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Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 23/11/1998 n. 27 - EURO 3,00

F O R L Ì N° 4 AGOSTO/SETTEMBRE 2019

Gianfranco

BACCHI

...QUEL CHE PERSEVERA

LEONARDO LUCCHI / L’arte della leggerezza ARTIGIANI LONGEVI / Antichi forni e caffè PALESTRA URBANA / Parkour


ARREDIAMO LA TUA CASA CON CURA

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FORLÌ

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EDITORIALE

SOMMARIO

I

In questo numero intervistiamo il forlivese Gianfranco Bacchi, a breve comandante della Nave Scuola Amerigo Vespucci, e lo scultore Leonardo Lucchi, le cui opere si possono ammirare passeggiando per Cesena. Incontriamo alcuni tra gli artigiani più longevi della Provincia e lo stilista Matteo Alessandrini. Festeggiamo Poderi dal Nespoli, del gruppo Mondodelvino, che celebra 90 anni di attività. Proseguiamo con la cantante Federica Lombardi, star emergente della lirica, e parliamo di sport con Germano Gimelli, Filippo Berto e Raul Cornea. Entriamo a Ca’ Bevilacqua, una casa di campagna trasformata in B&B e luogo per eventi, parliamo poi di gusto con il sorbetto all’acqua di mare di Roberto Leoni e scopriamo i grandi eventi organizzati da Menabò Group. Ricordiamo l’evento Camp Me Up 2019 e, infine, riscopriamo la nascita di Predappio Nuova. Buona lettura! Andrea Masotti

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ANNOTARE

Brevi IN

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ESSERE

Gianfranco Bacchi

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ESSERE

Leonardo Lucchi

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PRODURRE

Artigiani Longevi

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ALLENARE

Parkour

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ABITARE

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CREARE

Matteo Alessandrini

Ca’ Bevilacqua

56

22 58 43

ASSAPORARE

Un gusto da A-mare

EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it info@inmagazine.it

ORGANIZZARE

Un’estate caldissima

DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Clarissa Costa, Gianluca Gatta, Beatrice Loddo COORDINAMENTO DI REDAZIONE: Roberta Invidia ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Gianluca Braga, Elvis Venturini STAMPA: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) ANNO XXI - N. 4 Chiuso per la stampa il 9/8/2019 Collaboratori: Barbara Baronio, Andrea Bonavita, Dolores Carnemolla, Giulia Farneti, Lucia Lombardi, Giulia Masci Ametta, Francesca Miccoli, Umberto Pasqui, Annalisa Raduanio, Ella Raggi. Fotografi: Andrea Bonavita, BresciaAmisano, Yasuko Kageyama, Giorgio Sabatini, Gianmaria Zanotti.

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INNOVARE

Camp Me Up

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RICERCARE

Il progetto compiuto

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FESTEGGIARE

L’élite del vino

Seguici su FB: www.facebook.com/ edizioni.inmagazine

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CANTARE

Federica Lombardi Edizioni IN Magazine si impegna alla salvaguardia del patrimonio forestale aderendo al circuito di certificazione di FSC-Italia.

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte.

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RESISTERE

Elisir di lunga vita

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ANNOTARE

Un altro triennio PER BERNABE

Nuovo stabilimento PER FLAMIGNI

FORLÌ Tonino Bernabè è stato

FORLÌ È stato inaugurato

confermato alla presidenza di Romagna Acque anche per il prossimo triennio, il suo terzo mandato da presidente. “Non era una cosa scontata, né dovuta – ha dichiarato –. Mi fa molto piacere, perché credo sia una conferma del lavoro svolto dall’azienda in questi anni e del fatto che i Soci ritengono sia opportuno dare continuità alle varie operazioni che Romagna Acque sta portando avanti”. È stato nominato all’unanimità anche il nuovo Consiglio di Amministrazione. Vicepresidente sarà Roberto Biondi, in rappresentanza del territorio forlivese; la confermata Ilaria Morigi e Giovanni Crocetti Bernardi rappresenteranno l’area di Ravenna; mentre Giulia Bubbolini entra a rappresentare l’area di Cesena. Il consigliere Andrea Gambi invece esce dal Cda ma resta nel ruolo di Direttore Generale.

giovedì 11 luglio il nuovo stabilimento di Flamigni in via Martin Luther King a San Martino in Strada. Un evento con oltre trecento invitati giunti da ogni parte d’Italia, al quale ha partecipato anche il sindaco Gian Luca Zattini che, unitamente a Marco Buli, ha provveduto al taglio del nastro. Con il nuovo stabilimento, che copre oltre 12.000 mq ed è dotato di macchinari e attrezzature all’avanguardia, la famiglia Buli ha concentrato tutta la produzione nel forlivese. Oltre alla grande qualità delle materie prime selezionate, i prodotti a marchio Flamigni si contraddistinguono anche per la ricercatezza delle confezioni realizzate completamente a mano. Nei periodi di pieno regime la Flamigni occupa oltre 150 dipendenti e la produzione dei panettoni può superare i 9.000 pezzi al giorno. (M.A.)

Steve McCurry TORNA A FORLÌ FORLÌ Dal 21 settembre al 6 gennaio 2020 ai Musei San Domenico gli

scatti di Steve McCurry, 4 volte vincitore del World Press Photo, sono protagonisti di un’esposizione inedita in prima mondiale. Il titolo è Cibo, una parola simbolica scelta come elemento universale e che si declina naturalmente, da Paese a Paese, in mille modi diversi di produrlo, trasformarlo e consumarlo. 80 fotografie, scattate da McCurry tra America Latina, Asia ed Europa nel corso della sua carriera, sono accompagnate da strutture scenografiche e da video che rendono la visita un’esperienza immersiva dal punto di vista fisico ed emozionale. La mostra, prodotta da Civitas srl, con il sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, è parte del capitolo Mostre del Buon Vivere, dell’omonimo progetto di marketing territoriale. Il fotografo sarà inoltre protagonista di un incontro del ciclo Experience Colloquia venerdì 20 settembre alla Chiesa di San Giacomo.

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ANNOTARE

L’estate del CINEMA ITALIANO

30 anni di PREMIO CAPPELLI

CESENA È visitabile fino

ROCCA S. CASCIANO Lo storico Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli, che nel 2019 ha compiuto 30 anni, è stato assegnato al giornalista Paolo Giacomin, direttore de Il Resto del Carlino e testate associate nel corso della cerimonia tenutasi nella suggestiva piazza Garibaldi di Rocca San Casciano, città natale dell’editore Carlo Alberto Cappelli, inimitato sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna e dell’Arena di Verona il cui Festival Estivo, grazie a lui, ottenne visibilità e pubblico internazionali. Il riconoscimento a Paolo Giacomin è stato motivato sia dal successo del suo quotidiano in Emilia-Romagna, sia per la preziosa attenzione delle sue cronache al mondo della musica e del teatro operistico in particolare. Il giornalista è stato insignito del prestigioso premio internazionale dopo grandi protagonisti del teatro lirico.

al 29 settembre la mostra antologica alla Galleria del Ridotto, dedicata alle estati raccontate dai film italiani, grazie alle fotografie di vari fondi del Centro Cinema di Cesena. Da Clara Calami, Massimo Girotti e Luchino Visconti sul set di Ossessione del 1943, a Toni Servillo, Giovanni Esposito e Paolo Sorrentino durante le riprese di Loro 2 nel 2018, oltre 60 anni di fotografie di scena per Estati del cinema italiano. Da Luchino Visconti a Paolo Sorrentino, anticipazione della nona edizione di Piazze di cinema. La mostra, a cura di Antonio Maraldi, raccoglie 56 fotografie in bianco e nero e a colori, frutto del lavoro di generazioni di fotografi di scena, dai maestri di ieri (Cavicchioli, Contino, Poletto, Ronald) ai professionisti di oggi (De Luigi, Fiorito, Iannone, Turetta). Per info: www.piazzedicinema.it

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ESSERE

…quel che

PERSEVERA DA OTTOBRE L’AMERIGO VESPUCCI AVRÀ UN NUOVO COMANDANTE: È IL FORLIVESE GIANFRANCO BACCHI, CHE CI RACCONTA CHE SALPARE CON LA NAVE PIÙ BELLA DEL MONDO È IL SOGNO DI OGNI MARINAIO.

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di Giulia Masci Ametta

Ha conosciuto il mare come ogni romagnolo, percorrendo la Cervese e solcando la riviera da Nord a Sud per tutta l’adolescenza. Il forlivese Gianfranco Bacchi, 49 anni, dal prossimo ottobre solcherà altri mari, al comando della nave più bella del mondo: la nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci. Il destino si è messo in mezzo in questa storia fin da subito, ed è dopo gli anni del Liceo, proprio quando ogni ragazzo inizia a sentire l’esigenza di sfidare se stesso, che una rivista che racconta la vita della giornata di un cadetto di Livorno cambia la rotta della sua, di vita. “Ne rimasi affascinato, quasi incantato. Iniziai quindi a raccogliere informazioni – ci spiega Gianfranco –. “Non fu facile, in un’epoca analogica, dove le notizie viaggiavano esclusivamente su carta o tramite la televisione”. Le informazioni però, con costanza, le riesce a raccogliere e decide di aderire al concorso nel quale risulta vincitore, nell’ottobre dello stesso anno. Inizia così, grazie a un articolo su una rivista, una carriera con numerosi incarichi e riconoscimenti, dal comando del Pattugliatore di Squadra Bersagliere, alla cattedra come

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IN MAGAZINE

docente di Comunicazione presso l’Istituto Studi Militari Marittimi di Venezia, nel 2013 alla NATO come Leader del Team di Attivazione Rapida per le misure di risposta all’annessione della Crimea alla Russia e infine come Capo Ufficio Relazioni Esterne e Cerimoniale presso lo Stato Maggiore della Marina. Il comando dell’Amerigo Vespucci, però, è un’altra cosa. Ha più a che fare con il cuore e con i sogni. “È un’ambizione che riguarda ogni marinaio, così come per uno scalatore potrebbe essere la conquista dell’ultimo 8.000” ci spiega Bacchi. Non a caso il motto della Nave Scuola è Non chi comincia ma quel che persevera. A cominciare su questa nave infatti sono in tanti, circa un centinaio l’anno. “Gli allievi hanno un’età che va dai 19 ai 22 anni circa. Hanno appena frequentato il primo corso di Accademia Navale che corrisponde a un anno di studi universitari su diverse facoltà in funzione del corpo di appartenenza. La giornata tipo è dura – racconta il futuro comandante – suddivisa in turni da 8 ore di guardia, otto di comandata (un servizio di dispo-


IN MAGAZINE

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IL COMANDO DELL’AMERIGO VESPUCCI, PERÒ, È UN’ALTRA COSA. HA PIÙ A CHE FARE CON IL CUORE E I SOGNI. “È UN’AMBIZIONE CHE RIGUARDA OGNI MARINAIO, COSÌ COME PER UNO SCALATORE POTREBBE ESSERE LA CONQUISTA DELL’ULTIMO 8.000”.

IN APERTURA, GIANFRANCO BACCHI IN UNIFORME ALLA CONFERENZA PRESSO LO STATO MAGGIORE DELLA MARINA A ROMA. IN ALTO, NEL LUOGO CHE PIÙ LO RAPPRESENTA, IL MARE. A LATO, LA NAVE SCUOLA AMERIGO VESPUCCI.

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nibilità) e 8 di riposo. Nella realtà si riassumono in 4 ore di riposo e 20 di lavoro, fra operazioni alle vele, studi di navigazione, guardie e mansioni varie”. La navigazione a bordo di questa nave è lunga ed essendo la Vespucci stata varata nel 1931, si conduce ancora tradizionalmente (e faticosamente) sfruttando la propulsione della vela, utilizzando la navigazione per punti astronomici e svolgendo numerose esercitazioni di sicurezza indispensabili per la formazione dei giovani marinai. La vita in mare è difficile e carica di responsabilità, lo si legge sulla cronaca sempre più spesso,

per questo è necessario che gli allievi siano preparati e pronti a ogni eventualità, perché – come afferma Bacchi – il salvataggio in mare è un dovere di ogni marinaio. Non esistono convenzioni o leggi che ne regolino o riducano la sacralità”. Ed è proprio l’amore per la vela ad aver aiutato la sua candidatura al comando del Vespucci.

“Ho praticato la vela sia per fini addestrativi che in attività agonistiche di livello internazionale conducendo barche d’epoca in campagne d’Istruzione per Allievi dell’Accademia Navale in tutto il Mediterraneo”. Questi racconti sono affascinanti come gli incontri fatti a bordo dei più prestigiosi yacht d’epoca, come ad esempio al comando del Capricia, uno


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LA NAVIGAZIONE A BORDO DI QUESTA NAVE È LUNGA ED ESSENDO LA VESPUCCI STATA VARATA NEL 1931, SI CONDUCE ANCORA TRADIZIONALMENTE (E FATICOSAMENTE) SFRUTTANDO LA PROPULSIONE DELLA VELA, UTILIZZANDO LA NAVIGAZIONE PER PUNTI ASTRONOMICI.

IN ALTO, IN UNO SCATTO CHE LO RITRAE DURANTE L’INCARICO DI RESPONSABILE PER LE MISURE DI REAZIONE IMMEDIATA VERSO L’AGGRESSIONE DELLA RUSSIA ALL’UKRAINA, IN PROTEZIONE DEI PAESI NATO CONFINANTI CON LA RUSSIA. A FIANCO, CON LA MOGLIE FRANCA DURANTE LA FESTA DEL MAK P 100, ALLA SCUOLA NAVALE MILITARE MOROSINI, DI CUI È STATO COMANDANTE.

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IN MAGAZINE

Yawl Marconi di 23 metri, ora di proprietà della Marina Militare e precedentemente posseduto dalla famiglia Agnelli. Ma la vita da comandante in mare, in eterno movimento, si deve conciliare con quella al comando di una famiglia, che Gianfranco vive con le valigie costantemente pronte da caricare o scaricare in funzione della circostanza. “Abbiamo deciso di eleggere la nostra base a Forlì. È per questo che io mi sposto e la mia famiglia mi aspetta. Con pazienza, con lunghe attese a volte di mesi, ma sempre con la serenità che io e mia moglie abbiamo voluto garantire ai nostri figli e a noi stessi. Lavorando allo Stato Maggiore Marina in questo ultimo triennio riesco a tornare a casa quasi ogni fine settimana. Nell’incarico precedente, al Joint Force Command di Brunnsum in Olanda, le mie comparse in Romagna erano, purtroppo, a cadenza mensile”. A casa, nella sua Romagna, il

comandante toglie l’alta uniforme e riveste i panni di babbo e marito, coltivando la sua grande passione: la musica, e in particolare il pianoforte, che suona fin da bambino. E anche qui, il destino in qualche modo deve aver fatto la sua parte, perché ci racconta che il Vespucci ne ha uno verticale eccellente, proprio nel corridoio di fronte alla cabina del suo prossimo Comandante.


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IN MAGAZINE


ESSERE

L’arte della

LEGGEREZZA LO STUDIO DI LEONARDO LUCCHI, A CESENA, È CROCEVIA DI ARTISTI ED ESTIMATORI DI TUTTO IL MONDO CHE RITROVANO NELLE SUE OPERE QUASI SOSPESE I GESTI DELLA QUOTIDIANITÀ. di Barbara Baronio / ph Gianmaria Zanotti

N

“Nell’arte ciò che ha sempre generato meraviglia è l’unione dell’idea con l’abilità della sua creazione”: è in queste poche parole che è racchiusa l’opera artistica dello scultore cesenate Leonardo Lucchi. Passeggiando per Cesena si può provare questo stupore ammirando il gruppo bronzeo Gli equilibristi collocato nella scalinata di Vicolo Cesuola, oppure lasciandosi rapire dall’intensità del suo don Cesare Carlo Baronio all’altezza di porta Santi dove, con un’abilità tutta innata, Lucchi è stato in grado di eludere gli schematismi della scultura in ambito religioso, per estrapolare l’anima del Venerabile canonico cesenate esempio di fede e santo nella vita e nelle opere. E ancora come non farsi incantare dai mirabili equilibri della fontana Acqua: fonte di bellezza di Bagno di Romagna, dal gioco di parole della Bella di Cesena a Pievesestina o semplicemente allungando lo sguardo verso le sue celebri figure femminili che prendono posto in cima allo studio affacciato su Piazza del Popolo, leggere e soavi come molte delle sue opere.

“Ammirare un’opera che non tutti riescono a realizzare e che invece è concreta davanti ai nostri occhi è un’esperienza emotiva molto forte che appassiona l’uomo e gli permette di fare sua quella creazione – sottolinea Lucchi –. È questo che l’arte dovrebbe far emergere e che desidero nasca nel pubblico che osserva i miei lavori”. Leonardo Lucchi, classe 1952, nasce a Cesena ed è uno dei cinque figli di Nino Lucchi, grande appassionato d’arte. “Sono cresciuto a pane e arte. I miei genitori erano i titolari dell’esercizio commerciale Univesti in piazza del Popolo, ma mio padre nel tempo libero investiva tutte le sue risorse nell’arte. Sin dall’infanzia ho avuto il privilegio di poter assistere agli incontri tra artisti che venivano in casa mia. Amichevoli chiacchierate tra mio padre e Cappelli, Sughi, Caldari, Moroni, Pantieri e lo scultore Masacci. Mio padre Nino, a cui devo tantissimo, ha sempre creduto nell’importanza dell’arte per l’uomo e si è fatto spesso promotore di iniziative artistiche nel territorio affinché grandi artisti, in


“SIN DALL’INFANZIA HO AVUTO IL PRIVILEGIO DI POTER ASSISTERE AGLI INCONTRI TRA ARTISTI CHE VENIVANO IN CASA MIA. AMICHEVOLI CHIACCHIERATE TRA MIO PADRE E CAPPELLI, SUGHI, CALDARI, MORONI, PANTIERI E LO SCULTORE MASACCI”.

particolare romagnoli, venissero conosciuti dal pubblico”. Un coinvolgimento, quello del padre, che ha condotto Lucchi a studiare all’Istituto di ceramica di Faenza. Ma la sua passione per la scultura ha preso corpo nel suo animo molto prima. “Ho un ricordo chiaro del momento in cui ho guardato con occhi diversi la scultura. Ho assistito a 8 anni all’opera dello scultore Amedeo Masacci che modellava e poi fondeva l’opera. Solo 10 anni dopo ho realizzato la mia prima opera, un cavallo in piombo, perché dopo l’amore per la mia famiglia e per l’arte c’è la passione per i cavalli”.

Quando ha iniziato a fare sul serio, negli anni Settanta, si avvertiva nell’aria il desiderio di cambiamento nell’arte. “Molti artisti si indirizzavano verso opere dal gusto più contemporaneo. Lo stile figurativo stava lasciando il passo a forme più stilizzate per approdare all’astrattismo. Ho scelto di non allinearmi a questa moda. Ho messo al centro della mia arte le mie emozioni e i miei ricordi, quello che apprezzo di più è la figura umana e i gesti semplici della quotidianità dove ognuno può ritrovare un pezzo della sua storia. E allora sono nate le maternità, sculture con i bimbi che giocano al salto della corda, le confidenze tra ragazze che si appartano per bisbigliare. Realizzo quello che mi emoziona, che ricordo e che faccio mio”. Lucchi condivide l’amore per l’arte con la moglie Barbara Tura, ceramista, conosciuta sui banchi di scuola a Faenza, che da oltre 50 anni lo affianca in ogni passo. “Non è stato semplice investire tutto nell’arte. Mia moglie Barbara, come poi mia figlia Martina, mi hanno sempre sostenuto e accompagnato in questa crescita personale e professionale”. È nei primi anni Ottanta che

Lucchi compie il grande salto. “A 30 anni ho scelto di dedicarmi totalmente alla scultura. Sono partito con il mio portfolio, costituito da una serie di immagini delle mie opere e sono arrivato a Roma. Qui ho avuto la fortuna di incontrare il responsabile della Galleria Russo, una delle più prestigiose della capitale a pochi passi da Piazza di Spagna, che mi ha ordinato tre sculture. Anno dopo anno la Galleria romana ha continuato a richiedere delle mie opere fino a quando non ha inaugurato una mostra tutta dedicata ai miei lavori e da lì poi, con tanti sacrifici, siamo arrivati alle soddisfazioni di oggi”. In oltre 40 anni di carriera, Lucchi ha raggiunto tante città in tutto il mondo, è stato anche invitato a realizzare un grande Cristo Risorto e un’imponente Via Crucis nella Catholic Church di Singapore. Molte delle sue opere oggi sono custodite in prestigiose gallerie in Italia, Francia, Regno Unito e anche in Australia e in Canada. Lucchi ha sperimentato nella sua carriera tutti i tipi di materiali dal marmo, al legno per passare all’oro. Elegantissime e uniche sono le creazioni orafe cu-

IN APERTURA, LEONARDO LUCCHI NEL SUO STUDIO. A LATO, UNA FOTO DEL 1989 DI LUCCHI CON PUPI AVATI AL FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA.

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“HO SCELTO DI NON ALLINEARMI, METTENDO AL CENTRO DELLA MIA ARTE LE MIE EMOZIONI E I MIEI RICORDI, QUELLO CHE APPREZZO DI PIÙ È LA FIGURA UMANA E I GESTI SEMPLICI DELLA QUOTIDIANITÀ DOVE OGNUNO PUÒ RITROVARE UN PEZZO DELLA SUA STORIA”.

stodite nella galleria permanente che si affaccia su Piazza del Popolo. Qui lo scultore cesenate ha destinato ben cinque spazi più o meno ampi disposti su 4 piani in cui è possibile ripercorrere una piccolissima parte della sua opera artistica, che conta alcune centinaia di opere oggi distribuite in tutto il mondo, e farsi abbracciare dallo stile delicato e immediato della sua arte figurativa. Qui i visitatori possono anche osservare dove prendono corpo le sue emozioni: affacciandosi nel suo laboratorio, tra bozzetti a matita, creazioni in fase di definizione, si ha la sensazione di far 20

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parte di un’esperienza artistica e di condividere un po’ della nascita di un’opera. Un luogo, quello della Galleria, che ha visto passare tanti artisti tra cui l’amico regista Pupi Avati che Lucchi ha incontrato quando aveva la bottega in via Aldini. “Pupi si è innamorato delle mie sculture e ha acquistato delle mie opere. Ricordo che lui restò affascinato dal mio studio di allora e lo volle ricostruire per la ripresa del film Storia di ragazzi e ragazze. Successivamente abbiamo mantenuto i contatti e quando passa da Cesena o ve ne è l’occasione lui torna a trovarmi, come è avvenuto nel 2015 quando ha partecipato a una cena organizzata nella mia galleria a cui è intervenuto anche il cantautore Francesco Guccini, che si trovava in città per la rassegna La Bellezza delle Parole”. Umile, semplice e dall’animo limpido, Lucchi non ama i riflettori. “L’arte deve arrivare al cuore delle persone a prescindere dalle spiegazioni e traduzioni che l’artista fornisce. La mia più grande soddisfazione arriva dal pubblico che in oltre 40 anni di attività ha

scelto di acquistare un mio lavoro. È il desiderio di possedere un’opera che conferisce valore alla stessa. Ho clienti che hanno scelto, anche facendo rinunce, di acquistare una mia scultura, non per un investimento economico, ma perché speravano di poterla avere nella propria abitazione”. Quando le opere sono commissionate accade che si sperimenti l’incontro di varie sensibilità. “Negli anni ho avuto diversi committenti che si sono fidati del mio gusto e della mia sensibilità. Ho un bellissimo ricordo del prof. Giovanni Maroni, uno dei maggiori esponenti della cultura umanista della nostra città, che mi domandò di realizzare una Visitazione. Egli apprezzava il mio stile e a lui trasmisi poi quello che le mie emozioni avrebbero riportato nell’opera. È anche una responsabilità dell’artista quella di presentare il soggetto richiesto in una modalità diversa e nuova rispetto all’immagine che il committente ha nella mente o nel cuore. È quello che spesso è richiesto: uno modo ancora più coinvolgente di guardare l’umano e la bellezza della vita”.


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Artigiani

LONGEVI MANTENERE IN VITA LE TRADIZIONI SIGNIFICA TRAMANDARE LA MEMORIA DI UN TERRITORIO: INCONTRIAMO ALCUNI TRA I PIÙ ANTICHI CAFFÈ E FORNI ARTIGIANI DELLA PROVINCIA.

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Sono diverse le aziende storiche che si tramandano il lavoro di padre in figlio, alcune hanno oltre un secolo di storia alle spalle e sono testimonianze virtuose di idee, capacità di rinnovarsi e grande passione per il proprio lavoro. Una di queste, a Galeata, è il Forno Samorani che ha aperto nel 1829. Alessandro Samorani

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IN MAGAZINE

di Annalisa Raduano

eredita l’amore per questo mestiere dal nonno Domenico: “Fare il pane è un lavoro di passione, passione che a me è stata tramandata dai nonni prima e da mio padre poi, e che io ho trasmesso ai miei figli Annarita e Oreste. Mio nonno Domenico, negli anni Venti, investì 33.000 lire per comprare un forno con cui cuocere il pane, ma poco tempo dopo si ammalò

e morì. Alla nonna rimasero tutti i debiti di quell’investimento, così iniziò a cuocere pane per le famiglie; scriveva in un quaderno i nomi delle persone che dovevano portare gli impasti per la cottura e l’ora del ritiro. Erano anni in cui si razionavano i viveri ma la nonna cuoceva pagnotte in più per le famiglie numerose, nonostante i fascisti fossero tassativi sulle ra-


I FRATELLI SIMONE E CRISTINA BACCIOCCHI SFIDANO LA GLOBALIZZAZIONE DEL GUSTO PRODUCENDO IL PANE COME UN TEMPO. PAPÀ ROMANO LI SEGUE QUOTIDIANAMENTE. “FU MIO NONNO GENNARO AD APRIRE LA RIVENDITA DEL PANE”.

zioni. Arrivarono gli alleati e mia nonna lavorò anche per loro; non riuscendo a far fronte alla domanda di pane da preparare e cuocere, gli alleati inviarono al forno forze lavoro in divisa per velocizzare la produzione di pane per i soldati. Fu negli anni Cinquanta che mio padre aprì finalmente un

negozio piccolissimo disegnando il futuro per me e i miei figli”, conclude. Dal pane al vino il passo è breve: a Savignano sul Rubicone, dai vigneti che circondano il Castello di Ribano, nascono i vini della Spalletti Colonna di Paliano. La tenuta vanta una tradizione secolare che ha inizio già nel 1500, quando i suoi vini ritempravano i Monaci Classensi in villeggiatura al Castello di Ribano (sec. XI). Oggi è il Principe Giovanni Colonna di Paliano il proprietario che ha ampliato le coltivazioni e costruito una nuova cantina. A Cesena, la cartoleria di Piero Bettini invece apre nel 1888, garantisce un servizio alla cittadina da sempre e promuove iniziative culturali, l’ultima di queste in occasione di un anniversario, la mostra dedicata alle macchine da scrivere d’epoca.

NELLA PAGINA ACCANTO, ALESSANDRO SAMORANI DEL FORNO SAMORANI. IN ALTO, SIMONE E CRISTINA BACCIOCCHI. IN BASSO, UNA FOTO STORICA CON GENNARO BACCIOCCHI E LA MOGLIE.

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IN ALTO, A SINISTRA, BRUNO BRACCIAROLI E LA MOGLIE PATRIZIA. A DESTRA, UNA FOTO STORICA DEL CAFFÈ CENTRALE.

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Nella vallata del Savio, a Sarsina, troviamo un altro pezzo di storia artigiana, disegnata dal Forno Bacciocchi. Aperto nel lontano 1897, ha visto il susseguirsi di quattro generazioni. Simone Bacciocchi e la sorella Cristina sfidano la globalizzazione del gusto producendo il pane come un tempo. Papà Romano li accompagna ancora, instancabile, nell’affaccendarsi quotidiano. “Fu mio nonno Gennaro ad aprire la rivendita del pane – spiega Simone –, prima dell’apertura della rivendita si cuocevano pane e pagnotte per le famiglie senza produrle direttamente. Io iniziai a lavorare appena terminata la terza media, avevo 15 anni e ricordo quel periodo con affetto: ci portavano gli impasti che poi le famiglie venivano a ritirare cotti e panificati. Sarsina è famosa per la pagnotta pasquale e anche di questo dolce della tradizione se ne cuoceva, allora come oggi, molto. Spesso ci portavano le pagnotte dentro le pentole, impasti molto morbidi e difficili da cuocere, quasi una sfida! Negli anni il lavoro è cambiato e con la cottura è arrivata anche la produzione del pane e delle pagnotte. Impiego 5 ore per fare una pagnotta di pane garantendo una qualità che spesso il pubblico fa fatica a capire”. 150 sono invece gli anni, con tanto di riconoscimento nazionale,

“LA MIA FAMIGLIA GESTISCE QUESTA ATTIVITÀ DA 100 ANNI. LA ACQUISTÒ MIO NONNO EMILIO NEL 1921, A CUI SUBENTRÒ MIO PADRE RENZO E ORA CI SONO IO CON MIA MOGLIE PATRIZIA. SONO CRESCIUTO QUI DENTRO”, AFFERMA BRUNO BRACCIAROLI DEL CAFFÈ CENTRALE.

del Caffè Centrale di Bracciaroli Bruno, a Mercato Saraceno. “La mia famiglia gestisce questa attività da 100 anni. La acquistò mio nonno Emilio nel 1921, a cui subentrò mio padre Renzo e ora ci sono io con mia moglie Patrizia. Sono cresciuto qui dentro – afferma Bruno –. Nel 2011 siamo stati inseriti nell’Albo delle aziende più antiche e insieme ad altre 149 imprese italiane siamo stati a Roma a ritirare un riconoscimento speciale. La presenza del nostro Caffè, infatti, è documentata già nel 1857. Agli albori era gestito da Luigi Zappi, di professione caffettiere, e si trattava di un pubblico esercizio a lato dell’allora teatro (oggi Palazzo Comunale), chiamato Caffè del Teatro. In queste mura si è scritta la storia locale; un tempo


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tutta l’informazione e molte delle relazioni cittadine passavano dai caffè. Gli americani portarono in Italia il concetto di bar ma in Italia si svilupparono di più i caffè, sull’onda di Parigi: ritrovi veri e propri dove si parlava di politica, si leggeva la stampa, ci si vedeva per relazionarsi con la società locale”. Infine, a Modigliana incontriamo chi mantiene viva la tradizione di uno dei più buoni tra i dolci romagnoli: il Mandorlato al Cioccolato, detto dai Modiglianesi anche pampapato ed Mugiana o e’ panfort ed Gofredo. Maurizio Mortani, titolare del laboratorio artigianale Modigliantica, è

MAURIZIO MORTANI, TITOLARE DEL LABORATORIO ARTIGIANALE MODIGLIANTICA, È OGGI L’UNICO CUSTODE DELL’ANTICA RICETTA, TRAMANDATA SOLO ORALMENTE, LE CUI ORIGINI RISALGONO ALL’OTTOCENTO. UN DOLCE LAVORATO PROPRIO COME UN TEMPO.

oggi l’unico custode dell’antica ricetta, tramandata solo oralmente, le cui origini risalgono all’Ottocento. Un dolce a base di cacao in polvere, farine biologiche di grani antichi coltivati in Romagna e zucchero di canna, arricchito da mandorle biologiche, scorzette di arancio, cedro e una miscela di spezie, lavorato proprio come un tempo. “Nel 2002 ho rilevato l’attività del Bar-Pasticceria di Valdemaro Cicognani grazie alla grande amicizia che legava i miei nonni al gestore, che non aveva eredi interessati a proseguire la tradizione e riguardo al dolce spesso diceva: La ricetta viene con me nella tomba. Io lavoravo per una ditta assicuratrice molto importante, ma ho sempre avuto l’idea di un locale in cui promuo26

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vere le micro-produzioni e i prodotti tipici del nostro territorio. Con gli anni, e prendendo spunto dal vecchio ricettario datato 1919 ritrovato nella vecchia pasticceria, abbiamo ingrandito l’attività, ma il fulcro del nostro lavoro resta da sempre quello di preservare questa tradizione e farla conoscere oltre i confini del paese, partecipando a fiere di settore e a vari eventi nel territorio nazionale e internazionale”. Aziende e antichi valori tramandati di generazione in generazione, che continuano ad alimentare l’anima e la memoria di un territorio, di una famiglia, di una tradizione.

IN BASSO, IL TITOLARE DI MODIGLIANTICA MAURIZIO MORTANI E, SOTTO, UNA FOTO STORICA DI ZIO SUNTO E VALDEMARO CICOGNANI AL BAR-PASTICCERIA.


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CREARE

Lo stilista

DELLE STAR MATTEO ALESSANDRINI FIRMA GLI ABITI DI PERSONAGGI NOTI DI MUSICA, CINEMA E SPORT. È LA SECONDA GENERAZIONE DEL NOTO MARCHIO FORLIVESE DEL PRÊT-À-PORTER NATO NEL 1983.

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Se si potesse riassumere in una sola immagine la creatività dello stilista Matteo Alessandrini, potrebbe essere esemplificata dal suo prezioso quaderno, tra le cui pagine sono abbozzati schizzi con contorni che omaggiano il passato e guardano allo stesso tempo verso il futuro. E il presente? È fatto di ricerca, perché Matteo ha bisogno nel suo quotidiano di captare ispirazioni ed emozioni da trasferire nelle creazioni, senza lasciare nulla al caso. Nato a Forlì quarantadue anni fa, figlio unico del noto stilista Daniele Alessandrini e di Caide (maestra d’asilo con una passione per l’architettura d’interni), Matteo lavora oggi al fianco del padre di cui segue le orme, ma con un taglio più urban, disegnando tutte le collezioni di D.A. Daniele Alessandrini, protagonista del prêt-à-porter italiano dal 1983, e degli altri marchi del brand: Grey, Denim e Homme. Tra gli stilisti a cui si ispira ci sono in primis il padre e poi tutti i designer belgi, ma in particolare l’eccentrico Dries Van Noten con il suo estroso utilizzo di stampe, tessuti e colori. Matteo ama il blu, che non manca mai nelle sue creazioni, i tessuti in lana e fresco

di Dolores Carnemolla

lana. Il maglioncino arancione con cui Francesco Gabbani, nel 2017, si è esibito al Festival di Sanremo, trionfando poi con Occidentali’s Karma, è stato disegnato proprio da Matteo. Una creazione ispirata dal colore dei fiori di Sanremo, da realizzare in tempi brevissimi e tenendo conto dei materiali adatti alle luci del palcoscenico, che – ammette – gli è costata almeno due notti in bianco. Ma la lista dei personaggi noti vestiti da Matteo è lunga: i Negrita, Cristiano De Andrè, Francesco Totti, Miguel Bosé, Ron, Mickey Rourke, Nek, Ligabue, Mango, Roy Paci, il campione di nuoto Michael Phelps solo per citarne alcuni e ancora Sergio Rubini e Antonio Albanese nel film Manuale d’amore 2. Sono firmati Alessandrini anche gli abiti di scena delle serie tv Suburra e Gomorra. E non sono poche le donne che hanno indossato i capi da uomo del brand Daniele Alessandrini come Paola Perego, Paola Barale, Gianna Nannini, Simona Bencini del gruppo Dirotta su Cuba, Ilary Blasi. Sei uno degli stilisti preferiti dalle star di musica e cinema. Qual è il personaggio

che non hai ancora vestito e per cui vorresti disegnare un abito? “Mi sarebbe piaciuto poter vestire un mito come Marcello Mastroianni, ma purtroppo sono arrivato tardi! Tra i personaggi di oggi mi piacerebbe collaborare con Tony Servillo e Paolo Sorrentino. E poi adoro Daniel Day-Lewis”. Chi rappresenta meglio il tuo stile e perché?  “Gli artisti che negli anni ho vestito hanno sempre rappresentato bene il mio brand, ma ultimamente forse Francesco Gabbani, per due motivi: per la sua fisicità e perché con lui abbiamo centrato l’obiettivo di un cambiamento di stile che il pubblico del Festival stava chiedendo”. La parte più stimolante del tuo lavoro? “La ricerca di materiali e di ispirazioni sempre nuovi. In ogni collezione ci sono concetti totalmente diversi rispetto alla precedente”. Il particolare che fa la differenza nei tuoi capi? “Prima di tutto il tessuto, non solo quello esterno. Cerco sempre un modo originale per rendere unico anche l’interno di un capo, questo si può notare in particolar modo IN MAGAZINE

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IN APERTURA E A LATO, MATTEO ALESSANDRINI. IN BASSO, A SINISTRA ALESSANDRINI CON IL GRUPPO NEGRITA. A DESTRA, LO STILISTA CON ERMAL META.

NEL 2017 HA CREATO IL MAGLIONCINO ARANCIONE INDOSSATO DA FRANCESCO GABBANI SUL PALCO DEL FESTIVAL, MA A LUI SI AFFIDANO ANCHE NEGRITA, CRISTIANO DE ANDRÈ, TOTTI, LIGABUE E TANTI ALTRI. SUOI ANCHE GLI ABITI DI SCENA DI GOMORRA E SUBURRA.

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nelle mie giacche, nei cappotti, nei giubbotti e anche nei pantaloni”. Sei forlivese ma vivi a Bologna. Che rapporto hai con la tua città d’origine? “Forlì è la mia città. Appena posso ci torno. Tuttora ho affetti e amici d’infanzia oltre che un’attività. Quando sono a Forlì è possibile trovarmi a qualsiasi ora della notte in Corso della Repubblica a curare e creare le vetrine della mia boutique”.

Se Forlì fosse un uomo, come lo vestiresti e perché? “Forlì per me è un uomo molto ricercato, attento ai dettagli e all’uso dei colori. Molte ispirazioni per le mie creazioni le traggo proprio dalla mia clientela forlivese”. Un consiglio di stile? “Siate sempre a vostro agio con ciò che indossate. Abbiate sempre a vostra disposizione una giacca decostruita, raffinata ma comoda, che è un passe-partout ideale per tutte le occasioni”.


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Orario dal Lun. al Ven. dalle 9:00 alle 19:30 Sab. dalle 9:00 alle 16:00

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FESTEGGIARE

L’élite

DEL VINO PODERI DAL NESPOLI CELEBRA IL SUO NOVANTESIMO ANNIVERSARIO INSIEME AL GRUPPO MONDODELVINO, CLASSIFICATOSI QUEST’ANNO TRA LE PRIME DIECI AZIENDE SPUMANTISTICHE ITALIANE. di Ella Raggi

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La storia di una famiglia che dal 1929 ha creduto nella Romagna e nei suoi frutti e che oggi arriva alla quarta generazione: Poderi dal Nespoli, la storica azienda della famiglia Ravaioli di Cusercoli, ha celebrato il suo novantesimo anniversario con una festa a cui hanno partecipato un centinaio di invitati tra autorità, imprenditori, ma soprattutto tanti amici, i quali hanno salutato con applausi ripetuti gli interventi di Fabio Ravaioli, vice presidente della dal Nespoli, e della cugina Celita che rappresenta la quarta generazione della famiglia. Tutto iniziò dal capostipite Attilio, che nel 1920 apre la trattoria Da Tilio in cui produce un vino talmente apprezzato che nel 1929 decide di aprire un’azienda agricola. Negli anni Cinquanta, la decisione di dedicarsi interamente alla produzione del vino insieme ai fratelli, sotto il nome F.lli Ravaioli. Arrivati alla terza generazione, negli anni Sessanta, la famiglia realizza quella che poi diventerà la carta d’identità dell’azienda: il Prugneto. Da allora il motto è: Gli altri fanno il Sangiovese, noi facciamo il Prugneto. Negli anni Ottanta tutta la proprietà viene restaurata, vengono acquistati ulteriori terreni nella zona e l’azienda F.lli Ravaioli diventa l’Azienda Agricola Poderi dal Nespoli. Quando il presidente del colosso del vino Mgm - Mondodelvino, romagnolo doc, incontra il Prugneto, riconosce nell’etichetta l’espressione più nobile e fedele della Romagna e nel 2009 dal Nespoli instaura una partnership con il gruppo: a inizio 2010, sotto la guida di Alfeo e Marco Martini, cominciano i lavori che porteranno l’azienda Poderi dal Nespoli alla configurazione dell’attuale sede, composta dalla cantina e le sue strutture, i vigneti, la Bottega del Vino e l’agriturismo Borgo dei Guidi, che con la sua Vela nel parco accoglie gli ospiti in occasione di eventi e cerimonie.

Così il sogno di due famiglie, Ravaioli e Martini, di portare la grande qualità del vino romagnolo nei mercati internazionali diventa realtà, imponendosi piano piano all’attenzione dei consumatori e degli esperti, producendo non solo vino ma anche cultura grazie a un ricco calendario annuale di appuntamenti. Oggi, nel novantesimo anniversario, i vini raggiungono circa 30 Paesi nel mondo. Lo stesso gruppo Mondodelvino quest’anno celebra un importante traguardo, ottenendo una prestigiosa affermazione: scalando le classifiche internazionali e nazionali nell’ambito nella competizione curata da Tom Stevenson, considerato il maggior esperto mondiale di champagne,

TUTTO INIZIÒ DAL CAPOSTIPITE ATTILIO, CHE NEL 1920 APRE LA TRATTORIA DA TILIO IN CUI PRODUCE UN VINO TALMENTE APPREZZATO CHE NEL 1929 DECIDE DI APRIRE UN’AZIENDA AGRICOLA. NEL 2009 NASCE LA PARTNERSHIP CON IL GRUPPO MGM – MONDODELVINO.

si è collocato tra le prime dieci aziende spumantistiche italiane. Ben quattro sono state le medaglie assegnate alla cantina piemontese Cuvage, fondata nel 2011: per le vendite, per i vini di qualità e pregio e per l’avanguardia degli stabilimenti. Si aggiudica inoltre la medaglia d’oro con l’Asti docg di Acquesi, marchio di spumanti prodotti con il metodo Martinotti. Numerosi riconoscimenti e traguardi, quelli di Mgm - Mondodelvino e Poderi dal Nespoli, che premiano non solo il duro lavoro ma anche e soprattutto il valore dell’identità dei vini di Romagna nel mondo.

A LATO, DA SINISTRA, FABIO RAVAIOLI, ALFEO MARTINI, CELITA RAVAIOLI, MARCO MARTINI, ALLA FESTA DEI 90 ANNI DI PODERI DAL NESPOLI.

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Chi siamo Siamo un HUB formato da agenti immobiliari, architetti, geometri, amministratori condominiali, arredatori e home stager. Il nostro obiettivo è quello di fornirti una consulenza completa in campo immobiliare. Un team che desidera supportarti in ogni fase del progetto, dall’acquisizione del bene all’iter progettuale, fino alla scelta degli allestimenti e dei complementi di arredo.

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CANTARE

La voce

IN SCENA LA CANTANTE FEDERICA LOMBARDI È TRA LE STAR EMERGENTI DELLA LIRICA NAZIONALE E INTERNAZIONALE. IL 2019 HA SEGNATO IL SUO DEBUTTO AL MET DI NEW YORK. IL SUO PRIMO PALCO? IL TEATRO BONCI DI CESENA.

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di Clarissa Costa / ph Brescia-Amisano

Soprano, classe 1989, una voce ampia e timbrata che ha conquistato il pubblico e la critica internazionale da Roma alla Cina, fino a New York. Quella della giovane cantante lirica Federica Lombardi è una carriera che sta fiorendo sotto ai nostri occhi e sopra palcoscenici di grande prestigio, come il Teatro alla Scala di Milano, interpretando Anna Bolena nell’omonima opera e Musetta in La bohème, o il Teatro dell’Opera di Roma, come Contessa di Almaviva ne Le nozze di Figaro, o ancora il The Metropolitan Opera House di New York, come Donna Elvira in Don Giovanni. “Da bambina ero iscritta alla classe di pianoforte al Liceo Musicale Angelo Masini di Forlì, mia mamma racconta che già all’età di sette anni tornavo a casa dalle lezioni esprimendo il desiderio di voler studiare canto. Ricordo che ero affascinata dalle voci dei cantanti che sentivo dalle aule a fianco – racconta –. A sedici anni, poi, ho deciso di iscrivermi alla classe di canto dello stesso istituto: da lì la mia passione per l’opera è diventata sempre più grande, mi sentii subito incoraggiata e iniziai a comprare i primi cd e

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i primi spartiti. La musica e il canto entrarono a far parte della mia quotidianità e cominciai a sperare che sarebbe diventato quello che avrei fatto nella vita”. Un amore per l’arte che le scorre nel sangue e che richiama quello del nonno Alberto Sughi, celebre pittore cesenate. Il 2019 è stato l’anno che ha marcato il tuo debutto al The Metropolitan Opera a New York. Com’è stata l’esperienza? “Debuttare al Met è stata certamente una grande emozione ed è stato anche il mio debutto americano. Mi ha dato la possibilità di vivere a New York per due mesi e di lavorare con bravissimi colleghi e grandi professionisti. Devo dire che però in tutti i teatri la suggestione è la stessa e si rinnova ogni volta prima di salire sul palcoscenico”. Come ti prepari per i ruoli che devi interpretare? “Partendo dalla lettura del libretto cerco di farmi un’idea sul carattere del personaggio e in che rapporto sia con gli altri. Poi comincio a studiare la musica al pianoforte e a cantare il ruolo, tenendo conto anche di quanto e in che momenti dell’opera dovrò

A LATO, FEDERICA LOMBARDI INTERPRETA ANNA BOLENA AL TEATRO ALLA SCALA DI MILANO.


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ph Yasuko Kageyama

“PREPARARE UN RUOLO NON È SOLO STUDIARE LO SPARTITO, MA ANCHE TROVARE ISPIRAZIONE DA FONTI LETTERARIE E ICONOGRAFICHE OGNI QUALVOLTA SIA POSSIBILE. QUANDO POI INIZIANO LE PROVE SI APPROFONDISCE L’INTERPRETAZIONE”.

IN ALTO, FEDERICA LOMBARDI AL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA, MENTRE INTERPRETA ALMAVIVA NE LE NOZZE DI FIGARO.

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cantare per capire la complessità della parte, ad esempio se avrò tempo di riposarmi tra un un’aria e un duetto, per sapere come dosare l’intensità non solo vocale ma anche fisica. Preparare un ruolo non è solo studiare lo spartito, ma anche trovare ispirazione da fonti letterarie e iconografiche ogni qualvolta sia possibile. Quando poi iniziano le prove in teatro si approfondiscono interpretazione musicale e attoriale con il direttore d’orchestra e con il regista”. Viaggi molto e lavori per prestigiose regie internazionali, ma qual è il tuo rapporto con l’Italia e, in particolare, con Forlì-Cesena? “Forse è scontato dire che l’Italia è il paese dove mi sento a casa, lo penso tutte le volte durante gli atterraggi in aereo! Abbiamo nel nostro paese dei teatri bellissimi e un pubblico esigente e appassionato. Amo viaggiare e lavorare in Italia e all’estero senza distinzioni e penso di essere molto fortunata a poter fare il lavoro che amo e che mi permette di vivere

quasi ogni mese in un posto diverso: tornare a casa mi rende felice egualmente. La mia famiglia vive a Forlì e io sono cresciuta lì, a Cesena ci sono nata e ho passato la mia infanzia a Carpineta prima di iniziare le scuole; la prima volta che mi sono esibita sul palcoscenico come cantante è stata a Cesena al Teatro Bonci dove fui presentata come giovane promessa dal Mº Pia Zanca; avevo circa 18 anni, e cantai Porgi Amor, che è la prima aria della Contessa de Le nozze di Figaro di Mozart ed è ancora una delle mie arie preferite! Mi farebbe piacere tornare al Bonci un giorno con un bel progetto, così come mi piacerebbe cantare all’auditorium San Giacomo di Forlì”. Parlaci dei tuoi progetti e ruoli futuri. “Dopo l’estate ricominciano le stagioni liriche e sarò impegnata a Vienna, Lucerna, Amburgo e Ginevra nel Don Giovanni di Mozart; in Arizona canterò in concerto diretta dal mio fidanzato, Mº Jose Luis Gomez Rios, che è direttore della Tucson Symphony Orchestra; a Berlino sarò Desdemona nell’Otello di Verdi, ruolo che ho recentemente registrato per Sony sotto la direzione del Mº Pappano con l’orchestra nazionale di Santa Cecilia a Roma, dove tornerò ad aprile per la Messa di Gloria di Rossini. Sarò poi al Teatro alla Scala con il debutto nell’opera di Montemezzi L’amore dei tre re e la prossima estate sarà una grande emozione per me debuttare al Festival di Salisburgo nel Don Giovanni di Mozart, diretta dal Mº Currentzis in una nuova produzione”.


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ph Sandra Lazzarini

Ritratto di stile


RESISTERE

L’elisir di

LUNGA VITA GERMANO GIMELLI E FILIPPO BERTO HANNO DEDICATO LA LORO VITA ALLO SPORT, E QUESTO SEMBRA ESSERE IL SEGRETO DELLA LORO LONGEVITÀ, ALL’INSEGNA DI RITMI SANI E TANTA ATTIVITÀ FISICA, NONOSTANTE GLI ACCIACCHI DEL TEMPO.

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di Francesca Miccoli / ph Giorgio Sabatini

Sono portatori sani di salute e benessere, valori scolpiti nella mente prima che in deltoidi e pettorali. Germano Gimelli e Filippo Berto sono due autentici miti all’ombra di Saffi, pionieri nel settore del fitness e dello sport, abilissimi a inculcare nei forlivesi il culto dell’attività motoria come stile di vita, ponte verso l’efficienza psicofisica e un’insperata longevità.

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Germano Gimelli da oltre sessant’anni è l’orgoglioso portacolori della polisportiva Edera, dapprima onorato in veste di campione di atletica, quindi come istruttore dai 40.000 allievi. “La mia carriera di sportivo ha avuto inizio negli anni della scuola – racconta il prof dal fisico asciutto e la mente agile, in sfregio alle 82 primavere –. Nel

periodo in cui tutti erano dediti al calcio, CONI e il Ministero della Pubblica Istruzione siglarono uno storico accordo per introdurre i campionati scolastici di atletica in tutti gli istituti”. Sono gli anni dei duelli rusticani tra le staffette degli studenti del liceo classico e gli storici rivali dello scientifico. E proprio tra gli ostacoli si accende la stella dell’at-


filodellavita

leta Gimelli, dotato di un talento cristallino, affinato da una preparazione maniacale. All’ingresso nella Nazionale juniores, conquistata a suon di record, seguono il podio al meeting di Zurigo, mai terra di conquista per gli atleti italiani, quindi la partecipazione alle Universiadi di Torino nel 1959. “Arrivai secondo sia nella gara individuale che nella staffetta, stampando la migliore prestazione europea tra i diciassettenni”. Una progressione inarrestabile che spalanca le porte della nazionale maggiore e una prima pagina con titolo a 9 colonne nella prestigiosa rivista Sport Illustrato. Un’escalation destinata a essere interrotta dalla scomparsa dell’amato papà. La somatizzazione del grande dolore e il senso di responsabilità verso la famiglia spegne i sogni di gloria. Rifiutata la proposta di Umberto Agnelli di correre per la squadra di atletica della Fiat e conseguito il diploma Isef, l’ederino entra in ruolo nella scuola grazie alla vittoria di un concorso con 5.700 contendenti a spartirsi 24 posti. Dal 1959 al 2000 Gimelli è docente all’Iti, a due passi dalla sua abitazione di via Mellini, e si divide tra i banchi

di scuola e la polisportiva. E proprio in quegli anni getta un seme, destinato a germogliare come preludio di un’autentica rivoluzione copernicana: “Negli anni Cinquanta, durante una tournée in Scandinavia con la nazionale, mi resi conto dell’arretratezza culturale degli italiani, per nulla inclini all’attività motoria. Fu allora che proposi alla polisportiva di istituire un corso per adulti, probabilmente il primo del Belpaese, poi seguito da lezioni per bambini e donne, fino a quel momento impegnate a riempire il tempo libero tra uncinetto e la lettura di Grand Hotel”. Corsi che oggi hanno tagliato il traguardo del mezzo secolo e degli oltre 3.000 iscritti. Tra una corsa e un esercizio di mobilità articolare, Gimelli dispensa pillole di saggezza: “L’Oms individua nella sedentarietà la quarta causa di morte nel mondo. Una vera e propria patologia, da contrastare con il farmaco del movimento fisico”. La pista è l’alleato più fido. E tra la preparazione fisica di un gruppo di scalatori del Kilimangiaro e una compagnia di trekking nel deserto, Germano prosegue la sua missione. “Un’ottima

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forma fisica accende la mente e consente di migliorare l’efficienza lavorativa. Una buona vecchiaia si prepara fin da giovani”. Tra i primi a recepire il messaggio c’è Filippo Berto, uno dei tanti discepoli di Gimelli. Classe 1944, fisico da agonista definito da un orologio biologico che sembra muovere le lancette in senso antiorario, Berto è stato atleta e professore di educazione fisica e istruttore di fitness. Nato a Cela-

“UN’OTTIMA FORMA FISICA ACCENDE LA MENTE E CONSENTE DI MIGLIORARE L’EFFICIENZA LAVORATIVA. UNA BUONA VECCHIAIA SI PREPARA FIN DA GIOVANI”, FILOSOFIA CONDIVISA DAGLI SPORTIVI GERMANO GIMELLI E IL SUO DISCEPOLO FILIPPO BERTO.

no nella Marsica, nella valle del Fucino, da madre abruzzese e papà veneto, si è trasferito a Bologna a 10 anni. Lo sport è iscritto nel suo Dna, filo conduttore di un’esistenza consacrata a grandi valori. “La mia vita è stata profondamente segnata dall’incontro con lo scoutismo, che mi ha insegnato a inseguire l’avventura nella quotidianità”. Un autentico imprinting, rafforzato dalle esperienze vissute come allievo ufficiale degli Alpini. Nel 1998 la grande intuizione: Berto fonda Sport Planet. “Oggi contiamo 3.000 iscritti e 1.500 frequentatori mensili”. In casa Berto il fitness è il fido compagno di vita: “Mio figlio Francesco è in nazionale over 40 di Fresbee mentre Fabrizio è ora dedito al Triathlon, dopo una vita spesa nel Basket. Mia moglie pedala, nuota e cammina mentre Blue, una delle mie tre amatissime nipotine, a soli 10 anni è già un talento del Softball”. Parallelamente all’attività fisica, il papà di Sport Planet ha colti42

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vato la passione per la scoperta, appagata in viaggi memorabili condivisi con gli amici: dai coast to coast attraverso gli Stati Uniti alle sortite in Patagonia, a Capo Nord e in Africa. Le giornate di Filippo sono scandite dalle uscite mattutine in bicicletta e la palestra due volte al giorno. In barba a una protesi al ginocchio e a una carta d’identità che non invecchia. All’insegna di quella magica scuola di vita che è lo sport.

NELLE PAGINE PRECEDENTI, GERMANO GIMELLI DURANTE UNA GARA SPORTIVA, A SINISTRA, E OGGI, A DESTRA. IN BASSO, FILIPPO BERTO DURANTE UNA CORSA E, SOTTO, PRESSO LA PALESTRA SPORT PLANET.


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ALLENARE

Palestra

URBANA RAUL CORNEA, GINNASTA E ISTRUTTORE, CI RACCONTA IL FASCINO METROPOLITANO DEL PARKOUR, UNA SPETTACOLARE DISCIPLINA CHE RICHIEDE GRANDE PREPARAZIONE ATLETICA E COSTANZA.

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Testo e foto di Andrea Bonavita

Un muretto, una rampa di scale, una sbarra sono spesso visti come ostacoli. Non per chi pratica il parkour, disciplina sportiva relativamente giovane, riconosciuta dal CONI nel 2017, che utilizza proprio gli spazi urbani come palestra per salti e volteggi. A Forlì, tra i luoghi preferiti da questi atleti spicca il parcheggio Montefeltro con il suo intrico di muretti, ma da qualche tempo esiste un luogo dove imparare l’arte con un istruttore e in tutta sicurezza. Raul “Ruma” Cornea, forlivese di origini rumene, si è avvicinato al parkour 7 anni fa, dopo 15 anni di ginnastica artistica, ed è tra gli insegnanti di Laboratorio Parkour: una palestra, all’interno di Laboratorio Sport Forlì di Roberto Gilli, che ricrea un ambiente urbano con vari tipi di percorsi. “Il parkour a Forlì c’è da circa 6 anni – racconta Raul – i primi 2 anni i corsi si svolgevano in una palestra di ginnastica artistica e da circa 4 anni ci siamo trasferiti nella nuova sede, in via Pandolfa, dove si svolgono regolarmente corsi rivolti a bambini, adolescenti e adulti. I praticanti più giovani partono dai quattro

anni, mentre quelli più adulti arrivano ai trent’anni e oltre. Abbiamo organizzato anche diversi corsi sia nelle scuole elementari che medie e superiori, trovando sempre grande interesse da parte dei ragazzi in quello che è a metà strada tra sport e comunità”. Anche a Cesena, ci sono diversi tracciatori (il traceur o tracciatore di nuovi percorsi, è colui che pratica la disciplina del parkour ndr). Qui la disciplina ha preso piede da meno tempo, quindi il numero dei praticanti è leggermente inferiore rispetto a Forlì. “Il numero di praticanti esatto in realtà e difficile da definire perché spesso i traceur cominciano seguendo un corso specifico per poi allenarsi liberamente magari in piccoli gruppi di amici – spiega Raul –. La società dove insegno conta circa una settantina di iscritti di tutte le età. Il metodo migliore per imparare infatti è essere seguiti da una persona che conosce e pratica questo sport regolarmente e in tutte le sue sfaccettature. Poi bisogna provare e riprovare, tentando di migliorare sempre a ogni passaggio il proprio stile e la tecnica dei vari salti e volteggi. Il bello di questa disciplina? È

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IL METODO MIGLIORE PER IMPARARE È ESSERE SEGUITI DA UNA PERSONA CHE CONOSCE E PRATICA QUESTO SPORT REGOLARMENTE. POI BISOGNA PROVARE E RIPROVARE, TENTANDO DI MIGLIORARE SEMPRE A OGNI PASSAGGIO IL PROPRIO STILE E TECNICA.

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che permette di esprimersi con grande libertà e qualsiasi ostacolo può diventare materiale per potersi allenare e imparare cose nuove. L’importante è non dare fastidio alle persone e cercare di avere il massimo rispetto per gli spazi che vengono usati. In passato, quando la disciplina era poco conosciuta, eravamo spesso visti come dei vandali o addirittura dei potenziali ladri. In realtà siamo tutto il contrario perché abbiamo

IN APERTURA, RAUL CORNEA. IN ALTO, UN ATLETA DURANTE UN SALTO AL CHIOSTRO DI SAN MERCURIALE. A LATO, AL PARCHEGGIO MONTEFELTRO DI FORLÌ.


grande rispetto dei posti dove ci andiamo ad allenare, che sono un po’ come casa nostra”. Per fare questo sport bisogna avere una grande preparazione atletica e il rischio di farsi male, specialmente per gli inesperti, è sempre da tenere in considerazione. “I pericoli ovviamente ci sono, non lo si può di certo negare, ma se fatto seguendo i consigli degli istruttori e senza farsi prendere dalla falsa facilità dettata dai video visti su Youtube, il parkour è uno sport relativamente sicuro. Se si impara per gradi e da più giovani, i rischi diminuiscono in maniera notevole”. E chi sono praticanti e istruttori che danno vita ai corsi di Forlì e della Renato Serra a Cesena? “Tra i traceur di Forlì ci sono Luca Soprani e Mirco Pugnotti

A FORLÌ IL LUOGO PREFERITO DA QUESTI ATLETI È IL PARCHEGGIO MONTEFELTRO CON IL SUO INTRICO DI MURETTI, MA DA QUALCHE TEMPO ESISTE IL LABORATORIO PARKOUR, UNA PALESTRA DOVE IMPARARE L’ARTE CON UN ISTRUTTORE E IN TUTTA SICUREZZA.

(due tra i più forti a livello italiano, con presenze in varie pubblicità televisive), Simone Bartoletti e Dario Peperoni (anche loro con varie presenze televisive). Tra i praticanti di spicco di Cesena troviamo Niccolò Vaccina. Tra gli istruttori Francesco Foschi a Forlì e Andrea Verga a Cesena”.

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SQUADRO STUDIO UN NUOVO CONCETTO DI IMMOBILIARE

SQUADRO STUDIO È L’AGENZIA FORLIVESE CHE ACCOMPAGNA E AFFIANCA IL CLIENTE A 360 GRADI, DALL’ACQUISTO ALLA RISTRUTTURAZIONE.

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La pietra miliare, l’elemento portante di un progetto. Ma anche la squadra, un team affiatato di persone protese verso un obiettivo comune. La parola Squadro ha una duplice valenza ed evoca significati ricchi di risvolti etici: accezioni che ben interpretano il cuore pulsante del brand dell’Agenzia Squadro, un punto di riferimento del mercato immobiliare forlivese e non solo. L’agenzia nasce da un nuovo modo di concepire l’attività immobiliare: un format che non prevede la semplice mediazione tra venditore e acquirente ma consegna a un’equipe di professionisti una precisa missione. Una squadra di persone, componenti di una stessa famiglia ed espressione di una pluralità di competenze, prende per mano il cliente per accompagnarlo, step by step, nell’affascinante viaggio ver-

so una scelta emotivamente significativa: l’acquisto di una prima casa, destinata a diventare il nido domestico degli affetti, o di una seconda residenza per le vacanze o per un investimento; la cessione di un immobile di prestigio o il restauro e la riqualificazione di una proprietà apparentemente anonima, da valorizzare attraverso lo studio di criticità e potenzialità, con conseguente aumento della redditività. Sempre all’insegna della ricerca del bello, dell’attenzione al dettaglio e del rispetto della volontà del cliente, opportunamente assistito e coccolato attraverso un affiancamento a 360 gradi. Una sfida suggestiva da vincere in tandem, un sogno da realizzare assieme, passo dopo passo. L’agenzia Squadro si avvale della professionalità e della competenza del costrutto-


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UN FORMAT CHE NON PREVEDE LA SEMPLICE MEDIAZIONE TRA VENDITORE E ACQUIRENTE MA CONSEGNA A UN’EQUIPE DI PROFESSIONISTI UNA PRECISA MISSIONE. SERVIZI QUALIFICATI E PERSONALIZZATI, SEMPRE ALL’INSEGNA DELL’ECCELLENZA.

re Fabrizio Fabbri, titolare di un’impresa edile rinomata in città sin dal 1960, dei figli Elia, ingegnere, responsabile delle progettazioni e della supervisione nei cantieri, e Ilaria, architetto e interior designer, e del genero Luca Sitta, agente immobiliare dalle grandi doti

relazionali. Un’agenzia fatta di persone prima che di professionisti: un valore aggiunto nell’era e nel settore della spersonalizzazione dei rapporti. La filosofia che contraddistingue il team di Squadro si può respirare sin dall’ingresso nella bella sede di via Campo degli Svizzeri, arredata in maniera originale e sofisticata grazie alla verve creativa di Ilaria. Essere accolti da persone appassionate e dedite all’ascolto facilita l’instaurarsi di un rapporto confidenziale, spesso addirittura complice. L’essenza dell’Agenzia Squadro è la costruzione di una relazione contraddistinta da assoluta trasparenza e affiancamento del cliente dall’acquisto alla ristrutturazione. Il cliente ha un unico referente per una pluralità di servizi, che vanno dalla progettazione architettonica all’ingegneristica, dalle attività peritali e di consulenza alla

ristrutturazione, fino all’arredamento d’interni. Lo studio lavora su tutto il territorio della Romagna fornendo servizi qualificati e personalizzati, sempre all’insegna dell’eccellenza. Un plus che in una quotidianità frenetica consente al cliente di risparmiare tempo ed energie, contenendo altresì il moltiplicarsi dei costi e garantendo il rispetto dei preventivi. Il portfolio di proposte di pregio accuratamente selezionate, la completezza e integrazione dei servizi, l’attenzione minuziosa alla volontà e alle inclinazioni del cliente, la ricerca di soluzioni innovative e performanti, la totale disponibilità dei suoi professionisti, elevano Squadro Studio a leader di un segmento di mercato esclusivo e specializzato. Il partner ideale per chi desidera affidarsi a mani esperte e sicure.

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ABITARE

Il giardino

DELL'EDEN CA’ BEVILACQUA È UN B&B E LUOGO PER EVENTI, DOVE RAFFINATEZZA E NATURA SELVAGGIA SI UNISCONO IN UN MIX SENZA EGUALI. di Roberta Invidia e Giulia Farneti / ph Giorgio Sabatini


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Tra Forlì e Cesena, non lontano dal continuo andirivieni della città, esattamente a Santa Maria Nuova di Bertinoro, si trova Ca’ Bevilacqua. Entrarci significa compiere un viaggio in un’atmosfera surreale pronta a catturare l’anima di chiunque ci metta piede. Qui ogni oggetto ha una storia e una seconda vita, grazie all’estro creativo dei padroni di casa. E qui l’esuberanza della natura si esprime protetta da un’infinita e gigantesca siepe, che rende questo luogo una meraviglia inattesa e nascosta per chi percorre via Santa Croce. Il fulcro di Ca’ Bevilacqua è la casa di campagna, edif icata dalla famiglia Bevilacqua negli anni ’60 e ristrutturata nel 2012

VIDMER BEVILACQUA NEL CORSO DEI DECENNI HA REALIZZATO SUL TERRENO AGRICOLO DEI SUOI GENITORI UN PARCO NATURALE DOVE AMMIRARE ZEBRE, ANTILOPI, MARABÙ, COLORATISSIMI PAPPAGALLI ED ESEMPLARI DI ALTRE SPECIE ESOTICHE.

per ospitare, al primo piano, un Bed & Breakfast costituito da 3 camere, arredate con il recupero creativo e con elementi di ispirazione coloniale. In primavera e in estate, nel giardino che accoglie gli ospiti del B&B si può fare colazione all’ombra di un folto glicine. Da lì, a pochi passi, si apre un delizioso scorcio ornato da una fontana con vasca popolata di ninfee, dove si può provare l’esperienza di dormire cullati dal rumore dell’acqua nella piccola e colorata dépendance, un tempo luogo di giochi per i bambini della casa. Ad un angolo di giardino che sa di campagna francese fa da contraltare il grande parco che ospita eventi e 52

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matrimoni, dove la natura invece racconta altri continenti e altre latitudini. Ad aver creato e a gestire Ca’ Bevilacqua è Vidmer Bevilacqua, 69 anni, di professione geometra, con la moglie Loretta Leonardi. Vidmer, fin da bambino amante della natura e degli animali, nel corso dei decenni ha trasformato i 3 ettari di terreno agricolo dei suoi genitori in un rigoglioso parco privato. Un luogo dove passeggiare al fresco di piante e alberi e soprattutto ammirare zebre, antilopi, marabù, coloratissimi pappagalli, emù e lepri della Patagonia. Tutti esemplari nati in cattività o provenienti da parchi nazionali, allevati e accuditi in prima persona.

IN APERTURA, IL GIARDINO CON FONTANA DEDICATO AGLI OSPITI DEL B&B. SOTTO, VIDMER BEVILACQUA CON LA MOGLIE LORETTA E LE LORO ZEBRE.


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I PROPRIETARI HANNO SAPUTO TRASFORMARE SEMPLICI AMBIENTI RURALI IN LUOGHI IN CUI ARREDAMENTO VINTAGE E DI RICICLO, PIANTE E PIUME SI MESCOLANO PER CREARE UNO STILE ARMONIOSO, ELEGANTE E NELLO STESSO TEMPO SELVAGGIO.

IN ALTO, IL GARDEN ROOM DESTINATO AGLI EVENTI. SOTTO, UNO SCORCIO DEL PARCO NATURALE CHE CIRCONDA IL B&B.

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Loretta ha portato nel B&B il suo gusto per i tessuti di una volta, riutilizzati per farne tovaglie, tende e paralumi, e la sua creatività nell’uso dei colori per rendere

ogni ambiente unico. Insieme, i proprietari hanno saputo trasformare semplici ambienti rurali, un tempo al servizio della casa di campagna, in luoghi in cui arredamento vintage e di riciclo, piante e piume si mescolano per creare uno stile armonioso, elegante e nello stesso tempo selvaggio, come nel Garden Room, fulcro della zona eventi. Per la sua bellezza e particolarità, Ca’ Bevilacqua è diventata anche molto popolare tra i fotografi e le aziende di moda che la scelgono sempre più spesso come set per shooting fotografici di grande raffinatezza. “Ho costruito questo luogo con tanta dedizione e tanta fatica – racconta Vidmer –. È il mio

Eden. Qui c’è tutto quello che sono, c’è la mia passione per gli animali, la natura e i miei tanti viaggi a contatto con la gente. Sono stato in India, buona parte del Sud-Est asiatico, in Sud America, ho attraversato il deserto del Sahara per tre mesi vivendo con i Tuareg. I miei viaggi non sono mai stati puro turismo, mi piace entrare a far parte della cultura del posto, con le sue usanze e le sue tradizioni”. Ed è questo viaggiare e questi orizzonti di libertà che rivivono a Ca’ Bevilacqua dove, in filigrana, si legge anche l’altra parte della personalità di Vidmer: quella del geometra in grado di progettare un polmone verde in cui vivere i diversi volti della natura, dall’angolo orto all’angolo savana, con vista libera su zebre e antilopi, grazie ai recinti con grandi fossi concepiti e realizzati sulla base dei contatti e dello scambio di esperienze con grandi parchi naturali in giro per il mondo. A Ca’ Bevilacqua si respirano le atmosfere di tanti continenti ma l’amore per l’Africa è quello che si respira più di ogni altro. “L’Africa per me ha un fascino particolare; è un mondo che amo e che mi ha conquistato fin dal primo giorno per i suoi scenari e per il calore delle persone. Il mal d’Africa? Esiste eccome, ma qui lo sento meno”.


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Un gusto

DA A-MARE DA UNA RICETTA DEL GELATIERE ROBERTO LEONI NASCE IL SORBETTO CHE RACCHIUDERE L’ESSENZA DEL MARE: UN BOUQUET MARINO CHE RESTITUISCE TUTTA LA SUA AROMATICITÀ AL PALATO.

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Si lascia “A-mare” il sorbetto pensato e realizzato con l’acqua di mare di Cesenatico, bandiera Blu per la ventottesima volta, da Roberto Leoni, il talentuoso gelatiere artigiano cesenate che ha sdoganato il gelato portandolo fuori dalla gelateria, questa volta direttamente in mare. A maggio,

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di Lucia Lombardi

ha prelevato 50 litri di acqua di mare scortato dalle barche della Cooperativa Pescatori, in collaborazione con Legambiente, Struttura Daphne di Arpae Emilia Romagna e Centro di Ricerche Marine di Cesenatico che ha condotto le analisi, supportato dai sindaci di Cesena e Cesenatico.

Questo progetto tiene assieme più aspetti: gastronomia, ambiente e tradizioni marinare, per una idea di imprenditoria etica e green, portatrice di valori. Dopo aver trasformato tutti i prodotti delle colline cesenati in gelato, non rimaneva che trasportare in ricetta il mare, acciuf-


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Incontrarsi, condividere, crescere.

fandone l’essenza. “A-mare – ha osservato il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli – non è solo un prodotto della scuola della Gelateria Italiana, ma un chiaro esempio di come istituzioni, cittadini e imprese, ognuno nei suoi ruoli, possano coniugare e mettere in atto azioni concrete nel rispetto del territorio”. Il sorbetto A-mare ha una tessitura ruvida, le fibre che lo compongono scaldano il gusto, l’acqua di mare depurata e stoccata ha una salinità di 5 grammi per litro, a cui bisogna aggiungere i decotti delle 4 essenze di erbe che crescono nei canali lambiti dalle acque prima di sfociare in mare, ovvero malva, ortica, dente di leone e cicoria selvatica. A coronamento un crumble preparato con farina di mais Ottofile (coltivato fino al dopoguerra in Romagna e recuperato dall’Istituto agrario) che ricorda nel colore e nella consistenza la sabbia della spiaggia,

donando palatabilità agli ingredienti e amalgamando perfettamente l’insieme, per un bouquet marino che restituisce tutta la sua aromaticità al palato, ripulendolo dopo un buon pasto di pesce o in abbinamento a una mandorla in purezza, un cioccolato fondente o un pistacchio. Ottimo abbinato alle rinomate fish-tapas del ristorante Diporto di Cesenatico rappresentato dal main-chef Matteo Magnani. Sarà possibile degustare A-mare in edizione limitata in esclusivi ristoranti della zona, e da settembre entrerà in menu nelle Gelaterie Leoni. Il sindaco di Cesena Enzo Lattuca ha esaltato “la genialità creativa del suo concittadino”. Il prodotto ha avuto il semaforo verde sia di Legambiente che della Daphne, che ne hanno ribadito “la piena salubrità”, cogliendo l’occasione per ribadire come il tratto romagnolo dell’Adriatico sia “il mare più controllato al mondo”.

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Un’estate

CALDISSIMA PER L’ESTATE 2019 IL TEAM DI MENABÒ GROUP NON SI È FERMATO UN MOMENTO: UN PERIODO DENSO E DI GRANDI SODDISFAZIONI, PER EVENTI DI RILIEVO IN ITALIA E ALL’ESTERO.

A NELLA PAGINA ACCANTO, DALL’ALTO, L’INAUGURAZIONE DEL MUSEO M.O.D.E. DI ELLETI GROUP; L’ASSEMBLEA DI CONFCOOPERATIVE FORLÌ-CESENA IN OCCASIONE DEL 70° ANNIVERSARIO; LA FESTA DEI 50 ANNI DELLA FONDAZIONE UNIMER; E UNA FOTO DELLA SFILATA DI ISKO I-SKOOL A BERLINO.

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di Beatrice Loddo

Anche in questa calda estate, l’agenzia forlivese Menabò si è mossa dietro le quinte per realizzare e comunicare al meglio eventi di grande rilievo, sia a livello nazionale che internazionale. Si è partiti il 19 giugno con l’inaugurazione del M.O.D.E., Museum of Denim Elleti Group, evento d’eccezione che ha richiamato player di spicco dell’industria internazionale del jeans a San Bonifacio (Verona). Allestito con il contributo dell’archivio storico della Martelli Lavorazioni Tessili, acquisita da Elleti Group nel 2016, il M.O.D.E. espone 106 capi storici della raccolta privata del gruppo, databili tra la metà Ottocento e gli anni Settanta, presentati in un catalogo museale che ripercorre le fasi più importanti dell’evoluzione del denim e dei finissaggi. Il 3 luglio è stata la volta del Gran Finale di ISKO I-SKOOL™: la sesta edizione di questo prestigioso premio si è tenuta per la prima volta a Berlino, in una delle più belle location storiche della capitale, la Glashaus Arena. Nel corso della serata sono stati annunciati i vincitori di quest’anno, alla presenza di esperti internazionali del settore e ospiti di spicco, fra cui

anche l’attore Matthew Modine della serie cult Stranger Things. Menabò è stata per il sesto anno consecutivo a supporto dell’intero percorso del concorso, dallo sviluppo dei materiali di comunicazione, alla gestione delle PR e dei rapporti con la stampa specializzata, così come per l’animazione dei canali social e digital. In occasione del 70° anniversario di Confcooperative Forlì-Cesena, Menabò è stata chiamata a partecipare all’organizzazione dell’Assemblea annuale 2019, che si è svolta nella cornice della Sala 3 Papi di Cesena il 5 luglio. Dall’ideazione del concept – Far crescere persone, nutrire comunità. Un viaggio lungo 70 anni – all’immagine guida, l’intero progetto di comunicazione e la regia dell’evento sono stati affidati al team creativo di Menabò. Il 19 luglio, poi, si sono festeggiati i 50 anni dalla fondazione di Unimer SpA, azienda di primo piano nell’industria italiana di fertilizzanti ecologici, che Menabò supporta nella comunicazione di prodotto e corporate alla cui esperienza Unimer ha affidato l’organizzazione di un evento d’eccezione, nella splendida cornice di Villa Zarri a Castelmaggiore.

Filosofia sotto LE STELLE Si è conclusa con successo di pubblico, nonostante il tempo avverso, anche la quindicesima edizione del festival Filosofia sotto le stelle, organizzata a Cervia dall’Associazione Culturale “L’Agenda Filosofica”, iniziativa promossa e finanziata dal Comune di Cervia e realizzata con il sostegno di GVM Care & Research e Romagna Iniziative. Dalla lectio magistralis di Umberto Curi alla maratona filosofica dell’ultima serata, tenutasi il 31 luglio, Menabò ha partecipato con grande entusiasmo all’organizzazione dell’evento e alla sua comunicazione, oltre che alla creazione di gadget, fra cui spicca l’Agenda Filosofica 2020, dedicata al tema mutamenti.


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CENTRALE DEL LATTE DI CESENA DAL 1959, IL BUONO DELLA TUA TERRA

LA CENTRALE DEL LATTE DI CESENA CELEBRA IL SUO SESSANTESIMO ANNIVERSARIO: UNA LUNGA STORIA INTRECCIATA AL TERRITORIO.

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Una storia unica nel suo genere in cui si fondono tradizione e innovazione, genuinità e gusto. È la storia della Centrale del Latte di Cesena che quest’anno festeggia 60 anni di attività con una grande “Festa del Latte” e un libro celebrativo per ripercorrere le tappe di una straordinaria avventura cominciata nel 1959, quando 12 allevatori di Cesena e Cesenatico fondarono il Consorzio Produttori Latte, con sede a Martorano. Da quel momento, la storia della Centrale non si è mai interrotta e si è intrecciata, anno dopo anno, con quella della comunità di appartenenza, allargata nel corso del tempo da Cesena alla Romagna intera. La Centrale del Latte è, infatti, l’unica Cooperativa lattiero casearia indipendente della Regione. Una scelta di autonomia fatta negli anni

’70, contando orgogliosamente sul lavoro dei propri soci e sullo stretto rapporto con il territorio. E proprio il territorio è, oggi più che mai, il tratto distintivo della Centrale a cui aderiscono una ventina di produttori, da Rimini a Ferrara, che conferiscono oltre 7,5 milioni di litri di latte all’anno, utilizzato per il 50% nella produzione di formaggi e il restante nella produzione di latte fresco e di gelato. Nella Cooperativa lavorano circa 60 dipendenti e 20 sono gli agenti di commercio che ogni giorno consegnano i prodotti a marchio Cesena a botteghe alimentari, bar, ristoranti, alberghi e supermercati delle Province romagnole. Un sistema di raccolta, trasformazione e vendita all’insegna del km0 e della tracciabilità assoluta, che ha saputo farsi strada sul mercato gra-

IN ALTO, ALCUNI PRODOTTI DELLA CENTRALE DEL LATTE DI CESENA. A LATO, IN ALTO, ALCUNE IMMAGINI DEL PROCESSO DI PRODUZIONE, IN BASSO, UNA FOTO STORICA.


ADVERTORIAL

NEL 2019, NELL’ANNO DEL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO, LA CENTRALE HA INAUGURATO, SEMPRE NELLO STORICO STABILIMENTO DI MARTORANO, L’AMPLIAMENTO DEL CASEIFICIO CHE ORA VANTA UNA SUPERFICIE COMPLESSIVA DI 800MQ.

zie alle scelte strategiche della cooperativa e che ora si rafforza ancor di più con nuovi investimenti. Nel 2018 è stato inaugurato il reparto interno per la produzione del gelato, che alla pari di quello artigianale viene prodotto utilizzando solo Latte Fresco Alta Qualità, Panna

Fresca e zucchero 100% italiano. Nel 2019, nell’anno del sessantesimo anniversario, la Centrale ha inaugurato, sempre nello storico stabilimento di Martorano, l’ampliamento del caseificio che ora vanta una superficie complessiva di 800 metri quadri, con sale di pro-

duzione e nuove celle per la stagionatura. Sono oltre 25 le referenze dei formaggi, tra cui anche caprini e pecorini, tutti realizzati con il latte di Romagna e con tipicità come il Sale Dolce delle saline di Cervia e l’acqua salsobromoiodica di Fratta Terme. Una lunga storia proiettata nel futuro.

CENTRALE DEL LATTE DI CESENA Via Violone di Gattolino, 201 | Martorano di Cesena (FC) T. 0547.380292 | info@centralelattecesena.it www.centralelattecesena.it IN MAGAZINE

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È possibile esprimere la propria unicità e creatività attraverso il lavoro che svolgiamo, per raggiungere sia il benessere personale che la realizzazione degli obiettivi professionali? Ci sono persone che ci sono riuscite, che hanno trovato soluzioni creative a vecchi problemi legati al mondo del lavoro ampliando il panorama della possibilità di crescita individuale e aziendale, che hanno compreso che investire sul capitale umano è l’unico modo perché le aziende possano crescere ed evolversi. Una di queste è Luca Piscaglia, consulente del lavoro con un ap-

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di Giorgio Pereci

proccio che potremmo definire umanistico, incentrato cioè sul miglioramento e la crescita delle persone nel loro contesto lavorativo. Luca Piscaglia ha partecipato a Camp Me Up 2018, dando il suo prezioso contributo alla crescita e alla diffusione di un nuovo approccio nel business, in cui le persone sono l’elemento portante. Anche quest’anno sarà presente e, insieme a lui, tanti altri professionisti parleranno di creatività a Camp Me Up 2019 che si svolge il 4 ottobre a Villa Torlonia (San Mauro Pascoli). Massimo Franceschetti apri-

rà il simposio aiutandoci a scoprire come mettere lo sviluppo personale al servizio delle imprese. Seguiranno quattro laboratori a scelta dei partecipanti: dal teatro di impresa di Artelabor, come strumento per affrontare il cambiamento, alle carte creative di Matteo di Pascale per sviluppare la creatività intuitiva, ai miti e gli archetipi utili per la selezione e gestione del personale, con Daniela Fiorini e Federica Baroni, fino all’esplorazione della comunicazione digitale con Diego Fontana. Nel pomeriggio altri cinque interventi in plenaria: Futurebrand illustrerà come metodo e intuizione siano entrambe necessarie a sviluppare le idee; Luca Piscaglia porterà storie di aziende che attraverso la creatività hanno trovato soluzioni nuove a vecchi problemi; Alberto Aleo, Mario De Liguori e Fabio Pornaro mostreranno tre diversi approcci per vendere l’immateriale; Enrico Giordano parlerà degli scacchi come strumento tattico e strategico per il business; infine l’Orchestra sinfonica Rossini di Pesaro ci racconterà come l’orchestra rappresenti una metafora perfetta dell’organizzazione aziendale.


IL PASSAGGIO GENERAZIONALE. IL SUCCESSO DI UNA STRATEGIA UNA SOLIDA PIANIFICAZIONE E CONDIVISIONE DEL PROGETTO Il passaggio generazionale è ritenuto, oggi, un argomento

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centrale da affrontare, da parte del capofamiglia finanziario.

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personale ed aziendale ma le conoscenze da sole non bastano. Per una corretta gestione del processo successorio è necessario pianificare per tempo e rivolgersi a professionisti competenti. Il private banker ti aiuta ad analizzare e schematizzare la tua situazione patrimoniale, formalizzare gli obiettivi ed a costruire le basi del piano per la realizzazione del passaggio.

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di Umberto Pasqui / ph Collezione privata

Predappio. Il racconto di un progetto compiuto, 1813-1943 (Grafikamente, 2018) è l’ultimo volume scritto da Giancarlo Gatta, architetto forlivese e ricercatore specialmente nel campo dell’architettura razionalista. Ha realizzato il progetto dell’ex Casa del Fascio di Pievequinta e nel 2017 ha curato con Franco D’Emilio il volume Predappio al tempo del Duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni, raccolta di immagini riconosciuta dallo Stato di interesse storico nazionale. Gatta ha iniziato a scrivere su Predappio in seguito a una visita nella località sul Rabbi con Giorgio Muratore e Clementina Barucci, entrambi docenti alla Sapienza di Roma. I due professori di storia dell’architettura “mi fecero notare – dice – quanto gli edifici progettati da Florestano Di Fausto a Predappio rimandino immediatamente alle architetture romane, cosa che io non avevo mai colto con tanta oculatezza”. Inoltre, “in nessuna delle pubblicazioni a tema è stata approfondita in modo completo l’analisi del percorso che portò alla realizzazione della nuova Predappio, inne-

statasi sull’attico di Dovìa, il piccolo borgo esistente a fondo valle”. L’indagine “parte dal 1813, quando furono prodotte le prime mappe catastali. Ho trovato in archivio molta documentazione sulle frane occorse alla vecchia Predappio, ora Predappio Alta, che non erano mai state indagate approfonditamente e che ritengo costituiscano un interessante inedito”. Si nota, poi, “un diverso

metodo di approccio alla storia di un luogo”. Infatti Gatta ha impostato il racconto della fondazione di Predappio “secondo la sequenza temporale con cui si succedettero gli eventi; così facendo, le descrizioni degli edifici oggetto di studio vengono inserite all’interno dello svolgimento di un racconto, agevolando il lettore che viene posto in condizione di meglio contestualizzare lo svolgi-

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IN APERTURA, UNA VISTA DI PREDAPPIO NUOVA, ZONA DOVÌA. IN ALTO, L’OPERA NAZIONALE BALILLA.

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mento dei fatti anche in relazione ai cambiamenti avvenuti sia nella politica nazionale che nelle normative in materia edilizia”. Predappio, infatti, può considerarsi “la prima città di fondazione d’Italia” essendo stata fondata il 30 agosto 1925, “e divenne Predappio Nuova nel 1927”. Altra particolarità è che “rappresentò un cantiere sempre aperto dal 1925 al 1943” con l’impegno “nella progettazione di una ventina di edifici di alcuni tra i migliori professionisti, così da permettere facilmente di apprezzare l’evoluzione che ebbe l’architettura italiana durante il ventennio, partendo dall’eclettismo, qui rappresentato da Florestano Di Fausto, passando attraverso il razionalismo di Cesare Valle e Arnaldo Fuzzi, di metà anni Trenta, fino al modernismo di Enrico De Angeli dei primi anni Quaranta”. Tra gli spunti inediti che destano forte curiosità vi è il progetto della ferrovia Forlì-Predappio, “mai realizzata, ma studiata nel minimo dettaglio, e di cui sono riuscito a trovare il progetto completo, disegnato su una tavola composta di più parti e lunga

TRA LE IDEE CHE LA STORIA HA VOLUTO CHE RIMANESSERO SULLA CARTA VI SONO LO SPOSTAMENTO DEL MERCATO DEL BESTIAME IN UN’AREA DEL PODERE VARANELLO E LA PROBABILE COSTRUZIONE DELLA CASERMA DEI VIGILI DEL FUOCO.

quasi dieci metri”. A seguire mi ha stupito “la figura dell’architetto bolognese Enrico De Angeli che, a causa delle leggi razziali, fu radiato dall’Ordine di Bologna ma che venne poi coinvolto quale progettista delle rinnovate Officine Aeronautiche Caproni e Villa Castelli”. Tra le idee che la storia ha voluto che rimanessero sulla carta vi sono “lo spostamento del mercato del bestiame in un’area del podere Varanello”, la probabile costruzione della caserma dei Vigili del Fuoco e l’ipotesi di una sede della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Sostanzialmente, dunque, Predappio è un progetto compiuto.


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Forlì IN Magazine 04 2019  

In questo numero intervistiamo il forlivese Gianfranco Bacchi, a breve comandante della Nave Scuola Amerigo Vespucci, e lo scultore Leonardo...

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