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Pesaro-Urbino

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Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 20/02/2006 n. 6 - E 3,00

Anno VII - N. 2 - LUGLIO - AGOSTO 2012

Maria Rosaria

Valazzi La casa della bellezza

Imprenditori pesaresi Idee per vincere la crisi Mario Totaro Le note del contemporaneo Acqualagna I profumi del bosco


HAPPY DIAMONDS COLLECTION

Via Branca 15, 61121 Pesaro - Tel: 0721/31345 gioielleria@bartorelli.it


Sommario

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6 Annotare Brevi IN 16 Essere Maria Rosaria Valazzi 22 Lavorare Imprenditori pesaresi 26 Pedalare Pesaresi in bicicletta 30 Comporre Mario Totaro 32 Visitare Acqualagna 38 Cucinare Il tartufo

| EDITORIALE di Simonetta Campanelli e Andrea Masotti |

40 Arredare Edmondo Cotignoli 42 Comunicare Urbino 44 Creare Silvana Sisi 46 Dipingere Luigi Carboni 48 Navigare Andrea Arras 50 Applaudire Premio nazionale Bruno Lauzi

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In questo numero estivo di Pesaro IN puntiamo i fari su Maria Rosaria Valazzi, Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico delle Marche. A lei, che sorride con un’aria che pare svagata ma che certo non lo è per personalità, sostanza e carattere, dedichiamo la copertina. Le affianchiamo artisti del territorio come il pittore pesarese Luigi Carboni, la fanese Silvana Sini e Ed Cotignoli, arredatore e designer. Largo alla musica con il pianista e compositore Mario Totaro e la consegna del Premio Nazionale Bruno Lauzi. Idee innovative per affrontare la crisi arrivano da imprenditori del territorio con a capo Clau-

dio Pagliano, presidente provinciale di Confindustria, Roberto Selci, Gastone Bertozzini e Andrea Scavolini. Presi dalla passione del pedalare sono invece Massimo Marchetti, Monia Palazzi, Michele Ridolfi e Riccardo De Simoni, capitanati da Stefano Tarini, presidente della Società ciclistica ASD. Il viaggio nel territorio ci porta verso Acqualagna, per gustare le bellezze paesaggistiche ma anche la sua gastronomia. Si prosegue tornando verso Urbino, patrimonio del mondo ma anche contemporaneo luogo multimediale. Torniamo infine sulla costa, per parlare di uno sport davvero emozionante come l’airflying windsurfing.

Stampa: Graph S.N.C. - San Leo (RN)

Collaboratori: Benedetta Andreoli, Alberto

Direttore Responsabile: Andrea Masotti

Berardi, Franco Bertini, Simonetta Campanelli,

Redazione centrale: Roberta Brunazzi, Serena Focaccia

Simona Spagnoli, Maria Rita Tonti.

www.inmagazine.it inmagazine@menabo.com

Fotografi: Laura De Paoli, Leonardo Mattioli,

Coordinamento redazione Pesaro: Simonetta Campanelli cell. 335.5262743 nelli@simonettacampanelli.it

Ettore Franca, Alice Muri, Silvia Sinibaldi,

Progetto grafico: Lisa Tagliaferri Impaginazione: Marica Graziani, Sabrina Montefiori Controllo produzione e qualità: Isabella Fazioli Ufficio commerciale: Irena Coso, Laura De Paoli

Luca Toni Chiuso per la stampa il 18/07/2012

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Edizioni IN MAGAZINE S.R.L. Redazione e amministrazione: Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47100 Forlì tel. 0543.798463 - fax 0543.774044


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Flaminio Gualdoni dialoga con Arnaldo Pomodoro Milano - Dalla fine degli anni ’60, Arnaldo Pomodoro ha il suo studio sui Navigli a Milano, anche sede della sua Fondazione dal 1975. Ultima decisione è quella di riunire in questi spazi le attività culturali ed espositive promosse in passato nel padiglione di Rozzano e poi nelle ex officine Riva Calzoni di via Solari. Lo racconta nel libro uscito il 7 giugno, “Vicolo dei Lavandai” (con-fine edizioni), una sorta di colloquio confidenziale tra il Maestro della scultura italiana e Flaminio Gualdoni da cui emergono ricordi, consigli di amici e decisioni cruciali, fino al bisogno di realizzare uno studio-museo “nel luogo dove si conservano le sue memorie…”, così che la Fondazione possa operare nel modo più coerente. (A.Z.)

Le voci della violenza, storie di donne in un Documentario Pesaro - “Le Voci della Violenza”, evento organizzato dall’associazione “Percorso Donna”, ha visto come protagonista Elisabetta Francia, regista del documentario “Parla con Lui: dialogare con gli uomini per vincere la violenza di genere”. Il documentario dà la parola agli uomini, a quelli violenti ma anche a coloro che si schierano contro o che, per la loro professione, vengono a contatto con situazioni di violenza. Sono molti i punti di vista raccontati, quelli di studenti, ragazzi che si confrontano con i loro genitori, operatori del 118, magistrati e detenuti che of-

frono uno spaccato dell’immaginario collettivo in cui viviamo. Altre protagoniste sono Gaia Paci, al violino per un suono gioioso volto ad infrangere il silenzio che spesso accompagna la violenza, e Marta Casagrande, pittrice in sala per uno sguardo dell’arte su tele ad olio, che esprimono con immediatezza ciò che le parole non riescono a dire. “Le voci della violenza” è un’iniziativa volta a sostenere le donne che la subiscono, ed è anche un’iniziativa per gli uomini, in una prospettiva di dialogo per vincere e superare la violenza. www.percorsodonna.com (s.c.)

Oscar alla salute, riconoscimento al Comune

Pesaro - Menzione speciale per la rilevanza delle attività svolte ricevuta dal Comune di Pesaro per il progetto “Malattie cardiovascolari: l’alleanza tra le istituzioni e il volontariato per diminuire le disuguaglianze di salute e stimolare stili di vita sani”. Il riconoscimento è stato conferito nell’ambito del Premio nazionale Oscar della Salute, organizzato a Venezia nel maggio scorso da “Città sane”, una rete formata da più di settanta Comuni sotto l’egida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il progetto che ha valso al Comune la menzione è stato sviluppato in sinergia con l’Ufficio di promozione alla Salute dell’Asur di Pesaro, il reparto di cardiologia dell’azienda ospedaliera Marche Nord, l’Ufficio scolastico regionale, scuole, associazioni sportive dilettantistiche e la Fondazione per la lotta contro l’infarto onlus, diretta da Ernesto Sgarbi. (b.a.)

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Rigenerante relax alla Spa Pesaro - Immergersi nei bagni di benessere nell’idro suite della Spa Excelsior rappresentano il totale abbandono a momenti di pace assoluta, per rigenerare corpo e mente. I benefici dell’idromassaggio sono molteplici e l’ambiente consente di godere gli effetti rigeneranti dell’acqua in intimità, con tenui aromi e piacevoli melodie. Festeggiare un’occasione particolare e degustare un aperitivo a bordo vasca è l’ideale per brindare al proprio momento di relax. I bagni in idromassaggio, arricchiti di essenze particolari in base ai propri gusti e alle esigenze del proprio corpo, permettono di eliminare gli agenti patogeni nel sangue,

Excelsior

allontanare le tossine presenti nell’apparato circolatorio per poi ripristinare le normali condizioni circolatorie, rafforzando così la costituzione con molti effetti positivi. La pressione dell’acqua stimola il rilascio di endorfine che sollecitano le fibre nervose e genera una sensazione di piacere e rilassamento. www.spaexcelsiorpesaro.it (s.c.)


Tudor e Ducati, team Vincente Bologna - Un importante evento tenuto lo scorso 14 maggio ha sancito la partnership tra Tudor e Ducati, storici marchi accomunati dalla passione per la meccanica. Cinque rivenditori autorizzati, appassionati di motociclismo, hanno avuto l’opportunità di accompagnare i loro clienti lungo una giornata indimenticabile tra il circuito di Imola e la sede di Ducati, con la partecipazione al corso DRE ospitato nel circuito imolese, il pranzo, la visita alla fabbrica e al museo Ducati a Bologna. Tra i partecipanti all’evento anche la gioielleria Bartorelli di Pesaro, che assieme al gruppo del mattino ha partecipato al corso DRE con istruttori qualificati. A seguire una visita allo stabilimento per vedere da vicino il processo di assemblaggio e collaudo delle moto, con successiva visita guidata al Museo Ducati che raccoglie le testimonianze di oltre mezzo secolo di competizioni dell’azienda e una cospicua parte della sua storia a partire dalla fondazione, avvenuta nel 1926, anno di nascita an-

che del marchio Tudor. I partecipanti hanno avuto la possibilità di assistere simultaneamente all’evoluzione dei modelli fino ad arrivare alle moto attuali e di osservare i più rappresentativi orologi Tudor Fastrider e GranTour, esposti nella parte centrale del Museo in occasione dell’evento, a rafforzamento del legame e dell’unione dei marchi Tudor e Ducati.

Blu Marche 2013 Fano guarda al futuro

Fano - Chiusa l’ottava edizione del Fano Yacht Festival, gli organizzatori guardano già al futuro. Che per il 2013 ha il nome di “Blu Marche”. “È emersa con chiarezza - dichiara Roberto Marchetti di Adriatic Festival - l’esigenza di fare sistema, unendo risorse ed energie da parte di tutti i settori che riguardano la Blue Economy”. Sui prossimi scenari interviene anche il presidente del Consorzio Navale Marchigiano Gianluca Fenucci: “Siamo di fronte ad un mercato sempre più esigente e competitivo che non può prescindere dallo scenario internazionale. Per poterlo intercettare dovremo essere uniti nello sforzo, rilanciando il Distretto del Mare. Il cambiamento deve passare per due livelli: industriale e di marketing. Dobbiamo creare un marchio di settore, ed in questo Blu Marche 2013 rappresenta un progetto strategico”.


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Con Banca Marche premio alle imprese Pesaro - Banca Marche lancia il concorso “Crescere con Banca Marche”, riservato ai nuovi imprenditori che beneficiano di un finanziamento “YouStartup!”. Potranno partecipare al concorso i titolari di nuove imprese finanziati da Banca Marche dal 16 aprile al 30 dicembre 2012. I migliori business saranno valutati da una commissione composta da banchieri, imprenditori, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e docenti universitari, che assegneranno tre premi del valore di 20mila euro ciascuno ai primi classificati delle categorie giovani under 35, ex lavoratori e donne. Altri sei premi del valore di 3mila euro andranno ai primi classificati dei settori moda e design, cibo e cucina, artigianato, turismo, information technology e new media. I business plan dei partecipanti saranno valutati in base all’originalità dell’idea imprenditoriale, alla fattibilità economica e al curriculum dell’aspirante imprenditore. Il concorso, indetto a supporto del prodotto “YouStartup!” di Banca Marche che prevede finanziamenti, ha un plafond di 100 milioni di euro, destinati alla nascita di nuove imprese. Il regolamento del concorso presso tutte le filiali e su www.bancamarche.it (s.c.)

Road Italy, etnofiction con Emerson Pesaro - Ha debuttato in aprile su Rai 5 “Road Italy”, undici puntate in carovana per raccontare l’Italia di domani in Tv e nel social network, per dare voce ai testimoni del nostro tempo. Il nuovo programma condotto dal pesarese Emerson Gattafoni, con Valeria Cagnoni e Claudio De Tommasi per Rai 5, va in onda ogni venerdì alle 21,15. Il percorso attraversa sei regioni, dove si tramanda di padre in figlio cultura, arte e capacità professionale, con esempi di nuovi imprenditori del-

Gattafoni

la green economy. I veri protagonisti di questo viaggio sono le persone comuni e le loro storie, incontrate per caso durante gli spostamenti. Lungo l’itinerario amici noti descrivono le tante realtà e la creatività del nostro paese e i suoi meravigliosi territori. Una etnofiction, termine coniato dall’antropologo Marc Augè, per incontrare i testimoni di un’Italia vera, nel tentativo di offrire al pubblico un “tempo presente” in cui riconoscersi e ritrovarsi. (s.c.)

*Offerta e prezzo promo validi per immatricolazioni entro il 30/06/12, riferiti a versione 1.0 GL presso i concessionari che aderiscono all’iniziativa. © Monkey Punch / TMS • NTV All rights reserved. Under license to RTI

Mai sentito un prezzo così.

Nella foto Splash 1.2 GL Style. Consumo urb/extraurb/comb: 6,1/4,5/5,1 l/100 km. Emissioni CO2: 118 g/km.

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Zucchetti-Kos e Mancini omaggio al designer Palomba Pesaro - Nella rinomata Galleria Franca Mancini, il Gruppo Zucchetti-Kos e Arturo Mancini hanno dedicato una serata all’eccellenza del design contemporaneo di Roberto Palomba, architetto di fama internazionale e trend setter del settore. In esposizione le sue ultime collezioni per il Gruppo, pezzi storici divenuti icone del bathroom design, segnati dalla sua esperienza come art director e designer per i marchi Zucchetti e Kos, attraverso un percorso alla scoperta delle collezioni innovative per un mondo bagno design oriented. In allestimento una panoramica sulle più rinomate collezioni di rubinetteria Zucchetti e alcuni highlight pluripremiati del marchio Kos, come la vasca Kaos e il lavabo Lab 03, Compasso d’Oro Adi 2012. (s.c.)

Mezzanotte bianca dei Bambini Pesaro - La “Mezzanotte bianca dei bambini” ha visto protagonisti assoluti i più piccoli nel weekend del 15 e 16 giugno. Per l’occasione la città si è riempita di spettacoli, animazioni e attività sportive. In piazza del Popolo è arrivato anche “Il galeone dei pirati”, un pullman trasformato in vascello su cui è stato messo in scena uno spettacolo di animazione teatrale, mentre piazzale Collenuccio è divenuta la “piazza di Pinocchio”. Tanti anche i laboratori: al Mercato delle erbe i bimbi hanno preparato pane e biscotti; un laboratorio musicale in piazzetta Mosca e una fattoria didattica nella piazzetta Giordano Bruno. (B.A.)


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Le Bain Hermès, nuova collezione da Ratti

Corpo e mentein forma con Maya Club

Pesaro-Fano - Chirurgia emozionale

e global training sono l’ultima novità Maya Spa per il benessere totale. Global Trainer prende spunto da questo concetto del “tutto è allenabile”, intendendo le componenti fondamentali della persona, fisica, mentale, emozionale. Maya Club analizza anche il miglior prodotto per aiutare a dimagrire serenamente e con risultati permanenti con la collaborazione di tisanoreica, sistema dietetico che permette di nutrire l’organismo con completezza nella fase di dimagrimento, elaborato e testato con il dipartimento di anatomia e fisiologia dell’Università di Padova. Maya Spa ha messo a punto un sistema di dimagrimento e modellamento corporeo globale, per risultati tangibili e 11:22 duraturi. (s.c.)1 Angelis Ago’12 210x115 28-06-2012 Pagina

Milano e Pesaro - Hermès ha scelto la boutique Ratti di Pesaro per il debutto della nuova collezione Le Bain, disegnata da Christophe Lemaire. D’ispirazione sport-chic, la linea Le Bain Hermès per l’estate 2012 privilegia il comfort e la libertà di movimento per bikini e costumi interi dal taglio rigoroso e insieme femminile, che sottolineano la silhouette con dettagli ricercati come i lacci in morbida corda che richiamano le cime nautiche. Quattro i temi d’ispirazione per le fantasie dei costumi e dei parei coordinati: gli Uniti, i Grafici, gli imprimé “Thalassa” (un disegno di barche realizzato nel 1973 da Pierre Péron) e il motivo “Vent Portant”, con battelli a vele spiegate. Per la collezione Le Bain lo stilista Lemaire si è ispirato agli anni ’20, quando Hermès proponeva creazioni per le attività sportive allora in voga: l’equitazione, lo sci, il mare. Abbigliamento da spiaggia, costumi da bagno o capi per gli sport C

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invernali ebbero all’epoca un grande successo e sono oggi alla base dello sportswear contemporaneo della maison. (s.c.)

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Anselmo Bucci e gli artisti di Novecento Fano - Un’ampia retrospettiva di opere, album e documenti di archivio inediti del pittore Anselmo Bucci, nato a Fossombrone nel 1887, assieme ad opere degli amici artisti del movimento “Novecento”. La mostra intitolata “Anselmo Bucci e gli amici di Novecento. Martini, Oppi, Sironi, Wildt”, è ospitata fino al 30 settembre alla Galleria Carifano, a palazzo Corbelli di via Arco d’Augusto 47. L’evento è prodotto e organizzato dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese in collaborazione con Montrasio Arte e con l’assessorato alla Cultura di Fano, ed è curato da Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio, con Alberto Montrasio e Daniele Astrologo Abadal. Visite ad ingresso libero da martedì a domenica, dalle ore 18,30 alle 22,30. Catalogo in mostra; per prenotare visite guidate cell. 333 9512294. www.sistemamuseo.it (b.a.)

Un portale internet per le eccellenze Artigianali Pesaro - Più visibilità al mondo dell’artigianato con www. mestieriartigiani.com, portale delle eccellenze artigiane sostenuto e promosso da Confartigianato Imprese Pesaro Urbino. Ad idearlo è stato il grafico Arpo Angeli per “Tracce del Tempo”, associazione impegnata nella ricerca del lavoro umano nei tempi. Insieme hanno dato vita ad una vetrina esclusiva per approfondire la conoscenza dell’artigianato artistico e le unicità dell’enograstronomia locale. “La realizzazione del portale delle eccellenze artigiane - afferma il direttore di Confartigianato Imprese PU Giuseppe Cinalli - coincide con la missione storica dell’ente, da sempre impegnato nella promozione e trasmissione dei valori dell’artigianato alle generazioni più giovani”. www.mestieriartigiani.com (S.C.)


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Notte della Musica in centro e sulla spiaggia

Pesaro - Il centro di Pesaro, la zona mare e Baia Flaminia trasformati in palcoscenici a cielo aperto per la “Notte della Musica” del 14 luglio, organizzata dal Comune con la direzione artistica dell’associazione culturale “PesarOnstage”. Tutti i generi musicali sono stati protagonisti in concerti, spettacoli e musical. In omaggio a Rossini - di cui il 29 febbraio si è festeggiato l’anniversario della nascita è stato eseguito anche un concerto di musica classica. Tra le performance più suggestive quella del concerto per pianoforte in spiaggia, tra le iniziative più originali quella della “bicipolitana”, percorso in bici con fermate nelle arre con spettacoli musicali. (B.A.)

Video Arte dal mondo, promossa da Ottica Pesaro - Prima edizione della “Mostra internazionale di Video Arte_ Pesaro”, nata da un’idea dell’associazione culturale “Venturi Spazio all’Arte” con l’esplicita volontà di divenire l’evento Off della “Mostra Internazionale del Nuovo Cinema_ Pesaro”. Promossa dall’arch. Alfredo Venturi e dall’Ottica Venturi, l’iniziativa è nata come compendio sulla video arte contemporanea, articolata in due sezioni: “Attitude Cinema” e “Focus on Cinema”. La manifesta-

Ph. Benedetta Andreoli

Venturi

zione ha ricevuto i patrocinii del Comune di Pesaro, Provincia di Pesaro Urbino, Ordine degli Architetti e Università Politecnica delle Marche. Ha visto tra gli sponsors l’Ottica Venturi, la Essilor Italia, Spinsanti allestimenti. Alla mostra hanno partecipato alcuni dei più famosi video artisti internazionali; l’evento ha visto anche la partecipazione di Franco Rustichelli dell’Università Politecnica, e di Italo Moscati, scrittore e regista. (S.C.)


Nuova collezione 2012/13 per l’uomo Dondup Fossombrone - È la canzone d’amore dell’artista folle Serge Gainsbourg, “Je t’aime... moi non plus“, ad ispirare la collezione Dondup uomo primavera/estate 2013. Una collezione istintiva, immediata. Uno stile na-

turale che rispecchia la personalità di chi la indossa. Vestibilità perfetta, alta qualità dei materiali e grande attenzione ai dettagli sono ricorrenti del dna Dondup. Fresco di lana, gabardina e tela super 120s, cotone crepe, cotone ultra-light, poplin, raso e micro fantasie tinti filo compongono l’ampia offerta di tessuti. Presentati nuovi modelli di camice in poplin comfort ultra light e in mussola di cotone indaco, in fantasie e stampe Liberty. T-shirt in jersey di cotone mercerizzato dai toni brillanti e in piqué di cotone crepe dai toni naturali. Polo tricot, una polo con il collo “smacchinato” ideato con un filato fresco, sottile e leggero, perfetta per l’estate. Rivoluzione poi nella vestibilità dei pantaloni, realizzati in micro fantasie, raso di cotone e freschi lana, che da questa nuova stagione avranno la vita alzata, gamba asciutta e la lunghezza rigorosamente appena sotto la caviglia. (s.c.)

Arte e natura s’incontrano all’Urbino Resort

Urbino - Arte-Natura a cura di Martina Cavallarin per Scatolabianca e rilassanti passeggiate botaniche nella tenuta Urbino Resort e nell’oasi faunistica de “La Badia”. Qui si possono ammirare le vigne e una ricca varietà di piante da frutto della tenuta di Giacomo e Filippo Santi, per conoscere e avvicinare tante specie di volatili. In esposizione presso la tenuta, fino al 30 settembre, un’installazione artistica di Gianni Moretti, “La Seconda Stanza”, e un video documentario della performance di Chiara Zenzani KAIROS Mq (spazio) di (movimento). L’ingresso è gratuito. Visita su appuntamento sino alla fine di settembre. Tenuta Urbino Resort di Giacomo e Filippo Santi, via San Giacomo in Foglia 7, Loc. Pantiere 61029 Urbino; tel. 0722 580305 www.urbinoresort.it (s.c.)

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Essere | Maria Rosaria Valazzi

La casa

della

Bellezza

testo Franco Bertini - foto Luca Toni

Dal suo ufficio di Palazzo Ducale la Soprintendente Maria Rosaria Valazzi vigila sui capolavori immortali delle Marche. Con l’obiettivo di farli conoscere e apprezzare da tutti per il loro valore universale.

Tutto per intero il nome completo sarebbe Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico delle Marche. Lei ti guarda e sorridendo ti dice che le piaceva di più Soprintendente ai Beni Artistici. E che comunque il termine soprintendente le piace: “ricorda la tradizione degli anni Venti quando nacque, le radici che hanno fondato quella attività, una storia nobile, il nostro lavoro difficile da definire, restaurare, organizzare, allestire mostre, espletare burocrazia”. Vestita bene di rosa e di nero, orecchini pendenti, aria che sembra svagata ma che certo non lo è, scarpe che sarei curioso di sapere chi è il suo ‘fornitore’, minuta, ma il ‘pezzo’, quello della personalità e della sostanza di carattere, intendo, quello c’è e si sente. Maria Rosaria Valazzi, Soprintendendente eccetera eccetera... delle Marche, già prima ‘facente funzioni’, alle spalle trent’anni da quel primo concorso ai Beni Culturali. Prima ispettore storico dell’arte nel 1981, poi direttore, poi direttore storico dell’arte coordinatore

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nel 1988; poi idoneità a dirigente nel 2006 e, in un batter d’occhio, vale a dire nel gennaio 2012, nomina ufficiale ed effettiva a Soprintendente. Si muove a suo agio nel

bell’ufficio di Palazzo Ducale con finestre su piazza Rinascimento, i vetri piombati come un tempo, le tende svolazzanti per lo stesso vento di secoli fa, quadri anticotti alle pareti, gli immancabili vessilli degli uffici pubblici, l’atmosfera che non sa molto di tempo d’oggi. Lei si staglia contro la finestra e potrebbe essere un rampollo tardivo del Ducato del quale ha mantenuta viva una della caratteristiche di fondo: il rispetto e l’orgoglio per il suo ‘esercito combattente’, composto da valenti guerrieri in ogni settore che non sto ad elencare. Ha accettato l’intervista a condizione che lei fosse ‘concepita’ come un capitano che trova senso solo se affiancato dal suo esercito di collaboratori. E quando li chiama per la foto di gruppo, eccoli arrivare tutti velocemente, eleganti, piacevoli, veramente roba da Beni Artistici. Padre famoso avvocato, madre pia-


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A fianco, Maria Rosaria Valazzi assieme ai suoi collaboratori. In apertura, la Soprintendente nel suo ufficio.

ricerca dei marchigiani del Quattrocento nelle raccolte americane, primi scavi e graffiti lontani che dovevano influenzare perfino la mostra della ‘Città ideale’ (“Guarda alla testa - dice a proposito della mostra andata avanti fino a luglio scorso -, algida, aritmetica, un richiamo alla razionalità, un aggiunta alla fama di Urbino”. E Ancora la Cina e il Giappone e tanti altri posti ancora. Scusi ma lei dove

nista, musica per casa, laurea, naturalmente con lode, a La Sapienza di Roma con Cesare Brandi (che fa

magnificamente rima con Morandi), su Pesaro città dei Della Rovere, poi dal trampolino del Cinquecento il tuffo nel Quattrocento e subito in piena azione col restauro della Pala del Bellini, il meglio che abbiamo dalle nostre parti. Parla sottovoce, il tono è affabile, modulazioni e cadenze sono affidate alle mani che fluttuano continuamente leggere per l’aria. Posa studiata a tavolino per le conferenze sul gotico minore? Qualche lezione d’arte drammatica? Niente di niente, semplicemente anni di studio di violoncello al Conservatorio Rossini e adesso che il suo corpo non sente più la dolce consistenza del legno, le mani abbracciano e accarezzano l’aria. “Ero proiettata su Roma”, dice, “ma Urbino stava in agguato, come sede di ispettore storico dell’arte non era molto concupita”. Non ci voleva nemmeno venire, al massimo, mentre ci

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saliva guardando in lontananza i torricini, pensava che si sarebbe trattato solo di una parentesi nella sua vita professionale. Un copione giù visto e interpretato da un grandissimo personaggio del passato: la stessa cosa era già accaduta a Carlo Bo, che arrivò all’Università di Urbino piangendo e già pronto alla fuga, andò a finire che ci rimase per più di mezzo secolo diventando rettore e praticamente ‘signore’ incontrastato della città.

viveva? In Urbino, ma nel 1977/98 era con la Polichetti a Fabriano terremotata a mettere in sicurezza il possibile. Era in Urbino ma insegnava alla sede di Ravenna dell’Università di Bologna. Anche adesso è in Urbino, ma insegna anche alla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione. Incombenze della funzione. Insomma, una specie di piccola macchina da guerra, sempre all’erta in cima ai torricini per tenere sott’occhio Urbino, Palazzo Ducale, la Galleria Nazionale, la Rocca di Gradara e 240 Comuni delle Marche. La ascolti e pensi,

L’artista preferito? L’inquieto Piero Non è poi che per la Valazzi Urbino sia stata una gabbia, semmai una base di lancio: attorno ai Novanta un anno a Parigi all’Ecole Nationale du Patrimoine, una dei pochi stranieri, certificato di conservateur, lavoro al Louvre. E New York lo lasciamo perdere? Manco per niente, via al Metropolitan Museum con borsa di studio alla

madonna, ma questa quando si riposa? La risposta arriva da sola ed è aulica: “Nel tempo libero mi piace non fare niente, me ne sto sul divano, coltivo frivolezze, leggo riviste femminili e thriller... ho già letto tanto in passato... grandi personaggi... per la pensione ho già in mente l’agricoltura e l’orto”. Ha negli occhi una luce che non co-


A fianco, Maria Rosaria Valazzi sullo scalone di Palazzo Ducale.

da poco per la Soprintendente e per l’intero suo fido esercito di collaboratori. In agguato, anche qui, c’è la “tremenda burocrazia” e l’esigenza di “calibrare tutto bene con lo studio”. La guardi che si muove leggera per l’ufficio, che chiama i suoi colleghi e collaboratori per la foto, che risponde al cellulare: dov’è - ti domandi - la scatola nera di un Soprintendente ai Beni Artistici eccetera? “Mi piace fare cose completamente diverse... forse è un mio limite... mi dicevo sempre che non sapevo cosa avrei fatto da grande”. Ecco, questa potrebbe essere una chiave. Poi ne arriva un’altra che forse apre anche meglio: fra tutta quest’arte altissima c’è qualcosa che lei ama di più? Nessun tentennamento: “Piero della Francesca... è inquietante”. E

noscevo, ma declina fermamente e gentilmente: “Adesso sono un’anziana signora - dice forse mentendo - un compagno di vita non è una priorità... li ho avuti nella mia giovinezza, oggi ho tanti carissimi amici, ho una vena solitaria, mi serve spazio”. Quel nuovo sguardo ha altre sorgenti: “Mi sento liberata, adesso ho in mano la situazione i giochi di palazzo sono spossanti, tutti hanno grandi aspettative...”. Quello sguardo è anche di soddisfazione personale, perché “nes-

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suno mi ha regalato niente... mi sento tranquilla, ho avuto di più di quanto mi aspettavo, la mia ambizione è fare le cose per bene”. Non lancia certo proclami ma le piacerebbe fare di Palazzo Ducale “un centro vivo, un fulcro di tendenze culturali, proposte di vita, luogo

di attività costante, aperto alla modernità, un insieme e un innesto fra le radici del passato e la vita del presente. Qualcuno ha detto che i musei sono come delle moderne cattedrali...”. Una ‘campagna’ non

non ha certo bisogno, ammette, di “centinaia di interpretazioni”. Certo che il viso del “Risorto” di Piero ha ben altro per la testa che i visi angelici raffaelleschi, la cui bellezza pur superbamente ‘risolta’ non è evidentemente quella che scalda il cuore della Valazzi. Sì, una buona chiave di lettura per la dottoressa Maria Rosaria Valazzi, Soprintendente per il patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico delle Marche: certo non è ‘inquietante’ ma forse ‘inquieta’ sì: tutta quella bellezza che la circonda vuole essere coltivata, amata, fruita, spiegata, fatta vedere a tutti coloro che non sanno cosa si perdono. Non è roba da poco, ma lei e il suo drappello di ‘combattenti’ non hanno certo l’aria di gente disposta a mollare facilmente. IN


Lavorare | Imprenditori pesaresi

Idee per vincere la

Crisi

Testo Simona Spagnoli - foto Luca Toni

Claudio Pagliano, Gastone Bartozzini, Roberto Selci, Andrea Scavolini: quattro imprenditori pesaresi dicono la loro sulla delicata fase economica in corso. Indicando anche una strada per risalire.

Innovazione, specializzazione, rapidità nella scelte decisionali: con sfumature ed accenti diversi, ecco come le aziende pesaresi stanno affrontando la “salita” della crisi per puntare alla ripresa economica. Ad alcuni importanti imprenditori del territorio abbiamo chiesto come stanno affrontando le criticità dell’attuale congiuntura. Per Claudio Pagliano, presidente di Confindustria Pesaro-Urbino, nonché amministratore delegato della Mercantini Mobili, “affronta-

re questa crisi è un po’ come stare alla consolle di un videogame: abbattuto un mostro, ecco che ne arriva subito un altro...”. “Quando si è presentata, alla fine del 2008 - racconta - si capiva che non sarebbe stata passeggera. Le aziende in grado di investire hanno subito cercato di riorganizzarsi andando verso un ulteriore abbattimento dei costi industriali, il rafforzamento della distribuzione, l’innovazione tecnologica ed il miglioramento del servizio tecnico post-vendita. La risposta ha dato risultati immediati tanto è vero che le imprese italiane, malgrado il nostro Paese soffra più di altri,

mostrano tassi di crescita nelle importazioni superiori a quelli tedeschi. Cosa che ha finora permesso a molti di controbilanciare la stagnazione sul mercato interno”. Ed ora, come riprendere la strada della crescita? “I fattori da mettere in fila - spiega Pagliano - sono quelli che conosciamo tutti: diminuire il peso della burocrazia, dare più flessibilità al mercato del lavoro, allargare l’accesso al credito, spingere sull’internazionalizzazione. La risalita ci sarà, ma è difficile fare previsioni temporali. Confindustria sta cercando di portare all’attenzione dell’opinione pubblica il valore delle imprese, un bene che va difeso strenuamente per salvaguardare il benessere di tutti”. Per Gastone Bertozzini, presidente Tvs, “stiamo vivendo certamente il momento più difficile dal dopoguerra, con un’industria sempre più ingessata da un ferreo rigore dettato da un’Europa lontana dalle esigenze reali ed incapace di indicare quali strumenti si vogliano adottare per una concreta ripresa”. Il presidente dell’azienda, leader a livello internazionale nella produzione di articoli da cottura in

alluminio rivestiti con materiale antiaderente, suggerisce - vista la situazione del mercato interno “di pompare liquidità nel sistema, correndo pure il rischio di un’impennata inflattiva che, stante le precarie condizioni al contorno, rappresenterebbe in ogni caso il male minore”. “La nostra azienda - prosegue Bertozzini - esporta oltre il 70% della produzione, con presidi consolidati in aree geografiche al di fuori del Mercato Comune Europeo come Svizzera, Corea, Giappone, Taiwan, Russia e Cina, solo per citare i più importanti. Tutto questo per ora ci pone in controtendenza rispetto alla drammatica situazione generale. Gli sforzi immani nel fare impresa ‘contro tutto e contro tutti’ potrebbero essere messi a frutto in maniera più proficua in contesti geografici più illuminati, al di fuori del nostro Paese”. Un altro caso a parte è rappresentato da Biesse, realtà multinazionale con stabilimenti in Italia e Cina che fornisce macchine e sistemi destinati alla lavorazione di materiali di legno, vetro e marmo. Impiegando in Italia e in

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A fianco, Roberto Selci; sotto, Andrea Scavolini. In apertura, Claudio Pagliano e Gastone Bertozzini.

Cina circa 1800 dipendenti, per Biesse la crisi è stata un’occasione: superate le iniziali turbolenze finanziarie, il Gruppo presieduto da Roberto Selci ha puntato sulla crescita delle proprie quote di mercato, realizzando nuovi impianti e rinnovando fino al 40% la gamma prodotto. “Abbiamo potenziato la struttura tecnica, integrando nuovi marchi come Viet e rafforzando la nostra presenza nel mercato asiatico attraverso un’importante acquisizione in Cina”, spiega il presidente Selci. “La nostra dimensione internazionale deve considerarsi come una concreta opportunità per superare le difficoltà e le in-

professionalità ed entusiasmo sono al servizio della soddisfazione di clienti che si chiamano Geox, Calzedonia, Ducati, Sky, Marazzi. La crisi ha dunque trovato Iconsulting in un posizionamento privilegiato, anche se i cambiamenti sono stati evidenti, in particolare su due aspetti: “Abbiamo tutti imparato a privilegiare il valore di ciò che mettiamo nei nostri progetti, evitando ciò che è superfluo”, spiega Scavolini. “Inoltre, si sono allungati i tempi di decisione delle aziende nell’avviare nuove iniziative e per sopperire alle carenze del mercato è fondamentale investire in strumenti e metodologie che consentano di

Rinnovare e aprirsi al mondo certezze economiche-finanziarie che gravano sugli scenari a breve termine, soprattutto interne”. Abbiamo chiuso il 2011 - prosegue - con un importante incremento dei ricavi consolidati. E nel primo trimestre 2012 stiamo crescendo ancora: l’utile netto è stato di 86,8 milioni di euro, con un +15,3% rispetto allo stesso periodo 2011”. La crisi vista da un giovane: Andrea Scavolini è uno dei manager di Iconsulting , azienda italiana leader nel settore della business intelligence e nei progetti di datawarehouse con sede a Bologna. Figlio d’arte (suo padre è Valter, fondatore e presidente della Scavolini Spa), ha deciso di lavorare in questa realtà d’eccellenza, dove

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rispondere alle esigenze dei clienti in tempi molto più veloci”. Cosa fare per superare questo momento critico? “Potremo uscirne solo operando un radicale cambiamento culturale nella nostra società, soprattutto nei rapporti tra generazioni. I cicli d’inserimento dei giovani sono troppo lunghi, ed è da scardinare l’idea che l’esperienza, seppur breve, di un lavoratore giovane non abbia valore. Ma è anche vero il contrario: molti ragazzi non hanno un livello di autostima tale da proporsi alle aziende con un loro progetto. Pensiamo invece alle generazioni degli anni ‘60: avevano voglia di cambiare il mondo e hanno avuto la forza di farsi riconoscere per ciò che valevano davvero”. IN


Pedalare | Pesaresi in bicicletta

Passione in

Corsa

testo Silvia Sinibaldi e Simonetta Campanelli foto Leo Mattioli

Storie diverse accomunate dall’amore per la bicicletta. Tutti in sella per attraversare la natura, concedendosi lunghe pedalate in solitaria o con sciami di amici e ciclisti.

Un artigiano, una parrucchiera, un commerciante, un tecnico amministrativo e il titolare di una ditta di traslochi: cinque mondi e una sola passione, la bicicletta. Nella provincia che ha visto le sue tre capitali attraversate dal Giro d’Italia, in una città che vanta 65 chilometri di piste ciclabili, sono gli eventi e la tradizione che fanno del pedale un vero mito quando non una filosofia di vita. Massimo Marchetti è un artigiano del settore trasporti. La sua passione nasce come una grande eredità ricevuta dal padre: “Poi mi sono sempre più innamorato della bicicletta e da sempre cerco di incastrare le uscite tra lavoro e famiglia almeno quattro volte la settimana, e non rinuncio mai alla corsa della domenica”. Monia Palazzi acconcia i

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capelli di tante signore ma preferisce lasciare i suoi a intrecciarsi al vento da quando, a 23 anni, un po’ per scherzo un po’ per sfida, ha iniziato a pedalare. Ora lo fa regolarmente almeno tre volte la settimana. Quella di Michele Ridolfi è una storia a parte: suo padre Vasinto è stato un ciclista di alto livello: “Mi ha trasmesso la passione che coltivo da quando avevo 15 anni”.

nismo: questo il mood di Stefano Tarini, titolare dell’agenzia di traslochi Moroni, da ragazzino ha fat-

to della passione un vero sport. Poi un incidente ha cambiato le carte in tavola. Per quanto sia speciale e unico il rapporto tra il ciclista e la sua bicicletta, il mezzo simbolo della mobilità ecocompatibile, si rivela per tutti uno strumento di socialità. Nessuno di loro disdegna

Pedalare in mezzo al verde Anche per lui il ritmo è tre o quattro uscite la settimana. Riccardo Desimoni, tecnico amministrativo in Marche Multiservizi, ha la bicicletta nel Dna ma delle due ruote ha fatto anche un strumento terapeutico: “La passione per la bici è nata da mio padre ex corridore e comunque ho cominciato a pedalare per fare riabilitazione dopo un intervento al ginocchio”. Esce in bicicletta anche 5 volte la settimana. Sapore d’infanzia e ago-

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un’uscita solitaria, ma per tutti la situazione ideale è pedalare in compagnia: “Si fanno due parole e il tempo passa più piacevolmente”, spiega Marchetti. “Meglio in gruppo - confessa Monia - ma anche da sola, l’importante è pedalare”. Così per Ridolfi, mentre Desimoni è schierato per la compagnia: “Esco raramente da solo”. Tarini invece, nella sua stagione agonistica saliva in sella tutti i giorni e quando necessario anche da solo. Ciclisti a

Sopra, da sinistra, Massimo Marchetti, Monia Palazzi, Michele Ridolfi. Nella pagina a fianco Riccardo Desimoni.


testa bassa concentrati sui rapporti e le pendenze? Tutt’altro. Dice Mo-

nia: “Adoro stare all’aria aperta, in compagnia di amici ma anche sola con i miei pensieri. Trovo nella bici un’anima. Quando pedalo mi passa ogni brutto pensiero”. “Quando salgo sulla bici - racconta Marchetti - riesco ad eludere tutti i pensieri negativi e se quando torni dal giro sei stanco e ti fanno male le gambe sei contento, perché l’emozione e il senso di libertà ti ripagano di tutto”. Lapidario Ridolfi: “Della bici adoro il senso di libertà”. Per Desimoni il bello è la compagnia, il paesaggio, il tenersi in forma e

il misurarsi sfoderando un po’ di sano agonismo. Per Tarini la magia è pedalare scoprendo la primavera e l’estate. La meta preferita? La classica stupenda Panoramica e i tornanti che portano a Urbino, parola di Marchetti, mentre Ridolfi apprezza qualsiasi itinerario, Desimoni: “Le nostre splendide colline dove non c’è traffico e si pedala in mezzo alla natura in tutta tranquillità”. Più competitivo Tarini: “Scalare le montagne specie quelle del Giro d’Italia”. Chiude la nostra signora della bicicletta: “Tutte le zone in cui regna il verde e soprattutto la pace. Amo le Cesane”. IN

Società ASD Autocarrozzeria Richi Ciclistica Stefano Tarini (nella foto), forte della sua passata esperienza agonistica, è anche il presidente della società Asd Autocarrozzeria Richi Ciclistica, la cui esatta dicitura è Asd Bici Club Pesaro abbinato all’autocarrozzeria Richy, perché il titolare dell’officina è lo sponsor principale e il fondatore della società. Asd (associazione sportiva dilettantistica) conta 32 tesserati motivati dallo spirito di partecipazione ma anche dalla ricerca, se possibile, della vittoria o del miglior piazzamento, perché con i premi vinti (che sono sempre in natura) si organizzano grandi cene con lo scopo di commentare in modo scherzoso le dinamiche delle gare. L’attività del sodalizio è al 90% agonistica, il restante è dedicato alle uscite di gruppo della società Asd Bibi Club.


Comporre | Mario Totaro

Le note del

Contemporaneo

testo di Maria Rita Tonti - foto Luca Toni

Da enfant prodige ad affermato pianista e compositore, Mario Totaro prosegue il suo cammino artistico con un nuovo Cd, realizzato con il Trio Diaghilev.

Mario Totaro, pesarese, pianista e compositore, da quando aveva 19 anni insegna al Conservatorio Rossini. Si dedica con passione alla valorizzazione della musica del Novecento e contemporanea, privilegiando l’esecuzione e la diffusione delle sue composizioni. Ha scelto di essere compositore piuttosto che interprete. Perché, considerate le sue doti di eccellente pianista?

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“Naturalmente amo il mio strumento e mi piace suonarlo. La carriera d’interprete di musica ‘classica’, però, è ben altra cosa e richiede una specifica vocazione, grande dedizione e impegno costante. È un’attività che toglie troppo tempo ad un lavoro più creativo, e per me molto più soddisfacente, come quello del compositore. Il pianoforte fa e farà sempre parte della mia vita, anche se ho


Gambini, ha proposto in Italia e

Qual è l’ultimo concerto a cui ha

all’estero arrangiamenti di gran-

assistito?

di pagine della musica del ‘900.

“Quello con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana nella stagione dell’Ente Concerti di Pesaro. Non vado spesso ai concerti; mi pare che l’offerta, tranne qualche eccezione luminosa, sia piuttosto stereotipata, probabilmente perché il pubblico viene sottovalutato. L’esperienza ha invece dimostrato che, se un prodotto di qualità è confezionato e presentato a dovere, può essere rappresentato con successo anche se è inconsueto e sperimentale. Ho apprezzato molto l’iniziativa dell’Ente Concerti di inserire all’interno della programmazione opere di autori contemporanei”.

Quali sono state le maggiori soddisfazioni ottenute con il Trio?

“Provo grande soddisfazione quando si allestiscono spettacoli nuovi in collaborazione con altri artisti, come è stato, ad esempio, per il mio “Ex Oedipo”. Non meno appagante è percepire il consenso del pubblico. Non posso dimenticare il successo ottenuto, in una piazza piuttosto tradizionalista come quella di Pesaro, con un programma interamente dedicato a Bartók, e, a Roma, l’entusiasmo travolgente di una ragazza di sedici anni, per la ‘Sagra della primavera’ nella versione del nostro Trio”.

Per comprendere meglio questa

Alcune sue composizioni sono sta-

sua passione per la musica con-

te commissionate da prestigiose

temporanea proviamo a fare un

istituzioni, tra cui il Rossini Opera

salto indietro nel tempo. Lei è stato

Festival. Come lavora in queste

un enfant prodige. Che cosa ricorda

occasioni?

di quel periodo?

Pianoforte e percussione, in trio intenzione di usarlo soprattutto per eseguire le mie musiche. Nei prossimi anni, infatti, ho intenzione di incidere tutta la mia opera, perlomeno la musica pianistica e da camera. Tra breve uscirà il primo Cd di musiche da me composte per pianoforte e percussione, realizzato con il Trio Diaghilev”. Questa formazione, da lei fondata nel 1992 con la pianista Daniela Ferrati e il percussionista Ivan

“La commissione, oggi piuttosto rara, è un modo efficace per mettere in moto la creatività. Avere una scadenza entro la quale occorre presentare un pezzo obbliga l’artista a sfruttare al massimo il tempo e lo costringe a fidarsi del suo istinto. I grandi geni del passato potevano contare molto di più sulle commissioni rispetto agli artisti di oggi, con le conseguenze che abbiamo sotto gli occhi”.

“Pur non essendo la mia una famiglia di musicisti, fin dalla nascita i miei famigliari comunicavano con me preferibilmente attraverso il canto. Ricordo la grande quantità di dischi che mi regalavano da bambino: una vera full immersion in tutti i generi, soprattutto classica e d’avanguardia. All’età di 8 anni ascoltavo Ligeti, Stockhausen, Cage… e mi divertivo un mondo!”. IN

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Visitare | Acqualagna

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I profumi

del

Bosco

testo di Ettore Franca - foto Leo Mattioli

Tra la roccia del Furlo e i crinali dell’Appennino sorge la capitale del tartufo. È Acqualagna, antica città romana ricca di storia e arte, attraversata da aromi indimenticabili.

Acqualagna è lungo la Flaminia, direzione Fano - Roma, dove il torrente Burano si riversa nel Candigliano. Lì sorgeva Pitinum mergens (sull’acqua), città romana che, distrutta da Alarico, venne ricostruita dai superstiti che presero ad indicarla come “aquelame”, da acqua lama, per via dell’acqua melmosa dei pantani dell’acquitrino nella golena dei due corsi d’acqua. Il nome diventerà Acqualagna: la bellezza dell’ambiente e l’aroma del tartufo ne hanno fatto un luogo speciale per un paesaggio di quelli che incantano. Da un lato la roc-

cia del Furlo scavata dal Metauro, dall’altro i crinali delle montagne dell’Appennino incorniciati da faggi, querce, roverelle, carpini, frassini, ciavardelli, sorbi, aceri, ornelli nei verdi boschi che, in autunno, si colorano del giallo e del rosso di scotano e sanguinello nella policromia autunnale degli arbusteti. Oltre alla magia dei colori, queste terre e i loro boschi offrono tartufi apprezzati non solo in Italia ma nel mondo, che conosce Acquala-

gna per essere al centro di un’area famosa da secoli per i preziosi tuberi la cui produzione è continua nel cambiare delle stagioni. Già, perché Acqualagna “è tartufo tutto l’anno”. Ci sono il “nero pregiato invernale” (Tuber melanosporum, Vittadini), a primavera si trova il “bianchetto” o “marzuolo”, (Tuber borchii, Vitt.) cui segue il “nero estivo”, lo “scorzone” (Tuber aestivum, Vitt.). E in autunno c’è il prezioso tartufo bianco (Tuber magnatum, Pico). Sono tesori che i cavatori custodiscono gelosamente, e mese dopo mese “cercano” le diverse varietà muovendosi all’alba, con la ruscella e cane al seguito. Tartufi, cavatori, cani e chi amministra il Comune - unico al mondo ad avere un assessore “al tartufo” - insieme hanno elevato la città non solo a capitale del tartufo ma ne

hanno fatto il mercato nazionale che si anima soprattutto negli ultimi mesi dell’anno, nella stagione del prezioso tartufo bianco, quando curiosi, turisti e commercianti affollano le vie e le piazze della

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cittadina, dalla quale i tartufi partono per raggiungere le tavole dei ristoranti e regalare emozioni agli amanti della buona tavola. In quei giorni però, quando tutto passa in seconda fila, può essere l’occasione per conoscere qualche gioiello del territorio. Allora è bene fare una visita, in città, alla chiesa di Santa Lucia: nel tempo ha subito molte modifiche fino all’ultimo restauro della fine dell’’800, ma nelle sei nicchie lungo le pareti dell’unica navata si sono salvati i resti degli affreschi cinquecenteschi. Nell’“Antiquarium Pitinum mergens”, oltre al ricco materiale di scavo, è stata ricostruita un’antica fatto-

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ria romana del II secolo a.C. portata alla luce con gli scavi archeologici del 1995 e 1997 che hanno evidenziato l’ampio cortile, i porticati, i locali adibiti ad abitazione e alla lavorazione dei prodotti agricoli. Un salto lo merita anche il santuario “del Pelingo”, nei pressi del Furlo, luogo di pellegrinaggi al ve-

nerato affresco della Madonna col Bambino. Il monumento più importante è però sicuramente l’abbazia di San Vincenzo, dell’VIII secolo, in

cui verso il 1.010 abitò san Romualdo, fondatore dell’eremo di Camaldoli e promotore della Congregazione omonima, una diramazione riformata dell’Ordine benedettino e, 40 anni dopo, san Pier Damiani,

rinomato maestro di arti liberali il quale, scelta la vita monacale per divenire ultimus monachorum servus, venne inviato a fonte Avellana per il suo passato di maestro e gli venne chiesto di istruire i confratelli, diventantone magister. Di grande fascino, l’edificio di oggi fu riedificato (alla fine del ’200) dall’abate Bonaventura in stile romanico, col presbiterio rialzato rispetto al resto della chiesa, della quale conserva una delle due primitive campate con resti di affreschi medioevali, una cripta a tre navate con gli antichi capitelli e un altare antecedenti il Mille. Merita uno sguardo anche il piccolo ponte romano sul quale, dalle Le-


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A fianco, la gola del Furlo e la diga (pagina precedente). In apertura, veduta di Acqualagna. Sotto, la galleria del Furlo.

La galleria scavata dagli antichi Romani

gioni di Roma fino al secolo scorso, oltre alla gente del posto, passavano i pellegrini, che per devozione raggiungevano Roma negli anni santi. Se la giornata è buona fate un salto sul versante meridionale del Monte di Pietralata dov’è il castello di Pietralata, antica costruzione dell’XI secolo della quale rimangono il grande muro di cinta, una chiesa ancora consacrata, le rovine dell’insediamento centrale, il “maschio” e la canonica collegata alla chiesetta da un particolare passaggio sospeso. All’andata o al ritorno, statemi a sentire: non passate per i 3 chilometri e mezzo della galleria. Lasciate

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la nuova Flaminia SP 3 e prendete la via Furlo magari guardando la cresta del Pietralata cercando

di individuare il profilo del Duce, senza il naso fatto saltare dai partigiani, o fermatevi al ristorante “al Furlo”, dove Mussolini si rifocillava con gigantesche frittate al tartufo (si parla di ben 24 uova!). La via corre parallela al bacino artificiale con le acque incredibilmente verdi del Candigliano. Andate piano e, se potete, proseguite a piedi fino a quell’opera straordinaria fatta dai Romani tra il 76 e il 77 d.C., che affianca la galleria “pedonale” fatta dagli etruschi a monte di una cengia naturale. IN

Quella che attraversate è, orgogliosamente, firmata: “IMP(erator) CAESAR AUG(ustus) PONT(ifex) MAX(imus)” che, “TRIB(unicia) POT(estate) VII IMP(erator) XVII P(ater) P(atriae) CO(n)S(ul) VIII CENSOR FACIUND(um) CURAVIT”. È proprio quel Tito Flavio Vespasiano che, purtroppo per lui, più che per la galleria del Furlo, è famoso per aver introdotto la tassa sull’urina che i fullones, i lavandai del suo tempo, raccoglievano per smacchiare i vestiti dagli orinatoi, che in suo… “onore” sono ancora chiamati “vespasiani”. Peccato che la lapide non ricordi quanti, martellando a forza di scalpello il calcare reso morbido dalle bagnature con l’urina fermentata di uomini e cavalli, hanno scavato questa galleria lunga più di 38 metri, larga cinque e mezzo e alta quasi sei.


Cucinare | Il tartufo

Le ricette di

Acqualagna

testo di Ettore Franca - foto Leo Mattioli

Bianco, bianchetto, nero, scorzone: le succulente varietà di tartufo fioriscono in periodi diversi dell’anno, offrendo spunti infiniti per le succulente ricette di Acqualagna.

Per portare i tartufi in cucina non bisogna farsi ingannare dal fascino della parola “tartufo” e conoscerli bene, perché c’è tartufo... e tartufo. Apprezzarli significa usarli al meglio per sfruttarne i caratteri organolettici propri di ogni specie. Devono essere turgidi, non spugnosi, freschi, poichè deperiscono rapidamente come le verdure. Al momento dell’uso vanno puliti spazzolandoli delicatamente, a secco. è necessario poi passarli rapidamente sotto l’acqua, spazzolarli di nuovo e sfregarli con un panno umido fino a togliere tutte

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le tracce di terra. Lasciate perdere chi consiglia di sbucciarli... Se abbiamo a che fare con il tartufo bianco, il “magnatum Pico” (la Legge Regionale consente il commercio dal 1° ottobre al 31 dicembre), lo si esalta su risotti, lasagne, ravioli alla panna, fonduta, carni bianche, insalate di funghi e antipasti in genere. O nelle semplicissime, straordinarie “uova al tartufo”: in un litro d’acqua bollente, con un po’ di sale e un cucchiaio d’aceto, uno alla volta versate quattro uova sgusciate e lasciate cuocere per 3 minuti. Toglietele con una

schiumarola forata, asciugatele su un canovaccio per qualche secondo, sistemate in un piatto, copritele con un po’ di besciamella, decorate con un pezzetto d’acciuga e, sopra tutto, una o più fettine di tartufo servendo a temperatura ambiente. A ltrettanto vale per il “ bianchetto ” (dal 15 gennaio al 30 aprile) che ha in tono minore caratteristiche simili al “Pico”. Fatene dei crostini rosolando nel burro un fegatino di pollo e mezzo filetto d’acciuga. Sale e pepe, frullate e mescolate su lamelle sottili di tartufo. Spalmate su fette di pane ca-


Spifferi in casa? sereccio grigliato e ancora caldo, leggermente imburrato. Questi tartufi “bianchi” non vanno mai cotti, bensì si devono tagliare a lamelle sottili direttamente sulle vivande calde.

Domosystem risolve il problema. Spifferatelo in giro...…

Non sopportano il caldo, perché già a 50° C perdono le loro virtù. È bene ricordare che vanno usati nelle preparazioni che prevedono grassi animali capaci di “inglobarne” il profumo, cosa che non possono fare gli oli vegetali. I tartufi “neri”, invece, amano gli oli e sopportano il calore

che, somministrato per qualche minuto, esalta sapore e profumo. Il nero pregiato, il melanosporum (reperibile dal 15 novembre al 15 marzo), è l’ideale nei paté di selvaggina, di fegato o di carni miste, buono anche per pasticci, timballi, galantine, gelatine, polenta, ripieni, crostini, cotolette e salse varie, che richiedano una cottura da prolungare non oltre i 10 minuti. Il tartufo nero estivo, lo “scorzone”, il Tuber aestivum (dal 1° maggio al 30 novembre), può essere usato per gli arrosti e, in questo caso, la carne viene steccata con il tartufo e con il classico pezzetto di prosciutto o pancetta. Con l’uno o l’altro si pensi ad una salsa di tartufi neri frullati con qualche acciuga, scaldando per 10 minuti in olio e succo di limone, da usare per crostini o per pesce lesso, legumi e cacciagione, pasta o riso su cui aggiungerla, ben calda, al momento di servire. È chiaro che con nessuno, bianchi o neri, si devono usare i soliti “odori” - aglio, prezzemolo, ecc. -, che finirebbero per mascherare la principale e ricercata caratteristica dei tartufi, il loro profumo. IN

Tagliatelle al tartufo La cosa più importante non è solo avere un bel tartufo bianco, il “magnatum Pico”. Ci vogliono tagliatelle, quelle fatte a mano ritagliandole dalla sfoglia ben sottile, parmigiano reggiano grattato da un tocco di forma da 24-36 mesi, un burro neutro e un brodo di carne delicato, non dico di cappone ma almeno di gallina vecchia. Versare le tagliatelle nel brodo bollente e, appena “tornano su”, toglierle con la “scolamaccaroni” e rovesciarle in una padella dove, sul burro appena sciolto, avete messo un po’ del formaggio. Mescolate, aggiungete qualche cucchiaio di brodo facendolo asciugare, mentre completate col formaggio. Impiattate e sfettucciate sottilissime scaglie del tartufo. Con le varianti del caso, mantenendo lo “spirito”, si può fare altrettanto col risotto.

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Arredare | Edmondo Cotignoli

Impronte di

Stile

testo di Simonetta Campanelli - foto Luca Toni

La passione per i materiali e gli abbinamenti raffinati sono da sempre alla base delle originali scelte di Edmondo Cotignoli, arredatore alla boa del mezzo secolo di attività. Bazar affascinante, bottega ricreativa dove la percezione della misura e della semplicità si amalgamano in una rara concretezza. Le vetrine di Edmondo Cotignoli emanano un senso di autenticità. C’è

un’atmosfera che fluttua tra passato e presente, tra etnico e sartoriale, tra linee architettoniche di oggetti e mobilio di antiquariato che convivono con articoli vari: abiti, bijoux, pezzi d’arredamento e non solo… vassoi, bicchieri e soprammobili, quadri, tessuti, dipinti. Tutto, di raffinata fattezza artigianale. Edmondo ci accoglie raccontandoci che il lavoro è la sua vita: “Ho iniziato questo mestiere nel 1963 per caso e perché, comunque, qualcosa dovevo pur fare

nella mia vita. Dopo una precedente esperienza formativa nel settore a Roma, al mio rientro a Pesaro mi sono mosso verso uno di quei mestieri che si costruisce da soli, per essere interiormente un individuo libero. Oggi il mio giudizio su quello che ho fatto è molto positivo, ho voluto creare qualcosa di particolare e ci sono riuscito. È stato molto faticoso, ma altrettanto bello”. È vero: quello dell’arredatore è un

cità; non cercano un proprio stile. Quando incontro il cliente che si fa consigliare, però, mi diverto e cerco di dare il meglio di me. È molto più stimolante fermarsi a guardare, a studiare i materiali e l’elaborazione, e poi scegliere la singolarità degli arredi o degli oggetti. Ecco il legame che cerco con i miei clienti. E quando questo incontro avviene, il risultato è meraviglioso ed appagante per entrambi”.

mestiere in cui il senso dell’estro,

Edmondo c’è la passione che lo ha

della misura e della creatività si

reso ricercatore della raffinatezza, creatore di ambienti di raro charme e grazia. Di arte si tratta quando, da una bizzarra idea o da uno stravagante pensiero, realizza con abilità un progetto fuori dalle righe, per dare vita ad un nuovo oggetto per l’arredo, unico e individuale ma soprattutto libero. Come libero è Edmondo! E a settembre si chiudono i battenti, dopo quasi 50 anni dedicati ad una professione passata attraverso la pubblicazione di disegni su Vogue, a tanti incontri con persone che gli hanno permesso di coltivare lo stile libero delle sue idee.

distaccano dalla moda commerciale. Lo dice sempre Edmondo: “Mi piace proporre ai clienti cose diverse da quello che ci circonda. La maggior parte delle persone vuole solo quello che presenta la pubbli-

Alla base della capacità artistica di

Settembre rappresenta il coronamento di una vita lavorativa, spesa a consigliare ed esaudire le richieste più raffinate, con la sua filosofia e uno stile inconfondibile. IN

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Comunicare | Urbino

La Città ideale

regina del

Web

testo di Silvia Sinibaldi - foto Luca Toni

Da patrimonio del mondo a luogo multimediale. Una gara su internet per scegliere le località più belle d’Italia porta Urbino tra le prime dieci. Amata per i monumenti, gli eventi e l’atmosfera.

Lo spunto lo ha dato una gara lanciata su internet per i 100 anni della Nivea, che ha indicato ai navigatori 50 località considerate le più belle d’Italia, invitandoli a votare la preferita. Una troupe, preceduta da un grande pallone aerostatico dello stesso colore, ha confezionato un servizio per ognuna delle località in competizione, chiedendo alla gente di spiegare le ragioni per le quali, il loro borgo merita di essere visitato. Per la cronaca Urbino è risultata tra le prime dieci località più cliccate, considerate

vincitrici a pari merito del torneo virtuale: accanto alla città ducale ci sono Amalfi, Orviento, Erice e Tar-

Or siam fermi... Carta oleata, canne di fosso, colla di farina e poi l’ingegno: questa la ricetta per realizzare gli aquiloni e partecipare alla gara tra le contrade sulle balze dei monti delle Cesane, sfidandosi a far salire l’aquilone più in alto di tutti. L’appuntamento è per il primo weekend di settembre. “Or siam fermi, abbiamo in faccia Urbino ventoso: ognuno manda da una balza una cometa per il ciel turchino” scrisse Giovanni Pascoli, in memoria delle gare di aquiloni fatte quando era uno scolaro del Collegio degli Scolopi. A Urbino tutto è poesia.

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quinia. Un evento di marketing che

conferma la popolarità della città ma che, tra le righe, rivela anche le tante percezioni di unicità suscitate da Urbino in chi la conosce. C’è una bellezza monumentale che, nelle parole degli intervistati, percorre la linea ideale che unisce luoghi topici della città: palazzo ducale, i torricini, gli oratori di San Giovanni e San Giuseppe e la casa di Raffaello, “nato qui”, ribadiscono consapevoli e orgogliosi gli urbinati. C’è poi una bellezza delle atmosfere, per cui diventa corale

l’indicazione di un periodo ideale dove viverle: da maggio a ottobre per i colori che la città riflette, per le lunghe ombre, per i toni mutevoli che la luce assume a contatto con i materiali della storia. C’è poi la città degli eventi, delle mostre, delle rievocazioni storiche. Nel cuore degli urbinati c’è soprattutto la Festa degli aquiloni, l’emblema della sfida tra le frazioni, del legame intimo con il passato, dell’ingegno coniugato con la bellezza, dell’ospitalità e della condivisione. Non manca la città del buon cibo nè quella degli universitari. Gli studenti considerano Urbino un luogo accattivante, porterebbero i loro amici sui prati della fortezza Albornoz e certamente ai mitici giovedì degli universitari, riedizioni di quei baccanali che proprio il Rinascimento portò in auge riscoprendo quanto raccontato, per esempio, nelle “Metamorfosi” di Ovidio. Sono indicazioni preziose per chi progetta il pieno compimento della vocazione turistica di Urbino. È molto probabile che quanto compone la memoria e l’amore per Urbino in chi ci abita possa essere il messaggio migliore per chi, invece, la vuole visitare. IN


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Creare | Silvana Sisi

La pittura

dell’

Inconscio

testo di Alberto Berardi - foto Luca Toni

Bocche sensuali e frementi raccontano storie di un’umanità inquieta, avviata verso un futuro dai contorni indefiniti. Sono le vibranti suggestioni dell’artista fanese Silvana Sisi.

“Il cielo induce tristezza, chiuso com’è in una nuvola grigia, che è nebbia ed umidità insieme”. Con queste parole, riferite alla difficoltà di trovare la bella casa sulla collina di Silvana Sisi, il critico Giovanni Faccenda iniziava il suo percorso di scoperta dell’artista. La casa fanese, non quella di Itaparica in Brasile, per raggiungere la quale è necessario impegnarsi in tutt’altro viaggio. Lontano un oceano da quella Milano che appare e scompare nelle sue ultime opere. È come vivere sospesi tra due nature: Silvana Sisi è certamente un’artista e certamente è nata di domenica. Sente e vede cose che noi non vediamo e non sentiamo. Lei non si limita a dipingere, deve dipingere. La spinge una

forza alla quale non può sottrarsi. Dipinge dall’età di otto anni e lo fa come se, senza dipingere, non potesse vivere. Le tele escono dal suo studio, scendono le scale, si arrampicano sulle pareti, occupano le sale al piano terra, debordano, sommergono la sua casa e la sua vita. La sua continua evoluzione, il suo passaggio dalla figura intera al mezzo busto e poi al volto ed infine a quella che appare la fonte di tutti i desideri, la bocca, sono la dimostrazione più evidente che Silvana

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segue un percorso stabilito dall’inconscio. Una bocca rossa che accende i sensi, che freme, una bocca di donna dalla quale si sprigiona la sensualità che gli uomini hanno perduto. Forse è per questo che gli uomini sono progressivamente scomparsi dalle sue opere e, anche la figura femminile intera. Figura svanita in una progressione feticistica. Le bocche delle sue donne non sorridono e gli occhi non piangono. Come se gioia e dolore non esistessero. Come in un vecchio film di Jean Luc Godard, in cui era vietato provare sentimenti. Sisi ha forse intuito il futuro che ci attende? Crediamo proprio di sì, anche se speriamo di no. Ma questo ieri, oggi la vita comunitaria esercita su di lei una nuova attrazione. Ed ecco materializzarsi la grande città, il suo flusso di vita ininterrotto. Un fatto è comunque certo: l’opera di Silvana Sisi si distingue per assoluta originalità nell’amplissimo panorama della pittura contemporanea . Con vi-

brante suggestione ed ardente passione, dipinge ogni giorno come se fosse l’ultimo e ci saluta ogni volta, sorridendo e indicando le figure indistinte che si materializzano nelle sue tele. IN


Dipingere | Luigi Carboni

L’arte come

Conoscenza

testo di Benedetta Andreoli - foto Leo Mattioli

Tra la bellezza dell’esistenza e la malinconia del quotidiano, il pittore Luigi Carboni insegna agli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Urbino a sviluppare un’intensa sensibilità del sentire.

Per l’artista pesarese Luigi Carboni, “l’arte è un desiderio che suscita il piacere nella misura in cui l’anticipa”.

del proprio tempo; l’arte è un atto di conoscenza. La sopravvivenza dell’arte è data dalla sua capacità di trasformarsi e rinnovarsi. In un’epoca in continua trasformazione la carta vincente è sì la forma, i contenuti, ma anche la capacità di giocare d’anticipo nel rendere visibile il mondo”. Lei è anche docente di pittura all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Che consigli dà agli studenti che voglio-

Quando è entrata nella sua vita,

no fare gli artisti per professione?

l’arte?

“Uno studente si deve liberare di tutti i luoghi comuni relativi all’arte e alla figura dell’artista. Deve puntare sul nuovo, escludendo la ripetizione di schemi del passato, capire che l’arte è qualcosa di vivo e che l’artista non è al di fuori del mondo, anzi, è consapevole di quello che lo circonda, che fare l’artista è una professione. L’arte si è sviluppata grazie ad un sapere che

“Non ho mai avuto il tempo di pensarci. Non so esattamente quando è entrata nella mia vita, forse per farla non bisogna pensarci. Un artista fa l’artista per difendere una posizione, indicare un nuovo modo di osservare il mondo, cercando di decifrare e di intercettare lo spirito del tempo. Mi piace moltissimo dipingere, l’urgenza di rendere visibile l’opera è lo stimolo che giustifica l’andare in studio e passarvi tante ore”. Qual è il ruolo dell’artista oggi, nella nostra società?

“L’artista, metafora implicita tra vedente, veggente e visionario, vive l’arte cercando sempre quello che sembra mancare o essersi perso nell’esperienza culturale

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si raccoglie intorno alla sensibilità del sentire, il “sentire con intensità” dell’artista. Sulla base di questa intensità mi auguro che gli studenti sviluppino il proprio lavoro”. Lei vive e ha lo studio a Pesaro. È una città a misura di artista?

“Vivo in provincia, ai confini dell’impero artistico, facendo dell’emarginazione un punto di forza. Lavoro nelle Marche per un atteggiamento devozionale: qui si trova una misura ideale, nell’oscillazione tra il diritto alla felicità e la ricerca dell’inquietudine, tra la bellezza dell’esistenza e la malinconia del quotidiano, tra l’orgoglio della storia e il gusto dell’attualità, tra l’irritazione civile e la calma ritualità, tra l’aspetto metafisico e quello pratico. In questa continua ricerca di un accordo tra felicità e logica, tra intelligenza e fato, trovo le istanze dell’arte e del vivere contemporaneo”. IN

Le opere di Carboni Nel 1988 la Galleria d’Arte Moderna di Bologna acquista una sua opera. Seguono acquisizioni da parte del Museo d’Arte Contemporanea di Milano, Comit per la collezione della Banca Commerciale Italiana, Banca Intesa, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna per Collezione d’Arte del Novecento. Un’opera entra nella collezione della Farnesina (2004), due grandi tele sono acquistate da Banca Unicredit (2005), tre grandi opere sono inserite in comodato nella Collezione dell’Università Commerciale “Luigi Bocconi” di Milano (2011).


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Navigare | Andrea Arras

Volare sulle

Onde

testo Alice Muri - foto Leo Mattioli

La forza del vento e dei muscoli, per imparare il rispetto del mare e delle proprie capacità. È il segreto dell’airflying windsurfing. Come spiega Andrea Arras, responsabile dell’Air Fly Club di Pesaro.

Solidarietà, rispetto dell’ambiente, sano agonismo. Sono i tre valori fondamentali del windsurf, una delle principali specialità veliche ai prossimi giochi olimpici di Londra e uno sport che appassiona moltissimi pesaresi, da sempre amanti del mare e della natura. “I wind surfer nella nostra città sono sicuramente tantissimi”, spiega il responsabile dell’Air Fly Club di Pesaro, Andrea Arras. “Escono in

mare al mattino presto o quando ci sono condizioni meteo sfavorevoli e venti forti, quindi un bagnante o un semplice cittadino fa fatica a vederli in azione e non può rendersi conto di quanti siano

realmente, come possiamo farlo noi addetti ai lavori”. Arras fa poi l’identikit di questi sportivi: “Alla nostra struttura si rivolgono in prevalenza uomini tra i 15 e i 50 anni”. Come si può iniziare a praticare uno sport come questo? “Se si decide di tentare un approccio con il windsurf - prosegue Arras - consiglio di effettuare un corso base con un istruttore o farsi insegnare da qualche esperto le tecniche per muovere i primi passi sulla tavola. In un secondo momento si acquisterà l’attrezzatura per iniziare ad uscire in mare da soli, acquisendo dopo giorno sicurezza e tecniche per ‘volare’ sulle onde.

La storia sulla tavola Se il windsurf appassiona centinaia di pesaresi, non molti conoscono la sua vera storia. Il primo prototipo di tavola appare nel 1935 ma è solo nel 1967 che il windsurf prende la sua forma attuale, per opera dell’ingegnere aerospaziale californiano James Drake. Nel 1971 inizia la produzione di massa grazie ad un imprenditore tessile olandese, passata poi ad un industriale svizzero, che fonda il famoso marchio Mistral. È allora che il windsurf diviene uno degli sport acquatici più famosi.

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A tal proposito la nostra struttura offre a tutti i wind surfer un servizio di deposito tavole e un gazebo dove ricoverare le vele montate dei surf. Garantiamo poi assistenza in mare per i ragazzi che escono con le tavole e qualora dovessero trovarsi in difficoltà, interveniamo. Le richieste al nostro club sono in continuo aumento, a dimostrazione della crescita d’interesse dei pesaresi per questa disciplina”. Poi aggiunge: “ Il windsurf è uno sport pulito, in cui si utilizza la sola forza del vento. Praticandolo s’impara il rispetto per il mare e si prende possesso delle proprie capacità, dato che ci si trova soli, in mezzo alle onde e spesso è necessario superare in solitaria le difficoltà che si presentano. Siamo in una città affacciata sul mare conclude Arras - e io consiglio ai giovani di praticare gli sport acquatici, con un occhio di riguardo per la vela. I giovani spesso snobbano questi sport, ma quando li provano se ne innamorano”. IN


Applaudire | Premio nazionale Bruno Lauzi

Talenti canori alla

Ribalta

testo di Benedetta Andreoli - foto Leo Mattioli

Seconda edizione per il Premio nazionale Bruno Lauzi, organizzato dall’associazione culturale “Appennino” di Piobbico presieduta da Franco Marini, con direzione artistica affidata ad Antonio Topi.

zionale Bruno Lauzi” 2012 è partito il 29 giugno da Fermignano. Quando è nata l’idea di questo concorso per giovani talenti della musica?

Il “Premio nazionale Bruno Lauzi” torna per la seconda estate nelle piazze della provincia per scoprire nuovi talenti canori attraverso serate di selezioni pubbliche e per sensibilizzare contro l’uso di tutte le sostanze che danno dipendenza. “Se butti la droga, 6 stupefacente” è lo slogan ripetuto in ogni tappa del tour che vede esibirsi, accanto ai partecipanti, cantanti affermati. Il premio musicale è organizzato dall’associazione culturale “Appennino”, che ha sede a Piobbico ed è presieduta dal professor Franco Marini; la direzione artistica è di Antonio Topi, cantautore di Fermignano che con Bruno Lauzi ha inciso tre Cd (“Proviamo ancora insieme”, “Un’emozione per te” e “Insieme”) e cantato nei concerti. Il tour del “Premio na-

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“L’idea venne a me e a Bruno Lauzi, un anno prima della sua morte. Lui lo avrebbe voluto dedicare al cantautore genovese Umberto Bindi, che considerava un maestro. Dopo la morte di Bruno, però, ho pensato che fosse più giusto intitolare il concorso a lui. Allora ho chiesto al figlio Maurizio, cosa che ho fatto con il suo consenso”. Bruno Lauzi era legato a questo territorio?

“Molto. Io e lui abbiamo fatto concerti in tutti i comuni di questa provincia. Amava questi luoghi ed era sempre pronto a sostenere le cause sociali”. A chi è rivolto questo concorso?

“Ai giovani tra i 16 ed i 40 anni, perché ci sono cantanti che alla

soglia dei quaranta non hanno ancora avuto l’occasione giusta. Tutti i 200 partecipanti, con canzoni inedite o edite, saranno valutati da una giuria tecnica durante le 24 serate di selezione. Il vincitore si aggiudicherà un contratto di produzione discografica”. Il vincitore della prima edizione del 2011 ha registrato il suo primo Cd?

“L’hanno scorso si è aggiudicato il premio il milanese Roy Paladini. L’associazione ‘Appennino’ gli ha prodotto il Cd contenente quattro brani suoi tra cui ‘Benvenuta’ la canzone con cui ha vinto il concorso, e il video”. Sono confermati gli ospiti musicali dell’anno scorso?

“Sono ancora con noi Marco Ferradini e Gianni Drudi, poi si esibiranno anche i Dik Dik il 22 luglio a Carpegna, e Tullio De Piscopo il 7 ottobre ad Apecchio”. IN

Le tappe del tour Dopo l’esordio da piazza Garibaldi di Fermignano, il tour che vede esibirsi giovani aspiranti cantanti farà tappa in altri undici comuni della provincia di Pesaro e Urbino: Mondavio, Sant’Angelo in Vado, Lunano, Sassocorvaro, Belforte all’Isauro, Acqualagna, Cantiano, Carpegna, Pergola, Gradara, Apecchio. Fuori regione, il tour toccherà Sant’Arcangelo di Romagna, Sassari, Nuoro, Arezzo. La serata finale sarà a Gradara, mentre in ottobre, ad Apecchio, è prevista una serata speciale. www.premionazionalebrunolauzi.it


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