Memories on John Ruskin 2 | Susanna Caccia Gherardini, Marco Pretelli (a cura di)

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Renata Picone

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John Ruskin nel milieu culturale del Meridione d’Italia tra Otto e Novecento Renata Picone | repicone@unina.it Dipartimento di Architettura Università di Napoli Federico II

1 Cfr. R. Picone, John Ruskin e il Mezzogiorno d’Italia: gli esiti sulla conservazione dei beni architettonici nel Novecento, in Saggi in onore di Gaetano Miarelli Mariani, a cura di M. P. Sette, M. Caperna, M. Docci, M. G. Turco, Roma, Bonsignori 2007, pp. 427-432. e R. Picone, S. Casiello, John Ruskin e il Mezzogiorno d’Italia. Gli esiti sulla conservazione dei beni architettonici nel novecento, in L’eredità di John Ruskin nella cultura italiana del Novecento, a cura di D. Lamberini, Firenze, Nardini 2006, pp. 65-82. 2 Si veda, ad esempio il caso della querelle sorta attorno ai restauri della basilica di San Marco a Venezia, per cui cfr. S. Boscarino, Il primo intervento della SPAB all’estero. Il problema dei restauri della basilica di San Marco, «PSICON», 10, gennaio-marzo 1977; M. Dalla Costa, Una polemica sul restauro e la conservazione: Ruskin, Zorzi e la Basilica di San Marco, in Esperienze di Storia dell’Architettura e Restauro, a cura di G. Spagnesi, Roma, Treccani 1987, pp. 321-331. 3 A. Bellini, Note sul dibattito attorno al restauro dei monumenti nella Milano dell’Ottocento: Tito Vespasiano Paravicini, in Saggi in onore di Renato Bonelli, a cura di C Bozzoni, G Carbonara, G Villetti, Roma, Multigrafica 1990-’92, vol. II, p. 897.

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Abstract The echoes of the writings and theories of John Ruskin on the preservation of monuments arrive in Naples and in the south of the peninsula lagging behind those of French theories on stylistic restoration. Beyond the readings, often partial, and the historiographical judgments, Ruskin’s ideas in the field of “monuments” conservation were, by the twenties of the twentieth century, well known. After a century of unification, with a centralized management of what we now call Cultural Heritage, the debate on the conservation of architectural heritage involves the entire national territory and it makes no sense, from this moment, to speak of a “restoration culture” that concerns only part of the peninsula. Reflecting on the outcomes of Ruskin’s ideas in the architectural field in Southern Italy means then referring to interpreters who, by birth and education or cultural contributions, are close to this geographical area, but who are part of a framework that is eminently national, like Roberto Pane, Roberto Di Stefano and Renato De Fusco. Parole chiave Ruskin, Restauro, Conservazione, Italia Meridionale, XX secolo

Premessa Il presente contributo approfondisce la progressiva diffusione, a partire dalla fine dell’Ottocento, del pensiero di John Ruskin nel Mezzogiorno d’Italia, fino a riflettere sull’importante tappa di tale percorso, coincidente con la pubblicazione nel 1900, per i tipi della libreria Detken e Rocholl di Napoli, dell’Estetica di Ruskin di Giulio Massimo Scalinger, e a rileggere i riferimenti alla sua figura largamente presenti negli scritti di studiosi e architetti militanti nel campo del restauro architettonico. In particolare il saggio individua e rilegge un filone meridionale di studi su Ruskin che partendo da coloro che, come il siciliano Bongioannini, ne furono nel Sud della Penisola italiana profondi conoscitori e fedeli interpreti, anche nell’azione militante per la tutela presso il governo del giovane stato post-unitario, approda a saggi più recenti, come alcuni scritti di Roberto Pane a partire dal 1948, fino ai contributi di Renato De Fusco, Giuseppe Rocchi e Francesco La Regina e alla prima scelta antologica de Le sette Lampade


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