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Gianluca Brunori, Francesco Di Iacovo, Silvia Innocenti

un luogo di confronto e di partecipazione volto ad affiancare le sedi ordinarie della decisione e a riconoscere il contributo e il ruolo degli attori privati ai percorsi di cambiamento che la società locale si appresta a realizzare. Affrontare le questioni legate al cibo partendo dall’ambito urbano, poi, implica un cambiamento radicale di prospettiva rispetto ad atteggiamenti consolidati, a maggior ragione introducendo una logica di pianificazione attraverso il coordinamento della pluralità degli strumenti e delle azioni che possono avere rilevante impatto. D’altra parte, la costruzione di strategie urbane sul cibo consente di porre di nuovo al centro del dibattito politico - urbano e non solo - temi che sono stati a lungo guardati con distrazione e che oggi, invece, stanno acquisendo nuova centralità per la qualità della vita degli abitanti locali e per la stessa traduzione operativa dell’idea di democrazia che, intorno al cibo, trova nuovi e assai rilevanti contenuti. Un’ultima riflessione non può che riguardare gli strumenti utili per assicurare la transizione verso nuovi modelli di coordinamento e di gestione delle problematiche cruciali per le società locali, come nel caso delle strategie sul cibo. La gestione di pratiche profonde di cambiamento del modo di organizzare e portare avanti decisioni complesse nelle società locali hanno bisogno di un intenso supporto terzo, volto a favorire quelle azioni di brokeraggio, animazione, co-costruzione di visioni, saperi e regole, necessarie per affrontare e gestire il cambiamento. L’azione svolta dai ricercatori nella conduzione di questo progetto ha necessità di trovare attori tecnici altri nella ordinaria amministrazione e promozione di processi e percorsi di questa natura. Per fare questo, anche le misure di intervento contenute nei piani di azione delle politiche - e nella fattispecie nei piani di sviluppo rurale - hanno necessità di essere ripensate, in una logica plurisettoriale e immaginando le forme di supporto necessarie all’innovazione sociale che gli stessi documenti comunitari auspicano ma che, ad oggi, rischiano di riguardare una forma più sofisticata di ammortizzatore sociale di fronte a processi economici che continuano a generare diseguaglianze. Il caso del piano del cibo racconta una storia diversa, e cioè che l’innovazione sociale rappresenta una modalità di lavoro volta a generare nuovi modelli di economia più strettamente ed immediatamente legati al benessere esteso delle comunità locali e alla creazione di valori ambientali e sociali. In questa prospettiva le politiche, e in

Le regole e il progetto  

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