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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXIX N° 36 - 21 Ottobre 2012 € 1.00

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“L’umile orgoglio di essere credenti”

APERTURA ANNO DELLA FEDE NELLA NOSTRA DIOCESI Giovedì 11 ottobre la nostra Diocesi si è riunita nella Cattedrale per celebrare l’inizio dell’anno della Fede, in contemporanea con tutta la Chiesa del mondo in particolare con il popolo dei fedeli che hanno riempito Piazza San Pietro, nel ricordo del Concilio Ecumenico Vaticano II indetto dal Beato Papa Giovanni XXIII 50 anni fa, un evento che fu ed è tuttora importante fondamento della Chiesa odierna. La celebrazione sarebbe dovuta iniziare in piazza Matteotti dove l’Azione Cattolica avrebbe dovuto animare una processione verso la Cattedrale. Purtroppo il tempo non ha permesso ciò e così tutto si è svolto in Chiesa. La Cattedrale era gremita di presbiteri, insieme al nostro Vescovo Mons. Gervasio Gestori, fedeli, giovani, associazioni, gruppi: tutti per ricordare la propria fede, professarla, confermarla. Il primo gesto è stata l’accensione dei lumini consegnati ad ogni persona presente: gesto molto semplice ma forte nel significato, ovvero, ognuno di noi è luce che rende splendente e viva la Chiesa. Sin dal Battesimo abbiamo avuto in dono la “luce di Cristo”, fiamma che sempre dobbiamo alimentare. Con il Battesimo siamo divenuti membra della Chiesa, con l’acqua siamo divenuti veri cristiani: non poteva esserci gesto migliore di ricordare ciò se non con l’aspersione. La celebrazione è proseguita con la Liturgia della Parola, incentrata sulla fede nella figura di Abramo, nelle parole di San Paolo, nel Vangelo. Anche le parole del Vescovo nell’omelia hanno sottolineato l’importanza e l’essenzialità della nostra fede ricordando le parole di una preghiera: “Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato e fatto cristiano” e proseguendo:“una preghiera semplice, che quasi con gioioso stupore riconosce la vita come il primo dono di Dio e la fede cristiana come l’altra grande grazia”. Continuando sul tema della fede il Vescovo così si è

espresso: “La fede è dono di Dio e quindi dobbiamo esprimere la consapevolezza di quanto si è ricevuto e la gratitudine per il suo valore inestimabile. L’Anno della fede, che questa sera apriamo ufficialmente, è la preziosa occasione per riprendere coscienza di questo dono insperato, fondamento della vita spirituale, sostegno della nostra speranza anche nei momenti di prova e reale possibilità di andare oltre il presente per un futuro di bellezza e di gioia” Ed ancora: “La fede un rischio calcolato sulla Provvidenza divina... la fede è risposta ad una chiamata...” E così ha continuato: “ Mi chiedo allora come debba essere una comunità di credenti, come debba vivere la nostra comunità di credenti, innamorati del Signore e a Lui abbandonati con dedizione totale e generosa. La no-

Alla Caritas il 10 novembre inaugurazione del Centro Polivalente

Carità e Collaborazione contro Elemosina e Povertà: Intervistato il direttore Caritas Umberto Silenzi Di Emanuele Ciucani

Guardando ai lati delle strade o passando per le stazioni ferroviarie si notato sempre più persone dedite a mendicare denaro. Molti pensano che lo spirito cristiano sia dar loro dei soldi ripulendosi la coscienza, ma non è cosi che si aiuta una persona. Si pensa di fare qualcosa di buono ma in realtà si peggiora solo la situazione. Il vero aiuto si può dare solo riscoprendo la vera fratellanza cristiana. Non aiuti una persona dandole dei soldi che poi spenderà in alcol, sigarette o peggio, l’aiuti educandola a rimettersi in piedi e insegnandole a camminare da sola. Questo è uno dei tanti importanti messaggi che vengono fuori dalla nostra intervista fatta al direttore della Caritas Umberto Silenzi, un uomo che dal 2003 si spende per aiutare in modo concreto i meno fortunati. Negli intermezzi dell’intervista che segue presenteremo i più recenti dati Caritas riguardo le utenze di San Benedetto e in anteprima vi alleghiamo anche alcune immagini del nuovo Centro Polivalente che verrà presto inaugurato. Segue a pag. 6

La festività è un diritto di tutti Va anch’esso difeso da chi amministra una città e non ostacolato Ci è pervenuta una lunga lettera in cui è evidente il disagio di molte famiglie alle quali ci associamo nella protesta ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà.

stra Chiesa sia innanzitutto una comunità ricca di relazioni umane, sensibile alle collaborazioni, aperta ad atteggiamenti generosi, abitata da conoscenze amiche... La nostra Chiesa sia inoltre essere una comunità simpatica, dove si vivono tutti i problemi e le difficoltà della gente comune, ma con uno stile che sa annunciare la potenza e la novità della fede, sull’esempio dei primi cristiani, che davanti ai non credenti “godevano di grande simpatia” (At 4, 35)”. Ed ha così concluso: “E’ incominciato l’Anno della fede: vi invito a coltivare l’umile orgoglio di essere credenti. Nessuno abbia vergogna di professare la propria fede con la vita e con la parola, anche per non rischiare un giorno, al momento del giudizio, di non essere riconosciuti dal Signore”. Altro momento culmine è stata la Professione di fede: tutto il popolo è stato chiamato a manifestare di fronte a Dio la propria volontà di adesione, rispondendo con vigore “CREDO, CREDO, AMEN!” . La Celebrazione è poi continuata con la Liturgia Eucaristica che ogni volta ci ricorda che Cristo è per noi. Lorenzo De Angeli

Pubblichiamo la parte introduttiva: “Innanzitutto ci scusiamo per averVi disturbato ma riteniamo sia veramente necessario e Vi ringraziamo anticipatamente per averci dedicato un po’ del Vs. tempo. Siamo un gruppo di donne (mogli e madri) e di uomini (mariti e padri) che lavorano nei vari negozi e centri commerciali del comprensorio abruzzese-marchigiano. Vi scriviamo nella speranza che almeno Voi possiate dare un minimo di voce a chi come noi lavora nel settore del commercio. Il ns. non è certo un lavoro massacrante dal punto di vista fisico ma estremamente stressante dal punto di vista psicologico: essere gentile, educato, accogliente a prescindere dalle proprie condizioni di umore e di salute, rimanere impassibile di fronte ad aggressioni verbali e reclami non sempre civili, garantire la pulizia del punto vendita, gestire la parte amministrativa e il magazzino.

A tutto questo si aggiungono l’inquinamento acustico, l’aria malsana, le luci artificiali ecc. ma non è questo il punto, tutto questo non importa poiché ogni lavoro ha i suoi aspetti negativi. Il vero problema sono le aperture domenicali sempre e si parla addirittura del 1° novembre festa di tutti i santi! Ritenete giusto che in questo giorno i negozi e/o centri commerciali rimangano aperti? Non è forse scritto “Ricordati di santificare le feste”? Possibile che solo il dio denaro conta? Non c’è più rispetto per niente, ma dove andremo a finire?”...


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Anno XXIX 21 Ottobre 2012

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Anno de

2012 Chiamati per nome

È Cristo la risposta alla “desertificazione spirituale” L’annuncio del Vangelo dei nostri giorni Inaugurando l’Anno della Fede, Benedetto XVI indica nei documenti del Concilio Vaticano II, la base su cui poggiare la Nuova Evangelizzazione una solenne Celebrazione Eucaristica che consacra un evento storico per la Chiesa, in coincidenza con due anniversari importantissimi: l’apertura dell’Anno della Fede, in concomitanza con il 50° anniversario dell’avvio del Concilio Vaticano II e il 20° dalla promulgazione del viCatechismo gente della Chiesa Cattolica. Stamattina alla presenza di migliaia fedeli, giunti da tutto il mondo in piazza San Pietro, papa Benedetto XVI ha presieduto la Santa Messa, concelebrata da 80 Cardinali, 8 Patriarchi e Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, i Vescovi Padri Sinodali, 104 Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo e 15 Vescovi che parteciparono in qualità di Padri ai lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II. Alla celebrazione hanno preso parte, come rappresentanti ecumenici, l’arcivescovo di Canterbury, rowan Williams, e il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I. Quest’ultimo ha pronunciato un suo indirizzo di saluto al termine della messa. La processione iniziale, come ha ricordato il Papa all’inizio dell’omelia, “ha voluto richiamare quella memorabile dei Padri conciliari quando entrarono solennemente in questa Basilica”. Altri segni specifici sono stati l’intronizzazione

dell’Evangeliario (copia di quello utilizzato durante il Concilio) e la consegna dei sette Messaggi finali del Concilio e quella del Catechismo della Chiesa Cattolica, che il Papa ha compiuto prima della Benedizione finale. tali ha segni, spiegato il Santo Padre, “ci offrono anche la prospettiva per andare oltre la commemorazione” del Vaticano II, con l’obiettivo di comprendere più profondamente il “movimento spirituale” che lo caratterizzò. L’Anno della Fede che si inaugura oggi è strettamente legato alla storia e agli eventi della Chiesa dell’ultimo cinquantennio: dal precedente Anno della Fede, indetto da Paolo VI nel 1967, al Grande Giubileo del 2000, celebrato durante il pontificato del beato Giovanni Paolo II. Il magistero di questi ultimi due pontefici converge in particolare su “Cristo quale centro del cosmo e della storia, e sull’ansia apostolica di annunciarlo al mondo”, sul Figlio di Dio che “non è soltanto oggetto della fede, ma, come dice la Lettera agli Ebrei, è «colui che dà origine alla fede e la porta a compimento» (12,2)”. di Luca Marcolivio (Zenith org)

riguarda ogni cristiano

Noi, ciascuno di noi, io stessa e tutti coloro che possono dire “io”, che cosa abbiamo a che vedere e spartire con la nuova evangelizzazione? Non è una questione di preti, suore e vescovi? Se così fosse, non solo non avremo capito un bel nulla dell’omelia del Santo Padre pronunciata domenica 7 ottobre all’apertura del Sinodo dei vescovi ma neppure del nostro essere e dirsi cristiani. Sarà ben utile perciò entrare nell’ottica di quanto il nostro Pastore Benedetto ci propone come linee portanti di vita. Che significa evangelizzazione? Dopo il Vaticano II affermiamo che “l’evangelizzazione è quella della chiamata universale alla santità, che in quanto tale riguarda tutti i cristiani”, con alcune peculiarità concrete: “La loro intercessione e l’esempio della loro vita” che può dirsi evangelizzatrice perché “attenta alla fantasia dello Spirito Santo”. Non è una sollecitazione entusiasmante, rimanere in ascolto di quella forza e di quel vigore creativo che lo Spirito Santo dona fin dalla creazione del mondo, aleggiando sulle acque? Egli crea in noi “la bellezza del Vangelo e della comunione in Cristo” che contagia tutti, perché non solo vive l’esperienza sacramentale ma la vive con “gusto”, cioè l’assapora mentre plasma dentro e dona il Suo fuoco creatore che entusiasma e guida. Questi sono i Santi, non quelle figure oleografiche con gli occhi sbarrati e lo sguardo languido, ma quelle persone che vivono “la Parola di Dio e il Pane di vita, l’Eucaristia” come loro fonte perenne. Lo sguardo allora corre sul loro ruolo nella storia fecondato dall’annuncio. Il mondo è sempre stato percorso da cristiani e cristiane generose che hanno valicato monti e mari, confini linguistici e culturali, forti solo del “linguaggio dell’amore e della verità”: i missionari per eccellenza e per definizione. Oggi però il Papa ci chiede una novità, una “nuova” evangelizzazione che si rivolga al nostro specifico ambiente, senza valicare frontiere geografiche o culturali, rimanendo sul terreno quotidiano, magari abbandonato, incolto, non dissodato e non seminato. Bisogna guardarsi intorno, farsi carico di quanto avviene e delle persone con cui viviamo, gomito a gomito, l’avventura della vita. Dovremmo far trasparire che il Signore “solo riempie di significato profondo e di pace l’esistenza” e, quindi, diventare annunciatori di un incontro personale e profondo che liberi da preclusioni, pregiudizi e interrogativi mal posti, “la riscoperta della fede”.

PAROLA DEL SIGNORE VENTINOVESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO B DONACI, SIGNORE, LA TUA GRAZIA

Dal VANGELO secondo MARCO E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedéo, dicendogli: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo”. Egli disse loro: “Cosa volete che io faccia per voi?”. Gli risposero: “Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Gesù disse loro: “Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?”. Gli risposero: “Lo possiamo”. E Gesù disse: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”. All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sè, disse loro: “Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. (MARCO 10,35-45)

“ChI VUOL ESSERE IL PRIMO TRA VOI SARà IL SERVO DI TUTTI.” “IL FIGLIO DELL’uOMO INFAttI NON è VENutO PEr ESSErE SErVItO, MA PEr SErVIrE” In queste due frasi troviamo la risposta di Gesù alle farneticazioni di Giacomo e Giovanni, ma troviamo anche il senso, il fondamento, la via maestra del Cristianesimo. Diverse volte nell’Antico testamento si parla del Servo, il Servo di Jahvè, soprattutto nei brani di Isaia. Come possiamo notare nella prima lettura della liturgia di questa domenica. Isaia ne parla come il Sofferente, come “uomo dei dolori che ben conosce il patire”; in cui la sofferenza può acquistare un senso diverso, può acquistare, in Cristo, una luce e una speranza diverse e anche la salvezza. Il Servo nelle parole di Gesù, è colui che si spende per i fratelli, in gesti di amore, colui che nella sua vita, non ha pretese di dominio, di potere, di sopraffazione, ma di servizio a favore dei fratelli, del suo prossimo. La grandezza secondo l’insegnamento di Gesù, si “misura” con la grandezza dell’amore, con la grandezza del servizio. Più si ama, più si serve, più ci si dona agli altri, più si è grandi, in pratica è il contrario dell’atteggiamento “mondano” , in cui la grandezza si misura in potere e denaro. Gesù vuole che nel nostro cuore ci sia la sconfitta dell’egoismo

e la vittoria dell’altruismo, dell’amore verso i fratelli, per questo Egli ci mostra con la sua vita, con il suo insegnamento come deve vivere, operare, agire chi vuole seguirlo. Egli, per primo, si sottopone alla legge dell’amore, incarnandosi, beneficando, morendo sulla croce per la salvezza di tutti i suoi fratelli. Egli per primo non si tira indietro di fronte alle esigenze di questo servizio, ma con forza, con coraggio, con amore vive tutta la sua vita come una offerta di amore al Padre per la salvezza di tutti i suoi figli. Gesù dice di se stesso: “IO SONO LA VIA, LA VErItà , LA VItA” la Via perché egli ci insegna come raggiungere, il Padre e la salvezza tutta intera; Verità perché attraverso la sua vita ci mostra la sua adesione e la sua obbedienza alla volontà del Padre, la Vita perché nella resurrezione egli ci dona la conferma, e al tempo stesso la possibilità per chi lo segue di vivere la vita stessa di Dio. Immersi nel suo amore, nella sua gioia per l’eternità. Chiediamo al Signore di farci comprendere la grandezza del servizio, di donarci la disponibilità ad amare senza aspettarci nulla in cambio, di donarci un cuore semplice, di rafforzare la nostra fede, per poterlo seguire lungo la via che conduce al Padre buono, che alla fine del percorso ci attende a braccia aperte, per festeggiare con noi. RICCARDO

SAGGEZZA PER PENSARCI SU: CHI VuOLE VIVErE, DEVE MOrIrE OGNI GIOrNO AL PrOPrIO EGOISMO. (ANONIMO)


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Anno XXIX 21 Ottobre 2012

ella Fede Compito non da poco che non esclude, elimina e neppure offusca l’annuncio missionario ma riconosce, paradossalmente, come lontani proprio i vicini che, assuefatti ad un ascolto banalizzato o attirati da progetti e scopi futili ed effimeri, non hanno saputo o potuto procedere più in là della scorza, senza giungere alla vera vena del messaggio. L’Anno della fede, che si sta aprendo, rappresenta la nostra grande, comune, opportunità d’impegno e d’ispirazione, un luogo dove poterci abbeverare alle fonti della Parola e dell’Eucaristia e riconoscere la grande realtà che ci pervade, senza magari che ne abbiamo piena coscienza: “La forza di Dio che, nella fede, incontra la debolezza umana”. Non ci attendono programmi, incontri, bagni di folla, insomma parole altisonanti ma vuote, ci attende una mossa radicale e capitale, senza di cui la nuova evangelizzazione non può entrare in circolo vitale: “una disposizione sincera di conversione”. In due direzioni che non possiamo dissociare e smembrare: “Lasciarsi riconciliare con Dio e con il prossimo”, concedere cioè alla fantasia dello Spirito di operare per suggerirci mutamenti reali, scoprire nuove relazioni, trovare lo spazio per Dio in una comunione intensa così da potersi rivolgere a chi ci sta accanto con la stessa dedizione con cui Gesù venne tra noi. un Vangelo vissuto e amato perché poi sia annunciato in una forma nuova e tutta nostra in questo travagliato secolo. Cristiana Dobner LE DONNE AL CONCILIO

Differenza che costruisce Marinella Perroni, presidente del Coordinamento teologhe italiane “Le donne al Concilio non sono state invitate per caso: la Chiesa era in forte trasformazione e Giovanni XXIII ha saputo intercettare il fermento in atto. Le donne nella Chiesa c’erano prima, durante e dopo il Concilio”. Ne è convinta Marinella Perroni, presidente del Cti (Coordinamento teologhe italiane), che ha aperto a roma (fino al 6 ottobre), presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, il convegno teologico internazionale organizzato dal Cti (www.teologhe.org), in occasione del 50° anniversario dell’apertura dell’assise conciliare, sul tema: “teologhe rileggono il Vaticano II: assumere una storia, preparare il futuro”. L’abbiamo intervistata. Come definirebbe lo “sguardo” delle teologhe sul Concilio, 50 anni dopo la sua apertura? “Innanzitutto, direi uno sguardo di gratitudine. Le teologhe vogliono rendere grazie al Concilio per un fatto della Chiesa che ha così profondamente cambiato la vita delle donne. Le donne c’erano anche prima del Concilio, ma la riscoperta del laicato che ha caratterizzato i lavori conciliari ha fatto delle donne una sorta di laiche ‘al quadrato’. A partire dal Vaticano II, infatti, si sono aperti gli studi teologici anche per le donne cattoliche: ciò ci permette oggi di guardare e di provare a interpretare questi 50 anni di storia della Chiesa dal nostro punto di vista, perché abbiamo ormai acquistato uno statuto che ci permette un protagonismo ermeneutico, un’interpretazione originale dei frutti che si sono prodotti in questo mezzo secolo. Le donne, in altre parole, dal Concilio sono state legittimate come soggetto interpretativo: non a caso il presidente della repubblica ha conferito la medaglia al valore per il valore culturale e sociale della nostra iniziativa. Laicità vuol dire anche riconoscimento di quello che già siamo: una risorsa per la società civile”. Per la prima volta il Concilio ha aperto la porta alle donne, con la presenza delle 23 uditrici in aula: quanto hanno influito? “A mio avviso, quando i padri conciliari hanno invitato le donne in aula, non sapevano bene cosa questo gesto avrebbe significato: la loro presenza è andata sicuramente al di là delle aspettative. Le uditrici, infatti, erano state invitate in aula all’insegna del silenzio e dell’ascolto: le donne sono state fedeli a questa consegna, ma i lavori del Concilio non si svolgevano soltanto dentro l’aula, c’erano i rapporti interpersonali, le Commissioni, i lavori per i documenti… Alcuni vescovi e teologi le hanno fatte entrare, e lì potevano parlare: così, c’è stata una sorta di lenta conquista di parola, lì dove le donne ne avevano diritto”. Come è cambiato il modello di donna nella Chiesa, dal Concilio alla lettera apostolica “Mulieris Dignitatem” di Giovanni Paolo II? “In questi 50 anni, l’emersione del soggetto femminile è stato un dato di fatto, che ha trasformato le donne, nelle loro condizioni di vita, e ciò è avvenuto anche nella Chiesa, che non è separata dal mondo, ma risente a suo modo della stessa storia del mondo e delle sue evoluzioni”. E dalla “Mulieris Dignitatem” ad oggi? “Certamente le donne sono diventate un tema del magistero, e questo oltre ad essere una novità assoluta è un fatto fondamentale. Nel pensiero di Giovanni Paolo II e in quello di Benedetto XVI, le donne sono presenti proprio in quanto soggetti storici, che si affacciano all’interno di trasformazioni storiche. Le donne in questi ultimi decenni hanno cambiato identità, sotto la spinta di trasformazioni anche faticose, sia nella fase della rivendicazione, sia nella fase dell’emancipazione, così come più in generale nell’evoluzione del pensiero di genere. Il mondo delle donne è quello più attento a intercettare le aperture verso una trasformazione, anche se questa operazione è spesso molto faticosa: lo sguardo femminile è ‘umanizzante’, grazie al loro rapporto privilegiato con la vita”. Quali sono le questioni aperte, e quali le sfide da affrontare per il futuro? “Prima di tutto, secondo me, dovremmo operare una trasformazione del linguaggio: fino a quando, infatti, si parlerà di teologia ‘al femminile’, il pericolo in agguato è quello di un certo riduzionismo, o di una sorta di ghettizzazione, del pensiero delle donne rispetto a quello degli uomini. Non esiste un pensiero ‘al maschile’ e un pensiero ‘al femminile’, ci sono uomini e donne che ripensano se stessi e rileggono la storia a partire dal loro punto di vista, ma nell’ottica della reciprocità. Fino ad oggi, le donne si sono occupate molto delle donne, mi piacerebbe che anche gli uomini si occupassero degli uomini. Il futuro dipende dalla capacità di ragionare insieme, avendo acquisito che a cura di M. Michela Nicolais anche la ‘differenza’ gioca un ruolo”.

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2013 Cammina verso la Passione

87. SUL RITORNO DI ELIA E L’EPILETTICO GUARITO Ci interessiamo di Mt 17,920. Il brano, nella sua interezza, si caratterizza per la sua formulazione dialogicodidattica. Il centro dell’interesse è la fede, in quanto fiducia piena che si deve avere in Gesù. 1. Sul ritorno di Elia. “Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: ‘Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti’. 10Allora i discepoli gli domandarono: ‘Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?’. 11Ed egli rispose: ‘Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». 13Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista” (Mt 17,9-13). Gesù vuole che il fatto della sua trasfigurazione, grande dono di grazia, sia esclusivamente per i tre mentre egli vive; una volta risorto saranno i testimoni di questo suo anticipo. Alla loro testimonianza si affiancherà anche quella della Scrittura: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni” (Lc 24,46-48). Sulla base di Malachia 3,23 gli scribi del tempo del ministero di Gesù, e dell’evangelista, obiettavano che la venuta del Messia doveva essere preceduta dal ritorno di Elia. Dal momento che tale ritorno non c’era stato ne seguiva che Gesù non era il Messia. Gesù accetta la validità di quell’aspettativa EliaMessia; dice che addirittura si è realizzata. Preannunciandogli la nascita di un figlio, l’angelo aveva detto a Zaccaria che il nascituro Giovanni “camminerà innanzi a lui [al Messia] con lo spirito e la potenza di Elia” (Lc 1,17). Quindi la venuta di Elia, nella sua forma più piena, si è realizzata in Giovanni Battista che aveva agito con lo Spirito e la potenza di Elia. Purtroppo, si sono disfatti del Battista in quanto Elia; faranno anche molto soffrire il Figlio dell’uomo. I discepoli si rendono così ben conto che Gesù parlava loro del Battista. 2. L’epilettico guarito. “Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio 15e disse: ‘Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. 16L’ho portato dai tuoi

discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo’. 17E Gesù rispose: ‘O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me’. 18 Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito” (Mt 17,1418). Una volta che Gesù e i tre Apostoli si sono ricongiunti agli altri nove, rimasti ai piedi del monte, avviene quanto è qui raccontato. Il papà, addolorato, aveva fatto la diagnosi della malattia del figlio: seleniázetai, “è lunatico”, cioè subisce periodicamente gli influssi negativi della luna e si rivolge a Gesù. Dai sintomi che vengono presentati si tratta indubbiamente di un epilettico. - O generazione incredula e perversa! Gesù amplia lo sguardo, portandolo dal caso concreto all’intera generazione, quella ebraica, e qualificandola come “incredula” (ápistos) perché non crede in lui e non viene liberata dalle proprie colpe. Molto seme della Parola seminato sui Galilei era andato perduto! - Gesù minacciò il demonio. Il verbo epitimáô, minacciare, ci dice che Gesù fa un esorcismo per allontanare il demonio, considerato abitualmente causa fondamentale delle grandi sventure. E il ragazzo fu guarito. Notiamo come la persona di Gesù ha assunto subito il ruolo centrale nell’episodio e lo mantiene. 3. La reazione dei discepoli. “Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: ‘Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?’. 20Ed egli rispose loro: ‘Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: ‘Spòstati da qui a là’, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile” (Mt 17,19-20). Colpisce la risposta di Gesù ai nove discepoli: Per la vostra poca fede. Come c’era stata tale oligopistía, poca fede, un concetto tanto caro a Matteo? Perché non avevano creduto fino in fondo alle prerogative che Gesù aveva dato ad essi: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni” (10,8). Il parlare di Gesù diventa a questo punto iperbolico e intende sottolineare la grandezza della fede. Però, anche la fede la più intensa non si accompagna necessariamente ai miracoli, non diventa fede taumaturgica Conclusione. Signore Gesù, credo in te, spero in te, amo te, Crocettigiuseppe@yahoo.it

Incontri Pastorali del Vescovo DuRANtE LA sEttIMANA 21-28 OttOBRE 2012 Sabato 27 ottobre Ore 18.00 Grottammare Parrocchia S. Pio V: S. Messa, con S. Cresime

Ore 11.30

Ore 17.00 Domenica 28 ottobre Ore 09.00 S. Egidio Alla V. Parrocchia S. Egidio abate: S. Messa, con S. Cresime

Ore 21.00

Martinsicuro Parrocchia Madre Teresa di Calcutta: S. Messa, con S. Cresime S. Benedetto Tr. Auditorium Comunale: Convegno AIDO S. Benedetto Tr. Convegno Fides Vita: Adorazione Eucaristica


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Anno XXIX 21 Ottobre 2012

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PREMIO NOBEL ALL’UE

LEGGE DI STABILITà

Una storia di pace da continuare

Un lampione acceso Bene il Governo sulle finanze locali ma rimangono al buio le famiglie

Da Oslo giunge a Bruxelles un riconoscimento che impegna per il futuro Sir Europa

L’assegnazione del Premio Nobel per la pace all’unione europea giunge - inutile negarlo - in un momento particolarmente difficile per l’integrazione comunitaria, minacciata dalla crisi economica, dal risorgere dei nazionalismi, da qualche evidente debolezza interna, specialmente sul fronte istituzionale e su quello del rapporto con i cittadini. Ma la decisione unanime del Comitato norvegese che assegna il massimo riconoscimento ai costruttori della convivenza pacifica, se da una parte stupisce (lo hanno ammesso a chiare lettere alcuni responsabili dell’unione), dall’altra suona come un giusto riconoscimento storico. L’Europa comunitaria infatti è stata, e rimane, una grande area di pace e di democrazia, e ha contribuito a ricostruire, nel segno della “fraternità delle nazioni”, un continente (o ampia parte di esso) uscito distrutto e diviso dalla seconda guerra mondiale. E quando la forzata e triste divisione dell’Europa - segnata per decenni

dalla minacciosa presenza della Cortina di ferro e dei sistemi comunisti - è stata superata, i Paesi dell’ex blocco sovietico si sono subito rivolti alla Comunità, avvertendola come un vicino affidabile, un solido aggancio allo Stato di diritto e un generoso partner sulla via della rinascita sociale ed economica.    La storia dell’integrazione europea narra dunque di un grande “sogno” di pace, che ha preso forma grazie al pensiero di pochi intellettuali, letterati ed eroi risorgimentali soprattutto a partire dal XIX secolo, compiendo però i primi veri passi politici dagli anni Cinquanta del Novecento. Pochi, illuminati politici di allora, fra i quali i cattolici robert Schuman (Francia), Kon-

rad Adenauer (Germania) e Alcide De Gasperi (Italia), seppero trasformare l’ideale della convivenza pacifica, fondata su valori condivisi, in piccole e progressive acquisizioni istituzionali, passando anzitutto per la via della cooperazione economica, per poi estendere il progetto alla coesione sociale, alla cultura, alla ricerca, allo sviluppo territoriale, ai diritti individuali e sociali, all’“azione esterna”. è proprio questo processo politico, irto di difficoltà ma anche prodigo di successi, che il Nobel intende valorizzare e portare ad esempio al resto del mondo. “Per oltre sessant’anni” l’Europa comunitaria, si legge nella motivazione, “ha contribuito all’avanzamento della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”. Il card. reinhard Marx, presidente della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), non a caso ha affermato che questo Nobel “è un segnale chiaro che conferma come l’Europa, secondo le parole di Jean Monnet, può essere un contributo a un mondo migliore”. L’arcivescovo di Monaco ha aggiunto: “Nonostante tutti i problemi con i quali ci stiamo confrontando in Europa, questo Premio ci ricorda fino a che punto l’integrazione europea ha contribuito allo sviluppo pacifico del nostro continente e quale parte essenziale vi hanno assunto i cristiani che si sono impegnati politicamente al servizio di questo progetto”. Ovviamente il Premio impegna ulteriormente l’ue sul versante della pace e, ugualmente, alla difesa dei diritti fondamentali, che spaziano dalle libertà personali alla dignità umana, dalla giustizia sociale e dalla solidarietà alla vita, dalla famiglia alla valorizzazione della diversità culturale. L’unione come “comunità di valori” deve inoltre sentirsi chiamata ad aprirsi ai Paesi europei che ancora non ne fanno parte e a collaborare con le altre regioni del pianeta per uno sviluppo globale e integrale fondato sul bene comune. Insomma, questo premio non può essere inteso come un punto di approdo, ma è semmai uno stimolo e un monito ad andare avanti con determinazione.

Conferenza Episcopale Marchigiana La Conferenza Episcopale Marchigiana, riunita a Loreto, nei giorni 9 e 10 ottobre, ha espresso sentimenti di profonda gratitudine al Santo Padre Benedetto XVI per la visita a Loreto dello scorso 4 ottobre con cui ha voluto fare memoria del viaggio fatto cinquant’anni fa dal Beato Giovanni XXIII per invocare lo sguardo materno della Vergine di Loreto sul Concilio Ecumenico Vaticano II. Con questo pellegrinaggio il Santo Padre ha inteso, inoltre, affidare alla Madre di Dio due importanti iniziative ecclesiali: l’Anno della fede e il Sinodo dei Vescovi che si svolge in questo mese in Vaticano sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. tutte le Diocesi delle Marche si sono unite alla preghiera del Santo Padre per il buon esito di questi eventi che costituiscono straordinari doni di grazia e occasioni preziose per un rinnovato slancio nella trasmissione della fede. Quale attuazione dell’Anno della fede e nell’ottica della nuova evangelizzazione i Vescovi marchigiani, nel corso dei lavori, hanno fatto il punto sulla preparazione del 2° Convegno Ecclesiale

Marchigiano sul tema “Alzati e va… Vivere e trasmettere oggi la fede nelle Marche” che si celebrerà dal 22 al 24 novembre del 2013. Hanno preso atto della buona accoglienza che ha registrato il Sussidio Pastorale predisposto dal Comitato Preparatorio per un cammino comune e condiviso delle comunità ecclesiali della regione. In tutte le case dei marchigiani, in occasione della benedizione delle famiglie, sarà portato un dépliant che presenta il Convegno e invita a pregare per esso. Particolare attenzione è stata riservata al tema della famiglia anche alla luce di quanto affermato dal Santo Padre nell’omelia di domenica scorsa quando ricordava che “il matrimonio costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi, in particolare per il mondo scristianizzato”. I vescovi hanno espresso la loro preoccupazione per le difficoltà in cui si trovano oggi molte famiglie marchigiane, anche a causa della crisi economica. Mentre riguardo ad alcune iniziative, che si registrano anche nel nostro territorio, finalizzate al riconoscimento delle unioni di fatto, i Vescovi hanno manifestato forti perplessità e fanno pro-

Nicola Salvagnin

C’è dentro di tutto, nella manovra autunnale varata di fresco dal governo Monti: dalle quisquilie folcloristiche (meno lampioni accesi di notte) al consueto rimodellamento di imposte e tasse, fino a un decisivo - quanto sottaciuto dai media - disegno di legge che vuole mettere riordino alla devolution costituzionale dei poteri dal centro alla periferia, dallo Stato agli enti territoriali. Di base non c’è niente di fondamentale per la acclamata ripresa economica, e non potrebbe essere il contrario. Da tempo ci sgoliamo nel ripetere che non si rilancia l’economia con un decreto legge; ma a forza di interventi legislativi si possono creare quelle condizioni che consentano all’economia stessa di ripartire. E la selva di rami che la immobilizzano da anni, è veramente tale. Non potendo né volendo usare la motosega, Mario Monti ha privilegiato il taglio selettivo della ramaglia paralizzante. Ha scelto saggiamente di spostare un pochino l’imposizione fiscale dal lavoro ai consumi, alleggerendo l’Irpef di un punto e incrementando sempre dell’1% l’Iva. è cosa saggia per vari motivi: il lavoro in Italia è tartassato, in particolare quello di chi dichiara fino all’ultimo euro. La tassazione dei consumi ha effetti negativi (appesantendoli li frena ancora di più, e rischia di accendere seriamente l’inflazione) ma colpisce onesti ed evasori in ugual misura; pesa su chi ha un regime di vita più costoso rispetto a chi tira a campare; favorisce le esportazioni e ostacola le importazioni. Sia detto con altrettanta onestà: il taglio di un punto delle aliquote Irpef più basse, è demagogica. Fumo negli occhi per far capire all’opinione pubblica che le tasse possono anche calare. Nella sostanza, sgrava soprattutto i redditi medio-alti (paradossale ma è così); è accompagnata da una stretta su deduzioni e detrazioni per cui tutto si risolverà in una partita di giro; non tiene conto come al solito dei carichi familiari. Infine, parliamoci chiaro: una simile riduzione dell’Irpef - di per sé molto costosa per le casse dello Stato - sarà però impercettibile per le tasche degli italiani. Se si mira a dare una scossa psicologica posiprie le parole pronunciate su questo argomento dal Card. Bagnasco nella prolusione al Consiglio Permanente della CEI, lo scorso 24 settembre: “La gente non perdonerà la poca considerazione verso la famiglia così come la conosciamo. Specialmente in tempo di crisi seria e profonda, si finisce per parlare d’altro, per esempio si discute di unioni civili che sono sostanzialmente un’imposizione simbolica, tanto poco in genere vi si è fatto ricorso là dove il registro è stato approvato. Si ha l’impressione, infatti, che non si tratti di dare risposta a problemi reali - ai quali da sempre si può rispondere attraverso il codice civile esistente - ma che si voglia affermare ad ogni costo un principio ideologico, creando dei nuovi istituti giuridici che vanno automaticamente ad indebolire la famiglia”. I Vescovi, inoltre, hanno ricordato il buon esito del Convegno regionale dei Diaconi Permanenti e hanno affrontato alcune questioni relative al tribunale Ecclesiastico regionale Piceno e alla nomina di docenti presso l’Istituto teologico Marchigiano. S. E. Mons. Claudio Giuliodori Vescovo delegato per le comunicazioni sociali

tiva, di quelle che elettrizzano redditi e consumi, l’Irpef andrebbe tagliata di una decina di punti… Questa volta, assieme alle tasse, sono arrivati pure i tagli. una parte della stampa li ha definiti epocali, similGrecia. La realtà dei numeri dice che sono stati minimi: per dire, 600 milioni di euro di tagli al budget sanitario su una spesa complessiva di 200 miliardi di euro, è difficile associarli a uno smantellamento della sanità italiana. E lo stesso vale per il giretto di vite ai trasferimenti agli enti locali, compensati da maggiori risorse per il trasporto pubblico. In verità, questa volta si è tagliato poco ma con precisione, togliendo di qua e aggiungendo di là, rimodulando quella spesa pubblica che va snellita con intelligenza e resa soprattutto più produttiva. In verità, tutti invocano tagli, ma nel giardino degli altri. Ma in cauda sta il meglio. Dietro la cortina fumogena di Irpef e Iva, resa più mimetizzante da boutade quali la riduzione dei lampioni accesi di notte (su cui apriremo copiosi dibattiti ma dal valore economico irrisorio), il governo Monti ha piazzato un disegno legge questo sì capace di sparigliare le carte in tavola. Lo Stato si riprende la competenza ad armonizzare i bilanci pubblici, altrimenti nessuna “spending review” sarà mai efficace. Quindi mette gli occhi sui bilanci degli enti locali, e lo farà pure la Corte dei Conti non solo a uova rotte, ma anche preventivamente. E regioni ed enti locali avranno come obbligo il pareggio di bilancio, così come lo ha lo Stato, che si riprende le competenze esclusive su energia e infrastrutture, troppo spesso paralizzati da veti e lentezze locali. Insomma fine della devolution di poteri senza responsabilità connessa. Questo è un bel lampione acceso su quel buco nero che è diventata la finanza degli enti locali, regioni in primis. un pozzo oscuro che inghiotte miliardi di euro senza molto senso, che tutti sanno esistente ma che finora nessuno ha voluto o potuto illuminare. Speriamo che questo disegno di legge non venga cancellato dal gommino di una politica più attenta al bene proprio che a quello comune


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Gli oratori colorano di gioia la diocesi Domenica 7 ottobre si è tenuto il secondo incontro del progetto diocesano-oratori dal titolo: Jump, il salto della fede!

Don Tiziano, referente-oratori, ha spiegato che si tratta di una sfida a compiere un balzo in avanti, a fare un salto che corrisponde a una chiamata che ci viene da colui che ci ama. È il salto della fede, di chi corre incontro al Signore Gesù perché ha sentito la sua voce. È un salto coraggioso che è segno di una scelta risoluta, che riempie il cuore di gioia. Per i ragazzi dei nostri oratori, nell’anno della fede che il Papa ha voluto per la Chiesa, questo salto diventa un grido forte. “Jump!”. Sulla scia dell’ entusiasmo, la giornata si è aperta con la presentazione delle varie esperienze oratoriali estive e si è proseguito con una prima parte teorica. Chiaro è stato l’invito del dottor Bruni, pedagogista della FOM (fondazione oratori milanesi), a preparare i ragazzi a fare questo salto, ad avvicinare le loro famiglie, a rendere l’oratorio luogo di incontro, dove ognuno si senta accolto. - “Voi tutti qui presenti, educatori, animatori e coordinatori, ritenetevi importanti e promotori di un servizio gratuito che state svolgendo nelle vostre parrocchie, perché se siete lì, è perché qualcuno vi ha chiamati, e vi ama. Questo fa sì che non ci si aspetti nulla in cambio..”- ha più volte ribadito il relatore. La dott.ssa Verdecchia M. Chiara, pedagogista e responsabile del progetto, riprendendo quanto affermato dal suo collega, ha sottolineato l’importanza, da parte di coloro che educano, di formare e risvegliare le proprie coscienze, perché solo attraverso la consapevolezza della propria autenticità, si è in grado di trasmettere passione e testimoniare entusiasmo, di motivare, di incoraggiare i giovani a compiere decisioni definitive, di educare le loro intelligenze, la libertà e la capacità di amare. In questo senso, si insegna loro a sperare. Dinanzi a una tale fermezza data dalla

concretezza e competenza pedagogica dei relatori, i giovani e gli adulti presenti in sala, hanno risposto con entusiasmo, con la voglia di rimettersi in gioco e di imparare nuovi approcci educativo- metodologici per superare la sfiducia, la rassegnazione, che, come alcuni hanno affermato, vige in diverse parrocchie. Il pomeriggio si è svolto all’ insegna dell’apprendimento esperienziale con laboratori di clowneria, musica, sport, arte e grande importanza è stata data al laboratorio di progettazione dove i coordinatori hanno potuto imparare a fare un progetto educativo, come strumento di aiuto per organizzare l’oratorio. Tale competenza servirà a perseguire una continuità educativa tra obiettivi e attività, lasciando poco spazio all’ improvvisazione, spontaneismo e casualità. A conclusione, insieme ai tanti ringraziamenti, la dott.ssa Verdecchia, pur comprendendo le molte difficoltà inerenti al momento storico che si sta vivendo, ha esortato tutti ad andare avanti, “perché solo accettando il presente, guardando il futuro e attendendo la realizzazione dei nostri desideri, noi vediamo l’avvenire muoversi lentamente verso di noi. Si tratta di un cammino che non possiamo fare da soli, ma in stretta amicizia con Gesù Cristo”.

La celebrazione della festa del senor de los Milagros Costituisce la principale festività dei peruviani e da alcuni anni tale devozione è stata proclamata dalla Conferenza episcopale peruviana come patrono dei peruviani all’estero. Racconta la tradizione che il 13 novembre 1655 uno spaventoso terremoto colpì la città di Lima riducendo in macerie i palazzi e le chiese, inclusa la modesta abitazione di fango del quartiere di Pachacamilla, in cui un abitante di colore, anni fa, aveva dipinto l’immagine del Signore crocifisso. Ma nello stesso tempo in cui il terremoto distruggeva ogni cosa si manifestò il miracolo: il sisma rispettò il muro dove l’antico schiavo angolano immortalò il Signore; questo bastò affinché il popolo cominciasse a venerarlo. Trentadue anni dopo un maremoto distrusse il Callao il 20 ottobre del 1687, scosse la capitale fino alle fondamenta distruggendo la piccola

cappella che era stata innalzata in onore della miracolosa immagine, eccetto l’altare maggiore, lasciando intanto un’altra volta il Signore della Croce. Alla fine Quel tragico giorno di più di trecento anni fa fece che per la prima volta si portasse in processione per le polverose vie del quartiere di Pachacamilla, una copia dipinta ad olio del Signore dei Miracoli, e si stabilì di ripetere la processione tutti gli anni i giorni 18 e 19 ottobre. Un altro terremoto avvenuto il 28 ottobre 1746 distrusse gran parte della riedificata cappella e del monastero, rispettando nuovamente la miracolosa immagine. Questa data diede origine alla terza ricorrenza annuale della famosa processione.

L’anno 1766, il Virrey (messaggero del regno spagnolo) decise di iniziare la ricostruzione di un nuovo tempio che fu inaugurato il 20 gennaio 1771, lo stesso che, con qualche rifacimento, presta servizio ai fedeli ancora oggi. Nella nostra diocesi la comunità latinoamericana celebra questa devozione sin dal 2001 ogni terza domenica del mese di ottobre nella chiesa parrocchiale di san Pio V in Grottammare, come espressione della propria fede e manifestazione della diversità dei popoli uniti soto l’unica croce di Cristo. D.Luis Sandoval Direttore Diocesano Migrantes


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dalla prima pagina

Alla Caritas il 10 novembre inaugurazione del Centro Polivalente

Carità e Collaborazione contro Elemosina e Povertà: Intervistato il direttore Caritas Umberto Silenzi Di Emanuele Ciucani

Lei è direttore della Caritas dal 2003. Da allora sono passati 9 anni, anni tumultuosi, soprattutto gli ultimi tre segnati da una profonda crisi economica e del lavoro. Come ha vissuto questi cambiamenti la Caritas Diocesana? Sono proprio passati tre anni da quando si è registrato un nuovo fenomeno. L’aumento degli aiuti richiesti dalle famiglie italiane e il calo invece di quelle provenienti dalle famiglie straniere. In percentuale si è passati dal 20% al 50%. L’immigrazione dopo la Bossi-Fini e gli accordi con la Libia, è diminuita. Ma è aumentata la povertà degli italiani. Se prima vi erano tre fasce di reddito: ricchi, ceto medio e poveri, adesso ce ne sono quattro e la quarta fascia è quella dei miserabili. I poveri di prima oggi sono diventati miserabili, il ceto medio sta diventando povero e i ricchi, sono diminuiti, ma quelli che ci sono sono sempre più ricchi. Per sopperire a questa situazione bisogna entrare bene nello spirito e capire che cos’è la Carità. Dare un euro alle persone per strada è una cosa dannosissima oltre che un gesto brutto. Ci vuole molto di più per aiutare una persona, bisogna entrarle dentro. Per fare ciò ci vogliono i centri di ascolto e dove sono i centri di ascolto? Qui. I fatti si fanno qui da noi, ma molte persone preferiscono le chiacchiere. Io a queste persone dico venite a spendere la vostra vita qui dentro e poi ne riparliamo. Siamo nel 2012 i poveri non sono più quelli di un tempo, oggi i poveri gli dai 10 euro e ti ci menano pure sopra e fanno bene. Perché non è quello il modo di aiutare, dai dei soldi e vai via e la fratellanza cristiana dove sta? Possiamo dare anche 1000 euro a un povero, se ce li hai non ti crea nessuna fatica, la vera fatica è aprire le porte del tuo cuore! Questa è carità. La Caritas è un posto dove io ti ascolto, dove ti accolgo e dove spendo la mia vita per te e cerco di condividere quello che ho. Noi interveniamo sulle persone per aiutarle a rialzarsi e camminare da sole, non per ospitarle per sempre o per pagargli le bollette, sarebbe in questo caso un intervento nullo. La crisi non ci ha aiutato. Ci siamo dovuti inventare qualcosa perché molte famiglie che mai si erano affacciate alla Caritas, negli ultimi tempi si sono presentate. una nostra proposta è partita 2 anni fa e consisteva in 10 euro al mese chiesti alle famiglie di ogni parrocchia. Questi soldi ci hanno

potuto aiutare a far fare dei lavoretti pagati a queste persone. Il primo anno molte parrocchie aderirono, il secondo meno. Ma si potrebbe fare di meglio se le parrocchie si spendessero in prima persona per le famiglie in difficoltà di propria competenza. Il parroco è il responsabile della carità della sua comunità. La carità non è io faccio tu fai egli fa, la carità è Noi facciamo. Che progetti ci sono per il futuro? Il principale che verrà inaugurato il 10 novembre 2012 dal Vescovo Gervasio Gestori è il Centro Polivalente, una struttura edificata da Mons. Francesco Traini Abate Parroco di San Benedetto Martire da tutti ricordato come “il prete della carità”. Il centro sarà una grande occasione per offrire spazi, organizzare iniziative ed andare incontro ad ogni forma di povertà. Il principale scopo del centro sarà cercare di “formare” alla carità, attraverso esperienze di altri e esperienza vera e propria sul campo. un altro progetto per il futuro, che partirà tra qualche settimana, è una casa di accoglienza notturna, ovvero un dormitorio che sarà aperto a tutti dalle 7 di sera alle 7 della mattina. Il suo scopo sarà dare un luogo adeguato di riposo per la gente che dorme per strada o nelle stazioni ferroviarie. Di cosa va fiero in questi anni e che cosa cambierebbe del suo operato? ti dico solo quello che cambierei: Le parrocchie. Star dietro a tutte le parrocchie non è semplice. Vorrei creare un migliore rapporto di collaborazione con e tra le parrocchie. Ma non per fare grandi cose incredibili, ma giusto per essere un po’ di aiuto alle stesse. Il compito della Caritas è proprio questo e cioè di essere d’aiuto all’ufficio pastorale sul piano della carità. Com’è il rapporto con i politici locali? Ottimo con tutti. Io non ho mai chiesto niente

“Il dono: valore universale per la vita e oltre la vita. Confronto fra religioni”. è questo il tiolo del convegno che si terrà domenica 28 ottobre alle ore 17 presso l’Auditorium comunale tebaldini di San Benedetto. Moderatore sarà il giornalista rai Nuccio Fava che avrà il compito di regolare gli interventi dei relatori che saranno il Vescovo della Diocesi di San Benedetto, ripatransone e Montalto Mons. Gervasio Gestori, il dott. Abdelqader Mohamed Al Barq, Presidente ed Imam della Comunità Islamica di Perugia ed umbria e il dott. Luciano Caro, rabbino Capo della Comunità Ebraica di Ferrara. “L’obiettivo del convegno – spiega il presidente dell’Aido Lucia Marinangeli- è quello di promuovere il valore universale della donazione degli organi presso tutte le comunità del territorio, comprese le comunità immigrate. Le religioni influiscono in modo importante nelle scelte di fondo delle persone per cui come associazione ci è sembrato importante confrontarci su questo specifico tema con i rappresentanti delle fedi a cui principalmente appartengono gli abitanti della zona italiani e non. E’, inoltre, compito dell’ Aido svolgere attività di informazione, promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione dei cittadini con particolare riferimento al mondo del lavoro, delle scuole, delle forze armate, delle confessioni religiose e delle comunità sociali”. In riviera, dal 1978, opera il Gruppo Intercomunale San Benedetto del tronto-Grottammare-Monteprandone che costituisce il primo gruppo della Provincia di Ascoli Piceno con i suoi 1196 iscritti.

a piatto vuoto. Noi abbiamo sempre sviluppato dei progetti consistenti e validi ed è li che la provincia, il comune e la regione ci hanno sostenuto. Inoltre abbiamo un ottimo rapporto lavorativo basato sulla collaborazione con i Servizi Sociali. Come descriverebbe il suo rapporto con il Vescovo Gervasio Gestori e cosa si aspetta dal nuovo Vescovo? Il nostro Vescovo a me ha dato sempre ampia fiducia. E’ sempre stato sicuro di me e mi ha lasciato libero di operare. E per me questo è stato importantissimo. Abbiamo fatto tante cose grandi insieme, come il progetto in Angola durato 6 anni per combattere la malattia del sonno, un progetto da 220mila euro. un lavoro riconosciuto a livello internazionale, eppure qui da noi lo hanno quasi completamente ignorato e molti attualmente ancora non lo conoscono. Purtroppo non si capisce che la Caritas non lavora solo a livello locale, c’è una grande confusione. Sono 4 anni che il Vescovo ci manda nelle Filippine e anche li abbiamo fatto e stiamo facendo grandi cose e lui lo sa (es: vasche per l’acqua, ndr). Dal prossimo Vescovo mi aspetto la stessa fiducia e lo stesso affetto di un padre che mi ha dato Mons. Gestori. Io penso che lui in questi anni mi abbia veramente capito, mi ha sempre lasciato fare sapendo che se mi affidava una cosa io l’avrei portata a termine. Questo stesso trattamento è ciò che mi aspetto dal nuovo Vescovo. Per concludere presentiamo i dati Caritas 2012 che fanno riferimento al mese di maggio: Il servizio mensa ha erogato 5331 pasti per un totale di 669 utenti (416 stranieri e 253 italiani). Sono stati consegnati pacchi viveri a 2061 famiglie e pacchi vestiario a 894 famiglie. Inoltre vi sono stati 390 interventi per acquisti di medicine, farmaci, materiale ortopedico e panoramiche dentali. Ben 480 aiuti per pagare le utenze di luce, gas, acqua e affitti arretrati. 135 interventi per esami eco-colordoppler e materiale sanitario. 46 interventi speciali per bloccare lo sfratto alle famiglie senza reddito. 54 richieste di consulenza dell’avvocato ed infine 15 interventi per l’acquisto di biglietti per viaggi in treno e 3 aiuti per i rientri in patria con aiuto economico in contanti.

Da Ripatransone

CON L’AIDO PER SOSTENERE LE DONAZIONI Domenica 7 Ottobre 2012, gli ospiti della locale r.S.A. (residenza Sanitaria Assistenziale) hanno trascorso un pomeriggio diverso dagli altri, grazie alla manifestazione organizzatavi dalla sezione ripana dell’A.I.D.O (Associazione Italiana per la donazione degli organi tessuti e cellule) in occasione della “festa dei nonni”. Gli ospiti, unitamente ai loro familiari ed ai bambini delle scuole, hanno potuto trascorrere un momento di allegria e di socializzazione, in compagnia del “rimaiolo”, eclettico artista che ha intrattenuto e coinvolto tutti con canti, stornelli e filastrocche. Molto partecipativi i bambini delle scuole che già erano stati informati sulla finalità dell’evento. Aver donato

un sorriso agli anziani ospiti, è stato motivo di orgoglio e di grande soddisfazione per il Gruppo A.I.D.O. di ripatransone, che già da qualche anno organizza eventi con lo scopo di sensibilizzare i cittadini di ogni fascia di età alla cultura della donazione e del volontariato. Il presidente della locale sezione A.I.D.O., la signora Blandina Bartolomei, è rimasta molto soddisfatta per la riuscita dell’iniziativa, dovuta al coinvolgimento dei presenti. un grazie va a tutti i volontari dell’A.I.D.O. e a quanti hanno collaborato per il successo della manifestazione, che si è conclusa con una ricca merenda, offerta dall’organizzazione. B.B.


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Da Ripatransone

a cura di A.G. – I.A.

AIUTIAMO IL MONASTERO DELLE PASSIONISTE A ripatransone è in distribuzione presso il Monastero delle Passioniste il n. 3/2012 del periodico illustrato “CrOCE E GIOIA, Suor Addolorata Luciani”, organo d’informazione della stessa Casa religiosa, il cui redattore è il dinamico Padre Pasquale Giamberardini del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata (teramo). In gran parte questo numero del giornalino è dedicato al ricordo di Madre Maddalena Pirozzi, scomparsa il 21 Giugno 2012 (era nata nel 1924), per decenni Presidente del Monastero ripano. Anche in questo numero non manca la segnalazione di “favori” concessi ai suoi devoti dalla Serva di Dio Suor Addolorata Luciani, i cui resti mortali riposano nella chiesa monastica: ne vengono riportati due: uno segnalato da un lettore di Como, un altro da una lettrice sambenedettese, ma residente a ripatransone. Sempre nel n. 3/2012 del periodico, con lo slogan “Aiutiamo il Monastero!” viene rivolto un appello alla generosità dei devoti della Serva di Dio e di quanti vogliono bene alle Passioniste, per affrontare problemi pratici che riguardano la struttura monastica, quali: il potenziamento

del sistema di riscaldamento nelle celle e nella chiesa, la sostituzione di alcuni finestroni con altri forniti di vetri termici. Inoltre si invitano i devoti di Suor Addolorata ad essere presenti nella chiesa del Monastero domenica 21 Ottobre 2012, alle ore 16.30, per celebrare insieme con la comunità monastica, la festa di San Paolo della Croce, fondatore della Famiglia Passionista. Quanti vorranno aderire all’invito delle Monache Passioniste, per il loro contributo potranno servirsi del C.C.P. N° 11326634, intestato a: Monastero Passioniste, 63065 ripatransone. Dopo la morte di madre Maddalena Pirozzi, svolge la carica di Presidente Suor Camilla Basili dell’Amore Crocifisso. Nuovo è pure il cappellano, nella persona di Padre roberto della Comunità Agostiniana di Acquaviva Picena, che da lunedì 8 Ottobre sostituisce Don Lorenzo Bruni, trasferito a Montalto delle Marche.

Nella festa del martirio del nostro patrono Benedetto 15 adolescenti della parrocchia hanno ricevuto il sacramento della Cresima Domenica 14 ottobre 2012 nella nostra parrocchia di S.Benedetto Martire 15 adolescenti hanno ricevuto il sacramento della Cresima. La cerimonia, pur nella sua semplicità, è stata animata con passione dai cresimandi, dai padrini e dalle madrine. Il nostro parroco, don Romualdo, ha presentato al Vescovo i candidati al sacramento con commozione, segno del grande affetto e della dedizione con cui li ha accompagnati nell’anno di preparazione e di catechismo. Il Vescovo ha donato a questi giovani una preziosa omelia fatta di buoni consigli e di incoraggiamento. Li ha invitati a trovare nei genitori, nella scuola, ma soprattutto nella Chiesa gli autentici insegnamenti di vita. Li ha esortati a non lasciarsi mai trattare come “oggetti” dalla società, ma di riconoscersi, riscoprirsi “progetti” in divenire. Ed ha aggiunto: “Siete dei meravigliosi progetti desiderati e voluti da Dio, dovete con tenacia seguire il vostro cammino nella ricerca di autentici valori nel rispetto della vostra personalità. La chiesa era piena di parenti e amici che hanno partecipato e condiviso questa importante tappa della vita di questi giovani. La cerimonia si è conclusa con la benedizione del Vescovo e la consueta foto ricordo. A tutti i cresimati la parrocchia augura un futuro meraviglioso e confida nel loro preziosissimo aiuto per le attività parrocchiali M.C.

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto” Via Forte - S. Benedetto del Tr. (AP) REGISTRAZIONE TRIB. DI AScOLI PIcENO N. 211 del 24/5/1984

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La festa di S. Benedetto Martire Il borgo marinaro si è risvegliato La festa del Patrono Benedetto riportata alle origini, in coincidenza con il “dies natalis” cristiano dopo le tante feste estive alquanto dispersive, acquista una particolare intimità e familiarità che spinge a riflettere su problemi più intimi e che particolarmente inquietano e per i quali si cercano soluzioni. Anche senza le solite “luminarie”, il Paese Alto si è animato, sono stati tre giorni in cui “i sudendrine” si sono rimpossessati dell’antico borgo, mostrando quanto di bello esso sapeva produrre anche sul piano enogastronomico. Anche il nostro Vescovo si è adeguato a questo clima e nell’omelia della S.Messa, al termine della quale ha benedetto la simbolica chiave che il Sindaco ha affidato al Santo Patrono, ha espresso suggerimenti per un “rilancio della città. Trascriviamo alcuni significativi passaggi. “I Vescovi hanno focalizzato la drammatica situazione in cui tanta gente vive: precariato, disoccupazione, aziende in difficoltà, insolvenza da parte di enti locali”, osservando che “la realtà che porta il peso maggiore della crisi rimane la famiglia, principale ammortizzatore sociale e condizione del possibile rilancio del paese”. La causa di questa situazione sta soprattutto in una diffusa cultura, la cui matrice antropologica “rimanda ad un io autocentrato, che idolatra la propria individuale libertà e ha come riferimento soltanto se stesso”. Questo individualismo è la principale sorgente di tanto malessere e porta a dimenticare il bene comune. In tempi non lontani, quando le possibilità economiche erano enormemente limitate rispetto ad oggi, quante difficoltà sono state superate anche da noi, perché forti ideali ci sostenevano e si guardava al bene della collettività... Per salvare la politica seria e costruttiva occorre estirpare quella malvagia ed ingannevole: lo esige la gravità del momento. Non si tratta di fare del moralismo, ma semplicemente di essere civili ed onesti, due virtù indispensabili per vivere le vere libertà democratiche. La nostra Città rimanga esente da tutto questo, anche se il contesto culturale e sociale del tempo si fa pesantemente sentire. Non lasciamoci influenzare da questa mentalità e impegniamoci tutti nella difesa delle nostre sane tradizioni popolari e dei nostri valori umani e religiosi. Anche recentemente, in occasione della festa di San Francesco, ho avuto la possibilità di ricordare che politici e amministratori, insegnanti e alunni, operai e marinai, anziani e giovani, credenti e non credenti, ciascuno faccia la sua parte in maniera seria e coraggiosa.”.

1.200.000,00 (circa 1200 posti) euro dalla Regione Marche per la sperimentazione dei “Nidi domiciliari”!! In avvio i “Nidi Domiciliari” nella regione Marche che ne ha disciplinato la sperimentazione attraverso la D.G.r. n. 741 e regolamentato il profilo professionale con la D.G.r. 1197. Luca Marconi, Assessore alla famiglia e servizi sociali intervenuto al Convegno organizzato dalla FuturE CONSuLtING a Civitanova Marche ha illustrato il percorso di sperimentazione che nasce dopo la condivisione con le forze sociali ed imprenditoriali. Il servizio risponde alle nuove esigenze delle famiglie, permette di ampliare il numero di posti-bambino attualmente disponibili sul territorio regionale, intervenendo con un sostegno e anche da un punto di vista economico e permettendo cosi ai piccoli comuni, dove non sono presenti nidi per l’infanzia di integrarli con quelli esistenti. Per l’istituzione di detto servizio la Giunta ha destinato 1.200.000,00 per l’erogazione alle famiglie di assegni per l’accesso ai nidi domiciliari, con priorità per quelle con bambini in lista di attesa sia nei nidi pubblici che in quelli convenzionati con i comuni. Sono stati definiti i requisiti strutturali per il “Nido domiciliare”: civile abitazione, 5mq per ciascun bambino su due locali distinti ,locale cucina, bagno attrezzato, spazio per la custodia effetti personali, eventuale recinzione esterna da mettere in sicurezza I”Nidi domiciliari” possono accogliere bambini sino a 36 mesi con minimo 3 massimo 5 presenze contemporanee, apertura non antecedente ore 7 e non successiva alle 22. La professionalità dell’ “Operatore nidi domiciliari”, anch’essa normata prevede A) possesso di laurea o titolo superiore attinente a cui deve essere aggiunto soltanto un percorso formativo per abilitazione al primo soccorso-anticendio- igiene degli alimenti ed eventuale tirocinio di 30 ore se non svolto all’interno dei percorsi riconosciuti B) qualsiasi diploma di scuola superiore a cui deve essere aggiunto un percorso di qualificazione di

400 ore con programma definito dalla regione e già codificato nel tabulato regionale delle Qualifiche. I numerosissimi partecipanti all’evento hanno cercato di approfondire soprattutto gli aspetti tecnico –operativi e le connessioni tra i diversi ruoli istituzionali: regione, Province, Comuni ed altri soggetti coinvolti . Maria Pia Pirro titolare della FuturE CONSuLtING, già Consigliere di Parità della Provincia di Macerata ha evidenziato la necessità per tutti coloro che intendono avviare la propria attività in questo settore di un coordinamento. Ed è proprio per questo che è stata costituita l’Associazione “CASA DELLA CICOGNA” che “mette in rete” genitori ed educatori al fine di sostenere gli associati sia in fase di avvio del servizio supportandoli nelle procedure, sia nell’impostazione amministrativa, sia nella parte di marketing strategico ed infine ma sicuramente non ultima strutturando percorsi di accompagno e supervisione attraverso professionalità specifiche che possano collaborare e coordinare i progetti educativi. è sicuramente un’opportunità di sviluppo imprenditoriale da valutare e posizionare come qualsiasi altra impresa e nello stesso tempo è sicuramente uno strumento di conciliazione collegato all’evoluzione del lavoro non più legato ai classici canoni della continuità e rigidità ma proprio perché “flessibile” necessita parallelamente di servizi altrettanto flessibili ma non per questo di livello qualitativo meno elevato. Maria Pia Pirro


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Anno XXIX 21 Ottobre 2012

PAG

CURSILLOS DI CRISTIANITà IN ITALIA Coordinamento Diocesano di San Benedetto del Tronto Alle ore 19.00 di giovedì 08 Novembre 2012 avrà inizio il 66° Cursillos di Cristianità Donne che si terrà presso il convento delle suore Teresiane di RIPATRANSONE e si concluderà alle ore 21.00 di Domenica 11 Novembre 2012 con l’accoglienza delle nuove sorelle presso il teatro Parrocchiale San Filippo Neri di San Benedetto del tronto, presente il VESCOVO. A tutti i Parroci, non raggiunti da nostri rappresentanti, chiediamo di dare avviso dello svolgimento del corso nelle S.Messe Domenicali ed esporre nelle bacheche la locandina allegata o che sarà loro recapitata. Ci piace ricordare che i Corsi di Cristianità, che nel mese di settembre dell’anno scorso hanno celebrato il 45° anniversario della loro presenza in Diocesi, hanno contribuito alla formazione Cristiana di circa 4.000 Fratelli e Sorelle e le Parrocchie ne hanno tratto beneficio trovando in loro validi e motivati collaboratori laici. Il nostro Movimento a livello Mondiale, Nazionale e Diocesano, in un mondo che tende sempre più a scristianizzarsi, si è dimostrato “strumento” attuale di evangelizzazione e si pone con semplicità al servizio del Signore e della Sua Chiesa. ringraziamo Sua Eccellenza Monsignor Gervasio Gestori, per il Suo incoraggiamento e per il Suo sostegno. rinnoviamo l’appello a tutti i sacerdoti, ai Parroci della Diocesi ed ai responsabili dei movimenti, perché ci incoraggino con la loro collaborazione e soprattutto con le loro preghiere, consapevoli che tutti noi, pur nella diversità dei ruoli, lavoriamo nella stessa vigna del Signore. Per qualsiasi ulteriore informazione o segnalazione di nominativi di coloro che intendono partecipare ai corsi, inviare una e-mail al nostro movimento . cursillosbt@libero.it o telefonare all’animatore spirituale del corso P. Renato PEGORARI 329/5383189 – Clesirio, coordinatore Diocesano, tel 347/1878060, alla Rettrice Rossana tel 3478522979.

Compagnia teatrale

“TEATROTONDO”

è iniziato giovedì 4 ottobre il secondo anno di attività della Compagnia teatrale “Teatrotondo” di San Benedetto del tronto. Il progetto, promosso dall’ASD San Giuseppe con la collaborazione dell’Associazione culturale “In-divenire” di San Benedetto del tronto e del Teatro InStabile di Altidona, vuole essere un momento di scoperta e riscoperta delle potenzialità espressive del corpo e del linguaggio, inteso come vero e proprio strumento attraverso il quale comunichiamo con gli altri e con il quale dagli altri ci facciamo capire attraverso una polifonia di segni. Il linguaggio teatrale, in particolare, ci permette più di ogni altro di conoscere meglio noi stessi, di esplorare le nostre personalità in divenire, nei suoi punti di forza e nei suoi lati d’ombra: fare teatro equivale a mettersi in discussione e a mettersi in gioco, a entrare nella dimensione del lavoro di gruppo, dell’ascolto dell’altro, e sviluppa facoltà come la memoria, la coscienza di sé e la concentrazione. I piccoli artisti, dai 6 ai 12 anni, si sono esibiti con grande successo per la prima volta al teatro Concordia di San Benedetto del tronto lo scorso mese di maggio con lo spettacolo “Il magico mondo di Hamelin”. Lo scopo delle Associazioni promotrici è stato quello di creare un luogo fisico e simbolico a cui i bambini di oggi, adulti di domani, possano sentire di appartenere. La compagnia si incontra ogni giovedì alle ore 18.00 presso i locali adiacenti la sede dell’ASD S. Giuseppe (sala giochi parrocchiale – Padri Sacramentini di S. Benedetto del tronto). Per info tel. 3477309185; 3401167761; 3349409756

Gran Pavese Rossoblù, assegnati i premi 2012 I riconoscimenti a persone distintesi in vari settori dell’agire sociale.

Con una cerimonia molto partecipata la mattina di sabato 13 ottobre, nella sala Consiliare del Municipio sono stati assegnati otto premi “Gran Pavese rossoblù” a Vincenzo Breccia, Maurizio Compagnoni, Elio Cornacchia, Massimo Fabbrizi, Giuseppe Naponiello, Giuseppina Piunti, (ha ritirato il premio per la cantante lirica, impegnata a Marsiglia, il fratello Paolo) Giovanni Quondamatteo, Giuseppe Valeri (alla memoria, ha ritirato il premio la nipote Paola Valeri), e un premio speciale “Gran Pavese Forze Armate” ai componenti del 1° Nucleo sommozzatori della Capitaneria di Porto di San Benedetto del tronto. La consegna del Gran Pavese rossoblù è una delle iniziative inserite nel cartellone della Festa del Patrono e con questo premio la città mostra la sua riconoscenza per l’opera svolta da personaggi caratteristici locali, da istituzioni, associazioni, enti e società nelle varie attività economiche, sociali, assistenziali, culturali, formative, sportive, nonché per elevati atti di coraggio e di abnegazione civica.

Mentre il Gran Pavese rossoblù speciale Forze Armate è un riconoscimento specifico che di solito viene conferito in occasione delle celebrazioni del 4 novembre, giorno dell’unità nazionale e Festa delle Forze Armate, a rappresentanti delle forze armate o di polizia che si siano distinti per la tutela della sicurezza pubblica o del patrimonio naturale, culturale, storico-architettonico del Piceno. Prima della premiazione del 1° Nucleo sommozzatori, è stato mostrato un video, commentato dal Comandante Castaldo, del difficile lavoro che l’unità operativa della Capitaneria di Porto ha svolto e sta ancora svolgendo all’Isola del Giglio in occasione della sciagura della nave da crociera Costa Concordia e che ha visto gli specialisti del Nucleo addentrarsi nei locali della nave finiti sott’acqua da cui sono riusciti a recuperare i corpi di dieci delle trentadue vittime della tragedia. Nel video anche gli interventi che il Nucleo sta conducendo a Lampedusa in soccorso dei migranti che giungono sulle nostre coste.

30 anni di esperienza organizzando viaggi per le Parrocchie

AGENZIA GENERALE DI S. BENEDETTO DEL TRONTO

Agente Generale Cinzia

Amabili

Via F. crispi, 107 - Tel. e Fax 0735 582101

VIAGGI E TuRISmO - NOLEGGIO BuS S. Benedetto del Tronto Tel. 0735 594456 Cupra marittima Tel. 0735 777636 www.pertur.it

ANNO XXIX N 36 21 Ottobre 2012  

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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