DAr #3 La moschea. Nuove forme e nuovi caratteri The mosque. New forms and new characters

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Rivista internazionale di architettura nel mondo islamico International journal of architecture in the Islamic world

Periodico semestrale | Bi-annual journal

Anno II, n. 3 - febbraio 2023

ISSN 2785-3152

Iscrizione al Tribunale di Milano n. 233 del 29/12/2021

Direttore Responsabile | Claudia Sansò

Direttore Scientifco | Giovanni Francesco Tuzzolino

Comitato Scientifco | Roberta Albiero, Soumyen Bandyopadhyay, Michele Caja, Renato Capozzi, Romeo Carabelli, Francesco Collotti, Loredana Ficarelli, Paolo Girardelli, Lamia Hadda, Hassan-Uddin Khan, Martina Landsberger, João Magalhães Rocha, Ludovico Micara, Carlo Moccia, Julio Navarro Palazón, Marcello Panzarella, Attilio Petruccioli, Adelina Picone, Daniele Pini, Ashraf M. Salama, Francesco Siravo, Bertrand Terlinden, Federica Visconti

Comitato Editoriale | Cecilia Fumagalli, Eliana Martinelli, Claudia Sansò

Redazione | Francesca Addario, Giada Cerri, Federico Coricelli, Gennaro Di Costanzo, Cecilia Fumagalli (coordinatrice), Andrea Minella, Chiara Simoncini

Edito da Associazione Culturale NOSTOI - Viale Evaristo Stefni 2 - 20125 Milano - www.nostoi.xyz

#3

La moschea. Nuove forme e nuovi caratteri The mosque. New forms and new characters a cura di | edited by Claudia Sansò

La moschea come spazio pubblico The mosque as a public space

Claudia Sansò

A cosa serve una moschea? What is a mosque for?

Stefano Allievi

L’architettura della moschea. Un’intervista con Salma Samar Damluji Mosque architecture. An interview with Salma Samar Damluji

Viola Bertini

Moschea Mayor Mohammad Hanif Jame, Dacca, Bangladesh Mayor Mohammad Hanif Jame Mosque, Dhaka, Bangladesh Shatotto

Niente più moschee.

C’è ancora bisogno di moschee nelle città mediorientali d’oggi? No more mosques. Do we still need mosques in contemporary Middle Eastern Cities?

Ali A. Alraouf

Moschee? Una nuova-antica declinazione della moschea nelle città contemporanee Mosques? A new-ancient declination of the mosque in contemporary cities

Ludovico Micara

Moschee iniziatrici.

Questioni di morfologia, di determinazione fgurativa e di confgurazione Initiating mosques.

Questions of morphology, fgurative determination and confguration

Betrand Terlinden

Un’architettura del dialogo. Le moschee di Mario Rossi in Egitto An architecture of dialogue. Mario Rossi’s mosques in Egypt

Mariangela Turchiarulo

Retrofuturism

Retrofuturism

Mohammad Hasan Forouzanfar

The Mosque: History, Architectural Development & Regional Diversity

Alessandro Oltremarini

La moschea di Sinan

Rachele Lomurno

CLARA Architecture/Recherche, n. 2, 2014

Tenzon

Michele
Editoriale Editorial Essay Questioni Questions Progetto Project Temi Topics Arti Arts Recensioni Reviews 5 9 19 41 55 65 77 99 111 125 126 127
EDITORIALE / EDITORIAL ESSAY

La moschea come spazio pubblico

The mosque as a public space

La pluralità di voci cui è stato afdato questo terzo numero ha dimostrato la ricca varietà di punti di vista attraverso cui è possibile innescare un dibattito culturale ai fni dell’avanzamento della ricerca scientifca sulle questioni centrali dell’architettura del mondo islamico. Abbiamo invitato Stefano Allievi ‒ professore di Sociologia e direttore del Master sull’Islam in Europa presso l’Università di Padova ‒ per una rifessione sul diritto alla libertà religiosa e una lettura della situazione contemporanea nelle nostre città europee nei confronti delle comunità islamiche. «A che cosa serve una moschea?» è l’interrogativo con il quale Allievi apre la questione della moschea come forma di appropriazione simbolica di un territorio, descrivendo le frequenti resistenze alla costruzione di un edifcio per il culto islamico in città europee, fenomeno che prende il nome di “islamofobia”.

Alla domanda di Allievi sembra rispondere Salma Samar Damluji nell’intervista di Viola Bertini, sottolineando anzitutto che la moschea non è solo un edifcio che rappresenta i valori di una specifca cultura, non costruisce solo il luogo del culto islamico bensì uno spazio che tiene insieme la dimensione collettiva e pubblica della città, non un elemento isolato ma in stretta relazione con l’urbano: il suo rapporto con la città è indissolubile. La città islamica di matrice araba è il frutto di un

The diversity of voices entrusted with this ournal s t ir issue exe life t e ric iversity of perspectives that can spark a cultural e ate to a vance scientifc researc on the central issues of architecture in the Isla ic worl . e invite Ste ano Allievi Professor of Sociology and Director of the Master’s Degree Course on Islam in Europe at t e niversity o a ua or a re ection on the right to religious freedom and a reading of the current situation regarding Islamic communities in our European cities. «What is the purpose of a mosque?» is the question with which Allievi introduces the issue of the mosque as a form of symbolic appropriation of territory, describing the frequent opposition to the construction of a building for Islamic worship in European cities, a phenomenon known as “Islamophobia”. Salma Samar Damluji appears to answer Allievi’s question in Viola Bertini’s interview y e asisin frst an ore ost t at t e mosque is not simply a building that represents t e values o a s ecifc culture it is not simply a place of Islamic worship, but a space that holds together the collective and public dimensions of the city, not an isolated element but in close relationship with the urban: its relationship with the city is inseparable. The Islamic city of Arab origin is the result of a complex urban design comprised of narrow, winding streets and houses stacked one on top of the other, forming

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Moschea di Fatih, Istanbul (fotografa di Claudia Sansò) Fatih Mosque, Istanbul (photo by Claudia Sansò) Claudia Sansò

disegno urbano complesso fatto di strade sinuose strettissime, case assemblate l’una all’altra che formano un sistema poroso densissimo in cui emergono delle grandi eccezioni costituite da alcuni edifci più importanti, destinati ad attività collettive come la moschea, il mercato, la madrasa, il bagno pubblico, tutti strettamente connessi. È proprio da questo concetto di spazio “aperto”, di relazioni fsiche e simboliche che si è inteso incentrare questo terzo numero di DAr, afnchè si potesse rifettere sul più importante tema architettonico della cultura islamica non solo per continuare ad interrogarci sulle grandi lezioni di composizione che si possono trarre da alcuni straordinari edifci come le grandi moschee/città di Baghdad, le moschee/monumento del Cairo, l’ipostilo della mezquita di Cordoba, o le grandi aule voltate a cupola delle moschee ottomane, ma soprattutto per comprendere su cosa debba rappresentare oggi questo spazio, anche in contesti occidentali, dove costruire una moschea in una città non islamica signifca, ancora secondo Salma Samar Damluji, «realizzare uno spazio aperto alla contemplazione e all’apprendimento, con giardini e fontane islamici, non solo per i musulmani, ma uno spazio perfettamente ed elegantemente progettato per aumentare il livello di comprensione delle qualità rispettabili e modeste che un tale spazio può ofrire alla comunità nel creare luoghi sociali e culturali confortevoli».

Il progetto di una moschea in Occidente deve dunque puntare al ripensamento di uno spazio legato al culto islamico che non solo deve essere in grado di manifestare nelle forme e nel carattere il senso spirituale ma anche “signifcare” le sue forme attraverso la relazione che queste stabiliscono con quelle della città in un’idea di defnizione spaziale che favorisca l’integrazione e l’incontro tra il mondo islamico e quello occidentale. Per questo motivo l’adattamento di spazi profani, pur risolvendo un’urgenza, non produce un autentico avanzamento del sapere architettonico, né una possibilità rifondativa del senso di quello spazio che si manifesta nella fnitezza della forma secondo una modalità che favorisca l’integrazione e l’uguaglianza. Come ci ricorda Titus Burckhardt: «Certo, la spiritualità è in se stessa indipendente dalle forme, ma ciò non signifca afatto che essa possa esprimersi e trasmettersi con delle forme quali che siano […] Come una forma mentale, quale un dogma o una dottrina, può essere il rifesso adeguato, benché limitato, di una Verità divina, così

a dense, porous system from which large exceptions consisting of a few more important buildings, destined for communal activities such as the mosque, the market, the madrasa, and the public baths, emerge. This third issue of DAr was intended to focus on this concept of “open” space, of physical and symbolic relations, in order for us to re ect on t e ost i ortant arc itectural theme of Islamic culture, not only to continue questioning ourselves on the great compositional lessons that can be gleaned from such extraordinary buildings as the great mosques/cities of Baghdad, the mosques/ monuments of Cairo, and Cordoba’s hypostyle of the mezquita or the great domed vaulte alls o t e Otto an os ues ut also to consi er t e si nifcance o w at this space should represent today, even in Western contexts, where building a mosque in a non-Islamic city means, again according to Salma Samar Damluji, «to create a space open to contemplation and learning, with Islamic gardens and fountains, not only for Muslims, but a space perfectly and elegantly designed to raise the level of understanding of the respectable and modest ualities suc a s ace can o er t e comunity in creating comfortable social and cultural places».

The design of a mosque in the West must therefore focus on the rethinking of a space associated with Islamic worship, which must not only be capable of manifesting the spiritual sense in its forms and character, but also “signify” its forms through the relationship that these establish with those o t e city in an i ea o s atial efnition that promotes integration and encounter between the Islamic and Western worlds. As a result, while resolving an emergency, the adaptation of profane spaces, does not produce an authentic advancement of architectural knowledge or a refounding possibility of the sense of that space as exresse in its fniteness o or in accorance with a mode that promotes integration and equality.

As Titus Burckhardt reminds us: «Of course, spirituality is independent of forms in and of itself, but this does not imply that it can express and transmit itself through forms, regardless of their nature [...] In the same way that a mental form, such as a dogma or doctrine, can be an adequate, albeit limite re ection o a ivine trut a ercetible form can evoke a truth or reality that transcends both the plane of perceptible forms and the plane of thought» (Principes et méthodes de l’art sacré, 1976). This idea is supported by the Mayor Mohammad

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una forma sensibile può evocare una verità o una realtà che trascende a un tempo il piano delle forme sensibili e quello del pensiero» (Principes et méthodes de l’art sacré, 1976). Si inserisce in questa idea il progetto che qui si è voluto pubblicare della Moschea Mayor Mohammad Hanif Jame a Dacca dello studio Shatotto, sollevando un’altra signifcativa rifessione che attraverso questo numero si voleva proporre, ovvero a quale tipo di carattere o se si preferisce, a quale linguaggio, dovrebbe aderire un edifcio moschea moderno. Il progetto dello studio guidato da Rafq Azam, ci dimostra che pur riprendendo l’idea fondativa dalla tradizione moghul e adottando le caratteristiche tipologiche e spaziali delle prime moschee arabe come l’utilizzo dello shan, l’edifcio costruito nel 2018 non rinuncia ad una veste moderna per Dacca, come già aveva fatto nel 2012, analogamente nell’utilizzo dei materiali e nel pensiero rifondativo della tradizione islamica, Marina Tabassum nella moschea Bait Ur Rouf. Ciò che vale la pena segnalare, è soprattutto l’innovazione tipologica che mette in campo l’edifcio della Moschea Mayor Mohammad Hanif Jame. Lo shan non è più un luogo chiuso e scoperto di un grande recinto ma diventa lo spazio pubblico che da un lato serve a separare l’area principale della preghiera, i servizi per le abluzioni e l’ingresso per le donne e dall’altro, ad unire due parti di città: chiunque può usare quello spazio per camminare, riposare, godere del piccolo giardino con la vasca d’acqua per le abluzioni. Se è vero che la questione del linguaggio resta l’interrogativo più problematico, il progetto artistico Retrofuturism di Mohammad Hasan Forouzanfar pubblicato nella sezione “Arti” apre ad una serie di scenari utopistici ove i caratteri dell’architettura islamica coesistono in perfetta sintonia con quelli della cultura moderna europea. Il grande Maidan di Isfahan annega nelle acque della stessa alluvione che Superstudio proponeva per la conservazione del centro storico di Firenze, le moschee di Agha Bozorg e di Shah Jahan diventano nuovi Monumenti Continui, la cupola del Reichstag copre il Mausoleo di Oljeitu.

Così i “capricci” dell’architetto e artista iraniano, realizzati con la tecnica del collage, alludono alla possibilità di tenere insieme due grandi “cataloghi” di architetture, apparentemente diferenti, ma se ben calibrati tra loro, perfettamente in armonia, che essi si trovino ad Isfhan oppure a Berlino.

Hanif Jame Mosque in Dhaka, designed by Shatotto, and it raises an important question that we wished to adress in this issue, namely, what kind of architectural character, or if you prefer, what language, should a modern mosque structure have.

T e ro ect o t e stu io le y af Aza demonstrates that, despite taking the founding idea from the Mughal tradition and adopting the typological and spatial characteristics o t e frst Ara os ues suc as the use of the shan, the 2018 building does not renounce a modern look for Dhaka, as Marina Tabassum did in 2012, similarly in the use of materials and in the refounding thought of the Islamic tradition in the Bait Ur Rouf mosque. In particular, it is noteworthy that the building of the Mayor Mohammad Hanif Jame Mosque represents a typological innovation. The shan is no longer an enclosed and uncovered space of a large enclosure, but but becomes the public space that on the one hand serves to separate the main prayer space, the ablutions services and the entrance for women, on the other, serves to unite two parts of the city: anyone can walk, rest, and enjoy the small garden with the ablution basin.

If it is true that the question of language remains the most problematic, then Mohammad Hasan Forouzanfar’s artistic project Retrofuturism, published in the “Arts” section, presents a series of utopian scenarios in which Islamic architecture and contemporary European culture coexist in perfect harmony. The great Maidan of Isfahan rowns in t e sa e oo t at Su erstu io proposed for the preservation of Florence’s historic centre. The mosques of Agha Bozorg and Shah Jahan become new Continuous Monuments, and the dome of the Reichstag covers the Mausoleum of Oljeitu. Thus, the “capricci” of the Iranian architect and artist, realised through the technique of collage, allude to the possibility of holding together two great “catalogues” of architecture, ostensibly dissimilar but, if properly calibrated, in perfect harmony whether one is in Isfahan or Berlin.

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QUESTIONI / QUESTIONS

A cosa serve una moschea?

What is a mosque for?

Even though there is always some kind of discrimination based on religion, the issue of mosques and other Islamic places of worship is the only one where the opening of a place of wors i as eco e suc a u lic issue. T is is true even in countries w ere suc con icts had never happened before and mosques were already a part of the landscape. T ese is utes are not li ite to t e esta lis ent o laces o wors i t ey also inclu e the question of their visibility in European cities through issues regarding the building and even the shape of minarets, the broadcasting of the adhan, the call to prayer, as well as the problem of Muslim cemeteries.

Mosques are, among other things, a symbolic issue that concerns, materially, territorial control. At the same time and in the same sense, resistance to them becomes a very concrete an aterial si n o o inance an ower over it. ut con ict over os ues an ot er signs of the symbolic visibility of Islam in the public space are substitute discourses. What they refer to is the problem of the recognition and acceptance of an increasing pluralism, for w ic t e con ict over os ues re resents in syc oanalytic ter s a transitional o ect.

Keywords: Isla - os ue - con ict

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Stefano Allievi, Università di Padova esta el Sacrifcio a Napoli, 2018 oto rafa i Marco Sales Sacrifce east in Na les 2018 (photo by Marco Sales)
QUESTIONI / QUESTIONS

L’architettura della moschea.

Un’intervista con Salma Samar Damluji

Mosque architecture.

An interview with Salma Samar Damluji

The subject of mosque architecture is treated in this article through an interview held by Viola Bertini with Salma Samar Damluji.

The article investigates the relationship of Damluji to mosque architecture from a personal perspective, as a landmark within the town and cityscape. The relationship of contemporary mosques and the movement of modern architecture in Baghdad, the city where the interviewee live is associate wit t e istoric in uences arc itecture an cra ts o ori inal distinguished mosques like Samarra in Iraq. Bertini further probes into Damluji’s spectrum and development during her studies at the AA in London, with research delving into Islamic art, geometry, and calligraphy, through associations and junctures that consolidated her line o in uiry an ins iration towar s anot er arc itecture. T e s ecifcity o t e esi n is t en analysed through Hassan Fathy’s Mosque Architecture Manual, which they jointly worked on in 1975–76. Throughout the discussion, the meaning and synchroneity of the mosque structure, physicality, and aesthetics in the Arab city, as well as Islamic discipline and knowledge, are revealed and enforced. Modern projects in the Islamic world are discussed, and examples are cited. This paper elaborates on the Shaykh Zayed Grand Mosque in Abu Dhabi, which Damluji was responsible for, with the participation of a wide range of renowned artists, architects, craftsmen, and designers. In the related stories, the language and essence of creative design qualities are validated. An approach to understanding mosque architecture through a much-needed critical analysis that reads into the historic past and contemporary present.

Keywords: contemporary mosque design - Iraq - Hassan Fathy

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Viola Bertini, La Sapienza Università di Roma Motivi geometrici nella Madrasa Mustansiriyyah a Baghdad (fotografa di S.S. Damluji, 1974) Geometric pattern in the Mustansiriyyah Madrasa in Baghdad (photo by S.S. Damluji, 1974)
PROGETTO / PROJECT

Moschea Mayor Mohammad Hanif Jame, Dacca, Bangladesh

Mayor Mohammad Hanif Jame Mosque, Dhaka, Bangladesh Shatotto

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TEMI / TOPICS

Education City

Mosque a Doha, Qatar. L’articolazione delle masse sottolinea la fuidità e l’armonia delle forme nel contesto urbano (per gentile concessione della Qatar Foundation Collection).

Education City Mosque in Doha, Qatar. The articulation of the masses ex i itin t e or s ui ity and the harmony with the urban context (courtesy of Qatar Foundation Collection).

Niente più moschee.

C’è ancora bisogno di moschee nelle città mediorientali d’oggi?

No More Mosques.

Do we still need Mosques in Contemporary Middle Eastern Cities?

The question to contest the contemporary need for more mosques in the fabric of Middle Eastern cities does not only deal with the quantitative need, but raises the issue in its intellectual, philosophical, architectural and urban dimensions. The true role of the mosque is to be a spiritual, social, and cultural forum which welcomes people, open to life and deeply enriching spiritually, intellectuality, and socially. From analyzing the contemporary contexts of Middle Eastern cities, an extreme decline in these roles can be observed. The paper suggests a transformational change in the design of contemporary mosques to convert it into more inclusive, spiritual, social, vibrant and inspiring places.

Keywords: mosque feasibility - the role of the contemporary mosque - mosques as community destination

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TEMI / TOPICS

Cordova, il tempiomoschea (G. Marçais, L’architecture musulmane d’occident, Paris, 1954)

Cordoba, the templemosque (G. Marçais, L’architecture musulmane d’occident, Paris, 1954)

Moschee?

Una nuova-antica declinazione della moschea nelle città contemporanee

Mosques?

A new-ancient declination of the mosque in contemporary cities

Sometimes you have to go back, in order to look forward!

Can we say that the great temple-mosque of Cordoba is represented by the 785 A.D. Mezquita of Abd al-Rahman the First, or by the Cathedral of the Immaculate Conception of the Blessed Virgin Mary, built after the Spanish Reconquista in 1492 A.D.? Perhaps both versions of this same sacred space participate in the creation of the character of an extraordinary architecture, similarly to the many transformations of churches into mosques or mosques into churches, or ancient temples into churches or into mosques. The reasons for these transformations depended not only on the alternation of political, religious, and cultural powers but also on the architectural, luminous, and spatial qualities of the buildings in question.

Can we say, moreover, that the modern, immense, showy mosques, perfectly in sync with the exciting skylines of globalization’s cities, are the most suitable to represent the idea of the mosque institution in contemporary cities?

To that end, we need to recall the early and promiscuous use of simple building structures, suc as wall syste s or colonna es w ere i erent reli ious co unities eci e to ray independently and according to their credos.

These antecedents of the mosque institution suggest a less formal interpretation that appears more appropriate and adherent to the labyrinthine complexity of fabrics and urban communities of contemporary cities.

Keywords: temple-mosque of Cordoba - sacred space - spaces for multiethnic and multi-religious encounters

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TEMI / TOPICS

Dall'alto a sinistra: Moschea nel deserto in Soudan (da Vogt-Göknil, 1975,);

Moschea di Esrefoglu a Beyshehir, Anatolia (da Vogt-Göknul, 1975);

Moschea di Amr a Fustat, Egitto (da Creswell, 1958);

Moschea d'ibn Tulun al Cairo, Egitto (da Creswell, 1958)

From the top lef: Mosque into the desert in Soudan (Vogt-Göknil, 1 5

Esrefoglu mosque at Beyshehir, Anatolia

Vo t- nil 1 5

Mosque of Amr at Fustat, Egypt) (Creswell, 1 5

Mosque of ibn Tulun at Cairo, Egitto (Creswell, 1958)

Moschee iniziatrici.

Questioni di morfologia, di determinazione fgurativa e di confgurazione

Initiating mosques.

Questions of morphology, fgurative determination and confguration

Bertrand Terlinden, Université Libre de Bruxelles

This article, breastfed by old masters such as Creswell, Sauvaget, and Oleg Grabar, but also by Fusaro, Ulya Vogt-Göknil, Mazaheri, and Gabriel Leroux, seeks to enunciate methodically the most basic rules with which to conceive a mosque (morphological rules) and to delve into so e issues relate to t e i entifcation o ele ental f ures an ot ers relate to t e interaction o f ures conf uration . T e writer see s to su est a at rat er t an new ways being conscious also that the way has to be looked into by the reader.

Keywords: mosque - architecture - analysis

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TEMI / TOPICS

La città turco-ottomana di Alessandria d’Egitto: rilievo della Piazza delle Cinque Moschee nota come Midan al-‘Abbas (disegno di M. Turchiarulo)

The Turkish-Ottoman city of Alexandria: survey of the Square of the Five Mosques known as Midan al‘Abbas (drawing by M. Turchiarulo)

Un’architettura del dialogo.

Le moschee di Mario Rossi in Egitto

An architecture of dialogue.

Mario Rossi’s mosques in Egypt

The proposed research investigates the spatial transformations that the traditional type of mosque underwent in Egypt in the wake of that cultural revolution, which, as is generally acknowledged, marked the birth of the modern era in that country. This paper aims to encoura e critical re ection on ow conte orary arc itectural esi n i t once a ain ac uire sense and meaning via the process continuity of building types, creating a bridge between “tradition” and “modernity” that makes it possible for history to “persist” and “change”. Between the 19th and 20th centuries, at a time of transition profoundly marked by new technical possibilities and new directions of movement that the opening of the Suez Canal had made possible, Italian maîtres d’oeuvre were engaged in the work of modernisation and westernisation of Egypt. They imported not only a facade style, but also typologies and, above all, construction systems, techniques, materials, and skilled workers. Paradoxically, the mosque’s construction site became a place for meeting, dialogue, and listenin a eta or or eace reconciliation an inclusion etween eo les o i erent etnic groups and religions, fraternally and actively involved in the work of building the new face of the modern city. The conception of the sacred space underwent an update in continuity with the inherited autochthonous tradition. The process of adaptation to the new lifestyles, imported from Europe and typical of modernity, ultimately conditioned how the fabric of the city was laid out and ordered.

Keywords: Mario Rossi - Egypt - mosques

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ARTI / ARTS

Retrofuturism

Retrofuturism

Mohammad Hasan Forouzanfar, ARCHI_GRAPH

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RECENSIONI / REVIEWS

Martin Frishman, Hasan-Uddin Khan (eds.)

The Mosque, History, Architectural Development & Regional Diversity

Thames and Hudson Ltd

London 1994

ISBN 0-500-34133-8

Questo volume ofre al lettore due occasioni: la prima consiste nello sciogliere, o almeno allentare, le maglie che i curatori individuano nell’intricata evoluzione della “architettura del mondo islamico”, un sistema composto da religione, fede e sviluppo storico-geografco che costruisce la complessità di questa cultura; la seconda, circoscritta alle questioni architettoniche, appartiene allo svelamento delle forme, dei segni, delle decorazioni e delle geometrie che appartengono al tema della moschea.

Al netto della presenza costante di immagini fotografche e planimetriche è doveroso notare che la prima è più esplicita della seconda, perché probabilmente – e forse giustamente – i curatori e gli autori si sono sforzati di dissociare i loro sedici contributi dall’accezione che alcuni lettori e la cultura occidentali potevano attribuire al concetto di “architettura islamica” all’epoca della pubblicazione (1994): un concetto che in quel periodo poteva risultare generico e dalla marcata infessione stilistica.

Così il tema della moschea è ritagliato ed esteso a due signifcati – la moschea «casa di culto» e «simbolo dell’Islam» –e la struttura del volume rappresenta la chiave per afrontare metodologicamente le relazioni tra occasioni, intenzioni e signifcati.

I contributi sono divisi in tre parti: la prima parte introduce alcuni precetti islamici e accenna allo sviluppo tipologico della moschea e alle parti architettoniche e decorative di cui la moschea si compone; la seconda parte, la più corposa, corrisponde ad un’analisi storica, ma dal punto di vista geografco: una sorta di atlante sulla moschea che mette chiaramente in evidenza le diferenze regionali su scala globale; infne la terza parte guarda la contemporaneità sia della società islamica che dell’architettura della moschea: forse è qui che si sfora il carattere monumentale intrinseco al tema. Nonostante l’ambiziosa e in parte riuscita descrizione analitica, tra e nelle parti del volume manca un momento di sintesi; tuttavia questo non è necessariamente un male perché al lettore sono forniti gli strumenti utili a trarre liberamente le proprie conclusioni e a costruire criticamente nuove occasioni. Come quella, ad esempio, di rifettere sulla contraddizione tra la situazione di una libertà di espressione architettonica e contemporanea senza pari e la difcoltà dell’Islam ortodosso di accettare innovazione e creazione come operazioni costruttive che appartengono anche all’uomo e alla cultura moderni.

T is oo o ers t e rea er two o ortunities t e frst consists o untan lin or at least loosening up, the plot that the curators identify in the intricate development of the “architecture of the Islamic world”, a system composed of religion, faith, and historical-geographical development that constitutes t e co lexity o t is culture the second is limited to architectural issues and pertains to the unveiling of the forms, signs, decorations, and geometries that belong to the theme of the mosque.

Despite the constant presence of photographic and planimetric illustrations, it should be noted that the former are more explicit than the latter, most likely – and perhaps correctly – because the editors an aut ors a e an e ort to istance their sixteen contributions from the meaning that some Western readers and cultures could attribute to the concept of “Islamic architecture” at the time of publication (1994): a concept that ran the risk of being generic and with a maze of interpretations. Thus, the theme of the architecture of the mosque is cut out and extended to two meanings – the mosque as a «house of worship» and as a «symbol of Islam» – and the structure of the volume represents the key to methodologically addressing the relationships between occasions, intentions, and meanings.

The essays are divided into three parts: the frst art intro uces so e Isla ic rece ts and mentions the typological development of the mosque and the architectural and decorative arts t at co ose it t e secon part is the most extensive and corresponds to a historical analysis from a geographical point of view: a kind of atlas on the mos ue t at i li ts re ional i erences on a lo al scale fnally t e t ir art loo s at contemporary Islamic society and the arc itecture o t e os ue er a s t is is where the monumental character inherent to the theme comes closest. Despite the ambitious and partly successful analytical description, a moment of synthesis is missing between and within the parts of the volume. This, however, is not necessarily bad, as the reader is provided with the tools to freely draw his or her conclusions and critically construct new possibilities. For example, consider the tension between unprecedented architectural and contemporary freedom of expression and t e i culty o ort o ox Isla acce tin innovation and creation as constructive operations that also belong to modern man and culture.

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Alessandro Oltremarini

Augusto Romano Burelli

La moschea di Sinan /Sinan’s mosque

Cluva Editrice

Venezia 1988

ISBN 88-85067-56-5

Con la pubblicazione La moschea di Sinan Augusto Romano Burelli ofre gli esiti del lavoro corale di ricerca dello studio Burelli e Gennaro sull’opera dell’architetto di Solimano il Magnifco. L’articolazione tripartita del libro mostra la costruzione di un profondo pensiero teorico. Nel primo capitolo, attraverso sei saggi, viene enunciato «lo statuto simbolico della moschea» e i suoi punti: dall’isotropia dello spazio di preghiera all’assenza di un centro fsico del rito, sostituito piuttosto da un centro mentale e in grado di dare unità allo spazio: quello cosmico fssato dalla cupola. Nel secondo vengono analizzate quattro moschee progettate da Mimar Sinan, scelte «perché esemplari della sua esperienza compositiva di matrice euclidea», in grado di fare da corollario a tale statuto: le prime tre costruite ad Istanbul – la moschea Mihrimah Sultan, la moschea di Rüstem Pascià e la moschea di Sokollu – e l’ultima ad Edirne – la moschea Selimye –, considerata da Burelli un testamento architettonico trascritto in pietra, in grado di «fssare un punto difcilmente superabile nell’arte del costruire». È infne nel terzo capitolo, con la sequenza dei sei saggi di Paola Gennaro, che l’anello si chiude attraverso un bilancio critico degli studi precedentemente svolti sull’opera dell’architetto turco e sul loro tendente eurocentrismo.

Tripartita è anche la modalità di lettura del volume. Alla doppia lingua – italiano e inglese – si aggiunge un terzo strumento comunicativo, senza alcun dubbio preponderante: il disegno a mano che permette di cogliere, con immediatezza iconica ciò che nei testi viene ribadito in maniera puntuale. Uno strumento utilizzato con grande tecnica e precisione non solo per rappresentare l’architettura, ma soprattutto per decostruirla grafcamente, scomporla e comprenderla. Alla monocromia dell’apparato fotografco si afancano articolate tavole i cui ridisegni critici utilizzano il colore per mettere in luce gli aspetti compositivi e costruttivi, nonché quelli connessi alle funzioni liturgiche dei quattro edifci.

L’azzurro nelle piante, nelle sezioni e negli sfondi delle assonometrie ricorda le tonalità del Bosforo e delle cupole progettate da Sinan.

Il volume edito da Cluva Editrice, nel suo grande formato, racchiude competenza e creatività, due componenti fondamentali della ricerca svolta da Burelli e Gennaro, mostrando in modo potente il duplice valore dell’architettura: quello di disciplina artistica e scientifca insieme.

With the publication of Sinan’s mosque, Augusto Romano Burelli presents the results of the collective research by Burelli an ennaro o ce on t e wor o t e arc itect o Sulei an t e Ma nifcent. The book’s tripartite structure shows the construction of a deep theoretical thout. In t e frst c a ter t rou six essays «the symbolic statute of the mosque» and its points are clearly stated: from the isotropy of the prayer space to the absence of a physical centre to the ritual replaced rather by a mental centre that gives unity to s ace wit a cos ic centre fxe y the cupola. The second chapter analyses four mosques designed by Mimar Sinan that have been chosen «as exemplifying his compositive experience within the Euclidean matrix» and acting as a corollary to t e revious statute t e frst t ree uilt in Istanbul – the Mihrimah Sultan Mosque, the Rüstem Pasha Mosque, and the Sokollu Mosque – and the last one in Edirne – the Selimiye Mosque – which Burelli considers an architectural testaent written in stone ca a le o fxin a highwater mark beyond which the art of construction cannot go». At last, in the third chapter, with the sequence of six essays by Paola Gennaro, the ring closes through a critical assessment of the existing studies on the Turkish architect’s work and their tendencies towards eurocentrism. The volume reading mode is also tripartite.

To the double language – Italian and English – is added a third communicative tool, undoubtedly the preponderant one: the hand drawing, which allows the readers to grasp, with iconic immediacy, what is pointed out within the texts. This tool is used with great technique and precision not only to represent architecture but, above all, to deconstruct it graphically and understand it. The monochrome of the photographic apparatus is juxtaposed with articulated critical drawings, which use colour to highlight the compositional and constructive aspects, as well as those connected to the liturgical functions of the four buildings. The blue in the plans, sections and backgrounds of the axonometries recalls the shades of the Bosphorus and the cupolas designed by Sinan.

The volume published by Cluva Editrice, in its large format, contains competence and creativity, two fundamental components of Burelli and Gennaro’s research, and powerfully shows the dual value of architecture: that of a discipline that is artistic an scientifc at t e sa e ti e.

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Rachele Lomurno

CLARA Architecture/Recherche, n. 2, 2014

Dossier thématique: La mosquée bruxelloise comme projet

Editions Mardaga, Faculté d’architecture La Cambre-Horta

Bruxelles 2014

ISBN 9782804701710

Il secondo numero della rivista annuale CLARA Architecture/Recherche è dedicato ad uno studio delle moschee nel perimetro urbano di Bruxelles. La collezione di saggi raccoglie rifessioni scaturite dal lavoro pluriennale condotto da studenti ed insegnanti della Facoltà d’Architettura La Cambre-Horta, Université Libre de Bruxelles sul tema della visibilità dell’Islam nel tessuto urbano della città europea, che da decenni provoca tensioni sociali ed alimenta un difuso populismo.

Ma se la questione del velo islamico ha attirato l’attenzione di sociologi e giuristi – come sottolinea Corinne Torrekens tratteggiando un bilancio di un decennio di ricerca nella capitale belga – quella della creazione di moschee nel cuore della città lascia, ancora oggi, irrisolte numerose domande.

L’esperienza pedagogica coordinata da Victor Brunfaut, Bertrand Terlinden e Graziella Vella inizia da un accurato lavoro di descrizione dei luoghi di preghiera islamici di Bruxelles, che ha l’obiettivo di misurarne la diversità formale e comprenderne i meccanismi di leggibilità nello spazio urbano. Appoggiandosi alla defnizione di “backyard mosque”, il volume descrive un panorama di soluzioni architettoniche mimetiche e una sostanziale invisibilità dei luoghi di culto islamico. Questi ultimi, di frequente collocati in profondità all’interno dell’isolato, nascosti dietro la cortina esterna di edifci, rappresentano l’occasione per una rifessione che accosta il tema del diritto alla libertà d’espressione culturale e religiosa a quello del riuso e della restituzione alla collettività di spazi residuali. Nella fase maggiormente innovativa del percorso pedagogico, le ipotesi di analisi formale sono poi messe alla prova nel dialogo instaurato con i diversi attori – associazioni islamiche, progettisti, amministrazioni e comunità locali – coinvolti nel progetto della moschea. Gli autori, in questo caso, fanno leva su una defnizione estesa di progetto che aspira ad includere la gestione, l’ideazione e il complesso processo di mediazione e negoziazione che accompagna le esperienze analizzate nel volume. Un approccio che quindi non può prescindere dal prendere coscienza dei limiti d’azione e di comprensione dell’architetto nei riguardi di un fenomeno urbano che è, prima di tutto, politico e sociale e quindi collettivo.

The second issue of the annual journal CLARA Architecture/Recherche was dedicated to a study of mosques in the city of Brussels. The issue gathers a collection of essays on a two-year project carried out by students and teachers of the Faculty of Architecture La Cambre Horta, Université Libre de Bruxelles, about the visibility of Islam in the urban fabric of European cities, a topic that still elicits social tensions and feeds widespread populism. While the issue of the Islamic veil drew the attention of sociologists and legal experts, as highlighted by Corinne Torrekens in her outline of a decade of research in the Belgian capital, the establishment of new mosques in the city centre leaves many questions unanswered to this day.

The pedagogical experiment coordinated by Victor Brunfaut, Bertrand Terlinden, and Graziella Vella began with an accurate description of Muslim places of worship in Brussels, which aimed at assessing their formal diversity and readability in t e ur an s ace. orrowin t e efnition of “backyard mosque”, the essays depict a panorama of mimetic architectural solutions and the invisibility of Islamic worship sites in the city. These often located deep inside the urban blocks and hidden from the street by curtains of buildings, give the c ance or a re ection t at rin s to et er the issue of cultural and religious freedom of expression with that of the reuse of residual spaces and their reconversion to a collective function.

In the most innovative phase of the work, the hypotheses derived from the formal analysis are tested against the dialogue established with Islamic associations, designers, local communities, and administrations, as well as the various actors involved in the project of the mosque. The aut ors e loy an exten e efnition o project, which includes the conception, the management, and the complex processes of mediation and negotiation that characterised the case studies analysed in the collection of essays. Such an approach invites taking into consideration the inherent limitations of the role of the architect, both in terms of acting and of understanding an urban phenomenon that is, above all, political and social and therefore collective.

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Michele Tenzon
Chiuso in redazione nel mese di febbraio 2023 Finito di stampare nel mese di febbraio 2023 da Rotomail Italia S.p.A.
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