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DARIO FO PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA NOSTRA INTERVISTA ESCLUSIVA

OPUS -RESTAURI di GIORGIA GIOVANNINI E OPERE D’ARTE Pergine Valsugana - Viale Dante, 248 Trento 0461 512459 - Cell. 349 2907532 - Email: opus@live.it


L’EDITORIALE

DARIO FO Genio dell'arte teatrale e premio Nobel per la letteratura

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er un piccolo giornale di periferia come è Valsugana News poter ospitare, all'interno delle sue pagine, personaggi famosi che tutti ci invidiano e che rappresentano, anche all'estero, la nostra italianità, la nostra cultura e il nostro essere cittadini del mondo, è un qualcosa che senza falsa modestia ci riempie d'orgoglio. Se poi il personaggio da noi intervistato possiede una vera caratura mondiale, un indiscusso carisma, una personalità che non ha eguali, allora la pubblicazione diventa un qualcosa di eccezionale e forse anche di irripetibile. Ecco perché, per noi di Valsugana News, intervistare Dario Fo, vero “genio” dell'arte teatrale, unanimemente riconosciuto, è diventato motivo di vero orgoglio e di enorme soddisfazione. Per la cronaca, nel mese di ottobre del 1997, il grande drammaturgo e attore riceve a Stoccolma, dalle mani del re Gustavo di Svezia, il Premio Nobel per la letteratura, assegnatogli con la seguente motivazione: "Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi." E sempre per le note storiche va anche ricordato che Dario Fo ha ricevuto tre lauree “honoris causa”: nel 1999 dall'Università di Wolverhampton (insieme alla moglie Franca Rame); nel 2005 dalla Sorbona di Parigi e l’anno successivo dall’Università Sapienza di Roma. Prima di “Lui” solo altri due autori e attori di teatro avevano ricevuto la laurea “honoris causa” dalla Sapienza: Luigi Pirandello e Edoardo de Filippo. Tornando all’intervista, merito di questo nostro scoop, permettetemi di sottolinearlo, è di Franco Zadra, uno dei miei collaboratori che è riuscito nella “grande” impresa di farsi concedere – in esclusiva (riferita ovviamente ai piccoli giornali provinciali) – l'intervista pubblicata a pagina 7. Un dialogo aperto, tra amici, che ci fa gioire e non solo per la sua estrema disponibilità con la quale ci ha ricevuto, ma e soprattutto

 di Armando Munaò

perché il “Grande Maestro” ha rappresentato e tuttora rappresenta, un teatro unico, irripetibile, che non ha eguali. Le sue, permettetemi di evidenziarlo, sono interpretazioni che lasciano il segno perché originali nei testi, nell’interpretazione e nel linguaggio o nel modo di esprimersi, specialmente in quel suo particolare ” grammelot”, in quella recitazione fortemente espressiva e iperbolica che, come gli studiosi sottolineano, assembla ed unisce suoni onomatopeici, ritmo, sonorità, cadenze e accentazioni, in grado di suscitare non solo

grande ilarità, ma anche emozioni e suggestioni. Elementi, questi, che attirano lo spettatore sempre attento a carpire ciò che l’estro, la fantasia e la personalità di Dario Fo gli comunica e gli trasmette. Dario Fo appartiene agli artisti che, con la loro presenza, hanno scandito le ore del nostro quotidiano e del nostro tempo e che, per quello che hanno saputo dare ed essere, indiscutibilmente troveranno spazio in quella particolare e luminosa bacheca che racchiude coloro i quali, per la storia dell’arte e della cultura, saranno considerati “indimenticabili”. (direttore@valsugananews.com)

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IL SOMMARIO L’editoriale ...................................................3 Il rito abbreviato ........................................12 La solidarietà .............................................15 San Valentino.............................................16 Piergiorgio Bortolotti...................................18 Giovani e internet.......................................21 Il Meeting del Lagorai .................................26 Creativity Lab – Giovani e futuro..................28 I rifugiati in Trentino...................................31 I robot e i bambini autistici .........................32 La mostra: Maria madre di Dio ....................34 L’ansia .......................................................62 I DELLAGIACOMA – La tradizione ................64 LE CRONACHE ...........................................65 La Corale di Calceranica ..............................66 Il mulino Prati ............................................68 Emigrazione trentina...................................69 RISTORANTE PIZZERIA ALCONTE ...............70 ACS Canale 40° anniversario .......................72 La Cooperativa Rododendro ........................74 Le feste degli anziani ..................................75 Silvia - La ragazza immagine .......................76 L’ORTAZZO ................................................78 Il Volley in Valsugana..................................80 L’HOTEL ELITE ...........................................82 Segantini a Borgo.......................................83 Il mago dei Kronz.......................................84 La festa di San Bastian ...............................85 In ricordo di Dellagiacoma ..........................85 Gli ambulanti del Tesino ..............................86 Giuseppe Borgogno- Mastro scalpellino ........88 A “nodo mio” .............................................89 Medicina e Salute – LA DEPRESSIONE .........90 Medicina e Salute - Cura del cancro .............92 I difetti della vista ......................................93 L’avvocato risponde ....................................94 Il Commercialista .......................................96 Girovagando - Parigi e la Costa Azzurra........98 ASTRONOMIA-ASTROLOGIA - L’Acquario ... 100 Giocherellando .........................................101

INTERVISTA ESCLUSIVA A DARIO FO..... pag. 7

INTERVISTA IMPOSSIBILE MARIE CURIE... PAG. 23

LO SPECIALE... 37 Venere, dea della bellezza ....38 I romani e la medicina ..........41 La Principessa Sissi ................42 Chirurgia estetica ..................45 Chirurgia plastica ..................47 Lo shiatsu ................................48 La cura del corpo ..................49

CONOSCIAMO IL DIABETE.... 51 LIFESTYLE - Nuova apertura ..55 Pensare a noi stessi ..............56 Il buon dormire......................57 La frutta ..................................58 Il gelato ....................................59 L’alimentazione corretta......60

ANNO 2 – FEBBRAIO 2016 DIRETTORE Cristina Dellamaria DIRETTORE RESPONSABILE Armando Munao’ - 333 2815103 direttore@valsugananews.com VICEDIRETTORE Roberto Paccher COORDINAMENTO EDITORIALE Enrico Coser COORDINAMENTO PUBBLICITARIO Cristina Dellamaria - 347 6475297 COLLABORATORI Luisa Bortolotti - Elisa Corni - Erica Zanghellini Alessandro Dalledonne - Mario Pacher - Franco Zadra Laura Fratini - Francesca Schraffl - Alessandro Voltolini Eleonora Oss Emer - Chiara Paoli - Tiziana Margoni Patrizia Rapposelli - Zeno Perinelli - Adelina Valcanover CONSULENZA MEDICO - SCIENTIFICA Dott.ssa Cinzia Sollazzo - Dott. Alfonso Piazza Dott. Giovanni Donghia - Dott. Marco Rigo EDITORE Edizione Printed srl Viale Vicenza, 1 - Borgo Valsugana IMPAGINAZIONE, GRAFICA Grafiche Futura STAMPA Tipografia Effe e Erre www.valsugananews.com info@valsugananews.com Registrazione del Tribunale di Trento: nr. 4 del 16/04/2015 - Tiratura n° 7.000 copie Distribuzione: tutti i Comuni della Alta e Bassa Valsugana, Tesino, Pinetano e Vigolana compresi COPYRIGHT - Tutti i diritti di stampa riservati Tutti i testi, articoli, interviste, fotografie, disegni e pubblicità, pubblicati nella pagine di VALSUGANA NEWS e sugli Speciali di VALSUGANA NEWS sono coperti da copyright EDIZIONI PRINTED e quindi, senza l’autorizzazione scritta del Direttore, del Direttore Responsabile o dell’Editore è vietata la riproduzione o la pubblicazione, sia parziale che totale, su qualsiasi supporto o forma. Gli inserzionisti che volessero usufruire delle loro inserzioni, per altri giornali o altre pubblicazioni, possono farlo richiedendo l’autorizzazione scritta all’Editore, Direttore Responsabile o Direttore. Quanto sopra specificato non riguarda gli inserzionisti che, utilizzando propri studi o agenzie grafiche, hanno prodotto in proprio e quindi fatta pervenire, a EDIZIONI PRINTED, le loro pubblicità, le loro immagini i loro testi o articoli. Per quanto sopra EDIZIONI PRINTED si riserva il diritto di adire le vie legali per di tutelare, nelle opportune sedi, i propri interessi e la propria immagine.

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nostra intervista esclusiva

 di Franco Zadra

DARIO ...il maestro FO Dario Fo (Sangiano, 24 marzo 1926) è un drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo e attivista italiano. Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1997 (già candidato nel 1975). I suoi lavori teatrali fanno uso degli stilemi comici propri della Commedia dell'arte italiana e sono rappresentati con successo in tutto il mondo. In quanto attore, regista, scrittore, scenografo, costumista e impresario della sua stessa compagnia, Fo è uomo di teatro a tutto tondo. Famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l'impegno politico di sinistra. Con la moglie Franca Rame fu tra gli esponenti del Soccorso Rosso Militante. Continua a stupire e provocare con nuovi spettacoli e libri, in un crescendo meraviglioso che lo vede campione insuperato sul palcoscenico globale di oggi.

PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA

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mo Brescia e il suo magnifico Teatro Grande che mi ha permesso di incontrare Dario Fo. Sabato 16 gennaio gli stringo la mano senza riuscire a far altro che sorridere come un idiota. «Siediti. – mi dice – Ti è piaciuto lo spettacolo?». Sono là per intervistarlo dopo due intensi atti di uno spettacolo di due ore durante il quale la gente che accalcava le balconate e il parterre esaurendo tutti i posti disponibili, allungandosi verso il palco con braccia e mani che accarezzavano al suo ingresso quel volto da anziano guitto, al suo ingresso è diventata muta e assorta, col fiato sospeso, come se dovesse ascoltare il rumore della neve che cade, gli occhi persi nei colori sgargianti del proscenio costellato delle opere del grande pittore, appositamente realizzate per raccontare la vita di Marc Chagall. Da giorni mi preparavo la trama dell'intervista, le solite cose che inanellano luoghi comuni e adulazioni che, intuisco subito, il Premio Nobel che avevo davanti avrebbe sopportato a fatica, poiché – per scriverla come in un suo recente romanzo storico, “C'è un re pazzo in Danimarca” - rischiano di farlo apparire come «un pupazzo colorato di gesta strepitose quanto fasulle». Per questo mi scuso per la qualità di questa intervista che l'emotività mi spingeva a condurre verso l'enfasi e la retorica. Non è facile dare conto della verità di un incontro con Dario Fo, ci vorrebbe saper dipingere un suo quadro come antidoto alla finzione, oppure che l'intervista se la facesse da se. Nel Teatro Grande di Brescia ha proposto al pubblico una lezione spettacolo in cui la vita di Marc Chagall e dello stesso Dario Fo, si sono fuse idealmente sul palcoscenico, senza mai essersi toccate nella realtà, producendo un eccezionale incontro poetico, trapuntato da interventi in Grammelot, linguaggio

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deliziato. C’era il ritratto dei due innamorati che si baciano con tenerezza e un nudo della sua compagna davvero splendido che, a quel tempo, avevo riprodotto».

Dario Fo in Alcatraz (Gubbio) inventato dai giullari, assieme ai comici dell'Arte, che recitavano nelle piazze, nei mercati, articolando suoni e azione mimica e facendosi intendere un po' da tutti. «All'alba dei 90 anni, ha sostenuto un eccezionale ed emozionante racconto, portando per la prima volta sul palcoscenico la vita del grande pittore russo. Una narrazione nata dalla mostra “Marc Chagall, Anni russi 1907-1924” che sta emozionando l’Italia intera al Museo Santa Giulia di Brescia, dove lo spettatore si trova a ripercorrere la vita di Chagall grazie a contributi visivi e testuali in un percorso in diciotto tappe appositamente realizzato per l’occasione. Un racconto, disponibile fino al 15 febbraio, e possibile grazie a ben 35 opere preziose, tra cui straordinari capolavori e rari dipinti da collezioni private russe. «Quando mi hanno chiesto di collaborare alla mostra, - dice Dario Fo – avevo già pronte alcune opere che potevo mettere subito sul cavalletto. Nel giro di quindici giorni sono arrivato a pareggiare nel numero le opere di Chagall per questo evento che è straordinario e un grande regalo per me. Ho scoperto la pittura di Marc Chagall a Parigi quando, appena dopo la guerra, ci sono arrivato che avevo vent’anni. Anche Chagall ai primi del secolo, per la prima volta, arrivò nella capitale francese a quell’età, sostenuto da una

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borsa di studio che gli permetteva di vivere dignitosamente nella cosiddetta capitale dell’arte e di studiare i grandi maestri dell’Impressionismo e di tutti gli altri nuovi movimenti pittorici. Nel tempo in cui mi trovavo a Parigi ho avuto la fortuna di poter assistere alla più grande mostra di Chagall del dopoguerra. C’erano dipinti come la passeggiata del pittore che tiene per mano la moglie, Bella, così si chiamava, che vola un po’ più in alto nell’aria con un’espressione soddisfatta e un sorriso

Il rapporto di Chagall con la sua compagna è un altro aspetto che assimila le vostre carriere artistiche. «Senza dubbio Franca ha molto in comune con Bella. Era di una bellezza che lasciava senza fiato. Il primo incontro con lei è stato con una sua fotografia appesa al muro guardando la quale mi ero innamorato. Aveva uno stuolo di corteggiatori, ma un giorno, senza dir nulla e all'improvviso, durante delle prove di teatro, salì sul palco e mi baciò. Con Bella condivide una miriade di aspetti della personalità, l'improvvisazione di dialoghi tra se, imprevedibili e a volte imbarazzanti, ma persino un fatto occorso durante uno spettacolo mentre stava recitando dentro un gioco da scena e cadde praticamente nelle stesse circostanze di un incidente accaduto a Bella molti anni prima e senza mai averla conosciuta. I ricordi che ho di Franca sono tantissimi ma mi risulta difficile collocarli cronologicamente, quasi fossero ancora il presente e lo sono».

Dario Fo con Franca Rame

Consegna del Premio Nobel Dario Fo con il Re di Svezia


Il tuo è stato un teatro politico. Lo è ancora? «Assolutamente. Il teatro è sempre politico, come la mia pittura. Per quanto riguarda Chagall posso dire che con la sua pittura aveva anticipato di 30 anni profetizzandolo, il disastro del Nazismo e dello sterminio degli Ebrei».

Dario Fo e Franca Rame con il figlio Jacopo Com'era il vostro lavorare in coppia? «Scrivevamo insieme quasi sempre i testi del nostro teatro. Io mi prendevo l’onere di mettere giù la trama quindi gliela illustravo e lei proponeva le varianti, spesso li recitavamo a soggetto, all’improvvisa, come si dice nella commedia dell'arte. Questo era il metodo preferito, ma non sempre funzionava. Si discuteva anche ferocemente, si buttava tutto all’aria e si ricominciava da capo. In verità mi trovavo a dover riscrivere di nuovo il testo da solo. Poi lo si discuteva con più calma e si giungeva a una versione che funzionasse e che andasse bene a tutt’e due. Anche Franca è stata l’autrice unica di alcuni testi. Ci sono opere, come per esempio “Parliamo di donne”, che furono stese da lei completamente a mia insaputa. Io ho proposto qualche variante, ma di fatto si trattava di un’opera del tutto personale. La gran parte degli spettacoli che trattavano di questioni prettamente femminili è stata Franca ad averli scritti, elaborati e poi recitati al completo spesso anche da sola. Io mi sono trovato a collaborare solo per la messa in scena. I testi quali "Mistero Buffo" e "Morte Accidentale

di un Anarchico" - che avevo realizzato come autore unico - hanno avuto grande successo anche all’estero con centinaia di allestimenti dall’America all’Oriente, per non parlare dell’Europa. Ma dei nostri lavori, quello che ha battuto tutti i record di messa in scena è "Coppia Aperta, Quasi Spalancata" che è stato replicato con diverse regie per più di 700 edizioni nel mondo. Ebbene l’autrice unica di questo testo è Franca. L’ho sempre tenuto nascosto finché era in vita».

Ma tu sei più attore o pittore? «Tutti e due. Sono alla pari, anche se dico sempre che mi sento attore dilettante e pittore professionista. I miei lavori teatrali spesso nascono come immagini. Disegno prima di scrivere. Mi sono abituato piano piano a immaginare le commedie, i monologhi in un contesto visivo e solo in seguito in quello del recitato. Inoltre, disegnare ha per me una preziosa, decisiva funzione di stimolo creativo. Se mi capita di essere in crisi con il teatro è proprio disegnando che mi vengono le idee e viceversa nel teatro trovo molti stimoli alla pittura. È soprattutto quando vado in crisi, quando non riesco a risolvere un problema che dipingo e disegno rimettendo in moto il cervello».

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Il 9 ottobre del 1997 il drammaturgo e attore Dario Fo riceve a Stoccolma dalle mani del re Gustavo di Svezia il Premio Nobel per la letteratura, assegnatogli con la seguente motivazione: "Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi."

"Alla premiazione", ricorda Fo in un racconto, "seguì la rituale cena al Municipio, alle 19 in punto. I Nobel erano seduti nella grande tavolata centrale con 99 coperti. A me avevano assegnato un posto accanto alla principessa Cristina, sorella del re, appassionata di archeologia, con la quale mi fu facile trovare un feeling. Alla mia sinistra, la principessa Vittoria, che i media dicevano colpita da anoressia; in verità mi sembrava tutt’altro che inappetente… si era gettata con voracità sulle portate, tanto che le offrii la metà del mio risotto e lei lo accettò. Finita la cena, i Nobel erano invitati a brindare con il re e la regina, uno alla volta, mentre gli altri commensali si davano alle danze in un apposito grande salone. Franca (ndr, Franca Rame, la moglie) ed io pensavamo che fosse un saluto e via. Con nostra sorpresa invece, tanto il re che la regina ci trattennero, vollero sapere del nostro lavoro e dell’Italia, accennando perfino alla situazione politica di quel tempo. Il dialogo durò più del previsto. Lasciandoci, ci ripromettemmo di vederci ancora. Quindi ci ritirammo in disparte attendendo, come vuole il rituale, che tutti i Nobel e le loro consorti ultimasserol’incontro, giacché allontanarsi non si poteva e oltretutto le uscite erano bloccate dal servizio di sicurezza." La serata, racconta ancora Fo, si concluse con il secco richiamo all'ordine della moglie: "Come arriviamo a casa, ti ammollo un sonnifero che ti farà dormire per almeno un paio di giorni. Cammina, che la festa è finalmente terminata." (Tratto da RAI Scuola- Cultura)

Dario Fo alla cerimonia del Nobel

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Che cosa ha significato per te il Premio Nobel? «Mi ritengo fortunato perché non me ne ricordo mai. È capitato in questi ultimi due giorni che nessuno mi ricordasse del Premio Nobel e ora tu me ne chiedi, ma me ne ero completamente scordato. In questo mi sento molto vicino alla scelta del mio grande amico Sartre che nel 1964 fu insignito del Premio Nobel per la letteratura da lui rifiutato con la motivazione che solo post mortem era possibile esprimere un giudizio di valore su di un letterato. Per me è stato certo il coronamento di una vita dedicata alla cultura, ma per fortuna non mi sono fermato lì e, come diceva Franca, sono riuscito a non vestire mai i panni del premiato». Lo saluto con in bocca il sapore agrodolce della prima e ultima volta. Mi sento di ringraziare per la profezia della sua arte, della sua stessa persona che mette in questione il mondo, realizzando la vocazione di ogni uomo e donna che “fatti non foste per viver come bruti” e dando ragione e sostegno a ogni iniziativa che promuova l'arte e la cultura. Una profezia che è una sfida al maledetto motto di questa crisi italiana, “con la cultura non si mangia”, che soprattutto i giovani dovrebbero saper cogliere.


Il dott. Mehdi Madadi

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RITO ABBREVIATO SCONTO DI PENA

IL E LO

 di Armando Munaò

Il giudizio o rito abbreviato è un procedimento penale previsto del nostro sistema giudiziario (artt. 438 e segg. del c.p.p.) che viene concesso nell’udienza preliminare, su richiesta dell’imputato e che il giudice è obbligato ad accogliere. Per effetto di tale concessione e in caso di una qualsiasi condanna, la pena comminata è ridotta di un terzo, eccezione per l’ergastolo che viene tramutato a trent’anni mentre, se la condanna all’ergastolo prevede anche l’isolamento diurno, la detenzione si trasforma in carcere a vita, ma senza isolamento.

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l rito abbreviato è stato pensato dal Legislatore per giungere in breve tempo al giudizio finale, sia di condanna che di assoluzione, evitando non solo processi lunghi e costosi, ma anche dibattiti e rinvii dovuti ad accertamenti di prove e controprove sia da parte del Pubblico Ministero che della difesa. Di fatto però, questa particolare procedura processuale, quasi sempre si è dimostrata essere una “premialità” che, a mio modesto avviso, viene spesso richiesta dagli imputati per avere un significativo e concreto sconto della pena, anche in presenza di una loro accertata e sicura colpevolezza. E’ vero che in alcuni processi le lungaggini dibattimentali hanno tempi biblici con processi che durano anni, e che servono indiscutibili riscontri per comminare una condanna, ma quando la responsabilità penale è sicura, quando le prove sono inconfutabili e incontestabili, quando c’è la flagranza di reato,

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o quando il delitto è efferato e la crudeltà dell’aggressore è certa e documentata, che senso ha concedere il rito abbreviato. Che senso ha concedere un “premio” a chi, dopo tutti gli accertamenti, le testimonianze, la confessione e le inconfutabili prove previste dalla legge, si dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza dell’imputato? Una legge, la nostra che, in questi ultimi anni, sembra aver tutelato più i criminali che le vittime. Basta infatti la richiesta del rito abbreviato, magari chiedere scusa ai genitori o familiari della o delle vittime, è lo sconto della pena è certo e garantito al 100%. In più si aggiunga anche che, grazie ad altri articoli, comma e codicilli della nostra legge, la pena inflitta, che dovrebbe essere totalmente scontata, con il tempo diminuisce in quanto, dopo lo sconto del rito abbreviato, prevede ulteriori “bonus” per buona condotta e pene alternative varie. E la certezza della pena inflitta in via defi-

nitiva come per incanto si assottiglia sempre più. Tempo fa i giornali hanno dedicato ampissimo spazio ad una delle tante sentenze che hanno posto in evidenza, ovviamente a mio parere, la discutibilità della concessione del rito abbreviato in presenza di un reato brutale, con la certezza delle prove e della confessione del colpevole. Certo, nulla da dire sul comportamento dei giudici che hanno applicato la legge e fatto il loro dovere, resta però documentato che questo “individuo”, con le sue percosse e la sua atroce cattiveria, ha condannato, una 19enne a una vita vegetativa inchiodandola ad una carrozzina per il resto dei suoi giorni. Lui, invece, per il semplice fatto di aver chiesto il rito abbreviato, ha ottenuto uno sconto in appello vedendosi trasformare la pena iniziale da 20 anni di galera, inflitta in primo grado, a 16 anni. Uno sconto, questo, che gli permetterà anche di be-


neficiare di ulteriori “agevolazioni” penali e pene alternative e che forse apre la luce sul fatto che non sempre viene salvaguardata la vittima e i suoi familiari. I giudici, lo ribadisco, anche in questo caso, hanno applicato la legge ed hanno fatto il loro dovere rispettando tutti gli articoli del Codice Penale previsti. Ma è giusto? E’ veramente giustizia il concedere sconti a chi si è macchiato di un reato così grave? Basta chiedere scusa o dirsi pentito per quello che si è fatto per vedersi “regalare” un terzo della pena? E che senso ha applicare il rito abbreviato, anche a chi è artefice del delitto più efferato e brutale e che si è comportato da vero carnefice. E quando le prove di colpevolezza sono certe e indiscutibili perché concedere lo sconto della pena? A mio modesto avviso forse c’è qualcosa da rivedere nel nostro codice penale, ovviamente salvaguardando quella riabilitazione sociale del condannato che i nostri sacri testi costituzionali mettono in evidenza. E deve essere compito della politica,

che spessissimo parla di certezza della pena, di norme contro il femminicidio, di sicurezza e di tutela del cittadino. In realtà, però, nulla o poco concretizza. Da anni infatti i nostri parlamentari discutono e ridiscutono, ma poi alla fine, parafrasando una vecchia canzone della grande Mina, restano solo…parole… parole…parole, nient’altro che parole.

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LaSolidarietà

tra le

generazioni

 di Franco Zadra

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Ascoltare la terra, mangiare i racconti. Bambine e bambini con le nonne e i nonni per spezzare assieme il pane della fiaba.

ario Bolognese è un vulcanico maestro elementare ormai in pensione, formatore e ricercatore nel campo delle fiabe e dell'arte, a partire dalle incisioni rupestri, alla poesia, ai miti e ai riti, attingendo dal sacro. Tutto questo lo ha portato a valorizzare le persone anziane come risorse formidabili per la scuola. «La finalità del progetto che propongo – dice Mario Bolognese – è di creare una rete di contatti tra il mondo delle persone anziane e le scuole, a partire dal nido, per favorire, attraverso la cultura della fiaba e del cibo, un senso di convivialità, pace e solidarietà tra generazioni. Questo progetto intende favorire la varietà di stili e risorse di nonne e di nonni, nella loro differenza di genere, auspicando uno stile democratico di serena e gioiosa condivisione tra persone anziane e bambine e bambini». Che cosa intendi per cultura del cibo? «Racconto e nutrimento sono connessi da millenni. Si pensi al parlare e cantare materno durante l'allattamento. Il racconto è convivialità di cibo e parola e le fiabe e i racconti sono germogli di vita, dono di una stessa terra che va amata e custodita come “Madre Terra”. Il concetto di fiaba non è solo “narrazione”, ma “contesto”, “atmosfera”. Per esempio, la stalla è ricordata come antico luogo di parola e di ascolto. In questa idea di fiaba l'apporto delle persone anziane è creativo anche in senso di manualità e di competenze artigianali come insegnare a riparare giocattoli, a riciclare oggetti e a trasformare l'ambiente dove si ascoltano o anche si animano le fiabe. Se la terra è cibo e

nutrimento, le persone anziane possono portare un prezioso contributo di saggezza e bellezza di ricette sane, semplici, senza sprechi». Ma come intendi realizzare tutto questo? «Questo progetto desidera favorire, attraverso la scuola, un incontro e uno scambio di doni tra generazioni. Utilizza la fiaba e la convivialità come straordinari modelli positivi di socializzazione. Concretamente si tratta di trovare un posto adatto al racconto di fiabe e alle eventuali animazioni, che sia ovviamente fornito di cucina e di servizi adeguati e che possa ospitare un certo numero di persone. Un luogo che risponda a criteri di sicurezza e di agibilità anche per chi è diversamente abile, non rumoroso, al primo piano, magari con un giardino. Ideale sarebbe anche un caminetto». Con quali fiabe in particolare intendi lavorare? «Tra le fiabe tradizionali anche locali, ce ne sono molte che parlano a vari livelli di cibo, bevande e banchetti. Per la raccolta e catalogazione di fiabe italiane e del territorio, anche in dialetto, e quelle di altre culture e paesi del mondo, si collaborerà con le scuole per raccogliere questi racconti articolando specifici itinerari didattici. Tutte queste fiabe faranno poi parte di una specifica mediateca a disposizione di scuole, di famiglie, ma anche di ospiti che visitano il territorio». Dunque i nonni e le nonne che rac-

contano fiabe sul cibo? «Potranno anche raccontare una ricetta semplice, come preparare una merenda o una tisana speciale, manifestando bellezza, attenzione e rispetto. Anche su questo la scuola potrebbe dare un contributo prezioso con specifiche ricerche e raccolte di testi, poesie e danze sulla sacralità universale del cibo e delle bevande nelle culture umane. Queste ricerche potrebbero poi far parte dell'animazione di una fiaba. Ovviamente sono molto graditi dolci, piatti e usanze di nonne e nonni di altri paesi, raccogliendo anche questo in un unico ricettario a disposizione di tutti». Per informazioni e contatti: Mario Bolognese, canticocreature@gmail.com

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San Valentino, San Valentini… I

l 14 febbraio, la festa degli innamorati, si avvicina. A proteggerli è San Valentino, martire cristiano e Vescovo di Terni. Egli visse a cavallo tra il II e il III secolo dopo Cristo, un’epoca nella quale la religione Cattolica ancora doveva farsi strada in mezzo al paganesimo. Valentino era l’erede di una famiglia patrizia che si convertì al cristianesimo e alla giovanissima età di 21 anni, nel 197 d.C., fu consacrato vescovo della città di Interrammo - oggi Terni. Secondo quanto riportato dalle cronache, nel 270 d.C. il Vescovo incontrò l’allora imperatore, Claudio detto il Gotico che fu il primo di una lunga serie di imperatori che tentarono di risolvere i grandi problemi di Roma; purtroppo il breve tempo della sua carica non gli permise di mettere in atto grandi riforme. Ebbe comunque tempo a sufficienza per conoscere il Vescovo di Terni. Valentino si era infatti recato a Roma per convertire i romani, fu però arrestato dopo uno scontro con l’imperatore. Claudio il Gotico, infatti, gli aveva intimato di sospendere le messe, ma il Vescovo aveva preso seriamente la sua missione di conversione al punto da tentare di convertirlo. L’imperatore, che

DI TOLLER DEBORAH E PACCHER ROBERTO

di lì a poco avrebbe ceduto il posto a un più severo successore, per la fortuna di Valentino non ricorse alla pena capitale. Non fu così clemente il suo successore, Aureliano, che scontratosi pure lui con il Vescovo Valentino e la sua sempre più crescente popolarità, lo condannò ad atroci torture e a morte. Trascinato fuori città per evitare che la popolazione insorgesse per salvargli la vita, il Vescovo Valentino fu decapitato la notte del 14 febbraio del 273 d.C., alla veneranda età di 97 anni. Attorno a questa figura carismatica sono nate numerose leggende, molte delle quali legate al tema dell’amore. In particolare una di queste vuole che l’allora Vescovo avesse conosciuto una coppia di innamorati: un legionario pagano e una giovane cristiana. I genitori di entrambi, contrari all’unione, dovettero capitolare quando Valentino convertì il giovane legionario e lo congiunse con la sua amata. Alla figura di San Valentino, in realtà, va associato il tentativo della religione

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Affreschi sulle pareti della chiesetta di San Valentino a Tenna Cristiana di abolire il paganesimo, distruggendo e vietando i vari riti della tradizione. In febbraio, infatti, si festeggiava l’inizio della fine dell’inverno con riti di protezione e fertilità. Alla Chiesa tutto ciò non piaceva, e così nel 496 Papa Gelasio sostituì ufficialmente le festività pagane con il culto di San Valentino.

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Nonostante la tradizionale camminata del 14 febbraio da Brenta alla Chiesetta di San Valentino sul Colle di Tenna, bisogna ricordarsi che il santo cui è dedicata la chiesetta votiva tra i due laghi della Valsugana non è quello romano del III secolo. Si tratta invece di San Valentino predicatore delle due Rezie. Vescovo e predicatore del V secolo dopo Cristo, questi non è il protettore degli innamorati. Sepolto originariamente nei pressi di Merano, è un santo il cui culto si diffuse in tutta l’Italia settentrionale assieme ai Longobardi che ne portarono le spoglie a Trento nell’VIII secolo. Vista l’importante occupazione longobarda della Valsugana e la conseguente costruzione di villaggi e paesi, non vi è dubbio che si tratti proprio di questo secondo Valentino, meno noto ma molto venerato perché guariva gli epilettici. In Trentino sono almeno undici le chiese parrocchiali a dedicate ai San Valentino. Per approfondimenti sulla Chiesa di San Valentino, T. Pasquali, R. Murari, N. Martinelli, Castel Brenta e la Chiesa di San Valentino sul Colle di Tenna, Comune di Caldonazzo, Associazione Castelli del Trentino, 2004.

ALESSANDRA, 42 anni, nubile, insegnante, è una ragazza piena di vita, molto carina, raffinata, ha un sorriso bellissimo, il suo intento è quello di conoscere l'uomo della sua vita. Cell 342 63 32 958 LARA, 35enne, nubile. E' una ragazza timida e riservata, sognatrice, crede nell'amore come grande nutrimento per la persona e per il mondo, desidererebbe conoscere un ragazzo tranquillo, sincero e affettuoso. Cell 346 888 59 13 LILIANA, 46enne, divorziata, capelli biondi ricci occhi castani, vivo sola, imprenditrice. Ho giornate impegnative che potranno appagare diversi desideri ma non quello che desidera il cuore. Cell 342 63 32 958 CIAO mi chiamo GIANNA, ho 43 anni e mi sono appena iscritta in questa agenzia! Certo mi piacerebbe conoscere persone nuove. Ritengo di essere una ragazza che ama stare in compagnia, amo la gente semplice. Cell 346 888 59 13 ANTONELLA è una bella signora, molto curata, fine e sempre con il sorriso stampato sul viso, i suoi anni sono 70, vive sola, ama viaggiare, ascoltare musica e il mare. Tel 0461 98 02 31 ANGELA è una donna davvero interessante perché intelligente ed equilibrata, mora, occhi verdi, sensuale. Divorziata, vive sola, svolge un lavoro che la gratifica, ha 41 anni. Cell 342 63 32 958 ALBERTA, 48enne, il mio cuore è libero, ho voglia di innamorarmi, ho voglia di sentirmi viva. Sono una donna solare, positiva e indipendente anche dal profilo economico. Cell 346 888 5913

Chiesetta di San Valentino a Tenna

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Solidarietà e altruismo

Piergiorio Bortolotti e il “Suo” Punto D’incontro  di Franco Zadra Incontriamo Piergiorgio Bortolotti, 65 anni, ex direttore della Coop. Punto d'incontro, nella “sua” nuova casa di Vigalzano, 100 abitanti, a 520 metri di altitudine e a meno di 2 Km da Pergine Valsugana. Al nostro arrivo ci accoglie nella spaziosa cucina dove notiamo subito una grande gabbia con un pappagallino che ci saluta con un fischio, proprio come faceva il merlo indiano nell'ingresso del Punto d'incontro a Trento, ai tempi di don Dante Clauser.

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La casa era di don Guido Avi, conosciuto come don “torta”, che ora ha 98 anni. - racconta

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Piergiorgio Bortolotti insieme alle sorelle aveva deciso di donarla alla parrocchia di Vigalzano nel decanato di Madrano. La Caritas era alla ricerca di locali dove inserire i profughi che si è assunta il compito di gestire e al piano terra verranno accolti cinque profughi che dovrebbero venire prossimamente, curati dalla Comunità Solidale. Per quello che riguarda me e l'Attilia, una operatrice del Punto d'incontro, già due anni fa avevamo chiesto al vicario, Mons. Lauro Tisi, se ci fosse una canonica disponibile dove poter organizzare un'acco-

glienza per le persone in difficoltà, con un progetto semplice di tipo famigliare dove condividere la vita di tutti i giorni. Sulla traccia del Punto d'incontro, ma senza l'intenzione di fare un'altra cooperativa. Il vicario, entusiasta, ci aveva proposto Villa San Nicolò, ma c'erano dei lavori troppo grandi per metterla a norma. Alla mia età non mi sento di avviare chissà quale progetto. L'opportunità di questa casa, già ristrutturata e a posto, ha risposto quindi al nostro sogno, di me e Attilia, per una disponibilità di posti per tre o quattro persone al massimo. Alla conduzione ordinaria della casa, che ci è stata data in comodato d'uso, rispondiamo noi due, a nostre spese, con lo stipendio di Attilia e la mia pensione». Chi sono le persone che accoglierete? «Ci rivolgeremo a persone che si trovano nel bisogno di un'abitazione e in difficoltà di vario genere. Non a situazioni particolarmente pesanti poiché Attilia lavora tutto il giorno e io ho i


miei impegni, ma a persone abbastanza autonome che non necessitano di essere seguite costantemente. Verranno accolte per il tempo necessario che valuteremo costruendo assieme a loro un piccolo progetto. Allo stesso tempo vorremmo rimanere aperti anche a persone che sentissero il desiderio o semplicemente avessero bisogno di passare una giornata in tranquillità per tirarsi fuori dall'ordinarietà e dallo stress della vita, offrendo loro una casa e un'accoglienza momentanea, senza grandi pretese, facendo vita in comune e mangiando assieme». Un'accoglienza senza problemi? «Mi ha impressionato un dato che ho sentito di recente: sembra che l'87% degli italiani nutra diffidenza nei confronti dell'altro. È un dato che va ribaltato e penso che aprire questa casa sia un modo per ribaltare questa logica. Certo, ci sono delle difficoltà nel rapportarsi con le persone, ma se non ci apriamo fiduciosamente verso gli altri penso che non si possa costruire niente. Ho lavorato per più di trent'anni in una realtà come il Punto d'incontro, una realtà preziosa ma che allo stesso tempo rischia di ghettizzare le persone di cui si occupa. È invalsa nella nostra società l'idea che se c'è un emarginato che ci pensi la Caritas, se c'è un malato mentale che ci pensi il Centro di Salute Mentale, ecc... demandando sempre allo “specialista” ogni situazione senza occuparsene direttamente. Credo invece che lo spazio per agire personalmente, come famiglie, come gruppi, sia molto ampio. Un tempo non lontano nei nostri paesi la porta era aperta e se c'era un povero che passava all'ora di pranzo, facilmente sedeva a tavola con la famiglia». Accogliere va controcorrente rispetto al bisogno di sicurezza? «Mi lascia basito per come viene argomentato generalmente in questi giorni il tema della sicurezza. La paura dell'altro alimentata spesso dai media crea una percezione che non trova corrispondenza nei dati, ma che porta la gente a chiudersi, a chiedere più controlli, telecamere, forze dell'ordine. Un

senso d'insicurezza che ha portato a mantenere il reato di clandestinità, con una legge che non funziona, è dannosa e intasa l'ordinario corso della giustizia. Non mi pare questa la soluzione. Ciò che ho sperimentato al Punto d'incontro è che l'accoglienza reciproca è ciò che crea bellezza, gioia, “societas”. Avendone l'opportunità mi è sembrato giusto riprendere una forma di accoglienza, più modesta, come quella che ho sperimentato per trent'anni». Un lavoro che continui da pensionato? «Quando avevo cominciato al Punto d'incontro era stata una scelta di vita che poi è diventata anche un lavoro, ma non l'ho mai vissuto come un “lavoro”, piuttosto un modo di vivere, che sia arricchente per tutti poiché non è solo un dare, ma è soprattutto un ricevere in un circolo di reciprocità. Quando siamo andati a parlare con il Consiglio Parrocchiale, nel presentare il progetto, abbiamo sottolineato che vorremmo che sentissero questa casa come una casa aperta dove si vive l'accoglienza verso chiunque. Non posso buttare via

le chiavi poiché non è casa mia, ma idealmente è questo che cerchiamo di stabilire qui».

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Giovani e Internet I

nternet rappresenta un aspetto importante nella vita dei giovani della società di oggi: essi infatti vi crescono insieme, è ormai parte della loro quotidianità. Quali sono le ragioni di questa sua enorme diffusione fra le nuove generazioni? Vi sono alcune peculiarità specifiche che ne spiegano la rapidissima diffusione e il ruolo che esso oggi assume nella vita di molti giovani. L’interattività. Internet implica interazione: l’utente non è più fruitore passivo della Rete ma è attivo e reattivo produttore di contenuti. La possibilità di essere “sempre e comunque connessi” è poi garantita in modo particolare dal cellulare, che consente di “navigare” e ricevere contenuti dal web sempre e ovunque. L’assenza di confini spaziotemporali. Internet consente, proprio in virtù del suo annullare le distanze e del suo anonimato, di sperimentare una condizione virtuale particolare, legata al superamento dei normali vincoli spazio-temporali e porta ad esplorare differenti aspetti della propria personalità. La forte dimensione affettiva. In Internet

 di Luisa Bortolotti

si realizza un nuovo modo di comunicare con gli altri; apre a un mondo di relazioni, di emozioni. Presuppone una dimensione affettiva, emotiva, relazionale, riesce a favorire l’integrazione e la relazione con gli altri. Inoltre, il fatto di non vedersi direttamente abbassa timidezze e inibizioni, per cui spesso nella comunicazione in Rete si raggiungono elevati livelli di confidenza. La partecipazione. Internet offre la possibilità di sperimentare forme inedite di partecipazione e di libertà di espressione che difficilmente si garantisce negli spazi reali del vivere quotidiano. E’ uno spazio di confronto e arricchimento personale. La possibilità di far girare in Rete contenuti facilmente prodotti con cellulari o telecamere rende poi Internet ancora più interessante agli occhi dei ragazzi. Il gap generazionale. L’utilizzo di Internet e soprattutto dei cellulari si presta particolarmente ad evidenziare un profondo gap generazionale tra infanzia, adolescenza ed età adulta. Se l’alfabetizzazione informatica tra i giovani è ormai diffusa, non altrettanto si può dire per gli adulti; tale gap amplia

quella distanza “fisiologica” che i giovani pongono verso gli adulti nella fase della crescita. Gli scarsi confini tra virtualità e realtà. Il mondo proposto dai media e dalla dimensione digitale è percepito come un qualcosa di ideale e desiderabile, ma soprattutto “reale” o comunque verosimile. I ragazzi vivono come molto concrete situazioni e relazioni tipicamente virtuali e le considerano spesse privilegiate e preferibili. La ricchezza di contenuti. In Internet sono possibili un grande scambio di informazioni e un apprendimento che offre, in particolare ai giovani, opportunità di crescita senza precedenti. In Internet i giovani cercano informazioni su tutto: la Rete rappresenta una realtà dove è possibile acquisire strumenti e conoscenze utili. La Rete ed il cellulare sono quindi migrati nelle nostre vite, le costituiscono dall’interno, sono parte del nostro essere cittadini. Come tali vanno considerati, resistendo al tentativo di farli depositare all’ingresso della scuola e conferendo finalmente alla “Media Education” lo status di educazione civica del Nuovo Millennio.

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e t s i ili v r e ssib t n i po im

MARIE CURIE

 di Adelina Valcanover

7– bel per Fisica 1903 a Marie Curie(Var savia 186 No mio Pre del nto ime fer con dal i ann 3 11 i Ricorrono quest’anno mi Nobel (in Fisica nel 1903 e in Chimica nel Pre e du ere vinc a ta nzia scie ca uni e nna do Savoy, Fr ancia 1934). Pr ima bel in Chimica e uno per la Pace, No mio Pre un con ling Pau us Lin o imic ch dal 1911). Fu eguagliata in seguito bel in bel in Fisica e da Frederick Sanger con due Premi No No mi Pre due con n dee Bar John da te en successivam ee e ad Antoine Henri Becquerel e metà a Pierre Curi tà me dato ne ven 03 19 Fisica la per l obe N la Chimica. Il Premio scimento dei suoi straordinari servizi resi con no rico “in rel cque Be i enr H toine An ad ie: resi Marie Sklodowska Cur e riconoscimento dei loro str aordinari servizi “com e Curi pia cop alla età m e le” ura nat tà scoper ta della radioattivi erel”. radiazione scoper ti dal Professor Henri Becqu della i en nom fe i su te iun he cong ricerc loro le con tragicamente arrivò nel 1911, quando Pierre Curie er a già ica, Chim la r pe ta vol esta qu , bel No mio Pre ile Il secondo Dolphine per raggiungere l’Accademia, il 15 apr Rue va rre rco pe e ntr me za roz car a un di te ruo mor to sotto le scoperta del ‘Polonio (in ricordo della sua patria, la i la sciut no rico o ivan ven le l obe N mio Pre 1906. Con questo cimento dei suoi servizi all’avanzamento della nos rico in « io) (ragg dius Ra o latin dal a ivav Polonia) e il radio, che der lla natura e dei nio, dall’isolamento del radio e dallo studio de polo del e io rad del rta pe sco la ite tram ica chim componenti di questo notevole elemento ».

Marie Curie Bonjour madame Adelina, je suis Marie Curie. Veuillez me donner un peu de temps pour une entrevue? Mais oui Madame! Aussi longtemps que vous le souhaitez! Certamente, tutto il tempo che desidera. Facciamo questa intervista, ne sono molto onorata. Tres bien, Adelina. Conversiamo pure in italiano. E com’è tua abitudine diamoci familiarmente del tu.

Comincio subito con la prima domanda. Vuoi presentarti? Mi chiamo Maria Sklodowska Curie, sono, o meglio, sono stata una scienziata franco-polacca, infatti sono nata a Varsavia nel 1867. All’epoca la Polonia era sotto il dominio russo. Io, l’ultima di cinque figli, all’inizio ho studiato da autodidatta aiutata da mio padre, professore di fisica. Già a quattro anni sapevo leggere. A 15 anni ho finito il ginnasio a Varsavia, vincendo una medaglia d’oro. Una bambina molto precoce. Poi hai frequentato l’università? All’epoca noi donne non potevamo entrare in università, riservata ai maschi. Anche se a scuola ero molto brava e concentrata. Una volta i miei compagni mi hanno fatto uno scherzo, stavo studiando e mi hanno costruito intorno una barriera di sedie senza che me ne accorgessi. Quando mi sono alzata urtandole, è crollato tutto. Mi sono fatta male a un braccio, ho detto solo che era una idiozia e me ne sono andata. Mi

hanno lasciata in pace. Insomma in ogni epoca si prende in giro chi studia e si applica. E poi? A Varsavia sono entrata in un circolo patriottico clandestino, chiamato “Università Volante” e, sotto il naso della polizia zarista istruivamo i dipendenti di una sartoria! Con risultati scarsi, ma a volte è l’idea stessa che funziona da spinta alla conoscenza. Purtroppo mio padre entrò in contrasto con il potere zarista e perse il posto di insegnante. Lui e mia madre erano del parere che Bronia, mia sorella, e io, dovessimo poter proseguire gli studi, ma ormai non poteva più mandarci all’estero. Io feci questa proposta: sarei andata a lavorare e mantenuto agli studi di medicina mia sorella e poi lei col suo lavoro avrebbe mantenuto me. So che hai dovuto andare a lavorare come governante, e che in una di queste famiglie conoscesti Casimiro il figlio rientrato per le vacanze di Natale. Ah, Casimiro, già! Mi voleva sposare io

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ero contenta perché mi piaceva. Ma i suoi non volevano. Capirai, sposare la governante! E lui non ebbe il coraggio di opporsi e tornò ubbidiente a studiare a Varsavia. Io fui costretta a rimanere per altri tre anni per aiutare Bronia. Poi me ne andai. E lo sai dove? A Parigi scommetto! Alla Sorbona per proseguire gli studi. Hai indovinato. Ospite di Bronia e suo marito, e mi sono iscritta nel 1891, alla facoltà di Fisica. Cambiai anche il nome da Maria a Marie. Mi laureai nel 1893. Pensa che la mia amata Polonia mi ha voluto premiare (per i miei risultati eccezionali) e mi permise di laurearmi un anno dopo in Matematica. Bella soddisfazione e poi che successe? Stavo meditando di rimpatriare quando conobbi Pierre Curie. Era uno scienziato anche lui e aveva fatto importanti scoperte insieme al fratello sulla piezoelettricità(il famoso accendigas piezoelettrico ti dice qualcosa?). Come accade sovente ci ha presentati un comune amico. Per fartela breve, mi chiese di sposarlo. All’inizio rifiutai. Ma lui insistette e, dato che con lui stavo bene e… insomma capitolai. Era il 1895 e due anni dopo nacque la nostra figlia Irene e, nove anni dopo, Eve. Ma lavoriamo e proseguiamo gli studi di Henri Becquerel sull’uranio. Abbiamo notato che il minerale cui si ricava l’uranio emette delle radiazioni. Cosa avete scoperto allora? Semplicemente un altro minerale che io

Pierre e Marie Curie

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chiamo polonio in onore della mia patria. E invento una parola nuova “radioattività” dal latino radius ossia raggio. Nel 1903 assieme a Pierre e a Henri Becquerel ricevesti premio Nobel per la Fisica. Sì, fu una grande soddisfazione. Ma il destino fatale mi colpì brutalmente nel 1906. Pierre, venne travolto da una carrozza e morì schiacciato. Un lutto enorme anche per la scienza. Certamente, ma quello che ancor oggi mi addolora è la perdita del compagno. Un grande uomo. Mi lasciava spazi, non era geloso delle mie scoperte, un carissimo amico anche e, un bravo padre per le nostre figlie. Lasciò un vuoto che non volli e non seppi colmare mai più. Presi il suo posto alla cattedra alla Sorbona, prima donna insegnante in quell’università. Continuasti la tua attività di ricercatrice? Sì, e nel 1910 riuscii a isolare il radio sotto forma di metallo e renderlo più facilmente lavorabile. Non ti dico quanto materiale ho dovuto esaminare, ma l’anno dopo ho ricevuto il secondo premio Nobel, per la Chimica questa volta. Unica donna per due Nobel di competenze diverse e vorrei ricordassi

Marie, Pierre e Irene Curie la famoso Congresso di scienziati a Bruxelles. Anche lì ero l’unica donna. Lo sai che diedero misure in fisica che portano il nome Curie in mio onore? C’era anche Albert Einstain. Grande fisico. Non guar-

Irene e Frederic Joliot Curie premi Nobel per la Fisica nel 1935 darmi così, non ho nulla di particolare da raccontarti su di lui. Francamente stavo piuttosto sulle mie, per non dare adito a pettegolezzi. Successivamente che cosa hai fatto? Intendo riguardo le tue ricerche. Mi sono dedicata all’applicazione pratica delle mie scoperte, soprattutto nella diagnosi medica. Certamente lo sai che alcuni tumori sono curati con le radiazioni. Pensa che con le mie figlie realizzo le prime macchine per le radiografie che in nostro onore vennero chiamate “piccole Curie”, sfruttando la scoperta dei raggi X di Wilhelm Roentgen. Anche tua figlia Irene diventa scienziata e insieme al marito Fré-


déric Joliot, prenderanno il premio Nobel per la Fisica nel 1935. Una famiglia di scienziati che in due generazioni hanno ricevuto tre premi Nobel. Permettimi di dire che l’eccezionalità sta nel fatto che due donne, senza nulla togliere agli altri, hanno vinto in famiglia tre Nobel. in un mondo praticamente di esclusività maschile. Con tutte le scoperte che avete fatto, tu e Pierre, avete avuto anche un riscontro economico? No, noi non abbiamo mai voluto lucrare sulle nostre scoperte, ritenendole patrimonio dell’Uomo. E siamo sempre stati convinti di questo. Credo ancor oggi che abbiamo fatto la scelta giusta e infine ho raggiunto Pierre nel 1935. Una vita straordinaria la tua. Sì, e qui mi congedo. È stato un piacere conversare con te e vorrei dire a tutte le signore che leggono questa intervista, che essere donna non è una scusa per non cercare di raggiungere i propri obbiettivi e, con questo, saluto tutti cordialmente. Adieu!

il Congresso Solvay del 1911 ebbe al centro Centocinque anni fa, il primo congresso internazionale di fisica mai tenuto al mondo investiva pequanti, o discreti, un tema scottante: l'ipotesi che l'energia viaggiasse in "pacchetti" classica. santemente, scuotendoli, i principi della fisica tenne il primo Dal 30 ottobre al 3 novembre 1911, nelle sale dell'Hotel Metropole di Bruxelles, si ta al mondo. organizza mai fisica di nale internazio a conferenz prima la fatto di Solvay", "Conseil dei più eminenti Al convegno, patrocinato dall'industriale belga Ernest Solvay, erano stati invitati venti d, Madame Rutherfor E. Rayleigh, Lord Wien, W. Lorentz, A. (H. quali dei sei tempo, del scienziati (W. Nernst, cinque altri mentre Nobel, Curie, J.D. van der Waals) erano già stati insigniti del premio . Alla successivi anni negli ricevuto ro l'avrebbe Onnes) h M. Planck, J. Perrin, A. Einstein, H. Kamerling invitati. degli 18 solo però rono partecipa storia, di testi i riunione, ci dicono

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IL MEETING

DEL LAGORAI La tradizione si ripete da 39 anni. Fin dal 1976 quando, il giovane avvocato trentino Franco Pilati, deciso di organizzare la prima edizione del Meeting del Lagorai. Da allora, ogni prima domenica di marzo, tanti appassionati raggiungono, sci ai piedi,Val Cion nel Lagorai centrale per il consueto appuntamento, ma, soprattutto, per quell’atmosfera di sincera e genuina amicizia che, come per incanto, anima ed unisce i singoli partecipanti.

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arà così anche quest'anno ma con una piccola variante. L'evento, infatti, causa concomitanza con la Scialpinistica del Lagorai, è stato anticipato all'ultima domenica di febbraio. Un rendez vous che coinvolge tutte le sezioni satine di Trento, della Valsugana, del Tesino, del Primiero e Vanoi, della Val di Fiemme e dell'altopiano di Pinè. Come ricorda Franco Gioppi, da sempre uno degli instancabili organizzatori del raduno: "Questa manifestazione non poggia la sua fortuna su copiosi finanziamenti o su ricchissimi premi ed onori individuali, ma fonda il suo fascino connaturato esclusivamente sull’elemento ambientale, associato alla grande forza propulsiva dei suoi numerosi adepti". Oltre all'avvocato Franco Pilati, negli anni sono state coinvolte molte persone. Oltre allo Sci Club S.A.T. Trento, alle Sezioni S.A.T. del Lagorai, all’associazione Amici del Vanoi ed alcune Stazioni del Corpo Soccorso Alpino, da ricordare anche Augusto Giovannini, Dario Fozzer, Mario Fabbri e Pio Mattevi (di Trento), Attilio Biasetto e Manuel Gra-

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nero (di Tesino), Marietto Michelini e Tullio Zotta (della Valsugana), Giuseppe Bertagnolli (di Fiemme), Telmo Broilo e Otmar Tavernaro (del Primiero-Vanoi). "Centro strategico dell'evento è malga Val Cion, l'ampio alpeggio posto alla testata meridionale della Val Cia e proprietà della Comunità di Pieve Tesino. Dal lontano 1976 - prosegue Franco Gioppi - una decina di itinerari, alla portata di uno scialpinista medio, disposti a raggiera secondo i quattro punti cardinali, convergono nel cuore del gruppo del Lagorai: due si sviluppano da sud, attraverso Val Campelle; altrettanti da sud ovest con partenza dalla lontana Valle del Fersina e dal Pinetano; due e talvolta tre percorsi risalgono, da ponente, le valli collaterali in sinistra Fiemme mentre un egual numero di itinerari rimontano la Val Cia da nord. Un ultimo interessante percorso, infine, viene proposto da

est, attraverso l’alta Val Malene in quel di Tesino". Sono state tante le edizione raccontate dalle attente cronache di Claudio Brandalise, giornalista amico del Meeting, come quella del 1979 che saltò per ragioni organizzative; nel 1985, causa il forte pericolo di caduta valanghe, fu possibile percorrere solo sette degli undici itinerari allora programmati mentre l’anno seguente la carenza di neve ne


decretò la forzata sospensione. La decima edizione venne dedicata allo scomparso Emanuele Granero e dall’inverno ’88 la fase organizzativa passò definitivamente alle nove sezioni S.A.T. facenti capo alla catena Lagorai. Il 1 marzo 1992, poco meno - o poco più di 500 amici del Meeting salirono a Malga Val Cion per festeggiare il suo quindicesimo compleanno. "Una giornata di sole fu l’omaggio per i cinque lustri della manifestazione, fe-

steggiata - racconta ancora Gioppi - da ben 600 amici del meeting convenuti a malga Val Cion mentre, a causa delle avverse condizioni meteorologiche e del forte pericolo di valanghe, l’edizione del 1999 segnò il record negativo in termini numerici. Fra i partecipanti, però, c'erano anche gli amici bavaresi dell’Alpeverein di Kempten". L'appuntamento con il Meeting, secondo il tradizionale programma, è fissato per domenica 28 febbraio. "Abbiamo ricordato tante persone e le sezioni S.A.T. del Lagorai ma non possiamo fare a meno - conclude Franco Gioppi - di ricordare gli amici più intimi di questo peculiare rendez-vous che con il loro straordinario impulso hanno concorso ad avvicinare sempre più, come i rami di uno stesso poderoso albero, le genti di questa splendida catena. Non si possono dimenticare

infatti don Flavio Maurina e don Erminio Vanzetta, parroco del Lagorai; i fratelli Bailo ed i Granero di Tesino, gli esponenti delle direzioni S.A.T. coinvolte con particolare menzione per Adolfo Valcanover e Guido Toller, le Fiamme Gialle della Guardia di Finanza di Passo Rolle ed i Forestali di Fiemme, Primiero e Valsugana. Con noi collaborazione anche le amministrazioni comunali di Pieve Tesino, Scurelle e Canal San Bovo, gli alpini e gli Amici del Vanoi di Caoria, i vigili del fuoco, il Soccorso Alpino di Borgo, Tesino e Caoria, i soci dello Sci Club Scurelle, i cori, i gruppi Folk, le Bande Sociali accanto ad altrettanti, moltissimi amici del Meeting oscurati, involontariamente, dalla nostra debole memoria. L’invito non può essere, quindi, che quello di sempre: tutti insieme appassionatamente! Per incontrare un amico, per ricordare il compagno assente, per gustare il tè di benvenuto offertoci dai padroni di casa, per caricarci di forti emozioni lungo il percorso e, soprattutto, per gioire internamente di un grande momento collettivo nel cuore del Lagorai".

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Istituto Alcide Degasperi

CreativityLab:

G I O VA N I E FUTURO

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tudio, creatività, voglia di lasciare una traccia di sé, sono la ricetta per essere il primo istituto in Italia a dar vita ad un modello futurista: il CreativityLab. Impegno, dedizione e passione fanno di Costantino Tomasi, responsabile e ideatore, sostenuto dal collaboratore, referente e responsabile di modellazione stampa 3D, Andrea Rapposelli, i pilastri portanti del progetto. Grazie al dirigente Paolo Pendenza e al corpo docenti coinvolto, prende via, tra il 2014-2015 all’istituto Alcide Degasperi di Borgo Valsugana, il CreativityLab. Un’area laboratoriale all’interno della quale si attivano diversi progetti (robotica, domotica, idroponica, fabbricazione digitale) rivolti ai ragazzi dell’istituto e aperto al territorio. In una società che spinge i giovani a vedersi come futuri disoccupati, poco creativi nella voglia di “fare” e costretti a corsi scolastici standard, vediamo a dispetto di tutto questo, erompere sul nostro territorio l’area innovativa del CreativityLab. Il tutto nasce per rappresentare momenti di acquisizione culturale, di creatività e collaborazione dei ragazzi con i docenti e per realizzare un qualcosa di costruttivo assieme, contribuendo al cambiamento e alla costruzione del futuro. Infatti il progetto si apre al territorio offrendo un servizio al mondo esterno alla scuola. In un equilibrio armonico tra teoria e tecnica, tra tecnologia e creatività umana, tra cooperazione studente-docente, nasce un gioco di collaborazioni che portano

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alla creazione di prodotti finali reali. Come risponde l’Istituto Alcide Degasperi all’idea avanguardista del giovane referente Costantino Tomasi? Appoggiandolo e credendo nella proposta, impegnando una porzione del corpo docenti e numerose risorse economiche nel progetto CreativityLab. Una novità non poco complessa per chi l’attua, per chi si impegna in tale modello e per chi cerca di comprendere il suo meccanismo. Infatti chiedendo a Costantino di darci una definizione di CreativityLab ci dice che: “Non esiste una definizione precisa, ma lo si può vedere come un’area laboratoriale che prevede al suo interno progetti diversi accumunati da un tema che dà un filo logico al percorso; quest’anno mi dice essere “il superamento dei limiti umani”. I progetti vanno dalla robotica, all’idroponica, alla domotica, alla fabbricazione digitale, dove i ragazzi possono scegliere quello più di interesse. Uniscono all’interno del laboratorio studenti di vari indirizzi, dai corsi tecnici a quelli umanistici nella voglia di rompere la netta distinzione che intercorre tra questi mondi: la scienza e il “pensiero”. Nel concreto questi progetti elencati

 di Patrizia Rapposelli

mirano a far produrre ai ragazzi, tutorati dai docenti, dei prodotti reali o meglio chiamati prototipi; mossi dalla creatività si parte da un’idea e attraverso un percorso didattico teorico a un momento pratico si giunge a concretizzare quell’idea iniziale. La struttura propone dei moduli (corsi didattici) cui ogni studente interno può partecipare, ampliando la cultura personale. Sono invece obbligati


a seguirli gli allievi coinvolti nel progetto, in quanto devono acquisire le conoscenze generali che gli serviranno per partecipare ai vari laboratori (robotica, idroponica, etc.). Costantino sottolinea che l’idea parte da un progetto didattico multidisciplinare umanistico e tecnico-scientifico dell’anno scolastico 2014-2015 che vedeva come percorso didattico la creazione di “Ulisse”: un robot. I moduli didattici umanistici hanno accompagnato i ragazzi alla stesura di elaborati scritti relativi al robot, l’arte ha portato alla creazione del suo logo e la parte tecnica ha creato “Ulisse” (dalla progettazione, alla modellazione, al telaio). Nasce da questa iniziativa l’idea di ampliare il progetto e di creare un’area laboratoriale che comprendesse più progetti, non più solo quello della robotica, ma altri. Tutti però legati ad un tema comune e aventi come filo conduttore la modellazione e stampa 3D per la realizzazione del prodotto finale. Creatività, conoscenza teorica e uso di strumentazioni professionali per dar luogo a un istituto cooperativo e

collaborativo che usa e sfrutta ogni risorsa interna, data dalla specializzazione dei suoi docenti, dalla voglia dei ragazzi e dal clima non competitivo che emerge tra scienze e pensiero. Corso indispensabile frequentare per accedere a qualsiasi progetto è quello tenuto dal docente Rapposelli, il quale mi spiega che la modellazione e stampa 3D è lo steep finale di ogni progetto, essendo la stampante 3D la strumentazione necessaria a concretizzare il lavoro da pensiero a prodotto reale. Relativo a ciò mi viene spiegato da Costantino e Andrea che il CreativityLab si apre al territorio, offrendo un servizio di modellazione e progettazione; si viene a creare una collaborazione con enti privati e pubblici. Il CreativityLab diviene quindi un’occasione di crescita reciproca, sia per i ragazzi che per il territorio, allo scopo di una formazione completa per gli studenti e dall’altra l’aspirazione di costruire per il futuro. Usando le parole di Costantino: ”Forse

è un’utopia, ma vedo per il futuro il CreativityLab come una scuola nella scuola. Ai ragazzi una formazione completa e una crescita reciproca usufruendo delle risorse materiali e umane della scuola. Cooperazione e collaborazione per crescere.” Passione, dedizione e impegno concentrati nell’innovazione del CreativityLab, un progetto sposato dal dirigente Paolo Pendenza e accolto dagli studenti: i giovani lo vogliono costruire un futuro. Il territorio ringrazia l’Istituto Alcide Degasperi.

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“rifugiati”

I in Trentino L’Europa sta affrontando la peggiore crisi di rifugiati degli ultimi decenni. “Si tratta di una crisi la cui gestione è complessa ma l’Europa ha l’esperienza e la capacità per gestirla. Le esperienze del passato dimostrano come una buona gestione di queste crisi può diventare un valido contributo per la crescita e l’innovazione dei paesi coinvolti”. Questo afferma l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in un focus sui rifugiati nell’ambito dell’International Migration Outlook 2015. Nella attuale situazione di emergenza molti paesi stanno facendo notevoli sforzi per accogliere ed assistere il grande numero di persone in arrivo: alcune regioni e località sono però sotto forte pressione. Il coordinamento tra i diversi livelli di governo sarà la chiave per evitare che le comunità locali siano sopraffatte. Parlando dell’integrazione dei richiedenti protezione internazionale l’Ocse afferma che questa richiederà sforzi immediati e intensivi per fornire formazione linguistica, valutare le capacità individuali, fornire l’accesso alla scuola, alla

 di Luisa Bortolotti

sanità e lavorare con i datori di lavoro per contribuire a rafforzare le possibilità di occupazione dei rifugiati. Come è la situazione in Trentino? La quota richiesta al Trentino dal Ministero dell’Interno è di 1172 unità. Attualmente i migranti forzati presenti nella nostra Provincia sono 949, dei quali 901 richiedenti/titolari di protezione internazionale, 10 potenziali vittime di tratta, 38 minori stranieri non accompagnati. In Trentino la gestione è di diretta competenza della Provincia, che si avvale del privato sociale. I servizi previsti sono vari: vitto e alloggio, beni di prima necessità, sostegno socio sanitario, mediazione linguistica culturale, orientamento giuridico sulla protezione, corsi di lingua e cultura italiana, percorsi di facilitazione alla vita comunitaria, corsi di formazione al lavoro. Le spese a carico dello Stato è fino a 30 euro al giorno per persona. Dove arrivano? La prima accoglienza avviene presso il Campo di Marco. Qui avvengono le prime visite mediche da parte del Servizio sanitario. Si avviano poi le procedure di identificazione

delle persone attraverso la Questura. Iniziano le attività di orientamento al territorio e ai servizi. Si procede al supporto per le procedure di richiesta di protezione internazionale. Vengono iscritti tutti al servizio sanitario. Attendono di essere trasferiti in altri luoghi di seconda accoglienza (tempi 5/6 mesi). E quale è la durata dell’accoglienza? L’accoglienza viene portata avanti fino alla risposta della Commissione che valuta la domanda di protezione (circa 14 mesi). In caso di risposta positiva ulteriori 6 mesi non prorogabili salvo non autosufficienza; in caso di risposta negativa ulteriori 4 mesi non prorogabili salvo particolari vulnerabilità. Ma chi è, diciamolo in modo preciso, il richiedente protezione internazionale? E’ la persona che, fuori dal proprio Paese di origine, “temendo a ragione di essere perseguitato”, presenta in un altro Stato domanda per il riconoscimento della protezione internazionale; il richiedente rimane tale finché le autorità competenti non decidono in merito a tale domanda.

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Da futuristica fantasia a realtà:

i ROBOT e i bambini autistici

 di Patrizia Rapposelli

“Le braccia di acciaio cromato del robot - capaci di piegare una sbarra dello spessore di sei centimetri - stringevano la bambina delicatamente, amorosamente e i suoi occhi splendevano di un rosso intenso.” Isaac Asimov

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robot sono per la maggior parte del nostro pensiero esseri di futuristica fantasia, la cui immagine la si collega al cinema, da Spielberg al tenero protagonista di Wall-E, all’Uomo Bicentenario e l’ultimo Automa. Passiamo ai romanzi di Isaac Asimov (1920-1992), biochimico scrittore russo naturalizzato statunitense di cui ho citato una frase tratta da un

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romanzo. Ciò per introdurre un tema tanto sconosciuto quanto discusso dall’opinione pubblica: la tecnologia robotica. Non meno di altri Paesi, anche l’Italia inizia a muovere i primi passi verso la frontiera robotica. Il particolare interesse ricade sull’uso dell’umanoide come nuovo approccio terapeutico, infatti si parla di robot e autismo nei bambini. Opere ci-

nematografiche e racconti di fantascienza hanno da sempre suscitato nell’uomo mistero e scetticismo, senza nascondere quella sorta di paura inevitabile nell’interpretare l’ambivalenza degli atteggiamenti degli umanoidi artificiali nei confronti degli esseri umani. Nel secolo della tecnologia avanzata il progresso sta approdando in un mondo che


solo fino a poco tempo addietro lo credevamo rilegato alle sfere dell’immaginazione, dietro a schermi televisivi o a pagine di libri. In realtà molteplici discipline cognitive lavorano per rendere l’intelligenza artificiale una vera e propria risorsa capace di migliorare situazioni complesse quali la disabilità fisica e mentale. Si fa principalmente riferimento al mondo autistico, con il quale intendiamo un disturbo neuro-psichiatrico che porta ad esibire comportamenti tipici legati all’incapacità di instaurare relazioni con il mondo esterno; questo stato comporta una serie di conseguenze critiche sia per il bambino che per le persone che lo circondano. Il punto centrale è che anche in Italia sono stati sviluppati sistemi artificiali interattivi in grado di gestire la comunicazione con l’ambiente, di interpretare

e “restituire” segnali emotivi attraverso forme di linguaggio verbale e non verbale; grazie ad esse i bambini autistici potranno creare un buon rapporto di comunicazione con i robot umanoidi, che poi riusciranno a replicare con gli esseri umani. Assistiamo dunque alla creazione di robot usati in ambito ria-

bilitativo, presentandosi come compagni di giochi, parlano e si muovono in modo semplice e lento con una serie di gesti e comportamenti calibrati a stimolare ed allenare l’interazione e la socializzazione dei bambini con problemi comportamentali. Gli umanoidi progettati sono di piccoli dimensioni, rassomigliano a pupazzi e sono semplificati, in modo tale da non impaurire e da non divenire dei sostituti umani. I piccoli “robottini” divengono degli intermediari tra i bambini e il mondo esterno, accompagnandoli alla scoperta di ciò che li circonda e aiutandoli a non temere della relazione con l’altro. Dal fascino che può emergere dalla presa visione di tali ricerche non possono che emergere a rimando delle domande: siamo pronti ad abbandonare lo scetticismo e ad accogliere un progresso di tale portata nel mondo riabilitativo?

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A Levico la mostra

Maria madre di Dio

 di Elisa Corni

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l curatore della mostra, Giuseppe Fusari, ha voluto costruire un percorso attorno alla figura di Maria nel suo duplice aspetto di donna e di madre di Dio. “La sua è una figura presente e ritornante in tutti i quadri di questo percorso” ha spiegato il curatore “ma non è sempre la stessa. Se nonostante il passare delle mode e delle epoche alcuni tratti rimangono caratteristici, altri variano a seconda del gusto del tempo”. E ciò era ben visibile nei quadri appesi alle pareti che andavano dalla fine del XIV secolo al XVIII, un lasso di tempo nel quale dal gotico si arrivò al manierismo e a una narrazione -non solo stilisticamolto diversa rispetto a quelle precedenti. Ne è un chiaro esempio il confronto tra l’opera più vecchia della mostra, la gotica Madonna dell’Umiltà attribuita a Zanino di Pietro di Francia (1389-1437), e la più maestosa Madonna con Bambino di Guido Reni (1575-1642). Se nella prima “Lei” è seduta a terra circondata dalla natura e si staglia sul fondo dorato della tavola, nell’interpre-

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Si è chiusa lo scorso 6 gennaio con ottimi numeri la mostra “Maria, una donna diventata madre di Dio” che dal 4 dicembre ha animato la saletta UPT di Levico Terme. Diciotto quadri per un percorso nell’arte delicato e suggestivo. La mostra, realizzata grazie alla partecipazione della compagnia assicurativa Zurich e alla capacità di Levico di coinvolgere attori diversi nella realizzazione di eventi culturali, è stata un vero successo. Prima nel suo genere nella città termale, è stata visitata da più di 1500 persone. Turisti, levicensi, adulti, bambini, esperti, appassionati e neofiti della pittura, sono entrati nella graziosa saletta per poter ammirare le opere esposte.

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tazione del maestro bolognese vi è ben altra immagine. Qui la Madonna, venerante e in preghiera, non si limita a guardare il suo bambino che dorme ma congiunge le mani in preghiera, quasi consapevole del sacrifico che Gesù dovrà fare. In questo quadro si esprimono nella stessa misura entrambi i ruoli di donna e madre di Dio. “Ma non dobbiamo aspettare tre secoli per vedere questo cambiamento nella figura della Vergine Maria -ha continuato il curatoregià nel V secolo la Madre di Dio ha tutt’altro aspetto. Basta guardare le opere del Moretto” come “La Madonna con il Bambino e San Girolamo. Nel quadro la vergine osserva con fare materno e protettivo il proprio figlio, lo offre al santo ma allo stesso tempo lo trattiene vicino a sé. Il

Bambin Gesù è il perno dell’intera struttura del quadro: ciò cui si anela ma anche colui che guida l’osservatore come il Santo nell’interpretazione delle Sacre Scritture. Molte delle opere sono del Moretto o dei suoi allievi. Una scuola Bresciana che a cavallo tra il XV e il XVI secolo il primo Rinascimento- riunì una serie di artisti i cui dipinti sono esposti in alcune delle gallerie più famose del

Il curatore Giuseppe Fusari con Madonna con Bambino di Guido Reni


mondo. Si tratta di mani e sensibilità molto diverse, pur provenendo dalla medesima scuola. Infatti se le tinte del maestro -il Moretto (1498-1554)- sono più cupe e morbide, quasi metalliche, i suoi allievi tendono al manierismo e a utilizzare figure più solide e plastiche. Ne è un esempio “La Madonna delle Pere” di Giovanni Battista Moroni (1520-1579). Questi riprese un cartonato del maestro, ma utilizzò uno stile tutto suo. I colori più luminosi, il gioco di luci ne fanno un pittore autonomo e maturo. Un percorso, quello messo in piedi da Fusari e collaboratori, che attraverso pezzi e opere meravigliosi e unici, come la molto rovinata “Adorazione dei Magi”, su alabastro, o “La Sacra Famiglia”, dalla scuola di Raffaello. “Sono tutti di proprietà di privati, e non sempre è facile riuscire in un’impresa di questo genere: difficilmente i collezionisti si separano dai loro quadri.” Si tratta per lo più di opere realizzate su committenza o per la religiosità privata, ma nonostante le piccole dimensioni hanno offerto a chi le ha ammirate durante le feste natalizie, l’occasione di dedicarsi per alcuni minuti alla bellezza e all’introspezione. Tra i molti commenti, complimenti e ringraziamenti sul libro delle firme della mostra, colpisce quello della giovane Emma -lo si intuisce dalla grafia- , “Bella mostra! Anche se piccola, racchiude un gran tesoro!”.

Alla realizzazione della mostra hanno collaborato la Provincia Autonoma di Trento, il Comune di Levico, il Consorzio Levico Terme in Centro, Odessa SRL e, per le guardianie e le visite guidate, l’associazione Culturale Chiarentana di Levico Terme.

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Speciale

Lo

BELLEZZA

“L'aspetto delle cose varia secondo le nostre emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, sono dentro di noi e con noi vivono”.

ALIMENTAZIONE

(Kahlil Gibran)

BENESSERE

In questo Speciale abbiamo voluto pubblicare articoli, che, interessano i diversi e molteplici “universi” della nostra quotidianità, riguardano e si

MEDICINA

identificano con tutti gli aspetti del nostro vivere. Temi importanti che spaziano dalla

SALUTE

bellezza alla medicina, e chirurgia estetica, dall’alimentazione alla chirurgia estetica, alla pratica dello sport per il benessere fisico. Aspetti dai quali dipende non solo la nostra serenità giornaliera o il

CURA DEL CORPO

rapporti con gli altri, ma anche principalmente “stare bene con noi stessi”.

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VENERE. La Dea della bellezza e le sue imperfezioni

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enere per i latini, Afrodite per i greci, è associata anche all’amore e alla fertilità. La nascita di Venere, come ogni mito che si rispetti è avvolta nel mistero e gli scrittori ci danno diverse interpretazioni; secondo Omero sarebbe nata dall’unione di Zeus con la ninfa degli oceani Dione. Ma il racconto che tratto dalla Teogonia di Esiodo è quello che nei secoli ha riscosso più successo. Urano, che si identifica quale personificazione del Cielo, ebbe numerosi figli da Madre Terra, nota come Gea, tra cui i mitologici Ciclopi ed i Titani, la cui forza preoccupava il padre, che temendo di essere spodestato, decise di gettare la progenie appena data alla luce, nel Tartaro, le viscere della Terra. Ma le madri non possono accettare che i propri figli vengano trattati in tal conchigliamodo e Gea induce i figli a ribellarsi, forgiò quindi una falce che consegnò al più giovane della discendenza, Crono, che venne evirato proprio mentre stava per unirsi nuovamente alla compagna. Leggenda vuole che i genitali di Urano

La Nascita di Venere

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 di Chiara Paoli

siano caduti in mare, nei dintorni di Cipro; dall’unione dell’acqua con il seme della divinità, si forma una schiuma marina che genera la splendida dea Afrodite, dal greco aphròs, schiuma. La Dea viene rappresentata sin dall’antichità nella statuaria e negli affreschi, ma per quanto concerne le opere d’arte, la “Nascita di Venere” più nota è certamente quella di Botticelli che viene considerata quale canone di bellezza femminile, così come il David di Donatello rappresenta il modello di riferimento maschile. Ma il titolo dell’opera trae in inganno perché questa tela non rappresenta la nascita della divinità, quanto piuttosto il suo approdo sull’isola di Cipro. Venere è posata sulla , in tutta la sua grazia ed è sospinta dal soffio di Zefiro, che assieme al vento Aura o Bora rappresenta il vento della passione, che muove ogni cosa. La posa della Dea deriva dai modelli classici della Venus Pudica, mentre il volto sembra aver preso a modello Simonetta Vespucci, donna morta a soli 23 anni, ma la cui avvenenza ha ispirato artisti

La Venere di Milo e poeti fiorentini. L’opera conservata agli Uffizi di Firenze è nota in tutto il mondo ed il volto di questa giovane donna, è entrata nelle tasche di tutti gli europei attraverso le monete da 10 centesimi. Venere venne data da Zeus in sposa ad Efesto, dio del fuoco e fabbro degli dei, noto per la bruttezza ed il caratteraccio, ma la maliziosa divinità ebbe molti amanti tra gli Dei e tra gli umani. Dall’unione con Marte, dio della guerra nasce Eros, meglio noto come Cupido, mentre dal suo amore per Anchise nasce Enea, fondatore di Roma e reso celebre dall’Eneide. Le premesse della celebre opera mitologica, vedono protagoniste tre divinità, tra cui Venere che si contendono la mela che Eris, Dea della discordia ha riservato per la più bella; il padre degli Dei sceglie come giudice Paride, che viene corrotto da Era che gli concede l’Asia Minore e da Atena che garantisce al giovane saggezza e gloria in battaglia. Prevale però Afrodite, che offre a Paride la più bella fra le umane: Elena, sposa del re di Sparta, Menelao. Elena viene così rapita e scortata a Troia, scatenando la guerra che tutti abbiamo studiato (chi più, chi meno) sui banchi di scuola.


Ma Afrodite non è la divinità della perfezione e la sua bellezza è un connubio di piccoli difetti, che rendono ogni umano diverso, particolare ed unico nel suo genere; il difetto più noto è quello che conosciamo come strabismo di Venere, si tratta di una lieve propensione dell’occhio a rivolgersi verso l’esterno. Un’altra imperfezione propria della divinità è quella che vede il secondo dito più lungo rispetto all’alluce, cui si aggiungono l’addominale obliquo e le fossette di Venere, che si collocano poco sopra il fondoschiena. Tra i difetti si enumerano ancora il colore non uniforme della capigliatura, più scura all’attaccatura, il dito medio più prolungato rispetto al palmo delle mani e le rughe a circonferenza che segnano il suo collo. Quelli che noi vediamo come imperfezioni, a volte appaiono tali solo ai nostri occhi, ma contribuiscono a rendere la nostra immagine più rara e differenziata, proprio per questo le modelle negli ultimi anni, le esibiscono come elemento di riconoscimento e punto di forza.

Venere di Capua

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Ila medicina Romani, senza medici G

li antichi Romani dedicarono sempre molta attenzione alla cura del proprio fisico. Quando all’interno della famiglia romana qualcuno si ammalava, di norma spettava al pater familias individuare i giusti rimedi, talvolta con la semplice imposizione delle mani sull’infermo, una sorta di pranoterapia ante litteram accompagnata dalla declamazione di strane formule magiche probabilmente mutuate dagli Etruschi; altre volte, invece, si interveniva somministrando all’ammalato degli intrugli la cui composizione si tramandava di padre in figlio. La figura del medico, almeno fino alla fine del III secolo a.C., non era quindi contemplata nell’Urbe. Il primo medico che operò a Roma fu un certo Archagathus, giunto in Italia dal Peloponneso nel 219 a.C. Nel volgere di poco tempo costui riuscì ad arricchirsi a dismisura, così molti altri medici provenienti dalla Grecia seguirono il suo esempio, accumulando

fortune immense. Si narra che Quinto Stertinio guadagnasse oltre mezzo milione di sesterzi l’anno; il chirurgo Alcone dopo poco tempo di professione medica poteva già vantare un patrimonio di 10 milioni di sesterzi. Se si considera che nel 161 a.C. un pranzo in una locanda di Pompei costava circa 10 sesterzi, il conto è presto fatto. Eppure questa smisurata ricchezza ostentata dai medici non bastò per farli accogliere a pieno titolo nella società romana, la quale nei confronti della classe medica nutrì sempre una malcelata diffidenza. Il politico Marco Porcio Catone (234-149 a.C.), detto il Censore, non solo si vantava di possedere una salute di ferro esclusivamente grazie ai rimedi naturali che egli stesso si preparava, ma odiava i medici a tal punto che arrivò addirittura a sostenere lo scontro etnico: «Vengono per ammazzarci tutti, si fanno pagare per non scoprire il loro gioco» esclamò durante una riunione. Nemmeno il celebre oratore Cicerone (106 a.C. - 43 a.C.) mostrò grande simpatia per i medici che, nella gerarchia sociale, collocò accanto agli architetti e ai maestri, figure sì importanti nella vita pubblica romana, ma non certo di primissimo piano. Peggio di lui fece il suo contempora-

neo Marco Terenzio Varrone, il quale equiparò i medici ai fabbri e ai tintori. Che dire poi del poeta satirico Marco Valerio Marziale che nel I secolo dopo Cristo vergò parole di fuoco contro la classe medica. «Poco fa era un medico Diaclo – si legge nel Libro I degli Epigrammi -, adesso fa il becchino: quello che fa da becchino, lo faceva anche da medico». E ancora: «Ero indisposto; ed ecco che subito sei venuto a visitarmi tu, Simmaco, con un codazzo di cento scolari. Cento mani gelate dal vento mi hanno palpato: non avevo la febbre, Simmaco, adesso ce l’ho». Il “codazzo” cui si riferisce Marziale in questo passo è quello dei tanti assistenti e apprendisti che accompagnavano chi esercitava la professione medica, tanto vituperata quanto agognata. Del resto non furono proprio i romani a coniare il detto “pecunia non olent”? (j.g.)

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La Principessa Sissi Una autentica smania di bellezza  di Chiara Paoli

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a bellezza è un dono di Dio e frutto dei geni che i genitori trasmettono ai figli, ma quando la bellezza diviene un chiodo fisso, dietro quell’aurea apparente di fascino, si cela spesso l’ossessione mirata a migliorare il proprio aspetto e non “cadere” vittime del tempo che passa inesorabile. Nella storia dell’Impero Austroungarico è celebre la bellezza dell’Imperatrice Sissi, ancor più nota grazie alle pellicole anni ‘50 che vedono protagonista l’attrice Romy Schneider. L’Imperatrice Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach si prendeva cura della sua bellezza, fin quasi a farne un vero e proprio motivo di culto. Ammirata e osannata per la sua avvenenza nel Regno e al di fuori di esso, si industriava nel tentativo di preservarsi giovane, piacente e soprattutto snella. Nata a Monaco di Baviera la vigilia di Natale del 1837, la sua storia appare inizialmente come una favola ad occhi aperti. Nell’agosto del 1853, Sissi accompagna

Romy Schneider, 1955, che interpreto’ il ruolo di Sissi

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la sorella Elena a corte per conoscere l’Imperatore Francesco Giuseppe, con cui è in trattative il fidanzamento, ma Franz si innamora perdutamente e vuole soltanto lei, mettendo in disparte la promessa Elena. I due giovani si sposano la primavera successiva, ma la favola sembra già terminata e la principessa amante della natura e della semplicità deve sottostare alla più rigida etichetta di corte, imposta dalla suocera. Il 5 marzo 1855 nasce la primogenita, Sofia e l’anno successivo è la volta di Gisella, la Regina Madre vuole occuparsi dell’educazione delle nipoti, ma Sissi si impone e riesce a portare le figlie con sé nei viaggi diplomatici. Durante il soggiorno in Ungheria però la piccola Sofia si ammala gravemente e muore il 19 maggio 1857. Per Elisabetta appena diciannovenne il lutto è un grave trauma, che scatena sensi di colpa e fomenta nella sua mente l’idea di essere una cattiva madre. Nel 1858 nasce Rodolfo, l’erede al trono della casata d’Austria, che morirà suicida a soli 31 anni. Durante la gravidanza hanno inizio i primi malesseri della principessa, segni di una profonda crisi interiore che la inducono a rifugiarsi nella sua più ammirata e invidiata qualità, la bellezza. Secondo le

testimonianze dell’epoca, Elisabetta era alta 1,72 cm e pesava 50 kg, i suoi capelli color castano erano folti e lunghissimi, tanto da arrivare sino ai piedi. Ogni giorno occorrevano tre ore solamente per abbigliarsi, visto che gli abiti le venivano cuciti direttamente indosso per far emergere la flessuosità del fisico, mentre l’allacciatura del busto, per conquistare il celebre vitino da vespa, che pare misurasse appena 47 centimetri, comportava un'ora di affanno. La sua sveglia suonava alle cinque del mattino ed il primo rituale di bellezza era un bagno rinvigorente nell’acqua gelata; avevano poi inizio le interminabili sedute


di ginnastica nelle palestre appositamente predisposte in ogni palazzo. Sissi era una eccellente cavallerizza e si allenava per ore, fino a sfinire gli stessi animali. Fra gli sport a cui si dedicava vi erano anche la scherma e quello che oggi modernamente definiremmo trekking, lunghe escursioni di intere giornate nei boschi, nelle quali trascinava la sventurata dama di compagnia. I pasti erano inconsistenti e le diete a dir poco impossibili, con periodi a sola carne cruda e latte; sorseggiava tè alla violetta e per purificarsi prendeva un intruglio a base di albumi e sale. L’ossessione per il peso-forma la induceva a salire sulla bilancia anche tre volte al giorno. Oggi si ritiene che la principessa soffrisse di anoressia nervosa, dovuta alle rigide costrizioni imposte dal suo ruolo di imperatrice. I suoi leggendari capelli venivano detersi comportando un'intera giornata di la-

La famiglia di Francesco Giuseppe, 1861

voro, che prevedeva dapprima l’impacco con un amalgama di cognac e uova e tre ore per la realizzazione delle lunghissime trecce; famosa e molto imitata divenne l'acconciatura definita a "corona", emblema dell'imperatrice. Sissi soleva fare il bagno nel latte di capra per serbare la pelle giovane e vel-

lutata, o in alternativa nell’olio d’oliva, per distendere i muscoli. Assai bizzarre la crema a base di lardo, lumache e radici di malva che si faceva confezionare dai farmacisti di corte e l’abitudine a dormire con sottili strisce di carne di vitello posate sul viso. Per essere belle, si arriva proprio a tentare di tutto…

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Chirurgia estetica e ricostruttiva:

due facce dello stesso bisturi

 di Elisa Corni

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i sono svariati motivi per i quali una persona, uomo o donna che sia, può prendere in considerazione la chirurgia plastica. Da un lato, infatti, può esserci il desiderio di apparire più belli per essere più vicini ai modelli dettati dalla nostra società. Ma dall’altro vi può essere la necessità di ricostruire una parte del corpo mancante a causa di un incidente o di una malattia. Nel primo caso si fa quindi riferimento alla chirurgia estetica che mira a correggere difetti o irregolarità del nostro corpo. Nel secondo caso si parla invece di chirurgia ricostruttiva. E alle volte le due operano allo stesso modo. Prendiamo per esempio il seno. C’è chi si sottopone a una “mastectoplastica”, ovvero ne aumenta -o alcune volte ne riduce- le dimensioni per motivi puramente estetici. Altre volte invece il seno deve essere ricostruito dopo una mastectomia: è il caso del tumore al seno. Nel nostro paese nel 2014 il carcinoma è stato diagnosticato a 48.200 donne e anche a 1.000 uomini. Si tratta di un carcinoma molto frequente e la probabilità di ammalarsi cresce con l’aumentare dell’età. Molto spesso (nell’85%

dei casi circa) si sopravvive a questo tumore, ma vi è un rovescio della medaglia: non è infrequente che il seno -in parte o totalmente- debba essere rimosso chirurgicamente onde evitare il diffondersi delle cellule tumorali (si tratta circa del 40% dei casi). E qui entra in gioco la chirurgia: attraverso una plastica, si ricostruisce quanto è stato tolto. Può trattarsi solo della mammella, di uno o di entrambi i seni. Vi sono però una serie di conseguenze. Secondo una ricerca dell’Università di Siviglia, l’esportazione del seno per una donna non è semplice da affrontare. Nel caso della mastectomia le donne vengono private di un segno distintivo della loro femminilità e identità. Mutilate del loro seno rischiano ad esempio di non riconoscere il proprio corpo come tale. E così, ricostruendo ciò che manca, molte donne tornano ad avere un’immagine familiare di sé. Negli ultimi anni sta anche diffondendosi la tendenza a coprire con tatuaggi le cicatrici delle operazioni: fiori, forme

geometriche e decorazioni varie prendono il posto dei seni rimossi sui petti di molte donne guarite dal cancro alla mammella. Un modo diverso per riappropriarsi dell’essere donna. Altri tipi di interventi tipicamente femminili sono gli interventi di riempimento: filling con acido ialuronico o con botulino per rimpolpare le rughe del volto. Si tratta di operazioni richieste per lo più dalle donne di mezza età. Di sicuro queste iniezioni aiutano a subire meno il peso degli anni e possono far sentire una persona ancora giovane e bella; ma bisogna stare attenti a non eccedere. Negli ultimi anni sui red carpet star e vip famosi hanno sfilato praticamente irriconoscibili per l’eccessivo botox, suscitando in qualche caso l’ilarità del-

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l’opinione pubblica. Esistono poi gli interventi di rimodellamento del corpo: dalla rinoplastica -intervento per modellare il naso- alla liposuzione -con la quale si elimina il grasso in eccesso prevalentemente da pancia, gambe e braccia. Da questo tipo di interventi, come anche alle piccole operazioni di refill, non si tirano indietro nemmeno gli uomini. Anzi negli ultimi anni sempre più spesso a ricorrere al chirurgo plastico non è il gentil sesso. In testa alla classifica degli interventi prediletti dagli uomini di tutto il mondo, quella per combattere la ginecomastia. Si tratta di una condizione patologica nella quale anche agli uomini cresce una sorta di seno. Non è solo questa situazione a spingere gli uomini sotto i bisturi. Ci sono le palpebre: con il passare del tempo il grasso tende ad accumularsi e a renderle “cadenti”. Nella lista degli interventi preferiti dagli uomini non può mancare il trapianto di capelli. Ma bisogna tenere presente che si tratta sempre di operazioni, talvolta

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pericolose per il corpo o per lo spirito. Nel corso degli anni numerosi studi hanno evidenziato come a interventi di chirurgia estetica si associno complicazioni psicologiche. Per riprendere l’esempio del seno, modificarne l’aspetto e le dimensioni non è pericoloso solo per le donne costrette a rimuoverlo a causa di un tumore. È infatti emerso che a operazioni di mastoplastica additiva -aumento della taglia- si associano con maggior frequenza stati di depressione e anche episodi di suicidio. Per questo motivo gli interventi di chirurgia plastica devono essere attentamente valutati, non solo dal paziente ma soprattutto dal medico. Sono moltissimi i casi nei quali, deontologicamente, questi dovrebbe rifiutarsi di eseguire l’intervento estetico: in particolare

in presenza di disturbi della personalità o psicotici, di depressioni o dismorfismo -una condizione psicologica nella quale un’individuo tende a preoccuparsi eccessivamente per il proprio aspetto fisico, al punto da ritenere di essere inaccettabile dal resto della società a causa dei propri difetti fisici; difetti che in molti casi sono frutto di auto-percezioni distorte.


Chirurgia plastica:

numeri nel mondo

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onostante la crisi, in questi ultimi anni il numero degli interventi non è calato. Anzi, negli USA, il paese con la passione per la “plastica”, nel 2014 si sono spesi più di 12 miliardi di dollari in interventi estetici di vario genere. Le operazioni per rassodare e alzare i glutei, ad esempio, sono aumentate dell’86% nelle donne e i lifting facciali del 44% negli uomini, con somma gioia della Società Per la Chirurgia Plastica ed Estetica statunitense. Ma anche in Europa e in Italia si va spesso sotto i bisturi per migliorare il proprio aspetto fisico, come rivela una recente indagine dell’ISAPS. Il Bel Paese si piazza settimo nella classifica generale per il ricorso alla chirurgia estetica. Nel 2013 circa un’italiana su

200 è ricorsa al botulino. Nell’infografica qui sotto alcuni dei dati raccolti da IPSAS (International Society of Aesthetic Plastic Sugreons).

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Il massaggio, i trattamenti

Shiatsu

e lo in gravidanza

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l massaggio, nelle sue diverse possibilità e applicazioni, ha il precipuo scopo di apportare al nostro organismo un vero e concreto beneficio dovuto essenzialmente al rilassamento dei muscoli e, non di rado, all’aumento della circolazione. Il massaggio, secondo gli studiosi e la scienza medica, è una tra le più antiche forme di terapia fisica per alleviare dolori e per decontrarre la muscolatura corporea. Alcuni testi storici ci informano che già nel 2000 a.C. si usavano particolari e mirati esercizi e vari tipi di massaggi per il raggiungimento di un perfetto equilibrio fisico-psichico. Attualmente tutti i tipi di massaggi, grazie anche alla ricerca medico-scientifica, che li ha certificati come funzionali mezzi di efficace terapia, sono entrati nella nostra quotidianità

perché la loro funzione è universalmente riconosciuta sia per una migliore forma fisica sia per combattere lo stress del nostro vivere. Alcuni tipi hanno specifiche funzioni a seconda della loro applicazione e molti di essi sono considerati alla stessa stregua dei massaggi, le manipolazioni e pratiche fisiche di origine orientale quali lo Shiatsu, il massaggio thai o l'ayurvedico. Lo Shiatsu è un'antichissima arte per la salute, nata in Giappone, che, come l'agopuntura, stimola, infonde un grande benessere fisico-mentale e riequilibra l'energia del corpo tramite l'uso di pressioni naturali sul corpo che possono focalizzarsi sia in una zona specifica (trattamento delle cervicali, della schiena, degli organi, dei piedi, ecc.) sia uniformemente su tutto il corpo. Da parecchi

anni, questo particolare tipo di massaggio trova una crescente applicazione nelle donne in stato di gravidanza poiché, oltre a ridare particolare serenità alla futura mamma, è considerato un vero e concreto rimedio per alleviare moltissimi sintomi quali il mal di schiena, il dolore alle gambe, la stitichezza, il bruciore di stomaco, la ritenzione idrica, gonfiore e dolore alle estremità. E in più, è stato scientificamente provato che grazie allo Shiatsu la mamma riesce a stabilire meglio un legame con il bambino che porta in grembo. Ovviamente è necessario, anzi indispensabile, rivolgersi a un medico o a un vero esperto di questa tecnica perché è bene sottolineare che si deve fare molta attenzione a non stimolare l’utero nei primi mesi di gravidanza.

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La cura del corpo

Mens Sana

In Corpore Sano

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a cura del nostro corpo non è solo estetica o bellezza esteriore, ma significa anche una dieta equilibrata e bilanciata, un minimo di attività fisica, perché oltre a mantenere il giusto peso-forma, aiuta notevolmente il sistema cardiocircolatorio nonché il mantenimento della salute della pelle, dei capelli, delle unghie ecc. A tutto queste insieme deve essere aggiunto quanto la moderna cosmesi prevede e suggerisce. Dedicare a noi stessi alcuni momenti della nostra quotidianità è indiscutibilmente una buona abitudine che deve essere mantenuta nel tempo perché prendersi cura del proprio corpo e migliorare il proprio aspetto significa, innanzitutto, sentirsi bene “dentro”.

E' vero che l'aspetto fisico non è tutto nella nostra vita, ma sicuramente non fa male avere una bella presenza , un aspetto curato ed una visibile “allegria” nel viso. Gli esperti di questo grande “universo” identificano numerosi ed opportuni elementi importante la cura e la salute del nostro corpo, ma uno dei principali è il preciso riferimento all’alimentazione e alla dieta. Infatti, il mantenimento e la salvaguardia del nostro corpo non può prescindere da una “perfetta” ed ottimale nutrizione, ovviamente personalizzata secondo le indicazioni e le esigenze di ogni singolo corpo. Infatti l'assunzione degli elementi nutriti necessari al fabbisogno giornaliero dipendono sia dalla costituzione fisica corpo

e sia dal lavoro o attività che il corpo stesso esegue e pratica. Cosa importantissima, però, è quella di evitare il famoso “fai da te” ovvero decidere senza prima aver consultato o sentito il parere di un medico o di un vero esperto. Purtroppo sono molte le conseguenze derivanti dalla cattiva informazione o da suggerimenti, anche amichevoli, che quotidianamente si ricevono. E' necessario sapere che non esiste una dieta uguale per tutti e valida in ogni situazione. Deve essere personalizzata e completa sia di tutti i macronutrienti (carboidrati, lipidi e proteine) sia dei micronutrienti (vitamine, acqua e sali minerali). La dieta quindi deve essere “ad personam” a seconda del sesso, età e attività fisica che si svolge.

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Che cos'è, quanto è diffuso, quali sono le sue complicanze, come si previene e come si cura?

diabete

Conosciamo il Secondo Diabete Italia, la rete delle Comunità Scientifiche e delle Associazioni tra persone con diabete, 3 milioni di italiani hanno il diabete e sono diagnosticati e seguiti: si tratta del 4,9% della popolazione. Si stima anche che un milione di persone (1,6% della popolazione) abbia il diabete, ma non sia stato diagnosticato. Ci sono poi 2,6 milioni di persone che hanno difficoltà a mantenere le glicemie nella norma, una condizione che nella maggior parte dei casi prelude allo sviluppo del diabete di tipo 2. Parliamo del 4,3% della popolazione. Nel 2030 si prevede che in Italia le persone diagnosticate con diabete saranno 5 milioni. In circa un decimo dei casi il diabete è di tipo 1, con 84 diagnosi ogni milione di persone in Italia (poco meno di 5 mila casi). Il numero di persone con questo tipo di malattia rara cresce anche perché ormai è possibile garantire a chi segue le cure un’attesa di vita simile a quella della popolazione generale.

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In collaborazione con dr. Alberto De Micheli

l diabete è una malattia cronica in cui si ha un aumento della glicemia, ovvero dei livelli di zucchero nel sangue. Questa condizione può dipendere da una ridotta produzione dell’insulina, l’ormone secreto dal pancreas per utilizzare gli zuccheri e gli altri componenti del cibo e trasformarli in energia, oppure dalla ridotta capacità dell'organismo ad utilizzare l'insulina. I livelli elevati di glucosio nel sangue, se non corretti con la terapia, possono, nel tempo, favorire la comparsa delle complicanze croniche della malattia, cioè danni a reni, retina, nervi periferici e sistema cardiovascolare (cuore e arterie). Oggi, grazie ai funzionali ritrovati della scienza e della ricerca medica è possibile convivere con il diabete e prevenire attivamente le complicanze, ma è necessario conoscere che cosa, nella vita di ogni giorno, causa un aumento o una diminuzione della glicemia in modo da mantenerla il più possibile vicino ai livelli normali fin dall’esor-

dio della malattia e per tutta la vita. In altri termini la conoscenza e la gestione attiva da parte del paziente della malattia sono la base di una buona cura del diabete. Sono conosciuti tre tipi di diabete: Il diabete di tipo 2 è la forma più frequente ed è comunemente chiamato anche 'diabete dell'anziano' o 'diabete alimentare': si manifesta, infatti, generalmente dopo i 40 anni e soprattutto in persone in sovrappeso o obese. Spesso l’esordio è privo di sintomi, oppure sono presenti, in modo più lieve, sintomi simili a quelli del diabete tipo 1 (vedi oltre). L’evoluzione è lenta e anch’essa spesso con pochi o nessun sintomo: la persona perde comunque progressivamente la capacità di controllare l'equilibrio della sua glicemia. Il diabete tipo 2 si cura principalmente con una dieta appropriata, un buon esercizio fisico, farmaci orali e, solo in una minoranza dei casi, con l’insulina. Il diabete di tipo 1 è una condizione molto diversa e più rara. Si manifesta più comunemente prima dei 20 anni d’età (pur con non rare eccezioni) in

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1921 Frederick Banting e Charles Best modo spesso improvviso e con dei sintomi sempre più evidenti (dimagrimento, aumento della quantità di urina emessa, sete eccessiva, disidratazione). Nel diabete di tipo 1 un processo infiammatorio di origine immunologica distrugge le cellule beta del pancreas, che producono l'insulina. Il diabete tipo 1 si cura con l’insulina, abitualmente con più somministrazioni nella giornata per riprodurre la normale secrezione dell’insulina nel digiuno ed in risposta ai pasti. Il diabete gestazionale è una forma temporanea di diabete presente nel 610% delle gravidanze. A partire dal secondo trimestre di gestazione la madre non riesce a tenere in controllo la glicemia. Questo tipo di diabete scompare di regola dopo il parto, ma costituisce una condizione di rischio per la successiva comparsa di diabete tipo 2. Chiunque può essere colpito dal diabete, ma la probabilità di sviluppare questa malattia è maggiore se si ha una rela-

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zione di parentela in primo grado (genitori, figli, fratelli) con una persona diabetica e , per il diabete di tipo 2, si è obesi , ipertesi o si hanno valori elevati di grassi nel sangue (trigliceridi, colesterolo) Pertanto, l’incremento della scoprono l’insulina prevalenza del diabete mellito tipo 2 si manterrà verosimilmente nel tempo se non saranno messe in atto strategie di educazione di massa volte a modificare abitudini e atteggiamenti nocivi alla salute, in particolare l’eccessivo apporto di cibo e la sedentarietà. Prevenire il diabete di tipo 2 è possibile e, puntando a questo obiettivo, si riduce drasticamente anche il rischio di sviluppare ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia e altri fattori di rischio per l’apparato cardiovascolare. Alcuni studi clinici hanno dimostrato che, in soggetti ad elevato rischio di sviluppare il diabete, una adeguata modificazione dello stile di vita riduce di oltre il 50% la possibilità di diventare diabetici. I pilastri della

prevenzione sono il movimento fisico, anche solo camminare mezz’ora al giorno a passo svelto, e la alimentazione corretta: consumare, nelle giuste proporzioni, ben definite in tutte le linee guida preventive internazionali, tutti gli alimenti: verdure, ortaggi, frutta, pasta, pane, pesce, carne, formaggi; controllare le quantità per correggere o prevenire il sovrappeso; tornare ai cibi genuini, senza ricorrere a cibi preconfezionati o di origine non nota. Il diabete di tipo 1 invece al momento non si può prevenire. In primo luogo, nel 95% dei casi il diabete di tipo 1 appare in famiglie dove non ci sono stati casi simili, quindi le persone 'a rischio' di svilupparlo (figli e soprattutto fratelli di persone con diabete di tipo 1) sono solo una minoranza; in secondo luogo anche tra le persone a rischio fi-


I SINTOMI PREMONITORI DEL DIABETE

dr. Alberto De Micheli è stato Direttore AMD COmunicAzione della Associazione Medici Diabetologi, autore, in collaborazione con altri o come unico autore, di 74 pubblicazioni scientifiche, coautore di sei testi sul diabete e le sue complicanze e ha svolto attività di docenza svolta presso le Scuole di Specializzazione in Diabetologia, Endocrinologia e Nefrologia dell’Università di Genova.

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nora nessuna strategia preventiva si è dimostrata abbastanza efficace da poter essere utilizzata nella pratica clinica. Sono tuttavia in corso importanti sperimentazioni internazionali, cui partecipano anche gruppi italiani, volte a studiare l’efficacia di diversi interventi preventivi. Le basi della terapia del diabete sono lo stile di vita e l’alimentazione corretti, personalizzati sulla base del tipo di diabete, dell’età, del grado di sovrappeso e delle esigenza individuali quotidiane. Il diabete tipo 1 si cura con l’insulina in somministrazioni multiple nella giornata, mentre per il diabete tipo 2 esistono numerosi farmaci, scelti sulla base delle caratteristiche e delle esigenze del singolo paziente. In taluni casi l’insulina può essere una scelta anche per il diabete tipo 2.

Secondo i diabetologi alcuni sintomi possono essere premonitori e utili a riconoscere l'insorgenza della malattia,specialmente quello di tipo 2 perchè questo tipo di diabete può comparire a qualsiasi eta, quasi senza preavviso. . Per sua natura è subdolo, spesso asintomatico o con una sintomatologia non specifica e quindi più difficile da riconoscere” Non sempre, infatti, è semplice per le persone comuni cogliere quelli che sembrano sintomi normale, ma che a volte possono essere gli iniziali segni della sua comparsa. E non di rado capita che essendo i sintomi così lievi, ci si accorge del problema diabete, purtroppo, quando si è già dentro il problema. E vediamoli questi sintomi iniziali che possono indicarsi la possibile comparsa del diabete: 1) Aumento della minzione: ovvero un irrefrenabile stimolo a urinare; 2) Intorpidimento e formicolio alle mani,alle gambe e ai piedi: questi sintomi sono dovuti all'incremento dei livelli di zucchero da cui può derivare la restrizione dei vasi sanguigni nelle estremità; 3) Dimagrimento: causato da fatto che il corpo non assorbe gli zuccheri. E' comune nel diabete non trattato; 4) Aumento di appetito: perché la sensazione di fame è motivata dal fatto che il diabete priva le cellule dell'energia essenziale 5) Visione sfocata e non nitida: è un indizio molto comune nella possibile comparsa del diabete di tipo 2. Tale sintomatologia è dovuta al fatto che l'aumento del glucosio danneggia i vasi sanguigni limitando la vista. E' un sintomo da non sottovalutare poiché se non diagnosticato in tempo si può perdere completante la vista. 6) Stanchezza inspiegabile: è dovuta al fatto che le cellule non riescono ad assorbire energia essenziale e quindi il malato prova stanchezza mentale e fisica; 7) Prurito e pelle secca: il diabete può interrompere il giusto funzionamento delle ghiandole sudoripare; 8) Sete inappagabile: per effetto del continuo urinare e la disidratazione del corpo il paziente deve reintegrare i liquidi persi. Da qui la sensazione e il bisogno di bere moltissimo; 9) Gengive irritate, gonfie e arrossate; 10) Lenta cicatrizzazione di ferite o contusioni: i livelli alti di zucchero nel sangue oltre a ridurre la velocità di guargione possono determinare deficienze nel sistema immunitario; 11) Disfunzione erettile o impotenza sessuale: è un sintomo molto comune tra gli uomini affetti da diabete o potenzialmente tali. Secondo una recente indagine soffre di questa patologia una percentuale di diabetici compresa tra il 40 e il 72%. Cosa molto importante è che lo screening del diabete di tipo 2, dovrebbe essere fatto da tutti periodicamente, e specialmente dopo i 40/45 anni. Diventa poi fondamentale per i soggetti a rischio controllare annualmente i livelli di glicemia. E che sono: la familiarità, lo stile di vita, il peso corporeo, la sedentarietà. figli o fratelli di diabetici essere in sovrappeso o sedentari, soffrire di ipertensione. (A. M.)

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ANALISI PER L’EMOGLOBINA GLICATA

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l'altra. La glicazione è un processo biologico mediante il quale lo zucchero si lega in maniera irreversibile ad una parte dell’emoglobina formando appunto l’emoglobina glicata. Tanto più alta è la concentrazione ematica di glucosio e tanto maggiore risulta la percentuale di emoglobina glicata. Diversi studi, eseguiti nel corso degli anni su pazienti diabetici hanno inconfutabilmente dimostrato che vi è una stretta correlazione tra il grado di controllo glicemico, lo scompenso dello stesso ed il rischio di sviluppo e progressione delle complicanze croniche del diabete. L'emoglobina glicata, quindi, è considerata ed è utilizzata sia come indice di glicemia media (nell’arco di un determinato periodo) sia come valutazione del rischio di sviluppare le complicanze del diabete. Un esame che oggi può essere eseguito anche in alcune farmacia in possesso degli idonei strumenti e reattivi. (A.M.)

FITOTERAPIA

Per un diabetico, uno degli obiettivi importantissimi è mantenere la glicemia il più possibile all’interno dell’intervallo di normalità durante l’intera giornata. Necessario, quindi, eseguire l’auto monitoraggio quotidiano dei livelli di glucosio nel sangue, attraverso una serie di operazioni quotidiane di misurazione definite di autocontrollo. E' ovvio che a tutti gli esami specifici per l'accertamento o il controllo del diabete, andranno anche eseguite tutte quelle che il medico curante o lo specialista riterrà opportune. Ma quali sono le principali analisi legate a questa malattia? La glicemia, ovvero la presenza di glucosio nel nostro sangue, è quella che ci dà il primo segnale di allarme e che ci indica la possibile insorgenza o la presenza certa del diabete. La glicosuria è un altro accertamento clinico che ci indica la presenza di zuccheri nelle urine. E quando ciò avviene una delle cause può essere addebbiata al diabete. Per questo motivo, oltre alla analisi della glicemia nel sangue viene anche raccomandato il controllo periodico della glicosuria, (analisi delle urine) specialmente nei diabetici in quanto più esposti al rischio di iperglicemia. Infine, ed è la più importante, è l’analisi delle emoglobina glicata che descrive la qualità e la quantità media del controllo glicemico raggiunta nelle 8/9 settimane precedenti all'esame e rappresenta uno strumento ideale per capire cosa accade davvero nell'organismo fra una misurazione della glicemia e

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LIFESTYLE – STILE DI VITA! Aperto a Borgo Valsugana un nuovo Centro massaggi e una scuola di danza per donne e bambini

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olti sono oggi quelli che considerano il benessere fisico-psichico come un circuito globale che pone l'uomo al centro di un universo dove il corpo la mente e lo spirito si fondono in un unico e perfetto insieme. Ed è nel rispetto di questa concezione che Oxana Muleronko ha aperto a Borgo Valsugana una nuova struttura funzionale in tutti i suoi aspetti e caratteristiche. Oxana, infatti, oltre ad essere una vera competente ed esperta di massaggi corporei è anche presidente e maestra di ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica) LifeStyle che prevalentemente si occupa dei corsi di danza del ventre per bambine da 4 a 18 anni, per donne nelle diverse età, e della ginnastica modellante –Shaping. E nel settore della danza, specialmente quella del ventre, la preparazione di Oxona è documentata dal titolo di Campionessa Italiana in classe Master in categoria Oriental Show e dal 3° posto in World Dance Trophy, nonchè del Diploma MIDAS di Maestro di Ballo nelle discipline Danze Orientali. Ed è proprio Oxana che ci elenca tutti i tipi di massaggio. Maori: è un massaggio intenso e profondo i cui risultati sono: notevole senso di rilassamento; un’azione decontratturante; favorisce il drenaggio linfatico; migliora la funzionalità del sistema circolatorio e aiuta l’eliminazione delle scorie. Decontratturante: l’obiettivo è quello di riportare il tono dei muscoli a un li-

vello normale e di riattivare molti centri nervosi e l’ossigenazione di tutto il corpo. Sportivo: i numerosi benefici derivano da una azione diretta, data dall'aumento del flusso ematico, e, da una indiretta, data dalla contemporanea eccitazione di terminazioni nervose e conseguente stimolazione del sistema parasimpatico. E’ un massaggio che si può fare prima, durante e dopo una una competizione. Thailandese: tutto il corpo, che viene manipolato in modo gentile e profondo con mani, pollici, gomiti, avambracci, ginocchia, piedi, riceve uno stimolo benefico nei muscoli, giunture, legamenti, ossa e tessuti connettivali. Altri massaggi sono il Rilassante, Ayurvedico, Californiano, Drenante, Lomy lomy, Massaggio con ventose, Riflessologia plantare e connettivale. Per quanto riguarda invece la danza Oxana ci specifica le varie possibilità: Danza per bambine: si insegna ad ascoltare e sentire il ritmo della musica, a muoversi a tempo, acquisendo una buona postura e flessibilità

Oxana Muleronko

muscolare. Danza del ventre e’ adatta per tutte le eta’ e per i diversi livelli, sia “principianti” sia “avanzato”. Shaping. L'obiettivo principale è quello di dare un’immagine curata, femminile e armoniosa dell’aspetto fisico perché, cambiando il rapporto tra grasso e muscolo, il corpo migliore esteticamente. (p.r.)

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Pensare a noi stessi

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uante donne, nella loro vita, non hanno mai desiderato di avere un bel fisico, magari snello e ben curato. E quante volte, per riuscire a concretizzare questo loro desiderio, si saranno domandato cosa e come è necessario fare per riuscire ad ottenere ciò. E ancora: quali gli opportuni sistemi e metodi ottimali? Domande alle quali spesso non hanno saputo rispondere. Molte donne, quotidianamente, per migliorare il proprio aspetto fisico applicano il famoso “fai da te” che prevede la frequenza, più o meno assidua, di palestre sostituita a volte dalla ginnastica “casalinga”, suggerita magari da una amica o leggendo una pubblicazione specifica. Altre ancora, invece, si rivolgono ai centri benessere o istituti di estetica per avere appropriati consigli o per usufruire di numerosi trattamenti mirati e secondo le loro personali esigenze.

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Richieste utili ad eliminare alcuni inestetismi o piccole imperfezioni di modeste entità, ma anche per regalarsi dei momenti di vero e assoluta relax che fanno bene alla salute, all'umore ed alla propria serenità. E a nostro avviso questa è una delle scelte più opportune perché si può usufruire di giusti suggerimenti da parte di chi, della bellezza e del benessere fisico, ha fatto il proprio lavoro. Di una cosa però le donne sono oramai certe: lo stare bene con se stessi, sia moralmente sia fisicamente, rende la vita più piacevole e sicuramente più allegra, combattendo nel contempo lo stress del tram tram quotidiano. Prendersi cura del proprio aspetto fisico in maniera quanto più naturale possibile, secondo gli esperti, è forse il migliore modo di sentirsi in forma e di volersi bene. Troppo spesso, infatti, moltissime donne, nelle diverse età tendono a trascurarsi

sia per il lavoro sia per la famiglia che per i figli. Eppure basterebbero pochi momenti della loro giornata da dedicare al proprio corpo per migliora la loro fisicità ed il loro essere “donna”. E potrebbero farlo con pochissimi gesti quotidiani che poi, con il passare del tempo diventano piacevoli abitudini di cui non si riesce proprio a fare a meno.


Il buon DORMIRE I

l sonno è uno degli elementi importantissimi ed insostituibili per l’essere umano. Rappresenta circa un terzo della nostra vita e i suoi compiti sono molto e numerosi. La sua durata, nella normalità, è di circa 7/9 ore per notte che possono aumentare nei bambini e, a volte, diminuire negli anziani. Il sonno, nella sua complessità notturna, ha un andamento ciclico variabile, con stadi e momenti alterni che dipendono da numerosi fattori personali e che sono legati: all’ambiente, alla stanza da letto, alla temperatura, alla luminosità, al rumore, e, cosa importantissima, alla regolarità di andare a dormire. Infatti, coricarsi ad orari regolari e possibilmente svegliarsi sempre alla stessa ora, è un buon metodo per garantirsi un riposo soddisfacente in

grado di rilassare e far riposare il nostro corpo. Infine, come gli esperti sottolineano, è necessario avere un buon materasso ottimale e idoneo a garantire la giusta posizione del corpo. Secondo gli studiosi del “dormire” una carenza di sonno oppure un cattivo riposo notturno è motivi di moltissime e conseguenze negative sulla nostra salute: calo di attenzione, umore irritabile, stanchezza nel corso nella giornata e, non di rado, mancanza di energia nella attività lavorativa. E sempre secondo gli studiosi molti sono i requisiti per poter “dormire bene”. Intanto uno dei primi elementi del dolce riposo è quello di avere la mente serena e rilassata non occupata da pensieri negativi che affollano i nostri pensieri. La ipereccitazione negativa non

favorisce il sonno, ma lo ostacola specialmente nella fase iniziale, magari interrompendo anche la famosa fase “REM”. Per quanto riguarda invece i bambini, il problema sonno è molto diverso da quello degli adulti. Secondo uno studio della National Sleep Foundation, quasi il 65 % dei bambini al di sotto dei 10 anni soffre di disturbi del sonno di qualche tipo e diverse ricerche e indagini hanno documentato che oggi i bambini non dormono abbastanza perché, a volte, sono anche condizionati dalla vita non regolare dei genitori. Ecco perché hanno più probabilità di essere depressi, irritabili, di avere piccoli incidenti durante il gioco oltre ai prevedibili cali di concentrazione.

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ella nostra esposizione sono a disposizione per essere provati numerosi materassi con diverse soluzioni di imbottiture, dalle molle tradizionali alle molle singole insacchettate, dal lattice e agli schiumati anallergici, dai materassi sfoderabili e lavabili in lavatrice a quelli 100% naturali. Vi possiamo consigliare al meglio nella scelta corretta per il Vostro riposo, collaboriamo con le migliori aziende e abbiamo la possibilità di realizzare anche su misura qualsiasi rete e materasso.

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La frutta, T

utti i maggiori ed esperti studiosi dell’alimentazione sono concordi nell’affermare, perché scientificamente provato, che un abbondante consumo di frutta (e verdura) fresca, riduce notevolmente l'insorgere di numerose malattie. E la conferma di questa affermazione ci viene dal dr. Herbert Shelton che è il maggiore studioso mondiale di alimentazione di tutti i tempi, il quale sottolinea che non solo mangiando quotidianamente frutta, ma anche imparando il modo corretto di assumerla si ha la possibilità concreta di migliorare la salute, l’energia vitale, il peso forma e, per lo donne, anche preservare nel tempo la bellezza della pelle. E tutto questo dipende principalmente sia dai contenuti della frutta che dal rispetto di alcune precise regole alimentari per assumerla. Acqua, carboidrati, fibre, vitamine, sali minerali, proteine, grassi, profumi e pigmenti e calorie sono i

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alimento indispensabile

principali elementi che con la frutta si possono ingerire perché la frutta è divisa in: dolce (banane, datteri, fichi, mele dolci, uva dolce), semiacida (albicocche, ciliegie, fragole, mele, pere, pesche, prugne, uva), acida (ananas, arance, clementine, limoni, mandarini, melagrane, pompelmi, ribes), secca (noci, mandorle, arachidi, pistacchi), e in più melone e anguria che devono essere mangiati da soli senza altri abbinamenti. Ovviamente la loro quantità e tipo dipende dalla frutta che si mangia. In merito alle regole invece bisogna tener presente che: 1) Mangiare la frutta a stomaco vuoto o 20-30 minuti prima del pasto principale. L’unica eccezione è l’ananas, mela, kiwi e papaya che hanno degli enzimi digestivi che facilitano la digestione e che gli permettono di essere mangiati a fine pasto favorendo l’assimilazione. 2) È possibile ingerire diversi tipi di

frutta insieme, ma come sottolineano gli esperti, è necessario rispettare la combinazione: Frutta acida + semiacida; Frutta dolce + semiacida. Evitare invece di mescolare frutta dolce con frutta acida. 3) Il melone e l’anguria vanno mangiati da soli altrimenti fermentano con facilità dato l’elevato contenuto di glucidi (zuccheri). Ma c’è un lato positivo:impiegano solo 10 minuti per essere digeriti quindi l’ideale è mangiarli prima di iniziare il pasto.


Questo prezioso alimento

IL GELATO a uno studio pubblicato dall’Università degli Studi di Milano, evince che il gelato, specialmente quello artigianale, è da considerarsi un alimento bilanciato ed equilibrato e può addirittura sostituire un pasto. Può essere anche una merenda gratificante ma non grassa e che indiscutibilmente fa bene alla salute. Il gelato, infatti, grazie e per effetto del suo elevato potere nutritivo, a detta dei nutrizionisti e degli esperti alimentari, può essere considerato un vero e prezioso alimento utile anche nella crescita dei bambini. A condizione però di non abusarne nel consumo. Il gelato non è solo piacevole, gustoso e rinfrescante, ma considerando le varie formule dei suoi componenti a base di latte, tuorlo d'uovo e zucchero, è, di fatto, già in grado di fornire proteine, grassi e carboidrati in

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giusta proporzione, oltre a vitamine ed importanti minerali come il calcio ed il fosforo. In questi ultimi anni, poi, sono molti coloro i quali affermano che il gelato si piò ben considerare alimento utile ad una dieta ipocalorica poiché se si scelgono i gusti alla frutta e non quelli alle creme, l’apporto calorico non supera mai le 200/250 calorie per etto. A tal proposito è utile sottolineare che i gelati alla frutta hanno la metà delle calorie rispetto a quelli alla crema. Inoltre può essere indicato come piacevole e gradevole integrazione agli altri pasti della giornata, specialmente nei bambini o negli anziani quando questi evidenziano situazioni di inappetenza. Il gelato è anche ottimo alimento per chi fa sport poichè, grazie al contenuto di acqua in abbondanza è in grado di

reintegrare le perdite corporee dovute alla sudorazione che si produce per effetto dello sforzo fisico. Ed è anche utile per il metabolismo dei globuli rossi e per il tessuto nervoso per la presenza di lattosio e saccarosio.

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Una buona e corretta

ALIMENTAZIONE

Il record di longevità degli italiani conquistato grazie soprattutto ad una alimentazione fondata sui princìpi della dieta mediterranea, fortemente radicati nelle campagne, rischia di non essere mantenuto in futuro a causa delle malattie determinate all’obesità e dal soprappeso che ormai interessano un bambino italiano su tre.

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quanto afferma la Coldiretti che sottolinea la necessità di trasferire alle nuove generazioni i princìpi di una corretta alimentazione fondata su cibi come la frutta e verdura che assicurano naturalmente l’equilibrio dietetico necessario a rimanere in forma. Non è un caso che il record regionale di longevità sia stato realizzato nelle Marche, una regione che mantiene una forte connotazione rurale con il 65% del territorio gestito dalle imprese agricole, ben 13 punti sopra la media nazionale, che è del 52%. Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine

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e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari garantiscono agli italiani una vita media di 77,2 anni per gli uomini e di 82,8 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Un record che potrebbe non essere mantenuto dai giovani per colpa dell’abbandono della tradizionale cultura alimentare fondata sulla dieta mediterranea, con un aumento record dei casi di obesità o soprappeso, che riguardano il 36% dei ragazzi attorno ai 10 anni, il valore più alto tra i Paesi Europei secondo una indagine Merrill Lynch. L’allarme lanciato dal Congresso Internazionale sull’Obesità ha messo infatti in evidenzia il rischio che i ragazzi di questa generazione per la prima volta nella storia potrebbero essere i primi ad avere una vita più breve dei propri genitori per colpa delle malattie causate dall’obesità e dal soprappeso che interessano nel mondo un miliardo di persone, un numero superiore agli 800 milioni che soffrono di denutrizione. E in Italia su 5 milioni di obesi, 800mila

LA FONDAZIONE DE GASPERI CERCA GUIDE

sono affetti da obesità grave. Per questo occorre intervenire nelle case e nelle scuole con una maggiore attenzione ai menu anche delle mense dove deve essere garantita la presenza di cibi sani come i prodotti tradizionali e la frutta e verdura locale che troppo spesso mancano dalle tavole delle giovani generazioni. Un obiettivo che può anche essere incentivato con l'aiuto dei nuovi distributori automatici di frutta e verdura snack che si stanno diffondendo e dove è possibile acquistare frutta fresca, disidratata o spremute senza aggiunte di zuccheri o grassi come alimento rompidigiuno per una merenda sana alternativa al “cibo spazzatura”. Una strada che sta per essere percorsa anche negli Stati Uniti con l’impegno delle principali industrie multinazionali a ridurre il contenuto di grassi, zucchero e sale negli snacks venduti in macchinette, negozi o bar nelle scuole americane assunto dopo la battaglia condotta dalla William J. Clinton Foundation dell’ex Presidente USA. (j.g.)

PER I MUSEI DI PIEVE TESINO

seleziona cinque persone interessate a La Fondazione Trentina Alcide De Gasperi e Tesino. a De Gasperi e al Museo Per Via di Piev condurre le visite guidate al Museo Cas corso re il curriculum a cui seguirà un breve C’è tempo fino al 14 febbraio per presenta avranno Gli interessati che entro il 14 febbraio di formazione e un piccolo esame finale. io ti la settimana successiva per un colloqu inviato la loro richiesta, saranno convoca la ione e, se ritenuti idonei, sarà data loro conoscitivo con il direttore della Fondaz del azione della durata di sei ore, al termine possibilità di frequentare un corso di form i po delle competenze acquisite. Maggior quale sosterranno una verifica sul cam itn.it. sul sito della Fondazione www.degasper informazioni e dettagli sono disponibili

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di Nadia Libardi

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ANSIA...

 di Erica Zanghellini

... una brutta compagnia

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utti noi almeno una volta nella nostra vita abbiamo provato ansia. Spesso e volentieri consideriamo quest’emozione negativa, ma è proprio così? Proviamo insieme a pensare alle situazioni in cui abbiamo sperimentato questa emozione: sono tutte uguali? Probabilmente abbiamo “ripescato” dalla nostra memoria svariate occasioni dove abbiamo provato la sgradevole sensazione d’ ansia e probabilmente vi si saranno palesate delle differenze rispetto all’intensità esperita. Possiamo dividere le più differenti circostanze in due categorie, cioè tra situazioni ansiogene invalidanti, vale a dire quando non riusciamo ad affrontare le attività della vita quotidiana e situazioni non invalidanti. Il problema è spesso la prima categoria, è a quel punto che bisogna interrogarsi e cercare di capire come affrontare l’ansia e di che tipo di aiuto eventualmente potremmo necessitare. L’ansia è un’emozione naturale e universale. Ci ha aiutato e ci aiuta ad anticipare la percezione di un eventuale pericolo, permettendoci di mettere in atto quelle risposte fisiologiche di difesa che abbiamo in dotazione da quando l’uomo ha fatto comparsa sulla terra. L’aumento del battito cardiaco, la respirazione più veloce e la tensione muscolare preparano il nostro corpo a essere pronti a reagire al pericolo e cercare di affrontarlo nella maniera più adeguata. Se ci fosse impossibile contrastarlo ci permetterebbe ad esempio di essere pronti alla fuga e quindi di salvarci la vita. Questa caratteristica di interesse e fuga nei confronti della minaccia si riscontra soltanto negli uomini e negli animali con abilità cognitive superiori e permette un miglior adattamento al mondo circostante.

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L’ansia insomma è una emozione naturale che proviamo da sempre e che ci ha permesso di identificare le minacce esterne, prepararci l’azione e di interagire con successo con l’ambiente. Dobbiamo “ristrutturare” i nostri pensieri, in alcuni casi quest’emozione così faticosa con cui convivere è nostra amica, ad esempio se prima di un esame di una materia che non mi piace non provassi un pò d’ansia, probabilmente non studierei nella stessa maniera che l’ansia mi suggerisce. Il “problema d’ansia” nasce quando provo quest’emozione con una intensità e una frequenza così importante tanto da rimanerne “paralizzata o intrappolata”, tanto da non riuscire a concentrarmi e a svolgere le normali attività quotidiane se non con estrema fatica e ripercussioni emotive notevoli o nei casi più inficianti passando proprio all’evitamento. Volendo osservare questa emozione come un continuum d’intensità, al livello inferiore troveremo come sua ma-

nifestazione l’irrequietezza, il sentirsi a disagio, tesi o ancora insoddisfatti o nervosi, mentre lo stato più intenso culmina in quello che comunemente viene definito panico. Il panico è la forma più acuta dell’ansia e le sue caratteristiche sono la notevole intensità e la durata circoscritta nel tempo. Ha spesso la caratteristica della crisi, nel senso che si verifica con una insorgenza rapida e improvvisa. Qualsiasi sia il motivo per cui si prova l’ansia, con il tempo di solito si instaurano una serie di comportamenti di evitamento per cercare di disattivare tutti gli stimoli che possono innescare il processo che conduce all’attivazione emotiva. I comportamenti di evitamento possono condurre a forti limitazioni nella vita della persona e la possono rendere dipendente da una figura di riferimento. Ma vediamo di capire meglio quest’emozione... Che cos’è? Quali sono gli “ingredienti” di cui è composta? L’ansia è una emozione e come ogni


emozione è composta da una componente cognitiva, una componente fisiologica e una tendenza ad agire in un certo modo, cioè coerentemente con lo stato affettivo. A livello cognitivo, possiamo definirla come abbiamo accennato sopra, a una risposta immediata alla percezione di minaccia. Se lo stato di allerta/minaccia risulta prolungata nel tempo si avrà lo sviluppo di una serie di paure che ci spingono alla ricerca di strategie per eliminarla. Strategie che spesso però si rilevano utili nel qui ed ora ma, che alla lunga risultano inadeguate, creando dei veri e propri circoli viziosi sia a livello comportamentale che cognitivo, con preoccupazioni costanti che inficiano più o meno pesantemente la vita quotidiana. A livello fisiologico, i “sintomi” che si riscontrano sono tanti come per esempio: tremori, aumento del battito cardiaco, respirazione accelerata, sudorazione, vampate, nodo alla gola, dolori muscolari, somatizzazioni nel corpo (come a livello gastrico)... Queste componenti hanno come risul-

tato l’influenza del proprio comportamento limitandolo o modificando per colpa di questa emozione: al di là del motivo per cui la persona si sente minacciata, un oggetto ben definito come nel caso delle fobie specifiche (es. del dentista, paura di volare ecc ) a ansia di tipo relazionale o altre tipologie, tutte possono condurre ad uno stato ansiogeno compromettente che spesso porta a provare ansia anticipatoria nel caso in cui non si possa evitare la situazione temuta. La stato emotivo quindi si complica ulteriormente. Dobbiamo ricordarci che prima si interviene a livello terapeutico meno circoli viziosi si andranno a crearsi. La terapia mira alla risoluzione dove possibile delle manifestazioni o comunque a una

regressione dell’intensità dei sintomi che invalidano pesantemente e costantemente la vita quotidiana.

Dott.ssa Erica Zanghellini Psicologa-psicoterapeuta Riceve su appuntamento Tel. 3884828675

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64 anni di storia insieme

I Dellagiacoma…

Tradizione di famiglia

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na famiglia la cui tradizione “ittica” si tramanda da padre in figlio, ma con una continua evoluzione nella competenza e nella professionalità. L'album della loro vita inizia nel 1952 quando Roberto, il capostipite, decide di aprire un piccolo chiosco all'interno del quale esponeva in vendita tutti i prodotti ittici, sia di acqua dolce sia salata. E nel suo fare era molto apprezzato perchè con il passare degli anni, la sua competenza specifica sempre di più calamitava l'attenzione dei valsuganotti. Da allora, da quel lontanissimo 1952 tanta acqua è passata sotto i tradizionali ponti e con Roberto entra nel negozio il figlio Gabriele che sin da subito ha saputo apprendere i segreti del mestiere, riuscendo con il passare degli anni a dare una nuova vitalità al negozio. E al suo fianco una presenza importantissima una collaboratrice che non ha eguali perché Carla non solo è la moglie, ma aggiunge quell'indispensabile tocco di femminilità che ogni negozio sopra media dovrebbe avere. E il “duo” Gabriele e Carla fanno crescere l'insegna della “bottega” fino a farla diventare vero punto di riferimento nella nostra

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Roberto Dellagiacoma

zona. E il tempo scorre e una nuova, dinamica figura, si inserisce nell'azienda di famiglia. trasformando il due in un perfetto trio. E Andrea che con il DNA del nonno Roberto e i cromosomi dei genitori dimostra di Da sinistra Aurora, Alessia, Gabriele, Carla e Andrea possedere tutte le doti necessarie per dare un nuovo e ghi pronti, i gustosi baccalà, preparato crescente dinamismo all’azienda di fasecondo le tradizionali ricette trentine miglia. Per la cronaca Andrea, che oggi e venete; le insalate di mare con un insi è assunto il compito della totale gesieme di gusti e di di colore che attirano stione che vanta uno staff di cinque l’occhio del cliente. E per concludere le collaboratori, ha maturato, in questa croccanti fritture di pesce e gli appetitosi “qualificata” professione, una espefiletti impanati. Insomma un ricco menù rienza pluriennale perché sin dall’età in grado di soddisfare il palato più esidi sedici anni (oggi ne ha 24)ha voluto gente. A tutto questo si aggiunge che seguire e fare suoi tutti gli insegnamenti la pescheria Dellagiacoma, offre oltre di papà Gabriele che a sua volta li alla vendita dettaglio-ingrosso nel neaveva appresi da suo padre. Come gozio di Via Padri Morizzo, anche un dire…la tradizione continua. funzionale servizio di consegna a doE oggi la Pescheria Dellagiacoma è, inmicilio ed è in grado, con puntualità discutibilmente, un sicuro punto di ried estreme competenza, di servire per ferimento nella ecoil loro fabbisogni i ristoranti e gli alberghi nomia “vendita” delche operano in tutta la Valsugana. (p.r.) la Valsugana. In questi anni il depliant aziendale si è infatti arricchito di nuove proposte e nuove offerte culinarie che egregiamente integrano e completano il banco vendita pieno di tutti i prodotti ittici della nostra buona cucina. Ne sono d’esempio i su-


VALSU GANA

cronache

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La Corale di CALCERANICA, 45 anni di impegno e qualità

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on il tradizionale concerto dell’Epifania, davanti a un folto pubblico affascinato e ricettivo, si è concluso per la Polifonica di Calceranica un anno prodigo di soddisfazioni. Una serie di melodie natalizie, classiche e popolari, dalle più note ad altre sconosciute di autore moderno e contemporaneo, qualcuna pure di difficile esecuzione, hanno scandito una serata di intensa emotività, nella quale il coro diretto da Gianni Martinelli ha dato ulteriore prova delle proprie qualità interpretative. Accompagnato anche in questa occasione dalla sua se-

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zione giovanile, ha voluto inviare alla comunità di Calceranica l’augurio di un felice nuovo anno nel modo che più gli riesce naturale e spontaneo, strappando larghi applausi, calore e simpatia. Un anno, quello appena passato, che rimarrà impresso nella memoria dei coristi non solo per le brillanti performances conseguite negli impegni di maggior rilievo, ma anche per aver potuto essere partecipi – nel centenario dell’evento – alla serata commemorativa del grande esodo dei propri nonni verso la sconosciuta e lontana terra di Moravia. Un’esperienza toccante e al tempo stesso educativa, nella quale il coro – attraverso alcuni canti appropriati – ha cercato di rivivere i momenti sconvolgenti dell’abbandono forzato delle proprie case e del paese natale. Altrettanto stimolante e perfettamente riuscita la trasferta di ottobre in Germania, effettuata in restituzione della visita dei colleghi tedeschi a Calceranica dello scorso anno. A chiudere due giornate di fecondi scambi culturali, un brillante concerto nella chiesa parrocchiale di Merching, ridente centro bavarese: ad una prima parte che ha visto protagonista il coro di Calcera-

nica in delicate e raffinate esecuzioni a cappella, hanno fatto seguito, per un ghiotto finale, alcuni brani di ampio respiro artistico presentati in collaborazione con il coro o l’orchestra d’archi locale, suscitando l’entusiasmo del folto e competente pubblico. Un plauso particolare merita la sezione Voci Giovanili, un gruppetto esiguo di una decina di elementi (bambini e ragazze dai 6 ai 20 anni), anch’essi guidati dalla bacchetta di Gianni Martinelli, che ha onorato il 2015 con prestazioni di notevole qualità. Fra queste spicca la sorprendente vittoria alla XXXIII edizione del concorso nazionale corale “Franchino Gaffurio” di Lodi con la conquista della fascia d’oro. Il fatto assume maggiore rilevanza se si considera che l’anno precedente, alla sua prima esperienza in campo nazionale e nella stessa sede, la sezione salì il podio vincendo una inattesa fascia d’argento. Grandi soddisfazioni quindi per i coristi e per il loro direttore, un maestro esigente, caparbio, preparato, ma anche attento alle varie sensibilità che compongono i due gruppi. Ma per la Polifonica, presieduta da Ornella Andreatta, l’anno trascorso è stato caratterizzato anche dal raggiun-


gimento di un nuovo traguardo: quello dei 45 anni ininterrotti di attività. Un anniversario che il direttivo sociale ha voluto festeggiare in modo particolarmente solenne, come del resto è sempre stato fatto alla scadenza di ogni lustro. Ricorrenza importante, che il coro ha voluto festeggiare con un eccellente concerto corale-strumentale il 21 novembre davanti ad un pubblico entusiasta. Un cammino lungo, scandito da quasi cinquecento esibizioni ufficiali, alcune delle quali coronate da prestigiosi successi e da ottime recensioni critiche, ha consentito al complesso rivierasco di maturare una esperienza notevole e di proporsi come l’associazione maggiormente rappresentativa nel campo della promozione culturale del ridente centro turistico trentino. Celebrare il quarantacinquesimo di

fondazione di un sodalizio non è cosa di tutti i giorni: soprattutto se si tratta di un’associazione amatoriale in una realtà periferica. Di gruppi culturali e sportivi ne nascono infatti quasi tutti i giorni, ma come ben sappiamo molti di essi hanno vita breve, consunti rapidamente dalla precarietà organizzativa e dal modesto entusiasmo degli aderenti; soltanto quelli che si reggono su fondamenta solide e sono motivati da autentica passione possono sperare di avere un futuro. Fra questi ultimi si colloca la “Polifonica” di Calceranica che oggi, con un repertorio forte di qualche centinaio di titoli, si configura come una realtà solida, ben strutturata anche sotto il profilo amministrativo, un complesso che può legittimamente andare fiero della sua storia, costruita giorno dopo giorno

attraverso l’impegno di quanti, ragazzi e ragazze, uomini e donne, vi hanno aderito, portando ciascuno un qualcosa di suo ad arricchire i sentimenti di amicizia e solidarietà che sono il sale del vivere insieme. Buon compleanno Corale.

ME R E T O LEVIC

TANTI AUGURI, ADELE

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ono ben cinque gli ultracentenari presso l’APSP San Valentino di Levico Terme. Recentemente ha festeggiato il compleanno per i suoi 102 anni l’ospite Adele Pasqualotto che per solennizzare questo traguardo è stata organizzata una grande festa dal servizio sociale di animazione all’interno dell’Istituto, alla quale hanno partecipato i parenti più vicini ad Adele, il presidente della Casa di Riposo signora Martina Dell’Antonio che le ha donato un mazzo di fiori. Omaggi floreale anche da parte delle nipoti. Adele è nata in Germania da genitori bellunesi, nel 1913 e a 5 anni si trasferì in Italia con i genitori assieme agli altri cinque fratelli, 4 maschi e 1 sorella. A Gallarate in provincia di Varese, nel 1940 si sposò

con il carabiniere Adolfo Osler di Barco di Levico, e dalla loro unione nacquero due figli maschi. Da qualche mese è ospite dell’APSP di Levico Terme dove ha già stretto amicizia con le colleghe che, nella piena luci-

dità mentale, ha voluto al suo fianco per brindare alla sua festa di compleanno. Presenti pure diversi nipoti e pronipoti, fra questi anche il consigliere provinciale Gianpiero Passamani. (M.P.)

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Caldonazzo

Il Mulino Prati

STORIE DI CASA NOSTRA

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rano ben quattro in un lontano passato, i mulini a Caldonazzo costruiti lungo il torrente Centa e che in quel rio attingevano l’acqua per l’alimentazione. Si trovavano lungo il greto di quel torrente in località Pineta, un tempo rione Caorso, che venne abbandonato nel 1758 a causa di continue inondazioni e l’acqua, che proveniva dal lago di Lavarone, usciva dalla roccia formando le cascate del Vallempac. Di questi manufatti sono ancora visibili alcuni residui cementiti, come quello del “Goto” poco distante dalla strada romana “Imperiala”. L’ultimo ad essere abbandonato fu il mulino Prati, di proprietà dei grandi Prati che divennero artisti di fama mondiale, portando alto il nome di Caldonazzo. In origine il padrone era Domenico Prati e la proprietà passò poi al tredicesimo figlio, Cesare Giulio, che visse dal 1860 al 1940 e che pure lui divenne pittore per la passione trasmessagli dal fratello maggiore, il famoso Eugenio Prati. Nel 1896, all’età di 36 anni, dopo aver frequentato l’Accademia di Brezza a Milano, Cesare Giulio va in America, in Uruguay, attratto dall’entusiasmo per l’arte che sembrava offrire buone prospettive di lavoro e anche su richiamo dei fratelli più anziani di lui Leone, Probo, Stefano e Anacleto. Nel 1903 ritorna a Caldonazzo dove trasforma il piccolo mulino artigianale, che serviva solo per uso personale e per pochi altri privati, in mulino industriale, lavorando così grandi quantità di granoturco ed altri prodotti che provenivano non solo dalla piana di Caldonazzo, ma soprattutto dall’Argentina e dall’Ungheria. Oltre al mais in quel mulino si macinava il frumento, l’avena, l’orzo, la segala e la panizza la

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cui farina si usava per confezionare una particolare polenta. Nella zona di Caldonazzo, infatti, la panizza era coltivata da tante famiglie di allora, ed è per questo che gli abitanti di Caldonazzo ancora oggi vengono chiamati i “panizzari”. Frattanto ai tre figli Giulia, Mario e Jolanda nati durante il periodo in cui Cesare Giulio risiedeva in America, si aggiunsero Aldo e Lindo mentre Carlo nascerà nel 1917 durante l’esodo come profugo in Moravia. Edmondo Prati, pure lui grande pittore, figlio di Michelangelo, così descrive il mulino: “Il nonno Meneghin (soprannome di Domenico) lo aveva costruito secondo i criteri del tempo. Al piano terreno c’era il mulino completo con tutti i suoi accessori e nel primo piano tre grandi stanze con finestre alte e grandi, e con tutti i suoi scuretti”. Allo scoppiare della prima guerra mondiale, il mulino Prati rappresentava, assieme alla Torre dei Sicconi delle famiglie Curzel ed altre, un punto strategico per le batterie italiane che sparavano da oltre il Pizzo di Levico. Di conseguenza quel mulino fu raso al suolo e Cesare Giulio, con i figli, vide in diretta la distruzione. La sua casa scomparve in pochi secondi

 di Mario Pacher

per le grosse cariche di tritolo sparate dai guerrieri dell’Imperio Austroungarico, e assieme spariva anche l’azienda creata con tanti sacrifici. L’attuale fabbricato, sorto sulle fondamenta del vecchio mulino Prati, fu ricostruito nel 1923. Dopo il ritorno dalla Moravia, come appare anche da scritti in possesso dello storico Mario Pola, Cesare Giulio intraprese l’attività agricola per garantire alla famiglia un sostentamento di vita, e, nei ritagli di tempo, riprese l’attività pittorica che gli permise di realizzare buoni guadagni. Con la sua scomparsa avvenuta nel 1940, finisce l’era della grande famiglia dei pittori Prati. Non vi sono foto dell’epoca del mulino Prati. L’unica immagine è data da questo dipinto custodito in casa dello storico Mario Pola e realizzato da Romualdo Prati, pure lui celebre maestro del colore, nipote del grande pittore Eugenio Prati.


Raccolta di documenti

Emigrazione trentina nel mondo  di Mario Pacher

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rendendo spunto dall’Associazione amica “Bellunesi Nel Mondo, l’Unione delle Famiglie Trentine all’Estero ONLUS di Trento, invita soci, amici e simpatizzanti dell’Associazione ad una raccolta di documenti di ogni genere sull’Emigrazione Trentina. In particolare fotografie, lettere, passaporti, contratti di lavoro, biglietti ferroviari, di nave ed altro ancora che ritiene molto importanti per questo progetto, per non perdere questa parte di storia del fenomeno migratorio dei nostri trentini. Oltre che a creare un importante archivio, digitale e cartaceo, servirà, come afferma uno dei vicepresidenti Giancarlo Filoso, “per arricchire le nostre mostre che stiamo portando, dove possibile, in tutto in Trentino tramite le serate organizzate e denominate l’Emigrazione Trentina e l’Unione delle Famiglie Trentine all’Estero, nel corso delle quali presentiamo la nostra Associazione ed il suo modo di operare; serate in collaborazione con Comuni, Comunità di Valli, enti e Associazioni di volontariato. Questi incontri con la popolazione saranno accompagnati, dove possibile, da canti di cori, dibattiti alla presenza di esperti storici sull’emigrazione, video e testimonianze del pubblico sull’emigrazione e su tutte le nostre dirama-

SUGAN L A V O G BOR

zioni.” Siamo perciò a chiedere, dice ancora Filoso, “il vostro importantissimo contributo, nella raccolta di questo materiale, che potete inviare come vi è più comodo, anche scannerizzato, con la descrizione e il nominativo di chi l’ha fornito e il proprio indirizzo. Ricordiamo che se il materiale verrà digitalizzato, dovrà avere una risoluzione minima di 600 dpi e inviato via e-mail a: info@famiglietrentine.org. Se salvato su CD/DVD o su supporto cartaceo, può essere inviato tramite posta a: Associazione Unione delle Famiglie Trentine all’Estero ONLUS Via S. Martino 33, 38122 Trento. Si possono anche consegnare direttamente presso gli uffici dell’Unione in via San Martino n. 33. Per chi manda per Posta, ricor-

diamo di scrivere sulla busta il mittente in modo che il materiale si possa poi restituire ai proprietari. Il materiale verrà spedito anche agli amici dell’Associazione “Bellunesi Nel mondo”, che hanno avuto questa importante e splendida idea. L’Associazione si impegna inoltre a citare la provenienza del materiale. Il vicepresidente ringrazia sin d’ora per la collaborazione affinchè non venga dimenticato questo spezzone di storia vera, molto spesso anche sofferta da chi ha dovuto lasciare le proprie famiglie in cerca di lavoro in ogni paese del mondo. Il materiale dovrà essere inviato possibilmente entro il mese di aprile 2016. Eventuali contatti anche a: giancarlofiloso@gmail.com

Dirigenti dell’Unione Famiglie Trentine ad una recente festa in via San Martino a Trento

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Il presidente della Comunità di Valle della Bassa Valsugana e del Tesino Attilio Pedenzini, ha nominato il bibliotecario dott. Massimo Libardi quale rappresentante dell’Ente in seno alla direzione del Centro Studi Alcide Degasperi.

NUOVO INCARICO PER MASSIMO LIBARDI Il dott. Libardi

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RISTORANTE PIZZERIA

AL CONTE

Festa Innamorati degli Menùdi

S.Valentino Antipasti:

Involtino di peperone con caprino e erba cipollina Sfoglie con crema di cannellini e gamberi Crostone di polenta con lardo e rosmarino Carpaccio di polipo Capasanta sfumata al brandy *Abbinato un bicchiere di Spumante Trento Doc-Baldi

Primo piatto: Gnocchetti di patate con mazzancolle e pomodorini su crema di zucchine *Abbinato un bicchiere di Nosiola Azienda Agricola Brugnara

Secondo piatto: Trancio di salmone in crosta di patate paglia con ratatouille di verdure *Abbinato un bicchiere di Pinot Nero-Masi Trentini

Dessert: Mini Cheesecake al frutto della passione *Abbinato un bicchiere di grappa Chardonnay "Le Giare"-Marzadro

a persona € 35 compreso acqua, vino e caffè.

Per prenotazioni e info: 373.8715279 (inizio ore 20.30)

Pizzeria Ristorante Al Conte (Servizio a domicilio Pronto Pizza) LEVICO TERME – Via Regia,8 - Tel: 0461 702 302 - www.ristorantepizzeriaalconte.com 70

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Il gusto per le cose buone e genuine RISTORANTE PIZZERIA

AL CONTE

Per gli innamorati una serata all’insegna di EROS… il cibo e i 5 sensi

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nno 2007. Una data storica per il Ristorante Pizzeria AL CONTE di Levico Terme. Fu proprio in quell'anno che quest’accogliente struttura gastronomica affidò la nuova conduzione alla competente professionalità di Andrea, dopo che lo stesso e sin dal 1993, è stato collaboratore della precedente gestione. Una scelta davvero felice perché, nel tempo e con il tempo, e grazie alle idee innovative e al marcato dinamismo di Andrea, il ristorante AL CONTE ha saputo disegnarsi una propria personalissima dimensione usufruendo in maniera encomiabile della fattiva collaborazione di Alessia, moglie di Andrea e mamma di tre splendide bambine, e di Denise, colei che ha il delicatissimo e piacevole compito di accogliere e servire gli ospiti. La nomea de AL CONTE, però, non è solo dovuta allo staff e ai prelibati piatti o alle tantissime pizze, ma anche all’evoluzione della sua insegna che ha nell’etichetta di ECORISTORAZIONE TRENTINA un importantissimo biglietto da visita. Un progetto “culinario” e di ospitalità

che pochi possono vantare e che la Provincia Autonoma di Trento ha voluto rendere concreto per la giusta valorizzazione delle strutture che rispettano le indicazioni iniziali e che offrono, nei loro menu’, cibi e alimenti a Km zero. Ed evoluzione c'è anche stata nella creazione di nuovi e funzionali spazi ideati per soddisfare, al meglio, le esigenze della crescente clientela. Ne è d'esempio la saletta privata “ Beer Garten” (circa 30 posti) che Andrea ha voluto inaugurare per offrire la possibilità di festeggiare, in intimità e con la massima familiarità, una festa, una ricorrenza, una cresima, un battesimo o anche una cena sociale o di lavoro. E a proposito di spazi crediamo si utile sottolineare le due sale interne (oltre 120 posti) e il funzionale giardino he in estate diventa luogo ideale per gustare una pizza o un appetitoso manicaretto che le sapienti mani dello chef Carlo prepara nel rispetto dei della buona e gustosa cucina italiana. E richiamando le peculiarità della cucina “particolare” una dovuta menzione spetta alla Cena di San Valentino che il Ristorante

Al Conte ha voluto ideare per offrire agli innamorati e non solo a loro, la possibilità di vivere, di gustare e apprezzare un originalissimo menu’ che richiama il sentimento di Cupido. Un menu’ che il “nostro” Andrea ha volutamente chiamato “Eros…il cibo e i cinque sensi” perché ognuno di essi assume un’importanza particolare a tavola: il tatto, per il piacere di toccare con mano le genuinità delle pietanze; la vista, per appagare l’occhio con la bellezza e la fantasmagoria dei piatti serviti; il gusto e l’olfatto per aspirare gli aromi e gustare la prelibatezza dei manicaretti, deliziando il palato con sapori unici ed inimitabili. Infine l’udito, per ascoltare il piacevole tintinnio dei bicchieri e dei calici nello scambio degli auguri. E alla fine quando si lascia questo accogliente ristorante si ha la certezza di aver trascorso, in una giusta e calda atmosfera, momenti rilassanti all’insegna della cordialità e ospitalità che Andrea e i “suoi” hanno saputo offrire. (p.r.)

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ra il lontano 1976 quando prese vita in una piccola frazione del perginese, l’Associazione Amici della Cultura e dello Sport di Canale. Non sono molte le associazioni che nel primo anno dalla loro costituzione riescono a raggiungere e superare i 400 iscritti, un numero ragguardevole, soprattutto se pensiamo che si tratta di una realtà di periferia. L’istituzione del “comitato pro carnevale” ha dato il LA a questo gruppo di residenti che con il loro affiatamento e con tanto entusiasmo, hanno istituito l’8 maggio di quello stesso anno l’associazione. Viene proposto il concorso di pittura rivolto ai bambini della scuola materna ed elementare di utenza, si invitano a suonare i Madrigalisti Trentini ed il Coro Genzianella, tra le attività sportive si organizzano corsi di ginnastica, torneo di pingpong e corse campestri che rendono la prima annata ricca di iniziative. A queste attività si affiancano la Festa dell’Ospite e la Sagra Patronale, cui si aggiungono la castagnata autunnale, gli incontri informativi, l’organizzazione di gite, la Strozega de Santa Luzia e l’istituzione della sezione filodrammatica. Ma l’associazione non si ferma e tra alti e bassi, nuove entrate e qualche uscita dal direttivo si assiste alla prima commedia della sezione filodrammatica nel gennaio del 1979. Si realizza un cineforum in collaborazione con la scuola, cui ne seguiranno molti altri e hanno inizio gli incontri di educazione sanitaria che ancora oggi il dottor Lino Beber porta avanti. L’ACS Canale inizia ad organizzare anche corsi di strumento, come chitarra e pianoforte e propone la festa sotto l’albero di Natale, momento conviviale con bevande calde e panettone, per lo scambio degli auguri. Il 1988 inizia con il nuovo logo ideato e realizzato da Bruno Piva, che a tutt’oggi è il simbolo dell’associazione. Del 1991 è la prima edizione di “na pedalada ‘n tra i masi”, preludio all’istituzione, nel 1996 del Crazy Bike Team guidato da Fabio Piva, che partecipa con ottimi risultati a numerose gare ciclistiche. Dall’11 al 14 maggio 1995 prende vita la “Festa di Primavera”, che vede l’associazione collaborare con l’Assessorato Regionale alla Cooperazione, l’Assessorato Provinciale all’agricoltura, l’Associazione produttori Agricoli Sant’Orsola, la Cooperativa Frutticoltori C4 e l’azienda di Promozione Turistica locale. Ricco il programma, connubio tra attività sportive, momenti dedicati al tema della cooperazione e dell’agricoltura, il tutto condito da stand espositivi, intermezzi musicali, esibizioni di

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 di Chiara Paoli

diCanale 19 dicembre 1976 Primo concerto ACS - Coro Genzianella

20 giugno 1976 - 1 o Concorso di pittura

Visita ai musei della Sciola di Pergine e degli attrezzi di Canezza


ballo e concorso grafico-espressivo. Viene realizzata l’anno seguente, la prima festa per i nuovi residenti, per accogliere le nuove famiglie che scelgono di venire a vivere nella frazione, ampliatasi con la costruzione di nuovi complessi residenziali. Hanno quindi inizio i lavori di ricerca per la pubblicazione del primo volume dal titolo “Canale nella storia”, edito dall’associazione nel 1998, grazie all’opera di Iole Piva e di padre Salvatore Piatti. Segue nel 1999 la pubblicazione del professor Claudio Manduchi dal titolo “Quando verrà quel giorno”, prima opera di una quadrilogia sui fenomeni naturali in forma romanzata. Nel 2000 viene realizzata la nuova sede scolastica della frazione, dotata di una palestra che viene resa disponibile dal comune per l’associazione, previa richiesta degli spazi; dopo tante energie spese per chiedere una casa sociale per le attività, finalmente un passo avanti. Nel 2002 nasce il Comitato Adulti Anziani, mentre nel 2008 prendono avvio la sezione Giocherete grazie al gruppo attivo di ragazze guidate da Valentina

Merlini ed il progetto “Prevenire è meglio che curare” a cura del dottor Lino Beber. Negli anni sono diversi i collaboratori che vengono purtroppo a mancare e nel 2010 è la volta del professor Claudio Manduchi, professore di Fisica all’Università di Padova, autore di numerosi libri, molti dei quali pubblicati grazie all’ACS Canale. Lo studioso ha passato gli ultimi anni della sua vita a Villa Bettina, luogo di incontro e spesso sede di riunioni dell’associazione con la quale ha collaborato attivamente, dando vita all’Accademia dei Semplici, nata nell’intento di rendere più semplici quei concetti che appaiono incomprensibili. Nel 2011, in occasione del 35° anno dalla sua istituzione, viene pubblicato il volume “Nel mezzo del cammin: 35 anni di vita dell’A.C.S – Canale”, a cura di Lino Beber e Fabio Pergher, presidente in carica da diversi anni che porta avanti con impegno l’attività. Nel settembre

Sagra 2015 del 2014 viene inaugurata in occasione della sagra, la rinnovata struttura scolastica, all’interno della quale si colloca la nuova casa sociale, la sede dell’associazione e la sala anziani e viene proposto il primo Giro dei Presepi di Canale. Finalmente l’associazione ha trovato la sua casa ed i suoi spazi, dove poter continuare con le iniziative e festeggiare i suoi 40 anni di impegno. Non possiamo che augurare un buon quarantesimo compleanno all’Associazione Amici della Cultura e dello Sport di Canale e fare un encomio ai moltissimi volontari che collaborano con questa realtà sempre in fermento.

IL CIMA VEZZENA IN ASSEMBLEA

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i è svolta giovedì scorso l’assemblea sociale del Coro Cima Vezzena presso la sede di Barco. Il coro entrato nel suo 31° anno di attività e che conta 30 elementi attivi, ha ascoltato le relazioni del Presidente, Osvaldo Gabrielli, del Cassiere, Paolo Pallaoro e del Maestro, Mauro Martinelli. La ricerca di un presentatore/presentatrice che accompagni il Coro nei suoi eventi canori è solo una delle novità introdotte quest'anno dal direttorio. Nel corso della serata è stato illustrato soprattutto il ricco programma di massima che vedrà impegnato il Coro per tutto il 2016, oltre alle prove serali, che è e rimane un appuntamento fisso bisettimanale con una breve pausa estiva. IL 13 marzo si

terrà il pranzo sociale, quale tradizionalmente il Coro condivide con soci e amici un momento di convivialità e allegria. Per il 2 aprile è programmata una uscita a Cerro Veronese dove si incontrerà il Coro “La Sengia della Lessinia”. Tutte le altre novità del Coro, gli appuntamenti e i concerti vari, saranno pubblicati nel prossimo numero di Valsugana News che dedi-

LEVICO TER ME

cherà un ampio servizio a questo coro, vanto e tradizione della nostra Valsugana.

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 di Mario Pacher

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LA COOPERATIVA RODODENDRO

ontinua a Baselga di Pinè il prezioso ruolo in favore delle persone bisognose, della Cooperativa “Il Rododendro”, nata ancora nel 1983 per opera di una quindicina di soci fondatori provenienti dalle diverse frazioni dell’altopiano. Fra questi anche l’insegnante Bruno Svaldi che fu anche presidente dal 1985 al 2004, e che gentilmente ci ha descritto la struttura e i vari servizi che propone alle persone. Già qualche anno prima s’era avuta una simile idea da parte del dottor Pigna di Fonzaso che si preoccupava dell’assistenza agli anziani, avallato dal sindaco di allora ing. Luciano Ioriatti e dall’assessore dott. Paolo Dallapiccola. La prima mossa fu quella di acquistare lo stabile ex albergo Cacciatore, in via delle Scuole, che ora, di proprietà del comune, è ceduto in comodato gratuito a questa Cooperativa Sociale “Amica C.A.S.A”.(Cooperativa Assistenza Sociale Anziani)il Rododendro. Primo presidente venne nominato Francesco Anesi, mentre attualmente è alla guida Fulvio Andreatta con suo vice Luciano Ioriatti. Negli anni ’90, continua il signor Svaldi, la C.A.S.A, è stata ampliata e così si è potuto incrementarne l’attività. L’idea dei fondatori era quella che fosse gestita dagli stessi anziani, quindi gratuitamente, e così infatti è stato per i primi cinque anni. Poi vennero assunte persone con regolare contratto di lavoro. Fra i servizi più importanti vogliamo ricordare l’ospitalità a circa cinquanta persone per il pranzo. Altra attività importante è quella della consegna a domicilio di una cinquantina di pasti al giorno, dal lunedì al sabato. Due volontari con l’auto Panda, raggiungono poco prima di mezzogiorno le persone che ne hanno fatto chiesta perché al bisogno, nei centri di Regnana, Bedollo, Faida, Miola e Piazze, Baselga, Bedollo e Montagnaga. A queste persone viene richiesta una compartecipazione

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che è stabilita congiuntamente ai Servizi Sociali, sulla base alle condizioni economiche. La C.A.S.A. organizza poi, da circa un trentennio, l’università della terza età, varie attività di animazione, soggiorni marini, gite ed altri momenti ricreativi. Nella sala da pranzo fa bella mostra una statua che raffigura San Giuseppe, patrono della Cooperativa, opera dello scultore Bruno Groff di Regnana. All’interno opera anche una coordinatrice, la dottoressa signora Lara laureata in psicologia, due OSS (Operatore Socio Sanitario) che sono le responsabili dell’attività. A loro si Le Cuoche Rododendro affiancano un gruppetto di volontarie e anche qualche uomo. L’ultimo piano della grande struttura ospita 6-7 stanze singole con servizi, che sono adibite ad alloggi per persone in difficoltà temporanea. Dal 2009 è attivo anche il Centro Servizi e un locale viene messo a disposizione dei Patronati che curano le pratiche burocratiche anche dei cittadini esterni. er Foto Mario Pach

PINE’ I D A G L BASE

Rododendro ingresso

Scultura San Giuseppe


LA FESTA DEGLI ANZIANI RME E T O IC V LE

 di Mario Pacher

NOVAL

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articolarmente partecipata è stata anche quest’anno la tradizionale “Festa dell’Anziano” organizzata dal locale Gruppo pensionati e svoltasi presso un noto ristorante di Levico Terme. Il presidente Marco Francescatti, dopo il saluto di benvenuto alle autorità e ai più di 130 soci presenti, ha ricordato l’attività svolta ed ha premiato, nel corso del momento conviviale come ormai da tradizione, le persone di Levico che nel 2015 hanno raggiunto i 90 anni di vita. Due solamente quest’anno hanno festeggiato quel traguardo: Valeria Vettorazzi e Dolores Bosco. Quest’ultima, sia pur in buona salute, non ha potuto essere presente. E così nel corso della festa è stata premiata con un omaggio floreale, solo la signora Valeria che vediamo in questa foto assieme alle autorità. Parole di lode verso questa importante associazione che vanta ben 390 iscritti, sono venute dal primo cittadino Michele Sartori: “Ringrazio il direttivo di questo attivo Gruppo per l’attività sociale che svolge, non ultimo il servizio di vigilanza scolastica che vede impegnati una quindicina di pensionati”. Per esprimere elogi hanno poi preso la parola l’arciprete di Levico don Ernesto Ferretti, il consigliere provinciale Gianpiero Passamani e la presidente del consiglio comunale Silvana Campestrin.

EDO

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no fra i più importanti appuntamenti del nuovo anno, è stata la “Festa dell’Anziano” alla quale hanno partecipato più di settanta persone del paese e anche da fuori. Un ritrovo che annualmente viene organizzato dall’amministrazione comunale in collaborazione con il locale Gruppo Pensionati e che si è svolto nella sala don Evaristo dove le dirigenti del gruppo, con l’ausilio anche di altri volontari, hanno preparato e servito a tutti i partecipanti un ottimo pranzo accompagnato da tanti dolci casalinghi e buona musica proposta dal componente il direttivo Grazioso Alzetta. Dopo il saluto e la benedizione da parte del già parroco del paese don Luigi Roat, la presidente signora Bruna Gozzer ha ringraziato per la numerosa presenza, mentre il sindaco Diego Margon ha espresso apprezzamento per l’organizzazione della festa e per l’attività che costantemente il Gruppo svolge in favore di tante persone non più giovani del paese. La presidente ha poi premiato con un mazzo di fiori Lidia Pompermaier, classe 1927, che è stata fra le fondatrici del Gruppo e per diversi anni anche presidente.

PREMIO A GIORGIO LENZI “La voce delle Dolomiti”, è stato recentemente premiato per la sua lunga carriera di cantante. Il riconoscimento è avvenuto per mano del consigliere provinciale Gianpiero Passamani presso il palazzetto dello sport di Levico Terme, alla presenza di tanta popolazione della “sua” Levico e diverse autorità locali. Prima della consegna del premio, Passamani ha ricordato la lunga e prestigiosa carriera del cantante levicense, specialista dello jodler, le apparizioni in TV e i concerti in tanti Stati di tutto il mondo. Un premio che Giorgio, assiduo lettore della nostra rivista Valsugana News, si è tanto meritato e al quale aggiungiamo le nostre più vive felicitazioni. (M.P.)

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La ragazza immagine

Chi volesse utilizzare Silvia come hostess in convegni, dibattiti, mostre o come modella/fotomodella è pregato di contattare il numero 328 9075152

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Foto by Giuseppe Facchini

Silvia


SILVIA DEFLORIAN...

 di Giuseppe Facchini

una ragazza acqua e sapone S ilvia Deflorian, è una delle tante ragazze della Valsugana che come tutte le sue coetanee ha molti sogni nel cassetto. Desideri, per loro, meritevoli di essere esauditi e concretizzati perché se è vero che nella vita non si vive di soli sogni è però certo che, come disse un giorno qualcuno, le speranze future danno motivo di migliorare la propria esistenza e di raggiungere i traguardi fissati. Socievole, all’inizio forse un po’ timida, Silvia riesce a diventare amica e buona conoscente di tutte le persone che la circondano e con le quali intraprende rapporti nel quotidiano. Ha una simpatia naturale che esprime in ogni occasione. Amante della natura, evidenzia, nel dialogo, un carattere che la porta ai contatti umani e alle amicizia disinteressate. Chi la conosce sostiene, a ragione, che è una brava ragazza, attenta alla solidarietà è sempre pronta ad aiutare la gente perché, ci dice Lei con naturalezza, le piace vedere il prossimo felice in un mondo, purtroppo, sempre di più caratterizzato da incomprensioni e bruttezze. Capelli e occhi scuri, alta 1.74, peso 59 kg, la “nostra” Silvia ama cimentarsi nei vari sport, sia quelli in palestra (pallavolo) sia atletica per mantenersi in forma e fisicamente a posto. La sua famiglia, che ama tantissimo, è il suo vero e concreto punto di riferimento dove mamma Angela, papà Ermanno, e il fratello David sono portatori di quei sani principi che Silvia conserva e porta con se. Le sue passioni più grandi sono il ballo, il canto e la possibilità di partecipare a sfilate, perché come Lei stessa sottolinea, “adoro essere tra le gente e vivere con la gente”. Conoscendola ci si accorge che Silvia non ha “grilli” per la testa anzi dimostra di essere una ragazza con le idee ben chiare e non si fa facilmente condizionare o cambiare

comportamento a seconda dell’ambiente nel quale si trova o di chi ha davanti. E’ e resta una ragazza concreta, accompagnata dal suo carattere estroverso e dalla sua bellezza “acqua e sapone”. Una bellezza, che seppur naturale, Silvia cura in maniera molto attenta. E lo fa non tanto perché ha studiato come estetista e quindi conosce i “trucchi” del mestiere, ma perché vuole e desidera dare il giusto valore al proprio corpo. “Si, ci dichiara Silvia con estreme semplicità, mi curo molto, sono attenta all’alimentazione sino quando avevo 12 anni, anche se rimango sempre una golosona. Ho studiato come estetista, ma la mia passione più grande è e rimane il ballo e se tornassi indietro frequenterei una scuola di danza. Nel cassetto, però, continua la “nostra” Silvia, ho un’altra grande passione che mi attira sempre e continuamente: il canto. Ballo, canto e danza si uniscono, in un trittico, con la mia voglia di spettacolo e di “passerella” ovvero sfilare e provare la grande emozione di indossare uno di quegli abiti che fareb-

bero felici moltissime ragazze e donne. Purtroppo sono consapevole che questa strada è molto difficile, ma parafrasando un vecchio adagio…”tentare non nuoce”. Ed io sono veramente fiduciosa”.

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L’Ortazzo:

dai GAS alla rete locale

Continua il viaggio alla scoperta delle associazioni del nostro territorio. E proprio di territorio si parla questo mese assieme all’associazione l’Ortazzo di Caldonazzo, nata diversi anni fa dalla voglia di fare di alcune persone, tra le quali l’ex presidente Christian Logli. Tutto è cominciato con un campo a Lochere e qualche appassionato. Ora l’associazione può contare su una trentina di famiglie iscritte al GAS (gruppo di acquisto solidale) che funziona e che è riconosciuto a livello provinciale, una ventina di soci molto attivi e su un direttivo rinnovato.

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imone Wegher -noneso di origini ma che da anni vive a Vattaro- è il nuovo presidente dell’associazione. “Ho conosciuto l’Ortazzo nel 2010 durante un ciclo di serate organizzate nella primavera di quell’anno. Stavo cambiando il mio stile di vita in quel momento, e le prospettive offerte da quest’associazione mi sembravano adattarsi bene al mio nuovo modello -niente TV, interesse per i concetti di decrescita, GAS e biologico”. Due anni fa, al rinnovo del direttivo, Simone ha preso il posto di Christian -troppo impegnato su altri fronti-, ed è diventato il nuovo presidente. Per farlo bene, e potersi dedicare di più al volontariato, ora sta facendo il part-time al lavoro -lavora come infermiere al carcere di Spini di Gardolo. “Nel 2014 l’associazione si è trovata di fronte a un momento di grande cambiamento, e non solo per via del direttivo. L’orto che fino a quel momento l’associazione aveva in comodato gratuito dal Comune di Caldonazzo non trovava braccia sufficienti che lo coltivassero -tra l’altro il luogo era poco ap-

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petibile e il terreno difficilissimo da lavorare- e il progetto per il momento è stato accantonato. Insomma per tutti noi è stata una vera e propria sfida, ma l’abbiamo accettata”. E il risultato è a dir poco positivo. Infatti, fedele ai suoi obbiettivi di ri-

spetto per l’ambiente e costruzione di modelli di vita più sostenibili, l’Ortazzo in questi anni ha cercato di consolidarsi sul territorio, aumentando l’impatto e la sensibilizzazione delle persone in Valsugana e Vigolana. È poi stato dato il via a un progetto di “rete”. Come spiega il presidente, “vi stupirebbe sapere quante sono le associazioni e le realtà

che si occupano di temi a noi cari -per citarne qualcuna Localmenti, Pergine Crea, PerGnent e i molti GAS della zona. Con loro stiamo portando avanti un progetto di sensibilizzazione delle persone. E poi stiamo dialogando con le amministrazioni comunali di Calceranica, Caldonazzo e Bosentino sul tema dei pesticidi. Sempre più persone infatti si preoccupano dell’utilizzo dei fitofarmaci”. Il 2015 è stato per l’Ortazzo un anno splendido secondo Simone. “I LunAdì dell'Ortazzo hanno riscosso successo di pubblico e la settimana dell'economia solidale anche”. Un traguardo notevole, quest’ultimo. Come spiega il presidente “quest’opportunità ci è stata data dal Tavolo per l’Economia Solidale della PAT, che ci ha incaricati di organizzare questa manifestazione per dicembre a Caldonazzo. È proprio grazie alla forte sinergia costituitasi e alla collaborazione di tutti che i risultati del 2015 sono stati splendidi”. La settimana dell’Economia Solidale si è conclusa al palazzetto di Caldonazzo, per una giornata di scambio alla quale hanno parte-


cipato moltissime persone. “Grazie alla rete consolidatasi negli ultimi mesi, potremmo riuscire a ripetere il tutto l’anno prossimo”. E quale è il grande sogno dell’Ortazzo? “Vorremmo creare un biodistretto in Valsugana e Altipiano della Vigolana. Stiamo intessendo una rete con i produttori biologici e biodinamici del territorio. Vorremmo poi intrecciare le loro istanze con quelle della popolazione locale, per costruire assieme un welfare sociale”. Forse un obbiettivo lontano, che comincia dalle basi: sensibilizzare sul ruolo dell’agricoltura e dell’agricoltore nella nostra società moderna. “C'è agricoltura e agricoltura, in un tempo dove l'agricoltura si è industrializzata e il contadino si è trasformato in mero distributore di fitofarmaci e non è più custode del territorio -tra parentesi sempre più a rischio desertificazione e cementificazione- c'è forse la necessità di fare un passo indietro e riportare l'uomo alla terra”.

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STAGIONE AGONISTICA 2015 - 2016

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VOLLEY

IN ALTA VALSUGANA

 di Giuseppe Facchini

Alta Valsugana Serie C

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randi novità nella stagione agonistica 2015/2016 dell’Alta Valsugana Volley che racchiude le società di Pergine (Presidente Dario Alessandrini), Levico (guidata da Massimiliano Osler), Caldonazzo (Michele Curzel), Civezzano (Danilo Garollo) e Pinè (Umberto Corradini). Sul fronte perginese Rogelio Hernandez, già nazionale cubano e allenatore in quel di Pergine, dopo alcune importanti stagioni in Austria dove ha allenato a Innsbruck, Linz e Vienna portando le squadra austriaca alla vittoria in campionato, ai playoff e alle finali della coppa europea CEV, è tornato a Pergine come Direttore Tecnico delle squadre della società, nonché anche come allenatore dell’Under 16 e della Terza Divisione. Grande qualità quindi nella direzione tecnica che si ripercuote anche nella serie C femminile quest’anno guidata da Milo Piccinini, allenatore esperto su una rosa di atlete valide e che fanno ben sperare nel proseguo del campio-

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nato coadiuvato da Sara Fronza e Andrea Hueller. Lo stesso Piccinini allena anche la squadra maschile di Prima divisione. Nel campionato nazionale di Serie A2 la Trentino Rosa- Delta Informatica pur giocando a Trento mantiene una stretta collaborazione con la società valsuganotta e si allena costantemente nella palestra del Curie. Dirigente è Graziano Pedron che cura anche alcune squadre giovanili a Pergine. Il settore giovanile, punta di diamante della società, presenta nei vari campionati una rosa di squadre davvero importante: l’Under 16 di Hernandez, l’Under 16 CSI di Minuccia Doronzo, l’Under 14 guidata da Marco Rozza e Mario Margoni, l’Under 13 allenata da Lorenzo Visintainer, Ivan Pasquali e Giulia Garollo, questi ultimi anche con l’Under 12. Il Minivolley presenta sempre un nutrito gruppo di bambini e bambine con Lorena Zanei, Alda Petraroli e ancora Giulia Garollo. Nella Pallavolo Levico spicca la squadra

maschile che milita in serie C allenata da Michele Leonesi che guida anche la Prima Divisione Femminile. Folto il gruppo giovanile femminile con l’Under 14 di Denis Zanotti e Rudi Schmid, l’Under 16 e Under 14 CSI di Manuela Perini e Claudia Segnana, il Minivolley di Elio Biasi ed Elena Bosatra. La società collabora con l’Audace di Caldonazzo che schiera nei vari campionati femminili l’Under 16 di Zanotti e Schmid, vincitrice lo scorso anno del titolo provinciale, l’Under 13, l’Under 12 e il Minivolley con allenatori Yuliet Bauta Sanchez, Mauro Biondani, Elena e Angela Bosatra, dirigenti Mauro Hueller e Paolo Bosatra. A Pinè abbiamo la squadra di Prima Divisione allenata da Mattia Franceschini e Davide Anesi, l’Under 12 e il Minivolley. Il quadro è completato dal gruppo Minivolley di Civezzano con Giulia Garollo e Bianca Bassi. In totale sono più di 300 gli atleti e le atlete impegnati in questo bellissimo sport.


Alta Valsugana Under 16

Alta Valsugana Prima Divisione Maschile

Audace Under 16 Levico Serie C Maschile Alta Valsugana Under 14

Levico Squadre Csi

Alta Valsugana Under 13

Alta Valsugana Under 16 Csi


Hotel Elite per il tuo giorno più bello H

otel Elite e Famiglia Vettorazzi, un binomio vincente nella ospitalità della nostra Valsugana. Una particolare e qualificata unione che dal 1994 ha saputo concretizzare la vera concezione del “ricevere”. E non solo per coloro i quali scelgono Levico Terme come località per rilassanti ferie o per chi cerca nel “biologico” l'essenza della quotidiana alimentazione, ma anche, e soprattutto per chi desidera festeggiare, nel migliore dei modi, il loro giorno più bello: gli Sposi. E’ infatti nel ricevimento del matrimonio che ”I Vettorazzi” esprimono la loro indiscussa professionalità facendo diventare l'Hotel Elite il luogo ideale all'interno del quale i “novelli sposi”, circondati dall'affetto di amici e parenti, trovano la giusta e gioiosa atmosfera. Una particolare offerta, quella dell'Elite, in grado di soddisfare tutte le esigenze, anche le più particolari perchè il matrimonio con la sua romantica luce è e rimane un unico indimenticabile avvenimento. Le proposte che l’Hotel Elite offre agli sposi sono veramente tante e si concretizzano nel qualificato “pacchetto nozze” che presenta elementi d’indiscutibile qualità e convenienza, grazie anche allo staff

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di professionisti che saprà interpretare i desideri e trasformare la giornata in un evento veramente speciale. Intanto la grande sala con oltre 100 posti che creano una romantica atmosfera per la felicità degli sposi e dei loro invitati. Di poi il menu ideato e preparato secondo le indicazione e le personali esigenze degli sposi per un insieme di sapori con proposte adatte a tutti i gusti e con prelibatezze preparate dall'estro creativo degli chef e la disponibilità degli ingredienti di stagione. La grande novità però è che nel pacchetto “nozze” è stata anche prevista una gioiosa animazione per piccoli e bambini che nella apposita saletta interna (in inverno e nell’ampio parco esterno) possono divertirsi e giocare, dando sfogo a tutta a loro vivacità, mentre i loro genitori assaporano tutto ciò che le mani esperte dei cuochi hanno saputo realizzare. A questo si aggiunge che tutti gli spazi dell’Hotel possono essere prenotate per festeggiare un qualsiasi avvenimento, quale il battesimo, la prima comunione, la cresima, la festa di laurea, una cena sociale o una riunione di lavoro. Il biglietto da visita dell’Elite, però, non è solo ospitalità e ricevimento, ma è stato egregiamente integrato da un Centro ideato per la salute e il benessere fisico. Particolari proposte che Susanna, la qualificata responsabile, offre non solo agli ospiti dell’Hotel, ma anche ai clienti esterni. (p.r.)

LEVICO TERME (TN) Viale Roma, 19 Tel. 0461.706283 Fax 0461.702062 www.biohotelelite.it info@biohotelelite.it

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anchetti B • li ia c so zi n ra P • e di laurea • Cerimonie • Fest • Riunioni di lavoro ioni • Cresime • Comun


Segantini a Borgo, l’inizio di una seconda vita  di Chiara Paoli

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i può proprio dire che la vita dell’artista Giovanni Segantini è cambiata radicalmente grazie a Borgo Valsugana. Giovanni nasce ad Arco nel 1858 e a soli 7 anni rimane orfano di madre, per questo il padre lo porta a Milano, dove lo abbandona con la sorellastra Irene. Nel 1870 viene arrestato per vagabondaggio e confinato nel riformatorio Marchiondi. Nel 1873 viene affidato alla custodia del fratellastro Napoleone, proprietario di una bottega a Borgo Valsugana, con lui rientra in Trentino e impara il mestiere di garzone. Giovanni è un giovane che ha alle spalle un’infanzia infelice, connotata fortemente dalla cagionevole salute della madre e dall’indigenza economica in cui la famiglia versava, un bambino solo nelle difficoltà ed abbandonato a se stesso che rischia di morire annegato nel fiume. Ma le strade del Signore sono infinite e così il Trentino, dopo averlo cullato in una giovinezza di immensa tristezza, ridona al giovane uomo la speranza e la passione per l’arte che ne faranno un grande ed apprezzatissimo pittore. Giovanni Segantini ha girato Milano, ed ha visto come la mercanzia viene esposta sulle banca-

relle, per apparire sempre al meglio e indurre i clienti all’acquisto. Si impegna fortemente per rendere il negozio del fratellastro Napoleone il più pulito ed il più bello possibile, si alza alla 5 del mattino per andare a comperare al mercato i prodotti migliori da vendere poi nel negozio, dove la merce viene esposta con cura. E’ così che il ragazzo dalla robusta corporatura, conquista i paesani e le donne, che si recano da lui per comprare quei viveri sempre freschi e ben selezionati. La bottega, sotto la guida di Giovanni incrementa fortemente i guadagni ed amplia notevolmente la clientela, ma il giovane non fa tutto questo per riconoscenza, già medita sul futuro, che lo condurrà verso un destino ben diverso. Borgo Valsugana però è il luogo della riscossa, un paese dove Giovanni ottiene successo e consensi, dove è benvoluto da tutti, nonostante la sua scelta di non praticare la religione cristiana. Qui riesce finalmente a guadagnare dei soldi e riesce ad acquistare non solo un abito fatto su misura, ma la dignità di uomo. E’ in questo contesto, grazie a quelle che potremmo definire le prime note positive della sua vita, che prende piede la felice decisione di ritornare a Milano, dalla sorella Irene, per iscriversi all’Ac-

Autoritratto cademia di Brera. Inizia così l’ascesa al successo di un grande artista, che inizia a lavorare come decoratore per Luigi Tettamanzi, mentre porta avanti gli studi che gli daranno le basi per andare oltre, alla ricerca di sperimentazione e di quell’intimo sentimento estetico che connotano le sue opere. Giovanni non scorderà mai il Trentino, la sua terra natale e pur stabilendosi in Brianza e poi nei Grigioni ed in Engadina, cerca sempre le amate montagne, a memoria di quelle che lo hanno cullato nel suo affacciarsi alla vita. La sua opera è un inno alle montagne, ai colori, ai profumi ed alle sensazioni, che solo un gigante di terra sa dare. Il messaggio della natura, la sua vitalità ed il suo ciclo continuo sono la più grande rassicurazione per il suo genio artistico e assieme all’amata compagna Luigia Bugatti, detta Bice, gli donano quella tranquillità e quella pace che per anni non ha conosciuto. I figli saranno per lui fonte di gioia immensa e di preoccupazioni, quell’apprensione che non aveva mai per se stesso e che lo porta a spegnersi a soli 41 anni, all’apice del suo successo artistico.

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Il mago dei F iore Stefani, classe 1936 è uno di quegli artigiani che portano avanti da una vita il mestiere di famiglia. L’ho incontrato nella sua casa in Valle dei Mocheni a Palù del Fersina, dove mi ha accolta con somma gentilezza, nonostante la visita inaspettata; in casa non c’è il telefono e non ho quindi potuto avvisare del mio arrivo. Quando chiedo da quanti anni fa questo lavoro, mi risponde che lo fa da sempre, per quel che ricorda, dai 4 o 5 anni in su, quando ha iniziato ad infilare perline per aiutare la madre Emilia nel suo lavoro. L’uomo si perde nei meandri del tempo, narrandomi della madre, nata del 1918 e frutto del primo conflitto mondiale, quando quassù si erano stabiliti i soldati austroungarici; mi narra poi di essere parte di una famiglia che conta ben 12 fratelli, tutti ad oggi scomparsi. Lui è l’unico ancora in vita e che porta avanti questo mestiere che viene tramandato in famiglia; lo stesso Fiore lo ha trasmesso alla nipote, Rosanna con la quale ha realizzato 3 cappelli dei coscritti nell’arco del 2015. Ed è così che risponde alla mia domanda di quanti siano i kronz realizzati in un anno, che variano però a seconda del numero dei coscritti della vallata. Fiore ci racconta poi che i materiali sono difficili da trovare in zona e che per acquistarli, fin da quando era un ragazzo, si recava con la madre a Bolzano, dove era possibile trovare tutto l’occorrente nella zona dei portici. Quando chiedo quanto tempo occorre per realizzare uno di questi splendidi copricapo, mi viene descritta la sua paziente lavorazione, che è propria di un’artista artigiano, che si adopera per realizzare per ogni singola perlina una molla, con filo di ferro di diverso spessore a seconda della dimensione e quindi del peso della decorazione che deve vibrare, senza cedere al peso della sfera. La base è realizzata con le strisce argentee che si utilizzano per l’albero di Natale, sulla quale si innestano le coloratissime e luccicanti perline, i fiori di tessuto, le gemme ed i piccoli specchietti, sormontati dalle spazzette bianche e lucide. Il cappello è poi arricchito da fogliame realizzato con foglia d’oro, sapientemente tagliata e rifinita con nervature e dalla piuma di gallo forcello, che un tempo i ragazzi dovevano cacciare, mentre oggi viene acquistata dai cacciatori. Si tratta di un lavoro minuzioso, che richiede molto tempo e molto lavoro, d’altra parte i copricapi realizzati sono modelli unici realizzati sulla base delle esigenze di chi lo commissiona per festeggiare la maggiore età. La mia ultima domanda riguarda il prezzo. Un kronz , mi

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kronz

dice, viene a costare intorno ai mille euro, perchè il prezzo è dovuto anche al costo della piuma di gallo forcello, per cui si spendono dai 200 ai 300 euro, i prezzi variano poi a seconda della ricchezza delle decorazioni applicate. Purtroppo però negli anni c’è stato anche chi voleva il cappello senza pagare il corrispettivo, ed è per questo che l’artista conserva nella sua casa uno di questi copricapi, realizzato molti anni fa con la madre, su commissione dell’allora direttore del Museo degli Usi e Costumi di San Michele all’Adige. (C.P.)

Foto Archivio Bersntoler Kulturinstitut”


LEVICO I D A V SEL

LA FESTA DI SAN BASTIAN

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uon successo ha ottenuto anche quest’anno a Selva di Levico, la festa patronale di “San Bastian” (co’ la viola ‘n man) svoltasi in occasione della ricorrenza di San Sebastiano ed organizzata dal Gruppo Castel Selva presieduto da Michele Dalmaso in collaborazione con gli Alpini, la Parrocchia, il gruppo Missionario e il Comune di Levico Terme. Dopo il campanò della vigilia, la festa è proseguita per tutta la giornata di domenica 17 gennaio. Al termine della solenne Messa del mattino, sono stati distribuiti grostoli e vin brulè a tutti i presenti, mentre nel pomeriggio gli Alpini con l’aiuto anche di altri volontari, hanno preparato e distribuito, secondo tradizione, le “fritole”. Poi si è svolta l’attesa gara delle slitte della legna, che ha visto dieci gruppi in competizione venuti da tutta la Valsugana. Gli equipaggi sono scesi con le loro

slitte dal sovrastante Castello percorrendo l’antico sentiero medievale “dei Boscaroi” lungo quasi un chilometro, che ancora oggi conserva il selciato di pietra costruito più di mille anni fa. Su ogni slitta tirata a mano da due giovani, sedeva una ragazza, la “damigella”, che durante il percorso doveva sottoporsi ad alcune prove di abilità guadagnando dei punti che si sommavano poi a quelli conseguiti dai maschi nelle prove da affrontare una volta raggiunta la piazza. Primo classificato è risultato l’equipaggio di Selva1 con Matteo Osler,

 di Mario Pacher

Una prova in piazza Katia Aloisi e Cristian Lancerin. Al secondo posto “Quo vadis” con Diego Mittempergher, Patrizia Simoni e Angelo Antoniolli. 3^ il gruppo formato da Daniele Ferrari, Nadia Prandel e Manuel Cetto. Il 7^Trofeo Rivetta è andato al quartiere Selva.

ERME LEVICO T

IN RICORDO DI NINO DALLAGIACOMA

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ono state due ore particolarmente emozionanti quelle trascorse di recente, presso la sala consiliare del comune di Levico, dalle quasi 200 persone venute dalla cittadina termale ma anche dai paesi vicini.

Claudia e Romana con il sindaco e gli interpreti della serata

Un appuntamento fortemente voluto dalla locale sezione SAT in collaborazione con la Biblioteca comunale, in particolare da Elena Libardi, e fatto per ricordare il personaggio Nino Dallagiacoma, per tanti anni tipografo a Levico e poeta dialettale. Ma l’evento centrale del pomeriggio è stato la presentazione del libro “Ensieme”, la raccolta di poesie dialettali dal 1978 al 1992 e altre inedite fino al 2011, tanto desiderato dalle figlie di Nino, Claudia a Romana. Nel corso degli anni, Nino aveva realizzato tre ricche pubblicazioni: “Minestron”, “Migole de Levego”, “A Levego ‘na volta”. Tre libri che lui stesso desiderava unirli in un

solo volume perché raccoglievano la storia di Levico attraverso tanti eventi e personaggi che hanno lasciato un segno del loro passaggio terreno. Ma Nino se n’è andato lo scorso 19 agosto 2015 e così questo grande desiderio è stato portato avanti dalle figlie. L’incontro è stato introdotto dal sindaco Michele Sartori, a cui sono seguite le esibizioni con chitarra di Ferdy Lorenzi, mentre Erika Gabrielli e Aurelio Michelon hanno letto diverse poesie di Nino. Anche il 93enne Bepi Polacco, pure lui poeta per hobby, ha recitato dei versi rivolti direttamente al tipografo Dallagiacoma la cui foto è stata proiettata per tutto l’evento sul grande tendone della sala. (M.P.)

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AMBULANTI DEL TESINO

 di Chiara Paoli Un tempo i Tesini erano dediti alla pastorizia, ma con l’aumentare delle terre coltivate e il proliferare dei divieti di pascolo, l’attività entra in crisi a metà del ‘500 ed è così che iniziano ad occuparsi del commercio ambulante, dedicandosi dapprima alla vendita di quello che il terreno elargiva, il calcare che con le sue concrezioni di silice veniva utilizzato come pietra focaia.

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ntorno al 1600, la famiglia Gallo di Castello Tesino si arricchisce proprio grazie al commercio di pietre focaie per archibugio, servendosi di agenti per espandersi e così i pastori del Tesino si trasformano in commercianti ambulanti. Il commercio di pietre focaie si costituisce come la nuova risorsa economica della vallata, ma già

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nella seconda metà del secolo, entra in crisi a causa della scomparsa dei fratelli Gallo e dell’inesorabile concorrenza francese. I Tesini scoprono quindi un tipo di mercanzia più agevole da trasportare e maggiormente remunerativa: le stampe. I commercianti iniziano a vendere le stampe prodotte dall’editore Giovanni Antonio Remondini, di Bassano del Grappa; si trattava per lo più di immagini di soggetto religioso che venivano custodite nella “cassela”, una cassetta di legno che si caricavano in spalla. Nel loro ruolo di divulgatori di rappresentazioni sacre, si qualificano quali messaggeri che diffondono concetti per immagini, una sorta di “biblia pauperum” accessibile a tutti, visto il costo contenuto delle versioni stampate. Il passaggio dei Tesini era atteso e sospirato dalle genti, che attendevano con ansia e curiosità l’arrivo della mercanzia di quegli uomini che venivano appellati con numerosi termini quali: girovaghi, perteganti o cromeri. I mercanti si soffermavano nelle piazze e nei mercati, per mostrare i propri prodotti, ma si presentavano anche di

casa in casa, spingendosi fin nei masi e verso le abitazione più isolate, portando una ventata di novità nella piatta e ripetitiva quotidianità del paese. Inizialmente il commercio era limitato alle zone dell’Italia Settentrionale e del Tirolo, estendendosi poi a macchia d’olio, per cui si rende necessario istituire a Pieve Tesino una sede distaccata del negozio, ove i commercianti girovaghi potessero rifornirsi. La bottega aveva aperto i battenti in Piazza Maggiore e da qui partivano le stampe dei Remondini che per due secoli si diffusero in tutta Europa, fino alla scomparsa, nel 1811 di Giuseppe Remondini, quando la Casa di Bassano, ormai in declino è costretta a vendere le proprietà in Tesino. Negli anni ’30 del ‘700 i commercianti si spingono oltre, ad est verso l’Impero d’Austria, nelle regioni slave sino a Mosca, San Pietroburgo e persino in Siberia; mentre ad ovest raggiungono la penisola iberica. I Tesini negli anni al servizio dei Remondini, hanno appreso molto per quanto concerne il commercio e la materia artistica e molti danno vita a depositi per la merce lungo il loro consueto tragitto, che ben presto


si trasformano in vere e proprie botteghe. Sul mercato si affacciano inoltre editori più ricercati, che eseguono stampe da opere di celebri artisti e si avvalgono di incisori di grande talento; i Tesini iniziano quindi a procurarsi autonomamente in Inghilterra e in Francia, materiale più pregiato per ampliare la loro offerta. A cavallo tra ‘700 e ‘800 iniziano a proliferare i negozi e nella seconda metà dell’800 gli stessi Tesini divennero stampatori, aprendo numerose botteghe in molte città d’Europa, tra loro possiamo annoverare: i Tessari, che avevano negozio ad Augusta, i Buffa che si impiantarono ad Amsterdam, i Fietta Badalai in quel di Strasburgo e Metz, Antonio Tessaro stabilitosi a Gand ed i Pasqualini con sede a Brünn. La ditta Daziaro è una tra le più prestigiose botteghe aperte dai Tesini in terra straniera, essi fecero fortuna in Russia e a Parigi, ma dopo una vita di lavoro vollero ritornare nell’amata città natale, ove costruirono la splendidamente rossa villa Daziaro, ancor oggi visibile dalla strada che collega Pieve a Castello. Una storia lunga ed intensa quella degli ambulanti Tesini, che trova spazio nel museo “Per Via”, inaugurato nel 2014, una struttura nata per ripercorrere il cammino di tanti abitanti del Tesino, che si sono avventurati con la loro cassella in terre straniere.

ABBIGLIAMENTO E INTIMO DA 0 A 99 ANNI

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Il mastro scalpellino

GIUSEPPE BORGOGNO

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ino agli anni Sessanta l’arte degli scalpellini di Villa e, più in generale, della zona di Strigno e di Bieno era una delle professioni più rinomate in tutta la Bassa Valsugana. Tanti uomini che, per decenni, sono stati impegnati nell’estrazione e nella lavorazione degli ostici graniti di Cima d’Asta, Un mestiere recentemente rivalutato con il simposio di scultura di granito “Pietre d’acqua”, da due anni organizzato, sulle rive del torrente Chieppena, nel comune di Castel Ivano dall’Ecomuseo della Valsugana – dalle sorgenti di Rava al Brenta. Ma, soprattutto, un mestiere che ha trovato i suoi ultimi testimoni nella cooperativa attiva a Villa fino alla grande alluvione del 1966: la Società Anonima Lavorazione Pietra, anche società Anonima Lavorazione Granito. Il 4 novembre del 1996 il Chieppena riversò nelle campagne e nell’abitato di Villa un fiume di quei sassi che avevano, fino ad allora, garantito il pane a tante famiglie della zona. Tra loro anche Giuseppe Borgogno. Classe 1930, della Cooperativa Lavorazione Granito di Villa era «el fin dela compagnia», quello che aveva lo scalpellino «più artistico» di tutti. Oggi è

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uno degli ultimi scalpellini e depositario dei tanti segreti dell'arte della lavorazione del granito. «Il primo impatto con il granito della Valsugana lo ebbi nei primi anni '50. Stavo aiutando mio fratello Fulvio a costruire la casa e, dopo averne spaccato uno, mi venne l'idea di ricavarne l'ampolla dell'acqua santa per la chiesetta del Sassetto del mio paese, a Telve di Sopra. E così è stato». Prima di fare lo scalpellino a tempo

pieno, Giuseppe prova vari mestieri. Lavora come sarto, in officina e come manovale. Lo fa per la ditta Ravanelli di Trento. «Ho lavorato a Trento ed a San Genesio, in quegli anni - ci racconta nella sua casa di Telve di Sopra - ho iniziato a spaccare sassi e graniti. Nel 1954, poi, sono tornato in Valsugana e poco dopo ho iniziato a lavorare per la Cooperativa». In quei anni si lavorava in due cave: la prima in località Spiado, a Pieve Tesino, sopra il torrente Chieppena. La seconda vicino al rifugio Crucolo, nel comune di Spera. «Era bello lavorare. Io mi occupavo di squadrare il granito. Come cooperativa lavoravamo per conto della ditta Ravanelli». Erano anni difficili. La paga media di allora era di 40-60 mila lire al mese. «I miei compagni li ricordo tutti. Eravamo in dodici, con me c'era anche mio fratello Fulvio. E Rodolfo Tomaselli di Strigno si occupava di estrarre, con la dinamite, il granito». Giuseppe Borgogno, «el fin» della Cooperativa. «A quel tempo facevamo anche le bocche di leone per i tombini stradali e ricordo di aver squadrato, rifinendolo, anche il piedistallo dell'alzabandiera della caserma della polizia di Bolzano». La Cooperativa, però, dura pochi anni. Così Giuseppe decide di cambiare aria e va a lavorare, sempre come scalpellino, a Bolzano. Vi rimane per 28 anni, una vita da pendolare. Fino al 1990, quando va in pensione. «L'anno dell'alluvione, nel 1966, con la ditta altoatesina siamo venuti anche sul Chieppena per lavorare i sassi arrivati a valle». Un granito davvero ostico, quello del Lagorai. «Sì, ma di qualità. Del tutto differente da quello di Fortezza, in Alto Adige, sicuramente più dolce. Ma era


il granito della Valsugana, della mia valle». La successiva meccanizzazione, unita alla nascita delle nuove industrie della valle, ha accompagnato la fine dell’esperienza cooperativa e l’oblio su un sapere antico. Oggi, a ricordo della perizia degli scalpellini, rimane il bel campanile della parrocchiale della Madonna della Mercedere di Agnedo, nel comune di Castel Ivano, eretto tra il 1881 ed il 1895 su disegno di Eugenio Prati che ne sorvegliò personalmente la costruzione. A poche decine di metri da casa, a Telve di Sopra, negli anni '70 ha realizzato anche il monumento ai caduti. L'ha fatto nei fine settimana, nel tempo libero. Si trova sul sagrato della chiesa. Da due anni le opere degli artisti che lavorano il granito formano un piccolo

museo a cielo aperto. Un percorso, lungo il torrente Chieppena a Villa, che crescerà nel tempo, insieme al ricordo dei tanti scalpellini che seppero vivere quel territorio, ricavandone il necessario sostentamento con capacità e impegno tali da rappresentare una piccola eccellenza trentina.

A Nodo mio Il progetto è di Stefano Bellumat, una iniziativa di comunicazione sostenibile nata per aiutare Ong, Onlus e associazioni a vocazione sociale a raccontare il proprio operato. Ti sei mai chiesto dove nasca il vento? Perché la sua sensazione sulla pelle ti faccia stare così bene? Sono questi gli interrogativi che si è posto Stefano Bellumat prima di lanciare il progetto «A Nodo mio» che si lega anche ad un videoclip. <Joe Barba>, questo è il soprannome, è reduce da un mese trascorso in Africa, in Mozambico, quattro settimane con l'associazione Progetto Mozambico Onlus, Una volta rientrato in Italia ha prodotto un video per condividere con tutti quello che ha scoperto. «Perché... per imparare a volare, bisogna prima svuotare i polmoni! Troppo spesso – ricorda in videomaker originario di Borgo ma che da qualche tempo vive, studia e lavora a Torino - la cosiddetta pornografia del dolore viene utilizzata come scorciatoia comunicativa: alla presentazione della ricchezza e della varietà di luoghi e persone si preferisce la loro semplificazione e mercificazione». L'associazione Progetto Mozambico è impegnata dal 2001, in particolare nella città di Quelimane. I progetti riguardano l'educazione, della promozione, della cultura e dell'alimentazione. Nel tempo l'associazione ha costruito solide relazioni, che la rendono un punto di riferimento importante a livello locale sia per le istituzioni che per la popolazione. In Italia, l'associazione ha sede in Trentino a Sarche e a Bologna e conta sulla par-

Stefano Belumat tecipazione di numerosi volontari, che contribuiscono a mantenerla viva ed arricchiscono lo scambio reciproco tra Mozambico e Italia. «A Nodo Mio» scatta foto, racconta storie, gira video. Tesse relazioni, stringe nodi tra persone e luoghi, in modo professionale ed eticamente corretto, mettendo a vantaggio delle realtà coinvolte l'esperienza nel campo della comunicazione. Con uno solo scopo: c'è un mondo, là fuori, che vuole conoscervi.

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MEDICINA&SALUTE

LA DEPRESSIONE: Un problema diffuso

 di Laura Fratini

"Soffrire di depressione vuol dire non desiderare più nulla, non avere la forza di cambiare. Ci sentiamo soli anche in mezzo agli altri, che spesso non comprendono la nostra sofferenza. Siamo incapaci di amare e nello stesso tempo abbiamo un disperato bisogno di affetto".

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uesto è quanto ha scritto il giornalista Romano Battaglia sulla depressione, un malessere esistenziale che riguarda moltissime persone. Ho scelto questa sua breve citazione perché descrive uno stato d'animo che chiunque nella vita ha provato, ma che talvolta assume dei caratteri tali da impedire una vita normale. La depressione, in psicologia, è un disturbo dell’umore, un malessere classificato e sul quale si deve intervenire. Chi ne soffre prova insoddisfazione e tristezza e trova piacere nelle comuni attività quotidiane: un perenne malumore e pensieri negativi e pessimisti circa se stessi e il proprio futuro sono due costanti nelle persone depresse. E' un vero e proprio stato di "prigionia emotiva" e di allontanamento dal mondo. La "prigione" è data dall'individuo stesso, dal suo mondo interno che lo divora ogni giorno di più, dalle tenebre dentro le quali precipita accompagnato dal senso dell'ineluttabile non ritorno. La depressione può manifestarsi con diversi livelli di gravità: acuto, con fasi depressive molto intense ed improvvise, oppure cronico e continuo, anche se in forma leggera, con alcuni improvvisi momenti di peggioramento. Da un punto di vista clinico, la depressione è contraddistinta da tristezza, riduzione dell’interesse e delle attività (apatia), senso di solitudine, senso di

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colpa e incapacità di provare piacere. Chi ne è colpito prova un senso di noia continuo, di difficoltà nello svolgimento delle normali attività, tutto sembra essere difficile e privo di interesse. Il distacco affettivo verso i familiari e le persone care diventa sempre più forte così come la sensazione di sentirsi aridi e vuoti, privi di sentimenti. Lo stato depressivo si manifesta con una riduzione dei movimenti spontanei e con un irrigidimento della mimica; anche il linguaggio diventa più sterile, le risposte sono brevi e concitate e gli argomenti di cui trattare si riducono al minimo. Diventa tutto pesante e faticoso, muoversi, parlare, esprimere le proprie idee. Spesso la depressione colpisce persone che prima stavano bene, ma che si trovano a dover affrontare problemi quali la morte o la malattia improvvisa di una persona cara, la perdita di un lavoro, una malattia grave, etc. In altri casi invece, la depressione si sviluppa senza un'apparente causa immediata, indipendentemente dai fattori coinvolti. Le componenti psicologiche principali

che caratterizzano e mantengono la depressione sono: Ruminazione: la tendenza ad analizzare continuamente il proprio malessere e i propri problemi (perdite o fallimenti) cercando di capire cause e conseguenze con il risultato di prolungare lo stato depressivo. Ritiro: indica la riduzione del contatto sociale, delle attività quotidiane o l’evitamento di compiti, ed è motivato dall’idea di non essere capace o di non provare alcun piacere, che ha come risultato passività e ulteriore demotivazione. autocritica eccessiva: la tendenza a valutarsi negativamente come incapace, sfortunato, indegno di amore, difettoso, a fronte di errori e mancanze che appartengono alla vita di tutti i giorni. A volte la situazione di depressione psicologica si aggrava nel momento in cui la persona depressa inizia a fare uso di sostanze stupefacenti che contribuiscono ad annientare questo senso di disagio immediato dovuto ad un emotività negativa, ma che in seguito


creano dipendenza, peggiorando ulteriormente il quadro clinico e creando davvero un ciclo dal quale è difficile uscire. La depressione è una malattia che affligge le persone per molti anni, e per questo il processo di cambiamento richiede tempi di trattamento lunghi, ma una buona motivazione, una solida rete sociale e familiare possono favorire l’uscita da questo doloroso malessere. Come aiutare una persona depressa? Chiunque abbia sofferto di depressione o abbia avuto un amico o un parente depresso, sa che la prima reazione di chi lo circonda è quella di invitarlo a reagire, a superare il momento difficile mettendoci maggiore volontà. E purtroppo è proprio nella “volontà” che la depressione colpisce il soggetto. Se manca questa “forza", ormai compromessa dal disturbo depressivo, non ci si può aspettare che chi soffre di depressione possa aiutarsi da solo. Si rischia così di aumentare i sensi di colpa del depresso che non riesce a reagire come vorrebbero peggiorando di conse-

guenza il suo stato psicofisico. Familiari e amici, così come lo stesso clinico che ha in cura il soggetto depresso, devono prestare molta attenzione all'idea suicidaria che non di rado si manifesta in questi tipi di pazienti, in questi casi è fondamentale rivolgersi ad un medico psichiatra che possa intervenire con degli stabilizzatori dell'umore per proteggere il paziente da un gesto estremo. La ricerca di un aiuto avviene generalmente quando il malessere è allo stato più acuto e spesso a fare questa richiesta sono le persone che stanno accanto a chi è depresso. depressione è un problema molto diffuso che crea forte disagio e malessere nelle famiglie, per questo ai primi segnali il paziente dovrebbe rivol-

gersi ad un professionista per poter creare insieme una nuova visione del mondo, meno catastrofica di questa che il soggetto vive. La dott.ssa Laura Fratini è specializzata in Psicologia clinica (laurafratini.psicologa@gmail.com) La dottoressa Fratini riceve su appuntamento: tel. 339 2365808

MILIONI DI ITALIANI 2,6 SCE PI L CO E N SIO RES P DE LA La salute mentale degli italiani è a rischio. Lo dicono i dati che nello specifico riguardano i disturbi depressivi che colpiscono 2,6 milioni di persone ovvero il 4% della nostra popolazione. nel Bel Paese. Ossia, il 4% circa della popolazione. Le più affette sono le donne nelle diverse le fasce d’età (circa il doppio rispetto agli uomini). Secondo lo studio ESEMeD (European Study of the Epidemiology of Mental Disorders), infatti, la sintomatologia depressiva nel nostro paese riguarda il 14,9% delle donne e 7,2%degli uomini). Nelle persone anziane, e riferite ad alcune casistiche arriva anche al 40%. Ovviamente per sintomatologia depressiva si intendono anche sporadiche manifestazioni che però, se non diagnosticate e non curate in tempo possono causare problemi anche più gravi. E da numerose indagini epidemiologiche risulta che circa il 2% dei bambini e il 4% degli

adolescenti ha in un anno, almeno un episodio, anche lieve di depressione. Importante è sapere che i disturbi dovuti alla depressione possono manifestarsi a seguito di un evento scatenante (per esempio un lutto imprevisto e improvviso, un rovescio finanziario, una vera crisi sentimentale, oppure elle donne possono comparire in alcune fasi e momenti della vita, quali il periodo post-partum o durante il periodo di transizione verso la menopausa.ecc.), ma altre volte senza un motivo apparente. Gli studiosi sono concordi nell’affermare che, come spesso succede, gli episodi depressivi possono essere più di uno. Di solito il primo inizia dopo un evento o situazione stressante, mentre negli episodi successivi il collegamento con un fattore scatenante può essere meno evidente o apparentemente assente.

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MEDICINA&SALUTE

Contro il cancro buoni stili di vita e (ora) l'aiuto di un killer Per sconfiggere il cancro stili di vita adeguati ma anche una nuova sostanza in grado di indurre la morte delle cellule tumorali salvaguardando i tessuti sani.

È

ormai risaputo come il nostro stile di vita (sedentarietà, fumo, alcol, eccessi alimentari...) costituisca un'apripista per molte patologie tumorali. Se da un lato svolgere una regolare attività fisica, limitare gli eccessi a tavola e dire addio al vizio della sigaretta rappresentano un'ottima strategia per prevenire numerose malattie, dall'altro lato una grossa mano ci viene dalla medicina che negli ultimi anni ha compiuto passi da gigante nella ricerca e nella lotta contro i tumori. I risultati si vedono, con un aumento delle guarigioni e un allungamento della vita media dei pazienti oncologici gravi, tuttavia molto ancora c'è da fare per sconfiggere definitivamente quello che è stato definitivo il “male del XX secolo”. Una tappa importante è stata senz'altro raggiunta da un gruppo di ricercatrici dell'Istituto di Biologia celluare e Neurobiologia del CnR che, partendo da precedenti studi, ha identificato un

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nuovo possibile approccio terapeutico per la cura del cancro, attraverso la riattivazione della proteina p53, soppressore tumorale considerato uno dei più importanti fattori per il controllo dello sviluppo e della progressione della malattia che infatti risulta inattivo in quasi tutti i tumori umani. I risultati sono pubblicati sulla rivista Cancer Research. “Grazie a tecniche di biologia molecolare e cellulare è stata individuata una sostanza (un peptide) in grado di riattivare il soppressore tumorale p53, portando alla morte le cellule cancerose. In sintesi, questo peptide riesce ad annullare la collaborazione tra gli inibitori MDM4 e MDM2 che disattivano p53 rendendolo inefficace”, spiega Fabiola Moretti dell’Ibcn-Cnr che guida il gruppo di ricerca. La sperimentazione indica inoltre che tale peptide è inattivo sulle cellule normali analizzate, facendo ipotizzare che questa nuova strategia possa essere ben tollerata dai tessuti sani. “Studi ulteriori saranno necessari per

rendere tale peptide un vero farmaco”, precisa Moretti. “Rispetto alla sostanza individuata in questo studio, le terapie sviluppate finora per riattivare p53 nei tumori non sono in grado di bloccare simultaneamente i due inibitori; inoltre una prima sperimentazione clinica, ha anche evidenziato una forte tossicità di una di queste terapie, dovuta al danneggiamento di alcuni tessuti sani”. Lo studio dell’Ibcn-Cnr è stato realizzato grazie al supporto dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e del progetto Cnr-ministero dell’Economia e finanza ‘FaReBio di qualità’. Il lavoro ha visto la collaborazione dell’Università di Perugia, dell’Università Cattolica di Roma, dell’Istituto Regina Elena di Roma, dell’Istituto europeo per la ricerca sul cervello (Ebri)-Rita Levi Montalcini e dell’Università di Leuven in Belgio. (j.g.)


BENESSERE&SALUTE

I DIFETTI DELLA VISTA

Rolando Zambelli è titolare dell’Ottica Valsugana con sede a Borgo Valsugana in Piazza Martiri della Resistenza. È Ottico, Optometrista e Contattologo.

 di Rolando Zambelli

I difetti della vista, ovvero le ametropie sono: la miopia, l’ipermetropia e l’astigmatismo MIOPIA La miopia è il difetto visivo per il quale gli oggetti vicini appaiono nitidi mentre quelli lontani risultano sfocati non venendo messi a fuoco sulla retina. I dati statistici indicano in circa il 30% la percentuale di soggetti miopi in Italia, nei paesi asiatici si arriva anche al 80%. Si tratta comunque di percentuali in netta crescita rispetto al 20%

degli anni 70. Il grado di sfocamento è determinato dall’entità della miopia. Miopie leggere riducono la nitidezza delle immagini con effetti anche trascurabili magari percepiti solo in condizioni particolari come la guida notturna o con cattiva visibilità. Se il difetto è a carico di un solo occhio, in particolare quello subdominante, la persona può non averne consapevolezza avendo comunque una performance visiva penalizzata. Miopie di grado medio elevato portano invece ad una limitazione anche notevole delle capacità visive della persona e vanno assolutamente corrette. Aggiungiamo che tali miopie possono comportare rischi di integrità per le strutture interne dell’occhio per cui è opportuno sottoporsi a controllo regolari. La condizione miopica si verifica quando il bulbo oculare risulta più lungo del normale oppure quando la prima lente dell’occhio, la cornea, ha una curvatura eccessiva. Nell’uno o nell’altro caso i raggi luminosi vanno a fuoco prima della retina. Nella miopia si riconoscono sicuramente familiarità, infatti la presenza di

in tale ambito deve essere motivo di attenzione, ma è sempre più crescente la considerazione che la maggiore attività visiva a distanze ravvicinate possa favorirne l’insorgenza e l’evoluzione. La prima comparsa si ha spesso in età scolastica, nel primo ciclo o nell’adolescenza. Molto più rara è la comparsa nel neonato e meno frequente nel bambino in età prescolare. Si rende quindi necessaria una correzione accurata dell'ametropia, in particolare negli adolescenti o nelle fasi in cui il difetto progredisce. Questo può avvenire esclusivamente con regolari controlli. La comparsa della miopia in età adulta, attualmente, non è un fatto così raro, si tratterà in genere di valori di entità limitata e le cause possono essere di natura metabolica o legate all’età. La miopia può e frequentemente lo è, essere associata all’astigmatismo. La correzione può essere fatta a mezzo di occhiali, lenti a contatto e a certe condizioni tramite chirurgia refrattiva. Ci sono inoltre tecniche in uso e allo studio per il controllo della progressione miopica attraverso particolari lenti, lenti a contatto e farmaci.

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La tutela del consumatore C

on il presente parere si vuole affrontare uno degli interventi legislativi più importanti e rilevanti attuati dal nostro legislatore, tramite il Codice del Consumo (D.lgs n. 206/2005), a favore dell’acquirente consumatore: la tutela del consumatore acquirente nel caso di acquisto di prodotti viziati e comunque non conformi all’offerta nonché i termini per la denuncia e azioni a tutela. La normativa prevista dagli artt. 128 e seguenti del Codice del Consumo si applica a qualsiasi contratto (contratti di vendita, i contratti di permuta e di somministrazione, contratti di appalto, di opera e tutti gli altri contratti comunque finalizzati alla fornitura di beni di consumo da fabbricare o produrre) avente ad oggetto la vendita di beni di consumo. Per beni di consumo si intendono i beni mobili ad esclusione dei beni oggetto di vendita forzata o comunque venduti secondo altre modalità dalle autorità giudiziarie, anche mediante delega ai notai, l'acqua e il gas, quando non confezionati per la vendita in un volume delimitato o in quantita' determinata e l'energia elettrica. Il venditore è identificato nella persona fisica o giuridica che esercita la propria attività in maniera impren-

L’AVVOCATO RISPONDE

ditoriale o professionale e si obbliga, nel momento della stipula del contratto, a consegnare al consumatore beni conformi a quelli indicati nel contratto (art. 129 Cod. Cons.). Il venditore è responsabile, nei confronti del consumatore, per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene. Ai sensi dell’art. 130 Codice del Consumo, in caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto. Il consumatore può chiedere, a sua scelta, al venditore di riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all'altro. Deve considerarsi eccessivamente oneroso, uno dei due rimedi, se impone al venditore spese irragionevoli in confronto all'altro, tenendo conto: a) del valore che il bene avrebbe se non vi fosse difetto di conformità; b) dell'entità del difetto di conformità; c) dell'eventualità che il rimedio alternativo possa essere esperito senza notevoli inconvenienti per il consu-

 di Zeno Perinelli matore. Le riparazioni o le sostituzioni devono essere compiute entro un congruo termine dalla richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore, tenendo conto della natura del bene e dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene. Le spese sopra evidenziate si riferiscono ai costi indispensabili per rendere conformi i beni, in particolare modo con riferimento alle spese effettuate per la spedizione, per la mano d'opera e per i materiali. Il consumatore può richiedere, a sua scelta, una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto ove ricorra una delle seguenti situazioni: a) la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose; b) il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro il termine congruo; c) la sostituzione o la riparazione, precedentemente effettuata, ha arre-

OPUS di GIORGIA GIOVANNINI RESTAURI E OPERE D’ARTE Pergine Valsugana - Viale Dante, 248 Trento 0461 512459 - Cell. 349 2907532 Email: opus@live.it

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cato notevoli inconvenienti al consumatore. Nel determinare l'importo della riduzione o la somma da restituire si tiene conto dell'uso del bene. Dopo la denuncia del difetto di conformità, il venditore può offrire al consumatore qualsiasi altro rimedio disponibile, con i seguenti effetti: a) qualora il consumatore abbia già richiesto uno specifico rimedio, il venditore resta obbligato ad attuarlo, con le necessarie conseguenze in ordine alla decorrenza del termine congruo di cui al comma 5, (2) salvo accettazione da parte del consumatore del rimedio alternativo proposto; b) qualora il consumatore non abbia già richiesto uno specifico rimedio, lo stesso deve accettare la proposta o respingerla scegliendo un altro rimedio ai sensi del presente articolo. Infine occorre aver ben presente i termini di prescrizioni e decadenza dell’azione a carico del consumatore e la durata della garanzia che deve dare il venditore e ciò risulta ben individuato nell’art. 132 Codice del Consumo.

Il venditore è responsabile, a norma dell'articolo 130, quando il difetto di conformità si manifesta entro il termine di due anni dalla consegna del bene. Il consumatore decade dai diritti previsti dall'articolo 130, comma 2, se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto. La denuncia non e' necessaria se il venditore ha riconosciuto l'esistenza del difetto o lo ha occultato. Salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità.

L'azione diretta a far valere i difetti, non dolosamente occultati dal venditore, sì prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene. Il consumatore, che sia convenuto per l'esecuzione del contratto, può tuttavia far valere sempre i diritti, purché il difetto di conformità sia stato denunciato entro due mesi dalla scoperta e prima della scadenza del termine di cui al periodo precedente.

I NUMERI DEI CONSUMI IN ITALIA Nel mese di dicembre 2015, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività , al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla rispetto al mese precedente e un aumento dello 0,1% nei confronti di dicembre 2014, lo stesso registrato a novembre, confermando la stima provvisoria. In media, nel 2015, l'inflazione rallenta per il terzo anno consecutivo, portandosi a +0,1% da +0,2% del 2014. L'inflazione di fondo, al netto degli alimentari freschi e dei prodotti energetici, si conferma a +0,7%. A dicembre, al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'inflazione di fondo scende a +0,6% (da +0,7% del mese precedente); al netto dei soli beni energetici si attesta a +0,7% (da +0,8% di novembre). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,3% in termini congiunturali e

aumentano, in termini tendenziali, dello 0,9% (dal +1,3% di novembre). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,2% su base mensile e sono stabili su base annua (era -0,1% a novembre). L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dello 0,1% su base mensile e aumenta dello 0,1% su base annua (da +0,2% di novembre), confermando la stima preliminare. La variazione media annua del 2015 è pari a +0,1% (era +0,2% nel 2014). In media, nel 2015 le famiglie con minore capacità di spesa registrano una variazione negativa dei prezzi, misurata dall'indice IPCA (-0,2%), mentre per quelle con maggiore capacità di spesa la variazione è positiva e pari a +0,4%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione nulla sia su base men-

sile, sia su base annua e una diminuzione dello 0,1% nella media del 2015. Si fa presente che con la diffusione degli indici definitivi dei prezzi al consumo riferiti a gennaio 2016 (prevista il 22 febbraio) saranno introdotte alcune importanti innovazioni, dettagliate nella nota informativa. (Tratto dai dati dell'ISTAT)

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Il nuovo regime forfetario 2016

COMMERCIALISTA

 di Armando Paccher

La Legge di Stabilità 2016 ha apportato rilevanti modifiche al regime forfetario introdotto dalla precedente Legge Finanziaria. REQUISITI DI ACCESSO Possono accedere al regime forfetario le persone fisiche che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo che nell’anno precedente rispettino i seguenti requisiti: a) ricavi conseguiti o compensi percepiti, ragguagliati ad anno, differenziati in base al tipo di attività e non superiori ai limiti della tabella A; b) spese sostenute per l’impiego di lavoratori non superiori ad € 5.000 lordi annui; c) costo complessivo dei beni strumentali al 31 dicembre, al lordo degli ammortamenti, non superiore ad € 20.000. Al fine del calcolo di predetto limite non si considerano i beni di costo pari o

inferiore a € 516,46 mentre quelli ad uso promiscuo (es. autovetture e telefoni cellulari) vanno calcolati al 50%. Non vanno mai considerati i beni immobili, qualunque sia il titolo di possesso. Per i soggetti già in attività le condizioni di accesso dal 2016 vanno verificate in riferimento all’anno 2015, mentre successivamente la verifica dovrà avvenire anno per anno. Per il nuovo regime forfetario è irrilevante l’età del contribuente e i contribuenti possono restare in tale regime finché non venga superato uno dei limiti sopracitati. A differenza del preesistente regime dei minimi non è quindi previsto alcun limite di durata. ESCLUSIONI Il regime in esame non può essere adottato dai soggetti che: • si avvalgano di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari ai fini

della determinazione del reddito; non siano residenti in Italia. Possono comunque applicare il regime forfetario i soggetti residenti in uno Stato dell’Unione Europea o in uno stato aderente all’accordo sullo spazio economico europeo che producano in Italia almeno il 75% del reddito; in via esclusiva o prevalente effettuino cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricati, di terreni edificabili oppure di mezzi di trasporto nuovi; contemporaneamente all’esercizio dell’attività di impresa o di lavoro autonomo, partecipino a società di persone, associazioni professionali o Srl in regime di trasparenza; nell’anno precedente abbiano percepito redditi di lavoro dipendente o assimilato (inclusi i redditi da pensione) eccedenti € 30.000.

TABELLA A

GRUPPO DI SETTORE

LIMITI RICAVI/COMPENSI

Industrie alimentari e delle bevande

45.000

Commercio all’ingrosso e al dettaglio

50.000

Commercio ambulante e di prodotti alimentari e bevande

40.000

Commercio ambulante di altri prodotti

30.000

Costruzioni e attività immobiliari

25.000

Intermediari del commercio

25.000

Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione

50.000

Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi

30.000

Altre attività economiche

30.000

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CARATTERISTICHE DEL NUOVO REGIME FORFETARIO L’adesione al regime forfetario presenta rilevanti semplificazioni e vantaggi per i contribuenti: a) l’esonero dall’obbligo di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, sia ai fini Iva che delle Imposte Dirette. L’unico adempimento consiste nella numerazione e conservazione delle fatture; b) il non assoggettamento ad IVA delle operazioni attive; c) l’esonero dalle liquidazioni e versamenti periodici IVA, dalla dichiarazione annuale e dall’elenco clienti e fornitori telematico; d) il non assoggettamento a ritenute d’acconto sui ricavi o compensi percepiti; f) l’esclusione dall’IRAP; g) l’esonero dall’applicazione degli studi di settore o parametri. Il regime forfetario dispone che il reddito venga determinato con il principio di cassa applicando i seguenti coefficienti di redditività ai ricavi o compensi percepiti (tabella B), differenziati per tipologie di attività, e senza considerare i costi effettivamente sostenuti.

Il reddito viene quindi calcolato forfetariamente, moltiplicando i ricavi o compensi per il coefficiente di redditività e detraendo poi i contributi previdenziali. Sul reddito così determinato si applica l’imposta sostitutiva del 15%, da ver-

sare in sede di dichiarazione dei redditi. Per le imprese è stata poi disposta un’agevolazione anche ai fini previdenziali, con una contribuzione Inps ridotta del 35%. CONTRIBUENTI “START UP” In caso di nuova attività è previsto che l’imposta sostitutiva dei primi 5 anni sarà ridotta al 5%, anziché all’aliquota ordinaria del 15%. Per beneficiare dell’aliquota ridotta devono sussistere i seguenti requisiti: • il contribuente non deve aver esercitato, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa, in forma sia individuale che associata; • l’attività non deve costituire, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo; • qualora l’attività sia il proseguimento di un’attività esercitata da un altro soggetto, i ricavi o compensi del periodo d’imposta precedente non devono essere superiori ai limiti di ricavi o compensi previsti per il regime forfetario. A decorrere dal 1° gennaio 2016 il regime forfetario rappresenta pertanto l’unico regime contabile agevolato, essendo stato soppresso il preesistente regime dei mi-

nimi. Lo stesso resta comunque valido fino alla relativa scadenza naturale, cioè al termine del quinquennio dall’inizio attività o al compimento del 35° anno di età e questo vale anche per anche i contribuenti che hanno iniziato l’attività entro la fine del 2015. Tenendo conto di quanto sopra riportato i soggetti persone fisiche che iniziano una nuova attività nel corso del 2016 dovranno attentamente valutare, anche in termini di carico tributario, se aderire al nuovo regime forfetario, oppure se determinare il reddito e le relative imposte in base alle modalità ordinarie. I soggetti già in attività al 1° gennaio 2016 che si trovano in regime ordinario dovranno invece valutare se rimanere in tale regime, oppure, se in possesso di tutti i requisiti, optare per l’adozione del nuovo regime forfetario. *Armando Paccher è Dottore Commercialista e Revisore Contabile con sede a Levico Terme

TABELLA B

GRUPPO DI SETTORE

COEFFICIENTE DI REDDITIVITÀ

Industrie alimentari e delle bevande

40%

Commercio all’ingrosso e al dettaglio

40%

Commercio ambulante e di prodotti alimentari e bevande

40%

Commercio ambulante di altri prodotti

54%

Costruzioni e attività immobiliari

86%

Intermediari del commercio

62%

Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione

40%

Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi

78%

Altre attività economiche

67%

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PARIGI E COSTA AZZURRA

 di Tiziana Margoni

Giardini Versailles

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e scarpe del Papa. Fra quelle di migliaia di normali cittadini. Esposte, appoggiate sul selciato della Place de la Republique a Parigi, con un cartello semplice che dice: “Francesco”. E' la protesta al mancato permesso di sfilare in corteo alla manifestazione per sensibilizzare i leader mondiali contro i dannosi cambiamenti climatici globali. Non è l'immagine romantica autunnale della Via en rose, di asfalto lucido coperto di foglie, o della Senna che scorre e dei battelli che passano sotto i ponti mostrando bellezze della città con sguardo e ritmi diversi, liberati dal traffico. E non è, in questo momento, nemmeno quella dei bistrot dalle tovagliette a scacchi bianchi e blu, di gente che passa con la baguette sottobraccio o legge il giornale tranquilla, in mattini dalle luci che rammentano la dolcezza dei paesaggi francesi ovunque… Gli ultimi attentati dell’Isis hanno reso più inquietanti i luoghi della città e minato la serenità della cittadinanza. Parigi, però, resta Parigi, nei sogni, nei ricordi o nell’ideale di città. Fra i suoi simboli ci sono: l’Arco di Trionfo -Arc de Triomphe- celebrativo di

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Napoleone Bonaparte e delle sue vittorie; la Torre Eiffel - “l’asparago di ferro” secondo i non estimatori della sua estetica- è un allestimento lasciato dopo l’esposizione industriale del 1889 in occasione del Centenario della Rivoluzione francese. Parigi è anche Champ Elysees, il largo viale lungo circa tre chilometri, tutto di negozi, caffè, uffici, ristoranti che sta tra Place de la Concorde e Place Charles de Gaulle. Parigi, detta la Ville Lumiere, ovvero la città delle luci, perché fu la prima a dotarsi d’illuminazione pubblica. Inevitabile pensando a Parigi, ricordare -a una ventina di chilometri- la Reggia di Versailles e i giardini del Re Sole. In città: architetture inconfondibili delle chiese di Notre Dame e del Sacre Coeur, del Teatro dell’Opéra, e la prestigiosa Università della Sorbona nel Quartiere Latino; Musei come il Louvre, d’Orsay, Cluny d’Arte moderna nel Centre G. Pompidou. Senza dire dei negozi eleganti, dei marchi di alta moda, delle case di profumi, l’industria della cosmesi, dei gioielli che portano la Francia nel mondo. E’ lo stesso richiamo di questo lusso che va

anche agli spumanti, ai vini, all’alta cucina e a certi formaggi tipici … Parigi resta la città degli artisti, le avanguardie sorte a Montmartre nel ‘900, e degli Impressionisti di fine ‘800 che hanno immortalato sulle tele famose nel mondo, vie e dintorni: pitture in plain aer o dai battelli- atelier degli artisti, di Manet e Monet, Cezanne -delle nature morte e della montagna del suo paese, dei Degas e le sue ballerine classiche dell’Opéra che dipingeva da dietro le quinte, o le donne della notte e dei bar di H. de Lutrec. O la Parigi musicale del Lido e del Moulin Rouge e il vivace can-can, o dei cabaret degli esistenzialisti a cantare l’amarezza e la solitudine, sulle orme di J. P. Sartre e Simone de Beauvoir e dei pensatori che iniziarono a dare maggior valore all’esistenza umana individuale rispetto ai principi filosofici, nella corrente di pensiero nata dagli anni Trenta e Cinquanta. Dal 2007, con Disneyland, è divenuta meta di divertimento per famiglie da tutt’Europa. Parigi e Francia restano unite nell’immaginario collettivo di turisti di ogni prove-


Notre Dame dalla Senna

L’Arco di Trionfo nienza alla fantastica Costa Azzurra e la Provenza, da Nizza a Camargue, tra il Mar Mediterraneo e i centri a ridosso dell’interno. Antibes, il centro e la spiaggia; Saint Paul de Vence col suo caratteristico paesaggio di viuzze con l’acciottolato e i vasi di fiori e di profumi lungo i muri…Da qui anche verso la montagna -dove si pratica kayak - e Grasse, con la storica azienda dei profumi; Saint Tropez, spiaggia e luoghi di

ville e yacht attraccati al molo, di fasti e feste di dive del cine e nobiltà o ricca gente…e di dolci e croissant, di sandali tipici che fanno estate, biancherie tradizionali e lavanda nei mercatini dei vari paesi sulla costa: saponi di Marsiglia, fiori, frutta e verdura fresche, cioccolata alle spezie…e naturalmente il porto e il Museo della Cittadella e il Museo Annunciade. Arles, che per le luci perfette è stata così amata dai pittori, e di cui resta lo stesso bistrot disegnato sotto le stelle da Van Gogh. Camargue, la zona umida Parco Naturale sul delta del Ro-

dano: cavalli bianchi e fenicotteri rosa, saline, spiagge dalle vedute insolite, uniche. Nizza, bella cittadina dalle fontane e dai giardini, la Promenade des Anglais, chiese fra cui la russa ortodossa di S. Nicola. La Francia, rappresentata dalla Marianne con cappello frigio e coccarda sembra però lontana dalla Francia di oggi, consapevole di essere vulnerabile, che si mostra in preghiere collettive tra fiori e ceri accesi per i morti degli eventi tragici; di un popolo unito in questo momento delicato; di poliziotti che controllano aeroporti e tutta la città fin sotto la torre Eiffel: quasi uno stato di guerra.

CURIOSITA’ PARIGINE Lo sapevate che i francesi regalarono la Statua della Libertà agli Stati Uniti in occasione del centenario dell'indipendenza americana. L'anno dopo gli USA ricambiarono regalando alla Francia una statua della libertà un quarto più piccola in occasione della Rivoluzione Francese. Il Museo Pompidou, progettato da Renzo Piano e Richard Rogers è disegnato in modo da collocare tutte le tubature, gli impianti di ventilazione, la corrente elettrica e altri servizi, esternamente alla struttura per lasciare libero lo spazio interno. Il mercato delle pulci, è stato chiamato così, perché sembrerebbe che tutti i venditori non fossero conosciuto per la loto igiene personale e per la merce esposta. Per la cronaca questo mercato e tuttora il mercato delle pulci più grande d'Europa.

Quando è stata ideata e progettata la Torre Eiffel, una delle più celebri strutture costruite dall’uomo, molti pensarono che non sarebbe rimasta in piedi dato la sua mole e il peso in ferro e che sarebbe crollata prima di raggiungere l’altezza di 240 mt.. Non solo, ma durante la sua costruzione , numerosi artisti e scrittori firmarono una lettera di protesta da proporre alle autorità per fare bloccare la sua realizzazione. Per la cronaca quando fu ideato il concorso per la sua costruzione, nel 1889, furono scartati oltre 120 progetti. Alla fine, grazie al lavoro di circa 300 uomini per 30 mesi l’opera fu portata a compimento. Sulla sua sommità vi era una stazione metereologica e un ristorante sulla prima piattaforma.

La Torre Eiffel

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ACQU

astronomia la costellazione

21 GENNAIO

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L'Acquario, dopo la Vergine, è una delle più grandi costellazioni dello zodiaco ed è ben visibile in estate avanzata e in autunno. L'Acquario è una costellazione molto antica ragion per la quale è molto difficile descrivere il significato originario. La raffigurazione astronomica ci disegna uomo che versa dell'acqua nella bocca del Pesce Australe (una costellazione confinante). I Greci identificarono questo personaggio con Ganimede che Zeus, nella mitologia rese immortale e di averlo nominato coppiere degli dei. L'Aquario contiene stelle relativamente poco luminose nonostante la sua estensione. Sotto un cielo buio sono invece osservabili fino a un centinaio di stelle deboli. La stella più luminosa è Sadalsuud (Beta Aquarii), una stella gigante di colore giallo il cui nome vuol dire "la più fortunata delle fortunate". Dista dal nostro pianeta distanza 612 anni luce. La seconda stella per importanza Sadalmelik (Alfa Aquarii), che vuol dire"la stella fortunata del re"). Assomiglia molto a Beta perché è leggermente meno luminosa ed è anch’essa di colore giallo. La sua distanza dalla Terra e di circa 760 anni luce. La terza stella è Skat (Delta Aquarii). E’ una stella bianca che dista da noi 159 anni luce. Altra stella, questa volta però è una stella doppia, è Sadaltager (Zeta Aquarii) perché alla componente principale (Zeta1), di colore bianco si accompagna (Zeta2), una stella meno luminosa, ma sempre di colore bianco. Le due stelle distano da noi circa 105 anni luce, e, caso veramente originale orbitano, l'una attorno all'altra in 856 anni. Altra stella che appartine alla serie delle “stelle fortuate” è Sadachbia (Gamma Aquarii) distante circa 160 anni luce. Le stelle γ, ζ, η e π Aquarii formano un asterismo chiamato Urna, che rappresenta la brocca piena d'acqua dell'Aquario. La costellazione dell’Acquario, inoltre, comprende altri tre oggetti: M2 è un ammasso globulare molto antico, (la sua età stimata è di 13 miliardi di anni), visibile anche con un grande binocolo. Dista dalla Terra 40.000 anni luce ed è formato da circa 150.000 stelle; M72, altro ammasso globulare difficile da osservare. Al suo interno vi sono tantissime giganti blu che sono stelle molto energetiche che hanno,però, vita breve). Infine M73 formato da un gruppo di quattro stelle e, secondo gli studiosi, contiene anche qualche nebulosa.

curiosità Sono trascorsi quasi 40 anni da quando da Cape Canaveral sono partite le sonde spaziali Voyager 1 e 2 verso altripianeti esterni. Superati Urano e Nettuno, stanno ora viaggiando ai confine del Sistema Solare. Voyager 2 si trova adesso a circa 16 miliardi e mezzo di chilometri dal Sole, mentre Voyager 1 è ancora più lontana, a 20 miliardi di chilometri dalla nostra stella.


UARIO

astrologia lo zodiaco

Il Palazzo Presidenziale Helsinki

O – 19 FEBBRAIO

L’acquario, insieme ai Gemelli e alla Bilancia, forma i tre segni d’aria. E’ un segno “complesso” poiché le caratteristiche principali sono l’estroversione, la positività, il dinamismo e il raziocinio legato molto alle persone e non alle cose. I tre segni d’aria sono molto simili tra di loro, ma non di rado esprimono diversità nei rapporti sociali. Gli “acquari” sono molto conformisti e apprezzano i sentimenti, in particolare l’amicizia. Gli studiosi di astrologia sono concordi nel dare al segno dell’Acquario le prerogative di fratellanza e umanità, ovvero sono persone molto altruiste che cercano sempre di dare, ovviamente nello loro possibilità, aiuto ai più bisognosi. Credono nei principi e nella giustizia sociale, di carattere stabile, anche se a volte sono portati ad improvvisi cambiamenti. Tuttavia, pur essendo portati ai rapporti con gli altri, non di rado si chiudono in loro stessi e attraversano momenti di vera solitudine. Gli appartenenti a questo segno evidenziano doti di onestà e di rispetto altrui, anche se, nei dialoghi e nell’affermazione delle proprie idee, cercano sempre di sostenere la propria libertà di pensiero. Altra caratteristica, legata però ai sentimenti, è il fatto che se non si sentono amati o ricambiati soffrono e possono cadere in depressione momentanea perché in questo ambito il loro equilibrio è a volte instabile. L’acquario cerca sempre di dominare i propri sensi, specialmente l’erotismo che considera principalmente sotto l’aspetto cerebrale e quasi mai materiale. Da qui la possibile infelicità nell’amore e nei rapporti con la persona amata. E quando ciò avviene può diventare geloso e possessivo come pochi, anche se in cuor suo detesta questo particolar sentimento. In merito all’amicizia tutti i nati sotto questo segno sono restii a concederla ma quando lo fanno sono veramente affidabili. Nella sua quotidianità ha bisogno di contatti umani anche se, per la sua logica, difficilmente si lega a rapporti momentanei e non ponderati. La donna Acquario è un'ottima educatrice di figli con i quali riesce a stabilire sempre rapporti non solo come genitore ma anche come amica affidabile e comprensiva. Nel campo dell’amore la donna di questo segno è molto espansiva e mantiene nel migliore dei modi, anche sotto l’aspetto erotico, il rapporto con il proprio uomo.

curiosità Il pianeta dominante: Urano Colore: il blu perché rappresenta la spiritualità Pietra: lo zaffiro Metallo: lo zinco Giorno favorevole: il Sabato, il giorno di Saturno


o d n a l l e r he

Gioc

Cristini io iz r u a M a cura di

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Leggendo di seguito le lettere nelle caselle evidenziate con il quadratino rosso, si otterrà il nome di un percorso artistico visitabile in provincia di Trento. ORIZZONTALI: 1. Un punto cardinale – 4. L'ufficio per il pagamento delle tasse – 12. Generoso vino rosso piemontese – 13. Sbagli – 14. Una via a Parigi – 15. Fiume del Tirolo – 17. Regolamenta il trasporto aereo mondiale di merci (sigla) – 18. Quella infantile è elevatissima nel Terzo Mondo – 21. Instradato in direzione diversa dalla solita – 22. Ha le corna a pala – 25. I bordi della nave - 26. Napoli sulle auto – 28. Già per gli antichi Latini – 29. Una via nel centro di Trento – 32. La sigla dello stagno – 33. Convincenti, persuasivi – 34. Iniziali del simpatico Teocoli – 35. Tasto del computer per uscire da un programma – 36. Lubrifica a Londra – 37. Il fiume di Berna - 39. La dea greca della notte – 42. La scritta tedesca sulla facciata di un'abitazione che a Levico Terme, in Via G. Prati 19, ricorda quale “attività” vi si svolgeva fino alla prima metà del XX secolo – 45. Anno Domini – 47. Capoluogo toscano – 49. Epoca... senza PC! – 50. Organo meccanico e cittadina della Vallagarina a sud di Trento. VERTICALI: 1. Il colore naturale dei tessuti di canapa – 2. Il maiale in Germania – 3. Una pericolosa forma di delirio – 4. Ricchi arabi – 5. Località in provincia di Trento, sede di numerose distillerie di grappa – 6. Di solito si beve alle 5 – 7. Gruppi musicali come “Il Volo” – 8. Pregiato pesce di mare – 9. L'attributo che segue il nome del vino “Teroldego” sulle etichette - 10. Un peccato capitale – 11. La fine dei guai – 16. Il Pinkerton che ama Madama Butterfly – 19. Vi tramonta il Sole – 20. Un taglio di carne di maiale – 23. La caneva in italiano – 24. Si spedisce con... la @ – 27. Un canale dell'orecchio – 29. Una Provincia del Canada – 30. Non mancano mai a Levico Terme durante la manifestazione “Ortinparco” - 31. Un pezzo degli scacchi - 32. Se si perdono sono guai! – 38. Dicesi di virtù non comune – 40. Le vocali in pace - 41. Il comico Montesano (iniz.) – 43. Ai bordi dell'Urbe – 44. Targa di Enna – 46. Località trentina famosa per la produzione di susine - 48. La divinità egizia rappresentante il Sole.

Inizia con questo numero la collaborazione con il dott. Maurizio Cristini, solutore di giochi enigmistici dall’età di cinque anni e da venti anni anche autore dei medesimi. Il dott. Cristini è collaboratore della rivista “La Settimana Enigmistica” (dal 1995) e del bimestrale di alta enigmistica “La Sibilla” (dal 1996) e ha una particolare predilezione per i giochi di enigmistica classica (rebus, zeppe, indovinelli, sciarade, palindromi, antipodi, lucchetti, bisensi, anagrammi, bifronte, crittografie e altri giochi di vario tipo). Ha partecipato a vari Convegni di enigmistica classica e, a livello nazionale, ha vinto vari premi per i migliori giochi enigmistici e crittografici presentati/risolti nel corso degli anni dal 1996 al 2013. I giochi di questa pagina sono stati da lui ideati in esclusiva per il nostro giornale.

Il dottor Maurizio Cristini

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Valsugana News n. 1/2016 Febbraio  

Valsugana News, periodico mensile distribuito gratuitamente in tutti i comuni della Alta e Bassa Valsugana

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