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FRANCO TENTORIO La mia Bergamo

APRILE / MAGGIO 2014

Anno 17 - N째2 Aprile/Maggio 2014 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO In caso di mancato recapito si restituisca a: Editrice Bergamasca Srl - via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo, che si impegna a pagare la relativa tassa. Euro 3,00


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Filiale Via XXV Aprile, 5 - 24046 Osio Sotto (Bg) 3 Tel. +39 035.881128 - info@longhialfredo.it - www.longhialfredo.it


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Edito riale

Editoriale

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na cosa è certa: a guidare Palazzo Frizzoni sarà una persona di spessore. A farcelo dire, chiaro, l’incontro con i due principali candidati alla poltrona di primo cittadino. Il sindaco uscente Franco Tentorio, in Consiglio comunale dal 1970, si è costruito negli anni una fama di correttezza e pragmatismo riconosciutagli trasversalmente. Ha accettato di ricandidarsi perché «è estremamente gratificante lavorare per la propria comunità», ci ha confessato. Inoltre «i partiti che mi hanno sostenuto e una serie di associazioni di categoria hanno insistito perché continuassimo il percorso assieme. Non me la sono sentita di tradire quelli con cui ho lavorato, sono un po’ un nostalgico…». E sull’impegno mette l’accento anche lo sfidante Giorgio Gori, un bergamasco «di quasi 54 anni, sposato, padre di tre figli, che a un certo punto della sua vita, dopo aver lavorato per più di trent’anni, raggiunti i suoi obiettivi professionali, ha deciso di fare qualcosa di buono per la sua città». La parola passa ora ai cittadini per le elezioni del 25 maggio, con l’eventuale ballottaggio l’8 giugno. Amministrative a parte, il numero che avete tra le mani apre come al solito le porte all’eccellenza bergamasca a 360 gradi: dall’incontro con il volto più noto di Bergamo Tv, Paola Abrate, ai reportage vippaioli all’insegna del chi c’era, fino alle rubriche di alto spessore e ai successi della cultura bergamasca all’estero. Come quello dello Studio Bozzetto, che con la serie «Topo Tip» va alla conquista del mondo. Sfidando la «diva» Peppa Pig. Buona lettura! Claudio Gualdi

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di Claudio Gualdi


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La mia

rubrica

Sanremo è sempre Sanremo. O no?

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erfino Massimo Mila, critico e musicofilo dal palato finissimo non disdegnava la musica leggera. Scriveva così sull’ Espresso: «Una canzone riuscita è una cosa fatta di niente, un batuffolo impalpabile che nel giro d’una rima, nella lusinga d’una cadenza melodica, cattura fortunosamente qualsiasi aspetto della vita». Cattura “fortunosamente” pezzi di vita e ce li restituisce. Non si sa perché si è catturati da una musica, da un giro di note. Non si sa se sia colpa di noi che abbiamo voglia di farci prendere da un motivo di note piuttosto che da un rumore di chiacchiere o sia colpa della musica, che è, delle arti, quella più sensuale e passionale: impossibile resisterle. Fatto sta che anche quest’anno Sanremo, e anche quest’anno ci si chiede: ma la musica lì c’è? O si nasconde? O dire Sanremo significa pronunciare la formula magica, l’apritisesamo, che non funziona più? Nel prossimo numero, lontano ormai dai riflettori, spento il chiasso, proveremo a sorridere su quel mondo di piume e lustrini, su quello spettacolo da sopravvissuti che ancora riesce a tenere incollati nove milioni di spettatori. Dicono che lo share sia in ribasso rispetto al passato: che sia una bella notizia?

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di Emanuela Lanfranco e.lanfranco@inwind.it


Approfondimento

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È la stampa, bellezza

embra ieri, era il 1941, quando Humprey pronunciò la famosa battuta in Quarto potere di Orson

Welles. Oggi il francese Bernard Poulet che si interessa da anni all’evoluzione dei media ha appena pubblicato un libro con un titolo, La fin des journaux et l’avenir de l’information che parla da sé, comprensibile anche ai non francofoni. Oggi il New York Times per far fronte ai debiti ipoteca la stupefacente sede costruita da Renzo Piano e mette on line parte dei suoi articoli per inseguire lettori sul web e riacquistare valore. I crolli delle vendite, la dimuzione dei lettori, la contrazione delle risorse pubblicitarie interessano le testate di tutto il mondo. Facile sarebbe continuare allineando una sfilza di informazioni sulla crisi della

carta stampata, in caduta libera senza alcun segnale di controtendenza. E da qui potremmo poi passare al lamento sul rischio che tutto ciò comporta per la democrazia. Il giornale, dalla sua nascita, ha rivestito il ruolo di sentinella a difesa dell’informazione “trasparente” (non possiamo non cedere alla tentazione di usare le virgolette) ed è stato nel xx secolo l’insostituibile fonte di sviluppo della cosidetta opinione pubblica, prerequisito necessario ad ogni forza democratica. Oggi la fanno da padrone altri media: la televisione, in un primo tempo, ma già sorpassata dalla Rete. Dunque non resta che suonare la marcia funebre alla carta stampata? E io che sto scrivendo su carta, e voi, cari lettori che mi state leggendo, siamo dei dinosauri e non ce ne siamo accorti?

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di Emanuela Lanfranco

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Di seguito provo a fare un decalogo (era scritto su pietra?) di buoni motivi per continuare a leggere giornali. 1) il giornale è più chiaro da leggere perché la gerarchizzazione delle notizie e la “navigazione” nelle sue pagine è più facilitata. Anche solo per il limite materiale cui è ancorato: la pagina, le righe, i margini costituiscono un mezzo per incanalare meglio quel che sul web è un flusso ininterrotto e potenzialmente illimitato di notizie. E visto che il troppo spesso coincide con il niente, il giornale ci salva da questo rischio di annegamento. 2) il giornale è frutto di un grande lavoro di gruppo che si appoggia su

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risorse umane che nessuna redazione web può eguagliare: le grandi inchieste (il Watergate per esempio), gli scoop, il giornalismo d’assalto hanno un loro luogo privilegiato nelle testate giornalistiche di solide tradizioni. 3) il giornale sa andare più a fondo nella notizia scavando più in profondità e sa allargare lo sguardo allineando contributi multipli nella stessa pagina. E quel che manca per arrivare al dieci? direte. A me piace, la mattina, andare a prendere il giornale. Mi piace l’edicola. Mi piace il giornalaio, le due parole che ci scambiamo, la stampa intonsa del secondo

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giornale sotto la pila. Mi piace riconoscere la firma di chi scrive (leggo solo poche cose, ma buone). Mi piace anche conservarli, i giornali. E leggere con grande attenzione, pescando da un mucchio che tengo nello studio quel che succedeva un anno fa. Confrontare le previsioni di allora con quel che è successo oggi. Mi piace valutare come il tempo si sia preso gioco di certe notizie allarmistiche o come da piccoli dettagli siano sortite grandi mutazioni. Infine: io scrivo su questo giornale e sono affezionata a questo lavoro. Siamo arrivati a dieci?


Sommario

Città dei Mille - anno 17 n. 2 Aut. Trib. n. 52 del 27 Dicembre 2001 Editore: Editrice Bergamasca S.r.l. www.ediberg.it Direzione e Redazione: Via Madonna della Neve, 24 Bergamo Tel. 035 35 91 011 Fax 035 35 91 117 www.cittadeimille.com

«Servizi garantiti senza aumentare le tasse»

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cover story

Speciale:Treviolo

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peciale

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Social Network e Web come strumenti per trovare lavoro Bputique del Borgo, sfila l'eleganza Inaugurazione Anno Accademico 2013-14 Città Murate Lions il Doma raddoppia: apertura in S.Caterina

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vip & news

Speciale: Dalmine

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peciale

Paola Abrate, il volto di Bergamo Tv Comunicare? Questione di contaminazioni «Vorrei una Bergamo più dinamica» Il piacere di ritrovare un bel sorriso

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interviste

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in Vetrina

Luberg Cucina Wedding Golf Motori Sanità Arte Spiritualità

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rubriche

I Diari Roncalli sulle vie del mondo 23° Convegno dei Cavalieri dell'UNCI Lo Studio Bozzetto sfida la «diva» Peppa Pig Seconda Corri Dog in Piazza Dante Bergamo. Una e mille sorprese Le vacanze low cost con Aegee sono «Happy»

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cultura

Direttore editoriale: Emanuela Lanfranco Redazione: Fabio Cuminetti Abbonamenti: 035 35 91 011 segreteria@ediberg.it 1 anno - 27 euro Stampa: Sigraf - Treviglio (Bg) Pubblicità: Tel. 035 35 91 158 ELEZIONI AMMINISTRATIVE 25-26 MAGGIO 2014 Comunicazione preventiva per la diffusione di messaggi elettorali per Elezioni amministrative fissate per il 25-26 Maggio 2014 Ai sensi e per le disposizioni di attuazione della Legge 22 Febbraio 2000, n.28 in materia di comunicazione politica e di parità d'accesso ai mezzi di informazione emesse dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni;

Editrice Bergamasca Srl Via Madonna della Neve 24 - Bergamo (BG) - P:I: 02509570137 Sede operativa: Via Madonna della Neve - 24121 Bergamo - tel. 035.3591011

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dichiara la propria disponibilità a pubblicare sulla predetta testata messaggi politici elettorali tramite prenotazione degli spazi, invio del materiale, pagamento anticipato, secondo le condizioni contenute nel codice di autoregolamentazione depositato presso i propri uffici di redazione e della concessionaria di pubblicità. Il codice di autoregolamentazione per la fruizione degli spazi, indica: le condizioni temporali, le modalità di presentazione delle richieste, le modalità di invio del materiale, le modalità di pubblicazione in funzione alla disponibilità degli spazi, le condizioni tariffarie.

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Direttore responsabile: Claudio Gualdi

Editoriale La mia rubrica Approfondimento

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Co ver

«Servizi garantiti senza aumentare le tasse»

Franco Tentorio fa un bilancio di fine mandato. E spiega perché alla fine, pressato da partiti e associazioni, ha accettato di ricandidarsi. «Fare il sindaco è molto impegnativo. Ma estremamente gratificante»

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ma pedalare. In senso letterale e metaforico. Perché l’«altra» bicicletta, quella dell’impegno politico, l’ha voluta (e ricevuta dal risultato delle urne) nel 1970 con la prima elezione a consigliere comunale di Palazzo Frizzoni e da allora non ha mai smesso. Non se ne pente. Anzi, la maglia rosa da primo cittadino gli calza a pennello, perché ha fiato in abbondanza. In tanti anni in Comune Franco Tentorio, classe 1945, non solo ha fatto esperienza: si è costruito una fama di correttezza e pragmatismo riconosciutagli trasversalmente. L’ a p l o m b c o n c u i r i p e r c o r r e ( e programma) le salite della vita amministrativa, gli attestati di stima per gli avversari (in primis Gori, suo sfidante alle

amministrative del 25 maggio, e Bruni), la lucidità nel fotografare i problemi e le soluzioni possibili lo dimostrano. Mani salde sul manubrio, occhi puntati alla curva successiva: la rielezione. Cinque anni al comando. Ma quale «tappa» le ha dato più soddisfazioni? «Riuscire a garantire tutti i servizi, a partire dai servizi sociali, senza aumentare tasse, imposte e tariffe, e nonostante i tagli governativi, è stato sicuramente il successo maggiore di questa amministrazione. Ciò è stato possibile grazie a una gestione oculata della macchina comunale». Ci dia qualche dato. «Cinquanta dipendenti in meno, due assessori in meno, tre dirigenti in meno, compensi ridotti del 10 per cento per i membri della giunta, mutui dimezzati.

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di Fabio Cuminetti

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In una città non povera, ma con crescenti fasce di povertà, questi risparmi ci hanno consentito di dare particolare attenzione, come dicevo, ai servizi sociali. Cosa che a me fa molto piacere visto che sono partito dalla destra sociale». Il patto di stabilità resta una bella zavorra. «Blocca a Roma novanta milioni di euro del Comune di Bergamo - i milioni sono seicento se si considerano anche gli altri comuni bergamaschi, e nell’intera regione si arriva a 8,5 miliardi - e dunque limita gli investimenti. È imposto dal Governo a comuni e Province perché in questo modo lo Stato può mostrare a Bruxelles un bilancio dignitoso, con i debiti totali che vengono mitigati dalle riserve degli enti locali virtuosi». Sono soldi di Palazzo Frizzoni, ma non utilizzabili. «Sì, e la cosa ci mette in difficoltà in tema di opere pubbliche, manutenzione della città, pulizia. Inoltre toglie occasioni di lavoro a imprese e lavoratori bergamaschi». Con Renzi stiamo per «scollinare», da questo punto di vista? «Io sono un’ottimista. Qualche dichiarazione di attenuazione del patto di stabilità ultimamente c’è stata. Il Governo ha consentito ad esempio che per una scuola – e noi stiamo ristrutturando la Codussi, che vale tre milioni – si possa attingere ai nostri soldi bloccati a Roma. Stessa cosa per investimenti finalizzati e di alta valenza sociale – oltre alle scuole, la sicurezza, la manutenzione delle strade –, come ci ha garantito il ministro Lupi. Questa attenuazione è condizione indispensabile perché nei prossimi anni si possa arrivare almeno a una gestione ragionevole». Tutto il vendibile è stato già venduto, del resto. «Abbiamo ceduto tutti gli immobili non strategici. Di azioni A2A ce ne resta ancora qualcuna, ma non manca molto». È così per tutti i comuni? «In realtà ci sono anche i figli di un dio maggiore. Fassino, a Torino, ha sforato il patto ma otterrà sicuramente una deroga. Roma e Napoli chiedono soldi, e a loro li daranno. Venezia s’è fatta azzerare le sanzioni. Normalmente sono sindaci del

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Pd. Solo che se mi vado a iscrivere adesso (sorride) mi sa che non mi accettano». Bergamo conta come il due di picche? Anche in tema di sicurezza le cose non vanno bene: stanno per chiudere il commissariato di Treviglio. «Il problema è molto serio e io non intendo stare zitto, in particolare se si parla di sicurezza: non ci sono più gli alpini a Bergamo; si parla già di concentrare le forze di polizia a Milano, l’anno prossimo, per l’Expo; il rapporto tra cittadini e rappresentanti delle forze dell’ordine è uno dei più bassi d’Italia. Nel frattempo la rapine violente ma soprattutto i furti nelle case sono aumentati e la gente non si sente più sicura a casa propria. È una situazione gravissima, e faremo tutto il rumore possibile per farci sentire. Su questo è indispensabile la solidarietà dei deputati bergamaschi». Qualcuno dice che come centrodestra avevate promesso di più. «Vero. Ma la situazione è oggettivamente peggiorata in tutta Italia, e io ritengo che le nostre proposte in tema di sicurezza siano più credibili di quelle del centrosinistra. Storicamente è sempre stato così». Ottima la soluzione dell’Accademia della Guardia di Finanza negli ex Riuniti. «Un grande risultato. Dimostra appunto che se i parlamentari bergamaschi, d’intesa con gli enti locali, Comune in primis, collaborano al di là dello schieramento politico, come riescono da sempre a fare i bresciani, le richieste non restano inascoltate. Si possono fare grandi cose. Quando sono stato a Roma per la Guardia di Finanza mi ha favorevolmente impressionato la presenza di deputati di Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica, tutti attorno a un tavolo». E anche i vertici della Gdf ne saranno rimasti impressionati. «Assolutamente. Nella fattispecie poi è stata determinante la presenza dell’università: i corsi dell’Accademia sono corsi universitari, e avere i docenti dell’ateneo bergamasco disponibili rappresenta di per sé una risposta didattica di altissimo livello. L’auspicio finale, in ogni caso, resta uno: chiunque vinca a Palazzo Frizzoni, è essenziale che i deputati orobici sappiano fare squadra. E le squadre bergamasche

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normalmente vincono, vedi Atalanta (sorride)». Indipendentemente dal colore politico vincente, del resto, possiamo dire che Bergamo è stata sempre ben amministrata. «Io, da assessore con Veneziani, avevo lasciato un bilancio vero, in ordine. Dopo cinque anni di centrosinistra l’ho trovato altrettanto vero. È molto positivo che la città sia sempre stata amministrata correttamente. Altro settore sempre ben gestito è quello dei Servizi Sociali. Ciò è motivo di soddisfazione per la comunità bergamasca, in particolare per la fascia più bisognosa». Veniamo ai nodi da districare. Come quello di Pontesecco. «Sarò sincero: al momento non c’è nessuna prospettiva realistica di soluzione. La linea 2 del tram non è stata ancora finanziata dallo Stato, e altri provvedimenti viabilistici sono estremamente costosi. Sono un obbiettivo storico, ma non oggettivamente dietro l’angolo». Invece dietro l’angolo c’è la Carrara. «Un intervento da 11 milioni di euro, che ha attraversato tre amministrazioni. Un’operazione difficile, con contributo determinante della Fondazione Credito Bergamasco. Non siamo riusciti a recuperare i ritardi ereditati dalla precedente amministrazione; del resto i cantieri pubblici sono sempre problematici. Non mi interessa inaugurarla prima o dopo le elezioni, perché mi hanno garantito (sorride) che mi invitano comunque». La fondazione ha fatto dono del progetto museale. «Sì, perché le opere edili sono finite, e ora bisogna pensare a luci, impianti di trattamento dell’aria, etc. Si tratta di fare un bando pubblico e, sperando che non ci siano intoppi, la città riavrà la sua accademia. Lì sorge il problema della gestione: il Comune garantisce l’apertura con il solito contributo economico, ma per una pinacoteca più viva, più frequentata e con eventi straordinari servono altre risorse. Per questo ci siamo aperti al contributo dei privati attraverso la fondazione». Le adesioni per il momento sono poche. «Vediamo come va: se si raggiunge un buon numero si può pensare a un bilancio da tre milioni all’anno. Altrimenti meno,


in proporzione…». Parliamo di stazione… «Premesso che i miei gusti sono un po’ particolari, e che per un giudizio obbiettivo bisogna aspettare la fine dei lavori, sono contento che alla fine nel sondaggio sul nuovo piazzale di L’Eco abbiano vinto i “mi piace”. Ho votato anch’io. È un’opera da 10 milioni di euro, di cui 5 ce li mette Ferrovie dello Stato per rifare la stazione. Che poi ci siano stati disagi perché l’in-

tervento è stato fatto in un periodo poco opportuno è innegabile. Da parte nostra, piazzale a parte, va sottolineata la costruzione del parcheggio multipiano da 150 posti, a cui si aggiungono i 150 posti sull’area delle ferrovie. Mettere 300 posti a disposizione di pendolari, residenti e commercianti è un grande risultato». A che punto siamo con la risalita di Città Alta? «Il progetto è a metà dell’opera, è stato

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approvato dalla soprintendenza e riguarda metà del percorso, l’ascensore interno da via Baioni alla Chiesa di Sant’Agostino. Mancano i soldi, 4 milioni. Se allentano un po’ il patto di stabilità ci rientriamo a pieno titolo. La seconda parte potrebbe essere un tapis roulant che da lì va fino al cuore di Città Alta, tenendo presente che dietro la cortina delle case della Fara c’è prato, quindi non sarebbe un intervento devastante». Bergamo è diventata più viva anche di notte. «In via generale gli eventi tipo Vivi Bergamo il giovedì, la Notte Bianca dello Sport, i ristoranti sulle mura, le 600 manifestazioni di Bergamo Estate, sono delle grandi conquiste di cui andiamo orgogliosi. Abbiamo dato delle occasioni di svago che prima non c’erano. Qualche reazione da parte dei residenti c’è. Bisogna trovare un equilibrio su orari e rumori, ma anche i residenti devono essere più disponibili». Poi c’è Borgo Santa Caterina, zona con alta concentrazione di locali. Troppo vivace, forse? «C’è effettivamente un problema di vivibilità per una fascia di residenti. Qualche provvedimento sugli orari, temo, sarà inevitabile. Siamo sul filo della legge, però, perché la Bersani dice che chiunque può aprire come vuole e quando vuole. Però siamo pronti a correre qualche rischio. Del resto gli agenti della polizia locale a mezzanotte staccano, e la stessa polizia si dice in difficoltà ad affrontare centinaia di persone e mandarle a casa». Pacì Paciana: i gestori dicono che hanno avuto meno problemi con lei che con Bruni. Curioso. «Non ho mai promesso lo sgombero violento, perché non faccio promesse che non posso mantenere. Abbiamo disposto con la polizia una serie di controlli. Il rimpianto è che questi ragazzi, per una questione soprattutto di principio, non vogliano regolamentare la loro presenza all’interno della struttura perché si ritengono extra legem, il che è sbagliato. Se si aprisse la possibilità di un colloquio per stabilire delle regole e un giusto canone di locazione, opportunamente ridotto per l’attività sociale che svolgono, sarebbe una cosa positiva, e darebbe loro la possibilità di usufruire dell’immobile per sempre».

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Immobile che poi non è a norma. «L’abbiamo segnalato alla polizia. Il Comune era disposto a intervenire, ma i gestori ce l’hanno proibito perché temevano fosse un pretesto per cacciarli via. Io sono un uomo di parola: non sarebbe mai successo. E mi dispiace sapere che dei miei concittadini, pure non miei elettori, vivano in condizioni di violazione delle norme di sicurezza. In ogni caso devo ammettere che è da un po’ che non creano problemi di ordine pubblico». Veniamo alla sua ricandidatura: ci ha messo un po’ a scogliere la riserva. «Non era una posizione tattica. La famiglia gradiva avermi a casa. Nel mio studio commercialistico ho 25 dipendenti: è vero che sono molto bravi, ma con me saremmo in 26 a lavorare. Invece

sono qui a Palazzo Frizzoni 50 ore la settimana. E infatti ho calato molto la bicicletta, vado poco a sciare». Cosa l’ha indotta a restare in sella? «È estremamente gratificante lavorare per la tua comunità, in particolare da sindaco. Alla fine mi illudo anche che la comunità apprezzi. Inoltre i partiti che mi hanno sostenuto e una serie di associazioni di categoria hanno insistito perché continuassimo il percorso assieme. Non me la sono sentita di tradire quelli con cui ho lavorato, sa, sono un po’ un nostalgico… (ride). Ho provato a preparare la frase da dire, tipo “lasciatemi andare in bicicletta”, “lasciatemi andare a fatturare”, “lasciatemi andare da mia moglie”, ma non mi veniva mai bene». E alla fine rieccola a fare l’andatura. «Ho accettato con grande convinzione,

sentendomi addosso questa responsabilità che affronto con serenità. Tenga presente che io non ho aderito a nessun partito, e questo rassicura un po’ tutti gli alleati. Che mi conoscono, e sanno che li rispetterò senza distinzioni». Un primo sondaggio la dà sopra di 6 punti rispetto a Gori, e anche il suo gradimento tra i cittadini è dato in crescita, al 55 per cento. «Certo, perché ci sono tante donne (ride). I sondaggi vanno presi con molta prudenza, perché le percentuali di errore ci sono e il campione di riferimento è ridotto. Non diamo per scontato nulla perché i miei avversari, a partire appunto da Gori, sono persone che rispetto. Perché chi dedica tempo alla sua comunità merita sempre rispetto».

Maurizio Maggioni: «La mia spinta propulsiva al servizio di Tentorio» Un vulcano di energia e di idee. Maurizio Maggioni, consigliere provinciale di Forza Italia (e tra i padri fondatori del partito a Bergamo), presidente della Commissione Affari Istituzionali, scende in campo a fianco di Tentorio candidandosi alle Comunali. «Sto con lui dal 1972. Era la mia prima campagna elettorale. Ci conosciamo da sempre e sono stato uno dei primi a proporre, già nel '94, il suo nome. Mi sono sempre speso per una città moderna, aperta, diversa, e Franco è sempre stato vicino a questo mio pensiero. Entrambi proveniamo dalla destra sociale: l'attenzione al volontariato, ai giovani e agli anziani è la molla che ci ha spinto a portare avanti questo tipo di discorso». Perché le Comunali? «Considerato il momento particolare che stiamo vivendo mi sembra giusto chiudere la mia carriera politica assieme a Tentorio. Ho spinto tanto perché lui si ricandidasse: è la persona seria che ci vuole per portare avanti quei progetti che non siamo riusciti a realizzare, per problemi di fondi soprattutto, e affrontarne di nuovi». Con che spirito si candida? «Penso di avere la giusta spinta propulsiva per far bene con la nuova Giunta. Mi interesserò soprattutto di Città Alta, dove vivo da più di 30 anni e dei cui problemi mi occupo da sempre con l'associazione Vecchia Bergamo, di cui sono presidente e con la quale abbiamo fatto molto: per le scuole, per il borgo, per commercianti e residenti, per le manifestazioni. Potrei fungere da referente, per capire cosa si può fare mediando le varie situazioni. Non scontentando in particolare nessuno, ma in generale un po' tutti, perché allora vuol dire che abbiamo trovato la quadratura del cerchio». C’è qualcosa che non le è piaciuto del mandato ormai al termine a Palazzo Frizzoni? «La comunicazione carente. È l'unica critica che avanzo a Franco, e che accetta. Un grosso deficit in un mondo teso al virtuale come quello di oggi. Potrei occuparmene io, a livello organizzativo, utilizzando le forze che già ci sono e aggiungendone delle altre che sarebbero disponibili a lavorare gratuitamente per la città. Per il grande amore che abbiamo per Bergamo». Compie gli anni il 31 maggio. La festa potrebbe essere doppia. «Ho cominciato a 15 anni a fare politica terminerò la mia attività professionale tra non molti anni e vorrei lasciare una città più votata al turismo, una città aperta al mondo, il che porterebbe posti di lavoro. L'occasione di Expo 2015 in questo senso è determinante, e la mia esperienza in Provincia tornerà utile. Poi, naturalmente, attenzione al sociale e provvedimenti per i giovani. I nostri genitori ci hanno lasciato una comunità che iniziava a vivere, negli anni '70 e '80, grazie anche a Simoncini, che io considero il più grande sindaco che abbia avuto Bergamo e che ho conosciuto personalmente. Da lui ho imparato molto, soprattutto a sognare e a relizzare i sogni. Chi non ha un sogno, non è un uomo vivo». Lei ha figli? «Due bambine, di 14 e 10 anni. Ho l'obbligo morale di lasciare loro una città viva, sicura, capitolo per noi fondamentale, e aperta al mondo: meno turismo mordi e fuggi, più soggiorni di lungo periodo, più strutture ricettive all'altezza della bellezza della nostra città e degli stessi bergamaschi, che hanno dimostrato di non essere poi così "chiusi" come tutti sostengono. Abbiamo perso la sfida per la capitale europea della cultura perché non ci siamo mossi con la giusta attenzione: Bergamo può diventare "caput mundi" se si fa conoscere adeguatamente al di fuori dei propri confini. Le mura non sono un perimetro inclusivo, bensì esclusivo che dobbiamo portare all'attenzione del mondo intero».

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Il comune di Treviolo, situato ad ovest di Bergamo, con il quale crea quasi una sorta di insediamento abitativo ininterrotto, si compone di ben quattro nuclei abitati, anch’essi ormai fusi tra loro senza soluzione di continuità: il capoluogo Treviolo e le frazioni Albegno, Curnasco e Roncola. I primi insediamenti umani presenti sul territorio dovrebbero essere quelli di alcune tribù dei Liguri, come si evince dal toponimo Curnasco, dove la desinenza «-asco» risulta essere elemento caratteristico di quelle popolazioni. Successivamente il territorio venne interessato dagli stanziamenti di gruppi di Galli Cenomani, i quali diedero origine al nucleo del capoluogo Treviolo, che da essi trae il suo significato etimologico: la radice celtica Trev indica un villaggio. Fu con l’epoca romana che il nucleo abitativo ebbe un notevole sviluppo, situazione a cui è stato possibile risalire grazie ai numerosi reperti rinvenuti sul territorio, tra cui resti di costruzioni, monete, sepolture. Nei secoli successivi, dopo varie peripezie, la situazione ritornò alla normalità soltanto all’inizio del XV secolo, quando irruppe la Repubblica di Venezia che, grazie ad una serie di interventi mirati, riuscì a ristabilire un equilibrio sociale ponendo fine alle lotte ed a risollevare l’economia, favorendo lo sviluppo agricolo. Soltanto nel 1927 il comune assunse le attuali dimensioni, quando a Treviolo vennero accorpate le altre frazioni. Tuttavia Curnasco, nella seconda metà del XX secolo, cercò più volte di riottenere l’autonomia amministrativa, però senza riuscirci.

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Quattro nuclei abitati ormai senza soluzione di continuità


Treviolo Da vedere le vestigia del castello, risalente al Medioevo. Serviva a difendere la città di Bergamo Il luogo di maggior rilevanza del paese è il castello di Treviolo, risalente al periodo medievale, esistente già nell’XI secolo e menzionato tra i castelli di quel periodo posti a difesa della città di Bergamo. Le vestigia di tale edificio si trovano sulla piazza principale del paese. Distrutto dai Colleoni di Trezzo con il pretesto della guerra fratricida tra guelfi e ghibellini, ma solo ed esclusivamente per mire espansionistiche e di possesso del territorio, dopo la pace di Ferrara ritorna di proprietà dei nobili Solza, la famiglia che dal 1300 circa ne è rimasta proprietaria fino all’inizio del XIX secolo. Attualmente si possono ancora ammirare la torre e l’ingresso, nonché parte della cinta muraria. In ambito religioso il luogo più importante è la chiesa parrocchiale di San Giorgio martire: risalente al XVII secolo, presenta al proprio interno parecchi affreschi di buon pregio, tra i quali spiccano quelli di Vincenzo Angelo Orelli e la sua bottega, che nel paese hanno lavorato per circa 20 anni. Altri edifici presenti nel capoluogo sono la cappellania Viganoni, la villa Galletti-Pesenti e la villa Zanchi. Nella frazione di Albegno si trova la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista che, edificata nel 1930, possiede dipinti risalenti al XVI ed al XVII secolo, nonché sculture, tarsie e statue di grande impatto. Poco distante si trova la villa Frizzoni-Micheletti-Casarotto, risalente al XVII secolo, che ben risalta tra gli edifici circostanti. Nella frazione Curnasco è situata la chiesa dei Santi Nazario e Celso, costruita nel XVI secolo, ma ristrutturata in modo sostanziale nei secoli successivi. Infine nella frazione di Roncola si trovano la chiesa del Sacro cuore, edificata nel 1922 e la chiesetta di Santa Maria nascente, attigua alla Villa Volpi.

Certificati da casa: la novità da marzo Dal 17 marzo bella novità per i cittadini residenti a Treviolo: potranno richiedere i certificati sotto elencati on-line collegandosi al sito istituzionale del Comune di Treviolo www. comune.treviolo.bg.it e procedendo alla registrazione. I certificati che si potranno richiedere on-line sono: certificato contestuale di residenza e di stato di famiglia; certificato di residenza; certificato di stato di famiglia. I certificati di Stato Civile qui sotto elencati potranno essere rilasciati on-line solo se l’atto risulterà iscritto e/o trascritto nel Comune di Treviolo e se risulta inserito nell’archivio informatico: certificato di matrimonio; certificato di nascita; certificato di morte di un familiare; I certificati ottenuti mediante questa modalità saranno esenti da diritti di segreteria. L’eventuale applicazione della marca da bollo da Euro 16, a seconda dell’uso del certificato, sarà a cura del cittadino.

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Social Network e Web come strumenti per trovare lavoro

uanto è importante conoscere le nuove tecnologie digitali per chi sta cercando lavoro? Quanto è diffusa la consapevolezza che le tracce digitali lasciate online possono contribuire in modo determinante al successo della ricerca di un'occupazione? Questi sono alcuni degli spunti che sono emersi in occasione dell'incontro organizzato da LUBERG, l'associazione dei Laureati dell'Università di Bergamo, che si è tenuto lo scorso 20 marzo, nella splendida cornice della Sala Conferenze di Sant'Agostino. L'incontro ha avuto quale tema di dibattito "Social network e web come strumenti per trovare lavoro". Il confronto è stato animato dagli inter venti multimediali di Gianfranco Giardina, direttore responsabile di Dday.it, Marco Lazzari, presidente del corso di laurea in Scienze dell’educazione dell’Università cittadina, e Domenico Mistri, presidente e amministratore delegato di Support srl. «È fondamentale", ha spiegato Marco

Lazzari, "riuscire a costruirsi online una propria identità attraverso i profili sui social media, facendo però attenzione a quello che viene pubblicato, sia direttamente che indirettamente. Oltre alle immagini e ai post seminati spontaneamente, è necessario avere la consapevolezza che oggi si è esposti anche ai contenuti digitali divulgati da amici e conoscenti i quali, attraverso il meccanismo dei tag, possono interferire nella costruzione della propria web reputation". Come ha infatti sottolineato Domenico Mistri, "il 100% delle persone che ci presentano il curriculum viene vagliato innanzitutto attraverso i vari profili online per verificare il valore della persona. Uno studio Adecco del 2012 testimonia che circa la metà delle aziende italiane usa i social media per ricercare personale, soprattutto LinkedIn". Infine, in chiusura, il presidente di Luberg Domenico Bosatelli, ha effettuato un bilancio dell’attività dell’associazione e ha anticipato i progetti in fase di sviluppo tesi a valorizzare il potenziale delle nuove

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generazioni dei laureati. “LUBERG”, ha raccontato l'Ing. Bosatelli, “ha ottenuto ottimi risultati grazie all’impegno e all’entusiasmo del Consiglio Direttivo e di tutti i Collaboratori. Riteniamo necessario in base all’esperienza di questi anni di attività, dare un indirizzo per i programmi del futuro. Pertanto, intendiamo dare vita al progetto CLUB LUBERG quale punto di aggregazione, stimolo di nuove idee e interscambio per tutti gli Associati. Coerentemente con questo progetto, LU B E R G s v i l u p p e rà n e l l ’ a n n o u n “Concorso di idee” che sarà aperto a tutti i Laureati dell’Università di Bergamo e darà la possibilità ai partecipanti di presentare un progetto che esprima un’idea per il proprio futuro. Tra le prossime iniziative, è inoltre in programma nel mese di giugno un incontro aperto ai Laureati incentrato su testimonianze di personaggi che esporranno la loro carriera di successo in diversi ambiti, dal mondo culturale, allo spettacolo, a quello economico”.

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Boutique del Borgo, sfila l'eleganza

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ercoledì 12 marzo la Boutique del Borgo di Osio Sotto, nella location della Concessionaria Bmw e Mini Rivoltella ad Arcene, ha sfilato i suoi capi della stagione primaveraestate 2014. Marika e Luisa, le due splendide signore della moda nonché titolari della boutique, anche in questa occasione hanno saputo proporre alla loro gentile clientela, una serie di abiti con relativi accessori di eccezionale bellezza, eleganza e praticità. Hanno collaborato alla serata: Vacchelli Fiorista, Crilu Acconciature, bar lo Zibaldone di osio Sotto, la Pasticceria Sofia di Boltiere, Consoli gioielli. La serata è stata presentata da Francesca di Stefano.

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Inaugurazione Anno Accademico 2013-14

Per l'occasione la città è diventata per un giorno luogo d'incontro dell'università italiana e internazionale

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unedì 3 marzo al Teatro Donizetti si è svolta la Cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico 2013-2014 dell'Università degli Studi di Bergamo. Per l'occasione la città è diventata per un giorno luogo di incontro dell'università Italiana e internazionale. Ospite d'onore il Prof. Jürgen Renn, Direttore di uno degli enti di ricerca più prestigiosi del mondo, il Max Planck Institut für Wissenschaftsgeschichte di Berlino. Nel corso dell'evento Jürgen Renn, è stato protagonista della prolusione “The Knowledge We Need. From the History of Science to the Evolution of Knowledge” (La conoscenza di cui abbiamo bisogno. Dalla storia della scienza, all'evoluzione della conoscenza). Oltre al prof. Renn, ventiquattro i Rettori ospiti della cerimonia, provenienti da Atenei italiani e alcuni provenienti da Atenei stranieri, a cui si è aggiunto Stefano Fantoni, Presidente ANVUR, Agenzia Nazionale di Valuta-

zione del Sistema Universitario e della Ricerca. Da sottolineare la scelta da parte dell'Università degli Studi di Bergamo di aprire un dialogo su più piani: su un piano cosmpolita con le relazioni internazionali con altri enti di ricerca e formazione ospiti dell'evento e su quello con il territorio, dove è stato attivato un sistema di sinergie, coinvolgendo non solo il Conservatorio G. Donizetti di Bergamo, ma anche scegliendo di invitare tutti i dirigenti superiori di città e provincia. Risposta positiva anche dagli studenti, la cui adesione è cresciuta rispetto agli scorsi anni. Quindi la relazione del Magnifco Rettore Stefano Paleari, che ha presentato un suo intervento sull'università del futuro, approfondendo le tematiche affrontate nella recente lettera scritta in veste di Presidente della Conferenza dei rettori delle Università italiane al nuovo Presidente del Consiglio Matteo Renzi. «Penso a una nuova Università, un'idea futura di Università, che viene condivisa

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a cura di Emanuela Lanfranco

proprio nei giorni in cui si sta formando un nuovo governo da cui tutto il mondo accademico si aspetta forte discontinuità.. L'idea futura di Università in questo senso sarà caratterizzata da una chiave di lettura europea, talvolta in antitesi a quella più comune relativa ai paesi anglosassoni. Da un'Università futura, il discorso alle nuove tecnologie e ai social network, all'impatto che hanno sulla creatività e la progettualità di individui e istituzioni

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Città Murate Lions, a Bergamo l’XI congresso internazionale

Dal 9 all’11 maggio convegno, serata di gala e scoperta del territorio per l’associazione che a tutt’oggi è riuscita nel ragguardevole compito di aggregare 80 Club Lions in rappresentanza di ben 21 nazioni e 65 città

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el grande mondo Lions c’è anche un’associazione internazionale nata nel 2003 con un obbiettivo ben preciso: unire, fare incontrare e far conoscere tra di loro i vari Club Lions che hanno sede in città circondate da antiche mura. Come Bergamo. È cominciato nel 2008 il percorso per giungere al traguardo odierno: l’adesione del Lions Club Bergamo Le Mura all’Associazione Internazionale Città Murate Lions, che a tutt’oggi è riuscita ad aggregare 80 Club Lions sparsi in ogni parte del mondo, in rappresentanza di 21 nazioni e di 65 città. La nuova unione, per usare una metafora a tema, ha fatto cadere il muro della distanza tra realtà così simili e così diverse. Permette lo scambio di conoscenze sulla storia delle città e, ovviamente, dei loro

bastioni, nonché il confronto sulle principali tematiche derivanti dal vivere in luoghi così affascinanti ma anche così particolari. Senza contare naturalmente l’incentivazione del turismo lionistico in occasione di ogni congresso come momento di amicizia e di aggregazione. E il prossimo congresso, organizzato dal club padrone di casa, si svolgerà a Bergamo il 9, 10 e 11 maggio 2014. Il tema di fondo rispecchia perfettamente uno dei punti cardine dell’associazione: «Incontro con Bergamo, antica Città Murata». È stato scelto questo tema con il preciso intento di dare un’immagine particolareggiata di Bergamo e della sua possente fortificazione. «Durante il percorso organizzativo - raccontano dal Lions Club Bergamo Le Mura -

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abbiamo voluto confrontarci sempre con le istituzioni e ci siamo sentiti ascoltati e affiancati; in particolare, in quest’ultimo anno, vogliamo sottolineare il concreto appoggio e il costante sostegno del Comune di Bergamo nella persona del sindaco. Infatti i lavori del congresso si svolgeranno nella suggestiva e prestigiosa cornice del Teatro Sociale, in Città Alta: le Mura Venete verranno analizzate sotto diversi profili: storia, vicende costruttive, caratteristiche strutturali, tutela, conservazione, valorizzazione e progetti futuri». Di alto profilo i relatori che hanno accettato di dare il loro contributo durante il convegno di sabato 10 maggio: Alberto Castoldi, Rettore Emerito dell’Università di Bergamo, parlerà di «Viaggiatori a Bergamo: immagini, emozioni e impres-

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sioni»; Patrizia Borlizzi, con Elisabetta Chiodi, ricercatrici presso Siti - Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione, interverranno sul tema «Funzione e simbolo delle strutture fortificate nella cultura italiana»; GianMaria Labaa, architetto studioso delle Mura di Bergamo, si occuperà di «Le Mura bastionate di Bergamo, la città si fa Fortezza: 1561 – 1588»; Giuseppe Napoleone, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della provincia di Milano, sosterrò la trattazione «Le Mura di Bergamo: tutela e restauro»; infine Luciana Frosio Roncalli, Delegata del Comune di Bergamo al Progetto Unesco e Sviluppo Città Alta, concluderà con «Elementi di valorizzazione turisticoculturale nell’ambito del Progetto Unesco».Nel pomeriggio, a completamento degli argomenti sviluppati durante i lavori, sono state programmate visite guidate alle Mura e ai monumenti più significativi di Città Alta. Ospite d’onore sarà un alto esponente della Repubblica dell’Azerbaijan, come conseguenza della

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recente presenza a Bergamo dell’ambasciatore Vaqif Sadiqov, venuto per incontrare il sindaco e i rappresentanti della realtà economica bergamasca. «Da lui – spiegano dal Lions Club Bergamo Le Mura – abbiamo appreso che l’Azerbaijan è un Paese che si sta aprendo al mondo, ma che non ha ancora nessun Club Lions sul suo territorio. Il congresso sarà anche l’occasione per sviluppare il nostro progetto della futura nascita del primo Club Lions nella Repubblica transcaucasica». Tra l’altro la capitale Baku, fondata, secondo la leggenda, da Alessandro Magno, è dotata di possenti mura risalenti all’anno 1200: sarà come un ponte gettato verso un Paese lontano per stabilire nuovi rapporti di amicizia e di solidarietà, propri del lionismo. In fase organizzativa è stata anche coinvolta, per la parte creativa, la «Scuola d’Arte Andrea Fantoni». Docenti e allievi hanno elaborato il manifesto che rappresenterà l’evento in tutti i momenti della comunicazione, e anche gli omaggi che verranno dati ai congressisti come ricordo

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concreto di Bergamo e della loro partecipazione. Dopo la cena di gala di sabato sera, il congresso termina con la gita di domenica al Villaggio Operaio di Crespi d’Adda, Patrimonio dell’Unesco, e con una visita ad una azienda vitivinicola della bergamasca.


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Il Doma raddoppia: apertura in S. Caterina

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opo il grande successo del Doma Café di via San Colombano, il 20 febbraio i gestori hanno aperto un secondo Doma nell’area della movida bergamasca, ora ancora più vivace: Borgo Santa Caterina. Sempre sull'onda del design contemporaneo e dello stile ricercato il tono del locale, con grande attenzione all’offerta in tema di aperitivi e cocktail. Vengono ospitati eventi particolari all’insegna di arte e street culture. Nella sua raffinatezza si nasconde il segreto della popolarità del brand Doma: perché la semplicità, quella giusta, è la miglior chiave di lettura per far breccia nel cuore di chi ha voglia di star bene. Numerose, e visibilmente soddisfatte, le persone che hanno partecipato all'evento di inaugurazione.

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Giovani Card 2014: sconti, promozioni e buoni speciali Distribuita anche a Dalmine la Giovani Card 2014, carta sconti di durata annuale che i ragazzi dai 15 ai 25 anni di 42 comuni bergamaschi ricevono direttamente a casa e che consente l’accesso agevolato a numerose iniziative di interesse giovanile, per facilitare la fruizione da parte delle giovani generazioni dei servizi e delle proposte del territorio. Le amministrazioni comunali che la promuovono vedono in Giovani Card un concreto segnale di attenzione verso le giovani generazioni e si pongono l’obiettivo di offrire ad adolescenti e giovani ulteriori occasioni per essere protagonisti all’interno dei loro ambienti di vita valorizzando la loro partecipazione alla realtà della comunità locale, grazie allo sforzo congiunto che unisce enti pubblici e soggetti privati. Giovani Card è un progetto nato nell’ambito delle politiche giovanili del Comune di Bergamo nel 2002, esteso nelle edizioni 2007 e 2008 a 16.000 giovani residenti nei comuni dell’ambito territoriale n. 1 e dal 2009 anche ad altre amministrazioni comunali del territorio provinciale, tra cui quelle appartenenti all’ambito territoriale n. 2 che già dal 2005 condividevano un progetto di carta sconto riservato ai giovani. Gli sconti presso gli esercizi aderenti al progetto, scelti tra le categorie merceologiche di maggior interesse e a più alta frequentazione da parte di adolescenti e giovani - sport, cultura, divertimento, abbigliamento, motori, benessere, estetica, formazione, elettronica, musica, salute, ristorazione, oggettistica, fotocineottica, assicurazione, viaggi – vanno dal 15 al 25%.

L’assessore all’Ambiente Terzi: per Dalmine un piano con notevoli qualità paesaggistiche «Il Pgt (Piano di governo del territorio) del Comune di Dalmine si è posto fin dall’inizio obiettivi ambiziosi, tra cui quello strategico di trasformare l’arteria ex statale 525 in un grande viale di elevata qualità paesaggistica, urbana, ambientale e architettonica». Così l’assessore all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile di Regione Lombardia Claudia Maria Terzi. «Il piano - ha proseguito l’assessore - prevede alcuni ambiti di trasformazione per la realizzazione di interventi urbanistici nuovi e di riqualificazione urbana, orientati alla riconoscibilità delle porte Nord e Sud di accesso alla città. L’Università di Bergamo, sede di Dalmine, ha già sviluppato il quadro conoscitivo del contesto territoriale attraverso l’analisi effettuata da un gruppo di studenti, nell’ambito di un corso curato dalla professoressa Maria Rosa Ronzoni. Il lavoro getta le basi per una grande sfida, ossia la predisposizione dello «Schema Strategico della 525» già previsto dal Piano dei servizi del Pgt e finalizzato a promuovere anche l’iniziativa e il concorso dei privati. L’Università ha proposto di allargare l’orizzonte culturale, coinvolgendo nella sfida pianificatori di fama internazionale, esperti nella riqualificazione e ricucitura urbana: da Francoise Helene Jourda, professore all’Università di Tecnologia di Vienna a José María Tomás Llavador, professore associato di pianificazione urbanistica presso il Politecnico di Valenzia e Christa Reicher, preside della Facoltà di Pianificazione del territorio dell’Università di Dortmund.

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Andrea Semilia, 30 anni, di Dalmine, birraio, è il nuovo presidente della Compagnia del Luppolo, associazione che riunisce circa un centinaio di appassionati bergamaschi che soffrono di birromania.Tra gli associati anche alcuni produttori di birra artigianale. Semilia sostituisce alla presidenza dell’associazione Giovanni Marconi, 50 anni, di Zogno, che ora ricopre la carica di tesoriere. Il cambio delle consegne è avvenuto in uno dei pub che risulta tra i migliori nella classifica degli Italian Beer Awards, «La locanda del monaco felice», nel centro di Suisio. Titolare da sette anni è Claudio Capelli, che con la sua professionalità ha saputo conquistarsi una vasta clientela. «Questo di Suisio – dice Marconi . è uno dei tre-quattro pub dove teniamo le nostre periodiche degustazioni di birre in abbinamento ai piatti preparati dalla cucina».

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Dalmine City Camp, vacanza studio imparando l’inglese

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Torna a Dalmine il City Camp, la vacanza studio per imparare la lingua. Dal 25 al 29 agosto gli alunni della scuola primaria e secondaria di 1° grado potranno vivere l’esperienza di una full immersion in lingua inglese, ma senza doversi recare all’estero. La formula del City Camp unisce infatti l’utile al dilettevole offrendo ai giovani una vacanza studio come in Inghilterra. L’inziativa rappresenta così la giusta alternativa grazie alla presenza di original english speakers provenienti da molti paesi anglofoni. I ragazzi potranno così avvicinarsi alla lingua straniera attraverso giochi, teatro, sport, passeggiate. Alla fine del camp ai genitori, parenti ed amici sarà offerto un gran galà finale, durante il quale sarà consegnato a tutti l’English Certificate. Per informazioni citycampdalmine@gmail.com.

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Benemerenze civiche a Lino Cavagna e alla memoria di Sergio Fabiani È stata celebrata mercoledì 19 marzo alle 11.45 in sala consiliare la cerimonia di consegna delle benemerenze civiche della Città di Dalmine. A ricevere il prestigioso Lino Cavagna e Sergio Fabiani (alla memoria). Il primo è un esponente particolarmente noto nel mondo della solidarietà: da sempre prodigo in opere di soccorso e aiuto, specialmente in situazioni critiche quali terremoti ed alluvioni, a Dalmine Cavagna è stato particolarmente attivo come membro della Croce Rossa Italiana e come fondatore/responsabile della Caritas. Il secondo, scomparso il 1° dicembre 2013, si è distinto sia per la sua attività professionale di medico che per l’attività sociale all’interno della Cooperativa La Solidarietà, della Casa di Accoglienza per Anziani di Dalmine e della Polisportiva. Entrambi hanno ricevuto dal presidente della Repubblica l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. «La scelta è stata difficile - spiega il vice sindaco Alessandro Cividini – perché le sette proposte presentate erano tutte meritevoli. La Commissione ha espresso una prima valutazione e, sulla base di questa, la Giunta ha deciso di assegnare il riconoscimento a Lino Cavagna e Sergio Fabiani. In ogni caso le candidature escluse possono essere presentate anche in futuro».

Numerosi sono i luoghi d’interesse presenti sul territorio comunale

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Pullula di luoghi d’interesse, Dalmine. Delle strutture difensive medievali vale la pena menzionare, presso la Biblioteca Civica la Torre Suardi, erroneamente chiamata «Camozzi», dal nome della famiglia che ne fu proprietaria tra il 1787 e il 1936; la torre di Sforzatica e la torre di Guzzanica. Il toponimo di Piazza Castello e la forma della piazza omonima a Mariano ci ricordano l’esistenza appunto di un castello che, secondo lo Jarnut (1980), fu costruito in forma associata e quindi di proprietà comune. Come pure nel quartiere Sabbio (comune a sé fino al 1927), si suppone ci fosse intorno all’anno 1200 pure un castra. In ambito religioso molti sono invece gli edifici sacri degni di nota: nel centro la chiesa parrocchiale di San Giuseppe, consacrata nel 1931. Custodisce opere pittoriche risalenti al XVI secolo, tra cui spicca una tela col Cristo Redentore. Inoltre sono presenti anche: la chiesetta di San Giorgio; erroneamente viene ritenuta la cappelletta di un convento dei Canonici Lateranensi che invece avevano il convento in Santo Spirito in Bergamo; la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea in Sforzatica, edificata in stile rococò, che conserva opere dello scultore locale Antonio Maria Pirovano. Quest’ultima può essere considerata l’edificio più antico e di maggior rilevanza artistica presente sul territorio comunale. Venne edificata in tempi remoti, tanto da essere citata già in documenti risalenti al 909.


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INNOVAZIONE PRIMA DI TUTTO FKgroup è da sempre strutturata per fornire l’intero ciclo produttivo per le aziende del comparto tessile abbigliamento, tessuti tecnici e compositi all’insegna della qualità e innovazione Nata nel 1961 FKgroup è considerata una fra le più importanti realtà che esportano in tutto il Mondo l’Eccellenza Italiana che nel 2013 ha fatturato oltre 8 milioni di euro occupando 40 dipendenti, costantemente orientata alle nuove tecnologie è in grado di fornire l’intero ciclo produttivo per le aziende del comparto tessile abbigliamento, tessuti tecnici e compositi. Ne parliamo con Fabrizio Sangalli, amministratore delegato di FKgroup.

Fabrizio Sangalli Amministratore Delegato di FKgroup

Può farmi una panoramica dei prodotti che offrite attualmente, in particolare quelli di punta per risultati e accoglienza di mercato? «Attualmente siamo impegnati nel completamento della gamma degli stenditori e sullo sviluppo delle tecnologie laser per la proiezione di immagini sulle macchine da taglio oltre al nostro applicativo software CAD che per sua natura deve essere sempre in evoluzione. Oggi siamo in grado di offrire una gamma di prodotti che soddisfano pienamente il ciclo produttivo del comparto tessile abbigliamento, tessuti tecnici (mi riferisco ad automotive-aviazione-medicale ecc.) ritengo che la nostra capacità sia quella di aver saputo sviluppare i nostri prodotti in maniera omogenea quindi oggi non abbiamo un prodotto di punta rispetto agli altri, i nostri software gli stenditori e i tagli automatici sono stati sviluppati tutti con la stessa passione e dando loro la stessa importanza proprio in ragione della nostra indissolubile vocazione alla qualità, caratteristica imprescindibile per un’azienda come la nostra che svilup-

pa tecnologia e progetta prodotti destinati a loro volta ad essere inseriti all’interno del contesto produttivo dei nostri clienti». In particolare, quali sono le tecnologie più nuove e all’avanguardia che offrite? «Il nostro software CAD per l’abbigliamento è oggi uno fra i più evoluti, sviluppato da un team di esperti che si occupano di questo aspetto da più di venti anni, e attraverso il vantaggio che può dare un parco di più di 2000 licenze attualmente installate. Avere molti clienti in senso numerico consente di ampliare molto l’esperienza riferita all’applicazione del prodotto alle varie esigenze e questo costituisce un importantissimo elemento per migliorare continuamente il prodotto in termini di affidabilità e performance, quindi disporre di un parco clienti importante unitamente a una filosofia aziendale adeguata ci ha consentito di raggiungere un livello di sicura eccellenza». Quali servizi offrite? «Per noi il servizio di assistenza e supporto post vendita ha un’importanza strategica e quindi vi abbiamo dedicato molta attenzione completando l’offerta anche tramite dei contratti di manutenzione e sviluppo (nel caso dei software) ben bilanciati che consentano di mantenere sempre in perfetta efficienza gli impianti produttivi anticipando così i possibili imprevisti a vantaggio della riduzione quasi totale dei fermi macchina. A questo si aggiunge la consulenza tecnica relativa alla risoluzione di problematiche di carattere gestionale sempre inerenti la sfera della produzione e della progettazione mettendo a disposizione dei nostri clienti non solo gli strumenti necessari a produrre ma la grande esperienza delle nostre persone e la necessaria consulenza al fine di aumentare le performance ottimizzando il processo produttivo. Qual è la vostra strategia per contrastare le avversità di un mercato indubbiamente difficile? «Abbiamo fatto da subito la scelta della qualità, questa parola riecheggia nella nostra organizzazione ed è intesa nel senso più ampio possibile della parola. Questa scelta ci è costata grandi investimenti e tanta fatica a volte sembrando addirittura contro corrente in un mercato che apparentemente premia chi ha puntato al prezzo. Oggi i nostri numeri ci confermano di aver fatto la scelta giusta anche grazie alla versatilità e

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«La nostra gamma di prodotti è già abbastanza ampia e l’impegno per mantenere su questi sempre l’eccellenza dal punto di vista tecnologico è forte, quindi a breve non abbiamo intenzione di spingerci in altri settori ma preferiamo consolidare e rimanere all’avanguardia nel nostro.

Quale è la tipologia attuale di clienti? Da quali settori provengono? Quali sono i principali ambiti applicativi dei vostri prodotti? «Il nostro core business rimane il tessile abbigliamento ma la nostra quota nel comparto tessile tecnico, anche se lentamente sta aumentando, mentre la tipologia dei clienti si sta spostando verso la fascia alta sia dal punto di vista della qualità dei loro prodotti che delle dimensioni delle aziende, infatti oggi possiamo annoverare fra i nostri clienti marchi molto importanti». Quali sono i vostri obiettivi futuri per allargare la tipologia di clientela e la vostra offerta?

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Solo nell’anno in corso abbiamo coperto ben nove paesi con l’inserimento di nuovi distributori, e questo credo sia il risultato concreto delle nostre strategie». Qual è, a vostro parere, l’aspetto che vi rende “unici” nel mercato? Se devo individuarne uno credo sia la nostra instancabile volontà di eccellere dal punto di vista tecnologico, la voglia di fare sempre meglio e acquisire una considerazione sempre superiore da parte del mercato e, perché no, anche da parte dei nostri concorrenti.

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la disponibilità con cui affrontiamo le richieste dei nostri clienti. L’argomento strategie è complesso e si compone di molti aspetti che concorrono al risultato finale, ogni impresa ha il suo modo di esprimersi ed è difficile considerare giuste o sbagliate le scelte che essa compie, sono semplicemente diverse una dall’altra. La nostra scelta fatta di qualità e servizio di alto livello, è stata vincente, insieme agli investimenti fatti per ampliare la distribuzione all’estero che oggi pesa per il 70% del nostro fatturato».

Quello che invece stiamo già facendo e continueremo a fare è migliorare e allargare la nostra organizzazione di vendita al fine di migliorare la copertura nei vari paesi del mondo.


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Paola Abrate, il volto di Bergamo Tv

A tu per tu con la nota giornalista nella nuova sede dell’emittente locale. Le notizie che preferisce dare? «Quelle che portano in superficie problematiche sociali, capaci di generare un dibattito»

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a compagnia, perché riempie silenzi troppo prolungati. In dosi corrette è anche una buona baby sitter. Ma soprattutto la televisione, quando è ben fatta, alimenta il pensiero, permette allo spettatore di aumentare la comprensione del mondo e di sè stesso. Attraverso l’informazione, ad esempio, che è una delle sue funzioni cardine. In questo senso, nell’ambito del nostro territorio, un grande servizio lo svolge il telegiornale della principale emittente locale, Bergamo Tv, che recentemente ha cambiato sede; non più via Corti (e prima ancora via Canovine) ma viale Papa Giovanni XXIII, nella sede storica di L’Eco di Bergamo, dove si è venuto a formare così un grande centro d’informazione a trecentosessanta gradi. Come in tutti i telegiornali che si rispettano, anche qui c’è il giornalista di riferimento. Il «mezzobusto», come viene

chiamato scherzosamente. C’è sempre un viso, insomma, che viene notato più di altri. Specie se, senza nulla togliere ai colleghi maschi, è una donna carina, spigliata, telegenica e, soprattutto, professionalmente capace. Il ritratto di Paola Abrate, praticamente: una giornalista molto preparata, certo, ma pure simpatica. Che «buca» lo schermo. La incontro «dal vivo» e l’impressione offerta dalla televisione si rafforza. Spesso l’immagine che viene proiettata nelle nostre case dal piccolo schermo inganna; invece Paola è veramente come appare a «Bergamo Tg», ovvero cordiale e affabile. Ci incontriamo appunto nella nuova sede dell’emittente: mentre Paola è impegnata nello studio di registrazione, il direttore dottor Giorgio Gandola mi mostra, con grande cortesia, gli spazi e le tecnologie della nuova casa di Bergamo Tv.

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di Emanuela Lanfranco

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Ci siamo: la registrazione è terminata. Con Paola ripercorriamo il tracciato delle sua carriera giornalistica. Cosa volevi fare da grande? «Già da piccola mi immaginavo giornalista, mi ha sempre appassionato moltissimo scrivere. Le prime righe le scrissi furono per il bollettino parrocchiale. Nel 1993 il primo incontro con la televisione, a Studio Tv 1, Treviglio, dove sono rimasta per sei mesi». Il primo servizio che hai realizzato per la televisione? «“Il primo giorno di scuola” per la trasmissione “Incontri”, allora condotta da Francesca Manenti. La classica intervista ai piccoli studenti emozionati. Come del resto ero io». Come sei arrivata a Bergamo Tv? «Devo dire grazie a Elio Corbani, che mi

ha dato molta fiducia». Ti diede anche dei consigli? «Ricordo che dopo la conduzione del mio primo telegiornale mi disse che ero andata bene, però dovevo cambiare look perché sembravo troppo ragazzina». Quanti anni sono che stai in tv? «Vent’anni, da quattordici assunta». È cambiato in questi anni il modo di fare televisione? «Tantissimo. Una volta per un servizio giornalistico servivano tre persone: il giornalista, l’operatore e il montatore in sede. Ora la paternità totale del lavoro fa capo a una sola persona: intervisto, registro e poi in sede faccio il montaggio. Prima avveniva un incontro di professionalità di un certo livello, e lo scambio di opinioni era importante, perché la giornalista magari non vede quello che vede l’operatore. Si creava

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una bella sinergia nel gruppo». Che tipo di informazione preferisci dare? «Sicuramente quella che porta in superficie problematiche non solo sociali, ma capaci di generare un dibattito. Raccontare un fatto, presentare una notizia che permette di confrontasi con quel dramma». Ormai sei un volto conosciuto: quando la gente ti incontra per strada come si comporta? «Sono tutti molto carini. Alcuni fanno anche delle critiche: spesso mi sento dire che leggo troppo veloce. I complimenti arrivano soprattutto quando hai dato una notizia che tocca le corde del cuore». Una notizia che hai dato e che ha toccato le corde del tuo cuore? «Una signora anziana che denunciava di

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essere stata sfrattata e che chiedeva aiuto tramite la nostra televisione. Ricordo che andai da lei e la sensazione che ebbi entrando in quella casa fu di… grigio cupo. Una sensazione letteralmente angosciante. La casa era in prossimità della ferrovia e questa signora teneva in bella vista una copia dei “Promessi Sposi” di Manzoni. Non so cosa c’entrasse in quella casa quel libro, ma la cosa mi colpì parecchio. Per quel servizio ricevetti un riconoscimento: la situazione mi aveva veramente commosso. Emozionante anche il reportage del terremoto a Nocera Umbria, nel 1997, al seguito dei nostri alpini. Anche lì toccai con mano cosa vuol dire la solidarietà, e fu commovente. Senza dimenticare naturalmente il caso Yara, una tragedia che ci ha coinvolto un po’ tutti e che mi ha segnato profonda-

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mente dal punto di vista umano e professionale». All’inizio della tua carriera hai mai avuto un modello di telegiornalista a cui volevi assomigliare? «Per me Oriana Fallaci è la giornalista per eccellenza: unica, inimitabile. Poi mi è sempre piaciuta molto Annalisa Spezie di Canale 5: ammiro la sua grande professionalità, il suo sorriso, il modo di comunicare con spontaneità. Ma non come modello da imitare: credo che ognuna di noi abbia la propria professionalità, e il proprio modo di essere, unico. Quindi non ho un modello». Torniamo al cambiamento nella preparazione del servizio. Ti manca il precedente lavoro di squadra? «Mancano le persone con cui mi trovavo bene: in primis il mio maestro Beppe De

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Vecchi, regista e operatore. E poi il grande a mico e collega Roberto Vitali. Sono queste le persone con cui ho fatto team per parecchio tempo». Mi fa piacere notare che cambi spesso look. Hai qualche mentore? «Camillo, il mio parrucchiere. Non so quante volte mi ha cambiato il colore e il taglio. Però lo lascio fare perché è veramente molto bravo e ritengo sappia valorizzare la mia immagine». Fidanzata? «Di lungo corso: con Adriano siamo fidanzati da dodici anni». Cosa ti piace del tuo lavoro? «Credo tutto, perché sono innamorata del mio lavoro (e anche di Adriano…). Mi emoziono ancora, il batticuore all’inizio di ogni trasmissione mi fa capire quanta strada ho ancora da fare».


Luca Andreis

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Comunicare? Questione di contaminazioni

Una storia d’eccellenza: New Target Group, base locale e respiro internazionale. «L’arma vincente? L’integrazione di specificità ed esperienze che ci permette di garantire la migliore performance al cliente»

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iente cappelli sulle 23, sorsate generose di whisky, sigarette aspirate con veemenza stile Humprey Bogart. Si pensa a un’agenzia di comunicazione e il pensiero corre a «Mad men», la pluripremiata serie tivù che utilizza il mondo pubblicitario degli anni Sessanta di Madison avenue, New York,  come specchio per raccontare i grandi cambiamenti avvenuti nella società americana. La realtà, oggi, è ben diversa. Creativi, copywriter e commerciali perdurano. Ma c’è molto di più. Sono passati cinquant’anni, siamo nell’era del web 2.0, in un’Italia non nel suo momento migliore. L’eccellenza, però, si distingue sempre e comunque. New Target Group, ad esempio. Un’agenzia di comunicazione full service, con

base locale (a Bergamo, in viale Giulio Cesare 29) e respiro più che nazionale. Sul sito internet (www.newtargetgroup. it) si legge: «Il nostro metodo si basa sulla realizzazione di una comunicazione stabile e in movimento al tempo stesso: infatti, pur mantenendo i valori portanti della marca ben saldi per rafforzarne identità e notorietà, cerchiamo di far muovere in continuazione quelli periferici per alimentare la vitalità del brand». Come New Target (con l’aggiunta di «Adv» oggi) nasce nel 1985 dalla Target per volontà di Pic Cortesi, uno dei pionieri della pubblicità bergamasca. Dopo la scomparsa del suo fondatore, la società ha assunto un nuovo assetto all’insegna dell’integrazione e della partnership strategica, prerequisito essenziale per tutte le imprese che si occupano di comunicazione.

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di Fabio Cuminetti

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Oggi l’amministratore delegato è Luca Andreis, e consigliere d’amministrazione Antonio di Marco, a sua volta Ad di Mps Marketing Research, istituto di ricerche di mercato indipendente e a servizio completo, specializzato in indagini quantitative e qualitative ma anche in grado di offrire consulenza strategica a tutto campo alle aziende. Proprio l’affiancarsi di Mps a New Target ha dato il via, nel 2000 (data significativa) al nuovo corso. «Per affrontare le nuove sfide della Rete – spiega Di Marco - nel 2005 abbiamo quindi fondato New Target Web, di cui sono soci New Target Adv, Filippo Stefanelli e Carlo Pedrali». L’agenzia pubblicitaria tradizionale si è arricchita del branch digitale, da cui si è generata a sua volta una casa di produzione video interna, diventata in breve tempo un punto di forza. «Una società così strutturata in questo settore, in ambito locale, non c’è – specifica Andreis – e questo ci permette di affrontare anche sfide nazionali e internazionali». Come avvalora il prestigioso portfolio clienti. L’ingresso di un istituto di ricerca è stato il primo grosso salto di qualità, ribadisce Andreis: «Ci ha permesso di allargare i confini e lo spettro delle collaborazioni. È un processo necessario, a monte, perché senza la presenza di un istituto un’agenzia non può avere a disposizione il necessario livello di indagini e consulenza strategica, e i clienti non sempre hanno all’interno della loro struttura figure di questo tipo. Hanno più un marketing operativo che strategico, con responsabili comunicazione che si occupano anche di marketing». Poi è arrivata la società di web, «perché ci siamo resi conto – prosegue Andreis - che il settore necessitava di una specializzazione e di una preparazione non comuni». Nel gruppo operano ora una sessantina di professionisti, in stretto rapporto sinergico, con clienti americani, europei, italiani e locali, ma la scelta di restare a Bergamo si sposa con l’attenzione per la qualità della vita della persone che ci lavorano. New Target Group, strutturata com’è ora, permette di fotografare i bisogni di un cliente da tre diverse angolazioni, con diversi skill: un approccio strategico, di

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Antonio di Marco

marketing integrato, traducibile nella debita pluralità di linguaggi. «Con le nostre competenze, ad esempio, possiamo dire al cliente - chiarisce Di Marco - che se investe sulla televisione, il consumatore finirà per guardare certe cose ma non altre. Cose che un creativo, giustamente, non sa. In un’epoca in cui c’è un massiccio spostamento di risorse verso il digitale, è vitale poi sapere cosa può andare sul web, e come». La crescita organica della struttura di New Target ha un corrispettivo nei dati economici in cui, a parte una frenata fisiologica nell’ultimo anno, sono stati inanellati successi in serie dal 2000. Fondamentale sempre il web, naturalmente. «Da parte nostra c’è una grande attenzione tecnologica – spiega Stefanelli – perché il panorama cambia molto spesso. In pochi anni siamo dovuti passare da Adobe Flash a sfide estremamente impegnative in campo mobile, con linguaggi che neppure esistevano, come Android. Nelle gare per aggiudicarci le campagne vien fuori questa perizia tecnica, ed è il fattore che spesso ci fa vincere perché unito a una serie completa di competenze ma senza scontare l’eccessiva rigidità di alcune realtà grandi ma un po’ “datate”. Determinante anche l’internalizzazione portata avanti

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negli ultimi anni: avevamo bisogno di fare dei video per la moda e li abbiamo realizzati al nostro interno. Da lì è partita una casa di produzione interna di un livello che nessun’altra agenzia può vantare. Sicuramente non a Bergamo, e probabilmente neppure a Milano. Un volano per farsi spazio in un mondo come quello della moda, e su web, dove i video sono il contenuto che funziona meglio». Le commesse esterne, in sostanza, sono rare. E raramente si agisce così, nel settore. Altro punto fondamentale è la grande attenzione per l’empiria e la misura del dato, «per questo tra i soci non ci sono creativi», sorride Stefanelli. Perché la domanda che deve aver la meglio non è la soggettiva «è bello o non è bello?», ma «funziona o non funziona?». La grande specializzazione è figlia di questo assunto, tant’è che c’è una persona che si occupa solo dei testi per la parte web, cosa rara di questi tempi, e una sola che si occupa di interaction design (interazione uomo-macchina), per dare l’idea. Il sito, dunque, nasce da un lavoro di squadra, parcellizzato ma non per questo alienante. Anzi, premiante. «Siamo in controtendenza – annota Andreis – perché mentre altre strutture andavano


asciugandosi, noi ci siamo rafforzati». «Potremmo dire – riassume Di Marco – che l’arma vincente è la contaminazione di diverse esperienze, e la loro integrazione. Noi ci crediamo talmente tanto che abbiamo creato un portale, Contaminazioni Positive, nel quale ognuno può portare il proprio contributo, perché riteniamo che, e la composizione dei soci della nostra azienda lo dimostra, le varie specificità e le varie esperienze possano migliorarsi a vicenda. Ragionare insieme. Così riusciamo a garantire la migliore performance al cliente». Una delle ultime «imprese» a cui si è affiancata New Target è Ted (Technology Entertainment Design), il più grande evento internazionale organizzato sui temi

Filippo Stefanelli

di comunicazione e responsabilità sociale. Nato in California, dove c’è la Silicon Valley, è votato all'innovazione e anela al cambiamento del paradigma culturale. Un evento per «gioire dell’intelligenza umana», dedicato alle idee di valore, che il 29 marzo, grazie all’agenzia di comunicazione bergamasca, è sbarcato in città (all’Auditorium di Piazza della Libertà) nella sua versione «locale»: Tedx. Tema portante il concept «Rays of Light» (raggi di luce), con monologhi da 18 minuti di alcuni opinion leader tra cui l'atleta paralimpica Martina Caironi, il sociologo Enrico Finzi e l'artista Serafino Rudari. Lo spirito innovatore degli «ambasciatori» del concept serve a stimolare il dialogo e il confronto. L'organizzazione dell'evento, completamente autonoma, è stata resa possibile da una squadra di volontari (non retribuiti) appartenenti a New Target, insieme ai licenziatari Cinzia Xodo e Razvan Popescu, e nasce per coinvolgere la comunità e per offrire un’appassionante esperienza per la città di Bergamo. «Chi lavora qui lo fa con tale passione che è pronto farlo gratuitamente, oltre l’orario canonico, per sposare una causa altamente innovativa. E la reputazione del nostro marchio ci guadagna», chiosa Andreis.

Carlo Pedrali

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«Vorrei una Bergamo più dinamica»

A tu per tu con Gori. Che ci parla di sé, dell’amore per la città, di cosa farà se sarà eletto. «Prime mosse? Ufficio di progettazione europea, potenziamento del fondo Famiglia e lavoro, rivitalizzazione del centro»

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hi è Giorgio Gori? Sono un bergamasco di quasi 54 anni, sposato, padre di tre figli, che a un certo punto della sua vita, dopo aver lavorato per più di trent’anni, raggiunti i suoi obiettivi professionali, ha deciso di impegnarsi per fare qualcosa di buono per la sua città. Che marito e che padre si considera? Sono un marito e un padre fortunato. Sono sposato con Cristina da quasi 19 anni, molto felicemente. Che tipo di marito io sia bisognerebbe però chiederlo a lei! Certo non sono perfetto… Sono una persona abbastanza irrequieta e che ha bisogno d’aver sempre qualcosa da fare. Finisce così che mi riempia la vita di impegni e che spesso finisca per trascurare un po’ sia lei che la famiglia. Fortuna che, tra le tante doti, mia moglie è anche una

donna paziente! Con i miei figli è un po’ la stessa cosa: il tempo per stare insieme non è molto, soprattutto adesso che sono più grandi e giustamente pretendono di avere i loro spazi di autonomia, quindi bisogna cercare di rendere “intensi” i momenti che è possibile trascorrere insieme. Benedetta ha 17 anni e frequenta il quarto anno del Falcone, Alessandro ne ha 16 e fa la terza liceo scientifico al Mascheroni, e Angelica – 12 anni - frequenta la seconda alla media di Colle Aperto. Sono tre bravi ragazzi ed io sono molto fiero di loro. Mi sforzo di essere un padre abbastanza “fermo”, senza essere proprio severo. Costa fatica, a volte, ma sono sicuro che questo sia parte del mio compito. Cosa le piace leggere? Che tipo di musica ascolta più volentieri? C'è un film che ama particolarmente? Come

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a cura della redazione

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impegna il suo tempo libero? Ha un hobby? Leggo di tutto, romanzi e saggi, e direi anzi che leggere è proprio una delle cose che mi piace di più. Purtroppo la campagna elettorale ha effetti nefasti anche in questo campo: passo la giornata leggendo giornali, ricerche, appunti, dossier, e non ho più un minuto per leggere le cose che vorrei! Da due mesi ho sul comodino un romanzo – “Pilgrim” – che Cristina ha divorato in tre giorni e di cui io invece non riesco a superare la metà. Ascolto volentieri anche la musica pop, cercando di tener dietro ai gusti dei miei figli, anche se la mia formazione musicale rimanda ai cantautori italiani e in primo luogo a Fabrizio De André. Il cinema è forse l’unico vero hobby che ho, insieme alla corsa. In questo caso mi sono formato alla “scuola” del Lab 80, con i cineforum degli anni ’70 e ’80. Mi piacciono tutti i

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il proprio futuro. Vorrei fosse una città “europea”, fiera della sua identità ma non più chiusa su se stessa. Mi piacerebbe che fosse una città “verde”, all’avanguardia per quanto riguarda la mobilità sostenibile e il risparmio energetico. E vorrei infine che fosse una città più “coesa”, capace di guardare al futuro ma attenta a non lasciare indietro nessuno. Se sarà lei il nuovo Sindaco, quali saranno le prime tre cose che farà per avviare quel processo di cambiamento quinquennal-decennale cui accennava poco fa? Creerò un ufficio di progettazione europea, per accedere a quei finanziamenti comunitari che a Bergamo non sono mai arrivati; potenzierò il fondo Famiglia e lavoro, per dare assistenza alle persone in grave difficoltà, e avvierò il progetto di rivitalizzazione e di progressiva chiusura al traffico del centro di Bergamo.

film belli ma ho un debole per i musical: Jesus Christ Superstar e Moulin Rouge sono forse i miei preferiti. Qual é stato e qual é il suo rapporto con Bergamo? E’ una città che amo moltissimo, e non solo perché ci sono nato e cresciuto. Mi piace la sua dimensione, il suo essere a cavallo tra storia e modernità, tra le Mura venete e il Kilometro Rosso. Nei trequattro anni in cui ho vissuto a Milano, nei primi anni ’90, mi è mancata moltissimo e sono quindi molto grato a mia moglie, che è piemontese, d’aver acconsentito a mettere qui la “base” della nostra famiglia. C'è un angolo, un luogo della città che Le è particolarmente caro? Ce ne sono tanti, ma forse Astino è quello a cui sono più legato. Con i compagni del liceo frequentavo la frasca che c’era tanti anni fa proprio sopra il monastero. La valle è meravigliosa, e così la chiesa, ora che è terminato il restauro. Resta il

convento, che ancora non ha trovato la sua destinazione. Riuscire a restituirlo alla comunità è uno dei miei sogni. Che incidenza ha avuto il suo percorso formativo (studi classici prima e facoltà di architettura poi) sulla sua attività lavorativa? E quale influenza ritiene possa avere, sull'azione di governo della città, una formazione umanistico- scientifica? La formazione umanistica ti rende forse più attento alle persone intorno a te, più curioso di conoscerle. Per il resto, anche se nella vita ho fatto tutt’altro, mi sono sempre sentito un vero “architetto”, un progettista di cose utili, e ho sempre cercato di conciliare creatività e concretezza. La casa dev’essere bella ma dev’essere anche solida e non costare troppo! Come immagina e come vorrebbe che fosse Bergamo, tra 5 e tra 10 anni? Vorrei che fosse una città più dinamica, un luogo accogliente e in grado di consentire ai suoi giovani di costruire qui

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Il piacere di ritrovare un bel sorriso

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e g l i o l a d e n t i e r a o gli impianti? Non c'è confronto. La protesi mobile è un corpo estraneo, mentre gli impianti consentono l'applicazione di denti molto simili a quelli naturali, cercando di riprodurne la perfetta funzionalità e l’estetica. «La classica dentiera ha anche lo svantaggio di compromettere la masticazione e la fonetica e, con il passare del tempo, comprimendo l'osso su cui poggia, ne causa l'assottigliamento diventando sempre più instabile e fastidiosa». A spiegare i benefici dell’implantologia sull’utilizzo delle protesi mobili è il dott. Silvano U. Tramonte, implantologo di fama mondiale, fondatore e direttore sanitario del Centro Implantologico Tramonte, realtà dove l’implantologia si fa carico della cura del paziente anche e soprattutto se con patologie o problematiche di salute di varia natura. La storia racconta che l’implantologia,

così com’è nella filosofia del centro, nasce per dare una risposta al paziente anziano che cerca la soluzione a istanze drammatiche quali possono essere la perdita dei denti e l’impossibilità di riuscire a masticare. Il Centro Tramonte, in quest’ottica, mette a disposizione del paziente l’eccellenza delle cure, la professionalità di lungo corso e i suoi elevati standard tecnologici, ma soprattutto la semplicità e la non traumaticità degli interventi. L'implantologia a carico immediato, per esempio, offre una serie di vantaggi importanti: gli impianti endossei che utilizza sono infatti una valida soluzione per chi ha problemi di mancanza di denti. La tecnica è semplice: si utilizzano uno o più denti sostitutivi fissati su radici artificiali di materiale biocompatibile, per lo più titanio, inserite direttamente nell'osso della mascella o della mandibola. Tra i vantaggi anche le maggiori possibi-

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Fotografie a cura di Federico Buscarino

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lità di riabilitazione rispetto all’implantologia tradizionale: «bisogna tenere conto che il 30/40% dei pazienti ha problemi di insufficienza d'osso mandibolare e mascellare – continua Tramonte -. Tale condizione rende impossibile l'applicazione delle tecniche implantologiche più diffuse e standardizzate, ma non gli impianti emergenti a carico immediato. «In questo caso la soluzione adottata dall’implantologia tradizionale consiste nell'incrementare il volume osseo sino a ottenere uno spessore e un'altezza utili all'intervento implantare. La procedura, definita trapianto autologo d'osso, consiste nel prelevare una porzione d’osso dal corpo del paziente stesso per poi innestarlo nell'area da incrementare. È possibile anche utilizzare osso da donatore attingendo alle apposite banche. È una pratica che richiede tempi lunghi e qualche disagio per il paziente». Ma il carico immediato e le tecniche messe a punto dalla scuola italiana di implantologia consentono anche alle persone con cresta ossea ridotta, sia in senso verticale sia orizzontale, una riabilitazione orale in tempi brevi e una chirurgia mini-invasiva e restano il cavallo di battaglia del centro e la soluzione di gran lunga preferita dai pazienti. Una tecnica quindi che permette di poter dire un addio definitivo ai vecchi ‘ponti’ e protesi mobili anche a chi ha poco osso: «Per chi ha affrontato con insuccesso un innesto osseo, l'opzione migliore è rappresentata dalla tecnica transmucosa con impianti

a 'moncone emergente' e a carico immediato. Adatta nella gran parte delle situazioni e, in particolare, nei casi più difficili, permette l'inserimento degli impianti anche in spessori ossei veramente esigui o dalle forme irregolari. Il segreto di tanta versalità è rappresentata certamente dalle viti che, facilmente adattabili e modellabili, aiutano l'implantologo a sfruttare al meglio l'osso esistente. «Tra l'altro, essendo poco invasiva, la tecnica transmucosa a moncone emergente presenta anche il vantaggio di abbreviare i tempi di riabilitazione: è sufficiente infatti una sola seduta per intervenire su tutta l'arcata, dalle estrazioni alle varie procedure d'igiene sino all'inserimento degli impianti e al montaggio dei denti fissi provvisori». L'intervento avviene senza la necessità di incidere la gengiva e i denti definitivi vengono applicati nell'arco di due-tre mesi dall'inizio dei lavori: «sì, si parte con l'inserire la vite in titanio, materiale altamente biocompatibile, in un minuscolo foro di due millimetri di diametro senza bisogno appunto di incidere la gengiva. La vite sostituisce la radice e, sul moncone emergente, viene applicato il dente artificiale provvisorio. «A distanza di due o tre mesi, a osteointegrazione avvenuta, vengono applicati i denti definitivi. In quella esigua percentuale di pazienti in cui anche queste soluzioni risultano inapplicabili, il centro sarà in grado di confezionare ugualmente i denti fissi utilizzando gli impianti zigomatici o, come ultima possibilità, tutte le tradizionali

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tecniche di innesto. Rispetto alle comuni tecniche di innesto, infatti, gli impianti zigomatici consentono di terminare la terapia in tempi molto più brevi». Resta inteso che un centro implantologico che si rispetti deve offrire ai propri pazienti tutte le possibili opzioni e per questo il Centro Tramonte si avvale di un’implantologia a 360 gradi, dai grandi rialzi del seno ai mini rialzi, dalle tecniche espansive alle split crest, dalle grandi ricostruzioni maxillo-facciali con blocchi di osso agli impianti zigomatici. E, nei casi indicati, perfino alle tecniche d’implantologia sottoperiostea. Come si fa a ottenere tenuta e stabilità degli impianti? «Attraverso la saldatura endorale: avviene all'interno del cavo orale per collegare le parti terminali di due o più impianti fissi. L'obiettivo è quello di rendere gli impianti fra loro solidali e, di conseguenza, più stabili. La saldatura è resa possibile dalla presenza dei monconi emergenti che, saldati fra loro, divengono una specie di struttura unica e invisibile all'esterno, eccezionalmente stabile. «È una tecnica collaudata, realizzata con l’ausilio di una speciale macchina che consente di effettuare vere e proprie saldature direttamente in bocca senza che gengive, mucose e osso subiscano alcun genere di scottatura o surriscaldamento». Per quanto riguarda i materiali delle protesi, è possibile scegliere fra più soluzioni: titanio-resina, oro-ceramica, zirconio-ceramica. Meglio la dentiera o gli impianti? Se il sorriso è il biglietto da visita di ciascuno di noi, la risposta è presto detta.

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Social network e web come strumenti per trovare lavoro

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e attività e i progetti di LUBERG, l’associazione dei laureati dell’università di Bergamo, sono ripresi all'insegna dei valori e degli obiettivi che hanno animato i progetti promossi nel corso dell'ultimo biennio. Per promuovere lo scambio e la condivisione di esperienze fra gli associati, nel corso dell’anno verranno organizzati incontri e momenti di aggregazione di carattere culturale e professionale. Le modalità e i tempi di attuazione saranno definiti nel tempo secondo le esigenze e le aspettative dei laureati. La volontà di LUBERG è quella di offrire eventi di approfondimento su temi di attualità e momenti informali utili per conoscersi e stringere relazioni. Il primo incontro del 2014 si è tenuto il 20 marzo scorso presso la sala conferenze di Sant'Agostino ed è stato dedicato al tema "Social network e web come strumenti per trovare lavoro". Si tratta del secondo appuntamento del ciclo di incontri dedicato alle "Nuove frontiere delle tecnologie digitali", inaugurato lo scorso mese di ottobre. Nell'occasione sono intervenuti Gianfranco Giardina, Direttore Responsabile di Dday.it, Marco Lazzari, Presidente Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione dell'Università di Bergamo e Domenico Mistri, Presidente e Amministratore Delegato di Support srl. Il dibattito si è aperto descrivendo gli strumenti per trovare lavoro e offrendo spunti su come collocarsi e ricollocarsi tramite i Social Network e la Web Reputation. L'approccio generazionale è stato approfondito considerando le opportunità offerte dalle differenti piattaforme social e analizzando i punti forti del Curriculum vitae on-line.

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La partecipazione agli incontri LUBERG è gratuita e aperta a tutti i soci e ai laureati dell'Università di Bergamo che desiderano confrontarsi sull'attualità, condividere idee o progetti professionali, stringere nuove relazioni o riallacciare rapporti con ex colleghi. CONVENZIONI E VANTAGGI Per l'anno 2014 gli iscritti all'associazione potranno beneficiare di sconti e/o condizioni economiche riservate con gli enti e gli esercizi commerciali di seguito elencati: Ente Fiera PROMOBERG – CREBERGTEATRO. Riduzione del 15% sul costo del biglietto per due persone a tutti gli spettacoli della stagione 2013/2014; i biglietti in convenzione potranno essere acquistati solo ed esclusivamente presso la biglietteria del Creberg Teatro Bergamo, (a Bergamo, in via Pizzo della Presolana) e presso gli uffici di Fiera Bergamo (in via Lunga a Bergamo). Teatro DONIZETTI. Tariffa ridotta valida per gli spettacoli del martedì, mercoledì e giovedì non festivi, della stagione di prosa 2013-2014 mentre per la stagione "Altri percorsi" (parte della rassegna si svolge al Teatro Sociale in Città Alta) è valida per tutti i giorni di spettacolo. GAMEC - Galleria di Arte Moderna e Contemporanea. Biglietto di ingresso ridotto alle mostre temporanee per il possessore della tessera LUBERG ed un accompagnatore; inoltre, è previsto uno sconto del 20% sull'acquisto dei cataloghi GAMEC e del 10% su tutti i libri acquistati all'interno del bookshop. Libreria ARNOLDI. La storica libreria bergamasca di Piazza Matteotti, 22 offre una riduzione del 10% del prezzo di copertina

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sui libri di narrativa e del 10% - 15% sui dizionari; nel periodo giugno-ottobre sarà applicato uno sconto dell'8% anche sui testi scolastici. Libreria BUONASTAMPA. Sconto del 15% per l'acquisto di tutti i libri della libreria di Bergamo in via Paleocapa 4/E e di Sotto il Monte, nel bookshop della "Casa del Pellegrino", in Via Pacem in Terris. PrimaDaNoi srl. Gli associati hanno diritto all'acquisto dei prodotti delle più prestigiose marche (a prezzi scontati rispetto al valore di mercato riservato al pubblico) esposti nello shop Primadanoi (in via Moretti, 32 a Bergamo) e sul sito e-commerce dell'azienda (www.primadanoishop.it). COME ASSOCIARSI A LUBERG Sei un laurea to dell'Università di Bergamo e vuoi accrescere il tuo patrimonio professionale e culturale? Se ti riconosci nella mission di LUBERG sostieni l’associazione. I SOCI ORDINARI Tutti coloro che abbiano conseguito presso l'Università una laurea, un diploma universitario, una laurea (D.M. 509/99), una laurea specialistica, una laurea magistrale, in qualsiasi momento questo sia avvenuto, possono diventare soci ordinari mediante il versamento della quota annua associativa di 20 Euro per i laureati fino ai 30 anni d'età e di 50 Euro per i laureati oltre i oltre i 30 anni. I SOCI SOSTENITORI S on o con s ide ra ti so c i so ste ni to r i dell'associazione le persone fisiche e/o giuridiche, gli Enti e le Associazioni che si impegnano a sostenere economicamente l'Associazione mediante un contributo annuale o una tantum . Per ulteriori dettagli consultare il sito Luberg.it


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*Cucina di Chicco Cerea

I

stanbul ha un nome che per i Greci antichi ricordava il viaggio di un dio e per i Turchi del grande Impero Ottomano significava “Città delle Città”. Sospesa tra il Mar Nero e il Mar di Marmara, tra Europa e Asia, non si può negare, in effetti, abbia un fascino tutto suo, che scivola sul confine liquido delle acque del Bosforo. Ed è proprio lì che, dal 18 al 22 Febbraio, in occasione della settimana dedicata alla cucina italiana, lo chef executive del Four Seasons Hotel Istanbul at the Bosforus, l’amico Sebastiano Spriveri, ha invitato, come protagonista d’eccellenza, il ristorante Da Vittorio. Naturalmente felici di poter portare il nostro amore per la cucina italiana e la nostra professionalità oltremare, siamo partiti con la nostra squadra, composta da Paolo Rota, Graziano Caccioppoli, Domenico Ragone, alla volta della capitale turca, per creare un temporary restaurant Da Vittorio all’interno del prestigioso hotel. Con la collaborazione dello staff del ristorante Aqua, che si trova all’interno del Four Seasons, abbiamo presentato una vera e propria carta, che contemplava ogni giorno diversi menu di degustazione, e offriva, tra gli altri, alcuni dei nostri piatti più amati, come i Paccheri alla Vittorio lavorati in sala. Non mancava, naturalmente, qualche assaggio dal mare, come gli scampi scottati al burro con crema di mandorle e roveja o il branzino con cima di rapa e meringa al limone. E per concludere con delicatezza e fantasia, un dolcissimo viaggio nei nostri

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dessert: Paesaggio marziano, Midori, Ritorno al Brasile. L’organizzazione ci aveva comunicato che avremmo dovuto accogliere quaranta ospiti al massimo ogni sera: ne sono arrivati ottanta, senza contare le prenotazioni in overbooking. È stato un successo. E un gradevolissimo caleidoscopio di persone, anche, che includeva, oltre a giornalisti e blogger accorsi per gustarsi l’evento e per poterlo raccontare, il jet set di Istanbul. Per fare qualche nome, abbiamo avuto l’occasione di conoscere Mehmet Erbak, amministratore delegato e presidente della Uludağ Beverage, il più importante brand nel commercio di acqua e bevande della Turchia. E, tra i nostri connazionali che hanno trovato una loro splendida realizzazione all’estero proprio nel settore della ristorazione, abbiamo incontrato il veneziano Carlo Bernardini, partito quindici anni fa un po’ alla ventura e oggi conosciuto come il miglior catering della Turchia, e Moreno Polverini, executive chef presso la rinomata catena internazionale di ristoranti D.ream, che raccoglie, al suo interno, le prestigiose insegne di Zuma, Kiva, Emporio Armani Ristorante e Nusr.et. E proprio da Nusr. et, eccellente steak house del quartiere Bebek, vorrei partire per darvi qualche consiglio gastronomico, nel caso un bel viaggio, com’è stato il nostro, vi porti da quelle parti. Se dal quartiere Bebek vi spostate al quartiere Nişantaşı, qui trovate la seducente atmosfera contemporanea di Borsa, dove assaporare piatti della cucina

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locale. Sempre per quanto riguarda i piatti tipici, la miglior cucina dell’Anatolia è nel quartiere Levent, dove il ristorante Kosebasi prepara il più buono kebab della città. E se volete provare del buon pesce, non potete perdervi Park Fora, un elegante ristorante situato all’interno di un parco, con terrazza panoramica sullo stretto. Anche Zuma, ristorante giapponese con bar e lounge nella zona di Ortaköy, vi regala una meravigliosa veduta del Bosforo. Ma se amate gli aperitivi e lo spettacolo delle luci nel mare soprattutto all’ora del tramonto, il Sunset Bar ad Ulus è il locale che fa per voi, con la sua cucina fusion e la sua vista mozzafiato. Difficile vi venga nostalgia di casa, dentro tanta meraviglia, ma se dovesse succedere, non preoccupatevi: dentro lo Zorw Center trovate Eataly, l’innovativo progetto che conta già ventiquattro store in tutto il mondo, e che nella capitale turca può vantare, nei soli weekend, più di quattromila utenze. Un altro successo gastronomico italiano.


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*Wedding di Angelo Lorenzi

Bouquet che passione!

L’

a r r i vo d e l l a p r i m a ve r a è i l momento che preferisco dell’anno. E’ come se un’aura magica mi riempisse di energia. Il segreto? L’esplosione dei fiori, che lascia alle spalle il gelo dell’inverno, e ci regala una gamma di colori e di profumazioni da cui attingere per la realizzazione del bouquet perfetto per ogni sposa! I fiori che sbocciano in primavera sono tra i più belli di tutte le stagioni. I toni tenui e delicati si alternano ai più intensi, permettendo alla nostra creatività di declinare il bouquet nelle forme più disparate, senza dimenticare di essere in sintonia con l'abito della sposa e di rispecchiarne la personalità. Il bouquet rotondo e compatto, composto prevalentemente dai fiori più piccoli, è considerato “universale” e per questo adatto a tutte le stature e a tutte le figure, nonostante lo trovi perfetto per un abito corto. Il bouquet aperto e voluminoso, dove possiamo giocare con l’accostamento di volumi differenti, richiede per lo più una sposa alta e snella, ma rispetto ad uno ricadente, riservato ad un abito con strascico e decisamente ad una cerimonia dai toni più formali, lo consiglierei a tutte! Il bouquet a fascio, con ad esempio dei tulipani dal gambo lungo o delle candide calle, è indicato per un tailleur e, appoggiato al braccio, richiede una sposa sicura e disinvolta.

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Se seguite la tradizione alla lettera, il mio consiglio (qualora non aveste un wedding planner accanto a voi!) è che lo sposo, prima di farlo preparare, si faccia consigliare assolutamente dalla mamma o da un'amica di lei, in modo che la scelta del bouquet non prescinda dai dettagli dell'abito e dell'acconciatura!

Per scegliere il modello più adatto, è importante rapportarsi sempre al colore dell’abito: se è tutto bianco un bouquet candido può essere la scelta più adatta (l’ effetto trés chic è assicurato!), ma non dimentichiamo le tonalità pastello, che con i giusti accostamenti possono offrire soluzioni originali, senza dover ricorrere a colori troppo sgargianti, che danno un senso invece di estrema modernità. Se calle e iris possono essere perfette per una cerimonia elegante e classica, peonie, lisianthus e ortensie si adeguano sia ad matrimonio country chic sia ad un sapore estremamente romantico. La sposa più ricercata invece sceglierà un profumatissimo bouquet di candidi mughetti, o potrà ripiegare sulla rosa polianta. Nonostante secondo la tradizione il bouquet sia l'ultimo omaggio che il futuro sposo in quanto fidanzato fa alla sua promessa, chiudendo il ciclo del corteggiamento, sempre più spesso oggi non è lui ad ordinarlo, ma è la sposa a farlo per sé!

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E alla fine dei ricevimento? Immancabile il classico lancio del bouquet! Se le amiche nubili della sposa sono più di una, non si può fare altrimenti. Per la sposa che, dopo tanta fatica per la scelta, non se ne volesse separare, ricorriamo ad un secondo bouquet, che viene in aiuto delle più “viziate”! Per tutto e per tutte c’è la giusta soluzione!


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Il GRIP

"I

l buon gioco inizia con un buon grip”, diceva Ben Hogan. Sicuro che nessuno possa obiettare a questa affermazione, ritengo il grip (l'impugnatura del bastone) la vera ”chiave della macchina” swing: un grip corretto permette al giocatore di imparare, migliorare e trarre il massimo vantaggio dal movimento del corpo. Lo swing è una sequenza di movimenti che trova nel grip l'unico punto di contatto del corpo con il bastone; ciò deve far capire a ogni giocatore quale grande influenza negativa può produrre un grip non corretto. Un grip corretto crea dinamicità e permette al corpo di produrre una forza che, attraverso il lavoro delle braccia, la flessione e il rilascio dei polsi trasferisce attraverso le mani la velocità alla testa del bastone e quindi alla palla. Durante le prime lezioni la difficoltà con un principiante è quella di far capire quanta importanza ci sia in un grip corretto, L'aspetto più importante per i neofiti (e non solo per loro) è quello di tirare lungo e forte, ma in questo modo si perde di vista ciò che realmente conta: la non correttezza dell'impugnatura porta il giocatore a fare eccessiva fatica per produrre poca sostanza. Spesso ai giocatori il grip sembra poco importante, è faticoso e noioso da imparare e la sensazione è che le mani siano poco attive, ma ricordatevi che con una posizione corretta delle mani e con una pressione delicata si produce tanta potenza. Un grip non corretto porta durante il movimento a perdere il controllo del bastone e probabilmente a

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fare una pressione eccessiva con le mani, riducendo l'azione delle stesse e obbligando il giocatore a compensare con altre parti del corpo, facendo risultare lo swing meno potente e ripetitivo. Le due mani, se il grip è corretto, devono diventare una cosa unica. Esistono tre impugnature che sono ugualmente corrette e che devono essere scelte in funzione delle capacità fisiche del giocatore, visto che non tutti i giocatori hanno dimensioni delle mani uguali e non tutti, anche solo per differenza di età, hanno la stessa elasticità muscolare. L'impugnatura ”regina”, è l'overlap, perché è quella che permette maggiormente di rendere le due mani una cosa unica. Le altre due sono l'interlock e il baseball grip. In tutte e tre le impugnature la mano sinistra deve essere posizionata sul bastone nello stesso modo. Si impugna in modo neutro quando i punti di appoggio della mano sinistra sono la prima falange del dito indice e sotto il cuscinetto adiposo nella parte interna della mano vicino all'attaccatura delle dita; più forte quando si appoggia lo shaft più nelle dita; più debole quando si appoggia lo shaft più nel palmo. C'è invece differenza nelle tre impugnature per come viene posizionata la mano destra: con l'overlap, dopo

INTERLOCK GRIP

OVERLAP GRIP

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BASEBALL GRIP

aver impugnato con medio e anulare, il mignolo dev'essere appoggiato esternamente sulla mano sinistra tra l'indice e il medio, il palmo destro si riempie con il pollice sinistro, pollice e indice destri completano l'impugnatura. L'interlock ha la stessa procedura ma il mignolo si incastra tra indice e medio della mano sinistra. il baseball ha tutte e dieci le dita posizionate sul bastone. Aspetto fondamentale da non sottovalutare per completare un buon grip è la quantità di pressione esercitata sul bastone. Innanzitutto, la sensazione di sentire il bastone nelle dita non permette ai palmi di essere predominanti e riuscendo a fare una delicata pressione con medio, anulare e mignolo della mano sinistra, e medio e anulare della mano destra, si va a esercitare la pressione corretta per avere sufficiente controllo del bastone, evitando cosi che i due pollici e i due indici portino i muscoli delle braccia e delle spalle ad irrigidirsi. Il mio consiglio, che vale per i giocatori di qualsiasi livello, è quello di curare il grip nei dettagli. Quando state praticando da soli, ma anche durante le lezioni, non basta essere abbastanza precisi; con un grip corretto potete permettervi di non pensare a cosa devono fare le mani, dando la possibilità al vostro corpo di muovere solo i muscoli che servono, oltre al fatto che potete giocare ogni tipo di colpo. Per i neofiti: curate il grip nei dettagli già dai primi giorni di pratica. Anche se può sembrare tempo perso, un grip corretto vi aiuterà ad imparare e a migliorare più velocemente.


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*Motori Saul Mariani

Bmw Serie 2 Coupé: dinamica, sportiva, emozionante

L

a gamma Bmw si evolve, anche nel settore compatte. È nata la Serie 2 Coupé, che rispetto alla Serie 1 ha migliorato l’estetica all’insegna della raffinatezza. Ma non solo. La prima differenza si coglie nello sguardo. I fari hanno fatto un leggero lifting che li ha stirati e assottigliati. Più piatto nella parte superiore il doppio rene e più ampie le prese d'aria che lacerano letteralmente la parte bassa del paraurti, andando a formare una sorta di profilo aerodinamico che sigilla il muso al fondo stradale. Sono invariate invece le proporzioni del muso, dominato dal cofano lungo e muscoloso. Come nerboruto è il posteriore. Il guidatore è molto in basso, in modo che sia è facilitato a sentire

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tempestivamente le reazioni della vettura. Avvolgente l’abitacolo: la plancia sporge verso i due davanti e la leva del cambio vicina al volante e il piantone di sterzo ampiamente regolabile regalano un’ergonomia totale. La sportività si esalta nel «cuore» della vettura. Il sei cilindri 3.0 della 235i è non

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solo potente (326 Cv), ma stupisce anche i non esperti quando sul computer di bordo è indicato un consumo - nell'uso normale in mezzo al traffico - di 8,5 l/100 km. E non è tutto, perché ci si può anche permettere di circolare al di sotto dei 1.500 giri sapendo di poter contare su una spinta comunque fuori dal comune. Prestazioni sì, ma anche piacere di guida: agile nei cambi di direzione, la due porte tedesca è precisa e sicura nelle curve veloci in appoggio, con un avantreno precisissimo. Meno prestazionale ma sicuramente più interessante per il mercato italiano la 220d, spinta dal noto 2.0 quattro cilindri turbodiesel da 184 Cv: un motore capace di una spinta tenace a qualsiasi regime. Due ulteriori propulsori diesel sono stati messi a disposizione subito dopo il lancio sul mercato. In due ulteriori categorie di potenza, la Bmw 218d Coupé e la Bmw 225d Coupé offrono il «solito» insieme ottimale di efficienza e di prestazioni dinamiche. La 218d presenta di serie un cambio manuale a sei velocità. A richiesta, questo modello è disponibile con una trasmissione Steptronic ad otto velocità. Il motore della 225d Coupé viene offerto insieme ad una trasmissione Steptronic ad otto velocità. Entrambi i modelli sono dotati di un motore diesel 2 litri a quattro cilindri con tecnologia Bmw TwinPower Turbo. I cavalli? 143 per la 218d, 218 per la 225d.


CENTRO DI RADIOLOGIA E FISIOTERAPIA Accreditato ASL Dir. San.: Dr. R. Suardi Radiologia Diagnostica per Immagini Fisioterapia e Riabilitazione Riabilitazione Domiciliare (ex art. 26) Terapia Fisica Chiropratica Visite specialistiche Punto Prelievi Polo Odontoiatrico www.centroradiofisio.it - info@centroradiofisio.it Bergamo, Via Passo del Vivione, 7 - Gorle, Via Roma, 28 Tel.: 035/290636 – 035/4236140 – Fax: 035/290358

CENTRO MEDICO M.R. Dir. San.: Prof. M. Valverde

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*Sanità Dott.ssa Chiara Carrara fisioterapista responsabile riabilitazione

Medical pilates, il controllo del movimento è salute

S

iate onesti con voi stessi e chiedetevi quanto tempo dedicate all'allenamento fisico, allo sport e alla ginnastica. Siamo sicuri che ci sarà sempre una buona percentuale di persone che si sottraggono a questa pratica. Per un motivo o per un altro, per una scusa o per l'altra, in molti non conoscono il vero significato di sport e ginnastica e che il vero movimento benefico per il corpo è tutt'altro. Per questo il Centro di Radiologia e Fisioterapia di Gorle è da oltre 20 anni un punto di riferimento per la riabilitazione individuale e di gruppo e grazie a tre palestre e a oltre 20 fisioterapisti effettua corsi di ginnastica dolce e di medical pilates. Quest’ultimo combina elementi di fisioterapia classica ed esercizi di pilates tradizionale con tecniche di riduzione dello stress fisico e mentale, con un metodo gentile, sicuro, non forzato. I benefici sono diversi: tale attività fisica è un genere di movimenti lenti e graduali, adatti a tutti, e si svolge sotto la supervisione di un fisioterapista. Il pilates tradizionale fu usato originariamente per i danzatori professionisti e per l'elite atletica ma le posizioni estreme e le sollecitazioni che questi due insiemi di soggetti potevano e dovevano sopportare non sono certo adatte alle persone normali. Ecco perché molti studiosi di fisiokinesiterapia hanno sviluppato un pilates modi-

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ficato per adattarsi alle esigenze di tutti i giorni. Convenzioni. Dalla diagnostica alle cure dentali. Da questa corrente di sviluppo è nato il medical pilates, sviluppatosi per il sempre maggior credito che la tecnica ha avuto tra i fisiatri (medici specialisti in prevenzione e recupero funzionale) che mettendo in comune il loro sapere e il loro punto di vista biomeccanico con quello degli specialisti in pilates hanno dato vita a questa nuova scuola. L'estrema dolcezza dell'approccio, il rispetto per le articolazioni inefficienti ma insieme la loro sollecitazione progressiva sono le caratteristiche fondanti del medical pilates i cui effetti più evidenti sono il recupero dell'elasticità, la consapevolezza della postura, l'allineamento

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vertebrale, la tonificazione e il bilanciamento muscolare. Inoltre, lo sviluppo di una più stretta correlazione mente/ corpo porta i partecipanti in sintonia con la colonna vertebrale, i muscoli e il respiro: il tutto finalizzato al recupero più rapido possibile non solo della salute ma del benessere profondo. Il medical pilates ha effetti benefici anche a supporto dell’allenamento sportivo e come attività di prevenzione perché per essere in salute è necessario prima di tutto avere una corretta postura.

Centro di Radiologia e Fisioterapia srl via Roma 28 - Gorle 035.290636 www.centroradiofisio.it


*Arte Mario Donizetti

Percezione e razionalità della percezione

S

embra che l’energia non abbia forma fisica specifica. Ma le cose formate dall’energia sono visibili e razionali in quanto sono formate in modo specifico e razionale dall’energia. E’ necessario che anche l’energia subatomica abbia forma fisica specifica e razionale, altrimenti non potrebbe formare cose con forma specifica razionale. Come dal nulla non può discendere qualcosa così dalla non-forma non può discendere una forma. Materia-forma ed energia sono sinonimi. Tutto l’esistente è energia. Ma si sa anche che non tutta l’energia è visibile perché i sensi sono formati per percepire ciò che possono e l’intelletto per capire il percepibile possibile, ma si deve dare per certo che, se l’energia non avesse forma, niente al mondo sarebbe visibile. Perciò si dà per ultimo che la definizione “informale” è falsa in ogni caso. Ma si può accettare che qualcosa sia razionalmente visibile e altro solo sensorialmente visibile. Ossia, per noi uomini, animali visivi formati in un certo modo, qualcosa all’occhio potrebbe non essere razionale, ma è certo razionalmente che è invisibile se è informale. Si può precisare: qualcosa si può percepire anche sensorialmente se si sottrae al razionale, ma non può mai essere razionale se non è immediatamente formale. La sua assurda esistenza è impossibile, quindi si può ripetere che il concetto di “informale” è un falso concetto. Sempre, per quanto riguarda l’arte, si deve tener conto della differenza fondamentale che il percepire sensorialmente non è il capire razionalmente.

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*Spiritualità don Giambattista Boffi Direttore Centro missionario diocesano

La globalizzazione dello scarto

L

a raccolta differenziata prende sempre più piede nelle nostre comunità. Un segno di attenzione al creato, di coscienza ecologica, di responsabilità verso il futuro. Bene, una cosa certamente positiva. Differenziata e propositiva diventa sempre di più l'attenzione al creato e alle creature. Basti pensare alla specializzazione nel campo della medicina che permette indagini, diagnosi ed interventi sempre più puntuali ed incisivi. E poi, via via, i diversi spazi umani del sapere arricchiti dalla ricerca e dalla speculazione. Un tesoro incomparabile. Il rischio che efficienza e produttività si impadroniscano di queste ricchezze è in agguato. Chi non è all'altezza, chi non produce, non serve alla globalizzazione. E le conseguenze diventano talvolta drammatiche, perché in questo caso a finire nella spazzatura sono vite umane, storie di sofferenza, periferie di umanità. E’ la dimensione della persona e dei suoi diritti che, quasi come con un colpo di spugna, viene cancellata dall’ideologia di un progresso sfrenato. Chi ci va di mezzo sono quelli che non hanno voce, poveri forse anche economicamente, ma soprattutto impoveriti dal sistema. Prima che questo vortice ci risucchi inesorabilmente e provochi ancora stragi inutili di non senso e irresponsabilità potrebbe essere una buona cosa il recupero di quella dimensione spirituale della vita che permette a ciascuno di essere sè stesso e di esprimersi nella molteplicità della proprie capacità. La giustizia, appunto, condivide l’ansia di riconoscere il valore dell’individuo, la sua inviolabilità e profondità d’essere. “Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia

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il resto vi sarà dato”: questo l’assioma di Gesù che ci permette di coniugare fede e vita, ci offre lo spazio per un’esperienza cristiana incarnata e propositiva. Il tutto prende le mosse dalla positività del mondo. Le “strutture di peccato”, che Giovanni Paolo II indicherà come cause di violenza disumana e scoprirà generate dall’egoismo più becero, non appartengono al disegno della creazione e neppure sono riconducibili alla natura dell’uomo. Sono già frutto di abbruttimento, di calcoli interessati, di aggressività e di brutalità. Non conoscono il rispetto dell’altro, del suo mistero e della sua possibilità. L’altro è invece incontro di comunione, è l’intreccio di un racconto coinvolgente dove ciascuno sperimenta la bellezza della propria libertà e si scopre, come per incanto, arricchito, perché capace di condividere. Il Regno di Dio non è frutto di un’astrazione, non appartiene all’immaginario onirico e neppure si riduce ad uno spauracchio. Il Regno di Dio è una persona, Gesù stesso. Ecco perché le domande dell’umanità trovano in lui un interlocutore credibile, un tracciato di esperienza che continuamente fa riferimento al mistero della vita e la porta a compimento. La giustizia è dimensione indispensabile perché l’uomo venga messo in condizione di esprimere al meglio sé stesso. Non è sufficiente che funzioni la dimensione distributiva, ma occorre che si realizzi tutto quello che rende la persona capace di libertà, creatività e, alla fine, di responsabilità. Per questo la tessitura della fede non può esimersi dal concretizzarsi in una cittadinanza attiva, non può rinunciare

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alle responsabilità sociali, e trova nella Chiesa il luogo dove nutrirsi e rilanciarsi continuamente. La comunità cristiana è chiamata ad assolvere questo compito nella più assoluta gratuità, perché non le serve potere e prestigio, non può vantare privilegi e ostentare raccomandazioni. La ricchezza del regno e l’esercizio della giustizia sono l’orizzonte su cui la Chiesa scrive il suo servizio all’uomo, alla concretezza della sua vita, in quelle dinamiche di fragilità e precarietà che si sperimentano nella molteplicità delle situazioni della vita. E, se da una parte la società produce e dimentica frammenti di umanità, dall’altra la comunità cristiana è chiamata a percorsi di prossimità perché nessuno sia escluso e, tanto meno, possa allontanarsi dalla vita. Non è certamente semplice il tracciato. Il rischio di luoghi comuni, di parole al vento e di inutili requisitorie si affaccia ogni volta che la tentazione è quella di distogliere gli occhi dalla realtà attorno a progetti senza cuore e senza storia, pensati a tavolino senza la densità dell’esperienza. Lo “scarto” ributta la Chiesa per strada, la costringe ad uscire, proprio come continuamente chiede papa Francesco, e la misura sul metro di quella povertà vissuta che assume il volto della carità e si traduce in presenza e azione. La Chiesa: nessun battezzato può tirarsi fuori, nessuno può pensare di non essere coinvolto. E’ la vocazione del cristiano è l’incontro con lo “Scarto Crocifisso” perché sia Pasqua!


Cult

I Diari Roncalli sulle vie del mondo

Dono delle agende del Papa alle grandi biblioteche e a tutte le nunziature

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ell’ambito delle iniziative diocesane in preparazione alla canonizzazione di Papa Giovanni, che avverrà a Roma il prossimo 27 aprile, la Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sabato 15 marzo 2014, ha proposto un appuntamento di grande rilievo storico e culturale davanti a un folto e interessato pubblico, autorità civili, politiche e militari. Nel salone Giovanni XXIII della Curia Vescovile di Bergamo dove è stato proiettato un videomessaggio del neo Cardinale Loris Capovilla, già segretario di Papa Giovanni XXIII - alla presenza del Vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi, il Presidente della Fondazione Italcementi, Avv. Giovanni Giavazzi, il Direttore della Fondazione Papa Giovanni XXIII don Ezio Bolis e lo storico Alberto Melloni, della Fondazione per le Scienze Religiose di Bologna - sono stati illustrati i dieci volumi dei diari e delle agende che Papa Roncalli scrisse dall’età dell’adole-

scenza fino agli anni del pontificato. Si tratta di un’opera comprensiva di materiali senza paralleli nella storia, che consentono al lettore e allo studioso di seguire giorno dopo giorno, passo dopo passo, l’attività di Angelo Roncalli – da prete, da diplomatico, da papa – dal 1895 al 1963. Il valore eccezionale di questa documentazione fu riconosciuto dallo Stato italiano, che volle farne un’edizione nazionale – in dieci volumi, annotati e commentati, dotati di indici e apparato critico – lavoro compiuto dalla Fondazione per le Scienze Religiose di Bologna. Il lavoro si è basato su archivi che furono messi a disposizione della équipe bolognese, dalla Santa Sede, dalla Postulazione, da altri Archivi e non ultimo da S. Em. Cardinale Loris F. Capovilla, le cui carte sono patrimonio della Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo. In occasione della canonizzazione di Giovanni XXIII, voluta da Papa Francesco, la Fondazione per le Scienze Religiose di Bologna,

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grazie alla generosità della Fondazione Italcementi Cav. Lavoro Carlo Pesenti unitamente ad altro illustre donatore e con il sostegno della Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha pensato di donare questa prestigiosa collezione alle maggiori biblioteche nazionali e alle nunziature apostoliche di tutto il mondo. In questo modo si vuole onorare la memoria di un grande cristiano, Angelo Giuseppe Roncalli, bergamasco e italiano, uomo di chiesa e diplomatico, che ha certamente segnato un punto di svolta nella Chiesa e nella società del Novecento. Anche la sede scelta per la presentazione dell’opera è indice della sua importanza: l’evento si è svolto nella Curia Vescovile di Bergamo su volontà del Vescovo monsignor Francesco Beschi che ha accolto volentieri l’iniziativa affidandone l’organizzazione alla Fondazione Papa Giovanni XXIII, nei cui archivi sono custoditi alcuni preziosi originali dei dieci volumi presentati.

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...mica può pensarci il gatto!

Idicen: Tutela delle Volontà* Funerarie, Cremazione, Dispersione Ceneri, Non Accanimento Terapeutico.

ASComunication © - Sanremo (IM) - tel.0184 59 13 17

Affido le mie Volontà Funerarie e libero il mio Gatto dagli impegni finanziari perchè ho scelto la Previdenza Funeraria.

*L'iscrizione alla I.di.cen. (Riconoscimento Giuridico Nazionale • C.F. 97420100154) garantisce la tutela della testimonianza olografa delle proprie volontà.

Consulente Icrem

Bergamo Istituto per la Tutela delle Volontà

Antonio Ricciardi Tel. 035 212179 Informazioni al pubblico e organizzazione cerimonie


Cult

23° Convegno dei Cavalieri dell'UNCI

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li insigniti della sezione provinciale dell’Unci (Unione Nazionale Cavalieri d’Italia) domenica 9 marzo 2014 dopo la Messa nella chiesa di San Bartolomeo, concelebrata dall’Arcivescovo Emerito di Siena Mons. Gaetano Bonicelli, e Padre Silvestro Vernier, accompagnati dal Coro Val San Martino, si sono ritrovati in una sala affollata dell’hotel Excelsior San Marco per la 23° riunione annuale. All’appuntamento che si è tenuto con il patrocinio della Provincia, del Comune e della Camera di Commercio di Bergamo, sono intervenute numerose autorità: civili, militari e religiose. La riunione si è aperta con l’inno d’Italia cantato dal Coro Val San Martino e da tutti i presenti in sala. Parole di elogio per l’organizzazione guidata dal Gr. Uff. Marcello Annoni che proprio nei giorni scorsi è stato eletto presidente nazionale (per lui congratulazioni e applausi) e da Tina Mazza, sono

state espresse da alcune autorità intervenute all’Hotel Excelsior San Marco. Hanno preso la parola l’On.Giovanni Sanga, i Consiglieri Regionali Mario Barboni e Silvana Santisi Saita, il Vice Sindaco Avv. Gianfranco Ceci, l’Assessore Provinciale Grandi Infrastrutture, pianificazione Territoriale ed Expo Avv. Silvia Lanzani. Tutti hanno ricordato che l’appartenenza all’UNCI significa mantenere alto il sentimento morale, avere doti di probità e correttezza morale E’seguita la relazione del presidente nazionale e presidente provinciale Gr.Uff. Marcello Annoni il quale ha ricordato che i soci Unci di Bergamo sono oggi oltre 500 e prima di proporre all’attenzione di tutti i presenti una relazione sui programmi, le iniziative e le attività che l’Associazione stessa ha realizzato nel corso di un anno; ha letto le lettere di Papa Francesco e del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, ha poi ricordato un

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a cura di Emanuela Lanfranco

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tangibile riconoscimento a Persone, Enti ed Associazioni che operano in favore dei cittadini più bisognosi. Il 1 dicembre è stato proposto il 20° Premio della Bonta’ Unci città di Bergamo, con consegna di un contributo a nove Associazioni che operano nel volontariato. Vari contributi consegnati dall’UNCI dopo la riunione dell’anno scorso: il 10/3/13 Premio della Solidarietà consegnata all’Associazione Cure Palliative Onlus di Bergamo, il 9/1/14 abbiamo dato un contributo all’Associazione Franco Pini per i bambini di Nyagwethe in Kenya, il 7/2/14 alla Comunità Shalom per il recupero dei ragazzi con vari problemi. Sono seguiti gli autorevoli interventi del Console Regionale Uff. Dr. Silverio Gori, del Vice Presidente Nazionale Comm. Dr. Vincenzo Riboni e il Presidente Nazionale Onorario Gr. Uff. Ennio Radici: i quali hanno sottolineato che il riconoscimento del cavalierato della Repubblica è prima di tutto un riconoscimento al merito di persone che si dedicano con impegno e dedizione alla loro attività, vista come missione. Una scelta di vita con cui si contribuisce alla costruzione di una società più giusta. Non è più tempo di delegare – hanno proseguito – ed essere

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cavalieri significa anche rendere più salda questa Repubblica, far crescere lo Stato italiano sui pilastri che fondano la nostra Costituzione. Per essere d’esempio e di sprone, affinchè altri percorrano questa strada di saggezza e lungimiranza. L’assemblea ha ascoltato l’Uff. Don Lino Lazzari e un dotto intervento di Monsignor Gaetano Bonicelli sul tema “ Cristiani e Cardinali” gli Ecclesiastici nei loro interventi hanno sottolineato il ruolo prezioso che i cristiani e tutte le persone oneste sono chiamati a svolgere in questi momenti di crisi economica e morale. Si è proceduto alla consegna dei diplomi ai nuovi soci simpatizzanti (che non sono insigniti), ma che condividono le finalità dell’Unci: Pietro Alborghetti, Angelo Bonanomi, Dott. Piergiorgio Butti, Geom. Alessandro Epis, Angelo Falconi, Rag. Antonio Guida, Raffaele Mammone, Maria Angela Pagnotta, Osvaldo Palazzini, Dott. Manolo Peroni, Dott. Pietro Piccinelli, Dr. Massimo Rondalli, Dott. ssa Teresita Valsecchi, soci insigniti: Cav. Angelo Albani, Cav. Pierino Angeloni, Cav. Arturo Asperti, Cav. Giuliana D’Ambrosio, Cav. Fernanda Dalla Libera, Cav. Luigi Feliciani, Uff. Arch. Lucio Fiorina, Cav. Rag. Manuela Cristina

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Ghidini, Cav. Alessio Granelli, Cav. Elviro Angelo Locatelli, Cav. Col. Sergio Nava, Cav. Franco Sacco, Uff. Geom. Pietro Vincenzo Salvini e Cav. Alberto Tartaglia e Comm.Rag. Luciana Previtali Radici. Prima della consegna delle distinzioni “Onore e Merito Unci” da parte del membro della Commissione Comm. Giovanni Capurro, l’Uff. Tina Mazza Annoni ha letto le motivazioni che hanno assegnato le distinzioni: al Sig. Giovanni Fornoni di Chignolo d’Isola e al Cav. Luigi Tolotti di Grassobbio “per la loro opera svolta nel campo professionale, economico e sociale, distinguendosi per impegno, serietà e correttezza civica e morale”. Si è poi proceduto alla consegna ai presidenti e delegati delle altre sezioni d’Italia delle pubblicazioni artistiche e culturali al fine di diffondere nelle loro città le bellezze di Bergamo e la sua provincia. L’incontro si è concluso con il brindisi e il pranzo sociale durante il quale i soci Unci come ogni anno, hanno raccolto fondi per il “Premio della Solidarietà” consegnato al Comitato “Ambulanze per la CRI di Treviglio” per l’acquisto di due ambulanze.


Cult

Lo Studio Bozzetto sfida la «diva» Peppa Pig

Animazione in tre dimensioni per «Topo Tip», un grande protagonista dei sogni e del divertimento dei bambini in età prescolare. Dai libri a Raidue, poi in tutto il mondo. Grazie alla creatività bergamasca

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en nove milioni di copie vendute nel mondo e 32 coedizioni internazionali: nel quadro dell’editoria per l’infanzia il capriccioso «Topo Tip» è un grande protagonista dei sogni e del divertimento dei bimbi in età prescolare. E giganteggia sempre di più. Ora il personaggio creato da un’idea di Andrea Dami e disegnato da Marco Campanella è pronto per una nuova sfida, quella dell’animazione in tv. I “capricci” di Tip sono stati infatti trasformati in un cartoon in 3d che andrà in onda su Rai Due nel prossimo autunno, e poi su Rai YoYo, sulla tedesca Rtl e chi più ne ha più ne metta. Una serie di 52 episodi da 7 minuti ciascuno, che nasce dalla collaborazione di  Giunti con lo Studio Campedelli e lo Studio Bozzetto, bergamaschissimo anche se ha sede a Milano, Rai Fiction e la tedesca M4E.

Tutto made in Italy, il prodotto, ma di respiro internazionale: l’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a uscire sugli schermi di 60 nazioni. «Per noi è importante il fatto che gran parte della produzione sia fatta in Italia», sottolinea Annita Romanellidi Rai Fiction. «Dopo il successo di Peppa Pig, di cui siamo licenziatari per l’Italia, - dice l’amministratore delegato di Giunti, Martino Montanarini - lanciamo sul mercato un prodotto tutto italiano, dall’ideazione del personaggio alla sua declinazione nei vari ambiti del multimediale». Come nelle migliori tradizioni della narrazione per bambini, è la visione antropomorfa del mondo animale a fungere come strumento per il racconto della vita di tutti i giorni. E così Topo Tip non è che un bambino molto piccolo, con una sorellina, la mamma e il pappa, il nonno

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a cura di Fabio Cuminetti

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e la nonna, che vive alla base di un albero in mezzo al bosco.  Il cartoon è stato presentato in anteprima alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna (che si è aperta il 24 marzo) e poi al Mipcom di Cannes. Andrea Bozzetto, il maggiore dei quattro figli di Bruno, ha curato la regia, Pietro Pinetti la produzione. Con loro altri due bergamaschi - Valentina Mazzola, moglie di Andrea, allo script editing e Corrado Colleoni alla direzione artistica - e un nutrito gruppo di collaboratori.

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Cult

Seconda Corri Dog in Piazza Dante

Torna a Bergamo la Giornata Nazionale del Cane Guida. La città sarà protagonista di una vera e propria festa dedicata al migliore amico dell'uomo, con fini di solidarietà

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resentata la Giornata Nazionale del Cane Guida e seconda Corri Dog, previste per domenica 6 aprile in Piazza Dante. La manifestazione è organizzata dall'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti della sezione di Bergamo. La città sarà protagonista di una vera e propria festa dedicata al migliore amico dell'uomo: un'occasione per assaporare il piacere di una corsa in libertà, per trascorrere insieme una giornata all'aria aperta e soprattutto per prendersi cura della salute del proprio cane, attraverso un momento di allegria, di confronto e di condivisione nello sport. La Corri Dog è aperta a cani di tutte le taglie e tutte le razze in buona salute e ai loro padroni. Il percorso, breve e non impegnativo, rende la manifesta-

zione adatta a tutti e offre l'opportunità di trascorrere del tempo all'aria aperta facendo della sana attività fisica non agonistica. Durante la manifestazione è previsto l'allestimento di un'area expo, uno spazio in cui gli amanti dei cani potranno trovare tutto quello che riguarda i loro beniamini. Dal cibo agli accessori, dai prodotti specifici ai servizi, l'area si configurerà come una piccola esposizione fieristica completamente dedicata all'universo canino. Apertura alle 10, partenza alle 10.30 del percorso di due chilometri, rientro alle 11.30, inizio esibizioni alle 15, chiusura della manifestazione alle 18. Sarà possibile iscriversi direttamente domenica 6 aprile in Piazza Dante. Prevendita: www.uicbg.it

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a cura di Fabio Cuminetti

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VERIFICHE PROTEZIONI INTERFACCIA AT-MT-BT NOLEGGIO della strumentazione compresa di personale tecnico SOSTITUZIONE dei sistemi di protezione obsoleti VERIFICA sistemi di protezione MT-BT integrati con apposite cassette prova COLLAUDO E MESSA IN SERVIZIO di sistemi di protezione mediante iniezione PRIMARIA e SECONDARIA delle grandezze da verificare

NORMATIVE CEI 0-16 CEI 0-21 Allegato Terna A70

Con il nuovo sistema di prova trifase RTS-3 (conforme alle normative CEI 0-16, CEI 0-21, all’allegato TERNA A70 e alla delibera ENEL AEEG 84/2012/R/EEL), siamo in grado di verificare IN CAMPO tutti i sistemi di interfaccia AT-MT-BT, compresi i sensori THYSENSOR e relè ABB con la conversione in segnali di basso livello.

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Bergamo. Una e mille sorprese

Esposizione delle fotografie vincitrici del concorso. Garibaldi: «Il successo che questa iniziativa ha avuto è la dimostrazione di quanto amiamo la nostra città»

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emozione in uno scatto. Le fotografie vincitrici del contest “Bergamo. Una e mille sorprese” sono state visibili a tutti, esposte presso la Galleria Gamec di Bergamo. Inaugurata l’11 marzo, l’esposizione è rimasta aperta fino al primo aprile, visitabile dal martedì alla domenica. Marco Dordoni, Alberto Gilberti e Gilberto Sironi, vincitori del concorso promosso da Comune di Bergamo, GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e Orobie Edizioni Oros srl, sanno bene quanta storia possa essere racchiusa in una fotografia. Con i loro scatti, hanno raccontato la città attraverso sensibilità uniche e autentiche. Uno sguardo sognante e malinconico, con il battistero riflesso in una pozzanghera per Sironi, una visione più tradizionale sulla città bassa per Dordoni e, infine, la fiaba

della Città Alta immersa tra le nuvole per Gilberti. «Il successo che questa iniziativa ha avuto ci ha lasciati senza parole – ha spiegato Roberta Garibaldi, delegata al Turismo di Bergamo – è la dimostrazione di quanto amiamo la nostra città, di quanta passione ruoti intorno ai nostri monumenti, ai nostri paesaggi. Non possiamo far altro che stimolare sempre più questa produzione, per far sì che l’attaccamento al luogo sia motore di crescita per tutta la comunità». Le immagini vincitrici sono state scelte tra le oltre 828 arrivate alla giuria composta da Mario Cresci, Giacinto Di Pietrantonio, Emanuele Falchetti, Elio Betelli e Tullio Lodetti, a testimonianza di un concorso che ha saputo coinvolgere come pochi altri prima, stimolando partecipazioni creative e romantiche.

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«Ringraziamo di cuore chiunque ha partecipato e reso possibile il risultato odierno – ha poi concluso Garibaldi – Siamo molto orgogliosi di quanto è stato fatto perché ancora una volta, con la collaborazione di tutti, siamo riusciti a valorizzare lo spirito identitario della nostra bella città».

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Cult

Le vacanze low cost con Aegee sono «Happy»

Quest’anno tra le destinazioni è presente anche Bergamo, che a luglio (dal 19 al 27) ospiterà 40 ragazzi europei per trascorrere una settimana a tema sportivo

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ono più di 80 le mete europee nelle quali poter trascorrere le proprie vacanze low cost grazie al progetto Summer University di Aegee, la più grande associazione studentesca europea a carattere multidisciplinare, che si batte per un’Europa democratica, diversa e senza confini. Quest’anno tra le destinazioni è presente anche Bergamo, la quale a luglio (dal 19 al 27, info www.aegeebergamo. eu) ospiterà 40 ragazzi europei per trascorrere una settimana a tema sportivo. Per promuovere questo evento e mostrare in anteprima la sorprendente bellezza nascosta di Bergamo, Aegee-Bergamo ha prodotto un video sulle note di «Happy» di Pharrel (visibile su www.youtube.com/ watch?v=QHIw5t0MLqc), alimentando la lista di città nella quale è stato girato quello che ormai è diventato un video virale.

Tra i progetti più famosi che contribuì ad istituire, Aegee annovera il famosissimo programma Erasmus. Da 25 anni a questa parte promuove inoltre Summer University, che permette a giovani europei, dall’Azeirbaijan alle Isole Canarie, dalla Svezia a Malta, di incontrarsi durante l’estate. Grazie a questa iniziativa, ogni anno da Bergamo numerosi ragazzi colgono questa possibilità e tornano a casa con un’idea diversa di Europa, consapevoli di aver trascorso la «migliore estate della loro vita». Per poter visualizzare le destinazioni del 2014 basta visitare il sito www.aegee.org/ su e decidere se si preferisce fare surf a Las Palmas, attraversare in treno con la famosa Transiberiana la Russia, passeggiare tra le strade di Parigi o nuotare nelle pesanti acque del Mar Morto.

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di Fabio Cuminetti

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