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n° 1/2018

CAI LECCO 1874


IN QUESTO NUMERO

3 Notiziario quadrimestrale della sezione di Lecco “Riccardo Cassin”del Club Alpino Italiano N° 1/2018

Redazione: Adriana Baruffini, Angelo Faccinetto

Direttore responsabile: Angelo Faccinetto Impaginazione e Grafica: BitVark - Pavia Tipografia: A.G.Bellavite Missaglia - Lecco Testata di proprietà del Club Alpino Italiano sezione di Lecco “Riccardo Cassin” Sede: via Papa Giovanni XXIII, 11 23900 Lecco Tel: 0341363588 Fax: 0341284717 www.cai.lecco.it sezione@cai.lecco.it Autorizzazione Tribunale di Lecco N. 5/78 del 20/06/1978 Spedizione in A.P. -45%- Art. 2 Comma 20/b legge 662/96 Tiratura 2500 copie Chiuso in redazione 28/5/2018

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La luce del tramonto illumina l’igloo sulla cima della Grignetta, Foto di Marco Giuvanazzi.

Stampato secondo la filosofia GreenPrinting® volta alla salvaguardia dell’ambiente attraverso l’uso di materiali (lastre, carta, inchiostri e imballi) a basso impatto ambientale, oltre all’utilizzo di energia rinnovabile e automezzi a metano.

ZeroEmissionProduct®. A.G. Bellavite ha azzerato totalmente le emissioni di Gas a effetto Serra prodotte direttamente o indirettamente per la realizzazione di questo prodotto.

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EDITORIALE

LA MONTAGNA DEI LECCHESI

Sessant’anni fa, con Cassin, Mauri e Bonatti, la “prima” al Gasherbrum IV di Alberto Pirovano, presidente CAI Lecco

SENTIERI E PAROLE

UN’ICONA PER BIVACCO IGLOO D’ARTISTA

Il bivacco è stato realizzato su progetto del razionalista Mario Cereghini di Giulia Faccinetto

ALPINISTA FORTE E MODESTO

Un nipote ricorda il ragno di Bellagio Angelo Longoni

di Carlo Colombo

LA FALESIA CHE NON C’È

Riflessioni sulla nuova iniziativa dei Ragni al Corno di Canzo occidentale di Sergio Poli

SCATTI UFFICIALI

Le cartoline delle spedizioni alpinistiche lecchesi

di Annibale Rota

IN MONTAGNA PER STAR BENE

Considerazioni di due medici in merito a un convegno di montagnaterapia di Marco Pedeferri e Adriana Baruffini

ALPINISMO e ARRAMPICATA IN CULO AL MONDO

Sulla Ovest del Cerro Riso Patron. La salita dedicata a Daniele Chiappa di Matteo Della Bordella

EFFETTO LAVATRICE IN PATAGONIA

Fra maltempo e strani fenomeni una nuova via al Cerro Pollone di Luca Schiera

ALPINISMO GIOVANILE

NOTTURNA AL CIMONE

Gita con le ciaspole per i ragazzi dell’Alpinismo giovanile

L’INTERVISTA

di Alessia Losa

DAL RESEGONE AL MONT MAUDIT

Il ragno Giulio Tavola racconta le sue montagne

ESCURSIONISMO

di Adriana Baruffini

UN MIRACOLO AL GIORNO

Storia di una “gita” in bicicletta da Catania a Capo Nord /1 di Stefania Valsecchi (Steppo)

CAMMINARE IN COMPAGNIA

Il programma delle gite sociali 2018 di Giuseppe Ferrario, Giuliano Mantovani e Domenico Pullano

SCI ALPINISMO

ALLA MODA DEI FONDATORI

GEO

Un mini-rally a Paglio per il cinquantesimo corso della Scuola di scialpinismo di Silvia Favaro

SEI GIORNI IN TRENTINO

La settimana bianca del GEO sulle Dolomiti del Brenta

SCI DI FONDO

di Claudio Santoro

... E SONO TRENTACINQUE

L’attività 2017-2018 del Gruppo Sci di fondo escursionismo di Stefano Vimercati

LA DUE GIORNI DELLA SCUOLA

3-4 febbraio, la Valtellina ci aspetta

SOTTO LA NEVE

La “tre giorni” di fondo in Val d’Aosta

LE MIE MARATONE IN ROSA

“Amarcord” di lunghe corse sugli sci

IERI E OGGI

di Giusi Negri di Francesca Colombo di M.Chiara Spinelli

Si riaccende la passione per le maratone

SPELEOLOGIA

TRIDENTE D’ORO

A Luigi Casati il prestigioso riconoscimento alla carriera

APPUNTAMENTI

di Beatrice Dell’Oro

MONTI SORGENTI ALL’OTTAVA EDIZIONE

Grande partecipazione di pubblico alla rassegna 2018

COME LUMINOSI VENTAGLI

di Sara Sottocornola

Il Panorama di natura di Giansisto Gasparini donato alla città di Lecco di Tiziana Rota

RECENSIONI

VITA DI SEZIONE


LA MONTAGNA DEI LECCHESI di Alberto Pirovano*

C

on la storia alpinistica lecchese così ricca di successi ed imprese memorabili non passa

anno in cui non ci sia qualcosa da ricordare, se non addirittura da celebrare. Quest’anno ci sono almeno tre salite meritevoli di essere ricordate: la Walker alle Jorasses del 1938, il Gasherbrum IV di vent’anni dopo ed il

degli 8000 e che la preservano dalla

Una salita raccontata mirabilmente

banalità della quota costringendo gli

da Fosco Maraini con le sue immagi-

alpinisti a prendere atto della difficoltà

ni – fotografiche e cinematografiche

tecnica della sua salita.

– ed il prezioso libro che rappresenta

Una montagna scalata da personaggi lecchesi – anche Walter lo

Alcuni eventi, nella loro casualità, ci fanno ricordare in particolare il G IV. Il Gasherbrum IV, una montagna iconica che deve la sua fama alla sua bellezza. Bellezza della forma, quella mostrata dal suo versante più famoso rivolto al circolo Concordia, e bellezza materica con il marmo di cui è costituita a renderla lucente. Una montagna scultorea la cui fama è esaltata da quei pochi metri che la separano dal club I componenti della spedizione

psicologia, ma anche cronaca fedele.

dobbiamo, alpinisticamente, conside-

Proprio il ritrovamento negli archivi

rare lecchese - ormai leggenda. Wal-

del CAI di una cassetta contenente gli

ter Bonatti, Carlo Mauri ed il “Grande

originali di Fosco ha fornito l’occa-

Vecchio”, Riccardo Cassin.

sione per la riscoperta di questa avventura, ricostruita ora in una mostra

primo ottomila dei Ragni e della collezione di Mario Panzeri, del 1988.

un misto di antropologia, sociologia e

Mostra e ripetizione

visitabile a Palazzo delle Paure.

Quella spedizione è ricca di aned-

Quasi casualmente l’avventura avrà

doti, a cominciare dalla scelta della via

presto un ulteriore capitolo. Daniele

di salita suggerita da Kurt Diemberger

Bernasconi, già presidente dei Ragni, è

dopo averla intravista salendo il di-

in partenza proprio per quella monta-

rimpettaio Broad Peak con Hermann

gna. Anzi, per quella via di salita. Oggi

Buhl l’anno precedente. Una salita ri-

come allora, sul Gasherbrum IV, non

sarcitoria per Cassin, escluso dal K2, e

mancherà l’appoggio del nostro club

per Bonatti, non ancora coinvolto dalle

e, auspichiamo, dell’intero alpinismo

polemiche sul K2, ma comunque alla

lecchese.

ricerca della consacrazione sulle alte quote.

* Presidente CAI Lecco


UN’ICONA PER BIVACCO di Alberto Pirovano

S

iamo ormai prossimi ai cinquant’anni dell’igloo in vetta alla Grignetta e l’occasione

sembra propizia per ricordare le vicende che hanno portato alla realizzazione di un manufatto ormai icona delle nostre montagne e non solo. Si tratta infatti dell’unico esempio di avanguardia architettonica applicata ad un “bivacco” presente in Italia. In realtà la stessa definizione di “bivacco” è azzardata. L‘architetto Mario Cereghini ha diffi-

L’igloo si staglia nella nebbia su uno sfondo di cime evanescenti. Foto di Simone Giovanni Colombo

coltà a definire questo “qualchecosa”


di cui ha avuto l’incarico progettuale. Lui stesso inventa una nuova destinazione coniando il termine di “igloo sacro”, termine che verrà declinato in “cappelletta votiva” e addirittura, dalla stampa, in “chiesetta” provocando qualche turbamento alla sovrintendenza ai beni monumentali preoccupata dall’eventualità di vedere sorgere una chiesa in cima alla Grigna. La costruzione di questo igloo è anche emblematica della caparbietà e creatività dei lecchesi, a cominciare dai suoi rappresentanti nel mondo alpinistico. Delle vicissitudini del trasporto parleremo in un prossimo articolo, concentrandoci qui sull’ideazione e la costruzione. Il ricordo di Bruno Ferrario Non è dato sapere se fu Riccardo Cassin, deus ex machina della vicenda, il promotore della costruzione di un riparo per il soccorso, oppure se egli abbia raccolto l’idea della signora Giannina De Ponti Ferrario, vedova del pellicciaio Bruno Ferrario scomparso nel 1964 con Arnaldo Tizzoni, ragno, precipitando dal pizzo Cassandra. Probabilmente ci fu un interesse reciproco a realizzare “qualche cosa che potesse eternare il ricordo” del congiunto, nelle

L’elicottero tenta di posizionare l’igloo sul basamento predisposto

parole della vedova Ferrario, e a co-

Mario Cereghini, già noto per le sue

liminare ed un modellino sono pronti.

struire un riparo e deposito per i soc-

opere alpine, ma anche per le capacità

Mancano ancora i dettagli, ma Cere-

corritori, nel pensiero di Riccardo.

innovative, e grande amico di Cassin.

ghini descrive a Cassin la sua idea: “…

La vedova Ferrario stanzia quattro

Da un’idea originaria di una costru-

una cappelletta a forma di igloo rea-

milioni di lire “con grande dolore per-

zione tradizionale in pietra e legno a

lizzabile in struttura di legno o di me-

ché mio marito valeva moltissimo ed

pianta circolare si passa alla proposta

tallo, facilmente trasportabile a dorso

il suo ricordo vorrei poterlo eternare

di un prefabbricato trasportabile ap-

di mulo o con elicottero eccetera: è

in qual cosa anche superiore a quel-

poggiato su una basamento in pietra,

prefabbricata e con pezzi di poco in-

lo che stiamo facendo”, mentre del

questo anche per dare all’edificio un

gombro. (…) Tutti i particolari verranno

progetto viene incaricato l’architetto

senso di precarietà e tranquillizzare la

alla luce se sapremo che si potrà co-

sovrintendenza circa le modeste di-

struirla”.

Sentieri e Parole

mensioni.

Avuta conferma dalla vedova Fer-

Nel giugno 1965, un anno dopo la

rario si acquisisce la disponibilità del

scomparsa di Ferrario, il progetto pre-

terreno di proprietà del CAI Milano, e


tenute nelle missive. Questo non deve meravigliare. Fino al 1993 il gruppo Ragni era completamente interno al CAI Lecco, che era quindi il detentore del patrimonio, e gli altri componenti del gruppo erano più interessati all’alpinismo praticato. Riccardo ha invece sempre dimostrato una grande capacità di gestire relazioni in tutto il mondo il più delle volte proprio attraverso un’intensa attività epistolare. L’idea di Cereghini Ritorniamo al nostro bivacco la cui realizzazione è affidata alla società anonima A. Badoni di Lecco, una delle più grandi ed avanzate industrie di carpenteria e meccanica pesante al mondo. Capo commessa per la Badoni, come è sempre stata chiamata dai lecchesi, è l’ingegner Stabilini e la proposta finale di Cereghini è la realizzazione di un monoblocco in lamiera di acciaio saldato. Il progetto ha ormai preso la forma che conosciamo e l’idea, abbandonata anche l’ultima parte in edilizia tradizionale, il basamento in pietra, è quella di una sorta di navicella spaziale appoggiata su quattro gambe. Spesso l’igloo Ferrario è soprannominato lunatak, riferendosi L’igloo precipitato in un canale

ai moduli lunari, e negli anni settanta

onde evitare complicazioni burocrati-

dell’epoca, Dino Piazza, interverrà più

che si stabilisce l’impegno del gruppo

avanti in occasione dell’inaugurazio-

Ragni del CAI Lecco a curarne la re-

ne, mentre, laddove serviva una firma

alizzazione e la manutenzione, men-

ufficiale o una presa di posizione for-

tre la proprietà passerà al CAI Milano

male, interveniva Dino Maroni, presi-

proprietario del terreno.

dente del CAI Lecco. E’ curioso leg-

Qui occorre un approfondimento

gere le medesime lettere, ad esempio

circa i rapporti tra i gruppi e le perso-

durante la ricerca di un elicottero per

ne coinvolte. Si è visto che il motore

il trasporto, in versioni a firma diver-

di questo progetto è Riccardo Cassin,

sa: Riccardo Cassin o Mario Cereghini

egli si occupa di quasi tutto firman-

scrivono bozze di lettere che poi ven-

do a nome del gruppo Ragni ogni

gono inviate a nome dei Ragni o del

corrispondenza, pur non avendo al-

CAI Lecco in base alla maggiore pos-

cun incarico nel gruppo. Il presidente

sibilità di soddisfare le richieste con-

diversi bivacchi in Europa sono stati ispirati da queste macchine spaziali, ma non bisogna dimenticare come il progetto di Cereghini preceda di ben quattro anni la rivelazione al mondo della forma di questi moduli spaziali. In questo senso si può vedere la grande capacità dell’architetto lecchese di anticipare le tendenze e di sfruttare al meglio le tecnologie ed i nuovi

Sentieri e Parole


spessore di 4 mm. La Badoni conosce questo materiale, probabilmente utilizzato nelle cabine delle funivie e nelle sovrastrutture leggere, ma per seguire il progetto dovrà addestrare alcuni operai alla saldatura di questa lega. Cereghini vuole infatti che il manufatto appaia come un monoblocco, una sorta di cristallo che così descrive: “…l’involucro autoportante realizzato in tre anelli sovrapposti formanti tronchi di piramide ottagonale con sovrastante cuspide terminale (…). Il tutto idealmente racchiudibile in un cubo di tre mt. di lato”. Grande attenzione è posta nella definizione dei dettagli per garantire quella durata idealmente eterna voluta dalla vedova Ferrario e da Riccardo Cassin. Così si studiano i rivestimenti interni, distanziati per permettere il defluire della condensa, in compensato marino di mogano, il pavimento diviso in paglioli con scarico al centro, fino al dettaglio delle guarnizioni in politene per separare elettricamente la struttura in lega dalla parte in acciaio scongiurando le corrosioni galvaniche. Mario Cereghini scompare a 63 anni nel 1966, non potrà vedere quindi la sua opera posta in cima alla Grignetta, ma non vedrà neanche il disastro del primo tentativo di trasporto in elicottero. Il 24 ottobre del 1967 il trasporto della parte principale si risolve in un Dall’alto: il trasporto dei pezzi del secondo igloo con la teleferica di Giovanni Zucchi. Il trasporto a piedi nella seconda parte della salita

materiali che compaiono sul mercato,

Proprio l’ing. Stabilini, incaricato di

ma più probabilmente la forma è stata

ingegnerizzare

concepita nella sua mente come una

propone il cambio di materiale. Serve

sorta di cristallo.

qualcosa di più leggero per garantire il

la

prefabbricazione,

trasporto in elicottero, ma anche con

Sentieri e Parole

minori esigenze manutentive e resistenza alle forti dilatazioni termiche. Viene proposto il peraluman 35, una lega aeronautica dell’alluminio, nello

volo del bivacco dalla cima della Grignetta. Per errori di comunicazione, o mancanza di accordi precedenti (i trasporti di materiali in elicottero non erano così usuali), lo sbracciarsi dei Ragni a terra che indicavano al pilota di abbassarsi sono mal interpretati ed il tecnico di bordo sgancia il manufatto quando è ancora due metri sopra la base. Il bivacco cade, fuori asse, sulla base in acciaio e vani sono i tentati-


vi dei Ragni di trattenerlo usando le funi guida. La ricognizione del giorno dopo conferma l’impossibilità di recuperare la struttura. La caparbietà di Cassin Ovviamente non ci si arrende, Cassin cerca di minimizzare, compare sulla stampa anche una fantomatica polizza assicurativa che dovrebbe coprire il danno, ma l’orgoglio è ferito ed il rischio dell’abbandono sembra prossimo. L’ingegner Stabilini, in accordo con Giacomo, figlio di Mario Cereghini ed anch’egli architetto, ridefinisce il progetto dividendo la struttura in settori trasportabili con la teleferica di Giovanni Zucchi, il personaggio che in cima alla Grignetta vende bibite e panini. La Badoni si rende dapprima disponibile a far pagare i soli costi, sostenuti ancora dalla vedova Ferrario, e poi a coprire i costi di trasporto e le varie spese, che, in base all’accordo tra Cassin e la signora Ferrario, sarebbero stati in capo ai Ragni. Trasportati i pezzi in vetta si deve procedere all’assemblaggio utilizzando la tecnica dei ribattini a freddo. Sono mille e quattrocento i ribattini che a mano devono essere sapientemente ribattuti. Alla ribattuta si alternano i Ragni, ma il lavoro di fino tocca quasi completamente a Renzo Battiston, di professione carrozziere e dotato della tecnica corretta. A fine ottobre 1968 l’igloo sacro è al suo posto, pronto per l’inaugurazione nella giornata nevosa del 4 novembre 1968. Al suo interno viene aggiunta una piccola targa a ricordo del progettista Mario Cereghini. Nel prossimo numero racconteremo la storia del trasporto del bivacco, una storia nella storia ricca di aneddoti e sorprese.

Dall’alto: inizia l’assemblaggio del nuovo manufatto. La vedova Ferrario nel giorno dell’inaugurazione dell’igloo, 4 novembre 1968.


IGLOO D’ARTISTA di Giulia Faccinetto

N

on è un manufatto qualunque l’igloo posizionato sulla vetta della Grignetta,. Alle sue spal-

le ha una storia lunga e importante, a cominciare dal nome del suo progettista: l’architetto lecchese Mario Cereghini. Posizionato a 2.184 m, il bivacco Ferrario, proprietà del CAI Milano ma gestito dal CAI Lecco, era stato donato come cappella in memoriam dalla vedova dell’alpinista Bruno Ferrario, scomparso sul Pizzo Cassandra. Realizzato, come ricordato, su progetto di Mario Cereghini, venne costruito e assemblato a Lecco nel 1968. Detto anche l’Ufo, o il Lem, per la somiglianza

con il modulo lunare famoso in quegli anni, l’igloo è di forma ottagonale ed ha un diametro di circa tre metri e mezzo. Esternamente in lamiera metallica, il bivacco è rivestito all’interno in legno ed è coibentato in sughero, per una ottimale tenuta termica. Internamente l’igloo era arredato con due panche e un tavolo. Rocambolesco fu il trasporto. L’igloo doveva infatti essere trasportato in cima alla Grignetta con un elicottero, ma le avverse condizioni meteo, oltre a problemi tecnici, facevano ritardare le operazioni. Quando finalmente arrivò il giorno tanto atteso, in fase di posizionamento un’improvvisa raffica di vento fece rotolare il bivacco nel canalone sottostante. Si decise allora,

Sentieri e Parole

Autoritratto di Mario Cereghini Nella pagina a fronte: Chiesa della Madonna degli Alpini al Pian delle Betulle, ex voto del 5° Alpini Morbegno dall’Albania. Foto Giancarlo Airoldi

su iniziativa di Riccardo Cassin e Dino

mente ai rami di questa disciplina più

Piazza, come viene ricordato in CAI

strettamente considerati artistici, fu al

sezione di Lecco – Un secolo di sto-

centro dei suoi numerosi studi, pro-

ria 1874-1974 - di trasportare i vari

getti e realizzazioni, molte delle quali

pezzi prefabbricati in vetta, per mez-

si possono ammirare proprio ai piedi

zo di una rudimentale teleferica, e di

della Grigna.

assemblare il bivacco direttamente sul

Nato nel 1903, Cereghini aveva una

posto. Così fu fatto e il bivacco venne

formazione di stampo umanistico,

finalmente inaugurato il 4 novembre

come avveniva nelle facoltà di ar-

1968.

chitettura dei tempi e i suoi interessi in ambito artistico erano molteplici e L’architetto

Autore del progetto dell’igloo, Ma-

spaziavano dalla pittura, alla fotografia, dalla poesia alla saggistica.

rio Cereghini fu una figura di spicco

Aderì con entusiasmo al movimento

nel panorama dell‘architettura razio-

razionalista sviluppatosi in Europa nel

nalista del tempo, ma non solo. L’in-

primo dopoguerra e nel 1928 si av-

teresse per l’architettura alpina, a cui

vicinò al Movimento Italiano per l’Ar-

egli voleva che venisse riconosciuta la

chitettura Razionalista, formando con

stessa dignità che si attribuisce solita-

Terragni, Dell’Acqua, Giussani, Lingeri,


Mantero, Ortelli e Ponci il sottogruppo

avere fede nel binomio progresso e

rienza razionalista, Cereghini dedicò

comasco, con cui partecipò anche alla

modernità: “le costruzioni si plasmano

molta parte del suo impegno profes-

V Triennale di Milano.

ai tempi”.

sionale agli studi sull’architettura al-

Durante il periodo fascista, infat-

Tra le opere di questo periodo ri-

pina. La passione per la montagna fu

ti, le numerose commesse pubbliche

cordiamo l’abitazione personale del

una costante della vita di Cereghini e

permettevano agli architetti di questa

Cereghini, in Via Cairoli, la chiesa degli

influenzò moltissime delle sue opere,

generazione di esprimere e realizzare,

Istituiti Riuniti Airoldi e Muzzi, il Palaz-

sia da un punto di vista teorico, con

nei loro progetti, le nuove istanze di

zo di Giustizia di Lecco, il complesso

la stesura di diversi saggi e trattati

modernità, funzionalismo e progresso.

“Cedro del Libano” in via Volta. Curio-

sull’argomento, sia da un punto di vi-

Sono diversi i progetti sul territorio

so è anche il distributore di benzina in

sta pratico, attraverso la realizzazione

lecchese che possono essere ascritti

località Caviate. Spesso infatti gli ar-

di numerosi progetti in diverse locali-

al periodo razionalista del Cereghini.

chitetti razionalisti si cimentavano in

tà, da Cervinia a Madesimo alle vallate

Gli edifici realizzati in questo perio-

questo tipo di progetti per noi oggi

lecchesi.

do sono testimonianza, come ebbe a

privi di significati particolari, ma con-

Inoltre a partire dagli anni Cinquan-

dire lo stesso architetto, della “conti-

siderati, nel clima artistico del tempo,

ta l’importanza e lo sfruttamento del-

nua lotta tra sogno e realtà”. I principi

progetti di avanguardia, volti a cele-

le montagne crescevano sempre più:

teorici del “movimento novatore” si

brare il progresso e a soddisfare le

proprio in questi anni iniziarono a svi-

scontrano spesso con esigenze pra-

esigenze funzionali.

tiche, come i problemi esecutivi e le interferenze dei committenti, ma accettare questi compromessi significa

Architettura alpina Come accennato, accanto all’espe-

Sentieri e Parole


Immagine recente dell’igloo. Foto di Francesca Cantaluppi

lupparsi luoghi di villeggiatura, impian-

questa tipologia di edifici. Per quanto

grosso camino a sezione di cono ro-

ti sciistici, vennero realizzati i grandi

riguarda i materiali, raccomanda l’im-

vesciato e l’ingresso del Parco del Va-

trafori: il crescente interesse per que-

piego di quelli reperibili in loco: il legno

lentino che con la sua forma curvilinea

sto tipo di architettura fu conseguen-

e la pietra sono da preferire ai lateri-

ricoperta di piastrelle verdi, ricorda le

za di questi fenomeni.

zi. Da un punto di vista estetico, ca-

montagne che lo circondano.

Dall’esperienza razionalista Cere-

ratteristiche tecniche di questi edifici

Ben nota è anche la chiesa votiva

ghini riprende gli elementi tipici della

sono: il tetto a falde, tanto più inclinate

del “Morbegno” al Pian delle Betulle,

modernizzazione e li applica ai pro-

quanto più sono abbondanti le pre-

realizzata per onorare un voto fatto

getti per gli edifici montani in modo

cipitazioni nella zona, le gronde am-

alla Madonna dal battaglione alpino

che rispettino i principi dell’autarchia

pie, a sporto, che riparino i ballatoi e

durante la seconda guerra mondiale.

dei materiali e si inseriscano armoni-

le facciate dalla pioggia e dalla neve, i

L’edificio, caratterizzato da un tetto

camente nel paesaggio, rispettando le

serramenti di facile manutenzione, ro-

a due falde che arrivano quasi fino a

tradizioni locali.

busti e comodi da manovrare e per-

terra, ricorda una tenda da campo e

Nei suoi saggi, Cereghini (tra l’altro

siane per proteggere le finestre. Soffi

il campanile a sezione circolare che

autore di una storia dello sci lecche-

di modernismo vengono inseriti anche

termina bruscamente con un piano

se) teorizza che le architetture alpi-

in questo genere di costruzioni: Cere-

obliquo ricorda le penne mozze degli

ne debbano rispondere al criterio di

ghini promuove l’utilizzo di finestre a

alpini.

semplicità, funzionalità e resistere alle

ghigliottina, perché poco ingombranti,

Il bivacco della Grignetta si inserisce

intemperie a cui sono sottoposte e

e non è impossibile trovare, nelle sue

dunque all’interno di questo impor-

formula una serie di suggerimenti che

realizzazioni, tetti a una falda sola.

tante ed originale percorso artistico

riguardano gli aspetti pratici e tecnici

Ai Piani Resinelli Cereghini realiz-

ed architettonico. Qualunque decisio-

da considerare nella realizzazione di

za, oltre ad una abitazione privata, la

ne si prenda riguardo il suo futuro non

conosciuta sede della Pro Loco, dove

potrà che tenerne conto, valorizzan-

sono evidenti le influenze del mo-

do la sua unicità. E la sua originalità.

dernismo nelle finestre allungate, nel

Un’originalità saldamente ancorata a

tetto che sembra a una sola falda, nel

quota 2184.

Sentieri e Parole


ALPINISTA FORTE E MODESTO di Carlo Colombo

A

in lui una forte passione per l’alpini-

Gianni Todeschini, Antonio Piloni, Ma-

a

smo. Ogni domenica prende il treno

rio Dell’Oro, Giovanni Giudici, Battista

Bellagio il 3 luglio 1908.

per Lecco, poi sale ai Piani Resinelli

Airoldi, Felice Butti e altri.

Nel 1933 si trasferisce a Milano (zona

dove inizia ad arrampicare in Grigna

Rogoredo) dove lavora all’acciaieria

con alcuni degli alpinisti più noti del

Redaelli. E’ in questi anni che nasce

momento: Gigi Vitali, Augusto Corti,

ngelo

(all’anagrafe

giolo)

Longoni

An-

nasce

Attività In Grignetta compie numerose scalate importanti, tra queste lo spigolo Sud dell’Ago Teresita, salito per la via APE, con Gianni Todeschini, nel 1936. Partecipa anche all’apertura di alcune nuove vie sia in Grigna che su altre montagne del territorio lecchese: 1936 - Punta Ginetta, parete Nord-Ovest, Grignetta, con Augusto Corti e L. Pozzi - Monte Spedone, bastionata SudOvest, Resegone, con Augusto Corti - Pizzo d’Erna, parete Ovest, Resegone, con Augusto Corti e V. Pigger 1937 - Torrione Clerici, parete Ovest-SudOvest, Grignetta, con Battista Airoldi e G. Fiorelli 1941 - Monte San Martino, parete Ovest, con Gigi Vitali - Torrione Vaghi, parete Nord, Grignetta, con Felice Butti 1942 - Torrione Magnaghi, parete SudOvest, Grignetta, con Gigi Vitali Nel 1935, durante il campeggio dei

Sopra: Cervino 1937: A. Longoni è dietra a destra della croce. Accovacciati da sinistra: il primo è Ugo Tizzoni, il terzo Boga, l’ultimo Ginetto Esposito. Sotto: 1938, in vetta al Sigaro. Angelo Longoni è a sinistra vicino alla croce, sotto di lui Gianni Todeschini

Sentieri e Parole


rocciatori del CAI Lecco in Dolomiti, nell’area del Civetta, compie con Mario Dell’Oro e Giovanni Giudici la prima salita della parete Sud-Ovest della Torre Trieste, una via difficilissima di sesto grado superiore. Riccardo Cassin nella stessa occasione aveva effettuato con Vittorio Ratti l’epica salita dello spigolo Sud-Sud-Est. Nel 1943 Angelo si sposa con una sorella di mio padre, si trasferisce a Lecco, rione Castello, e trova lavoro all’Acciaieria del Caleotto, in reparto fonderia, come serpentatore. La mansione è faticosa e rischiosa, richiede molta concentrazione: l’addetto, munito di una pinza afferra al volo le barre incandescenti in uscita dai cilindri di laminazione, fa loro descrivere un semicerchio attorno al proprio corpo e le introduce nei cilindri del canale di laminazione successivo dove subiranno un ulteriore allungamento e assottigliamento. Nel tempo libero dal lavoro Angelo continua a frequentare le montagne di Lecco e nel 1944 lo vediamo aprire una nuova via sulla parete Nord-Est del Corno gruppo, lo ricordano come una perso-

di Canzo centrale, con Augusto 1938

na modesta e schiva, pur se ben dota-

- Monte Bianco per la via normale

ta dal punto di vista alpinistico, forte e

che ascensione “fuori zona”, e

italiana

resistente alla fatica.

il suo nome figura fra le prime

- Monte Bianco, Dente del Gigante

Corti. Riesce anche a compiere qual-

Scuola di alpinismo del CAI Lecco, ha

cordate lecchesi al Cervino e al Monte Bianco: 1937 - Monte Cervino per la via nor-

Nel 1952, con Emilio Valsecchi,

collaborato con il Soccorso Alpino ed

compie la prima salita della parete

è stato accompagnatore del gruppo di

Sud-Ovest dei Denti della Vecchia,

Alpinismo Giovanile negli anni di avvio

nelle Prealpi Ticinesi.

di questa attività.

Nel frattempo, 1948, era stato am-

male italiana.

messo a far parte del gruppo Ragni.

Sentieri e Parole

E’ stato istruttore sezionale nella

Tanti elementi positivi nella sua carriera di uomo profondamente legato

Gli alpinisti che lo hanno frequen-

alla montagna e l’ombra del dispiacere

tato, come Gianfranco Anghileri ed

che lo accompagnerà per tutta la vita

Emilio Valsecchi, membri dello stesso

per una vicenda vissuta come un’in-


giustizia: non essere stato giudicato idoneo al percorso formativo per diventare guida alpina. E’ venuto a mancare nel 1979, all’età di 71 anni. Ricordi di famiglia Mio nonno materno viveva con la famiglia dello zio Angelo. Per questo motivo nella mia infanzia e giovinezza ho trascorso molto tempo in casa sua, giocando con mio cugino Renato, e ho avuto modo di conoscere bene questo zio. Aveva un grande cuore e si rendeva disponibile ad aiutare tutti. Oltre alla montagna, aveva la passione della pesca che praticava nel lago di Lecco. In estate andava a fiocina di notte insieme a mio papà. Memorabile fu la costruzione della barca, all’interno della casa: quando l’ebbe ultimata, dovette abbattere un pezzo di muro per portarla fuori perché non passava dalla porta. Un ricordo particolarmente caro risale al 1961, quando ebbi l’opportunità di passare con lui otto giorni al rifugio Porro in Valmalenco, e di essere accompagnato su diverse cime, fra cui il pizzo Cassandra. Ricordo sempre questo mio zio con tanto affetto. Foto Archivio Angelo Longoni

Nella pagina a lato, dall’alto: Angelo sullo spuntone Terramatta, Grignetta Val Tesa. Foto G. Comi, Cai Lecco. Campeggio Ragni 1937. Da sinistra A. Longoni, F. Butti, G. Todeschini, U. Tizzoni, G. Esposito. In questa pagina dall’alto: Gruppo Ragni in posa. Angelo Longoni è il quinto in piedi da sinistra In centro da sinistra: Angelo in Grignetta nel 1960; ad Asiago nel 1956 In basso: 1961, al Pizzo Cassandra.

Sentieri e Parole


LA FALESIA CHE NON C’È

N

di Sergio Poli

egli ultimi mesi del 2017 sono

tanto salta fuori qualche sorpresa,

di tutte le difficoltà, sia classiche che

apparsi sulla stampa locale

come questa.

moderne e sportive, e quel gruppo

diversi articoli che parlavano

Infatti, sorpresa è stata: proprio sulla

montuoso ancor oggi è un banco di

di una “nuova falesia sui Corni di Can-

conosciutissima parete sud del Corno

prova di tutto rispetto per chi vuole

zo” in via di realizzazione da parte dei

Occidentale, una struttura in magnifica

confrontarsi con le proprie capaci-

Ragni di Lecco. La falesia si sarebbe

dolomia, già attraversata dalla “Ferrata

tà arrampicatorie. Basti sfogliare il bel

chiamata “K90”, in onore dei 90 anni

del Venticinquennale”, i Ragni hanno

volume “L’Isola senza nome” uscito

di fondazione dell’industria lecche-

visto la possibilità di realizzare una

nel 2005 a cura delle Sezioni CAI di

se Kapriol, leader nella produzione e

serie di vie d’arrampicata di grande

Oggiono e Valmadrera, ripubblicato e

commercializzazione di attrezzature e

difficoltà, che nell’insieme avrebbero

aggiornato nel 2015 con le nuove vie,

abbigliamento da lavoro, che sponso-

formato una falesia di tutto rispetto

per rendersene conto.

rizza l’attività di alcuni Ragni.

anche in un territorio già quasi saturo

Sembra impossibile che ci siano pa-

come il nostro.

Dicevamo anche della Via Ferrata del Venticinquennale: realizzata dal

reti, o almeno porzioni di esse, ancora

I Corni di Canzo rappresentano

CAI Canzo nel 1972 sul Corno Occi-

non vergini sulle montagne attorno a

di per sé un pezzo di storia dell’al-

dentale per celebrare i 25 anni della

Lecco, dopo decenni di sistematiche

pinismo lecchese, e più propriamen-

fondazione della locale sezione, viene

esplorazioni di ogni struttura rocciosa

te valmadrerese: sulle pareti dei Tre

percorsa da centinaia di appassionati

e di apertura di vie sempre più difficili,

Corni – che in realtà sono quattro,

ogni settimana e rappresenta una delle

in luoghi dove un tempo nemmeno si

comprendendo a pieno titolo il Corno

vie ferrate più frequentate di Lombar-

pensava di poter passare. Eppure, ogni

Ratt – sono state aperte decine di vie

Il traverso in piena parete


dia. La ferrata è stata quasi completamente ridisegnata nel 2008: il tracciato originale percorreva, nel tratto intermedio, l’ampio zoccolo che taglia orizzontalmente il Corno, mentre nella nuova versione compie un lungo traverso in piena parete, aggiungendo notevole difficoltà tecnica, e interesse alpinistico, all’itinerario. Fin qui la storia. Libertà e tutele Tornando alla “falesia”, le cronache raccontano di una scoperta quasi casuale di quel settore di parete, grazie al rinvenimento di chiodi lasciati da qualcuno durante precedenti tentativi di apertura delle vie. Ma questo è alla base del gioco dell’arrampicata: da sempre, come diceva qualcuno, “le montagne sono lì”, è l’uomo che le vede con occhi diversi, non più come grossi sassi inerti ma come mondi inesplorati da conoscere e sui quali provare a divertirsi. Logico quindi che qualcuno abbia pensato di salirci senza farsi troppe domande, tanto più che su quel sasso in particolare c’era già una via ferrata molto conosciuta. E’ così che ha sempre funzionato l’arrampicata in ambiente: si trova una bella parete e ci si prova a salire, esprimendo così la propria libertà creativa. Semplice. Detto fatto, i Ragni hanno iniziato ad attrezzare una via lungo la parete (vedi foto), proprio sopra la via ferrata, come primo itinerario della futura falesia, che stando ai programmi avrebbe dovuto arrivare a 15-17 tiri in totale, di difficoltà crescente. Fin qui, niente di diverso dal solito, si è sempre fatto così. Invece, qualcosa di diverso c’è: ci sono delle tutele che riguardano l’interesse di tutti. Anzitutto, c’è una considerazione da

Dall’alto: Corno occidentale; viole sul Corno


fare sulla proprietà: un conto è aprire una via come libera espressione della propria libertà, un “atto unico” conseguenza di un momento di creatività, un altro è pianificare e realizzare una serie di vie, magari attrezzandole dall’alto, creando una struttura permanente destinata ad un uso collettivo. E’ la stessa differenza che c’è fra salire un giorno su un albero e realizzare nel bosco un jungle-rider park… In questo secondo caso, è difficile pensare di non dover chiedere il permesso al proprietario dell’albero. Specialmente se l’albero, pardon, la parete, come tutto il versante sud del Corno occidentale, è proprietà di Regione Lombardia, cioè di tutti noi. Altra considerazione: l’intera foresta regionale, compresa quindi la parete del Corno, appartiene alla rete europea Natura 2000 in quanto ZPS – Zona di Protezione Speciale – “Triangolo lariano”, cioè è tutelata come zona importante per l’avifauna. Nella vicina foresta e sulle pareti sono infatti stati segnalati falco pecchiaiolo e pellegrino, nibbio bruno, allocco e picchio muraiolo, oltre al rarissimo succiacapre. E sicuramente la frequentazione della parete da parte degli alpinisti, compresi i fruitori della ferrata, può dar fastidio ai rapaci e agli altri uccelli che vivono nell’area. Gli alpinisti sanno che su un’altra parete della zona, quella del Buco del Piombo sopra Erba, l’arrampicata viene vietata nel periodo di nidificazione del falco pellegrino. Ancora: le rocce calcaree ospitano un tipo di vegetazione particolare, ricca di specie rare ed endemiche quali la peonia, la primula di Lombardia, l’erba regina, che nel loro insieme costituiscono un habitat piuttosto delicato e raro, che va giustamente tutelato e

Sopra: L’ultimo tratto Sotto: Ospiti sul Corno


protetto. E ancora una volta, il ripe-

Chi arriva prima

ferrate, imponendo un’attenta manu-

tuto passaggio di persone in ambienti

Tutte le considerazioni esposte so-

tenzione di quelle già esistenti, sia in

così fragili può rappresentare una se-

pra valgono anche per la ferrata, che

termini di sicurezza che di inserimento

ria minaccia per la sopravvivenza di

anzi porta in parete molte più perso-

ambientale. Insomma, le ferrate sono

queste specie.

ne all’anno rispetto alle poche decine

tollerate, ma non certo caldeggiate. E

Infine, esiste un’imprescindibile tu-

in grado di salire le difficilissime vie

non si può che essere d’accordo con

tela, quella della sicurezza e incolu-

d’arrampicata. Ma la ferrata c’è dal

questa visione: forse le ferrate hanno

mità delle persone che frequentano la

1972, esisteva già da trent’anni quan-

fatto il loro tempo.

montagna: le vie in progetto dovreb-

do la foresta venne dichiarata ZPS nei

bero tutte attraversare – e letteral-

primi anni 2000, quindi non si può

mente incrociano – l’esistente traver-

pensare di chiuderla: è arrivata pri-

La vicenda della ipotizzata falesia sul

so della via ferrata, creando potenziale

ma della tutela … Al limite, si potrebbe

Corno offre lo spunto per una rifles-

pericolo per caduta di sassi, oggetti

pensare ad una sua regolamentazione,

sione moderna sul rapporto uomo/

- e magari persone - che … volano

almeno nel periodo di nidificazione –

montagna, alla luce di un nuovo modo

sulla testa dei passanti, ma soprattut-

tipo Buco del Piombo – non certo ad

di vedere il territorio montano: non

to inediti grovigli fra corde di alpinisti

una chiusura. Sembra corretto dunque

più esclusivo terreno di gioco per po-

e imbraghi di ferratisti, con conse-

non aggiungere disturbo a disturbo,

chi, ma prezioso angolo di tutela della

guenze facili da immaginare. Una cosa

evitando di realizzare una nuova fa-

natura per tutti. Ci auguriamo che i

tecnicamente improponibile, mai vista

lesia che fatalmente aumenterebbe la

Ragni di Lecco, con il grande presti-

finora su nessuna parete, e vista come

frequentazione dell’area.

gio e autorità di cui sono eredi, siano

molto negativa dalle scuole di arrampicata delle sezioni CAI della zona.

Anche il CAI nazionale in diver-

E PER UN SEMPRE EFFICIENTE DA NOI TROVI

i primi a rendersene conto.

si documenti (dal Bidecalogo in poi) scoraggia la proliferazione delle vie

VALMADRERA LC via Cantoni, 12 tel. 0341 1582495 officina@pelizzarilecco.it www.pelizzarilecco.it

Conclusioni

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Foto di Sergio Poli

20% SUI RICAMBI


SCATTI UFFICIALI di Annibale Rota

D

a una quarantina d’anni a

La prima cartolina nota è quella del-

Non facile da trovare è anche quel-

questa parte quasi tutte le

la spedizione inglese all’Everest del

la della spedizione nazionale del 1958,

spedizioni alpinistiche extra-

1924, durante la quale Irvine e Mal-

guidata da Riccardo Cassin, che con

europee predispongono delle cartoline

lory, uomini di punta della spedizione,

Walter Bonatti e Carlo Mauri salì il

ricordo, che vengono messe in vendi-

scomparvero tra le nuvole a 250 metri

Gasherbrum IV un difficile quasi ot-

ta prima della partenza per raccogliere

dalla cima e non è stato mai possibile

tomila.

fondi e successivamente spedite, con

stabilire se avessero raggiunto la vet-

Le cartoline riportano in genere

le firme di tutti i partecipanti, dal paese

ta. E’ stato ritrovato qualche anno fa il

al recto la fotografia della montagna

in cui si svolge la salita alpinistica. Ci

corpo di Mallory, ma non la macchina

“obiettivo” della spedizione: le più da-

sono appassionati che le collezionano

fotografica, che forse avrebbe potu-

tate in bianco e nero, poi dagli anni

e che da un po’ di anni incontrano

to chiarire l’eventuale conquista della

settanta quasi sempre a colori.

notevoli difficoltà a venire a cono-

cima. Queste cartoline, con una tar-

scenza anche solo delle spedizioni

ghetta erinnofila riproducente l’Everest

italiane (sono ormai più di dieci ogni

e un cachet della spedizione, venne-

Personalmente ho collezionato so-

anno) e a ottenere poi le relative car-

ro spedite dall’India. Non riportano le

prattutto le cartoline delle spedizioni

toline, scrivendo in tutta Italia.

firme autografe dei componenti della

lecchesi e le ho praticamente tutte

Un tempo non era così. Solo le spe-

spedizione, ma, a stampa, solo quel-

fino al 2000. Ho trovato anche alcune

dizioni importanti approntavano un

la del capo-spedizione, Capitano J.B.L.

cartoline relative alla presenza di alpi-

numero limitato di cartoline ricordo,

Noel. Oggi sono considerate rari og-

nisti lecchesi in spedizioni organizzate

che i componenti della spedizione

getti da collezione e talvolta compa-

da altre sezioni del CAI. Dopo il 2000

inviavano a parenti ed amici. Sono

iono anche nei cataloghi di case d’asta

ho rinunciato a questa ricerca per il

cartoline che possono trovare posto

inglesi a prezzi base attorno alle 100

proliferare di spedizioni più o meno

anche in una collezione filatelica te-

sterline.

private.

matica sulla storia dell’alpinismo e che sono oggi molto difficili da trovare.

Altre cartoline pregiate sono quelle delle prime salite agli ottomila.

Collezione

Le cartoline delle spedizioni più datate, cioè quelle anteriori ai primi anni settanta, mi sono state donate da alcuni amici, e in particolare da Giovanni Ratti, Ragno e guida alpina, e dal compianto Giancarlo Riva, presidente del CAI Lecco prima del sottoscritto e poi presidente nazionale del Corpo del Soccorso Alpino. Alcune, anche importanti, le ho trovate su bancarelle di libri usati a Milano (e mi sono sempre chiesto come avessero fatto a finire lì). Poi, entrato nel consiglio del CAI Lecco, sono diventato un destinatario diretto di queste cartoline.

La cartolina con l’annullo figurato del Cerro Torre. Pagina a lato: il foglio della spedizione alla Sud del Mc Kinley, come figura nella collezione di Annibale Rota

Alle cartoline delle spedizioni alpi-


nistiche in qualche caso si sono interessati commercianti filatelici, che si sono dati da fare per arricchirle con annulli speciali ed aumentarne il valore filatelico. Per la verità ne ho viste solo cinque, tra le centinaia in mio possesso, e tra queste spicca quella della spedizione “Città di Lecco” che, a cavallo della fine anno del 1973, salì la parete Ovest del Cerro Torre, forse la vetta più famosa della Patagonia. La cartolina ha uno splendido annullo figurato, il primo a me noto, ottenuto grazie al prestigio che i “Ragni della Grignetta” godevano, e godono tuttora, in Argentina. Un paio di anni fa ho deciso di “organizzare” la collezione delle cartoline della spedizioni lecchesi, dedicando ad ogni cartolina un foglio predisposto al computer per ricevere la cartolina, la fotocopia della fotografia al verso e un breve commento relativo alla spedizione ed ai componenti. Una volta completato questo lavoro, e non dovrebbe mancarmi molto tempo, sarebbe mia intenzione scannerizzare tutti i fogli e dare una copia del file all’archivio del CAI Lecco, mentre il raccoglitore con gli originali potrebbe finire al Museo della Montagna (sempre che trovi una collocazione definitiva).

In alto: verso e recto della cartolina Gasherbrum IV, 1958 In basso: recto e verso della cartolina Everest, 1924..


IN MONTAGNA PER STAR BENE di Marco Pedeferri e Adriana Baruffini

rienza spirituale e di conoscenza di sé,

ne degli individui portatori di differenti

come insegna, ci ha ricordato il primo

problematiche, patologie o disabilità;

ontagna

aiuta,

dei relatori al convegno di Bergamo,

esso è progettato per svolgersi, at-

esperienze a confron-

Paolo Di Benedetto, l’ascensione al

traverso il lavoro sulle dinamiche di

to” è il titolo del con-

Mont Ventoux di Francesco Petrarca

gruppo, nell’ambiente culturale, natu-

vegno regionale di montagnaterapia

con il fratello Gherardo nel 1336, dove

rale e artificiale della montagna”.

che si è svolto il 26 gennaio al Pa-

la salita, forse la prima narrata nella

Porsi una meta impegnativa, alle-

lamonti, organizzato dall’Associazione

storia dell’alpinismo, è in realtà un’al-

narsi per affrontarla, reggere la fatica,

socio-sanitaria territoriale di Berga-

legoria della crisi spirituale del poeta

misurare le proprie forze, scoprire i

mo est in collaborazione con il CAI di

e il raggiungimento della cima diventa

propri limiti, dare continuità alla propria

Bergamo. E’ l’ultimo di una ormai lunga

simbolo della salvezza.

motivazione arricchendola grazie alla

“M

che

serie di incontri che, a partire dal con-

Frequentare la montagna, poi, si-

relazione con gli altri, sono elementi

vegno nazionale del CAI “Montagna e

gnifica camminare, e il cammino è

che si acquisiscono durante l’espe-

solidarietà: esperienze a confronto”,

un atto antropologico, un movimento

rienza in montagna. Non c’è nessuna

Pinzolo 1999, fino al convegno na-

originario, pendolare e binario nello

performance sportiva da raggiungere,

zionale “Sentieri di Salute: lo sguardo

stesso tempo, come il battito del cuo-

ma l’atto del camminare “insieme”, se

oltre” svoltosi nel 2016 a Pordenone,

re e il respiro.

esercitato regolarmente, permette il

hanno cercato di mettere ordine nella

Suggestioni letterarie e filosofiche

raggiungimento della meta e dell’e-

complicata matassa di questa giovane

che possono dire molto sulle relazio-

quilibrio interiore che è fonte di plu-

disciplina.

ni fra montagna e benessere psico-

rimi benefici.

fisico. Suggestioni Che l’andare per monti faccia bene

Rilievi clinici Terapia

Entrando nel merito di questo re-

alla salute del corpo e della mente non

Negli ultimi vent’anni si è assistito

cente convegno, passiamo sintetica-

è un’acquisizione recente: da secoli la

a un progressivo intensificarsi del-

mente in rassegna i dati comunicati

montagna attrae per i suoi luoghi in-

le esperienze cliniche e degli scam-

dai vari relatori.

contaminati, gli spazi non antropizzati,

bi culturali sul tema dei rapporti fra

le bellezze naturali, le tracce di storia

montagna e salute ed è nato un mo-

lasciate dai suoi abitanti, e viene ri-

vimento nazionale di ricerca e di at-

tenuta dispensatrice di benessere sia

tività clinico assistenziale, che il CAI,

fisico che psicologico. In particolare

accogliendo le proposte e i suggeri-

la purezza dell’aria e la minore den-

menti delle sue Commissioni mediche,

sità che si realizzano in quota sono

ha fatto proprio.

unanimemente ritenuti fattori in gra-

Il termine di “montagnaterapia”, in-

do di stimolare positivamente le varie

trodotto da Giulio Scoppola (psichia-

funzioni dell’organismo. Se ne accor-

tra, psicoterapeuta e ideatore di que-

se già Marco Polo che, per riprendersi

sta disciplina in Italia) in uno scritto

dalle fatiche del viaggio in Cina, sog-

del 2007, sta ad indicare “un originale

giornò a lungo sull’altopiano del Pamir

approccio metodologico a carattere

a 5000 metri di quota.

terapeutico-riabilitativo e/o socio-

Ma l’andare in montagna può anche

educativo, finalizzato alla prevenzione

tradursi in una vera e propria espe-

secondaria, alla cura e alla riabilitazio-


Ampio spazio hanno avuto le malattie e i disagi della sfera psico-sociale. Abbiamo sentito parlare di un progetto di inserimento lavorativo di soggetti con disabilità psichica afferenti a centri diurni e comunità alloggio nella gestione di un rifugio di montagna; di montagnaterapia con ragazzi affetti da autismo; di cammino educativo per i sentieri di montagna nell’esperienza dei servizi per le dipendenze; di “terapia verticale” nella riabilitazione psichiatrica; di scrittura autobiografica con taccuino nello zaino come strumento di esplorazione del proprio mondo interiore, “un foglio bianco pieno di sentieri”, per usare le parole di Dino Buzzati. In un’altra sessione del convegno sono state invece messe a confronto le esperienze di montagnaterapia nel trattamento di alcune malattie organiche, a cominciare dalle cardiopatie, con l’indicazione di un possibile ruolo dell’escursionismo montano per il recupero delle performance e la prevenzione di nuovi eventi coronarici in soggetti sottoposti ad angioplastica in seguito a un episodio di ischemia. Senza dimenticare che il cammino aiuta a tenere sotto controllo alcuni fattori di rischio per lo sviluppo della cardiopatia ischemica, come ipertensione, obesità, diabete, dislipidemie. Nel campo delle malattie respiratorie è stata ricordata l’attività che il Centro Pio XII di Misurina conduce da anni trattando con successo bambini con asma grave: il beneficio derivan-

del lavoro aerobico.

Sentieri e Parole

volontari,

rappresentanti

Da menzionare infine l’esperienza

delle istituzioni) hanno dimostrato

di accompagnamento in montagna

che tutte le attività legate alla mon-

di soggetti non vedenti, illustrata da

tagna (escursionismo, alpinismo, ar-

volontari di un’associazione sportiva

rampicata, sci, speleologia) aiutano ad

bergamasca che si occupa di disabili

affrontare le realtà di disagio fisico o

visivi, e due progetti di nicchia riguar-

psichico; permettono di progredire nel

danti bambini leucemici e pazienti che

percorso verso la salute e l’autono-

hanno subito trapianti d’organo.

mia; danno tranquillità, soddisfazione, equilibrio interiore grazie anche al

te dall’assenza in quota di allergeni si combina in questo caso con l’efficacia

pagnatori,

Ipotesi di lavoro

clima di condivisione e di fiducia tra

Nell’ambito del convegno si è respi-

pazienti, operatori e accompagnatori

rato un clima di ottimismo e di entu-

che abitualmente si instaura; oltre che

siasmo.

nella cura, hanno un ruolo importante

I relatori (medici, infermieri, psico-

nella prevenzione delle malattie croni-

logi, educatori socio-sanitari, accom-

che, comprese le patologie muscolo-


l’adozione di appropriate metodologie che riguardano anche la specifica formazione degli operatori e la verifica degli esiti e vengono progettate e attuate prevalentemente nell’ambito del Sistema sanitario nazionale o in strutture socio-sanitarie accreditate con la fondamentale collaborazione del CAI (che ne riconosce ufficialmente le finalità e l’organizzazione nazionale) e di altri enti o associazioni del settore”. Anche a Lecco siamo al corrente di varie iniziative che potrebbero inserirsi nel filone della montagnaterapia, dai gruppi di cammino, a occasionali interventi su situazioni di fragilità in adolescenti e giovani adulti, a progetti riguardanti handicap di varia natura. Chissà che su alcuni obiettivi non si possa anche qui sperimentare in modo coordinato un tipo di lavoro che nel campo della prevenzione secondaria risponda ai criteri di scientificità auspicati dal convegno di Pordenone e sottolineati come imprescindibili al recente convegno di Bergamo.

scheletriche di tipo degenerativo e

lidazione non può che passare attra-

l’osteoporosi.

verso il confronto di molte esperienze

Di pari passo si riducono assunzio-

cliniche. Le diverse osservazioni, per

ne di farmaci e necessità di ricoveri in

essere confrontabili, devono essere

ospedale.

basate su progetti che in modo omo-

Non dimentichiamo però che la

geneo definiscano obiettivi generali

medicina è una scienza: al di là delle

e operativi, strategie, risorse, azioni,

impressioni e delle convinzioni indi-

tempistica, interventi e risultati atte-

viduali, ogni comportamento terapeu-

si, per rendere possibile il passaggio

tico deve essere validato dal punto

finale della verifica dei risultati. Così

di vista clinico a garanzia dell’appro-

sarà contenuto il rischio di cadere

priatezza delle indicazioni e dei me-

nell’improvvisazione, nello spontanei-

todi, dell’efficacia dei risultati e della

smo, nella casualità.

sicurezza. Per una disciplina giovane

Citando ancora Giulio Scoppola, “le

e dalle molteplici sfaccettature come

attività di montagnaterapia richiedo-

la montagnaterapia, il percorso di va-

no l’utilizzo di competenze cliniche e

Sentieri e Parole


IN CULO AL MONDO

Sulla Ovest del Cerro Riso Patron. La salita dedicata a Daniele Chiappa di Matteo Della Bordella

S

ono passati più di tre anni e

“hai voluto il kayak, ed ora ne paghi le

un kayaker” - continuavo e pensare

mi ritrovo ancora nella stes-

conseguenze!”.

– “e sono qui per scalare le monta-

sa situazione: sballottato su e

Tre anni fa, ero sempre insieme al

gne, non per rischiare di annegare nel

giù dalle onde e chiuso dentro il mio

mio amico Silvan Schupbach, in Gro-

kayak, lottando per stare a galla ed

enlandia, quando al termine della no-

Ma d’altronde si sa che noi alpinisti

andare avanti, col vento che mi arri-

stra spedizione promisi a me stesso

abbiamo la memoria breve e che ciò

va dritto in faccia, e sembra anche lui

che non avrei mai e poi mai più paga-

che sul momento ci provoca soffe-

prendersi gioco di me, e sussurrarmi

iato così tanto. “Sono un alpinista, non

renze, preoccupazioni, fatiche e timori,

mezzo dell’oceano!”.


col tempo si trasforma nel ricordo di

che avevamo fatto solo poco tempo

qualcosa di importante ed appagan-

prima, quando avevamo detto a noi

te per noi stessi. Quando torniamo a

stessi “Mai mai più!”.

casa dentro di noi poi pensiamo già Sulle orme del Miro

fare qualcosina in più della volta pre-

Questo è proprio quello che è suc-

cedente, dimenticandoci di tutte le

cesso (anche) con questa spedizione.

sofferenze, imprecazioni e promesse

Quando i ricordi dei 400 km in kayak

In kayak

alla prossima sfida e pensiamo già a


nel 2014 in Groenlandia, dell’incontro

di andare al Riso Patron è nata grazie a

del mundo, avvicinamento comples-

con l’orso polare e del ribaltamento

tutte le informazioni messe a disposi-

so”, rimbombavano nella mia testa ed

col kayak erano abbastanza sbiaditi,

zione gratuitamente da Rolando Gari-

ormai mi ero convinto che questo

ecco, era giunto il momento di par-

botti sul suo sito www.pataclimb.com.

sarebbe stato il posto giusto per vi-

tire per una nuova avventura, possi-

Fin da subito sono stato colpito dalle

vere un’altra grande avventura by fair

bilmente ancora più impegnativa ed

prime parole che descrivono questa

means. Con lo stesso stile del 2014

incerta di quella precedente.

montagna: “The Cerro Riso Patrón is

in Groenlandia, e possibilmente con

located en el culo del mundo” (cit.) –

gli stessi amici, ma nell’ambiente della

e se lo dice uno con l’esperienza di

Patagonia e con tante incognite in più

Rolo c’è veramente da crederci!

da affrontare.

Questa nuova avventura aveva già un nome, ovvero Cerro Riso Patron. Il Cerro Riso Patron, balzò agli occhi delle cronache alpinistiche nel 2015,

Sempre grazie al sito Pataclimb,

Il 9 febbraio arriva il momento tanto

quando un team franco- argentino

sono venuto a conoscenza del fatto

atteso. Il luogo di partenza della spe-

si aggiudicò il prestigioso Piolet d’Or

che la cima Sud di questa montagna

dizione è il villaggio di Puerto Eden

per la prima salita dello sperone Nord-

era ancora inviolata e che sul versante

– un piccolo villaggio di pescatori nei

Est della cima centrale. Personalmen-

Ovest presentava una parete vergine

fiordi Cileni, 400 km a Nord del più

te, conoscevo già questa montagna,

di oltre 1000 metri, dove già l’avvi-

celebre Puerto Natales e raggiungi-

grazie ad alcuni racconti dei vecchi

cinamento era una vera e propria av-

bile solo via mare. Il piccolo villaggio

“Ragni di Lecco”. Infatti, la prima salita

ventura ed aveva messo duramente

conta una cinquantina di abitanti, non

del Riso Patron fu del grande Casimiro

alla prova i pochi che avevano tentato

molto abituati alla presenza di turisti.

Ferrari (insieme a Bruno Lombardini

questa montagna in precedenza.

Mentre un piccolo gruppetto di curiosi

ed Egidio Spreafico), nel 1988. Tuttavia devo ammettere che l’idea

Era ormai da più di un anno che

ci osserva, io e Silvan infiliamo, non

le parole “parete inviolata, en el culo

senza difficoltà, nei nostri kayak circa


Inizia la scalata

60 o 70 kg di materiale suddiviso tra

scettico, poiché volevamo fare tutto in

In kayak e a nuoto

attrezzatura, cibo, vestiti e quant’altro

solitaria. E allora abbiamo trovato un

Il mare è liscio come l’olio ed i pen-

ci possa servire per 30 giorni di spe-

compromesso: “Se volete venire, deve

sieri si accavallano nella testa; con

dizione in autonomia. (È sempre stu-

essere tutto indipendente”, abbiamo

queste condizioni perfette in real-

pefacente quante cose si riescano ad

spiegato. E così è stato. Fulvio e Seba

tà non c’è molto da pensare, si tratta

infilare nei kayak!)

sono arrivati un giorno dopo di noi,

solo di “staccare la spina dal cervello”

La mattina del 10 febbraio i nostri

e il loro campo base era a dieci mi-

e pagaiare, in modo costante per in-

amici Fulvio Mariani e Sebastian De

nuti di distanza da nostro. Anche per

terminabili ore ed ore, guadagnando in

La Cruz ci salutano dal molo di Puerto

quanto riguarda l’avvicinamento alla

modo lento ma inesorabile i preziosi

Eden – li rincontreremo 4 giorni più

parete si sono mossi in maniera del

kilometri che ci separano dalla nostra

tardi nel fiordo Falcon*.

tutto autonoma e lo stesso vale per il

meta.

rientro con i kayak. Gli unici momenti

Sono ormai le 8 di sera quando

che abbiamo davvero condiviso insie-

mi affianco al kayak di Silvan. Mi giro

Fulvio Mariani è un famoso cinea-

me sono stati i giorni di riposo, dove

verso di lui e mi sembra di guardarmi

sta svizzero (autore per esempio del

abbiamo assaggiato un paio di bic-

allo specchio e vedere disegnata sul

mitico film “Cumbre” sulla prima so-

chieri (o forse anche qualcuno in più)

suo volto la mia stessa espressione.

litaria al Cerro Torre del 1986) ed in-

del vino che loro avevano portato in

Sono 13 ore che pagaiamo, interrot-

sieme stiamo realizzando un film che

barca… Diciamo che per essere precisi

racconti le salite di Casimiro Ferra-

e sinceri possiamo dire che questa è

ri in Patagonia. Quando Fulvio mi ha

stata una spedizione “by-fair-means”,

chiesto di venire per filmare la nostra

ma non integralista.

Fulvio Mariani

spedizione ammetto che ero un po’

Alpinismo e arrampicata

29


Il tracciato della via e il percorso di avvicinamento tra foreste, paludi e prati verticali

te solamente da 3 pause: è vero che

una giornata tranquilla e poi termina-

distruzione. Non sappiamo bene cosa

giornate con un mare così piatto sono

re l’avvicinamento coi kayak il giorno

possa essere successo, ma ipotizzia-

rare in Patagonia, ma è ora di fermar-

successivo.

mo che una sorta di “tsunami”, avve-

ci perché siamo esausti. Piantiamo la

Infatti, è proprio quello che faccia-

nuto presumibilmente non molti giorni

tenda e diamo uno sguardo alla no-

mo, e raggiungiamo il luogo prefissato

prima del nostro arrivo, abbia distrutto

stra cartina. Non abbiamo gps o dia-

per il nostro campo base la sera del

qualsiasi cosa nel raggio di un kilome-

volerie varie che ti dicono quanti km

terzo giorno dopo essere partiti da

tro e mezzo di distanza. Solo ad im-

esattamente abbiamo percorso, ma le

Puerto Eden.

maginare la scena ci vengono i brividi.

nostre misurazioni fatte a spanne par-

Appena arrivati a destinazione no-

Dopo aver stabilito un campo base

lano chiaro: abbiamo fatto almeno 50

tiamo subito che c’è qualcosa di mol-

nella zona che ci sembrava più ripa-

km, ovvero circa la metà della distanza

to molto strano: al posto della classica

rata da eventuali altre inondazioni ci

totale.

foresta verde, rigogliosa e fitta, ricca di

mettiamo subito all’opera per esplora-

Il giorno dopo ci svegliamo di

vita, di suoni e di uccelli che ci aveva

re la zona e decidere la strada da se-

buon’ora con i muscoli tutti indolen-

accompagnato fino ad ora troviamo

guire per avvicinarci alla parete Ovest

ziti; le 13 ore del giorno prima si fanno

una distesa marrone di sabbia, terra

del Riso Patron.

sentire ed è dura rimettersi nei kayak

ed alberi sradicati, cosparsa qua e là

La sensazione di essere tra i primi

a pagaiare, ma il morale è alto per-

di blocchi di ghiaccio, pesci morti e

ad esplorare questo piccolo angolo

ché sappiamo che possiamo prenderci

conchiglie. È uno spettacolo desolante

di mondo è fantastica e lascia libero

ed allo stesso tempo terrificante. Se

spazio alla fantasia e all’immaginazio-

fino a quel momento la natura ci ave-

ne: non c’è un sentiero o una rotta

va trasmesso vitalità ed armonia, ora

tracciata da altri che dobbiamo segui-

invece non vediamo altro che morte e

re, quello su cui fare affidamento per

30 Alpinismo e arrampicata


raggiungere la parete è solo il nostro

tutti gli scenari e le linee di salita pos-

puoi permettere errori e dove non sei

istinto…è un’esplorazione orizzontale e

sibili: eravamo pronti per una finestra

tranquillo come a casa, diciamo che

non verticale (come siamo abituati),

di bel tempo lunga, per una breve, per

il grado di M7+ ci sembra la valuta-

ma per un momento mi pare di essere

condizioni secche, per il caldo, per il

zione oggettivamente più appropriata,

un bambino che gioca a guardie e la-

freddo e per il vento. Insomma, con

anche se sul momento per entrambi

dri e deve trovare il modo di arrivare

la fantasia avevamo già scalato questa

sembrava fosse molto più duro.

alla fortezza.

montagna diverse volte, ora non re-

Tuttavia, come spesso accade, sul-

stava che cogliere l’occasione giusta

le vie di arrampicata, in montagna ed

per scalarla anche nella realtà.

anche più in generale nella vita, non

Ed è proprio grazie ad un pizzico di fantasia ed immaginazione che ci viene in mente la soluzione vincente per raggiungere la parete nel modo più

è dove la difficoltà tecnica è elevata Dodici ore di scalata

che il rischio di farsi male è più alto.

rapido ed efficiente possibile. Laddo-

Il 22 febbraio, dopo circa una set-

Spesso infatti capita di inciampare, e

ve un grosso fiume ci sbarra la strada

timana di attesa e dopo aver passato

di farsi male, nel momento e nel luogo

più agevole, decidiamo di attraversare

una giornata nella nostra tendina al

in cui meno te lo aspetteresti.

a nuoto il lago a monte di quest’ulti-

campo avanzato con la tempesta che

Sono da capocordata su un tiro fa-

mo, e quindi di attrezzare una “tirole-

infuriava, arriva il momento a lungo

cile (forse M4?) e sto pensando che

se”. Mi lego quindi un cordino in vita

sognato di fare un tentativo.

su questo terreno devo cercare di

e nuoto sulla sponda opposta del lago,

Come spesso accade dopo tan-

essere veloce ed efficiente se voglia-

lego il cordino a una pianta e Silvan fa

ti giorni di brutto tempo, la parete è

mo arrivare in cima prima che faccia

lo stesso con l’altro capo, lo tensiona

completamente incrostata di neve e

buio. Sono totalmente immerso nei

e così otteniamo una “tirolese” lunga

ghiaccio, così scegliamo una linea di

miei pensieri e nel mio falso senso di

circa 80 metri, ad una decina di metri

salita adatta alla scalata su misto, con

sicurezza: mi muovo spedito e sen-

dall’acqua, che ci permette di passare

piccozze e ramponi.

za esitazioni… poi in un attimo tutto

da una parte all’altra del fiume senza

Nei primi 300 metri le difficoltà

cambia. Sento un rampone scivolare

bagnarci. Per il resto, il percorso era

sono modeste, e saliamo slegati su

sulla placca di granito sottostante; mi

“ordinaria amministrazione”: tra paludi,

terreno di terzo, forse quarto, grado,

sbilancio e sento anche l’altro ram-

boschi e prati verticali. Grazie a que-

finché non ci troviamo davanti a 25

pone che gratta sulla roccia. Convin-

sta soluzione in circa 6 ore continue

metri di roccia verticale e compatta.

to di avere un buon aggancio con la

di marcia riusciamo ad arrivare, dal

Non essendoci alcun modo di aggi-

piccozza, la afferro con la mia mano

nostro campo base in prossimità del

rarli decidiamo di provare a superarli

destra; sento la lama della piccozza

mare, al campo avanzato, che stabi-

direttamente in dry tooling. Parte Sil-

grattare sul granito e cerco dispe-

liamo a poco più di un’ora dalla parete

van, che è un vero maestro in questo

ratamente di aggrapparmi alla roccia

Ovest del Cerro Riso Patron.

genere di arrampicata; gli incastri delle

con la sinistra, ma il verglas mi scivola

Ancora una volta, avere una parete

piccozze non sono facili da trovare e

lungo il guanto. A quel punto vengo

vergine alta circa 1200 metri e larga

non è nemmeno facile piazzare del-

risucchiato senza controllo verso il

più del doppio, lasciava grandissimo

le protezioni affidabili dal momento

basso e sono pronto al peggio. Sono

spazio alla nostra creatività e fanta-

che la roccia è ricoperta da un sottile

terrorizzato quando senza nemmeno

sia. Io e Silvan giocavamo ad ipotiz-

strato di ghiaccio. Arriva in sosta dopo

rendermene conto mi ritrovo nuova-

zare le più svariate possibilità di salita,

una lunga lotta; poi arriva il mio tur-

mente fermo 3-4 metri più in basso.

cercando di mettere insieme tutti gli

no, da secondo di cordata, e quando

Vedo la seconda piccozza – che in

angoli di questo enorme muro e cer-

arrivo in sosta mi accorgo che è pas-

quel momento non stavo utilizzan-

cando di capire quali difficoltà, peri-

sata più di un’ora da quando abbiamo

do ed avevo lasciato all’altezza dello

coli e condizioni potessero aspettarci

attaccato questi 25 metri! È sempre

una volta in parete. Ancora prima di

difficile valutare in modo oggettivo la

attaccare la montagna nella nostra te-

difficoltà tecnica, specialmente in un

sta avevamo già ipotizzato e discusso

ambiente come questo, dove non ti

Alpinismo e arrampicata

31


scarpone – sopra di me, incastrata nella roccia e mi ritrovo appeso al laccio che collega la piccozza all’anello dell’imbrago. Sono incredulo e lo è pure il mio compagno Silvan. Recupero una posizione stabile ed estraendo la piccozza dalla roccia vedo che la sua anima in legno si è completamente stortata, assorbendo una parte considerevole dell’impatto della caduta. Ho una picca che guarda a sinistra, ma sono incredibilmente illeso. Sono ancora scosso dall’adrenalina, ma prendo coraggio e ripeto a me stesso “tutto ciò che non uccide, ti rende più forte”. Non c’è modo migliore per mettersi alle spalle questo brutto episodio che ripartire verso l’alto, cercando di mantenere la concentrazione al massimo. Verso le prime ore del pomeriggio raggiungiamo il nevaio a metà parete e vediamo la parte alta della via che vorremmo seguire. Una nebbiolina strana ci avvolge e conferisce un tocco mistico a questo ambiente: non sono mai stato a scalare in Scozia, ma mi sono sempre immaginato un ambiente del genere: roccia ricoperta di brina, verglas, e nebbia che ti impedisce di vedere lontano. Pian piano la roccia lascia il posto al ghiaccio puro e la scalata si fa veramente entusiasmante e divertente: non vi è più la preoccupazione di scivolare sulle placche di roccia ghiacciate e la piccozza affonda bene nel tipo mix di ghiaccio e neve patagonico. Dopo aver superato svariati risalti di ghiaccio più o meno lunghi, con pendenze fino a 90 gradi, iniziamo a ve-

32 Alpinismo e arrampicata

Matteo attraversa a nuoto il lago a monte di un fiume impetuoso per attrezzare una tirolese Sotto: Roccia ricoperta di brina, verglas e nebbia che impedisce di vedere lontano

dere chiaramente la vetta ed il fungo

piccolo piccolo al cospetto della gran-

di neve finale. Decidiamo di provare ad

dezza della natura e del panorama

aggirare il fungo verso sinistra, spe-

mozzafiato che ho di fronte.

rando di trovare difficoltà contenute,

Davanti a noi c’è una distesa pres-

ed infatti in breve ci ritroviamo appe-

soché infinita di ghiaccio e pareti da

na sotto la vetta del Cerro Riso Patron

scalare. Vediamo in lontananza la for-

Sud. Passiamo uno alla volta sul punto

tezza di roccia e ghiaccio del Cerro

più alto della montagna ed infine alle

Murallon e mi viene da sorridere al

8.30 di sera, dopo 12 ore di scalata

pensiero che solo un anno prima mi

e con il tramonto alle spalle, ci strin-

trovavo in cima a vagare nel brutto

giamo la mano ed abbracciamo sul

tempo, mentre ora sono qua a goder-

pianoro sommitale a pochi metri dalla

mi questo spettacolo della natura. Mi

cima vera e propria. La sensazione di

sento una persona fortunata a poter

essere i primi uomini a mettere i pie-

vivere queste grandi avventure ed a

di su questa montagna, mi fa sentire

condividerle con i miei amici e do-


gio e così, dopo aver recuperato tutto il materiale al campo avanzato, ci dobbiamo rimettere nei nostri amati ed odiati kayak. Il rientro via mare è stata la degna conclusione di questa avventura impegnativa: il vento contrario ci ha tenuto compagnia per buona parte del tempo, tanto che mi sentivo come i ciclisti in un “tappone dolomitico” del giro d’Italia: pagaia stretta e testa bassa, a combattere contro i crampi e la fatica. Quello che all’andata avevamo percorso in una giornata di 13 ore, ha richiesto al ritorno ben tre giorni di sforzi. Solamente l’ultimo giorno ci ha concesso un regalo: il vento a favore, per un arrivo trionfale nella ridente Puerto Eden! Oltre a ringraziare tutte le persone che hanno creduto in noi e ci hanno aiutato con questa spedizione, io e Silvan vorremmo dedicare questa salita ad una persona in particolare: Daniele Chiappa, uno dei mitici quattro primi salitori del Cerro Torre nel 1974, aveva a lungo sognato e progettato una salita simile alla nostra su questa montagna. Sebbene né io né Silvan avessimo mai avuto la fortuna di co-

Il fungo terminale. Foto di Fulvio Mariani. Sotto: Matteo e Silvan in prossimità della vetta

noscerlo, per questo suo sogno e per

mando a me stesso dove la vita potrà

della montagna scorre tuttavia veloce,

condurmi il prossimo anno.

senza nessun inconveniente, e così la

Eh si, la fortuna questa volta è proprio dalla nostra parte; infatti dopo

sera stessa ci ritroviamo a festeggiare al nostro campo base in riva al mare.

tutto quello che ha fatto per l’alpinismo a Lecco e non solo, questa salita vorremmo dedicarla a lui. Foto archivio Matteo Della Bordella

aver attrezzato una prima calata dal fungo sommitale, abbiamo giusto il

Controvento

tempo di accendere le nostre lampade

Una volta tornati al campo base ed

frontali, quando troviamo un perfet-

aver recuperato le energie spese la

to posto da bivacco piano e riparato

voglia di tornare su queste montagne

dove passare la notte.

per un’altra salita è grande: pensiamo

La mattina successiva ci svegliamo,

che l’occasione di poter scalare in un

il vento inizia a soffiare e le classiche

posto simile non capita molto spesso

nuvole alte che preannunciano l’arrivo

nella vita e vogliamo sfruttarla al me-

del brutto tempo in breve coprono il

glio. Nostro malgrado, però, il tempo

cielo. La nostra discesa per il lato Sud

sta definitivamente volgendo al peg-

Alpinismo e arrampicata

33


EFFETTO LAVATRICE IN PATAGONIA

Fra maltempo e strani fenomeni una nuova via al Cerro Pollone

di Luca Schiera

S

iamo andati in Patagonia io e

Matteo per arrampicare insieme tre settimane nella zona

di Chaltén, e poi dividerci verso altri obiettivi: io sarei stato raggiunto da Paolo Marazzi e saremmo andati a

provare in libera una via sulla parete ovest della torre Centrale del Paine, mentre Teo e Silvan dall’altra parte dello Hielo Continental avrebbero puntato al Cerro Riso Patron.

Luca sulla nuova via Maracaibo aperta sul cerro Pollone

Appena arrivati a Chaltén capiamo


Tappa di avvicinamento nella valle del Cerro Piergiorgio

che la stagione non è delle migliori,

Nord-ovest del cerro Pollone. Ha un

Non ha un bell’aspetto, nello stesso

ci accontentiamo di un paio di giorni

bell’aspetto e sembra offrire alcune

tempo vediamo staccarsi senza mo-

meno brutti per depositare del mate-

possibili linee di salita. Scegliamo una

tivo apparente dei blocchi che rimbal-

riale sotto il Cerro Piergiorgio e stu-

via dritta che dovrebbe arrivare fino

zano tipo flipper nello stretto canale.

diare le pareti in quella zona. Torniamo

alla cresta finale e partiamo a scalare

Ci togliamo dalla testa l’idea della di-

in paese ad aspettare una buona fine-

al freddo della mattina, più tardi il sole

scesa rapida e ci incamminiamo fra i

stra per provare a scalare.

ci raggiunge mentre qualche prima

seracchi che scendono nella valle del

L’occasione arriva verso la fine

raffica di vento inizia a farsi sentire.

Torre, un po’ incerti sulla via da segui-

di gennaio, ci prepariamo a passare

Con qualche intoppo finale e una bella

re. Prima che cali la notte troviamo la

qualche giorno in autonomia e lascia-

arrampicata arriviamo sulla cresta nel

traccia che porta sotto la parete ovest

mo Chaltén, dormiamo sotto le pare-

tardo pomeriggio, con la prospettiva

del Fitz Roy e la seguiamo fino al pa-

ti. Le previsioni erano giuste, arriva il

di una veloce discesa dall’altro ver-

ese che raggiungiamo in tarda notte.

bello ed è anche molto caldo, unico

sante fino alla tenda.

problema è tutto bagnato ed espo-

Scendiamo sul ghiacciaio con una

“Maracaibo”

sto alle scariche di ghiaccio che si è

doppia e ci prepariamo a calarci nel

La nuova via si chiama “Maracai-

formato nelle ultime settimane. Pas-

canale di scisto che fiancheggia la pa-

bo”, ha uno sviluppo di 300 metri e

siamo la giornata intorno alla tenda e

rete. Già prima di vederlo capiamo che

affronta una parete dove, stando alle

prepariamo un piano alternativo per

c’è qualcosa di strano. Da alcuni metri

il giorno dopo, che dovrebbe essere

di distanza si sente un forte rumore

bello almeno fino alla sera. Partiamo

tipo lavatrice, il vento spara l’acqua di

di notte per arrivare all’alba, dopo un

fusione verso l’alto e quando ci affac-

lungo avvicinamento, sotto la parete

ciamo veniamo lavati completamente.

Alpinismo e arrampicata

35


Versante ovest delle Torri del Paine; a destra sopra: Luca sulla torre Nord; sotto: Luca e Matteo in cima al Cerro Pollone.

informazioni a nostra disposizione,

van per fare la spesa per il mese suc-

aspettare, anche in artificiale non pos-

non ci sono altri itinerari ad eccezione

cessivo al Riso Patron.

siamo salire così. Passiamo sette ore a

di quello che percorre lo spigolo che

In base alle previsioni decidiamo il

tremare e a guardare il sole fare il giro

divide l’ampia parete nordovest dalla

materiale da portare e la strategia. Sa-

della montagna fino a che ci raggiun-

ovest, aperto nel 1999 dagli statu-

liamo il più leggeri possibile e dormia-

ge nel pomeriggio. Iniziamo a scalare

nitensi Jim Donini e Gregory Crouch

mo al campo giapponese, nel fondo

decisamente fuori tempo, ma almeno

e ripreso nel 2011 da Scott Bennett

della valle. Alla mattina nevica. Saliamo

è diventato caldo. Saliamo alcuni tiri

e Blake Herrington. Abbiamo ancora

nella valle del Silenzio, dove conti-

sulla torre nord, l’arrampicata è fanta-

pochi giorni ma speriamo in un altro

nua a esserci brutto tempo e trovia-

stica ma non ci rimane che scendere

tentativo, che non ci sarà. Riusciamo

mo un buon riparo per la notte sotto

dopo questo breve tentativo. Il tempo

a recuperare la tenda lasciata la set-

ad un sasso. Il giorno dopo saliamo

torna brutto e le previsioni non danno

timana prima piena d’acqua, prima di

lo zoccolo con le frontali e arriviamo

la minima speranza per i giorni suc-

dividerci.

alla base della torre Nord con le pri-

cessivi.

Ci ritroviamo quasi per caso alcuni

me luci. Appena posiamo lo zaino e

Finisce qui il mio giro, pochi giorni

giorni più tardi a Puerto Natales: io e

ci fermiamo ci rendiamo conto che fa

dopo prendo il volo per l’Italia mentre

Paolino per andare alle torri del Paine

un freddo inaspettato. La bottiglia di

Paolino torna a Chaltèn e sale l’Aguja

a prendere quello che sembra l’unico

acqua calda che abbiamo portato per

de la S nel gruppo del Fitz Roy. Teo e

giorno bello della stagione, Teo e Sil-

due ore nello zaino è completamente

Silvan un paio di settimane più tardi

congelata e se togliamo i guanti per

riescono ad aprire una nuova via sul

pochi secondi perdiamo sensibilità

Riso Patron in una breve finestra di

alle mani, impossibile scalare in que-

tempo buono.

36 Alpinismo e arrampicata

ste condizioni. L’unica cosa sensata è

Foto archivio Gruppo Ragni


NOTTURNA AL CIMONE

Gita con le ciaspole per i ragazzi dell’Alpinismo giovanile

di Alessia Losa

B

ip bip bip bip bip bip … Cosa sarà mai questo suono

continuo, che piano piano un

passo dopo l’altro intensifica sempre più il suo segnale? Per caso i ragazzi dell’Alpinismo giovanile stanno giocando ad acqua, acqua, fuoco, fuoco, fuochino, fuochino …

Si incomincia a salire

Stanno cercando qualcosa che è stato nascosto! Si stanno divertendo con il semplice gioco noto a tutti, dai più piccini ai più grandi? Ma vi è qualcosa di diverso,


Preparativi per la partenza. Foto di Samuele Sassi

Sulla via del ritorno. Foto di Samuele Sassi

una formula sonora che rende il gioco

mula, iniziata quest’anno a gennaio.

Questa escursione ha avuto la finalità

più moderno?

E’rivolta ai ragazzi che negli anni pas-

di fare comprendere ai giovani alpinisti

In realtà i ragazzi di AG non stanno

sati partecipavano al corso alpinistico

che la montagna anche in veste bian-

giocando, ma stanno simulando una

(noto come terzo corso, dai 14 ai 17

ca presenta diversi gradi di difficoltà e

precisa situazione che in montagna

anni), però da quest’anno non si chia-

quando si organizza una gita bisogna

si potrebbe manifestare durante una

ma più corso alpinistico, ma “Attività

valutare quale abbigliamento ed at-

gita invernale. E’avvenuta una valan-

over 14”. Questa particolare program-

trezzatura è necessario mettere nello

ga e stanno scandagliando la zona

mazione, con frequenza mensile, si

zaino e indossare.

coinvolta per cercare di salvare e tro-

articola in specifiche gite a tema e in

vare i compagni travolti. La ricerca è

ambiente, rese peculiari dalla stagione

facilitata e resa più celere dall’uso di

nella quale si svolgono.

Alla luce della frontale L’attività over 14 non si arresta e

tre strumenti indispensabili, che nello

Le due escursioni svolte in pie-

così nel primo sabato di primave-

zaino di ogni componente del grup-

no inverno, gennaio e febbraio, sono

ra si è svolta la terza gita ancora su

po devono essere presenti. Non uno,

state condotte su tracciati innevati. La

tracciato innevato. In questa uscita

o l’altro o l’altro ancora, ma tutti e tre

tematica della prima gita alpinistica è

due aspetti l’hanno diversificata dalle

devono esserci. Sono l’ARTVA: la ri-

stata: “Utilizzo di piccozza e rampo-

precedenti escursioni: una l’utilizzo di

cetrasmittente che trasmette e riceve

ni”. I ragazzi, partendo da Morterone

altra attrezzatura (artva, sonda, pala,

il segnale emettendo il suono quando

(1035 m), hanno raggiunto la cima

ciaspole e frontalino), necessaria in

si è nella zona del trovato, la sonda,

del Resegone (1860 m) impugnan-

una gita su neve, differente da quel-

cioè il bastone che entra in profondi-

do la piccozza e calzando i ramponi

la usata per raggiungere la cima del

tà nello spessore della neve, e la pala

ai piedi. In questa salita hanno potuto

Resegone (piccozza e ramponi); l’altra

fondamentale per scavare più velo-

conoscere e prendere confidenza con

l’orario della gita (partenza nel pome-

cemente così da estrarre la persona

questa particolare attrezzatura che

riggio e ritorno in notturna). Dopo la

sommersa.

non deve mai mancare nello zaino in

lezione sull’uso di artva, sonda e pala e

Sabato 24 marzo i ragazzi dell’Al-

gite condotte in condizioni ambien-

la simulazione di una valanga, i ragazzi

pinismo Giovanile si sono dati appun-

tali e stagionali ben precise. Nella se-

hanno indossato le ciaspole ai piedi e il

tamento alle 15.30 al piazzale di via

conda gita, sempre su neve, i ragazzi

Fiandra, davanti all’Ezio Galli, per par-

hanno percorso il paesaggistico ed

tire alla volta di una nuova avventura

ampio sentiero della costa del Paglio.

in ambiente montano.

Tracciato più semplice di quello salito

L’attività fa parte della nuova for-

per giungere alla cima del Resegone.

Alpinismo Giovanile

39


Qualcuno ha rinunciato alle ciaspole... Foto di Samuele Sassi

frontalino in testa.

Divertiti alzano un piede e poi l’altro,

accompagnatori con gli sci tolgono le

Alle 18, con l’ultima ora di luce del

inizialmente l’andatura è goffa e poco

pelli e giù per i bei pendii. I ragazzi

giorno, l’allegro gruppo si è messo in

agile, ma molto velocemente i ragazzi

con gli altri accompagnatori devono

marcia dalla base della pista di Paglio

comprendono il meccanismo dive-

affrontare il ripido pendio sempre con

(1358 m) alla volta della vetta del Ci-

nendo più sciolti. La parte iniziale del

le ciaspole ai piedi, devono cercare di

mone di Margno (1800 m) salendo

tracciato è pianeggiante, un cagnolino

mantenere il precario equilibrio un po’

dalla Val Marcia. Il dislivello che de-

entra a far parte del nostro gruppo e

per la pendenza, un po’ per la stan-

vono percorrere è poco meno di 500

non ci lascerà fino al termine dell’e-

chezza, ma anche per la fame. E’facile

metri, il tracciato è caratterizzato da

scursione. Ormai la giornata è al ter-

trovarsi con il sedere per terra.

un manto nevoso soffice, abbondante

mine, le luci del giorno sono sostituite

Tutto il gruppo, soddisfatto per la

e nel quale si affonda. In questa parti-

dall’oscurità della notte, si accendono

bella gita, si riunisce al Baretto dei

colare condizione i ramponi non sono

i frontalini e il tracciato diventa più ri-

piani delle Betulle e prosegue la sera-

necessari, ma è utile indossare ai piedi,

pido, si sale a zig zag giungendo in

ta gustando pizzocheri e spezzatino.

per facilitare il progredire della salita,

cresta dove si avvistano le luci della

Terminata la cena un ultimo sforzo per

le ciaspole o gli sci con le pelli di foca.

valle. La serata è nuvolosa raggiun-

tornare a Paglio e una volta rientrati a

Per la maggior parte dei ragazzi è la

giamo la vetta alle 19.30, un leggero

casa i ragazzi possono immergersi nei

prima volta camminare con le ciaspole.

nevischio crea una spettacolare at-

mondo dei sogni pensando alla gita

mosfera, ma non fa freddo. Tutti siamo

trascorsa.

40

Alpinismo Giovanile

contenti, sia i ragazzi sia gli accompa-

Dopo le escursioni invernali cosa ci

gnatori. Ora non ci resta che scendere

riserveranno quelle primaverili, estive

lungo le piste dei piani delle Betulle, gli

ed autunnali?


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DAL RESEGONE AL MONT MAUDIT

1966, Giullio Tavola sale la via Bonatti al Grand Capucin

Il ragno Giulio Tavola racconta le sue montagne


di Adriana Baruffini

G

iulio Tavola, classe 1936, socio del CAI Lecco dal 1956, membro del Gruppo Ragni dal 1959.

Lo incontro nella sua casa di Ca-

stello: sul tavolo alcuni appunti scritti a mano e una selezione di fotografie e di vecchie cartoline spedite da rifugi di alta montagna. Fra queste una, datata 6 luglio 1953, indirizzata a Battista Corti, Acquate, inviata dal rifugio Sciora con varie firme di alpinisti.

Vogliamo iniziare da questa cartolina che ci porta ad Acquate?


Fronte della cartolina spedita nel 1953 dal rifugio Sciora con Cengalo e Badile

Retro della stessa cartolina indirizzata a Battista Corti con varie firme di alpinisti

Acquate è il mio quartiere di ori-

ma con la sua simpatia e vitalità era

stato il passaggio alla Grignetta. Non

gine dove ho vissuto fino a 17 anni,

un riferimento importante per i gio-

avevo un compagno fisso. Ricordo di

quando la mia famiglia si è trasferita al

vani come me che incominciavano ad

essermi legato con Antonio Invernizzi

Caleotto. La mia casa era nella piaz-

essere attratti dalle montagne die-

(Pioppo), Giulio Milani, Renzo Batti-

zetta dove abitava anche Gigi Vitali e

tro casa, i Piani d’Erna e il Resegone.

ston, Dino Piazza, dei “vecchi”, Giu-

dove si trovava il bar gestito dalla mo-

Montagne alle quali peraltro mi ero già

seppe Spreafico (Pepetto) e vari altri.

glie di Ugo Tizzoni, prima noto come

avvicinato da bambino, negli anni duri

Nel ’56 le prime uscite al di là dei

bar della Ceca del Natal e successi-

della guerra e del primo dopoguerra,

confini di Lecco: Val Masino, Bonda-

vamente diventato bar Vitali quando

per dare il mio contributo alle neces-

sca, Dolomiti. Mi ero procurato una

la gestione passò a omonimi e forse

sità della famiglia facendo legna nei

Lambretta; si partiva in due, uno zaino

lontani parenti del Gigi Vitali. Il bar era

boschi scoscesi sotto Erna.

davanti e uno dietro per trasportare

punto di incontro di molta gente di

attrezzature e cibo, gli indumenti di

montagna. Gli alpinisti che andavano in

Quindi le tue prime arrampicate

ricambio allora non erano contemplati.

giro scrivevano delle cartoline al bar

hanno avuto come meta il Resegone?

Fra il ’56 e il ’57, prima di partire

dell’Ugo e lui si incaricava di mostrarle

E poi?

a tutti e di smistarle, così qualcuna è

per il servizio militare, che ho prestato

Sì, sulle bastionate del Resegone -

come alpino a Malles in Val Venosta,

Torre CAI, Torre Elisabetta - ho fatto

ho messo insieme un bel numero di

Ugo Tizzoni lavorava alla SAE ed

le mie prime arrampicate con Batti-

salite avendo spesso come compagni

era presente nel locale solo alla sera,

sta Corti, Renzo Battiston e altri fre-

Renzo Battiston e Pioppo. Con Renzo

quentatori del bar dell’Ugo, fra cui Pio

ho scalato lo spigolo Vinci al Cenga-

Aldeghi che era il meteorologo della

lo e lo spigolo Parravicini alla Cima di

compagnia e faceva le previsioni os-

Zocca in Valmasino. Lo spigolo Vinci

servando il sale: sale umido brutto

si accompagna a un ricordo doloroso.

tempo, sale asciutto, bel tempo. Poi c’è

Oltre a Renzo Battiston raggiunsero

arrivata anche a me.

44

L’intervista


Rally delle Tre Funivie 1966. Da sinistra Gianni Stefanoni, Dario Granata, Giulio Tavola

con me la vetta Walter Riva e Elvezio

Indimenticabili poi le ascensioni al

Dell’Oro che l’anno dopo moriranno

Disgrazia e al Bernina, e a questo pro-

sulla via Cassin alla Torre Trieste in

posito ho un aneddoto da raccontare.

Civetta; io stavo prestando il servizio

Era il 1956, con un amico decidem-

militare e questa fu la prima notizia

mo di fare un’escursione alla capanna

Nel ’59, finito il servizio militare di

che mia madre mi diede al rientro da

Marinelli con l’idea di fare poi un giro

leva, ho ripreso l’attività alpinistica su

una licenza.

verso la Marco e Rosa. Alla sera, du-

tutto l’arco alpino e sono diventato

Tra le ascensioni di quegli anni ri-

rante la cena, ci trovammo al tavolo

ragno. Con me sono stati ammessi al

cordo lo spigolo Nord e la Molteni-

con un ragazzo di Sondrio che, sapute

gruppo Antonio Invernizzi (Pioppo) e

Valsecchi al Badile, il Campanil Basso

le nostre intenzioni per il giorno dopo,

Casimiro Ferrari. Allora, dall’età di 12

nelle Dolomiti di Brenta per la via nor-

ci chiese di unirsi a noi magari per

anni, lavoravo alla SAE e avevo libera

male, tutte le vie della Grignetta. Del

salire insieme in vetta al Bernina. Ri-

solo la domenica, ogni tanto d’estate

Campanil Basso conservo ancora ge-

spondemmo di sì, ma non avevamo la

riuscivo a strappare anche il sabato,

losamente una cartolina-ricordo, con

corda; lui disse che l’avrebbe procurata

almeno il pomeriggio. Durante il mese

il timbro del rifugio Brentei. All’età di

parlando con il custode. Questi mise

di agosto avevo alcuni giorni di ferie

20 anni credo di essere stato il primo

a disposizione la corda, però in cam-

che sfruttavo per partecipare al cam-

ad accompagnare in Grignetta monsi-

bio ci chiese di portare una botticella

peggio dei Ragni in Dolomiti. Qualche

gnor Gandini, conosciuto tramite Bat-

di vino fino al rifugio. Ci accorgem-

volta mi sono invece aggregato al CAI

tista Corti. Un giorno l’avevo portato

mo dopo che la corda non era nelle

di Calolziocorte che campeggiava

sullo spigolo del Fungo, mettendolo

migliori condizioni, forse l’aveva usata

seriamente in difficoltà, non ce la fa-

per stendere la biancheria. Comunque

ceva più e ho dovuto tirarlo su con la

il vino arrivò al rifugio e noi in vetta

corda: quella volta ho rischiato di far

al Bernina.

bestemmiare anche un prete!

Rincontrai poi quel ragazzo durante

il servizio militare.

Arriviamo al 1959, anno in cui sei stato ammesso al Gruppo Ragni.

L’intervista

45


nella zona del Monte Bianco. Nel 1963, lasciata la SAE, ho incominciato a lavorare con mio padre che aveva una piccola azienda artigianale, un catenificio. Sarà questo il lavoro che svolgerò fino al 2004 quando sono andato in pensione.

Dal punto di vista del

tempo libero, il lavoro autonomo non fu però un vantaggio, c’erano debiti da pagare e bisognava lavorare sodo.

Gli anni Sessanta sono comunque stati importanti nella tua carriera alpinistica. Vogliamo ricordare le ascensioni più significative? Anche se il tempo a disposizione è stato purtroppo sempre molto limitato, le Alpi le ho girate tutte, dal Monviso al Grossglockner, salendo una cinquantina di cime oltre i 4000 metri nel Delfinato, Oberland Bernese, Vallese, Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino, Bernina, Valle Aurina, Alta Val Venosta, Stubaital e naturalmente Dolomiti. Mi limiterò a ricordare le scalate più interessanti, prima fra queste la via Bonatti al Grand Capucin, Monte Bianco, con Giuseppe Fumagalli “Camillo” e Mario Burini, entrambi splendidi compagni di cordata. Con Camillo, ragno e accademico, morto l’anno scorso, ho fatto molte scalate; era un alpinista fortissimo, con un grande senso dell’umorismo, sapeva essere allegro e divertente anche nei momenti di difficoltà, ma sempre misurato nei toni. Mario Burini, del CAI di Calolziocorte, anche lui accademico, anche lui molto forte, anche lui capace di scherzare e di alleggerire le situazioni difficili, ma in modo diverso da Camillo, parlava

In alto: 1957, in vetta al Cengalo con Walter Riva, a sinistra, e Elvezio Dell’Oro al centro. Foto scattata da Renzo Battiston Sotto: i vincitori del premio Confindustria 1967 a Roma. Da sinistra: Da Pozzo, Sironi, Angelino di Meda, un organizzatore, Barbaceto di Bolzano e Giulio Tavola


a voce alta, di solito in dialetto bergamasco, ed era incontenibile nella sua vivacità e spontaneità di linguaggio. Mi sembra ancora di sentire le sue benevole invettive nei confronti di una cordata di inglesi che avevano bivaccato in grotta insieme a una seconda cordata all’attacco del Capucin. Noi eravamo partiti dal rifugio Torino. Vedendoci arrivare, gli inglesi si mossero di corsa per essere davanti e trascurarono le necessarie funzioni fisiologiche. Dopo il primo tiro, uno di loro ebbe una necessità impellente e noi che stavamo sotto ne facemmo le spese. Mi sembra ancora di sentire il commento colorito e solo apparentemente iroso del Burini! Con gli stessi compagni feci un’altra scalata importante, la Ovest all’Aiguille Noire de Peutérey, Monte Bianco; fummo sorpresi dalla neve e costretti a un secondo imprevisto bivacco, mangiando un avanzo di prugne secche. Altre vie che ricordo come di grande soddisfazione sono la Carlesso alla Torre Trieste e la Ratti-Vitali alla Su Alto nel gruppo del Civetta, la Cassin e lo spigolo degli Scoiattoli alla Torre Ovest di Lavaredo.

La salita più bella, quella che ti ha dato più soddisfazione? Globalmente direi la Bonatti al Grand Capucin. Da un punto di vista atletico, lo Spigolo degli Scoiattoli alla Ovest di Lavaredo, perché richiede molta forza e una grande resistenza al senso del vuoto. Come arrampicata classica senz’altro la Nord-Est del Badile.

E la salita più emozionante?

In alto: Giulio nella sua casa al momento dell’intervista. Foto di A. Baruffini Sotto: 1967, sullo Spigolo degli Scoiattoli alle cime di Lavaredo


di pubblicazioni e informazioni su itinerari nuovi. Così potei sperimentare percorsi di scialpinismo su tutto l’arco alpino.

Hai già parlato della difficoltà di conciliare la passione per la montagna con il lavoro. E la famiglia? Mi sono sposato nel 1969 e, con l’arrivo di due figli, sono stato costretto a prendere una pausa. Appena normalizzata la situazione famigliare, grazie anche alla comprensione e alla pazienza di mia moglie Giusi, ho potuto però riprendere ad andare in montagna, privilegiando a questo punto le salite classiche di alta montagna, non specificamente di arrampicata, e lo scialpinismo.

Nella carriera di ogni alpinista ci sono delle rinunce dettate da difficoltà oggettive, da imprevisti, ma anche dal buon senso e dalla prudenza. Ne ricordi qualcuna che ti è costata più di altre? Ne ho presenti due. La prima e più importante, fu la salita al Grossglockner, la montagna più alta dell’Austria con i suoi 3800 metri. Ero con due compagni. A 50-70 metri dalla cima ci trovammo immersi in una nebbia umida e gelata e avremmo dovuto affron-

In Val Gerola nel 2013

tare una cresta sulla parete nord con

La Kuffner al Mont Maudit, aerea e

uno sciatore di ottimo livello.

un precipizio sottostante di 700-800

spaziosa, tutta in cresta con davanti lo

Ho incominciato a sciare alla fine

metri. Decidemmo di non rischiare e

spettacolo del Monte Bianco. Emozio-

degli anni ’50. Durante l’inverno qual-

di tornare indietro. Nella discesa fum-

ni di segno opposto me le ha date la

che sciata in pista e in primavera

mo sfiorati tutti e tre da una slavina e

salita alla Ovest dell’Aiguille Noire che

scialpinismo, com’era la consuetudine

facemmo appena in tempo a spostarci,

si svolge invece in un ambiente cupo

di allora. Per lo scialpinismo si recupe-

a conferma delle condizioni proibitive

e severo.

ravano vecchi sci da pista e si cercava

della montagna. La decisione di non

di modificare gli attacchi; gli scarpo-

andare in vetta fu però difficile da

ni erano quelli usati per la discesa.

prendere, perché mancava veramente

Gli itinerari erano sempre gli stessi:

poco e oltre tutto, per arrivare all’at-

Valsassina, qualche volta Engadina o

tacco, avevamo dovuto affrontare un

Valtellina. Solo verso gli anni Settanta

viaggio in auto di 550 Km.

Oltre che alpinista, sei stato anche

48

L’intervista

cominciarono a migliorare i materia-

Un’altra rinuncia che “mi è rima-

li e le attrezzature e si poté disporre

sta sul gozzo” è la discesa con gli sci


dal Monte Bianco per la parete nord, nel giugno del 1985. Eravamo saliti in quattro, con condizioni di neve ideali, fino alla Capanna Vallot, 4362 metri di quota; all’arrivo incominciavamo a sentire la stanchezza. Il più giovane, Carlo Ferrari (18-19 anni) decise di proseguire comunque verso la vetta con gli sci, mentre io e gli altri due compagni tememmo di non farcela e raggiungemmo la cima a piedi, precludendoci così l’opportunità di una magnifica discesa con gli sci dalla parete nord. Magari sarebbe bastato riposare un po’ per riprendere le forze e affrontare l’ultima fatica, invece prevalsero il buon senso e l’esperienza a ricordarci che nello scialpinismo è buona norma non arrivare mai in cima troppo stanchi perché alle volte la discesa con neve brutta può essere più faticosa della salita. Purtroppo l’occasione per quell’avventura non mi si è mai più presentata.

Dopo l’ammissione al Gruppo Ragni hai avuto qualche altro riconoscimento per la tua carriera alpinistica? Negli anni Sessanta-Settanta la Confindustria bandiva annualmente un concorso per giovani lavoratori praticanti attività sportive fra cui l’alpinismo. Io partecipai nel 1967 e fui premiato con altri quattro alpinisti italiani

1967, Aiguille Noire de Peutérey, Giulio, a sinistra, è con Mario Burini

per l’attività svolta. Il premio consisteva

Negli anni Sessanta-Settanta ho

acciacchi incominciano a farsi sentire,

in un viaggio a Roma con permanenza

dato il mio contributo alle attività di

le ginocchia reclamano e, come si suol

di tre giorni nel corso dei quali visi-

soccorso in montagna e alla condu-

dire, “si tira il freno a mano”.

tammo il Campidoglio, fummo ricevuti

zione della Scuola nazionale di Alpini-

in udienza privata da papa Monti-

smo “Ragni della Grignetta”.

ni, e partecipammo alla cerimonia di

In anni più recenti, nella fase di av-

premiazione nella sede della Confin-

vio della palestra di arrampicata di via

dustria dove ci fu consegnato un si-

Carlo Mauri guidata da Dario Cecchini,

gnificativo premio in denaro (100mila

mi sono reso disponibile per turni di

lire che all’epoca equivalevano a una

presenza e vendita biglietti.

Non vado più fisicamente in montagna ma coltivo dei ricordi bellissimi che mi sono di conforto e che mi fa piacere raccontare. Foto archivio Giulio Tavola

settimana di lavoro).

Attualmente frequenti ancora la Attività svolte a favore del Gruppo Ragni o della sezione CAI di Lecco?

montagna? Purtroppo con l’avanzare dell’età gli

L’intervista

49


UN MIRACOLO AL GIORNO

La mia ombra nel golfo di Policastro

Storia di una “gita” in bicicletta da Catania a Capo Nord /1


di Stefania Valsecchi (Steppo)

A

rriva l’estate 2018: che? mi

nord del nostro caro vecchio conti-

Monte Bianco, passando su quella del

faccio trovare impreparata?

nente. Bello no? Profluvio di natura,

Gran Sasso per toccare infine la cima

Ma no certo!

vichinghi e vichinghesse qua e là, tut-

all’Etna. Discesa in picchiata a Catania

Prontissima e gasata più della Peroni,

ti biondi e coi denti bianchi, alito allo

dove l’avventura ha avuto il suo lieto

stavolta si parte con la bici da strada e

nxilitolo, aria più fresca delle Mentos,

coronamento.

non con la mtb come di solito. Scelta

tutto pulito, nitido lassù, dove in que-

Si, e quindi? Cosa c’entra con Capo-

tattica dovuta al fatto che la meta di

sto periodo estivo le giornate perdu-

Nord? Ma come?! Riparto da dove ho

quest’anno è ... Capo Nord.

rano quasi senza limiti: che “gasatura”

interrotto, riprendo il racconto, voglio

andarci in bici!

continuare la narrazione, anzi devo:

Si, deciso, si va su; diretti all’estremo

Ottimo, ottimo si: bella scelta. E il punto di partenza? Lecco?

è quasi un imperativo morale. E una volta che una bella idea fa ciao-ciao

Mmm no, no direi. Lecco no, mi

al mio cervellino, vi si accomoda, inizia

sembrerebbe un po’ - come dire -

ad arredarlo, lo abita e diventa proprio

abusato. Partire da casa per andare a

un radioso imperativo categorico che

Capo Nord è scontato. Mi serve qual-

necessita di esser tradotto in espe-

cosa di più significativamente bello,

rienza di gioia e vitalità. Catania sarà il

che abbia un’originalità, più personalità,

bel punto di partenza.

che sia più sostanzioso, più corposo. Ah ecco, si, si, ci sono, ci sono!

No, ma che bello raga! Catania-Capo Nord: l’Europa, tutta, da giù a su;

Dunque: l’anno scorso ho attraver-

estremo giù, estremo su; un’unica pe-

sato l’Italia partendo dalla vetta del

dalata. E che la “C” di Catania divenga la “C” di Capo-Nod. Ma si può fare? mi chiedono. Eh, qual è il problema? Parto e vedo. Se arrivo su, posso farlo, semplice. Se non ci arrivo, almeno ci ho provato. Tanto siamo certi di “fallire” il 100 per cento delle volte che neanche proviamo; se invece proviamo, possiamo anche ottenere il successo: categoria della possibilità sempre aperta. Cartine Come ogni anno impegno oregiorni-settimane-mesi,

ma

anche

decimi di vista, sulle mappe geografiche; chiedo informazioni riguardo i percorsi, cerco chiarimenti, faccio domande, provo ad erudirmi, ma come al solito non mi resta in mente granché della pura teoria. Anzi, rende le cose un po’ più nebulose: devo partire e poi la matassa si dipanerà da sola; tanto


La traccia del mio percorso

come dice il buon caro amico Varni:

Maria. Ahah: bellissimo no? Partenza

commossi assai. La pedalata va molto

non ci sono strade giuste o sbagliate,

in totale sicurezza: la Sacra Famiglia

oltre, lungo la zona di Palmi e la Pia-

ci sono solo strade diverse.

veglia sulla mia pedalata. Ottimo, anzi

na di Gioia Tauro. Ad una trentina di

”ottimissimo”, auspicio che si rivelerà

km prima dell’arrivo, che sarà a Vibo

davvero vincente.

Valentia, ci raggiunge anche Domenica

Una settimana prima della partenza pubblico in facebook le foto del lecchesissimo “Assalto al Resegone” e

Davanti Giuseppe mi taglia il vento

Mazzeo, mentre una quindicina di km

un certo Giuseppe Pino La Rocca mi

della costa siciliana, io in mezzo, Maria

prima dell’arrivo mi abbandonano... le

risponde:”Belli i tuoi posti, ma vieni da

non mi perde di vista alle spalle e in

gambe. Oramai son 190 km che sono

me che ti faccio vedere il Paradiso”.

un amen (qui è proprio il caso di dir-

in sella e ho fatto 2300 m di dislivello

lo) percorriamo i primi 105 km fino a

(perché il sud è piatto, le montagne le

Messina. Granita siciliana con brioche

abbiamo solo noi al nord) con il mio

“Ottimo Giuseppe Pino La Rocca:

di rito, li saluto e monto sul traghet-

piccolo carico di 4 kg che mi deve

lunedì prossimo son lì. Vai in bici per

to che mi porta a Villa San Giovanni,

servire fino a Capo Nord; le mie gam-

caso?”

Calabria.

be non ne vogliono più sapere: prima

“Di dove sei?” chiedo io. “Catania” risponde lui.

“Altroché: faccio gare”. “Ma va dai,

Precisi meglio che orologi svizzeri

si piombano diventando pesanti più

che storia: mi accompagni da Catania

mi attendono allo sbarco Enzo Diaco,

della ghisa; poi si smollano riducen-

a Messina in bici?”.

che già lo scorso anno pedalò con me

dosi in budini tremolanti. Come faccio

Detto fatto: lunedì 17 luglio alle 7

nella sua bella regione, Saro di Renzo

ad arrivare a Vibo? Renato estrae dal-

della mattina, fuori dalla porta del B&B

e Renato Daniele, due atleti-ciclisti di

lo zaino sostanze stupefacenti e si-

catanese dove ho dormito, mi si pale-

cui sono amica in facebook.

curamente dopanti: pane fatto in casa

sa Giuseppe e mi presenta la giovane

Evviva, baci e abbracci, ciao in carne

bello spesso, croccante fuori, morbido

ed ossa anziché i soliti “pollicini su” di

dentro, imbottito di vera e “corpu-

Ma no, mi prendete in giro? Giusep-

facebook e partiamo in allegria lun-

lenta” soppressata calabrese. Ma cosa

pe e Maria davvero? Si, Giuseppe e

go la costa per poi salire ai 600 m

vuoi di più dalla vita? E ricaricata non

del Colle di Sant’Elia dove, lo ricordo

solo dal buon cibo, ma pure da tutte

come fosse ora, l’estate precedente in

le battute dei miei soci, arrivo a Vibo.

moglie, pedalatrice pure lei: Maria.

52

Escursionismo

senso di marcia opposto mi appar-

Mentre Saro e Renato tornano alla

ve la Sicilia come un miraggio e mi

loro quotidianità, l’indomani resta con


me Enzo col quale passiamo tutta la Calabria in cui il blu del mare è un tutt’uno col blu “oltremare” del cielo, le rocce degli scogli spiccano, i silenziosi porti incantano, i paesini abbarbicati chiamano foto ed approdiamo in Campania dove tanti altri amici mi attendono via via. Giuseppe Corghi simpatico giovanotto di Merano, conosciuto sempre l’anno precedente mentre pedalava nel Golfo di Policastro durante le sue ferie, ora me lo ritrovo qui in ferie, praticamente nello stesso punto. Ma che bellissimo, no?

Studio serale delle mappe per scegliere i percorsi migliori

Poi Angelo, Francesco, Antonio, Costabile, Adrian, Attilio, Antonietta, Al-

grande storia giungo nel cuore del

c’è solo una serie di sconfinate pianu-

fonso, Guglielmo, Giuseppe, Conny.

Vaticano: Piazza San Pietro, smaglian-

re dove il “piattume” si chiama: Sette

Dopo tre giorni che pedala con me,

te, imponente, bella. Ma Papa France-

Colli di Roma, Monte Fiascone, Monte

Enzo il Cavalier Pedalante, mi saluta e

sco scrive encicliche, non va in biciclo,

Pulciano, Montalcino... il nome “Colli”

torna a casa nella certezza recipro-

peccato e procedo.

ed il prefisso “Monte” mi suggeriscono

ca che la nostra amicizia durerà per

Avanzando nella gioiosa pedalata,

qualcosa che... mmmhhh non so: po-

sempre-semprissimo e se uno dei

tutti a dirmi che tra Lazio e Toscana

tete aiutarmi? L’esito certo è che la

due avrà bisogno, l’altro si proietterà in suo aiuto da un capo all’altro dell’Italia. Più avanti mi attendono Nino, Lorenzo, Alberto, Ivana, Valentina, Gianluigi, Simone e spesso mi ritrovo ospite a casa di qualcuno di loro. Mi fanno fare stradicciole interne, contromano, con movimentati cubetti di porfido che mi viene la “tarantolite” alle mani e poi l’Appia Antica su lastroni marmorei e lucidi dove immagini gli antichi romani marciare a passo sicuro e vincente; la Domitiana, la Flacca, la Flaminia, la Cassia, l’Aurelia, sulle quali, tra un rimbalzo e l’altro, devo scendere dalla bici, ma scivolo anche a piedi date le scarpette con gli attacchi di acciaio sotto. Ovunque, lungo la nostra penisola, respiri storia di Impero, sbalordendoti ad ogni incontro di antiche mura, palazzi, terme, ponti, archi, cattedrali... aoh ‘sso fforti ‘sti romani! E così, tra la “nutriente” compagnia degli amici e la bellezza della nostra

44° parallelo ancora in Italia, Emilia Romagna


Con gli amici calabresi pane e pittanchiusa

sera sul mio altimetro non ci sono mai

ti fino al 25 per cento di pendenza.

dormire a casa sua con l’accogliente

meno di 1900-2000 m di dislivello!

Non capisco perché ciclisticamente si

moglie Marisa. L’amica Marina ci rag-

Ma si dai, tutto ok, l’importante è non

nominano sempre Mortirolo, Stelvio,

giunge per il caffè: tutti amici incon-

farsi male, no?

Zoncolan come fossero scale sante. Io

trati in bici negli anni precedenti. Da

li ho fatti più volte, dai vari versanti:

lì procedo decisa verso il Valico del

ma ‘sto Passo degli Acquiputoli… così

Brennero dove ero convinta di in-

Comincio ad abbandonare la co-

impennato, così rampa di lancio che

contrare un sacco di ciclo-viaggiatori

sta per spostarmi verso est oltre che

ti fionda dritto al di là delle Fasce di

che andassero nella mia direzione, il

verso nord così passo Firenze e Siena,

Van Allen. Per qualche km son dovu-

nord, invece incontro “sciami” di ci-

meravigliose ovviamente per poi sca-

ta scendere dalla bici (coi pacchi che

clisti cicciottoni che viaggiano in di-

valcare gli Appennini credo nel punto

porto non son rose e fiori) e mentre la

rezione opposta: grupponi davvero

peggiore che avessi mai potuto sce-

spingevo, era talmente pendente, che i

numerosissimi di Damen, Herren und

gliere: Passo degli Acquiputoli. Cus’è?

talloni mi guizzavano fuori dalle scar-

viele Kindern, austriaci e tedeschi con

Passo degli Acquiputoli. Neanche chi

pette. Senza contare le scivolate.

biciclone gigantesche che sembrano

Amici di bici

ci abita sa che si chiama così, ma lui

Nella ridente Romagna ritrovo la

quelle dei Flinstone, bimbi compresi.

c’è e si eleva a circa 1300 m con una

risata fragrante e contagiosa di Rina,

Assomigliano - non vorrei sembrare

strada lunga 4 km, quindi con pun-

Giuliano e Stefano conosciuti in bici

irriverente - ma assomigliano a Shrek

nell’Himalaya Indiano e procedendo

e Fiona. Non perché siano verdi, ovvio,

sotto un rinfrescante temporale arri-

ma perché son tutti davvero enormi,

vo all’Arena di Verona dove mi recu-

grossi, grandi, corpulentoni, anche i

pera Andrea per portarmi a cena e a

bambini. Tutti con le loro borsone pe-

54

Escursionismo


L’arrivo gioioso in Piazza San Pietro dopo 5 giorni di pedalata

santi attaccate alle bici che se anche

una vite del portapacchi anteriore che

porto avanti prima che arrivi il brutto e

perdono l’equilibrio non possono ca-

sballonzola un po’: tutto ok raga, tran-

siccome tutti gli amici lecchesi erano

dere: restano appoggiati alle borsone

qui, per una che parte per attraversare

“scioltissimi” nel dirmi: ”Vai tranqui Ste

e rimangono lì obliqui. Beh, ognuno

l’Europa intera, questo è veramente il

che dopo il Brennero è tutta pianura”,

viaggia come gli pare.

minimo che possa capitare.

ovviamente la strada fuori Innsbruk

La salita ai 1372 m del Brennero è

Innsbruk sotto la pioggia fitta e un

per Seefeld è un trampolino di salto

abbastanza tostina; giungo in cima

gran nebbione tipo autunnale e dav-

con gli sci al contrario che anche qui

sotto pioggia e vento, ma mi fermo

vero bruttarella, ma l’indomani splen-

mi tocca scendere dalla bici: un hip hip

per un autoscatto in cui saluto tutte la

de il sole e ha tutto un altro aspetto.

hurrà per le allegre pianure in salita!

mie famiglie italiane: gli amici di ogni

Tuttavia le previsioni del tempo sono

regione che ho toccato che con me

“pessimissime”:

hanno pedalato o mi hanno ospitato

primo pomeriggio per la quale sono

in casa.

state allertati Vigili del Fuoco e altre

perturbazione

dal

Assai peggio della salita è la disce-

forze simili alla nostra Protezione Ci-

sa perché mi prende un acquazzone,

vile; radio e televisioni annunciano ri-

un poco di grandine, raffiche di vento

petutamente di non viaggiare vicino ai

“frustevoli” e mi surgelo quel tantino

fiumi per pericolo di repentine eson-

che ti fa desiderare doccia calda e

dazioni. Ecco, appunto, esattamente

fuoco del camino in piena estate; in

le mie strade, quelle ciclabili. Ok, non

più mi è venuto un gran bruciore sopra

pensiamo al peggio, gambe in moto

il ginocchio destro ed infine ho perso

circolare dalle 5 del mattino così mi

Foto di Stefania Valsecchi (1. continua)

Escursionismo

55


CAMMINARE IN COMPAGNIA

Il programma delle gite sociali 2018 di Giuseppe Ferrario, Giuliano Mantovani e Domenico Pullano La nostra società ha subito e subisce trasformazioni sempre più veloci e profonde, pertanto la “Commissione Gite Sociali” cerca di venire incontro anche alle nuove esigenze. Quello che non potrà mai cambiare è la passione per la natura che ci accomuna da sempre. Continueremo a girovagare tra le montagne mossi dalla consapevolezza del fare fatica volontariamente e solo per divertimento. Il programma 2018 è un insieme di proposte per tutti. Durante l’anno potremmo inserire nuovi eventi proposti dai nostri soci. V’invitiamo, insieme con tutti quelli che hanno collaborato alla stesura del programma 2018, a partecipare alle iniziative e a coinvolgere i vostri amici, amanti della natura e della montagna. Inoltre le escursioni sono tre volte benefiche per la salute: dal punto di vista fisico, psichico e sociale. Sono adatte a tutti, perché lo sforzo può essere adeguato alle capacità individuali. Inoltre, migliorano la condizione fisica e la muscolatura, oltre a liberare la mente. Esperire la natura e muoversi all’aria aperta aiutano a “staccare la spina”. Si secernono ormoni che riducono lo stress e la maggiore irrorazione sanguigna migliora anche la capacità di concentrazione; l’esperienza comune e lo stare insieme si riper-

56

Escursionismo

cuotono positivamente sul benessere

voli in determinate circostanze. E mai

psicofisico. In breve: l’escursionismo

lasciarsi indurre a percorrere passaggi

combina l’attività fisica con il piacere

che superano le nostre capacità fisi-

ed è pertanto uno sport ideale per la

che e mentali. Per quanto possibile, in

salute.

montagna non si dovrebbe mai andare

Una gita in montagna, quindi, do-

da soli, ma insieme a compagni spe-

vrebbe rappresentare essenzialmente

rimentati o unirsi a un gruppo. Prima

un piacere. E’perciò importante valu-

di uscire sul terreno, studiare metico-

tare realisticamente le proprie capaci-

losamente la carta e la guida, prendere

tà, condizione fisica, forza, sicurezza,

familiarità con l’ambiente.

assenza di vertigini, condizioni psichiche, capacità di orientamento. Chi

Gli itinerari presenti nel Programma

non avesse familiarità con la valuta-

2018 richiedono un buon equipaggia-

zione delle difficoltà citate dovrebbe

mento escursionistico, ma in generale

affrontare con cautela gli itinerari più

non è richiesta attrezzatura alpinistica.

difficili. E’meglio iniziare la stagio-

Le eventuali eccezioni sono sempre

ne con escursioni brevi e allungarle

indicate. Sono per contro indispen-

progressivamente. Ed è utile parti-

sabili degli scarponi da montagna o

re di mattina il più presto possibile, in

da trekking affidabili e collaudati, con

modo da avere sempre una riserva di

una suola di buona presa. L’abbiglia-

tempo sufficiente per le pause. E’im-

mento deve essere di tipo resisten-

portante disporre in ogni momento di

te all’usura e dovrà comprendere una

riserve mentali e fisiche così da essere

buona protezione contro il vento e

in grado di accelerare la marcia, se la

pioggia, un maglione caldo tipo “pile”,

situazione lo richiede (cattivo tempo,

guanti e berretto: anche d’estate, ad

emergenza…). Se le proprie capacità

esempio in seguito a un temporale, la

non bastano più per percorrere con

temperatura può abbassarsi in modo

la necessaria sicurezza un itinera-

sensibile. I colori forti e sgargianti dei

rio, o se si è in dubbio circa la via da

capi d’abbigliamento da montagna

seguire, meglio fare dietro-front. In

non sono soltanto un capriccio della

caso d’incertezza, la prudenza impo-

moda, ma sono individuati meglio dai

ne di tornare lungo la via conosciuta,

soccorritori e dai cacciatori. I bastoni

piuttosto che proseguire verso l’igno-

telescopici risparmiano le articolazio-

to. Mai prendere presunte scorciato-

ni e aiutano l’equilibrio. Su brevi tratti,

ie sconosciute, ma rimanere sempre

consentono di incidere degli scalini

sulla via indicata. Nel dubbio chiede-

nella neve dura, ma non permettono di

re informazioni ad altri escursionisti,

arrestare una caduta. Non dimenticare

alle persone del luogo o ai guardia-

occhiali da sole e cappello. In caso di

ni, senza però affidarsi ciecamente a

emergenza, si rivelano utili anche una

queste indicazioni. Anche delle tracce

piccola farmacia e una torcia elettrica,

nella neve possono essere inganne-

eventualmente frontale.


Si ricorda che: La frequentazione dell’ambiente montano e/o naturale è per se stessa potenzialmente pericolosa. I rischi che ne derivano, di natura oggettiva e/o soggettiva quali a solo titolo di esempio, la caduta di massi, alberi e/o fulmini, frane, il mutamento delle condizioni metereologiche, le condizioni psico fisiche personali, le cadute o le scivolate involontarie, la presenza di malattie e/o patologie anche non manifeste, non sono completamente eliminabili; neppure con una corretta condotta dei partecipanti e/o degli organizzatori. Ogni iscritto alle singole iniziative e/o escursioni è tenuto prima dell’iscrizione e dell’effettiva partecipazione a una completa e corretta autovalutazione in merito al percorso, alla quota prevista, alle difficoltà tecniche e fisiche nonché alle attrezzature e all’abbigliamento necessari. Coloro che intendono partecipare, sulla base della preparazione fisica e tecnica e degli eventuali chiarimenti avuti, decideranno di aderire e di iscriversi o no all’escursione. I dislivelli riportati nel programma si riferiscono alla salita e discesa e sono calcolati in conformità a rilevazioni cartografiche; quindi una volta sul terreno, è possibile imbattersi anche in variazioni sensibili. Le ore di cammino sono calcolate senza tener conto delle soste; i tempi di percorrenza e le difficoltà dichiarate nel programma devono intendersi come indicativi; gli itinerari descritti potranno essere modificati sul momento in relazione alle condizioni metereologiche.

Difficoltà escursionistiche previste nel presente programma: T-PERCORSO TURISTICO, itinerari che si svolgono su sentiero, stradine, mulattiere, a quote medio basse, che non pongono problemi di orientamento. Si richiede un minimo di allenamento alla camminata. E-PERCORSO ESCURSIONISTICO, itinerari con percorsi di solito segnati, in terreno vario, con dislivelli e tempi che possono essere anche di notevole impegno. Richiesto un certo senso di orientamento e conoscenza del terreno montano. Allenamento alla camminata ed equipaggiamento adeguato. EE-PERCORSO PER ESCURSIONISTI ESPERTI itinerari con tratti anche senza sentiero che possono comportare passaggi attrezzati o comunque difficili, con lunghezza e dislivello anche notevoli, che implicano capacità di muoversi su terreni particolari. Necessitano esperienza di montagna, equipaggiamento, attrezzatura e preparazione fisica adeguata.

La montagna ha le sue leggi. Siamo

spetto all’orario prestabilito qualunque

talmente o parzialmente; ha la facoltà

noi a doverci adeguare a essa, e non

sia il numero dei partecipanti presenti.

di escludere da determinati itinerari

viceversa.

PER TUTTE LE ECURSIONI IL PRAN-

persone non adeguatamente dotate di

ZO E’ AL SACCO, salvo diversa co-

preparazione fisica oppure sprovviste

La maggior parte delle escursioni è

municazione all’atto dell’escursione. Il

di attrezzatura tecnica, di decidere le

organizzata, tenendo conto dello spi-

programma di ogni escursione con

soste durante il percorso di trasferi-

rito di condivisione associativa del CAI

i relativi orari è esposto in sede, ri-

mento. I capi gita saranno indicati nel

e della comodità logistica, con l’utilizzo

portato sul Bollettino Sezionale, sul

programma delle singole gite.

dell’autobus, con partenza dal Piazza-

sito internet della Sezione, in bache-

Con l’iscrizione i partecipanti s’im-

le Eurospin - Ezio Galli tra via Caduti

ca di Piazza Garibaldi. Nel programma

pegnano ad accettare le disposizioni

Lecchesi a Fossoli e via Besonda Infe-

sono indicate le difficoltà tecniche e

che saranno di volta in volta indicate

riore. Alle escursioni possono parteci-

l’attrezzatura necessaria per la parte-

dai capi gita e in particolare ad ade-

pare anche NON SOCI, previa comu-

cipazione all’escursione; chiarimenti

guarsi a tutte le esigenze che una gita

nicazione dei propri dati anagrafici, ai

possono essere chiesti ai membri del

collettiva comporta.

fini della copertura assicurativa, entro

direttivo del Gruppo Gite Sociali e ai

il venerdì precedente l’effettuazione

responsabili di ogni singola gita. Ogni

della gita. Il ritrovo per la partenza

escursione è condotta da uno o più

avviene con qualsiasi tempo, salvo

responsabili che rappresentano la Se-

comunicazione contraria agli iscritti.

zione nel corso dell’escursione stessa.

I trasferimenti saranno iniziati con un

Il responsabile ha la facoltà di variare,

ritardo massimo di quindici minuti ri-

sopprimere o sostituire gli itinerari to-

Escursionismo

57


PROGRAMMA USC I TE 20 18 Per informazioni e iscrizioni contattare Beppe Ferrario tel 333 2915604/giuseppe.ferrario@virgilio.it - Domenico Pullano tel 333 8146697/giuseppe.ferrario@virgilio.it

DOMENICA 25 MARZO SANTUARIO “MADONNA DELLA CORONA” – MONTE BALDO – LAGO DI GARDA Lo storico “Sentiero dei Pellegrini” che dal fondo della Val d’Adige, in località Brentino, sale al Santuario, è uno degli itinerari più belli e frequentati del veronese, sia per gli aspetti paesaggistici che per le valenze culturali. Punto di partenza e arrivo Brentino 180 m; quota massima raggiunta Spiazzi 820 m. Dislivello in salita/discesa 640 m. Difficoltà T/E – Attrezzatura da escursionismo, utili i bastoncini. Ore di cammino effettive: 4,30 – Partenza da Lecco h 6,30.

DOMENICA 22 APRILE ALBENGA – ALASSIO – ALBENGA, LIGURIA DI PONENTE Balconata sul mare tra storia e natura, raccordo fra le antiche strutture alberghiere e il moderno turismo di Alassio. Il percorso offre uno splendido panorama sul mare, oltre alla possibilità di osservare dei monumenti romani. I giardini di Santa Croce consentono di godere, affacciati sul Golfo di Alassio, di un ampio panorama che spazia dall’Isola Gallinara a Capo Mele. Partenza da Lecco h 6. Ore di cammino effettive 5, con un percorso ad anello. Dislivello 500 m – Difficoltà: E – Attrezzatura da escursionismo.

DOMENICA 20 MAGGIO DAL PASSO DELLA CISA A PONTREMOLI Entriamo in Toscana e inizia la Lunigiana, una valle solcata dal fiume Magra. Si scende dai 1030 m del Passo della Cisa sino al fondovalle. Percorso bellissimo per i panorami che si godono, tracciato vario, quasi tutto in un bosco di faggi e poi castagni, caratteristici i borghi attraversati, stupendi gli antichi ponti in pietra che s’incontrano. Il percorso è in prevalenza sentiero o mulattiera, interamente segnalato. Partenza da Lecco h 6. Ore di cammino effettive 6. Dislivello in salita 563 m, in discesa 1294 m - Difficoltà E – Abbigliamento da escursionismo, bastoncini e buone scarpe da trekking.

DOMENICA 10 GIUGNO MEZZOLDO – MADONNA DELLA NEVE – RIFUGIO BALICCO – PASSO SAN MARCO – MEZZOLDO Il Passo San Marco, 1992 m si trova tra la val Brembana e la Valtellina, offre un’eccezionale vista sulle Alpi Retiche, le Orobie e le valli circostanti. Muovendosi in questo territorio è possibile incontrare i molteplici alpeggiatori presenti e i loro rinomati prodotti come il formaggio “Bitto” e “Casera”. Partenza da Lecco h 7. Ore di cammino effettive 5, con percorso ad anello. Dislivello 650 m – Difficoltà E – Attrezzatura: scarponcini da escursionismo, zaino con bevande!

DOMENICA 17 GIUGNO 2018 RADUNO SEZIONALE AI PIANI DI BOBBIO PRESSO RIFUGIO “LECCO” In occasione di questo importante evento sezionale la Commissione propone il classico e panoramico percorso della Valle dei Mughi che collega i Piani di Artavaggio a quelli di Bobbio. Il sentiero attraversa ambienti vari e spettacolari, dominati da svettanti torrioni, grandi pareti verticali, canaloni selvaggi e disseminati d’interessanti microcosmi geologici e botanici. In vari tratti questo classico percorso offre una sensazione di natura incontaminata che lo rende davvero unico. Partenza da Artavaggio, accessibile in funivia da Moggio, Rifugio Cazzaniga, Bocchetta dei Mugoff, Piani di Bobbio, rifugio Lecco. Segnavia 101, difficoltà E, brevi tratti EE. Rientro a Moggio dalla Bocchetta della Pesciola. Dislivello 600 m circa, altezza massima 2020 m. Tempo di percorrenza ore 3,30 da Artavaggio al rifugio Lecco; ore 1,30 per la discesa dal rifugio Lecco a Moggio. Attrezzatura: scarponcini e bastoni da trekking.

DOMENICA 24 GIUGNO 2018 LAGHI D’ORSIRORA, SVIZZERA Bella escursione organizzata dal CAI Lecco in collaborazione con la SEL che si svolge ad anello tra i laghetti alpini intorno alla zona del Passo del Gottardo. Verdi pascoli, acque limpide, stupende fioriture in ambiente alpino tra blocchi granitici di rocce lisciate dai ghiacciai. Il Passo del Gottardo è la trasversale alpina nord – sud più importante della Svizzera. Partenza da Lecco h 6 – Inizio escursione al Passo Gottardo m 2078 – Quota minima 2003 m quota massima 2529 m. Dislivello di 700 m in salita e in discesa - Difficoltà E - Lunghezza percorso 12 chilometri. Tempo di percorrenza: 5/6 ore. Attrezzatura: scarponi, mantella, bastoncini.

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Escursionismo

DOMENICA 1 LUGLIO 2018 ASSALTO AL RESEGONE – S.E.L. LECCO Tradizionale “Assalto al Resegone”, storico avvenimento da sempre organizzato alla perfezione dalla S.E.L. Partenza da diverse località: Versasio, Piani d’Erna,


Forcella di Olino, Morterone, Brumano... Arrivo al rifugio Azzoni, 1860 m, e alla vicina Punta Cermenati, sotto la grande croce di vetta, 1875 m. Difficoltà: E, EE.

DOMENICA 8 LUGLIO 2018 VALLE D’AOSTA – VAL D’AYAS – CHAMPOLUC 1658 m – COLLE DE PALASINAZ 2676 m – RIFUGIO ARP 2431 m – ESTOUL 1879 m Il Colle Palasinaz separa l’ampia Valle dei laghi Palasinaz a sud dal vallone di Mascognaz, a nord. Il Colle è un valico antico e importante per molte escursioni in Val d’Ayas. Caratteristica la diversità di paesaggio fra i due versanti, dolce e aperto con ampi pascoli quello di Brusson, più aspro e selvaggio quello di Champoluc. Da Champoluc si raggiunge il Colle risalendo il piacevole vallone di Mascognaz, tra i suoi boschi e i molteplici alpeggi: Vieille m 1933, Chavannes 2011 m, Pra Sec 2162 m e Palud o Palù 2277 m. Partenza da Lecco ore 6 – Tempo di percorrenza 5,30 ore - Difficoltà E - Attrezzatura: scarponi, bastoncini, abbigliamento di media montagna.

DOMENICA 29 LUGLIO 2018 TREKKING IN SVIZZERA CANTONE DI URI – LAGO DI GOSCHENERALPSEE 1972 m – RIFUGIO DAMMAHUTTE SAC Si parte dalla diga del lago e subito un panorama incantevole si svela seguendo il bel sentiero che sale verso la Chelenalp Hutte e si prosegue costeggiando il lago fino alla fine con sempre davanti agli occhi le bellissime catene dei ghiacciai del Tiefenstock e Dammastock. Il sentiero si abbassa fino al livello del lago e poi si addentra nella Chelenalptal con scarsa pendenza per poi verso la testata della valle innalzarsi sulla destra e salire un costone con notevoli punti panoramici sul ghiacciaio Chelengletscher che chiude la testata della valle. Ambiente alpino stupendo! E’ circondato da alte vette e ghiacciai, pieno di ruscelli, fiori e piccoli nevai. Si ritorna verso la diga dal lato opposto risalendo la costa su un sentiero che con vari saliscendi riporta al punto di partenza. Partenza da Lecco ore 6 – Quota di partenza circa 1750 m. Altitudine massima 2439 m – Dislivello 689 m – Tempo di percorrenza 4,30 ore - Difficoltà: E – Attrezzatura: abbigliamento da escursione in quota, bastoncini e buoni scarponi da trekking. Segnavia: bianco – rosso - bianco.

DOMENICA 9 SETTEMBRE 2018 ALPE DEVERO “La montagna di un tempo – la natura intatta da guardare, sentire e toccare con mano – l’orizzonte lontano da raggiungere”. L’Alpe Devero è situata nell’estremo Nord del Piemonte, nella provincia di Verbania – Cusio – Ossola. Confina con la Svizzera e rientra nelle aree protette della Regione Piemonte. Partenza da Lecco ore 6 – Escursione ad anello partendo da Alpe Devero 1640 m, altezza massima 2553 m. Difficoltà E con piccoli tratti EE - Tempo di percorrenza ore 5,00 – Dislivello 913 m - Attrezzatura da escursione in quota, bastoncini e buoni scarponi.

DOMENICA 14 OTTOBRE LEVANTO – MONTEROSSO, RIVIERA LIGURE DI LEVANTE Una bella passeggiata organizzata in collaborazione con la SEL, in un promontorio selvaggio e spettacolare, alto sulle scogliere e immerso nella vegetazione mediterranea che offre, dalla Punta del Mesco, la vista completa su tutte le Cinque terre fino alle isole Palmaria, Tino e Tinetto. Un panorama mozzafiato, tra i più belli della Liguria e d’Italia. Partenza da Lecco h 6 – Inizio escursione dal lungomare di Levanto, e arrivo al lungomare di Monterosso - Dislivello 355 m circa - Tempo di percorrenza ore 4 - Difficoltà E - Attrezzatura normale da escursione, consigliati i bastoncini. Segnavia: Orizzontale bianco/rosso; Verticale rosso/bianco/rosso, sul bianco 1; Verticale rosso/bianco/rosso, sul bianco 10; vari cartelli indicativi.

DOMENICA 21 OTTOBRE CASTAGNATA SOCIALE PRESSO IL NOSTRO RIFUGIO “CAPANNA ANTONIO STOPPANI” – LOCALITA’ COSTA – LECCO. Tradizionale appuntamento sezionale da non mancare. La Commissione propone per raggiungere la Capanna un percorso antico e ricco di memorie, il Passo del Cammello. Dal piazzale della funivia 603 m si raggiunge la strada proveniente da Versasio. Si prosegue a sinistra fino a incontrare un sentiero che sale a destra. Lo si segue fino a una carrareccia e si continua quindi a destra, fino a inoltrarsi in un bosco e a raggiungere un quadrivio. Si procede lungo la mulattiera con un tratto in salita, un traverso pianeggiante e poi ancora un tratto ripido, giungendo nei pressi di alcune pareti, di una croce metallica e superando anche delle facili roccette. Il sentiero continua in seguito con pendenze più lievi e giunge al Passo del Cammello 1050 m in 1 ora e 15 minuti. Bel panorama sul vicino Monte Due Mani scendendo sul fondo di un vallone e toccato il fondo si risale sul lato opposto, fino a una larga sella prativa 1240 m poco sotto la chiesetta della Madonna della Neve. Raggiunta in pochi minuti la carrareccia che attraversa il vecchio borgo di Erna, la si segue fino alla Bocca omonima 1291 m. 1 h 50’ Si scende dalla Bocca con segnavia 7 fino a trovare sulla destra due baite. Qui inizia il sentiero “Riccardo Spreafico”, freccia segnaletica, percorso simpatico e mai difficile, passa per un fontanino e sbuca sul sentiero 1, dove in breve siamo al nostro caro e vecchio rifugio, dove castagne ben cotte ci attendono - Dislivello salita 770 m - Tempo di salita 2 ore - Difficoltà E, normale escursione con semplici passaggi. Tempo di discesa 1 ora e 10 minuti.

Con i migliori auspici per una stagione di camminate e di escursioni collettive alla scoperta di nuovi itinerari e di conoscenza culturale del territorio alpino, vi aspettiamo numerosi, allegri e simpatici come sempre. Grazie a tutti e … zaino in spalla!

Escursionismo

59


La prova di discesa legati

ALLA MODA DEI FONDATORI


di Silvia Favaro

C

orreva l’anno 1968 quando dei personaggi del calibro di Riccardo Cassin, Vasco Cocchi,

Mario Bonacina e Gianfranco Anghileri decisero che fosse giunto il momento di organizzare un corso di scialpinismo (o Sa1, come lo chiamiamo noi oggi) anche in quel di Lecco. Se la memoria non ci inganna e i conti non sono sbagliati, quest’anno la Scuola Nazionale di Scialpinismo del CAI Lecco si è trovata quindi ad


Momenti del contest...e grandi sorrisi.

I vincitori!

organizzare il suo 50esimo corso. Un

zione e goliardico della manifestazio-

percorso migliori, chi ha costruito con

evento e un onore per noi istruttori di

ne, più che la voglia di organizzare una

le sue mani le bandierine utilizzate per

oggi, che cerchiamo di fare del no-

vera e propria competizione.

segnare i campi delle prove ed il percorso di gara

stro meglio per rispettare chi in pas-

Si è creato dunque un primo gruppo

sato questa scuola l’ha voluta e creata,

di lavoro composto da tre “saggi” della

Piano piano tutti i pezzi del puzzle

provando a portare avanti la loro pas-

scuola (il presidente Luca Stefanoni, il

hanno finito per incastrarsi e la nostra

sione per la montagna e il loro inse-

direttore Ottavio Penati e l’istruttore

festa ha preso forma: un contest a cui

gnamento.

nazionale Rolando Pistono) e da tre

invitare ex-allievi, amici e chiunque

Nella consueta riunione che il cor-

baldi giovani, nuovi ingressi nel cor-

avesse avuto voglia di passare una

po istruttori fa ai primi di settembre

po istruttori da subito catapultati nella

giornata diversa con noi, da svolgere il

per programmare i corsi della stagione

realtà operativa della scuola (Jacopo

25 di marzo 2018 sulle nevi amiche e

successiva, la ricorrenza non è certo

Gregori, Paolo Riboldi e Massimiliano

di casa dell’Alpe di Paglio.

sfuggita e il presidente, Luca Stefanoni

Gallizzoli).

Si è deciso di organizzare i parte-

(da 40 anni istruttore della scuola), ha

Il gruppo di lavoro ha avuto il com-

cipanti a coppie e di far loro affronta-

sottolineato l’importanza di festeggia-

pito, e il merito, di iniziare a buttare

re un percorso lungo le nevi di Paglio

re nel modo migliore un evento così

giù, almeno sulla carta, un ipotetico

per raggiungere quattro diverse sta-

rilevante.

percorso con le prove da far soste-

zioni, dove affrontare quattro “prove

Le proposte non sono mancate e,

nere ai partecipanti e di pensare ad

tecniche”: sondaggio, ricerca artva,

dopo varie discussioni, la decisione

una data e ad un luogo dove svolgere

topografia e orientamento, discesa

finale è stata quella di organizzare

l’evento.

legati in cordata come su ghiacciaio. Insegnamenti questi, che vengono

un festeggiamento “vecchia maniera” proprio come amavano fare i fondatori

La festa

trasmessi durante i corsi Sa1 ed Sa2 della scuola.

della scuola e proprio per rendere loro

Le riunioni si sono susseguite e man

omaggio: una “gara”, un mini-rally a

mano che l’evento ha preso forma ci

cui si è deciso di dare il nome di “Con-

si è divisi le cose da fare: chi si è oc-

test del 50esimo”, per sottolineare da

cupato del logo, chi dei comunicati

Sotto l’organizzazione di noi istrut-

subito lo spirito di festa, di aggrega-

stampa e della pagina Facebook del-

tori sono partite a distanza di 5 minuti

la scuola, chi di trovare sponsor per i

l’una dall’altra dalla nostra postazione

pacchi gara e i premi, chi ha creato il

di partenza/arrivo/quartier generale,

regolamento ed è andato a fare delle

che la mattina presto del 25 marzo,

perlustrazioni per individuare luogo e

è stata posizionata dagli istruttori nei

Sci alpinismo

Alla fine le coppie di amici iscritte sono state 15.


Ci si dà tutti una mano per essere pronti!

La prova di orientamento

pressi del bar-ristoro Chiaro di Luna

appunto da Alp Station in collabora-

2009) e dal concorrente diciamo …

e resa evidente e ben visibile ai par-

zione con la scuola, un buono pasto

più “saggio”, “Gianma” Giovanni Or-

tecipanti grazie ad un gazebo, a degli

da utilizzare al Bar “Chiaro di Luna”,

landi.

striscioni e all’arco gonfiabile messi a

del cioccolato messo a disposizione

disposizione della scuola da Simone di

da Icam, nonché le pettorine, il rego-

Alp Station Brianza.

lamento e la cartina con il percorso

Hanno poi percorso l’itinerario pre-

della gara.

Aspettando il bis Il pomeriggio è finito fra risate, palle di neve, brindisi e soprattutto tanti

visto che li ha portati sci e pelli ai piedi

Alla fine la coppia vincitrice è stata

ma tanti sorrisi: dei partecipanti, degli

prima in Val Marcia, alla prova di son-

quella composta da Ernesto Mainet-

amici che pur non avendo “gareggia-

daggio, poi in cima al Cimone di Mar-

ti (allievo Sa1 2014 ed Sa2 2015) ed

to” sono passati a trovarci per stare

gno da dove, tolte le pelli, sono scesi

Emanuele Frigerio (allievo Sa1 2015

insieme, e di noi istruttori, stanchi ma

verso le Betulle per “ripellare” in dire-

ed Sa2 2016) che hanno avuto il me-

felici per la riuscita della giornata che,

zione Alpe Ortighera dove li attende-

rito di portare a compimento tutte le

diciamolo, è andata ben oltre le nostre

vano due campi per la prova artva. In

prove senza commettere nessun er-

aspettative.

seguito la risalita verso il Lares Brusaa

rore, oltre ad essere stati i più veloci

per una prova di orientamento, finita

nel terminare l’intero percorso.

Sentirci dire da più persone: “Bravi è stata proprio una bellissima giorna-

la quale sono di nuovo tornati sul Ci-

Ma finita la gara il bello doveva an-

ta!” o ancora: “Grazie ci siamo proprio

mone per togliere definitivamente le

cora arrivare: la festa vera e propria.

divertiti!”, per noi è stato l’orgoglio più

pelli e scendere lungo la ex-pista che

Ci si è radunati al Bar “Chiaro di Luna”

grande ed ha ripagato i mesi di riu-

li ha riportati verso la zona di parten-

che ci ha sfamato e rifocillato con

nioni, l’impegno per realizzare il tutto,

za/arrivo, dove si è svolta la prova di

dell’ottimo cibo, tanta birra e un’acco-

le giornate spese a fare ricognizioni

discesa legati in cordata.

glienza super.

sul percorso, nonché la sveglia pre-

Durante tutto il percorso i parte-

I festeggiamenti sono andati avan-

stissimo della domenica mattina (ahi-

cipanti hanno ovviamente trovato gli

ti per tutto il pomeriggio con le pre-

noi, infatti abbiamo scelto il weekend

istruttori della scuola, divisi nelle va-

miazioni (premi offerti da Alp Station)

del cambio dell’ora legale).

rie postazioni e lungo tutto la salita/

dei primi tre classificati, ma anche

È anche questo che, come istruttori

discesa.

della partecipante più giovane, Marta

volontari del CAI, ci dà la motivazione

Ai partecipanti, durante il briefing

Dell’Era, allieva del corso Sa1 2018;

mattutino prima della partenza, è stato

della coppia arrivata ultima formata

consegnato il pacco gara contenen-

dalle simpaticissime Sabrina Gilardi e

te la maglietta dell’evento realizzata

Lorenza Crotta (allieve del corso Sa1

Sci alpinismo


I partecipanti al Contest.

e la spinta per andare avanti nell’utiliz-

zazione: istruttori ed ex-istruttori,

late la nostra pagina Facebook e il sito

zare parte del nostro tempo libero ad

amici, mogli, fidanzate, allievi ed ex-

internet del CAI Lecco, l’anno prossi-

organizzare corsi ed eventi.

allievi, Alp Station Brianza, il bar Chiaro

mo si festeggia ancora.

Concludo con le parole del no-

di Luna, Icam, i ragazzi del Cuccher

stro direttore Ottavio Penati: “è sta-

ski-Pian delle Betulle e i volontari del-

ta proprio una bella giornata, la neve

la Croce Rossa Italiana di Lecco e del

e il meteo ci hanno dato una grossa

Soccorso Alpino, squadra di Premana,

mano. Più che una gara è stata una

che hanno vegliato su di noi durante

festa, proprio come volevamo che

tutto lo svolgimento della manifesta-

fosse, un ritrovo fra amici vecchi e

zione.

nuovi all’insegna dello stare insieme,

Vi lasciamo con un promemoria per

della neve e del divertimento, proprio

il prossimo anno: nel 2019 si festeg-

come è lo spirito della nostra scuola.”

giano i 50 anni di fondazione della Scuola Nazionale di Scialpinismo del

Un ringraziamento va a tutti coloro che ci hanno aiutati nell’organiz-

CAI Lecco Riccardo Cassin. La scuola infatti ha mosso i primi passi con il corso nel 1968, ma venne

Sci alpinismo

fondata ufficialmente solo l’anno seguente. Motivo per noi per brindare due volte. Restate in ascolto, control-

Foto di Silvia Favaro e Alessandro Borgolotto


SEI GIORNI IN TRENTINO di Claudio Santoro

L

a settimana bianca (anche se quest’anno è stata di sei giorni ovvero dal 25 febbraio al 2

marzo) è un appuntamento atteso e partecipato dal gruppo del GEO

(Gruppo Età d’Oro) che coordina i Seniores della nostra sezione del CAI. Quest’anno ha avuto come scenario il Trentino, con le splendide Dolomiti del Brenta e la Val Rendéna, pacificamente occupate da un gruppo di quarantaquattro soci. Fissato il “campo base” a Carisolo, da lì sono partite le varie uscite che hanno avuto finalità diverse per camminatori, fondisti, e sciatori. I primi hanno avuto modo di calpestare neve fresca in giornate rigide ma luminose e soleggiate, in particolare per i primi tre giorni, raggiungendo diverse malghe del territorio, quali la Malga Ritorto, la Malga Vigo e la Malga Mondifrà. I secondi hanno Il gruppo dei camminatori. Foto di Agostino Riva.

avuto modo di cimentarsi sulle piste di

nella bergamasca Val Brembana, che

Campo Carlo Magno e di Carisolo. Gli

hanno decorato molti edifici, chiese e

ultimi, utilizzando la fitta rete di navet-

cimiteri nel Trentino. L’affresco inten-

te messe a disposizione, hanno potuto

de richiamare in coloro che lo ammi-

solcare le rinomate piste da discesa

rano l’idea che la Morte conduce tutti

di Marilleva, Folgarida e Madonna di

ad un’inevitabile uguaglianza. La visita,

Campiglio.

grazie all’assistenza del prof. Ciaghi,

La leggera nevicata del quarto gior-

giornalista e profondo conoscitore del

no non ha intimorito i partecipanti che

territorio, è stata particolarmente in-

hanno percorso la ciclabile che da

teressante.

Carisolo conduce a Caderzone Terme

Ovviamente non sono manca-

(5 km circa) dove hanno raggiunto il

ti i momenti enogastronomici, goduti

Museo della Malga.

nell’albergo di Carisolo, dove gli ospiti

Altro momento di rilievo la visita alla medievale Chiesa di San Vigilio,

sono stati coccolati dallo staff guidato da Daniele.

famosa per i suoi stupendi affreschi

Un ringraziamento finale al presi-

risalenti a diverse epoche. Il più im-

dente del GEO, Agostino Riva che ha

portante si trova nella facciata esterna

guidato la truppa, unitamente a Ma-

della chiesa ed è costituito dalla “Dan-

netto che ne ha coordinato le uscite,

za Macabra”, un elemento importante

Gigi e Ambrogina per il loro impegno

della cultura germanica. L’opera risale

organizzativo, ripagato dall’ottima riu-

al 1539 ed è a cura di Simone Ba-

scita della “sei giorni”.

schenis, appartenente ad una famiglia di pittori itineranti, originari di Averara,


. . E SONO TRENTACINQUE

di Stefano Vimercati*

I

l 2 novembre 2017 abbiamo pre-

biamo confermato il rapporto già esi-

sentato il programma inverno

stente con la commissione regionale

2017-18. È il nostro 35° anno di

di riferimento (CRLSASA-Sci Escur-

attività, come sempre suddiviso in:

sionismo).

- Addestramento: corso di avvici-

Quanto agli istruttori della scuola e

namento allo sci di fondo escursio-

agli accompagnatori del gruppo ama-

nismo

toriale, sono stati confermati gli stessi

- Sci di fondo amatoriale Per l’attività di addestramento ab-

dell’inverno 2016-17.


Sulle piste di Celerina. Foto di Giuseppe Froio


PRIMA PARTE (comune a tutti)

Lezioni tecniche e teoriche in sede CAI Lecco. - giovedì 30 novembre 2017: at-

Hanno partecipato 37 allievi, suddi-

Ognuno ha potuto verificare le pro-

visi come sempre in principianti, per-

prie capacità e i miglioramenti con-

fezionamento primo livello, perfezio-

seguiti, con soddisfazione personale e

namento avanzato.

maggior piacere.

trezzatura ed equipaggiamento

Alla gara è seguita la premiazione,

- giovedì 18 gennaio 2018: proiezioni didattiche – nozioni tecniche

Uscite a secco della domenica mattina

Attività amatoriale Le uscite sulla neve sono state le seguenti, tutte in Engadina:

nel pomeriggio in sede CAI, e si è conclusa con una gustosa merenda e premi per tutti.

- sab. 13 gennaio Pontresina

Come già l’anno precedente, si è

- sab. 20 gennaio St. Moritz

voluto dedicare questa edizione all’in-

sci di fondo, atti a prevenire e in parte

- sab. 27 gennaio Zuoz-Val Bever

dimenticato Paolo Piazza.

curare sofferenze che talvolta la no-

- sab. 3 febbraio Scuol-Martina

stra disciplina può causare.

- sab. 10 febbraio Zuoz - Zernez

Tre giorni di fondo in Val d’Aosta:

- sab. 17 febbraio Maloja

Saint-Barthélemy – Val Ferret –

Attività con esercizi specifici per lo

5 novembre 2017 - Sormano (annullata per maltempo) 12 novembre - Sentiero del Vian-

- dom. 4 marzo Skimarathon

Brusson, 23-24-25 febbraio 2018.

- dom. 10 marzo Val Rosegg

Abbiamo scelto, secondo il deside-

dante, Lierna-Fiumelatte 19 nvembre - Corenno Plinio – Linea Cadorna

rio di tanti, di ritornare in Val d’Aosta Abbiamo avuto 32 iscritti, suddivisi in due gruppi:

26 novembre - Somasca-Erve 3 dicembre - San Pietro al Monte

- Rossi: Accompagnatore sezionale Domenico Pullano - Gialli: Accompagnatore sezionale

SECONDA PARTE - Uscite sulla neve Addestramento - Scuola

Daniele Colombo

con un programma che, oltre alla Val Ferret, prevedesse altre due località di notevole pregio. Si sono avute 52 presenze, con soggiorno presso l’Hotel Étoile du Nord ad Aosta.

L’amico Clorindo Riva ha dato vo-

Hanno prestato la loro collabora-

Istruttori:

lontariamente un valido aiuto agli

zione la capogruppo Giuseppina Iet-

- ISFE: Marco Bianchi, direttore

sciatori meno veloci.

to, Giovanni Bolis, Daniele Colombo e

- ISFE: Maria Giuseppina Ietto

È stata gradita la presenza saltuaria

Clorindo Riva.

- ISFE: Paola Monti

di un gruppo di amici sciatori che ci

Neve e piste in ottimo stato ci fa-

- I.Sez.: Giovanni Bolis, vicediretto-

auguriamo di avere come partecipanti

ranno ricordare il Monte Bianco anche

iscritti per il prossimo anno.

per questo.

re, Salvatore Bucca, Cesare Merlini Per i rapporti con la Commissione:

Entrambe le attività si sono svolte

Maria Giuseppina Ietto e Marco Bian-

su piste adeguate, con l’impiego della

CONCLUSIONE DELLA STAGIONE

chi.

tecnica classica per l’addestramento e

2017-18

Sono state effettuate le seguenti uscite:

della tecnica libera e classica per gli amatori.

- dom. 14 gennaio 2018 Celerina

Sabato 26 maggio, in mattinata, salita al San Martino, seguita dal ritrovo

Neve abbondante e ottime tempe-

- dom. 21 gennaio Maloja

rature hanno favorito l’entusiasmo e il

- dom. 28 gennaio Surlej

divertimento di tutti i partecipanti.

- sab./dom. 3-4 febbraio due

in sede CAI per festeggiare in cordiale amicizia la conclusione delle attività. Concludo esprimendo un sentito apprezzamento per l’opera svolta da

giorni- Livigno - Santa Caterina

TERZA PARTE

istruttori e accompagnatori. A tut-

- dom. 11 febbraio Val Bever

Gara sociale

ti loro, a nome del CAI Lecco e mio

- sab. 17 febbraio Surlej (gara sociale)

Sabato 17 febbraio 2018 il gruppo

particolare, un grazie sincero

scuola ha ripetuto la gara sociale del-

- dom. 4 marzo Skimarathon

lo scorso anno: una “gara in famiglia”, che ha visto la partecipazione di 25

Sci di fondo

allievi sulla distanza di km 10 a tecnica classica sul percorso Surlej-SilsSurlej.

*Presidente del gruppo.


LA DUE GIORNI DELLA SCUOLA

Piste nel bosco a Santa Caterina

S

di Giusi Negri

abato 3 febbraio è arrivato: la due giorni di fondo inizia.

so il nostro Hotel Sassella – Ristorante

te dolci e salate, pane e salame, vino,

Jim di Grosio.

bibite e molto altro, tutti gradiscono

Ognuno va nella propria camera,

questo bel momento conviviale.

Il nostro corso dopo le tre

doccia, riposino, alcuni di noi parte-

Soddisfati delle belle sciate in com-

uscite in Engadina ci porta in terra

cipano alla S. Messa presso la vicina

pagnia, contenti e un po’ stanchi par-

valtellinese.

Chiesa, e poi pronti per la cena che

tiamo per il viaggio di ritorno, arrivia-

Puntuali alle 6.30 partiamo per le

è tipicamente del luogo: pizzoccheri,

mo a Lecco verso le ore 19.

nostre sciate, sull’autobus tutti sono

sciatt, carne e semifreddo con il brau-

Anche in questa due giorni abbiamo

pronti ad affrontare le piste che per-

lio, tutto gradito e molto buono, alla

percorso nuove piste, scoprendo dei

correremo nelle località di Livigno e di

cena ci raggiungono alcuni amici.

luoghi stupendi non lontani da Lecco.

Santa Caterina. La prima sosta è a Tirano: colazione e visita al famoso Santuario.

Dopo la cena si chiacchiera, si gioca

Penso che gli allievi della Scuola ab-

a carte e poi a letto per una buona

biano potuto approfondire le tecniche

dormita.

imparate e vivere un intenso week-

Sabato sciamo a Livigno lungo la pi-

Al mattino sveglia, preparazione ba-

sta che costeggia il fiume Spöl (Aqua

gagli e colazione: tutti siamo pronti

Granda), affluente dell’Inn, a sua volta

per un’altra avventura sulle piste.

del Danubio, arriviamo a San Rocco, il

Raggiungiamo il Centro Fondo di

tempo è nuvoloso e ci accompagna

Santa Caterina: qui le piste sono nel

sempre un filo d’aria.

bosco, e ci sono delle belle discese.

Alla fine della sciata prima di salire

I vari gruppi sciano appassionata-

sull’autobus acquistiamo i soliti pro-

mente, la temperatura aumenta e il

dotti: alcool, tisane, cioccolato …

sole ci scalda, attorno a noi c’è molta

Si riparte da San Rocco e alla doga-

neve, durante le soste scattiamo delle

na i finanzieri controllano i nostri ac-

fotografie per ricordare questi bellis-

quisti: tutto regolare, si prosegue ver-

simi posti. Arrivati all’autobus ci aspettano tor-

end sulla neve. La due giorni è per me e penso un po’ per tutti un bel momento vissuto in compagnia e in mezzo alla natura. I nostri istruttori Pina, Paola, Cesare, Giovanni, Salvatore e Marco hanno organizzato tutto al meglio, a loro un grande grazie.

Sci di fondo


SOTTO LA NEVE di Francesca Colombo

A

nche quest’anno il CAI Lecco ha organizzato la famosa “tre giorni”: una piccola vacanza

che riunisce appassionati di sci di fon-

do. Dal 23 al 25 febbraio siamo tornati in Valle d’Aosta per goderci insieme le ultime sciate. Sfortunatamente

il

meteo

non

presagiva niente di buono, ma i veri sportivi non si fanno fermare da nulla quindi siamo partiti comunque diretti,

In Val Ferret. Foto di Massimo Di Stefano

per il primo giorno, alla selvaggia valle

L’hotel ci ha offerto una deliziosa

ta Praetoria, il Teatro Romano, il Ponte

di Saint Barthélemy dove ci sono nu-

cena che ci ha rigenerati e saziati con

Romano e la cattedrale di Santa Maria

merose piste che vanno dai 3 ai 30

piatti tipici valdostani.

Assunta, l’edificio religioso più impor-

chilometri per permettere a chiunque

L’indomani, dopo colazione, siamo partiti col pullman per Courmayeur,

di divertirsi.

tante della città che sorge nell’antica zona romana.

Giunti alla valle abbiamo constatato

famosa località sciistica. Qui abbiamo

Alla sera ci siamo riuniti tutti e ab-

con amarezza che effettivamente c’e-

preso una navetta che ci ha porta-

biamo cenato sempre al nostro hotel,

ra un tempo più adatto a una giornata

ti all’imbocco della straordinaria Val

che ci ha offerto un’altra cena deli-

alle terme che allo sport all’aria aperta.

Ferret all’ombra del Monte Bianco.

ziosa. La domenica, ultimo giorno, di

Ma anche questa volta non ci siamo

Purtroppo il Monte Bianco non abbia-

mattina abbiamo caricato i bagagli sul

arresi e, dopo aver inforcato gli sci,

mo potuto vederlo perché anche quel

pullman e siamo partiti per Brusson in

siamo partiti alla scoperta del luogo.

giorno ha nevicato.

Val d’Ayas, dove si trova una bellissi-

La pista di Saint Barthélemy (quota

Nella Val Ferret si snoda una bellis-

ma pista da fondo che si sviluppa tra

1960) parte dal Centro di sci nordico

sima pista da fondo con molte devia-

boschetti di larici e abeti e zone pa-

con un percorso di saliscendi total-

zioni grazie alle quali si può allungare

noramiche con salite, discese e curve

mente immerso nella natura, fra bo-

o diminuire il percorso.

tortuose emozionanti. Inoltre è pre-

schi e praterie alpine che permette di

Nonostante il tempo tutti hanno po-

sente un poligono di tiro per permet-

ritemprare fisico e mente e che dà un

tuto divertirsi fra salite, discese, mera-

tere di praticare il biathlon. Purtroppo

selvaggio senso di libertà.

vigliose foreste e distese innevate.

anche quel giorno il tempo era brutto:

Abbiamo sciato fino alle 15 circa, poi

Dopo il pranzo e la sciata il gruppo

nevicava e c’era molta nebbia per-

ci siamo spostati in pullman all’Hotel

si è diviso fra chi è andato ad Aosta

ciò non abbiamo potuto sciare molto

Etoile du Nord di Sarre. Qui ci siamo

e chi ha preferito tornare in hotel per

né goderci il panorama. Successiva-

sistemati nelle camere e i più stanchi

godersi la sauna, il bagno turco e la pi-

mente abbiamo pranzato tutti insie-

hanno potuto rilassarsi nella sauna o

scina. I primi hanno avuto la possibilità

me e, come vuole la tradizione della

nel bagno turco.

di partecipare alla messa, fare acqui-

tre giorni, abbiamo mangiato gustose

sti (fontina, per esempio) e visitare il

torte, dolci e salate, dolcetti, cioccola-

capoluogo valdostano. In particolare i

tini e vino portati dai partecipanti.

Sci di fondo

numerosi reperti romani presenti nella città come l’Arco di Augusto, la Por-

Ben rifocillati siamo risaliti sul pullman alla volta di Lecco.


LE MIE MARATONE IN ROSA persuasi di potercela fare nel tempo

gli sci stendendo una base sulla solet-

e metterete gli sci di fondo

massimo; non siamo neanche troppo

ta lasciata poi vetrificare al freddo della

ai piedi voi due non scende-

spompati nonostante la non più verde

notte; il mattino una mano di klister sarà

rete più”, così sentenziò un

età (già allora!). L’anteprima è anda-

perfetta per tutta la giornata. Adelio non

ta bene. Senza premura si torna con i

lo confessa: desidera evitarmi un po’ di

Il Corso Sci di fondo escursionismo

mezzi pubblici. E’ già sera e l’ultimo bus

fatica. E che il Gruppo Cai Lecco fac-

CAI Lecco originava il 4° anno di at-

ferma a Sils. Non troviamo un taxi per

cia bella figura. Con emozione e trepi-

tività. Ecco la disciplina alpina invernale

tornare al Passo e quindi, sci ai piedi,

dazione auguro buona fortuna all’altra

che ricercavamo. E nel gennaio 1987,

via sui binari ghiacciati. L’imprevisto si

metà della mia famiglia: ci rivedremo a

bardati alla ragionier Fantozzi, scendia-

rivelerà una romantica passeggiata al

Zuoz dopo 4 ore.

mo dal pullman in Engadina, arruolati

chiaror delle stelle in totale beatitudine

Ore 9, colpo di cannone: via! Lo

nel “gruppo novellini”.

e solitudine. Il lago argentato contrasta

spettacolare serpentone variopinto si

Ebbe il suo bel daffare Giovanna Ai-

con la cupola stellata del cielo. Freddo

slancia verso i laghi ondeggiando in

roldi per trasmetterci i primi rudimenti.

pungente, è d’obbligo spingere al mas-

una specie di danza collettiva.

Totalmente sprovveduti di tecnica sci-

simo anche per via dell’abbigliamento

istica avvertivamo forte soprattutto il

leggero inadatto alla “notturna”.

di M.Chiara Spinelli

“S

buon amico tanti anni orsono.

All’epoca si partiva tutti assieme ed era una colossale bolgia. Ripasso men-

desiderio di andare, correre per coglie-

E ripensiamo al celebre motto di Dino

talmente consigli e raccomandazioni

re il fascino di valli e monti ammantati

Piazza: “faticare per divertirsi” da noi

onde evitare situazioni di rischio o di

di neve.

prontamente tradotto in “faticare molto

intralcio per altri sciatori. Quando mi è

per divertirsi molto”.

consentito allungo un po’ e mi godo la

Il clan di entusiasti fondisti di lungo corso è ben disponibile a farci partecipi

La settimana dopo qualche folletto

scivolata spinta. Sui binari non c’è ba-

delle esperienze vissute sugli scietti in

o Giove Pluvio in persona ci si mette

garre, posso tuttalpiù invidiare la bella

giro per il mondo; ci danno volentieri

di mezzo: piogge torrenziali scaricano

andatura dei più bravi. Rivolgo lo sguar-

consigli e insegnamenti sui passi fon-

venti centimetri d’acqua sopra il ghiac-

do alla pista del pattinato: c’è assem-

damentali della tecnica classica e libera,

cio dei laghi. La Skimarathon del 1991

bramento, qualche improperio per con-

a cui uniscono i racconti di epiche tra-

è annullata.

tatti indesiderati e bastoncini spezzati

versate, lunghe marce, maratone su sci

L’anno successivo sarà un’altra sto-

abbandonati ai lati della pista. Chissà se

di legno, bastoncini in bambù e scioli-

ria. Nonostante non sia una “pivellina”,

i malcapitati avranno potuto rimediare

nature azzeccate o cannate.

per l’esordio nel popolo delle maratone

il ricambio della stessa lunghezza? E

Impossibile restare indenni davan-

indosso pantaloni rosa shocking e ho

passo dopo passo, rigorosamente al-

ti a tanto entusiasmo e inevitabile è il

appuntato sul pettorale un minuscolo

ternato, scalano i kilometri per l’arrivo.

contagio. Giunge il momento di met-

ramoscello di mimosa. E’ l’8 Marzo, Fe-

Sul salitone di St. Moritz siamo tutti

terci alla prova in una sfida su lunghe

sta della donna. L’altra “metà del cielo” è

impegnati a “lisca di pesce”, non ca-

distanze.

ben rappresentata anche se siamo solo

drebbe uno spillo nella neve tanto gli

mille dei tredicimila iscritti. In cuor mio

sci sono vicini. Necessitano concen-

l’augurio a tutte di una bella maratona:

trazione e buon equilibrio per non cal-

Ce la farò? Sarò in grado di reggere

diamo il meglio e godiamoci la nostra

pestarsi e mantenersi in piedi. Superato

fino a Zuoz? Ho qualche timore e così

giornata di festa. Sorrisi compiacenti e

l’ingorgo e la bella discesa che catapulta

la settimana prima della 23ª Engadin

d’incoraggiamento qui nelle retrovie: le

all’allora accogliente Centro di Fondo, il

Skimarathon, la granfondo più popolare

atlete sono davanti, ma in coda, pur al-

famoso “Langlauf Zentrum” poi trasfor-

della Svizzera, con Raimondo ci avvia-

lungando di 1 km il percorso, l’atmosfera

mo dal Maloja.

è più rassicurante.

La mia prima Skimarathon

Giungiamo alla Resgia contenti e

L’amico Adelio Scola mi ha preparato

Sci di fondo


mato in Casinò con annesso Hotel per

del circuito mondiale.

Hiihto con i suoi quattromila iscritti. La-

nababbi, puoi goderti il tifo del pubblico.

Il percorso mi è ormai familiare. Re-

sciati gli abituali ambienti alpini carat-

Sul ripido pendio che adduce a

stano le incognite per le condizioni del-

terizzati da valli e alte vette, scieremo

Pontresina scene da cartoni anima-

la neve e la sciolinatura: klister o stick?

in vasti pianori ricchi di laghi, boschi di

ti: fortunatamente non sono coinvolta

Eterno dilemma per chi corre con la

betulle e foreste di conifere. Il percorso

nelle cadute plurime che divertono gli

tecnica a passo classico. La mia scelta si

si snoda su modesti ma continui e pia-

spettatori lì a bella posta per godersi lo

rivelerà azzeccata, rispetterò la tabellina

cevoli saliscendi, sfiorando piccoli rari

spettacolo. Oltrepassare Pontresina dà

di marcia prefissatami: oltre 11 km/h.

villaggi.

sollievo, e penso: “le difficoltà son su-

Oggi la sfida più importante l’ha già

All’alba colazione con carboidrati per

vinta l’atleta con il quale condivido un

i cinque maschietti che partiranno alle

Attraversando il grazioso villaggio di

tratto di strada: scivola veloce sui bi-

9 per la 75 km da Hämeenlinna a Lahti.

La Punt incontro i bambini che offrono

nari seduto su uno speciale slittino. Non

Sostanziosa anche per le due “ragazze”,

spicchi d’agrumi e tocchetti di bana-

può usare le gambe e va solo a forza di

ma niente riso al burro salato, in quanto

ne. Da ore sostano nella neve: gentili e

braccia. Sorride gioioso agli incitamenti

il nostro percorso è di soli 41 km; ci

spontanei aspettano di rifocillare i con-

ed è come tutti impegnato al massi-

trasferiremo allo start di Lammi in bus,

correnti ritardatari, che sono pure i più

mo. Sogno infilata al suo collo una bella

per inserirci sul medesimo tracciato

affaticati. A distanza di decenni ricordo

medaglia d’oro!

che porterà tutti a Lahti. Non ci avven-

perate e mi mancano solo 19 km”.

ancora le gote arrossate, il loro sorriso e

Spettacolo nello spettacolo è il clima

tiamo neppure sulla torta, dal colore al-

il gusto di quella frutta donata da mani-

festoso. Sciatori provetti non preoccu-

quanto insolito e poco convincente che

ne impiastricciate. Collaborano simpa-

pati della classifica e del piazzamento

un amico “gusterà” avidamente trovan-

ticamente alla riuscita della manifesta-

desiderano divertirsi e divertire. Ag-

dola piuttosto salata e ricca di lische!

zione e chissà se sognano un giorno di

ghindati con creatività e inventiva in

La torta di aringhe, specialità della casa,

poter salire sul podio dei vincitori.

pittoreschi costumi tradizionali o da

sarà oggetto di saporiti sarcasmi anche

Al traguardo posto a Zuoz, Paolo

clown, oppure riuniti in orchestrine,

dopo il rientro in Italia.

Piazza, l’instancabile ed entusiasta ac-

suonano trombe, tamburelli e altri stru-

A Lammi attendo insieme a Paola

compagnatore CAI, è già arrivato da un

menti e avanzano allegri senza l’aiuto

Benedetti il via. Dove saranno gli amici

paio d’ore: è lì ancora ad attendermi,

dei bastoncini.

partiti stamattina? Raimondo sarà già

contento della sua prestazione atletica

Parteciperò anche alla 26ª Skimara-

passato oltre? Eccolo, arriva e sorride:

e anche per la partecipazione, seppur

thon con minor soddisfazione dell’anno

tutto procede bene; che regalo poterci

minima, del Gruppo Sci di Fondo cui

precedente a causa della neve marcia.

salutare e incoraggiare. Tra gli astanti

dedica tanta passione.

Negli ultimi faticosissimi km prima del-

c’è chi è sorpreso per l’affettuosità del

Ho impiegato il triplo della prima

la salita che porta al traguardo di Zuoz

nostro goffo abbraccio sugli sci, ligi al

donna classificata ma sono egualmente

scambio di saluti e complimenti ad Egi-

regolamento che vieta toglierli; la cop-

felice e soddisfatta, per me e per lei.

dio Spreafico che, conclusa la gara, ri-

pia si separa e la marcia riprende.

Passa un anno: rieccoci al via della

entra al Maloja sciando. Io proseguirò

Ad un ristoro non rinuncio alla famo-

25ª Skimarathon. Terenzio Castelli, non

arrancando su binari ormai inesisten-

sa Blåbär, la zuppa di mirtillo, cui faccio

manca mai all’appuntamento, è “in ritiro”

ti e neve ridotta a fanghiglia ma sarà

seguire una sorsata d’acqua per ripulire

al Maloja dalla sera precedente per par-

ugualmente bello, anche se più sofferto,

la bocca da sali e zuccheri che indur-

tecipare al rito dei fuoriclasse che oc-

giungere al traguardo e godersi l’attesa

rebbero ancora sete. Mi “placca” il so-

cupano con un paio di vecchi sci le po-

e l’abbraccio degli amici.

lerte servizio medico, pronto a fermare

sizioni iniziali del proprio gruppo. Egli è stato tra i primi italiani a potersi fregiare del titolo di Master Worldloppet avendo portato a termine le grandi maratone

i concorrenti non ritenuti in condizione Alla Finlandia Hiitho Come da proverbio “l’appetito vien mangiando”. Nell’inverno 1994 l’occasione di ci-

Sci di fondo

mentarmi “fuori casa” sulle nevi del Nord Europa. Ci attende la maratona Finlandia

di proseguire. Tranquillizzo più a gesti che col mio inesistente inglese: “non ho sputato sangue, è solo l’esito del color mirtillo”… e via di lena. Ammiro il procedere di mature signore nordiche che pur utilizzando materiali visibilmente datati scorrono


con naturalezza e buona resa sui binari. Chapeau! E penso: “sembrano proprio nate con gli sci ai piedi”. Sono agli ultimi km della nostra gara e pur non comprendendo una parola della lingua finlandese percepisco un tifo notevole: “heia, heia; Italia, Di Centa”, incitano. C’è molta simpatia per gli italiani, ci riconoscono grazie alla bandierina tricolore sul pettorale. Mi rende euforica scorgere il profilo dei tre trampolini stagliarsi verso il cielo, affronto le ripide discese finali per planare nello stadio olimpico di Lahti. Ce l’ho fatta! Sto per assaporare la gioia dell’arrivo e dall’altoparlante, in ottimo italiano, la speaker mi invita a farmi riconoscere: “amiamo moltissimo le fondiste italiane” dice. Sorpresa innalzo il mio bastoncino e superato il grande curvone sono nel rettilineo d’arrivo, leggo sul tabellone elettronico il mio nome e accostato: Italy. Esplode un tumulto di emozioni che presto posso condividere con mio marito, felicissimo, e con gli altri sette amici lecchesi. Egidio Spreafico, conclusa la sua corsa, è già da tempo sugli spalti dello stadio in attesa dell’arrivo di tutto il nostro gruppo. Il giorno successivo ripeterà la gara a passo pattinato con un tempo strepitoso, in due giorni ha macinato 150 km in circa 11 ore! Prima del rientro in Italia ci concederemo pure una mini crociera in nave rompighiaccio sul mare antistante Helsinki. D’accordo faticare, però non è male nemmeno divertirsi. La Marcia GranParadiso 1995 e 1996. E’ la volta della Valle d’Aosta per la Marcia GranParadiso, la maratona che più ho nel cuore. Tracciato rigorosamente a passo classico, 45 km nell’ambiente incantevole del Parco Nazionale. Il percorso impegnativo, con dure salite e discese insidiose, tocca pittoresche frazioni attorno a Cogne. E’

Finlandia Hiihto, Chiara lanciata nella corsa


Con Raimondo che l'ha attesa per tagliare insieme il traguardo della Marcia Granparadiso, 1996

Sulla Dolomitenlauf, 1997

un’esperienza singolare e indimentica-

“annuso” fra i banchetti degli skiman. Ed

bile sciare accanto a branchi di stam-

anche i miei sci risulteranno ottimali.

dieci metri. Un vero spasso. L’indomani, sorpresa! Caldo, neb-

becchi, ci osservano curiosi mentre

L’anno seguente la famiglia sarà riu-

bia bassa che avvolge la valle e neve

succhiano sali dai fogli di giornale im-

nita a Cogne, cavallerescamente verrò

già molliccia di primo mattino. Non c’è

pregnati di sudore che alcuni concor-

attesa all’arrivo per tagliare in coppia

tempo per rifare la sciolinatura e do-

renti hanno usato per proteggersi dal

il traguardo. Festoso al solito il ritrovo

vremo adattarci. Ad ogni passo si tiran

freddo mattutino e poi abbandonato.

con i fondisti lecchesi d’élite, fra cui gli

su due chili di “puciaccone” e cresce la

amici Rosella Tentori e Giulio Maggi.

fatica, ma posso divertirmi superando

Come pure ricordo il plurimedagliato

in leggerezza salitelle e muretti con il

campione Marco Albarello. Festeggiato dopo la vittoria, dal podio commenta “Questa granfondo di Cogne vale una

Lienz Dolomitenlauf L’accogliente e graziosa cittadina

buon “flip-flop” appreso alla nostra scuola.

austriaca dell’Ost Tirol ci ospita per la

Lo striscione del traguardo saluta

Al primo appuntamento me la sono

Dolomitenlauf, bella gara a tecnica libera

tutti con il motto: “Ognuno è vincitore

dovuta cavare da sola poiché lo scio-

che si svolge nella valle della Drava su

di sé stesso”.

linatore di casa è rimasto a Lecco in

due percorsi: il più impegnativo di 65

Sarà la mia ultima maratona ufficiale.

compagnia della signora influenza. Pas-

km ed il corto di soli 25. Raimondo farà

Permangono tuttora passione e desi-

so la notte insonne: in che modo prepa-

quello lungo ed io il più breve.

derio di vagare per monti e spazi si-

50 km olimpica!”

rerò gli sci l’indomani? Il mattino presto

Nel gennaio 1997 la maratona com-

lenziosi nella candida veste invernale e

scendo in paese e come un segugio

pie venticinque anni, perciò l’atmosfera

mi godo le sciatine da pensionata Inps.

in città è particolarmente festosa. Il sa-

Sci di fondo

bato pomeriggio proviamo i materiali; con tempo bello, secco, freddo, neve compatta e dura, si fanno pattinate di


IERI E OGGI

I

l racconto di Chiara Spinelli ci

Elena Bassani e Lucilla Nava: Enga-

lecchesi che hanno legato il proprio

riporta a un periodo particolar-

din Skimarathon 2013-2014 - 2015 -

nome alle granfondo, affidiamo ai brevi

mente felice nella storia del Grup-

2016 - 2017 – 2018

articoli che seguono la testimonianza di tre appassionati sciatori che ci tra-

po sci di Fondo Escursionismo del Daniele Colombo: Engadin Skimara-

CAI Lecco, quando l’entusiasmo per la disciplina, la preparazione atletica e lo

thon 2013 - 2018

rirono la partecipazione di alcuni alle grandi maratone in Italia e all’estero.

Ottaviano Martinelli: Finlandia Hiihto

piste e sempre disponibile ad aiutare i

2016; Marcialonga 2017; Rajalla Rajalta

compagni di escursione; Patrizia Ta-

Hiihto 2017

naglia, affezionata alla Marcialonga con sei anni consecutivi di partecipazione

L’interesse per le competizioni è poi andato scemando nel gruppo CAI e per alcuni anni sul “bus del fondo” delle escursioni del sabato non si è più sentito parlare di maratone. Fra il 2012 e il 2013, un’inversione di tendenza. Gli elementi più giovani e atleticamente più preparati hanno ricominciato a lanciarsi in qualche

Gianni Zappaterra: - Koenig Ludwig

prima nel percorso dei 45 Km, poi dei

Lauf 2013 – 2014; Marcialonga 2014

70; Osvaldo Parolini, un autodidat-

- 2015 - 2016 - 2017 – 2018; Vasa-

ta dello sci che fra il 1995 e il 2017

loppet 2014 – 2015; Engadin Ski Ma-

ha attraversato in lungo e in largo la

rathon 2012 - 2013 - 2014 – 2016;

Svizzera e l’intero arco alpino dalla Val

Pustertaler Ski Marathon 2016; Finlan-

d’Aosta al Trentino e al Veneto, con

dia Hiihto 2016; Rajalla Rajalta Hiihto

puntate in Francia, Austria, Germania,

2017; La Sgambeda 2012 – 2013.

Svezia, Norvegia, Polonia e Cecoslovacchia (80 competizioni per un totale

competizione e ci piace ricordare qui in poche righe la loro attività:

Giulio Maggi, classe 1933, veterano dello sci di fondo, ancora attivo sulle

spirito agonistico condivisi anche con fondisti non aderenti al gruppo favo-

smettono ricordi ed emozioni. Sono:

Scusandoci per l’impossibilità di richiamare in poco spazio tutti gli atleti

di 3136 Km), conquistando il prestigioso master della Worldloppet.

MARCIALONGA STORY di Giulio Maggi L’attrezzatura utilizzata da Giulio per la Marcialonga Story.

Una cara persona mi

Km, per me la prima di tante maratone

ha iscritto a questa ma-

che avrei corso negli anni. Allora avevo

nifestazione che si svol-

40 anni.

ge il giorno precedente

Passo al controllo dell’attrezzatura:

la Marcialonga di 70 Km.

sci antecedenti il 1976, attacchi da 75

Puntualmente sono al

mm di larghezza, scarpe, bastoncini e

ritrovo dei concorrenti,

abbigliamento adeguati all’età degli sci.

circa 400, tutti addobbati con sci vecchi e

E subito dopo sono sulla piana di

stravecchi, racchette di

partenza: ci sono tanti binari tutti

bambù con cerchi gran-

ghiacciati, gli sci non vogliono andare

di, attacchi con ganasce

avanti.

larghe, calzettoni di lana e scarpe basse in cuoio. La memoria mi porta al 1973, anno di nascita della Marcialonga di 70

Sci di fondo


Alle 9.30 si parte e, bene o male, si

di partecipazione e uno sci d’epoca.

sorpresa sui binari.

va. Il rumore prodotto dall’insieme de-

La Marcialonga Story non è solo una

gli sci sembra la musica di un gigan-

gara, è una manifestazione folcloristica

Oltre agli organizzatori che hanno

tesco organo, provo una sensazione

che riporta in vita usanze e mestieri

svolto un lavoro perfetto, voglio ri-

bellissima, mi sento a mio agio. Dopo

di una volta. Tante donne indossano

cordare e ringraziare il mio carissimo

un po’ ci incolonniamo, la fila si allunga

i costumi tradizionali delle loro valli.

amico Pietro Ciapponi, socio CAI della

e io, con più calma, prendo il mio ritmo,

E poi, a ricordare i tempi in cui gli sci

sottosezione Strada Storta, persona

in testa ho tanti pensieri tutti positivi;

erano anche un mezzo di trasporto

impegnata su vari fronti e per me va-

mi guardo in giro e vedo molta gente

per il lavoro, alla linea di partenza si

lido compagno di questa avventura. A

che ci saluta e ci incita. A circa metà

è presentato un concorrente trave-

tanti fondisti auguro di provare almeno

percorso, a Ziano, una breve sosta di

stito da panettiere con una gerla di

una volta le sensazioni che ho provato

rifornimento; alle 11 arrivo a Predaz-

panini sulle spalle: si può immaginare

io.

zo accolto da tanta gente e, con mia

facilmente quello che è successo alla

grande meraviglia, ricevo un attestato

prima curvetta, con panini rovesciati a

L’EMOZIONE MARCIALONGA di Patrizia Tanaglia Patrizia in gara

28 gennaio 2018: è la mia sesta maratona, ma quest’anno affronto per la prima volta i fatidici 70 Km. Ci si alza come sempre all’alba per trovarsi tutti insieme nella sala a fare colazione per poi sfidarsi e rincontrarsi al traguardo di Cavalese. Ai cancelli della partenza si arriva alla spicciolata, ognuno di noi fa gruppo con gli amici della stessa “gabbia” e, nonostante faccia freddo, l’atmosfera che si ritrova è proprio sempre la stessa, di grande allegria, di musica che si diffonde nell’aria, di speaker che parlano ai microfoni, di parecchi linguaggi del mondo intorno a te… tantissime persone. C’è tensione nei gesti di chi è concentrato, c’è spensieratezza di chi, come me, preferisce ballare e cantare per scaldare il corpo nell’attesa, ma le farfalle nella pancia già le senti volare. La partenza è prevista per le 8,45: ho davanti a me una lunga giornata. Forse i primi km sono i più preoccupanti perché i concorrenti sono tanti e molto agguerriti e si è concentrati a rimanere incolumi tra sorpassi azzardati e sci e racchette che letteralmente


ti sommergono.

Mi sento bene, sono grata a chi mi

gini, riesco anche ad individuare que-

Le montagne intorno sono meravi-

ha aiutata ad allenarmi ed ora voglio

gli amici che pazientemente mi stanno

gliose alla luce del mattino, e l’obietti-

solo raggiungere il terzo cancello a

aspettando.

vo da raggiungere è il primo cancello

Molinella entro le 17,30.

Una voce al microfono urla il mio

a Canazei entro le 12,30; voglio solo

Il paesaggio intorno a me sta cam-

nome, il sorriso è sempre stampato

stare bene così indosso una parrucca

biando, ora le cime sono infuocate

sulle mie labbra ma dagli occhi scen-

di ricci fuxia e un sorriso divertito.

dal tramonto, ho ancora l’energia per

dono copiose lacrime per liberare la

Più passa il tempo, più la selezione

godere di questa ennesima meravi-

forte emozione, sono passate più di 9

naturale è inevitabile e, dopo la con-

glia anche perché una famiglia mi ha

ore e sono al traguardo.

fusione iniziale, intorno a me ora solo

“adottata” e mi sta seguendo lungo

La giornata è proprio finita e all’arri-

pochi concorrenti, sempre gli stessi

quest’ultimo tratto di percorso inci-

vo dell’ultimo concorrente, poco dopo

che ritroverai di quando in quando sul

tandomi a non mollare, mi aspetteran-

di me, partono fuochi d’artificio.

percorso. Nel cielo, di un azzurro in-

no al traguardo!

tenso, c’è un sole caldo e il paesaggio intorno è silenzioso, solo il ruscello e lo scorrere degli sci… che meraviglia, ora mi aspetta Predazzo, il secondo cancello entro le 15,30. Il tempo passa e non te ne accorgi, lungo tutto il percorso tanta gente che ti incita, sconosciuti che urlano il tuo nome con intimità, chi improvvisa ristori offrendoti bevande calde, tanto tanto tifo. Una manifestazione molto calorosa.

Ed eccolo l’ultimo cancello. Incomincio a credere che posso farcela. Ormai è buio, di fianco ai binari candele illuminano questi pochi ultimi

La maratona è condivisione con gli amici nella preparazione degli sci, la scelta della sciolina, le risate a cena, la passeggiata serale per tenere a freno la tensione della gara.

km fino alla famosa e temuta “casca-

La maratona è solitudine, su quella

ta” che affronto grazie anche a quella

pista sei sola con te stessa, a gode-

sorta di colla che i volontari ti metto-

re del paesaggio che ti circonda e a

no sotto gli sci… ricordo il silenzio e le

confrontarti con la forza dei tuoi mu-

stelle nel cielo.

scoli e la tua tenacia.

Da questo paesaggio surreale improvvisamente mi ritrovo di nuovo

La maratona è un’esperienza, che vi auguro di vivere.

nella confusione e tra la folla, ai mar-

LE MIE GRANFONDO di Osvaldo Parolini Tutto è cominciato con alcuni amici

dell’Engadina e, in Europa, con le prove

con la traversata dell’Engadina e suc-

su lunghe distanze della Worldloppet.

cessivamente della Foresta Nera in

La passione per gli sci stretti non mi ha

Germania, dopo aver letto i resoconti

mai abbandonato, anche se ho ridot-

sul Bollettino del CAI realizzati dai co-

to le distanze. Quest’anno sono stato

niugi Canetta. Lo sci di fondo e le lun-

al Passo Lavazé (Lavazéloppet) in Val

ghe distanze mi piacevano, ho deciso

Casies (Gsieser Tal Lauf) e in Engadina

di provare con le granfondo, seguendo

per la Ski Marathon. Ho scoperto qual-

anche il consiglio di Terenzio Castelli.

che anno fa anche le notturne; ci sono

ERRATA CORRIGE

Rettifichiamo le didascalie di alcune foto pubblicate sul numero 3/2017 di questa rivista:

Prima ho voluto provare con la tec-

due manifestazioni che si svolgono in

nica classica, poi fatte le prime gare, ho

notturna con la pila frontale e sono: la

pag 14: Riccardo Cassin e Ginetto Esposito pag 15: Riccardo Cassin e Vittorio Ratti pag 72: Ritratto di Giancarlo Vitali eseguito da Velasco Infine le foto dell’articolo di pag 54 hanno come autori Simone Bernasconi, Daniele Costanzo e Francesco Badi. Silvano Arrigoni le ha raccolte e inviate.

imparato la tecnica di pattinaggio e ho

Moonlight all’Alpe di Siusi e l’Engadin

Ci scusiamo con gli autori e con i lettori

provato le distanze anche con quel-

Night Race (da Sils a Pontresina).

la tecnica. Ho partecipato in Svizzera alle granfondo della Swiss Loppet e

Per il prossimo inverno buone nevicate a tutti gli sciatori.

Sci di fondo


TRIDENTE D’ORO

Superamento di una strettoia

di Beatrice Dell’Oro

L

uigi Casati ha ricevuto nel

ne, raggiungendo con le esplorazioni

mese di marzo di quest’anno,

speleosubacquee il limite dell’impos-

in occasione della fiera del-

sibile e sperimentando personalmente

la subacquea EUDI Show, il “Triden-

tecniche decompressive. Ha elabora-

te D’Oro”, cioè il massimo riconosci-

to materiali innovativi, dimostrand si

mento nel mondo della subacquea,

cosi pioniere dell’immersione profonda

equivalente al “Piolets d’Or” nel campo

estrema in grotta, evolvendo dal cir-

dell’alpinismo: ne vengono assegnati

cuito aperto al raffinato uso del re-

sei all’anno scegliendo tra il mondo

breather”.

scientifico e quello sportivo-esplorativo. La motivazione è la seguente: “Per

aver dedicato, sin dalla prima gio-

Un’enorme soddisfazione che corona la carriera ormai trentennale dello speleosub del gruppo speleologico del CAI di Lecco.

vinezza ad oggi, tutta la vita nello

Carriera che iniziò con la prima

sviluppo della sua grande passio-

esplorazione nel 1987 nella sorgente


di Fiöm Latt a metà strada tra Mor-

lontanissime, risale addirittura al 1700

fonde o a lunga distanza. Quindi per

terone e Vedeseta, per poi continua-

quando vennero effettuati i primi ten-

le esplorazioni lunghe o profonde si

re nelle sorgenti e nei sifoni in diversi

tativi di superamento di un sifone in

era costretti a predisporre sul percor-

paesi europei e extraeuropei.

apnea e con delle attrezzature che, se

so anche delle bombole di emergenza,

Esplorare grotte allagate o asciut-

usate al giorno d’oggi, farebbero rab-

che non venivano toccate se non in

te significa andare incontro all’ignoto,

brividire anche i più impavidi esplora-

caso di necessità. Respirare per lun-

raggiungere posti mai visti prima da

tori. Come in tutte le attività sportive,

ghe ore gas freddi e secchi obbligava

nessun essere umano. Questa mo-

dopo anni di esperienze varie, la tec-

l’organismo a sopportare sforzi elevati

tivazione fa leva sulla curiosità più

nologia, i materiali e le tecniche sono

durante le decompressioni, freddo e

o meno spiccata di ognuno di noi e

diventati sempre più performanti.

disidratazione erano in simbiosi con i

spinge a cercare in continuazione

Nel breve periodo, gli ultimi 31 anni,

lunghi tempi di permanenza in acqua.

ambienti vergini da violare, sempre nel

cioè da quando Gigi ha iniziato a scor-

L’immersione ha delle regole fisiche,

rispetto di un ambiente naturale che

razzare per le grotte, la progressione

il tempo e la profondità sono in rela-

può diventare ostico e scatenare forze

ha fatto salti da gigante rivoluzionando

zione tra di loro, maggiori sono i tem-

decisamente superiori alla forza uma-

completamente, e più volte, il sistema

pi di esposizione o le profondità, mag-

na. Ambienti che si manifestano di una

esplorativo. Agli inizi della sua carriera

giore sarà l’assorbimento di gas inerte

incredibile bellezza, di incredibili forme,

le esplorazioni erano condotte in cir-

all’interno del corpo, di conseguenza

ma anche con problematiche tecniche

cuito aperto, praticamente utilizzando

la decompressione sarà più lunga. La

difficili da capire e da risolvere.

le classiche bombole subacquee e gli

decompressione, che è il tempo ne-

erogatori. I rischi derivanti dai proble-

cessario per risalire verso la superficie

mi alle attrezzature erano decisamen-

dopo l’immersione, all’epoca era deci-

te elevati durante le immersioni pro-

samente più lunga a causa delle poche

Radici lontane La speleologia subacquea ha radici


Immersione profonda con rebreather

conoscenze che si avevano in merito.

corte, sia grazie ai nuovi sistemi di re-

esperimenti in ambito sportivo sono

Un esempio: quello che allora si face-

spirazione.

stati fatti dagli speleosub di punta, poi

va in 7-8 ore di decompressione oggi

Normalmente un subacqueo uti-

con il passar degli anni se ne è usu-

lizza aria per immergersi, ma questa

fruito anche nella subacquea praticata

La temperatura media delle sorgen-

miscela di ossigeno e azoto limita a

in acque libere. Ovviamente il maggior

ti europee varia tra i 7 e i 15 gradi,

una ragionevole profondità di utilizzo

numero di praticanti ha permesso una

qualche volta si trovano temperature

di -40 m, anche se ci si può spin-

rapida evoluzione dell’uso delle mi-

di 2 gradi o in acque termali anche di

gere oltre e tempo addietro spesso ci

scele.

35 gradi. Rimanere diverse ore a tem-

si immergeva anche oltre i -100 m

perature di 10 gradi si può, ma per

rischiando notevolmente.

si fa in 3-4 ore al massimo.

Teniamo presente che negli anni Novanta, quando si utilizzavano le

sicurezza abbiamo pensato di utiliz-

Per poter sopportare esposizioni a

bombole per immergersi, potevano

zare delle campane cioè delle piccole

profondità elevate si è sperimenta-

servire dalle 15 alle 20 bombole per

camere riempite di aria dentro le quali

to l’uso dell’elio al posto dell’azoto. In

un equivalente di oltre 75mila litri di

passare le ultime lunghe ore di de-

realtà a livello professionale l’elio era

gas. Per trasportare bombole di gas

compressione. Le campane sono una

utilizzato da anni ma in quel mondo le

puro, bombole subacquee, campana,

specie di bivacco dentro il quale ri-

attrezzature costano milioni di euro e

compressori, propulsori subacquei e

fugiarsi per proteggersi dal freddo e

un subacqueo non può permettersele,

quant’altro, servivano dei veri e propri

mangiare e bere senza rischiare nulla.

quindi tramite conoscenze, negli anni

Oggi vengono posizionate più per si-

Ottanta ci furono i primi contatti con

curezza in caso di problemi alle at-

una delle più autorevoli ditte di lavori

trezzature che per ripararsi dal freddo,

subacquei, la COMEX, per avere in-

sia perché le decompressioni sono più

formazioni sull’uso di questo gas. Gli

Speleologia


furgoni o carrelli trainati.

i rebreather. Macchine che riciclano il

ghe immersioni. Con questi apparec-

In quegli anni per preparare una

gas e permettono, tramite il reintegro

chi ancora a livello sperimentale, Gigi

esplorazione potevano occorrere an-

dell’ossigeno consumato e dei filtri

dopo un periodo di conoscenza del-

che 10 giorni continui di immersioni

che trattengono l’anidride carbonica

la macchina, inizia a utilizzarla anche

di un gruppo abbastanza numeroso,

prodotta, autonomie incredibili a fronte

durante le sue esplorazioni in grotta. Il

6-7 persone. Le spedizioni avevano

di consumi di gas irrisori. Per esem-

produttore aveva sperimentato questi

dei costi elevati e necessitavano di

pio per la stessa immersione dove si

apparecchi fino a -80/-90 m; Gigi

una gigantesca logistica. Gli speleosub

consumavano 75mila litri di gas, con

nel breve tempo di un paio di anni

più attivi erano ormai arrivati ai limi-

un apparecchio a riciclo di gas semi-

porta a termine numerose importan-

ti per le lunghe esposizioni al freddo.

chiuso si arrivava a consumare 3mila

ti esplorazioni, tra queste, nel 2004,

Occorreva una tecnica sopraffina per

litri, mentre con i circuiti chiusi, suc-

l’immersione più profonda effettuata

riuscire a gestire in acqua decine di

cessivamente introdotti, il consumo

nel mondo con questi strumenti nella

bombole in modo rapido. Numero-

di gas si riduce a 550 litri. Analizzan-

sorgente dell’Elefante Bianco raggiun-

se esplorazioni che hanno spostato i

do i consumi si capisce velocemente

gendo i -186 m. Nel 2005 si convince

limiti dell’immersione, e in particolare

come queste apparecchiature abbiano

a utilizzare un circuito chiuso mec-

dell’immersione nelle grotte, in quegli

modificato il modo di andare in acqua

canico, apparecchio decisamente più

anni sono state portate a termine da

snellendo le immersioni e riducendo

performante, ma con ancora molte

Gigi.

notevolmente i costi.

incognite. Collabora e modifica alcune

Gigi nel 2002 decide di utilizzare dei L’esplorazione continua

circuiti semi-chiusi perché i più per-

parti per renderlo più adatto alla sua visione dell’immersione.

All’inizio del 2000 una importante,

formanti circuiti chiusi erano ancora

Anche qui dopo un periodo di ap-

costosa rivoluzione arriva sul mercato,

poco affidabili soprattutto nelle lun-

prendistato inizia a superare facilmen-


Gigi Casati alla cerimonia del Tridente d’oro

te i limiti delle sue esplorazioni e in-

Poco prima della fine dell’anno Gigi

traprende nuove intriganti esperienze

è riuscito a continuare l’esplorazione

Non ci sono per ora fotografie di

raggiungendo i -212 m nella sorgen-

della sorgente del Torregione in Val-

questi ambienti incredibili perché l’e-

te del Gorgazzo e di Matka Vrelo e

cuvia (VA), una sorgente decisamen-

splorazione è stata fatta alla vecchia

nella ricerca del relitto Yolanda in mar

te interessante esplorata con Patrick

maniera, concentrandosi solo sul-

Rosso. Prova diverse apparecchiature

Deriaz e Jean Jacques Bolanz diversi

la conoscenza di un pezzo in più di

adattandole agli ambienti fino ad arri-

anni fa e poi abbandonata per diver-

grotta senza pensare alle immagini.

vare a ideare un circuito chiuso iper-

se scelte esplorative. L’esplorazione

Non appena le condizioni della sor-

performante con il quale raggiunge la

dei tratti aerei oltre il primo sifone era

gente torneranno ideali ci sarà ancora

profondità di -248 m nella sorgente

stata completata nel 1900 e ci si era

occasione di tornare e topografare i

di Vrelo Une, una delle immersioni più

fermati di fronte a un secondo sifone

nuovi ambienti, filmarli e, perché no,

profonde effettuate in grotta nel mon-

che parte con una forma incredibile.

escogitare un sistema per superare il

do.

Grazie all’organizzazione di Aldo Za-

restringimento.

L’incidente subito a Vrelo Une ha

mignani in compagnia di Sheila Rinaldi,

lasciato degli strascichi nel fisico di

Davide Corengia e Romano Rampaz-

Gigi limitandolo a profondità decisa-

zo, Gigi riesce a immergersi nell’am-

mente inferiori, ma a distanza di due

maliante secondo sifone. Percorre 100

anni il recupero sembra quasi com-

m di galleria raggiungendo i -41 m

pleto con molti nuovi obiettivi da rag-

di profondità, fino ad essere obbligato

giungere e gallerie allagate, che non

a fermarsi per via della limitata auto-

hanno mai visto l’uomo, ancora da

nomia a quelle quote e della presenza

percorrere.

di una strettoia in sabbia che riduce le

dimensioni del passaggio.

Foto archivio Gigi Casati

Speleologia


MONTI sorgenti

MONTI SORGENTI ALL’OTTAVA EDIZIONE

di Sara Sottocornola

Gruppo Ragni e della loro tradizio-

tella Polvara, biologa nutrizionista, con

onti Sorgenti”, attesis-

nale “Serata in maglione rosso”. Nel

l’alpinista Fabrizio Silvetti reduce dal

sima rassegna dedicata

mezzo, due settimane di eventi che

Manaslu, una montagna di 8163 me-

alla montagna organiz-

hanno visto la partecipazione di noti

tri. Per chi è attratto da un approccio

zata dal Cai Sezione di Lecco “Ric-

personaggi del territorio come Stefa-

inconsueto e rilassante alla montagna

cardo Cassin” in collaborazione con la

nia “Steppo” Valsecchi e la sua traver-

è stato infine previsto un pomeriggio

Fondazione Cassin e il Gruppo Ragni

sata da Catania a Capo Nord in bici;

dedicato allo yoga all’aperto a Campo

della Grignetta, è giunta all’ottava edi-

Luisa Rota Sperti con la sua “Conver-

de Boi seguito da un appuntamento

zione. Dal grande alpinismo all’alimen-

sazione sul Sasso Cavallo ricordando

musicale al rifugio Stoppani.

tazione in quota, dal cinema di monta-

Marco Anghileri” affidata a una tavo-

Monti Sorgenti è diventato un ap-

gna alla mountain bike, dalle escursioni

la rotonda di alpinisti (Giuseppe Det

puntamento irrinunciabile per la città

a misura di famiglia alla serata dei Ra-

Alippi, Benigno Balatti, Matteo Della

di Lecco, capace di attrarre non solo

gni, il calendario di quest’anno è stato

Bordella, Luca Passini, Eugenio Pesci)

i numerosi appassionati di montagna

ricco di eventi capaci di soddisfare i

che, moderati da Carlo Caccia, han-

del territorio ma di andare ben oltre

gusti di un pubblico sempre più ampio

no ricordato il loro avvicinamento a

i confini regionali con coinvolgen-

e variegato.

quella montagna così speciale; una

ti proposte di attualità, arte, storia ed

L’inizio è stato sabato 12 mag-

serata alpinistica, sempre dedicata al

escursionismo, finalizzate a diffondere

gio con l’inaugurazione della mostra

Gasherbrum IV, con la Sezione Mili-

in modo sempre più ampio la cultura

Gasherbrum IV, organizzata in occa-

tare di Alta Montagna di Aosta che ha

alpina e la storia dell’alpinismo.

sione del 60° anniversario della prima

annunciato la partenza di un gruppo

ascensione compiuta nel 1958 da una

di suoi alpinisti per la prima ripetizione

spedizione del CAI nazionale guidata

della salita del 1958; il film “Still Ali-

da Riccardo Cassin, con Carlo Mauri

ve” di Reinhold Messner e Hans-Peter

e Walter Bonatti che raggiunsero la

Stauber, storia di un salvataggio in

vetta.

alta quota, introdotta dal Mario Milani

“M

La rassegna si è chiusa lunedì 28

medico e soccorritore del CNSAS; un

maggio con l’apprezzato rientro del

incontro sull’alimentazione in ambienti estremi che ha visto dialogare Dona-

Gasherbrum IV, nell’incisione di Bruno Buffi per Monti Sorgenti 2018

Nella pagina a fianco, dall’alto: I protagonisti della Conferenza sul Sasso Cavallo ricordando Marco Anghileri presentati dal Presidente del CAI Lecco; C’esco e i musicanti di Brahama; Gli alpinisti della Scuola Militare di Aosta e Daniele Bernasconi, in partenza per il G IV, posano con il coro Alpini dell’Adda ; Inaugurazione della mostra G IV 1958 al Palazzo delle Paure; Una sala Ticozzi strapiena per la presentazione della pedalata Catania-Capo Nord di Stefania Steppo Valsecchi.

Yoga all’aperto in un’immagine di repertorio


COME LUMINOSI VENTAGLI di Tiziana Rota

pubblica e definitiva. Il suo destino deve

sulle pagine di questa pubblicazione:

l maestro Giansisto Gasparini, (Ca-

essere in un edificio pubblico, dove la

mostra Guardare in alto, 2009; mostra

steggio 1924) ha donato alla città

gente passa, sosta, solleva lo sguardo, si

La roccia incisa, Gasparini, Vitali, Bif-

Lecco la sua splendida e monu-

emoziona, pensa e può ritornare quan-

fi, 2010; articolo Compleanno d’artista.

mentale opera circolare Come luminosi

do vuole. Il luogo non può che essere

Giansisto Gasparini e le montagne di

ventagli, dipinta nel 1976-7, il Panorama

la città di Lecco, dove è nata e dove

Lecco in CAI Lecco 1874, n. 1-2015.

di natura colto ai Piani Resinelli.

l’artista desidera che resti, come l’in-

Proprio le incisioni di montagne realiz-

Il fregio in 30 pannelli racconta le

tero corpus delle sue incisioni donate

zate a Lecco nel 2010 affiancano nella

rocce, i prati, i cieli, gli alberi, la luce nel

nel 2012 alla città, conservate e in parte

mostra la prima grande opera di natura

lento trascorrere delle stagioni, ed è

esposte nei suoi musei.

realizzata da Gasparini ai piedi della Gri-

I

una metafora della vita nel suo ciclico

Il sindaco Virginio Brivio, l’assessore

ricominciare, nonostante cadute, balzi,

alla cultura Simona Piazza, l’assessore

ritorni.

all’urbanistica Gaia Bolognini che han-

gnetta nel 1976. L’opera e le sue ragioni

La mostra a Palazzo delle Paure, 2

no accolto questa donazione come un

Se un secolo prima Segantini fug-

marzo-22 aprile 2018, da me curata e

fondamentale arricchimento del pa-

giva dalla città per rifugiarsi dapprima

voluta dall’Associazione Amici dei Mu-

trimonio artistico della nostra città, si

in Brianza, poi nelle vallate alpine alla

sei del Territorio lecchese, vuole mo-

sono impegnati a cercare una soluzione

ricerca di una natura incontaminata,

strare, in un allestimento provvisorio, la

definitiva che valorizzi appieno questo

Giansisto Gasparini dagli anni Settanta

bellezza e la forza di quest’opera che

“monumento” alla natura, alla montagna

trascorre l’estate ai Piani Resinelli, appe-

pone al centro lo spettatore e lo coin-

e alla vita.

na sopra Lecco. Lascia la città di Milano

volge in sensazioni, emozioni e pensieri.

Il CAI di Lecco, sezione Riccardo

in cui abita e lavora per continuare a

Da quando nel 2010 ho potuto co-

Cassin in questi anni lecchesi del ma-

dipingere, disegnare, incidere le storie

noscerla ho continuato a cercare spazi

estro, ha più volte ospitato le sue opere

degli uomini e le fatiche della loro esi-

in cui potesse trovare una collocazione

dedicate alla montagna nelle mostre e

stenza urbana, con quello sguardo par-

Grandi dipinti circolari hanno svolto,

Panorama è il nome dato a queste

Baviera, è stato aperto il museo Tirol

nel corso dell’Ottocento, la funzione

narrazioni storiche che poco hanno a

Panorama. L’immensa tela circolare di

epica di celebrare le battaglie, gli epi-

che fare con l’idea lirica di panorama

1.000 m² dipinta nel 1896 da Michael

sodi topici della storia di un popolo.

romantico.

Zeno Diemer (Monaco 1867-1939)

Metri e metri di tela fittamente

Per conservare, esporre queste

sotto la guida del pittore di avve-

animata da soldati che si scontra-

colossali e complesse opere otto-

nimenti storici Franz von Defregger

no, avanzano, cadono per difendere

centesche che mettono lo spettatore

(1835-1921) ha trovato qui la sua

o conquistare la libertà, in un pae-

dentro la scena narrata con effetti di

collocazione definitiva per celebrare

saggio realisticamente descritto nel-

grande suggestione, sono stati co-

il “Mito del Tirolo”.

la sua evidenza naturale e storica.

struiti musei.

Appuntamenti

Ed ecco a sud il Monte Isel con le

Nel 2011 a Innsbruck sul Monte

truppe dei Cacciatori delle Alpi poco

Isel, dove il 13 agosto 1809, i com-

prima della battaglia, poi a est e a

battenti per la libertà del Tirolo hanno

ovest gli scontri con le truppe fran-

sconfitto le truppe francesi e della

co- bavaresi, fino a scendere, a nord,


Come luminosi ventagli, particolare

tecipato ed emozionato ma pungente

nero, forme semplificate, introduzione

Gasparini è ai Piani Resinelli, il 10 lu-

che caratterizza il suo realismo critico.

di elementi del linguaggio geometrico

glio 1976 quando scoppia il disastro

Proprio in quegli anni la sua riflessione

tendevano a chiudere le immagini entro

ICMESA, una delle peggiori catastrofi

esistenziale aveva trovato forme qua-

schemi limitanti ed oppressivi. “L’auto-

ambientali con la nuvola di diossina che

si surreali, visionarie per dire la solitu-

mobile, la città sono divenute gabbie,

si abbatte su Seveso.

dine e l’isolamento dell’uomo-massa,

labirinti vuoti con vetrate ingannevoli,

L’attacco viene dall’alto e parte dal-

dell’uomo-macchina, dell’uomo reifi-

fortilizi difensivi dietro cui si nascondo-

la città (Attacco dall’alto, 1976), sembra

cato. Riduzione cromatica al bianco e

no mitragliatrici”.

non esserci scampo come nei paesaggi


Giansisto Gasparini con la moglie davanti ai suoi dipinti

surreali di Gasparini, nelle battaglie aeree

L’allestimento è pensato per rendere la circolarità dell’opera

Dentro la natura

dall’estate all’inverno per poi ricomin-

di quegli anni che raccontano l’angoscia

Gasparini comincia da una staccio-

ciare. Quasi un avvertimento all’inizio

del vivere alienato. In quell’estate del

nata di legno e da un sepolcro di pietra,

di un ciclo naturale che non può es-

1976 l’artista comincia a guardare per

gli unici manufatti minimi di tutto il ciclo

sere enfatizzato nei suoi valori estetici,

la prima volta e scoprire il paesaggio

che si snoderà per trenta pannelli, fino

confuso con un idillio, con un paesag-

naturale rasoterra, a partire dalle radi-

a ricongiungersi nella sua circolarità al

gio cartolina: l’annuncio di una possibile

ci, dalle rocce proprio come aveva fatto

suo principio. Una semplice recinzione

caduta, anche dentro una natura amica.

Leonardo nella Sala delle Assi al Castel-

fatta con i rami degli alberi legati in-

Il lutto privato per la morte del giovane

lo Sforzesco. Forse la salvezza è lì nelle

sieme delimita lo spazio di una tomba

cognato e dell’amico, proprio qui sulla

fondamenta dove la vita è contenuta

vegliata dall’ambiguo uccello che porta

Grignetta, diventa il segno dell’impreve-

con tutte le sue bellezze e contraddi-

le notizie: annuncia una morte privata

dibilità della natura che accoglie, pro-

zioni, sofferenze e prospettive.

che assume un significato universale in

tegge ma non può essere garanzia di

questo angolo di terra dove la vita ri-

assoluta linearità positiva.

gogliosa trapassa dal giorno alla notte,

Tuttavia questa natura con le sue

verso l’Inn, e la città con le sue impo-

no avere nel Bourbaki-Panorama

e La Morte, che ora possiamo con-

nenti architetture religiose e l’ampia

di Lucerna, 1881 o nel Panorama

templarle nel Museo Segantini di St.

corona di montagne, dove Andreas

di Racławice a Breslavia in Polonia,

Moritz, costruito nel 1908 sul model-

Hofer, l’eroe tirolese vittorioso, go-

1894, esempi musealizzati di Pano-

lo dell’edificio del Panorama divenuto

vernò il territorio come comandante

rami di storia.

l’atelier Segantini al Maloja. Segantini riprende il tema iconografico di ma-

supremo dalla città di Innsbruck. Una visione a 360 gradi, da punti

Alla fine del secolo XIX il Panorama

trice romantica che coglie il paralle-

di vista ravvicinati a zumate su campi

di storia lascia spazio a Panorami di

lismo tra il ciclo vitale umano e l’e-

crea un effetto tridimensionale, prima

natura e Giovanni Segantini nel 1897

terno ritmo della natura. Grandi spazi

del cinematografo, che fa apprezzare

progetta il Panorama dell’Engadina da

dove si muove la minuta vita degli

i particolari e la visione d’insieme.

presentare all’Esposizione universa-

uomini, cieli abitati dalle creste delle

le di Parigi 1900. Il progetto fallisce

montagne o da nuvole minacciose,

per ragioni economiche e Segantini

luce intensa ad esaltare la bellezza di

“ripiega” nella realizzazione del Trit-

una natura gloriosa: tutto riflette la

tico della natura: La Vita, La Natura

sua visione panteistica.

Analoghe suggestioni si posso-

Appuntamenti


Gasparini schizza grandi pastelli, appunta linee, luci, colori, sensazioni, domande. Nello studio milanese poi riporta sulla tela appena sporcata questa semplificazione di forme che si susseguono richiamandosi, rincorrendosi, costruendosi in cerchio. Non una pittura brillante per costruire una natura gloriosa come nel simbolismo esaltante di Segantini, ma il dramma di una natura aspra contraddittoria, dal respiro non certo facile, una natura che tuttavia, davanti ai danni dell’uomo, resta il possibile rifugio dove la vita continua.

Un momento dell’inaugurazione

E la bellezza prorompe prepotente

asprezze e cadute è la sola salvezza

loro funzione architettonica e, uniche

nonostante la scelta di una materia ma-

che resta, da riscoprire e difendere. Ga-

figure certe e riconoscibili, scandisco-

gra e dimessa, le forme spigolose, ge-

sparini non guarda dall’alto i paesaggi,

no il racconto. Resistono al vento che

ometrizzate dei brani di cielo scanditi

le cime, i pendi, gli alberi, le rocce, non

gioca con le foglie d’autunno e spande

come vetrate gotiche, le rocce scom-

ancora. La montagna nella sua maesto-

e accumula petali colorati a primavera,

poste come un mosaico cubista, i prati

sità ontologica sarà una scoperta suc-

resistono al buio della notte e ai cristal-

bucati, sporcati da tocchi di colore.

cessiva, dalla sua casa lecchese dove si

li di luce che esplodono nelle tenebre,

Una tela segue l’altra a ricostruire nel

trasferirà dal 2005. In questo suo pri-

forzano le rocce e le abbracciano, spia-

suo insieme la visione complessiva, lì

mo grande fregio dedicato alla natura

no con occhi periscopici il brulichio mi-

nella città, in uno spazio ridotto dove

segna la presa di distanza dalla città ed

sterioso che vive sotto la superfice. Un

la grandiosità della natura deve essere

entra nel paesaggio per camminarci,

caleidoscopio di forme minute tra i loro

scomposta, spezzata per essere conte-

per incontrarsi e scontrarsi con le radici

rami, ai loro piedi si muove, turbina e si

nuta. Così salvata conserva la possibilità

nodose, con i tronchi che si divaricano

posa, tutto è movimento e vita, anche la

di ricomporsi intatta ed essere guardata,

nei rami di cui immaginare le fronde,

rigida ombra nera che si stende entro la

Splendidi brani di pittura, di astrazione

con le pietre spezzate, stratificate. Lo

staccionata e spegne i colori.

se considerati singolarmente, trovereb-

sguardo a terra coglie pendii dove un

Un silenzio paziente e carico di atte-

bero felice collocazione sulle pareti di

pulviscolo floreale esplode tra le erbe

se accoglie il sommesso crescere del-

casa, se questo fosse il loro destino de-

e l’occhio, appena sollevato, intravede

la vita arborea, il lento disgregarsi delle

corativo, ma pensati e costruiti in forma

brani di cielo dove sfaccettature di luci

rocce, il ritmo del vento e della pioggia,

di “panorama” circolare ambiscono a

tracciano aurore boreali o tramonti ba-

poi si espande e avvolge chi si inoltra

essere un fregio epico che può conti-

luginanti.

negli spazi della pittura, invita alla sosta,

nuare a porre domande, invitare il pen-

alla contemplazione.

siero, offrire orizzonti di senso.

Lo sviluppo orizzontale del racconto sceglie una sezione di veduta che volu-

Il tempo segnato dai passaggi di luce,

tamente taglia gli sviluppi verticali della

trapassa da una stagione all’altra nel

composizione, non c’è spazio per am-

ciclo naturale, ma l’imprevedibile abi-

pli cieli, vette innevate, morbide vallate.

ta la natura come la vita dell’uomo e il

Gli alberi possenti e spogli sono forza

tempo può avere delle virate brusche,

e tenuta più che maestosità di chioma,

dei ritorni, delle cadute a picco. La bella

sono radici salde nella roccia, struttura,

guerriera senza nome vuole totale de-

contenimento. Sezionati nelle loro parti

dizione e tributi di sangue, come canta

portanti devono essere conosciuti nella

la Leggenda della Grigna.

Foto di Massimo Di Stefano

Appuntamenti


RECENSIONI NOTERELLA PER BERNARD AMY Bernard Amy ha ormai 78 anni. Ne aveva, se non sbaglio, 46 quando in Italia fece la sua apparizione il suo personaggio Tronc Feuilleu, il più grande arrampicatore del mondo. E che bella idea hanno avuto Alberto Paleari e compagni a pubblicare con la loro casa editrice Monte Rosa, questi cinque nuovi (almeno per noi italiani) racconti, raccolti in volumetto sotto il titolo del primo: La scala di Giacobbe. Niente di nuovo, tutto di nuovo: aleggia (è il caso di dirlo perché si vola alti) ancora la grande domanda sulla possibilità di raccontare l’alpinismo e sull’utilità che questo racconto abbia anche per l’alpinista, facendogli raggiungere la consapevolezza delle proprie azioni. Come è proprio dello stile di Amy, ci muoviamo sempre in uno spettro espositivo che va dall’approccio quasi mistico, fuori dal tempo e dallo spazio, fortemente metaforico, splendidamente esemplificato nel primo racconto, ad un racconto maggiormente concreto e visibilmente legato (in forme variabili) alla biografia dell’autore, visibile sotto traccia, in varie pagine. Ma è quando Amy inserisce le sue riflessione nello “stream” dell’ascensione (sia essa reale o inventata) che ci imbattiamo, a mio giudizio, nelle sue pagine più belle. Forse allora è Il cammino dei sogni la cosa meglio riuscita di questo libro: nel racconto si incastrano le storie, a loro modo parallele, di due coppie simmetriche di personaggi composte ciascuna da “un padre” e da un “figlio”. Uso le virgolette perché ci importa definire lo scarto generazionale, non il legame di parentela, che se c’è (segnalato da un “papi” che non si capisce bene se sia solo uno sfottò) esiste solo per la coppia dei gestori del rifugio. È mattina presto e una cordata composta da un giovane brillante arrampicatore e da “una vecchia volpe” (Jean Vernaz) “uno per le difficoltà, l’altro per l’itinerario”, ha appena lasciato il rifugio diretta alla ripetizione di una via aperta, qualche anno prima sulla parete sovrastante, dal gestore del rifugio (Jean Villard). Riusciranno a passare “in giornata”? Il gestore se lo domanda con un misto di gelosia e di curiosità. Sul filo di un’incomprensione (e del confronto) musicale fra le due generazioni, e del duello a distanza fra i due “padri” (che non certo casualmente si chiamano entrambi Jean) le due “coppie” di personaggi svolgono l’una in parete, l’altra al rifugio la loro giornata. E il gioco delle simmetrie (e delle dissimmetrie) fa procedere il racconto con appena un’ombra di leggera suspense. Sulla via di discesa, abbandonandosi ai ricordi, Vernaz rimpiange di “non aver saputo essere il Cassin di quella parete”. E qui, se avete un po’ di cuore, questo vi deve sobbalzare nel petto: quando il nome proprio (classici gli esempi di Cicerone e di Perpetua) diventa nome comune, allora sì che il personaggio che lo porta può dirsi entrato a pieno titolo nella storia. Anzi, nella lingua. E in questo caso non si tratta di un personaggio di carta, ma una persona di ossa e di muscoli (e che muscoli!). E di un’altra lingua. Appartenente a un popolo, per di più, scarso tradizionalmente di riconoscimenti per i fratelli transalpini. Che saremmo noi. Insomma questo racconto introduce nella lingua francese l’espressione idiomatica “essere il Cassin di una parete”. Le auguriamo buona fortuna. Torniamo per finire ad Amy: cha fantastica distanza fra “il più grande arrampicatore del mondo”, giunto ad un tale stadio di saggezza per cui roccia e scarponi diventano oggetti dimenticati e le piccole miserie del nostro piccolo mondo verticale. Da leggere. E da rileggere… (Alberto Benini) Bernard Amy LA SCALA DI GIACOBBE Monterosa Edizioni 2017

GUIDA ALL’ARRAMPICATA SPORTIVA E ALPINISTICA NELLE PREALPI LOMBARDE Ultimo volume pubblicato della nuova collana “Il grande alpinismo sui monti d’Italia” che nasce dalla collaborazione editoriale del Club Alpino Italiano con Alpine Studio con l’intento dichiarato di “individuare e proporre, con elevata precisione e tecniche comunicative di avanguardia, itinerari la cui scelta, pur con la consapevolezza che ciò comporta esclusioni, possa indirizzare verso una montagna a volte meno nota o frequentata, ma, proprio per questo, ancor più ricca di attrattiva e di fascino”. Alle vie super frequentate vengono così affiancati itinerari storici poco conosciuti ma di grande bellezza e interesse. Di ciascuna via l’autore, scrittore e appassionato di montagna, avendole salite quasi tutte, fornisce una descrizione particolareggiata, che si giova dell’esperienza diretta. (Adriana Baruffini)

Recensioni

Matteo Bertolotti Prealpi lombarde Valli bergamasche e bresciane, Presolana, Triangolo lariano, Grigne Alpine Studio, Lecco, luglio 2017


LE FOTO DI ANNIBALE Annibale Rota, da sempre assiduo frequentatore delle montagne di questo territorio che ha percorso in lungo e in largo munito di macchina fotografica, ha al suo attivo numerose pubblicazioni riguardanti la natura e il paesaggio, con una spiccata predilezione per i fiori. Da alcuni anni collabora al notiziario sezionale del CAI Lecco con testi di argomento naturalistico, riguardanti nella maggior parte dei casi la flora, corredati da immagini belle e significative. Purtroppo gli spazi sono tiranni e la redazione è stata ogni volta costretta a limitare il numero delle fotografie, “sempre ridotte all’osso rispetto al testo”. Così Annibale ha deciso di farci una sorpresa, rovesciando le cose e raccogliendo in un volumetto “più da guardare che da leggere” il prodotto delle sue “spedizioni” fotografiche alla ricerca di fiori anche rari. “Scartata l’alternativa di fare un elenco sistematico dei fiori di montagna, ho deciso per capitoli monotematici, simili a quelli pubblicati sulla rivista del CAI Lecco, ma illustrati da un maggior numero di fotografie. Fotografie che mi spiaceva tenere nascoste nel mio pc, dove sono finite dopo la scannerizzazione delle mie diapositive”. Il risultato è un libretto di 130 pagine dove trovano spazio anche brevi capitoli dedicati alle generalità delle montagne lecchesi, ai boschi, ai funghi e alle farfalle, stampato in un numero limitato di copie e non in vendita. Gli interessati possono prenderne visione presso la biblioteca del CAI Lecco. (Adriana Baruffini)

Annibale Rota ASPETTI NATURALISTICI DELLE MONTAGNE LECCHESI Stampato da Editoria Grafica Colombo srl, Valmadrera, 2017

“CAMÒS” Tutti abbiamo un nome personale, con il quale fin dalla nascita veniamo interpellati dai nostri cari e da chi ci è più vicino per amicizia. È un nome che non dice nulla di noi, e ormai più nemmeno nel riferimento generazionale, come succedeva fino a pochi decenni fa. C’è ancora invece, almeno nei piccoli paesi, l’usanza di un nomignolo che, attribuito in origine ad una persona per una sua particolare caratteristica, proseguiva ad identificare, per le successive generazioni, uno stesso gruppo famigliare. Camòs, uguale a camoscio nel dialetto bergamasco, era il soprannome che contrassegnava i componenti del ceppo di Bruno Tassi: ma perché proprio questo nome, nessuno in partenza si sarebbe mai immaginato sarebbe potuto in seguito calzare perfettamente a lui. Bruno Tassi ha forse concluso infatti la serie dei “Camòs”, perché con lui, “camoscio” per antonomasia per il suo modo di superare la verticalità delle pareti, il termine veniva impiegato come denominazione esclusiva. Nella “sua” falesia di Cornalba, in un angolo remoto della Val Serina, Bruno Tassi ha inventato le più belle vie di arrampicata, aprendole con un estro e un’arditezza sbalorditiva, diventando praticamente uno tra i più originali e ammirati capiscuola dell’arrampicata moderna. Con il suo stile e il suo fascino ha conquistato alla pratica dell’arrampicata uno stuolo appassionato di giovani, che si sono distinti in seguito per le loro eccezionali qualità come climbers e alpinisti. Grandissimo e fantasioso arrampicatore come pochi altri in assoluto, il Camòs, scomparso in un tragico incidente stradale a soli 51 anni, dieci anni or sono, viene ricordato sotto diversi aspetti nel volume di Lorenzo Tassi. Quello però che qui viene maggiormente raccontato di lui non è l’aspetto del climber superlativo che ha lasciato in retaggio agli appassionati un paradiso di vie di arrampicata: tutto ciò semmai è splendidamente evidenziato dalle spettacolari immagini che lo ritraggono in azione su pareti impossibili. Nel libro si parla di lui soprattutto riferendosi alle sue controverse qualità umane che, nonostante una natura che non teneva nascosto nessun eccesso, riusciva ad attirare immediatamente la simpatia, l’ammirazione e l’affetto di tutti coloro che lo avvicinavano. Tutto questo viene rivelato dal rimpianto e dal senso di vuoto che ha colpito chi lo ha conosciuto come lui era veramente, con tante sincere testimonianze, tra le quali spiccano quelle straordinarie di Simone Moro, Emilio Previtali, Maurizio ‘Manolo’ Zanolla e Mauro Corona. Ed è verosimile che lo stesso senso di vuoto potrà alla fine coinvolgere anche il lettore che, avvicinandosi a questa storia, sarà stato colpito da una persona che aveva grandi ideali, generoso e disinteressato, amato nonostante un carattere deciso, forse prepotente, ma che soprattutto arrampicava come un “Camòs”. (Renato Frigerio)

Lorenzo Tassi CAMÒS Edizioni Versante, Sud Collana “I Rampicanti”, 2017

Recensioni


LUTTI Nei primi mesi di quest’anno ci hanno lasciato: Luigi Baggioli, socio CAI dal 1987, frequentatore per anni del Gruppo Sci di fondo escursionismo Udilio Rossignoli, iscritto al Cai dal 1969 Giuseppe Pozzoli, appassionato di montagna fin dagli anni giovanili, attivo nella SEL e nel Cai Lecco al quale era iscritto dal 1953. Nei primi anni 2000 è stato eletto nel consiglio direttivo sezionale. Avvocato, è stato membro della Commissione legale regionale della Lombardia. Dario Carlo Alpini, socio Cai dal 1981 Battistina Invernizzi, iscritta al Cai Lecco dal 1992

La sezione tutta esprime ai famigliari dei defunti le più sentite condoglianze.

CONVENZIONI CLINICA SAN MARTINO - MALGRATE Malgrate, Lecco. Via Selvetta angolo via Paradiso - tel. 0341 1695111 - Internet: clinicasmartino.com Prezzi convenzionati sulle prestazioni concordate (vedi www.cai.lecco.it). Garanzia delle prestazioni di diagnostica per immagini in 12/24 h dalla richiesta. MEDINMOVE Lecco via Balicco, 109 - Internet: www.medinmove.it Centro di Medicina Preventiva, Riabilitativa, Genetica. Prezzi convenzionati sulle prestazioni concordate (vedi www.cai.lecco.it). PALESTRA DI ARRAMPICATA - RAGNI di LECCO Via C. Mauri 1 Lecco. Per informazioni, Ragni di Lecco ASD tel. 0341-363588. Internet: www.ragnilecco.com Sconto del 5% sugli abbonamenti stagionali. Sconto del 10% sui corsi di arrampicata sportiva df SPORT SPECIALIST via Figliodoni 14 Barzanò (LC) - Internet: www.df-sportspecialist.it Presso tutti i punti vendita sconto del 15% ai soci CAI, con esclusione degli articoli in promozione o già scontati STUDIO OSTEOPATICO COPPI via Lucia 10 Lecco (LC) - tel. 393.1646699 Sconto del 20% per trattamenti osteopatici. STUDIO DI PSICOLOGIA E RISORSE UMANE - SVILUPPO E FORMAZIONE STUDIO DI PSICOLOGIA E SESSUOLOGIA - DR SILVANO SALA Lecco, Lungo Lario Cadorna 10 - tel. 0341 1761009 - 3478773720 Incontro di consulenza gratuita e sconto del 20% sugli appuntamenti successivi STUDIO PROFESSIONALE DI FISIOTERAPIA/OSTEOPATIA BARUTTA Corso Matteotti 9/B 23900 Lecco. Tel. 338-7337496; 349-3702913; 338-1131813; Internet: www. studiobarutta.com Sconto del 20% per servizi di fisioterapia, consulenza fisioterapica, valutazioni fisioterapiche e trattamenti osteopatici.

Per ottenere gli sconti indicati è necessario esibire la tessera del CAI Lecco regolarmente rinnovata. Possono usufruire delle convenzioni anche i soci delle sottosezioni del CAI Lecco: CAI Barzio, CAI Ballabio, Strada Storta. NB: Per le società commerciali o aziende che volessero attivare iniziative di promozione o sponsorizzazione con il CAI Lecco telefonare allo 0341-363588 (orari apertura sede) o al 3393216291 oppure scrivere un’email a sezione@cai.lecco.it.

Vita di Sezione


Assemblea soci 2018 dei referenti dei vari gruppi sulle attività svolte nell’anno trascorso. Infine l’Assemblea ha ratificato le quote sociali già deliberate dal Consiglio direttivo e invariate rispetto al 2017. I verbali sono consultabili nella sede del Cai Lecco.

Assemblea elettiva del gruppo Ragni

Un momento dell’assemblea in sede Cai

Il 23 marzo 2018 presso la sede della sezione si è svolta l’Assemblea annuale ordinaria degli iscritti al Cai Lecco. Hanno svolto le funzioni di presidente e segretario rispettivamente Emilio Aldeghi e Giuseppe Ferrario. La relazione introduttiva del presidente Alberto Pirovano ha posto un particolare accento sull’impegno spe-

so dalla sezione nei settori della comunicazione, dell’alpinismo, della cultura e dei giovani, e ha illustrato come risultati emblematici di questo sforzo la ripresa del Premio Grignetta d’Oro e l’intensificarsi della collaborazione con il Politecnico. A seguire la relazione finanziaria con la presentazione dei bilanci consuntivo e preventivo, e gli interventi

Mercoledì 28 marzo i componenti del gruppo Ragni si sono riuniti in assemblea per eleggere un nuovo presidente e rinnovare il Consiglio direttivo. Questi i risultati delle votazioni: Presidente: Matteo Della Bordella Consiglieri: Luca Schiera, Matteo De Zaiacomo, Dimitri Anghileri, Simone Pedeferri, Luca Passini, Carlo Aldè. Revisori dei conti: Alberto Pirovano, Natale Villa, Mario Giacherio Al nuovo presidente e ai neo eletti consiglieri e revisori l’augurio di un proficuo lavoro.

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INFORMAZIONI DALLA SEGRETERIA - TESSERAMENTO QUOTE SOCIALI 2018 Le quote sociali per il 2018 sono le seguenti: Socio Ordinario Socio Ordinario* (nati dal 1992 al 1999)

Socio Familiare** Socio Giovane***

(nati nel 2000 e anni seguenti)

Socio Vitalizio Tessera per i nuovi Soci Duplicato Tessera

€46,00 €24,00 €24,00 €16,00 €20,00 € 5,00 € 2,00

*Al Socio ordinario di età compresa tra i 18 e i 25 anni viene applicata automaticamente la quota dei soci familiari. Tale Socio godrà di tutti i diritti del socio ordinario. ** Possono essere soci familiari solo i residenti al medesimo indirizzo del socio ordinario di riferimento. ***Socio giovane: a partire dal secondo figlio giovane in poi, il socio giovane verserà la quota di € 9,00. Si precisa che per poter usufruire dell’agevolazione prevista, il socio giovane dovrà avere un socio ordinario di riferimento (capo nucleo) in regola con il tesseramento dell’anno in corso ed appartenere ad un nucleo familiare con due o più figli giovani iscritti alla Sezione. Ricordiamo che per non perdere i benefici dell’iscrizione al CAI il rinnovo deve essere effettuato entro il 31 marzo 2018. Qualora l’iscrizione non fossa ancora stata rinnovata, si prega di procedere con il rinnovo quanto prima passando in segreteria o con bonifico bancario (come da istruzioni riportate sul sito www.cai.lecco.it)

IL RINNOVO DELLA TESSERA PUÒ ESSERE EFFETTUATO:

In sede: Tutti i martedì non festivi dalle ore 20:30 alle 22:00. Tutti i venerdì non festivi dalle ore 18:00 alle 20:00 In alternativa, il pagamento potrà essere effettuato a mezzo: a) Bollettino c/c Postale n. 12049227 intestato a C.A.I. Sezione di Lecco. b) BANCA POPOLARE DI SONDRIO, Agenzia di Piazza XX Settembre a Lecco, sul conto corrente intestato a C.A.I. Sezione di Lecco IBAN IT07 J056 9622 9020 0000 2154 X06. Il pagamento tramite Bonifico Bancario o Bollettino di c/c Postale prevede un contributo, per socio o per nucleo familiar, di € 2,00 per spese postali (Esempi - Singolo socio: quota + 2,00€ - Nucleo Familiare: somma delle quote + 2,00€). Il bollino verrà spedito per posta al domicilio del socio. CALENDARIO CHIUSURA SEDE La sede resterà chiusa dal 1 al 31 agosto.

AGEVOLAZIONI E BENEFICI PER I SOCI Agli associati è garantita la copertura assicurativa per infortuni che si verifichino nell’ambito di iniziative organizzate dal Sodalizio, ivi compresi i corsi e le scuole, oltre alla copertura assicurativa del Soccorso Alpino per attività sia sociali che personali. - I soci possono essere assicurati per gli infortuni in attività per-

sonale richiedendo la copertura assicurativa presso la sezione di appartenenza. - Il socio ordinario riceverà al proprio domicilio la rivista mensile del Cai “Montagne 360” e la rivista quadrimestrale sezionale ”CAI Lecco 1874”. - Tutti gli associati, con la presentazione della tessera riportante il bollino relativo all’anno in corso potranno usufruire degli sconti previsti dalle convenzioni indicate nell’apposito riquadro. - Tutti gli associati potranno usufruire gratuitamente dei servizi offerti dalla sezione: accesso alla documentazione presente nella biblioteca sezionale, utilizzo di internet, lettura dei periodici e delle riviste presenti in sede. - Tutti gli associati otterranno sconti sull’acquisto di libri o pubblicazioni del CAI.

DIMISSIONI E MOROSITA’ Il socio può dimettersi dal Club Alpino Italiano in qualsiasi momento; le dimissioni devono essere presentate per iscritto al Consiglio Direttivo della Sezione, sono irrevocabili ed hanno effetto immediato, senza restituzione dei ratei della quota sociale versata. Il socio è considerato moroso se non rinnova la propria adesione versando la quota associativa annuale entro il 31 marzo di ciascun anno sociale; l’accertamento della morosità è di competenza del Consiglio Direttivo della Sezione; non si può riacquistare la qualifica di socio, mantenendo l’anzianità di adesione, se non previo pagamento alla Sezione alla quale si era iscritti delle quote associative annuali arretrate. Il socio di cui sia stata accertata la morosità perde tutti i diritti spettanti ai soci.

Cambio della guardia in segreteria Dall’ 1 gennaio 2018 Erica Rovelli è stata sostituita nei compiti di segreteria da Veronica Milani. Il presidente e il Consiglio direttivo sono certi di interpretare il pensiero di tutti i soci nell’esprimere a Erica un grazie di cuore per il lavoro svolto in tanti anni di presenza al CAI Lecco e di partecipazione alla vita della sezione. A Veronica l’augurio che l’impegno notevole a lei richiesto per la conduzione della segreteria possa essere assolto con spirito di collaborazione, condivisione degli obiettivi e soddisfazione personale.

Vita di Sezione


Notiziario 01/2018  

Notiziario CAI Lecco 01/2018

Notiziario 01/2018  

Notiziario CAI Lecco 01/2018

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