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Per la loro valenza ambientale e naturalistica le aree protette sono oggetto di una crescente pressione turistica. Ma mentre il loro potenziale per lo sviluppo economico dei territori assume maggiore evidenza, emergono in modo più netto anche le criticità da affrontare. La gestione dei rifiuti è una delle più rilevanti. Il progetto europeo LIFE-RELS, di cui questo volume presenta gli esiti, è finalizzato all’individuazione di soluzioni per integrare la gestione dei rifiuti nei Parchi nazionali in un’economia locale sostenibile, e offrire modelli replicabili anche al di fuori di tali contesti.

PROGETTO Realizzato con il contributo del programma LIFE + della Commissione Europea (LIFE08 ENV/IT/000388) COORDINATORI

PARTNER

Comune di Reggio Emilia

CON IL CONTRIBUTO DI

Provincia di Forlì-Cesena

Provincia di Cosenza

24,00 euro ISBN 978-88-6627-108-6

9 788866 271086

Il coordinatore e i partner ringraziano la Commissione europea per l’opportunità offerta all’interno del programma LIFE+ e per il contributo concesso.

GESTIRE I RIFIUTI NEI PARCHI NAZIONALI

È possibile costruire filiere sostenibili in cui i rifiuti da problema diventino risorsa, e quindi fonte di lavoro e reddito per i territori? Porsi questa domanda, collocandola nel contesto delle aree protette – e dei Parchi nazionali in particolare – è la sfida cui ha cercato di rispondere il progetto europeo LIFE-RELS (Innovative Chain for Energy Recovery from Waste in Natural Parks), coordinato dal Dipartimento di scienze e metodi per l’ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Lungo un percorso di lavoro sviluppatosi tra il 2010 e il 2013, che ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di numerosi partner, sono emerse soluzioni innovative e replicabili anche al di fuori dei territori che hanno fatto da terreno di analisi e progettazione. Obiettivo di questo volume è offrire un accesso semplice e chiaro ai risultati del progetto LIFE-RELS, in modo che questi possano costituire un patrimonio di esperienze concrete a disposizione di chi si trova ad affrontare tali problematiche.

Il progetto europeo LIFE-RELS è stato coordinato dal Dipartimento di scienze e metodi per l’ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

GESTIRE I RIFIUTI NEI PARCHI NAZIONALI

Partner di progetto per la realizzazione delle diverse azioni previste sono stati: Comune di Reggio Emilia, Servizio cura della città e sostenibilità ambientale. Provincia di Forlì-Cesena, Servizio agricoltura, spazio rurale, flora e fauna e Ufficio progetti europei, in collaborazione con il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Provincia di Cosenza, Settore programmazione e internazionalizzazione, in collaborazione con il Parco nazionale della Sila.

STRATEGIE INNOVATIVE PER LA REALIZZAZIONE DI SISTEMI INTEGRATI PER IL RECUPERO DA BIOMASSA

www.life-rels.org www.dismi.unimore.it www.biblioreggio.unimore.it www.municipio.re.it www.provincia.fc.it www.provincia.cosenza.it www.parcosila.it www.parcoforestecasentinesi.it


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strategie innovative per la realizzazione di sistemi integrati per il recupero da biomassa

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gestire i rifiuti nei parchi nazionali

strategie innovative per la realizzazione di sistemi integrati per il recupero da biomassa Il progetto europeo LIFE-RELS è stato coordinato dal Dipartimento di scienze e metodi per l’ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Partner di progetto per la realizzazione delle diverse azioni previste sono stati: Comune di Reggio Emilia, Servizio cura della città e sostenibilità ambientale. Provincia di Forlì-Cesena, Servizio agricoltura, spazio rurale, flora e fauna e Ufficio progetti europei, in collaborazione con il parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Provincia di Cosenza, Settore programmazione e internazionalizzazione, in collaborazione con il parco nazionale della Sila. Il coordinatore e i partner ringraziano la Commissione europea per l’opportunità offerta all’interno del programma LIFE+ e per il contributo concesso. realizzazione editoriale

Edizioni Ambiente srl www.edizioniambiente.it

coordinamento redazionale: Diego Tavazzi progetto grafico: GrafCo3 Milano impaginazione: Roberto Gurdo

© 2013 Edizioni Ambiente via Natale Battaglia 10, 20127 Milano tel. 02.45487277, fax 02.45487333 Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, comprese fotocopie, registrazioni o qualsiasi supporto senza il permesso scritto dell’Editore. ISBN 978-88-6627-108-6 Finito di stampare nel mese di settembre 2013 presso GECA S.p.a., San Giuliano Milanese (Mi) Stampato in Italia – Printed in Italy Questo libro è stampato su carta certificata FSC i siti di edizioni ambiente

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sommario

premessa

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rels e strategia europea di gestione sostenibile dei rifiuti

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1. progetto rels: la gestione sostenibile dei rifiuti nei parchi naturali come strumento per l’uso razionale delle risorse

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2. la conservazione, tutela e valorizzazione dei beni naturali e principali strategie per la protezione della biodiversità in italia ed europa

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3. buone pratiche di gestione dei rifiuti nelle aree urbane

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4. il progetto rels nei parchi nazionali della sila e delle foreste casentinesi

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Alberto Bellini – Project Manager progetto Life+ RELS Walter Ganapini

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5. il progetto di un impianto integrato per la valorizzazione energetica delle biomasse da rifiuto

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6. il progetto rels, parchi e aree protette: studio dell’applicazione dei risultati ottenuti nei comuni dislocati all’interno dell’area del parco delle foreste casentinesi e nelle zone limitrofe

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7. la formazione nell’ambito delle attività di gestione dei rifiuti: corso e-learning, corso di giornalismo ambientale e piano di comunicazione scientifica nell’ambito del progetto europeo rels

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8. in viaggio tra rifiuti e risorse in germania

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premessa

La gestione dei rifiuti è un tema di grande interesse sociale, economico e ambientale. Infatti, attraversa le azioni quotidiane per gli ambiti residenziali, commerciali e produttivi. La strategia Europa 2020 pone tra le sue priorità l’uso efficiente delle risorse: la corretta gestione dei rifiuti e la loro trasformazione in risorsa rappresentano uno strumento fondamentale in questa direzione. Il rispetto e l’applicazione dei principi comunitari della gerarchia della gestione dei rifiuti consentono, come avviene da anni in molti stati membri della Comunità europea, di ridurre al minimo il ricorso alle discariche, di risparmiare risorse naturali, di aumentare la competitività di molti settori industriali e, non ultimo, di ridurre l’impatto ambientale e le emissioni di gas a effetto serra. Infatti, la realizzazione di una filiera industriale per il recupero di rifiuti consente di realizzare un modello di “economia circolare”: un modello in cui le risorse economiche per gli investimenti sono ottenute dal risparmio di combustibili fossili e di materie prime, e non dallo sfruttamento delle risorse naturali; un modello economico compatibile con la responsabilità intergenerazionale e con la necessità di ridurre la nostra impronta ecologica per mitigare i cambiamenti climatici. Il progetto Life+ RELS (Innovative chain for energy REcovery from waste in naturaL parkS) intende contribuire in maniera innovativa ed efficace allo sviluppo delle priorità dell’Unione europea, nel campo della gestione ecocompatibile dei rifiuti, con particolare attenzione ai parchi naturali. I partner in Italia sono l’Università di Modena e Reggio Emilia, il Comune di Reggio Emilia, la Provincia di Forlì-Cesena e la Provincia di Cosenza. Il progetto analizza il caso dei parchi naturali, perché questi sono uno strumento ideale per sensibilizzare sui temi della sostenibilità ambientale e per dimostrare che esistono soluzioni efficienti, a ridotto impatto ambientale, che possono essere installate anche all’interno di aree naturalistiche. Di seguito sono riportati diversi contributi dei ricercatori e partner coinvolti nel progetto, che riassumono i risultati e le principali azioni del progetto, che si è sviluppato su due tematiche principali: educazione ambientale e progetto di sistemi integrati per la gestione dei rifiuti. Il messaggio principale è che il recupero di materia è sempre preferibile al recupero di energia, sia dal punto di vista economico sia ambientale. Questo obiettivo si deve perseguire adottando tutti gli strumenti disponibili sia per la raccolta, sia per la fase di selezione e pre-trattamento.

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gestire i rifiuti nei parchi naturali

Ringrazio con piacere i colleghi e i direttori del Dismi, UniversitĂ  di Modena e Reggio Emilia, che hanno accompagnato il progetto con le loro attivitĂ  di ricerca e il loro impegno, tutti i partner, EnĂŹa (ora Iren) e Romagna Acque per il loro supporto al progetto. Un ringraziamento sincero a Ivan Montanari, motore primo del progetto, insieme a Pinuccia Montanari, e a Massimo Milani, che insieme a me hanno coordinato e sviluppato questo percorso complesso, ma importante e significativo. Reggio Emilia, 24 giugno 2013 Alberto Bellini Project Manager progetto Life+ RELS

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rels e strategia europea di gestione sostenibile dei rifiuti

Il cambiamento climatico in atto è frutto delle emissioni provocate dal modo sin qui prevalente di utilizzazione delle risorse del pianeta, senza tener conto della loro esauribilità prima qualitativa che quantitativa, nella logica di una crescita orientata alla massimizzazione del profitto di pochi a scapito dei bisogni primari di molti. I rifiuti, in quanto “porzione metabolica” dei flussi di energia, materia, informazione che alimentano gli insediamenti umani, sono parte di quelle emissioni e dunque contributo energetico indiretto all’incremento di entropia del sistema. Per modificare questa logica, occorre “disaccoppiare” la qualità di beni prodotti e servizi erogati dalla quantità delle risorse consumate nei processi di produzione e trasformazione, secondo un approccio globale finalizzato all’efficienza e alla prevenzione, in base a una precisa scala di azioni a priorità decrescente, mutando stili di produzione, di consumo, di vita. Il primo passo consiste nel ridurre all’origine la quantità e la pericolosità dei rifiuti, obiettivo che implica che nel progettare un bene ci si interroghi su quale sarà il suo destino alla fine del primo ciclo d’uso e sulle emissioni solide, liquide e gassose che genererà già in fase di produzione. Per massimizzare le opportunità di recupero dei materiali inglobati nel prodotto diventa perciò strategico l’ecodesign, dopo l’analisi del ciclo di vita del bene che includa il bilancio di massa ed energia delle diverse opzioni progettuali (approccio cradle to cradle). La nuova sfida sistemica è quella della Politica integrata di prodotto (IPP, Integrated product policy), intesa come capacità d’inglobare all’origine nel prodotto (bene, servizio o territorio) la valenza anche simbolica della sua prestazione ambientalmente favorevole. L’impresa che non vive la regolazione ambientale come costo/vincolo o semplice adempimento burocratico sa che passa di qui il proprio successo competitivo, attrezzandosi al riguardo con strategie di ascolto e di coinvolgimento diretto (attraverso i forum o altri canali, compresi i social media) degli stakeholder già in fase di pianificazione strategica. L’approccio oggi noto come Rifiuti Zero, fatto proprio dalla Ue, dopo la prevenzione vede nel riuso dei rifiuti domestici e industriali l’opzione più favorevole, perché la meno dissipativa del contenuto informativo ed energetico della materia: manutenzione dei beni e il loro riutilizzo diventano l’oggetto delle Fabbriche dei materiali, prospettiva sempre più concreta anche in Italia. Premessa per il successo di quest’opzione, così come per quella del recupero/riciclaggio, è la differenziazione all’origine delle frazioni riciclabili: a livello domestico, generalizzando la raccolta differenziata domiciliare (“porta a porta”) accompagnata dalla diffusione della tariffa puntuale, che a parità

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di costi con il servizio incentrato sui grandi contenitori stradali (dove finisce una gran quantità di rifiuti impropri di origine non domestica) ha dimostrato di generare in brevissimo tempo tassi di recupero superiori al 70%. Fondamentale è il ruolo del compostaggio dei rifiuti organici domestici raccolti selettivamente in sacchetti compostabili e biodegradabili, al fine di riportare fertilità naturale nei terreni, soprattutto nell’epoca del cambiamento climatico che ne favorisce l’aridificazione. In logica di riciclo si colloca poi la pratica della “ri-lavorazione” di discariche esaurite o in via di esaurimento, che trae origine dall’esigenza di mettere in sicurezza/bonificare siti nei quali siano collocati rifiuti a elevata pericolosità: l’esito inaspettato di queste iniziative è stato in Germania il conferimento a riciclo industriale di enormi quantitativi di metalli, plastiche, maceri cellulosici e altre sostanze passate indenni lungo decenni di permanenza in discarica. Segnali in tal senso derivano anche dall’attuazione della direttiva Rifiuti elettrici ed elettronici; nonostante la compresenza di traffici ecomafiosi verso Cina e paesi in via di sviluppo, si estende il ricorso al loro disassemblaggio per recuperarne terre rare con crescente valenza strategica per l’Information Technology. Non sfugge poi alla tendenza “conservativa” il settore dei detriti di demolizione: decollano anche qui le pratiche di raccolta selettiva di coppi e laterizi in vista del riuso diretto o di recupero delle macerie, previo trattamento di macinazione, vagliatura, additivazione con composti. Il rifiuto urbano residuo (Rur, meno del 30% del Ru prodotto) a valle della raccolta differenziata “porta a porta”, dopo stabilizzazione aerobica (Tmb, Trattamento beccanico-biologico a freddo) genera una frazione secca (15-20% del Ru iniziale); in logica rifiuti zero, tale flusso può andare a recupero come materiale speciale per l’edilizia o per la ricopertura/ripristino di discariche. Sempre in logica europea, esso potrebbe (terza priorità in ordine decrescente) essere destinato al recupero di energia, in quanto Combustibile derivato da rifiuti (Cdr), con potere calorifico inferiore utile (PCIu) di circa 4.000 kcal/kg, paragonabile a quello della legna da ardere. La normativa comunitaria, al riguardo, ha visto una evoluzione del concetto di recupero energetico dall’iniziale definizione come combustione solo della Frazione dei rifiuti a elevato potere calorifico (vista come Best Available Technology Not Entailing Excessive Costs) a quella, negli anni Novanta, di combustione del Cdr all’interno di schemi cogenerativi con recupero di energia termica ed elettrica (vista come Best Available Technology). Dal febbraio 2003, due sentenze della Corte di Strasburgo aggiornano la definizione recuperando la ratio iniziale della gerarchia di priorità Ue, in parte offuscata dal lobbismo degli interessi politico-affaristici tradizionalmente legati all’incenerimento (opzione di smaltimento più costosa come investimento ed esercizio) definendo come recupero energetico solo l’utilizzo del Cdr in impianti industriali esistenti (per esempio cementiere o centrali termoelettriche a carbone/lignite) in sostituzione di combustibili fossili più impattanti ed esauribili. La Corte riprende il Protocollo di Kyoto, negando la definizione di “recupero” a impianti che generino emissioni climalteranti “addizionali” a quelle già esistenti (come gli inceneritori, anche in schema cogenerativo, che così vengono cancellati dalla lista positiva degli impianti a recupero annessa alla direttiva settoriale), mentre la attribuisce

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ai citati casi di alimentazione a combustori esistenti che generano emissioni “sostitutive”, spesso in senso migliorativo. In Italia la co-combustione di Cdr presso la centrale a carbone di Fusina (Ve) e la cementiera Buzzi-Unicem di Robilante (Cn) ha portato a emissioni verificate dagli organi di controllo come di qualità migliore rispetto a quelle da combustibili convenzionali in uso. Si confermano così i risultati di un ampio studio dell’Agenzia danese per l’ambiente che alla fine degli anni Novanta mise a confronto sperimentale, ad Arlborg, incenerimento diretto di Cdr e suo uso alternativo in co-combustione nel forno rotativo della cementiera Portland là locata: lo studio determinò che la co-combustione in cementiera si caratterizzava per miglior impatto ambientale, sociale ed economico rispetto all’incenerimento in impianto dedicato. Oltre alla combustione diretta, vanno citate tra le opzioni di recupero energetico la gassificazione del Cdr da immettere nelle reti di gas naturale o in impianti termoelettrici a ciclo combinato e la digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani, opzione che non esclude l’utilizzo del fango, una volta stabilizzato aerobicamente, come fertilizzante o ammendante. Infine, ultima opzione, la discarica del rifiuto residuo comunque pretrattato: la direttiva Discariche dell’Ue la penalizza (ritenendo il gestore di discarica penalmente/civilmente responsabile dei danni fino a trenta anni dalla chiusura) perché genera biogas climalterante e scoraggia prevenzione e riuso/recupero: di qui la necessità di misure disincentivanti, pur spettando alla discarica un ruolo satellitare nella gestione dei rifiuti nei nuovi paesi membri che devono conseguire gli standard Ue. Tra i contesti territoriali più sensibili agli effetti di una scorretta gestione dei rifiuti dobbiamo avere ben presenti le aree protette, luoghi di necessaria tutela, conservazione e riproduzione di quella biodiversità che rappresenta un valore critico per la nostra esistenza sul pianeta. Il progetto RELS ha focalizzato questa peculiarità e ha avviato analisi mirate e progettazione delle migliori soluzioni che la strategia europea e l’esperienza tecnologica e gestionale maturata anche a scala nazionale rendono disponibili al fine di migliorare il governo sostenibile di quelle aree. Non dimentichiamo la valenza economica delle aree protette, in primis per il turismo, risorsa cruciale per l’Italia: il turismo tenderà a generare una pressione crescente su quegli ambienti, quando dovesse allentarsi la crisi sistemica in atto, finanziaria e ambientale, dando fiato alle attese in tal senso derivanti dall’aumento, nel Nord dell’Europa e del mondo, dell’aspettativa di vita e del tempo libero a disposizione di quelle fasce d’età. La pressione, in qualche misura auspicabile, si eserciterà sugli aspetti insediativi, territoriali, sul sistema dei trasporti, sulle acque, sul consumo di beni: la produzione di rifiuti sarà tra le variabili in gioco più importanti che andranno viste in modo sistemico. Per questo dobbiamo sapere governare una serie complessa di azioni e reggere la sfida della sostenibilità, sapendo coniugare il massimo di capacità innovativa anche in tema di rifiuti alle nostre radici culturali, alla tipicità dei nostri prodotti, ai saperi materiali che rischiamo altrimenti di perdere, saldando l’ecoefficienza e la riflessione sugli stili di vita. Walter Ganapini

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1. progetto rels: la gestione sostenibile dei rifiuti nei parchi naturali come strumento per l’uso razionale delle risorse

Alberto Bellini Project Manager progetto Life+ RELS Una corretta gestione dei rifiuti e la loro trasformazione in risorsa rappresentano il principale passo verso un utilizzo efficiente delle risorse naturali. Il rispetto e l’applicazione dei principi comunitari della gerarchia della gestione dei rifiuti consentono, come avviene da anni in molti stati membri della Comunità europea, di ridurre al minimo il ricorso alle discariche, di risparmiare risorse naturali, di aumentare la competitività di molti settori industriali e, non ultimo, di ridurre l’impatto ambientale e le emissioni di gas a effetto serra. Il progetto Life RELS (Innovative chain for Energy Recovery from waste in naturaL parkS) intende contribuire in maniera innovativa ed efficace allo sviluppo delle priorità dell’Unione europea, nel campo della gestione eco-compatibile dei rifiuti, con particolare attenzione alle aree di parco. Il progetto, che si è svolto tra gennaio 2010 e giugno 2013, si è sviluppato attraverso due principali azioni: 1) educazione ambientale; 2) definizione delle tecnologie ottimali per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, attraverso il confronto quantitativo di diversi scenari. Sul fronte della educazione ambientale, il progetto RELS ha realizzato un corso on line di gestione dei rifiuti che ha visto la partecipazione di oltre mille persone da tutta Italia (http://www.eco-ambiente.unimore.it). Inoltre, ha organizzato diverse conferenze e corsi a livello nazionale, che sono stati occasione di confronto e discussione tra gli esperti e gli amministratori. Sul fronte tecnologico, è stato sviluppato uno strumento numerico (Biomass Management Tool®), che consente di stimare le figure di merito energetiche, ambientali ed economiche ottenute attraverso la combinazione di impianti per il trattamento dei rifiuti al variare delle loro tipologie e quantità. Tale strumento consente di analizzare diversi scenari ottenuti combinando impianti

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di smaltimento (discariche e inceneritori); impianti di compostaggio e digestori; impianti di recupero della frazione secca pesante e impianti di gassificazione. I ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia hanno definito il progetto preliminare di due architetture, ottimizzate per il ciclo integrale di gestione rifiuti nei parchi naturali. La prima prevede l’uso di impianti per il recupero energetico (inceneritori) e di impianti di recupero di materia per la frazione secca pesante (figura 1), la seconda l’uso combinato di tecnologie di digestione anaerobica, gassificazione, e impianti di recupero di materia per la frazione secca pesante (figura 2). Il confronto tra le due architetture consente di scegliere la migliore in termini di rendimento energetico e in termini di impatto ambientale. L’analisi comparativa è stata

figura 1 architettura per il ciclo integrato di gestione rifiuti basata su incenerimento*

* Esempio di un parco naturale con raccolta differenziata al 38%.

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1. progetto rels: la gestione sostenibile dei rifiuti nei parchi naturali

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realizzata su diversi indici, appartenenti a quattro categorie: salute, qualità dell’ecosistema, cambiamenti climatici, risorse. A parità di produzione rifiuti e di raccolta differenziata, gli indici riportano un netto miglioramento per la seconda architettura, che consente di raddoppiare il rendimento energetico dal 25 al 50% (per la parte di materiale recuperata) e di ridurre di oltre il 50% gli indici relativi a salute, ecosistema e cambiamenti climatici. Infine, l’aumento della percentuale di raccolta differenziata consente di ridurre ulteriormente gli indici relativi a salute, ecosistema e cambiamenti climatici. Un dimostratore di piccola taglia (10 kW elettrici) della seconda architettura è stato realizzato e messo a disposizione dei parchi naturali partner del progetto.

figura 2 architettura per il ciclo integrato di gestione rifiuti, basata su recupero energetico, digestione anaerobica e gassificatore*

* Esempio di un parco naturale con raccolta differenziata al 38%.

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gestire i rifiuti nei parchi naturali

1. introduzione La gestione efficiente dei rifiuti è un elemento essenziale per realizzare un uso efficiente delle risorse (si veda il paragrafo 3). Il recupero energetico è da considerare un intervento residuale, poiché il recupero di materia si traduce in un doppio vantaggio: • riduzione dell’impronta ecologica per la produzione di manufatti, realizzati con materie prime seconde, e quindi senza impatto sulle materie prime naturali; • risparmio energetico: infatti, il costo energetico per la produzione di un manufatto è largamente superiore alla quantità di energia recuperata dal materiale di cui è composto. Tale differenza è ancora maggiore se si realizzano distretti di recupero che trasformano i materiali post-consumo dove questi sono stati conferiti. L’analisi dei rapporti sulla gestione dei rifiuti nei diversi stati europei e nelle relative regioni mostra alcuni dati interessanti: ci sono variazioni sostanziali tra gli stati, ma anche tra le regioni di un singolo stato. Le politiche regionali e locali hanno un impatto davvero rilevante sulla gestione dei rifiuti: sulla prevenzione, sulla raccolta differenziata e come dimostratori di modelli efficienti da replicare in altre regioni o nazioni.[1] Dall’analisi di 32 paesi europei emerge chiaramente una stretta relazione tra l’introduzione della ecotassa per lo smaltimento e i risultati ottenuti in termini di prevenzione, di percentuali di raccolta differenziata e di aumento di materiale avviato a recupero.[1, 2, 3] Questi principi sono stati recentemente confermati dalla relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale della Presidenza della repubblica (cfr. sezione 4.7): “Se la promozione della raccolta differenziata costituisce il presupposto per la trasformazione del rifiuto in merce dotata di valore economico, si potrebbe prevedere la destinazione di una parte dei ricavi derivanti dalla vendita del materiale differenziato all’abbattimento del costo della raccolta dei rifiuti pagato dai cittadini e dalle imprese. Questo provvedimento aumenterebbe gli incentivi a comportamenti virtuosi, favorendo lo sviluppo di una cultura diffusa orientata al riciclo dei rifiuti. D’altra parte, si dovrebbe procedere a una liberalizzazione di tutte le fasi della filiera della gestione dei rifiuti, che non devono essere necessariamente svolte in regime di privativa: in pratica, tutte le fasi che si situano a valle delle attività collegate alla raccolta urbana dei rifiuti dovrebbero essere liberalizzate. Inoltre, un impulso all’utilizzo dei materiali provenienti dal recupero e riciclaggio dei rifiuti potrebbe derivare dall’imposizione alle pubbliche amministrazioni dell’obbligo di acquistare prodotti realizzati con materiale riciclato”. La redazione dei piani regionale di gestione rifiuti diventa quindi uno strumento per programmare politiche di medio periodo per ottenere alcuni obiettivi: • portare le regioni italiane al livello delle regioni più evolute del Nord Europa in termini di quota di materiale avviato a recupero e di produzione di rifiuti pro capite; • ridurre la quota di materiale avviato a smaltimento e i relativi impatti ambientali ed economici, in termini di mancato recupero di materia; • promuovere l’uso efficiente delle risorse, aumentando la quota di materiale recuperato.

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Questo libro è stampato su carta FSC amica delle foreste. Il logo FSC identifica prodotti che contengono carta proveniente da foreste gestite secondo i rigorosi standard ambientali, economici e sociali definiti dal Forest Stewardship Council.

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Il coordinatore e i partner ringraziano la Commissione europea per l’opportunità offerta all’interno del programma LIFE+ e per il contributo concesso.

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È possibile costruire filiere sostenibili in cui i rifiuti da problema diventino risorsa, e quindi fonte di lavoro e reddito per i territori? Porsi questa domanda, collocandola nel contesto delle aree protette – e dei Parchi nazionali in particolare – è la sfida cui ha cercato di rispondere il progetto europeo LIFE-RELS (Innovative Chain for Energy Recovery from Waste in Natural Parks), coordinato dal Dipartimento di scienze e metodi per l’ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Lungo un percorso di lavoro sviluppatosi tra il 2010 e il 2013, che ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di numerosi partner, sono emerse soluzioni innovative e replicabili anche al di fuori dei territori che hanno fatto da terreno di analisi e progettazione. Obiettivo di questo volume è offrire un accesso semplice e chiaro ai risultati del progetto LIFE-RELS, in modo che questi possano costituire un patrimonio di esperienze concrete a disposizione di chi si trova ad affrontare tali problematiche.

Il progetto europeo LIFE-RELS è stato coordinato dal Dipartimento di scienze e metodi per l’ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

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Partner di progetto per la realizzazione delle diverse azioni previste sono stati: Comune di Reggio Emilia, Servizio cura della città e sostenibilità ambientale. Provincia di Forlì-Cesena, Servizio agricoltura, spazio rurale, flora e fauna e Ufficio progetti europei, in collaborazione con il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Provincia di Cosenza, Settore programmazione e internazionalizzazione, in collaborazione con il Parco nazionale della Sila.

STRATEGIE INNOVATIVE PER LA REALIZZAZIONE DI SISTEMI INTEGRATI PER IL RECUPERO DA BIOMASSA

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