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(Anno XXXIV Nuova serie - Anno 12 n. 5 - Settembre/Ottobre 2013 - Amici di Papa Giovanni - CONTIENE I.R.

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa

Papa Giovanni Santo subito dopo Pasqua

Prima di Roncalli altri Pontefici hanno avuto legami orobici

Israele ricorderà il Papa bergamasco con una seduta parlamentare

Roncalli in Oriente scriveva in dialetto le sue lettere per aggirare le spie

SETTEMBRE - OTTOBRE 2013


Sotto la protezione di Papa Giovanni

RICORDIAMO CHE PER RICEVERE UNO DEI SEGUENTI OMAGGI: CALENDARIO CON LA FOTOGRAFIA DEI BAMBINI, LA PERGAMENA PER IL BATTESIMO, LA PRIMA COMUNIONE, IL MATRIMONIO, E’ NECESSARIO INDICARE L’INDIRIZZO COMPLETO A CUI INVIARLO

La nonna Teresa affida i suoi 7 nipoti Davide, Giorgia, Matteo, Mirko, Giulia, Francesco e Michele alla protezione di Papa Giovanni

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La nonna Giovanna affida alla protezione di Papa Giovanni la nipotina Ludovica

LUDOVICA

Inviate la fotografia dei vostri bambini ad:

via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo


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LA CANONIZZAZIONE DI RONCALLI PREVISTA SUBITO DOPO PASQUA

PRIMA DI RONCALLI ALTRI PAPI HANNO AVUTO LEGAMI OROBICI

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RONCALLI: UN RICORDO CHE È ANCORA VIVO NEL POPOLO FRANCESE

IN BULGARIA SULLE ORME DI PAPA GIOVANNI

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UN CHIERICHETTO: «NEGLI ANNI CINQUANTA ERO ACCANTO A LUI» Papa Giovanni Santo subito dopo Pasqua

Prima di Roncalli altri Pontefici hanno avuto legami orobici

ISRAELE RICORDERÀ RONCALLI IN UNA SEDUTA PARLAMENTARE

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QUANDO IL NUNZIO DIEDE AIUTO AL PRETE FINITO IN MISERIA

(Anno XXXIV Nuova serie - Anno 12 n. 5 - Settembre/Ottobre 2013 - Amici di Papa Giovanni - CONTIENE I.R.

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Israele ricorderà il Papa bergamasco con una seduta parlamentare

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Roncalli in Oriente scriveva in dialetto le sue lettere per aggirare le spie

SETTEMBRE - OTTOBRE 2013

n. 5 bimestrale settembre/ottobre

Direttore responsabile Claudio Gualdi

LETTERE IN DIALETTO SCRITTE DA RONCALLI PER AGGIRARE LE SPIE

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IN UN LIBRICINO LE PREGHIERE E I RITRATTI DI PAPA GIOVANNI

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SOTTO IL MONTE: CITTADINANZA ONORARIA CONFERITA A OLMI

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EDITRICE BERGAMASCA ISTITUTO EDITORIALE JOANNES Anno XXXIV Direzione e Redazione via Madonna della Neve, 26/24 24121 Bergamo Tel. 035 3591 011 Fax 035 3591117 Redazione: mons. Gianni Carzaniga mons. Marino Bertocchi don Oliviero Giuliani Claudio Gualdi Pietro Vermigli Giulia Cortinovis Marta Gritti Vincenzo Andraous padre Antonino Tagliabue Luna Gualdi Coordinamento redazionale: Francesco Lamberini

Fotografie: Archivio del Seminario Vescovile di Bergamo, Archivio “Amici di Papa Giovanni”, Archivio “Fondazione Beato Papa Giovanni XXIII”

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AVVENIMENTI

LA CANONIZZAZIONE DI RONCALLI PREVISTA SUBITO DOPO PASQUA La data più probabile, ufficializzata a breve, potrebbe essere domenica 27 aprile 2014

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ommozione ed entusiasmo hanno accolto in ogni latitudine la notizia che Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II saranno Santi insieme. Ad annunciare l’attesa notizia è stato il 5 luglio Papa Francesco, subito dopo la firma del decreto da parte dello stesso Pontefice. Nel precedente numero del nostro bimestrale abbiamo riportato le prime reazioni cariche di gioia, contrassegnate da interviste ed iniziative. Un entusiasmo che nel frattempo non solo non si è spento ma è continuato a dilagare e a crescere un po’ ovunque, specie nella Bergamasca e a Sotto il Monte, paese natale di Roncalli. Mentre si moltiplicano le iniziative ed altre ce ne

saranno prossimamente, è tempo di guardare a questo grande appuntamento. Inizialmente si era parlato della data dell’8 dicembre come la più probabile. In realtà il giorno della canonizzazione di Papa Roncalli e Papa Wojtyla verrà ufficializzato solo a breve, nel Concistoro del 30 settembre. Ma appare improbabile che l’evento possa avvenire prima della fine dell’anno. La data la riporteremo nel prossimo numero insieme ai preparativi che contrassegneranno questa scadenza. Nel frattempo il prefetto della Congregazione per le cause dei santi, il cardinale Angelo Amato, ha confermato che ci vorrà ancora qualche mese, dunque fino al 2014, per vedere salire agli onori degli altari Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Due processi che comunque continuano a viaggiare parallelamente. La data che attualmente appare la più probabile per la canonizzazione è quella del 27 aprile 2014, ovvero la prima domenica dopo Pasqua e soprattutto la Festa della Divina Misericordia, tanto cara a Karol Wojtyla. L’anticipazione l’ha lasciata intuire lo stesso Papa Francesco che ha escluso l’ipotesi dell’8 dicembre durante una conversazione avuta di recente con i giornalisti. Ha escluso questa data poiché in quel periodo molte strade potrebbero rivelarsi ghiacciate e di conseguenza creare un problema ai polacchi, che sono poveri e dunque dovranno utilizzare dei pullman per viaggiare invece del più comodo aereo. Bergoglio ha colto l’occasione dell’incontro avuto con i giornalisti per spiegare chi è per lui Giovanni XXIII. Ha detto: «E’ un po’ la figura del prete di campagna, che ama ognuno dei suoi fedeli e questo lo ha fatto anche da vescovo e come nunzio: pensate ai tanti certificati di Battesimo falsi che ha fatto per salvare gli ebrei quando era in Turchia». Ha sottolineato inoltre che «aveva un grande senso dell’umorismo» e ha ammesso che «da nunzio c’era chi in Vaticano non gli voleva molto bene e quando veniva

Papa Giovanni durante una sua pubblica apparizione

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a Roma lo facevano aspettare a lungo». Ma Roncalli, ha aggiunto Papa Francesco, non se ne dava pena: «Non si è mai lamentato, recitava il Rosario, pregava il breviario. Era un mite». Poi ha raccontato di un colloquio avvenuto tra Roncalli e monsignor Agostino Casaroli che diventerà, con Wojtyla, Segretario di Stato e già allora svolgeva delicate missioni diplomatiche oltrecortina: «Venti giorni prima che morisse Roncalli, Casaroli era andato da lui per spiegargli come era andata una missione in un Paese dell’Est. Prima che se ne andasse il Papa gli chiese: “Lei continua ad andare a trovare i giovani carcerati?”. Casaroli rispose di sì: “Non li abbandoni mai!” gli disse. E questo lo diceva a un diplomatico che era andato a riferirgli la sua missione. Papa Giovanni XXIII è stato un grande». «Infine – ha proseguito Papa Bergoglio – ha indetto il Concilio. Pio XII pensava di farlo, ma le circostanze non erano ancora mature. Papa Giovanni non ha pensato alle circostanze, ma ha seguito lo Spirito». Ha inoltre parlato più brevemente di Wojtyla, definendolo «un grande missionario della Chiesa»: «Andava, sentiva questo fuoco, è stato un San Paolo». Per cui «canonizzarli insieme è un messaggio alla Chiesa». Naturalmente la notizia della doppia canonizzazione non ha lasciato indifferente l’arcivescovo Loris Francesco Capovilla, segretario di Papa Giovanni XXIII. Capovilla ha 98 anni e vive a Ca’ Maitino, frazione di Sotto il Monte, nella casa-museo dove il cardinal Roncalli trascorreva le sue vacanze estive. «E’ un momento di gioia, è naturale – ha detto – visto che ho dedicato tutta la mia vita a Papa Giovanni». Gli è stato poi chiesto cosa vorrebbe Roncalli in questo momento e lui ha risposto: «Che seguiamo il suo esempio. Forse non sempre la sua terra, quella bergamasca, è stata coerente rispetto al suo esempio, in questi ultimi anni. Papa Giovanni è un Pontefice che ha spalancato le braccia, che è andato verso gli ultimi. Diverse scelte degli ultimi anni, a livello nazionale e locale, non sono andate in questa direzione». Riguardo alla notizia sulla canonizzazione Capovilla ha sottolineato: «Ci speravo. Sono contento per il riconoscimento avuto nei confronti di Papa Giovanni e di Papa Giovanni Paolo II. Sarei stato felice se ci fosse stato anche Paolo VI, un uomo meno popolare, ma un grande uomo, un grande Papa, un vescovo che Papa

Papa Wojtyla risponde al saluto dei fedeli

Giovanni stimava in maniera intensa». «Credo che Papa Giovanni – ha poi concluso l’arcivescovo – più che di feste abbia bisogno di fatti, di opere, di scelte altruistiche. Anche dove i problemi non sono certo di facile soluzione, anche nella complessità di questioni come quella della migrazione, della crisi generale che il nostro Paese sta vivendo. Ecco, penso a un impegno, a una ripresa degli aspetti fondamentali della vita, più scuola, più cultura, consapevolezza». Sulla canonizzazione per decreto anche monsignor Gianni Carzaniga ha espresso una sua riflessione. «Vi si ricorre – ha detto – quando manca il secondo miracolo ma la santità di vita è manifesta. Roncalli lavorò sempre fuori dalla parrocchia, eppure il suo senso pastorale è spiccatissimo ed è per me l’eredità che sento più vicina, il suo essere prete in mezzo alla gente con una profonda ed essenziale spiritualità che l’ha sostenuto nelle situazioni difficili». «La canonizzazione – ha aggiunto – forse farà riemergere tutta la sua statura, ridotta frettolosamente al “Papa buono”. Ma nessuno fa diventare Pontefice un uomo che non è capace di farlo. L’affidarsi per fede non è mai stato disgiunto da una profonda intelligenza degli uomini e delle situazioni con una capacità diplomatica che lo rese un ottimo, ancorché atipico, uomo di Curia capace di assumersi responsabilità nei momenti decisivi». Francesco Lamberini 5


PERSONAGGI

PRIMA DI RONCALLI ALTRI PAPI HANNO AVUTO LEGAMI OROBICI Tra le pieghe degli archivi emergono indizi e curiosità riguardanti i suoi predecessori

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iù che «anticamera del Vaticano», Bergamo dovrebbe chiamarsi «culla dei Pontefici». Così inizia l’articolo di Emanuele Roncalli, pronipote del Papa bergamasco proposto qualche mese fa sul quotidiano L’Eco di Bergamo. Il servizio in questione così prosegue. Tra le pieghe del remoto passato della Chiesa si nascondono indizi che ribalterebbero la prima sbrigativa definizione a favore della seconda, più aderente alle antiche pagine custodite nella Biblioteca Vaticana, che narrano di conclavi ed elezioni di Pontefici. Ancora oggi la Terra bergamasca si vanta di aver dato i natali a un unico e solo Papa: Giovanni XXIII. E’ storia del secolo scorso, ma sembra ieri, tanto che persino le nuove generazioni hanno già imparato il

discorso alla luna che si concludeva con l’invito ad andare a casa e dare una carezza ai bambini. Al Comune di Sotto il Monte spetterebbe dunque l’indiscusso primato di essere la piccola patria dell’unico bergamasco che ha potuto definirsi successore di Pietro. In realtà questa superiorità scricchiola alla rilettura di notizie anagrafiche tratte dagli archivi orobici. Questo è quanto è emerso spulciando documenti e biografie riguardanti alcuni personaggi del passato. Innocenzo XI «Ci sono anch’io», sembra dire il Pontefice scolpito – nella posa di alzare l’indice – nel grandioso monumento funebre a lui dedicato in San Pietro. Lui è Innocenzo XI – al secolo Benedetto Odescalchi –, Papa comasco certo, ma con metà sangue bergamasco. L’atto di battesimo del 1611 lo ricorda: «Appena scoccata l’ora quarta della notte precedente il 19 maggio venne nel corso di questa vita il figlio dei nobili Livio Odescalchi mercante e Paola Castelli da Gandino, borgo del Bergamasco». Padre Donato Calvi non lo dimentica nelle sue Effemeridi, perché Innocenzo XI «trasse sì l’origine paterna da Como essendo figlio del sig. Luigi Odescalchi, ma la madre che lo partorì e diede con il latte le prime educazioni fu da Gandino insigne luogo della nostra patria della cospicua famiglia Castelli, figlia di Nicolò Castelli e Giulia Giovanelli, ed essa fu chiamata Paola». Nessuna contesa o rivendicazione si vuole fare con i lariani. Che di querelle nel recente passato ne hanno già aperta una: quella attorno alle spoglie del «loro» Papa, sfrattato dalla tomba sotto l’altare di San Sebastiano per far posto all’urna di Giovanni Paolo II. Innocenzo XI è stato così traslato sotto l’altare della Trasfigurazione. La nuova collocazione non è piaciuta

Papa Giovanni fotografato mentre legge dei documenti nei giardini vaticani

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a taluni, ma è tutt’altro che penalizzante e defilata, di fronte proprio al suo monumento realizzato nel 1700 da Pietro Stefano Mannot, su ordine del nipote Livio Odescalchi, ed esattamente a lato della tomba di Giovanni XXIII (altare di San Gerolamo). Le urne dei due Papi bergamaschi sono dunque una vicina all’altra, davanti all’altare della Confessione. Giovanni XVIII Se su Innocenzo XI vi sono atti indiscutibili sull’origine materna bergamasca, più complessa appare invece la tesi che vorrebbe Giovanni XVIII (Giovanni Fasano) di stirpe orobica vicino alla casata dei Carminati, una delle più potenti della Val Brembilla. Le notizie più remote della famiglia provengono proprio da un «Breve» (6 gennaio 1006) di Giovanni XVIII diretto a Pietro Carminati, con il quale si concedeva a Giacomo suo figlio, Canonico, la possibilità di successione al vescovado di Bergamo, aggiungendo allo stesso Pietro il titolo di cavaliere e conte da poter tramandare alla famiglia, «pel valore dimostrato contro i nemici della fede di Cristo ed ampliazione della stessa». Il Breve si conclude con l’affermazione del Pontefice che qui si dichiara appartenente a quella stirpe («concedemus ed mandamus per praesentes ad hanc Propaginem tuam ex ipsa originem traxsimus»). E fu ancora una volta Padre Donato Calvi a rendere pubblico quel Breve sottolineando che «Giovanni XVIII nacque a Roma ma la patria fu Brembilla, località del Bergamasco, e la famiglia de Carminati». Lo storiografo bergomense, agostiniano, che si firmava con lo pseudonimo «Ansioso» si spinge a dire che anche Innocenzo IX era «oriondo da Bergamo» e che Pio IV ebbe origini «da Ruspino terra della Valle Brembana», la famiglia Medici è infatti di questa zona, ma sono labili indizi. Rimanendo nelle valli, vi sono anche altri luoghi carichi di suggestione che rimandano a prìncipi della Chiesa e Pontefici. E’ il caso ad esempio di Bedulita, sempre in provincia di Bergamo. In località Cà Personeni c’è una splendida dimora signorile risalente forse al Quattrocento: in questo palazzo nacque Aurelio Personeni (poi trasferitosi a Ca’ Passero di Berbenno), marito di Giulia Aldobrandini, sorella di Papa Clemente VIII. Non per nulla viene chiamato

Papa Innocenzo XI

«il Vaticano della Valle Imagna». Dall’unione fra Aurelio e Giulia nacque Cinzio, divenuto cardinale quando lo zio Aldobrandini fu eletto Papa. Nipote del cardinale Cinzio Personeni Aldobrandini fu anche il ven. Francesco Passero, nato a Berbenno (Bergamo) nel 1536, il cui direttore spirituale fu San Filippo Neri. Morì in odore di santità nel 1626. E come poteva non esserlo. Buon sangue non mente.

Una veduta di San Pietro

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R ICONOSCIMENTI

ISRAELE RICORDERÀ RONCALLI IN UNA SEDUTA PARLAMENTARE L’evento a fine ottobre. Medaglia a Capovilla dalla Fondazione «Raoul Wallenberg»

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fine ottobre una sessione speciale della Knesset, il Parlamento israeliano, sarà dedicata al ricordo di Papa Giovanni XXIII. Inoltre, la Fondazione internazionale «Raoul Wallenberg» ha consegnato una documentazione storica affinché Papa Roncalli sia proclamato «Giusto fra le nazioni», titolo assegnato ai non ebrei che si sono distinti nel salvare gli ebrei durante gli orrori del nazismo. Lo ha annunciato, lo scorso giugno nella Casa del pellegrino a Sotto il Monte, Eduardo Eurnekian, presidente della Fondazione, durante la cerimonia di consegna di una medaglia speciale all’arcivescovo Loris Francesco Capovilla, già segretario particolare del Beato Papa Giovanni, con questa motivazione: «Per la sua vita dedicata a promuovere, tramandare e divulgare la memoria di Angelo Giuseppe Roncalli, divenuto Papa con il nome di Giovanni XXIII. Cinquant’anni di puro servizio e fedeltà». Il tutto è stato presentato su L’Eco di Bergamo attraverso un articolo a firma di Carmel Epis. Fra gli applausi, monsignor Capovilla ha stretto

al petto la medaglia della Fondazione, che è una organizzazione non governativa fondata da Baruch Tenembaum, presente all’incontro, e dall’ex membro del Congresso degli Stati Uniti Tom Lantos, con il fine di sviluppare progetti che promuovano i valori di solidarietà e coraggio civico che hanno animato l’opera dei salvatori della Shoah. «Porte aperte agli ebrei» A fare gli onori di casa il parroco monsignor Claudio Dolcini, che ha letto un messaggio del rettore dell’università Stefano Paleari, e il sindaco Eugenio Bolognini. «Lei ha accompagnato Papa Giovanni XXIII, una delle personalità più importanti del XX secolo – ha detto Eurnekian, parlando in spagnolo con traduzione simultanea –. Come delegato apostolico in Turchia, Roncalli è stato uno dei grandi salvatori di ebrei dal mostruoso regime nazista. Le sue porte erano sempre aperte agli ebrei, che trovarono in lui un vero amico e salvatore». Eurnekian ha ricordato altri interventi di Papa Roncalli, come l’appoggio alla Risoluzione 181 dell’Onu sulla costituzione dello Stato di Israele e l’aver tolto il termine «perfidi ebrei» dalla liturgia del Venerdì Santo. «Monsignor Capovilla, lei è stato segretario, amico e confidente di Papa Giovanni. Non siete mai stati indifferenti di fronte al male. Con affetto e riconoscenza le consegniamo questa medaglia». «Un piccolo cronista» «La accetto in nome di Papa Giovanni – ha risposto commosso Capovilla, che compirà 98 anni a ottobre – perché io sono soltanto un piccolo cronista e un umile testimone». Poi ha ricordato sia gli incontri di Papa Giovanni con illustri ebrei, come il padre di Anna Frank e Jules Isaac, promotore dell’amicizia

Un momento della cerimonia di consegna della medaglia

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fra ebrei e cristiani, sia la telefonata ricevuta da Papa Francesco. «Sono addolorato – ha proseguito Capovilla – per le tante cose che non vanno bene in Italia. L’umanità non è fatta di cattivi, tutti possono essere uomini di buona volontà e curare il mandorlo fiorito di speranza e pace. Gesù, figlio di Israele, ci invita a testimoniare il Vangelo, cioè la buona notizia, non la catastrofe o il pessimismo». Fra i presenti c’erano Marco Roncalli, presidente della Fondazione Papa Giovanni XXIII, e Massimo Fabretti, direttore dell’Ente Bergamaschi nel mondo. Questo un breve profilo del premiato. L’arcivescovo Capovilla è nato il 14 ottobre 1915 a Pontelongo (Padova). La famiglia si trasferì poi a Mestre. Ordinato sacerdote il 23 maggio 1940 dal patriarca di Venezia cardinale Adeodato Giovanni Piazza, iniziò il suo ministero come cappellano militare nell’aviazione durante la guerra. Dopo l’8 settembre collaborò con la Resistenza. Quindi gli impegni in parrocchia, curia, scuola, Azione cattolica, Onarmo (Opera nazionale assistenza religiosa e morale degli operai), carcere minorile e ospedali. E’ stato anche corrispondente di periodici cattolici e commentatore del Vangelo dai microfoni della Rai di Venezia. Nel 1949 il patriarca Carlo Agostini lo nominò direttore del settimanale diocesano «La voce di San Marco», diventando anche redattore della pagina veneziana de «L’Avvenire d’Italia». Il 10 settembre del 1950 Capovilla incontrò a Venezia per la prima volta Angelo Giuseppe Roncalli, allora nunzio in Francia. Insieme al vicario capitolare, nel febbraio 1953 nella nunziatura parigina incontrò nuovamente Roncalli dopo la nomina a patriarca di Venezia. E dal cardinale Roncalli fu scelto come segretario, incarico che

L’arcivescovo Loris Francesco Capovilla

è proseguito anche durante il pontificato (1958-‘63). Dal 1963 al 1967 monsignor Capovilla è stato perito conciliare per volere di Paolo VI. Lo stesso Papa, il 26 giugno 1967, lo ha nomina arcivescovo di Chieti-Vasto e il 25 settembre 1971 prelato di Loreto, nelle Marche, dove è rimasto fino al 10 dicembre 1988, quando si è ritirato per andare a risiedere a Sotto il Monte, continuando però ad essere custode fedele dell’eredità storica e spirituale del Beato Papa Giovanni.

Venezia-Sotto il Monte nel segno di Papa Roncalli Sono giunti lo scorso 25 agosto a Sotto il Monte i 33 tedofori provenienti da Venezia con gli accompagnatori del gruppo podistico Avis-Aido di Grumello (Bergamo) e la fiaccola della «Terza camminata del ricordo». Con questa

iniziativa gli avisini hanno voluto ricordare una serie di anniversari legati a Roncalli. I tedofori sono partiti qualche giorno prima da Venezia dove c’è stata la cerimonia dell’accensione. La carovana era composta da 33 podisti, 17 autisti

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e due volontari dell’associazione carabinieri in congedo. La fiaccolata si è fermata in 22 località del Veneto e della Lombardia sul sagrato delle chiese. L’evento è stato chiuso da una messa di ringraziamento.


A V V ENIMENTI

«RONCALLI? IL SUO RICORDO È ANCORA VIVO NEI FRANCESI» Inaugurato nella sede apostolica parigina un busto in bronzo di Papa Giovanni XXIII

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a Francia ha voluto rendere omaggio e al tempo stesso ricordare il suo nunzio Roncalli con un busto a lui dedicato. L’evento è stato raccontato su L’Eco di Bergamo da Emanuele Roncalli attraverso un articolo da lui firmato che riproponiamo ai nostri lettori. «Jamais oublié, jamais oublié». Un anziano che affolla la sala dei ricevimenti della Nunziatura apostolica a Parigi, lo ripete con enfasi: «Roncalli? Non l’abbiamo mai dimenticato». E’ qui, nella storica sede in avenue du Président Wilson al numero 10 che sono convenuti nello scorso luglio autorità ecclesiastiche, diplomatici di mezzo mondo, ministri, in occasione dello scoprimento di una scultura dedicata a Giovanni XXIII, che qui fu nunzio dal 1944 al 1953. Una circostanza che – accompagnata dal valore artistico e simbolico – ha fatto da richiamo per numerosi ospiti, un appuntamento per taluni da non perdere, per rinverdire la memoria di Papa Roncalli, ma soprattutto per ricordarne la sua attività di

diplomatico. Non a caso, fra coloro che hanno voluto rispondere all’invito del nunzio monsignor Luigi Ventura, bresciano di Borgosatollo, oltre al cardinale André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale francese, anche il ministro degli Interni francese Manuel Valls. Con costoro, una delegazione bergamasca della quale hanno fatto parte monsignor Gaetano Bonicelli, arcivescovo emerito, Beltramino Roncalli, nipote di Giovanni XXIII, Franco Ghilardi ed Emanuele Motta. Proprio i bergamaschi sono rimasti stupiti e meravigliati per l’accoglienza, ed hanno espresso particolare ammirazione per la partecipazione così nutrita e qualificata alla giornata di tributo al nunzio bergamasco. Una lunga fila di ospiti e diplomatici in servizio a Parigi ha salutato – uno ad uno – il nunzio mons. Ventura nella stanza adornata dai ritratti di Giovanni XXIII e Papa Francesco. Alle parole del nunzio che ha sottolineato l’importanza dell’attività di Roncalli in un periodo storico particolarmente delicato, ha fatto eco l’intervento del ministro degli Interni Valls, che ha saputo toccare le corde del cuore dei presenti. «Roncalli – ha esordito l’esponente del Governo – ha sempre avuto un grande amore per il nostro Paese e la sua gente. Tutti ne hanno apprezzato il senso di alto diplomatico. Ha saputo suscitare ammirazione e simpatia sia nei potenti, sia nelle persone comuni». «Di lui – ha continuato Valls – tutti ricordano il Concilio Vaticano II, l’aggiornamento voluto nella Chiesa, ma noi ricordiamo anche il suo impegno pastorale in Francia e verso la scuola teologica francese». Valls ha poi evidenziato il ruolo di Roncalli rapportato agli esponenti politici, fra i quali il pre-

Il busto di Papa Giovanni inaugurato nella sede della nunziatura di Francia

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sidente Auriol che fra l’altro gli impose la berretta cardinalizia prima della partenza verso il Patriarcato di Venezia. Lo scoprimento del busto di Papa Giovanni da parte delle autorità convenute ha rappresentato l’ultimo atto della cerimonia, alla quale ha fra gli altri preso parte l’ex presidente della Repubblica Valéry Giscard d’Estaing. La scultura di Papa Roncalli è opera dell’artista Carlo Balljana di Treviso. Il supporto ligneo è stato realizzato dalla falegnameria Giorgio Grigis di Almé (in provincia di Bergamo), autentica scuola artigiana, esperta nell’intaglio che ha pure eseguito lo stemma papale, su indicazione di Franco Ghilardi. Nella sede apostolica parigina ci sono anche altre testimonianze che ricordano la presenza e l’attività diplomatica di Roncalli. Oltre alla galleria di ritratti e dei documenti conservati negli archivi, non vanno dimenticati gli interventi del nunzio bergamasco per ammodernare e abbellire la nunziatura, non da ultimo l’affresco del bergamasco Pietro Servalli, originario di Gandino (Bergamo), realizzato per una sala dell’edificio (vedi articolo sotto). Il Palazzo in avenue du Président Wilson 10 è ancora oggi quello di sessant’anni fa, con la grande cancellata nera all’ingresso, la bandiera vaticana al vento e lo stemma pontificio sul fronte di un balcone, da dove il 12 settembre 2008 papa Benedetto XVI si affacciò per un saluto – in occasione del viaggio per il 150° anniversario delle Apparizioni di Lourdes – che si concluse con l’invito alla celebrazione eucaristica che si sarebbe celebrata l’indomani sull’Esplanade des Invalides. L’interno della rappresentanza della Santa Sede svela vetrate artistiche in stile Liberty, un grande scalone in legno intarsiato, alcune stanze di ricevimento e ai piani superiori lo studio e le stanze per alcuni ospiti ecclesiastici. Nessun eccesso di sontuosità, ma una sede semplice e al tempo stesso solenne, rimasta immutata nei decenni. Così come voleva quel nunzio che sarebbe diventato Papa. L’affresco del pittore Carlo Servalli (1883-1973) è stato realizzato nel 1949 sulla volta della sala maggiore, poi trasformata in cappella. Fu proprio il nunzio Roncalli a chiedere al concittadino di or-

Il nunzio mons. Luigi Ventura riceve i diplomatici sotto il ritratto di Roncalli

nare il soffitto della sala in occasione del giubileo sacerdotale di Pio XII. Lo testimonia una lettera scritta da mons. Roncalli al Sostituto della Segreteria di Stato, mons. Giovanni Battista Montini dove fra l’altro si legge: «Qualcosa di insolito mi è pur caro in questa circostanza di offrire al Santo Padre un piccolo dono ancora cosparso della luce del giubileo sacerdotale. Fra le cure della nostra missione diplomatica parmi non si debba negligere la conservazione ed il decoro della residenza del rappresentante della Santa Sede, che è poi nella capitale delle nazioni, la casa del Papa. Ciò che per altro mi sorprese, appena la vidi, fu lo squallore della sala da pranzo. Ed ecco che lo scorso anno, 1949, il passaggio a Parigi di un eccellente pittore bergamasco (Pietro Servalli ndr.) mi suggerì l’idea di ornare la volta della sala maggiore». Nella stessa missiva il nunzio offre poi una dettagliata descrizione dell’affresco. Roncalli e Servalli si conobbero da giovani e si incontrarono a più riprese, oltre che nella sede di Parigi anche nel Patriarcato di Venezia. 11


ITINER A R I

PELLEGRINAGGIO IN BULGARIA SULLE ORME DI PAPA GIOVANNI I preti bergamaschi hanno fatto visita ai luoghi dove Roncalli ha vissuto dieci anni

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l vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, ha guidato in primavera il pellegrinaggio di una trentina di sacerdoti in Bulgaria, nei luoghi, e in particolare nella nunziatura, dove Roncalli ha vissuto dieci anni. Su questa iniziativa riportiamo un servizio pubblicato su L’Eco di Bergamo a firma di Paolo Aresi. «Ecco, questa è la macchina per scrivere che utilizzava monsignor Roncalli», il nunzio apostolico sorride nello studio della nunziatura dove lavorò il futuro Giovanni XXIII negli ultimi due anni della sua permanenza in Bulgaria. Monsignor Janusz Bolonek viene da Lodz, in Polonia, ma parla molto bene l’italiano. Naturalmente la sua pronuncia richiama quella di Karol Woitjla. Il nunzio apostolico a Sofia ha accolto i preti bergamaschi lo scorso 8 aprile, sotto un cielo grigio e freddo e sotto una pioggia sottile. I preti bergamaschi guidati dal vescovo Francesco

Beschi sono arrivati qui in pellegrinaggio, sulle orme di Papa Giovanni, per dieci anni visitatore apostolico, inviato dalla Santa Sede in Bulgaria. Prima una breve visita alla città che porta ancora in maniera evidente i segni del socialismo reale, ma anche di un’oppressione secolare, cinque secoli di dominio turco, poi una breve stagione di libertà, un piccolo rinascimento, fino alla Seconda guerra mondiale, alla «colonizzazione» sovietica comunista. Di nuovo persecuzioni contro i cristiani, ortodossi o cattolici che fossero. Nel 1952 venne fucilato il vescovo Eugenio Bosilkov che aveva ben conosciuto Papa Giovanni. I trenta sacerdoti bergamaschi si sono recati nella cattedrale dedicata a San Giuseppe, chiesa dove sovente andava a pregare monsignor Roncalli. La chiesa di quegli anni venne distrutta durante la guerra, è stata ricostruita soltanto di recente. Una chiesa moderna, bianca, dalle finestre con i vetri colorati di giallo e di arancio. All’esterno, accanto all’ingresso, la statua di Papa Giovanni. Don Ezio Bolis, direttore della Fondazione Papa Giovanni, ha spiegato che Roncalli arrivò in Bulgaria per un viaggio che doveva durare pochi mesi, per cercare di riconciliare divisioni all’interno del piccolo mondo cattolico: «Roncalli arrivò con l’Orient Express alla stazione di Sofia, ad attenderlo c’era soltanto un giovane prete. Roncalli non conosceva la lingua, non aveva un posto dove andare. Il giovane don Stefano lo invitò a restare per qualche giorno dai Passionisti, misero una brandina in corridoio. Doveva restare a Sofia per pochi mesi, ci rimase per dieci anni, e portò sempre la Bulgaria nel cuore». Roncalli si adattò di buon grado. I preti bergamaschi hanno visitato la cattedrale ortodossa di Sofia, poi la chiesa paleocristiana di San Giorgio. Chiese dove prevale l’ombra, dove le pa-

I sacerdoti bergamaschi nell’ex studio di Roncalli e in primo piano la sua macchina per scrivere

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itin erar i

reti sono dipinte con scene evangeliche, dove ogni fedele che entra accende una candela. Il fumo non preoccupa. Il presbiterio è diviso dalla parte destinata ai fedeli, protetto da una barriera di legno, con diverse immagini dipinte, l’iconostasi. Qui in Bulgaria i cattolici sono una esigua minoranza, si tratta in totale di 60 mila fedeli su sette milioni e mezzo di abitanti, divisi in tre diocesi, due di rito latino, una di rito greco-bizantino. Poi la Messa in nunziatura, dove tutto parla di Papa Giovanni. L’accoglienza signorile e affettuosa del nunzio che si è rivolto al vescovo Francesco e ai preti pellegrini, ha detto: «Siamo in questa casa che monsignor Roncalli comprò nel 1932 da una famiglia di ebrei che partiva per la Palestina. I comunisti la requisirono, siamo tornati qui dopo la fine del regime, dopo anni durissimi. In questa casa avevano alloggiato la sede di un giornale comunista, un periodico che aveva per titolo “Lo Sguardo”. Vi chiediamo di pregare per noi perché questo anno della fede porti frutto anche in Bulgaria. Sappiamo che siete qui per celebrare i cinquant’anni della morte di Papa Giovanni. A noi piace pensare di celebrare la pubblicazione dell’enciclica Pacem in Terris, esattamente l’11 aprile di cinquant’anni fa». Il vescovo Francesco ha ringraziato, ha fatto omaggio di un libro su Papa Giovanni e di una reliquia del beato bergamasco. E’ rimasto comunque colpito da questa realtà, come tutti i preti partecipanti al questo pellegrinaggio. Ha detto parlando sul pullman, fra il monastero di Rila e la chiesa di Sofia: «Posso dire che è stato un viaggio di scoperta. Scoperta di un tratto fondamentale, e poco conosciuto, della vita di Roncalli: ben dieci anni della sua vita. E scoperta di questa cultura, di questa arte, di questo popolo bulgaro di cui noi conosciamo poco. E’ stata una conoscenza sorprendente e progressiva, un avvicinarsi alla storia di Angelo Roncalli, un percorso illuminante che è decisivo per capire le scelte di Papa Giovanni. Qui ha trascorso dieci anni forti, impegnati, immerso in questo mondo ortodosso, in parte anche musulmano, con usi, tradizioni così lontani da noi. E’ un’esperienza che lo ha segnato in profondità nel rapporto con le altre culture, altre religioni, ma anche con l’ateismo. Una storia che

La visita nella chiesa del Beato Papa Giovanni consacrata nel 2005 a Sofia

illumina e che chiarisce gli atteggiamenti del Papa e la sua scelta di indire il Concilio ecumenico. E poi questo pellegrinaggio ci ha rivelato un modo di essere cattolici quando si è un’esigua minoranza. Qui i cattolici sono sessantamila, l’un per cento della popolazione. Eppure questi cattolici riescono a essere significativi, resistono nei decenni e portano avanti una loro precisa identità pur nelle difficoltà. Che nel periodo comunista furono realmente terribili. Ma questo incontro, questo pellegrinaggio fa ancora una volta considerare il nostro atteggiamento nei riguardi delle Chiese di minoranza nella nostra città. Abbiamo compreso meglio che cosa significhi essere in minoranza, essere uno sparuto gruppo. E questo ci fa pensare, suggerisce l’importanza di coltivare rapporti buoni e stretti con queste Chiese, con queste persone».

I sacerdoti bergamaschi in Bulgaria presso il monastero ortodosso di Rila

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P ER S ONAGGI

QUANDO IL NUNZIO DIEDE AIUTO AL SACERDOTE FINITO IN MISERIA In Bulgaria si comportò da padre verso un prete ribelle che fu sospeso dal suo vescovo

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ome appendice al pellegrinaggio dei sacerdoti bergamaschi, guidato dal vescovo Francesco Beschi, L’Eeco di Bergamo ha pubblicato anche questo interessante articolo, sempre a firma di Paolo Aresi. Da sottolineare che quando Roncalli arrivò a Sofia nel 1925 aveva 44 anni e sulle prime sembrava essere una destinazione di pochi mesi. Invece ci restò per dieci anni. Durante il pellegrinaggio è stata visitata anche la città di Veliko Turnovo dove abitava un prete che rappresentò un caso emblematico per Papa Giovanni. Si chiamava don Carlo Raevv ed era un prete difficile, un prete ribelle che venne sospeso dal suo vescovo. Le lettere e la vicenda sono state riscoperte da padre Paolo Cortesi, il Passionista bergamasco che dal 2010 si trova come missionario a Belene. Ha detto don Ezio Bolis, direttore della Fondazione Papa Giovanni: «Roncalli seguì la vicenda con

grande attenzione, incontrò il vescovo, incontrò il parroco difficile. Emerse tutto il carattere e la capacità di Roncalli, il suo atteggiamento da padre, da vero pastore. Non nascose gli sbagli di don Raevv, ma mise in evidenza anche la freddezza, la scarsa capacità di comprensione del vescovo. La mancanza di tenerezza. E non esitò quando per risollevare don Raevv dalla situazione di miseria in cui si trovava decise che lo avrebbe sostenuto di tasca sua». I pellegrini guidati dal vescovo Francesco hanno pregato nella parrocchia di Veliko Turnovo dove don Raevv passò tanto tempo e dove Roncalli si arrampicò a dorso di mulo. Ha detto il vescovo Beschi parlando nella minuscola chiesa di Turnovo: «Questi giorni hanno fatto crescere in me il bisogno di approfondire la storia di Papa Giovanni, di andare al di là della sua immagine. Queste giornate mi hanno avvicinato molto a lui, al suo impegno, al suo stile, al suo continuo viaggiare per incontrare le persone, per affrontare i problemi. Abbiamo imparato che cosa era la sua “diplomazia pastorale”, il suo affrontare i problemi con senso di paternità, di dolcezza. Abbiamo incontrato la realtà di questa terra, delle sue sofferenze, del dolore portato dall’oppressione comunista. E viene da riflettere sull’abuso di atteggiamenti e parole aggressive che si fa nel nostro Paese. Occorre invece rispetto e confrontarsi con queste realtà, con queste persone che la guerra, l’oppressione, le bastonate le hanno sofferte davvero. E recuperare il senso fondamentale del rispetto umano». Il parroco di Turnovo, don Strahil Kavalenov, dopo aver ringraziato il vescovo Francesco e i preti bergamaschi, li ha accompagnati poi fino a Plovdiv dove il vescovo della diocesi di Sofia e Filippopoli, del sud della Bulgaria, mons. Ivanov Iovdic li ha accolti nella cattedrale per la Messa.

I sacerdoti bergamaschi a Veliko Turnovo

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MOS TR E

PAPA GIOVANNI RACCONTATO CON FOTO D’EPOCA E DISEGNI La doppia esposizione proposta nel Comune bergamasco di Sant’Omobono Terme

A

pochi giorni dall’annuncio della santificazione e in occasione del cinquantesimo della scomparsa, la Valle Imagna (Bergamo) ha celebrato la figura di Papa Giovanni XXIII con una mostra artistica e fotografica. L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione degli imprenditori di Sant’Omobono Terme (Isot), in collaborazione con il Centro Studi Valle Imagna. Ospitata nei locali di un vecchio negozio della cittadina termale, la rassegna ha proposto due suggestivi percorsi costruiti attraverso immagini d’epoca e disegni. Lo sguardo di Frosio Si è trattato di un doppio itinerario del cuore e della fede, pensato per far risplendere il ricordo di un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa e dell’umanità. Nel primo percorso, il Papa buono è stato seguito dallo sguardo poetico di Dante Frosio, fotografo e personaggio storico della valle. Un reportage in bianco e nero che ha riportato alla memoria il viaggio compiuto da Angelo Roncalli tra le genti della Valle Imagna, avvenuto nell’estate del 1958, pochi mesi prima della sua elezione al Soglio Pontificio. Il Papa è immortalato durante la visita al Santuario della Madonna della Cornabusa, cui era molto devoto. A tale proposito riportiamo un toccante stralcio di testo tratto dal libro «Cornabusa», uscito nel 2002. «A Cepino, in Valle Imagna, sono al loro apice i festeggiamenti per il cinquantenario dell’incoronazione del simulacro della Beata Vergine della Cornabusa. Si tratta di un’antichissima immagine della Madonna venerata in una grandiosa grotta naturale. E’ l’agosto del 1958 e il cardinale Patriarca di Venezia è presente per chiudere quelle solenni giornate. Giunto alla grotta-santuario si mette in

ginocchio e prega. La figura del cardinale Roncalli era nota e familiare, ma in quella posizione la sua preghiera venne sottolineata. La foto del Patriarca in orazione fu l’ultima più vera immagine che Roncalli lasciò di se stesso nella sua terra natale, prima di divenire Papa». I disegni di Capelli Nel secondo percorso, i momenti salienti del suo Pontificato sono stati ritratti dai disegni dell’artista bergamasco Angelo Capelli. Trenta le opere che hanno raccontano il carattere e la grande umanità di Giovanni XXIII, colto nel semplice atto di benedire i fedeli o in un’occasione solenne come l’apertura del Concilio. La mostra ha proposto anche una medaglia commemorativa, realizzata da Alessandro Verdi e coniata in bronzo e argento da Luigi Oldani, che ritrae il Papa sul letto di morte. Al suo capezzale compaiono, oltre ai carcerati e ai bambini, tre figure simboliche che richiamano gli ebrei, i musulmani e gli agnostici, a sottolineare lo straordinario spirito ecumenico di Roncalli.

Il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli in preghiera nella grotta del santuario

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TES TIMONIANZE

UN CHIERICHETTO RICORDA: «ERA PATERNO, UN PARROCO» Parla Beniamino Paruta che negli anni Cinquanta accostò il futuro Papa nelle funzioni

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Quando incontrai per la prima volta il cardinale Roncalli, mi apparve come un uomo paterno, un padre di famiglia, un parroco. Ricordava i nomi delle persone e delle cascine del paese. Avevo di fronte un cardinale di Santa Romana Chiesa che, pur essendo stato per le vie del mondo, portava nel cuore il suo paesello». Questa la testimonianza di un concittadino del Pontefice che negli anni Cinquanta era chierichetto, riportata su L’Eco di Bergamo attraverso un articolo firmato da Carmelo Epis. Beniamino Paruta, 66 anni, nativo e residente a Sotto il Monte, ricorda gli anni, dal 1954 al 1958, quando ha fatto il chierichetto al cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, patriarca di Venezia, ogni volta che tornava nel paese nativo. Come era l’accoglienza del paese al «suo» cardinale? «Il cardinale tornava in paese un paio di volte

all’anno per riposarsi. Era un riposo molto relativo perché, nelle feste dell’Assunta e di San Rocco, celebrava la Messe e i Vespri e guidava la processione. Il paese era tutto addobbato. Il suo arrivo era vissuto come un grande avvenimento, perché era un cardinale ed era patriarca di Venezia, una città lontana e meta ambita nei viaggi di nozze come ora lo sono le isole esotiche. Come prassi dell’epoca, essendo un principe della Chiesa cattolica, il cardinale arrivava scortato dai carabinieri o dalla polizia e accolto dagli applausi della gente, del sindaco Piercarlo Carissimi e dei parroci che si sono succeduti in quegli anni: don Giovanni Birolini, don Coriolano Roberti e don Pietro Bosio». La gente conosceva la vita e le opere di Roncalli? «La gente sapeva soltanto che era il cardinale nato nella cascina Palazzo, in una famiglia contadina numerosa, laboriosa e conosciuta. Si sapeva che in gioventù era stato segretario del vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi, poi era diventato un arcivescovo che “aveva girato in varie nazioni del mondo” per conto del Papa e infine cardinale patriarca di Venezia. Tranne il parroco e forse pochissimi altri, nessuno conosceva con precisione i suoi impegni diplomatici o il suo episcopato a Venezia. Era comprensibile: in quell’epoca, in paese le televisioni e le radio erano pressoché inesistenti, pochissimi i giornali e si lavorava nei campi fin da ragazzini». Quali erano le feste religiose a cui il cardinale era molto legato? «Solitamente era sempre presente in agosto alle feste dell’Assunta e di San Rocco. Celebrava la Messa e i Vespri, teneva la dottrina cristiana dal pulpito, come si usava allora, e guidava la processione. Tutto si teneva nella chiesa di Santa Maria in Brusicco, dove il futuro Pontefice era stato battezzato, poiché la parrocchiale, edificata a inizio Novecento senza

Roncalli circondato dai ragazzi

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testimo n ian ze

campanile, era pericolante a causa di problemi alle fondamenta. Era stata consacrata nel 1929 dallo stesso Roncalli quando era delegato apostolico in Bulgaria. I più anziani raccontavano che i loro padri e nonni erano stati perplessi sulla scelta del luogo su cui costruire la nuova parrocchiale, perché il terreno era friabile. Come campanile veniva usato quello della chiesa di San Giovanni. All’indomani dell’elezione a Sommo Pontefice, iniziarono i lavori straordinari alla parrocchiale. Venne rifatta la facciata e costruito il campanile». Come avvenne il suo primo incontro con il cardinale? «Il mio primo incontro risale all’agosto del 1954, quando avevo 8 anni. Noi chierichetti, circa una ventina, di cui io ero fra i più piccoli, fummo istruiti dal curato don Mario Minola, poi parroco di San Gregorio di Cisano, su come tenere la mitria e il turibolo, come porgere il pastorale. Ero pieno di timore sapendo di servire Messa al cardinale. Senza retorica, mi apparve subito non come un ecclesiastico ieratico e tutto sulle sue, ma come un uomo paterno, un padre di famiglia, un parroco. Ma poi tutti i timori scomparvero». Ricorda quale fu il primo approccio con il cardinalei? «Roncalli mi chiese quale fosse il mio nome, quello dei miei genitori e dove abitassi. Dopo le mie risposte, mi disse che i miei nonni avevano portato il vino ai suoi genitori. Di tutti ricordava nomi, cognomi e soprannomi. Aveva una voce molto chiara e le sue prediche, come dicevano i fedeli, erano comprensibili da tutti. Parlava e si comportava come un qualsiasi parroco». Com’era Sotto il Monte la sera del 28 ottobre 1958, quando fu eletto Sommo Pontefice? «Allora avevo 12 anni. Quando si diffuse la notizia, furono sparati dei mortaretti. Sì, qualcuno, pensando che potesse essere eletto il nostro cardinale, li aveva preparati. Il primo a spararli fu il postino, che era addetto alle compere dei mortaretti per le feste religiose di agosto. Tutto il paese era in piazza. Assunta Roncalli, una delle sorelle di Papa Giovanni, da tempo emigrata a Sesto San Giovanni, non aveva la televisione e apprese l’elezione del fratello

Il Papa bergamasco mentre posa per lo scultore Manzù

in un negozio mentre faceva la spesa. Nessuno a Sesto San Giovanni sapeva che era sorella del cardinale patriarca di Venezia e perciò sorella del nuovo Papa». E quali furono le reazioni successive? «La gente cominciò poi a seguire anche i diversi momenti del pontificato grazie a quanto raccontavano il parroco monsignor Pietro Bosio e il curato don Antonio Manzoni, poi parroco di Azzano San Paolo (in provincia di Bergamo ndr.). Le notizie si sentivano alla radio e alla televisione nei bar o nelle abitazioni di vicini o parenti, dove si andava portando una sedia da casa. La gente rimase colpita dalle prime uscite del nuovo Papa dal Vaticano, per visitare i bambini malati in ospedale e i carcerati». E l’arrivo dei pellegrini in paese? «I primi giunsero già pochi giorni dopo l’elezione. Ricordo l’imbarazzo degli abitanti della cascina Palazzo per i primi arrivi, che ben presto si moltiplicarono. La gente di Sotto il Monte è sempre stata schiva, come è carattere dei contadini. In paese nessuno si aspettava un afflusso numeroso e crescente e perciò agli inizi erano assenti adeguate strutture. 17


LETTER E

MISSIVE SCRITTE IN BERGAMASCO COSÌ RONCALLI AGGIRAVA LE SPIE Le mandò a don Giacomo Testa quando era delegato apostolico in Turchia e Grecia

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iù di settant’anni fa c’era già chi aveva pensato a un idioma per aggirare spie e spioni o far arrivare i propri messaggi – più che mai leciti – senza che alcuni potessero decifrarli. Era Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro Giovanni XXIII, che ai tempi del suo servizio come diplomatico della Santa Sede in Oriente adottò nientemeno che il dialetto bergamasco per comunicare con don Giacomo Testa di Cenate Sotto, Comune in provincia di Bergamo. Testa era un ex alunno del Seminario Romano, ordinato sacerdote nel 1931, segretario, consigliere e uditore di nunziatura a Sofia, Istanbul e Parigi. L’articolo che proponiamo su questo insolito carteggio è stato scritto da Emanuele Roncalli e pubblicato di recente su L’Eco di Bergamo. Il servizio così prosegue. Nella monumentale produzione epistolare di monsignore Roncalli vi sono una quarantina di lettere scritte a don Testa, alcune integralmente in dialetto, altre con diverse parti nella «lingua» assai familiare

ai due interlocutori, che avevano la stessa origine. L’epistolario, ritrovato tempo addietro in una scatola di scarpe conservata da un nipote del sacerdote di Cenate in un box e poi pubblicato in un libro curato da Ezio Pellegrini, copre l’arco cronologico di quasi un ventennio, dal 1939 al 1956. Inizia dal periodo in cui monsignor Roncalli era già da qualche anno delegato apostolico in Turchia e Grecia e termina con una lettera scritta durante il servizio come patriarca di Venezia. Per quale motivo monsignor Roncalli ricorse al dialetto? Certo non per puro divertimento, bensì per un’esigenza di riservatezza che doveva coprire messaggi particolari, impedendone la comprensione alle frequenti occhiate furtive. Ad avallare la necessità di ricorrere a tale espediente c’è proprio il contenuto delle lettere. In questi messaggi si parla infatti di incontri, di personalità straniere, di richieste, di questioni che avrebbero potuto fare riferimento in quel periodo a mosse diplomatiche assai delicate. Il compianto monsignor Mario Benigni, vice postulatore della Causa di beatificazione di Papa Giovanni, nonché profondo conoscitore del periodo trascorso da Roncalli in Oriente, disse che «il delegato apostolico aveva mille occhi e mille orecchie; spesso la corrispondenza gli veniva recapitata già aperta e ciò lo turbava non poco». Una frase che conferma l’ipotesi di un rappresentante pontificio spiato o comunque sotto controllo. Il linguaggio bergamasco, dunque, poteva rivelarsi più sicuro della «cifra» usata dai diplomatici della Santa sede. Un’ulteriore conferma è l’inciso spigolato dalla prima lettera a Testa datata 12 agosto 1939 e spedita da Atene. Scrive Roncalli: «Non è che il mondo debba cascare se non ci incontriamo di persona, ma a voce si

Roncalli ripreso durante una funzione

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lettere

dicono tante cose che è troppo lungo e pericoloso scrivere». La missiva prosegue poi tutta in bergamasco e informa l’interlocutore su alcune persone da assistere cui bisogna inviare denaro in Turchia («Bisognerà sobet mandaga ol corispondent de 153.80 de chi laur chi comensa per D...»), sul seminario locale («Spetae quak noele circa ol seminare...»), sull’incontro avuto da Roncalli con personalità importanti come l’ambasciatore del Reich in Turchia Franz Von Papen. Scrive in proposito Roncalli: «Ho est i uselocc piö gros..» (Lui è l’uccello più grosso). Il 2 agosto precedente vi era stato il primo incontro fra il delegato apostolico Roncalli con l’ambasciatore tedesco: il primo di una serie. In qualità di delegato per la Turchia e la Grecia, definita quest’ultima («La siura Ellena»), Roncalli doveva occuparsi di due Paesi diversi e ostili e se il contesto politico-religioso della Turchia kemalista rappresentò un difficile banco di prova, non da meno fu la sua azione nella Grecia ortodossa, specie dopo che Mussolini invase il Paese e i 35.000 cattolici sparsi vissero momenti durissimi. C’è poi una lettera tutta in dialetto «da Roma ol quater de setember....del ..» con riferimenti a Giovanni Battista Montini («Ol montì»; nel ‘37 era sostituto della segreteria di Stato) e a Gustavo Testa («Ol to omonimo ....»).

Il particolare di una delle lettere in dialetto

Nelle missive appaiono talvolta nomi altisonanti come il barone von Lersners, il cardinal Maglione (1877-1944) («Ol tricotè»), assieme ad altri non identificati come un ortodosso («Ol barbù»), autorità ecclesiastiche a cui dare informazioni («Chi sota ol tecc»), le suore di Sion («I sion»). Tutte le lettere in dialetto sono state scritte a macchina, operazione difficile stante le migliaia di dieresi e di accenti gravi e acuti che vuole la lingua bergamasca. Ma non per monsignor Roncalli che amava il dialetto bergamasco. Così tanto da elevarlo a linguaggio in codice. Altro che latinorum.

Festeggiato il 60° di sacerdozio di due preti gemelli Giornata storica lo scorso 2 giugno per Valgoglio, in provincia di Bergamo. La comunità ha festeggiato i due gemelli sacerdoti, don Attilio e don Giovanni Sarzilla, da anni residenti in paese, per il loro 60° anniversario di ordinazione sacerdotale. A loro è stata dedicata una sala mostre, dove sono appese una trentina delle loro opere, che hanno voluto donare alla comunità. Sono esposte con gusto nella sala, ristrutturata dall’amministrazione comunale, e sempre visitabili su appuntamento telefonando in Comune. Si tratta di quadri che raffigurano paesaggi alpini, soggetti religiosi e ritratti. Dipinti cari ai due

pittori che, nonostante abbiano raggiunto il bel traguardo degli 85 anni, continuano a collaborare con il parroco nel ministero sacerdotale, a dipingere e a compiere le escursioni in montagna che tanto amano. La festa a don Attilio e don Giovanni è iniziata alle 9 di ieri con il Corpo musicale di Gromo che ha eseguito diverse marce davanti all’abitazione dei due sacerdoti. In corteo don Attilio e don Giovanni Sarzilla sono stati accompagnati in chiesa, dove hanno celebrato la Messa del loro 60° anniversario di sacerdozio. Una cerimonia commovente, animata dalle voci del coro locale. Dopo una breve processione per le vie 19

del paese in occasione del Corpus Domini, c’è stata la cerimonia di inaugurazione della sala mostre, nell’edificio scolastico, con il taglio del nastro e lo scoprimento della targa. Bellezze della montagna e pittura hanno sempre costituito per loro un modo per sentirsi vicini al Signore. Fatto rimarcato in chiesa anche dal parroco, don Santo Baratelli, che ha affermato: «I due sacerdoti hanno sempre operato nella semplicità, amato la natura, la montagna e la pittura. Il loro vissuto è sempre stato improntato a quella semplicità che Papa Francesco indica, come stile di vita, a noi sacerdoti».


C ER IMONIE

TUTTA L’UMANITÀ L’HA ACCOLTO COME UN «MAESTRO INATTESO» A Sotto il Monte Capovilla ha evocato questa frase della francese Madeleine Delbrel

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Il Beato Papa Giovanni è stato un contadino che ha percorso le strade del mondo. E per il mondo è stato una sorpresa, preparata dalla Provvidenza e dalla spiritualità appresa nella terra bergamasca». Sono queste le parole che il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, ha pronunciato lo scorso 29 agosto nella chiesa parrocchiale di Sotto il Monte, durante la concelebrazione eucaristica che ha concluso la quarta giornata della 64ª settimana liturgica nazionale, sul tema «Cose nuove e antiche (Mt 13, 52). La liturgia a 50 anni dal Concilio», tenuta in Seminario. Il resoconto di questo appuntamento è apparso su L’Eco di Bergamo attraverso un articolo di Carmelo Epis che riproponiamo ai nostri lettori. Il pomeriggio del 29 agosto è stato anche caratterizzato da un incontro tenuto nel paese natale di Papa Giovanni con l’arcivescovo Loris Francesco

Capovilla, 98 anni a ottobre, già segretario particolare del Pontefice bergamasco, svoltosi nella sala comunale. Accolto da un caloroso applauso, con memoria prodigiosa e affettuosa ha parlato della sua esperienza accanto al Beato Papa Giovanni. «E’ stato un prodigio, perché si è lasciato plasmare dal Signore in ogni momento della sua vita. Ha incarnato con sapienza, bontà e umiltà la splendida immagine del buon pastore per tutti gli uomini». Poi il ricordo del famosissimo «Discorso della Luna», la sera dell’11 ottobre 1962, giorno di apertura del Vaticano II. «E’ un discorso che attraverserà i secoli, soprattutto riguardo alla carezza da dare ai bambini». Riguardo alla sensibilità liturgica, «Papa Giovanni è sempre stato obbediente ai decreti della Chiesa, anche nelle cose piccole». Monsignor Capovilla ha infine ricordato la frase della mistica francese Madeleine Delbrel: «Papa Roncalli è stato un maestro inatteso». L’omelia del vescovo Al termine c’è stata la Messa solenne in chiesa parrocchiale. Fra i concelebranti c’erano il vescovo Felice Di Molfetta, presidente del Cal-Centro azione liturgica, il vicario generale monsignor Davide Pelucchi, il vicario episcopale monsignor Vittorio Nozza e il segretario generale della Curia monsignor Giulio Dellavite. All’omelia, il vescovo Beschi ha ricordato l’importanza della terra nativa nella formazione di Angelo Giuseppe Roncalli. «La sua vita è stata stare davanti a Cristo crocifisso in un continuo dialogo d’amore iniziato a Sotto il Monte. In questo paese ha appreso la fede e la religiosità tipica della terra bergamasca, cioè tradizioni ricche di devozioni, ma incarnate nella fede e nella storia. Sono un tesoro della nostra diocesi».

Papa Giovanni nella sala del mappamondo

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cer imo n ie

Monsignor Beschi ha ricordato le perplessità di qualcuno verso alcuni tratti caratteriali anche da sommo Pontefice. «La bonarietà del suo carattere gli facilitava il ministero, gli incontri, le relazioni e l’approccio alle grandi questioni del pontificato, come il dialogo con i cristiani e la pace. Invece può sfuggire che il continuo sguardo rivolgo al Crocifisso in un dialogo d’amore è stato l’anima della sua autentica e continua ascesi». Una grazia per il mondo Di Roncalli il vescovo Beschi ha sottolineato anche «la passione e la sensibilità liturgica» già da quando era segretario del vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi, per esempio «la partecipazione cosciente dei fedeli alla liturgia». «Ciò che Papa Giovanni ha aperto – ha aggiunto il vescovo Beschi – Paolo VI ha chiuso. Per lui il Concilio non era un incontro tra Papa e vescovi, ma un incontro verticale tra Spirito Santo e vescovi riuniti da tutto il mondo». Il vescovo ha concluso facendo propria una frase del cardinale primate del Belgio Josef Suenens: «La vita di Papa Giovanni è stata una grazia per il mondo. Non è facile far udire la voce della Chiesa nel

Il Papa, con accanto Capovilla, benedice il gonfalone del Comune di Sotto il Monte

nostro tempo. Però Papa Giovanni l’ha fatta udire e gli uomini l’hanno ascoltata come un appello alla parte migliore del loro cuore. Alla morte è stato pianto come un padre dai figli».

Madre Bakita Sartore confermata superiora delle Poverelle Madre Bakita Sartore, 64 anni, è stata riconfermata superiora generale delle suore delle Poverelle per altri 6 anni. E’ nata nel 1949 a Schio (Vicenza), paese segnato da due eccezionali figure: il parroco don Elia Dalla Costa, futuro cardinale arcivescovo di Firenze, e Santa Bakita, morta nel 1947, la religiosa sudanese ex schiava canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II. Madre Sartore è l’ottava superiora generale nella storia della Congregazione, fondata a Bergamo nel 1869 dal Beato Luigi Maria Palazzolo e dalla Serva di Dio madre Teresa Gabrieli, e che oggi conta circa 700 religiose. Dal 1989 al 2001 è stata consigliera generale,

pato 39 suore capitolari in rapprecollaborando anche con la Caritas sentanza delle comunità delle Povebergamasca. Nel periodo del terrerelle sparse nel mondo: Italia, Africa moto ha lavorato per un anno con e America Latina. E’ stato poi eletto la Caritas di Napoli e poi per tre il nuovo Consiglio generale. con quella di Milano. Quindi è stata superiora della Provincia di Vicenza, fino all’elezione a madre generale, il 27 giugno 2007. L’elezione-riconferma di madre Sartore è avvenuta nello scorso giugno, durante il 19° Capitolo generale, svoltosi nella casa m a d re d i v i a S a n Bernardino a Bergamo, Suore delle Poverelle, a cui hanno partecila madre generale è al centro

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P ER S ONAGGI

UN ANNO FA LA SCOMPARSA DI CARLO MARIA MARTINI Al ricordo che il cardinale rivolgeva a Giovanni XXIII univa quello del Vaticano II

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Martini è stato un padre per tutta la Chiesa». Lo ha detto Papa Francesco lo scorso 30 agosto in Vaticano ai rappresentanti della neonata Fondazione dedicata al cardinale. Giusto un anno fa, il 31 agosto del 2012, si spegneva a 85 anni il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002, biblista ed esegeta, uomo del dialogo tra le religioni. Per tutti, il porportato è stato un gigante della Chiesa del Novecento e degli albori del Terzo Millennio, protagonista del Conclave dove uscì Papa Benedetto XVI. Dopo un periodo in Terra Santa, nel 2008 era rientrato in Italia, per curare il morbo di Parkinson da cui era affetto, all’Aloisianum di Gallarate, che adesso accoglie molti degli anziani sacerdoti a riposo. Anche nella Bergamasca il card. Martini ha lasciato ricordi tuttora vivi, in particolare nelle chiese di rito ambrosiano e appartenenti alla diocesi di Milano. Come non ricordare, ad esempio, le sue visite nei

Comuni orobici di Brumano, oppure a Treviglio, Castel Rozzone e anche a Bergamo, in particolare in occasione della Scuola della Parola con il vescovo mons. Roberto Amadei. Fra i sacerdoti bergamaschi con i quali mantenne sempre un legame stretto c’è mons. Luigi Ginami, oggi in servizio alla Segreteria di Stato in Vaticano, che lo seguì da vicino A seguire proponiamo un suo ricordo. «Entrato nella Compagnia di Gesù a soli 17 anni, Martini era stato ordinato sacerdote nel 1952. Eletto arcivescovo di Milano il 29 dicembre 1979 da Giovanni Paolo II, era stato consacrato nella Basilica di San Pietro il 6 gennaio 1980, un mese dopo fece ingresso nella diocesi ambrosiana, succedendo al card. Giovanni Colombo. Il 2 febbraio 1983 è stato creato cardinale da Papa Wojtyla, divenendo tre anni più tardi presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa, carica mantenuta fino al 1993. Per i suoi studi e i suoi insegnamenti aveva ricevuto anche le lauree honoris causa dalla Pontificia Università Salesiana (1989) e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (2002). Dopo le dimissioni (11 luglio 2002) per raggiunti limiti di età, a 75 anni Martini aveva scelto di vivere a Gerusalemme per poi far ritorno nella sua Milano». Al ricordo rivolto a Papa Giovanni univa quello del Concilio Vaticano II. Nel 2005, invitato a Bergamo a parlare sulla Costituzione conciliare, Martini disse con accenti commossi: «Negli anni del Concilio non era in gioco soltanto un concetto astratto di Rivelazione, un metodo di interpretazione della Scrittura. Il compito era molto più vasto: si trattava di far sì che la Chiesa tornasse a parlare alla gente e la sua dottrina divenisse comprensibile per tutti gli uomini e le donne di buona volontà».

Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002

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PUB B LIC AZIONI

«APPARIZIONI» ALLE GHIAIE IL CASO IN UN NUOVO LIBRO L’autore, Alberto Lombardoni, lo ha presentato di recente in una scuola di Bergamo

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Non mi hanno voluta!». E’ il provocatorio titolo del nuovo libro di Alberto Lombardoni sulle presunte apparizioni della Vergine alle Ghiaie di Bonate (Bergamo) proposto di recente da Emanuele Roncalli su L’Eco di Bergamo. Presentato all’auditorium del liceo Mascheroni, l’appuntamento ha attirato l’attenzione di oltre 200 persone. Con l’autore, anche il giornalista Giuseppe Purcaro e Bruno Villa, figlio di Vittorio che nel ‘44 realizzò i filmati alle Ghiaie. «Un caso scomodo – dice Lombardoni – ma la mia intenzione non è quella di contrapporre le posizioni della Curia di Bergamo al pensiero di tanta gente, bensì di ripercorre i fatti storici, le testimonianze. Ognuno è libero nei propri convincimenti. Certo là, nel ‘44 si sono verificati fatti grandiosi: le foto dell’epoca ce lo ricordano». Il libro arriva a distanza di 65 anni dal decreto del vescovo Bernareggi (30 aprile 1948) sulle presunte apparizioni ad Adelaide Roncalli di 7 anni, decreto che si chiudeva con queste parole: «Non consta della realtà delle apparizioni». La serata al Mascheroni – con qualche accento critico nei confronti della Curia (di allora) – è scivolata via sui binari dei ricordi, intervallata da suggestivi frammenti video. Riaprire il fascicolo delle Ghiaie, è l’intento dell’autore e dei relatori. Ma alla luce di quali fatti nuovi? Lo stesso Lombardoni ha sottolineato che «Adelaide offre il suo silenzio alla Madonna». L’ultimo suo pronunciamento risale al 20 febbraio 1989: «… Sono assolutamente convinta di aver avuto le apparizioni», confermando così la prima versione. Successive smentite, conferme e ritrattazioni hanno però aperto spazi a dubbi. Il 1° marzo 2009 Adelaide ha consegnato al parroco di Ghiaie don Davide Galbiati una dichiarazione ribadendo la sua «estra-

neità a qualsiasi progetto o iniziativa presa da altri». Una presa di posizione scaturita dal fatto che vicino al luogo della presunta apparizione, una società avrebbe voluto dar vita a iniziative legate alla Madonna di Ghiaie. L’approccio di Lombardoni resta quello dello storico, ma anche fra la gente convenuta ci è parso di cogliere più moderazione nel discutere di quei fatti. Un’apertura nuova rispetto a un passato contraddistinto anche da scontri. C’è chi dice che la fede non abbia bisogno oggi di Madonnine che piangono, volti di Maria insanguinati, fenomeni solari e non è il caso delle Ghiaie. La fede chiede di essere alimentata con la preghiera. E nessuno vieta di farlo anche a Bonate. «Riaprire la vicenda? La chiesa si è già pronunciata – dice monsignor Marino Bertocchi, autore di svariati testi su Ghiaie –. Credo invece sia giusto un riconoscimento come luogo di culto mariano, come avvenuto a Schio o Montichiari».

Un’immagine d’epoca che ritrae Adelaide

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PADRE PIO DA PIETRELCINA Ringraziamo le persone che hanno sottoscritto abbonamenti al giornale e inviato offerte all’associazione Amici di Papa Giovanni

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IN UN LIBRICINO LE PREGHIERE E I RITRATTI DI PAPA GIOVANNI Il piccolo volume, intitolato «Dolce cuore del mio Gesù», è curato da don Ezio Bolis

M

olti ricorderanno di aver imparato da bambini una semplice ma efficace preghierina che diceva: «Dolce cuore del mio Gesù, fa che io ti ami sempre più». Ma ci sono ancora oggi dei genitori che la insegnano ai propri figli. Proprio traendo spunto da questa antica orazione, è stato intitolato «Dolce cuore del mio Gesù» il libricino di preghiere di Papa Giovanni che per tutto il mese di giugno è stato disponibile nelle edicole, acquistabile con L’Eco di Bergamo (72 pagine, in vendita a 5,80 euro più il prezzo del quotidiano). Nel sommario che riporta la dicitura «Ritratti inediti e preghiere», è condensato tutto ciò che è possibile trovare all’interno. Nel volumetto, infatti, ci sono le preghiere recitate dal Papa, ma anche dodici piccoli ritratti, realizzati da una suora rimasta anonima, che furono poi custodite per cinquant’anni da Primarosa Perani delle suore delle Poverelle, la religiosa che rimase per anni accanto al Pontefice bergamasco e poi vicino anche al suo segretario, monsignor Loris Capovilla, che ancora oggi, a 98 anni di età, risiede a Sotto il Monte e lavora senza risparmiarsi per divulgare il pensiero e la fede di Papa Giovanni XXIII. Il libricino è curato da don Ezio Bolis, direttore della Fondazione Papa Giovanni. All’interno ci sono venti preghiere del Pontefice, rivolte a Gesù, allo Spirito Santo e a Maria. Le ultime due, che compaiono nelle pagine finali della pubblicazione, sono invece dedicate a Papa Giovanni, una scritta da monsignor Capovilla e l’altra da don Bolis. Lo stesso don Ezio spiega quanto segue nell’introduzione. «Nei lunghi anni della sua esistenza, Angelo Giuseppe Roncalli ha nutrito la sua preghiera alle fonti della liturgia e dei Padri della Chiesa, ma ricorreva spesso anche alle formule semplici della pietà popolare, imparate fin da bambino in famiglia, sulle

ginocchia del prozio Zaverio, come scrisse in alcuni Appunti del 1959: “Ricordo fra le prime orazioni che appresi sulle ginocchia di quell’anima buona la bella giaculatoria che oggi mi è così caro ripetere: Dolce cuore del mio Gesù fa ch’io t’ami sempre più; alla sera, e tutte le sere, era lui, il vecchio zio Zaverio, il capo di casa, che intonava il Rosario; e tutti rispondevano, formando tutta una musica, il cui ricordo a tanta distanza di anni ancora intenerisce». Fra le preghiere raccolte, ce n’è una scritta da Roncalli nel 1902 quando era seminarista. Si intitola «Offerta a Gesù Bambino». Questa, infine, l’efficace nota riportata in ultima di copertina: «Accompagnano i ritratti alcune preghiere scritte dal Papa in diversi momenti della sua vita. Quando prega, Papa Giovanni si rivolge al Signore chiamandolo per nome, con la fiducia di un bimbo verso suo padre». Luna Gualdi

La copertina del libro dedicato a Papa Giovanni

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INIZ IATIVE

C’È RONCALLI SULLA COPERTINA DELLA NUOVA GUIDA TELEFONICA L’opera del pittore bergamasco Sergio Fasolini è sulla prima pagina di «Elenco Sì!»

C

’è il ritratto del Beato Papa Giovanni, opera del 2009 del pittore di Martinengo (in provincia di Bergamo) Sergio Fasolini, sulla copertina della nuova guida telefonica «Elenco Sì! 2013-2014» distribuita a Bergamo. La guida è stata presentata lo scorso aprile durante un incontro che si è tenuto nella sede della Fondazione Giovanni XXIII in via Arena, presente il pittore Fasolini insieme al suo quadro, conservato abitualmente sull’altare dei Santi nella chiesa parrocchiale di Martinengo. La scelta di una «copertina familiare», come è stato affermato, è stata voluta da Pagine Sì! Spa, società editrice di «Elenco Sì», come segno di omaggio sia al Pontefice bergamasco nell’anno in cui ricorre il 50° della morte, sia al territorio e alla gente che mai ha scordato Papa Giovanni. L’evento è stato

riportato su L’Eco di Bergamo attraverso un articolo di Carmelo Epis. «Con orgoglio dedichiamo la copertina a un uomo che rappresenta Bergamo. La nostra guida è un segno di condivisione delle anime del territorio, a cui si rivolge offrendo un grande servizio», ha esordito Sauro Pellerucci, presidente di Pagine Sì! «Questa guida telefonica è di grande aiuto alla vita della città. Ed è significativa la scelta della copertina, che diffonderà ulteriormente l’immagine del Pontefice bergamasco», ha aggiunto monsignor Maurizio Gervasoni, vicario episcopale per la città. «Il Beato Papa Giovanni è una icona per la mia generazione. Anche con l’avvento di internet, la guida telefonica non è sorpassata», ha detto Claudio Capelli, coordinatore di Pagine Sì! di Bergamo e provincia, che ha poi illustrato metodologia e novità della stessa pubblicazione. La guida telefonica è stata distribuita in 8 milioni di copie e conta circa 25 milioni di potenziali consultatori. «Papa Giovanni è stato un uomo della comunicazione – ha aggiunto don Giovanni Gusmini, membro del Comitato scientifico della Fondazione Giovanni XXIII – perché ha mostrato di saper tessere relazioni personali in ogni stagione della sua vita e in ogni suo incarico. Auspico che la copertina dedicata a Papa Roncalli contribuisca a diffondere anche il suo insegnamento». Poi è seguito l’intervento di Roberto Preda, della Divisione marketing. «Noi vendiamo – ha detto – comunicazione e innovazione. E Papa Giovanni è stato l’uomo della ricerca della comunicazione. Nella nostra guida ci sono informazioni che non si trovano in altre guide telefoniche». Monsignor Paolo Rossi, parroco di Martinengo, committente del ritratto di Papa Giovanni, ha confidato di aver chiesto al pittore Fasolini di raffigurare il Pontefice bergamasco «come realmente era, cioè paterno e rassicurante per tutti». L’artista ha poi donato l’opera alla parrocchia.

La copertina di «Elenco Sì!»

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CERIMONIE

SOTTO IL MONTE: CITTADINANZA ONORARIA CONFERITA A OLMI Il sindaco Bolognini: «Grazie al regista che per primo ha raccontato il nostro Papa»

I

l Consiglio comunale di Sotto il Monte ha conferito, il 12 maggio nella sala civica, la cittadinanza onoraria al celebre regista Ermanno Olmi. Questa una sintesi dell’articolo sull’evento, a firma di Remo Traina, apparso su L’Eco di Bergamo. «E’ con commossa gratitudine – ha detto Olmi – che mi sento cittadino del paese che ha dato i natali a un grande uomo di pace, che guardava negli occhi tutta l’umanità, senza distinzione alcuna. E condivido con grande gioia la consegna simbolica della cittadinanza italiana a bambini e ragazzi nati a Sotto il Monte da genitori provenienti da altri continenti, che con le loro famiglie sono parte integrante e saranno il futuro di questa cittadina dove nacque un uomo che, con la sua umanità, ha lasciato un segno indelebile nella storia di questo mondo». Alla cerimonia, oltre al maestro Ermanno Olmi con la compagna Loredana, al sindaco Eugenio Bolognini, assessori e consiglieri, c’erano il parroco monsignor Claudio Dolcini e ovviamente tanta gente che ha voluto conoscere di persona il regista bergamasco e seguire la cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria a lui e ai bambini di etnie diverse. «Il conferimento della cittadinanza onoraria al maestro Ermanno Olmi – ha sottolineato il sindaco – vuole mantenere inalterato nel tempo quel legame che si è instaurato nel 1965, anno della produzione del film “E venne un uomo”, prima biografia cinematografica di Papa Giovanni, magistralmente diretto dal nostro illustre ospite». «Con questo film – ha proseguito il primo cittadino – Olmi fece conoscere con intelletto d’amore il Papa della semplicità, della bontà, della misericordia come ebbe a scrivere monsignor Loris Capovilla. Caro maestro, per come

La consegna della cittadinanza onoraria al regista Ermanno Olmi

ha dipinto il nostro paese, nel descrivere i primi anni di Papa Roncalli, tutta la gente di Sotto il Monte, i moltissimi pellegrini che giungono nella terra natale del Papa alla ricerca di serenità e conforto, le saranno sempre grati». Bolognini ha quindi letto il dispositivo del conferimento della cittadinanza onoraria all’ospite, approvata all’unanimità. Poi ha consegnato a Ermanno Olmi anche le chiavi di Sotto il Monte e il libro su Giovanni XXIII, scritto da Silvana Milesi, mentre la Pro loco ha offerto un ritratto del Papa dell’artista Eugenio Campana e il primo cittadino ha dato al regista, da parte di monsignor Capovilla, un quadro del ‘600 che ebbe in dono da Papa Giovanni. Olmi ha quindi consegnato l’attestazione simbolica di cittadinanza italiana a 49 bambini e ragazzi, accompagnati dai genitori residenti in paese, provenienti da Tunisia, Marocco, Senegal, Albania, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Kosovo e Camerun. Infine Olmi si è intrattenuto con i bambini e i genitori. 27


CERIMONIE

VENEZIA: DON LUCA PASSI ISCRITTO NELL’ALBO DEI BEATI Il vescovo Beschi: «C’è un filo di santità sacerdotale che lo unisce a Angelo Roncalli»

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E’ stato un grande testimone di Dio verso i piccoli e i poveri. E’ stato un grande esempio per l’educazione cristiana delle giovani generazioni e insieme un grande evangelizzatore». E’ il ritratto di don Luca Passi, un’altra bellissima figura dell’effervescente cattolicesimo bergamasco dell’Ottocento, dipinto dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, durante la Concelebrazione eucaristica del 13 aprile scorso nella basilica cattedrale di San Marco a Venezia, durante la quale il prete fondatore della Congregazione delle suore maestre di Santa Dorotea è stato iscritto nell’albo dei Beati. Fra i concelebranti c’erano il patriarca di Venezia monsignor Francesco Moraglia e il vescovo di Bergamo Francesco Beschi. Sull’avvenimento riportiamo una sintesi dell’articolo di Carmelo Epis pubblicato su L’Eco di Bergamo.

Nella stupenda basilica, fra i 5.000 fedeli presenti, provenienti da Italia, Albania, Africa e Sudamerica, c’erano anche molti bergamaschi, tra i quali il vicario generale monsignor Davide Pelucchi, il segretario vescovile monsignor Giampietro Masseroli e il parroco di Calcinate (Bergamo) don Davide Gregis. «E’ stata una cerimonia bellissima – ha detto quest’ultimo – e coinvolgente. I fedeli erano tanti in basilica e anche in piazza San Marco, dove era collocato un maxischermo che ha trasmesso la Messa». Don Luca Passi nacque a Bergamo il 22 gennaio 1789. Per sottrarre i figli dall’influsso delle idee rivoluzionarie portate dalla dominazione francese a Bergamo, il padre traslocò la famiglia nella villa che possedeva a Calcinate. Ordinato sacerdote il 13 marzo 1813, due anni dopo, coadiuvato dal fratello don Marco, don Luca fondò la Pia Opera di Santa Dorotea per l’educazione delle fanciulle e l’istituto agricolo per l’istruzione umana e l’educazione religiosa delle fanciulle contadine povere. Non essendo gradito alla municipalità cittadina a causa del suo apostolato, don Passi raggiunse Venezia, dove nel 1838 fondò la Congregazione delle suore maestre di Santa Dorotea per la gioventù femminile. Don Luca Passi morì a Venezia il 18 aprile 1866. La beatificazione è stata possibile dopo la guarigione, scientificamente inspiegabile, di suor Bruna Maria Ghidelli, mantovana. Nel 1970 era stata colpita da un tumore all’intestino. L’intervento chirurgico aveva confermato metastasi diffuse con poche settimane di vita. Invece guarì dopo una novena delle consorelle al Fondatore. Oggi ha quasi 93 anni. «C’è un filo di santità sacerdotale che unisce don Luca Passi a Angelo Roncalli». Lo ha sottolineato il vescovo, Francesco Beschi, prima di partire alla volta di Venezia per assistere alla beatificazione del sacerdote bergamasco.

La Basilica a Venezia gremita di fedeli per la beatificazione di don Luca Passi

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RICORRENZ E

SCOLA: «PER IL BEATO SPINELLI PERDONARE FU COSA DOLCE» Il cardinale lo ha detto nel chiudere l’anno celebrativo del centenario della sua morte

U

na solenne concelebrazione presieduta dal cardinale Angelo Scola, ha chiuso nello scorso febbraio al santuario di Caravaggio (Bergamo) l’anno celebrativo del centenario della morte del Beato Francesco Spinelli. Monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona, e monsignor Oscar Cantoni, vescovo di Crema, hanno accolto l’arcivescovo di Milano. Il cardinale Scola per la Messa ha indossato gli abiti liturgici che Papa Giovanni Paolo II portava il 21 giugno 1992 durante il rito di beatificazione di padre Spinelli, avvenuto proprio nel santuario di Caravaggio. La celebrazione è stata aperta dall’ingresso della lampada, rimasta accesa per tutto l’anno davanti alle spoglie del Beato. A portarla è stata madre Camilla Zani, superiora generale dell’Istituto delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di cui Spinelli fu il fondatore. La Messa è stata concelebrata da numerosi sacerdoti. Presenti, oltre alle Suore Adoratrici, anche i membri della Fraternità Eucaristica Spinelliana, un’associazione di laici che condividono nella loro vita il carisma del Beato. Durante l’omelia il cardinale ha ricordato la bellezza delle parole che hanno dato il titolo al centenario, «L’accesa carità». Poi ha più volte ripreso i pensieri del Beato Spinelli. «Per lui il perdonare – ha detto – fu cosa dolce. Quante volte nelle nostre comunità viviamo litigiosità inutili, invidie, ripicche, pregiudizi. Imparare a perdonare è cosa dolce». Ha quindi sottolineato le parole che Giovanni Paolo II pronunciò nella celebrazione di beatificazione di Francesco Spinelli nel 1992: «Ha vissuto per amare e far amare Gesù nell’Eucaristia». La madre generale delle Suore Adoratrici ha infine ringraziato, a nome dell’Istituto, il cardinale per la sua presenza, e ha voluto concludere con una frase del Beato: «Sono grandi davanti a Dio soltanto coloro che hanno grande carità».

Francesco Spinelli nacque a Milano, da genitori di origine bergamasca, nel 1853. A 22 anni fu ordinato sacerdote a Bergamo e nello stesso anno nacque in lui il desiderio di dare vita a una comunità di giovani donne, nella consacrazione a Gesù Eucaristia. Il 15 dicembre 1882 a Bergamo il suo sogno – attraverso l’incontro con Caterina Comensoli, oggi santa Gertrude Comensoli – divenne realtà e don Francesco avviò la famiglia religiosa delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento che, dalla preghiera, giorno e notte davanti all’Eucaristia, attingono l’amore per servire i fratelli. Don Spinelli morì nel 1913 a Rivolta d’Adda, in diocesi e provincia di Cremona, dove oggi ha sede la Casa Madre dell’Istituto. Le suore sono attualmente 330 e le comunità, oltre che in Italia, sono aperte in Congo, Senegal, Camerun, Colombia e Argentina.

Un momento della solenne concelebrazione a Caravaggio

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Scopo principale di questo organismo è quello di promuovere, di mantenere ed amplificare il messaggio di Papa Giovanni XXIII che racchiude una forte attualità così come rappresenta per l’intera umanità un progetto di costruttore all’insegna dell’amore e della pace. I soci fondatori del Comitato sono: Mons. Gianni Carzaniga in qualità di rappresentante delegato del vescovo di Bergamo, Monsignor Marino Bertocchi parroco di Sotto il Monte, padre Antonino Tagliabue curatore della pinacoteca Giovanna di Baccanello, suor Gervasia Asioli assistente volontaria nelle carceri, padre Vittorino Joannes al servizio del personale di Angelo Roncalli Nunzio Apostolico a Parigi. A sostegno delle iniziative dell’Associazione, informiamo i nostri lettori, devoti di papa Giovanni XXIII, della possibilità di celebrare Sante Messe per sè e per i propri cari:

OFFERTE PER SANTE MESSE

IL SUFFRAGIO PERPETUO

Per la celebrazione di una Santa Messa per i tuoi cari, vivi o defunti, inviare la richiesta e i dati all’Associazione Amici di Papa Giovanni. L’offerta è subordinata alla possibilità del richiedente.

Il “perpetuo suffragio” è un’opera che si propone di dare un aiuto spirituale ai defunti, di stabilire un legame di preghiera fra l’Associazione Amici di Papa Giovanni XXIII e i fedeli del papa della Bontà e di dare anche un aiuto materiale per promuovere le iniziative dell’Associazione. Il “perpetuo suffragio” consiste in Sante messe, che l’Associazione è tenuta a far celebrare per i suoi sostenitori. Si iscrivono i defunti o anche i viventi, a proprio vantaggio in vita e in morte. L’iscrizione può essere per un anno o in “perpetuo”.

ACCENDI UN CERO L’Associazione si incarica di accendere un cero a Papa Giovanni XXIII su richiesta dei lettori. Per questo servizio si richiede una simbolica offerta libera che verrà utilizzata interamente per le azioni benefiche sostenute dall’Associazione.

• Iscrizioni perpetue € 200 • Iscrizioni per un anno € 80 Per gli iscritti al suffragio annuale o perpetuo una Santa messa viene celebrata ogni mese

ASSOCIAZIONE AMICI DI PAPA GIOVANNI XXIII Le offerte vanno indirizzate sul C.C.P. 16466245 Amici di Papa Giovanni Via Madonna della Neve, 26 - 24121 Bergamo specificando la destinazione - I NOMI DELLE PERSONE CHE INVIERANNO LE OFFERTE VERRANNO PUBBLICATI SUL GIORNALE “AMICI DI PAPA GIOVANNI” Bergamo Via Madonna della Neve, 24 - tel. 0353591011 - fax 035271021 www.amicidipapagiovanni.it e.mail: info@amicidipapagiovanni.it 30


F

oto del 16 settembre 1962... scattate da Peppe Filippone all’ età di 15 anni ricevuto dal Papa perché vincitore del concorso nelle scuole in tutta Italia in “VERITAS”. Eravamo circa 1.400. Il posto il Vaticano, esattamente in San Damaso. Ho un desiderio grande: cerco qualche foto del Papa in quel giorno in quel posto o con tanti noi. Confidiamo nei nostri fedeli lettori di “Amici di Papa Giovanni” per esaudire il desiderio del nostro caro abbonato Peppe


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