Ars In Genium - Eccellenze ed Emozioni

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Genium Eccellenze ed Emozioni

Maurizio Socci


Carlotta Maggiorana per La Via Maestra

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INTRODUZIONE

La Via Maestra, DOVE L’ECCELLENZA DEL PASSATO CAMMINA VERSO IL FUTURO

N

ella parola artigiano è custodita, come fosse cesellata, intarsiata, ricamata, la parola “arte”. Quando dici artigiano dici anche arte. Questo perché quando la fatica si fa leggerezza, dove la forza si trasforma in eleganza, là c’è un artigiano che sta trasformando un pezzo di Mondo in qualcosa di bello. Nelle Marche succede ogni giorno. La strada che porta a questa tradizione nell’innovazione si chiama “La Via Maestra”.

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PREFAZIONE

“Le MARCHE, uno scrigno di eccellenze che va narrato, goduto ma anche sostenuto DALLE ISTITUZIONI ” Mirco Carloni, Vice Presidente e Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Marche

C

apacità e raffinatezza. Tradizione, innovazione e idee. È il mix di valori, conoscenze e abilità che rende unica l’attività e la creatività dell’artigianato artistico. Le Marche, da questo punto di vista, sono uno scrigno di e ccellenze, che meritano di essere narrate per poi essere vissute. Ogni angolo della nostra regione ha qualcosa da raccontare e proporre. Siamo una terra di artigiani che ha saputo tramandare le conoscenze e l’amore per un lavoro mai uguale e ripetitivo. Mettere a rete tutto questo mondo non risponde a un’operazione nostalgia, ma è testimonianza delle tante eccellenze che operano sul territorio, che animano borghi e paesi con il proprio lavoro creativo, dove la professionalità si coniuga con la capacità di realizzare un qualcosa di unico, ricercato e di grande qualità non solo estetica. La recente approvazione, all’unanimità, della nuova legge regionale sull’artigianato, assicura nuovi stimoli e opportunità per far crescere il comparto “artistico”. Il testo normativo punta a riqualificare e valorizzare i nostri centri anche attraverso la riscoperta delle tradizioni e la diffusione dei mestieri, trasformando il laboratorio in una vera scuola di vita per proseguire lungo la “Via Maestra” che ci rende unici e orgogliosi di quello che siamo. Nelle pagine che sfogliamo troviamo tutto il variegato mondo dell’artigianato artistico che si intreccia tra distretti e itinerari turistici. Un biglietto da visita che qualifica la capacità marchigiana di meravigliare e stupire, di esaltare le eccellenze, intraprendendo un viaggio tra capolavori creativi non sempre conosciuti.

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RIFLESSIONI

sulla micro e piccola impresa Gian Luca Gregori, Magnifico Rettore Università Politecnica delle Marche

L

e micro e piccole imprese (MPI) hanno un peso piuttosto rilevante nel contesto socio-economico nazionale, ma ancor più a livello regionale; come abbiano più volte evidenziato, queste rappresentano nella Regione Marche oltre il 90% del totale delle imprese del territorio. Le motivazioni risultano essere differenti e vanno ricercate in vari fattori, tra i quali le varie crisi succedutesi dal 2007 ed anche il processo di globalizzazione che ha determinato la “scomparsa” di numerose grandi imprese. Risulta quindi piuttosto sterile il dibattito che ogni tanto si avvia (peraltro, sempre più stancamente e da parte probabilmente di “alcuni irriducibili”) sul “piccolo è/non è ancora bello”. In realtà, è necessario acquisire consapevolezza della “situazione”, affrontando la seguente questione: come è possibile intervenire per incrementare la competitività del sistema nel suo complesso? Attenzione alle filiere, sviluppo di ecosistemi, favorire processi collaborativi ed integrativi: sono questi alcuni possibili interventi da promuovere. Da tale scenario appare quindi evidente l’elevata considerazione che questa tipologia di organizzazioni merita all’interno del dibattito socio-economico e politico; in questa prospettiva, può essere utile opportuno riflettere su alcuni aspetti, di seguito analizzati. In primo luogo, le MPI si presentano come un aggregato fortemente eterogeneo, la cui analisi richiede il ricorso a differenti categorie concettuali (al contrario, sono spesso considerate erroneamente come un insieme omogeneo); va poi evidenziato che queste organizzazioni spesso affrontano le stesse problematiche e le stesse sfide delle imprese di maggiori dimensioni, senza però avere risorse adeguate. Un ulteriore aspetto riguarda la forte integrazione territoriale: abbiamo più volte rilevato che se viene a mancare questo sistema sinergico, “molte aree rischiano di chiudere”. Nell’ultimo anno sono state realizzate numerose indagini empiriche volte ad analizzare il modus operandi di tali tipologie di organizzazioni durante i periodi “Covid-19 e post Covid-19” (Trend Marche, 2020-2021): è interessante notare che si rilevano comportamenti molto differenti; si riscontrano ad oggi sia MPI “sofferenti” o “molto sofferenti” e quindi particolarmente colpite dalla pandemia (soprattutto presenti nei cosiddetti “settori fermi”), sia imprese che non solo hanno continuato ad operare, ma hanno anche incrementato il livello del fatturato (più raramente del reddito). In questo secondo scenario sono risultate determinanti le competenze organizzative e di programmazione e, più in generale, le competenze gestionali ed informatiche. Può essere utile ai fini conoscitivi osservare che numerose imprese hanno attuato una diversificazione strategica di mercato e di prodotto, altre sono ricorse al digitale per la riorganizzazione dei processi o come supporto alla vendita. Un noto aspetto che viene sempre richiamato è quello della “rigidità burocratica”, fenomeno tipicamente italiano, che sta agendo da freno rispetto allo sviluppo di iniziative imprenditoriali e più in generale rispetto al “fare impresa”; a tal proposito, va ricordato che, per ragioni

di scala, il peso della burocrazia si accresce proporzionalmente alla diminuzione delle dimensioni d’impresa. Connesso a ciò, il tema della fiducia nelle istituzioni; in questo senso si riscontra una sorta di “insicurezza comportamentale” evidenziata dagli imprenditori i quali dichiarano che, pur rispettando le regole, i regolamenti e le indicazioni normative, non si sentono del tutto “tranquilli”; il rischio è quindi che l’amministrazione pubblica non sia vista come un partner, bensì -almeno in taluni casi- come un soggetto quasi ostile. Un’ulteriore riflessione riguarda il concetto di internazionalizzazione che per queste imprese non può essere considerato solo come un processo di ingresso nei mercati esteri, ma anche (ed in certi casi soprattutto) come strategia di “incoming”, finalizzata ad aumentare l’attrattività territoriale. In quest’ottica la domanda turistica internazionale può giocare un ruolo molto rilevante, consentendo di valorizzare e preservare l’autenticità dei territori, dei borghi e delle aree interne. Una certa “cultura economica” piuttosto diffusa vede ancora oggi le micro e piccole imprese come un problema da risolvere; la “soluzione”, se così può essere definita, presuppone tuttavia che questo comparto venga considerato non come un problema, bensì come una risorsa di vitale importanza per i territori e pertanto quasi come un patrimonio da tutelare e valorizzare. Cruciali risulteranno in tal senso le sfide che attendono il nostro Paese in termini di sostenibilità, digitalizzazione ed internazionalizzazione, che riguarderanno in modo diffuso tutto il comparto dell’artigianato; peraltro, riguardo a quest’ultimo aspetto, la stessa equazione MPI-Artigianato va riconsiderata e non data necessariamente per scontata, facendo intravedere nuove prospettive rispetto alla dimensione “meramente fisica”! Ars in Genium va proprio in questa direzione: rappresenta un’ulteriore testimonianza del successo del progetto La Via Maestra, evidenziando che la creatività e l’innovazione sono proprio alla base della competitività del nostro sistema economico. 5


INTRODUZIONE

LA STORIA

della Via Maestra

L

a “Via Maestra” è un fil rouge di eccellenze che lega i migliori artigiani artisti della Regione Marche, nel segno della tradizione e dell’innovazione. Un progetto che Confartigianato Ancona e Pesaro-Urbino ha lanciato circa 15 anni fa per valorizzare ed esaltare il saper fare dei Maestri, aprendo i loro preziosi laboratori al Mondo. Il nome trae origine dalla strada su cui, in ogni città, erano anticamente convogliate le botteghe eccellenti: lungo la stessa via si affacciavano i migliori orafi, falegnami, sarti, gioiellieri, scultori, ceramisti, amanti e fautori del bello. Con l’espansione delle città e la globalizzazione dei mercati, l’arte dei mestieri e i mestieri dell’arte sono stati via via allontanati dal cuore delle comunità e spinti verso aree periferiche e industriali. Da qui il rischio che l’inestimabile patrimonio Italiano delle tradizioni potesse disperdersi per sempre. Confartigianato ha deciso di preservare e tutelare questa eredità di competenze con il Progetto “La Via Maestra”. Un percorso di ricerca e innovazione fondato su due colonne portanti: lo studio di una correlazione forte tra territorio e artigianato artistico, allo scopo di rendere l’imprenditore protagonista attivo nella cultura dell’accoglienza turistica, come merita; l’applicazione di un approccio scientifico, grazie alla collaborazione stretta con la prestigiosa Università Politecnica delle Marche, per fornire ai nostri imprenditori competenze moderne e strumenti innovativi che permettano loro di saper raccontare su scala nazionale e internazionale il loro saper fare.

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EDITORIALE

“TRAMANDIAMO il “ Saper fare” N E L F U T U R O, per non disperdere il patrimonio

dell’ Artigianato Artistico” Graziano Sabbatini e Marco Pierpaoli

La Via Maestra è la strada lungo la quale l’artigianato artistico racconta il suo passato, vive il suo presente e lavora al suo futuro”. È l’orgogliosa definizione che ne danno Graziano Sabbatini e Marco Pierpaoli, Presidente e Segretario di Confartigianato Imprese Ancona Pesaro Urbino. “Vogliamo far conoscere a turisti e buyers di ogni angolo del Mondo chi sono e cosa fanno i nostri artigiani, vogliamo divulgare il messaggio di passione, impegno e competenza che i nostri imprenditori lanciano ogni giorno nella valorizzazione del “saper fare”, ma “La Via Maestra” è molto di più - sottolineano Sabbatini e Pierpaoli - il progetto mira a tramandare quel “saper fare” verso il futuro, coinvolgendo le nuove generazioni nel recupero degli antichi mestieri. Terzo obiettivo forte: mettere nelle mani e nelle menti dei nostri artigiani artisti strumenti innovativi, dalla tecnologia al branding, dai big data ai social network, per aiutarli a vincere la sfide competitive di oggi”. Per raggiungere questi traguardi, La Via Maestra è oggi dotata di un sito internet istituzionale e di una pagina Facebook capaci di arrivare al cuore di tutti gli utenti, siano essi consumatori locali o buyers internazionali, attraverso shooting fotografici, video emozionali, schede informative su prodotti e itinerari costantemente aggiornati. “Supportiamo a 360° i nostri imprenditori confermano Sabbatini e Pierpaoli - attraverso varie mostre mercato, eventi espositivi itineranti, accompagnati da food-experience di eccellenze enogastronomiche locali, oltre a un Emporium permanente ubicato a Loreto, che funge da presenza tangibile sul territorio per la vendita di prodotti esclusivi”. È con questi strumenti che Confartigianato accompagna lungo “La Via Maestra” i migliori Artisti Artigiani della Regione Marche, per aiutarli a far conoscere i capolavori che realizzano in Italia e nel Mondo. Il libro “Ars in Genium” non è il primo prodotto editoriale che dedichiamo a questo scopo ma segue la pubblicazione di “Storie di Uomini e di Imprese”. L’obiettivo è sempre lo stesso: preservare ed esaltare le tecniche e le tradizioni del passato per declinarle verso la ricerca di nuovi orizzonti, “perchè un artigiano che passa il suo testimone alle nuove generazioni - concludono Sabbatini e Pierpaoli - scrive una storia fatta di passione, qualità e innovazione che non avrà mai fine”. 7


Elisa Di Francisca per La Via Maestra

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PREFAZIONE

Nota

dell’autore

Mani, testa, cuore: Arte in genio. Anzi: ars in genium”. Questo libro merita una definizione così, che trasmetta bellezza, armonia, ma anche un po’di mistero. Tre caratteristiche che si sposano bene con il lavoro dell’artigiano-artista. È un libro che parla delle loro storie, che sono fiabe che ogni giorno diventano realtà. Non saprei come altro definire questo viaggio che ho avuto l’onore di compiere lungo la Via Maestra. Ho incontrato artigiani artisti che trasformano la carta in luce, che trasformano burattini in bambini veri, che intagliano l’anima del legno, che rendono morbida la pietra e la ruggine un dipinto. Invito il lettore a non accontentarsi di questo testo. È solo una mappa. Il vero viaggio vi aspetta tra le terre incantevoli della regione Marche che questi artigiani artisti hanno sublimato inserendone forme, colori, suoni e odori nelle loro opere eterne. Aspetto chi legge “La Via Maestra” lungo il cammino, tra le mille botteghe, all’ombra dei castelli, dietro i succosi filari, tra le dolci colline e il mare salato. Queste sono le Marche. Questi siamo noi marchigiani.

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Sommario SOMMARIO

12 LE VIE DELL’ARTIGIANATO

68 MAURO CARAFFA GIOIELLERIA NOVECENTO

14 LA VIA MAESTRA DAL MONTEFELTRO ALLA VALLE DEL METAURO

72 LUCA CORINALDESI RICAMIFICIO FILOTTRANESE

16 FRANCESCO BARTOLUCCI L’ARTE DEL LEGNO

74 ROBERTO DIOTALLEVI BOTTEGA MAESTRO

18 CARLA BETTI SARTORIA ARTIGIANALE

76 ARIANNA DONGU E ANGELA CASTORINA IL LUPO E IL DRAGO

22 EMANUELE FRANCIONI ANTICA STAMPERIA CARPEGNA

78 ROBERTO GALASSI GALASSI BELLOWS

24 GIULIANO SMACCHIA E GILBERTO GALAVOTTI L’ANTICA CASTELDURANTE

80 GABRIELE GIOACCHINI A.G.I. - ALTA GIOIELLERIA ITALIANA

26 ETTORE GAMBIOLI CALLIS

82 PAOLO GRECO SAECULARIS - RESTAURO MOBILE ANTICO

28 NATALIA GASPARUCCI BOTTEGA ARTISTICA

84 ANDREA MASSACCESI E CINZIA FEDERICI M&M GIOIELLI

30 DANIELE GIOMBI TERRACOTTA

86 RENATO MORONI LAL - ARTICOLI RELIGIOSI

32 CARLA LUMINATI STAMPERIA D’ARTE CA’VIRGINIO 34 ALESSANDRO NUCCI KRYSOS GIOIELLI 36 MICHELE PAPI IL COMPASSO ATELIER DI RESTAURO 38 LINDA ZEPPONI LA MAIOLICA

88 LA VIA MAESTRA DALLE TERRE DELLA LACRIMA AI COLLI ESINI 90 LORENZO ARCANGELI 7SENSO BOTTEGA CREATIVA - GIGETTO 1910 92 VIRGILIO CONTADINI CORNICIAIO - DORATORE - DECORATORE 96 LUCIANA CRESCENTINI SINFONIE DEL COLORE E DEL RICAMO

40 LA VIA MAESTRA DAL MONTE SAN BARTOLO, LUNGO IL LITORALE ADRIATICO

98 EGIDIO MUSCELLINI IL GHIRETTO

42 MARIA LETIZIA ANDREAZZO RESTAURO OPERE D’ARTE

100 LUIGI PIERALISI VETRODESIGN

44 STEFANO FURLANI SASSI D’AUTORE

102 SIMONE QUAGLIANI RESTAURO ANTICO

46 VERONICA MENCUCCI LAB - OFFICINA D’ARTE & RESTAURO

104 GIULIANO SEBASTIANELLI EBANISTA

48 CLAUDIA OTTAVIANI ORAFO DESIGNER

106 LA VIA MAESTRA NELLE “TERRE DEL GENTILE”

50 PAOLA ZOLLIA RESTAURO DEL DIPINTO E DELLA CERAMICA 52 LA VIA MAESTRA LUNGO LA SPIAGGIA DI VELLUTO 54 MARY CHIAIA E LAURA PATONICO KAMALA GIOIELLI 56 ANDREA IPPOLITI ARTE E RESTAURO

108 GIULIANA SCIPIONI LA SARTORIA 110 SANDRO TIBERI CARTA FATTA A MANO 113 L’EMPORIUM IL “PICCOLO LOUVRE” DELL’ARTIGIANATO ARTISTICO MARCHIGIANO

58 MORENA PESARESI CERAMICA LA TORRE 60 ERIKA SABATINI ERIKA BIGIOTTERIA 62 SILVIA VIGANÒ MADAMADORÈ 64 LA VIA MAESTRA NELLA RIVIERA DEL CONERO 66 LUCILLA BALLANTI LUCILLA PELLICCERIA E SARTORIA DAL 1963

Da un’idea di: MakEventi Con il patrocinio di: Confartigianato Imprese Ancona - Pesaro e Urbino Progettazione Grafica: Elena Lucchetti Foto di: Maria Francesca Nitti Autore: Maurizio Socci Copyright 2021 by Makeventi srl Unipersonale Stampa Ricciarelli Grafiche Via San Ubaldo 41, Monsano (AN) Ufficio Marketing: marketing@makeventi.it

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LE VIE DELL’ARTIGIANATO

La Via Maestra: i n t r e c c i o

distretti e itinerari

tra

L ’unicità del Progetto “La Via Maestra” è data dalla sua capacità di intrecciare sapientemente, come un’ opera realizzata da mani artigiane, gli elementi dell ’uomo e della natura, dei distretti produttivi e delle vie, delle città e delle botteghe.

U

n fulgido esempio di questo connubio tra il lavoro e il suo contesto, reciprocamente fonte d’ispirazione, è dato dall’incontro tra il Distretto dell’arte Sacra di Loreto e l’itinerario “Nella Riviera del Conero”. Una delle tradizioni artigianali più antiche della Regione, quella dell’articolo religioso e in particolare del rosario, che fiorisce nell’area a più antico insediamento umano riscontrabile nelle Marche. È proprio sotto l’ombra del Conero che il popolo Greco dei Dori attraccò con le proprie navi, per portare cultura e vita. Si tratta di una delle più importanti località turistiche delle Marche e dell’Adriatico. Il brand di questo territorio è stato recentemente modificato con l’aggiunta della dicitura “Colli dell’Infinto”, rifacendosi alle parole del Sommo Poeta Giacomo Leopardi, per valorizzare anche gli importanti borghi della zona. Oltre alla splendida cornice verde del Parco Naturale Regionale del Conero, la Riviera presenta località del calibro di Loreto, che del Distretto dell’Arte Sacra è la capitale, accanto a Recanati, Castelfidardo, Osimo, Offagna. Terre laboriose e ricche di storia, sulla scia dei Dori, di cui il rosario rappresenta un esempio che sintetizza il saper fare e i valori della tradizione. Un secondo esempio della Via Maestra intesa come irripetibile incontro tra vie e viandanti, sulla strada dell’eccellenza e dell’artigianato artistico, è rappresentato dalla storia della carta di Fabriano, scritta e rilegata nell’itinerario delle Terre Gentili. Siamo a ridosso dell’Appennino Umbro-Marchigiano, alla scoperta di antichi borghi ricchi di storia e tradizioni secolari. “Terre Gentili” in quanto omaggio al Gentile da Fabriano, maestro d’arte che ha lasciato qui importanti opere. Una storia tra uomo, territorio e artigianato che parte dalla fine del 1100 e viene scritta ancora oggi, da radici Arabe a imprenditori come Pietro Milani. L’apoteosi dell’incontro tra i distretti del fare e i territori che li ospitano è dato dalla Ceramica, che attraversa trasversal-

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mente, da Urbino ad Ascoli, tutto il territorio Regionale. Si tratta di una tradizione molto antica per le Marche: ne troviamo testimonianze a Casteldurante già dal lontano 1200. Una fama alimentata da capolavori inestimabili commissionati dai Duchi Della Rovere, giunti anche sulla tavola di Gabriele D’Annunzio che nel suo capolavoro “Il Piacere” scrive: “[…] e la piccola tavola del tè era pronta, con tazze e sottocoppe in maiolica di Casteldurante, antiche forme di inimitabile grazia […]”. Ma siccome la vita è un viaggio, e chi viaggia vive due volte, è nella varietà e ricchezza degli itinerari che si esalta la Via Maestra. C’è una strada fatta di arte e artigianato lungo il Montefeltro, dove Ceramica, Vetro, Ferro, Legno, Pietra e altri materiali, si fondono con storie di Duchi, battaglie, rocche e Castelli. Il tutto in un panorama di dolci colline, al confine con le zone appenniniche dell’Umbria, della Toscana e dell’Emilia-Romagna. C’è poi una Via Maestra tracciata nei Colli Esini: un territorio collinare rurale, patria dei “Castelli di Jesi”, dove il tempo sembra essersi fermato. Un itinerario ricco di borghi, abbazie millenarie, che dà i natali a centinaia di aziende che producono eccellenze artigianali e agroalimentari. C’è infine una Via Maestra che muove alla scoperta delle dolci colline delle “Terre della Lacrima”, partendo dalla “Spiaggia di Velluto” di Senigallia. Qui troviamo la splendida Rocca Roveresca, frutto di fasi costruttive succedutesi nel corso dei secoli, come fosse un’opera artigiana. Qui il connubio tra la costa e la collina si fa unico e irripetibile: la delicatezza della sabbia si sposa con il sapore corposo del vino rosso, frutto dell’entroterra. Qui il turismo va oltre lo scandire del tempo o dei mesi, ma conosce un’unica stagione lunga un anno, fatta di cultura, enogastronomia, paesaggi e arte artigiana. Qui ogni materiale diventa strumento, ogni artigiano diventa artista, ogni sogno diventa capolavoro.


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La Via Maestra

alla Valle

I

n questo itinerario, “La Via Maestra” va alla scoperta del Montefeltro, delle sue eccellenze e dei maestri artigiani che la impreziosiscono. Qui si esalta la tradizione artistica fatta di Ceramica, Vetro, Ferro, Legno, Pietra e altri materiali, fondamentali per chi vive di storia e tradizioni. Si tratta di una terra magnifica, con un glorioso passato di Duchi, battaglie, rocche e Castelli tra dolci colline, al confine con le zone appenniniche dell’Umbria, della Toscana e dell’Emilia-Romagna.

CARTA

CERAMICA

GIOIELLI

LEGNO

PIETRA

RESTAURO

VETRO

TESSILE

URBANIA

CARPEGNA Emanuele Francioni PIANDIMELETO

Carla Betti

URBINO

SANT’ IPPOLITO

Michele Papi URBANIA Smacchia Giuliano e Gilberto Galavotti

Carla Luminati Francesco Bartolucci

Natalia Gasparucci FRATTE ROSA Daniele Giombi

CAGLI Linda Zepponi Alessandro Nucci Ettore Gambioli

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FRATTE ROSA


dal Montefeltro del Metauro

CARPEGNA

URBINO

English

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GRADARA 15


Francesco BARTOLUCCI

MONTECALVO IN FOGLIA LEGNO

L’ARTE DEL LEGNO

C’era una volta un pezzetto di legno, un bambino curioso: vedeva il quel legno l ’anima di un burattino. Quel bimbo si chiamava Francesco Bartolucci. La sua fiaba porta il suo nome.

S

iete mai stati dentro una favola? Percorrendo la “Via Maestra” lungo le terre del Montefeltro, potrebbe capitarvi anche questo. Non serve alcun biglietto: basta un pezzetto di legno. Come ogni fiaba, anche questa comincia con: “c’era una volta”. C’era una volta, (e c’è ancora oggi) un bambino. Vive in un luogo incantato, tra natura incontaminata e alberi eleganti che vestono a festa dolci colline, accarezzate dalle curve gentili di un fiume che è chiamato “Foglia” proprio perché l’acqua sembra scendere delicatamente giù dal cielo, come fanno le foglie d’autunno. Una di quelle colline è chiamata Monte “Calvo”, perché l’unico della zona senza vegetazione. Sulla sua cima sorge solitaria e fiera una torre medievale: la Torre Cotogna, spuntata dalle rocce come un albero di pietra, a segnare il confine tra le terre del Montefeltro e quelle costiere dei Malatesta. All’ombra di quella Torre, tra quegli alberi incantati, il bambino della fiaba trova un pezzetto di legno. Lo guarda bene e ci vede dentro, nascosta, l’anima di un burattino. Decide di liberarlo, armato di un coltellino. Incide, taglia, ed ecco: tra le sue mani c’è un piccolo Pinocchio a guardarlo, a sorridergli. Questa fiaba è vera. Questi luoghi incantati esistono.

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Il bambino ora è diventato grande, ma non ha smesso di trasformare ogni legno che trova in un nuovo, unico, originalissimo Pinocchio. Ha una bella barba bianca e occhi gentili. I Viandanti della Via Maestra che lo incontrano in quel di Belvedere di Tavullia, a guardarlo chino sui suoi burattini, penseranno: “questo è Geppetto, sicuro”. In realtà si chiama Francesco Bartolucci. La sua famiglia abita nella stessa casa da generazioni, fin dal 1536, da ben prima che nascesse Carlo Collodi, ideatore di Pinocchio. Forse uno dei suoi avi ispirò la figura del Falegname che si fece “Babbo” di un burattino. La sua prima antica bottega artigiana è oggi un museo. Il Viandante della Via Maestra può scorgere dalle finestre rivolte verso est il Mare Adriatico, mentre da quelle rivolte a Ovest si ammirano i fieri Monti: Catria, Nerone, Carpegna. Tanti bambini, turisti e clienti bussano alla sua porta. Francesco accoglie tutti con un sorriso, ma non parla molto. “Il Pinocchio, dei miei lavori, è il mio preferito. Lavorarli per me è un divertimento, una passione. Per voi che li vedete sono tutti uguali invece per me sono uno diverso dall’altro. Li ricordo ad uno ad uno…” dice sottovoce, poi giù, chino a lavorare.


Lascia che siano soprattutto le sue mani a parlare. È sua moglie Mariagrazia a fare gli onori di casa, affiancata dai figli Maria, esperta di Marketing, e Giovanni, che ha invece le mani abili del babbo, nella tipica calorosa ospitalità della bottega marchigiana. Racconta ai viandanti di incanti e rimembrilli (ricordi che brillano, parola ideata dalla Famiglia Bartolucci), immersa tra gli odori del legno appena tagliato e la musica di un carillon, mentre suo marito accanto a lei ripete suoni e gesti compiuti mille volte, ogni volta in modo diverso. A poca distanza dal piccolo Museo, adagiata nella Vallata di Montecalvo, sorge l’azienda Bartolucci, conosciuta oggi in tutto il Mondo. Il grande laboratorio e la fabbrica danno oggi lavoro a 40 persone, per 150 Stores tra Italia e estero, con 700 mila articoli venduti ogni anno. Eppure, ancora oggi, ogni prodotto ha una sfumatura diversa, fatta a mano. “Abbiamo conservato un’anima artigianale, con un’azienda moderna che le è cresciuta intorno - spiega Mariagrazia - l’impronta umana è presente in tutto ciò che facciamo. Perché non dimentichiamo da dove veniamo”. Le mani di Francesco sono segnate da anni di lavoro. Sembrano intagliate di rughe, quasi fossero fatte del legno pregiato, al 100% Italiano, che lui tanto ama. I suoi occhi però non sono invecchiati di un giorno. Sono rimasti quelli di un bambino. Occhi che si guardano attorno, tra le dolci colline del Montefeltro, e non vedono alberi, ma boschi incantati. E non vedono legno, ma burattini che aspettano di prendere vita.

Maestro Artigiano

English

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Il tramonto

d i M o nt e ca l v o in F ogl ia 17


Carla BETTI

PIANDIMELETO TESSILE

SARTORIA ARTIGIANALE

La Sarta “studiosa”, armata di ago, filo e sorriso. Otto anni accanto alle Suore di Clausura per imparare il Tombolo. Pronta a cucire con le nuove generazioni un patto di bellezza e qualità.

D

io ha creato la femminilità, la sartoria marchigiana le ha conferito un’eleganza senza tempo. In una piccola frase l’immensa bellezza di un mestiere tra i più antichi al mondo, che il tempo non ha saputo intaccare. La Sartoria Italiana ha una tradizione millenaria. Nelle Marche essa ha raggiunto punte di eccellenza assoluta, ed è intessuta ancora oggi, ricamata a doppio filo tra le trame del presente e del futuro, grazie all’ago sapiente di una straordinaria donna e artigiana: Carla Betti. Il suo laboratorio, “Ago e filo, Sartoria su misura” è custodito nel cuore del Borgo Antico di Piandimeleto, e rappresenta una tappa obbligata per il Viandante della Via Maestra, a caccia di artigianato intriso d’arte. Chi raggiunge questo piccolo paese della provincia di Pesaro e Urbino potrà chiedere a chiunque: dov’è la sartoria di Carla? Tutti sapranno rispondere. Perché Carla è un’eccellente Maestra artigiana che ha saputo trasmettere la ricchezza del suo lavoro sul territorio. Le sue creazioni sono uniche, tanto che quando un abito esce dalla sua bottega, lei ammette di soffrirne un pò. Il suo scrupoloso studio storico e la sua tecnica sopraffina l’hanno

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resa protagonista assoluta del Palio dei Conti Oliva, la rievocazione medievale che a fine luglio richiama a Piandimeleto migliaia di curiosi e appassionati. “È la nostra festa, la Pro Loco ha decine di miei abiti e molti cittadini vengono qui per farsi fare il vestito con cui sfilare racconta orgogliosa a chi visita la sua bottega - per gli abiti storici non puoi inventare nulla, devi attenerti alla storia. Bisogna approfondire molto, statue e dipinti soprattutto, non puoi improvvisare tessuti, tagli o colori, tutto è una fedele riproduzione di quei tempi”. Carla fa del suo sorriso solare un filo che sa unire le persone. In Paese è amata e stimata, come donna e come artigiana. Il suo segreto è “la passione - racconta - per essere una brava sarta devi avere curiosità, talento manuale e pazienza. Soprattutto, però, devi essere innamorata dell’ago e della macchina da cucire”. Quarant’anni di carriera, dedicati alla sartoria tradizionale, alla lavorazione al tombolo, alla creazione di splendidi abiti storici e da sposa. Tutto fatto a mano, rigorosamente su misura. “Ogni abito che confeziono è un pezzo unico, pensato, tagliato e cucito sul corpo e sulle esigenze del cliente”.


L’attenzione al dettaglio e la dedizione assoluta sono i caratteri distintivi dello stile artigianale di Carla. La prova: per padroneggiare la tecnica del tombolo “ci ho messo otto anni - rivela orgogliosa - otto anni alla scuola delle Suore di Clausura, per riuscire a maneggiare i fuselli e ad intrecciare i fili d’ordito. La bellezza ha bisogno di tempo. Occorrono grande maestria e tanta pazienza, per creare pizzi e merletti che lasciano senza parole. Mi piace mostrare queste tecniche a clienti e turisti, ma il mio vero sogno sarebbe poter trasmettere questo mix di tecnica e passione alle nuove generazioni.

Tutti noi artigiani del settore, così come gli stilisti più famosi al mondo, abbiamo iniziato imparando ad usare l’ago e le forbici: questo ti permette di creare qualsiasi abito conoscendo bene ogni trama dei vestiti che crei. Io sono qui, ago e filo in mano, pronta a cucire con le nuove generazioni un patto di bellezza e qualità, che porti la Sartoria Italiana e Marchigiana verso il futuro”. Senza dimenticare il tombolo, il Palio Antico e quella strana malinconia che viene quando un tuo abito… se ne va.

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Le colline

d i P ia n d ime l e t o

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Il Metauro 20


BANCA ADERENTE AL

Mercatello sul Metauro

Urbino Urbania

Tavernelle Montefelcino Canavaccio Villanova Sant’Ippolito

Fossombrone Fermignano Sant’Angelo in Vado

Orciano

13 filiali 4740 soci 693 373 56,1 2,7 37,31 17,88

milioni Depositi

alla clientela

milioni Impieghi

alla clientela

milioni

Fondi propri

milioni

Utile netto

I dati si riferiscono al 31.12.2020

Piandimeleto

%

Texas ratio

%

CET 1 21


Emanuele FRANCIONI

CARPEGNA TESSILE

ANTICA STAMPERIA CARPEGNA

Aceto, farina e ferro: la magia della stampa a ruggine di Emanuele Francioni, erede di sei generazioni artigiane. La sua Antica Stamperia è un “museo che vive” sul solco della Via Maestra.

P

rovate a unire aceto di vino, farina di grano e ferri arrugginiti. Riuscireste a farne una scarpina da bimbo che sembra colorata da un angelo? Provate con gli stessi ingredienti a creare un cuscino soffice come un sogno dipinto a mano! O ancora una tovaglia, finemente stampata, su cui poggiare il pane del duro lavoro quotidiano? Impossibile? No. Perché se a questi ingredienti aggiungete la maestria artigiana nulla è impossibile. Questi capolavori esistono, e sono custoditi nella bottega dell’Antica Stamperia Carpegna. In questo luogo senza tempo, da oltre trecento anni viene tramandata la tecnica della “stampa a ruggine”. Sei generazioni di artigiani hanno passato il testimone fino a oggi nelle mani sapienti di Emanuele Francioni. Chi percorre la Via Maestra resta folgorato dall’incontro con lui e con la sua bottega, una delle poche attività di artigianato artistico tradizionale presente sul territorio del Montefeltro, riconosciuta con il marchio “1M …botteghe dell’eccellenza artigiana”. Più che un negozio, siamo di fronte a un “museo che vive”. Visitando la Bottega si ammirano sulle vecchie mensole in legno oltre mille matrici diverse fra loro, che segnano il passaggio delle generazioni, con motivi floreali, pittorici e tradizionali che testimoniano

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una religiosità popolare, come la classica icona di S. Antonio Abate, protettore degli animali domestici, un tempo stampato sulle coperte dei buoi. Emanuele saluta il Viandante della Via Maestra con uno dei suoi capolavori: il sorriso di chi ama il proprio lavoro. La sua accoglienza è fatta di parole, ma anche di gesti: mostra e mette in atto sotto gli occhi dei clienti metodi e tecniche antiche, utilizzando strumenti senza tempo. All’interno dell’antica Stamperia sono custodite matrici in legno di pero o noce che vengono ancora oggi intagliate a mano, e una volta intinte nel colore, posizionate sul tessuto e percosse con un pesante mazzuolo. Dopo giorni di asciugatura al sole il tipico colore rosso ruggine viene fissato con il “Ranno”, un lavaggio a base di acqua bollente e cenere, per rendere il prodotto resistente al tempo. Il risultato è possedere un pezzo di storia. Un capolavoro stampato a ruggine è unico nel suo genere: a differenza di altre stampe, come quelle serigrafiche, il disegno è visibile su entrambi i lati del tessuto; questo perchè il colore è la vera ruggine di ferro che viene fissata indissolubilmente alle fibre del tessuto. É per questo, oltre alla scelta di tele naturali come il cotone ed il lino, che i prodotti di Antica Stamperia Carpegna sono resistenti ad ogni tipo di lavaggio, anche ai


più aggressivi. Non c’è solo questo. Antichissimi stampi con fantasie ornamentali e cashmere, riportano alla mente quella che era la stampa a mano su tela praticata in tutt’Europa nella prima metà dell’ottocento dietro la scia di William Morris e dell’ “Arts and Crafts”. Numerosi sono anche gli elementi grafici, derivati da merletti, ricami e broccati, passando poi per un susseguirsi di stili: Classico, Liberty, “Art decò”, astratti e cubisti degli anni trenta... Una storia che però sa sposarsi con il presente. Con le infinite combinazioni fra disegni e colori Emanuele è in grado di stampare su articoli da cucina, tovagliati, set da bagno, tendaggi, lenzuola, copriletti, bomboniere e foulard di seta. È possibile ammirare nella bottega-museo una vera chicca: alcune matrici degli anni ‘50-‘70 usate per la stampa di oggetti promozionali dell’epoca, sorpassati dopo qualche anno dalla serigrafia e della stampa digitale. Oggi questa antica tecnica xilografica è stata riscoperta da diverse aziende che vogliono trasmettere la qualità e la tradizione del

Made in Italy attraverso gadget e accessori in tela stampata a mano. Il segreto dell’eccellenza di Emanuele è nascosto, ma ben presente. Per verificare l’originalità di ogni prodotto si possono notare piccole sfumature e irregolarità date dal lavoro artigianale ma soprattutto la stampa deve essere visibile anche nel rovescio del tessuto.

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Non tutto però è spiegabile. Come faccia Francioni a trasformare aceto, farina e ferro in qualcosa che dura per sempre, è e resta un segreto, tramandato da sei generazioni artigiane.

Pieve di San Giovanni Battista, C a rpegna

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Giuliano SMACCHIA e Gilberto GALAVOTTI URBANIA

CERAMICA

L’ANTICA CASTELDURANTE

I

l piatto più bello e ricco del Mondo. Bello, perchè istoriato a mano, dipinto per giorni e giorni, colorato come l’arcobaleno. Ricco, perché racconta di secoli di tradizioni, passioni e maestria tramandati oggi da due gemelli diversi, e parla di una città che cambia nome per un Papa, e di miti e leggende narrati non con la penna, ma col tocco gentile di un piccolo pennello. Quel piatto esiste, e si trova esposto tra mille suoi pari tra le eccellenze di Antica Casteldurante. I due gemelli diversi non sono una leggenda: si chiamano Gilberto Galavotti e Giuliano Smacchia, due artisti artigiani pronti a stupire il Viandante della Via Maestra. Lavorano fianco a fianco da sempre. Gesti in rima, feeling magico. Come fossero gemelli, appunto. La loro bottega si trova in Piazza Camillo Benso Conte di Cavour, vero artefice, anzi visto il tema, vero artista dell’Unità d’Italia. Miglior collocazione non era possibile per un’arte, quella della ceramica Istoriata, che ha l’ambizione di unire il Paese attraverso le sue storie, le sue tradizioni, i suoi Maestri. Non è un caso che sia proprio Urbania, chiamata anticamente Casteldurante, a custodire il loro laboratorio: nel ‘500 era questo antico borgo, adagiato in fondo alla

Giuliano e Gilberto, i gemelli dell ’Arte che creano i piatti più belli del mondo, perché sanno scrivere storie col pennello. valle del fiume Metauro, protetto dal fiume su tre lati, circondato da dolci colline. La Capitale Italiana della ceramica istoriata. “Abbiamo deciso di aprire bottega proprio per riportare in auge gli antichi fasti di Casteldurante - racconta al Viandante Gilberto Galavotti - abbiamo recuperato ed esaltato la connotazione classica, gli antichi motivi decorativi rinascimentali tipici dell’epoca”. L’istoriato rinascimentale vive oggi grazie a lui e al suo gemello Giuliano Smacchia: “Realizzare un piatto è come partire per un viaggio. Ci vuole un mese circa, diventa inevitabilmente parte di te e della tua storia”. Gilberto e Giuliano sono eredi di una tradizione antica. Nel ‘500 Casteldurante insieme a Urbino e Pesaro, produce tra le più belle maioliche del Rinascimento. Nella cittadina metaurense ardono all’epoca oltre 40 forni per una committenza italiana ed europea, e spesso i maestri durantini lasciano la patria per diffondere la loro arte. Casteldurante nel 1636 diviene Urbania, in onore di Papa Urbano VIII; nel ‘600 e ‘700 valenti plasticatori e pittori proseguono la gloriosa tradizione, rinnovando l’arte con «l’eleganza delle sagome e la gentilezza dell’impasto». Le ceramiche durantine sono state esposte nel ’96 al Parlamento Europeo a Strasburgo, nel ‘97 24


alla Fiera del Turismo di Lipsia (Germania), nel 2007 a Praga, e tutt’oggi sono presenti in importanti gallerie d’arte e nelle più note fiere, italiane ed estere, del settore turismo e cultura. Storia che intarsia storie: Gilberto Galavotti e Giuliano Smacchia si diplomano nel 1987 all’Istituto Statale d’Arte di Urbino, Giuliano successivamente anche all’Accademia di Belle Arti in scenografia. Al Centro “Cipriano Piccolpasso” di Don Leonardi iniziano ad apprendere la tecnica della maiolica grazie a maestri come Vittorio Salvatori e Orazio Bindelli. Per qualche tempo producono come allievi, raggiungendo così ottimi livelli; nel 1995 Gilberto e Giuliano aprono la loro bottega, nel momento più significativo del rilancio ceramico in Urbania. Il periodo classico di Casteldurante e Urbino è il loro segno distintivo: producono istoriati, raffaellesche, vasi e grandi fiasche. La ceramica di Urbania è la nostra vita. “Amiamo ed esaltiamo le molteplici tipologie decorative e cromatiche delle nostre maioliche, anche se c’è un tratto distintivo - spiega Gilberto Galavotti - sotto lo stato del Montefeltro i colori do-

minanti erano il giallo acceso e blu intenso, i colori della nobiltà dell’epoca, oltre ai verdi e agli aranci. I nostri antenati, i più bravi, hanno creato opere immortali a Urbino presso il Ducato retto da Federico da Montefeltro.” “L’istoriato nasce per raccontare storie di tipo mitologico o biblico - aggiunge Giuliano Smacchia - la committenza voleva trasmettere il senso della storia e si rivolgeva all’artista artigiano: faceva esporre in un bel vaso, un piatto, una tavola queste decorazioni che rendessero eterne le gesta di uomini. Ecco perché serve un’ispirazione particolare per il nostro lavoro, è come fare un viaggio. Un istoriato richiede tempo e pazienza, oltre alla tecnica. Un mese della tua vita è legato a questo oggetto, è un cammino emotivo. Poi certo c’è la capacità: devi usare centinaia di mezzi toni, disponi i colori secondo una logica precisa, prima si finisce lo sfondo fino ai personaggi in primo piano”. Gilberto e Giuliano sono insomma “due gemelli” della ceramica: insieme ricercano le forme, le antiche decorazioni e gli smalti, insieme lavorano grandi manufatti, insieme conducono il loro laboratorio diventato un piccolo museo. Il periodo classico di Casteldurante e Urbino è il loro segno distintivo: producono istoriati, raffaellesche, vasi e grandi fiasche...

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Il Barco Ducale

Ogni loro opera è una storia. Un percorso che lasciano sul piatto, ma in realtà è un percorso che dipingi dentro di te.

d i U r b a ni a

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Ettore GAMBIOLI

CAGLI PIETRA

CALLIS

Ettore Gambioli e il suo segreto: la bellezza che solo la pietra scolpita a mani nude sa sprigionare.

N

omen, Omen, dicevano i Latini. Nel nome è scritto il tuo destino. Ettore è un nome antichissimo. Lo portò con onore il Figlio di Priamo, sconfitto da Achille sotto le mura di Troia. Achille era un SemiDio, Ettore un uomo. Combatté a mani nude un nemico che sapeva invincibile, consapevole che avrebbe perso la vita. Sarà per questo illustre antenato che in ogni Ettore c’è un destino di forza, coraggio, c’è l’affrontare a mani nude ogni cosa. Ettore Gambioli non poteva portare un nome più giusto. Ogni pezzo uscito dal suo laboratorio di Cagli è unico e irripetibile, perché questo eroe moderno dell’artigianato artistico lavora la pietra interamente a mano, senza l’ausilio in alcun modo di pantografi o macchine a controllo numerico. Ettore conosce un segreto, che svela al Viandante della Via Maestra: è la bellezza pura, vera, incondizionata, che solo la pietra scolpita a mani nude sa sprigionare. È questa l’essenza di Ettore Gambioli e della sua Callis, bottega di artigianato artistico, specializzata nella progettazione e realizzazione di manufatti in pietra e non solo. Pittura, scultura, restauro e lavorazione artistica della pietra: una produzione manuale che recupera e riproduce in chiave moderna gesti antichi, e che può essere certificata. La Callis è un’eccellenza nel restauro di antichi manufatti e vanta mol-

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teplici collaborazioni con varie soprintendenze, per restauri di chiese, palazzi storici e sculture. Il Viandante della Via Maestra che arriva al cospetto dello scalpello di Ettore può chiedergli qualsiasi tipo di oggetto e di lavorazione. Lui tradurrà ogni desiderio in pietra viva. Ettore parla con le mani, disegna col martello, sogna con la pietra. È la cittadina di Cagli a dargli natali e ospitalità. Un borgo medievale adagiato su un altopiano, nel cuore delle Marche. Il borgo preserva la sua identità di cittadina storica medievale, è ricco di monumenti e opere d’arte. Tracce di questi fasti medioevali sono visibili ancora oggi. Al Viandante che fosse alla ricerca di Callis nel mese di agosto, ad esempio, potrebbe capitare di imbattersi nel palio storico del Giuoco dell’Oca, che sembra risalire al 1543. I quartieri cittadini si sfidano in abiti d’epoca, con cortei di dame, cavalli e cavalieri. Si svolge in modo analogo all’omonimo gioco da tavolo, con la gente del paese chiamata al tiro alla fune, alla corsa, al tiro con la balestra e a quello con l’arco, fino ad arrivare alla corsa coi cavalli. La Piazza è composta da 54 caselle raffiguranti ognuna arti, mestieri e personaggi del Rinascimento. Non manca e non può mancare la casella dedicata allo scultore, cara a Ettore: è la casella 54, il cui raggiun-


gimento decreta il vincitore del Palio, e raffigura il Patrono di Cagli, San Geronzio, con la sua Oca Bianca. Purtroppo, le mura che cingevano l’antico borgo sono quasi scomparse: pochi sono i tratti o gli elementi che ricordano le antiche fortificazioni. Mancano pietre. Ci pensa Callis. Con la sua opera quotidiana, Ettore sembra quasi voler ricostruire, pezzo dopo pezzo, l’antica grandezza del suo retaggio. Non è un caso che all’ingresso della città ci sia un monumento dedicato al Palio dell’Oca, indovinate un po’ da chi realizzato? Proprio da Ettore Gambioli. Come la pietra va lavorata con dedizione totale per ottenere la sua anima di bellezza, così Gambioli ha lavorato su se stesso, prima di diventare Maestro Artigiano: diplomato

all’Istituto Statale d’Arte di Urbino, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Urbino sezione scultura con il massimo dei voti e lode (titolo della tesi: “Il Restauro della Scultura”), Vincitore del Premio Marche 1998 ed invitato alla successiva edizione Nazionale, Ettore collabora con la rivista di Firenze “Bicilindrica” e con la rivista marchigiana “Scirocco” come illustratore, ha illustrato libri per bambini, ha allestito numerose mostre di pittura sia personali che collettive. Il vero successo di Ettore Gambioli però è sempre la prossima opera, la prossima sfida vinta.

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C’è una magia che attende nella sua bottega: tu portagli un’idea, qualunque essa sia, e lui la troverà nascosta dentro la pietra.

Gola del Burano, Fo c i d i Ca gl i

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Natalia GASPARUCCI

SANT’IPPOLITO PIETRA

BOTTEGA ARTISTICA

Natalia, lo scalpellino rosa di Sant’ Ippolito. Colei che sprigiona l ’anima della Pietra. Nelle opere in arenaria, gli echi di una tradizione centenaria legata alla scultura sacra.

Ogni pietra tiene prigioniera una figura che io libero a colpi di scalpello”. Sorride, Natalia Gasparucci, come se sapesse un segreto. In effetti, a vederla lì, china sul suo bancone, sembra quasi che questa artista artigiana, famosa in tutto il mondo, abbia fretta, urgenza, di dare vita a ciò che la natura cela nell’arenaria. Tic, tic, tic, tic: dal suo laboratorio di Sant’ippolito, tra dolci colline tipiche del paesaggio marchigiano, questa maga delle forme che usa un martello pneumatico come fosse una bacchetta, scandisce il ritmo delle sue giornate grazie al rintocco inconfondibile del suo modellare la pietra. Il Viandante della Via Maestra che passeggia per l’antico borgo viene inevitabilmente attratto dal suono che si diffonde per le vie. Si può chiedere a chiunque: “Scusi, da dove viene questa musica?” e tutti indicheranno la bottega artigiana di Natalia, perché a Sant’Ippolito tutti la conoscono, le vogliono bene, e sorridendo rispondono. “La Maestra artigiana è al lavoro anche oggi”. Da trent’anni come fosse il primo giorno, questa testimone dell’artigianato artistico è degna erede della grande tradizione degli scalpellini di Sant’Ippolito. Un luogo che già di suo pare cesellato dalla mano di un Dio artigiano. Dalle luminose finestre della sua bottega si può ammirare il lavoro deciso e gentile sulle colline scolpite, una natura che

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Natalia riporta nelle curve dei suoi capolavori, basti pensare alle gote dolci di una Madonna. Il Paese sorge alla sommità di un colle, a breve distanza dalla sponda destra del basso Metauro, a 9 km da Fossombrone, circondato da un ameno paesaggio verdeggiante di campi coltivati, filari di viti e alberature sparse. Un borgo noto al mondo per l’attività dei suoi scalpellini e marmisti che fin dal secolo XIV (e forse già in epoca romana) sfruttavano le locali cave di pietra e marmo, rifornendo di materiali e manodopera specializzata numerosi cantieri in zone anche lontane. Un’arte, quella degli artigiani locali, di cui S.Ippolito è oggi un piccolo museo all’aperto dove quasi ogni casa si fa notare per la presenza di nicchie con immagini, portali, mensole, cornici e decorazioni varie. Abita qui il segreto che Natalia conosce, e che condivide con i viandanti della Via Maestra. “È nella pietra il passato, il presente e il futuro del nostro borgo. Tra le mie mani e il mio scalpello c’è l’arenaria tipica dell’area di Sant’Ippolito, ma anche la Rosa del Furlo e di Urbania oltre alla pietra bianca delle Cesane. “Questo perché il fiume Metauro - rivela orgogliosa - attraversa le nostre montagne e le scava: da un lato la pietra è rosa, sì esatto, le montagne sono in pietra rosa, dall’altro lato troviamo la pietra bianca


delle Cesane. Un luogo che pare fatto apposta per me, per le mie opere.” Una tale ricchezza di materia prima ha permesso l’esplosione meravigliosa di varie opere nel borgo. Entro la cinta murata è la Chiesa di S. Antonio che ha al suo interno ben cinque manufatti realizzati dai marmisti del luogo, così come la parrocchiale di S.Ippolito dove si trova pure un’analoga opera. Degna di nota è anche la Torre dell’Orologio con elegante cella sormontata dal cupolino a cipolla (sec. XVIII). Non esiste purtroppo più la rocca che Federico da Montefeltro vi fece erigere da Francesco di Giorgio Martini a difesa del confine del suo territorio con quello fanese. Oggi Natalia custodisce storia e futuro di Sant’Ippolito, nel segno della pietra.

Il suo capolavoro sono le Madonne a forma di triangolo, intarsiate con fregi maia, bizantini ed egizi. Uno stile internazionale che l’ha portata a girare il mondo con le sue opere: Boston, Philadelphia, Austria e Germania. Eppure il suo posto è qui, la sua bottega. “Lascio che a girare il mondo siamo le mie opere”, spiega sorridendo. E riparte il suo ticchettio. Tic, tic, tic. Il Viandante della Via Maestra esce e racconta al telefono l’incredibile storia. Shhh, gli fa un passante, piano, che la Maestra della pietra è al lavoro!

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Veduta

d i S a n t’I p p olito 29


Daniele GIOMBI

FRATTE ROSA CERAMICA

TERRACOTTA

Maestro della terra che si fa arte, creatore di opere fatte con acqua e mani nude, erede di una tradizione tramandata da secoli in un paesello che al tramonto si tinge di rosa.

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e già il nome del tuo borgo natio pare uscito da una poesia, la tua vita sarà più facilmente rivolta alla bellezza. Il Paese che ha dato i natali a Daniele Giombi, Maestro della terra che si fa arte, creatore di forme dall’acqua e dalla polvere, si chiama “Fratte Rosa”. Ad esser precisi, “Le Fràtte” in dialetto gallo-piceno. Un tipico meraviglioso borgo italiano di 918 anime, aggrappate sul cucuzzolo di una collina su cui spunta il classico campanile, nel cuore della provincia di Pesaro e Urbino. Fino alla fine dell’ Ottocento si chiamava semplicemente Fratte. Rosa venne aggiunto forse per la tipica colorazione dei mattoni delle case, che al tramonto regalano uno spettacolo cromatico unico. Già da lontano, il Viandante della Via Maestra capisce che un borgo così debba per forza custodire qualcosa di bello.

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In effetti è così. Da centinaia di anni a Fratte Rosa si producono terrecotte di uso domestico. Oggetti che nella loro semplice funzionalità ci comunicano ancora oggi la storia e la cultura di chi li ha prodotti e utilizzati. Daniele Giombi inizia l’apprendimento della produzione della terracotta all’età di 14 anni in un’antica e nobile bottega di Fratte Rosa. Con gli anni sviluppa e perfeziona le sue abilità, fino a diventare uno dei più apprezzati ceramisti della zona. Imparare e insegnare per lui sono le due facce della stessa medaglia (fatta di terracotta, of course): è con questo ideale che tiene corsi come insegnante, con numerosi apprendisti. Alcune sue opere sono esposte presso il museo della ceramica di Fratte Rosa. Nel suo laboratorio, aperto nel 1996, si possono ammirare i classici “cocci”, tra i quali teglie da forno, stufarole, marmitte, pentole varie. “Cucinando” con questi manufatti si riscoprono i sapori legati agli usi


e costumi che ci hanno tramandato i nostri nonni. Le forme sono quelle tradizionali, così come le originali smaltature dal tipico colore marrone rossiccio. Anche l’argilla è quella di Fratte Rosa. Persino la lavorazione, oggi come allora, è eseguita esclusivamente a mano, tramite il tornio. Il Viandante della Via Maestra può assistere alla magia di questa forma creativa tra le mani di Daniele, visitando la sua bottega. I gesti sono quelli resi celeberrimi da un film Hollywoodiano, Ghost, con Demi Moore e Patrick Swayze. Daniele si siede sullo sgabello, gli occhi innamorati come quelli delle due star, solo che il suo è amore assoluto verso l’arte artigiana. Allunga le mani sapientemente inumidite sul tornio, il più antico macchinario inventato per la lavorazione della ceramica, caratterizzato da un disco piano su cui viene apposta, quasi anzi gettata con forza, una quantità variabile di argilla fresca. Il rapido movimento rotatorio del disco tende a creare una forza che spinge verso l’esterno il blocco d’argilla, mentre la

resistenza esercitata dalle mani sapienti di Daniele la ostacola, mantenendo la massa argillosa nella posizione centrale. È così che riesce a dare forma e sviluppo in altezza al blocco di creta, creando la parete del futuro vaso. Dalla bottega alla tavola il passo è breve…e gustoso. Le terrecotte di Fratte Rosa sono da sempre preziosi strumenti per la preparazione di pietanze della tradizione gastronomica marchigiana; arrosti, zuppe, pesce, verdure ecc. Oggi Daniele è degnamente riconosciuto come uno dei migliori esponenti della Via Maestra. I suoi lavori sanno nutrire la fantasia, tanto quanto le pietanze che portano a tavola sanno nutrire il corpo del Viandante che giunga alla sua porta, immersa nel colore rosa di Fratte.

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Questa è la storia di Daniele Giombi: Maestro della Via Maestra, architetto della Terra che si fa arte, creatore di opere fatte con acqua e mani nude, erede di una tradizione tramandata da secoli in un paesello che al tramonto si tinge di rosa, come i suoi antichi mattoni.

Veduta

d i F ra tte Rosa 31


Carla LUMINATI

URBINO CARTA

STAMPERIA D’ARTE CA’ VIRGINIO

C’era una volta una bimba che amava disegnare, divenuta Scienziata dell ’arte grafica.

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na matita. Un pezzetto di carta, e una bambina felice. Sta disegnando un cane. Chissà se sogna un giorno di aprire bottega con quel simbolo, modello di fedeltà e di amore incondizionato. Quella bimba è oggi una delle più grandi esperte nell’arte grafica italiana, l’artista-stampatore Carla Luminati. Quel cane è oggi l’immagine che lei ha scelto per la sua Stamperia d’Arte Ca’ Virginio. Una bottega che nasce dalla volontà di Carla di dare continuità alla nobile tradizione di Urbino, capitale Italiana del Rinascimento, nell’incisione e stampa originale d’arte. Carla è una donna giovane e forte. Nei suoi lavori si riflette la sua anima. Il Viandante della Via Maestra che fa tappa ad Urbino presso il suo laboratorio può ammirare i suoi occhi di fuoco lavorare alla calcografia mentre guarda dritto negli occhi la fiamma, o seguire i movimenti saldi delle sue braccia intente a lavorare il torchio. E dire che l’avventura di questa giovane donna, artista e artigiana, nasce da una matita che si diverte a giocare su un pezzo di carta. Carla si rivela una bimba prodigiosa. Fin da piccola per lei grafica e disegno sono più che una passione: dimostra da subito ottime capacità manuali e ottiene negli anni vari riconoscimenti. D’altronde ce l’ha nel sangue: il suo amore per l’arte grafica ha radici familiari. I suoi genitori avevano collaborato per decenni con la Galleria GR e le società editrici Bidiellepi e BdA, curando e realizzando cartelle per

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amatori d’arte di vari artisti. Insieme con i suoi genitori, maestra di stile, storia e classe è la sua Urbino. Culla del rinascimento italiano, patrimonio dell’umanità UNESCO. Durante la sua breve preminenza culturale su tutta l’Europa rinascimentale, Urbino attrae alcuni dei più insigni umanisti e artisti del Rinascimento, che creano un eccezionale complesso urbano di notevole omogeneità, la cui influenza in Europa arriva lontano. Urbino rappresenta infatti un vertice dell’arte e dell’architettura rinascimentali - si legge nella nota ufficiale Unesco - è armoniosamente adattata al paesaggio e si fonde in maniera eccezionale con le preesistenze medievali. Data la sua importanza, la città è ricordata nella serie di sculture del Vittoriano, a Roma, dedicate alle quattordici città nobili dell’Italia unita. Il Viandante della Via Maestra diretto verso il laboratorio di Carla passerà obbligatoriamente all’ombra del maestoso Palazzo Ducale, esempio dell’architettura e dell’arte rinascimentale italiana. Il palazzo è sede della Galleria nazionale delle Marche, ed è caratteristico per i torricini che ne delimitano la parte posteriore. È in questo clima culturale e artistico che Carla segue le orme dei suoi cari e della sua città, bruciando le tappe. Nel 2003 si diploma presso la Scuola del Libro di Urbino, nel 2006 la laurea in Tecnologie per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali e nel 2014 la laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali presso l’U-


niversità degli studi “Carlo Bo” di Urbino. Dopo il diploma, nel periodo universitario, Carla approfondisce conoscenze tecniche e culturali dell’arte incisoria e della stampa d’arte e da queste esperienze matura la decisione di aprire la Stamperia d’Arte Ca’ Virginio. A dispetto della giovane età, decide di aprire bottega così, con un curriculum da scienziata dell’arte, ma con nel cuore l’anima di una bimba che ama disegnare. Carla sente il bisogno di qualcosa che sia tutto suo. A pochi chilometri dal centro storico di Urbino, tra le colline del Montefeltro, inaugura nel 2011 la Stamperia d’Arte Ca’ Virginio, un’impresa individuale nel settore delle Arti Applicate. L’incisione e la stampa d’arte hanno d’altro canto radici profonde ad Urbino e rappresentano un patrimonio artistico culturale importante che, senza Carla, rischia di scomparire a causa della febbrile velocità e immediatezza della nostra società tecnologizzata. Il Viandante della Via Maestra che entra nella bottega viene

colpito tanto negli occhi quanto negli odori: il laboratorio trasuda il gusto dell’inchiostro, come se l’aria stessa fosse scritta, incisa, raccontasse una storia. All’interno dell’Atelier, Carla lavora in modo sapiente alla stampa con torchi manuali nelle tre tecniche incisorie: xilografia, calcografia e litografia su pietra. Altra sua specialità sono le edizioni d’arte, i libri d’arte e le cartelle d’arte personalizzate per eventi importanti e ricorrenze. Carla è artista, ma anche artigiana a tutti gli effetti: all’interno del suo laboratorio vengono prodotte cornici originali e fatte interamente a mano che danno l’opportunità di valorizzare ulteriormente l’opera d’arte. “L’opera d’arte è l’esagerazione di un’idea”. La frase di Andrè Gilen echeggia tra le opere della bottega di Carla, capace di ascoltare le esigenze di ogni artista, instaurando con ciascuno di loro un rapporto di sinergia, fondamentale per far emergere dalla matrice, il pensiero originario inciso dell’artista e la sua più alta espressione artistica. Nei panni dell’artista, Carla è stampatore delle sue incisioni, e traduce il proprio pensiero in “segni parlanti”.

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Perché Carla è oggi una scienziata dell’arte, ma nel cuore resta quella bimba china sul foglio a disegnare un cane.

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Il Duomo

d i U rb in o 33


Alessandro NUCCI

CAGLI GIOIELLI

KRYSOS GIOIELLI

Alessandro Nucci, l ’Artigiano che detta il Tempo dell ’Arte nella Terra Dorata di “Krysos”.

A

l Viandante della Via Maestra che tentasse di conoscere l’arte di Alessandro Nucci su Internet, comparirà tra le primissime foto una significativa immagine, fornita da “Google street view”: si vedono due signore, davanti all’ingresso della bottega, intente a discutere animatamente, prima di entrare da Krysos Gioielli e rendere quel giorno indimenticabile. Già questo contributo, da parte del più celebre motore di ricerca, dice tutto di questa attività che batte forte nel cuore di Cagli, Piazza Giacomo Matteotti. L’insegna del laboratorio artigianale di Alessandro brilla come un gioiello fatto a mano. La scelta del nome non è casuale: Krysòs secondo la tradizione, deriva dal greco χρυσός cioè “Oro” diventato poi in periodo bizantino grysòs, ossia “Terra d’oro” probabilmente con il significato di luogo ricco e fertile. In effetti, la bottega di Alessandro è ricca e fertile, di idee e prodotti unici. Attraverso tecniche come lo sbalzo e il cesello, la fusione con osso di seppia, la microfusione e l’incisione, qui nascono meraviglie che onorano il nome dell’artigianato artistico. Dal 1989 Krysos Gioielli produce gioielli in oro e argento, esaltando le richieste dei suoi clienti provenienti da varie regioni italiane e dall’estero. Quando il Viandante della Via Maestra giunge alla porta di Alessandro, non si sentirà chiedere che “prodotto le serve?”, ma si sen-

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tirà proporre: “Sogniamo insieme”. Se avete un desiderio, un gioiello che avete in mente, un vecchio ricordo che volete rendere tangibile ed eterno trasformandolo in un oggetto da indossare e portare sempre con voi, basta varcare quella soglia, e in pochi giorni sarà realtà. Sulle vetrine della bottega di Alessandro si affaccia il duecentesco Palazzo Pubblico di Cagli, che si trova proprio nella piazza principale del paese. Nella sua facciata, il Viandante può ammirare il grande orologio comunale e una statua della Madonna con Bambino, collocata in una nicchia al centro del balconcino. È accessibile la grande sala del pianterreno, dove si possono notare tracce di alcuni affreschi e vedere l’esposizione dei costumi utilizzati per il Palio storico dell’Oca. Praticamente attaccato al Palazzo Pubblico è il Palazzo del Podestà, dove ha sede il Museo Archeologico. Questo è l’ambiente che ispira ogni giorno Alessandro, quando “alza la serranda”. Un ultimo sguardo all’antico orologio sulla facciata del palazzo e via, il Viandante della Via Maestra entra...dentro a un viaggio nel tempo. Perché proprio il tempo è l’elemento che permea la vita di Krysos. Orologi, ovunque. Antichi e moderni, costosi o giovanili, di acciaio, d’oro o di caucciù. Ma il tempo è sempre lo stesso, preziosissimo, come quello scandito dall’Orologio del Palazzo.


Il tempo rende i nostri oggetti unici, sembra dire Alessandro con ogni gioiello che crea. Il tempo del lavoro, della fatica, della fiamma. La sua bottega produce da 25 anni gioielli realizzati interamente alla vecchia maniera artigiana. Qui, tra le mani esperte di Alessandro, il visitatore scoprirà che il tempo pare essersi fermato, scandito dal ritmo del martello, che suona la sua musica sul metallo di pregio. Qui il Viandante potrà vedere coi suoi occhi che la purezza e la bellezza dell’oro sono virtù che da sole non bastano: perché la natura si faccia arte artigiana serve il calore del fuoco. Alessandro insegna con ogni suo gesto che la delicatezza di un gioiello nasce dalla durezza della tenaglia; l’armonia di una collana nasce dalla severa lavorazione, quasi la distruzione della materia prima; la vera precisione della natura passa attraverso la misurazione minuzio-

sa dell’artista. È il Maestro Artigiano a rendere assoluto il valore della natura. Questo insegna la terra di Alessandro, Krysos, fertile di luce e fantasia. Manca un solo passaggio: la donna. È la donna che indossa il gioiello nato dalle mani dell’artista artigiano, a trasformare quell’oggetto in memoria, ricordi, amore; elementi che neanche il più grande dei maestri sa dare, elementi che è la vita vissuta ad infilare tra le dita dei gioielli più belli, quelli di Alessandro e della sua Krysos.

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Scorcio

d i Ca gl i

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Michele PAPI

URBINO RESTAURO

IL COMPASSO ATELIER DI RESTAURO

Il maestro che si fece professore, l ’artigiano che si fece artista, l ’uomo che portò il passato nel futuro.

N

on puoi dire artigiano senza dire arte. È una delle cose che si imparano lungo la Via Maestra. Nella parola artigiano c’è incisa, plasmata, incastonata la parola arte. È come una pietra preziosa che svela il segreto di ogni donna o uomo che nei secoli abbia preso in mano un martello, un ago o un pennello. Fulgido esempio di questo concetto è Michele Papi, Maestro Artigiano della Regione Marche, traghettatore del nuovo nell’antico, attraverso il suo inimitabile lavoro di restauro e conservazione di opere d’arte senza tempo. Il suo atelier è di per sé già un capolavoro: sorge dentro un Palazzo antico, custodito tra le mura della Cittadella di Urbino, a pochi passi dal’Università Carlo Bo e dal maestoso Palazzo Ducale voluto da Federico da Montefeltro, uomo d’arme e raffinato umanista, costruito nel corso del XV secolo. Affreschi, Mosaici, statue lapidee. Papi non le riporta solo all’antico splendore del passato, ma le proietta verso il futuro, rendendole senza tempo. È questo che lo ha reso un punto di riferimento nel mondo del Restauro: non si pone come un “avversario” del tempo, ma come un suo alleato: il suo obiettivo non è cancellare l’effetto della Storia sulle opere d’arte, ma traghettare quella bellezza verso l’immortalità. Il suo Atelier si occupa dal 1984 di conservazione e restauro di opere d’arte, rispettandone le istanze storiche ed estetiche, con la collaborazione di esperti scientifici e storici

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dell’arte, sotto l’egida e la supervisione delle Soprintendenze dei Beni Culturali del territorio nazionale MIBAC. Il viandante della Via Maestra può assistere incantato ai suoi interventi di restauro, conservazione e recupero di dipinti su supporto tessile, ligneo e murale di diverse epoche, oltre ai restauri di opere e manufatti lapidei ed archeologici. Tra i lavori eseguiti da Papi si possono annoverare varie opere del museo Barberini a Roma, l’affresco di Giovanni Santi nella chiesa di San Domenico a Cagli, la tavola di Martino Piazza “La Vergine col bambino e i Santi Elisabetta e Giovannino”, il monumento bronzeo-lapideo dedicato a Raffaello in Urbino, la Tabula bronzea di epoca Romana del Museo Oliveriano di Pesaro e diverse opere d’arte contemporanea, dall’artista Enzo Cucchi a Umberto Mastroianni. Può un artigiano farsi Docente? Può un Maestro farsi professore? La risposta è sì, e Papi ne è la conferma. È dal 2011 Docente a contratto di Restauro presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, dipartimento DISBEF, scuola di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali Laurea Magistrale. Insegna ogni giorno, ma pure impara ogni giorno, ed è lui stesso a raccontarlo ai Viandanti della Via Maestra. “Il lavoro del moderno restauratore - si legge nella quarta di copertina di “Storia e restauro, Il Monumento Raffaello di Luigi Belli in Urbino” scritto proprio da Papi


- deve essere supportato sia da una conoscenza teorica, unita ad una grande esperienza pratica che, anche dopo molti anni di attività, non può mai considerarsi completamente acquisita, sia da un confronto con personalità scientifiche che supportino le metodologie da applicare”. Ecco dunque chi è Michele Papi: l’uomo che portò il passato nel futuro, il maestro che si fece professore, l’artigiano che si fece artista.

Maestro Artigiano

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Il Palazzo Ducale d i Urbin o

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Linda ZEPPONI

CAGLI CERAMICA

LA MAIOLICA

Forgiata nel metallo, innamorata della ceramica. Donna di ferro, ma con l ’anima di Maiolica. Linda, anzi Principessa Maiolinda, degna erede della tradizione Etrusca.

S

e la ceramica avesse un’anima, sarebbe un’anima di donna. Se la ceramica avesse un nome, si chiamerebbe Linda. Anzi: Maiolinda: è questo il nome d’arte di un’artigiana artista, protagonista assoluta della Via Maestra: Linda Zepponi. L’amore viscerale per il suo territorio; una passione fattasi professione per la ceramica; le lontane radici etrusche di un territorio pieno di storia: è il mix che ha reso Linda molto più che una classica decoratrice di ceramica artistica. Una donna che vede la neve cadere fuori dalla sua finestra e se ne lascia ispirare per la creazione di un piatto ornamentale in Maiolica Lustrata, con decorazioni a “penna di pavone” e tocchi d’oro riflesso, a creare luce e calore in contrasto con il candore della neve circostante. Questo è capace di fare Linda. Un capolavoro che si può ammirare, oltre che in laboratorio, anche on line, nel blog che Linda gestisce per comunicare con i suoi affezionati clienti. Nelle sue vene scorre forse il sangue degli antichi Etruschi, le cui tracce sono state trovate tra le origini della sua Cagli. Il nome che lei stessa si è data, “Maiolinda”, ricorda quello di una principessa antica. Eppure cosi moderna, capace di rifarsi artisticamente alle riproduzioni

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del ‘500, del Rinascimento e delle tipiche creazioni del Montefeltro, abile a tenere lezioni sui social e al contempo a gestire un blog, a guidare la sua azienda. Le porte del suo laboratorio sono sempre aperte. “La Maiolica Lustrata è una tecnica applicata ad oggetti in ceramica già cotti - spiega con il sorriso al Viandante della Via Maestra - consiste nell’apposizione di una mistura di metalli sul pezzo, da cuocere con un processo di riduzione chimica in forno, parte fondamentale che decreta l’effetto finale del riflesso”. Maiolinda non si limita alle parole: mostra il gesto, svela la tecnica, spinge il Viandante giunto alla sua bottega a provare, toccare, realizzare. “Invito tutti a diventare artisti per un giorno - spiega - amo condividere i segreti dell’antica tecnica della Maiolica”. La sua storia è unica, come i pezzi che realizza interamente ed esclusivamente a mano. Unica, e pure un pò paradossale: nata nel metallo, sboccia grazie alla ceramica. È lei stessa a raccontarlo a chi bussa alla porta della sua bottega. “Sono fiera dei miei studi presso l’Istituto Statale d’Arte di Cagli, nella sezione metalli. Grazie alla scuola che ho frequentato - racconta - ho appreso varie capacità manuali tra cui lo


sbalzo in rame, l’oreficeria, la lavorazione del vetro e tanto altro. Ma appena terminato il percorso formativo non ero motivata a seguire le tecniche che avevo acquisito, volevo andare oltre, così decisi di approfondire un’esperienza per me sconosciuta, quella della ceramica”. Il laboratorio e il punto vendita si trovano in Via Giacomo Leopardi a Cagli, in una delle vie principali del centro Storico, nell’entroterra marchigiano. È da lì che diffonde e irradia la bellezza che crea ogni giorno, dalla sua vetrina sapientemente cesellata, dal suo blog, dai webinar sui social. È lì che vi aspetta questa artista artigiana: forgiata nel metallo, innamoratasi della ceramica. Una donna di ferro, ma con l’anima di maiolica. Una vera principessa, ribattezzata dal suo stesso lavoro “Maiolinda”, degna erede delle Principesse Etrusche.

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Il Ponte Mallio

d i C a gl i 39


La Via Maestra

d lungo il litor

D

al Monte San Bartolo, punto apicale del tipico, armonioso paesaggio rurale marchigiano la “Via Maestra” si tuffa verso l’Adriatico, là dove una sinuosa falesia emerge dalle basse e cristalline acque marine, protette da maestose pareti a strapiombo. Un itinerario ricchissimo di diversità e bellezza, al plurale come al plurale sono le Marche. Tra l’antica Pesaro e il Porto di Fano, spiagge di sabbia e ghiaia si mescolano a storie e monumenti unici, come la Sfera Grande di Arnaldo Pomodoro o la Rocca Malatestiana. Qui troviamo botteghe di artigiani che hanno saputo tramandare antiche lavorazioni, dal restauro al gioiello, con note creative sfaccettate come la poliedricità dei territori che le ispirano.

CARTA

CERAMICA

GIOIELLI

LEGNO

PIETRA

RESTAURO

VETRO

TESSILE

FANO

PESARO Claudia Ottaviani

FANO

Maria Letizia Andreazzo Stefano Furlani Veronica Mencucci Paola Zollia

PIAZZA DEL POPOLO - PESARO 40


dal Monte San Bartolo rale Adriatico

PARCO NATURALE MONTE SAN BARTOLO

PESARO

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PIAZZA XX SETTEMBRE - FANO 41


Maria Letizia ANDREAZZO

FANO RESTAURO

RESTAURO OPERE D’ARTE

Maria Letizia e Paola, le Dottoresse che curano i Capolavori. “L ’opera è un vero e proprio paziente per noi”

S

i stima che l’Italia concentri - a seconda della definizione di Patrimonio culturale - dal 60% al 75% di tutti i beni artistici esistenti in ogni continente del Pianeta Terra. Un’eredità così straordinaria ha bisogno di professionisti straordinari. A Fano, nella città tanto cara agli antichi Romani che di quell’eredità sono in parte protagonisti, ci sono due donne che il Viandante della Via Maestra potrà conoscere come le “Dottoresse che curano i Capolavori”, che si sono unite dando vita ad una partnership denominata “Atelier del Restauro”. Il loro Regno è Fano, l’antica Fanum Fortunae, che deve il suo nome alla dea Fortuna, il cui tempio fu costruito per ringraziare della vittoria nella battaglia del 207 a.c., combattuta lungo le rive del Fiume Metauro. Proprio qui i Romani guidati dai due consoli Marco Livio Salinatore e Gaio Claudio Nerone vinsero contro i Cartaginesi condotti alla guerra da Asdrubale Barca, fratello di Annibale. La fortuna di Fano, e dell’Italia, oggi, è annoverare tra le fila dei custodi del nostro patrimonio Maria Letizia Andreazzo e Paola Bartoletti, le “Dottoresse”: Paola ha iniziato la sua attività nel 1996 e ha conseguito il Diploma in restauro e altri importanti titoli presso istituti specializzati di Firenze; Maria Letizia vanta una Laurea in Conserva-

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zione e Restauro del Patrimonio Storico - Artistico, conseguita presso l’Università di Urbino e il Master in Operatore per la conservazione dei beni archeologici e architettonici. Un percorso netto che permette loro, ogni giorno, di girare l’Italia combattendo la buona battaglia per la conservazione delle nostre bellezze, ma anche di realizzare interventi tra le preziose mura della loro bottega artigiana. Il restauro, supportato dagli studi scientifici, diventa grazie a Maria Letizia e Paola un intervento in totale rispetto dell’opera d’arte nelle sue varie espressioni, dal dipinto su tela o su tavola, alla pittura murale, all’opera lignea dorata o policroma. Per Maria Letizia in particolare il restauro non è solo fare, ma anche raccontare, tramandare. È questo lo spirito con cui ricopre l’incarico di assistente all’insegnamento presso l’Università di Restauro di Urbino. Si dice che sia più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, per educare bisogna essere. Maria Letizia non solo insegna, ma educa alla bellezza le nuove generazioni. Libri, studi, lavoro decennale sul campo però non bastano. “Non esistono metodologie standard di restauro - racconta Paola - è anche la sensibilità del restauratore che fa la differenza per avere risul-


tati ottimali rispetto all’opera d’arte”. L’approccio che usiamo con i nostri clienti, siano essi enti pubblici o privati, enti ecclesiastici o istituzioni Nazionali spiega Maria Letizia - è mettere al centro l’opera, che per noi è un vero e proprio paziente. Per poter intervenire dobbiamo prima conoscerlo e avere il più chiaro possibile il suo quadro clinico. Per questo le indagini diagnostiche, per le quali ci avvaliamo di esperti e professionisti del settore con cui collaboriamo, svolgono un ruolo fondamentale. Parliamo dell’osservazione in fluorescenza UV, la rifletto-

grafia in infrarosso, della radiografia a raggi x”.

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Due dottoresse, una sola cura: l’arte artigiana, che riporta la bellezza del passato nel tempo dell’eternità.

La Rocca Malatestiana d i F a n o 43


Stefano FURLANI

FANO PIETRA

SASSI D’AUTORE

La favola di un artigiano e del suo bambino che insieme sapevano sussurrare ai sassolini parole a forma d ’arte artigiana.

I

l Viandante della Via Maestra passeggia lungo la spiaggia di Fano. È venuto a sapere che da quelle parti c’è un artista artigiano che sa compiere magie con i sassolini del mare. Non li piega al suo volere, non li modella contro la loro volontà. È un vero e proprio Maestro della natura: sceglie mille piccole pietre, così come sono, e le mette insieme, semplicemente, perché vede in ogni piccolo grano della natura un’opera d’arte. Lui si chiama Stefano Furlani: i suoi diventano “Sassi d’autore”, che poi è esattamente il nome della sua attività. Il laboratorio dove questo artigiano artista trasforma ogni giorno una manciata di pietre colorate in un capolavoro si trova nella splendida “Fanum Fortunae”, una bottega stretta e protetta tra il mare e le antiche mura romane della Città. Il suo vero “tavolo da lavoro” è però la spiaggia. Proprio lungo la riva il viandante della Via Maestra incontra Stefano, mentre va a caccia d’arte, camminando in equilibrio sulla linea sottile dove l’onda bacia la terra. “Nascere e crescere in una città come Fano significa vivere in simbiosi con il mare e le sue spiagge di sabbia e sassi”, racconta al viaggiatore. “Da sempre uno dei giochi più divertenti per me è stata la ricerca di pietre dalle forme particolari, somiglianti a qualcosa”. Qualcosa che solo Stefano, ancora oggi, riesce a vedere.

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Perché se l’uomo sa farsi artista, resta sempre apprendista, a paragone di Madre Natura. I capolavori sono già lì, immersi nell’ambiente. Il bravo artista artigiano è colui che sa riconoscere la bellezza che c’è già; chi la scova dentro un pezzo di legno, chi tra i colori della tavolozza. Stefano trova le sue opere nascoste tra milioni di sassi, di milioni di spiagge. Tutto è cominciato… per gioco. “Da buon padre tradizionalista racconta al viandante della Via Maestra - ho tramandato questa stimolante e divertente passione a mio figlio Davide all’età di tre anni. Abbiamo iniziato a divertirci posizionando i sassolini trovati insieme sul lettino, sotto l’ombrellone, creando composizioni di vario genere di giorno in giorno sempre più elaborate e dettagliate. A malincuore, dopo averle immortalate, le distruggevamo al tramonto. Il grande rammarico di dover perdere quelle che per noi erano delle piccole opere d’arte mi ha portato all’idea di incollarle su di una base di legno rendendole dei quadri veri e propri”. Da questa intuizione è nata una vera professione che ha portato Stefano a risultati, riconoscimenti e buyers internazionali. Con i sassi riesce a produrre forme, oggetti, personaggi di ogni tipo. Un cane che scodinzola al suo padrone, un gufo dalle mille piume, perfino una leggiadra ballerina intenta a danzare.


Difficile trovare l’opera preferita dal Maestro artigiano. Sfogliando il sito “Sassi d’autore”, cliccatissimo in tutto il mondo, ce n’è una che colpisce. Si vede un CowBoy adagiato su un lettino da spiaggia. La didascalia toglie il fiato dalla tenerezza che scatena: “ Buon compleanno al mio cucciolo!!! Da questo cowboy fatto da me e mio figlio è nato ‘SASSI d’autore’, giusto dare il buon giorno con lui. Per il tuo compleanno. AUGURI VITA MIA ”. Di artisti come lui, capaci di trasmettere tali emozioni, ce ne sono pochi al mondo. E pensare che tutto, ancora oggi, nasce da un primissimo, piccolo, ‘sasso ispiratore’: “Pian piano, attorno a quell’unico sasso che mi ha trasmesso una forma, un volto, un animale, un panorama, posiziono tutti gli altri, fino a dare forma alla creazione che ho in mente”. Nascono così opere “naturali al 100%. Stefano non ritocca i sassi, non li modifica, non li colora. “Li tratto solo con una finitura trasparente, che dona loro brillantezza, esaltandone la colora-

zione originale. Nulla più. È così che dalle origini siamo arrivati all’oggi, a ‘Sassi d’Autore’, una collezione che cresce di giorno in giorno, animata dalla passione per mio figlio, per il mare e per l’arte…Ops, mi scusi”. Si interrompe improvvisamente, Stefano. Si ferma, raccoglie una pietra, saluta e se ne va.

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I trabocchi

Tra le mani stringe un sassolino che cela nell’anima il prossimo capolavoro.

di Fano

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Veronica MENCUCCI

FANO RESTAURO

LAB - OFFICINA D’ARTE & RESTAURO

Italia, Spagna, due lauree e uno spirito da guerriera Romana, in omaggio alla sua Fano: Veronica Mencucci, la versione 4.0 dell ’artigianato artistico. Con lei il Viandante della Via Maestra si fa un pò…artigiano. Ecco perché.

S

e provaste a disegnare un artigiano, come lo fareste? State pensando forse a un ometto, mani forti e occhi buoni, in tuta da lavoro, che batte e si sbatte, si terge il sudore con un fazzoletto fatto di sorrisi, giusto? Dite la verità. Se invece vi dicessimo che lungo la Via Maestra vi aspetta una giovane, bellissima studiosa, sempre sorridente, che ha girato il mondo, ha studiato a Bologna e Madrid, è uscita a pieni voti dal corso di Metodologia della “Conservazione del patrimonio artistico e culturale Restauro dipinti su tela e tavola”, direste che anche lei è un’artigiana? Provate a visitare la sua creatura, LAB - Officina d’arte & restauro, e non avrete dubbi nel riconoscere che la sua titolare, Veronica Mencucci, è la “Next Generation” dell’artigianato artistico. Il suo studio creativo è immerso nella storia, in una grande città Marchigiana tanto cara agli antichi Romani, perché portatrice di fortune: Fano. Il suo nome originale era proprio Fanum Fortunae, nome che rimanda al “Tempio della Fortuna”, probabilmente eretto a testimonianza della grande vittoria nella battaglia del Metauro: nel 207 a.C. le legioni romane sbaragliarono l’esercito del generale cartaginese Asdrubale, uccidendone il condottiero che, dopo aver varcato le Alpi

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con gli elefanti da guerra, intendeva ricongiungersi al fratello Annibale. La città ebbe, grazie a questa vittoria, un notevole sviluppo durante il dominio romano, anche grazie alla sua posizione strategica sulla via che congiungeva la valle del Tevere alla Gallia Cisalpina. Proprio qui la Via Maestra conduce il Viandante alla ricerca della bellezza. A pochi passi dal laboratorio di Veronica sorgono ancora le antiche mura di fortificazione e il maestoso Arco di Augusto che ricordano questo passato di vittoria e gloria. A pensarci, lo spirito di Veronica, con la sua voglia di conquistare nuovi mondi e nuove tecniche artistiche, ricorda molto lo spirito dell’antica Roma. Se le chiedi che lavoro fa, ti risponde “Lavoro? Che lavoro! Amore! Passione! La cosa che mi rende felice è proprio l’essere riuscita a trasformare la mia passione in lavoro. Da che ho ricordi custoditi nel cuore, so di essere appassionata di decorazione. Sin da piccola ero attratta dalle attività manuali e creative, ho sempre amato sporcarmi le mani, pasticciare con colori, sperimentare nuovi impasti. Nel mio piccolo laboratorio - annuncia ai viandanti della Via Maestra - respirerai un’atmosfera d’altri tempi, spero di contagiarti e riuscirti a trasmettere la passione per le tecniche pittoriche degli antichi maestri


artigiani”. Quella di Veronica è una piccola ma apprezzata bottega, specializzata in restauro di opere d’arte e decorazione d’interni. Grazie ai suoi studi, alle contaminazioni internazionali e alle tecniche apprese, sa eseguire progetti artistici e decorazioni personalizzate di ogni genere: trompe l’oeil, pannelli scenografici, laccatura e decorazione del mobile, decorazione di camerette, quadri su commissione e dorature. Il suo stile è un sapiente mix di metodologie classiche, come la tempera ad uovo, la pittura ad olio e la doratura a guazzo, con quelle più moderne, come vernici ecologiche, acrilici e smalti. “Mi piace lavorare per negozi di arredamento, architetti e ditte di falegnameria - ama raccontare ai viandanti della

Via Maestra - ma il piacere di creare da zero un pezzo unico con un cliente, immaginando e sognando con lui, non ha eguali.” È la magia dell’artigianato artistico moderno, così come è inteso da Veronica. Il cliente diventa protagonista, accanto a lei si fa “artigiano”: sceglie colore, decoro, effetto (materico, decapato, shabby), finitura e patinatura.

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Insomma partecipa da “condottiero Romano” al processo di creazione della bellezza artigiana.

Piazza XX Settembre, F ano

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Claudia OTTAVIANI

PESARO GIOIELLI

ORAFO DESIGNER

Claudia Ottaviani, gioiello vivente incastonato nella corona della Via Maestra. “Guardo negli occhi di una donna e creo arte”.

Ogni volta che mi ispiro a una donna vengono alla luce oggetti meravigliosi. E guardando i tuoi occhi non potevo che creare un’opera d’arte”. Esiste solo un’artigiana dell’arte capace di dedicare un pensiero del genere alla persona cui offre una sua creazione: è Claudia Ottaviani. Molto più di una Maestra Orafa: ha un sorriso che pare un filare di perle, mani che sembrano fatte di quarzo rosa, una mente brillante come l’oro e un carattere di diamante. Da una così, cosa ti aspetti se non l’eccellenza? Manca la sua anima, in questo elenco: forse sarà immateriale, impossibile da imprigionare in un gioiello, ma certamente il colore dell’anima di Claudia è il giallo mimosa: “Il mio colore speciale - scrive alle sue customers in giro per il mondo - dedicato a tutte le donne solari come me”. Già, per il mondo. Perché Claudia Ottaviani, gioiello della Corona della Via Maestra, è un’artista che dalla sua Pesaro ha raggiunto un successo internazionale, tanto da essere “indossata”, ad esempio, anche in Kazakistan. Sulla sua pagina Facebook l’immagine di una splendida donna in carriera che si prepara a una giornata di intenso lavoro, che Caudia saluta così: “A 26° sotto zero in Kazakistan ci sono gioielli che scaldano il cuore. Sempre elegantissima Assiem pronta ad andare al lavoro. L’accostamento cerchi gocce oro e anello quarzo

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verde mi sembra perfetto!!”. Un giro del mondo partito da Pesaro, città della Musica, delle biciclette e dello spettacolo del Sole che sorge e tramonta sul mare. A due passi dal Museo dedicato al grande compositore Gioachino Rossini, il Viandante della Via Maestra scova il Laboratorio Orafo di Claudia Ottaviani. Diplomata maestro d’arte nel 1980, inizia il suo percorso artistico nei primi anni 90. Lo stimolo a confrontarsi con artisti di livello internazionale la porta a realizzare collezioni in oro e argento di forte impatto emozionale, coniugando la preziosità del metallo con un design pulito ed essenziale. Il successo viene quasi naturale. La peculiarità di Claudia è la capacità di rendere il gioiello attraverso la persona, e la persona attraverso il gioiello: il suo stile carica di funzioni sociali e rituali il gioiello, portandolo ad un livello superiore, che va ben oltre il semplice ruolo accessorio. Claudia condensa valori estetico-decorativi, valenze magiche e mistiche, significati affettivi ed emotivi dentro ogni sua opera. Accanto a lei, nell’avventura del Laboratorio Orafo, c’è l’eclettico designer e orafo Lorenzo Gennari, che da anni collabora con Claudia nella ricerca dell’innovazione progettuale dei metalli preziosi: oro, argento, brillanti e pietre semipreziose, pietre dure e porcellane, maioliche, ebano, coralli e quanto fantasia e ricerca possano trovare


stimolante interpretare. Insieme Lorenzo e Claudia sono un mix perfetto di fantasia, con l’arma in più di tecniche all’avanguardia. Le loro lavorazioni esaltano i colori dei preziosi in diversi metalli, come il rodio che ne esalta le superfici, le ossidazioni artigianali, che consentono di personalizzare il gioiello accostando più elementi in diverse soluzioni cromatiche, o l’uso della lavorazione a lastra, che consente spessori minimi anche in oggetti di grandi dimensioni creando un gradevole contrasto tra volume e leggerezza, mentre la lavorazione a cera persa rafforza la sensazione fisica e visiva del gioiello. Una delle soddisfazioni più grandi di Claudia è senz’altro una scultura/gioiello in oro 18 kt realizzata per il Comune di Pesaro, un capolavoro artigianale che venne donato a un capolavoro in carne e ossa: il Maestro Luciano Pavarotti, in occasione del concerto inaugurale del BPA Palas di Pesaro. Il tenore scelse Pesaro per il tramonto luminoso della sua vita, proprio perché riconosciuta città della Musica. Ai posteri il compito di tramandare questa città come anche “Città del Gioiello”, in onore di Claudia.

Maestro Artigiano

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La Rocca Costanza d i Pe sa r o 49


Paola ZOLLIA

FANO RESTAURO

RESTAURO DEL DIPINTO E DELLA CERAMICA

Agente speciale del Restauro, per cui nessuna missione è impossibile. Su ogni opera antica porta un arcobaleno di colori e vita, anche dopo la peggiore tempesta del tempo. Per un dipinto, il tempo che passa è un pò come una nuvola grigia. Porta via la luce, porta una pioggia di usura che indebolisce i colori, come se spegnesse quella che i francesi chiamano la “joie a de vivre” del quadro. Paola Zollia riporta sull’orizzonte di ogni opera d’arte il “cielo sereno”, e la sua firma è un arcobaleno di colori che restituisce ad ogni capolavoro la vita. Sarà forse per questo che Paola ha scelto un arcobaleno come foto di sfondo del suo profilo Facebook. Il Viandante della Via Maestra che voglia scoprirla la deve raggiungere a Fano, perla della riviera Adriatica, Città della Fortuna per gli Antichi Romani, centro di genti e commerci ancora oggi, tra spiaggia, botteghe e antiche mura perfettamente conservate. La storia di Paola, Maestro d’Arte, le cui mani hanno “curato” e ripristinato dipinti, sculture di ogni tipo nei luoghi più importanti e significativi della regione, è la storia di una vita dedicata al recupero e valorizzazione delle nostre opere. Da Urbino a Camerino, passando per Amandola, San Severino, Pesaro, fino ad arrivare a San Marino e Castel Sant’Angelo a Roma: sono solo alcune delle tappe della vita di Paola, durante le quali le sue mani hanno ridato vita e colore a capola50

vori di ogni forma e materia. Non c’è sfida che per lei sia impossibile, non c’è materiale su cui lei non possa intervenire. Paola è Restauratrice di materiali lapidei e musivi e derivati, manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile, superfici decorate dell’architettura, manufatti scolpiti in legno, arredi e strutture lignee, materiali ceramici e vitrei. Le sue qualità non dipendono da un talento innato, fine a se stesso. Paola ha lavorato sodo, studiato senza pace, con un curriculum che pochissimi colleghi possano vantare a livello internazionale. Nata a Fano, diplomata all’istituto d’arte Adolfo Apolloni di Fano nel ‘79, frequenta Restauro di pittura presso “l’Istituto per l’arte e il restauro” di Palazzo Spinelli di Firenze. Segue il corso regionale di “Restauro Ceramica Antica negli anni 82-83-84, e contemporaneamente presta la propria opera presso la ditta di Restauro di Bacchiocca. Iscritta all’Albo Artigiani come ditta di Restauro dal Gennaio 1986; a partire dal 1989 è socia della società di conservazione e restauro CBR di Bigini Romeo e C; partecipa a prestigiosi lavori, nei sotterranei del Palazzo Ducale di Urbino, agli affreschi dei Salimbeni, nella sacrestia di S.Lorenzo, San Severino Marche, tra gli altri.


Negli anni ‘90 tiene corsi di restauro durante il Dicastero Istruzione e Cultura della Repubblica di San Marino. Nel 2009 riapre la ditta individuale, dopo aver creato un’opera altrettanto importante, la famiglia, come se non si fosse mai fermata. La sua fama non è dimenticata: lavora e collabora a diverse opere, sia private che appartenenti ad enti ecclesiastici, comunali e statali. Accreditata presso le soprintendenze di Urbino, Ancona e presso Diocesi e Comuni, restaura due dipinti con cornice dorata appartenenti alla Raccolta Museale della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli e Pergola, collabora al restauro delle armi antiche della collezione Zanvettori - Gradara appartenenti al Museo Nazionale di

Castel Sant’Angelo, Roma. Nel 2013 restaura la Chiesetta dell’Oratorio del Carmine di Urbania. Insomma, l’elenco potrebbe continuare, e continuerà. Quello che stupisce il Viandante della Via Maestra è la semplicità e la serenità che Paola sa trasmettere, nonostante sia una delle migliori interpreti del suo mestiere. L’agente speciale del Restauro, per cui nulla è impossibile. Capace di riportare su ogni opera antica un arcobaleno di colori e vita, anche dopo la peggiore tempesta del tempo.

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Baia e porto di Vallugola, G a bicce Ma re 51


La Via Maestra

lungo la “Spia

Q

uesto itinerario muove alla scoperta della “Spiaggia di Velluto”, dorata e finissima, elegante e lieve al tatto. Siamo a Senigallia, culla di storia antica e di turismo moderno, dalla Rocca Roveresca alla Rotonda sul Mare. Qui il connubio tra la costa e l’entroterra si fa unico e irripetibile: la delicatezza della sabbia si mescola con il sapore corposo del vino rosso frutto delle colline. Qui il turismo va oltre lo scandire del tempo o dei mesi, ma conosce un’unica stagione lunga un anno, fatta di cultura, enogastronomia, paesaggi e arte artigiana.

CARTA

CERAMICA

GIOIELLI

LEGNO

PIETRA

RESTAURO

TESSILE

VETRO

ROCCA ROVERESCA

SENIGALLIA Mary Chiaia e Laura Patonico Andrea Ippoliti Morena Pesaresi Erika Sabatini Silvia Viganò

FORO ANNONARIO 52


aggia di Velluto”

SENIGALLIA

ROTONDA A MARE

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PIAZZA ROMA 53


Mary CHIAIA e Laura PATONICO

SENIGALLIA GIOIELLI

KAMALA GIOIELLI

Le amiche dei gioielli che non ti fanno indossare pietre preziose, ma stati d ’animo, che sono ancor più preziosi.

L

ungo la Via Maestra si narra la storia di due ragazze, due artigiane, che con pinze, argento e pietre dure, realizzano gioielli unici e alternativi, opere di qualità rare. Sembra una poesia, il saluto che giunge al Viandante della Via Maestra da Laura e Mary, titolari di Kamala. Si dice che non realizzino gioielli, ma racchiudano stati d’animo nella pietra. La loro bottega sorge lungo Via Mastai, nome di stirpe Papale, nella Città dei Duchi e della Spiaggia di Velluto, quella Senigallia che pare fatta apposta per raccontare la bellezza e la nobiltà. A pochi passi dalla loro vetrina scorre placido il fiume Misa, che di lì a poco si tufferà nell’Adriatico. Questi sono i luoghi, gli scorci, gli elementi che le ispirano ogni giorno. Sì perché in effetti Senigallia si adagia delicatamente sul mare come una dama del ‘500, elegante e gentile, come delicata e purissima è la celeberrima sabbia della sua battigia. Allora, se Senigallia è una dama, sono Laura e Mary a realizzare per essa i gioielli più preziosi. Che tra loro ci sia un’amicizia ben più preziosa dell’oro di tutti i Re, appare immediatamente al Viandante della Via Maestra. Laura, l’anima contabile dell’azienda, e Mary, l’anima freak, dopo una lunga

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gavetta fatta negli anni per imparare un mestiere, come il garzone nella bottega di un tempo, sono oggi due affermate artigiane creative. La loro creatura è “Kamala”, un laboratorio di gioielli unici ed inimitabili dove tutto si crea, tutto viene trasformato e nulla dato per scontato. Sono come legate da un filo d’argento, che rappresenta la base di moltissimi dei loro prodotti. “La nostra trafila è sempre al lavoro, è l’energia di Laura a muovere la macchina” racconta Mary. “Saldare è divertentissimo, si sta talmente concentrati che i pensieri bruciano con la fiamma e volano via”. Kamala più che un laboratorio è un’esplosione di arte artigiana racchiusa in quattro mura. Lo ammettono, le amiche del gioiello: “Quando vivi di artigianalità e arte...Spesso anche la casa diventa un laboratorio fisso...Può mai regnare l’ordine? Diciamo di no. Fare tutto a mano ha il suo prezzo. O posto”, si legge in uno dei loro post sui social. È l’amore per il loro lavoro che muove queste due artigiane. Lo dicono, lo scrivono anche, come si può leggere su uno dei quadri dello Schiaccianoci esposti in bottega, realizzati a mano su sezioni di


tronco di faggio e larice, abbattuti nella tempesta Vaja che ha colpito il Trentino Alto Adige e il Veneto nel 2018. Il martello che modella l’anello, la catena che crea la collana, la pinza che origina eleganza. Perfino i gesti e gli strumenti di Laura e Mary sono capaci di creare poesia. C’è un particolare su tutti che rende Kamala un luogo unico, come i prodotti che custodisce: per ogni stato d’animo, per ogni sentimento, Laura e Mary hanno uno specifico prodotto pronto per essere realizzato e poi indossato. Queste due “gemelle dei gioielli” non ti fanno indossare solo pietre preziose, ma stati d’animo, ancor più preziosi. Perché un gioiello qualsiasi lo puoi indossare. Ma un gioiello di Laura e Mary lo vivi, è parte di te. Se entri nel mondo di Kamala, ti accorgi che non ne uscirai più. Perché capisci che i gioielli più preziosi che puoi trovare al suo interno sono le due titolari Laura e Mary.

Amiche inseparabili, come due pietre preziose, brillanti come gemme, forti come diamanti. In questa epoca buia, il loro laboratorio artistico nel centro storico di Senigallia è capace di creare delle vere e proprie “stelle danzanti”. Laura e Mary vanno oltre l’artigianato artistico: sanno snocciolare il gomitolo di sogni che avete nell’anima.

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Il Corso Due Giugno

Sanno creare ogni forma, ma il loro gioiello più riuscito è ricordarti che il vero capolavoro sei tu.

d i S e ni ga l l i a

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Andrea IPPOLITI

SENIGALLIA RESTAURO

ARTE E RESTAURO

Artista artigiano, pittore, scultore, restauratore, designer: Andrea Ippoliti, il vero “Alfa e Omega” della Via Maestra. Cosa cerca il Viandante della Via Maestra nel suo peregrinare tra borghi e botteghe, tra castelli e opere d’arte, tra colline e manufatti? Cerca la bellezza, più di tutto, la bellezza racchiusa nel tutto, in ogni opera della natura e dell’uomo. A Senigallia, nel laboratorio di Andrea Ippoliti, il Viandante placa la sua sete. Qui è racchiuso l’alfa e l’omega dell’arte artigiana. Andrea è la sintesi del saper fare: artista, pittore, scultore, restauratore, designer. Ha mani d’oro, mente aperta, fantasia insaziabile. La sua bottega in realtà è una galleria d’arte incastonata tra la bellissima piazza dedicata a Garibaldi e i porticati antichi che danno sul fiume Misa, il cui placido incedere tra i palazzi della città testimonia il legame tra la terra, la sua gente e il mare Adriatico, lì a due passi. Nato a Senigallia, la città in cui vive, nel 1961, Andrea inizia alla tenera età di 15 anni a dipingere come autodidatta. Frequenta il Liceo scientifico, dove ha come docente di Storia dell’Arte il maestro Romolo Augusto Schiavoni. Dopo la maturità entra nello studio del professor Schiavoni, di cui diventa aiuto e allievo. Lo affiancherà nell’esecuzione delle sue opere fino alla sua morte. Andrea è insaziabile, come detto. Si fa le ossa entrando nella bottega del ceramista Amaranto Franco, con il quale collabora per circa 9 56

anni, specializzandosi in particolare nella foggiatura del vaso e nel modellato. Frequenta il corso di foggiatura presso l’Istituto d’arte “Mengaroni” di Pesaro, col maestro Renato Giavoli. Si diploma presso l’Accademia di belle arti di Firenze in scultura con il maestro Vincenzo Bianchi. Si abilita all’insegnamento dell’educazione artistica per la scuola secondaria di primo grado. È docente di modellato presso il corso di ceramica del comune di Senigallia. Gradualmente, specie dopo aver frequentato le botteghe fiorentine, si specializza sempre più nel restauro di opere d’arte (dipinti su tela e tavola, dorature lignee, ceramiche, vetri, marmi, pietre preziose, mobili laccati e dipinti). Il giovane garzone Andrea diventa così il Maestro Ippoliti. Tratta con identica maestria bolo armeno, brunitoi in pietra d’agata, caseina, cera carnauba, cera d’api, colla di bue, colla di coniglio, colla di pesce, gommalacca decerata, pigmenti naturali e la foglia oro. Entrando nella sua bottega, il Viandante della Via Maestra noterà ancora oggi un libro aperto sopra un tavolo da lavoro. C’è scritto “Libro dell’Arte” ed è stato scritto da Cennino Cennini nel 1300. Per Andrea questo testo è il Sancta Sanctorum: lo prende a modello e segue meticolosamente quanto riportato affinando le sue


antiche tecniche pittoriche. Di Cennino Cennini si ritiene umile allievo e discepolo. Il suo talento strabordante lo porta a conseguire prestigiosi traguardi. Tra gli altri, quello datato 25 Marzo 2019: festa dell’Annunciazione, Papa Francesco in visita alla Santa Casa di Loreto. Durante la sua breve visita, attraverso l’arcivescovo di Loreto Fabio Dal Cin, il Santo Padre riceve in dono due bassorilievi raffiguranti l’Annunciazione, ideati e realizzati da Ippoliti. Un artista che incarna la Via Maestra, anche nella sua progettualità. Come questa via unisce in un unico percorso geo-culturale i migliori artigiani delle Marche, così anche Ippoliti in questi anni ha realizzato una serie di progetti con

tanti colleghi, volti a mettere insieme storia locale e alto artigianato artistico tipici delle Terre del Duca Giovanni Della Rovere, Signore cinquecentesco di Senigallia, Pesaro, Urbino e Urbania. Un esempio tra gli altri: i suoi dipinti ispirati al soffitto a cassettoni di Palazzo del Duca, utilizzando la stessa tecnica che i fratelli Zuccari usarono all’epoca, cioè tempera all’uovo su preparazione a gesso e cornici in foglia oro 24k a guazzo.

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Così è l’arte secondo Andrea Ippoliti, l’Alfa e l’Omega della Via Maestra.

La Rocca Roveresca d i S e ni ga l l i a 57


Morena PESARESI

SENIGALLIA CERAMICA

CERAMICA LA TORRE

C

Morena Pesaresi, la Regina della Ceramica, protetta da un’ alta Torre e da una Rocca antica.

’è un gattino che ti guarda con occhi tanto dolci che non possono non essere veri. Ti chiedi quando inizierà a miagolare. Il Viandante della Via Maestra si aspetta da lui le fusa, da un momento all’altro. Ma non le farà, perchè è perfetto, come vivo, ma non è vivo. È un capolavoro di ceramica e amore creato da Morena Pesaresi, decoratrice di ceramica artistica. Per scovarla nel suo laboratorio il Viandante a caccia di bellezza deve impegnarsi: Morena quasi si nasconde in un vecchio casolare tipico dei paesaggi marchigiani. Questo perché, come tutte le cose belle, se la vuoi la devi andare a cercare. È qui che si cela il segreto artigiano della “Ceramica la Torre”, una bottega di ceramica artistica a pochi metri dalla Torre Feltresca di Montignano, circondata da dolci colline. Morena la trovi tra i suoi attrezzi intenta a lavorare, come sempre. Qui l’orario non esiste: quando fai ciò che ami, non puoi, non vuoi fermarti. Tutto attorno a lei, le sue opere: lavorazioni in maiolica e decori che vanno dalla riproduzione o rielaborazione dell’antico alla creazione di nuovi disegni, ognuna pregna di assoluta unicità come vuole la tradizione. “Ho iniziato l’attività artigianale nel 2007, alcuni anni dopo aver conseguito ad Urbania il titolo di Decoratore di ceramica artistica -

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racconta al Viaggiatore - Il laboratorio Ceramica La Torre l’ho chiamato così prendendo il nome dalla nostra “vicina” di casa, la Torre di Montignano”. Ed eccola, fuori dalla finestra del laboratorio, la si scorge, magnifica e silente. “Tor Feltresca”, questo è l’appellativo dato dai cartografi del Cinquecento a questa rara torre antisbarco. “Occhio vigile verso la nemica Ancona - si legge su antichi documenti - doveva servire a Feltreschi (cioè ai Della Rovere che signoreggiavano Senigallia) per guatare le mosse della Dorica”, cioè Ancona. La Torre oggi sembra proteggere Morena. Anzi, sembra sbirciare dai vetri il suo lavoro appassionato. Tutto attorno, la vasta distesa del mare, che va dal Conero a Senigallia, il sali e scendi delle colline e, nelle giornate limpide all’orizzonte, le montagne dell’Appennino Marchigiano. “Nel mio laboratorio si possono osservare tutte le fasi di lavorazione della maiolica - spiega alla sua vasta community, anche sui social dalla manipolazione dell’argilla con utensili e tornio, alla decorazione e infine alla cottura a circa 1000 gradi centigradi. La produzione comprende un’ampia gamma di decori. Eseguo anche piccoli restauri di vario genere. Su prenotazione, orga-


nizzo corsi di tornio o decorazione, sia individuali che di gruppo o scolaresche”. Le opere di Morena meritano una degna vetrina. Per una regina dell’artigianato artistico come lei ci vuole un Castello. E in effetti è la Rocca Roveresca di Senigallia che ha il piacere di specchiarsi sul negozio “Le ARTiste” che Morena ha creato con la collega Erika Sabatini. A proposito di specchi, tra le realizzazioni di Morena, una su tutte colpisce il Viandante, che già era stato rapito dal gattino di ceramica (o era vero? Il dubbio resta). Un incredibile specchio, che sembra quello delle fiabe, alla Biancaneve.

Un pezzo unico, la sintesi dell’artigianato artistico in sé: realizzato con mattonelline in maiolica, con cornice in legno invecchiato. Unisce utilità, bellezza, manualità ed eleganza. Morena ci passa davanti ogni giorno, si gira di sfuggita, si guarda, sorride col suo sorriso da Principessa Artigiana e poi via, a lavorare, accudita e protetta dalla Torre e dalla Rocca.

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Le colline

in torn o S eni ga l l i a

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Erika SABATINI

SENIGALLIA GIOIELLI

ERIKA BIGIOTTERIA

Erika, Imprenditrice della luce, Amazzone dei gioielli.

Q

uesta storia di luce e bellezza inizia con una freccia e un arco teso. Calma, precisione, passione e via: la freccia parte, elegante e sicura come la donna che l’ha scoccata, e fa centro. Esatto, una donna: Erika Sabatini è arciera e imprenditrice, oltre che Maestra Artigiana. Una vera amazzone della bellezza, con tanto di arco e frecce. Il Viandante della Via Maestra la può incontrare in uno dei luoghi più magici della Regione Marche, Piazza del Duca a Senigallia. La sua vetrina piena di gioielli riflette un gioiello di storia e architettura: la Rocca, conosciuta anche come Rocca Roveresca, dal nome dei committenti, la nobile famiglia dei Duchi Della Rovere. Gente che di gioielli se ne intendeva: inevitabile per il viaggiatore immaginarsi le Dame del Bastione, in abiti cinquecenteschi, uscire dalle alte mura, ancora oggi visitabili, per venire ad acquistare uno dei magici manufatti di Erika. Il legame tra le due passioni di Erika, apparentemente così distanti come i gioielli e il tiro con l’arco, è invece evidente quando la si guarda lavorare sui suoi braccialetti, orecchini, anelli, insomma su tutto quanto renda ogni giorno la bellezza di una donna ancor più lucente. Per realizzare un prodotto 100% artigianale come questi occorrono

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calma e precisione, proprio come quando si scocca una freccia. L’arco poi trasmette forza, eleganza e sicurezza, proprio le caratteristiche connaturate a chi ha scelto la perigliosa via del fare impresa. Sfide che Erika ha accettato, facendo in entrambi i casi centro. Troppo forte in lei la voglia di creare cose nuove, belle, eleganti, ma allo stesso tempo semplici ed uniche: è questo che la spinge ogni giorno a scoccare frecce di “arte artigianale”. La bellezza materica delle pietre naturali, dell’argento e del vetro prendono vita tra le sue mani, in un gioco di forme e colori che rendono speciale ogni sua piccola creazione. Erika Bigiotteria è oggi un laboratorio artigiano conosciuto e quotato, specializzato nella produzione, anche su ordinazione, di bijoux unici moderni e classici creati con l’utilizzo di materiali di altissima qualità come argenti, pietre dure naturali e vetri. Allieva del grande artista di Senigallia, Gianni Guerra, per la creazione di gioielli saldati, racconta al Viandante della Via Maestra che la sua attività è nata dalla passione, la pazienza e la voglia di creare cose nuove, belle, eleganti, ma allo stesso tempo semplici ed uniche. Erika è specializzata anche nelle riparazioni e nel rinnovamento di vecchie gioie, che il tempo o l’utilizzo abbiano messo a dura prova.


Ogni giorno c’è una sfida nuova. Per una che tira con l’arco, avere davanti un nuovo obiettivo da centrare è naturale. Così, oltre al suo storico punto vendita a Marzocca, il primo Dicembre 2018 Erika ha creato con l’amica e collega Morena Pesaresi il negozio “Le ARTiste”, l’unione di 2 attività artigiane, “Ceramica la Torre” e la sua “Erika Bijoux”. Quella bottega dove oggi, esistessero ancora i Della Rovere, ogni Duca o Cavaliere andrebbe a comprare bellezze per le loro bellezze, trovandosi di fronte un’imprenditrice guerriera, un’amazzone della bellezza, con tanto di arco e frecce.

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Molo di Levante, S eni ga l l i a 61


Silvia VIGANÒ

SENIGALLIA TESSILE

MADAMADORÈ

Una musica artigiana suonata con le note del cucito: “Oh quanti bei ricami ha Madamadorè…”.

N

ella città che ha una spiaggia fatta di velluto, c’è una Rocca antica che testimonia forza, tradizione e bellezza. Silvia Viganò di Madamadorè, artista artigiana di Senigallia, ha saputo cucire insieme questi ingredienti, come fossero il più prezioso dei tessuti. Nella sua bottega vive la magia: la carta si fa tessuto, la matita si fa ago, il disegno si fa ricamo. I ferri diventano bacchette magiche, e poi c’è l’abracadabra di Silvia, il suo sorriso. Silvia realizza in modo unico maglieria a mano e ricami. Il Viandante della Via Maestra che bussa alla sua porta entra in un ambiente speciale, che sembra il racconto fisico di una fiaba. Anzi, è proprio varcando la sua soglia che la fiaba, scritta di ricami, ha inizio. Silvia è Maestro Artigiano riconosciuto dalla Regione Marche. Magica ricamatrice a mano di tessuti, è un pò come la Madama della celeberrima canzone per bambini, quella del: “Oh quante belle figlie, Madamadorè, Oh quante belle figlie” che il Re voleva maritare. Ecco, ogni opera di Silvia è un pò come la “figlia più bella” che il cavaliere della canzone, messo del re, deve scegliere. “Le teng na figlia ch’é bella e c’ abballa - venite, currite - pazziate e pavate - venite, trasite v’arap’ o castell - venite e scegliteve - chella chiù bella”.

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La canzone, di castelli, dame e cavalieri, echeggia tra le mura di Madamadorè, piccola ma incantevole bottega artigiana situata nel cuore di Senigallia. Da oltre 20 anni Silvia crea abiti da cerimonia, corredi e accessori in tessuto e maglia per generazioni di clientele. Manco a dirlo, è il mondo della prima infanzia, là dove la fiaba si attinge a piene mani, che viene esaltato dalla sua creatività. La produzione della Madamadorè di Senigallia spazia anche dagli accessori per cerimonie ed occasioni speciali ai complementi d’arredo in tessuto come coperte, cuscini, tende, tovaglie. Il tutto rigorosamente Made in Italy, con tessuti naturali al 100%, antiallergici e non trattati con coloranti a base acida. Una fiaba artigiana scritta a colpi di ricamo sin dal 1997: Madamadorè nasce ufficialmente come atelier creativo specializzato nella realizzazione di corredi per neonato e per la mamma, realizzati a mano. Nel 2009 Silvia ottiene il Marchio d’Eccellenza (1M) e 3 anni dopo diventa Maestro Artigiano in Ricamo a Mano di Tessuti. Nel 2013 Madamadorè cresce e si trasforma anche in Bottega Scuola, e alleva diversi tirocinanti. Nel tempo la creatività di Silvia si esprime soprattutto nella maglieria a mano di filati pregiati (cachemire, alpaca, kidmohair, seta), apprezzato da una clientela che ama il Made in Italy


di stampo sartoriale. Realizza, inoltre, campionari ricamati a mano per diverse realtà della moda italiana. Recentemente, dopo la vittoria come Migliore Impresa Connettiva del 2016, Silvia Viganò è diventata youtuber, aprendosi al mercato dell’e-commerce. “Nella mia bottega ho coltivato le mie più grandi passioni - racconta al Viandante della Via Maestra - il ricamo e la maglieria a mano”. È così che la fiaba inizia, lavoro dopo lavoro. La carta che si fa tessuto, la matita che si fa ago, il disegno che si fa ricamo, proprio come in una fiaba. I ferri come bacchette magiche, e l’abracadabra di Silvia, il suo sorriso. È così che il Viandante si trova a canticchiare: “Oh quanti bei ricami ha Madamadorè…”.

Maestro Artigiano

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I portici sul fiume Misa, S e ni ga l l i a 63


La Via Maestra

nella Ri

L

a Riviera del Conero rappresenta una delle tappe più preziose incastonate lungo “La Via Maestra”. Si tratta di una delle più importanti località turistiche delle Marche e dell’intero Adriatico. Il brand di questo territorio è stato recentemente modificato con l’aggiunta della dicitura: “Colli dell’Infinto”, rifacendosi alle parole del Sommo Poeta Giacomo Leopardi, per valorizzare anche gli importanti borghi della zona. È proprio su questi Paesi, affacciati a due passi dal Mare, che questo itinerario sa esaltare l’incontro tra natura, uomo, lavoro e arte artigianale. Questo perché, oltre alla splendida cornice verde del Parco Naturale Regionale del Conero, la Riviera presenta località operose del calibro di Loreto, Recanati, Castelfidardo, Osimo, Offagna.

CARTA

CERAMICA

GIOIELLI

LEGNO

PIETRA

RESTAURO

TESSILE

PORTONOVO - ANCONA

VETRO

Lucilla Ballanti Mauro Caraffa Arianna Dongu e Angela Castorina Paolo Greco

ANCONA

AGUGLIANO Gabriele Gioacchini

OSIMO

POLVERIGI Roberto Diotallevi FILOTTRANO Luca Corinaldesi Andrea Massaccesi e Cinzia Federci

Roberto Galassi LORETO Renato Moroni La Via Maestra

Emporium Marche

LORETO 64


iviera del Conero

VEDUTA DELLA RIVIERA

ANCONA

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NUMANA 65


Lucilla BALLANTI

ANCONA TESSILE

LUCILLA PELLICCERIA E SARTORIA DAL 1963

Lucilla Pellicceria e Sartoria dal 1963. Una boutique con dentro l ’anima di una bottega sartoriale.

Essere creativi significa prendere i piccoli pezzi del nostro cuore e metterli in ogni nostra creazione. Creare è un atto di amore”. Sono le parole che contraddistinguono Lucilla Pellicceria e Sartoria dal 1963, un pezzo di storia di Ancona, che di storia se ne intende. Città bi-millenaria, città di mare e di porto, che ha nel suo DNA merci, commerci, spezie, pelli. L’ombelico del mondo di questa storia è Via degli Orefici, una sorta di arteria vitale per l’economia di questa antica città fondata dai Greci e amata dai Romani, che qui piazzarono statue maestose e costruirono alte fortificazioni. È proprio in Via degli Orefici che Lucilla, la fondatrice della pellicceria, pone le basi per la sua avventura fatta d’artigianato e d’arte. Nata ad Ancona, sin da giovane viene ispirata dagli attori e dalle tendenze delle grandi città, così inizia a dar vita alle sue prime creazioni di moda, all’inizio con abiti in tessuto, per poi coronare la sua grande passione per le pellicce nell’ottobre del 1963, con l’apertura della sua boutique. Sceglie Via degli Orefici, che ancora oggi è custode dei negozi più ricercati del capoluogo regionale, per le sue caratteristiche: una via in pieno centro, stretta e protetta, come a custodire il segreto della bellezza, testimone di duemila anni di saper fare artigiano. Ad affiancare Lucilla c’è suo marito Sergio Carsughi: viene da una

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formazione ventennale come agente di commercio in abbigliamento femminile, mentre lei viene da sedici anni di lavoro in pellicceria, è stilista e modellista. In quegli anni la pellicceria oltre a vendere al dettaglio capi in pelliccia e guarnizioni, effettuava la vendita all’ingrosso per negozi di Umbria, Abruzzo, Molise e Marche. Oggi il testimone è passato nelle mani di Anna Carsughi, che da mamma Lucilla ha ereditato la passione per questo lavoro antico: “Sono un’artigiana alla terza generazione - si definisce fieramente al Viandante della Via Maestra - oggi come allora creiamo nel nostro laboratorio in Via degli Orefici nuovi abiti, accessori e non solo, ripariamo e rimettiamo a modello vecchi capi”. Come nella migliore tradizione marchigiana, il laboratorio è custodito nel retrobottega dell’accogliente, elegante negozio, con pareti e lampadari in rosa antico. Anna offre alla clientela un dettagliato assortimento di capi in pelliccia, disegna e crea modelli esclusivi confezionati artigianalmente, ma anche accessori, borse in pelle, lana e pelliccia. È anche specializzata nella ristrutturazione di capi usati in pelliccia, pelle, montone e tessuti che con procedimenti all’avanguardia trasformano il vecchio capo in uno nuovo. “Grazie alla nostra esperienza nell’ambito dell’artigianato, riusciamo a


creare modelli su misura per clienti con particolari esigenze. Ideiamo e creiamo accessori adatti per ogni occasione - racconta al Viandante della Via Maestra - per essere sempre eleganti e alla moda. Offriamo una vasta gamma di servizi relativi alla manutenzione e custodia di pellicce, oltre a servizi di pulitura. Riparazioni sartoriali di alta qualità per chi vuole la massima attenzione e cura dei dettagli.” Ma il vero fiore all’occhiello di Anna e della sua storia, la peculiarità di questa boutique è che ha un’anima da bottega sartoriale, incastonata dentro un laboratorio artigiano. “I nostri clienti sono al centro di tutto, per noi. Li seguiamo, li ascoltiamo, li invitiamo a chiederci consigli - spiega Anna - ad esempio molti ci chiedono: che fare delle pellicce ereditate?

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Noi abbiamo imboccato da anni la via della rigenerazione: ridiamo vita alle vecchie pellicce di famiglia, il riciclo è la vera scelta ecologica! Ci occupiamo di riparazioni di pelli, scamosciati, tessuti, dando loro un tocco nuovo, diverso!” spiega entusiasta Anna. Da mesi si mette a disposizione dei suoi clienti con dirette sui social network, perché possano sfruttare al meglio abiti che già hanno. “Cercate nell’armadio, mandateci le foto su Instagram, su Facebook, e noi troveremo le soluzioni giuste. Rigenerazione, ovvero rivoluzione nella tradizione”. Per una boutique con l’anima da bottega, cuore del commercio nel cuore di una città bi-millenaria, è questo il futuro.

Cattedrale di San Ciriaco, An con a

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Mauro CARAFFA

ANCONA GIOIELLI

GIOIELLERIA NOVECENTO

“Non dormo la notte, per pensare al gioiello che creerò”. Poi le stelle gli indicano la Via Maestra.

A

ncona, Porta d’Oriente. Scalo merci millenario, coacervo di culture, laboriosità, storie intrecciate come stoffe, gente di ogni tipo come tante pietre preziose provenienti da ogni angolo del mondo. Un rapporto simbiotico con la bellezza incarnato nei secoli da una via della città, Via degli Orefici, dedicata alle mani sapienti e agli occhi infallibili di mastri orafi e gioiellieri. Ancora oggi, passeggiando sotto il Palazzo Quattrocentesco della Loggia dei Mercanti, o seduti sulle scalinate del Maestoso Teatro delle Muse, s’ode l’eco del fine martellare, il suono della catena del bilanciere, il sorriso di dame illuminate da capolavori di pietre e di luce. Degna erede oggi di questa storia è oggi la Gioielleria Novecento, perfettamente incastonata come una gemma preziosa nel cuore della città, Corso Mazzini, l’arteria più antica e nobile di Ancona. A guidarla è Mauro Caraffa, Maestro Artigiano che sembra provenire da un altro tempo, da un’altra dimensione. La sua è una bottega sospesa tra passato, presente e futuro: vetrina, bancone e officina si fondono in un’unica collana preziosa; visitarla, annusarla, sfiorarne i prodotti, rappresentano una tappa imprescindibile nel percorso che Confartigianato ha tracciato tra le eccellenze de “La Via Maestra”. Appeso al muro della sua bottega, fieramente esposta, c’è la qualifica di Maestro Artigiano Orafo Argentiere attribuitagli dalla Regione

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Marche nel 2012. I suoi prodotti sono unici anche perché a marchio riconosciuto, quello di “Marche Eccellenza Artigiana”. Mauro è un pò, anche lui, come uno dei gioielli che sa generare dal nulla. Perché dal nulla è cominciata la sua avventura di orafo. “Avevo 15 anni quando iniziai questo mestiere, a Macerata - ama raccontare a chi bussa alla sua bottega - mio babbo mi mise davanti un bivio: vai a garzone, scegli: dal farmacista o dall’orafo”. Il giovane Mauro si immagina gioielliere dietro al bancone, elegante, in giacca e cravatta. Sceglie così. “Avrei scoperto con il sudore, le notti in bianco e i tagli alle mani che l’orafo è ben altro” confessa oggi. “Sono cresciuto alla scuola dei Franceschetti. Mastro Bernardo e suo nipote Giorgio mi hanno insegnato tutto quel che so. Prima lezione: la luce del bancone sempre accesa, e sotto a lavorare. Il negozio aspettava silente, al buio: la luce si accendeva solo se entrava un cliente”. Il giovane artigiano con l’anima da artista decide di diventare grande ad Ancona. “A Macerata stavo bene, avevo un laboratorio tutto mio con tre ragazzi al mio fianco, ma sentivo la voglia di fare il grande salto”. Un salto che sembra nel vuoto: Mauro non ha i soldi per il trasloco. “Così vendo la macchina, chiudo tutto e riparto da Ancona”. È la Porta d’Oriente, con la sua storia millenaria di traffici, merci, storia e bellezza che lo chiama. Nel 1985 sbarca coi suoi attrezzi e le


sue mani sapienti dove ancora oggi clienti, turisti e curiosi passano a trovarlo, in Corso Mazzini. Inizia così un percorso di creatività e di eleganza, ispirato dall’amico artista Adriano Crocenzi, collaboratore storico da più di 40 anni. Dal disegno su carta modificabile secondo le fasi di lavorazione alla fusione del metallo, fino alla rifinitura, tutto completamente a mano. Sua è anche la scelta delle pietre preziose rigorosamente naturali e dei dettagli di incastonatura e lucidatura. “Faccio tutto, io, qui, da solo - racconta orgoglioso - dietro al bancone c’è il laboratorio, ci sono le mie macchine, le trafile, le cantoniere, le lucidatrici, e ovviamente le mie mani. Non mi serve altro. Basta che il cliente venga con un’idea, e io gliela realizzo al 100%”. Un patrimonio di tradizione e cultura artigiana che rischia di perdersi. “Oggi noi orafi rischiamo l’estinzione. Il nostro è il tempo della lentezza, della cura di ogni dettaglio.

Maestro Artigiano

Un gioiello deve raccontare una storia, un’emozione, per poter trasmettere quella storia e quell’emozione a chi lo riceve. Io non dormo la notte per pensare al gioiello che creerò. È sempre stato così. Studio e leggo libri d’arte ogni giorno. Ma il tempo passa anche per me, e non ho ancora trovato qualcuno che possa prendere il mio testimone”. Mauro sarebbe in pensione dal 2014, ma non riesce a staccare. “La bottega è la mia vita. Vorrei tanto avere al mio fianco qualcuno cui insegnare l’antico mestiere, qui a spaccarsi le mani per far venire fuori la bellezza che c’è dentro ogni cosa. Ma non ho trovato ancora nessuno. Pazienza”.

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“Io son qui, questa è la mia storia - saluta Mauro ogni viandante che incontra sulla “Via Maestra” - e finché resterò sveglio la notte per pensare al prossimo gioiello da realizzare, andrò avanti”.

Le grotte del Passetto, Anc o na 69


La spiaggia delle Due Sorelle 70


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Luca CORINALDESI

FILOTTRANO TESSILE

RICAMIFICIO FILOTTRANESE

L ’alta moda si fa artigiana grazie a Luca Corinaldesi.

U

no dei distretti più antichi delle Marche, terra di arte e di mestieri, è certamente la sartoria. Nella bimillenaria storia di questa Regione ricamata tra l’Appennino e il Mare Adriatico, fatta di tessuti e artigianalità, c’è una città che su tutte si distingue: è Filottrano. Definita da più parti “la città della Sartoria”, è qui che vengono confezionati i capi di moda più prestigiosi al mondo. Il Viandante della Via Maestra scorge già da lontano, approcciando il colle su cui sorge l’antico borgo, una distesa di capannoni, aree industriali intrecciate a botteghe e spacci dove poter acquistare abiti rigorosamente Made in Filottrano. Il cuore del Paese non è da meno in termini di magia. Qui sorge un museo unico in Italia, dedicato al Biroccio, il tipico carretto della tradizione agricola marchigiana. Tra le strette vie del borgo ogni anno numerose sagre primaverili ed estive esaltano i prodotti e le ricette locali: l’oca, il coniglio in porchetta, i “maccherò del batte”, le noci. Folklore fa anche rima con musica: nelle feste contadine non mancano mai stornelli e balli. Sarebbe un errore però pensare che Filottrano

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sia proiettata solo nel passato. È proprio la storia di una delle aziende eccellenti del posto, il Ricamificio Filottranese, a confermarlo. Qui si tesse il futuro, e l’ago lo tiene in mano, giustamente, un giovane: Luca Corinaldesi, brillante imprenditore marchigiano, capace di traghettare la storica azienda di famiglia, “Il Ricamificio Filottranese” in un presente fatto di bit digitali e di contaminazioni tra l’arte e l’alta moda. La sua è oggi “una piccola impresa dai grandi risultati” come ama ripetere: produce abiti e accessori per l’alta moda, con talento artistico, competenze imprenditoriali e tanta tecnologia, “che ci ha permesso di rispondere con puntualità ai ritmi sfrenati dell’alta moda di oggi - racconta al Viandante della Via Maestra - se qualche anno fa il nostro lavoro si basava su una programmazione per due stagioni, oggi il mercato chiede una produzione continua, immediata e pronta nelle risposte da offrire ai clienti”. Già dal suo sguardo si comprende perché i genitori, Paolo e Anna, abbiano creduto in lui, affidandogli un’impresa fondata ormai 35 anni fa. “Ho iniziato a lavorare subito dopo la scuola. A quel tempo producevamo tasche per jeans e avevamo una sola macchina.


Il lavoro e il mercato erano totalmente diversi”. Oggi, il Ricamificio Filottranese collabora con i più prestigiosi marchi dell’alta moda italiana e internazionale, ha un team di 26 professionisti e una splendida sede. La giovinezza di Luca non è l’unica, in azienda: si è circondato di uno staff di ragazzi preparati e creativi che elaborano al computer con lui ogni giorno i prossimi modelli da realizzare. È così che il Ricamificio Filottranese è arrivato a collaborare con le più grandi Maison del Lusso italiane ed internazionali, supportandole, attraverso un ufficio stile interno, nella ricerca, nell’innovazione e nella sperimentazione delle alterazioni tessili. “Il nostro lavoro inizia dai modelli digitali, che poi inviamo ai macchinari per la produzione. Sono macchine di ultimissima generazione, che ci permettono di sprigionare tutte le potenzialità e la magia creativa del punto croce, che poi è il nostro vero segreto”. Può sembrare paradossale, ma la crescita degli ultimi anni è dovuta “ Proprio alla valorizzazione e all’in-

novazione della più antica tecnica di ricamo: il punto croce. È questo che le case di alta moda apprezzano maggiormente di noi. Dall’abbigliamento agli accessori, l’eccellente savoir-faire italiano che da sempre ci contraddistingue, si unisce all’ultima generazione di macchine da ricamo di ampia gamma, per la creazione di lavorazioni uniche. L’elevata artigianalità unita alla sperimentazione tecnologica ci ha reso noti nel Manufactoring System in cui vantiamo numerosi premi, tra cui il titolo ‘Marche Eccellenza Artigiana’ ”. È grazie a Luca, ai suoi genitori e ai suoi giovani collaboratori che la tradizione del ricamo artigianale ha un futuro. Una tradizione che si è evoluta nel tempo grazie a una regola senza tempo: rendere ogni capo un’opera d’arte.

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La campagna

d i F i l o t t r a no 73


Roberto DIOTALLEVI

POLVERIGI LEGNO

BOTTEGA MAESTRO

Nella Bottega di Roberto, “Dottore” del legno, la natura la puoi toccare, indossare, come una seconda pelle, la puoi guarire dalle ferite del tempo.

D

all’unione tra natura, bellezza e semplicità nasce l’avventura artigiana d’eccellenza di ‘Bottega Maestro’ di Roberto Diotallevi, dove il legno diventa una seconda pelle. Da toccare, indossare, impreziosire. Agli occhi del Viandante della Via Maestra, Roberto pare come un sarto del legno, un cesellatore di venature, uno scrittore di intaglio. Vive a Polverigi, un paesino sulle colline a pochi chilometri dalla Riviera del Conero, teatro ideale per lo spettacolo di legno e bellezza che ha in mente Roberto. Una terra rigogliosa di verde e di acque, con la sua Torre dell’acquedotto a dominare il borgo o la splendida fitta boscaglia che custodisce Villa Nappi, a poche centinaia di metri dalla sua bottega. “Fin da ragazzo mi hanno sempre attratto i lavori manuali e la loro potenza comunicativa - racconta al viaggiatore - di fronte a manufatti di uso quotidiano e comune, trovavo belle certe forme e proporzioni, apprezzandone la cura e la dedizione nel realizzarli. Attraverso le mani di quei Maestri che lavoravano con sapienza e passione, i manufatti non erano più semplici oggetti, ma prendevano corpo e anima”. Guardandosi le mani, Roberto scopre ben presto che hanno i segni inconfondibili di quelle stesse mani artigiane. Le venature della sua

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pelle sembrano incise come accade al legno: sembrano già strade da cui passa il talento del saper fare. “Così ho iniziato a restaurare e costruire mobili, imparando tanto sulle ‘cose’… e sulle persone”. Uno dei primi ‘pazienti’ tra le sue mani di dottore artigiano? Il vecchio comò della bisnonna, dimenticato per cento anni: con l’accurato ed attento lavoro di bottega, eccolo riprendere vita, guarito dai segni del tempo. “Il recupero di un oggetto antico e caro regala forti emozioni - spiega - restituisce dignità e valore alla cosa, così come alla persona che l’ha utilizzata e a chi continuerà ad averne cura”. Il “Dottore” che crea emozioni con il legno capisce di poter fare uno step in avanti: il legno può trasmettere emozioni come la vita che lo ha attraversato, proprio perché è stato un “essere vivo”. Consapevole di questo, e del potere evocativo ed intrinseco nel lavoro manuale, Roberto inizia a dedicarsi alla realizzazione di penne e bijoux in legno. Lavori più intimi, più vicini alla persona, in sintonia con gli elementi della natura. Oggetti che, indossati e toccati, continuano a trasmettere emozioni, e che valorizzano la bellezza e l’armonia presente dentro ogni persona. “Le mie creazioni cercano di farti sentire unico tra gli altri.


Questo - spiega al viandante - è Bottega Maestro”. Da queste radici, salde e forti come quelle di un maestoso albero, nascono le sue opere. Come i suoi bracciali in legno di ulivo, con innesti cuoio ed argento per le ragazze e per le donne di oggi. Come le sue penne tornite a mano e Bijoux: manufatti in legno di alto pregio, creati uno ad uno, per ricordare la bellezza della natura, nelle sue forme e colori. Le penne “Ulivo Radica”, in particolare, tornite a mano, sono pezzi unici tra loro, grazie alle venature del legno, sempre diverse, siano esse contorte, allungate o screziate, di forte impatto estetico ed emotivo. Le piccole imperfezioni del legno, tipiche della radica, ne danno un tocco naturale ed esclusivo. I materiali protagonisti delle sue collezioni sono princi-

palmente Radica di Ulivo, Quercia Millenaria, Ebano e Carpino. L’ulivo in particolare si presta perfettamente per l’utilizzo in cucina: i manufatti di Roberto, in legno di ulivo massello, duro e resistente, hanno una linea essenziale ed elegante al tempo stesso. Le misure dei suoi taglieri possono variare, a motivo della natura stessa del legno e dell’essenza artigiana del prodotto. Le variazioni di forma rendono unico il manufatto. “Faccio questo lavoro - spiega Diotallevi - perché voglio creare manufatti che ti facciano sentire una persona unica, valorizzare la bellezza che è già in te, farti sentire a tuo agio quando indossi un mio bijoux o utilizzi una mia penna, renderti distinguibile tra gli altri, farti sentire bene con te stesso e con la natura, farti provare il piacere di tenere tra le mani opere artigianali, grazie al sapiente lavoro di bottega, soddisfare il desiderio di semplicità e bellezza allo stesso momento, dare dignità e valore a materiali naturali, più vicini alla persona”.

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Scorcio

Questo è il “Dottore” che crea emozioni con il legno da Polverigi, e questa è la sua cura.

d i P olv erig i

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Arianna DONGU e Angela CASTORINA ANCONA LEGNO

IL LUPO E IL DRAGO

Arianna e Angela, le scrittrici dell ’Arte Artigiana, capaci di farti indossare un sogno.

Luna Luminosa”, “Magia nella notte”, “Prendimi”, “Anima gemella”. Non sono titoli di fiabe, o forse sì. Fiabe non nel senso testuale, ma fisico. Prodotti artigianali che rendono reale l’immaginazione, ti fanno toccare il desiderio, ti fanno indossare il sogno. Sono i nomi delle collezioni di “Il Lupo e il Drago”, un presidio di artigianato 4.0 nel cuore di Ancona. Ad accenderlo un anno fa, come una nuova stella in cielo, la scrittrice e illustratrice Arianna Dongu e la scrittrice Angela Castorina. Esatto, due scrittrici. L’ennesima prova, ce ne fosse bisogno, che l’arte artigiana dimora in ogni anima, e che ognuno di noi se lo vuole può mettersi in contatto col proprio talento e portare bellezza nel mondo. “Due ragazze fantastiche e meravigliose, sia sotto il punto di vista professionale che personale. Fanno il loro lavoro con eccellenza, serietà e dedizione. Non consiglierei altro negozio e altre artiste” questo si sente dire il Viandante della Via Maestra a caccia di Arianna e Angela per le Vie del capoluogo regionale. Ed ecco, tra gli antichi maestosi palazzi dell’Università Politecnica delle Marche e della Prefettura, spunta come un’oasi di fantasia “Il Lupo e il Drago”. La vetrina chiarisce e insieme stordisce: creazioni in cuoio, legno e stampa 3D, illustrazioni, loghi, libri insoliti e molto altro. “Siamo due scrittrici, cosplayer e artigiane - raccontano al visita-

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tore Arianna e Angela - da queste ultime due passioni è nata la nostra bottega, un laboratorio dove trasformare i nostri sogni in un lavoro. Ci piace esplorare - raccontano - passiamo dal cosplay dei personaggi delle serie TV a personaggi originali gotico-medioevali, fino allo stile Steampunk. Vogliamo trasferire tutto questo anche nel nostro progetto, quindi mescoliamo materiali e processi diversi” Difficile rispondere alla classica domanda del Viandante: di cosa vi occupate? Perché queste ragazze, più che fare artigianato artistico, sono artigianato artistico: “Lavoriamo di tutto e con tutto - spiega Angela dal legno alla stampa 3D, o ancora resina, pelle e cuoio. Nella nostra bottega si trovano libri, sì, ma abbiamo allestito anche un set dedicato ai fotografi che hanno bisogno di scattare foto in uno spazio interno”. Non mancano le attività formative: corso di scrittura, Photoshop e tanto altro. “Vogliamo portare in centro un’attività che manca - aggiunge Angela - unendo tradizione e innovazione”. L’assurdo incanto di queste due ragazze è che pur essendo scrittrici, parlano ancora meglio con le loro creazioni che con le parole. Sono i prodotti che realizzano a raccontarle: sono libri fatti di cuoio e pietre, romanzi stampati in resina, fiabe dipinte su abiti. Il Viandante della Via Maestra che visita la bottega di Angela e Arianna è letteralmente circondato dalla fantasia fattasi forma.


Ecco una scacchiera “del passato, del presente e del futuro”: un gioco antico reso eterno grazie alla tecnica della stampa in 3D, dipinta a mano con colori di vetro specifici che non si sbiadiranno con il tempo. Ecco più in là un portachiavi che suggerisce la tua canzone preferita: “Condividere una canzone e tutte le emozioni che ci fa provare con qualcuno di speciale è una delle cose migliori della vita - spiegano - ecco perché abbiamo creato questo incredibile portachiavi in legno, personalizzato con la tua foto e il tuo codice Spotify scansionabile, per condividere le tue canzoni preferite con i tuoi cari”. Tra tutti, quale lavoro è il più bello? Aspetta, c’è un’adorabile foto di coppia trasformata in una lampada decorativa, fatta a mano in legno, ma non puoi perderti nemmeno la magia di un paesaggio invernale racchiusa in un ciondolo

unico, “disegnato da noi, creato da noi, indossato da te” sottolineano le due artiste, scrittrici di oggetti artigiani. Insomma, le opere di Angela e Arianna non sono catalogabili, elencabili, etichettabili, perché l’unico limite è la fantasia. È una storia infinita… “A proposito di Storia Infinita - ecco spuntare una sovraccoperta, per una delle edizioni del film “La Storia Infinita”: pelle naturale, foglia d’oro, stampa 3D, metallo, un po’ di colore e olio di gomito. Già non vediamo l’ora di farne un’altra! Sarà la tua?”.

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E il Viandante della Via Maestra, ormai perdutamente innamorato sia del Lupo che del Drago, non può rispondere altro che: “Sì, lo voglio”.

La Mole Vanvitelliana d i An con a 77


Roberto GALASSI

OSIMO CARTA

GALASSI GROUP

La sinfonia di Galassi Group: dalle fisarmoniche, ai tessuti high-tech, all ’arredamento eco-sostenibile, sulle note di una grande imprenditorialità di famiglia

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a musica, dicevano gli Indiani d’America, viene dal vento. Senza respiro, la musica non esiste. C’è un’azienda marchigiana, leader mondiale nel suo settore, che dà “respiro” alla musica. È la “Galassi Bellows”, che crea i polmoni della musica, ovvero i mantici da fisarmonica, uno degli strumenti più evocativi, magnetici, diffusi e amati al mondo. Una sinfonia che ha portato un’azienda fondata su solidi valori familiari a conquistare i settori dei tessuti più all’avanguardia e dell’arredamento eco-sostenibile. Tutto è nato da...una fisarmonica. Di questo strumento si sa tutto, forse troppo. C’è chi attribuisce la sua invenzione a Leonardo Da Vinci, chi individua le sue origini a Nocera Umbra. Su una cosa sono tutti concordi: è a Castelfidardo che la fisarmonica inizia ufficialmente il suo viaggio verso l’olimpo della Musica, grazie a Paolo Soprani. Altra certezza: è il mantice che rende la fisarmonica viva. Su questa intuizione Rino e Vanda Galassi fondano nel secondo dopoguerra l’azienda che che porta il loro nome e affonda le sue radici nel cuore del territorio che ha rappresentato storicamente il fulcro della produzione mondiale di fisarmoniche. L’attività nasce ai piedi del colle su cui sorge Castelfidardo, tappa obbligata per il Viandante della Via Maestra. Questo perché capire un prodotto è capire il mondo che lo

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ha generato, e Castelfidardo trasuda fisarmonica. C’è addirittura un Museo Internazionale qui dedicato a questo strumento. È qui che il Viaggiatore a caccia di Artigianato artistico si deve fermare, per capire meglio, per sentire meglio, per amare meglio. Qui, dagli anni ‘50 la Galassi si specializza nella produzione e assemblaggio di mantici per strumenti musicali e soffietti. Un patrimonio di passione e di esperienza trasmesso di padre in figlio e vede tre generazioni unite nel lavoro: accanto a Rino e Vanda, conducono l’azienda i figli Renzo e Roberto, affiancati recentemente dalla “terza generazione”: Gabriele e Valentina. Leader da sempre nel mondo della componentistica di alto livello del mondo musicale, il Gruppo Galassi ha saputo sperimentare, osare e conquistare altri settori, mettendo a frutto gli investimenti in tecnologia e know how. Da questo spirito nasce il brand “Bibi”, l’ultramicrofibra esclusiva e brevettata, dotata di eccezionali caratteristiche tecniche che ne permettono infiniti utilizzi: panni per la pulizia, tende, accappatoi fino a gadget e supporti stampa per cartellonistica e pubblicità totalmente personalizzabili. Altro fiore all’occhiello del gruppo Galassi è “Kuranda”, marchio Made in Italy specializzato in beach life style, che realizza teli Mare


esclusivi, ecologici, super assorbenti e Limited Edition, oltre a costumi Mare, Accappatoi, Ponchos, Kimono e Borse. La nuova frontiera è l’ecologico, e il gruppo Galassi è all’avanguardia anche in questo campo grazie a “Paper and Fold”, brand di primaria importanza nel settore dell’ Eco Design, attraverso una progettazione attenta alle tematiche ambientali, capace di sviluppare oggetti dal design sostenibile grazie alla combinazione delle proprietà dei materiali naturali come legno e alveolare ad alta densità. Il vero mix tra ricerca, innovazione e tradizione portato avanti da Galassi è forse rappresentato dal brand “Baryera”, che realizza prodotti “capaci di proteggerti”, con tessuti che contengono ioni d’argento all’interno del filamento dell’ultramicrofibra. L’argento ionico è antibatterico, disinfettante e possiede una azione germicida ad ampio spettro contro molte specie di batteri e funghi.

È così che il viandante, frastornato da questo viaggio nel tempo scandito da musica, artigianalità, ricerca e innovazione, annota sul suo taccuino una frase che dice tutto di Galassi:

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Veduta

“Un’azienda che cerca la tradizione, scoprendo il futuro”.

d i O s imo 79


Gabriele GIOACCHINI

AGUGLIANO GIOIELLI

A.G.I. - ALTA GIOIELLERIA ITALIANA

Quando gli occhi di un eterno bambino artigiano brillano più di ogni pietra preziosa: Gabriele di AGI, enfant prodige del gioiello.

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e Beers diceva: “un diamante è per sempre”. Questa storia, al confine con la fiaba, si potrebbe titolare: “un artigiano è per sempre”. Ogni fiaba che si rispetti parte sempre da una domanda che pare impossibile: può un gioiello brillare come gli occhi di un bambino? Sì, e succede ad Agugliano. Qui si narra la storia di un piccolo artista, un predestinato, cresciuto nella terra degli artigiani. Appresa la tecnica eccellente dei maestri di Valenza Po, torna nelle sue amate Marche per sposare arte e artigianato nelle forme perfette dei suoi gioielli. È il romanzo tratto da una vita vera, quella di Gabriele Gioacchini di AGI, oggi un simbolo della Via Maestra. “A.G.I. è l’acronimo di Alta Gioielleria Italiana. Il nome perfetto per la nostra azienda - spiega Gabriele al Viandante della Via Maestra - poiché rispecchia il suo prestigio ed esprime esattamente ciò che siamo e ciò che produciamo”. Nel suo pregiato laboratorio, Gabriele ha fatto dell’eccellenza la base del suo lavoro. Tutte le sue creazioni si compongono di pezzi unici e su misura, capaci di esprimere il vero essere di chi li indossa. È proprio questo che distingue la semplice gioielleria dall’Alta Gioielleria. Questa fiaba scritta con i gesti e le tecniche dell’arte artigiana diventa realtà nel 2009, quando Gabriele decide di aprire una sua at-

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tività ad Agugliano, un caratteristico paese nella provincia di Ancona. La scelta del territorio non è casuale ma è dettata dall’affetto. La storia infatti era cominciata molto prima: è proprio ad Agugliano che Gabriele trascorre un’infanzia felice. È suo padre Adalberto a notare da subito le sue spiccate capacità artistiche. Lo spinge a puntare sul suo talento, a osare. Gabriele segue il consiglio del padre e decide con coraggio di lasciare le Marche nel 1997, destinazione Valenza Po, in Piemonte, per apprendere l’arte orafa. Questa esperienza è fondamentale per la sua crescita professionale: in questo territorio, centro di fama internazionale per l’alta gioielleria, compie le sue prime esperienze nelle più importanti botteghe artigiane, dove apprende tecniche innovative e raffinate. Ha l’opportunità di collaborare con uno dei più grandi orafi del mondo, Antonio Bessero Belti: insieme realizzano gioielli per le migliori firme dell’Alta Gioielleria mondiale. Dopo dodici anni di successi internazionali, Gabriele decide di tornare ad Agugliano con l’obiettivo di farne un riferimento per l’eccellenza della vera gioielleria italiana. Nasce così A.G.I., destinata a diventare la colonna portante di questo nuovo mercato, grazie al background del suo fondatore.


L’azienda progetta ed esegue tutte le richieste dei suoi customers, nel segno della fidelizzazione e dell’eccellenza. A.G.I. realizza pezzi unici, su misura, interpreti del vero essere di chi li indossa. “È questo che distingue la semplice gioielleria dall’Alta Gioielleria - sottolinea - la prima nasce quasi sempre come prodotto in serie, mentre nell’Alta Gioielleria c’è un concetto di gioiello ben diverso: è qui che vengono utilizzate le pietre più preziose al mondo, è qui che vengono lavorate e assemblate con pezzi unici e di grande eleganza. Per fare Alta Gioielleria occorre un artigiano che sappia progettare, concentrarsi per richiamare alla mente tutte le conoscenze apprese, che abbia soprattutto passione per il proprio lavoro e sappia emozionarsi nel realizzarlo”. Il gioiello dei vostri sogni esiste già nella mente di ciascuno di noi, quindi “non vi resta che venirci a trovare - sorride Gabriele - per crearlo insieme”.

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Le colline

in torn o a d Agu gl i a no 81


Paolo GRECO

ANCONA RESTAURO

SAECULARIS - RESTAURO MOBILE ANTICO

L ’artigiano che viaggia nel tempo e nasconde tra le mani il segreto dell ’eterna giovinezza dell ’Artigianato Artistico. Uno che di cognome fa “greco”, con la propria bottega in una città fondata dai greci migliaia di anni fa, cosa poteva fare del suo talento artigiano se non metterlo al servizio della storia, per tramandarla all’eternità? La controprova: I latini dicevano “Nomen, omen”, ovvero nel nome di un uomo è scritto il suo destino. Sarà forse per questo che Greco, in omaggio al detto latino, guarda un pò, ha chiamato la sua bottega di restauro in lingua latina: “Secularis”, che significa “secolare”. Il laboratorio che si pone davanti agli occhi del Viandante della Via Maestra è una sorta di rifugio del tempo passato. Qui la storia si sublima, si rigenera e torna al suo arcaico splendore. Greco è a tutti gli effetti un artigiano che viaggia nel tempo e nasconde tra le mani il segreto dell’eterna giovinezza dell’Artigianato Artistico. Ciò non tragga in inganno. Paolo sa declinare il tempo passato, presente ma anche quello futuro con il linguaggio della sua maestria. Ecco che tra oggetti antichi fa bella mostra di sé un porta bottiglie “glitterato”, là dove i glitter sono piccolissimi frammenti delle dimensioni massime di 1 mm² costituiti principalmente in copolimeri, minuscole lamine di alluminio, diossido di titanio, ossido di ferro, ossicloruro di bismuto e altri ossidi e/o metalli, dipinti con colori iridescenti in grado di riflettere la luce nello spettro visibile. Al Viandante della Via Maestra che gli chiede: ma che c’entrano i 82

glitter con la tua maestria? Greco risponderà candidamente: “È ciò che mi ha chiesto il mio cliente. Realizzo tutto ciò che mi chiede, in qualsiasi forma, dimensione e colore”. Dimenticatevi le mega catene dove i mobili te li devi costruire tu, e ogni casa sembra uguale all’altra: il nuovo trend è comprare mobili antichi e dargli nuova vita, oppure come sa ben fare Paolo, creare mobili nuovi, oggi, che abbiano però nell’anima, nel materiale, nella foggia, il senso dell’antico. La laccatura shabby chic è un cavallo di battaglia di Saecularis. Paolo sa usare la fantasia come fosse un collega di lavoro. “Come riutilizzare un vecchio telaio di una porta? Semplice: rendendolo la cornice di una scaffalatura elegante e originale.” Altra sua qualità è la praticità: “Se serve si può lavorare anche all’aperto, se ti capita di dover modificare una libreria alta 3 metri e mezzo! Non mi entra neanche in laboratorio” scrive orgoglioso sui suoi canali social. Saecularis di Paolo Greco è molto più di un punto di restauro e costruzione di mobili; va oltre il concetto del un laboratorio artigianale specializzato nel restauro del mobile d’epoca in tutti gli stili. Si rivolge a tutte quelle persone che hanno il gusto per il bello e che amano l’oggetto d’epoca, non solo d’antiquariato ma anche il classico vecchio mobile “della nonna” con tutto il suo valore affettivo.


Si rivolge a chi desidera un mobile o un complemento d’arredo particolare che non trova in commercio. Paolo ha maturato una lunga esperienza nell’antiquariato e nel restauro, una grande conoscenza dell’arte e dei segreti del mobile d’epoca. “Abbiamo un occhio di riguardo alle tendenze del momento, lavoriamo solo ed esclusivamente con tecnica e materiali tradizionali, sia per quanto riguarda il restauro, che nella progettazione e costruzione dei mobili in stile, dove particolarmente curata è la scelta del legno spiega Greco al Viandante della Via Maestra, seduto con lui ad un tavolo che avrà duecento anni - vado ogni giorno alla ricerca di un risultato estetico, che solo un mobile costruito a mano può avere”. Sentirlo parlare così, immerso nei suoi lavori senza tempo, trasmette davvero al Viandante della Via Maestra la sensazione di trovarsi di fronte a un viaggiatore del tempo.

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Il porto

d i An con a 83


Andrea MASSACCESI e Cinzia FEDERICI

FILOTTRANO GIOIELLI

M&M GIOIELLI

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Cinzia e Andrea, l ’oro di Filottrano. Una Fabbrica d ’amore lungo la Via Maestra.

a fiamma e il martello, la luce dell’oro mescolata a quella che illumina gli occhi dell’artigiano chino sul suo nascente, nuovo capolavoro. Cinzia e Andrea sono questo, ma anche tanto di più. La loro bottega sta proprio là dove stanno tutte le cose più preziose: M&M Gioielli è incastonata tra le Mura antiche dello storico Borgo di Filottrano. Come se il Paese stesso volesse proteggere, stringere a sé un’azienda che da anni tramanda tradizione, lavoro, bellezza, innovazione. Filottrano accoglie il Viandante della Via Maestra alla ricerca di Cinzia e Andrea come se il tempo si fosse fermato. Le mura di un antico castello cingono, ancora oggi, il paese. Questa è terra di sarti e agricoltori. Oggi a Filottrano puoi acquistare capi delle migliori firme, ma insieme fare visita al Museo Memorial della Battaglia di Filottrano, al Museo del Biroccio o ammirare gli innumerevoli affreschi e dipinti custoditi dalle chiese locali. Una terra che di cose preziose se ne intende. Da qui parte l’avventura di M&M Gioielli. Si tratta dell’unica vera fabbrica di fedi nuziali delle Marche. “Da noi ogni desiderio diventa realtà, basta volerlo - scrivono Cinzia e Andrea sui loro seguitissimi

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canali social - siamo fabbrica, siamo bottega e scuola, siamo laboratorio artistico e orafo, siamo casa di alta gioielleria”. Sono questi gli ingredienti che rendono M&M Gioielli una vera eccellenza marchigiana. Per Cinzia e Andrea vale il detto di San Francesco: “Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani, la sua testa ed il suo cuore è un artista”. Gioielli, orologi e pietre preziose, personale qualificato, realizzazioni di prodotti artigianali, fabbrica di fedi e fedine. Sono solo alcuni dei lavori che illuminano la bottega M&M. Fiore all’occhiello di questa attività, tappa obbligata nell’avventura della Via Maestra, sono le incisioni computerizzate che Cinzia e Andrea sanno mettere elegantemente su tutto, orologi, portachiavi, ciondoli, bracciali, con la massima professionalità e con strumenti e macchinari all’avanguardia. “Siamo in grado di personalizzare ogni regalo, ogni pensiero, rendendo unico ogni momento e la persona che riceve i nostri prodotti”. Il talento di Cinzia e Andrea lo vedi nella loro capacità di traghettare nel futuro un elemento, il gioiello, che pone le sue radici indietro nei secoli. Dagli orecchini di Cleopatra agli anelli dei Papi, forgiati


con tecniche che ancora oggi vengono riprese dalla M&M gioielli, si passa oggi a l’avveniristico catalogo pubblicato via Whatsapp, alle migliaia di followers sui social che Cinzia e Andrea possono vantare, alle consegne a domicilio che questa coppia di artigiani artisti effettuano senza sosta, senza pause, per raggiungere i propri clienti anche laddove problematiche contingenti come il Covid dovessero intervenire. Cinzia e Andrea mettono ogni grammo del loro entusiasmo e competenza nel loro lavoro. Non a caso ogni grammo del loro tempo vale...oro. M&M gioielli punta forte sull’amore, e già solo per questo meriterebbero riconoscenza. Il motto della bottega è “fedi particolari per sposi unici”, prodotti che hanno il grade vantoggio di essere tutti personalizzabili in base alle esigenze del cliente. Tra i fiori all’occhiello della produzione di Cinzia e Andrea, una “Madonnina” incastonata nel pastorale del Papa Santo Subito Giovanni Paolo II. Cinzia e Andrea raccontano al Viandante il senso della loro ricchezza così: sono ricchi di un valore che va al di là del denaro. Sono ricchi perché sanno di fare il lavoro che amano. Il Viandante della Via Maestra lo vede subito, quando si accorge che mentre stanno lì chini sui macchinari, sorridono a chiunque varchi la loro porta.

Maestro Artigiano English

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Veduta

d i F ilottra n o 85


Renato MORONI

LORETO LEGNO

LAL - ARTICOLI RELIGIOSI

Dal legno all ’oro. Storia, famiglia e fede di LAL , un’attività da tripla “A ”: Arte, Artigianato, Azienda.

S

i narra che nella notte del 10 dicembre 1294, degli angeli posarono sul colle di Loreto la Santa Casa che fu di Gesù. Un mistero grande come l’Universo, che oggi si può stringere nel palmo d’una mano, grazie a oggetti capaci di racchiudere bellezza e sentimento. È qui che la famiglia Moroni ha dato vita a LAL Articoli Religiosi. Il Viandante della Via Maestra che percorre le vie della Città Mariana alla scoperta di questo grande mistero della Cristianità, ne svelerà un altro quasi senza volerlo, entrando nella bottega di Renato. All’ombra della Cupola maestosa del Santuario, c’è un luogo dove questa luce si è accesa oltre 60 anni fa, passando di generazione in generazione. È la LAL, ovvero Lavorazione Articoli Legno, azienda di successo a livello mondiale, che rende onore alla Città Mariana, capitale mondiale della Corona da Rosario. Da bottega di falegnameria, la LAL si è trasformata in consolidata realtà aziendale, in grado di realizzare piccoli capolavori di artigianato religioso, capaci di custodire la bellezza e l’emozione di ciò che l’uomo chiama fede. Ci sono elementi comuni tra la storia più importante della storia, quella di Gesù, e questa famiglia artigiana. San Giuseppe era falegname, ed è proprio con il legno che mossero i primi passi Mario e Luciano, i fondatori di LAL. Gesù venne alla luce in una mangiatoia, luogo umi-

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le e semplice, non così diverso dal primo nucleo della bottega di Mario e Luciano, che era uno scantinato. E poi la famiglia, l’importanza essenziale dei figli, per cambiare la storia. Ripercorriamola, la storia di LAL. I Fratelli Moroni Mario e Luciano iniziano l’attività nel Gennaio 1957 come falegnami d’arredo e infissi, in uno scantinato di 30 mq. nel centro di Loreto. Nel 1965 nasce la Ditta LAL snc (Lavorazione Articoli Legno): per rispondere alla richiesta del territorio, iniziano a produrre crocefissi, quadretti in legno, specializzandosi nella produzione di rosari capoletto. Gli anni Novanta sono segnati da una grande svolta. Con l’arrivo dei figli, Elisabetta, Renato, Debora e Silvia, si perfeziona il sistema produttivo e commerciale, si iniziano ad esplorare nuovi mercati esteri, soprattutto quelli a tradizione cattolica. Da qui l’idea di aprire un ingrosso e, nel giro di alcuni anni, anche due punti vendita nella cittadina di Medjugorje, luogo di apparizioni Mariane. Un successo certificato nel 2006, quando la Regione Marche riconosce alla ditta il marchio “Marche Eccellenza Artigiana”. “Sono tre i fattori essenziali per il successo del percorso LAL - spiega orgoglioso Renato Moroni - attenzione ai particolari, Made in Italy e qualità. Senza dimenticare le nuove tecnologie, il gusto dei fedeli e la ricerca dei nuovi mercati”. LAL oggi è una grande famiglia artigiana fatta di 31 collaboratori


interni, 2.500 mq. coperti di spazi, 500 mq. di magazzino di prodotti finiti pronta consegna, oltre 700 clienti serviti ogni anno, più di 6.000 creazioni vendute ogni anno, distribuite in ben 52 Paesi in tutto il mondo; vanta produzioni in esclusiva, come la Croce di Papa Francesco (Antonio Vedele 1930-1997) e disegni di Stefano Calisti. Il nobile legno della primissima produzione è oggi arricchito da Swarovski, argenti e ori, ma il pezzo più pregiato di LAL resta forse il rosario: semplice, utile, umile, intimo, come la fede che illumina chi ha il desiderio di averla. Non è un caso che proprio il rosario sia l’elemento iconico che campeggia, come ad avvolgerlo e a proteggerlo, attorno al simbolo decennale della LAL. Una catena che non ha inizio e non ha fine, che unisce passato, presente e futuro, tra fede, lavoro e famiglia.

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Veduta

d i Loreto 87


La Via Maestra

della Lacrima

Q

uesto itinerario de “La Via Maestra” si snoda alla scoperta delle colline tra la valle Esina e quella del Misa, delle loro eccellenze artigianali ed eno-gastronomiche, oltre che paesaggistiche e storico-culturali. L’orizzonte è caratterizzato da un territorio collinare rurale ricco di abbazie millenarie e di borghi antichi come Ostra Vetere e Serra De’ Conti, armoniosamente amalgamate con aziende che producono eccellenze artigianali e agroalimentari. L’apoteosi di questo itinerario è simboleggiato dai “Castelli di Jesi”, incantevoli borghi medievali nelle cui vene scorrono prosperosi vini pluripremiati. Qui, tra bellezze naturali, architettoniche e paesaggistiche, il tempo sembra essersi fermato.

CARTA

CERAMICA

GIOIELLI

LEGNO

PIETRA

RESTAURO

VETRO

TESSILE

OSTRA

CASTELLEONE OSTRA VETERE DI SUASA Giuliano Sebastianelli

Luciana Crescentini

OSTRA Egidio Muscellini

SERRA DE’CONTI JESI Lorenzo Arcangeli Simone Quagliani

MOIE Virgilio Contadini

Luigi Pieralisi

SERRA DE’CONTI 88


dalleTerre a ai Colli Esini

CARPEGNA LA VALLESINA

JESI

English

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SERRA SAN QUIRICO 89


Lorenzo ARCANGELI

SERRA DE’CONTI LEGNO

7SENSO BOTTEGA CREATIVA - GIGETTO 1910

7Senso Bottega Creativa e Gigetto: un sorso di vino, tra cucina e filosofia, con il legno a impastare il senso del tutto.

N

onno Luigi era un artigiano di quelli con la A maiuscola. In paese, tutti lo conoscevano e gli volevano bene, perché sapeva fare le cose con le sue mani, le faceva belle e ci metteva sopra un sorriso che sembrava, pure quello, fatto a mano. È in suo onore che oggi il Viandante della Via Maestra può conoscere “Gigetto”, il farfallino perfetto, prodotto artigianale unico nel suo genere, che suo nipote Lorenzo ha voluto chiamare come il nonno. Un segno di gratitudine per l’ispirazione e l’esempio che lo hanno portato a dare vita al laboratorio 7Senso Bottega Creativa. È su queste corde emotive che suona per le vie di Serra De’Conti la musica dell’artigianato artistico marchigiano portata da Lorenzo. Un borgo magico: paese medievale della provincia di Ancona cesellato tra gli Appennini e il Mare Adriatico, come impacchettato dalle tipiche dolci colline marchigiane, qui meravigliosamente pettinate dalle vigne del Verdicchio dei Castelli di Jesi, il miglior vino bianco al mondo, il più premiato. La posizione della bottega di Lorenzo è perfettamente contestualizzata: a due passi dal centro storico, e con una vista panoramica sulle montagne. Va visitata con lo stesso animo di chi a Serra fa tappa al Museo delle Arti Monastiche o vive le imperdibili tradizioni della Festa della Cicerchia o della Notte Nera: come un’istituzione locale. Eppure all’inizio questa favola non sembrava destinata ad essere

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raccontata. “Ti piacerebbe un giorno lavorare con me?”, gli chiedeva nonno Luigi, per tutti Gigetto. “Ma scherzi, nonno?”, rispondeva Lorenzo. Come se la sua vita fosse già fatta del legno che oggi è il suo elemento quotidiano, la vita di Lorenzo è sbocciata da subito come quella del ramo di un albero. Tante curve, in un continuo crescendo. Studi filosofici, tappa a Napoli per tanti anni, poi a Urbino. In cucina, col mantra di sperimentare sempre, fino a diventare sommelier. Ma il frutto, si sa, non cade mai lontano dall’albero. Gigetto invecchia, così il nipote decide di affiancarlo in falegnameria, per amore. Un amore che passa, come un raggio di luce da un ramo all’altro, dal nonno al nipote. Oggi Lorenzo è uguale a quel bimbo che non voleva fare il falegname, eppure è diverso. È sempre lo stesso sperimentatore, ma accanto alla cucina mette pezzi di legno, come ingredienti delle sue ricette, che diventano mobili, oggetti d’arredo, papillon. È sempre Sommelier, ma assaggia oggi i diversi tipi di legno, per imbottigliarne l’energia da mettere dentro un’opera fatta a mano. Sul suo tavolo da lavoro, arnesi vecchi e moderni. La pialla per modellare, la sgorbia per dargli una rifinitura, la sega, il saracco, le tenaglie, la rasiera. “Il legno è il materiale ideale per una mente che cerca le soluzioni - ama raccontare - col legno puoi creare quello che vuoi”.


Come per un albero serve un seme, questi sono i semi che hanno fatto nascere nel 2015 “7Senso Bottega Creativa”, oggi un laboratorio dove si costruiscono mobili su misura, complementi d’arredo, accessori per la moda, oggetti d’arte. Le radici sono quelle della falegnameria di nonno Luigi, sempre in bottega fino all’età di 90 anni. Per tutti Gigetto, era un maestro artigiano indimenticabile, a sua volta ispirato dal decano Argirio Ceresani, classe 1910, padre di Luigi. Ecco dove nasce GIGETTO 1910 il Farfallino Perfetto, il papillon in legno, 100% Made in Italy e a tiratura limitata. Legno, metalli, tessuti, cemento, colore, materiali di recupero diventano i nuovi ingredienti di Lorenzo, per realizzare mobili, lampade, decorazioni, accessori per l’abbigliamento.

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Veduta al tramonto

“Un pezzo di legno ha una storia, prima era un albero - racconta al Viandante Lorenzo. E questa è la mia storia. Ho chiamato la mia bottega creativa in riferimento al numero 7 come settimo senso, perché il 7 è il numero della mia vita, del giorno e del mese in cui sono nato. In sette giorni è stata disposta la Creazione, e per quanto mi riguarda, nel mio piccolo, non posso fare a meno di creare. Il mio nome Lorenzo (quasi quasi Lorensō) contiene sette lettere. Sono come un vulcano collegato con il centro della terra. A lavoro finito è come aver riportato in vita qualcosa che c’era già, nascosto da qualche parte”. Tra un sorso di legna e un bicchiere di filosofia, Lorenzo così saluta il Viandante, sulla soglia della sua bottega.

d i S e r r a D e ’ C o nt i 91


Virgilio CONTADINI

MOIE LEGNO

CORNICIAIO - DORATORE - DECORATORE

I

Virgilio e Patrizia, una coppia da “incorniciare” tra arte e artigianato.

l Viandante della Via Maestra a caccia di arte artigianale non può che rimanere colpito dall’insegna di questa bottega, custodita tra le vie di Moie di Maiolati Spontini in modo educato, quasi silenzioso, in pieno stile artigiano. C’è scritto “Corniciaio”. Semplicemente. In un mondo di brand e slogan, nell’epoca della sofisticazione tecnologica per forza o per amore, è il mestiere, il fare, il prodotto, che parla da solo. Già da questo dettaglio si capisce lo spessore dei due Maestri Artigiani che aspettano il Viandante dietro quella porta. Virgilio e Patrizia sono una coppia da record, anzi, da incorniciare, in tutti i sensi. Sì, perché sono innamorati tre volte tanto. Si amano tra loro; amano il loro lavoro; amano lo stesso lavoro. Insieme dal 1987, hanno dato vita a un’avventura che ancora oggi è capace di creare emozioni e bellezza. Il loro segreto è semplice: le cornici che creano sono la misura precisa della forza della passione che li lega. Già, le cornici. Lord Chesterton diceva che “l’arte consiste in limitazione”. La parte più bella di ogni dipinto è la cornice. Addirittura, Boris Vian sosteneva che qualsiasi oggetto può diventare un oggetto artistico, se lo si circonda di una cornice. Virgilio e Patrizia rendono vive e tangibili queste parole suggestive, mantenendo viva una tradizione italiana fatta di tecniche che hanno contribuito a realizzare veri e propri capolavori della nostra storia,

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ammirati in tutto il mondo. Cornice ideale di questa bottega è l’operosa Vallesina: dominata dalla sagoma del Monte San Vicino, la valle è circondata da colline degradanti verso il mare che svelano paesaggi di borghi arroccati sulle sommità. Così è per Moie, paese a valle di Maiolati Spontini. Il Castello di Maiolati che protegge dall’alto il “Corniciaio” risale agli inizi del XIII secolo. Il borgo è famoso per aver dato i natali al grande compositore Gaspare Spontini, il cui nome è stato aggiunto alla denominazione del comune nel 1939. Non è un caso che proprio qui si sia mescolato il destino personale e professionale di Virgilio e Patrizia. Nei pressi del castello si può camminare tra la natura del Parco “Colle Celeste”, un’ampia area delle proprietà di Spontini che il Maestro volle destinare alla realizzazione di un giardino per il pubblico passeggio, in omaggio alla sua amata moglie Celeste. Il profumo di quel sentimento si mescola a valle con l’amore di Patrizia e Virgilio, insieme con l’odore della colla che si riscalda, del legno tagliato di fresco, delle vernici che aspettano il bacio del pennello. Con questi ingredienti Virgilio e Patrizia hanno esaltato nel corso degli anni il vecchio negozio di cornici di famiglia, trasformandolo in una vera e propria bottega di altri tempi. In ogni angolo del laboratorio c’è un pezzo di artigianato artistico che freme. La pregiata foglia oro posata sul cuscino che aspetta di essere tagliata e i coloratissimi pigmenti naturali accuratamente riposti sugli


scaffali sono i preziosi ingredienti con i quali questa coppia artigiana veste di oro e di colore il nudo legno grezzo di cornici e di complementi d’arredo. “Le antiche tecniche decorative della doratura a foglia e della decorazione del legno, sono nostre fedeli alleate nel lavoro quotidiano - raccontano al Viandante della Via Maestra - utilizzandole con competenza creiamo raffinate cornici personalizzate, preziose riproduzioni di cornici antiche, ricercate decorazioni su pareti, soffitti, mobili e complementi d’arredo, che arricchiscono ed esaltano la bellezza di ogni ambiente che li accoglie; organizziamo anche corsi formativi in bottega, per mantenere viva la tradizione di questi antichi mestieri”. La ricca esperienza lavorativa, la grande passione e accuratezza nell’operare, il tramandare attraverso l’insegnamento

la conoscenza di questi vecchi mestieri, hanno permesso a Virgilio di ottenere la preziosa qualifica di Maestro Artigiano, rilasciata dalla Regione Marche, oltre al prestigioso Marchio Eccellenza Artigiana 1M. È così che lui e Patrizia portano la bellezza nel mondo, degni eredi di Gaspare Spontini e di sua moglie Celeste, che ammirano la bottega “Il Corniciaio” dalla cima della Collina, passeggiando come una musica eterna tra il castello e il parco dedicato per sempre al loro amore.

Maestro Artigiano

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Il Panorama

d i Mo i e

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Le campagne di Morro d’Alba 94


BANCA ADERENTE AL

Vicini alla comunità, vicini al territorio.

Senigallia

Vieni a trovarci in filiale

Trecastelli Morro d’Alba Chiaravalle

Ostra Belvedere Ostrense

San Marcello Jesi

Ti aspettiamo. Ti riconosceremo al volo.

www.ostra.bcc.it 95


Luciana CRESCENTINI

OSTRA VETERE TESSILE

SINFONIE DEL COLORE E DEL RICAMO

E

Luciana, la musicista del ricamo, capace di creare sinfonie di colore.

ccolo lì. Imponente eppure elegante, robusto eppure capace di una delicatezza inaudita. Un telaio, più vecchio della Repubblica, più vecchio anche del Regno d’Italia, e per questo inevitabile generatore di bellezza antica, anzi eterna. ll Viandante della Via Maestra lo scopre custodito non in un museo, tra polverosi cimeli, ma in una bottega artigiana. Altro che spento ricordo di un retaggio scomparso: questo telaio vive, lavora, è ancora madre di bellezza. Tutto questo è possibile grazie ad una artista artigiana che potremmo definire una sorta di musicista del ricamo, capace di creare sinfonie di colore: Luciana Crescentini. Siamo a Ostra Vetere, borgo arroccato su una tipica collina marchigiana, che di storia, a proposito, ne ha conosciuta tanta. Ha origini Romane, questo borgo. E c’è voluto un editto della Corona per dargli il nome che porta oggi: il 19 marzo 1882, con regio decreto, l’allora Montenovo divenne Ostra Vetere. La prima attestazione di questo toponimo risale addirittura al XII secolo. È oggi conosciuto come il “paese degli sguardi”, forse perché, dalla collina ove sorge, si possono ammirare le montagne verso Ovest tanto quanto il mare verso est. Ostra Vetere unisce tutti questi elementi, e a ricamarli, manco a dirlo,

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ci pensa Luciana. Artigiana, imprenditrice, ricamatrice, ma anche insegnante: nella sua bottega “Sinfonie del colore e del ricamo” tramanda il mestiere alle giovani generazioni. Il Viandante della Via Maestra in cammino tra le eccellenze dell’arte artigiana delle Marche non ha tempo per seguire una sua appassionata lezione, ma quasi non ne ha bisogno. Basta un giro all’interno della bottega per imbattersi in una gamma di lavorazioni così vasta da rappresentare una sorta di enciclopedia della manualità: dall’arte della tessitura a mano, ai merletti, alle decorazioni del ricamo e dell’uncinetto, fino alla pittura su stoffa ed ad olio. Un vero e proprio viaggio pedagogico tra le diverse forme dell’espressione artistica. Luciana passa con maestria e naturalezza dall’ago al pennello. La sua bottega espone orgogliosa cornici decorate a mano, accanto a centri ricamati a mano, accanto a tende dipinte a mano, tutto realizzato al 100% da Luciana, dalla cucitura alla pittura - sempre a mano, of course - per rendere ogni sua creazione personalizzata. Il vero fulcro della sua sinfonia resta però il telaio. Per lei ben più di un oggetto meccanico: una sorta di pianoforte del ricamo. Ne parla come fosse un collega, anzi un amico.


“Totalmente restaurato, mi permette la creazione di tessuti di ogni fibra naturale, dal cotone al lino, alla canapa, alla iuta - racconta Luciana, con occhi che si illuminano - la tessitura realizzata personalmente conserva quindi la lavorazione e il tradizionale recupero del passato, riportato al contesto quotidiano, apportando il valore aggiunto della creazione artistica. Ci sono diverse operazioni, che eseguiamo come se ogni prodotto fosse un viaggio nel tempo: si comincia con la preparazione e il montaggio del telaio, seguendo le indicazioni e i desideri del cliente, poi si passa alla tessitura e al ricamo. È bello usarlo per me, ma altrettanto emozionante insegnare ad usarlo alle nuove generazioni.

Il primo corso di tessitura lo tenni a Serra dei Conti nel 2016: conservo ancora l’emozione di quel momento, è come ricamata nel mio cuore”.

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Veduta

Un sorriso e via, gli occhi di nuovo sul telaio. Signore e signori, silenzio in bottega: Luciana suona ora la sinfonia dei suoi ricami.

d i O s tra V ete re

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Egidio MUSCELLINI

OSTRA LEGNO

IL GHIRETTO

Una bottega artigiana che si fa prima atelier poi mostra quotidiana, sospesa tra l ’antico e il moderno. È la storia di Egidio e delle sue mani: una vera macchina del tempo.

L

e mani sanno. Conoscono la vita, la storia. Sono le mani artigiane, capaci di parlare attraverso le loro creazioni. Egidio Muscellini ha il dono di possedere queste mani. Nel borgo del miele e dell’olio, Ostra, Bandiera Arancione per la sua storia, le sue mura e i suoi “sprevengoli”, nasce la passione di Egidio per gli oggetti d’arte. Da questa scintilla nasce “Il Ghiretto, Antichità e Restauro Mobili”: più che una bottega, più che un atelier, una sorta di “mostra artistica” quotidiana dei migliori mobili di antiquariato che la storia italiana possa vantare. Egidio crea o ricrea, genera o restaura emozioni da ormai 30 anni, attraverso materiali di recupero antichi. Entrando nella sua bottega-atelier-mostra, il Viandante della Via Maestra viene colpito da gesti semplici, oggetti umili, capaci però di restituire bellezza eterna ad ogni oggetto: una mano, un martello, uno scalpello. Simboli del lavoro, della fatica bella, che è quella che crea opere uniche.

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Anche l’eternità però va custodita, curata, quasi medicata. Il Ghiretto è molto più di un laboratorio di restauro mobili in periferia di Ostra: è una sorta di macchina del tempo. Quadri, specchi, mobili di ogni epoca messi insieme dalla competenza di uno staff altamente qualificato. “Ci occupiamo di compravendita di mobili e di materiali di antiquariato - spiega il fondatore al Viandante - restauriamo di tutto, facciamo lavori su misura con materiali di recupero antichi, passiamo dal restauro alla lucidatura. Facciamo anche valutazioni e perizie di mobili e oggetti di antiquariato, con professionalità ed esperienza”. Insomma, questo maestro artigiano pare davvero morso dallo “sprevengolo” della bellezza. Sì, sprevengolo: una sorta di spiritello leggendario, tramandato di leggenda in leggenda, cui il borgo di Ostra ha dedicato addirittura una festa paesana.


La bellezza però, si sa, ha bisogno di luce, aria, di respirare, diciamo. Ecco che allora il Viandante della Via Maestra rischia di perdersi tra gli oltre ottocento metri quadri di spazio espositivo che Il Ghiretto mette a disposizione dei suoi affezionati customers, destinati alla vendita di ogni pezzo di storia possibile: mobili, letti antichi, comodini, cornici, scrittoi, argenteria classica, specchi e molto altro ancora. La forza di Egidio è anche quella di essersi circondato di uno staff preparato: “Potrete trovare da noi esperti restauratori d’arte, pronti a seguirvi e consigliarvi per lavori ed interventi sui vostri mobili d’epoca - spiega - curiamo perizie e valutazioni per il settore dell’antiquariato. Facciamo anche ricerche storiche, recuperando giocattoli antichi, vetrate, reperti. Offriamo consulenza per l’arredamento. Curiamo l’aspetto e l’effetto che i nostri mobili possono dare alle vostre stanze.

Forniamo servizi dedicati all’arredamento non solo nell’ambito della consulenza, ma anche per il lavoro di restauro di tavoli, sedie, credenze, secretaire e molto altro ancora”. Egidio saluta così il viaggiatore, sulla soglia della sua Bottega-Museo. E mentre gli stringe la mano, il Viandante della Via Maestra ha la netta sensazione di aver appena fatto un viaggio nel tempo.

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Scorcio del borgo d i Ostra 99


Luigi PIERALISI

JESI VETRO

VETRODESIGN

Luigi e Pier Luigi, la dinastia Nobile del vetro, sulle orme di un vero Re.

J

esi conosce la grandezza. Ha dato i natali all’Imperatore Federico II di Svevia, il Re dei Re del Medioevo, è un luogo di bellezza e mistero. Il Viandante della Via Maestra capisce subito che questa città trasuda nobiltà. C’è un’eleganza nell’aria, come un equilibrio di fierezza che circonda le vie. Le sue alte mura, il suo teatro dedicato a Pergolesi, le sue Vie: tutto sembra sospeso nel tempo, come la piazza dove addirittura una Regina, Costanza d’Altavilla, si fermò per partorire, così, in mezzo alla via, l’uomo che avrebbe governato l’Europa. Quella piazza, intitolata a Federico II, è ancora lì, identica, calpestabile, visitabile, come protetta da una regale campana di vetro. Ecco, il vetro. È la parola chiave di questa tappa per il Viandante a caccia delle emozioni che solo l’artigianato artistico può trasmettere. Il vetro è nel destino di Jesi. Così, come due gocce piovute dal cielo sanno fondersi scivolando su un vetro, così è la vita di due maestri vetrai, padre e figlio, che qui hanno iniziato una dinastia fatta di luci e colori: Pier Luigi Pieralisi, sulla scia del Babbo Luigi, Maestri Artigiani. 100

La loro Vetrodesign sa creare, modellare, stupire. Opere che svelano il grande mistero di uno dei materiali più affascinanti della storia, un segreto che loro conoscono e padroneggiano, questo: il vetro è unico, perché sa vibrare, il vetro trasmette, parla, comunica. Un linguaggio che Luigi e Pierluigi parlano ogni giorno con le loro creazioni. Il Maestro Artigiano Luigi Pieralisi ha iniziato la sua avventura 30 anni fa. Precursore, già dagli inizi, come un cavaliere di Federico II. Formatosi a Firenze, è sperimentatore da subito del tiffany e della vetrofusione. Pier Luigi è suo scudiero, principe erede designato: allievo ed industrial designer, respira fin dalla nascita il fermento del laboratorio e della passione del vetro in tutte le sue forme e applicazioni. Pierluigi decide di mettere in pratica la continua sperimentazione fatta con il padre durante gli anni per proseguire nella loro sfida concettuale con il vetro e le emozioni che ne scaturiscono. Oggi come 30 anni fa la Vetrodesign produce vibranti e limitate produzioni di arredamento, esclusivamente handmade, sempre in aggiornamento, sempre ispirandosi alle emozioni naturali nel vetro. Il loro laboratorio artistico artigianale offre una produzione propria di


vetrate, elementi d’arredo su misura e di particolari lavorazioni riguardanti il vetro specchio e cristalli, senza dimenticare le contaminazioni positive con l’arredamento d’autore. Luigi ha cominciato per primo, e ancora oggi è il primo a ripartire. Un condottiero della sperimentazione, degno erede di Federico II. Con la passione che lo contraddistingue, ha lanciato a se stesso e al suo principe Pier Luigi una nuova sfida: la lavorazione a lume con vetro di Murano. Il Viandante si trova così al cospetto di fiori di vetro, quadri di vetro, porte di vetro, perfino sculture in vetro: nulla è precluso alla Vetrodesign, ogni forma può essere tradotta dal linguaggio del vetro, l’unico limite è la fantasia. Pierluigi e Luigi, due gocce unite dal destino che scivolano sul vetro della vita, continuano ogni giorno a creare, modellare, stupire. Le loro opere scrivono la storia, con parole fatte di vetro, e raccontano al Viandante della Via Maestra il futuro.

Maestro Artigiano

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Le Mura

d i Jesi

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Simone QUAGLIANI

SERRA DE’CONTI LEGNO

RESTAURO ANTICO

L’artigiano con gli occhi da artista, che vede la bellezza dentro l ’anima di un oggetto che pareva morto. Curando il legno...con il legno.

U

n tavolo ormai morto. Peggio che rovinato. Tarli, usura, e il tempo che passa. Solo un artigiano potrebbe vedere tra quelle schegge e quei buchi la bellezza che c’era un tempo, celata tra le assi spente e morse dalla rovina. Lui si chiama Simone Quagliani. Ha mani da artigiano, sì, ma occhi da artista. Il duro lavoro, unito a tecnica e competenza, fa il resto. Quel tavolo, grazie a lui, sconfigge il tempo e rinasce. È tutto vero. Quel tavolo esiste. La sua trasformazione si può ammirare passo passo in una delle gallerie fotografiche più stupefacenti che possa offrire la Via Maestra. Il Viandante la scova sulla pagina Facebook di Simone e la prima reazione è: impossibile. Vuole vedere, toccare con mano quel piccolo miracolo di arte artigiana. Così raggiunge, dal viaggio virtuale a quello fisico, il borgo antico di Serra De’ Conti. È questo il paese “dei dieci torrioni”: sorge su una cresta collinare lungo la Valle del Misa, ed è celeberrimo per la Festa della Cicerchia, la regina dei legumi poveri. Il Borgo si adagia sulle alture della valle del fiume Misa, nelle terre marchigiane, tra colline morbide e sinuose, cosparse di coltivazioni

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ordinate e colorate, trame sapienti di un tessuto fatto di lavoro e armonia. Offre, alla vista di chi lo raggiunge, un suggestivo scorcio paesaggistico e urbano che solo gli antichi borghi medievali sanno donare. Serra de’ Conti è uno dei paesi meglio conservati delle Marche dal punto di vista dell’architettura medioevale. La cinta di mura è impreziosita da una porta fortificata. Ha una particolarità: la sua struttura è lievemente in pendenza ed è un groviglio di vie, piazze e antiche case. Sembra davvero di fare un salto indietro nel tempo, passeggiando tra le vie, alla ricerca della bottega di Quagliani. Basta chiedere a un paio di anziani del posto: qui si parla molto di quell’artigiano che “si, lo conosciamo tutti in paese, quello che ha fatto del suo amore per il legno, un lavoro. Quello che ama creare e riportare allo splendore antichità del passato. Lo trova laggiù, in quel bellissimo casolare che guarda verso i Sibillini”. È l’alcova di Simone con la sua Bottega del Restauro Antico Quagliani, da 25 anni nel campo del restauro e vendita di mobili antichi. Qui il Viandante della Via Maestra può ammirare tutta la bellezza di mobili e complementi d’arredo riportati al loro splendore attraverso l’utilizzo di legni antichi. Perché qui è il legno che guarisce il legno.


“Restauro Antico” si occupa di dare una nuova vita agli oggetti che vengono dal passato, mantenendo un grande rispetto per la storia. Simone e il suo staff trattano e recuperano mobili e oggettistica grazie a uno suo studio fornito di un laboratorio di falegnameria e di un forno a microonde per il trattamento contro i tarli. Il punto espositivo di Borgo Giacomo Leopardi è una vera esposizione, uno scrigno - di legno, ovviamente - pieno di tesori sospesi tra il passato e il futuro. Il passato, perché si possono ammirare oggetti risalenti anche al ‘700; il futuro, perché ciò che passa per le mani di Simone è destinato a durare al di là del tempo. Ogni angolo mostra un gioiello: ecco una porta a due ante ottocentesca. Lì accanto una credenza degli Anni ‘20, e subito dietro un tavolo del ‘700, e ancora uno scaldino in terracotta, un armadio in abete dei primi del ‘900, un baule dei ricordi dei primi ‘900 in abete laccato... Insomma, “si può fare, si può fare!”. Simone ha fatto suo anche sui social il motto di Frankenstein Junior tratto dall’omonimo celeberrimo film di Mel Brooks, declinandolo niente meno che al legno di Ulivo: “Con l’Ulivo puoi fare di tutto, anche una testata da letto”. Si può fare, sì, ma non tutti possono farlo. Occorre avere le mani artigiane di Simone, e i suoi occhi da artista.

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Scorcio del borgo di Serra De ’Con ti

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Giuliano SEBASTIANELLI

CASTELLEONE DI SUASA LEGNO

EBANISTA

I

Erede dei Celti e dei Romani, Giuliano Sebastianelli è il Magico Geppetto del Paese verde di Castelleone. Il suo assistente? Un Pinocchio…in carne e ossa!

n questo viaggio meta-virtuale tra il fare e il sognare che è la Via Maestra, il Viandante giunto alle porte di Castelleone di Suasa si imbatte in una foto, suggerita dal cellulare: scattata dentro una delle botteghe artigiane del borgo, rappresenta un vecchio, saggio falegname intento nel suo lavoro, che sorride più del solito. Accanto a lui c’è un bambino, che lo guarda con lo stesso sorriso, e come il vecchio è intento a lavorare il legno, armato di un piccolo martello. Un particolare non può sfuggire all’occhio attento del Viandante in cerca di artigianato artistico: “Magico Geppetto”. Sta scritto sopra gli abiti da lavoro del Canuto Maestro. Ci sarebbe poco altro da aggiungere: la storia di Giuliano Sebastianelli è perfettamente racchiusa in questa foto, in quel sorriso, in queste due parole. Geppetto, dal nome del babbo di Pinocchio, intagliato dalla penna a scalpello di Collodi. Ma anche Magico, Giuliano, perchè un pò come Collodi è capace di raccontare fiabe a colpi di martello e olio di gomito. Quel bimbo accanto a lui nella foto è forse suo nipote? Chi sa, magari è un piccolo Pinocchio divenuto un bambino vero. Come se Giuliano fosse riuscito a trasformare la fiaba di Collodi in realtà. Morso da questi curiosi dubbi, il Viandante della Via Maestra accelera il passo tra le vie di Castelleone di Suasa, a caccia della bottega di questo Artigiano Ebanista e Restauratore riconosciuto ufficial-

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mente dalla Regione Marche. Anche questo viaggio vale la destinazione. Castelleone è un affascinante centro storico di origine medioevale, con alte e forti mura, una Rocca antica, un Castello ben conservato e il Rinascimentale Palazzo della Rovere. Fondata dalla tribù celtica dei Galli Senoni, dopo la battaglia di Sentino (295 a.C.) passò con il nome di Suasa Senonum sotto il controllo dei Romani, diventando un centro la cui importanza è testimoniata dai numerosi resti di ville, strade e infrastrutture urbane. La città era fornita anche di un grande anfiteatro, sepolto dal tempo e poi rinato negli anni ‘70, ora, sede di eventi teatrali. Data la sua posizione nel fondo valle, così esposta alle incursioni nemiche nel corso del medioevo si spopolò, mentre terra e vegetazione lentamente nascondevano i resti del suo antico splendore. È proprio questo aspetto che ha reso celebre il borgo, e ha ispirato il destino di Giuliano. Per secoli la natura inghiottì questo paese bimillenario. Ovunque alberi, fiori e frutti invasero le vie, coprirono i palazzi. Poi il ritorno degli antenati di Giuliano, capaci di integrarsi con la natura, non di soverchiarla. Ancora oggi l’economia cittadina deriva in massima parte da attività agricole, florovivaistiche e artigiane. Tanto che Castelleone viene defi-


Maestro Artigiano

nito unanimemente “Paese Verde”. Giuliano è degno erede di questa storia: il Viandante giunto alfine alla sua bottega lo può ammirare mentre lavora. Il maestro è assorto mentre osserva un pezzo di legno e ci vede scorrere la vita dentro. Come un infermiere sfiora il braccio del suo paziente, e delicatamente sceglie la vena da cui trarre il prezioso sangue, così questo artista artigiano segue le linee delle fibre, le carezza fino a trovare il punto dove colpire. Il risultato è uno solo: da quel punto sgorga la bellezza. Tra tutti i materiali che la natura sa offrire, Giuliano ha scelto di privilegiare l’ebano. Dotato di un’essenza dura e pregiata, è il legno nero per eccellenza, uno dei materiali più preziosi e iconici da alme-

no due secoli a questa parte: più che un’essenza legnosa, l’ebano è un vero e proprio universo estetico e stilistico, che da decenni affascina e seduce designer, artigiani, commercianti e arredatori. Ha caratteristiche estetiche e meccaniche pressoché uniche, e la sua lavorazione è complessa: solo i grandi Maestri sanno domare questo nero cavallo di legno. Giuliano su questo fronte ha pochi eguali. Sa scegliere una forma precisa, calcolando nodi e spaccature: così è pronto per dare corpo alla sua visione. Mentre intaglia, intarsia, restaura, trova il tempo di salutare il Viandante, nella sua bottega piena di legno, fatta di legno. Si ferma di rado, e solo per un gesto: un sorriso al suo piccolo Geppetto in carne e ossa. Poi via, a cercare un’altra vena di bellezza tra le linee del legno.

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La Campagna

d i C a st e l l e o ne d i S u a sa

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La Via Maestra nelle“Te “

La Via Maestra” traccia uno dei suoi itinerari più incantevoli nella parte interna della Provincia di Ancona, a ridosso dell’Appennino Umbro-Marchigiano, alla scoperta di Fabriano e Genga, antichi borghi ricchi di storia e tradizioni secolari. Questo territorio è chiamato anche delle “Terre Gentili” con riferimento al Gentile da Fabriano, maestro d’arte che qui ha lasciato in imperitura eredità importantissime opere d’Arte. Al Gentile è intitolato tra l’altro lo splendido Teatro di Fabriano. Lungo questo tratto della Via Maestra è custodita una delle meraviglie del Mondo: il complesso ipogeo delle “Grotte di Frasassi”, le Grotte calcaree più belle del Mondo, capaci di racchiudere miracoli della natura e spazi infiniti scavati nel cuore della montagna, in grado di custodire…il Duomo di Milano!

CARTA

CERAMICA

GIOIELLI

LEGNO

PIETRA

RESTAURO

SAN VITTORE ALLE CHIUSE TESSILE

VETRO

SASSOFERRATO Giuliana Scipioni

FABRIANO Sandro Tiberi

TEMPIO DEL VALADIER 106


erre del Gentile”

PARCO NATURALE GOLA DELLA ROSSA E DICARPEGNA FRASASSI

FABRIANO

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SASSOFERRATO 107


Giuliana SCIPIONI

SASSOFERRATO TESSILE

LA SARTORIA

Stilista e Maestra artigiana, Giuliana Scipioni è sarta dei sentimenti, capace di cucire il carattere di ogni persona.

D

isegnava abiti da sposa sul suo diario di bambina, oggi sposa l’abito giusto con la persona giusta, senza mai smettere di disegnare, e sognare. È la storia di Giuliana Scipioni, stilista dell’amore lungo la Via Maestra. Se c’è una donna capace di rendere una donna ancor più bella, e se c’è un abito in grado di rendere un matrimonio ancor più indimenticabile, il Viandante a caccia di Artigianato Artistico dovrà senza meno andare a conoscerla. Sì, conoscerla, perché Giuliana è un pò come le opere che realizza: unica, fatta su misura per il suo piccolo universo che è la sua Sassoferrato. Questo Borgo pare volerla proteggere: è circondato da quattro alti Monti, il Nebbiano (790 m), il Cucco (1566 m), lo Strega (1276 m), il Catria (1701 m). Il Paese ha un retaggio nobile: era un tempo “Sentium antica”, città romana teatro della celebre Battaglia delle Nazioni del 295 a.C. che vide la vittoria dei Romani sui Galli e Sanniti. Sarà per questo che la gente di Sassoferrato trasmette come Giuliana forza e naturalezza, protezione ma anche piacere di raggiungere alte vette. “Faccio questo lavoro da molti anni - racconta, con un entusiasmo che sembra “fatto a mano” - sono una sarta stilista, cioè disegno l’abito secondo il carattere, il fisico della cliente, naturalmente con la sua collaborazione, poi lo realizzo a mano, e l’abito diventa una creazione unica: non ce ne saranno altri, perché essendo stato ideato e cucito su misura, sarà impossibile averne un altro uguale!

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Sarai tu, a scegliere il tessuto secondo i tuoi gusti”. Da decenni Giuliana fa questo lavoro con grande amore. “Una passione che mi è stata tramandata dalla famiglia - spiega al Viandante - ma credo anche di averlo nel mio DNA perché ritrovando il mio diario di quando ero piccolissima, ho scoperto che già disegnavo abiti all’età delle elementari”. Ancora oggi Giuliana ha viva in sé l’anima di quella bambina. “Esprimo meglio la mia professionalità disegnando più che parlando” ammette al Viandante della Via Maestra, che la ascolta rapito. Ha vestito centinaia di spose e creato altrettanti abiti da cerimonia, ha partecipato a sfilate, mostre artigianali, all’Expo 2015 di Milano, è stata nominata “membro partecipante” dell’Accademia Nazionale dei Sartori di Roma, è Maestro d’Arte, Maestro Artigiano, e a luglio 2009 ha ricevuto l’onore di potersi effigiare del marchio MEA (Marchio Eccellenza Artigiana). “Ho rappresentato più volte la mia terra, le Marche - racconta orgogliosa - da Milano alla Fiera Internazionale di Rho alla Rocca Roveresca di Senigallia. Partecipo volentieri alle iniziative, a cui vengo invitata come Eccellenza, non tanto per la visibilità, ma soprattutto per il contatto umano che ne viene fuori”. Lo spessore empatico di Giuliana emerge quando racconta del suo rapporto con i clienti: “Ogni persona nuova è un mondo nuovo spiega al Viandante - ho vestito tante persone importanti, ma prefe-


risco non menzionarli perché secondo me i personaggi più importanti sono le persone semplici, donne comuni come la stragrande maggioranza di questo mondo. Quando la cliente rimane contenta del tuo fare e ti ringrazia con un sorriso particolare, quella sensazione non ha eguali e ti spinge a continuare con più entusiasmo di prima”. Giuliana ha talmente tanto entusiasmo che non può fare a meno di trasmetterlo: “Insegno taglio e cucito a Matelica (Scuola Arti e Mestieri), a Sassoferrato e a Senigallia (IPSIA). Amo trasmettere il mio sapere e la mia esperienza alle giovani e non, infatti ho alunne di tutte le età”. Quando il Viandante le chiede del suo orgoglio più grande, si aspetta la descrizione di un capo particolare, o un premio ricevuto, o una manifestazione cui ha partecipato, invece

Giuliana stupisce ancora una volta: “Vado molto orgogliosa di aver fatto parte del calendario 2013 per la raccolta fondi da destinare alla ricerca sul cancro. Sono stata invitata a fare da testimonial dell’associazione “Noi Come Prima” di Fabriano, una Onlus fondata da donne operate al seno, un modo di poter fare del bene”. Testo, musica e poesia di Giuliana Scipioni, la Sarta dei sentimenti.

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Maestro Artigiano

Mulino del Capo del Ponte, Sa ssoferra to

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Sandro TIBERI

FABRIANO CARTA

CARTA FATTA A MANO

L ’artigiano che crea a mani nude la carta su cui si scrive la storia della Via Maestra, tra arte e design. “La carta? È la sostanza di un sogno...” “Un Miracolo”. È la parola che Sandro Tiberi sceglie per raccontare la sua carta. Che in fondo è la sua vita. Unico Maestro Cartaio riconosciuto dalla Regione Marche, fondatore dell’Accademia delle Arti Cartaie, Tiberi è figlio della tradizione secolare di Fabriano, capitale Italiana della Carta. Un Artigiano con la A maiuscola, che ha raggiunto con le sue opere la sede dell’Unesco a Parigi e il Vittoriale di Gabriele D’Annunzio. Il Viandante della Via Maestra scova la bottega del Maestro cartaio tra le vie della sua città, incastonata nel cuore dell’Appennino Umbro Marchigiano. “Carta significa storia e creatività - racconta Tiberi - non è un caso che Fabriano sia stata nominata Città Creativa dell’UNESCO, nella categoria “Artigianato, arti e tradizioni popolari”. Questo soprattutto grazie alla produzione della carta a mano. Perché “la carta non muore mai - conferma il Maestro - da tanti anni si annuncia la fine di questo materiale antico come l’uomo. Invano. Non è stata la tv, non sono stati i computer. Nemmeno i cellulari riusciranno ad uccidere un foglio che puoi toccare, annusare, vivere e far diventare tuo, scrivendoci sopra un pezzo della tua vita. La carta continua a essere il supporto più usato per documentazione, 110

arte, letteratura, design. È un prodotto in cui si può continuare a fare ricerca”. La carta a Fabriano diventa così cultura, storia e turismo. Tra le mura antiche della città è custodito il Museo della Carta, che ha la sua sede nell’antico convento di San Domenico. Qui è stata ricostruita fedelmente una cartiera medievale, dove mastri cartai illustrano le secolari tecniche. All’interno del museo si può partecipare ad attività didattiche, anche residenziali, relative alla lavorazione di carte a mano filigranate. Gesti non dissimili da quelli che compie ogni giorno Tiberi nella sua bottega sospesa nel tempo, tra l’antico e il moderno. “Con la carta si può fare ciò che l’immaginazione concepisce”, ama ripetere Tiberi ai visitatori del suo museo vivente”. “Il mio viaggio è stato lungo” racconta al Viandante della Via Maestra, “un pò come il vostro per arrivare fin qui. Sono orgogliosamente artigiano, faccio le cose a mano. Ho iniziato nel 1985, da niente. Ho lavorato sia nella macchina in piano che al reparto Tini della mitica cartiera Miliani. Ogni giorno ho imparato, sperimentato, fino ad arrivare a trasformare la carta in qualcosa di più. Oggi ho deciso di trasmettere ciò che ho appreso”. Quando teniamo in mano non un foglio di carta, possediamo un’o-


pera d’arte, che nasce magari dall’incisione di una cera o dal disegno fatto con un filo modellato, o cucito a mano, sulla tela. “La carta che nasce da questi elementi - sottolinea al Viandante il Maestro - diventa il frutto di un processo artigianale e artistico insieme”. Ma Tiberi è artigiano vero, e come tale non è solo tradizione: sperimenta, mescola, lancia sfide. Una sorta di astronauta del pianeta Carta, un pò scienziato, un pò inventore. Grazie a lui la carta oggi è molto più di un foglio. Tiberi l’ha liberata dalla sua meravigliosa prigione fatta di libri, giornali, riviste: l’ha trasformata in opere d’arte, in sculture ed elementi di interior design e moda. L’ha resa addirittura una lampada di luce, Kumi. “Qui la materia si piega, e la fedeltà antica della carta si concede a giochi di trasforma-

Maestro Artigiano

zione. La tradizione e l’innovazione, l’artigianato e l’arte, la creatività e la sostenibilità, il passato e il futuro che vivono nel presente. Nascono sculture luminose - racconta Tiberi - le mie lampade piramidali”. La carta è insomma un miracolo che non muore mai, forse perché la gente, tenendone in mano un pezzo, sente d’istinto che tra quei fili c’è immerso il lavoro di un uomo, la fatica di una storia. Una storia che vale la pena ancora oggi raccontare.

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Una storia scritta lungo la Via Maestra. Con carta di Fabriano, anzi FabriAMO, of course.

Il Palazzo Vescovile di Fabriano

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Una vetrina per le imprese dell'Artigianato Artistico che hanno fatto della qualità il carattere distintivo del proprio lavoro.

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’Emporium è insieme un museo e una bottega. Racchiude in un unico magico luogo le migliori produzioni che l’artigianato artistico marchigiano abbia mai prodotto in secoli di storia, di ricerca, di innovazione. Questo luogo che insieme fisico e virtuale, grazie alla sua innovativa versione “shop online”, nasce sei anni fa a Loreto, luogo simbolo della tradizione, grazie al progetto “ La Via Maestra”: si tratta di un’iniziativa che Confartigianato Ancona - Pesaro e Urbino ha messo in campo per mettere in rete, sostenere e far conoscere nel mondo i migliori artisti artigiani delle Marche, legando in modo armonioso le loro produzioni con un territorio circostante tutto da visitare e scoprire. Io ho avuto il privilegio di entrare a far parte di questa storia: Confartigianato da sempre cerca di valorizzare gli imprenditori locali, fornendo occasioni di crescita, lanciando sfide. Sono grato all’Associazione, che mi ha dato l’opportunità di rendere tangibile la Via Maestra attraverso l’Emporium. Competenza, storia ed entusiasmo sono le nostre linee guida. Il nostro obiettivo è quello di sostenere i maestri artigiani nel loro lavoro quotidiano: abbiamo creato per loro qualcosa che va oltre il concetto di negozio. Emporium è uno scrigno che racchiude il meglio della produzione di oltre 25 imprenditori, tutto in un unico sito. È un piccolo Louvre, un museo che vive, dove il cliente, il turista, l’appassionato, scovano capolavori rarissimi accanto a prodotti frutto del’innovazione. Venite a trovarci, vi aspettiamo con la nostra professionalità e passione: qui trovate la firma del pennello, il ricamo dell’ago, il colpo del martello; gesti che Confartigianato ha saputo scovare tra le migliori botteghe artigiane, e che all’Emporium si possono vedere e toccare con mano.

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