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SOLO PER I TUOI OCCHI Selezione d’immagini e di pensieri dagli archivi privati d’Arte postale

I QUADERNI DI

DODODADA

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Solo per i tuoi occhi / 


C

on questo primo numero de I quaderni di DodoDada inizia una avventura che spero sia lunga e sopratutto proficua oltre che costruttiva. Gl’intenti di questa iniziativa sono di creare dei momenti di crescita e di confronto nel variegato mondo della Mail Art italiana, macrocosmo in cui si deve comprendere anche la poesia visiva, la performance e tutto quello che è alternativo al normale circuito artistico delle gallerie e dei musei. Le modalità e le scelte delle prossime uscite saranno lo specchio delle discussioni che nasceranno all’interno del social network DodoDada, arte postale, in attesa che questo avvenga, approfitto di questo spazio per ringraziare tutti gli artisti che hanno aperto i loro archivi per selezionare, oltre a una loro opera, un invio a loro destinato da artisti di tutto il mondo. (C.R.)

http://dododada.ning.com/

 / I quaderni di DodoDada/1


Tiziana Baracchi Vittore Baroni Mariano Bellarosa Lancillotto Bellini Anna Boschi Alfonso Caccavale Rossana Cagnolati Bruno Capatti Lamberto Caravita Marisa Cortese Daniele Davalli Maurizio Follin Pierpaolo Limongelli Linda Pelati Franco Piri Focardi Claudio Romeo Gianni Simone Carlo Volpicella

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Karl Friedrich Hacker (Germania) Ray Johnson (U.S.A.) Claudio Gavina (Italia) Edgardo-Antonio Vigo (Argentina) Joseph Klaffki (Joki) (Germania) I Santini Del Prete (Italia) Pierpaolo Limongelli (Italia) Ryosuke Cohen (Giappone) Shozo Shimamoto (Giappone) Chen Li (Italia) Samuel Francisco Marquez (Tell) (Brasile) ChristineTarantino (U.S.A.) ChristineTarantino (U.S.A.) Mario Ripamonti (Italia) Guillermo Deisler (D.D.R.) Alexander Charistos (Austria) Monica Ferretti (Italia) Anna Cuppelli (Belgio)

Solo per i tuoi occhi / 


Tiziana Baracchi

I

viaggi attraverso l’Europa mi hanno insegnato a conoscere il libro d’artista di oltre frontiera. Un libro assai diverso da come lo intendiamo noi italiani. Ricordo sempre con interesse la lunga storia di Zoe, riccamente illustrata e descritta da Yolaine Carlier, molti collage tutti diversi, incisioni, molte, in molti tomi. E i libri che a Minden i bibliotecari ci facevano vedere e toccare ma solo se muniti di guanti bianchi di filo. Ed ancora agli artisti di lingua tedesca in particolare è caro il libro in assemblaggio che vede la partecipazione per la stessa edizione di vari artisti. Li raccolgono anche le Biblioteche Nazionali e sono dei piccoli grandi capolavori. Vi partecipo volentieri con grande passione. A quello di Dirk, di Karl, di Berndt, di Lutz, di Frank, di Wilhelm… chissà spero in altri ancora. In genere sono su invito, ma mi invitano sempre. Lavorare su formati predefiniti, in molte copie…quanto tempo, quanta pazienza e poi via! Si spedisce. Sempre con l’ansia che qualcosa non funzioni nel circuito postale. Le prime volte si attende subito una risposta che non arriva, un ricevuto! aspettato ma che rimane tale. Chissà se il plico è uscito dall’Italia, chissà se sarà arrivato a destinazione. L’attesa. Attendi e attendi e la conferma non arriva. Quanto lavoro per nulla. Anche la spesa è maggiore del solito. Basta, sarà l’ultima volta che partecipo ad un simile laborioso progetto. Quante ore ho lavorato? Lo si pensa sempre. Naturalmente dopo un po’ non ci pensi

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El Mail Tao n.44, copia 8 su 25 dell’aprile 2003.

più. Ci hai messo una pietra sopra. Passano le settimane, i mesi, talvolta gli anni. Talvolta non ci si ricorda nemmeno cosa si ha mandato e quando. Ma un giorno il postino suona, perché ha una busta che non passa in cassetta. Ma che sarà? Una busta protettiva, in genere color marrone sbiadito. E’ un libro. Ma io non compro libri per corrispondenza. Apro. Ovvio. La sorpresa è enorme. Che bellezza! Quanto lavoro di tanti. Ed anche il mio. Che bei lavori, colorati, raffinati, incisi, polimaterici. Ah guarda c’è anche lui! Ma non mi aveva detto che partecipava a queste operazioni. Se me l’avesse detto, avrei partecipato magari prima. E pensare che ho scoperto questo progetto quasi per caso. Ma erano i primi anni novanta. E tutto ogni volta ricomincia.

Karl Friedrich Hacker (Germania)

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Vittore Baroni

H

o scoperto la mail art nel 1977 grazie a Guglielmo Achille Cavellini e i miei primi contatti all’estero sono stati Anna Banana, Buster Cleveland, Michael Scott. L’indirizzo di Ray Johnson lo trovai in un numero della rivista Vile. Consapevole del suo ruolo nella genesi dell’arte postale, mi decisi ad inviargli una lettera nell’ottobre del 1978. Mi presentai come studente universitario (frequentavo all’epoca il DAMS di Bologna) in cerca di materiali sulla mail art. Allegai una collana composta da mie piccole foto di azioni e da un medaglione con serpente alchemico, allusione al libro The Paper Snake di Johnson e ai serpentelli che questi amava disegnare. Prima di spedirlo via, fotografai il pezzo (al collo di mia sorella Lorella), cosa che purtroppo faccio molto di rado. Passarono diversi mesi senza risposta e alla fine, avendo letto da qualche parte che Ray riceveva anche cinquanta lettere al giorno, mi misi il cuore in pace. Nell’ottobre del 1979 invece, un anno esatto dall’invio della mia lettera, mi giunse da Locust Valley un aerogramma da 22c, che aprii con mano tremula. All’interno, Johnson aveva disegnato a china (seppi poi che ciò accadeva piuttosto di rado) un omino con al collo la mia collana, più le scritte “whee whee” e “one year later” (un anno dopo). Semplicemente geniale. Con questa sua spiazzante dislocazione temporale, più eloquente di cento dotti saggi, Ray mi fece subito capire che la posta si presta ad una gamma infinita di utilizzi criptici e non lineari. La sua opera continua ad essere per me motivo di grande diletto e stupore.  / I quaderni di DodoDada/1


Questa storia ha un epilogo. Giusto un paio di settimane fa William S. Wilson, amico ed esegeta di Johnson, mi ha inviato un email dicendo di aver scoperto tra le carte che Ray aveva affidato ad un noto critico newyorkese la lettera di un giovane studente italiano, che chiede informazioni sulla mail art‌

Ray Johnson (U.S.A.) Solo per i tuoi occhi / 


Mariano Bellarosa

L

e tecniche che normalmente utilizzo per le mie mail art, sono il disegno a china o pennarello e il collage; La scelta di questa opera è dovuta al fatto che è l’unico lavoro da me realizzato interamente con il computer, con non poche difficoltà, vista la mia scarsa conoscenza dell’aggeggio. L’idea è stata quella di creare un poster che avesse come tema la mail art, utilizzando come soggetti postini, francobolli, cassetta della posta. La rete mi ha fornito il postino in bicicletta, che ho scomposto, copiato e incollato più volte, fino a realizzare il fondo dell’opera, e i francobolli, che formano la composizione sulla cassetta, la quale mi è costata una settimana di ricerca molto impegnativa; Non è facile, nella mia zona, trovare una cassetta “pulita” (senza scritte, adesivi eccetera) da poter fotografare. E’ un lavoro che non ho mai divulgato, essendo nato principalmente, come momento di ricerca. Questa mi sembra una motivazione valida per farlo uscire dal mio archivio!

 / I quaderni di DodoDada/1


I

l secondo lavoro da me scelto, è una cartolina di Claudio Gavina, un mail artista, scrittore performer, con cui ho un profondo rapporto di amicizia da ormai quasi 30 anni. Questa recente cartolina fa parte di numerosissime altre che, ormai da svariati anni, formano il nostro principale mezzo per comunicare. Amo molto, in generale, tutti i lavori di mail art di Claudio, perchÊ utilizza una comunicazione semplice e diretta con un’importante impronta socio-politica. Lo considero un artista puro.

Claudio Gavina (Italia)

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Lancillotto Bellini

L

ife is my favourite art scrivevo nel 1988 ed erano gli anni in cui anche nell’arte postale si diffondeva un crescente interesse per le problematiche ambientaliste di salvaguardia della natura e di lotta all’inquinamento urbano. Una sensibilità e una preoccupazione per le sorti del nostro pianeta che coinvolgeva artisti postali di paesi diversi come, ad esempio, la DDR e paesi dell’America del Sud. In tale situazione di emergenza l’arte non poteva avere un ruolo preminente e gli elaborati di quegli anni, anche ispirati alle istanze delle neo avanguardie, si caratterizzavano per l’uso di materiali poveri e di una grafica molto stringata e sintetica come testimonia la cartolina “LIFE IS MY FAVOURITE ART”.

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Cartolina con le ante, aperte che consentono di vedere la scritta SOS.

U

na semplice cartolina bianca con al centro un rettangolo grigio di cartone riciclato nel quale campeggia la scritta USA stampata in nero usando i caratteri per imbal-

laggi. Subito sotto la scritta è ripetuta come a rafforzare ed enfatizzare l’effetto visivo della composizione grafica che si conclude in basso a destra con USA USE US a chiarire in modo inequivocabile il significato del messaggio. Quando Edgardo-Antonio VIGO mi inviò questa cartolina, nel dicembre 1984, gli anni della feroce dittatura militare erano da poco terminati e tuttavia ci metteva in guardia sul persistere di un’anomalia nei rapporti fra paesi. Vigo stesso e la sua famiglia furono vittime delle atroci persecuzioni messe in atto in Argentina dal 1976 al 1983 da un regime sanguinario.

Edgardo-Antonio Vigo (Argentina)

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Anna Boschi

N

on dimenticherò mai JOKI (Joseph Klaffki) da Minden (Germany). Grande grafico, grande networker, grande performer, grande amico!!! Sì, eravamo diventati molto amici, oserei dire fraterni amici, dopo l’incontro qui a Castel S.Pietro Terme in occasione del MAILARTINCONTRIAMOCI a Castel S.Pietro nel mese di luglio 1993. Joki preannunciò la sua partecipazione al meeting inviando un pacchetto che avrebbe poi dovuto aprire personalmente in quella occasione. Così fu con la gioia e l’entusiamo di tutti i presenti. Quando aprì il pacco ed iniziò a costruire un oggetto in omaggio al network e a tutti i mailartisti capimmo quanta energia, quanta creatività, quanto “colore” avesse dentro di sé quello splendido “mangiafuoco” con folti capelli e lunghissima barba! Fece performances con tutti, distribui’ i suoi originali artistamps ricchi di fantasia, humour e colore, schizzò ritratti e autoritratti da lasciare in suo ricordo, distribui’ la bellissima rivista da lui edita relativa alla sua collezione di artistamps ricevuti da tutto il mondo, insomma un VERO artista postale che credeva fortemente ai valori naturalmente insiti nella poetica della mail art : fraternità – relazione – contatto - “gioco” e collaborazione. Nel 1997, verso la fine di maggio e qualche giorno prima della mia partenza per un po’ di vacanza/ riposo con la famiglia al mare, ricevetti una busta coloratissima contenente una lettera meravigliosa, colma di affetto sincero, nella quale Joki mi diceva di trovarsi su una grossa barca insieme agli amici con i quali era solito ogni anno trascorrere un paio di mesi in mare, sentendosi lui stesso profondamente “uomo di mare”, amante e appassionato di mare, e mi descriveva la sua giornata in barca con gli amici con una simpatia e tenerezza incredibili, aggiungendo che stava dipingendo la barca sorseggiando il the, ma che in quei momenti di sole, mare e serenità non dimenticava gli amici come noi. Io mi sentii felice per lui e ricordo che pensavo: “Come sono

Q

uesta opera postale rappresenta per me un particolare momento e che è stata inserita come icona alla voce Mail Art del Museo dell’Informazione di Senigallia, è dedicata a Nori De’ Nobili, che morì in manicomio a Modena dopo trentasei anni di “reclusione” da parte della famiglia aristocratica, in quanto donna speciale, donna sognatrice, ma fuori dagli schemi, colma di creatività ed inventiva, che sapeva coniugare vita-arte-favola in tempi in cui non era certamente permesso questo, soprattutto alle donne. Perciò io amo questo lavoro e lo considero uno dei miei meglio riusciti. 12 / I quaderni di DodoDada/1


felice per te, caro Joki! Goditi quel sole e quel mare che ami tanto!” Mai avrei immaginato che invece Joki non c’era piu’! Il mare lo aveva inghiottito prima che io ricevessi la lettera (18/5/1997). Lo imparai al ritorno dalla vacanza, quando nella cassetta postale trovai una busta anonima, grigia, proveniente dalla Germania, da Minden! Ricordo che mi si fermo’ un attimo il respiro e un brutto presentimento mi attraversò la mente. Questa busta non puo’ averla inviata Joki, non sono le sue buste, non è la sua meravigliosa mail art! In una frazione di secondo lacerai la busta e le prime righe scritte dalla sua compagna di vita mi lasciarono addolorata e affranta su una sedia, a ripetermi che non poteva essere possibile, che non poteva essere stato strappato dal mondo in un modo così assurdo un uomo che era una montagna di energia, di creatività, di intelligenza, di amore per la vita…perché – mi chiedevo – perchè ...in una furiosa tempesta il barcone si era rovesciato e lui che era al timone era stato sbalzato in mare senza trovarne nemmeno il corpo…gli amici invece erano all’interno e furono tratti in salvo parecchie ore dopo. Caro Joki, il mare ti ha voluto a sé, sapeva quanto tu lo amassi e ti ha voluto per lui….questo mi ripetevo per riuscire ad accettare una così dolorosa notizia. Dopo circa un mese ricevetti un’altra busta, questa volta piu’ grande e con alcuni suoi artistamps incollati all’esterno, un tentativo della sua compagna di volerlo far rivivere nel network tramite la sua arte, in quanto – parole di quest’ultima – non era per lei possibile pensare ad una vita senza Joki poiché aveva rappresentato il centro della sua vita. All’interno di questa busta vi erano gli ultimi lavori/artistamps di Joki, come sempre molto scherzosi e graficamente splendidi, ma uno mi colpì come una frustata. In un foglio di artistamps Joki aveva simbolicamente ipotizzato il suo annegamento e la sicurezza della busta per sopravvivere!!! E proprio nell’anno in cui disegna questo, Joki annega davvero! Questa sua opera resterà per me quella piu’ impressionante ma indimenticabile di tutto il network!

JOKI - Joseph Klaffki (Germania)

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Alfonso Caccavale

E’

con vero piacere che partecipo a questo progetto che accomuna maggiormente le esperienze di un cospicuo numero di mailartisti; naturale evoluzione del Network DodoDada. Ho ritenuto molto intrigante ed invitante il tema: Solo per i tuoi occhi, che rimanda all’esatto contrario: Non più solo per i tuoi occhi; per cui, senza questa brillante idea, talune opere sarebbero rimaste relegate nelle nostre case e mai conosciute dai più. Sarebbero state un “bene … privato” e non pubblico. Per rispondere alla richiesta delle due opere, ho dovuto a lungo ispezionare i miei archivi di Mail Art, ed ho avuto molti ripensamenti su quali lavori scegliere. Molte sembravano idonee per i motivi specificati nel bando, ma alla fine sono prevalse due motivazioni: una artistica ed una affettiva. Tra le opere inviate, ho scelto quella da me realizzata qualche anno fa per il progetto di Mail Art: Andy Warhol and his Campbel’sl Soup Can, un collage raffigurante il padre della Pop Art che esce da un barattolo di Campbell’s Soup, poi elaborato a computer, il tutto incapsulato in una sorta di stanza virtuale. Tale lavoro, ritenuto da me abbastanza riuscito, tende a suggellare l’influenza che la Pop Art ha esercitato sulla mia produzione artistica. Per realizzare l’opera mi sono servito di una foto da me scattata ad Andy nel lontano 1° aprile 1980, in occasione del vernissage della sua mostra Beuys by Warhol nella galleria Lucio Amelio a Napoli. Stavamo su due balconi diversi, tra tanta gente e tanta confusione; ad un tratto Andy si accorse che stavo fotografando e si voltato verso di me, a farsi immortalare il suo sguardo nella mia fotocamera ed ai miei occhi. Andy esce dal barattolo Campbell’s … Andy in quei barattoli ha lasciato l’anima, e l’anima di Andy ce la portiamo dentro tutt’oggi. 14 / I quaderni di DodoDada/1


L’

opera ricevuta che ho scelto ha un valore oltremodo affettivo. E’ un Autoritratto ad acquerello speditomi due anni fa da I Santini Del Prete, in cui si sono raffigurati con toni cromatici molto vivi, in atteggiamento caricaturale che rimanda a soggetti di opere di Grosz oppure di Dix. I Santini Del Prete, i due ferrovieri, hanno introdotto me vigile urbano di Napoli nel mondo delle performances e della Mail Art e costantemente siamo in contatto per trasmetterci esperienze artistiche eseguite da soli o da affrontare assieme; e …molto esilarante è stata la recente performance “Ridi con i Santini Del Prete che L’A Caccavale … con la benedizione della Gloria Patafisica”, assieme ad Eraldo Ridi e Gloria Corsini, eseguita sul Vesuvio in occasione del 1° Raduno Patafisico Partenopeo, presso il Fiume di Pietra tenutosi dal 18 al 20 maggio 2007. PE ACE A N DLOV EON YOU.

I Santini Del Prete (Italia)

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Rossana Cagnolati

L’

ispirazione è stata inebriante al punto che automaticamente ho unito i due progetti realizzando una parte grafica con i segni dello zodiaco rappresentando l’umanità cui dal centro la mano di essa salva la goccia d’acqua come sopravvivenza… goccia che si fonde all’oceano, rappresentato in chiave fotografica legando i versi sul poema dell’acqua di Talete ad ogni segno dello zodiaco rafforzando simbolicamente l’unione di tutti, dato che per leggere l’intera poesia bisogna possedere tutti e dodici i simboli. Nel retro di ogni cartolina viene riportato il francobollo con il simbolo del segno seguente per individuare l’ordine dei segni zodiacali ai mesi dell’anno. La forza maggiore di questo mio lavoro pensavo fosse rappresentata nel primo “insieme”, invece mi mancava qualcosa… e quindi ho iniziato a rappresentare “l’altra parte”. La parte che non vogliamo vedere e che non vogliamo ammettere a noi stessi. L’ipocrisia della razza umana. Il mentire a se’ stessi. E qui mi fermo con i pensieri scritti.Quindi la distruzione di noi stessi viene rappresentata con l’indifferenza, la curiosità, lo stare a guardare…..e qua la mano diventa carne (la carne soffre), la goccia diventa una bolla sottile e trasparente, fragilissima quindi, che racchiude carta straccia, ossia la fine di tutto. E da questo secondo lavoro, ho capito anche perché avevo rappresentato l’umanità che salva la goccia con la mano di pietra. Ebbene è una mano fasulla perché non c’è la vera intenzione . Ora si che sono giunta alla fine dell’intento che volevo rappresentare. Il gruppo d’immagini: Water, dalla goccia all’oceano e Water, l’acqua come sopravvivenza, due progetti mail art gruppo e_d_t_ di Milano. 16 / I quaderni di DodoDada/1

O

gni giorno il mio sguardo si dirige al vetro di plastica trasparente della cassettina della posta a cercare quella forma, quel profilo d’intuizione che detta al pensiero la frase “ fai che sia una mail art”! Per ognuna di esse, il mio cuore sobbalza, il sorriso si accende mentre la mano la gira giocoforza sul verso per leggerne le sensazioni e assorbire emozioni libere. Solo dopo leggo nel retro , andando


a cercare con lo sguardo i segni dei timbri e ogni scritta compreso il mio indirizzo che rileggo reimpastandolo tra emozioni d’insiemi misti. Non conosco Pierpaolo personalmente e nemmeno ne ho avuto ancora occasione di sentirlo telefonicamente e come lui tanti altri. Questa precisazione solo perché a volte le emozioni possono essere ulteriormente accentuate se vi è una conoscenza più diretta. Quindi cio’ che ho provato e ciò che continuo ad oggi a provare, guardando questa mail art in particolar modo non è facile da raccontare. Posso parlare a ruota libera cosi’ come i pensieri si sono sovrapposti originali come nel primo momento in cui l’ho guardata e presa tra le mani, cosi i sensi si sono risvegliati: visivamente, l’insieme dei colori tenui e caldi, l’insieme delle figure e dei particolari; il tatto, il cartoncino ruvido sensazione di calore; e il gusto: anche il palato ha assaporato il gusto del tempo ,di racconti di frammenti; i suoni, di un’epoca (vorrei fosse stata la mia) di melodie e musiche e contrasti di trucchi forti sui volti di pelle bianca…. che all’insegna di oggi hanno cambiato di significato e fascino, e le parrucche diverse , ma soprattutto quella irresistibile lunga collana… ricordi anche di una bambina a frugare tra gli armadi della mamma . La delicata rosa, una rosa grande, grande come quel gelato al fior di latte da 30 lire che con la spatola l’omino del carretto bianco , con pazienza e arte creava davanti agli occhi increduli di noi bambini, lui compiacendosi di tanta bellezza , spruzzava poi da un flacone una nuvola profumata che si andava a posare sui petali colorandoli di rosa in prevalenza o di azzurro. Nel profano il sacro e il sacro nel profano e tutto racconta del miracolo dell’amore, come il francobollo te lo dice anche! Poi le emozioni passano all’ultima immagine, il francobollo con il viso che guarda lontano, uno sguardo che ha “raccolto” , che pensa e riflette, è un volto d’uomo, ma non ha importanza perché ora quel volto e quello sguardo è il mio. Nel retro c’è un particolare che mi emoziona, ed è il francobollo con l’aeroplano. Quell’aeroplano mi riporta ad un disegno che dovevo fare a scuola alle medie a mano libera e senza un modellino davanti e la mia disperazione perché mi veniva troppo astratto con i pezzi un po’ sparsi! Qua il volto nello sfondo mi guarda, ed è un omaggio che ricambio , un’attenzione di saluto che apprezzo. E questo è quanto mi emoziona ogni volta che tra la mia collezione lo sguardo si posa su questo pezzo d’arte.

Pierpaolo Limongelli (Italia) Solo per i tuoi occhi / 17


Bruno Capatti

E

ro alle prime, nella primavera dell’ottantasei. Avevo mandato a quello strano indirizzo del Giappone un mio lavoro. Anche allora utilizzavo molto l’autoritratto e quel lavoro era il risultato della relazione fra sperimentazione in camera oscura e la xerografia. L’invito era nella prima busta che avevo ricevuto da Vittore Baroni, la prima in assoluto. Non avevo ancora un’idea di quello che poteva succedere, quindi ciò che arrivò da li a pochissime settimane fu il primo documento che dimostrava la mia partecipazione ad un progetto collettivo. Ma proprio perché Brain Cell, questa documentazione dava un’idea molto forte di cosa potesse essere la Mail Art, di questo ‘qualcosa di molto più grande di me’ che valorizzava il mio intervento e allo stesso tempo lo relativizzava rispetto ad una grande varietà di proposte. Metteva in relazione, o meglio ‘mescolava’ il mio a tantissimi altri interventi in un caleidoscopio di colori che solo Ryosuke faceva e che col tempo si è lievemente incupito. Era la migliore immagine della Mail Art che mi potesse raggiungere in un momento iniziale e di grande attesa. L’ignoto mailartistico si manifestava in questa ‘cornucopia’ multinazionale. E ‘Cornucopia’ è stato anche il primo progetto che prevedeva un ‘intervento su una base xerografica’ proposto in quegli stessi giorni dallo stesso Baroni, tramite il quale avevo anche indirettamente scoperto di fare Copy Art . Non ero solo neanche in questo mio sperimentare. La cornucopia è un simbolo di abbondanza, di moltitudine e ricchezza. Avevo trovato un tesoro, una fortuna. Poi l’avrei chiamata partecipazione alla Rete, al Network della Mail Art, etc., ma in quel Bruno Capatti , ‘Cornucopia ’ , 1986 – copia di elaborazione xerografica manipolata bn, 21x29,7 cm 18 / I quaderni di DodoDada/1


momento era gioia pura della scoperta di un mondo nuovo. Ricordo che ho tenuto caro per molto tempo il regalo di una piccola cornucopia d’argento che rappresentava l’inizio di una grande esperienza e avventura artistica che, con tutti i cambiamenti, le crisi, le deviazioni, gli spostamenti continua tuttora. Ho quindi associato per il progetto ‘Solo per i tuoi occhi’ il foglio ‘Brain Cell’ 21 al mio intervento ‘Cornucopia’ sempre dell’Aprile 1986, una vera impresa averne recuperata nell’archivio una copia. Nessuna difficoltà per il primo foglio di Cohen che invece avevo incorniciato ed appeso per molto tempo nell’archivio.

Ryosuke Cohen, Japan – ‘Brain Cell ’ 21, 7/199, Aprile 1986 – serigrafia (?) col, 29,7x 42 cm

Ryosuke Cohen (Giappone)

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Lamberto Caravita

“D

AGLI OCCHI TI TRABOCCÒ IL CIELO” questo il titolo della presentazione di Silvia Golfera alla mia ultima mostra personale “Sguardi” Ecco di seguito un estratto: “Lo sguardo è un ponte fra interiorità ed esteriorità. Rispecchia e disvela insieme. Lo sguardo della sfinge, per eccellenza impenetrabile, è paradossalmente quello che più di ogni altro svela il mistero e riconduce l’interlocutore alla propria verità. A questo rimandano i ritratti di Lamberto Caravita, la cui fissità, che ostinatamente si contrappone allo spettatore, finisce paradossalmente col risucchiarlo, riportando ciascuno di noi a quel personale, profondo mistero che ci alberga. La stessa fissità che inavvertitamente ci riconduce al senso dell’identità, della permanenza, dell’essenza che sottostà alla superficiale illusione del mutamento. L’identità che si cela nei molti”… Sono alcuni anni che il mio lavoro verte sullo sguardo ed è stata naturale conseguenza la scelta di questa cartolina 10x15 a tema. Datata febbraio 2005, realizzata in tre copie, tecnicamente ho utilizzato carte di recupero: un cartoncino grigio da imballaggio e un frammento di un vecchio manoscritto che ho dorato sul quale ho tracciato a pennarello un occhio. Letraset bianchi Helvetica compongono le parole Occhio-Eye e Letraset rossi per le forbici e i numeri. Ho spedito le prime due copie rispettivamente a Roberta Geninazza - AdaArte e a Tiziana Baracchi - la Repubblica degli artisti, la terza copia è questa, conservata nel mio archivio.

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S

ono gli occhi dei postini i primi a beneficiare del nostro lavoro in cartolina; io me li immagino quando al mattino smistano la posta che dovranno recapitarci e si imbattono in cartoline originali come quella ad esempio che Shozo Shimamoto mi spedì nel 1986 e che ho scelto dal mio archivio per questo primo numero de “I quaderni di Dodo Dada”. Si tratta infatti di un ideogramma in cartone ondulato di recupero, ritagliato da uno scatolone bianco, marrone sul retro, con interventi a collage e timbri vari. Due frecce, una gialla con ideogramma rosso e una in bianco e azzurro che ha centrato un bersaglio, stanno ad indicare (sempre in aiuto al nostro postino) l’indirizzo del destinatario della cartolina (ovvero il mio indirizzo postale). Accanto i due francobolli giapponesi sormontati dal timbro postale e nel retro (che non vedrete) l’indirizzo di Shozo (ovvero il mittente) scritto con pennarello fine, in viola.

Per maggiori informazioni su Shozo Shimamoto rimando a questo link, http://www. artesegno.com/pgs_ Artists/pag_Shozo_ Shimamoto.asp (N.d.r.)

Shozo Shimamoto (Giappone)

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Marisa Cortese

H

o visto Chen lavorare durante un Simposio qui a Verbania. La sua maestria e soprattutto la sua capacità empatica hanno coinvolto tutti gli artisti presenti all’evento. La capacità che ha avuto di imparare le regole ferree e ispirate all’assoluta perfezione della Calligrafia Classica, dei diversi stili e caratteri, per poi, con sapienza e una certa disinvoltura scardinarle tutte, interpretando stili e caratteri nella maniera più creativa e sorprendente, …è stata illuminante per tutti gli artisti presenti che nella maggior parte dei casi si sono lasciati contaminare, chi per una sperimentazione, chi per tarare il proprio modo di fare ricerca utilizzando la calligrafia e la scrittura nel modo più libero e sperimentale possibile. Personalmente, costretta come tutti da pregiudizi d’ogni sorta (la lotta al pregiudizio è militanza totale per un artista?) ho creduto per un certo tempo che “l’opera deve bastare a se stessa” e che qualsiasi scritto dentro ma generalmente anche accostato al quadro, fosse un di più, un elemento necessario solo quando l’opera da sé non esprime a sufficienza l’intenzione dell’artista. Falso. Il significato e più spesso il significante di uno scritto possono far parte dell’opera in un tutt’uno con l’elaborato…e questo nelle opere di Chen è evidentissimo… Ho così avuto con l’opera di Chen ma più ancora con lo starle vicino mentre lavorava, la spinta interiore di aggiungere alle mie opere che fino a quel momento avevano per supporto vecchie porte finestre, letti e specchi in disuso, recuperati in discariche ormai feriti a morte quando non addirittura morti nella loro funzione per cui erano stati creati testi semplici; per lo più brevi frasi; Sospeso questo mio recupero (rady–made?), sono partita da un piccolo formato 10 x 10 o cartolina e lentamente ho aumentato il formato al 20 x 20 poi al 30 x 30 aggiungendo di volta in volta alcuni testi, poesie, prose… Sono testi di Fabrizio De Andrè piuttosto che Haiku o di altri guru della letteratura… A volte sono leggibili nella loro elaborazione pittorica a volte no, ma credo che l’essenziale sia quello che resta nel segno, nella diluizione di una tinta acquerellata o macchiata o tremolante… Sono accostamenti azzardati, sperimentali, elaborati con textures e collages improbabili in cui l’inserimento dei testi ha un valore coloristico e formale oltre che di concetto. Ora provo per Chen un senso di gratitudine anche se sono conscia del fatto che sia stata la parte 22 / I quaderni di DodoDada/1


più cerebrale del mio sentire ad accogliere come rivelazione, qualcosa che probabilmente nel preconscio già era in gestazione… ma d’altronde non succede sempre così quando qualcosa si rivela a noi e ci vien voglia di dire “Oooohhhh!!!!” ?

Chen Li (Italia)

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Daniele Davalli

I

l lavoro che ho scelto è del 2003 e l’ho fatto per un progetto francese dal titolo “Difference” fatto da Chaterine Thieblemont di Laon. Credo sia proprio una mia fotografia, per il soggetto, per la scelta iconografica e per la realizzazione, per il pensiero e la posizione che esprime, così come per la sintesi percettiva. Credo di essere riuscito, in questo caso, a comunicare una mia riflessione sulla differenza in forme immediatamente percepibili, con una certa unità fra significante e significato. La mail art nel suo viaggio può venire vista dai postini durante la raccolta, la timbratura, la distribuzione, oltre che all’arrivo e nelle mostre. A me interessa che il “pezzo” cerchi di dire qualcosa a più persone possibili.

U

na delle opere di Mail Art che più mi ha colpito, fra quelle che mi sono state inviate in questi anni (credo non abbia molto senso fare una graduatoria con primo e secondo, visto che sono diversi gli aspetti che di volta in volta intrigano e colpiscono) è quella che mi ha inviato Samuel Francisco Marquez (Tell) da Santa Gertrudes / San Paolo del Brasile. E’ quanto di più lontano dai miei interessi e dal mio modo di esprimermi E’ un miscuglio di disegni incollati, fatti e colorati di cui non riesco a capire il senso, se non riferito a un ambiente di favole, streghe, elfi ecc, che mi sono estranei e non capisco Le parole scritte sicuramente hanno un senso, ma io non sono riuscito a capirlo Per di più il drago, ritagliato incollato e colorato è autonomo rispetto al disegno e mi sembra abbia 24 / I quaderni di DodoDada/1


senso se fatto fluttuare su disegno stesso: come un disegno animato Gli aspetti un po’ infantili dei soggetti, sono contraddetti da un segno sicuro e deciso, per cui pur avendo cercato di capirlo non sono riuscito ad avere elementi per sapere se, al di là del nome Samuel, è un maschio o una femmina, un bambino o un adulto o un anziano. Per una semplice opera di Mail Art..... non è male.... Io sono stato colpito da questo lavoro, non per assonanza ma proprio per la sua alterità da me, ma evidentemente c’è anche qualche assonanza che non ho capito, perchè se no non mi avrebbe preso.

Samuel Francisco Marquez (Brasile)

Solo per i tuoi occhi / 25


Maurizio Follin

A

vevo iniziato a lavorare ad un nuovo progetto. L’invasione dell’Afganistan, l’aggressione all’Iraq mi avevano fatto incazzare veramente. Girando un po’a caso in bnet e-zine 12 fui colpito dalla chiamata di una ragazza americana, non fu tanto per il tema trattato, ma più una sensazione di pelle, di quelle cose che a volte capitano senza un perché e le spedii un lavoro.

Era uno dei miei primissimi contatti con l’Arte Postale e la cosa passò nel dimenticatoio. Fu una grande sorpresa ricevere, parecchi mesi dopo, una busta da Christine con una sua piccola opera e, cosa che mi sconvolse, un mucchietto di brutte fotocopie in bianco e nero con i lavori degli artisti che avevano risposto al suo progetto. Mi commossi nel vedere queste immagini sbiadite e pressoché illeggibili, lo sentii come UN PURO ATTO D’AMORE Mi tornarono alla mente la forza e la genuinità giovanili delle poesie tirate al ciclostile durante le occupazioni, i disegni che puzzavano di ammoniaca stampati in aula eliografica, i fogli di contro26 / I quaderni di DodoDada/1


cultura, il Freak Out!, il Venezia Contro, distribuiti come volantini fuori dalla scuola; dove non contava la forma, ma l’intensità del messaggio e la gioia di regalare arte: puri e gratuiti atti d’amore. Nell’epoca dei cataloghi patinati e delle immagini ad alta definizione non pensavo esistessero ancora artisti che usavano questi poveri e preziosi strumenti che credevo perduti per sempre. Mi sorse spontanea una domanda: E’ questa la Mail Art ? Se la risposta fosse stata un SI la Mail Art mi sarebbe appartenuta. Ora, dopo aver partecipato a molti progetti, averne lanciato uno mio, aver assaporato esperienze come l’ Albero della Poesia, ed esser venuto in contatto con questa banda di eterogenei “brutti anatroccoli” posso dire che forse si, la Mail Art è questo e molto molto di più Un grazie a tutti gli Artisti che per più di mezzo secolo hanno saputo tenere in vita una forma d’arte, di scambio e comunicazione così libera ed importante.

Christine Tarantino (U.S.A.) Solo per i tuoi occhi / 27


Pierpaolo Limongelli Mail art a Pati Bristow - Los Altos, California

Q

uesto lavoro mi è particolarmente caro, non tanto per la realizzazione quanto per il contenuto. Le parole “The Miracle is Love” sono una citazione da una canzone di Patti Smith, la poetessa americana, che si chiama “Qana”. Questa canzone che è ascoltabile sul suo sito web http://www.pattismith.net/news_2006archive.html è stata scritta subito dopo il bombardamento israeliano durante l’ultima guerra in Libano in cui sono morti alcuni bambini, ed il verso finale è proprio questo. Nel mio percorso mailartistico ho sempre espresso questa voglia di costruzione di pace e di ricerca di dialogo tra le persone.

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Mail art da Christine Tarantino Wendell, Massachusset

U

n incontro bellissimo quello con Christine Tarantino, fatto di tanti scambi e parole intense. Questo lavoro in particolare mi ha colpito poiché è arrivato in seguito ad uno scambio di email nelle quali abbiamo scoperto di avere in comune, oltre che la passione per l’arte postale, anche la pratica della Meditazione Trascendentale. Adesso Christine sta esponendo alcuni suoi lavori nella galleria virtuale del sito RealtaNO, ed è visitabile a questo indirizzo http://www.realtano.it/galleria.htm

Christine Tarantino (U.S.A.) Solo per i tuoi occhi / 29


Linda pelati

“R

osso cupo” rappresenta la transizione tra il quaderno di ritagli nel cassetto e l’arte postale, dove le speranze le sofferenze le passioni da private diventano vita e patrimonio comune. Mi sono chiesta qualche volta cosa ne avesse fatto CAAC, unico indizio del destinatario al quale l’ho spedito nel 1998-99. Lo propongo oggi nella sua fanciullesca inadeguatezza,  per farlo esistere.   “Io sono l’oscuro, il paziente pescatore di perle che sprofonda nei fondali e che riemerge con le mani vuote e il volto cianotico. Un’attrazione fatale mi attira negli abissi del pensiero, al fondo delle voragini interiori che non inaridiscono mai per i forti. Passerei la mia vita a guardare l’oceano dell’arte in cui altri navigano o combattono, e mi piacerebbe talvolta andare nel fondo dell’acqua a cercare conchiglie verdi o gialle, che nessuno vorrebbe. Così le terrei per me, e ne tappezzerei la mia capanna...” G.Flaubert   30 / I quaderni di DodoDada/1


M

ario Ripamonti vide alla biblioteca di Segrate  la mostra di mail art “quel libro nel cammino della mia vita” nel 2000; riprese ad essere pittore e sperimentatore di videoarte, dopo che 30 anni prima era uscito deluso dal mondo dell’arte. La sua perso-

na riservatissima e piena di vita interiore ha lasciato incompiuti i molti linguaggi che volevano esprimere la sua personale visione del percorso esistenziale.     

Mario Ripamonti (Italia)

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Franco Piri Focardi

Q

uesta occasione è stata uno stimolo ad intraprendere un viaggio più mentale che fisico, dati i miei problemi, negli archivi sparsi nella mia casa. Ho percorso anni di corrispondenza cercando di mettere a fuoco quel pezzo particolare che mi ha colpito. Non è stata una scelta facile ad ogni angolo c’era un amico con la sua busta in mano che mi diceva: Ti ricordi? Eccome se me lo ricordavo!! C’era Baccelli con il primo oggetto infilato in una busta, e Baroni che mi ha provocato decine di cortocircuiti, o Cavellini con la mia lettera spiaccicata e rispedita, Morandi con plichi d’Arte martello, Boschi con le sue grafie e Capatti sorridente in bianco e nero tipo diapositiva, Cohen fulminato colorista della rete e Varney stracolmo di francobolli, Joki, A1 Waste papier, ecc. Ma uno che avevo conservato in un cassetto mi dava ancora le stesse emozioni. Era un giorno d’inverno del 1990 e mio padre mi portò come al solito la posta mettendomi per primo in mano quel pacchettino nero che proveniva dalla ex-DDR confezionato con estrema cura, un filo di spago incrociato e l’indirizzo e mittente ben segnato. Era di Guillermo Deisler, con cui avevo già corrisposto, ma questo plico era davvero curioso. Lo aprii con cura ed uscirono da un cartone una serie di foglietti stampati: le sue poesie visive. Quando Deisler ci lasciò feci una serie di francobolli usando quella corrispondenza.

P

er documentare un mio invio, sono in difficoltà, poiché non tengo copia di ciò che spedisco. Posso ricordare la mia idea del “Passaporto per la libertà”. Un librettino con molte pagine vuote ed una serie di indicazioni da seguire per coloro che lo avessero ricevuto. Era un Add e Pass senza 32 / I quaderni di DodoDada/1


Return, quindi non so che fine abbiano fatto i vari librettini inviati, d’altra parte era un passaporto per la libertà, non un registro di passaggi! Comunque come documento userò la foto allegata alla risposta di Emilio Morandi che dimostra il ricevimento e la corretta apertura del “Trasformer” (così definito dal nipotino di Morandi). E’ stato questo un mio recente lavoro fatto per emozionare e far partecipare gli amici con la spedizione di pagine di giornale ripiegate e tagliuzzate.

Guillermo Deisler (D.D.R.)

Solo per i tuoi occhi / 33


Claudio Romeo

O

rmai l’idea di Marshall McLuhan del “villaggio globale” è una realtà consolidata, in un mondo dove tutto è informazione (anche la cellulite delle varie nullità televisive) globale e immediata diventa sempre più facile che stili e tradizioni si compenetrino ed interagiscano tra loro. Questo vale sia in merito alla modalità espressiva, che come genere. La mail art ha sempre avuto nel suo DNA questo elemento e forse è questa la sua vera forza vitale: individui che desiderano comunicare ed esprimersi al di là di confini e lingue. In quest’ottica io personalmente devo molto all’arte postale, essa mi ha consentito di confrontami con modi d’essere diversi dai miei, di vederne le differenze e di scopirire affinità inaspettate e sorprendenti, questo, se si ha voglia di comprendere, fa crescere. Ogni invio di mail art è momento di arricchimento e confronto, quindi una scelta mi è risultata difficile, dato che non volevo puntare su artisti simbolo.

C

on questa premessa, ho pensato d’abbinare un mio lavoro con uno inviatomi da Alexander Charistos, filo rosso che unisce le due opere la musica, espressione artistica che ha sempre convissuto con le arti visive. Che poi con le avanguardie dei primi del novecento ha avuto dei veri e propri legami strettissimi, come per esempio Erik 34 / I quaderni di DodoDada/1


Satie con la sua Parade del 1917 di Cocteau e Picasso, Apollinaire e tutti i dadaisti di Zurigo; le ricerche dei futuristi con Russolo e i suoi intonarumori; gli esempi potrebbero continuare fino ad arrivare alla Pop Art (“Velvet Underground and Nico�/Andy Warhol), Fluxus/ John Cage. Avendo sopra la testa questo enorme ombrello sia io che Alexander abbiamo fuso le nostre passioni artistiche unendo immagini e suoni, abbattendo confini...

Alexander Charistos (Austria) Solo per i tuoi occhi / 35


Gianni Simone

N

el febbraio 2003 ricevetti una lettera da Genova, scritta in stile calligrafico su una specie di carta fatta a mano e sigillata con la ceralacca. Il mittente, Monica Ferretti, mi aveva scritto per dirmi quanto le fosse piaciuta la cartolina Give Me Back My Life che avevo fatto per il progetto “Pied Pipers of Today” e che lei aveva visto su quel catalogo. La cosa mi fece molto piacere perchè voleva dire che qualcuno dei miei lavori riusciva a “raggiungere il cuore delle persone e non soltanto gli occhi”, come aveva scritto Monica. Quello è stato l’inizio di un’amicizia intensa ma purtroppo di breve durata, interrotta in modo improvviso, shoccante, dalla morte di Monica il 28 agosto 2004, per una emmoragia cerebrale. In poco piu’ di un anno, però, ho avuto modo di apprezzarne sia la multiforme creatività – che andava dalla prosa alla saggistica alle arti visive – sia soprattutto il grande spessore umano, che si esprimeva nella scelta dei temi delle sue opere, spesso socialmente impegnate, cosi come attraverso le sue lunghe lettere in cui mi offriva i suoi pensieri, mai banali o superficiali. La cosa per la quale ricorderò sempre Monica è una poesia che mi mandò all’inizio del 2004. In 36 / I quaderni di DodoDada/1


Sheol era una lamentazione scritta per un libro collettivo contro la guerra in Iraq, e Monica voleva che le dessi il mio parere. La lessi in treno una sera, mentre tornavo a casa dal lavoro, e fu come un colpo di frusta. Mi emozionò a tal punto da farmi venire la pelle d’oca. In dieci anni che faccio arte postale, raramente ho ricevuto qualcosa che mi abbia colpito a tal punto.

[per motivi di spazio, essendo la poesia piuttosto lunga, ho scelto di pubblicare in questa sede uno dei collage di Monica che preferisco. Chi fosse interessato, puo’ leggere una traduzione inglese di In Sheol su KAIRAN 10]

Monica Ferretti (Italia) Solo per i tuoi occhi / 37


Carlo Volpicella Già.linee Percorro linee, linee che sono succedersi del tempo tempo che è vento che srotola pensieri e scioglie, a volte, malinconia. Percorro linee per me inconfondibili che a volte danno vertigine, s’ inerpicano fino a crinali dove agli esili steli di fiori tremanti, si sostituiscono tremolanti spiragli di luce filtrata tra palpebre asserragliate dal pianto. E lungo quelle linee scendo e risalgo, e scendo e risalgo ancora, così, all’ infinito. Scendo e risalgo senza sapere, senza capire perché mi sporgo oltre la mia coscienza, oltre la mia povera storia in uno sguardo che diventa sentire collettivo e possibile agire. Cammino quotidianamente, con occhi che non sono solo miei, lungo linee di sentieri carichi di dolore. Le linee si contorcono, si avvolgono e svolgono lungo un percorso dei sensi che, inevitabile, intreccia fuga e desiderio, l’orgasmo all’abbandono, la repulsione al sorriso. Il colore mi macchia la coscienza rinviandomi al sangue, rinviandomi al seme, ad effluvi purulenti e dolenti, incrociando ricordi e metafore, creando vuoti pneumatici ipnotici, archiviando desideri, mutilando bisogni, acclamando sogni e, in fondo, in fondo c’ è un bianco. 38 / I quaderni di DodoDada/1


Un bianco che sono nuvole candide viste dall’alto, dalla cima di un monte su cui sono finalmente arrivato, stanco, il cuore in gola. Nuvole su cui adagio soddisfazione e con timidezza e timore, quella sensazione di tristezza che sento esser pallida come le nuvole, che sento esser dolce come le nuvole. Ed il colore ed il bianco svuotano e riempiono lo spazio in fondo agli occhi. Colpiscono e graffiano insieme alle carezze. Mi muovono l’anima, ne traggono singhiozzi e lamenti, la rotolano, la insozzano nei suoi umori fino a redimerla, fino anche a strapparle un sorriso. Colori a volte contorti, a volte sovrapposti, a volte lontani, separati da un confine, mi confondono e lasciano aperte le emozioni, indefiniti i perchÊ.

Anna Cuppelli (Belgio) Solo per i tuoi occhi / 39


“Gli scambi che più ci toccano (e ci motivano a continuare in questa attività) sono di tipo intimo e quindi invisibili perlopiù al resto della rete.” Perchè non mostrare una selezione di questa Arte postale! Dove, se non nei vostri archivi, si possono trovare questi tesori? Da questo è nato Solo per i tuoi occhi.

http://dododada.ning.com/

© 2007, dei singoli artisti. è concessa la riproduzione delle immagini e dei testi esclusivamente a scopo personale e non commerciale, ogni eventuale altro utilizzo deve essere autorizzato dagli autori, 05/07/2007

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Solo per i tuoi occhi