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Mario

Dionisi Cari amici lettori,

“Nel 2013, dopo quanto previsto dalla spending review (- 1 miliardo e 800 milioni) e dopo la legge di stabilità (- 600 milioni), il finanziamento della sanità ammonterà a 107 miliardi e 9 milioni di euro. Sul Pil reale c’è un incremento percentuale di poco meno dello 0,5”. Lo ha detto il ministro della salute Renato Balduzzi in persona, non sono numeri inventati da me! (Il dato umoristico, anche se invece è proprio tragico, è che il ministro si è sentito in dovere di esibire questi dati per rispondere alla Cgil in un suo convegno pro-campagna elettorale. Non ho nulla contro la Cgil e il suo diritto a dire la sua, anche se in piena campagna elettorale dovrebbero esprimersi i candidati e i partiti, non i gruppi di pressione e il sindacato più grande d'Italia. La Cgil componendo la sua agenda si è posta come una vera e propria lobby che dà indicazione al suo partito di riferimento. E questo non è da paese liberale, dove si esprime e si afferma il libero pensiero. Ma superiamo anche questo impasse di opportunità). Insomma, secondo il ministro della salute ancora in carica, i tagli ai finanziamenti sulla cura della salute organizzati dallo Stato non sarebbero così tremendi. In altri paesi, dice lui, è stato fatto di peggio. Cosa tutta da dimostrare e noi dimostriamo il contrario nel servizio di apertura nelle pagine tre e quattro. Secondo quanto dice Balduzzi, il problema sarebbe tutto nella razionalizzazione e nel taglio agli sprechi. Ma non si capisce bene la razionalità di un’analisi senza prendere in considerazione che un effetto della depressione economica imposta dalla crisi e dall’aumento delle tasse ha creato un allontanamento del cittadino w w w .ci tta d i ni es a l ute.i t

dalla prevenzione e dalla cura della salute. In questo modo i costi sono solo destinati ad aumentare. Sempre in questo numero rileviamo che in Italia sono state acquistate minori medicine (pag. 19), così come nei precedenti numeri abbiamo evidenziato come grandi istituti di ricerca sociologica rilevino una minor cura per propria salute dovuta ai costi, non più sopportabili. Vogliamo proprio declamare il De Profundis per la Sanità? Il modo migliore per farlo è affidarsi alle strutture pubbliche e alla fiera della loro inefficienza. Non dobbiamo mai dimenticare che per il 48% degli italiani l’assistenza sanitaria pubblica è sotto tutela oppure commissariata (Lazio, Campania, Calabria, Abruzzo, Molise). A pagare per gli errori di gestione di chi aveva questa responsabilità (amministratori e dirigenti pubblici degli enti regione) è sempre il cittadino con tanto di super addizionali Irpef e Irap. Ma il cittadino non paga solo in questa veste. C’è anche il controllo del governo con i piani di rientro dai deficit (Piemonte, Puglia, Sicilia). E mentre la Regione Lazio il settore pubblico della Sanità è quello più in crisi, non deve ingannare il fatto che la Lombardia sia fuori da questa lista. Produce più di un quinto del Pil italiano, il 22,5% del valore aggiunto del settore privato. Questo significa che anche la Sanità poggia le sue basi sul privato. Guarda che novità! E allora la Lombardia è proprio tipicamente italiana! La Sanità in Lombardia va meglio solo perché gode di una cittadinanza con maggiore benessere che quindi non accede alla cura della salute nelle strutture pubbliche.

Mario Dionisi

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ATTUALITÀ In una campagna elettorale dove si parla giustamente di questioni di bilancio dello Stato, di tasse e della possibilità di formare nuovo lavoro è assente totalmente la voce Sanità. Eppure riguarda molto da vicino i problemi più vicini di tutti. Un silenzio rumoroso quello di ciascun candidato premier e delle rispettive compagini, come fosse un argomento da rimuovere perché già dai prossimi anni l’Italia rischia di non avere garantito il sistema sanitario. Un vuoto nel dibattito che fa ancora più paura perché in assenza di progetti si lascia il margine a fare qualsiasi cosa. Diversamente negli altri paesi dove, senza infingimenti, si trattano i cittadini come tali, non come minorenni da rassicurare. Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, il dibattito sui costi per la Sanità non finisce mai. In una riflessione sullo stato dell’economia statunitense un ricercatore insigne come Michael Cembalest, ricercatore per la banca J.P. Morgan, tematizza chiaramente la Sanità come una voce diventata centrale: per le sue proporzioni, ma anche per i suoi effetti nel sentimento di benessere degli americani. Cembalest dice in sostanza: “La spesa sanitaria nel tempo si è sostituita all’investimento nella ricerca, ma anche nell’ambito dell’energia.

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Sanità, una parola cancellata

Eppure costituisce buona parte del benessere sociale inteso in senso effettivo. Istruzione, infrastrutture, formazione al lavoro, vengono di conseguenza. Da una parte ci sono i democratici che reputano sostenibili i conti relativi alla spesa sanitaria e sociale, continuando invano ad attuare sufficienti aumenti delle tasse per potervi far fronte. I repubblicani, invece, vanno in cerca di voti per attuare una politica che ridimensioni i programmi sociali. Senza per questo avere come effetto boomerang un responso negativo degli elettori”. Sempre Cembalest ricorda George Washington quando sul credito pubblico diceva: “non dare ai posteri l’onere che noi stessi abbiamo di mantenerlo”. Questo Michael Cembalest, consulente per la J.P. Morgan. Ma anche il panorama tracciato da un altro insigne giornalista non sono da meno. “Il prossimo decennio sarà di portare la spesa sanitaria degli Stati Uniti di nuovo a terra - dice Todd Hixon, di Forbes - La spesa sanitaria è il principale fattore di deficit di bilancio degli Stati Uniti nel lungo periodo”. (Loro vedono e riconoscono il problema diversamente da noi che continuiamo a nasconderci dietro a

presunte patrimoniali e illusorie prospettive di ripresa). Sempre Hixon di Forbes: “Indispensabile rallentare drasticamente la crescita dei costi della sanità, oppure gli Stati Uniti diventeranno come la Grecia. E, la spesa sanitaria negli Stati Uniti è di circa due volte più grande, come percentuale del PIL, rispetto ad altri paesi avanzati, e i risultati non sono migliori in generale. Ci sono una serie di ragioni, tuttavia, i principali motori sono sovra-utilizzo di cure mediche avanzate, e gli alti guadagni dei fornitori di tali cure”. L’articolo continua entrando nel dettaglio, ma nell’impostazione, criticabile o meno, c’è tutto. In Italia non si trova altrettanto nemmeno nella stampa specializzata. Anche in terra d’Inghilterra hanno un modo più laico, nel senso scevro da demagogia, del nostro politicantismo di guardare il problema. Jenny Hope, sul Daily Mail riporta in questo modo ricerche sugli orizzonti della Sanità anglosassone: “L'assistenza sanitaria e sociale, potrebbe rappresentare la metà di tutte le spese del governo in 50 anni, avvertono gli analisti di primo piano. w w w .ci tta d i ni es a l ute.i t


dalla campagna elettorale Eppure senza garanzie sulla cura per la salute saremo tutti più poveri

Entro il 2060, il 50 per cento della spesa pubblica del Regno Unito sarà destinata al trattamento e la cura per le persone - un aumento netto del 20 per cento al momento esaurito. Gli analisti di fondo del Regno Unito, un organismo indipendente di politica sanitaria, hanno basato le loro previsioni sulla crescita economica e gli attuali livelli di tassazione e spesa pubblica. Cambiamenti della popolazione, l’aumento degli anticipi ricchezza e medici metteranno incessante pressione sulla spesa sanitaria e sociale per il futuro, secondo un nuovo rapporto. Le persone che vivono più a lungo saranno anche un fattore, ma avrà un ruolo minore di quanto ipotizzato. Un massiccio aumento della spesa non era inevitabile, dice il rapporto, ma le possibili alternative comprendono misure controverse come la tassazione aumentata o limitare la portata dei servizi finanziati con fondi pubblici”. Solo dalle nostre parti non si vede un macigno, qual è la Sanità, da riformare integralmente, pena il non riuscire ad avere margini di manovra anche nelle altre voci di bilancio se w w w .ci tta d i ni es a l ute.i t

non abbassando notevolmente il nostro stile di vita. E una Sanità che cura solo i sani e i ricchi significa un abbassamento forte degli standard di benessere. Anche se chi sta bene, fin quando persevera in questo stato, non se ne accorge. In Francia nelle recenti elezioni presidenziali di metà 2012 il presidente Hollande con l’ex presidente Sarkozy si sono scontrati e confrontati in modo esplicito, anche sui problemi della Sanità. Hollande aveva in programma la riforma delle tariffe degli ospedali pubblici e la regolamentazione degli onorari dei medici. Sarkozy invece aveva puntato tutto sulla riforma della normativa delle persone anziane non autosufficienti e lo sviluppo delle case di cura. (Va ricordato che in Francia la governance del sistema sanitario è in mano allo Stato, come in Italia. E sempre come in Italia si sta promuovendo un forte movimento di regionalizzazione. Ma sono i governi locali a chiederlo, non si tratta di una delega calata dall’alto e fatta per liberarsi di

problemi di gestione che lo Stato non riusciva ad assolvere). Anche in Germania, le ultime elezioni avvenute nel settembre 2005 che hanno visto vincere Angela Merkel hanno avuto la sanità tra i punti della contesa. Quella che sarebbe diventata l’opposizione all’attuale cancelliere di Germania sosteneva, a ragione o torto, che la cristiano democratica avrebbe tagliato la spesa pubblica aumentando l’IVA (dal 16 al 19%), i contributi alla sanità pubblica e la tassa sui guadagni. Timori lontani dall’essere effettivamente confermati. (In Germania il budget per la sanità esprime il dieci per cento del prodotto interno lordo. Attorno al pianeta sanità lavorano quattro milioni di persone facendo di questo sistema la maggiore fonte di occupazione del paese. Questo sistema è sostenuto dalle casse malattia pubbliche. Sono formate dalle contribuzioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. I contribuenti pagano. Ma non solo per la propria assicurazione, ma anche per quella dei disoccupati, dei bambini e delle persone socialmente svantaggiate. Il 90% della popolazione è infatti assicurata attraverso una delle 253 Krankenkasse legali, aziende sanitarie o casse della mutua, che formano il sistema pubblico). Beatrice Portinari

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ATTUALITÀ

La Corte dei Conti sentenzia sulla Sanità La relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario, il 5 febbraio a Roma. Un quadro inquietante che necessita di una riforma sul quale la politica tace Impegno finanziario eccessivo. Questo può dipendere sia dal fatto che le risorse sono mal gestite che dal fatto che ci sono troppi centri di spesa, ma anche per il motivo per cui ci sono strutture inutili, perché repliche di questo e altro è dovuto al fatto che manca il controllo sulla gestione. Pare proprio che Salvatore Nottola, procuratore generale della Corte dei Conti, abbia capito tutto. La sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario svoltasi a Roma il 5 febbraio si è soffermata anche sul pianeta sanità. E questo è per un motivo molto semplice. Corruzione ed evasione fiscale attengono proprio a questo mondo. Gli sprechi nella sanità sono un argomento di primo interesse per la Corte. Con cattiva gestione si intende: l’esclusività delle prestazioni che

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non è stata preservata, le opere e l’acquisizione di beni come dei servizi sono costate troppo, assunzioni clientelari. Con sprechi si intende: troppi farmaci prescritti. Con reati penali si intendono specificamente pagamenti per effettuazioni di lavori, servizi, consulenze non effettuati. Nella relazione c'è un’attenta spiegazione di come il settore della sanità sia stato frequentato da inchieste della magistratura mostrandosi esposto, così come organizzato oggi, a fatti illeciti di varia natura. Il dato è ancora provvisorio, ma al momento la stima sulla maggior parte dell'importo fa riferimento a danni patrimoniali di vario genere. Sono stati conteggiati 200 mila euro come risarcimento spontaneo degli indagati. Questo per evitare che il processo fosse espletato.

Ci sono 139 sentenze di primo grado da parte delle Sezioni giurisdizionali regionali, con risarcimenti al momento addebitati per oltre 41 milioni di euro. È questo un quadro sulla Sanità anomalo. Quello che vede i contenziosi legali. Un ritratto a tinte fosche, in grado di raffigurare i contorni dei problemi di un sistema da riformare in modo integrale. L’emissione di fatture per prestazioni false, gli abusi sulla prevenzione, gli errori medici sono fenomeni che fanno parte del sistema sanitario e ne condizionano le performance. Averne un quadro dalla Corte dei Conti assume un carattere più distaccato che, in forma ancora approssimativa, aiuta a comprendere come trattare di un mondo sul quale intervenire e per il quale manca una proposta che venga dalla politica. Gemma Donati

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CURIOSITÀ

Le scale, per favore: prendete le scale! L’ascensore, l’automobile, la vita sedentaria se evitati possono far risparmiare le fatiche della palestra

Se si può: meglio stare in piedi piuttosto che seduti, meglio camminare piuttosto che fermi, meglio fare le scale piuttosto che prendere l’ascensore, meglio camminare piuttosto che prendere l’automobile. Sono massime che una ricerca pubblicata a metà anni Settanta in Usa spazzava via dalle convinzioni accreditate dall’etica dello sport. Lo sport non fa bene di per sé, fa bene muoversi, costantemente, in modo moderato ma continuo. Le stesse tesi sono state riprese in una ricerca effettuata da un gruppo di studio dell’Oregon State University. “Fare le scale”, in particolare, è il salvacondotto per star bene: cardiovascolarmente, come valori pressori, come benessere generale. I ricercatori sono convinti che se effettuate come normalità,

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l’effetto di salire le scale è migliore della palestra. Tesi, si ripete, non nuova. Ma in tempi di ristrettezze e di taglio ai costi della vita, quindi all'iscrizione in palestra, possono giungere a proposito. La ricerca dell’Oregon State University si è svolta su seimila persone. In verità la ricerca vuole indicare una terapia di approccio graduale ai lavori in palestra, questa può avvenire con l’allenamento fatto in casa con camminate e scale a piedi in luogo di ascensore. La ricerca di alternative al sudare e faticare in modo costante e coerente non è nuova. Cinque anni fa a New York ha fatto breccia la moda del Sit and Fit. Si tratta di una ginnastica minimale da eseguire da seduti. L’esito della sua fortuna dice molto espressamente sul suo risultato.

E contro la concezione tradizionale dell’allenamento fisico, comunemente conosciuto, è nata anche l’antiginnastica, una disciplina che all’intensità del movimento privilegia movimenti “sottili e potenti”. La disciplina oramai esiste da almeno quarant’anni ma non altrettanta fortuna in termini di consenso. A rafforzare il partito di chi è avverso a lunghe discipline in palestre o piscine, c’è stata una pubblicazione sviluppata sulle esperienze fatte son la preparazione degli astronauti. C’è bisogno di una televisione con il personal trainer virtuale per correggere eventuali errori dell’esercitazione fisica. A mo’ di personal trainer. Tanti modi per non faticare in un luogo deputato a farlo. E se proprio si debbono abbracciare improbabili discipline alternative, meglio le scale. Piccarda Donati

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Italian Hospital Group

CENTRALINO 0774 38.61 FAX 0774 38.61.04 188, Via Tiburtina 00012 Guidonia (RM) www.italianhospitalgroup.it

IHG/ La funzione sociale delle Residenze Sanitarie Assistite

Nel panorama sanitario si pongono come scelta adeguata per gli anziani con limiti di autosufficienza

L’argomento è stato dibattuto alla Tavola rotonda il 2 febbraio al Duca d’Este. La discussione ha affrontato il tema sotto diversi punti di vista: etico, religioso, tecnico sanitario, medico assistenziale, ma soprattutto psichiatrico e neurologico. Sono infatti intervenuti Fabio Stirpe, Carmine Cafariello, come parte medico scientifica. Molto attesi e seguiti anche gli interventi di Michele Bellomo, direttore generale dell’Italian Hospital Group, Stefania Salvati direttore dell’Asl Roma G2 e di Monsignor Parmeggiani, vescovo della diocesi di Tivoli. Il dibattito, infatti, ha scandagliato molti aspetti della funzione sociale svolta dalle Residenze Sanitarie Assistite in tema di sostegno della famiglia, là dove la presenza di anziani disabili non consenta di garantire il giusto supporto alle normali funzioni di vita quotidiana. Il titolo scelto per il dibattito, infatti, ha evidenziato in modo provocatorio i due limiti opposti da rifiutare: “Le RSA tra abbandono ed accanimento terapeutico”. Il direttore generale dell’Italian Hospital Group, Michele Bellomo, ha dato inizio alla discussione ricordando come “tutto viene demandato alla coscienza singola di ciascun familiare, paziente o medico”. “Affezionarsi ai pazienti, che nel 90% dei casi sono abbandonati dalle famiglie, non vuol dire perdere professionalità, ma è un valore aggiunto sulla via della guarigione” - ha detto Fabio Stirpe. La necessità di una discussione sulla funzione sociale delle Rsa nasce dai regolamenti regionali, per cui le RSA ad alto livello assistenziale che ospitano persone anziane con limi-

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tazioni della propria autosufficienza aprono scenari sempre più complessi ed al tempo stesso più stimolanti. La Tavola rotonda allora ha voluto chiarire, innanzitutto, qual è lo stato dell’arte per definire il fabbisogno assistenziale ed indicare le corrette procedure mediche ed infermieristico-riabilitative della popolazione residente in RSA. Fare questo è possibile solo analizzando due popolazioni agli antipodi, ma che spesso convivono all’interno delle strutture: la cronicità psichiatrica e lo stato vegetativo. Quindi la prima attenzione è dedicata alle implicazioni medico-legali, sociali ed etiche. L’altro obiettivo della Tavola rotonda - perfettamente riuscita come affluenza degli addetti e di famiglie sensibilizzate al problema - ha teso a fornire indicazioni su problematiche comuni nella gestione degli ospiti di Residenza, che però spesso suscitano atteggiamenti e prassi assistenziali contraddittorie. In tal senso, quindi, lo screening della malnutrizione e l’adozione tempestiva del supporto enterale/parenterale con specifica attenzione agli ospiti con lesioni da decubito, le linee-guida per la corretta prescrizione e gestione della terapia insulinica, le indicazioni alla terapia anticoagulante orale e la identificazione e corretta terapia farmacologica delle sindromi parkinsoniane. In sostanza, problemi e soluzioni specifiche, ma in contempo anche la questione etica sostanziale che non può mai esser messa sullo sfondo. Rimane il problema centrale: rispondere a questa richiesta di aiuto che arriva da molte famiglie significa rispondere ad un problema sociale sempre più grande. w w w .ci tta d i ni es a l ute.i t


ATTUALITÀ

Sanità italiana, Nord meglio che al Sud Due diversi sistemi-paese in un confine nazionale per la cura della salute. E questo vale per il servizio, per le strutture, ma anche per i sistemi di contenimento e repressione nelle strutture psichiatriche Fratturarsi il femore è ad alto rischio di invalidità in Basilicata, dove appena il 16% delle strutture opera entro il limite di sicurezza delle 24 ore, mentre a Bolzano la percentuale supera l’83%. Ma un dato che rileva la discrasia di trattamento nel servizio sanitario riguarda i parti cesarei. Il 61% del ricorso a questa pratica in Campania contro il 23% del Friuli la dice lunga. Ma anche il dato sui diversi livelli di efficienza nelle cure oncologiche fa spavento. Le donne che iniziano la radioterapia entro sei mesi dopo un intervento per tumore alla mammella sono il 55% in Emilia e solo il 5% in Molise. Stiamo evidenziando i dati salienti della relazione tenuta il 7 febbraio dal Senatore Ignazio Marino presidente della commissione sull’efficienza e l’efficacia del servizio sanitario nazionale. La relazione racchiude diversi anni di lavoro. Il 75% degli ospedali italiani crollerebbe se ci fosse un terremoto propriamente detto. Ma anche con una scossa sismica meno cruenta il 60% andrebbe giù. Almeno 200 edifici ospedalieri che rischiano di sbriciolarsi in caso di terremoto, anche perché quasi la metà degli ospedali raggiunge il mezzo secolo di età. E ancora, cure disomogenee non solo tra Nord e Sud del Paese ma anche tra Asl confinanti. Irregolare una struttura su quattro per l’assistenza agli anziani, cure psichiatriche troppo spesso carenti e con un uso dell’elettroshock in ben 91 strutture ospedaliere, consulenze che costano quanto il super-ticket su visite e analisi, terapia del dolore semi-sconosciuta al Centro-Sud, con il 68% del consumo di oppiacei concentrato al Nord.

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Ma il fatto grave consiste nell’inefficienza dei comparti amministrativi e decisionali perché secondo la relazione della Corte dei Conti recentemente pubblicata dalle regioni non sono ancora stati spesi dieci miliardi per l’edilizia ospedaliera. D’altra parte, sempre il dato espresso nella relazione finale della commissione senatoriale, la metà degli ospedali raggiunge il mezzo secolo di età. Ma la vergogna più grande per il nostro sistema consiste nella pratica dell’elettroshock come misura di contenimento del disagio psichiatrico. Nel paese di Franco Basaglia, lo psichiatra che ispirò la legge 180 del 78 per la quale venivano abolite le condizioni contenitive e repressive del disagiato psichiatrico, ancora si pratica l’elettroshock. Ci sono ancora novantuno strutture in cui è praticato l’elettroshock. Quattordici sono in Sicilia. Marino ha detto che “non è solo lo dell’appropriatezza o meno dell’elettroshock, ma soprattutto il fatto che in molti casi sia adottato come terapia di prima linea, ovvero il paziente trattato con elettroshock non sia stato prima nemmeno sottoposto a terapia farmacologica per i casi di depressione”. La Commissione auspica “una regolamentazione più rigorosa delle indicazioni d’uso, ove scientificamente e clinicamente accertata l’inefficacia della terapia psicofarmacologica, con divieto di prescrizione off label” e raccomanda che sia usato “solo in sala operatoria in presidi dove è situata una divisione di anestesia”. La Commissione altresì invita a prevedere “l’obbligo di definire il numero massimo di esposizione ai cicli di terapia con elettroshock nel percorso di cura della persona”. Giovanna Visconti

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SPECIALE ELEZIONI 2013 REGIONE LAZIO “La spesa complessiva è troppo concentrata sulle strutture ospedaliere e poco sul territorio. Rimettere le persone al centro delle politiche per la salute” Marco Vincenzi, candidato al Consiglio regionale PD “Sulla sanità nel Lazio bisogna voltare pagina: basta con la demagogia di chi visita le strutture sanitarie e dice sempre si per non cambiare nulla, e basta con una politica rigorista troppo schiacciata sui numeri che sta mettendo in pericolo i livelli di assistenza e il diritto alla salute dei cittadini. Non bisogna mai dimenticare che dietro tabelle e cifre ci sono servizi, vite, realtà, esperienze, storie che bisogna conoscere e distinguere, per incoraggiare le esperienze positive e rimuovere quelle negative. Come ha sottolineato il nostro candidato presidente del centrosinistra per la Regione Lazio, Nicola Zingaretti, dobbiamo rimettere al centro delle politiche per la salute le persone e i loro diritti fondamentali e dare vita a una rivoluzione dei modelli organizzativi, della trasparenza e del merito per innalzare la qualità dei servizi. I vincoli del Piano di rientro non possono mettere in discussione il diritto alla salute dei cittadini, e non

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Candidati a confronto

Sulla Sanità intervengono Marco Vincenzi per il PD, Vittorio Messa per La Destra e Michele Pagano per l’Udc.

possono essere caricati solo sulle spalle dei lavoratori, perché i medici, gli operatori della sanità, sono il primo caposaldo di un sistema di cure adeguato. C’è bisogno di un nuovo piano sanitario che sia in grado di difendere il lavoro, le competenze professionali e le strutture sanitarie di eccellenza. La rete ospedaliera del Lazio è fortemente squilibrata, con un’eccessiva concentrazione in alcuni aree urbane di Roma e forti lacune in altre, fino alla scarsità di prestazioni e servizi essenziali in alcune zone dell’area metropolitana. La spesa complessiva è troppo concentrata sulle strutture ospedaliere e poco sul territorio. Questa organizzazione va rovesciata investendo sulla sanità territoriale, l’integrazione sociosanitaria, la meritocrazia e la valorizzazione delle professionalità, le nuove tecnologie. Si tratta di un percorso impegnativo, ma è l’unico in grado di coniugare il mantenimento e l’aumento delle prestazioni con la razionalizzazione dei costi e l’eliminazione di sprechi e inefficienze”.

CAMERA DEI DEPUTATI Una Sanità sociale, perché la cura della salute resti un diritto! Vittorio Messa, candidato La Destra

Finora la Sanità è stata variamente interpretata. Si tratta di cambiarla invece. Nella mia precedente attività da deputato ci ho provato con la proposta di far arrivare a Guidonia una struttura d’eccellenza: il centro trapianti. Ebbene, ho trovato resistenze proprio nel governo locale. Questo mi fa pensare che qualsiasi riforma non può essere abbandonata agli interessi dei potentati che esprimono i sistemi sanitari locali. Credo debba essere ripensato il ruolo degli ospedali nel territorio. Il mondo della medicina è concorde nel dire che le strutture sanitarie che concentrano la cura di ogni tipo di patologia abbiano fatto il loro tempo. Gli ospedali debbono avere al loro interno settori specializzati ai quali il paziente rivolgersi con fiducia. Ancora oggi per accedere alle cure ciascuno di noi deve sottoporsi a una trafila per sperare di arrivare alla struttura giusta che poi è quella di cui “si parla bene”. w w w .ci tta d i ni es a l ute.i t


sulla Sanità

Tra le novità, al Senato è candidata Maria Antonietta Zucchi, agente immobiliare nell¹area di Guidonia e Tivoli

Quindi, i territori debbono dotare di strutture di primo intervento nelle quali concentrare le attività di urgenza. In tal senso il mio impegno consiste nel far arrivare una struttura sanitaria in area tiburtina, senza per questo dover sostituire o rivaleggiare con l’ospedale di Tivoli. È chiaro che, in caso di incidente stradale, domestico, oppure nel malaugurato caso di un attacco cardiaco, la tempestività dell'intervento medico costituisce buona parte del suo buon esito. Una struttura sanitaria che riesca a rispondere alle esigenze di circa duecentomila pazienti - tali sono tra Case Rosse di Roma, i quartieri di Guidonia ma anche quelli di Tivoli Terme e Villa Adriana. Interventi per un’area così vasta non possono essere relegati all’ospedale di San Giovanni Evangelista di Tivoli o il Pertini di Roma. Quindi, il mio impegno per la Sanità è molto chiaro e netto. Ma dire Sanità, oggi, significa anche evidenziare il deficit finanziario che il Centrosinistra è riuscito a peggiorare. Il presidente uscente, Francesco Storace, aveva inaugurato tre ospedali. Il Centrosinistra gli ospedali potrebbe chiuderli. w w w .ci tta d i ni es a l ute.i t

La risposta che dobbiamo dare consiste allora innanzitutto nel fare grande trasparenza sulle spese. Controllare che siano nei parametri, che acquisti e servizi siano effettuati a prezzi giusti. Quindi, inserire on line l’informazione di ogni spesa, renderla pubblica, evidente. Di qui, dare evidenza al bilancio di ogni azienda sanitaria. Ma, innanzitutto, credo in un rilancio del servizio sanitario. C’è bisogno di nuovi investimenti, non del taglio di servizi come il governo Monti ha fatto. La cura della salute, oggi, vive in stretta consonanza con la tecnologia. La Sanità pubblica allora deve riuscire a ben collegarsi con le strutture sanitarie convenzionate per alleggerire i propri costi e dare un servizio migliore. Dividere il tipo di interventi: da una parte gli acuti, dall'altra la cura delle patologie che si gestiscono nel tempo. Diffondere la prevenzione nelle diagnosi, perché è questo un modo per evitare di non ammalarsi gravemente e insieme far risparmiare il servizio sanitario. Sulla Sanità si gioca il nostro vero benessere per il futuro. Se vogliamo difenderlo dobbiamo migliorarlo!

SENATO della REPUBBLICA Va realizzata una migliore sinergia tra pubblico e privato Michele Pagano, candidato Udc “Nella sanità bisogna ridurre gli sprechi e assicurare un'adeguta presenza dei presidi sul territorio”. “Quella della salute è una delle priorità maggiormente avvertite dalla collettività - dichiara Michele Pagano, Segretario provinciale dell’Udc -. Come sappiamo, alcune storture del sistema, ai vari livelli di responsabilità, hanno innescato, nel corso degli anni, una complessa riorganizzazione del servizio. Questa ha comportato e comporta, tra l’altro, una maggiore mobilità dei malati nell’ambito dei territori di residenza. Il taglio dei posti-letti determina, però, la necessità di attivare dei presidi locali in grado di assicurare pronta e qualificata assistenza a quanti ne abbiano bisogno. Soprattutto alla popolazione più anziana. La logica dei tagli lineari, che non abbiamo condiviso, va rimodulata in funzione di un riassetto del comparto sanitario che favorisca il contestuale potenziamento delle strutture ospedaliere e distrettuali. Va attivata, inoltre, una migliore sinergia tra l’offerta pubblica e privata, nel segno di una collaborazione che porti a maggiore efficienza e a risparmi gestionali. Vanno eliminati gli sprechi, ovviamente, e - conclude Pagano - potenziate, quanto più possibile, le prestazioni assistenziali”.Dolcino da Novara

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CURIOSITÀ

Meno sale, più potassio!

Mangiare correttamente secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, riviste le precedenti tabelle di sicurezza alimentare Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità una persona con alti livelli di sodio e bassi livelli di potassio rischia di avere la pressione alta con possibili problemi cardiovascolari. Sempre secondo l’Oms gli adulti dovrebbero consumare meno di cinque grammi di sale ed almeno 3.510 milligrammi di potassio al giorno. La novità è nel peso della prescrizione. Prima, sempre l’Onu aveva detto di attenersi ai fatidici cinque grammi di sale. Con la nuova comunicazione siamo scesi al di sotto. Tutt’altro discorso consiste sul come un povero cristiano possa effettivamente misurare le quantità di sale in cibi che ne conservano parzialmente una parte. Ma la novità assoluta consiste nel potassio. Secondo la tesi, c’è grande consumo di sodio e troppo poco di potassio. Il sodio si assume attraverso latte (circa 50 mg di sodio per 100 g) e uova (circa 80 mg/100 g), fagioli e piselli (circa 1.300 mg/100 g) o noci (circa 600 mg/100 g). Il processo di trasformazione riduce la quantità di potassio in molti prodotti alimentari, mentre il sale da combattere è

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presente nel pane (circa 250 mg/100 g), salsa di soia (circa 7.000 mg/100 g). Il cloruro di sodio viene puntualmente chiamato in causa quando si tratta della giusta condotta alimentare contro l’ipertensione. “Bisogna imparare a mangiare senza sale” il refrain che viene ripetuto ogni volta. Ma una vera e propria connessione di causa ed effetto tra sale e ipertensione ancora non è stata data in modo inoppugnabile. Una prova sicuramente consiste nel fatto che le possibilità della malattia diminuiscono là dove le popolazioni hanno una condotta alimentare iposodica. Quindi se è vero che mangiare senza sale mitiga gli effetti di una predisposizione all’ipertensione non è vero il contrario. Chi mangia molto salato non è detto che debba essere una persona con la tendenza all’ipertensione. Insieme al sale bisogna comporre il quadro con molti altri fattori che predispongono: vita sedentaria, condotta di vita (se fumatori o di “buona forchetta”). Eccessi calorici e lipidici favoriscono la comparsa della malattia ipertensiva. Margherita degli Aldobrandeschi

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RICERCA

Pranzare presto!

Il timing, anche per alimentarsi, è una caratteristica decisiva. Bisogna seguire dei cicli che predispongono il corpo ad assimilare sostanze esterne Innanzitutto, bisogna seguire una dieta. Fare attenzione a come si riempie il piatto. Ma tra i tanti accorgimenti possibili, l’orario non è una questione marginale. Anzi. Sarebbe preferibile un consumo del primo impegnativo pasto della giornata da mezzogiorno all’una. Dai risultati di una ricerca inglese, quelli che mangiano più tardi dimagriscono meno. Questo in relazione ai dati chi mangia prima. Il tempo in cui si consuma un pasto si pone come fattore determinante in un programma di perdita di peso. La ricerca è su 420 persone. Tutte in sovrappeso. Hanno seguito fatto una dieta programmata per venti settimane. La stessa dieta. Ma alcuni pranzavano prima delle tre del pomeriggio e altri dopo. Questi ultimi perdevano meno peso rispetto a coloro del primo gruppo e inoltre avevano una minore sensibilità all’insulina, un fattore di rischio per il diabete. La notizia è stata una delle più riprese dai notiziari sanitari. L’approfondimento dell’Agenzia giornalistica italiana ha dato voce a Frank Scheer: “Si tratta del primo studio a larga scala che dimostra che tempo del pasto potrebbe predire l’efficacia di una strategia di perdita di peso”.

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Lo studio è del Brigham and Women’s Hospital ed è stato pubblicato dall’International Journal of Obesity. “I nostri risultati - ha detto Scheer - indicano che coloro che mangiano più tardi mostrano un tasso di dimagrimento molto minore rispetto a chi mangia prima, suggerendo che il tempo in cui si consuma un pasto è un fattore determinante in un programma di perdita di peso”. È stato già abbondantemente dimostrato che i cibi possono far aumentare di peso più o meno in base all’orario del loro consumo. La produzione di insulina, infatti, arriva al massimo livello ad un orario preciso della giornata, ossia, le quattordici ed è entro quest'ora che si dovrebbero assumere il 70% delle calorie giornaliere. Ma esistono delle tesi che puntano al centro dell’interesse per l’assunzione di cibo l’ora in cui si mangia. Si basano sui cosiddetti ritmi circadiani. (l’espressione arriva dal latino circa diem e significa appunto “intorno al giorno”). Gli ormoni prodotti in giornata variano significativamente. Influenzando la diversa valenza che i cibi assumono a seconda dell’ora della loro ingestione, da qui l’idea di assumerli in precisi orari del giorno. Corrado Segarelli

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CURIOSITÀ

Si comprano meno medicine! L’effetto crisi, come prevedibile, tocca anche la cura della salute. A dirlo è l’Osmed La spesa per i farmaci è diminuita. Difficile pensare a uno stato di maggiore salubrità degli italiani. Le supposizione a metà tra l’ovvio e il dato sociologico accreditato anche in altre sedi, consiste nel fatto che si rinuncia alla cura per motivi di scarsa disponibilità economica. Questo in un paese dove al diritto alla cura della propria persona è espressamente dedicato un articolo della Costituzione. Ma in Sicilia si comprano più medicine. Sempre l’isola 1.083,7 medicine giornaliere ogni 1.000 abitanti. Ed è invece la provincia di Bolzano quella meno bisognosa di farmaci con settecentoventi dosi di farmaci sulla stessa media di mille abitanti. Quindi si tocca l’annosa questione della spesa. Quella convenzionata nazionale di 142,6 euro pro capite, la Sicilia evidenzia un valore massimo di 180,5 euro pro capite. Ma tutte le regioni riscontrano la diminuzione di spesa farmaceutica convenzionata da parte delle famiglie. Bolzano (-10,6%), Valle d'Aosta (-10,4%), Molise (-9,9%). È pur vero che il livello di gradimento nella regione cambia laddove ci sia un passaggio dai medicinali convenzionati

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a quelli per automedicazione, totalmente a carico dei pazienti. In questo campo Valle d’Aosta (37,7 euro pro capite) e P.A. Bolzano (34,1 euro pro capite) presentano livelli di spesa pari quasi al doppio di quelli della Basilicata (17,9 euro pro capite) e del Molise (18 euro pro capite). Inoltre, rispetto al 2011, si osservano incrementi in quasi tutte le Regioni, con le variazioni più elevate in Valle d’Aosta (+2,9%), Campania (+2,8%), e Sardegna (+2,5%). Ma se vogliamo entrare ancora meglio nei numeri, gli italiani hanno acquistato, tra gennaio e settembre 2012, un totale di 1 miliardo e 368 milioni di confezioni di medicinali, per una media di circa 22 confezioni a testa, con una leggera flessione (-0,2%) rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente. Per quanto concerne i consumi, nel medesimo arco temporale sono state prescritte 965,2 dosi giornaliere ogni mille abitanti, un valore sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il primo febbraio i dati sono stati presentati a Roma. Alagia Fleschi

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CURIOSITÀ

Meno ammalati negli uffici pubblici

Evidentemente fa bene la cura che mette in crisi il concetto di inamovibilità del posto di lavoro, anche per coloro che sono lavativi Meno 2,3%. Il raffronto è tra i dati di un anno recepiti nell’ottobre 2012 con i dati dell’ottobre 2011. E sono gli uffici degli enti regione e quelli delle province autonome che attestano maggiore solerzia nel posto di lavoro con un meno 15,7% rispetto i dati di dodici mesi prima. Ma a dare un quadro eloquente sono anche le cosiddette “malattie lunghe”. Ci sono meno assenze per questa causa. Meno dodici per cento! Un dato impressionante perché individua due tipi di cause: antibiotici e vaccini fanno più effetto, oppure sono maggiormente somministrati? O invece, la crisi ha fatto rinunciare alle vacanze in montagna millantate per malattia? Più esattamente, le assenze che superano i dieci giorni sono ridotte del 12,2%. Nello specifico degli uffici amministrativi delle Asl questo dato arriva a meno diciotto per cento. Sciatori mancati o coscritti alla vaccinazione? È questa un’occasione anche per sfatare tanti luoghi comuni come quello di un Sud più lavativo e assenteista. Ebbene, nelle regioni del Sud il calo di malattie diminuisce, rispetto alle regioni di centro nord.

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Solo meno sei per cento. Oppure è questo il segno che nelle regioni del Sud gli addetti alla pubblica amministrazione sono irriducibili e continuano nei loro standard di assenteismo? Oppure semplicemente si ammalano di meno. O più semplicemente hanno meno occasione di andare a sciare piuttosto che a centro nord? Ma anche al sud una riduzione forte di malattie è avvenuta nelle Asl (-10,8%) e negli enti di previdenza (-17,8%). Va detto che in questa visione della pubblica amministrazione mancano delle voci importanti come scuola, università, pubblica sicurezza e vigili del fuoco. Il dato però offre un quadro sufficientemente esaustivo del doppio binario degli sprechi nel nostro paese. Da una parte l’evidente perdita di produttività ascritta in modo sicuramente mendace a cause di malattia, dall’altra l’esborso che comunque c’è in termini di accertamenti fittizi da parte di medici compiacenti, come di visite di controllo che invece dovrebbero essere completamente evitate, anche se impossibile, per instaurare un rapporto di fiducia tra lavoratore dipendente e dirigente. Matilde di Canossa

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AMBIENTE

Batteri che formano nubi

L’ultima rilevazione di una ricerca che potrebbe portare dare novità nella spiegazione delle cause di diverse malattie Ci sono una miriade di microrganismi in piena atmosfera. Sono collocati a circa otto chilometri, fino a quattordici, dalla sua superficie. Nubi e clima potrebbero avere il concorso, nella loro formazione, di questi eventi atmosferici. Ma, nello specifico, per l’interesse verso i sistemi di cura della salute, il movimento di questi batteri potrebbe essere la causa efficiente nella trasmissione di malattie. I microrganismi sono stati documentati. Esistono. Sono stati prelevati da fonti molto accreditate come è il Genesis and Rapid Intensification Processes della Nasa. Quindi non possono esserci confutazioni sulla loro esistenza. Il problema è tutto nel capirne la fenomenologia. La ricerca è stata pubblicata su un periodico scientifico molto accreditato, PNAS. È stata effettuata dal Georgia Institute of Technology, ad Atlanta. Tutto parte da alcuni campioni raccolti. Sulla base di queste rilevazioni è

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stata rilevata la forte presenza di batteri che, quantizzando, potrebbero formare un quinto delle particelle. In precedenza la convinzione del mondo scientifico era riteneva fossero, invece, sale marino o polvere. Alcuni di questi batteri sono noti per promuovere la formazione di ghiaccio. Ma siamo alla prima rilevazione, pur chiara ed evidente. Il resto è in mano alle supposizione e alle ipotesi che sono due campi di deduzione totalmente diversi, ma entrambi concorrono a fare scienza. Si deve innanzitutto capire se la vita di questi microrganismi sia normale in questa porzione di atmosfera. Diversamente, provengano in qualche modo dalla Terra. Laddove avessero effettivamente una funzione nella formazione del ghiaccio potrebbero avere anche un impatto sul tempo e sul clima. Una risposta alle ipotesi catastrofiste degli ambientalisti più strenui. Importante rilevare che quando le masse d’aria studiate avevano avuto ori-

gine dall’atmosfera al di sopra dell’oceano, il campionamento aveva trovato batteri per lo più marini. Le masse d'aria che invece provenivano dalla terra presentavano chiaramente più batteri terrestri. I ricercatori che hanno pubblicato la ricerca hanno analizzato campioni raccolti nella parte superiore della troposfera dagli studiosi della Nasa durante alcuni voli. I campioni sono stati raccolti sia nelle masse d’aria nuvolose, sia nelle masse d’aria senza nuvole, prima, durante, e dopo due grandi uragani tropicali Earl e Karl del 2010. Ed è stata rilevata l’esistenza di funghi e batteri in questi due uragani come hanno confermato le ulteriori analisi. La scoperta degli autori della ricerca, quindi, ha riguardato le comunità batteriche. Si tratta di specificità diverse tra loro. Sono stati caratterizzati i diversi campioni ai due uragani, quindi si è arrivato al fatto che questi cataclismi dell’aria abbiano trasportato microorganismi su vaste distanze continentali. Pia de’ Tolomei

Mensile di informazione Socio-Sanitaria Editore e Direttore Generale Mario Dionisi Direttore Responsabile Angelo Nardi Redazione Via Carlo Del Prete, 6 Tel. 0774.081389 Stampa Fotolito Moggio strada Galli, 5 Villa Adriana (Roma). Registrazione n. 31 del 29/06/2010 presso il Tribunale di Tivoli. Tutte le collaborazioni sono considerate a titolo gratuito, salvo accordi scritti con l’editore. Tutto il materiale cartaceo e fotografico consegnato alla redazione, non verrà restituito. Chiuso il 08/02/2013

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