FARE n. 56 - Giugno 2022

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FARE 56 GIUGNO 2022

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Dicembre Giugno 2022 2020

in questo numero: In

ASSOCIAZIONE AGENDA 2030 ONU

L’Assemblea privata L’attività di Confindustria Emilia di perConfindustria uno sviluppoEmilia sostenibile

PREMIO MASCAGNI 2020 FILIERE Trentadue storie di tenacia, Eletti i 20 epresidenti impegno cultura d’impresa e la nuova governance Autorizzazione del Tribunale di Bologna n.6858 del 26.11.1998 Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale 70% - Aut. MBPA/CN/BO/0008/2015.

ISSN 2785-3071

PREMIO ESTENSE Aquila d’OroESTENSE 2020 ex aequo PREMIO

a Pablo la Trincia e Concetto Svelata quartina finalistaVecchio a della 58 edizione

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sommario numero 56 giugno 2022 DIRETTORE RESPONSABILE Raffaella Mazzali EDITORE FARE S.r.l. via San Domenico, 4 - 40124 Bologna tel. 051 6317111 - fax 051 356118 DIREZIONE E REDAZIONE Confindustria Emilia Area Centro ART DIRECTOR Lorella Luccarini - Confindustria Emilia Area Centro STAMPA LABANTI e NANNI Industrie Grafiche Srl viale Marconi, 10 40011 Anzola dell’Emilia (BO) PUBBLICITÀ FARE S.r.l. via San Domenico, 4 - 40124 Bologna tel. 051 6317111 - fax 051 356118 PUBBLÌ concessionaria editoriale S.r.l. corso Vittorio Emanuele 113 41100 Modena tel. 059 212194 - fax 059 226627 pubbli@pubbli.it FOTO Archivio Confindustria Emilia Area Centro, Elisabetta Baracchi, Serena Campanini, Max Salani

Presidente Valter Caiumi Direttore Generale Tiziana Ferrari Sede legale e operativa: via San Domenico, 4 - 40124 Bologna tel. 051 6317111 - fax 051 356118 www.confindustriaemilia.it

focus

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vita industriale

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di Valter Caiumi

di Marco Taddei, Laura Ansaloni, Raffaella Mazzali, Marianna Saguatti e Generoso Verrusio

ICT, motore per l’innovazione

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Cinque anni di Confindustria Emilia

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La relazione del presidente Valter Caiumi

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La governance delle filiere

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I rappresentanti generali e la Piccola Industria

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Premio Estense 2022, selezionata la quartina finalista

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Il 7 e 8 settembre torna FARETE

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Future in Action, un aiuto all'orientamento al lavoro

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news emilia

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rubrica a cura di Rete ICT

di Raffaella Mazzali

di Generoso Verrusio

di Laura Ansaloni

di Marco Taddei

di Marco Taddei e Marianna Saguatti

Autorizzazione del Tribunale di Bologna n. 6858 del 26.11.1998 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento Postale 70% Aut. MBPA/CN/BO/0008/2015. Gli articoli presentati possono non rispecchiare le posizioni di Confindustria Emilia che comunque li ritiene un contributo sul piano dell’informazione e dell’opinione

fare 3 Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana



focus È stata una soddisfazione poter partecipare nuovamente, dopo due anni, alla nostra assemblea generale in presenza, poterci vedere e parlare dal vivo, soprattutto quest’anno, in cui cade un anniversario importante, i primi cinque anni dalla nascita di Confindustria Emilia. Il nostro progetto di essere comunità unita su più territori ha mostrato sin qui molto del suo valore, ma continua a crescere nel tempo. Le difficoltà che continuano a circondarci hanno cambiato i nostri comportamenti, le nostre abitudini e la nostra cultura. Siamo riusciti ad affrontarne molte, ma occorre stare sempre al passo e rivedere modelli e modi di interpretarli. Un esempio è quello della cyber security, rispetto alla quale dobbiamo essere consapevoli che la prima priorità da affrontare è il cambio di cultura prima ancora che di tecnologia. Come spesso accade, senza il primo il secondo perde consistenza e soprattutto efficacia. Grazie al digitale siamo stati in grado di affrontare i lunghi mesi di emergenza pandemica, evitando il collasso economico e sociale, abbiamo tenuto in pista l’operatività delle nostre aziende, l’assistenza da remoto nel miglior modo possibile, anche l’educazione dei nostri figli, il tutto passando da uno smartphone o da un tablet. Ma come sempre, è necessario considerare il rovescio della medaglia di questa travolgente e persistente realtà digitale: i rischi sono in rapidissima crescita, come dimostrano i dati che parlano di un 64% di imprese vittime di almeno una forma di attacco nel 2021. La qualità degli attacchi aumenta, mentre l’individuazione e adesione dei sistemi di protezione sembra non tenere il passo, per i costi e la carenza di competenze adeguate, soprattutto nelle Pmi, ma non solo. Parlare di Cyber security non è quindi più sufficiente, dobbiamo inaugurare l’era di un nuovo mind set per tutti: individui, imprese, governi. Per far sì che questa consapevolezza diventi efficace occorre investire sulla formazione per aumentare la conoscenza delle potenzialità degli strumenti e creare procedure aziendali che consentano un monitoraggio efficace ed efficiente. Si tratta di mutare il DNA dell’organizzazione aziendale, è necessario che diventi un tratto distintivo, condiviso da tutti, senza gerarchie. Parleremo ancora di digitale e delle sue evoluzioni cercando di darvi sempre spunti nuovi. Lo faremo anche a Farete, che quest’anno ritorna, dopo 24 mesi di stop, sempre nei padiglioni della Fiera di Bologna. Ad aprire la nostra due giorni sarà come sempre la nostra assemblea pubblica che vi invito a segnare in agenda per il 7 settembre alle ore 10. Un appuntamento per noi e la nostra comunità.

Valter Caiumi

Presidente Confindustria Emilia Area Centro fare 5


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AIME, UN INIZIO DI 2022 RICCO DI NOVITÀ L’adozione del MOG 231, il lancio del nuovo sito web aziendale e la conclusione dei lavori di installazione di una importante linea produttiva in India: sono queste le ultime novità di AIME - Automazioni Industriali Meccaniche Elettriche, l’impresa modenese di automazioni industriali, meccaniche ed elettriche. Tra rincari delle materie prime, difficoltà di approvvigionamento energetico e venti di guerra dopo la pandemia da Coronavirus, il microcosmo delle Pmi

emiliane sta provando a riattrezzarsi. AIME è tra queste aziende virtuose. “Da gennaio 2022”, commenta Giulia Berselli, seconda generazione e facility manager dell’azienda, “ci siamo dotati del MOG231”. Il MOG 231 è un modello di gestione aziendale che individua le procedure operative che l’impresa sviluppa per ridurre il rischio che vertici e collaboratori commettano reati. “Senza entrare in tecnicalità proprie di uno studio legale, si può certamente dire che un’azienda che adotta il MOG231 è lungimirante e si mette al riparo dalle sanzioni amministrative e interdittive che derivano dai reati individuati nella legge 231/2001, che stabilisce le responsabilità del datore di lavoro e dell’azienda in caso di illeciti compiuti dai propri dipendenti. In tali casi il datore di lavoro può tutelarsi da azioni legali se può dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un

vita industriale modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati”, spiega ancora Berselli. “L’installazione della linea produttiva per un’azienda in India, un magazzino automatico per 50mila boiler con trasportatori aerei e dispositivi automatici per il carico e lo scarico automatico del materiale dalla loro linea di produzione già esistente, è stato un bel risultato. Nonostante le diverse difficoltà, dall’organizzazione delle trasferte all’assistenza tecnica in loco, siamo riusciti a portare avanti i lavori durante la pandemia e appena possibile siamo tornati per completare l’installazione”, continua Giulia Berselli. Dallo scorso aprile, poi, AIME ha un nuovo sito web, rinnovato nella grafica e nei contenuti. “È il nostro biglietto da visita virtuale, dopo anni era necessario rinfrescarlo e arricchirlo di nuovi contenuti”, spiegano dall’azienda modenese che ha il proprio quartier generale in via Gabriele D’Annunzio 336, realizza un fatturato annuo di circa 4 milioni di euro e occupa una decina di dipendenti. Fondata nel 1981 da due giovani progettisti con la passione per la meccanica e l’elettronica, AIME inizia la sua attività in un piccolo studio a Modena. Nel giro di pochi anni affianca allo studio di progettazione il reparto produttivo e nel 1995 realizza un edificio di duemila metri quadrati, dove nascono le prime automazioni industriali. Le conoscenze tecniche, le capacità creative e innovative hanno permesso al fondatore Elis Berselli di progettare automazioni all’avanguardia e completamente customizzate. In particolare, nel settore delle bombole ad alta pressione per gas tecnici, AIME ha progettato e realizzato impianti per eseguire in modo completamente automatico e sequenziale tutte le fasi di manutenzione e le prove di idoneità. Di grande importanza anche il settore della logistica. Grazie alla lunga collaborazione con una società di logistica e trasporti di livello internazionale, AIME ha realizzato

soluzioni completamente customizzate per il trasporto di moto e autovetture, linee per la gestione completa del processo produttivo, progettando ad hoc impianti per l’imballo automatico delle moto, maschere robotizzate di saldatura per box contenitivi in ferro e dispositivi per il carico e lo scarico.

DA ANDI-MEC E UNIBO NASCE “DATA DRIVEN FACTORY” È possibile migliorare l’impatto ambientale delle produzioni? Adesso sì, attraverso l’analisi dei dati, ed è quanto si propone l’innovativo progetto realizzato da AndiMec, società del Gruppo Dico, azienda bolognese del settore della meccanica di precisione che produce in outsourcing per la filiera del packaging e che ha sviluppato un progetto di digitalizzazione dei processi per misurare e migliorare la sostenibilità delle catene di fornitura. In pratica, dalla fabbrica 4.0 si arriva alla misurazione puntuale del carbon footprint di ogni singolo pezzo prodotto, con lo scopo di migliorare l’impatto ambientale: il risultato è stato raggiunto grazie a un progetto di digitalizzazione dei processi aziendali e di misurazione dei dati, e lo studio di specifici algoritmi, sviluppati in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna. Il progetto, tra l’altro, è in

Paolo Venturi, amministratore delegato di Andi-Mec

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linea con uno degli asset fondamentali del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) adottato dal governo italiano nel 2021: favorire la digitalizzazione dei processi e la loro decarbonizzazione. È quindi con questo obiettivo che i docenti e ricercatori del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Bologna e Andi-Mec, azienda del Gruppo Dico, hanno realizzato un metodo di calcolo del carbon footprint basato sulla rilevazione puntuale, per ogni particolare prodotto, di quattro parametri: consumo di energia, produzione di rifiuti, trasporti e packaging. Con questo sistema si ottiene la misura dei chilogrammi di CO2 immessi nell’ambiente, comprendendovi tutta la filiera e arrivando a tracciare tutti i consumi, di tutte le fasi e di tutti i processi coinvolti. Si tratta di un progetto unico in Italia, realizzato e reso operativo grazie ai ricercatori del DIN e dello spinoff Turtle dell’Università di Bologna che, con il software Vivace, hanno verificato, attraverso l’analisi dei dati, il modello di Andi-Mec con lo scopo di migliorare l’impatto ambientale delle produzioni. Un vero e proprio modello produttivo che, attraverso algoritmi complessi, misura quindi il carbon footprint e apre a ulteriori possibili utilizzi. “Siamo partiti nel 2017 e, con l’aiuto di un esperto, abbiamo avviato un programma di digitalizzazione volto a ribattezzare l’azienda, da AndiMec a Andi-Mec 4.0. Abbiamo adottato il Mes (Manufacturing Execution System) perché l’interconnessione delle macchine col sistema informativo generasse informazioni utili per tutte le funzioni aziendali poi, insieme all’Università di Bologna, da tutti i dati raccolti (i big data) abbiamo ricavato pochi indicatori sintetici (gli smart data) di utilizzo pratico: le KPI”, come spiega Paolo Venturi, amministratore delegato di Andi-Mec. Data Driven Factory è il nome dato da Andi-Mec a questo nuovo modello produttivo, che centra obiettivi di sostenibilità sociale, economica e ambientale. “Il nostro è un modello produttivo altamente sostenibile, nelle nostre officine il lavoro è ancora fatto con cura artigianale, ma è anche documentato con rigore digitale”, conclude Venturi.

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CON A4GATE, APPLIED GARANTISCE IL MASSIMO LIVELLO DI CYBER SECURITY In un contesto che vede in esponenziale e costante crescita il volume degli attacchi informatici anche verso i sistemi industriali, Applied, società di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, ha sviluppato, in collaborazione con l’israeliana Terafence e la taiwanese Atop Technologies, un gateway hardware/ software che opera a livello fisico e consente di trasmettere unidirezionalmente i dati generati dalle macchine durante i processi produttivi, garantendone l’inviolabilità. Applied, che nel 2021 ha registrato un fatturato di 28 milioni di euro e occupa 272 dipendenti, si pone come punto di riferimento per le imprese industriali che intendono cogliere tutti i vantaggi legati alla transizione digitale. Forte delle competenze e delle esperienze maturate dalle realtà che la compongono (Hotminds, NiceFall, Talea, Stile di Bologna, Dunbar, Customix, Omega, In.Tech), Applied è in grado di affiancare i clienti fornendo tutte le soluzioni e le conoscenze per generare paradigmi innovativi d’impresa che contribuiscano

al successo delle organizzazioni in contesti di mercato sempre più competitivi. Il rischio di cyber attacchi è sempre più concreto: secondo il rapporto di Clusit, l’Associazione italiana per la sicurezza informatica, nel 2021 si sono registrati più di duemila cyber attacchi gravi, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. Questo scenario, destinato a confermarsi e a complicarsi ulteriormente, considerando l’attuale quadro geopolitico, si rivela particolarmente critico per le imprese manifatturiere che, spinte dal timore di essere oggetto di cyber attacchi potenzialmente devastanti, rischiano di non cogliere tutte le opportunità oggi disponibili per una transizione verso i paradigmi smart e sempre più connessi tipici del modello Industry 4.0. La risposta di Applied è la soluzione a4GATE, un gateway hardware/software che coniuga l’esigenza tipica di uno smart plant di inviare all’esterno i dati raccolti sul campo (da PLC, sensori IoT, sistemi HMI), con la necessità di garantire elevati standard di sicurezza rispetto alle informazioni trasmesse. Questo risultato è stato ottenuto in duplice modo. Innanzitutto, garantendo l’unidirezionalità della comunicazione. “Grazie alla tecnologia di estrazione militare ‘data diode’ dell’israeliana Terafence, si evita infatti l’utilizzo di porte IP che, essendo bi-direzionali, sono attaccabili dall’esterno”, spiegano dall’azienda. Di fatto, la tecnologia integrata in a4GATE disaccoppia il software IoT collector, che raccoglie i dati dalle componenti smart della macchina, dall’IoT Edge, che invia le informazioni raccolte alle destinazioni esterne per le successive elaborazioni. In secondo luogo, a4GATE, operando a livello fisico sul layer1 dello stack ISO/OSI, rende di fatto impossibile portare attacchi informatici dall’esterno alla rete della macchina al quale è connesso. Luca Molducci, CEO di Applied


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“Il gateway di Applied si è avvalso poi della collaborazione della società taiwanese Atop Technologies per lo sviluppo di architettura e design specifici per il mondo industriale. a4GATE si configura come una componente abilitante all’interno di qualsiasi progetto in ambito smart factory poiché consente, non solo lo sviluppo di architetture di comunicazione IoT efficaci in grado di valorizzare i dati in ottica business, ma anche la totale cyber security rispetto ai dati aziendali, elemento cruciale per l’adozione di tecnologie 4.0 che puntino ad accrescere il livello competitivo delle imprese manifatturiere”, concludono dall’azienda bolognese.

BM SERVICE ENTRA A FAR PARTE DI MYO BM Service, azienda bolognese specializzata nella fornitura di prodotti e servizi altamente personalizzabili per l’IT, ha annunciato lo scorso aprile la sua acquisizione da parte di MyO Spa, realtà di primo piano nel settore delle forniture per il mondo delle imprese, con oltre 60 anni di storia, erede di Karnak della famiglia Bianchini. Con tale acquisizione, MyO, già punto di riferimento di mercato, con i suoi quarantamila clienti in tutta Italia e i suoi venticinquemila prodotti che spaziano dall’arredo alla pulizia professionale, dai DPI ai prodotti personalizzati, dalla cancelleria fino ai software e servizi per la PA, punta a sviluppare ulteriormente i servizi di stampa con il noleggio operativo, nonché il mercato dei prodotti e servizi per l’IT. BM Service, che annovera ben mille clienti fidelizzati e un fatturato attuale di oltre 2.500.000 euro, avrà accesso a tutto il portafoglio prodotti di MyO, mentre MyO potrà beneficiare dell’esperienza e della capacità di BM Service introducendo nuovi servizi IT sugli attuali clienti. La sede di BM Service, di proprietà, localizzata in un punto strategico facilmente raggiungibile di Bologna, nel secondo semestre 2022 si doterà di uno showroom espositivo di tutte le merceologie vendute, nel quale potranno accedere tutti i clienti

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del gruppo. “Fra MyO e BM Service c’è un altro grande valore condiviso: l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Confrontandoci sulla gestione aziendale è subito emerso l’allineamento di intenti in tutto l’ambito ESG; infatti, mentre BM Service seleziona prodotti e servizi secondo di grafici e sviluppatori web in grado di parametri di eco-compatibilità e risparmio consigliare, seguire e soddisfare ogni energetico, come per esempio la scelta cliente nell’ambito del web e graphic di optare per l’unico data center green a design”, concludono da BM Service. immissioni zero di CO2 nel 2020, MyO ha dotato tutta la sua azienda di pannelli fotovoltaici per fare in modo che l’intero NASCE IL GRUPPO fabbisogno energetico sia sostenuto da energia green”, puntualizza Emanuele BONFIGLIOLI Cesarini, presidente di BM Service. “Ci CONSULTING-OCTAGONA aspettiamo che da questa acquisizione, che unirà la struttura e l’organizzazione È iniziata lo scorso marzo, con l’acquisizione di MyO al know-how specifico di BM da parte di Bonfiglioli Consulting della Service, scaturisca un’ulteriore possibilità maggioranza di Octagona (51%), la di crescita per il gruppo, sempre più storia del nuovo Gruppo Bonfiglioli punto di riferimento nel mercato delle Consulting-Octagona. Le due società, la forniture per l’ufficio”, prosegue Cesarini. prima bolognese e la seconda modenese, L’acquisizione è stata assistita per gli aspetti hanno siglato l’accordo formalizzando finanziari, tecnici e fiscali da Francesco così la nascita di uno dei pochi gruppi Farneti, name partner Farneti & Associati italiani di consulenza a vera vocazione di Rimini, e per gli aspetti legali e internazionale, con focus su operations e giuslavoristici da Francesco Battaglia dello mercati globali, di supporto alla crescita Studio Battaglia & Partners di Pesaro. BM e a una maggiore competitività delle Service, grazie allo staff di professionisti imprese. “Tutto nasce dalla volontà di dedicato, è in grado di offrire ai propri creare un gruppo di respiro internazionale clienti servizi web completi di alta qualità per supportare le aziende votate all’estero e e studiati su misura. L’esperienza maturata per avere le dimensioni per poter seguire i nel settore da BM Service mette le grandi gruppi italiani: in particolare, quelle aziende clienti nelle condizioni di trovare oltre tremila imprese di matrice familiare un partner tecnico altamente preparato per fornire soluzioni su misura, in grado di aiutarle a ottimizzare le tempistiche e la qualità del lavoro. L’impresa bolognese offre, dal 1983, la propria esperienza nell’assistenza hardware e software, da sempre considerata un punto di forza. “Grazie al nostro personale altamente qualificato, offriamo anche consulenza informatica sinistra, Michele Bonfiglioli, amministratore delegato di per uffici, piccole e grandi Da Bonfiglioli Consulting, e Alessandro Fichera, amministratore aziende. Siamo forti di uno staff delegato di Octagona



a gestione manageriale con un fatturato tra i 100 milioni e i due miliardi di euro che rappresentano la spina dorsale della nostra economia, ma che per rimanere nella filiera del valore devono pensare in ottica globale, puntare sulla sostenibilità e investire nella digitalizzazione di processi operativi snelli e consolidati. Accanto a ciò, c’è poi l’orgoglio del saper fare italiano”, commenta Michele Bonfiglioli, amministratore delegato di Bonfiglioli Consulting. L’intesa, che sigilla una collaborazione avviata nel febbraio 2017, ha l’obiettivo di creare un interlocutore unico per tutte le realtà italiane che aspirano a una crescita internazionale e al miglioramento continuo della propria catena del valore. Il Gruppo Bonfiglioli Consulting-Octagona mira, infatti, a diventare il punto di riferimento per un posizionamento competitivo delle imprese italiane, sostenibile nel tempo, attraverso innovazione, miglioramento continuo e presenza diretta sui mercati internazionali. “Il pragmatismo è uno degli elementi più distintivi in comune tra le due società tanto che, quando nel 2017 le nostre strade si sono incontrate, Bonfiglioli Consulting è venuta presso la nostra sede in India per fare esperienza del mercato locale, mentre Octagona ha implementato i metodi lean all’interno della sua organizzazione. L’altro elemento in comune è la nostra anima imprenditoriale: prima di essere consulenti siamo imprenditori che hanno creato e gestito le loro rispettive società, il che ci permette di comprendere e supportare al meglio gli altri imprenditori con cui ci confrontiamo nel nostro lavoro dando priorità a velocità, esecuzione e salvaguardia costi”, sottolinea Alessandro Fichera, amministratore delegato di Octagona. L’integrazione delle due società dà vita a un gruppo che conta una presenza internazionale con dodici uffici in tre continenti, oltre 100 collaboratori diretti e più di 300 progetti conclusi annualmente con successo. Per il futuro, il programma di sviluppo prevede l’apertura di una nuova sede in Corea, un investimento in risorse per rafforzare il team negli Stati Uniti e l’obiettivo di arrivare a un fatturato di 15 milioni di euro nel giro di tre anni. Obiettivo: supportare le imprese nei

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processi di espansione nei nuovi mercati, o di sviluppo e rafforzamento del proprio business in mercati già presidiati, ma anche di potenziare l’integrazione tra le attività delle filiali, dei distributori, agenti e rappresentanti locali con l’headquarter o di ridisegnare la Supply Chain in un’ottica internazionale per migliorare efficienza e redditività.

CAMST GROUP E GUZZINI LANCIANO IL “BETTER FUTURE KIT” Ridurre gli sprechi e il nostro impatto sul pianeta: con questi obiettivi nasce il progetto “Better Future Kit”, un astuccio di posate in acciaio inox realizzato da Camst group, azienda bolognese attiva nel settore della ristorazione e dei facility services, con la collaborazione di Guzzini, per incentivare il riuso sostituendo le posate in plastica monouso e plastica compostabile nelle mense scolastiche e aziendali. Ogni kit, che Camst group metterà a disposizione delle scuole e delle aziende, è composto da un set completo di forchetta, coltello e cucchiaio in acciaio inox con custodia rigida in materiale biobased, vale a dire realizzato con plastica a base biologica derivata da scarti e residui di biomassa vegetale (rifiuti agricoli, rifiuti forestali) quindi rinnovabili. La plastica è riconducibile al materiale di scarto biologico attribuito al prodotto tramite l’approccio del bilancio di massa certificato ISCC. Il kit, 100% made in Italy, facile e comodo da trasportare grazie alla sua forma compatta e salva spazio, nasce dalla creatività di Spalvieri&DelCiotto, designer italiani da sempre attenti alla sostenibilità nell’ideazione dei propri progetti. “Crediamo fortemente che le persone e le aziende abbiano la possibilità di generare un cambiamento positivo, se sensibilizzate rispetto alle tematiche ambientali e alle politiche anti-spreco”, sottolinea Francesco Malaguti, presidente di Camst group, “per noi la sostenibilità non è solo una promessa, ma è un obiettivo a tutti gli effetti. Vista la crisi ambientale in corso, vogliamo impegnarci per ridurre

il nostro impatto, e coinvolgere gli utenti dei nostri servizi, in primo luogo nelle mense scolastiche e aziendali, eliminando le posate monouso. Guzzini è un’azienda che garantisce prodotti made in Italy e di qualità con la quale condividiamo i valori di sostenibilità. Abbiamo collaborato con loro per creare un prodotto che ci potesse aiutare giorno dopo giorno a salvaguardare il nostro pianeta”. L’obiettivo del progetto è dunque quello di sensibilizzare le aziende, le istituzioni, gli alunni e le famiglie sul tema della sostenibilità e delle politiche antispreco, realizzando insieme un cambiamento concreto in cui ognuno è chiamato a fare la propria parte. Aderire a “Better Future Kit” significa contribuire a salvaguardare e tutelare il futuro delle prossime generazioni e del Pianeta. Infatti, adottando il kit, vi sarà un impatto ambientale positivo con meno CO2 emessa in atmosfera e con il risparmio di tonnellate di plastica monouso inquinanti. “Prendersi cura del mondo per noi significa adottare nuove culture industriali basate sulla collaborazione tra imprese integrate e sul rispetto per l’ambiente, la partnership con Camst group ne rappresenta un esempio concreto. A fine 2021 abbiamo deciso di varcare una nuova frontiera utilizzando plastica bio-based ottenuta dalle biomasse vegetali, una vera rivoluzione per il settore dell’oggettistica di design”, dichiara Domenico Guzzini, presidente dell’omonima azienda, “ed è il materiale che abbiamo utilizzato per realizzare Better Future Kit, il perfetto ambassador del concetto di produzione etica in cui qualità e funzionalità del prodotto vanno di pari passo con la salvaguardia del nostro


ANGELO PO, CENTO ANNI DI UNA PROFESSIONALITÀ CHE GUARDA AL FUTURO

“C’è sempre qualcuno che disegna il futuro”: con queste parole, Angelo Po, azienda italiana storica del territorio emiliano, celebra quest’anno i cento anni di attività. Partita nel 1922 in una bottega artigiana, oggi Angelo Po è punto di riferimento di mercato nella progettazione e produzione di impianti completi per la ristorazione professionale, in tutto il mondo. Oggi, come ieri, disegna il futuro del suo mercato. “La nostra esperienza quasi centenaria ci spinge a progettare impianti completi, in cui la massima affidabilità degli strumenti e la qualità dei materiali si fondono con il design ergonomico ed elegante fin nei minimi dettagli, per permettere la realizzazione di piatti in cui la tecnica culinaria sconfina nell’arte”, spiegano dall’azienda. “Non smettiamo mai di migliorarci: grazie a tecnologie all’avanguardia e alla bellezza senza tempo del design made in Italy, da sempre ascoltiamo cuochi e clienti per sviluppare cucine professionali sempre più efficienti e sicure oltre che esteticamente inconfondibili”. Anche sul fronte ambientale Angelo Po guarda al futuro: “Sosteniamo un approccio etico volto a ridurre gli sprechi, l’impatto sull’ambiente ed a promuovere il continuo miglioramento della qualità del cibo, della sicurezza in cucina e della salute di chi utilizza i nostri strumenti, perché la continua ricerca dell’eccellenza si concretizza prima di tutto in affidabilità di prodotti e servizi”. Oggi Angelo Po opera con due stabilimenti: la storica fabbrica di Carpi, in provincia di Modena, dove disegna e produce la cottura professionale, dai forni combinati alle friggitrici, cuocipasta, induzione, fuochi aperti e molto altro, e la sede di Ascoli Piceno, dove produce e progetta la refrigerazione professionale dagli armadi frigoriferi agli abbattitori-surgelatori di temperatura. Una produzione quindi made in Italy che rimane un pilastro e un vanto per l’azienda. I principali segmenti di riferimento sono quello dei ristoranti, dallo stellato alla trattoria, per regalare allo chef un ambiente sicuro, comodo, flessibile e stress-free, gli hotel e l’institutional in cui la cucina ha il ruolo di migliorare i processi di preparazione per poter offrire sempre cibi con crescente qualità, a costi ridotti. Dal 2016 Angelo Po è parte del gruppo Marmon, azienda americana appartenente alla nota holding statunitense Berkshire Hathaway Inc. Con circa

245 dipendenti, Angelo Po conta quattro sedi commerciali (Angelo Po Spain a Barcellona, Angelo Po France a Lione, Angelo Po Shangai, Angelo Po America a Chicago) e uno showroom a Milano, in zona Tortona. Da sempre molto forte sul mercato italiano, che rappresenta circa il 35% del fatturato grazie a una presenza capillare con ben 85 agenzie e centri di assistenza, Angelo Po opera in tutto il mondo: è riconosciuta specialmente in Europa come un marchio di riferimento e di qualità soprattutto in Francia, Spagna e nei paesi del Nord Europa, ma ha relazioni consolidate anche in Medio Oriente, Sud America, Cina e Australia. Ha affrontato e superato il 2020, anno particolarmente sfidante per tutto il mondo della ristorazione professionale messo a dura prova dalla pandemia, che ha fatto registrare all’azienda un calo di fatturato di circa un terzo rispetto al 2019. Massimo Aleardi, amministratore delegato dell’azienda, spiega: “La pandemia ha, d’altro canto, rafforzato i valori dell’azienda e il senso di comunità e determinazione che coinvolge non solo i dipendenti, ma tutti i partner in Italia e all’estero con cui, grazie a una comunicazione costante, profonda e trasparente, è stato possibile mettere in pratica tutte le misure necessarie per trasformare uno scenario difficile in una opportunità e per superare una crisi, tornando ad accelerare il percorso di crescita, anche grazie alla solidità del gruppo Marmon”. Il 2021 ha visto una significativa ripresa dei mercati EMEA. Focus commerciale e il lancio di nuove gamme di prodotti hanno permesso infatti all’azienda di recupere fatturato, avvicinandosi ai livelli del 2019. Il management guarda al futuro con fiducia: la ripresa del settore trainata dal desiderio di convivialità e di vivere esperienze di cibo memorabili e di grande qualità, insieme alla forte presenza nei territori in cui opera, permette all’azienda di prevedere un buon 2022, superando i fatturati del periodo pre-pandemia. Grazie alla solidità del gruppo Marmon, Angelo Po può accelerare il percorso di crescita e rappresentare il made in Italy nel mondo, spingendosi verso nuove forme di eccellenza e destinazioni sempre più ambiziose. Per dare forma alla cucina del domani, dove accogliere i propri clienti, nel rispetto della vocazione del fondatore.

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pianeta e di tutti noi”. Oltre a fornire i Better Future Kit, Camst group distribuirà materiale di comunicazione all’interno delle aziende e delle scuole, per informare e coinvolgere attivamente adulti e bambini con l’obiettivo di far comprendere a tutti il valore della sostenibilità e l’importanza dei piccoli gesti quotidiani.

CARPIGIANI, INAUGURATA UNA NUOVA “GELATO UNIVERSITY” IN MALESIA Il gelato artigianale italiano è sempre più internazionale. “La Carpigiani Gelato University” ha inaugurato, infatti, ad aprile scorso il nuovo campus a Kuala Lumpur, in Malesia, portando così a 20 il numero di Paesi nel mondo in cui è presente con i suoi corsi professionali di gelateria. Il campus di Kuala Lumpur sarà attrezzato con le ultime tecnologie per la gelateria e offrirà una formazione teorica e pratica propedeutica alla professione di gelatiere completa di nozioni sul bilanciamento delle ricette, gelati, sorbetti, torte gelato ed elementi di marketing per l’avvio della propria startup di gelateria.

“Abbiamo inaugurato la prima settimana di formazione alla fine di maggio grazie alla collaborazione di Allied Foodservice Equipment, concessionario Carpigiani in Malesia”, dichiara Kaori Ito, direttrice della Carpigiani Gelato University. “Dopo un training durato oltre un anno abbiamo formato due resident chef, Calvern Leong e Daniel Kang, che avranno il compito di guidare gli studenti attraverso i programmi base e intermedio di gelateria. La strategia della nostra scuola internazionale è sempre quella di partire a livello locale, ma suggerire una formazione avanzata in Italia corredata da stage pratici e soprattutto un viaggio per toccare con mano la tradizione del gelato artigianale lì dove è nato”. Da marzo 2020 Carpigiani Gelato University ha messo anche a disposizione il know-how dei suoi maestri gelatieri per un nuovo e arricchito catalogo di corsi online non dimenticando che, come tutte le arti culinarie, la gelateria si impara sperimentando ogni giorno in laboratorio. Inoltre, da settembre 2020, chi vuole iniziare ad avvicinarsi al mondo della gelateria può iniziare con il “Corso Base di Gelateria” totalmente online della durata di cinque giorni. Ogni giorno gli studenti possono seguire in live streaming le quattro ore di lezione teorica dall’aula magna del campus di Bologna a cui si aggiunge un’ora di discussione di gruppo. Il percorso può essere continuato con il Corso Intermedio e il Corso Avanzato. A giugno 2021 è ripresa inoltre l’offerta di corsi in sede con una nuova versione “premium” del percorso “Diventa Gelatiere” che prevede la pratica in laboratorio in postazioni singole con a disposizione macchinari dedicati e misure di sicurezza e igiene rafforzate. Lanciato nel 2013, il percorso è dedicato a chi vuole diventare un imprenditore nel mondo del gelato ed è Sopra: Kaori Ito, direttrice della Carpigiani Gelato University Sotto: Calvern Leong e Daniel Kang, resident chef di Kuala Lumpur

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caratterizzato da una maggiore presenza di lezioni pratiche. Ogni anno attira sempre più studenti stranieri che scelgono di completare l’intero percorso di quattro settimane, che si conclude con uno stage formativo in gelateria. La Carpigiani Gelato University è nata nel 2003 con la mission di educare alla cultura del gelato artigianale di qualità e oggi è riconosciuta a livello internazionale come fucina dei gelatieri di successo. La sede principale è ad Anzola dell’Emilia, in provincia di Bologna, e la scuola conta ben 21 campus satellite in 20 Paesi nel mondo: Argentina, Australia, Brasile, Colombia, Cile, Cina, Indonesia, Giappone, Messico, Polonia, Russia, Singapore, Sudafrica, Taiwan, Emirati Arabi Uniti, Belgio, Germania, UK, USA (con due campus, Carolina del Nord e Illinois) e il nuovo in Malesia. Ma l’attività del Gruppo di Anzola non si ferma qui: per i professionisti si spazia dall’attuale “Home Delivery Solution” in italiano e in inglese, per chi vuole affrontare l’emergenza attivando il servizio di consegna a domicilio, ai corsi avanzati e specifici come quello del “Gelato per intolleranti al lattosio” o il “Gelato con bevande alcoliche”.

CINETECA, MOSTRA PER I 100 ANNI DI PIER PAOLO PASOLINI E “CINEMA RITROVATO” Per i 100 anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, la Cineteca di Bologna, con importanti partner, tra cui Tper (con cui è realizzata la galleria di vetrofanie che ritraggono Pasolini esposte nelle pensiline della città) e Trenitalia Tper, ha organizzato una grande mostra “Pier Paolo Pasolini. Folgorazioni figurative”, inaugurata il 1° marzo scorso nei nuovi spazi espositivi del Sottopasso di Piazza Re Enzo, nel cuore di Bologna, e che rimarrà aperta fino al 16 ottobre. Ed è una traccia importante quella che Bologna ha lasciato nella formazione di una delle anime più sensibili del nostro Novecento, dalla nascita, appunto, agli anni del liceo e dell’università, con un maestro come Roberto Longhi che ne plasmò lo sguardo


e lo instradò verso una passione, quella per l’arte figurativa, che lo accompagnerà lungo tutto il suo poliedrico percorso creativo. “La mostra”, spiegano i curatori Marco Antonio Bazzocchi, Roberto Chiesi e Gian Luca Farinelli, “è un itinerario figurativo all’interno dell’immaginario di Pier Paolo Pasolini: ogni sezione corrisponde a uno snodo fondamentale del suo percorso artistico e formativo, dall’insegnamento di Longhi alla pittura friulana, dalla scoperta di Roma e del cinema all’amore per le culture arcaiche, alla condanna della massificazione consumistica. Il filo conduttore del percorso è dato dai dipinti e dai disegni dell’arte della grande tradizione italiana e internazionale e di quella contemporanea che Pasolini ha assorbito nel proprio sguardo e ha rielaborato e reinventato nelle sue opere creando un immenso sistema visivo-scritto. Ogni sezione ha un tema centrale che viene illustrato dalle riproduzioni pittoriche e dai testi di Pasolini che le accompagnano, oltre che da audiovisivi comprendenti sequenze dei suoi film e dei suoi interventi. Così l’intera opera di Pasolini e il percorso del suo pensiero e del suo immaginario vengono raccontati attraverso un montaggio di immagini che corrisponde a un racconto visivo”. La mostra rappresenta il capitolo centrale, ma non unico, dell’omaggio che la Cineteca di Bologna dedica a Pasolini: oltre a due volumi e a un convegno, c’è la retrospettiva integrale, sempre a Bologna, al Cinema Lumière, dei film di Pasolini e la distribuzione (in collaborazione con

CSC – Cineteca Nazionale) su tutto il NUOVO LOGO territorio nazionale di alcuni tra i titoli più rappresentativi, grazie al progetto E NUOVA IMMAGINE “Il Cinema Ritrovato. Al cinema”, con PER COLKIM il quale la Cineteca di Bologna porta da un decennio nelle sale italiane i classici Dopo 57 anni da quando, era infatti il restaurati. Ed è già fitto di appuntamenti 1964, Giorgio Albertazzi colse la necessità il calendario del festival “Il Cinema del mercato di un produttore di topicidi Ritrovato”, promosso come sempre e insetticidi e decise di fondare Colkim, dalla Cineteca di Bologna e arrivato alla l’azienda di Ozzano dell’Emilia, in 36ª edizione, finalmente nelle sue date provincia di Bologna, attiva nel mercato tradizionali: si svolgerà dal 25 giugno del Pest Management ha deciso di al 3 luglio a Bologna, quando in Piazza rinnovare la sua immagine. Maggiore sarà protagonista John Landis, La società, lungi dall’avere l'intenzione di in occasione di una spettacolare serata un cambio di rotta, ha voluto piuttosto finale del festival con la proiezione di interpretare la sua tradizione, trasformando “The Blues Brothers”. “Prevediamo che e rinnovando quello che più la rappresenta, il formato della manifestazioni ritorni al vale a dire il logo. “Lo abbiamo fatto suo assetto pre-pandemia, garantendo seguendo gli ideali e la nostra visione del così alla nostra ineguagliabile compagine futuro e, allo stesso tempo, riconoscendo internazionale di cinefili un pieno accesso nella nostra storia la missione aziendale”, alle sale, al programma e alla condivisione spiegano dall’azienda. E continuano: dal vivo”, ricordano i direttori artistici “Cosa significa essere innovatori? Si del festival Mariann Lewinsky, Cecilia Cenciarelli, Gian Luca Farinelli e Ehsan Khoshbakht. “Negli ultimi anni abbiamo lottato senza sosta per fare in modo che il festival restasse un evento reale, fisico, per tenerlo in vita nella forma che tanto amiamo. La grande emozione manifestata da tutti coloro che hanno preso parte alle ultime due edizioni ci ha insegnato prima di tutto a non dare per Da sinistra: Valentina Masotti, CEO, Michele Albertazzi, direzione scontata la gioia di guardare film tecnico commerciale, e Silvia Albertazzi, supply chain manager di insieme, fianco a fianco”. Colkim

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BISY FESTEGGIA 10 ANNI CON UN PREMIO AI “DIGITAL 360 AWARDS”

Se “creare software innovativi per rendere le aziende più efficienti” è la mission di Bisy, IT company nata nel 2012 come spin-off universitario tra le mura della facoltà di Ingegneria di Modena e che quest’anno festeggia dunque i primi dieci anni di attività, con la creazione della piattaforma Elyx, per Poste Italiane, l’impresa sembra avere fatto centro, tanto da essersi aggiudicata il primo premio ai Digital 360 Awards come soluzione innovativa in ambito B2B e eSupply Chain. Elyx è in grado di leggere automaticamente le fatture in formato PDF e di controllare la correttezza di ogni singola componente. “L’idea è nata nel 2014 da un’esigenza di mercato rilevata a livello di aziende multi-sito che avevano mostrato grandi difficoltà nella gestione delle proprie fatture energetiche”, ricorda Federico Stradi, CEO di Bisy. “Il principale problema derivava dal fatto che queste aziende ricevevano, e ricevono tuttora, centinaia di fatture al mese in formato PDF e non avevano strumenti in grado di supportarli nella fase di estrazione ed analisi dei dati”. Con Elyx, Bisy ha affrontato la problematica creando un motore di digitalizzazione in grado di interpretare automaticamente qualsiasi modello di fattura energetica ed estrarne tutto il contenuto. Negli anni sono poi stati aggiunti vari moduli operativi attorno al dato digitalizzato, come il controllo delle correttezza degli importi fatturati, un analytics per analisi e confronti, kpi, app mobile, contabilizzazione automatica e un modulo per la previsione della spesa energetica. “Oggi Elyx costituisce il 95% del fatturato aziendale e ha un team

potrebbe rispondere che significa trovare nuove soluzioni, implementare qualcosa di già esistente o, in alcuni casi, vedere qualcosa che altri non vedono; quindi, essere quelli che molti chiamano visionari. Per noi innovazione significa ‘realizzare un cambiamento positivo nello stato di cose esistenti’. E il 22 febbraio scorso rappresenta la nostra innovazione, il nostro cambiamento positivo. Le fondamenta della nostra storia fatta di professionalità,

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di 18 persone che garantisce il continuo sviluppo, mantenimento e presenza sul mercato della soluzione”, continua Stradi. “La soluzione gestisce più di 50.000 contatori di energia, analizza più di 600.000 fatture all’anno ed è utilizzata da realtà molto differenti tra loro: si va da grandi realtà come il gruppo Poste Italiane, Banca Nazionale del Lavoro, Rekeep a realtà industriali, passando per pubbliche amministrazioni come il Comune di Genova e diversi atenei universitari. L’elevata versatilità della piattaforma permette di erogare il servizio a settori molto differenti tra loro e coprire le esigenze di tutto il mercato B2B”. Bisy, da spin-off di Unimore nel 2012, già nel 2013 è tra le prime aziende a iscriversi al registro delle startup innovative e nello stesso anno entra a far parte di Softech-ICT, il centro interdipartimentale del Tecnopolo di Modena. Nel corso degli anni prende parte a numerosi progetti di ricerca nazionale ed europei (FP7, MED, H2020) dimostrando un forte orientamento all’R&D. Per la startup modenese il futuro ha due direttive sulle quali sono orientati gli investimenti aziendali: internazionalizzazione e ampliamento dell’offerta tecnologica. “Per l’internazionalizzazione, abbiamo già attivato un progetto che prevede la commercializzazione della piattaforma Elyx al di fuori dei confini nazionali, iniziando da Francia, Belgio ed Emirati Arabi Uniti. Nel corso del 2023 c’è l’intenzione di ampliare la copertura ad altri paesi che mostrano un tessuto industriale ricettivo alle esigenze della nostra soluzione. Relativamente all’ampliamento dell’offerta, l’obiettivo è quello di far diventare Elyx una piattaforma di Digital Process Automation, una soluzione in grado di supportare le aziende nella transizione verso la digitalizzazione dei propri processi interni. Per fare questo abbiamo individuato una serie di ulteriori aree di interesse che andranno ad arricchire la piattaforma con ulteriori prodotti”, conclude il CEO di Bisy.

storicità e continuità vengono arricchite da innovazione, affidabilità e sostenibilità portandoci in un futuro nuovo e reale”. Un futuro che trova la sua concretizzazione in un marchio, quello di Colkim, che ha saputo andare oltre le ‘collaborazioni chimiche’: individuando con chiarezza, quello che potesse offrire ovvero ‘more than chemistry’: “Vogliamo mostrarci così, con chiarezza e trasparenza, condividendo con tutti la nostra visione e il nostro

futuro: il massimo dell’innovazione nel rispetto della tradizione”, aggiungono ancora dall’impresa bolognese. D’altra parte, quella fortunata intuizione ha dato il via a una serie di cambiamenti, nel corso degli anni, come la scelta di commercializzare attrezzature e prodotti per rispondere sempre più alle richieste dei professionisti della disinfestazione. E la “capacità di cambiare nel rispetto della tradizione” è una caratteristica che ogni


generazione porta in azienda: Susanna e Carlo, figli di Giorgio, hanno scelto di seguire le orme del padre e portare energia e idee nuove. Ora, in azienda è arrivata anche la terza generazione composta da Valentina Masotti, CEO di Colkim, Silvia Albertazzi, supply chain manager, e Michele Albertazzi, direzione tecnico commerciale. Colkim offre prodotti e attrezzature innovativi, assistenza altamente qualificata e formazione continua attraverso la prima scuola della disinfestazione: Infestalia. L’attenzione costante alla Ricerca e Sviluppo e la forte partnership con oltre venti aziende multinazionali costituiscono per Colkim l’obiettivo per lo sviluppo del mondo del pest control. L’azienda di Ozzano, che nel 2021 ha fatturato 12 milioni, ha 40 dipendenti e opera principalmente in Italia con lo sguardo rivolto sempre più all’internazionalizzazione.

CONSORZIO COLIBRÌ, AL VIA IL PERCORSO NEL PROGRAMMA ACCREDITATION CANADA Elevare gli standard di qualità per offrire risposte sempre più complesse e adeguate alle esigenze dei cittadini. Per migliorare i livelli di benessere e di salute. Un lavoro ambizioso che vede in prima linea in tutta la regione il Consorzio Colibrì sin dal 2009, anno in cui nasce a Bologna, e i principali stakeholder. Il network regionale si compone di 21 strutture operanti nel settore sanitario e sociosanitario. L’obiettivo è puntare sempre più in alto che diventa possibile grazie al “lavoro di squadra” e all’organizzazione di Colibrì, agile e snella, proprio come le caratteristiche del piccolo volatile da cui prende il nome. Proprio grazie alla ‘rete’ di servizi e prestazioni messa a punto da Colibrì per i consorziati e per tutti i cittadini/utenti finali, non solo è stato possibile fronteggiare le criticità emerse in questi anni di pandemia ma anche puntare ad obiettivi di miglioramento ambiziosi. Il 2022 è un anno importante per il Consorzio Colibrì in quanto si caratterizza per l’inizio di percorsi e

sfide della sanità e del welfare. Ecco i numeri del gruppo presieduto da Claudia Sabatini: 344 milioni di fatturato, 8.068 operatori, 3.375 posti letto autorizzati, 1.746.168 utenti serviti. Nove sono le edizioni del Bilancio Sociale presentate da Colibrì a cui si aggiunge per la Alcuni esperti valutatori di Accreditation Canada durante una visita dì prima volta il Bilancio accreditamento in Italia di Genere certificato come conseguenza diretta e positiva di progetti di portata internazionale. Come un Consorzio che promuove fattivamente quello intrapreso dai soci fondatori del le pari opportunità nei luoghi di lavoro. Consorzio Villa Bellombra, Santa Viola, Altro riconoscimento nazionale arrivato Ai Colli, ClinicaDomicilio, Villa Ranuzzi sempre nel 2022 è l’inserimento dei presidi e Villa Serena insieme alla Cooperativa privati accreditati Villa Bellombra, Santa Sociale Dolce che sono tra i partecipanti Viola e Ai Colli all’interno del Registro al programma di accreditamento di eccellenza: Accreditation Canada. nazionale dei centri autorizzati alla ricerca Miglioramento della comunicazione, e alla sperimentazione clinica dell’AIFA, unione delle forze, comprensione e che attribuisce al Colibrì un ruolo attivo rispetto dei ruoli sono le parole chiave di e in prima linea nella progettazione della tale percorso per un allineamento tra tutti sanità del futuro. gli obiettivi e i risultati nella rete sanitaria metropolitana e regionale. Accreditation Canada è un’organizzazione canadese CPL CONCORDIA senza scopo di lucro, dedita a fornire alle realtà che vi aderiscono programmi di PER L’AMBIENTE, valutazione ad alto impatto e alto valore, PIANTATI 2.000 ALBERI come i programmi di certificazione e di accreditamento. Il percorso intrapreso Sono 2.000 i giovani alberi piantati nei dai consorziati ha previsto una fase comuni di Concordia sul Secchia e San iniziale dedicata alla formazione rispetto Possidonio, in provincia di Modena, grazie agli standard che ciascuna struttura al sostegno di Cpl Concordia nell’ambito dovrà raggiungere. “Ciò che diventa del programma “Earth Care - our Present centrale in Accreditation Canada”, spiega for Future" a cui la società ha dato vita l’amministratore delegato del Consorzio nel 2020 con l’impegno complessivo Colibrì, Averardo Orta, “è cambiare di piantare 6.000 alberi. L’intervento di l’approccio dal ‘fare qualcosa per le persone’ forestazione urbana rientra in Mosaico al ‘fare qualcosa insieme alle persone’, Verde, la campagna nazionale ideata e creando una vera e propria partnership promossa da AzzeroCO2 e Legambiente di un unico grande gruppo in sinergia con lo scopo di riqualificare il territorio con il territorio e l’altra metà della Sanità italiano e tutelare i boschi esistenti. Il Pubblica”. Lo scopo è di realizzare un tipo progetto ha interessato nello specifico tre di sistema di salute policentrico e diffuso aree di proprietà dei comuni modenesi che dia qualità, sicurezza e continuità nei che si trovano in Via Magonza in località servizi rispondendo ai bisogni del cittadino Ponte Rovere a San Possidonio, in Via con la puntualità e la complessità che Valdisole nella frazione di Fossa, dove solo una rete può garantire. Oggi Colibrì si trova l’oasi faunistica omonima, e il rappresenta un riferimento importante a sito di fronte alla Scuola Secondaria di livello metropolitano e regionale per le primo grado Zanoni di Concordia. Le

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Una particolarità del progetto modenese inoltre prevede la manutenzione di queste aree verdi ad opera dell’impresa Onyva, cooperativa sociale che si occupa del reintegro al lavoro di persone svantaggiate e che già collabora con Cpl nei settori informatici e di digitalizzazione. “ L ’ i m p e g n o Un momento dell'intervento di forestazione "Earth Care" promosso con il della cooperativa sostegno di CPL Concordia rappresenta una grande opportunità per contribuire alla zone si caratterizzano per essere situate tutela dei valori ambientali e ha previsto in contesti differenti; in particolare l’intervento nell’area vicino alle scuole la messa a dimora di 6.000 alberi nel Zanoni, e prospiciente un parco giochi, ha triennio, in conformità agli obiettivi di necessitato inizialmente di una bonifica sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU del terreno da rottami edili a cui ha fatto 2030”, sottolinea il presidente di Cpl seguito la messa a dimora delle piante che Concordia, Paolo Barbieri. “Grazie alla contribuiranno a rendere maggiormente collaborazione con AzzeroCO2, con il fruibile tale spazio. Complessivamente progetto Earth Care l’obiettivo aziendale è i benefici degli interventi sul territorio quello di sviluppare differenti aree boschive saranno molteplici, incrementando la che possano contribuire alla mitigazione superficie boscata si favorisce infatti la degli effetti generati dall’inquinamento, mitigazione delle emissioni inquinanti e alla protezione della salute dei cittadini e delle alte temperature estive contribuendo, al miglioramento paesaggistico delle aree allo stesso tempo, alla salvaguardia e interessate. Inoltre, la prossimità di queste all’incremento delle biodiversità locali aree alle nostre sedi operative testimonia che doneranno un apporto positivo al l’attenzione e la vicinanza con i territori verde urbano del territorio. Per garantire nei quali operiamo e nei quali vivono e la biodiversità del progetto e il suo rapido lavorano i nostri soci”, conclude Barbieri. attecchimento, sono state utilizzate diverse specie autoctone, coerenti con le condizioni climatiche del territorio, tra le quali il frassino, la quercia, l’acero campestre, nonché specie arbustive come il pruno e la rosa canina. Il sostegno di Cpl Concordia, gruppo multiservizi nato nel 1899 a Concordia sulla Secchia, alle porte di Modena, nella messa a dimora di questi 2.000 alberi rientra nel più ampio progetto “Earth Care - our Present for Future” nato per perseguire un duplice obiettivo: il proprio impegno nel presente per un avvenire migliore, un regalo per il futuro di tutti. Nel 2021 era già stato inaugurato il primo intervento da 2.000 piante nel Municipio VIII di Roma, in quattro aree ad alta densità abitativa e di traffico.

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CRIF FA BOOM, IL NUOVO KNOWLEDGE E INNOVATION HUB Servirà a iniziative e percorsi di formazione dedicati a studenti di ogni grado scolastico, professionisti, imprenditori, startupper, executive e corporate: si chiama BOOM ed è il nuovo knowledge e innovation hub di CRIF, azienda fondata a Bologna nel 1988 e specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information, analytics, servizi di outsourcing e processing. Il nuovo centro della conoscenza, progettato all’insegna

della sostenibilità, della flessibilità e della fruibilità degli spazi interni ed esterni, verrà realizzato da CRIF con un investimento complessivo di circa undici milioni di euro e sarà aperto a tutti. Un ecosistema dell’apprendimento e della sperimentazione che coinvolgerà, in un ambiente sia fisico che digitale, giovani talenti, centri di ricerca, università, enti di formazione, aziende, startup, incubatoriacceleratori, organizzazioni non profit e famiglie per costruire tutti insieme, con uno sguardo rivolto al futuro, una rete sempre più forte di supporto reciproco per affrontare il mondo che cambia. Nello specifico, il progetto di BOOM partirà nell’immediato con i primi laboratori e workshop online, ma con l’inaugurazione, programmata negli ultimi mesi dell’anno, del nuovo spazio di Osteria Grande alle porte di Bologna si aprirà poi rapidamente a collaborazioni nazionali e internazionali unendo risorse e competenze di diversi settori per fare crescere Bologna e la regione. “CRIF ha nel suo DNA l’innovazione continua, l’utilizzo delle tecnologie più evolute e una solida cultura di information management. Da oltre 30 anni investiamo costantemente per ampliare il nostro ecosistema sia attraverso numerose acquisizioni che abbiamo concluso in Italia e in altri paesi, sia grazie allo sviluppo di partnership e collaborazioni con startup e con hub d’innovazione attivi anche a livello internazionale”, dichiara Carlo Gherardi, amministratore delegato di CRIF. “Questo ci ha consentito di abilitare la sperimentazione, specie in ambito digitale, e favorire la cross fertilization tra domini culturali e tecnologici differenti. Alla luce di questo, il progetto BOOM non solo è assolutamente coerente con la nostra forte vocazione all’innovazione, ma si inserisce alla perfezione nella nostra strategia di investimenti che mira a favorire lo sviluppo di una nuova imprenditorialità ad alto contenuto tecnologico e di nuove competenze in grado di sperimentare nuove strade per creare idee realmente innovative e tradurle in progetti concreti”. Fondazione Golinelli sarà il principale partner di CRIF per la progettazione, la gestione e


CEFLA, 90 ANNI DI STORIA E UN NUOVO CODICE ETICO Il 4 maggio 2022 Cefla ha compiuto 90 anni, un traguardo molto importante raggiunto grazie al contributo di tutte le persone che hanno fatto parte dell’azienda nel corso del tempo. Nel 1932, quattro lattonieri, tre fontanieri e due elettricisti, ognuno versando una quota sociale di 100 Lire, diedero vita alla società “Cooperativa Elettricisti, Fontanieri, Lattonieri e Affini” di Imola, in provincia di Bologna. “Quando siamo partiti”, dicono dall’impresa, “non immaginavamo dove saremmo arrivati: dalle nove persone – Armando Astorri, Nazzareno Bernardi, Giacomo Camaggi, Attilio Cicognani, Domenico Giacometti, Riccardo Galassi, Gustavo Mazzini, Giuseppe Rafuzi e Mario Silimbani – che hanno fondato la nostra azienda in una piccola bottega situata nel centro storico di Imola, alla Porta Montanara, oggi siamo arrivati a circa 1.800 persone in diverse sedi nel mondo”. “Sempre con lo sguardo rivolto al futuro abbiamo affrontato le numerose sfide poste sul nostro cammino con impegno, consapevolezza e dedizione. Tutto ciò ci ha permesso di arrivare fin qui: dal 1932 a oggi si sono susseguite diverse generazioni di lavoratori e ognuna ha ereditato l’impegno e i sogni di quella precedente e nel naturale processo di cambiamento, Cefla ha perseguito sempre la sua mission di creare valore nel tempo”, proseguono dall’azienda imolese. Le quattro business unit di Cefla – Engineering, Finishing, Medical Equipment e Lighting – da un millennio all’altro proseguono le loro attività con l’obiettivo finale di migliorare la vita delle persone intorno, ognuna con la sua caratteristica unica e differenziante. Altra notizia che fa il paio con un anno importante dal punto di vista simbolico è quella dello scorso gennaio quando il cda ha approvato il Codice Etico, inteso come l’insieme dei valori, dei principi e delle linee di comportamento a cui devono ispirarsi tutte le persone che partecipano al perseguimento degli scopi e dei fini aziendali. L’impegno di Cefla, con l’adozione di tale codice, è di assicurare, con un sistema di principi, norme e procedure integrato con le migliori prassi etiche, che le attività vengano svolte nell’osservanza della legge, con onestà, integrità, trasparenza, correttezza e in buona fede, nel rispetto

degli interessi legittimi dei dipendenti, dei collaboratori e dei partner contrattuali. Viene confermata la missione aziendale di ‘creare valore nel tempo’ inteso come processo continuo virtuoso che attraverso l’investimento degli utili in innovazione di prodotto e di processo genera benessere per i clienti e, quindi, assicura una soddisfacente mutualità a beneficio dei soci-dipendenti e della collettività, e anche delle future generazioni. “Oggi, la crescita dei diversi business fa sì che l’azienda si trovi a operare in una molteplicità di contesti in continua e rapida evoluzione. Per via della complessità di questo scenario, è importante che il gruppo ribadisca con forza la propria cultura etica e sociale, definendo con chiarezza l’insieme dei valori in cui l’azienda si riconosce e che condivide, unitamente alle responsabilità che essa si assume sia verso l’interno che verso l’esterno. Chiunque lavori per conto del Gruppo Cefla o interagisca con lo stesso, intrattenendo rapporto di lavoro o di servizio, deve rispettare il codice. Nei limiti della legislazione locale, tutti i membri della forza lavoro del gruppo devono essere consapevoli che con il loro comportamento rappresentano l’intera azienda, anche al di fuori dell’orario di lavoro, se agiscono, o si possa intendere che agiscano, in rappresentanza del Gruppo”, rimarcano dal quartier generale di Cefla. La condotta di ciascuno si riflette infatti sia sulla cultura interna aziendale che sulla reputazione esterna. Richiedendo il rispetto dei valori Cefla intende promuovere una condotta etica atta a favorire un ambiente collaborativo nel quale la dignità di ciascuno sia adeguatamente tutelata e il benessere e il rispetto di tutti sia il logico risultato di una mission consapevolmente da tutti agita. Il Codice si applica a tutte le società del Gruppo e a tutte le relative attività, e deve essere attuato a tutti i livelli dell’organizzazione in tutti i paesi in cui Cefla opera”, concludono dall’azienda imolese.

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A sinistra: il rendering di BOOM, il nuovo knowledge e innovation hub di CRIF. A destra: il team Cubbit

l’erogazione di tutte le attività educative e formative per le scuole, di iniziative volte al sostegno e alla crescita di startup e di nuove realtà imprenditoriali, attraverso programmi di accelerazione e altri progetti a stimolo dell’innovazione. “La partnership con CRIF per la progettazione e la gestione di parte delle attività BOOM, inerenti all’ambito dell’educazione, formazione dei giovani e allo stimolo di nuove imprenditorialità, consente alla Fondazione di potenziare le attività sul territorio metropolitano”, afferma Andrea Zanotti, presidente di Fondazione Golinelli. “Questa alleanza contribuisce a rinforzare in maniera significativa il ponte che abbiamo costruito tra educazione e formazione, da un lato, e sviluppo economico, dall’altro: e avere un partner industriale a fianco come CRIF corrobora e rende ancor più credibile questa visione”.

CUBBIT LANCIA ‘NEXT GENERATION CLOUD PIONEERS’ Cinquanta imprese provenienti da tutto il territorio italiano e da diversi settori - servizi, ICT e tecnologia, industria, meccanica di precisione, consulenza, cooperative e consorzi, PA, agroalimentare e FMCG - hanno aderito a Next Generation Cloud Pioneers, il programma lanciato dalla startup bolognese Cubbit, membro di GaiaX, per realizzare la prima rete privata di cloud storage distribuito in Europa.

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Si tratta di una soluzione tecnologica dedicata al settore B2B che consentirà l’archiviazione e la condivisione di dati in modo sicuro, garantendo sovranità del dato, privacy e rispetto dell’ambiente. La società statunitense Gartner ha identificato il cloud distribuito come uno dei technology trend dei prossimi anni, e Cubbit è l’unica realtà europea ad aver sviluppato una tecnologia proprietaria in questo settore di avanguardia. Le imprese aderenti possono, quindi, essere considerate a tutti gli effetti pioniere nell’utilizzo di questo nuovo modello di cloud che sta emergendo e che è destinato a cambiare il modo in cui salveremo i nostri dati in futuro. Ciascuna azienda riceverà alcune Cubbit Cell, dispositivi “plug&cloud” che saranno connessi ai router aziendali o direttamente a casa dei dipendenti. I dispositivi costituiranno così lo “Swarm”, ossia l’insieme di nodi che permettono di creare la rete distribuita. Ogni impresa sarà pertanto utilizzatrice dei servizi e, al tempo stesso, contribuirà allo sviluppo della rete. Questa forma di architettura distribuita è, inoltre, ecologica: per ogni Terabyte immagazzinato su Cubbit sarà risparmiata l’emissione di 40kg di C02 all’anno. “Nel corso degli ultimi anni Cubbit ha sviluppato una tecnologia abilitante, il cloud distribuito, lanciandola sul mercato B2C con successo. Oggi, grazie a Next Generation Cloud Pioneers, aziende ambiziose e visionarie hanno scelto di realizzare una prima rete che permette loro di utilizzare questa tecnologia anche in ambito

B2B, sfruttandone tutto il potenziale”, commenta Alessandro Cillario, co-Ceo e co-founder di Cubbit. “Insieme a loro stiamo dimostrando come il cloud centralizzato, che comporta l’uso di data center costosi e spesso inquinanti, possa essere affiancato e abbinato a soluzioni di cloud distribuito più economiche, sicure e green. Una tecnologia simile apre a prospettive multicloud e hybrid cloud impensabili fino a pochi anni fa, e che saranno indispensabili nel prossimo decennio con la crescita dell’IoT”. “Le realtà aderenti condividono con noi una visione ben precisa: è possibile creare il primo servizio di cloud distribuito europeo dedicato al mondo dei servizi B2B, che metta sovranità del dato, privacy e sostenibilità ambientale al centro”, spiega Stefano Onofri, co-Ceo e co-founder di Cubbit. “Desideriamo ringraziare queste aziende, che vanno da grandi imprese a PMI, per la fiducia che hanno riposto nella nostra tecnologia. Siamo entusiasti del grande interesse che la nostra proposta ha suscitato, specialmente nei dipartimenti IT, a dimostrazione di come sia realmente possibile far crescere deep technologies italiane: altre prestigiose realtà si stanno unendo al programma e si uniranno nei prossimi mesi, e per questo abbiamo deciso di proseguire con la nostra campagna di adesione anche nel 2022”. Dal 2020 Cubbit ha distribuito i propri prodotti a più di 5.000 clienti in oltre 70 Paesi nel mondo e oggi la sua rete distribuita protegge oltre 35 milioni di documenti salvati.


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DUNA-CORRADINI E ACCADEMIA DI BRERA: “LA SOSTENIBILE BELLEZZA DELL’ARTE” La pandemia non ha fermato la creatività: ne è un esempio il Concorso “Silla e Mirio”, la competizione lanciata e sponsorizzata da DUNA-Corradini, azienda di Soliera, in provincia di Modena, specializzata nella produzione di poliuretano, sistemi poliuretanici,resine epossidiche e adesivi al servizio delle applicazioni industriali. Il concorso, giunto alla terza edizione, è rivolto agli studenti della facoltà di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Brera, chiamati a reinventare l’arte attraverso supporti inediti, come il poliuretano ad alta prestazione. Il Concorso è stato rinominato per ricordare anche Mirio Brozzi, recentemente scomparso: un affettuoso ricordo dei due soci che tanto hanno dato allo sviluppo dell’industria, dell’innovazione e al territorio. L’iniziativa mira a sottolineare come continua ricerca e tensione innovativa accomunino l’arte di Brera e l’industria tecnica d’eccellenza di DUNA: due ambiti apparentemente agli antipodi, in realtà capaci di dialogare e arricchirsi reciprocamente. “Per questa edizione, intitolata ‘La Sostenibile Bellezza dell’Arte’, il materiale proposto ai giovani artisti è il nuovo Coralight® 600, l’ultimo nato in casa DUNA sotto il cappello del più ampio progetto ‘Sfrido zero’”, spiegano dall’azienda modenese. “Le nuove lastre poliuretaniche ad alta densità Coralight ® 600 nascono infatti dall’upcycling di prodotti secondari di produzione di alta

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qualità e sono composte da una percentuale significativa di materiale secondario altrimenti destinato allo smaltimento: è prodotto innovativo, capace di coniugare sostenibilità, prestazione e requisiti estetici, il supporto ideale per sviluppare opere artistiche, da interno o esterno, destinate a stupire e durare”. Dopo il primo incontro ufficiale, a cura del Team DUNA, in Accademia, per spiegare ai giovani artisti le caratteristiche, potenzialità e applicazioni del poliuretano ad alta densità, avvenuto nel febbraio scorso, partono quindi le attività dei contendenti. Una giuria composta da professori dell’Accademia e tecnici DUNA valuterà poi i progetti presentati e individuerà le tre opere vincitrici, che saranno realizzate in duplice copia nello stabilimento modenese di DUNA con macchine CNC a cinque assi di ultima generazione e supporto tecnico dell’azienda. Le varie fasi di progettazione, selezione e realizzazione si svolgeranno durante tutto il 2022 e culmineranno con la pubblicazione di un catalogo e di un video dedicati ai progetti candidati e realizzati. Il Concorso si concluderà a dicembre con la mostra finale delle opere, organizzata dall’Accademia di Brera. DUNA-Corradini continua a innovare sia con progetti artistici d'eccezione, sia con continui investimenti in R&B e tecnologie produttive. Si è infatti conclusa l’espansione della sede DUNAUsa di Baytown, finalizzata all’avvio della produzione delle lastre poliuretaniche Corafoam® Hpt a bassa densità e l’ottimizzazione del ciclo di produzione dei polisocianurati Corafoam® P e PB a bassa densità. Nuovi sistemi automatizzati di taglio assicurano massima precisione e customizzazione di finitura delle lastre, in risposta alle diverse esigenze del cliente. “L’introduzione di CORAFOAM® HPT tra le produzioni dello stabilimento di Baytown si inserisce nella politica di sviluppo pluriennale del Gruppo DUNA, orientata a soddisfare le crescenti esigenze tecnologiche del mercato nordamericano”, spiega Guido Campolongo,

global engineering & industrialization manager. “I recenti investimenti mettono DUNA-Usa nelle condizioni di offrire un prodotto ad altissima prestazione ed interamente made in Usa, un aspetto fondamentale per ridurre tempi di fornitura, costi di trasporto e impatto ambientale della supply chain”, conclude Marta Brozzi, presidente e amministratore delegato del Gruppo DUNA.

ECA CONSULT GUIDA LA TRANSIZIONE DIGITALE ED ECOLOGICA DELLE FONDERIE Industria 5.0 è essenzialmente una combinazione di tecnologie moderne che favorisce la creazione di una fabbrica realmente interconnessa e intelligente. E i tempi sono maturi anche per le fonderie italiane che devono gestire operazioni altamente digitalizzate e integrate e devono essere in grado di reagire alle richieste sempre crescenti della tecnologia, della produzione e del mercato. Per questo Eca Consult, software factory con sede a Mordano, in provincia di Bologna, specializzata in programmi gestionali innovativi e soluzioni ERP intelligenti, main partner SAP con competence center nella provincia di Bologna, guida ormai da dieci anni le fonderie nel loro costante percorso di innovazione tecnologica. Anche la classe politica ha compreso finalmente che la transizione digitale e sostenibile delle Pmi rappresenta la leva strategica per il rilancio degli investimenti, la ripresa economica e la modernizzazione del sistema produttivo del Paese, in coerenza con gli obiettivi del programma europeo Next Generation Eu. “A breve si creerà una reale frattura tra chi ha affrontato il tema strategicamente, investendo in tecnologie smart e soluzioni gestionali all’avanguardia, e chi invece concepisce l’innovazione come una mera esigenza di marketing”, spiega Simone Fresolone, Chief Innovation Officer di Eca Consult. Oggi la mole di dati che è possibile generare in una giornata di lavoro in fonderia è veramente importante: consideriamo, ad esempio, le curve di temperatura di una


conchiglia, le temperature dei forni fusori o di attesa. Questa messe sterminata di dati deve essere non solo acquisita, ma anche elaborata per renderne possibile l’interpretazione. Questo è il ruolo della cosiddetta big data analysis. Se la mission resta quella di soddisfare il cliente, tagliando al contempo costi e consumi energetici, nel rispetto dell’ambiente, allora la fonderia deve poter risalire a qualsiasi dato in tempo reale, qualsiasi dato di qualsiasi fase nella lavorazione del singolo pezzo. Occorre pertanto che gli ERP siano ripensati in ottica “Industria 5.0”, siano dotati della giusta flessibilità e capaci di sfruttare tutti i dati, gli algoritmi statistici e le tecniche di machine learning a disposizione. Big Data, quindi, ma anche Industrial Internet of Things, intesa come possibilità delle ‘cose’, nel nostro caso delle attrezzature di produzione, di acquisire dati e trasmetterli verso la rete, verso un software gestionale che diventa in questo modo davvero integrato. Nello specifico, la rilevazione dei dati dei processi fusori, attraverso sensori posizionati sul campo, insieme al collegamento ad una software gestionale di ultima generazione, consente di inviare automaticamente i valori di processo alla piattaforma cloud, elaborare i dati in tempo reale, compararli con le serie storiche e conseguentemente ridurre i costi. La collaborazione pluriennale con l’Università di Bologna consente ad Eca Consult di sviluppare per il settore delle fonderie un sistema intelligente di rilevazione delle temperature di colata allo scopo di calcolare in anticipo performance e prestazioni qualitative ed energetiche. Apprendere dall’esperienza, d’altronde,

significa gestire in anticipo guasti o malfunzionamenti ma anche ridurre gli scarti e il dispendio di energia dell’impianto tramite regolazioni real-time di tutti i macchinari. In virtù delle partnership tecnologiche d’eccellenza sviluppate in Europa, Eca Consult ha creato un vero e proprio Digital Innovation Hub dedicato al mondo delle fonderie e i suoi ERP allin-one, sviluppati specificamente per il settore, sono stati inseriti nell’Innovation Program SAP e selezionati tra le migliori soluzioni di Intelligent Enterprise a livello mondiale.

ELOGIC E GVM INSIEME PER PROTEGGERE I DATI DEI PAZIENTI

direzione. Tra loro, anche GVM Care & Research, uno dei maggiori gruppi sanitari privati italiani, con strutture in Italia, Francia, Albania, Ucraina e Polonia, che si è rivolta a eLogic, digital company bolognese del Gruppo Maggioli e suo partner digitale di lunga data, che ha progettato e implementato soluzioni di protezione su tutti i siti e le applicazioni web del brand gestite attraverso il coinvolgimento della B.U. eLogic.Cloud. “Il nostro Gruppo tratta quotidianamente dati particolari. Ancor più in ambito sanitario riteniamo che sia fondamentale porre la protezione dei dati e la sicurezza informatica come priorità nelle logiche organizzative. In linea con ciò che ci guida in tutte le scelte: la persona al centro”, spiega Franco Balestrieri, direttore comunicazione e marketing di GVM. “Per considerare sicure le piattaforme web aperte alla rete, bisogna che queste rispettino diversi requisiti. L’accesso ai dati deve essere possibile solo per gli utenti autorizzati, non deve esservi la possibilità di alterare o cancellare illecitamente i dati e la loro fruibilità deve essere sempre garantita. Questi requisiti diventano particolarmente stringenti per aziende che trattano anche dati particolari, come le informazioni sullo stato di salute, sulle quali è assolutamente fondamentale garantire totale sicurezza”, spiega Marco Musolesi, responsabile della B.U. eLogic. Cloud. L’impegno di eLogic sui temi della sicurezza informatica è sottolineato anche da Mirko Sancassani, CEO di eLogic: “In questi mesi stiamo rinforzando il team

Cybersecurity, protezione e sicurezza dei dati informatici sono concetti portanti del processo di transizione digitale, che sta coinvolgendo in questo periodo la maggior parte delle aziende italiane. Si tratta di temi all’ordine del giorno, visto anche il forte Marco Musolesi, responsabile della business unit eLogic.Cloud incremento degli episodi di cyber-criminalità registrato negli ultimi mesi. Per rendere le proprie risorse informatiche a prova di attacco, le imprese devono adottare sistemi di protezione per i propri portali e piattaforme web, poiché i dati degli utenti e delle aziende in essi trattati possono essere sottoposti a problematiche di sicurezza. Sono molte le aziende che si sono già mosse in questa

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sistemistico che, già oggi, può contare su dieci professionisti. In più, a partire dalla seconda metà del 2022, eLogic introdurrà, in collaborazione con il Gruppo Maggioli, il Security Operation Center (SOC) che si occuperà di prevenire, identificare e gestire gli incidenti di sicurezza attivando le opportune contromisure volte a garantire la sicurezza dei dati dei nostri clienti”. La collaborazione tra eLogic e GVM Care & Research non si limita, però, solo all’ambito dei servizi Cloud. Recentemente, infatti, la digital company bolognese ha curato numerosi progetti del gruppo sanitario, sempre attento e orientato all’innovazione digitale. Tra questi, la nuova applicazione di surveying, utilizzata dalle strutture del gruppo per somministrare questionari e misurare la soddisfazione dei propri pazienti, e il nuovissimo portale e-commerce GVM Campus, creato per proporre corsi di formazione di alto livello ai professionisti del settore medico. La partnership si mostra proficua non solo in termini di produttività, ma anche in termini di apprezzamento da parte degli utenti, come dimostra una recente indagine condotta da UNGUESS, PMI che studia le comunità digitali. La ricerca, condotta sui siti web di alcuni tra i maggiori centri medici italiani, ha individuato nel sito di GVM quello migliore per diverse caratteristiche legate alla user experience e al customer journey.

EXPERT.AI LANCIA LA PIATTAFORMA CHE TRASFORMA IL LINGUAGGIO IN DATI Leggere e analizzare qualsiasi documento testuale in una manciata di secondi, accelerare l’automazione intelligente dei processi e migliorare, di conseguenza, le decisioni: sono queste le potenzialità della piattaforma di expert.ai, realtà punto di riferimento internazionale nel mercato dell’intelligenza artificiale per la comprensione del linguaggio naturale. La società, multinazionale con sedi principali a Modena e Boston e tecnologia

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completamente made in Italy, ha presentato lo scorso aprile la nuova versione di “expert.ai Platform”, che combina comprensione simbolica e machine learning per trasformare il linguaggio in dati e conoscenza immediatamente utilizzabili. Grazie al potenziamento delle capacità core dalla Platform e all’introduzione di nuovi strumenti e funzionalità Luca Scagliarini, chief product officer di expert.ai (come, ad esempio, connettori in grado di semplificare e che, per stare al passo, necessitano di massimizzare l’utilizzo degli asset linguistici strumenti e potenzialità capaci di fornire in tutte le diverse applicazioni aziendali; rapidamente risultati significativi e oppure modelli di conoscenza pronti tangibili. Nel mercato dell’intelligenza all’uso per accelerare l’implementazione di artificiale applicata al linguaggio, expert. nuove soluzioni in settori verticali, come il ai si differenzia per l’approccio ibrido della mondo assicurativo o finanziario), expert. propria tecnologia e per un’esperienza di ai rende ancora più flessibile e semplice settore unica, maturata grazie a centinaia l’integrazione con altri tool e in diversi di implementazioni in tutti i principali ambienti di sviluppo, ottimizzando la settori di mercato (assicurazioni, banche e capacità di sfruttare tutti i tipi di dati per servizi finanziari, editoria e media, difesa e rendere più efficienti i processi legati alla intelligence). Basandosi sul principio che comprensione del linguaggio. “Riuscire non esiste una sola tecnica per l’analisi a trasformare i dati in un asset strategico del linguaggio adatta a qualsiasi tipo di è cruciale per consolidare la creazione progetto, expert.ai Platform supporta di valore e mantenere un vantaggio efficacemente l’intero workflow per competitivo”, dichiara Luca Scagliarini, l’elaborazione del linguaggio naturale, chief product officer di expert.ai. “Grazie sfruttando diverse tecniche di intelligenza alle innovazioni e al potenziamento artificiale (machine learning e approccio delle principali funzionalità della nostra simbolico)”, concludono dall’azienda Platform, continuiamo a supportare modenese. le organizzazioni ad accelerare l’implementazione e il time to value dell’intelligenza artificiale, ottenendo risultati tangibili con la capacità di GELLIFY, NUOVA ACQUISIZIONE sfruttare efficacemente il valore del E CONFERMA linguaggio”. Secondo Gartner, società statunitense specializzata in consulenza NELLA CLASSIFICA FT1000 strategica, ricerca e analisi nel campo della tecnologia dell’informazione, “le aziende GELLIFY, piattaforma di innovazione con hanno a disposizione un patrimonio di dati headquarters a Bologna che connette le non strutturati non pienamente sfruttato, startup B2B ad alto contenuto tecnologico da cui ricavare informazioni strategiche. con le aziende tradizionali per innovare i loro È fondamentale che gli analisti sfruttino processi, prodotti e modelli di business, ha queste informazioni di valore utilizzando annunciato lo scorso febbraio l’acquisizione tecnologie per il linguaggio naturale”. di Antreem, società italiana specializzata “Per questo, l’intelligenza artificiale è nella progettazione e implementazione un potente alleato delle organizzazioni di soluzioni di digital transformation per


Gianluca Giovannetti, direttore generale di GELLIFY

medie e grandi imprese. L’acquisizione di Antreem rappresenta per GELLIFY un’importante operazione industriale, finalizzata a rafforzare un’offerta ancora più completa e integrata in grado di spaziare dal disegno strategico fino all’esecuzione “end to end” di progetti di innovazione digitale. Dal canto suo, grazie a questa acquisizione Antreem sosterrà, insieme a GELLIFY, i propri clienti nei percorsi di digital transformation, collaborando a stretto contatto con i Chief Information Officer di grandi e medie imprese e facendo leva su importanti referenze in ambito bancario, assicurativo e manifatturiero. “La sinergia siglata con Antreem rappresenta un importante momento di svolta per entrambe le realtà”, dichiara Gianluca Giovannetti, direttore generale di GELLIFY. “Insieme offriremo le nostre competenze distintive ai clienti per sviluppare processi di innovazione e digital transformation in modo sempre più completo e in grado di coinvolgere tutti gli ambiti d’impresa. L’obiettivo dell’operazione, parte del più ampio piano industriale del nostro gruppo, esprime appieno la volontà di affiancare sempre più da vicino le aziende italiane e internazionali nel disegnare ed eseguire la propria agenda di innovazione strategica, incrementandone esponenzialmente la competitività”. Ma i successi di GELLIFY non si fermano qui. Per il secondo anno consecutivo, infatti, il gruppo bolognese è

entrato nella Classifica FT 1000: Europe’s Fastes Growing Companies, la classifica curata dal Financial Times insieme a Statista che elenca le 1.000 aziende europee che hanno mostrato i maggiori tassi di crescita annua (Cagr). GELLIFY, che già Statista e il Sole 24 Ore avevano inserito a novembre 2021 tra i “Leader della Crescita 2022”, oltre ad essere presente per il secondo anno consecutivo nella prestigiosa classifica, posiziona nel ranking europeo anche tre realtà del suo portafoglio: Winelivery, primo servizio italiano di consegna di vino e alcolici a domicilio che si attesta in nona posizione assoluta e prima azienda italiana, Sixth-sense, startup che utilizza le competenze di analisi dei dati per soluzioni Big Data, ed Enerbrain, società che ottimizza i consumi energetici per la climatizzazione. In particolare, GELLIFY si posiziona tra le aziende italiane in ambito Technology con un tasso di crescita annuale composto pari a 72% e un tasso di crescita annuo assoluto che supera il 400%. “Il riconoscimento di GELLIFY e di tre realtà Gellificate nella classifica FT 1000 anche per il 2022 dimostra ancora una volta la forza del nostro modello pensato per affermare nuove emergenti startup e scaleup attraverso investimenti, competenze e go-to-market; le loro soluzioni tecnologiche diventano parte integrante della roadmap per l’innovazione che portiamo alle corporate, generando un impatto virtuoso e vantaggioso per entrambi. Un modello che si è già dimostrato profittevole e scalabile a livello internazionale, come prova il lancio delle nostre operations in Medio Oriente e in Iberia, primo passo necessario a replicare

questo approccio già attivo in Italia”, commenta il direttore generale Gianluca Giovannetti.

GRANAROLO PROTAGONISTA AL CIBUS 2022 Granarolo è tornata finalmente a partecipare, dopo due anni di assenza, ad alcune delle più rilevanti fiere internazionali nel settore agroalimentare in programma nel 2022 in Europa, Asia e nelle Americhe, per promuovere nel mondo i propri prodotti di eccellenza nel segno dell’innovazione. Facendo leva su prodotti di qualità tipicamente italiani e sul presidio dell’intera filiera produttiva, la partecipazione di Granarolo alle fiere internazionali riprende e prosegue il piano di sviluppo commerciale a supporto del processo di internazionalizzazione, con l’obiettivo di presentare le gamme più distintive di prodotti, sempre più caratterizzati dalla ricerca di elevati standard di sicurezza, qualità e genuinità made in Italy, nonché le ultime novità del portafoglio Granarolo legate ai nuovi trend di consumo e alle nuove esigenze dei consumatori in Italia e all’estero: healthy, dairy free, snacking, biologici e la bontà della tradizione. Alla ventunesima edizione di Cibus, in scena dal 3 al 6 maggio 2022, per fare un esempio, Granarolo ha raddoppiato la propria presenza. Alla fiera internazionale dedicata al settore agroalimentare italiano erano presenti circa tremila aziende espositrici e buyer esteri provenienti da Stati Uniti, America Latina, Europa, Medio Oriente e alcuni Paesi asiatici. Il Gruppo ha partecipato con due stand, uno Granarolo, in cui sono state presentate le gamme e le novità di prodotti e marchi Filippo Marchi, direttore generale, e Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo

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del proprio portafoglio disponibili per i mercati nazionale e internazionali, e uno dedicato al brand Unconventional, la linea alternative meat, 100% vegetale, punto di riferimento di mercato in Italia. Un corner ha raccontato l’impegno del Gruppo in termini di sostenibilità attraverso #bontàresponsabile, il progetto strategico di lungo periodo che, agendo sulla leva dell’innovazione, focalizza l’impegno del Gruppo sui temi della sostenibilità per l’oggi e per il domani in ambito economico, in logica di trasformazione, di processo e packaging, e agricolo-allevatoriale. Molte le novità nel comparto del latte, in particolare per quanto riguarda il packaging della nuova bottiglia, che prevede una riduzione del 33% di plastica rispetto alla versione attualmente in commercio. Per quanto riguarda il mondo dello yogurt, grande spazio è stato dato ai nuovi vasetti in carta 100% riciclabile certificata PEFC, che Granarolo sta introducendo su tutta la gamma Yomo, utilizzando materia prima da foreste gestite in maniera sostenibile e da fonti controllate. Cibus è stata anche l’occasione per presentare i prodotti frutto della recentissima acquisizione da parte del Gruppo delle quote di maggioranza di White and Seeds, una startup innovativa nata dall’intuizione di Alessandro Ghizzardi e Federica Zanaglio, due giovani che, spinti da una forte passione per il fitness e il gusto e da una particolare attenzione all’equilibrio nutrizionale, hanno deciso di fondare all’inizio del 2019 un’azienda che promuovesse sul mercato italiano prodotti proteici adatti agli sportivi. Tra questi compaiono sia prodotti lattiero-caseari come gli yogurt sia prodotti destinati a colazioni e break durante la giornata come muesli, barrette, porridge, creme spalmabili, complementari al mercato dairy. “Il 25% del fatturato di Granarolo oggi arriva da innovazione e siamo convinti che sempre più sarà così, con un’attenzione che non è più solo sul prodotto in termini di ingredientistica, come un tempo, ma guarda a fattori sempre più importanti quali l’età, le abitudini di consumo, il paese, il packaging, le mode alimentari”, commenta Filippo Marchi, direttore generale di Granarolo.

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CERVED ACQUISISCE IL GRUPPO DEL BARBA Cerved FinLine, società del Gruppo Cerved specializzata in finanza agevolata, ha annunciato lo scorso aprile di aver acquisito il 100% del Gruppo Del Barba Consulting (GDB Srl), società con sede a Carpi, in provincia di Modena, che da oltre vent’anni offre servizi di consulenza modulare espressamente rivolti a PMI e grandi imprese per individuare le migliori opportunità di accesso ad agevolazioni e contributi pubblici. Di proprietà dell’amministratore unico Marco Barbieri, il Gruppo Del Barba ha chiuso il 2021 con oltre sei milioni di fatturato e una previsione di crescita che dovrebbe portare a

Marco Barbieri, amministratore unico di Gruppo Del Barba

quadruplicare i ricavi entro il 2025. Cerved FinLine, che nell’emergenza pandemica ha supportato il sistema bancario italiano nella rapida erogazione di crediti garantiti dal Fondo Centrale, con questa operazione di M&A raddoppia la sua presenza nel mercato della finanza agevolata, sia dal punto di vista della macchina operativa che del giro d’affari, e si presenta come uno dei pochi operatori in grado di servire sia il settore bancario che quello corporate, in un momento particolarmente favorevole grazie alle enormi opportunità offerte dai fondi messi a disposizione dal PNRR, soprattutto per affrontare la transizione ecologica e digitale. Cerved si proporrà direttamente alle imprese attraverso la propria rete commerciale affiancata dagli

specialisti di Del Barba, circa 80 tra tecnici e agenti specializzati. “L’acquisizione del Gruppo Del Barba rientra pienamente nella mission di Cerved”, commenta Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved, “poiché le consentirà di supportare al meglio la crescita delle aziende italiane, facilitandone l’accesso ai fondi legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Il Pnrr, piano da 191,5 miliardi di euro da utilizzare entro il 2026, cifra che non ha eguali nella nostra storia, è un’occasione che il sistema Paese non può sprecare; tuttavia, sono ben note le difficoltà che l’Italia ha sempre avuto nel richiedere, ottenere e spendere adeguatamente i fondi europei. “Con la combinazione di dati e algoritmi di cui disponiamo”, aggiunge Mignanelli, “vogliamo democratizzare questo mercato e far conoscere le opportunità del Pnrr al maggior numero di PMI”. “Dopo la lunga esperienza nella costituzione e nella messa a regime di un servizio di valore volto alle imprese”, afferma Marco Barbieri, amministratore unico del Gruppo Del Barba, “siamo estremamente soddisfatti che un grande gruppo come Cerved ci abbia scelto per supportare la crescita nel settore”. D’altro canto, la solidità e la vivacità del Gruppo Del Barba sono confermate da autorevoli testate economiche: a novembre scorso Statista e Il Sole 24 Ore avevano infatti confermato Gruppo Del Barba tra i leader della Crescita, mentre è di pochi mesi fa la notizia che il Financial Times ha inserito, per il terzo anno consecutivo, la società di Carpi tra le 1.000 aziende a più alto tasso di crescita in Europa. “È un riconoscimento che ci rende ancora più responsabili di fronte alle sfide sempre nuove. Abbiamo imparato che lo scenario può cambiare da un giorno all’altro, come ci insegna il recente conflitto in Ucraina. Il nostro compito è quello di farci trovare pronti ad indicare la soluzione migliore alle imprese, per far sì che abbiano la forza di investire in innovazione, in ricerca e sviluppo, nella digitalizzazione e nella transizione ecologica, sempre più necessaria. Il Pnrr inizia ad essere operativo ma bisogna fare ancora molto ed è necessario essere più rapidi che in passato nell’utilizzo dei fondi disponibili”, conclude Marco Barbieri.


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GTI E SWITCHUP, UNA PARTNERSHIP EMILIANA D’INNOVAZIONE TECNOLOGICA Il futuro porta con sé un nuovo modo di vivere i rapporti di lavoro. Cambiano gli ambienti, cambiano le modalità: l’azienda passa dal reale al digitale. Senza perdere il coinvolgimento emotivo del contatto dal vivo, ma soprattutto la produttività aziendale. È in quest'ottica che va intesa la recente collaborazione tra GTI e SwitchUp: imprese emiliane doc dall’impronta tecnologica. “Le nostre

Angelo Dottore, CEO di GTI

strade si sono incrociate qualche mese fa, quando un progetto di lavoro è diventato qualcosa di più grande. Switchup è una digital foundry, nata nel 2013 a Fidenza, in provincia di Parma. L'obiettivo è far convivere ed incoraggiare le tre anime aziendali: creatività, tecnologia e marketing per offrire soluzioni e risultati misurabili attraverso una visione orientata al business.”, chiosa Angelo Dottore, CEO di GTI, realtà modenese che aiuta le imprese a costruire relazioni di valore attraverso le tecnologie ICT. “Ciò che rende la piattaforma Virtual unica al mondo, è l’integrazione del centralino telefonico aziendale. Completamento funzionale che permette agli utenti esterni di vedere in anteprima gli stati di libero e occupato oppure di

effettuare una videochiamata con un semplice click agli addetti del contact center”, prosegue Dottore. Switchup è l’ideatrice e sviluppatrice della prima piattaforma italiana in grado di essere definita come un vero hub digitale permanente. Molto più di un semplice sito web, “Virtual” è uno spazio virtuale dedicato alle imprese che intendono coinvolgere, emozionare e persuadere il proprio pubblico, già adottato da aziende nazionali e internazionali, nonché da organizzatori di conferenze itineranti come il TEDx. Con questa tecnologia è possibile affiancare in modo proattivo i clienti tracciando nuove vie di comunicazioni chiare, profittevoli e misurabili. Un’innovativa soluzione per creare eventi virtuali e ibridi, una sede aziendale virtuale per le imprese che intendono comunicare con i propri stakeholders senza limiti di spazio e tempo. “Con Virtual ogni azienda potrà disporre di uno spazio digitale unico in cui sarà possibile: ospitare i propri clienti in un ambiente esclusivo che parla della propria attività; raccontare i propri prodotti e servizi attraverso attività di conferenze in modalità one to one, one to many, on demand; tracciare le visite alla piattaforma, individuando le sezioni della piattaforma di maggiore interesse; generare lead attraverso attività di follow-up sull’intero patrimonio di utenti registrati. Virtual diventa quindi la sede digitale dell’azienda, attiva tutto l’anno 24 ore su 24, accessibile senza limiti di spazio o tempo. Una realtà virtuale che permette di incuriosire, conquistare e acquisire nuovi clienti, oltre a connotarsi come la sede virtuale per l’organizzazione di convegni e conferenze di team building, training, on boarding virtuale”, spiegano le due imprese. “In GTI lavoriamo alla creazione di impianti speciali. Siamo un gruppo di persone con la passione per la tecnologia. Ognuna con competenze diverse, ma tutte unite dallo stesso obiettivo: sviluppare soluzioni tecnologiche per rendere le aziende del territorio sempre più competitive. L’integrazione con Virtual è una delle espressioni più alte di questa nostra vocazione”, conclude Angelo Dottore.

HFT PARTECIPA ALLO SVILUPPO DELLA PRIMA STAZIONE SPAZIALE COMMERCIALE Highftech Engineering, azienda modenese che da oltre venti anni sviluppa strumentazione e componenti per il settore aeronautico e aerospaziale, ha annunciato lo scorso febbraio l’ingresso nel team industriale che sta sviluppando Axiom, la prima stazione spaziale commerciale, il cui lancio è previsto nel 2024. Highftech Engineering ha infatti firmato un contratto con Thales Alenia Space, joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%), per la fornitura dei sottosistemi denominati Windows Shutter di Axiom. Sulla base della propria passata esperienza di successo nello sviluppo di sottosistemi per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), HFT è stata selezionata da Thales Alenia Space, come responsabile della progettazione, sviluppo, assemblaggio e test del sottosistema Windows Shutter, come parte delle finestre, installate nella struttura primaria dei moduli Axiom. La stazione Axiom sarà la prima infrastruttura orbitale spaziale commerciale al mondo come piattaforma di prossima generazione per la ricerca sulla microgravità assistita dall’uomo, lo sviluppo del prodotto e la produzione. A seguito dell’approvazione dei partner internazionali, il modulo inizierà il suo lavoro espandendo il volume utilizzabile e abitabile della ISS, collegato

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al modulo ISS Node 2. I primi due moduli pressurizzati di Axiom Space Station saranno lanciati rispettivamente nel 2024 e nel 2025. Entrambi saranno equipaggiati con quattro Windows Shutter e saranno ancorati alla Stazione Spaziale Internazionale come segmento commerciale della stazione, prima che si separi e operi in modo indipendente come successore della ISS. Dal quartier generale modenese spiegano che “la stazione spaziale commerciale Axiom, opererà con i seguenti obiettivi: come laboratorio per esperimenti di microgravità (medicina rigenerativa, modellizzazione accelerata di malattie, ricerca e sviluppo farmaceutici, scienza dei materiali, fisica dei fluidi, scienza della combustione); come facility di produzione in microgravità (fibra ottica, leghe e superleghe, impianti medici, bioprinting 3D); come facility per la ricerca relativa al volo umano nello spazio profondo (studi di fisiologia e psicologia umana, sviluppo di tecnologie che consentano l’estrazione e l’uso di materiali/sostanze disponibili in ambiente cosmico); come centro di addestramento e preparazione di missioni lunghe ospitando astronauti sia privati che professionisti”. Da venti anni Highftech Engineering sviluppa strumentazione scientifica di vario tipo per sofisticati esperimenti effettuati in ambiente di microgravità all’interno dell’ISS: ha progettato, costruito e testato apparecchiature per lo studio del flusso capillare di fluidi in assenza di gravità, parti meccaniche per esperimenti sulle caratteristiche delle schiume, strumentazione ottica, componenti meccanici leggeri, efficienti e di dimensioni ridotte. Sviluppa, inoltre, meccanismi e parti strutturali per satelliti di particolare complessità sia progettuale che realizzativa avvalendoci dei migliori strumenti software presenti nel mercato e delle tecnologie costruttive più innovative. “Tra le caratteristiche della nostra azienda vi è la capacità di trasferire tecnologia sulla base del know-how acquisito, attraverso l’esperienza nel campo della High Tech e travasato nel settore più da vicino: siamo in grado di fornire nuovi strumenti per la progettazione e l’analisi, nuovi metodi per affrontare con lo sviluppo di nuovi prodotti”, concludono dall’impresa modenese.

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ICIM GROUP, PROPOSTA INTEGRATA DI SUPPORTO TECNICO PER LA FOOD INDUSTRY ICIM Group, polo di competenze a maggioranza ANIMA Confindustria e presente in tutto il territorio nazionale e anche in Emilia-Romagna, offre all’intero comparto food una proposta integrata di supporto tecnico, prove e test, certificazione e formazione. ICIM Group, composto dalla società ICIM, che si occupa di certificazione, dai laboratori OMECO e TIFQlab, e da TIFQ, specializzata in consulenza e formazione, da diversi decenni affianca le aziende desiderose di fare impresa in modo responsabile e sostenibile e chiamate a dimostrare, nel competitivo mercato dell’industria alimentare, che in Emilia sono un’eccellenza, la volontà di mettere al primo posto qualità e sicurezza, andando oltre la semplice compliance normativa. “La proposta si rivolge all’intera filiera: i produttori di macchinari, attrezzature e componenti destinati a entrare in contatto con gli alimenti, ma anche tutti gli utilizzatori di queste macchine e i produttori di food packaging”, spiega Andrea Vecchi, area sales manager di ICIM per l’EmiliaRomagna. “Più specificatamente, le nostre società forniscono servizi che riguardano l’adeguamento alle buone pratiche di fabbricazione (GMP), dichiarazioni di conformità e numerosissime prove, analisi e test di componenti e materiali, incluse prove di migrazione e cessione di sostanze agli alimenti, metallografiche, di resistenza, di invecchiamento”. Nel novero dei servizi messi a punto dalle società di ICIM Group spicca la certificazione MOCA (Materiali e oggetti a contatto con gli alimenti), secondo lo schema proprietario ICIM SpA accreditato Accredia, primo in Italia, che, oltre a rappresentare un elemento distintivo di serietà e competenza, permette all’impresa di dimostrare, attraverso l’attestazione da parte di un ente terzo, la conformità dei propri prodotti e il rispetto di tutte le normative di sicurezza alimentare secondo

Andrea Vecchi, area sales manager di ICIM per l’Emilia-Romagna

gli standard nazionali e internazionali. Un’evidenza a tutto vantaggio del business, ad esempio, nell’export internazionale o per la partecipazione a bandi di gara. “Molto interessante per il settore food sono anche i servizi da noi offerti per la valutazione del rischio e dello stato igienico degli impianti di produzione alimentare esistenti e datati, grazie a speciali tecniche di videoendoscopia delle saldature di tubazioni e verifica della pulizia”, evidenzia ancora Andrea Vecchi. “Con un approccio tailor made ICIM Group analizza le specifiche situazioni aziendali per individuare esattamente cosa significhi ‘essere Moca’ e pianificare, insieme all’impresa, i passaggi necessari affinché i prodotti possano rapidamente e coerentemente essere portati alla piena conformità di legge sui materiali e oggetti a contatto con alimenti. Per il settore del packaging, inoltre, ICIM prevede la certificazione volontaria delle produzioni BIO-Based, Circular e Biocircular secondo lo schema ISCC Plus, un marchio sempre più riconosciuto a livello internazionale che permette di dimostrare la sostenibilità dei prodotti attraverso il controllo di requisiti di sostenibilità, di tracciabilità e del bilancio di massa”, conclude Vecchi. Grazie alla convenzione in essere tra ICIM e Confindustria Emilia, sono previste condizioni agevolate sui servizi Moca e ISCC Plus forniti dalle società del gruppo e riservate agli associati che diventano nuovi clienti ICIM.


IMAS AEROMECCANICA, IN PRIMA LINEA PER LA SICUREZZA SUL LAVORO In questo anno di transizione, dove l’economia mondiale stenta a ritrovare un equilibrio e delle dinamiche stabili, Imas Aeromeccanica, azienda di Ozzano dell’Emilia, in provincia di Bologna, continua a investire grandi capitali per digitalizzare i processi aziendali al fine di un efficientamento soprattutto nei reparti produttivi. “Continuiamo a investire nella ricerca di personale altamente specializzato e abbiamo ripreso a investire in attività di sviluppo commerciale, sia confermando la nostra adesione a circa quindici eventi fieristici tra Italia e resto del mondo sia attraverso investimenti in attività social che hanno lo scopo di rafforzare la nostra presenza nei territori e nei settori dedicati, di rafforzare il Brand e di raccogliere informazioni circa l’andamento dei mercati nei quali operiamo”, confermano da Imas Aeromeccanica. L’azienda di Ozzano è in prima linea per la salvaguardia e la tutela della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro, attraverso la fornitura di impianti di filtrazione e depurazione dell’aria satura di inquinanti generati durante i più svariati processi produttivi curando tutte le fasi del ciclo di lavorazione: dai rilievi alla progettazione, dalla preventivazione alla realizzazione di ogni singolo componente. “Dal 1975 il nostro obiettivo è contribuire al miglioramento della qualità del lavoro e dell’impatto della produzione industriale sull’ambiente, offrendo un servizio che rende aziende di tutto il mondo pienamente rispettose delle normative vigenti”, continuano da Imas Aeromeccanica. Un aspetto determinante a cui l’impresa fondata da Claudio Paravidino rivolge molta attenzione riguarda i sistemi di sicurezza degli impianti proposti: tutti i prodotti sono garantiti e certificati in conformità alle direttive tecniche applicabili (Dir 2006/42/Ce, Dir 2014/34/Ue, Dir 2014/30/Ue) e vengono fabbricati, internamente, con lavorazioni e materiali controllati e rintracciabili in ogni step produttivo. Imas Aeromeccanica

che opera su un’area di diciottomila metri quadrati, di cui settemila coperti, con una capacità lavorativa di oltre 80 dipendenti produce, sotto il controllo della qualità, diversori e pannelli per lo sfogo delle esplosioni, dotando così i propri impianti di sistemi di protezione Atex certificati. “Tutti i nostri processi aziendali adottano un sistema di gestione della qualità certificato En Iso 9001:2015. I nostri Impianti contribuiscono ad una regolamentata emissione di fattori inquinanti in atmosfera, rispettano le normative vigenti in tutti i Paesi del mondo nei quali operiamo attraverso i Funzionari export e una capillare rete di rivenditori. Persone, struttura, processi, competenze: questi sono i fattori che ogni giorno contribuiscono a renderci estremamente competitivi tra le aziende delle aziende produttive e dell’ambiente”, concludono da Imas Aeromeccanica.

GRUPPO IQC-POMIAGER, TECNOLOGIA BLOCKCHAIN PER LO SVILUPPO INDUSTRIALE

ad ogni prodotto derivante da processi di automazione per renderlo individuabile senza possibilità di errore. “L’NFT riesce così a contenere tutte le caratteristiche del pezzo, prodotto o dell’intera macchina oltre allo storico del ciclo di vita e della manutenzione subita. Tali informazioni risultano estremamente preziose per la loro incontrovertibilità garantita dalla Blockchain e costituiscono un grande valore aggiunto per tutti gli attori coinvolti nel processo produttivo e di consumo. Inoltre, con la tecnologia WEB 3 viene garantita l’interfaccia tra qualsiasi identità sia fisica che personale e la Blockchain. Ciò assicura che le informazioni scambiate tra i vari attori non possano essere attaccate o modificate durante il percorso di memorizzazione”, spiega Alberto Francia, blockchain developer del Gruppo IQCPomiager. Nell’ultimo anno, il mondo della blockchain è stato interessato da evoluzioni e trasformazioni sostanziali. Mentre le tecnologie hanno continuato il loro percorso di maturazione, lo spopolare di fenomeni come gli NFT hanno attirato l’interesse di istituzioni, aziende e media di tutto il mondo. Questa tecnologia consente l’accesso a un ambiente digitale in cui l’informazione viene valorizzata in modo al contempo trasparente e immutabile. La combinazione di queste due caratteristiche, garantite dalla natura stessa dell’infrastruttura blockchain, infonde fiducia tra i suoi utilizzatori e la elegge al ruolo di intermediario imparziale tra i diversi utenti.

IQC, societa di Bologna, coadiuvata dal partner tecnologico Pomiager, ha realizzato alcune applicazioni innovative che sfruttano la tecnologia NFT e WEB 3. Tali progetti hanno permesso di associare un NFT (Non-fungible token)

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Il mondo industriale, con particolare riferimento ai settori automotive, aerospaziale, biomedicale, macchine automatiche, si avvicina a questa tecnologia chiamandola a supporto del proprio modello di business. “Mentre in una fase iniziale lo scambio di valore in blockchain avveniva solo tramite criptovalute, con l’avvento delle blockchain programmabili e degli smart contract oggi è possibile servirsene per scambiare qualsiasi tipo di entità o asset rappresentabile digitalmente”, continua Alberto Francia. “L’esigenza di interscambio di tali entità digitali tra diversi utenti e tra diverse Blockchain ha permesso l’affermarsi di un protocollo comune in grado di sopperire tale necessità: si tratta dell’ERC 721, o anche chiamato NFT, un’entità impossibile da contraffare che può essere associata in maniera permanente e immutabile a qualsiasi oggetto digitale”. Grazie all’applicazione di queste soluzioni ai processi industriali, i tecnici di IQC hanno potuto definire indicatori di performance in ambito della sostenibilità ambientale. Tali indicatori sono ora condivisibili pubblicamente su Blockchain, attraverso la certificazione digitale dinamica PDT (performance digital traceability di IQC), strumento efficace nella valutazione dell’impegno per la sostenibilità aziendale e, di conseguenza, nel riconoscimento delle operazioni di greenwashing.

“Siamo solo agli albori di una tecnologia innovativa e dirompente, che sicuramente aprirà nuovi scenari e modelli di business negli anni a venire”, conclude Francia. “Noi di IQC insieme a Pomiager, grazie ad anni di ricerca applicata all’uso della Blockchain in ambito industriale, alla realizzazione di casi di successo e alle partnership con Consensys, l’Osservatorio Blockchain del Politecnico di Milano e l’Università di Modena, possiamo affiancare le aziende verso un futuro che sembra sempre più presente”.

IL GRUPPO LB ACQUISISCE LA REGGIANA BARCOM Cresce il Gruppo LB Technology. L’azienda di Fiorano Modenese, in provincia di Modena, attiva nella progettazione e realizzazione di impianti e macchine per il trattamento degli impasti e delle polveri per applicazioni industriali diversificate, ha acquisito Barcom, società reggiana specializzata nell’offerta di tecnologie ambientali di depurazione aria, fumi, trattamento acque e filtrazione delle polveri, prevalentemente per il settore ceramico. Per il Gruppo LB, cui fanno capo LB Officine Meccaniche, Sermat e le filiali estere negli Stati Uniti, in India e in Spagna, l’acquisizione di Barcom si inserisce in una strategia di ampliamento dell’offerta di prodotti e servizi, rafforzando così il posizionamento strategico dello stesso nei segmenti dell’economia circolare e sostenibilità, quale interlocutore nel trattamento polveri per i settori ceramico e non. Attraverso questa acquisizione il Gruppo LB punta a superare i 60 milioni di ricavi. “L’ingresso nel Gruppo LB di Barcom ci rende orgogliosi e rappresenta un tassello nella strategia di rafforzamento dell’offerta tecnologica che stiamo perseguendo”, afferma Corrado Fanti, amministratore Corrado Fanti, amministratore delegato del Gruppo LB

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delegato del Gruppo modenese. Barcom, fondata nel 1986, ha sede a Castellarano. Il fatturato registrato al 2021 è di circa 7 milioni di euro, i dipendenti sono 20. Il fondatore Enrico Baroni, che continuerà a ricoprire il ruolo di amministratore delegato di Barcom e manterrà una quota nel capitale sociale, commenta così l’acquisizione: “Sono convinto che l’ingresso di Barcom nel Gruppo libererà un grande potenziale: le nostre capacità tecniche e progettuali innestate sulla piattaforma commerciale di LB condurranno a risultati interessanti in termini di cross-selling tecnologico e commerciale”. Il Gruppo LB nasce a Fiorano nel 1973, nel cuore del distretto ceramico sassolese. Da sempre punto di riferimento nella progettazione e realizzazione di impianti per il trattamento delle polveri nel settore ceramico e in altri settori. Il Gruppo realizza impianti per il trattamento delle materie prime e seconde in tutto il mondo ed opera con una logica full service. Ad aprile 2019, l’azienda ha visto l’ingresso al 60% di un ‘club deal’ organizzato da Astraco, società di advisory indipendente che predispone e struttura investimenti di Private capital in questa forma. L’acquisizione, finalizzata al 100% ad inizio 2022, ha avuto l’obiettivo di favorire il passaggio generazionale attraverso la creazione di una squadra manageriale che possa guidare LB verso un ambizioso progetto di crescita organico ed attraverso acquisizioni.

LM GROUP PROTAGONISTA A IPACK- IMA 2022 Per la prima volta nella propria storia il gruppo modenese LM ha partecipato con tutti e tre i brand che lo compongono, LM, Marpatech e Magnoni, a IpackIma, uno degli eventi più importanti a livello internazionale nel settore del packaging alimentare e non, processing e logistica interna che si è svolto a Fiera Milano dal 3 al 6 maggio scorsi. Le tre aziende, che hanno sede a Modena e, nel caso di Marpatech, a Santarcangelo di


A destra: Michele Franzoni, direttore generale del Gruppo LM

Romagna, in provincia di Rimini, sono specializzati nell’offrire soluzioni di movimentazione e sistemi di trasporto tecnologicamente avanzati, e garantiscono prodotti di alta qualità calibrati sulle specifiche esigenze di ciascun cliente. A Ipack-Ima LM ha portato due circuiti con una serie di differenti sistemi di movimentazione in funzione, in modo da poter mostrare alcune delle caratteristiche e potenzialità dei trasportatori prodotti dai vari marchi. Nel primo circuito sono state trasportate lattine di alluminio vuote, che è il core business di Magnoni, azienda di Modena acquisita nel 2019 e ultima arrivata nel Gruppo LM, con una piena integrazione dei suoi prodotti nel portfolio di Gruppo. Nel corso della manifestazione sono stati esposti un trasportare allineatore ad alta velocità a velo d’aria (in cui lo spostamento, accumulo e allineamento delle lattine avviene tramite la spinta dell’aria), un nastro elevatore a depressione (per elevare le lattine in poco spazio) e il Twist automatico, ovvero un sistema brevettato di ribaltamento lattine con cambio formato automatico, un prodotto tra i più richiesti. Il circuito è stato completato da uno smistatore biasse LM (uno dei sistemi più performanti sul mercato per dividere le lattine da una a più file ad alta velocità) e una serie di nastri trasportatori costruiti da Marpatech. La seconda giostra

esposta ha rispecchiato invece l'anima di LM, dedicata al trasporto e alla manipolazione di prodotti nudi o confezionati in imballo flessibile nel food, bakery e confectionery. Sono stati infatti presentati una serie di nastri lavabili, le due tipologie di curve, una a tappeto in hygenic-design e una a maglia plastica (e anche la maglia è un prodotto LM), un sistema di nastro “pullnose” con penna retrattile (normalmente utilizzato per distribuire i ranghi di prodotti dal processo verso l’imballo primario) e un innovativo sistema di cadenzamento dei prodotti senza pressione, tramite nastri con estremità mobili che si inseguono. Infine, non potevano mancare due prodotti di punta del Gruppo: un deviatore a pattini LM e il Sortech Marpatech, sistema di smistamento e trasferimento a 90° che sta riscuotendo sempre più consenso, diventando uno dei “must” del gruppo. “Per noi Ipack-Ima ha rappresentato il primo importante appuntamento dopo il fermo dovuto alla pandemia, in cui finalmente abbiamo potuto incontrare di nuovo i nostri clienti. Infatti, la maggior parte dei sistemi di movimentazione e nastri trasportatori prodotti dalle nostre aziende sono venduti ad altri costruttori di macchine e integratori di linee che in buona parte erano presenti in fiera in qualità di espositori. Sono aziende con cui abbiamo ovviamente contatti giornalieri, ma la pandemia ha cambiato e ridotto al minimo le possibilità di incontro e Ipack-Ima ha rappresentato il momento ideale per rinsaldare i nostri rapporti commerciali e analizzare quelli che saranno i trend economici futuri”, commenta Michele Franzoni, direttore generale del Gruppo LM.

MAKEITALIA, PREVISTE 100 NUOVE ASSUNZIONI NEL PROSSIMO TRIENNIO Makeitalia, società di consulenza modenese, fondata nel 2008 e che ha individuato il proprio core business nella gestione della Supply Chain, cresce e prevede l’assunzione di cento nuove persone per il prossimo triennio. La crescita di Makeitalia è sottolineata, inoltre, da un momento di transizione particolarmente significativo per l’azienda: l’acquisizione di una sede di maggiori dimensioni che ha portato al recente trasferimento dell’azienda da Castelfranco Emilia, luogo d’origine di Makeitalia, a Modena. Trasferimento che segna anche la forte volontà della società di essere sempre più radicata nel tessuto modenese. “Nei prossimi anni l’azienda prevede un’espansione importante del proprio business. Molte imprese ci stanno contattando per ripensare interamente la propria catena di fornitura. In questi ultimi due anni diversi fattori stanno mettendo in discussione le certezze di chi si occupa dei temi inerenti la fornitura: la pandemia prima e la guerra nell’est dell’Europa più di recente stanno causando delle discontinuità mai viste (repentina limitazione dell’accesso a certi mercati, esplosione dei costi delle materie prime, bottleneck logistici, carenza di alcuni

Silvia Breveglieri, HR manager di Makeitalia

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LOW COST SERVICE, DA 10 ANNI AL SERVIZIO DELLA SALUTE COLLETTIVA In Italia sono più di sessantamila le persone che perdono la vita ogni anno a causa di un arresto cardiaco improvviso. L’utilizzo precoce del defibrillatore e delle corrette manovre di rianimazione potrebbero salvare una buona parte di queste persone. “L’estate scorsa, il caso del calciatore danese Christian Eriksen ha portato all’attenzione di tutti l’importanza di questi dispositivi, ma quando si parla di defibrillatori, non si deve pensare solamente al mondo dello sport”, commenta Andrea Ascari, titolare di Low Cost Service, realtà che ha sede a Sassuolo, in provincia di Modena, e che quest’anno festeggia i dieci anni di attività. “Aziende private, strutture industriali, grandi magazzini, strutture turistiche, ricettive, ricreative e sanitarie: che siano organizzazioni private o enti pubblici, ovunque c’è aggregazione occorre un defibrillatore e personale formato al suo utilizzo”. Italia Defibrillatori è il brand nato nel 2012 da un’intuizione di Andrea Ascari e Roberto Antonioli, fondatori di LCS. Oggi l’azienda sassolese opera su tutto il territorio nazionale, essendo ormai protagonista nel servizio di vendita e post-vendita per quei dispositivi che possono salvare la vita. Si stima, infatti, che in questi casi la probabilità di sopravvivere nell’attesa di un’ambulanza sia del 5%, mentre con un defibrillatore, questa probabilità aumenta notevolmente, superando il 50%. “Siamo un team di professionisti in grado di offrire un servizio rapido ed economico”, spiegano dell’azienda. “Abbiamo saputo imporci sul mercato dei defibrillatori grazie a un approccio unico, che mette al centro il cliente e i suoi interessi. Lo dimostra il gran numero di aziende e istituzioni che, in questi anni si sono rivolti a noi, con un grado di soddisfazione che sfiora il 100%. I defibrillatori non sono tutti uguali e non esiste, in realtà, il DAE migliore”, ricorda Ascari, “ma esiste il DAE più adatto alle singole esigenze e il nostro obiettivo è aiutare a scegliere quello adeguato”. “La nostra mission è far comprendere l’importanza della sicurezza condivisa in modo da garantire un’alta probabilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco”, commenta ancora Ascari. “Proviamo la più grande soddisfazione quando veniamo a cono-

materiali e componenti, sono solo esempi) che, a loro volta, stanno portando a una vera rivoluzione copernicana in questo settore. Improvvisamente la gestione della catena di fornitura è diventato un tema vitale per la sopravvivenza di un’azienda e molti ci cercano, in quanto specialisti della materia. Noi siamo pronti, con anche un ambizioso programma di

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scenza che una persona è ancora in vita grazie all’utilizzo tempestivo di un nostro defibrillatore. In quel momento abbiamo raggiunto il nostro scopo. Dobbiamo essere tutti consapevoli che avere uno di questi strumenti, nel momento del bisogno, può salvare una vita”, avverte Ascari. “Per questo, cerchiamo di venire incontro ai clienti, applicando il minor prezzo possibile oltre a offrire un servizio importantissimo, l’assistenza post-vendita”. Come partner delle convenzioni nazionali di Confindustria Servizi e come associata a Confindustria Emilia, il marchio mette le imprese al primo posto, riservando alle aziende associate una convenzione speciale per l’acquisto di defibrillatori, accessori e servizi post-installazione. “La logica con cui la società si pone sul mercato della cardio-protezione parte da tre evidenze”, spiega ancora Ascari. “La prima è la consulenza precedente all’acquisto con personale formato. La seconda è la scelta di lavorare con tutti i produttori, a livello mondiale, per poter dare al territorio uno strumento specifico, personalizzato; questo, in particolare, è il punto di forza di Italia Defibrillatori”. Certamente, uno dei freni alla diffusione del defibrillatore è che ci si trova ad affrontare una spesa per un prodotto che nessuno vorrebbe mai utilizzare e che può succedere non sia necessario togliere dal muro per molto tempo. “Per questo, cerchiamo di venire incontro ai clienti, applicando il minor prezzo possibile. E, soprattutto, offriamo un servizio importantissimo, l’assistenza post-vendita a 360 gradi, che è il nostro terzo elemento distintivo”, conclude Ascari. “Abbiamo creato un servizio di assistenza e manutenzione unico, che permette ai clienti di sentirsi liberi da tutti gli oneri legati alle procedure post-vendita previste dalla legge italiana, garantendo in ogni caso il buono stato del defibrillatore nel tempo”, illustra Ascari. “Così come ci preoccupiamo del servizio di formazione del personale, assolutamente indispensabile: abbiamo convenzioni in tutta Italia, con più di cento formatori BLS-D, per poter offrire un servizio rapido ed economico”.

consolidamento del nostro organico e sviluppo delle competenze interne, sia sul breve che sul medio periodo”, afferma Marcello Carretta, partner di Makeitalia. Per quanto riguarda il piano delle nuove assunzioni, Silvia Breveglieri, HR manager di Makeitalia sottolinea: “Ovviamente il ventaglio delle posizioni che andremo a ricercare nei prossimi mesi è molto ampio.

Tuttavia, visto il DNA dell’azienda, in massima parte avremo bisogno di giovani brillanti, desiderosi di mettersi in gioco e di crescere. Tipicamente laureati in ingegneria, ma non solo. La maggior parte saranno inseriti in apprendistato o a tempo indeterminato, in progetti sfidanti e a contatto con clienti di prestigio in ambito internazionale, in settori particolarmente


formativi come quello automotive e delle macchine automatiche (storici settori di riferimento). Ormai, però, l’azienda opera su quasi tutti i settori industriali e iniziano a coinvolgerci anche aziende di servizio. I requisiti? Possedere un approccio orientato al raggiungimento agli obiettivi, capacità organizzativa e di lavoro in team, capacità di problem solving. Importante anche la conoscenza della lingua inglese, vista la natura internazionale della clientela cui ci rivolgiamo e, soprattutto, delle relative catene di fornitura”. Il programma di assunzioni fa parte di un più ampio piano integrato di sviluppo delle risorse umane, a supporto della vision e del piano industriale di Makeitalia. Tale piano è articolato in una serie di attività progettuali che abbracciano tutti gli ambiti delle risorse umane, tra cui politica di sviluppo dei talenti attraverso la valutazione delle prestazioni e del potenziale su cui fondare piani di carriera e job rotation, piani e percorsi formativi mirati per lo sviluppo delle competenze ‘soft’ e ‘tecniche’ attraverso la Supply Chain Academy, training on the job. Un tema non nuovo, per la società modenese, quello dell’inserimento di giovani risorse in organico. Uno sguardo alle assunzioni avvenute nel corso del 2021: ben 48 di cui la maggioranza sono giovani sotto i 30 anni. Un numero che indica la costante attenzione dell’azienda nella ricerca di nuovi talenti, professionisti nel mondo della Supply Chain, anche in un periodo che ha visto un generale calo delle assunzioni a livello nazionale.

TECNOLOGIA PER LE BURRATE MADE IN MAROTTA Sono sempre più numerose le richieste soddisfatte da Marotta Evolution, l’azienda di Nonantola, alle porte di Modena, fondata dai fratelli Marotta, con più di 16 anni di esperienza nel mondo dell’automazione industriale. Il gruppo Marotta Evolution è attivo in tutte le fasi dall’ideazione, studio e progettazione d’impianti sino alle costruzioni e commercializzazione di prodotti attivi nei

settori prevalenti quali food & beverage, packaging & logistics. “I nostri clienti sono di fatto partner o parte di filiere produttive, le quali sono da noi assistite attraverso i vari servizi che offriamo, con cui siamo in grado di rendere realizzabili le loro richieste partendo dalla semplice idea iniziale”, spiega il presidente Carmine Marotta. “Dopo un’attenta analisi di mercato, ci siamo concentrati proprio nel settore food e abbiamo constatato, nello specifico, che il settore caseario, fortemente rappresentativo del made in Italy, è decisamente sottostimato rispetto alle potenzialità che può esprimere. L’analisi del settore ha evidenziato criticità nello svolgere ancora oggi operazioni manuali che possono essere rischio di contaminazione del prodotto. Il gruppo Marotta Evolution ha quindi scelto di dare soluzione a questo problema, realizzando un impianto semi automatico per la produzione della burrata. Si tratta di un prodotto a pasta filata estremamente delicato, formato da una sacca di mozzarella che viene internamente riempita iniettando

al suo interno materiale morbido filamentoso creato utilizzando panna e sfilacci di mozzarella; in particolare, è caratterizzata da una tradizionale chiusura apicale, fino a oggi possibile soltanto con l’utilizzo della esperta manualità dell’operatore specializzato. “La burrata, tipico esempio di prodotto realizzato esclusivamente a mano fino ad oggi, negli ultimi anni ha visto crescere fortemente la domanda, non solo sul mercato italiano, ma anche all’estero, con una crescita percentuale a doppia cifra”, prosegue Marotta. “L’aspetto negativo di questo successo è la sempre maggiore difficoltà nel trovare casari esperti per lavorare il prodotto come richiede la tradizione”. L’innovazione introdotta da Marotta Evolution è tutta in “PRIMA”, una macchina automatica per la produzione di burrate che simula l’attività dell’esperto casaro dal riempimento della pasta di mozzarella alla realizzazione della particolare chiusura apicale, il tutto in modo automatico. La macchina è stata presentata per la prima volta alla fiera MECSPE di Bari, a novembre 2019, e da allora è stato un totale successo: nonostante due anni di pandemia, che hanno creato moltissimi problemi, sono state installate oltre 80 macchine sul territorio nazionale e internazionale dove il Gruppo Marotta sta avendo un notevole sviluppo. Fanno parte del team Marotta Evolution figure professionali quali progettisti, disegnatori, montatori meccanici e tecnici elettricisti: la pluralità di figure e competenze consente all’azienda di essere competitiva e veloce nel poter fornire al cliente un prodotto “chiavi in mano”. L’azienda si sta strutturando assumendo personale specializzato e certificando le attività interne per rispondere alle crescenti richieste del mercato, sia sul territorio italiano, che europeo che internazionale. La crescita sta coinvolgendo oltre che i reparti tecnici anche gli uffici e i reparti legati alla gestione aziendale per poter così contare su una salda struttura che possa seguire e sostenere adeguatamente l’evoluzione e crescita dell’impresa modenese.

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MG2, TRA PRODUZIONE FARMACEUTICA E BATTAGLIA CONTRO IL CORONAVIRUS

DA MAW NASCE W-GROUP, PER METTERE LE PERSONE AL CENTRO In un mondo del lavoro in costante trasformazione, le aziende sono chiamate a organizzarsi per riuscire ad attrarre, trattenere e far crescere le proprie persone. La centralità delle persone è il valore portante alla base di MAW, una tra le realtà più dinamiche attive oggi nel campo della somministrazione lavoro in Italia. MAW è presente nelle principali regioni del Nord e del Centro con 100 filiali, 4.000 aziende clienti, 27.000 lavoratori in missione all’anno e più di 400 dipendenti diretti. Con una filiale a Bologna e altre 14 sedi nella regione, l’interesse di Maw per l’Emilia-Romagna è fortissimo, soprattutto per la rilevanza industriale che ha e per la necessità di risorse umane preparate e motivate. Quello di MAW è uno sviluppo costante, con una crescita pesata dal 2010 di quasi il 19% annuo, rispetto a una media del 10% del mercato delle agenzie per il lavoro, che è stato capace di attirare il più grande investimento mai realizzato in Italia nel settore HR, effettuato attraverso un fondo da 300 milioni di euro. Dall’investimento è nato W-Group, il primo gruppo italiano multi-brand e multi-service attivo nel mercato degli Human Resources Solutions, guidata da Federico Vione, manager con oltre 20 anni di esperienza maturata presso una delle più grandi multinazionali del settore HR, dove ha ricoperto il ruolo

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di Regional Head di 35 Paesi in Europa, Americhe, Middle East, Nord Africa & India. Fanno parte di W-Group anche altre realtà, che insieme riescono a offrire un supporto a 360 gradi su tutti i servizi relativi al lavoro: dalla ricerca, selezione ed head hunting di profili elevati per ruoli dirigenziali e di middle management, a soluzioni in-site per la gestione direttamente in azienda di volumi elevati di personale, alla formazione, fino all’outsourcing della logistica e delle attività produttive e a servizi in ambito digital. Dall’ingresso in W-Group, MAW ha accelerato ancor di più il proprio processo di crescita, con un programma di ben 80 nuove aperture in diverse regioni e un raddoppio dell’organico entro il 2022, oltre all’obiettivo di raggiungere il miliardo di ricavi entro il 2025. W-Group vanta anche la presenza di una Fondazione, Officina Futuro Fondazione W-Group, impegnata nella realizzazione di progetti realmente attivi per favorire l’inclusione nel mondo del lavoro. Il primo progetto di Officina Futuro è Girls Code It Better, che attraverso la realizzazione di club di creatività digitale e imprenditorialità rivolti alle studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado, lavora per avvicinare sempre più ragazze alle discipline STEM, per ridurre in prospettiva la disparità di genere in ambito scientifico, favorire una maggiore inclusione delle donne nel mondo del lavoro e pari opportunità nello sviluppo di carriera.

MG2, azienda di Pianoro, alle porte di Bologna, che dal 1966 è protagonista nella progettazione e produzione di macchine automatiche per l’industria farmaceutica, cosmetica e alimentare, ha al suo attivo una collaborazione di lungo corso con i Laboratori Roemmers, società farmaceutica argentina che sin dal 1921 è punto di riferimento nel mercato farmaceutico internazionale. La recente fornitura di due opercolatrici Planeta ha rappresentato il consolidamento di questa importante partnership, basata su flessibilità, affiatamento e profonda competenza tecnica. Per essere pronti e reattivi a qualunque progetto produttivo, i Laboratori Roemmers hanno previsto l’adozione di due macchine gemelle capaci di raggiungere la velocità di 100.000 capsule/ora e la creazione di un vero e proprio magazzino di formati e gruppi di dosaggio presso il proprio stabilimento di Buenos Aires. “I gruppi di dosaggio e formati sono totalmente interscambiabili tra le due macchine in modo da avere la massima flessibilità necessaria per soddisfare le richieste del mercato. Tra i gruppi a disposizione vi sono: il gruppo per il dosaggio polvere standard (1001150 mg); il gruppo per bassi dosaggi di polvere da inalazione (5-25 mg); quello per il dosaggio di cronoidi e un gruppo per l’alimentazione di compresse cilindriche e piatte. I test di produzione, inoltre, hanno visto in campo un’ampia gamma di formati capsula (da 00 a 4), riempiti con varie tipologie di prodotti e combinazioni”, spiegano dall’azienda bolognese. Le fasi di test presso MG2 e presso Roemmers hanno simulato un caso di business reale eseguendo produzioni di varie tipologie prima sulla prima macchina e poi sulla seconda macchina in modo da assicurare nella pratica la totale interscambiabilità. I sistemi di controllo del peso NETT e MultiNETT permettono poi un controllo accurato al 100% del peso netto delle singole componenti dosate in capsula. Un approccio lungimirante ha permesso di


superare le difficoltà dovute alla pandemia: i Laboratori Roemmers hanno raccolto una serie di video delle operazioni eseguite durante il FAT che hanno poi permesso di costruire un vero e proprio manuale video di training sulle macchine. Questa scelta ha di fatto anticipato la metodologia di approccio ai SAT online, che in emergenza pandemica sono diventati poi un servizio di successo. “Vicinanza, lavoro di gruppo, sia nel normale corso dell’attività che in emergenza: l’esperienza con MG2 ci ha mostrato come competenza tecnica, capacità di adattamento e flessibilità, siano esattamente quello che serve per un progetto di successo”, commenta Hernan Pulido, responsabile di produzione delle forme solide orali dei Laboratori Roemmers. E a proposito di Coronavirus, recentemente due medicinali hanno avuto il via libera dalle autorità competenti nella cura di pazienti affetti da questo virus. E uno di questi, il Molnupiravir, avrà una matrice italiana, dato che sarà una G140, realizzata proprio da MG2, a produrre negli stabilimenti di Stellapharm, azienda farmaceutica vietnamita attiva nel segmento dei farmaci per malattie cardiovascolari, diabete e antivirali, la versione in capsula del farmaco anti Covid-19. “La G140 è un’opercolatrice a movimento continuo per medie e grandi produzioni che permette il dosaggio di prodotti farmaceutici quali polvere e cronoidi. Grazie a una tecnologia altamente sofisticata made in MG2, G140 assicura un elevato livello di accuratezza in tutte le fasi produttive, con velocità

massima fino a 140.000 capsule all’ora”, concludono da MG2.

MINELLI UTENSILI E IL PACKAGING, L’INNOVAZIONE È PERFORMANTE “Siamo partiti operando nell’utensileria in generale e abbiamo sempre ascoltato quello che il mercato ci diceva, sia dal punto di vista delle imprese clienti sia in termini di evoluzioni delle attività e dei modelli di business”. Parola di Salvatore Minelli, legale rappresentante e fondatore nel 1987 dell’azienda di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna. In questi anni, Minelli Utensili ha potuto verificare che l’evoluzione tecnologica e la globalizzazione hanno portato a vere e proprie

‘mutazioni’ nel modo di operare in vari settori merceologici. E la specializzazione in alcuni ambiti diventa sempre più necessaria. Per questi motivi, “ci siamo chiesti periodicamente, tenendo conto anche dell’ambito geografico-produttivo nel quale operiamo, in quali contesti la nostra tecnologia e le nostre competenze possono essere utilizzati con soddisfazione della filiera e reciproco profitto, per gli attori principali, nostri clienti, e naturalmente per noi. A me piace parlare di innovazione performante quando penso al nostro modello di sviluppo”. Così, da ormai oltre dieci anni, continua Minelli, “lavoriamo in maniera continuativa nel settore del packaging, con la produzione di lame, coltelli, incisori e tanti altri particolari utili per la costruzione di attrezzature e impianti impiegati nel processo produttivo”. Si è partiti con qualcosa di ‘semplice’ per Minelli Utensili: una lama. “Abbiamo lavorato per affinare sempre più quel particolare, per renderci unici di fronte ai committenti, cercando di interagire costantemente con gli stessi, in un processo di sperimentazione e feedback continui. I risultati sono stati davvero incoraggianti, e oggi quel tipo di produzione rappresenta una parte rilevante della nostra attività”, spiega ancora Salvatore Minelli. E, soprattutto, “abbiamo progressivamente compreso le esigenze dei clienti. I quali nel tempo hanno scoperto,

A destra: Salvatore Minelli, legale rappresentante e fondatore di Minelli Utensili

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giorno dopo giorno, le nostre diverse competenze e ci hanno affidato progetti via via più complessi ed articolati, chiedendo di essere loro partner fin dal momento della messa a punto”. Questo iter è stato per l’azienda di Casalecchio di Reno la chiave di volta del proprio modo di intendere la partnership in un processo di fornitura. Infatti, ci tiene a sottolineare l’imprenditore, “sovente ci capita di essere resi partecipi di progetti sfidanti e innovativi delle imprese committenti. Insieme, a seconda delle organizzazioni, all’ufficio tecnico o al reparto di Ricerca e Sviluppo portiamo avanti veri e propri percorsi d’innovazione progettuale e sperimentale. Anche in questo caso, il tutto avviene partendo da un piccolo ma solido passaggio, ovvero quello di prototipazione (per la definizione del singolo item e del campione di output di base), per poi passare alla preserie e arrivare alla produzione finale”. Negli anni questo ‘viaggio’ collaborativo di Minelli Utensili si è consolidato. “Noi riceviamo un progetto da realizzare, con tutta la dotazione di specifiche tecniche. Il nostro team interno si sofferma sulla fattibilità, sul relativo ciclo produttivo e in particolare sulla scelta dei materiali più idonei e sul tipo di affilatura per l’utensile che deve compiere una determinata lavorazione, per la quale ci sono indicati carico di lavoro, condizioni di utilizzo e obiettivi, intesi come performance e vita attesa dell’utensile stesso. Da qui, ci si confronta con il team di esperti che ci ha commissionato il lavoro, apportando se necessario gli interventi di sistemazione. Infine, si arriva a validare il risultato e si è pronti a partire con un’esperienza lavorativa affascinante, fatta di confronto e corroborata dalla stima reciproca”, conclude Salvatore Minelli.

I BURGER VEGETALI DI MODENA FUNGHI SBARCANO IN USA Il 2022 segna l’arrivo sul mercato a stelle e strisce per Modena Funghi, l’azienda di Cavezzo specializzata nella produzione artigianale di burger vegetali cotti al forno di alta qualità, gluten free, con o senza

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funghi, sia biologici sia convenzionali, senza conservanti, sia freschi sia congelati. La linea di burger vegetali “Mr. Burgy & Co.” è infatti sbarcata negli States attraverso un rappresentante commerciale americano. Nel 2019, per consolidare la linea a marchio proprio, Modena Funghi ha introdotto i marchi “Mr. Burgy & Co” e “Veg… anch’io” sulle proprie linee di burger vegetali freschi senza glutine per la Gdo. Nel 2021, durante la Fiera Internazionale di Anuga, in Germania, l’impresa modenese ha presentato Mr. Wow, l’alternativa alla carne, ma vegetale e biologica, che fa risaltare “l’artigianalità genuina” della produzione e che supera i limiti degli altri prodotti “industriali” americani. Il Burger Plant based bio, creato per lo sbarco negli Stati Uniti che avverrà a fine 2022, soddisfa l’aspettativa dei consumatori americani di avere un prodotto alimentare vegetale e biologico ma con l’aspetto semplice e domestico (homely) della carne. “L’obiettivo è quello di conquistare gli onnivori e di convertirli, anche solo in parte, a scelte più sostenibili per l’ambiente e la salute, spingendoli a ridurre il consumo di carne vera. La linea di burger vegetali ‘Mr. Burgy & Co.’ dedicata agli States ha anche un proprio sito web dedicato, www.mrburgy.com”, fanno sapere dall’azienda di Cavezzo. Modena Funghi, che produce e lavora quindicimila quintali di funghi, di varie tipologie, fattura, insieme alla casa madre Agricola Rinaldi, oltre sette milioni di euro e l’onda vegana sostiene nuovi consumi, anche in Italia. L’azienda è capo filiera della propria filiera agroalimentare di produttori certificati e uniti dalla documentazione di tracciabilità che riporta ogni passaggio

compiuto da un prodotto alimentare, al fine di garantirne l’originalità e la salubrità a tutela della salute dei consumatori. Modena Funghi, inoltre, svolge attività di ricerca e sviluppo che viene rendicontata annualmente da una società terza, Warrant, e viene condotta da personale interno e consulenti che provengono da esperienze internazionali. “Lavoriamo sull’innovazione tecnologica proprio per migliorare i nostri prodotti, crearne di nuovi o migliorare i processi di produzione. Ecco spiegato l’elevato standard qualitativo dei nostri prodotti. Questa attività di R&S ci ha permesso di sviluppare e raggiungere la capacità di realizzare i burger vegetali Mr. Burgy, Veg… anch’io e Mr. WoW senza glutine e senza conservanti, sia freschi sia congelati, cotti al forno e confezionati in atmosfera protettiva. L’attività di R&S realizzata internamente ha portato inoltre all’acquisizione di importanti clienti di portata nazionale ed estera. In particolare, produciamo a marchio del distributore per alcuni distributori di riferimento in Italia e in Germania”, concludono da Modena Funghi.

NCG, UN METODO PER RIDURRE I RISCHI DI FORNITURA Gli eventi di questi ultimi anni hanno stravolto anche le organizzazioni aziendali. “Le grandi e medie imprese, costrette a crescere rimanendo flessibili, hanno sempre più demandato produzioni e servizi all’esterno su filiere di fornitura spesso caratterizzate da piccole e microimprese. In particolare, gli eventi hanno compromesso in modo serio la continuità in queste ultime tipologie di imprese, generando un rischio considerevole per tutti”, spiega Alberto Mari, amministratore delegato di NCG. NCG è il brand di una società di consulenza storica e concentrata sulle esigenze delle PMI che opera


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DOVE LA PRECISIONE È DI CASA: MARPOSS FESTEGGIA 70 ANNI

Sopra: Francesco Possati, Stefano Possati e Alessandro Strada. Sotto il fondatore di Marposs Mario Possati

Quest’anno è particolarmente sentito in casa Marposs: si festeggia infatti il 70° anniversario dalla fondazione e, al contempo, si celebra esattamente un secolo dalla nascita di Mario Possati, il fondatore dell’azienda. Sul sito, un breve e sincero ricordo da parte dei figli Stefano, Edoardo e Alberto Possati: “100 anni fa, il 7 aprile 1922, nasceva a Cordoba, in Argentina, Mario Possati, nostro padre. Il suo desiderio era creare una realtà fondata sui principi di integrità tecnica e di rispetto per l’uomo, un’azienda che potesse offrire a ciascuno la possibilità di realizzare se stesso. La sua visione e determinazione continuano, a distanza di 70 anni, a spingerci a crescere e migliorare continuamente, giorno dopo giorno e anno dopo anno. Quello che Marposs è diventata, con il contributo di tutti, negli ultimi decenni fa riferimento alla sua ispirazione e la sua visione è ancora lo strumento con cui affrontiamo i cambiamenti e le sfide che i tempi ci propongono”. Anche questo è un modo per entrare nel mondo Marposs, l’azienda di Bentivoglio, alle porte di Bologna, specializzata in apparecchiature di misurazione di precisione per l’industria. I suoi strumenti hanno una precisione al millesimo di millimetro e, si tiene a sottolineare, “non nel comodo ambiente del laboratorio, ma nell’ambiente ostile dell’officina, accanto alle linee di produzione e integrate nelle macchine utensili”. I suoi prodotti vanno dal componente di misurazione singolo a macchine complete

“chiavi in mano” o linee completamente automatizzate: tutto ciò che serve per l’incremento della produttività e il controllo della qualità in officina. Si va dai componenti meccanici prima, durante e dopo il processo di fabbricazione fino ai controlli di processo e alle condizioni delle macchine utensili. E ancora, dai test di tenuta per tutti i settori industriali alle linee di assemblaggio e di controllo automatiche. Oggi Marposs conta 3.500 dipendenti, distribuiti in 25 Paesi e con 80 uffici complessivi. Il fatturato aggregato previsto si aggira attorno ai 500 milioni di euro, con un previsionale di crescita del +20% rispetto al 2021. A ricordarlo è Alessandro Strada, amministratore delegato di Marposs, spiegando che “ai nostri clienti diamo quella qualità che serve per migliorare i processi produttivi”. La sede centrale è a Bentivoglio, con tre stabilimenti, situati uno accanto all’altro, e poi altri edifici di servizio, tra cui il ristorante interno e i centri tecnologici. Si tratta di quasi quarantamila metri quadrati circondati da trentamila di giardini. Il reparto di produzione ha due anime. C’è il centro di fabbricazione prodotti, dove vengono realizzati quelli standard. Poi c’è il centro di produzione applicazioni, nel quale vengono realizzati i sistemi personalizzati da integrare nelle strutture dei clienti. “Operiamo con le apparecchiature più avanzate al fine di garantire la qualità dei nostri prodotti. L’assemblaggio dei circuiti stampati viene eseguito in una linea completamente automatizzata, con sistemi opto-elettronici integrati che assicurano livelli di estrema qualità, uniti a un alto grado di flessibilità operativa. I test vengono effettuati con sonde mobili a scansione, le uniche in grado di garantire un’elevata affidabilità nelle schede che presentano circuiti integrati complessi”, continua Strada. Ne 1952 tutto partì da un brevetto, un misuratore elettronico per macchine utensili rettificatrici: il fondatore, Mario Possati, ebbe l’idea delle prime apparecchiature in process, ossia per il controllo dei pezzi durante la lavorazione di rettificatura, consentendo un miglioramento nella qualità e nella quantità dei pezzi prodotti dalle macchine. A settanta anni di distanza, cambiano le tecnologie, ma rimane immutata quella filosofia del miglioramento nel processo: “La qualità, da sempre, ha preso una dimensione fondamentale per il rispetto delle normative. Ma qui si innesta l’aspetto di innovazione. Oggi il pezzo meccanico lo controlliamo non più toccandolo fisicamente, ma facendogli una scansione che permette grazie all’autoapprendimento delle macchine di comprenderne eventuali difetti. Così entrano in ballo tecniche di visione e intelligenza artificiale per quella che oggi viene definita la fabbrica intelligente. Oggi proviamo ad ampliarci nel mercato, diversificando i settori. Stiamo seguendo i cambiamenti tecnologici e dedichiamo investimenti di R&D alla transizione legata alla mobilità elettrica. Il nostro obiettivo? Accompagnare i clienti verso la trasformazione digitale”, conclude l’amministratore delegato Strada.

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Alberto Mari, amministratore delegato di NCG

anche in Emilia-Romagna, con sede a Bologna. I servizi che eroga riguardano principalmente l’ambito organizzativo ed economico-finanziario. “Per contribuire al meglio nel sistema e per aiutare le aziende, in questo periodo abbiamo messo a punto una specifica convenzione per gli associati a Confindustria Emilia che riguarda delle promozioni mirate ai principali problemi emersi”, prosegue Mari. Rispetto ai fornitori, diventa imperativo comprendere quali siano i più strategici e che si rischi si corrano con loro. “Le medio grandi aziende, da sempre, adottano sistemi di valutazione dei fornitori, i cosiddetti ‘vendor rating’, ma questi metodi hanno un limite: fotografano cose già successe”, analizza l’amministratore delegato di NCG. “Oggi più che mai servono sistemi che permettano di prevenire i rischi insiti nelle micro e piccole imprese (MPI), che compongono il grosso delle filiere di fornitura. Purtroppo, i dati dimostrano che la maggior parte dei problemi delle MPI ha origine da carenze organizzative. Questo fatto comporta la necessità di sistemi di valutazione in grado di diagnosticare potenziali rischi organizzativi, che tengano conto delle esigenze specifiche delle aziende committenti. Solo così si potranno affrontare, in particolare ora, le opportunità e le minacce di filiera nel modo più efficace”. Per questo, NCG propone lo strumento RiskOne®-SRE (supplier risk evaluation), un metodo suggerito, perché completo e concreto per affrontare il tema dei rischi sulla catena di fornitura “in tre

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passi”: innanzitutto, fare una “matrice di posizionamento”, per capire quali sono i fornitori e il comportamento strategico da adottare nei loro confronti; poi “pesatura e autovalutazione interna”, per bilanciare la valutazione su dei criteri oggettivi e legati alle specifiche esigenze dell’azienda rispetto alla sua filiera e riguardo allo specifico fornitore; infine, “audit mirati all’organizzazione del fornitore”, per capire i rischi che l’azienda può correre e per impostare piani di miglioramento che siano utili per il committente ed il suo fornitore. “Dopo anni di sperimentazione abbiamo raccolto i dati ottenuti da oltre 500 aziende fornitrici valutate da circa 80 aziende committenti per rendere disponibili alcune informazioni che riteniamo molto interessanti, e preoccupanti, rispetto alle quali tutti noi dovremmo prestare attenzione per effettuare valutazioni e attuare correttivi dove possibile”, rileva Mari. “Posso qui solo dare qualche spunto di riflessione: è emersa una grande differenza fra micro e piccole imprese e quelle più grandi, le più piccole sono molto destrutturate; vi sono grossi rischi sulla struttura organizzativa, mercati e vendite e pianificazione del lavoro; verifica della tenuta economicofinanziaria delle micro”. NCG sarà presente a FARETE 2022 il 7 e 8 settembre con un evento dedicato, durante il quale sarà possibile vedere in dettaglio il metodo e i risultati disponibili. Per info: www.ncg.it/riskone-sre

550 mezzi e 650 addetti, ora è la Penisola Iberica, dunque, il nuovo obiettivo dell’azienda bolognese. Palibex è una realtà giovane, ma che si caratterizza per una crescita annuale superiore al 20%, ed è stata inclusa nel ranking delle prime 1.000 PMI europee con maggiore sviluppo secondo il Financial Times, ricevendo il riconoscimento di entità prestigiose come il Centro Español de Logística (CEL), Expansión e Ifema, EnerTIC Awards o Ecofín. La collaborazione con One Express punta a una copertura di tutta la Spagna e del Portogallo, dando così ulteriore impulso al tessuto produttivo e commerciale dei tre Paesi. “Punteremo sulla massima qualità che ci caratterizza”, dichiara il presidente di One Express, Claudio Franceschelli, “Palibex in 24-48 ore sarà infatti in grado di consegnare in tutta la Penisola Iberica. One Express farà riferimento a Barcellona, da dove in 24 ore verranno coperte le aree comprese nei primi 50 chilometri e in 48 ore finalizzeranno la consegna in tutta la Spagna e Portogallo”. Un risvolto positivo per gli affiliati e i lavoratori di entrambi i network, che vede Palibex gestire già 5.000 bancali a notte, per un totale di circa 817.000 bancali e un +32% rispetto al 2020, tutti in tariffa Gold, quindi con livelli qualitativi altissimi. Uno slancio al processo di

ONE EXPRESS, AL VIA LA COLLABORAZIONE CON IL NETWORK SPAGNOLO PALIBEX One Express, pallet network bolognese dal 2008 punto di riferimento nazionale per il trasporto di merci su pallet in tutta Italia e in Europa, nell’ottica di sviluppare ulteriormente il proprio processo di internazionalizzazione ha siglato lo scorso aprile un’importante partnership con l’omologa spagnola Palibex. Grazie all’accordo con il network spagnolo fondato nel 2012, composto da 77 affiliati e che può contare su una flotta di oltre

Claudio Franceschelli, presidente di One Express, e Lluis Gay, international director di Palibex


internazionalizzazione che punta al primato europeo, considerando che sono già in corso interessanti incontri in altri Paesi. Di certo anche un’attività preziosa per un Paese come l’Italia che fonda la propria attività commerciale sull’export e il Made in Italy come brand internazionale ad alto valore aggiunto. “Poter contare su un partner su gomma di questo livello è un bel sostegno al tessuto produttivo nazionale e non c’è solo l’aspetto di business, ma anche quello di servizio, così come è stato fatto per superare le problematiche legate alla Brexit”, spiega infatti Franceschelli.

OPEN PROJECT SVELA IL PROGETTO DELL’HOTEL PORTA MASCARELLA A BOLOGNA “L’Hotel Porta Mascarella a Bologna, committente e proprietà Value One Development International GmbH, sarà un edificio che rivoluzionerà il concetto tradizionale di albergo, sovvertendo la suddivisione abituale degli spazi e la loro di fruizione”. Con queste premesse Open Project, lo studio di architettura bolognese, che dal 1984 a oggi conta numerose realizzazioni di rilievo del panorama nazionale e internazionale, ha svelato lo scorso aprile il progetto del nuovo hotel i cui lavori sono iniziati nel 2021, con completamento previsto per il 2023. Si tratta di un’architettura pensata come landmark urbano, che crea un’identità forte, riconoscibile e definisce il territorio, ricomponendo il rapporto tra aree da riqualificare e centro: 305 camere, 12.000 metri quadri fuori terra e 2.500 di superficie interrata, per una struttura di dodici livelli più uno interrato, dotata di numerosi servizi, che ne denotano l’uso ibrido. Il concept del progetto inverte la gerarchia degli spazi dal ground floor alla terrazza conferendo all’Hotel Porta Mascarella una struttura capovolta dove il cuore del progetto è al decimo piano, punta di diamante del progetto con la Sky Square, un livello terrazzato, completamente aperto alla vista sul centro storico della città, grazie al parapetto

vetrato, in cui si trovano numerosi servizi destinati alla collettività, non solo agli ospiti dell’hotel: bar, ristorante, lounge, un’area congressi e spazi per il coworking e lo smartworking, oltre alla reception per il check-in degli ospiti dell’hotel. “Abbiamo immaginato questo hotel come una finestra panoramica, che svela una Bologna inedita e la rende accessibile a tutti, con a sud la grande piazza che traguarda i colli e a nord una parte sommitale in lamiera retroilluminata, che di notte diventa una lanterna luminosa. Uno spazio di grande bellezza e ricercatezza ma non per questo elitario, che manifesta il suo valore nella capacità di includere e di essere accessibile a tutti”, commenta Francesco Conserva, con Maurizio Piolanti alla guida di Open Project. Progettato per diventare un posto di ritrovo per la comunità locale, l’hotel collega lo snodo ferroviario alle piste ciclabili, che portano in centro, con l’obiettivo di valorizzare l’identità del luogo, intercettando una clientela business che si muove in treno con l’alta velocità e in bici per l’ultimo miglio. Proprio quello della mobilità sostenibile è un focus importante del progetto, che al piano terra offre la possibilità di noleggiare le biciclette e raggiungere la pista ciclopedonale, un percorso continuo e car-free che dalla stazione centrale porta al centro. L’intero progetto architettonico è stato studiato e realizzato ponendo massima attenzione all’efficienza energetica e alla sostenibilità ambientale: da sempre, infatti, al centro della ricerca e

della pratica progettuale di Open Project c’è l’unione tra innovazione tecnologica e sostenibilità per realizzare ambienti a misura umana, dalle elevate prestazioni energetiche e a basso impatto. “Come in tutte le nostre realizzazioni, anche in questo progetto un elemento centrale è l’attenzione alle tecnologie edilizie e ai materiali, che consentono di ridurre le emissioni di CO2 legate alla costruzione. Quando progettiamo un edificio vogliamo che consumi poco, che sia duraturo e flessibile per adattarsi ai cambiamenti nel tempo, che riduca al minimo l’impatto ambientale, di questi elementi è fatta la sostenibilità concreta, reale di un progetto”, afferma Marco Capelli, LEED AP Building Design+Construction di Open Project.

PASS, UNA TAVOLA ROTONDA NELLA GIORNATA MONDIALE PER LA SICUREZZA SUL LAVORO Lo scorso 28 aprile, in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, Pass, azienda ferrarese di formazione e consulenza sulla salute e sicurezza sul lavoro, ha organizzato una tavola rotonda che si tenuta nel ridotto del Teatro Comunale “Claudio Abbado”. L’evento, aperto al pubblico in presenza e da remoto via Zoom, ha potuto contare sul patrocinio di Confindustria Emilia.

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NiEW, 10 ANNI DI CONSULENZA STRATEGICA NiEW, azienda di consulenza strategica, che realizza progetti di innovazione digitale con una specializzazione nel settore industriale e manifatturiero, festeggia quest’anno dieci anni di attività. La società, infatti è nata nel 2012 a Modena: un traguardo importante per tutto il team di Daniele De Cia, oggi presidente e founder, e Andrea Violante, CEO e co-founder di NiEW. “I primi anni di attività sono stati focalizzati principalmente sulla consulenza di ‘user experience’ in ambito industriale e sulla ideazione e realizzazione di soluzioni digitali”, spiega De Cia. “Oggi accompagniamo le aziende lungo percorsi di innovazione, con una esperienza che si è consolidata in contesti complessi tipici della grande impresa, da cui abbiamo derivato best practice e competenze che riusciamo a mettere al servizio anche di aziende medio piccole e con modelli di business meno innovativi”. L’accelerazione dei cambiamenti è sempre più elevata, di conseguenza è indispensabile aumentare la velocità di pianificazione e adattamento a nuove condizioni. Anche l’attività di NiEW è cambiata nel tempo, contestualmente all’evoluzione dei bisogni delle aziende clienti e in relazione alle grandi dinamiche che regolano il mercato, l’economia e il mondo del lavoro. “La principale ondata di cambiamento che tutti abbiamo avvertito è stata quella del digitale. Durante il lockdown, le aziende si sono precipitate a cercare soluzioni digitali che permettessero continuità di lavoro nel nuovo contesto e si è raggiunta la consapevolezza che esistono molti strumenti tecnologici per garantirla. Ma abbiamo anche compreso le difficoltà nel gestire il passaggio a una struttura del lavoro da remoto senza un cambiamento organizzativo che la accompagni, a meno che non sia pianificato dall’inizio del processo”, ricorda il presidente di NiEW. “Riporto spesso quanto suggerito da un nostro cliente, ovvero che il problema della digital transformation non è il ‘digital’, ma la ‘transformation’: l’attenzione si sta infatti spostando sempre più sulla trasformazione dei processi e dell’organizzazione aziendale a sostegno dell’adozione del digitale”, afferma Andrea Violante, CEO di NiEW. Ed è lo stesso processo che ha compiuto NiEW: in dieci anni ha spostato l’attenzione dalla realizzazione di soluzioni digitali a progetti di innovazione con particolare attenzione alle aziende di tipo tradizionale, vale a dire che non hanno nativamente il digitale nel loro modello di business e che devono necessariamente adottarlo perché non è più un’opzione ma una scelta obbligata per rimanere competitivi. “La nostra azienda è cresciuta e le sfide a cui siamo chiamati sono sempre più orientate ai problemi strategico-organizzativi e meno di

Al centro dell’iniziativa sono state messe la vita quotidiana e la capacità di gestire le emergenze con un occhio di riguardo alle persone più fragili. È stato affrontato quindi il tema dell’inclusività in ottica emergenziale in tutti gli ambiti, sui luoghi di lavoro, ma anche tra le mura domestiche, sempre più spesso sede quotidiana di svolgimento

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tipo tecnologico-implementativo. Non ci viene più chiesto come risolvere un problema tecnico, ma come facilitare l’accettazione e l’adozione della soluzione ideata”, continua Violante. NiEW ha sviluppato una metodologia distintiva basata su design thinking, digital mindset e financial acumen, caratteristiche che permettono di affrontare questa tematica con la garanzia di saper rispondere a bisogni reali delle aziende: offrire soluzioni di testata efficacia e favorire la trasformazione del modello di business verso la generazione di nuovi flussi di ricavi, a garanzia di un business sostenibile e profittevole. “Questo il percorso lungo il quale accompagniamo i nostri clienti, con un focus particolare nell’ambito manifatturiero e automotive che non esclude però altri settori di mercato”, sottolinea ancora Andrea Violante. Nell’evoluzione del mercato, NiEW ha inoltre la capacità di individuare opportunità che le aziende non sempre possono cogliere perché non raggiungibili con gli asset e le risorse disponibili o perché lontane dalla loro roadmap di sviluppo strategico. Ed è per questo che la realtà modenese si è recentemente attrezzata con una nuova linea di business per indirizzare azioni di venture building, pensate per cogliere e validare queste opportunità con strutture nuove e indipendenti, seppur partecipate dalle aziende clienti, che permettano di diversificare e assorbire il rischio nel percorso di generazione di nuove fonti di profitto grazie a nuovi modelli e soluzioni di business. “Ciò che NiEW si aspetta di affrontare nei prossimi anni sono maggiori sfide sul fronte organizzativo da parte delle imprese, che devono saper rispondere ai bisogni del mercato identificando nuovi prodotti e servizi, ed essere in grado di trattenere talenti. Continueremo ad affrontare queste sfide nel nostro territorio, ma esploreremo anche altre zone del mondo che stanno affrontando le stesse dinamiche”, conclude il presidente Daniele De Cia.

delle attività lavorative. Il programma della giornata ha previsto, dopo il saluto del direttore della fondazione Teatro Comunale “Claudio Abbado” Moni Ovadia e del direttore artistico Marcello Corvino, gli interventi di esperti di fama nazionale. Ad aprire, Elisabetta Scaglia, ingegnere specializzato in materia di prevenzione

incendi e componente del gruppo di lavoro “Sicurezza” del Consiglio Nazionale Ingegneri, che ha tenuto un intervento dal titolo “Oltre la norma: ambienti e comportamenti nella progettazione dell’esodo”. A seguire hanno preso la parola prima Stefano Bergagnin, direttore tecnico di Pass e anch’egli componente del


gruppo di lavoro “Sicurezza” del Consiglio Nazionale Ingegneri, che ha relazionato la platea su “La sicurezza in caso di emergenza in relazione alle nuove modalità di lavoro”, poi Stefano Zanut, architetto e direttore vicedirigente del Comando di Pordenone del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che è intervenuto in tema di “Consigli inclusivi per vivere in sicurezza”. A moderare la tavola rotonda Paola Garavini, amministratore unico di Pass e safety coach & trainer. L’incontro è parte di una serie di eventi che, a partire dal 2016, Pass ha organizzato in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, con lo scopo di diffondere una cultura e una educazione alla sicurezza più consapevole e radicata. In quell’anno il sodalizio tra Pass e Teatro Comunale di Ferrara vide la prima esercitazione antincendio con pubblico in sala, evento straordinario con l’obiettivo di sensibilizzare vecchie e nuove generazioni sui temi della sicurezza. Vennero coinvolti i bambini delle scuole del territorio per insegnare loro a seguire le vie di fuga, a riconoscere l’allarme in corso e coordinarsi con le persone di riferimento durante l’evacuazione. “Questa tavola rotonda segna un capitolo importante di divulgazione e approfondimento, caratteristica distintiva della nostra azienda. Le imprese emiliane dimostrano grande sensibilità. In Emilia ci sono realtà imprenditoriali che per classe dimensionale hanno risorse e persone per lavorare tanto e bene su questi temi. Siamo in una regione dell’Italia dove i controlli degli enti di vigilanza sono più seri e rigorosi.

Dal mio punto di vista, però, rimane ancora molto da fare sul lato culturale e formativo. Iniziative come quella dello scorso 28 aprile servono proprio a tenere alta l’attenzione. Su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro le luci dei riflettori devono rimanere sempre accese”, afferma Paola Garavini. Il video dell’evento, tradotto in diretta da interprete LISS per i non udenti, è visibile nel canale YouTube di Pass al seguente link: https:// youtu.be/7yrE-KsPT7c

PMG ITALIA, SI RINNOVA IL PATTO “BOLOGNA OLTRE LE BARRIERE” Lo scorso 14 aprile, in piazza Maggiore a Bologna, si è svolta la cerimonia di consegna al Comune di quattro nuovi veicoli attrezzati all’accompagnamento di persone con fragilità. I veicoli sostituiscono quelli finora utilizzati nell’ambito del patto di collaborazione del “Percorso Bologna Oltre le Barriere”, il progetto di sussidiarietà circolare, che guarda al benessere della comunità attraverso l’attenzione alle persone che la compongono, e frutto di una co-progettazione tra il Comune di Bologna, PMG Italia Società Benefit, Io Sto Con Onlus e Auser Territoriale Bologna O.d.V. Il patto di collaborazione è nato per garantire le attività

quotidiane e continuative di trasporto e accompagnamento di persone con fragilità e disabilità alle attività lavorative, scolastiche e sanitarie del territorio bolognese, e resterà operativo grazie alla fondamentale sensibilità e attività di responsabilità sociale di partner particolarmente sensibili e presenti sul territorio: Banca di Bologna, Bologna FC 1909, BPER Banca, CAF ACLI, Coloplast, Centro Bologna Clubs, Ecostone, GD, IGD Group, Profilati, UnipolSai Assicurazioni, UniSalute. Novità di quest’anno: ai beneficiari dei servizi adulti e maggiorenni, si uniscono anche i minorenni con disabilità e fragilità. La gestione dei veicoli sarà sempre affidata ad Auser Bologna che, grazie all’utilizzo della App uCarer Servizi Inclusivi, garantirà l’ottimizzazione dei servizi, della gestione dei viaggi e dei volontari. I servizi vengono effettuati a seguito della segnalazione dell’ufficio dei Servizi Sociali del Comune di Bologna. “È fondamentale il supporto delle aziende del territorio a questo tipo di iniziative. La collaborazione tra imprese, enti pubblici e terzo settore è l’unico modo per poter assicurare servizi completi alle persone con fragilità, che soprattutto negli ultimi due anni hanno dovuto affrontare molte più difficoltà di quante già ne dovessero affrontare precedentemente. È stato fondamentale in questo frangente anche l’apporto del mondo del volontariato, sempre disponibile alla gestione delle emergenze e di quella che ormai è diventata una quotidianità di interventi”, sottolinea Marco Accorsi, vicepresidente di PMG Italia Società Benefit. “Come Società Benefit non potremmo essere più orgogliosi di questo risultato, raggiunto in un periodo particolarmente delicato in cui il rischio di chiudersi agli altri è fin troppo tangibile.

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Bologna è una città dal cuore d’oro. Una città capace di unire risorse ed energie in un’unica grande rete a sostegno delle fragilità e del territorio”, commenta Silvana Fusari, responsabile relazioni esterne di PMG Italia Società Benefit. PMG Italia, inoltre, insieme a Elleci Service e Coloplast è partner tecnico del Progetto TAI, il primo patto di collaborazione in Italia che vede coinvolti il Comune di Bologna e due associazioni Pazienti, FAIP (Federazione delle Associazioni Italiane di Persone con Lesione al Midollo Spinale) e FAIS (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati), in intesa con l’ASL di Bologna, per consegnare a domicilio dispositivi medici alle persone con disabilità, abbattendo così alcune barriere che rendono difficile la vita a loro e complicano il lavoro dei caregiver. “Da sempre sostenitori del concetto di rete e del dialogo tra pubblico, privato e terzo settore, e in qualità di Società Benefit, non potevamo che partecipare a un progetto di sussidiarietà circolare come questo, che ha come finalità il supporto ai bisogni delle persone”, conclude Silvana Fusari.

PRAXIS CONSULTING, LA GSC COMPANY AL FIANCO DELLE IMPRESE “Governance, Sustainability e Compliance sono i temi su cui ci concentriamo, cercando di proporre una visione integrata e inclusiva delle scelte strategiche aziendali seguendo il solco degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. Anche grazie all’ingresso in azienda, dall’inizio del 2022, di nuove figure professionali specializzate che ci hanno permesso di allargare lo sguardo al tema della sostenibilità, ci definiamo la prima GSC Company in Italia e ci proponiamo come partner in grado di comprendere le dinamiche che regolano le singole realtà e identificare soluzioni concrete per le imprese”. Parola di Sandro Birello, presidente di Praxis Consulting, società di Zola Predosa, alle porte di Bologna, che da quasi trent’anni opera con successo nell’ambito della consulenza e della formazione aziendale creando

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Sandro Birello, presidente, e Andrea Vivi, amministratore delegato di Praxis Consulting

progetti ad hoc per imprese di diversi settori che hanno bisogno di supporto in tema di sicurezza sul lavoro, sicurezza prodotti, ambiente energia, sistemi di gestione ed economia circolare. “La nostra azienda è attiva dal 1993 e inizialmente si è focalizzata sugli aspetti di salute e sicurezza del lavoro, per poi ampliare le proprie competenze e la gamma dei servizi offerti a tutti gli aspetti che sono necessari per garantire una corretta governance aziendale”, spiega ancora Birello. “Oggi, infatti, oltre a offrire i servizi di consulenza sicurezza e ambiente, assumendo anche ruoli di RSPP e di dirigente delegato per la sicurezza, supportiamo le aziende nell’implementazione dei sistemi di gestione anche in relazione ai modelli organizzativi e gestionali necessari per garantire la compliance alla 231. Il recente ingresso in società di Andrea Vivi, che ricopre la carica di amministratore delegato, ci ha permesso di specializzarci ulteriormente negli ambiti delle certificazioni di prodotto e affrontare con tutta la necessaria professionalità i temi, sempre più importanti per le nostre imprese, della sostenibilità e dell’economia circolare”, continua il presidente di Praxis Consulting. Oggi è un dato di fatto che i manager pensino alla salute e sicurezza del lavoro non più come a un mero obbligo a cui adempiere, quanto come a un vero e proprio strumento di governance

aziendale, utile per migliorare non solo l’incolumità dei lavoratori, ma anche il loro benessere e, di conseguenza, le performance complessive del sistema. “Pochi sanno però che i comportamenti che adottiamo, e gli obblighi a cui siamo sottoposti come lavoratori e manager, hanno le radici in un lontano passato”, prosegue Birello. “Il primo a parlare di ‘malattia professionale’ fu infatti Bernardo Ramazzini, un medico di Carpi vissuto a cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo che nell’anno 1700 pubblicò la prima edizione del suo De morbis artificum diatriba, nel quale dava suggerimenti per la prevenzione dei danni da lavoro di più di 50 diverse tipologie di occupazione. Con l’avvicinarsi ai nostri tempi, l’approccio che inizialmente era decisamente ‘dirigistico’, secondo una logica che i tecnici della sicurezza definiscono di ‘comando e controllo’, negli ultimi decenni del ‘900 è passato a una filosofia di ‘autocontrollo’, imponendo al management aziendale di farsi carico di analisi e valutazione dei diversi rischi, in modo da poter poi prendere tutte le decisioni del caso”, evidenzia ancora il presidente di Praxis. Dai tempi di Ramazzini a oggi, tanta strada è stata fatta ma ancora ne dobbiamo fare. L’integrazione della sicurezza aziendale nel Decreto 231 del 2001 è stata una svolta, ed oggi i temi della sostenibilità (non solo ambientale, ma anche sociale ed economica) e dell’Agenda ONU 2030 ci pongono ulteriori sfide alle quali sapremo dare adeguate risposte”, conclude Sandro Birello.

PROXIMA DIVENTA SOCIETÀ BENEFIT Dallo scorso febbraio, l’agenzia di comunicazione modenese Proxima è diventata ufficialmente una società benefit. Oltre ai classici obiettivi economici, senza i quali l’azienda stessa non esisterebbe, Proxima andrà alla ricerca anche di obiettivi di beneficio comune, operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente. “Questi valori hanno sempre



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NUOVA MG, DA CINQUE ANNI IN CRESCITA CON LA FIDUCIA DEI CLIENTI Dovendo sintetizzare il successo di Nuova Mg, azienda di Modena che festeggia quest’anno i primi cinque anni di attività, si potrebbe ricordare questo: dal 2017, l’impresa specializzata in lavori di meccanica generale per conto terzi, ha portato il fatturato da 700 mila euro a 3 milioni, duplicato il numero di collaboratori, arrivando a 43 dipendenti, e creato una micro-filiera produttiva avvalendosi di fornitori seri e puntuali. Un risultato confermato anche da specialisti nel settore dell’economia come i quotidiani Il Sole 24 Ore e il Financial Times, che hanno inserito l’impresa geminiana nell’elenco “Leader della crescita”. “Sono passati cinque anni da quando ho fondato la Nuova Mg”, ricorda il titolare Giovanni Finelli. “Ma in questa attività ho messo tutta la mia competenza, che è ben di più lunga data”. Dopo diverse esperienze lavorative in aziende metalmeccaniche nella bassa mantovana, nel 2000 Finelli decide di mettersi in proprio e creare una piccola realtà nel comune di Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia. “Nel 2017, poi, ho deciso di acquistare una realtà già avviata a Modena, nel campo della saldatura. Nasce da qui ‘Nuova Mg’. Da subito la sfida è stata importante, perché mi sono trovato ad affrontare problematiche molto complesse e a dover gestire un numero di persone al lavoro maggiore rispetto a quanto ero abituato”. Ma, quando diventa indispensabile, sembra che nel Dna degli emiliani si metta in moto qualcosa che li rende capaci di rispondere alle sfide, anche alle più dure. “Come molti altri, prima di me, ho cercato in me stesso e ho trovato la tenacia e la forza d’animo per proseguire”, sostiene Finelli. “Sarà prosaico, ma nel momento del bisogno, siamo pronti a rimboccarci le maniche e a concentrarci sul lavoro. Ho solamente cercato intorno a me qualcuno che sapesse farlo allo stesso modo e, in pochi anni, sono riuscito a riunire un team collaborativo, pronto a gestire una Pmi in grado di affrontare le sfide del mercato”. Il segreto, continua il titolare, è proprio in questo ‘sporcarsi le

caratterizzato il nostro modo di essere impresa, ma abbiamo voluto metterlo nero su bianco, prendendo impegni precisi e modificando il nostro statuto”, rimarcano dalla sede di via Malavolti. “Utilizzeremo l’engagement come strumento di crescita della società. Perché se un’azienda sviluppa relazioni nutrienti con i propri stakeholder, il territorio, l’ambiente, sta bene lei e stiamo meglio tutti. Siamo

mani’: “Assieme ai dipendenti e ai collaboratori abbiamo creato un rapporto collaborativo, facendo nascere in tutti la consapevolezza di un bene comune da far crescere costantemente. Non sarei qui senza di loro”. L’azienda modenese opera su un’area di oltre 4.300 metri quadri, suddivisa in due strutture. Opera nel campo della metalmeccanica e copre una vasta gamma di servizi mettendo a disposizione dei clienti attrezzature all’avanguardia, 12 postazioni di saldatura robotizzata e 26 postazioni di saldatura manuale in grado di garantire la massima espressione in fatto di sicurezza, controllo e affidabilità del prodotto finito. “Questi ultimi anni sono stati davvero difficili”, non nasconde Finelli. “La pandemia e i suoi effetti hanno avuto ripercussioni, ma ci hanno anche resi più attenti a qualsiasi elemento esterno. In questa situazione, ciascuno per il proprio vissuto, abbiamo fatto tesoro di quanto appreso, in termini sia emotivi sia organizzativi, dal terribile terremoto del 2012. Tutti avevamo dei ricordi, un background di quell’evento. E questa esperienza ci ha reso più forti, perché eravamo insieme, e siamo riusciti comunque a far fronte all’emergenza e a ripartire dopo pochi giorni”. Ora Nuova MG continua a investire per continuare a crescere, come ad esempio sul reparto di saldatura. Si stanno portando nuovi strumenti per l’assemblaggio di componenti meccanici per l’automotive (SKF) e per macchinari agricoli (Bondioli & Pavesi). E se si chiede cosa abbia in serbo il futuro a Nuova Mg, Giovanni Finelli risponde sicuro: “Anche se in un quadro abbastanza incerto, noi non demordiamo e stiamo continuando a lavorare per aumentare il numero di clienti, forti della nostra esperienza nel campo della saldatura per macchine agricole. Mettiamo sempre al primo posto l’esigenza del cliente, in primis il rispetto delle date di consegna, senza perdere di vista la qualità, esigenza fondamentale per essere competitivi e rimanere attivi sul mercato”.

fatti di relazioni. In Proxima lavoriamo per rendere queste relazioni nutrienti e con esse migliorare noi stessi e il mondo che ci circonda. È il nostro modo di essere Benefit”. Proxima è un’agenzia di comunicazione o, per dirla con le loro parole, “siamo un hub fatto da tre agenzie, 60 talenti, 33 anni di cambiamenti, un unico grande credo: è l’idea, sempre l’idea la nostra carta vincente. Il nostro obiettivo

è fornire il necessario per affrontare la complessità della comunicazione contemporanea attraverso semplicità, senso, azione e rapidità di risposta a tutti i livelli”. Creatività, design thinking, digital strategy, customer experience sono gli assi nella manica di Proxima. Il 2020 è stato l’anno in cui la quasi totalità degli eventi e delle fiere di settore è stata convertita in digitale. Proxima si è data da fare per

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QUIX INAUGURA I NUOVI LOCALI E INVESTE SUL FUTURO

affiancare i suoi clienti in questa nuova normalità comunicativa. “International Incoming”, appuntamento annuale che riunisce le aziende trentine di meccanica e meccatronica con i propri buyer e prospect, ad esempio, è approdato online. Una situazione non facile per un mercato in cui il processo di vendita è talmente specifico e dettagliato da aver sempre richiesto la presenza fisica in stabilimento dei potenziali compratori. “Lato, la società benefit dell’ecosistema Proxima, specializzata in customer experience, ha collaborato con Trentino Sviluppo (il braccio operativo di Trento che lavora allo sviluppo territoriale), per riprogettare completamente l’evento in chiave digitale, e consentire alle aziende trentine di non perdere le opportunità di relazione e vendita che l’International Incoming ha sempre rappresentato”. L’intero progetto, che ha visto la realizzazione della piattaforma web, la gestione dell’evento online e la costruzione dell’esperienza digitale, è stato sviluppato con l’obiettivo di realizzare la migliore esperienza possibile: facile, immediata, confortevole, frictionless. “Dalla customer experience alle complesse interazioni tra agende; dagli strumenti di vendita al microcopy: tutto è stato progettato per mettere i buyer ‘a proprio agio’ e farli sentire ‘nello stabilimento’ pur senza muoversi da casa”, concludono da Proxima.

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Taglio del nastro lo scorso 10 maggio per i nuovi spazi aziendali della società Quix, a Modena. L’azienda, nata nel 2000, si occupa di consulenza tecnologica e informatica, ha 85 dipendenti (più della metà laureati e un terzo dei quali sono donne) e lavora per grandi clienti, aziende dei più svariati settori tra i quali: automotive, moda, bancario, ceramico. L’ampliamento della sede ha riguardato la nuova ala aziendale: un moderno openspace di 400 metri quadrati, e alcune sale private dedicate all’incontro, al confronto e al lavoro di squadra. All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e il vicesindaco del Comune di Modena, Gianpietro Cavazza. Tra gli ospiti dell’incontro anche alcuni importanti clienti che hanno presentato case history di successo, realizzati grazie alla partnership strategica con l’azienda modenese, come Lorenzo Villa, team leader touchpoints di Credem Banca, che ha illustrato l’importante percorso di digitalizzazione che l’istituto di credito ha intrapreso grazie alla consulenza tecnologica di Quix, e Claudio Coni, CIO di Marazzi Group, altro cliente storico dell’azienda modenese, partner da più di vent’anni. L’azienda di consulenza informatica Quix, diventata un punto di riferimento per le eccellenze del made in Italy della nostra regione, vanta oltre 20 anni di attività, ed è guidata dall’amministratore delegato Claudio Masini e da Massimiliano Malaguti, Un momento del taglio del nastro per i nuovi spazi di Quix a Modena

Andrea Prandini e Roberto Garuti, soci e direttori rispettivamente delle aree production, R&D e support & operations. Quix ha chiuso il 2021 con un fatturato di 6milioni e 600 mila euro (+7% sul 2021) e l’età media del personale è 32 anni. Risultati che puntano a essere migliorati ulteriormente, come ha dichiarato, durante l’inaugurazione, Massimiliano Malaguti: “L’espansione della sede ci assicurerà lo spazio per accogliere i nuovi colleghi necessari per supportare il piano industriale che prevede una crescita a doppia cifra per il prossimo triennio. Per quest’anno abbiamo già pianificato l’inserimento di nuovo personale che stiamo selezionando attivamente sul territorio, puntiamo infatti di arrivare ai cento dipendenti entro la fine dell’anno”. “Sebbene sosteniamo da sempre una policy lavorativa ibrida, fondata sulla flessibilità tra lavoro in ufficio e smart working”, continua Malaguti, “crediamo però che, per un’attività consulenziale di alto livello come la nostra, sia essenziale anche il confronto costante tra i colleghi attraverso il lavoro in presenza; per questo abbiamo inaugurato questo nuovo spazio, affinché possa diventare una fucina di idee per lo scambio reciproco tra le differenti competenze professionali che caratterizzano la nostra realtà aziendale”.

RCM, ENTRO L’ANNO TAGLIO DEL NASTRO DEL ‘RAIMONDI MUSEUM’ RCM, storica azienda di Casinalbo, in provincia di Modena, che dal 1967 progetta, produce e distribuisce macchine per la pulizia industriale e urbana, inaugurerà entro l’anno la nuova Area Comunicazione e Ospitalità nello stabilimento di via Tiraboschi dove troveranno spazio diverse attività, tra cui meeting aziendali, videoconferenze, prove dimostrative e la nuova RCM Academy. A questa area multifunzionale, poi, sarà annessa la Collezione privata Raimondi, che verrà inserita all’interno del “Raimondi Museum”, dove saranno raccolti i prodotti tecnologici innovativi realizzati da quattro


Da sinistra in piedi: Romolo, Roberto e Renzo. Seduti: Raffaele, Raffaella, Raimondo e Riccardo Raimondi. Sopra: il trattore Bruco del 1952

generazioni della famiglia Raimondi. Il Raimondi Museum raccoglierà le esperienze imprenditoriali del nonno Ippolito, che a fine ‘800 a Parma diede vita alla storia imprenditoriale della famiglia Raimondi, a cominciare da una copia di una bicicletta prodotta da lui nel 1899. All’interno dell’area saranno inoltre esposti più di cinquanta pezzi tutti originali, tra cui: motocicli MR (Malagoli-Raimondi), motori statici a petrolio o a benzina RC (Raimondi-Caiumi) del periodo 19221936, motori Diesel marini e industriali, trattori agricoli e macchine movimento terra RC costruite dal papà Romeo fino a metà anni ‘60, oltre alla raccolta straordinaria di tutti i prototipi originali delle motoscope e lavapavimenti realizzati dalla RCM (Raimondi Costruzioni Meccaniche) dal 1967 a oggi, compreso un robot lavante di ultima generazione. Uno spazio del tutto nuovo: non sono infatti numerose le aziende del nostro territorio che dispongono ancora di tanti cimeli e possono ricostruire una storia ultracentenaria, come potrà fare la collezione dell’azienda RCM. L’inaugurazione della collezione privata RCM è prevista a settembre e coinciderà con i 55 anni della costituzione dell’azienda e con i 35 di Assmo (l’azienda che si occupa di noleggio, manutenzione e riparazione) e i 35 della scomparsa di Romeo Raimondi a cui sono succeduti i tre figli Romolo, Renzo e Roberto con Roberto presidente dal 1983 al 2017; da diversi anni, inoltre, nel Consiglio

di amministrazione siedono anche i rappresentanti della quarta generazione della famiglia, i cugini Raffaella, Raffaele, Riccardo, Raimondo, quest’ultimo presidente del Gruppo. “Oggi RCM è una delle sette aziende al mondo che può vantare una gamma full range: spazzatrici industriali, stradali e lavapavimenti. Siamo un’impresa con una forte vocazione all’export, i due terzi del nostro fatturato infatti lo realizziamo all’estero e con una grande attenzione per l’ambiente e la sostenibilità sia nella realizzazione dei nostri prodotti finali che in tutto l’iter di produzione. Le nostre spazzatrici, infatti, hanno sistemi molto avanzati per il controllo delle polveri, le lavapavimenti sono progettare per ottimizzare al massimo il risparmiano di acqua ed energia e per attutire l’inquinamento acustico durante il loro utilizzo. Inoltre, siamo stati tra le prime aziende in Emilia, quasi vent’anni fa, ad adottare un impianto fotovoltaico da 200kW”, spiega il presidente Raimondo Raimondi. RCM, che impiega 140 dipendenti, dispone di tre sedi produttive e un fornito magazzino ricambi. Due le filiali, una a Milano e una in Spagna, a Barcellona. Del Gruppo RCM fanno parte PMP (lavorazioni industriali), ASSMO

(noleggio e assistenza), MACROCLEAN (macchine stradali) e AUTOMATE (robots). Quest’ultimo ha prodotto NEXBOT, che è stato selezionato tra i finalisti dell’Amsterdam Innovation Award 2022 nella sezione “Forza lavoro ed ergonomia”. Si tratta di un Cobot (Robot Collaborativo), una macchina lavapavimenti autonoma, ma assistita da un operatore per la pulizia di grandi aree come aeroporti, stazioni, ospedali, centri commerciali, logistici o impianti industriali.

REFUEL SOLUTIONS PROGETTA LA SOLUZIONE GREEN PER LA LOGISTICA Prendete quattro giovani brillanti e un’idea vincente. È nata così ReFuel Solutions, startup innovativa con sede a Modena, una delle realtà più promettenti nel settore strategico dell’energia pulita e della mobilità sostenibile. Grazie alla tenacia e alle capacità dei suoi giovani fondatori, prevalentemente ingegneri, che si sono laureati presso la facoltà di Modena, ReFuel Solutions ha creato e brevettato BiodieselKit, un kit aftermarket che permette ai mezzi pesanti una conversione green economica e rapida utilizzando biodiesel. Non solo una buona idea, ma anche concretezza e soprattutto risultati misurabili tanto che anche realtà di primissimo piano operanti nel campo dell’energia tradizionale e alternativa, a partire da ENI e dalla bioraffineria più grande del mondo, si sono già interessate Il tavolo dei relatori dell'evento "Energia pulita e mobilità sostenibile" organizzato da ReFuel Solutions In piedi da sinistra Marco Di Mola e Rexhina Saraci

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FONDAZIONE PROBONE: “NESSUNO STOP PER IL COVID E STIAMO ORGANIZZANDO NUOVE INIZIATIVE” “Insieme per chi non ce la fa da solo”: non è uno slogan, ma l’impegno più significativo per chi avverte di appartenere alla comunità. Un impegno molto specifico, perché la Fondazione Probone Italia di Bologna si occupa di assistenza diagnostica, terapeutica, chirurgica e riabilitativa alle persone affette da patologie vertebrali e del sistema muscolo-scheletrico anche in fase avanzata, al fine di migliorarne la qualità e la dignità della vita. “Gli ultimi due anni sono stati particolarmente complicati dalla pandemia, ma la fondazione non si è mai fermata. Purtroppo sono stati sospesi gli eventi, le attività di promozione e di raccolta fondi”, spiega Patrizia Lorenzelli, consigliere della Probone “abbiamo però tante idee interessanti, che si svilupperanno nei prossimi mesi”. “Non per forza si devono donare soldi, non per forza si deve dedicare tempo, non per forza si deve apprezzare il lavoro svolto. Non per forza, ma per amore”: è una frase che spiega l’essenza della fondazione. A pronunciarla è il fondatore della Probone Alessandro Gasbarrini, direttore del reparto di chirurgia vertebrale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Professionista di fama internazionale, insieme all’intero suo staff dedica tutto il tempo possibile a intervenire sulle persone che, attraverso la Probone, arrivano nel suo reparto.

alla startup “made in Modena”. I quattro protagonisti di ReFuel Solutions, i quali hanno deciso di spendersi a tempo pieno nella startup oltre gli studi universitari, sono Adriano Cordisco, ingegnere dei materiali, Federico De Pietri e Marco Di Mola, entrambi ingegneri del veicolo e Rexhina Saraci, ingegnera informatica. E proprio per offrire un’occasione di confronto e un’opportunità per aumentare la consapevolezza sulle alternative disponibili per una migliore sostenibilità ambientale, ReFuel Solutions ha scelto di promuovere lo scorso 11 aprile l’evento “Energia pulita e mobilità sostenibile” che ha avuto come temi centrali la transizione energetica e la neutralità tecnologica per il futuro del tessuto industriale locale. L’iniziativa, che è nata non a caso nel cuore della Motor Valley, si è svolta in

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Insieme al prof. Gasbarrini collaborano i Consiglieri: Patrizia Lorenzelli, Geraldine Venturoli e Paola Brunori Calzolari. “Non siamo da soli”, continua Lorenzelli. “Riceviamo aiuto da persone generose provenienti da vari settori che pur non avendo competenze specifiche, si mettono a disposizione per dedicare ore e affetto alle persone che assistiamo”. L’equipe medica del prof. Gasbarrini presta la sua opera in maniera totalmente gratuita. La fondazione copre in particolare i costi della struttura ospedaliera, dove si svolgono gli interventi, per le persone che provengono da paesi, che mancano di assistenza sanitaria. Fornisce inoltre un supporto finanziario e logistico ai famigliari e attiva convenzioni con esercizi ricettivi, ubicati principalmente nella circoscrizione bolognese. Nei casi di lungodegenza, i volontari assicurano sostegno psicologico e assistenziale. Ad oggi le persone aiutate, provenienti da tutto il mondo sono diverse decine. Per questo motivo la Fondazione ha bisogno del sostegno di tutti che si concretizzano tramite erogazioni liberali all’IBAN IT89 F032 9601 6010 0006 7028 273 e con la scelta del 5x1000 indicando il codice fiscale 91337870371 Per info: www.probone.org/sostienici

un contesto del tutto particolare, vale a dire E-HUB l’incubatore per aziende innovative del settore elettronico ideato e fondato da Fabio Malagoli, amministratore di Techboard Group. Durante l’incontro, in qualità di relatori, sono intervenuti Davide Baruffi, sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Gabriele Giacobazzi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Modena, Fabio Malagoli, amministratore delegato di Techboard Group, Tiziana Ferrari, direttore generale di Confindustria Emilia, e Gian Carlo Muzzarelli, sindaco del Comune di Modena. “Tre anni fa, quando abbiamo iniziato a sviluppare le nostre ricerche volte ad impiegare nel settore della mobilità pesante il biodiesel, in molti ci consideravano dei matti, ora

ci chiamano in tutto il mondo per modificare qualsiasi cosa, treni, barche, auto e naturalmente camion. È una grande soddisfazione perché conferma la validità e l’applicabilità della soluzione che abbiamo ideato, ma è altrettanto importante che la nostra esperienza sia di stimolo per un ampio e approfondito confronto tra addetti ai lavori. Il fatto poi che tutto questo avvenga nella terra dei motori ci rende particolarmente orgogliosi”, hanno evidenziato Federico De Pietri e Adriano Cordisco, fondatori di ReFuel Solutions. Fabio Malagoli, da parte sua, ha sottolineato: “Vedere risultati come quelli che sta ottenendo ReFuel Solutions rappresenta un nuovo positivo esempio della validità della formula dell’incubatore dedicato alle aziende innovative nel settore dell’elettronica che


possono così concentrarsi sulla loro idea imprenditoriale. Il merito va comunque dato a questi giovani così brillanti e intraprendenti: loro come un seme stanno facendo germogliare una pianta in un terreno fertile”.

SAFETYKLEEN ITALIA PROMUOVE UN NUOVO PROGETTO NELLE SCUOLE Si chiama “Safetykleen For School” ed è il nuovo progetto avviato da Safetykleen Italia per contribuire alla formazione pratica degli studenti e offrire loro maggiore consapevolezza sul funzionamento del mondo del lavoro, cercando così di colmare il gap tra scuola e lavoro. La collaborazione di Safetykleen con le scuole si inserisce nell’ambito dei cosiddetti P.C.T.O., ovvero i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento creati a partire dal 2019, per licei, istituti tecnici e istituti professionali come evoluzione dell’alternanza scuola-lavoro. L’obiettivo di questi percorsi curricolari è quello di far acquisire agli studenti le competenze funzionali al percorso di studi intrapreso e quelle trasversali indirizzate all’orientamento nel mondo del lavoro o al proseguimento degli studi superiori. Safetykleen, gruppo multinazionale presente sul nostro territorio con una sede a San Cesario sul Panaro, in provincia di Modena, si impegna ogni giorno per offrire ai propri clienti soluzioni complete per il lavaggio pezzi che forniscano maggiore qualità di lavaggio, efficienza

e conformità, sfruttando l’efficacia di detergenti a base acqua non infiammabili e privi di COV (Composti Organici Volatili) in sostituzione ai tradizionali e più inquinanti solventi. “Educare gli utilizzatori di domani all’impiego di alternative per il lavaggio pezzi meno impattanti sull’ambiente e meno pericolose per gli utilizzatori è un tema molto caro all’azienda, senza tralasciare che questo progetto permette di aumentare il livello di conoscenza degli studenti sulle attività di lavaggio industriale, settore spesso sottovalutato, ma importante per ottenere processi industriali più sicuri”, evidenziano dall’impresa. A marzo scorso Safetykleen Italia ha avviato la sua prima collaborazione in questo ambito con l’Istituto Avogadro di Torino con un programma di formazione dedicato a tutte le classi quarte e quinte della specializzazione di “Meccanica, Meccatronica ed Energia” per un totale di circa 25 ore su specifiche materie quali organizzazione aziendale, metodi di lavaggio pezzi e legislazione in materia di ambiente, salute e sicurezza. Il compito di educare i ragazzi su queste tematiche è stato affidato a uno dei veterani dell’azienda e promotore di questa iniziativa, Andrea Araudo, national key account manager di Safetykleen Italia, supportato dall’HSE manager Mattia Bonetti con il suo team e dall’account retention and marketing director Mauro Morelli. “La collaborazione con lo storico Avogadro di Torino è nata con una modalità credo apprezzata dai nostri giovani interlocutori: tramite Linkedin ho conosciuto il Professor Sola, insegnante dell’Istituto Avogadro, e la nostra interazione digitale ha portato alla creazione di questo progetto con l’obiettivo di avvicinare il mondo scolastico e quello professionale. Possiamo solo sperare che quanto creato sia apprezzato e che possa essere utile agli studenti per il loro futuro lavorativo”, spiega Andrea Araudo. Ma l’azienda non si è fermata a Torino: dato l’ottimo riscontro

della prima collaborazione, già ad aprile Safetykleen ha portato il progetto all’Istituto Paleocapa di Bergamo con un ciclo di 8 ore di formazione dedicate alle classi quinte ad indirizzo “Meccanica e Meccatronica”. Con il doppio obiettivo di portare avanti la campagna per un lavaggio industriale più sicuro e sostenibile e fornire agli studenti le competenze trasversali che permetteranno loro di fare i prossimi passi professionali e formativi con maggiore consapevolezza, il progetto Safetykleen for School non sembra volersi fermare qui e il prossimo anno dovrebbe coinvolgere nuove scuole in altre zone d’Italia.

SITI B&T GROUP SI ESPANDE IN BRASILE Siti B&T, produttore modenese di impianti completi a servizio dell’industria ceramica mondiale, ha annunciato lo scorso aprile due grandi progetti con il Gruppo Fragnani, presso il quale installerà in Brasile la prima linea SUPERA®. Due sono gli stabilimenti del Gruppo brasiliano coinvolti: Tecnogres e Incenor di Bahia. SUPERA® è l’esclusiva tecnologia di pressatura su nastro e senza stampo creata per garantire la massima flessibilità e versatilità in termini di formato di prodotto e di spessore, eliminando totalmente la dipendenza da stampi e avendo come obiettivo principale l’eliminazione degli scarti in crudo. All’interno dello stabilimento di Tecnogres è stato avviato un massivo rinnovamento tecnologico che include, per l’appunto, l’installazione di una linea SUPERA® in grado di lavorare lastre fino a 1600x3200mm e sotto-formati tagliati in crudo, con spessori da 6 a 20mm. Una delle caratteristiche principali di questa pressa da 30mila tonnellate è rappresentata dalla sua capacità produttiva, in grado di raggiungere i 500 mila mq/mese. Questa peculiarità consente di ottenere, oltre a un grande vantaggio economico determinato dall’incremento di produttività, una significativa riduzione dei consumi di energia durante il processo di lavorazione, grazie anche al sistema brevettato

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Start&Stop che permette di ridurre del 30% i consumi energetici. Importante vantaggio di SUPERA® è il sistema di pressatura tramite tampone in resina ad elevata durezza e durabilità, che consente di realizzare prodotti strutturati e rilievi di superficie ad alta definizione e profondità. Questo sistema garantisce anche una riduzione dei costi di produzione, non dovendo provvedere all’acquisto di nastri che per la loro caratteristica risultano ad elevata usura. Il sistema brevettato di pressatura senza stampo SUPERA® è caratterizzato da una straordinaria tolleranza alle diverse tipologie di impasto e necessita di materie prime locali non necessariamente caratterizzate da elevata plasticità o umidità, disponibili inoltre a KM 0, comportando costi operativi tra i più contenuti sul mercato. SUPERA® è inoltre un sistema modulare, che non necessita di trasporti speciali. Per questo motivo, al fine di facilitare la logistica in loco e di rendere più agevole l’installazione presso lo stabilimento del cliente prevista a inizio agosto, la pressa verrà caricata e spedita smontata dal polo logistico del colosso formiginese. Un altro importante progetto in Brasile è l’impianto completo già in fase di montaggio presso Incenor, anch’essa società del Gruppo Fragnani con sede a Bahia. La linea di monocottura acquistata dal cliente brasiliano è infatti caratterizzata dalla più elevata produttività al mondo, con 44 mila mq/giorno e piastrelle grezze di 68x68cm, che verranno poi lavorate per ottenere il formato finale 63x63cm. A completare questa linea anche Innova, la full digital line firmata Projecta, azienda

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del Gruppo SITI B&T Group specializzata in decorazione digitale. “Per il nostro Gruppo il 2022 sarà un anno di grandi soddisfazioni in Brasile. Il progetto di incremento e consolidamento della nostra presenza in questo mercato è partito lo scorso anno con l’apertura di una seconda filiale a Santa Gertrudes, evento che ha rafforzato l’attività della sede produttiva storica, a Mogi Guaçu. Ora stiamo cogliendo i frutti di questo investimento collaborando fattivamente con nomi di riferimento dell’industria ceramica brasiliana, garantendo un’offerta tecnologica completa e con un servizio dinamico ed efficiente”, dichiara Fabio Tarozzi, CEO di SITI B&T Group.

GEORGETOWN UNIVERSITY SCEGLIE SITMA PER UN PROGETTO SU E-COMMERCE SOSTENIBILE Nel contesto del “Global Business Experience Program Georgetown University McDonough School of Business”, Sitma Machinery, realtà di Spilamberto, in provincia di Modena, specializzata nella progettazione e costruzione di macchine, sistemi e linee complete in vari settori, è stata invitata a presentare una proposta di progetto da realizzare grazie al supporto e alla consulenza di un team di studenti appartenenti alla classe Flex MBA 2022. Sitma, da sempre riconosciuta per le numerose attività di ricerca e collaborazione con diversi enti universitari, ha risposto immediatamente all’invito della Georgetown University individuando immediatamente un tema a Il team Sitma Machinery e Georgetown University

loro caro e decisamente appetibile intorno al quale costruire il business project. “Lo scopo del progetto è sviluppare una metodologia per l’analisi e il contenimento di consumi ed emissioni di CO2 derivante dai processi di confezionamento automatico delle linee Sitma con un focus specifico sulle soluzioni e-commerce per poi definire una strategia di go-tomarket”, spiegano dall’impresa modenese. “È il primo passo verso lo sviluppo di strumenti con una forte valenza etica e commerciale, in grado di rappresentare un valore aggiunto per i clienti del settore della logistica e del packaging”. Sitma, da sempre attenta al tema della sostenibilità, ha cercato strumenti in grado di fornire dati e valori oggettivi. Ecco da dove nasce la partnership con la Georgetown University: l’ateneo statunitense, tra i più prestigiosi del mondo, esprime infatti competenze specifiche nel settore, e ha messo a disposizione un team di giovani studenti, con un mix di competenze ed esperienze davvero ampie e diverse, che hanno fatto del progetto il loro business case dell’Mba. Il progetto si è concluso lo scorso 10 marzo quando il team della Georgetown ha fatto visita alla sede dell’azienda, presentando i risultati: numerosi sono gli input emersi da questo interessante tavolo di lavoro che lasciano intendere quanto la strada sia lunga, ma allo stesso tempo quanto questa strada sia quella corretta da seguire. Oltre a un sistema intelligente per il riconoscimento e il tracking del materiale utilizzato sulle macchine automatiche per


il packaging, Sitma ha pensato di creare una sinergia con un software dedicato con lo scopo di mappare il processo di confezionamento per consentire poi di limitare i consumi energetici così come gli impatti ambientali. “Dopo una prima fase di analisi, lo studio si è basato sull’implementazione di un tool in grado raccogliere e analizzare i dati in maniera quanto più possibile precisa e oggettiva, andando a toccare anche le fasi preliminari e successive al confezionamento, valutando per esempio il fine vita dell’insieme packaging/ prodotto”, rilevano dall’impresa. In definitiva, il progetto con la Georgetown University rappresenta il primo passo verso lo sviluppo di sistemi sempre più precisi per valutare l’impatto non soltanto di singoli processi, ma della filiera nel suo complesso. Il valore aggiunto risiede nell’opportunità di differenziare la sostenibilità e di fornire non solo dati in valore assoluto ma anche comparativi rispetto a soluzioni più inquinanti e/o impattanti. Questo non ha soltanto ripercussioni benefiche sull’ambiente, ma rappresenta uno strumento commerciale importante, rispondendo ai desiderata del mercato e del consumatore finale.

SOCIETÀ DOLCE ENTRA IN BORSA La Cooperativa sociale bolognese Società Dolce ha annunciato nel marzo scorso il proprio ingresso in Borsa e i Fondi mutualistici della Lega delle Cooperative - CoopFond - e di Agci - Associazione Generale Cooperative italiane - diventano suoi soci finanziatori, a sostegno del Piano industriale 2021-2028. Un percorso iniziato nel 2021 con le modifiche dello statuto, l’approvazione del regolamento, l’emissione delle azioni di finanziamento e l’accoglimento di una disponibilità palesata senza indugi dai fondi. Sono stati inoltre sottoscritti dei patti parasociali, che riservano ai fondi mutualistici la facoltà di nominare un proprio amministratore e un sindaco, alla scadenza dell’attuale organo amministrativo. “Un risultato

Pietro Segata, presidente di Società Dolce

di cui siamo orgogliosi, non tanto per il valore economico patrimoniale, pari a duecentomila euro in azioni da 500 per ogni fondo, ma per il riconoscimento dato al nostro progetto imprenditoriale, sul piano industriale 2021-2028”, dichiara Pietro Segata, presidente di Società Dolce. “I due fondi mutualistici, cui per legge le cooperative destinano il 3%, confermano massima fiducia nella solidità della cooperativa, che dalla pandemia esce addirittura rafforzata, grazie anche alla capacità di reagire agli eventi avversi”. Nel dettaglio, la cooperativa bolognese ha fatto il proprio ingresso sul mercato del debito, con un “Minibond Long Term” assistito dalla Garanzia Italia rilasciata da Sace: le obbligazioni emesse sono state accolte da Borsa Italiana, collocate per 4,4 milioni di euro e quotate nel mercato ExtraMot Pro3. Il rendimento lordo annuo riconosciuto agli investitori è del 4,5% ed è prevista la consueta opzione call, per l’eventuale rimborso anticipato a discrezione dell’emittente, con contestuale premio all’investitore. Un’operazione che mira a consolidare il patrimonio aziendale di una realtà cooperativa tra le prime dieci in Italia, che opera in un settore strategico, come quello sociosanitario. “È un altro salto di qualità, una strada nuova per acquisire una provvista finanziaria complementare a quella tradizionale”, continua il presidente di Società Dolce, “e ci apriamo ad una comunità economica che ha mostrato fiducia nei nostri progetti di

crescita e di sviluppo prospettico. Il nostro Piano industriale parte dall’attuale valore della produzione di oltre cento milioni di euro, oltre quattromila occupati e una reputazione molto solida. Condividere con i nostri committenti pubblici e coi fruitori dei nostri servizi la rigenerazione dei sistemi di protezione sociale e sanitaria è per noi il principale fattore di crescita. La scelta di emettere obbligazioni a sostegno del nostro sviluppo corrisponde a questa esigenza. Abbiamo scelto di differenziare stabilmente le fonti di provvista che, in passato, si sono prevalentemente concentrate sul capitale di rischio conferito dai soci e sulle tradizionali forme bancarie. Società Dolce è protesa da oggi verso l’adozione di forme di finanza innovativa”, conclude Pietro Segata.

SOLUZIONI, UN NUOVO STRUMENTO PER FAVORIRE L’INTEGRAZIONE DEI SISTEMI DI GESTIONE Soluzioni, società di consulenza di Imola, in provincia di Bologna, che si propone come fornitore di servizi innovativi, integrati e di alta qualità nell’ambito della prevenzione e gestione dei rischi aziendali, ha definito nei mesi scorsi un questionario per l’analisi e la valutazione preliminare del grado di integrazione dei sistemi di gestione aziendali. “Il questionario è stato progettato per guidare le aziende verso una corretta comprensione e valutazione degli aspetti rilevanti per una efficace integrazione al fine di coglierne le opportunità strategiche ed economiche”, dichiara Paolo Arlotti, responsabile dell’area sistemi di gestione e vicepresidente di Soluzioni. “Alcune valutazioni, all’inizio, sono essenziali. Per quali motivi si è adottato un sistema integrato? Scelta strategica della direzione o del responsabile del sistema che deve gestire tutto da solo? Al progetto di integrazione hanno partecipato tutte le funzioni interessate o solo il responsabile qualità ed ambiente perché i process owner non si occupano di queste cose? E ancora: l’integrazione, vista la complessità,

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Paolo Arlotti, responsabile dell’area sistemi di gestione e vicepresidente di Soluzioni

è stata gestita secondo logiche di project management con risorse dedicate o secondo logiche disordinate derivanti dall’urgenza dell’audit di certificazione? L’ufficio tecnico ha proposto migliorie di prodotto o processo senza preoccuparsi di eventuali impatti sull’ambiente e/o salute dei lavoratori?”, evidenzia ancora Arlotti. I rischi emergenti del contesto di riferimento, correlati ad aspetti quali cyber security, cambiamento climatico, sostenibilità, business continuity e supply chain, hanno portato nel tempo a una proliferazione di norme ISO e NON ISO specifiche per aiutare le aziende nell’adozione di adeguati sistemi di gestione dei rischi (ISO 14001, SA 8000, ISO 45001, ISO 27001 e 27701, le norme per i sistemi CSR e la misura delle prestazioni “ESG”). “Inizia a porsi la questione di come definire, implementare e condurre diversi sistemi di gestione all’interno della medesima impresa. Le imprese, nonostante tentativi di integrazione, osservano la duplicazione di attività, una crescita della burocrazia, una mancanza di armonizzazione degli obiettivi e di sinergia nelle azioni. Ma dove si gioca la vera integrazione? Non su documenti in comune come manuale o procedure, ma nel considerare l’azienda strettamente interconnessa con ciò che la circonda: è fondamentale ragionare in termini di ‘ecosistema’ a cui l’azienda appartiene, ossia il contesto da cui

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l’impresa è influenzata e che l’impresa, nella sua operatività, influenza in modo più o meno diretto sotto molti punti di vista: dal suo ruolo economico, sociale alle conseguenze ambientali. In quest’ottica, il sistema sarà tanto più efficace e funzionale agli obiettivi quanto più un’organizzazione sarà stata in grado di esaminare con attenzione il contesto e le parti interessate, comprendendone la complessità, le dinamiche evolutive e le interconnessioni tra tutte le prospettive di rischio”, analizza il vicepresidente di Soluzioni. L’obiettivo della società di consulenza imolese è quello di aiutare le aziende a trasformare la gestione del rischio da semplice vincolo a straordinaria opportunità in grado di generare valore e migliorare la competitività. “Soluzioni offre al cliente l’opportunità di definire preventivamente la gamma di interventi più funzionale a risolvere in modo coordinato le proprie esigenze di miglioramento delle performance con la necessità di rispettare leggi e norme volontarie”, conclude Arlotti. Per approfondimenti: www. soluzioniaziendali.net/consulenza/ integrazione-dei-sistemi-di-gestione

STUDIO TORTA PREMIA LE MIGLIORI TESI DI LAUREA SULLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE

partecipazione di laureati provenienti da università di diverse città italiane (Milano, Torino, Verona, Teramo) con tesi relative a diritto d’autore, marchi, brevetti e nuove forme di comunicazione. La premiazione è stata ospitata nella sede dell’Unione Industriali di Torino con il conferimento del premio ai quattro vincitori - Ludovico Bossi, Margherita Rudian, Federica Cuccorese ed Emma L.F. Gracis - da parte di Giorgio Marsiaj, presidente dell’Unione Industriali di Torino, e del presidente onorario di Studio Torta Luigi Boggio, dell’attuale presidente Mauro Eccetto e del partner Rinaldo Plebani. “Il livello delle tesi cresce di anno in anno, confermando la graduale affermazione della cultura della proprietà industriale negli atenei italiani e la maggiore attenzione dei laureandi e laureati verso queste tematiche. L’altro elemento significativo che emerge dall’edizione di quest’anno è la nutrita partecipazione di studentesse al contest, tre delle quali sono state anche premiate”, ha sottolineato Luigi Boggio, presidente onorario di Studio Torta. “Il nostro territorio è ricco di giovani eccellenti, ad altissima specializzazione, che costituiscono la nostra più importante risorsa. Noi imprenditori abbiamo la responsabilità di valorizzare questi talenti, creando insieme alle istituzioni e agli atenei le condizioni affinché scelgano di restare a Torino e contribuire alla crescita della nostra area”, ha detto il presidente dell’Unione Industriali Torino, Giorgio Marsiaj, durante la consegna dei premi. Sono 181, in totale, i tesisti che hanno partecipato alle precedenti nove edizioni del Premio, iniziativa conosciuta tra i professori universitari che si occupano

Studio Torta, tra le principali realtà a livello nazionale e internazionale nella consulenza in materia di proprietà intellettuale, con sedi a Torino, Milano, Bologna, Rimini, Treviso e Roma, da dieci anni bandisce il “Premio Studio Torta”. Il riconoscimento è dedicato alle tesi di laurea magistrale sulle tematiche relative alla tutela e alla valorizzazione della proprietà intellettuale, al diritto industriale e alla gestione dei beni intangibili dell’impresa per stimolare la ricerca e promuovere la riflessione e gli studi in questi Un momento dell’ultima edizione del "Premio Studio Torta" con i ambiti. premiati e i rappresentanti di Studio Torta e dell'Unione Industriali L’ultima edizione ha visto la Torino


TERMAL, 40 ANNI D’IMPEGNO NELLA CREAZIONE DI UN FUTURO GREEN Quella di Termal, azienda bolognese il cui nome è l’acronimo di termoenergetica alternativa, è una storia che si sviluppa tra passione, innovazione e ricerca dell’eccellenza, costantemente all’insegna della sostenibilità. Il 1982 segna il via dell’attività commerciale dell’impresa che nasce come società a conduzione familiare, rivolta alla diffusione di sistemi di riscaldamento. All’inizio, Termal commercializza pompe di calore direttamente al consumatore finale. Il partner principale ha un nome di prestigio: il colosso tedesco Siemens, con il quale Termal muove i suoi primi passi, confermandosi pioniere delle nuove tecnologie per il risparmio energetico. “La pompa di calore rappresentava allora una tecnologia molto innovativa rispetto a quella utilizitaliano nel settore della climatizzazione e delle zata dai tradizionali impianti”, spiegano dall’azienda. pompe di calore e buon incursore in Europa. “Vendere questi prodotti allora, voleva dire vincere la Il decennio 2000-2010 segna anche l’inizio della diffidenza del pubblico, in un momento in cui questa scommessa di Termal sul futuro di una mobitecnologia destava stupore e incredulità”. lità sostenibile, ispirata dall’intensa frequentaNel 1983 Termal entra in contatto con i sistemi di zione dei Paesi siatici. Nel 2007 nasce Wayel climatizzazione giapponese a espansione diretta, sie parte il progetto di un’e-bike tutta italiana: il glando un accordo di distribuzione regionale dei cliSopra: l'AD di FIVE, Fabio Giatti, primo esemplare di bici a pedalata assistita e matizzatori Toshiba. È nel 1984 però che inizia il capitolo sotto: il Presidente di Termal, trasmissione cardanica è OneCity, sviluppata in più importante della storia del Gruppo: Termal diventa Giorgio Giatti collaborazione con l’Università di Bologna per i distributore esclusivo in Italia della major giapponese Mitsubishi Heavy Industries (MHI), che rappresenta tuttora, test batterie. Nell’aprile del 2009 Wayel fornisce 150 bici elettriche per dopo 40 anni, la partnership principale del Gruppo. “In Giappone gli spostamenti dei ministri e del loro staff al G8 Ambiente di Siracusa. la climatizzazione è diffusissima e MHI è fra i leader del settore”, L’ultimo decennio (2010-2020) è caratterizzato dalla diversificazione sottolineano dall’azienda bolognese. “Si apre pertanto un intenso all’insegna della green economy, già nel Dna di Termal fin dalle oriscenario distributivo. L’eccellenza qualitativa dei prodotti e la ri- gini. Al settore tradizionale della distribuzione di climatizzatori Termal aggiunge un’importante attività impiantistica con l’acquisizione della cettività del mercato contribuiscono a una rapida crescita”. Nei primi anni ’90 Termal diventa Gruppo di aziende e si espande, società Geetit (2015), storica ESCo dell’Emilia-Romagna, oggi focalizcon lo sviluppo di un network importante di consociate in Francia, zata nella nuova economia dei bonus energetici, e rafforza la filiera Olanda, Germania, Grecia e Spagna e una fitta rete di distributori edile per la riqualificazione energetica con la General Contractor Terspecializzati e dealers tra l’area mediterranea e l’est Europa. In mal Green Building (2015). E poi prende forma il progetto FIVE, Fabbrica Italia Termal inizia l’esperienza della grande distribuzione e il 1998 Italiana Veicoli Elettrici, che propone una mobilità elettrica leggera e decreta l’affermazione di Termal Eldom, come punto di riferimento cittadina che partendo dalle e-bike a pedalata assistita arriva alle midi mercato, con il brand Mitsubishi Heavy Industries, nel segmento nicar, passando da e-scooter e monopattini. FIVE la definisce strategia e-global perché impegna tutti i segmenti di cui uno, quello delle bici, è dei condizionatori fissi. Nel 2000 il mercato della climatizzazione è travolto dallo tsunami made in Italy. La produzione avviene nello stabilimento bolognese FIVE cinese con i suoi modelli ultra-competitivi. Si chiude progressi- che genera autonomamente tutta l’energia necessaria alla produzione. vamente l’esperienza di Termal Eldom e il Gruppo sviluppa modi L’ultimo ingresso nel Gruppo di aziende risale al febbraio scorso, e canali alternativi per rimanere nel mercato: come il web B2B e quando Termal accoglie tra le sue fila Uragani, società specializzata il franchising. Poi Termal arriva in Asia: apre un ufficio import a nell’ambito d’impianti elettrici e meccanici, operante da oltre 50 anni Shanghai e affianca al marchio Mitsubishi Heavy Industries brand in Emilia- Romagna. Un sodalizio che punta a completare la filiera dei proprietari, vestendo prodotti selezionati dei principali player servizi che il Gruppo offre in ambito edile ed energetico. Oggi il Gruppo d’oriente. Nascono i sistemi per la climatizzazione residenziale e Termal è ben strutturato con oltre 130 dipendenti e l’attività si estende a ben cinque ambiti d’intervento: clima, risparmio energetico, mobilità commerciale Hokkaido e Cryo’s. Attualmente Termal è uno degli attori di riferimento del mercato elettrica, edilizia sostenibile e impiantistica.

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di proprietà industriale e che quindi incoraggiano la ricerca e la riflessione in questo ambito. Le tesi che partecipano al contest si rivelano molto utili come fonte di informazione: la proprietà industriale è un settore in continua evoluzione e fonti di informazione qualificate sono sempre apprezzate. Sul sito dello studio è attualmente pubblicato l’ultimo bando al quale sono ammessi tutti coloro che avranno discusso una tesi di laurea o di dottorato sulla proprietà industriale nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2021 e il 30 settembre 2022, presso una facoltà di un’università italiana o estera legalmente riconosciuta.

TEC EUROLAB INAUGURA IL NUOVO HUB La possibilità di guardare all’interno di un componente senza doverne compromettere l’integrità, distruggendolo, è una delle caratteristiche che, come in ambito medico, rende il controllo radiografico (2D o 3D) estremamente versatile e di grande utilità anche in ambito industriale. TEC Eurolab, che dal 2013 ha scelto di investire in questa tecnologia, ha inaugurato lo scorso aprile il nuovo e più completo hub per l’esecuzione di controlli radiografici 2D e tomografici 3D. La radiografia 2D, svolta sia con tecnologie Film e Non Film (sia CR che DR) consente l’ispezione di lotti di produzione a elevata numerosità e valutazione secondo specifiche di controllo europee o internazionali con 2 sorgenti radiogene da 160 KV e 320 KV. La tomografia 3D, ideale per componenti con geometrie complesse, consente ispezioni con sorgenti a micro-

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fuoco da 240 KV e mini-fuoco a 450KV fino ad un sistema LINAC da 6,0 MeV, permettendo di ottenere informazioni altrimenti non ricavabili mediante tecnologia 2D. “Il nuovo hub dedicato ai controlli non distruttivi radiografici e tomografici”, racconta Stefano Benuzzi, NDT manager di TEC Eurolab, “vuole integrare in un unico ambiente i controlli 2D e 3D. I controlli radiografici 2D sono accreditati sia per l’impiego nel settore general Industry sia nel settore aerospace, con personale di 2° e 3° livello, secondo le normative UNI EN ISO 9712 e EN4179; per ciò che concerne il controllo tomografico, invece, TEC Eurolab è stata un precursore di questo nuovo strumento di analisi ed è il primo laboratorio in Italia ad avere un tomografo”. Già nel 2013 infatti, TEC Eurolab si è dotata del primo sistema a micro-fuoco con potenza di 240 KV, specificatamente pensato per il controllo di componenti in materiali leggeri (leghe di alluminio, materiali compositi e materiali plastici) con il quale è possibile eseguire un esame di integrità strutturale del componente per poter effettuare valutazioni metrologiche e vedere la corrispondenza con il CAD di riferimento. Spinta dal successo della tecnologia, nel 2016 ha investito in un secondo sistema di controllo tomografico con potenza di 450 KV in grado di attraversare con molta più facilità componenti critici come palette di turbina di motore aeronautico in lega di titanio, e grazie alle dimensioni del bunker in cui il sistema stesso è alloggiato, componenti con ingombri estremamente elevati (pale di elicottero, telai completi in materiali compositi, grandi fusioni in lega di alluminio ecc). “Nel 2019”, continua Benuzzi, “abbiamo espanso il nostro range operativo, introducendo l’unico tomografo DIONDO LINAC D7 – 6,0 MeV sul territorio nazionale, che ci permette di spingere il controllo tomografico oltre i limiti classici, garantendo la massima flessibilità in termine di spessori, dimensioni e materiali scansionabili”. In TEC Eurolab, anche la tomografia è inquadrata all’interno del mondo NDT e

dispone di personale certificato in accordo alla UNI EN ISO 9712 ed EN4179 di 2° e 3° Livello. “Sebbene spesso, la radiografia 2D e la tomografia 3D vengano viste come controlli mutuamente esclusivi per noi le due metodologie sono considerate complementari in quanto differenti sono gli output che si possono estrarre dall’una o dall’altra ispezione; nell’HUB radiografico, grazie a un costante scambio di competenze interne, il nostro personale qualificato è in grado di seguire il cliente dalla richiesta iniziale, alla valutazione del metodo più idoneo per ottenere il risultato voluto, fino alla generazione del rapporto di prova conclusivo, che determina l’accettabilità o non accettabilità del componente”, conclude Stefano Benuzzi.

TELEIMPIANTI: INDUSTRIA 4.0, INTEGRAZIONE E CONTROLLO DEGLI IMPIANTI Di fronte alla super specializzazione che contraddistingue oggi il settore degli impianti speciali, quali sistemi di antintrusione, videosorveglianza, controllo degli accessi, reti dati, sistemi di comunicazione e collaboration fino alla supervisione di tutti gli impianti tecnologici dell’edificio, è sempre più necessario ricorrere a imprese certificate. “Mi è capitato spesso, in questi anni di lavoro a stretto contatto con i clienti”, ci spiega Davide Olivieri, responsabile commerciale in Teleimpianti S.p.A., “di dover affrontare progetti anche complessi, dove spesso è risultata vincente, in una sorta di ‘win-win’ fra cliente e fornitore, la capacità di offrire soluzioni ‘chiavi in mano’ che integrassero le prestazioni di prodotti diversi e offrissero al cliente un unico referente qualificato e specializzato sia per l’installazione che per la successiva manutenzione degli impianti speciali. Il tutto con un’elevata specializzazione in-house delle maestranze impiegate nel progetto”. In fase di progettazione, è ancora prassi consolidata quella di inserire i cosiddetti impianti speciali all’interno dei computi metrici elettrici e meccanici; ma l’elevata innovazione tecnologica di questi


sistemi rende sempre più difficile per gli impiantisti elettrici e idraulici poter gestire direttamente le commesse che li contengono. Ciò si traduce nella necessità di ricorrere al sub appalto verso società ‘specializzate’, con il risultato di granulare la fornitura dei sistemi a più imprese esterne o, addirittura, di coinvolgere più interlocutori per una singola fornitura. “In caso di problemi chi è il responsabile? Il global contractor, si dirà. Ma con quali garanzie sulle competenze e sulle capacità? Quello che si può osservare è che, spesso, semplici problemi di manutenzione vengano gestiti da più figure fra quelle coinvolte nella filiera iniziale del global contractor, senza un vero problem solver”, continua Olivieri. “Ciò porta a un allungamento dei tempi di risoluzione e a un aumento dei costi di gestione, visto che ogni professionista coinvolto deve inevitabilmente fatturare la sua prestazione. È vero che in fase di gara si percepisce il plus di avere un solo referente con cui trattare l’appalto della commessa, ma la gestione post-vendita, che dura anni, si rivela spesso difficoltosa, insoddisfacente e più onerosa di quanto immaginato. I nostri clienti, dai più piccoli ai più grandi, hanno subito percepito il valore aggiunto della scelta di un partner come Teleimpianti, ottenendo grandi risparmi in termini di efficienza, di praticità e di gestione del post-vendita, dunque della manutenzione, elemento imprescindibile per il corretto funzionamento nel tempo di ogni impianto tecnologico”, sottolinea ancora il responsabile commerciale di Teleimpianti. In fase di realizzazione di un nuovo edificio o di riassetto di un ambiente lavorativo preesistente, poter contare su un system integrator significa

non solo avere la certezza del risultato finale, ma anche quella di ottenere un servizio di assistenza rapido ed efficace, con la consapevolezza che i sistemi saranno sempre mantenuti aggiornati. “Vanno certamente analizzate attentamente l’organizzazione della società e le sue referenze in fase di valutazione, poiché dalla scelta deriva la bontà dell’investimento per un cliente che vuole realizzare impianti efficienti, tecnologicamente avanzati ed economicamente sostenibili nel tempo”, conclude Olivieri.

URSA ITALIA, DA FERRARA IL GUANTO DI SFIDA GREEN LANCIATO ALLE SCUOLE SUPERIORI URSA Italia torna a proporre percorsi formativi dedicati alle nuove generazioni, che da sempre costituiscono un target al quale l’azienda riserva una grande attenzione. Per questo 2022 - Anno Europeo dei Giovani arricchisce ancora di più le sue offerte attraverso il progetto divulgativo ISOLA URSA, che si articola in una molteplicità di momenti di incontro, informazione e sensibilizzazione in materia ambientale. L’iniziativa, nata nel 2018 e consolidatasi nel corso degli anni, vanta il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Ministero della Transizione Ecologica, oltre alla collaborazione di numerosi enti ed istituzioni impegnate nella difesa dell’ambiente. Il primo appuntamento del 2022 è stato IMMAGIRAMA, l’hackathon che si è svolto lo scorso 22 aprile in occasione della Giornata Mondiale della Terra. La sfida, gratuita e dedicata agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, mirava a dar voce ai giovani, spronandoli a esprimere le loro idee, critiche e riflessioni in materia di sostenibilità ambientale,

attraverso il titolo “Vivere, Conoscere, Crescere. Se io fossi Greta Thunberg”. A presiedere la giuria, il noto divulgatore scientifico Luca Mercalli, climatologo da anni impegnato sul tema green e alle prese con il virtuoso progetto di ripopolazione delle borgate montane. URSA Italia ha dato al gruppo di studenti vincitore l’opportunità di effettuare un bilancio delle emissioni di CO2 della propria classe, per renderla quanto più sostenibile possibile. Il premio era infatti costituito da una fornitura di alberi necessari ad assorbire tutta l’anidride carbonica prodotta da una classe “tipo”, incentivando una presa di coscienza della situazione energetica degli istituti scolastici e delle best practice che si possono adottare affinché anche l’istruzione diventi un’attività sempre più sostenibile, svolta in edifici sempre meno impattanti. La premiazione è avvenuta lo scorso 21 maggio, nel contesto della Fiera Klimahouse di Bolzano, tappa ormai consolidata tra le tante dell’iniziativa, che edizione dopo edizione ha coinvolto oltre 6.500 studenti attraverso oltre 110 ore di incontri formativi. A sostenere il progetto ISOLA URSA anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che ha espresso un grande apprezzamento verso l’iniziativa definendola, “espressione di un modello di comunità educante, aperta e dialogante, che favorisce il confronto e la partecipazione delle giovani generazioni per contribuire attivamente e responsabilmente allo sviluppo del Nostro Paese ispirato ad un futuro umanamente sostenibile”. L’hackathon, così come Il climatologo Luca Mercalli e il direttore tecnico e marketing di URSA Italia, Pasquale D'Andria

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il progetto ISOLA URSA, è realizzato grazie al supporto di URSA Italia, impresa specializzata nella produzione di materiale volto all’isolamento termico e acustico degli edifici con stabilimento produttivo a Bondeno, in provincia di Ferrara, da anni impegnata a formare, informare e sensibilizzare sulla consapevolezza green in ambito progettuale e costruttivo. Anche in occasione della recente Fiera Klimahouse, che si è tenuta dal 18 al 21 maggio, ha infatti proseguito tale mission divulgativa, con un doppio allestimento dedicato alla formazione sul binomio sostenibilità e progettazione, tanto per i giovani quanto per i professionisti.

VERSYA, UN ANNO DI SUCCESSI Il settore ICT vive da anni una costante e impetuosa evoluzione, in cui fenomeni come l’esplosione del Cloud computing e dell’interconnessione dei sistemi sono solo gli aspetti più evidenti di un mutamento continuo e profondo. Nel prossimo futuro si prevedono un’ulteriore diffusione e utilizzo di soluzioni in cui l’intelligenza artificiale, l’utilizzo e l’analisi dei dati e la connettività di innumerevoli strumenti, comporteranno la digitalizzazione di gran parte dei processi operativi delle aziende. Proprio per seguire questa importante evoluzione, nel settembre 2021 è nata Versya, nuova realtà aziendale creata dall’unione di Kelyan e A.&C. Servizi, entrambe membri di A.&C. Holding, storica società del settore ICT da più di 40 anni. In Versya, che ha headquarters a Cuneo e una sede operativa anche a Carpi, in provincia di Modena, convergono e si integrano infatti le competenze sui sistemi informativi aziendali e di digitalizzazione dei processi dell’una e le skill di cyber security e del mondo degli studi professionali dell’altra, dando così vita ad una realtà in grado di affrontare le sfide dei prossimi anni e gli investimenti necessari per continuare a crescere. In particolare, Versya è specializzata in servizi ICT, sia cloud che on premise. “Tra i vari servizi della nostra azienda ci sono

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ERP e soluzioni di business management specifiche per industry, con un forte focus sul settore agro-alimentare, tessile e manifatturiero, document management e trasformazione digitale dei processi aziendale, sistemi e strategie di cyber security e architettura di reti complesse fisiche e virtuali”, spiegano da Versya. “Tra le soluzioni innovative c’è anche K-4SALES, l’app per tablet e smartphone di sales automation nata per semplificare e velocizzare l’operatività della forza commerciale, dando immediata visibilità degli ordini e permettendone l’evasione in tempi più rapidi. Nello specifico K-4SALES, con numerose installazioni sia nel settore mangimistico che nel tessile e nel beauty, ottimizza il flusso di lavoro aziendale senza impegnativi investimenti in infrastrutture, dando immediata visibilità alla forza vendita della situazione creditoria del cliente e delle eventuali promozioni o tariffe speciali a lui applicate”, continuano dalla società. In questo ultimo anno Versya si è evoluta come una realtà aziendale fortemente coesa, che si caratterizza per un team che cresce assieme seguendo valori comuni quali determinazione, responsabilità, intraprendenza, passione, disciplina e condivisione, riuscendo così a essere un partner indispensabile per le aziende che devono prendere decisioni strategiche e consapevoli attraverso l’analisi dei dati. Ad oggi, con oltre 3.000 clienti attivi e sedi in Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Liguria, l’obiettivo dell’azienda è di continuare a crescere, aumentando il know-how e le capacità delle oltre 100 persone che lavorano al suo interno: specialisti delle più complesse tecnologie che lavorano in sinergia per rendere l’innovazione e la tecnologia accessibile a tutti.

CARLO LUCARELLI ALL’EVENTO “IMPRESE LAVORO LEGALITÀ” OSPITATO DA VERTIV “Imprese Lavoro Legalità” è il titolo dell’evento con Carlo Lucarelli che Vertiv, fornitore globale di soluzioni per le infrastrutture digitali critiche e soluzioni di continuità, ha ospitato lo scorso 5 aprile nella propria sede di Castel Guelfo, in provincia di Bologna, per promuovere lo sviluppo di una comunità solida e coesa contro l’illegalità nelle imprese. L’evento, promosso dal Comune di Castel Guelfo, si colloca all’interno di una serie di iniziative dedicate alla Giornata nazionale in ricordo delle vittime delle mafie. “Il mondo del lavoro è il più colpito dalle infiltrazioni mafiose, lo abbiamo visto anche nella nostra Regione”, spiega il sindaco Claudio Franceschi, facendo riferimento al processo Aemilia, che negli anni scorsi ha reso evidente la presenza delle mafie anche sul territorio emiliano-romagnolo. “Quest’anno abbiamo voluto proporre un’occasione di riflessione alle imprese del nostro territorio. Crediamo possa essere di grande utilità, tanto più in un momento dove i fondi in arrivo sono molti, a partire da quelli del Pnrr, ed è necessario stare in guardia, pubblico e privato insieme. Siamo grati a Vertiv per aver ospitato questo incontro all’interno dei propri spazi”. “Siamo molto lieti della partnership con il Comune per questa iniziativa. Vertiv è un’azienda internazionale, ma desideriamo essere presenti sul territorio, attivi nella comunità in cui siamo inseriti”, spiega Roberta Gentile, site leader della sede di Castel Guelfo. “È importante che le imprese siano parte attiva nella costruzione di una cultura della legalità. Lo sviluppo di anticorpi sociali ad infiltrazioni e


fenomeni di illegalità non può che passare anche dal mondo dell’impresa”. L’intervento di Carlo Lucarelli è stato di grande ispirazione per tutti i partecipanti, ma il messaggio finale è una sorta di chiamata alla responsabilità: “Che tu sia cittadino, dipendente o imprenditore, vivere la legalità come normalità è la risposta all’illegalità”. L’evento ha visto la partecipazione di Libera e dei ragazzi di Radio Immaginaria che hanno commentato l’incontro in diretta. Un esempio concreto di consapevolezza e impegno sociale che lascia ben sperare sulla preparazione delle generazioni future a tutela della legalità. Vertiv coniuga hardware, software e servizi per assicurare la continuità e l’ottimizzazione operativa delle infrastrutture critiche, supportando le strategie di business dei propri clienti. L’azienda risolve le sfide più difficili per data center, reti di telecomunicazione e strutture digitali per applicazioni commerciali e industriali, grazie a un completo portfolio di tecnologie e servizi per l’alimentazione e la continuità elettrica, il raffreddamento e le soluzioni infrastrutturali IT, dal cloud fino all’edge. Con sede principale a Columbus, in Ohio, negli Stati Uniti, e una presenza globale, Vertiv ha circa ventimila dipendenti e opera in oltre 130 Paesi. Da inizio gennaio Vertiv aderisce a Eurovent, l’associazione europea che raggruppa i produttori di sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria per gli ambienti interni (HVAC), impianti di raffreddamento e catena del freddo.

TUTTI I NUMERI DELLO STORE DI VIS HYDRAULICS

Dopo un anno e mezzo di vita il Vis Store conta decine di visite alla settimana e continua a vendere abbigliamento uomo, donna, bambino e sportivo brandizzato Vis Hydraulics. All’interno del negozio “solidale” ideato dall’azienda di Pavullo, in provincia di Modena e produttrice di valvole per l’oleodinamica, si possono trovare mute da ciclismo, tute da sci e indumenti per la corsa, oltre che abbigliamento casual. Nel 2020 il fatturato è stato di 28mila euro, mentre quello del 2021 ha fatto registrare un totale di 40mila euro. Il Vis Store viene inaugurato l’8 agosto 2020, in piena pandemia. Nasce per dare impulso alle attività che da anni l’azienda promuove sul territorio. Il 20% del ricavato di ogni capo viene infatti destinato a iniziative di responsabilità sociale nel comprensorio del Frignano e per tutti i collaboratori è valido uno sconto del 20% su ogni articolo. “Lo scopo del progetto è rendere l’intera comunità frignanese partecipe alle cause che l’azienda ha intrapreso negli anni”, commentano da Vis Hydraulics. “I valori che ci guidano sono l’amore per il territorio, la passione per lo sport e il miglioramento continuo dell’ecosistema di persone, servizi e paesaggi in cui tutti viviamo”. Attraverso i contributi volontari dei dipendenti di parte del loro premio produzione annuale, per un Il vicesindaco di Castel Guelfo Anna Venturini, lo scrittore Carlo totale di circa 69mila euro Lucarelli, la dirigente di Vertiv Roberta Gentile e il sindaco di Castel (di cui circa 9mila dal Vis Guelfo Claudio Franceschi Store), ci sono state donazioni a diverse associazioni sul territorio. Questa iniziativa di responsabilità sociale dei collaboratori di Vis va avanti da ormai cinque anni e nacque da una proposta della collaboratrice Valentina Fiocchi. A decidere a chi destinare i soldi sono stati proprio gli oltre 500 dipendenti del gruppo tramite un sondaggio interno: “Diecimila euro sono stati assegnati

all’ospedale di Pavullo per l’acquisto del massaggiatore cardiaco EasyPulse, la parte restante abbiamo deciso di dividerla in parti uguali tra altri cinque enti: Frignaut, associazione frignanese che si occupa di ragazzi affetti da disturbi dell’autismo o disturbi generalizzati dello sviluppo, alcune Rsa di Pavullo, il Centro Maria Letizia Verga, un’eccellenza italiana ed europea per la ricerca e la lotta contro la leucemia pediatrica, Crescere Capaci, un progetto ideato dalla scuola media Raimondo Montecuccoli per dare un aiuto in più ai ragazzi con disabilità e la Fondazione Pollicino Modena Onlus del Policlinico di Modena Reparto Neonatologia”, spiegano ancora da Vis Hydraulics. Recentemente Vis ha presentato un progetto particolare alle terze e alle quarte superiori di Pavullo e Pievepelago, da svolgere in gruppi o come classi. “Si tratta di un business game, in cui l’obiettivo è redigere un piano di

Sopra: Adamo Venturelli e Alfredo Di Padova, tecnico informatico dell’istituto Cavazzi-Sorbelli; sotto: la donazione di Vis alla scuola media Raimondo Montecuccoli

valorizzazione territoriale da compiere in una zona, un paese, un sentiero del Frignano, con un budget di 3.500 euro messo a disposizione da collaboratori di Vis e imprenditori locali. Il gruppo che presenterà il progetto più impattante

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verrà premiato e vedrà la propria idea realizzata entro la fine dell’anno”. Dulcis in fundo, in questo ventaglio di iniziative targate Vis Hydraulics, il regalo di un paio di mute estive da bici al tecnico informatico dell’istituto Cavazzi-Sorbelli Alfredo Di Padova. “Alfredo è un grande appassionato di ciclismo e ci ha raccontato la fantastica impresa che ha in programma per l’estate: partire in bici da Pavullo e tornare in Puglia a Monte Sant’Angelo, dove è nato e dove lo aspetta la moglie. L’impresa di Alfredo, per bellezza e senso dell’avventura, è diventata anche la nostra sfida”, concludono dall’azienda di Pavullo.

SETTORE AEROSPAZIALE E DIFESA, VSYSTEM PRESENTE A SEATTLE Si chiama “Aerospace & Defence supplier summit” ed è la fiera internazionale dedicata al comparto aerospazio e difesa, l’appuntamento più importante al mondo per questi settori. Per questo il Gruppo Veca, nato a Soliera, in provincia di Modena, nel 1962 e attivo nella produzione e nell’assemblaggio di componenti per l’automazione industriale, ha scelto quest’anno di essere presente con una rappresentanza eccellente delle sue controllate: Amt, Imar, Retme. Tra queste anche VSystem, che ha acquisito nel 2020 la certificazione ISO 9100:2018 relativa al sistema qualità per i segmenti aerospaziale, militare e difesa. La manifestazione di Seattle, che torna in presenza dopo l’edizione virtuale del 2021, ha raccolto oltre 1.000 delegati e più di 500 aziende del settore provenienti da 25 Paesi e ha cercato di replicare il successo del 2018, con oltre 800 player presenti e attivi nei meeting b2b che fanno della manifestazione un punto di riferimento e una eccellente occasione di business. “Proprio perché rappresenta una delle principali piattaforme di business per il settore aerospaziale del Nord America, un’importante opportunità di incontro tra domanda e offerta e di

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Silvia Gaiani, amministratore delegato di VSystem durante l'Aerospace & Defence supplier summit

aggiornamento sulle tendenze del settore, era importante per noi esserci”, spiega Silvia Gaiani, amministratore delegato di VSystem. “Sul fronte aeronautico, per esempio, siamo pronti a intercettare un mercato che ha sempre più bisogno di velivoli che siano al contempo efficienti, ma leggeri. Il materiale in titanio e le leghe che riusciamo a creare e a fornire può costituire un vantaggio competitivo enorme”. L’azienda di Fiorano è specializzata in idroformatura, piegatura tubi, saldatura, progettazione attrezzature e leghe speciali. “In particolare, forniamo scarichi per il motorsport nazionale e internazionale, e siamo il punto di riferimento di svariati team di Formula Uno”, illustra Gaiani. “Il motorsport, che si tratti di endurance, F1 o delle americane Nascar e Indycar, richiede standard massimi sia per la sicurezza

dei piloti che per gli obiettivi agonistici sfidanti a cui mirano le scuderie”. Abituata alle sfide più impegnative, VSystem ha scelto di fare un ulteriore passo: “La certificazione ISO 9100:2018 relativa al sistema qualità per i segmenti aerospaziale, militare e difesa è un risultato importante raggiunto a tempo di record, che ci permette di affrontare nuove sfide garantendo il livello di qualità a cui i nostri clienti sono abituati. In una parola, l’intera catena di fornitura, un supporto completo chiavi in mano in termini di prodotti e servizi”. Uno dei valori aggiunti che VSystem fornisce grazie al laboratorio metallografico interno, è l’esecuzione delle analisi macro e micrografiche dei giunti saldati; a questa specializzazione si aggiunge, tra le altre, l’esecuzione di controlli “non distruttivi” (senza la necessità cioè di smontare o aprire il componente) attraverso dei liquidi penetranti fluorescenti. “Infine, non dimentichiamo, l’importanza di essere parte di un sistema: la nostra esperienza è a disposizione dell’interno Gruppo Veca, lavorando con un sistema di catena di fornitura integrata tra le aziende che, come noi, ne fanno parte”, conclude Gaiani.

WALVOIL, IL VALORE DELLE PERSONE: 85 ASSUNZIONI NEL 2021 Un anno estremamente positivo, il 2021, nonostante i problemi economici e sociali dovuti agli effetti della pandemia: lo dimostra il trend dei dipendenti di Walvoil. L’azienda reggiana con sedi anche a Castel San Pietro e Riola, in provincia di Bologna, ha dimostrato, ancora una volta, quanto le persone siano la risorsa più importante, assumendo 85 uomini e donne a tempo determinato nell’arco dell’anno scorso, di cui 20 inseriti negli stabilimenti bolognesi, dove sono attualmente impiegate 344 persone sulle 1.400 impiegate in Italia. Un anno, come si diceva, non facile ma in cui Walvoil non è mai rimasta immobile e ha continuato a investire in automazione,


introducendo nuovi macchinari, innovando sistemi informativi e sviluppando nuovi prodotti e sistemi sempre più in linea con la necessità di maggiore sostenibilità energetica. Non per ultimo ha investito in formazione e in assunzione di nuovi addetti sia per le proprie sedi di Reggio Emilia e provincia, che per quelle nel bolognese. Degli 85 neoassunti, 70 sono quelli che provengono da un percorso di inserimento tramite contratti di somministrazione attraverso agenzie del lavoro, che si confermano un ottimo canale di reciproca conoscenza. Hanno iniziato a collaborare con l’azienda giovani neodiplomati o laureati in materie tecniche, ma anche persone con background culturale e di esperienze diverse rispetto al settore di Walvoil, dimostrando la volontà di riqualificare le proprie competenze. Sono stati affiancati subito da personale esperto per un processo di inserimento volto a trasmettere non solo competenze e conoscenze, ma anche a condividere la capacità di fare squadra e la passione che da sempre caratterizzano Walvoil, per una fidelizzazione che, nell’intenzione dell’azienda, sarà la più duratura possibile. Gli inserimenti hanno interessato tutte le funzioni aziendali, con la finalità di sostenere la crescita e di adeguare la struttura organizzativa Walvoil alle sfide del prossimo futuro. E anche questa prima parte del 2022, seppur caratterizzata da un contesto economico per certi versi incerto e volatile, conferma lo scenario complessivo di crescita e gli investimenti in tecnologia e nello sviluppo del capitale umano. Tra le aziende fondatrici del percorso di specializzazione ITS Meccatronica, ora ITS Maker, da sempre vicina ai territori

di presenza ed impegnata nell’orientamento e nel sostegno alla formazione dei giovani, Walvoil sostiene anche il corso di laurea professionalizzante in Meccatronica promosso dalla Cassa di Risparmio di Imola e da Confindustria Emilia. Gli o b i e t t i v i formativi specifici del corso di laurea in Meccatronica sono quelli di formare figure professionali dalle spiccate capacità operative con una buona preparazione di base nei campi dell’ingegneria dell’informazione e industriale e in grado di ricoprire ruoli tecnici operativi di gestione, mantenimento e progettazione di sistemi che integrano componenti informatici, elettronici e meccanici. Walvoil si è resa disponibile a ospitare tirocini formativi, con la consapevolezza di favorire così l’inserimento di figure professionali operative, che avranno anche buone competenze trasversali.

WEEVO, CON KOTLER ALLA SCOPERTA DELLE AZIENDE ECCELLENTI EMILIANE “In Italia non abbiamo più grandi innovatori dai tempi di Leonardo Da Vinci”: fu questa frase provocatoria del prof. Philip Kotler, pronunciata qualche anno fa a Milano, a segnare l’inizio dell’amicizia e della collaborazione tra il padre del marketing moderno e Gabriele Carboni, amministratore di Weevo, società Benefit modenese impegnata nella comunicazione strategica digitale. Nel 2021, Weevo e la società del noto professore Philip Kotler, la Kotler Impact, hanno pubblicato “Essentials of Modern Marketing - Italy edition”, il primo libro di marketing al mondo contenente casi di studio specifici di un Paese. L’iniziativa

ha visto il coinvolgimento di piccole, medie e grandi aziende, tra cui molti associati a Confindustria: 360 Payment Solutions, Aboca, Bauli, Bormioli Pharma, Clementoni, Curti Lamiere, Danone, D-Orbit, Felsinea Ristorazione, Flashpoint, GEA, iliad, IMA, Integra Fragrances, Iris Ceramica Group, Knauf, Kopron, Lamborghini, MT, NWG Italia, OCMIS, Distilleria Petrone, Rejoint, RGR Comunicazione, Safilo, SB Impianti, Sitma, Tapì, Tecopress, Top Automazioni, Trenton, Ugolini, Ilsa e Fedrigoni. Proprio in questi mesi, Kotler Impact e Weevo stanno lavorando all’edizione in italiano del volume, selezionando altre aziende, con l’obiettivo di dimostrare al professore e al mondo intero che l’Italia è ricca di imprese innovative, brillanti e virtuose. Le storie di successo raccontano un nuovo tipo di marketing, che vede il profitto come il risultato di un comportamento virtuoso. In particolare, la sostenibilità è al centro del nuovo concetto di marketing proposto da Philip Kotler e Gabriele Carboni, non solo in questo libro, ma anche in “A new path to digital marketing”, una seconda opera che traccia le linee guida per la definizione della strategia digitale. “Weevo aiuta le imprese a esprimere scopo e valori perché siano di ispirazione alle loro persone e a tutti gli stakeholder. Lo fa attraverso la pianificazione, progettazione e realizzazione in ambito digitale,

Gabriele Carboni, amministratore di Weevo

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identificando gli obiettivi, scrivendo i contenuti, e mettendo in atto il piano. La scelta per Weevo di diventare Società Benefit nasce dalla volontà di aumentare la percezione che le aziende hanno del marketing e degli strumenti digitali, ponendo al centro dell’attenzione l’impatto positivo che le imprese hanno sulla comunità e l’ambiente”, spiega Carboni. L’amministratore di Weevo commenta poi così il progetto “Essentials of Modern Marketing - Italy edition”, di cui è coautore: “Abbiamo un tessuto di pmi unico al mondo. Imprese brillanti, eccellenze, che fanno anche innovazione. Eccome se la fanno. Purtroppo, le idee brillanti e le innovazioni delle aziende italiane finiscono spesso in altri Paesi. Penso, ad esempio, al comparto meccanico, che spesso lavora in subfornitura per la Germania. A quel punto sono Bosch o BMW a comunicare l’innovazione, che però nasce dalle nostre aziende. Questo è solo uno degli esempi che possiamo fare. Grazie a questa iniziativa sto scoprendo realtà uniche al mondo, che proprio per la loro dimensione rimangono sconosciute ai più. Non è facile fermarsi quando il ritmo incalzante della quotidianità ci trascina, ma è in quel momento che si perde la grande occasione di dire a tutti chi siamo”. Weevo, agenzia di comunicazione B2B che dal 2012 ha unito il web marketing all’internazionalizzazione dando vita al termine export digitale, è guidata da David Rimini e Gabriele Carboni e ha sedi a Vignola, in provincia di Modena, Pesaro e Castiglione delle Stiviere, alle porte di Mantova.

WIENERBERGER ITALIA PIANTA ALBERI PER UN FUTURO SOSTENIBILE A causa dei cambiamenti climatici e delle sempre più invasive attività antropiche, la diversità biologica si sta riducendo a ritmi vorticosi. È un dovere e una responsabilità di tutti intraprendere iniziative che stimolino un’inversione di tendenza. Per

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questo motivo Wienerberger Italia, realtà specializzata nella produzione di laterizi, ha deciso di intraprendere una serie di azioni concrete che puntino allo sviluppo della biodiversità nei pressi dei propri stabilimenti produttivi, come già fatto nel 2021 con l’installazione di arnie e oggi con la piantumazione di alberi presso lo stabilimento produttivo di Mordano, in provincia di Bologna. Queste attività si inseriscono all’interno di un vero e proprio piano chiamato “Biodiversity action plan”, che porterà ad un aumento misurabile della flora e la fauna dei propri siti. L’azienda ha da sempre nel proprio DNA un’attenzione costante allo sviluppo non solo di prodotti, ma soprattutto di soluzioni in laterizio all’avanguardia che permettano di realizzare edifici energeticamente efficienti, dall’elevata durabilità. Negli ultimi anni, inoltre, l’attenzione e l’impegno dell’azienda si stanno focalizzando sempre di più su processi e strategie attente alla sostenibilità ambientale, mettendo al centro del proprio core business la compatibilità tra produzione di laterizi e ambiente. Lo scorso 2 aprile Wienerberger Italia ha quindi deciso di invitare le famiglie dei propri dipendenti e le scuole locali a partecipare alla piantumazione di alberi all’interno dello stabilimento di produzione di Bubano. L’intervento prevede la piantumazione di circa 900 nuovi alberi di cui una parte proviene dal progetto “Mettiamo radici per il futuro” della Regione Emilia-Romagna. A tale scopo, le istituzioni, i dipendenti, le famiglie e le scuole locali sono state guidate dall’impresa a percorrere un vero e proprio percorso sostenibile. Questo è iniziato dalla scuola elementare di Bubano passando attraverso la visita alle arnie dell’azienda presso la cava di estrazione di argilla, dove l’apicoltore ha avuto modo di spiegare il prezioso lavoro delle api per l’ecosistema. Il percorso sostenibile è proseguito attraverso l’impianto produttivo, fino ad arrivare allo stabilimento produttivo, sito preposto

per la piantumazione. Durante la giornata sono stati proprio i bambini a piantare gli ultimi alberi, ai quali sono stati affissi listelli di laterizio con inciso i nomi dei bambini, come simbolo di impegno per le generazioni future. L’evento ha riscosso molto interesse e sono intervenuti, oltre che l’intera giunta Comunale di Mordano, anche l’assessora all’ambiente della Regione Emilia-Romagna Irene Priolo e la consigliera regionale Francesca Marchetti. La visione dell’amministratore delegato dell’azienda, Robert Lang, che crede fermamente in questo progetto orientato alla sostenibilità come punto di partenza per un futuro sostenibile, è chiara: “Non basta avere obiettivi come la crescita dei margini e dei volumi, per questo abbiamo messo la sostenibilità al primo posto della nostra strategia a lungo termine. Senza sostenibilità non c’è futuro. Non abbiamo più il lusso di aspettare, è necessario agire sin da subito ognuno nella propria responsabilità. Per chi dirige un’azienda ridurre l’impatto sull’ambiente è diventato ormai un obbligo morale nei confronti delle future generazioni”.


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rubrica a cura di ReteICT

Programmare nel post Covid, tra necessità, norme giuridiche e best-practice Perché è importante pianificare per la crescita sostenibile dell'impresa. Quando le congiunture, i cicli economici, puntano verso

un minimo, allora sembra normale che la cassa sia vuota o quasi. Al contrario, durante i periodi di prosperità, la cassa piena appare scontata. Un dubbio - che rasenta il mistero inspiegabile - attanaglia, invece, l’imprenditore quando guarda il bilancio chiudere in “utile” e trova la cassa vuota, o quasi.

prire la propria dimensione finanziaria, ma non ha cambiato paradigma. Lo sforzo successivo è superare il ritardo temporale, ovvero l’(in)utilità dell’informazione. Sapere oggi di avere o non avere generato cassa, e perché, quattro o sei mesi fa (il tempo di approvazione del bilancio) rende l’informazione inutile perché obsoleta.

Questo dubbio è, in realtà, sintomatico di prospettive diverse: mentre il bilancio economico e lo stato patrimoniale sono una astrazione metodologica che fissa artificialmente il tempo, la cassa è una grandezza dinamica, tanto è vero che, con riferimento alla fluidodinamica, si parla di flusso (flusso di cassa, cash flow).

La sfida è guardare la dimensione finanziaria dell’impresa come un sistema in movimento e guardare avanti: prevederne le dinamiche future e attuare un monitoraggio proattivo che deve agevolare la circolazione dell’informazione attraverso la produzione di feedback a supporto dell’attività di governance.

L’introduzione recente dell’obbligo di redigere anche un rendiconto finanziario, che effettivamente è l’unico documento a dire quanti soldi ci sono in cassa, è stato un grande passo avanti che ha obbligato l’impresa a sco-

Del resto nella stessa direzione va la modifica normativa apportata dal D. Lgs. 12 gennaio 2019 n. 14 (Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza) con l’introduzione, nell’art. 2086 del Codice civile, del secondo comma che prescrive, tra l’altro, l’istituzione di adeguati assetti organizzativi anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi d’impresa e della perdita delle continuità aziendale. Tale obbligo grava su tutte le imprese, di qualsiasi dimensione purché esercitate in forma societaria o collettiva. I primi provvedimenti giurisprudenziali in tema di irregolarità gestorie derivanti dall’inosservanza di quanto previsto dalla norma sono oramai noti (il primo, in particolare, pronunciato dal Tribunale di Milano il 18 ottobre 2019). Le imprese di qualsiasi dimensione sono perciò chiamate a dotarsi di

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strumenti conoscitivi del business e di misurazione della sostenibilità (del debito in primis). Strumenti di pianificazione quali i piani pluriennali o business plan, di programmazione quali i budget, devono entrare nel DNA del fare impresa. Nel tessuto economico nazionale, in massima parte costituito da PMI, viene, però da chiedersi quali siano gli strumenti idonei e adatti per monitorare la sussistenza della continuità aziendale: non solo perché ciò sia imposto da una norma di legge, ma soprattutto per una norma di buon senso, perché la perdita di un’impresa è un danno per la ricchezza nazionale e per la comunità sociale. Uno slang americano suona, più o meno, così: “cash is king!” per enfatizzare il ruolo fondamentale della liquidità e molte imprese sono valutate per la loro capacità di generare risorse finanziarie. In Italia, più malinconicamente e semplicemente, diciamo: “I conti si fanno per competenza… ma si fallisce per cassa!”. Che sia forse il caso di programmare, allora, cominciando dalla cassa? La domanda è solo retorica e la questione vera si sposta sul come fare una tale programmazione e previsione. Con strumenti adeguati - come Microsoft Power BI - utilizzati in modo avanzato, è possibile ottenere quanto è necessario per monitorare, e quel che più conta prevedere, tutte le grandezze più significative per la misurazione della sostenibilità, a partire dal flusso di cassa. Noi di NSI – Think Outside the Box & Bononia Corporate Finance possiamo aiutarti a pianificare e monitorare il flusso di cassa con strumenti avanzanti, così da supportarti nella crescita sostenibile della tua impresa.

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Cinque anni di

assemblea

Confindustria Emilia Festeggiato il primo quinquennio dell’associazione di Bologna, Ferrara e Modena con il rinnovo delle governance delle 20 Filiere, del Consiglio di Presidenza e del Consiglio generale di Raffaella Mazzali

L’

Assemblea generale privata di Confindustria Emilia, che si è tenuta a Palazzo Albergati di Zola Predosa, in provincia di Bologna, il 20 maggio scorso, è stata anche l’occasione per festeggiare il primo quinquennio dell’Associazione che riunisce gli industriali di Bologna, Ferrara e Modena. Pur venendo da lontano, l’idea di raccogliere questa parte di Emilia in un’unica struttura, capace di affrontare meglio i colpi della contemporaneità si è formalizzata, infatti, proprio il 3 maggio 2017. Al compleanno dell’Associazione hanno partecipato oltre 350 imprenditori in presenza e più di un centinaio online. Al centro dell’agenda dei lavori quest’anno, anche le Assemblee delle 20 filiere in cui è suddivisa Confindustria Emilia per il rinnovo delle rispettive governance. I primi quattro anni di lavoro delle filiere hanno dimostrato il valore di questa visione, che dal 2018 è diventata il perno dell’organizzazione. Nelle pagine successive, avranno largo spazio le informazioni sui presidenti e i delegati aggiunti votati in occasione dell’assemblea generale e che dal 1° giugno sono in carica fino al 2026. Nel corso dell’Assemblea, le imprese associate della Piccola Industria hanno inoltre eletto presidente Andrea Pizzardi, che succede a Gian Luigi Zaina e sarà membro del Consiglio di Presidenza dell’Associazione per il quadriennio 2022-2026. L’Assemblea privata, oltre al Collegio dei Probiviri e dei Revisori Contabili, ha anche eletto i Rappresentanti Generali per il quadriennio 20222026: Marco Arletti, Marta Brozzi, Gino Cocchi, Maria Rita Giberti, Marcello Masi, Andrea Moschetti, Guido Ottolenghi, Luca

Panini, Elena Salda, Francesca Villani. Marco Arletti, Maria Rita Giberti e Andrea Moschetti, essendo stati i più votati per i rispettivi territori (Modena, Ferrara e Bologna), diventano membri di diritto del Consiglio di Presidenza per il periodo 2022-2026. Dopo la relazione del presidente Valter Caiumi, anch’essa a disposizione più avanti nella rivista, il direttore generale Tiziana Ferrari ha presentato il bilancio dell’Associazione, con i dettagli dell’attività svolta nell’ultimo anno. Il bilancio di esercizio e consolidato 2021, il conto economico preventivo 2022 e la delibera contributiva 2022 sono stati approvati a larghissima maggioranza. In particolare, si è deciso un ulteriore taglio del contributo

annuale dovuto dagli associati: 1,6 milioni di euro per l’anno in corso. L’ultima parte dell’Assemblea è stata caratterizzata dagli interventi dei vicepresidenti di Confindustria Emilia, Sonia Bonfiglioli e Gian Luigi Zaina, e di Maurizio Marchesini e Emanuele Orsini, vicepresidenti di Confindustria, rispettivamente con delega alle filiere e le medie imprese e al credito, la finanza e il fisco. Ha concluso la giornata il collegamento online con Dario Fabbri, uno dei più noti e importanti analisti geopolitici italiani, curatore e referente di Scenari, l’inserto geopolitico mensile di “Domani”.

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assemblea

La relazione del presidente

Valter Caiumi Pubblichiamo di seguito un estratto della relazione presentata durante l'assemblea privata del 20 maggio. Buon pomeriggio a tutti e ben ritrovati. È la prima assemblea privata in presenza dal 2019. Grazie per la vostra numerosa partecipazione. Un saluto alle colleghe e ai colleghi che partecipano online. Con l’assemblea di oggi si supera il primo quinquennio di Confindustria Emilia nata il 3 maggio 2017. Le difficoltà che ci circondano hanno cambiato i nostri comportamenti, le nostre abitudini e la nostra cultura. Questo certamente avviene da sempre, oggi l’elemento aggiuntivo è il ritmo e la velocità con cui le cose accadono. Vi invito a riflettere sul fatto che il vero cambiamento che abbiamo realizzato sta nel come, nella straordinaria straordinarietà, siamo riusciti ad amministrare le nostre aziende, a questi ritmi, e a chiudere un 2021 con soddisfazione per la maggior parte di noi. I tempi di reazione si sono contratti e sono destinati a lasciarci spazi più brevi per reagire. Le decisioni vanno prese, qui ed ora, e i problemi che si pongono richiedono una capacità di visione e di anticipazione adeguata ad affrontare con lucidità le continue sollecitazioni. In questo passaggio, e ce lo dicono le storie dei nostri podcast, emerge ancora una volta il nostro territorio: un insieme di produzioni straordinarie, che operano in connessione stretta con la comunità, imprenditori attenti e responsabili. Ma dobbiamo dire una cosa molto importante: sui territori di Confindustria Emilia, accanto alle expertise tradizionali, stiamo aggiungendo nuove sfide, il polo digitale di Bologna, le relazioni inter ateneo, le collaborazioni tra tre province. I cambiamenti che impostiamo oggi sono utili al mondo economico e necessari sempre più nei prossimi 10 anni, per questo far parte della comunità è ancora più strategico; per cogliere il ritmo del più veloce, lo spunto del più immaginario e farlo proprio. Oggi non partecipare alla comunità associativa vuol dire perdere il vantaggio competitivo del confronto. Non è più possibile per nessuno. Posso parlare per Confindustria Emilia, non so se vale per altre associazioni, ma per noi certamente si. Ma torniamo a noi imprenditori, in questo ambito così complesso, al quale ci dobbiamo sempre più abituare, abbiamo ancora tanti gap da colmare: la crescita dimensionale in testa, ma servono anche competenze in

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linea con le necessità o meglio ancora in anticipo sulle stesse. Quando vi parlo di competenze, vi invito a riflettere sul fatto che ci sono delle tecnicalità che non possono essere più posticipate anche nelle piccole e medie imprese. Basti pensare a quante poche realtà si sono coperte con strumenti preventivi sul caro energia. O quanti sulla flessibilità del costo del denaro. O quanti hanno diversificato le fonti di approvvigionamento o anche solo programmato gli acquisti per tempo, o quanti ancor peggio continuano a perseguire la centralità dell’imprenditore


come fulcro della realtà operativa e non di quella strategica. L’imprenditore sempre più dovrà prendersi il tempo per analizzare ed operare scelte, non può più essere l’unico uomo al comando, in questo contesto è molto pericoloso. La cultura organizzativa all’interno delle imprese deve crescere di più e rapidamente. E torniamo alla dimensione. Chi non ha massa critica non può permettersi la struttura di competenze necessarie. Non solo per un fattore economico, ma perché non è attrattivo per le nuove risorse. E dunque che fare? Non ci sono molte scelte, o ci agganciamo ad una filiera in modo strutturato, o scegliamo il miglior partner industriale a cui conferire la nostra realtà. Perché la continuità del fare impresa deve essere il vero obiettivo. E attenzione questo vale tanto per il mondo della manifattura quanto per il mondo dei servizi.

Il tema energia Gli obiettivi di ONU 2030 li abbiamo discussi e risollecitati da ormai diversi anni. La sostenibilità era già un obiettivo, dobbiamo solo accelerare il passo, lo shock energetico ci sta dando un’ ulteriore sollecitazione temporale. Sostenibilità. Stabilità. Economicità. Indipendenza. Queste sono le rotte da perseguire nel tema energia e approvvigionamenti. Non possiamo attendere i contributi del governo che pur stiamo sollecitando, dobbiamo agire subito.

Le nuove geografie di filiera Un'ulteriore riflessione va ai mercati e al rientro del maggior numero di produzioni. Nel contesto attuale in cui le filiere internazionali si stanno accorciando occorre trovare una nuova dimensione. I perimetri economici dei continenti stanno cambiando, sia per noi che per il resto del mondo.

E dunque? Da un lato si ridurrà gradualmente l’attuale quota export, e per continuare a dare continuità a una parte di questo fatturato dovremo riflettere su nuove aperture di stabilimenti nel mondo. Dall’altro, una leva per un territorio come il nostro, che ha saputo mantenere un buon livello di manifattura e un altissimo livello di competenze, è quella di accelerare il più possibile il ritorno della maggior parte di quelle produzioni che possono tornare ad avvicinarsi nuovamente al continente europeo. Fare questo però non è semplice perché noi siamo frammentati, e lo sapete, ne abbiamo discusso più volte: la dimensione è il nostro limite. Se vogliamo cogliere l’opportunità di fare del reshoring strutturato dobbiamo lavorare in primis sulla dimensione e poi sulla qualità delle competenze e l’innovazione della produzione. Possedere un buon patrimonio non può bastare ad affrontare le sfide che ci attendono: frammentati rischiamo di fare molta fatica senza risultati oggettivi. Se non lo facciamo noi, assisteremo ad un graduale processo che porterà sempre più la proprietà delle nostre imprese nelle mani di soggetti finanziari, che accorperanno unità di business anche

diverse. Dando vita a gruppi di impresa. Sarebbe preferibile che la nostra intraprendenza prevalesse, sulla sola finanza. Gli asset a cui appoggiarvi sul territorio li avete: in primis la vostra Associazione che è il punto di orientamento, e a seguire tutto il sistema della formazione che dovrà essere sempre più accessibile e in linea con le esigenze delle imprese. Il territorio deve puntare a vincere la competizione del miglior eco-sistema della conoscenza produttiva. E ritorniamo sui concetti di Intelligenza di Comunità, Ricerca Collaborativa, Comunicazione Convergente: eccoli i nostri tre pillars che dal 2019 scandiscono il senso delle nostre azioni facendoci al tempo stesso da bussola. Passando ora all’operatività dell’Associazione: il 3 maggio scorso Confindustria Emilia ha festeggiato i primi 5 anni. Il valore del nostro essere comunità unita su più territori cresce nel tempo, perché con il passare degli anni sono sempre più chiari i punti forti e si allentano sempre più le resistenze. La qualità del lavoro e dei progetti vince con la concretezza del fare e ci deve far riflettere sul rinnovato valore della

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rappresentanza. La numerosità e la qualità dei progetti, degli spunti tempestivi che sono a vostra disposizione è nei numeri che vi abbiamo inviato nella relazione sulla gestione. Non mi soffermo, ma vorrei citare alcune iniziative che sono nate recentemente, la prima con l’obiettivo di dare voce agli sforzi che le imprese associate stanno facendo, in termini di investimenti (e di risultati raggiunti), sul tema sostenibilità e su come queste azioni siano in grado di restituire ricchezza all’intera comunità. Perché occuparsi di Sostenibilità in questo momento? Proprio in virtù dell’attuale contesto geopolitico, è corretto per almeno tre motivi: 1. Lavorare per rendere sostenibile la propria impresa significa renderla più forte ad affrontare eventi esterni non previsti né prevedibili. 2. Il sistema del Credito, sempre di più, darà la precedenza alle imprese che comunicheranno progetti con chiari obiettivi in tal senso. 3. La rete internazionale in cui operiamo, che si sta orientando velocemente nella scelta di partner che perseguono comportamenti virtuosi per le persone e il pianeta. Intelligenza di comunità è anche condividere le pratiche migliori. Abbiamo allargato i nostri strumenti di comunicazione che si affiancano alle iniziative consolidate, come il Premio Mascagni, abbiamo potenziato lo storytelling per puntare ancora di più i riflettori sulle tante realtà che animano i nostri territori. FARE INSIEME, i nostri podcast: ad oggi oltre 50 podcast in sei mesi di lavoro. Un’iniziativa che sta riscuotendo successo perché risponde alle necessità del nostro tempo. Il podcast è un mezzo diretto, immediato per fruire contenuti di qualità ottimizzando i propri tempi. Due storie alla settimana, ognuna diversa e unica, ma tutte con un comune denominatore: le persone, le origini, i dettagli di un mondo che anima la distintività di un tessuto imprenditoriale

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un nuovo compito, dal quale non possiamo esimerci: unire le diverse chimiche della nostra regione. Questa è un'ulteriore distintività che ci permetterebbe di essere a disposizione del nostro Paese, in un momento in cui l’Italia è al centro delle attività politiche ed economiche dell’Europa e del mondo, grazie ad una coincidenza di eventi: la presenza di un leader riconosciuto a livello internazionale, una dotazione finanziaria prima in Europa, e una posizione geografica nel pieno del Mediterraneo che solo noi abbiamo e che è tornata centrale nella partita degli approvvigionamenti in primis di energia.

che non cede agli ostacoli, e anzi ha nel suo Dna la capacità di rinnovarsi, ponendo sempre le persone al centro. Fare impresa da noi è soprattutto fare comunità. È con questo spirito, con una visione di lungo periodo, che abbiamo lanciato anche l’orientamento agli studi universitari con Future in Action. Oltre 2.600 studenti hanno partecipato alla prima edizione. Un’iniziativa attivata per rispondere alla sfida dei giovani nel momento in cui si trovano a decidere l’indirizzo di studio più adatto al proprio futuro. Partendo dai bisogni rappresentati dal nostro sistema produttivo abbiamo individuato cluster tematici da approfondire in incontri singoli, ai quali oltre agli atenei “di casa” hanno partecipato tra gli altri il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università Bocconi, l'Università Cà Foscari Venezia, l'Università di Trento, l'Università Campus Bio-Medico di Roma, insieme ad un appuntamento ad hoc focalizzato sulle opportunità dei nostri ITS e ad uno per approfondire la possibilità di studiare all’estero. Un ulteriore elemento sulla gestione: dal 2017, anno in cui si è perfezionata la fusione tra le sedi territoriali di Bologna, Modena e Ferrara, l’Associazione pur incrementando servizi e performances ha saputo concentrare le energie e le risorse,

liberando a favore delle imprese, tutte senza distinzione, 6,1 milioni di euro di abbattimento quote associative, a cui si aggiungono ulteriori 1,6 milioni di euro appena deliberati da questa assemblea per il 2022. Siamo quindi a 7,7 milioni di euro, stiamo parlando di un -20% all’anno. Credo che questo dato non abbia bisogno di commenti, ma è la naturale conseguenza di ciò che accade quando l’organizzazione segue e anticipa il mercato. L’ho detto molte volte e mi ripeto ancora: lo sviluppo delle progettualità che abbiamo messo in campo, unitamente alla gestione ottimale delle risorse, è stato un esempio concreto del potenziale che a livello regionale si può raggiungere. Peccato essere ancora, ad oggi, in pochi ad avere dato questo esempio e peccato che il percorso di unione a livello regionale sia ancora in divenire. In questo caso stiamo andando troppo lenti rispetto a quanto accade sul mercato. La nostra regione per storia economica e sociale dovrebbe essere il vero esempio per il Paese. Perché l’autorevolezza non arriva dai comunicati stampa, ma dai fatti. Abbiamo lavorato duramente per questo, e siamo consapevoli di ciò che siamo e di ciò che sono gli altri. Questa consapevolezza oggi, ci consegna

Vedete, in questi anni di impegno per Confindustria Emilia ho maturato una conoscenza più chiara del nostro Paese e del nostro territorio unito. La nostra distintività è un heritage di lunga data passata nelle generazioni, con molte profondità dalla ricerca, all’applicazione, al tenore di vita, al livello di cultura, alla spontanea attenzione per il sociale, che combina storia e innovazione. Questa consapevolezza, che non è una gara con le altre regioni, nasce da ciò che siamo e da quello che dobbiamo mettere a disposizione. Abbiamo la possibilità di cambiare il Paese. Noi lo abbiamo dimostrato e questo progetto con il contributo di tutti potrebbe raggiungere quei risultati, a beneficio non solo del sistema Confindustria, ma della più ampia rappresentanza del tessuto economico. L’energia e il tempo che questo impegno sottrae alle nostre singole realtà, è un segno di responsabilità di ognuno di noi per adoperarsi a migliorare e accrescere la centralità e il valore della cultura di fare impresa. Da ultimo, non per importanza, sono fermamente convinto che questa esperienza, sottolineo in Confindustria Emilia, rappresenti la vera scuola di informazione e formazione degli imprenditori a qualsiasi età per qualsiasi dimensione: è la nostra palestra.

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La governance delle filiere Agroalimentare PRESIDENTE

Claudio Stefani, AD Gran Deposito Aceto Balsamico Giuseppe Giusti S.r.l.

Delegato aggiunto Gianmaria Cesari, CEO Umberto Cesari S.r.l

Delegato aggiunto Alessia Cocchi, CEO Catta 27 S.r.l

Delegato aggiunto Jacopo Gualandi, Co-AD Coswell S.p.A.

Delegato aggiunto Matteo Ludergnani, Socio e Consigliere di amministrazione Coferasta S.p.A.

Delegato aggiunto Paolo Molinari AD Casoni Fabbricazione Liquori S.p.A.

Delegato aggiunto Renzo Gibellini, Presidente Reflexallen S.p.A.

Delegato aggiunto Michele Poggipolini, AD Poggipolini S.p.A.

Delegato aggiunto Riccardo Fava, Consigliere di amministrazione Fava S.p.A.

Automotive PRESIDENTE Marco Stella, AD DTS S.p.A.

Carta e stampa PRESIDENTE

Paolo Saini, AD Sate Industria Grafica S.r.l.

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Chimica e farmaceutica PRESIDENTE Claudio Mingozzi, Dirigente Basell Poliolefine Italia S.r.l.

Delegato aggiunto Leonardo Valenti, Presidente e CEO Biolchim S.p.A.

Delegato aggiunto Marianna Vollaro, CEO Endura S.p.A.


Costruzioni e Infrastrutture PRESIDENTE

Gianluca Loffredo, Socio Archliving S.r.l.

Delegato aggiunto Guido Ferrari, Consigliere Delegato Ing. Ferrari S.p.A.

Delegato aggiunto Rossana Gabrielli, Cofondatrice, Socia Leonardo S.r.l

Delegato aggiunto Elisa Stabellini, Socia Edilteco S.p.A.

Delegato aggiunto Angela Gargani, Resp.Confindustria & trade associations Telecom Italia S.p.A.

Delegato aggiunto Marco Milantoni, Head of corporate sales Vodafone Italia S.p.A.

Delegato aggiunto Lara Oliveti, CEO, socia e cofounder Melazeta S.r.l.

Digital PRESIDENTE

Francesco Ubertini, Presidente Cineca

Delegato aggiunto Stefano Spaggiari, fondatore ed executive chairman expert.ai S.p.A.

Elettronica e meccatronica PRESIDENTE Nicola Montanari, Presidente e AD Nimax S.p.A.

Delegato aggiunto Gianmatteo Barbieri, DG e AD Calzoni S.r.l

Delegato aggiunto Francesco Possati, Consigliere Marposs S.p.A.

Delegato aggiunto Giovanni Tamburini, AD KEMET Electronics Italia S.r.l.

Delegato aggiunto Valentina Volta, AD Datalogic S.p.A.

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Energia

Facilities

PRESIDENTE

PRESIDENTE

Claudio Fiorentini, Resp.associazioni e stakeholder Enel Italia S.p.A.

Cristian Fabbri, AD Hera Comm S.p.A.

Delegato aggiunto Flavio Guastafierro, AD La Petroniana Group S.r.l.

Home PRESIDENTE

Paolo Castelli, AD Paolo Castelli S.p.A.

Delegato aggiunto Emilio Mussini, Presidente Panariagroup S.p.A.

Delegato aggiunto Federico Piccinini, AD Smaltochimica S.r.l

Delegato aggiunto Enrico Vento, AD Fox di Renzo Bompani & C. S.p.A.

Macchine PRESIDENTE

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Stefano Scutigliani, AD Metalcastello S.p.A.

Delegato aggiunto Mauro Cominoli, DG e Consigliere Varvel S.p.A.

Delegato aggiunto Paolo Covezzi, AD T.C.M S.r.l di Covezzi Giancarlo

Delegato aggiunto Maria Cecilia La Manna, AD Italtractor ITM S.p.A.

Delegato aggiunto Silvia Pecorari, Vicepresidente Hansa TMP S.r.l.

Delegato aggiunto Guido Rossi DG Nobili S.p.A.

Delegato aggiunto Elisa Sarti, Socia Meccanica Sarti S.r.l.

Delegato aggiunto Nicola Vaccari, AD Vaccari Mauro S.r.l.

Delegato aggiunto Laura Ferretti, DG Campagnola S.r.l.


Metalli e materiali compositi PRESIDENTE Franco Iorio, AD C.P.C. S.r.l.

Delegato aggiunto Alessandro Acquaderni, Consigliere S.I.T. Società Italiana Tecnospazzole S.p.A.

Delegato aggiunto Valerio Gruppioni, Presidente Gruppo Sira Industrie S.p.A.

Delegato aggiunto Roberto Tunioli, Presidente e AD Fervi S.p.A.

Delegato aggiunto Giuseppina Gualtieri, Presidente e AD Tper S.p.A.

Delegato aggiunto Marco Spinedi, Presidente Interporto di Bologna S.p.A.

Mobilità e logistica PRESIDENTE

Alessandro Tullio, CEO Trenitalia Tper S.c.a.r.l.

Delegato aggiunto Claudio Franceschelli, Presidente OneExpress Italia S.p.A. e Due Torri S.p.A.

Moda e lusso PRESIDENTE

Alessandro Varisco, AD Twinset S.p.A.

Delegato aggiunto Andrea Carnevali, Presidente CDA e DG Cadicagroup S.r.l.

Delegato aggiunto Francesco Virlinzi, Presidente e CEO Bierrebi Italia S.r.l.

Packaging PRESIDENTE Marco Checchi, AD Pelliconi & C.S.p.A.

Delegato aggiunto Silvia Bassi, Socia e Consigliere BDB S.r.l

Delegato aggiunto Claudio Brusori, Presidente Orplast S.n.c.

Delegato aggiunto Sara De Simoni, AD Tetra Pak Packaging Solutions S.p.A.

Delegato aggiunto Cesare Rapparini, Consigliere ICA Packaging Machines S.p.A.

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Plastica PRESIDENTE

Simone Colombarini, Amministratore Unico Vetroresina S.p.A.

Servizi professionali Delegato aggiunto Riccardo Pianesani, Amministratore Unico I.L.P.A. S.p.A.

PRESIDENTE Simone Mangini, Socio Studio Torta S.p.A.

Delegato aggiunto Elena Sabattini, AD Tecnostudi S.r.l.

Salute PRESIDENTE Mattia Ravizza, Presidente e Ceo Haemotronic S.p.A.

Turismo e cultura PRESIDENTE

Agostino Scialfa, AD GHB Gestioni Hotels S.n.c.

Il primo board di Filiera

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Delegato aggiunto Alberto Bortoli, AD Fresenius Hemocare Italia S.r.l.

Delegato aggiunto Claudia Nardi, Presidente Rhein83 S.r.l.

Veicoli Industriali PRESIDENTE

Leonardo Salcerini, AD Toyota Material Handling Italia S.p.A.

Delegato aggiunto Annalisa Po, AD Officine Barbieri S.p.A.


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I rappresentanti generali Marco Arletti, CEO e Vicepresidente Chimar S.p.A.

Marta Brozzi, Presidente e AD Duna-Corradini S.p.A.

Gino Cocchi, Presidente Advanced Techne S.r.l.

Maria Rita Giberti, AD Chemia S.p.A.

Marcello Masi, Presidente Cistelaier S.p.A.

Andrea Moschetti, Presidente e AD Faac S.p.A.

Guido Ottolenghi, DG e AD La Petrolifera Italo Rumena S.p.A.

Luca Panini, AD Franco Cosimo Panini S.p.A.

Elena Salda, AD C.M.S. S.p.A.

Francesca Villani, DG Marta S.r.l.

Piccola Industria

Andrea Pizzardi, AD Iperwood S.r.l.

Le imprese associate della Piccola Industria hanno eletto Presidente del Consiglio della Piccola Industria per il quadriennio 2022/2026 Andrea Pizzardi, che succede a Gian Luigi Zaina. Pizzardi diviene così membro del Consiglio di Presidenza dell’Associazione per il medesimo periodo. Classe 1979, laureato in Economia delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali, Pizzardi è amministratore delegato di Iperwood S.r.l.

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Branding = ingrandire il logo.

È indispensabile avere tanti follower.

I testi per il sito me li scrive la segretaria.

Se non dà risultati immediati non funziona.

Ho fatto il sito così mi arrivano nuovi contatti.

Come in tutti i settori, anche nel nostro esistono (e si sprecano) molte convinzioni, spesso prive di fondamenta. Le tecniche, le strategie, gli strumenti nel web evolvono velocemente e ciò che era ben fatto ed efficace anche solo 1 anno fa, ora potrebbe non esserlo più, per tantissimi fattori.

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cultura

Premio Estense 2022,

selezionata la quartina finalista Marzio Breda, Dacia Maraini, Maurizio Molinari e Mirella Serri sono gli autori dei quattro volumi che si contenderanno la 58a Aquila d’Oro. A Giovanna Botteri il 38° “Riconoscimento Gianni Granzotto. Uno stile nell’informazione”

È

di Generoso Verrusio

il Premio Estense del ritorno alla normalità. E, come da copione, anche quest’anno la designazione della quartina finalista ha riscosso grande soddisfazione da parte della giuria tecnica. In finale vanno Marzio Breda con “Capi senza Stato. I presidenti della grande crisi italiana” (Marsilio), Dacia Maraini con “La scuola ci salverà” (Solferino), Maurizio Molinari con “Il campo di battaglia” (La Nave di Teseo) e Mirella Serri con “Claretta l’hitleriana” (Longanesi). La giuria del premio giornalistico, capitanata da Guido Gentili, e composta da Giacomo Bedeschi, Michele Brambilla, Luigi Contu, Tiziana Ferrario, Paolo Garimberti, Jas Gawronski, Giordano Bruno Guerri, Laura Laurenzi, Agnese Pini e Venanzio Postiglione, nel corso della riunione svoltasi a fine maggio a Palazzo Roverella di Ferrara, ha selezionato i quattro libri finalisti tra i 45 titoli candidati alla 58esima edizione. Tra le novità dell’edizione 2022 la media partnership con Ansa e Rai Radio 1. Sabato 24 settembre, al Teatro Comunale “Claudio Abbado” di Ferrara, si svolgerà la cerimonia conclusiva con la proclamazione del vincitore e la consegna dell’Aquila d’Oro. Nella stessa giornata sarà premiata anche Giovanna Botteri: la giuria preposta, presieduta dal presidente della Fondazione Premio Estense, Gian Luigi Zaina, e composta da sette imprenditori (Marco Arletti, Gianna Bigliardi, Nicola Lamacchia, Gianluca Loffredo, Rudi Ricci Mingani, Andrea Panizza e Paolo Saini), ha

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assegnato alla storica inviata di guerra il 38° “Riconoscimento Gianni Granzotto. Uno stile nell’informazione” con il parere favorevole della giuria tecnica. “Anche quella di quest’anno è stata un'edizione molto intensa per la giuria perché i 45 libri che abbiamo selezionato e tra i quali abbiamo scelto la quartina erano davvero di ottima qualità”, ha sottolineato il presidente della giuria tecnica Guido Gentili. “È stato quindi da un lato facile scegliere e dall’altro molto difficile escludere volumi dalla quartina. Il risultato alla fine è stato condiviso da tutti i giurati e siamo molto contenti che si sia raggiunto un punto d’equilibrio comune”. “Siamo orgogliosi delle proposte di questa edizione del Premio Estense”, ha dichiarato il presidente della Fondazione Premio Estense e vicepresidente di Confindustria Emilia Gian Luigi Zaina. “Confermano il livello alto del giornalismo italiano. L’attualità che stiamo vivendo ha fatto emergere quanto il legame tra giornalismo e libertà sia forte e strettamente connesso. È un tema di importanza radicale, che definisce il chi siamo, attraverso la parola, il racconto, il punto di vista. È stato significativo, forse anche una riscoperta, rendersi conto dell’importanza di avere un’informazione libera. La libertà di espressione e di critica, e dunque di vera informazione, è uno dei pilastri che identifica il nostro mondo. E con l’idea di libertà, voglio ricollegarmi a quello che siamo come imprenditori. Perché anche l’impresa è un atto di libera iniziativa e creatività individuale, di esperienza e di racconto. Non solo individuale, perché coinvolge nell’azione e nei risultati interi pezzi di collettività, cambiando e facendo crescere le comunità e la società nel suo complesso”. “Non è un caso se Bper sostiene da diversi anni il Premio Estense, un’iniziativa di respiro nazionale che valorizza le eccellenze del giornalismo italiano e a cui ci accomunano scelte identitarie e convinzioni forti”, ha chiosato Eugenio Tangerini, responsabile relazioni esterne di BPER Banca. “Penso alle solide radici territoriali, al legame stretto con il mondo della cultura e alla volontà di promuovere un uso accurato e consapevole delle

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LA 5a Q DEL LICEO SCIENTIFICO A. ROITI DI FERRARA VINCE LA 27a EDIZIONE DEL PREMIO ESTENSE SCUOLA A fine maggio è stato decretato anche il vincitore del Premio Estense Scuola 2022. Con il lavoro “Caro virus ti scrivo”, sul gradino più alto del podio è finita la 5^Q del liceo scientifico Antonio Roiti di Ferrara. Sul secondo e terzo gradino sono finiti, rispettivamente, la classe 4^H dell’istituto tecnico Luigi Einaudi di Ferrara con “Virus silente” e la classe 5^R del liceo Augusto Righi di Bologna con il lavoro “Elefante bianco”. Menzione speciale per il lavoro “Haiku” realizzato dalla classe 3^G del liceo artistico Dosso Dossi di Ferrara.

A decretare il podio 2022 del Premio Estense Scuola è stata la giuria composta dal presidente Andrea Pizzardi, dai docenti Antonella Cosentino, Enrico Malucelli e Maurizio Macciantelli, dagli imprenditori Roberta Casetti, Annalisa Po e Marco Moscatti, e dalla vincitrice dell’Estense 2021 Francesca Nava. Gli studenti degli istituti superiori di Bologna, Ferrara e Modena che hanno partecipato erano chiamati a realizzare un elaborato originale e creativo, che poteva assumere diverse forme, dal saggio al video, dalla ricerca al testo illustrato e che, prendendo spunto dall’ultima opera vincitrice del Premio Estense, “Il focolaio” di Francesca Nava, ne proponesse una rilettura originale con l’approfondimento degli aspetti ritenuti più significativi e importanti. Dall’alto: la 5a Q del Liceo A. Roiti di Ferrara, vincitore del Premio Estense Scuola 2022; la 4a H dell'Istituto Tecnico Luigi Einaudi di Ferrara, seconda classificata; la 5a R del Liceo Augusto Righi di Bologna sul terzo gradino del podio

parole, oggi più che mai necessario per orientarsi in una società contraddittoria e complessa. Chi crea valore, come le istituzioni finanziarie, ha il dovere di restituirlo in varie

forme alla collettività: per questo essere partner del Premio Estense è per noi un atto concreto di responsabilità sociale d’impresa, riassunto nella definizione di ‘Banca che sa leggere’”.


I 45 LIBRI CANDIDATI AL PREMIO ESTENSE 2022 ACIDO. Cronache italiane anche brutali - Carlo Verdelli - Serie Bianca Feltrinelli

L’INFINITO ERRORE - Fabrizio Gatti - La Nave di Teseo

BRIGATE RUSSE. La guerra occulta del Cremlino tra troll e hacker Marta Federica Ottaviani - Ledizioni

LA CALA. Cento giorni nelle prigioni libiche - Giuseppe Ciulla, Catia Catania - Bompiani - Munizioni

CAPI SENZA STATO. I presidenti della grande crisi italiana - Marzio Breda - Marsilio CIÒ CHE NON SI PUÒ DIRE. Il racconto del Cermis - Pino Loperfido Edizioni del Faro

L'ULTIMA TRANSUMANZA - Maurizio Sentieri - Rubbettino Editore

LA GUERRA DENTRO - Lilli Gruber - Rizzoli LA SCOMMESSA BIDEN - Massimo Gaggi - Gius. Laterza & Figli Spa LA SCUOLA CI SALVERÀ - Dacia Paola Maraini - Solferino

COCA WEB - Andrea Cangini - Minerva

LA SOCIETÀ CHIUSA IN CASA - Gilberto Corbellini, Alberto Mingardi Marsilio

DODICI PRESIDENTI - Alberto Orioli - Il Sole 24 Ore

LO SCRITTORE SENZA NOME - Ezio Mauro - Fuochi Feltrinelli

È GRADITA LA CAMICIA NERA - Paolo Berizzi - Rizzoli

MEDITERRANEO - Caterina Bonvicini - Einaudi

FACCIA DA MOSTRO - Lirio Abbate - Rizzoli

MILANO SOTTO MILANO. Viaggio nell'economia sommersa di una metropoli - Antonio Talia - Minimum fax

CLARETTA L’HITLERIANA - Mirella Serri - Longanesi

GIOCATORI D'AZZARDO - Virman Cusenza - Mondadori I BUGIARDI DEL CLIMA. Potere, politica, psicologia di chi nega la crisi del secolo. - Stella Levantesi - Gius. Laterza & Figli Spa

NASCOSTE NELLA TELA. Tra arte e medicina, un'indagine sui segreti delle opere più famose - Paolo Zamboni - Mondadori

I NEMICI DELLA GIUSTIZIA - Nino di Matteo, Saverio Lodato - Rizzoli

NIENT'ALTRO CHE LA VERITÀ - Michele Santoro - Marsilio Editori

IL CAMPO DI BATTAGLIA - Maurizio Molinari - La Nave di Teseo

NO. L’opposizione di uno - Furio Colombo - La Nave di Teseo

IL CIELO OLTRE LE POLVERI - Valentina Petrini - Solferino

NOI SCHIAVISTI. Come siamo diventati complici dello sfruttamento di massa. - Valentina Furlanetto - Laterza

IL GIARDINO E L'ARSENALE. Una storia della Biennale - Paolo Baratta Marsilio

PERCHÉ MUSSOLINI ROVINÒ L'ITALIA - Bruno Vespa - Mondadori

IL GIORNALISMO FATTO IN PEZZI - Massimo Fini - Marsilio Editori

PIÙ FORTE DELLA PAURA - Antonella Napoli - All Around

IL PIÙ CRUDELE DEI MESI - Gigi Riva - Mondadori

ROMANZO DI UN NAUFRAGIO - Pablo Trincia - Einaudi

IL POSTO DEGLI UOMINI - Aldo Cazzullo - Mondadori

SCONFITTI - Corrado Stajano - Il Saggiatore

IL PRESIDENTE - Marco Damilano - La Nave di Teseo

SENZA PASTORI? La crisi delle vocazioni e il futuro delle parrocchie -

IL TEMPO DELLE MANI PULITE - Goffredo Buccini - Gius. Laterza & Figli Spa

Domenico Agasso - Rubbettino Editore

IO POSSO. Due donne sole contro la mafia - Pif, Marco Lillo - Serie Bianca Feltrinelli

SUICIDIO OCCIDENTALE - Federico Rampini - Mondadori

KABUL, CROCEVIA DEL MONDO - Nico Piro - People

UN MONDO DIVISO. Come l'occidente ha perso crescita e coesione sociale - Eugenio Occorsio, Stefano Scarpetta - Gius. Laterza & Figli Spa

L'ETÀ DI MERKEL - Paolo Valentino - Marsilio

TANGENTOPOLI PER CHI NON C'ERA - Mario Consani - Nutrimenti

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eventi Il 7 e 8 settembre torna

FARETE

Sostenibilità e metaverso i temi al centro dell’Assemblea pubblica di Confindustria Emilia che, come da tradizione, mercoledì 7 settembre alle ore 10 aprirà la due giorni dedicata alle imprese di Laura Ansaloni

D

opo due anni di stop forzato, mercoledì 7 e giovedì 8 settembre nei padiglioni 14, 15 e 18 di BolognaFiere torna l’appuntamento con Farete, la due giorni di networking promossa e organizzata da Confindustria Emilia e dedicata alle imprese che possono stringere o rinsaldare relazioni e sviluppare opportunità di business nazionale e internazionale. Quella del 2022 sarà la nona edizione della manifestazione che rappresenta una grande vetrina delle produzioni, delle lavorazioni, della subfornitura e dei servizi che il sistema produttivo emiliano, e non solo, offre in tutti i settori e le filiere industriali. Un laboratorio

di comunità in continua evoluzione, dove le imprese e le persone possono incontrarsi e condividere esperienze per crescere e aggiornarsi. Quest’anno sarà di oltre 30.000 metri quadrati la superficie espositiva messa a disposizione delle imprese che potranno non solo essere presenti con un proprio stand, ma anche partecipare a numerosi incontri b2b, organizzati ad hoc in base alle singole esigenze di business delle imprese. La due giorni, che si aprirà, come di consueto, con l’Assemblea Pubblica di Confindustria Emilia, in programma mercoledì 7 settembre alle 10, sarà anche l’occasione per partecipare gratuitamente ad un ricco programma di workshop, eventi

collaterali e momenti di approfondimento. E bastano solo alcuni numeri della passata edizioni a decretare il successo di Farete: l’ultima edizione andata in scena nel 2019 ha fatto registrare la presenza di 18.000 visitatori, per un totale di 1.300 stand presenti a rappresentare le aziende delle più importanti filiere produttive. Anche quest’anno, per arricchire la proposta e favorire nuovi incontri b2b internazionali, all’interno di Farete sarà attivo l’International Club, lo spazio gratuito per gli espositori che permetterà alle imprese partecipanti di incontrare potenziali buyer esteri, provenienti da diverse aree del mondo e selezionati direttamente da Confindustria Emilia, interessati ai loro prodotti e alle

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loro tecnologie. Nell’ultima edizione sono stati selezionati e invitati 80 operatori internazionali provenienti da 32 Paesi (Europa, Asia, America, Medio Oriente, Africa sub-sahariana) e organizzati oltre 1.000 incontri b2b durante le due giornate dedicate all’evento, che nei mesi successivi hanno portato concrete opportunità d'affari. Torna a Farete 2022 anche l’appuntamento con lo spazio Tax and Legal Global Services, che mette a disposizione delle imprese che vogliono sviluppare il proprio business verso mercati internazionali diversi professionisti esperti in normative italiane e estere, proponendo consulenze specialistiche one to one in ambito fiscale, legale e societario su specifici Paesi e ospitando inoltre tavole rotonde e approfondimenti relativi ai temi attinenti alla contrattualistica internazionale. Altro “key point” della manifestazione è l’innovazione, con la presenza di Open Hub, uno spazio fisico nato all’interno dell’edizione 2019 di Farete e dedicato a incontri b2b tra startup e corporate, con l’obiettivo di sviluppare un matching efficace e coerente con i bisogni delle imprese e fornire loro l’opportunità di fare innovazione ad alto impatto attraverso lo sviluppo di collaborazioni tecnico-scientifiche, l’efficientamento dei processi produttivi grazie a nuove tecnologie e possibili occasioni di investimento per diversificare il proprio business. Nel corso dell’edizione 2019 hanno partecipato agli incontri 46 startup provenienti da tutta Italia per un totale di 110 incontri b2b e due workshop su modelli e strumenti a supporto della ricerca collaborativa. Anche il settore del turismo è uno dei protagonisti della kermesse di Confindustria Emilia con la Borsa del Turismo Industriale (BTI), l’iniziativa finalizzata a sostenere il turismo industriale come innovativa forma di valorizzazione della cultura d’impresa. L’obiettivo della BTI è infatti promuovere i musei aziendali e le imprese quali tappe turistiche fortemente rappresentative del territorio emiliano a operatori esteri e specialisti nell’outgoing; nel 2019 alla manifestazione si sono incontrati 30 buyers esteri, provenienti da numerosi Paesi, con 50 sellers italiani. Ma non si può parlare di Farete senza ricordare l’aspetto convegnistico della manifestazione:

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sono stati ben 94 i workshop tematici che hanno animato il calendario dell’ultima edizione: gli incontri hanno analizzato e approfondito le più ampie tematiche diventando un importante momento di analisi e aggiornamento professionale per tutti i partecipanti.

Con questi presupposti, anche l’edizione 2022 si appresta a rappresentare una preziosa occasione di confronto, conoscenza e scambio in cui incontrarsi e sviluppare opportunità di business: uno stimolo alla ripartenza e allo sviluppo per tutto il tessuto produttivo emiliano e non solo.



I

l grande progetto di formazione professionale ER SMART INDUSTRY, che ha coinvolto centinaia di aziende in tutta la Regione, è arrivato a giugno alla sua conclusione. A distanza di poco più di un anno dalla sua presentazione (numero 51 di FARE, marzo 2021) torniamo su queste pagine per raccontare com’è andata a Modena e provincia. Il programma è stato realizzato grazie ad un importante finanziamento della Regione Emilia- Romagna (2,9 milioni di euro) e del Fondo Sociale Europeo, che ha consentito alle imprese aderenti di accedere in modo completamente gratuito a migliaia di ore di formazione legate all’innovazione dei prodotti e dei processi in un momento storico (soprattutto il 2021) caratterizzato, come ben sappiamo, da disagi e preoccupazioni. Grazie alla mediazione di Confindustria Emilia-Romagna, che ha curato la relazione con l’Ente pubblico, le scuole del territorio hanno realizzato il progetto in partnership con il coordinamento di Formindustria, capofila con una lunga esperienza. Nuova Didactica si è occupata ovviamente di Modena e provincia. In 16 mesi, sul solo territorio modenese, sono state coinvolte 116 aziende (tra piccole, medie e grandi appartenenti a 4 filiere target dell’iniziativa: agroalimentare; meccanica, meccatronica e motoristica; tessile e moda; salute e benessere - compreso il biomedicale), hanno partecipato ai corsi più di 500 lavoratori per circa 3100 ore complessive erogate. I temi forti sono stati quelli in linea

ER SMART INDU un’overview di com’è andata con gli attuali trend del mercato. La programmazione dei corsi e delle consulenze, infatti, è stata aggiornata nei mesi sulla base del dialogo continuo con i clienti e delle richieste da loro espresse, nell’ottica di uno scambio virtuoso tra necessità e pianificazione. Sul podio dei contenuti, tutti accomunati dall’obiettivo cardine di innovare prodotto e/o processo, in primissima posizione, il digital marketing (circa il 32% delle ore complessive) e in particolare: la marketing automation, il funziona-

mento di Google Analytics e le tecniche di SEO oltre ad aspetti più qualitativi come il Copywriting per l’azienda e la gestione dei diversi social network (su tutti Linkedin, che ha ovviamente un ruolo più importante per il mondo del lavoro). In seconda posizione i contenuti legati ad un altro asset strategico di questo momento storico (e certamente anche del prossimo futuro): i Big Data (circa 26% delle ore complessive) e le tecniche di raccolta, gestione e consultazione


USTRY: dei dati. La Business Intelligence porta all’azienda cambiamenti e miglioramenti estremamente rilevanti ma molti ancora non utilizzano in maniera strutturale strumenti di calcolo e archiviazione. Come già accaduto molte volte nella storia, l’innovazione a volte è una via obbligata e infatti il Covid e lo smartworking in pochi mesi hanno dato una fortissima spinta alla digitalizzazione dei processi. Da qui l’aumento esponenziale della richiesta di formazione su questi argomenti, a maggior ragione dato

il digital divide presente tra le generazioni più giovani e i lavoratori più senior che faticano ad entrare nell’ottica di non scrivere più nulla su carta, soprattutto conti e numeri. Seguono poi i contenuti per innovare la presenza commerciale a livello internazionale delle aziende, in una fase in cui l’export è imprescindibile per moltissimi settori, e contenuti legati più strettamente ai processi organizzativi e di gestione delle risorse umane (ad esempio come impostare il già citato smart working in strutture complesse durante la pandemia e misurarne i risultati). Il 60% delle attività è stato realizzato in modalità online (sincrona), via via perfezionata nel corso dei mesi. Tuttora, anche dopo la fine dell’emergenza e dei divieti relativi alle attività in presenza, le aziende continuano a chiedere formazione tramite web, a dimostrazione dei buoni risultati raggiunti in questo biennio. Complessivamente il progetto ha dato ottimi risultati, sia in termini quantitativi (e i numeri parlano in autonomia) sia in termini qualitativi, per l’interesse manifestato dalle aziende, l’adesione alle proposte aggiornate durante i mesi e i questionari di customer satisfaction che sono stati realizzati. Oltre ai clienti e ai lavoratori che hanno partecipato al progetto, un ringraziamento particolare va ai 24 consulenti partner di Nuova Didactica che, con la loro competenza, hanno dato corpo ai corsi realizzati e hanno reso Smart Industry quello che è stato.



formazione

Future in action

un aiuto all’orientamento al lavoro Si è tenuta lo scorso 24 maggio una giornata di incontro tra le imprese e gli studenti e le studentesse prossimi al diploma dell’Istituto Belluzzi-Fioravanti di Bologna. Più di 100 i giovani coinvolti e oltre 280 gli appuntamenti di Marco Taddei

S

ono stati oltre 100 i ragazzi e le ragazze, che stanno per ottenere il diploma, dell’Istituto Belluzzi-Fioravanti di Bologna a partecipare, lo scorso 24 maggio, alla giornata dedicata all’orientamento al lavoro organizzata da Confindustria Emilia. Si tratta di un’esperienza totalmente innovativa a livello nazionale, realizzata sulla base di una consolidata collaborazione tra l’Associazione e l’Istituto, e rientra nel progetto Future in Action, lanciato da Confindustria Emilia, a gennaio scorso, per fornire aiuto agli studenti e alle studentesse delle scuole superiori che si trovano nel delicato momento di dover valutare quale strada scegliere per il loro futuro. All’incontro hanno aderito 32 imprese del territorio associate a Confindustria Emilia che si sono confrontate in più di 280 incontri con gli studenti e le studentesse dell’Istituto Belluzzi- Fioravanti che frequentano il 5° anno dei seguenti indirizzi: Chimica, materiali e biotecnologie; Elettronica e Automazione; Informatica e telecomunicazioni; Meccanica, meccatronica ed energia; Manutenzione e assistenza tecnica. La modalità è stata quella di una vera e propria “fiera del lavoro”, caratterizzata da contatti diretti e in presenza, per incrementare le competenze orientative degli studenti, in un contesto che permette di saggiare anche opportunità dirette, concrete e aderenti ai contesti d’avanguardia. In questo caso, l’obiettivo era, appunto, di proporre ai ragazzi e alle ragazze, che si apprestano a uscire dalla scuola superiore, alcune delle opportunità offerte nella nostra area ad alta vocazione manifatturiera attraverso la diretta voce delle imprese. “A poche settimane dalla loro maturità, i ragazzi del Belluzzi-Fioravanti si sono messi avanti e hanno colto il nostro invito per i primi incontri con i re-

sponsabili risorse umane di decine e decine di imprese associate”, spiega Tiziana Ferrari, direttore generale di Confindustria Emilia. “L’iniziativa è stata possibile grazie a una concreta sincronia di intenti tra il dirigente scolastico dell’Istituto industriale, a cui va il nostro plauso, e la nostra Associazione. Sono nate certamente già potenziali opportunità di lavoro per la stragrande maggioranza di loro, non è certo di oggi la necessità di profili sul nostro territorio, ma anche spunti e suggerimenti utili ai ragazzi per il loro possibile percorso universitario. Questa inizia-

tiva sarà ripetuta ogni anno e lavoreremo per offrire la stessa esperienza al maggior numero di studenti della nostra area vasta”. Il Dirigente Scolastico dell’Istituto Belluzzi-Fioravanti Edoardo Soverini commenta così, dalla parte della scuola, il successo oltre ogni aspettativa: “Abbiamo creduto da subito in questa sfida, che ci vede primi in Italia a proporre uno spazio di incontro aperto, una vera e propria fiera dell’orientamento reale nella sede della scuola: un confronto diretto tra i nostri studenti e le maggiori e più avanzate realtà di riferimento del nostro territorio e anche di livello nazionale. L’appoggio di Confindustria Emilia, che ha colto la dirompente potenzialità, in termini di efficacia nella formazione delle competenze orientative degli studenti, a un passo dal loro ingresso nel mondo del lavoro o, naturalmente, in quello degli studi terziari, è stato fondamentale. L’auspicio è quello di aver inaugurato una prassi nuova, analogamente a quanto esistente nei paesi europei dove i supporti alla transizione e alla occupabilità sono già una realtà collaudata nei fatti, prassi che possa solo accrescersi di contributi, partecipazione e significato già dall’anno scolastico prossimo, magari creando un effetto domino per incrementare le occasioni di confronto reale e attuale tra i ‘due mondi’ scuola e lavoro, rendendoli sempre più reciprocamente consapevoli, in positivo”.

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news emilia

Marco Taddei Marianna Saguatti

LA BORSA DI STUDIO “MARIO POSSATI” 2022 AD AIDA ZHARMUKHAMETOVA È stata assegnata a Aida Zharmukhametova l’edizione 2022 della Borsa di studio “Mario Possati”, giunta quest’anno alla sua 30^ edizione. Sono infatti 30 anni che la Borsa, promossa e finanziata da Confindustria Emilia Area Centro e Marposs e intitolata alla memoria dell’imprenditore bolognese, fondatore dell’azienda leader nell’elettronica di precisione, permette a giovani talenti dell’Est Europa specializzandi nella sede bolognese della SAIS (School of Advanced International Studies) dell’Università americana Johns Hopkins, di perfezionare la propria formazione presso una delle principali realtà accademiche nel campo degli affari internazionali a livello mondiale. Tra gli studenti che negli anni hanno ricevuto la borsa di studio c’è anche un ministro: Gatis Eglitis, vincitore nel 2002, è infatti l’attuale Ministro del Welfare in Lettonia. La borsista Possati di quest’anno, Aida Zharmukhametova, proviene da Almaty, in Kazakistan. Si è laureata in Relazioni Internazionali all’Università al-Farabi Kazakh National University dove ha anche conseguito il suo primo Master in Scienze Giuridiche e Diritto Internazionale. Tra le sue esperienze lavorative vanta uno stage al Ministero degli Affari Esteri Kazaco. Alla SAIS si è specializzata in Energy and Environment e, in particolare, è interessata ad approfondire la sua ricerca su tematiche relative ai rapporti tra Central Asia ed European Union. Successivamente, farà ritorno nel proprio Paese per intraprendere una carriera nel campo delle politiche pubbliche e lo sviluppo. Alla cerimonia di consegna, che si è svolta lo scorso 12 maggio nella sede della Johns Hopkins University, finalmente in presenza, dopo gli ultimi due anni, oltre ad Aida Zharmukhametova, Mario Possati Fellowship recipient 2021-22, sono intervenuti Stefano Possati, presidente di Marposs, insieme ai fratelli Edoardo e Alberto, rispettivamente vicepresidente e membro del consiglio d’amministrazione

Sopra: Michael G. Plummer, Tiziana Ferrari, Valter Caiumi, Aida Zharmukhametova, Stefano Possati, Edoardo Possati e Alberto Possati. Sotto: Valter Caiumi, Stefano Barrese, Davide Nitrosi, Emanuele Orsini, Annalisa Sassi, Alessandra Florio e Giovanni Baroni

della società, il presidente di Confindustria Emilia Area Centro, Valter Caiumi, insieme al direttore generale, Tiziana Ferrari, e il direttore della Johns Hopkins University SAIS Europe, ENI Professor of International Economics Michael G. Plummer, insieme al direttore dello sviluppo, Gabriella Chiappini.

ACCORDO TRA CONFINDUSTRIA E INTESA SANPAOLO: 13,2 MILIARDI DI EUR0 PER LE IMPRESE DELL'E-R Si è tenuta lo scorso 10 maggio nella sede di Confindustria Emilia a Bologna la tappa regionale del roadshow di presentazione del nuovo accordo tra Confindustria e Intesa Sanpaolo per la crescita delle imprese. Emanuele Orsini, vicepresidente

per credito, finanza e fisco di Confindustria, e Stefano Barrese, responsabile divisione banca dei territori di Intesa Sanpaolo, hanno presentato l’accordo basato sul percorso congiunto “Competitività, Innovazione, Sostenibilità” che mette a disposizione 13,2 miliardi di euro per le imprese emiliano-romagnole, nell’ambito dei 150 miliardi di euro del plafond nazionale, per promuovere l’evoluzione del sistema produttivo su questi tre driver fondamentali per la crescita e in coerenza con il PNRR. Ad aprire i lavori i saluti del presidente di Confindustria Emilia Area Centro, Valter Caiumi, della presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Annalisa Sassi, e della direttrice regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo, Alessandra Florio. Nel corso dell’incontro sono intervenute Anna Roscio, responsabile sales & marketing imprese di Intesa Sanpaolo, che ha approfondito gli assi strategici dell’accor-

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do e Stefania Trenti, responsabile industry research direzione studi e ricerche Intesa Sanpaolo, che ha illustrato il contesto economico nel quale si trovano ad operare le imprese regionali. L’accordo presentato alle imprese regionali, di durata triennale e firmato lo scorso ottobre da Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, e Carlo Messina, consigliere delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo pone al centro iniziative a supporto delle aziende in ambito di digitalizzazione e innovazione, rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale, potenziamento delle filiere e sostenibilità. “Nell’attuale scenario geopolitico ed economico le nostre imprese sono pressate da sfide senza precedenti che mettono a rischio crescita e benessere dell’intera società. In questa fase di emergenza è indispensabile continuare far arrivare loro la liquidità necessaria per affrontare le tensioni legate alla guerra e allo shock energetico. Ma bisogna anche guardare al futuro, puntando a consentire alle imprese di continuare a investire per esprimere pienamente le loro potenzialità e cogliere le opportunità offerte dai grandi processi di trasformazione in atto. La ripresa è a portata di mano a patto di sfruttare l’occasione di investimento e riforma offerta dal PNRR e di promuovere investimenti in innovazione e ricerca, favorendo lo sviluppo delle filiere, la patrimonializzazione e il riequilibrio della struttura finanziaria delle aziende. Senza dimenticare l’importanza di assicurare il massimo sostegno, finanziario e di servizio, nella doppia transizione digitale e sostenibile”, ha detto Emanuele Orsini. “Mettiamo in campo oltre 13 miliardi di euro per i piani di crescita delle imprese emiliano-romagnole, nell’ambito del plafond nazionale di 150 miliardi di euro, rinnovando l’azione congiunta con Confindustria. Il nostro Gruppo conferma e rafforza l’attenzione e il sostegno al sistema produttivo per superare questa fase di rinnovata incertezza e ridare forza alla ripresa che si stava dispiegando dopo la pandemia, per dare vita ad un’economia strutturalmente più robusta incentivando gli investimenti in transizione ambientale e digitale e valorizzando i rapporti di filiera. Gli elementi alla base di questo accordo rientrano nell’ambito del nostro impegno complessivo ad attivare, nell’arco del PNRR, erogazioni

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a medio-lungo termine per oltre 410 miliardi di euro, di cui 120 destinati alle PMI”, ha dichiarato Stefano Barrese. “È importante per le imprese, in uno scenario nazionale e internazionale così fortemente complesso, trovare nel sistema bancario un interlocutore costante e trasparente. Le nostre aziende sono consapevoli di quanto sia necessario investire in innovazione e transizione digitale, perché la sfida di oggi e del prossimo futuro sarà rafforzare la struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese, potenziare le filiere e la sostenibilità del nostro tessuto produttivo. In questo, il plafond messo a disposizione delle imprese emiliane consentirà di attivare investimenti privati, generando un effetto moltiplicatore delle risorse disponibili per gli investimenti pubblici. È una vera e propria chiave di volta per guardare al futuro, anche alla luce delle linee guida individuate dal Pnrr”, conclude Valter Caiumi.

ANNALISA SASSI ELETTA PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA EMILIA-ROMAGNA PER IL QUADRIENNIO 2022-2026 L’imprenditrice Annalisa Sassi è la nuova Presidente di Confindustria Emilia-Romagna per il quadriennio 2022-2026. È stata eletta all’unanimità dal Consiglio di Presidenza di Confindustria regionale, riunitosi lo scorso 27 aprile a Bologna in occasione dell’incontro “50 anni! Radici e valori per il futuro” con cui gli industriali emiliano-romagnoli hanno celebrato il Cinquantennale dell’associazione regionale. Succede a Pietro Ferrari, che ha guidato Confindustria Emilia-Romagna da luglio 2017. “È un vero onore rappresentare l’industria dell’Emilia-Romagna: ringrazio i colleghi per la fiducia che mi hanno riservato. Credo profondamente nel valore dell’impresa come luogo in cui si esprime e valorizza la capa-

cità del fare delle persone. Il mio impegno alla Presidenza di Confindustria Emilia-Romagna sarà guidato da una ferma convinzione: l’impresa è motore di crescita e sviluppo dei territori, elemento fondamentale per la creazione del benessere sociale e della qualità della vita”, ha dichiarato la neopresidente Annalisa Sassi. Nata nel 1976, Annalisa Sassi si laurea in economia aziendale all’Università di Parma. Dopo un master in corporate finance alla SDA Bocconi inizia il proprio percorso professionale con una breve esperienza presso un istituto bancario milanese. Subito dopo approda alle aziende di famiglia che operano nell’ambito del settore alimentare: Casale, Prosciuttificio San Pietro e Selva Alimentari, in cui oggi ricopre il ruolo di consigliere di amministrazione. Da giugno 2018 a maggio 2022 Annalisa Sassi è stata Presidente dell’Unione Parmense degli Industriali. Dal 2019 è vicepresidente di Crédit Agricole Italia, dal 2013 al 2020 è stata vicepresidente di Fiere di Parma, dal 2009 al 2014 Presidente del Gruppo Giovani nazionale di Federalimentare e ha ricoperto diversi incarichi in Assica e Confindustria.

A EXCON 2022 IL PADIGLIONE ITALIANO CONFINDUSTRIA EMILIA - UNACEA Dopo la sosta forzata dovuta alla pandemia, è tornato quest’anno il padiglione italiano organizzato da Confindustria Emilia e Unacea a Excon, la fiera internazionale delle macchine e attrezzature per


Diventa un Power User Ogni impresa associata può adesso gestire in autonomia le informazioni anagrafiche relative alla propria azienda, sia dal punto di vista aziendale sia da quello dei propri collaboratori, verificando di aver iscritto tutti i possibili uffici interessati alle nostre attività, per guadagnare tempo e cogliere con tempestività tutte le opportunità che ogni giorno mettiamo a vostra disposizione.

Di cosa si tratta È una nuova funzionalità web a disposizione degli Associati che permette la gestione in autonomia di parte della propria anagrafica aziendale.

Come funziona Confindustria Emilia attiverà, su indicazione dell’azienda, uno o più utenti «power user» che disporranno di una console di gestione direttamente su

www.confindustriaemilia.it

Per informazioni e aiuto:

anagrafe@confindustriaemilia.it

051- 6317390


miliardi e una crescita del pil del 9,5% nel 2021, si conferma una destinazione promettente per il mercato di macchine e attrezzature per costruzioni, con un'industria nazionale di settore che conta un fatturato di oltre €6,2 miliardi e più di 3 milioni di persone impiegate. Secondo le stime di Off-Highway Research, il mercato indiano nel 2021 ha registrato una crescita di vendite del 12% fino a superare le 80 mila unità.

È MANCATO MARCO VASCHIERI

costruzioni di Bangalore, India, che si è tenuta dal 17 al 21 maggio scorsi. Il padiglione italiano, giunto alla decima edizione, è stato allestito nel padiglione 3 e ha ospitato le aziende Mantovanibenne, Omb, Reggiana Riduttori, Schnell, Sit drive solutions e Vis Hydraulics. Excon 2022, manifestazione organizzata da CII, la confederazione dell’industria indiana, ha visto la partecipazione di oltre 1.300 espositori su un’area di oltre 300.000 metri quadrati. “Dopo la pausa imposta dalla pandemia crediamo sia necessario riprendere a pieno ritmo le attività di internazionalizzazione ed è per questo che abbiamo deciso di partecipare al padiglione italiano. Excon rappresenta un’occasione di rilievo internazionale e crediamo possa essere un buono strumento per sviluppare la presenza su un mercato in espansione come quello indiano”, ha dichiarato Jacopo Mantovani, marketing manager di Mantovanibenne. “La nostra presenza al padiglione Unacea-Confindustria Emilia a Excon è ormai una rodata consuetudine. L’India si conferma una destinazione importante per il nostro settore e, nonostante la crisi dello scorso biennio, il mercato ha già ripreso a crescere a pieno ritmo, motivo per cui abbiamo deciso di confermare la nostra presenza anche in questa edizione”, ha dichiarato Adamo Venturelli, amministratore delegato di Vis Hydraulics. L’India, con una popolazione di oltre 1,4

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Si è spento, ad aprile scorso, all’età di 59 anni, Marco Vaschieri, amministratore delegato di Novabell, azienda ceramica di Roteglia (Reggio Emilia), professionista molto stimato per la sua competenza. Il presidente dell’azienda Mario Roncaglia lo ha ricordato come una persona di gran cuore che si è prodigato con dedizione e zelo per oltre ventisette anni per l’impresa, e che ha combattuto negli ultimi due anni con una terribile malattia. Anche il sindaco di Castellarano, Giorgio Zanni, ha espresso alla famiglia e ai dipendenti di Novabell il cordoglio dell’istituzione: “Al mondo imprenditoriale mancherà molto la sua figura”.

ADDIO A GIAN CARLO ROVINALTI A fine aprile è venuto a mancare Gian Carlo Rovinalti, fondatore dell’azienda Rovinalti che a Pavullo (Modena) opera nella progettazione e costruzione di attrezzature, impianti e componenti per l'industria lattiero-casearia e alimentare. Come ricorda la famiglia “Gian Carlo è stato un imprenditore di rare capacità, che partendo da una piccola officina all’interno di un garage ha saputo costruire una realtà produttiva divenuta leader nel proprio set-

tore. Le storie imprenditoriali come quella di Gian Carlo, fondate sulla passione e sui veri valori, rappresentano la spina dorsale del nostro Paese”. L’azienda, nel suo nome, continuerà a correre e scalare le sfide del futuro.

SI È SPENTO ADRIANO GROSOLI A inizio maggio, è morto a 93 anni, dopo una breve malattia, Adriano Grosoli, fondatore dell’azienda Aceto Balsamico del Duca di Spilamberto (Modena). Classe 1929, Adriano Grosoli venne chiamato, a causa della Prima guerra mondiale, a occuparsi dell’attività di famiglia, iniziata nel 1891 dal nonno Adriano e insignita della medaglia d’oro all’Expo di Genova nel 1927, che comprendeva principalmente la lavorazione del maiale, la gestione della trattoria a San Donnino e della bottega di prodotti tipici modenesi, in primis il balsamico. Era l’ultimo della schiera di imprenditori che a partire dagli anni Sessanta decisero di scommettere sull’aceto balsamico, quando ancora era considerato puramente una tradizione famigliare, creando il mito dell’“oro nero” di Modena e facendone un prodotto internazionale. Grosoli aveva da pochi anni passato il timone dell’azienda di famiglia alla figlia Mariangela, la quale ricopre anche l’incarico di presidente del Consorzio di tutela dell’Igp.



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