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numero cinque novembre 2010

paese ospite: Ia Spagna


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Sommario

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Editoriale Benvenuti in Spagna

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Speciale del mese: La letteratura spagnola contemporanea

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Piccola guida alla letteratura spagnola contemporanea Invito alla lettura: Layla El Sayed su Maria Duenas Invito alla lettura: Lorenzo Valdesi su Jorge Valdano Ritratto di uno spagnolo: Arturo Perèz-Reverte

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Diario di Bordo

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Formentera. L’isla de alma... di Valeria Merlini e Stefania Campanella 28

Il libro del mese

Funambolico Everett: “Metto dentro tutto quello che leggo.” la recensione di Alen Loreti al libro “Non sono Sidney Poitier”

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Reading Room

Una Storia in apparenza complicata Michele Genchi su, Philip Roth , La Controvita. 36

Storie

L’acciao era il cuore, su Ruggine Americana di Philipp Meyer Una storia in apparenza semplice, su Timbuctù di Paul Auster a cura di Marco Crestani 39

Il libroscopo di Novembre

a cura di Paola Manduca

Redazione Paola Calvetti Carla Casazza Marco Crestani Layla El Sayed Michele Genchi Alen Loreti Valeria Merlini Francesca Schirone

Ufficio Stampa Paola Manduca

Colophon

Agnese Trocchi

Posta

bookavenue@bookavenue.it hanno collaborato a questo numero: Stefania Campanella, Lorenzo Valdesi le foto di questo numero sono di: ©Valeria Merlini ©Stefania Campanella e ©ddelion, ©didri, da Flickr


editoriale

Che fine ha fatto Pepe?

Pepe Carvalho è nato a Barcellona, dove vive facendo l'investigatore privato. Ha un passato singolare: è stato comunista, ha militato nelle file dell'antifranchismo, è stato in prigione per la sua attività politica, ma poi si è trovato a lavorare alcuni anni per la CIA. Aveva una moglie, Muriel, totalmente presa dall'impegno politico, che lo ossessionava - anche a letto - con le questioni ideologiche, e questo ha irrimediabilmente allontanato Pepe dalla politica. Ma - la dittatura franchista durerà fino al 1975/6 - è ancora ricercato e per sfuggire a un nuovo arresto è costretto a espatriare: va negli Stati Uniti e trova un impiego come lettore di spagnolo all'università. Ma è un lavoro precario, e quando un conoscente catalano gli propone entrare nel mondo dell'intelligence Pepe, pur di non restare a spasso, accetta e si ritrova poi tra le guardie del corpo degli insopportabili Kennedy (non CIA, dunque, perchè è il Secret Service l'organismo che si occupa della protezione dei Presidenti). Pepe ha davvero preso parte al complotto contro JFK? È stato addirittura lui ad assassinarlo? In ogni caso l'agenzia vuole liberarsi di lui e Pepe ritorna in patria. Non si sa bene come e quando, ma comincia la sua attività di investigatore privato e come tale lo ritroviamo nella Spagna post - Franco. Dopo il disastroso matrimonio, Pepe si guarda ben dall'impegnarsi ancora in un rapporto "istituzionale" e così si lega - in una singolare liaison sentimental - erotico - culinaria - con Rosario Garcìa López, detta Charo, che fa la prostituta di lusso. “Carvalho suole guardare le donne dall’alto in basso, a metà strada tra la morale ugualitaria della gioventù che lo costringe a guardarle direttamente in faccia e le concessioni maschiliste permesse a se stesso mano a mano che invecchia."  (Storie di politica sospetta). Suo amico - collaboratore - gourmet è Biscuter, già ladro d'auto (Biscuter era il nome di un'utilitaria molto diffusa nella Spagna degli anni '50) e con cui si erano conosciuti in galera. Discutono vivacemente di cibo, lo preparano, ne fanno "il tavolo dell'amicizia", e in quasi tutti i libri di Montalbàn restano tracce profumatissime di questa passione profonda (lo scrittore era davvero un esperto, tanto da aver raccolto in un volume la summa della gastronomia spagnola, oltre ad aver scritto vari saggi e articoli di sociologia del cibo).

Se poi siete affamati, di notizie, e volete davvero sapere tutto sulla vita di Pepe Carvalho, c'è una sua accurata biografia (pare autorizzata da Montalbán): Quim Aranda, Piacere, Pepe Carvalho, Feltrinelli, 1997. Carvalho non è il classico comunista pentito, anche se di quell'esperienza, e del clima culturale che ne era la cornice, conserva una memoria affannata, contraddittoria, tanto che ha l'abitudine di accendere il fuoco, nella propria abitazione, con i "classici." Ma è ben consapevole che "ciascuno è figlio delle proprie azioni “ (Storie di politica sospetta). Il fatto è che a un certo punto Carvalho "si sorprese schiavo di una cultura che lo aveva separato dalla vita, che aveva falsificato la sua sentimentalità come gli antibiotici possono distruggere le difese dell'organismo." (Tatuaggio) E così identificò nella propria ricchissima biblioteca il totem da abbattere, la prigione che serrava la sua casa, con i libri, appunto, che facevano da sbarre: oggi Marx, domani Engels, e poi Adorno, Beckett, Dostoevskij, e via via nel camino si avviano tutti quei pezzi di carta pieni di "verità inutili." Magari ne compra ancora di libri, ma - dopo averli letti? - per esibirne il rogo davanti all'ospite sconcertato. Qualcuno gli ricorda che erano i nazisti a bruciare i libri, e lui ribatte di non essere come Goebbels che quando sentiva la parola cultura tirava fuori la pistola: "Io tiro fuori l'accendino." E avanti a sputtanare l'inutile e dannosa "ortopedia verbale" dei libri, che fanno dimenticare le virtù della vera cultura, quella delle cose che si possono toccare, odorare, cucinare. "Ho letto libri durante quarant'anni della mia vita e adesso li brucio perchè non mi hanno insegnato a vivere." Conrad e Garcia Lorca, però, non avrà il coraggio di bruciarli. José Carvalho Tourón, detto Pepe, è profondamente distaccato, non sopporta più i riti della cultura di superficie, e men che meno quelli della cultura profonda, ha solo parole sarcastiche per la politica: ecco il dialogo con un'amica quando si ritrova a svolgere un incarico a Buenos Aires (dove peraltro è profondamente colpito dalla tragedia dei desaparecidos): - Si mangia in questa città? - Si mangia copiosamente, argentinamente. - risponde Alma. - Marx ha detto che si conosce un paese solo quando si è mangiato il suo pane e si è bevuto il suo vino. - Marxista? - Sezione gastronomica. Qualcuno lo ha definito "un Marlowe mediterraneo",


ma, come per i vari Maigret scandinavi e svizzeri, ecc., si tratta di scorciatoie grossolane che non portano da nessuna parte. Pepe Carvalho è Pepe Carvalho, come tutti ha tratti di somiglianza con altri, e come tutti è unico; ci può essere più o meno simpatico, possiamo condividere o no le sue idiosincrasie e le sue passioni, ma Vázquez Montalbán ce lo fa amare, risolvendo, paradossalmente, la questione dei libri da bruciare: Carvalho non lo bruceremo, perchè nei suoi libri, nei libri in cui vive, c'è più vita che altrove. E un altro grande scrittore di gialli, Andrea Camilleri (che di vita s'intende non poco) ha chiamato Montalbano il suo personaggio secondo voi perchè? ... e per finire...uno sguardo fuori dalla porta di casa. Riforme costituzionali o riforme prostituzionali? Premier Cherubino? Farfallone amoroso? Sì, miei cari. Da molto tempo ho cercato di definire, per i miei amici e per me, lo stile mozartiano del nostro Premier, il suo temperamento ludico, i suoi scherzi coprolalici, la sua inesausta ricerca di uno sfuggente piacere e del suo piccolo-grande teatro. Ha vinto una strana Italia atea e devota, laica e bigotta, che non ha niente a che fare con la battaglia per demolire il nulla della secolarizzazione forzata intrapresa a fatica dagli uomini di buona volontà di questo paese. Peccato per il tempo perso. mg


speciale mese

la letteratura in terra di Spagna


Piccola guida alla letteratura spagnola contemporanea

filosofi della prima metà del secolo. A partire dal 1920, si fa avanti un folto gruppo di poeti (la generazione del 1927, nata in occasione del centenario di Góngora), di cui fanno parte Gerardo Diego, poeta al tempo stesso classico e d’avanguardia, Federico García Lorca (1898-1936), che accoglie nelle sue poesie aspetti tradizionali del romancero trasportati nella sua terra andalusa a cura di Lorenzo Valdesi (Romancero gitano) e che infonde al teatro spaLa «generazione del ’98», s’interroga sul futuro gnolo nuove forze e vitalità (La casa di Bernarda della Spagna e, più in generale, sul destino umano. Alba, Nozze di sangue), Rafael Alberti (1902-1999), Ne fanno parte Miguel de Unamuno (1864-1936), che dall’influenza della poesia popolare andalusa autore de Il sentimento tragico della vita, lo scritto- passò progressivamente a una poesia più intelletre e saggista Azorín, il romanziere Pio Baroja, il potuale (Sugli angeli), Jorge Guillén, archetipo del eta Antonio Machado (1875-1939), austero cantore poeta metafisico, e Luis Cernuda, che esprime, con della Castiglia e il filologo Menéndez Pidal. Valle uno stile contenuto, un’intensa emozione romanInclán, esteta e creatore di una prosa brillante e di tica. Vicente Aleixandre (Premio Nobel 1977) è un una delicata poesia, occupa, per la sua originalità, poeta elegiaco, che ha creato grandi visioni oniun posto a sé nella letteratura spagnola del XX sec. riche con una scrittura di tipo surrealista. Miguel Tra i suoi contemporanei citiamo Jacinto BenaHernández disegna una parabola artistica contrasvente (premio Nobel 1922), rinnovatore del teatro segnata dalla costante ricerca dell’umano e del spagnolo, e il romanziere Blasco Ibáñez. sociale (La folgore incessante). Modernismo e ispirazione romantica di gusto Il dopoguerra – Nel dopoguerra, la poesia conosce ottocentesco caratterizzano le prime opere di un notevole sviluppo, grazie a personalità come Juan Ramón Jiménez, Premio Nobel 1956, la cui Blas de Otero, che fa della poesia una forma di poesia evolve gradualmente verso uno stile più protesta sociale, Leopoldo Panero, caratterizzato intellettuale, privo di abbellimenti formali (Bellezza, da lirismo e musicalità, Dámaso Alonso, che rifletAnimale di fondo).Ortega y Gasset (Spagna inverte- te nei suoi versi l’angoscia del nostro tempo, Luis brata, La ribellione delle masse), uno dei maggiori Rosales, dall’elegante classicismo, e Gabriel Celaya, ideologi e filosofi spagnoli, contribuì a diffondere che esprime una sincera ed emozionata adesione in Spagna le principali correnti culturali europee, in alla quotidianità. primo luogo tedesche. Eugenio D’Ors, Salvador de Il teatro ha i suoi migliori autori in Miguel Mihura, Madariaga e Gregorio Marañón sono gli altri grandi


che scrive critica di costume, Enrique Jardiel Poncela (Eloísa sta sotto il mandorlo), Antonio Buero Vallejo (Storia di una scala), che rappresenta con realismo la conflittualità dei rapporti umani, e Alfonso Sastre, dai toni critici e aspri. La narrativa si rivolge alla realtà quotidiana: Carmen Laforet (Nada), Miguel Delibes (La sombra del ciprés es alargada) e il Premio Nobel 1989 Camilo José Cela (La famiglia di Pascual Duarte, L’alveare), che compone un ritratto incisivo della vita spagnola in anni difficili. In un secondo tempo il panorama narrativo si apre a nuovi temi e nuovi autori: Ana M. Matute, dall’intenso lirismo, e José M. Gironella, scrittore di racconti documentaristici (Los cipreses creen en Dios); a essi bisogna aggiungere gli scrittori in esilio (in epoca franchista, la censura tarpa le ali alla letteratura spagnola): Ramón J. Sender, Max Aub, Francisco Ayala e Rosa Chacel. La generazione successiva di narratori si dedica al realismo sociale: Rafael Sánchez Ferlosio ritrae in El Jarama la realtà quotidiana; Ignacio Aldecoa è un eccellente affabulatore; Jesús Fernández Santos (Los Bravos) racconta il mondo contadino; Juan Goytisolo scrive opere di denuncia sociale. Tra gli altri narratori si ricorderanno inoltre Alfonso Grosso, J.M. Caballero Bonald e Carmen Martín Gaite. La pubblicazione di Tempo di silenzio (1962) di Luis Martín Santos segna l’abbandono del realismo sociale a favore di una maggiore attenzione verso l’immaginazione e l’elemento linguistico. Gonzalo Torrente Ballester rivela in La saga/fuga di J.B. le sue doti nella narrazione fantastica. Tra gli altri scrittori contemporanei sono Juan Benet (morto nel 1994), Juan Marsé, Manuel Vázquez Montalbán, Terenci Moix, Eduardo Mendoza, Javier Marías e i drammaturghi Antonio Gala, Fernando Arrabal e Francisco Nieva. fine


Maria Duenas

La notte ha cambiato rumore invito alla lettura di Layla El Sayed

Vi ho fissato un appuntamento, nel pomeriggio vi aspettano alle casse di una qualsiasi libreria per l’acquisto di uno dei libri più belli del 2010. Mi sono permessa di farlo, di prendervi questo impegno perché so che poi ne sarete entusiaste. Entrate in libreria, puntate le novità, guardate le copertine, il mio libro sulla sua ha un quadro di Jack Vettriano (già solo per questo merita di essere preso tra le mani…) e un titolo poetico. Afferratelo e andate a casa. Se credete che oggi pomeriggio avrete di meglio da fare, o che non vi sarà possibile mantenere l’impegno, o se semplicemente non vi fidate di me (nel tempo vi ho mai deluso?) cliccate su google il nome della mia autrice e troverete altri che come me hanno letto questo libro, in spagnolo (400.000 copie vendute in Spagna, scusate se è poco…) o in anteprima in Italia… Signore il fatto che dobbiate comprare questo libro non può essere oggetto di discussione: fatelo e basta. Sira vi ricorderà Rossella (proprio quella Rossella lì…), l’intero impianto del romanzo vi ricorderà Via col vento, o uno qualsiasi di quei racconti, alla chiusura dei quali si emette un sospiro profondo, un po’ soddisfazione, un po’ dispiacere. Sira vive a Madrid, la Madrid prima di Franco, è figlia di una sarta e come tale impara a cucire, Sira è una brava figlia, promessa sposa a un uomo medio, impiegato statale, un po’ noioso certo, ma tutto ciò a cui la figlia di una sarta può aspirare. L’acquisto di una macchina da scrivere però, farà girare il vento. Allora Madrid, diventerà Tetuan e attraverso la voce di Sira sapremo cosa è avvenuto in quegli anni in Spagna e nel suo protettorato nordafricano.

E’ lei a lasciare Madrid al seguito di un amore folle, è lei a girare per le stradine di Tetuan e a farci respirare l’aria polverosa e sensuale del nordafrica. Ed è ancora Sira a ricostruire la sua vita distrutta dalla guerra, lontana dalla famiglia, dal suo paese d’origine, avendo in dote solo un mucchio di debiti (l’amore folle lascia il segno) ago e filo. Vi piacerà vederla di fronte allo specchio, con le forbici in mano, il giorno in cui deciderà che è arrivato il momento di resistere agli assalti della vita… farà infatti quello che facciamo tutte in questi momenti : si taglierà i capelli, e poi si sentirà rinata. Vi piacerà ascoltarla parlare di Ramiro, perché tutte abbiamo avuto il nostro Ramiro… Rimarrete affascinate come lo sono stata io dal turbinio di personaggi e situazioni che avvolgeranno l’umile sartina. Sarete dalla sua parte anche quando si lascerà coinvolgere in qualcosa di un po’ losco, tratterrete il respiro quando sarà in pericolo e sarete con lei quando piena di soggezione varcherà la soglia dei palazzi più eleganti di Madrid. Bella e ingenua, orgogliosa fino alla morte Sira ha le caratteristiche di un’eroina di altri tempi, ed è proprio lì che vi porterà, in un’epoca ormai lontana ( la Duenas allega al romanzo una bibliografia degna di un dottorato in storia) fatta di abiti lunghi, baciamano e uomini con il cappello.

la storia Sira Quiroga è una giovane sarta nella Madrid degli anni Trenta, sta per sposarsi e avviarsi a un destino senza imprevisti quando perde la testa per un carismatico imprenditore e, prima che scoppi la Guerra Civile, lascia la Spagna per trasferirsi con lui in Ma-


rocco, in quella Tangeri dove si respira un'atmosfera internazionale, mondana e inebriante. Ma qui si ritrova presto sola, ingannata e piena di debiti. Raggiunto il protettorato spagnolo di Tetuán, con l'aiuto di alcuni improbabili amici Sira riesce ad aprire un atelier di alta moda che, grazie al suo gusto e alla sua forza di volontà, diventa il punto di riferimento per le signore più ricche e influenti della città. Una clientela all'apparenza insospettabile, ma che nasconde dei segreti. E qui il destino di Sira subisce una svolta imprevedibile, intrecciandosi con quello di un variegato gruppo di personaggi, alcuni dei quali storicamente esistiti, come Juan Luis Beigbeder, il ministro degli Esteri del regime franchista, e la sua amante, l'eccentrica e affascinante inglese Rosalinda Fox. Saranno loro a dare a Sira la possibilità di riscattarsi, di ricostruire pezzo a pezzo il suo destino. Anche se questo sarà per lei l'inizio di una doppia vita, in cui il suo mestiere, la sua arte, il ruolo che si è conquistata nel mondo della grande sartoria diventeranno la facciata di qualcosa di molto più oscuro e pericoloso. Avventura, mystery, grande rievocazione storica e tragedia amorosa sono gli elementi del nuovo successo che, dopo L'ombra del vento, ci offre la narrativa spagnola contemporanea. Pubblicato nel 2009 e diventato un grande bestseller (più di venti edizioni a oggi) grazie al solo passaparola dei lettori, anche La notte ha cambiato rumore può essere letto come un moderno feuilleton, avvolgente e irresistibile nel disegnare le atmosfere e con uno splendido cast di personaggi, le cui vite María Dueñas drammatizza con ritmo impeccabile, trasportandoci sul filo della Storia attraverso una mappa di affascinante ampiezza - Madrid, Tangeri, Tetuán, Lisbona - per intrecciare una storia di fedeltà e tradimento, coraggio e dedizione, amore e ideali, in cui i lettori scopriranno l'arte di narrare di una nuova scrittrice che combina sapientemente i generi e immette una linfa nuova nella grande tradizione del romanzo d'appendice. fine ©2010 Layla El Sayed, BookAvenue


Jorge Valdano, Il sogno di Futbolandia. appunti di vita e di calcio invito alla lettura di Lorenzo Vandesi

Ricordo Valdano attaccante di molto talento nel Real Madrid degli anni Ottanta. Mi dicono sia diventato poi dirigente e allenatore. Lo ritrovo oggi scrittore. E che scrittore! Il sogno di Futbolandia è davvero un gran bel libro, che con acume e precisione e con stile impeccabile ci parla del mondo del calcio e dei suoi storici protagonisti. Una sorta di Vite parallele, che invece degli eroi dell'antichità ha per oggetto i più grandi calciatori degli ultimi cinquant'anni, intorno ai quali Valdano ci racconta gustosissimi aneddoti, che servono per scolpirne, con grande finezza psicologica, il carattere. Per riuscire in questo Valdano dimostra di conoscere non solo il calcio, ma la vita stessa. Uno scrittore spagnolo, parlando di Valdano, lo definisce "Il pallone fattosi verbo", mentre un altro grande della letteratura spagnola contemporanea, Manuel Vazquez Montalban, ne parla come del "Benedetto Croce del calcio universale". A Valdano piace il calcio spettacolare, il calcio che non si concentra sul risultato, ma sul bel gioco. Il calcio che sa farsi epica, poesia, leggenda, non quello che mira esclusivamente al profitto. Insomma Valdano predilige il calcio che piace ai veri sportivi. Partendo da queste premesse, è inevitabile che egli avanzi qualche riserva (e qualche biasimo) per il calcio italiano, rinunciatario, difensivista, ispira-

to più dalla paura che dall'avventura e dal sogno, anche se non risparmia apprezzamenti per Baggio e Del Piero, per Paolo Maldini e per Scirea, nonché per Arrigo Sacchi, allenatore di quel Milan che giocava "come si gioca in paradiso". La sua ammirazione va a Pelé, archetipo del campione che appartiene all'eternità, "con un corpo che si adattava armoniosamente al movimento capriccioso della sfera" e di cui non sapevi mai "se Pelé saliva dalla terra o scendeva dal cielo per colpire il pallone in piena fronte con il portiere come vittima e la rete come destinazione finale"; a Maradona, grandissimo genio e sregolatezza del calcio, di cui il suo medico Rubén Oliva soteneva che allenarlo era superfluo: "Maradona è come un gatto. Gli basta nutrirsi e riposare per essere il migliore"; a Zidane, "un elefante col cervello di una ballerina"; a Zico, dal fisico gracile, ma "il miglior giocatore del Brasile per tutta la decade degli anni Settanta"; a Cruyff, "una figura immensa... era il miglior libero, il miglior laterale, il miglior centrocampista e il miglior attaccante che abbia mai visto", uno che giocava e viveva al 100%. Sfilano poi nel libro l'astuto Romario, l'esuberante Ronaldo, il "Loco" Higuita, l'esplosivo Roberto Carlos, l'intelligente Rivaldo, il classico Valderrama, il "tuttocampista" e anarchico Veron, il glaciale Bergkamp, il "pitbull ispirato" Davids. Tantissimi campioni, tutti i migliori "pensatori con i piedi" della storia del calcio più recente.


Un capitolo è dedicato a tecnici, allenatori e strategie e non mancano le notazioni, acute, di carattere sociologico sul fenomeno calcio. Impreziosiscono le pagine i numerosi, quanto pertinenti, riferimenti letterari. Insomma un libro che può essere apprezzato non soltanto dal tifoso di calcio sfegatato, ma anche dal lettore esigente, colto e curioso. FINE Š2010 Lorenzo Valdesi, BookAvenue


Arturo Pérez-Reverte: «riconosco il mio passato attraverso i miei romanzi»

di Carla Casazza Arturo Pérez-Reverte, classe 1951, è il romanziere contemporaneo più letto nel suo paese, e l'autore spagnolo più conosciuto all'estero, dove i suoi libri sono stati tradotti in 29 lingue. Il 12 giugno 2003 è diventato membro della Real Academia Española de la Lengua, la più alta istituzione spagnola nella lingua e la letteratura. Si è avvicinato relativamente tardi alla narrativa, esordendo nel 1993 con "Il Club Dumas" che fu subito un grande successo in Spagna; da questo romanzo d'esordio, qualche anno dopo, Roman Polanski trasse il film "La nona porta" interpretato da Johnny Depp. Con "Il maestro di scherma" la sua fama divenne internazionale. Raccontare storie, però, già da tempo era uno degli assi portanti della sua vita poiché per molti anni è stato inviato di guerra per varie testate giornalistiche e radio-televisive. I luoghi e le situazioni che in quel periodo hanno fatto da cornice alle sue giornate, tornano nei suoi libri, così come buona parte della sua vita. «Tutta la mia vita - ha detto in una recente intervista rilasciata a El Paìs - si trova nei miei romanzi. La possibilità di vivere in luoghi poco convenzionali mi ha dato un modo di vedere le cose particolare e ciò che scrivo è la bilancia di ciò che ho visto. Riconosco il mio passato attraverso questi libri. Credo che un lettore attento riesca a conoscermi bene. Ci sono autori che mentono - tutti mentiamo, ovviamente - però ci solo alcuni che si celano di più, che per diverse ragioni, di strategia, di carattere, si celano nei loro libri. Altri sono trasparenti

e li puoi conoscere molto bene. Credo di essere di questo gruppo, di quelli che è facile conoscere. E quel lettore attento che ha letto tutta la mia opera mi conosce meglio dei miei migliori amici.» I suoi thriller sono intrisi di storia, mistero, riferimenti all'arte e alla letteratura, così da non potersi definire dei semplici romanzi di genere ma una più complessa e affascinante miscellanea. A volte sconfina nell'attualità, come ne " La regina del Sud" o "Il pittore di battaglie" (il più autobiografico dei suoi libri), ma è chiaro che il passato lo affascina, tanto da avere dedicato una saga al Capitano Alatriste, spadaccino e soldato nella Spagna del XVII secolo. «Sono tra quegli autori che scrivono i libri che vorrebbero leggere. É ciò che mi fa felice, che rende compatibile lavoro e piacere personale, sennò sarebbe un lavoro come tanti altri. Non sono mai stato consapevole del motivo per cui scrivo. Un tempo lo facevo perché era un gesto che mi apparteneva, che mi faceva stare bene. Poi ho continuato perché a cominciare da un certo momento della mia vita scrivere è diventato la mia professione, un modo di vivere degno e gradevole. Ora che posso guardare le cose con più serenità, con l'esperienza che ti danno gli anni e il tempo, ho capito che ciò che facevo realmente era mettere ordine nella mia vita. Come se avessi ordinato la mia vita in episodi, ogni episodio un romanzo per calmare rimorsi, ricordare, convertire momenti amari in felicità, e viceversa.» ©2010 Carla Casazza, BookAvenue


Formentera. L’isla de l’alma…

Diario di Bordo di Stefania Campanella e Valeria Merlini Il momento esatto in cui metti piede sul traghetto, Balearia o Pitiusa che sia, ecco, quello segna l’istante preciso dell’inizio del silenzio. Quando la barca si stacca dal porto di Ibiza e prende il largo capisci che tutto è reale. Ci si immerge in quella traversata che per molti segna l’inizio di uno stacco. Per me l’inizio non di una vacanza, ma di una svolta. Perché chiamarla vacanza è riduttivo. Ferie suona offensivo. Rinascita e riscoperta hanno un sapore decisamente più forte, ma anche appropriato. Quindi lasciarsi cullare dal rollio della barca, dal rumore a volte assordante dei motori, quando il Caronte che ci sta traghettando è ridotto, è veramente un inizio. Poi, da subito, si scorgono scogli qua e là. Fino a una striscia sottile, davvero sottile di terra. “Terra in vistaaaaaa!” viene da urlare, perché quella è la meta finale. Questo devono aver pensato i primi che arrivarono. O quelli che vi tornarono. Il passo che dalla barca approda alla terraferma della Savina rappresenta il distacco dai condizionamenti e dalle convenzioni che hanno plasmato il nostro vero io, un arrivo nel nostro essere più profondo. È questo il vero senso di libertà che anche il più ignaro passante può percepire transitando sull’isola. …

Formentera, 19391 La speranza. Sono anni di silenzio e di speranza. Speranza di tempi migliori, che non sappiano di sale e di fame. Speranza di vedere questa terra capace di sfamare i proprio figli. Ogni famiglia di Formentera ha ancora un suo componente in esilio a Montevideo, a Cuba o in navigazione. Il desiderio di ognuno di loro è di tornare a casa con quaranta monete d’oro, rivedere il padre, la fidanzata, sposarsi e poter vivere sull’isola di Formentera. … L’isola delle donne. Formentera fu detta pure “isola delle donne” a causa della mancanza di uomini; questi ultimi infatti dovettero partire per cercare lavoro dove fosse possibile. Le donne rimanevano realizzando tutti i compiti senza dipendere da nessun uomo. … Ancora oggi sono in molte a sostenere che crescere un figlio sull’isola rappresenti una grande occasione per sperimentare la collaborazione che solo l’esperienza di un villaggio può concedere: tante madri, tanti fratelli o sorelle e tanta protezione. Una sorta di baby sitting spontaneo e naturale, viziato dalla luce dell’isola… Questo è quello che penso ogni volta che ci torno. Che ci arrivo. Ed è sempre, sarà banale, come la prima volta. Con la consapevolezza di conoscerla benissimo, ma mai abbastanza. Anche chi ci ritorna da tantissimi anni conferma che ogni volta c’è un


angolo, un colore, o una suggestione da scoprire. Con la consapevolezza che sono una vacanziera, ma con l’illusione di esserne padrona. Sentimento condiviso dai più. Ma realizzato da ben pochi. Un’amica nel suo libro2 ha scritto “(…) chi è solito abbandonare i mozziconi di sigaretta sulla spiaggia è pregato di fermarsi qua. Perché il libro è dedicato a tutti quelli che Formentera la amano, o la ameranno, davvero”. Condivido. Peccato che questi turisti mordi e fuggi siano resistenti. E recidivi. Continuano a inseguire il miraggio della vacanza all’insegna dell’alcool e della musica. Senza mai apprezzare veramente dove si trovano, cosa li circonda, trascinati dall’euforia che una settimana di sfoghi ed eccessi consente loro. Via uno arriva l’altro. È un continuo. Per fortuna si può anche godere di spazi che la massa non conosce, non apprezza, anzi rifugge. Perché lontani dalle frequentazioni di certe star e starlette, vip e vipponi, fotografi e paparazzi. Insomma, luoghi paradisiaci in cui mani lunghe e portafogli golosi non hanno ancora messo le mani. Per fortuna. Grazie ad una politica accorta con l’operazione "Aperitivo cerrado"3. Mai più musica in spiaggia oltre le 20.00. Si va solo al ristorante, ma niente balli e mojito in attesa del tramonto. Motivi di ordine pubblico: troppa gente (fino a 3mila persone, in molti casi a ridosso delle dune della riserva naturale). Troppi motorini in viaggio. E quindi stop alla ormai famosa movida

italiana di Formentera. Perché proprio il momento dell'aperitivo in spiaggia è quello più frequentato dai turisti. Soprattutto dagli italiani che negli ultimi dieci, quindici anni hanno colonizzato l'isola. Ogni anno vi sbarcano in centomila, il 54% del totale. Il doppio dei padroni di casa spagnoli, quattro volte i tedeschi. L'ex isola degli hippy si è decisamente trasformata: un'invasione di vacanzieri a caccia di mare e movida. Ovunque si parla italiano (vorrei vedere, il 60% dei locali è gestito da italiani). E l'appuntamento irrinunciabile è l'aperitivo. Ogni sera in un posto diverso: Las Banderas, Big Sur, Rigatoni. Di romantico è rimasto poco: alcol a fiumi, musica a palla. E poi traffico congestionato dai motorini (ce ne sono 20mila da affittare sull'isola), incidenti, spiagge da ripulire. Un caos che i residenti non amano. In un sondaggio di un paio d'anni fa gli italiani venivano definiti "rumorosi, capricciosi, poco rispettosi dell'ambiente" dagli isolani. (E di certo il cartello esposto a Es Pujols con scritto “Little Italy - prossima apertura” non aiuta. Ma il rapporto tra isolani e italiani è molto ambiguo e meriterebbe un approfondimento a parte). La cura? Prendere il tutto a dosi. E fuggire. Rintanarsi in una casa perfetta, in una posizione perfetta, in compagnia delle persone più care. Guardando il sole che cala dietro Es Vedra. Una palla infuocata che, nei primi mesi estivi, si abbandona alle placide acque del Mediterraneo molto tardi. Accompagnando il lento ritmo


dell’aperitivo fatto in casa. Quello senza musica assordante, quello che ritempra il corpo e lo spirito dopo una lunga giornata di sole. Il fresco del patio, un tavolone in teak, un muretto in calce bianca su cui abbandonarsi, accarezzati dal vento che spira dal mare. Una birra ghiacciata in mano. E quel panorama mozzafiato che fa dimenticare qualunque cosa. Anche che a pochi, pochissimi metri si sta gozzovigliando rumorosamente. La pace della casa che mi ospita non ha confronti, né paragoni. Unica, la nostra da sempre, nel cuore di chi ci accompagna in questa trasferta da anni. Perché Formentera è l’isola della condivisione. Quella in cui gli amici vanno e vengono. Quella classica del Buen Retiro. Prima di arrivare qui, alla fermata definitiva che è Porto-Saler, si attraversano le incredibili saline. Quelle le cui acque, con la luce particolare, quella del pomeriggio avanzato, si dipingono di rosso sangue. … Il sale, fonte di vita. Il sale, fonte di vita, di sudore e di lacrime, ha dato il suo nome al primo porto dell’isola: Porto-Salé. Le saline di Formentera furono sfruttate già ai tempi dei Romani e dei Cartaginesi. Si dice che il sale di Formentera sia migliore di quello di Ibiza. Più bianco, più secco. L’acqua dell’Estany Pudent, quella che alimenta gli stagno produttivi, rimanendo chiusa ed evaporando si arricchisce in cloruro. L’Estany dels Flamenco, come si chiamava anticamente, fu aperto al mare nel secolo XIX e si trasformò in un miracoloso strumento

di produzione di oro bianco. Nel 1897, la Salinera Española, S.A. acquista le saline sfruttandole con metodi moderni e meccanici: si perdono così i tanto ambiti posti di lavoro. Questo fatto, unito alla crescita demografica, obbligò molti uomini ad emigrare cercando una soluzione alla precarietà della vita isolana. L’estrazione del sale è comunque proseguita fino al 1984. Oggi la zona delle saline è stata dichiarata Parco Naturale e dopo venticinque anni di inattività, si è ricominciato a sfruttarne la produzione, rinnovando l’utilizzo e le applicazioni nel mondo della cosmetica, della salute e della gastronomia. … Oggi il sale di Formentera è commercializzato in bottiglie di prodotto liquido, considerato uno dei più poveri di sodio della Spagna e per questo più indicati per una dieta sana. Dalle terre di Formentera si ottengono anche un ottimo miele, un vino speciale, il rinomato pesce secco e dei fichi di ineguagliabile dolcezza. Qualcuno una volta disse che in certi posti piangi quando arrivi. Ma piangi soprattutto quando parti. Quello che mi succede ogni volta. Scendere al porto della Savina, respirare subito quell’aria, venire catturati all’istante dall’atmosfera, è magia. Percorrere quella che tutti pensano sia l’unica strada per andare da un lato all’altro dell’isola (quando in realtà esistono minuscole stradine, spesso non asfaltate, che conducono nel cuore dell’isola, alla scoperta


di zone e di case da sogno), per raggiungere il posto del cuore, è sempre fonte di emozione. Un’emozione che si può comprendere solo lasciandosi andare. Altrimenti Formentera resterà solo un'isola dal mare caraibico e dal rimorchio facile. Invece, non sono il sole, il caldo, quel mare incredibile, il vento, i profumi, il panorama, la sabbia e le dune, i colori in tutte le tonalità possibili e impossibili, il cibo e il tinto de verano. No, questo è la minima parte del tutto. La minima parte del sogno. Questo non potrebbe esistere senza la cortesia della gente. Senza il colore e il calore della gente. Di chi ci vive, di chi ci lavora, di chi respira l’isola. E di chi la reinventa nella propria musica, nella propria arte e nella propria vita (musicisti, pittori, erboriste, sciamane, gioiellieri internazionali, fotografi scomparsi, chef improvvisati, ex impiegati in eterna aspettativa, cuori infranti, potenziali manager, miliardari furbi, ecc.). … I primi turisti. Però sul Manolito, il piccolo vaporetto che ogni giorno arriva da Ibiza, cominciano ad apparire nuove figure. Non arrivano dall’esilio, non sono neppure abitanti di Ibiza, né di Barcellona, né di Valencia. Parlano inglese, francese, tedesco. Tutti loro cercano una vita semplice, passeggiare per i sentieri, accendere le candele di notte, dormire sul pavimento di una casa praticamente vuota, con tre seggiole, un secchio d’acqua e niente più. …

L’incontro. Coppie multicolore con bambini scalzi sorridevano a un’isola che non era ancora stata sfruttata. Le ragazze indossavano vestiti colorati a differenza delle donne dell’isola che indossavano abitualmente colori scuri. I ragazzi portavano i capelli molto lunghi, un orecchino e camicie cucite con fili d’oro come i principi delle favole. Quando facevano il bagno in mare tutti erano nudi. Mettevano fiori tra i capelli. Credevano in altri dei. Erano figli della pace. Hanno amato tanto quest’isola e i suoi abitanti li hanno ricambiati. Alcuni di loro se ne sono andati però altri sono rimasti e hanno assistito all’episodio seguente. … Questa è l’isola della libertà. Quella per eccellenza. Queste parole lo dimostrano. La sua storia lo dimostra. L’aria stessa che si respira ne invoca ancora il richiamo. Niente è più come allora. Anche il famoso mercatino hippy della Mola non è certo come allora. Ma resta intatta l’atmosfera. Quella in cui mia figlia è libera di sedersi per terra ad ascoltare la musica di Eric, l’ultimo vero hippy sull’isola. Eric è qui per ricordarci sempre cosa è stata Formentera. Ma anche cosa è diventata e come si è dovuta arrendere, per certi versi, all’invasione dei turisti. Trovare luoghi ancora incontaminati, la cosiddetta Formentera segreta, non è impossibile. Però difficile. Perché il passaparola, le riviste, i siti internet, si divertono a svelarne la mappa. Fortunatamente la massa si riversa sempre nei soliti luoghi: per


vedere, per farsi vedere. Le chicche quindi restano a disposizione dei più avventurosi: spesso infatti si deve camminare, arrampicarsi, arrivare soprattutto presto per accaparrarsi il tanto ambito lembo di spiaggia. Ne vale sempre la pena. Anche quando di domenica, tutte le domeniche, a Calo des Morts, arriva nel primo pomeriggio un simpatico, nonché attraente ragazzo, in compagnia. Prende possesso del ricovero per la barca che caratterizza Formentera e apre il suo bazar. Collane, bracciali, orecchini, abiti. Non prima, però, di essersi spogliato. Per la gioia delle sue acquirenti. C’è da chiedersi cosa succederà quando il turismo di massa comandato negli spostamenti dai diversi must dell’isola – aperitivo qui, cena là – lascerà il posto a un turismo più internazionale, che si spezzetterà nell’isola, da un estremo con variopinti pack-lunch e dall’altro con ecoraduni di massa… … Anni felici. Un nuovo scenario appare e si apre alla vita estiva: il chiosco della spiaggia, il “chiringuito”. Un posto per incontrarsi che diventa la casa di tutti, aperta alla brezza ed ai sogni. Così quasi tutti i locali di ristorazione di Formentera cominciarono essendo un accogliente e piccolo chiosco. Il più antico, il “Pirata Bus”, un autobus stanco di percorrere strade e che una notte fece di tutto per perdersi sulla spiaggia di Migjorn dove si suppose decise di terminare i suoi giorni, si convertì in uno dei posti di referenza, un punto di incontro dove si dava appuntamento la gente più variopinta. Costruito sulla carrozzeria del vecchio autobus, coperto di canne di bambù, corde e rami di pino e con la sua bandiera pirata sventolante al vento. Sull’isola cominciano a nascere nuove leggende. … L’ispirazione. Questi forestieri vogliono rimanere qui tutta l’estate; rimangono in settembre, poi in ottobre. Passa anche l’autunno e sempre più giovani rimangono a trascorrere l’inverno a Formentera. I soldi che hanno, e non sono molti, sono però sufficienti per creare un accordo di pacifica convivenza. Molti artisti trovano casa a Formentera. Pittori contemporanei danno vita con il loro lavoro alla visione di una natura incontaminata lungo sentieri e campi, sotto l’abbagliante luce del sole. Scultori scoprono le virtù del legno di sabina o di olivo. Ceramisti, mescolando terra e fuoco come maghi, fanno nascere uno stile, uno spirito. Fotografi e pittori giocano con le incredibili luci dell’isola. … Il mio incontro con la pittrice Nuria Fortuny Herrero


avviene per caso. Una sera in cui passeggiavo per San Ferran. Nuria insieme ad altri artisti dell’isola era presente in un’esposizione all’aperto. Lei e i suoi quadri. Che non sono io a notare all’inizio. Ma con me c’era chi già si era già immaginato il momento in cui saremmo andati da lei a commissionarle il quadro. Quello che definisco il quadro della nostra vita. In cui ci saremmo stati noi tre con degli elementi che ci rappresentassero nel luogo dell’isola che più di tutti preferiamo. Cap de Barbaria, in mezzo al nulla, che appare all’improvviso dal nulla, lungo una stretta strada che porta solo e unicamente al faro. Uno dei tre occhi di Formentera. Sì perché essendo un’isola dell’anima ha tre occhi: due per vedere (Cap de Barbaria e il faro della Mola) e uno per intravedere altre dimensioni (il cosiddetto terzo occhio che sull’isola si trova alla Savina). … Il tempo non si ferma mai. Formentera non è più la piccola isola dimenticata. In questi ultimi anni si è fatta conoscere nel mondo intero attraverso artisti, musicisti, direttori cinematografici, pubblicitari, fotografi. Però ciò che ha attratto gli uni agli altri è stata la sua natura, la sua gente, le sue acque, le sue notti stellate, la sua pace e la sua magia. Formentera continua ad essere un’isola da scoprire e il suo gioco favorito, specialmente in estate, è nascondersi, far perdere il visitatore nel suo labirinto di sensazioni, di segnali, di enigmi, di evidenze che si rivelano come segreti sigillati o paradossi che si risolvono in una strizzatine d’occhio, offerte a vita, indimenticabili fino alla morte. … La verità è che a Formentera spazio e tempo non esistono. Ufficialmente si parla di un’isola lunga circa 23 km ma… Sono in molti ad essersi già resi conto che non è così. È un’isola infinita, dove Proust si sarebbe divertito molto alla ricerca del tempo perduto. Perché qui il tempo è scomparso da secoli, soprattutto quelli in cui l’isola è stata abbandonata e lasciata in balia di streghe e folletti che ancora oggi ospitano qualche visitatore a Es Calò. Se poi tutto questo sia reale o irreale, non importa. Nel momento in cui il traghetto si stacca da Ibiza, sarà il viaggiatore stesso a decidere la propria meta. E io voglio continuare a scoprirla. Ad amarla. A rispettarla. Senza chiedermi se ciò abbia alcun senso… FINE 1: brani tratti da Formentera Report, n.8 – Edicion:

Juan Picca 2: Stefania Campanella, “Formentera non esiste”, 2010 3: fonte Repubblica.it, sezione esteri (agosto 2009) ©2010 foto di Stefania Campanella e Valeria Merlini


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Funambolico Everett: “Metto dentro tutto quello che leggo” Il libro del mese Percival Everett, Non sono Sidney Poitier di Alen Loreti

«Uno scrittore non spreca mai nulla» diceva Francis Scott Fitzgerald. Si può dire lo stesso di Percival Everett e della sua ultima opera pubblicata da Nutrimenti e tradotta da Marco Rossari. L'autore 54enne, 19 romanzi in patria, docente d'inglese e scrittura creativa alla USC di Los Angeles, non spreca una pagina, una riga, una parola. Nulla. Non Sono Sidney Poitier però non è solo un romanzo. Non è nemmeno un esperimento. È un segnale. Se «Twain, nella narrativa, e Whitman, nella poesia, risolsero definitivamente con il loro linguaggio il debito con l'Inghilterra» ─ come sostenuto da Claudio Gorlier in Centouno capolavori americani ─ forse oggi si può dire che l'opera di Everett propone un nuovo linguaggio a quella cultura statunitense che troppo spesso ha preferito temporeggiare sulle indicazioni ricevute da una parte di sé, "scomoda" ma fondamentale, come la narrativa afroamericana. Un tema delicato che una situazione comica spiega meglio di qualunque teoria letteraria: che cosa significa essere un ragazzino di colore nell'America degli anni Sessanta? Per di più ricco, ricchissimo, e addirittura attraente, anzi, identico a Sidney Poitier? E come se non bastasse, cosa succederebbe se vostra madre decidesse di battezzarvi come ciò che non siete, cioè con un nome (Non Sono Sidney) che spiega chi non siete? Mi ha erudito su come gli inglesi avevano perso un impero probabilmente perché rimanevano di stucco quando si accorgevano che i popoli colonizzati li detestavano. Mi ha insegnato che l'America predica

la libertà eppure non permette a nessuno di essere diverso. (pag.16)   Nascere dopo due anni di gravidanza isterica, rimanere orfani ma grazie alla madre ritrovarsi in tasca la maggioranza azionaria di un network televisivo (la CNN); essere adottati dal suo inventore (Ted Turner) e lasciare Los Angeles per Atlanta; crescere nell'agio più sfrenato ma prendere un sacco di botte a scuola; non sapere cosa fare della propria vita ed essere ogni giorno più simile all'attore Sidney Poitier. La vita di Non Sono Sidney, ragazzino «non particolarmente intelligente, ma molto istruito», è condizionata non solo dal nome stravagante ma da qualcosa di nettamente più comprensibile, il colore della sua pelle. Basta poco per finire in galera, basta essere un «negro». È solo la prima di mille avventure. Subisce molestie sessuali, abbandona il liceo, si compra l'accesso al college più esclusivo, viene continuamente isolato e incontra un docente di «filosofia dell'assurdo» che lo avverte: «Rimanga se stesso». Consiglio interessante ma il problema, appunto, è scoprire chi si è. La cosa non è affatto semplice. C'è bisogno di un particolare invito a cena, nella divertentissima ricostruzione del film di Kramer, per capire quanto scura possa essere non solo la pelle, ma la condizione umana. "Bada a come parli, negro", ha detto. "Violet, guarda che io e te siamo più o meno dello stesso colore", ho detto. "Nossignore", mi ha rintuzzato, "io sono cioccolato al latte e tu sei nero cacao, nero come


Satana". Ero allibito. Forse rattristato, in qualche modo spaventato, ma sopratutto allibito. (pag.165) Facile avvicinare alcuni passaggi del romanzo al Giovane Holden di Salinger, ma l'occhio più azzurro di Everett mostra l'abilità di chi sa riprodurre in chiave comica il paradosso e il disorientamento provocato dal definirsi ciò che non si è, popolando le divagazioni oniriche del protagonista con atmosfere coloniali e discriminazioni aberranti. Se fossi un libraio, certo maldestro e atipico, metterei questo romanzo tra il capolavoro di Ralph Ellison, L'uomo invisibile, e uno dei testi fondamentali di antropologia culturale di Francesco Remotti, Contro l'identità. Se nel 1952 Ellison mostrò con il suo romanzo l'invisibilità sociale, culturale e politica dei neri d'America, oggi Everett con la storia di Non Sono Sidney Poitier (ambientata nel 1968, anno caldo della contestazione e dei riots) propone e attualizza il tema dell'identità «spesso concepita come qualcosa che ha che fare con il tempo, ma anche, e sopratutto ─ come dice Remotti ─, come qualcosa che si sottrae al mutamento, che si salva dal tempo». Il tempo, eccolo. Centoquarantasei sono gli anni che separano l'abolizione della schiavitù (1863) dall'elezione di un uomo di colore alla Casa Bianca (2009). Il percorso civile dell'America non è affatto concluso, anzi, sembra a malapena cominciato. In questo organismo narrativamente modificato dove trama, dialoghi e personaggi si mescolano in un curatissimo nonsense, lo scrittore americano mostra il lungo elenco di confini (geografici, sociali,

razziali e psicologici) che impediscono alle persone di comunicare in profondità conservando la propria individualità. Un romanzo che ci ricorda come sia necessario continuare a sfidare i mulini a vento. ©2010, Àlen Loreti per BookAvenue


Reading Room

Philip Roth, La controvita

Una storia in apparenza complicata di Michele Genchi

re è l'unico personaggio che esista davvero. I personaggi muoiono in una sezione e risorgono nel successivo. In "Basilea", Henry Zuckerman, il fratello minore di Nathan, muore per un'operazione al cuore, la cui ragione del sottoporvisici sta nel non poter soddisfare la dolce assistente-amante Wendy: in fondo poteva tirare a campare con i farmaci e la sua impotenza conseguente. In "Gloucestershire", è Nathan stesso che è morto. Ma, in "Cristianità", Nathan è sano e libero. "Giudea" e "In volo" sono le uniche due parti che sembrano essere cronologicamente collegate, "Giudea", dove troviamo Nathan mentre lascia Israele dopo la visita a Henry (dove ora vive dopo la sua morte in "Basilea "), che è diventato un sionista radicale, e termina con Nathan coinvolto nel bel mezzo di un dirottamento.

Libro nuovo di Roth che esce, recensione del sottoscritto che trovi. Chiunque abbia familiarità con il lavoro di Philip Roth sa che Nathan Zuckerman è una sorta avatar di Roth nel suo universo immaginario. Questo avatar mi insegue dal Lamento di Portnoy, leggi Carnovsky, fino ai suoi ultimi libri con Nathan Zuckerman. Entrambi fanno i conti della loro vita con l'ebraismo, coabitano con i sentimenti di duplicità tra l'esistenza quasi sempre tormentata e il legame alla fede e le ricadute di essa sulla loro esistenze. Entrambi hanno problemi con il matrimonio e la famiglia, sono entrambi ossessionati dal sesso; è giusto quindi che Controvita sia l'ennesima sintesi di Roth e il suo avatar Zuckerman. Roth non si presenta di persona, come in alcune al- Se tutto questo vi sembra complicato, tenetene da tre opere. Piuttosto, l'autore diventa un personaggio conto: i libri di Roth sottopongono sempre questo attraverso il risultato dei contenuti semi-biografici. tipo di fatica, fino a quando le fila del romanzo diventano chiare; in genere sempre verso la fine (e Suddivisa in cinque sezioni, non sequenziali, Con- questa volta, non del tutto). Nel frattempo l'autore trovita è un puzzle letterario travestito da romanzo si diverte a tenerci sulla graticola mentre tentiamo realistico, un cifrario sperimentale con nessuna so- disperatamente di tenere insieme la storia come luzione definitiva. Il tema, lo dico subito così mi (vi) un mazzo di biglie tenute strette per non farle catolgo il pensiero, del libro è su come le scelte, quali dere mentre tentiamo di camminare su una corda. che siano, determinano le vite di ognuno. Si sa: la migliore è quasi sempre quella che non abbiamo Quando viene letto come variazione della trama di preso. Per fortuna non sempre è così. Almeno, fino base, la ricerca di una Controvita, un percorso alterad ora me lo sono cavata abbastanza bene. E voi? nativo, la struttura ha un pò più di senso. Oppure, potreste leggerlo smontando l'ordine dei capitoRoth diventa egli stesso un personaggio, perché, li, come ho pure fatto, cercando di dare loro una come la storia va avanti, diventa chiaro che l'auto-


cronologia ai fatti: non si può. L'autore l'ha dato alle stampe così com'è. Arrangiatevi! In quale altro modo gli stessi personaggi possono prendere decisioni differenti? E 'impossibile che i fratelli Zuckerman (sia Henry che Nathan) si oppongano alla penna del loro creatore e quindi muoiono o vivono secondo il plot che Roth dà al romanzo e al loro destino. La forza della sua fiction è che nulla è veramente impossibile o scontata; se non vi sta bene, lasciate perdere Roth e prendete qualcosa di meno complicato tra le mani. Oppure, potete cominciare da capo, come ho fatto io almeno un paio di volte.

stershire" aveva le migliori possibilità di essere verosimile, dal momento che non sembrava invalidato in altre parti del libro. Sapendo, comunque, che Nathan è apparso nei romanzi successivi di Roth - questo è del 1986 ( e che ci voleva a tradurlo prima?) e che Zuckerman stesso può essere un pezzo della Matrioska dei personaggi di Roth , sembra più probabile che nulla nel libro sia vero. Il fatto che Nathan sia sopravvissuto in altre opere più recenti di questa mi conforta.

D'altra parte, Roth offre grande cura, tanto alla propria narrazione tanto alle poche interviste che sono riuscito a trovare su questo libro per sottolineare che Questa fissazione della religione di Roth prende il la Controvita è solo una storia, a prescindere dal pacentro della scena, esibendosi sia come il sionismo rallelo con la propria vita, e in una storia, tutto può radicale di Henry, che la sensibilità razziale di Nathan essere vero. In un certo senso, la Controvita ci costrinin "Cristianità", e nell'idea che Nathan (e Roth stesso) ge a fare la stessa cosa che fanno i suoi personaggi: sente ancora un profondo impulso a difendere la sua fare una scelta, ogni scelta, anche se non siamo sicuri ebraicità. Controvita, del resto, sembra come una che sia quella giusta. Però, che fatica. Accidenti a lui! apologia: la sua spiegazione del motivo per cui un ebreo laico fa i conti con la religione con cui ha tra- ©2010 BookAvenue, Michele Genchi scorso la sua sofferta esistenza e carriera di scrittore passando al setaccio gli strati di identità in cui credere. Riuscendoci a singhiozzo: talvolta si e talvolta no. Nessuna conclusione può, anche questa volta, sperare di essere completamente soddisfacente, ma allora, quali conclusioni ci sono davvero in Controvita? Roth utilizza la struttura narrativa più come un modo per tirare via la terra sotto i piedi del lettore, non facendoci sapere cosa è reale e cosa non lo è. Durante la lettura, ho deciso che il capitolo "Glouce-


Philip Roth ha vinto il Premio Pulitzer nel 1997 per Pastorale americana. Nel 1998 ha ricevuto la National Medal of Arts alla Casa Bianca, e nel 2002 il piú alto riconoscimento dell’American Academy of Arts and Letters, la Gold Medal per la narrativa. Ha vinto due volte il National Book Award e il National Book Critics Circle Award, e tre volte il PEN/Faulkner Award. Nel 2005 Il complotto contro l’America ha ricevuto il premio della Society of American Historians per «il miglior romanzo storico di tematica americana del periodo 2003-2004». Recentemente Roth ha ricevuto i due piú prestigiosi premi PEN: il PEN/Nabokov Award del 2006 e il PEN/Saul Bellow Award for Achievement in American Fiction. Roth è l’unico scrittore americano vivente la cui opera viene pubblicata in forma completa e definitiva dalla Library of America.


Storie di Marco Crestani


L’acciaio era il cuore Philipp Meyer, Ruggine americana, Invito alla Lettura di Marco Crestani

"Ruggine americana" di Philipp Meyer è un laconico, spesso agghiacciante ritratto della vita americana. Un romanzo sul sogno americano perduto e sulla disperazione per la sua perdita, una storia piena di speranza dolente in cui si avverte forte un profondo rispetto per la lotta e il coraggio così necessari per andare avanti. E' la storia di due giovani, legati a una città dalla responsabilità e dall'inerzia che sognano un futuro oltre le fabbriche e le case abbandonate di Buell in Pennsylvania dove un tempo c'erano solo acciaierie e adesso c'è una crisi che li schiaccia. "Presero a nord lungo il fiume, verso Pittsburgh; a sud era foresta demaniale e miniere di carbone. Dal carbone veniva l’acciaio. Passarono davanti a un’altra vecchia fabbrica, alle sue ciminiere, non si trattava solo di acciaio, c’erano decine di industrie minori che dipendevano dalle acciaierie: utensili e stampi, rivestimenti speciali, attrezzature minerarie, l’elenco non finiva più. Formavano un sistema intricato e, quando le acciaierie avevano chiuso, era andata in crisi tutta la valle. L’acciaio era il cuore. Chissà fra quanto la ruggine avrebbe divorato tutto e la valle sarebbe tornata allo stato primitivo. Solo la pietra sarebbe durata." Evocando i romanzi di John Steinbeck e le sue vite inquiete durante la Grande Depressione, "Ruggine americana" ci porta nel cuore americano contemporaneo in un momento di profonda inquietudine e incertezza per il futuro. Un romanzo commovente sulla realtà desolan-

te che annuncia l'arrivo di uno scrittore di talento (selezionato dal New Yorker fra i 20 migliori scrittori sotto i 40 anni), uno scrittore che ha saputo entrare nella tempesta perfetta della tragedia. E' un romanzo che posso solo consigliare. Raramente ho letto un romanzo così vibrante di vita in cui tutti i personaggi sono così davvero reali. Philipp Meyer, Ruggine americana, traduzione di C. Mennella, 2010, 431 p., brossura, Einaudi (collana I coralli). FINE ©2010 Marco Crestani, BookAvenue


Una storia in apparenza semplice Paul Auster, Timbuctù Invito alla lettura di Marco Crestani

Come Paul Auster si svegliò una mattina da sogni inquieti e si trovò trasformato in un cane... sembrerebbe (ma non lo è) l'incipit giusto per un racconto come "Timbuctú", una storia apparentemente semplice narrata dal punto di vista di un cane. Auster è conosciuto come uno scrittore a cui piace sperimentare, mettersi in gioco. Forse per questo è uno degli autori più originali e meno prevedibili. Chi ama la sua scrittura liscia come la seta riconoscerà in "Timbuctú" alcuni temi familiari come la natura della solitudine e della memoria, il padre perduto e il figlio abbandonato, il confronto tra l'individuo e il vuoto... Una storia che vale la pena leggere.

William, che si sente vicino alla morte, sogna di dare le sue poesie a Bea e soprattutto vuole convincerla a trovare una nuova casa per Mr. Bones. Il suo sogno però non si realizzerà e Mr. Bones dovrà cominciare una nuova vita senza il suo amato padrone, maestro e amico. Paul Auster, Timbuctú, 1999, 150 p., traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi (collana Supercoralli). FINE

William Gurevitch è un poeta geniale che non ha © 2010 Marco Crestani, Bookavenue successo e vive a Brooklyn con la madre (un immigrato polacco come lo erano i genitori di Paul Auster). Quando sua madre muore, William perde tutti i suoi averi e finisce sulla strada col suo cane, Mr. Bones. Come Don Chisciotte e Sancho Panza, viaggiano in tutto il paese vivendo avventure di ogni genere. Il libro inizia appunto con l'ultima, ovvero il viaggio fino a Baltimora per trovare Bea Swanson, l'amata professoressa di liceo di William. "E' tutto quello che ho sognato, Mr. Bones. Migliorare il mondo. Portare un po' di bellezza negli angoli grigi e monotoni dell'anima. Ci puoi riuscire con un tostapane, ci puoi riuscire con una poesia, o tendendo la mano a uno sconosciuto. Non importa la forma. Ecco, lasciare un mondo un po' migliore di come l'hai trovato. E' la cosa più bella che possa fare un uomo."


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libroscopo di Novembre a cura di paola Manduca

ARIETE Quel che farai domani, le bollette da pagare entro dopodomani, il prossimo week-end in cui invitare gli amici, dove andare per le vacanze di natale, la settimana bianca a febbraio. Stai calmo, Ariete! Ti riempi la vita di appuntamenti e scadenze ma la vita ha per fortuna più sfumature di un’agenda. Si sta facendo sempre più tardi, Antonio Tabucchi Il passato è più facile da leggere: uno si volta all’indietro e, potendo, dà un’occhiata. E poi, sia come sia, esso rimane sempre impigliato da qualche parte, magari a brandelli. A volte bastano soltanto l’olfatto e le papille gustative, è notorio: lo sappiamo da certi romanzi, anche belli. Oppure un ricordo, quale che sia: un oggetto visto nell’infanzia, un bottone ritrovato in un cassetto, che so, una persona che essendo un’altra te ne ricorda un’altra,

un vecchio biglietto del tram. TORO A differenza della Vergine che passa il suo tempo ad avercela con gli altri, tu del Toro invece sei uno specialista dell’auto-critica. Se c’è un segno che non si perdona proprio mai sei tu, anzi, provi quasi un perverso piacere a pensare a ciò che di sbagliato hai fatto. Fosse solo per probabilità statistiche tuttavia mica si possono commettere sempre e soltanto errori. A volte, tra talento e fortuna, qualcosa di buono riesci a farlo persino tu, ed è quanto ti accadrà in questo mese di novembre. Allora coraggio, Toro, in fondo, può accadere anche questo: Il visconte di Bragelonne, Alexandre Dumas - Se l'avete giudicato l'uomo più coraggioso, più accorto e più fine della Francia, l'avete giudicato bene. GEMELLI Pur combattendo con tutte le tue forze le mode e i conformismi che ti passano sott’occhio, non sempre ti rendi conto di quanto furbi siano gli esseri umani. Lasciati sedurre nelle forme che preferisci ma non omologarti, perché tu non sei di natura così: tu non colpisci subito bensì lentamente, solo quando senti che vale la pena darsi. E allora leggiti


questo libro di Zafon, che non è dei suoi migliori, ma noi lo perdoniamo perché anche lui ha un fascino lento e cumulativo. Il palazzo della mezzanotte, Carlos Ruiz Zafón Possedeva uno strano fascino che seduceva in modo lento ma inesorabile. CANCRO Il tuo oroscopo di questo mese, caro Cancro, non ha bisogno di alcuna spiegazione. La citazione che ti calza a pennello è presa alla lettera da: Batman, Grant Morrison Sai una cosa? Certe persone non vogliono essere salvate. Perché la salvezza implica un cambiamento. E il cambiamento richiede uno sforzo maggiore del restare uguali. Occorre coraggio per guardarsi allo specchio e vedere oltre il proprio riflesso. Per scoprire chi saresti dovuto diventare. La persona cancellata dagli eventi della tua infanzia. Eventi che hanno stravolto la traiettoria della tua vita. Trasformandoti in qualcosa di inimmaginabile... o persino di incredibile... Dandoti il coraggio di abbracciare ciò che ti aspetta sin dalla nascita, perché è il tuo desiderio. E capire finalmente. Chi sei. LEONE Ecco una citazione che dovresti tirar fuori alla migliore occasione, caro Leone, e cioè quando ti attaccheranno gli amici, i colleghi, i familiari esasperati dalla tua verbosità. Ma occhio a non utilizzarla due volte davanti alle stesse persone, faresti la figura del narratore di barzellette che tira fuori sempre le stesse, tra l’imbarazzo e la noia generale. Sogno di una notte di mezza estate, William Shakespeare Può ben dire la sua un leone, quando a dir la loro ci sono tanti asini in giro. VERGINE Mi avete scritto, alcuni di voi della Vergine, lamentando un trattamento verso il vostro segno che suonerebbe di astio, se non di palese rancore. Ma le stelle possono far poco di fronte al vostro carattere oggettivamente tremendo, si limitano a illuminare la vostra personalità che si muove tra il pesante, il pedante e lo zelante. E’ pur vero però che in questo mese di novembre ci sarà un momentaneo cambio di rotta: il buonumore che vi accompagnerà al panettone vi renderà più sopportabili del solito, anche se la vostra natura resterà sempre la stessa:

L’amore dura tre anni, Frédéric Beigbeder Non sono mai soddisfatto: quando una ragazza mi piace, voglio innamorarmene; quando ne sono innamorato, voglio baciarla; quando l'ho baciata, voglio andarci a letto; quando ci sono andato a letto, voglio vivere con lei in un appartamento ammobiliato; quando vivo con lei in un appartamento ammobiliato, voglio sposarla; quando l'ho sposata, incontro un'altra ragazza che mi piace. BILANCIA E’ il momento di tirare fuori gli aghi di cui sei stato fornito alla nascita e tutti i pesi e i contrappesi da poggiare sulle tue due ali. Sei confuso, cara Bilancia, ma in parte perché sei molto stanco. Ciò che le stelle ti consigliano di fare è semplicissimo: se non curi prima la stanchezza, il cervello si impappinerà ancora di più, quindi fai lunghe dormite, mangia sano e fai la lista della spesa dei tuoi bisogni e delle priorità. Se vuoi una mano: Come salvarsi la vita, Erica Jong 1. Eliminare i sensi di colpa. 2. Non fare dalla sofferenza un culto. 3. Vivere nel presente (o almeno nell'immediato futuro). 4. Fare sempre le cose di cui si ha più paura; il coraggio è una cosa che s'impara a gustare col tempo, come il caviale. 5. Fidarsi della gioia. 6. Se il malocchio ti fissa, guarda da un'altra parte. 7. Prepararsi ad avere ottantasette anni. SCORPIONE Un nugolo di donne civettuole e di sedicenti gigolo: ecco come sembrate visti dall’alto, cari amici dello Scorpione. Diete, palestre, sbiancamento di denti e spese folli in creme leviganti. Sentitevi degli oggetti del desiderio, perché non c’è niente di più facile che convincere gli altri di qualcosa che si sente dentro con convinzione, ma occorre non dimenticare mai che quando si getta l’amo, il rischio che il filo tiri va contemplato tra le possibilità! Le nebbie di Avalon, Marion Zimmer Bradley Attenti a ciò che desiderate perché potreste ottenerlo. SAGITTARIO Quando gli amici non ti cercano, quando i familiari ti trascurano, quando il fidanzato non ti chiama, hai due sole possibilità: o il catartico ma poco risolu-


tivo vaffa generalizzato, o la ricerca di una compagnia in te stesso. Come si fa? Intanto leggendo questo capolavoro:

alcun pregiudizio. Novembre è il mese ideale per cominciare a mettere i mattoni, anche se, conoscendoti, vorrai cominciare dai lampadari.

L' anno della morte di Ricardo Reis, José Saramago La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice.

Non ora, non qui, Erri De Luca Essere al mondo, per quello che ho potuto capire, è quando ti è affidata una persona e tu ne sei responsabile e allo stesso tempo tu sei affidato a quella persona ed essa è responsabile per te.

CAPRICORNO Vai con l’autostima! A novembre certi semi lasciati nei mesi scorsi (alcuni dispersi addirittura a marzo/aprile) spunteranno dai diversi orti in cui sei passato. L’importante è che non ti metti a urlare ai quattro venti quel che ti sta capitando: l’invidia della gente potrebbe farti seccare qualche radice. Forte di questo, concediti il lusso di essere cattivello (senza ferire) e di pensare libero dal peso opprimente dei sensi di colpa: Caos calmo, Sandro Veronesi Che bello essere per una volta il dominante ostile che si prende il suo dannato pezzo più grande. Che liberazione essere io, stavolta, lo stronzo. ACQUARIO Ognuno ha nella propria vita la storia spartiacque: quella che mette un confine netto tra il prima e il dopo, tra un certo modo di amare e un altro. Ma quello che devono imparare tutti, e tu più degli altri, caro Acquario, è di provare a stare attento senza prosciugarti il cuore. E di evitare di prendere troppi traghetti sbagliati: andare in giro per il mondo senza una meta può andar bene solo per un periodo, dopo può diventare destabilizzante oltre che controproducente. Il gioco dell'angelo, Carlos Ruiz Zafón "Sai qual è il bello dei cuori infranti?" Domandò la bibliotecaria. Scossi la testa. "Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi". PESCI Nuota oggi, esplora domani, ed ecco che anche a te del segno dei Pesci sta venendo una voglia irresistibile di piantarti da qualche parte e mettere su casa e famiglia. Qualunque età tu abbia, ti senti cresciuto e finalmente guardi alla maturità senza


nel prossimo numero di Dicembre paese ospite: Francia BookAvenue la rivista di libri e culture letterarie


Bookavenue n.5  

La rivista di libri e culture letterarie

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