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Pesaro-Urbino

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Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 20/02/2006 n. 6 - E 3,00

Anno VIII - N. 1 - APRILE - MAGGIO 2013

Daniel

Hackett La tenacia va a canestro

Imprese giovani La fantasia al lavoro Obiettivi pesaresi Emozioni in un click Frontino Uno scrigno sullo sperone


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Sommario

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8 Annotare Brevi IN 16 Essere Daniel Hackett 22 Lavorare Imprese giovani 28 Fotografare Obiettivi pesaresi 33 Dirigere Maurizio Tarsetti 36 Visitare Frontino

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| EDITORIALE di Simonetta Campanelli e Andrea Masotti |

“Giovane” è il Leitmotiv di questo numero di Pesaro IN. I canestri di Daniel Hackett fanno esultare i tifosi pesaresi e la sua simpatia e bellezza, fisica e interiore, gli fanno meritare la copertina. A Daniel si affiancano altri giovani pesaresi come Virginia Gaudenzi, Cornelia Mattiacci, Valentina Casadei, Gianluca Cardinali, Daniele Patti e Matteo Ambrosini i quali, in tempi di crisi, hanno puntato sulle loro capacità personali per dar vita ad una professione e un’attività indipendente. Si prosegue con la creatività dei fotografi per passione, Marisa Betti, Alberto Barulli, Luciano Dolcini, Franco Galluzzi, e Pierluigi Tonti, che fissano le loro sensa-

zioni attraverso scatti magistrali. Le attività del Conservatorio “Rossini” sono quindi raccontate dal direttore Maurizio Tarsetti. La gita fuori porta ci conduce poi a Frontino, alla scoperta di un paese arroccato su uno sperone dove gli abitanti amano la quiete e rispettano la natura e dove la cucina è ispirata alla semplicità, come ceci e lenticchie. Torniamo alla contemporaneità con il prefetto Attilio Visconti, con il presidente del basket pesarese Franco Del Moro e l’assessore e allenatore Enzo Belloni. Per finire con la cultura, Urbino che si propone come capitale della cultura 2019 e l’associazione “Melampo - Amici della poesia”.

Stampa: Graph S.N.C. - San Leo (RN)

Collaboratori: Benedetta Andreoli, Franco Bertini, Simonetta Campanelli, Ettore Franca, Martina Manfredi, Alice Muri, Silvia Sinibaldi, Simona Spagnoli, Maria Rita Tonti.

Direttore Responsabile: Andrea Masotti Redazione centrale: Roberta Brunazzi, Serena Focaccia Progetto grafico: Lisa Tagliaferri

Fotografi: Laura De Paoli, Leonardo Mattioli, Luca Toni

Controllo produzione e qualità: Isabella Fazioli

Coordinamento redazione Pesaro: Simonetta Campanelli cell. 335.5262743 - nelli@simonettacampanelli.it

Ufficio commerciale: Irena Coso, Laura De Paoli

Chiuso per la stampa l’11/04/2013

Impaginazione: Marica Graziani

42 Gustare Ceci e lenticchie di Frontino 44 Guidare Attilio Visconti 46 Presiedere Franco Del Moro 48 Allenare Enzo Belloni 49 Promuovere Urbino capitale della cultura 50 Scrivere L’angolo della poesia

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Edizioni IN MAGAZINE S.R.L. Redazione e amministrazione: Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47100 Forlì tel. 0543.798463 - fax 0543.774044

www.inmagazine.it inmagazine@menabo.com

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e in ogni caso citando la fonte.


Annotare | Brevi IN

Nuova guida all’Ordine dei Commercialisti

Ph. Leonardo Mattioli

Pesaro - Paolo Balestieri, 54 anni, è il nuovo Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili della provincia di Pesaro e Urbino. “L’elezione di questo nuovo Consiglio - afferma Balestrieriè il risultato di una ‘competizione elettorale’ avvincente e combattuta tra due diversi modi di concepire la gestione di un Ordine Professionale. Alla fine i circa 500 elettori hanno scelto la mia squadra che si è imposta con uno scarto di 39 voti. Il consenso emerso dal risultato elettorale ha premiato l’impegno e la volontà di presentare una categoria unita per affrontare le nuove sfide che il futuro ci prospetta.” Congratulazioni al presidente e al consiglio direttivo, che rimarrà in carica per quattro anni. (SC)

Carnevale formato francobollo Fano - “Bello da vedere e dolce da gustare”: anche il Carnevale di Fano ora ha il suo francobollo della serie “il Folclore italiano”, stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Su bozzetto di Maria Carmela Perrini, il francobollo riprende il carro allegorico “Profumo di donna” di Hermes Valentini (1988) e vi compare anche il “prendigetto”, caratteristico contenitore usato dalla folla per raccogliere i dolciumi lanciati dai carri durante le tre sfilate domenicali. In Comune, il giorno della presentazione, i fanesi e tanti appassionati di filatelia non si sono voluti far scappare il francobollo, folder e cartoline con speciale annullo filatelico delle Poste, altre al il bollettino illustrativo con articoli del sindaco Stefano Aguzzi, di Alberto Berardi presidente della “Federazione Italiana Carnevali” e di Luciano Cecchini, presidente dell’“Ente Carnevalesca”. (BA)

8 | IN Magazine

Casarose, pink power in Casa Pesaro - Nel regno di Casarose, Barbara e Vilma sono la regina e la fata, ovvero il pink power di Spar Arreda che “arreda la casa bella e accessibile”! Nel magnifico show room accolgono con simpatia i clienti e si prendono cura di loro: fanno sì che tutti i desideri vengano esauditi. Sono capaci di creare un mondo su misura personalizzato per ogni tipo di clientela e per rendere la loro casa il posto più

bello dove rifugiarsi. Barbara e Vilma amano dedicare tutto il tempo e tutta l’esperienza ai clienti, rinnovandosi così ogni giorno. Sono bravissime ad interpretare le diverse esigenze del pubblico e a consigliare le nuove tendenze. Lo show room di Casarose è un luogo d’incanto, un ambiente armonico dove vengono esposti i nuovi prodotti e le ultime creazioni dell’azienda: living, cucine, camere, armadi e camerette, per bambini e ragazzi. Attraverso un’importante campagna pubblicitaria ed un concorso a premi promossi da Spar diversi clienti hanno già avuto la fortuna di vincere vacanze da sogno in Indonesia e altri numerosi premi di produzione Spar Arreda. A breve una nuova campagna pubblicitaria apparirà su riviste di settore e altre fantastiche idee sono pronte per i prossimi mesi. Seguiamo Barbara e Vilma per saperne di più! www.casarosearredamenti.com (SC)

Paola Pagnini, l’arte

sulla punta delle

Pesaro - Dalle dita di Paola Pagnini fluiscono i colori, che danno una forma visiva ai pensieri. L’artista pesarese è da sempre impegnata in un’intensa esplorazione del sé e nell’analisi delle più intime dinamiche personali. Ha ereditato la passione per l’arte dalla mamma Bianca Tamburini e continua ad interpretare questa passione come mezzo di ricerca e introspezione, trovando nella pittura con le dita il più immediato ed efficace mezzo espressivo. L’equilibrio cromatico e la raffinatezza della tecnica riescono ad offrire un’espressione poetica di un complesso mondo interiore, con cui viene rappresentato l’amore

Spar

Dita

per l’uomo inteso come componente del cosmo, cellula che si completa nell’incontro con l’altra parte. Le emozioni, se non condivise, creano un’assenza interiore, nella quale annega la gioia di vivere. Per l’artista Pagnini il “Due” è vita. Info: 347 7813008 - paolapagnini11@gmail.com


Annotare | Brevi IN

Bambini a mezzanotte

Pesaro - Torna la “Mezzanotte Bianca dei Bambini”, il 14 e 15 giugno nel centro di Pesaro. La quarta edizione con i bambini protagonisti di tanti laboratori creativi, è stata presentata dal Comune di Pesaro alla “Bit”, la Borsa Internazionale del Turismo di Milano con una conferenza stampa ospitata nello stand della Regione Marche. Enzo Belloni, vicesindaco di Pesaro con delega a Turismo, Sport e Gioco, e Davide Venturi, responsabile dell’unità organizzativa turismo del Comune, hanno illustrato le novità dell’evento: dedicato ai bambini: tra i laboratori didattici ci sarà anche il ristorantino di “Azzurro d’amare”, con i piccoli che potranno diventare chef e preparare ricette gustose e salutari a base di pesce azzurro dell’Adriatico. (BA)

Incentivi ai “bici hotel” Pesaro - Interessante opportunità per le imprese delle Marche che realizzeranno progetti a favore del cicloturismo: pubblicato il bando che consente ai titolari di strutture ricettive di ricevere dalla Regione Marche un contributo per attrezzare la propria struttura a “Bici hotel”. Il cicloturismo sta conquistando una fetta di mercato sempre più vasta e sono in costante aumento le persone che scelgono la vacanza in bicicletta, associando a questa sana pratica sportiva la scoperta di bellezze naturalistiche, luoghi d’arte, di cultura, di tradizioni ed enogastronomia. Il territorio della provincia di Pesaro ed Urbino si presta a questo tipo di turismo e la tappa dell’11 maggio del Giro d’Italia sarà un’ulteriore occasione di promozione per la provincia. Molti appassionati della bicicletta torneranno nel nostro territorio e numerosi operatori turistici lavorano per inserire sul mercato pacchetti di soggiorno rivolti ai cicloturisti. www.turismomarche.it

10 | IN Magazine

Amici in Pescheria per l’arte Contemporanea Pesaro - Fondazione PescheriaCentro Arti Visive ha compiuto il suo primo anno di attività. Per affiancarla attivamente ha preso forma il gruppo “Amici in Pescheria”, coordinato da Cristina Zangheri. L’invito ad aderire al gruppo è esteso a tutti, per una responsabilità sociale verso la nostra città e verso un luogo che in questi anni ha prodotto eventi di grande spessore per l’arte contemporanea, guadagnando prestigio a livello nazionale ed internazionale. Fondazione Pescheria è diventata punto di riferimento dell’arte contemporanea nella regione Marche,

riconosciuta all’interno del Forum Regionale per la Cultura quale unico museo marchigiano affiliato all’Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani. Obiettivo del gruppo è di supportare la Fondazione Pescheria nella sua crescita, con la realizzazione di mostre, progetti ed incontri. Varie le proposte per aderire e a costi accessibili a tutti: Card -25 dedicata ai ragazzi; Card individuale; Card famiglia; Card sostenitore e Sostenitore Onorario. Info: Fondazione Pescheria Centro Arti Visive, www.centroartivisivepescheria.it

Dondup presenta la donna Aristopunk Fossombrone - “La donna aristopunkdondup” è la nuova protagonista della collezione Dondup. Sembra uscire da un mondo magico e nostalgico, dove la favola romantica viene

riproposta con elementi dominanti quali la modernità e la libertà, definendone un nuovo carattere. Passato e presente convivono e danno vita ad una nuova femminilità. Capi dai richiami fiabeschi si fondono con altri dal sapore contemporaneo, “Melodie magiche che attraverso il cuore arrivano nel profondo dell’anima...”. Manuela Mariotti (nella foto) sembra affidarsi al sogno, un inno alla positività, con elementi semplici e antichi trasportati nell’era contemporanea, proposti in una parte della Collezione da capi color bianco. La purezza del bianco con dettagli preziosi in pietre oro, mantelle, pantaloni over size, giacche doppio petto, abiti balloon sono sogno! Una femminilità magica che percorre la quotidianità, una nuova idea di donna romantica, cosmopolita, urbana e moderna. Wonderland, un nuovo mondo che fonde il passato e il futuro, Alice nel paese delle meraviglie, Alice nel mondo universale. (SC)


Spa Excelsior, oasi di Benessere Pesaro - Scegliere di vivere qualche ora in totale relax e lasciarsi coccolare da un’atmosfera avvolgente, seguiti da operatori professionisti. è possibile nella Spa Excelsior. Docce emozionali, sala relax vista mare, cromoterapia e musicoterapia, idroterapia, trattamenti su misura:  il benessere nasce da qui. La Spa dispone di sei cabine per trattamenti, bagno turco, tepidarium, doccia per aromaterapia e due sale per savonnage individuale al sapone nero marocchino. Il savonnage è una “sa-

ponatura” rigenerante e distensiva che deterge in superficie la pelle, libera i pori e intensifica l’effetto disintossicante della termoterapia: per concludere in modo ottimale il percorso di benessere avviato in hammam con il bagno di vapore. La nuova offerta Good Morning Spa privilegia chi sceglie i trattamenti di benessere per iniziare bene la giornata, prendendosi cura del proprio corpo ed eliminando lo stress. Info: 0721 630015 e spa@excelsiorpesaro. it - www.spaexcelsiorpesaro.it (SC)

Messaggi d’Arte di Federica Facchini

Pesaro - S’intitola “Messaggi d’arte” la pubblicazione presentata da Federica Facchini, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Macerata e giornalista pubblicista. I tre volumi raccolgono gli articoli da lei pubblicati dal 2008 al 2011 sulle pagine dell’edizione pesarese de Il Messaggero, per la quale collabora con una rubrica settimanale sull’arte. Ogni volume è corredato da un’introduzione dettagliata di tutte le mostre, premi, concorsi e rassegne che si sono svolti in provincia. Dai volumi emerge così la dinamicità e la grande offerta culturale, nel campo dell’arte contemporanea, dell’intero territorio provinciale. La presentazione del volume si è svolta presso la Fondazione Pescheria - Centro Arti Visive. Info: www.centroartivisivepescheria.it

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Annotare | Brevi IN

I super caschi di Roberto

Nuova tappa per la Madonna del Giro Ph. Luigi Cominelli

Urbino - Sabato 11 e domenica 12 maggio si celebra la Madonna del Giro della Valle del Foglia, ricorrenza che si tiene ogni seconda domenica di maggio per rinnovare la processione che accompagna il venerato quadro della Vergine da una Parrocchia all’altra della Congregazione, dove rimane un anno intero. Dopo Schieti, la sacra effigie giunge nel territorio di San Giacomo in Foglia per essere collocata nell’Abbazia Ss. Giacomo e Filippo, parte di un antico borgo, oggi Urbino Resort grazie ad un attento restauro che iniziò nel 1993 proprio dalla chiesa risalente al XIII secolo; lo stesso anno veniva già ospitata la Madonna del Giro e così nel 2003. Accolta con messa solenne dell’Arcivescovo Giovanni Tani e due giorni di preghiera e di festa, la Madonna rimarrà nell’Abbazia fino al 2014, quando ripartirà per la sosta successiva a Montecalvo in Foglia. (www.urbinoresort.it)

Pesaro - Si sa che per i piloti di moto la gara del Mugello è un po’ come Pitti Uomo per la moda, e per quel gran premio tutti vogliono un “abito” che lasci il segno. “Jorge Lorenzo, campione della Moto GP, voleva diventare ‘black mamba’, un serpente velocissimo e Andrea Iannone, grande pilota della Moto 2, voleva diventare un pompiere: un po’ per spegnere il troppo calore del tifo ma anche per rendere omaggio a

Marchionni

quello che i vigili del fuoco hanno fatto per i terremotati dell’Emilia”. A parlare è Roberto Marchionni, da 25 anni titolare della Starlite, che crea e disegna caschi e tute per i piloti di moto. In passato, quando lavorava con Aldo Drudi, prima di scegliere la sua strada, ha disegnato caschi per una decina d’anni anche per Valentino Rossi e Hayden. (FB) (Nella foto Marchionni con il campione Jorge Lorenzo)

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Hall of fame per Franco

Bertini

Ph. Leonardo Mattioli

Milano - Franco Bertini è fra gli italiani premiati nella Hall of Fame a Milano. Esponente della ”meglio gioventù” primi Anni Sessanta, quella che rappresentò l’Italia alle Olimpiadi di Tokio, aveva la nomea dell’intellettuale del basket, l’aria da filosofo, giocava con gli occhiali da vista trattenuti dall’elastico. A Varese arriva col nomignolo di ‘Ragno’ dopo il primo scudetto dell’allenatore Garbosi (la squadra di Zorzi, Nesti, Gavagnin, Maggetti, Gatti, Toth, Bufalini e Toto Bulgheroni (suo amico per la vita). “A chiamarmi ‘Ragno’ - racconta Franco - fu Agide Fava, il padre del basket pesarese, perché da ragazzino diceva che ‘tessevo le tele’. Nel basket mi ha sempre affascinato la possibilità di mille geometrie, legate alla tua capacità di concepirle e di saperle realizzare. Quando giocavo io pensare allo scudetto a Pesaro era come pensare all’America prima di Colombo. Non si fanno i bilanci di una passione: ho praticato lo sport che amavo così tanto da non accorgermi che non avevo il fisico ideale per farlo”. (SC) (Nella foto Bertini assieme al presidente della Scavolini basket Franco Del Moro)

Premi 2013 del Circolo della

Stampa

Pesaro - Fino al 1995 il Circolo della Stampa non aveva mai assegnato il Premio ad una donna. Quest’anno il premio è all’insegna del fiocco rosa, fatta eccezione per Enzo Biagini (amministratore delegato Apple Italia) che riceve il riconoscimento per il suo prestigioso incarico. A seguire, in ordine alfabetico, ricevono il premio tre signore: la ricercatrice Maria Cristina Meriggiola; l’attrice, doppiatrice e adattatrice Paola Valentini e la musicista e regista Rosetta Cucchi. All’Accademia Agraria Pesaro, per i 185 anni di attività, è andato invece il Premio Speciale. (SC)


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Fabrizio Oliva nuovo presidente degli albergatori Ph. Luca Toni

Pesaro - Fabrizio Oliva, 52 anni, è il nuovo Presidente dell’Associazione Pesarese Albergatori. Subentra a Nardo Filippetti, che ricopre ora i ruoli di Presidente di Astoi Confindustria Viaggi, l’Associazione di Categoria dei Tour Operator, e Vice Presidente di Federturismo Confindustria. Eletto all’unanimità dagli associati, Oliva guiderà, fino al 2016 gli albergatori verso un rilancio del turismo, in particolare di quello incoming, promuovendo un’innovativa serie di idee per rilanciare l’intero territorio. Da dirigente della CNA ad albergatore, Oliva dirige un gruppo alberghiero formato da 7 hotel che si trovano non solo a Pesaro ma anche in Romagna. Al nuovo Presidente, Fabrizio Oliva, che saprà condurre con forte tenacia i colleghi, buon lavoro dalla redazione di Pesaro IN. (SC)

Da Sanremo Asaf Avidad per l’evento Dondup Milano - Sulle melodie di Asaf Avidan (nella foto), in occasione della Settimana della Moda di Milano, Dondup ha presentato al teatro Franco Parenti la nuova collezione Donna FW 13 14. Una serata esclusiva con la speciale life performance dell’artista israeliano Asaf Avidan, cantautore della voce virtuosa e rigeneratore del suono cha ha partecipato anche al Festival di Sanremo. Un momento di grande

poesia dove l’arte si è espressa in diverse forme. “La voce di Asaf è stata l’ispirazione della nuova collezione ideata da Manuela Mariotti”, afferma Massimo Berloni, presidente del brand. “Un progetto speciale, iniziato cinque mesi fa dalla lungimiranza marchigiana”. Al termine della performance una sfilata virtuale proiettata su grandi schermi, fusione tra magia e tecnologia. (SC)


Braconi porta Mozart al Teatro della Fortuna Fano - “Ridiamo un senso a questi tempi smarriti godendoci il concerto sinfonico ‘Mozart: l’essenziale e il necessario’…”. Così comincia l’intervista di Franco Bertini a Simonide Braconi, prima viola della Scala. Al Teatro della Fortuna di Fano è infatti andata in scena una serata molto speciale: col Maestro Roberto Parmiggiani alla direzione dell’orchestra sinfonica “Rossini” e l’intermezzo del mezzosoprano Agata Bienkowska, Franca Moschini al piano e due grandi interpreti come Simonide Braconi (viola) e Alberto Maria Ruta (violino). La Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra - è stata toccante. “La Sinfonia 40 e la Concertante sono entrambi brani dell’anima drammatica; il secondo movimento della Concertante Mozart lo compose alla morte della madre: il violino è dolore e la viola è consolazione”, spiega Braconi. Ecco perché Mozart è essenziale, ma anche necessario.

Educazione finanziaria con Banca Marche Jesi - Si è concluso a marzo il tour “Prenditi cura del tuo denaro”, ciclo di incontri per insegnare i fondamenti dell’educazione finanziaria organizzato da Banca Marche in collaborazione con il consorzio PattiChiari e con l’associazione dei consumatori Adoc. Gli esperti di Banca Marche e delle associazioni hanno spiegato come investire i propri risparmi, come stilare un bilancio familiare, come tenere sotto controllo le proprie risorse e risparmiare per evitare un eccessivo indebitamento; come funzionano i sistemi di pagamento (conti correnti, estratti conto e internet banking) e le modalità per aprire un mutuo o tutelare la propria privacy. Gli incontri, gratuiti e aperti a tutti, si sono svolti ad Ancona, Fermo, Jesi, Fabriano, Camerino e Senigallia. (S.C.)

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Essere | Daniel Hackett

La tenacia

va a

Canestro

testo Simona Spagnoli - foto Luca Toni

Sacrificio e impegno, rispetto delle regole, solidarietà. Così vive lo sport Daniel Hackett, playmaker della Nazionale italiana di basket. Cresciuto tra Pesaro e Los Angeles, con le dritte di papà Rudy e l’appoggio di mamma Katia.

Un cespuglio di treccine rasta in cima a 198 centimetri d’altezza. Forza, talento e grinta da vendere. Contrariamente a quanto farebbe pensare l’aspetto esotico, il venticinquenne Daniel Hackett è il playmaker della Nazionale italiana di basket. Figlio di papà Rudy - il

pivot americano che negli anni ‘80 ha fatto sognare i tifosi di Livorno, Reggio Emilia, Forlì - e dell’italiana Katia, Daniel ha affinato le proprie doti cestistiche nelle università Usa per tre stagioni, dove è cresciuto come uomo e come atleta. Ma è con la Scavolini Basket, il team della sua città, che ha ritrovato sé stesso dopo la delusione patita per il mancato ingresso nella Nba e, una volta rientrato in Italia, per la sua prima quanto sfortunata stagione da professionista a Treviso. Quest’anno è arrivato il grande salto in Europa League con il quintetto della Montepaschi,

un capitolo nuovo tutto da scrivere che Daniel vuole interpretare magistralmente. La sua è la storia di un ragazzo caparbiamente aggrappato al proprio sogno. Per

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inseguirlo ha lasciato tutto, superando incredibili disavventure e vivendo esaltanti soddisfazioni: un personaggio che vi raccontiamo in questa intervista che ha preceduto il Galà dello Sport di Pesaro 2013, nel quale Daniel ha ricevuto il premio come Miglior atleta dell’anno. Il basket. I primi tiri a canestro glieli hanno raccontati: a tre anni Daniel era il protagonista assoluto dei dopo-partita della Scavolini, quando entrava in campo a giocare con la palla blu e gialla degli Charlotte Hornets. Il basket è stato il suo primo amore: nei campetti di viale Trento, al porto, ovunque fosse un canestro c’era anche lui. Se aveva i piedi dentro il campo, lui era felice. I suoi allenatori lo ricordano “caparbio, molto propenso all’ascolto, sempre concentrato anche quando era stanco”, insomma, la passione era il suo motore. A 13 anni entra nella primavera della Scavolini e, l’anno successivo, viene convocato in Nazionale con l’Under 14. Ma la svolta decisiva arriva nel 2002. “Sentivo che stavo crescendo e che la mia passione

per la pallacanestro poteva diventare qualcosa di più”, racconta. “Mi incantavo a guardare i giocatori della prima squadra, De Marco, Blair, Andrea Pecile. Cominciai a dire a me stesso che potevo diventare come loro, che volevo diventare un giocatore vero”. Finché dall’America non arrivò una lettera a cambiare la sua vita. Gliela scrisse suo padre. Figlio d’arte. “Avere un papà che è cresciuto nel mondo dello sport è un vantaggio, specie nelle prime esperienze, perché ti trasmette un forte spirito agonistico”, spiega Daniel. “Poi le cose cambiano. Appena ti proponi tutti tendono a ricordarti chi era tuo padre e cosa ha fatto, e si crea un po’ di pressione. Nel mio caso non è stato facile: ho subìto la figura di Rudy soprattutto quando non ero ancora deciso ad intraprendere una carriera professionistica e il confronto era impietoso. Al campetto mi dicevano che avevo le gambe a tronchetto, il baricentro basso e non sarei mai diventato un giocatore vero”. Papà diventa un grande alleato e


A fianco, Daniel Hackett con la maglia della nazionale.

un appoggio quando Daniel s’iscrive al college San Giovanni in Bosco di Los Angeles. “L’idea di andare negli Usa mi è stata proposta da lui: l’impatto è stato duro, ma avevamo una missione da compiere. Io almeno l’ho vissuta così, e solo per questo ho accettato enormi sacrifici lontano da casa. Mi svegliava alle sei del mattino per andare a correre e fare pesi insieme a lui; poi c’era la scuola, l’allenamento con la squadra. Quando avevo finito, noi due rimanevamo a tirare fino a tardi”. Non sono mancati i momenti difficili che hanno fatto pensare a Daniel di mollare tutto: “Ma Rudy mi ha sempre incoraggiato, assicurandomi che quella fatica sarebbe

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stata ripagata e io gli ho creduto. Sapeva esattamente quello che serviva per raggiungere il traguardo. Lui è un grandissimo professionista, uno sportivo incredibile. Io sto cercando di diventarlo”. Mamma Katia. Se Rudy è stato la guida per Daniel, mamma Katia è stata il rifugio, il posto dove andarsi a confidare, a dire quello che non va. Un legame molto forte che si è cementato dopo la trasferta americana. “Mia madre è semplicemente la mia migliore amica”, dice Hackett senza titubanze. E per testimoniarlo al mondo si sono fatti tatuare sul polso i loro nomi: su quello di Daniele campeggia il nome di Katia con la data di nasci-

ta, su quello della mamma invece c’è la scritta “Per sempre, Daniel”. “Mamma è una persona trasparente. Mi ha insegnato a dire sempre quello che penso, a costo di essere scomodo. A volte può esserlo anche lei, ma vuole solo essere accettata per quello che è. Una roccia”. Pesaro. “Per me è casa, è la città che mi ha fatto innamorare del basket. Il campo di Cristo Re, viale dei Partigiani, i primi ricordi della mia infanzia nell’asilo di via Ferraris. Quando ne sono lontano mi mancano gli amici, la sua tranquillità, le strade, il mare, la vita che si può condurre lì. Mi manca la gente che parla della Scavolini. Si respira la pallacanestro nell’aria, quasi la tocchi, perciò è bello abitarci. La prima cosa che desidero quando torno a casa, a parte divorarmi una piadina, è vedere gli amici, riabbracciarli. Mantenere i contatti è dura ma io ci tengo, le radici sono importanti. In fondo resto un semplice ragazzo pesarese”. La depressione. È apparsa all’improvviso durante il primo anno da professionista a Treviso, dopo il mancato ingresso nella Nba ed il ritorno in Italia. “Mi sentivo addosso la paura di fallire ancora, era come se avessi completamente perso fiducia in me stesso. Mi è capitato due volte in due anni, sempre nel periodo di dicembre, quando calano le energie o mi capita di perdere due o tre partite di seguito. Adesso non permetto più che questo accada e ho trovato il modo per venirne fuori. è come se sentissi dentro di me qualcosa che mi spinge ad andare avanti, a


Nella foto a fianco un assorto Daniel Hackett. Nel suo futuro vede anche la moda e la Tv.

volere di più. Io nel destino ci credo, credo che quello che ci succede dipenda da ciò che noi mettiamo in circolazione. Nei giorni in cui mi sento scarico mi fa stare meglio sapere che bisogna essere positivi per avere il meglio. Dopo l’annata di Treviso la squadra mi tagliò, ricordo la faccia del mio agente quando mi disse che per me non c’erano offerte. Devo ringraziare Alessandro Barbalich, Franco Del Moro e Luca Dal Monte che ebbero l’idea di farmi tornare a casa, perché da quel momento tutto è tornato a girare per il verso giusto. E se oggi ho l’opportunità di giocare in Europa è anche grazie a loro. Prima ero un atleta emotivo che spazzava il campo come un forsennato per 30 minuti, libero di prendersi le iniziative che voleva. Oggi, passando ad un sistema molto strutturato come quello di Siena, sto cercando di uscire dal cliché del combattente per diventare più ragionatore e massimizzare le mie energie in meno minuti”. Daniel e il futuro. “I miei progetti per il futuro? È difficile dirlo. Mi attira il mondo della moda: ho avuto la fortuna di essere invitato a Pitti Uomo e ho conosciuto tante persone interessanti. La Tv è un’altro sogno, mi chiedo che effetto farebbe sentire la mia voce come commentatore. Ma non ho un’idea precisa, un giorno penso che mi piacerebbe lavorare con i ragazzini, poi magari cambio e mi vedo dietro il bancone di un bar a Formentera. Di sicuro finché non avrò appeso le scarpette al chiodo il mio sogno vero resta la Nba: non perché mi senta a quel

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livello ma perchè avere un obiettivo cui tendere è una cosa che mi spinge a dare di più. Molti mi prendono per presuntuoso senza capire che essere competitivi è una caratteri-

stica specifica di chi pratica l’agonismo. Lo sport è questo: sacrificio e impegno, rispetto delle regole, solidarietà. Bisogna sudare e lavorare, ma si può anche sognare”. IN

Il fascino multietnico del figlio d’arte Giovane, emergente, capace, look giusto, multietnico. Figlio di Pesaro come dei tempi attuali. Nello sport italiano Daniel Hackett è per gli osservatori uno dei pochi personaggi che può “bucare lo schermo”. Delle sue innate doti comunicative se ne sono accorti anche gli sponsor: punto di forza della Nazionale italiana che il prossimo settembre parteciperà ai campionati Europei in Slovenia, Daniel è diventato quest’anno testimonial della Red Bull, l’azienda austriaca leader mondiale tra le bevande energetiche. Grazie a questa partnership saranno organizzati gli eventi Red Bull-Hackett in Italia.


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Lavorare | Imprese giovani

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Fantasia al

Lavoro

testo Silvia Sinibaldi e Simonetta Campanelli foto Luca Toni

Chi cura mostre, chi fa fiorire giardini. Chi istruisce cani o organizza eventi. Uno spaccato sulle imprese giovani pesaresi, basate su una ricetta comune: quella di coltivare le proprie passioni, trasformandole in professione.

Se la fantasia non ha mai conquistato il potere, in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo la fantasia è forse l’unico potere con cui si conquista un lavoro. Ne sono testimoni sei giovanissimi imprenditori che tra eredità e ribellione stanno costruendo il futuro. “La mia scelta professionale - racconta Virginia Gaudenzi, istruttrice di cani - è arrivata in modo naturale, quando a circa 20 anni ho capito, grazie al mio amico a quattro zampe di allora, che avrei voluto più di ogni altra cosa lavorare all’interno della relazione uomo-cane. Una certa ereditarietà non si nega, visto che papà è veterinario”. “Serve un dialogo aperto e schietto - ammette Cornelia Mattiacci, curatrice di mostre d’arte chiamata a destreggiarsi tra molteplici eredità come può accadere solo in famiglia, dove è bene far valere le proprie

idee senza troppi condizionamenti. Soprattutto bisogna conquistarsi spazio e fiducia con la permanenza nel campo, più che con la rivolta”. Lapidaria Valentina Casadei, organizzatrice di casting e di eventi: “Eredità purtroppo pari a zero.... Ribellione.... non ce n’è mai stato bisogno”. Gianluca Cardinali, poco più che ventenne, fa il giardiniere: “Poca eredità e tanta ribellione nella mia scelta di aprire l’attività di giardiniere, per impiegare i miei sforzi nella costruzione di un futuro che rappresenti qualcosa di mio, per arrivare ad essere io titolare della mia azienda e non solo un operaio di una ditta nella quale la posizione lavorativa rimarrà pressoché la stessa, anche a distanza di molti anni”. Daniele Patti e Matteo Ambrosini

hanno sfidato la storia riaprendo il ristorante Lo Scudiero: “L’eredi-

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facendo le dava occasione di sviluppare idee e capacità. Gianluca ha sempre cercato di dare spazio al suo amore per la natura, individuando nella capacità di incidere sulla bellezza naturale una vera forma d’arte. Scoprire che 10 ore di lavoro non ti pesano, che la gioia dei tuoi clienti ti ripaga di tutto: ecco come Daniele e Matteo hanno capito di aver trasformato una passione in professione. Interessante la tipologia di ostacoli che questi giovani imprenditori hanno dovuto affrontare: assenza

In alto, Cornelia Mattiacci, curatrice di mostre d’arte; sotto Valentina Casadei, organizzatrice di eventi. Nella foto in apertura Virginia Gaudenzi, istruttrice di cani.

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tà? Noi siamo partiti da zero, sacrificando estati intere, amicizie e divertimento per riuscire a mettere da parte qualche soldo e realizzare il nostro sogno. Ribellione? Tanta, sotto forma di passione, sacrificio, grinta e voglia d’emergere, in un momento dove l’ascensore sociale è fermo ai minimi storici”. Per Virginia la passione è diventata un lavoro iniziando dalla sua esperienza personale, lei e il suo cane; per Cornelia facendo esperienza sul campo, al di là della sua formazione; per Valentina la molla è stata la scoperta che ciò che stava

di cultura cinofila e pregiudizi per Virginia, per Cornelia la crisi, per Gianluca la burocrazia, per Valentina l’incompetenza dell’istituzione e l’inaffidabilità di certe aziende, per Davide e Matteo i costi fissi, le spese per il personale, tasse e balzelli. Coraggio, determinazione e fantasia dicevamo. Per alcuni una strada più facile, per altri una vera scalata. Questi giovani imprenditori sono però in grado, oggi, di parlare ai loro coetanei. Un consiglio alla vostra generazione in cerca di un lavoro?

“Con questa crisi economica - risponde Virginia Gaudenzi - è difficile dare un consiglio. Posso solo confermare che poter lavorare grazie alla propria passione da una marcia in più e rende più tollerabili le difficoltà finanziarie, perché al di là di tutto si è appagati”. Per Cornelia Mattiacci “La cosa più difficile sta nel non perdere entusiasmo ed energia e non chiudersi ai rapporti sociali, che possono rivelarsi utili professional-


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FRIENDSHIP AND PASSION FOR FONDAZIONE G. ROSSINI


A fianco, Gianluca Cardinali, giardiniere. Sotto, Daniele Patti e Matteo Ambrosini, ristoratori.

Il lavoro come espressione di vita Un giardiniere, due ristoratori, un’istruttrice di cani, una curatrice d’arte e un’organizzatrice di eventi. Antichi mestieri e nuove professioni accomunati dall’esigenza di lasciare un segno personale, di affidare al lavoro il valore della vita. Per tutti loro il potersi esprimere ha più importanza del potersi affermare. La nuova generazione non parla mai di guadagno, afferma che il lavoro è dignitoso in se stesso, che la soddisfazione rende più accettabile al fatica. Non solo consigli per i coetanei, piuttosto una lezione per tutte le generazioni.

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mente. In alternativa, andarsene dall’Italia, ma farlo rapidamente senza perdere troppo tempo”. “Non bisogna mai arrendersi - è l’invito di Virginia Casadei - e continuare a cercare lavoro, perché la buona volontà prima o poi viene ripagata. E se una persona ci mette serietà e impegno riceverà prima o poi dei buoni risultati. Bisogna essere determinati e credere nelle proprie capacità”. Gianluca Cardinali non ha dubbi: “Sbattersi davvero tanto e non mollare, cercare di raccattare qualsiasi cosa senza scartare niente, essere modesti e umili facendo in alcuni casi anche lavori duri e pesanti;

qualsiasi lavoro è motivo di orgoglio e dignità. Molto importante è cogliere al volo qualsiasi prospettiva, proponendosi e lanciando nuove idee, sperando in un futuro migliore. Anche un pizzico di incoscienza, nel senso di non fermarsi troppo a riflettere ma credere davvero ai propri istinti, può aiutare ad aprirsi nuovi orizzonti”. Daniele Patti e Matteo Ambrosini riassumono i contenuti dei colleghi: “Noi consigliamo di far diventare la propria passione un lavoro in modo tale da avere una migliore riuscita sia economica che morale, con una vita professionale piena di soddisfazioni”. IN


Fotografare | Obiettivi pesaresi

Emozioni

in un

Click

testo Martina Manfredi - foto Leo Mattioli

Il territorio e le persone raccontati attraverso l’obiettivo dei fotoamatori pesaresi, secondo le loro differenti personalità. Da Marisa Betti a Luciano Dolcini, da Franco Galluzzi a Pierluigi Tonti ed Alberto Barulli.

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Sono accomunati dalla voglia di raccontare luoghi e sensazioni per fissarli nella memoria. Una passione che ha regalato a Pesaro un bagaglio artistico fatto d’immagini di paesaggi, persone e scorci di vita quotidiana. Sono i fotografi amatoriali che vivono a Pesaro: bancari, pensionati o impiegati: reflex alla mano, hanno seguito quella “scintilla” che si è accesa dentro di loro nel momento in cui hanno scattato la prima fotografia e si sono abbandonati al “piacere del click dell’otturatore, anche se ora col digitale è ancora più bello perché si vedono subito”. Così descrive la sua passione Marisa Betti, che comincia a fotografare

fotografare è legato al progetto e non alla ricerca della bella immagine”, racconta Dolcini, spiegando come dalla rappresentazione del quotidiano è arrivato alla documentazione storica degli artisti colti nella loro intimità e nel loro fare creativo: “È alimentato dall’arte, dalla poesia, dalla musica e dal cinema, più che dalla fotografia in senso stretto”. Gli artisti sono i protagonisti dei suoi lavori insieme alla città di Pesaro, che si è sempre preoccupato di promuovere: oltre alle mostre e ai progetti, quali Cartoline da Pesaro, Pesaro la mia città e Arte damare, è a lui che Pesaro deve lo sbarco al Museo di Bratislava dove, in occa-

Nella foto sotto, Luciano Dolcini e Marisa Betti. In apertura, Alberto Barulli.

Immagini del territorio pesarese nel 1955 arrivando a far parte del primo congresso delle donne fotografe, nel 1978 a Bologna, “e a quel tempo eravamo poche” ricorda. I suoi scatti raccontano la vita d’ufficio durante gli anni ’80 e poi i viaggi ad Auschwitz, a Lourdes e a Loreto che le sono valsi il titolo di Artista della Fotografia Italiana (Afi), conferitole nel 2008 dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. La “scintilla” con il primo click l’ha sentita anche Luciano Dolcini che ha dedicato la sua vita alla ricerca artistica in generale, diventando anche un organizzatore di eventi. “Il mio modo di

sione della mostra per i 150 anni dalla nascita della fotografia, è stata esposta un’immagine scattata a Baia Flaminia. Come tutte le passioni, anche la fotografia è spesso complice nel creare e rinsaldare amicizie: se Luciano Dolcini fotografando gli artisti ha stretto nuovi rapporti professionali e personali, i due amici pesaresi Franco Galluzzi e Pierluigi Tonti condividono questo hobby uscendo insieme tutte le domeniche “a caccia di scoop”. I loro “scoop” sono i paesaggi urbani, i borghi antichi, i mestieri di una volta e l’archeologia industriale, anche loro con uno “zoom” cen-

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A fianco, Franco Galluzzi. In basso, Pierluigi Tonti.

trato su Pesaro: “L’ho fotografata in tutte le stagioni, nei suoi angoli più caratteristici - racconta Pierluigi Tonti - e, coerentemente con il mio interesse per il passato, in quelli dove si respira l’atmosfera dei tempi andati”. È stata la moglie a regalare la prima reflex a Pierluigi, mentre Franco se l’è acquistata da solo, cominciando a scattare diapositive in bianco e nero che, fino all’avvento del digitale, sviluppava e stampava da solo. Così come si è comprato da solo non una ma ben due reflex Alberto Barulli, dirigente bancario di una filiale dell’entroterra. La prima 20 anni fa e la seconda un paio di anni fa, quando la fotografia è riapparsa nella sua vita dopo un periodo di allontanamento. Per lui fotografare è come una terapia contro la malinconia: “Penso che le mie fotografie siano prevalentemente malinconiche o tristi, perché fissare queste sensazioni mi fa stare meglio; è come se me ne fossi liberato imprigionandole sul sensore”. A promuovere le opere di questi artisti ci pensano poi associazioni e club: Marisa Betti, Franco Galluzzi e Pierluigi Tonti frequentano fotoclub locali, Alberto Barulli fa parte dell’associazione “Centrale fotografia” mentre Luciano Dolcini ha dato vita, insieme ad Alfredo Venturi, al “Venturi spazio all’arte”. È così che le loro foto si sono fatte conoscere, in mostre collettive e personali. Del resto l’emozione del click sta anche nel contemplarne il risultato. IN

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Dirigere | Maurizio Tarsetti

Nel segno

della

Musica

testo Maria Rita Tonti - foto Luca Toni

Una carriera cresciuta nell’ambito del Conservatorio Rossini quella di Maurizio Tarsetti, che dal 2008 ricopre il ruolo di direttore.

Maurizio Tarsetti, anconetano d’origine, pianista, dal 2008 regge le sorti del Conservatorio Rossini, su nomina del Collegio dei Professori. “È un incarico di grande responsabilità, sia considerando il prestigioso retaggio del passato sia perché ‘giocare in casa’ può presentare qualche difficoltà in più. Ma la verifica sul territorio del lavoro svolto è senz’altro una garanzia per l’istituto”. Tarsetti ha percorso tutte le tappe della sua carriera nell’ambito del Conservatorio pesarese: “Qui ho

studiato negli anni ’70: pur essendo solo un ragazzo, ero consapevole di trovarmi in un luogo ‘sacro’, in una

cattedrale della musica. Ho avuto poi l’opportunità di insegnare nello stesso istituto, dove ho anche ricoperto l’incarico di vicedirettore. Non è stato un iter programmato ma il risultato di un cammino di crescita, segnato dalla passione per la musica e dal desiderio di contribuire a migliorare le cose”. I Conservatori stanno vivendo un periodo di importante cambiamento…

“Dal 1999 sono divenuti istituti di livello universitario, con un corso di laurea triennale ed uno biennale di tipo specialistico cui si aggiungono i corsi propedeutici. La riforma, che ha comportato un’operazione di adeguamento dei

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Nella foto a fianco e in apertura Maurizio Tarsetti, direttore del Conservatorio Rossini.

contesto culturale di indubbia valenza, richiama studenti, anche dall’estero, che scelgono Pesaro per perfezionare la propria preparazione. Se attraverso l’Erasmus viene favorito lo scambio con istituti europei, nell’ambito del progetto Turandot è stata siglata un’intesa con la Cina, da dove provengono molte richieste di collaborazione, mentre è in via di definizione un accordo con l’Australia”. Qual è attualmente l’offerta didattica e formativa del Conservatorio Rossini?

programmi e dei piani di studio molto complessa, è stata dettata dall’esigenza di equiparare i diplomi musicali ai titoli europei, anche se lo standard qualitativo era già molto elevato”. Che cosa caratterizza il Conservatorio pesarese?

“Il valore aggiunto è senz’altro la gloriosa tradizione che possiamo vantare. Il nostro è l’unico Conservatorio in Italia nato dal lascito testamentario e per espressa volontà di un grande musicista. Questa eredità, che condividiamo con la Fondazione Rossini, e lo straordinario curriculum storico dell’istituto contribuiscono a fare la differenza. Lo stesso palazzo che ci ospita è un gioiello architettonico e artistico: basti pensare alla suggestiva Sala dei Marmi o

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all’Auditorium Pedrotti, utilizzato anche per le messinscene del Rossini Opera Festival, con la sua acustica eccezionale. È proprio grazie a questo riconosciuto prestigio che di recente siamo stati scelti come partner dalla Fondazione Gioventù Musicale d’Italia per la realizzazione di una stagione concertistica dedicata ai giovani talenti. L’attività didattica, collocata in questo

“Con i suoi centoquaranta docenti, l’istituto offre una gamma d’insegnamenti molto ampia. La Scuola di Canto gode di una fama internazionale: quest’anno le richieste d’iscrizione, molte delle quali arrivano dall’estero, sono oltre cento. Quello pesarese, inoltre, è il primo Conservatorio in Italia ad aver istituito una cattedra in Fisarmonica. Accanto a quelli tradizionali, sono stati creati e potenziati i corsi di musica elettroacustica, con un laboratorio elettronico per la musica sperimentale all’avanguardia nel settore, di musica jazz, nelle sue varie articolazioni, ed il dipartimento di musica antica”. IN

Concerti e opere Il Conservatorio Rossini vanta una qualificata produzione artistica grazie a realtà come il Coro Gregoriano e le varie tipologie di orchestre (Sinfonica, di Fiati, di Sassofoni, Junior e Jazz), alle manifestazioni annuali fra cui la messa solenne “Cum Cantu Gregoriano”, i Concerti per la Festa del Lavoro e per la Festa della Repubblica, le celebrazioni per la ricorrenza di Santa Cecilia, patrona della musica. A queste si aggiungerà prossimamente, in collaborazione con i Conservatori di Cesena e Ferrara, l’allestimento di alcune opere liriche: la prima sarà “Falstaff” di Giuseppe Verdi, con cui, dopo decenni, tornerà a Pesaro una produzione operistica non rossiniana.


Visitare | Frontino

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Uno scrigno sullo

Sperone

testo Ettore Franca - foto Leo Mattioli

Storia, arte e natura: Frontino si affaccia sulla valle quasi come un salotto all’aria aperta, immerso nel silenzio e nell’eleganza delle sue antiche vestigia.

A Frontino non si capita, né si passa per caso. Ci si deve “andare”, magari con l’aiuto di un buon navigatore. Il paese è arroccato su uno sperone dal quale domina la valle del Mutino, alle spalle ha

il monte Carpegna e, di fronte, i “sassi” di Simone e Simoncello. Sul territorio del comune ci sono appena 300 abitanti, uno più uno

fu nella lunga lotta tra i Malatesti di Rimini, i Medici di Firenze e i Montefeltro, cui rimase sempre fedele, prima ad Antonio poi a Federico, Urbini Dux, che apprezzerà Frontino specialmente dopo che Giovanni dalle Bande Nere dovette rinunciare all’assedio, contrastato e vinto dai frontinesi guidati da capitan Vandini.

meno; gente che ama la quiete,

Il paese è oggi un tranquillo castel-

che rispetta la natura e, dei romagnoli, ha la simpatia e il gusto dell’ospitalità. Per i Romani era Castrum frontini e, come tale, è ricordato nel 1209 in un documento di Ottone IV. Ha subìto poi le vicissitudini della sua storia iniziata come feudo dei Brancaleoni di Casteldurante, poi dei Della Fagiola, per tornare alla Santa Sede per volere (!) dei cittadini, che giurarono fedeltà al cardinale Albornoz. Strategico

lo, nel quale ognuna delle Signorie ha lasciato l’impronta d’una eredità di storia e opere d’arte.

Arrivando sulle strade e le piazze col fondo dei ciottoli del Mutino par d’essere in un salotto dove le piccole case espongono fiori alle finestre; tutto è tirato a lucido e le torri e la cinta muraria testimoniano di un castello battagliero, sentinella del Montefeltro. Colpisce il silenzio nell’aria leggera e le grandi querce portano in una realtà

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A fianco, il convento di Montefiorentino. Sotto, la fontana dedicata al Maestro elementare. In apertura, una visione panoramica del paese arroccato che si affaccia sulla valle del Mutino.

“diversa”, che rinfranca lo spirito. Storia, arte e panorami sono un insieme di natura e di cose da vedere: Frontino vanta un notevole patrimonio culturale, sconosciuto da molti ma quasi tutto restaurato dall’amministrazione comunale retta, con la breve interruzione come vice, da Antonio Mariani, scomparso da poco ma sindaco per antonomasia per oltre 40 anni, spesi nel valorizzare il “suo” territorio, in una delle più belle zone d’Italia, spesso location di films. Nella bella stagione offre la serenità di passeggiate tra la lussureggiante natura; d’inverno gode anche della vicinanza agli impianti sciistici del Carpegna. E sempre propone escursioni culturali in un lembo di terra denso di pievi, di conventi e di castelli. Attenta è stata la trasformazione degli edifici storici, convertiti in residenze o in strutture turistiche come palazzo Vandini del XV secolo, anticamente collegato da un camminamento-galleria al mulino d’acqua trecentesco, ora museo del pane, ma per secoli impianto di grande importanza sociale, nel quale le comunità anche “estere” venivano a macinare le biade. Oggi il palazzo è un ristorante e un elegante albergo. In paese spicca la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, con la pala dell’urbinate Antonio Cimatori (1550-1623) detto “Visaccio”: nella

“Madonna col Bambino e Santi” ha voluto ritrarre il “duchino”, lo sfortunato Federico Ubaldo Della Rovere, unico e ultimo erede, che morirà a 17 anni concludendo la

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A fianco, una stradina del centro di Frontino.

dinastia roveresca sul ducato, riassorbito nello Stato Pontificio fino all’Unità d’Italia. Fuori paese, nel silenzio di querce secolari, è l’antico monastero di San Girolamo. Gioiello del Montefeltro, è stato restaurato dalla Sovrintendenza e oggi accoglie viaggiatori e turisti che cercano una vacanza

preziosi inginocchiatoi comitali, contiene un’opera fra le più importanti di Giovanni Santi, padre di Raffaello, nella quale ha ritratto il figlio giovanetto nelle sembianze di un angelo. Unica in Italia è poi la fontana dedicata “al Maestro elementare”, realizzata da Franco Assetto

Premio Nazionale di Cultura lontana dalla vita di tutti i giorni. A pochi minuti, sulla SP 99 c’è il grande complesso monumentale di Montefiorentino, un convento del XIII secolo al cui interno i conti Oliva hanno voluto uno spacco del Rinascimento urbinate nella loro cappella che, oltre ai monumenti funerari e i

che, assieme ad altre opere donate al Comune, è presente nel museo del paese. Fondato dall’illustre Carlo Bo, che ha scelto Frontino per il Premio Nazionale di Cultura ‘Frontino-Montefeltro’, ogni anno qui si celebra l’ormai consolidata manifestazione letteraria, giunta alla 31esima edizione. IN


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Nuova RaNge RoveR icona di stile

AllA concessionAriA Vernocchi di PesAro uno sPumeggiAnte cocktAil PArty hA PresentAto lA nuoVA rAnge roVer, grAffiAnte modello di quArtA generAzione.

L’auto regale per antonomasia? La nuova Range Rover. Giunti alla quarta generazione dell’esclusiva gamma Range Rover, il nuovo modello, interamente riprogettato, possente e sinuoso al tempo stesso, custodisce in sé un esprit innovativo e un design divenuto imprescindibile icona, già più di 40 anni fa col lancio del modello originale, che cambiò per sempre l’universo automobilistico. Primo SUV al mondo con una scocca leggera, inte-

ramente in alluminio (ben 420 chili in meno che riducono i consumi e le emissioni di anidride carbonica), la nuova Range Rover innalza il livello delle capacità dell’ammiraglia del marchio, con un lusso e una raffinatezza senza pari, prestazioni e guidabilità migliorate su ogni terreno e sostanziali progressi nella sostenibilità. Linee eleganti e sobrie connotano la nuova Range Rover attualizzando i distintivi stilemi del brand. Una vettura che è un vero salotto su


quattro ruote, dagli eleganti interni in legno. Attraverso uno specifico programma, “autobiography”, è possibile personalizzare interno ed esterno del SUV, creando così un vero e proprio unicum. L’auto della Regina d’Inghilterra quasi non necessita di presentazioni, scelta per la caccia alla volpe per merito delle sue molteplici doti, la si può immaginare inoltrarsi elegantemente per verdi brughiere così come nella City, tra impeccabili Sir o spavaldi broker, e perché no su avventurosi percorsi mai battuti prima d’ora, poiché grazie al nuovo sistema Land Rover Terrain Response® le prestazioni del SUV si adattano ancora meglio ad ogni terreno. Oltre ad essere unico concessionario di zona Land Ro-

ver, da marzo 2012, il gruppo Vernocchi Spa raddoppia divenendo anche concessionario Jaguar. L’otto marzo, presso il rinnovato Salone della Concessionaria Vernocchi Spa di Pesaro, è stato presentato a clienti, amici e opinion leader il nuovo modello Range Rover. Per festeggiare l’evento si è tenuto nello showroom Vernocchi uno spumeggiante cocktail party con dj set, durante il quale gli invitati hanno avuto l’occasione di provare direttamente “on the road” l’elegante Range Rover, imperdibile per i sentieri della Riviera. Una linea elegante e prestazioni al top per l’auto ammiraglia del marchio.

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Gustare | Ceci e lenticchie di Frontino

Sapori

di

Montagna

testo Ettore Franca - foto Leo Mattioli

Riscoperti con il marchio di “Legumi di San Sisto”, i ceci e le lenticchie di Frontino sono perfetti ingredienti per una zuppa tradizionale e innovativa.

Frontino, come il territorio circostante, è cucina di confini e incrocio di culture. È terra di sapori segnati dai luoghi dove, con semplicità, i cibi attingono alla tradizione e al sapere fondendo i prodotti con l’etnia montanara. Nascono le tagliatelle ai funghi o ai tartufi, i cappelletti in brodo, tipicamente legati al Natale, i piatti delle carni suine, ovine o della pregiata “Marchigiana”, né mancano il coniglio o i pesci d’acqua dolce, fino alle rane e alle lumache. Il resto lo fanno le erbe di campo, i tanti funghi e i legumi, cece e lenticchie su tutti. Da soli, e di gran piacere, sono il pane montanaro, le cresce e i crostoli da completare coi formaggi - la casciotta di Urbino, di fossa o alle foglie di noce - o con la ricotta o il miele, ma senza farsi sfuggire qualcosa dell’ampia varietà di salumi a partire dai blasonati prosciutti di Carpegna e San Leo. Fuori comune, nella vicina San Sisto, Riziero Severi ebbe l’idea di lanciare un Montefeltro “di

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qualità” con la prima Mostra micologica tutt’ora completata, in ottobre, dall’immancabile “Festa del Fungo”, alla 45esima edizione. Quest’anno è partita la valorizzazione di certi prodotti della tradizione che, quasi dimenticati in Italia, s’importano da Turchia, Egitto e dagli Stati Uniti (!). Così, ecco “riscoperti” il cece e la lenticchia “rossa” in commercio col logo “Legumi di San Sisto”. Il lavoro è stato completato da Rolando Ramoscelli, ristoratore de “La cucina dialettale” in San Costanzo, che l’ha materializzato in piatto tradizionale ed innovativo insieme: la “Zuppa di San Sisto”, una gustosa minestra di ceci,

lenticchie e funghi, che sa di antico. Chi volesse provare, ecco la ricetta per quattro persone: 100 g di ceci ammolati e lessati; 150 g di lenticchie; 1 bel porcino o altri funghi, affettati; 1 costa di sedano; 1 carota; 1 cipolla; 4 cucchiai d’olio extravergine; sale e pepe. Lessare lenticchie con carota, sedano e cipolla. Quando cotte, unire i funghi già rosolati nell’olio e i ceci lessati a parte. Salare, pepare e cuocere per alcuni minuti. Tolte le verdure, distribuire la minestra portata in tavola nelle fondine affogando pane casereccio abbrustolito e, sopra, un filo d’extravergine. IN


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Guidare | Attilio Visconti

In rappresentanza dello

Stato

testo Franco Bertini - foto Luca Toni

Arrivato a Pesaro come il più giovane Prefetto d’Italia, Attilio Visconti interpreta il suo ruolo con grinta e modernità. Intervenendo personalmente in situazioni complesse.

Con i suoi cinquant’anni ancora da compiere il dottor Attilio Visconti, nome e cognome altisonanti, beneventano di nascita, toscano d’adozione e proveniente da Torino, arrivò a Pesaro tirando fuori un biglietto da visita di tutto rispetto: cittadini della provincia di Pesaro e Urbino, ecco a voi il più giovane Prefetto d’Italia. Vista l’età, per aumentare il tasso di autorità sfoggiava capelli neri, due baffetti da sparviero e un pizzetto che, racconta lui, aveva preso in prestito dal ri-

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tratto di Oliver Cromwell ammirato alla National Gallery di Londra. E meno male che non aveva visto il ritratto del cardinale Richelieu, che in fatto di baffi e pizzetto, e anche di autorità, non aveva confronti. Da giovane “rampollo” della specie prefettizia mise subito un po’ a soqquadro gli austeri saloni e il consolidato tran-tran, togliendo polvere e ruggine alla sede storica dei suoi predecessori, il Palazzo Ducale di Pesaro. “Ho proiettato all’esterno la figura del prefetto - spiega -, ho

fatto un po’ di marketing per far conoscere meglio un mondo a volte chiuso e arroccato, un cambio di passo rispetto a schemi troppo rigidi”. Era il 30 dicembre 2010 e dopo due anni abbondanti di vita pesarese il dottor Visconti è ulteriormente ringiovanito: capello elegantemente brizzolato, viso ripulito da baffi e pizzetto, camicia a quadretti, gemelli ai polsi e foulard al collo, giacca di buon taglio e intonata. Scherzando, lui dice che è la spending review, probabilmente è invece quello che lui stesso chiama “un percorso di maturazione in una realtà magmatica che ha sfornato una crisi virulenta”. E il dottor Visconti, dimostrando che baffi e pizzetto si sono trasformati in ulteriore voglia di fare e di partecipare, certamente non si è mai tirato indietro, affrontando e intervenendo in prima persona in vicende e situazioni difficili e dure e “intercettando patologie del lavoro e della sicurezza”. Ne dà merito anche al territorio pesarese, “ricco di valori e di cultura che gli ha facilitato l’opera”. Sarà un amore lungo? Attilio Visconti è pragmatico come sempre: “Il prefetto è uno che dorme sempre con la valigia sotto il letto”. Anche se dorme a Palazzo Ducale. IN


Presiedere | Franco Del Moro

Passione

Biancorossa testo Alice Muri - foto Luca Toni

Un amore per il basket cresciuto nel tempo quello di Franco Del Moro, presidente della Scavolini Banca Marche. è un incarico onorato col cuore.

“La pallacanestro? Per me è stata come un virus. Quando mi sono avvicinato a questo sport non ho più potuto farne a meno”. A dirlo è Franco Del Moro, presidente della Scavolini Banca Marche da circa due anni e mezzo. Non nasce grande appassionato di basket: come spiega lui stesso, la sua è una passione cresciuta pian piano. “Quando ero piccolo giocavo a calcio - dice -. Poi ho iniziato ad avvicinarmi a questa disciplina perché la mia ragazza era una giocatrice di pallacanestro. Da quel momento non mi sono più allontanato dal parquet...”. Tanto da diventare presidente della società

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Vuelle: “Non me lo sarei mai immaginato, nemmeno nei sogni più lontani. Quando si prospettò il rischio concreto che il basket potesse sparire dalla città di Pesaro mi diedi subito da fare per coinvolgere il mio amico Sauro Bianchetti per affiancare il marchio Siviglia a quello di Scavolini, così da po-

ter salvare la Vuelle. A quel punto decisero di farmi presidente. Per me è stata un’emozione fortissima; certo sentivo una responsabilità molto grande ma allo stesso tempo ne ero davvero onorato. A dire il vero - scherza Del Moro - quando me lo hanno proposto io ho pensato che fossero dei pazzi. E


Profondamente comodo, tutto naturale

invece la fiducia è stata riconfermata anche quest’anno”. Il presidente della Vuelle racconta poi il momento più emozionante passato alla guida della società: “È legato al grande gruppo che abbiamo avuto con noi lo scorso anno. Molti dicono che l’episodio più bello dell’annata 2011/2012 è la semifinale scudetto giocata con Milano. Per me, invece, è stata gara 5 al Pianella, a Cantù. Espugnare quel campo e conquistarsi la semifinale è stata un’emozione unica. A pensarci ancora adesso mi vengono i brividi”. Un giocatore in particolare di quel grande gruppo di atleti è nel cuore di Franco Del Moro: Daniel Hackett. “Non posso descrivere a parole il legame che ci unisce - spiega -. Daniel è un ragazzo che ho visto giocare fin da piccolo e ho potuto accompagnarlo nella sua crescita come atleta e come uomo. È un ragazzo dotato di grandi virtù umane: etica sul lavoro, giusta ambizione, massimo impegno. Un professionista vero”. IN

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Allenare | Enzo Belloni

Il signore

del

Parquet

testo Alice Muri - foto Leo Mattioli

Assessore allo Sport e allenatore, Enzo Belloni vive la passione per il basket intensamente, raccogliendo successi con i giovani sotto canestro.

Può dire di aver contribuito alla prestigiosa carriera cestistica di campioni come Daniel Hackett e Andrea Cinciarini, e di aver insegnato a centinaia di giovani i valori di uno sport come il basket, dove chi vince non è mai il singolo ma l’insieme. Enzo Belloni, non a caso assessore comunale allo Sport, è una delle figure di spicco del mondo della pallacanestro giovanile pesarese. “Ho iniziato ad

allenare nel 1981, quindi oltre 30 anni fa e devo dire che lo faccio tuttora con entusiasmo”, spiega Belloni. “Pesaro ha una grandissima tradizione per il basket e anche nel settore giovanile c’è un grande fermento. Questo spesso accade perché nelle famiglie i ra-

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gazzini hanno sempre un nonno, un babbo o uno zio che hanno giocato. Noi abbiamo una grande tradizione per quanto riguarda i giocatori in erba, ne abbiamo fatti emergere tanti ed abbiamo una scuola vincente anche dal punto di vista tecnico. Tanti allenatori, infatti, provengono da Pesaro”. Poi parla dei valori che la pallacanestro trasmette ai giovani: “Anche le sconfitte possono aiutare a crescere”, dice. “È come nella vita, in cui potrai trovare sempre uno più forte di te, ma con una sana competizione potrai anche arrivare a vincere”. L’assessore allo Sport parla poi della sua carriera: “Nel settore giovanile della Scavolini, in cui sono allenatore da

circa 20 anni, ho avuto delle grandissime soddisfazioni con tre scudetti conquistati con i ragazzi dai 14 ai 16 anni. Per me allenare è una grande passione e non lo vedo come un lavoro: mi diverto tanto

e se mi chiedessero di fare una scelta obbligata tra fare l’assessore o allenare, io sceglierei la seconda”. Belloni conclude con una parentesi della sua carriera che l’ha portato ad allenare a Marotta: “Quando ho iniziato lì, c’erano 17 ragazzi e in poco tempo siamo riusciti a portarli a 170. Tra questi c’era anche un personaggio che sarebbe diventato un volto assai noto nel mondo del basket pesarese: il presidente della Scavolini Banca Marche, Franco Del Moro”. IN


Promuovere | Urbino capitale della cultura

La culla del

Futuro

testo Silvia Sinibaldi - foto Leo Mattioli

La sfida è stata lanciata: Urbino capitale europea della cultura 2019. A sostegno della candidatura un comitato promotore importante e lo slancio di un’intera città.

La scommessa è stata lanciata: Urbino capitale europea della cultura 2019. Dopo le cerimonie lo-

cali, anche la consacrazione alla Borsa internazionale del Turismo di Milano. In palio un milione e mezzo di euro, un anno vissuto alla ribalta e un salto di qualità per l’intera comunità regionale. L’ostacolo restano i 21 avversari in corsa, ma soprattutto la richiesta di mettere in campo straordinarie capacità progettuali che sappiano coinvolgere risorse, intelligenze e professionalità locali, università compresa. Perché capitale europea della cultura non si diventa in nome del glorioso passato ma grazie al futuro che si è in grado di progettare.

Dunque il Rinascimento, i duchi, Raffaello, le bellezze della storia

e della natura non riusciranno a garantire il successo perchè sarà necessario realizzare un’offerta di proposte, strumenti e strutture tutta da inventare. Una città non viene investita di tale ruolo unicamente per ciò che ha fatto ma soprattutto per il programma di eventi culturali che propone di organizzare nel corso dell’anno di candidatura. Per questo motivo la città deve sfruttare le sue particolarità, dimostrare una grande creatività e realizzare un programma all’avanguardia, che rafforzi l’identità culturale interna della città e dei significati che può assumere per i suoi cittadini. Uno sforzo che la politica dovrà dirigere inventandosi uno sguardo ben più ampio di quello al quale è abituata. Al momento tentano la gloriosa

scalata anche Venezia, Brindisi, L’Aquila, Matera, Palermo, Perugia e Assisi, Ravenna, Siena, Terni e Torino. A sostegno di Urbino un comitato promotore davvero importante, presieduto dall’ex mi-

nistro della cultura francese Jack Lang e sostenuto da personaggi come Gerhard Schroder ed Umberto Eco. L’obiettivo è quello di elaborare il programma entro il 2015, quando l’Europa sceglierà tra le candidate, che avranno tre anni di tempo per tenere fede alle promesse. Di Urbino Lang ha detto: “Non solo la storia ma anche il futuro: la culla di una nuova utopia, simbolo del nuovo Rinascimento europeo”. Ora non resta che giocare le carte al meglio, per aggiudicarci la grande posta. IN

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Scrivere | L’angolo della poesia

L’estate

in

Versi

testo Benedetta Andreoli - foto Leo Mattioli

Nasce l’associazione “Melampo – Amici della Poesia”, a sostegno della rassegna estiva “L’angolo della poesia”. Articolata quest’anno in sei serate, dedicata ciascuna ad un autore.

Pesaro città della poesia. Il regista Peppino Saponara da due anni l’ha scelta per la sua rassegna estiva di incontri “L’angolo della poesia”, iniziativa che ha subito riscosso interesse e partecipazione crescenti da parte dei pesaresi e non solo. In attesa di scoprire le novità della terza edizione, ospitata dal 4 luglio all’8 agosto sempre nel cortile di Palazzo Ricci a Pesaro, è stata costituita, all’inizio di febbraio, l’associazione culturale “Melampo - Amici della Poesia”. Quattro i soci fondatori: Walter Stafoggia (presidente); Giuseppe “Peppino” Saponara (vice presidente e direttore artistico della rassegna “L’angolo della poesia”); Valter Colonesi (tesoriere e segretario), e Luca Bartolucci. “È un omaggio a Pesaro, un regalo alla città e ai suoi abitanti”, precisa l’ideatore Peppino Saponara, regista e autore. “Un segno di riconoscenza verso la città che mi

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ha accolto e per l’enorme successo che hanno avuto le varie edizioni della rassegna poetica. Così mi è venuta l’idea di costituire un’associazione cittadina, improntata a trasparenza e correttezza. L’incoraggiamento dei pesaresi - ribadisce il regista - per me è stato fondamentale, perciò l’ho voluta far nascere a Pesaro, nonostante abbia avuto richieste da parte di altre città per spostare altrove la rassegna e a condizioni molto più agevoli”. “L’edizione 2013 della rassegna - anticipa Saponara - sarà articolata in sei serate, ciascuna dedicata ad un decennio e rappresentata da un poeta simbolo di quell’epoca: Edoardo Sanguineti per i ‘50, Cristina Campo per i ‘60, Tonino Guerra per i ‘70, David Maria Turoldo per i ‘80, Dario Bellezza per i ‘90, Luigi Di Ruscio per gli anni 2000”. “Ho aderito al progetto dell’associazione - racconta il presidente

Walter Stafoggia - perché avevo già visto nascere la rassegna “L’angola della poesia” a cui avevo collaborato come supporto organizzativo e ad un certo punto, visto il successo riscontrato, si è sentito il bisogno di operare in maniera più strutturata. Partiamo con un budget ridottissimo, alcune migliaia di euro concessi da Comune e Provincia”. IN

Omaggio a Zavoli La terza edizione de “L’angolo della poesia” prevede anche un omaggio a Sergio Zavoli, per i suoi 90 anni. “Il giornalista – spiega Saponara non potrà essere con noi a Pesaro, ma proietteremo filmati storici che lo riguardano, grazie anche a Giovanni Minoli che metterà a disposizione strutture de ‘La storia siamo noi’ per poter fare il montaggio dei documentari. La rassegna è l’evento clou dell’associazione, ma siamo disponibili anche a valutare proposte di scuole e giovani”. giuseppepeppinosaponara.com


IN Magazine Pesaro  

IN Magazine Pesaro 01/2013

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