizioni romane furono rivenute a Callibago, mentre a Formegan sono affiorate delle tombe, forse anteriori all'era volgare. L'insediamento stabile va fissato a un'epoca posteriore a quella romana. Nel XII secolo esisteva a Formegan la "Pieve di Santa Maria di Formicano", ricordata in una bolla di Papa Lucio III del 1184. Il sorgere di questa Pieve, centro allora di vita religiosa e amministrativa, può essere ragionevolmente collocato nell'VIII secolo. Fra il 1200 e il 1300 la Pieve passò da Formegan a Ignan, la cui chiesa era dedicata alla martire padovana Santa Giustina. I nuclei più popolosi furono Ignan e

Salzan: il primo perchè sede della Pieve, il secondo perchè situato sulla strada che congiungeva Feltre con Belluno, strada che passava lungo le sponde del Piave dove, nel '300 e nel '400, era importante centro di transito la "Villa di Grighero". Qui vi era il traghetto per passare a Mello (Mel), qui si fermavano le zattere dirette a Venezia, qui sostava il passeggero che voleva raggiungere Belluno, prima del guado del Cordevole. Che questa "Villa" avesse notevole importanza è testimoniato dal fatto che nel 1393 nella chiesetta di San Lorenzo, tutt'ora esistente, si riunirono i due Capitoli di Feltre e di Belluno per eleggere, dopo un'aspra vertenza, il Vescovo Alberto da San Giorgio.

Le vicende successive si confondono con quelle dei territori più vicini di Feltre e Belluno. Con la riforma amministrativa operata da Napoleone, Santa Giustina veniva elevata a Comune.

Personalità importanti

Pietro Susani di Santa Giustina fu autore di pregevoli composizioni poetiche. Poeta e storico fu Giovanni Dalle Mule, insegnante al Ginnasio di Belluno. Geniale e poliedrico cultore dell'arte fu infine Giorgio Lise conservatore presso le Civiche Raccolte d'Arte Applicata ed Incisioni al Castello Sforzesco di Milano. (Tratto dal sito del Comune)

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Dialogo aperto con Ivan Minella, sindaco di Santa Giustina Ivan Minella (33anni, Laurea Magistrale in Archeologia con 110 e lode) è stato eletto il 26 maggio 2019 sindaco di Santa Giustina con la lista Civicamente per Santa Giustina ottenendo 2.223 voti pari al 62,1%.

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indaco, come ha vissuto il comune di Santa Giustina la difficile crisi socio economica determinata dalla pandemia Covid. Come comunità di Santa Giustina, la crisi socio-economica che è scaturita sia durante che dopo la pandemia di Covid, è ancora difficile da determinare, ovvero, la reale ricaduta sulla parte economica e lavorativa, ma anche sociale, senza dimenticare tutti gli aspetti sanitari, del distanziamento sociale, che hanno pesato ancora di più sui componenti più fragili della nostra comunità, è stato veramente difficile. Come Amministrazione comunale siamo stati fin dall’inizio al fianco dei nostri anziani, delle famiglie, attuando delle politiche di vicinanza per quanto riguarda eventuali necessità di spostamenti, per esempio per la spesa, per l’attivazione di procedure semplificate per l’accesso agli uffici, l’online, ecc.. Non è stato facile far fronte a questa situazione che co-

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munque era in continua evoluzione. Anche il Comune ha risentito della crisi socio-economica in riferimento alle entrate relative ai mercati, all’occupazione del suolo pubblico, la contrazione delle entrate dalle famiglie. Non è stato un periodo facile per gli amministratori, ma nemmeno per la società. Non abbiamo mai avuto livelli tali di ricoveri o cluster di contagi che abbiano alzato la soglia di allarme oltre un certo grado. Abbiamo mutuato delle politiche di vaccinazioni comunali assieme ai nostri medici di base all’USL che sicuramente hanno contribuito già all’inizio della pandemia a frenare un po’ questo aspetto. E in merito al turismo che è stato certamente penalizzato? Certamente il Covid ha fatto contrarre gli arrivi e le presenze turistiche nel nostro territorio che negli ultimi 6/7 anni ha avuto una crescita esponenziale degli arrivi e una costanza per quanto riguarda le presenze. Riguardo alle attività economiche legate al turismo dovuto, tre o quattro anni fa, abbiamo avuto delle nuove strutture arrivate a Santa Giustina e alcune si sono anche aggiornate. Non stiamo parlando di un comune tra i più turistici della Valbelluna, ma con dalla nostra il fatto che siamo tra Belluno e Feltre in un territorio comunque all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti bellunesi, vicino al Lago del Mis, al Lago della Stua, ai vari accessi del Parco, in una zona con le sue particolarità culturali ed enogastronomiche di rilievo. Dei cali importanti li dobbiamo attribuire alla tassa di soggiorno e per la fermata delle attività sia invernali sia estive, per i turisti e per i residenti, a causa dell’ emergenza

sanitaria. Con il 2022, e la ripresa completa delle attività estive, abbiamo notato una rinnovata propensione delle persone a partecipare a questo tipo di eventi. Un anno, quindi, molto positivo in termini di sagre e di concerti, e la Mostra Mercato di quest’anno sarà la perfetta vetrina per la comunità di Santa Giustina e in generale le comunità della Valbelluna, capaci di affrontare con successo questa difficile situazione. Potrebbe significarci quali progetti di sviluppo sta attuando o pensa di attuare la giunta comunale da Lei presieduta? Come Amministrazione comunale stiamo attuando molti progetti di sviluppo legati al nostro territorio, cercando di fare rete con Comuni e Provincia perché abbiano una prospettiva più allargata del singolo. In questi mesi stiamo progettando la creazione di una sala polifunzionale, una sorta di Auditorium nella zona delle scuole, completando la rimozione dell’attuale EcoCentro - Centro attrezzato per la raccolta differenziata - e dell’ex magazzino comunale che avevano una collocazione non consona nell’area delle scuole, e completando questo Campus a sostengo della promozione culturale del nostro centro. A questo riguardo, abbiamo anche terminato la costruzione del nuovo EcoCentro, moderno e di nuova concezione, spostato in località Volpere, riqualificando assieme alla nostra società partecipata Bellunum tutto il processo di trattamento dei rifiuti, ora davvero al Top per il nostro territorio. Come politiche di sviluppo stiamo cercando di puntare molto, in ogni bando, in ogni possibilità per quanto riguarda l’ammodernamento delle strutture sportive, trovando una sinergia positiva


SPECIALE SANTA GIUSTINA con la nuova società Plavis. Per il turismo stiamo cercando di aderire a tutte le varie progettualità legate al territorio, allo Slow Tourism, al Food, oppure alla sentieristica, e in collaborazione con il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, grazie a un finanziamento del Ministero dell’Ambiente, ci permette di rimodernare completamente l’Ostello comunale in località Altanon. Progetti molto importanti, che insieme alle varie sfide che il PNNR ha portato avanti e le incombenze hanno motivato, in questi anni e da parte nostra, un grande nonostante la pandemia; i nostri uffici anche in questo momento stanno lavorando al massimo per portare a compimento nel 2023 queste grandi opere che rappresentano una vera innovazione per Santa Giustina. E quali le eventuali iniziative e gli aspetti socializzati, rivolti anche al volontariato e alla solidarietà. Le iniziative e gli aspetti socializzanti legati al territorio vedono molte attività che non solo il Comune ha organizzato quest’anno sotto il profilo della promozione turistica, il territorio, la musica, la cultura, ecc., ma abbiamo avuto parecchie iniziative partite dai comitati frazionali e dalla nostra Proloco che stanno dimostrando una risorsa incredibile per quanto riguarda l’attenzione al territorio, la salute, abbiamo visto delle raccolte fondi per l’installazione e il posizionamento in vari punti di defibrillatori, come a Cergnai o nella frazione di Campo. Come Amministrazione abbiamo confermato la disponibilità a finanziare progetti particolari di volon-

tariato, sostenendolo anche nell’ordinario per far fronte a eventuali limitazioni che noi come pubblico facciamo fatica a intervenire, per una collaborazione di solidarietà come di volontariato che a Santa Giustina rappresentano la base del vivere civile. A Santa Giustina vengono organizzate manifestazioni di assoluto rilievo e di richiamo per le molte comunità. Come influiscono sull'economia del paese? Le manifestazioni che organizziamo a Santa Giustina partono in alcuni casi dall’Amministrazione comunale, in altri da privati che si prendono l’onere e l’onore di poterle organizzare, come i “Cicchetti”, una delle prime manifestazioni in provincia di Belluno di Food&Drink, coinvolge tutte le realtà del centro di Santa Giustina e rappresenta un volano economico molto importante per il nostro Comune. Un altra, sempre in ambito di Street Food, organizzata in collaborazione con il Comune, ma da una società privata, Dolomiti Eventi, porta in agosto un evento molto importante, che porta movimento

e novità. Come amministrazione abbiamo una grande manifestazione che è la Mostra Mercato di Santa Giustina che quest’anno ritorna dopo due anni di stop forzato, dovuto non tanto al Covid, ma a tutta una serie di allarmi meteo che si sono susseguiti. Quest’anno siamo tornati alla massima potenza con gli eventi collaterali, i concerti, le mostre, il Food, in sinergia con il volontariato e le associazioni di Santa Giustina per tornare a proporre al turista, al cittadino, e a chi ricerca questo tipo di manifestazioni, qualche cosa di assoluta qualità e di assoluto rilievo per tutti. La ricaduta economica è importante. Si pensi agli espositori che pernottano tre giorni, alle persone che comprano, spendono nei bar, nei negozi che rimangono aperti più a lungo, favorendo una attrattiva che favorisce molto il tessuto socio economico di Santa Giustina.

Di Armando Munaò

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LA PRO LOCO DI SANTA GIUSTINA

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e Prolo Loco, come vengono descritte, sono delle Associazioni locali, senza scopo di lucro, che hanno nel loro statuto, nella loro essenza e nel loro “modus operandi” il principale scopo di promozione e sviluppo del loro territorio. Da moltissimi anni le Pro Loco, che non di rado collaborano con gli uffici turistici, sono diventate un vero e utile punto di riferimento nei vari paesi e città, sia per gli abitanti sia per i visitatori di una località. Da sottolineare che tutte le Pro Loco sono formate da “encomiabili” volontari che quasi quotidianamente si impegnano a valorizzare il territorio, le sue bellezze e le tradizioni locali; organizzare manifestazioni in ambito turistico cul-

turale, sportivo, storico ambientale, folcloristico, gastronomico esaltando i prodotti gastronomici tipici del loro territorio. Quella di Santa Giustina, pur essendo molto giovane - come ci sottolinea la presidente Lorena Bona, “sempre di più sta dimostrando una vera dinamicità e non solo nell'organizzazione e la co-partecipazione di specifici avvenimenti, ma anche e principalmente per sensibilizzare la comunità e tutte le frazioni di Santa Giustina. Ed è in questa ottica, continua Lorena, che è auspicabile un maggiore coinvolgimento delle istituzioni, dei cittadini (giovani compresi) e del volontariato affinché, come elementi di un unico “attivo” corpo, possano insieme operare sia per il benessere e lo sviluppo socio-economico e turistico di Santa Giustina e di quello di tutti i paesi e frazioni della nostra comunità e sia per dare quel necessario input indispensabile per concretizzare manifestazioni di vero richiamo e partecipazione”. Obiettivi certa-

mente e indiscutibilmente qualificanti e utili per una nuova immagine di Santa Giustina, “ma che volte, come

evidenzia la presidente Bona, non sono di facile attuazione e concretizzazione per la mancanza di spirito associativo e collaborativo e per il mancato apporto di chi, con la nostra Pro Loco dovrebbe fattivamente collaborare”.

Di Armando Munaò

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La Chiesa di Santa Giustina

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a Chiesa di Santa Giustina fu edificata alla fine del Settecento ( tra il 1782 ed il 1791) su progetto dell’architetto Antonio de Boni e consacrata solo nel 1832. Questo edificio di culto prese il posto di uno più vecchio, in condizioni discrete, ma molto piccolo e quindi inadatto a ospitare tutta la popolazione di Santa Giustina. Il campanile, costruito nel 1682, fu conservato, anche se nel 1872 dovette essere quasi completamente riedificato a causa di un incendio provocato da un fulmine. Nel 1918 i soldati austriaci rubarono le tre campane, che furono rimpiazzate da altrettante nel 1920. Nel 1935 venne rifatto nuovamente il pavimento e, infine, nel 2000, fu ricostruita la guglia della torre campanaria Nel corso dei secoli, la nuova chiesa fu soggetta a numerose opere di miglioramento, decorazione e abbellimento. Un ultimo intervento recente è stato operato sul tetto. La chiesa ha un organo callidano che subì però delle modifiche negli anni. Il patrimonio artistico è prezioso in quanto vanta la opere di Francesco Frigimelica e Carlo Saraceni. Molte opere in origine ,conservante nel monumento, sono andate negli anni perdute e portate in altri luoghi. (Tratto dal sito del Comune)

Monumento ai caduti

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l Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale,situato nei pressi del Municipio di Santa Giustina, fu costruito grazie ad un Comitato sorto nel 1921, per onorare la memoria dei 180 caduti di questa comunità. A progettarlo fu scelto un importante architetto, Riccardo Alfarè, autore di molte opere tra le quali le decorazioni del Ponte della Vittoria a Belluno. Dopo due anni di lavori esso fu inaugurato il 25 novembre 1923. L’opera, realizzata in blocchi di pietra chiara, di cui un importante basamento i cui blocchi ai vertici riportano i nomi dei caduti, si caratterizza per una importante colonna con capitello in stile corinzio sormontato da un dado e un capitello sommitali che reggono una lampada. Oggetto di un importante intervento di restauro conservativo negli anni ’90. L’ opera caratterizza, accanto al Municipio, la Piazza Maggiore di Santa Giustina. (Tratto dal sito del Comune)

Mulino di Santa Libera

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ella località Santa Libera si trova l’antico mulino, le cui ruote erano funzionanti già nel 1526 e che fino al 1981, anno delle chiusura dell’attività, passò di mano in mano tra le famiglie nobili locali e veneziane. Dopo il recupero da parte del Comune, esso viene aperto dalla cooperativa “Mazarol” che lo gestisce ogni prima domenica del mese dalle 14.00 alle 17.00 e in occasione di particolari eventi, per la dimostrazione di macinatura del mais con cui viene prodotta un’ottima farina da polenta. E’ inoltre in vendita nelle cartolibrerie locali il volume “Ruote ad acqua lungo il Veses” a cura di Donatella Bartolini, edito dal Comune di Santa Giustina nel 2005. (Tratto dal sito del Comune)

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LA MOSTRA MERCATO da eventi collaterali, quali Ex tempore di scultura su legno, visita all'antico mulino di Santa Libera con annessa nuova sala

ma anche da altre regioni italiane (Trentino, Friuli, Umbria, Lombardia...). Le categorie rappresentate sono l'agricoltura/allevamento (cui è dedicata in particolare la giornata di domenica 2 ottobre con la mostra bovina e la fattoria didattica per le famiglie), l'artigianato e il commercio: sotto il tendone saranno esposti soprattutto prodotti che rappresentano il territorio o frutto di aziende che negli anni si sono specializzate in produzioni artigianali particolari. Come sempre la mostra è arricchita

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a Mostra Mercato riprende dalla 38ma edizione, che in realtà doveva essere organizzata nel 2020, ma annullata causa allerta meteo, mentre nel 2021 non si è tenuta causa Covid19. L'edizione 2022 è quindi una ripartenza, molto attesa dagli espositori provenienti non solo da tutta la provincia e regione,

delle spade, dimostrazioni in loco di antichi mestieri, esposizione di macchine agricole d'epoca e un convegno sul tema della piccola impresa. Le aziende partecipanti vengono invitate ad allestire i loro spazi con cura, tanto che a fine mostra (domenica alle 20.00) saranno premiati i tre migliori stand. La settimana precedente la Mostra Mercato, la tensostruttura di piazza Maggiore sarà messa a disposizione di Associazioni e Pro Loco per manifestazioni musicali, teatrali e sportive (domenica 25 Pedonata della Rosa promossa da Associazione Persone Down e Polisportiva Santa Giustina - atletica).

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QUI FONZASO...

FESTA DELL’UVA E DEI VINI DELLA MONTAGNA BELLUNESE

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al 1981 la Pro Loco di Fonzaso è presente nel territorio con l’organizzazione di manifestazioni culturali e di animazione. Molti gli appuntamenti che vengono organizzati ogni anno: le feste patronali di Fonzaso e della frazione di Arten, rassegne teatrali, concerti con bande e gruppi folcloristici, concorsi di pittura e mostre di prodotti artigianali. La manifestazione clou, la più peculiare e la più rilevante è senz’altro la Festa dell’Uva che si svolge nel mese di settembre. Un appuntamento che ha saputo rilanciare, già da qualche anno, l’immagine di Fonzaso come terra di vigneti e di vini di grande interesse, con la

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valorizzazione di questa nicchia particolare di vini “montani”. In quest’occasione il centro del paese viene bardato a festa per la grande sfilata dei carri dell’uva e si organizzano visite guidate alla scoperta delle bellezze storiche e naturalistiche di Fonzaso. Oltre a convegni su tematiche legate all’enologia, vi è un concorso enologico e il concorso ex tempore di pittura con il vino Pennelli e …vino, dove l’opera dovrà essere eseguita esclusivamente con l’utilizzo del mosto d’uva e di acqua. Non mancano gli stand gastronomici con tante specialità e la degustazione di vini prodotti dalle aziende e cantine del territorio. Durante la Festa è possibile acquistare e gustare i vini direttamente dai produttori ed è possibile visitare vigneti e cantine del territorio. DA GUSTARE Fonzaso tra storia e viticoltura Nella notte dei tempi (basso medioevo), alcune casupole, più paglia che sassi sulla sinistra del Cismon ai piedi del monte Avena, dettero inizio a quello che sarebbe diventato Fonzaso; ubicato ai piedi del monte Avena e guardato dall’Eremo di “San Micel”, è oggi ricco di storia e tradizioni che nel corso di secoli, specialmente con l’avvento della Repubblica Veneziana, la fecero ricca ed importante (secoli XVI e XVII) dovuta alla fluitazione del legname che qui aveva il centro di raccolta. I ricchi e nobili signori di Feltree qui accorsero costruendo ville e palazzi, e stabilire il loro potere e la ricchezza. Sono tutt’ora in perfetto stato conservativo e visitabili. Non da meno fu la viticultura necessaria ad altri piccoli commerci e fonte di introiti per i meno abbienti. I cedlivi sotto il monte Aurin, il monte Avena sopra l’abitato di Fonzaso,del monte Vallorca, a destra del Cismon, sopra Frassenè e verso Agana, erano le migliori vigne del territorio

feltrino, qui si producevano i migliori pur essendoci coltivazioni nei territori limitrofi. A testimoniare il tutto c’è lo Statuto dei Vignaioli del Monte Aurin di quegli anni. In seguito specie durante il XIX secolo a causa delle guerre prima, poi della grande emigrazione ed infine dell’industrializzazione le vigne vengono via via abbandonate. Agli inizi del duemila alcuni giovani viticoltori hanno dato inizio al recupero dei declivi e vigneti autoctoni, creando anche il “Consorzio Coste del Feltrino”, ed alcuni anni dopo hanno conseguito il premio quale miglio-

re “Vino Rosso di Montagna” in concorsi fuori provincia. A supporto di ciò la Pro Loco Fonzasina ha dato via, riprendendola dagli anni ‘30 del secolo scorso, alla “Festa dell’Uva”, unica nel suo genere che tra convegni, tavole rotonde e degustazione dei “Vini Bellunesi di Montagna”, il concorso di pittura con mosto di uva “Tintorio” e con in chiusura la sfilata dei carri offre una tre giorni che da tempo ha valicato i confini provinciali e si svolge l’ultimo fine settimana di settembre. Da non dimenticare che il vino prodotto dalla Bianchetta alla Bova Bianca di Frassenè raggiunse la tavola dell’Imperatore Francesco Giuseppe. Il nocino All’alba del 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, la tradizione vuole che si raccolgano 13 noci ancora bagnate dalla rugiada notturna per preparare questo liquore particolarmente apprezzato, seguendo le regole della tradizione.



Storie di guerra di Davide Pegoraro

La Croce dei Popoli

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a qualche anno, sul massiccio del Grappa, si svolge una cerimonia commemorativa, legata al tema del primo conflitto mondiale. Il tutto ha avuto inizio in occasione delle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra, dopo un incontro svoltosi in Francia all’ossario di Douaumont in quel di Verdun

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in Lorena. La volontà di creare un sodalizio fra il più importante campo di battaglia del mondo e il luogo Sacro alla Patria italiana, ha dato vita ad un’onorificenza internazionale dal nome: “la Croce dei Popoli”. Popoli in guerra cent’anni fa, popoli oggi uniti nel tentativo di esprimere una convivenza basata su tolleranza, rispetto e comunione d’intenti, nel nome dei più profondi valori umani. La prima occasione di incontro si è svolta sul Monte Tomba alla fine di dicembre del 2017. In occasione della ricorrenza della battaglia che vide impegnati i reparti francesi e austro-tedeschi, si è svolta una giornata della memoria con rappresentanze d’armi provenienti da molti diversi paesi, autorità locali ed estere e molti rievocatori in uniforme d’epoca, appartenenti ad associazioni che sono molto attive in quest’ambito. Una Santa Messa (celebrata sotto il sole, ma con una temperatura a dir poco glaciale!), ha fatto da collante tra i discorsi dei sindaci e l’assegnazione delle onorificenze, in un clima di sentita commozione. Tutte le persone

e le amministrazioni decorate si sono distinte per il loro comportamento di alto profilo e per il loro vivo interesse per il mantenimento del ricordo di quanto successo nel 14-18. Dopo quella giornata, con cadenza annuale, analoghe cerimonie si sono tenute a Cima Grappa (di fronte al Portale Roma e al Sacello della Madonnina), sul Col Caprile (a cent’anni dalla morte del soldato Peter Pan) e sul Col della Martina (una quota sottostante la cima del Monte Pertica), con la posa di due steli commemorative dedicate a decorati di medaglia d’Argento al Valor Militare. Il prossimo appuntamento è previsto per sabato 17 settembre 2022 a Valdumella, in comune di Ala-


Storie di guerra

no di Piave. La piccola località montana a 1163 metri di quota, ospita una malga per la monticazione estiva , un

meraviglioso fojarol (antica abitazione con il tetto realizzato in frasche di faggio) e un ex cimitero militare tedesco. Le spoglie di molti combattenti austroungarici e germanici caduti nei combattimenti per i vicini Fontanasecca, Spinoncia e soprattutto Valderoa, furono sepolti in questo ameno Camposanto e lì riposarono fino alla realizzazione dei sacrari militari di Cima Grappa e di Quero nella valle del Piave, alla fine degli anni trenta. Spesso la presenza di ospedaletti da campo, ricolmi di feriti che non sempre sopravvivevano alle cure, rendeva necessario scavare delle tombe o delle fosse comuni che, quando possibile, diventavano dei cimiteri da campo. I compagni dei caduti si occupavano di mantenerli in perfetto ordine e decoro, provvedendo a porre fiori e a riassettare muretti e capitelli che a volte con i

bombardamenti venivano danneggiati. Una grande croce campeggia al centro del luogo di sepoltura e proprio essa è il simbolo del patimento di quegli uomini costretti a combattere e a morire in luoghi oggi di rara meraviglia paesaggistica. Monito comune di quella sofferenza, vuole essere oggi ideale di rinascita, nel nome del diritto alla Pace che ogni essere umano dovrebbe veder garantito. Ancora una volta quindi la memoria della Prima Guerra Mondiale troverà presente chi la vorrà onorare nell’attesa dell’organizzazione del prossimo evento che con ogni probabilità si terrà proprio in Francia, nella foresta delle Argonne, da dove tutto partì per gli italiani, nel 1914, con l’intervento dei garibaldini arruolati nella legione straniera…ma questa è un’altra storia e quella croce toccò ad altri di portarla…

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LE GALLINE E LE UOVA ETNOGRAFICHE

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nche le galline hanno fatto festa al Museo etnografico della provincia di Belluno quando ha inaugurato l'attività del 2022 con la festa dei pennuti, ma senza quelle di penne e piume idealmente rappresentate nella forma ornamentale di Giancarlo Dalla Zanna, Claudia Alpago Novello e Azienda agricola Vallenzai: senza spargimento di penne. Ma ancora più affascinante è stata la coincidenza dell'avvio museale con la presenza e partecipazione di una rappresentanza della comunità ucraina

attualmente ospitata nel Bellunese. I bimbi è noto giocano spontaneamente senza pregiudizi. I bambini bellunesi hanno illustrato ai loro coetanei ucraini il gioco del rolo. Un gioco antico che necessita delle piste, attrezzate con tavola inclinata (al lavador) per far prendere velocità alle uova . Il rolo è un gioco assai diffuso, soprattutto nel Bellunese: antico e “povero”, lasciato in soffitta per diversi anni, ora recuperato grazie, anche, al Museo etnografico bellunese. Paese che vai, gioco delle uova che

trovi, ci dice la scienza etnografica diffusa in tutta Italia. La tradizione delle uova usate per giocare è legata generalmente al lunedì di Pasqua o festa dell'Angelo quando le galline riprendono la produzione dopo il riposo invernale. Tralasciamo di parlare di quello che si pratica in Scozia e Slovenia per guardare al Bel Paese. In Sicilia alla fine della messa pasquale vengono offerte le Cuddure, grandi ciambelle al cui centro sono sistemate delle uova sode con cui si dimostra l'amore per le persone vicine. Mentre le ciambelle cadono i bimbi infatti cantano la canzone "la gloria è suonata". Paese che vai e nome che trovi. Se in siciliano il gioco con le uova si chiama Truzzu, nel Friuli Venezia Giulia è il Truc o Righea ed ha regole proprie con colpi simili a quelli del biliardo e le bocce. C'è chi invece le uova preferisce farle cozzare fra di loro. Accade nel Piacentino dove le uova sode vengono fatte cozzare di "punta e cul" e vince chi si rompe meno. In Trentino si chiama gioco "ai Ovi, con la variante della Valsu-

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Cose di casa nostra gana dove contro le uova appoggiate ad una parete vengono lanciate delle monete. Meno cruenta infine la raccolta a suon di serenate che si pratica nelle Langhe, Monferrato. Ma torniamo al Rolo che deve il nome, probabilmente, al verbo rotolare visto che l'uovo sodo e colorato a piacere, viene fatto correre su un piano inclinato "lavador"verso la Leda. Chi fa più strada vince. Nel bellunese, ci testimonia il museo etnografico, ci sono alcune varianti: a Belluno l'uovo viene fatto correre sulla tavola per lavare i panni mentre nel feltrino, a Limana in particolare, si preferisce usare come pista il coppo, la caratteristica tegola veneta. Se l'etnografia ci fa riscoprire le nostre tradizioni, la gentilezza e la ricchezza umana ci fanno conoscere quelle di altri popoli. E' il caso dell'incontro con gli ucraini, promosso e facilitato dal Museo di Belluno. Gli abitanti dell'Ucraina,

terra del grano, il cui nome significa "sul confine" sono giunti al museo in tipico abito tradizionale, hanno cantato un canto popolare e mostrato come fare la pysanka, vale a dire la decorazione delle uova di pasqua, con disegni a cera. Tutto questo ed altro ancora accade nella villa di Seravella che ospita il Museo ai piedi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Fu Daniela Perco, sostenuta da Italia Nostra, a cogliere, nel 1979, la potenzialità culturale di una struttura in cui raccogliere e catalogare le testimonianze della tradizione bellunese. Un percorso analogo compiva in quegli anni Giuseppe Scebesta, ideatore e fondatore del Museo etnografico di San Michele all'Adige in Trentino. La Regione Veneto e la Comunità Montana Feltrina hanno finanziato, con l'acquisto e il restauro della villa Seravella, nel 1994-1997, e il

museo è diventato un progetto pilota per altre province italiane. " Uno dei fiori all'occhiello del nostro patrimonio provinciale, ha detto recentemente il presidente del Consiglio Roberto Pedrin, Vogliamo continuare a valorizzarlo ha aggiunto, facendolo conoscere prima di tutto ai bellunesi e poi anche fuori provincia". L'estate gli ha dato ragione: un primo bilancio descrive una realtà con il numero di presenze ritornato ai livelli precedenti la pandemia.

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Una storia americana di Alvise Tommaseo Ponzetta

UN BELLUNESE CON CUSTER A LITTLE BIGHORN

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el 1876, tra i 793 uomini del mitico 7° Cavalleggeri, comandato dal colonnello Custer, più di un terzo dei soldati era costituito da stranieri che, grazie a quel servizio militare, potevano ambire alla cittadinanza americana. Il gruppo più numeroso era costituito da irlandesi e tedeschi, seguito da canadesi, inglesi, scozzesi, svedesi, norvegesi, francesi, danesi, russi, spagnoli, greci ed ungheresi. Sei erano gli italiani, tra cui l’ufficiale bellunese Carlo Camillo Di Rudio. A dieci anni dalla sua costituzione, più precisamente il 25 giugno 1876, il Reggimento statunitense subì nello stato del Montana, tra le dolci colline attraversate dal fiume Little Bighorn, una drammatica disfatta per mano degli indiani Lakota – Cheyenne e Arapaho, guidati da Cavallo Pazzo e Toro Seduto. Tra i 260 cavalleggeri uccisi, e poi

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orribilmente mutilati, c’era anche il comandante George Armstrong Custer. Salvi, invece, tutti i militari italiani. La fortuna volle che il simpatico trombettiere del reparto, il salernitano Giovanni Crisostomo Martini, nel bel mezzo della battaglia, fosse stato rispedito nelle retrovie, proprio da Custer, in cerca di rinforzi. Molto più problematica e rischiosa fu la salvezza dell’unico Veneto presente nel Reggimento della cavalleria americana. Il conte bellunese Carlo Camillo Di Rudio, in quel terribile giorno d’estate, aveva 43 anni. La sua vita era sempre stata estremamente movimentata e lo spettro della morte l’aveva

accompagnato nel corso di tutta la sua esistenza. Apparteneva ad una famiglia di cospiratori antiaustriaci, ciò nonostante, a soli 14 anni, il ragazzino Di Rudio riuscì ad entrare nell’Accademia militare austriaca di Milano, ma già l’anno successivo lo troviamo a combattere con le forze rivoluzionarie mazziniane partecipando, nel 1848, alla battaglia che l’anno successivo faceva nascere la Repubblica Romana. Successivamente, il giovane conte si imbarcò per l’America, ma il bastimento naufragò al largo della Spagna e si ritrovò nel Nord Africa. Da qui, nel 1855, fu esiliato in Inghilterra dopo per avere combattuto per le truppe coloniali francesi. Il 14 gennaio 1858, a fianco del rivoluzionario ed amico Felice Orsini, partecipò attivamente al fallito attentato contro l’imperatore Napoleone III.


Una storia americana

Nell’occasione, lanciò la più potente delle cinque bombe artigianali che causarono oltre cento fra morti e feriti. Catturato, si salvò dalla ghigliottina grazie all’intraprendenza della moglie. Condannato all’ergastolo, fu trasferito in una terribile casa penale nella Guyana francese da cui riuscì, comunque, a fuggire. Arrivò, quindi, negli Stati Uniti dove, nel 1864, si arruolò nell’esercito. In un primo tempo fu inquadrato in un reggimento di fanteria, formato prevalentemente da soldati di origine afroamericana. Nel 1869, l’aspirato salto di qualità con il trasferimento nel 7° Cavalleggeri con il grado di tenente. Amante dell’avventura e della guerra, l’ufficiale bellunese non si fece molto stimare dai superiori, anzi, il colonnello Custer lo definì “il peggiore tra i miei ufficiali.” Ciò nonostante, Carlo Camillo Di Rudio riuscì a sopravvivere alla disfatta di Little Bighorn, e ciò fu merito sicuramente della fortuna e del destino, ma anche della sua grande esperienza militare ed abilità di combattente. In quell’estate del 1876, il 7° Cavalleggeri era impegnato in una sorta di

operazione di polizia militare, armato di sciabole, pistole Colt a 6 colpi e, principalmente, da carabine Spencer a 7 colpi, poco pratiche in quanto dovevano essere ricaricate manualmente dopo ogni sparo. La missione affidata a Custer era quella di allontanare le ultime tribù di nativi ancora presenti in quei territori del Montana dove era iniziata la corsa all’oro. Gli indiani non volevano lasciare le loro terre ricomprese nella Riserva che, in precedenza, il governo degli Stati Uniti aveva loro riconosciuto e che ora voleva acquistare per una cifra irrisoria. Quella drammatica mattina del 25 giugno 1876 il colonnello Custer sbagliò tutto. Gli uomini ed i cavalli del suo mitico Reggimento erano stanchissimi dopo tre giorni di marcia ininterrotta nel corso della quale avevano percorso oltre 100 miglia. Quando una pattuglia dei suoi cavalleggeri avvistò un gruppo armato di nativi ne sottovalutò l’effettiva consistenza decidendo un attacco immediato. Nel tentativo di accerchiarli divise le forze in quattro blocchi che denominò “Custer”, “Reno”, “Benteen” e “Mc. Dougall”. Gli Italiani, tranne il trombettiere Martini, quindi anche il bellunese Di Rudio, vennero assegnati al gruppo comandato dal maggiore Reno, ufficiale probabilmente anch’esso di origini italiane. La battaglia prese subito una bruttissima piega. L’accampamento indiano si rivelò enorme ed i combattenti si contavano in migliaia. Custer, di fronte al contrattacco dei nativi, si portò su una collina, ma il tentativo di resistere naufragò a causa della preponderanza numerica delle forze avversarie. Fu una strage: il gruppo fu annientato; alcuni cavalleggeri pur di non finire

vivi nelle mani dei terribili Cheyenne preferirono suicidarsi con un colpo di pistola sparato alla tempia. Anche il gruppo “Reno”, in cui si trovava Carlo Di Rudio, dovette precipitosamente ripiegare. Nel frattempo, arrivarono in aiuto i cavalleggeri del gruppo Benteen. Seguirono ore di combattimenti drammatici. Verso le 17.15 Di Rudio, con altri 18 uomini, lasciò andare il cavallo ed, appiedato, raggiunse una fitta boscaglia. Da lì assistette, senza potere reagire, alle mutilazioni messe in atto dalle donne pellerossa ai danni dei cavalleggeri uccisi o feriti. Alle 3 di notte, quando tutto era finito e le tribù indiane se ne erano andate, l’ufficiale bellunese e gli altri pochi superstiti riuscirono a raggiungere il battello Far West ormeggiato sulle rive del Little Bighorn e, quindi l’agognata salvezza. Tale battaglia segnerà la più grande sconfitta del 7° Cavalleggeri e una pagina nera per Ulysses Grant l’allora Presidente degli Stati Uniti. Il bellunese Carlo Camillo Di Rudio morirà nel suo letto il 1° novembre 1910 a Pasadena, in California.

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Società oggi di Alice Vettorata

IL COTTAGECORE

U

na necessità umana che diviene sempre più popolare e inevitabile è quella della ricerca del distaccamento dai ritmi calzanti che la vita odierna ci propone, ormai diventati insostenibili. Le complicazioni lavorative, emotive, le scadenze di qualsiasi entità che incombono nelle nostre giornate, l’impatto negativo che l’essere umano ha sull’ambiente. Il miraggio di poter fuggire lontano, magari un po’isolati da questi aspetti così opprimenti si presenta spesso nei momenti in cui fantastichiamo. Durante il periodo del lockdown, nonostante i motivi sopra elencati fossero mutati, si sono presentati ulteriori aspetti critici che hanno messo in discussione tutte le nostre certezze. Proprio in queste circostanze si è affermato uno stile di vita ideale, fatto di spazi immersi nella natura, vissuti in nome della tranquillità e della bellezza di luoghi lontani. Il cottagecore, uno stile di vita incentrato proprio su queste peculiarità era già noto con lo stesso nome una decina di anni fa nel mondo di internet, ma come conseguenza agli eventi recenti è spopolato solo negli ultimi mesi. Nell’immaginario del cottagecore vengono plasmati molteplici aspetti che caratterizzano la vita delle persone che seguono questo modo di approcciarsi al mondo. In un utopi-

stico scenario pastorale, la vita rurale viene trascorsa tranquillamente in cottage immersi nei boschi e giardini curati, seguendo i ritmi dettati dalla natura. L’estetica strizza l’occhio in modo nostalgico ai periodi del Romanticismo e del movimento dei Preraffaelliti nell’arte visiva, e ai successi letterari de Le Piccole Donne di Louisa May Alcott e Orgoglio e Pregiudizio dalla penna di Jane Austen o Il giardino Segreto di Frances Hodgson Burnett. Alla parte estetica ispirata anche a fonti artistiche, fatta di introspezione e capacità di meravigliarsi davanti alla magnificenza della natura si aggiunge il desiderio di creare pezzi unici, dando libero sfogo alla creatività e all’ispirazione ottenuta da un ambiente circostante tanto ricco. È comune che chi intraprende questa filosofia intenda apprendere le nozioni che consentono di confezionare capi d’abbigliamento da sé, coltivare il proprio orto, dedicarsi alla preparazione di cibi in modo autonomo, creare oggetti d’artigianato e via dicendo. Il fine che accomuna queste attività è quello di impattare il meno possibile sull’ambiente, sfruttandone le risorse come ad esempio legno, lino, vetro, cotone organico tra le altre senza abusare di ciò che può essere poco sostenibile. Una critica spesso volta al cottagecore è l’eccessiva idealizzazione e romanticizzazione di uno stile di vita per alcuni punti di vista rigido, come quello contadino vissuto in un contesto rurale che non offre gli agi ai quali siamo attualmente abituati. Un passo verso questa

direzione invece, potrebbe garantire un miglioramento importante per il nostro stile di vita, il quale attualmente sta mettendo a dura prova la salute mentale della popolazione e la salute del pianeta che ci ospita. Il concetto non è così recente come tendiamo ad immaginare. Nel 1782 la regina Maria Antonietta d’Asburgo Lorena fece costruire un piccolo villaggio dall’architettura in stile normanno incastonato negli sfarzosi giardini di Versailles. Ispirata dagli scritti di Rousseau lo denominò “Il borgo ideale” attorniato da corsi d’acqua, giardini e frutteti, contenente anche una fattoria per garantirsi l'approvvigionamento di latte e uova, un laghetto in cui le carpe sguazzavano e un mulino. Un avvicinamento al fascino rurale che continua ad ammaliare ancor oggi, anche in scala ridotta rispetto al villaggio della Regina, ma che nel nostro piccolo ci permette di condurre una vita cottagecore.

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Conosciamo la bella musica di Arnaldo De Porti

LA FISARMONICA

Oggi parliamo di musica e di strumenti musicali, con un po' di riverbero...sociologico.

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ggi si parla poco di questo strumento completo che ahimè - si porta ancora appresso l’errata convinzione, soprattutto da parte delle persone che si ritengono “in” secondo cui la fisarmonica rispecchierebbe una cultura contadina, popolare, paesana, di scarso valore artistico rispetto alla “noblesse” dei violini, del pianoforte e di altri strumenti ecc., che suonano al Teatro La Scala, al Metropolitan di New York ed in tanti altri contesti musicali. Niente di più sbagliato. La fisarmonica infatti costituisce a tutti gli effetti uno

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strumento completo, musicalmente armonioso, da non essere secondo a tutti gli altri, tanto da essersi guadagnato a pieno titolo un posto nei più importanti conservatori del mondo. E proprio di questo strumento voglio parlare. Che cos’è la fisarmonica ? E’ uno strumento a mantice che, da una parte, quella destra, esprime la melodia, dall’altra, quella sinistra, accompagna invece detta melodia secondo un ritmo che si vuol dare ad essa. Proprio per questa sua completezza, essa, da sola, a volte può sostituire una grande orchestra fatta da molti elementi, grazie anche alle moderne tecnologie che le consentono di suonare ogni tipo di musica: dalla classica a quella da ballo o da esibire in qualche virtuosismo personale che, molto spesso, grazie alle performance di certi validi musicisti, lascia esterrefatto l’ascoltatore non solo per la bravura di chi la suona, ma anche per le straordinarie risorse che offre detto strumento. A proposito di risorse, qualche tempo fa, ho addirittura suggerito a qualche esponente del clero bellunese e veneziano di utilizzare, in mancanza dell’organo, la fisarmonica per accompagnare le funzio-

ni della sacra liturgia, realtà che si è anche materializzata qualche volta in quanto, cambiando un registro, detto strumento produce voci compatibili con quelle dell’organo: non vedo invece affatto compatibili le chitarre in Chiesa che, per quanto gradevoli in tanti altri contesti, richiamano altre collocazioni ed obiettivi: va ricordato che esse sono state accettate in Chiesa solo allo scopo di invogliare maggiormente i giovani a frequentare la Messa, oltre che per la carenza di organisti. Giovani che, in questi anni, sembrano appunto più versatili verso le

chitarre… tanto da costringere la Chiesa a fare di necessità virtù…non sottacendo che, la mia età non certamente giovane e non disgiunta da quella di molti prelati anziani da me sentiti, potrebbe avere un qualche impatto rispetto a questo nuovo modo di accompagnare la liturgia…da sempre caratterizzata dallo strumento ecclesiale principe, ossia l’organo. Questo “preludio”, visto che stiamo


Conosciamo la bella musica

scrivendo di musica, mi offre lo spunto per un’osservazione il cui contenuto sta irrimediabilmente facendo metabolizzare in negativo un moderno, a mio avviso adulterato, modo di fare musica che non sia quella dei grandi teatri, anche se ci sarebbe da spendere una qualche parola in negativo anche per questi. Infatti oggi, come mi piace dire spesso da modesto musicista, se manca….l’ENEL finisce anche la musica. Cosa voglio dire con questo ? Voglio dire che oggi gran parte degli effetti sonori sono determinati da accorgimenti elettrici costituiti da…catodi ed anodi, realtà questa che incrina la genuinità del suono strumentale facendo apparire bravo chi non lo è, e ciò al punto da oscurare la professionalità di bravissimi musicisti emergenti che, riferendomi alla fisarmonica, invece sanno utilizzare in toto le mani, sia al canto che ai bassi, senza avvalersi di un contorno fatto di artifizi ad effetto di cui solo gli addetti ai lavori possono capire la differenza: sarebbe sufficiente osservare cosa succede al…Festival di San Remo ove la musica è diventata una Cenerentola in quanto viene privilegiato il business che viene attivato da ben altro rispetto al concetto di “Festival della Canzone”, ove chi canta spesso fa “musica” patetica….e mi fermo qui. Del resto, purtroppo, dobbiamo tutti prendere atto che la musica vera ha perso da molti anni il suo smalto

educativo per degenerare in mostruosità sceniche: spesso dico, con riferimento soprattutto alla musica classica, l’altra non si chiama più con questo nome, che dopo Strawinsky nessuno più ha composto qualcosa di pregnante, aspetto questo che sta allontanando le nuove generazioni dalla musica vera, confondendola tout court con quella prodotta da certe manifestazioni di piazza costituite da migliaia e migliaia di ragazzi, realtà queste che spesso sono sfociate e sfociano in disastri di ogni genere, anche con droga ed alcol, e ciò a danno di detti ragazzi e della stessa “musica”che cito fra parentesi in quanto ha cambiato nome. E che dire della musica che viene presentata nei grandi teatri, specie alla Scala di Milano, ove le prime, ma anche le…ultime, sembrano fungere da meri pretesti per incontri interessati, anche politicamente, per fare sfoggio di eleganze varie, ma anche per qualche contrasto sociale, ove la musica costituisce solo un optional per perseguire purtroppo motivi diversi rispetto all’ascolto ? Trattare l’argomento, in chiave sociologica, sarebbe lungo e complesso oltre che, nel caso di specie, essere fuori sede, tuttavia mi piacerebbe che la pubblica opinione, se vuoi anche attraverso lo spunto iniziale della fisarmonica, venisse maggiormente interessata alla cultura musicale che, a mio avviso, ha la facoltà di rinnovarci “dentro” attivando, oserei dire, un processo biochimico positivo delle nostre stesse cellule: non per niente, certe patologie vengono curate attraverso il suono di determinati strumenti musicali. La musica infatti serve inoltre anche ad affinare la sensibilità sociale per farci diventare più buoni attraverso un linguaggio semplice ed invasivo che, come una sorta di esperanto, alias linguaggio uniforme mondiale, dovrebbe far capire e spazzare via detriti patologici cerebrali di chi, al posto dell’armonia sociale rappresentata dalla musica vera, predilige invece il suono cacofonico e

distruttivo dei missili. Dato che Il contenuto di questa chiacchierata ha interessato più volte lo strumento della fisarmonica, vorrei ricordare un amico, deceduto solo qualche anno fa prima della pandemia, la cui bravura e sensibilità strumentale erano distanti anni luce dalle mie modeste risorse di fisarmonicista: Fabio Rossato, già campione del mondo della fisarmonica, col quale, durante una conversazione avuta durante un incontro concertistico presso la Scuola di Musica del Maestro Massimo Devo, a Camponogara (VE), titolare di un vero e proprio sacrario della fisarmonica, abbiamo condiviso un sorta di postulato: la Musica è un deterrente dalla guerra per cui sarebbe necessario testare, si fa per dire, da parte dell’Unione Mondiale della Sanità, gli ingredienti che vanno dal “do al si” della scala musicale, note musicali armoniose da iniettarle con forza sui cervelli dei molti pazzi che si sono appropriati il diritto di voler governare il pianeta. E ciò, con i risultati che vediamo, sia in Italia che altrove, atteso che, rebus sic stantibus, il futuro musicale non sembra presagire nulla di meglio soprattutto per le nuove generazioni che, lo dico ad alta voce,devono giocoforza mirare con determinazione verso una necessaria normo-fisiologia sociale, non disdegnando, se necessario, di guardare anche indietro...per andare avanti.

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Tra passato e presente di Sonia Sartor

Il madame Tussauds di Londra

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adame Tussauds oltre ad essere uno dei più celebri musei di cere esistenti al mondo è anche una delle mete maggiormente ambite dai turisti a Londra. Il palazzo situato a Marylebone Road, accoglie ogni anno quasi tre milioni di turisti per i quali una fotografia in compagnia della Regina Elisabetta diventa un perfetto souvenir di viaggio. Oltre agli esponenti della famiglia reale, numerosi sono i personaggi celebri del passato e del presente che si possono incontrare tra i locali del Madame Tussauds: divi del cinema, campioni sportivi, figure storiche, cantanti più in voga del momento e persino eroi dei fumetti. Nonostante la popolarità acquisita dal museo, la storia che ne precede la creazione viene spesso trascurata. È alla figura di Marie Tussaud che si deve, nell’anno 1835, la fondazione di un museo di statue in cera. Da bambina Marie vive a Berna, nella casa del medico Philippe Curtius presso il quale la madre riveste il ruolo di governante. L’abilità di Philippe nel modellare parti anatomiche in cera necessarie per la

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sua professione incuriosisce la piccola Marie, la quale ne impara presto tutti i segreti. Nel 1765 Curtius si trasferisce a Parigi dove apre un primo laboratorio dedicato esclusivamente alla produzione di ritratti di personaggi in vista dell’epoca e il successo è immediato. Dopo alcuni mesi Marie lo raggiunge in Francia ed inizia a frequentare gli ambienti aristocratici di Parigi divenendo precettrice della sorella di Luigi XVI presso la reggia di Versailles. È in questo periodo che la giovane artista sperimenta la creazione di maschere di personaggi come Rousseau, Voltaire e Franklin. Allo scoppio della rivoluzione francese viene arrestata dai rivoluzionari per sospetto di simpatie verso la monarchia e condannata alla ghigliottina ma la forza della sua arte non si ferma. A salvarla dall’esecuzione è infatti la richiesta di creare delle maschere mortuarie dei giustiziati tra le quali compaiono quelle di Maria Antonietta e Robespierre. La riuscita di queste creazioni pare sia connessa all’arrivo tempestivo dell’artista presso il luogo dell’esecuzione al fine di fissare nella cera, in maniera fedele alla realtà, l’espressione del giustiziato. Nel 1794, dopo aver ereditato l’intera collezione di Curtius, Marie stima che le opere del medico debbano essere conosciute anche all’estero. Con questa logica nasce la prima mostra permanente nella capitale britannica, precisamente a Baker Street nella cornice di un immenso salone arredato con specchi e posti a sedere per i visitatori. Tra le numerose opere realizzate dalla donna in questa fase emerge la replica dell’incoronazio-

ne della regina Vittoria, attraverso la quale conquista il pubblico britannico. All’interno della medesima galleria viene allestita la ‘Camera degli Orrori’ dedicata all’esposizione delle macabre reliquie del periodo rivoluzionario. Il realismo delle sue statue in cera e l’allestimento di scenografie verosimili assicurano all’artista una considerevole fama. Marie Tussaud, dopo aver dedicato gli ultimi anni al perfezionamento delle sue opere, muore nel 1850. I nipoti della donna alla fine del IX secolo trasferiscono la galleria presso la sede attuale di Marylebone Road. L’amatissimo Madame Tussauds , oltre a garantirci l’incontro con i nostri personaggi del cuore, ci consegna un’eredità insolita ed estremamente ricca. Alcune delle statue realizzata da Marie sono sopravvissute sino ai giorni nostri, anche se per ragioni di conservazione non sono accessibili al pubblico. Se mai vi capiterà di visitare il museo londinese saprete cogliere, aldilà delle statue dei vostri divi preferiti, la storia di una donna coraggiosa e innamorata dell’arte che nelle sue Memorie scrive “l’unico modo in cui un’impresa potente e duratura può imporsi al pubblico è attraverso la cera”.


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Lo sapevate che? di Elisa Rodari

La corsa all’”oro blu”

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n Repubblica Democratica del Congo (RDC), uno dei Paesi più poveri dell’Africa, sono presenti innumerevoli contraddizioni: un luogo potenzialmente ricco di risorse, dove, però, al contrario la popolazione deve ogni giorno fare i conti con la povertà e numerosi conflitti interni che interessano da tempo questo territorio. La Repubblica Democratica del Congo viene per questo motivo denominata una “terra senza pace” e a causa della presenza di materiali preziosi nel sottosuolo, scontri continui lasciano nel Paese una situazione di continua precarietà. Dopo l’indipendenza dal Belgio ottenuta nel 1960, in RDC si sono verificati pesanti conflitti interni. Il Paese è stato oggetto di una contesa tra diverse fazioni che ambivano al controllo politico sul territorio per l’estrazione di risorse naturali e sui giacimenti di metalli preziosi. A partire poi dagli anni Novanta, la diffusione sempre più rapida di nuove tecnologie ha fatto sì che la Cina s’interessasse ben presto ai metalli preziosi di cui la RDC dispone in grandi quantità. Quello che spesso viene denominato come “oro

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blu”, ovvero il cobalto, è diventato in poco tempo un materiale ricercatissimo per il suo impiego nelle grandi industrie elettroniche. Viene infatti utilizzato nella fabbricazione di apparecchi elettronici come smartphone, tablet, computer: tutti strumenti essenziali nel nostro quotidiano e la cui produzione di nuovi modelli dalle prestazioni sempre più elevate è ormai senza sosta. La domanda di cobalto è inoltre aumentata notevolmente in questi ultimi anni per via del suo impiego nella produzione dei veicoli elettrici: una soluzione sostenibile in termini di risparmio energetico e di inquinamento ma che al tempo stesso vede lo sfruttamento di minori in RDC per l’estrazione del cobalto. Una vera corsa per l’accaparramento di questo materiale prezioso che vede proprio la potenza cinese detenere il monopolio

della maggior parte delle risorse presenti nel sottosuolo congolese. In questo business che ruota attorno al cobalto, chi ci rimette di più sono donne e bambini che vengono sfruttati nelle miniere per l’estrazione di questo metallo. Proprio a causa dello scoppio della pandemia, molti bambini sono stati costretti a tornare a lavorare nelle miniere per potersi garantire qualche soldo per la loro sopravvivenza. Bambini dai 6 ai 12 anni vengono mandati senza alcuna protezione, in cunicoli profondi e stretti per estrarre i metalli preziosi che ci permettono di avere lo smartphone sempre nuovo o l’ultimo modello del portatile che tanto volevamo. Questi minori lavorano in condizioni estreme, anche per 12 ore di fila e per una paga pari a soli due dollari. Il rischio di ammalarsi è molto alto, gli incidenti anche mortali sono frequenti e causa dei crolli che posso avvenire nelle gallerie scavate nel sottosuolo, per non


Lo sapevate che? parlare di abusi e soprusi che queste vittime innocenti devono subire. La potenza cinese detiene ormai il monopolio delle riserve presenti in questo territorio e al tempo stesso tiene sotto scacco il mondo intero nell’ambito della produzione di apparecchiature elettroniche e batterie per le auto elettriche. Nonostante il ruolo di supremazia che la Cina ricopre nei confronti di questo Paese africano, il governo di Pechino sta studiando a un progetto di diversificazione della catena di approvvigionamento, rivolgendo le proprie attenzioni nei confronti dell’Indonesia. Ad ogni modo, la Cina già nel 2016 aveva iniziato a investire in RDC, soprattutto nell’ambito delle telecomunicazioni, nel settore estrattivo e nella lavorazione del legno. Un accordo bilaterale che ha consentito dall’altro lato che i beni congolesi esportati in Asia non fossero sottoposti a dazi. Di fatto quindi, ad oggi la RDC si presen-

ta dal punto di vista economico in mano alla Cina e con questa mossa si è di fatto garantita il controllo dell’estrazione di materie prime rare. In questa corsa al cobalto, è nato un acceso scontro anche tra Cina e USA. Ad esempio, l’americana Apple dipende per il 49% dall’utilizzo di materie prime rare, primo fra tutti il cobalto, proprio per la produzione dei suoi noti apparecchi informatici. È chiaro infatti che se la Cina detiene il monopolio di cobalto, l’idea di Apple di svincolarsi dalle forniture cinesi risulta complessa e difficilmente attuabile. Anche l’industria automobilistica americana, che sta puntando fortemente verso veicoli elettrici si trova a vivere le stesse difficoltà, dato che anche le batterie che alimentano questo tipo di macchine sono prodotte grazie al cobalto che, come sappiamo, la Cina ne ha il pieno

controllo. Una situazione che parte dal centro Africa e che la Cina sta sfruttando a suo favore per controllare in fin dei conti Stati Uniti ed Europa. L’obiettivo futuro per la RDC sarà sicuramente quello di liberare i soggetti più deboli dal circolo vizioso dello sfruttamento, traducendo poi la ricchezza mineraria del Paese in risultati legati ad uno sviluppo che possa essere sostenibile e dove la ricchezza venga distribuita equamente, andando a risolvere gradualmente il grave problema della povertà che affligge il Paese.

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Limana in cronaca di Alex De Boni

UNA NUOVA MENSA SCOLASTICA

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imana vedrà realizzata una nuova mensa scolastica entro il 2025, un accordo tra il Comune ed il Ministero dell’Istruzione del valore di 574.400€, finanziata con fondi PNRR. “Si tratta di un’opera davvero importante per noi”, commenta il Sindaco di Limana Milena De Zanet. “Con l’avvento della pandemia abbiamo rivisto, in collaborazione con l’IC di Trichiana e Limana, l’organizzazione degli spazi nei due plessi scolastici. Abbiamo eseguito opere consistenti e altre sono in fase di avvio per recuperare aule e spazi, ma abbiamo dovuto a volte sacrificare la refezione, cosa peraltro espressamente prevista dalle norme anti-covid che hanno imposto ai ragazzi di consumare in aula, ai propri banchi, i loro pasti negli ultimi anni. Perciò non appena se ne è presentata l’occasione abbiamo partecipato al bando per la costruzione di una nuova mensa moderna ed efficiente a disposizione dei nostri ragazzi”. Presso le scuole di Limana infatti era in corso, prima dell’emergenza “Covid”, un servizio di refezione, con pasti portati in struttura da una ditta esterna appaltatrice. Per ottenere un abbassamento dei costi ed un servizio più attento alle

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esigenze degli alunni e del personale scolastico, l’Amministrazione ha previsto una struttura a mensa autonoma, realizzata con i più recenti criteri di edilizia sostenibile ed a bassissimo impatto, con annessa cucina. L’intervento consentirà un più razionale utilizzo degli spazi esistenti presso la scuola primaria, in particolare in termini di aule comuni, per laboratori didattici per riunioni, manifestazioni scolastiche e altro. “La nuova struttura sorgerà nell’area comunale adiacente a quella data in concessione alla Pro Loco Limana per la realizzazione della tradizionale sagra” ,spiega l’Assessore ai Lavori Pubblici Michela Rossato. “Si tratta di un’area che da tempo il Comune di Limana ha destinato per il completamento del polo scolastico comunale, che vede attualmente la presenza della primaria, della nuova biblioteca comunale e dell’impianto sportivo “Palimana” a poca distanza dalla quale è presente la Scuola secondaria di primo grado”. L’area di intervento è direttamente collegata alla scuola mediante un percorso separato e protetto che consente di raggiungere la mensa con un percorso breve e sicuro. Gli alunni inoltre potranno beneficiare nella pausa per il

pranzo dell’ampia zona a verde presente di fronte alla Scuola, dove è appunto collocata la nuova mensa. “Il fabbricato, spiega ancora Rossato, “è pensato come da involucro di semplice concezione, su pianta rettangolare con lato di 27m x 11m ed un’altezza interna di 3,00m contente le funzioni della mensa, quali cucina, zona refettorio, dispensa e servizi igienici divisi per sesso e dedicati al personale. La struttura improntata alla semplicità costruttiva è pensata del tipo prefabbricato con legno proveniente da filiera controllata e certificato FSC/PEFC o equivalente. I lavori saranno realizzati adottando le necessarie soluzioni in grado di garantire il raggiungimento dei requisiti previsti di efficienza energetica, con particolare attenzione agli aspetti ambientali. In particolare verranno adottati idonei accorgimenti per la riduzione del consumo idrico, anche con l’accumulo temporaneo delle acque di pioggia (per perseguire l’invarianza idraulica) e parziale riutilizzo delle stesse.” I ritmi previsti dall’accordo che il Sindaco si accinge a firmare sono serrati: entro il 31 gennaio 2023 dovrà essere approvato il progetto esecutivo della nuova mensa; entro il successivo 31 marzo i lavori dovranno essere affidati; quindi entro il 30 giugno dovranno essere avviati. Il termine ultimo per il completamento è la fine del 2025 poiché entro il 30 giugno 2026 i lavori dovranno essere collaudati. “Di certo il lavoro che ci aspetta non è poco”, conclude il Sindaco, “ma ce la metteremo tutta. Speravamo di ottenere contestualmente anche un contributo per la realizzazione di un nuovo asilo nel medesimo sito, ma per ora siamo esclusi dalle graduatorie. Mentre attendiamo di capire se è possibile che ci sia uno scorrimento, correremo senz’altro per realizzare la mensa.”


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Uomo e scienza di Monica Argenta

L'Antropometria:

un mondo a misura d'uomo

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e geometrie e le proporzioni delle diverse parti del corpo umano sono state motivo di studio dalla notte dei tempi ma si deve solo agli ultimi due secoli la nascita di una vera e propria disciplina scientifica che prende il nome di antropometria. Questa disciplina si occupa di registrare le misure di intere popolazioni, o segmenti di essa -come ad esempio i neonati, le donne ecc. di cui vengono registrati altezza, peso, lunghezza degli arti, dei crani. Per capirne di più ne ho parlato con il Professor Melchiorre Masali, antropologo fisico dell'Università di Torino, uno tra i massimi esperti in Italia, che studia “le misure dell'Uomo” da oltre 50 anni. Professore, mi spieghi meglio da dove nasce questa esigenza di misurare l'altezza, il peso, i piedi di migliaia di persone, che senso e utilizzo ha? L'antropometria ha molteplici applica-

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zioni che spaziano dalla medicina al design. In particolar modo, conoscere la variabilità antropometrica e seguirne l’evolversi nel tempo e in luoghi diversi è importante ai fini progettuali per artefatti "a misura d’uomo”. Vorrei partire con l'esempio, oramai storico, del primo “database” di misurazioni nazionale, un rilevamento in ambito militare. Riguarda i primi dati antropometrici dei coscritti italiani dagli archivi del Regio Esercito, a partire dai nati nel 1859, suddivisi in base alla regione italiana di provenienza. Questa enorme mole di dati ha dato la possibilità di effettuare una serie di confronti tra aree geografiche e anni di leve diverse. Sempre in ambito militare ricordiamo poi il rilevamento svolto da Hertzberg pubblicato negli anni '60 che ha previsto la misurazione di 150 variabili antropometriche volte alla progettazione di abbigliamento e attrezzature militari: Hertzberg aveva campionato militari NATO, tra cui molti Italiani, d'età compresa tra i diciotto e i cinquantanove anni . In ambito civile ricordiamo il database antropometrico su soggetti in età evolutiva promossa dall'Ente Italiano della Moda negli anni '70 poiché si trattò della prima indagine nazionale su 15.000 soggetti in età scolare dai sei ai diciannove anni, di ambo i generi. Per ogni individuo furono rilevate 59 misurazioni con lo scopo di sviluppare una banca dati italiana per la

realizzazione di capi d'abbigliamento a misura d'infante, adolescenti e giovani. Alla ricerca, guidata principalmente da Luigi Brian dell'Università di Genova, parteciparono buona parte degli allora Istituti di Antropologia italiani. Da allora l'Ente Moda ha esteso l'indagine anche sugli adulti ed da lì è stato sviluppato il progetto "L'Italia si misura", con specifici rilevamenti destinati non solo all'abbigliamento ma anche a altri ambiti dove l'ergonomia è importante. Cito, ad esempio la necessità di adattarsi alle “nuove misure” per l' industria dei mobili, delle auto e degli altri mezzi di trasporto, compresi i moduli spaziali. Normalmente è difficile riuscire a soddisfare "a misura d'Uomo" tutta la popolazione degli utenti per via della loro variabilità di forma e dimensioni. Ciò nonostante gli sforzi di noi cultori del "Design for All" mirano a soddisfare il maggior numero possibile di persone. La variabilità umana va esplorata, conosciuta e aggiornata. Ma perché le misure di una popolazione sono così variabili ,anche solo da una generazione all'altra? In effetti le variazioni possono essere interindividuali, cioè osservabili tra gruppi geografici-etnici specifici ma anche tra i sessi o tra gruppi di persone distinte per motivi sportivi, professionali, di classe di età. Esistono poi le variazioni secolari, quelle riferite al cosiddetto secular trend, cioè le differenze delle caratteristiche tra diverse generazioni, nello stesso con-


Uomo e scienza testo, imputabili non solo ad aspetti genetici, ma a modi di vivere, all’ambiente, alla nutrizione e alle abitudini. La scarsa alimentazione e la mancanza d'igiene possono essere causa di minore robustezza fisica, del minore peso e di stature più basse. Osservando l'andamento delle curve della variazione della statura dal Paleolitico a oggi, si evince che la variazione secolare piuttosto che una tendenza è una fluttuazione legata alle condizioni, ai modi di vita delle popolazioni e che le stature alte si erano già affermate

ma piuttosto le loro circonferenze e la grandezza dei loro piedi. Ma anche in questo caso siamo davanti ad una fluttuazione, non una tendenza e che quindi le attuali misure potrebbero cambiare nel momento stesso in cui le condizioni di vita, dell'ambiente in senso lato, cambieranno.

in tempi preistorici tra i cacciatori di faune di grandi dimensioni. Ora, considerati i nostri stili di vita, le variazioni secolari principalmente non riguardano più l'altezza delle persone

Ringrazio il Professor Masali e tutto il suo team di lavoro per la gentile collaborazione e per averci fatto conoscere questo aspetto importante e poco conosciuto dell' Antropologia.

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L'arte in controluce di Alice Vettorata

“Geografie Silenziose”

L

a capacità di osservare il mondo circostante per estrapolare nozioni è un'abilità che l'essere umano inizia a sviluppare sin dalla tenera età. In psicologia questa pratica viene definita "apprendimento osservazionale" e comprende l'acquisizione di nuove informazioni ottenute tramite l'ispezione attenta che il bambino compie nei confronti degli esseri viventi che lo attorniano. Questa peculiarità è indispensabile per migliorare e dare un senso aggiuntivo alla vita di ciascuno di noi.

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C'è chi però affina questa tecnica in modo eccellente fino a farla divenire parte essenziale della propria esistenza e del proprio lavoro. Allenando l'occhio e la mente a rilevare i dettagli, si acuisce una capacità di analisi che indaga anche i più piccoli particolari. Se già da bambino, durante un’attività che richiede di cercare una pietra, inserirla in una cesta insieme alle rocce selezionate dai tuoi compagni di giochi, e riesci senza indugio a individuare la tua scelta grazie a una venatura familiare, sei sulla buona strada. Questo è un aneddoto che Lorenzo Mazzucco, insegnante di storia dell’arte e pittore nato a Valle di Cadore ricorda come una delle prime situazioni in cui la sua inclinazione per la ricerca del dettaglio si è manifestata. Ad oggi questa attenzione specifica è tangibile nei soggetti che imprime sulle tele. Alcune di queste sono esposte presso l’ufficio turistico di Valle di Cadore e saranno visibili al pubblico fino al prossimo 15 settembre. La mostra dal nome “Geografie Silenziose”, inaugurata lo scorso

3 agosto è incentrata sullo studio delle opere di Luciano Ventrone, pittore romano apprezzato internazionalmente deceduto nel corso del 2021. Il titolo della mostra fa riferimento alla mappatura mentale che si presenta all’artista mentre dipinge, al ricordo che rimane del percorso pittorico. Mazzucco spiega che riguardando il suo lavoro ripercorre esattamente ciò che stava ascoltando e vivendo mentre realizzava ciascun elemento, che si tratti di un acino d’uva o una porzione di agrume. Tramite l’osservazione scrupolosa delle opere di still life dipinte da Ventrone ha deciso di omaggiarne la carriera, studiandone la tecnica e la cura poste nella valorizzazione dei soggetti scelti, in questo caso, nature morte. Sebbene Ventrone abbia tenuto come punto di riferimento le foto scattate alle composizioni di vegetali per riportarle su tela, la loro rappresentazione con la pittura ad olio non si limitò alla mera riproduzione dei soggetti. Allo stesso modo Mazzucco studia e tributa l’artista. Grazie al sapiente utilizzo della luce e dei colori emergono dei dettagli altrimenti invisibili ad occhio nudo. Così i chicchi di melograno assu-


L'arte in controluce mono sfaccettature limpide, le ciotole che contengono i frutti presentano screpolature e decorazioni che le fanno sembrare palpabili, e le foglie in loro contenute danno la sensazione di poter sgretolarsi con un suono croccante tra le nostre dita di visitatori. Lo studio delle opere realizzate dai maestri della pittura ad olio è uno strumento essenziale per Mazzucco, il quale analizza le tecniche impiegate soprattutto nelle Fiandre e in Italia a partire dal 1400 per apprenderle, sperimentarle, plasmarle e infine applicarle al proprio operato. L’osservazione attenta non l’ha solo condotto alla comprensione del processo pittorico, ma anche alla sua genesi materiale. Effettuando un’indagine ancora più approfondita ha iniziato a creare autonomamente i pigmenti indispensabili per dare vita a tonalità fedeli a quelle utilizzate in passato. Il nero di faggio, il cobalto, la lacca di carminio e la malachite, tra le

altre, sono le fedeli materie prime del pittore. Sottoforma di polveri e frammenti, dopo essere state preparate sono state rinchiuse in piccole fialette di vetro pronte per essere miscelate e stese sulla tela. Come se fossero gli ingredienti utili ad un alchimista per compiere le proprie ricerche, il quale nel suo studio, facendo appello a tutte le conoscenze acquisite, riesce a raggiungere il suo obbiettivo. La sintesi perfetta di questo legame è insita nel nome del progetto Alchimia Pittorica, il quale con le omonime pagine presenti nei social Instagram e Facebook, si presenta come un diario d’artista che traccia il percorso dei propri lavori, dalla fase di preparazione al quadro completato. Fino al termine della mostra presente a Valle di Cadore, quando sarà ancora possibile ammirare dal vivo gli studi su

Ventrone realizzati da Lorenzo Mazzucco, il consiglio è quello di poterli vivere senza alcun filtro. Osservare attentamente la selezione di dipinti creando le nostre personali Geografie Silenziose, così come il pittore le ha percorse mentre le imprimeva su tela.

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Racconti d'arte di Daniela Zangrando*

DOMANI NON CI SARANNO FIORI

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uardati attorno. Le strade non hanno più ombra, le piazze sono posti di pena, nei prati non si trovano più fiori, i boschi hanno perso la pace. E l’acqua? L’acqua è morta! L’acqua è morta stamattina! Lo sapevano tutti, ma l’acqua è morta, è morta disperata.

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Le parole si ripetono. Soprattutto quell’interrogativo “E l’acqua?”, e la risposta “L’acqua è morta” continuano a passarsi la voce, l’uno con l’altra. Sono parole cantate da un coro maschile. Intonano con insistenza le note scritte dal compositore e direttore di coro Bepi De Marzi.

Se non avete ancora avuto occasione di ascoltarle, vi consiglio di cercare su YouTube la composizione di Bepi De Marzi “L’aqua zè morta”, nell’esecuzione del coro I Crodaioli. Vi assicuro che la dolce inflessione della lingua usata, il dialetto veneto dell’area vicentina, non riuscirà a zuccherare il senso di incombente disfatta che la percorre dall’inizio alla fine. La portata della tragedia è grandissima, e vi resterà nelle orecchie per ore e ore. Non ci troviamo su una soglia. Non si può più fare niente. Abbiamo lasciato morire l’acqua. Disperata. E non abbiamo fatto nulla per evitarlo. Lo sapevano tutti, ma hanno lasciato che l’acqua schiattasse. Evito di uscire troppo dal tema, anche se sono sicura che a tutti voi saranno tornati in mente echi di fatti di cronaca da poco accaduti, che hanno scosso la nostra idea di soggetti appartenenti ad una comunità, di esseri umani inseriti in una rete sociale. D’altro canto, se si è lasciata morire l’acqua senza battere ciglio, non ci si poteva aspettare molto di meglio. Torno all’arte, e al nostro racconto di questo mese. Quella che vedete nella foto, è una bandiera realizzata dall’artista portoghese André Romão. Da qualche giorno sventola all’ingresso del Museo d’arte contemporanea Burel*, a Belluno. Sul tessuto, una frase breve, lapidaria, in stampatello maiuscolo: DOMANI NON CI SARANNO FIORI. Quando ci si ferma davanti, non si capisce subito cosa ci sia scritto, a meno che non ci sia una bava di vento a muovere la bandiera. Si vede una parola, magari se ne intravedono due. Se si rimane per un attimo, ecco che l’aria permette di avere la visione completa della frase. Non è interrogativa.


Racconti d'arte Dà un’informazione secca, netta, senza caricarla di enfasi. Con un atteggiamento neutrale ci passa una comunicazione di servizio. Semplicemente ci mette al corrente del fatto che domani non ci saranno fiori. Come se fossimo di fronte al negozio di un fiorista che per qualche motivo li ha finiti tutti, o che ha deciso di prendersi proprio domani una giornata libera. Possiamo anche andare oltre. Ma… se le cose non stessero esattamente così come abbiamo detto? Siete stati in montagna recentemente? Salendo verso i passi dolomitici avrete sicuramente notato i boschi divorati dal bostrico. Bellissimi abeti scarnificati, disseccati, di un colore ormai grigio marrone, ancora in piedi, ma morti. O avrete scosso la testa non vedendo il movimento tumultuoso delle acque dei torrenti, o notando dei prati molto meno verdeggianti di quanto ricordaste potessero essere in estate.

L’elenco potrebbe continuare a lungo. Se di fronte alla bandiera avete tirato dritto, fate due passi indietro. E se non si trattasse di una fioreria che domani sarà chiusa, ma di un mondo pronto a chiudere i battenti? Vi lascio con una suggestione. Un anno fa l’artista Olafur Eliasson è stato invitato a sviluppare un progetto alla Fondazione Beyeler di Basilea, spazio progettato dall’architetto Renzo Piano che ha la peculiarità di dar vita ad una compenetrazione tra spazio esterno e interno grazie alla presenza di grandi vetrate. L’artista ha lavorato ad un progetto site-specific che ha chiamato “Life”, portando la natura – in questo caso una sorta di stagno, di specchio d’acqua – dentro la Fondazione, immaginando una vera e propria coesistenza e collaborazione tra natura e architettura. Trovo che Eliasson dica una cosa molto bella. Parla, riferendosi alla vita, di

“co-spirazione”. Giocando con l’etimologia della parola, “respirare con”, e con le definizioni da vocabolario, ci suggerisce che la vita non sia solo inspirare ed espirare ossigeno, ma co-spirare, respirare assieme. Cospirare dunque assieme all’albero, ai fiori, agli altri esseri, al pianeta. E chissà che, se anche non siamo più in tempo per fare niente per l’acqua – che abbiamo lasciato morire disperata – ci venga voglia di fare qualcosa almeno per i fiori. *La bandiera, che fa parte della mostra VERTIGINE. ANDRÉ ROMÃO sarà visibile tutti i fine settimana fino al 2 ottobre, dalle 16 alle 20, con ingresso gratuito. Daniela Zangrando è Direttrice del Museo d'Arte Contemporanea Burel di Belluno

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I nostri piccoli amici in collaborazione con VALLY sas - BELLUNO

Animali d'affezione: il coniglio

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uando si parla si animali d'affezione il riferimento, quasi sempre, è per i gatti e i cani domestici. In questi ultimi anni, però, in questa categoria sono entrati e ne fanno parte altri piccoli e simpatici amici dalle caratteristiche uniche: i conigli. E sono loro che sempre di più diventano compagni del nostro vivere e del nostro quotidiano. Anche i conigli hanno bisogno di cure e attenzioni per permettere loro una vita serena la più tranquilla possibile, anche se impegnativa come per tutti gli altri animali d’affezione. Molto li tengono in gabbia, ma hanno bisogno di essere liberati alcune ore al giorno perché hanno piacere di correre e salterellare. E’ bene ricordare, che come tutti gli

animali domestici, anche i conigli hanno bisogno di cure mediche per i vaccini e per eventuali malattie che potrebbero colpirli nel corso della loro vita. Ma come spesso sottolineiamo è bene sempre rivolgersi agli esperti i quali saranno in grado di darvi i giusti e appropriati consigli nel caso doveste decidere di avere come vostro compagno per voi

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Non solo animali di Monica Argenta

Il randagismo felino,

Un fenomeno ancora troppo diffuso in provincia di Belluno.

Come un gatto in tangenziale” è il titolo di un popolare film di qualche anno fa. Un titolo evocativo, potente, che fa riferimento alla difficoltà di poter sopravvivere in un ambiente pieno di pericoli. Ma in provincia di Belluno non ci sono molte tangenziali, il nostro territorio è caratterizzato da prati e boschi: un vero Giardino dell'Eden per un cacciatore indipendente come un gatto, o no? E allora, che male ci sarà a ad abbandonare un gatto qui, lasciarlo vivere in natura, felice di mangiare i tanti animaletti del bosco, i topi di campagna, fare tanti cuccioli, e...!? E no, cari Siori e Siore, abbandonare un gatto, anche in provincia di Belluno, alimenta il fenomeno del randagismo felino, che nulla ha da invidiare in quanto a problematiche e sofferenze al randagismo canino. E il territorio di Belluno è pieno di gatti randagi o semi-randagi:un fenomeno purtroppo in crescita, come riportano le tante realtà locali che si occupano di benessere degli animali. Questo mese ne parlo con Kelly Callegher, responsabile della Sede Territoriale di Belluno. Kelly, parliamo di randagismo felino, c'è differenza tra gatti ferali, randagi, di proprietà ma trascurati. Si, ma in tanto facciamo chiarezza su una cosa molto semplice: quando incominci a dare da mangiare ad un gatto, anche se non lo fai entrare in casa e vive a una certa

distanza dalla tua abitazione, comunque quel gatto dovrebbe esser considerato come “tuo”, o meglio, di tua responsabilità. Ciò significa non solo sfamarlo ma anche assicurarne le cure veterinarie e soprattutto la sterilizzazione. Questo concetto è ancora molto lontano dalla nostra cultura anche se invece i mezzi, se pur limitati, esistono. L'Ulss e le Associazioni come la nostra possono prendersi carico di sterilizzazioni e altre cure se il fenomeno è limitato, invece tutto diventa più difficile se il tempo passa e le cose inevitabilmente peggiorano. Ma il fenomeno del randagismo felino in provincia è molto alto? Non ho ora i dati alla mano, ma solo nel Comune di Belluno sono state recensite negli ultimi anni 80 colonie. Purtroppo le persone scambiano le “colonie” per discariche per mollare i loro animali “di rinuncia” o le cucciolate indesiderate, quindi c'è la necessità di sterilizzare a rotazione. In tutta la provincia esiste un solo rifugio per felini ma anche su questo deve esser fatta chiarezza ed educazione. Un rifugio, come un gattile o un canile, è una struttura di transito per un animale in difficoltà, non una discarica. Specialmente quest'anno abbiamo invece dovuto constatare un'impennata dei numeri di gatti in difficoltà. Come possono le persone aiutare questo esercito silenzioso di gatti randagi del bellunese? Donando. La provincia è in genere molto generosa, ne abbiamo avuto prova anche recentemente con la raccolta per gli animali in difficoltà per la crisi ucraina. Le persone possono donare soldi o anche semplicemente cibo per gatti anche attraverso i punti di raccolta nei negozi Hobby Zoo della provincia. Lascio Kelly libera dalla mia intervista,

ma rimango perplessa....80 colonie feline solo nel Comune di Belluno! Perché succede questo? Certo c'è la crudeltà di chi abbandona volutamente il proprio animale perché deve andare in vacanza o trasferirsi per lavoro, ma c'è anche altro. Ci sono tantissimi anziani che muoiono o vanno in casa di riposo e che hanno parenti che lasciano il loro gatto “libero”, tanto non è chippato, nessuno ne risponderà legalmente e non è forse quella la vera natura del gatto? Ci sono i tanti proprietari che non sterilizzano, soprattutto i loro gatti maschi perché in fin dei conti la cucciolata non sarà un problema in casa loro e nel frattempo l' animale vivrà sereno e “secondo natura”. Quante volte abbiamo sentito queste vere e proprie “favole”. Non so se è una questione di ingenuità o ignoranza, o altro. Ma sarebbe determinante per tutti noi assistere alla lotta che un gatto randagio e i volontari delle Associazioni animaliste devono combattere quotidianamente, anche qui nel Giardino dell'Eden bellunese. Ci farebbe capire che un gatto ha sì 7 vite, è sì un animale indipendente e un po' snob, mai completamente disponibile al nostro volere, ma se anche le antiche culture lo identificavano come divino, è perché il gatto è in realtà forse l'essere più simile e vicino a noi. Per donazioni alla Lav di Belluno : codice IBAN IT 54 F 0306909606100000143289 Per info: Kelly Calligher 347 5186139

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Canta che ti passa di Gabriele Biancardi

ONORE AI CANUTI

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a casa di riposo per artisti, per un certo periodo è esistita. Si chiamava “Bandiera Gialla”. Locale nato nel 1983 a Rimini è stato per anni l'ultima spiaggia per coloro che magari avevano conosciuto stagioni scintillanti, ma che ora con gli anni che salutano, diventavano materia per nostalgici coetanei. Anche in questo caso i generi musicali, tracciano la via. Se fai rock, quello con i capelli lunghi al vento, i pettorali in vista, i giubbotti di pelle aderenti...ecco, vedi di goderteli bene gli anni della giovine età. Perché sono davvero pochi i reduci di annate gloriose che possono avere ancora una certa credibilità sui palchi. Sono più al sicuro coloro che erano in auge negli anni 70 e 80, il pubblico è invecchiato con loro e quando vedono la locandina di un loro concerto, si dicono “perché no? Ma ti ricordi...” ed

ecco che scatta l'operazione nostalgia. Poi vai, vedi che i capelli, quando sono rimasti, sono grigi o bianchi ma pure tu non scherzi. Ti ritrovi a cantare quelle canzoni che hanno fatto parte della tua giovinezza e non contento concludi con il classico “oggi non c'è più buona musica”. Se sei stato un cantautore, quello classico che si presentava sul palco rigorosamente in jeans e camicia a scacchi, magari con la bottiglia di rosso dietro lo sgabello con la tua chitarra e la tua voce che magari non era nemmeno un granché, ma l'importante era ciò che dicevi, ti va ancora bene. Puoi sempre indossare gli stessi jeans, se ci entri, hai sostituito il vino con una bella tisana perché anche la prostata ha il suo daffare e riproponi ai tuoi coetanei gli slogan che hai scritto tanti anni fa. In effetti vanno ancora bene perché non è che politicamente si siano fatti chissà quali passi avanti. Se sei stato protagonista per una o due stagioni, ecco, la cosa diventa un pochino più complicata, quindi si andava tutti al “bandiera gialla” che era perfetto! Ci trovavi di ogni genere, magari facevano una ospitata con i due o tre singoli conosciuti e poi via. Abbiamo esempi piuttosto vivi nella nostra memoria. Qualcuno ricorda qualche brano diverso da “anima mia” dei Cugini di campagna? Con questa canzone è dal 1973 che scorrazzano su e giù per l'Italia senza sosta. Vorrei sottolineare che non c'è nulla di male in questo eh, ognuno è libero di cantare ciò che vuole e se ancora oggi fanno ospitate da Rai 1 fino a Telesaccoccia, beh, hanno

ragione loro. C'è però un genere che è fuori dal tempo, anzi! Più i capelli sono bianchi più credibilità ottieni. Se sei un musicista jazz, è fatta! Puoi suonare fino a quando ti devi far portare sul palco, non importa, il jazz è senza tempo e senza età. Canuti pianisti, ottuagenari contrabbassisti, curvi batteristi li puoi trovare in ogni luogo. Magari sono della vecchia scuola che esige anche una certa eleganza sul palco. Sono un tiepido amante del genere, mi piace quello più “facile” a quello estremo e quando dico che Miles Davis non mi fa emozionare, mi guardano come se avessi detto una bestemmia ad alta voce in San Pietro. Dobbiamo però pensare ad un genio come Bollani che quando avrà settant'anni, sarà ancora stupendo vederlo suonare e avremo voglia di sentirlo ancora e ancora. Abbiamo visto Franco Cerri (l'uomo in ammollo per alcuni) che ha suonato fino all'ultimo con una dignità senza pari. Io invece che impazzivo per i Gun's and Roses, vedere Axl Rose, una icona sexy della mia giovinezza, trasformarsi piano piano nella signora Fletcher, beh, un pochino di tristezza mi ha preso. Ma poi a squarciagola con lui “november rain”...

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Società oggi di Alex De Boni

IL CARO VITA

B

ollette del gas fino a 1000 euro al mese! Non è un film dell'orrore ma la previsione di Elvis Ferraresso, titolare di una delle più importanti agenzie di vendita di energia, gas e telecomunicazioni in provincia di Belluno, la Plaviservizi con sede a Santa Giustina. "A causa dell'aumento incontrastato delle bollette, siamo stati costretti ad avvisare i nostri clienti che i prossimi mesi saranno molto difficili per imprese e famiglie dal momento che le tariffe energetiche aumenteranno ulteriormente e si comincerà ad utilizzare il gas per il riscaldamento con quote che toccheranno i 2 euro al metro cubo contro la media di 25/30 centesimi degli anni scorsi. Questo non è dipeso da un nostro mal operato ma da chi sta più in alto che dovrebbe mitigare questa situazione ormai incontrollata ed è valido per

tutti i gestori", questa il messaggio che Ferraresso ha inviato ai suoi clienti. Ferraresso non nasconde la grande preoccupazione, consapevole che molte realtà sono già in forte difficoltà e nemmeno la rateizzazione dei pagamenti può essere uno strumento che aiuti la loro situazione. Secondo l'esperto bellunese le uniche speranze di cambiare le prospettive negative ricadranno sul nuovo governo: "I pochi suggerimenti che posso dare ai titolari di impresa, qualora abbiamo possibilità, è quella di investire su un impianto fotovoltaico e le pompe di calore. Un ulteriore aiuto potrebbe essere quello di reintrodurre lo smartworking come fatto durante la prima ondata covid. Per le famiglie invece consiglio di installare stufe

a legna o pellet (anche se questi mercati al momento sono bloccati". Stando alle previsioni di Ferraresso per l'inverno le aziende si troveranno con bollette quadruplicate rispetto al medesimo periodo dell'anno scorso, mentre per i privati le tariffe del gas toccheranno soglie in media di 1000 euro al mese e 200 quelle della luce. Un inverno rigido sotto molti punti di vista dove la parola d'ordine in campo energetico sarà ridurre al massimo gli sprechi, in attesa di qualche segnale dal nuovo governo che verrà.

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Feltre in cronaca di Alex De Boni

Sabrina Marconato nuovo Direttore

S

abrina Marconato è il nuovo direttore della Direzione Medica dell’Ospedale di Feltre. Padovana casse 1974 si è laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Padova, dove ha conseguito poi la specializzazione in Igiene e

Medicina Preventiva. Proviene dall’Istituto Oncologico Veneto IRCCS dove ricopriva un incarico di alta specializzazione all’interno della direzione dell’Azienda. Nel corso della sua carriera la Marconato ha maturato una solida esperienza in ambito igienico-sanitario e organizzativo-gestionale, ricoprendo diversi incarichi nel campo della direzione medica ospedaliera all’interno dell’Ulss Euganea. E’ esperta nella gestione e nel monitoraggio delle liste di attesa, di rischio clinico, di qualità e di valutazione dell’attività di ricovero. Si è occupata della gestione di progetti e gruppi di lavoro trasversali, valorizzando il team working e favorendo l’attitudine all’innovazione, anche in contesti critici e complessi. Inoltre, attraverso la formazione di facilitatore e valutatore nell’ambito dell’accreditamento istituzionale, ha prodotto procedure

e istruzioni operative volte a favorire l’innovazione e il miglioramento continuo nei processi gestionali. “Con la nomina della dottoressa Marconato, si inserisce un altro importante tassello nei ruoli apicali dell’ospedale di Feltre, dando stabilità alla direzione della struttura. Negli ultimi mesi sono stati nominati nei ruoli apicali: il primario di psichiatria, dr Brega; il primario di ortopedia, dr Di Fabio; il primario di Geriatria, dr.ssa Omiciuolo; il direttore del Distretto, dr.ssa Dalla Torre; il primario di Oncologia, dr. Nicodemo, e ora la dr.ssa Marconato. A breve si completeranno le nomine dopo l’espletamento del concorso per Direttore di Anestesia. La struttura feltrina potrà, quindi, avvalersi di un team dirigenziale di alto spessore.” commenta il Direttore Generale, Maria Grazia Carraro.

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MEDICINA & SALUTE in collaborazione con Farmacie Dolomiti

Le vitamine: cosa sono e a cosa servono

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e vitamine sono sostanze essenziali nella nostra alimentazione e per il benessere e le funzioni vitali del nostro organismo e, secondo ricerche specifiche documentate, sono utilissime per la prevenzione di alcune patologie. Sono classificati fra i micro-nutrienti perché, per la loro funzionalità, ne bastano poche quantità. Importante sapere che il nostro organismo non riesce a sintetizzarle e a produrle, quindi è necessario assumerle con la nostra quotidiana alimentazione, ovvero con il cibo. Ed è proprio per questo che bisogna seguire una dieta che non escluda nessuno dei gruppi di alimenti perché le vitamine, infatti, sono contenute in maniera diversa nei molti cibi - sia di origine animale sia vegetale. L’uso e il fabbisogno delle vitamine varia in funzione di età, sesso, gravidanza, allattamento e per altre indicazioni mediche. Tutte le vitamine sono divise in due grandi categorie; quelle liposolubili ( A, D, E, K) e sono immagazzinate nel tessuto adiposo perchè vengono smaltite con lentezza e un loro eccessivo quantitativo può determinare un problema di accumulo. Le seconde, quelle idrosolubili, al contrario delle prime, non si accumulano nell'organismo e vengono eliminate rapidamente attraverso le urine. Per questi motivi è necessaria un’assunzione più regolare. La vitamina A è importante per la vista,

per il sistema immunitario e per la differenziazione cellulare e di solito si trova in quasi tutti gli alimenti di origine animale (fegato, latte, uova, pesce) e in moltissimi alimenti di origine vegetale, quali frutta e verdura di colore rosso, giallo e arancione (albicocche, carote, anguria, frutti di bosco, pomodori) si trovano invece i carotenoidi, definiti precursori della vitamina A. Le vitamine del gruppo B (la B1, la B2, la B3, l'acido pantotenico, la B6, la B7, l'acido folico e la vitamina B12) si trovano tutte nei cibi di origine animale (come il fegato, il tuorlo d'uovo, il latte, i formaggi e la carne.) sia nel regno vegetale (tranne la B12). Hanno una importantissima funzione nel funzionamento del sistema nervoso, nei muscoli, nei nervi e nella formazione delle cellule del sangue e partecipano al metabolismo energetico di glucosio, grassi e proteine. La vitamina C, conosciuta come acido ascorbico, si trova in tutta la frutta fresca e gli ortaggi. Esplica la sua funzione nella corretta formazione del collagene e quindi è essenziale per il buono stato di vasi sanguigni, ossa, denti, agisce nel sistema immunitario ed è un potente antiossidante.

La vitamina D, partecipa alla fissazione del calcio e quindi contribuisce a mantenere la mineralizzazione delle ossa. La vitamina D, a differenza delle altre, e grazie alla luce del solo, può essere sintetizzata dal nostro organismo e accumulata nei mesi estivi per essere anche usata in quelli invernali. La vitamina E è presente in natura come tocoferolo e si trova nei cereali integrali, ortaggi, frutta, semi, frutta secca in guscio e oli vegetali. Aiuta a combattere l'ossidazione dei grassi sia negli alimenti sia nelle membrane cellulari e promuove il corretto funzionamento del sistema nervoso centrale (molto ricco di grassi facilmente ossidabili). Infine, la vitamina K, di cui sono ricchi gli ortaggi a foglia verde, la carne, i legumi, i formaggi e i prodotti lattiero caseari, viene sintetizzata anche dai batteri intestinali. La sua azione primaria si ha nel processo di coagulazione del sangue. In conclusione, e come spesso evidenziamo, è da evitare il famoso “fai da te”, quindi, quando si tratta della nostra salute, è bene rivolgersi al proprio medico oppure al proprio farmacista che sono gli unici “competenti” in grado di dare i giusti e appropriati consigli.

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Società oggi di Emanuele Paccher

Eutanasia:

Marco Cappato nuovamente sotto processo

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’1 agosto 2022 Marco Cappato si è recato nuovamente in Svizzera per accompagnare una donna che ha chiesto di accedere al suicidio assistito. Si trattava di una paziente oncologica di 69 anni, affetta da un tumore al polmone con metastasi, ma tuttavia non dipendente da dispositivi di trattamento di sostegno vitale. L’azione di Marco Cappato rientra a pieno nel reato previsto dal codice penale all’art. 580. Questo, infatti, era stato ritoccato dalla Corte costituzionale, ma le modifiche della Corte riguardavano solo i casi di malati

gravissimi sorretti in vita da dispositivi di trattamento di sostegno vitale. Non quindi quello della signora in questione. L’ex eurodeputato rischia fino a 12 anni di carcere per aiuto al suicidio. Quali sono gli scenari possibili per evitare una simile condanna? La prima via sarebbe quella di una modificazione legislativa dell’art. 580. Tuttavia, questa strada sembra poco percorribile allo stato attuale, visto che il Parlamento si è già mostrato incapace di legiferare in materia per tanti anni. La seconda via, che è quella in cui presumibilmente spera Cappato, è quella

di un nuovo intervento della Corte costituzionale. La Consulta potrebbe infatti rimodificare il dispositivo dell’art. 580, dichiarando che l’azione di Cappato non è più perseguibile penalmente. Ma anche questa strada presenta non poche insidie. Il compito della Corte costituzionale non è quello di sostituirsi al legislatore, perché se così facesse verrebbe meno quel principio fondamentale di tutti gli Stati moderni che è la separazione dei poteri. Se la Corte si arrogasse il compito di modificare le leggi, è chiaro che

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Società oggi si aprirebbe uno scenario pericoloso per l’Italia: dei giudici non eletti, nominati per 9 anni, in misura ridotta (15 membri), avrebbero un potere enorme, ben oltre i confini delineati dalla stessa Costituzione che i giudici sono chiamati a proteggere. Già la sentenza Cappato del 2019 presentava delle criticità sotto questo punto di vista. Una nuova sentenza che andasse a modificare ancora di più un articolo di legge è chiaro che rischierebbe di far sorgere una prassi in tal senso. D’altro canto, non si può negare che ci sono persone che non hanno più tempo e non possono aspettare le lungaggini

legislative. Il Parlamento e i capi di partito si sono mostrati incapaci in tale

materia. Marco Cappato, sotto questo punto di vista, ha quindi cercato di compiere un’azione umana, nella profonda convinzione di essere nel giusto. Ma non è solo la giustizia, intesa come moralità, che governa il diritto. L’eventuale decisione della Corte si preannuncia quindi di una difficoltà estrema, che avrà grandi ripercussioni su tanti aspetti della nostra società, e che, qualunque sentenza verrà adottata, sarà destinata a riempire le pagine dei manuali di diritto costituzionale e dei quotidiani italiani. Insomma, ai giudici l’ardua sentenza.

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Conosciamo le leggi in collaborazione con Autopratiche Dolomiti

IMPORTAZIONE DI AUTOVEICOLI E PROCEDURE DI IMMATRICOLAZIONE

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a parecchi anni gli automobilisti italiani, sempre di più, si rivolgono all'estero per acquistare la propria automobile che a volte può essere un’operazione economicamente conveniente, ma non sempre si conoscono quelle che sono le norme che sottostanno per una giusta e legale una transazione soprattutto per evitare possibili errori. Intanto è necessario distinguere se si tratta di un veicolo nuovo o usato. A tal proposito nell'ambito UE si considera un’auto nuova se non è stata mai immatricolata e se la stessa ha percorso meno di 6mila chilometri ed è stata ceduta entro sei mesi dalla sua prima immatricolazione. Si considera invece un veicolo usato se è stato già immatricolato e se ha percorso più di 6mila chilometri. Tale distinzione è molto importante perchè varia la documentazione da presentare per poterla immatricolare in Italia. Inoltre è indispensabile conoscere sa l'autovettura proviene da paesi appartenenti all'Unione Europea oppure a quelli extraeuropei. Nel primo caso, per l'immatricolazione, basta recarsi presso lo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA) per avere l’iscrizione al PRA indipendentemente dal fatto che si tratti di un

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veicolo nuovo oppure di un veicolo usato. Nel secondo caso, ovvero per i veicoli di provenienza extraeuropea, non può essere utilizzato lo Sportello Telematico, ma bisogna recarsi presso la Motorizzazione Civile (anche tramite un’agenzia di pratiche auto) per il collaudo e l’immatricolazione, la quale emetterà un documento propedeutico con il quale, dopo aver effettuato l'iscrizione al Pubblico Registro Automobilistico, sarà possibile il rilascio del Documento Unico per poter circolare. E' importante sapere che ogni auto acquistata all’estero, per potere essere immatricolata in Italia, DEVE essere corredata da

una specifica e completa documentazione perché, in assenza o la errata documentazione, può essere causa di esborsi non previsti o peggio nell’impossibilità di immatricolare la vettura. Per espletare queste formalità e per iscrivere l’auto al Pubblico Registro Automobilistico ci si può rivolgere allo Sportello Telematico dell’Automobilista, presso le unità territoriali PRA, alle delegazioni ACI o agenzie automobilistiche che potranno dare non solo le giuste e appropriate informazioni, ma anche quella che è la necessaria documentazione prevista.


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