255 dialoghi Locarno – Anno 51 – Febbraio 2019
di riflessione cristiana BIMESTRALE
CHE ARIA TIRA?
Ogni giorno ce n’è una: le notizie negative sulla Chiesa cattolica, che riguardino il sesso o i soldi, sono riportate quotidianamente sui media «seri» e su quelli «scandalistici.» Noi di «Dialoghi» potremmo o tirare il fiato, e passare ad altro, oppure metterci anche a noi a riportare fatti, inchieste e processi. Preferiamo prendere un’altra strada e concentrarci su una ricerca di cause più o meno profonde e radicate nel tempo. Il fenomeno evidentemente non è nuovo e, se scaviamo un po’ nella nostra memoria di persone che hanno dietro di sé diversi decenni di vita attiva, potremmo costatare che, anche nel nostro piccolo mondo ticinese, abbiamo assistito a vari procedimenti penali nei confronti di alcuni membri del clero locale, sfociati in sanzioni più o meno severe da parte degli organi giudiziari cantona-
li. In questo numero, Enrico Morresi inizia questo scavo analitico con un primo contributo e gliene siamo grati. Altri aspetti della vita delle varie comunità ecclesiali cattoliche attirano forse meno attenzione da parte dei media, ma sono comunque indice di una stanchezza interna cui si deve poter porre rimedio. Le funzioni liturgiche sono frequentate da un numero sempre più ristretto di persone, ma non migliorano comunque in qualità e trasparenza per coloro che le seguono in maniera più o meno attiva. E, anche quando alle attività di culto sono presenti strati più ampi della popolazione (pensiamo ai funerali), non diventano necessariamente più significative per coloro che vi partecipano. La riforma liturgica risale a più di mezzo secolo fa e da allora essa sembra marciare sul posto, diventando a sua volta
routine come nei secoli precedenti. Alberto Lepori ce ne parla in questo numero, mettendo in evidenza ciò che in maniera più o meno evidente non sembra più passare e funzionare. La riflessione sui fondamenti della fede dei credenti dovrebbe costituire preoccupazione costante della vita della Chiesa. Essa va sotto il nome di «ricerca teologica» e ha luogo in istituzioni diverse, come le Facoltà universitarie e i vari centri di ricerca. Essa non manca di vitalità, sia in ambito cattolico sia nelle altre Chiese cristiane, ma tende a fare vita separata rispetto alle realtà di base delle comunità ecclesiali e al dibattito culturale in genere. Ci sono comunque anche segni di consapevolezza rispetto a questa situazione. È di questi giorni una lettera collettiva di molti teologi tedeschi al cardinal Marx, presiden-
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te della conferenza episcopale della Germania, lettera in cui si chiede di rivedere le condizioni quadro in cui operano le varie Facoltà universitarie che si richiamano alla tradizione cattolica, affinché possano operare con maggiore libertà e incidenza nella cultura del loro paese. Alcuni teologi svizzeri hanno pure firmato questo documento ed è un segno di vitalità. Da noi, in Svizzera, tutto sembra comunque essere tranquillo anche se la prima impressione può nascondere un
fuoco che brucia sotto la brace. Ne riparleremo presto anche su «Dialoghi». Se, dopo aver esaminato l’atmosfera che si respira all’interno della Chiesa cattolica, apriamo la finestra sulla scena politica europea che ci attornia, non troviamo evidentemente segni di particolare vitalità o creatività. Al contrario: l’Unione europea, alla vigilia delle elezioni del suo Parlamento, rischia di sfasciarsi in uno scontro tra forze sovraniste e populiste da
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una parte e un piccolo resto di forze di centro-sinistra pure altamente disorientate e alla ricerca di una ricompattazione che non arriva mai. I redattori di «Dialoghi» non si fanno illusioni, ma restano abitati da una speranza che non intendono disattendere. Quella del rinnovamento e della diffusione di un umanesimo del cuore e della mente, che faccia guardare verso il cielo restando con i piedi ben piantati nella concretezza del quotidiano… «Dialoghi»
i corsivi di dialoghi Auguri a «Catholica» A fine 2018 è stato rinnovato il sito Internet della Diocesi (www.diocesilugano.ch) e il 12 gennaio è apparso il primo numero di «Catholica», settimanale di informazione religiosa allegato al «Corriere del Ticino» del sabato. Per gli affezionati all’edizione cartacea, orfani del defunto «Giornale del Popolo», è un’alternativa al sito online che ha ancora senso: va quindi giudicata positivamente la decisione di ritornare sotto l’ala protettrice del CdT. Il prodotto si presenta bene, la disposizione dei servizi è chiara, l’impostazione riflette più o meno quello che «Catholica» (la pagina del sabato del «Giornale del Popolo») offriva ai suoi lettori. Positiva anche la segnalazione non solo del programma te-
levisivo cattolico («Strada Regina») ma anche del programma radiofonico realizzato in comune dalle due confessioni («Chiese in diretta») e del programma televisivo evangelico «Segni dei tempi». Sugli interessi della redazione, e soprattutto sulla completezza dell’informazione (in passato «Dialoghi» aveva molto insistito sulla quasi totale mancanza di informazioni sulle Chiese d’oltre San Gottardo) il giudizio deve rimanere riservato. Manca, del numero del sabato del «Giornale del Popolo», l’inserto culturale, che ora si è spostato in rete («L’Osservatore-magazine», www.osservatore. ch), è gestito da un editore «laico» e realizzato da ex redattori e collaboratori del GdP. Alla piccola redazione del nuovo «Catholica», come pure a «L’Osservatore», «Dialoghi» augura
dunque buon lavoro. Tutto bene quel che finisce bene? Sì e no. L’errore commesso nel 2017 abbandonando la società con il «Corriere del Ticino» è pagato caro. Tra la soluzione allora prospettata (riduzione del GdP al numero del sabato) e l’offerta attuale vi è pur sempre una grande differenza, e non solo per il numero di pagine, ora ridotto a quattro: al nuovo «Catholica» manca non solo l’inserto «Cultura» ma anche quella che avrebbe potuto essere una sintesi intelligente degli avvenimenti nel mondo, in Svizzera, nella Svizzera italiana. Resta da vedere ancora quanto è costata la folle scelta di proseguire da soli, durata per tutto il 2017 e i primi mesi del 2018: anche su questo ci si aspetta chiarezza da parte della Diocesi. (E.M.)
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Vescovi contro Papa Francesco: una contestazione senza rispetto Può essere che per via dell’età qualcosa mi sfugga… È così che, con mia grande sorpresa, lo scorso mese di dicembre ho sentito il parroco del mio paese invitare alla recita di una preghiera a San Michele di cui ho vivissima memoria dagli anni in cui, chierichetto, servivo la messa senza saper nulla di latino. Veniva recitata dal celebrante alla fine, cominciava così: «Sanctae Michael Archangele, defende nos in proelio…» [San Michele Archangelo, difendici nella battaglia] e finiva chiedendo a Dio che Satanam aliosque spiritus malignus [Satana e gli altri spiriti del male] «divina virtute in infernum detrude» [siano precipitati tutti all’inferno]. La preghiera, ci informano Andrea Tornielli e Gianni Valente1, fu introdotta nel cànone della messa da Leone XIII nel 1884 e abolita con uno dei primi atti della riforma liturgica, nel 1964. Quel che non sapevo è che l’invito a recitarla di nuovo (insieme con un’altra tradizionale preghiera, questa alla Madonna: Sub tuum praesidium) è di Papa Francesco e risale al 28 settembre 2018, al colmo della crisi innescata il 26 agosto dalla pubblicazione del memoriale redatto da un ex-nunzio apostolico: il sessantottenne Carlo Maria Viganò, memoriale che si chiude con un invito al Papa a dimettersi. L’accusa: condotta incoerente nella repressione dei casi di violenza sessuale denunciati a carico di preti e di vescovi con un crescendo di intensità negli ultimi anni. L’incoerenza consisterebbe nella protezione accordata a un cardinale di incerti costumi: l’americano Theodore McCarrick, ex-arcivescovo di Washington (rapporti omosessuali, da vescovo, con giovani preti e un’accusa più recente di pedofilia), sanzionato da papa Ratzinger ma da Bergoglio – secondo il nunzio – tollerato, almeno fino alla decisione quest’anno di togliergli il cardinalato e l’invito a non farsi più vedere. Il libro di Tornielli e Valente smonta la tesi dell’ex nunzio sulla base di una convincente ricostruzione, che qui sarebbe troppo 1. A. Tornielli/G. Valente, Il giorno del giudizio. Conflitti, guerre di potere, abusi e scandali. Cosa sta davvero succedendo nella Chiesa, Piemme, Milano 2018. In seguito: Tornielli/Valente.
lungo citare2. Con un comunicato del 6 ottobre la Santa Sede ha promesso «di integrare le informazioni raccolte con un ulteriore accurato studio di tutta la documentazione presente negli archivi dei dicasteri e uffici della Santa Sede riguardanti l’allora cardinale McCarrick, allo scopo di appurare tutti i fatti rilevanti, situandoli nel loro contesto storico e valutandoli con obiettività»3. di Enrico Morresi
Prima di inoltrarci nel dedalo delle notizie che ormai delineano una vera e propria congiura a danno di Papa Francesco va pur detto che le rivelazioni a getto continuo di abusi commessi da vescovi, preti e frati della Chiesa cattolica stanno destando nel cosiddetto popolo cristiano vergogna e costernazione. L’attesa è per una presa d’atto e una maturazione di conseguenze all’altezza dello scandalo. Il Papa ha convocato sul tema una riunione straordinaria dei presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo dal 21 al 24 febbraio. Naturalmente, vanno fatte le debite distinzioni. Alberto Bondolfi ha spiegato su «Dialoghi» come sia stato possibile tacitare o rimuovere per così tanto tempo la coscienza della gravità di certi atti: commessi dal clero ma anche da docenti, monitori e dirigenti di associazioni sportive4. Il mio invito però è di leggerlo tutto il libro di Tornielli e Valente – si consiglia di avere lo stomaco buono! – e di non voltare troppo rapidamente le pagine dei giornali che parlano di questi dolentissimi casi. Si farà poi (è pur necessaria!) la distinzione tra chi ha commesso gli abusi e chi ha semplicemente voltato la faccia dall’altra parte, si è accorto troppo tardi di avere sbagliato, oppure non c’entra affatto. Ora però occorre alzare lo sguardo verso un fenomeno in crescita: l’ormai aperta contestazione all’attuale Papa, misericordioso e paziente con le persone, severo nella condanna delle
2. Tornielli/Valente, cit., capp. 2 e 3, da p. 33 a p. 104; Cf. anche «Dialoghi» n. 254 (dicembre 2018) a p. 12 (una breve recensione) e a p. 18 (Cronache internazionali). 3. Tornielli/Valente, cit., p. 106. 4. «Dialoghi» n. 253, ottobe 2018.
situazioni di ingiustizia. La difesa è doverosa purché documentata: anche se sarà da riconoscere che Bergoglio, come molti suoi predecessori, si è trovato ad agire dentro un ambiente (la Curia vaticana) in cui da sempre i vizi fanno ombra alle migliori volontà. Sbagli nella scelta delle persone, dichiarazioni da correggere: onesto è ammettere che alcune sue scelte si sono rivelate infelici, la sua fiducia si è dimostrata mal riposta, l’informazione errata. La resistenza si organizza Nel mirino di quella che definisco una congiura (anche se non necessariamente le varie voci e istanze sono legate tra loro) sono in realtà la ricezione del Concilio Vaticano II e la morale sessuale e matrimoniale che Papa Francesco rilegge con accenti nuovi rispetto soprattutto ai pontificati precedenti. Delle maggiori contestazioni è nota la fonte e la materia: primo fra tutti lo scritto dei quattro cardinali (Burke, Brandmüller, Caffarra, Meisner) contro l’esortazione post-sinodale del 2016 «Amoris laetitia» circa la condotta da tenere rispetto ai cattolici risposati dopo un divorzio. Da quel momento è cresciuta una resistenza sottile e permanente, manifestatasi in prese di posizione di vescovi, preti, teologi, riviste di varia importanza sparsi in tutto il mondo cattolico. In un luogo specifico, poi, la polemica contro Papa Bergoglio ha conosciuto uno sviluppo particolare: gli Stati Uniti d’America, il terzo Paese al mondo dopo Brasile e Messico per numero di cattolici: settanta milioni! Nel racconto che il nunzio Viganò fa nel suo memoriale di un’ultima udienza da Papa Francesco, indicativo è il punto che riguarda in particolare i vescovi americani, che Bergoglio gli avrebbe detto: «non devono essere ideologizzati»5. Che significa «ideologizzati»? Ammessa la conoscenza imperfetta dell’italiano da parte del pontefice, significa: «politicanti». L’allusione può essere alla guerra aperta mossa dalla Chiesa cattolica degli Stati Uniti contro la ri5. Tornielli/Valente, cit. p. 28.
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forma sanitaria varata dal Presidente Obama nel 2010 in quanto obbligante anche le cliniche cattoliche a eseguire interruzioni di gravidanza o altre pratiche che la morale cattolica riprova. Tale atteggiamento di resistenza civile sarebbe stato più comprensibile se la riforma del 2010 non avesse posto rimedio allo scandalo per cui 32 milioni di cittadini erano ancora sprovvisti della copertura assicurativa in caso di malattia, per cui la riforma approvata dal Congresso poteva e può essere definita un atto di giustizia sociale di fronte al quale cedono anche le riserve più giustificate. Di fatto, l’episcopato americano era diventato la punta di un’azione politica: prese di posizione, sit-in davanti alle cliniche, ma anche carriere episcopali promosse oppure ostacolate, con una rigidezza molto simile al modo di gestire i problemi tipica del pontificato di Papa Wojtyla. Papa Francesco ha cercato di dare una svolta ed è quello che gli viene rimproverato. Pur ammessa la libertà di coscienza e di parola, è perlomeno singolare (altri lo definirebbe scandaloso) che 24 vescovi americani, tra loro il cardinale Burke, abbiano approvato la denuncia del nunzio Vigano e perciò anche la richiesta di dimissioni del Papa, e di tale approvazione abbiano dato disposizioni perché fosse letta nelle chiese6. Ma altri dubbi potremmo avere circa l’autorevolezza di un episcopato che negli ultimi vent’anni ne ha viste di tutte: dalle prime rivelazioni sui silenzi del cardinale Bernard Law, arcivescovo di Boston, descritte dal «Boston Globe» e ricordate dal film Premio Oscar «Spotlight», ai successivi rapporti su decine di diocesi e centinaia di preti, alcuni colpevoli altri solo reticenti, implicati a vario titolo nel mancare rispetto al prossimo soprattutto minorenne. Un episcopato che «Il Regno» non esita a definire «delegittimato, anche se per motivi diversi»7. Un articolo più recente della stessa rivista descrive la Conferenza episcopale americana «nel mirino dei media, della giustizia e in rotta con Roma»8. Lobbies anti-Francesco Il quotidiano parigino «Le Monde» ha dedicato lo scorso autunno una serie di quattro doppie pagine a Papa Ber6. Tornielli/Valente, cit., p. 91. 7. Il Regno Attualità 18/2018, p. 517. 8. Il Regno Attualità 22/2018, p. 646.
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goglio: le prime tre biografiche, l’ultima, il 20 ottobre, intitolata Tourments sur Rome. Si potrebbe sorridere che la prima citata nell’articolo sia una nobildonna che potrebbe non contare nulla (la baronessa tedesca Gloria von Thurn und Taxis) se non per i molti quattrini che è in grado di investire, sostenitrice a suo tempo del vescovo Lefebvre, poi del cardinale Sarah (prefetto della Congregazione per il culto divino), del cardinale Müller (ex responsabile dell’antico Sant’Ufficio) e ultimamente del cardinale Ouellet (prefetto in carica della Congregazione dei vescovi e comunque leale nei confronti di papa Francesco), tutti critici verso Papa Francesco, autore comunque l’ultimo citato di una Lettera aperta a Viganò in cui difende Bergoglio nel «caso McCarrick»9. Al circolo si è unito da poco – è sempre «Le Monde» che scrive – Steve Bannon, già stratega di Donald Trump e sostenitore/organizzatore dei movimenti populisti europei, amico di un altro cardinale: Leo Burke, che ha messo a capo di un centro di documentazione ultra-conservatore (l’Istituto Dignitatis Humanae) con sede a pochi passi dal Vaticano. In Francia è il vescovo di Tolone, Dominique Rey, il capofila dei critici di Bergoglio, il quale si vanta – scrive il giornale – che nel suo seminario ci sono più chierici che in tutto il resto della Francia. Nella nazione fille ainée de l’Eglise i critici di Francesco hanno conquistato posizioni di rilievo nella pubblicistica cattolica: alle Editions du Cerf10, a Radio Notre-Dame. È la riedizione, conclude il giornale, dei circoli accademici della destra d’anteguerra scomparsa nel 1944-194511. Questo nel servizio di «Le Monde». «Chi succederà a Papa Francesco?» si domanda Alain Pronkin, giornalista cattolico canadese. Il suo libro è nelle librerie da novembre e passa in rassegna persone e idee dei cardinali 9. Tornielli/Valente, cit., p. 120 ss. 10. Le Cerf ha assunto come direttore un filosofo di origine greca e di confessione ortodossa, che ha dato maggior spazio alla teologia orientale ma non sostiene posizioni reazionarie. Il problema di Cerf è dato dalla crisi degli ordini religiosi, in questo caso dei domenicani, i quali reclutano solo giovani alla ricerca di identità ben definite. Diversa è la posizione di «Etudes», che è in mano ai gesuiti e segue una linea a favore di Francesco ma non nasconde i punti deboli dell’attuale pontificato. Sul problema della pedofilia «Etudes» ha pubblicato articoli di grande rilievo e serietà. 11. Le Monde, 20 ottobre 2018, pp. 18-19.
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del Conclave che eleggerà il suo successore. Uno scherzo? No. «Il Sole-24 Ore» riferisce che «Il cuore dell’offensiva al Papa è un progetto appena partito finanziato da ricchi americani, denominato con scarsa fantasia Red Hat Report (Rapporto Beretta Rossa) finalizzato a predisporre entro il 2020 un dossier su ogni cardinale elettore del prossimo conclave, con l’obiettivo di modificarne i profili sulla versione inglese di Wikipedia»12. Fantasie di un giornale economico, in definitiva: «laico»? Non tanto. La notizia trova conferma sulla rivista dei gesuiti americani «America» del 3 ottobre 201813, ripresa da «Il Regno Attualità» con un ampio articolo sulla crisi dell’episcopato americano, in cui si legge: «dopo aver comprato la politica in America, la grande finanza cattolica tenta di comprare la Chiesa»14. Solidarietà al Papa Al fronte nemico si contrappone un fronte amico. Lo stesso numero de «Il Regno» reca un articolo su quattro pagine firmato Paul M. Zulehner che dà notizia dell’iniziativa «Pro papa Francesco», il cui primo passo è stata la redazione di una lettera di solidarietà a Bergoglio. La lettera, riprodotta per intero, è firmata da 90 personalità soprattutto tedeschi ed europei dell’Est, tra cui vescovi (…il sangallese Ivo Fürer, l’emerito di Basilea Martin Gächter), politici (Rocco Buttiglione), abati (Martin Werlen di Einsiedeln) e il nostro caporedattore Alberto Bondolfi. «Non è un ideologo ma un pastore», scrive Zulehner di papa Francesco. «In lui, legge e misericordia si fondono. Il ringraziamento per questo cambiamento nella cultura pastorale attraversa l’intero suo pontificato fino a questo momento, per il quale molti autori e autrici, nonostante tutti gli spunti critici, auspicano ancora una lunga vita»15. «Ci sono persone che non amano questo pontificato. Vogliono che finisca il prima possibile, per avere quindi, per così dire, un nuovo conclave. Vogliono anche che vada in loro favore, che 12. Il Sole/24 Ore, 16 dicembre 2018 13. M. O’Loughlin, Red Hat Report founders vow to investigate and «score» cardinals but deny political agenda, in «America», 110(2018) 3 ottobre. 14. «Il Regno Attualità» 18/2018, pp. 516ss. 15. Al tappeto? Sostenere papa Francesco individuando le maggiori sfide pastorali: dai 150 contributi nascerà un volume. Libri del mese, «Il Regno Attualità», 18/2018, pp. 539-542.
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abbia un risultato che si adatti alle loro idee». La conferma del «complotto» (gli oppositori del Papa usano una strategia «inappropriata», cercando di trasformare la discussione sulla questione degli abusi «in una discussione su Papa Francesco») giunge dal card. Walter Kasper, prefetto emerito del dicastero vaticano dell’ecumenismo, in un’intervista alla prima rete televisiva tedesca, l’ARD16. Un altro cardinale,
16. «In Vaticano complotto contro Papa Francesco, vogliono nuovo conclave»: l’accusa del cardinale Kasper, «laRepubblica» 19 gennaio 2019.
lo svizzero Kurt Koch, attuale responsabile dei rapporti con le altre religioni cristiane, smentisce invece che sia in atto una congiura contro Papa Francesco. Secondo lui, in Curia vi sono opinioni divergenti ma la maggior parte è fedele alle proprie responsabilità al servizio della Chiesa e del Papa17. Non risultano per ora interventi di rilievo in Ticino. Registro da ultimo la posizione dei due più importanti giornali della Svizzera tedesca. Sul «Tages-Anzeiger», Michael Meier è molto critico nei confronti di papa
Francesco, ma solo perché secondo lui egli manifesta una certa distanza nei confronti dei modelli mitteleuropei di rinnovamento conciliare e per il fatto che durante le ultime settimane papa Francesco ha tenuto interventi molto pesanti sul problema dell’aborto e sull’omosessualità. Alla NZZ interessano piuttosto le posizioni etico-politiche di papa Francesco, cui si rimprovera di essere troppo «semplice» nella sua percezione dei problemi politici.
17. cath.ch n. 344, 10 dicembre 2018.
Ci vuole un concilio per i risposati? Usare l’appellativo «Gaucho» per un Papa, come fa Luigi Sandri titolando il suo ultimo libro (II papa gaucho e i divorziati. Questo matrimonio (non) s’ha da fare, Aracne, 2018, pp. 356, euro 19) è decisamente singolare. Quello del «gaucho» è un mito tradizionale dell’ Argentina. El Gaucho Martin Fierro è un poema epico scritto da José Hernandez nel XIX secolo. Il cavallerizzo protagonista è audace e generoso, rispettoso di un codice di giustizia e si riteneva custode del territorio che abitava: insomma un uomo di altri tempi. Secondo Sandri l’appellativo si attaglia a Francesco, «gaucho» venuto a Roma, nella pampa – cioè nella Chiesa – dalla lontana Argentina, e che si trova di fronte a un problema grosso che vuole risolvere e che riguarda l’intero mondo, o meglio, l’intera ecclesia, il suo «territorio». Non è un problema semplice né tanto meno di facile soluzione, attraversa i secoli fino ai nostri giorni: è il problema dei divorziati che desiderano accedere ai sacramenti, per secoli a loro negati. Grande esperto delle «cose» di Chiesa, Sandri affronta il problema da un punto di vista soprattutto storico e teologico, poiché il problema nasce all’inizio della vita della Chiesa e coinvolge tutti i cristiani. Nel 250 d.C., durante la persecuzione deciana, molti abiurarono la loro fede per scampare alla morte. Quando finì questo pericolo, i «lapsi» – nome latino col quale vennero indicati – chiesero di essere riaccolti in seno alla Chiesa. Però i Novaziani, seguaci del rigorismo del prete Novazio, ritenevano che i lapsi (ma anche i divorziati risposati, oggetto della
stessa intransigenza novaziana) non potessero essere perdonati. Il papa Cipriano riteneva invece che, a certe condizioni, il perdono fosse possibile. I Novazioni vennero giudicati eretici. Di loro si occupò, nel 325 d.C., il Concilio di Nicea, che giunse, nel canone 8, a riammettere gli eretici novaziani in seno alla Chiesa, a condizione che essi accettassero, tra le dottrine e le prassi prima da loro rifiutate, anche quella dei sacramenti ai «digami». Secondo alcuni, in testa il teologo ed ecclesiologo Giovanni Cereti, i «dìgami’’ erano coloro che vivevano in seconde nozze, cioè appunto i risposati. Insomma, già la Chiesa antica aveva una prassi di apertura nei confronti di chi si sposava una seconda volta. L’indicazione di Nicea venne però successivamente interpretata come se si riferisse non ai divorziati risposati, ma ai vedovi risposati. Inizia così, dentro la Chiesa, una querelle che dura tuttora e che fa perno sulla domanda: perché non potevano e non possono accedere ai sacramenti i divorziati mentre gli assassini, che pure hanno tolto la vita ad altre persone, potevano e possono fare la comunione, se si sono pentiti e sono stati assolti dal confessore? La battaglia per una riammissione dei divorziati ai sacramenti è stata, come ricostruisce Sandri nel libro, lunga e travagliata. Fino ai nostri giorni, il tema, pure rilevantissimo, durante i pontificati post conciliari, da Paolo VI a Benedetto XVI, passando attraverso i molti Sinodi (25), non è stato affrontato di petto, rimanendo vivo, ma sotto traccia, nel novero delle cogenti
questioni, poste dalla modernità, che hanno fatto emergere la «necessità» di un nuovo concilio (in tal senso si espresse il card. Carlo Maria Martini). È il Sinodo del 2014 ad aprire la stagione di un confronto aspro ed arduo da un punto di vista teologico (e anche disciplinare) sui divorziati risposati (e sui nuovi modelli di «famiglia»). Di fronte a possibili aperture, cinque cardinali si schierano esplicitamente a favore della teologia tradizionale: l’italiano cardinale wojtyliano Carlo Caffarra vescovo di Bologna, e quattro cardinali di Curia: i cardinali Walter Brandmuller, Raymond Leo Burke, Velasio De Paolis e, soprattutto Gerahard Ludwig Muller, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. I cinque cardinali si schierano contro il card. Walter Kasper che nel Sinodo straordinario sulla famiglia (quello appunto dei 2014) aveva fatte sue le tesi che – richiamandosi ad una più genuina interpretazione del canone 8 del Concilio di Nicea – prospettavano la possibilità di ammettere al sacramento dell’eucarestia (a certe condizioni) i divorziati e risposati, perché fedeltà alla dottrina e misericordia possono, e «devono» stare insieme. A parere dei cinque cardinali le tesi di Kasper erano contrarie al magistero cattolico e costituivano per il magistero un grave ostacolo. Ma il cardinale Kasper era stato scelto dal papa. E allora la contestazione contro il cardinale «aperturista» era da intendersi come un attacco indiretto al papa. Inizia, nel racconto di Luigi Sandri, la missione del «papa gaucho». Amoris
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laetitia (AL) (la gioia dell’amore) è il documento con cui si inaugura, si può dire, questo particolare mandato del pontificato di papa Francesco, una grande visione pastorale che racchiude tutte le possibili opzioni dell’uomo «peccatore», che se si presenta come «peccatore pentito», è in grado di proseguire sulla via della salvezza perenne fino all’abbraccio filiale con il Padre in Gesù Cristo. In questo senso il Papa ammette anche la possibilità del perdono della Chiesa nei confronti dei divorziati e risposati. Da questa possibilità si snoda un cammino fatto per «accompagnare», «discernere» e «integrare» la fragilità umana, alla fine del quale ottenere il perdono del peccato e perciò la comunione eucaristica. In questa direzione, il Papa raccomanda al sacerdote confessore di non trasformare il confessionale in una sala di tortura, ma di essere e manifestarsi come padre misericordioso. Mediante
il «discernimento», al rigore dottrinario subentra la misericordia. È un cambiamento profondo quello innescato da papa Francesco, il «gaucho», che non nega la norma, ma la legge e la interpreta sotto una luce diversa. Cambiamento che – racconta Sandri – ha generato all’interno della Chiesa una discussione e una divisione tutt’ora in atto: da una parte, quelli per il «sì» a Francesco (i Vescovi argentini. la Conferenza episcopale tedesca. la Conferenza episcopale di Malta, il card. Coccopalmerio, mons. Semeraro, il presidente dell’Associazione del teologi moralisti, Basilio Petrà, Leonardo Boft. che in passato aveva criticato l’enciclica di Wojtyla Veritatis splendor, chiamandola Veritatis… ignorantiae). E fuori dalla Chiesa cattolica, ortodossi, anglicani, luterani e valdesi danno man forte al papa. Dall’altra parte, quelli delle ragioni «teologiche» per il «no», soprattutto
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quelle dei cardinali che scrissero al papa manifestando i loro «dubia» riguardo alla Amoris laetitia, ma anche i vescovi di Alberta-Canada, il vescovo di Filadelfia Joseph Chaput, i vescovi latini del Kazakistan. Ma a questo punto si ripresenta il tema di un nuovo concilio, forse davvero l’unica strada – è la tesi di Sandri – per comporre un dissidio che nella Chiesa, e ormai su diversi temi, si acuisce in modo sempre più visibile. Il papa «gaucho», venuto dalla lontana Argentina, di fronte alle sempre più urgenti richieste di cambiamenti, non può fermarsi a enunciare una contraddizione, come ha fatto nell’Amoris laetitia; o a proporre un principio evangelico, quello della «misericordia». Deve fornire una soluzione. Che oggi solo un nuovo Concilio può dare. Salvatore Rizza da «Adista» del 21 novembre 2018.
Cresce l’opposizione cattolica a Salvini Le misure politiche antimigranti del ministro Salvini, ora inasprite dal recente «decreto sicurezza» approvato dal governo italiano, stanno suscitando una diffusa opposizione nel mondo cattolico dell’associazionismo e finalmente anche in parecchi vescovi (Bagnasco, Forte, Lorefice). Papa Francesco ha ripetuto un appello all’accoglienza nel discorso ai diplomatici del 7 gennaio, mentre il vescovo emerito di Caserta, mons. Nogaro, si è rivolto con un appello (ripreso da «Adista» del 19 gennaio) al card. Bassetti, presidente della Conferenza episcopale. Dei due documenti, riproduciamo alcuni passi significativi. «Tra i deboli del nostro tempo che la comunità internazionale è chiamata a difendere ci sono, insieme ai rifugiati, anche i migranti. Ancora una volta desidero richiamare l’attenzione dei Governi affinché si presti aiuto a quanti sono dovuti emigrare a causa del flagello della povertà, di ogni genere di violenza e di persecuzione, come pure delle catastrofi naturali e degli scon-
volgimenti climatici, e affinché si facilitino le misure che permettono la loro integrazione sociale nei Paesi di accoglienza. Occorre poi che ci si adoperi perché le persone non siano costrette ad abbandonare la propria famiglia e nazione, o possano farvi ritorno in sicurezza e nel pieno rispetto della loro dignità e dei loro diritti umani. Ogni essere umano anela a una vita migliore e più felice e non si può risolvere la sfida della migrazione con la logica della violenza e dello scarto, né con soluzioni parziali». (papa Francesco, 7 gennaio 2019) «Sono addolorato per quanto sta avvenendo in questi ultimi mesi in Italia. Un politico si permette di agitare il Vangelo e la corona del rosario in campagna elettorale per ottenere consensi e presentarsi come perfetto cattolico e quasi nessuno nella Chiesa italiana reagisce. […] Chiedo alla Chiesa italiana, prego la Chiesa italiana, di non rimanere indifferente, di non lasciarsi catturare da calcoli umani e diplomazie, di non valutare ciò che è opportuno e ciò che non lo
è. Perché difendere l’uomo e la donna è sempre opportuno, sempre necessario, sempre doveroso. Il Vangelo pretende da noi di affermare la verità e la verità è l’uomo che è nel bisogno, nel dolore, nella disperazione. La verità è l’uomo che certamente annegherà senza il nostro impegno e la nostra parola. Occorre una parola di verità che restituisca speranza, ma anche una azione diretta di accoglienza che apra le chiese, i conventi, i monasteri, le canoniche, le parrocchie (soprattutto i tanti luoghi sacri vuoti, rimasti senza fedeli, che attendono di accogliere i crocifissi della terra), una azione e una testimonianza che apra i cuori e le menti da questo inquinamento di menzogne e di odio. Ma occorre anche una parola di verità che ci impegni a contrastare il razzismo e educhi i giovani contro stereotipi e luoghi comuni, e una catechesi che ponga al centro l’accoglienza e il rispetto della vita di tutti senza distinzioni di nazionalità, di colori, di religioni, perché Cristo è venuto per tutti». (mons. Raffaele Nogaro)
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No. 255 7 opinioni
Karl Barth, un teologo creativo Deceduto il 10 dicembre 1968, Karl Barth era nato a Basilea il 10 maggio 1886. Dopo aver seguito il catechismo Barth inizia i suoi studi teologici. È immerso completamente nella teologia di quel tempo a tendenza liberale. Diventa allievo entusiasta di Harnack dapprima e di Wilhelm Herrmann poi. A partire dall’autunno 1908 diventa redattore presso la rivista «Die christlicheWelt» diretta da Martin Rade, professore a Marburg, una rivista affiliata alla «teologia moderna». Si lega soprattutto con il compatriota Eduard Thurneysen che diventerà il suo amico più intimo per tutta la sua vita. Dopo la sua consacrazione al ministero pastorale nel 1908 accetta un’offerta di lavoro come pastore suffraganeo presso la comunità di lingua tedesca di Ginevra, di cui è membro anche suo zio Ernst Sartorius. Durante questo periodo Barth predica intensamente. La sua predicazione ha accenti fortemente liberali e irrita fortemente suo zio. Nel 1911 si fidanza con Nelly Hoffmann (nata nel 1893) che ha confermato nella chiesa della Madeleine nel 1910 e che diventerà sua moglie nel 1913. Pastore a Safenwil (1911-1921) Barth diventa in seguito pastore a Safenwil, villaggio argoviese composto da agricoltori ed operai. Il «pastore rosso di Safenwil», come viene subito soprannominato, diventa membro del partito socialista svizzero nel 1915 e nel 1932 aderirà anche al partito socialista tedesco. Lo choc della prima guerra mondiale A partire dal 1914 la disillusione di Barth è immensa. I suoi maestri l’hanno tradito. La dichiarazione funesta dei 93 intellettuali tedeschi all’inizio della guerra, che appoggiava la politica bellicosa del Kaiser, porta le firme di Harnack e di Hermann (solo Martin Rade seppe resistere alla tentazione). 1919-1922: il Römerbrief mette fuoco alle polveri La redazione della prima edizione del commento alla lettera ai Romani, iniziata nel 1915 ed apparsa nel 1919 è la risposta intellettuale e pratica, e più precisamente politica, del pastore di Safenwil alla catastrofe della guerra e del tradimento operato dai propri maestri. Ma è a partire dalla pubblicazionoe della seconda edizione, nel 1922,
del commento alla lettera ai Romani che Barth diventa davvero celebre. La sua reputazione è nata e trasformerà il paesaggio teologico del secolo. IL suo scambio di lettere con Adolf von Harnack documenerà crudamente l’estensione del conflitto. Barth viene chiamato alla Facoltà teologica luterana di Gotting, dove una cattedra è riservata ad un rappresentante della tradizione riformata. Passerà in seguito a Münster (1925-1930) e poi a Bonn (1930-1933). IL pastore di Sadi Denis Müller*
fenwil è diventato un giovano professore, senza dottorato, ma con un’opera di forte rilievo – il Römerbrief – ed una reputazione in crescente espansione. La transizione tra gli anni del predicatore e quella della pubblicazione del primo volume della Kirchliche Dogmatik, nel 1932, è altamente istruttiva. Si scopre infatti che l’Autore del Römerbrief, lungi dall’essere solo un pastore «agitato» ed un commentatore ardito della scrittura, ha interessi e doni che lo portano pure verso la teologia sistematica. Si può notare oggi che il giovane Barth, tra il 1922 ed il 1932, ha messo in opera la maggior parte degli strumenti di cui si servirà durante la sua carriera teologica. 1932-1933: dal primo volume della dogmatica ecclesiale alla presa del potere da parte di Hitler Nel momento in cui nel 1932 appare il primo volume della Kirchliche Dogmatik, Barth si trova confrontato ad una situazione storica, ad un momento politico e sociale unico: il paese dove insegna, questa patria per eccellenza della teologia protestante, la Germania, già terribilmente scossa dalla prima guerra mondiale ed attraverso la crisi di identità che l’ha seguita (trattato di Versailles, repubblica di Weimar, crisi economica del 1929 ecc.) subirà la terribile prova dell’ascesa di Adolf Hitler al potere, «democraticamente» eletto, ma che tradirà il senso stesso della democrazia e dei valori morali e religiosi ad essa sottesi. Barmen e la Chiesa confessante (1934) A partire dal 1933 Barth diventa uno dei leaders della Chiesa confessante, impegnata nella resistenza contro l’eresia dei «cristiani tedeschi». Ad ini-
zio 1934 si riunisce a Barmen, presso Wuppertal, il primo sinodo della chiesa evangelica tedesca. Il 16 maggio 1934 Barth redige la dichiarazione teologica di Barmen che sarà accettata con grande urgenza dal sinodo di Barmen il 31 maggio 1934. Gesù Cristo è la sola parola di Dio, e non c’è altro Führer da seguire! Inutile, dunque, voler separare il sacro dal profano (Tesi 2). La Chiesa è libera da ogni potere umano (tesi 3) ed il Führerprinzip non le si può applicare (tesi 4). Le leggi dello Stato non devono sostituirsi all’autorità del Vangelo (tesi 5). Tutto ciò implica il rifiuto del paragrafo ariano, attraverso il quale il regime hitleriano escludeva gli ebrei convertiti dal ministero pastorale. La Chiesa è al servizio di tutto il popolo e rifiuta ogni ideologia (tesi 6). Questo è, a grandi linee, il messaggio di Barmen, uscito in tempo record, dalla penna di Barth. La discussione infinita uscitane ha messo in evidenza il carattere contestuale, impegnato e dunque anche unilatetrale della presa di posizione di Barmen, sia sul piano teologico che politico. Questo colpo formidale battuto a Barmen, sia a livello di diritto ecclesiale interno che nel suo carattere pubblico e politico, provoca la repressione. Grazie al suo passaporto svizzero Barth viene espulso dalla Germania. Un teologo mondialmente conosciuto e discusso A seguito di questa espulsione Barth si ritrova, a 51 anni, professore nella sua città natale, fino alla sua morte, trentatre anni più tardi. Questo nuovo periodo della sua esistenza non sarà sinonimo di chiusura in un ufficio, per redigere la sua monumentale Kirchliche Dogmatik. Questo sarà un tempo per l’insegnamento, la ricerca e l’irradiazione sempre più intensa, periodo di viaggi, contatti e dialoghi. Esistenza teologica? Sì, esistenza che sembra confondersi con la teologia. Ma soprattutto esistenza che cerca di rendere conto teologicamente della realtà dell’essere umano, del mondo e degli avvenimenti, alla luce di Dio creatore, redentore e riconciliatore. * Già docente di etica teologica presso le università di Losanna e di Ginevra, e ora professore onorario di quest’ultimo ateneo. È autore di un’ampia biografia sul teologo svizzero. Cfr. Müller, D. : Karl Barth. Paris: Ed. du Cerf 2005.
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No. 255
La buona politica è al servizio della pace Dal messaggio di papa Francesco del 1° gennaio 2019 […] Ogni rinnovo delle funzioni elettive, ogni scadenza elettorale, ogni tappa della vita pubblica costituisce un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano la giustizia e il diritto. Ne siamo certi: la buona politica è al servizio della pace; essa rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono ugualmente doveri reciproci, affinché tra le generazioni presenti e quelle future si tessa un legame di fiducia e di riconoscenza. I vizi della politica Accanto alle virtù, purtroppo, anche nella politica non mancano i vizi, dovuti sia ad inettitudine personale sia a storture nell’ambiente e nelle istituzioni. È chiaro a tutti che i vizi della vita politica tolgono credibilità ai sistemi entro i quali essa si svolge, così come all’autorevolezza, alle decisioni e all’azione delle persone che vi si dedicano. Questi vizi, che indeboliscono l’ideale di un’autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale: la corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone –, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della «ragion di Stato», la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio. La buona politica promuove la partecipazione dei giovani e la fiducia nell’altro […] «Cosa c’è di più bello di una mano tesa? Essa è stata voluta da Dio per donare e ricevere. Dio non ha voluto che essa uccida (cfr Gen 4,1 ss) o che faccia soffrire, ma che curi e aiuti a vivere. Accanto al cuore e all’intelligenza, la mano può diventare, anch’essa, uno strumento di dialogo». Ognuno può apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune. La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i
soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali. Una tale fiducia non è mai facile da vivere perché le relazioni umane sono complesse. In particolare, viviamo in questi tempi in un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, e si manifesta purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno. Oggi più che mai, le nostre società necessitano di «artigiani della pace» che possano essere messaggeri e testimoni autentici di Dio Padre che vuole il bene e la felicità della famiglia umana. […] Un grande progetto di pace Celebriamo in questi giorni il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ricordiamo in proposito l’osservazione del Papa San Giovanni XXIII: «Quando negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non può non sorgere l’avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignità; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli».
La pace, in effetti, è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno. La pace è una conversione del cuore e dell’anima, ed è facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria: – la pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando «un po’ di dolcezza verso sé stessi», per offrire «un po’ di dolcezza agli altri»; – la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente…; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé; – la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire. La politica della pace, che ben conosce le fragilità umane e se ne fa carico, può sempre attingere dallo spirito del Magnificat che Maria, Madre di Cristo Salvatore e Regina della Pace, canta a nome di tutti gli uomini: «Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; […] ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre» (Lc 1,50-55).
Le beatitudini del politico Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo. Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità. Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse. Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente. Beato il politico che realizza l’unità. Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale. Beato il politico che sa ascoltare. Beato il politico che non ha paura. Testo del cardinale vietnamita Van Thuan, proposto da papa Francesco nel Messaggio per la Giornata della pace 2019
No. 255 9 indici di «Dialoghi»
Indici di «Dialoghi» nn. 226-250 a cura di Alberto Lepori Dialoghi 226, aprile 2013 Benvenuto Francesco, (a.l.) Diario del Conclave, Luigi Sandri La solitudine di Benedetto XVI, Ettore Masina Segnalazioni: fuori dal coro, Pasquale Colella Mezzo secolo dalla Pacem in Terris, Alberto Lepori Notizie belle e buone Rileggere la storia leggere la politica, Paolo Pombeni Perché lo stallo politico in Italia, Raniero La Valle Cronaca internazionale Ma che cosa è questa fede?, Scriba Notiziario (in)sostenibile Cronaca svizzera Segnalazioni: per la riabilitazione di Bonaiuti – Il gallo nella storia Lettera aperta dei viandanti alla Chiesa che è in Italia Dialoghi 227, giugno 2013 Un paese da evangelizzare, (a.l.) La morte di papa Giovanni, E.M. Quella sera, Davide Maria Turoldo Riflessioni, osservazioni, speranze su una sperimentazione da valutare, Ernesto Borghi Religione a scuola: altre esperienze, altre sensibilità, (a.l.) Biblioteca: Frederic Ozanam, Enrico Morresi L’opzione per i poveri di papa Francesco, Washington Uranga Cronaca internazionale Inbarazzante recupero di don Gallo, Marina Sartorio Notizie belle e buone Osservatorio ecumenico Cronaca svizzera Dialoghi 228, ottobre 2013 Dio è solo misericordia, E.M Come parlare di peccato alle persone oggi?, Alberto Bondolfi Concilio e antropologia moderna per un sacramento in crisi di fiducia, Aldo Lafranchi Osservatorio ecumenico Chi è povero da noi in svizzera?, c.s. Cronaca svizzera Come la Svizzera partecipa al saccheggio dei paesi poveri, Mark Erkerkenrth Notiziario (in)sostenibile, Carlo Maffei Dialoghi 229, dicembre 2013 Benvenuto anche Valerio, a.laf. La migrazione è un diritto dell’uomo, dialoghi Riscaldamento climatico e migrazioni, Marco Martucci Credere in un’Africa meno povera, Pietro Vegliò Barranquilla: trent’anni lavoro compiuto, Emilio Conrad Non interrompere la sperimentazione sull’insegnamento religioso, Alberto Lepori Una proposta di soluzione transitoria, (a.l). Verso il 500.mo della riforma, Paolo Tognina La speranza è di ricordarlo insieme, p.t Osservatorio ecumenico Cronaca svizzera Notiziario (in)sostenibile, Carlo Maffei Il padre nostro deve cambiare?, Ernesto Borghi Cronaca internazionale Ricordo di Martin Cuns
Notizie belle e buone Ricordando Giorgio Orelli, Margherita Noseda, Snider Dialoghi 230, febbraio 2014 Vox Populi Christiani, E.M. Matrimonio e famiglia interrogano la Chiesa, Dialoghi La realtà familiare nell’odierna Svizzera, (a.l.) Una proposta per il futuro: la scelta dei vescovi, Alberto Lepori Sorella Maria e l’eremo di Campello, Aldo Lafranchi Osservatorio ecumenico Cronaca svizzera Notizie belle e buone Notiziario (in)sostenibile, Carlo Maffei Cronaca internazionale Dialoghi 231, aprile 2014 Tra due votazioni, E.M. Prospettiva della medicina riproduttiva, Carlo Silini La consultazione su matrimonio e famiglia, (a.l) Cronaca svizzera Che farà il nuovo vescovo?, Alberto Lepori Seminare oggi il pane di domani, Fullbert Steffensky Notiziario (in)sostenibile, Giulia Negri Standard ambientali e sociali, Knud Vcking Cronaca internazionale La Chiesa di papa Francesco, Raniero La Valle Biblioteca: due papi rispondono, Virgilio Pedroni, 21 concili per oggi, E.M. Osservatorio ecumenico Notizie belle e buone Non chi mi dice: signore, signore, Guy Musy Dialoghi 232, giugno 2014 Per una cultura religiosa nella scuola pubblica Francesco al giro di boa, Luigi Sandri La chiesa del 900 di fronte alla modernità, Daniele Menozzi Tra segreti di stato e interesse pubblico, Enrico Moresi Nuovo GdP da dieci anni, E.M. Il movimento omosessuale e le trappole di Foucault, Aldo Lafranchi Dall’aggiornamento alla contestazione del clero nella Svizzera romanda, Lorenzo Planzi Cronaca svizzera Osservatorio ecumenico Cronaca internazionale Notizie belle e buone Notiziario (in)sostenibile, Giulia Negri I conti 2013 di «Dialoghi» Dialoghi 233, ottobre 2014 Sull’evangelizzazione oggi La religione sparisce dal linguaggio, Ottavio Lurati. In che senso la parrocchia può servire, Jean-Luc Farine De minimis sulle celebrazioni, E.M. Una testimonianza su padre Callisto Caldelari, Fulvio Caccia Chiesa e situazioni matrimoniali complesse, Viandanti Il Papa in Terra Santa Cultura religiosa scuole ticinesi, Ernesto Borghi
I conti 2013 della diocesi, C.V. Cronaca svizzera Osservatorio ecumenico Cronaca internazionale Notizie belle e buone Notiziario (in)sostenibile, Giulia Negri Biblioteca: giudaica perfidia, E.M. Dialoghi 234, dicembre 2014 Sinodo tra monarchia e collegialità, E.M. Democrazia diretta: dove va il popolo?, Alberto Lepori Sul populismo e le sue (s)ragioni, Fabio Merdini Sovranità nazionale e democrazia, Virginio Pedroni Partiti e politici nella nuova comunicazione Biblioteca: il bene comune, (a.l) Il Vescovo con i giovani, E.M. Diario del Sinodo, Luigi Sandri Parole di papa Cronaca internazionale Cronaca svizzera Osservatorio ecumenico Notizie belle e buone Notiziario (in)sostenibile, Matteo Cassini La guerra finirà Dialoghi 235, febbraio 2015 Dossier: oltre l’ecumenismo, (a.l.) Il dromedario e il cammello, Gianni Rodari Cattolici e protestanti tra unità e sparizione, Sandro Vitalini La cena è più importante della teologia, Paolo Tognina Roma e le Chiese ortodosse sorelle ancora divise, Luigi Sandri L’ecumenismo in Svizzera, Gino Driussi Ecumenismo in Ticino, Paolo Sala Associazione biblica della S.I., Ernesto Borghi Parola di papa Osservatorio ecumenico Cronaca internazionale Cronaca svizzera Notizie belle e buone Il programma dell’azione di quaresima, Federica Mauri Notiziario (in)sostenibile, Matteo Cassini Dopo la strage di Parigi, Samir Redouanejelassi Dialoghi 236, aprile 2015 Perché sia presente la pietà, Dialoghi Decidere di morire non è cristiano?, Aldo Lafranchi Il suicidio assistito in Svizzera, Alberto Bondolfi Direttive anticipate, Mattia Lepori Non basta Francesco, (a.l.) Parole di papa Osservatorio ecumenico Romain Roland, un premio Nobel, Fabio Olivetti Biblioteca: cristiani in guerra, E.M. Notizie belle e buone Cronaca svizzera Contro la violenza alle donne Cronaca internazionale Notiziario (in)sostenibile, Matteo Cassini San Romero d’America, Pedro Casaldaliga Dialoghi 237, giugno 2015 Tra confusione e misericordia, C.S. Rileggere la Gaudium et spes, Raniero La Valle
10 Contrasti alla conferenza dei vescovi svizzeri, E.M Verso il sinodo sulla famiglia, Ernesto Borghi I vescovi e il questionario vaticano, (a.l.) Oltre la difesa di Charlie-Hebdo, Enrico Moresi Osservatorio ecumenico IRS avanti con coraggio, (a.l.) Chiesa unita per mons. Romero, Marina Sartorio Cronaca internazionale Parole di papa Cronaca svizzera Notizie belle e buone Notiziario (in)sostenibile, Matteo Cassini I conti 2014 di «Dialoghi» Dialoghi 238, ottobre 2015 Benvenuti, Dialoghi Il clima e l’urgenza degli obiettivi, Marco Martucci Francesco e la casa comune, Simone Morandini L’impegno svizzero per il clima, Federica Mauri Negazionismo climatico da smascherare, Matteo Cassini Papa Francesco a Torino Il saluto del pastore Ribet Il saluto del moderatore Bernardini Papa Francesco alla Chiesa valdese La risposta dei valdesi Maestri e amici nel Signore Notizie belle e buone Cronaca svizzera Biblioteca: la diocesi di Lugano e la liturgia, Peppino Manzoni Papa Francesco e le porte aperte Cronaca internazionale Verso un nuovo ecumenismo, (a.l.) Per un giubileo protestante, Peter Ciaccio
indici di «Dialoghi» Dialoghi 241, aprile 2016 Responsabili dell’ignoranza, (a.l.) Spotlight luce necessaria, E.M. L’utopia del reddito minimo, Amaglia Mirante La terra è di tutti, (a.l.) Testimoni e maestri Misericordia e confessione, Andrea Grillo Osservatorio ecumenico Dai sinodi sulla famiglia, Ernesto Borghi Parole di Francesco Migranti tra noi, Rapfaele Lindemann Balaustre nella testa, E.M. I cinquanta anni di Universa Laus Notizie belle e buone Cronaca internazionale Cronaca svizzera Religioni nel mondo Notiziario (in)sostenibile I conti di «Dialoghi» 2015, Claudio Cerfoglia Dialoghi 242, giugno 2016 Al centro non basta, Dialoghi Doppio binario o sistema misto?, (a.l.) Chiese troppo ricche, E.M. Teologia autentica sulla Madonna, Sandro Vitalini I dogmi mariani, Ernesto Borghi Il commento al magnificat, Paolo Ricca Celebrare insieme la Riforma, Luca Maria Negro Maria testimone di Gesù, Lidia Maggi Maria femminista, Lucetta Scaraffia Küng chiama il Papa Notizie belle e buone Per la morte di Buonaiuti, Mauriglio Guasco Parole di Francesco Cronaca svizzera Notiziario (in)sostenibile Cronaca internazionale
Dialoghi 239, dicembre 2015 I migranti due volte vittime, C.S. I migranti economici, Pietro Veglio L’ambigua politica della Confederazione, (a.l.) L’emigrazione ticinese, Piergiorgio Baroni Migranti a Losone, Barbara Gianetti Ricordo di don Conrad, E.M. Notizie belle e buone La Chiesa famiglia di famiglie?, Ernesto Borghi Diario del Sinodo, Luigi Sandri Col Papa per la Riforma, Marina Sartorio Una donna al Sinodo, Lucietta Scaraffia Parola di papa Religione nel mondo Cronaca svizzera 75 anni di Taizè Notiziario (in)sostenibile Cronaca internazionale Le donne più povere
Dialoghi 243, ottobre 2016 Ripiegati sulle abitudini, E.M. Prima i nostri, (a.l.) Ricordo di Silvio Bernasconi Invito allo studio, (a.l.) Il Concilio di Creta, Luigi Sandri Cronaca internazionale Religioni nel mondo Omofobia tra libertà e responsabilità, Aldo Lafranchi Parole di Francesco La tradizione nella Amoris Laetitia, Andrea Grillo Interesse pubblico e giornalismo, Enrico Morresi Maddalena apostola, Giancarla Codrigniani Notizie belle e buone Cronaca internazionale Cronaca svizzera Testimoni e maestri Notiziario (in)sostenibile Non solo burka e burkini, (a.l.)
Dialoghi 240, febbraio 2016 Fa male la religione?, E.M. Il Dio violento nella Bibbia, Giuseppe Barbaglio Vita difficile per il laicismo, Alberto Lepori Tra cristiani e illuminismo, Remo Bodei Rinnovato il patto delle catacombe Parole di Francesco Sacrificio quaresimale 2016, Katia Guerra e Daria Lepori Cronaca svizzera Biblioteca: stimmate e stimatizzati, Luigi Sandri La religione per Habermas e Rawis, E.M. Cronaca internazionale Religioni nel mondo Notizie belle e buone La dichiarazione di Roma 50 anni di Bose
Dialoghi 244, dicembre 2016 Zone di torbulenza in vista, E.M. Un papa disinformato?, (a.l.) I novant’anni del GdP, (a.l.) Egoismo criminale, (a.l.) Realtà delle famiglie ticinesi, Paolo Beltraminelli I diritti dei figli nella famiglia, Franco Lardelli Difficoltà per la politica famigliare, Marco Romano Gli 80 anni di Enrico Morresi, C.S. Multinazionali e diritti umani, intervista Cronaca svizzera La dichiarazione di Lund Notizie belle e buone Papa Francesco e le donne, m.s. Parole di Francesco Cronaca internazionale
No. 255 Contro l’occupazione di Israele, Bruno Segre L’incontro annuale del SAE, Piero Stefani Cronaca internazionale Per un laicato nella Chiesa, (a.l.) Religioni nel mondo Sua santità non risponde, Aldo Lafranchi Dialoghi 245, febbraio 2017 La croce, la mezzaluna e la politica, E.M. Un patto con l’islam, (a.l.) A difesa di ogni vita, (a.l.) Criticano il papa, c.s. I cristiani nel medio oriente, Luigi Sandri Testimoni e profeti I primi passi di Universa Laus, Enrico Morresi Sodalizio con Morresi, Vincenzo Giudici Sacrificio quaresimale 2017, Daria Lepori e Federica Mauri Parole di Francesco Per il centenario di Turoldo Religioni nel mondo Cronaca internazionale Cronaca svizzera Notizie belle e buone Notiziario (in)sostenibile Facciamo strada assieme, Francine Robillot Dialoghi 246, aprile 2017 Lutero un’occasione da non sprecare, E.M. Contro il Vangelo, (a.l.) Che cos’è un giornale cattolico, (a.l.) Libertà vo cercando, (a.l.) Il protestantesimo e la Chiesa, Paolo Ricca Le novantacinque tesi di Lutero, C. Pasquett La Riforma nei cantoni svizzeri, Paolo Tognina La Riforma fuori d’Europa, Paolo Naso Una Chiesa unita, Feliz Gmür La Riforma e le donne Il nuovo messale, Enrico Morresi I limiti di Liturgiam Authenticam, Andrea Grillo Parole di Francesco Collaborare con le minoranze, Alberto Lepori Cronaca svizzera Nicolao simpatico e moderno, (a.l.) Notizie belle e buone Cronaca internazionale Notiziario (in)sostenibile I conti 2016 di «Dialoghi» Dialoghi 247, giugno 2017 Tre testimoni del ventesimo secolo Una scuola che forma, Lina Bertola Scuola ticinese, un cantiere, Alberto Gandolla La scuola che verrà, (red) Un accordo per IRS, Alberto Lepori Cronaca svizzera Gli obiettivi dello sviluppo, Eva Schassmann Aliance Sud e l’agenda 2030, e.s. Ambiente società e economia, Silvano Toppi Parole di Francesco Dichiarazione copto-cattolica Cronaca internazionale Notizie belle e buone I monasteri secondo il papa Biblioteca: laicità per la pace, Ugo Basso Notiziario (in)sostenibile I soliti polli, (a.l.) Dubbi democratici, (a.l.) Dialoghi 248, ottobre 2017 Il futuro del GdP, E.M. Il papa ci dà ragione, E.M/a.l. I conti della diocesi, (a.l.) Dom Giovan Battista Franzoni, Luigi Sandri Due testimonanianze significative, Bettazzi/Negro Maestri e amici
No. 255 11 indici di «Dialoghi» La cattedrale restaurata, Enrico Morresi Il fattaccio delle balaustre Francesco e Bartolomeo per il creato Cronaca svizzera Osservatorio ecumenico Cronaca internazionale La sessione SAE 2017 Con papa Francesco, Il Gallo Biblioteca: Lutero e gli ebrei, E.M. La religione in Europa, Flavio Pajer Cronaca internazionale No all’olio di palma Accogliere, proteggere, promuovere, Papa Francesco Il credo dei migranti, SAE ALLEGATO: don Lorenzo Milani, cantore e martire della Verità, di Aldo Lafranchi Dialoghi 249, dicembre 2017 Dare voce al popolo, (a.l.)
Ancora sulla civica, (a.l.) Black Christmas, E.M. Per la sinodità nella Chiesa, Pino Ruggieri Uguali nella chiesa, Giorgio Campanini Il secolo lungo 1917-2017, Luigi Sandri Un anno con Lutero, Ernesto Borghi La confessione dei locarnesi La separazione dal GdP e CdT, Enrico Morresi La soluzione del Courrier Notizie belle e buone Cronaca svizzera Biblioteca: storia dei giornali ticinesi, (a.l.) Cronaca internazionale Testimoni e profeti Notiziario (in)sostenibile La dichiarazione di Lampedusa Dialoghi 250, febbraio 2018 Dà un’amicizia alla rivista, Alberto Lepori Annunciare il Vangelo ai giovani, Giannino Piana
Commiato, Enrico Morresi Dicono di noi Messaggio sul fine vita, Papa Francesco La sinodalità per il vescovo, Valerio Lazzeri La sinodalità a Milano, Mario Delpini Dei segni per cominciare, E.M. Dio non è maschio, Maria Lopez-Vigil Notizie belle e buone Autorità e comunicazione, Enrico Morresi Testimoni e profeti Il sacrificio quaresimale 2018, Daria Lepori Biblioteca: stampa cattolica Cronaca svizzera Cronaca internazionale Anche Adista ha cinquant’anni, (a.l.) Richieste alla Chiesa italiana, Raniero La Valle Notiziario (in)sostenibile Per un no il 4 marzo, C.S. Nuovi laureati, (a.l.)
Autori ACCATTOLI LUIGI Francesco per le porte aperte 238-20 BARBAGLIO GIUSEPPE Il Dio violente nella Bibbia 240-2 BARONI PIERGIORGIO L’emigrazione ticinese 239-4 BASSO UGO Biblioteca: L’ebreo Bruno Segre 247-22 BERTOLA LINA La scuola deve formare persone 247-3 BERTRAMINELLI PAOLO Famiglie ticinesi ed economia 244-3 BERNARDINI EUGENIO Saluto al Papa a Torino 238-12 BODEI RENZO Confronto tra cristiani e illuminismo 240-10 BONDOLFI ALBERTO Come parlare di peccato 228-2 Coppie omosessuali nella Chiesa 230-7 Il suicidio in Svizzera 236-7 BORGHI ERNESTO (e.b.) Una sperimentazione da valutare 227-4 Il Padre Nostro deve cambiare ? 229-19 Bibbia e famiglia 230-2 Situazioni matrimoniali difficili 230-5 Cultura religiosa nelle scuole 233-13 Ecumenismo e Associazione biblica 235-9 Verso il Sinodo sulla famiglia 237-7 La Chiesa «famiglia di famiglie»? 239-9 Famiglia coscienza e misericordia 241-10 I dogmi mariani 242-5 Un anno con Lutero 249-9 CACCIA FULVIO Una testimonianza su p.Callisto 233-7 CAMPANINI GIORGIO (g.c.) Il Gallo nella storia 226-23 Vivere insieme la spiritualità familiare 239-5 Tutti uguali nella Chiesa? 249-7 CASSINI MATTEO Notiziario (in)sostenibile 234-23/235-19/23623/237-23/239-21 Negazionismo climatico da smascherare 238-9 CASALDALIGA PEDRO San Romero d’America 236-24 CIACCIO PETER Protestanti e giubileo 238-24
CODRIGNANI GIANCARLA Maddalena apostola 243-11 COLELLA PASQUALE Fuori dal coro 226-7 CONRAD EMILIO Barranquilla, trent’anni di lavoro 229-7 DIALOGHI /senza firma La migrazione è un diritto dell’uomo 229-2 Matrimonio e famiglia 239-2 Lettera ai vescovi svizzeri 230-10 I conti del 2013 232-24 Dossier dedicato a p. Callisto 233-1 Perché sia presente la pietà 236-1 Contro la violenza alle donne 236-18 I conti 2014 237-24 Benvenuti ! 238-1 Visita del Papa a Torino 238-11 I 75 anni di Taizé 239-19 Rinnovato il patto delle catacombe 240-11 Dichiarazione di Roma di Noi siamo Chiesa 240-24 Cinquant’anni di Bose 240-24 50 anni di Universa Laus Conti 2015 241-24 Al centro non basta 242-1 Küng chiama il Papa 242-15 La Dichiarazione di Lund 244-15 Lettera al Pa sullo stereotipo maschile 244-17 La Riforma e le donne 246-10 Conti 2016 246-24 Tre testimoni e profeti 247-1 Dichiarazione comune copto-cattolica 247-17 Francesco e Bartolomeo per il creato 248-10 Sessione SAE 2017 (da Koinonia) 248-16 Con Papa Francesco (da IL GALLO) 248-17 Per la giornata mondiale 2018 248-22 SAE 2018, Il Credo dei migranti 248-24 La Confessione di fede dei locarnesi 249-10 La Dichiarazione di Lampedusa 249-24 Dicono di noi 250-6 Fare sinodalità (intervista a mons. Lazzeri) 250-8 Sinodalità, pastorale mons. Delpini, Milano 250-9 DRIUSSI GINO Ecumenismo in Svizzera 235-7 FARINE JEAN LUC La parrocchia serve ancora 233-4 Losone e i migranti 239-5 GANDOLLA ALBERTO Il cantiere della scuola ticinese 247-5
GIUDICI VINCENZO Il sodalizio con Morresi 245-12 GMÜR FELIX Una Chiesa visibile e unita 246-9 GRILLO ANDREA Tradizione con Amoris laetitia 243-9 I limiti di Liturgiam authenticam 246-12 GUASCO MAURILIO A 70 anni dalla morte di Buonaiuti 242-16 HERKENRATH MARK Come la Svizzera partecipa 228-12 LA VALLE RANIERO Perché lo stallo politico in Italia 226-15 La Chiesa di papa Francesco 231-19 La Gaudium et spes e papa Francesco 237-2 Due richieste alla Chiesa italiana 250-21 LAFRANCHI ALDO (a.laf.) Concilio e antropologia moderna 228-3 E benvenuto anche Valerio 229-1 Matrimonio e legge naturale 230-4 Una proposta assurda 230-8 Delle unioni civili 230-8 Sorella Maria di Campello 230-12 Il movimento omosessuale 232-10 Decidere di morire non è cristiano? 236-2 Omofobia tra libertà e responsabilità 243-6 Il Papa non risponde 244-24 Allegato 248: don Lorenzo Milani LARDELLI FRANCO I diritti dei figli in famiglia 244-5 LEPORI ALBERTO (a.l.) Benvenuto Francesco 226-1 Mezzo secolo dalla Pacem in terris 226-8 Un paese da evangelizzare 227-1 Religione a scuola 227-7 Non interrompere la sperimentazione 229-10 Una proposta transitoria 229-11 Realtà familiare svizzera 230-3 Che cos’è la famiglia per la Chiesa Accoglimento dei divorziati 230-6 Una proposta sulla scelta dei vescovi 230-10 La consultazione su matrimonio e famigli 231-6 Quando la democrazia tradisce la politica 234-2 Che farà il nuovo vescovo? 231-11 Per una cultura religiosa nella scuola 232-1 Biblioteca: Il bene comune 234-10 Oltre l’ecumenismo 235-1 Non basta Francesco 236-9 Vescovi svizzeri e famiglia 237-10 IRS avanti con coraggio 237-15
12 L’ambigua Confederazione e sviluppo 239-3 Vita difficile per il laicismo 240-5 Responsabili dell’ignoranza (IRS) 241-2 Doppio binario o sistema misto ? 242-2 Prima i nostri 243-2 Doveroso ricordo di Silvio Bernasconi 243-2 Invito allo studio 243-2 Non solo burka e birkini 243-20 Un Papa disinformato ? 244-2 I novanta del GdP 244-2 Egoismo criminale 244-2 Biblioteca:Per un laicato nuovo 244-22 Un patto con l’Islam 245-2 A difesa di ogni vita 245-2 Per il centenario di Turoldo 245-15 Contro il Vangelo 246-2 Che cos’è un giornale cattolico 246-2 Libertà vo’ cercando 246-2 Collaborare con le minoranze religiose 246-15 Nicolao simpatico e moderno 246-19 Accordo possibile per l’IRS 247-8 I conti della Diocesi 248-2 La religione nella scuola europea 248-18 Dare voce al popolo 249-2 Ancora sulla civica 249-2 Biblioteca: Storia del giornalismo 249-17 Dall’amicizia alla rivista 250-2 Anche ADISTA ha 50 anni 250-20 Nuovi laureati 250-24 LEPORI DARIA Sacrificio Quaresimale 2016 240-13 Notiziario (in)sostenibile 226-19/ 241-23/ 24222/243-19/245/23 246-23/247-23/248-20/249-22 Terra fonte di vita (con Federica Mauri) 245-13 No all’olio di palma 248-21 Sacrificio quaresimale 2018 250-16 LEPORI MATTIA Le direttive anticipate 236-8 LINDEMANN RAPHAEL Una testimonianza sui migranti 241-12 JELASSI SAMIR REDOUANE Dopo la strage di Parigi 235-20 LURATI OTTAVIO Religione e linguaggio comune 233-2 MAFFEI CARLO Notiziario (in)sostenibile 228-13/229-18/230-21 MAGGI LIDIA Maria testimone autorevole 242-12 MARTUCCI MARCO Riscaldamento e migrazioni 229-3 Dati sul clima e urgenza degli obiettivi 238-2 MASINA ETTORE La solitudine di Benedetto XVI 226-7 MAURI FEDERICA Il programma dell’azione di quaresima 235-17 Svizzera e tutela dell’ambiente 238-7 MAZZOLENI OSCAR Politica e nuova comunicazione 234-8 MENOZZI DANIELE La Chiesa del Novecento e la modernità 232-4 MERLINI FABIO Sul populismo e le sue (s)ragioni 234-4 Mirante Amalia L’utopia del reddito garantito 241-3 MOLINARO ITALO Ripensare la confessione 241-7 MORANDINI SIMONE Francesco e la casa comune 238-4
indici di «Dialoghi» MORRESI ENRICO (E.M.) La morte di papa Giovanni 227-2 Frédric Ozanam 227-10 Dio è solo misericordia 228-1 Vox populi cristiani 230-1 Tra due votazioni 231-1 21 concili por l’oggi 231-21 Tra segreti di Stato e interesse pubblico 232-5 Nuovo GdP da dieci anni 232-9 De minimis sulle celebrazioni 233-6 Biblioteca: Giudaica perfidia 233-24 Sinodo:tra monarchia e collegialità 234-1 Biblioteca: Cristiani in guerra 236-15 Nella Conferenza dei Vescovi svizzeri 237-6 Oltre la difesa di Charli-Hebdo 237-11 Ricordo di don Conrad 239-7 Ma davvero fa male la religione? 240-1 Biblioteca: La religione per Habermas e Rawls 240-18 Spotlight luce necessaria 241-2 Balaustre in cattedrale 241-14 Chiese troppo ricche 241-2 Ripiegati sulle abitudini 243-2 Interesse pubblico e giornalismo 243-10 Zone di turbolenza in vista 244-1 La croce la mezzaluna e la politica 245-1 I primi passi di Universa Laus 245-9 Lutero un’occasione da non sciupare 246-1 Confronto sul nuovo messale 246-11 Il futuro del GdP 248-1 Il Papa da ragione a Dialoghi (con a.l) La cattedrale restaurata 248-7 Biblioteca: Lutero e gli ebrei 248-18 Black Christmas ? 249-2 La separazione tra GdP e CdT 249-12 La soluzione del Courrier 249-13 Commiato 250-5 Dei segni di sinodalità 250-9 Autorità e radiotelevisione 250-13 MUGGLIN MARKUS Multinazionali e diritti umani (intervista) 244-11 MUSY GUY Non chi mi dice «Signore, Signore» 231-24 NASO PAOLO La Riforma fuori d’Europa 246-8 NEGRO LUCA MARIA Celebrare assieme la Riforma 242-11 NEGRI GIULIA Notiziario (in)sostenibile 231-15/232-23/233-23/ NOSEDA SNIDER MARGHERITA Ricordando Giorgio Orelli 229-24 OLIVETTI FABIO Romain Rolland e la Grande Guerra 236-11 PASQUET C. Le 95 tesi di Lutero 246-4 PEDRONI VIRGINIO Due Papi rispondono 231.20 Democrazia e sovranità nazionale 234-6 PIANA GIANNINO Annunciare il Vangelo ai giovani 250-4 PLANZI LORENZO Il clero nella Svizzera romanda 232-13 POMBENI PAOLO Rileggere la storia 226-11 RIBET PAOLO Saluto al Papa a Torino 238-11 RICCA PAOLO Il magnificat di Lutero 242-10 Il protestantesimo ha arricchito la Chiesa 246-3
No. 255 ROBILLOT FRANCINE Facciamo strada assieme 245-24 ROMANO MARCO Ostacoli alla politica famigliare 244-8 RUGGERI PINO Per una sinodalità generale (intervista) 249-3 SALA PAOLO Ecumenismo in Ticino 235-6 SANDRI LUIGI Diario del Conclave 226-3 Francesco al giro di boa 232-2 Il Papa in Terra Santa 233-12 Diario del Sinodo 234-11 Roma e le Chiese ortodosse 235-5 Diario del Sinodo 239-11 Biblioteca: Da stimmate a stimatizzati 240-17 Concilio ortodosso di Creta 243-3 I cristiani in Medio Oriente 245-3 Dom Franzoni, cattolico marginale 248-3 Il secolo lungo 249-8 Sartorio Marina Imbarazzante recupero di don Gallo 227-15 Chiesa unita con Romero 237-16 SCARAFFIA LUCETTA Una donna al Sinodo 239-13 Maria in prospettiva femminista 242-14 SCHASSMANN EVA Sostenere gli obiettivi dello sviluppo 247-13 SEMERARO MICHAEL Monasteri per la perfezione 247-21 SILINI CARLO (c.s.) Chi è povero da noi 228-9 Futuro della medicina riproduttiva 231-2 Tra confusione e misericordia 237-1 Migranti due volte vittime 239-1 Per gli 80 anni di Morresi 244-10 Criticano il Papa 245-2 Per un no il 4 marzo 250-24 STEFANI PIERO Il Papa in Terra Santa 233-12 L’inoctro annuale del SAE 244-21 STEFFENSKY FULBERT L’obiettivo della Quaresima 231-13 TOGNINA PAOLO Verso il 500. Della Riforma 229-12 La cena è più importante della teologia 235-3 La Riforma e i Cantoni svizzeri 246-7 TOPPI SILVANO Ambiente società economia per lo sviluppo 247-15 TUROLDO DAVIDE MARIA Quella sera 227-2 VEGLIO PIETRO Un’Africa meno povera 229-5 Conoscere i migranti economici 239-2 VIANDANTI A cinquant’anni dall’apertura del Concilio 22624 Chiesa e situazioni matrimoniali complesse 233-9 VIGIL LOPEZ MARIA Dio non è maschio 250-10 VITALINI SANDRO Cattolici e protestanti tra unità e sparizione 235-2 Teologia autentica su Maria 242-3 VÖCKING KNÜD Standard ambientali e sociali 231-16 WASHINGTON URANGA L’opzione per i poveri di Francesco 227-11
No. 255 13 opinioni
Dopo il sinodo dei giovani Per una liturgia compresa e partecipata Il Documento finale del Sinodo dei Giovani, svoltosi dal 3 al 28 ottobre 2018, consta di un Proemio e tre parti (ognuna di quattro capitoli) e di una conclusione, per un totale di 167 paragrafi. Per essere un documento che riguarda i giovani, non pare che sia stato pensato per loro, ma forse i Vescovi volevano dimostrare di aver «lavorato» durante la loro vacanza romana. La Diocesi di Lugano, nel fascicolo di novembre della «Rivista diocesana», ne ha pubblicato una sintesi (si fa per dire…) di sette fitte pagine (378-384): altrettanto indigesta per ogni giovane postmoderno, e indigesta anche per i comuni lettori cui è riservata la rivista. La redazione di «Dialoghi» ha voluto condensare le osservazioni e le proposte che possono interessare la diocesi, in una paginetta (vedi pag. 8): ce n’è abbastanza per mettersi subito al lavoro! Ma quanto tempo impiegherà la Gerarchia per «digerire» il malloppo vaticano? I duecento anni di ritardo, denunciati dal cardinale Martini, ar-
rischiamo di raddoppiarsi. Secondo la sintesi proposta dalla «Rivista diocesana», il documento del Sinodo «dà un’indicazione impostante: la santità è la chiave di tutto». Ma di fronte a simili «chilometrici» documenti, altre virtù sono tuttavia necessarie: la pazienza e… il buon umore. Dal testo finale del Sinodo, abbiamo quindi ripreso tre temi che ci appaiono particolarmente adeguati alla situazione diocesana: quello sulla liturgia, quello sulle donne e quello fondamentale (da mettere al primo posto delle riforme diocesane) della sinodalità. Tema ben noto ai lettori di «Dialoghi» e che avremo modo di riproporre: intanto ci limitiamo a costatare di essere in buona e autorevole compagnia, essendo il tema indicato quale «principale» dal direttore di «Aggiornamenti sociali», il gesuita Giacomo Costa (AS, dicembre 2018). Merita quindi una citazione, a nostro conforto. «Infine, il terzo elemento da tenere in
considerazione è che la sinodalità, se la si vuole rendere lo stile condiviso della Chiesa, ha bisogno di concretizzarsi in strutture adeguate. Questo richiede la disponibilità di vagliare in profondità ciò che «si è sempre fatto così». Le novità del concilio Vaticano II sulla concezione della Chiesa e la partecipazione dei fedeli cominciano ad alimentare un processo che non può non portare alla riforma delle strutture ecclesiali, ancora legate all’impianto elaborato al concilio di Trento. Siamo invitati a ripensare le strutture in modo da renderle capaci di accompagnare le donne e gli uomini di oggi, le cui vite si snodano in spazi e tempi ben diversi da quelli tardorinascimentali. Vanno in questa linea vari stimoli che il DF rilancia a tutte le comunità ecclesiali, ad esempio per quanto concerne la parrocchia (n. 18), la liturgia (n. 47), il ministero (n. 17) e la partecipazione ai processi decisionali, in particolare per il coinvolgimento delle donne (n. 148)».
Confessione di fede del Sinodo riformato svizzero San Gallo 1986 Crediamo in Dio creatore. È a lui che dobbiamo ogni forma di vita. Nessuno, oltre a lui, può generare la vita, o far rinascere una vita distrutta. Ma Dio, che ha creato la terra e la mantiene, non ritira la sua mano dalla Creazione. Ne resta il suo Signore, malgrado le potenze di distruzione. Questa è lo nostra speranza. Crediamo in Gesù Cristo, suo unico Figlio. Tramite lui, Dio si è messo al nostro fianco. Con la sua morte, ha preso partito per coloro che sono senza potere; con la sua risurrezione ha vinto il potere di questo mondo. Ma lui ha preso su di sé i torti nostri, e quelli del mondo intero. Egli è a fianco delle vittime della violenza e dell’ingiustizia. Egli rende giustizia a tutti coloro che giorno e notte gli elevano grida. La sua risurrezione dai morti ci libera dalla paura. Questa è lo nostra certezza.
Crediamo nello Spirito Santo. Dio crea in lui una vita nuova; edifica il suo Regno in mezzo a noi, fino al suo compimento alla fine dei tempi, quando giudicherà ogni essere umano e renderà manifesto quanto è ancora nascosto. Nello Spirito, Dio riunisce la sua Chiesa in una comunione di fede al seguito di Cristo. Ma lui, lo Spirito Santo, più grande dei nostri cuori e della nostra ragione, al culmine della nostra disperazione, egli ci fa scoprire la fedeltà di Dio. Prigionieri del passato, egli ci apre all’avvenire. Egli prodiga la vita eterna mentre noi scaviamo gli uni gli altri le nostre tombe. In lui Dio rinnova il suo popolo, fino al giorno in cui sorgerà il suo Regno di pace e di giustizia. Questa è lo nostra vita. AMEN
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Il Credo di Michele Do, prete 1918-2005 Credo in un solo Dio che è Padre, fonte sorgiva di ogni vita. di ogni bellezza, di ogni bontà. Da lui vengono e a lui ascendono tutte le cose. Credo in Gesù Cristo, figlio di Dio e figlio dell’uomo. Immagine visibile e trasparente Dell’invisibile volto di Dio; immagine alta e pura del volto dell’uomo, così come lo ha sognato il cuore di Dio. Credo nello Spirito santo che vive e opera nelle profondità del nostro cuore per trasformarci tutti a immagine di Cristo. Credo che da questa fede fluiscono le realtà più essenziali e irrinunciabili della nostra vita
In attesa di essere anche noi coinvolti, in nome di una accresciuta sinodalità diocesana, a discutere sul futuro dei giovani nella Chiesa cattolica (ricordiamo che fu il tema con cui abbiamo solennizzato il numero 250 di «Dialoghi»; vedi «Dialoghi» 251), intendiamo affrontare il tema della riforma liturgica, nel tentativo di proporre una liturgia che possa coinvolgere i giovani di oggi che (come ha riferito don Leo nella sua relazione) vengono avvicinati alla Chiesa con interessanti e innovative proposte, ma poi (osserviamo noi) non trovano una altrettanto «liturgia coinvolgente» nelle parrocchie che di fatto in Ticino rappresentano i luoghi di presenza più importanti e tuttora fondamentali della comunità cristiana. La necessità di un rinnovamento liturgico, almeno nei nostri paesi occidentali è più che evidente agli esperti di liturgia (vedi la recensione di Enrico Morresi, «Liturgia in crisi», pag. 14 del n. 253), e non si tratta solo delle difficoltà create dal «linguaggio ecclesiale» (che riguarda l’intera presentazione della Chiesa come denunciava Giannino Piana in «Dialoghi» 250, pag. 4), ma di quasi tutti gli elementi che presenta la liturgia proposta (e… imposta) dall’attuale messale, su cui vigilano pedanti cardinali e burocrati vaticani, tempestivamente avvertiti di ogni tentativo di aggiornamento, da zelanti e animosi tutori della pretesa ortodossia, presenti anche in Ticino. Elenco dei denunciati ticinesi a disposizione… Per il lancio di una riflessione comune, alla ricerca di una liturgia rispondente alla sensibilità e comprensione dei
la Comunione dei santi e delle cose sante, che è la vera Chiesa; la buona novella del perdono dei peccati. la fede nella Resurrezione che ci dona la speranza che nulla va perduto della nostra vita, nessun frammento di bontà e di bellezza, nessun sacrificio per quanto nascosto e ignorato, nessuna lacrima e nessuna amicizia. Amen (da «Il Gallo», ottobre 2017)
giovani del XXI secolo (ma vale anche per tutti, uomini e donne di oggi, se appena riflettono sulla reale «validità» della loro partecipazione abituale alle cosidette «funzioni religiose»), e anche quanto auspica e permette la riforma liturgica iniziata dal Vaticano II (vedi le considerazioni di Andrea Grillo in «Dialoghi» 253, p. 12), voglio qui indicare alcuni «adeguamenti» del «linguaggio» relativi alla santa messa (per un teologo francese l’unica istituzione indicata da Gesù). Per primo utilizzare, per proclamare la fede della comunità, uno dei tanti «credo» che già sono stati proposti in molte occasioni, per permettere alla comunità di proclamare in modo adeguato la propria fede: in questo numero ne proponiamo due, tra i molti già sperimentati: quello di un Sinodo protestante di San Gallo e quello di un santo prete piemontese. Vi invitiamo a proporne la recita nella vostra parrocchia, in sostituzione del vetusto credo (risale all’anno 325!) «nicenocostatinopolitano»* (uffa!) del quale rinuncio a fare qui una critica moderna del testo. Del «linguaggio» fanno parte anche i segni (gesti, abiti ecc.) che nell’attuale liturgia invece di «significare» la rendono incomprensibile o antiquata: mi riferisco ai «paramenti» che ancora molti celebranti indossano pomposamente, risalenti agli usi di sovrani e pontefici persino dell’antico Egitto (la mitra!), mentre una semplice tunica bianca sarebbe oggi un segno di umiltà e povertà. Propongo inoltre di sostituire le insipide «particole» usate attualmente per la santa comunione,
senza gusto né forma, con il «pane quotidiano» generalmente ancora presente sulle tavole familiari e che direttamente richiama, oltre la originale Santa Cena, il «pane nostro» richiesto nella preghiera insegnataci da Gesù; oppure venga usata una «focaccia» che potrebbe richiamare il precedente storico del rito ebraico della Pasqua– liberazione. Infine, dovrebbero essere abolite nell’odierna liturgia, candele e incenso, richiami di usi ormai lontani e che trasferiscono il rito «fuori tempo», quando ancora non c’era l’elettricità! Penso che si possa invece sempre utilizzare l’acqua per una benedizione all’inizio della celebrazione, gesto purtroppo quasi sempre tralasciato, e che è un segno tuttora di purificazione. Per concludere invito i corredatori di «Dialoghi» e tutti i lettori ad accettare la sfida di proporre «adeguamenti»: una «vera liturgia» che trasformi l’incontro domenicale dei cattolici (come auspica il già citato liturgista Grillo e come avviene spesso in Africa e in Sudamerica) in un «incontro di gioia», dove si va per fare festa assieme, e dove si esperimenta (come talvolta cantiamo anche in Ticino) «quanto è bello e gioioso riunirsi coi fratelli»! (a.l.) Nota: in «Dialoghi» 248, p. 24, è stato pubblicato il Credo dei migranti, recitato al SAE di Assisi il 28 luglio 2017.
* Questo credo è il risultato di un’armonia tra i teologi d’oriente e d’occidente dopo lunghissime dispute attorno al modo di comprendere l’umanità e la divinità di Cristo.
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Il fatto religioso nelle scuole romande A che punto siamo? Col 1. giugno 2019 entrerà in vigore l’articolo della Legge sulla scuola che prevede che «L’insegnamento neutrale e non confessionale della storia delle religioni è impartito obbligatoriamente durante il quarto anno di scuola media quale disciplina ordinaria» (vedi «Dialoghi» 254, p. 17). Una commissione speciale sta elaborando il programma di questa nuova materia scolastica. Può quindi essere utile conoscere quanto fanno, a proposito del «fatto Religioso», altri Cantoni svizzeri. In occasione dell’ottava Assise romanda sull’educazione, svoltasi a Losanna lo scorso 22 settembre, il giornale «Le Courrier» (21 settembre, pag. 12) ha presentato una panoramica dell’offerta religiosa che viene proposta nei cantoni romandi sotto diverse denominazioni: «etica», «cultura religiosa», «catechismo», «insegnamento religioso», in una varietà che deriva dalla storia (cantoni cattolici, cantoni protestanti) e dalle diverse sensibilità politiche, specialmente in relazione all’attuazione del principio di laicità. Il Canton Vaud a partire dall’anno scolastico 2018 ha introdotto per tutte le scuole primarie 15 periodi annuali di un corso di etica e di cultura religiosa, secondo il piano di studi romando. Questo corso sostituisce quello della «scuola biblica». L’insegnamento dispone quindi di un quadro chiaro in particolare per quanto riguarda la dotazione oraria e l’aumento dell’insegnamento in etica. Le Chiese sono state associate per l’attuazione di questo corso. A Friborgo, la nuova costituzione del
2004 prevede un articolo 64, secondo cui le Chiese e le comunità religiose riconosciute hanno il diritto di organizzare un insegnamento religioso nel quadro della scuola obbligatoria. Questo insegnamento è attuato da catechisti professionisti o da volontari incaricati dalle parrocchie. La loro formazione è curata dalle Chiese, e attualmente sono circa 500 per le scuole primarie. A questa ora di catechesi confessionale si aggiunge un insegnamento di etica e di cultura religiosa, secondo il piano romando, da parte degli insegnanti. Nel Vallese il cantone prevede nella scuola primaria 1,5 periodo settimanale di etica e cultura religiosa che è impartita dall’insegnante o da un incaricato parrocchiale. In molte parrocchie l’insegnante di cultura religiosa è anche incaricato della catechesi parrocchiale, dove incontra gli stessi ragazzi. Questo doppio insegnamento non crea problemi, i catechisti essendo coscienti del loro dovere di neutralità quando insegnano nella scuola, perché ormai in molte classi i cristiani non sono più maggioritari. Inoltre nel periodo scolastico le Chiese dispongono ancora di 7 giornate di attività chiamate «Finestre catechistiche». A Neuchâtel, in applicazione della separazione tra Chiesa e Stato, l’insegnamento religioso non fa parte del programma obbligatorio. La tematica è affrontata nell’ambito dei corsi di storia. Dal 2013 un insegnamento di cultura religiosa e umanistica è stato introdotto nel corso di storia per gli anni 8° e 10° e di cittadinanza nell’an-
no 11°. La catechesi è invece insegnata fuori del quadro scolastico, ma la Costituzione cantonale prevede che le scuole collaborino con le Chiese riconosciute, mettendo gratuitamente a disposizione i locali per l’insegnamento religioso. A Ginevra, nella legge sulla laicità, approvata con il 55% dei voti, è stato introdotto un articolo 12 che recita che durante la scolarità obbligatoria nella scuola pubblica «è previsto l’insegnamento del fatto religioso nella sua diversità». Nel rapporto di accompagnamento, il Governo ha proposto di rafforzare la pratica attuale e recente in materia di insegnamento del fatto religioso, «con l’obbiettivo di assicurare un insegnamento del fatto religioso nella sua diversità. Questa pratica vuole far sì che la laicità dello Stato non debba comportare che la scuola pubblica ignori l’esistenza delle religioni, ma al contrario offra agli allievi l’opportunità di conoscere il fatto religioso in tutta la sua diversità e complessità». Secondo il Dipartimento dell’educazione pubblica il fatto religioso deve essere affrontato come una realtà storica, per comprendere le religioni senza giudicarle e senza fare del proselitismo. Nel Canton Giura dopo il 1990 è previsto un corso di storia delle religioni per una settimana nel primario affidato all’insegnante. La catechesi resta responsabilità delle parrocchie e viene data fuori dal quadro scolastico. Nel Giura bernese, a maggioranza protestante, gli allievi dispongono di un corso di etica e cultura religiosa. (a.l.)
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cronaca svizzera
CRONACA SVIZZERA a cura di Alberto Lepori
Tra amici. Al professore di letteratura italiana Ottavio Besomi è stato assegnato il Premio 2018 della Fondazione Iside e Cesare Lavezzari di Chlasso. Nato a Tesserete, ha compiuto gli studi all’università di Friburgo e vive attualmente a Zurigo, dove ha insegnato letteratura italiana all’Università e al Politecnico federale. Nel 2012 aveva vinto il premio Internazionale Galileo Galilei dei Rotary Club italiani, sia per l’alto livello del contributi scientifici della sua attività, sia per l’apporto dato alla diffusione della letteratura e della cultura italiana nella Confederazione elvetica. Ottavio Besomi era il più giovane partecipante al primo convegno di Gazzada, nell’estate 1954, quando iniziò l’amicizia di Gazzada che continua in «Dialoghi»; figura nella foto pubblicata sul n. 250 di «Dialoghi», p. 2 (è il secondo da sinistra nella fila posteriore). Collaborazione ecumenica. Nel 2019 ricorre un anniversario speciale: ben 50 anni di collaborazione ecumenica fra il cattolico Sacrificio Quaresimale e il protestante Pane per Tutti, con la comune Campagna della Quaresima. Per sottolineare questo importante traguardo le due organizzazioni di cooperazione internazionale hanno organizzato una giornata di festa che si terrà sabato 13 aprile 2019 sulla Bahnhofplatz di Berna; si festeggerà con un piatto di minestra, simbolo della condivisione. Tra le diverse iniziative proposte durante questa giornata, una mostra con i ritratti di 50 donne che ovunque cercano di cambiare il mondo per renderlo migliore. Con il motto «condividiamo», Sacrificio Quaresimale dal 1961 invita a farsi carico del destino degli ultimi, fa partecipare la Chiesa cattolica della Svizzera al movimento globale di solidarietà. In sintonia con il messaggio cristiano, e rende possibili circa 100 progetti concreti in America Latina, Asia e Africa, per superare la povertà e per i diritti di tutte le persone. Inoltre in Svizzera opera a favore di una Chiesa più credibile, mossa dalla fratellanza. 500 anni di Zwingli. Zwingli predicò per la prima volta al Grossmünster di Zurigo, il 1. gennaio 1519, scelto dai canonici della collegiata per la sua già chiara fama di teologo e scrittore: nel
giro di pochissimi anni le sue riforme avrebbero portato alla completa adesione della città alle idee protestanti. Il predicatore rimarrà nella storia come il principale architetto della Riforma nel cantone di Zurigo e dintorni. Sacerdote di formazione umanistica e riformatore zelante, a lui si deve la nascita della Chiesa riformata di Zurigo, che intende onorare la sua eredità per tutto l’anno appena iniziato. 500 anni dopo, il contesto religioso è profondamente cambiato nella capitale economica della Svizzera. Culla del protestantesimo, Zurigo è stata a lungo una città a maggioranza protestante: nel 1980, più della metà della popolazione della città era protestante, oggi, su circa 1,5 milioni di abitanti, ci sono 400.000 protestanti, cioè poco più di un quarto degli abitanti. In questo contesto, la Chiesa riformata di Zurigo sta cercando di riformare le sue strutture. Il 1. gennaio 2019 è stata inaugurata una grande parrocchia di 80.000 membri, risultata dalla fusione di 32 congregazioni riformate in città. Per i leader della Chiesa, si tratta soprattutto di istituire sinergie organizzative e di adattare le strutture economiche ai tempi e ai numeri dei membri della Chiesa di questi anni. L’11 gennaio è uscito il film «Zwingli» diretto da Stefan Haupt, che presenta il riformatore nella sua ricerca di giustizia e libertà; finanziato dalla Chiesa riformata di Zurigo, questo film fa parte delle iniziative per il giubileo che comprende numerose manifestazioni storiche ed ecumeniche. Richiesta di Caritas. L’onere annuo dei premi dell’assicurazione malattia non deve superare un mese di salario. È questa la rivendicazione di Caritas, che domanda una riforma del sistema di riduzione per aiutare le famiglie a basso reddito nei pagamenti. Secondo i dirigenti di Caritas, oltre 600.000 persone in Svizzera vivono appena al di sopra della soglia di povertà e si trovano in una situazione precaria che rischia di precipitare al minimo aumento delle loro spese. Nessun’altra spesa pubblica grava sul bilancio delle famiglie quanto i premi dell’assicurazione malattia; essi infatti crescono più velocemente degli stipendi e negli ultimi vent’anni sono raddoppiati, mentre i salari reali sono progrediti solo del 14%. Inoltre, mentre i premi
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continuano a gonfiarsi, i contributi versati che ne permettono la riduzione scendono. Secondo l’organizzazione, nella maggior parte dei Cantoni questi sussidi non sono più consoni all’evoluzione dei costi. Politici ticinesi. «Il Corriere del Ticino» del 12 dicembre scorso, ha presentato una «classifica» sulla posizione «destra-sinistra» dei deputati ticinesi alle Camere federali. All’estrema sinistra si colloca la socialista Marina Carobbio, attuale presidente del Consiglio nazionale, con 9,8 punti su un massimo di 10, segue a distanza con 2,3 Filippo Lombardi e ancora a sinistra, con 0,6 punti è situato Marco Romano. Fabio Regazzi è al centro tra sinistra e destra, mentre tutti gli altri ticinesi sono collocati a destra, con il punteggio di 0,2 Fabio Abate, 1,2 Giovanni Merlini, 2,1 Rocco Cattaneo, e infine verso l’estrema destra Lorenzo Quadri e Marco Chiesa (punti 8 su 10), e poco prima Roberta Pantani con punti 7,4. Donne in Governo. Lo scorso dicembre sono state elette nel Consiglio federale due donne, la democristiana vallesana Viola Amherd e la liberaleradicale sangallese Karin Keller-Sutter che hanno prestato giuramento, dichiarando «lo giuro» alzando tre dita della mano destra come vuole la tradizione. L’elezione di due donne in una sola volta, nel governo svizzero di soli 7 membri, è una prima nella storia svizzera e forse mondiale, e riequilibra la rappresentanza della popolazione in Consiglio federale. Non c’è comunque una maggioranza femminile, come era invece già accaduto nel 20l0-2011. Fin qui (dal 1848) nel governo svizzero sono state elette in totale nove donne. Donne in carriera. La quota di donne nei consigli di amministrazione (CdA) in Svizzera cresce più lentamente rispetto ai Paesi vicini. Nell’Europa occidentale la percentuale femminile fra il 2004 e il 2018 è cresciuta del 21%, nella Confederazione del 13,3%. Nelle aziende elvetiche scarseggiano anche le responsabili di azienda o finanziarie. Le donne CEO arrivano solamente al 2,7% del totale. Nei Paesi vicini si raggiunge il 4,2%. Nella Confederazione il 37,8% delle aziende interrogate ha comunicato di avere almeno tre donne nel CdA, in aumento dello 6% rispetto al 2016. La quota a livello globale arriva però al 41,5% (36,2% nel 2016). Esistono comunque
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anche dati che fanno ben sperare: la quota di donne che nel 2018 ha occupato un nuovo mandato in un CdA ha raggiunto il 36,8%, nettamente sopra la media internazionale del 22,5%. Donne medico. Nel 2017 i medici in Svizzera erano 36.900 contro i 36.175 dell’anno precedente, un terzo di origine straniera. Nonostante gli uomini – con una quota del 58% – siano ancora la maggioranza, le donne registrano una maggiore crescita (+3,8%) rispetto a quella dei colleghi maschi (+0,9%). Il numero più elevato di donne medico – sei su dieci – è attivo nelle discipline come la psichiatria, la psicoterapia per bambini e adolescenti, la pediatria e la ginecologiaostetricia. La chirurgia resta prevalentemente maschile (15.497 sono donne e 21.403 uomini). La Svizzera conta 4,3 medici per 1.000 abitanti, mentre questa densità è di 5,3 in Austria, 4,1 in Germania, 4 in Italia, 3,1 in Francia e 2,6 negli Stati Uniti; ma un terzo sono stati importati…, a scapito dei paesi che li hanno formati. Solidarietà al ribasso. Il patto sulle migrazioni, recentemente approvato dall’ONU, è un documento che, pur non essendo giuridicamente vincolante, produce effetti politici. Il suo obiettivo è definire parametri condivisi dalla comunità internazionale per permettere una migrazione ordinata. Comprende 10 principi fondamentali e 23 obiettivi, nonché un elenco di strumenti di attuazione volontari. Rientrano nel punti del patto dell’ONU l’intensificazione dell’aiuto sul posto, la lotta contro la tratta di esseri umani, la sicurezza dei confini, il rispetto dei diritti umani, il ritorno, la reintegrazione e l’integrazione durevole. Dal punto di vista della politica interna, non è richiesto alcun intervento. L’UDC ne contesta l’adesione, accusando il Consiglio federale di aver sottoscritto un patto per la libera circolazione mondiale delle persone, dimenticando quando ad emigrare erano i nostri (come la famiglia Blocher). Anche i parlamentari borghesi trascinano i piedi, con la scusa di… volerci veder chiaro, dimenticando la solidarietà mondiale, un tempo vanto della Svizzera umanitaria! Per l’informazione scritta. Nelle due Camere del parlamento federale è stata presentata un’iniziativa che propone di integrare l’articolo costituzionale sulla radiotelevisione, con l’obiettivo di avere una base legale per
eventuali futuri finanziamenti della stampa scritta, un settore sempre più in difficoltà a causa del calo delle entrate pubblicitarie e della concorrenza delle piattaforme digitali. In pratica si tratta di sostituire nell’articolo 93 della Carta fondamentale la parola «radiotelevisione» con «media», che riguarda tutti i vettori ed è tecnologicamente neutrale. Fin qui la Confederazione non ha competenze per una promozione diretta della stampa, che riceve solo finanziamenti indiretti per la distribuzione. L’importo stanziato dal Consiglio federale per il 2018 ammonta a 50 milioni di franchi. La stampa, nonostante sia in crisi, rimane il vettore più importante per la formazione delle opinioni in occasione di elezioni e votazioni, e quindi fornisce un servizio pubblico che giustifica un sostegno diretto, che può essere ottenuto tramite un adattamento dell’articolo 93 della Costituzione. Purtroppo i tempi per questa modifica costituzionale sono lunghi (e la modifica dovrà essere accettata in votazione popolare), mentre la situazione difficile della stampa scritta cresce velocemente; politici e autorità devono subito provvedere, come già si fa in Romandia, a Ginevra e a Losanna, con contributi finanziari locali. Giudizio degli svizzeri. Secondo il Barometro delle preoccupazioni 2018, pubblicato dal Credito Svizzero, la previdenza per la vecchiaia resta, per il secondo anno consecutivo, la maggiore preoccupazione degli svizzeri; segue il tema della salute e della cassa malattia, balzato dal quarto al secondo posto. Previdenza e salute sono stati indicati rispettivamente dal 45% e dal 41% degli intervistati. Calato invece è il timore della disoccupazione, per anni in testa alla graduatoria e ora sesto (22%), mentre la preoccupazione per gli stranieri (37%) rimane al terzo posto, mentre al quarto ci sono i timori per i rifugiati/richiedenti asilo (31%), con un netto aumento rispetto al 2017. Solo al quinto rango la protezione dell’ambiente (23%), ma aumentata rispetto al 16% del 2017. Il dibattito sulla perdita di posti di lavoro a causa della digitalizzazione sembra invece avere un impatto trascurabile sulla percezione della popolazione: il 75% degli svizzeri ritiene improbabile che il proprio lavoro venga automatizzato entro i prossimi 20 anni a causa di robotizzazione, nuove tecnologie o software intelligenti; l’85% degli intervistati ritiene che il proprio impiego sia sicuro o abbastanza sicuro. Il baro-
metro mostra anche come gli svizzeri abbiano fiducia nelle loro istituzioni più di qualsiasi altro popolo. Per padri e figli. Un congedo parentale di 38 settimane, di cui almeno 8 per il padre e 14 per la madre; il resto da spartire secondo i bisogni. È quanto propone la Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari (COFF). In questo ambito della politica familiare la Svizzera risulta agli ultimi posti, davanti solo a Messico e Stati Uniti, secondo le valutazioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). La mancanza di sostegno alle famiglie porta svantaggi economici, quali la carenza di personale qualificato e la perdita di entrate fiscali. Un congedo permetterebbe alle numerose madri che lo desiderano di lavorare di più e contribuirebbe a compensare anche la carenza di personale qualificato. In uno studio del 2010, i costi del modello della COFF erano stimati tra 1,1 e 1,5 miliardi di franchi. Un aumento dell’1% dell’attività lucrativa delle donne genererebbe già entrate fiscali sufficienti per compensare un congedo parentale di 18-20 settimane remunerato al 100%. Con un aumento del 2% si avrebbero perfino degli utili. Il congedo parentale esiste in tutti gli altri Paesi dell’OCSE. L’iniziativa «Per un congedo di paternità ragionevole – a favore di tutta la famiglia», depositata un anno fa, chiede un congedo lavorativo di 20 giorni per il padre, da prendere in maniera flessibile durante l’anno che segue la nascita. Tale assicurazione verrebbe finanziata con le indennità per la perdita di guadagno (IPG), come per il congedo maternità, con un prelievo sui salari dello 0,06%. Una proposta troppo cara per le imprese, aveva annunciato il Governo, che non ha voluto presentare un controprogetto. Attualmente, in caso di maternità, le donne che lavorano percepiscono per 14 settimane un’indennità che copre l’80% del reddito da lavoro. Il congedo paternità non è invece disciplinato da alcuna legge federale: alcune aziende ed enti pubblici concedono di propria iniziativa qualche giorno ai neopapà. La Commissione della sicurezza sociale e della sanità degli Stati, quale controprogetto indiretto all’iniziativa popolare, propone un congedo paternità flessibile di due settimane finanziato con le Indennità per perdita di guadagno (IPG). La commissione ha scelto una soluzione di compromesso che assume la forma di un’iniziativa parlamentare.
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Notizie belle e buone Generosità natalizia. La seconda edizione della «Giornata della colletta alimentare» ha raccolto viveri per 1800 persone. Organizzata dagli «Amici della colletta» in sette filiali Migros, l’iniziativa ha permesso di raccogliere 14,5 tonnellate di viveri, poi consegnate alla piattaforma di Tavolino Magico. Viveri pronti ora per essere distribuiti a circa 1.800 persone bisognose, aiutate settimanalmente dall’associazione. La riuscita della colletta è stata possibile grazie a circa 300 volontari di ogni età e alla generosità di clienti che hanno deciso di destinare parte della loro spesa in favore di Tavolino Magico. Fallimento evitato. La diocesi di Losanna ha potuto pagare quasi completamente l’importo di due milioni di franchi rappresentati dalle spese conseguenti alla visita papale a Ginevra dello scorso giugno alla sede del Consiglio ecumenico. Circa 850.000 franchi sono pervenuti da donazioni private, 450.000 franchi li hanno versati le parrocchie e 300.000 franchi altre comunità e istituzioni religiose, mentre le altre Chiese e Corporazioni cattoliche svizzere hanno contribuito con 300.000 franchi, per cui non è stato necessario utilizzare anche l’importo di fr. 250.000 garantito dalla Conferenza centrale cattolica svizzera. Un bell’esempio di solidarietà confederale per un grande avvenimento ecumenico. Cattedrale al completo. La sera dell’8 dicembre 2018 la cattedrale di Losanna era ricolma di più di 900 cattolici, grazie alla disponibilità offerta, ormai da più di 10 anni, da parte della Chiesa evangelica riformata vodese che la utilizza dai tempi della Riforma. All’altare, presieduti da Christophe Godel, vicario episcopale, hanno concelebrato una trentina di preti, accompagnati da altrettanti chierichetti; è seguito un momento conviviale sul sagrato. Un bel esempio di ecumenismo, da imitare anche in Ticino. Giovani al Ranft. Nella notte dal 22 al 23 dicembre, organizzati dal movimento Jungwacht Blauring, 1600 ragazzi e giovani si sono dati convegno al Ranft, la residenza di san Nicolao della Flue, per celebrare il Natale; alle tre di notte, guidati dal vescovo di Basilea Felix Gmür si sono trasmessi la luce della pace, arrivata da Betlemme. Buon compleanno. Papa Francesco ha inviato una lettera al teologo della liberazione Leonardo Boff, per augurargli un buon ottantesimo anniversario e ringraziarlo del suo appoggio. Ricorda il loro primo incontro alla Conferenza latino-americana dei religiosi, lo informa che ha continuato a leggere alcune sue pubblicazioni e che prega per lui e per sua moglie! Nel 1984 il già sant’Ufficio condannò le tesi del teologo francescano, che nel 1992 lasciò il sacerdozio e si sposò; attualmente il suo impegno è rivolto specialmente alle questioni ecologiche. Nobel dal Papa. La giovane irachena Nadia Murad, premio Nobel della pace per il 2018, è stata ricevuta in udienza privata da papa Francesco il 20 dicembre scorso; aveva già potuto incontrare il pontefice nel maggio 2017, al termine di una udienza generale, per informarlo sulla tragedia del popolo yézidi, particolarmente perseguitato dal sedicente Stato islamico.
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Nuova clinica. Papa Francesco ha autorizzato l’apertura di una nuova clinica, sotto il colonnato del Bernini di Piazza San Pietro, dedicata alla «Madre della Misericordia»: si tratta di tre stanze, equipaggiate per visite mediche, per poveri bisognosi di un primo soccorso. La clinica sarà aperta tre giorni alla settimana e si aggiungerà ai servizi già a disposizione per la doccia e il barbiere. Papa Francesco, nel quadro dei «venerdì della misericordia», ha inoltre visitato due istituti di cura a sud di Roma, la «Casamica Onlus» e la comunità terapeutica «Il Ponte e l’Albero», intrattenendosi con gli ospiti, il personale e alcuni parenti. Molte convergenze. L’incontro in Vaticano, il 17 dicembre u.s. di Andrey Azoulay, direttrice dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), con papa Francesco è stata l’occasione (così in un comunicato) per constatare i molti punti di convergenza tra il mandato dell’istituzione onusiana e le iniziative della Santa Sede, in particolare nei settori della promozione della pace, dell’educazione e della protezione dell’ambiente. Risparmi vaticani. Il Consiglio dei cardinali, istituito dal Papa per la riorganizzazione della Curia, si è occupato all’inizio di dicembre della gestione e dell’organizzazione della Santa Sede, in vista della riduzioni delle spese di funzionamento. La spesa maggiore è quella del personale; tuttavia, in questo settore non sono previsti licenziamenti, ma spostamenti e pensionamenti anticipati. Ma la vera riforma sarà il decentramento della gestione, con maggiori competenze alle conferenze episcopali e ai vescovi. Campane restituite. Gli Stati Uniti hanno restituito alla chiesa di San Lorenzo di Balangiga (Filippine) il 15 dicembre scorso, tre campane che i soldati statunitensi avevano rubato nel 1901, durante la guerra (1899-1902), per vendicarsi di un attacco sorpresa dei filippini che avevano ucciso una cinquantina di loro camerati. Malgrado i rapporti tumultuosi tra l’attuale presidente Rodrigo Duterte e la Chiesa filippina, il gesto è stato sostenuto dall’autorità quale segno di emancipazione nei confronti della nazione nordamericana. Protezione musulmana. In Indonesia, durante le Feste natalizie, le 50.000 chiese cristiane dell’arcipelago sono state protette, contro paventati atti terroristici, da 90.000 poliziotti, cui si sono affiancati giovani volontari del movimento Banser, legato alla principale associazione islamica dell’Indonesia, di orientamento moderato. Negli anni passati, numerosi attacchi terroristici hanno preso di mira luoghi di culto cristiano: il gruppo Banser con questa prestazione vuol farsi conoscere, trovando nuovi amici e fratelli. Chiese in Egitto. Il presidente egiziano Al-Sissi ha rinnovato l’impegno a ricostruire le chiese distrutte dai Fratelli Musulmani nel 2013; inoltre sono stati rilasciati permessi per la costruzioni di nuove chiese e di istituti copti; a partire dall’agosto 2013, molti edifici religiosi, specie nell’Alto Egitto, avevano subito attacchi. Un primo progetto di legge è stato trasmesso al parlamento e sostituirà la precedente legislazione relativa a tali costruzioni e risalente al periodo ottomano.
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Campagna ecumenica 2019 L’impegno delle donne per la giustizia Narma Sunar, nepalese, subito dopo la laurea ha iniziato a lavorare come consulente agricolo. La giovane vive nella parte più remota del distretto di Kalikot. Qui lavora per un’organizzazione partner di Sacrificio Quaresimale e sostiene le famiglie nella creazione di orti e nella coltivazione di alberi da frutto. Questo permette loro di disporre di cibo a sufficienza anche nei mesi più secchi. Narma è anche convinta che se la terra a disposizione della sua comunità potesse essere usata correttamente e in modo sostenibile, gli uomini non sarebbero costretti a migrare in India. Questo, a sua volta, ridurrebbe il carico di lavoro delle donne, poiché gli uomini potrebbero aiutarle nei campi e in famiglia. Le donne non sarebbero più abbandonate a sé stesse e non dovrebbero più farsi carico da sole della casa, della fattoria e della famiglia. Perché i lavori agricoli e domestici, in questa regione montagnosa, sono molto faticosi. Narma Sunar deve sempre mettersi alla prova nel suo lavoro a diversi livelli: come membro della casta inferiore Dalit, considerata «intoccabile» in Nepal, ma anche come donna: «Io sono ciò che sono perché mio padre credeva in me. Ha investito nella mia educazione, sebbene fosse schernito dagli altri uomini che reputavano fosse uno spreco di denaro. Ora devo dimostrare che come donna sono capace quanto un uomo e che i Dalit sono industriosi come le altre caste». L’ingiustizia ancora profondamente radicata in Nepal, che Narma vive quotidianamente sulla sua pelle come donna e membro Dalit, si oppone alla sua visione: «Voglio una società in cui donne e ragazze possano esprimere la loro opinione, libere di poter viaggiare senza essere interrogate, e che durante le mestruazioni non siano stigmatizzate come intoccabili e segregate nelle stalle assieme agli animali. Voglio che ogni forma di violenza contro le donne cessi», afferma la giovane. Le donne hanno un ruolo centrale nell’economia La realtà descritta da Narma sulle condizioni in cui le donne si trovano a vivere in Nepal è esemplare di ciò che Sacrificio Quaresimale, attraverso il suo lavoro di progetto, constata di continuo nei paesi del Sud. Ovvero
come le donne di solito dipendano dagli uomini e dalle loro decisioni, quanto coraggiosamente debbano lottare per potersi esprimere ed essere ascoltate nelle loro comunità, in cui di solito solo gli uomini hanno voce in capitolo. E come le donne siano particolarmente colpite psicologicamente e fisicamente dalla povertà. Per non parlare delle violenze sessuali: i casi stanno aumentando nelle aree in cui vi sono miniere e piantagioni. In molte parti del mondo, nelle aree rurali le donne si assumono la maggior mole di lavoro nei campi, senza contare la presa a carico di figli, ammalati e anziani. Questo vale anche per la Repubblica democratica del Congo. Lì, Nathalie Kangaji, avvocatessa e suora, aiuta le persone particolarmente colpite dalle conseguenze dell’estrazione di materie prime. La regione di Kolwezi è estremamente ricca di rame e cobalto, e le grandi aziende hanno fretta di trasformare le materie prime in denaro sonante, mentre la popolazione locale, di solito, resta a mani vuote. Le conseguenze delle attività minerarie sono perlopiù negative: sorgenti e corsi d’acqua inquinati o suolo incoltivabile a causa di sostanze tossiche, abitanti allontanati (a volte anche con la forza) dai loro terreni e dalle loro case. Suor Nathalie fornisce loro consulenza e sostegno legale oltre che morale. Le donne della regione di Kolwezi le stanno particolarmente a cuore. Per loro la situazione è particolarmente drammatica: sono scarsamente informate o coinvolte nei processi decisionali da parte delle aziende, dello Stato o della loro comunità, anche se ne subiscono le conseguenze. Ma senza acqua potabile e accesso alla terra, una vita dignitosa per sé e per i propri familiari è impossibile. Molte vivono ai margini della società e sono considerate un mero strumento di produzione, spiega suor Nathalie. Le molteplici forme di violenza contro di loro rendono la vita ancora più insopportabile. «C’è molto da fare perché queste donne possano vivere con dignità e fiducia in sé stesse», afferma la religiosa. Le aiuta inoltre ad imparare a leggere e scrivere, ad osservare la realtà che le circonda con occhio critico, così da poter difendere al meglio i loro diritti e le loro necessità.
Insieme con le donne impegnate, per un mondo migliore Donne come Narma Sunar in Nepal e suor Nathalie Kangaji nella Repubblica Democratica del Congo sono al centro della Campagna ecumenica 2019 di «Sacrificio Quaresimale» e «Pane per tutti», in collaborazione con «Essere solidali». Da coraggiose paladine della giustizia si ergono a difesa dei più deboli, per promuovere un’economia rispettosa dei diritti umani e dell’ambiente. Non vedono l’economia semplicemente come crescita incontrollata e massimizzazione dei profitti. Essa deve essere al servizio di tutti, per il bene comune, e l’essere umano non deve governare sulla natura, ma farne parte, prendendosi cura della «casa comune», l’unica che abbiamo. Ce lo ricordano l’enciclica «Laudato Si’» e la dichiarazione «Economia della vita» del Concilio Ecumenico delle Chiese. Per garantire che l’impegno quotidiano di queste donne porti i meritati frutti, i diritti delle donne devono essere rafforzati. Con il motto «Insieme con le donne impegnate nel mondo – Insieme per un mondo migliore», Sacrificio Quaresimale e Pane per tutti hanno deciso di presentare l’opera di 50 donne che si impegnano per un cambiamento positivo in Africa, America Latina, Asia e Svizzera. Cinquanta ritratti come i 50 anni di vita della Campagna ecumenica. Le testimonianze raccolte in una mostra e in un libricino (disponibile in formato PDF su www.vedere-e-agire. ch/50-donne) infondono coraggio e speranza. Perché nonostante le ingiustizie e i soprusi, sempre più donne avvocatesse, insegnanti, medici, attiviste, contadine, religiose, rivendicano i loro diritti e quelli delle loro comunità e si battono per difenderli, a volte anche a costo della propria vita. Narma è diventata una fonte d’ispirazione: «Quando le altre ragazze e donne mi vedono viaggiare da un villaggio all’altro, parlare alle persone del cambiamento e formare gli uomini, li aiuta a rafforzare la fiducia in sé stesse». Madlaina Lippuner e Federica Mauri, Sacrificio Quaresimale
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L’Isolotto continua dopo cinquant’anni Lo scontro tra la comunità dell’lsolotto (Firenze) e il card. Ermenegildo FIorit può essere considerato come la fotografia più nitida della contestazione cattolica del 1968. A distanza di cinquant’anni, siamo ormai pienamente consapevoli di quale fosse la posta in gioco e quindi la portata di quell’evento nella difficile storia del post-concilio italiano. Come ha scritto Daniele Menozzi, «l’orizzontalità del rapporto tra sacerdote e fedeli, il nesso costitutivo tra fede e politica, la considerazione dell’appello evangelico alla fratellanza come solidarietà con i poveri» sono le categorie con le quali una comunità ha rappresentato il proprio percorso in oltre mezzo secolo di lotte, cioè «nella continua ricerca di un cammino di liberazione, collettiva e individuale». Occorre ricordare, come punto di partenza, che nel 1968 la rottura non era certo l’obiettivo che si proponevano gli animatori della comunità. AI contrario, alla base dell’impegno c’era l’aspirazione all’aggiornamento della Chiesa, di cui si voleva rimettere al centro la natura popolare secondo lo spirito del Vangelo, dei movimenti di lotta e del Vaticano II. A non essere considerata tollerabile era invece la pretesa di uniformità alla concezione tradizionalista di Florit, che non aveva digerito l’ultima uscita di Mazzi e compagni in favore dell’occupazione della Cattedrale di Parma (14 settembre 1968). Per usare le parole di don Milani, l’obbedienza non era più una virtù, tanto nella vita politica e nella società, attraversata dalla contestazione studentesca, quanto in quella privata, e perfino nella Chiesa di Paolo VI, protagonista di un tentativo fallimentare di riappacificazione tra Mazzi e il suo vescovo. La storia della comunità non si è esaurita nel 1968 e quella rottura è stata vissuta come un nuovo inizio. Nel 1971 si concludeva con la piena assoluzione di tutti gli imputati (arrivati a un certo punto a quota 400, per le numerose dichiarazioni di corresponsabilità) il processo penale per istigazione a delinquere e interruzione di funzione religiosa, relativo ai fatti del gennaio 1969, vicenda che è stata raccontata in un libro, Il processo dell’Isolotto, pubblicato dalla manifestolibri nel 2011. Al suo interno anche due testi, uno a firma della comunità e l’altro di
Mazzi, che offrono una riflessione sui fatti del ’68 alla luce anche del percorso successivo nel movimento delle Comunità di base (Cdb), nelle lotte per il divorzio, la laicità della scuola, lo Statuto dei lavoratori, l’aborto, l’obiezione di coscienza, la difesa dell’ambiente, la pace e la nonviolenza. Negli anni Ottanta, in sintonia con quanto avveniva negli incontri nazionali delle Cdb, l’lsolotto ha aperto un cantiere di dibattiti sulle teologie della liberazione, sui nodi della sessualità in ottica cristiana e, soprattutto, sulla ricezione del femminismo nella teoria e nella prassi di ciascuno. I primi anni Duemila hanno visto l’lsolotto ancora sulle barricate, questa volta nel movimento dei movimenti al Forum sociale europeo del 2002 e, più recentemente, sul fronte dell’accoglienza dei migranti. La scomparsa di Mazzi nel 2011 è stata un duro colpo che la comunità ha saputo assorbire, facendo tesoro della propria storia, e con la consapevolezza che questa rappresenti l’eredità più importante da consegnare ai ribelli del futuro. Vale la pena concludere lasciando la parola alla comunità: «Oggi le ex-Baracche verdi, spazio comunale gestito dalla Comunità, sono un luogo aperto a molte realtà che vi svolgono attività sociali e culturali senza fini di lucro. Periodicamente ci ritroviamo insieme per mettere in comune le esperienze. Il presente ci vede con meno energie di un tempo ma continuiamo a trovarci ogni domenica, ad essere presenti in alcuni fronti di impegno sociale, a fare rete con altre esperienze presenti nel territorio. Ci piace pensare che, in un contesto ben diverso da quello in cui è nata la nostra esperienza, continuiamo ad essere testimoni di un’idea di Chiesa-comunità di uomini e donne responsabili e consapevoli, aderente al Vangelo e al messaggio di umanesimo sociale di Gesù, idea e pratica presente fin dall’esperienza della parrocchia. Ritrovarsi ancora a “spezzare il pane” ha per noi anche il senso di non disperdere un’esperienza portata avanti per oltre 50 anni, di affermare una continuità e anche che un’altra strada è possibile». (da un testo di Alessandro Santagata, in «Adista» del 20 ottobre 2018, Numero speciale per i 50 anni dell’Isolotto)
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In questo numero Editoriale G CHE ARIA TIRA?
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Articoli G VESCOVI CONTRO PAPA FRANCESCO: UNA CONTESTAZIONE SENZA RISPETTO (Enrico Morresi) 3 G CI VUOLE UN CONCILIO PER I RISPOSATI?
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G CRESCE L’OPPOSIZIONE CATTOLICA A SALVINI
6
G KARL BARTH, UN TEOLOGO CREATIVO (Denis Müller)
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G LA BUONA POLITICA È AL SERVIZIO DELLA PACE
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G INDICI DI «DIALOGHI» nn. 226-250 9 G DOPO IL SINODO DEI GIOVANI – PER UNA LITURGIA COMPRESA E PARTECIPATA
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G IL FATTO RELIGIOSO NELLE SCUOLE ROMANDE
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G CAMPAGNA ECUMENICA 2019 (Madlaina Lippuner e Federica Mauri) 19 G L’ISOLOTTO CONTINUA DOPO CINQUANT’ANNI
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I corsivi di dialoghi G AUGURI A «CATHOLICA»
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G CRONACA SVIZZERA G NOTIZIE BELLE E BUONE
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dialoghi di riflessione cristiana www.dialoghi.ch Comitato: Alberto Bondolfi, Ernesto Borghi, Alberto Lepori, Daria Lepori, Enrico Morresi, Margherita Noseda Snider, Marina Sartorio, Carlo Silini Redattori responsabili: Alberto Bondolfi e Margherita Noseda Snider Redazione: Margherita Noseda Snider, margherita.noseda@edu.ti.ch, Alberto Bondolfi, alberto.bondolfi@unige.ch Amministratrice: Alliny Antunes Richina, via Roncaccio 7, 6900 Lugano, tel. +41 (0)79 419 22 08, allinyg@hotmail.com Stampa: Tipografia-Offset Stazione SA, Locarno Con il contributo dell’Aiuto federale per la lingua e la cultura italiana. I collaboratori occasionali o regolari non si ritengono necessariamente consenzienti con la linea della rivista. L’abbonamento ordinario annuale (cinque numeri) costa fr. 60.–, sostenitori da fr. 100.– Un numero separato costa fr. 12.– Conto corr. post. 65-7205-4, Bellinzona.