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apitanata XXI edizione

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MIUR - AFAM

Rodi Jazz Fest

Comune di Foggia

Musica nelle Corti di Capitanata XXI Edizione Direttore artistico

Francesco Di Lernia Coordinamento

Laurent Masi Copertina

Studenti ABAFG Corso di fotografia di Mimmo Attademo Mi.U.R.

Ministero dell’Università e della Ricerca

A.F.A.M.

Ringraziamenti Franco Landella Sindaco di Foggia

Anna Paola Giuliani

Assessore alla Cultura del Comune di Foggia

Carlo Dicesare

Dirigente del Servizio Cultura del Comune di Foggia

Mariolina Goduto

Dirigente del VI Circolo Scuola Primaria “Santa Chiara”

Mimmo Attademo

Docente di fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia

Alta Formazione Artistica e Musicale

Eva Belgiovine

Conservatorio di Musica “Umberto Giordano” Foggia

Vittorio Fabbrini

Anno Accademico 2016-2017

Direttore

M° Francesco Di Lernia Presidente

Dott. Francesco Florio Direttore Amministrativo

Dott.ssa Rosanna Saragaglia

I lavori che illustrano l’interno e la copertina di questa pubblicazione sono stati realizzati e fotografati dagli studenti del Corso di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Foggia, tenuto dal Prof. Mimmo Attademo

ISBN 978-88-8431-672-1 2017 Claudio Grenzi Editore Tutti i diritti riservati.

Claudio Grenzi sas

Via Le Maestre, 71 · 71121 Foggia info@claudiogrenzieditore.it www.claudiogrenzieditore.it

Direttore Accademia di Belle Arti di Foggia per la gentile concessione del pianoforte

I redattori delle note di sala Un particolare ringraziamento al personale coadiutore del Conservatorio:

Salvatore Caravelli, Aldo Giraldi, Michele Morese, Filippo Nunziante, Pellegrino Rendine, Rinaldo Stefania.


apitanata Francesco Di Lernia

Direttore del Conservatorio

Il sentimento principale che caratterizza il periodo della semina è la speranza di ottenere dopo mesi un buon raccolto. È una sensazione, questa, che noi del ‘Giordano’ non riusciamo mai a vivere a pieno a causa della necessità di dover raccogliere i frutti di un quotidiano scandito da importanti appuntamenti sempre più ravvicinati. Quest’anno abbiamo dovuto seminare ancora di più. Il Comitato Tecnico Scientifico, nominato con decreto del MiBACT e delegato all’organizzazione delle manifestazioni del Centocinquantenario Giordaniano, infatti, ha conferito al nostro Istituto un ruolo di assoluta responsabilità all’interno degli eventi programmati. La nostra orchestra sinfonica è stata direttamente coinvolta nell’allestimento di due opere tratte dal grande repertorio del compositore foggiano, la seconda delle quali – Giove a Pompei – in prima esecuzione mondiale in tempi moderni. Dopo queste ulteriori e straordinarie produzioni finanche le speranze del contadino più ottimista, consapevole che anche il terreno più rigoglioso ha bisogno 3


di un giusto riposo dopo un raccolto, avrebbero iniziato a vacillare. Invece succede che mi trovo a presentare il nuovo cartellone della XXI edizione di “Musica nelle Corti di Capitanata”, che comprende ben ventidue appuntamenti concertistici programmati tra Foggia e provincia. Dunque, nessun cenno di stanchezza o parziale cedimento. Dalla fine del 2011, anno in cui sono subentrato alla guida del ‘Giordano’, ho compreso che il segreto della vitalità del nostro istituto è la forza rigenerante della musica stessa, alimentata da un fuoco vivo costituito da relazioni professionali ed umane molto salde, valori che fanno del nostro Conservatorio uno dei più produttivi in tutta Italia. A tutto ciò si aggiunge un grande lavoro d’equipe e la volontà di far dialogare tutte le forme d’arte. Difatti, ancora una volta, per la nostra campagna pubblicitaria documentata anche tra le pagine di questo opuscolo, ci siamo avvalsi della preziosa collaborazione dei talentuosi studenti del laboratorio di fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Foggia. C’è un detto che recita: “La felicità tenuta per sé è il seme, quella condivisa è il fiore”. Questa rassegna è il nostro fiore per voi.

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Cale

Calendario 2017 GIUGNO

Rodi Garganico RJF. Rodi Jazz Fest

XIII Edizione

12 Lunedì Concerto Inaugurale

La musica comincia dove finisce il potere delle parole Il Solista e l’Orchestra Orchestra Giovanile del Conservatorio

15 Giovedì

La forza visionaria dei quadri musicali

Concerti e seminari

Influenze dagli anni ’70 Special Guest Giovanni Tommaso

19 Lunedì Rodi Garganico. Auditorium all’aperto, ore 21.15 Quartetto di clarinetti

School Jazz Live (studenti dei corsi)

NovoSaxEnsemble

20 Martedì

16 Venerdì

Rodi Garganico. Auditorium all’aperto, ore 12.00

Biccari. Parco Avventura, ore 10.00

Festa Nazionale Borghi Autentici in collaborazione con Daunia Avventura

Foggia. Chiostro di Santa Chiara, ore 21.00

Musica al presente: esempi di declinazioni sonore Giovani talenti in concerto Glass Saxophone Quartet Ensemble di Percussioni del Conservatorio

19 Lunedì

Concerto aperitivo

Auditorium all’aperto, ore 21.15

Jazz Masters for People (tutti) 21 Mercoledì Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia

Foggia. Chiostro di Santa Chiara, ore 21.00

Ricerca sonora e contaminazioni dal ‘Nuovo Mondo’

Festa Europea della Musica

Ensemble ’900

Rodi Jazz Department

in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia

20 Martedì

Schönberg, Berio: fra modernità e tradizione

22 Giovedì

Ensemble del Conservatorio

Duo violoncello - pianoforte

Pillole Romantiche


endario 23 Venerdì

4 Martedì

Songs to the Moon

Vigore e tenerezza nella musica di Astor

Recital soprano e pianoforte

24 Sabato

Quintetti classicamente viennesi

omaggio al compositore nel 25° anniversario della morte Recital pianistico

Quintetto del Conservatorio

5 Mercoledì

26 Lunedì

Memoria, Sogni, Suoni

Il violoncello alle porte del Romanticismo

6 Giovedì

Duo violoncello - pianoforte

27 Martedì. Foggia Museo Civico. Sala Mazza, ore 18.30

Beethoven: alla ricerca del suono perduto Recital di fortepiano

29 Giovedì

Jobiniando Duo voce e chitarra

Il fascino e la creatività dei ritmi popolari brasiliani ChorOrchestra junior

Trio violino - violoncello − pianoforte

Antiche danze dal sapore nostalgico Orchestra d’archi del Conservatorio

7 Venerdì

Incontro tra due culture Recital pianistico

8 Sabato Celebrazioni del Centocinquantenario Giordaniano

Pompei Scavi. Teatro Grande, ore 21.00

Giove a Pompei

commedia musicale in tre atti

11 Martedì

LUGLIO

A Tribute to Georg Gershwin Orchestra d’ance del Conservatorio

1 Sabato

12 Mercoledì

Eventi sonori lungo le rive della Senna

Monte Sant’Angelo. Piazza de’ Galganis, ore 20.30

Il Solista e l’Orchestra

Polvere di Stelle

Orchestra Sinfonica del Conservatorio

Saxofonia Ensemble


Lunedì 12 Giugno Foggia

Il Solista e l’Orchestra

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Orchestra Sinfonica Giovanile del Conservatorio

Sara Tomaiuolo clarinetto Leone Monaco pianoforte

Rocco Cianciotta direzione

Concerto inaugurale

La musica comincia dove finisce il potere delle parole

Carl Maria von Weber (Eutin, 1786 - Londra, 1826) Concerto n. 1 in fa minore per clarinetto e orchestra Allegro Adagio ma non troppo Rondò. Allegretto

(Richard Wagner)

Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo, 1756 - Vienna, 1791) Concerto n. 27 in sib maggiore KV 595 per pianoforte e orchestra Allegro Larghetto Allegro *** Petr Il’ič Čajkovskij (Votkinsk, 1840 - San Pietroburgo, 1893) da “Romeo e Giulietta” Ouverture

Wolfgang Amadeus Mozart

Carl Maria von Weber

Petr Il’ič Čajkovskij

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La predilezione di Weber per il clarinetto è attestata da ben tre lavori da concerto che rivelano una totale comprensione della funzionalità dello strumento. Il Concerto n. 1 in Fa minore op. 73, del 1811, dedicato al grande clarinettista Heinrich Baermann, è di ampie dimensioni e presenta una scrittura per la parte solistica, molto impegnativa, volta a sfruttare tutte le potenzialità tecnico-espressive del clarinetto, esaltandone il timbro caldo. Quest’opera, dal carattere profondamente serio, intenso, quasi operistico, costituisce un gioiello del repertorio clarinettistico. La strumentazione è avvincente e presenta un colorito squisitamente romantico, sconosciuto al grande Mozart che pure dedicò al clarinetto l’importante Concerto KV 622, scritto due mesi prima della sua morte. Nello stesso anno, 1791, il maestro di Salisburgo compose il Concerto KV 595 in Si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra. Intimo è il rapporto tra il solista e l’orchestra che si alternano in un dialogo privo di forti contrasti. Mozart ricava un nuovo linguaggio pacato e decantato dove il virtuosismo è subordinato all’equilibrio perfetto tra pianoforte, archi e fiati. Il discorso tematico, nonostante la sua complessità, è costruito su idee melodiche di facile assimilazione ed è infatti il richiamo alla musica popolare a conferire l’inconfondibile carattere del KV 595. Nell’Allegro i frammenti melodici di canzoni popolari si alternano a motivi di fanfare e citazioni di vecchie opere del maestro. Il Larghetto è ricco di toni lirici e sommessi, mentre il Rondò-Allegro in 6/8 riprende il tema di un Lied mozartiano, terminando quest’opera, sospesa tra sorriso e lacrime, con un finale di ritrovata serenità, quasi commovente presagio di una dolente rassegnazione.

Di grande suggestione è l’ouverture fantasia Romeo e Giulietta in Si minore, per orchestra, composta da Čajkovskij nel 1869, poi riveduta nel 1880. Questa pagina, ricca di conflitti drammatici, è costruita come un ampio movimento di Sonata che, pur rispecchiando un ordine classicheggiante nella sua struttura, è preceduto da un’introduzione e seguito da una coda. L’inizio a corale, austero, tratteggia la figura bonaria di Padre Lorenzo, mentre nell’Allegro viene introdotto l’elemento della rivalità tra le famiglie dei Capuleti e Montecchi, attraverso un ritmo pulsante dell’orchestra e l’uso dei piatti come simbolo dei colpi di spada, seguito da un tema «dolce ma sensibile», che rappresenta la dolce figura di Giulietta e l’amore. Il compositore riuscì a rendere musicalmente i tre elementi-chiave del dramma shakespeariano in un autentico capolavoro che, pur pervaso da un’atmosfera emotiva a forti tinte, si mostra esente da eccessi. Lucia Paradiso e Giuseppe Cinquepalmi


Sara Tomaiuolo

Nata a Manfredonia nel 1998, attualmente frequenta il secondo anno del triennio della classe di clarinetto presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia sotto la guida di Vincenzo Conteduca. Ha partecipato alla rappresentazione di “Giove a Pompei” di Umberto Giordano con l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio e partecipa regolarmente ai saggi di classe di clarinetto e ai concerti dell’Orchestra Giovanile del Conservatorio. Leone Monaco

Nato a Foggia nel 1998, ha iniziato a studiare il pianoforte a 9 anni. Attualmente è iscritto al secondo anno del Triennio accademico sotto la guida di Domenico Monaco. Ha partecipato a diversi concorsi pianistici nazionali ed internazionali riscuotendo numerosi successi: 2° Premio al Concorso Città di Barletta 2014, 1° Premio assoluto al Concorso Rossomandi 2015, 1° Premio concorso Mirabello in musica 2015, 1° Premio concorso Eratai 2016, 1° Premio assoluto Concorso Al chiaro di Luna Torano nuovo (TE) 2016. Ha seguito le masterclass di Giuseppe Andaloro, Michele Marvulli, Oxana Yablonskaya, Pietro De Maria, Antonio Pompa-Baldi e si è esibito in diverse manifestazioni musicali sul territorio nazionale, sia come solista che in musica da camera. Rocco Cianciotta

Ha compiuto gli studi di violino, composizione, strumentazione per banda, musica corale e direzione di coro e si è diplomato con il massimo dei voti e la lode in direzione d’orchestra sotto la guida di Rino Marrone presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari. Ha seguito corsi di direzione di coro con Mihalka Gyiorgy e Konrad von Abel e di Direzione d’orchestra con Hans Zender (Mozarteum - Salisburgo), Yuri Ahronovitch (Accademia Ghigiana - Siena). Tra le orchestre più importanti ha diretto l’orchestra “I Pomeriggi Musicali” di Milano. Ultimamente ha diretto al Comunale di Ferrara l’opera “Il mondo della luna” di J. Haydn. Come compositore ha scritto brani sinfonici e arrangiamenti eseguiti in Italia e all’estero (Usa e Canada).

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Giovedì 15 Giugno Foggia

Roberto Miele corno NSE - NovoSaxEnsemble Sassofoni soprano Daniele Berdini, Antonio Bruno, Stefano Mangini

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Sassofoni contralto Francesco Panebianco, Matteo Quitadamo, Angelo Riccardo

La forza visionaria dei quadri musicali

Sassofoni tenore Leonardo Sbaffi, Gianpiero Guerra, Giulia Dalla Bona Sassofoni baritono Michele Spadoni, Marco Destino, Antonio Russo Angelo Bolciaghi direzione

Musorgskij

Musorgskij - Ravel Quadri di un’esposizione trascrizione di Angelo Bolciaghi Promenade - Gnomus Promenade - Il vecchio castello Promenade - Tuileries Bydlo - Promenade Ballet des poussins dans leurs coques Samuel Goldenberg und Schmuyle Limoges: le marché Catacombae - Cum mortuis in lingua mortua La Cabane sur des pattes de poule La grande porta di Kiev

Maurice Ravel

Luigi Cherubini (Firenze, 1760 - Parigi, 1842) Sonata II trascrizione di Angelo Bolciaghi per corno ed ensemble di sassofoni

Luigi Cherubini

Paul Dukas (Parigi, 1865 - ivi, 1935) Villanelle trascrizione di Angelo Bolciaghi per corno ed ensemble di sassofoni Paul Dukas

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Al momento della scomparsa, a soli quarantadue anni, Musorgskij era considerato un indigente, e la sua musica destava pochissimo interesse. Oggi possiamo apprezzare la sua eccellente qualità compositiva grazie all’interessamento del critico Vladimir Stasov e del compositore Nikolaj Rimskij-Korsakov, tra i pochi amici di Musorgskij, i quali hanno provveduto alla pubblicazione postuma delle sue musiche, divulgando, tra l’altro, anche la memoria dell’amico con appositi documenti, attraverso i quali abbiamo potuto comprendere l’anima indipendente e lo spirito romantico del maledettismo. Il motivo che determinò la creazione dei Quadri da un’esposizione fu la mostra di acquarelli e disegni del pittore Viktor Aleksandrovic Hartmann, scomparso nel 1874 e ottimo amico del musicista. A renderci edotti di ciò è un’annotazione posta sulla prima pagina del manoscritto che si conserva presso la biblioteca nazionale di San Pietroburgo. Ciascuno dei dieci brani musicali che costituiscono l’intero corpus compositivo dei Quadri porta il titolo originale del dipinto che l’ha ispirato. L’opera si presenta come un itinerario ideale in cui si avvicendano momenti descrittivi (quadri) con brevi episodi musicali che accompagnano lo spettatore-autore lungo il percorso nelle sale dell’esposizione (promenade). Musorgskij impiega «suggestioni iconografiche per creare con forza visionaria quadri musicali autonomi» che soddisfano alcuni modelli creativi: «il gusto per le scene popolari, il mondo della fiaba e dell’infanzia, il senso del grottesco e del macabro, la concezione epica della storia e della tradizione russa», mentre le Promenade gli servono per collegare le strutturali diversificazioni di tonalità, di ritmo e di colorito armonico (cit. Terenzio Sacchi Lodispoto).

I Quadri sono stati oggetto di un gran numero di strumentazioni, specie per orchestra, da parte di altri compositori e musicisti: la versione più nota e più eseguita di queste è senza dubbio quella orchestrata nel 1922 da Maurice Ravel. La geniale trascrizione di Ravel rispetta fedelmente lo spirito ed il testo dell’originale e comprende i quattordici brani musicali, di cui quattro sono costituiti da una Promenade. Questa sera avremo modo di apprezzare la versione dei Quadri da un’esposizione compiuta da Ravel debitamente adattata dal maestro Angelo Bolciaghi per il NovoSaxEnsemble. Musorgskij e Hartmann appartenevano a quel gruppo di intellettuali russi che aspiravano ad un’arte legata alle radici culturali della loro terra. In maniera analoga ai giovani intellettuali populisti, «Musorgskij era animato da un profondo senso di dovere morale e di compassione. Riteneva che l’arte avesse il compito di dire la verità e di rappresentare la vita in tutti i suoi aspetti». I Quadri tentano di esprimere in musica tutte le fisionomie in cui si svela l’esperienza umana, «nei suoi aspetti di volta in volta banali e grotteschi, reali e fantastici, tragici e comici» (cit. Oreste Bossini). Agostino Ruscillo


Roberto Miele

Nato a Rocca d’Evandro, si è diplomato presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone. Dal 2001 è componente dell’orchestra del Teatro alla “Scala” e dell’omonima Orchestra Filarmonica. Ha collaborato con Orchestra Nazionale di “Santa Cecilia”, “Maggio Musicale Fiorentino”, Teatro Lirico di Cagliari, “Festival dei Due Mondi”. È componente degli “Ottoni della Scala”, “Ensemble Strumentale Scaligero”, “I Corni della Scala”. Ha cofondato il “Triomorgen”, unica formazione in Italia ed ha all’attivo diverse incisioni discografiche con le compagini sopra citate. Angelo Bolciaghi

Studia in Italia, Olanda e Stati Uniti. Primo premio a “Kerkrade” nella massima categoria. Produce “Histoire du Soldat” di Stravinsky con Luca Micheletti (premio “UBU” e “Premio Pirandello 2015”). Orchestratore per gli “Ottoni della Scala” e per il coro di voci bianche della “Scala” su commissioni di Bruno Casoni in cartellone scaligero dal 2009 al 2017. Ha trascrizioni eseguite dall’“Orchestra Nazionale” della Rai, “Cameristi della Scala” e “Pomeriggi Musicali” di Milano. Direttore ospite alla Orchestra di Fiati della Svizzera Italiana. Cospicuo il repertorio di trascrizioni per varie formazioni e le collaborazioni con strumentisti di fama. Collaborazioni anche col mondo amatoriale, come direttore, orchestratore ed educatore. È direttore del NSE. NSE - NovoSaxEnsemble

Il “NovoSaxEnsemble” è nato grazie ai docenti di sassofono del Conservatorio di Foggia Daniele Berdini, Leonardo Sbaffi e Michele Spadoni, che vantano una collaborazione didattica e concertistica ventennale. La loro attività artistica si esprime da tempo ai massimi livelli. Risultati vincitori dei più importanti concorsi nazionali ed internazionali sono invitati nei più importanti festival. Il direttore stabile della formazione è Angelo Bolciaghi che è anche maestro collaboratore degli ottoni del Teatro alla “Scala” di Milano. Nel loro repertorio i brani sono trascritti da Angelo Bolciaghi e Alberto Napolitano. Fra le collaborazioni di spicco il NSE annovera, oltre a quella con Roberto Miele, quella con Francesco Tamiati, Prima Tromba dell’Orchestra del Teatro alla “Scala” di Milano. Con loro si sono esibiti a Seoul in occasione di una tournée nel 2016.

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Venerdì 16 Giugno Biccari (Foggia) Parco Avventura ore 10.00

Festa Nazionale Borghi Autentici

Concerto nell’ambito della Festa Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia.

in collaborazione con Daunia Avventura

Il borgo autentico di Biccari è uno dei 30 Comuni dell’Appennino Dauno (o Monti Dauni): una catena montuosa che occupa la parte occidentale della provincia di Foggia e si colloca lungo il confine della Puglia con il Molise e la Campania. A partire partire dalle 9,00, escursioni di gruppo al rifugio “Monte Cornacchia Lago Pescara” - Parco Avventura (con guida) e concerto nel bosco.

Sante Leone

www.borghiautenticiditalia.it

Sante Leone sax contralto Marco Marasco sax contralto Stefano Russo sax contralto Danilo delli Carri chitarra Marco Marasco

Stefano Russo

Danilo delli Carri

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VenerdĂŹ 16 Giugno Foggia

Giovani talenti in concerto

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Stefano Mangini sax soprano Marco Marasco sax contralto Matteo Quitadamo sax tenore Antonio Russo sax baritono

Glass Saxophone Quartet

Musica al presente: esempi di declinazioni sonore

Monica Paciolla soprano Ensemble di percussioni del Conservatorio Raffaele delle Fave, Giuseppe Padalino, Claudio Patruno, Marika Carmela Perna, Giorgia Bruno, Carmen Pia Marrone, Alessandro Morsuillo Dario Savron direzione

Philip Glass

Philip Glass (Baltimora, 1937) Concerto for saxophone quartet per quartetto di sassofoni I, II, III, IV Anthony Cirone (Jersey City, 1941) 4x4 for Four

George Crumb

George Crumb (Charleston, 1929) Adagio Wolfgang Reifeneder (Geboren, 1960) Ball Percussion

Wolfgang Reifeneder

Umberto Giordano (Foggia, 1867Â - Milano, 1948) Crepuscolo triste trascrizione di Dario Savron per soprano e percussioni

Umberto Giordano

Dario Savron (Trieste, 1974) Discovery per ensemble di percussioni prima esecuzione assoluta

Dario Savron

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Il programma eseguito questa sera è un omaggio alle sonorità della musica contemporanea nelle sue varie declinazioni: brani di carattere minimalista, di repechage e di performance innovativa. Il Concerto for saxophone quartet (conosciuto anche in versione orchestrale) è un brano composto nel 1995 ed eseguito per la prima volta in Europa nello stesso anno. L’autore, che compie quest’anno ottanta anni, è uno dei grandi protagonisti del panorama musicale contemporaneo, ancora oggi impegnato in attività concertistica e compositiva, la cui eredità non cessa di alimentare le più disparate espressioni musicali. Il carattere quasi trasversale della sua musica, lo sguardo talvolta ironico verso i tecnicismi analitici delle sue stesse opere, fanno di Glass un musicista che guarda soprattutto alla componente democratica della musica. «La vera qualità della musica è che può incontrare tutti, dall’ ignorante all’ intellettuale» («Giornale della musica», 1998). Il potenziale straordinario della sua musica risiede nella sua capacità comunicativa. La contaminazione di stili e generi musicali diversi caratterizza la produzione di molti compositori contemporanei e la seconda parte del programma, dedicata alle percussioni, ne è ancora un esempio. Il processo di sperimentazione sugli strumenti a percussione parte proprio dagli inizi del Novecento: musicalità, melodia, espressione, legate tra loro dalla costante ritmica creano nuovi percorsi sonori. 4/4 for Four è un brano concepito per quattro strumentisti, di notevole intensità, ormai entrato nel repertorio. Articolato in 4 sezioni, presenta una scrittura fitta, ma non priva di frammenti solistici e dialogici. È stato composto nel 1970 da A. Cirone, percussionista e docente presso la San Josè State University.

L’Adagio è tratto dal Quartetto per archi n. 1 op. 11 dello statunitense Samuel Barber (poi arrangiato per orchestra ed eseguito in prima assoluta da A. Toscanini a New York nel 1938).Il brano,adattato ad un ensemble di percussioni, è carico di sentimenti di angoscia e di dolore. Ball Percussion, scritto dal compositore e percussionista austriaco Reifeneder, è caratterizzato da tre elementi: il gioco ritmico che conduce l’intero brano, l’azione scenica che dà carica ed energia all’esecuzione e, infine, l’utilizzo di strumenti non convenzionali che rendono il brano più coinvolgente. Un interessante esempio di recupero, è la romanza Crepuscolo triste di Giordano, eseguita per voce e percussioni. Questa pagina fu composta nel 1903 per la sede milanese della «Grammophone Company» e prevedeva un organico da piccola orchestra da camera. Un ruolo significativo e profondamente evocativo è affidato alle campane, mentre una vocalità a tratti intensa, esalta la malinconia del testo di Romeo Carugati. Discovery è di Savron, compositore e concertista tra i più attivi in Italia. Il brano, originariamente per violino e marimba, in seguito arrangiato per ensemble di percussioni, è incentrato prevalentemente sugli strumenti a tastiera sostenuti da altre percussioni che arricchiscono il brano coloristicamente e ne accentuano il ritmo. È diviso in tre parti che sviluppano due temi principali in cui si alternano momenti di calma e liricità a momenti più veloci e incisivi. Giuseppe Padalino


Monica Paciolla

Laureata al triennio in canto lirico con il massimo dei voti e la lode sotto la guida di Angela Bonfitto, è attualmente iscritta al biennio specialistico al Conservatorio “Giordano” di Foggia. Ha partecipato al X Concorso nazionale per giovani musicisti “Luigi Rossi” vincendo il Primo premio, al concorso “Una voce per il sud” vincendo il premio della critica e al IX concorso internazionale “Trofeo città di Greci” vincendo il Primo premio. Ha interpretato Marcellina dell’opera “Le nozze di Figaro” e Fiordiligi nell’opera “Così fan tutte”. Molti eventi culturali la vedono come soprano solista, fra i quali la partecipazione a molte edizioni del “Deliceto Musica Festival” e alla XIV edizione del “Premio Diomede” a Canosa di Puglia. Stefano Mangini

Si è laureato con il massimo dei voti in sassofono presso il Conservatorio “Giordano” di Foggia sotto la guida di Daniele Berdini. È risultato vincitore di numerosi primi premi in concorsi nazionali ed internazionali. Con il quartetto di sax si è esibito in importanti teatri italiani partecipando, in rappresentanza del Conservatorio di Foggia, alla manifestazione “Expo Milano 2015”. Con il NovoSaxEnsemble ha collaborato con i maestri del Teatro alla Scala di Milano quali Miele e Tamiati, esibendosi in importanti sale da concerto nazionali e al “Korea International Wind Band Festival”. Ha seguito corsi di perfezionamento con Federico Mondelci, Gianpaolo Antongirolami, Alberto Domizi e Daniele Berdini. Attualmente è iscritto al 2° anno del biennio di II livello in sassofono. Marco Marasco

Si è laureato brillantemente al Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia in sassofono sotto la guida di Daniele Berdini. Vincitore di numerosi primi premi in vari concorsi nazionali ed internazionali. Nel luglio 2011 ha partecipato ad un corso di perfezionamento in sassofono tenuto da Daniele Berdini e ha suonato con la “Giovanile Orchestra di Fiati di Ripatransone” diretta dal Lorenzo Della Fonte. Con l’ensemble di sassofoni del conservatorio “Giordano” di Foggia ha partecipato a numerosi concerti in Capitanata tra il 2012 e 2013. Attualmente è iscritto al secondo anno del Biennio accademico di sassofono.

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Matteo Quitadamo

Si è diplomato col massimo dei voti presso il Conservatorio di musica “Umberto Giordano” di Foggia sotto la guida di Daniele Berdini. Con lo stesso frequenta il secondo livello in discipline musicali. Risulta vincitore di numerosi concorsi nazionali e del concorso Internazionale “Suoni sul Lago”. Attualmente collabora al sassofono contralto con il “Quartetto Fouranosia” e con l’ensemble di sassofoni “Novosaxensemble”, formazioni che si sono esibite in prestigiosi teatri italiani ed esteri, ottenendo ampi consensi ed apprezzamenti. L’affiatamento ormai consolidato da anni con i componenti del quartetto ha permesso al gruppo di affrontare numerosi capolavori del repertorio minimalista e contemporaneo, in modo particolare brani di Glass, Nymann, Donatoni. Antonio Russo

Nato a Foggia 1996, inizia il suo percorso di studi come sassofonista presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia sotto la guida di Daniele Berdini. Nel corso degli anni si perfeziona nello studio del sassofono baritono nel repertorio della musica d’insieme e orchestrale diventando infine componente stabile del NovoSaxEnsemble, con il quale inizia un percorso concertistico che lo vede in partecipazioni di eventi di rilevanza intenazionale come il “Festival Fiati” di Novara ed il “Corea Wind Festival” che lo hanno portato ad esibirsi in importanti sale da concerto come la Sala Greppi di Bergamo e la Concert Hall di Seoul (Art Center). Attualmente, presso il Conservatorio “Umberto Giordano”, frequenta il primo anno del Triennio accademico di sassofono. Dario Savron

Si è esibito in Europa, Argentina, Australia, Canada e USA. È risultato vincitore di vari concorsi internazionali e nazionali e ha partecipato alla registrazione di numerose incisioni. Nell’ambito dei suoi concerti ha realizzato numerose prime esecuzioni. Le sue composizioni sono state eseguite in Europa, Canada e USA, e sono edite da “Nuova Stradivarius”, Milano. Ha inoltre composto e registrato musiche per film documentari. Attualmente è docente di Strumenti a percussione presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia.

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Ensemble di Percussioni del Conservatorio

Raffaele delle Fave

Dopo alcune esperienze di gruppo nell’ambito dell’attività della classe di strumenti a percussione del Conservatorio di Foggia e grazie all’interesse e la motivazione degli allievi e del docente, nasce l’idea di costituire un insieme che esplori le possibilità esecutive e sonore degli strumenti a percussione. Da questa esperienza nasce il Quartetto, che ha vinto il 2° premio all’International Percussion Festival a Montebello della Battaglia nel 2016 e nello stesso anno si è esibito in concerto nell’ambito della stagione Amabile a Capodistria (Slovenia).

Giuseppe Padalino

Claudio Patruno

Marika Perna

Giorgia Bruno

Carmen Pia Marrone Alessandro Morsuillo

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Lunedì 19 Giugno Foggia

Ensemble ’900 Rocco Cianciotta direzione

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Igor Stravinsky (Pietroburgo, 1882 - New York, 1971) Ottetto per strumenti a fiato (1922) per flauto, clarinetto, 2 fagotti, 2 trombe, 2 tromboni Sinfonia (Lento) Tema con variazioni (Andantino) Finale (Tempo giusto)

Ricerca sonora e contaminazioni dal ‘Nuovo Mondo’

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič (Pietroburgo, 1906 - Mosca, 1975) Suite per orchestra jazz Valzer Polka Foxtrot Darius Milhaud (Marsiglia, 1892 - Ginevra, 1974) Balletto op. 81 “La Creation du Monde” Ouverture Le chaos avent la création La naissance de la flore et de la faune La naissance de l’homme et de la femme Le dèsir Le Printemps ou l’apaisement

Igor Stravinsky

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič

Kurt Weill (Dessau, 1900 - New York, 1950) Kleine Dreigroschenmusik Suite per fiati da “L’opera da tre soldi” Ouverture Die Moritat von Mackie Messer Anstatt daß-Song Die Ballade vom angenehmen Leben Pollys Lied Tango-Ballade Kanonen-Song Dreigroschen-Finale

Darius Milhaud

Kurt Weill

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Nel Novecento, dopo la crisi riguardante il sistema tonale, prenderà corpo l’instancabile desiderio di ricerca e di sperimentazione su cui basare la composizione, che porterà il musicista-compositore finalmente ad osare. Il pensiero musicale, fino a quel momento legato ad una tradizione conservatrice, risentirà dell’influenza e di nuovi stili musicali, ricercando nuove scale, ritmi e timbri. Gli autori proposti in questo concerto sono un esempio di come la musica d’ensemble del Novecento abbia risentito di questo pensiero musicale. Igor Stravinsky, oltre ad essere conosciuto come compositore di balletti russi, ha scritto una musica quasi esclusivamente classica; l’Ottetto per strumenti a fiato fu eseguito per la prima volta a Parigi nel 1923, e si può notare un ritorno di Stravinsky ad una musica antica, tendendo a restringere il campo a piccoli organici con un’identità ben definita. L’opera è composta da tre movimenti nei quali è ben visibile il suo stile eterogeneo. Stile che trova corrispondenza con la molteplicità di generi che caratterizza le composizioni di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič. La sua produzione comprende sinfonie, quartetti, composizioni per strumento solista, sonate, balletti, opere teatrali, musica per orchestra e colonne sonore. Le sue opere furono contaminate anche da tradizioni popolari, e la Suite per orchestra jazz ne è la prova. Composta ed eseguita a Leningrado nel 1934, è costituita da tre movimenti intitolati con il nome di una danza (valzer, polka e fox-trot), nei quali è evidente la ricerca di Šostakovič di nuovi timbri e quindi di strumenti musicali. Una maggior libertà d’espressione certamente sarà più evidente nelle composizioni di Darius Milhaud. L’autore ci ha lasciato un grande corpus di opere teatrali, balletti,

musiche di scena, musica corale, musica per altri strumenti. Certamente le sue composizioni risentono sia dell’influenza extraeuropea, che delle tradizioni folkloriche. La création du monde, eseguita a Parigi nel 1923, è un balletto caratterizzato da ritmi esotici, ritmi jazz e modulazioni blues, e l’organico strumentale stesso ne risente nella struttura, piuttosto ridotta. Certamente più realistica risulta la suite per fiati intitolata Die Dreigroschenoper (Opera da tre soldi) di Kurt Julian Weill. Quest’opera fu eseguita nel 1928 a Berlino e appartiene al genere teatrale, in cui l’autore mette in scena vicende riguardanti le classi sociali economicamente e culturalmente più degradate della Londra vittoriana. Portata in scena nel 1928, la musica risente di schemi più orecchiabili e popolari, rifiutando le forme tradizionali dell’opera. Lo stile spazia dal jazz, a quello di intrattenimento, a quello lirico, a quello sacrale. Il Novecento, avvalendosi dell’appellativo di ‘musica colta’, concentra l’attenzione su una forma musicale scritta dettagliata, accorpando a sé anche i generi di tradizione orale e potendo cosi rivolgersi a qualsiasi ceto sociale. Giuseppe Cioffi


Rocco Cianciotta

Ha compiuto gli studi di violino, composizione, strumentazione per banda, musica corale e direzione di coro e si è diplomato con il massimo dei voti e la lode in direzione d’orchestra sotto la guida di Rino Marrone presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari. Ha seguito corsi di direzione di coro con Mihalka Gyiorgy e Konrad von Abel e di Direzione d’orchestra con Hans Zender (Mozarteum - Salisburgo), Yuri Ahronovitch (Accademia Ghigiana - Siena). Tra le orchestre più importanti ha diretto l’orchestra “I Pomeriggi Musicali” di Milano. Ultimamente ha diretto al Comunale di Ferrara l’opera “Il mondo della luna” di J. Haydn. Come compositore ha scritto brani sinfonici e arrangiamenti eseguiti in Italia e all’estero (Usa e Canada).

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Martedì 20 Giugno Foggia

Arnold Schönberg*

(Vienna, 1874 - Los Angeles, 1951) Pierrot Lunaire op. 21 (1912) per voce femminile (sprechgesang), flauto/ ottavino, clarinetto/clarinetto basso, violino/viola, violoncello e pianoforte

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Prima parte 1. Ubriaco di luna 2. Colombina 3. Il Dandy 4. Una pallida lavandaia 5. Valzer di Chopin 6. Madonna 7. La luna malata

Schönberg, Berio: tra modernità e tradizione

Seconda parte 1. Notte 2. Invocazione a Pierrot 3. Rapina 4. Rosso convivio 5. Ballata della forca 6. Decapitazione

Arnold Schönberg

Le croci 1. Terza parte 2. Nostalgia 3. Perfidia 4. Parodia 5. La macchia lunare 6. Serenata 7. Viaggio verso casa 8. Antica fragranza Luciano Berio

Luciano Berio**

Ensemble del Conservatorio Alda Caiello(*) soprano Angela Bonfitto mezzosoprano Michele Gravino flauto-ottavino Vincenzo Conteduca clarinetto-clarinetto basso Orazio Sarcina violino Flavio Maddonni viola Francesco Montaruli violoncello Chiara Imbriani arpa Domenico Monaco pianoforte Dario Savron Flavio Tanzi percussioni

(Imperia,1925 - Roma, 2003) Folk Songs (1964) per voce, flauto, clarinetto, viola, violoncello, arpa, pianoforte e percussioni Black Is the Colour Wonder as I Wander Loosin yelav Rossignolet du bois A la femminisca La Donna Ideale Ballo Motettu de tristura Malurous qu’o uno fenno Lo Fïolairé Azerbaijan Love Song (Qalalıyam)

Matteo Guerra Pasquale Somma(**) direzione Immagini di Costantino Postiglione 25


Composto nel 1912 a Berlino per la cantante di cabaret Albertine Zehme, il Pierrot Lunaire di Arnold Schönberg è considerato un monumento della musica del ’900. Si tratta di un ciclo di ventuno melologhi su testi del poeta Albert Giraud, divisi in tre gruppi di sette, scritti per voce recitante, cinque strumentisti ed otto strumenti. Il protagonista del ciclo è il poeta Pierrot, delineato attraverso le mille ambiguità del suo carattere, talvolta cinico, altre volte grottesco e parossistico. Vagheggiando «l’antico profumo dei tempi delle fiabe», l’opera si conclude con il ritorno del protagonista nella sua Bergamo. Il Pierrot Lunaire è una partitura estremamente complessa sotto molteplici aspetti, celebre anche per l’introduzione dello Sprechgesang, dove la voce non canta nel senso classico del termine, bensì alterna suoni cantati, utilizzati in rari momenti, a suoni parlati con una intonazione volutamente imprecisa. Scritte nel 1964 le Folk Songs per voce e sette esecutori, arrangiate quasi dieci anni dopo per voce e orchestra dallo stesso Luciano Berio (Imperia 1925 – Roma, 2003) rappresentano una perla nel suo catalogo compositivo. Come lo stesso Autore afferma: «Si tratta, in sostanza, di un’antologia di undici canti popolari di varia origine (Stati Uniti, Armenia, Provenza, Sicilia, Sardegna, ecc.), trovati su vecchi dischi, su antologie stampate o raccolti dalla viva voce di amici. Li ho naturalmente interpretati ritmicamente e armonicamente: in un certo senso, quindi, li ho ricomposti. Il discorso strumentale ha una funzione precisa: suggerire e commentare quelle che mi sono parse le radici espressive, cioè culturali, di ogni canzone. Queste radici non hanno a che fare solo con le origini delle canzoni, ma anche con

la storia degli usi che ne sono stati fatti, quando non si è voluto distruggerne o manipolarne il senso». Le Folk Songs sono state commissionate dal Mills College in California e dedicate alla sua prima moglie, Cathy Barberian, celebre interprete di musica contemporanea, per la quale molti celebri compositori hanno scritto. Michele Gravino


Alda Caiello

Diplomata in canto e pianoforte presso il Conservatorio di Perugia è stata invitata dai più importanti teatri e sale da concerto quali Teatro alla “Scala”, “La Fenice” di Venezia, “Maggio Musicale Fiorentino” e diretta da prestigiosi direttori quali Gianandrea Noseda, Frans Brüggen, Myung-Whun Chung, Valery Gergiev, Arturo Tamayo, Peter Keuschnig, Massimo de Bernart, Pascal Rophè, Waine Marshall, Christopher Franklin, Stephen Ausbury, Peter Rundel, Lucas Vis, Pietro Borgonovo, Renato Rivolta, Marcello Panni, Fabio Maestri, Marco Angius e Emilio Pomarico. Angela Bonfitto

Si diploma sotto la guida di Sofia Mukamethova presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, dove studia anche pianoforte. Contemporaneamente consegue, con lode, la laurea in Filosofia. Si perfeziona all’AsLiCo e all’“Accademia Rossiniana” di Pesaro. Debutta giovanissima all’Arena di Avenchés con Leo Nucci e al “Rossini Opera Festival”. interpreta ruoli da protagonista in prestigiosi allestimenti presso enti lirici italiani e stranieri e prende parte a festival internazionali. Nel 2012 riceve un riconoscimento speciale per l’interpretazione della “Carmen” nell’ambito degli “Oscar della Lirica” a Torre del Lago. Nello stesso anno fa parte del cast della trasmissione di e con Paolo Limiti “E state con noi in TV” in diretta su RAI1. Recentemente ha cantato nell’“Andrea Chénier” e “Giove a Pompei” presso il Teatro “Giordano”. Michele Gravino

Consegue nel 2016 la Laurea Magistrale, indirizzo concertistico, con il massimo dei voti, lode, menzione speciale e proposta di pubblicazione di parti della tesi, presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia con Antonio Amenduni e frequenta il terzo anno del corso triennale di alto perfezionamento dell’“Accademia Nazionale del Flauto” di Roma. Si è perfezionato con flautisti e concertisti di chiara fama, ha suonato nell’Orchestra Nazionale dei Conservatori Italiani effettuando tournèe in Italia e all’estero e registrazioni live per Rai e Radio Belgrado, e con l’Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari e l’Orchestra Sinfonica di Foggia. Ha vinto e si è classificato nelle prime posizioni in numerosi concorsi nazionali ed internazioni. Sue analisi sono state pubblicate su «I quaderni di Capitanata».

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Vincenzo Conteduca

Ha studiato presso il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari con A. Perrino, dove si è diplomato con il massimo dei voti. Si è perfezionato con K. Leister, W. Boeykens ed A. Pay. Ha collaborato in qualità di Primo clarinetto con l’“Orchestra Giovanile Italiana”, con l’Orchestra di Lecce e Bari, con il “Maggio Musicale Fiorentino” e il Teatro alla “Scala”, con direttori quali R. Muti e Z. Metha. Svolge un’intensa attività sia come solista sia in formazioni da camera come “I Solisti Dauni”. È titolare di una cattedra di clarinetto presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia. Orazio Sarcina

Docente di Violino presso il Conservatorio di Foggia, si è diplomato col massimo dei voti e lode sotto la guida di G. Francavilla e R. Pellegrino. Perfezionatosi con C. Romano e Felix Ayo è stato per otto anni Primo violino di spalla dell’Orchestra del “Petruzzelli” di Bari. Ha inoltre rivestito lo stesso ruolo con l’Orchestra del Teatro di Salerno e con l’“Orchestra Sinfonica Abruzzese”. È stato per oltre quindici anni il violinista del complesso da camera “I Solisti Dauni”. Francesco Montaruli

Titolare della cattedra di violoncello presso il Conservatorio di Foggia è stato il violoncellista del complesso da camera “I Solisti Dauni” con il quale si è esibito per importanti associazioni italiane ed europee. Attivo nel campo della musica contemporanea, ha eseguito brani dei maggiori compositori italiani, anche in prima esecuzione assoluta. Per cinque anni è stato Primo violoncello dell’Orchestra del Teatro “Petruzzelli” di Bari. Apprezzato esecutore di musica antica con violoncello barocco, si è esibito, nell’ensemble barocco “L’Arte dell’Arco”, in concerti con artisti del calibro di Gustav Leonhardt, Christophe Coin, Mario Brunello, David Bellugi e registrando per numerose etichette discografiche. Ha collaborato con il complesso da camera “I Solisti Filarmonici Italiani” con il quale ha effettuato tournée concertistiche negli Stati Uniti ed in Giappone.

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Domenico Monaco

Nasce musicalmente nel Conservatorio “Giordano” di Foggia, presso cui è attualmente docente di pianoforte. Prosegue la sua formazione musicale attraverso il contatto professionale ed artistico con pianisti e didatti di disparate nazionalità, nonché attraverso la partecipazione ai concorsi internazionali pianistici, in cui è stato, non di rado, premiato. Realizza, nell’anno 2013, il progetto discografico per l’etichetta “Brilliant Classics”, riguardante l’integrale in prima mondiale dell’opera pianistica a 4 mani di M. Moszkowski. Di recente si occupa di concepire e proporre un “modello” di musicista che esprima, attraverso la sua pratica artistica, una via per realizzare migliore espressione di sé, relazione e comunicazione. Intende il suo attuale ruolo di insegnante di pianoforte come coronamento del suo percorso artistico, sociale ed umano. Matteo Guerra

Diplomato in pianoforte con il massimo dei voti sotto la guida di Olaf John Laneri e Elisabetta Mangiullo, studia direzione d’orchestra con Marco Angius presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia. Oltre all’attività pianistica, che lo vede impegnato in diverse stagioni concertistiche, come quella del “Pontificio Istituto” di Roma o le varie edizioni di “Musica nelle Corti di Capitanata”, prende parte, come direttore, alle stagioni “Musica nelle Corti di Capitanata” 2015 e 2016 (inaugura la stagione 2016 con l’“Histoire du Soldat” di Igor Stravinsky) dirigendo l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “Giordano”, l’ensemble dei docenti del Conservatorio e il “Wanderer Ensemble”. Pasquale Somma

È diplomato in pianoforte e laureato in direzione d’orchestra con il massimo dei voti e la lode. È vincitore di numerosi concorsi fra i quali il concorso internazionale per giovani musicisti “Città di Barletta”, il “Premio Musica Italia”, il concorso europeo “Don Matteo Colucci”. Ha debuttato nel teatro lirico dirigendo “Così fan tutte” di Mozart presso il teatro “Giordano” di Foggia. Oltre l’orchestra Sinfonica del Conservatorio di Foggia ha diretto varie formazioni orchestrali e il Polifonico e l’Orchestra sinfonica dell’associazione «Luigi Capotorti» di Molfetta. Incide in qualità di direttore un disco di musiche natalizie «ChristmaSong” con l’orchestra “Soundiff». È stato assistente di Marco Angius per la messa in scena dell’“Arlesienne” presso il Teatro “Verdi” di Padova con la partecipazione di Chiara Muti.

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Rodi Garganico 19 - 20 Giugno 2017

Seminari e Concerti Special Guest Giovanni Tommaso contrabbasso

Rodi Jazz Fest

Concerti Lunedì 19 Auditorium all’aperto del Conservatorio ore 21.15

XIII Edizione

Influenze dagli anni ’70

Quartetto di Clarinetti del Conservatorio Cosimo Leuzzi, Michele Castelluccia Federico Paci, Giuseppe Paci

School Jazz Live (studenti dei corsi)

Martedì 20 Auditorium all’aperto del Conservatorio ore 12.00 Concerto aperitivo Fiorenzo Pascalucci pianoforte musiche di George Gershwin ore 21.15

Jazz Master for People (tutti)

Seminari Lunedì 19 ore 11.00/13.00 Inizio del seminario di Giovanni Tommaso ore 16.00/19.30 Incontro con i musicisti Martedì 20 ore 10.30/13.00 Incontri e jam session con maestri e allievi ore 16.00/19.30 Incontri in musica e commiato da Giovanni Tommaso

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Giovanni Tommaso

Inizia lo studio della musica frequentando il Conservatorio di Bologna negli anni cinquanta. A 18 anni inizia a lavorare come musicista in orchestre di navi da crociera, cosa che gli permette di frequentare tra il 1959 e il 1960 i locali jazz di New York, dove ha modo di incontrare musicisti del calibro di Paul Chambers, Ray Brown e Charles Mingus, suonando anche con Chet Baker nella sua tournée in Italia. Nel 1971 con Claudio Fasoli al sax, Tony Sidney alla chitarra, Franco D’Andrea alle tastiere e Bruno Biriaco alla batteria forma il quintetto di jazz rock “Perigeo”, seguendo l’evoluzione anche di altri musicisti come Miles Davis o i Weather Report. Il gruppo rimane in attività fino al 1977 con l’incisione di otto album. Giovanni Tommaso è anche titolare della cattedra di musica jazz al Conservatorio di Perugia e dirige dal 1986 i seminari della “Umbria Jazz Clinics”. Quartetto di clarinetti del Conservatorio

Nasce nella sede della sezione staccata del Conservatorio di Rodi da un’iniziativa dei docenti di clarinetto nel pieno spirito della collaborazione ed unità di intenti artistici. I componenti del quartetto provengono da esperienze diverse, in campo nazionale ed internazionale, con partecipazioni in importanti festival, rassegne e come prime parti di orchestre. L’idea di creare questo tipo di formazione nasce dall’occasione creatasi di recente per una registrazione per Tele “Padre Pio”. La facilità con la quale il quartetto ha trovato unità di intenti, di suono e musicali, ha indotto i componenti a proseguire nell’attività. I brani che caratterizzano il Quartetto di clarinetti della sezione di Rodi Garganico, prendono spunto da repertori border line, tratti da ragtime, musica popolare, ecc. Fiorenzo Pascalucci

Per la sua carriera artistica, Fiorenzo Pascalucci ha ricevuto dal Presidente della Repubblica in Quirinale il Premio “Giuseppe Sinopoli” 2015, su segnalazione dell’Accademia Nazionale di “Santa Cecilia” di Roma. I primi premi in importanti concorsi internazionali e nazionali (“Rina Sala Gallo”, Monza 2014, FVG, Sacile 2012, “Nuove Carriere” CIDIM, Roma 2012, “Premio Venezia, Venezia 2008) l’hanno portato a esibirsi come solista in gran parte d’Europa e nelle più prestigiose realtà concertistiche italiane. Allievo di Benedetto Lupo, è stato fra gli ultimi discepoli di Aldo Ciccolini. Appassionato anche all’insegnamento, è docente di pianoforte principale presso il Conservatorio “Umberto Giordano” dal 2012.

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Mercoledì 21 Giugno Foggia Chiostro di Santa Chiara ore 21

Festa Europea della Musica

Rodi Jazz Departement Gaetano Partipilo alto sax Daniele Scannapieco tenor sax Giuseppe Spagnoli piano and keyboards Antonio Tosques guitar Francesco Angiuli bass Fabio Accardi drums

in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia

Gaetano Partipilo

Nel 1997, consegue il diploma presso il Conservatorio di musica “N. Piccinni” di Bari. Vincitore della borsa di studio per rappresentare l’Italia al meeting internazionale 1999 della I.A.S.J. (International Association of Schools of Jazz). Suona con Dave Liebman, Giacomo Aula, John Schroder e Peter Klinke, Tarus Mateen, Nasheet Waits e lo stesso Greg Osby e tanti altri. Insegna Sax jazz presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Rodi Garganico. Daniele Scannapieco

Nasce nel salernitano nel 1970, figlio d’arte cresce a contatto con l’ambiente jazz, prima italiano poi europeo. Completa gli studi classici nel 1990 al Conservatorio di Salerno. Collabora con R. Gatto, S. Sabatini, S. Di Battista, T. Scott, E. Pietropaoli, S. Bollani, F. Bosso, H. Salvador, J. Lovano, H. Ruiz, G. Hutchinson, E. Reed, J. Locke, I. Coleman e altri. Incide diversi Cd e collabora molti anni con Mario Biondi. Insegna Sax Jazz presso il Conservatorio “Giordano” di Rodi Garganico. 32


Giuseppe Spagnoli

Pianista e compositore, si diploma ai Conservatori di Foggia e Bari. Si forma nell’area Jazz con Enrico Pieranunzi, Giancarlo Schiaffini, Franco D’Andrea, Collabora con Fabrizio Sferra, Enzo Pietropaoli, Marco Tamburini, Paolo Fresu, Sandro Satta, Antonello Salis, Bob Mover, Mia Cooper, Alicia Perkins, Geoff Warren, Antonio Tosques, Claudio e Mario Corvini, Steve Cantarano e altri. Insegna pianoforte principale e piano Jazz presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Rodi Garganico. Antonio Tosques

Chitarrista poliedrico ha suonato in diversi contesti musicali. Nel ’92 partecipa come finalista al “Roma Jazz Fest” per giovani emergenti al foro italico. Collabora con Bob Mover, Massimo Manzi, Mike Melillo, Paolino Dalla Porta, Paolo Birro, Robert Bonisolo, Kile Gregory, Ernst Rijseger, Giuseppe Spagnoli, Fabio Accardi, Mirko Signorile, Daniele Scannapieco, Gianni Le Noci, Sandro Satta e altri. Insegna chitarra Jazz presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Rodi Garganico. Francesco Angiuli

Nato a Monopoli (Bari), si è diplomato in contrabbasso classico con il massimo dei voti e si specializza in Jazz presso il “Royal Conservatory” di Den Haag (L’Aia). Collabora con Jim Mc Nelly, Steve Grossman, Mike Manieri, ToninhoHorta, Philip Harper, Paul Jeffrey, Tommy Smith, Rachel Gould, John Betsch, Keith Tippet, Tom Kirkpatrick, Ernst Reijeseger, Pietro Tonolo, Gianluigi Trovesi e altri. Insegna sax Jazz presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Rodi Garganico. Fabio Accardi

Nato a Bari il 1973, frequenta il corso di percussioni con B. Forestiere al Conservatorio di Bari. Ha collaborato con Dave Liebman, Greg Osby, Roberto Ottaviano, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Enrico Rava, Furio Di Castri, Javier Girotto, Maria Pia De Vito, Gianni Basso, Rosario Giuliani, Fabio Zappetella, Luca Bulgarelli, Flavio Boltro, Daniele Scannapieco, Fabrizio Bosso Eric Vloehiman e altri. Insegna batteria Jazz presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Rodi Garganico.

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Giovedì 22 Giugno Foggia

Duo Mastromatteo - Giunti Francesco Mastromatteo violoncello Alessandra Giunti pianoforte

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Robert Schumann (Zwickau, 1810 - Bonn, 1856) Fantasiestücke op. 73 Zart und mit Ausdruck Lebhaft, leicht Rasch und mit Feuer

Pillole Romantiche

Felix Mendelsshon-Bartholdy (Amburgo, 1809 - Lipsia, 1847) Variazioni Concertanti op. 17 Robert Schumann Fünf Stücke im Volkston op. 102 Mit Humor Langsam Nicht zu schnell Nicht zu rasch Stark und markiert

Robert Schumann

*** Robert Schumann Adagio e Allegro op. 70 Petr Il’ič Čajkovskij (Votkinsk, 1840 - San Pietroburgo, 1893) Pezzo Capriccioso op. 62

Felix Mendelsshon-Bartholdy

Fryderyk Chopin (Varsavia, 1810 - Parigi, 1849) Introduzione e Polacca brillante op. 3

Petr Il’ič Čajkovskij

Fryderyk Chopin

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L’essenza del Romanticismo in Musica si trova nelle forme brevi in cui i più grandi compositori di tale temperie spirituale mostrano la conquista di un mondo espressivo profondamente personale. Così Schumann nei tre cicli scritti nel 1849, i Fantasiestücke op. 73, l’Adagio e Allegro op.  70 e i Fünf Stucke im Volkston op. 102, riesce a creare un miracoloso equilibrio di sintesi e capacità narrativa. Solo nell’op.  102 l’abbinamento violoncello/pianoforte è originale nella scrittura schumaniana, mentre i primi due cicli vedono lo strumento ad arco quale alternativa rispetto al clarinetto (op.  73) o al corno (op. 70), tuttavia il perfetto equilibrio con la scrittura pianistica e le molteplici possibilità timbriche regalate dall’impasto sonoro dei due strumenti disegnano un percorso emotivo quanto mai completo. Le atmosfere sognanti, di indefinita lontananza, dell’ispirato Adagio dell’op.  70 si ritrovano nel Langsam dell’op. 102, o nel Zart und mit Ausdruck dell’op. 73 che sfocia nel tempestoso Rasch mit Feuer parallelo in esuberanza emotiva all’Allegro dell’op. 70 o allo Stark und Markirt dell’op. 102. La citazione dell’Ecclesiaste “Vanitas Vanitatum” che apre i Fünf Stucke, regala infine il senso profondo del percorso schumaniano. Lo stile popolare dell’op. 102 o la brevità formale intrisa di richiami strutturali interni degli altri due cicli, rappresentano la voce dell’Arte essenza spirituale, rispetto alla caducità di ciò che circonda la nostra umanità. Mendelssohn e Chopin scrivono rispettivamente le Variazioni Concertanti op. 17 e l’Introduzione e Polacca Brillante op. 3 nel 1829, e la dimensione di “Hausmusick” di entrambi questi lavori non potrebbe essere più elegantemente illuminata da preziose

soluzioni strumentali e strutturali. Mendelssohn regala al fratello violoncellista una perla compositiva in cui il virtuosismo pianistico finisce per esaltare le molteplici capacità espressive dello strumento ad arco. Da orchestratore e contrappuntista abilissimo, Felix snoda le variazioni in un testo che fonde limpidezza mozartiana, vigore espressivo beethoveniano e magistero compositivo bachiano. Chopin dal canto suo nell’op. 3, lavoro da lui definito “vuoto assoluto”, distende una brillantissima scrittura pianistica, di ispirato virtuosismo, accanto alla coinvolgente immediatezza tematica affidata al registro di tenore del violoncello. La versione oggi comunemente eseguita dell’op. 3, tuttavia, affida dal violoncello diversi delle “acrobazie” concepite per il pianoforte, regalandoci un testo ancor più funambolico nella sua eleganza. Infine, il Pezzo Capriccioso op.  62 di Čajkovskij si integra alla perfezione in questo contesto. In esso l’alea di malinconia dei temi introduttivi si trasforma attraverso una semplice insistenza su un solo suono, nell’ebbrezza di un volo strumentale travolgente. Francesco Mastromatteo


Francesco Mastromatteo

Definito dal Dallas Morning News “virtuosic and passionate musician”, è docente di Musica da camera presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, sede di Rodi G.co, e direttore artistico degli Amici della Musica “G. Paisiello” di Lucera (Fg) e di “Classical Music for the World” di Austin. Svolge attività concertistica in Europa e USA, esibendosi come solista con “Meadows Symphony”, “Round Rock Symphony”, “Starlight Symphony”. Violoncellista del “Duo & Trio Mastromatteo”, ha conseguito il Doctorate of Musical Arts presso la University of Texas at Austin, tiene recital, master class e conferenze per diverse istituzioni universitarie americane. Alessandra Giunti

Nasce a Foggia, consegue il diploma tradizionale al Conservatorio “Umberto Giordano” e la Laurea accademica di II livello, indirizzo concertistico, al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, con lode e menzione. Vincitrice del “Premio Venezia” e di numerose altre competizioni svolge attività concertistica da solista in Italia e all’estero i sale quali “Teatro Malibran” di Venezia, “Fraschini” di Pavia, “Teatro Grande” di Brescia, Sala del “Lingotto” a Torino, Sala del “Loggione” della Scala di Milano, “Wiener Saal” a Salisburgo, “Steinway Hall” a Londra. Nel 2011 incide per la “Velut Luna”, il suo primo cd, riconosciuto dalla trasmissione “Primo Movimento” di RaiRadioTre tra i più meritevoli tra quelli prodotti nel 2012.

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Venerdì 23 Giugno Foggia

Ann Marie Wilcox-Daehn mezzo soprano Anne Kissel-Harper piano

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Jake Heggie (West Palm Beach, 1961) “Songs to the Moon” Prologue: Once More - Gloriana Fairy-Tales for the Children: Euclid The Haughty Snail King (What Uncle William Told the Children) What the Gray-Winged Fairy Said The Moon’s the North Wind’s Cooky (What the Little Girl Said)

Songs to the Moon Recital

Cécile Chaminade (Parigi, 1857 - Montecarlo, 1944) La Lune Paresseuse Ronde d’amour Viens! Mon bien aimé Écrin Jake Heggie

Francesco Santoliquido (San Giorgio a Cremano, 1883 - Anacapri, 1971) “I Canti della Sera” L’assiolo canta Alba di luna sul bosco Tristezza crepuscolare L’Incontro

Cécile Chaminade

Gioachino Rossini (Pesaro, 1792 - Passy de Paris, 1868) À Grenade Ariette à l’ancienne Bolero Francesco Santoliquido

Victor Herbert (Dublino, 1859 - New York, 1924) da “Naughty Marietta” Neath the Southern Moon da “The Red Mill” Moonbeams

Gioachino Rossini

Victor Herbert

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Il tema della luna come sinonimo di pace, di tranquillità, di quiete, di notturno, di nostalgia, di focolare domestico è caratterizzante di quel fenomeno di portata europea dell’Ottocento quale il Romanticismo è stato. Basti pensare alla quattordicesima lirica dei Canti del 1820 di Giacomo Leopardi (1798-1837): O graziosa luna / io mi rammento / che / or volge l’anno / sovra questo colle/ io venia pien d’angoscia a rimirarti […]. Anche nella storia della musica la luna è protagonista. È il caso dei Songs to the Moon del contemporaneo compositore americano Jake Haggie (1961), ciclo di otto ‘canzoni’ composte nel 1998 per la voce del mezzosoprano di fama internazionale Frederica Von Stade. Nella musica di Haggie è possibile riscontrare reminiscenze romantiche, impressionistiche e propriamente ‘americane’ del jazz e del pop. I testi sono del poeta statunitense più importante del primo decennio del Novecento: Nicholas Vachel Lindsay (1879-1931). Nel primo brano, Prologue: Once more to Gloriana, è presente la tematica dell’amore materno incondizionato. Il secondo brano, Tales for the children: Euclid, si presenta in stile jazz con ampi salti vocali, ritmi puntati, accentuati cromatismi. Il successivo The Haughty Snail-King presenta una maggiore accentuazione di cromatismi, una melodia binaria su accompagnamento ternario. Tributo lapalissiano al capolavoro Pelléas et Mélisande (1902) del genio Claude Debussy è What the Gray-Winged Fairy Said. Nel brano finale The Moon’s the North Wind’s Cooky racchiude in sé stilemi compositivi già adottati nell’intero ciclo: cromatismi, progressioni modulanti, intervalli vocali un tempo “vietati e proibitivi”, spostamento di accenti, sincopi, controtempi. Di un romanticismo crepuscolare, deca-

dente di struggente melodia è La lune paresseuse di Cécile Chaminade (1857-1944) del 1905. Composizione allegra, vivace grazie all’accompagnamento terzinato inneggiante all’amore è Ronde d’amour del 1895. Dichiarazione d’amore all’amato in un andamento lento, rilassato, «Andante» pregno di serenità, di tranquillità, di melodia caratterizza Viens! Mon bien aimé del 1892. Un vero e proprio “dialogo animato, vivace, frizzante” tra lo strumento della voce e il pianoforte può definire Écrin del 1902. Prettamente ‘all’italiana’ suona la musica di Francesco Santoliquido (1883-1971). I quattro Canti della sera sono intrisi dei temi ‘oscuri’ tanto cari al romanticismo. Composti nel 1908 e pubblicati nel 1912 da Ricordi. Essi sono strettamente interconnessi l’uno con l’altro. Il nome di Victor August Herbert (18591924) è legato principalmente al fortunato genere dell’operetta. Neath the Southern Moon è l’aria del primo atto della protagonista femminile del capolavoro Naughty Marietta del 1910, in cui si contempla in maniera estasiata il chiarore della luna in cielo. Moonbeams tratto dal musical del 1906 The Red Mill è una ‘serenata’ alla luna. Alessio Walter De Palma


Ann Marie Wilcox-Daehn

Ha all’attivo una carriera che comprende diversi generi musicali tra cui opera, musica vocale da camera, oratorio e musical. Ha cantato i seguenti ruoli: Dorabella in “Cosi fan tutte”, Carmen, Isabella in “L’Italiana in Algeri”, Maddalena in “Rigoletto”, Principe affascinante in Cendrillon, Angelina in “Cenerentola”, Dido in “Dido and Eneas”, la Madre in “Amahl e i visitatori notturni”. È laureata in educazione musicale all’Università di Miami, in Canto all’ UNC di Greensboro, e un ha dottorato in Canto e pedagogia vocale all’“Eastman School of Music”. È docente di Canto e Direttore del Teatro d’“Opera” all’Università Statale del Missouri, a Springfield. Anne Kissel-Harper

È attiva sia come pianista in formazioni da camera che come accompagnatrice di cantanti. Si è esibita nella “Boston Hall” di “Jordan Hall” presso l’“American Music Center di Boulder”, in Colorado, negli Stati Uniti e in Germania. Ha ricevuto il dottorato in pianoforte e musica da camera presso la “Eastman School of Music”, dove è stata premiata con il premio C. Eschenbach per l’eccellenza in accompagnamento. Con una borsa di studio è stata ammessa presso la “Staatliche Hochschule für Musik” di Stoccarda. Come pianista solista ha conseguito la laurea presso l’Università dell’Indiana e il suo diploma di laurea come ricercatore presso l’Università della Georgia. È coordinatore dei nuovi master nel programma “Collaborative Piano” di Fredonia, dove insegna anche pedagogia pianistica e pianoforte.

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Sabato 24 Giugno Foggia

Quintetto del Conservatorio Fabrizio Fava oboe Vincenzo Conteduca clarinetto Fernando Saracino fagotto Antonio Falcone corno Donato Della Vista pianoforte

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Quintetti classicamente viennesi

Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo, 1756 - Vienna, 1791) Quintetto in mi bemolle maggiore KV 452 Largo - Allegro moderato Larghetto Rondò. Allegretto Ludwig van Beethoven (Bonn, 1770 - Vienna, 1827) Quintetto in mi bemolle maggiore op. 16 Grave. Allegro ma non troppo Andante cantabile Rondò. Allegro ma non troppo

Wolfgang Amadeus Mozart

Ludwig van Beethoven

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Il Quintetto per pianoforte e fiati KV 452 di Mozart, scritto e pensato per i concerti quaresimali del 1784, rientra nel periodo che vide Mozart stesso dedito a manifestare le sue capacità virtuosistiche. L’attività mozartiana di questo periodo, finalizzata maggiormente a potenziare il suo virtuosismo, si concentra da una parte sulla partecipazione a numerose Accademie, dove si esibiva anche improvvisando e dove presentava i suoi lavori, e dall’altra sulla composizione di numerosi concerti per pianoforte e orchestra. A livello stilistico, il quintetto si caratterizza per un’omogeneità dei suoni, per cui il pianoforte, pur manifestando le sue risorse espressive, non sovrastava gli altri strumenti, ma interagisce con essi creando un equilibrio sonoro e dando vita ad uno stile dialogico. A ciò si aggiunge la valenza espressiva e intimista propria della musica da camera accentuata sia da un organico prettamente strumentale (oboe, clarinetto, corno e fagotto) e sia dal perfetto equilibrio sonoro fra il pianoforte e gli strumenti a fiato. In tutto il Quintetto si evince la maestria della scrittura musicale mozartiana, tant’è che egli definì l’opera come «la migliore che abbia mai scritto». L’uso strategico di un’armonia prevalentemente diatonica e non cromatica, si adatta alle capacità tecnico espressive di ogni strumento in modo tale che questo possa raggiungere il massimo effetto sonoro senza superare le proprie possibilità tecniche. Il Quintetto in Mi bemolle maggiore op. 16 rappresenta uno dei lavori maggiormente studiati dalla critica comparativa ed analitica del primo Beethoven e ciò non solo per le sue scelte compositive, ma anche perché, giovanissimo (appena venticinquenne!) abbia preso spunto dal Quintetto in Mi bemolle maggiore K452 di Mozart.

Un confronto-scontro arguto, una scelta coraggiosa, quella di Beethoven: mettersi alla pari con il precursore del Classicismo, senza esitazione, e ciò nel rispetto sia della compagine strumentale, della tonalità di riferimento e della struttura tripartita, sia nel ricorso alla lenta introduzione e della forma sonata del primo movimento, sia del rondò finale. Questa piccola curiosità di scelta compositiva del genio beethoveniano non vuole però eludere lo stesso dai pregi di uno stile compositivo del tutto innovativo: uno stile certo originale, perché personale, uno stile che spalanca nuovi orizzonti nei colori, nelle armonie, e negli impulsi di tensione emotiva. Da ossequioso imitatore di un antenato, della critica e del Quintetto mozartiano, Beethoven compie così un raggiro spietato: la sua musica esplora paesaggi sconosciuti, i suoi ritmi si fanno incalzanti e tumultuosi, l’energia si carica di incisività e potenza. Appaiono, tuttavia, ancora contradditorie, le vicende storiche che portarono il giovane compositore tedesco a conoscenza dell’opera mozartiana. La questione che si pone, pertanto, riguarda se, come e quando, Beethoven sia riuscito ad entrare in possesso della partitura autografa originale, oppure di una sua copia. Sappiamo, comunque, con certezza che il Quintetto beethoveniano venne pubblicato dalla Mollo & Co. di Vienna nel marzo del 1801 e che lo dedicò a «son Altesse Monseigneur le Prince Régnant de Schwarzenberg». Alessandra Checchia e Roberta Sannoner


Fabrizio Fava

Ha studiato presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, conseguendo il diploma nel 1989 con il massimo dei voti. Successivamente si è perfezionato con P. Borgonovo presso la “Scuola di Musica di Fiesole” proseguendo poi gli studi con P. Pollastri. Ha collaborato, in qualità di Primo oboe, con l’“Orchestra Sinfonica Nazionale” della RAI, quella del Teatro “La Fenice”, l’orchestra dell’istituzione “Sinfonica Abruzzese” e con l’orchestra dell’“Accademia Nazionale di “Santa Cecilia”. Dal 1987 suona con l’“Orchestra Filarmonica Marchigiana”, presso la quale è Primo oboe solista dal 1994. Nel 2003, su invito dell’orchestra “Gli archi di Firenze”, ha partecipato ad una tournèe in Giappone in qualità di oboe solista. Vincenzo Conteduca

Ha studiato presso il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari con A. Perrino, dove si è diplomato con il massimo dei voti. Si è perfezionato con K. Leister, W. Boeykens ed A. Pay. Ha collaborato in qualità di Primo clarinetto con l’“Orchestra Giovanile Italiana”, con l’Orchestra di Lecce e Bari, con il “Maggio Musicale Fiorentino” e il Teatro alla “Scala”, con direttori quali R. Muti e Z. Metha. Svolge un’intensa attività sia come solista sia in formazioni da camera come “I Solisti Dauni”. È titolare di una cattedra di clarinetto presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia. Fernando Saracino

Docente di Musica di Insieme per strumenti a fiato presso il Conservatorio “Umberto Giordano” dal 1980, ha studiato fagotto classico con Domenico Losavio, fagotto barocco con Francois De Ruddert, al suo attivo centinaia di concerti in Italia e all’estero in formazione cameristica e orchestrale, suona con “I Solisti Dauni” da oltre 40 anni con i quali ha inciso numerosi LP e CD.

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Antonio Falcone

Antonio Falcone intraprende gli studi musicali presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, diplomandosi con il massimo dei voti sotto la guida di G. Selvaggio. Fa parte, fin da giovanissimo, del complesso de “I Solisti Dauni” svolgendo intensa attività concertistica. Titolare della cattedra di Corno presso il suddetto conservatorio di musica, affianca all’attività didattica lo studio della composizione con D. Dambrosio. È docente nei Corsi sperimentali per il conseguimento del Diploma di secondo livello in Discipline musicali per il corso Prassi esecutiva per strumenti a fiato del Conservatorio di musica “Giordano”. Donato Della Vista

Diplomato in pianoforte col massimo dei voti presso il Conservatorio “Umberto Giordano”, ha affiancato all’attività solistica quella cameristica producendosi in diverse formazioni e tenendo concerti in molte città italiane ed europee. È stato premiato in diversi concorsi pianistici e per musica da camera. Già premiato come miglior pianista accompagnatore in concorsi nazionali, ha collaborato con enti lirici ed ha ricoperto il ruolo di maestro collaboratore al pianoforte presso i teatri e Foggia e San Severo. Pianista del “Master di Alta Scuola” in Direzione d’orchestra, ha collaborato con direttori di fama internazionale quali Bartoletti, Renzetti, Lou Jia. È docente titolare di accompagnamento pianistico presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia e dal 2005 ricopre la carica di Vice Direttore.

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Lunedì 26 Giugno Foggia

Duo Cavuoto - Portalupi Andrea Cavuoto violoncello Lorena Portalupi pianoforte

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Ludwig van Beethoven (Bonn, 1770 - Vienna, 1827) Sonata in fa maggiore op. 5 n. 1 Adagio sostenuto - Allegro Rondo: Allegro vivace

Il violoncello alle porte del Romaticismo

dal Flauto Magico di Mozart Variazioni in mi bemolle maggiore su “Bei Maennern welche Liebe fuehlen” Sonata in do maggiore op. 102 n. 1 Andante Allegro vivace Adagio - Tempo d’Andante Allegro vivace

Ludwig van Beethoven

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L’affrancamento del violoncello dalla linea di basso a sostegno dell’armonia fu un processo lungo e non omogeneo né temporalmente né dal punto di vista geografico. Nonostante la misteriosa isola rappresentata dalle Suites di Bach ed un’ampia letteratura solistica per violoncello e continuo, il vero ingresso di questo strumento nel repertorio moderno si realizza proprio con Beethoven, grazie alle sue cinque Sonate e alle tre serie di Variazioni. Il titolo della prima edizione a stampa (Artaria, gennaio 1797) denuncia lo stato di questo processo: Sonate per clavicembalo o pianoforte con violoncello obbligato, una dicitura che probabilmente ha anche un’origine commerciale visto che l’industria dell’editoria musicale non era ancora così diffusa e che il pianoforte aveva “solo” un secolo di vita! Dedicata a Federico Guglielmo II di Prussia, la Prima Sonata è composta sulle mani di un grande virtuoso della fine del Settecento, J. L. Duport, all’epoca violoncellista di Corte a Berlino. Tagliata in due movimenti, si apre con un Adagio sostenuto con funzione di introduzione (in senso davvero teatrale) all’Allegro in forma-sonata, un movimento dall’architettura pulita comprendente uno sviluppo già molto maturo. Conclude la Sonata un rondò Allegro vivace di energia e virtuosismo. Completamente diversa è invece la Sonata op. 102 n. 1, pubblicata nel 1817 per i tipi di Simrock. Lo stile di Beethoven è mutato, non vi è più compiacimento né necessità di piacere: la fantasia vola libera e la tecnica compositiva diventa concisione nella forma. Due movimenti rapidi, preceduti da introduzioni lente, materiale tematico ridotto all’osso e sfruttato in ogni sua potenzialità, queste le linee por-

tanti di questa composizione di un genio che ha già composto otto Sinfonie e che si sta apprestando al suo ultimo lavoro per orchestra. Il violoncello ed il pianoforte diventano un pretesto, la musica cerca un suo pubblico e gli interpreti diventano valvole di sfogo di un materiale musicale. Andrea Cavuoto


Andrea Cavuoto

Romano, ha studiato sotto la guida di A. Stengel, M. Flaksman e presso il Conservatorio di “San Pietroburgo”. Già primo violoncello in importanti orchestre sinfoniche e teatri italiani (Milano, Torino, Trieste, Parma, Palermo), tuttora collabora frequentemente con il Teatro alla “Scala” di Milano, con l’“Orchestra Nazionale” RAI di Torino e con l’Orchestra della RTSI di Lugano. Svolge un’intensa attività nell’ambito della musica contemporanea ed elettronica, in particolare con l’“Icarus Ensemble” e affianca alla professione esecutiva anche quella di ricerca musicologica, con pubblicazioni per Ricordi, Sonzogno, Carisch e Zecchini. Insegna presso il Conservatorio di Foggia (Rodi Garganico) Lorena Portalupi

Dopo i suoi studi al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e alla scuola pianistica di Marian Mika, si perfeziona poi con Halina Czerny Stefanska e J. P. Armangaud. La sua carriera di concertista l’ha portata nelle principali città italiane, dove ha suonato per i più importanti festival e stagioni concertistiche. Particolarmente interessata al ’900 storico, Lorena Portalupi si occupa anche di contemporaneità, ed è molto attiva in campo didattico: dal 1993 è Direttore didattico e artistico della “Civica Scuola di Musica” di Corsico (Mi) e di importanti manifestazioni culturali e musicali oltre ad aver occupato cattedre in importanti Istituzioni italiane.

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Martedì 27 Giugno Foggia

Nunzio Aprile fortepiano

Museo Civico. Sala Mazza ingresso ore 18.00 inizio ore 18.30

Ludwig van Beethoven (Bonn, 1770 - Vienna, 1827) Sonata in re maggiore op. 10 n. 3 Presto Largo e mesto Menuetto. Allegro Rondò. Allegro

Beethoven: alla ricerca del suono perduto

Sonata in do# minore op. 27 n. 2 (1801) Adagio sostenuto Allegretto Presto agitato

Recital

Sonata in fa minore op. 57 (1804-1805) Allegro assai Andante con moto Allegro ma non troppo Fortepiano copia Walter (Rück Collection-Norimberga) Vienna 1800 ca. Costruttore: Ugo Casiglia, Palermo anno 2013

Ludwig van Beethoven

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Nunzio Aprile

Ha studiato al Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia e si è diplomato al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma. Da subito si è dedicato allo studio della musica da camera e ciò gli ha permesso di approfondire il repertorio dal duo al quintetto. Ha svolto il ruolo di pianista collaboratore ed accompagnatore a master class tenute da docenti di chiara fama. Deve la sua formazione di musicista soprattutto grazie allo studio di trattati antichi scritti da L. Mozart, Quantz, C.Ph.E. Bach, Turk, Hummel, Czerny per citarne alcuni. Da qualche anno si dedica esclusivamente al repertorio solistico, spaziando da J.S. Bach a C. Debussy ed approfondendo la ricerca anche su tastiere storiche. È docente di Teoria Ritmica e Percezione musicale presso il Conservatorio “Giordano” sede staccata di Rodi Garganico.

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Giovedì 29 Giugno Foggia

Antônio Carlos Brasileiro de Almeida Jobim (Rio de Janeiro, 1927 - New York, 1994) Jobiniando un viaggio nel mondo musicale, anche quello meno conosciuto del grande Jobim… per voce e chitarra

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.00 inizio ore 20.30

Hermeto Pascoal (Alagoas,1936) Bebè

Jobiniando Duo Persichetti

Jacob do Bandolim (Rio de Janeiro, 1918 - ivi, 1969) Noites Cariocas

Gioia Persichetti voce Gianluca Persichetti chitarra

Il fascino e la creatività dei ritmi popolari brasiliani

Receita de Samba Ernesto Nazareth (Rio de Janeiro, 1863 - Jacarepaguà, 1934) Brejero

ChorOrchestra Junior Gianluca Persichetti direzione

Zequinha de Abreu (Santa Rita do Passa Quatro, 1880 San Paolo, 1935) TicoTico Pixinguinha (Rio de Janeiro, 1897 - ivi, 1973) Carinhoso

Hermeto Pascoal

Jacob do Bandolim

Ernesto Nazareth

Zequinha de Abreu

Pixinguinha

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Lo Choro, è un genere strumentale antichissimo e raffinato, tipico della cultura e tradizione musicale brasiliana. Nella lingua portoghese significa pianto, lamento e popolarmente viene anche chiamato chorinho, ed è la struttura portante della musica strumentale tradizionale brasiliana. C’è chi definisce lo choro il jazz brasiliano, ma chi lo suona di solito inorridisce a questa definizione per orgoglio cultural-nazionale. Lo choro è molto di più, è in effetti il primo genere musicale urbano genuinamente brasiliano: sorto a Rio de Janeiro nella seconda metà dell’800, costituisce l’ossatura di tutta la musica brasiliana e può vantare di essere il padre del più noto samba nonché il nonno dell’elegantissima bossa nova. Lo choro, il cui linguaggio ha molto influenzato vari altri generi musicali brasiliani, è stato il frutto di un processo di fusione tra le danze da salone dell’ottocento europeo (polka, valzer, schottisch) e i ritmi africani portati in Brasile dagli schiavi delle piantagioni di caffè e canna da zucchero, il tutto con l’influenza della musica popolare e classica europea, e miscelato con una dose della malinconica saudade di origine lusitana. Basato sull’improvvisazione si suona in cerchio intorno ad un tavolino del bar roda di choro, o in fondo al giardino ma anche sulle scene dei teatri municipali, dove

trionfa all’inizio del XX secolo. Più di un genere, è una filosofia, dove il musicista guarda prima suonare il collega più anziano per poi entrare nella roda sfrenata dove l’improvvisazione è la regola e dove il virtuosismo è solo pari alla musicalità. Nei pezzi strumentali la voce melodica principale è affidata al flauto, con il clarinetto in contrappunto; chitarra, cavaquinho, chitarra 7 corde assicurano la base armonica, e la base ritmica è garantita dal pandeiro che ha la funzione di marcare il tempo, sul quale le altre percussioni ricamano intrecci ritmici e colori. Lo Choro prosegue così la sua traiettoria popolare, adattandosi alle mode e, anche se questa musica ha più di cent’anni, usufruisce oggi si un’enorme diffusione in Brasile, suonata anche da giovanissimi musicisti. Carlo Biancalana


Gioia Persichetti

A soli 8 anni si esibisce nell’ambito del Festival Jazz di “Villa Celimontana” a Roma, dove canta “Inútil Paisagem” di A.C. Jobim. A 11 anni, insieme alla pianista jazz Stefania Tallini, partecipa a vari festival jazzistici in Italia. Nel 2015 è ospite a Rio de Janeiro della sassofonista Daniela Spielmann con la quale si esibisce nei principali locali della città. Fondamentale l’incontro con Guinga (tra i più importanti compositori e chitarristi brasiliani), che rimane impressionato dalla sua bravura. A novembre del 2016 Guinga la invita all’ambasciata del Brasile a Roma per interpretare le sue composizioni. Quest’anno risulta vincitrice della 1° edizione del “Concorso per interpreti”, organizzato dal produttore/chitarrista Marco Rinalduzzi a Roma. Gianluca Persichetti

Si è diplomato al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma. Svolge da subito una intensa attività concertistica. È membro del “Trio Chitarristico S. Cecilia”, con il quale si esibisce in tutto il mondo. Esperto di musica brasiliana, è considerato uno dei maggiori esecutori italiani di questo genere. Costituisce il trio “Itinerario Brasile” e collabora con alcuni tra i maggiori musicisti brasiliani e italiani. Nel 2014 costituisce la prima orchestra di Choro in Italia. Ha registrato per Morricone, Piovani, Bacalov, Mazzocchetti, Guerra, Di Pofi. Nel 2007 inizia la sua collaborazione con Lina Sastri. Nel 2015, insieme alla cantante Angela Bonfitto da vita al duo “Retratos”. È titolare della cattedra di chitarra al Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia. ChorOrchestra

La “ChorOrchestra Junior” rappresenta la prosecuzione naturale del progetto che i maestri Gianluca Persichetti e Carlo Biancalana, docenti di chitarra presso il Conservatorio “Giordano” di Foggia, conducono dal 2010 da quando hanno costituito, con la partecipazione del maestro di percussioni Stefano Rossini, la “ChorOrchestra” la prima orchestra italiana di choro. Questa seconda orchestra di choro si differenzia dalla prima solo per ragioni di età, infatti essa è costituita da allievi del Conservatorio “Giordano” di Foggia appartenenti per la maggior parte ai corsi preaccademici. Inoltre quest’anno la formazione della “ChorOrchestra Junior” si avvale della partecipazione della classe di chitarra di Leonardo Recchia del Liceo Musicale “Carolina Poerio” di Foggia. Intenti didattici, obiettivi artistici, motivazioni musicali e repetorio rimangono gli stessi della Choro Orchestra (Senior) che ha ormai nel suo curriculum più di venti concerti, un CD inciso nel 2013, recensioni critiche e un sito internet www.chororchestra.com 52


Sabato 1 Luglio Foggia

Michele Gravino flauto Fedele Di Mucci trombone Stefano Mangini sassofono

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Orchestra Sinfonica del Conservatorio Mimma Campanale Matteo Guerra (*) Antonio Pio Russo(**) Pasquale Somma(***) direzione

Eventi sonori lungo le rive della Senna

Jacques Ibert** (Parigi, 1890 - ivi, 1962) Concertino da camera per sassofono contralto e undici strumenti Allegro con moto Larghetto, poi animato molto

Il Solista e l’Orchestra

Darius Milhaud* (Marsiglia, 1892 - Ginevra, 1974) Concertino d’Hiver op. 327 per trombone e orchestra d’archi Animé Trés animé Animé

Jacques Ibert

Françis Poulenc*** (Parigi, 1899 - ivi, 1963) Sonata orchestrazione di Lennox Berkley per flauto e orchestra Allegretto malinconico Cantilena Presto giocoso

Darius Milhaud

*** Ludwig van Beethoven (Bonn, 1770 - Vienna, 1827) Ouverture n. 3 in do maggiore** Leonora Adagio - Allegro

Françis Poulenc

Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 Poco sostenuto - Vivace Allegretto Scherzo. Presto - Trio. Assai meno presto Allegro con brio

Ludwig van Beethoven

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Ciò che accomuna Jacques Ibert (18901962), Darius Milhaud (1892-1974), Francis Poulenc (1899-1963) è la melodia accentuata e «profondamente romantica» della loro musica ‘alla francese’. Il Concertino da camera per sassofono contralto e altri undici strumenti del 1935 di Ibert ha subito il fascino dei contemporanei stili francesi di Claude Debussy e Maurice Ravel e del neoclassicismo di Igor Stravinsky. La composizione è divisa in tre «falsi tempi», poiché secondo e terzo sono uniti in unico movimento. È un brano gioioso, frizzante, vivace per certi aspetti ‘virtuosistico’ soprattutto nell’animato molto. Di perfetta derivazione neoclassica la scelta di un corpus orchestrale di piccole dimensioni è lungi da espressioni di fasto, lusso e grandiosità. Il Concert d’Hiver op. 327 di Milhaud per trombone e orchestra d’archi del 1951 fa parte del ciclo delle quatres saisons di vivaldiana memoria. Ogni stagione dell’anno è

rappresentata dai suoni onomatopeici di uno strumento e piccola orchestra: la primavera è affidata al violino, l’estate a due pianoforti, l’autunno alla viola, e l’inverno al trombone. È diviso anche questo in tre «falsi tempi» perché il primo e il terzo confluiscono insieme in animé e il secondo è très animé. Il nome di Poulenc, così come quello di Milhaud, è legato al celeberrimo «Gruppo dei Sei». La Sonata per flauto e pianoforte del 1956-7 è una delle sonate più famose ed eseguite del compositore francese, trascritta per orchestra da Lennox Berkeley. La prima esecuzione ha avuto luogo a Strasburgo il 18 giugno 1957 con lo stesso Poulenc al pianoforte e il flautista di fama internazionale Jean-Pierre Rampal (19222000). La sonata consta di tre movimenti: si passa dalla melanconia dei primi due alla gioia del finale alquanto brioso e virtuoso. Alessio Walter De Palma

Stefano Mangini

Si è laureato con il massimo dei voti in sassofono presso il Conservatorio “Giordano” di Foggia sotto la guida di Daniele Berdini. È risultato vincitore di numerosi primi premi in concorsi nazionali ed internazionali. Con il quartetto di sax si è esibito in importanti teatri italiani partecipando, in rappresentanza del Conservatorio di Foggia, alla manifestazione “Expo Milano 2015”. Con il NovoSaxEnsemble ha collaborato con i maestri del teatro alla “Scala” di Milano quali Miele e Tamiati, esibendosi in importanti sale da concerto nazionali e al “Korea International Wind Band Festival”. Ha seguito corsi di perfezionamento con Federico Mondelci, Gianpaolo Antongirolami, Alberto Domizi e Daniele Berdini. Attualmente è iscritto al 2° anno del biennio di II livello in sassofono. 55


Fedele Di Mucci

Attualmente frequenta il 2° anno del triennio di trombone presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia sotto la guida di Giuseppe De Marco. Per perfezionare i suoi studi ha partecipato a vari masterclass con A. Conti, A. Conant, D. Morandini e M. Pierobon. Ha partecipato al 7° Concorso Internazionale “Città di Francavilla Fontana” conseguendo il 1° premio con la votazione di 95/100. Ha collaborato con la Fondazione del “Teatro Petruzzelli” per la produzione di “Nabucco”, con le orchestre di Lecce e del Salento in varie produzioni, compresa l’inaugurazione del Teatro “Apollo”, alla presenza del Presidente della Repubblica. Nel corso della sua attività musicale ha suonato sotto la direzione di vari maestri quali R. Boer, G. Gelmetti e M. Angius. Michele Gravino

Consegue nel 2016 la Laurea Magistrale, indirizzo concertistico, con il massimo dei voti, lode, menzione speciale e proposta di pubblicazione di parti della tesi, presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia con Antonio Amenduni e frequenta il terzo anno del corso triennale di alto perfezionamento dell’“Accademia Nazionale del Flauto” di Roma. Si è perfezionato con flautisti e concertisti di chiara fama, ha suonato nell’Orchestra Nazionale dei Conservatori Italiani effettuando tournèe in Italia e all’estero e registrazioni live per Rai e Radio Belgrado, e con l’Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari e l’Orchestra Sinfonica di Foggia. Ha vinto e si è classificato nelle prime posizioni in numerosi concorsi nazionali ed internazioni. Sue analisi sono state pubblicate su «I quaderni di Capitanata». Mimma Campanale

Nata nel 1990, comincia lo studio del pianoforte sin dall’età di sei anni. Ha partecipato a numerosi concorsi a livello nazionale e internazionale vincendo primi premi nella sua categoria. Studia canto con Giacomo Colafelice presso il Conservatorio “Piccinni” di Bari e segue la masterclass con Bob Stoloff. Studia composizione con Andrea Marena, Massimo Gianfreda e Daniele Bravi e partecipato ad una masterclass con Ivan Fedele. Nel luglio 2016 si è laureata a pieni voti in Direzione d’orchestra, presso il Teatro “Umberto Giordano”, di Foggia dirigendo il primo atto di “Così fan tutte”. Attualmente è iscritta al biennio specialistico di II livello in Direzione d’orchestra sotto la guida di Marco Angius.

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Matteo Guerra

Diplomato in pianoforte con il massimo dei voti sotto la guida di Olaf John Laneri ed Elisabetta Mangiullo, studia direzione d’orchestra con Marco Angius presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia. Oltre all’attività pianistica, che lo vede impegnato in diverse stagioni concertistiche, come quella del “Pontificio Istituto” di Roma o le varie edizioni di “Musica nelle Corti di Capitanata”, prende parte, come direttore, alle stagioni “Musica nelle Corti di Capitanata” 2015 e 2016 (inaugura la stagione 2016 con l’“Histoire du Soldat” di Igor Stravinsky) dirigendo l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “Giordano”, l’ensemble dei docenti del Conservatorio e il “Wanderer Ensemble”. Antonio Pio Russo

Musicista brillante, classe 1987, si diploma in sassofono con dieci e lode presso il conservatorio “Umberto Giordano”. In seguito, maturando una poliedrica versatilità, matura una speciale attitudine per la direzione d’orchestra ed una particolare, fascinosa attrazione per la letteratura sinfonica e operistica. Consegue brillantemente il diploma di alto perfezionamento in direzione d’orchestra sotto la guida di Donato Renzetti presso l’“Accademia Musicale Pescarese”. La sua irrefrenabile, eclettica curiosità ed i molteplici interessi di studio e ricerca, fanno di lui un musicista capace ed entusiasmante, apprezzato dalla critica e amato dal pubblico in cui, fino ad ora, ha operato. Pasquale Somma

È diplomato in pianoforte e laureato in direzione d’orchestra con il massimo dei voti e la lode. È vincitore di numerosi concorsi fra i quali il concorso internazionale per giovani musicisti “Città di Barletta”, il “Premio Musica Italia”, il concorso europeo “Don Matteo Colucci”. Ha debuttato nel teatro lirico dirigendo “Così fan tutte” di Mozart presso il teatro “Giordano” di Foggia. Oltre l’orchestra Sinfonica del Conservatorio di Foggia ha diretto varie formazioni orchestrali e il Polifonico e l’Orchestra sinfonica dell’associazione «Luigi Capotorti» di Molfetta. Incide in qualità di direttore un disco di musiche natalizie “ChristmaSong” con l’orchestra “Soundiff”. È stato assistente di Marco Angius per la messa in scena dell’“Arlesienne” presso il Teatro “Verdi” di Padova con la partecipazione di Chiara Muti.

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Martedì 4 Luglio Foggia

Rosario Mastroserio pianoforte Astor Piazzolla (Mar del Plata, 1921 - Buenos Aires, 1992) Tanti anni prima  Otoño porteño Chiquilin de bachin Milonga de l’angel Inverno porteño Vuelvo al sur Oblivion Adiós nonino

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.00 inizio ore 20.30

Vigore e tenerezza nella musica di Astor Omaggio al compositore italo-argentino nel venticinquesimo della morte (4 luglio 1992-2017) Recital

Astor Piazzolla

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Cosa si può dire di un musicista così versatile, innamorato della sua Argentina, molto ingrata con lui, e desideroso di soggiornare in Puglia, alla lux mediterranea, dove i nonni erano nati (Trani)? È noto per il Libertango, ma ha scritto tanti lavori mirabili, pur meno conosciuti, tra cui il Concerto per bandoneon e l’Operita Maria de Buenos Aires. Tra i musicisti più eseguiti al mondo, la sua musica ancora oggi è “Nuevo tango”, contrappunto, modernità, provocazione, meditazione, malinconia, accettazione. Rosario Mastroserio

Rosario Mastroserio

Nato a San Giovanni Rotondo e residente dalla nascita a Cerignola. Inizia i suoi studi con Vincenzo Terenzio per poi proseguirli in Conservatorio a Foggia con Bruno Bizzarri e Rinalda Tassinari. Si perfeziona con Michele Campanella alla “Chigiana” di Siena e con Malcom Frager a Lucerna. Abile improvvisatore, a metà strada tra il classico e il jazz, ha suonato in tutto il mondo, da Vienna a Budapest, da Belgrado a Varsavia, Mosca, Parigi, Amsterdam, Stoccolma, Bruxelles, Zurigo, Dubai, Singapore, Città del Messico, San Paolo, Buenos Aires. In Nord America si è esibito a Toronto, Ottawa, New York, Washington, Filadelfia, Boston. Insegna attualmente pianoforte al Conservatorio “N. Piccinni” di Bari.

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Mercoledì 5 Luglio Foggia

Trio Orlando - Mastromatteo - Trovajoli Daniele Orlando violino Francesco Mastromatteo violoncello Claudio Trovajoli pianoforte

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Petr Il’ič Čajkovskij (Votkinsk, 1840 - San Pietroburgo, 1893) Trio in la minore op. 50 Pezzo Elegiaco (Moderato Assai. Allegro giusto) Tema con variazioni: Tema (Andante con moto) Variazione I Variazione II (più mosso) Variazione III (Allegro moderato) Variazione IV (L’istesso tempo) Variazione V (L’istesso tempo) Variazione VI (Tempo di valse) Variazione VII (Allegro moderato) Variazione VIII (Fuga. Allegro moderato) Variazione IX (Andante flebile, ma non tanto) Variazione X (Tempo di mazurka)

Memoria, Sogni, Suoni

Petr Il’ič Čajkovskij

Robert Schumann (Zwickau, 1810 - Bonn, 1856) Trio n. 1 in re minore op. 63 Mit Energie und Leidenschaft Lebhaft doch nicht zu rasch Langsam mit inniger Empfindung Mit Feuer Robert Schumann

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Ripercorrere i sogni e la memoria artistica e personale nella concretezza inafferrabile e libera dei suoni: ecco l’essenza del Trio op. 50 di P.I. Čajkovskij e del Trio op. 63 di R. Schumann. Il compositore russo completa il suo più ampio lavoro cameristico a Roma nel gennaio del 1882, sull’onda emotiva della perdita di un carissimo amico, Nikolaj Rubinstein, direttore del Conservatorio di Mosca e straordinario pianista. La sua improvvisa scomparsa spinse Čajkovskij a cimentarsi nella scrittura di un trio per violino, violoncello e pianoforte, un medium artistico molto caro a Rubinstein. Il lavoro reca la dedica “ Alla memoria di un grande artista”, e in esso il ricordo trova le ali dell’ispirazione più alta. Due soli movimenti di enormi proporzioni narrative ed unificati da un motto di quattro note esposte dal violoncello in apertura. Tale motto attraversa interamente il Pezzo Elegiaco, per tornare a manifestarsi prima in pienezza, poi in dissolvenza, nella coda del secondo movimento, al termine di undici variazioni, in cui spesso viene sottinteso. Nasce così un romanzo di suoni in cui i tre strumenti moltiplicano il proprio essere in proporzioni sinfoniche. Čajkovskij espande le proporzioni sonore degli archi nella pienezza delle loro linee tematiche e nella vastità timbrica delle figure di accompagnamento, creando il contesto ideale per modulare il virtuosismo pianistico attraverso brillanti soluzioni strumentali e profonda ispirazione melodica. Lo spirito narrativo attraversa così due dimensioni universali: quella soggettiva del ricordo, essenza del primo movimento, e quella, centrale nel secondo, del racconto di singoli momenti di vita, nella ricchezza multiforme degli episodi della variazioni, per giungere all’epico finale in cui si ricongiungono eventi trascorsi e consapevolezza

della perdita. La catarsi è completa e l’assenza si muta nel presente della vita che abbraccia e illumina la memoria e il proprio eroe. Il Trio op. 63 di Robert Schumann, scritto nel giugno del 1847, offerto a Clara, compagna d’arte e di vita, come regalo per il suo ventottesimo compleanno, rappresenta anch’esso una rinascita nel segno di uno stile compositivo che lega lirismo e ars combinatoria, visioni sonore e lussureggiante tessuto contrappuntistico dal potentissimo straniamento emotivo. Nell’op. 63 tutto si trasforma: la liricità dei temi nel al surrealismo dell’effetto al ponticello nello sviluppo del primo movimento, il vigore ritmico del Lebhaft si trasfigura nella cantabilità della sua sezione centrale, l’irreale delicatezza del recitativo del violino in apertura del Langsam disegna uno dei più affascinanti percorsi emotivi della letteratura cameristica occidentale. È un viaggio di suoni che inonda di luce e nel più solare re maggiore del Mit Feuer abbraccia la vita senza temerne la follia, unendo ricordi e speranza in un presente travolgente di arte libera, vera, profondamente umana. Francesco Mastromatteo


Daniele Orlando

Ha studiato con D. Szigmondy e si è perfezionato in seguito con A. Chumachenco e B. Kuschnir. Debutta a 17 anni con il concerto di Čajkovskij diretto da Donato Renzetti. Ha eseguito, fra gli altri, i concerti di Beethoven, Sibelius, Mendelssohn, Ghedini (“Il Belprato”), l’integrale dei Concerti di W. A. Mozart e dei sei “Concerti Brandeburghesi” di J. S. Bach in veste di direttore e solista. Ha collaborato con artisti quali K. Penderecki, B. Canino, A. Anselmi, G. Pieranunzi, G. Sollima, A. Carbonare e ha al suo attivo numerose incisioni discografiche per “Fuga Libera”, “Naxos” e “Brilliant”. Dal 2009 è violino di spalla dei “Solisti Aquilani”. Francesco Mastromatteo

Definito dal Dallas Morning News “virtuosic and passionate musician”, è docente di Musica da camera presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, sede di Rodi G.co, e direttore artistico degli Amici della Musica “G. Paisiello” di Lucera (Fg) e di “Classical Music for the World” di Austin. Svolge attività concertistica in Europa e USA, esibendosi come solista con “Meadows Symphony”, “Round Rock Symphony”, “Starlight Symphony”. Violoncellista del “Duo & Trio Mastromatteo”, ha conseguito il Doctorate of Musical Arts presso la University of Texas at Austin, tiene recital, master class e conferenze per diverse istituzioni universitarie americane. Claudio Trovajoli

Ha vinto il Primo Premio Assoluto ai concorsi “S. Fuga” di Torino, “G.B. Viotti” di Vercelli, “F.J. Haydn” di Vienna, Concorso di musica da camera di Yellow Springs (Ohio, USA), concorso internazionale di musica da camera di Easton (Maryland, USA). Ha suonato in sale come il Teatro “Coliseum” di Buenos Aires, la “Fundaciòn Beethoven” di Santiago de Chile, il “Concertgebouw” di Amsterdam e la “Wigmore Hall” di Londra. Nutrita è la sua produzione discografica.

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Giovedì 6 Luglio Foggia

Maria Teresa De Sanio violino Vincenzo Starace viola

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Rocco Cianciotta direzione

Orchestra d’archi del Conservatorio

Gioachino Rossini (Pesaro, 1792 - Passy de Paris, 1868) Sonata n. 3 in do maggiore Allegro Andante Moderato

Antiche danze dal sapore nostalgico

Georg Friedrich Händel (Halle, 1685 - Londra, 1759) dalla Suite in sol minore per clavicembalo HWV 432 trascrizione di Johan Halvorsen per violino e viola Passacaglia Edvard Grieg (Bergen, 1843 - ivi 1907) Suite op. 40 Dai tempi di Holberg Preludio. Allegro vivace Sarabanda. Andante Gavotta. Allegretto Aria. Andante religioso Rigaudon. Allegro con brio

Gioachino Rossini

Georg Friedrich Händel

Ottavio De Lillo (Bari, 1948 - ivi, 2001) Suite Nostalgica

Edvard Grieg

Ottavio De Lillo

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L’Ottocento era dominato da due culture musicali pressoché inconciliabili. La prima di queste, la più tradizionale, individuava il suo massimo esponente nel musicista italiano Gioachino Rossini. La grande carica della musica rossiniana risiede nella brillantezza ritmica e se, nei suoi componimenti, le voci umane si strumentalizzano sono gli strumenti ad umanizzarsi mediante un’articolazione fraseologica dei temi decisamente vocale. Come da lui stesso dichiarato in una lettera introduttiva del manoscritto, conservato alla Library of Congress di Washington, intorno al 1804, un giovanissimo Rossini, ancora libero dalle influenze musicali classico-viennesi, realizza una raccolta di sei sonate a quattro per due violini, viola e violoncello poi rese pubbliche intorno agli anni Venti dell’Ottocento dall’editore Ricordi. La sonata in Sol maggiore si compone di tre movimenti: Moderato, Andantino e Allegro. Il primo movimento è di carattere gaio e sostenuto in netto contrasto con il secondo movimento che, modulando nella relativa minore, raggiunge l’apice del pathos, dal carattere cupo e ombroso, dissolto da un ultimo movimento dall’animo assolutamente brillante. Eduard Hagerup Grieg rimane legato ai temi ed alle sonorità tipiche della sua terra natia. Tratto distintivo della sua arte è l’immediatezza descrittiva ed evocativa di paesaggi sonori intrisi di lirismo suggestivo e a tratti toccante. La sua personalità evocativa e sentimentalista viene palesata nella Suite op. 40 «Dai tempi di Holberg» sottotitolata «Suite in stile antico». Il brano, nato prima per pianoforte e poi trascritto per orchestra, viene composto nel 1884 per celebrare i duecento anni dalla nascita del drammaturgo norvegese Ludvig Holberg (1684-1754), esponente della let-

teratura teatrale norvegese. Il compositore, per esprimere la stima nei confronti dell’autore, decide di percorrere cinque momenti musicali, articolati da un corpus di danze, nello stile settecentesco, sintesi del clima storico dell’epoca vissuta da Holberg. Il programma si chiude con un omaggio al compositore barese Ottavio De Lillo, scomparso nel 2001 a causo di un infarto, la cui musica, confezionata nel genere della suite, si manifesta all’uditorio come una «poesia sommessa e discreta di chi ha cose belle e intelligenti da dire, ma le dice da un luogo distante, con voce bassa, timidamente» (E. Arciuli). Sabina Matera e Serena Marzano


Maria Teresa De Sanio

Ha iniziato lo studio del violino all’età di 5 anni sotto la guida del padre. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali, aggiudicandosi sempre primi premi, borse di studio e riconoscimenti prestigiosi come la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica. Vincitrice di concorsi e audizioni collabora con Orchestre Sinfoniche come: orchestra del Teatro dell’“Opera” di Roma, Orchestra del Teatro “S. Carlo” di Napoli, Orchestra del Teatro “Petruzzelli” di Bari, orchestra “I Pomeriggi musicali” di Milano, ecc. Diplomata in violino all’età di 17 anni col massimo dei voti, lode e menzione presso il Conservatorio di musica “Umberto Giordano” di Foggia, si è perfezionata con Salvatore Accardo, Felix Ayo, Sonig Tchakerian e Marco Fiorentini. Vincenzo Starace

Si è diplomato in viola con il massimo dei voti e la lode, presso il conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, sotto la guida di Rocco De Massis, in seguito si è perfezionato con Herbert Kefer presso “Universität für Musik und darstellende Kunst”. Collabora con numerose orchestre nazionali ed internazionali, tra le quali: Orchestra da Camera di Mantova, Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, Wiener Jeunesse Orchester. Rocco Cianciotta

Ha compiuto gli studi di violino, composizione, strumentazione per banda, musica corale e direzione di Coro e si è diplomato con il massimo dei voti e la lode in direzione d’orchestra sotto la guida di Rino Marrone presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari. Ha seguito corsi di direzione di coro con Mihalka Gyiorgy e Konrad von Abel e di Direzione d’orchestra con Hans Zender (Mozarteum - Salisburgo), Yuri Ahronovitch (Accademia Ghigiana - Siena). Tra le orchestre più importanti ha diretto l’orchestra “I Pomeriggi Musicali” di Milano. Ultimamente ha diretto al Comunale di Ferrara l’opera “Il mondo della luna” di J. Haydn. Come compositore ha scritto brani sinfonici e arrangiamenti eseguiti in Italia e all’estero (Usa e Canada).

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Venerdì 7 Luglio Foggia

Yuko Ito pianoforte Claude Debussy (Saint-Germain-en-Laye, 1862 - Parigi, 1918) Images - Deuxième Série Cloches à travérs les feuilles Et la lune déscend sur le temple qui fut Poissons d’or

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Incontro tra due culture

Karen Tanaka (Tokyo, 1961) Our Planet Earth (2010-11) Ocean Green Solar Energy Interlude. Lonesome George’s Murmuring Magma Ozone Wind Energy Interlude. Lonesome George’s Song Our Land Water of Life Bio Energy Interlude. Lonesome George’s Dream Light Paradise of Life Our Planet Earth

Recital

Claude Debussy

Karen Tanaka

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Come già Van Gogh e Monet, anche Debussy fu influenzato dal Giapponismo. Nel 1905 pubblica la Suite per pianoforte Images Deuxième Série, dove il terzo brano si intitola Poissons d’or (in Italiano Pesci rossi), ispirato da un vassoio smaltato giapponese che aveva nel suo studio e che raffigurava appunto dei pesci rossi. Il Pesce rosso, ha origine Sino Giapponese da dove si è poi diffuso in tutto il mondo e da sempre in Oriente ha una forte connotazione simbolica. Ancora, 2 anni dopo, nel 1907, Debussy pubblica i 3 Schizzi Sinfonici intitolati La Mer, sulla cui copertina è stampata una versione, semplificata ma perfettamente riconoscibile, della Grande Onda del pittore giapponese del XIXº secolo Hokusai. Così Debussy fonde la sua passione per il mare (“volevo fare il marinaio”, afferma in una lettera) con l’influenza del giapponismo. In questo ampio scambio culturale, il paese del Sol Levante ha importato, diffuso e sviluppato la cultura occidentale a vari livelli in modo vertiginoso, al punto che oggi le rappresentazioni della cultura occidentale create dai giapponesi hanno un ruolo ben definito e importantissimo nell’arte mondiale. Karen Tanaka è nata nel 1961 a Tokyo e attualmente vive e insegna a Los Angeles. È una delle compositrici più importanti di questa epoca. Ha studiato con Tristan Murail presso l’IRCAM di Parigi e successivamente con Luciano Berio a Firenze. Ha vinto diversi premi importanti a livello mondiale: Viotti (1984), Gaudeamus Prize (1987) e altri. Ha ricevuto numerose commissioni da Istituzioni prestigiose come BBC Symphony Orchestra, Los Angeles Philharmonic e altre. La raccolta Our Planet Earth è stata composta tra il 2010 e il 2011 in omaggio al nostro pianeta. I temi principali riguardano la forza della natura, la tutela dell’ambiente

e la speranza per il futuro. Destinatari del messaggio sono i bambini e i 15 brani presentano incantevoli melodie e ritmi particolari che a volte riecheggiano la musica pop o jazz. Tanaka ha scelto queste modalità di scrittura apposta per fare crescere nei bambini la voglia di apprendere la musica. In questa raccolta, Lonesome George (George il solitario) è una tartaruga. È stato infatti così chiamato l’ultimo esemplare conosciuto della tartaruga gigante dell’arcipelago delle Galapagos, in Ecuador, ritrovata nel 1971 e morta nel 2012 dopo aver superato 100 anni di età. Ultimo esemplare, Lonesome George ha vissuto in solitudine per tanti anni e sembra volerci trasmettere un profondo messaggio: oltre ad aver distrutto le tartarughe delle Galapagos noi umani siamo anche i responsabili di numerosi e diversi danni al nostro habitat naturale. Yuko Ito


Yuko Ito

Si è laureata presso l’Università di musica “Musashino” di Tokyo, lo “Staatliche Hochschule für Musik” di Friburgo e il Conservatorio “G. Verdi” di Milano e l’ISSM “G. Donizetti” di Bergamo. Ha studiato con Vitaly Margulis, Riccardo Risaliti, Konstantin Bogino e Maria Grazia Bellocchio. Ha suonato in diversi paesi: Giappone, Germania, Russia, Svizzera, Francia, Canada e altri. Ha vinto diversi concorsi: 3º Premio al concorso internazionale di Marsala, 2º Premio al concorso internazionale di Sulmona, 1º Premio assoluto al concorso di Villa Rospigliosi e altri. Attualmente è docente di pianoforte principale presso il Conservatorio di Foggia sezione staccata di Rodi Garganico.

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Giove a Pompei

Sabato 8 Luglio Pompei Scavi

commedia musicale in tre atti libretto di Luigi Illica e Ettore Romagnoli musica di Alberto Franchetti e Umberto Giordano

Teatro Grande ore 21

Interpreti Daniela Bruera, Angela Bonfitto, Sergio Vitale, Cataldo Caputo, Matteo D’Apolito, Francesco Pittari, Italo Proferisce, Graziano De Pace, Orazio Taglialatela Scafati, Bianca D’Errico, Simona Ianigro, Daniele Stella, Mattia Galantino, Alfonso Libertino, Pasquale Arcamone

Celebrazioni del Centocinquantenario Giordaniano (1867-2017)

Umberto Giordano (Foggia, 1867 - Milano, 1948)

Maestro concertatore e direttore d’orchestra Gianna Fratta Regia Cristian Biasci Scene Francesco Gorgoglione Costumi Sartoria Shangrillà Light designer Riccardo Canessa Progettazione video Raffaele Fiorella Movimenti coreografici Giada Ordine Orchestra Sinfonica del Conservatorio Umberto Giordano Coro Lirico Pugliese Maestro del Coro Agostino Ruscillo

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Martedì 11 Luglio Foggia

Fiorenzo Pascalucci pianoforte Orchestra d’ance del Conservatorio Giovanni Ieie direzione

Chiostro di Santa Chiara ingresso ore 20.30 inizio ore 21.00

Franz Schubert (Vienna, 1797 - ivi, 1828) Marcia

A Tribute to Georg Gershwin

George Gershwin (New York,1898 - Beverly Hills, 1937) Suite da “Porgy and Bess” Rapsody in Blue per pianoforte e orchestra d’ance A.A.V.V. Mambo!

Franz Schubert

George Gershwin

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«Diversi musicisti non considerano George Gershwin un compositore “serio”. Non vogliono capire che “serio” o no, è un compositore». A scrivere questo atto di difesa e nientemeno che Arnold Schönberg. Parole che mettono un punto fermo sulla questione della ‘serietà’ di Gershwin compositore. Georg nasce a Brooklyn nel 1898 in una modesta famiglia di ebrei russi (i Gershovitz). A dodici anni si scopre pianista e in due anni, dopo qualche lezione e un po’ di teoria, si fa assumere come ‘strimpellatore di canzoni’ in uno dei negozi del mitico Tin Pan Alley. In due anni diventa compositore di songs, e, nel 1919, è scritturato per la prima volta come l’autore delle musiche per uno spettacolo a Broadway. A ventisei anni, nel 1924, compone la sua prima ‘sinfonia’, la Rhapsody in Blue, che diviene immediatamente un successo. Nella Rhapsody in Blue, che appunto s’intitola «Rapsodia», dominano l’invenzione libera, i nessi tematici a sorpresa, il gusto dell’improvvisazione. Gershwin vuole imporsi come un musicista ‘serio’ e creare al contempo l’inizio di una tradizione sinfonica americana. La Rhapsody era difatti qualcosa di inaudito: una composizione in cui la tradizione classica si sposava non solo con il jazz, ma anche con il blues e perfino con la canzone di Tin Pan Alley. L’autore aveva praticamente creato una commistione di generi (musica colta e musica di consumo) e di culture (bianca e nera). Al successo della Rhapsody contribuisce anche l’orchestrazione affidata a Ferde Grofé, che deve sopperire all’inesperienza della tecnica strumentale paventata da Gershwin. Il rapporto non è sottaciuto. Ma le voci sulla sua inesperienza sinfonica si fanno molto tanto insistenti, tanto da portare il compositore all’esasperazione. Per convincere la critica scettica e conser-

vatrice egli si cimenta già l’anno successivo, nel 1925, con un vero concerto per pianoforte e orchestra, il Concerto in fa. Gershwin concepisce così quello che molti studiosi e critici definiscono «jazz sinfonico», collocandolo in una posizione speciale nel panorama della musica americana del Novecento. Fa un caso a sé, estraneo alla contrapposizione tra musica jazz e musica colta, la sorprendente reincarnazione afroamericana dell’opera tradizionale che è Porgy and Bess, rappresentata la prima volta il 30 settembre del 1935 nel Colonial Theatre, che, comunque la si giudichi, è un’altra bella prova della fertilità creativa di Gershwin. Porgy and Bess è la grande epopea musicale del popolo di colore, sebbene scritta da un compositore bianco ed ebreo. L’opera si nutre della musica nera, da tutte le sue varie componenti: il blues, lo spiritual, il dixieland, il jazz. Ancora una volta Gershwin riesce ad amalgamare la varietà di questi aspetti grazie al suo dono melodico assolutamente personale. Il concerto diretto dal maestro Giovanni Ieie si chiude con una carrellata di brani che omaggia il mambo, quel genere musicale nato a Cuba, che in lingua swahili, l’idioma parlato dalla popolazioni dell’Africa centrale giunte nell’America centrale, significa letteralmente «cosa succede?». La storia di questo genere ha inizio nel 1938 allorquando Oreste e Israel Cachao López presentano una canzone ballabile intitolata «Mambo». Il successo del brano dà il via alla tipica danza, tuttora in voga nella tradizione latino-americana, che viene esportata in Europa nel secondo dopoguerra e che la cinematografia degli anni Cinquanta lancia definitivamente al successo. Agostino Ruscillo


Fiorenzo Pascalucci

Per la sua carriera artistica, Fiorenzo Pascalucci ha ricevuto dal Presidente della Repubblica in Quirinale il Premio “Giuseppe Sinopoli” 2015, su segnalazione dell’Accademia Nazionale di “Santa Cecilia” di Roma. I primi premi in importanti concorsi internazionali e nazionali (“Rina Sala Gallo”, Monza 2014, FVG, Sacile 2012, “Nuove Carriere” CIDIM, Roma 2012, “Premio Venezia, Venezia 2008) l’hanno portato a esibirsi come solista in gran parte d’Europa e nelle più prestigiose realtà concertistiche italiane. Allievo di Benedetto Lupo, è stato fra gli ultimi discepoli di Aldo Ciccolini. Appassionato anche all’insegnamento, è docente di pianoforte principale presso il Conservatorio “Umberto Giordano” dal 2012. Giovanni Ieie

Diplomato in clarinetto con il massimo dei voti, si è perfezionato in seguito con famosi docenti come K. Leister, V. Mariozzi e C. Scarponi. Dal 1990 al 2003 ha suonato stabilmente con l’Orchestra Sinfonica “Abruzzese” collaborando con prestigiosi musicisti e per le maggiori istituzioni musicali italiane e straniere. Dal 2000 si è dedicato alla direzione studiando con L. Della Fonte e con E. M. Corporon presso la “North Texas University”. Come direttore è stato invitato da numerose orchestre italiane ed anche all’estero (Spagna, Germania, Francia, Miami USA). Ha fondato e dirige l’Orchestra “Accademia” e l’ensemble di sassofoni “Saxofonia”. È docente presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, sezione staccata di Rodi Garganico.

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Mercoledì 12 Luglio Monte Sant’Angelo (Foggia)

Saxofonia Ensemble

Piazza de Galganis ore 20.30

Sax soprano Gabriele Buschi

Polvere di Stelle

Sax alto Federica Petrosino Lorenzo Tresca Irene Iannone

Giovanni Ieie direzione

Sax tenore Lucilla Pupillo Francesco Marcantonio Sax baritono Fernando Nardecchia Roberto Vagnini

Definire un programma di sala per l’ensemble “Saxofonia” è difficile, l’interazione con il pubblico è fondamentale e i brani musicali si susseguono a secondo della risposta del pubblico. In questa occasione… se il Direttore riuscirà a tenere a bada i suoi musicisti… verranno eseguite brani tratti da musiche da film, un omaggio ai Beatles e, dopo un breve assaggio di una marcia di Schubert si arriverà sino ad un trascinate Mambo. Ma nulla è scontato in un concerto di Saxofonia … Buon ascolto!

Percussioni Salvatore Sciotti musiche di Schubert, Iturralde, Amstrong, Beatles, Piovani

Saxofonia Ensemble

Nasce dall’esigenza di sfruttare le grandi capacità comunicative del sassofono, approfondendo tutti i tipi di repertorio, ma con un occhio di riguardo alla musica più vicina all’orecchio dell’ascoltatore tipo dei nostri giorni. La qualità degli arrangiamenti e dell’esecuzione garantisce il buon risultato musicale; la grande energia scaturita della esecuzioni dal vivo, garantisce una partecipazione attiva da parte dell’uditorio, che raramente oggi si riscontra nei concerti.

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Il contributo raccolto con la vendita di quest’opuscolo sarà devoluto a

“Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” è nata il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall’Eurispes tra le eccellenze italiane. Nel 2012 è stata inserita dalla rivista The Global Journal nella classifica delle cento migliori Ong del mondo: è l’unica organizzazione italiana di “community empowerment” che figuri in questa lista, la prima dedicata all’universo del no-profit.


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