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Loreto Gismondi reinterpreta nel nuovo lavoro Le Quattro Stagioni di Vivaldi; Alex Valente i 15 anni del progetto Next Step e...; I tamburini del Bravio di Montepulciano; Giuseppe Netti, prepararsi per cantare in una

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1/2008

Morricone l’intervista durante la conferenza stampa di presentazione del Premio Internazionale Daniele Paris

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Pubblicato in rete Ottobre 2008

Loreto Gismondi reinterpreta nel nuovo lavoro Le Quattro Stagioni di Vivaldi pag 2; Alex Valente i 15 anni del progetto Next Step e...pag 9; I tamburini del Bravio di Montepulciano pag 19; Giuseppe Netti, prepararsi per cantare in una cover band pag 23; Ennio Morricone l’intervista durante la conferenza stampa di presentazione del Premio Internazionale Daniele Paris pag 30; Scanner, articoli visti e ripresi pag 38

Finalmente in rete. È stato più difficile di quanto pensassi, ma alla fine il primo numero è pronto. L’illustrazione del cuore in copertina è stata scelta a simbolo dell’impegno, della volontà e, appunto, “cuore” profuso nel realizzare un progetto che ha richiesto tempo e impegno. Ma devo riconoscere che c’è grande soddisfazione nel realizzare un qualcosa che ha radici lontane e che per motivi diversi ogni volta naufragava. Grazie a questa dannata, meravigliosa invenzione che è internet è diventato realtà. A proprosito di internet la riflessione che mi veniva proprio pensando alla rete e agli accadimenti di questi giorni, mi riferisco alle manifestazioni nelle università, è l’accessibilità e la frammentazione dell’informazione da parte di tutti noi. Oggi, grazie alla rete, alla TV, ai giornali, alla radio, ai canali satellitari, ci ritroviamo a gestire una mole di informazioni spropositata. Facili da raggiungere, difficili da gestire. In realtà l’eccesso d’informazione, di contro, ci ha provocato una saturazione nella capacità di elaborarle e verificarle. Il caso della riforma scolastica è solo l’ultimo esempio di ciò. In realtà parallela all’informazione si è creata una proliferazione di opinionisti, tuttologi, comunicatori che analizzano e sentenziano indiscriminatamente e trasversalmente su tutti i mezzi. Le notizie vengono molte volte riportate in maniera parziale e spacciate come verità assolute. A loro volta vengono riprese e, senza alcun approfondimento, anzi sempre più scarneficate, rimbalzano di mezzo in mezzo. Mi ricorda molto un gioco che noi facevamo da bambini mettendoci in fila, dove l’ultimo della fila pensava e suggeriva a quello davanti una frase che arrivava per passa parola a fine colonna completamente stravolta. Allora, da bambini, si rideva, oggi, da adulti, bisognerebbe indignarsi. Se a ciò si aggiunge l’attenzione spot che ci consente il ricordo solo a breve termine delle notizie apprese, impedendoci un’analisi e un confronto temporale sulle stesse. Di questa mancanza di ricordo sembra colpire soprattutto alcune categorie professionali come politici e opinionisti, non siamo messi molto bene. Bisognerebbe recuperare il giusto spazio per l’analisi e l’approfondimento dell’informazione. In questo spazio virtuale, scriveremo di musica, di arte di libri... , cercando di realizzare interviste “fisiche”, perché sono convinto che guardando negli occhi le persone si riesce a conoscerle un pò più a fondo. Cercheremo soprattutto di dare spazio agli artisti della nostra provincia, ma non solo. Mi auguro che qualcuno abbia la pazienza di leggersi le interviste che cerchiamo di pubblicare integralmente. Mi ha stupito, e li ringrazio, l’interesse che ha suscitato in molti, la rivista prima ancora che venisse pubblicata. Alcuni personaggi di cultura già ci hanno dato disponibilità per un loro prossimo intevento. Per adesso è fatta. Se volete esprimere la vostra opinione l’indirizzo mail è: redazione@clatter.it Loreto Pantano 1


Interpretata da

LORETO GISMONDI Ci siamo dati appuntamento alle 16.30 di una giornata rovente di agosto nello studio 451 fahrenheit ad Isola del Liri per parlare dell’uscita del nuovo cd dedicato alle Quattro Stagioni di Vivaldi. Arriva puntuale e vedendolo percorrere il corridoio dello studio mi rendo conto che , i linementi del viso, i capelli ricci lunghi pettinati all’indietro gli conferiscono all’istante lo status di musicista classico. Sorridente e disponibile ci accomodiamo sui divani della sala relax dello studio e iniziamo la nostra intervista. Perché proprio le Quattro Stagioni di Vivaldi, un opera affrontata già da interpreti di livello, non temevi il confronto con i grandi? Affrontare una registrazione delle quattro stagioni di Antonio Vivaldi è un ‘impresa che spaventa qualsiasi musicista classico perché è stata interpretata dai più grandi esecutori e direttori di orchestra di tutti i tempi e, il paragone con la tua esecuzione diventa inevitabile. È stata sicuramente una bella sfida, ma era tanta la voglia di farlo che quando è nata l’opportunità offertami da Giuseppe (titolare dello studio di registrazioni 451 Fahrenheit) ho capito che era giunto finalmente il momento. Alla fine il risultato è un lavoro bellissimo grazie anche alla professionalità dei musicisti dell’orchestra che mi ha accompagnato e di Marcello Pau, il fonico dello studio, che ringrazio di cuore. Come è stata effettuata la registrazione, avete fatto delle sedute live con tutti gli strumenti o avete registrato in sessioni diverse?

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In realtà abbiamo fatto tutto dal vivo, facendo delle registrazioni doppie; ogni tempo delle stagioni è stato registrato solo due volte ed in fase di missaggio, chiaramente, abbiamo utilizzato il materiale migliore. Debbo dire che grazie alla preparazione dei musicisti e alla qualità dell’acustica della sala auditorium non ci sono state grosse difficoltà. L’orchestra composta essenzialmente da archi e basso continuo (il basso continuo in realtà è il clavicembalo), formazione tipica del periodo barocca. In questa esecuzione l’orchestra era formata da 2 violini primi, 2 violini secondi, una viola, un violoncello, contrabbasso e clavicembalo oltre, naturalmente, al violino solista da me interpretato.

no completamente diversa dal violino. Il violino ha un suono molto più pronto, più nitido arriva molto prima, il contrabbasso dà sempre la sensazione di arrivare dopo. Ciò è dovuto ai suoni gravi. La corda più spessa del contrabbasso ha un tempo di reazione nello spostamento dell’aria più lento nell’emissione del suono rispetto ad esempio alla corda sottile del violino. Ma anche tra due violini ci possono essere difficoltà. Ci sono diversi aspetti che determinano la qualità e la quantità del suono: la conformazione fisica del musicista; lo strumento che può variare nelle misure a seconda del tipo di violino. La misura standard è di 35,6 cm ma può arrivare anche ad un 36, potrà apparire una differenza minima ma che ha notevole rilevanza sulle distanze dell’intonazione.dello strumento. Questo problema diventa invece minore nel caso dell’altra produzione violino pianoforte. Il problema dell’intonazione in quel caso riguarda solo il violinista nel senso che il pianista ha il suo pianoforte accordato per cui è il violinista che deve adattarsi al sistema temperato di accordatura del pianoforte. Una volta imparato a muoversi sulla tastiera del violino in base alla sonorità del pianoforte il più è fatto. Nella tastiera del violino non c’è nessun riferimento per cui basta essere un millimetro più su o più giù per non avere la giusta nota. Ottenere un suono definito sul violino è una cosa molto difficile, immagina come le difficoltà aumentino con otto strumenti insieme.

Quali sono le difficoltà che si incontrano con una formazione composta prevalentemente da archi nella registrazione? In realtà ce ne sono più di una, oltre a quello di avere un intento unico tra i musicisti nell’interpretazione dei brani, c’è il discorso musicale che deve essere molto lucido e chiaro con i rallentanti i fraseggi. Capire dove è indispensabile suonare più piano o più forte che, già di per sé è una cosa molto difficile, poi tra l’altro questa registrazione è stata fatta senza un direttore per cui io mi sono ritrovato nel doppio ruolo di esecutore nelle parti di primo violino e di direttore nei confronti degli altri orchestrali. Un’altra difficoltà che si ha con gli strumenti a corda è l’intonazione tra uno strumento e l’altro. Il contrabbasso ha una profondità di suo- I tempi di preparazione per arri3

vare in sala e registrare ritengo non siano stati brevi. Si non sono stati brevi anche perché abbiamo avuto momenti distinti nella preparazione. Inizialmente è indispensabile per i singoli musicisti studiare le parti di loro competenza. Come primo violino, ho dovuto imparare tutte le parti relative al mio strumento per i soli. È un lavoro che è durato mesi sia a livello tecnico che interpretativo. Soprattutto affrontare gli aspetti tecnici che lo strumento richiede ha richiesto tempo e una maturazione a livello personale. Bisogna assimilare bene i singoli passaggi e poi rielaborarli per trovare una tua idea interpretativa. E poi mettere insieme le parti soliste con l’orchestra e far si che tutto funzioni e corrisponda alla tua idea di interpretazione. È stato un grosso lavoro che ha richiesto circa otto prove con l’orchestra al completo prima di entrare in sala di registrazione. Insomma fare un lavoro completo è stato difficile. Ti sei fatto carico anche del ruolo di direttore nella registrazione presumo che ciò abbia determinato un carico di stress maggiore nel corso della tua esecuzione. Esatto. Generalmente si fa così. Durante le esecuzioni non c’è un direttore d’orchestra, ma in caso di registrazione ritorna utile. Devi restare concentrato anche per dare l’attacco agli orchestrali quando è il momento di entrare tutti insieme e, questo era il momento immediatamente successivo all’esecuzione del mio pezzo, per cui capisci che la tensione era enorme. Un coordinatore avrebbe reso il lavoro sicu-


ramente più agevole e snello. Comunque è andato tutto bene anche perché avevamo provato in quel modo per cui si era creata un’intesa tra i musicisti in sala notevole. Sarà stato più faticoso ma non pensi che così facendo il lavoro finale risulti ancora più personale? Sì è vero, in questo caso è stato così. Il direttore è sempre un tramite tra il solista e l’orchestra, certo nel caso di un orchestra di 60 elementi è impensabile non avvalersi di un direttore, in questo caso eravamo in 8 per cui la cosa era gestibile. C’è dell’altro che ha determinato la scelta di registrare proprio le quattro stagioni di Vivaldi. Quest’opera di Vivaldi è stata una dei primi momenti di musica evocativa. Attraverso il fraseggio costruito armonicamente Vivaldi evoca dei paesaggi, dei momenti attraverso i suoni, delle particolarità come gli uccellini nel primo movimento della primavera, con i trilli tra tre strumenti, riesce a darti la gioia tipica della primavera. Nell’estate ritroviamo le sensazioni dei rovesci improvvisi d’acqua tipici delle giornate estive ricreate attraverso le semicrome veloci. Vivaldi è stato senza dubbio uno dei primi rappresentati di musica evocativa tant’è che le quattro stagioni è uno dei concerti più fruibili da parte degli spettatori che ne riescono a cogliere pienamente le sensazioni, le atmosfere anche per i meno esperti di musica. Vivaldi la eseguiva con un orchestra composta esclusivamente da donne. Collaborava con un istituto

veneziano dove venivano accolte le bambine abbandonate in tenerissima età contribuendo alla loro formazione musicale. La curiosità di questa orchestra, oltre che ad essere composta da sole donne, era che solitamente durante le esibizioni i musicisti avevano il volto ricoperto da una maschera o addirittura suonavano dietro un telo che ne impediva il riconoscimento. Forse era per tutelare le ragazze stesse da chi le aveva abbandonate chissà….

nili… la parrucca non fa testo visto che all’epoca la indossavano sia gli uomini che le donne. Insomma, sarebbe uno scoop, se Vivaldi fosse stato una donna compositrice. Magari era lui stesso un trovatello lasciato in quell’istituto a cui è stata data un istruzione e poi magari Atonia si è trasformato in Antonio, se ci pensi all’epoca era abbastanza frequente che le ragazze per sfuggire alle scelte della famiglia tentavano di vivere una vita da “ragazzi”. Non conosco benissimo Come la mettiamo con la tua ipo- la vita di Vivaldi ma questa è una tesi che Vivaldi fosse donna? cosa che mi intriga e che vorrei apEh già! come ti dicevo prima, puo profondire. darsi che Vivaldi stesso fosse in realtà una donna. Da un ritratto che Magari poi ci farai sapere e faretrovi un pò su tutti i libri di musi- mo un pezzo solo su questo gosca, è abbastanza evidente come la sip classico. Tornando al disco, morfologia coincida con i canoni quanto è difficile o facile portare femminili dell’epoca. Lo guardavo in tour un concerto come le quatcon attenzione l’altro giorno, ha le tro stagioni? mani affusolatissime, i lineamenti Contrariamente a quanto si possa del viso sono prettamente femmi- pensare portare in tour le quattro 4


stagioni è molto più semplice, a livello logistico, di suonare in due le composizioni violino pianoforte. Gli strumenti come il violino, la viola, il contrabbasso, il clavicembalo, sono molto più gestibili nel trasporto e generalmente i musicisti li portano con sé. Con il pianoforte il discorso cambia, è molto complesso e costoso il trasporto, hai bisogno di personale qualificato, hai il costo dell’accordatore dell’affitto dello strumento e altri problemi che finiscono per penalizzare la scelta da parte degli organizzatori di eventi. In generale si fanno molti più concerti per orchestra che non concerto per duo pianoforte violino. Fatti i dovuti costi un concerto in cui si ha bisogno del pianoforte risulta notevolmente oneroso, senza contare poi l’impatto scenico e sonoro che può fornire un orchestra rispetto ad un duo. Purtroppo poi esiste un mercato che solitamente ha budget ridotti per cui bisogna adattarsi. Le quattro stagioni non è l’unico cd in uscita, è pronto anche il cd per duo violino e pianoforte Il progetto del duo violino pianoforte è nato dalla vincita di una borsa di studio offerta dalla Fondazione Arts Academy di Roma insieme alla pianista con cui collaboro Giuseppina Coni per fare un anno di master completamente gratuito con maestri Konstantin Bogino che è un pianista russo che suona in tutto il mondo vincendo prestigiosi concorsi internazionali di musica da camera, poi con lo stesso Marco Fiorentini, Laura Pietrocini e Fausto Di Cesare che ci hanno votato per la borsa di studio. Il percorso

del master prevedeva a fine anno la realizzazione di un disco con alcuni brani per duo preparati durante l’anno. Abbiamo registrato una suonata di Mozart lo scherzo di Brahms la suonata di Franck e Janàcek, più o meno un percorso che va dalla musica del 1700 di Mozart e poi Brahms 1800 Franck fine 1800 Janàcek prima metà del 900. Un escursus musicale che rappresenta l’evoluzione delle composizioni per duo. La cosa più difficile per la registrazione con il piano riguarda soprattutto la quantità di suono. Con un’orchestra d’archi hai meno problemi, le parti solistiche del violino principale nelle quattro stagioni hanno uno stacco deciso all’interno del brano, sei meno condizionato dal suono degli altri che potrebbe coprirti. Con il piano hai una massa sonora enorme, certo il pianista può regolarla, però quando nella partitura del pianoforte c’è scritto forte il piano suona forte capisci che è la differenza fra il suono è incolmabile per il violino. Questa è una difficoltà enorme, raggiungere l’equilibrio tra una nota del violino e dieci del pianoforte capisci che è difficile. Anche questo disco è stato fatto in presa diretta? Si assolutamente, lo abbiamo fatto in un giorno, da una parte è stato semplice anche a livello di registrazione coordinare due persone e non otto. Per quanto riguarda invece l’equilibrio sonoro, è stato più difficile raggiungerlo, con il pianoforte che tenterà, durante l’esecuzione, sempre ad emergere. Non è un caso che un pianista italiano, Bruno 5

Canino, che ha un tocco talmente morbido e leggero sulla tastiera che non copre mai il solista sia uno dei concertisti più richiesto per i duo. Se non c’è una buona intesa è facile che il violino soffra nei confronti del pianoforte. In tanti concerti fatti mai nessuno mi ha detto che il violino si sentiva troppo rispetto al pianoforte. Mai. Parliamo dei giovani o meglio del rapporto dei giovani con la musica classica. Oggi nonostante i mezzi di comunicazione a disposizione mi sembra che il divario tra il pubblico giovane e la musica classica resti costante. Qual è il problema di questa frattura che sembra insanabile. Io penso che il problema principale sia stato provocato dalla generazione precedente alla mia. I maestri hanno provocato un distacco formale tra la musica classica e il resto, hanno creato una forma elittaria troppo distante dalla massa che ha fatto si che i giovani si distanziassero sempre di più dalla musica classica. Troppo formalismo e accademismo da parte sia dei compositori che degli esecutori… si doveva essere più diretti e comunicativi con la gente come ha fatto Pavarotti che ha cercato di accostare la lirica alla musica pop. Ha collaborato con Jovanotti, Bono vox, Zucchero e tantissimi altri, lui è stato una persona che ha fatto avvicinare i giovani alla lirica. Le manifestazioni di musica lirica sono molto più seguite dai giovani che non i concerti di musica classica. Negli anni 60/70 si è creata questa biforcazione tra la musica pop e la musica classica. La


musica pop è cresciuta in maniera esponenziale perché era molto più diretta, comunicativa con i giovani. Gli interpreti erano giovani, pensavano e si vestivano come il loro pubblico, c’era sinergia tra le parti. I ragazzi avevano i loro idoli come modelli, quando mai un compositore o un violinista è stato un modello per i ragazzi, mai. Con questo non voglio dire che un musicista di musica classica debba mettersi l’orecchino o sparasi in capelli con il gel, però un minimo di scardinamento della forma accademica aiuterebbe a ristabilire un contatto.

un patto con il diavolo per aver sviluppato una tecnica completamente innovativa e diversa, strabiliante, una cosa completamente nuova. Aveva rotto con il passato portando quell’innovazione che lui riteneva giusta per la sua musica, una scelta che fu completamente abbracciata dal pubblico, era famosissimo, era considerato un dio. Oggi bisogna avere quello stesso coraggio partendo dalla conoscenza e studio del passato sperimentando nuove strade. Io il prossimo anno ho intenzione di iscrivermi a musica sperimentale al conservatorio perché ho voglia con il violino di speNelle nuove generazioni di musi- rimentare suoni nuovi, è una cosa cisti e compositori c’è la voglia di che mi intriga. rinnovarsi per cercare di recuperare questo gap creato nel tem- Certo ogni artista arriva ad un po, oppure le regole accademiche punto in cui la ricerca diventa continuano a determinare que- prioritaria in un percorso di crest’atteggiamento elitario. scita professionale ma anche perI segnali positivi ci sono, ho visto sonale. parecchi giovani, talenti emergenti, Esatto proprio così. che già nell’abbigliamento in palcoscenico sono più informali, c’è ad Perché hai scelto proprio il vioesempio un grande violinista ame- lino come strumento per espriricano che si chiama Nigel kenne- merti dy che oltre ad essere un esecutore Avevo 8 anni quando l’ho iniziato eccezionale del repertorio classico a suonare. Ricordo che ascoltando l’ho visto esibirsi in concerto al- la musica in suonate dalle orchel’Accademia di Santa Cecilia con il stre della rai, mi trovavo a chieviolino elettrico. Ha fatto tutta una dere a mio padre quale strumento performance con il violino elettri- fosse ad emettere quel suono così co utilizzando pedaliere con effetti, tipico, così ho scoperto il violino, distorsori, se vuoi è un segnale di non vedendo qualcuno suonare ma, avvicinamento, di evoluzione della ascoltandolo insieme ad altri strumusica stessa. Se si vuole progre- menti. Vista tanta passione, mio dire bisogna anche abbandonare padre che aveva un collega che incerte etichette. Ad esempio Paga- segnava violino, mi disse “va bene nini, le sue composizioni all’epoca se ti piace puoi provare” non ho più erano veramente innovative diverse smesso. da quello che era stato fatto prima. Di Paganini si diceva avesse fatto È stato relativamente facile l’ap6

proccio allo studio In realtà mi ricordo che quando ho iniziato è stato traumatico perché io ero un tipo molto esigente, volevo suonare subito, non avevo pazienza, debbo ringraziare l’insegnante che mi ha aiutato con pazienza, poi ho fatto l’esame in conservatorio dove sono entrato studiando per 10 anni. Ecco con il violino c’è sempre questa conflittualità che penso abbiano anche gli altri perché è uno strumento talmente al limite tecnico che basta una settimana di non esercizio per regredire in maniera sensibile. È uno strumento che richiede pazienza e disciplina ci vogliono almeno 5 ore al giorno di esercizio per mantenere una buona tecnica. Io paragono molto l’esecuzione di un concerto con ad esempio una gara dei cento metri, devi essere perfetto in quel momento. Non hai possibilità di replica. Devi lavorare per essere al meglio il giorno dell’esecuzione. Come ti dicevo prima con il violino ogni nota la devi costruire al momento, non è pronta lì, non c’è il tasto del pianoforte. Aspetta non voglio dire che suonare il piano sia semplice, i pianisti hanno altri problemi tecnici che richiedono abilità differenti, ma almeno hai le note nei tasti, con il violino devi avere la precisione con l’arco e con le dita per fare la nota. I concerti poi sono una storia a sé. Ogni concerto è differente, intervengono delle variabili che non hai considerato a cui devi adattarti rapidamente. Cosa fa la differenza tra un interprete e un grande musicista Il grande musicista, il grande interprete è quello che riesce ad adat-


tarsi a tutte le situazioni. Suonare all’aperto ad esempio, ho fatto ultimamente un concerto sull’Appia Antica in una villa romana all’aperto e lì hai il problema che l’acustica produce un suono secco del violino magari poco percepibile dal pubblico ma netto per chi suona. Già appoggiare l’archetto sulle corde ti dà la sensazione di un suono bruttissimo, se premi un po di più hai un suono cupo. Il panico… non hai più quel suono armonioso tutto tondo che ti aspetti dallo strumento. Oppure ti trovi a suonare dentro i teatri sotto le luci ed iniziano a sudarti le mani. Fondamentale è avere tutto sotto controllo o comunque dare la sensazione che sia tutto sotto controllo. In questo il pubblico è molto sensibile, si accorge subito che c’è qualcosa che non va e da

lì in poi è un disastro. Invece un atteggiamento comunicativo come sorridere, presentare i brani che si eseguono o sdrammatizzare imprevisti, aiuta a stabilire un contatto positivo con il pubblico e aiuta anche te che suoni.

tato i brani eseguiti. In quel caso vedi come nonostante un’esecuzione tecnicamente perfetta non è scattato il feeling. In quel caso si è ricostruito il muro tra l’esecutore e il pubblico, questo non dovrebbe succedere.

Pensi che la comunicazione con il pubblico magari anche semplicemente spiegando i brani che si eseguono aiuti le persone a percepire più intensamente l’esecuzione? Assolutamente si. Pochi giorni fa in un concerto che prevedeva la registrazione live, abbiamo suonato i pezzi senza alcuna interazione con il pubblico ebbene, a fine concerto una signora si è avvicinata e dopo i complimenti per il concerto ci ha rimproverato di non aver presen-

Immagino che i concerti per le quattro stagioni non si esauriscano con l’estate ma vadano avanti anche per tutto l’inverno. Certo adesso abbiamo le ultime date estive, ma già abbiamo avuto diversi contatti per le prime date autunnali. Inoltre, abbiamo anche un contatto con il preside del Liceo Scientifico di Frascati per un concerto/lezione improntato su Vivaldi e le quattro stagioni dove cercheremo di coinvolgere gli studenti per fargli scoprire il significato di

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NOVITÀ musica evocativa di cui abbiamo parlato prima. Anche questo è un modo per avvicinare i più giovani alla musica classica. Ad esempio nell’inverno spiegherò come per dare la sensazione di freddo, di brivido tipico del gelo, suonerò vicino al ponticello dell’arco provocando un suono che sia appunto evocativo di una sensazione. Gli effetti come vedi non sono prerogativa solo della musica rock. Senti io so che la tua voglia di sperimentare e curiosare in altri territori ti ha portato a suonare il basso in una rock-band mi spieghi questa scelta da dottor Jekyll e Mr. Hyde ? Questo mio lato esprime proprio quella voglia che c’è di abbattere le barriere che si sono formate nel tempo tra la musica classica e le altre espressioni musicali. È una sfida che ho voluto intraprendere per non fossilizzarmi troppo su un settore e magari disprezzare tutto il resto senza tra l’altro averne la conoscenza. Mi sono avvicinato alla musica rock suonando un altro strumento, il basso elettrico, per me stesso per non crearmi mentalmente degli schemi e poi, non posso criticare gli altri musicisti di classica se poi anch’io non faccio nulla per trovare delle alternative. Ho fatto questa cosa proprio per vedere se ci può essere un punto di incontro tra la musica classica e il rock.

Sicuramente la vendita sarà fatta durante i concerti, ci sarà una postazione dove acquistare il cd, poi pensiamo di metterli in vendita anche su internet. Ad oggi abbiamo fatto un primo test in un paio di concerti e, debbo dire che ho avuto un buon riscontro nelle vendite nonostante un cd delle quattro stagioni, un appassionato di musica classica sicuramente lo avrà già nella propria discoteca. Invece le persone dopo il concerto si avvicinano per acquistarlo e questo è molto gratificante perché vuol dire che gli è piaciuta l’interpretazione che gli ho dato. Per richiederlo è possibile contattare lo studio 451 Fahrenheit (www.451fahrenheit.it). L’intervista termina con uno squillo del telefonino, ci salutiamo dandoci appuntamento in sala prove con il suo lato rock. Una piccola curiosità, suona il basso seduto su uno sgabello per non affaticare l’articolazione della spalla… il violino richiede davvero sacrifici.

Concerto in Mi maggiore “ La Primavera” Concerto in Sol minore “ L’ Estate” Concerto in Fa maggiore “ L’ Autunno” Concerto in Fa minore “ L’ Inverno”

W.A.Mozart sonata per violino e pianoforte KV 454 in sib maggiore J.Brahms scherzo per violino e pianoforte C. Franck sonata per violino e pianoforte in la maggiore L. Janàcek sonata per violino e pianoforte in mib maggiore

I cd attualmente sono in produzione ma probabilmente quando uscirà il pezzo saranno già disponibili, dove è possibile acquistarli?

Info 339.6859663 - 0776.815198 8


Alex Valente next step

La prima cosa che ti colpisce vedendo suonare Alex Valente è lo stato di grazia in cui entra. Assomiglia un pò allo stato di alienazione (positiva) raggiunta dai dervisci attraverso il loro turbinare. La felicità che gli dona il suonare la batteria, gliela si legge sul viso. Poi parlandoci , ti accorgi che è impressionante la conoscenza sterminata in campo musicale, la passione maniacale che mette nei suoi progetti musicali, il perfezionismo nel preparare lo show, e poi c’è quella volta che a Glasgow con i Gun... Allora iniziamo: Alex e la batteria, quando è nata la passione per lo strumento A nove / dieci anni ero a Bruxelles e andavo in una scuola cattolica. Lì le scuole sono incredibili, hanno perfino la chiesa dentro e c’era una sala dedicata alla musica con la batteria ma in realtà il merito è di mio fratello. Ricordo che la sera appoggiavo l’orecchio alla parete per ascoltare la musica che veniva dalla camera di mio fratello. Genesis Gentle Giant, Yes ma io non lo sapevo e quando mio fratello usciva per andare all’università entravo nella sua camera e mettevo i dischi sul piatto con la speranza di ritrovare la canzone ascolta9


“a dodici anni feci il mio primo gruppo” ta magari la sera prima… qualche volta l’azzeccavo. Nostra madre era molto severa e la sera io che ero il più piccolo andavo a letto presto. Poi a scuola appena avevo la possibilità andavo in sala musica e mi sedevo dietro la batteria. A casa mi arrangiavo con i fustini del detersivo e inchiodando vecchie borchie su stecche di legno per fare i piatti. Mia madre non ne voleva sapere di comprarmi una batteria, finché un giorno mio padre mi chiese di uscire ad acquistare qualcosa in un negozio vicino casa, uscii di malavoglia ma, quando rientrai, in cucina trovai montata la batteria. Rimasi senza parole, ci passai la notte seduto dietro i tamburi. Iniziai nel modo più semplice, cercando di andare dietro i dischi, ci passavo le giornate intere. A 12 anni feci il mio primo gruppo: i Mirage, poi diventato Prisme.

Volkswagen il papà del bassista. Avevamo un repertorio di un oretta, facevamo i Police, a dodici anni, ho ancora un nastro con una registrazione dell’epoca. Pensa che oggi il bassista è diventato uno dei più grandi contrabassisti jazz del Belgio, si chiama Philippe Aerts . Poi a sedici anni sono tornato in italia. Com’è stato il cambio di cultura? Un dramma. In Belgio suonavamo almeno un paio di volte a settimana, il panorama musicale era in pieno fermento, era l’era della new wave. Sono arrivato qui e niente, deserto. Ho convinto alcuni amici, tra cui il mio caro amico Ivan Coppola, ad imparare uno strumento e ho messo su il primo gruppo: i Side One facevamo i Rolling Stones , i Beatles. Capisci erano tutti agli inizi una cosa terribile, è durata circa tre anni. Poi ho avuto la fortuna di incontrare i fratelli Sperduti, Franco e Tonino, con loro ho conosciuto il jazz- rock: Al Di Meola Billy Cobham, Mahavishnu Orchesta, e il rock progressive dei Genesis. Provavamo anche tre quattro volte a settimana, ma le serate erano poche, in compenso quando provavamo avevamo sempre un pubblico di almeno venti persone. Amici che ci venivano ad ascoltare. Praticamente ogni prova per voi era una specie di concerto. È vero. Non c’erano i locali dove suonare, oggi può sembrare assurdo ma era così. Però facevamo le cose in grande, avevamo il furgone, le scenografie solo che non si sapeva dove suonare, comunque siamo andati avanti fino mi sembra il 1987. Suonavi solo con loro o avevi altre collaborazioni? Suonavo con il mio caro amico belga, Ivan Coppola, abbiamo collaborato per venticinque anni, fino a circa il 2006, poi ha smesso proprio di suonare, si è laureto, è uno quadrato, serio. Abbiamo suonato insieme cercando di trovare altri ragazzi, all’epoca eravamo attratti dalla new wave, abbiamo fatto altri gruppi come i mephisto; Darkness; Youtoo.

A scuola? Si, ogni scuola aveva almeno un paio di gruppi che regolarmente tutti i sabato suonavano nella sala di musica della scuola.

Suonavi già con la formula che è diventata tipica dei next step ovvero più gruppi con repertorio diverso? No all’epoca uno alla volta, non avevo ancora questa formula e poi, figurati, era già difficile trovare i componenti per una band. Io abitavo a Villa Latina, erano davvero pochi i ragazzi che suonavano uno strumento. Però in compenso quando andavi a suonare in un locale - mi All’interno dell’istituto? ricordo avevamo un’amplificazione Lombardi, bianca - la gente menCerto e poi ci si scambiava, quelli tre montavamo veniva a guardare gli amplificatori, gli strumenti, oggi di san Michele suonavano da noi neanche ti guardano mentre suoni. e viceversa. Era tutto organizzato, a noi ci portava con un pulmino Hai mai fatto serate con gruppi di piazza, nelle feste di paese? 10


Dopo l’esperienza con gli oyama che era il gruppo con i fratelli Sperduti per due/tre anni ho fatto serate in piazza. Abbiamo fatto da spalla agli Homo Sapiens, I Cugini di Campagna, i Profeti, tutti i gruppi che all’epoca andavano alla maggiore. Noi iniziavamo a suonare, avevamo un’ora –un’ora e mezza, poi loro arrivavano verso fine serata e chiudevano. I soldi erano sempre pochi ma si girava tanto, alla fine troppo. Nell’87 il mese di agosto abbiamo suonato tutti i giorni, ho comprato la mia prima macchina (una Fiat 127) e una nuova batteria con i soldi guadagnati. Poi ho detto basta e non l’ho fatto più e le occasioni ti assicuro, non mancherebbero neanche oggi. Questione di soldi? No, alla fine i soldi, che pure sono importanti, ci mancherebbe, passano in secondo piano. In repertorio all’epoca avevamo anche pezzi di Vasco Rossi, ma alla fine ti chiedevano di suonare il liscio o i pezzi di Sanremo. Non ci riesco, è più forte di me, lo puoi fare una volta due poi basta. Non ci riesco. Oggi si possono fare anche i soldi, considera che suonando facendo le piazze ci sono artisti che fanno anche 150/200 serate in un anno con una compenso a serata metti di 300 euro riesci a viverci anche con famiglia a carico. Ma alla fine che ti resta dentro, quali sono i ricordi che potrai avere? Non hai tempo di fare altro, non puoi avere un tuo gruppo, suonare la musica che ti piace. Preferisco lavorare per la famiglia e poi suonare per divertirmi con la musica che mi piace. Giri molti locali soprattutto con il gruppo che fa le cover dei Siouxsie, trovi differenze tra i locali qui della provincia e fuori? La differenza la trovi andando fuori regione. Da roma in su, nelle regioni come Toscana, Marche, Umbria, i locali sono più organizzati; hai il parcheggio, il camerino, i tecnici del suono, amplificazione di livello. Il pubblico è abituato a pagare un biglietto d’ingresso, segue il concerto. Ecco direi che c’è rispetto per i musicisti, e questo ti fa sentire bene, anche se poi tirando le somme i soldi della serata servono a coprire le spese della trasferta. Però ti senti bene, hai veramente la sensazione di aver trasmesso qualcosa attraverso la musica. La cosa forse più avvilente è quando trovi il gestore del locale che neanche vuol sapere che musica suoni, ma ti chiede quante persone puoi portare al locale. Durante una stagione ti capita di tornare in un locale o, diciamo lasci un periodo di decompressione. Adesso con il progetto next step, dove abbiamo la possibilità di avere tre cover band di gruppi diversi con formazioni diverse, possiamo anche proporci per più serate. Altrimenti diciamo che dopo aver suonato in un locale, non ci si ripassava prima di un anno, un anno e mezzo. 11


Ritieni che, soprattutto formazioni che fanno cover, debbano rinnovarsi magari cambiando almeno ogni due tre anni. Si credo che bisogna rinnovare lo spettacolo o almeno la scaletta se si vuole avere più opportunità in termini di serate. Diverso è il discorso se proponi pezzi di tua composizione. Il primo tributo l’ho fatto nel 97 per il trentennale dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles . Ti posso assicurare che prima non c’era l’idea di fare cover. Si facevano scalette miste di più gruppi. Su questo ritengo di essere stato un precursore. Nel 2002 poi è scoppiata una vera e propria moda per le tribute band. Nei locali suonavano quasi solo tribute band. C’è stata un’invasione di U2, Pink Floid, Beatles, Vasco Rossi, Ligabue… .

Come ti è venuto in mente di fare un tributo ai Siouxsie non mi sembra proprio una band conosciutissima. Sai ho sempre pensato che fare tributi a gruppi conosciuti, prendi ad esempio gli U2 sia un po’ un’arma a doppio taglio. È vero che quando ti proponi li conoscono tutti, ma è anche vero che i gruppi che fanno le stesse cover sono molti di più. I Siouxsie è una mia vecchia passione, solo che era difficile trovare una cantante che potesse ritrasmettere dal vivo lo spettacolo. Quando pensi di fare una cover band dovresti sempre partire dal cantante. Avere il cantante giusto è già il 50% del lavoro nel ricostruire lo show. Con i Siouxsie ho avuto la fortuna di incontrare Sara Paone che è perfetta nella parte. Era già una fans dei Siouxsie immagino, visto la ricerca maniacale che mette nei costumi, trucco, gli atteggiamenti sul palco. No ti giuro che neanche la conosceva. Adesso è una sua grande fans . La prima volta che li abbiamo proposti, quasi non ci credevo nemmeno io tanto in così breve tempo si era calata nel personaggio. In cinque mesi, partendo da zero, era riuscita veramente a entrare nel personaggio e ti posso garantire che anche a livello tecnico non è facile affrontare il modo di cantare quasi dissonante dei Siouxsie. Musicalmente eravamo pronti ma, non mi aspettavo la performance di scena di Sara e credo neanche il pubblico si aspettava niente di simile. Il segreto è nell’essere professionali. Preparare il progetto in tutte le sue parti e suonare sempre al 100%. Eseguire correttamente gli attac12


chi strumentali, curare la scenografia. Sorprendere il pubblico. Ecco quando riesci a sorprendere il pubblico, vedrai che se anche non conosce i pezzi resta ad ascoltarti fino alla fine del concerto. Con il progetto Siouxsie oggi grazie anche a Gianfranco De Lisi al basso e Mario Alonzi alla chitarra posso dire di avere un gruppo in grado di offrire uno spettacolo professionale a tutto tondo. Abbiamo fatto ad oggi più di 50 serate. Sono veramente soddisfatto del progetto Siouxsie.

dei Rolling Stones. Sai lui era innamorato del jazz, faceva delle partiture molto semplici anche se, indubbiamente, quando suona è un metronomo. Ma Ringo Star è stato fondamentale per un’intera scuola di batteristi.

Un batterista che ti piace Manu katché, quando suona con Peter Gabriel riesce ad esprimere veramente delle melodie. Ha un tocco incredibile, tutti controtempi, piattini. Sembra che suoni due strumenti contemporaneamente. Poi mi piace Bill Bruford quando suonava con gli Yes, Stewart Copeland dei Police, anche lui veramente una ritmica incredibile. Ma non saprei scegliere… John Bonham per la cassa. Era un motore. Il suo modo di suonare la cassa è stato poi copiato un pò da tutti i batteristi rock. Mi piacciono i batteristi progressive, anche Phil Collins quando suona con i Genesis, lo sai che ha partecipato come comparsa al film Un progetto che definiresti non riuscito? Purtroppo proprio su un tributo di qualche anno fa per un gruppo per Hard Day’s Night dei Beatles. me sacro: i Beatles. Era una specie di sperimento, un trio in cui riproponevamo i pezzi del primo periodo dei Beatles. Non puoi capire la Conosco la sua passione per i delusione che ho provato. Niente, la gente non lo apprezzava, sem- film plicemente non funzionava. Capisci facevamo i Beatles . È stata una Dopo i Beatles posso dire che ho grande delusione. Io amo tutta la musica ma sopra i Beatles non c’è imparato a suonare la batteria sui niente, sono stati senza dubbio molto di più di un gruppo. Sono stati dischi dei Genesis, The lamb lies i primi a fare l’album con la copertina doppia che si apriva a libro, i down on Broadway ho consumaprimi a mettere i testi delle canzoni stampati sulla busta. I primi a regi- to le tracce per quante volte lo strare in studio su un quattro tracce. Se non conosci i Beatles non puoi mettevo. Ho imparato veramente capire l’evoluzione della musica. Ringo Star è un grande. Ci sono ritmi tanto ascoltandoli. Ian Mosley il in alcuni pezzi così semplici e allo stesso tempo complicati da suonare. batterista dei Marillionha lavorato Non sarà un grandissimo tecnico, ma ha inventato dei passaggi vera- con Steve Hackett, come vedi la scuola è sempre quella. mente notevoli se pur nella loro apparente semplicità. E poi, dopo la morte di mio padre, Se vuoi questo è un cruccio che si porta dietro anche il batterista tornai in Belgio. Sapevo che Ivan Hai anche un altro progetto in piedi che è la cover band dei Marillion Suoniamo alla grande. Con Maurizio Troiani alle tastiere, Pierluigi Valentini alla chitarra, Loreto Gismondi al Basso e Giuseppe Netti alla voce, andiamo veramente alla grande ma, non abbiamo molto tempo a disposizione per provare. Maurizio lavora e praticamente vive a Roma, Loreto ha impegni come concertista (nb è violinista e suona in diverse orchestre di musica classica come violino solista). Non c’è il tempo di curare anche la parte scenografica, avvolte non riusciamo neanche a fare il check-sound prima dei concerti. Ma ti assicuro andiamo lo stesso a mille (qui posso fare da testimone avendoli visti live già in un paio di occasioni ndr). Ma abbiamo tempo per perfezionarci. L’importante è condividere i progetti e crederci.

“mi piacciono i batteristi progressive...”

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giro a suonare, non si rientrava prima delle cinque del mattino, pochi soldi in tasca. Quando tornai in Italia mi ricordo che ci fermarono alla dogana e ci fecero svuotare tutta la macchina, ci abbiamo messo 32 ore a tornare. Nell’89 feci Alex corporation con tutti pezzi miei, registrati su un quattro tracce, feci anche i pezzi alle tastiere e c’era anche mia moglie in era già alcuni pezzi al flauto. Feci anche una stagione estiva –bella esperienzalì. Caricai la di 15 date suonando solo pezzi miei. 127 con la batteria, televisione e tutto quello che riuscii Senti Alex mi racconti dell’esperienza con i Gun a Glasgow? a infilarci e andai. Pensa che lui Ho un cugino Franco Palombo, grande bassista, lo faceva di profeslavorava in fabbrica. Io arrivavo sione negli anni 70, con il suo gruppo hanno fatto anche un album ma dall’Italia senza nessun contatto, non è andata. Ha girato l’Inghilterra, l’Irlanda, la Scozia…avevano un gli proposi di formare un gruppo manager era tutto organizzato. Adesso ha diverse attività avviate dai per provare a suonare nei locali e genitori e tra queste un pub in società con il padre della cantante dei un’ora dopo era in macchina con Texas, il noto gruppo scozzese di Glasgow, fanno pop rock, sono famome con la sua chitarra pronto per si la cantante si chiama Sharleen Spiteri. l’avventura. Decidemmo subito di Il 10 e 13 agosto è successo tutto in modo strano, il cugino di questa non fare pezzi in inglese, gioca- cantante era in un gruppo i Gun (in quegli anni hanno fatto da spalla a vamo fuori casa, così ripropone- gente del calibro dei Rolling Stones, Gun’s Roses ndr) che incidevano vamo pezzi di Zucchero, Vasco per la stessa etichetta dei Simple Minds. Avevano fatto un album e aveRossi, Le Orme, fu una scelta vano fatto fuori (nel senso di mandato via ndr) il batterista. Allora mio vincente. Tre ore di spettacolo, cugino si è fatto avanti e mi ha organizzato un’ audizione. devi sapere che a Bruxelles i gestori dei locali sono tutti italiani e questo per noi era un bel vantaggio. Uno dei locali in cui abbiamo suonato era gestito dal fratello del cantante Adamo, non so se lo ricordi erano gli anni ‘60/70, anche a Bruxelles era famoso e il locale Tu eri in Italia era sempre pieno. Avevamo un Si mi ha chiamato e mi ha inviato un nastro con i loro pezzi da studiare. bassista di 17 anni, Daniele Ca- Facevano musica tipo Bon Jovi per darti un idea, Mi ricordo che il 13 labrese che suonava su una cassa agosto presi un volo charter. Ti premetto che ho volato spesso nella di birra per sembrare più alto, un mia vita, ma quel volo della scotch airways, dovevo fare uno scalo a fenomeno. Andavamo forte anche Manchester e poi continuare per Glasgow. Non avevo alternative le perché erano tanti gli italiani che date erano fissate per cui dovevo partire proprio quel giorno. Ci chiafrequentavano i locali e quando mano per l’imbarco e sulla pista ci avviciniamo al nostro aereo e… sei all’estero l’Italia è una sola iso- non ci potevo credere, era più simile a un vecchio pullman con le ali le comprese. Siamo andati avanti che non ad un aereo. Era pieno di tifosi del Manchester, sembrava di per 6/7 mesi poi sono ritornato in stare sull’aere più pazzo del mondo, hai presente il film? Davvero era Italia. Mi sono divertito ma era un surreale. Dopo un quarto d’ora erano quasi tutti ubriachi. Arrivato in tipo di vita che non puoi fare per Inghilterra ho baciato la terra, mai più fatto un volo simile. Comunque troppo tempo, eravamo sempre in l’aereo che dovevo prendere non c’era. Alle due di notte non è che hai

“... c’era un sacco di gente oltre naturalmente ai Simple Minds...”

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molte alternative, avevo fatto amicizia con un signore che stava aspettando il fratello che tornava dal Brasile e – ormai peggio di così non poteva andare – gli chiedo un passaggio verso la prima stazione. Insomma mi sistemo dietro insieme ai bagagli e partiamo. Dopo un’ora e mezza circa eravamo in piena campagna, mi faccio coraggio e cerco di chiedere dove eravamo diretti. Stavamo attraversando la foresta di Sherwood nella contea di Nottingham, insomma mi stavano portando alla stazione più vicina per Glasgow, avevano allungato il loro tragitto per farmi un piacere. Il paesaggio era bellissimo con il sole che sorgeva. Con il senno di poi è stato davvero un viaggio indimenticabile. Comunque arrivo. Con mio cugino andiamo negli studi dove dovevo fare l’audizione, arriviamo ai cancelli era pieno di ragazze, era lo studio dove incidevano i Simple Minds era sempre così fuori i cancelli. Io all’epoca ero capellone, rockettaro (in questo non è cambiato), entro e trovo questi ragazzi seri, capelli corti. Fortunatamente salta fuori che i genitori del chitarrista e del bassista, che erano fratelli, erano di San Cosimo Damiano. Loro non sapevano una parola d’italiano. Abbiamo iniziato l’audizione, con un paio di pezzi dei Rolling Stones e poi continuato con i loro pezzi, suonavo come un pazzo, picchiavo sui tamburi combattendo contro un muro di fender. Chissà quanti altri avevano già suonato prima di me tuttavia sembrava che suonassero in un concerto tanto era l’impegno profuso. E i Simple Minds li hai incontrati? Erano in tournée ma da lì a qualche giorno avrebbero suonato a Glasgow. Un paio di sere dopo mio cugino si presenta con due pass per il concerto. Siamo andati e, dopo il concerto siamo andati alla festa dietro il backstage. C’era un sacco di gente oltre naturalmente ai Simple Minds, altri musicisti come i Texas e i Gun, insomma tutti quelli che orbitavano intorno all’etichetta discografica. E l’audizione? Ho fatto qualche session nei locali con loro dopo quel provino, però no, non mi hanno preso. Sinceramente non lo so, un pò forse per la lingua, in quel momento stavano discutendo anche del rinnovo del contratto con la loro casa discografica. Non è andata. Ma non era un dramma, lì se compravi il giornale trovavi un mare di gruppi che cercavano musicisti e comunque in quell’occasione ho conosciuto la cantante dei Texas, pensa che il padre era amico intimo di Bill Wyman, il bassista dei Rolling Stones. Dopo circa quattro mesi ho preso la decisione di 15

tornare anche se erano uscite delle buone opportunità, una di queste anche con i Texas, ma oramai avevo deciso anche perché ero fidanzato e la mia ragazza, diventata poi mia moglie, non ne voleva sapere di andarsene dall’Italia. Comunque penso di aver fatto la scelta giusta, anzi ne sono certo. Con l’aereo? Con il treno e con la nave pur di non prendere l’aereo. Comunque lì ho capito qual è la vera vita di un musicista, e anche il rapporto che c’è tra di loro, sicuramente diverso da qui. C’è più collaborazione, interazione. Hanno una cultura musicale diversa dalla nostra. Pensa che avevo conosciuto Thomas, il road management responsabile del trasporto dei materiali dei Simple Minds e, quando ci salutammo gli lasciai un mio recapito perché sarebbero venuti in Italia per quattro date e mi disse che mi avrebbe contattato. Capirai pensavo che l’aveva detto giusto per cortesia, invece quando arrivarono in Italia mi vidi recapitare una busta con dieci pass per il concerto di Roma. Chiaramente siamo andati insieme a tre amici.


Tu pensi che sarebbe possibile una cosa simile con un italiano? Gli scozzesi sono così… è stata davvero una bella esperienza. Adesso mio cugino dovrebbe tornare, spero di poter organizzare quattro cinque date con i next step in scozia non sarebbe male. Sei ritornato in Italia e ti sei sposato. Esatto, poi dopo il matrimonio ho iniziato il progetto next step, volevo fare un gruppo nuovo, l’esperienza di suonare pezzi miei era archiviata. Nel frattempo avevo aperto un negozio di dischi a sora che mi ha dato l’opportunità di conoscere tanta gente tra cui Mario Mazzenga. Anche allora trovare persone che suonavano non era semplice. C’erano ragazzi che suonavano dentro delle stanzette adibite a sale prova ma che non andavano al di là delle prove e sai, se c’è una cosa bella della musica è suonare in pubblico. La sensazione di dare e ricevere nello stesso tempo dal pubblico mentre suoni è speciale; davvero. Ancora oggi se non faccio una serata dal vivo almeno ogni otto giorni mi sento male, davvero. Ti manca l’aria Davvero suonare davanti alle persone è speciale, soprattutto se non le conosci. Fa sempre piacere vedere tra il pubblico gli amici, ci mancherebbe, ma il vero test per il gruppo è quando incontri i favori di persone che non ti conoscono. Ti dicevo conobbi Mario Mazzenga e gli proposi di suonare insie-

me ad altri amici che avevano un gruppo e cercavano un bassista e un batterista. Partimmo per fare una session di funk ma non era il mio genere per cui con Mario decidemmo di formare un gruppo nostro e mettemmo su un trio. Facevamo pezzi di Miles Davis, Jaco Pastorius la scaletta era incredibile, prendavamo i pezzi e li reinterpretavamo a modo nostro, ci si divertiva. Anche lì cantavo io fortuna che il 60% della scaletta era strumentale. Mi arrangio ancora oggi con i cori, mi piacciono i pezzi hard rock dove posso strillare, lì mi diverto, ma non sono un cantante. Cantare è un’altra cosa. A proposito di locali, all’epoca non ce ne erano molti, visto che ne hai girati tanti, il pubblico rispetto ad oggi era più attento. Voglio dire venivano per ascoltare il gruppo? Si assolutamente. Ricordo il Blus Bar di Arce che era il locale diciamo innovativo all’epoca era il Cavern Club di Liverpool della zona. Il gestore era un vero appassionato di musica. La gente,e ce ne era tanta, venivano e ti ascoltavano, ti applaudivano o ti fischiavano, comunque partecipavano. Oggi li vedi seduti che continuano a bere e chiacchierare. Delle volte potresti sparargli anche 10.000 watt nelle orecchie e loro niente continuano a bere e a parlare fra di loro. Sto parlano soprattutto della nostra provincia, per fortuna non sempre ècosì. Nel 93-94 abbiamo fatto delle belle stagioni. Poi anche l’eperienza 16


del trio è finita, si stava orientando verso la musica fusion, e a me piace troppo il rock. Anche con Mario ho imparato molto, lui è un musicista vero, un professionista, anche all’epoca era richiesto come session man. Ci siamo separati ma siamo rimasti in ottimi rapporti. Poi con Ivan abbiamo formato i Blue Valentine, un progetto nato come formazione acustica, però diciamo che da lì ho iniziato il progetto di portare avanti più gruppi, difatti insieme ai Blue Valentine c’erano i next step. Se Phill Collins suonava con i Genesis ed i BrandX che facevano musica completamente diversa, nel mio piccolo potevo fare qualcosa di simile. Con i Blue Valentine abbiamo fatto blues e poi country west/coast per tre anni ma nel frattempo c’erano i next step che, era sicuramente il progetto più importante per me.

musicisti che vi partecipano. L’opposto di quando a sedici anni inizi a suonare e pensi che quello resterà il tuo gruppo per sempre. I musicisti debbono essere adatti al progetto che pensi di portare avanti oggi ho tre progetti: i Siouxsie, i Marillion e gli Uria Heep con musicisti differenti ma assolutamente eccezionali in quella determinata occasione. Un grosso vantaggio anche per i locali Assolutamente quando giri e ti presenti ad un locale con più progetti, sempre diversi, capisci che le opportunità sono maggiori. Con Siouxsie stiamo pensando anche di proporre qualche pezzo nostro. C’è una bella intesa tra di noi che credo si intuisca durante i concerti. Senza grosse aspettative, abbiamo già iniziato a lavorare su un paio di pezzi… vedremo. L’intenzione è di arrivare ad avere una decina di pezzi nostri.

Dopo i Siouxsie, arrivano i Marillion e gli Uria Heep, ancora gruppi non famosissimi, non è azzardato puntare su tipi di progetti simili? Ho sempre pensato che non puoi fossilizzarti sui pezzi più famosi. Quando senti discorsi tipo: suoniamo questi pezzi perché le persone vogliono sentire questo., ecco penso sia un punto di partenza sbagliato. Il panorama dei gruppi rock è veramente vasto e se un gruppo non è famosissimo non vuol dire che non sia stato importante. Sono tanti i fattori che determinano diciamo così la fama di un gruppo in una nazione. Gruppi famosi in Italia, magari non lo sono in Belgio, in Finlandia e viceversa. Proporre cose nuove è una scommessa ma è anche molto stimolante… Hai iniziato facendo cover o ave- soprattutto se poi funziona. vi ancora una scaletta mista? Sempre mista. Il primo tributo è Non sarai troppo radicale nei giudizi stato ai Beatles -non potevamo Sono stato criticato tante di quelle volte, ma io vado per la mia strada. avere dubbi- abbiamo fatto un’an- Non abbiamo ancora pezzi nostri, ma cerco almeno di proporre discorno e mezzo di serate. Poi è scop- si musicali che abbiano la logica di una ricerca e proposta non banale piata la mania dei tributi, abbiamo o se vuoi commerciale. Se sei professionale nel preparare un progetto fatto gli U2 i Simple Minds nel i risultati arrivano e ti fa piacere quando scopri di aver fatto avvicinare frattempo abbiamo fatto anche un ragazzo a quel gruppo dopo che lo ha ascoltato proprio da te. una Rock Antology per festeggiare i 50 anni del rock. Ho portato Torniamo ad Alex e la batteria, con quale set ti trovi meglio a suoavanti sempre due progetti uno nare? quello dei Marilliontipicamente progressive o quello più espiù adatto a suonare l’inverno nei senziale dei Siouxsie. locali dove solitamente hai poco Ma guarda quando decidi di fare cover devi adattarti al modo di suospazio per la strumentazione. nare e quindi al set che utilizza il batterista della band scelta. Ti diverti I next step dovevano essere un comunque, con i Marillionè chiaro che ti occorrono tutti quei tom, i progetto aperto anche a livello di piatti, devi adattarti. Ad esempio, con gli U2 avere un timpano a sini17


stra in un pezzo come One o Bullet the Blue Sky è essenziale. È una bella scuola che ti permette di apprendere stili diversi. Certo anche perché poi devi suonare in quel modo non c’è verso. Comunque per me il massimo è il progressive. Da ragazzo restavo incantato sui set montati con quattro tom piatti ecc. Insomma il set ideale è la batteria Rock progressive Si. Anche se è dura quando vai in giro e devi montare e smontare. Mi rendo comunque conto che non la farei montare a nessun’altro, anche se ne avessi la possibilità, non perché sono geloso è che sono abbastanza esaurito sulla disposizione dei piatti, dei tom. L’inclinazione e l’altezza dei crash deve essere uguale. No lo farei senz’altro io. E poi mi diverte montarla, un po’ meno smontarla.

Tenere un pad diciamo inserito nella batteria è utile, anche Frank Zappa la utilizzava. Invece la dream machine , pensi ai pezzi di Peter Gabriel, Game Without Frontiers è spettacolare e nonostante sia un pezzo di vent’anni fa è un suono attuale. Peter è un grande, usa suoni antichi mischiati con l’elettronica filtrati, fino ad ottenere dei suoni fantastici. Gli anni 80 con la new wave per me sono stati eccezionali, considera che negli anni 70 io avevo 10 anni, mentre il periodo della new wave è stato il mio periodo. Poi sono uscite le tastiere elettroniche ed è stata una tragedia, sono stati la rovina di bassisti e batteristi. Depeche Mode, Il doppio pedale lo hai mai usa- Heven 17 in studio erano tutti suoni elettronici. to? No, non mi piace ho avuto un set Il rock è inglese? con la doppia cassa. Funzione per I gruppi rock, i grandi sono inglesi: Beatles, Rolling Stones, Deep Purl’ Heavy Metal e anche su qualche ple, Led Zeppelin, Genesis, Yes, Black Sabbat, Pink Floyd. I grandi pezzo Fusion ha quell’effetto se singer-songwriter sono americani: Bob Dylan, Neil Young, Lou Reed, vuoi anche scenografico, d’impat- Bruce Springsten, Frank Zappa solo per citarne alcuni. Ma il rock è to. Preferisco la doppia cassa an- inglese, almeno quello da me preferito. che perché hanno due suoni diversi, il doppio pedale ha un suono Senti le intenzioni per il futuro di Alex? più meccanico la doppia cassa è Finché posso continuo, fino a quando riesco a portare in giro la battepiù motore. Non riesco a spiegar- ria. In alternativa mi sarebbe piaciuto suonare il basso. telo ma trovo una grande differen- (restano comunque i 5 anni di conservatorio fatti anche se non lo dice za tra le due cose. mai ndr) Mi ero ripromesso di rallentare, impegnarsi con un gruppo la volta, poi La batteria elettronica invece? qui a 451Farhenheit l’ambiente, i ragazzi, sono eccezionali e così siaL’ho avuta una simon, quando uscì mo arrivati ai tre progetti. La musica è così ti porta sempre su percorsi la Fusion nell’86/87 era di moda. che non ti aspetti. È questo il bello no? 18


I tamburini del Bravio A Montepulciano ci sono arrivato per lavoro, ed è stato amore a prima vista. Per uno come me praticamente “quasi” astemio innamorarsi di un paese famoso per il suo vino può sembrare atipico ma, Montepulciano non è solo vino. La gente è simpatica, il paesaggio è spettacolare, e poi vogliamo parlare della bistecca alla Fiorentina che si mangia all’Acqua Cheta da Giulio? o dei pici al ragù, rigorosamente fatti a mano, all’osteria di Cagnano di Alberto? Se poi aggiungete il clima di festa che riempie il paese l’ultima domenica di agosto giorno in cui si corre il Bravio delle Botti rievocazione storica con tanto di corteo medievale in cui le contrade si sfidano in una corsa lungo le strade del paese -circa 1800 metri prevalentemente in salita- manco a dirlo spingendo una botte. E qui arriviamo al nocciolo, ogni contrada all’interno della sfilata è preceduta da due sbandieratori e due tamburini che si esibiscono in tappe prestabilite lungo il percorso. Ho incontrato i tamburini della contrada di Gracciano (a dire il vero mi sono sfacciatamente seduto al loro tavolo dove avevano pranzato), Simone e Luca, poco prima che si preparassero per il corteo per saperne un pò di più su come si suona e ci si prepara per il Bravio.

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suonavamo tutti e 16 i tamburi, ora con l’introduzione delle chiarine è stato possibile variare la monotonia del suono che a volte 5 minuti di soli tamburi poteva creare. Anche la dinamica dei timbri dei suoni prodotti dai rullanti dalle chiarine e dai timpani è più ricca. Nella coppia del bravio i tamburi sono uguali per entrambi per cui si deve più giostrare sull’aspetto tecnico. Ci vuole un po’ più di virtuosismo. Come organizzate gli allenamenti; li fate da soli provando le musiche? oppure vengono coinvolti anche gli sbandieratori? Durante il corteo vedo che eseguite delle coreografie insieme. Noi almeno come coppia, nei periodi che precedono le esibizioni, facciamo gli allenamenti almeno un’ora la mattina e un’ora la sera, in cui ripassiamo tutte le canzoni. Noi di Gracciano ne abbiamo almeno una ventina. Sono tante di media le coppie ne hanno meno e poi abbiamo una - due ore che dedichiamo al numero, perché il numero lo facciamo tutti insieme. Per le coreografie decidiamo insieme. Ci sono le idee degli sbandieratori e le idee dei tamburini, questa è una cosa iniziata nel 2002/2003 di incastrare le musiche con i movimenti degli sbandieratori. Si ferma la musica la bandiera parte ,c’è tutto un lavoro sulla partitura a tema con le figure realizzate dagli sbandieratori.

Il drumming che utilizzate durante le esibizioni con gli sbandieratori lungo il percorso del corteo è uguale per tutte le contrade oppure ogni coppia ha una ritmica propria. Posso dire che la particolarità che sta nascendo qui a Montepulciano, che non ha proprio una tradizione secolare come quella di Siena, dove ci sono quattro musiche e quelle li le ripetono senza possibilità di variazioni. Noi inventiamo di sana pianta tutto quello che suoniamo quindi forse ogni contrada ha una particolarità per la musica che ascolta non tanto per l’insegnamento che ha avuto. So che quest’anno sono state presentate delle musiche nuove, le cambiate frequentemente o magari preferite proporle almeno per due tre anni di seguito? Noi, come contrada, abbiamo creato delle canzoni che ogni anno aggiorniamo e perfezioniamo oltre a integrare pezzi nuovi. Mentre quando suoniamo tutti insieme con il gruppo degli sbandieratori durante il corteo dei ceri, introduciamo anche strumenti come i rullanti e le chiarine per cui cambia il tipo di suono e di conseguenza anche le musiche suonate. La coppia di tamburini del bravio è più limitata. Nel gruppo degli sbandieratori essendoci più musici e strumenti capisci che l’impatto sonoro è diverso. I temi sono modificati in maniera radicale in funzione degli strumenti suonati. Nelle precedenti edizioni

Immagino che al di fuori dell’esibizioni nel ruolo di tamburini fate musica. Avete un gruppo in cui suonate le percussioni? Si suoniamo. No, io suono la chitarra elettrica e lui che ha studiato 5 anni violino adesso suona il basso elettrico. Qui a Montepulciano abbiamo il corso di musica nelle scuole medie dove insegnano a leggere la musica e a suonare uno strumento. Io ho suonato il clarinetto e poi mi sono dato alla chitarra elettrica, dal classico all’elettrico. Per cui qui a Montepulciano c’è proprio una vera tradizione musicale che coltivate da bambini. Si, nelle scuole medie c’è un corso sperimentale dedicato all’insegnamento della musica. Iniziamo dalla teoria con il solfeggio, magari l’apetto più noioso ma 20


fondamentale per l’apprendimento, per poi passare all’aspetto pratico sullo strumento. L’istituto di musica è cresciuto tantissimo negli ultimi anni. C’è la sezione moderna che da la possibilità ai ragazzil’opportunità di costituire dei gruppi proprio all’interno dell’istituto. A fine anno c’è il saggio che è un vero e proprio concerto. E poi c’è la sezione classica che và dall’insegnamento della musica classica alla lirica.

quelli che si presume fossero gli originali, proprio perché appunto le fonti storiche sono poche. Che mi dite della difficoltà di suonare durante tutto il percorso della parata che dura circa tre ore. Alle volte anche più di tre ore E fate anche diverse soste in cui c’è l’esibizione con gli sbandieratori. C’è un’ ulteriore variabile che è l’estrazione dell’ordine di sfilata. Più si è dietro più è lunga la sfilata. Quest’anno siamo usciti quarti, siamo a metà del corteo però è dura, la fatica è tanta. Un’anno abbiamo montato delle pelli sui tamburi in finta pelle che sono durissime e che debbono essere un po’ sformate prima di suonarle, sicché si partì dall’inizio, si tronfava, si tronfava si arrivò su si aveva delle braccia… e poi il caldo una giornata come questa di agosto, ti fermi pure per le vie sotto il sole, noi abbiamo i costumi di velluto. Inoltre non possiamo mai fermarci con le bacchette per nessun motivo.

Lo strumento che suonate nei tamburini è tipico di Montepulciano o è uguale a quello usato dai tamburini del palio di Siena. No questi usati da noi sono tamburi imperiali, tamburi a fusto lungo senza cordiera. La tradizione del bravio impone ad ogni coppia di avere due imperiali uguali A siena hanno anche i rullanti. Noi come sbandierata ci rifacciamo a Siena, ma mentre loro per le musiche hanno delle regole che prevedono per tutti di suonare le stesse musiche in tratti stabiliti del percorso e possono fare soltanto quelle, noi abbiamo più libertà. Ciò e dovuto al fatto che la nostra manifestazione risale al XIV secolo ed è difficile trovare documenti scritti. Siena è postuma rispetto a noi, per loro è più facile trovare una documentazione scritta o rappresentata su qualche pittura, e poi la nostra è una rievocazione. Come dicevo prima è da circa trent’anni che si sta ricostruendo il bravio anche dal punto di vista dello spettacolo non solo della corsa. Anche nei costumi si è cercato di avvicinarsi il più possibile a

Di fatti ho notato che il suono è incessante, il tempo viene portato sistematicamente per tutto il percorso. Sempre. Sempre anche quando ci si ferma e si esibiscono gli altri sbandieratori della contrada che ti precede o segue, comunque devi continuare a suonare. Per i giudici che sono lungo il percorso conta 21


la tecnica, il portamento e la capacità di rullare di degli sbandieratori, ma poi tutti mettiamo il foulard continuo lungo tutto il percorso. della contrada sopra la maglia. Ci sono dei giudici lungo il corteo che valutano l’esibizione? Dunque ci valutano per il numero della mattina in piazza –durante la cerimonia di estrazione dell’ordine di partenza delle contrade- che è l’esibizione più lunga e che determina una rilevanza maggiore della votazione. Poi ci sono tre soste durante il corteo che vengono valutate e poi la valutazione proprio dei tamburini durante lo svolgimento del corteo come ti ho spiegato prima. Durante l’esibizione di tre minuti non è che puoi esprimere tutto e poi l’errore può capitare. L’aspetto tecnico e virtuoso si nota più durante il corteo Certo in tre ore… Lì facciamo anche delle musiche lunghe. nel numero con gli sbandieratori no, possono essere inserite Il tempo è scaduto tra poco inizia il corteo e Simone ma rendono di più fuori dai numeri ecco. e Luca debbono prepararsi per il corteo e le tre ore abbondanti di rullata in cui veramente il suono dei Com’è Il rapporto con gli altri tamburini? al di tamburi riempie le strade, i vicoli, l’aria di Montelà, chiaramente, dell’antagonismo durante il bra- pulciano. Per la cronaca la loro contrada Gracciano è vio. arrivata seconda ma, visto che la coppia di spingitori Il rapporto è ottimo una volta c’era più rivalità tra le arrivata prima fa corsa a sé da diversi anni, possiacontrade, adesso grazie al gruppo degli sbandieratori mo reputarli vincitori morali del bravio. Ma poi che in cui si suona e ci si esibisce insieme, si è creato un importa stasera comunque si farà festa tutti insieme, clima di amicizia e collaborazione. c’è il massimo ovviamente, con un buon bicchiere di Nobile. rispetto tra noi. Hai visto la mattina dopo l’estrazione quando usciamo sulla piazza prima che si apra il portone del palazzo comunale, all’interno ci abbracciamo tutti quanti è diventata un’usanza siamo tutti amici, ci vogliamo un bene dell’anima. È una particolarità che credo abbia solo Montepulciano pensa che abbiamo 50 magliette tutte uguali per il gruppo 22


E io canto

Giuseppe

Netti

Con Giuseppe ci conosciamo oramai quasi da un anno, eppure è solo da un paio di mesi che ho scoperto che non solo ha la passione per il canto fin da ragazzo (grazie a un certo Freddi Mercuri), ma è il cantante ufficiale di ben due cover band: una dedicata ai marillion e l’altra agli Huria Heep. Da qui è nata la curiosità di saperne di più. C’incontriamo nella sala mixer dello studio di registrazione 451 fahrenheit di cui è titolare e dopo aver regolato l’aria condizionata a palla (nonostante siamo a fine agosto il caldo non molla) iniziamo questa piacevole “chiacchierata”. Allora Giuseppe Netti in arte Fish (oltre a essere il primo dei cantanti dei marillion è il nome con cui i ragazzi della band lo presentano nei live) iniziamo con una piccola curiosità come si decide di cantare in una cover band e, nel tuo caso, come si affrontano progetti così diversi a livello di stile e approccio alle canzoni come lo sono i cantanti di cui fate le cover? 23


È complicato si… è complicato soprattutto nel momento in cui bisogna ricercare la timbrica giusta per ognuno. Considera che ogni cantante scrive ed esegue le proprie canzoni in funzione delle proprie capacità vocali, per cui nel momento in cui decidi di affrontare un progetto devi comunque adeguarti al loro stile, il loro modo di cantare. Steve Hogarth dei marillion, è un cantante molto melodico, anche se le interpreta con tonalità alte. Ha la caratteristica di cantare in progressione su note molto alte, con poco spazio tra una strofa e l’altra. In realtà è un interpretazione molto particolare di pezzi essenzialmente melodici, c’è da dire che nell’interpretazione conta anche l’aspetto fisico e la preparazione del cantante, sono carat-

teristiche che influenzano anche il potente è stato un precursore dello stile che poi dai Depp Purple in modo di cantare. poi si è diffuso nel rock più duro Ma nei pezzi che suonate dei degli anni 70. Marillion fate anche pezzi canDecisa la scaletta dei pezzi, dutati da Fish. Certo. Fish ha un modo totalmente rante le prove avete riadattato diverso da Hogarth e secondo me la tonalità di qualche pezzo? è anche tecnicamente meno capa- No, assolutamente. Lo scopo di ce, ma ha una particolarità propria una cover band è proprio quello di che comunque, alla fine, lo rende essere il più simile possibile agli un interprete valido e importan- originali. Possibilmente anche nel te. In alcuni pezzi somiglia molto look. È chiaro che nella scelta di riproporre un gruppo, alla base ci alla voce di Peter Gabriel. deve essere la capacità da parte Beh direi che i marillion hanno del cantante di raggiungere le toattinto molto dal repertorio dei nalità dei pezzi, altrimenti capisci che non è lontanamente possibile Genesis . Giuseppe ride, perché conosce la pensare di affrontare un progetto mia passione per la band inglese per il quale non si hanno le doti e, avevamo già parlato più volte vocali. È vero che delle volte si inizia perché il chitarrista appasdi queste “somiglianze”. Si è vero Fish somiglia molto an- sionato di una band forma il grupche in scena a Peter Gabriel. La po con l’idea di riproporre i propri difficoltà maggiore nell’interpre- idoli, ma è comunque fondamentare i pezzi di Fish è nel tono mol- tale trovare un cantante che assoto squillante, acuto del modo di migli nella timbrica ed estensione cantare, a differenza di Steve Ho- all’originale. garth che è più caldo. Fish segue molto lo stile Prog, a scatti, mette Quanto cantare nelle cover band molte parole una dietro l’altra, usa una metrica tipica proprio dello stile del rock-progressivo. Nel cantante degli Huria Heep più che di tecnica si parla di potenza pura. Ha una voce fortissima, molto 24


può essere formativo per un cantante che decide di intraprendere professionalmente la strada della musica? Direi che è importante perché ti dà la possibilità di testare le tue capacità: estensione vocale, intonazione, stile. È un punto di partenza naturale come naturale è la predisposizione ad ascoltare un gruppo al posto di un altro. Dipende dai gusti personali, dal carattere, magari anche dalle persone che si frequentano è un percorso davvero personale. Il passo successivo alle cover è l’interpretazione di pezzi propri. È un’evoluzione naturale. Non è detto che cantando cover riesci a esprimere tutto quello che hai da dire, ad esprimerti come veramente vorresti. Arriva inevitabile il momento che ci siede e s’inizia a scrivere, ad eccezione se si sceglie di essere interpreti, penso ai musicisti di musica classica ad esempio oppure ai cantanti di musica leggera anche grandissimi, un nome per tutti: Mina. Fare live in una cover band ti aiuta a proporti al pubblico, ad affrontare la scena, ad affinare l’interpretazione fino ad aggiungere ogni volta qualcosa di tuo. Hai detto interagire con il pubblico, come si fa a catturare l’attenzione del pubblico. Sali sul palco parti con la prima nota del primo pezzo e… Già la prima nota del primo pezzo. Per ottenere l’attenzione del pubblico bisogna essere per prima cosa “gruppo”. Devi avere lo spirito e l’atteggiamento di un gruppo. Significa curare l’entrata, il suono, le luci, tutto deve essere perfetto, bisogna provare, ragionare sulla scaletta, sul look ed essere poi pronti per i live. Una volta che si è riusciti a catturare l’attenzione del pubblico, con l’ingresso in scena e il primo pezzo, poi devi essere capace di mantenere il palco. Devi essere bravo a livello musicale, devono essere bravi i singoli musicisti, ma soprattutto deve essere percepibile la coesione musicale del gruppo. Il suono deve venire dal gruppo, ci deve essere armonia tra gli strumenti e soprattutto il tutto deve arrivare al pubblico. Pensi che ci si debba adattare agli umori del pubblico che si ha di fronte oppure, comunque si tira 25


dritti con la scaletta provata? Penso che assolutamente non deve essere il pubblico a guidare la serata ma, al contrario spetti alla band e nello specifico al cantante essere il padrone assoluto della scena e qui, lasciamelo dire si determina la differenza tra un artista e un interprete comune. Sul palco è sicuramente difficile, non c’è un sistema, un modo sicuro, sicuramente un atteggiamento convinto delle proprie capacità del gruppo, suonare bene, essere piacevoli da ascoltare con volumi giusti. Anche se non conosci il pezzo se è eseguito bene ti soffermi ad ascoltare. Quanto conta il posto in cui si suona? Molto. Conta molto, ma molte volte non puoi scegliere, non puoi che adattarti alle situazioni. Non

anche e soprattutto il linguaggio del corpo. Interpretare è più che cantare, significa sentire il pezzo, farlo proprio, riviverne le emozioni e ritrasmetterle come erano nelle intenzioni dell’autore. Questo è difficile, soprattutto facendo le cover ti capita di cantare di situazioni che non hai vissuto, raccontare emozioni che non ti appartengono, soprattutto nella musica prog intere frasi che forse non hanno neanche un senso compiuto. Fish ad esempio parla quasi sempre dei sentimenti provati dopo la separaSenti secondo la tua esperienza, zione con la moglie, dell’infanzia quale è la caratteristica fonda- perduta, parla quasi sempre di mentale per un cantante oltre quello. naturalmente all’intonazione Un pò come Eros Ramazzotti che diamo per scontato? Dando per scontato l’intonazione dopo la separazione dalla modirei l’interpretazione. L’interpre- glie… tazione del brano, credo che vada Ride di gusto puntalizzando subial di là della voce, ma coinvolga to… puoi avere soprattutto nel caso in cui fai cover uno spettacolo solo acustico per i locali piccoli e uno spettacolo rock per l’esterno. Se fai la cover band dei marillion ti adatti a suonare sia dentro che fuori i locali nell’unico modo possibile: regolando il volume dei suoni. Ripeto purtroppo in zona non abbiamo locali predisposti ad ospitare band come lo è “stazione birra” a Roma, bisogna adattarsi e fare esperienza sui problemi che inevitabilmente si incontreranno.

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Si però Fish lo ha fatto un po’ meglio. Sono magari emozioni che non hai provato ma più facili da capire e interpretare. Altre volte ti trovi davanti davvero territori sconosciuti e lì è più complicato devi basarti essenzialmente sull’ascolto dell’interpretazione originale studiando l’esecuzione originale. Invece a livello di valore assoluto di un cantante nei live è più importante la tecnica o la personalità? La tecnica sicuramente è importante. Una volta acquisita attraverso lo studio deve diventare parte integrante di te. La personalità aiuta avvolte proprio a coprire le pecche tecniche. Ci sono cantanti in cui, in scena, prevale il personaggio al punto che il pubblico perde di vista l’aspetto tecnico. Per me, tecnica e personalità debbono equivalersi. Un cantante quando esce sul palco deve essere concentrato, lucido, non deve essere che ne so annebbiato dall’alcol oppure farsi prendere dall’entusiasmo, soprattutto se il pubblico ti spinge, perdendo il controllo della voce . Dal punto di vista del cantante se perdi il controllo della voce non canti bene. Puoi anche mantenere l’intonazione, sforzando le corde vocali ma poi, nel corso del live sarai sicuramente penalizzato, soprattutto nella parte finale del concerto dove invece generalmente ci sono i pezzi più impegnativi e molte volte anche meddle di pezzi. Per il pubblico credo che la personalità sia molto importante, ti fac-

cio l’esempio di Freddy Mercuri dal vivo non cantava come in studio dove la cura dell’aspetto tecnico era evidente, ma certamente nei live la presenza scenica diventava predominante ed era recepita in maniera straordinaria dal pubblico. Chiaramente un atteggiamento così esplosivo sul palco ti porta inevitabilmente a cedere qualcosa all’esecuzione prettamente tecnica del pezzo. Un cantante pop è più libero nell’interpretazione dal vivo, quante volte un Bono Vox viene aiutato da The Edge durante i live ma di certo questo non ne sminuisce la grandezza artistica. Torniamo per un attimo a Giuseppe Netti, qual è il cantante che ti ha spinto verso il microfono, il cantante che dopo averlo ascoltato ti ha fatto pensare “voglio cantare anch’io”. Non ho dubbi Freddy Mercuri. La voce era spaziale, nonostante non l’avessi mai visto dal vivo, è bastata sola ascoltare la voce… solo la voce… era incredibile, potente solo a sentirla mi sono detto “caspita che bello cantare”. Il Freddy Mercuri che ho conosciuto e maggiormente apprezzato è quello “più maturo” degli anni 80. Quello che mi ha colpito proprio della voce di Freddy Mercuri è la potenza, nella sua voce sentivo la libertà, aveva la facoltà di “urlare” e le persone lo capivano. Cantare ti dà la possibilità di tirare fuori tutto quello che hai dentro in maniera positiva è un’espressione artistica unica. Oggi è più facile cantare live o 27


in studio? Non saprei o forse in studio è più facile soprattutto con le tecnologie di oggi, hai grossi margini tecnici di correzione. Nel live, nonostante la tecnologia, se ritardi un attacco o salti una strofa è fatta. Nei live poi il pubblico si pone quasi sempre con atteggiamento critico nei confronti del gruppo sul palco.

ta sicuramente a gestirti meglio. Bisogna inoltre distinguere dallo studio della tecnica allo studio della musica, imparare a leggere la musica ti aiuta a inserirti bene negli stacchi, a seguire i musicisti, ti aiuta a comporre, a scrivere. È importante. La tecnica ti aiuta a esprimerti, ti rende libero nell’interpretazione.

Come mai pensi abbiano questo atteggiamento Secondo me un po’ per timore e un po’ per invidia. Intimoriti rispetto a una persona che essendo su un palco comunque tende a predominare la scena. invidia perché qualcuno vorrebbe stare al tuo posto consapevole di non averne il coraggio. Quando sei sul palco sei solo contro tutti. Non so se è così da per tutto ma è una sensazione che ho avuto molte volte sul palco.

Come vorrebbe cantare Giuseppe Netti Io vorrei cantare in una maniera impossibile, anzi incredibile – e ride pensando già a quello che sta per dire- vorrei riuscire a cantare in una maniera melodica, calda. Allo stesso tempo vorrei essere capace di interpretare canzoni esplosive con note alte perché per me cantare è una forma di liberazione. Vedi nelle canzoni melodiche si tratta molte volte di raccontare sensazioni, stati d’animo mentre quando si sale di tono solitamente è una parte liberatoria del pezzo, d’incitazione…. Mi piacerebbe esplorare anche nuovi territori come la lirica, provare a cantare da tenore ma non mi sarà mai possibile anche fisicamente – è magro come un chiodo- soprattutto a livello di corde vocali le distruggerei.

Quanto è importante studiare per fare il cantante? Se lo vuoi fare da professionista è inevitabile. Arrivi al punto che hai bisogno di studiare, soprattutto se sei esigente con te stesso, ci sono cose che riesci a fare ma poi più di quello non vai. C’è un momento in cui hai bisogno di essere seguito da qualcuno. Puoi anche acquistare libri sulle tecniche vocali, di respirazione, di uso del diaframma etc., ma se non hai qualcuno che ti fa vedere i movimenti corretti è difficile, rischi persino di fare più danni. Acquisire la tecnica non vuol dire perdere il proprio modo di cantare anzi, ti aiu-

A proposito di corde vocali, quante volte ti alleni per restare in forma con la voce Io canto sempre tutti giorni. Passo i primi 10 minuti senza parlare perché mi sento le corde “fredde”, poi inizio a fare dei vocalizzi per scaldarle, canto in falsetto per 28

allenare le corde, davvero, oramai lo faccio abitualmente come se dovessi cantare ogni sera. Soprattutto è sbagliato allenarsi solo quando si sa di avere un concerto. Devi essere pronto anche fisicamente, ci si dovrebbe allenare per avere fiato, e resistenza sul palco. Se sei pronto fisicamente le due ore le riesci a gestire, se entri in deficit di fiato automaticamente perdi anche il controllo della voce. Devi avere il controllo del fiato, devi essere rilassato, strare bene con te stesso per dare il meglio. È complicato sono tanti i fattori ecco perché hai poco spazio per l’improvvisazione. Come vedi il panorama attuale delle nuove leve anche a livello internazionale . Ci sono differenze nell’approccio tra i vecchi interpreti degli anni ‘70 e oggi? Secondo me i cantanti degli anni 70/80 erano più liberi a livello espressivo. Adesso hanno troppa fretta. Le major hanno tempi di immisione sul mercato discografico molto più breve. Un artista dura il tempo di una stagione. Prima c’era più tempo per maturare a livello artistico, oggi c’è troppo stress, troppa. Eppure se ci pensi quando ascolti un nuovo gruppo la prima cosa che ascolti e che noti è il cantante, è veramente l’anello di congiunzione tra il gruppo e il pubblico. Parlando d’italiani un Vasco Rossi un Ligabue, che non avrà una grossa estensione ma sicuramente ha una timbrica unica, non ce ne


sono. C’è sicuramente una nuova generazione in erba, bisogna dargli il tempo di maturare e non bruciarli per il mercato. A livello internazionale una novità l’ho trovata nei Coldplay sia a livello vocale sia come sound, - nb l’ultimo album è stato prodotto da Brian Eno - è tutto giusto la voce, il sound ogni elemento è al posto giusto. Ci dobbiamo aspettare prima o poi una cover band dei Queen? No assolutamente, mai… non potrei mai. Cantare Freddy Mercuri… i miti non si toccano. La prossima cover bando forse saranno i Supertramp . Vedremo anche perché sono in due a cantare nel

gruppo, poi ci sono i cori… ve- con musicisti dello studio -451 dremo. fahrenheit- mi piacerebbe fare delle sperimentazioni vocali. UniNuovi progetti di Giuseppe al di re, sperimentando, elettronica classica e cori insieme. Abbiamo fuori del gruppo? Se ti riferisci a scrivere pezzi miei già qualche contatto anche con alno, già fatto. Da ragazzo abbia- cuni musicisti importanti, vedremo anche registrato con un primo mo se riusciremo a concretizzare gruppo composto da amici. È ri- qualche progetto. masta un po’ l’amarezza di non averci provato veramente, avrei Ok decidiamo di chiudere qui, si voluto magari arrivare al punto è fatto tardi. Il tempo passa davdi essere giudicato da un pubbli- vero veloce quando la compagnia co, ma non siamo riusciti a farlo. è gradevole ed entrambi abbiamo Per sfondare devi essere un artista altri impegni. Tanto domani ci si vero… e quello non si inventa o lo rivede e, tanto per cambiare parlesei o non lo sei. Se ci pensi sono remo di musica. pochi i gruppi che restano nella storia. Attraverso la collaborazione

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Assegnato a Ennio Morricone il Premio Internazionale Daniele Paris

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L’incontro con il maestro Morricone è nato in modo fortuito. Sono stato chiamato dal direttore dell’organizzazioåne del Premio Internazionale Daniele Paris, Vittorio Vigliani insieme all’Assessore alla Cultura del Comune di Frosinone Narciso Mostarda ad occuparmi dell’immagine e della comunicazione dell’evento. Il premio era stato assegnato a Ennio Morricone, per cui era inevitabile incontrare il maestro alla conferenza stampa organizzata a Roma a metà settembre. Il maestro arriva alle nostre spalle fuori dal piazzale dell’albergo dove è organizzata la conferenza stampa con qualche minuto di anticipo, si avvicina all’assessore Mostarda e alla signora Paris chiedendo, dopo i saluti, se sono arrivati tutti. Guardandolo, non riusciresti a distinguerlo dai turisti stranieri che entrano ed escono dalla hall dell’albergo, nessun piglio “d’artista”, nessuna traccia di scontrosità, anzi si concede sorridendo ad autografare un cd a un piccolo fan. Entriamo nella sala della conferenza stampa, piccola pausa per le foto di rito a beneficio dei giornalisti presenti e, dopo una breve presentazione sulle finalità del premio intitolato a Daniele Paris che, nelle intenzioni dell’Assessore Mostarda e della famiglia Paris, dovrebbe diventare un appuntamento annuale di prestigio per Frosinone la parola passa al maestro Morricone. mai la musica” e Daniele rispose, in maniera categorica, “io sì.” In effetti Daniele si è dedicato molto alla musica contemporanea e, al contempo quel direttore, molto bravo, che non voglio nominare, effettivamente non ha mai diretto musica contemporanea. Ricordo anche l’impegno di Daniele per dotare Frosinone di un conservatorio di musica e, nel momento in cui riuscì ad ottenere dal Sindaco un palazzo, organizzò una sorta di conservatorio “clandestino” in effetti non c’era ancora l’autorizzazione ministeriale. C’era Bruno Molai che insegnava come me composizione, c’era Nando Graziosi che insegnava pianoforte… Dino Sciolla che insegnava la viola e altri. Ricordo benissimo la mia classe, erano cinque allievi uno si chiamava De Castris era un prete, iniziò bene, lui già scriveva delle messe. C’era Tonino Poce che attualmente scrive musica per mestiere e che insegna al conservatorio di Frosinone. La cosa per me durò tre anni, poi quando si ottenne il riconoscimento ministeriale e non bastava più la presenza di una volta a settimana, ma, giustamente, si richiedeva una frequenza più assidua, lasciai, perché avevo altri impegni. Però il conservatorio aveva avuto il suo battesimo vero, io partivo da casa per venire

Io sono ciociaro, i miei nonni erano ciociari, la Ciociaria, Frosinone, Arpino sono un pò la mia seconda casa. Ho la cittadinanza onoraria di Arpino, che a suo tempo il senatore Struffi mi volle onorare, i ringraziamenti ricevuti dall’Assessore e dalla famiglia Paris li accetto, anche se non sarebbe proprio il caso, sono felicissimo di essere qui e poter testimoniare la mia amicizia con Daniele. Dovete sapere che Daniele, studiava organo con Ferrante Germani, era già diplomato e componeva, io andavo a seguire di nascosto le lezioni dell’organo, ancora oggi sono innamorato dell’organo quello vero, lui suonava l’organo, era già un compositore, ma ancora continuava a studiare. Ricordo la determinazione di Daniele una sera in una cena organizzata a casa di Petrassi con noi allievi, Ci fu un direttore che non posso e non voglio nominare che in relazione alle composizioni contemporanee disse: “di tutti questi compositori, io non dirigerò 31


a Frosinone e tornavo la sera e per il lavoro di composizione era già una grande distrazione e non avrei potuto continuare a lungo. Ho dei bei ricordi di Frosinone e di Daniele, ha detto giusto la signora Paris era un duro… buono. Era sempre accigliato, eppure era buonissimo, chissà perché succede lo stesso anche a me. Ricordo che un giornalista una volta mi

segnare a Frosinone, lo sopporteremo nell’esecuzione del pezzo Braevissimo che gli ho scritto a posta e che dirigerò. È un pezzo facile e non avrà difficoltà nell’eseguirlo… sto scherzando Maurizio è un grande contrabbassista sta facendo grandi cose. Maurizio Ti ringrazio per i giudizi lusinghieri ma debbo dire che io sono uno dei grandi ispiratori dei momenti di nervosismo del maestro, dei cinque minuti che poi fortunatamente passano.

“... il mio rapporto con il conservatorio di Frosinone è stato molto importante”

Morricone Conta le battute, gli dico, tutti gli altri aspettano lui per entrare e non suona nessuno per un quarto. Un quarto è lunghissimo, allora gli dico conta le battute. Però debbo dire la verità che nei concerti è molto attento e non succede mai è sempre molto attento e preciso.

chiese: “Maestro ma perché non sorride mai?” e io gli risposi “ vede che anche se ho ottant’anni non ho una ruga è perché non sorrido mai!” anch’io forse ho il carattere di Daniele, esternamente sembro arrabbiato ma non è così. Però adesso che ho detto questo non vorrei che qualcuno si approfittasse della mia bontà e mi presentasse un orchestra scarsa. Sicuramente non accadrà per il concerto di Frosinone. Ho detto tanto… ho detto troppo ringrazio i presenti se volete fare delle domande… ma se non volete farle io ho da provare che dopodomani abbiamo un concerto.

(*) Nel 2007 viene eletto nell’assemblea costituente del PD, ci sono altri progetti politici nel futuro? La ringrazio per la domanda, intanto – mettendo la mano in tasca- tiro fuori una lettera che porto con me che farò leggere solo a Maurizio senza farla vedere a nessuno, ma mi sarà testimone dell’autenticità. Due anni fa mi arrivò dopo un concerto una lettera dall’ Onorevole Rutelli con un programma dicendomi che se volevo, se ne condividevo i principi, potevo firmarlo, ma non ero obbligato a farlo. Io lessi il programma e mi sembrava scritto da persone per bene, oneste che avrebbero operato per il bene sociale, per l’Italia. C’era tutto. Erano 45 pagine io come faccio a non firmarlo? e lo firmo. Poi un giorno mi chiama l’Assessore Gianni Borgna e mi dice: “tu sei d’accordo al programma di Rutelli ?” e certo l’ho firmato, non lo sai che l’ho firmato? “Ah Va bene, va bene grazie”. E mi ritrovo dentro la convention, come si chiama, la costituente del Partito Democratico. Vengo a sapere questa cosa, di essermi ritrovato in questa cosa solo perché avevo firmato quel documento. Telefonai a Borgna e lui mi rispose: “hai ragione, ieri la Marai-

(*) A che periodo risale la collaborazione con il conservatorio di Frosinone? Dimenticavo una piccola curiosità, all’apertura del nuovo conservatorio tre/quattro anni fa il direttore di allora, il maestro Saponaro mi chiese una composizione con il testo di Bonaviri, io ho scritto questa composizione che poi è stata eseguita all’aperto nel bellissimo cortile, solo che quel giorno pioveva. L’orchestra era al coperto, ma gli altri erano sotto la pioggia, la cantante era raffreddata e praticamente senza voce e non potevamo sostituirla in alcun modo, ha cantato anche sapendo che non ce l’avrebbe mai fatta. Il mio rapporto con il conservatorio di Frosinone è stato molto importante e poi il nuovo ha delle sale insonorizzate davvero molto belle, ci sono maestri che suonano con me e insegnano a Frosinone. Lui ( Maurizio Turriziani ndr) ancora sta studiando contrabbasso, quando si diplomerà tra poco potrà in32


ni mi ha fatto lo stesso discorso”. Insistetti dicendo che non volevo partecipare a questa cosa, che non faccio politica ma oramai, diceva, non era possibile fare più nulla. Così è andata avanti e ho preso pure un sacco di voti, molto più di tanti onorevoli. Allora ho mandato una lettera all’Onorevole Veltroni e lui mi ha risposto. La lettera è questa che ha Maurizio. In breve io gli avevo scritto che non potevo occuparmi di politica sono cose di cui si debbono i politici di professione e lui, molto cortesemente, aveva rispettato questa mia volontà. Ecco perché la porto con me per chiarire questa cosa della politica. (*) Morricone come maestro lo conosciamo tutti e ha avuto riconoscimenti internazionali che ne testimoniano il valore, ma Morricone studente com’era? Il mio rapporto con Petrassi è stato un rapporto straordinario - c’è una lunga pausa di commozione da parte del maestro - straordinario, lui era un maestro a tutto campo. Era un maestro di vita e di composizione. La composizione la insegnava in maniera speciale… i ricordi mi danno una grande commozione, era generoso con me, con Polena, con tutti quelli che volevano studiare composizione. Non lo era affatto con quelli che studiavano composizione per fare i maestri d’orchestra, lui non lo ha detto mai, ma si percepiva un’attenzione diversa nei nostri confronti. Era un duro, lui prendeva delle decisioni e andava avanti 33


per la sua strada. Io volevo entrare nella classe di Petrassi e invece ero stato messo nella classe di un altro maestri di composizione, anche bravo, ma io volevo Petrassi, ero fissato. Andavo in biblioteca a leggere le sue partiture e mi sembravano bellissime, di una precisione, senza raddoppi, si vedeva un amore un’attenzione nella scrittura personalissima. Quando dissi alla segreteria che volevo andare nella classe di Petrassi mi dissero che era impossibile. La classe era piena e non c’era niente da fare e io allora dissi alla segretaria che sarei andato via dal conservatorio. Era da tanto che ero iscritto al conservatorio, ci pensarono molto e a gennaio mi ritrovai iscritto nella classe di Petrassi. Entra in punta di piedi nella classe, ma proprio in punta di piedi perché era una classe di cui si diceva un gran bene, sembravano gli allievi tutti fenomeni, sembravano e lo erano anche. Io entrai molto timidamente come se entrassi in un santuario. La prima cosa che mi diede da fare furono le danze, una rottura di scatole, il tango, il foxtrot, il blues, la corrente, una noia pazzesca. Comunque scrissi queste cose e le portai a lui, non ero contento di quanto avevo scritto… e neanche lui. Non me lo disse, ma se non ero contento io non poteva esserlo lui. Debbo dire che dopo le danze fu un’ascesa continua, in tre anni sbagliai solo un pezzo che mi diede da strumentare l’uccello profeta di Schuman che era una cosa di una semplicità pazzesca e io feci una cosa pazzesca. Mi sembrò giusto interpretare il pedale del pianoforte, caricai questa partitura di cose incredibili, oggi a ripensarlo, quasi mi vergogno di averlo scritto, lui mi disse: “no non và, guarda questa è la parte del flauto, qua c’è un suono d’arpa, basta”. Fu comunque illuminante. Questo fu l’unico momento di caduta in tutti gli anni di studio con Petrassi . I risultati si videro nella sessione finale di esame in cui scrissi una scena lirica, una fuga doppia a sei parti. Era la scena in cui Glauco è nell’isola di Circe, coro, orchestra, solista, lavorai davvero bene. Scrissi pensando a una sua lezione su dei pezzi chiusi, che iniziavano e finivano e io strutturai la fuga con pezzi che iniziavano e finivano. All’esame c’era una commissione molto dura e ricordo che il direttore che all’epoca era in contrapposizione con il Petrassi, mi

fece una domanda un po’ cattiva sul perché avessi diviso la linea dei contrabbassi, ma non ebbi il tempo di rispondere che Petrassi si adirò per questa domanda “inutile” e la cosa finì lì.

Ma è troppo lunga sta cosa, mia moglie dice che parlo tanto. Comunque non ottenni il dieci e fu anche giusto perché qualche debolezza l’avevo avuta. Debolezza che malgrado il tempo, io ho finito sempre prima, non ho avuto modo di correggere, per via di una concatenazione di eventi musicali che mi portavo dietro specialmente nella scena lirica quando Circe dice “dov’è l’eroe possente” pensando a Glauco. Volevo fare una cosa cromatica, sensuale, molto contorta e non ci riuscii. Era scritta l’idea, ma non ci riuscii e li si vede quella debolezza che mi costò quello 0,50. Ma sono contento di come andò, comunque arrivai primo, non era una gara sportiva ma era importante per me. Andammo a casa insieme io commosso, lui commosso – e qui c’è ancora una pausa di commozione nel ricodo del maestro- io lo ringrazia e lui mi disse: “bisogna essere in due…” ecco noi eravamo in due. Qui veramente la voce è rotta da un’emozione sincera che riaffiora inalterata nel tempo. È incredibile di come ancora, un artista che ha avuto tutti i maggiori riconoscimenti in campo musicale, conservi ancora una venerazione e una gratitudine così viva nei confronti del suo maestro. (*) Vorrei sapere qual è l’immagine che le torna in mente ripensando alla notte degli oscar. 34


ne degli argomenti che scorreva sul gobbo, ma che io non leggevo, al contrario di Clint Eastwood che era a fianco a me e che leggeva da un altro gobbo traducendo in inglese quello che io avrei dovuto dire in italiano. Immaginate il divertimento di chi capiva entrambe le lingue.

Mi è rimasto in mente una cosa abbastanza buffa. Dovete sapere che gli altri premiati avevano quaranta secondi per i ringraziamenti, dopo di che si accendeva una luce ad intermittenza che segnalava la fine del tempo e se non interrompevano partiva inesorabile l’orchestra. Io avevo a disposizione quanto tempo volevo, ma comunque avevo concordato il giorno prima le cose che volevo dire e che avevo suddiviso in cinque punti: ringraziavo i registi senza i quali non sarei stato lì; salutavo i non premiati augurando loro di prende l’oscar quanto prima perché lo meritavano; il film che mi aveva consentito di avere la nomination e per ultimo dicevo che questo premio alla carriera non è un congedo ma anzi voglio continuare a scrivere per il cinema portando avanti e sviluppando le mie idee e poi dedicai il premio a mia moglie. Ricordo però che queste cose che ho detto, con un’emozione pazzesca davanti a questa platea di persone in piedi che applaudivano, mi ha fatto venire un nodo alla gola, seguivo l’ordi-

Come si è avvicinato alla musica da film? Cominciai a fare gli arrangiamenti per la radio, per le canzoni, dove ho fatto una grande esperienza, facendo esperimenti musicali che poi delle volte i musicisti neanche suonavano. Scrivevo anche per la televisione e fu lì, in una trasmissione che Luciano Salce ed Ettore Scola che faceva i testi, mi conobbero. L’arrangiatore è una persona oscura, che non appare. Luciano Salce ebbe il coraggio di chiamarmi per fare le musiche di due suoi spettacoli teatrali e poi mi chiamò per un suo film Le colonne diErcole ma quando Dino De Laurentis seppe che avevo scritto io le musiche, non conoscendomi decise di

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passare di mano il progetto e Salce acconsentì. Il successivo film fu Il federale e mi chiamò di nuovo, anche il terzo film fu di Salce poi mi chiamò Lina Wertmuller che già mi conosceva come arrangiatore e così cominciai, poi arrivò Sergio Leone.

contrato quando venne a casa mia per chiedermi di comporre per il suo film, erano passati trent’anni ma lo riconobbi. Un pò per il cognome e un pò per una specie di leggerissimo tic che aveva nella piega del labbro inferiore. Gli dissi: “tu hai fatto la terza elementare alle scuole cristiane” e la sera andammo a (*) È vero che il primo film che musicò per Leone cena insieme da Checco il carrettiere che era un altro lo fece sotto pseudonimo? compagno di scuola ed aveva la fotografia con tutSì perché il produttore voleva che il film apparisse ti noi della terza elementare ingrandita attaccata nel come americano e ne diedi due da scegliere Dan Sal- locale. ce e l’altro era Leo Nicols che era la combinazione tra la figlia di Nicolai che si chiamava Lea e lui Ni- (*) C’è un genere che le piacerebbe sperimentacols invece l’altro, era una amica di mia moglie che re? si chiamava Dansavio. Guardi credo di aver toccato le corde di tutta la sperimentazione musicale, questo dice Miceli (Sergio Miceli ndr) che ha studiato le mie partiture e questo “... in generale vedo poco la penso anch’io. Certamente c’è stato un progresso, ho abbandonato la fase sperimentale, anzi forse l’ho televisione” ripresa un pò in Braevissimo, il pezzo scritto per Maurizio Turriziani. Prima non scrivevo una nota sul (*) È vero che lei ama definirsi un compositore pentagramma se non corrispondeva ad una struttura colto? generale, come fossi un ingegnere. Quando scrissi il Colto, quando serve sono anche semplicissimo, an- pezzo per undici violini, inizialmente dovevano esche se questo non vuol dire scrivere delle partiture sere dodici ma tutti i ragionamenti che feci scrivendo colte. Cerco, anche quando scrivo per il cinema o le quel pezzo mi portava alla conclusione che uno non canzoni, di riscattare una professione che è conside- doveva suonare, e divenne di undici violini. È un pò rata un pò bassa. Anche nel cinema il compositore è come un’auto da corsa, nel garage fai le prove, metti considerata una professione un pò bassa. C’è questa a punto le parti e poi vai in pista per correre. Oggi cosa strana che dai compositori di musica leggera credo di scrivere musica per un auto che cammina. sono considerato un compositore di musica assoluta, dagli altri viceversa. Per molti versi sono un ambi- (*) Che ne pensa del proliferare di programmi guo, un Giano bifronte nell’ambiente. Amo molto la musicali televisivi, di talenti emergenti, guarda la musica assoluta che non ha condizionamenti, men- televisione? tre l’altra quella per il cinema, il teatro, le canzoni, Poca, qualche partita, il telegiornale, qualche dibattiquella è musica applicata. Applicata ad un’altra arte to politico, ma in generale vedo poco la televisione. anche più importante della stessa musica. (*) Neanche il festival di Sanremo (*) Nella sua carriera quanto è stato importante No. Ho scritto gli arrangiamente per Angelini (Cinil’incontro con Sergio Leone? co Angelini ndr) quando andò lui e fece una figura È stato molto importante. bellissima. Gli feci degli arrangiamenti veri, pretesi un organico all’altezza, c’erano i tromboni, i violi(*) Ma eravate o no amici di scuola? ni… fu una bella edizione. Alla terza elementare poi l’anno successivo non c’era più, credo avesse cambiato scuola. L’ho rin- (*) Le è mai capitato di pensare alle colonne sono36


re scritte applicate ad altri film Lo fanno, qualche volta è capitato. Fanno anche di peggio, anche in qualche spot pubblicitario. Ad esempio un pezzo di Mission l’ho ascoltato, peraltro senza autorizzazione, nello spot di un deodorante che non c’entrava nulla. Ma adesso è difficile che accada, qualche volta per beneficenza. La conferenza si conclude qui e dopo aver pazientemente acconsentito con pazienza alle richieste dei fotografi, ci concede un’ultima piacevolissima sorpresa: l’invito ad assistere per una mezz’ora alle prove con l’orchestra. Il tempo vola ed è ora di andare, lo lasciamo lì sul podio avvolto dalla sua musica intoccabile e indifferente alle cose del mondo. Immagino che anche per lui, come è successo a De Gregori, sul suo primo contratto discografico c’era scritto: ...Ennio Morricone chiamato per brevità artista. Il tempo ha aggiunto grandissimo!

(*) le domande sono state poste dai diversi giornalisti intervenuti durante la conferenza stampa. I nomi non sono stati riportati per il semplice motivo che più di qualcuno era incomprensibile vista la posizione del registratore. Per cui è stat deciso di ometterli.

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scanner: l’informazione (scannerizzata) dai media. pagina presa dal mensile GQ settembre 2008

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PAUL NEWMAN 1925

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Magazine clatter ottobre 2008

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