cronaca internazionale No. 269
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CRONACA INTERNAZIONALE a cura di Alberto Lepori
Condanna papale. All’indomani
dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, papa Francesco si è recato all’ambasciata russa per esprimere verosimilmente la sua condanna, con un gesto che non ha precedenti nei rapporti diplomatici.
Contro l’atomica. Nel discorso agli ambasciatori all’inizio dell’anno, papa Francesco ha ripetuto la sua radicale condanna delle armi atomiche (già pronunciata nel 2019 a Hiroshima): «La Santa Sede rimane ferma nel sostenere che le armi nucleari sono strumenti inadeguati e inappropriati a rispondere alle minacce contro la sicurezza nel 21.mo secolo e che anche il loro possesso è immorale». Una condanna esplicita e riconfermata che tuttavia sembra ignorata dalla maggioranza dei politici, anche cattolici e persino nell’insegnamento ordinario delle Chiese. Vergogna europea. Continua la tragica sorte di migliaia di profughi bloccati alle frontiere europee, al confine tra Bielorussia e Polonia, tra Bosnia e Croazia, ma anche tra Italia e Francia, lungo la Manica o nel Mediterraneo. Immagini drammatiche, che commuovono ma che non cambiano le politiche europee e che, almeno in apparenza, non mutano il sentire comune sull’immigrazione. La questione resta una delle più discusse e controverse del nostro tempo. E spesso si trasforma in un vero campo di battaglia. Solidarietà oltre confine. La comu-
nità cristiana di Pallanza (frazione del Comune di Verbania nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola) ha avuto come fondatore e animatore per molti decenni don Girolamo Giacomini (1913-1998), prete che partecipò alla lotta partigiana, fu assistente della FUCI di Novara e allora fece amicizia con i Leponti ticinesi, di cui era assistente don Martino Signorelli. Nel 1958 diviene parroco a Santo Stefano di Pallanza (Verbania), incarico che ha ricoperto sino al morte. Sono gli anni del Concilio; don Girolamo concentra il suo impegno pastorale, educativo e professionale a formare coscienze
libere e mature, dando vita a importanti iniziative, tra cui gli incontri dei «Fine settimana». A questi incontri la riflessione comunitaria era guidata e accompagnata da intellettuali di punta del pensiero post conciliare, come Ernesto Balducci, David Maria Turoldo, don Michele Do, Rinaldo Fabris, Giuseppe Barbaglio, Armido Rizzi, Giannino Piana, i valdesi Paolo Ricca e Maria Cristina Bartolomei. Alla sua morte, gli incontri e le attività comunitarie sono proseguite, promosse dall’Associazione a lui intitolata (nata nel 1999) e animata da Giancarlo Martini. La comunità è ora in difficoltà con il vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, soprattutto per le celebrazioni eucaristiche domenicali, diventate progressivamente celebrazioni davvero comunitarie, con particolare attenzione al rinnovamento del linguaggio delle preghiere (colletta, offertorio, prefazio, dopo la comunione) e il protagonismo dei laici (ogni domenica una persona dell’assemblea offriva un proprio contributo a commento della parola di Dio), unita alla pratica dell’ospitalità caratterizzata anche dalla presenza alla celebrazioni di diversi migranti. Le tensioni con il vescovo di Novara scoppiano con l’improvvisa nomina di un nuovo parroco, assolutamente estraneo che, prima ancora di insediarsi, ha fatto pervenire una lettera del Vescovo, nella quale si proibiva l’uso di preghiere diverse da quelle ufficiali. Il Vescovo ha anche telefonato a don Piergiorgio Menotti (un prete novantenne) per dirgli che era esonerato dal presiedere l’eucaristia nella parrocchia, dove da decenni è tra gli animatori più infaticabili della comunità. Il nuovo parroco ha comunicato che la bella esperienza non può più continuare, perché gli unici titolati a prendere la parola durante la liturgia sono i preti e l’unico spazio riservato ai laici è la preghiera dei fedeli. Ma lo sa il nuovo parroco che Gesù, «inventore» della Santa Cena, non era neppure prete? Agli amici di Pallanza, cui ci legano lontani vincoli, la solidarietà di «Dialoghi» e l’invito a «tener duro». (Un servizio più ampio in «Adista» del 27.11.2021). Verso una Chiesa povera? In un
articolo di «Confronti» (dicembre 2021) Luigi Sandri prospetta le conseguente finanziarie per lo scandalo quasi universale degli abusi sessuali verificatisi nella Chiesa cattolica e del conseguente risarcimento alle vittime. Il costo dei risarcimenti alle vittime della pedofilia del clero potrebbe es-
sere l’occasione storica, certo inattesa, per rendere effettivamente povera in Occidente la Chiesa cattolica romana e problematica la sua esistenza stessa nel Sud del mondo. L’interrogativo appare «obbligato», se si mettono insieme dati, pur ancora parzialissimi, che fanno intravvedere un futuro abbastanza preoccupante per le strutture economiche e finanziarie delle Conferenze episcopali del ricco Nord del pianeta, e quasi catastrofico per quelle del Sud. Negli Stati Uniti alcune diocesi hanno dichiarato fallimento, mentre la Chiesa di Francia intende vendere proprietà per pagare gli indennizzi alle vittime. E Sandri si chiede chi pagherà per le povere Chiese d’Africa; forse il Vaticano? Affaire à suivre. Appello ai laici. Con una circolare
del settembre 2020, la Tavola valdese italiana ha promosso una «banca dei talenti», per un elenco di nominativi di membri delle Chiese metodiste e valdesi che mettono a disposizione le loro competenze all’interno di commissioni, organismi o per rappresentare la Chiesa in convegni, assemblee o incontri nazionali e internazionali. L’iniziativa è rivolta a membri di Chiesa: talento non è necessariamente sinonimo di competenza «professionale», ma alcune capacità sono richieste in singoli campi religiosi o secolari. Perché non proporre un simile invito ai cattolici della Diocesi di Lugano, in crisi di personale, mentre molti cattolici sarebbero senz’altro disposti a prestare il proprio tempo… di pensionati? Piattaforma Laudato si’. Il 14 no-
vembre scorso, è stato dato il via alla piattaforma Laudato si’ ideata dal Dicastero del Servizio per lo Sviluppo umano integrale. Essa permetterà ad ogni istituzione cattolica e laica, grande o piccola, di impegnarsi in un processo pluriennale, appoggiato dal Vaticano, a sostegno della cura del creato e della difesa dell’ambiente nell’ottica dell’enciclica di papa Francesco Laudato si’, pubblicata nel 2015.Già allora il Papa aveva individuato i problemi dell’oggi – «cultura dello scarto», inquinamento, cambiamenti climatici, accesso all’acqua potabile e perdita della biodiversità – e, alla luce di questi, ricordava: «L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti». Così nel 2018 è nata l’idea della Piattaforma, per raccogliere l’invito del Papa, e per dar seguito a un rapporto Onu, nel quale si delineavano le conseguenze del riscaldamento