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F O R L Ì N° 2 APRILE/MAGGIO 2017

STELLA

Paolo

VITA DA INFLUENCER

FABIO ZAFFAGNINI / Un sogno rock WELLNESS / Romagna in salute GIRO D’ITALIA / Domeniche rosa


EDITORIALE

SOMMARIO

A

Apriamo questo numero primaverile incontrando Paolo Stella, che con i suoi 194.00 followers ci racconta la sua vita da influencer tra sfilate parigine e blog. Direttamente dal palco del Rockin’1000 Fabio Zaffagnini ci insegna che per impegnarsi in cose folli serve leggerezza. Abbiamo incontrato inoltre Luigi Angelini, Luciano Venezia e Marianna Palell, Lucia Magnanie e Laura Ferretti. Dopo il successo della seconda edizione parliamo ancora di TEDx e anche della Cooperativa Paolo Babini, in occasione del suo trentennale. La Fondazione Romagna Solidale ci ricorda che i supereroi esistono. Senza dimenticare Marino Bartoletti, Nevio Agostini, Maria Vittoria Andrini, Simonetta Zoffoli, Sara Brunelli, Alice Alessandri e Alberto Aleo. Non resta che augurarvi buona lettura.

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ANNOTARE

Brevi IN

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ESSERE

Paolo Stella

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ESSERE

Fabio Zaffagnini

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VIVERE

Romagna in salute

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PEDALARE

Domeniche rosa

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CAMMINARE

RINGIOVANIRE

Nevio Agostini

La grande bellezza

Andrea Masotti

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RAPPRESENTARE

BALLARE

Guerrini in scena

Laura Ferretti

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EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Redazione e amministrazione: Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it inmagazine@menabo.com

CUCINARE

Città del gusto di Romagna

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ABITARE

INNOVARE

L’asimmetria che piace

TEDx Cesena

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VIAGGIARE

Lusso low cost

Cooperativa Paolo Babini

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Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e in ogni caso citando la fonte

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FESTEGGIARE

Seguici su FB: www.facebook.com/edizioni.inmagazine

Cesenatico

Il prugnolo

DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Gianluca Gatta, Giulia Masci Ametta ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Gianluca Braga, Elvis Venturini STAMPA: Seven Seas Srl - RSM

Collaboratori: Annalisa Balzoni, Barbara Baronio, Laura Bertozzi, Roberta Invidia, Francesco Maltoni, Francesca Miccoli, Matteo Ranucci. Fotografi: Massimo Evangelisti, Riccardo Gallini, Marcella Magalotti, Marco Onofri, Giorgio Sabatini, Gianmaria Zanotti

VISITARE

GUSTARE

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Anno XIX - N. 2 Chiuso per la stampa il 19/04/2017

48

GUARIRE

Un euro per la vita

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66

CONNETTERE

Camp me up

IN MAGAZINE

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ph Giorgio Sabatini

ANNOTARE

Tutta un’altra LUCE CESENA Tuttoluce festeggia

Cioccolata sempre più BETTER FORLÌ Metti un cioccolatiere

che ha appena vinto un prestigioso premio, la Tavoletta d’Oro al Salon du Chocolat di Milano, insieme a un negozio di moda tra i più prestigiosi di Forlì e un rinomato caffè del centro città. Miscela bene prima di servire e che cosa abbiamo? Un evento originale nel centro di Forlì. Parliamo di Better Boutique, in Via delle Torri 27, e del cioccolato dei Fratelli Gardini che hanno unito le forze venerdì 7 aprile per un aperitivo organizzato dal Caffè dei Corsi: un esempio di come sia possibile valorizzare le attività del centro attraverso la sinergia tra esercizi. Per tutto il periodo pasquale le vetrine di Better Boutique hanno ospitato le uova dei Fratelli Gardini.

Azienda leader nel welfare SIROPACK ITALIA CESENA La Siropack di Villalta di Cesenatico premiata con il

Welfare Champion al Welfare Index PMI 2017. L’evento, svoltosi alla fine di marzo presso la Luiss di Roma, è stato promosso da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e ha visto la partecipazione del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato Imprese e Confprofessioni. La Siropack grazie anche alle numerose iniziative di welfare avviate, ha visto quasi raddoppiare il proprio fatturato ed è così rientrata tre le 22 aziende premiate al Welfare Index PMI 2017. Siropack Italia, oltre ad essersi distinta come Welfare Champion, si è classificata terza nel settore Industria, venendo così premiata per le varie iniziative sviluppate negli ultimi anni. “Per il 2017 abbiamo già in programma numerosi progetti volti ad incrementare il nostro sistema di Welfare – rivelano i titolari Rocco De Lucia e Barbara Burioli (nella foto), premiati sul palco della Luiss dal Presidente di Piccola Industria Confindustria Alberto Baban – come l’attuazione di corsi di lingua straniera per i dipendenti, mentre stiamo trattando con palestre e scuole materne perché possano usufruire di questo tipo di servizi i dipendenti e i loro familiari, a spese o con il contributo dell’azienda.” (B.B.)

il suo primo anno di attività. Lo showroom, situato in via Polesine 278 a Cesena, interamente dedicato all’illuminazione, propone ai propri clienti una selezione dei migliori marchi e la più grande esposizione di lampade e lampadari in EmiliaRomagna. Una gamma di oltre 6.000 prodotti selezionati da tecnici esperti, dalle lampade più famose e apprezzate del settore fino ai lampadari più esclusivi presentati nelle ultime collezioni. Prodotti tecnici all’avanguardia per l’illuminazione sia pubblica che privata, fino all’illuminazione per esterni con un originale giardino al buio. TuttoLuce segue con cura e attenzione i propri clienti, una fiducia ha permesso di raggiungere questo primo, importante, traguardo.

Nuova sede per CASA TUA CESENA Casa Tua è il nuovo progetto di consulenza immobiliare nato

da un’idea di Gianni e Alessandro Mazzone, giovani imprenditori con una grande esperienza nel settore immobiliare e retail. Tante le novità in vista dell’inaugurazione della nuova sede di fine maggio in via Oberdan 184. L’idea è di sviluppare un nuovo concetto di Real Estate, basato su un assoluto rapporto di etica, trasparenza e fiducia con il cliente, unito ad esperienza, qualità e creatività. La visione dei Mazzone punta tutto sull’importanza del rapporto tra le persone basandosi sul modello di coworking: Casa Tua ha progettato la sua nuova sede con la volontà di rompere le barriere tra cliente e consulente. Con la collaborazione di importanti aziende leader (tra cui ArchiLab Rimini, Salaroli Home e Color Decor) si è creato uno spazio capace di far provare la sensazione di trovarsi a casa e di valorizzare le capacità di ogni consulente. 4

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Venditori in FORMAZIONE CESENA La negoziazione segreta:

Quotata in borsa UNIEURO FORLÌ Unieuro, la più grande

catena italiana di elettronica di consumo e di elettrodomestici, il 4 aprile è stata quotata a Piazza Affari nel segmento STAR. Grazie all’unione con Marcopolo, Unieuro conta oggi 457 punti vendita, di cui 180 negozi diretti, su tutto il territorio nazionale. Anche grazie all’apporto della piattaforma digitale unieuro. it, Unieuro è uno dei player di riferimento del mercato italiano con una quota pari al 18% nel settore della distribuzione di elettronica da consumo in Italia [dati Sole 24 Ore, 2017]. Con sede a Forlì e centro logistico a Piacenza, Unieuro conta su uno staff di oltre 3.900 dipendenti e ricavi che, per l’esercizio 2016, hanno raggiunto 1.557 miliardi di euro.

Le biciclette nascono online RICAMBIBICI.COM FORLÌ Compie tre anni ricambibici.com, la realtà e-commerce

che si sta affermando a livello nazionale come riferimento per biciclette, accessori e ricambi. L’idea è nata ad Andrea Zanoni grazie all’esperienza acquisita nella gestione di un portale di vendita di vini: “Ho imparato a caricare e gestire un magazzino con più di 1.000 etichette e ad imballare decine di spedizioni ogni giorno che sarebbero state consegnate in poche ore ai clienti finali.” Poi il lavoro in un’azienda di ricambi per biciclette, che lo ha fatto innamorare del prodotto e infine, nel 2014, la decisione di aprire un’attività in proprio. Oggi l’attività viene gestita nelle ore serali e durante i weekend, ma la crescita che questo e-commerce sta vivendo è di tutto rilievo: circa 1.000 visite al giorno per 7.000 prodotti disponibili con clienti che provengono sia dal territorio nazionale che dall’estero, con la prospettiva di raddoppiare nel 2017. Sul sito è possibile trovare tutti gli accessori per progettare e realizzare la propria bici come quelle di tipo fixed – semplici, minimaliste, senza cambio e colorate, adatte per il percorso cittadino – o le cosiddette fat bike, bici a pneumatico con sezione maggiorata, adatte per la neve e la spiaggia. Non mancano gli accessori per il cicloturismo, per le bici elettriche e anche per tutti gli appassionati del vintage.

l’ipnosi conversazionale in azione è il tema del seminario che si è tenuto il 17 marzo al teatro Verdi di Cesena promosso da Fnaarc/Confcommercio cesenate, il sindacato degli agenti rappresentanti in collaborazione con Opportunità Agenti e Startup Italia. “Il marketing tradizionale – osservano il presidente Fnaarc cesenate Augusto Patrignani e il presidente onorario Fnaarc cesenate nonché presidente di Iscom Formazione Pietro Babini – è invecchiato di colpo lasciando spazio a nuove e efficaci azioni di attraction marketing; le regole dell’engagement si sono modificate, la cosiddetta negoziazione win win ha lasciato il passo a modi più persuasivi e più potenti di coinvolgimento emotivo dei clienti.” Relatore, Emanuele Maria Sacchi (nella foto).

Il centro storico di Forlì IERI E OGGI FORLÌ Fino al 14 maggio, presso l’Oratorio di San Sebastiano, in Piazza

Guido Da Montefeltro, si tiene la mostra fotografica Punti di vista, curata da Gabrio Furani e organizzata da Raffaele Schiavo: una selezione di immagini dal censimento del 1971 di Paolo Monti sul centro storico di Forlì messe a confronto con la situazione attuale testimoniata dalle fotografie del 2015 di Luca Massari (nella foto). Paolo Monti (1908-1982) è stato uno dei maggiori fotografi italiani del ’900 e le foto raccolte nella mostra fanno parte di un più ampio progetto, iniziato nel 1966, di censimento delle valli appenniniche e dei centri storici dell’EmiliaRomagna. Le foto di Luca Massari intendono omaggiare questo grande fotografo ripercorrendo tale censimento ricorrendo agli stessi punti di vista e alle medesime inquadrature. Apertura dal martedì al venerdì, dalle h. 16 alle 19; il fine settimana dalle h. 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. 6

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ANNOTARE

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BRESCIA America Graffiti, marchio di ristorazione che ormai non ha più bisogno di presentazioni, continua mese dopo mese a espandere la propria rete di affiliati. Caso tutto particolare quello di Brescia, dove Nicola Conficoni, Manuel Ceccaroni, Oscar Sedioli e Giovanni Mantini, di Civitella e Santa Sofia, hanno aperto nel giro di pochi mesi due ristoranti: prima a Castenedolo, nel gennaio 2016, e poi a Brescia città. L’inaugurazione è avvenuta domenica 9 aprile. Un tuffo negli anni’50, come da copione: vestiti, auto e moto d’epoca (immancabili i biker con le loro Harley Davidson) e il taglio del nastro insieme al patron della catena, Riccardo La Corte. La musica dei Good Fellas ha accompagnato i ballerini e gli ospiti che hanno gustato il buffet con torta e brindisi. Quello di Brescia è il 62° locale della catena America Graffiti.

FORLÌ Il 5 aprile è stato

ph Gianmaria Zanotti

America Graffiti BIS A BRESCIA

Buon compleanno PONTE VECCHIO CESENA Sabato 1 aprile la Società Editrice Il Ponte Vecchio ha

festeggiato i 25 anni di attività con una manifestazione pubblica presso l’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana alla presenza delle autorità locali e degli autori di punta della casa editrice. Il Ponte Vecchio è divenuto in questi cinque lustri un riferimento per la Romagna, avendo dato spazio ad autori noti e meno noti, spesso esordienti, tutti accomunati da un progetto editoriale che trova nella cultura locale valori che hanno meritato di essere raccolti, sottolineati e preservati. Oggi la società, fondata da Roberto Casalini a cui si è aggiunto negli ultimi anni il figlio Marzio alla direzione (nella foto), può vantare un notevole ventaglio di autori tra cui spicca Eraldo Baldini, romanziere in forza all’Einaudi, che per Il Ponte Vecchio pubblica soprattutto saggi di antropologia culturale.

inaugurato ufficialmente, alla presenza del Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e delle autorità locali, il laboratorio di restauro e conservazione di Formula Servizi, già attivo dall’agosto 2015 e condotto da Silvia Bondi e Maria Roberta Stanzani. Tra i principali restauri eseguiti dal laboratorio, troviamo il Globo celeste di Matteo Greuter (1636) della Biblioteca Comunale A. Saffi di Forlì, un desco intarsiato con motivi geometrici a caratteri musulmani, arte ottomana, cuoio su intelaiatura di legno (secc. XVI-XVII) del Museo Nazionale di Ravenna, un manoscritto musicale contenente composizioni polifoniche sacre e profane del primo Quattrocento, unica testimonianza di quella composizione, del Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna.

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ESSERE

Vita da

INFLUENCER COME SI ARRIVA AD AVERE 194.00 FOLLOWERS? PAOLO STELLA CI RACCONTA LA SUA STORIA CHE PARTE DAI PALCHI DELLE RECITE DI CARNEVALE, PASSANDO DAI BANCHI DI AMICI, FINO AD ARRIVARE A NY. di Francesca Miccoli

I

Influencer marketing. Un termine oscuro ai più che indica una delle professioni più agognate ma riservata a pochissimi eletti. Persone particolarmente charmant, capaci di orientare le mode grazie a un prestigio sociale acquisito a colpi di click. L’influencer riesce a condizionare i mercati e a esercitare un effetto calamita sull’universo dei consumatori. Non attraverso annunci divulgati urbi et orbi bensì semplici pareri espressi sui social network. E ancora fotografie su instagram, hashtag su twitter, destinati a scalare le classifiche nei motori di ricerca. Uno dei più ammirati e seguiti influencer, forte di ben 194.000 followers è il forlivese Paolo Stella. Attore, scrittore, imprenditore nel difficile e sempre più inf lazionato universo della comunicazione. Trentanove anni vissuti da protagonista, cittadino del mondo, l’affascinante ragazzo dal sorriso magnetico è nato all’ombra di Saffi, dove è rimasto fino alla maggiore età. Prima del salto nell’universo dei grandi. “Terminato il liceo scientifico, ho comunicato ai miei genitori la vo-

lontà di iscrivermi al Dams” racconta Paolo. Un annuncio accolto da una sonora risata. Per l’erede primogenito di una facoltosa famiglia di imprenditori (titolari di Stc group) non era contemplato un futuro nel mondo dello spettacolo. “Nel microcosmo forlivese è inconcepibile pensare alla recitazione come a una professione. I miei mi chiesero di scegliere tra Ingegneria e Architettura e dal momento che quest’ultima era la facoltà con maggiore ascendente artistico, mi sono trasferito a Firenze”. L’avvenire, tuttavia, non era tra pantografi e schizzi. Una quotidianità troppo noiosa per il portatore sano di una malattia dai contorni speciali. “Ho manifestato i primi sintomi alle scuole superiori: alla festa di carnevale ogni sezione metteva in scena una recita. I miei spettacoli hanno sempre vinto e io, confesso, vivevo tutto l’anno in funzione di quell’appuntamento”. In realtà già da piccolissimo Stella pensava da conduttore televisivo. Qualche forlivese poi ricorda ancora un cucciolo biondo, con la cresta rizzata da una generosa dose di gel e IN MAGAZINE

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gli occhialetti da intellettuale, calcare in maniera già disinvolta il palco di un teatro cittadino. “Mi iscrissi ai provini della seconda edizione di Amici: li superai ed entrai nella scuola. In quel preciso momento ho preso coscienza di me e del fatto che solo io potevo scrivere la mia storia. E finalmente indipendente dal punto di vista economico ho iniziato un’avventura lontana anni luce dal corredo cromosomico della mia famiglia. Ringrazierò per sempre i miei genitori per aver dimostrato una grande apertura mentale. Sul primogenito ricadono sempre aspettative e responsabilità, loro al contrario mi hanno lasciato libero di scegliere”. Nella trasmissione di Maria De Filippi emerge subito il talento cristallino di Paolo, benvoluto da docenti e compagni. Stella capisce che, da sola, la naturale predisposizione non basta. Si iscri12

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ERANO GLI ANNI DELLA SCUOLA MEDIA LIBERA E L’INFLUENCER ERA SEMPLICEMENTE PAOLO, BAMBINO TRA I BAMBINI. CON IL TRASCORRERE DEL TEMPO, MATURA SERIAMENTE L’IDEA DI INCAMMINARSI SU UN SENTIERO LUNGO QUANTO LASTRICATO DI PREGIUDIZI E DIFFICOLTÀ.

ve così alla scuola di recitazione romana Duse International di Francesca De Sapio, membro dell’Actors Studios di New York. Inizia la carriera di attore. Il giovane dalla chioma bionda viene scelto per interpretare un ruolo di primo piano nella serie televisiva Un ciclone in famiglia, a fianco di Massimo Boldi e Barbara De Rossi. Una fiction seguitissima


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che regala una grande visibilità al quasi esordiente Stella. E poiché le capacità artistiche e lo sguardo luminoso di Paolo non lasciano indifferenti, sono tanti i registi ad accorgersi di lui. Cinzia Ch Torrini lo scrittura per interpretare Donna detective, interpretato da Lucrezia Lante della Rovere. Segue La terza madre di Dario Argento. “Sono molto legato a Dario, una persona divertentissima. Difficile a credersi per chi è considerato il re dell’horror!”. Tra i due nasce una complicità fatta di risate e confidenze. “A cena mi raccontava spesso aneddoti irripetibili. Tornavo a casa con le lacrime agli occhi”. E dire che il rapporto era iniziato in maniera bizzarra. Con un provino strampalato. “Entrai in una stanza dove Argento mi scrutò ininterrottamente per tre minuti. Credevo di aver fatto schifo e invece l’avevo conquistato”. Il film sbarca negli Stati Uniti, dove il giovane artista interpreta due film horror e frequenta la prestigiosa scuola di Susan Batson a New York. Mentre la neostellina si divide tra i tanti impegni, nella testa comincia a far capolino una nuova passione: quella per 14

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la scrittura. Nasce così il diario on line ‘Ohmyblog’. Un angolo virtuale in cui emergono la scorrevolezza di penna (e di tastiera!) e la grande ironia su cui Paolo ha costruito un’intera esistenza. Non solo professionale. Ancora pochi mesi e il dispensatore di emozioni tirerà fuori dal cilindro il primo romanzo. “Un’opera sull’amore, anche se prende avvio da una morte. Siamo in fase di editing”. Dopo l’avventura nella grande mela, Stella si dedica a un film “piccolissimo che credevo nessuno avesse visto”: Penso che un sogno così. Se gli spettatori non sono tanti, ci sono però due occhi ben attenti, pronti a cogliere la particolarità di questo ragazzo fuori dagli schemi. “Era il pierre di Louis Vuitton! Mi invitò alla sfilata parigina, una delle più importanti del mondo. Fu molto divertente e poiché nel mondo della moda c’è molta connessione, altri brand mi misero nel mirino. Cominciai a frequentare l’ambiente e a raccontare sui social la nuova avventura. A partire da Instagram, assecondando la passione per la fotografia”. Il seguito é eclatante. “All’improvviso mi resi conto che questa nuova attività poteva diventare un lavoro. Paolo è ufficialmente un influencer. “Mi definiscono così. Personalmente faccio fatica a inquadrarmi in un’etichetta”. Oltre a curare una rubrica su Elle.it, il forlivese dà vita a un giornale assieme ad alcuni amici. “Ma visto che sui social avevo davvero un grande consenso, ho scelto di accantonare il progetto e aprire un’agenzia di comunicazione, la Grumble Creative. Ho messo il mio know how a disposizione dei grandi brand, a partire da quelli di lusso. Con i miei soci produciamo video e foto, costruiamo attorno ai vari marchi una vita social”. La sede è a Milano, che tuttavia non è l’ombelico del mondo. “La scorsa settimana ho preso sette aerei, ci vuole tanta energia”. A Forlì Paolo fa capolino un week end ogni tre o quattro mesi. “Nella

mia città torno sempre volentieri: mi rilasso in giardino, mi godo la famiglia, sono felice assieme ai miei nipotini, agli amici di infanzia. Riesco davvero a ricaricarmi, calandomi in una dimensione temporale completamente differente da quella di tutti i giorni”. La Romagna è anche sinonimo di buona gastronomia. “Solo a casa mangio la pasta, a partire dai tortellini”. Il futuro è ormai alle porte. “Sto finendo di girare la docu-fiction ‘The influencer ‘ che verrà trasmessa in tv a maggio. Sono protagonista assieme a due colleghe, da 4 mesi viviamo con una troupe al seguito”. E forse Paolo si troverà nuovamente a fare i conti con la grande popolarità. “Vivo una situazione buffa: sono molto conosciu-

“MI TROVAI IN PRIMA FILA, SEDUTO TRA LA STELLA DEL CINEMA BRADLEY COOPER E LA BAND DEI BLACK EYED PEAS. TUTTI, A PARTIRE DAI GIORNALISTI, SI CHIESERO CHI FOSSI. FU MOLTO DIVERTENTE E COMINCIAI A FREQUENTARE L’AMBIENTE.”

to da una fetta di pubblico e assolutamente sconosciuto per altri. Alle fashion week sono rincorso dai fotografi, il giorno dopo vado in palestra in tuta e non mi considera nessuno. Mi piace godere di un po’ di privacy”. Sullo sfondo rimane sempre la recitazione, il primo grande amore. “Ora posso scegliere, prima ero obbligato ad accettare qualsiasi proposta per mantenermi. Credo che il prossimo anno tornerò davanti alla macchina da presa”. In ossequio a una precisa filosofia di vita. “Amo dedicarmi a esperienze nuove, a seguire fino in fondo quello che la vita mi propone. Perché frutto di un disegno un po’ più grande”.


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ESSERE

Un sogno

ROCK

PER IMPEGNARSI IN COSE FOLLI SERVE LEGGEREZZA. CE LO INSEGNA FABIO ZAFFAGNINI, IDEATORE DI ROCKIN’1000: UNA LAUREA IN GEOLOGIA E UNA SMODATA PASSIONE PER I VIAGGI E LE IMPRESE ORIGINALI.

H

di Barbara Baronio / ph Marcella Magalotti

Ha tanti sogni nel cassetto? No, perché i cassetti è abituato ad aprirli e a realizzare i propri desideri. Carismatico, ma pacato nei modi. Quando racconta dei suoi progetti lo fa con discrezione e umiltà. Positivo e possibilista è dotato di quella tenacia e di quello spirito di iniziativa che caratterizzano il popolo romagnolo. Convive da sempre con le sue intuizioni originali. Spesso si è sentito definire un pazzo, ma pare proprio che, nei suoi 41 anni, di buone pensate ne abbia compiute tante. È l’uomo che ha reso possibile un’impresa da guinness, grazie alla sua strampalata idea tanti musicisti hanno potuto suonare davanti a migliaia di persone. Dopo il successo del suo primo progetto, che forse in troppi hanno attribuito alla fortuna, negli anni ha dimostrato che il lavoro duro non lo spaventa e che per essere felici, occorre avere sogni grandi e il coraggio di scommetterci sopra. Ecco Fabio Zaffagnini, originario di Fusignano di Ravenna e oggi residente a Cesena con la fidanzata Valentina. Il suo mentore è l’amico d’infanzia Rosario: “È una persona intelligente e incredibile che mi ha in-

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segnato a non prendermi troppo sul serio, perché è solo questo tipo di leggerezza che serve per impegnarsi in cose folli”. Zaffagnini è l’artefice di Rockin’1000 la band più grande del mondo composta da 1.000 musicisti che è nata nel 2015 a Cesena. Figlio unico, grande appassionato di beach volley, all’amore per la musica unisce quello per i viaggi. Acuto e non troppo secchione, con agilità ha conseguito la laurea in Geologia all’Università di Bologna e ha lavorato per diversi anni presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna come geologo marino trascorrendo diverse campagne oceanografiche in mare. “Sono andato da Porto Garibaldi a Comacchio fino a Città del Capo pur soffrendo di mal di mare. Ho anche scoperto la geo-archeologia: ho vissuto per due anni nel Sultanato dell’Oman”. A guardarlo non sembrerebbe, ma in fondo si sente un po’ nerd. In seguito alla carriera di geologo, Fabio Zaffagnini si è buttato in una nuova avventura con Proambiente, uno spin-off del CNR che mira a far emergere progetti di ricerca trasformando le idee in prodotti da immettere nel mer-

cato. “Mi sono reso conto di quanto genio sia presente sul nostro territorio e ho cercato di creare un mercato per queste nuove idee. Ho anche operato al CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) dove sviluppavo modelli matematici da applicare all’ambiente. Ho realizzato, prima che lo facesse il colosso Google, una start-up che offre visite virtuali. L’obiettivo era quello di scoprire i luoghi più belli del mondo ed essere pagato per farlo. Con i miei soci Gabriele Garavini ed Enrico Serra, abbiamo viaggiato tra Australia, Malesia, Stati Uniti, Tanzania, Etiopia. Abbiamo realizzato le mappature di luoghi meravigliosi che poi abbiamo pubblicato online gratuitamente e venduto ai tour operator. Oggi questa realtà che si chiama Trail Me up ed è una start-up che coinvolge 5 soci.” Poi è arrivato quello che alcuni potrebbero definire il giro di boa di una carriera dedicata alle pazzie e alle imprese originali. “Un giorno mi sono chiesto come sarebbe stato possibile portare un gruppo rock internazionale come quello dei Foo Fighters, che io ado-


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SPESSO SI È SENTITO DEFINIRE UN PAZZO, MA PARE PROPRIO CHE NEI SUOI 41 ANNI, DI BUONE PENSATE NE ABBIA COMPIUTE TANTE. GRAZIE ALLA SUA STRAMPALATA IDEA TANTI MUSICISTI HANNO POTUTO SUONARE DAVANTI A MIGLIAIA DI PERSONE.

FABIO ZAFFAGNINI CON ALLE SPALLE IL PUBBLICO DEL ROCKIN’1000.

ro, a suonare a Cesena. E poi ho pensato che l’unico modo fosse organizzare il più grande tributo della storia del rock. Ricordo che nel 2014 quando siamo partiti con Rockin’1000 non avevamo un business plan e neanche un soldo. Ho coinvolto in questa idea bizzarra altri sei amici e profes-

sionisti: Martina Pieri (comunicazione), Claudia Spadoni (produzione), Anita Rivaroli (regia video), Cisko (direzione tecnica), Marta Guidarelli (commerciale) e Mariagrazia Canu (PR e ufficio stampa). Non sapevo nulla di come si organizza un evento ed è per questo che ho costruito un team in grado di riassumere tutte le competenze necessarie. Abbiamo contattato tanti collaboratori che arrivano quasi tutti dalla Romagna, come i tecnici, i Music Guru (i musicisti hanno a loro disposizione dei referenti musicali per ogni strumento) e il Maestro Marco Sabiu che inaspettatamente in due minuti ha accettato di seguirmi in questa impresa. Ricordo che mi ha detto: “È talmente folle che non posso rifiutare!” All’inizio l’idea piaceva a tanti, ma le difficoltà non sono manca-

te. “Eravamo dei perfetti sconosciuti – spiega Zaffagnini –. Raccogliere sponsorizzazione non è stato semplice. Inoltre quando ci ha raggiunto la notizia che i Foo Fighters sarebbero arrivati a Bologna tutto sembrava sgretolarsi. Ma non abbiamo desistito. Ci stavamo rendendo conto che dal basso mille persone avrebbero potuto ottenere un risultato esagerato per un piccola città italiana come Cesena. I musicisti sono arrivati da ogni parte d’Italia (l’anno dopo dal mondo) a loro spese. Così, con quello spirito garibaldino che ci ha sempre contraddistinto, il 26 luglio 2015 abbiamo registrato una versione inedita e unica di Learn to Fly dei Foo Fighters nella spianata del Parco Ippodromo di Cesena. Una goliardata che è costata oltre 50.000 euro”. Il video è diventato virale. Ad oggi ha registrato ol-

ph Massimo Evangelisti

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tre 36 milioni di visualizzazioni. “Dopo qualche giorno dalla messa on-line, il mio mondo è esploso – racconta sorridendo Zaffagnini – . Sono stato inondato da richieste di interviste, proposte di lavoro. Non c’era una sola testata nel mondo che non volesse parlare del Rockin’1000. Se penso che siamo stati in diretta per dieci minuti sulla CNN mi vengono ancora i brividi. La band del Rockin’1000 stava spopolando”. Oltre 30.000 e-mail sono state quelle ricevute nell’arco di brevissimo tempo. “Non sono mancate le critiche e gli insulti feroci. Sono stato accusato di lucrare sulla passione delle persone. Invece credo che insieme a me oltre mille persone abbiano realizzato un sogno. Il 3 novembre dello stesso anno Dave Grohl con i Foo Fighters è arrivato a Cesena per una grande festa tra amici.” Poi è arrivato il 2016 e la voglia di rivivere quelle emozioni era tanta, ma Zaffagnini come sempre è andato oltre. “La storia del 2015 era una storia perfetta. Se volevamo continuare a vedere i fuochi d’artificio dovevamo cam20

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biare. E ci siamo chiesti: cosa fa una band? I concerti. E allora abbiamo organizzato il concerto della band più grande del mondo. Così è arrivata l’evoluzione di Rockin’1000: abbiamo creato una società, abbiamo affittato lo stadio di Cesena. Mentre con il video dell’anno prima avevamo la possibilità di registrare tante repliche, con il concerto non c’erano margini di errore. Dovevamo realizzare al meglio 17 brani. Inoltre il budget era aumentato 10 volte tanto. Il successo, i giornali: ho vissuto giornate dalla pressione esagerata. Quando hai a che fare con cifre a cinque zeri, non ci dormi la notte. Il concerto è stato spettacolare e l’uscita del disco che ha raggiunto il quarto posto nella classifica assoluta di musica lo conferma”. Oggi Rockin’1000 è pronto a spiccare il volo oltre i confini. I mille si esibiranno tutti insieme sul tetto d’Europa: il prossimo evento si terrà in Val Veny - Monte Bianco il 28-29 luglio. “Abbiamo compiuto questa scelta perché desideriamo che Rockin’1000 non resti un fenomeno locale o regionale. Abbiamo una

“LA STORIA DEL 2015 ERA UNA STORIA PERFETTA. SE VOLEVAMO CONTINUARE A VEDERE I FUOCHI D’ARTIFICIO DOVEVAMO CAMBIARE. E ALLORA ABBIAMO ORGANIZZATO IL CONCERTO DELLA BAND PIÙ GRANDE DEL MONDO.”

potenzialità nazionale e internazionale. Il quartier generale di Rockin’1000 resterà qui a Cesena presso Cesenalab, ma il team Rockin’1000 è per sua natura nazionale se si pensa che siamo dislocati tra Cesena, Milano, Firenze, Roma e Oristano! In futuro mi auguro di poter portare sempre avanti i progetti in cui credo, ma con quale declinazione non ne ho idea. So solo che per realizzare un desiderio servono motivazioni forti e, tra queste, denaro e successo non sono quelle giuste. Rockin’1000 è nato da una passione: quella per la musica.”


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VIVERE

Romagna

IN SALUTE LA ROMAGNA HA UNA VOCAZIONE PARTICOLARE PER IL BENESSERE E L’INNOVAZIONE. LA PRIMAVERA È IL TEMPO DELLE INIZIATIVE SPORTIVE E DEL LANCIO DI APP PER CONTROLLARE SALUTE E CIBI. di Roberta Invidia

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S

Se lo star bene significa stare in salute, attraverso il movimento fisico, allora i romagnoli sono campioni d’Italia, dal momento che – stando ai dati della Wellness Foundation – la popolazione attiva è il 10% in più della media nazionale, il 9,2% nella fascia d’età dei bambini. In Romagna sono 12 i centri termali, 68 i centri benessere e 30 gli hotel che hanno deciso di aderire al progetto Wellness Valley (il marchio turistico della Romagna basato proprio sullo stare bene) parlando così ad un pubblico, sempre più esigente e sofisticato, che cerca nel turismo sportivo e del benessere un’alternativa al classico viaggio di piacere. Una scelta motivata anche dal fatto che questo tipo di turismo cresce con numeri a due cifre in tutto il mondo e che, secondo i dati dell’Osservatorio turistico regionale, nei prossimi cinque anni potrebbe avere una ricaduta sul territorio romagnolo di circa 200 milioni di euro l’anno con oltre 700 mila presenze alberghiere. Aiutano in questo senso gli eventi sportivi di grande livello in grado di attrarre pubblico da fuori Regione e internazionale. A settembre, Cervia ospiterà il primo Ironman Made in Italy, la più dura competizione sportiva di triathlon i cui campionati mondiali si svolgono ogni anno alle Hawaii. Dal 19 al 28 maggio, invece, centinaia di migliaia di partecipanti si metteranno alla prova negli oltre 300 eventi che animano la Wellness Week in palestre, parchi, spiagge e impianti sportivi romagnoli. E il turismo dello stare bene in Romagna, e in particolare a Cesena, può anche contare su supporti digitali di ultima generazione. La tecnologia applicata al benessere è proprio il punto forte della My Wellness Valley app, l’applicazione per telefoni cellulari sviluppata dalla Wellness Foundation (emanazione di Technogym e promotrice del progetto Wellness Valley) lanciata nel mese di maggio e che aiuta le persone a muoversi di più

oltre a proporsi come una sorta di ambizioso screening sulla popolazione in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna. “Sulla My Wellness Valley app – spiega Luigi Angelini responsabile del progetto – si potrà consultare il calendario delle attività gratuite che si svolgono nei parchi della Romagna dalla primavera all’autunno e durante la Wellness week. L’applicazione permetterà inoltre di tenere monitorato il proprio livello di attività fisica e questo dato sarà visibile anche ai medici di base e alle ASL”. La Regione Emilia-Romagna ha previsto che l’esercizio fisico possa essere prescritto con ricetta medica riconoscendo il movimento come medicina senza effetti collaterali, specialmente in

“DA STUDENTI UNIVERSITARI CI CAPITAVA SPESSO DI MANGIARE FUORI E SPESSO AVREMMO VOLUTO SAPERE COSA C’ERA IN QUELLO CHE MANGIAVAMO”. DALLA CURIOSITÀ ALLA PRATICA IL PASSO È STATO RELATIVAMENTE BREVE.

patologie come il diabete. Attraverso i dati forniti dalla My wellness valley app, il medico potrà capire qual è il livello di attività fisica del paziente e intervenire di conseguenza. Se il movimento è il cardine dell’app della Wellness Valley, il cibo è invece il punto forte di un’altra applicazione per telefoni cellulari sviluppata, sempre a Cesena, da una start up fondata da quattro giovani under 30. L’app si chiama Edo ed è in grado, attraverso un algoritmo, di leggere le etichette degli alimenti confezionati per svelare il loro livello di salubrità. “Da studenti universitari ci capitava spesso di mangiare fuori IN MAGAZINE

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ph Riccardo Gallini

L’ALGORITMO QUINDI SEGNALA SE IL PRODOTTO HA TROPPI ZUCCHERI PER IL NOSTRO REGIME ALIMENTARE OPPURE TROPPI GRASSI SATURI OPPURE ANCORA SE CONTIENE ADDITIVI E DI CHE TIPO E POTRÀ SEGNALARE EVENTUALI INGREDIENTI A CUI SIAMO INTOLLERANTI.

– racconta Luciano Venezia fondatore e CEO di Edo s.r.l. – e spesso avremmo voluto sapere cosa c’era in quello che mangiavamo”. Dalla curiosità alla pratica il passo è stato relativamente breve. “Abbiamo raggiunto i 400.000

ph Gianmaria Zanotti

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utenti registrati in Italia, ora siamo operativi anche sul mercato inglese e speriamo di ottenere risultati altrettanto positivi”. E come funziona Edo? “Con la fotocamera del cellulare si inquadra il codice a barre del prodotto, l’applicazione lo riconosce, elabora le informazioni e le combina con le caratteristiche fisiche dell’utente dando un punteggio da uno a dieci sulla salubrità del prodotto”. L’algoritmo quindi segnala se il prodotto ha troppi zuccheri per il nostro regime alimentare oppure troppi grassi saturi oppure ancora se contiene additivi e di che tipo e potrà segnalare eventuali ingredienti a cui siamo intolleranti, dal lattosio al glutine. I giovani di Edo possono ora contare sull’appoggio di un’altra azienda cesenate, la Citrus,

nata con l’obiettivo di riscoprire i prodotti ortofrutticoli italiani, reintroducendo e valorizzando anche varietà dimenticate e che lavora in stretta collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi. Da qualche mese la start-up ha trovato casa proprio nella sede produttiva di Citrus a Gambettola. “Abbiamo deciso di ospitarli e speriamo di contaminare le nostre competenze – dice Marianna Palella fondatrice e CEO di Citrus –. La loro è una dimensione completamente digitale mentre da noi trovano e sperimentano il lavoro manuale nei campi”. Presto le due realtà potrebbero firmare un prodotto in collaborazione suggellando ancor di più lo stretto legame tra benessere e tecnologie digitali.

IN ALTO, LUIGI ANGELINI, CONSIGLIERE DELEGATO DI WELLNESS FOUNDATION. QUI ACCANTO, MARIANNA PALELLA, FONDATRICE E CEO DI CITRUS, E LUCIANO VENEZIA, FONDATORE E CEO DI EDO.


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RINGIOVANIRE

La grande

BELLEZZA LE TERME DI CASTROCARO SONO UN PUNTO DI RIFERIMENTO INTERNAZIONALE PER IL SETTORE DEL BENESSERE. LUCIA MAGNANI, AD DI LONGLIFE FORMULA S.P.A. HA PRESENTATO A LONDRA LA NUOVA LINEA COSMETICA LUCIA MAGNANI SKINCARE.

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di Francesca Miccoli

Ha ridefinito il concetto di salute, classificandolo non come l’assenza di malattia bensì come stato completo di benessere. Oggi ridefinisce il concetto di bellezza, lontano dall’ideale codificato dal cambiamento estetico, ma legato allo stato di salute fisico e interiore. Lucia Magnani può essere considerata un’innovatrice, quasi una rivoluzionaria nel settore della prevenzione della salute e, quindi, della pelle. E questo grazie a un background professionale di livello: studi nell’ambito della biochimica, responsabile di un laboratorio analisi, manager da lungo tempo di strutture sanitarie e ideatrice della Long Life Clinic, tempio della formula di lunga vita. Dalla sintesi di queste esperienze e dalla pluriennale ricerca sugli antiossidanti condotta dall’équipe scientifica di GVM Care & Research, è nata la linea cosmetica Lucia Magnani Skincare. I sei prodotti che compongono il kit sono stati lanciati nel prestigioso store londinese Harvey Nichols, ombelico del mondo dei settori della cosmesi e della bellezza. Alla presenza dei giornalisti e dei blogger più influenti del settore, Lucia Magnani, amministratore

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delegato di LONGLIFE Formula S.p.A. (Terme di Castrocaro), ha presentato un prodotto che si avvale di anni di ricerca sull’invecchiamento cellulare e della stessa filosofia alla base di Long Life Formula, metodo scientifico per vivere meglio e più a lungo: l’adozione di un corretto stile di vita e l’eliminazione precoce dei fattori di rischio. Abitudini che consentono di raggiungere uno stato di completo benessere, destinato a rif lettersi inevitabilmente sulla pelle e sull’esteriorità. Le creme vantano selezionati componenti: elementi antiossidanti ed elementi naturali della terra quali quarzo, sale marino ed estratto

I SEI PRODOTTI CHE COMPONGONO IL KIT SONO STATI LANCIATI NEL PRESTIGIOSO STORE LONDINESE HARVEY NICHOLS, OMBELICO DEL MONDO DEI SETTORI DELLA COSMESI E DELLA BELLEZZA, ALLA PRESENZA DEI GIORNALISTI PIÙ INFLUENTI DEL SETTORE.


d’uva. Il quarzo delle Terme di Castrocaro in particolare ha proprietà vibrazionali in grado di far riemergere l’energia positiva. Una sorta di diapason che provoca vibrazioni armoniche nelle cellule della pelle. I sei prodotti, dalla crema idratante al tonico energizzante alla maschera purificante, possono essere acquistati singolarmente o in un elegante box set, apprezzato per il packaging ovale con coperchio tartarugato ideato dal pluripremiato designer Marc Rosen. “È un grande motivo di orgoglio aver presentato la nuova linea nel più prestigioso store di Londra, crocevia internazionale – sono le parole di Lucia Magnani –. È un’opportunità per promuovere la formula di lunga vita ma altresì un intero territo

IL QUARZO DELLE TERME DI CASTROCARO IN PARTICOLARE HA PROPRIETÀ VIBRAZIONALI IN GRADO DI FAR RIEMERGERE L’ENERGIA POSITIVA. UNA SORTA DI DIAPASON CHE PROVOCA VIBRAZIONI ARMONICHE NELLE CELLULE DELLA PELLE.

rio e i valori dell’italianità.” L’obiettivo è infatti di far conoscere un’eccellenza italiana a tutte le latitudini. La linea cosmetica e la Long Life Clinic hanno già registrato l’interesse di clienti tedeschi così come arabi e americani. IN MAGAZINE

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BALLARE

Non solo

DANCE!

BALLERINA IN TV E VIDEOGAME DI SUCCESSO, OGGI CANTANTE CON L’ALBUM DI DEBUTTO. ECCO LAURA FERRETTI, IN ARTE LALA BLHITE. di Francesco Maltoni

E NELLA FOTO A DESTRA, LAURA FERRETTI DURANTE LA PRESS CONFERENCE DI PRESENTAZIONE DEL VIDEOGAME JUST DANCE 2014.

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Essere artisti oggi significa non temere il giudizio del pubblico ma, soprattutto, distinguersi in vari campi. Quando poi si parla di intrattenimento musicale, la sfida diventa duplice: sfoggiare qualità non comuni e misurarsi con una concorrenza enorme, oltrepassando, casomai, anche i propri limiti e la sfiducia. Laura Ferretti, in arte Lala Blhite, è un’artista perfettamente integrata nella sua epoca, capace di plasmare le note, coniugando danza e canto attraverso vari stili e su tutte le piattaforme disponibili. A pieno agio in eventi live, televisione o internet, unisce passione e professionalità, lanciandosi in riletture originali, o perché no, in vere e proprie invenzioni. Basti pensare che nel suo curriculum coabitano la vittoria ad un talent show e la creazione di un nuovo brand di danza, mentre la sua interpretazione più celebre è... un videogame! Personalità poliedrica, dunque, sintetizzata fin nello pseudonimo: Blhite è infatti la crasi di black e white, a riprova della sua anima ambivalente e dei due universi che in lei convivono. Eppure, fino a 19 anni, la sola, vera aspirazione di


Laura pareva essere il canto. A differenza di tante ballerine, non ha imparato a stare sulle punte in tenera età, arrivando a scoprire la danza solo al termine del liceo scientifico. E proprio tra i banchi dell’istituto De’ Calboli cominciò a farsi sentire la necessità di esprimere le proprie emozioni di fronte a un pubblico. Così, in compagnia della cara amica Laura Zoli, arrivò il duo La Y La e il primo fremito da palcoscenico, anche se, a un certo punto, le strade mutarono. “In verità – racconta - non pensavo di avere una bella voce. Mi dedicavo più ai bassi”. Dopo il battesimo al microfono, arrivò, quasi per caso, il colpo di fulmine per la danza moderna: a un’audizione per il noto programma Amici, contro ogni pronostico – anche suo – si classificò tra i primi 100 su oltre 30mila aspiranti. Insomma, spaccò. E lo fece al punto che i coach di Canale 5 le consigliarono di rimboccarsi le maniche, poiché quella ragazza sorpresa e un po’ timida nascondeva il Dna da ballerina di alto livello. Così avvenne il big bang di Lala, il momento in cui questo mix di talenti ha iniziato a comporre il puzzle di una performer ancora oggi in pieno divenire: “Non mi sento arrivata né in un senso, né nell’altro – spiega – io cerco sempre di fare tutto con estrema spontaneità”. Evidentemente, oltre alle doti naturali anche le indubbie capacità sono emerse in fretta: non si annoverano per caso partecipazioni ai tour di Fedez o Fabri Fibra, così come non sorprende la vittoria a La pista, programma a squadre in onda su RAI1 nel 2014. Un percorso culminato nell’apparizione, dietro silhouette digitale, nell’edizione mondiale del videogioco Just dance, record di vendite Ubisoft per console quali Xbox o Wii. “È stata un’e-

sperienza incredibile – racconta – mi svegliavo alle 3 di notte per andare a Milano, nel pomeriggio tornavo a Forlì per i miei corsi di insegnamento e il giorno dopo si ripativa”. Già, perché Lala è a tutti gli effetti madre – riconosciuta su scala internazionale - di uno stile di danza ribattezzato Afro Waack, in cui, ça va sans dire, si mescolano due tradizioni agli antipodi, quella africana e i Sixties americani. Come se non bastasse, poi, nel 2012 il canto ha ripreso ad attrarla. “Ho ricominciato a studiare, avendo la fortuna di incontrare un produttore che mi ha letteralmente riprogrammato la voce. In questi anni è maturata molto, ma sento che il percorso è solo all’inizio.” I risultati già si vedono: al primo singolo It’s U, not me, sono seguite varie pubblicazioni, che stanno sfociando, in queste settimane, nel primo album completo. Il tutto, ovviamente, su YouTube, vetrina prediletta da band e solisti emergenti. Se oggi l’attività di cantante occupa gran parte delle sue giornate, il punto

“IN VERITÀ NON PENSAVO DI AVERE UNA BELLA VOCE”. DOPO IL BATTESIMO AL MICROFONO, ARRIVÒ, QUASI PER CASO, IL COLPO DI FULMINE PER LA DANZA MODERNA. QUELLA RAGAZZA SORPRESA E UN PO’ TIMIDA NASCONDEVA IL DNA DA BALLERINA DI ALTO LIVELLO.

fermo è rimanere fedeli al proprio essere, senza cedere a facili logiche di showbiz. “In passato mi hanno chiesto di diventare la Miley Cyrus italiana, ma ho declinato”, spiega Lala quasi con divertimento. Per il futuro, lo scopo rimane identico: no a strade precostituite, ma scelte coerenti con la propria natura e il proprio vissuto artistico. “Un talent? Ci sono già stata e ci tornerei, ma non a uno qualsiasi. Mi piace soprattutto X-Factor – rivela – per il percorso intrapreso dai concorrenti”.

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INNOVARE

Sbirciare nel

FUTURO

DOPO IL SUCCESSO DELLA SECONDA EDIZIONE DELLE CONFERENZE INDIPENDENTI TED DI CESENA, IL CURATORE MAURIZIO BERTI È GIÀ ALL’OPERA PER L’EDIZIONE 2018 E PER LE ALTRE INIZIATIVE COLLEGATE.

U NELLA FOTO, I PROTAGONISTI DELL’ULTIMA EDIZIONE TEDX CESENA.

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di Barbara Baronio

Un’esperienza di crescita personale in cui viene offerta la possibilità di scoprire e conoscere idee nuove, originali e singolari: questo è stato il TEDx Cesena che si è tenuto lo scorso 18 febbraio 2017. TED (acronimo per Technology, Entertainment and Design) è un’organizzazione non profit che ha dato vita a un’immensa community e a numerosi progetti in tutto il mondo, creando ogni anno conferenze accumunate dal tema della diffusione di ispirazione e conoscenza. TED nel 2009 ha lanciato TEDx, eventi indipendenti che portano in tutto il mondo lo stesso principio: Ideas worth spreading, cioè idee

che vale la pena diffondere. Dopo la prima esperienza nel 2016, TEDx è tornato a Cesena, con dieci live talk e due TED in un teatro Verdi sold out da mesi. Quasi 70 volontari hanno dato vita ad una maratona di idee, concetti, sentimenti, strumenti, relazioni che hanno affrontato il grande tema Handle with care ossia l’idea di cura e attenzione in tutte le sue accezioni. Oltre 400 persone si sono lasciate incantare dal fascino del kit taglia e cuci Crispr-Cas per riscrivere il DNA illustrato da Carla Portulano, biochimica e biologa impegnata nell’European Molecular Biology Laboratory. Il pubblico ha scoperto con Flaviano Bianchini, attivista per i diritti umani e ambientalista, l’inferno delle miniere peruviane e delle terre che le circondano dove l’aspettativa di vita di una persone è di 28 anni. Si è guardato al futuro con Luca Ascari, specializzato in intelligenza artificiale applicata che ha condotto il pubblico in un viaggio nel mondo della percezione artificiale e del machine learning. Simone Perotti, scrittore e marinaio, ha parlato del tem-

po e dell’arte del procrastinare. Una platea commossa e profondamente coinvolta ha applaudito il medico Elisa Brunelli che è salita sul palco di Tedx Cesena da mamma prematura raccontando con delicatezza e disarmante verità cosa accade fuori e dentro ad una termoculla. Le note della Music Box della musicista Heide Joubert si sono diffuse in tutto il teatro coinvolgendo nel ritmo delle percussioni una scalpitante platea che poi si è sorpresa con Fabrizio Renzi, direttore di tecnologia, innovazione e ricerca di IBM che ha mostrato tutti i diversi usi delle mappe, anche di quelle che gli smartphone sembrano aver reso obsolete. Economia ed Europa sono state al centro dello speech di Mario Seminerio, commentatore economico e invece del gioco spontaneo quello autentico di un tempo come mezzo di crescita per aiutare i bambini a sviluppare idee e crescere ha parlato Antonio di Pietro, pedagogista. A chiusura del pomeriggio l’artista Roberto Mercadini che ha aperto una finestra su un passato poco noto della Biblioteca Malatestiana.


ADVERTORIAL

PIANI INDIVIDUALI DI RISPARMIO ECCO COME AZZERARE LE TASSE SULLE RENDITE

GIÀ PREVISTA DAL 2011 NEL DECRETO SALVA ITALIA, LA LEGGE SUI PIANI INDIVIDUALI DI RISPARMIO È FINALMENTE OPERATIVA.

PIR è una sigla, ma è anche la parola magica che, dal 2017, gli italiani che risparmiano potranno prendere in considerazione per diversificare il loro patrimonio, piccolo o grande che sia. Significa Piano Individuale di Risparmio e si tratta di una forma di risparmio a medio termine, riservata solo alle persone fisiche, che nelle buone intenzioni di chi lo ha ideato (o copiato… visto che in molti altri Paesi è uno strumento di risparmio già consolidato) vuole nel contempo

aiutare sia il nostro sistema Italia sia gli investitori che vorranno fare propria questa novità. Ma è una novità assoluta? “Con un minimo di 500 euro e un massimo di 30.000 euro all’anno, per un tetto massimo totale di 150.000 euro, le somme investite attraverso le società di gestione del risparmio e gli intermediari finanziari dovranno essere obbligatoriamente veicolate verso le imprese italiane per almeno il 70% (parliamo di azioni, obbligazioni, quote di fondi, ecc.). Di questo 70%, il 30% dovrà essere destinata ad aziende italiane di dimensioni minori (es. piccole e medie imprese). Si tratta di aziende che costituiscono il tessuto della nostra economia, ma che, non essendo quotate sul listino principale, hanno fino ad ora goduto di scarsa visibilità e di afflussi minori di capitale.” E quali saranno i benefici per chi investe? I PIR non hanno una durata minima e massima, possono essere anche per tutta la vita ma, chi sarà disposto a mantenere ogni accantonamento per 5 anni, potrà beneficiare della esenzione totale del cosiddetto capital gain, ossia della corposa tassazione del 12,5% o (peggio) del 26%, che di regola deve essere applicata sui guadagni degli investimenti finanziari, all’atto del realizzo.

Inoltre, per i PIR è prevista un’altra agevolazione fiscale, ossia l’esenzione della tassazione a carico degli eredi nell’eventualità di una successione. Sorge la domanda: ma è davvero un’opportunità puntare sull’Italia? Naturalmente nessuno può prevedere l’andamento del nostro mercato domestico, per cui le analisi possiamo farle solo sul passato. A questo proposito, un dato interessante [fonte: Il Sole 24 Ore del 30 gennaio] ci ricorda inequivocabilmente che, se per borsa italiana intendiamo tutti i titoli quotati, il vecchio indice Mibtel, il risultato nel periodo 20062015 del listino principale (esclusi i dividendi incassati) è un bel -8,5%. Ma se nello stesso periodo analizziamo uno dei segmenti sul quale i PIR dovranno obbligatoriamente puntare, il sottoindice star dedicato alle medie imprese, la sorpresa è un rendimento positivo del 20%. In conclusione, proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno: potrebbe proprio essere che sotto le ceneri di un mercato e di un Paese poco considerato, ci siano, pronte ad accendere il fuoco, le scintille dell’eccellenza italiana, anche in finanza.” Perché non approfittarne? “Infatti, caso più unico che raro, per una volta, saranno addirittura scintille no tax.”

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FESTEGGIARE

30 anni di

SOLIDARIETA LA COOPERATIVA PAOLO BABINI COMPIE 30 ANNI, DI PARTECIPAZIONE E LAVORO, RIMANENDO PROIETTATA AL FUTURO, CON GLI STESSI VALORI DEL PASSATO.

D NELLA FOTO, DON GIROLAMO FLAMIGNI, PRESIDENTE DELLA COOPERATIVA PAOLO BABINI.

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di Giulia Masci Ametta

Domenica 2 aprile, alla presenza del sindaco Davide Drei e del presidente Don Girolamo Flamigni, la Cooperativa Paolo Babini ha celebrato il trentennale dell’attività non con una ma con ben due inaugurazioni: l’Area Verde di Via Dragoni e la nuova sede di Officina 52 che sarà un nuovo polo di aggregazione giovanile nella zona. Per festeggiare è stato piantato un albero all’interno del parco, per piantare radici ancora più profonde e longeve nel territorio. La cooperativa gestisce già la Casa d’accoglienza agli anziani, l’asilo nido, il Villaggio Mafalda ed il chiosco di piadina dentro il parco di Via Dragoni, Piada 52, che continua il percorso di avviamento al lavoro per persone fragili. Le persone che orbitano attorno a questa bella realtà, piena di vita e di spirito d’iniziativa sono tante. Tantissimi tra soci e lavoratori, altrettanti volontari, più di 300 solo al Villaggio Mafalda, 50 bambini e ragazzi aiutati con le loro famiglie nelle comunità educative e altrettanti quelli tra il centro di aggregazione e l’asilo nido. Per una realtà che opera dal 1987 questi numeri sono motivo di orgoglio e festeggiamenti. “Dove siamo noi, ci siano an-

che loro”: questa era la frase che riassumeva la volontà di chi, nel 1987, faceva nascere questa bella realtà: Don Girolamo Flamigni, Don Amedeo Pasini ed un gruppo di giovani della parrocchia di San Paolo. Accoglienza, condivisione, partecipazione, cura, lavoro, sono parole che hanno necessità di essere applicate nel concreto, e questo è quello che fa la cooperativa

ancora oggi, con lo stesso entusiasmo di quando il suo percorso è partito. È giusto ricordare quello che è stato per poi continuare a crescere con lo stesso spirito, con il desiderio di migliorarsi ma, soprattutto, di continuare a lavorare insieme con tutta la cittadinanza, per tutta la cittadinanza. 30 anni sono passati, ma è il loro futuro a compierli.


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I supereroi

ESISTONO LA FONDAZIONE ROMAGNA SOLIDALE E L’ISTITUTO SCIENTIFICO ROMAGNOLO PER LO STUDIO E LA CURA DEI TUMORI (IRST) DI MELDOLA HANNO LANCIATO LA CAMPAGNA 1 EURO PER LA VITA. di Laura Bertozzi

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I bambini non dubitano dei loro superpoteri: è la fantasia a renderli invincibili. Eppure, sono proprio i supereroi più coraggiosi a doversi a volte scontrare con i nemici più malvagi. Fra questi, ce n’è uno particolarmente aggressivo e insidioso, chiamato tumore. Per una sfida del genere, serve un’arma speciale, ma niente paura: gli alleati ci sono. Due sono gli amici pronti a schierarsi al fianco del piccolo supereroe: la Fondazione Romagna Solidale e l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST-IRCCS) di Meldola. La onlus, che dal 2010 sostiene l’Istituto di ricerca oncologica, ha infatti lanciato la campagna 1 euro per la vita per sensibilizzare il mondo delle imprese a dare il proprio contributo a favore della cura dei tumori infantili. Aderendo al progetto, l’aspirante donatore può autorizzare l’azienda per la quale lavora a trattenere 1 euro al mese dalla propria busta paga e destinare così l’erogazione a favore della Fondazione Romagna Solidale, che, a sua volta, devolverà l’intera somma raccolta all’istituto meldolese, al fine di contribuire all’acquisto di una TomoTherapy di ultima generazione. Sì, è proprio questa l’arma magica. “Sebbene oggi, in Italia, su un milione di bambini, 150 si ammalino di cancro, con una previsione di circa 7-8.000 nuovi casi nei prossimi 4/5 anni, dei quali 25 all’anno solo in Romagna – spiega Dino Amadori, direttore scientifico –, esiste un

rovescio della medaglia positivo: per oltre l’80% dei casi si stratta di tumori guaribili. Appunto per questo è importante investire in nuove tecnologie come la TomoTheraphy: questo avanzatissimo macchinario permette, infatti, di trattare alcuni tipi di tumore attraverso la radioterapia e di colpire in modo preciso la lesione risparmiando i tessuti circostanti. La sua sofisticata tecnologia consente di dirigere le radiazioni sul bersaglio in modo più veloce ed efficace dei tradizionali strumenti”. Il trattamento è particolarmente adatto al paziente pediatrico perché sposa, a un migliore tasso di successo, una diminuzione degli effetti collaterali per preservare la corretta crescita del piccolo paziente, e una maggiore rapidità nella somministrazione del trattamento radiante aggirando così la difficoltà dei bambini a restare immobili. Un po’ di superpoteri, da mettere in gioco in questa lotta così importante, li ha chiunque: basta collegarsi al sito www.fondazioneromagnasolidale.it per scoprire come aderire al progetto oppure come contribuire in autonomia con libere donazioni. Con un macchinario radioterapico che spara magici raggi guaritori, neanche un supereroe dal cuore d’acciaio ha più paura, ma va a combattere il male senza paura, con un futuro luminoso ancora possibile.

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PEDALARE

Domeniche

ROSA

IL GIRO D’ITALIA RITORNA A FORLÌ, TOCCANDO PRIMA BAGNO DI ROMAGNA. MARINO BARTOLETTI CE LO RACCONTA ATTRAVERSO I SUOI RICORDI: PERCHÉ DOVE ARRIVA IL GIRO È SEMPRE DOMENICA.

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di Francesca Miccoli / ph Giorgio Sabatini

“Nella nostra terra, a storica vocazione ciclistica, si impara prima a pedalare che a camminare. Dalla bicicletta e dal Giro non si può prescindere.” Sono parole dettate dal cuore di Marino Bartoletti, uno dei più illustri tifosi e conoscitori della corsa rosa. Il cantore pubblico e il sognatore intimo, ma generoso nella condivisione delle sue emozioni, delle grande imprese in sella. Vissute con il cuore gonfio di gioia e gli occhi pieni di meraviglia. La stessa meraviglia che lo accompagnava fanciullo quando, mano nella mano del papà, attendeva l’arrivo dei suoi beniamini sospeso tra fantasie e speranze. Ma Bartoletti è soprattutto il grande artefice dell’agognato ritorno del Giro d’Italia a Forlì. Per quasi trent’anni orfana della carovana rosa. Una sorte addirittura peggiore quella di Cesena, a digiuno delle dueruote che contano per quasi mezzo secolo. Prima di una nuova alba. Rosea come non mai. “Se guardato in filigrana, il Giro non rappresenta soltanto una gara ciclistica ma la storia stessa del nostro Paese – racconta con trasporto Bartoletti –. Con i suoi slanci in avanti, le sue cadute, le sue incertezze, la sua gloria, i suoi

drammi. Il più grande network che possa esistere e che va ben oltre lo sport entrando nel sociale, nella politica, nell’economia.” Quando le sorti della corsa rosa si intrecciano con quelle della sua Forlì, Bartoletti si lascia trasportare dalla commozione. Marino è il Virgilio d’eccezione con cui ripercorrere le tappe del Giro che hanno inorgoglito la città di Saffi: dodici tra partenze, 9, e arrivi, 3. Forlì sente il profumo della storia per la prima volta nel 1925 quando, dopo una sfacchinata di 224 chilometri, a imporsi fu Costante Girardengo, che 48 ore più tardi guidò il gruppo verso Verona. Al termine della corsa la maglia rosa finì sulle spalle di Alfredo Binda, che tre anni dopo si presentò per primo al traguardo forlivese, per la seconda volta nobilitato dal passaggio del Giro. Nel 1930 fu Learco Guerra a trionfare mentre nell’avanzata primavera del 1937 toccò ad Aldo Bini, nell’anno in cui la corsa arrise al Ginettaccio nazionale. Il maggio odoroso del 1933 divenne testimone dell’ultima tappa anteguerra, da Senigallia a Forlì, con la vittoria del forlivesissimo Glauco Servadei. Archiviato il periodo fascista, en-

trano in gioco i preziosi ricordi di Bartoletti. “Il mio primo Giro fu quello del 1960, a Forlì si concluse una semitappa in linea con partenza da Bellaria. Aspettai l’arrivo in viale della stazione: ero talmente piccolo che per vedere passare i ciclisti mi intrufolai sotto le gambe degli altri spettatori. Attendevo Baldini, che non vinse, ma provai ugualmente un’emozione grandissima. Quella gioia infantile ha probabilmente segnato il mio futuro: dentro di me nacque allora la piccola speranza di poter raccontare e trasmettere quello che stavo vivendo.” Nel 1977, nuovo

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“NELLA NOSTRA TERRA, A STORICA VOCAZIONE CICLISTICA, SI IMPARA PRIMA A PEDALARE CHE A CAMMINARE. DALLA BICICLETTA E DAL GIRO NON SI PUÒ PRESCINDERE.” SONO PAROLE DI MARINO BARTOLETTI, UNO DEI PIÙ ILLUSTRI TIFOSI E CONOSCITORI DELLA GARA.

arrivo ai piedi di San Mercuriale da Gabicce e 24 ore più tardi partenza in direzione Scarperia. Primo sul traguardo Freddy Maertens. Poi, all’improvviso, il buio: il Giro sembra improvvisamente dimenticarsi di Forlì. Un blackout interrotto il 12 maggio del 2006 con la corsa di 227

km, partita da Busseto e vinta da Robbie McEwan. “Sento quella tappa mia – spiega Bartoletti –. La volli fortemente: come consigliere comunale mi battei e, nonostante qualche resistenza, riuscii nell’intento. In città ci sono ancora gli striscioni con scritto grazie Marino.” La corsa si concluse in piazza dopo la volata di corso della Repubblica. Nel 2008 è Daniele Bennati a brindare al termine della tappa che da Forlì si conclude a Carpi. Dodici mesi dopo esulta Pauwels dopo la squalifica per doping di Leonardo Bertagnolli. Bartoletti è in primissima fila: tornato in Rai a occuparsi del grande amore, conduce la trasmissione mattutina legata al Giro. Il 29 maggio 2015 si corre sull’asse Forlì – Imola, 24 ore prima la carovana era arrivata da Civitanova. “È abbastanza raro che una città possa ospita-

Forlivesi e cesenati AL GIRO Il primo forlivese a iscrivere il suo nome negli annali del Giro è niente meno che Tullo Morgagni, il fondatore della corsa. Ma sono gli atleti a fare la storia, che s’impenna con le imprese di Ercole Baldini, vittorioso nel 1958, e Arnaldo Pambianco, trionfatore nel 1961, centenario dell’Unità d’Italia. “Vinsero due Giri in tre anni, inducendomi a credere che conquistare la corsa non fosse difficile – ricorda Bartoletti, tifosissimo del grande Ercole –. Mi sentivo orgoglioso di essere forlivese, nella mia vita c’è una precisa linea di demarcazione: ante Baldinim natum e post Baldinim natum. In realtà ci fu una terza maglia rosa nostrana, nel 1943: quando la corsa venne formalmente interrotta per la Guerra, a salire sul primo gradino del podio era stato Glauco Servadei. In piazza del Duomo ancor oggi esiste il negozio che porta il suo nome”. In tempi più recenti a far sussultare il cuore dei forlivesi sono stati tra gli altri Angelo Venzi, i fratelli Alberto e Nino Assirelli, Marino Amadori, oggi direttore sportivo, e il nipote Maurizio Rossi, Alessandro Malaguti e infine Matteo Montaguti, l’unico al via del Giro 2017. Numerosi anche i ciclisti cesenati che hanno fatto la voce grossa alla corsa rosa. Il decano fu Pio Caimmi, nato nel 1905, seguito da Mario Vicini detto Gaibéra, Franco Magnani, vincitore di una tappa a metà secolo, quindi Guido Neri. Furono quattro i successi di Armando Barducci mentre un capitolo a parte andrebbe scritto per le grandi imprese di Marco Pantani, dominatore assoluto nel 1998. I portacolori di oggi sono Manuel Belletti, classe 1985, e il venticinquenne Manuel Selli.

NELLA FOTO IN ALTO A SINISTRA, GLAUCO SERVADEI AL GIRO D’ITALIA DEL 1939. IN ALTO A DESTRA, ARNALDO PAMBIANCO, ERCOLE BALDINI E ALBERTO ASSIRELLI. QUI ACCANTO, IL MONUMENTO A MARCO PANTANI A CESENATICO, IN PIAZZA MARCONI.

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Anche Forlì e Cesena, con grande orgoglio, soffieranno sulle 100 candeline del Giro d’Italia. La data fatidica dell’arrivo in Romagna è il 17 maggio, giorno dell’undicesima tappa con partenza da Ema, città natale di Gino Bartali, e l’approdo nell’entroterra cesenate di Bagno di Romagna. Un tappone appenninico di 161 km con ben 4 Gran Premi della Montagna. Un viaggio tra gioielli quali il Parco nazionale delle foreste casentinesi, la diga di Ridracoli e il monte Fumaiolo. I ciclisti affronteranno in sequenza la scalata al Passo della Consuma, in provincia di Firenze, quindi la Calla a quasi 1300 msl, il Corniolo e l’impegnativa Sella di Raggio. L’ultimo tratto, particolarmente aspro, porterà al Monte Fumaiolo, poi tutta discesa fino al traguardo di Bagno. All’indomani si riparte da Forlì con una tappa destinata a rimanere negli annali: per la prima volta il gruppone approderà infatti in autostrada: 237 km che porteranno a Reggio Emilia, un semplice viaggio di trasferimento destinato con ogni probabilità a risolversi in volata. Da Forlì la carovana si dirigerà nella vicina Faenza e proseguirà verso Marradi, dove inizierà la prima salita, lunga 17 chilometri ma con una pendenza media di appena 3,4%. Dalla vetta del Passo della Colla di Casaglia il passaggio in quel magnifico crocevia tra l’EmiliaRomagna e la Toscana, scenario di straordinaria bellezza. Dopo la discesa verso il Mugello, ecco l’ingresso in A1 a (Barberino) dove verranno percorsi 30 km con tanto di Gran Premio della Montagna! Rientro sulla statale a Rioveggio e via altri 100 tranquilli km verso l’arrivo.

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re sia arrivo che partenza. Non so cosa preferire: l’arrivo ha il suo fascino però la partenza emoziona. Il ciclismo infatti è l’unico sport in cui si toccano con mano i corridori.” Il resto è storia recente: nel 2016 Nicola Boem vince la tappa e conquista la leadership in classifica. Anche Cesena ha vissuto l’esperienza della doppietta: nel 1946 la città malatestiana osservò partecipe un arrivo da Bologna e una partenza verso Ancona. A imporsi furono rispettivamente Olimpio Bizzi e Aldo Bini. Per risalire agli esordi bisogna tornare al 22 maggio 1935 quando andò in scena la cronometro individuale

ph Gianmaria Zanotti

Le tappe DEL GIRO

Cesena - Riccione, di 35 km: vinse Giuseppe Olmo, che già indossava la maglia rosa. Nel giugno 1958 la carovana partì alla volta di Bosco Chiesanuova, all’indomani della crono sammarinese vinta da Charly Gaul. Sulle montagne venete a giganteggiare fu Ercole Baldini. Poi il vuoto fino al 2004, quando si recupera il terreno perduto con la doppietta arrivo, da Porto Sant’Elpidio, e partenza, verso Treviso. È l’anno di Damiano Cunego. Nel 2006 si fa rotta verso Saltara, dove giunge a braccia alzate Rik Verbrugghe. Nel 2008 infine, al termine di 199 km, si impone Alessandro Bartolini. Nell’anno del centenario Forlì e Cesena si apprestano a rivivere una suggestione che in realtà è sempre diversa. Non resta che aspettare il 17 e 18 maggio. “Qualcuno dice che dove arriva il Giro d’Italia è domenica. Ci sono abitudini che possono apparire anacronistiche ma non sono mai passate di moda: penso ai grembiulini delle scolaresche sulle strade, ai bambini con le bandierine. Ma anche alle folle oceaniche, che una volta si potevano riconoscere in un campione e adesso si identificano nel sacrificio dei corridori. Perché è vero che il ciclismo ha i suoi peccati ma la sofferenza con cui si battono gli atleti induce a essere estremamente indulgenti”.

IN QUESTA PAGINA, IL GIRO D’ITALIA A FORLÌ E CESENA IN UNA DELLE PASSATE EDIZIONI.


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CAMMINARE

Coi piedi

PER TERRA LA ROMAGNA È UNA TERRA DI CAMMINATORI. GLI APPENNINI OFFRONO ITINERARI ALLA PORTATA DI OGNI PIEDE E ANCHE IL WALKING URBANO ATTIRA NUOVI APPASSIONATI. NE PARLIAMO CON NEVIO AGOSTINI.

L NELLE FOTO, ALCUNI MOMENTI DELLE INIZIATIVE ORGANIZZATE DA FORLÌ CAMMINA E CESENA CAMMINA.

di Laura Bertozzi / ph Giorgio Sabatini

La parola trekking oggi abbraccia un universo sfaccettato di appassionati dell’attività motoria outdoor. La passione per il walking non si riassume più solo nell’immaginario elitario degli escursionisti in camicia a scacchi e calzoni alla zuava dei club alpini degli anni ’70 e ’80: oggi anche lungo le strade cittadine ci si imbatte negli ormai noti gruppi di cammino, perché le declinazioni del fenomeno sono diventate davvero molteplici. Con Cesena come capofila di questo tipo di iniziative volte alla promozione della buona pratica dell’attività motoria, l’aggregazione informale di persone che si danno appuntamento, attraverso l’apposita pagina facebook, per percorrere insieme itinerari cittadini prestabiliti di lunghezza variabile (dagli 8 ai 12 km), con velocità di andatura diverse, ha preso piede in tutta la Romagna. Ideatore di Cesena Cammina è stato, nel 2007, il medico del dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di Cesena Mauro Palazzi, che è arrivato a coinvolgere, nella sua città, una media di 37.000 presenze all’anno, con un’età media intorno ai 45 anni (per i 2/3 donne). Su questa scia, IN MAGAZINE

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“OGGI CHI CAMMINA NON È INQUADRABILE IN UN’UNICA TIPOLOGIA PERCHÉ DAGLI APPASSIONATI DI PERCORSI AD ANELLO E DI ALTE VIE SI VA AGLI ESCURSIONISTI NATURALISTI CHE VOGLIONO CATTURARE CON UN CLICK SCORCI DI NATURA INCONTAMINATA.”

IN ALTO A SINISTRA, NEVIO AGOSTINI.

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è nato fra 2012 e 2013, per impulso degli insegnanti di educazione fisica del liceo scientifico Fulcieri Paulucci di Calboli, il gruppo Forlì Cammina, che dopo il boom nei primi tempi, con mille persone in marcia a serata, si è assestato intorno al centinaio di presenze nelle stagioni tiepide e la metà in inverno. Promosso dalle associazioni Balcobaleno e dal Gruppo Funghi e Flora, nel 2013

è comparso anche Forlimpopoli Cammina, che da qualche decina di unità, oggi riunisce fra i 50 e gli 80 camminatori a serata. Quanti profili di trekker ci sono perciò? “Oggi chi cammina non è inquadrabile in un’unica tipologia – spiega il naturalista Nevio Agostini, responsabile del servizio promozione, divulgazione, ricerca ed educazione ambientale del Parco delle Foreste Casentinesi –, perché dagli appassionati di percorsi ad anello e di alte vie in montagna, sia soli, che in famiglia, che con guide ambientali, si va agli escursionisti naturalisti che vogliono catturare con un click scorci di natura incontaminata. Ma si è anche tornati al raccoglimento interiore del pellegrinaggio, sulle tracce di santi, eremi e città eterne. Come discipline più marcatamente sportive, si assiste alla diffusione della tecnica del Nor-

dic Walking, la camminata coi bastoni, o all’esplosione del trail running, l’evoluzione del podismo in un ambiente naturale, la cui ultima frontiera è il chilometro verticale, gare in salita su pendenze elevatissime”. Quanto offre il territorio romagnolo per questo ampio spettro di appassionati? “Moltissimo. La montagna è il teatro ideale, con le sue storiche mulattiere che sono diventate splendide passeggiate. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi offre 600 km di sentieri ben segnati, ma anche la costa marittima ha suggestive pinete e spiagge. Dalle nostre città basta un breve tragitto per immergersi in paesaggi collinari con boschi, calanchi e viali alberati.” Come trekker, quali percorsi le sono rimasti più nel cuore? “Il primo, quando poco più che ventenne mi avventurai con la


mia attuale compagna, in un’attraversata dell’Appennino da S. Benedetto in Alpe a Camaldoli in totale autogestione e l’ultimo, quando ho percorso, nel giugno 2016, a piedi e in bici i confini della Romagna, un tragitto ine-

dito, che è diventato un documentario, Viaggio ai confini della Romagna, presentato il 10 aprile. Il tormentone di quest’avventura on the road? Il commento sulla nostra terra: “e’ pöst piò bël de mònd”.

Camminate di PRIMAVERA Il territorio romagnolo, con la sua fisionomia così ricca di paesaggi diversi, offre un’ampia gamma di possibilità per chi ama camminare. La prima proposta di passeggiata si snoda in territorio marittimo e parte dal centro visita della Bevanella, in prossimità di Lido di Classe: seguendo l’argine della riserva dell’Ortazzo, si attraversa la Pineta di Classe fino a raggiungere la foce del Bevano, per poi tornare seguendo il percorso dell’andata. In collina si segnalano, nel cesenate, l’itinerario dei Gessi che dal centro di Cesena si sviluppa ad anello nelle aree collinari a ridosso della città, oppure, nel forlivese, il sentiero degli Alpini, che da Rocca delle Caminate risale il crinale tra il Ronco-Bidente e il Rabbi fino a Monte Falco. Nel Parco delle Foreste Casentinesi fra i numerosi percorsi ad anello descritti nelle guide, si distingue, per la maestosità della foresta, il tragitto di 10 km che da Campigna sale al Passo della Calla lungo la mulattiera granducale: di qui si scende fino alla Fonte del Raggio e strada forestale delle Cullacce e da quest’ultima al Fosso di Campigna e Villaneta fino a risalire all’abitato di Campigna.

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RAPPRESENTARE

Guerrini

IN SCENA AL TEATRO DRAGONI DI MELDOLA SI È TENUTA LA PRIMA DELLA PIÈCE TEATRALE IDEATA DA MARIAVITTORIA ANDRINI, OMAGGIO ALL’IRONIA E ALLA VITALITÀ DI OLINDO GUERRINI, RACCONTATO DAI SUOI ETERONIMI.

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di Gianluca Gatta / ph Giorgio Sabatini

Teatro pieno, questa domenica. È la sera del 19 marzo e c’è molto fermento in platea e nei palchi. Ci troviamo alla prima di uno spettacolo originale ideato e scritto da Mariavittoria Andrini, giornalista, autrice di libri di gastronomia e soprattutto, in questo contesto, curatrice di due riedizioni di libri firmati da Olindo Guerrini: L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa e Ricordi autobiografici, tutti editi da Edizioni in Magazine. Stiamo per assistere a Io e gli altri me, una pièce in tre quadri sulla vita e l’opera del Guerrini.

I PROTAGONISTI DI “IO E GLI ALTRI ME.” SUL PALCO DEL TEATRO DRAGONI DI MELDOLA. AL CENTRO, L’AUTRICE MARIAVITTORIA ANDRINI.

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Si abbassano le luci e, dal palco centrale, è proprio lui che comincia a dialogare, dall’altra parte del teatro, con Alberto Bacchi della Lega, suo collega in biblioteca. Noi siamo in scena con gli attori e, dall’inizio alla fine, assistiamo a un susseguirsi di personaggi, storici e finzionali. A partire da Lorenzo Stecchetti, il più noto degli eteronimi, personaggi dietro cui Guerrini si nascondeva firmando a loro nome poesie, articoli, libri con uno stile originale per ciascuno, dando vita a veri e propri autori, autonomi rispetto al proprio creatore.

Questa apparente schizofrenia – che sembra fare il paio, per assonanza, con quella del portoghese Fernando Pessoa – dettata sia da ragioni di opportunità artistiche sia, più semplicemente, personali è stata egregiamente messa in scena in questo spettacolo dal sapore belle époque dove il ritmo incalza e cresce mano a mano che gli attori sfilano sulla scena in un confronto dialettico costante. Fino a un finale a sorpresa dove la girandola di personaggi si ritrova unita sul palco a fare le spese di una beffa magistralmente architettata dal Guerrini. Sipario.


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VISITARE

Il borgo

SUL CANALE CESENATICO È BORGO MARINARO AUTENTICO, FATTO DI PESCHERECCI, COLORI E PROFUMI CHE ANTICIPANO IL MARE ADRIATICO. di Matteo Ranucci


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Gli alberi, i fianchi e la chiglia del Bragozzo d’Altura, del Trabaccolo e della Battana si riflettono sull’acqua quieta del porto canale. Anche le altre imbarcazioni, che completano la flotta costruita con legni dipinti di rosso, blu, verde e vele quadrate di tela spessa, sembrano immobili, non navigano più da anni, protette nella parte a monte della banchina. Le case seguono la linea d’acqua che qualche centinaio di metri a Est si collega con il Mare Adriatico. La chiesa dedicata a San Giacomo spicca fra le case per dimensioni e per il suo fronte arancio con cornici bianche. Gli edifici sono stretti gli uni agli altri. Le facciate

LA CHIESA DEDICATA A SAN GIACOMO SPICCA FRA LE CASE PER DIMENSIONI E PER IL SUO FRONTE ARANCIO CON CORNICI BIANCHE. LE FACCIATE DEGLI EDIFICI APPAIONO A TRATTI COME UN’UNICA COSTRUZIONE, DIFFERENTI E DI DIFFERENTI TINTE.

verniciate di bianco, giallo, verde appaiono a tratti come un’unica costruzione, su piani differenti e di differenti tinte. Sulla banchina sono ormeggiati in una fila parallela alla linea di cemento i pescherecci. Le cerate gialle sono lasciate ad asciugare, così come le reti, distese o raccolte sui ponti in legno e resina. L’odore è quello di alghe secche, corde bagnate, pesce, salsedine. Cesenatico è un vero borgo marinaro, uno dei più autentici della Romagna. Sulle rive del porto canale si divide la città: la zona di Ponente ad ovest, rivolta a Cervia e più dedita alla vita di mare, e la parte di Levante, affaccendata nel commercio, allungata verso Bellaria. Cuore della vita sociale e politica, teatro delle attività della cultura, della 50

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pesca e del trasporto marittimo, lungo il canale si svolgono eventi e ritrovi. Dall’agosto del 1885 la Festa di Garibaldi rievoca il passaggio dell’Eroe dei Due Mondi in fuga dagli austriaci e il Palio della Cuccagna, a fine luglio, mette in competizione i locali rioni nella difficile prova di risalire un palo di legno, come un tempo facevano i marinai, ricoperto di grasso e sospeso sull’acqua. Sulle banchine il passeggio delle persone è caratteristico durante tutto l’anno, denso e chiassoso nelle sere d’estate, fluido e silenzioso in quelle invernali. Il canale ha origini che risalgono all’epoca romana, ma la storia che più interessa è quel-

QUI SOTTO, DALL’ALTO, LA PIAZZETTA DELLE CONSERVE IN CUI SI TROVANO GLI ULTIMI TRE ESEMPLARI DI ANTICHE GHIACCIAIE. SOTTO, IL PORTO CANALEE SULLO SFONDO LA CHIESA DI SAN GIACOMO.


la che lega questo tratto di acqua rettilinea a Leonardo da Vinci, incaricato nei primissimi anni del 1500 da Cesare Borgia di verificare le fortificazioni di Romagna. La storia racconta che il 6 settembre del 1502 Leonardo era a Cesenatico. Dalla torre dell’antica fortezza, oggi distrutta, misurò, studiò e progettò, con attenzione particolare ai moli guardiani, il nuovo “porto”. Cesenatico era uno dei principali scali dell’alto Adriatico, strategico, non distante da Venezia, vicino a Cesena, capitale del ducato. Sul canale si affacciano anche il Museo della Marineria, dedicato alla storia dei marinai dell’Alto Adriatico, il singolare Palazzo Comunale, opera curiosa e discussa dell’architetto Gio Ponti, la Galleria d’Arte Comunale, realizzata all’interno di quello che fu in Viale Garibaldi il primo mercato ittico coperto, la casa natale di Marino Moretti. Quest’ultima è il luogo in cui nacque, visse e morì, il 6 luglio 1979, il poeta italiano. La cucina, il tinello ancora arredato, la sala in cui è ospitata la biblioteca e l’archivio personale dello scrittore, lo studio e le camere da letto presentano arredi originali, modesti e preziosi. Nella casa ha sede un centro di studio che organizza seminari e mostre sul tema della letteratura italiana. Nel passato si trovavano a Cesenatico più di venti ghiacciaie, pozzi conici di pietra, profondi sei metri, larghi otto nella parte alta che venivano riempiti di ghiaccio e neve e utilizzati per conservare il pesce e gli alimenti. Ne sono rimaste tre, recuperate, restaurate e conservate in una piazzetta a poche decine di metri dal porto, chiamata delle Conserve, l’altro nome utilizzato per queste strutture. È questa una zona centrale, circondata da pochi edifici, bassi, colorati, caratteristici. Nel cuore di un centro storico che si visita in pochi minuti a piedi, sull’altro lato del canale, sorge lo storico Teatro Comunale inaugurato l’11 luglio del 1865. La facciata in mattoni su via Mazzini ha

linee neoclassiche, riprese dopo i danni del secondo conflitto mondiale, gli interni sono preziosi con una cavea a ferro di cavallo, quindici palchetti e un loggione. Se il porto canale e tutto ciò che ruota nei pressi delle sue rive rappresentano l’anima tradizionale, marinara del paese, l’altro simbolo di Cesenatico, il grattacielo, è la facciata dell’ultimo secolo, quella votata al turismo, alla villeggiatura, alla modernità. Contrasta con il borgo e si avvicina alla vita di riviera, fatta di ombrelloni, locali notturni. Nel 1958, quando venne edificato, con i suoi 33 piani costruiti al margine di Piazza Costa, quasi sulla spiaggia, era il più alto d’Europa. Da ogni altura della Romagna il parallelepipedo alto 113 metri è visibile e identifica il paese tra gli altri della costa, poco prima della linea azzurra del mare. Il grattacielo progetta-

IL CANALE HA ORIGINI CHE RISALGONO ALL’EPOCA ROMANA, MA LA STORIA CHE PIÙ INTERESSA È QUELLA CHE LEGA IL CANALE A LEONARDO DA VINCI, INCARICATO A INIZIO DEL 1500 DA CESARE BORGIA DI VERIFICARE LE FORTIFICAZIONI DI ROMAGNA.

to dall’ingegner Eugenio Berardi di Lugo era un vanto per la Cesenatico della metà del ’900 e si affiancava a un’altra opera “moderna” preesistente, la Colonia dell’Agip, dalle forme leggere e dalle ampie vetrate disegnate da Giuseppe Vaccaro e realizzata sul celebre Viale Carducci.

Chiesa di SAN GIACOMO La prima chiesa dedicata a San Giacomo risale al 1324. L’edificio subì poi nel tempo rimaneggiamenti, finché l’architetto Pietro Borboni diede la struttura attuale nel 1763. La chiesa sorge affacciata sul porto canale leonardesco. Sulla parte frontale presenta una statua della Madonna in Gesso. L’interno è a navata unica con cappelle laterali. Il campanile è basso posto nella zona absidale. La chiesa, con i suoi sette altari, conserva dipinti di Francesco Milani (sec. XVIII), Domenico Mantovani (sec. XVII), Francesco Andreini (sec. XVIII), due statue di Francesco Callegari (sec XVIII) e soprattutto due pregevoli opere del pittore Guido Cagnacci (sec. XVIII) che per un breve periodo visse a Cesenatico. IN MAGAZINE

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GUSTARE

Il fungo delle

STREGHE

IL PRUGNOLO È UN FUNGO RARO, SAPORITO E BISOGNOSO DI ACQUA. LA RACCOLTA VIENE FESTEGGIATA CON SAGRE E FIERE, DOVE SI PUÒ ASSAGGIARE IN PIATTI CHE DIVENTANO ANCORA PIÙ GUSTOSI.

S NELLA FOTO, GLI CHEF MATTEO SPADA E FEDERICO NICOLA PALMAS DEL RISTORANTE RUSTICHELLO DI MELDOLA CON LE LORO “MEZZELUNE DI ZUCCA E PATATE AI PRUGNOLI”.

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di Mariavittoria Andrini

Sarà perché è il primo fungo della stagione, sarà perché è raro da trovare, ma il prugnolo è considerato da tutti uno dei funghi commestibili più buoni e profumati. Il suo nome latino è Calocybe gambosa, che significa “con molto gambo”, ma volgarmente viene chiamato Prugnolo perché ama nascondersi, preferibilmente, sotto i cespugli di prugnolo o di biancospino, arbusti che a primavera si ricoprono di piccoli fiorellini

bianchi. In molti lo conoscono come fungo di San Giorgio perché si dice che cominci a crescere il 23 aprile, giorno dedicato a questo Santo. A seconda del paese può essere conosciuto anche come Spinarolo o Fungo della Saetta perché cresce a zig zag. In ogni modo è un fungo primaverile e la sua nascita dipende molto non tanto dalla temperatura ma dalla quantità di pioggia che cade. In Toscana, ad esempio, si dice che col primo tuono nasca il prugnolo. Ma dietro a questo fungo ci sono tante leggende come, ad esempio, quella che lo vuole legato alle danze delle streghe perché spunta, in mezzo all’erba, in gruppi disposti in cerchi concentrici e intorno a loro l’erba è più rigogliosa e verde. È stato poi scoperto che il sistema riproduttivo di questo fungo rende il terreno più arido all’interno del cerchio e più ricco nella fascia esterna. Come tutti i funghi anche il Prugnolo è un fungo fedele al suo luogo di nascita. Lo sanno bene i fungaioli che, una volta scoperta una fungaia, ci tornano ogni anno sicuri di ritrovare un bel gruppo di questa prelibatezza.

Fortunatamente è difficilmente confondibile con altri funghi cosiddetti pericolosi. Il suo gambo lungo, il colore del cappello che va dal biancastro fino al nocciola, le lamelle bianche e la consistenza soda e compatta, lo rendono unico e facilmente identificabile. Se poi si aggiunge quel suo profumo di farina fresca, diventa impossibile confondere questo fungo con qualsiasi altro. È proprio il profumo, quando si taglia, a contraddistinguerlo da tutti. I cultori ritengono che non ci sia porcino che tenga e che la morte sua sia consumato a crudo, condito con un po’ di sale, pepe e olio extra vergine d’oliva. Se proprio si deve cuocere si consiglia di scottarlo velocemente in padella con un po’ di olio lasciandogli quel po’ di acqua di vegetazione che rilascia e utilizzarlo poi da aggiungere, solo all’ultimo momento, a sughi o frittate, per non disperdere il caratteristico odore. In molti paesi si festeggia questo fungo con sagre e fiere. Famosa è quella di Cusercoli che quest’anno si svolge nelle domeniche del 7 e 14 maggio. Si potranno degustare piatti prelibati e acquistare questa preziosa e succulenta rarità.


CUCINARE

Con più

GUSTO

HA INAUGURATO A CESENA, ALL’INTERNO DEL POLO FIERISTICO, LA CITTÀ DEL GUSTO DI ROMAGNA, UNO SPAZIO DI FORMAZIONE CON UN’AMPIA OFFERTA DI CORSI, SIA PROFESSIONALI CHE NON.

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di Barbara Baronio / ph Gianmaria Zanotti

Un centro d’eccellenza enogastronomica esteso su 500 metri quadri all’interno del polo fieristico di Cesena: ecco la una nuova Città del gusto di Romagna di Gambero Rosso, che ha scelto proprio la città di Novello Malatesta, in particolare lo spazio accanto alla Fiera di Cesena, per il suo primo approdo sul territorio regionale. La Città del Gusto di Romagna è la settima presente in Italia. Dopo le prime sorte a Roma e Napoli, sono seguite quelle di Torino, Lecce, Catania, Palermo e oggi quella di Romagna, la prima ad avere non il nome di una singola città, ma quella di un’intera area territoriale ricca di eccellenze enogastronomiche. “Cesena è il fulcro della Romagna – spiega Simonetta Zoffoli, responsabile della Città del Gusto di Romagna – e proprio a pochi passi dalla Città del Gusto, situata in via Dismano. Abbiamo aziende dell’agroalimentare tra le più importanti del Paese. Facilmente raggiungibile, sia attraverso il canale autostradale, sia con l’E45, oggi la Città del Gusto raccoglie appassionati del settore provenienti anche da Ri-

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mini, Bologna e persino Perugia e si pone come centro d’eccellenza con uno spazio di formazione dotato di attrezzature per un’ampia offerta di corsi sia nel campo enogastronomico, sia nella promozione e comunicazione del settore. In questi primi mesi – continua la Zoffoli – dopo l’inaugurazione di dicembre scorso, abbiamo avuto come partecipanti ai nostri corsi un pubblico di giovani e di adulti. Un’utenza variegata dove a farla da padrone sono state le donne, anche se gli uomini non sono mai mancati anche in corsi come quello gettonatissimo sulla pasta fresca”. La Città del Gusto, nei sui 500 metri quadrati, ospita due ampie aule destinate alla didattica, amatoriale e professionale, ognuna con 12 postazioni per un totale di 48 posti disponibili, ci sono poi una sala riunioni da 100 posti, un corner destinato alla vendita di libri, riviste, attrezzi per la cucina e prodotti; e con possibilità di utilizzo della sala polivalente di oltre 1000 metri quadrati della Fiera di Cesena. L’intera struttura è uno spazio attrattivo per gli operatori del settore, e promette di diventare, a breve, un

QUI IN ALTO, SIMONETTA ZOFFOLI, RESPONSABILE DELLA CITTÀ DEL GUSTO DI ROMAGNA.


L’INTERA STRUTTURA È UNO SPAZIO ATTRATTIVO PER GLI OPERATORI DEL SETTORE, E PROMETTE DI DIVENTARE, A BREVE, UN PUNTO CARDINE PER QUELL’ANGOLO D’ITALIA COSÌ CENTRALE NELLA TRADIZIONE GASTRONOMICA.

punto cardine per quell’angolo d’Italia così centrale nella tradizione gastronomica italiana. La città del Gusto di Romagna è partita con corsi di cucina amatoriali dedicati alla pasta frolla, all’Abc della cucina e proseguirà nel mese di aprile con In cucina con lo chef il 19 aprile, La cucina di mare l’8 maggio, I segreti del barbecue il 16 maggio. Nel nuovo spazio prenderanno il via anche i primi corsi professionali. L’8 maggio sarà la volta di Professione Pizzaiolo che si rivolge a coloro che intendono apprendere e sviluppare le tecniche di impasto, prepara-

zione, lievitazione, condimenti e cottura per poter svolgere il lavoro di pizzaiolo. Seguirà dal 2 ottobre Professione Pasticcere un percorso altamente pratico che permette ai frequentanti di assimilare tutte le nozioni connesse al settore: dalle basi ai lieviti, dai dolci al piatto ai gelati. L’offerta formativa è finalizzata al rapido inserimento nel mercato del lavoro. Dal 25 settembre sarà attivo anche Professione Chef il corso del Gambero Rosso con frequenza obbligatoria che propone di fornire le nozioni e gli strumenti necessari ad operare in tutti i settori della ristorazione (gourmet, collettiva, turistica, a domicilio, catering & banqueting). “Tra i docenti – specifica Simonetta Zoffoli – ci saranno chef selezionati da Gambero Rosso come Mario Piccioni (resident chef scuole Gambero Rosso), Franco Calafatti (Accademia delle spezie), Salvo Cravero (chef e consulente) e inoltre saranno programmati workshop e interventi tenuti da prestigiosi chef premiati dal Gambero Rosso”. Tanti saranno gli appuntamenti con degustazioni, eventi, incontri di team building. IN MAGAZINE

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CONCESSIONARIA COMAC INNAMORATI DELLE AUTO

IL NUOVO SHOWROOM COMAC DI VIA VALZANIA A FORLÌ OSPITA TUTTE LE NOVITÀ RENAULT, NISSAN, KIA E DACIA.

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L’amore per le automobili e altri macchinari è stato l’imprinting della famiglia Carpeggiani fin dalla fine degli anni Cinquanta. A quei tempi i Carpeggiani cominciarono l’attività commerciale distribuendo trattori e bruciatori Lamborghini nelle Province di Forlì e Ravenna. Poi il tuffo nelle automobili. Siamo nel 1972 quando l’azienda Carpeggiani inizia la vendita di auto con la gestione del marchio Innocenti. L’esperienza maturata negli anni ebbe un nuovo slancio nel 1982 attraverso il rapporto con il marchio Renault cementato poi, nel 1985, con la ragione sociale COMAC srl, oggi gestita, a livello familiare, da Bruno Carpeggiani con i figli Elena e Augusto. Pur essendo nata come rappresentante del marchio Renault, l’azienda COMAC ,nel 1997, si allargò

con l’apertura di una seconda sede in via Padulli col marchio Nissan e nel 1998 in viale Bologna col marchio Toyota per un breve periodo. La dedizione della famiglia Carpeggiani verso il mercato dell’auto ha imposto anche un cambiamento di sedi, come la nascita, nel 2000, del marchio Renault in via Andrea Costa e, dopo aver inglobato altre aziende e altri marchi, raggiungendo la configurazione attuale collocata in due sedi: a Cesena, in via Alberto Ascari, 165, nel 2015 e a Forlì, in via Eugenio Valzania, 57, nel dicembre 2016, concentrando i vari marchi in un’unica sede per ogni città. “La nuova sede di Forlì, ha come location lo storico ambiente per la vendita di automobili, pensato e costruito dalla famiglia Ricci – spiega Elena Carpeggiani – proprio con la stessa

nostra finalità, ossia quella di mettere al centro il cliente e, dopo qualche spostamento che magari lo ha disorientato, fornire un’immagine stabile di un’azienda storica che, con lui, guarda al futuro.” La filosofia dell’azienda è, infatti, quella di offrire ai clienti un servizio sempre più completo ed efficiente che continua anche dopo l’acquisto del mezzo, ponendo la sua soddisfazione al centro del proprio operato. Nell’evoluzione del mercato, fortunatamente in ripresa dopo la crisi degli ultimi anni, la ristrutturazione dell’azienda è stata una necessità e oggi si può guardare al futuro con prospettive importanti di crescita. Attualmente la Comac può vantare, attraverso la gestione di quattro marchi, la copertura commerciale dei territori di Forlì e di Cesena con oltre quaranta dipen-


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NELLE FOTO DI QUESTE PAGINE, ALCUNI SCATTI DI INTERNI ED ESTERNO DEL NUOVISSIMO SHOWROOM INAUGURATO A FORLÌ, CHE SI AFFIANCA A QUELLO DI CESENA.

denti. I quattro marchi sono: Renault, Dacia, Nissan e Kia, rappresentati in entrambe le sedi di Forlì e Cesena. Queste sedi sono state realizzate per creare un ambiente contemporaneo dove l’auto incontra lo spazio e il tempo in un contesto in cui il cliente riesce ad essere parte di questa contemporaneità. Ispirata ai valori di creatività ed innovazione la Renault, azienda nata in Francia circa 100 anni fa, oggi è venduta in tutto il mondo con tre diversi brand per favorire le richieste dei clienti e, proprio per questo, progetta veicoli che abbiano il minimo impatto ambientale. L’acquisto della Dacia (prodotta in Romania) da parte della Renault ha favorito la commercializzazione di alcuni

modelli – tutti col marchio Dacia - in vari Paesi europei. Non di minor interesse è stata , nel 1999, l’alleanza della Renault con la Nissan, permettendo ai due gruppi di condividere le piattaforme e molti componenti (in particolare i motori) delle vetture. Anche la Nissan, come la Renault, è conosciuta a livello internazionale ed è molto amata anche per il design dei suoi veicoli. Infine, ultima ma non minore, la Kia, portata in Italia nel 1998. Tanti sono dunque i modelli offerti dalla Comac: ci sono auto per tutti i gusti e per tutte le esigenze: dalla bellezza alla tecnologia oltre a tante altre proposte interessanti. E per il futuro? L’azienda Carpeggiani ha come obiettivo quello di continuare a strut-

turarsi in modo da garantire uno sviluppo continuo e, di conseguenza, un’attenzione costante e crescente verso i clienti. Entrando nel luminoso salone di via Valzania a Forlì, in cui le automobili sono esposte in modo ordinatissimo e con effetto scenico, il cliente resta affascinato dalla bellezza, dalla tecnologia e anche dalla cura del dettaglio dei vari modelli esposti dall’azienda, tanto da trovarsi nell’imbarazzo sulla scelta del modello di auto da acquistare. La cortesia dei proprietari e dei dipendenti favorisce un clima di accoglienza e familiarità che mette a proprio agio il visitatore e lo accompagna nella scelta fornendo una puntuale conoscenza delle qualità dei mezzi in esposizione.

CONCESSIONARIA RENAULT COMAC Nuova sede di Forlì: Showroom: Via Valzania, 57 Officina: Via Guerrini, 34 Sede di Cesena: Via Alberto Ascari, 165 IN MAGAZINE

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ABITARE

L’asimmetria

CHE PIACE IN UN ATTICO A FORLÌ, IL FUORI-SQUADRO DEI MURI È DIVENTATO ELEMENTO DI ORIGINALITÀ E LINEA GUIDA DELLA COMPOSIZIONE DEGLI AMBIENTI. di Annalisa Balzoni / ph Giorgio Sabatini

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L’appartamento, sviluppato su due livelli, è situato all’ultimo piano di un palazzo in una delle vie più belle di Forlì: Via delle Torri. Nostra guida e interlocutore è l’Arch. Marcello Maltoni, socio di Bima Progetti di Forlì. Ristrutturato alla fine degli anni ’70, durante i quali fu recuperato il sottotetto e realizzata un’azione di rigoverno interno con finiture tipiche del periodo, e inizialmente caratterizzato da una rigidità distributiva, tipica peculiarità dei palazzi in muratura portante di impianto storico, l’appartamento ha trovato, grazie a questo ultimo intervento, nuova vita. La progettazione, partita con

LA PROGETTAZIONE, HA CERCATO DI FAR RILEGGERE LA GEOMETRIA GENERATRICE DEGLI SPAZI, CARATTERIZZATA DAI MOLTI FUORI-SQUADRO DEI MURI, CHE ALLA FINE SONO DIVENTATI LA LINEA GUIDA DELLA COMPOSIZIONE DEGLI AMBIENTI.

l’intento di rispettare l’evoluzione storica delle trasformazioni che si sono succedute, ha cercato di far rileggere la geometria generatrice degli spazi, caratterizzata dai molti fuorisquadro dei muri, che alla fine sono diventati la linea guida della composizione degli ambienti. Tale approccio progettuale e compositivo si può ritrovare nelle direttrici dei controsoffitti, nel piano di posa della pavimentazione e nella gerarchizzazione degli spazi, evidenziati appunto nella composizione dei soffitti e dal progetto illuminotecnico. Asse generatore di tutto ciò è l’orientamento del corridoio, che entrando nei fuori-squadro della zona living e della zona notte unisce 60

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tutti gli ambienti rimarcando le differenze e le dissonanze direzionali e fungendo in definitiva da cerniera spaziale. Appena entrati ci si ritrova nella zona living, un open space ottenuto da una semplice demolizione di una porzione di muro, che, unendo soggiorno-pranzo con la cucina, fa comparire il volume del bagno, il quale, evidenziato dal trattamento a resina antracite, prende forma ed autonomia. Bella la cucina di marca Scavolini, ben distribuita e accogliente. La parete fronte strada caratterizzata da tre finestrotti alti, è stata trattata con resina color creta ottenendo la completa fusione

IN QUESTE FOTO, LA CUCINA E UN PARTICOLARE DELLA ZONA LIVING. NELLA PAGINA SUCCESSIVA, LA CAMERA DA LETTO.


■ 1 GIUGNO

Uccidiamo il chiaro di luna ■ 8 GIUGNO

Les mémoires d’un seigneur

un festival che danza

Olivier Dubois

■ 10 GIUGNO

Shobana Jeyasingh Dance Material Men redux

■ 29 GIUGNO

Ballet Nacional de Cuba ■ 22 LUGLIO

ravennafestival.org

Material Men redux © Chris Nash

Svetlana Zakharova & Friends


LA ZONA NOTTE È STATA RICALIBRATA, ACCORCIANDO IL CORRIDOIO, ANTICIPANDO LA PORTA DI ACCESSO ALLA CAMERA PADRONALE, RIDUCENDO COSÌ L’EFFETTO TUNNEL PROSPETTICO ED IL NUMERO DELLE PORTE VISIBILI.

fra gli spazi soggiorno-pranzo e cucina, creando una continuità percettiva negli scorci e nei particolari punti di osservazione presenti; tale continuità è spezzata dalla sola parete rimasta in bianco. La stessa finitura viene riproposta anche nella parete opposta a rimarcare il fondale della zona

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pranzo, sottolineata anche dalla depressione del soffitto e dalla stessa luce indiretta e dal punto luce a sospensione. La zona notte – inizialmente caratterizzata da un lungo corridoio che distribuiva a pettine tre ambienti sulla destra e, sul fondo, l’accesso alla camera matrimoniale – è stata ricalibrata, accorciando il corridoio, anticipando la porta di accesso alla camera padronale, riducendo così l’effetto tunnel prospettico ed il numero delle porte visibili. Una volta entrati nella camera ci si trova in un grande spazio aperto: si ha davanti un muro con specchio evidenziato da due led, che diventa snodo e scorcio visivo con, sulla sinistra, il letto e, sulla destra, il bagno, in un continuo spaziale e percettivo. Per la zona bagno è stata mantenuta solo la struttura originaria

a livelli, ma è stata totalmente reinterpretata nelle finiture, con utilizzo di gres in scala di grigio, con pietre e metalli, il tutto impreziosito dalla zona relax di richiamo e ispirazione termale; altro elemento di spicco in questa parte privata della casa è l’utilizzo di carta da parati di Eve Style con richiamo a Pollock posizionata alle spalle della testata del letto. Anche in questa zona i controsoffitti guidano la distribuzione e la gerarchizzazione degli spazi, e l’asimmetria. Accorgimenti essenziali, raffinati e puntuali, linee pulite e armoniche, caratterizzano questa ristrutturazione che è riuscita a ridar forma e una nuova veste a questa dimora in modo delicato e pulito, dove gli elementi preesistenti invece di rappresentare degli ostacoli si sono trasformati in opportunità creative.


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VIAGGIARE

Lusso

LOW COST SARA BRUNELLI HA IDEATO UNA START-UP, BID TO TRIP, CHE OFFRE VACANZE DI LUSSO A PREZZI PER TUTTE LE TASCHE. CON UN INNOVATIVO SISTEMA DI SCELTA ONLINE.

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di Barbara Baronio / ph Gianmaria Zanotti

Stava passeggiando per le strade di Londra. Era l’anno 2014. È passata davanti all’ingresso dell’esclusivo Hotel Me di London. Ha fatto un check in e si è trovata davanti ad un prezzo troppo elevato per le sue tasche. E allora si è domandata: ma quante saranno le camere invendute ogni giorno in hotel di questo livello? Facendo un po’ di indagini ha scoperto che questo segmento dell’hospitality registra un invenduto di oltre 60 miliardi di euro e allora ha creato un meccanismo per sfruttare le potenzialità di tutto questo invenduto. E così Sara Brunelli ha sviluppato Bid to trip. La Brunelli, classe 1981, insieme al marito Augusto Grandi ed alla collega Chiara Fusaroli ha fondato Bid to Trip, la

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start-up nata a Cesena diventata famosa per avere reso disponibili a tutte le tasche le stanze dei più lussuosi alberghi italiani ed europei. Questa innovazione ad oggi ha registrato decine e decine di utenti ed offre vacanze di lusso a prezzi low cost con aste online senza base predefinita. Sara Brunelli, che ogni settimana si divide tra la Romagna e Londra dove c’è una base operativa della start-up, ha le idee chiare e punta al raggiungimento di un fatturato di 14 milioni di euro entro il 2017. “Il mercato UK guarda con interesse a Bid to trip. Nell’ultimo periodo – afferma l’amministratore delegato – l’azienda sta crescendo molto velocemente: gli utenti sono 100.000, ed ogni mese ven-

gono stretti accordi con decine di hotel a quattro e cinque stelle”. La neo impresa ha incassato infatti convenzioni non solo in Italia, ma anche in Spagna, Grecia, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda e guarda alla Germania per il 2018. “Il mercato turistico – spiega la Brunelli – è in forte espansione. Allo stesso tempo oltre un milione di posti letto ogni giorno rimangono invenduti nelle strutture di lusso, mentre proliferano le offerte di viaggi low-cost. La nostra impresa è nata con l’obiettivo di risolvere questo problema. Con Bid to trip si decide il prezzo che si è disposti a spendere e si sceglie la meta. I nostri clienti fino ad ora hanno avuto risparmi fino al 70%”.


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INNOVAZIONE E TRADIZIONE A SCUOLA MEDITARE E FARE: DUE VERBI INSEPARABILI

DUE PROGETTI E TANTI BAMBINI: PARTONO ALLA SCUOLA PRIMARIA DI MELDOLA UN PERCORSO DI MEDITAZIONE POSITIVA E UN LABORATORIO DI FALEGNAMERIA.

Una scuola, due progetti e una interessante risposta degli scolari. I due progetti, attualmente in corso alla Scuola Primaria di Meldola Edmondo De Amicis, di cui è dirigente la Dott.ssa Benedetta Zaccarelli, sono rivolti all’integrazione di due elementi indispensabili nell’educazione dei bambini: innovazione e tradizione. Il primo progetto, dal titolo Pensieri belli, è rivolto ai bambini delle classi 5C e 5D della Scuola Primaria ed è seguito da Manuela Arrigoni, docente nella scuola meldolese da circa 15 anni. La finalità del progetto è la meditazione, ossia abituare il bambino verso pensieri positivi e a rendersi conto delle situazioni che lo fanno stare bene e di quelle che, invece, producono in lui malessere. “Meditare – spiega Manuela Arrigoni - vuol dire abituare e addestrare la mente all’attenzione consapevole, a dare un nome alle proprie emozioni, sapendo che esse sono naturali, fanno parte della vita e che aiutano a prendere decisioni”. Il titolo Pensieri belli è rivolto alla positività, a vedere il bello di ciò che ci circonda. Quindi meno stress e più energia. Questo

percorso conduce il bambino ad acquisire maggior consapevolezza di sé, perché la meditazione favorisce la calma mentale. “A volte bastano 5 o 10 minuti di meditazione per riscontrare i benefici – precisa l’insegnante- che si possono riassumere in: miglioramento della concentrazione, diminuzione dello stress e dell’ansia, maggior benessere emozionale, mentale e fisico attraverso il respiro consapevole, sviluppo della creatività, allenamento della mente a vedere la bellezza e a vivere il presente, miglioramento nei casi di iperattività.” Gli incontri di meditazione sono sempre di breve durata (al massimo di 10 minuti) e preferibilmente prima dell’inizio delle lezioni.

Il secondo progetto è nato dall’impegno di nonno Banter (Walter Turci), falegname, che, assieme ad alcuni amici, ha proposto alla scuola un laboratorio di falegnameria. L’idea è piaciuta a ben 12 classi che sono attualmente impegnate a realizzare circa 70 spaventapasseri, che saranno vestiti grazie alla collaborazione dei genitori e messi in vendita. Il ricavato sarà interamente devoluto alla Scuola Primaria. L’aspetto più interessante del progetto è la riscoperta delle antiche tradizioni del nostro mondo agricolo e l’uso pratico di materiali e attrezzi diversi. Non meno importante è la collaborazione, di grande valenza educativa, che si crea fra i bambini durante il laboratorio.

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CONNETTERE

Lavorare

CON FELICITÀ CAMP ME UP È IL NOME DELLA DUE GIORNI IDEATA DA ALICE ALESSANDRI E ALBERTO ALEO PER METTERE IN RETE PROFESSIONISTI CHE INTENDONO INNOVARE L’APPROCCIO PERSONALE AL LAVORO.

V NELLA FOTO, GLI ORGANIZZATORI E I RELATORI DELLA PRIMA EDIZIONE DI “CAMP ME UP”.

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di Francesca Miccoli

Vivere una vita lavorativa piena e gratificante, in un ambiente armonioso e privo di conflittualità. Incrementando la produttività e ottimizzando le risorse. È l’aspirazione di ogni essere umano, quotidianamente alle prese con un impegno professionale di almeno otto ore: un terzo della propria esistenza. Un’ambizione che si può trasformare in realtà. Lo sostengono con convinzione Alice Alessandri e Alberto Aleo, gli ideatori di Camp me up, evento formativo in programma venerdì 26 e sabato 27 maggio nella location esclusiva di Villa Glicine

a Forlì (Rocca delle Caminate). Due giorni all’insegna delle nuove professioni e delle nuove tendenze del business. L’occasione per trasferire competenze e creare connessioni. “Mio marito Alberto ed io siamo liberi professionisti e consulenti in tutta Italia nel settore dell’etica delle relazioni commerciali e del marketing – spiega Alessandri –. Abbiamo maturato tanti contatti, professionisti che operano in tutti i settori: molti amici sono diventati partner di lavoro e viceversa. Assieme, quasi per gioco, abbiamo deciso di farci conoscere sul territorio attraverso una proposta formativa e consulenziale”. Il format è approdato a Forlì nell’ottobre 2016: l’evento ha riscontrato un grande successo, al punto da obbligare gli organizzatori a chiudere anzitempo le iscrizioni. Un risultato strepitoso, tanto è vero che a pochi mesi di distanza si replica. Raddoppiando il numero delle giornate e raccogliendo iscrizioni da ogni parte d’Italia. Filo conduttore dell’appuntamento sarà Felicità e lavoro: strumenti per lavorare meglio e rendere di più. La giornata di venerdì 26

maggio sarà caratterizzata da 10 incontri formativi gratuiti tenuti da 17 speaker e da 5 momenti di networking. Sotto i riflettori i metodi per stimolare produttività e creatività, per ottenere il meglio da se stessi, per semplificare il lavoro grazie alle tecnologie. Sabato 27 maggio sono previsti 6 workshop: ogni iscritto potrà partecipare a due seminari, uno al mattino e uno al pomeriggio, pagando un ticket unico di 30 euro. “Oltre alla possibilità di ricevere formazione, sarà anche l’occasione per fare networking, incontrare colleghi, partner e conoscere potenziali clienti, con i quali condividere idee ed esperienze in una location accogliente, diversa da quelle canoniche. Lo scorso anno davanti a un caffè sono nate belle collaborazioni, addirittura proposte di lavoro”. Main sponsor dell’evento sono la società Gencom di Forlì e Romagna Iniziative. Per partecipare è necessario iscriversi su www.campmeup.it, dove è possibile consultare anche il programma degli incontri e dei workshop.


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Forlì IN Magazine 02 2017  

Forlì IN Magazine 02 2017  

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