Page 1

SALVATORE GUASTELLA 1

'

.

I

FRATELLO NEGl\O '

ANTONIO OI NOTO DETTO EETIOfE /

.


Salvatore Guastella

FRATELLO NEGRO Antonio di Noto detto l'Etiope

Edizione La Caritas diocesana

NOTO


ln ossequio ai decreti di Urbano VIII l 'autore dichiara di

sottomettere quanto e narrato di soprannaturale in queste pagine al giudizio della Chiesa.


INTRODUZIONE

Nella Lettera pastorale del nostro vescovo, moos. Salvatore Nicolosi, "Chiesa in cammino coo Maria" (25 marzo 1988) ricorre spesso.il richiamo ai segni dei tempi. Era un tema caro a papa Giovanni XXIII, un tema presente nella riflessione del Concilio Vaticano II, ma soprattutto dovrebbe essere un'esigenza e un dovere per quanti credono in un Dio vivente scorgere dietro ogni avvenimento o persona un suo dono e un suo appello. La riscoperta del Beato Antonio Etíope di Noto si puó leggere in questa prospettiva come un segno che viene donato alla nostra Chiesa locale e al nostro territorio, un segno ricco di significati e da rileggere in rapporto al nostro tempo, come fa di continuo moos. Salvatore Guastella nel ripercorrere la sua testimonianza. L'appassionato ricercatore ci ricorda che "misurarci sulla memoria storica del cammino compiuto da chi ci ha preceduti nella vita ê necessario per riconoscere i segpi del nostro tempo, per essere gente matura e adatta agli impegni dell'oggi. Anche alia comunità ecclesiale ê utile aver presente il percorso compiuto dai fratelli nella fede, per saperci orientare e discernere l'itinerario futuro". Accogliendo questo segno, anzitutto siamo chiamati ad una /ettura evangelica de/la storia. C'ê un tessuto sotteraneo ed un filo aureo attraverso cui il "Dio che innalza gli umili e abbatte i superbi" (Lc. 1, 52-53) conduce la storia scegliendo come suoi collaboratori i poveri della terra, i poveri di Javhé, che non compaiono nella storia "ufficiale". Eppure sono loro che, radicati in Dio, sostengono il mondo, sono loro che ci indicano i percorsi della maturità umana e deli 'autentico progresso social e. ln questo senso la vita del Beato Antonio ê piú. illuminante e significativa della vita di Giulio Cesare o di Napoleone Bonaparte. A livello ecclesiale i1 santo negro ci rimanda alla vita umile e ordinaria di tanti credenti nella fede, nella speranza e nell 'amore che sta prima di tu tto il resto. E soprattutto una vita cristiana integra/e che ci viene testimoniata, in cui preghiera, ascesi, lavoro, carità, annuncio sono un tutt'uno, senza peraltro quella separazione tra fede evita che ci caratterizza spesso senza troppi probleml. La preghiera anzitutto ! Abbiamo bisogno di andare sempre alle sorgenti, ê fondamentale e da non dare per scontato. La preghiera e l 'ascolto della Parola personali, la preghiera e l'ascolto comunitari. L'ascesi:ê il realismo di chi sache c'ê un combattimento fra l'uomo vecchio e l 'uomo nuovo, ê la conquista di una libertà profonda, per aprirsi a Dio e ai fratelli, alia essenziale ed autentica convivialità. li lavoro: "il primo gradino della carità ê la giustizia, i1 compimento del proprio dovere" ricordava Paolo VI. E moos. Nervo all'ultimo convegno della Caritas diocesana poneva un preciso e serio interrogativo: "perchê tan7


ti cristiani, impegnati in parrocchia, impegnati nel volontariato, poi non sono altrettanto impegnati nel proprio lavoro per il qual e sono pagati e attraverso il quale passano tante risposte ai bisogni delle persone"? La carità:"compimento della vita cristiana e preludio a Cristo per molti tra gli uomini del nostro tempo" ebbe a dire a un Convegno della Caritas mons. Agresti arcivescovo di Lucca. La carità non e un optional, e un comandamento ed un segno di riconoscimento per i discepoli del Signore. E deve riflettere le caratteristiche dell'amore di Cristo per noi: ecco la scelta preferenziale per i piu poveri che e stata di Cristo, del Beato Antonio e che deve essere di tutta la Chiesa; ecco un amore di alleanza e di condivisione che non puó ridursi ad un 'elemosina di tempo o di denaro; ecco il coinvolgimento degli altri perché tutta la Chiesa e chiamata ad essere Buon Samaritano, con la propria testimonianza e animando le realtà temporali. Di conseguenza non va lasciata al caso la crescita nella carità, per cui ogni comunità dovrebbe dotarsi di uno strumento educativo qual'e appunto, o dovrebbe essere, ai diversi livelli (parrocchiale, vicariale, diocesano) la Caritas, "organismo ufficiale per promuovere la testimonianza di Carità della Comunità ecclesiale i11 vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace". Sono quest'ultime le nuove coordinate della Carità, impensabili - almeno in parte - al tempo del Beato Antonio, evidenti e chiare, anche se spesso solo a livello teorico, dopo il Concilio Vaticano II. Insieme alla carità, l'annuncio. Un cristiano non puó non essere banditore della buona notiziama anzitutto, come diceva Paolo VI, occorrono testimoni, ei maestri sono creduti nella misura in cui sono testimoni. Esignificativo un particolare della vita del Beato Antonio Etíope e cioe che egli si sia convertito grazie allo zelo e a1 buon esempio del massaro Iandanula. La carità e già annuncio e a1 tempo stesso via a Cristo; lo testirnonia la vita del Beato come tutto il cammino della Chiesa. Sarà, per altro, questo uno dei temi del piano pastoral e della Chiesa italiana per gli anni '90, "Evangelizzazione e testimonianza di Carità". Infine il santo negro ci indica gli orizzonti della nostra vita cristiana: i/ progetto di Dio difarci una solafamiglia, abbattendo ogni inirnicizia e separazione. Lo scrive lo stesso mons. Guastella a conclusione della sua ricerca: "Oggi diviene sempre piu presente nella nostra terra, anche se a volte emarginato e vilipeso, il carisma della negritudine. Un recupero di umanità e di fraternità ... ecumenica ci viene da un africano di casa nostra, Antonio Etíope di Noto. Possa la sua vi ta esemplare annunciare ai popoli del Mediterraneo, del Brasile e del mondo la buona novella della cultura dei/a Carità che aiuta a vedere in ogni essere umano, specialmente negli emarginati e negli ultimi, l'immagine del buon Dio". La presenza dei terzomondiali nel nostro territorio, spesso veri e propri nuovi schiavi di una società indifferente quando non razzista, ci interpella. Ci sono dei primi passi avviati. Ne ricordiamo almeno due: dei primi segni di accoglienza, le mense della fraternità di Modica e di Scicli per gli immigrati; 8


il gemellaggio della nostra Diocesi con quella africana di Butembo-Beni nello l.aire insieme ad altri gemellaggi parrocchiali con l 'Africa e il Brasile. Questi passi, avvalorati dalla riscoperta del Beato Antonio devono sempre piu diventare un cammino di popoli sui sentieri dei Regno: sarĂ un modo autentico di onorare il santo negro, imitandone le virtu ; sarĂ  soprattutto una crescita verso l 'uomo perfetto che e Gesu Cristo, "pane spezzato per la vita del mondo".

25 novembre 1990, festa di Cristo Re. La Caritas diocesana di Noto

9


PRESENTAZIONE Dopo i "Pensieri" del Venerabile Girolamo Terzo, fondatore del nostro Santuario diocesano mariano, Maria SS. Scala del Paradiso, Mons. Guastella, nella sua santa passione per la storia della nostra Chiesa netina, ci fa ora riscoprire un altro "grande" del nostro passato: il Beato Antonio Etiope. Egli visse tra noi nella prima metà del XVI secolo. Un secolo che segna nomi illustri e fatti importanti nella storia della Chiesa universale. S. lgnazio il Loyola con il suo motto "Ad majorem Dei Gloriam" é esatto contemporaneo del nostro Antonio di Noto, detto l 'Etiope. S. Teresa d'Avila, la vagabonda di Dio, allora percorreva la Spagna intenta alla riforma del Carmelo. Martin Lutero, in Germania, moriva quattro anni prima del nostro, dopo la sua ribellione a Roma con la Riforma. Il domenicano de Las Casas dalle Americhe protestava ripetutamente contro il comportamento dei bianchi e l 'oppressione dei popoli indigeni, mentre Antonio da "schiavo" pascolava il gregge del suo padrone. Francesco Saverio andó fin in lndia e nel Giappone per proclamare la libertà di Cristo nega ta ancora a tanti negri in questa nostra Sicilia. Mo ri appena due anni dopo Antonio Etiope. E mentre negli ultimi anni della sua vita Antonio si era ritirato a vita eremitica, si apriva il Concilio di Trento (1545) per riformare e rinnovare la vita della Chiesa. Di tutto questo il nostro povero schiavo non sapeva assolutamente nulla. Era un uomo semplice, povero, integro, sano e trasparente moralmente e spiritualmente. Ma era lo stesso ed unico Spirito che agiva ed operava in lui e gli faceva condurre proprio questa vi ta cristiana che i grandi fondatori di Ordini, i missionari, i riformatori, i Papi ed i Concili proponevano a tutta quanta la cristianità: una vita cristiana piu vicina al Vangelo. 1 carismi sono differenti - dice Paolo - a seconda della Grazia che é stata dataad ognuno (Rom.1, 6-8). Ciascuno hada Dioil suo dono, chi in unmodo, chi in un altro (2 Cor. 7, 7). Ma i carismi, grandi o piccoli che siano, non sono dati per la gloria della persona che li riceve, ma per il berre comune, per la cresci ta del Cristo to tale e per la Gloria di Dio. La riscoperta del Beato Antonio Etiope qui da noi mi pare significativa in quanto, per un certo verso, il suo tempo ha qualcosa in comune con il nostro: la attenzione per l'uomo. L'Umanesimo del XVI secolo esaltava la dignità e la nobiltà dell'uomo. La dignità dell 'uomo non perché immagine di Dio, ma semplicemente perché "uomo", senza bisogno di riferimento ad altro. lnsomma un umanesimo che 11


non sentiva alcun bisogno di superamento di se stesso attraverso la croce. Anche oggi l 'uomo eal centro dell 'attenzione, ma contante vistose contraddizioni, incoerenze ed assurdità. Forse adesso non si tratta tanto della dignità dell 'uomo nella sua singolarità ed irripetibile unicità, quanto piuttosto della "specie umana" in genere. L'individuo quasi un "numero" in una collettività umana; l 'uomo intercambiabile (sene uccideuno per guarirne unaltro, se ne fauno di cui in tanti avanzano diritti di proprietà, etc. etc.); l'uomo quasi materia, un pezzo dell'immenso ingranaggio dell'universo, della produzione, del progresso. E in questo contesto culturale e spirituale che ritorna tra noi, con prorompente attualità, il nostro Beato Antonio e porta l'esempio della sua vitanon dottrine, teorie, libri- come messaggio che sicuramente ha qualcosa da direi a riguardo della dignità e della nobiltà dell'uomo. Ora prima di tutto, vediamo chi é questo nostro protagonista. Non si sa con esattezza quando nacque Antonio, che per altro non é i1 suo nome di nascita, ma il nome ricevuto al Battesimo quando si converti dalla sua fe.de musulmana alla fede cristiana. Secondo calcoli fatti, potrebbe essere nato all'ultima decade dei XV secolo, verso il 1490. Catturato ancora bambino in Cirenaica, dalle galee di Sicilia venne sbarcato a Siracusa insieme al bottino, come una "roba" qualsiasi, e venduto in un serraglio-mercato per schiavi ad un prezzo che poteva oscillare dalle tre alle trenta onze. Tutta la mitezza d 'animo e l'umiltà di questo ragazzo traspaiono dalle parole che !ui stesso dirà dopo essersi convertito: "lo sugnu servo di Iesu Christo et mischinu peccaturi, schiavo venuto di Monti di Barca (in Cirenaica)". Dai documenti si conosce bene il suo compratore: un certo proprietario terriero Giovanni Iandanula di Avola, "uomo timorato di Dio e buon cristiano". Per quaranta anni fa il pecoraio e poi, presso i secondi proprietari, i fratelli Giamblundo, parenti del primo, lo zammataro. "Manumesso" da questi ultimi "per esemplare condotta", dopo un periodo in cui si dedicó ai malati, ai carcerati, ai poveri di Noto, si ritiró nella valle dei Pizzoni come eremita, erede spirituale di S. Carrada Confalonieri e di tanti altri eremiti che ivi si sono santificati edificando il popolo di Dia. Mori il 14 marzo 1550 in fama di santità. Rapidamente, appena cinquant'anni dopo la sua morte, la sua fama valicó 1'Atlantico, probabilmente tramite missionari siculi, dove da piu di tre secoli é oggetto di autentica devozione popolare in varie parti del Brasile. ln particolar modo trai "favelados" di San Paolo, che in lui, negro, schiavo, riscattato, riconoscono un esempio ed un incitamento per sollevarsi dal degrado della loro condizione disumana. 12


Proprio attraverso la venerazione di questi nostri fratelli brasiliani, ora questo nostro conterraneo di "adozione", dopo un lungo periodo di oblio, viene riproposto alla nostra attenzione. 11 libro che Mons. Guastella ci offre non é un racconto-biografia nel vero senso della parola. Difatti scarse ed insufficienti sono le notizie biografiche. Ma dai documenti, dalle testimonianze scritte e dalle fonti consultate e raccolte dal nostro autore, emerge con limpidezza la statura moral e e spirituale del nostro personaggio. E proprio questo che vogliamo conoscere perché il mondo odiemo ha estremam ente bisogno di un "supplemento d'animo" per liberarsi dalla menomazione, dalla menzogna in cui il materialismo e l 'edonismo lo hanno sospinto. L'uomo d'oggi é dimezzato, é monco, cammina con una sola gamba, respira con un solo polmone, guarda, con due occhi, solo in basso, verso la terra. Si é rinchiuso nel carcere della propria fragile esistenza terrena. Si é fatto schiavo pur dichiarandosi libero. Ha dimenticato la sua dimensione spirituale, eterna: "Se non si é spirituali fiq nella carne, aveva detto S. Agostino, si diventa carnali fin nello spirito". Ci siamo arrivati: l'uomo ridotto solo a carne-corpo-esteriorità, non sa piu chi é, nê perché é. Ha smarrito la sua carta d'identità. Sembra davvero che egli voglia possedere e guadagnarsi il mondo e l 'universo intero anche acosto di rimetterci la propria vita. Esiste é vero un degrado umano a motivo del sottosviluppo, mane esiste un altro piu insidioso a motivo del super-sviluppo: l 'uomo ridotto ad automa, marionetta perfettissima, ma sempre "marionetta". Antonio testimonia che la "qualità della vita" non é questione di condizioni puramente esteriori e tecniche, di benessere e progresso materiale. E questione dell 'uomo "interiore che deve crescere di giorno in giorno" (2 Cor. 4,16). "Adorniamo prima la coscienza dell'uomo interiore - dice S. Massimo di Torino - perché é vergogna piu grave apparire belli di fuori, mentre si é corrotti dentro". L'apparenza con tutte le sue ricchezze passa come un'ombra, come un soffio (Salmo 3, 4-7). E il cuore chefa il valore del1'uomo, non le ricchezze esteriori. Leggendo questo libro ci si rende conto che esiste una schiavitu che non impedisce affatto la vera libertà, come pure esiste una libertà che genera la peggiore schiavitü.. Confrontandoci oggi con la vita del Beato, ci si trova davanti come due mondi radicalmente opposti e contrapposti: quello del nostro personaggio e quello dell 'uomo moderno. Lui povero, negro, senza cultura né istruzione. Noi ricchi, bianchi, pieni di cultura e di scienza. Lui "selvaggio" da "civilizzare ed educare". Noi "civilizzati" e "civiliz13


zatori", "educati" ed "educatori". Lui musulmano "eretico" per noi. Noi "eretici" per il mulsumano. Lui "inferiore" perché nero e schiavo. Noi razza superiore perché bianchi e liberi. Noi tanto "liberi" da poterci permettere di tenere come nostro schiavo un altro "uomo" come noi. Due mondi opposti di cui anche Gesu parlava: l 'intemo e l 'estemo, i fatti e le parole, l 'essere e l 'apparire. L'uomo che costruisce la sua "immagine" coprendosi di "vesti di seta" e di tutto un apparato sfarzoso, e d'altra parte l'uomo che non ha niente di esteriore di cui compiacersi, ma che possiede "l'incorruttibile ornamento di un animo dolce e tranquillo, l 'uomo nascosto del cuore" (1 Pt. 3, 3-4 ). Antonio Etiope, come autentico testimone evangelico, sconvolge tutti i nostri criteri e misure di valutazione. Chi é veramente uomo? Libero? Epiu libero lui, lo schiavo, che non noi uomini "liberi". E piu grande lui, l 'umile pecoraio, che non noi che ci sentiamo grandi ed importanti perché abbiamo titoli e lauree. Lui perdura perché incarna valori umani perenni, noi passiamo come le apparenze di cui ci gloriamo. Lui, come fa Dio, guarda il cuore, l 'intimo, ció che é; noi come gli uomini, ci culliamo di belle "stature" passeggere. (1 Sam. 16-7). Secondo il contratto giuridico stipulato dall 'uomo, Antonio sapeva di non appartenere neanche a se stesso. Egli é la "roba" di un altro, valutato economicamente tre/quattro volte di piu di un cavallo e cinque/sei volte piu di un bove. Ma sapeva pure che per un "contratto" molto piu importante egli "apparteneva" a Dio e che il suo valore, nonpiu economico bensi spirituale ed eterno, era quello di "figlio di Dio". E come S. Teresa d'Avila sua contemporanea, "non si turbava" piu di tanto, perché tutto passa, anche gli uomini con i loro contratti e tutto ció che hanno contrattato ... "ma Dio resta". "ln Dio contido ... che cosa potrà farmi un uomo ?" (Salmo 54 ), Antonio "schiavo" si fa un "liberto del Signore" (1 Cor. 7, 22). Non so se il nostro schiavo sapesse leggere, ma sicuramente avrà conosciuto i testi di S. Paolo rigua.r danti i1 rapporto padrone-schiavo. La sua vita sembra esseme la puntuale applicazione e realizzazione, non perché egli ha voluto obbedire rigidamente a regole e ad indicazioni prescritte, ma perché l'ha vissuto con una totale e vivificante adesione interiore. "Con il candore del suo cuore" (Ef. 6, 5-9). Nel padrone egli serviva Cristo, non per rispetto umano, per paura e timore, e neanche per attirarsi favori umani. Proprio lui, a cui era stata negata la dignità della persona umana, ha dimostrato in tutto, dappertutto e nei riguardi di tutti "una grandíssima 14


dignità e nobiltà d'animo". Per lui non esistono barriere di classe sociale, di razza, di colore di pelle, di fede religiosa. Per lui tutti "siamo uno solo in Cristo Gesu. Qui non c 'é né schiavo né libero" (Gal. 3, 28). II suo padrone lo considera "schiavo", lui considera suo "fratello" anche il padrone. E tutto questo, notiamolo, in un povero laico ignorante, mentre infuriavano lotte, odii, insulti tra cristiani colti ed istruiti: tra Martin Lutero e Roma. Da ambedue le parti "per amore di Dio". La vi ta cristiana del nostro Antonio non era cosa imparata sui libri o nella università, ma forza donata dallo Spirito stesso di Dio nelli 'intimo di questo povero uomo. Egli ignora l 'astio, il rancore, l 'odio, l 'invidia, lo spirito di rivalsa e di rivendicazione, di vendetta, lo spirito di parte. Niente di tutto questo, neanche quando, dopo quaranta anni di schiavitu, viene "affrancato" e reso alla libertà civile. Non lo ammonisce la Scrittura: "Ma chi sei tu che giudichi il tuo prossimo?" (Giacomo 4, 12). Lui non giudica, non accusa, non punta i1 dito. L'unica accusa é !'eloquente silenzio della sua vita: l'Evangelo sine glossa "alla S. Francesco". Ma clé un altro messaggio che possiamo raccogliere da queste pagine. Si dice sempre che il lavoro nobilita l 'uomo. A guardarei bene attomo non é sempre vero. Quanti oggi amano piu lo stipendio a fine mese che non il lavoro durante il me se!... Quanta negligenza, trascuratezza, disimpegno, superficialità, indifferenza nell 'adempire il proprio dovere ! Quanti, invece di diventare piu uomini, piu nobili lavorando, diventano meno no bili, meno uomini: si ruba, si sfrutta, si imbroglia, si truffa. Tutti conosciamo bene la storia delle lenzuola e delle carceri d'oro ... e se non sempre sono "d'oro"... saranno "d'argento" ! E ancora, quanti nel lavoro si distruggono fisicamente e psichicamente ! Si lavora per lavorare, per arricchire, per dominare, non per vivere, aiutare, servire. Non é il lavoro che no bilital 'uomo, é l 'uomo invece che deve nobilitare i1 suo lavoro, qualsiasi lavoro, anche quello piu umile. Elo fase lavora con nobili sentimenti ed intenzioni. AntoniO. non aveva affatto un lavoro "nobile" secondo i nostri criteri umani. Mâ égli rese nobile anche il suo mestiere di pecoraio perché lavorava con amore, in spirito di servizio e di collaborazione alla creazione di Dio. Lui pastore buono e fidato, come poteva non pensare al "Buon Pastore" mentre conduce i1 gregge in cerca di pascoli ubertosi, o quando si preoccupa della pecora malata o smarrita? II suo umile lavoro diventa quasi un "Sacramento", un segno tangibile che lo mette in contatto con Dio. l..avora e prega. II nome di Gesu sempre nel cuore e sulle labbra, o i1 rosario tra le dita. L'Ora et Labora di S. Benedetto, vissuto non tra le pareti di un tranquilo 15


Chiostro, ma nell 'immenso tempio della natura e durante la quotidianità dei giorni. Cosi il lavoro piu umile viene fatto con la serenità e la dedizione delle cose importanti, e le cose importanti con l 'umiltà e la modestia dei "servi inutili". E qui riveliamo un terzo messaggio: la forza trasformatrice ed illuminatrice della Parola di Dio e della preghiera. Anche da cristiano il Beato Antonio ha conservato l'atteggiamento tipico del musulmano: la totale e filiale sottomissione ed obbedienza a Dio. Per la qual cosa le tenebre della sua condizione di schiavitu diventano per lui "luce" : tutto é Grazia! Anche questa sua condizione sociale che lo apre ad una superiore libertà: quella del proprio io, dei propri voleri che tiranneggiano ed incatenano peggio di una schiavitu esteriore. Gesu non si umilió forse fino a prendere natura di schiavo? (Filipp. 2, 5-11). E non sente forse S. Paolo consigliare alui schiavo divenuto cristiano: "non preoccuparti, e se anche tu potessi diventare libero, elegi piuttosto di servire"? (fCor. 7, 21 ). Per la sua personale dignità non vuol dire nulla l 'essere schiavo, non vuol dire nulla l'essere libero, - "Quello che vale é l'osservanza dei comandamenti di Dio" (1 Cor. 7, 15). La Parola di Dio gli rivela orizzonti luminosi di una spirituale e radicale libertà, una libertà che non viene minacciata da nessuna condizione umana. Poniamoci la domanda: sarebbe diventato il Beato Antonio esempio ancor oggi per noi se fosse stato un uomo libero, autonomo, importante, potente, ricco, considerato? La risposta? Quasi sicuramente no. Come dice i1 Salmista: "L'uomo nell 'abbondanza non capisce nulla, é come la bestia che perisce" (Salmo 48). La sua condizione di umana povertà, di inferiorità, di sottomissione, Antonio l'ha vissuta continuamente come una figura, un simbolo della vera condizione di ogni uomo nei riguardi di Dio. Alla luce della Parola di Dio e con la costante preghiera egli trasfigura la "morte" in "vita", la "schiavitu" in "libertà".

Ecertamente fuor di dubbio che possiamo, come dice Mons. Guastella, vedere nel Beato Antonio Etiope "un segno profetico dell 'impegno verso i poveri". Ma non -soltanto verso i poveri socialmente. Chi sa quanti in mezzo a loro sono poveri di tutto ma ricchi di umanità e libertà! Se si comprende bene, l 'esempio di questa vita mi sembra, prima di tutto, un insegnamento per i poveri spiritualmente: per coloro che sono ricchi di tutto ma poveri di amore vero; ricchi di grandezza e glorie terrene, ma vuoti totalmente di ció che fa la vera grandezza dell 'uomo. Le testimonianze raccolte in queste pagine ci dicono con chiarezza quanto Antonio si occupava dei bisogni materiali dei poveri. Ma per lui - a 16


differenza di noi oggi -1 'uomo non vive di solo pane perché "la vita é piu dei cibo edil corpo piu dei vestito". Egli sapeva che l 'uomo ha soprattutto bisogno di qualcosa che é piu grande dell 'uomo stesso. Aflora egli parlava loro di Gesú., incitava i ribelli ed i brontoloni ad "havere patientia et charitate". Si flagellava e pregava per i bestemmiatori e per i peccatori. Un proverbio arabo parla di Allah che vede la formica nera, su una pietra nera, in una notte nera. Antonio sente di essere questa piccola formica nera guardata ed amata da Allah. E si prostra la fronte fino a terra in segno di sottomissione, abbandono e fiducia. Bellissimo gesto che ri vela tutto un modo interiore e spirituale. Un gesto che rivela tutta la grandezza dell'uomo. Egli si sente protetto da Dio Amore-Provvidenza, da un Dio clemente ed Amico dell'uomo. Dio lo lega a sé e lo scioglie da ogni umana schiavitú. (S. Ambrogio ). "Sugou poviro servo di Iesu Christo ... ". Ecco il segreto di quest'anima bianca dei ragazzo dai volto nero. "Niger sum sed formosus" (Cantico dei Cantici): sono negro ma bello, schiavo ma libero. Servo di Diô, Antonio non poteva essere schiavo di nessuno e soprattutto di nessuna cosa. Libero della libertà di Dio. Era proprio questa la motivazione che diedero i fratelli Giamblundo, ultimi suoi proprietari-padroni, quando lo manumisero: "Non possiamo tenere per nostro schiavo colui che ha Dio per amico!". Si racconta che un giomo, mentre era al lavoro con altri compagni, Antonio vide una mula imbizzarrita e gente furibonda che la rincorreva bestemmiando. Lui li ammoni subito: "Non maledite la mula e non offendete il Signore !". Poi, rivoltosi alla mula gridó: "Animaluccio, fermati nel nome del Signore !" Al che la mula si fermó e si mise in ginocchio. Aflora accarezzandola con dolcezza le disse: "Creatura di Dio, perché non vuoi servirei tuoi padroni ?'' e, preso il capestro, consegnó l 'animale ai proprietari. Una scena meravigliosa piena di tenerezza e di pace. Una visione di armonia tra Dio, l 'uomo, l 'animale e la natura. Una scena da Paradiso Terrestre, di pace messianica. Una teologia sull 'uomo e sulla creazione in atto. L'uomo moderno, quanto distrugge e rovina nella sua prepotenza prima di poter piegare la natura ai suo volere, ai suoi piani e capricci ! L'uomo di Dio invece, obbediente a Dio, "servo poviro di Iesu Christo", senza violenza alcuna comanda: "nel nome dei Signore" e la natura si inginocchia ai suoi piedi. Questa scena mi e sembrata profetica. La mula imbjzzarrita (Geremia 2, 24, paragona il popolo di Israel e, ribelle ai suo Signore, proprio ad una mula selvatica) siamo noi, uomini affrancatisi da Dio e dalle Sue Leggi per correre liberam ente, avendo come unica regola ció che vogliamo noi; decidendo ció che é bene e ció che é male, dicendo bene ció che é male, lecito l'illecito, 17


buono il cattivo, bello eió che é brutto. Lui, Antonio, quando, quattro secoli fa venne qui, era schiavo e noi "liberi". Ora torna da noi lui "libero" e trova noi schiavi : di noi stessi, del nostro orgoglio, della vanagloria, del sesso, delle ricchezze, delle grandezze terrene, del consumismo. Ci trova imbizzarriti. Basta sentire le notizie del mondo per rendersene conto. E forse ei siamo tanto imbizzarriti da non impressionarei piú di nessuna bizzarria. E il nostro buon schiavo, libero, ci dice:" Animaluccio, fermati nel nome del Signore... perché non vuoi servire il tuo Padrone? lnginocchiati, adoralo, obbediscilo, prostrati con la fronte a terra come feci io quando ero musulmano". E vivrete meglio. Avrete gioia e pace. Sarete "liberi" davvero. A questo punto non so chi ha piú bisogno dell'esempio del nostro Beato Antonio Etiope, se i poveri sottosviluppati del Brasile o noi ricchi, schiavi del super-sviluppo. Ma una cosa é certa: se noi fossimo piú liberi da tutte le nostre ricchezze superflue, ci sarebbero nel Brasile ed altrove molti meno poveri sottosviluppati ed emarginati. 11 Beato Antonio possa fare per noi il miracolo di darei la vera libertà e di farei riscoprire ! 'autentica dignità e grandezza dell 'uomo: l 'essere immagine di Dio. "Comprati come foste ad un caro prezzo, non riducetevi schiavi degli uomini" (1 Cor. 7, 23).

Noto, 14-12-1990, festa di S. Giovanni della Croce fra Ugo Van Doorne eremita

18


. FRATELLO NEGRO Antonio di Noto detto l' Etiope

19


Antonio Etiope rapito in estasi. China di Tina Occhipinti Zuppardi, Noto.


LA SUA TESTIMONIANZARESTAATTUALE Presentiamo la vita documentata di Antonio di Noto, detto l'Etiope per il colore della sua pelle e per l 'origine africana. Strappato ancora ragazzo dai pirati alla natia Barca, o Barce, in Cirenaica (Llbia), egli visse da schiavo domestico per 40 anni ad Avola e a Noto (Siracusa). Tutti lo ebbero arnico: lo chiamavano familiarmente Cio Antoni (zio Antonio). Reso libero, visse eroicamente l 'esperienza eremitica nel deserto dei Pizzoni. La santità della sua vita si rnisura dalla capacità da lui dimostrata nel decifrare gli avvenimenti e i problemi del suo tempo con il contributo urnile di lavoro, di fraternità e di rnitezza. 11 periodo storico in cui visse Antonio di Noto e quello del secolo XVI nell'ltalia meridionale e precisamente in Sicilia; gente mediterranea e crocevia di nazioni, popolo vivo di idee e di civiltà che hanno contribuito alla trasformazione.e al progresso italiano ed europeo. Miserie e crisi sociali ricorrenti, cultura e laboriosità, fede e tradizione unisce il Meridione alla cristianità e alla storia dell 'Occidente. Santificato dal passaggio dell 'apostolo P-aolo e, nel sec. IV, dalla presenza di S. Ilarione, il Val di Noto ha visto fiorire e fruttificare una plurisecolare esperienza eremitica lungo le convalli dei monti Iblei sin oltre i Pizzoni. Un filone d'oro dell'ascetismo cattolico cosi passa per la laura di cenobi che hanno arricchito la vi ta cristiana della Sicilia sud-orientale, con i rornitori di Gesu e Maria a S. Corrado di fuori, di S. Maria della Scala, del Ritiro alla grotta di S. Corrado, di S. Giovanni Lardia, di S. Calogero, della Madonna Marina, della Madonna della Provvidenza a Noto antica e di S. Maria delle Grazie ad Avola antica. Soprattutto la grotta di San Corrado alla cava dei Pizzoni (o valle dei Miracoli) ha da sempre catalizzato la vita erernitica locale. Qui uno stuolo di uomini di Dio ha vissuto il Vangelo "sine glossa". Ricordiamo lo stesso San eo·rrado Confalonieri patrono di Noto (+ 1351 ), S. Guglielmo Buccheri patrono di Scicli ( + 1404 ), il beato Antonio Etíope (+1550), il ven. Pietro Gazzetti (+ 1671), il ven. Alfio da Melilli (+ 1708), fra Carmelo Murana (+ 1888), fra Salvatore Astuto (+ 1937), il servo di Dio frate Ave Maria (+ 1964), fra Antonio Taggiasco (+ 1983), sino a P. Ugo Van Doo me, eremita dal 1969 in contrada Sarculla (*). Sulla roccia della loro preghiera e carità sta la religiosità dei nostro popolo. "E rara una situazione come questa: degli ererniti testimoni della presenza di Dio e una chiesa local e, quella di Noto, capace di accoglierli e capirli" (don Enzo Bianchi della Comunità di Bose ). Quale la chiave di lettura della testimonianza di Antonio Etiope, laico impegnato nell 'esercizio della carità per i fratelli emarginati del suo tempo? Egli si era posto al servizio del prossimo "per la croce di Cristo" come S. 21


Paolo e "per il Vangelo sine glossa" come S. Francesco. Dopo secoli di civilizzazione, motivo d'orgoglio dell'uomo moderno, la dignità della persona e ancora avvilita o disprezzata in rnille modi e in ogni latitudine. ln questo nostro Ventesimo secolo l 'umanità vanta un progresso superiore a quello dei secoli pàssati messi insieme. Ma i1 saldo negativo rappresentato dalla crudeltà dell 'oppressione e della violenza sulle persone e impossibile descrivere. Due guerre mon~ali, tante guerre particolari, rivoluzioni, dittature, sequestri, discrirninazioni razziali e sociali, terrorismo ... La maggioranza della popolazione mondiale soffre la fame e la dignità personale e conculcata. C'e peró una reazione benefica di dibattiti e decisioni per la soluzione di questi problerni, sebbene con lento risultato pratico. Per questo si e creata l'organizzazione dell' O.N.U. ed essa ha promulgato la "Dichiarazione universale dei diritti dell 'uomo"; per questo i1 Concilio Vaticano II ha dedicato ampio spazio e tempo per approfondire alla luce della Parola di Dio la dignità e la libertà della persona umana nel mondo; per questo e stato attribuito i1 premio Nobel a personalità distintesi nella lotta per i diritti umani; per questo i nuovi orientamenti nelle università, nelle ricerche sociologiche, fi19sofiche e teologiche: l 'uomo e sempre piu riconosciuto centro del cosmo. Tra le proposte costruttive, capaci di donare speranza, molte quelle che riscoprono i valori naturali e morali. L'ecologia valorizza la natura, ma ! 'inquinamento atmosferico e dei fiurni, la corruzione sonora e mental e non fanno che deteriorare il nostro habitat; senza contare ! 'aumento della radioattività. Cio Antoni rispettó la natura con amore: visse la vi ta dei campi da schiavo e da libero, si ritiró poi a vi ta erernitica a contatto della genuína natura di Dio. Desideriamo tornare alla solidarietà come forma di amore. Essere solidali vuol dire essere "uno" con il fratello che soffre per privazioni di carattere econornico, farniliare o di malattia. Per praticare la solidarietà e necessario tornare a partecipare nella Comunità. La partecipazione attiva del laico alla vita della chiesa e alla vita civica e un'istanza continua della comunità ecclesiale come condizione pratica del messaggio evangelico. Enecessario tornare alla spiritualità, alla pratica della religione nel campo personale e comunitario. Se l 'uomo non percepisce la sua dimensione spirituale, se non rientra dentro se stesso per incontrare Dio creatore e provvidenza, padre chefa sorgere i1 sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sul giusto e l 'ingiusto, se non pone questo movimento spirituale verso Dio, tutti i problerni dell 'uomo restano senza soluzione definitiva. E necessario ritornare alla Parola di Dio, a rivalorizzare la Bibbia e tutto il contenuto della Rivelazione. Pertanto la testimonianza di Antonio di Noto resta attuale: vita semplice, dedizione sincera, esempio eloquente. Autentico uomo di Dio egli ha creduto negli essenziali valori della vita che oggi andiamo faticosamente ricuperando. La dignità della persona! Egli, quantunque schiavo, sapeva di 22


essere figlio di Dio; diede esempio di solidarietà, fu segnale profetico di coinvolgimento per i poveri, partecipó attivamente alla vita ecclesiale locale. Piu volte venne sorpreso in orazione nelle lunghe e silenziose ore della notte: la Parola di Dio fu i1 grande nutrimento dell'anima sua. La fama del suo costante amare per i diseredati valicó nel sec. XVIIl 'Oceano e in Brasil e ancora oggi eil santo negro trai piu popolari e protettore della povera gente. La vi ta e la prima strofe di un canto eterno: intoniamola bene.

23


NOTO NELLA SICILIA DELLA PRIMA METÀ DEL SEC. XVI L'antica città di Noto,_ormai distrutta dal terremoto deli' 11-1-1693, si ergeva su un costone roccioso (il monte Alveria) dalla strana forma di cuore rovesciato, cioê con l 'apice inferiore ri volto verso il nord. Circondata da valli profonde che la isolavano dai circostanti monti lblei, essa si elevava come un 'isola lega ta appena da uno stretto istmo, che rimane l 'unica via di accesso, allora difesa dal potente castello. la posizione naturalmente munitissima ne fece durante la sua millenaria storia un centro político, artigiano e agricolo di primaria importanza. Nel '400 Noto visse il período di maggiore rigoglio spirituale e culturale. Le scuole non solo conventuali e le biblioteche avevano rapidamente fatto della città un centro di irradiazione culturale che avrebbe dato un contributo di rilievo alla storia dell'Umanesimo e al progresso delle scienze giuridiche, con i supi pfü ragguardevoli rappresentanti: De Mello (+ 1445), Cassarino (+ 1447), Campiano (sec. XIV), Marrasio (+ 1452), Aurispa (+ 1459), Barbazio (+ 1479). Parecchi giovani netini completarono gli studi nelle università italiane ed alcuni di essi, conseguita la laurea, vi rimasero ad insegnare. Grazie ai viaggi e alla fitta rete di relazioni con le corti e i letterati che le affollavano, essi contribuirono non poco a far conoscere la città negli ambienti colti della penisola, come pure della Spagna, della Germania e di Costantinopoli. Nel período a cavallo fra il XV e il XVI secolo, Noto continuó ad esprimere figure notevoli nel campo della cultura e deli 'arte: dagli architetti Giovanni Manuella e Matteo Carnilivari al giurista Antonio Corsetto, al diplomatico Mariano Accardo, al naturalista Antonio Venuto. Vescovi netini sono preposti alle cattedrali di Malta, Cefalu e Scutari. Il domenicano Rinaldo Montoro (+ 1511) vescovo di Cefalu le ottenne, in riconoscimento del gran numero di personalità, il titolo di città ingegnosa (diploma del 23-6-1503). Gli ordini religiosi e il clero godevano del favore regio, mentre dissapori si manifestavano fra nobiltà e regia curia a causa dei risultati della revisione dei feudi eseguita da un rígido funzionario, il netino Gian Luca Barbieri la cui opera, i Capibrevi, ê oggi fonte storica di primaria importanza. Il 1509 risulterà per la storia della Sicília un anno decisivo: la política "castigliana" di Cisneros che volgeva ogni energia alia conquista del nord-Africa fu bloccata da re Ferdinando all'occupazione del litorale africano sufficiente a proteggere le coste spagnole e siciliane; e intanto il sovrano aragonese nominava il valenciano Ugo Moncada vice rê di Sicília con poteri supremi sulle milizie siciliane e spagnole deli 'isola, con la responsabilità primaria del rifomimento e della tenuta dei presidi africani da Oristano a Tripoli. Il 16 luglio 1511 la flotta (150 vele) salpó da Favignana per la conquista di Tripoli 24


che era considerata piu ricca di Tunisi "a causa del porto e del gran numero eh 'essa ha di mo ri della Sjria, arabi e turchi, e di mercanti genovesi, siciliani, italiani, veneziani, maltesi e d'ogni nazione". Ma la spedizione falli, squassata da un 'improvvisa tempesta. E sorse tesa e accorata su quel mare insidioso la devozione mariana come cemento culturale del Mediterraneo cristiano ("prendemmo a nostra mediatrice la Vergine nostra signora"). Infatti risale a quel período la leggenda della Madonna del Monte di Racalmuto (Agrigento ). Eugenio Gioeni di Castronovo (Palermo) in giro per la Líbia giunse a Barca di Cirenaica, vide una pietra a forma di porta ed avendola aperta trovo un'immagine in marmo della Vergine col Bambino; ritorno in Sicilia sbarcando nel 1503 a Punta Bianca di Girgenti, si diresse a Castronovo, ma su di un monte di Racalmuto i buoi aggiogati non vollero proseguire : là sorse nel sec. XVIII l 'attuale santuario di Maria Ss. del Monte. Proprio a Barca (Líbia) allora un'altra spedizione "trovava" e prendeva in ostaggio durante una razzia un negro che, venduto in Sicilia come schiavo, sarebbe vissuto in concetto di santità, morendo a Noto il 14marzo1550, appunto il nostro Antonio Etíope. Con la mortê di Ferdinando il Cattolico (1516) la Sicília passo sotto gli Asburgô di Cario V (II di Sicilia) dal 1520 anche imperatore del S.RI. Nel 1522 la Sicília fu colpita da terribile pestilenza, entrata (pare) attraverso una nave proveniente da luoghi infetti nella rada siracusana di Fontane Bianche ; a Noto su sedicímila cittadini morirono di peste diecímila. Terminato il contagio, riesplodono le fazioni e le ferocí rivalità fra nobili. Questo fosco período della st9ria siciliana, ricordato come l'epoca del bandoleri, fu descritta per quanto riguarda Noto dallo storico locale Vincenzo Littara. Lo stato di anarchia, tristemente accompagnato da altre calamità naturali (una carestia nel 1529 e un'alluvione nel 1530) continuo per qualche anno ancora. Con la relativa tranquillità i netini ritrovarono il loro orgoglio municípale e il senso del bene pubblico: rintuzzarono con successo un altro tentativo dei baroni Platamone di costruire un castello in territorio di Noto (1538) ; ottennero dal vicerê Gonzaga (1540) l'istituzione di una fiera franca di cinque giorni per la festa di S. Corrado, che nel 1515 era stato proclamato beato ele cui spoglie furo no poi custodite in magnifica arca d'argento (1584) realizzata su disegno del Manuella. Intanto a Cario V reduce dalla disfatta di Algeri (1542) Noto offriaiuti finanziari elamunita fortezza di cíttà, ricevendone un ringraziamento di portata política. L'8 settembre 1541 con una prammatica il vicerê Gonzaga ordino che venissero affidati alla nobile Compagnia del Ss. Crocífisso, detta "dei Bianchi" da lui stesso fondata, i condannati a morte, tre giorni prima del supplizio, per ricevere i conforti religiosi. Tra il 1534 e il '45 i turchi dilagarono nel Mediterraneo occíd~ntale, e il loro predomínio nel mare interno farà della Sicilia una fortezza assediata: le coste siciliane e sarde erano aperte a scorrerie sempre piu audaci che spesso penetravano per miglia nell 'interno a razziare; nel 1553 mettono a sacco Au25


gusta, Licata e Pantelleria facendo schiave piú di mille persone. II vicere concesse di trattenere come schiavi i turchi catturati, mentre molti proprietari erano costretti ad abbandonare vigneti e seminati fino a sei miglia dalla costa. II 1538 e l'anno dell 'alleanza contro i turchi (tra Carlo V, Paolo III, re Ferdinando e Venezia) che darà i suoi frutti con la vittoria di Lepanto il 7 ottobre 1571. Negli anni '50 del sec. XVI la pressione inquisitorial e lasció emergere "la semenza luterana"; a Noto vennero inquisiti il maestro di gramrnatica Girolamo Vitrano, fra Giovanni Gigliuto (280 giorno di carcere ), M. G. Carobeni e il maestro scarparo Piero Giovanni Thomaso. Dopo il Concilio di Trento, Noto vide accrescersi il clima religioso e ! 'influenza del clero e degli ordini religiosi. La città in quel periodo era un importante centro di religiosità popolare. Diverse volte processioni di pellegrini, provenienti dai paesi vicini e da Siracusa, vi si recavano a piedi nudi per venerare l 'imrnagine di un antico Crocifisso, detto di S. Luca, come avvenne dopo il violento terremoto del 10 dicembre 1542. Lo stesso anno della morte di Antonio di Noto (1550) nasceva il sac. Vincenzo Littara, insigne storico e letterato netino, autore tra l 'altro del De r"ebus netinis (storia di Noto dalle origini al 1593) e della Conradis, poema religioso dedicato a San Corrado patrono della città. (1 ).

26


SCHIAVITÜ IN SICILIA NEL SEC. XVI Nel tardo medioevo in Sicilia la schiavitú, con le sue particolarità anche locali, e il risultato-sintesi dell 'incontro di piú istituti giuridici di provenienze diverse che hanno subito evoluzioni indipendenti, fuori dell'isola e poi nell 'isola stessa. Alludo a quella specie di servitú che fu il villanaggio del tempo dei Normanni. Una particolare condizione d'inferiorità o di sernicapacità giuridica di agire avevano avuto i cristiani sotto i mussulmani prima del 1091. "Sulla schiavitu in Sicilia fra il XV e il XVI secolo fornisce un ottimo inquadramento Charles Verlinden nel saggio su Schiavitü ed economia nel Mezzogiorno ag/i inizi dell'età moderna (Annali del Mezzogiomo, III, 1983, 11-38), dal quale risulta che nel sec. XV il gruppo di schiavi digranlungapiú numeroso presente in Sicilia era divenuto quello dei negri, accresciutosi specialmente nella seconda metà del seco lo quando ne inizió l 'arrivo in Europa in conseguenza della tratta esercitata dai portoghesi sulle coste del1'Africa occidentale. Nella prima metà del secolo gli schiavi provenivano invece dai monti di Barca cioe dalla Cirenaica, ove erano tratti dalle carovane che collegavano la costa con i Paesi al di là del Sahara (Bornu, Vadai, ecc. ). A parer nostro peró anche nel sec. XVI ed oltre gran parte degli schiavi negri presenti in ltalia meridional e era originaria dall 'Africa del nord, attraverso gli stretti collegamenti che la guerra corsara con la cattura e con gli scambi degli schiavi ele pacifiche relazioni commerciali con la stessa 'corsa' mantennero fra la Barberia e le regioni meridionali del nostro Paese". (2). Corrado Avolio, trattando della Schiavitü domestica in Sicilia nel sec. XVI, osserva che la lunga esistenza di questa brutta piaga e stata completamente dimenticata dai siciliani, sebbene non fosse un triste privilegio solo dell 'isola (3). Per quanto concerne la città di Noto l'illustre dialettologo dai registri dei notai netini e sulle carte del monastero del Salvatore ha potuto rilevare la presenza di oltre 60 schiavi, e ne trae questa .c onclusione: "Sarà tutt'altro che esagerato il ritenere che gli schiavi a Noto, dentro questo periodo che va dal 1500 al 1590, fossero dieci volte di piú di quelli riscontrati negli atti letti da me. Or perche la popolazione di Noto in quel secolo non superó le 11.000 anime, i 600 schiavi, adir poco, rappresenterebbero la XXIV parte della popolazione. (... ) Noto chiudeva fra le sue mura la LXXX parte degli abitanti dell 'isola (un rnilione e 200 rnila anime); applicando lo stesso criterio usato per Noto, gli schiavi vi entrano per oltre 50.000. La schiavitu nei paesi cristiani veniva giustificata come rappresaglia alla pirateria corsara. Nel Libro Rosso del Comune di Noto si legge un decreto imperiale del 28.5.1526 col quale, deplorando che i cittadini di Noto non si curavano di combattere i corsari mori e turchi che infestavano le marine di quel territorio con grande danno dell'agricoltura, si dà ad essi facoltà di ritenere come roba propria e 27


legittimamente acquistata i prigionieri. Le razzie corsare dovevano essere frequenti anche dopo la battaglia di Lepanto se, caduta Noto dopo il terremoto dei 1693 e lasciato l 'antico sito, fu combattuta l 'idea di fondare la città nuova in riva ai mare per paura che s 'avea dei corsari" (4 ). Ancora nel secolo XVIII- come si puó rilevare da un'accorata circolare dei vescovo G. A Requesens, Siracusa 13-12-1760 (cfr. Appendice n. 8)- il rischio sociale delle razzie corsare infestavano le nostre contrade. Provvidenziale quindi l 'opera assistenziale laico-ecclesiale della Deputazione per la redenzione de ' Cattivi o schiavi. Grandemente meritoria soprattutto l 'azione deli ' Ordine religioso dei Padri Mercedari, fondato nel sec. XIII alio scopo di riscattare i cristiani schiavi dei maomettani. 1 Mercedari sono stati presenti a Modica dai sec. XVII ai XX presso il santuario cittadino della Madonna delie Grazie in via Mercé.

Primofoglio dei ms. dei 1595, contenente l 'inizio delle testimonianze giurate raccolte dai vicevicario di Noto in S. Maria di Gesu dai 22 aprile ai 9 maggio 1549(=1550) nel processo informativo per la beatificazione di Antonio negro.

Pagine 155 e 168 della "Vida de hermano Antonio de Calatagirona, santo negro etc." da : Frei Antonio Daça, Cronica geral de S. Francisco nutro padrey su apostolico Orden, in Marco de Lisboa, parte IVlibro 3·. Impresa in Valladolid, 1611.

28


<J'J..\JM

,,t.:- Ói!

bcn~IA'l·n- '<>_il'~.?~ uul~

l.; ·

-t.D.-*"~ ti:nr.A~ "-'r~li~"' re.~ fe {101 . ~A..< w t.:~.~ Stll-tték ln<\W;.. k. Ív;" t.(lfr~ti>Y1. .:~j~5

~ -tr.~ [, · J.vv11~e..- Jnte-Y"J.W.- 5«ttv io4o ~t. ~~~ 5•~~ 'f<4-~ J~ Swwtt.o .41\n~ !'....,· J,.~~1<> te'."r" 'Cl ...

[L. ,t""'~~'\>'lic ~~l,.; L-r.ui..L· -/.t..L1·,

'.t c!i.,\"lnl\.O t'.~ ck..;..l\,.,. twt..J.

+v:;'Ml

l.'-t

l\INl'Lh

et t"'°"'·~· s,,.:.., r~ L, ~· ~·p,n '"'..iD

CDhlc

Se

6-i:ll. ·'l<l cc.,..tj r-~ lc -fi'4'1(.(p 1'""'*' J!. tnM y..u,· 5M1.'. t; (?f i,,.,lb, \"'-i.1C. ~· t.J.·1''1'""' T"" 5:~ ~?fí· f"'~m: 'JU.nt, . ~ ~..,_ \"'~ j.. L. . Â1i6>- +<:trr,,.. Ó..

~ lJ~

(<>h!C

· ,,:e,.-. ~\f "'

°Oi

l1M.l.i\.

f"5SA.bà.·1.,c'4°"''",~" ~I: ~

k

Ct.o A1!(n•Í l1•.7 r: d,,·._;.. ;:,.:

nct:.

" · : , _1!'·.i.>-. : r.1. J~":.\,AltA.'41.. • ' ..,..<t' I'.iA . .~v-~. ;. ·.-~: f, .. ,....:;;;,,,

1'

.

· .;tC;,.. ·~

)1.u..: ~. ..

.

lhL1:•

; j;'; J~ . . -ri:$+ .~ ;id,l n.;.:. ~,.,,-., , · ,. ..

.


ln rprf!olam lctt1111isr. Cor.1áo..l-· · -den .de Prcdic~dor~s, liizo vnasAnotaéione:; a los Co.:.

NJ m 'Domfoicas Ad1m1tui Do-

,,,,lti,D: St1nEfo.!1111Jrmo.r lt•

mc1\tarios gu~ ell e ãutor e~

1rmitt. ln 'Púfi01wn V ....,,,ini.

criuio fobrc San Iuan , cn lo~ quales lc nota fefcnca. y

11'/ondm. ln:Ecclrftaftm, iuxr.c littrram,/1b. 1. r,, Efthrr.!n Epiflolam ad l(omttrzos. Pofii- 1 Ja de diez fcrmones , para cada Domiflgo y di:i de fiella. Algunos.Opufculos.cu vn volnmcn, y otr.:1.s dhtcr-

fircc !:igares, que dize fe hart de kcr con eaucda ; cl doaifsimo fr:iy Miguel de

l

Mcdin:i lc dcfiendcmarauill~famentc ~n vn A!Jologe-

Cas obraE • Y aunquc fr:iy Dotningo de Soco~âc 1~ Or .

· t1co que hizo en dt'fenfa d elos dic hos Jugarcs~

Síguefc la vida y ir:.H~gros dGI ·hermano Anco!1io cle Calatagirona ~- fanto Negro de la ...Tcrccra Ordcn~ colegid:t de tICS procdfos au.o ;;. · tcmicos, y ~e nouC:ma tcíl:-igos

··· ·

· · · jurad~s.· · , .

CAP· XXXVll. Como e/ .· jieruo de 'Dios re~ikio ~-~ tl fanlo . 'J1~ttt;jm~ 1 j • .J l .. ·· ·1 · ... -ae "r.gunos

mt ~gra$

.

.

'

··

.

.

'ltta,ry p~nerenfu pu~co.m<> ~ flrando en cllalos pmnorcs

defuarr;e, y las ventaja! ·dc fa i!1~eni..> ~ Y com ocl hatetfontós d~ pécadorcs, tcn

\ ~ ·qur et Seno1"' 0~J:~ :por g_atnfiuht~difkukad,que . ·· et • afirm:iU Jos fa.rt(OS,' ferlê .â ª.t, ul"J• ., • . ·

D!os tnat dific:ultofo·ique

inI01111nt

c;rí~r çidóSf tiérra; de áqui tr1tll. 71.•

·i~~-: "tn Vu1t<l la ma es 2 q~e cofi~dcr';tndo la vi· s.T~o.1.1. 1: . ~ •.• t · t~rb~·cs_ !~as 1 _lcz~, dda ~1árfríâ 1 ci.ucda ~·.~;.Jj~;: 1 / --~~~ . \•11,y~~m~-l:ltnas . a(;rtdita~o e~ p!':~or f••t+"'"t' · ·· · · : nos_c~bnac~t. ~câ<J.uel fobcu~a.Awficc i·""l• 1

__'__,~, · losoJcis_ ~los_ <]Ue là fupo pcrfic1on~f y . hombrcs ,tantl! qticd~' rilàS: ' t!e vit N cgto l~addó cn 1os

·t· }~ ·' A9

!

·

!icrcdita.do dpri tr\or qe{ ar-; JtlótitCS·d~Iltft& ':: hazcr '~ n . tifice, que la fabc perlicib~ uft gr411de· fa~t<)' co1no b ... ,

.. .. ...

~ . ·r=z· · · - ·

.. .* .

fuc ····- ..... . •

;..· ~


:./e- -=1tr.ªQtra.fá.panutetâCorôniCaaer~ .1 1: 1.Hcllcn hunarlc. y lleuarlc a

1

fu dudad. F.mcndicronlo la~ de Noro, y puíicrõ hombrcs armados,c1ue de dia y de nocheguardaffcnclSantocucr po, {Ci1alando por Capitan delh. gcnre " Andres bmbl undo, hombrc :mi mofo y valic'nrc. Y ran buc:na mana fe Jicron cn la guarda de a~ qud prrciofo tcforo,que los de Abola no íe atrcuicr~n à poner por obra lo que :miá intentado. ~indo e fios hombrcs gu:\l'<Íauan d fcpulcro dcl Santo,vicron qucvc11ianacl . muchos enfermos, mancos, co;os,rnllidos, y que alcança uan falud por h1s.111erccimié cos: y cn ferial dei bcnchcio, dexauan las mulccas, y fr boi ui:111 fanos a fi.1s c;ifas, abban do ~l Scíior cn fu S;íco; Y por q~1c adclanrC: huuq fama,quc: 1\>~ Jc Carnaucà auian huna

:dodSanto.c.l!crpo,losiura.d9.~ ~rc la mifma ciudad qc Ng~o fuerôri alconucnt.o fc: gunda vez , Y· abricion ~· .

dicha parcd.dondc fc ;mi;~~~_ . · locado y ai cic:mpo que abrit ron la arca donde cfl:lua c1 Santo cue.rpo. folio ddfo c:m fuaucolor,que parcci.i ..·na cofaccldl:ial y fobcrana: por lo quallos lurad0Hp1c (e h:t-· · llaron prcfrntcs, mandaron ha::tcr otra 11rnc ho mcjar, y dor~dà:la 'lual fc pufo fohre d mdino Alur dcncrodcfa par:ed, con vna reja de h;c. rro,p.uaquc afsi dS;\co fucf fomas venerado, y efl:uuiclfr mas fcguro.Eílafcgunda vií ta d.d Santo fué a rrcic: ili:

Abril .dei ano dcl Senor tfe mil y quinicnros y not1en1" y n~C'llt=J y e~ public:a fari12 lJUc . ~y dla fü cuerpo en,ero, y fin c;orrupcion algunJ. La cil:ampa ddfanro y fu ti· gura,cs tcnida cn gr:inde v~- , ncracion, y la fanca ln~11if1. cion.aremo fos grandcsmil, gro.s y f.,midad, dio licencia que:! 1Ç pintaífe çonde.,,f~­ ma cnhcabcça, cn fçfi~l d~ la gl,o da l}Ue goza~nla bit~ auc~curanp.. ': ..

.

Cap.XX XI!: De.la 'llià11J mii11!~ouJ~Íb;11to.F.Jf,~,.1

f' . gtali C.cruo d~ Di~,:m,~ r~· .

· ... . de Baj]ojtmdadot de los p~dres Ct;f~4_c~mot.

~ A íío !

!

1 S5 2 · ponç.t.p.

-~:· ~r; 1~

·2 9~.fc

. 'os Obifp~s de

.

rf, Manrna, Seno-

~ f;

9uc a todo~ excede ri J,·,•• . .

~ ~:~r.Ji~\ galia,yOpor~o, orig~nal ~e ~an<l,cf~n·'~~-- -: .

.-

~~~) coh orros:rnro· .

~~ rc~,hanhill:oiia

,do l:i vufa y mil0tgi:os clcilc

conuc:nc lu v1d:i

y""'~r ·

(<]uccomorico~~fo.'nf

dala fonta

Proi~mc1• ~ 1

'·'. 1

~


----- -

.

; a Catturato "ai monti di Barca" (Cirenaica), Antonio ĂŠ venduto schiavo in Sicilia. Disegno a china di Pier/uca Roccheggiani, Roma.


UNO DEI SEICENTO Il piú illustre dei seicento schiavi domestici netini del secolo XVI e certamente Antonio l 'Etiope, affettuosamente chiamato Cio Antoni (zio Antonio). Degli oltre 50.000 schiavi di colore vissuti nello stesso secolo in Sicilia e tuttoggi in benedizione la memoria dilui e di Benedetto da S. Fratello (5). La fama della loro vita santa si diffuse sino alla Spagna e al Portogallo e da li alie colonie deli' America Latina, particolarmente in Brasil e presso i negri e i meticci (os cablocos) per i quali i due negri siciliani vengono considerati "quasi della loro nazione e della medesima specie". Ambedue vi~sero in Sicilia nel tempo in cui molti veqivano condotti schiavi dalia Sicilia nei paesi dell 'Africa mediterranea. Lo sfôrzo di redenzione degli schiavi, nostri lontani antenati, dalle mani dei musulmani si protrasse per piú di due secoli. Risalendo a queste fonti storiche non v'e chi non veda che alcuhe ascendenze genealogiche sono molto umili. Non si comprende perció l 'arroganza su chi ha il volto e le mani color cioccolato da parte di gente, oggi, inebriata da un recente benessêre, ipnotizzata e catturata dall 'ossessionante reclamismo consumlstico (6). E nostro intendimento limitarei a presentare la vita di Antonio di Noto, tra i due quelio di condizione sociale piú umile e meno conosciuto. Infatti San Benedetto da S. Fratello era un frate Minore Osservante divenuto guardiano, vicario e maestro dei novizi nel convento palermitano di S.M di Gesú, mentre il Nostro era un pastorelio a tutto servizio del padrone, poi terziario francescano e laico eremita. ln Sicilia nello stesso sec. XVI sono vissuti almeno tre omonimi da non confondere col nostro Antonio di Noto. 1) un Antonio negro, anch 'egli vissuto a Noto, catturato nelie contrade nostre da corsari musulmani e martirizzato a Tunisi, pare, il 15 gennaio 1500 (7), 2) un Antonio etiope terziario del convento di S. Maria di Gesú presso Camarano (Messina) morto nel 1561e3)unaltro Antonio negro, detto anch'egli l'etiope, del convento di S. Maria di Gesú a Caltagirone, morto nel 1580. Questi santi o servi di Dio negri, vissuti cristianamente esemplari nel nostro ambiente, potrebbero essere un aggancio pastoral e per un.dialogo tra amici da riconoscere fratelli, con i negri e nordafricani che oggi esempre piú frequente incontrare nelle nostre città. Ecco perche "ricercare il nostro passato cultural e e religioso" penso sia utile anche per una pastorale ecumenica delle nostre chiese locali, dato che non e ormai cosa rara incontrarli, venuti in ltalia per lavoro. Fonti storiche della vita del nostro Antonio di Noto sono: un Processo diocesano per la sua beatificazione (8) e la Viday milagros dei hermano Antonio de Calatagirona santo negro de la Tercera Orden (9). Fonti storiche rispettivamente del 1595 e del 1611. Altro documento coevo e il Martiro/ogo Francescano edito a Parigi nel 1651, chefa memoria 33


del terziario francescano Beato Antonio negro di Noto il 14 marzo (vedi Ap· pendice n. 2). A che serve la storia? e necessaria per essere uomini. Per il credente e luogo teologico e via obbligata di educazione alia responsabilità. Nel mondo contemporaneo la violenta proiezione nell'esteriore e nell'effünero esige piu grande fedeltà ai valori dell 'uomo mediante il ricorso alla sua fondazione.razionale ed etica e alia memoria storica, perche anche noi in modo libero e original e agiamo e facciamo la storia d 'oggi. Misurarci sulla memoria storica del cammino compiuto da chi ci ha preceduto nella vitae necessario per riconoscere i segni del nostro tempo, per essere gente matura e adatta agli impegni dell 'oggi. Anche come comunità ecclesiale e utile av~r presente il percorso compiuto dai fratelli nella fede, per saperci orientare e discernere l 'itinerario futuro. ln merito intanto alla documentazione testimoniale coeva del Nostro va osservato che doveva essere certamente piu abbondante, se il Daça afferma che la vita di Antonio negro di Noto la desume da tre processi informativi autentici di novanta testimonianze giurate (10). Lo studio di C. Avolio sulla schiavitu dvmestica in Sicilia nel sec. XVI inoltre aiuta a capire !'ambiente socio-politico in cui visse Antonio di Noto. Ma leggere il Processo per la sua beatificazione e la Vita documentata di Daça e meravigliarsi dell 'attualità del suo messaggio di carità instancabile a favore degli emarginati. Leggerli significa davvero gustare ifioretti dei nostrofrate/lo negro che e passato nella città di Avola e Noto beneficando ognuno con la ricchezza della sua povertà e disponibilità di servizio. Nella sua terra natia c'e un proverbio arabo che dice: "Allah in una notte nera sopra una pietra nera vede una forrnica nera". Tutta la vi ta del "Beato etiope" e un inno alla Provvidenza sempre imprevidibile e paterna, che affanna e che consola. Antonio di Noto era originario di Barca (oggi Barce) in Cirenaica (11), dove nacque verso il 1490 (12). Non solo fu negro come gli abitanti della Guinea e del Congo, ma ancora talmente moro nato ed educato nella legge coranica di Maometto e figlio di genitori maomettani negri. ln una certa occasione le galee di Sicilia lo prendono prigioniero, lo sbarcano a terra insieme al bottino e lo espongono al bando al migliore offerente come schiavo. Egli e un ragazzo sano e intelligente, di indole non rissosa e di facile adattamento, senza il complesso "dila gucta", trauma psicologico (= rimpianto inconsolabile) dei profughi disadattati. Ma anche per lui e grande la nostalgia della libertà e della patria lontana. Ordinariamente nei contratti era annotata la nazionalità degli schiavi. 11 Nastro e indicato come negro nativo dei monti di Barca (de montibus barcarum seu niger). Come avveniva nelle traslazioni, egli e venduto con gli abiti che indossa. Viene venduto probabilmente a Siracusa, dove c'era un serraglio-mercato per schiavi (13), gestito da mercanti addetti o negrieri. Lo acquista un proprietario terriero (o massàro) di Avola, Giovanni landanula 34


(=Andolina). 11 prezzo era molto variabile: oscillava dalle 3 alle 30 onze, in media 3/4 volte piu di un cavallo o di un mulo e da 5 a 6 volte piu di un bove (14).

Antonio si rivela di una semplicità e trasparenza d'animo estrema, senza alcun genere di doppiezza né di malizia. Perció il suo padrone lo occupa nel1'ufficio di pastore e gli affida il suo gregge di pecore e di capre senza temere che se ne fugga, quantunque avesse l 'occasione a portata di mano a motivo dei molti mori che infestavano con le navi pirate il vicino mare Jonio. "Essendo stato strappato in età tenerissima alla sua terra d 'origine, egli parla un linguaggio schiavonico, qualcosa di simile al miscuglio linguistico degli zingari che per non aver fissa dimora vanno raccattando elementi delle piu diverse parlate" (15). Come schiavo di fattoria, Antonio non e certo un servo della gleba che in Sicilia nel sec. XVI erano del tutto scomparsi, ma e un servo domestico di campagna (scavu campagnuolu) da distinguersi dal servo domestico di città (scavu di citàti). Dispiace molto a Iandanula, uomo timorato di Dio e buon cristiano, vedere che quel giovanetto non conosce Gesu Cristo. Per questo procura convertire questo suo schiavo dalla fede maomettana a quella cattolica, sembrandogli cosa facile per la di lui grande semplicità d 'animo e buona indole. Ma non sono facili le conversioni dall 'islamismo. Di Simone di Cirene che portó la croce di Gesu si dice che per sfuggire ai soprusi dei romani era andato fuggiasco a Gerusalemme alle dipendenze di Giuseppe d' Arimatea e che arrivó alla fede cristiana sulle testimonianze dell 'apostolo Pietro e di altre prove dell'avvenuta risurrezione di Cristo. 11 nostro Antonio, anch 'egli nativo di Cirene, essendo nato ai "monti di Barca", cireneo negro catturato e costretto a caricarsi riluttante sulle spalle la pesante croce della schiavitu in terra di Sicilia. Egli arrivó inizialmente alla fede grazie allo zelo cristiano del suo padrone: i1 buon massaro avolese mise ogni diligenza e soprattutto lo raccomandó molto accorato a Nostro Signore dal quale dipende molto di piu che da lui questo importante progetto. La divina clemenza lo ascoltó, essa che riguardo al bene delle anime non fallisce. 11 buon Giovanni catechizza il suo servo negro che riesce a discernere con gli occhi dell 'anima la verità della fede cristiana dall 'inganno di quella sinora seguita. Allah non l'avrebbe potuto incontrare perche e un Dio inaccessibile. 11 Dio che i cristiani chiamano Padre Nostro gli rende accessibile l 'incontro percbe e un Dio tanto urnile da farsi mangiare. Avendo meditato nella natia Libia i1 Corano, i1 pio negro nell 'episodio di Abramo per salvare Sodoma aveva facilmente com preso i1 valore d 'intercessione dei sostituti (gli Abdâl)che come Abramo si offrono a Dio per riparare i peccati altrui soffrendo ai loro posto ; ascoltando ora la catechesi di Iandanula egli riesce a capire meglio i1 debito pagato da Gesu Cristo caricatosi della croce con la coro na di spin e, per noi. E tutto il gran vuoto del suo cu ore insoddisfatto si riempirà improvvisamente, nel battesimo, alla partecipazione 35


liturgica del dramma della passione e nell'accettazione della propria condizione di servo. ln questa visione evangelica, la completa sottomissione a Dio (Islam, appunto) che passa attraverso la croce di Cristo lo induce, come S. Paolo, a completare in sé quel che manca alla passione del Signore. Sin dall'inizio della sua conversione Antonio guarda sempre piu frequentemente alla croce come fonte di vitae centro della storia: si impegna a vivere la propria fede cristiana per esaltare la croce. E con la croce in mano lo raffigura nei santini ! 'iconografia popolare. Lo zelo e il buon esempio di Iandanula nel catechizzare il giovane li bico musulmano a farsi cristiano ci conforma che la scelta e le proposte di fede poggiano sulla capacità di testimonianza dei loro portatori. ln findei conti oggi i giovani ele ragazze dai molteplici umori, che si aggirano nei luoghi di quella società che amiamo definire "secolare", non chiedono altro che di essere amati, di saper che la loro vi ta e importante per loro e per gli altri, al di là delle conquiste e i ruo li che la cultura competitiva impone. E una richiesta molto semplice, tanto che lo stesso interrogativo sul trascendente yi e compreso in tutta la sua limpidezza. Molto dipende dalle testimonianze discrete e visibili, dalla responsabilità degli educatori se questa istaiiza puó tramutarsi in quella che puó definirsi una "esperienza di fede" con tutta la solidarietà possibile. ln verità ci si converte solo se si pensa di passare a una visione del mondo piu stabile e sicura. Se si passa dal dubbio al dubbio, perche convertirsi? Antonio deve aver letto la certezza di un uomo di solida fede nel cuore e nelle azioni del suo padrone cristiano, e chiede il s. battesimo: sceglie il nome del glorioso Santo di Padova, Antonio, pronostico di quel che non solo poteva significare quel nome, ma soprattutto della vita e dei molti miracoli che avrebbe Dio elargito per suo mezzo. La conversione di questo benedetto negro non si limita nel farsi cristiano, di cui si contentano tanti conducendo una vita ordinaria e comune (16). Dai giomo del suo battesimo egli si impegna tanto seriamente che quanto ascolta e dice lo mette in pratica cosi da voler servire davvero il Signore ed essergli grato. Povero per la sua condizione servil e, Antonio col battesimo vuole fare molto col nulla, mentre tanti ricchi non fanno nulla con molto. Ha scritto Simone Weil: "La grandezza suprema del cristianesimo deriva dal fatto che ci viene insegnato a cercare non un ripiego soprannaturale alla sofferenza, ma un impiego soprannaturale della sofferenza stessa".

36


CIO ANTONI, QUASI UN NOBEL DEL CORAGGIO Se un Nobel del coraggio fosse stato istituito, spetterebbe ad Antonio negro. Ancora in tenera età sdradicato dalla natia Africa, egli sperimentó il dolore dell 'esilio e l 'urniliazione della schiavitu; visse sempre nella terra di Sicilia, ma non da straniero: col coraggio che gli derivava dalla fede cristiana seppe tacere e sorridere, faticare e pregare; volle provare la felicità di servire per amore, un coraggio che pochi rischiano. Col battesimo a Cio Antoni sboccia nel cuore il carisma della contemplazione di Cristo. Acquista subito una tenera e filiale devozione alla Madonna, alla quale recita quotidianamente "la corona di nostra Signora": rosario che apprende a confezionare e che offre ai compagni di lavoro "ammonendoli con grande carità di volerlo recitare ogni giorno". Probabilmente la devozione mariana del rosario quotidiano ha trovato in lui, convertito dell 'islam, un retroterra cultural e nel rosario musulmano o tasbih (letteralmente, l 'oggetto con cui si lo da) chiamato anche masbahâ, vocabolo quest'ultimo col quale gli arabi indicano il rosario cattolico. Il tasbih integrale e di 99 grani per testimoniare la fede in Dio "cui solo appartengono 99 nomi"; la riduzione a un terzo e solo legata a motivi pratici: si ripete lo stesso attributo di Dio per 33 volte. Dal momento che il giovane Antonio si sente protetto dalla Madonna impara a sentirsi amato dal Figlio di Dio e dal Padre Celeste. Cosi nella sua condizione di schiavo scopre la perla dell'inabitazione divina e il tesoro dell'Eucarestia. Si abitua poco a poco al digiuno e all 'astinenza. S'innamora della virtu della penitenza talmente che nonostante la fatica dei campi e la custodia del gregge digiuna quasi ogni giorno: comunque si nutre una sola volta al giorno. Egli e si penitente, ma anche saggiamente equilibrato; se proprio non si pro fuma il capo (come consiglia il vangelo a chi digiuna) la penitenza la compie nell'intimità della solitudine. Lo viene a sapere il padrone, che gli ordina di ridurre i digiuni ai giorni di vigilia. Il buon servo, per non disgustarlo e per dissimulare meglio il digiuno, prende la razione quotidiana di cibo, ma la distribuisce ai poveri. Non dimentica che anche i poveri hanno un corpo. Il corpo umano e 1'ultima parola creatrice di Dio, l 'esito folice dell 'intera creazione. Nella risurrezione della carne e a sua volta racchiusa l 'ultima parola redentrice, l 'esito dell 'opera salvífica di Cristo, la cui forza nello Spirito si e trasfusa nel corpo umano con rinnovata efficacia a partire dalla risurrezione. Egli ci associa a se, rendendoci membra vive del suo corpo mistico. Le due grandi opzioni cristiane della sponsalità nel matrimonio sacramentale e della verginità nel celibato consacrato si consumano nel corpo. E nel corpo brilla il dono e la prova di carità costituito dal matrimonio. Il corpo si trova cosi alla confluenza di due processi contrapposti: con la morte si manifesta in tutta evidenza a quali esiti conduca il rifiuto di Dio da parte dell 'uo37


mo, con la risurrezione le sorti vengono ribaltate e si compie la redenzione del corpo: da un corpo corruttibile e de bole si passa a un corpo glorioso, incorruttibile e spirituale. Alia luce di questa suprema vocazione che lega e unisce il corpo allo spirito, il giovane neofita Antonio negro si esercita nel- · l 'ascesi del digiuno e della carità verso i poveri per mantenere il suo corpo strumento docile dello spirito e icona della virtu del Signore. Nei 38 anni che Cio Antoni e mandriano di landanula ad Avola, negli intervalli del lavoro recita il rosario ("pigliava li Patemostri in mano et quelli continuamente dicia con grandi divotioni"). Di notte nel pagliaio quando tutti dormono ("sono quietati") egli si alza senza far rumore e raggiunge un loco secreto per pregare. Prima e dopo i pasti prega e ringrazia domine Dio, riprendendo quelli che si mettono a tavola senza ringraziare i1 Signore, ma lo fa cum grandi charità. Tutto quanto riesce ad avere per se lo spartisce ai poveri per amor di Dio. Egli e un giovane estroverso, socializza con tutti e fratemizza con i piú poveri, e se al suo padrone succede una contrarietà lo persuade ad aver pazienza: "Le avversità, gli dice, le permette il Signore per i1 nastro bene". Usa molta bontà e compassione con i poveri e di quel poco che ha ne fa loro partecipi, pregando il suo padrone di saper condividere il pane e i beni di cui abbonda con i diseredati. Antonio negro predica tra noi europei la beatitudine della carità che insegna a riconoscere in ogni uomo l'immagine di Dio. Egli dichiara con i fatti che i poveri vanno onorati come signori, consolati come amici, servi ti come padroni, venerati come fratelli. Una dimensione sociologica ed ecclesiale - si direbbe oggi - che supera la tradizionale concezione dell 'elemosina per un coinvolgimento della coscienza cristiana, perche la scelta dei diseredati sia la scelta stessa della chiesa. ln tempo di carestia, sentendo bestemmiare alcuni giovani, Cio Antoni divide con loro la sua razione di pane e con carità li esorta alla pazienza e a non bestemmiare, anzi regala a ognuno un rosario confezionato con le sue mani, esortandoli a recitado ogni sera. Lo offende molto sentir bestemmiare e gli causa tanta pena come se ammazzassero suo padre o sua madre, considerandola grave offesa a Dio. Poi, come se fosse lui il trasgressore, con un sasso si batte il petto supplicando i1 Signore di perdonare quelli che non sanno quello che fanno. Con squisita amabilità supplica quei bestemmiatori di non farlo un 'altra volta. Poiche i1 suo zelo e grande e la sua carità molto viva, nessuno gli manca di rispetto perche negro e schiavo, ma lo ascoltano tutti come fosse un valente predicatore o un sacerdote del Signore. Ein molti avveniva un tale emendamento che non bestemmiavano piú e in sua presenza non c'era chi si permettesse dire una parola inutile e scomposta. Cio Antoni era solito venire periodicamente dalla campagna avolese alla chiesa di S. Venera nel quartiere Marche per confessarsi e comunicarsi, e per alimentare la lampada perenne all 'altare di S. Giacomo apostolo: non vi faceva mancare i fiori e riusci ad arricchirlo di un paliotto e di un paio di candelieri. 38


DI VIRTÜ IN VIRTÜ Il popolo avolese - come poi farà quello di Noto - lo chiama con l 'epiteto familiare di zio (Cio Antoni), ancora in uso in Sicilia. Lo attesta Antonio Randi parente di Giovanni Iandanula e grande estimatore del "beato" negro che ha conosciuto per 40 anni (17). Antonio Mure inoltre dice di averlo conosciuto per 38 anni e attesta che tutti ad Avola lo stimavano per uomo molto spirituale (18). Durante i 38 anni di permanenza nel territorio avolese, Antonio negro ha goduto fama di uomo esemplare, caritatevole, pieno di virtt'l, morigerato: con la carità si conquistó il cuore della gente. Don Nicoló Cascone, che per anni fu suo confessore a S. Venera, afferma: "Cio Antoni ha progredito di virtt'l in virtt'l e di bene in meglio; avendolo praticato come figlio spirituale per quindici anni l 'ho stimato per uomo caritatevole, paziente e casto, zelante nel servizio di Dio. Non ho riscontrato in lui mai colpa né difetto alcuno per mínimo che fosse" (19). Anche Nicoló Manno, amico di massaro Iandanula, ha conosciuto cio Antoni negro quando fu comprato schiavo sino al suo trasferimento a Noto ("di quando vinni salvagio in dieta terra per fra chi si partio per habitare a Noto") e lo stima homo di bona vita etfama (20). Il "beato" Antonio e stato soave e dolce di carattere, di poche parole, prudente nel parlare e molto paziente nei contatti col prossimo. Hanno detto di lui coloro che lo trattavano pit'l familiarmente: "Mai l 'abbiamo visto adirato anche se provocato, anzi ha dimostrato sempre tanta mitezza e calma che tutti rimanevano meravigliati. Giovane estroverso, e universalmente benvoluto e trai cittadini di Avola guadagna opinione di santo servo e pastore. Devoto del nome di Gest'l, molto spesso lo invoca, e con questa parola celestial e saluta per primo o risponde al saluto di chiunque lo incontra: Sia Iodato Gest'l Cristo". Intanto massaro Giovanni marita due nipoti con i fratelli Vincenzo e Michele Giamblundo di Noto e come parte di dote dona il gregge e lo schiavo li bico, raccomandando molto che lo trattino bene. Terminata la festa nuziale, quelli se ne partono con le mogli e portano con sê lo schiavo negro. Da allora Cio Antoni ha vissuto a Noto con i nuovi padrorµ che gli indicano i pascoli dove condurre le pecore, gli costruiscono un capanno e lo nominano zammatàro seu curàtulo cioê capo dei pecorai addetti a1 loro numeroso gregge nel feudo del Celso. Ufficio che Antonio eserciterà con scrupolosità e grande bontà verso i pastori subalterni, esortandoli all 'onestà professionale. Anche in questo nuovo ambiente la vita di Antonio si svolge col medesimo ritmo di lavoro e di preghiera. Oggi la situazione di crisi, che il nostro Paese attraversa, coinvolge particolarmente il campo del lavoro. La grave paralisi occupazionale, che determina forme sempre pit'l accentuate di insicurezza e nuove sacche di povertà, si intreccia con il fenomeno della crescente dequalificazione dell 'attività la39


vorativa. La testimonianza cristiana di amare vissuto riscopre il ruolo di samaritano nei confronti di coloro che piú drammaticamente vivono le conseguenze della crisi. Eurgente porre di fatto la ricostruzione di una cultura dei/a so/idarietà, rinunciando a parte del proprio utile (la rinuncia consapevole al doppio lavoro non indispensabile e agli straordinari non necessari) per favorire il dilatarsi dell 'occupazione, o avviando esperienze occupazionali autogestite. AI lavoro Cio Antoni va spesso col rosario in mano: un simbolo e un segno. Ci piace sottolineare la sua devozione alla Madonna dai/a pel/e scura ma bel/a ("nigra sed formosa", Cant. 1,5) come canta la liturgia. Il rasaria come preghiera quotidiana del pio negro. La recita della corona e stata sempre raccomandata dalla chiesa sino all 'attuale pontefice Giovanni Paolo II nell 'enciclica Redemptoris Mater. La concretezza della preghiera rivolta alla Madonna appare infatti con particolare chiarezza nel rosario. E qualcosa di concreto, anche il gesto di toccare i grani con le dita e di lasciarli scorrere. Nel rosario la Madonna dona i misteri della vita sua e del suo figlio Gesú, e li consegna alla nostra contemplazione. Attorno alia preghiera Antonio ha costruito la sua vita, con l 'orazione fonte di vita egli si fa comunione-dono di fede trasparente per gli abitanti dell 'agro netino. Sollecito del1'azienda di nonno Iandanula, Cio Antoni lo ealtrettanto a Noto, nê per aver mutato ambiente traslascia i suai esercizi di pietà, anzi li accresce in ogni campo di virtu. Testimoni privilegiati del suo edificante tenore di vi ta sono i fratelli Giamblundo. Essi lo ricordano da quando egli era a servizio del nonno delle loro mogli nei tre anni che frequentarono da fidanzati casa Iandanula ad Avola. ln campagna al Celso, dove armai lavara, qualche notte essi lo hanno spiato al chiara di luna che filtrava nella grotta della :z:ammateria mentre tutti dormivano. Cio Antoni - essi attestano - era solito fare orazione in ginocchio e submissa voce a mezzanotte e a due ore dei mattino. Quasi ogni giorno, appena usciti i greggi con i rispettivi garzoni dei/a mandria, egli chiudeva la porta dei/a grotta e si ritirava in un luogo segreto poco distante a pregare. La nota unificante dei/a re/igiosità di Cio Antoni era alimentata infatti dall'orazione semplice e assídua, fatta anima dei suo lavoro e dei/a sua vila tesa alia ricerca dei/a piu intima unione con Dio in doei/e, amorosa, generosa disponibilità alia divina volontà anche quando si manifestava in contrasto con /e sue personali preferenze di contemplativo. Nonno Giovanni, che aveva parte alia mandria, non gradiva che Cio Antoni /acesse e/emosina regalando formaggio ai poveri. Ma i nipoti Giamblundo, dispiaciuti, rassicurano l'ottimo negro: "Cio Antoni, dona atuo piacere ilformaggio che vuoi; tagliane dei nostro quanto te ne serve. Se nostro nonno te ne chiederà conto, rispondigli che il cacio mancante lo abbiamo preso noi". li buon servo se ne ral/egra mo/to (21). Nel sec. XVI era considerato povero colui che mancava dei beni necessari per vivere, specie nell 'ambiente rurale. Le disuguaglianze trai vari gruppi sociali si presentavano come fenomeno di portata limitata. Se immaginiamo rappresentare ! 'intera popolazione in un grafico, agli estrerni della curva si 40


trovavano i pochissimi ricchi, dal lato opposto i miserabili, in mezzo lastragrande maggioranza della popolazione attiva che viveva del proprio lavoro e tutti, specie in ambito rural e, concorrevano direttamente alla determinazione del proprio ruolo. Se essere povero in un ambiente di questo tipo voleva dire trovarsi nella situazione di mancare di qualcosa di essenziale per l'esistenza, le dimensioni dell'orizzonte sociale erano tali da permettere il riconoscimento del caso, la solidarietà e l 'aiuto personalizzato del povero fino a riportarlo in gruppo e ristabilire un certo equilibrio. Le cose sono cambiate con l 'epoca moderna, che ha comportato la creazione di insediamenti industriali e l 'urbanizzazione della vi ta social e. Per effetto soprattutto dell 'attività economica i popoli vivono oggi in una condizione di reciproca interdipendenza in aggregati urbani sempre piú vasti, con notevoli conseguenze sul piano dei comportamento e quindi delle nuove tipologie della povertà. Se e vera che la crescita economica coincide per alcuni con un piú alto livello di prosperità ed una maggiore possibilità di affermazione, per molti altri e non solo all 'interno dei perimetro urbano o nazionale, vuol dire alienazione, oppressione, miseria e isolamento. L'aver separata i meccanismi di produzione di nuova ricthezza dalla finalità social e dei beni prodotti, genera nuova povertà: Non e piú cosa facile e immediata poter aiutare i poveri con un singolo gesto di carità. La condizione che determina la sua sofferenza di povero e complessa perchê armai e prevalentemente di tipo qualitativo se pensiamo ai poveri delle nostre città ed e prevalentemente frutto di iniqui e complessi rapporti internazionali la povertà del Terzo Mondo. Michele Giamblundo seppe constatare in Antonio negro il dono della profezia. Essendo egli un giorno molto costernato per la grave perdita economica a seguito della maria di ottocento pecore, il beato negro lo conforta rassicurandolo: "Messere, per l'amor di Dia non vi turbate, perchê vele ha levate il Signore che vele aveva date. Abbiate pazienza e confortatevi con la volontà di Gesú Cristo, perchê spero in Dia che in agosto ne avremo altre tante. Mai la misericordia divina puó venir meno". Predizione verificatasi in pieno. Nel mese di agosto, recandosi il Giamblundo nel feudo Monasteri, vede che il numero delle pecore e aumentato del doppio, mentre Antonio gli indica alcune pecore e capre che allattano contemporaneamente due loro creature. "Messere, - commenta- guardate quanto accrescimento e grazia di pecore abbiamo"! Narra inoltre la Vita scritta sotto dettatura di fra Vincenzo di Noto che il padrone, essendosi recato un giorno di vigilia nelle proprie terre, trovó Antonio che lavorava e rivolto alui disse: "Cio Antoni, e ora di mezzogiorno per pranzare". AI che Antonio di rimando: "No, padrone, perche quando e ora intendo le campane". Per il fatto che quelle terre erano lontane parecchie miglia da Noto, il Giamblundo replica con tono di voce che rivelal 'intimo scetticismo : "Quali campane intendi, forse quelle delle pecore"? AI che umilmente insiste il buon negro: "Certo io le sento e quando sarà l'ora ti 41


chiamer贸". Quando l'ora venne egli chiama il padrone e lo invita ad accostarsi alie proprie orecchie, e Giamblundo pieno di meraviglia intende una melodia di molte campane (22).

42


SERVO E FRATELLO BENEFICO Si divulga sempre piu nel contado la fama di santità dei benedetto negro e della sua pietà e misericordia con la quale per amor di Dio dà quel poco che ha ai fratelli indigenti. Vengono infatti alla sua grotta di zammataro da tutte le contrade dei vasto altipiano netino e benchê fossero molti li sfama tutti. Le persone povere infatti apprezzano la bontà perchê el 'unica cosa che riesce a scaldare il loro cuore. Ma alcuni pastori, spinti da invidia, lo accusano di mandare in rovina l 'azienda dissipando. Antonio non si lascia scoraggiare da tanta cattiveria, non si arresta dinanzi alia malizia. Va fino in fondo; crea bontà, provoca il miracolo: non li ama perchê sono buoni, ma li sfida a diventare buoni perchê li ama. 1 Giamblundo che lo conoscono bene non ne fanno caso, quantunque un altro loro collega, vedendo che la cosa andava a suo parere troppo in là, cioê che accorrevano troppi poveri, si permette di proibire a Cio Antoni di soccorrere gli affamati. La cosa costema molto quei diseredati che considerano Antonio piu che padre per loro. Anche i fratelli Giamblundo (perchê il gregge era di loro tre) vedono il loro servo affiitto e pensieroso, e lo rincuorano: "Cio Antoni, potete dare tutto quello che voi volete e metterlo a nostro carico; quando il nostro collega ve ne domanderà ditegli che avete distribuito per conto nostro". La proposta soddisfa il paziente e santo pastore. Successe un giomo che un uomo di Buccheri perse duecento pecore che possedeva a metà con i Giamblundo. Accortosi della persistente liberalità con cui Antonio negro distribuiva latte e cacio ai poveri, dice: "Non voglio che quel pastore negro badi piu al mio gregge", e ne affida stizzito la custodia ad altri pastori. Inoltre egli non dà nulla in elemosina. leri come oggi. La ricca Europa, che costruisce il suo benessere grazie anche alia manodopera importata dai Paesi piu poveri, e attaccata da un pericoloso virus, la xenofobia. 11 fenomeno non e nuovo, ma preoccupa per le dimensioni che va assumendo un pó dovunque nel nostro continente, cosi sollecito a condannare il razzismo e le violenze degli altri, mentre non vede le proprie. La politica di espulsione anche se mitigata suscita non minore perplessità. La diaconia della chiesa, in forza dei suo mandato, fa propria la causa degli stranieri e dei vessati e si pone come avvocato e difensore dei loro diritti. Per i cristiani il problema di una adeguata accoglienza a questi fratelli si pone in termini non eludibili. Euna delle tante sfide poste dalla moderna società dei benessere, che tende a privilegiare chi ha a danno di chi non ha. Quell 'uomo di Buccheri, comproprietario di pecore con i Giamblundo, si andó accorgendo che nonostante il suo acccorgimento egoistico verso Antonio pastore negro la produzione giomaliera dell 'azienda non aumentava, anzi si manteneva inferiore di due formaggi, tanti quanti gliene soleva realizzare Cio Antoni quand 'era a suo servizio. Constatato il danno che per 43


l 'avarizia gliene era venuto, informai Giamblundo che si e convinto di riaffidare la sua parte di gregge allo schiavo negro. Cosi Antonio pote maggiormente largheggiare verso i poveri. Dai giorno di quella restituzione, ai suo ambizioso padrone egli dà due formaggi in piu di quelli che colui non era riuscito a produrre quando gli aveva levato la custodia delle pecore. Anzi quell 'uomo di Buccheri rinsavito gli ordina di dare liberam ente ai poveri tutto quanto vuole, poichê s 'e accorto e reso conto che le pecore affidate ai s. negro danno piu frutto di quelle curate da altri pastori (23). ln considerazione delle qualità soprannaturali e dei miracoli che tanti ammiravano in Antonio etiope e temendo di tenere per /oro schiavo colui che Dio ha per amico, Michele e Vincenzo Giamblundo "per la di lui bontà et sancta vita, et perchê multo chiaritativo et patiente, lo manumisero et li donaro la libertà" : gli danno licenza di andarsene libero dovunque volesse, anzi gli offrono le loro case, se vuole, perche vi possa a bitare non piu come loro servo domestico, bensi da padrone e signore di quanto vi si trova. Apprezza il servo di Dio questa benevolenza e ne rende infinite grazie ai Signore e in segno di riconoscenza, poichê i suoi ex padroni ne hanno necessità, resta al loro servizio altri quattro anni gratuitamente, senza alcun interesse, esercitando l'abituale sua beneficenza e comportandosi con benevolenza verso i pecorai subalterni "admonendoli tutti al servitio dei Signore et havere patientia et charitate" (24 ). Legalmente in forza dell 'atto di manumissione Antonio da questo momento assume il cognome di Nigro ("cio Antoni nigro"), il negro (25). Anticamente la domenica, giomo dei Signore, diventava il giorno dei/a riconciliazione dentro le comunità e anche il giorno dei/a liberazione, perchê il padrone sceglieva la riunione comunitaria dei fratelli nella fede come il momento piu adatto e significativo per emancipare ufficialmente il suo schiavo restituendogli la piena libertà. Vogliamo immaginare che in questo modo Antonio schiavo domestico sia stato reso libero nel segno dell 'agape eucarística. Non avevano i Giamblundo ripetuto e deciso di "non tenere piu per loro come schiavo colui che Dio ha per amico"? 1 quattro anni di servizio volontario dopo ottenuta la libertà sono anch'essi impiegati con dedizione da Antonio nigro senza mancare ad alcuno dei doveri di zammataro. Solamente si riserva il tempo per andare in chiesa e in particolare a San Teodoro (26), dove si recava tutte le mattine per due ore di preghiera e per partecipare all 'eucarestia; dopo se ne andava ai servizio dei Giamblundo. Un giorno, mentre si trova ai lavoro insieme a Giovanni e Mariano la. Licata, si accorge di una mula selvatica che corre imbizzarrita e molti uomini dietro a rincorrerla bestemmiando furibondi. Cio Antoni li ferma e cosi li apostrofa : "Non maledite la mula e non offendete il Signore, perche nel suo nomeio l'ammansiró e vela restituiró". Poi grida alia mula : "Animaluccio, fermati nel nome dei Signore" ! la. mula s 'inginocchia docile. Meravigliosa forza della fede nel ss.mo nome di Gesu ! commentano gli astanti. II "beato" 44


Antonio chiama a se la mula che si avvicina ammansita, la rimprovera dolcemente ele dice: "Creatura di Dio, perche non vuoi servirei tuoi padroni"? Allora prende con le mani il capestro, se lo poggia al colio e consegna l 'animale ai proprietari, aggiungendo: "Voi andate nel nome del Signore e non bestemmiate piu, perche l'avete molto offeso". Quelli se ne ritomarono al lavoro con la mula ammansita e Cio Antoni se ne tornó alla sua grotta per pregare. Mariano La Licata, che intanto si era nascosto dietro un cespuglio, lo scorse col crocifisso in mano e una pietra neli 'altra, che si batteva il petto chiedendo perdono al Signore per quegli uornimi che lo avevano offeso (27). E la concezione del dolore riparatore e salvatore delle anime eroiche : Antonio aveva compreso il valore deli' intercessione dei sostituti, di coloro cioe che come Abramo si offrono a Dio per riparare i peccati altrui, soffrendo al posto degli altri. Conclusi i quattro anni di servizio volontario e cessato il bisogno che ne avevano i Giamblundo, riconoscente il beato si licenzia da loro e dalle rispettive famiglie che sentono molto il distacco da lui perche lo stimano uomo di Dio. Antonio allora si reca all 'ospedale di Noto dove chiede alloggio per la notte, offrendosi a servirei ricoverati (28). Non gli e difficile ottenerlo per la buona fama e opinione di santità che gode in città. Cosi ogni mattina all 'alba se neva alla Chiesa Maggiore e visita gli altari ascoltando le messe e, terminata quelia cantata, se ne esce a chiedere porta per porta in elemosina legna, pane e indumenti per i ricoverati dell'ospedale. Ma quando i degenti sono pochi, distribuisce quanto ha raccolto trai carcerati, dei quali si e interessato tutto il tempo delia sua vita. Oggi l'aiuto di volontariato agli emarginati passa attraverso le comunità. Infatti la carità tradizionale doveva spesso limitarsi a soccorrere le singole persone emarginate. Ci si chiede se la carità che aiuta gli emarginati non debba lasciare il posto alia giustizia, che modifica le strutture emarginanti. E perció particolare il ruolo che viene ad assumere la Caritas, che dal piano nazionale e intemazionale si articola in modo capillare a livelio diocesano e parrocchiale: e richiamo e strumento formativo della comunità cristiana alla dimensione della carità. Antonio nigro si interroga qual e altro impegno il Signore vuole da lui oltre questo volontariato socio-ecclesiale. Certo l'orazione e il donarsi agli altri 1'aiutano a interpretare la volontà di Dio; gli manca ancora un terzo elemento: consigliarsi con i fratelli. E vero il detto ascetico: Ho cerca to Dio e non /'ho trovato, ho cercato /'anima mia e non /'ho trovata, ho cercato unfratello e li ho trovati tutti e tre. C'era a quel tempo a Noto un nobile cristiano, Blandano Terranova (29), che era solito leggere in casa sua il vangelo e libri edificanti a persone timo rate di Dio: a vicenda si edificavano nelio Spirito per servire meglio il Signore nelia vi ta laical e. Lo viene a sapere Cio Antoni, probabilmente mentre questua. Come le api ai fiori e gli uccelli al richiamo, Antonio desidera fame parte.

45


L'ecologia valorizza la natura ma] 'inquinamento atmosferico e dei fiumi, la corruzione sonora e mental e deteriorano il nostro habitat. Cio Antoni rispett贸 la natura e cur贸 il gregge affidatogli. Da eremita visse a contatto della genuina natura di Dio. Disegno a china di Pierluca Roccheggiani, Roma.


INCONTRO DECISIVO La storia é tessuta dai fenomeno dell 'incontro. Anche la vita spirituale dell 'uomo che cerca di conoscere, amare e servire Dio. L'incontro che trasforma ha luogo con qualcuno fuori di noi. Questo qualcuno non e soltanto la persona·di un individuo incarne e ossa. Eanche tutto quello che e intimamente relazionato con lui, come, ad esempio, ció che dice e fa, le sue opere. Ci sono incontri umani e spirituali che cambiano la rotta della vita di una persona. Per il Nostro l'incontro col gruppo di preghiera in casa Terranova e stato decisivo: là gli e stato chiam il disegno di Dio sul suo avvenire. La sua risposta e accettazione vocazionale erano in sintonia profonda con la sua disponibilità interiore. Egli compres e allora con chiarezza maggiore che la sua vocazione passava attraverso la solitudine dei deserto. ln realtà anche oggi la vocazione eremitica non e un rifugio per disimpegnati, ma per chi vuole vivere il vangelo in maniera radical e ed efficacie. Dice il proverbio: Dimrni con chi vai e ti diró chi sei. ln un certo senso siamo il frutto degli incontri che realizziamo. La qualità di questo frutto ha molto delle qualità di coloro con i quali vivJamo, degli amici con i quali realizziamo i nostri incontri. ln ogni incontro c'e sempre una chiamata ed una risposta. Quanto maggiore e la sintonia che la chiamata-proposta dell 'amico ha con le necessità, i desideri e le aspettative dei soggetto, tanto piu costui sentirà la tendenza a ricercare incontri con lui. L'incontro di Antonio nigro con Blandano e descritto da uno dei frequentatori dei gruppo, Corrado Cortese (30). Un giorno Antonio bussa in casa Terranova, entra ben accolto e saiu ta i presenti: "Sia Iodato Gesu Cristo". Blandano lo fa accomodare vicino a se e tutti lo interrogano sul perche della sua venuta, sul genere di vita che vorrebbe intraprendere e quali progetti ha per il futuro. Cio Antoni ris ponde: "Voglio servire Gesu Cristo, per ció vorrei stare qui con voi perche molto mi piacciono i vostri dialoghi spirituali, le letture e gli insegnamenti vostri". Da quel giorno egli diviene assiduo frequentatore della casa di colui che poteva istruirlo nella dottrina cristiana che egli istintivamente sentiva per impeto di fede, ma intanto non tralascia il volontariato che -presta giomalmente in ospedale e a favore dei carcerati. Educare, formare e aiutare apostolicamente l 'altro e come rivivere con lui i valori personali risvegliati nel nostro specifico incontro con Cristo. I valori di crescita evangelica esistono in tutti. Basta ridestarli perchê inizino a svilupparsi. Contrariamente a ció che pensano non poche persone, l'arte di risvegliare questi valori negli altri - l 'apostolato - non consiste nel parlare molto, nel parlare molto bene, in una erudizione scritturistica. Consiste invece nell'esperienza vissuta che l'apostolo arriva a possedere di quei valori evangelici che si sono ridestati in lui nel suo incontro personale con il Signore. 47


Gli amici di casa Terranova vanno scoprendo ogni giorno piú di avere con loro un eccezionale uomo di Dia, che ascolta e interroga edificato, e prega assorto. Blandano lo trova abbastanza avanti nella vita spirituale e che ha tanto trasporto per la Parola di Dia: cosi lo aiuta a far crescere dentro di se una disponibilità attiva e generosa a1 disegno di Dia su di lui. Tutti gustano con gioia la sua compagnia; peró, intuendo le esigenze del suo spirito fortemente mistico, lo consigliano di farsi terziario francescano e di realizzare la vocazione alla preghiera e alla penitenza nel vicino deserto dei Pizzoni, come due secoli prima aveva fatto i1 Beato Carrada piacentino, santo della medesima regala e abito. A1 pio negro sembra questo un consiglio saggio e lo esegue. Nel gruppo viene intanto raccolta l'offerta per comprargli un taglio di lana bigia; mastro Giorgio sarto maltese e membro della stessa comunità laicale gli confeziona il saio. Nelle preoccupazioni umane dell 'apostolato c'e qualcosa di piu rispetto a quelle degli altri: c'e ungran desiderio che l'altro sia se stesso, che scopra nel piú intimo del proprio essere la profonda nostalgia che tutti abbiamo di Dia e che si lasci amare da lui. L'efficacia apostolica e la capacità di permettere che il Signo"re si serva di noi come strumento per realizzare incontri salvifici con coloro che egli cerca. L'apostolo non ha altro me rito che quello della sua disponibiltà. "Che cosa e l 'uomo perche te ne ricordi e il figlio dell 'uomo perchê te ne curi"? (Sal. 8,5). Tutti i cristiani hanno la vocazione ad essere strumenti di salvezza, portatori di Cristo per gli altri, e niente piú. 11 resto e esclusiva competenza del Signore. La vestizione e la professione di terziario francescano Cio Antoni lariceve da1 padre guardiano del convento dei Minori Osservanti in S. Maria di Gesú (vulgo Gésu) poco fuori le mura di Noto dalla parte di tramontana. Sono presenti al rito gli amici del gruppo di preghiera ed alcuni suoi estimatori.

48


r

SULLE ORME· DI SAN FRANCESCO L'Ordine -Francescano in Sicilia aveva attecchito al tempo di Federico II di Svevia (1194-1250). ln quel periodo la cura pastoral e lasciavaa desiderare. Movimenti di contestazione dell 'autorità civil e e religiosa ed ereticali sorsero allora in Sicilia, motivati anche dal cattivo esempio del clero e da necessità economiche. Su questo tessuto socio-politico e religioso il messaggio di pace e di bene recato dai figli di S. Francesco ebbe facile presa, perchê rispondeva alle esigenze morali e spirituali del popolo siciliano. La testimonianza piu antica della presenza francescana nell'isola e dell'ottobre 1216. E ovvio pensare che, venendo da Assisi, i Frati Minori abbiano avuto quale primo punto di appoggio la città di Messina, dove S. Antonio di Padova comunque giungeva fortunosamente nella primavera del 1221; la sua presenza in Sicilia ha fatto fiorire tardive tradizioni che attribuiscono alui la fondazione di vari conventi (Cefalu, Lentini, Noto, Patti, Taormina, Vizzini ... ). A Noto i francescani pare venissero prima del 1226, vivente S. Francesco e durante i1 dotninio dei Morengia conti della città. Probabilità corroborata dal fatto che per la sua qualità di Capovalle e perchê poco distante dal mare Ionio, via dei crociati e pellegrini verso la Terra Santa, anche la città di Noto attiró l 'attenzione dei primi figli di S. Francesco, e vi si stabilirono ben accolti dalla popolazione meno abbiente dei sobborghi. Comunque il convento dei Minori Conventuali di Noto e ricordato in uno dei primi elenchi di conventi francescani che risale al 1334; situato all 'estremità sud della città, prospiciente al mare, si ergeva vasto e solenne, aveva un campanile che peraltezza si vedeva da piu parti, sormontato dalla statua del serafico Padre. La statua dell 'lmmacolata, tutt'oggi in venerazione a Noto nuova, e attribuita ad Antonio del Monachello (1564 ). Non ecerto se anche i120 Ordine o Clarisse (Ordine delle Sorelle povere) si sia propagato in Sicilia dai suoi primordi. Risulta invece ampiamente documentata la loro diffusione nei maggiori centri durante la dominazione aragonese (1282-1377). A Noto le Clarisse fondarono il monastero di Santa Chiara agli inizi del sec. XV. lnfatti un rescritto del vicerê Ferdinando de Acufia rendeva esecutorio un decreto regio del 24 marzo 1439 che erogava alcune somme per la detta fabbrica. 112 novembre 1474 per disposizione di Sisto IV quel monastero passó alle Benedettine. Nel 1433 ne era stata badessa suor Tommasa Cappello. lntanto nel 1o Ordine il desiderio di vivere piú rigidamente la povertà francescana aveva dato origine ai Minori Osservanti (1446) giuridicamente separati dai Mino ri Conventuali da Leone X nel 1517. Gli Osservanti a Noto eressero il loro convento e la chiesa di S. Maria di Gesú nel 1451. ln Sicilia l'Osservanza trovó un fervido propagatore nel beato Matteo da Gallo (+ 1451), discepolo di S. Bernardino da Siena. Nel Cinquecento, che eil perio49


do aureo del francescanesimo nell 'isola, prodigiosa fu soprattutto l 'espansione dei Cappuccini che, stanziatisi nel 1533 si moltiplicarono a tal punto che nel 1574 si rese necessaria la ripartizione dei numerosi loro conventi nelle tre attuali provincie religiose di Palermo, Messina e Siracusa. A Noto i Cappuccini eressero il loro convento di S. M della Pietà nel 1553 in contrada Passo dei Buoi, ma nel 1584 si trasferirono in città nel castello di Manfredi Alagona. Nel sec. XVII notinesi furono due Generali di quest'Ordine: fra Clemente di Lorenzo e fra Giovanni Minniti. L'Ordine secolare della Penitenza o Terz'Ordine (oggi Ordine francescano secolare) fu istituito da S. Francesco nel 1221 nell 'intento di stimolare i laici d'ambo i sessi alla penitenza o conversione della mente e del cuore proposta dal vangelo per tutti. Sulla presenza del T. O. F. in Sicilia findai primi decenni della sua istituzione non si puó dubitare perchê a diffonderlo, ovunque andassem, erano gli stessi frati del lP Ordine. Una presenza operosa che in otto secoli di storia, pur negli alti e bassi delle vicende umane, ha tenuto vivo nell 'isola l 'ideale francescano di coerenza religiosa e di semplicità, di fraternità e di pacificazione degli animi. L'avvenimento piú importante che caratterizzó Noto come città francescana fula venuta nel 1343 del terziario piacentino San Corrado Confalonieri: egli diffuse in città e nel Val di Noto lo spirito serafico e animó la sua solitudine nella grotta dei Pizzoni con la presenza di altri eremiti che ne continuarono l 'opera e la vita. E opportuno infatti no tare che molto spesso nelle file del T. O. F. si era diffusa la tendenza alla vi ta in comune e la pratica dei voti evangellci, come fece anche Antonio etiope. Egli vuole servire con maggiore tranquillità il Signore e intanto evita la fama pu bblica in città per i miracoli alui attribuiti. Lascia pertanto il servizio all 'ospedale e si ritira nel deserto, iniziando l 'esperienza di vi ta eremitica a S. Maria della Cava (31) e poi ai Pizzoni e a grotte calde. Nella sua anima semplice e fervorosa, egli sente la chiamata del Padre celeste e cerca di imitare San Corrado nel tenore di una vita santa. Vissuto due secoli di distanza dal venera to eremita piacentino - (egli muore nel 1550 e Corra do nel 1351 )Antonio nigro trascorre l 'esistenza in un periodo storico in cui le raffiche sovvertitrici dell 'eresia luterana iniziano a sconvolgere il divino e plurisecolare corpo della chiesa di Roma, provocando peró il movimento purificatore . e rigeneratore del Concilio di Trento. A spingere Cio Antoni ada bitare quei luoghi dove aveva fatto vita eremita S. Corrado, oltre all 'incitamento del suo nobile amico Terranova, contribui la contemplazione intima del periodo saliente e culminante della vita di quel suo celeste predecessore, il qual e aveva lasciato le celle del Crocifisso dov'era stato compagno di penitenza a S. Guglielmo Buccheri, per poter vivere piú a contatto con Dio nella solitudine dei Pizzoni lontano dai clamori e distrazioni del mondo esterno (32). 1grandi uomini di chiesa di tutti i tempi sono frutto maturo della loro forte decisione personale di cambiare rotta nella via della vita. La motivazione 50


principale per la conversione e stata la scoperta della propria povertà esistenziale. La penitenza ela decisione-conversione all'opzione fondamentale dell 'amore. L'amore umano, in verità, etanto limitato : portal 'uomo a realizzare una delle sue necessità primarie (la procreazione per la conservazione della specie ), ma la maggior parte di coloro che si sposano hanno !'impressione che tutto ció che possono fare per placare la necessità di convivenza intima sia unirsi in matrimonio. Peró poco tempo dopo praticamente tanti fanno ! 'amara scoperta che, per occuparsi con soddisfazione delle esigenze profonde dell 'amore, non basta contrarre matrimonio ; e per quanto sia buona la relazione spirituale, fisica e psichica dell 'uomo con la persona amata, non soddisfa pienamente la sua ansia di pienezza. La sposa o lo sposo, i figli, i beni materiali, le amicizie, le gioie legate all 'esercizio della professione rappresentano senza dubbio un'esperienza straordinaria ricca. Peró non colmano. ln fondo all 'anima continua ad annidarsi un certo risentimento con un vago sapore di amarezza, un indefinibile vuoto esistenziale. Sant 'Agostino con la sua ricca esperienza di vita, rendendosi conto di questa atroce realtà, esclamó con delusione: "E inutile cercare teso ri in terra! Ci hai fatti per te, Signore ; il cuore dell 'uomo e inquieto fino a che non ri posa in te". Antonio di Noto rese davvero Cristo l 'unico scopo della sua vi ta. Quando infatti si lascia il mondo per Cristo non si rinuncia a niente, piuttosto lo si cambia per qualcosa di molto meglio. "Rendere Cristo l'unico scopo della tua vita. Dedicargli tutto il tuo entusiasmo, tutti i tuoi sforzi, i1 tuo tempo libero e il lavoro" (Erasmo di Rotterdam, 1503). Nel processo di beatificazione Antonio Landi testimonia che Cio Antoni era sposato e pertanto ebbe l'assenso della moglie nell'intraprendere la vita solitaria (33). Non fula sua un'affrettata risoluzione presa in un momento di fervore inconsulto, ma una fedele e tranquilla corrispondenza alla divina chiamata. E la sua vita ascetica lo comprova. Separatosi consensualmente, secando l'uso del tempo, scelsero ambedue la vita religiosa; probabilmente la sposa si ritiró in un monastero di Noto, ovvero visse come monaca di casa. Non sappiamo quando Antonio si era sposato ; aveva un figlio nigro anche fui, che alla sua morte contava 15 anni.

51


liilĂ­i1

~

Cio Antoni eremita trascorre la giornata tra} 'intensa preghiera, il lavoro manual e e nel fare dei bene ai poveri. Disegno a china di Pierluca Roccheggiani, Roma.


IL FASCINO DEL DESERTO Findai primi secoli deli 'era cristiana il territorio di Noto fu interessato da presenze eremitiche (la piu antica quella di S. 11arione nel sec. IV) e da gruppi monastici, attestati dai complessi rupestri altomedievali. Nuovo slancio eremitico, con il formarsi di piccole comunità, si registró dopo l'esperienza solitaria di Corrado Confalonieri nella valle dei Pizzoni (1345-51), condivisa per breve tempo da Guglielmo Buccheri che poi passó a Scicli. Quei luoghi allora selvaggi e quasi inaccessibili divennero un suggestivo polo di attrazione per quanti preferivano porsi in diretto contatto con Dio nella solitudine e nell'orazione (34). Nella testata sud di Cava d'Ispica sant'l1arione dimoró in una grotta sull 'alto di una rupe che diede il nome alla località Sca/auruni (scala 11arionis ), mentre a Scicli san Guglielmo visse in una grotta-celletta accanto alla chiesa di S. Maria della Pietà (oggi S. Maria La Nova). Piu conosciuta nella zona iblea rimane la grotta di san Corrado nella valle dei Pizzoni di Noto, luogo privilegiato di preghiera, di penitenza e di carità. La cava dei Pizzoni euno dei profondi solchi scavati nel calcare dalla furia delle acque precipitanti nelle alluvioni ricorrenti. 11 luogo e popolarmente denominato anche S. Corrado difuori e si trova a 6 km. N-0 da Noto nuova e a 10 dall'antica, sulla statale Noto-Palazzolo Acreide. Là meta di pellegrinaggi nei seco li sono :1) la grotta di san Corrado (inclusa nel santuario omonimo) ove ! 'eremita piacentino s 'immergeva per lunghe ore nella contemplazione. Al visita tore attento la venerata grotta puó ricordare il primata del1'orazione e del vangelo, che offre la sintesi tra la Iode a Dio e il servizio del prossimo incominciando dagli ultimi; 2) l'altra grotta vicina, in alto dell'adiacente ripida roccia, ove lo stesso santo consumava il pasto frugale e vi prendeva le poche ore di ri poso; 3) quella poco oltre, verso il santuario, abitata per breve tempo da san Guglielmo. 11 ruscello di fondo valle si tramutava nei periodi piovosi in torrente impetuoso; col lavoro deli e sue mani S. Corrado aveva trasformato le piccole terrazze degradanti in orto di frutta, flori e verdure. Tale luogo silente tra macchie, dirupi e antri la Provvidenza riservava al novello eremita Antonio etíope. Era intenso in quel tempo il fervore eremitico nel deserto dei Pizzoni, dato che pochi anni prima, il 28 agosto 1515, Leone X aveva t;>eatificato Corrado Confalonieri. "La Trinità e amica del silenzio", notano i padri medievali. La liturgia canta che "l 'onnipotente Parola divina viene a noi dalle dimore eterne nella misteriosa quiete del silenzio". 11 silenzio ela via maestra per restituire l 'anima alia sua integrità; egeneratore di castità che conduce a vivere nell 'ordine dei cu ore. Per toccare le anime e comunicare in profondità con la vi ta abbiamo bisogno di silenzio. "O beata solitudine, o sola beatitudine" ! esclamava Cio Antoni folice di quel genere di vita che lo avvicinava tanto a Dio e ai fratelli. Molti andavano a S. Corrado di fuori per chiedergli consigli nei dubbi, 53


conforto nelle avversità, preghiere nelle tribolazioni; andava crescendo il numero dei suoi devoti. Antonio nigro, come gli anacoreti, vedeva in quel deserto il luogo della lotta e della t>rova, ma anche il paradiso primitivo nel qual e Dio scendeva a1 calar della sera per conversare con la sua creatura. Nel mondo civil e si dispone di molti narcotici e di tranquillanti, nel deserto no: vi si e costretti a vivere con se stessi; e l 'anima vive meglio della dolce grazia di Dio. Oggi il mondo ha bisogno non solo di monaci che vivono nel deserto, ma anche di monaci che vivono nel deserto del mondo per portare la bellezza del cuore unito a Dio come dono ai fratelli. Colui che fa del suo cuore l 'abitazione dello spirito, costui e eremita davvero, dice Esichio di Batas. Il silenzio ascetico e carisma ricco e fecondo. L'isolamento invece come stato di prostrazione e di depressione e tuttoggi fra le malattie piú cliffuse: ne sono contagiati giovani e anziani. Sentirsi soli e constatare di non aver legami con le persone e con l 'ambiente in cui si vive oppure e accorgersi di vivere in un rapporto interpersonale monotono e superficiale. Per uscime si tenta tutto: dai rimedi estremi del suicidio e della droga, a quelli piu cliffusi di un lavoro frenetico e di una collezione di rapporti umani senza fine. La ricerca disperata di amici trasformata in ricerca di persone sempre nuove distrugge anche le amicizie vere. La incapacità di dialogare con se stessi, di conoscersi nel profondo si ripercuote inevitabilmente nel rapporto con gli altri. Troppe volte cerchiamo l'interpretazione e la risposta ai nostri problemi pressa altri. Lo psicologo e lo psichiatra sono i nuovi stregoni, depositari di ricette infallibili. Nel vangelo Gesú descrive l 'uomo di preghiera come colui che sa chiudersi in camera e nel silenzio cerca dentro di se, dialogando, i1 senso del suo essere. La solitudine, se vissuta come dialogo interiore, e sempre feconda: permette di consolidare la fedeltà alla propria identità e di assumere senza paure responsabilità e impegni verso gli altri e i1 mondo (35). Oggi tanti giovani ne sentono i1 fascino e ne ricercano l 'esperienza almeno per qualche tempo, nel carisma di Charles de Foucauld, di Roger Schutz o di Cario Carretto. "Tanta ela pace e la tranquillità che si gode in questa mistica fortezza che se Dio la facesse conoscere e gustare a chi vive nel secolo, si vedrebbero tanti fuggirsene dal mondo e dare la scalata ai chiostri al fine di penetrare colà e passarvi la vi ta" (S. Lorenzo Giustiniani ). I sintomi di questa sca/ata cominciano ad avvertirsi anche in Italia e in ogni parte d 'Europa.

54


IL CIELO IN UNA GROTTA Filone d'oro dell'ascetismo cattolico siciliano e tuttoggi San Corrado di fuori (36). Francesco Golvario (o Golvani) di Taormina e residente a Noto, che per due anni visse con Cio Antoni quell'esperienza erernitica, attesta che "il beato nigro digiunava a pane e acqua il lunedi, mercoledi, venerdi e sabato. Ogni giomo si disciplinava. La sera se ne stava solo nella cappellagrotta di S. Corrado che si raggiunge da certi gradini, uscendo dopo due ore mentre ripeteva a fior di labbra i1 nome di Gesú. Andava alla sua grotta e prima di coricarsi s'inginocchiava a pregare accanto al giaciglio fatto di legna e frasche; a mezzanotte si alzava e sempre col nome di Gesú in bocca saliva nella cappella-grotta per tre ore di preghiera, poi tomava a riposare. Nella grotta di S. Corrado ci tomava ad un'ora del mattino sino alle ore nove. Passava il resto della mattina lavorando nell'orticello antistante la sua grotta, raccoglieva legna e sbrigava altre cose llecessarie alla piccola comunità erernitica. Tornava in chiesa a mezzogiomo. Dopo un'ora chiamava nella sua grotta gli eremhi ed altri eventuali ospiti e con loro si metteva a tavola per l'unico pasto. Peró prima e dopo il pasto s'inginocchiava e faceva inginocchiare i presenti per ringraziare il Signore del cibo. Era lui a servire con carità a tavola e in cucina: riservava a se il privilegio di sparecchiare e lavare le scodelle. Rimesso tutto in ordine, tornava in chiesa a rinfrancarsi nell 'orazione. 11 pomeriggio era solito trascorrerlo confezionando oggetti in corda e saggina ("coffi, scupi et certi panarelli di curina") sino all 'ora di compieta quando se ne tornava nella cappella-grotta per le solite orazioni e per due ore di meditazione. Chi a quell 'ora entrava lo trovava in ginocchio o col cordone al collo, con la faccia a terra in atteggiamento di estatico rapimento". La dialettica tra il digiuno e la mensa e in Cio Antoni dialettica tra rinuncia e convivialità. Non si puó negare che in lui l 'ascetismo crocifiggente dei digiuno ha avuto la prerninenza, ma la piccola comunità erernitica di S. Corrado di fuori mette in risalto la sua cordialità di commensale che come Cristo non disdegna assidersi a tavola con gli arnici e servirli. Aggiunge lo stesso Fr. Gol vario: "ln lui non ho mai no tato momenti di turbamento ma sempre egli era sereno, in ogni avversità confortava alla pazienza quelli che conversavano con lui, specialmente se turbati d'animo. 1poveri che arrivavano a S. Corrado di fuori li accoglieva con amore, li faceva sedere a tavola, li rifocillava. Chi fosse giunto di sera madido di pioggia lo asciugava accanto al fuoco, gli dava una carnicia asciutta e l 'ospitava per la notte nella sua grotta mentre egli, sebbene già anziano, se ne andava in chiesa a pregare. Cosi di bene in meglio e con perseveranza viveva la sua vi ta di penitente e di contemplativo. Ogni volta che andava periodicamente in città, era solito questuare pane per i poveri e per gli eremiti che abitavano con lui. Dei pane raccolto la maggior parte lo distribuiva agli affamati che incontrava, cosi che ne portava al romitorio 55


molto poco, ma bastava sempre e piu giorni, mentre quello che raccoglievo io, che era i1 doppio, non bastava mai. Di ció rimanevano tutti ammirati" (37). Antonio nigro si recava a Noto periodicamente anche per accostarsi ai ss. sacramenti. A chi gli domandava perche non riceveva piu spesso l'eucarestia rispondeva che sarebbe· troppo ardi to che lui, gran peccatore qual 'era, negro e schiavo, osasse ricevere i1 Signore con piu frequenza. 1poveri non li ha mai abbandonati: li sfamava col pane che elemosinava e li vestiva, se ignudi, chiedendo per loro tela e orbace ai mercanti. la gioia di darsi agli altri ! "Per aiutarci a meritare i1 cielo, Cristo ha posto come condizione che al1'ora della nostra morte chiunque siamo stati e dovunque abbiamo agito, quando corri.pariremo alla sua presenza, siamo giudicati da quello che siamo stati per i poveri: da quello che abbiamo fatto per loro" (Madre Teresa di Calcutta). L'Abbé Piérre afferma: "Siamo chiamati a una nuova sfida per sconfiggere la povertà. Vívere vuol dire amare e amare significa dividere con gli altri le gioie e le sofferenze". Nel Quattrocento·l'attenzione della chiesa si era portata verso la fascia dei pauperizabili, di chi cioe non avendo un lavoro sicuro correva i1 rischio di precipitate dalla povertà nella rniseria. Nel risolvere i1 problema dei poveri venivano prima gli aspetti sociali e mo rali (lavoro e pace nella città) poi quelli religiosi (elemosina e opere di rnisericordia). Cornincia a farsi strada intanto nella chiesa una chiara discrirninazione fra i poveri. 11 povero non era piu i1 pauper Christi ma un ozioso da rieducare negli ospedali con il lavoroe i1 catechismo. Era in atto un nuovo cattolicesimo, la Controriforma: i1 ricco e la società dovevano aiutare i1 povero a riscattarsi. L'ideale non era la salute dell'anima di chi faceva l 'elemosina ma di chi la riceveva, di chi in quanto peccatore doveva essere ricoverato per cambiar vi ta. Fra Cinque e Sei cento inizia nella chiesa una cosciente e sempre piu chiara reazione a questa linea. Perche i poveri non su bissero i ricatti della nu ova società e potessero mantenersi col proprio lavoro sorsero le opere di S. Vincenzo de' Paoli (1633) e di S. Giovanni B. della Salle (1694). Ma già nella prima metà del Cinquecento il nostro Cio Antoni era divenuto urnile segno profetico del1'impegno per i poveri nella logica della carità cristiana in quanto amore del prossimo. 11 Nostro aveva scelto a direttore spirituale P. Egídio di Noto del convento di S. Maria di Gesu. Per costui i1 pio eremita negro era "homo di bona vita et fama, hurnili et charitativo; lo quali ha fatto vita penitentiali in lo loco di fora undi habitava lo beato Corrado". E aggiunge: "Egli era solito confessarsi e comunicarsi ogni quindici giorni o, quando ne era impedito, ogni mese et malte volte si e confessato con me. Non ho riscontrato in lui alcun peccato mortal e ne venial e, era tutto purità et innocentia". 11 buon francescano testimonia inoltre che deve a1 servo di Dio un 'insperata guarigione : "Da tre anni soffrivo di grave ulcera alla gola e a1 palato a tal punto che mi si perforó. Quando bevevo l'acqua mi usciva da1 naso; i1 cibo lo inghiottivo con molta 56


difficoltĂ . A nulla sono valsi mediei e medicine. Cosi la scorsa estate - (si riferisce al 1549) - in agosto ho supplicato il buon eremita che era venuto a confessarsi da me. Gli dissi: Tu che sei in grazia di Dio, ti prego di chiedere a nostro Signore che mi liberi da questa infermitĂ ; anzi toccarni la gola coo la tua saliva. Cio Antoni col pollice traccia un segno di croce sulla mia gola dicendo: Padre, abbiate pazienza e fede in Gesu Cristo, che starete bene. Entro otto giorni m'ĂŠ scomparso ogni dolore e l'ulcera si e cicatrizzata" (38).

57


PER ASCOLTARE GESÜ NEL SILENZIO Altri fratelli che vivono la spiritualità di terziari francescani nelle loro case vogliono seguire l'esperienza eremitica di Antonio nigro, almeno per qualche tempo, nel deserto di S. Corrado di Fuori. Questi, oltre Francesco Golvario, sono coloro che gliene hanno reso testimonianza: 1) fra Vincenzo di Noto, anch'egli uomo di santa vita il quale, dopo la morte del nostro beato, si trasferi a Baida di Palermo, in una grotta, dove mori nel 1577. E suo il manoscritto breve Vita dei beato Antonio di Noto, che si conserva alla Biblioteca comunale palermitana; 2) il sac. Michele Vittorino, che per due anni e vissuto con lui da eremita, cosi ne parla : "Cio Antoni era un uomo paziente e buono, umile e caritatevole, molto fervente nell 'orazione. Piú volte giungendo nella chiesa-grotta di S. Corrado l 'ho trova to inginocchiato e rapito in Dio a tal punto che non s 'accorgeva della mia presenza. Nella preghiera orale sol eva ripetere il Patemoster e reiterava il nome del Signore: Gesú, Gesú, Gesú" (39); 3) il chierico netino Corrado Alessi che praticó Antonio nigro per tre anru a S. Corrado di fuori ne testimonia la vita contemplativa e spirituale ricca di tanta carità e pazienza. Anch 'egli descrive la giornata dei pio eremita negro, fatta di preghiera, lavoro, riposo, ospitalità ; nel descrivere l'oratorio-grotta di S. Corrado l'Alessi precisa che era su piano rialzato con dieci gradini (40); 4) anche i1 netino Corrado Cortes e, che conobbe Antonio in casa di Blandano Terranova, volle fare esperienza di deserto. Cosi per un anno a S. Corrado di fuori egli condusse "vi ta penitentiali et contemplativa" con Cio Antoni il qual e, metodico e fedele, trascorreva la giomata tra !'intensa preghiera, il lavoro manuale e nel fardei bene. 11 Cortese cosi conclude la sua testimonianza: "Pinche passó da questa alla vi ta eterna Cio Antoni era solito confessarsi ogni quindici giorni e quando non ne aveva possibilità ogni mese, e prima di tornare all 'eremo raccoglieva qualche elemosina per i poveri" (41).

58


RAPITO IN DIO Il germe della preghiera e stato sem.inato nel cuore dell 'uomo dal battesimo. Germoglia e si sviluppa senza che noi ce ne rendiamo conto. La preghiera appare e si va tracciando segretamente un passaggio, nel cuore, sotto l'azione dello Spirito Santo. Il nostro problema consiste nel sapere ció che dobbiame fare per essere terra feconda che favorisca lo sviluppo di una vera vita di preghiera. La sua preghiera-vita era come albero che dà frutto, utile alla chiesa; il suo apostolato tra la povera gente maturó frutti di benevolenza. A volte noi prima di pregare abbiamo bisogno di sostare un pó e di calmarei. Antonio per pregare sa scegliere luogo, tempo e clima adatto : da zammataro un angolo appartato, da eremita la grotta e la cappella di S. amado, da questuante le chiese di Noto. Il suo grado di orazione e alto, giunge anche al rapimento del1'estasi: tutto luce e splendore, come attestano suor Salonia, fra Vincenzo e Andrea Giamblundo. Una domenica, prima di camevale, il pio eremita se nesta assorto in preghiera nella chiesa del monastero del Salvatore a Noto. A chi lo osserva il suo volto appare trasfigurato e luminoso da sembrare uscissero fiamme di fuoco da lui. E una benedettina dello stesso monastero, la badessa suor Aurelia Salonia, a testimoniarlo al processo diocesano del 1550 (42). "Quel mattino mentre io stavo peruscire dal monastero in chiesa vidi davanti l 'altare maggiore un certo globo di favilli difoco ardente. lncredula che fosse visione, suppongo sia una allucinazione visiva. Perció torno indietro e mi stropiccio gli occhi dicendo tra me: che cosa sarà questo? perderó la vista? Decido cosi di entrare in chiesa e ai posto del globo luminoso retrovo Cio Antoni ingenocchione lo quale orava. Lo chiamo per due volte, mi risponde solo al terzo richiamo perche era assorto in Dio e come fuori di se. Pois 'intrattiene con me nel parlato rio in conversazione spirituale, eva via; sono convinta che quella luce scintillante era una visione buona, simbolo delle preghiere che soleva fare il buon negro". Questo episodio e narrato in modo alquanto diverso nella citata Vita di fra Vincenzo di Noto: "Essendo una festa in una badia di Noto del loro titolare, vi andó il beato Antonio per ascoltare la messa cantata e cosi si puose dietro un altare di una cappella contemplando in orazione; ricontrando questo luogo la grata deli e monache, la prima di tutte si accorse la badessa di un grande splendore in detta cappella, del che meravigliatasi con grande stupore avverti le monache che guardassem e cosi parlando di fra loro stupite diceano: che cosa e questo? ivi non essendo lumi accesi ne lampade, e domandando un loro huomo lo mandarono a vedere che fosse stato, e lui non ·S 'accorgendo del beato Antonio ri tornando disse alle donne che non vi era niente di lume ne persona alcuna, e che non sapea che cosa fosse; la badessa con le monache stupefatte stavano ratte in vedere un tanto lume, all 'ultimo di nuovo domandarono lo stesso huomo che andasse e con diligenza vedes59


se un'altra volta la cappella tutta. Lui andรณ e volteggiando l'altare di detta cappella vi trovรณ il b. Antonio che stava in orazione". Anche Andrea Giamblundo depose che una religiosa del monastero del Salvatore gli raccontรณ che stando Cio Antoni in quella chiesa a pregare vide sul suo capo una stella molto luminosa. La cosa la meravigliรณ molto, poi lo chiamรณ e gli fece un 'offerta per i poveri (43). Anche se il pio negro non sapeva di teologia, sapeva qual'e il sapore dell 'amore di Dio, inesprirnibile a parole. Aveva egli anche ricevuto un dono, il piu bel dono che ci sia: quello di gustare quanto sia entusiasmante aiutare gli altri. ln molti altri modi ancora Dio onorava il suo servo fedele e lo faceva conoscere al mondo.

60


PRODIGI E UMILTÀ 11 Signore ha mostrato la sua divina onnipotenza servendosi di questo suo umile servo e cosi il "beato" Antonio ancora vivente divenne famoso, soprattutto da eremita, per i miracoli che per i suoi meriti Dio operava. 11 buon fratello soleva attribuirli all'intercessione di S. Corrado Confalonieri. Gesu taumaturgo divenne centro di una folla maiata nel corpo e nello spirito, cui egli rispose con la guarigione delle malattie e il perdono dei peccati. Naturalmente ció e solo un segno emblematico di quello che e il regno di Dio, di quello che vuole Dio per l 'uomo: la sua salvezza integral e, quella dei corpo e dello spirito, strettamente legate fra loro. Chi accoglie Gesu e il regno da lui portato si pone nello stesso atteggiamento di fronte all 'umanità maiata, oppressa e bisognosa di liberazione e di salvezza. Non sempre potrà guarire allo stesso modo di Gesu, ma vi sarà sempre nella chiesa anche questo carisma dei miracolo, come l 'ebbe il nastro pio negro. 11 cristiano comunque utilizza i mezzi umani che gli offre la scienza nel nome dell 'amore di Cristo. Le vo1te che Antonio nigro veniva a Noto la gente usciva per le strade, alcuni per vederlo, altri per baciargli la mano e molti per essere guariti da infermità. Quelli che avevano modo di conversare con lui ne restavano edificati per il suo dire semplice e ispirato. Paola, moglie di Pietro Giamblundo, ha conosciuto il pio eremita negro per uomo spirituale e caritatevole. Con lui ha avuto conversazione perche quando veniva egli in città a volte le faceva visita, le raccomandava pazienza nelle avversità e carità nel fare costantemente elemosina ai poveri per amore di Gesu Cristo. Ormai da due anni (e lei stessa a testimoniarlo) soffre di tremore ai capo (morbo di Parkinson) e un giomo incontra il servo di Dio pressa la chiesa di san Luca (ai centro della città e nel quartiere di famiglie benestanti) vicino la Chiesa Maggiore durante !'ultima settimana di camevale. Gli si avvicina con riverenza e dice: "Signore, sanami e liberami da questa infermità e da tanto tremi to". Efa per baciargli la mano. Cio Antoni se ne schermisce col dire : "Quest'onore si deve a Dio e non ai negri e schiavi. Peró abbi fiducia e prega Gesu Cristo ed egli ti libererà", ele poggia la mano sul capo. Nello stesso istante la Giamblundo si sente sanata e libera dai fastidioso tremito (44 ). L'artigiano Antonio Testaiunti era affiitto da enfiagione purulenta (in siciliano pustema)allo stomaco da sei mesi. Solo col toccarlo e con un segno di croce sulla parte maiata il servo di Dio lo guarisce. Gliene rende testimonianza lo stesso miracolato. "Peggiorando di giorno in giomo non riuscivo a riposare. Avevo consultato il dott. Giovanni Scarrozza che mi aveva consigliato un intervento operatorio da effettuarsi in collaborazione con un chirurgo. Mi ero poi rivolto ad altri due mediei, Alfio Tramontana e Bernardino Modica, che mi diedero per spacciato. Inol~re il chirurgo Alessandro Nigro 61


mi mise in guardia che se il tumore fosse stato aperto sarebbe soppravenuta la morte. Cio Antoni lo conoscevo da quando mi recavo nel feudo dei Celso a comprare agnelli. Un giomo lo incontro mentre a Noto egli esce dai Monte di Pietà, vicino la chiesa di S. Teodoro, lo avvicino e gli chiedo: Cio Antoni, ho sei figli a carico e soffro di una postema che mi causa tanto fastidio. 1mediei non mi sanno dare un rimedio. Tu che sei un uomo di santa vita metti la mano sopra la parte maiata; io ho tanta devozione a te che certo mi sanerai. AI che l 'umile fraticello ris ponde: "lo sono un povero servi tore di Gesu Cristo e un meschino peccatore, come vi posso risanare? Abbiate fede in Dio e venite a S. Corrado di fuori che vi aiuteró". Cosi ci siamo lasciati, ma verso sera lo incontro di nuovo che raccoglie elemosine per i poveri; lo imploro di venire per amor di Gesu Cristo in bottega che e nella piazza maggiore. Cio Antoni mi segue ed entra. lo lo riprego di poggiare la sua mano sopra dove ho il tumore, cosa che il sant'uomo fa. Recita per me certe preghiere e sulla parte maiata mi fa il segno di croce e dice: Abbiate fede in Dio, confessatevi e comunicatevi, perche mediante la sua grazia starete bene. E se ne esce. Da quella stessa sera incomincio a poter mangiare senza difficoltà e in dodici giorni sono perfettamente guarito senza bisogno di operazione" (45). Confessatevi e comunicatevi, che con la grazia di Dio starete bene. ln queste parole Antonio di Noto esprimeva incosciamente quanto aveva affermato Tertulliano : "La guarigione dei cuore prepara quella dei corpo". ln particolare la confessione e da considerare come il sacramento della guarigione interiore, mentre l'eucarestia e celebrata come il sacramento della salvezza integrale dell 'uomo. ln essa Cristo ci ,.offre l 'unico pane che e medicina d 'immortalità, antitodo controla morte, alimento dell'eterna vita. Devoto dei nome di Maria, il pio negro la invoca spesso e non tralascia la recita quotidiana dei rosario; reso libero dalla schiavitu domestica, era rimasto quattro anni ai servizio dei padrone per amore della Madonna da volontario. A S. Corrado di fuori nella regola eremitica trovó nuovo alimento ai suo amore verso la Madre di Dio. Periodicamente lasciava la solitudine e si recava a Noto per la questua : ai poveri donava pane e rosario. Nelle ore dilavoro manuale egli intrecciava corbelli e confezionava rosari. Nella grotta di san Corrado, dinanzi all 'affresco della Madonna col Bambino, trascorreva frequenti ore di orazione; si rivolgeva alla Vergine per poter superare ogni difficoltà moral e e l 'amor proprio. Egli ha compreso che ardua sarebbe stata la via della virtu senza il conforto matemo di Maria. Nel dicembre 1549 Caterina serva di Antonio Ferraro, mentre tiene in braceio la sua bambina Pasqua sofferente di ernia, incontra a Noto il "beato" negro e lo prega: "Cio Antoni, guarda un poco mia figlia, insegnami qualche rimedio". L'eremita le risponde benevolo: "Abbi fede in Dio, alla Vergine Maria e a S. Corrado che tua figlia sanerà; nonaver timore perche la troverai sana". Caterina torna a casa: la sua piccola e guarita. (46). Orlando Ruo testimonia clie, recandosi nel 1546 a Siracusa a dorso di 62


mula, prima di attraversare il fiume Cassibile aveva fatto salire in groppa Michele lnfantino che era a piedi. A motivo di un sasso insidioso nel greto dei fiume egli perdette l 'equilibrio e batte matamente sulla sella procurandosi un'ernia fastidiosa. Da allora erano passati appena due mesi e mezzo, cioe dalla festa di santa Lucia (13 dicembre )a quella di san Corrado (19 febbraio ). Con tanta fede Orlando il 19 febbraio partecipó alla processione dell 'arca di S. Corrado con una torcia accesa in mano e pregava Dio e il santo che lo liberassem da quel male. Ne ebbe sensibile miglioramento. Dopo circa un mese, mentre Antonio negro si trovava nella bottega di Ruo sopraggiunge D. Gaspare Mancada capitano della città che prega il servo di Dio di fargli avere un pó d'olio della tampada che ar deva nella grotta di san Corrado, per un suo figlio ernioso. Egli gli risponde: "Abbiate fede in Dio e in S. Corrado che vostro figlio sarà sanato". II Mancada insiste: "Non ti rincresca di farrni questo favore", e Antonio alui:" Anda te, perche vostro figlio e sano". II capitano se ne parte per andare a casa, ma torna indietro subito dopo e domanda dei santo eremita. II bottegaio Ruo risponde: "Se n'e andato proprio adesso. Di che si tratta?'' Quegli replica: "Volevo invitaria a pranzo perche mio figlio l'ho trovato sano cotne egli m'aveva assicurato". Lieto della grazia ottenuta, il Mancada narra il fatto prodigioso a chiunque incontra e commenta: "Cio Antoni e un santo, mi ha risanato il figlio da ernia" ! Quando Orlando Ruo ando a trovare 1uomo di Dio a S. Corrado di fuori, gli narro di D. Gaspare che andava dicendo che suo figlio era guarita per suo merito. L'eremita con sincera umiltà gli ris ponde: "lo sono un meschino peccatore e schiavo, venuto dai monti di Barca. II sig. Gaspare invece dice cheio sono un santo". Mostrando di valer evitare le lodi dei beneficati il servo di Dio lascia la zona di S. Corrado di fuori eva ada bitare a grotte calde ("Cio Antoni per vetari tali laudi si levào de la stantia di lo dieta beato Corrado di fori undi habitava et andao ad habitari a li grotti caldi"). Dopo due mesi Antonio nigro fu visto a Noto. Orlando Ruo incontrandolo gli contida l'episodio capitatogli a Cassibile quando, attraversando un giomo il fiume e avendo fatto salire in groppa un certo lnfantino, incidentalmente si procuro un'ernia: "Per fare del bene - commentava - ne ho avuto un male". L uomo di Dio lo consola col dire: "Figlio, non ti pentire del bene che hai fatto". Richiesto dai Ruo di toccare con la sua mano la parte maiata, Cio Antoni gliela tocca aggiungendo: "Abbi fede in Gesú Cristo che starai bene". la notte seguente il Ruo si trova totalmente sano e guarita (47). Tanta stima popolare verso 1umile eremita negro aveva riscosso l 'ammirazione dello storico netino Vincenzo Littara (1550-1602) il quale, nato l 'anno della di lui morte, vide e cosi canto di lui: "Tu ammiri l 'Etiope, puro custode di un pacifico ovile che, pur avendo a schiavitú il corpo sottoposto, ebbe libero l 'animo. Sebbene avesse tutte le membra piú nere della pece, ebbe l 'anima piú candida della neve. Proprio con la realtà prova come corrisponda a1 vero il detto degli etiopi giusti andrà avanti la schiera (salmo 67). Grandissi63


mo sarà il numero dei miracoli che egli mostrerà, fintanto che affiderà alla chiesa i1 suo corpo che un'arca di legno custodisce e se stesso non degno di essere privato di un culto rivolto alia sua venerazione" (48). Oggi i segni meravigliosi sono sempre meno necessari della carità che lo Spirito fruttifica al serviZio dell 'umanità che va aiutata a superare le disuguaglianze razziali o nazionali e ogni forma di violenza e di sopraffazione.

64


GRAZIE DELLA CARITÀ USATAMI Sulla malattia e i1 beato transito di Antonio l 'etiope ci informa i1 suo biografo Daça (49). Avanzato negli anni e consumato nell'ascesi eremitica un giomo i1 servo di Dio, mentre e assorto in preghiera nella grotta-cappella di san Corrado, sente brividi di freddo in tutto i1 corpo. Aggravandosi molto, se ne viene a Noto in casa dei Giamblundo suoi ex padroni e vi rimane alcuni giorni. Poi chiede loro con insistenza i1 favore che lo trasferissero in ospedale. Dispiaciuti essi lo implorano commossi: "Cio Antoni, non ci fare questo torto lasciando la nostra casa, perche quanto c'e in essa lo spenderemo con molto impegno per la tua salute". Il fraticello insiste con un fil di voce: "Ringrazio della carità che mi avete usato. Il Signore ve ne renda merito. Seio desidero andare in ospedale e per aver possibilità di ascoltare la messa frequentemente, perche mi dispiacer~bbe molto non aver ogni giomo la presenza sacramentale del mio Signore". 1 Giamblundo ce lo portano. Là egli chiede un giaciglio in un luogo ove poter comodamente ascoltare messa. Sono quelli per. lui quattro giorni di paradiso che trascorre in preghiera, spesso inginocchiato benche a mala pena riesca a reggersi per la febbre e la vecchiaia. Ma nell'eucarestia egli ha trovato sempre serenità nell'ascesi e gioia nel deserto. Trasferendo lo sguardo a1 nostro tempo osserviamo che i1 sessantenne, i1 quale parecchi anni prima aveva atteso e perfino affrettato col desiderio i1 momento della pensione, non appena vi arriva si sente bruscamente espulso dal settore produttivo e diminuito di prestigio. ln una spcietà industriale come la nostra l 'impegno lavorativo assume un'impronta determinante per la dignità della persona, e quindi l 'esclusione dal ciclo produttivo porta con . se! 'impressione quasi umiliante d'inutilità, che puô causare turbamenti ps_ichici e fisici, talvolta profondi. L'altro trauma piú terribile del primo e prodotto dall 'eventuale ricovero, qualora per qualsiasi motivo se ne verificasse la necessità. Uscire dalla propria casa per entrare in un'altra, forse piú comoda e piú bella ma senza ricordi ne intimità, abbandonare la compagnia di familiari e di amici per convivere con persone non di propria scelta e forse non congeniali, perdere la propria autonomia e adattarsi ad un regolamento che, per quanto largo e sempre limitativo, e per l 'anziano un trapianto drammatico che comporta lacerazioni psicologiche le quali difficilmente possono cicatrizzarsi. Ma pur riconoscendo i suoi limiti biologici e psicologici scavati con un solco sempre piú profondo dal tempo che passa e dalla malattia, Cio Antoni ha saputo dare un senso alla vecchiaia: si e mantenuto constantemente sereno e assorto in Dio. Il cappellano don Luca Ciccardo (o Zicarde) amministra al frate moribondo i1 viatico e quindi affronta con lui l'argomento della sepoltura, insistendo che scegliesse la chiesa e la cappella del Crocifisso di quella città. 65


Farsi seppellire al Crocifisso come a S. Francesco o al Carmine era ambizione dei ricchi e blasonati. Cio Antoni risponde a don Luca con umiltà scusandosi che non merita tanto onore e dichiarando Qi essere il piu indegno schiavo del mondo. Egli preferisce essere inumato a S. Maria di Gesu, dove aveva indossato il saio di terziario francescano. Che per la chiesa la pastoral e degli infermi sia problema non da poco edimostrato, tra l'altro, dal fatto che tante diocesi da tempo hanno allestito appositi uffici di coordinamento del settore. Compito principal e di tali organi é sostenere il lavoro dei singoli cappellani di ospedale e soprattutto preparare nuovi preti a tale attività. C'ê scarsità di preti disposti ad impegnarsi nell 'assistenza ai malati. La pastorale della sofferenza non puó rimanere oggetto misterioso per gli operatori addetti. ln una società come quella italiana che invecchia e nella qual e nonostante i progressi della scienza le malattie da benessere non sembrano destinate ad acquisire maggiore rilevanza, alla chiesa si apriranno sempre piu spazi di assistenza negli ospedali. Del resto chi meglio di un prete puó dare conforto cristiano ad una persona agonizzante o, come eufemisticamente si preferisce dire, ad un malato allo stadio terminale? E chi se non un uomo che ha scelto di vivere ai servizio dei prossimo ha il dovere di assisterlo fino alla fine? Comunque solo la chiesa si e posto il problema di umanizzare le strutture sanitarie. La miseria della malattia eancora tutta da scoprire. Fra Antonio nigro conserva sino all'ultimo piena lucidità: e sereno in Dio. Negli ultimi momenti di vi ta sente come una musica celestial e, apre gli occhi e si rivolge al cappellano che sta ai suo capezzale: "Padre e signore, dove sono questi strumenti e cosi soa vi musiche e armonie che qui si sentono? Non li sente anche la vostra signoria"? Trattenendo le lacrime il buon sacerdote con il capo accenna di si. Allora il "beato" Antonio Etiope congiunge le mani e rende l 'anima a Dio. Egli che volle essere il piu povero in vita, ora esulta nella suprema povertà della morte che lo pone faccia a faccia con l 'etema misericordia divina. E il 14 marzo 1550. Suonano le campane della città (senza che persona umana le toccasse?) e tutti lodano il Signore che glorificai suoi servi fedeli.

66


E MORTO UN SANTO Appena spirato, tutta Noto accorre all'ospedale in tempo per baciargli le mani e prendere qualcosa del suo saio come reliquia con tanta veemenza che se non si fosse custodito il corpo con un altro saio piu grande l 'avrebbero lasciato nudo. Molti raccolgono la terra che c'e nella cameretta dove era spirato, altri con ansiosa devozione corro no all 'eremo per aver qualcosa che gli e appartenuta, persino i sarmenti e la paglia del giaciglio prendono come reliquia. Le esequie vengono celebrate a spese pubbliche per delibera del Senato netino. Vi partecipano il clero con i religiosi, le autorità e i giurati della città. Non c'era uomo ne donna che non partecipassero; era una processione general e tanto da impedire il passo per le vie cittadine, specialmente in quella dell 'ospedale: non si poteva andare ne avanti ne indietro piene com'erano di gente. Fu tanto il numero dei presenti al mesto rito che i sacerdoti Simone e Pietro Ansaldo deposero sotto giuramento al processo informativo che neppure per la festa di san Corrado ne per quella del Ss. Crocifisso avevano visto tanta gente"insieme accorsa da molte contrade e da Avola. A stento il servizio d'ordine al comando del capitano di città riusci a trattenere la folla. Erano da ammirare le molte torce e i canti con cui tutti accompagnarono il feretro sino fuori la porta della montagna, portato a spalla dai giurati della città. Per vedere passare i1 feretro molti salivano sugli alberi e tutti andavano dicendo: "E morto un santo, un sant'uomo e morto"! (50). Il "Beato" Antonio aveva voluto per se un sepolcro di pietra in terra nella chiesa di S. Maria di desu. Girolamo Sortino, appena seppe della dilui morte, andó a1 deserto cosi in fretta che nella grotta trovó alcune croci di legno e un panchetto sul qual e i1 pio eremita era solito sedere e che aveva fatto con le sue mani. Girolamo consegnó i1 panchetto a Bianca Bellomo. Costei per la grande devozione verso Cio Antoni foderó lo sgabello con velluto rosso e a suo figlio vi fece poggiare sopra la gamba che teneva molto malata per forrnicolite: il ragazzo guarisce perfettamente e con sua madre proclama questa grazia ricevuta per intercessione del defunto servo di Dio. Nico la Sortino cavaliere di Malta e suo fratello Orlando eressero un oratorio sulla grotta dove i1 beato negro era vissuto da eremita e piu volte offrirono l'olio per alimentare la tampada che ardeva sul suo sepolcro.

67


Noto, Chiesa S. Maria di Gesu ai Giavanti dove si conservano le reliquie di Antonio negro. (Foto Francesco Mauceri, Noto).


INCESSANTI PELLEGRINAGGI E GUARIGIONI La sua tomba divenne luogo d'incessante pellegrinaggio. C'e stato qualche miracolo? si, molti. Ma il miracolo piu grande e stato quello della fede, delle beatitudini: al contatto di questo schiavo di Cristo si capiva che cosa potesse significare vivere per risorgere. Molti, seguendo l 'uso dei tempo, raccoglievano la polvere che veniva depositandosi sulla sepoltura ("la calcina undi e la sepohura"), che poi avrebbero infuso in un pó d'acqua per daria a bere ai malati. Alcuni di costoro hanno attribuito alui la guarigione da malattie in quel tempo inguaribili. Ne facevano fede le stampelle e gli ex voto che tappezzavano la cappella e il suo sepolcro. "Essendo opinione pubblica a Noto che Cio Antoni nigro sepolto in S. Maria di Gesu operasse miracoli, cosi moita gente affetta da diverse infermità faceva ri corso alui recandosi in pellegrinaggio in quella chiesa e visitando il suo sepolcro otteneva la sanità". E Margherita Leone a testimoniarlo al Processo diocesano (51), e aggiunge: "Da due anni io soffrivo di enfiagione dolorosa.alle gambe e ai piedi cosi da non trovar riposo. Per arrivare a S. Maria di Gesu mi feci accompagnare dalle vicine di casa Giacoma la capitana e Antona Manno, e da mia nuora Oara. Arrivammo mentre predicava il qua- , resimale P. Arcangelo da Messina. La cappella del sepolcro era piena di gente da non potervi entrare. Finita la predica, mi inginocchiai sul sepolcro di Cio Antoni e pregai il Signore che per l 'intercessione di quel suo servo mi liberasse da tanta inferrnità. Ottenni la grazia e ora esco ed entro di casa liberamente". 11 sac. Michele Venturino, che visse due anni con il servo di Dio a S. Corrado di fuori, attesta che "Cio Antoni e morto all 'ospedale di Noto ed e stato sepolto con grande onore e ossequio nella chiesa di S. Maria di Gesu nella quale armai c'e grande affluenza di cittadini e di forestieri per la fama pubblica che c'e in questa città e altrove a motivo dei suoi miracoli. Lo scorso aprile e venuto da me pressa l'ospedale di Noto un giovanetto di Feria e mi ha consegnato un 'elemosina dicendo: Ditemi una messa in onore e lo de di Di.o e di Cio Antoni perche io ero sofferente di ernia ed ora ne sono libero per sua intercessione. Anche i genitori dei ragazzo hanno confermato la grazia ricevuta" (52). Anche ad Avola, dove Cio Antoni era stato battezzato e visse 38 anni a1 servizio di Giovanni landanula, era opinione comune che egli fosse morto in concetto di santità. Cosi Margherita Bongiomo volle subito pellegrinare al suo sepolcro per impetrare la guarigione dei figlio Natale da ernia. L'accompagnavano la madre Oara Costanzo, zia Giovanna Costanzo e la suocera Aldonza Bongiomo. Si confessarono e comunicarono ad Avola, poi affrontarono il tragitto a piedi scalzi sino a Noto. Giunte in S. Maria di Gesu si 69


raccolsero in orazione dinanzi l 'altare maggiore. Seppero da un frate Íl luogo del sepolcro, vi si recarono fiduciose a pregare insieme. Il piccolo Natale si addormentó stanco sul sepolcro del servo di Dio. Al risveglio si senti libero e risanato. "Promulgarono tale miracolo a tutti quelli personi che si retrovaro presenti" (53). Tornano foliei ad Avola. Mamma Margherita col figliolo in braceio grida di gioia: "Vengo da Noto dove ho avuto una grazia per i meriti e intercessione di Cio Antoni: mio figlio era ernioso ora e sanato", e lo mostra a tutti in pubblico. "Undi si fiei grandi festa et maxime di quelli che sapevano lo dicto pichiotto ruptu" (54 ). L'anziano sac. Nicoló Cascone, confessore del "beato" negro quando era ad Avo la, venne a sapere della sua morte edificante e dei miracoli che operava. Come a figlio spirituale volle rendere omaggio visitandone il sepolcro il 25 aprile, grato al Signore Gesú che fa tali segni nei suoi servi fedeli (55). Tutto era ineffabile per chi pellegrinava a S. Maria di Gesú, per chi pote almeno un momento poggiare sulla tomba del "beato" negro la testa o l 'arto malato. Primavera, serva negra di Mariano Mangiameli (detto Malvizio), aveva sentito parlare delle grazie di guarigioni che avvenivano per intercessione del '.' beato" Antonio a chi ne visitava il sepolcro, come era successo alla sua amica Isabella Costantino di Buscemi, prodigiosamente sanata da artrite: aveva i rini stuccati, chi non si potia ergiri et adrizari. Da tre anni Primavera non poteva far uso della mano sinistra anchilosata da non poterla aprire nê chiudere; nê le erano giovate varie cure mediche. Volle venire in pellegrinaggio al suo sepolcro. Stanca del viaggio si addormentó mentre pregava. Al risveglio si ritrova la mano sinistra libera cosi da poterla aprire e chiudere senza sforzo. Guarigione confermata dalla contessa Marana di Buscemi, che l'aveva accompagnata a Noto (56). Due malati e Candia Infantino di Noto, affetta da enfiagione cancrenosa al piede destro , si pongono per loro devozione sotto il mantello appertenuto a Cio Antoni nigro e ora in possesso di don Antonio lo Cianti; hanno il tempo di reeitare alcuni Paternoster e si sentono sanati del tutto. Era presente Antona la Trizia, che ha confermato l 'accaduto (57). Per implorare la guarigione di un loro figlio affetto di ernia ombelicale i coniugi Vincenzo e Sebastiana Pisano di Palazzolo Acreide sono venuti in pellegrinaggio alla tomba di Cio Antoni, insieme a vicini di casa, i coniugi Michele e Thomia Venuto (anch'essi con un figlio ernioso) e a lsabella di Michele. Infatti l'ultima settirnana santa di quell'anno 1550 avevano saputo che l'eremita negro era morto e operava grazie di guarigioni. La loro fede non e andata delusa (58). Clara moglie di Mariano lnfantino di Noto era informa di reuma melanconico con piaghe ad un braceio. Ebbe anche aperto il braceio con due cauteri di fuoco, ebbe asportate due ossa e inoltre era malata difuoco freddo. La dome nica delle Palme venne con Antona la Guarnaceia e altri in pellegrinaggio a S. Maria di Gesú e ne ottenne la guarigione avendo 70


poggiato il braceio maiato sul sepolcro del servo di Dio. Erano presenti al fatto il P. Guarctiano del convento e il vicario foraneo di Noto (59). Allo stesso Processo informativo del 1550 suor Giulia Borghese del monastero del Sal.vatore cti Noto affermava di aver ottenuto anche lei una grazia. Un giomo stando in cucina si versó inavvertitamente l 'acqua bollente di un recipiente ("uno pignatello di acqua boglienti") sulla mano, tanto da spasimare per il dolore. Ricorda cti aver con se un pó cti calcina raccolta dal sepolcro dei servo cti Dio e l 'applica con una fasciatura al polso scottato e pregó cosi: "Cio Antoni, aiutami tu che invita sei stato buon amico; siilo anche adesso"! Ne fu subito consolata (60). Una schiava negra di nome Caterina non poteva partorire, tanto che era stata quattro giorni "a li pedi de la mamma" (l'ostetrica di un tempo) e quasi in pericolo di vi ta. La sua padrona, moglie di Vincenzo Giamblundo, le poggia addosso un paio di bisacce ("un paro di bértuli") appartenute al servo di Dio e lo prega di liberaria da tanto pericolo di parto. Grazie a Dio tutto si svolse felicemente (61). Antona la Xaguata, originaria di Buccheri e residente a Noto, da quattro an.ni soffriva cti reuma all 'occhio sinistro, che le fece cadere denti e molari. Dopo tre an.n.i di inutili rimecti per guarire la piaga che il reuma le aveva causato nel viso, da circa sei mesi l 'occhio le si era gonfiato talmente da non riuscire a vedere. Intanto Margherita, moglie di Antonio Juvara, sua vicina cti casa, la scorsa quaresima nella chiesa di S. Maria di Gesú aveva partecipato ad una processione penitenziale ad p/uviam petendam, per implorare la pioggia, e per devozione prese un pó di calcina dal sepolcro del servo di Dio. Tornata a casa ne ctiede un pó ad Anton.a la Xaguata ele disse: "Cia Antona, ti ho portato un pó cti calcina del sepolcro di Cio Antoni ; mettila nell 'occhio e abbi fede in. Dio e devozione verso quel sant'uomo, che starai bene poiche ho inteso dire che egli ha fatto molte grazie". Antona cosi fece e l'indomani mattina si ritrovó l'occhio sano e libero di gonfiore e dolore. Ci vedeva ormai bene come prima dell 'infermità. La guarigione verme confermata dalla figlia di Antona, Violante Xaguata (62). Quella Paola Giamblundo di Noto, risanata a suo tempo dal morbo di Parkinson da Cio Antoni vivente, l 'indomani dalla cti lui morte si recó apregare sul suo sepolcro: "Cio Antoni, prega n.ostro Signore perche per sua misericordia mi liberi da questa infermità e reuma ai reni, che mi tiene accroccata e m'impedisce cti stare in. posizione eretta". Si sente subito leggera e libera da quel male. A casa dice commossa al figlio Antonino: "Figlio, già sai che andai in. S. Maria di Gesu e mi posi sul sepolcro cti quel sant'uomo per i cui meriti sono guarita". Anche coloro che erano andati con lei in chiesa confermarono il fatto (63).

71


AUREOLA DI BEATITUDINE La curia vescovile di Siracusa si premuró verificare l 'attendibilità dei fatti attribuiti al servo di Dio, la cui fama di santità andava crescendo. Pertanto il vicario generale can. Tomabene scrisse al vicario foraneo di Noto, autorizzandolo a dare inizio al processo testimoniale informativo sulla santa vita e miracoli attribuiti a Cio Antoni nigro: dal 22 aprile al 9 maggio 1550 trentotto testimoni deposero de causa scientiae in s. Maria di Gesu alla presenza del vicevicario don Giovanni de Donnis . Continuando Dio ad onorare il nostro "beato" negro col concorso di gente e miracoli che in suo onore operava, il vescovo di Siracusa, mons. Giovanni Orosco de Arzés (64) circa 13 anni dopo la morte del "beato" Antonio autorizzó il vicario foraneo di Noto che si collocasse il s. corpo in un posto piu dei;::ente e decoroso dentro la parete al di sopra dell'altare maggiore. La traslazione delle reliquie in un'arca lignea molto bella si trasformó in apoteosi dell 'indimenticabile fratello dei poveri: S. Maria di Gesu era gremita di popolo: vollei;o essere presenti i giurati della città. Çili abitanti di Avola constatarono anche loro i miracoli operati da Antonio negro. Ricordando che egli era stato battezzato là, decisero di andare segretamente a Gesu (cosi popolarmente e indicata S. Maria di Gesu) dove stava il corpo, agevolati dal fatto che la chiesa era sita fuori le mura di Noto, e portarselo via. Lo intuirono quelli di Noto e disposero un servizio di uomini armati che giomo e notte facessero la guardia al venerato corpo, guidati dal capitano Andrea Giamblundo, uomo coraggioso. Furono cosi abili nel fare la guardia a quel prezioso deposito che gli abitanti di Avola non si azzardarono piu nel porre in atto l 'azione che volevano intentare. Mentre quegli uomini armati custodivano il sepolcro del servo di Dio, videro che vi accorrevano malati di ogni genere : storpi, ciechi, paralitici, erniosi che conseguivano la salute per i suoi meriti e che in segno di gratitudine lasciavano in chiesa stampelle o un ex voto, e tomavano risanati alle loro case, Iodando il Signore nel suo servo fedele (65). Guardate gli ex voto dei santuari, quelli costruiti con arte semplice e con immediatezza di sentimenti: in mezzo a pericoli e sofferenze individuali o collettive trionfa la grazia miracolosa e insieme si rivela la bellezza di essere salvati. La cultura popolare infatti possiede la qualità adatta ai problemi dell'oggi: la capacità di contemplazione, di scoprire cioe il meraviglioso, di stupirsi, di gioire. Il bisogno di meravigliarsi e ancora ben presente nella chiesa contemporanea e tutti ne siamo sollecitati, quasi come da una dimensione del nostro spirito in un'epoca dell'immagine. Il Processo informativo diocesano reca in calce la seguente testimonianza- la trentanovesima- di grazia ricevuta. "Sia manifesto a chi desidera sapere come il B. Antonio per le sue sante orazioni impetró grazia dal Signore e

.

72


sanó Giuseppe da Buscemi, figlio di Vincenzo, da ernia ombelicale strozzata per cui li uscivano li interiori. Il giovane si rivolse con devozione a detto beato Antonio che lo liberasse e piacendo a Dio fu liberato, e questo successe circa dodici anni fa e si e saputo oggi 2 gennaio 1584, giomo in cui il miracolato e venuto a ringraziare il B. Antonio a S. Maria di Gesú. Al racconto di questa grazia ricevuta erano presenti Corrado di Quattro, Francesco Giantommaso, Orazio Adorno, Pietro Borea e Cola d 'Urso. lo fra Antonio di Palazzolo, guardiano del convento, conformo". Un giomo si diffuse la notizia che quelli di Avola avessem trafugato il corpo del servo di Dio, cosi i giurati stessi di Noto andarono alla chiesa di Gesu per la seconda volta e aprirono la parete dov'era collocata l 'arca lignea e quando l 'aprirono dal s. corpo emanava tal soave odore da sembrare celestiale. Per cui gli stessi giurati presenti ordinarono di costruime un'altra migliore e dorata, la quale fu posta sopra il medesimo altare dentro la parete con una grata di ferro perche cosi il beato Antonio fosse piu venerato e stesse piu sicuro. Questa seconda vista del beato fu il 13aprile1599 ed e pubblica fama che oggi si conserva il corpo intero e senza corruzione alcuna. Le stampe del "beato" ele sue immaginette si tengono in grande venerazione e la santa Inquisizione, vedendo i suoi miracoli e la sua grande santità, diede licenza che le sue immagini estampe lo raffigurassero con un diadema o aureola sul capo, in segno di gloria che egli gode già nella beatitudine. "la estampa dei santo y la figura es tenida en grande veneracion, y la santa Inquisicion, atento sus grandes milagros y santitad, dio licencia que se pintasse con deadema en la cabeça en sefial de la gloria que goza en la bienaventurança" (66). Sono di rilevante importanza queste ultime affermazioni del Daça, il quale pubblicó la Vita documentata del nostro "beato" a Valladolid nel 1611, cioe appena dodici anni dopo la seconda ricognizione del 13 aprile 1599. Ritrovate in S. Maria di Gesu al Giavanti di Noto il 20 agosto 1977 le Ossa beati Antonii Aethiopis, noi abbiamo constatato che esse si conservano integre. Non ci e stato sinora possibile sapere quando e dove la competente autorità ecclesiastica dell 'epoca, come scrive il Daça, autorizzó la stampa della sua immagine aureolata. Comunque se l 'lnquisizione spagnola, cosi rigida nel suo giudicare, ne permise la venerazione come a beato aureolato, il culto ad Antonio nigro di Noto resta legittimo anche se non ancora canonicamente confermato dalla Sede Apostolica. Va inoltre notato che lo storico netino Vincenzo Littara (sec. XVI) nel poema Conradias ha accennato ad Antonio Etíope e al "culto rivolto alla venerazione del suo corpo" (cfr. sopra, nota 48).

73


L'arca lignea del Beato Ant~nio EtĂ­ope nella Chiesa di S. Maria di GesĂş (lstituto Giavanti) in Noto.


OBLIO NEL TEMPO Sin qui le notizie su Antonio di Noto, dalle due fonti storiche oggi disponibili (67). Infatti non solo si sono perduti due dei tre Processi informativi che il Daça ebbe in mano nel 1611 , ma eandata dispersa anche la bibliotecaarchivio di S. Maria di Gesu dell 'antica Noto, celebre in tutta ltalia (68). Nella nuova città i Minoriti edificarono al pianalto il loro vasto convento di s. Maria di Gesu e l 'annessa chiesa (sec. XVIII), che come giglio di pietra dorata si erge e si apre nello sfondo azzurro dei cielo. I frati vi trasferirono anche le venerate reliquie dei beato Antonio nigro, sistemandole in nuova arca lignea decorata con arte e stile del '700 veneziano, e la collocarono per il culto ad immemorabili, come già a Netum (l 'antica Noto), in nicchia a muro sull'altare maggiore. Lasciato dai Minori Osservanti alla fine dei sec. XVIII, il convento di Gêsu andó in abbandono. Solo nel 1851 il vescovo di Noto, Gian Battista Naselli, vi adatté temporaneamente una sezione dei seminario vescovile. A segui to della legge eversiva dei 7 luglio 1866 il Ministero di Grazia e Giustizia nel 1872 vi fece trasferire la Casa dei Refugio (o Istituto Giavanti) per orfanelle dalla vicina sede che avrebbe dovuto servire come penitenziario. Queste traversie influirono negativamente sul culto locale e popolare ad Antonio nigro; quasi nessuno armai si ricordava dilui. Ma non se n 'ê perduta la memoria! Fuoco sotto la cenereche la Provvidenza dispose si riscoprisse solo recentemente. Nel 1947 inoltre si era aggiunta la sconsideratezza di porre in soffitta l 'arca lignea dei beato Antonio. L'episodio mi estato rife rito da suor Margherita Stocco delle Figlie della Carità, allora superiora al Giavanti : "ln quanto al beato Antonio Etíope, fui io stessa a collocare la cassetta delle sue sacre assa in un armadio dei coretto della chiesa. Nel lontano 1947 con l'aiuto di mons. Giovanni Cali segretario dei vescovo Calabretta feci dei restauri in chiesa e dove attualmente e collocata la Madonna della Medaglia Miracolosa, dietro vi era una nicchia, e li trovammo i1 prezioso tesoro" (69). Ma il 1977 segna l'anno provvidenziale della riscoperta dei sacro deposito e della ripresa dei culto al "beato" Antonio di Noto. La Provvidenza ha disposto cosi che i tratti fondamentali che avevano contornato lo stile della vita di Cio Antoni (accoglienza dei progetto di Dia, povertà radicale fino all 'accettazione della croce e servizio) fossero ripresentati al mondo di oggi : epoca nella quale tende a farsi sempre piu assillante la ricerca della propria autorealizzazione e vengono insieme moltiplicandosi stati di inquietudine e di nausea della vita. Pertanto il modello di vita cristiana e ascetica di Antonio nigro puó aiutare a restituire significato e qualità alle proprie scelte. Infatti proprio perdendo se stessi nell 'abbandono to tale al Signore e nel servizio dei fratelli, epossibile riconquistare la propria identità, vivendo nel segno di una ritrovata comunione. 75


DAL BRASILE IL SEGNALE DI RIPRESA Un segnale di ripresa e venuto dal devoto Brasile e ci ha coinvolti in prima persona. L'8 marzo 1971 il medico dott. Marco Finocchio, oriundo da Messina, mi informava per lettera che "qui a São Paulo c'e una chiesa molto antica che appartiene al Terz'Ordine di S. Francesco d' Assisi (70), dove si venera santo Antonio de Categerà (o Cartagenes, per la sua origine africana)". Sapevo che il beato Antonio di Noto era molto venerato in Brasile specialmente nella vasta metropoli di São Paulo. Nel giugno 1977 un colloquio con i familiari del defunto dott. Marco Finocchio, di passaggio da Roma, mi faceva decidere la ricerca delle reliquie del beato negro, le quali - se risultava vera l 'informazione a suo tempo avuta dal can. Giovanni Marziano grande conoscitore di storia locale - dovevano trovarsi riposte sul grande armadio del coretto in S. Maria di Gesú. Non sapevo infatti sino allora della citata rimozione del 1947. Trovandomi a Noto, il 18 agosto 1977 incontravo presso i locali annessi al santuario diocesano di Maria Ss. Scala del Paradiso la rev.da suor Galea delle Orsoline di Malta che presµivano servizio a1 seminario vescovile. lo le chiesi come mai lei, superiora presso l 'istituto Giavanti, si trovava invece alla Scala. Mi rispose che ormai non era lei la superiora al Giavanti. "Comunque, le chiesi di nuovo, si e accorta dell 'eventuale presenza di una cassetta di legno riposta sull 'armadio grande nel coretto della chiesa dell 'lstituto" (= S. Maria di Gesú )? "Si, mi rispose suor Galea, c'e ancora e contiene ossa umane. Ce ne siamo accorte per caso nel 1971 quando assumemmo noi Orsoline di Malta la direzione del Giavanti. Come era logico, facemmo a quell 'epoca le pulizie generali nei locali dell 'lstituto stesso e nella chiesa annessa". "Fu grande i1 disappunto delle suore - continua a dire l 'ex superiora Galea - al macabro rinvenimento. Prese da paura non si rendevano conto di altro che di aver ormai un incubo a fianco delle loro stanzette: avrebbero esse voluto che quelle ossa umane ritrovate in quella cassetta di legno riposta sull 'armadio in coretto fossem subito trasferite al cimitero di Noto, con buona pace di tutte. lo cercai di rassicurarle col dire che in ogni caso i1 morto, se fosse apparso la notte, sarebbe venu to nella mia cameretta; che era la prima vicina al coretto. Comunque ne parleremo a1 nostro cappellano e deciderà lui i1 da farsi. L'indomani dopo la s. messa chiesi i1 parere del cappellano sac. Salvatore Caruso, il quale sentenzió semplicemente: "No! lasciatele stare dove stanno" !

76


RITROVAMENTO DELLE RELIQUIE Cosi a quattro secoli dal suo transito e stato un insperato privilegio averne trovato fortunosamente le reliquie, conservate in ottimo stato in quel luogo riposto nel coretto di S. Mariadi Gesu il 20agosto 1977/Richiesi subito l 'intervento della curia vescovile che mi suggeri di procedere alla ricognizione medico-legale di quei resti, al fine di appurame l'autenticità e informarne il vescovo di Noto dandogli elementi obiettivi di giudizio. Cosi lunedi 22 agosto di quell 'anno con l 'intervento del dott. Giuseppe Greco e dell'avv. di curia Francesco Balsamo si e proceduto alla ricognizione cadaverica. Dall 'esame delle ossa e emerso che esse appartenevano ad un unico soggetto di età adulta, alto circa m. 1.80, vissuto da tre a quattro secoli fa e molto probabilmente di razza negra. Caduto ogni ragionevole dubbio sull 'identità del corpo, estato subi to avverito il vescovo mons. Salvatore Nicolosi, il quale si e recato sul posto e ha convenuto sulla necessità di dare alle reliquie del "beato" Antonio di Noto una piu decorosa sistemazione dentro la chiesa (71). Nellà secolare vita ecclesiale della chiesa locale netina il 24gennaio1978 ricorderà la ricognizione canonica delle ossa del beato negro.

77


r

Vescovado di Noto, 12 giugno 1978. Da sinistra Don Ottavio Ruta, P. Alberto Morinimissionarioa S. Paulo, Mons. Vescovo Salvatore Nicolosi, C么n. No茅 Rodrigues parroco di Nossa Senora do O' (S. Paulo) e mons. Guastella.


LA RICHIESTA DELL'AUSILIARE DI SÂO PAULO Ecco il testo della lettera dell'Ausiliare di São Paulo. "A1 vescovo di Noto. Eccellenza, il can. Noé Rodrigues, parroco di una delle principali cure di questa regione vasta, ogni 18 del mese in Nossa Senhora do O'riceve un numero rilevante di fedeli che professano devozione profonda e sincera a S. Antonio de Categeró (come echiamato e venerato qui). La devozione e profonda e seria: motiva fruttuose opportunità di confessioni spontanee e sentite che fanno abbandonare un passato equivoco ed aprono una luce nuova su un avvenire migliore. Ritengo opportuno, come vescovo della regione, incentivare la venerazione di questi nostri fratelli al santo taumaturgo di Noto, dove i1 suo corpo estato recentemente scoperto da un insigne nastro confratello nel sacerdozio, mons. Salvatore Guastella. Chiedo pertanto, non con l'esigenza di ottenere, ma con l'umiltà di conseguire una relíquia del beato Antonio di Categeró (in Italia "di Noto") perche la presenza reale e concreta di una parte di quel corpo che nella schiavitú pensando agli altri santificó se stesso infonda questa sublime virtú in tutti i suoi devoti di São Paulo, rendendo piú umana un 'esistenza dell'immensa moltitudine di dieci milioni di persone. Mentre La ossequio, Eccellenza, La ringrazio dal profondo dell'anima. São Paulo, 31dicembre1977. Dom Benedito de Ulhoa Vieira, Bispo Auxiliar e vicario geral. São Paulo-Oeste I". ln data 25 gennaio 1978 mons. Vescovo di Noto mi consegna in teca di vetro una reliquia insigne: l'ulna e i1 radio dell 'avambraccio destro (cm. 26,5) ex ossibus del servo di Dio B. Antonio Etíope; reliquia munita del sigillo vescovile, che venne da me a ritirare in Roma i1 can. Noé Rodrigues p.c. del suo vescovo ausiliare di São Paulo, il 6 giugno 1978. ln quell 'occasione il can. Rodrigues e P. Morini si recarono in pellegrinaggio a Noto alla chiesa di S. Maria di Gesú (al Giavanti), accolti paternamente dal vescovo Mons. Salvatore Nicolosi (10-14 giugno 1978). 11 fortunoso e provvidenziale iter, iniziato a Noto il 20 agosto 1977, si econcluso i130 luglio 1978 in São Paulo con l'arrivo e solenne recezione di detta insigne reliquia del beato Antonio di Noto tra un popolo tripudiante che gremiva la chiesa parrocchiale di Nossa Senhora c!o O' e la piazza antistante. La Matriz de Nossa Senhora do O' (o da Esperança) e la terza chiesa piú antica di São Paulo. La cappellina iniziale, eretta da Manoel Preto nel 1580 e ampliata nel 1610, divenne parrocchia il 26 marzo 1896. L'interno é a trenavate. All'altare maggiore un trittico con la Madonna do O', sant'Anna e san Paolo Apostolo; nella navata di destra la cappella del Ss.mo Sacramento. Nella cappella della navata sinistra estato inaugurato il 18 agosto 1978 (giorno mensile dedicato alla memoria del beato negro) il suo altare: sotto lavetusta statua di S. António de Categeró e stato realizzato un incavo con arti79


stico reliquiario a vetro per la reliquia dei braceio destro. Ai lati dell 'incavo si leggono queste due scritte: "Questa reliquia consiste nelle due ossa dell'avambraccio destro del servo di Dio. Fu donata a questa chiesa dai vescovo della città di Noto (Sicilia, Italia). Fu accolta dal popolo di Dio di questa parrocchia il 30 luglio 1978 alie ore 18 nella messa parrocchiale". "Santo António de Categeró visse nella città di Avola e Noto (Sicilia, Italia) come schiavo e zammataro. Dopo 40 anni di schiavitu il suo padrone gli diede la libertà. Fattosi terziario francescano visse da eremita in una grotta vicino Noto nella preghiera, nella penitenza e nell'amore dei fratelli soprattutto dei poveri. Moria Noto il 14marzo1550. Fu molto venerato giàin vitae principalmente subito dopo morte, tanti furono i miracoli operati per sua intercessione a favore del popolo". Ormai a São Paulo la presenza fisica dei "beato" Antonio di Noto, grazie al dono dei braceio destro "che invita raccoglieva legna e pane per i fratelli piu poveri" ha reso piu vicina e familiare la città di Noto presso quei devoti dei beato negro, i quali invidiano ai netini il privilegio di custodirne il venerato corpo in S. Maria di GesU.

80


QUANDO E PERCHE Quando e perche e passata nel nuovo mondo la devozione del beato negro di Noto? Non si puó dare una risposta univoca e definitiva. II can. Noé Rodrigues afferma che "la devozione a S. António de Categeró (o di Noto) data di tre secoli almeno in São Paulo". Forse risale addirittura agli inizi del sec. XVII, cioe a 50 anni appena dal suo beato transito. Me lo fa pensare una nota d'archivio riguardante P. Nicoló Faranda S.J., destinatario della citata copia manoscritta del Processo testimoniale diocesano del 1550 che egli si fece trascrivere e inviare da Noto a Palermo nel 1595 (12). Del Faranda e detto in una annotazione informativa sul suo conto che egli "e desideroso di andare nelli Indii occidentali fra infedeli" (13 ) ;mori peró a Palermo nel 1612. Non risulta che nel frattempo egli sia stato nell' lndii occidentali (= in America). Si deve forse alla devozione di P. Faranda al beato Antonio di Noto e al1'interessamento da lui stimolato nei suoi confratelli gesuiti che andarono missionari a Bahia, antica capitale del Brasile, l 'inizio del culto al beato negro netino. Ipotesi plausibile, dato che risale agli inizi appunto del sec. XVII la Vi ta documentata di Antonio di Noto, scritta da Antonio Daça e stampata a Valladolid nel 1611 (74). Comunque il mio viaggio a São Paulo il 30 luglio 1978, in occasione della recezione dell 'insigne reliquia del beato, mi ha dato possibilità di constatare il loco la vastità del culto alui tributato e di ricavarne il probabile inizio in terra brasiliana. Dalla popolarità che il beato negro gode in Brasil e mi sono reso conto subi to domenica 30 luglio 1978 (15).

81


r

A SÂO PAULO E A SALVADOR BAHIA Incessante il pellegrinaggio di devoti paulisti, il 18 di ogni mese a Nossa Senhora do O', che sostano in preghiera dinanzi al nuovo altare dove ormai e esposta la reliquia del braceio destro del beato negro in uma con vetro. A São Paulo i1 culto piú. antico gli e tributato nella chiesa francescana delle Stimate (Igreja das Chagas do S. Padre São Francisco da Peniténtia), dove i1 primo altare di destra espone appunto la statua in argento di Santo António de Categeró (come in Brasile e chiamato Antonio Etiope). Alui e dedicato un altare anche in Santo Amaro, in Santa Edvige, in Santa Cruz das almas inforcadas (dove passavano l'ultima notte i condannati alla forca) e nella centralissima Igreja dela Irmandata ( = Confraternita) de Nossa Senhora do Rosàrio dos pretos, tutte chiese situate nel centro storico paulista. ln questa vasta metropoli sud-americana i1 "beato" Antonio di Noto e molto conosciuto e in venerazione. Chiunque ho incontrato ha voluto sapeme di piú. sulla vi ta e la recente cronaca netina di tanta insperata presenza della reliqui,a del braceio destro 06). Presenza in São Paulo adesso anche fisica ~el Beato, che accrescerà la loro religiosità e la fede. Interessante e stato anche a ver potuto conoscere una terra cosi lontana dall 'Europa, tanto diversa e dalle molte culture, aver potuto apprezzare da vicino i1 buon popolo brasiliano, i1 suo animo profondamente cattolico e la sua religiosità festaiola e folkloristicamente espressa. L'arcivescovo di S. Paulo, i1 card. Evaristo Arns, ha tenacemente zelato l 'opportunità pastoral e dell 'arrivo da Noto della reliquia insigne del Beato per la parrocchia di Nossa Senhor~ do O'. Egli, di presenza i1 3 agosto 1978, si e premurato patememente facilitarmi con un suo biglietto di presentazione ogni eventuale ricerca di archivio, e mi confidava che alla Sorbona di Parigi un suo confratello di studi si chiamava proprio fra Antonio di Noto. Irmã Maria Luisa Noigueira, delle Figlie della Carità, attribuisce a segnalata grazia di santo António de Categeró la realizzazione in São Paulo della Cidade dos velhinos che ospita oltre trecento anziani in altrettanti miniappartamenti. A Salvador Bahia, capitale luso-brasilera del primo período coloniale 07), santo António de Categeró e molto conosciuto e amato. Luoghi privilegiati del suo culto sono l 'antica Matriz de São Paulo nella plaza da Piedade e soprattutto la vetusta chiesa dell 'lrmandata de Nossa Senhora do Rosãrio dos Pretos do Pelorinho, sita nel piú. anticoe caratteristico bairro (o quartiere) negro bahiano a 200 metri dalla cattedrale di S. lgnazio (plaza da Se). Questa Irmandata o confratemita numerosa e attiva zela i1 culto a1 santo negro siciliano e lo festeggia i1 20 ottobre di ogni anno; la statua in legno dorato (m. 1,13) risale agli inizi del sec. xvn I colonizzatori portoghesi - ai quali Llsbona aveva impedito di schiavizzare gli Indios grazie all 'interessamento dei primi missionari gesuiti nel 82


vasto Brasil e - escogitarono l 'inumana tratta dei negri dalle colonie deli' Angola e della Guinea. Ai missionari cattolici restó il difficile compito di alleviarne le sofferenze e di proporre il vangelo cristiano per una interiore libe-. razione. A Bahia, e insegui to nei nuovi centri urbani coloniali, nel sec. XVII aderire alla chiesa cattolica era 1unica struttura sociale gradita al colonizzatore bianca, che permetteva ai Bantu schiavizzati un 'apertura dignitosa per inserirsi nella società luso-brasil era. Pertanto i gesuiti li aiutarono a raggrupparsi in Irmandata (associazione che ricalcava il modello dei bianchi) per mantenere le loro tradizioni culturali africane. L'Irmandata bahiana.di. Nossa Senhora do Rosàrio dos Pretos funzionó inizialmente nella cattedrale di plaza da Se : aumentando il numero dei confrati alla fine del sec. XVII si costrui una chiesa propria nel vicino bairro negro do Pelorinho. Diminuita l 'immigrazione africana nel sec. XVIII l 'Irmandata bahiana (riservata a soei bantu) si apri ai negri delle altre nazioni (78). Una esemplificazione di modello negro avrebbe facilitato il progetto di evangelizzazione ai missionari, i quali proposero perció agli africani schiavizzati in Brasilê i negri S. Melchiorre (uno dei re Magi) e S. Ifigenia, mentre i gesuiti italiani fecero conoscere due negri vissuti recentemente in Sicilia, appunto il nastro Antonio e Benedetto da S. Fratello. Tutti questi santi negri hanno ciascuno la loro nicchia e l 'altare nella chiesa del Rosàrio dos Pretos a Salvador Bahia, cosi come a Recife Pernambuco (Igreja dos Pretos), a Passos Minas Gerais (Igreja São Benedito) a São Paulo (Irmandata do Rosàrio e S. Cruz das almas inforcadas) (19). Inizialmente la devozione al nastro santo António de Categeró era la piu diffusa tra i negri brasiliani. La visita a Salvador Bahia comunque ha corro borato in mel 'ipotesi che questa devozione si sia inizialmente diffusa nel resto del Brasile proprio da Bahia e per opera di missionari gesuiti nel sec. XVII (80). Il prof. António Monteiro e il prof. Salvador d'Avila, membri dell 'Istituto geografico e storico di Bahia, il prof. Vincente Moreira dell 'Irmandata do Pelorinho, Maria José Bastos Petinga dell 'Istituto bahiano del restauro, mons. João Sadoc vicario generale del card. arcivescovo di Bahia, il card. Motta Carlos Carmelo de Vasconcellos arcivescovo di Aparecida e il card. Evaristo Arns arcivescovo di São Paulo sono della stessa opinione, cioe che furono missionari gesuiti italiani ad introdurre da Bahia la devozione al beato negro netino. Questa nostra opinione resta peró a livello di ipotesi di lavoro. Comunque P. Hélio Abranches Viotti S. J., direttore dell'archivio metropolitano di São Paulo e fondatore dell 'Accademia Cristã de Letras, spera di rintracciare qualche documento dell 'epoca, non appena i resti degli archivi francescani e gesuiti di Bahia e di S. Paulo sararmo sistemati nei locali del Collegio paulista di S. Luiz.

83


Sâo Paulo: Il Card. Evaristo Arns e Mons. S. Guastella. L'Arcivescovo di S. Paulo, card. Paulo Evaristo Arns ha tenacemente zela to l 'opportunità pastorale dell 'arrivo da Noto della reliquia del braceio del beato per la parrocchia di Nossa Senhora do 0'. Egli, di presenza il 3 agosto 1978, si ê premurato paternamente di facilitarmi con un suo biglietto di presentazione ogni eventual e ricerca di archivio, e mi confidava che alla Sorbona di Parigi un suo confratello di studi si chiamava frate Antonio di Noto.


UN TRITTICO DI CARITÀ 1. Della venerazione di Antonio etiope (S. António de Categeró) in Brasil e "quale segno interiore di redenzione e di conforto" me ne clà ulteriore testimonianza il rnissionario italiano P. Ivo Paoloni dei Servi di Maria, parroco al Bom Pastor di São Paulo trai favelados. "Qui- egli mi scrive- stiamo passando un momento brutto. L'inflazione al 300% ogni anno. Il famoso Plano Cruzado ha congelato i prezzi e i salari ma per pochi mesi. .. E cosi siamo costretti a comprare tutto al mercato nero, come in ltalia nel tempo di guerra. Sessanta rnilioni di brasiliani guadagnano al mese l 'equivalente i 70.000 lire italiane. Ci attende un 1987 pieno di problerni. Siamo nelle mani di Dio. Sant 'António de Categeró ci protegga". 2. Africana d 'origine come Antonio nigro, la moretta Maria Giuseppina nasceva nel 1845 in un villaggio del Kordofan (Sudan). Ancora bambina furapita da negrieri arabi e venduta come schiava. Dieci anni dopo fu riscattata · grazie alla Pia Opera dei Riscatto dellefanciu/le more e, condotta in ltalia, fu affidata alle clarisse di Belvedere Ostrense (Ancona) per una formazione umana cristiana. Intelligente e vivace, affettuosa e tenace, originale e ispirata nella sua disposizione per la musica, a ventun 'anni entró tra le clarisse e nel 1876 ernise la professione religiosa. La "moretta" divenne vicaria, maestra delle novizie e poi badessa. Pregava dicendo: "Llberarni, Signore, prima dai peccato e poi dal badessato". Rifulse per l 'urniltà, per la carità, l 'amabilità e il servizio verso tutti. Portava al Signore tutto e tutti nella preghiera. Mo ri a Senigallia nel 1898.

e

3. Sempre a Senigallia era morto nel 1558 il netino Brandano Terranova "dopo una vita dedicata a Dio e ai poveri, ai quali sempre aveva rivolto le sue premure. Una lettera del vescovo di Senigallia elogiava con commozione la santità di vità del defunto pellegrino, ricordando tutta l'attività da lui svolta nella sua diocesi" (81). Questo servo di Dio a Noto era vissuto in arnicizia con Antonio nigro, lo aveva accolto in casa nel suo gruppo di preghiera e poi indirizzato alla vita erernitica. Quanti uornini di Dio, prima di noi, hanno vissuto per lo stesso ideal e cristiano ! La loro e costante provocazione alla santità che interpella e sollecita la ·nostra riflessione e quella degli operatori di pastoral e. Autentico impegno di giustizia e di carità nella solidarietà.

85


UN AFRICANO DI CASA NOSTRA, "SANTO'' DEL MEDITERRANEO Antonio negro di Noto era nativo dei monti di Barca (Cirenaica, Libia). L'Africa settentrionale findai secolo II conobbe un notevole sviluppo cristiano, esprimendo nomi del calibro di Agostino, Cipriano e Tertulliano. Ma quella chiesa fini irrimediabilmente travolta dalle ondate dei Vandali (sec. V) e soprattutto dell 'lslam (sec. VIII). Solo la chiesa cristiana d 'Egitto, caduta nell 'eresia monofisita, sopravvisse in qualche modo fino ad oggi. Antonio nigro era nato nella fede maomettana. Su 556.360.000 di africani i musulmani sono, secondo l'Annuario statistico del 1986, circa 108 milioni pari al 31 %, mentre i cattolici sono circa 73 milioni cioê il 14%. Con le religioni tradizionali nell 'Africa nera non islamizzata la chiesa dialoga mettendo in luce i tipici tratti dell 'animo africano ; piú difficoltoso il dialogo con l 'lslam, specie in questi anni che hanno fatto registrare una notevole avanzata della religione mussulmana anche in quelle zone sino a poco tempo fa impenetrabili. Le giovani generazioni comunque amano aderire all 'una delle due gran.di religioni, l 'lslam e i1 cattolicesimo. Si tratta, sembra, d 'un bisogno sociologico piuttosto che d'una esigenza spirituale ; comunque l'africano quando diviene cristiano riprende gli antichi valori della tradizione "in spirito e verità". Convertitosi dall 'lslam alla fede cristiana per opera del suo padrone avolese, il giovane Antonio nigro si inseri attivamente nella comunità ecclesiale locale di Sicilia e divenne segno di promozione sociale fra i tanti africani che in quel tempo venivano forzatamente ridotti in schiavitú nelle contrade sicule. Vediamolo quindi come un africano di casa nostra come tantice ne sono oggi originari dall 'Africa del nord come lui (sbarcati anche clandestinamente per cercare lavoro e libertà), verso i quali non si comprende il razzismo che a volte fa capolino tra la nostra gente. Antonio etiope di Noto ha vissuto l'esperienza di tolleranza e di collaborazione fraterna. Dilui abbiamo narrato la vi ta esemplare, che ci puó aiutare a riscoprire la com une origine mediterranea. La Sicília ê un'isola, e forse nessun 'altra isola ha mai avuto una parte cosi rilevante nel corso della storia. Si tratta inoltre di un'isola al confronto relativamente piccola, meno della metà deli 'Irlanda, meno di un quarto rispetto a Cuba. Se ció malgrado ha avuto un ruolo cosi importante nella storia, la ragione va cercata innanzitutto nella sua collocazione nel Mediterraneo centrale che per secoli ê stato il centro geografico del mondo civil e. Spesso ê stata la Sicilia il punto d'incontro ideale fra l 'Europa e 1'Africa, fra l 'Oriente e l'Occidente. Il Mar Mediterraneo puó divenire quindi il mare del dialogo tra le diverse nazioni rivierasche: dialogo fra le religioni monoteiste (cristiana, ebraica e 86


musulmana), fra culture e regimi politici differenti. E comunque opinione corrente che non ci sarà futuro di pace per il bacino tricontinental e se non si svilupperà un confronto serrato di culture spirituali. Dal 1984 le diverse edizioni del Meeting dei Mediterraneo, ad esempio, aiutano i1 dialogo. Nonostante tutte le diversità il dialogo ê necessario, e la sfida della modernità, secondo una lettura di fede, appare come una provvidenziale spinta alia conoscenza e alia stima fra le religioni. Nel 1988, dal 23 al 27 novembre, il programma della quinta edizione ha avuto per tema "Terra promessa ed umana avventura. I figli di Abramo alla prova, oggi". Credenti di fedi diverse e non credenti si incontrano e confrontano le loro esperienze per la costruzione di un tessuto umano nuovo, che in questo lembo di terra ê particolarmente lacerato (82). Dal 1977 i1 Centro di culturlz mediterranea assegna ogni anno l'ambito Premio Mediterraneo a scrittori, artisti, critici e storici di fama mondiale. Inoltre nel 1983 nasceva a Bari la Comunità di cooperazione scientifica tra /e Università dei Mediterraneo (CUM), che conta oggi 80 atenei di 13 Paesi. Il bacino del Mediterraneo, punto d 'incontro tra le diverse culture, va forzando con encomiabile sensibilità storica la sua apertura piú articolata e convinta verso 1 popoli d 'Europa. ln un complesso processo di bidirezionalità del1'Europa verso il Mediterraneo e del Mediterraneo verso ! 'Europa. E stato deciso nel 1985 di istituire i1 Premio Mediterraneo: vuol essere un pó il Nobel del Mediterraneo e viene assegnato ogni anno a una personalità del mondo della ricerca e delia cultura che abbia contribuito con la propria attività a riscoprire-le radiei comuni e la specificità delie culture e dei popoli del Mare Nostrum. Si vuole anche che il candidato al premio si sia impegnato per affermare i valori della pace e della convivenza civile e per diffondere i principi della sacralità della vita e della dignità deli 'uomo. Organizzata dal Consiglio regionale della Calabria e dagli Enti denuclearizzati d 'Italia, Grecia, Portogallo e Spagna si ê tenuta a Reggio Calabria dal 14 al 16 ottobre 1988 la prima Conferenza internazionale per la denuclearizzazione dei Mediterraneo. L'idea della Conferenza ê nata dall 'analisi dei delicati e complessi problemi che oggi investono la situazione del bacino del Mediterraneo. Quest 'area, infatti, rappresenta una realtà in cui si addensano tensioni tra este ovest e tra nord e sud del mondo, esistendo conflitti e guerre interne e tra gli Stati, si riscontra una massiccia concentrazione di sofisticati armamenti convenzionali. La Conferenza internazionale di Reggio ha quindi richiamato l 'attenzione dell 'opinione pubblica e delle autorità nazionali e intemazionali sui rischi connessi alla presenza nel Mediterraneo di basi, flotte, sottomarini, impianti e rifiuti nucleari. Si ê cercato di definire, ~oi, concrete iniziative nei confronti del problema, organizzando un terreno di lavoro comune per dare sostanza politica alle legittime preoccupazioni esistenti.

87


George Bush e Mikhail Gorbaciov si sono incontrati il 2 e 3 dicembre 1989 sulla "Maxim Gorki" ancorata nella baia di Marsaxlokk della Valletta (Malta). Giovanni P-aolo li auspicava e pregava perche quei colloqui che si svolgevano al centro del Mediterraneo "trai leader di due nazioni sulle quali grava una grande responsabilità per la pace nel mondo non soltanto contribuiscano a1 rafforzamento della cooperazione tra i popoli, ma favoriscano anche, in uno spirito di rispetto per la sovranità· di ciascuno, la ricerca di quelle soluzioni giuste e pacifiche alie quali essi hanno diritto". Un 'Última considerazione. Non dimentichiamo che se nel 1900 due terzi dei cristiani vivevano in Europa, nel Duemila tre quinti saranno africani, asiatici e latino-americani. 11 Terzo Mondo sta cosi aprendosi con sempre maggiore disponibilità a1 messaggio evangelico. Un dato sintomatico: mentre in Occidente il cristianesimo perde in media 7 .600 praticanti al giomo, la sola Africane acquista 4.000 mediante conversioni da altre religioni. Segno dei tempi. 11 vangelo conserva intatta la sua straord~aria efficacia di persuasione sulle coscienze in tutti i popoli della terra, quali ne siano la razza e la cultura. Oggi divtene sempre piu presente nella nostra terra, anche se a volte emarginato e vilipeso, il carisma della negritudine. Un ricupero di umanità e di fraternità ... ecumenica ci viene da un africano di casa nostra, Antonio Etíope di Noto. Possa la sua vita esemplare annunciare ai popoli del Mediterraneo, del Brasile e del mondo la buona novella della cultura dei/a carità che aiuta a vedere in ogni essere umano, specialmente negli emarginati e negli ultimi, l 'immagine visibile del buon Dio.

88


La buona novella della cultura dei/a CaritĂ ci aiuti a vedere in ogni essere umano - specialmente nei diversi, negli handicappati e negli emarginati dalle nuove povertĂ  - l 'immagine visibile di Dio. Disegno a china di Pierluca Roccheggiani, Roma.


NOTE ( *)

Su P. Ugo eremita, autore della Presentazione, vedi nota 35.

( 1)

Vedi Francesco Balsamo, Città /ngegnosa, sintesi di storia netina, lsvna, Noto 1984 pp. 89-107 passim. CTr. Storia della Sicilia, vol. VI cap. 1 La Sicilia aperta, passim. Ed. Storia di Napoli e della Sicilia, Napoli 1978.

( 2)

Salvatore Bono, Due santi negri: Benedetto da San Fratel/o e Antonio di Noto. Estratto da Africa, marzo 1966. pg. 76. Charles Verlinden, direttore deli 'istituto storico belga a Roma, e il piú autorevole studioso dei complesso fenomeno storico della schiavitú in Europa ed ha principalmente ri volto le sue ricerche e analisi ali 'età medieval e. Oltre a numerosi saggi il Verlinden e autore di un poderoso volume L'esc/avage dans /'Europe médiéva/e, Bruppe 1955. Sulla schiavitú in Europa nei secoli XVI e seguenti sino agli inizi dei secolo scorso esistono alcuni altri contributi ma dei tutto parziali. Manca un saggio che consideri la intera penisola italiana.

( 3),

Corrado Avolio, La schiavitü domestica in Sicilia nel sec. XVI. Tipografia cooperativa, Firenze 1888, 18. "la schiavitú e per noi un'espressione assai piú che un concetto, essendone ormai cronologicamente cosi lontani da non aveme piú conoscenza, cosicché difficilmente riusciamo a penetrare la realtà andando oltre i luoghi comuni e i giudizi morali" (G. Anastasi Motta, Su qua/che aspetto dei/a schiavitü in Sicília, p. 41).

( 4)

C. Avolio, o.e., 14 e 17. Lo studio documentato dell 'Avolio era stato pubblicato la prima volta a Palermo nel 1885 in Archivio storico siciliano, A X, ed ebbe subito risonanza anche in campo ecclesiale, innanzitutto nella stessa Noto. Ecco quanto ne scrisse ! 'editorial e de La Luce vera, giomale cattolico mensile, Noto 1 luglio 1886, A XIV n. 7 : "la schiavitu in Sicilia. Nell 'archivio storico siciliano AX 1885 si e letta una monografia d'un nostro egregio concittadino, il prof. C. Avolio, sulla schiavitu in Sicilia, che contiene indagini accurate da altri non fatte sinora in occasione di studi pazientissimi sulla glottologia siciliana; dai quali studi gliene e venuto un me rito riconosciuto. (... ) L'argomento e questo: dalle ricerche dei sig. Avo li o ri suita che dai 1516 ai 1536 per atti notarili esistenti ancora (e mal custoditi nell 'archivio apposito )a Noto, l 'antica città, si faceva compra e vendi ta di schiavi, o negri o quasi negri, venuti ai certo dali e spiaggie africane, o di figli di schiavi; che molti se ne possedevano, p~esso a seicento in que! temo di tempo, che molte persone ecclesiastiche ne facevano uso domestico, e tal ora per vendi ta ne trasferivano il possesso. (...)A dileguare il biasimo che potrebbe gravare sulle nostre patrie contrade e sui nostri antenati, faremo queste altre brevi e fondate riflessioni. "la schiavitú nel vero senso fu solo in Sicilia nei tempi pagani. (... ) Sotto gli stessi saraceni la storia di Sicilia né pure fa menzione di schiavi, moita piu sotto i re cristiani Normanni, Svevi, Aragonesi. 1 cristiani di Sicilia non tennero mai schiavi, ne fu fatto mai mercato di !oro ; ne v~ha storico che vi abbia

90


accennato. La voce della storia che non tacque per dire immane e crudele la schiavitú dei tempi remoti, non avrebbe taciuto di certo per tempi posteriori. Dai saraceni si tenevano schiavi in Africa i cristiani di Sicilia: ma i cristiani di Sicilia mantennero lungo tempo immuni, o negli eserciti o nelle terre, i saraceni. Il primo e il secondo Ruggero conquistando Malta, Tripoli, Tunisi gran numero di siciliani liberarono che erano ivi schiavi. "Col dominio peró degli spagnoli in Sicilia, dopo l'espulsione dei saraceni dalla Spagna, e nei tempi della pirateria saracenica, dovette anche nell 'isola nostra introdursi l 'uso di avere schiavi africani, da prima per procurare il riscatto col cambio degli schiavi cristiani in Africa, indi nel vantaggio e del1'agricoltura e dei servizi domestici. Daqui la spiegazione della schiavitú in Sicilia sino al sec. XVI. E questa stessa non fu vera schiavitú simile a quella degli antichi romani e greci o a quella dei saraceni che rendea gli uomini cose non persone. ln Sicilia i detti schiavi, condotti dall 'Africa da vincitori in guerra o dai mercanti d'oriente, acquistati con denaro e con atti notarili, si rendevano presto cristiani e, battezzati con il nome cristiano, acquistavano i diritti alla pietà, alia dignità personale secondo i precetti evangelici ele gravi esortazioni di S. Paolo su qualunque schiavo. Il loro affrancamento e liberazione era reso facile; niun padrone poteva uccidere lo schiavo; e questi miseri spesso col lavoro si redimevano e non potendo vivevano in pace coi padroni; con·loro pregavano nelle chiese o negli oratori di campagna, assistevano alia messa;ogni sera recitavano inni e mormoravano preci a Dio chefece gli uomini uguali a immagine sua o la Vergine che ê aiuto degli infelici ; morenti erano consolati dai sacerdote che niun padrone negava mai. Cessata la pirateria dei turchi, che tanti nostri isolani infelici trassero e tennero schiavi in Africa, in Sicilia cessó anche, e forse prima, la schiavitú dei negri. Il cristianesimo da lungo tempo, anzi dai primi secoli, ispiró sempre orrore alia schiavitú; ed ordini religiosi si dedicarono interamente alla redenzione degli schiavi. Se qualche schiavo o schiava dei negri si tenne anche nel sec. XVI, secondo ! 'uso dei tempo, per servigi di campi o usi domestici, non fa alcuna meraviglia, pensando alla mi te condizione che toglieva il vero carattere della schiavitú, ed ai costume e consuetudine dei tempo". ( 5)

Benedetto negro detto il moro nacque a S. Fratello (Messina) da genitori di stirpe moresca intorno ai 1526. A40 anni si ritiró presso i Minoriti di S. Maria di Gesú a Palermo, ammesso prima come converso. Mo ri il 4 aprile 1589 ; fu canonizzato il 24 maggio 1807. Il suo corpo si conserva presso la chiesa di S. Maria di Gesú a Palermo.

( 6)

Cfr. Suor Chiara Immacolata Trigilia o.s.c., in La Vita Diocesana, Noto 17 luglio 1983 : "Sarebbe bene dunque che le autorità culturali e politiche dell'isola rendessero ma teria d 'obbligo, almeno per il Magistral e e il Liceo, la storia della Sicilia affinchê !e attuali ele successive generazioni possano affrontare il quotidiano conforte coscienza deli e proprie radiei storiche e con coerente sobrietà e dignità".

( 7)

Octavius Cajetanus, Vitae Sanctorum Siculorum, II 278 : "Antonio di Noto, arso vivo dai mori a Tunisi in Africa per la fede in Cristo". Cfr. Rocco Pirri, Chiesedella diocesi di Noto (dalla Sicilia Sacra, ed. 1733), traduzione di Francesco Balsamo, Noto 1977, 53. L. Wadding, Annales Minorum, Quaracchi 1932, t. X 157 n. 7; t. XII, 133 n. 61 e t. XIX, 299 n. 11.

'

91


Cfr. Fortunatus Huebero, Menologium S. Francisci, Lonaco 1698, 2078, tertio Idus novembris, III n. 7. ( 8)

"De vi ta, morte et miraculis condam Antonii nigri olim servi condam Joannis Iandanula et consequenter Michaelis et Vincentii de Jamblundo heredum dicti condam Joannis landanula et ab eis manumissi et ex inde sequuta manumissione in heremo habitantis" (= Vita, morte e miracoli dei fu Antonio negro, già servo del fu Giovanni Iandanula e in seguito di Michele e Vincenzo Giamblundo suoi eredi che gli diedero la libertà, e sua vita eremitica), manoscritto cartaceo di cm. 30x20, di ff. 29, in copia (a. 1595) presso la Biblioteca comunal e di Palermo, catalogo 30 q. C. 36 n. 15. Contiene la trascrizione delle 38 testimonianze giurate raccolte in Noto dai 22 aprile ai 9 maggio VII indizione 1550 in S. Maria di Gesu alla presenza dei vicevicario foraneo di Noto, doo Giovanni de Domnis, autorizzato a cio dai can. Girolamo Tornaimbeni vicario general e di Siracusa il 12 aprile 1550. La copia esistente nella citata Biblioteca 1'aveva chiesta da Palermo il 26 giugno dique! 1595 P. Nicoló Faranda S.J. e gli era stata inviata da d. Alfio Savoca capitano della città di Noto, come si legge nel frontespizio dello stesso manoscritto. Dodici anni prima, 1'8 gennaio 1538, lo stesso Don Giovanni de Domnis (o Li Donni) fu incaricato da Moos. Antonio Fassari, vicario generale di Monreale e delegato pontificio ad hoc, a svolgere a Scicli il Processo informativo per la beatifiatzione ''per delegatum" di San Guglielmo eremita. Cfr. S. Guastella, Guglielmo di Scicli, cap. D processo informativo. Modica, Lit. La Grafica, 1990. Presso la stessa Biblioteca di Palermo (Cat. 30 q. C. 36 n. 30) si conserva un breve manoscritto di fra Vincenzo di Noto e di fra Girolamo Lanza di Caronia, datata 29 maggio 1599. Cfr. Corrado Gallo, II beato Antonio di Noto francescano sul/e orme di S. Corrado, estratto da L'Italia francescana, a. XXXI, 10. Roma 1956.

( 9)

Frei António Daça o.f.m., Viday milagros dei hermano Antonio de Calatagerona, santo negro de la Tercera Orden, colegida de tres processos autenticos y de noventa testigosjurados, in Marco de Lisboa, Cronica geral de nutro Padre S. Francisco y su apostolico Orden, parte IV livro III, 155-168. lmpresa en Valladolid, 1611. "Calatagerona" (o Categeró, in Brasil e) storpiatura di "Cartagénés" ne indica ! 'origine africana, come a Noto e detto "l 'Etiope", per la stessa origine africana. A corroborazione di simile storpiatura dei gergo popolare iberobrasiliano per indicare ! 'origine africana di Antonio di Noto, e opportuno notare che a São Paulo la zona sud della città porta il nome di bairro Santo Amaro e vi si stampa il giornale Gazeta de santo Amaro. Cosi anche questa storpiatura fonetica paulista ha origine dai nome Santo Mauro benedettino, dato all 'origine ai bairro stesso. Cio conforma che l 'approssimazione dei linguaggio popolare di un nome passa facilmente all 'indicazione scritta dello stesso, rendendolo spesso indecifrabile. D primo volume delle Cronache di Marco da Lisbona apparve in lingua portoghese nel 1557 e gli altri volumi in lingua castigliana, ottenendo una diffusione e un influsso ineguagliabili per gli accorgimenti tipografici e per la quantità di biografie edificanti che contenevano.

(10)

A Daça, o.e., 155.

(11)

E !ui ad affermarlo: "lo sono un povero servo di Gesu Cristo, peccatore e schiavo, nato ai monti di Barca" ("Iu sugnu poviru servu di Jesu Christo et 92


mischinu peccaturi, scavu venutu di munti di Barca"). V. Processo Diocesano cit., teste n. 27. Lo schiavo originario di Cirenaica (scavu di munti di Barca) era detto etiopeper !'origine generica africana, per distinguerlo da chi era invece nato in cattività (scavu natu in casa), dallo schiavo che si vende (scavu venalicius), dai fuggitivo (scavufugiticziu) e dall'infido (scavu minzugnaru). ar. C. Avolio, o.e., 7 e 18. C'ê da osservare che i Peul-Bororo, secondo gli etnologi, sono gli ultimi nomadi liberi giunti dalla vali e dei Nilo e dall 'Etiopia attraverso il Sahara fino all 'Africa settentrionale in migrazioni di millenni. Le loro testimonianze sono state identificate nelle pitture rupestri dei Fezzan e dei Tassili. Da qui prende consistenza l 'ipotesi che Antonio fu detto l 'Etiopeproprio per il colore scuro della sua pelle che lo distingueva chiaramente (comei suoi antenati ernigrati dalla valle dei Nilo e dall 'Etiopia) dai residenti nativi libici. Come Sant'Antonio, pur essendo portoghese e originario di Lisbona, viene indicato con l 'appellativo di Padova, allo stesso modo Antonio negro fu detto di Noto perchê a Noto visse santamente e mori il 14 marzo 1550. (12)

lnfatti nel Processo Diocesano cit. Nicoló Manno (teste n. 5)afferma di conoscerlo da40 anni e Antonio Randi (teste n. 7)invece da45 anni, compresi i 36 che Antonio negro trascorse ad Avola ai servizio di G. landanul a. Antonio Gamba (t~te n. 8) aggiunge che "ha praticato" con lui otto anni ai feudo netino dei Celso. Vincenzo Giamblundo (teste o. 14) nipote di G. landanula lo há avuto ai suo servizio per sette anni a Noto e lo ha reso libero dalla schiavitu domestica (manumisso); Antonio comunque rimase ancora ai suo servizio da volontario per altri quattro anni. Lasciata casa Giamblundo il servo di Dio chiede ospitalità in ospedale e frequenta un gruppo di preghiera per almeno due anni (teste n. 16) durante i quali veste il saio di terziario francescano e sceglie la solitudine della montagna netina in diverse contra de, dove vive da eremita almeno tre o quattro anni (teste n. 18). Sono cosi in totale almeno 54 anni, ai quali vanno aggiunti i prirni che Antonio visse dalla nasci ta alla cattura corsara a Barce, cioe almeno 7 ovvero 15 anni. ln tutto 65 a.nni circa che inducono a indicare approssimativamente la data della nascita verso il 1490. Il Daça, o.e., 158, scrive che Antonio mo ri vecchio. Nella ricognizione medica ai rinvenimento delle sue ossa (Noto, 22 agosto 1977) il dott. G. Greco certificava che "esse appartengono ad un soggetto di età adulta, alto circa m. 1,80". Lo storico netino V. Littara (1550-1602)pubblicóa Palermo nel 1593 ilDe rebus netinis dove annotava che "il 14 marzo 1550 8a indizione mori Antonio Etíope, dopo una vi ta esemplare per miracoli e santità. Esepolto nel cenobio dei Minori Osservanti ". E questa la piu antica e attendibile data di morte. L'autore di Sicília Sacra, Rocco Pirri, anche egli netino, fa eco ai Littara affermando che "fra Antonio Etíope terziario francescano la cui vita fu lodata per la semplicità mori il 14marzo1550 VIIlindizione. Esepolto qui (a S. Maria di Gesu )". ar. V. Littara, De rebus netinis, traduzione di Francesco Balsamo, Roma 1969, 220 e R Pirri, o.e., 36. Invece la citata copia dei 1595 dei Processo testimoniale, che si conserva nella citata Biblioteca comunale di Palermo, lo dice "morto il 14 marzo VII indizione 1549" e il Daça, o.e. (Valladolid 1611) lo dice morto "a los catorze de março dei afio dei Sefior de mil y quincientos y quarenta y nuove". L'oscillazione della data 1549-1550 e da attribuire a inesatta computazione dell 'anno ab incarnatione Domini secondo lo stile diplomatico medieval e? Noi optiamo per il 1550, come anno attendibile dei beato transito di Antonio di Noto. 93


(13)

Da un atto notarile dr. Palminteri, Siracusa, a. 1555: "Come era solito farsi nella vendita degli schiavi, tenuti in magazzino nella stessa Siracusa" (Ad usum et observanciam servorum vendicionem quae soliti sunt fieri in magazenis in eadem civitate Siracusarum).

(14)

"Nell 'enumerazione dei mo bili e degli animali lo schiavo era comunemente segnato per primo, non tanto forse per rispeito alla dignità umana, quanto perchê esso rappresentava il piu costoso capo dell'inventario" (C. Avolio, o.e., 15).

(15)

C. Gallo, o.e., 2.

(16)

"Gli schiavi erano sollecitati ad aver in comune coi padroni una religione la quale ha per fondamento l 'uguglianza spirituale e bramavano magari l 'adorare lo stesso Dio ado rato dai padrone e professare la stessa fede che insegna a tutti di non essere violenti, d 'amare il prossimo come se stessi, di perdonare le ingiurie" (C. Avolio, o.e., 12).

(17)

Processo diocesano cit., t. 7.

(18)

L. e., t. 6.

(19)

L. e., t. 9.

(20)

L. e., t. 5.

(21)

L. e. , tt. 10 e 34. Questo episodio enarra to nel modo seguente da fra Vincenzo: "Il detto beato Antonio era schiavo di un burgisi di Noto ...et essendo sopra la mandra e sopra il grano fuora, lui ad ogni povero che veniva colà dava pane, fromento et formaggio , et accortosi di ció li garzoni l 'accusarono ai patrone, che buttava la robba per il che lui chiamó il beato Antonio, vidde li detti tagli che tenea e poscia comandó ai garzoni stessi accusatori che numerassero il formaggio e misurassero lo formento, i quali con grandíssimo stupore videro che avanzavano il proprio debito nel numero, vedendo questo il padrone villaneggió li garzoni et ai beato Antonio diede licenza che a suo libito dasse quello che li piaceva". Cfr. G. Gallo, o.e., 3 nota 4.

(22)

Cfr. C. Gallo, o.e. , 4.

(23)

A Daça, o.e., 159.

(24)

Processo diocesano cit., t. 10.

(25)

Manumittere (=affrancare) nell 'antico diritto romano significava rendere libero,far passare dai/a condizione di schiavo a que/la di uomo libero. L'atto legal e dei riscatto comportava la rinuncia dei padrone alla potestà che aveva sullo schiavo, potestà detta manus. Il servo manumisso diveniva il liberto dell 'antico padrone e ne assumeva il cognome, oppure assumeva il soprannome di Nigro, Scavo, Liberto, Franco ...

(26)

S. Teodoro martire, sito vicino ai Tempio Maggiore, era ai tempo dei "beato n Antonio chiesa succursale antiquissima della antica Noto assieme a S.

94


Andrea Ap., S. Giovanni Batt., S. Maria della Rotonda e S. Michele arcangelo. Adiacente a S. Teodoro c'era il Monte di Pietà che provvedeva al mantenimento dei poveri. (27)

A. Daça, o.e. , 161.

(28)

" L'ospedale antichissimo, all 'epoca di san Corrado (sec. XIV) era intitolato a S. Martino, poi a S. Maria di Lo reto; si occupa, sotto la protezione dei Senato netino, deUa cura degli infermi e dei mantenimento degli infanti abbandonati" (R Pirri, o.e., 51 ).

(29)

" Blandano (o Brandano) Terranova viaggió a lungo come pellegrino nei luoghi santi, acquistando per la sua onestà profonda stima in Si e ilia e in Italia ; il 4 luglio 1558 a Montabbodi lasció questo mondo verso il premio eterno, dopo una vi ta costantemente dedicata a Dio e ai poveri, ai quali sempre aveva rivolto le sue premure. Li per interessamento del vescovo di Senigallia ebbe un importante funeral e e fu sepolto in una tomba onorevole fra il pianto e il lutto di quanti vollero assistervi, rammaricandosi di aver perduto un uomo sirnile" (V. Littara, o.e., 121).

(30)

Processo diocesana cit., t. 16.

(31)

Processo diocesano cit., t. 8 : "Cio Antoni havi stato invita penitentiali a la Vi rgini Maria di la cava et a lo loco di fora chi habitava sancto Corrado curo alcuni heremiti chi illo habitavano et consequenter alli grutti caldi"; t. 10 : "Cio Antoni ha fatto vita heremitica et penitentiali tanto in la ecclesia dela Vergini Maria de la cava quanto ad sancto Corrado et a li grotti caldi". Santa Maria dei/a cava e da identificarsi col primitivo oratorio rupestre in contrada Passo dei buoi, detto di S. Maria della Scala, sito nella cava sottostante l 'altra chiesa di S. Maria della Pietà? Se si, la scarna indicazione dei due testimoni potrebbe avvalorare una duplice ipotesi: 1) l 'attuale venera to affresco di Maria Ss. Scala dei Paradiso (sec. XVI-XVIn, risulterebbe sovrapposto ad altro piu antico, e 2) la grotta vicina ai vetusto oratorio, detta di fra Giro/amo, sarebbe stata probabilrnente abitata dall 'Etiope come solitario rifugio. II Passo dei buoi infatti distava solo tre km. dall 'antica Noto e dalla chiesa netina extra moenia di S. Maria di Gesu frequenta ta dal pio negro da laico.

(32)

C. Gallo, o.e., 1,5-5.

(33)

Processo diocesano cit., t. 7 : "ln lo quali tempo et principio pigliao licentia de la moglieri per servire al nostro Signore Jesu Christo".

(34)

l S. V.NA, Dizionario netino di scienze lettere ed arti, primo fascicolo , 80. Solo nel corso dei XVII secolo sorsero gli eremi (con annesse chiese) di S. Giovanni Lardia, S. Calogero, Gesu e Maria, Madonna Marina seguiti agli inizi dei sec. XVIII da quelli di S. Maria della Provvidenza a Noto antica e di S. Maria della Scala. Quest'ultimo ebbe come tale vita breve, divenendo nel 1741 convento della Riforma carrnelitana siracusana.

(35)

Cfr. quanto ha scritto opportunamente per esperienza vissuta P. Ugo Van Doorne eremita benedettino belga in Assetati di Te, meditazioni ad alta voce, Noto 1986. Dall 'ottobre 1969 P. Ugo vive in contrada Sacculla nella grotta di Bel/a tuma offertagli da moos. Salvatore Tranchina (+ 10-12-1985) e oppor95


tunamente adattata a spese dei vescovo A Calabretta (cfr. Dizionario netino cit., 90-92 Eremi di Fr. Balsamo). Prezioso strumento dello Spirito nella chiesa tocaie netina e da considerarsi la presenza di P. Ugo, i1 qual e - sulla scia della vi ta eremitica che findai tempi di S. Ilarione prima e insegui to di S. Corrado ha sostenuto la fede di intere generazioni - e venuto dal lontano Belgio per contemplare nella solitudine degli lblei il mistero di Dio e dell 'uomo. La presenza, la testimonianza e la voce di P. Ugo sono per la chiesa netina un forte ri chiamo dello Spirito ai prima to della contemplazione di quel Dio che vogliamo donare all 'uomo, sull 'esempio di Cristo che scese dalla montagna per annunciare i1 regno di Dio e guarire la gran moltitudine di gente dai/e foro malattie (Lc. 6,17-18), dop.o a ver trascorso la notte in orazione (Mons. S. Nicolosi vescovo di Noto, presentazione ad "Assetati di Te" cit., 8). (36)

San Corrado di fuori e in amena collina (m. 250 s.m.). Nel 1663 vi fu eretto ! 'e remo di Gesu e Maria. Dopo il terremoto dei 1693 l 'attual e e remo prese il nome di Gesu Maria e S. Corrado; la chiesa attigua fu benedetta i1 3 ottobre 1695. Per custodire la venera ta grotta di san Corrado nella valle dei Miracoli nel 1751 sorsero l'attuale Ritiro o eremo inferiore e i1 santuario, divenuto parrocchia i16 dicembre 1923enel1939 venne affidato ai Figli di Don Orione. Come fosse venuta ai beato Luigi Orione l 'idea, durante la sua prima venuta a Noto, della fondazione dei suoi eremiti della divina Provvidenza, lo racconta egli stesso nel foglietto dell 'Opera: "Stamattina ebbi il piacere di trovarmi con due monaci, o meglio, come dicono qui eremiti di san Corrado. Sono solitari molto avanti nella vita della perfezione. Mi dissero che avevano altri compagni e tre eremi, e tenere essi in venerazione la Madonna della divina Provvidenza. Quest'ultima circostanza mi ha fatto un'impressione cosi cara che non vi so dire, e mi ha fatto balenare un'idea. Pensai dunque trame e me : 1boschi che la Provvidenza ha già mandato ali 'Opera, perchê non potrebbero popolarsi poco a poco di questi santi uomini? L'eremita fu sempre qualcosa di caro nella religione, e un essere che deve pur vivere nell 'Opera della divina Provvidenza : vivervi quasi sacrificio continuato, continua voce di amore a Gesu per la salute dei fratelli" (da L 'Opera dei/a divina Provvidenza, 2-10-1898). ln quell 'anno don Orione aveva accettato dai vescovq Blandini la direzione della Colonia agrícola per orfani a Villa lmmacolata (Cozzo Tondo, o casina Làbisi) vicino l'eremo di san Corrado.

(37)

Processo diocesano cit., t. 17.

(38)

L. c., t. 36.

(39)

L. c., t. 35.

(40)

L. c., t. 18: "A la ecclesia di sancto Corrado che e una grocta ci si achana per circa dechi scaluni".

(41)

L. c., t. 16.

(42)

L. c., t. 23.

(43)

A Daça, 1. c., 164.

96


(44)

Processo diocesano cit., t. 32.

(45)

L. c., t. 15.

(46)

L. e., t. 25.

(47)

L. e., t. 27.

(48)

"Custodem placidi immistum minoris ovilis Aethiopem, quamvis servili corpore mente ing.e nua : quamvis totos pice nigrior artus, ast animam pive candidior, re comprobat ipsa, quam vere dictum, Aethiopum manus aeque praeibit. Plurima monstrabit rerum miracula, donec signipedum templo corpus mandarit et ipsum non defraudandum cultus venerationis honor". (V. Littara, Conradias, 1. VIII, 296-303. Traduzione di C. Gallo ).

(49)

A Daรงa (cfr. o.e., 164-68) si documenta sui due altri Processi informativi armai andati smarriti o - mi auguro - giacenti in qualche archivio. Lo stesso Autore (p. 155) dice che si e documentato su complessivi novanta testimoni giurati. L 'unico Processo informativo che si conosce (=ms. pressa la Biblioteca comunale di Palern\O, 1. e.) ha complessive trentotto testimonianze. Vedi la nota n. 9.

(50)

Le testimonianze dei fratelli Ansaldo, come le altre prezi~se notizie qui descritte, non si trovano nel Processo informativo che si conosce. Quindi il Daรงa le ha desunte dai due altri andati smarriti, come si e detto.

(51)

Processo diocesano cit., t. 36.

(52)

L. e., t. 35.

(53)

L. c., tt. 1,2,3,4.

(54)

L. c., t. 7.

(55)

L. e., t. 9.

(56)

L. e., tt. 11,12.

(57)

L. e., tt. 13,14.

(58)

L. e., tt. 19,20.

(59)

L. e., tt. 21,22.

(60)

L. e., t. 24.

(61)

L. c., t. 34.

(62)

L. c., tt. 29,30,31.

(63)

L. c., tt. 32,33. 97


(64)

Alla morte di mons. Girolamo Bologna ( +6-7-1560), alla sede vescovile siracusana di san Marziano successe il 6 novembre 1562 il toletano mons. G. Orosco de Arzés, trasferito poi alla sede dii Catania nel 1574.

(65)

A Daça, o.e., 167.

(66)

L. e., 168.

(67)

ar. le note 8 e 9.

(68)

V. Littara, Topografia dei/ 'antica Noto, traduzione di Francesco Sbano. Noto 1849,. 25.

(69)

Lettera di suor Margherita Stocco delle Figlie della Carità, già superiora all 'lstituto Giavanti di Noto, al sottoscritto da Mirabella Eclano (Avellino ), 13 agosto 1979.

(70)

La chiesa paulista delle Stimmate di san Francesco (Jgreja das chagas do S. P. São Francisco) fu eretta nel 1642.

(71)

Fr. Balsamo, Ritrovato in Noto il corpo dei beato Antonio Etiope in "Avvenire", domenica 28 agosto 1977. CTr. Appendice n. 3.

(72)

Il nome di Padre Faranda S.J. si legge nel frontespizio del manoscritto citato del 1595, dove si indica la provenienza della stessa copia manoscritta. Probabilmente l 'incartamento e andato a finire alla Biblioteca comunale di Palermo a seguito della legge eversiva dei 1866 (=incameramento dei beni conventuali in ltalia), se non addirittura quando nel 1773 era stata soppressa la Compagnia di Gesu, dato che il fascicolo in questione apparteneva al gesuita F:aranda. E questa anche l 'opinione di mons. Cambria Antonio di Palermo, studioso della Sicilia sacra.

(73)

Vedi Archivio generale dei/a Compagnia di Gesü, Roma, ms. Neap. Sicula Catalogi 1553-1571 (Sic. 59)f. 194 : "Catalogus a Sicilia missusa. 1567 mensejanuario. N. 1: Prima che entrasse nella Compagnia Nicoló Faranda era notaio formato, non haveva pero exerxitato l 'officio ; ... n. 3: e virtuoso et buon religioso et obedienti et amator del suo istituto et firmo nella vocatione ; ...n. 7: in diversi Missioni (per le quali ha talento) ha predicato in chiesa nostra di Catania a legger li salmi al popolo con mediocre sufficienza. Alli confessioni attindi da senno et e buon confissor ; ... n. 10 : all 'orationi attindi mediocrementi et a negotii perch 'e procurator et desideroso di andar a/li Indii Occidentali fra infede/i. Ha zelo delli animi". Nicoló Faranda, nato in un paesino del messinese nel 1534, entro nella Compagnia di Gesú nel 1557 e fu ordinato sacerdote nel 1566 ;visse nelle residenze di Catania, Siracusa e Palermo (Casa Professa). Probabilmente a Noto c'e stato per una delle tante Missioni popolari facendo parte dell 'équipe di padri missionari gesuiti in qualità di confessore, essendo ritenuto "buon confissor et assai versato su ' casi di coscienza". Ne abbiamo una conforma indiretta da Padre Alberti : "Adunque furo inviati a visitare ogni terra e città della Sicilia per quello che si appartenesse a cose di coscienza e del1'anima per sovvenire al ben pubblico e spirituale di questo regno: da Palermo P. Gregorio Peralta e il fratel Gian Luca la Ferla ; da Messina il P. Pantaleo Rodino e il P. Antonio Bologna e da Siracusa il P. Nicoló Faranda e il P. Alfonso Villalobos" (P. Domenico Stanislao Alberti, De/l'istoria dei/a

e

98


Compagnia di Gesü in Sici/ia, parte prima, cap. V, 231. Palermo, 1702). Proprio in que! periodo della seconda metà dei sec. XV1 Noto aveva insisti to (nel 1555 vivente ancora sant'lgnazio, nel 1568, nel 1589 e nel 1590) per avere una residenza dei Gesuiti in città; ma cio fu possibile soltanto nel 1606 grazie ai barone Cario Giavanti di Buxello, cbe per testamento aveva lasciato tutto il suo patrimonio ai Procuratore dei gesuiti pro tempo per la fondazione di un Collegio a Noto, oltre cbe per la fondazione in città di una Collegiata di canonici nella cbiesa madre e di una Casa dei Ri fugi o per orfane. Cfr. Guastella S., L<i Compagnia di Gesü a Noto, in "L'arte grafica nel nome di S. Corrado". Ed. Alveria, Noto 1990.

(74)

Questa Vida e stata recentemente ristampata in Brasile: Manoel Victor, Historia de benaventurado Antonio de Categero, sua vida, sua devoçâo, documentaria da Freguesia do O'; Sâ Paulo 1967, in 8, pagine 48.

(75)

Per la cronaca riguardante il ritrovamento e la ricognizione dei/e Ossa dei beato Antonio di Noto rimando ad Avvenire dei 28-8-1977 e a La. vita Diocesana di Noto dell'll-2-1978, dei 23-6-1978, dei 25-8-1978 e dei 22-9-1978. Vedi Appendice nn. 3, 4, 5, 6. Questa la lettera a mons. S. Nicolosi vescovo di Noto, scritta ne/ 1983 dai parroco paulista <:li Nossa Senhora di O': "Sono trascorsi a/cuni anni da quando il 251-J.978 la preziosa relíquia di S. Antonio de Categerofu generosamente donata alia venerazione di questa parrocchia paulista. Estato un autentico vinco/o spiritua/e che continua ad unire e, si amo certi, a bene.ficare /e due comunità ecc/esiali di Noto e di S. Paulo. Durante questi cinque anni la re/iquia santa continua ad essere meta di pellegrinaggi e di quotidiane orazioni da parte di innumerevolifedeli che la visitano, la venerano, la meditano ne/la sua realtà di Osso santificato da una vi ta santa. Ogni mese (esattamente il 18) /'afjluenza deifede/i si protrae il giorno intera fino a notte. Si inizia ai mattino con las. messa dei/e 7,30; a notte, alie 20, a/tra s. messa ad onore di S. Antonio de Categero con la catechesi sul/a sua vita austera e penitente. lnsomma i frutti spiritua/i sono davvero considerevo/i, perianto giusti.ficano la nostra gratitudine personale e la gratitudine di questa comunità devota che in S. Antonio de Categero trova prezioso alimento per lo spirito desideroso di vila spirituale. Una volta ancora, ecc.mo vescovo di Noto, acco/ga il nastro gratissimo ringraziamento in nome di una comunità cosi generosamente privilegiata. Cordialità e moltifraterni sa/uti. Can. Noé Rodrigues parroco". Lettera pubblicata in Úl Vita Diocesana dei 2-11-1986.

(76)

Le Edições Paulinas di São Paulo nell'agosto 1986 mi banno pubblicato in lingua portogbese per il Brasil e la vi ta dei beato Antonio di Noto: Santo Antonio de Categero, sinal profético do empenho pelos pobres. Coleção Santos de ontem e de hoje. Tradução do manuscrito inédito : Benôno Lemos ; revisão técnica: Pe. Antônio Aparecido da Silva;revisão literària: Nilo Luza. La stessa Editrice ha voluto premettere al volumetto (pp. 96) la seguente lntroduçâo: "Da qualche tempo la devozione cattolica popolare ha insistentemente richiesto da parte della cbiesÇt un orientamento dottrinale e pastorale circa la venerazione a sant 'Antonio de Categerõ. Quantunque fosse una autentica figura di santità della chiesa cattolica, negli ultirni decenni in Brasile la devozione ai beato Antonio di Noto (o de Categerõ per la sua origine africana) veniva collegata

99


all'attività della dissidente chiesa brasiliana fondata verso il 1950 da un vescovo scismatico (Dom Luigi Màscolo ). ln verità la devozione al santo rimonta al sec. XVI, introdotta in Brasile da missionari cattolici. La presente pubblicazione e, pertanto, di grande attualità e soprattutto opportuna. Essa fornisce al lettore -~pecialmente ai molti devoti di santo António de Categeró - una fonte storica sicura, permettendo una approfondita conoscenza della vitae dell 'esempio cristiano di quest'autentico uomo di Dio. E inoltre provvidenziale poiche, oltre che fondamentare la devozione popolare, favorendone l 'orientazione critico-religiosa realistica, ricupera cosi la memoria di un santo negro. La popolazione negra dei Brasile e, senza dubbio, molto numerosa e desiderosa di poter vedere i suoi antenati remo ti e prossimi nel tempo, presenti sempre nella memoria viva della chiesa con le !oro virtu e l 'esempio di legittirna santità. 1 tempi in cui visse sant' Antonio de Categeró furo no altri e con situazioni storiche diverse da quelle di oggi. 1problemi di fondo tuttavia restano identici. 1 motivi che lo posero qual e segno profetico dell 'impegno per i poveri continua a sfidarci e a spronarci perche anche noi facciamo la stessa opzione, con la coerenza dovuta in questo nostro tempo". (17)

Salvador Bahia, antica capital e, era allora il centro propulsore delle Missioni cattoliche, specialmente della Compagnia di Gesu in Brasil e. Da li partirono i padri per San Vincente, São Paulo, ecc. Salvador Bahia nel sec. XVIII contava 365 chiese. 1 primi negri vi arrivarono dall'Africa portoghese nel 1551. Cfr. O interior do magnifico templo dos Pretos do Pelorinho in "Ri vista do lstituto geografico da Bahia", A X, n. 10, 103-117. Tip. Manni 1958, p. 17 : "Santo António de Categeró era muito venerado pelos escravos no Brasil". Cfr. nota n. 73.

(18)

Cfr.Jeferson Afonso Bacelar e Maria Conceição de Souza, O Rosàrio dos Pretos do Pelorinho, studio dattiloscritto a cura della "Fundação do Patrimonio artistico e cultural da Bahia y Cordinação de Planejamento e pesquisas sociais", Salvador Bahia 1974, 64.

(19)

Cfr. Guastella S., II beato Antonio di Noto, uno dei santi negri piü popolari e mo/to venerati in Brasile, in "Netum" mensile d'arte e cultura. Noto, a. IV n. 1 / 1979.

(80)

"Ha no Museu de Goiana (Pernambuco, Brasil)a imagém de un santo António preto (=negro), exemplar magnifico, conhecido por santo António Cartagenés ou Catagerónimo". Cfr. Revista do lstituto geografico da Bahia cit., p. 117 nota 11. Cfr. nota n. 73.

(81)

V. Littara, De rebus netinis, cit., pag. 121.

(82)

"I popoli mediterranei hanno, in un certo senso, anche se pieno di lacerazioni e di contrasti, un fondo comune, un destino spirituale, culturale ed in un certo senso anche politico com une. La !oro unità e essenziale ed e in qualche modo quasi una premessa per l 'unità dell'intera famiglia dei popoli" (Giorgio La Pira). 114 ottobre 1958 G. La Pira, nativo di Pozzallo e "sindaco santo': di Firenze realizzó un'impresa storica e, al tempo stesso, profetica : riuni in uno stesso

100


luogo alcuni rappresentanti delle tre grandi religioni del ceppo di Abramo (ebraismo, cristianesimo e islamismo) A quegli incontri, che si susseguirono per alcuni anni, La Pira pose nome di "Colloqui del Mediterraneo". A tre decenni di distanza si ripete a Catania l 'evento di un incontro fra ebrei, cristiani e musulmani. Da allora molte cose sono cambiate nei rapporti fra i popoli del Mediterraneo e fra le religioni dal comune ceppo abramitico. C'e stato il Concilio Vaticano II, lo sviluppo del processo ecumenico, le visite del papa Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma e ai giovani musulmani di Casablanca, la giornata di preghiera interreligiosa di Assisi nell 'ottobre 1986. ln questo solco si inserisce il lavoro del Meeting del Mediterraneo.

101


APPENDICE

103


1

Parole di Antonio di Noto • Le avversità le manda o permette il Signore Domine Dia per la nostra salvezza. • Era lui a servire con carità gli eremiti e gli ospiti a tavola o in cucina. Diceva loro : Non dobbiamo sedere a tavola né pai alzarci senza prima ringraziare nastro signore Gesú Cristo per il cibo che ci dona. • Amico, per l 'amor di Dia non disperate. • A Brandano Terranova: Sia Iodato Gesú Cristo! Vengo per poter conoscere e servire meglio il Signore. Varrei perció frequentare il vostro gruppo di preghiera perche moita mi piacciono queste cose di Dio che leggete e insegnate. • Amico, per l 'amor di Dia non vi turbate se il Signore che vi do nó le pecore vele abbia pai levate (morte per contagio). Portate pazienza e abbiate fede in Lui. lo spero senz'altro che in agosto ve ne nasceranno altrettante. Mai la misericordia di Dia puó venir meno. • Ad alcuni uomini che rincorrevano bestemmiando una mula selvatica imbizzarrita: Non maledite la mula e non offendete il Signore, perché nel suo nome io l 'ammansiró e ve la restituiró. Ammansita la mula, egli rimprovera quegli uomini dolcemente: Vai andate nel nome del Signore e non bestemmiate piú perché l'avete molto offeso. • lo sono nien 'altro che un povero servo di Gesú Cristo e un misero peccatore: come vi posso aiutare? Abbiate fede in Dia e venite a san Carrada di fuori: cercheró di aiutarvi. • Abbiate fede in Dia, confessatevi e accostatevi all 'Eucarestia. Sono certo che con la grazia di Dia starete di nuovo bene. • Abbi fede in Dia e in san Carrada e tua figlio guarirà. • lo sono meschino peccatore schiavo venuto dai monti di Barca (Cirenaica, Li bia). Qtiesto signor Gaspare invece insiste nel dire cheio sono un santo ... • Padre mio, abbiate santa pazienza e fede in Gesú Cristo che vi libererà dal male che vi tormenta. Coraggio, starete bene. • Ai Giamblundo, suai ex padroni che l'ospitarono nell'ultima malattia: Ringrazio della carità che mi avete usata. II Signore ve ne renda merito. Seio desidero andare in ospedale é per aver disponibilità di ascoltare la messa frequentemente, perché mi dispiacerebbe moita non aver ogni giomo la presenza sacramentale del mio Signore. (Dai Processo testimoniale diocesano della sua vita santa. Copia dei 1595 presso la Biblioteca comunale di Palermo, cat. 30 q. C 36). 104


2

Arturo di Rouen, "Martirologium Franciscanum, in quo Sancti, Beati, Aliique Servi Dei, Martyres, Pontifices, Confessores ac Virgines in universo Ordine FF. Mino rum to to orbe terra rum cunctis usque nunc saeculis per omnes Provincias Observantium, Descalceatorum, Recollectorum et Conventualium, Capucinoru'!l et Monialium, C/a'rissarum, Urbanistarum, necnon utriusque sexus tam secularium, quam Regularium Tertiariorum, recensentur". Editio secunda. Parisiis, apud Edmundum Couterot, MDCLIII L 'Opera ĂŠ dedicata ai Card. Armando Giovanni De Richelieu, Parigi, 22-6-1638 La prima Edizione era stata approvata il 4-5-1651 dai P. Provincial e di Parigi, fra Raffaele Gault.

p. 117: MARTII XIV 17 "Beati Antonii confessoris" Apud Barcaeos montes in Africa, ex infidelibus parentibus natus, sectam Mahometicam diu professus est; sed foelici eventu a Christianis captus et triremi bus Sicilia adiudicatus, in Siciliam est deportatus: u bi pretio emptus a Joanne Landanula, pagi incola prope Netinum oppidum, gregis sui pastor deligitur. Cernens autem Joannes servo suo, sincerae mentis abundandiam, animi sagacitatem, morumque haud parvam elegantiam, optabat, si posset, ipsum ad caulam Christi relicto Mahometismo, adducere, piis eius votis Divina Maiestas annuens, captum prevenit in benedictionibus dulcedinis; suae sectae errores detexit, Christianaeque Religionis veritatem, tanta certitudine illi reseravit, ut protinus Christo colla subdiderit, et in Baptismo nomen sancti Antonii assumpserit. Exinde tanta animi contentione vitae perfectioni operam dedit, ut quamlibet virtutem in alio cerneret, confestim sibi acquirendam proponeret; abstinentia, vigiliis, disciplinis, aliisque poenis carnem suam edomabat. Pauperum amantissimus erat, otium summe fugiebat, orationi vel labori iugiter vacabat: nomen Jesu sanctissimum pie venerabatur, nec sine reprehensione, nomen Dei in vanum assumentes, abire sinebat. Quoties prioris vitae statum recogitabat, toties in lacrimis diffiuebat; veniam peccatorum suorum Deo obnixe deprecans. Libertate autem donatus, continuo solum mutavit, atque Netum veniens hospitalis officiis se totum dedit: ut hic misericordiae operibus intentus, Ecclesiae etiam visitationibus, Missarum auditioni et piorum exercitiorum frequentationi opportuna commoditas sibi adferet. Porro, vitas sanctorum sibi legendas curabat, quibus tantopere delectabatur ut eos ad amussim imitari summe exoptaret. Maxime vero Beati 105


Conradi Placentini, tertiarii, ea in regione olim degentis, exemplo confortatus, habitum Tertii Ordinis sancti Francisci decrevit assumere, quem paulo post recepit in conventu netino Sanctae Mariae de Jesu Fratrum Minorum Observantium de manu Rev. P. Guardiani. Deinde in desertum secedens, eremitorium quoddam incoluit, ubi vitam magis angelicam quam humanam duxit. Demum, Netinam in urbem quondam regressus, aegrotavit, morteque proximante sacramenta ecclesiae devotissime suscepit, ac faeliciter Deo · animam reddidit anno 1450 die 14 martii. Cuius corpus humatum est, uti decreverat, apud praefatum conventum Minoriticum. Anno vera 1599 die 13 aprilis cum apertum fuisset eius sepulcrum, corpus inventum est integrum, et absque ulla laesione, vel corruptione. Vi vens ac mortuus multis miraculis coruscavit. Nuncupatur autem Níger, quod tato corpore niger esset, nigrisque parentibus ac Mauris progenitus. Sanctus Nigeretiam dicebatur, ob praeclaram vitae eius sanctitatem: tum denique vocatus est Antonius: eo quippe nomine appellatus est quando ex aqua et Spiritu Sancto in Baptismate renatus, Christum induit. Vitam nostri Antonii tertiarii scribit Daça 4 part. Chronic. Min. lib 3 cap. 36, 37 et 38 ex processu authentico ter recepto. Eius nominat Wadding tom. XII ada. 1451 / 61.

Traduzione

Il beato Antonio confessore nacque in Africa a Barce (Cirenaica) da famiglia maomettana ; religione che egli professó fin tanto che, per un provvi:.. denziale incidente, fu catturato e deportato in Sicília. Quilo acquistó un certo Giovanni Landanula, abitante in un borgo vicino Noto, che gli affidó il suo gregge. Giovanni si accorse presto che quel suo servo era abbastanza intelligente, sincero, nobile d'animo, onesto e rispettoso. Perció lo esortó - con laparola e con l'esempio - ad abiurare l 'islamismo per la fede cristiana. Progetto che affidó, per il buon esito, alla divina provvidenza. Il buon servo rimase subi to ben disposto alla catechesi, anzi volle approfondire la nuova religione che aveva in animo di abbracciare al piu presto: Chiese spontaneamente il battesimo e volle chiamarsi "Antonio" in onore di sant'Antonio. Amó in modo particolare i poveri, rifuggiva dall 'ozio, trascorreva il tempo libero dal lavara nella preghiera. Era devotissimo del nome di Gesu e non mancava di corregere chiunque nominava il nome di Dio invano. Alimentava in se un costante spirito di compunzione e il dolore dei peccati, ricordando con dolore il primo período della sua vita. 106


Affrancato dalla schiavitu domestica, si dedicó ai volontariato pressa l 'ospedale di Noto. Ogni giorno inoltre non mancava di assistere alla Messa e frequentava un gruppo di preghiera. Leggeva spesso levite dei santi traendone sprone ad imitarli. Volle in modo particolare imitare la vi ta del Beato Corrado Piacentino : vesti perció l 'abito di terziario francescano dalle mani del P. Guardiano dei convento netino di S. Maria di Gesu e si ritiró nel deserto (dei Pizzoni), dove condusse una vita piu angelica che umana. Cadde un giorno ammalato a Noto. Sentendo prossima la sua fine volle ricevere devotissimamente i sacramenti e feiice rese l 'anima a Dio nel 1550 il 14 marzo. II suo corpo venne inumato, per sua volontà, pressa il suddetto convento minoritico. L'anno 1599 il 13 aprile, alla ricognizione, il suo corpo fu trovato integro e incorrotto. ln vita e dopo morte fu celebre per i tanti miracoli. Fu detto i/ Negro per il colore della sua pelle, essendo figlio di genitori africani. E stato indicato quale Santo Negro, per la preclara santità della sua vita. Si chiamava Antonio per essere rinato con questo nome al Battesimo, divenendo cristiano. La vita del nastro Antonio terziario e scritta dal Daça (Cronaca dei Minori, parte 4, libra 3, capitoli 36,37 e 38) desumendola da tre processi autentici. II nome di Antonio é riportato dal Wadding vol. XII, anno 1551 / 61.

107


3 Ritrovato il corpo dei beato Antonio Etiope. Eccezionale scoperta nella chiesa di S. Maria di Gesu. Il 14 marzo 1550 muore nell'antica città di Noto un ex schiavo negro di nome Antonio il qual e, fattosi terziario francescano, si era ritirato a vita eremitica nella valle dei Pizzoni nei pressi della città, in quello stesso luogo in cui due secoli prima aveva chi uso la sua esistenza frate Corrado Confalonieri, poi patrono di Noto. Frate Antonio, o cio (zio) Antoni, come veniva familiarmente chiamato da tutti, era conosciutissimo non solo a Noto maanche ad Avola dove aveva trascorso la maggior parte della sua vi ta; anzi aveva già dato proye della sua santità. Fu perció sepolto "cum grandi honuri et devotu obsequio" nella chiesa extra moenia di S. Maria di Gesu dei Minori Osservanti, a 500 m. dalla Porta della Montagna. La tomba divenne subito meta di pellegrinaggi sia dei netini che di avolesi e di altri paesi vicini; spesso furo no registra te guarigioni inspiegabili che il popolino qualificó subito come miracoli. L'insistenza delle voei di prodigi col passar degli anni divenne tale che nel 1589 fu celebrato il processo informativo che si concluse con esito positivo: il 22 aprile di quell 'anno l 'umile schiavo negro, emulo di S. Corrado, fu dichiarato beato. Fra le guarigioni accertate come miracolose furono quelle di un uomo affetto da cancrena ad una gamba e di una donna impedita a camminare eretta per lesione alla colonna vertebrale. li terremoto dei 1693 Non sappiamo se dopo il processo il corpo di Antonio Etiope (come verrà da allora chiamato dalle fonti letterarie) sia stato rimosso dalla primitiva sepoltura, che comunque non doveva essere ricoperta da una semplice lastra pavimentale, se nelle testimonianze processuali si parla insistentemente di monumentu. Un secolo dopo, la sera dell'll gennaio 1693, la chiesa di S. Maria di Gesu e l'intera città di Noto furono rase al suolo da un catastrofico terremoto. Già pochi giorni dopo peró i superstiti cominciarono a frugare fra le rovine alla ricerca di quanto ancora vi era di ricuperabile. Furono cosi estratti dalle distrutte chies e e trasportati nella Noto che risorgeva piu a sud statue, arredi, suppellettili e, prima di tutto, le arche di S. Corrado e S. Restituto, le reliquie del beato Nicoló cistercense e di S. Alessio martire. Nulla dicono le fonti circa il recupero delle ossa del B. Antonio e il loro trasporto a Noto nuova. Questo silenzio, tutt'altro che probante, ha indotto qualche scrittore dalla fervida fantasia (storico non possiamo certo chiamarlo) ad avanzare stravaganti ipotesi fondate su non meglio identificate tradizioni: cosi il beato Antonio sarebbe stato catturato dai pirati lungo il litoral e e impiccato in Tunisia: il corpo sarebbe stato gettato in un pozzo, poi trafugato e 108


portato a Genova, infine riportato a Noto antica, sotto le cui macerie ancora si troverebbe. ln realtà i resti si trovano dove era piu logico che fossero: nella nuova chiesa di S. Maria di Gesu, a Noto, evidentemente recuperate dopo il terremoto. La scoperta, che costituisce un classico uovo di Colombo, e di un sacerdote netino trapiantato a Roma, mons. Salvatore Guastella, apprezzato autore di studi archivistici. Il Guastella ha avuto buon naso nella ricerca, rinvenendo il 20 agosto scorso, nel coretto della chiesa (oggi cappella annessa all'lstituto Giavanti) un piccolo baule in legno, dalle misure di cm. 74x35x23,5: databile al primo Settecento e recante sulla faccia la scritta Ossa B. Antonii Aethiopis. Mons. Guastella richiese subito l'intervento del sottoscritto come legale della curia vescovile di Noto e ne ricevette il suggerimento di procedere alla ricognizione medico-legale dei resti, al fine di informare il vescovo dandogli elementi obiettivi di giudizio. Cosi lunedi 22 agosto, con l'intervento del dott. Giuseppe Greco si e proceduto alla ricognizione. Dall'esame delle ossa e emerso che esse appartengono ad un unico soggetto di età adulta, alto circa m. 1,80, vissuto da 3 a 4 secoli fa e molto probabilmente di razza negra. Caduto ogni ragionevole dubbio sull'identità del corpo, e stato subito avvertito il vescovo, mons. Salvatore Nicolosi, il qual e si e recato sul posto e ha convenuto sulla necessità di dare alle reliquie del B. Antonio una piu decorosa sistemazione dentro la chiesa. La notizia del ritrovamento sarà comunicata alla diocesi di São Paulo del Brasile nella quale sono dedicati al beato negro molti altari in cui gli si tributa un culto vivíssimo. Pare si stia pensando all 'eventualità di donare a detta diocesi un braceio del beato, con la stessa generosità usata per Piacenza, patria di san Corrado. Carità e misticismo. Sull 'origine di questo culto oltre Atlantico non sisa nulla, come del resto ben poco si ricava dalle fonti sulla biografia di Cio Antoni. Pare che in tenerissima età sia stato fatto schiavo, strappato alla sua patria africana e venduto ad Avola ad un tale Giovanni landanula, presso il quale visse 38 anni come guardiano di mandrie. Sposato e padre, manifestó ben presto la sua indole pervasa da profondo spirito di carità e da rigore ascetico. Soleva flagellarsi di notte per penitenza ed elargiva molto spesso elemosine che raccoglieva casa per casa, tanto da diventare familiare a tutti e da tutti benvoluto, a cominciare dal padrone. Alia morte di costui, Antonio pervenne per successione ai mariti di due nipoti dello landanula, i fratelli Michele e Vincenzo Giamblundo di Noto, i quali tanto ne apprezzarono le virtu che lo dichiararono libero. Ma Antonio rimase con loro a continuare il suo umile lavoro di guardiano per qu~ttro anni ancora fino a quando, accogliendo l'incitamento dei nobile netino Brandano Terranova, uomo dotto e piissimo, si ritiró in ere109


mitaggio nella valle dei Pizzoni assieme ad alcuni compagni, uno dei quali, fra Vincenzo da Noto, ne detterà poi una breve biografia. Già da tempo si era separato dalla moglie per vivere piu compiutamente la sua vocazione essenzialmente contemplativa, ma al contempo ardente di carità. Dal romitorio infatti veniva a Noto una-due volte al mese non solo per confessarsi ma per raccogliere elemosine da distribuire ai poveri. Da queste framméntarie notizie pubblicate anni fadai prof. Corrado Gallo, storico netino, non si desume l'età di Antonio. Calcolando i 38 anni trascorsi ad Avola e una decina a Noto e sapendo che era stato venduto in Sicilia in tenerissima età, si potrebbe azzardare che mori fra i 50 e i 55 anni, i1 che permetterebbe di collocare la nascita negli ultimi anni del XV secolo. E auspicabile che la notizia del ritrovamento delle ossa possa stimolare nuove ricerche d'archivio che se potranno colmare qualche lacuna biografica, non potranno pero direi molto di piu di quanto non sappiamo sulla spiritualità francescana del beato negro, monito ed esempio ad un mondo ancora tragicamente diviso da pregiudizi di classe o di razza. FRANCESCO BALSAMO (da Avvenire del 28 agosto 1977)

110


4 Ricognizione canonica delle reliquié dei beato Antonio Etiope Nella vita ecclesiale della chiesa local e netina il 24 gennaio 1978 ricorderà la ricognizione delle ossa dei beato Antonio Etiope, che recentemente, il 20 agosto 1977, ho ritrovate nella chiesa di S. Maria di Gesu ai Giavanti. Ci siamo resi conto (osservando l 'incavo rettangolare sul piano rilevato dei primo altare di destra) che sino ai 1872 circa, cioe sino alla venuta delle Figlie della carità ai Giavanti, l 'arca lignea dei sec. XVIII che custodisce le ossa dei nostro beato, probabilmente era stata ivi in venerazione dopo il primo ritrovamento dalle macerie di Netum. L'aveva in venerazione sin dalla sua santa morte avvenuta il 14 marzo 1550 sia Avola che Noto. La devozione alui ha valicato l 'oceano e a São Paulo in Brasile il beato Antonio di Noto, e invocato come santo Antônio de Categeró (per la sua origine africana) : i meticci locali (os caboclos) sono molto devoti dei santo preto de alma branca (santo negro dall 'anima bianca).

li verba/e Trascrlviamo il verbale della ricognizione canonica. "L'anno 1978 addi 24 gennaio in Noto e nei locali dell 'lstituto Giavanti alie ore 18,30 innanzi a me sac. Concetto Paolo Pizzo cancelliere vescovile della curia di Noto &ono presenti: S. E. Mons. Salvatore Nicolosi vescovo pro tempore della diocesi di Noto, mons. Francesco Guccione vicario generale, mons. Nunzio Zappulla tesoriere parroco della cattedrale, mons. Salva-· tore Guastella, sac. dott. Salvatore Caruso cappellano dell 'lst. Giavanti, dott. Giuseppe Greco medico chirurgo, avv. Francesco Balsamo legale della curia, suor Judith Busuttil superiora pro tempore della comunità delle Orsoline di Malta presso l 'lst. Giavanti, suor Antonia Tonna superiora della comunità delle Orsoline di Malta presso il seminario vescovile di Noto e suor Rosalia Galea della stessa comunità e già superiora dell 'lst. Giavanti, per· procedere alia ricognizione canonica delle ossa dei B. Antonio Etíope terziario francescano di origine africana morto il 14-3-1550 a Noto antica, come attestano le fonti storiche (llttara, De rebus netinis e Pirri, Sicilia sacra), venerato come "beato" in Noto e Avola fin dagli anni immediatamente successivi alia morte. I presenti con me cancelliere si portano nel coretto sovrastante la chiesa di S. Maria di Gesu, annessa all 'Ist. Giavanti, dove la superiora suor Judith Busuttil esibisce una cassetta di legno delle dimensioni di cm. 23.5x74x35 con coperchio a bauletto, la qual e reca sulla faccia anteriore, entro un cartiglio, la scritta Ossa B. Antonii Aethiopis. Lo stile ele caratteristiche della casQuesta conclusiosetta la fanno concordem ente da tare ai primo Settecento. ,,. ne e confortata dalle notizie storiche circa il recupero, negli anni successivi 111


al terremoto del 1693, di tutte le reliquie estratte dalle macerie e traslate nelle chiese omonime della nuova Noto. Aperta la cassetta, che originariamente era stata sigillata con grossi chiodi in ferro ad essa coevi, viene presa visione delle ossa ivi contenute, delle quali viene operata la ricognizione sulla scorta del Verbale di ricognizione scheletrica redatta in data ventidue agosto 1977 dal legale della curia vescovile, avv. Balsamo con la presenza del dott. Greco e di mons. Guastella. Il dott. Greco dichiara che le ossa sono le medesime per numero, classificazione e stato di conservazione, di quelle reperite e descritte nel citato verbale, che viene pertanto allegato in originale al presente per farne parte integrante. A questo punto mons. vescovo dichiara di avere ricevuto da parte di mons. dom Benedito de Ulhoa Vieira, vescovo ausiliare di São Paulo settore est (Brasil e), la richiesta di una reliquia insigne del beato Antonio Etíope, che ivi ê molto venerato. Pertanto vengono prelevati dalla cassetta il radio e l 'ulna del braceio destro per soddisfare la suddetta richiesta. Subito dopo si procede alla suggellatura della cassetta, previa inclusione in essa di copia del presente Verbal e e relativo allegato, munita del sigillo di mons. vescovo Salvatore Nicolosi. L. G. S. in duplice copia e consistente in pagine tre scritte a mano, di cui lapagina prima di righe 22, la seconda di 25, la terza di otto". Seguono le firme di mons. vescovo e dei testi presenti.

Presenza reale e concreta Ecco il testo della lettera dell'ausiliare di São Paulo. "Al vescovo di Noto. Eccellenza, il can. Noé Rodrigues, parroco di una delle principali cure di questa vasta regione, ogni 18 del mese in Nossa Senhora do 0' riceve un numero rilevante di fedeli che professano devozione profonda e sincera as. Antônio de Categerõ (come ê chiamato qui e venerato ). La devozione ê seria: motiva fruttuose opportunità di confessioni spontanee e sentite che fanno abbandonare un passato equivoco ed aprono una luce nuova su un avvenire rnigliore. Ritengo opportuno come vescovo della regione incentivare la venerazione di questi fratelli al santo taumaturgo che Noto venera edil cui corpo fu recentemente scoperto da un insigne confratello nel sacerdozio, mons. Salvatore Guastella. "Chiedo pertanto, non con l 'esigenza di ottenere, ma con l 'urniltà di conseguire una relíquia del beato Antonio di Categeró (in ltalia "di Noto") perchê la presenza reale e concreta di una parte di quel corpo che nella schiavitu pensando agli altri santifico se stesso infonda questa sublime virtu in tutti i suoi devoti di S. Paulo, rendendo piu umana una immensa moltitudine di dieci rnilioni di persone. Mentre la ossequio, eccellenza, la ringrazio dal profondo dell'anima. São Paulo, 31 dicembre 1977. Dom Benedito de Ulhoa Vieira, bis po auxiliar e vicario geral de São Paulo-Oeste P'. ln data 25 gennaio 1978 mons. vescovo di Noto mi consegna in teca di 0

112


vetro una reliquia insigne: l'ulna e il radio dell'avambraccio destro del servo di Dio "B. Antonio Etiope"; reliquia munita del sigillo vescovile che verrà poi ritirata a Roma da don Noe Rodrigues p.c. del vicario general e e vescovo ausiliare di São Paulo il 3 giugno 1978.

Grazia ricevuta 11 buon popolo netino non ha mai dimenticato Cio Antoni, come familiarmente chiamava invita il beato negro. Dina R attribuisce alui la guarigione da collasso drcolatorio che le aveva interessato le coronarie con preoccupanti sintomi. Il 7 luglio scorso si e sentita bene : aveva fatto al beato Antonio questa novena in dialetto notigiano: "Monucu santu e monucu neru - ti vuoiu priàri pirchi ci si in cielu, - 'n cielu ci si cu' Gesu e Maria: - fammi sta ràzia all 'arma mia. - Sesta ràzia mi puoi fari - iu pi' sempri ti vuogghiu priàri" (=Monaco santo e monaco negro, io ti prego perche tu sei in cielo con Gesu e Maria: famrni questa grazia per l 'anima. Se me la concedi io sempre mi rivolgeró a te). Antonio Etíope conserva tra noi il posto umile di esempio nel lavoro e di servizio nel segno di Cristo per i fratelli. don SALVATORE GUASTELLA (da La vita diocesana, Noto 11-2-1978)

113


"Attraverso la vita di Antonio /ratei/o negro cerchiamo di collegare i valori materiali della vita con quelli spirituali ed evangelici e procuriamo liberare tanti fratelli emarginati dall'oppressione della societĂ dei consumi" (P. Alberto Morini missionario a SĂŁo Paulo). Disegno a china di Pierluca Roccheggiani, Roma.


5 Intervista ai due sacerdoti di São Paulo in visita nella terra santificata dai beato Antonio Etiope. Un santo negro netino per l 'evangelizzazione in Brasile. Il can. Noé Rodrigues parroco di Nossa Senhora do 0 ' nell 'archidiocesi paulista e P. Alberto Morini dei Servi di Maria, missionaria tra i favelados nella periferia paulista sono venuti a Noto. Scopo della loro visita e stato di conoscere e sostare in preghiera nella terra dei beato Antonio Etiope, o de Categerô, le cui assa si conservano a Noto in S. Maria di Gesú ai Giavanti, e verso cui si nutre una grandissima devozione a São Paulo e in altre regioni dei Brasile. L'intervista che facemmo ai due sacerdoti la riportiamo qui di seguito. D: PP. Alberto e Noé, siete venuti a Noto per prelevare la reliquia di s. Antonio Etiope o de Categerô. Potete direi qualcosa sulla devozione verso questo beato in Brasile e sul motivo della vostra venuta a Noto? R (P. Noé): la devozione per il beato Antonio e molto senti ta soprattutto nella mia parrocchia. E una devozione intensa. La nostra chiesa e frequentata da molti devoti il giorno 18 di ogni mese. Anche in altri giorni vengono dei gruppi di devo ti dalle varie parti dei Brasil e per venire ad onorare il santo e fanno la comunione. Noi vogliamo far si che si conosca bene l'origine dei santo e a tal proposito abbiamo avuto dei rapporti con don Salvatore Guastella. Abbiamo intrapreso questo viaggio per approfondire la conoscenza dei santo, cercando dei documenti storici e geografici sulfa sua vita. Rendendo piú ricca e piú approfondita questa documentazione potremo avere piu materiale che ci servirà per un apostolato già programmato nella nostra archidiocesi di São Paulo dei Brasile. Evangelizzazione rispettosa dei/a devozione popolare.

D: Don Noé, lei ha detto che la devozione verso questo santo e moita sentita nella sua parrocchia, per cui lei vuole inseriria e armonizzarla con il piano pastorale della sua archidiocesi di São Paulo. Varrei chiederle inche cosa consiste questo piano pastoral e perche sappiamo delle scelte coraggiose della chiesa brasiliana per una evangelizzazione secando il Vaticano 11 R: L'archidiocesi di São Paulo ha organizzato un piano pastoral e biennale. Essa si prefigge di partire da alcuni temi prioritari che servano da meta per la sua pastoral e. 1temi sono quattro: 1) la comunità di base, 2) il mondo del lavoro, 3) i diritti umanitari, 4) la periferia di S. Paulo che costituisce da sola un grande campo di lavoro. Dentro questo piano pastorale varrei inserirei valori già acquisiti che formano la religiosità popolare e hanno un fondamento soprannaturale: la . devozione ai santi che sono dei protettori e dei personaggi popolari molto 115


sentiti. ln pratica c'ê tanta devozione nella mia regione per il beato Antonio Etiope. Noi vogliamo (dico noi, cioê P. Alberto, io e i collaboratori attivi delta comunità) partire da lui per dare avvio ai nostro piano pastorale. 1) Il beato Antonio era un negro: partendo da lui possiaino valorizzare la persona umana. 2) La nostra periferia di Sâo Paulo eabitata da miseri, da fratelli sottosviluppati. La vita dei santo puó essere d'esempio a questa gente perchê egli si e sforzato di seguire Cristo attraverso il duro lavoro. 3) La chiesa in Brasil e vuole valorizzare il lavoro umano e liberare questa gente da ogni schiavitu e da ogni miseria ; vuole coscientizzarla perchê venga fuori dalle condizioni di sottosviluppo in cui vive. Noi vogliamo partire appunto dai mondo dei lavoro facendo conoscere questo santo che fu un gran lavoratore e sensibilizzare cosi la popolazione verso il mondo dei lavoro. ln questa società dei consumi viviamo lontani dai valo ri trascendenti; attraverso la vita dei beato Antonio cerchiamo di collegare i valori materiali della vi ta coo quelli spirituali ed evangelici e procuriamo di liberare tanti fratelli dall 'oppressione della società dei consumi. Ci sono due elementi importantissimi da considerare: la devozione spontanea che il popolo da diversi sêcoli nutre verso sant'Antonio de Categeró, innanzitutto. Questo elemento non e imposto, ma spontaneo, quindi positivo. C'ê un secondo elemento : ela strategia di contestazione prettamente evangelica, che abbiamo scelto nella o ostra azione pastoral e: non accusare gli altri in modo virulento, ma sacrificarsi per essi e aiutarli ad aprirsi all'amore. Questi elementi non si fermeranno nel biennio di questo piano pastorale, ma saranno importanti per una evangelizzazione duratura. La comunità di base in Brasile. D: Avete parlato delle comunità di base che intendete sviluppare in que-

sto piano pastoral e. Potete direi come vivono in Brasil ele comunità di base? R: - ln Brasile la comunità di base e una realta ecclesiale molto sviluppata, non peró in contestazione con la gerarchia. E anzi la gerarchia stessa che la dirige e coordina. La comunità di base e un gruppo piccolo rispetto alia massa parrocchiale. Questo gruppo parte dalla parola di Dio, si confronta coo essa e la incarna nella propria vita. La Parola e quindi il punto di partenza, il fondamento della scelta di fede di ogni persona; a partire da essa il gruppo vive in comunione coo rapporti interpersonali. Questa realtà e un gran fatto per il rinnovamento della vita cristiana, perchê attua uno stile di vita che supera! 'anonimato delle grandi masse e sprona ad un impegno cristiano molto forte. Le comunità di base sono un elemento molto importante nel piano biennale di S. Paulo: questa diocesi e costituita da un territorio in cui si trovano 10 milioni di persone e presenta molte difficoltà. La comunità di base puó aiutare moltissimo e facilitare molti compiti.

116


Condivisione e promozione tra i "favelados" di S. Paulo. D: - A P. Alberto, che da un pó di tempo lavara con i favelados, baraccati della periferia di S. Paulo, vogliamo chiedere della sua esperienza pastorale e missionaria in quell 'ambiente. R: - lo sono un religioso e come tale proposi nel 1970 nel Capitolo dei Servi di Maria tenuto in Todi il problema dei favelados. lo venivo dall'Acre che e lo stato piu periferico del Brasile. Il Papa Benedetto XV affidó nel 1921 quella missione ai Servi di Maria e noi siamo là da 50 anni e piU. La prima esperienza di giovane sacerdote l 'ho fatta fra i lebbrosi (cinque anni ). Quando per la prima volta venni a contatto con la grande metropoli di S. Paulo fui colpito dal "cinturone" (chiamato "cinturone della fame") che accerchia la metropoli paulista. La gente vive in baracche, in poca terra che appartiene alla prefettura. Queste case, fatte di tavole e cartone, sorgono in pochi metri quadrati e servo no un otto o dieci persone. Spesso in questi pochi metri quadrati vengono altre famiglie e si accatastano le une alle altre in numero sempre crescente. La città, il governo, la prefettura non hanno la possibilità di far fronte alla crescita della popolazione di circa 300 mila persone all 'anno. Rimane quindi .un grosso problema umano che ha una soluzione a lunga scadenza. Cosa si puó fare allora per questi favelados? Non posso ancora dir niente. Potrei parlare deli'Acre perche vi ho vissuto parecchi anni: qui devo fare ancora esperienza. Cosa fare? Ad Hong-Kong vidi un villaggio di pescatori che vivevano nelle barche; in mezzo a loro vi era una barca con tre piccole sorelle di Charles de Foucauld che vivevano li insieme a loro: ecco ció che voglio fare io: realizzare una presenza costante in mezzo a questo popolo. Da cosa nasce cosa. Ho cominciato cosi a vívere nelle baracche; mi hanno preparato una casetta e son vissuto là solo. Faccio tutto da me e vivo la vita di quella gente. Nella diocesi di São Paulo c'e scarsità di sacerdoti (10 milioni di abitanti con 1.200 sacerdoti, quasi tutti stranieri). I poveri favelados si sentono valorizzati nella propria persona sapendo che un sacerdote vive con loro; si recano dai "padre" per qualsiasi cosa, oltre che per i bisogni materiali. Si stabilisce cosi un rapporto umano di prim'ordine. Tanti sono i problemi, ma il piu grosso e quello dell'istruzione: non c'eran9 scuole. Sono venuto a contatto con il segretario dell'educazione e siamo arrivati ad un accordo: lui dà gli insegnanti ed io la casetta. Cosi sono arrivato ad avere ottocento ragazzi a scuola con ventiquattro professo ri. Con questa collaborazione pian piano si dà un nu ovo impulso a questa gente che si sentirebbe completamente abbandonata. Collaborazione pastora/e tra ricchi e poveri D: - Come mai lei e venuto insieme al parroco di nostra Signora do O'? Avete un rapporto pastorale insieme voi due? R: - Giustamente il lavoro con i favelados nella periferia di S. Paulo esige anzitutto una presenza, un lavoro piu aderente, una presenza di solidarietà 117


umana e di coesistenza reale. Nel centro della città (la parrocchia dei mio confratello P. Noé) c'ê la gente benestante, ricca e noi due collaboriamo per destare in quest.i ultimi ! 'interesse per i fratelli poveri della periferia; vogliamo incrementare un cristianesimo piu autentico ed efficace in questa fraterna solidarietà. P. Noé: -1.a presenza di padre Alberto e molto efficace perchê egli funge da collegamento tra la comunità del centro (benestante) e quella del "cinturione della fame". Tale ponte di unione ci sembra importantíssimo. L'organizzazione del/'archidiocesi di S. Paulo. D: - Avete detto che sono 10 milioni gli abitanti di S. Paulo. Com'e organizzata la vita pastorale in quella archidiocesi. R: - Realmente la popolazione e enorme e l 'archidiocesi e divisa in regioni che aspirano a diventare diocesi dipendenti dal cardinale Arns. Il collegio episcopale si riunisce di tanto in tanto con il cardinale confrontando i problemi. Ogni episcopato si divide in settori che riuniscono un numero determinato di parrocchie. Questa divisione in settori ha come finalità far si che la vi ta della chiesa sia quella di una comunità con un capo che coordini e coll~ghi. Questo tipo di lavoro sembra che arrivi alla base perchê la divisione in settori comprendenti trenta o sessanta parrocchie facilita il compito pastoral e. Diffico/tà ali 'evangelizzazione. D: - Ci sono difficoltà nella evangelizzazione?

R: - Le difficoltà sono molto sensibili e dovute ai vari ceti esistenti. La popolazione che viene dal Nord-Est e con molti figli, moita miseria e moita ignoranza ed occorre un tipo di pastorale adatta. Ci sono altri gruppi etnici che vengono dal di fuori (stranieri): Sâo Paulo accoglie tutte le razze del mondo e ogni razza porta il contributo della sua terra. C'ê inoltre un elemento locale molto importante: la schiavitu e finita ufficialmente solo 90 anni fa, nel 1888. (L'altro giorno, andando al centro della città ho visto dei cartelli che ricordavano quel 13 maggio, giorno della liberazione degli schiavi). Questo e un fatto importantíssimo ; infatti gli schiavi sono venuti dali' Africa e hanno portato una sottospecie umana che si e mescolata con gli elementi locali. Poi sono venuti anche dal Portogallo (gli irlandesi sono andati negli Stati Uni ti per prendere possesso di quelle terre ), ci sono andati con tutta la famiglia, con il proposito preciso di rimanervi e di costruirvi una nazione. lportoghesi e gli spagnoli si formavano delle altre famiglie dei luogo che poi, tornando in patria, abbandonavano. Beco gli elementi che marcano la tanto differente società di S. Paulo.

118


Chiesa scismatica e impegno di purificazione. D: - La devozione a questo santo negro viene tanto portata da una chiesa

scismatica. Come mai? e come mai tanta devozione per un santo che non e brasiliano? R: - Trent 'anni fa un vescovo (dom Luigi Màscolo) che era ausiliare del vescovo di Rio de Janeiro si e staccato dalla chiesa cattolica e ha fondato la "Chiesa cattolica apostolica brasiliana", prendendo tanto dalla chiesa cattolica, specialmente le tradizioni della devozione popolare. Questa chiesa scismatica esplica due grandi devozioni: 1) quella del beato Antonio de Categeró (il nastro beato), 2) quella del santo Bambino di Praga (Gesú Bambino che si venera a Praga). Peró esprime queste due devozioni in modo infelice e con scopi pecuniari, facendo arricchire le entrate attraverso candele, immaginette, benedizioni e tutto quello che cost'ttuisce folklore. Cosi si bada soltanto a queste cose esterne. Noi, avendo la relíquia che voi ci avete consegnata, vogliamo elevare questa devozione con un culto profondamente sentito dal nastro popolo, vogliamo elevaria spiritualizzandola con considerazioni e benefici spirituali. Noto, 12 giugno 1978. don OTTAVIO RUTA (da La vila diocesana, Noto 25-8-1978)

119


Il Parr. Rodrigues affiancato da Don Guastella benedice il nuovo altare di sant'Antonio de Categer贸 (l 'Etiope). S茫o Paulo, parrocchia di Nossa Senhora do O', 18.8.1978.


n

6 II 30 luglio 1978 da una folla osannante accolta trionfalmente in Brasile la reliquia dei beato Antonio di Noto. Omaggio e dichiarazione dei vescovo ausiliare e dei cardinale arcivescovo di São Paulo II fortunoso e provvidenziale iter iniziato a Noto il 20 agosto 1977 col ritrovamento delle ossa del beato Antonio negro si econcluso il 30luglio1978 alie ore 18 con l'arrivo e la recezione a S. Paulo tra un popolo tripudiante che gremiva la chiesa e la piazza antistante. "Accogliamo con devozione e venerazione la santa reliquia del nostro µmile beato Antonio de Categeró'', - "Can. Noé, il suo popolo feiice lo accoglie a braceia aperte. Sia il benvenuto !" Striscioni e banda musical e facevano lieta cornice quella domenica 30 luglio alle 18 ai numerosi fedeli assiepati al1'ingresso della chiesa parrocchiale di Nossa Senhora do O' per accogliere il parroco can. Noé Rodrigues di ri torno dall 'Italia e da Noto con la reliquia del braceio destro.dei servo di Dio. lo ero là e partecipavo commosso. E seguita in chie.sala concelebq1zione eucaristica partecipata coralmente dall 'assemblea liturgica. AI vangelo il parroco espresse la sua gioia per quanto aveva visto nella recente visita ad Avola, a Noto e a S. Corrado di fuori, luoghi santifica ti dalle virtu del beato negro. Aggiunse che la fortuna provvidenziale toccata alla sua diletta parrocchia di possedere da que! momento ormai una reliquia insigne dei beato, esposta in apposita urna con vetro ai suo altare, sarebbe divenuta per la sua comunità e per i devoti tutti occasione privilegiata di evangelizzazione permanente; inoltre il confronto costante con la vita dell 'umile eremita netino avrebbe potuto rilevare il segreto di essere foliei in famiglia, nel lavoro, in comunità vivendo una fede autentica. Una catechesi vita/e. la celebrazione era stata preceduta in parrocchia do 0 ' da una adeguata catechesi sui seguenti temi: 1) la chiesajn terra e nel cielo : quello che insegna il Concilio Vaticano II. Imitarei santi perche superarono le difficoltà della vita praticando l 'amore e l 'unione con Dio; amici di Dio e nostri fratelli dai cielo sono nostri benefattori. II beato Antonio schiavo c'insegna l 'obbedienza, l 'umiltà e la carità in unione con Dio e dei prossimo. 2) II santo e un uomo. Dignità della persona umana alla luce della parola di Dio. Per mostrare il valore della persona umana la chiesa glorifica e venera il nostro beato negro: schiavo fu elevato sino ai cielo; negro e considerato dalla chiesa come uomo santo e amato da Dio, avendo la presenza divina nel cuore ; umile e povero, fu glorificato da Cristo e ricco di grazia e di potere di Dio intercede prodigiosamente. Come egli ci insegna a vivere il precetto dell'amore cristiano? 3) Vocazione 121


universal e alia santità. Cristo maestro e modello di santità. La santità nel popolo di Dio e suoi frutti abbondanti nella storia della chiesa attraverso i santi. Un dibattito sugli stessi temi si e tenuto alla radio e alia TVlocali. Inoltre l'avvenimento e stato diffuso dalla stampa paulista: Folha, Folhia da tarde, Gazeta do Limâo, Gazeta da Fregu.esia ... II seguente 18 agosto nella cappella della navata sinistra estato inaugurato i1 nuovo altare al beato negro e un incavo con artístico reliquiario a vetro. Cosi ogni 18 di mese la chiesa do O' e meta continua di pellegrini che vengono anche da molto distante; essi sfilano fiduciosi dinanzi all 'altare del beato negro. Varie sono le messe durante i1 giorno, tutte con omelia e benedizione. Sant'Antonio de Categerà gratificai suoi devoti. II beato Antonio di Noto (qui detto de Categerà) attrae in Brasil e le anime al Signore: si serve i1 buon Dio di quest'umile suo servo per dispensare il carisma taumaturgico ed evangelico del suo amore paterno. Spesso i pellegrini alia chiesa do O' lasciano sull 'altare del santo negro una foto o una supplica di grazia. Ne trascriviamo una: "Santo António de Categerà, fammi la graz.ia cheio mi ristabilisca presto e ottenga il libretto di pensione dopo trent'anni di lavoro a servizio. Cura le mie ferite e il mio dolore di testa. Conserva la salute a mamma. Grazie. Luiza". Due guarigioni, tra le molte registrate, attribuite all 'umile eremita negro. Una bimba paulista di 9 anni in seguito a suppurazione alla gamba sinistra correva i1 rischio di vedersela amputata. Un giorno la madre si vide arrivare in cucina la sua piccola sorridente che le diceva: "Mamma, sono guarita! Mentre dormivo di là sono venuti al mio fianco due angeli, uno negro e l'altro bianco; mi hanno sorretto le braceia invitandomi a camrninare". La signora si era raccomandata a1 beato Antonio. La guarigione improvvisa e confermata dali 'ortopedico dott. Bartolomeo Bartolomei dell 'ospedale S. Casa della Misericordia. L'altro miracolato e Fuàd di Jamellibanese e attualmente amministratore del parco statual Serra do mar. Egli all 'età di 15 anni soffriva per tumore allo stomaco; in sala operatoria il chirurgo, resosi conto dei caso disperato, desistette dal continuare l 'operazione. Angosciato ma pieno di fede Fuàd inizià una .novena, trascinandosi ogni giorno all'altare del beato in Ns. Senhora do 0 '; al settimo giorno non accusava alcun fastidio. II vescovo ausiliare di S. Paulo, mons. Benedito il 1 agosto ha voluto baciare la relíquia del beato "con la devozione con cui aveva baciato quella di s. Francesco d'Assisi". II card. arcivescovo si e mostrato grato e commosso. doo S. GUASTELLA (da La vila diocesana, 2-IX-1978) 122


7 Recensioni a "Santo Antonio de Categerõ sinal profético do empenho pelos pobres", edizione brasiliana della vita dei beato Antonio etiope di Noto, pubblicata dalle Ediçôes Paulinas di Sao Paulo nel 1986. A

=

ln edizione portoghese una nuova biografia del B. Antonio Etíope.

Il panorama editorial e brasiliano si e recentemente arricchito di un volumetto dal ti tolo Santo António de Categeró. Con questo nome (allusivo ali 'origine africana, cartagenes)viene indica to in Brasil e un personaggio vissuto fra di noi oltre quattro secoli fa e morto il 14 marzo 1550 : i1 beato Antonio Etiope. La singolarità di questa nuova biografia dei Beato consiste - oltre che nello sforzo, abbastanza ben riuscito, di critica storica e di inserimento dell 'Etiope nel contesto socio-culturale brasiliano, come "segno profetico di impegno per i poveri" - nel fatto che, scritta da un italiano, e stata pu bblicata per la prima volta in portoghese, in una linda veste tipografica curata dalle Edizioni Paoline. Ne e l'autore mons. Guastella, netino autentico, al quale la sua città deve non poco per i grossi contributi di carattere storico su tanti aspetti della storia e per i1 discreto quanto generoso sostegno che assicura a tante iniziative locali. Fu lui a "scoprire", i120 agosto 1977, i1 bauletto contenente !e ossa dei beato, nel coro della chiesa di Gésu ;!ui a sollecitare la ricognizione canonica dei 24gennaio1978, lui ad ottenere dai vescovo di Noto i1 dono di una relíquia insigne alia parrocchia di "Nossa Senhora do 0 '" a Sâo Paulo, dove l 'umile schiavo negro e particolarmente venera to ; !ui ancora a presenziare alia consegna della relíquia, accolta da immensa folia i1 30 luglio 1978. Era natural e che coronasse il suo impegno con una biografia in cui certo non sono trascurati gli episodi miracolosi e l'aneddotica devozionale (già desumibili dalla Viday milagros di Antonio Daça, pubblicata a Valladolid nel 1611), ma viene principalmente enucleato e sottolineato il messaggio, attualissimo nella situazione sociale dei negri dei Brasil e, di un uomo di pelle nera, strappato in tenera età alla sua Africa, ridotto in schiavitú, fatto cristiano e vissuto nella piú pura e coerente adesione al vangelo nel lavoro, nella preghiera, nella dedizione agli altri. E forse per questo che in tre almeno degli Stati del Brasil e l 'Etiope e moita venerato; perche istintivamente e senti to dai popolo come i1 simbolo di una condizione che non e moita cambiata rispetto al 123


passato, come ricorda l'Editrice nella Presentazione del volumetto. Ma come si spiega questo fervoroso culto in terre tanto lontane, mentre a Noto sono cosi pochi quelli che si ricordano di cio Antoni, come il Beato era affettuosamente chiamato? II Guastella anche di ció si occupa, dopo aver tratteggiato il fenomeno della schiavitú domestica in Sicilia nel XVI sec. (già indagato dal1'Avolio) e avere illustrato la vitae la spiritualità dell'ex schiavo. Egli giunge, in proposito, ad un 'ipotesi valida e convincente, che attribuisce al Padre gesuita Nicoló Faranda, che fu confessore a Noto, l 'introduzione del culto in Brasile (dove fiorenti erano le missioni gesuitiche) fin dalla fine del Cinquecento, forse subi to. dopo la beatificazione, di cui non si conosce la data esatta, ma certamente fu anteriore al 1611. Un libretto agile e chiara, quello del Guastella, documentato ed essenziale, che si spera, in un prossimo futuro , poter leggere anche in italiano poichê, come fu osservato (cfr. Avvenire, 28-8-1977), la spiritualità francescana del beato Antonio puó essere anche per noi monito ed esempio "in un mondo ancora tragicamente diviso da pregiudizi di classe e di razza". sac. CARLOS BEMFANO (da A/veria, Noto 19 ottobre 1986)

B = Pubblicata dalle Edizioni Paoline Brasiliane la vita del beato Antonio Etiope. II santo negro di Avola e Noto modello di impegno per i poveri. Sant'Antonio di Categeró o di Noto. Cosi viene chiamato in Brasile il beato Antonio Etiope cioe il popolarissimo negro uomo di Dio che si e fatto santo nella nostra terra di Avola (38 anni) e di Noto (il resto della sua vi ta fino alia morte pressa l 'eremitaggio dei Pizzoni a S. Corrado di fuori il 14 marzo 1550). La devozione che specialmente i negri del Brasil e gli riservano equivale a quella nostra per S. Antonio di Padova. Era necessario, specialmente nello sforzo della chiesa postconciliare, di illuminare ed orientare in senso cristologico questa devozione popolare, con una pubblicazione della sua vita che ne presentasse il messaggio sia nella sua origine storica che nella sua attualizzazione oggi. E la pubblicazione in tal senso e pienamente arrivata per interessamento deli e Edizioni Paoline Brasiliane, assieme alla Parrocchia di Nostra Signora do O' di S. Paulo dove il santo e particolarmente venerato. Dietro loro e con loro c'e stato peró anche lo zelo e la penna del netino 124


mons. Salvatore Guastella. Fu !ui che il 20 agosto 1977 trovo nel coro della chiesa di S. Maria di Gesú. in Noto la preziosa urna lignea contenente le "ossa beati Antonii Aethiopis"; fu ancora lui che si fece promotore della ricognizione delle ossa stesse da parte del nostro vescovo il 24 gennaio dell 'anno successivo 1978 e si fece tramite perche in quella stessa occcasione fosse consegnata al Can. Noé Rodrigues parroco della suddetta parrocchia brasiliana di Nostra Signora do O' a S. Paulo - venuto apposta a Noto dalla sua patria - la preziosa reliquia di un braceio del santo; e stato lui adesso, il nostro mons. Guastella, a stilare la vita dei santo che, tradotta in portoghese da Benôni Lemos, e stata pubblicata il primo agosto di quest'anno col significativo titolo: "Sant'Antonio di Categeró, segno profetico di impegno per i poveri". Presentando il volumetto alia comunità parrocchiale di Nossa Senhora do O' il Parr. Noé Rodrigues ha detto: "Fatti di grande importanza passano spesso inosservati. E il caso di due avvenimenti: il passaggio di mons. Guastella dalla nostra terra brasiliana e la pubblicazione del suo libro che oggi egli presenta. Il santo negro netino e qui tanto venerato dai tempi della nostra colonizzazione. Ancor oggi essere solidali vuol dire essere uno col fratello povero che soffre. Antonio visse la vi ta dei campi da schiavo e, libero, si ritiró a S. Corrado di fuori a contatto con Dio e la natura". Nella presentazione editoriale la pubblicazione e ritenuta "di grande attualità e soprattutto opportuna. Essa fornisce al lettore e ai devoti una fonte storica sicura, permettendo una approfondita conoscenza della vi ta e dell 'esempio cristiano di quest 'autentico uomo di Dio. 1 motivi che lo posem qual e segno profetico del/ 'impegno per i poveri continua a sfidarci e a spronarci, perche anche noi facciamo la stessa opzione con la coerenza dovuta in questo nostro tempo". Se questa sfida profetica all'impegno per i poveri - che sorge dalla testimonianza evangelica dei beato Antonio - viene proposta ai cristiani dei Brasile, perchê non deve giungere anzitutto a noi suoi conterranei di Noto e di Avola e della intera diocesi netina? L'urna lignea del santo attende ancora - e speriamo che finalmente maturino le tappe - di essere sistemata in modo piú. dignitoso nella chiesa di S. Maria di Gesú. in Noto. Ma e specialmente necessario che la testimonianza dello schiavo negro divenuto esempio di vita evangelica nella preghiera e nell 'amore per i poveri sia piú. riscoperta e rivissuta da ognuno di noi della chiesa di Noto. "Non ritardi Noto a liberarsi dai complesso di scordanza con cui continua a trascurare l'onore e l'irnitazione dovuti a questo suo autentico figlio" - ci scriveva dai Brasil e mons. Guastella nel luglio scorso, ove si era recato per la presentazione del suo libro. 125


E per non dimenticare questo testimone gli stimoli alla chiesa netina non rnancano : basta accorgersi e sbracciarsi nel servire i vecchi e i nuovi poveri spesso nascosti che non mancano nel suo territorio, incarnando nella vita le indicazioni del recente Convegno diocesano sulla evangelizazione a partire dagli u/timi. Basta ancora farsi trascinare dalla testirnonianza forte e silenziosa di altri due forti carismi in azione dei /rate/li missionari dei/a caritĂ di Madre Teresa di Calcutta e quello anch'esso in opera, di don Pierino Gelmini, proprio vicino all'eremitaggio dei Pizzoni a favore dei tossicodipendenti. OTTAVIO RUTA (da La vita diocesana, dei 2 novembre 1986)

126


8 Noi D. Giuseppe de Requesens per la grazia di Dio e de/la S. Sede da abbate de/la congregazione cassinese Vescovo di Siracusa e dei Cons. di sua maestà.

Alli rev. Vicari della nostra Diocesi salute. Avendo ricevuto le piu forti premure da parte dell'ill.ma Deputazione della Redenzione de' Cattivi (= schiavi, dal latino captivi) per la tepidezza (che) s 'esperimenta dalla pietà de ' f e deli in concorrere colla loro limo sina ad un'opera si salutare e santa quale é quella di strappar dalle mani di quei nemici dei nostro santo nome (cristiano) tanti nei pericoli che in gran numero in quest'ultimi tempi son capitati nelle !oro mani, venendo strapazzati con somma crudeltà da quei barbari. Ella peraltro é quest'Opera tanto privilegiata dalla munificenza de ' nostri serenissimi sovràni, avendola costituita di regia fondazione, ed uno dei privilegi principali si e quello di poter in tutto il regno raccogliere limosine da' fedeli d'applicarsi in riscatto de' nostri miseri nazionali, cui preme il duro giogo di schiavitu. Volendo pertanto i medesimi da piu tempo mettere in esercizio il privilegio suddetto, malgrado tutte le diligenze (che) si sono avute a tal effetto, non si é possuto giammai cumulare somma alcuna di considerazione. Or vedendosi detta ill.ma Deputazione ai magior segno costernata da una parte dalle continue lagrime di tanti meschini che da puochi anni a questa parte sono in gran numero caduti in potere de' Turchi, e dall'altra mancandogli i mezzi per consolarli, gfacché i prezzi de ' riscatti sono piu che al doppio aumentati dall'ingordigia de' Mori, e dall'intanto sono molto tenui e limitati i fondi annuali di detta Opera per provvedere alia quantità di tanti misera bili; quindi volendo anche noi concorrere in tal affare di tanta gloria di Dio ed utile del prossimo, in forza delle presenti nostre Circolari incarichiamo tutti li RR Vicari della nostra Diocesi, acció volessero fare intesi tutti li predicatori della prossima quaresima, affinché i medesirni dal pulpito in tutti i giorni festivi accendessero col di !oro apostolico zelo la pietà dei fedeli per concorrere con una larga limosina ad un fine si santo, e quella somma che si riscuoterà dovrà rimettersi alla cassa dell'ill.ma Deputazione della Redenzione de' Cattivi per impiegarsi poi in riscatto di tanti meschini che sono in evidente pericolo di prevaricare dalla nostra santa religione, disperati dalli continui acerbi tormenti li fan soffrire quei barbari, o dalle lusinghe bene adescati. Sarà dunque proprio del vostro zelo e carità nell 'impiegarvi perché l 'affa127


re sortisca quel buon effetto che si desidera, per strappar dalle mani di quei infedeli tant'anime che costano il sangue dei nostro Redentore. Ele presenti (circolari) dopo che da voi saran eseguite e registrate agli atti della vostra curia, le trasmetterete con un espresso alli RR Vicari dei vostro distretto con rinnovare in pie delle medesime il solito rilevo; e tanto eseguirete. Dato in Siracusa, li 13 febraro 17 60 Don Giuseppe Antonio vescovo di Siracusa Sac. Andrea Nugnes cancellario

Noto, ai Rev. Vicario per eseguire questo decreto.

(in calce): Pub.to e affisso. Don Francesco M. Sortino vicario Sac. D. Giov. Batt. Marotta mastro notaro, Noto (senza data)

(da un ms. de/la Curia Vicariale netina pressa la Curia vescovile di Noto)

128


9 Continua un dialogo Europa - Africa

Antonio Etiope e il gemellaggio Noto-Butembo Beni

II celere progresso delle vie di comunicazione sociale rende il nostro mondo piú piccolo e piüfamiglia. L'ineludibile interdipendenza dei popoli esige solidarietà. L'ltalia e l 'Europa, opulente e stanche, sono "invase" dal crescente flusso immigratorio di terzomondiali. E perció urgente, arricchente e attuale riflettere sulla "vocazione mediterranea" della Chiesa di Noto, di questa nostra Chiesa, cioe, posta all'estremo lembo sud d'ltalia e d 'Europa, il piú vicino all 'Mrica e all 'equatore, nel cu ore del Mediterraneo. Se ben percepita e assimilata, questa "vocazione mediterranea" puó invogliare la Chiesa e la gente di Noto afar da ponte tra la cultura africana e quella europea, tra popoli di quest\ due continenti di lingua, razza e colore diversi, ma pure forniti di qualificanti energie di dialogo e di interscambio da cui scaturiscono cresci ta ed arricchimento reciproci. Si tratta di sapersi aprire agli orizzonti "del dialogo e della solidarietà, del rispetto reciproco e della comunidne, della gratuità e dell'ascolto vicendevoli, della promozione e della giustizia social e. A tutto giovamento della sospirata costruzione armonica e fraterna dell 'unica famiglia dei popoli. Si compendia cosi! 'utopia evangelica che urge a diventare storia. ln questa ottica si scorge il chiaro progetto che il Dio di Gesú Cristo nutre anche sulla Chiesa Netina e sulla sua gente. Progetto che richiede perspicacia, coraggio, intuizioni e dedizione. Vorrei evidenziare tre momenti coinvolgenti di ieri e di oggi di questo progetto di Dio, di Cristo. 1. Ieri. Nel sec. XVI un giovane negro, figlio della terra di Noto, pur se attraverso la deprecabile via della pirateria e della schiavitú. Ad Avola e a Noto questo giovane schiavo negro si distingue come modello attraente di bontà, di carità e di sete di Dio: egli si fa umile seguace di Cristo nel solco della povertà di San Francesco e di San Corrado; sa evangelizzare e pacificarei semplici e gli incolti, e diviene punto di attrazione per i colti e i nobili dei suo tempo. E appunto il Beato Antonio Etiope, di cui questa attesa biografia dei solerte mons. Guastella, dopo l 'edizione in língua portoghese nel 1986 per il Brasil e, adesso esce in lingua italiana per noi. Rinverdirne la memoria e riproporne l 'esempio giova all 'attualissimo itinerario di comunione cultural e ed evangelica tra i popoli d' Mrica e d 'Europa. 2 Oggi questo itinerario di cultura e di comunione evangelica continua nella Chiesa di Noto, anzitutto attraverso la forte esperienza del gemel/aggio con la Chiesa zairese di Butembo-Beni. Ci troviamo senz'altro di fronte ad una esperienza nata ufficialmente il 21aprile1988, in occasione dei 250 di 129


episcopato dei Vescovo di Noto, Mons. Salvatore Nicolosi, ma già tanto soda che si sviluppa in modo assai promettente, specialmente dopo il viaggio pastorale in Zaire di Mons. Nicolosi nel gennaio 1990. Da questo viaggio pastorale e scaturita una fattiva e crescente rele di gemel/aggifra /e singole parrocchie dei/e due Chiese sorel/e, da cui stanno per incrementarsi numerosi interscambi pastorali e culturali che affratellano ed arricchiscono vicendevolmente. La Chiesa di Noto cosi viene concretamente aiutata ad aprirsi agli ampi spazi dell 'universalità evangelica; quella universalità che già nel beato Antonio Etiope affratelló due popoli di razza e di colori diversi. 3 C'e poi, strettamente connessa con queste due forti esperienze di comunione evangelica e missionaria, una terza componente pastoral e che prende sempre piu consistenza nella Chiesa locale di Noto, attraverso le dinamiche iniziative delle caritas parrocchiali e vicariali particolarmente a Scicli, a Rosolini e a Modica. El 'accoglienza fraterna ed organizzata dei/rate/li terzomondiali, che continuano ad affluire nella nostra terra, in cerca di lavoro, particolarmente da alcuni Paesi dei nord-Africa. La nostrà Chiesa e la nostra gente non possono ignorarli né emarginarli se vogliono essere veramente se stesse, fedeli cio e alla cultura mediterranea di ponte che affratella e comunica nel nome del Vangelo di Cristo, che spinge al dialogo, all 'accoglienza e alla condivisione. La pubblicazione di questa biografia del santo negro di Noto spinge a porre sotto la sua valida intercessione pressa il trono di Dio, sia il gemellaggio ecclesiale fra Noto e Butembo-Beni, sia ancora la dinamica accoglienza nostra nei riguardi dei terzomondiali. Antonio Etíope "fratello d'Africa vissuto tra noi" cementi nel nome di Cristo il "salutare contagio" di comunione e di carità che le Chies e sorelle di Butembo-Beni e di Noto hanno operosamente intrapreso. OTTAVIO RUTA

130


Cattedrale di Noto, 21-4-1988: Mons. Salvatore Nicolosi e Mons. Emanuele Kataliko avviano ufficialmente il gemellaggio pastorale tra le diocesi di Noto e di Butembo-Beni (Z.aire ).

Bunyuka (Zaire), 8-1-1990: gruppo dei viaggio pastorale di comunione dei nostro vescovo assieme a tre sacerdoti (3-19.1.90) nella diocesi gemellata zairese di Butembo-Beni; ai centro della foto i vescovi di Butembo e di Noto.


10 Al/'ombra di S. Maria di Gesu a Noto

L'lstituto Giavanti Nell'ex convento dei Minori Osservanti e accanto alia chiesa di Santa Maria di Gesu ha sede dal 18721 'lstituto Casa dei Refugio Giavanti, fondato come "collegio di buone arti per le fanciulle da Cario Giavanti barone di Buxello nel 1606". Sino al 1970 l'lstituto era diretto dalle suore Figlie dei/a CaritĂ . Dai giugno 19711 '0pera pia eaffidata alle suore Orsoline di Malta che vivono il loro carisma donando affetto materno ai tanti bambini ospiti. La prima superiora estata sr. Rosa/ia Ga/ea (1971-7 5) che ha svolto il suo servizio con tanta cura e amore; poi sr. Judith Busuttil (1976-79) e sr. Conso/ata Gatt (1979-82) che con squisita spiritualitĂ  hanno mantenuto lo stesso stile familiare; sr. Margherita Ferruggia (1982-85) che con giovanile entusiasmo ha modernizzato il vasto ambiente dei Giavanti. Dai 1985 di nuovo sr. Busuttil che con le Consorelle, nell 'ambiente reso piu accogliente, fa sentirei bambini a loro agio e come in famiglia. Da qualche anno c 'e tra le birobe ospiti dell 'lstituto anche qualche "moretta": Sam era, Maria Carmela, Anglina, Nagua... ; sorelline negre che fioriscono assieme alle altre birobe all 'ombra di S. Maria di Gesu, dove e viva la memoria dei Beato Antonio Etiope,fratello negro efiglio adottivo di questa nostra terra. Noto, che ĂŠ stata generosa con cio Antoni che questuava di porta in porta per i fratelli piu poveri, sostenga con generositĂ  costante l 'lstituto Giavanti, benemerito ormai da 400 anni nel campo dell 'educazione giovanile.

132


Momenti di vita al Giavanti.


Chiudiamo questo volume Fratello Negro con la poesia "Ombre nel giorno" di Frate Attilio Franco (v. II Meridiano dell'Etna, Aprile 1989 p. 14). "Questi /rate/li negri " oggi attualizzano la credibilità dei nostro amore-devozione ai beato Antonio Etíope, "africano di casa nostra ".

OMBRE NEL GIORNO

Signore, questi fratelli negri, che ombre evanescenti si aggirano nel giorno timidamente per le nostre strade cinture sul braceio e tappeti sulle spalle; che, anche se erigono furtivamente bancarelle a destra e a manca, attendono educatamente possibili compratori schifiltosi di futili monili scintillanti; che, oriundi di terre di guerra e miseria, si contentano di poco, spesso dei nostri rifiuti nella loro rigogliosa giovinezza; che, dimentichi dei loro cari lontani e delle loro amate tradizioni, fanno buon viso a cattiva sorte fra disagi di língua e d'ogni tipo; che approdano speranzosi nella nostra civilíssima Catania e nelle altre città, piu o meno baronali, della nostra illustrissima ltalia, terra, cosiddetta di pace e di benessere; questi fratelli negri coi loro occhi stanchi, coi loro denti in sangue, coi loro cuori intrepidi nella rosa dei venti, sono uno schiaffo solenne per noi, fratelli bianchi o caffé-latte, spesso ricchi di parole e scarsi di gesti in fatto di evangelizzazione e di promozione umana, spesso ignavi, calcolatori, avari, JJ.j


spesso arruffoni, sfruttatori, razzisti, spesso giudici da quattro e un soldo e non buoni samaritani nei confronti di chi ha bisogno di tutto, da un .tetto ospitale a un comodo letto, da un vestito decente a un piatto di minestra, da una stretta di mano a una parola e a una testimonianza di fede, spesso ingrati al Dator d'ogni bene, conducendo una vita, annerita dalla lava e dallo smog, annerita dall'egoismo e dal peccato. Signore, questi fratelli negri, ombre nella nostra sicumer'!. quotidiana, da noi derisi, emarginati, . spesso sono pieni di tanta bontĂ , della tua ineffabile bontĂ , spesso sono catichi di tanta luce, della tua luce infinita, che ci dichiara tenebre, sepolcri imbiancati. Oh, abbi pietĂ  di noi, di loro, o Creatore e Padre, Giudice di tutti, o Salvatore e Provvidenza senza ghetto !

Frate Attilio Franco

135


S茫o Paulo, Chiesa delle Stimmate di San Francesco, statua d'argento di sant'Antonio de Categer贸 (o Etiope).

136


ORAÇÃO a Santo Antônio de Categeró

Ó

glorioso Sa nto An tónio de Ca -

tegeró, que reve lastes tanta humildade e pureza no exercicio do amor ao próximo e tantos exemplos de retidão de costumes. de disciplina e penitências destes ao mundo com a vossa vida nitidamente franciscana. - atendei a nossa súplica intercedendo junto a Di vina Majestade de Deus pe las nossas necessidades espiritua is e tempora is. Vós que fóstes o sa nto prêto de alma branca . modesto escravo depois libertado para melhor servir aos interêsses da fé . afervora i nossa piedade e confiança, para que, um dia . alcancemos tambêm a inteira li be rdade dos fil hos de Deus . em vossa companhia . Assim seja. Imprima -se - S. Paulo, 24-5·61.

t Paulo Rolim Loureiro Bispo Auxiliar e Vigá rio Geral

IGREJA DA FREGUESIA DO

ó

Preghiera al "beato" Antonio Etiope (o de Categeró) autorizzata dalla Cu ria arcivescovile di São Paulo.


INDICE

Introduzione Presentazione la sua testimonianza resta attuale Noto nella Sicilia della prima metà del sec. XVI Schiavitu in Sicilia nel sec. XVI Uno dei seicento Cio Antoni, quasi un nobel del coraggio Di virtu in virtu Servo e fratello benefico lncontro decisivo Sulle orme di san Francesco Il fascino del deserto Il cielo in una grotta Per ascoltare Gesu nel silenzio Rapito in Dio Prodigi e umiltà Grazie della carità usatami E morto un santo Incessanti pellegrinaggi e guarigioni Aureola di beatitudine Oblio nel tempo Dai Brasile il segnale di ripresa Ritrovamento delle reliquie La richiesta dell 'Ausiliare di São Paulo Quando e perchê A São Paulo e a Salvador Bahia Un trittrico di carità Un africano di casa nostra, santo dei Mediterraneo Note Appendice

pag. ,, ,, ,, ,, ,, ,,

,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, ,,

,, ,,

,, " ,, ,, ,, ,, ,, " ,, ,, ,,

,, ,,

7 11

21 24 27 33 37 39 43 47 49 53 55 58 59 61 65 67 69 72

75 76 77

79 81 82 85 86 90 103


\

\

/

\

1 \

\

/\

1

/ /

1•

(

/

J

'--

·J

1

Fratellonegro  
Fratellonegro  

Santo Antônio de Categeró - vida, obra e devoção. Livro em língua italiana. Autoria do Ms. Salvatore Guastella, publicada pela Caritas dioce...

Advertisement