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2/intro

SOMMARIO

Intro A cura di: Azote

Intanto, ti ringraziamo per aver investito un euro in questa pubblicazione. In questo momento storico, anche un euro è un grosso capitale… Con il tuo euro ci impegneremo a finanziare la prossima uscita della fanzine e nella migliore delle ipotesi ad aumentare il numero delle pagine… Il nome Crisi è venuto da sé: la parola crisi in cinese è composta da due ideogrammi che singolarmente significano pericolo e opportunità. Opportunità? Sì, opportunità. L’opportunità di esprimerci attraverso le nostre passioni, qualsiasi esse siano, ma soprattutto l’opportunità di non restare attoniti in un periodo tanto difficoltoso. Abbiamo investito tanto in questa pubblicazione, non solo in denaro, al quale hanno provveduto gli inserzionisti, quanto in energie. Il gruppo di lavoro di Crisi è nato spontaneamente, ed è implicito nel nostro progetto che chiunque abbia qualcosa di interessante da trasmettere possa trovare spazio tra le nostre pagine. Così come è ben accetto il contributo di chi sia disposto a collaborare, anche solo distribuendo la fanzine nel proprio locale o proponendo degli argomenti da affrontare nelle prossime uscite. Speriamo che il nostro sforzo venga apprezzato e che possiate sfogliare presto il nuovo numero di Crisi. Un ringraziamento particolare va a coloro che hanno acquistato gli spazi pubblicitari permettendo che la nostra “creatura” prendesse vita.

Crisi staff

Hanno collaborato a questo numero: Redattori: Tatiana Calia, Emiliano C, Rebelde Zamorano, Kiro, Fantastico Remo, Sconfinato Mare, Davide Roccalberti, Lorena Pinna, Roger Dunn, Dario Maiore, Marta G, Simona M, Aris Malandrakis Grafici: Mauro G, Davide Roccalberti, Antonio Polese, Dario Maiore Fotografi: Mauz, Ruggero, Mara Mibelli, Salmo, Alberto Coppo, Luna Asole, Andrea Folino, Carlo Gentilini Illustratrice/Fumettista: Giomo Web Designer: Giona Responsabile Distribuzione: Elena Novarese Stampa: Editrice Taphros - Olbia - www.taphros.com Ringraziamo per il supporto e la disponibilità fornitaci: Downtown Skateshop, Hotel Luna Lughente, The New Moon, Devil Kiss, Pizzeria Il Nibbio, Rock Birken, Valerio Asara, Salmo, Giomo, Mauz, King Kietu, Pierangelo Pileri, Lothar Filigheddu, Enzo De Angelis, Johnatan Carta, Mario Russo, Simone Scanu.

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Musica Intervista a Rock Birken (mc e producer classe ‘87) di Emiliano C

Musica Intervista a Valerio Asara (“Cantante” e attore teatrale) di Rebelde Zamorano

Musica Recensioni di album e videoclip prodotti da gruppi di Olbia e dintorni a cura di: Roger Dunn, Rebelde Zamorano, Lorena Pinna, Tatiana Calia

Sport Vita da Skater a Olbia (Breve storia dello skateboarding in città) di Kiro

Arti visive Intervista a Salmo (aerosol writer dal 1998, mc, producer, musicista) di Fantastico Remo e Sconfinato Mare

Fumetto Intervista a Giomo fumettista e illustratrice di Aris Malandrakis

Editoria Progetto Gutenberg: dall’inchiostro solido a quello elettronico di Dario Maiore

Fotografia Intervista a Mauz (fotografo e attore teatrale) di Marta G

Cinema Articolo su “L’amore buio” di Antonio Capuano di Davide Roccalberti

Corsi, laboratori, segnalazioni… Nei campi della musica, sport, arti visive, fumetto, editoria, fotografia, cinema… Segnalati via mail al nostro indirizzo: segnalazioni@crisifanzine.com Prossimo numero Anticipazione degli argomenti della prossima uscita Musica - Sport - Arti visive - Fumetto - Editoria - Fotografia - Cinema…


Intervista: Emiliano C • Grafica: Mauro G • Foto: Mara Mibelli

Parliamo con Rock Birken, mc, classe ‘87, in occasione dell’uscita del suo primo album solista “Sally”. L’album è disponibile presso Downtown skateshop e Fiorentino musicstore, e da marzo sarà disponibile su iTunes. Com’è nata la passione per la musica? Com’è stato il primo impatto, quali sono i primi pezzi che hai ascoltato e che ti hanno fatto appassionare e ti hanno portato ad intraprendere questa strada? Ho iniziato da giovanissimo, ancora non ero neanche alle medie, ascoltai i primi pezzi rap nella seconda metà degli anni ‘90 il periodo in cui radio e televisioni iniziarono ad occuparsi di questo movimento. Mi procurai i primi mix tape e mi documentavo continuamente su tutte e quattro le discipline dell’hip-hop, studiavo i primi incastri metrici e facevo freestyle. In quegli anni i rapper che ascoltavo più di tutti erano Krs One, Jay-Z e Nas. È grazie ai loro dischi che iniziai a scrivere, per la precisione subito dopo aver comprato l’album “Illmatic” di Nas. Posso dire che l’impatto che ebbe quella musica è dimostrato dal fatto che ancora oggi non ho smesso di sentirla ma soprattutto di farla. Parlaci del concept del tuo album “Sally”, come è perché è nato? Il periodo in cui ho scritto l’album “Sally” è stato abbastanza negativo, ma allo stesso tempo forse il più produttivo per quanto riguarda il rap. Ho usato la scrittura come terapia, non dovevo pensare a quello che mi stava capitando in quel momento. I miei ultimi due anni sono stati come vivere dentro un film, una merda! La causa principale di tutto è stata la mia ex, è da li che nasce “Sally”, da tutti quei giorni in cui avrei fatto prima a spararmi in testa! Comunque è un altro discorso... l’album è totalmente scritto e prodotto da me, volevo attirare l’attenzione delle persone sui testi e sul mio stato mentale, creare la stessa dimensione che ci poteva essere nella mia stanza mentre li scrivevo.

Quali riscontri sta avendo il tuo album? Sei soddisfatto della risposta e delle critiche del pubblico? La gente sta apprezzando l’album e sinceramente non me lo aspettavo. Sono passati 10 anni dal mio primo testo e questo album è il risultato dei 4 demo che ho alle spalle e una serie di fallimenti musicali e personali... adesso mi sto prendendo qualche piccola soddisfazione. Quando inizi ad esporti la gente pensa “questo da dove cazzo è uscito?” ma non capisce che magari sei stato a lavorare un tot di anni nell’ombra per poi uscire con un prodotto per lo meno interessante. Io ho fatto così, ho creato il mio suono, il mio stile, e sono uscito quando ho capito che era arrivato il momento. Prima ho studiato il rap, i ragazzi di oggi non conoscono neanche un disco di Krs One. Quindi ti dico la verità, ho avuto poche critiche negative ma questo è dovuto al fatto che ho lavorato tanto e che il peggior critico sulla mia musica sono io. Un pezzo del tuo album che ritieni tra i più rappresentavi? Senza dubbio “Sally”. In quel testo non ho usato inchiostro per scriverlo ma un mix di paranoia, rabbia, amore, odio e veleno. Domanda d’obbligo data la risposta positiva ed entusiasta del pubblico: parlaci del tuo video “In movida” “In movida” parla delle mie serate Rap’n’Roll. È stato ideato e diretto dal regista Alberto Salvucci, ed è stato sicuramente il mezzo con il quale ho raggiunto una maggiore visibilità. È stato un ottimo lavoro di squadra che ha raggiunto il risultato che volevamo! All’interno del video ci sono due attori che interpretano Raoul Duke e Dott. Gonzo, i due personaggi del film “Paura e delirio a Las Vegas”. Sono due fattoni ubriachi che si sfasciano durante la movida del sabato sera. Che dire, la gente è rimasta stupita ed ha apprezzato, anche questa volta le critiche sono state più che positive.

3/musica

Rock Birken

Straight From olbia youtube.com/RockBirken - myspace.com/rockbirken

L’aspetto che più ami e quello che più odi della tua città... Olbia? La gente si lamenta continuamente “qua non c’è mai un cazzo di nuovo, qua ci sono le solite facce”, tutto questo è vero e vi dò ragione, ma quanti di voi hanno mai fatto qualcosa per cambiare la situazione? Volete qualcosa di nuovo? Venite ai concerti rap! Non vi piace il rap? Andate ai concerti punk-rock! Ok ho capito non vi piace la musica, allora cosa vi piace fare? La risposta è niente. Io credo che la gente ormai sia lobotomizzata, questi adolescenti mi inquinano la bacheca di Facebook 24 ore su 24, la piazza è vuota, e al bar trovi solo zombie. Dall’altra parte trovi noi rapper, i rockers, i writers e gli skater che nel nostro piccolo movimentiamo la città. Abbiamo il nostro giro. Io personalmente sto ovunque, frequento le discoteche e i locali più alternativi e cerco di partecipare ad ogni serata diversa che si organizza. Che musica ascolti, con quali artisti faresti delle collaborazioni? Per quanto riguarda il rap sono un fan della Definitive Jux, etichetta di New York che sforna talenti del calibro di Aesop Rock e Rob Sonic, Cage e tanti altri. In Italia invece sono un fan dei Dogo, Marra, Fibra, Two Fingerz e ultimamente trovo molto interessante il successo che sta riscuotendo Emis Killa. Con loro collaborerei molto volentieri. L’insularità della Sardegna limita le tue possibilità di espansione artistica o pensi che non influisca per niente? Come fai a promuoverti e farti conoscere? Influisce, parecchio. Ti faccio un esempio, io faccio rap da 10 anni e ho tot concerti alle spalle, se fossi in un altra città italiana come Milano, che è l’epicentro del rap in Italia, avrei sicuramente triplicato il numero. Qui dobbiamo impegnarci più degli altri per far si che qualcuno si accorga di noi, ma questa è anche una cosa che mi spinge ad impegnarmi al massimo. Progetti e obiettivi per il futuro... Dove vorresti arrivare? Ho appena firmato un contratto con la Kick Off Recordz e a marzo uscirà una nuova release dell’album “Sally” che sarà disponibile in 80 web store presenti in tutto il mondo, quindi basterà andare su iTunes per comprare il disco. Per adesso vorrei essere riconosciuto ed apprezzato dalla scena hip-hop italiana e spero che le persone che mi seguono aumentino di numero. In Alto e a Sinistra: Rock Birken


Intervista: Rebelde Zamorano • Grafica: Mauro G

Domanda secca... chi è Valerio Asara? Un malato di mente, che visto che non ha soldi per pagare un buon analista, cerca di far pagare la parcella ad amici, parenti e perfetti sconosciuti. Sei nato ad Olbia, quanto c’è di questa città in questo lavoro? Nel mio lavoro ci sono sopratutto gli abissi con le macerie di questa città. Si

ne dell’Olbia che ho fagocitato quando ero imberbe. Ma sono sempre io. Sempre più spesso i musicisti di oggi parlano di vita comune. Quali sono invece le fonti di ispirazione più stimolanti per te? Ciò che mi ispira è sopratutto quello che sta dietro le azioni delle persone. Anche quelle più banali. Ciò che ci spinge a fare una data cosa; a vedere ed interpretare in un dato modo. Quali sono i prati tossici? I prati tossici sono le nostre isole. Le nostre oasi. I nostri loculi. Ciò che ci fa stare bene sradicandoci. Chiudendoci gli occhi al presente. Proiettandoci in un passato che non è mai esistito ed in un futuro che mai arriverà. Incatenandoci alla dolorosa ricerca dell’infinito, che presto diventa ricerca del sollievo. Mera fuga dal dolore.

Foto: Alberto Coppo

Quanto pesa l’India in Abissi? L’ India, avendo studiato qualcosina sulla sua cultura, mi dà dei mezzi espressivi. Tutto qua. Ma forse molto altro...

può dire che il mio sia un lavoro di archeologia, alla ricerca delle rovi-

Quanto i progetti collaterali alla musica ti hanno aiutato nella costruzione dell’album? Erano anni che volevo immergermi nel mondo musicale, solo che non ho mai suonato niente. Neanche il triangolo. Mi piace cantare ma non mi sono mai applicato come si deve. Quando ho iniziato a fare teatro mi si è aperto un mondo. Ho iniziato a fare miei certi meccanismi propri dell’atto creativo. Affacciandomi alla musica ho iniziato a lavorarci come se stessi preparando uno spettacolo teatrale. E funziona! Insomma,

myspace.com/valerioasara - youtube.com/nasocomio

senza il teatro questa esperienza non ci sarebbe mai stata. Poi ci sono naturalmente i miei studi indologici ed il mio leggere compulsivo e disordinato. Insomma, diciamo che questo progetto dà voce al collaterale, arricchendolo ulteriormente, spero. Visto che hai anche tu un MySpace, allarghiamo il discorso alla tecnologia in generale. Molti additano internet come la bomba che a breve farà saltare in aria il mercato discografico tradizionale. Sicuramente ti sarai fatto un’idea a riguardo. Sono più i vantaggi o gli svantaggi? La bomba sicuramente c’è, e le case discografiche stanno correndo ai ripari. Io penso che ora come ora il file sharing abbia più vantaggi che svantaggi. Forse svantaggia un poco i big, ma solo quelli che se lo meritano. Se guardiamo i risultati ottenuti dai Radiohead con l’ultimo cd è fin troppo facile arrivare alla conclusione che i veri parassiti siano le major e la siae. Confesso che non so neanche più quanto costa un cd. Comunque sono sicuro che sia troppo per le mie tasche. Prossima destinazione? Hai già ipotizzato una dimensione dal vivo? Con Alberto aka King Kietu stiamo già lavorando ad altri pezzi. L’idea sarebbe quella di costruire un live dove poter utilizzare ulteriormente la mia esperienza teatrale. Ancora non so bene dove andremo a parare, ma la sola idea pare sia stimolante. Vedremo dove le nostre menti malate ci porteranno. Spero, in un posto in cui non ci si annoi.

Sopra: Valerio Asara - foto di Carlo Gentilini Sotto: L’album “Abissi” di Valerio Asara

Per l’acquisto del CD: unknowproduction@gmail.com

Sotto: King Kietu - Big Island Studio

Foto: Luna Asole

4/musica

VALERIO ASARA

OLBIA CHE… PRODUCE!


A cura di: Lorena Pinna • Rebelde Zamorano • Roger Dunn

Breakin’ Down “Fire, blood and broken bones”

Autoproduzione (Rock) myspace.com/breakindownband Dopo il primo demo del 2009, il gruppo olbiese Breakin’ Down ci delizia con un nuovo album di puro rock’n’roll, con un cantato graffiante ed un sound contagioso che ricorda sonorità familiari agli amanti del rock targato U.S.A. e U.K. “Miss California Hell A.” ad esempio: un’esplosione di suono. Le chitarre s’impongono con decisione e la melodia del cantato ti entra in testa al primo ascolto; è come essere catapultati oltre oceano, su di una Cadillac cabrio che percorre la Route 66. Una vera scarica di adrenalina e una sensazione di libertà che ti entra nelle vene. (Lorena Pinna)

Rock Birken “Sally”

Autoproduzione (Hip Hop) myspace.com/rockbirken Già dalla prima traccia i toni diretti descrivono in maniera altrettanto diretta chi scrive; in ogni singola strofa è rappresentato un modo di vivere e gestire i rapporti molto immediato e personale, a tratti quasi autobiografico. Grazie ai numerosi spunti sulla vita vissuta in una città in continua evoluzione come Olbia, qualsiasi ragazzo olbiese potrebbe riconoscersi e riconoscere un pezzo della propria storia all’interno di queste 10 tracce. Le strumentali contribuiscono ad esprimere una realtà acida e mutante, amalgamandosi appieno con la scrittura. Da ascoltare! (Roger Dunn)

Valerio Asara “Abissi” Autoproduzione (Alternative) myspace.com/valerioasara

Una cosa colpisce prima delle altre in questo album di debutto di Valerio Asara: la sicurezza. Parole taglienti e sottovoce, musiche progressive che arrivano dallo spazio più profondo e si tuffano in un dub tinteggiato di luci oscure. Sono sicuro di far piacere all’autore nell’affermare che in qualche situazione “Abissi” ci ricorda sonori paesaggi arcani alla “dead can dance”, ma con lo stile del cantante dei Death in June. A chi si avvicinasse al disco, in un primo momento la mente potrebbe portare verso i Massimo Volume, ma il tipo di tematiche e l’approccio sono diversi. Ottima la copertina con foto realizzate dallo stesso autore. Lavoro da ascoltare nell’insieme, ma se dovessi indicare un brano vi consiglierei “Canto a Kali” progressiva cavalcata verso una sensazione mistica di fine dei tempi o forse colonna sonora di un nuovo inizio. Attendiamo trepidanti il secondo tempo. (Rebelde Zamorano)

RECENSIONI VIDEOCLIP A cura di: Tatiana Calia

Rock Birken “In movida”

Digital stars disponibile su YouTube Un omaggio a Terry Gilliam e al suo “Paura e delirio a Las Vegas” queste le immagini scelte da Alberto Salvucci regista del video In movida. Una “disco inferno” popolata da strani personaggi che danno vita e colore alle liriche di Rock Birken. Un montaggio rapido e sfocato che rappresenta la realtà attraverso un filtro allucinato, proprio come in una serata di movida. Una fotografia d’impatto che rafforza l’effetto “paura e delirio”. Ottima interpretazione di Rock Birken in modalità “Saturday night”. Gran bel video!

Salmo “L’erba di Grace”

Machete productions disponibile su YouTube Quando la potenza è nella musica, il contrasto con immagini minimali si rivela di grande impatto. Pochi piani interpolati da un rapido montaggio, questo il video realizzato da Mirko De Angelis per “L’erba di Grace”. Frammenti d’immagini che sostengono il testo, quasi dei messaggi subliminali. Sfondo scuro, il volto di Salmo e di alcuni personaggi che attraversano lo schermo celato da una maschera inquietante. La musica: regina incontrastata di questo splendido video.

5/ musica: recensioni di album e videoclip

RECENSIONI MUSICA


6/sport

VITA Skater OLBIA DA

A

Testo: Kiro • Grafica: Azote • Foto: Ruggero

Sotto: Pierangelo Pileri in “Boardslide”

Alla fine degli anni ottanta Olbia era solo un grande paese, ma era già popolato da strani individui: gli skater, tra i cittadini noti anche come “chissi co’ chiussu cosu”! Erano tempi duri per gli adolescenti in crisi ormonale, ma si trovava sempre un modo per passare le giornate, soprattutto se si possedeva uno skateboard. Il problema era trovare posti adatti, con pavimentazione liscia e scorrevole e possibilmente qualche bell’ostacolo su cui tentare trick ed evoluzioni. A quell’epoca i luoghi prediletti erano le piazze principali: piazza Regina Margherita, piazza Matteotti, piazza Crispi e lo Scolastico, le architetture di quei luoghi erano perfette per allenarsi in questo “sport” così urbano. Il risvolto della medaglia era che questo sport comportava delle conseguenze, soprattutto se praticato in luoghi urbani di pubblica utilità. Quello che noi definivamo “skaetare”, cittadini e commer-

cianti lo definivano distruggere. Le tavole sono dotate di sporgenze metalliche (truck) che consumano o addirittura rompono le superfici con le quali vengono a contatto; panchine, gradini, passamani, marciapiedi, persino i muri, tutto l’arredo urbano mostrava i segni evidenti dell’attività degli skateboarder. Sono passati oltre due decenni, gli skate di gomma non sono ancora stati inventati, Olbia è diventa una città e una provincia e le nuove generazioni si ritrovano a fronteggiare le stesse problematiche che ci tormentavano allora. Sia chiaro: non siamo dei vandali che godono nel distruggere la propria città. L’assoluta mancanza di spazi adeguati ci costringe a riversarci, ancora, negli stessi luoghi di vent’anni fa, mettendoci, spesso e volentieri, in condizioni scomode: litigi con i passanti, multe dai vigili urbani e addirittura denunce penali per disturbo della quiete

Sopra: Johnatan Carta in “360° Flip”

Sopra: Enzo De Angelis in “Boardslide”


date, all’interno della rotatoria che da via dei Lidi porta in zona industriale). Forma e dimensioni della pista erano davvero imbarazzanti, e risultò essere assolutamente impraticabile per uno skater. Imperterriti abbiamo continuato con la nostra pioggia di richiese e progetti, che sono andati ad accumularsi nel dimenticatoio. La motivazione principale per cui nessun progetto è mai andato a buon fine è sempre stata la mancanza di fondi. Da allora è passato del tempo e sembra che i cittadini e le istituzioni abbiano cominciato a comprenderci ed ascoltarci, e forse si sta andando verso una nuova direzione... Staremo a vedere. Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli skater e Downtown, per il supporto e la tenacia dimostrati in tutti questi anni.

7/sport

pubblica. Lo skate è un’attività rumorosa, distruttiva e invasiva che richiede ampi spazi, pavimentazione adeguata e possibilmente rampe ed ostacoli opportunamente studiati e progettati. Il costo di un piccolo skatepark, dotato di rampe e pedane, si aggira attorno ai trenta-quaranta mila euro, spesa assolutamente sostenibile da un’amministrazione pubblica come quella olbiese, che si dimostrerebbe così sensibile alle problematiche giovanili e dello sport. Sono anni che si sprecano richieste e progetti. Il primo che si dimostrò sensibile alla tematica e ci fece una promessa fu l’allora sindaco di Olbia Gian Piero Scanu. Fece costruire una “pista di pattinaggio” ovale, in calcestruzzo grezzo, alle porte della zona industriale (accanto alla pista di macchine radiocoman-

Sopra: Pierangelo Pileri in “Ollie” Sotto: Mario Russo e Simone Scanu

Sopra: Pierangelo Pileri in “Crookie”

Sopra: Lothar Filigheddu in “360° Flip”


Via Galvani, 56 - Olbia (OT) • myspace.com/devilkissclub


10/arti visive

WRITER, OLBIACITY Intervista: Fantastico Remo - Sconfinato Mare • Grafica: Azote • Foto: Salmo

youtube.com/salmonlebon - myspace.com/salmonlebon

Ciao Salmo, raccontaci del tuo nick e di come hai iniziato a fare quel che fai... Ciao Crisi, il mio nick non ha una storia, non c’è un vero significato dietro... semplicemente la combinazione delle lettere tra loro mi sembrava interessante.

treni, per fortuna ero un ottimo centometrista. Ah, per essere un buon writer non devi essere ciccione! =)

Quindi le lettere sono alla base della tua espressione, come nel writing. Ti senti un writer o ciò è troppo limitativo? Per sentirmi un vero writer dovrei fare il writer a tempo pieno, purtroppo con gli anni ho perso la mano e ho fatto meno pratica rispetto a quando, da ragazzino, ero attivissimo. L’espressione del writing per me è di vitale importanza e non smetterò mai di rimanere attratto da questa materia, anche se dovessi passare il resto della vita a pasticciare lettere sul block notes mentre faccio una telefonata. Nei tuoi lavori vediamo una forte influenza delle copertine punk e delle grafiche delle prime tavole da skate, come mai? Purtroppo, forse anche per fortuna, nella mia città non vi è mai stata una vera scena hip hop, le persone che sentivano di farne parte hanno dovuto adattarsi e reinventare la conformazione di questa cultura in modo da viverla a proprio modo. Io ho fatto esattamente così, la scena punk rock e metal, a Olbia, fa da protagonista, e mi ha influenzato parecchio nel corso degli anni. In ogni caso, chi ha detto che il writing debba essere per forza legato all’hip hop? Negli ultimi anni hai affiancato ai tuoi pezzi dei figurativi. Pensi che un writer completo debba saper rappresentare sia lettere che personaggi altrettanto bene? Mi è capitato di conoscere vari “fuori classe del lettering” che non sapevano disegnare neanche la casetta e l’alberello, così come ho visto artisti disegnare case e alberi tridimensionali senza saper stilizzare due lettere in fila. Se sei capace di sviluppare al meglio entrambe le cose allora puoi ritenerti completo. Abitualmente prepari una bozza su carta prima di realizzare un pezzo? Ho mollato le bozze da un botto di anni ormai, mi trovo molto meglio ad improvvisare sul momento, a meno che non si tratti di qualcosa di figurativo. C’è un episodio legato al writing che ricordi con piacere, e per contro uno che avresti voluto dimenticare? Mi ricordo con piacere un paio di brutti episodi. Sono scappato da pastori con tanto di gregge quando ho fatto il writer da campagna, volevo disperatamente trovare una superficie fuori dalla zona urbana, ma mi toccava correre il doppio! Ho rischiato, come tanti, di prendere grossi calci nel culo quando ho dipinto su un paio di

Può il giudizio su un writer essere influenzato dal giudizio sulla sua personalità? Non ho mai dato peso a queste cose. Se hai stile, talento e immaginazione, per me puoi anche essere un perfido figlio di puttana. I ragazzi più giovani sono maggiormente attratti dall’aspetto dell’illegalità piuttosto che dallo studio delle lettere. Secondo te, quali caratteristiche deve possedere un buon writer? Beh, c’è una grossa differenza tra writer e pasticcione, se ti piace la prima forma di espressione devi avere un minimo di rispetto; già questa potrebbe essere una buona caratteristica. Uno che disegna cazzi sul muro di un bar, scrive “patatina mia torna da me” o fa un trow-up sulla vetrina di un negozio, è molto lontano da ciò che la gente conosce come graffiti, street art, writing e affini. Se, ad esempio, creassero degli spazi o dessero dei permessi comunali per dipingere sui muri dei ponti, forse, in questo modo potresti aprire ogni mattina la serranda della tua attività commerciare senza trovarci una minchia disegnata. Il writing vive ormai da oltre 35 anni, qual’è, a tuo avviso, il segreto della sua longevità e diffusione? Il segreto è che non un c’è guadagno, non c’è un grosso business dietro. Potrebbero sembrare le parole di un ottuso ma non concepisco chi dipinge sotto commissione, chi si fa pagare per fare l’insegna di una lavanderia. A mio parere questa cultura rimane in piedi perché, per molti, è ancora strettamente personale. So che hai vissuto un periodo della tua vita a Londra, che idea ti sei fatto della scena inglese? Hai riscontrato delle differenze rispetto alla scena italiana? Un altro pianeta. In Inghilterra tutto ciò che riguarda la grafica, in generale, è avanti anni luce rispetto al resto d’Europa! Tutti conoscono la street art di Banksy, King Robo, Obey, ecc… Pensa che Banksy, quando stavo a Londra, era ricercato e aveva una taglia sulla testa, ma il suo libro illustrativo era il più venduto in tutta la metropoli. Cosa pensi del nostro progetto? Penso sia una gran cosa, fanzine di questo tipo ne sono rimaste veramente poche. Faresti un articolo o un’intervista su qualche argomento che riguarda la nostra città? Intervisterei volentieri qualche assessore alla cultura, arte e spettacolo di questa città... avrei delle domande! Nella pagina a Destra: le opere di Salmo; sia su carta che su muro


11/arti visive


12/fumetto


14/editoria

Progetto DallʼinchiostroGutenberg solido a quello elettronico Testo e grafica: Dario Maiore

Alberto Coppo

Quarant’anni fa, Michael Hart, un giovane studente dell’Università dell’Illinois, consapevole che i calcolatori elettronici sarebbero un giorno diventati accessibili al grande pubblico, ebbe l’idea di rendere disponibili delle opere di letteratura in forma elettronica. La Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti diventò allora il primo libro elettronico del Progetto Gutenberg, iniziativa che prese il nome dal noto pioniere tedesco del XV secolo, inventore in Europa della stampa a caratteri mobili. Il progetto, con lo slogan "rompere le barriere dell'ignoranza e dell'analfabetismo" fu avviato quindi nel 1971 con l'obiettivo di costituire una biblioteca di libri elettronici liberamente fruibili in quanto mai coperti da copyright, o perché decaduto, o perché messo a disposizione dagli autori. Con l’incremento di Internet naturalmente il fondo si è sviluppato e, a oggi, conta una collezione di oltre 33.000 titoli. Da quella prima idea, che continua a restare gratuita e di pubblico dominio, i più attenti alle leggi del mercato sono poi arrivati a sviluppare un sistema che consente di commercializzare i libri in versione digitale.

Nasce così l’eBook (anche e-book), e-libro o libro elettronico in italiano. Altro non è che un documento consultabile su appositi lettori digitali, ma anche su personal computer, telefoni cellulari di ultima generazione, palmari ecc.; i files attualmente utilizzati sono di quattro tipi e hanno le seguenti estensioni: PDF, ePUB, PDB e LIT, a seconda del lettore utilizzato. I dispositivi di lettura digitale, di riflesso, si chiamano eBook reader, e con tale termine si intende sia l’hardware sia il software che consente di leggere il libro, anche se le funzioni di un lettore eBook possono andare ben oltre la semplice lettura del solo testo. Non bisogna confondere un qualunque file in versione digitale con un eBook, perché questo non si limita a esporre il contenuto del documento cartaceo ma ne replica l’aspetto per rendere la lettura più simile a quella che si avrebbe sfogliando le pagine di un vero libro, come ad esempio scorrere le pagine, inserire un segnalibro, aspetti che possono essere emulati dall’eBook reader. Imitando il libro cartaceo, quello elettronico offre vantaggi dati dalla sua natura digitale, prevalentemente la possibilità di inglobare elementi multimediali e utilizzare dizionari o vocabolari interattivi. In Italia, pioniere del nuovo format è stato Luciano Simonelli che da oltre 6 anni sviluppa una piattaforma di eCommerce aperta a tutti gli editori: ebooksitalia.com, in cui è possibile reperire oltre 1.000 titoli di diversi generi, tra cui alcune serie di fumetti. I seguaci del libro cartaceo non abbiano comunque a storcere il naso, esso vivrà ancora a lungo. I dati sulla commercializzazione degli eBooks sono infatti alquanto contraddittori e tentano di falsare la realtà. La nota libreria on-line Amazon, che affianca la vendita di libri cartacei con quelli digitali, ha addirittura annunciato che le vendite di eBooks hanno superato

quelle dei libri tradizionali, ma non ha specificato che il confronto è stato fatto tra tutta la produzione di eBooks nell’intero pianeta e i dati di vendita dei libri cartacei del solo sito Amazon. Un dato fasullo quindi, che ha inutilmente creato allarmismi ingiustificati. Di fatto, nonostante la pesante crisi del settore editoriale, soprattutto in Italia, nel mondo si legge ancora tanto e il supporto preferito continua a essere quello tangibile del libro di carta, con copertina cartonata o brossurata, con il caratteristico odore d’inchiostro e con il suo fascino intramontabile.

.com Editrice Taphros

L’editrice Taphros nasce nel 1996. Prende il nome dal termine greco col quale Plinio il Vecchio indicava le attuali Bocche di Bonifacio. È un invito al confronto con le realtà locali, ma anche strumento attraverso il quale superare i confini, trattando argomenti che dalla Sardegna si estendono a temi universali. Il catalogo conta circa 200 titoli suddivisi in 10 collane. I temi prevalenti sono la narrativa e l’illustrazione per l’infanzia, il fumetto, la fotografia, l’ambiente, la memoria storica, le tradizioni popolari. Prerogativa è l’uso dell’immagine che spesso dà immediatezza ai contenuti, mirando soprattutto a diffondere e incoraggiare i valori e i sentimenti che necessitano di essere salvaguardati: pace, solidarietà, lavoro, pari opportunità, diritti di cittadinanza, salvaguardia del patrimonio culturale, etnico, ambientale, ecc. L'Ischerzo Luca Ronchi (Editrice Taphros) Originale emulazione dell'opera dantesca, che rappresenta con sintesi e ironia la storia recente dell'isola della Maddalena sotto forma di scherzo in terzine, dove le persone e i fatti sono veri. Lingua: Italiano Formati: EPUB La Carretta Giorgio Secci (Editrice Taphros) Romanzo autobiografico di un allievo macchinista al primo imbarco su una nave mercantile. In un evolversi di vicende e avventure impara, suo malgrado, i segreti della vita affascinante dei marinai. Lingua: Italiano Formati: EPUB Nues Bepi Vigna, Dario Maiore (Editrice Taphros) Nues, che in lingua sarda significa "nuvole", è una rivista a fumetti che richiama l’omonimo festival che si svolge ogni anno in Sardegna. Contiene tavole originali di autori internazionali. Lingua: Inglese Formati: PDF -

www.taphros.com Olbia, via Antonelli 13 tel. 0789 51785 taphros@tiscali.it

E in Sardegna?

L’Associazione Editori Sardi, di cui la nostra piccola Editrice Taphros si onora di far parte, ha recentemente stipulato convenzioni sia con ebooksitalia, sia con Simplicissimus, altra piattaforma nazionale presente da qualche tempo. I primi eBooks sardi si affacciano dunque al mercato internazionale. Da qualche settimana, Taphros è presente con 3 titoli, di cui due, già editi in versione cartacea, sono ePUB, perfettamente leggibili su iphone, ipad e tutti i lettori predisposti, il terzo è un PDF; quest’ultimo, in lingua inglese, nasce come eBook nativo ed è un album a fumetti, ispirato alla rassegna internazionale del Fumetto e del Cinema d’animazione NUES, di cui si è svolta la terza edizione a Cagliari nel novembre scorso.

Rivisitazione di un dipinto del 1471 (Parigi, Galerie d’art moderne) che rappresenta Bernardo Cennini e il figlio Tito Lessi in bottega. Bernardo Cennini (Firenze, 1414 – 1498) è stato un orafo e tipografo italiano, tra i primissimi utilizzatori della stampa in Italia.


15/fotografia

“Restare genuini come bambini“ di Mauz


16/fotografia

CRISI CHIAMA ... Sotto: “I colori danzano”

Testo: Marta G • Grafica: Antonio Polese • Foto: Mauz

www.flickr.com/_mauz - www.mauz.it

Mauz, inizia a dedicarsi alla fotografia, come neofita, nel 1999. Dal 2005 è amministratore di diversi gruppi su Flickr.com.

Hai creato un alter ego politicizzato in un noto social network. Puoi comunicare con lui e chiedergli cosa pensa dell’attuale crisi economica? Ho parlato con il sindaco Porcu proprio dieci minuti fa e mi ha detto che la gente è stanca. Ho creato questo alter ego prendendo ispirazione dalla politica e ho fatto un esperimento: poteva essere credibile un personaggio come lui? Beh devo dire che molti lo ritenevano reale, è abbastanza significativo come risultato, vuol dire che la gente ha perso fiducia nella politica. La crisi, che non viene combattuta, aumenta questo distacco.

Puoi spiegarci brevemente cos’è Flickr? Flickr è un social network, una community dove si condivide la passione per la fotografia. È un non luogo dove puoi scoprire fotografi professionisti, amatoriali, feticisti, fotografi della domenica e nerd della pellicola. È un grande insieme di persone che condividono l’amore per le foto ed è anche un buon modo per ampliare le conoscenze. Non solo fotografiche.

In Alto a Destra: “Kill me” (autoscatto)

Al Centro: “Perle a Porcu” In Basso: “Pensiero conturbante”

Qual’è il tuo ruolo in Flickr? Ho un ruolo in Flickr? Non ho un ruolo in Flickr! Chiunque può aprire un gruppo dedicato a qualcosa, quindi chiunque può diventare amministratore. Il problema però è creare un seguito e tenere vivo il gruppo. Dei gruppi che seguo e gestisco, quello di Milano è sicuramente quello più vivo ed eterogeneo: Milanouel!W. Anche perché è un gruppo che vive anche al di fuori del web. Chi o cosa ti ha iniziato alla passione per la fotografia? Fotografavo per avere ricordi dei viaggi, delle gite, dei posti. Ho iniziato con le compatte usa e getta. Poi sicuramente grazie a mio fratello e mio padre ho avuto lo stimolo in più del provare a usare le reflex. E allora fare fotografie è diventato un po’ una sorta di raccontarsi, di esprimersi. A quali fotografi ti ispiri e perché? Non ho un fotografo al quale ispirarmi, non saprei neanche indicarne uno. In realtà mi piace guardare le altre foto, andare alle mostre senza per forza acculturarmi prima sul fotografo. Osservatore tout court.

Cosa ne pensi della leggenda che dice che la fotografia rubi l’anima? Io penso sia vero solo in un caso. L’anima non è facile da rubare, la fotografia è solo l’ultimo passo di questo furto. Per rubare un’anima non basta far mettere in posa qualcuno. È un processo di comunicazione a monte con il soggetto. Devi capirlo, devi parlarci, e bisogna fare clic solo nel momento in cui lo hai preparato bene, il furto dell’anima. Alcuni dei tuoi lavori, tra i meno conosciuti, ritraggono il degrado della città in cui vivi e la sofferenza dei meno abbienti. Come mai questa scelta? Perché? Sono uno specchio di quel che c’è attorno a noi, alcuni sono sintomi di un malessere. Ad esempio, a Olbia c’è una scritta su una casa: “Rumeni dentro”, con una freccia che indica la porta d’ingresso. La trovo tremenda e significativa allo stesso tempo. Significativa, perché chi l’ha scritta esterna un pensiero generale sull’immigrazione. Un pensiero sbagliato, ma pur sempre un pensiero che esiste. Fotografare un senzatetto in un particolar modo è qualcosa di un po’ scenico, televisivo e forse anche ipocrita. Ed è per questo motivo che cerco di fotografare alcune persone solo se trasmettono anche un messaggio. Perché la foto di una persona sofferente, catturata solo per rubare intimità, rende sicuramente a livello scenico, di resa verso l’osservatore, però poi ti fa sentire in colpa. segue a pag. 18


continua da pag. 16

18/fotografia

... MAUZ RISPONDE Quale attrezzatura utilizzi? Pensi che sia fondamentale avere una buona macchina per fare delle belle foto? Uso una Nikon d80 e una Nikon f90, più una Lomo. La macchina non è indispensabile per fare delle belle foto. Ci vuole una grande capacità di osservazione. Ci sono persone che anche con attrezzature costose e con corsi specializzati alle spalle, non riescono a rendere una fotografia viva. Ci sono molte sperimentazioni fotografiche con l’uso dei telefoni cellulari, alcune le trovo interessanti; magari la qualità è inferiore a quella consentita da una reflex, ma la macchina fotografica è solo un mezzo. Hai mai partecipato a dei concorsi o pubblicato qualcosa? Ho partecipato sia a dei concorsi fotografici che pubblicato su riviste e copertine di libri. L’emozione di vedere una tua fotografia su carta stampata in mano a qualcuno è qualcosa di adrenalinico. Una delle cose più belle che ricordo è successa ad una mia mostra: una ragazza che fotografava una mia fotografia. Mi ha colpito tantissimo. Hai altre passioni oltre alla fotografia? Il teatro sicuramente. Con il teatro sto scoprendo il piacere di lavorare su se stessi, di lavorare con le proprie emozioni e scoprire i blocchi che ci portiamo dentro. Fare teatro è, stranamente, levarsi una maschera. E teatro per me vuol dire divertirsi. Sopra: “l’ombra chiusa” Sotto: “Impressioni di Venezia”

Sotto: “Via verso le ferie” (autoscatto)

In Alto a Destra: “I ricordi tra le mani” Sfondo Pagina: “Quadrare le strisce”


pizze - focacce - antipasti - wifi gratuito

Via Imperia, 127 - 07026 Olbia (OT) E-mail: nibbiopizzeria@gmail.com • Facebook: nibbiopizzeria


20/cinema


Do it Yourself: Autoproduzione Musica: Interviste e recensioni Associazioni: Intervista ai Lanchilonghi Arti visive: KF Crew inoltre: Sport, Fumetto, Editoria, Cinema, Fotografia ‌

Foto: Andrea Folino

NEL PROSSIMO NUMERO


“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che  è la tragedia di non voler lottare per superarla.” Albert Einstein

tratto da “Il Mondo come lo vedo Io” (1934)

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Crisi è una fanzine indipendente che si occupa di musica, sport, arti visive, fumetto, editoria, fotografia, cinema e iniziative nel Nord Sa...

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