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A voi lettori, che siete l’anima della mia fantasia e permettete ai miei sogni di divenire realtà .


PARTE IIi


TRADITRICE!

È

trascorsa una settimana da quando io e Alain abbiamo fatto l’amore per la prima volta. Da quando la mia mente e il mio corpo hanno conosciuto un nuovo sapore: quello della felicità. In tutti questi giorni non abbiamo smesso di amarci ogni volta che ci è stato possibile, sebbene il tempo disponibile sia stato sempre troppo breve, viste le continue visite dei miei fratelli, di Lilian, Tiffany e Valiant e, in diverse fasce d’orario, dei Veneziani. Per fortuna, Alain è riuscito a trovare -già il secondo giorno del nostro arrivo a Nord delle Montagne- un piccolo ma accogliente rifugio di cacciatori, distante parecchi chilometri dai confini con le strade trafficate, quindi abbastanza isolato perché faccia al caso nostro. Non avrei mai creduto che Alain si potesse dimostrare tanto premuroso, presente e passionale, come lo è stato in questi giorni trascorsi insieme. Le ricerche del fodero in cui era protetto il pugnale d’argento non sono mai state interrotte. In esso, secondo antiche leggende, dovrebbe essere incisa una specie di mappa o formula che mostri la strada per giungere al segreto e misterioso luogo in cui si rifugiano da secoli i Lupi Viola. Non sappiamo ancora come un seguace di Peter sia stato in grado di utilizzare un altro pugnale d’argento per uccidere il povero vecchio John. Se un simile potere è da sempre dote indiscutibile dei nostri Antichi...come può un semplice lupo nero essere entrato in possesso di questa prerogativa? Inoltre…è una novità estesa solo a colui che ho ucciso, o si espande all’interno dei dieci lupi comandati da Callaghan, lui ovviamente compreso? «Vorrei poter leggere nei tuoi pensieri. Sapere cosa pensi in ogni istante mi donerebbe la pace cercata da sempre». Oramai è inutile ripeterlo: lo giungere improvviso della sua voce dal timbro caldo e rassicurante, è per me uno dei motivi per cui ha senso far nascere un sorriso sulle mie labbra. «Vuoi sapere cosa stavo pensando? Peter. Peter Callaghan. Non possiamo permettere che il suo piano, qualunque esso sia, si realizzi diventando una minaccia per l’intera umanità e per ognuno di noi». «Credo che non ti stia affatto sbagliando, Yvonne. Vampiri e licantropi hanno creato una pericolosa alleanza. Un’alleanza che va contro ogni regola mai esistita nel nostro mondo. Ho solo una certezza: Peter è in stretto contatto con i Lupi Viola. Sarebbe impossibile rubare loro le antiche armi che custodiscono, e se gli scagnozzi di Callaghan ne sono in possesso, qualcuno deve averglieli dati in prestito. C’è da chiedersi:chi altri se non gli stessi veterani della specie che ti ha adottata?». È così superbamente altera la bellezza dei suoi lineamenti alla tenue luce del crepuscolo. La chiara nebbiolina che tinge la sua pelle fa risplendere di un’aurea spettrale i suoi occhi


profondi e impenetrabili. Immergere le mie dita tra i suoi setosi capelli è sempre stato un mio segreto e ardente desiderio sin dalla prima sera che lo incontrai. Ed ora, il poter compiere un gesto così semplice in totale libertà, mi sembra quasi un sogno. «Non voglio sembrarti sciocca, ma...vorrei farti una domanda». Chiedo con voce improvvisamente intimidita. «Dimmi pure. Perché dovresti sembrarmi sciocca?». Interrompendo il discorso appena intrapreso, giunge al mio naso l’odore di bruciato creatosi sul fondo della pentola in cui sto cucinando per i miei fratelli, i quali dovrebbero arrivare tra non molto. È stata una fortuna aver trovato nella dispensa del rifugio un pacco di pasta, due di riso e una decina di scatolette di fagioli precotti. Almeno non dovrò sentire le lamentele di Albert e Ricky per tutta la serata, visto che mi avevano già annunciato ieri che non avrebbero avuto il tempo di cenare prima di venire da noi stasera. «Cavolo! Non senti anche tu questa terribile puzza?!». Mi agito cercando di alzarmi il più velocemente possibile dal vecchio divano rosso, da cui escono fuori tre grosse molle e sul quale eravamo comodamente sdraiati entrambi. «Non sento affatto cattivo odore, Yvonne. Direi che sia…un odore piuttosto piacevole, sebbene non ingerirei mai quella roba che stai cucinando». Ridacchia di sottecchi, come se fosse possibile non vederlo. Sbuffo nervosamente mentre cerco di riprendere il contenuto del risotto che mi ero tanto premurata di preparare, ma con scarso risultato. Oramai quel che è fatto, è fatto. Il sapore non è poi così male, ma sono certa che quei due ingordi dei miei fratelli avranno di che lamentarsi. «Non mi hai ancora fatto la domanda. Cosa volevi sapere?». Un lieve imbarazzo torna ad imporporarmi le guance. Eppure non c’è nulla di cui vergognarsi, mi sembra una domanda più che lecita. «È una stupida curiosità...avrei voluto chiedertelo da tempo, ma non ce n’é mai stato modo» «Sono tutt’ orecchi». L’aria da spavaldo che usa assumere quando è in vena di farmi entrare in uno stato di totale imbarazzo, è a dir poco snervante. Comodamente disteso sul divano, una gamba sull’altra e le braccia portate dietro la nuca. I riflessi della luce morente si riflettono sul suo volto schernitore. «Ecco...ho notato che tu e gli altri vampiri, mi riferisco a voi Veneziani ovviamente… avete una bizzarra ed eccentrica caratteristica». «Cioè?», arcua le sopracciglia dalla linea elegante e mi osserva con acceso interesse.


«I capelli. Usate delle tinture particolari per distinguervi o, non so…li avete così di natura?». La risata che gorgheggia dalla sua gola è talmente fragorosa, da temere che si estenda per tutto il bosco in cui siamo nascosti. «Cosa ci trovi di tanto divertente?». Chiedo indispettita. Immaginavo avrebbe trovato la mia domanda tanto buffa. «Non usiamo nessuna tinta colorante, Yvonne. Ma non sai neanche questo? I tuoi amici lupi ti hanno tenuta ben lontana dal nostro mondo…» Lentamente, la sua allegria sembra smorzarsi. Mi rendo conto che desidera avermi vicina al suo mondo, adesso più che mai. Ma non posso nulla contro tutti gli insegnamenti inculcatimi dai lupi, dalla mia famiglia. Lottare per smascherare i colpevoli del terribile complotto ordito alle nostre spalle, non significa certo aver dimenticato tutto quello che i licantropi hanno fatto per me. Marchal e i miei amati fratelloni…John. La dolce e cara Tiffany, i Johnson: sono gli unici affetti che ho sempre avuto. E nonostante provi un’inspiegabile attrazione per il resto dei Veneziani, un legame che sento abbia radici profonde, seppur sconosciute… non posso ritenermi a tutti gli effetti un membro della loro famiglia. O meglio, del loro clan. «Vedi, i colori eccentrici e accesi che si riflettono nei nostri capelli sono dovuti alla strana combinazione del veleno che entra in circolo nel sangue, al momento del processo di trasformazione. In ognuno di noi intraprende un percorso diverso, unendosi a differenti molecole. Ed è così che, a seconda della diversa personalità di ogni individuo, la chioma assume una propria sfumatura, un proprio colore. Un po’ come avviene per la fiamma che si riflette negli occhi...anche se questa compare indipendentemente dal corso del veleno nel nostro organismo. I tuoi capelli stavano per assumere una tonalità...» Si avvicina a me con passo lento ed espressione indagatrice. «Sicuramente avrebbero assunto la gradazione di un viola molto scuro, a giudicare dalla particolare sfumatura rossa che contengono». Seppure Alain abbia terminato la sua lezione di vampiri, non smetto di continuare ad osservarlo con un’espressione colma di silenzioso stupore. Quante cose ignoro dell’oscura metà che mi accompagna? Di quali altre meraviglie della mia razza dovrò venire a conoscenza? La mia memoria corre a ricordare i diversi colori dei capelli dei Veneziani: i buffi riccioli blu del simpatico Paul. L’acceso rosso del caschetto di Marina. Per non parlare del verde lucente dei capelli di Yari, e via dicendo. Chissà quale intriso significato debbano avere, in riferimento alle diverse personalità che posseggono… Il sorriso di Alain mi ridesta dallo stato quasi ipnotico in cui mi sento avvolta. «Sono felice di poterti spiegare tutto quel che ancora non sai. Non dev’essere stato facile vivere con il cuore di un’umana, la mente di un lupo e la sete di un vampiro». Termina di dire mentre sfiora i lineamenti del mio volto con la punta delle dita.


«No, non è stato facile. Ma adesso ci sei tu nella mia vita. E vorrei che d’ora in poi nulla possa cambiare…» Nel silenzio di un abbraccio i secondi scorrono veloci e impercettibili. La nostra immortalità potrebbe racchiudersi in questo eterno istante, se solo lo volessimo. «Cosa faremo dopo tutto questo?». Decido d’interrompere la magia creatasi per chiedergli quel che più mi preme sapere. Il terrore peggiore è quello di scoprire che un bel giorno Alain possa decidere di andar via, tornando a Venezia insieme ai suoi compagni. Cosa farei in quel caso? Lo lascerei andare scegliendo di rimanere con la mia famiglia? O lo seguirei, optando per un’esistenza condivisa con un gruppo di assetati succhiasangue? Potrei mai accettare di condurre una vita segnata dall’ombra della morte? Temo che tutti i sacrifici e gli esercizi di Alain durante il tempo trascorso insieme risulterebbero vani, una volta tornato a casa e circondato dal resto dei suoi compari che lo spingerebbero a riprendere le vecchie abitudini. È stato così concentrato in questi giorni...ha seguito ogni mio consiglio cacciando persino quando non sentiva alcun bisogno di assimilare del sangue -poiché il sangue animale sazia molto più a lungo di quello umano e mantiene più in vigore il fisico-. Sono certa che la ferrea volontà dimostrata in questa breve settimana, lo aiuterà a divenire quel che ha sempre desiderato: lo aiuterà a non essere più un mostro. Né agli occhi dell’uomo, né innanzi la sua stessa coscienza. «Cosa ti aspetti che risponda, Yvonne?». A queste sue parole, non posso fare a meno di assecondare il terribile presentimento che inizia a battermi in petto: è la fine. La percezione che una fatale mannaia stia presto per abbattersi sull’amore impossibile nato tra una mezzosangue e un vampiro. Il solo pensiero di dover proseguire la mia insensata vita senza Alain, mi getta nella disperazione più inimmaginabile. «Ciò che il tuo animo ti suggerisce, Alain. Niente di più». Un’amara risata sgorga dalle sue labbra, prima che queste si avvinghino alle mie con ansioso desiderio. Poi, dopo avermi stordita del tutto, risponde sarcasticamente alla mia affermazione: «Non contarci troppo. Dimentichi che io non posseggo più un’anima. Comunque...se questo può sollevarti un po’, sappi che non ho alcuna intenzione di liberarti. Sei e resterai per sempre prigioniera del mio cuore. Se e fin quando lo vorrai, rimarrò al tuo fianco. Sarai tu a decidere come e dove. Io ti seguirò». Come se avesse realizzato il suo desiderio riuscendo a leggere nei miei pensieri, risponde alla mia domanda scacciando via ogni paura, ogni ombra. Allaccio con le braccia il suo collo, facendo aderire le mie forme alle sue. Le lingue tornano a danzare in una giostra conosciuta solo dalle nostre labbra, e il mio cuore inizia a palpitare velocemente, rimbombando nel silenzioso suo torace.


«Per sempre». Sussurro con voce soffocata, facendo sì che non smetta di tormentare le mie labbra. «Per sempre». Risponde, imprigionandomi nel suo invincibile abbraccio. «Il tuo cuore batte anche per me... il sangue scorre nelle tue vene come anche nei miei pensieri. Vivo attraverso te». Sento che nel pronunciare queste parole tanto profonde quanto strazianti, trema. Di un tremore febbrile, irrequieto. Afferra con le mani le mie spalle e penetra i miei occhi con i suoi, privi di luce, ma colmi d’infinito amore. Ad un tratto il nostro idillio viene interrotto dall’irrompere improvviso e, come al solito rumoroso, dei miei fratelli. Albert e Ricky non hanno mai posseduto un minimo di tatto e buon senso. «Sera. Come gira da queste parti?». Jeans bianchi un po’ laceri sulle ginocchia e aderente maglietta nera. Gli occhi di un caldo dorato sorridono. I corti capelli mori si ergono in un ciuffo ribelle modellato. Ricky si siede comodamente a tavola, sfregandosi le mani in segno di trepidante attesa per la cena. «Il profumino è delizioso, come sempre!». Continua a dire, massaggiando il proprio ventre piatto da fare invidia, nonostante sia continuamente riempito di cibo. «Io riesco a sentire solo un terribile puzzo di bruciato». Lo interrompe Albert, lo sguardo torvo e il naso arricciato. «Devi esserti distratta parecchio per aver combinato questo bel pasticcio. Non hai sentito il cattivo odore che si espandeva?». Non smette di umiliarmi, avvicinando il viso al contenuto della pentola con fare disgustato. Al contrario di Ricky, il suo abbigliamento rasenta il disordinato: pantaloni jazz una misura più grande di quella che dovrebbe indossare, e camicia a quadratoni bianchi su sfondo beige. I capelli neri raccolti in un piccolo codino. Gli occhi d’ambra mi scrutano silenziosi. «Se pensi di dover continuare così, puoi anche uscire e andare a caccia per cena. Tra i fornelli si può sempre sbagliare, mi spiace». Spero che la mia scontrosità gli faccia capire che ho intuito la vera natura del suo malumore. Si siede con fare annoiato ignorando le mie parole, immergendo il cucchiaio nel piatto ed iniziando a mangiare con avidità, imitato da Ricky. «Dovete essere proprio affamati. Come sono andate le ricerche oggi? Avete trovato delle tracce?». La domanda di Alain viene a lungo ignorata. Nessuno dei due lupi grigi della mia famiglia sembra avere l’istinto o la buona educazione per rispondergli. Vorrei poter urlare a squarciagola dicendo finalmente loro di smetterla una volta per tutte di assumere questo


sciocco e infantile atteggiamento: io e Alain oramai ci apparteniamo, che gli piaccia o no. Ma il mio stato d’animo viene prontamente percepito dal vampiro che mi è vicino e che subito mi lancia un silenzioso sguardo d’ammonimento. «Oggi siamo stati da Ronald e Claire». Inizia a parlare Ricky con fare noncurante. Ingurgita il risotto come se non mangiasse da giorni. Povera Marchal. «Dai Thomson? Perché?», chiedo incuriosita. «Tiffany si è ricordata di una vecchia leggenda raccontataci da Ronald, quando noi più giovani del branco non eravamo che dei lupacchiotti». Mi domando cosa credono di essere adesso. Ma interrompe il discorso, ripiombando nel silenzio indisponente di poco fa. »Vai avanti, Ricky. Non tenerci sulle spine», cerco d’incitarlo. Alain continua a mantenere la sua incrollabile compostezza senza battere un sol ciglio. «Parlava di un antico tesoro o qualcosa del genere. Così, ricollegandoci alle ultime parole che il povero John è riuscito a biascicare prima di morire tra le braccia di Valiant -ovvero di stare attenti ai Lupi Viola-, io e Albert abbiamo pensato che il capo famiglia Thomson sapesse qualcosa in più su questa famosa...fortuna. Credevamo si trattasse dei pugnali d’argento di cui ci hanno parlato i tuoi amici sanguisughe». Ancora cinque interminabili secondi di silenzio. «E avevamo ragione. La leggenda si riferiva proprio ai pugnali custoditi dai Lupi Viola». «Non riesco comunque a capire il motivo per cui servisse parlare con Ronald. Così facendo rischiamo di farci scoprire. Se Peter e Walter dovessero sospettare delle vostre ricerche, sarebbero guai seri». «Tranquilla, non c’è motivo di preoccuparsi. Nessuno ha dubitato della nostra buona fede, siamo stati bravi. Come sempre». Il suo mezzo sorriso ironico e borioso mi fa temere che non si renda conto della gravità che la situazione comporta. Sbuffo agitata, cercando di giungere al nocciolo della questione: «Sentiamo un po’. A cos’è servita questa mossa stupida e azzardata?». Allarga ancor più il suo sorriso, mostrandomi la sua perfetta dentatura. «Abbiamo trovato la mappa. Penso che sia già qualcosa…non credi?». Per qualche istante non ho l’istinto, né la voglia di muovermi. Lo stupore è talmente grande d’aver fatto vacillare persino la mia immediata reazione. Poi, riprendendomi del tutto, sbatto ripetutamente le palpebre e pianto le mani con foga sulla superficie del tavolo in legno che occupa il centro della stanza, facendo sussultare su


esso i piatti ricolmi della tanto criticata cena. Albert alza gli occhi al cielo, apertamente annoiato. Ricky invece mi rivolge uno sguardo stupito e scocciato. Di Alain, solo un’impercettibile guizzo delle mascelle. «Avete in mano la mappa che ci può condurre dai Lupi Viola e ti diverti a fare tanti giri di parole?! La vostra prima preoccupazione è il cibo persino in questo frangente, vi rendete conto?». «Non capisco dove tu voglia andare a parare, Yvonne». Oserei dire che la sua espressione è adesso divenuta persino indignata. «Abbiamo ottenuto quel che vi serviva, andando contro il nostro stesso branco. Cos’altro vorresti da noi? Che saltassimo di gioia?». La voce di Alain, severa e autoritaria, irrompe dopo l’affermazione stizzosa di Ricky. Il comando che potrebbe ottenere su ogni qui presente, me compresa, è adesso palpabile: «Nessuno vi ha costretti a fare nulla contro il vostro volere. Se avete deciso di venirci incontro, qualcosa vi ha spinti a farlo. Ma non è stato certo l’affetto per vostra sorella. Né un’improvvisa benevolenza nei confronti dei vampiri. Il vero motivo è il vostro istinto di sopravvivenza. Avete percepito anche voi una seria minaccia per il resto dei vostri simili e per l’intera umanità. In fondo state combattendo in difesa del bene, come avete sempre fatto. Noi non vi siamo in debito di nulla». La totale calma con la quale ha esposto la sua dura opinione, lascia tutti senza parole. Non perché non siano in grado di controbattere, ma per il semplice motivo che non possono fare a meno di ammettere che dica la verità. «Non capisco...come avete fatto a portarla con voi?». Un nuovo dilemma si affaccia nella mia mente: «Anche se siete riusciti a trovarla, come avete fatto a prenderla? Non è forse d’argento anche il fodero dei pugnali?. «L’aiuto di Ruben ci è stato utile proprio in questo. Grazie a lui abbiamo scoperto che non si tratta di un fodero d’argento. Ma di cuoio. La mappa è stata cucita su pelle di lupo, secoli e secoli fa. I pugnali venivano avvolti in queste sorti di sacche per essere protetti e custoditi. Le nostre ricerche nel luogo del delitto erano sviate proprio da quest’importante particolare: non avremmo mai potuto trovare la mappa se non avessimo conosciuto anche l’odore da fiutare. Inoltre, a tal proposito l’assassino è stato davvero molto furbo». «In che senso?». Pelle di lupo. Di licantropo, certamente. Davvero disgustoso. «Dopo aver ucciso i nostri amici, le sacche che contenevano i pugnali sono state gettate nel fiume. Sarebbe stata un’impresa impossibile riuscire a scovarle, se la mappa che avvolgeva il pugnale con il quale è stato ucciso Robert non fosse rimasta incastrata tra due rocce del


fiume vicino al nostro solito raduno. La sua scia è stata ovviamente soffocata dall’acqua, ma non è stato troppo difficile trovarla». «E ora...è qui con voi? L’avete portata?». «Certo che sì». Dopo tanto silenzio, Albert interviene alzandosi dalla sedia che occupa. Per lui è come se Alain non esistesse all’interno di questa piccola e buia stanza. Anzi, è come se non esistesse affatto. «Prima di aprirla però, credo sia più corretto attendere l’arrivo degli altri. Noi tre, Tiffany e Lilian, Valiant e i tuoi amici Veneziani: siamo tutti coinvolti in questa storia fino al collo». «Hai ragione, Albert. Nell’attesa potrete terminare il vostro pasto. Io e Yvonne usciamo a prendere un po’ d’aria fresca: stare chiusi tutto il giorno tra queste umide pareti non è il massimo». Un solo breve e annoiato segno del capo fa sì che stavolta le parole di Alain non siano del tutto ignorate da Albert. Così dicendo, Alain afferra frettolosamente la mia mano e mi conduce fuori dal nostro rifugio.

«La mia risposta è categorica: no!». «Nessuno ha chiesto il tuo consenso». Come riesce ad essere improvvisamente così duro con me? E come può pensare di poter fare quel che vuole senza chiedere il mio parere? Permetterglielo significherebbe rimanere ancora una volta sola. Abbandonata a me stessa. Non posso, non voglio accettare una simile condizione…sarei capace d’infischiarmene dell’intera umanità, se ciò significasse non rinunciare a lui. «Non capisci? È l’unico modo che abbiamo per intrufolarci senza fare troppo rumore all’interno della loro fortezza. Siamo in troppi. E ognuno di loro vorrà entrare nel leggendario mondo dei Lupi Viola. Dobbiamo assolutamente recuperare la mappa e procedere. Faremo come deciso: andrò io. E se non dovessi tornare entro due giorni, dirai a tutti la verità». «Quale verità, Alain? Che hai preferito farti ammazzare senza pensarci su? È questo quello che dovrei dire?!». Colta da una rabbia feroce, afferro il colletto della camicia che indossa -una di quelle prestatagli, senza molta gioia, da Valiant-. «Non essere sciocca».


La sua carezza è peggio della zampata di una pantera. Deve portarmi con sé. «Scegli, Alain dei vampiri: o mi porti con te, o non risponderò delle mie azioni». «Credi che uno dei tuoi gesti sconsiderati possa aiutare qualcuno, adesso? Devi assumerti le tue responsabilità, Yvonne». Il suo tono è ancora una volta severo. «Da ciò che scegliamo di fare non dipende più solo la nostra esistenza, ma quella di tutti coloro che amiamo e che tu hai sempre protetto. Riusciresti a mettere in serio pericolo di vita la tua famiglia? Sai bene a cosa potrebbero andare incontro. Nessuno degli altri membri del branco deve venire a conoscenza del loro tradimento». Mi getto tra le sue braccia cercando di trattenere il più possibile il pianto che preme in gola. Potrebbero essere gli ultimi momenti da trascorrere insieme, e non voglio che nessuna incomprensione accompagni il ricordo di questi istanti. So che dice il vero. So che i suoi ammonimenti sono dettati dal buonsenso che mi manca. Ma il terrore di perderlo ricopre ogni senso di colpa, e le sue ragioni restano comunque accompagnate dalla mia frustrazione. «Non temere, andrà tutto bene. Tornerò non appena avrò scoperto il loro segreto». «Pensi davvero di poter uscire vivo dal cuore del loro branco? Sono i più temuti. Sono gli Antichi. Coloro che hanno dato vita alle generazioni del passato, del presente. E del futuro». «So bene chi sono. Ma io resto pur sempre un vampiro. Credimi, persino loro temono il nostro morso. Ricorda: siamo e resteremo i più temibili nella storia dell’umanità». Mi sorride debolmente, prima di baciare le mie labbra umide di lacrime. «Adesso cerca di ricomporti. Stanno per arrivare». Al distacco dal suo abbraccio, una strana onda di energia invade la mia mente e il resto del mio corpo. Come se avessi fatto un tuffo in una sorgente d’acqua gelida e ne fossi riemersa in un solo istante. La sensazione è talmente forte da costringermi a cercare il sostegno di Alain per non barcollare. Il mio disagio è subito da lui percepito, ma è tenuto a non fare intuire nulla al resto del gruppo appena giunto. Non manca proprio nessuno, sono tutti presenti all’appello. «Spero non sia un’altra perdita di tempo questa rimpatriata tra nemici». Sputa Sara, l’odiosa. Le labbra sempre ben evidenziate da lip gloss extra lucidi. «Le riunioni che facciamo non sono mai inutili, Sara», l’mmonisce prontamente Marina, «servono a farci capire a che punto sono le ricerche. Non vanno a genio neanche a me, figurati...ma sono necessarie». «Io e mia sorella siamo stanche di doverci fare due o tre docce consecutive dopo essere state a contatto con voi. Il vostro odore impiastra maledettamente i nostri vestiti!».


«Non esageriamo, Lilian…». Arrossisce la povera Tiffany, dandole una leggera gomitata. I suoi tentativi di mimetizzare l’acidità della sorella belloccia e ochetta, sono del tutto vani. «Poche ciance. Ci sono novità?». Chiede Yari, ignorando gli sciocchi battibecchi tra le donne delle due fazioni. Ma sento qualcosa che ogni presente credo non stia percependo...proviene da qualcuno dei ragazzi che ho di fronte. Li osservo, uno ad uno, cercando di capire da dove provenga lo spesso strato di ostilità che si sente vibrare nell’aria. Sembrano tutti apparentemente sereni, a parte la tensione collettiva giustificabile. Volgo uno sguardo indagatore verso Alain, il quale, noto con stupore, ha certamente percepito qualcosa di simile alla mia sensazione. Il suo sguardo torvo si posa su una persona in particolare: Lilian. Non voglio pensare che si tratti di un’improvvisa antipatia nata dall’odioso comportamento della ragazza lupo. Alain non si farebbe certo condizionare da queste sciocchezze. Dev’esserci qualcos’altro. Decido di osservarla anch’io evitando di farmi notare, per indagare sulle continue contraddittorie espressioni che si alternano sul suo volto: imbarazzo. Tensione. Circospezione. Occhi scattanti da un volto all’altro. Da un luogo all’altro. Cosa la rende tanto agitata? In questa settimana si è trovata più volte in contatto con i Veneziani, ma non ha mai mostrato più di un’evidente intolleranza alla loro presenza. Rivolgo questa silenziosa domanda ad Alain, guardandolo fisso negli occhi. Ma essi mi dicono di non avere trovato risposta. E di restare pronta. Pronta a cosa? «Abbiamo la mappa». Dichiara orgoglioso Ricky. «La mappa?!». Rispondono all’unisono i vampiri che ci circondano. «Fa un po’ vedere!». Grida Paul saltellando con enfasi. «Perbacco! L’antica mappa dei Lupi Viola! Come ci siete riusciti?!». «Intelligenza e furbizia, amico mio. Nessuno sarebbe stato più in gamba di noi, puoi credermi». «Basta con queste idiozie. Fatecela vedere. Dobbiamo essere certi che sia quella giusta». Yari sembra essere colto da una bramosa impazienza. I suoi occhi tetri fissano con avidità l’involucro di pelle arrotolato a mo di pergamena, nell’attesa di vederla srotolata innanzi la sua curiosità. «Prima di aprirla però, dobbiamo essere certi unanimemente sulla decisione da prendere: siamo davvero pronti ad entrare nel territorio degli Antichi? È quello che vogliamo?


Dalla nostra scelta potrebbe dipendere l’inizio di una nuova guerra tra le nostre diverse fazioni». Alle parole di Albert, del tutto sensate a parer mio, tutti volgono il proprio sguardo al compagno che è loro vicino. Un episodio alquanto singolare, ma piuttosto positivo. Sembrerebbe che -dopo il periodo trascorso insieme- sia i licantropi che i vampiri qui presenti non se la sentano più di combattere tra loro. Sarebbe come lottare contro un proprio compagno di squadra. Perché è questo quel che adesso siamo divenuti: una vera squadra. Un po’ variegata, è vero…ma ben unita, a quanto pare. O almeno così sembrerebbe… Interviene Marina -il bellissimo volto cereo, le labbra tinte di rosso scarlatto e gli occhi nero pece orlati da folte ciglia brune-: «Quello che conta è scoprire perché. Perché lupi e vampiri hanno improvvisamente deciso di rovesciare la storia, unendosi tra loro dopo secoli di contrasti». Terminato il suo breve intervento, il cielo sembra volerle dare risposta. Il forte e impetuoso rombo di un tuono si espande sopra i nostri capi. La luna è ricoperta da gonfi e scuri nuvoloni e la notte è improvvisamente divenuta fredda. Il verso di una gufo vibra nell’aria. Un sinistro silenzio accompagna i passi di Albert, il quale si muove verso il centro del cerchio che abbiamo formato con in mano la mappa, pronto per aprirla. Vorrei poter entrare nella mia sfera sensoriale, ma la mente e il corpo sembrano essere improvvisamente arginati da una forza caotica che impedisce di potermi muovere come vorrei. I miei arti iniziano a tremare, sento stia per avvenire qualcosa d’inatteso che rischierà di far andare a monte i nostri piani. Il pensiero che Alain -dopo aver scoperto la strada che conduce alla famigerata fortezza dei Lupi Viola- vorrà procedere da solo, senza attendere gli altri, serra la mia gola in tenaglie. Osservo Lilian con occhi assassini, le lascio intuire di aver capito qualcosa, sebbene io stessa non sappia cosa ci sia da capire. Ed è terribile intravedere nel suo sguardo il terrore. Un insensato terrore. I suoi occhi sbarrati corrono da me ad Albert. Sento i muscoli di Alain tendersi come lame d’acciaio. L’odore agre e intenso del veleno che inizia a scorrere dai suoi denti, giunge violento alle mie narici. «Fermo, Albert! Non aprirla!». Il grido improvviso di Lilian squarcia la coltre di falsa quiete che si era posata su di noi. Ma è giunto troppo tardi: Albert ha appena lasciato andare il laccio che teneva arrotolata la mappa, aprendo essa e mostrandola agli attenti occhi di tutti i presenti. «È una trappola!». Grida immediatamente Yari, il volto contratto in una feroce maschera di odio. «Dobbiamo andare subito via di qui! Maledetti lupi!», ringhia Isabella. «Cos’hai fatto, Lilian?!», chiede sconvolta Tiffany. I suoi occhi colmi di disperazione cercano una risposta nel viso stravolto della sorella, la quale cade in ginocchio mostrando apertamente la sua colpevolezza. Ci ha traditi. Ha tradito tutti, denunciandomi a Peter Callaghan per ottenere la sua sporca e insulsa benevolenza.


Albert, colto del tutto alla sprovvista, viene gettato a terra da una massa scura e informe che si scaglia dall’alto su di lui. Il suo corpo atterra con violenza dopo lo scontro, lasciando volare a mezz’aria la mappa che prima teneva stretta in mano. Anche questa viene però afferrata dalla stessa massa scagliatasi su mio fratello, ancor prima che si posi al suolo. «Albert!». Tiffany si lancia sul povero Albert, al momento privo di conoscenza. Alain mi si pianta di fronte e, quando cerco di farmi spazio, ignora il mio tocco sul suo braccio tesissimo e pronto a colpire. L’unica cosa che riesco ardentemente a percepire è la furia vibrante che il suo intero essere trasuda. Avendo arrestato la sua corsa, la saetta volante prende finalmente forma ai miei occhi, mentre altre -piuttosto numerose- avanzano sfrecciando vicino i volti dei miei amici, creando tutt’attorno una terribile confusione. Non posso credere a quel che vedo: è lui. È lo stesso Lupo Viola che mi ha dato il benvenuto nell’incubo avuto recentemente. Punta i suoi piccoli occhi rossi direttamente sul mio volto terrificato. «Benvenuta tra noi, Yvonne dei lupi». Sogghigna, proprio come in sogno, attraverso le mostruose zanne che mostra con orgoglio. Ma ancor prima che io possa rispondere, ecco tremare il suolo sotto la corsa sfrenata di un branco. È Peter Callaghan, ancora in sembianze umane, seguito dai suoi -oramai nove- lupi neri. «Sono in troppi, maledizione...», digrigna tra i denti la piccola Susan, il cui giovane volto sempre così sereno è adesso tramutato in una smorfia rabbiosa. I licantropi che ci circondano saranno in tutto una sessantina. «Chi non muore si rivede, bellezza». Peter. Ancora lui. Ancora il suo fetore addosso. Sui miei vestiti, sulla mia pelle. Sarà forse dovuto al fatto di essere stata più a contatto con i Veneziani in quest’ultimo periodo, ma il suo odore di cane mi è insopportabile. Molto più di quanto lo sia mai stato durante tutti questi anni. «Che diavolo vuoi, Peter?». Sorprendentemente, la mia voce giunge calma e fredda. So che adesso sarebbe inutile manifestare il mio profondo odio nei suoi confronti, e so che i miei occhi gridano più di quanto la mia gola potrebbe fare. «Traditrice. Sei solo una piccola sporca ingrata. Del resto, cosa si sarebbe potuto aspettare Walter da una mezzosangue? Sono tutti stati dei poveri illusi credendo che in te avrebbero trovato un aiuto…una possibile arma contro i vampiri! Contro la tua vera razza…idioti! Sapevo che prima o poi ti saresti rivelata. Ed è bastato questo morto vivente per far vacillare la tua fragile personalità». Indica con una mano Alain, il cui volto è pallido come uno spettro.


Conosco bene il desiderio lacerante e incontenibile che gli squarcia il petto e i nervi. Da dietro le spalle gli stringo una mano, sentendo persino attraverso questo semplice contatto lo scorrere violento e impetuoso del veleno all’interno dei suoi freddi polsi. «Non oserai toccarla, cane bastardo!». «Oh, non io, maledetto bevitore di sangue. Non compro mai la merce usata». Alain muove un passo in avanti. «Ma coloro che stavate osando andare a disturbare, saranno felici di condurre il piccolo fenomeno da baraccone nel loro regno. E lì...troverà forse quel che ha sempre cercato». «Adesso basta, Callaghan». Romba la voce ammonente del Lupo Viola che mi ha salutata, entrando come un’onda aliena nella mente di tutti e attirando l’attenzione collettiva verso il suo corpo dall’aspetto straordinario. Si avvicina a passo lento e studiato nella mia direzione ritrovandosi a pochi centimetri da Alain, il quale arretra di qualche passo cercando di allontanarmi il più possibile dall’avversario. Il Lupo lo inchioda con uno sguardo apparentemente imperturbato. Fin quando, dalle pupille appuntite e infuocate, escono due sottili raggi rossi che lentamente vanno a posarsi sugli occhi di Alain. Il suo urlo è agghiacciante. Lacera il mio petto. La mia anima. Il mio cuore. «Yvonne!». «Alain!». Mi getto sul suo corpo contorto dal dolore, ma non riesco a capire se sia stato ferito e dove. I suoi occhi, vaganti alla ricerca di una salvezza dall’inferno in cui è stato catapultato, roteano su se stessi come impazziti. «Fermatevi, vi prego! Non uccidetelo!». «Fatti da parte, vampiro». Pronuncia -con una calma terrificante- il portavoce dei Lupi Viola rivolgendosi ad Alain. E la tortura inflitta al suo fisico sembra avere fine; ansimante cerca di sollevarsi, ma pare essere privo di forze. Carezzo la sua fronte gelida e bianca. «Occupati di loro, Peter. Noi andiamo via». Il veterano indica i miei amici -licantropi e vampiri-. Peter risponde con un cenno di assenso: i suoi occhi grigi vengono attraversati da un lampo luminoso, mentre il volto contorto da un derisorio ghigno si trasforma in quello feroce e spietato del lupo che in lui vive, dalle cui zanne schiumose esce, terrificante, un ringhio di morte. Colui che sembra essere il capo dei Lupi Viola avanza, seguito dalla processione del resto degli Antichi qui presenti.


I miei occhi corrono in direzione di tutti coloro che dovranno adesso lottare per difendersi. Da tutti coloro che ho imparato ad amare più della mia stessa vita: i miei amati fratelli. Tiffany e Valiant. E poi i meravigliosi, raggianti e superbamente inumani nella loro bellezza, Veneziani. E sì: guardo persino Lilian...sciocca, stupida lupa in calore. Il suo affetto insano per Peter ha condannato tutti. Ma, soprattutto, ha condannato se stessa a un’esistenza di rimorso e dolore. Pur odiandola, riesco a provare per lei un profondo senso di pena. Non so se li rivedrò ancora. Non so se usciremo vivi da tutto questo. Non so chi sopravvivrà. E se sopravvivrà qualcuno. Ma una cosa è certa: la mia vita non avrebbe avuto alcun senso se non avessi conosciuto anche solo uno di loro. «Per sempre...», sussurro sulle labbra senza colore di Alain, mentre le sfioro con un ultimo bacio. «Non andare...non lasciarmi». La sua presa è debole, non riesce persino a trattenere la mia mano che tenta di scivolare via dal suo petto. Ed è così che giunge. È il momento giusto. Quello atteso e ignorato da decenni. Quello che avrebbe potuto colpire solo adesso la mia fumosa e fragile memoria. Giunge il momento della verità. Si scaraventa nella mia mente di cristallo frantumando i ricordi di un’esistenza sterile: la mia. Nell’attimo in cui mi allontano da Alain, è come se la mia testa venisse immersa in un pozzo senza aria. Senza luce. Senza nulla. Un vortice vuoto mi avvolge trascinando la mia visione, così come il mio corpo viene strascicato via dai Lupi Viola e allontanato da Alain. Il quale, sono certa, sta per vivere la stessa rivelazione che ci rende protagonisti di un passato doloroso e dimenticato nel tempo. Chi sono. Chi ero. Chi era Alain. Ma, soprattutto, chi ci ha condannati a quel che siamo. Adesso tutto è così chiaro e limpido d’avere quasi la sensazione di riuscire a rivivere ogni istante, ogni attimo dei miei nuovi e rumorosi ricordi. L’ultima scena che vedo con gli occhi del presente, è la lotta alla quale i miei amici si preparano. Poi, tutto svanisce. Ed io mi lascio cullare dall’oblio che inizia a trascinarmi nel suo cuore freddo e silenzioso.


NEL MIO VELENO «Dobbiamo assolutamente capire chi tra i vostri amici lupi è ancora all’oscuro di tutta questa storia». «Chi è diventato un traditore e chi no, vorrai dire». «In parole povere, sì. Non hai idea di chi possa essere alleato con Peter?». Albert rimane ad osservare il cielo terso e stellato per qualche istante. Stesi sul manto d’erba che circonda il ritrovo dei cacciatori, ce ne stiamo con le braccia incrociate dietro il capo, decisi nel voler prendere una decisione il prima possibile. Sono già trascorse ventiquattro ore da quando Yvonne… «Ovviamente i suoi scagnozzi ci sono dentro almeno quanto lui. E poi...quel che sto per dire suonerà incredibile, ma ho la netta sensazione che Walter, il nostro capo branco, sia al corrente di tutto. So che nessuno mi crederebbe. Forse neanche Ricky. Ma il suo comportamento non può che indurre a farmelo pensare. E scommetterei anche sul fatto che Walter e Peter sapessero dei contatti tra Yvonne e voi Veneziani. Hanno sempre saputo tutto…senza volerlo, Yvonne ha consegnato loro il miglior modo per essere accusata di alto tradimento. Il vostro arrivo in California poi, ha spianato la strada per la serie di omicidi avvenuti. La colpa è ricaduta su voi senza alcuna fatica». Mi siedo comodamente sul morbido cuscino d’erba a gambe divaricate. Estraggo dalla tasca dei miei pantaloni l’ oggetto in legno che intaglio da qualche tempo. Ormai sto per completare la piccola scultura: con il mio taglierino inizio a ritoccare le schegge che ancora la rendono imperfetta e mi prendo un po’ di tempo per ammettere che le congetture del fratello d’Yvonne sono del tutto sensate. Sembra che il silenzio dentro il quale cadiamo entrambi di tanto in tanto, ci renda più uniti. Meno avversari rispetto poche ore fa. «Toglimi una curiosità, Alain». È la prima volta che mi chiama per nome. «Ti ascolto». «Rinunceresti alla tua vita per Yvonne?». Sorrido tra me e me: «Io non ho più una vita, Albert. Ma ti assicuro che se ne avessi ancora una, sì. La darei volentieri per lei». I suoi nervi sembrano rilassarsi leggermente. «Era quel che volevo sentirti dire». Unisce le sopracciglia creando una profonda ruga tra esse. «Non avrei mai creduto che un vampiro riuscisse a possedere dei sentimenti».


«Dunque credevi che Yvonne non ne avesse?». «Yvonne è per metà umana. Non è come voi». «Non è neanche come voi». Yvonne non somiglia a nessuno di noi. Lei è unica. Un agglomerato di emozioni, di vita, di calore e morte. In lei vive tutto quel che un uomo possa desiderare. E tutto quello da cui chiunque fuggirebbe. «Ma siamo accomunati da una parte che respira in noi, più simile di quanto credi. Non puoi negare l’evidenza. Lei è viva. Tu sei un freddo». Certo, non posso negare che anche stavolta abbia ragione. Tuttavia, il suo tentativo di manipolazione risulta alquanto grezzo e sciocco. «E tu? Daresti la tua vita per lei?». Cerco di sviare la risposta dura e diretta che altrimenti avrei dato alle sue affermazioni. «No. Non potrei. Se potessi decidere solo per me stesso, darei tutto per lei. Ma non mi è permesso dimenticare mia madre..mio fratello. Sono completamente soli. E ora che anche John ci ha lasciati, non potrei pensare e agire secondo il mio volere, ma secondo ciò che è bene per loro. Questo non significa che non la ami quanto e più di te, stanne certo». Decido di non rispondere neanche a quest’ennesima sottile accusa. Sarebbe inutile contraddirlo. Per circa mezz’ora lasciamo che il vento ci accarezzi, portando con sé il suono melanconico proveniente dalla fisarmonica che Albert ha iniziato a suonare. Quando interrompe la magnifica esecuzione, apre gli occhi dorati e li fissa nei miei. Ancora non riesco a credere di essere qui, accanto ad un corpo vivo e caldo, riuscendo a combattere l’impulso terribile che mi rode dentro. Tra il resto dei vampiri che hanno impestato queste terre fino a poco tempo fa placide e sicure, sono l’unico che riesce ad avere dei contatti così vicini ad un essere vibrante di vita senza che egli debba correre il rischio di essere addentato da un momento all’altro; ed è tutto merito di Yvonne. Yvonne dei lupi, la ragazza vampiro che ha lottato per trasformare il mostro che ero in “qualcosa” di migliore. «Cos’è?», chiede incuriosito, indicando con lo sguardo la mia piccola scultura. «Ci lavori su continuamente. Sembrerebbe il ritratto di qualcuno. Fa un po’ vedere». Sono sempre stato geloso dei miei lavori, e non sopporto che qualcuno li osservi mentre sono ancora in fase di creazione. «Non la riconosci? Il suo volto dovrebbe essere impresso nella tue mente almeno quanto lo è nella mia».


Lo stupore che si fa strada nel suo viso è davvero divertente. Ammira, rigirandoselo tra le mani, il ritratto del volto d’Yvonne. O meglio, la rappresentazione di quel che io ho sempre visto in lei. La piccola scultura -sarà grande circa quanto il palmo della mia mano- è composta da un elegante e ben fregiato piedistallo, sopra il quale si erge il suo capo diviso in due metà: nella parte sinistra è scolpito il suo splendido volto da donna, dalle cui labbra però ho scelto di far intravedere un canino. La parte destra è invece deformata dal profilo di un lupo. Ho deciso di unire i tre volti della mezzosangue che ha sconvolto la mia esistenza. «È davvero...singolare. Devo dire però che ci sai fare con il legno. Eri per caso uno scultore, quando…» «Quando avevo ancora un cuore che batteva?». I miei pensieri corrono alla visione vissuta insieme ad Yvonne, durante il suo rapimento. Non avrei mai pensato di riuscire a ricordare la vita trascorsa prima di diventare ciò che sono. E ora che la mia memoria sembra essersi risvegliata da un buio letargo, il mio unico desiderio è quello di porre fine alla mia sete di vendetta. «Sì, ma solo nel tempo libero. Ero un semplice agricoltore. Ricordo ancora la sensazione della terra tra le mie mani…» «Veramente strano. Yvonne non ricorda nulla della sua vita passata. Ha persino pensato d’essere nata così, vista la totale assenza di ricordi». «Credo sia cambiato qualcosa, Albert». «A cosa ti riferisci?». Il suo sguardo indagatore mi fa pentire di aver parlato troppo. Non spetta certamente a me dover mettere luce sulla vita e sulle rivelazioni che Yvonne farà alla sua famiglia, appena riusciremo a riportarla a casa. «Pensavo solo ad alta voce. Non devono torcerle un capello, e se non ci muoviamo subito temo sarà troppo tardi. Valiant ha già parlato con Lilian?». Infossa le grosse dita nella terra, strappandone un ciuffo d’erba per poi tormentarla all’interno del suo pugno. «Non lo so. Vado a vedere». Tenta di alzarsi, ma lo sforzo gli provoca un violento capogiro che lo induce a portarsi le mani alla testa fasciata da un’improvvisata benda. La battaglia contro Callaghan e il suo seguito di cani rognosi ha lasciato il suo segno in lui, come in altri nostri compagni. In queste condizioni, molti non sarebbero in grado di affrontare un altro scontro. «Non credo ce ne sia bisogno, resta pure dove sei». Mi alzo anch’io, desideroso di allontanarmi e di avere la solitudine di cui necessito, prima dell’incontro che a breve avrò con Stephen Dan.


«Valiant riuscirà a convincere quell’idiota, ne sono sicuro. E poi, è l’unico modo che ha di salvaguardare la sua inutile pellaccia, se non vuole che uno di noi le salti addosso e vendichi il suo insensato tradimento». «Hai ragione, succhiasangue. Se non avesse avuto la brillante idea di spifferare tutto a quel bastardo…ha sempre stravisto per Peter. E ha sempre odiato Yvonne per la preferenza che Callaghan manifestava nei suoi confronti. Ma la legge è uguale per tutti, sapevamo che Peter non avrebbe mai potuto avere Yvonne come desiderava. Così, Lilian ha ben pensato di renderla ai suoi occhi una traditrice, nella vana speranza che lui iniziasse a riversare in lei i suoi perversi desideri. Che razza di…» «È inutile pensarci troppo. Adesso dobbiamo solo concentrarci su due punti fondamentali: salvare Yvonne e liberarci dei veri orditori di questa tragica farsa». Il suo cenno di assenso conferma che le mie parole hanno avuto l’effetto desiderato. Sorrido, pensando che per la prima volta un vampiro e un licantropo riescono a trovarsi di comune accordo come farebbero degli amici di vecchia data. «Cavolo, qui i cellulari non prendono neanche con la chiamata d’emergenza!». Dai gonfi cespugli sbuca l’amica d’Yvonne, Tiffany. Una delle due lupe dal pelo biondo. Zoppica goffamente perché ferita alla gamba sinistra da un seguace di Callaghan. Credevo non ce l’avrebbe mai fatta a difendere Albert da sola. Invece mi sbagliavo. «Sei tu. Mi hai spaventato. Chi vuoi rintracciare?», le domanda Albert. «E me lo chiedi? Giosuè, Henry e Sam, ovviamente. Chi altri sennò? Valiant non può più tornare a casa, e Lilian ha solo una possibilità su un milione di riuscire a parlare con Walter senza correre il rischio di essere uccisa come hanno fatto con…» La sua voce trillante vacilla, frenata dalla paura per la vita della sorella. «Non temere, non le faranno del male. Significherebbe esporsi troppo davanti al resto del branco, non possono rischiare tanto. Al massimo la tortureranno per sapere dove ci troviamo. E sono certo che lei non aspetterà molto per tradirci ancora». «Come puoi essere così freddo e insensibile con me, Albert Smith? So che Lilian ha sbagliato. So che non la perdonerete facilmente. Ma è davvero pentita per ciò che ha fatto e cercherà in ogni modo di rimediare ai danni che ci ha inflitto». «Ci serve solo che riesca a scoprire come bisogna fare per raggiungere la tana di quei lupi centenari. È l’unico modo per salvare Yvonne dalla condanna a cui lei stessa l’ha costretta». Un imbarazzante silenzio pervade la zolla di terra occupata da me a dai due licantropi che si fissano negli occhi, impegnati in un muto dialogo. Poi, d’un tratto il mio olfatto viene stuzzicato da un odore delicato e pungente al tempo stesso...ecco, ora ho capito. La lupa bionda sta piangendo. «Perdonami... Non volevo essere così burbero con te. Ma sai, io...Lilian non avrebbe dovuto…»


Il suo grattarsi la testa mentre abbassa lo sguardo spostandolo dal volto afflitto della ragazza a terra, è sinonimo d’incapacità nel riuscire ad esprimere quel che vorrebbe realmente spiegarle. «Non scusarti, Albert. Hai perfettamente ragione. Lilian ha commesso un terribile errore... Vorrei solo che non sia del tutto irreparabile». «Non lo sarà, vedrete», intervengo io. «Riusciremo a liberare Yvonne e ad incastrare Stephen Dan e Peter Callaghan». Vorrei poter credere anch’io alle mie stesse parole. In realtà nutro non pochi sospetti che queste dicano il vero. Mi chiedo cosa farei se qualcosa dovesse andare storto. Come reagirei? Come riuscirei a trascinare i miei eterni giorni sapendo che non la rivedrò mai più? Non per dieci, cento o mille anni. Ma per sempre. «Sì, Yvonne sarà presto di nuovo tra noi. È però fondamentale riuscire a parlare con Stephen Dan e trovare un compromesso con il suo clan… Cosa vorrà in cambio?». Chiede Tiffany, più a se stessa che a me. «Non possiamo saperlo. Ma qualunque cosa saremo in grado di concedere, l’avrà. Yvonne non pagherà per sconto dei veri colpevoli». I nostri sguardi s’incrociano in una silenziosa promessa. Ognuno di noi sa che, per l’affetto che ci lega alla mezzosangue rapita ingiustamente, faremo di tutto per salvarla dalle fauci del nemico. La ragazza lupo muove alcuni passi per avvicinarsi ancor più ad Albert e con una mano gli sfiora il braccio, procurandogli un leggero sussulto e un lieve rossore sul viso abbronzato. «Perché non rientriamo? Paul e i gemelli sono riusciti a recuperare alcune bende e altri prodotti da medicazione. La fasciatura che hai in testa dovrebbe essere controllata ogni tanto, non pensi?». «Sì, hai proprio ragione. Ma…non credo d’esserne capace». «Testone! Ci penso io. Fammi vedere». Mi chiedo come faccia il fratello di Yvonne a non accorgersi del profondo sentimento che questa ragazza nutre per lui chissà da quanto tempo. Spero che riesca a guardare oltre la scura pelliccia che, a quanto pare, gli annebbia anche la vista. «Bene ragazzi, credo sia il caso che io me ne vada». Ho bisogno di stare un po’ da solo. «Ci si vede, succhiasangue». Albert alza una mano a mo di saluto. «A dopo, Alain. Non allontanarti troppo, ti raccomando». Sorrido alla ragazza lupo per la sua gentilezza e ricambio il saluto di Albert. Do loro le spalle senza più voltarmi indietro, e procedo verso il sentiero che porta al campo di Stephen Dan.


Yvonne. Dove sei adesso? Credi ti abbia abbandonata, come hai creduto che fosse avvenuto anche con i tuoi genitori? Ora sai la verità. L’unica verità che ti avrebbe probabilmente condotta verso diverse scelte di vita. Potrò mai confessarti di essere riuscito a ritrovare quella parte di me che credevo perduta oramai per sempre, grazie al tuo amore? Come farei a vivere senza te? Senza il mio veleno? Perché è questo che sei oramai per me: nient’altro che veleno. Che io sia maledetto per l’eternità se dovessi sopravvivere all’assenza di te. Quel che più mi rende colmo di stupore è il totale coinvolgimento del mio essere alla tua vita, alla tua storia, più che al ricordo della mia stessa. Il ritorno della memoria mi ha reso possibile ricordare chi ero: un semplice ragazzo desideroso di vivere il proprio futuro secondo i progetti costruiti con la fervida fantasia che l’ha sempre accompagnato. Un agricoltore come tanti, costruttore d’ideali e romantico artista. Ma tutto questo è parte del lontano passato in cui ancora non ero lo sporco criminale che sono, il mostro allontanato da tutti. Prima di aver vissuto i miei giorni avvolto nel mistero del ragazzo che si aggira nascosto da un paio di scuri occhiali da sole e si maschera dietro un’arcana e attraente oscurità. Con te…tutto è cambiato: il fluire dei miei pensieri, lo scorrere del veleno nelle mie vene, la consistenza stessa della mia sete, la percezione di quel che mi circonda. Tutto. Il mormorio di qualcuno che parla agitatamente arresta il mio passo e proietta i miei sensi nella direzione da dove provengono le voci. Riconosco quella di Valiant, il lupo rosso che stava per uccidere Yvonne. E l’altra...sì, è certamente Lilian. La nostra traditrice: «Sei proprio sicura di volerlo fare? È come andare incontro alla morte! Lilian, non sei costretta. Nessuno ti obbliga. Perché sei tanto ostinata?!». «Davvero non capisci? Yvonne è stata rapita, e l’unica colpevole di ciò sono io. Come puoi pensare che possa continuare a vivere con questa colpa , senza risentirne per il resto del mio futuro?». Riesco a percepire il lieve profumo delle sue lacrime scivolare lungo le guance rosee e le labbra arrossate per il forte moto di rabbia che la accende. «Già…» L’ira aumenta il flusso del sangue di Valiant. Il suo aroma è pungente molto più di quello della ragazza. «Per un attimo avevo dimenticato che la tua stupida ossessione per quel bastardo di Peter, abbia rischiato di far morire tutti noi». «Adesso basta, ti prego!». Lilian è seduta su un grosso masso incastonato nella bruna terra. Si porta entrambe le mani alle orecchie, scuotendo velocemente la testa bionda.


Valiant continua a camminare nervosamente avanti e indietro: «Ti fa male sentire la verità. Ma è quel che è accaduto. Come hai potuto pensare che Peter ti avrebbe risparmiata? Non credevi forse che Yvonne e i suoi amici dicessero il vero? Ci hanno dato ogni prova per rendere credibili le loro tesi...ed io ho visto con i miei occhi uno degli scagnozzi di Callaghan fuggire dopo aver ucciso miseramente il povero John! Hai pensato che parteggiassi per i vampiri senza un vero motivo? Anche se l’odio che nutro per loro è sempre vivo e pulsante nel mio sangue, devo ammettere che stanno lottando al nostro fianco per una giusta causa. Avrebbero anche potuto infischiarsene di noi e schierarsi con Stephen Dan e i Lupi Viola. Invece sono qui. E anche loro desiderano salvare Yvonne dalla morte». Gli occhi azzurri della lupa si alzano per puntarsi dritti in quelli di lui. Per un istante, sono stati attraversati da una luce aliena. Dal riflesso del licantropo che in lei vibra. «Non penserai che io inizi a fidarmi di quei maledetti assassini? Anche loro hanno bisogno della nostra presenza: da soli non ce l’avrebbero mai fatta ad affrontare la situazione. Solo noi possiamo aiutarli ad entrare nel territorio dei Lupi Viola… ci stanno soltanto usando. In quanto alla mia insana azione…non ho parole per esprimere il mio pentimento. Posso solo sperare di riuscire a rimediare andando da Walter e scoprendo il modo per entrare nella setta degli Antichi». Improvvisamente, Valiant si muove con velocità e fervore inginocchiandosi ai piedi di Lilian, la quale rimane ad osservarlo senza riuscire ad aprire bocca. «Non hai mai voluto accettare l’amore che ti ho sempre offerto. Ti amo da sempre, Lilian. Ma questo non ha più alcuna importanza adesso…ti chiedo solo di accontentarmi cedendo a me il compito di cui ti stai facendo carico. Andrò io da Walter. Crederà al mio pentimento e mi accoglierà tra i suoi seguaci. Gli servono certamente licantropi forti per l’esercito che sta creando insieme a Peter… sempre che anche lui stia ordendo la stessa trappola di Callaghan». La ragazza prende una mano di Valiant tra le sue: «Ne dubiti?», gli chiede con voce affranta. «No». Risponde mestamente lui. «Adesso ascoltami: io devo andare. Né tu, né nessun altro potrebbe farmi cambiare idea. Spetta a me il compito di rimediare agli errori commessi, ma vedrai, andrà tutto bene... tornerò». «E...?». Valiant inghiotte nervosamente. Ma la frase rimane spezzata, senza ricevere alcuna risposta eccetto che lo sguardo smarrito e sofferente di Lilian. Valiant stringe con ardore la ragazza lupo in un abbraccio che tenta di esprimerle l’intensità dei suoi sentimenti. Sorrido silenziosamente, distogliendo lo sguardo dalla splendida scena e lasciando ai due questo magico momento tutto per loro. Non ci resta molto tempo per agire. Quando una freccia nera saetta non molto distante da me. I miei sensi bruciano, entrando in contatto con l’oscura presenza che avvertono. Ed è il mio turno: inizio a balzare silenziosamente tra i rami, simile ad un mulinello impazzito. Un intreccio di nere fiamme, la nostra corsa a mezz’aria. Finché in un breve scontro


riesco a cogliere la sua identità e arresto la mia sfida, sostenendo il mio corpo appeso ad un ramo con un sol braccio. «Stephen. Anche tu da queste parti?». La mia voce risuona ironica e allegra, per nulla alterata dalla scossa rabbiosa che schizza all’interno del mio petto. Occhi rosso fuoco su pelle bianca e pallida. Capelli chiari come il grano. Sorride, mostrando i denti brillanti e sazi. «Finalmente ci ritroviamo... Alain. Ancora una volta l’uno contro l’atro».


L’ACCORDO

U

na coltre fredda e pungente culla la mia memoria. Ricordo perfettamente di non aver avuto paura. Neanche per un istante. Neanche quando mi sono resa conto di essere rimasta sola. Completamente sola.

L’aria era impregnata dall’intenso odore che i corpi fracassati dei lupi emanavano. Un odore che feriva la mia gola con terribili torture. Ero però certa che nessuno se ne sarebbe accorto: nessuno di loro avrebbe sentito il mio odore. Almeno non in quelle circostanze. Sentivo i riccioli -che scendevano lungo le mie gote- incollarsi alla fronte, impiastrati di terra e secco fogliame bagnato. Ero in grado di trattenere il respiro meglio di come vi ero riuscita durante le esercitazioni a cui mi avevano sottoposta. Nessuno avrebbe potuto trovarmi lì dentro. Nessuno che non avesse avuto un olfatto attento e sottile e, fino a quel momento, non avevo incontrato altri che possedessero questa dote almeno quanto me. Era stato facile aprire con le mie piccole dita bianche, forti come tenaglie, il varco che accedeva a quella grotta sotterranea, sovrastata da un’inosservata collinetta di bruna roccia. La visuale che la fessura lasciata aperta mi offriva, permetteva ai miei occhi di vedere tutto quel che mi accadeva attorno. Di sentire le grida. Gli squarci della carne lacerata. I rombi dei cuori che balzavano nel petto di quelle mostruose creature che i miei simili avevano voluto attaccare. Percepivo ogni vita che esalava il suo ultimo respiro. Eppure, continuavo a non provare alcuna emozione. La mia mente varcava saltando sopra ogni corpo esanime lanciato al suolo, finché non raggiunse quel che voleva. Quando riuscii a vedere i miei genitori, un moto di straziante dolore mi pervase invadendo ogni mia facoltà, come farebbe uno sciame d’insetti con un frutto marcito. Non ricordo i loro volti. Né qualcosa che mi possa far pensare di esser mai stata legata a loro. L’unica cosa che non smetterà mai di accompagnare la mia esistenza nel corso dei secoli, sarà solo la viva e terrificante immagine dei loro volti disfatti dal fumo della mia flebile memoria, lanciati nel vuoto, staccati dai loro flessuosi corpi come mele dal ramo. Il sordo e gelido rumore degli arti spezzati, simile a lastre di marmo che si spaccano in due. Il lacerante fischio delle loro ossa frantumate e l’intenso odore d’erba bruciata che le viscere smembrate dei loro corpi emanavano. Ed anche…sì, un altro diafano ricordo bussa alla mia mente: la fluente chioma dorata che incorniciava il volto d’avorio di quella che sarebbe dovuta essere mia madre. Le onde d’oro bronzato navigarono per pochi eterni istanti nell’aria, durante il volo che avrebbe portato la sua testa a rimbalzare proprio vicino al varco da cui osservavo con terrore lo sfacelo creatosi fuori dal mio rifugio. Ricordo ancora…lo sconcertato stupore nei loro occhi quando sentirono la mia presenza così vicina, ed il muto avvertimento che sentii provenire


da quel qualcosa che per un attimo unì i miei pensieri ai loro. Non era ancora giunto il momento di espormi allo scoperto. Dovevo attendere. Ma cosa? Nell’aria si espandevano i profumi dei nostri corpi mescolati al forte odore delle pellicce dei lupi, e sorde grida squarciavano il cielo, gli alberi, le rocce, la terra. Grida simili allo stridore di artigli sul metallo. Poi, tutto tacque. Un improvviso, terrificante silenzio avvolse ogni respiro. D’un tratto, folate di vento alzarono la polvere che la pelle di noi vampiri crea, quando viene frantumata. A mezz’aria, galleggiava come sabbia. Insieme ad essa, il fogliame appassito che faceva da tappeto alla terra umida e le ultime scie di odori familiari che fuggivano da quell’inferno. Erano tutti andati via. I superstiti avevano deciso di battere in ritirata, e il resto del branco sopravvissuto non li aveva fermati. Io ero rimasta sola. Con i lupi. Con la mia nuova famiglia. Contro ogni razionalità, fu solo in quel momento che il sapore della paura venne a bussare al mio cuore. Forse fu il suo battere frenetico che richiamò la loro attenzione, o anche il respiro che improvvisamente, non riuscii più a controllare. Uno di loro avvicinò il suo muso umido e peloso all’unica apertura che accedeva al nascondiglio. Annusò il mio odore per una quantità interminabile di secondi. Poi vidi un bagliore di perla brillare attraverso le sue mostruose fauci: un sorriso. Il primo sorriso che la mia nuova vita mi regalava. Non so perché, non so cosa mi spinse a prendere questa decisione, ma in quel momento sentii di potermi rendere visibile agli occhi dei nemici. Fu facile riaprire il varco di terra che avevo chiuso sopra la mia testa, aiutata dagli enormi artigli del licantropo. Mi appoggiai alla sua folta e ruvida pelliccia argentata per risalire. Questo, l’ultimo ricordo che accompagna quella notte. Una notte annegata nell’odore del sangue dei lupi e dei corpi spezzati dei vampiri che giacevano privi di vita attorno a noi. Non mi voltai per guardare un’ultima volta le carcasse dei miei genitori. Chi per primo, aveva deciso di attaccare? Perché era esplosa quella guerra senza speranze? Non erano domande alle quali avrei potuto dare risposta. Da quel momento in poi, i miei ricordi si polverizzarono nella nebbia che li nascondeva. Come se la mia vita avesse avuto inizio da lì, dal mio seguire l’invito dei lupi che mi presero con loro. Adesso però, forse…è giunto il momento di ripormi la stessa domanda alla quale allora non riuscii o non volli dare alcuna risposta. Perché?

Gli squarci di memoria non smettono di torturare la mia povera testa. Pur continuando a tenere le palpebre chiuse, riesco a sentire perfettamente tutto quel che mi circonda. Sono sdraiata su un comodo divano dall’imbottitura rivestita di raso. Il buio della vista è insinuato da una serie di ombre e luci che mi circondano, che si muovono attorno a me, che parlano tra loro in misurati sussurri e che, a tratti, mi osservano silenziosamente, come se fossi un alieno da studiare attentamente e con circospezione.


«Per quanto credi resterà così? Non abbiamo molto tempo da perdere, dovremmo far qualcosa». «E cosa? Magari sottoporla ad un elettrochoc? Rischieremmo di perderla definitivamente. Inoltre, la sua memoria rimarrebbe lesionata senza rimedio. Non ricorderebbe più da dove viene e perché è stata condotta fin qui. A cosa ci servirebbe in quelle condizioni? No. Dev’essere in forze e in piene facoltà mentali». «Piantatela, voi due». Il rumore secco e deciso di tacchi di scarpe da donna sul parquet, risuona nell’aria tacciando la discussione dei due giovani uomini che stavano parlando al mio fianco. «Non vi siete ancora accorti che la bella si è già svegliata? Quando deciderà di aprire gli occhi potrete darle il benvenuto, razza di smidollati». «Sveglia..?». Sento i loro occhi fissi di su me, l’accesa curiosità è mossa da un’ardente attesa. Il pungente aroma del loro sangue colpisce la mia gola senza pietà. Il flusso degli ultimi eventi accaduti bombarda la mia mente...in questo momento riesco solo a ricordare ciò che è avvenuto durante l’inaspettato agguato di Peter: la mia cattura da parte dei Lupi Viola. D’allora è come se nulla fosse più accaduto. Il tempo si è davvero congelato ed io con esso. «Se riesci a sentirci, sveglia. Apri gli occhi, bellezza>>. Ghigna uno di loro, quello con la voce più gracchiante. »Sembra davvero morta. Non respira». In effetti sto trattenendo il respiro. È l’unico modo per non dover subire la terribile tortura inflitta dal profumo del loro sangue. Ad un tratto, tutti si ammutoliscono. Percepisco l’ammonimento pervenuto dalla donna unitasi ai due, ed il rumore-stavolta lento e meno rimbombante- dei suoi tacchi. Ed ecco che la sento vicina. Molto vicina...fin quando non piomba sulla mia guancia destra un forte ceffone, uno di quelli che non ho mai ricevuto neanche da Marchal. Sono costretta non ad aprire gli occhi, ma a balzare letteralmente dal divano per il colpo violento e improvviso che brucia la mia pelle. Mi ritrovo così seduta su uno splendido e sfarzoso divano rivestito da lucentissimo raso turchese. Con una mano sfioro la guancia colpita dallo schiaffo inferto dalla bellissima donna che mi fissa attraverso uno sguardo stizzoso e crudele: alta almeno trenta centimetri più di me, fisico da far girare la testa, carnagione lievemente ambrata. Occhi di un profondo blu, sfumato da chiare linee viola. Naso piccolo e diritto, labbra rosse piuttosto carnose e mento lievemente pronunciato…una di quelle donne che sarebbe impossibile non invidiare. Eccetto che per la luce perfida e infida che brilla nei suoi occhi, mentre piega le labbra in un impercettibile sorriso e mi osserva con scherno.


Alla sua destra e alla sua sinistra sono piazzati i due giovani uomini che discutevano sulla sorte che mi sarebbe dovuta spettare, se non avessi deciso di svegliarmi una volta per tutte. L’uno alto, di bella corporatura muscolosa e aitante. L’altro piuttosto basso rispetto al primo, ma comunque dotato di non poco fascino, vista la bellezza tutta mora e selvaggia che lo contraddistingue dal resto dei presenti. Dopo l’analisi effettuata sui tre individui, i miei occhi corrono all’ambiente che mi circonda. E quale meraviglia nello scorgere le pareti di trasparente cristallo viola, dalla più pallida tonalità alla più accesa! L’enorme salone è a dir poco magnifico, ricco di sfiziosi particolari e curato nei minimi dettagli: tendaggi fastosi, mobilio rifinito in profili dorati ed enormi tavoli, anch’essi in cristallo, circondati da alte sedie sempre rivestite dello stesso tessuto dei divani. Noto infine il parquet color miele, lucidissimo, che avevo sentito battere dai vertiginosi tacchi delle scarpe della mia bella carceriera. «E così, tu saresti la fantomatica ragazza vampiro cresciuta da un branco di lupi…» Cammina a passo lento, girando tutt’attorno al divano in cui sono ancora seduta, mentre continua a studiarmi attraverso gli occhi malvagi. «Devo dire che mi aspettavo di meglio. Sono alquanto delusa...tanto scalpore, tanta noia per così poco». «Dove mi trovo?». Riesco a gracchiare con una voce ancora intorpidita, molto meno sensuale della sua. «Ah ah..! Davvero non l’hai ancora capito? Non solo niente di speciale all’apparenza...persino un tantino sciocca! Che fiasco». La sua espressione è falsamente sdegnata. Premo con le dita le mie povere tempie attraversate da fitte lancinanti. «Secondo ogni logica...voi dovreste essere…» Irrompe d’improvviso, espandendosi in tutta l’enorme sala, una voce imponente e allegra: «proprio così, cara! Sei nell’antico regno dei Lupi Viola. Il territorio che hai tanto cercato d’invadere ti ha accolto con benevolenza. Ken, Ruben, Alisia. Fatevi da parte». Rivolgendosi prima a me, poi a i tre che mi stanno addosso togliendomi l’aria, il gigantesco Lupo Viola appena entrato da un’enorme porta bianca, scende dalla scalinata che porta al piano dove io mi trovo. Sarebbe impossibile non riconoscerlo. Sì, è lui. È lo stesso lupo che è riuscito ad immobilizzare Alain e che mi ha portata via con sé. Mentre avanza verso la mia direzione, lentamente cambia postura ergendosi in altezza sulle zampe posteriori. La sua intera massa ricoperta da una folta pelliccia viola e lucente, viene avvolta improvvisamente da forti fasci di luce e, pian piano, assume l’aspetto di un ragazzo dalla bellezza folgorante: gli occhi viola sono


incorniciati da folte ciglia brune, e i capelli -lisci e neri- scendono sciolti fino alle spalle. Un fascino che attrae e al tempo stesso incute un brivido di terrore. Un’avvenenza selvaggia e spietata. Dietro la maschera della sua voce così allegra e cordiale, scorgo il lampo brutale che brilla nei suoi occhi. Mi ricorda vagamente quel vile di Peter Callaghan. Nel loro volto schernitore e crudele incombe la stessa ombra oscura. La medesima brama di potere vibra nelle corde della loro voce. «Benvenuta tra noi, Yvonne dei lupi». Un sorriso obliquo dipinge le sue labbra. Avrà di certo trentacinque anni o giù di lì. «Come fate a conoscere questo soprannome?», chiedo, socchiudendo gli occhi in una linea aguzza. «Noi siamo il sapere. Quel che appartiene al passato, al presente o…al futuro, entra così come esce dalle nostre menti. Dimentichi chi siamo, Yvonne. Gli Antichi popolano la vita di coloro che vengono dopo di essi. Voi divenite solo una proiezione di quel che noi vogliamo che siate». Mentre pronuncia queste incomprensibili rivelazioni, sembra irrigidirsi e divenire più solenne. Poi ritorna in un baleno ad assumere l’espressione felice e cordiale di prima: «Ma non gradiamo certo venir meno alle buone maniere. Mi presento...», si sporge in un elegante inchino: «Il mio nome è Lorenzo. È per me un estremo piacere poterti avere qui tra noi, Yvonne Smith». Con raffinata galanteria e un pizzico di audace sfrontatezza, prende una mia mano e se la porta alle labbra. Un brivido mi percorre la schiena, sento una violenta vampata di sangue salire alle mie guance mentre scorgo il suo sguardo beffardo e indiscreto che mi osserva senza pudore. «Sei italiano?». «Sì. Proprio come te. Dovresti saperlo…adesso che tutto ti è più chiaro. O sbaglio?». Le sue parole mi colpiscono con violenza, si riferisce di certo al mio passato. La conversazione tra me e Lorenzo viene ascoltata con indignato interesse dalla bella Alisia: i suoi occhi mi folgorano, nel notare lo sguardo colmo di compiacimento che l’italiano mi volge. Cerco d’ignorarla, non smettendo di voler approfondire l’argomento intavolato dal misterioso portavoce dei Lupi Viola. «Dunque sai anche questo? Conosci la mia storia?». Muove un altro passo verso me, così che ci ritroviamo talmente vicini da poter sentire il suo alito sul mio viso. «Conosco il tuo passato, Yvonne. Conosco già il tuo futuro. O meglio, so a cosa ti porteranno le scelte che prenderai. Se avessi saputo leggere la lingua con il quale è scritto il


libro degli Antichi, avresti conosciuto anche quella parte di storia che ti appartiene, collegata in maniera incredibile a noi appartenenti alla razza dei licantropi». «Spiegati meglio. Voglio sapere la verità. Solo la verità». Non ho davvero nulla da perdere, adesso. Non so se uscirò viva da questa specie di prigione d’alta classe, ma è certo che prima di essere fatta a pezzi da questi lupi, voglio almeno avere le risposte che ho sempre cercato riguardo la mia insolita natura da mezzosangue. E se i tipi loschi che mi stanno di fronte sanno darmi quel che cerco, bè…vale la pena chiedere. Un barlume di trionfo brilla nei suoi occhi. «Bene. Vedo che non hai tardato a capire. Il libro parla chiaro, Yvonne: l’arrivo di una mezzosangue tra i lupi avrebbe segnato inesorabilmente il corso della storia di noi licantropi. Un cuore vivo e pulsante dentro il quale il più mortale dei veleni scorre senza sosta. Un corpo apparentemente fragile, caldo e vivo, dotato di una forza straordinaria. La bambina vampiro era da noi attesa con incredibile ansia, curiosità e timore. Io per primo non vedevo l’ora di poterti avere finalmente qui, all’interno del nostro regno». Mi fissa con sguardo ammirato, quasi venerante. Pone le ampie mani sulle mie spalle, premendo in esse con vigore e scuotendomi due volte. «Ma non capisci? Il tuo destino era segnato. Non è stato un caso che tu e la tua famiglia vi trovaste a fuggire, quella lontana notte, il pericolo dei nazisti. Non è stato un caso che tra i monti di Belluno, ai confini con l’Austria, vi fosse un esercito di vampiri in caccia di umani. E non è stata di certo una fortuita coincidenza che questi vi abbiano attaccati, uccidendo molti dei fuggiaschi che erano con voi e immolando a una terribile esistenza i tuoi genitori, tua sorella ed i pochi che hanno scampato la morte». I miei amati genitori...mia sorella Marina. Adesso è così ovvio l’inspiegabile legame che percepivo al suo fianco. Marina, la mia unica sorella, il solo e reale affetto della mia famiglia rimasto ancora in vita...è un vampiro. Una Veneziana. «Era già scritto che tu dovessi venire morsa da nove vampiri. Non uno, ma ben nove morsi mortali, senza subire alcuna eclatante conseguenza. Il piccolo e indifeso corpo di una bambina di soli sei anni, suppliziato dagli abitanti della notte e senza essere da loro piegato. Immune alla loro brutalità, il tuo fisico ha reagito come solo una leggenda avrebbe potuto fare: ha mantenuto la sua natura umana unendola al potere, alla forza, all’immortalità di un vampiro. Se solo...» Una nuova luce brilla nel profondo dei suoi occhi. Afferra la mia testa intrecciando le dita tra i miei capelli, in un gesto colmo di enfasi e trasporto. Il suo alito rovente -caratteristico in un licantropo- investe il mio viso. Sento il pompare frenetico del suo grosso cuore, agitato e scosso da strani tumulti. «Se solo tu accettassi la nostra proposta, Yvonne...governeremmo insieme sul regno dei vampiri e dei licantropi. Se stipulassimo un accordo, nessuno uscirebbe leso da questa storia». «Governare...al tuo fianco?».


Non so se è riuscito a cogliere il profondo senso di disgusto nella mia voce, ma cerco di allontanarmi dalla sua ferrea presa, inutilmente. «Io... sono un vampiro...sebbene solo per metà! Chi meglio di te dovrebbe sapere che è severamente vietata l’unione tra vampiri e licantropi? Non sei forse stato anche tu un creatore delle leggi che governano il vostro mondo? Chi sei Lorenzo? Cosa vuoi da me? E perché…perchè hai deciso di tradire, insieme ai tuoi simili, l’antica e nobile stirpe dei licantropi da sempre simbolo di onestà, di valore e giustizia? I lupi hanno combattuto senza sosta la mia specie per proteggere l’intera umanità. Cosa vi ha spinto a creare un’alleanza con i freddi ? E infine...cosa c’entro io, una semplice e inutile mezzosangue, in tutto questo?». Mi rendo conto solo adesso di ansimare. Il caldo qui dentro è soffocante, vorrei spogliarmi della leggera camicia rossa senza maniche che indosso. Correrei ad aprire le finestre di questa specie di serra assassina, se solo ve ne fosse qualcuna. «Sei proprio sicuro che il libro parli di lei? Insomma…osservala attentamente. Non è dotata di alcuna dote speciale della sua razza. Il suo unico punto forte è la vecchia storia dei nove morsi ricevuti durante l’attacco inferto da Stephen Dan e i suoi. Potrebbe tutto essere dovuto ad una strana molecola che si trova nel suo sangue, giusto? Non escluderei quest’ipotesi, se fossi in te». «Smettila di blaterare, Alisia! Non ci sono dubbi. È lei la mezzosangue di cui si è sempre temuto l’arrivo. Hai mai sentito parlare di mezzi vampiri cresciuti da licantropi? No. E mai più se ne parlerà. La bambina vampiro giunta per salvare la stirpe dei grandi lupi è lei». Le seducenti labbra atteggiate ad una smorfia di rabbia e rancore. Percepisco nel suo fisico e nella sua mente la forza brutale che l’assale a poco a poco. Vorrebbe salirmi addosso in un sol salto e sbranarmi come non ha mai fatto con nessuno. Ma non può. E con aria altamente indignata, volge uno sguardo di sfida verso il suo capo. «Mi chiedi perché ho scelto di tradire la mia stessa razza. Domanda intelligente e colma di carità, Yvonne. Oltre che ad essere un vampiro dalla forte personalità, sei anche una donna dal cuore nobile». Addolcisce la presa della sua mano tra i miei capelli. Una luce lussuriosa brilla nello sguardo da incallito seduttore. È terribile quel che provo sotto il suo tocco: una forza inquieta e pervasiva sembra voler invadere la mia ragione, il mio controllo, persino i miei sentimenti. Non conosco affatto l’uomo che mi sta di fronte, eppure la sua presenza tenta di schiacciare tutto quel che ha radici profonde nel mio cuore, nei miei pensieri. Cerca di predominare su ciò che per me ha già importanza, divenendo lui unico oggetto del mio interesse. Un’attrazione subdola e fatale verso Lorenzo, rischia di far cedere ogni mia resistenza, e quasi temo di perdere la lotta silenziosa svolta dalle nostre menti. Cerca di controllare i miei pensieri, ma ho io la meglio. In un sol movimento mi libero finalmente della sua presa e svincolo l’abbraccio incantatore, distogliendo anche i miei occhi dai suoi.


Ken, Ruben e Alisia si accovacciano subito in posizione d’attacco, già la schiuma alla bocca e la vibrante tensione dei loro arti in procinto di trasformazione. Lorenzo alza una mano per arrestare il loro pronto assalto. Mi sorride come se nulla fosse accaduto, come se non dia alcuna importanza al mio rifiuto. «Sarò sincero con te, Yvonne. La risposta alla tua domanda è semplice: come tu stessa avrai notato, la razza dei vampiri è in netto aumento. Interi clan formati da numerosi membri si piazzano nei più grossi centri urbani per dominarli, per distruggerli. Per imporre in essi la loro autorità, la loro supremazia. Nel corso dei secoli, noi licantropi abbiamo sempre combattuto la tua specie, perdendo molte volte..altre uscendo vincitori. Ciò ha comunque comportato inesorabilmente il nostro declino e lo scemare del numero dei superstiti. Questo punto debole che ci pone in netto svantaggio rispetto i tuoi simili, ha un preciso motivo: noi lupi ci riproduciamo secondo il normale corso della natura. Voi, invece, avete un metodo molto più veloce, pratico e infallibile... il veleno. Bastano poche gocce del veleno che scorre nelle vostre vene, e un altro umano è condannato per l’eternità. Avete imparato a moltiplicarvi, a limare il vostro stato grezzo. Ed ora rappresentate il vero, unico pericolo per l’esistenza della nostra razza». Non ho ancora capito cosa dovrei c’entrare io in tutta questa storia. «Ti starai chiedendo il ruolo da te rivestito in questa trama…non è così?». Adesso legge anche nel pensiero? «Suvvia...pensaci un po’. Cosa sei tu, Yvonne? Cosa scorre nelle tue vene?». La domanda appena postami è più diretta e più terribilmente chiara di una risposta. Un brivido agghiacciante percorre la mia schiena. Adesso capisco…finalmente, la mia stupida esistenza da mezzosangue all’interno di un branco di lupi assume il suo vero senso. «Te l’ho detto, Yvonne: insieme potremo governare il mondo. Metà umana. Metà vampiro. Il tuo sangue caldo accoglierà il mio seme. Questo sarà nutrito anche dal veleno che scalpita nelle tue vene e…il mio erede, il nuovo iniziatore della specie a cui daremo vita, avrà il potere dei licantropi. E non di un licantropo qualsiasi...in lui scorrerà il sangue degli Antichi. Così che quando il tuo veleno si farà strada e invaderà il suo cuore, lo renderà…immortale». Immortale. Era questa la parola che temevo sarebbe stata pronunciata dalle sue labbra. Non posso crederci…la bambina vampiro avrebbe cambiato la storia dei licantropi, perché…è l’unica in grado di dar vita ad una specie di macchina della morte? Devo assolutamente riuscire a scappare da quest’inferno. Alain…dove sei? «Walter, Peter, Stephen..sono state solo delle pedine che mi hanno condotto da te». «Perché scomodare altri quando sarebbe stato un gioco da ragazzi per voi, catturarmi? Perché far morire degli innocenti?».


Solo adesso mi accorgo delle lacrime che scendono, silenziose, sulle mie guance. Sono io…io la causa della morte dei miei amici. «Oh...hai proprio ragione. Ma vedi, noi non c’entriamo nulla con gli omicidi avvenuti nell’ultimo periodo. Il lupo rosso è stato sacrificato da Walter e i suoi per avere un movente d’accusa contro i Veneziani. Il resto del branco si sarebbe impegnato a dar loro la caccia, allontanandosi sempre più dalla verità. Il vecchio lupo John...lui aveva scoperto tutto attraverso una discussione accesa tra Walter e Nico, uno dei Thomson, ovvero colui che ha ucciso Robert durante la lotta con i Veneziani. La morte di Jack il vampiro, invece, è stata solo una resa dei conti tra lui e Stephen...vecchie diatribe tra succhiasangue. L’umano trovato morto nel bosco, infine, è stata una delle mosse false di Callaghan. Lui e i suoi leccapiedi sono solo delle stupide masse di pelo senza cervello. Il loro unico scopo è il potere. Credono di poter comandare e alzare la zampa quando e come pare loro; si sentono invincibili grazie al siero antiargento che gli ho iniettato, per essere liberi di toccare l’unica arma in grado di estinguerci. Ma non sanno che l’effetto della sostanza finirà presto…e se continueranno ad agire così sconsideratamente, porranno fine alla loro stessa vita. L’alleanza tra vampiri e licantropi, però, ci era troppo utile: uniti da una sciocca brama di potere, per un breve periodo di tempo allenteranno le battaglie sempre costanti tra loro, dando a noi spazio di creare la nuova stirpe che cambierà il corso del mondo. Non devi temere…» Avanza di qualche passo verso me, porgendomi una mano. Tremo, arretro della stessa quantità di passi che ha lui effettuato. Finalmente si ferma. «Quando diventerai la mia sposa e darai alla luce il nostro successore, ci occuperemo del disordine che vampiri e licantropi stanno creando. Nessuno potrà opporsi a nostro figlio…anche volendo, noi stessi non potremmo farlo». Nostro figlio. La sua sposa. Il mio destino è realmente legato a questo losco individuo? Non sono mai stata padrona della mia vita: ecco qual è l’unica verità. Hanno sempre deciso tutti per me, non lasciandomi libera di essere me stessa, di seguire il mio istinto, i miei desideri. Ma stavolta…stavolta non permetterò che la mia misteriosa natura sovrasti la mia stessa esistenza dando il predominio ad altri su ciò che sarà del mio futuro. «Sei atteso al raduno, Lorenzo. Sono già tutti dentro il grande cerchio». Il ragazzo moro, quello dall’aspetto un po’ selvaggio, ha per fortuna interrotto la scellerata proposta appena fattami dal suo compare. I miei occhi devono davvero essere spaventosi, a giudicare dall’espressione incerta e dubbiosa con la quale tutti e tre continuano a fissarmi. «Hai tutta la notte per pensarci e fare la tua scelta, Yvonne. Al sorgere del sole, tornerò». Mi schiocca un sorriso sardonico e colmo di sottintesi. Poi mi dà le spalle, trasformandosi in un battito di ciglia nel Lupo Viola che ha letteralmente immobilizzato Alain durante l’ultima battaglia.


Ruben, Ken e Alisia lo seguono mantenendo il loro aspetto umano. I tacchi della donna mozzafiato si scontrano nuovamente sul lucido parquet. Prima di chiudere la porta alle loro spalle, Alisia estrae una grossa chiave argentata dalla profonda scollatura del suo abito e me la mostra sogghignando tra i denti: «Un’ultima cosa, mezzosangue. La porta, come del resto tutte le pareti di questa stanza, sono a prova di bomba. Se tenterai la fuga sarà solo una noiosa perdita di tempo. Quindi…risparmiati la fatica». Escono, chiudendo la porta alle loro spalle. Porto una mano per riparare i miei poveri occhi dalla luce del sole in tramonto che invade tutto l’ambiente, e mi avvicino al lato sud della stanza per osservare quel che si aggira attorno al palazzo in cui mi trovo. Il panorama è davvero stupendo, sebbene piuttosto freddo e sterile, come anche l’interno della dimora degli Antichi. Una sconfinata distesa d’erba chiara e tenera circonda l’intera reggia. Non un fiore, non un cespuglio, non un albero persino fin dove la mia acuta vista mi permette di giungere. Nulla. Solo erba e un cielo chiaro, tremendamente assolato, cosparso di bianche e fumose nuvole che si disciolgono seguendo la corrente. Cosa mi aspetterà adesso? I miei pensieri corrono alla notte che ha cambiato la mia esistenza. Alla notte in cui tutto ebbe il suo inizio. E la sua fine… Seconda Guerra Mondiale. Non ricordo l’anno esatto. Faceva freddo. Faceva molto freddo. Ricordo però che mancasse poco alle feste natalizie e che Venezia era splendida, illuminata dai chiari raggi della luna mentre le davo il mio ultimo saluto. Il sorriso di mia madre che mi teneva stretta tra le sue braccia era bello almeno quanto l’alta sfera luminosa in cielo. Non dimenticherò mai gli sguardi colmi di paura, d’incertezza e infinito amore che i miei genitori si scambiavano, tenendosi per mano e correndo velocemente verso la meta da raggiungere. Mia sorella Marina -capelli corvini, lisci e fin sopra le spalle- così diversa dall’aspetto tanto aggressivo con il quale appare adesso dietro i suoi capelli rosso fiamma e gli occhi senza luce, mi lanciava occhiate per rassicurarmi, stringendomi silenziosamente la manina gelata e coperta da un guanto giallo. E ancora...ricordo la corsa sfrenata del gruppo di fuggiaschi al quale c’eravamo uniti, tra i bui sentieri del bosco che ci avrebbe condotti ai confini dell’Austria. Il sorriso di un giovane ragazzo sconosciuto che sfrecciava, agile, tra gli alberi che comparivano come spettri attraverso la fitta nebbia che impediva la fuga. Mi guardava con occhi teneri e indifesi. Proprio come i miei. Percepivo in lui la stessa paura che aveva avviluppato il mio cuore di bambina. D’un tratto -notando la fatica che sopraffaceva il mio fragile fisico- mi porse una mano. I miei occhi s’incontrarono con i suoi. Anch’io gli porsi la mia. E mi prese in braccio, cullandomi nel suo calore e offrendomi il suo petto sopra il quale posi il mio piccolo faccino, trovando la pace che il mio cuore anelava. Quel ragazzo...era Alain.


Poi l’improvviso attacco dei vampiri. Stephen Dan e i suoi decimarono i fuggitivi in un massacro ignobile, mostruoso. Alcuni si salvarono, altri rimasero vittime del veleno che impestava l’aria della piccola radura nella quale fummo attaccati. Del ragazzo che mi aveva preso con sé, non ne seppi più nulla. Tra gli ultimi citati c’eravamo anche io e Marina con i nostri genitori. Non conservo molti ricordi del breve periodo trascorso con il clan di Stephen Dan. Rammento solo che ci sottoposero ad allenamenti terribili, sfiancanti. Ricordo...l’atroce sofferenza fisica che divorava i miei familiari, al contrario di me -rimasta sempre la stessa, eccetto che per l’incredibile sviluppo dei sensi, della forza, della velocità e della percezione che mi rendeva diversa dal solito. Diversa dalla piccola e fragile Yvonne di sempre-. Ed infine, rammento il primo scontro con i licantropi al quale mandarono noi novelli vampiri e alcuni dei veterani. La morte dei miei genitori è avvolta da una nebbia scura, densa e impenetrabile, eccetto che per il volto del loro carnefice adesso ben nitido nella mia mente: Peter Callaghan. È stato lui a porre fine alla loro breve vita da bevitori di sangue. Lui a strappare i freddi arti di mio padre e di mia madre e a lanciarli a mezz’aria come ossa da dare in pasto ai cani. Persino il terrore che mi allontanassero anche da Marina è soffocato dalle sensazioni allora provate durante il mio primo incontro con i licantropi. Adesso so perché non mi uccisero. So perché decisero di risparmiarmi: sapevano chi ero e perché mi trovassi lì. Spero solo che l’affetto della mia famiglia adottiva, di Marchal, Ricky ed Albert, vada oltre la leggenda della bambina vampiro alla quale erano preparati. Oh, Alain…come vorrei poter risentire il calore di quel tuo abbraccio, la sicurezza che sei stato capace di donarmi persino allora... I nostri destini sono sempre stati uniti da un invisibile laccio del tempo. Ti amai sin dal primo istante. Sì, ero bambina…ma ti amai. Per un istante, per i pochi attimi che ci unirono in un silenzio fatto di sguardi e paura… ti amai.


L’ULTIMO MORSO «E così, davvero non ricordavi nulla? Chi eri, da dove venivi...ignoravi persino l’episodio della tua trasformazione?». Non rispondo alle sue sciocche domande e continuo a fissare un punto indecifrabile alle sue spalle. Ero preparato a quest’incontro...mi preparavo da anni. Da quando io e gli altri Veneziani abbiamo abbandonato il suo clan per formarne uno nostro, non troppo impegnativo e che garantisse ad ognuno di noi la libertà desiderata. Se solo allora avessi ricordato di essere stato trasformato nel mostro che sono, proprio da lui...la perdita totale della memoria ha causato in me anche lo smarrimento di me stesso. «Non so cosa sia accaduto. So solo che avrei fatto scelte molto diverse nel corso di questi lunghi anni, Stephen, se avessi saputo di aver avuto per tutto questo tempo il mio carnefice così vicino». «Carnefice? Vuoi forse rimproverarmi di averti donato questa nuova vita?». Il suo viso è davvero sconvolto. Lo stupore per le mie parole l’ha realmente colto di sorpresa. Possibile che esista qualcuno di noi felice dell’esistenza che è costretto a condurre? «Guardati, Alain. Riesci a vedere quel che sei? Riesci a dare potere al dio che vive in te? Cos’aspetti...che senso hai dato alla tua nuova vita, per tutto questo tempo?! Credo che tu non sia riuscito a cogliere l’opportunità che ho deciso di donarti». «Di quale vita parli, Stephen? Dell’eterna condanna ad una sete di morte senza pace? Ti riferisci a questo?». Mi lancio contro di lui, oramai al limite della sopportazione. È impossibile riuscire a guardare negli occhi colui che ha distrutto la mia vita, colui che ha permesso alla mia anima di dileguarsi come se non fosse mai esistita. Evita l’impatto che i nostri corpi avrebbero avuto, spostandosi di un solo passo e permettendo a me l’atterraggio alla sua sinistra. I nostri occhi s’incontrano in una silenziosa sfida. «Sei solo un ingrato, Alain! Molti altri, come te, hanno sofferto i piccoli conti da pagare per essere un freddo. Per appartenere alla razza eletta dei vampiri. Eppure, dopo... dopo hanno capito ed apprezzato il mio gesto. Mi sono riconoscenti, mi sono debitori! È grazie a me se adesso godi di un posto privilegiato tra le diverse specie del nostro mondo. Ricorda: i vampiri sono appena un gradino più in basso dei Figli di Drago!».


«Dovrei esserti debitore per avermi trasformato in una creatura orribile, in un assassino assetato di sangue? Sei tu il vero mostro, Stephen Dan. Vendicherò l’uomo che ero. Vendicherò la vita che mi hai strappato, lo giuro». La sua risata squarcia le tenebre dell’oscura pineta in cui ci troviamo, rendendo immobile qualsiasi forma di vita che ci circonda. «Ah ah! Il tuo giuramento non credo abbia molta importanza, Alain. Dimentichi forse...che sei un senza anima». Non lascio che dica un’altra parola. La rabbia frustrante per la cattura di Yvonne si unisce alla scoperta del mio primo e antico nemico. Stephen Dan, capo clan di un esercito di vampiri smaniosi di morte e distruzione. Non so ancora perché si sia alleato con i licantropi, e non voglio neanche saperlo. Suppongo che la sua sete di potere e la mania d’ingrandire il proprio esercito di bevitori di sangue stia al vertice di questa sua folle e insana decisione. L’unica cosa che adesso desidero davvero, è vederlo polverizzato sotto le mie mani. Il resto lo scoprirò a tempo dovuto, poiché sono certo che la verità si cela all’interno del territorio dei Lupi Viola. Come anche sono sicuro del fatto che Yvonne è la chiave per accedere a tale verità. «Puoi dire addio alla tua stupida esistenza, Alain! Dai spazio a chi concede il giusto merito ai propri poteri!». Si scaglia contro me, veloce come una freccia lanciata da un arco. La forza che brucia le sue fredde carni fa tremare tutto quel che lo circonda, e le foglie dei bassi cespugli che stanno ai nostri piedi iniziano a prendere a fuoco a causa della potenza e della velocità da lui usata per attaccarmi. Gli occhi rossi come l’inferno e le fauci mortali spalancate, sta per atterrare sul mio corpo. L’impatto è terribile. Simile al rumore di due lamiere che si scontrano, i nostri corpi emettono uno stridore davvero impossibile da sopportare all’orecchio umano. La mia spalla destra è in frantumi, ma riesco ancora a muovere bene il braccio, prima che questo si ricostruisca velocemente. La sua gamba sinistra, invece, è quasi del tutto spezzata. Tuttavia non trovo il tempo necessario per colpirla un’altra volta e staccargliela del tutto, visto che sento già il rumore delle sue ossa che si calcificano. Mi guarda come una tigre ferita attraverso gli occhi incendiati, orlati di sofferenza e furia mortale. «Non dimenticare, Alain... Non hai mai sbagliato in tutta la tua vita come oggi. La tua morte sarà frutto del più grande errore da te mai commesso. Oggi...tu...hai tradito te stesso. Hai tradito quel che sei. Oggi non sei più un vampiro». Stavolta è la mia risata a echeggiare tra gli alberi che ci sovrastano ed emanano i loro pungenti profumi: « Era proprio quel che volevo sentirmi dire!».


Decido di attaccarlo secondo la danza iniziatrice della nostra specie. Fisso i miei occhi nei suoi, legandolo alla percezione dei miei stessi sensi e non permettendogli di rifiutare la sfida così lanciata. Iniziamo a effettuare i passi che richiamano l’antica scrittura delle nostre origini, volteggiando su noi stessi e unendoci alla forza derivante da tutto ciò che ci circonda, da tutto quel che riusciamo a rendere nostro nell’essenza. La potenza da noi assorbita è incredibile, riesco a sentire la vastità dell’aria, del vento che entra nelle mie vene, fin nelle profondità delle mie viscere. Sento... il calore della terra che brucia il mio freddo strato di pelle, fino a divenire fuoco che pervade ogni nervo, ogni impulso del mio corpo. Così, l’uno di fronte all’altro, difensori della vita e della morte, ci muoviamo lentamente studiando ogni minimo intento, ogni impercettibile mossa che potrebbe tradire il reciproco avversario e spezzare l’equilibrio soprannaturale creatosi. Potremmo rimanere così chissà per quanto tempo, per sempre forse. Ma Stephen decide di attaccare per primo e io sono inevitabilmente costretto a rispondere. Il verso che emette è simile a quello di un serpente. Evito lo scontro del suo braccio puntato al mio torace. È alle mie spalle, mi volto in una frazione di secondi e... «Alain, amico mio! Non mi riconosci?». Jack? «Jack. Cosa...come...come fai ad essere qui? Stephen…» Jack è morto. È stata la sua morte a dare inizio alle ricerche di noi Veneziani. Ed è stato grazie alla sua morte, se io e Yvonne ci siamo ritrovati. «Non l’avevi ancora capito? Sono proprio io, Jack. Credevo mi avresti riconosciuto». È proprio lui. Gli occhi rosso fuoco di Stephen hanno dato spazio a quelli neri del mio vecchio compagno di caccia. Stesso codino biondo platino, stesso sorriso ipocrita sotto le labbra dalla linea dura e sottile. «Vuoi dire che sei sempre stato tu, Jack? Da quando hai preso il posto di Stephen Dan?». «Da quando lui e i suoi bastardi hanno cercato di uccidermi. Sai meglio di me quanto Stephen mi odiasse per essere riuscito a far innamorare la bella Sara di me e a portargliela via. Non ha mai accettato la sconfitta… Non ricordi la vecchia leggenda?». Non riesco a credere a ciò che vedo. Riconoscerei l’odore del veleno di Jack tra un milione di vampiri. E potrei scommetterci la pelle: questo non è il suo. «Se un vampiro riesce ad uccidere un suo simile, può scegliere se assimilare in sé il veleno di questo e avere in tal caso la possibilità di assumere le sue sembianze ogni qualvolta ne abbia voglia. Non è fico?! Credevo fosse solo una delle stupide storie da quattro soldi di Yari. E invece…eccomi qui».


Allarga improvvisamente le braccia, spalancando le labbra a mo di sorriso e invitandomi ad andargli incontro. «Suvvia, vecchio mio! Non sei contento di rivedermi?». Ma certo: la leggenda del volto della morte. Yari aveva detto di non poter affermare con certezza che fosse vera, ma aveva anche assistito alla trasformazione di altri suoi vampiri conoscenti, testimoni e autori diretti dei misteriosi racconti. Quindi...non si trattava solo di una leggenda. «Vieni ad abbracciare il cacciatore di umani più temibile che sia mai esistito! Ma dimmi, come sta Sara? Non immagini cosa darei per rivederla…» Avanzo verso lui con passo lento e meditato. Cerco di sorridergli ricambiando la sua cordialità, il suo improvviso entusiasmo. Ancora qualche passo…ci divide solo un metro. I suoi denti assetati brillano alla luce della luna. Una lieve folata di vento investe la sua pelle, scompigliando le lucenti ciocche argentee dei suoi capelli. Si...è lui. Non posso sbagliarmi. Balzo in un salto che mi permette di sorpassarlo da sopra il capo, effettuando una doppia capriola a mezz’aria. Senza ch’egli abbia il tempo di girarsi, avvinghio il suo collo con il mio braccio destro e con l’altro affondo un colpo al centro della schiena, proprio all’altezza della spina dorsale, bucando il freddo involucro di carne con un foro grande quanto il mio pugno e ritrovandomi a contatto con le sue gelide interiora. Inizio così ad estrarle velocemente, rendendo quasi vuota l’intera cassa toracica. «Vai all’inferno, Stephen Dan». Sussurro al suo orecchio. L’urlo del vampiro tra le mie braccia echeggia per l’intera pineta oscurata dalla fitta nebbia da poco giunta. Le sue grida sono simili al rumore di mille lame che stridono tra loro. Il suo corpo riacquista subito le sembianze di Stephen. Non potevo sbagliarmi...evidentemente, la leggenda dei racconti di Yari diceva proprio il vero, ma sarebbe stato impossibile non riconoscere l’odore di Jack. Prima ancora che la sua esistenza scompaia come cenere al vento, sono costretto a fare una delle scelte più importanti della mia vita: decidere se morderlo e fare entrare in me anche il suo veleno, oppure lasciare che il suo corpo si disfi nella polvere gessosa che i mulinelli stanno pian piano portando via. Mentre si dimena come un forsennato, sdraiato a terra in preda a terribili convulsioni, i suoi occhi infuocati sembrano liquefarsi in un rosso sangue che dilaga in tutto il bianco organo, e il fragore delle sue urla squarcia la notte mettendo in fuga gli abitanti della foresta prima nascosti nelle loro silenziose tane a noi vicine.


Il mio ultimo morso. È l’unico modo che potrebbe permettermi d’infiltrarmi senza alcuno sforzo all’interno del territorio dei Lupi Viola. È l’unico modo che ridarebbe la libertà a Yvonne. E sia. Affondo i miei denti nel suo splendente e marmoreo collo, centrando l’arteria che donerà alle mie fauci il siero di Stephen. Inalo profondamente, traendo il più possibile ed ingurgitando il liquido nero fino alla nausea, finché la morte giunge anche sulla parte superiore del suo corpo, all’altezza del torace. Mollo dunque la presa, e lascio che le sue ultime grida dannate echeggino nell’aria, sostituite poi da un assoluto silenzio. Di Stephen Dan, solo qualche chiazza di bianca cenere, trascinata via dal vento e soffocata dall’umida nebbia che tutto riveste. Lo sento. Sento scorrere dentro le mie vene, in un binario parallelo al mio, il suo veleno. Ho ucciso un vampiro. Un mio simile. Da questo momento sono e sarò per sempre un marchiato. Un traditore. Un rinnegato della mia specie. L’unica cosa che adesso conta è sapere di poter avere una speranza per trarre in salvo Yvonne. Devo assolutamente andare da Walter, prima che Lilian faccia un’altra mossa falsa e rovini il mio piano.


IL BIVIO (L’ULTIMO SCOnTRO)

È

già l’alba, sembra sia trascorsa un’eternità dal momento in cui i Lupi Viola mi hanno lasciata sola, chiusa dentro questa camera fredda ed estranea, ad analizzare ogni frammento di ricordo riemerso senza preavviso dalla mia memoria.

Se qualcuno mi chiedesse in questo istante di cosa sono sicura, non saprei affatto cosa rispondere. Ma se mi si chiedesse di esprimere un desiderio, un qualsiasi desiderio prima di andare incontro alla morte che mi attende, non esiterei un solo istante: rivedere Alain. Un’ultima volta, un ultimo sguardo, un ultimo bacio. Mi basterebbe rivederlo e sapere di non essere sola, in questo momento. È davvero incredibile quanto poco possa bastare per cambiare radicalmente un’intera esistenza vissuta nell’ombra e nella solitudine. Da inutile e insignificante mezzosangue quale ero -e quale ancora mi ritengo-, mi sono ritrovata ad essere oggetto dei più ambiti e misteriosi desideri. Unico e inesplicabile mezzo per ottenere l’inizio di una razza oscura e mai esistita. La razza degli immortali. Chi l’avrebbe mai detto! Chissà come la prenderanno i Veneziani. Loro non erano certo al corrente di tutta questa storia. Al contrario di Marchal e dei miei fratelli...perchè non me l’hanno mai detto? Pensavano davvero si trattasse solo di una leggenda? Adesso capisco perché Marchal aveva deciso di accondiscendere al desiderio di Albert: nel mio caso la legge avrebbe fatto uno strappo alla regola...sono pur sempre un vampiro, è vero. Ma solo per metà. E la mia unione con Albert avrebbe evitato questo momento: i Lupi Viola si sarebbero dovuti far da parte innanzi un’unione già celebrata e consacrata. Ma ho preferito scegliere Alain, la mia seconda metà. E i nostri Antichi non hanno perso tempo…catturandomi e ponendomi di fronte una scelta: divenire la regina indiscussa di un regno fantasma, dove mito e realtà si mescolerebbero dando origine a un nuovo mondo, o morire come un semplice vampiro… in un’alba di un giorno qualsiasi che illumina una terra sconosciuta e impregnata di mistero e magia, sulla quale non avrei mai voluto metter piede. Per prendere una decisione su cosa fare della mia vita e della mia morte, ho preferito concedermi tutto il tempo datomi a disposizione: una notte sola, da trascorrere immersa tra i miei grigi pensieri. I raggi del sole nascente iniziano a colpire i miei occhi, eppure, con mia stessa meraviglia, non mi procurano alcun fastidio. Anzi. I cristalli che costituiscono le mura della splendida dimora dei Lupi Viola, brillano intensamente donando magici riflessi ad ogni oggetto su cui la superba luce posa il proprio bacio. Osservando le sfumature rosa arancio che


tingono il cielo, un bagliore all’interno della stanza cattura la mia attenzione e mi accorgo per la prima volta della grande specchiera che si erge nell’angolo destro ad est della camera. Mi avvicino ad essa per ammirare il mio riflesso. Con non poco stupore, apprezzo compiaciuta la mia immagine resa elegantemente raffinata dal vestito trovato disteso su una delle numerose poltrone di raso turchese. Era stato lasciato lì in bella vista, probabilmente a mo d’invito ad indossarlo per l’importante occasione quale dovrebbe essere l’unione mia e di Lorenzo, l’aitante portavoce dei licantropi regnanti. Non molto appariscente, dalla linea semplice e lineare, l’abito di seta blu scivola dolcemente sulle mie snelle forme. Sebbene il raduno avverrà di certo stanotte -e avrei avuto tutto il giorno per me a disposizione-, non avevo motivo di attendere oltre per prepararmi, non avendo nient’altro da fare che crogiolarmi nella sfinente attesa. Riesco ad immaginare con fervido intuito i riti cerimoniali in fase di preparazione…com’è ovvio che sia, sarò oggetto di attenzione per tutti i cento lupi che parteciperanno all’evento, impazienti di conoscere la mia decisione. Non sono mai stata brava nei discorsi...ma nessuno mi ha mai battuta nelle improvvisazioni. «Buondì, Yvonne». L’alfa entra senza dare alcun avviso della sua presenza. «Spero tu abbia gradito l’accoglienza riservatati. Sei riuscita a riposare?». Il mio silenzio non gl’impedisce di continuare a mantenere quel suo mezzo sorriso indisponente. «Sembravi piuttosto sconvolta ieri, dopo le rivelazioni che io stesso ho avuto il piacere di farti. Come stai?». Non mostra alcuno stupore nell’avermi trovata già agghindata per la notte che ci attende. La sua espressione così gioviale, quasi più di ieri, è illuminata dai raggi del sole che si fanno pian piano prepotenti, cercando d’invadere l’intera stanza e di rendere il soggiorno in essa praticamente un inferno, almeno per me. Posa sul tavolo dalla superficie di cristallo un vassoio con su una miriade di cibaria sfiziosa e invitante per la colazione: uova con speck, succo d’arancia, cornetti ripieni di marmellata, un cesto con vari frutti dall’aspetto appetitoso, burro, fette di pane caldo. Mi indica elegantemente il posto a capo tavola che dovrei occupare. Immagino voglia cominciare a darmi qualche lezione per poter affrontare una vita alimentare simile alla sua, visto e considerato che tra qualche ora dovremmo essere marito e moglie, secondo ogni sua aspettativa. «Prego, accomodati e serviti pure». «Non dovrebbe occuparsi di questo qualcun altro? Suppongo avrai altre faccende molto più importanti che portarmi la colazione in camera…Lorenzo. Non è così?». Fa bella mostra del suo ampio e sardonico sorriso, incitandomi ancora una volta a sedermi. «Credi che possa esserci qualcosa di più importante in questo giorno così speciale per me? Stanotte potrei diventare tuo marito. Se solo tu lo volessi».


Resta in attesa di un mio intervento alla sua allusione, volgendo in silenzio lo sguardo verso il vassoio con la colazione abbondante. Poi, alla mia assenza di risposta, riprende con l’entusiasmo di prima facendo spallucce e stampandosi un bel sorriso sulle labbra: «Hai pensato alla mia proposta? Immagino avrai valutato attentamente la positività dell’accordo». Inizia a spalmare del burro su una fetta di pane ancora fumante. E con mia assoluta meraviglia, mi accorgo del coltello d’argento che destreggia con totale disinvoltura. «Dunque il siero antiargento di cui mi parlavi, esiste davvero. È sempre attivo? Cioè...potete toccare l’argento in qualsiasi momento senza subirne i danni?». Stavolta il suo sorriso è meno spavaldo, ma più rassicurante e quasi intenerito dalla mia domanda. «Ovviamente. Inoltre, posso garantirti che nostro figlio non avrebbe neanche bisogno di assimilare il siero antiargento. La parte umana e quella del vampiro sovrasterebbero la parte del lupo, essendo le molecole di quest’ultima minori in percentuale nel suo organismo. Dunque l’argento provocherebbe un effetto quasi impercettibile…una lieve ferita, nel peggiore dei casi. Che ovviamente si rimarginerebbe in un batter d’occhio». Non riesco ad essere davvero crudele dicendogli quel che penso. Seppur conoscendolo solo da un giorno, credo di poter fare un’analisi della sua personalità senza alcuno sforzo: egocentrico, tracotante, sfrontato, legato ai propri ideali da un tempo che sfida la sua natura a tal punto da decidere di mettere in mano ad una folle leggenda il destino del mondo intero. Decido quindi di non porre alcuna obiezione alle bozze dei suoi segreti sogni che sta decidendo bonariamente di piazzarmi di fronte come fossero il più grande progetto che sia mai esistito. «Non male, direi». È l’unica stupida frase che riesco a farmi uscire di bocca. «Già...non male…» I suoi occhi così penetranti si velano di un caldo senso di compiacimento. Posa il pane e il coltello con la rondella di burro, sfrega le mani l’una con l’altra per liberarle dalle briciole rimaste e si avvicina a me con passo lento. Sguardo d’accanito casanova: «Sento che nel tuo cuore di sangue e veleno hai già fatto la tua scelta. Yvonne…ti renderò la donna più felice del pianeta. Devi solo dirmi di sì...solo un sì e la tua esistenza nascosta, schivata e derisa da tutti, cambierà per sempre». Da settant’anni a questa parte non ho trascorso un solo giorno senza sperare che prima o poi giungesse qualcuno per dirmi le esatte parole appena pronunciate dal Lupo Viola deciso a prendermi in moglie. Quante lacrime versate alla ricerca della spiegazione alla mia natura di mezzosangue… «La tua sensazione non ti tradisce, Lorenzo. È vero, ho già fatto la mia scelta».


Improvvisamente colto da un moto di sfrenato entusiasmo, balza in un istante al mio fianco così velocemente da non permettermi di evitare il suo abbraccio. «Ne ero sicuro! La profezia parlava chiaro: una bambina vampiro, una mezzosangue avrebbe cambiato il destino dei licantropi. Non avrei mai sperato di poter essere io il tuo braccio per l’adempimento della leggenda. Yvonne…non te ne pentirai». Sento l’aroma intenso del suo sangue adrenalinico investire i miei sensi violentemente, mentre immerge il suo viso tra i miei capelli all’altezza del collo. «Non così in fretta, ti prego…», lo respingo garbatamente. «Ho detto di aver preso una decisione. Ma sono disposta a renderla ufficiale solo stanotte. Al raduno. Non voglio venire meno alle regole del branco: ogni decisione deve venir condivisa e resa pubblica tra i membri del proprio nucleo di appartenenza. E se questa, d’ora in poi…sarà la mia nuova famiglia, non ho intenzione di fare delle differenze comportandomi altrimenti da come ho sempre fatto. Sei disposto ad attendere la prossima luna per conoscere la mia scelta?». «Yvonne...abbiamo l’eternità a disposizione. Stanotte renderai pubblica la strada che vorrai percorrere. Se quella della vita, o…» «Quella della morte». Finisco di dire io. Il suo assenso con il capo mi dà conferma di aver capito bene. L’entusiasmo è svanito, il sorriso scomparso. Solo il suo sguardo, adesso duro e impenetrabile, accompagna il freddo silenzio creatosi così in contrasto con il pulsare forte e grave del suo cuore. Spezzando l’improvvisa tensione, irrompe un giovane licantropo entrando senza neanche bussare. «Lorenzo, siamo pronti. L’umana è già stata sistemata sopra i ceppi per il rogo». Il rogo? L’umana? «Bene. Grazie, Billy. Puoi andare». Il ragazzo sbircia di sottecchi verso la mia direzione, fa un inchino e richiude la porta alle sue spalle. Lorenzo mi rivolge un nuovo sorriso, uno di quelli che non avevo ancora visto: perfido, crudele. Uno di quei sorrisi che procurano un brivido di terrore. «Sei pronta, mia regina?». «Non sono ancora tua, Lorenzo. Spero te ne renda conto». Chiude gli occhi e abbassa il volto sogghignando tra sé e sé. «Mi spiace doverti contraddire...credo dovrai presto ricrederti».


Ingoio senza far udire o percepire il mio stato di tensione. Sono un vampiro…continuo a ripetermi. Posso combatterli. Posso vincere. Il problema è la mia mancanza di volontà. Voglio davvero uscire vincitrice da tutto questo? Se la domanda mi fosse stata posta fino a qualche tempo fa...avrei detto certamente no. Ma adesso...adesso c’è Alain. E lui è il mio tutto. Il seme che racchiude il bene e il male della mia esistenza. L’amore che mi unisce a lui riuscirà a darmi la forza per voler spezzare la catena che in qualche modo mi lega davvero alla stirpe dei licantropi? «Adesso andiamo. Il giorno non sarà eterno e tu, Yvonne, devi sapere a ciò che la tua decisione potrebbe causare». «Sono assolutamente pronta. Procediamo». Con un pomposo inchino, mi indica la strada da seguire per l’uscita e cede a me passo. «Prima le signore».

I corridoi del palazzo di cristallo sono esattamente come la stanza da me occupata durante la scorsa notte. Il tetto, invece, è interamente fregiato da dipinti che raffigurano i volti di numerosissimi Lupi Viola, certamente caduti in difficili battaglie o comunque distinti da altri per una qualche gloriosa impresa. I loro occhi rossi riescono ad incutere paura persino da questi semplici affreschi. Dopo aver attraversato decine e decine di anditi e passaggi tutti simili tra loro, totalmente privi di stanze adiacenti, giungiamo finalmente innanzi una porta diversa da quelle superate fino ad ora: di colore nero opaco, rettangolare e senza alcun ornamento di rifinitura. Leggermente bassa rispetto alle misure standard utilizzate. Mi fermo innanzi ad essa e lascio che sia Lorenzo ad aprirla per me. Ma...nessuna sorpresa. Credevo di ritrovarmi in un nuovo retroterra tutto da scoprire e d’ammirare, invece l’unico elemento in grado di sconvolgere il mio organismo è la luce terribilmente forte del sole che impesta l’infinita distesa verde sulla quale ci ritroviamo: siamo innanzi il paesaggio inquietante che potevo osservare dalla camera in cui ero prigioniera. Solo erba e cielo. Nient’altro che questo. In lontananza vedo brillare qualcosa, o...qualcuno. Che sia l’umana destinata al rogo di cui parlavano prima? E perché mai in questo giorno di festa dovrebbe esserci un sacrificio? A questo punto non saprei chi indicare come più temibile creatura nella storia delle leggende…vampiri o licantropi? Il titolo se lo contendono alla grande. Ci avviciniamo sempre più, camminando sotto la cappa soffocante del sole e procedendo a passo non troppo veloce. Fin quando…


«Aiuto! Vi prego...non uccidetemi! Non ho rivelato nulla!». MARY...?! «Mary! Lasciatela andare!». Grido, senza preoccuparmi dello sguardo omicida che potrebbe infliggermi Lorenzo. «Yvonne! Sei qui! Cos’è successo? Perché ce l’hanno con me?!». «Non preoccuparti, Mary... Non ti accadrà nulla di grave, è tutto sotto controllo». Sfido con occhi pieni di lacrime il portavoce di questa mandria di assassini. Ma lui ride. Ride senza gorgheggio, ride silenziosamente, come chi sta per esplodere della propria boria. «Non è così, schifoso cane rognoso? Non le torcerete un capello!». «Ohi ohi...suvvia, Yvonne...mi meraviglio di te. Non dovrebbero essere questi i dolci appellativi con cui dovresti rivolgerti al tuo futuro sposo». I miei occhi corrono da lui al rogo preparato per la mia povera amica. Legata ad un enorme ceppo che fa da base al falò umano in programmazione, non smette di dimenarsi per cercare di liberare i polsi dalle grosse corde che le serrano la carne. Il volto lentigginoso a me tanto caro è sbiancato dal terrore e dallo sgomento. «Non temere, mia cara. Non le accadrà nulla. Nulla che possa compromettere la sua vita. Si tratta solo di una piccola precauzione: il suo destino è nelle tue mani. Come quello di tutti noi, del resto». «Cosa intendi dire?». Vorrei potergli saltare addosso e premere i miei denti nel suo collo per mettere fine a quest’inutile farsa. Sarebbe un gran finale per il glorioso Lupo Viola che pretende di essere l’iniziatore di una nuova specie...una di quelle storie da scrivere sul Libro degli Antichi e d’archiviare come leggenda per i prossimi secoli a venire. Tutto...avrei accettato tutto. Ma non Mary. Ho fatto il possibile per evitare che la sua presenza nella mia vita risultasse per lei pericolosa…non permetterò che un altro innocente paghi con la propria vita a causa della sete di potere che dilania questo branco di scellerati. Vampiri o licantropi che siano. «Semplice. Potrai scegliere se far partecipare la tua amichetta alla nostra festa nuziale e chiederle in dono la sua anima...o vederla ardere viva grazie al tuo insensato egoismo. Liberissima di decidere quel che ti pare. Le conseguenze le conosci». Trasformarla in vampiro...o vederla morire. Il tutto incorniciato da una macabra festa di matrimonio. La mia festa di matrimonio. «Sapevi che non avrei mai accettato di prender parte al mostruoso progetto che tu e i tuoi cani avete in serbo da secoli. E così...hai ben pensato di prendere in ostaggio lei, un’umana! Chi meglio di te sa che è severamente vietato usare gli umani per giungere ad un


fine legato al nostro mondo? Chi ti da il diritto d’infrangere ogni regola che ha fatto da pilastro al vostro regno da sempre?». «Finiscila di blaterare, stupida mezzosangue!». Una voce familiare si alza nell’aria. Impossibile non riconoscere la nota diabolica del suo timbro. È lei, Alisia. «Lorenzo ti ha mostrato le due vie che hai da seguire. Scegli quella che ritieni più opportuna per te...e per tutti noi». Abbagliata dai violenti raggi del sole, porto una mano in protezione degli occhi cercando di riuscire a scorgere quel che pian piano prende forma all’orizzonte d’erba frastagliata dal leggero venticello appena alzatosi. Impossibile non aprire la bocca per lo stupore. Al confine tra cielo e terra, una mandria di uomini dai nudi corpi splendenti, luccicanti, avvolti da un’aurea di luce colorata e brillante, prende la rincorsa per raggiungerci. Per un attimo rivolgo lo sguardo verso Mary, la quale sembra non riuscire a credere ai propri occhi. Corrono a perdifiato, e man mano che si rendono a noi vicini, le espressioni dei cento Lupi Viola in procinto di trasformazione si fanno sempre più nitide. Spietati. Bellissimi e spietati. Donne e uomini plasmati in un unico essere vibrante di forza e potere: il licantropo che in essi batte ferocemente e senza pietà. Giungono così a pochi passi da me, smaglianti nella loro folta pelliccia dai bagliori violacei. «Il sole è ancora alto». Parla sempre Alisia per il branco, la quale adesso si avvicina con fare molto intimo a Lorenzo, lasciandomi intuire il segreto e inconfessato rapporto che li lega chissà...forse da sempre. Vedere un lupo dotato di parola è come sentirmi catapultata in una favola. Una mostruosa favola. Evidentemente, gli Antichi possono fare anche questo. «Resterai qui con la tua amica, finché la luna non tornerà a sorriderci». Fa un giro attorno a Lorenzo, il quale non vede l’ora di potersi trasformare e raggiungere i suoi compagni, lasciandomi qui sola a cuocere con la povera Mary. «Ci rivediamo tra qualche ora, mia bella!». Finisce di dire, facendo scomparire la sua immagine umana in un lampo di luce intensa, e allontanandosi con il resto dei lupi verso l’orizzonte deserto che sembra li divori nel silenzio.

Una vera geenna. Le ore trascorse ai piedi del prossimo rogo sono state le più lunghe di tutta la mia misera vita.


Sarebbe stato inutile cercare una via d’uscita al di là dell’immensa distesa d’erba che ci circonda...perchè non c’è proprio nulla. Neanche l’ombra di un profumo diverso trasportato dal vento, che non sia quello dei teneri fili verdi che sgambettano allegri e lussureggianti. Possibile che non esista un varco, una strada che porti al ritorno verso casa? Non ho mai voluto credere alla sua esistenza...ma se un inferno esiste davvero, bè...ci sono dentro. Più volte ho dovuto trattenere Mary dallo svenire. Sarebbe stato fatale per lei, perdere i sensi sotto questa cappa rovente. Mentre sentivo il veleno che mi scorre dentro iniziare a bollire per il troppo calore, ho persino temuto che mi esplodessero le vene da un momento all’altro. Non ho mai provato un simile dolore, neanche quando Stephen Dan e i suoi seguaci mi hanno morsa fino a ridurmi uno scolapasta, trasformandomi nella mezzosangue che sono. Finalmente però il sole è iniziato a calare…e la terribile tortura ha rallentato il suo corso nel mio forte e fragile corpo di ragazza vampiro. Adesso la luna splende alta in cielo, maestosa e raggiante come una regina. Ci osserva sorridente, attendendo il momento in cui raccoglierà le mie polveri. «Come vedi, i tuoi amici sono venuti per assistere al grande evento che ti rende protagonista. Non sei felice di rivederli?». Lorenzo è in grande uniforme. I neri capelli raccolti ordinatamente in una coda sono coperti ad opera d’arte da un luminoso strato di gel. Gli occhi cupamente viola mi sorridono con malizia. Al contrario di lui, coperta dal mio lucente abito di seta blu, sembro reduce da una durissima battaglia, malconcia e sfinita. Mary, ridotta completamente senza forze, ha ceduto al senso di abbandono non appena il crepuscolo ha fatto il suo capolino, esausta anche del lungo racconto da me esposto, nel tentativo di farle capire cosa sta realmente accadendo. La pianura si riempie improvvisamente di ospiti, ovvero degli altri novantanove Lupi Viola, oltre che del resto dei branchi in combutta con loro, e dei vampiri…i bevitori di sangue che hanno preferito unirsi a dei cani pur d’incrementare la loro crescita di potere. Avanzano, accanto a Lorenzo, i tre principali complici che hanno contribuito alla realizzazione della fantomatica profezia: Peter, Walter e...sì: lui dovrebbe essere proprio Stephen Dan. Il mio primo carnefice. «Ecco la mia vampirella! Pronta per la solenne promessa?». Quella carogna di Peter...lo addenterei senza pensarci su due volte. «Come dici sempre tu, Peter: chi non muore si rivede. E, come puoi tu stesso constatare, sono ancora viva e vegeta. Al contrario di ogni tua speranza». «Suvvia, Yvonne! Credevi davvero che avrei preferito vederti morta, piuttosto che regina?».


Le ultime parole espresse suonerebbero vuote e prive di emozione, se non fosse per i suoi freddi occhi grigi che mi linciano con odio e frustrazione. Chissà cosa darebbe per vedere me appesa al rogo. «Yvonne. È un piacere rivederti». Walter. «Adesso conosci bene il motivo per cui negli ultimi tempi sono sorte tra noi delle incomprensioni». «Ma certo. E suppongo anche che per te sia tutto gettato alle spalle, ormai». «Ovviamente. Forse per te non è così?». La sua voce sempre esageratamente cordiale sembra aver superato ogni limite. Nessuno oserebbe dubitare della sua benevolenza al solo udirlo parlare. «Finalmente ci rivediamo». Il mio cuore malato sussulta. È la volta di Stephen Dan. Il bellissimo vampiro capo clan giunto in una notte di fuga e terrore per cambiare improvvisamente la mia vita. «Sono passati molti anni, Stephen Dan. La perdita temporanea della memoria mi ha impedito di venirti a cercare per ucciderti come avrei voluto». Sorride, ma di un sorriso stanco. Devo dire che ho sempre immaginato diversamente il mio sicario: i suoi occhi non posseggono quel barlume malefico che mi aspettavo…bè sarei solo una sciocca se credessi che in questi denti assetati di sangue alberghi un’ombra di bontà. «Bene. Adesso sono qui. Potrebbe essere la tua unica occasione per rivendicare la sete di vendetta che ti divora dentro. Perché resti immobile?». «Hai voglia di metter fine ai tuoi miseri giorni? Posso anche capirti. È capitato anche a me», riesco solo a dire. Come me e la mia famiglia, a causa sua molte altre vittime hanno dovuto subire il dolore della perdita, della separazione. Stephen Dan ama espandere la propria sventura come il vaiolo. I suoi occhi incendiati mi fissano intensamente, ma non riesco a cogliere in essi il messaggio che vorrebbero trasmettermi ad insaputa di Walter, Peter e Lorenzo, i quali sono intenti a chiacchierare come vecchie comari riguardo il seguito della cerimonia. So che questo mio pensiero rasenta la totale follia...ma se anche solo per un attimo, ho avuto la sensazione che dietro il volto pallido e cereo di Stephen... dietro i suoi occhi infernali, si nasconda il viso del mio Alain. Credo di stare per perdere il senno della ragione. «È giunta l’ora tanto attesa. Tocca a te, Yvonne. Il raduno attende il tuo consenso per dare inizio alla celebrazione delle nostre nozze». Lorenzo, senza alcun preavviso, parla così a gran voce per farsi udire dai presenti indicandomi il centro del cerchio formato dai membri dei diversi branchi. Tra tutti, noto anche la testa mora di Daniel e quella albina di Nico, i figli adottivi dei Thomson. Solo adesso capisco il motivo della loro presenza nelle stanze private di Walte…


anche loro facevano parte del complotto. Trafiggo Nico con uno sguardo carico di rabbia e disprezzo, desiderosa di trasmettergli tutto il mio odio per la morte di John realizzata dalle sue sporche mani. Lo sguardo di ogni licantropo si posa su me: la mezzosangue in grado di cambiare le loro sorti. Schiarisco leggermente la voce e mi accerto di avere rivolta l’attenzione di ogni singolo individuo. «So cosa vi aspettate che dica in questa notte decisiva per il destino della vostra genesi». La mia voce risuona paurosamente, e tutti mi ascoltano con religioso silenzio. Stephen Dan non smette di fissarmi con una familiarità a dir poco inquietante. «Eppure, so anche che nel cuore di ognuno di voi la paura ha piantato le proprie radici». Un lieve mormorio si alza tra i presenti. Sguardi incerti, dubbiosi, restii, ostili e increduli si alternano da un volto all’altro. «Avete capito bene. Paura. Paura della profezia tanto attesa, paura che questa possa rivelarsi una trappola. Non esisteranno più licantropi. Né vampiri. Giungerà un tempo in cui questi nomi saranno dimenticati cedendo definitivamente il posto a coloro che verranno chiamati gli Immortali. Cosa ne sarà di noi ? Quale sarà la nostra fine? Desiderate davvero tutto questo?». Il mormorio si fa più forte. Sento il ringhio di Lorenzo e di Peter farsi sempre più feroce, ma decido d’ignorarli. Stephen ha assunto un’espressione indecifrabile... sembra quasi fiero e orgoglioso delle mie parole. Attendo che qualcuno abbia il coraggio di esporsi, di dire la sua. Ma nulla. «Ho trascorso la mia esistenza domandandomi perché dovessi essere diversa da tutto ciò che mi appartiene e che al contempo mi sfugge. Né umana, né vampiro. Cresciuta da un branco di lupi. E ora… ora che sento di avere trovato il mio posto, di avere scoperto quale strada di me stessa voler seguire, sarebbe veramente folle da parte mia intraprenderne un’altra, perché costretta da un’antica leggenda di cui ignoravo persino l’esistenza». Mi volgo e scorgo Mary in lacrime, mentre mi sorride annuendo con il capo in segno di approvazione. «Sei solo una stupida mentecatta, Yvonne! Ecco cosa sei! Ti rendi conto di quel che stai rifiutando? Sai a cosa porterà la tua scelta?!». Ringhia Lorenzo con la bava alla bocca e gli occhi fuori dalle orbite. «Dici di essere in grado di vedere cosa può accadere a seconda delle differenti scelte che si compiono. Dimmi, Lorenzo...cosa vedi adesso? A cosa potrebbe condurre il mio rifiuto alla tua proposta di matrimonio? Per caso alla fine dei licantropi? Ne dubito». Improvvisamente una voce si alza, forte e grave, oltrepassando la densa coltre di silenzio che accompagna il dibattito mio e del portavoce degli Antichi.


«Non solo lui può vedere cos’accadrebbe se le nozze venissero annullate. Tutti loro sanno bene a cosa andrebbero incontro». Sempre lui. Stephen. Non era forse dalla parte del nemico? «Se lei non ci aiuterà a mantenere il nostro sangue vivo nelle future generazioni attraverso la nuova stirpe che la profezia preannuncia, per noi non ci saranno davvero speranze». Termina di dire Alisia, con una malcelata indignazione che le fa tremare lievemente la voce. «Dici il vero, Alisia. Ma...sappiamo anche che, nel caso in cui la bambina vampiro non fosse mai esistita, la stirpe dei licantropi avrebbe avuto il suo corso giungendo infine al suo termine. Non esisteranno più gli uomini lupo, è vero...ma il loro nome sarà ricordato con gloria. Così facendo, invece, nulla sarà più come prima. I licantropi non saranno licantropi...e i vampiri non saranno vampiri. Saremo sovrastati da un essere più forte di noi. E a dire il vero, preferisco la prima ipotesi». A parlare è stato un uomo sulla quarantina, a giudicare dalle leggere rughe che ornano i suoi occhi. Si fa largo tra la folla, mentre espone il suo pensiero. «Cosa vorresti dire, Christopher? Osi forse andare contro la profezia riportata nel Libro degli Antichi?! La mezzosangue dovrà generare il nostro successore. Vampiri e licantropi saranno una cosa sola!». L’uomo interpellato fa alcuni passi indietro, d’un tratto intimorito dalla furia manifestata dal suo capo in procinto di trasformarsi. «Noi ci ritiriamo». Tutto, ma non questo. Stephen Dan si tira indietro? «Cosa vuoi dire...maledetto succhiasangue?». Digrigna Lorenzo tra i denti, arrestando la propria metamorfosi per capire bene cosa stia improvvisamente accadendo. «Hai capito bene, Lorenzo. Noi ci ritiriamo. Sciogliamo il patto con voi stipulato e ce ne torniamo a casa. Vedi…» Il vampiro avanza lentamente. Mi volge un’occhiata furtiva, lasciandomi intuire ci sia qualcosa che ignoro e della quale dovrei saperne di più. «Noi vampiri cambiamo facilmente idea, le nostre decisioni hanno la capacità di mutare come il vento. Devo dire che all’inizio il tuo piano sembrava allettante...diabolico, aggiungerei. Ma noi bevitori di sangue ci annoiamo presto, siamo...come dire...degli spiriti liberi. Non ci piace stare fermi su un’idea molto a lungo. Perciò per noi questa storia finisce qui». Indica se stesso e tutto il seguito di vampiri appartenenti al numerosissimo clan che comanda: una moltitudine di cerei e gessosi visi dall’espressione inebetita e assetata. Sembrano tutti pendere dalle labbra di Stephen Dan, sono solo delle marionette nelle sue


mani. Proprio come lo sono stati i miei poveri genitori per il breve periodo trascorso sotto il suo comando. «Siete solo degli illusi se credete di potervene andare così facilmente da qui». Lorenzo fa segno agli altri novantanove Lupi Viola di procedere, seguendo gli ordini che avrà già loro dato anticipatamente. «Accendete il rogo!». Grida con una furia esplosiva, un istante prima di aver preso le sue sembianze animali. «No! Non ve lo permetterò!», grido esasperata. In un istante sono al fianco di Mary, che non smette di osservare con occhi sbarrati quel che la circonda, dimenandosi come un pesce nella rete tra le corde che la legano al grande ceppo. Mentre cerco disperatamente di lacerare le funi con l’improvvisa forza devastante che fa bruciare i miei arti, una spinta portentosa mi scaglia lontana dalla mia amica gettandomi a terra. Senza vedere di chi sia, lotto freneticamente per liberarmi della sua presa, ma il mio avversario sembra essere più forte di me. «Fermati, dannazione! Sono io, Alain! Non mi riconosci?». La voce di Stephen Dan penetra i miei timpani scaraventandomi nella confusione più nera. Alain? «Maledetto, toglimi le mani di dosso...lasciami andare! Mary!». Gli appartenenti al clan di Dan hanno già iniziato ad attaccare i licantropi, lanciandosi in una lotta senza esclusione di colpi. I miei fendenti sembrano non scalfire la corporatura marmorea di Stephen. «Sono Alain! Ti prego, fidati. Fai come ti dico o non usciremo vivi da qui!». Finalmente riesco a incrociare i suoi occhi. Come posso vedere in essi, così pieni di morte, quelli di Alain? Perché dice di essere lui? Solo la presa delle sue mani rievoca quella del vampiro che ho imparato ad amare. Ed è proprio questa che mi incita ad arrestarmi, per un istante. «Credimi, Yvonne. Presto capirai». Continua a dire a denti stretti attraverso le pallide e violacee labbra. «Non so se riusciremo a scappare, ma dovevo dirti, per l’ultima volta, quanto ti amo. Ti amo disperatamente, Yvonne dei lupi. Come la vita non ha mai concesso ad altri di amare». Sento le lacrime pungermi il viso. È lui. È proprio Alain.


«Amore mio… sei davvero tu! Ma come hai fatto...» Riesco a dire debolmente, accarezzando i tratti del viso estraneo che ha preso il posto di quello a me immensamente caro. «È una lunga storia», accenna per un attimo il suo mezzo sorriso irresistibile. Ma la sua voce viene violentemente e improvvisamente smorzata dai raggi mortali provenienti dagli occhi di Lorenzo. Stephen…Alain inizia a torcersi in convulsioni terribilmente dolorose, mentre il suo viso si trasforma in una smorfia mostruosa. «Basta, basta! Adesso basta, diamo fine a tutto questo!». Urlo disperatamente gettandomi sul corpo seviziato di Alain e prendendo in tal modo il suo posto. Non potrei descrivere in questo momento la natura del dolore inflitto alle mie carni dall’arma sconosciuta del Lupo Viola che continua a colpirmi incessantemente. Posso solo dire con certezza di sentirmi interamente attraversata, dal cervello ai piedi, da infinite onde taglienti che rimbalzano come una pallina da flipper nella sua scatola da gioco. D’un tratto, la tortura viene misteriosamente interrotta. Non ho le forze per voltarmi indietro e vedere cosa sta accadendo, ma le voci che attraversano la mia mente potrei riconoscerle persino nell’ultimo respiro che mi accompagna. «Cosa credete di fare, ammasso di pulci? Prima dovrete vedervela con noi!». È la voce di Paul quella che echeggia tra la folla del combattimento? «Dorothy, Isabella, Lilian, Giosuè, Susan, Valiant! Dirigetevi al lato destro. Jonathan, Carl, Henry, Sam, Tiffany, Sara, Rebecca! Attaccate su quello sinistro. Marchal, Marina, Albert, Ricky: voi venite con me». È il richiamo fermo e autoritario di Yari che detta gli ordini ai suoi compagni con risolutezza. Il clamore rimbombante di tutti coloro che sono impegnati nella lotta corpo a corpo, squarcia il cielo e la terra, accompagnato da laceranti grida di dolore, terribili rumori metallici provenienti dai corpi massacrati e soffocati singulti. Porto con fatica gli occhi al cielo, stesa al suolo con il viso rivolto al selciato. Le nubi che rivestono la luna sembrano aver assunto una tinta leggermente porporina, tendente ad oscurare la luminosità del pianeta. L’aria è improvvisamente divenuta fastidiosa. Sento freddo. È a causa del corpo di Stephen privo di forze -che accoglie quello di Alain- o magari sta per giungere la mia ora? L’ululato dei miei fratelli echeggia nella mia mente...è un suono a me così familiare, così caro...sto forse sognando? È la fine? Cerco di stringermi il più possibile ad Alain. Sì, sono sicura che è davvero lui, sebbene non sappia come sia riuscito ad entrare nel corpo di uno dei nostri maggiori nemici. Non importa. Sono con lui. E questo mi basta per affrontare il dolce bacio della morte con un sorriso sulle labbra. «Prendete la ragazza! Cercate di sbrigarvi, non riuscirò a tener fermo dalle spalle questo bestione ancora per molto!».


Sempre la voce di Yari che attraversa il fracasso della folla. «Albert, stai attento! Cavolo, ha la zampa ancora troppo debole per riuscire a lottare in quel modo!». Paul sembra essere preoccupato per...per Albert? Sì. Dev’essere davvero un sogno. «Ritirata, ragazzi! State pronti!». «Dove mi volete portare?!». La voce di Mary è strozzata e colta da uno stato di panico disarmante. «Di certo lontana da qui, bellezza». Le risponde uno dei gemelli… Carl, se non sbaglio. «Non temere, non avresti potuto ricevere trattamento più barbaro di questo, ragazzina. Luridi cani...non si gioca con il cibo!». Sputa Sara, inferocita e altamente galvanizzata dalla situazione. «Maledetti vampiri! Vi ritroverò!». Grida Lorenzo tra le fauci schiumose. Poi sento sfrecciare al mio fianco un corpo snello e agile che porta con sé un forte profumo di menta: «Alain, Yvonne. Se riuscite a sentirmi, fate come vi dico. Adesso pensate intensamente Venezia. Il nostro vecchio rifugio. Ecco, immaginate di essere lì, proprio nel nostro rifugio. Dovete riuscirci…Venezia…stringetevi forte a me…» La voce così pacata di mia sorella infonde nel mio animo un senso di protezione incredibile. Marina mi rivolge un sorriso radiante, i suoi occhi neri sono rasserenanti. Chiudo gli occhi e nella mia mente le immagini di Venezia iniziano a prendere forma.


DOMANI

I

l benvenuto al mio risveglio è uno sfondo rosso sangue. Dopo qualche istante mi accorgo che è solo il soffitto che mi sovrasta, abbellito da enormi lampadari di cristallo dai quali una forte luce si espande in tutto l’ambiente che mi circonda.

I miei occhi superano la visuale, correndo poi alle pareti dorate. Ai mobili di un classico austero. Ai tappeti orientali. Mi accorgo con immensa gioia di essere dentro una comoda salopette di jeans. E adesso... mi rendo conto di essere distesa proprio sul divano color ghiaccio sopra il quale i dodici vampiri di Venezia erano comodamente seduti, la sera del mio arrivo nella loro città. La sera in cui la mia vita ebbe un nuovo inizio. «Yvonne...mi senti? Credo si stia svegliando». I riccioli biondi di Dorothy ondeggiano a pochi centimetri dal mio viso. «Sì, sta aprendo gli occhi!». Esclama Susan entusiasta. «Dove...dove sono?», chiedo stupidamente. So perfettamente dove mi trovo. Vorrei solo qualcuno mi dicesse che non si tratti di un sogno. «Yvonne… ben tornata a casa». Casa? Casa. È dolce questo nome. Come il buon odore delle ciambelle di Marchal appena sfornate. Come il profumo dei campi in cui corro insieme ai miei fratelli. Ma qui...non sono in casa Smith. Quest’oscura e nascosta abitazione altro non è che il rifugio di undici vampiri, undici bevitori di sangue. Eppure, adesso è anche casa mia. Perché in essa vi risiede Alain, il vampiro dagli occhi di notte che ha cambiato la mia esistenza. L’uomo che ho imparato ad amare più d’ogni altra cosa al mondo. Sbatto le palpebre ancora un paio di volte per accertarmi di essere ben sveglia. Ci sono tutti: i vampiri e i licantropi della mia vita. «Bambina mia! Stai bene?». L’abbraccio di Marchal è il regalo più bello che avessi potuto desiderare in questo istante. «Marchal…Albert. Richy! Come facciamo ad essere qui? Noi eravamo...» «Nel territorio degli Antichi. Ma adesso siamo qui, a Venezia, ed è solo grazie alla tenacia e al coraggio di Alain se possiamo ancora raccontarti cosa è avvenuto. È riuscito a incontrare Walter e a intrufolarsi con lui nel regno dei Lupi Vola, dove eri imprigionata. Albert l’ha seguito intuendo avesse un piano segreto che avrebbe messo in serio pericolo la sua vita. Scoperto il modo per entrare nel temuto territorio, ci ha raggiunti per metterci al corrente dell’operazione di Alain e siamo tutti partiti alla volta di quel magico e inquietante mondo. Entrarvi non è stato poi così difficile».


Finisce di raccontare Dorothy cedendo il posto a Yari, anch’egli sorridente e incitato da un pizzico d’orgoglio che brilla nei suoi occhi: «Già, per niente difficile. Il capo branco, Walter, ha aperto la mappa sotto gli occhi di tuo fratello. Non si trattava di una strada da percorre o di un magico sentiero, no. Era solo una formula da recitare. Una sorta di espressione rituale in lingua antica. Si recita chiudendo gli occhi e pensando intensamente di voler essere nel luogo desiderato e...puf! Ti ritrovi in quell’esatto posto. In parole povere, abbiamo scoperto il mitico metodo utilizzato per la materializzazione. Fico, no?! Direi che i Lupi Viola avranno un bel da fare se vorranno mettersi sulle nostre tracce e darci la caccia!». Finisce di dire, elettrico per la grande scoperta del teletrasporto. «Ecco come siamo riusciti a fuggire durante il combattimento». Interviene Marina, facendosi largo tra tutti i presenti e piazzandosi al mio fianco. Marina. Sorellina mia… «Oh, Marina! È splendido poterti riabbracciare…» Seppur volendo, non sarei mai riuscita a trattenere l’impulso di gettarmi tra le sue braccia. So bene che lei non si ricorda nulla...per Marina il passato è ancora come una pentola dal fondo nero e vuoto. E tale resterà. Proprio come lo è stato per me durante tutti gli anni trascorsi. Non le dirò nulla, non saprà mai di essere mia sorella. Preferisco che resti tutto così, immobile nel tempo e nei ricordi...almeno per lei. Mentre la stringo tra le mie braccia, riesco ad immaginare la sua espressione stupita e incerta. Sorrido tra me e me, distaccandomi lentamente e prendendo il suo viso tra le mie mani: «Scusa lo slancio, ma credevo di non rivedervi più», riesco a dirle tra le lacrime che premono per uscire. «Pensavi forse che avremmo lasciato la nostra mascotte mezzosangue a marcire in quella tana puzzolente di cani pidocchiosi?». Gli sguardi torvi di Albert, Ricky, Tiffany e Valiant la ammoniscono in silenzio per la sua espressione poco carina. «Ehm…nulla di personale, ovviamente». Cristalline risate echeggiano nell’aria. Sono veramente a casa. «Devo dire che avevo sempre desiderato d’incontrare i tuoi amici, Yvonne. Ma non pensavo che ciò sarebbe accaduto in simili circostanze!». «Mary! Amica mia!». In un batter d’occhio la travolgo soffocandola di baci. Chissà quale strana e indescrivibile sensazione deve provare -un’umana- nell’essere circondata da questa moltitudine di esseri leggendari. «YVONNE! Fai piano! Dimentichi che se le mie ossa si spezzano ci mettono un bel po’ prima di calcificarsi!».


«Non temere, sorellina. Ci penseremo noi a riportarla sana e salva a casa, allontanandola al più presto da questi pericolosi carnivori». Ancora allegri trilli di risate saltellano qua e là. Ricky mi scocca un occhiolino. Può ingannare tutti, ma non me: credo non gli dispiaccia affatto di poter approfondire la conoscenza con Mary…vecchia volpe! «Ma...non vedo…» La gola mi si stringe in un pugno senza dolore. Dov’è Alain? Perché non è anche lui qui, pronto ad accogliermi a braccia aperte? E se fosse rimasto prigioniero nel territorio degli Antichi? Solo adesso ricordo sotto quali spoglie è giunto fin lì per portarmi in salvo. «Sono qui...Yvonne dei lupi». La sua voce di velluto carezza i miei timpani e sovrasta il mormorio dei presenti, i quali fanno largo al suo cammino perché giunga fino al mio fianco. Ma il suo volto è quello da me amato: i lisci capelli castani, spruzzati di ciocche nere, scendono sulle bianche tempie. I suoi occhi fanno ardere le mie vene della fiamma che intravedo in essi. In una sola frazione di secondo siamo l’uno tra le braccia dell’altra. Il profumo della sua pelle invade i miei sensi. «Ancora una volta ti cullo tra le mie braccia, bambina mia». Sussurra al mio orecchio con fare divertito, riferendosi certamente alla notte in cui siamo stati trasformati in ciò che ora siamo. Unisco con ardore le mie labbra alle sue, suscitando il clamore dei ragazzi che ci circondano e i loro assordanti applausi. Le mie guance vengono carezzate dalle sue mani fredde, mentre in un solo sguardo annuiamo al pensiero comune che ci unisce nella decisione da prendere senza tante riflessioni. Ci volgiamo verso gli altri con fare trasognate, lasciando intuire il nostro prossimo annuncio. «Non dite niente, ragazzi. Sbrigatevi però! Prevenendo questo momento, abbiamo lasciato qui fuori una sorpresa per voi», ammicca con fare malizioso Albert. Solo adesso mi accorgo, con felice stupore, della complicità creatasi tra lui e Tiffany: i due si tengono persino per mano e gli sguardi che si lanciano non lasciando alcuna ombra di dubbio sulla natura del sentimento da poco nato. Il mio sguardo corre poi sul timido e impacciato sorriso dell’altra ragazza lupo dal pelo biondo, Lilian, che mi lascia intuire il suo pentimento per l’azione commessa a scapito della comunità. Le sorrido, non dando spazio ad alcuna ombra di rancore. «Grazie infinite, amici miei…non so come ringraziarvi». Lasciando via libera alle calde lacrime che scorrono dai miei occhi, inizio ad abbracciare con affetto uno ad uno, salutandoli prima della partenza.


«Tra quanti secoli pensi ci rivedremo, sorellina?», mi chiede Albert aumentando la stretta del suo abbraccio. Ridiamo sommessamente dilungando per qualche istante questo momento. «Non so dirti per quanto tempo non ci vedremo, fratellone...ma abbiamo l’eternità davanti. Il tempo non dovrebbe spaventarci», sussurro al suo orecchio. «Grazie…» E nel silenzio di uno sguardo, entrambi deponiamo l’ascia di guerra per il passato attrito che ha rischiato di rovinare il nostro splendido rapporto: non so quale seme io stia lasciando nel suo cuore, se quello dell’amore o quello del profondo affetto che ci ha sempre legati. Ma so che nulla potrà impedirci di rimanere uniti da un bene che supera qualsiasi altro sentimento. Il bene incondizionato che nasce dal profondo del cuore e che non teme né il tempo, né gli eventi della vita. Terminati i saluti, prima di uscire dalla piccola porta verde mano nella mano con Alain, mi volgo un’ultima volta e li osservo per imprimere il più possibile i loro volti nella mia mente: il mio passato. Il mio presente. Il mio futuro. Tutti coloro che porterò sempre nel cuore con fiamma viva e perenne. Ed è inevitabile che il mio ricordo sfiori per un profondo istante Robert e John. Chiusa la porta alle nostre spalle, il motocross nero fiammante si staglia davanti a noi. Colti da un’improvvisa onda d’elettrica euforia, io e Alain vi balziamo sopra e, a tutto gas, iniziamo a correre verso il nostro futuro insieme. Per una grossa quantità di secondi rimaniamo in silenzio, lasciando che i sensi vengano travolti dai profumi che l’alba dona alla terra. Poi, una pungente domanda balena nella mia testa: «Devi ancora spiegarmi come hai fatto ad assumere le sembianze di Stephen...ringrazia il cielo che ti abbia riconosciuto! Quale diavoleria hai dovuto praticare per arrivare a tanto?». La sua calda e profonda risata gorgheggia come il canto d’un usignolo: «È una lunga storia...non temere, te la racconterò!». Ridiamo, pieni di quella sfrenata gioia che danza finalmente all’unisono con l’amore che ci rende uniti anima nell’anima. Carne nella stessa carne. Mi viene in mente la nota frase tratta da Via col vento: Domani è un altro giorno. E il nostro domani, così ignoto, minaccioso e colmo di misteri…eppure pieno di sogni, emozioni e speranze, è a pochi passi da noi. Ad un balzo dall’eternità. Il domani è imprevedibile. Ma di una cosa sono sicura: nulla potrà più dividere il mio destino da quello di Alain. La mia vita è legata alla sua e so che non ci separeremo…


MAI.

FINE ..?..

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