BIBENDA n° 86

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Anno XX - n. 86 - Giugno 2021

86 duemilaventuno

I


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copertina > Da sempre abbiamo sostenuto e incoraggiato il Turismo del Vino, quello vero, quel Turismo che si lega saldamente alla Cultura del Vino, nostro obiettivo e missione fin dalla nostra nascita come cronisti, degustatori, insegnanti e profeti sognatori. A pagina 2.

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Il Turismo del Vino 5.7 / L’Editoriale di Franco M. Ricci Per me Marco è Caprai / di Franco M. Ricci Caprai, 50 Anni / di Francesca Ragone La Banditaccia del Monte Amiata / di Redazione L’incanto di una vigna antica / di Francesca Ragone Sorelle Bronca, passione di famiglia / di Redazione Santorini, l’isola del vino / di Luca Busca Zorzettig, la condivisione / di Redazione L’Alta Langa secondo Enrico Serafino / di Francesca Ragone Vigne e Vini dei Castelli Romani / di Redazione Maremma / di Federico Sorgente Hélène Beaugrand, la pétillante / di Manlio Giustiniani Rossana Bettini Presidente Chocolier / di Redazione Roberta Corrà del GIV a capo del Consorzio Italia del Vino / di Redazione A tavola con i produttori / di Cinzia Bonfà Da Leggere / di Redazione Informazioni da Fondazione / di Redazione Crucibenda / di Pasquale Petrullo


72° CORSO DI QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE PER SOMMELIER INIZIA LUNEDÌ 8 NOVEMBRE 2021


L’EDITORIALE

TURISMO DEL VINO 5.7 Nel mese di Aprile sono stato assalito dalla notizia che si stava muovendo qualcosa sul turismo del vino. Non so voi, se avete avuto questa opportunità, ma io sono rimasto disgustato. Forse perché lo sono sempre quando si parla del nulla, quando la fuffa prende il sopravvento sulla dialettica. Ma anche perché di Turismo del vino si arrogano in tanti di enunciare idee, opinioni, cognizioni, favole... tanto da farci contare in 5.7 le parvenze di modifiche apportate in non so quali regole. Abbiamo anche visto un logo che faceva nascere il turismo dell’Olio! Queste voglie di fare per i senzatesta e senzacervello. Ho sorriso al pensiero di una visita ad un Frantoio e a un riposino sdraiato all’ombra di un ulivo. L’Olio è una cosa seria, non si aiuta con le cazzate. Ricordo molti anni fa, quando ebbe inizio “Cantine Aperte”, una sola giornata l’anno a fine maggio, una festa che ospitava gente presso ogni Azienda di Vino, una passeggiata, una visita in Cantina e in Vigna, una degustazione all’aperto. Da quei giorni molta acqua è passata sotto i ponti. Avevamo, noi Sommelier, costruito un esercito contro gli Agenti di Commercio che erano furiosi, indispettiti con i Produttori perché vendevano direttamente ai visitatori il loro vino e così per quei venditori non c’erano le provvigioni! Anni per convincere le Aziende che dovevano aprire le loro magnifiche realtà: Cantine, Vigne, Sale di Degustazione, Ristoranti, Resort... In barba ai loro Agenti, che ben presto capirono che a far conoscere l’Azienda anche i loro vini attiravano di più. Erano più buoni! con la conseguenza di diventare un acquisto abituale di tutti i giorni. Il Turismo del Vino era nato. Ed era nato grazie, soprattutto, alla spinta culturale impressa dai Sommelier. 2


ENOTURISMO

Poi una legge, e poi un’altra, poi un libro e poi un altro.

Bene perché è un’idea stimolante, è capacità imprenditoriale, è

Senza tener presente che l’evoluzione di questo meraviglioso

fiore all’occhiello delle Attività produttive di Vigne e Cantine

turismo ha portato ad un “lusso prêt-à-porter” pronto ad

di intelligenti Produttori.

intervenire in soccorso al declino della qualità dei grandi

Poi, c’è chi sbandiera nuove leggi, c’è chi si appropria di fantasie

Alberghi Nazionali.

turistiche di uomini e donne capaci già da decenni.

Perché le stelle alberghiere non corrispondevano più al Lusso autentico. I Convegni, i Congressi, la presenza di Capi di Stato

Insomma, politici ed enologi che ci azzeccano? Forse vogliono

stranieri con le loro scorte armate avevano fatto abbassare

fare l’edizione 5.7 del turismo. Ma no, grazie, non servono.

drasticamente il lusso delle camere da 500 Euro a notte. Questa volta, i primi potrebbero servire aiutandoli a rimediare Quel lusso, quello vero, lo abbiamo finalmente rivisto tempo

i danni inferti dalla pandemia. I secondi, potrebbero aiutare

fa in una pubblicazione chiamata “Camere su Vigne”, una

riducendo le loro onerose parcelle.

meravigliosa realtà di oggi che chiamarlo riduttivamente “turismo” è un’offesa a questi imprenditori.

Se un Ministro o qualcuno di buona volontà avesse davvero voglia di aiutare la Cultura del vino, ebbene, lo porti a Scuola.

Insomma, possedere e offrire questa opportunità, rappresenta

Ma per bene. Lo introducano con progetti di legge seri che

l’investimento di ogni Azienda intelligente, forse tutte, che

esaltino le diversità della Terra d’Italia: Il Vino, L’Olio, i Frutti

accolgono da tutto il mondo turisti “assetati” del Vino Made in

delle migliaia di territori che vengano protetti.

Italy, innamorati della nostra Terra Italia, delle sue Diversità, dei Territori da amare all’istante.

Ne introducano lo studio, per aiutare i giovani all’uso consapevole del vino e per incrementare il mercato interno.

Questo è Turismo del Vino. Questo c’è, grazie ai Produttori di Vino. E c’è anche perché migliaia di persone che escono dai Corsi

Il Turismo del Vino è già la grande bellezza del nostro Paese, è il

di Sommelier in Italia vengono spinti a frequentare le migliori

fascino dei Produttori che ci mettono la faccia.

Aziende, dalla Sicilia al Piemonte, perché così le presentiamo: come unica fonte di conoscenza autentica del Vino.

Solo la Cultura può far sviluppare progetti, scrivere libri, organizzare viaggi, con millanta idee.

Anche il Corso prevede una Lezione svolta in visita ad

Altro che arrivare a 5 punto 7!

un’Azienda, dalla vigna alla cantina, imbottigliamento compreso. Tutto questo c’è e c’è da anni. Funziona, eccome.

Franco Maria Ricci 3


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PER ME MARCO È CAPRAI

PER ME MARCO È CAPRAI F r a n c o

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M .

R i c c i


Sono 50 anni che in Umbria c’è Caprai. Io lo conobbi, Marco, grazie a Gianfranco Vissani un mio amico di incontri a Baschi, ma anche un suo amico. Marco è un Produttore slow. Piano piano si avvicina, l’affetto lo vedi subito dopo il sorriso che ti dona solo se affinità ed empatia fanno parte dell’incontro. Certamente non elargisce con facilità sorrisi ma è un grande riflessivo e conoscitore di umanità, pronto ad aiutare gli altri e pronto a mostrare tutta la sua capacità di imprenditore, serio e intelligente. Caprai sa quando coinvolgere la sua Azienda e quando non è il tempo di implicare Caprai. Proprio Marco Caprai è l’antesignano di scelte moderne, green e appropriate sempre al tempo che passa. Sceglie di fare questo e non sceglie l’altro, è sempre fuori dal coro. Grande è il fastidio essere per lui accanto ad una persona del mondovino poco onesta e nutre vera avversione all’incontro con gli stupidi e con i furbi, e non fa nulla per non dimostrarlo. Insomma, al bravo, molto bravo produttore, “inventore” del Sagrantino di Montefalco, tutti dobbiamo essergli grati di averlo fatto, e averlo fatto non soltanto con la vigna e la cantina, ma anche ad alta voce con eventi di richiamo. Fu con lui e con Donatella Tesei, Sindaco della Città oggi Presidente della Regione, che ho diretto una regia di incontri innovativi che fecero molto chiasso a Roma e in Italia, e fecero anche una selezione del buono e del meno buono. Marco Caprai, rabbioso con gli imbecilli, gli scriteriati, gli enologi senza lealtà di vigna. Grazie Marco, di essermi amico. Con un sorriso e gli auguri di buon compleanno da tutti noi che con te abbiamo percorso una grande strada.

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CAPRAI, 50 ANNI

CAPRAI, 50 ANNI F r a n c e s c a

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R a g o n e

Il boom economico e la conseguente urbanizzazione, tanto repen-

L’azienda è adagiata su colline tappezzate di ulivi e vigneti

tina quanto sconvolgente, avevano causato il progressivo abban-

che dominano la valle umbra compresa tra Assisi e Spoleto,

dono delle campagne. Solo grazie alla libertà dello sguardo tena-

circondata dai rilievi dell’Appennino, del monte Subasio e

ce e illuminato di Arnaldo Caprai, che conservava una memoria

dei monti Martani, tra queste alture il colle di Montefalco è il

lontana del territorio di Montefalco, si porta a compimento un

più elevato, a 473 metri sopra il livello del mare. Al passaggio

sogno: far rinascere un grandissimo vitigno locale, archetipo dei

dell’autunno, quando i campi coltivati si tingono di rosso e il

vitigni umbri, austero antenato dei nostri avi. Il Sagrantino. Eppu-

cielo ha il colore di un campo di tulipani, il Sagrantino risplende

re questo desiderio, il grande Caprai, ancor prima di sognarlo deve

nel calice come una pietra preziosa. In questo paesaggio di

averlo immaginato, dove per immaginazione si risale alla radice

rara bellezza sorge Montefalco uno dei borghi più suggestivi e

indoeuropea mei che indica tutto quel che di mutevole e inaffer-

rappresentativi d’Italia, citato nelle opere di Byron, Carducci,

rabile seduce l’attenzione, solo così avrebbe potuto catturare quel

Goethe, ed Hesse che del suo viaggio in Italia nel 1907 scriveva:

sogno, per comunicarlo e tramandarlo, perché “L’immaginazione è

“Vidi Assisi e luoghi sacri, trasfigurati dalla grazia e dall’incanto che

più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immagi-

San Francesco e l’antica arte umbra hanno infuso in questa terra.

nazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere

E poi mi misi a inseguire le tracce di quest’arte francescana, oltre ad

l’evoluzione.” (Albert Einstein).

Assisi non c’è luogo che offra migliore opportunità di Montefalco.


Storia della cantina che riscoprì il Sagrantino, vino ermetico sbadatamente dimenticato, oggi approdata a tecnologie agricole innovative di ultimissima generazione.

Dentro chiese e cappelle, sopra portali e altari scoprii affreschi antichi popolati di delicate figure pervase di gioiosa devozione: stupende madonne misericordiose, graziosi santi giovinetti ancora ridenti di fanciullesca letizia.”. Forse Hesse si fermò ad ammirare anche l’affresco absidale istoriato con i dodici racconti della vita di San Francesco, conservato nell’omonima chiesa del borgo, in cui il pittore cinquecentesco Benozzo Gozzoli (1420-1497) aveva fedelmente raffigurato la cittadina di Bevagna, il profilo inconfondibile del monte Subasio sullo sfondo, e Montefalco il cui stemma compare riconoscibile sulle mura, opera d’arte di cui l’azienda Caprai finanziò un restauro a dimostrazione concreta del rapporto imprescindibile che esiste tra cultura, vino, territorio e società. La vocazione vitivinicola della zona risale a tempi antichissimi, ma nulla si sa con certezza sull’origine del vitigno. Che si tratti dell’Itriola citata da Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia, un’uva pregiata prodotta nei territori del municipio di Bevagna e nel Piceno, che sia arrivata dai Bizantini, dai Greci, o ancora importata da frati francescani in pellegrinaggio provenienti dall’Asia, oppure che sia una varietà autoctona, rimane oggetto di ricerca. Come incerta resta anche l’origine del nome. 7


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CAPRAI, 50 ANNI

Dal 1971, anno in cui l’imprenditore tessile fondò la cantina acquistando i primi pochi ettari della tenuta Val di Maggio, si celebrano oggi i cinquant’anni dell’azienda artefice della riscoperta del Sagrantino. Azzeccata l’intuizione, che sugella un legame profondo e indissolubile tra il produttore e questo vitigno, espressione forte del territorio, nel 1988 il figlio Marco iniziò a condurre l’azienda in modo imprenditoriale riuscendo in pochi anni ad espanderla in maniera formidabile. Mentre il Sagrantino passito scivolava nell’oblio, la vendemmia del 1972 rappresentò la prima prova di vinificazione in secco. La Doc arrivò nel 1979, anno che corrisponde anche alla nascita del Collepiano, primo Sagrantino prodotto in purezza e oggi etichetta iconica, e la Docg nel 1992. Nel 1989 fu impiantato il primo vigneto ad alta densità e iniziò l’esportazione negli Stati Uniti. I primi anni Novanta videro Marco Caprai insieme a Leonardo Valenti, all’epoca giovane ricercatore all’Istituto di Coltivazioni Arboree della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, seguire i consigli di Luigi Veronelli che li spronava a ricercare vitigni autoctoni al fine di produrre vini locali da proporre al mercato internazionale. 8


Ai lati, l’interno delle cantine.

In basso a destra Marco Caprai con il grande Michel Rolland, enologo di fama mondiale.

I due cominciarono a cercare piante madre in orti abbandonati, da recuperare per la sperimentazione, ne trovarono abbastanza da cominciare a riflettere sul fatto che se questa uva era arrivata a loro era perché aveva qualcosa di speciale, se tutti l’avevano conservata nei secoli doveva avere caratteristiche particolari, ma ancora non avevano capito quali. Dalle indagini successive scoprirono che questa contiene il più alto livello di polifenoli al mondo, e finalmente si resero conto di quale “mostro” avessero fra le mani. Si comprese che non era una varietà tardiva, ma che all’opposto avrebbe dato il meglio di sé con l’invecchiamento e che, con un allevamento ad alta densità, potature corrette e utilizzo di tecniche enologiche appropriate, l’uva avrebbe raggiunto maturazioni più giuste rispetto al passato, con una struttura più dolce e tannini più eleganti. L’incontro con l’enologo Attilio Pagli permise di iniziare a lavorare in cantina su una vinificazione più attenta e rispettosa nei confronti del vitigno. Gli anni Duemila sanciscono la fama del Sagrantino nel mondo. Nel 2015 Marco Caprai ingaggiò Michel Rolland - professionista di fama internazionale - come consulente enologico, e in pochi anni il vino guadagnò in raffinatezza. Oggi l’azienda è impegnata nella ricerca di supporti tecnologici per un’agricoltura di precisione e di qualità, continuamente monitorata, al fine di trovare soluzioni che riducano l’impatto ambientale delle coltivazioni, e nella gestione fitosanitaria del vigneto per limitare le concimazioni azotate. Tra i primi ad usare nei campi sensori per condurre le coltivazioni, attraverso il controllo satellitare viene

Arnaldo Caprai

segnalato ai vendemmiatori un filare trascurato nella raccolta delle uve, o una zona che

Loc. Torre di Montefalco

necessita di acqua e/o trattamenti particolari. L’azienda è anche sede didattica del primo

06036 Montefalco PG

ITS agroalimentare italiano, dove l’offerta formativa prevede anche corsi di olivicoltura,

Tel. 0742 378802

tartuficoltura e cerealicoltura.

info@arnaldocaprai.it www.arnaldocaprai.it

Marco Caprai lavora a uno sviluppo territoriale eco sostenibile e trasversale che faccia colloquiare vino, turismo, arte e società, concretizzando l’idea del turismo enologico come chiave di svolta per la diffusione di una cultura positiva del vino. L’azienda ha ottenuto numerosi riconoscimenti da prestigiose riviste ed enti autorevoli, la rivista Wine Spectator lo ha classificato tra i cento migliori vini al mondo. Oggi, con 160 ettari di vigneti e un milione di bottiglie prodotte, l’azienda umbra rappresenta uno dei migliori esempi di sperimentazione, ricerca ed innovazione dell’agricoltura vitivinicola italiana a livello mondiale. 9


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LA BANDITACCIA DEL MONTE AMIATA

LA BANDITACCIA DEL

MONTE AMIATA d i

R e d a z i o n e

L’Azienda toscana di recentissima costituzione ha voluto presentare la sua prima produzione ufficiale in esclusiva presso la sede centrale della nostra Fondazione Italiana Sommelier.

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LA BANDITACCIA DEL MONTE AMIATA

Assaggiare i vini della Banditaccia è stato come ascoltare il Boléro di Ravel. Base ritmica tra le più semplici ed efficaci di tutti i tempi, come le note del Boléro si ripetono sullo spartito per tutta la sua durata cambiando intensità, tempo, e dinamiche degli strumenti; così le vigne disposte lungo filari orchestrati dalla bravura dell’agronomo Massimo Achilli e dell’enologo Giuseppe Corelli diretti dal produttore Stefano Petrecca assieme al figlio Gabriele, danno luogo a composizioni vinicole essenziali e primitive, figlie di suoli vulcanici sassosi e assolati. Promette bene l’esordio di questi giovanissimi vini presentati stasera alla prima annata ufficiale. È il patron dell’azienda, con modi affabili, a raccontare questo progetto e le novità future, avvertendo che si tratta di una storia appena iniziata, coraggiosa e incosciente; prosegue confidando che nel periodo della vendemmia durante la selezione delle uve il momento dello scarto è doloroso. Questa tenerezza con cui i produttori curano i propri vitigni svela, forse in parte, anche l’origine del Ripasso, uno dei vini proposti in assaggio. La Banditaccia si estende per centodieci ettari e nasce per volontà di una famiglia romana, produttori per passione che nel 2017 si trasferiscono dalla città alla vigna, non senza grandi sacrifici, in un contesto incontaminato dalla bellezza discreta e ancora misteriosa. Qui si produce vino, olio evo Toscano Igp e Seggiano Dop, lavanda e tartufi. L’azienda si colloca nella parte più elevata dell’altopiano di Montecucco, alle pendici del monte Amiata, tra i 400 e i 600 metri di altitudine sopra il livello del mare e con la sua altitudine questo vitigno si guadagna il grado di Sangiovese più alto del Montecucco. L’Amiata è un vulcano spento e i suoi terreni sono ricchi di sostanze preziose per la vitivinicoltura, manganese, magnesio, ferro, zolfo, che conferiscono ai vini straordinaria mineralità e sapidità. La sua composizione geologica è formata maggiormente da grandi massi, e in parte minore da argilla e sabbia. È un territorio ventoso e ben soleggiato. Il fiume Orcia delimita il confine orientale dell’area di produzione del vino Montecucco, storico territorio vitivinicolo ancora poco conosciuto, da quella del più famoso Monte dei Lecci. Tuttavia dalla sua posizione, un po’ nascosta dall’ingombrante ombrellino del vicino, si osserva in silenzio uno dei luoghi più suggestivi d’Italia e del mondo: il paesaggio lunare della Val d’Orcia, che fa balzare alla memoria il passaggio dei Greci e dei Bizantini, le gesta di Alessandro Magno impresse sulla colonna di una cripta nella vicina Abbazia di San Salvatore con il monogramma del leggendario nodo gordiano, Carlo Magno che percorrendo la Via Francigena diretto a Roma per essere incoronato imperatore, all’altezza dell’Abbazia di Sant’Antimo si fermò per curare il suo esercito fiaccato dalla peste con un preparato a base di vino locale. Culla del Rinascimento italiano dove l’uomo è al centro come misura di tutte le cose, in questa dimensione, La “nuova” Banditaccia oggi interprete del territorio riscopre la natura al centro, tagliando di nuovo quel nodo 12


La Banditaccia SP70 Monticello Amiata 58044 Cinigiano (GR) Tel. 333 3578419 www.labanditaccia.com

gordiano, per dare vita a nuovi racconti dal ritmo pagano, tamburi ancora sacri a Dioniso. Sulla prima pagina della brochure d’azienda campeggia una frase di Curzio Malaparte (Prato 1898 - Roma 1957), che in riferimento ai toscani recita: “È certo che non perdono mai di vista la misura del mondo, e i rapporti, palesi e segreti, fra gli uomini e la natura.”. Il figlio Gabriele, classe 1995, dopo essersi laureato in Letteratura all’estero lascia Londra per dedicarsi alla terra, seguendo dapprima un desiderio del padre, salvo poi, a poco a poco, appassionarsi a questa nuova avventura. I vigneti godono di un’ottima esposizione, inondati di luce fino al tramonto, i vini esprimono note balsamiche molto evidenti e una brillantezza eccezionale. La sfida dei Petrecca di produrre un grande Sangiovese ha buona probabilità di riuscita, considerate le importanti escursioni termiche del territorio. Questo vitigno rappresenta la percentuale maggiore con la quale si produce Sangiovese Montecucco d’annata e Riserva, ma ci sono anche filari di Merlot che hanno all’incirca una ventina d’anni situati nella parte più bassa della vigna - a circa 500 metri sopra il livello del mare - e ancora altri autoctoni per lo più di Ciliegiolo e Cannaiolo, dai quali si ottiene il Polesse. La selezione aziendale prevede tre passaggi, nel primo si selezionano le uve migliori, poi si selezionano le uve per il Montecucco Vigna Allegra, infine si seleziona l’uva da salvare che servirà per la produzione del Ripasso, da non considerare come seconda scelta, ma più come un mosaico, frutto di un’accurata sperimentazione enologica. 13


La degustazione | La Banditaccia

Malandrino 2019 Bianco Igt - Vermentino 100% - Gr. 14,5 % - € 10 Unico bianco della produzione, ha incontrato iniziali diffidenze dell’enologo poi superate, e viene alla luce con tutta la sua eccezionale brillantezza. Complesso. Subito note balsamiche e aromatiche, accordi floreali di camomilla, ginestra ed erbe campestri. Al palato è rotondo, suggestioni di miele, camomilla, straordinaria mineralità e sapidità. Lunga persistenza.

Polesse 2018 Rosso Igt - Merlot 50% - Altre uve autoctone 50 % - Gr. 14 % - € 22 Rosso rubino intenso su fondo violaceo. Al naso è balsamico, rimanda a viola, lavanda, ciliegia matura, accenno speziato di liquirizia, note animali. Al palato è sapido, il tannino avvolgente e setoso. Fresco, armonico e moderatamente persistente.

Ripasso 2018 Rosso Igt – Sangiovese 100 % - Gr. 14,5 % - € 8 Le uve sostano sulle bucce miste del fratello Polesse, per un paio di settimane. È un vino inaspettato, il Sangiovese cerca di allungare il collo e, laddove riesce, fa il guascone. Brillante rosso rubino intenso con riflessi arancio ai bordi, prominente nota eterea, ciliegia sotto spirito, note speziate di coriandolo e chiodi di garofano. Ottima acidità a bilanciare un tannino un po’ goliardico.

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Montecucco Sangiovese Vigna Allegra 2018 Rosso Docg - Sangiovese 100 % - Gr. 14 % - € 14 Montecucco d’annata di un brillante rosso rubino. Al naso offre intense sensazioni balsamiche, grafite, eccezionale mineralità, leggere note ferrose, tocco speziato di pepe nero. Palato straordinariamente sapido, elegante e complesso. Fresco. Potrebbe regalare in futuro grandissime soddisfazioni, perfino diventare il cavallo di punta.

Montecucco Sangiovese Vigna Allegra Riserva 2018 Rosso Docg - Sangiovese 100 % - Gr. 15 % Imbottigliato meno di due settimane fa e non ancora in commercio, avrebbe gradito riposare un anno di più. Rosso rubino intenso, concentrato, cenni animali e tocco speziato di tabacco. Vino di carattere, che nel tempo riuscirà a esprimersi al meglio.

Zeferino 2018 Rosso Igt - Sangiovese 100 % - Gr. 15,5 % Super selezione ricavata da una parte della Riserva che è stata messa in barrique. Rosso rubino risplendente di riflessi porpora, molto brillante. Al naso prevalgono spezie e toni balsamici. Di quest’annata sono state prodotte solo poche bottiglie numerate. Anche questo vino, imbottigliato da pochissimo e non ancora in commercio, dovrà attendere ancora un po’ per un risultato sicuramente di grande interesse.

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Bibenda 86 duemilaventuno

L’INCANTO DI UNA VIGNA ANTICA

L’INCANTO DI UNA VIGNA ANTICA F r a n c e s c a 16

R a g o n e


Incastonata fra mare e monti la Vigna di Serramarrocco è la più antica della zona.

“In natura la verità è sempre assai più bella di tutto ciò che i nostri poeti, gli unici autentici maghi, possono anche soltanto immaginare.” (K. Lorenz, L’anello di Re Salomone) 17


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L’INCANTO DI UNA VIGNA ANTICA

Sotto l’ala protettrice delle poiane si distendono i vigneti del Barone di Serramarrocco, che osservati dall’alto sembrano un prato all’inglese. Fondamentale in tutto il percorso del produttore, primo discendente della famiglia dei Baroni Marrocco Trischitta, è il rapporto sacro tra uomo e natura tramandatogli dalla nonna paterna, donna di gran carattere e dalla straordinaria cultura enciclopedica che, unitamente ad una severa educazione religiosa e allo studio delle lingue classiche, lasciò al nipote un imprinting indelebile. Nutrito in gioventù delle letture di Konrad Lorenz, Karen Blixen e Joy Adamson, oltre che, come per ogni rampollo di buona famiglia, dei romanzi cavallereschi e d’avventura di Alexandre Dumas, Emilio Salgari, Rudyard Kipling e Jack London, il produttore rimase affascinato soprattutto da Nata Libera di Adamson da cui è tratto il film premio Oscar, Born Free, che racconta la storia di Elsa un cucciolo di leonessa allevata in cattività e restituita nuovamente alla vita selvaggia. Il sogno di Marco di Serramarrocco all’età di undici anni era una fattoria in Kenya tra leoni, cani, antilopi e tramonti infiniti. Nato e cresciuto a Roma, suo padre era giornalista del Corriere della Sera, Capo della Cronaca Nera nei terribili anni di Piombo, minacciato dalle Brigate Rosse fu costretto per qualche tempo a vivere sotto scorta; i due figli si recarono all’estero per studiare, dove Marco rimarrà per tredici anni intraprendendo una carriera di successo come Lloyd’s broker a Londra, ma “la sua Africa” lo attendeva in Sicilia, le cui vigne lo richiamarono nel luogo dei suoi antenati. Appassionato al taglio Bordolese nel 2000 iniziò il progetto di riordino fondiario cominciando con quello per poi approdare ai vitigni locali. Impiantò cloni di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc della zona di Pauillac, recuperò vecchi impianti di viti bordolesi piantati dalla nonna, infine mise a dimora nuovi ceppi di Pignatello, Nero d’Avola, Grillo, Zibibbo, e altre varietà autoctone a scopo sperimentale. Quest’anno l’azienda ha esportato 100.000 bottiglie in Giappone, Taiwan, Belgio, Olanda, Polonia, America e Islanda. Produttore competente e gentile, continua ad appassionarsi alla sua attività con amore inesauribile, e non senza un appropriato accenno polemico nei riguardi della prassi dell’italiano medio di acquistare bottiglie Marco di Serramarrocco

di Nero d’Avola da due euro e mezzo al supermercato. Pessima abitudine che toglie

ritratto accanto ad una enorme

tutto, sia al produttore sia a chi berrà quella bevanda alcolica pigmentata. I Paperon de’

pianta di agave, davanti

Paperoni più ostinati non avrebbero più dubbi se pensassero che, spendendo qualche

all’ingresso della cantina.

euro in più, assieme alla bottiglia acquisterebbero anche la storia di quel territorio, il

furore del solleone che tramonta sopra alla tenuta, la sacralità della terra, il vento che soffia dalle Egadi, il volo delle poiane. Incastonata fra mare e monti la Vigna di Serramarrocco è la più antica della provincia di Trapani e dal 2013 Dop Erice. Sorge alle pendici del “grande monte” all’interno del parco archeologico di Segesta e a pochi chilometri dal mare, in una posizione panoramica privilegiata con vista sulle isole Egadi, ad un’altitudine di 350 metri sopra il livello del 18


mare, non lontana da Custonaci località nota per il marmo

dei campi provocherebbe alla vite una sofferenza, all’opposto il

pregiato. Terreni inondati di luce, fortemente argillosi, sassosi e

produttore crede che questo sistema le produca una gioia, poiché

calcarei; nel Pleistocene la zona era completamente ricoperta dal

le radici scavando in fondo trovano tutte le sostanze necessarie. La

mare, dove scavando riemergono fossili di conchiglie e cavallucci

concentrazione delle piante è così fitta che non esiste strumento

marini. Tutte queste caratteristiche, ideali per la vitivinicoltura,

umano, se non l’uomo stesso, che riesca a penetrare tra loro, per

danno origine a vini unici fortemente caratterizzati dall’identità

questo motivo la raccolta è completamente manuale. Nel periodo

del territorio, freschi, sapidi, intensi e strepitosamente eleganti.

tra fine agosto e la prima metà di settembre, per preservare

I vigneti sono allevati a una densità che varia dai 6250 - per

l’integrità delle uve, si succedono ben due vendemmie: una

i bianchi - fino ai 9524 - per i rossi - ceppi per ettaro, al fine

negativa e una positiva. Nella prima vengono raccolti i grappoli

di consentire una bassa resa di produzione per pianta che esalta

che non si portano in cantina, mentre nell’altra che avviene

il patrimonio organolettico delle uve coltivate. Coltivazione

dopo qualche giorno, si tagliano quelli buoni. In un secondo

basata sulla composizione radicale, con questo sistema le radici

momento alle competenze dell’enologo si affianca la capacità del

sono così vicine tra loro che a un certo punto s’incontrano e,

cantiniere, fondamentale nel comprendere il rapporto tra uomo

non potendo più espandersi orizzontalmente, sono costrette ad

e legno, laddove la capacità non sarà tanto quella della botte,

andare in profondità. Se questa tecnica vitivinicola per i veterani

quanto quella dell’uomo che “sente”. 19


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L’INCANTO DI UNA VIGNA ANTICA

L’azienda produce tutti vini in purezza, ad eccezione del Serramarrocco, di cui il produttore è follemente innamorato e di cui non esiste l’annata 2013, a causa di una brutta alluvione di fine estate che ha rovinato i raccolti. Questa linea rappresenta l’alta gamma di riferimento per il taglio bordolese non solo in Sicilia, ma anche in Italia, e alla pari col Sassicaia e il San Leonardo può essere considerata pura rappresentazione del territorio. Il 2011 è stata un’annata straordinaria per il Barone e il 2017 spettacolare per il Serramarrocco. Dalla Vigna delle Quojane, alle falde del monte Erice, dove vive un cospicuo gruppo di poiane che per un ingenuo e divertente errore di pronuncia in dialetto locale diventa “quojane”, si producono il Grillo - il miglior vitigno autoctono della Sicilia Occidentale - e lo Zibibbo. Per quest’ultimo è l’enologo Nicola Centonze, autorevole specialista del settore, che prese la decisione di imbottigliarlo per la prima volta nel 2009 e di cui oggi degustiamo il suo decennale. Dalla Vigna di Sammarcello, dedicata al padre e impiantata esclusivamente a Pignatello, la più antica varietà autoctona a bacca rossa del Trapanese, nasce sia il Sammarcello sia il Barone, che differiscono unicamente nell’affinamento; il primo fa solo vetro, mentre il secondo anche tonneau. I legni utilizzati sono barrique della capacità di 300 litri, di primo e secondo passaggio di rovere Tronçais di Allier, foresta “Demanio” demaniale “Francia” francese costituita soprattutto da “Quercus petraea” roveri e famosa per essere il più bel bosco di querce in Europa.

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La degustazione | Barone di Serramarrocco Oltre alle Vigne delle Quojane e di Sammarcello, l’azienda cura la Vigna del Capitano impiantata esclusivamente a Cabernet Sauvignon, la Vigna di Sammichele a Cabernet Franc e le Vigne di Sakkara del Baglio dove si trovano le pregevoli uve di Nero d’Avola.

Grillo del Barone 2019 Bianco Igp - Grillo 100 % - Gr. 13 % - € 15 Brillante giallo dorato risplendente di riflessi. Naso centrato su bouquet aromatico, coniuga mineralità a note fruttate di nespola e pesca gialla. Il palato è sapido, carezzato da note agrumate, preciso, pulito, elegante. Fresco, a lungo persistente.

Quojane di Serramarrocco 2019 Bianco Igp - Zibibbo 100 % - Gr. 12,5 % - € 15 Brillante giallo cristallino. Complesso e raffinato nelle sue declinazioni varietali, erbe, lavanda, salvia, pesca bianca e lieve tocco minerale. Palato sapido, succoso e fresco.

Sammarcello 2018 Rosso Igp - Pignatello 100 % - Gr. 12,5 % - € 16 Brillante rosso rubino con riflessi granato ai bordi, trasparente. Al naso offre intense sensazioni balsamiche, e vegetali di fieno, foglia di tabacco, effluvio di spezie, pepe nero, caffè, cioccolato. Palato fresco foderato di velluto tannico. 21


Serramarrocco 2015 Rosso Igp – Cabernet Sauvignon 85 % - Cabernet Franc 15 % - Gr. 13,5 % - € 40 Rosso rubino compatto. Etereo, lievemente ferroso, balsamico, note scure di tabacco ingentilite dal tempo, carruba, cipria. Palato complesso, elegante, tannini finissimi e ordinati. Fresco. Lungo .

Serramarrocco 2017 Rosso Igp – Cabernet Sauvignon 85 % - Cabernet Franc 15 % - Gr. 13,5 % - € 40 Rosso rubino intenso con tenui riflessi porpora, compatto. Cipria, liquirizia, pepe nero. Palato vigoroso, lungo ritorno balsamico e speziato non ostacolato da tannini gagliardi. Fresco. Persistente.

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Barone di Serramarrocco

Via Alcide de Gasperi, 15 91010 Fulgatore TP Tel. 348 7308270 mail@baronediserramarrocco.com www.baronediserramarrocco.com

Barone di Serramarrocco 2015 Rosso Igp – Pignatello 100 % - Gr. 14 - € 38 Rosso rubino brillante. Al naso prominenti note eteree, cipria, tocco speziato. Fresco. Sapido. Lunghissima persistenza.

Barone di Serramarrocco 2017 Rosso Igp – Pignatello 100 % - Gr. 14 - € 38 Rosso rubino compatto. Materico. Al naso è speziato di note scure di tabacco. Il palato è fresco e sapido. Lunga persistenza. Riserverà grandissime soddisfazioni.

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Bibenda 86 duemilaventuno

SORELLE BRONCA, PASSIONE DI FAMIGLIA

SORELLE BRONCA passione di famiglia d i

R e d a z i o n e

Cantina veneta ma di un Veneto altro, controcorrente. Contro le mode. Quanto rumore può fare una “particella” ce lo raccontano Antonella ed Ersiliana Bronca. Da sempre in antitesi alla smisurata produzione massificata di Prosecco in quelle zone, l’azienda focalizza tutte le forze su singoli vigneti.

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Bibenda 86 duemilaventuno

SORELLE BRONCA PASSIONE DI FAMIGLIA

Ribellione positiva, che genera tutti vini precisi, puliti, coerenti. Anarchia intelligente. Rivoluzione silenziosa che può essere ascoltata solo nel calice, prestando l’orecchio al rumore delle bollicine. Considerato fino a pochi anni fa un mestiere per soli uomini, queste due antesignane donne del vino hanno dimostrato che la dote femminile sui campi non solo è naturale ma si rivela anche straordinariamente potente. Ancora più esemplificativo di certa mentalità obsoleta (sic!) risulta un aneddoto risalente all’esordio delle produttrici, quando appena trentenni, in occasione dei frequenti viaggi per presentare i loro prodotti, il nome “Sorelle Bronca” aveva creato falsi miti nell’immaginario dei colleghi produttori, insinuando l’idea che fossero due suore; e quando queste si presentavano, qualcuno rimaneva veramente sorpreso di non trovarsi davanti due monache. Chi cresce nei campi custodisce i segreti della terra, conserva gli insegnamenti delle stagioni, e li preserva tramandandoli ai propri figli. La storia della famiglia Bronca inizia dai racconti di nonno Martino che passa il testimone al figlio Livio, che a sua volta lo passa alle figlie Antonella ed Ersiliana, che nascono già tenendo stretto nelle loro manine quel segreto. I loro vigneti si estendono da Colbertaldo dove si ■

Sorelle Bronca

produce Prosecco Superiore, fin nei pressi di Rua di Feletto dove diventa protagonista

Via Martini, 20 - 31020

il Conegliano Rosso, venticinque ettari divisi in cinque zone, tutte dentro la Docg

Colbertaldo di Vidor TV

Conegliano Valdobbiadene, dal 2019 Patrimonio dell’Unesco. Territori diversi che

Tel. 0423 987201

convivono nello stesso spazio originando produzioni vitivinicole differenti. In questo

info@sorellebronca.com

luogo la natura insegna/ricorda che solo il territorio della solidarietà è in grado di

www.sorellebronca.com

produrre eccellenze uniche, nella loro diversità. Un’esperienza più che una degustazione. Proposte all’assaggio sono una selezione Valdobbiadene Prosecco Superiore e una mini verticale Colli di Conegliano Rosso Ser Bele. Per quest’ultima si rivela divertente, oltre che estremamente didattica, la scelta dei produttori di presentare quattro annate frutto di stagionalità sempre diverse dal punto di vista climatico: la 2015 perfetta, la 2009 fredda, le 2005 e 2003 calde. Così accade che il calore di Ser Bele 2005 si esprima nel colore del vino, che arriva a somigliare più al fratello giovane 2015, che al vicino 2009. L’azienda si trova tra le Dolomiti e il mare Adriatico, dove il clima è ideale per dare vita a vini dall’inconfondibile identità, espressione del rapporto inesauribile tra territorio e uomo. Le viti vengono coltivate solo nella parte più soleggiata delle colline, ad una quota compresa tra i 50 e i 500 metri sopra il livello del mare. Le uve vengono selezionate e vinificate separatamente. La vendemmia inizia a metà settembre, si fa una volta l’anno e non si può sbagliare. Le vasche sono come dei gioielli. I vigneti sono curati con amore e vendemmiati a mano con le cassette. Quando si dice Conegliano Valdobbiadene, spesso si perde la prima parola e si pensa solo al Prosecco; ma le barbatelle di

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Bibenda 86 duemilaventuno

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SORELLE BRONCA PASSIONE DI FAMIGLIA

Conegliano esistevano da tempi im-

Il progetto delle particelle iniziato

memori in questi territori di natura

per lavorare i faticosi territori delle

vulcanica, ricchi di ferro, e a forte

Rive, vere e proprie super cru,

componente argillosa, adattissimi

nasce con l’idea di identificare un

alla produzione di vini rossi. Doc

terreno migliore degli altri da suoli

dal 1993 e Docg dal 2011, in pochi

di natura rocciosa e calcarea, posti

sono rimasti a produrlo, ma poiché

sulla riva sinistra del Piave, protetti

il rosso di collina ha sempre il suo

dalle Alpi e ben esposti al sole. Nel

fascino, l’azienda strizza l’occhio ai

2001 si individua nei Vigneti di

rossi toscani dando vita al Ser Bele.

Colbertaldo l’ettaro numero 68, da

Il nome è preso in prestito da quello

quel momento tenuto separato dagli

di un soldato toscano, antico guardiano della porta nord di

altri si comincia a produrre Particella 68, un Brut nato come

Conegliano. Questo rosso è un assemblaggio di uve Merlot,

sfida al Cartizze. Nella zona più alta del Valdobbiadene, a 300

Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Marzemino, in percen-

metri sopra il livello del mare, si trovano i Vigneti di Farrò

tuali variabili a seconda di ciò che la natura offre. Anche il pro-

dove viene prodotto Particella 232, Extra Brut la cui schiettezza

cedimento di vinificazione cambia in relazione all’andamento

racconta con piena onestà l’identità di quel territorio. Prodotti

climatico dell’annata, laddove in quelle perfette, o calde - dopo

con il metodo della fermentazione ancestrale, questi vini devono

una lunga sosta sulle vinacce - la malolattica avviene esterna-

diventare spumante partendo dal mosto, che va direttamente in

mente, mentre in quelle fredde è interna.

autoclave con i suoi lieviti indigeni e i suoi zuccheri.


La degustazione | Sorelle Bronca Particella 68 Bianco Docg - Valdobbiadene Prosecco Superiore Brut – Glera 100 % - Gr. 11 % - € 20 Brillante giallo verdolino, cristallino. Fiori d’acacia e magnolia, intense note fruttate di pera e mela, zolfo, pietra focaia, note balsamiche. Palato morbido, sapido e succoso. Il territorio calcareo e roccioso si traduce in un’interminabile persistenza. Un sorso ne chiama altri cento.

Particella 232 Bianco Docg - Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Brut – Glera 100 % - Gr. 11 % - € 20 Brillante giallo paglierino con lampi verdolini. Pera, frutta secca, nota fragrante, sentori aromatici di salvia e melissa. Palato coerente, sapido, fresco. Lunghissima persistenza. Perlage fine, elegante, cremoso. Vino schietto e raffinato.

Colli di Conegliano Rosso Ser Bele 2015 Rosso Docg - Merlot 40%, Cabernet Sauvignon 25%, Cabernet Franc 25%, Marzemino 10% - Gr. 13,5 % - € 35 - Annata perfetta. Rosso rubino brillante. Confettura di ribes e more, cenni balsamici. Il palato è morbido, carezzato da tannini eleganti. Fresco. Persistente a lungo. Giovane vino già trionfante.

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Colli di Conegliano Rosso Ser Bele 2009 Rosso Docg - Merlot 40%, Cabernet Sauvignon 25%, Cabernet Franc 25%, Marzemino 10% - Gr. 13,5 % - € 35 - Annata fredda. Rosso granato con splendenti riflessi arancio. Affascinante intreccio olfattivo, legno balsamico, note vegetali, delicato bouquet aromatico, note speziate di cannella, anice stellato, chiodi di garofano, tabacco. Palato vivace, reattivo. Tannino elegante e setoso. Fresco

Colli di Conegliano Rosso Ser Bele 2005 Rosso Docg - Cabernet Sauvignon 40%, Merlot 25%, Cabernet Franc 25%, Marzemino 10% - Gr. 13,5 % - € 35 - Annata calda. Rubino concentrato con i bordi arancio. Al naso prominenti note ferrose, elegante nelle sue declinazioni varietali di macchia mediterranea, resina, tocco balsamico. Sapido, fresco. Persistente. Vino criptico.

Colli di Conegliano Rosso Ser Bele 2003 Rosso Docg - Cabernet Sauvignon 40%, Merlot 25%, Cabernet Franc 25%, Marzemino 10% - Gr. 13,5 % € 35 - Annata calda, in cui è stato effettuato un diradamento importante in vigna. Rosso granato. Fiori secchi, tabacco scuro, sigaro, salamoia, afflati balsamici di menta ed eucalipto. Il palato è sapido, fresco.

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Bibenda 86 duemilaventuno

SANTORINI, L’ISOLA DEL VINO

SANTORINI, L’ISOLA DEL VINO L u c a

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B u s c a


La storia del vino di Santorini comincia ancor prima della comparsa dell’uomo sulla terra. Nel terziario medio (circa trenta milioni di anni fa), infatti, i movimenti delle placche euroasiatica e africana, che avevano precedentemente creato, prosciugato e rigenerato il bacino Mediterraneo, fratturarono e sommersero la microplacca tettonica del Mar Egeo, separando Grecia e Anatolia. Da questo inabissamento emerse l’arcipelago delle Cicladi, un numeroso complesso di isole che poggia su una piattaforma sottomarina deformata dai movimenti tettonici. Questa particolare origine geologica ha reso le isole molto diverse tra loro, sia morfologicamente sia per costituzione litologica. In particolare la fascia periferica più meridionale della placca, di più recente formazione, come dimostra l’impalcatura costituita da calcari cretacei ed eocenici, è caratterizzata da intensa attività vulcanica e sismica. Sono state proprio queste caratteristiche geomorfologiche a creare le condizioni ideali per lo sviluppo della vitivinicoltura nell’isola di Santorini, la più meridionale delle Cicladi. In virtù della sua posizione l’isola fu abitata già dal II millennio a.C. da una popolazione preistorica di origine continentale ma fortemente influenzata dalla vicina civiltà minoica di Creta. Tra il 1627 e il 1600 a.C., secondo la datazione del radiocarbonio, o durante il secolo successivo, secondo le precedenti tesi archeologiche, Santorini fu teatro della più grande catastrofe naturale del bacino mediterraneo. Una serie di eruzioni vulcaniche accompagnate da scosse sismiche causarono il collasso della parte centrale dell’isola. Un maremoto, alto da trentacinque a centocinquanta metri, devastò la costa nord dell’isola di Creta, ad oltre cento chilometri di distanza, e giunse, attenuato, sino alle coste egiziane settecento chilometri a sud. L’eruzione spinse le ceneri vulcaniche e la pietra pomice sino alle coste turche, ricoprendo completamente Santorini e la vicina isola di Anafi, dove ancora permangono strati di residuo alti tre metri, rendendole completamente sterili. L’evento ebbe un impatto tale da ispirare Platone nella creazione del mito di Atlantide che, pur se collocata “davanti a quella foce che viene chiamata, come dite, Colonne d’Eracle, … intorno a quello che è veramente mare. ... nel corso di un giorno e di una notte, … l’Isola di Atlantide, allo stesso modo sommersa dal mare, scomparve.” (Platone – Timeo – da Wikipedia). In realtà il processo durò diverso tempo, offrendo alla popolazione locale la possibilità di evacuare, come testimoniano i resti della cittadina di Akrotiri nel sud dell’isola. Iniziati nel 1967 dall’archeologo Spyridōn Marinatos, gli scavi archeologici hanno portato alla luce, sotto la coltre di ceneri e pomice, una cittadina in ottimo stato di conservazione, con un sistema idrico all’avanguardia per l’epoca, molti affreschi, vasellame di ampie dimensioni, ma senza nessun resto umano, come è accaduto invece con i “calchi” di Pompei, e con un solo reperto personale, una statuetta di capra, trovata sotto un pavimento. Il cataclisma ebbe comunque effetti disastrosi sulla civiltà minoica che di lì a poco tempo soccombette all’emergente cultura micenea, che rimase a debita distanza dall’ormai arida Strongýlē (Στρογγύλη) “la Rotonda”. Le conseguenze morfologiche furono altrettanto drastiche e 33


Bibenda 86 duemilaventuno

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SANTORINI, L’ISOLA DEL VINO

modificarono completamente il profilo isolano, innescando

Arianna. I commerci con Creta e con i Fenici erano prosperi e il

un’evoluzione ancora in atto, che ha permesso a Santorini di

vino di Santorini acquistò presto una discreta fama. Thera rimase

divenire una delle maggiori attrazioni turistiche e l’isola del vino

sotto l’influenza di Sparta sino al V secolo a. C., quando passò

per eccellenza della Grecia. Il collasso della parte centrale creò una

sotto la Lega delio-attica. Due secoli dopo fu la volta del dominio

caldera sottomarina circondata da pareti verticali, che creano un

tolemaico, che trasformò l’isola in una base navale per il controllo

panorama unico. L’attività vulcanica, tutt’ora in corso, è proseguita

del Mar Egeo e introdusse riti egiziani. Nel II secolo a.C. iniziò

nei secoli successivi facendo emergere

l’occupazione romana, sotto la quale

tre piccole isole, la prima nel 97 a.C. e

la città di Thera fu riedificata e

per questo chiamata “Antica Bruciata”

ampliata e la viticoltura promossa

Palaià Kaïménē; nella seconda metà

come sempre accadeva all’epoca nelle

del XVI secolo fu la volta della

provincie romane. Il vino di Santorini

seconda, la più piccola e per questo

continuò a prosperare anche quando

chiamata Mikrà Kaïménē; quasi un

il cristianesimo conquistò Roma e le

secolo e mezzo dopo nuove eruzioni

sue provincie. Già dal IV secolo d.C.

generarono l’ultima cui fu dato il

a Santorini, dove tuttora si trova la

nome di Néa Kaïménē. La fuoriuscita

sede vescovile, furono nominati i

di magma si ripeté più volte rendendo

prelati che presiedevano la comunità

le isole Palaià e Néa Kaïménē un corpo

di fedeli dell’arcipelago. L’influenza

unico, cui si è aggiunto il cratere Georgios I, emerso nel 1866, le

della chiesa fece sì che il Vin Santo locale fu adottato per celebrare

cui dimensioni si sono quadruplicate raggiungendo un’altezza di

messa, fatto che ha permesso di mantenere viva la tradizione fino

centoventisette metri. La coltre di cenere e pomice ha reso i suoli,

ai giorni nostri. Nel V secolo, con la divisione definitiva dell’Impero

in parte calcarei e in parte vulcanici, perfetti per la vitivinicoltura.

Romano, l’isola fu attribuita a quello Orientale e ben poco cambiò

Col passare degli anni, dopo il cataclisma, l’isola è lentamente

per il vino locale. Nei primi anni del XIII secolo Santorini fu

riemersa dal torpore nel quale i residui vulcanici l’avevano soffocata,

ceduta come principato ai veneziani, cui si deve l’introduzione del

rivelandosi al mondo in tutto il suo splendore, tanto da meritare

quarto nome, costituito dalla dedica dell’isola a Santa Irene di

un nuovo nome: Kallisté (Καλλίστη) “la più bella”. Furono i Dori

Tessalonica che con il tempo evolse in Santorini. Le intense attività

i primi a cedere al suo fascino e, intorno alla fine del II millennio,

commerciali che i veneziani intrapresero nel Mediterraneo ebbero

ripopolarono l’isola. A loro si devono un nuovo nome, che

il merito di far conoscere il vino isolano nel mondo, a dispetto di

ufficialmente è anche l’attuale, Thera, e la fondazione della nuova

quelle particolari norme fiscali che il Doge aveva posto a tutela dei

città, le cui vestigia ancora troneggiano nei pressi della vetta

vini prodotti nella madre patria, rendendone più redditizio il

dell’isola in modo da dominare entrambi i versanti. Fu proprio la

commercio. I problemi vitivinicoli aumentarono ulteriormente

popolazione dorica a reintrodurre la vitivinicoltura, ben nota

con l’occupazione ottomana, che perdurò dalla caduta dell’Impero

anche alla civiltà minoica. In questi mari, infatti, vagò a lungo

Romano d’Oriente, sancita nel 1453 dalla conquista di

Dioniso, indiscusso dio del vino, prima preda di pirati da cui si

Costantinopoli, presto trasformata in Istanbul e capitale

salvò trasformando l’albero maestro della loro barca in vite e se

dell’Impero Ottomano, al 1821 con l’inizio della guerra

stesso in leone; poi, in quel di Nasso, la più grande delle isole

d’indipendenza greca che si concluse, però, solo nel 1827. In realtà

Cicladi meglio conosciuta come Naxos, dove incontrò e sposò

le tensioni tra Grecia e Turchia non si sono mai sopite e tra


scaramucce e guerre vere e proprie, come quella combattuta tra il 1919 e il 1922, non sono mai terminate e proseguono anche ai giorni nostri. Va però rilevato che al tempo i turchi non proibirono la produzione e la vendita di vino sul territorio greco, come avrebbero voluto i loro precetti religiosi, si limitarono ad imporre tasse salatissime su di esso, riducendo la produzione vitivinicola greca all’autoconsumo. Santorini riuscì a mantenere il privilegio di un discreta attività commerciale con l’Europa, promossa, alla fine del settecento, entomologo francese Guillaume-Antoine Olivier nel suo “Voyage dans l’Empire Ottoman, l’Egypte et la Perse”, resoconto degli studi compiuti nell’arco di sei anni e pubblicato nel 1807 in cui citava il vin santo di Santorini: “È dolce, liquoroso e di qualità mediocre il primo anno. Diventa molto buono invecchiando e da preferirsi al miglior vino di Cipro, ... È fatto con uva bianca ben matura, che viene esposta per otto giorni al sole, stesa sui terrazzi delle case”. Dopo la liberazione il vino di Santorini conobbe il suo momento di massimo splendore, la superficie vitata aumentò e il nettare divino raccolse i favori delle corti europee, in particolare quella russa dove il vin santo era molto apprezzato.

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Bibenda 86 duemilaventuno

SANTORINI, L’ISOLA DEL VINO

Neanche il XX secolo è stato clemente con i discepoli di Dioniso, i quali, tra guerre mondiali e regionali, fillossera, regimi dittatoriali e crisi economiche, non sono più riusciti a ripercorrere gli antichi fasti. In questo desolato panorama la piccola isola del Mar Egeo ha rappresentato l’eccezione che, lungi dal confermare qualsivoglia regola, ha preservato il capitale vitivinicolo del proprio paese. In primo luogo, la sua posizione e la sua struttura geologica l’hanno protetta dal micidiale parassita che devastò la vitivinicoltura europea. Il risultato è stata la costituzione di un patrimonio unico di antiche piante a piede franco, che raggiungono anche i due secoli di età. In secondo luogo l’isolamento e i secoli bui dell’occupazione turca, durante i quali la produzione era ad uso locale, hanno permesso lo sviluppo di una biodiversità unica che ha consentito la sopravvivenza di circa sessanta varietà diverse di uva in un territorio che, inclusi i centri abitati, le spiagge e i vulcani attivi, equivale, con i suoi settantanove chilometri quadrati, a circa un quarto, per fare un paragone enologico, di quello di Montalcino. Nel frattempo le meraviglie della piccola isola hanno attratto folle di visitatori sempre più numerose avviando, così, una prospera industria turistica, sicuramente più redditizia di quella vitivinicola, che dopo aver seriamente minacciato la sopravvivenza di questo patrimonio inestimabile, sembra ora aver trovato un’integrazione ottimale. Nel corso degli ultimi due secoli il trend della superficie vitata dell’isola ha subito diverse brusche variazioni: un curva ascensionale ha caratterizzato gli anni della ripresa economica dopo l’occupazione turca, con oltre 2000 ettari vitati nel 1841 che raggiungono il picco massimo con 3500 ettari, pari all’84% di tutte le terre coltivate, nel 1920; rapida la discesa dopo il terremoto del 1956, che fa registrare 2250 ha nel 1970, 1492 nel 1997 e il minimo, 1285 ha, nel 2012. Attualmente si registra un modesto incremento grazie ai nuovi impianti nel nord dell’isola. D’altro canto, solo negli ultimi anni i produttori isolani si sono strutturati per produrre vini di qualità che, non limitandosi più al solo vin santo, hanno potuto affacciarsi con successo, ■

Oia. Villaggio.

soprattutto con vini bianchi secchi e freschi, sui mercati internazionali. Morfologicamente la vecchia forma circolare dell’isola è attualmente rappresentata dall’isola maggiore, Thira, uno spicchio di luna con la gobba ad est, ed una piccola isola, Thirasia, ad ovest che lascia un ampio varco di mare nella parte meridionale e più stretto in quella settentrionale. Al centro si sviluppa la caldera, in gran parte sommersa fatta eccezione per le isole di Nea Kameni, dove si trovano i crateri attivi, e Palea Kameni, entrambe disabitate ma visitabili. Le attrazioni turistiche si trovano tutte su Thira a cominciare dal capoluogo Fira, le cui caratteristiche case bianche con i tetti azzurri sono letteralmente aggrappate alle rocce a picco sul mare. Duecentoventi metri più in basso si trova il vecchio porto, facilmente raggiungibile con una cabinovia o passeggiando, a piedi o a dorso d’asino, per il tortuoso sentiero che impiega oltre un chilometro per aggirare il dislivello. Sulla punta nord dello spicchio di luna si trova il piccolo borgo di Oia, conosciuto nel mondo

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per il suo affascinante tramonto, considerato tra i più belli al mondo, per ammirare il quale frotte di turisti si schierano, già dalle prime ore del pomeriggio, nelle posizioni migliori, rendendo impraticabile anche il semplice passeggiare. Dall’estremo nord una strada percorre l’intera isola sino alla punta sud, che prende il nome dai vicini scavi di Akrotiri, l’intero percorso non raggiunge i 25 chilometri. La costa sud e sud-est è più dolce e offre anche alcune spiagge per la balneazione sovrastate dalla vetta dell’isola, il monte Profitis Ilias, con i suoi 567 metri. Ed è sulle pendici del “Profeta” che si trova il fulcro del patrimonio viticolo dell’isola. Qui uno strato alto diversi metri di tefra bianca, la roccia magmatica effusiva basica, peralcalina e ricca di silice che il vulcano eruttò tremila seicento anni fa, ricopre la roccia metamorfica di calcare e di scisto, che risale all’orogenesi alpina che generò l’arcipelago delle Cicladi. Sul versante est del monte si trova anche l’unica sorgente di acqua dolce dell’isola, in prossimità dell’antica Thira. Su quello opposto si sviluppano i villaggi meno turistici ma più autentici come Messa Gonia, Pyrgos e Vothonas giù fino a Megalochori, in prossimità della costa. In questi piccoli borghi si nascondono le antiche κάναβαs (cànava), parola di origine genovese con la quale venivano chiamate le “dispense” interrate dove venivano realizzati i vini. Scavate nello spesso strato di residuo vulcanico, queste cantine erano e sono tuttora in grado di mantenere basse le temperature agevolando i processi enologici. In alcune di esse, opportunamente restaurate per essere utilizzate con le moderne attrezzature, è tuttora possibile vedere le vasche in pietra dove le uve venivano pressate con i piedi con i canali di scolo che sversavano il mosto al piano 37


Bibenda 86 duemilaventuno

SANTORINI, L’ISOLA DEL VINO

inferiore nei tini di fermentazione. Questi villaggi sono letteralmente immersi nelle vigne, tra i 200 e i 500 metri di altitudine. Il sole caldo di questa latitudine, Santorini è poco più a sud di Pachino la punta estrema d’Italia, è mitigato dalle brezze marine che, cariche di salsedine, spazzano da ogni lato le vigne in altura. Le condizioni pedoclimatiche ideali hanno preservato le vecchie piante dalla fillossera e dalle muffe di qualsiasi tipo, inclusa, purtroppo, anche la Botrytis cinerea che avrebbe donato ancor più spessore al vin santo locale. Per difendere il prezioso raccolto dai forti venti e dalla scarsità d’acqua vengono scavate delle buche, come a Pantelleria, dove la vite viene coltivata con un due sistemi distinti di alberello. Il primo viene chiamato “ambelies” o più spesso “kouloura”, termine traducibile con “canestro”, che da il nome al tipico pane greco a forma circolare e con il quale sono state chiamate anche le fosse sotterranee circolari con muri in pietra, rinvenute a Creta nei siti di Cnosso, Mallia e Festo, utilizzate come granai nell’antica civiltà minoica. In questo sistema di allevamento vengono presi quattro o cinque “amoliti”, tralci di un anno con otto/dieci gemme, per essere intrecciati facendo assumere alla pianta la sagoma di un grande cesto, che ha la duplice funzione di riparare i frutti dal vento e di raccogliere il vapore acqueo generato dall’evaporazione dell’acqua marina, soggetta alle alte temperature di questa latitudine. Il secondo sistema si chiama γυριστή “giristi”, letteralmente girare, in questo caso gli “amoliti”, sempre nel numero di quattro o cinque, vengono intrecciati ■

Nella pagina accanto

Pyrgos. Panorama.

con estrema cura in modo da formare un cerchio verticale perpendicolare al terreno. Con il tempo il sistema “giristi” è stato sempre meno usato e il suo nome è stato spesso confuso con il secondo, a causa della comune forma circolare. Tutte le piante sono a piede franco, grazie ai suoli vulcanici invisi al parassita fillosserico ma ricchi di minerali molto graditi dalle piante. Il patrimonio vitato è concentrato in gran parte nella zona centrale dell’isola, toccando quella meridionale nei pressi del villaggio di epoca veneziana di Akrotiri, con alcune interessanti eccezioni. La prima di esse è rappresentata dall’isola di Thirasia dove le vigne occupano alcuni ettari sui dolci pendi della costa ovest, opposta al lato della caldera che presenta la classica scogliera a picco. La seconda è un esperimento condotto dal Domaine Sigalas nella zona nord dell’isola, al livello del mare che dista poche centinaia di metri, dove circa venti ettari di vigneto sono stati dedicati ad impianti moderni con potatura a Guyot e a cordone speronato per le classiche bacche bianche e rosse dell’isola. Delle sessanta varietà preesistenti, la attuale filosofia produttiva ne utilizza una decina, cercando sempre più di specializzarsi nei prodotti più vicini alle esigenze del mercato internazionale. Le bacche rosse sono rappresentate dal Mavrotragano, una varietà autoctona caratterizzata dal chicco piccolo e da rese per pianta molto basse, che non lo hanno reso popolare presso i contadini isolani. Utilizzato in passato per fare un passito rosso, ha rischiato l’estinzione, sopravvivendo con poche piante sparse in piccoli appezzamenti. In realtà è il vitigno a bacca rossa più interessante dell’isola, con ottima

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dotazione tannica e antocianica, spiccate note fruttate e accenni

proprie “dodici fatiche”. Pochissime, infine, sono le piante di

aromatici, caratteristiche che lo rendono ottimo per il lungo

Voudomato, un vitigno fresco e fruttato che ben si presta alla

invecchiamento. Solo recentemente il Mavrotragano è stato

vinificazione in rosato.

oggetto di un progetto di recupero grazie al quale è riuscito a

Gran parte del vigneto isolano è, però, dedicato alle bacche

conquistare un po’ di superficie vitata. Ancor meno rappresentato

bianche che regalano, da un punto di vista qualitativo, maggiori

il Mavrathiro, detto anche Athiri Nero, utilizzato solo in blend

soddisfazioni. Anche in questo caso l’antica biodiversità ha subito

e spesso per il passito rosso. Più diffuso il Mandilaria, vitigno

una drastica riduzione, la produzione si è sempre più concentrata

presente in molte regioni vitivinicole della Grecia che ben si

sui prodotti idonei ai mercati internazionali, rendendo sporadici i

adatta alla coltivazione sulle isole. Meno dotato del Mavrotragano

progetti di recupero dei rari vitigni autoctoni. L’unica vinificazione

si presta a vinificazioni semplici e di pronta beva. Sempre a bacca

di rilievo, realizzata dalla cantina Gavalas, riguarda il Katsano e il

rossa Santorini offre anche il Kotsifali, un’uva autoctona di Creta

Gaidouria, due vitigni autoctoni sconosciuti al di fuori dell’isola. Il

migrata nel corso dei secoli nelle isole limitrofe. Non mancano

Katsano è un’uva dalla ricca dotazione tartarica, di colore verdolino

piccole presenze di Agiorgitiko, la bacca rossa più diffusa sul

e aromi dolci di fiori, miele e frutta tropicale, che da vita, con le

territorio nazionale originaria della zona di Nemea, anticamente

poche piante recuperate, ad un unico vino realizzato in edizione

chiamate Eraclia in onore dell’eroe che qui portò a termine le

limitata. Nel Katsano, prodotto come Igp Cicladi, viene inserita

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Bibenda 86 duemilaventuno

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SANTORINI, L’ISOLA DEL VINO

anche una piccola percentuale di Gaidouria, un vitigno con

provenire da est, a testimonianza di una più antica e nobile origine.

caratteristiche simili il cui nome (γαιδουρια) significa letteralmente

Così come in Italia si sono create decine di varietà chiamate Greco

“asino”, probabilmente a indicare la predilezione di questo animale

o Malvasia, dall’antico porto di Monenvasia nel Peloponneso,

per le foglie della pianta. Athiri e Aidani sono due uve ben diffuse,

il miglior vitigno della Grecia vanta origini ancor più arcaiche

sono registrate per la Dop locale Santorini ed utilizzate per il

e orientali collocate nella regione dell’Assiria di mesopotamica

bianco secco tradizionale dell’isola, il Nykteri. Nome che in greco

memoria. In realtà i recenti studi sul DNA delle varietà della

significa “lavoro notturno” a indicare l’esigenza di vendemmiare

vite non hanno trovato alcuna similitudine con il patrimonio

durante la notte, per evitare le temperature elevate e mantenere

viticolo mediorientale, motivo che ha indotto sempre più a vedere

integre le uve. L’Aidani, spesso vinificato anche in purezza, è un’uva

nell’Assyrtiko il vitigno autoctono per eccellenza di Santorini.

con intensi aromi floreali e fruttati

La buccia spessa assicura un’ottima

che ben si presta alla realizzazione di

difesa dalle muffe, l’acino di piccole

vini freschi in virtù della sua acidità.

dimensioni ha elevata capacità di

L’Athiri ha caratteristiche molto simili

concentrare acidità tartarica e di

e vanta il privilegio di portare il nome

mantenerla anche in fase di piena

dell’isola, Thira, a definire la sua

maturazione, fattore che costituisce

antica autoctonia. Spesso, proprio in

l’anima della grande versatilità di

virtù degli “spigoli” tipici di vitigni e

quest’uva. La vendemmia viene

territorio, il Nykteri veniva, e in parte

generalmente effettuata entro le

viene tutt’oggi, realizzato con uve

prime due settimane di agosto. Le alte

surmature e maturazione in legno.

temperature e la forte insolazione,

Il signore indiscusso del vigneto

infatti,

accorciano

notevolmente

isolano è l’Assyrtiko che, secondo percentuali che oscillano dal

i tempi di maturazione, fattore che fa chiudere il lavoro di

settanta all’ottanta per cento secondo le fonti, copre la maggior

raccolta, rossi inclusi, entro il mese di agosto. L’interazione con le

parte della superficie vitata. La versatilità dell’uva ha decretato il

caratteristiche pedoclimatiche uniche dell’isola, con il suo strato di

suo successo con notevole incremento della propria diffusione,

cenere e pomice alto decine di metri, in grado di assorbire la scarse

attestata in circa 900 ettari coltivati nel 2010. Attualmente,

risorse idriche e rilasciare sostanze minerali, e con i benefici effetti

secondo l’EDOAO (National Interprofessional Organization of

del mare onnipresente in vigna con salsedine e venti, contribuisce

Vine and Wine) organismo del Ministero dell’Agricoltura greco,

a rendere naturalmente basse le rese, che si aggirano intorno ai

l’Assyrtiko copre 1959,74 ettari sull’intero territorio nazionale,

30 ettolitri per ettaro, con evidente giovamento per la struttura

pari al 3,12% della superficie vitata greca. L’exploit è dovuto in

dei vini. Corpo, freschezza e intensità minerale nei vini sono il

gran parte ai nuovi impianti che, in considerazione del successo

frutto esclusivo di questa simbiosi tra vitigno e territorio, che ha

riscosso a livello internazionale, sono stati realizzati sulla costa

permesso all’uomo di sfruttare queste doti in una ampia gamma di

nord di Creta. Nella Grecia continentale, soprattutto nell’Attica,

espressioni. L’Assyrtiko, infatti, viene utilizzato, con ottimi risultati

l’Assyrtiko viene utilizzato da tempo per integrare la scarsa acidità

per realizzare tutte le tipologie conosciute, dalle bollicine ai bianchi

del Savatiano, la bacca bianca più diffusa sul suolo greco. Il nome

leggeri e di pronta beva, dai bianchi strutturati a quelli maturati in

Assyrtiko rispecchia quella oscura sindrome che deve aver colpito

legno, fino ai passiti e ai fortificati che possono fare affidamento

gli antichi viticultori, secondo la quale le uve migliori devono

sulla capacità della trama tartarica di perdurare nel tempo.


A Santorini, come accadeva anche in Italia, le uve venivano coltivate, vendemmiate e vinificate insieme, dando luogo a quegli uvaggi che costituivano il fondamento culturale dell’enografia locale. Nel caso di Santorini l’Assyrtiko, l’Athiri e l’Aidani ancor oggi costituiscono la base ampelografica delle due tipologie della Dop Santorini: il Nykteri, la prima ad ottenere il riconoscimento nel 1971, con Assyrtiko non al di sotto del 75% e la parte restante divisa tra Athiri e Aidani; il Vin Santo, Dop dal 2002, per cui è ammessa anche la versione fortificata sempre da uve appassite, in cui la percentuale minima dell’Assyrtiko si riduce al 51%. Dopo secoli di tradizionali uvaggi, solo in tempi recenti la domanda crescente di vini di qualità superiore e l’introduzione dei banchi di cernita, ha indotto i produttori alla vinificazione in purezza del più significativo dei vitigni isolani, che oggi copre la quota maggiore della produzione della Dop. Per la vinificazione in purezza dell’Aidani e, più raramente, delle altre bacche bianche, così come per le bacche rosse Mavrotragano e Mandilaria viene generalmente utilizzata l’IGP Cyclades. L’antica tradizione dei vini dolci sopravvive, oltre che con il Vin Santo, anche con rare e personalizzate versioni semidolci, con passiti di bacche rosse e con uvaggi misti che danno luogo a rosati passiti, generalmente realizzati come vino comune.

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Le Cantine | Santorini, l’isola del vino Attualmente sono diciassette i produttori dell’isola, in gran parte impegnati nell’assecondare la crescente domanda di vini secchi, freschi e di facile beva. Non mancano le spumantizzazioni e gli esperimenti di fermentazioni spontanee, senza abbandonare la millenaria tradizione del Vinsanto nelle sue diverse espressioni. Nel rispetto delle nuove tendenze commerciali e per migliorare l’integrazione alla sempre più pressante attività turistica dell’isola, tutte le cantine organizzano visite

SANTOWINES 84701 Pyrgos - Santorini Tel +30 22860 28058 +30 22860 28099 Mail: promo@santowines.gr Sito: www.santowines.gr SantoWines nasce nel 1947 come unione delle cooperative agricole isolane. Oggi raccoglie il lavoro di 1200 soci, che oltre al vino curano la produzione degli altri prodotti tipici di Santorini tra cui i pomodori (Tomataki Santorinis, Dop dal 2013), le fave (Santorini Fava, dop dal 2010) e i capperi. Nel 1993 viene inaugurata la nuova cantina con annessa sala degustazione, che vanta seicentomila visite l’anno. Perfettamente integrata nell’ambiente, con le strutture in muratura bianche che si affacciano direttamente sulla caldera, la struttura offre ai degustatori, oltre al vino, ai pomodori, alle fave e ai capperi, un panorama unico al mondo arricchito da tramonti mozzafiato. La gamma di vini è estremamente articolata con 23 etichette diverse che coprono tutte le vinificazioni tipiche dell’isola. Da sottolineare la presenza, molto rara, di due spumanti: un metodo classico, 19 mesi sur lie, da uve Assyrtiko; un metodo charmat rosato, 50% Assyrtiko, 50% Mandilaria. Quattro sono i Vin Santo con maturazioni in botte di tre, otto, dodici e ventitrè anni. La produzione, che rappresenta circa la metà del vino realizzato sull’isola, varia molto secondo l’andamento climatico, con una raccolta media che supera le duemila tonnellate di uva all’anno.

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e degustazioni guidate. In realtà sopravvivono diverse “canava” abbandonate o utilizzate per produrre piccoli quantitativi di vino per autoconsumo. Non è raro che, con il successo dell’Assyrtiko sui mercati internazionali, case vinicole del continente o operatori del settore decidano di investire sul vino di qualità e, ristrutturando i locali scavati nello spesso strato di pomice, aprano nuove cantine. Il nostro wine tour inizia dalla cantina più grande e più rappresentativa dell’isola:

DOMAINE SIGALAS 84702 Baxes, Oia - Santorini Tel +30 22860 71644 Mail: info@sigalas-wine.com Sito: www.sigalas-wine.com L’azienda nasce nel 1991, come Sigalas Winery ed era inizialmente situata nella tradizionale “canava” della famiglia Sigalas. Nel 1998 fu costruito l’attuale impianto di produzione, l’unico dell’isola collocato nel comune di Oia nel nord di Santorini. Nel 2003 l’ingresso di nuovi azionisti ha determinato il cambio di nome nell’attuale Domaine Sigalas, l’incremento ulteriore degli investimenti a beneficio dell’ammodernamento, dell’ampliamento degli impianti e del lancio del progetto di allevamento a contro spalliera in prossimità della cantina al riparo dai forti venti che caratterizzano l’isola. La produzione ha raggiunto le 300.000 bottiglie annue, in gran parte destinate al mercato internazionale dove trova collocazione in tutti i continenti. La filosofia aziendale tende a “un rapporto creativo con le tradizioni dell’isola di Santorini” e, contemporaneamente, alla ricerca della qualità per mezzo dell’innovazione tecnica. La gamma dei vini è articolata in dodici etichette che privilegiano i bianchi da Assyrtiko, Aidani e Athiri. Un solo Vin Santo è affiancato da un passito rosso da uve Mandilaria, mentre i rossi e il rosato secchi sono esclusivamente

da Mavrotragano. Nell’ottica innovativa dell’azienda sono stati recentemente prodotti sette Assyrtiko monovitigno con indicazione del villaggio di provenienza: Oia, Vourvoulos, Imerovigli, Fira, Pirgos, Megalochori, Akrotiri, che vanno a integrare il Kavalieros, le cui uve Assyrtiko provengono dall’omonima vigna collocata a 250 metri di altitudine con piante di oltre sessant’anni. CANAVA ROUSSOS

84700 M. Street, Episkopi Gonia - Santorinis Tel. (0030) 22860 31349 Mail: info@canavaroussos.gr Sito: www.canavaroussos.gr Canava Roussos è la cantina più antica di Santorini attualmente in attività. Fondata nel 1836 dall’omonima famiglia ha tramandato di padre in figlio la tradizione vinicola locale, senza disdegnare l’adeguamento tecnologico che ha consentito di elevare notevolmente il livello qualitativo. Così durante la visita a fianco delle moderne vasche d’acciaio è possibile ammirare l’antica struttura della “canava” con le sue vasche di pigiatura con i piedi, le antiche botti e le tradizionali ceste per la vendemmia chiamate “kofinia”. La produzione enologica è strutturata con otto vini, di cui metà dedicati all’antica tradizione dei vini passiti. Oltre al Vin Santo vengono prodotti il raro Semidolce Athiri, il passito rosso Mavrathiro e quello rosato Nama.


GAVALAS WINERY

BOUTARI WINERY

ESTATE ARGYROS

84700 Megalochori – Santorini Tel. +30 22860 82552 Mail: info@gavalaswines.gr Sito: www.gavalaswines.gr L’azienda vinicola Gavalas è situata nel borgo di Megalochori in una antica “canava”, già attiva alla fine del XVIII secolo, quando si produceva essenzialmente vino per autoconsumo. Negli anni venti del ‘900 il vino sfuso veniva commercializzato, oltre che sull’isola, anche in Egitto e dieci anni dopo ad Atene. Solo nel 1998 è iniziato l’imbottigliamento nell’impianto moderno che affianca le vasche tradizionali della canava. Attualmente la cantina produce dieci etichette, tutte dai vitigni autoctonidell’isola, per un totale di 80/100 mila bottiglie l’anno. Tra queste circa quattromila rappresentano il risultato del progetto di recupero del Katsano, vagliato nel 2006. Nello stesso anno la cantina ha anche avviato la produzione del rosato da uve Voudomato e dell’Assyrtiko realizzato con fermentazione spontanea.

84700 Megalochori – Santorini Tel. +30 2286081011 Mail: santorini.winery@boutari.gr Sito: www.boutariwinerysantorini.gr Boutari è una delle realtà vitivinicole più importanti della Grecia, fondata nel 1879 a Noussa nel nord del Peloponneso. Nel corso degli anni l’azienda ha avviato la produzione in tutte le principali regioni vitivinicole della Grecia: a Goumenissa, nell’alta Tessalonica, a Mantinia, nel Peloponneso centrale, ad est di Atene nella regione Attica in partnership con Roxane Matsa, a Creta, sulle colline di Scalani a Sud di Heraklion. Ovviamente non poteva mancare Santorini, il cui impianto è stato inaugurato nel 1989 e si trova nelle vicinanze del villaggio di Megalochori. La filosofia produttiva è quella di una grande azienda attenta però al territorio e alla comunicazione. Ogni località di produzione è dotata del proprio impianto, moderno e con ampie strutture di accoglienza. A Santorini l’attenzione si è concentrata sui vitigni autoctoni, che si esprimono in nove etichette: tre diverse espressioni di Assyrtiko; un Nektari; un Santorini blend di Assyrtiko e Aidani; un rosato, un rosso e un passito rosso da uve Mandilaria; il VinSanto chiude la gamma.

84700 Episkopi Gonia – Santorini Tel. +30 2286 031489 Mail: info@estateargyros.com Sito: www.estateargyros.com Fondata nel 1903, l’azienda è attualmente gestita dalla quarta generazione della famiglia Argyros, rappresentata da Matthew Argyros. La cantina si trova, in una struttura di recente costruzione, a Episkopi Gonia, in mezzo ai 120 ettari di vigneti nella parte centrale dell’isola, che costituiscono il patrimonio aziendale. Le piante, tutte a piede franco, hanno un’età media di 70 anni, con alcune delle viti più antiche dell’isola che hanno più di 200 anni. La filosofia aziendale è improntata sulla costante ricerca della qualità rigorosamente nell’ambito dell’eccezionale terroir isolano, con lavorazioni del terreno eseguite con gli asini e vendemmia manuale effettuata all’alba. Il risultato è la produzione di undici etichette incentrate sull’Assyrtiko, presente con tre vinificazioni in purezza: una fermenta e matura solo in acciaio, un’altra fermenta e matura sei mesi in rovere per il 20% della massa, la terza matura interamente per sei mesi in botte. L’Assyrtiko è prevalente anche nell’uvaggio con Aidani e Athiri della linea Atlantis, in cui militano anche un rosato, da Assyrtiko e Mandilaria, e un rosso da uve Mandilaria. Un Aidani in purezza chiude la gamma dei bianchi, cui si aggiunge il rosso prodotto con uve Movrotragano. Tre sono anche le versioni del Vinsanto, con 4, 12 e 20 anni di maturazione in legno.

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Le Cantine | Santorini, l’isola del vino HATZIDAKIS 84701 Pyrgos Kallistis – Santorini Tel. +30 22860 32552, +30 6970013556 Mail: hatzidakis@hatzidakiswines.gr Sito: www.hatzidakiswines.gr L’azienda nasce nel 1996 per volere di Haridimos Hatzidakis, che per passione reimpianta un piccolo vigneto, abbandonato dopo il terremoto del 1956. Appena mezzo ettaro, in prossimità del villaggio di Pyrgos Kallistis, a 330 metri di altitudine coltivato biologicamente con Aidani, fornisce la materia prima che viene lavorata in una piccola grotta tradizionale trasformata in “canava”, nell’estate del 1997. Le prime bottiglie arrivano due anni dopo con il “Santorini”, vendemmiato nel 1998 e il Rosso “Mavrotragano” annata 1997. Da allora gli ettari sono diventati dieci, sparsi nei villaggi di Pyrgos Kallistis, Megalochori, Emporio e Akrotiri, l’altitudine varia dai 70 ai 350 metri, mentre le uve sono sempre quelle iniziali: Assyrtiko, Aidani e Mavrotragano. Anche la conduzione biologica è rimasta la priorità aziendale e viene applicata in tutti i vigneti. L’azienda acquista uve da conferitori, anch’essi con certificazione biologica, per ampliare la gamma con altri bianchi secchi, un rosso secco, un Vinsanto e un vino rosso dolce da uve Voudomato. La produzione è articolata in nove etichette: quattro Assyrtico, un Aidani, un Nykteri, un Mavrotragano, un Vinsanto e il passito rosso. Il fondatore ed enologo rinomato è recentemente scomparso lasciando un vuoto incolmabile. GAIA WINES 84700 Exo Gonia – Santorini Tel. +30 22860 34186 Mail: info@gaiawines.gr Sito: www.gaiawines.gr L’azienda nasce nel 1994 per volere di Yiannis Paraskevopoulos, enologo formato all’Università di Bordeaux II) e Leon

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Karatsalos, agronomo, con l’intento di produrre vini di alto livello qualitativo. Per raggiungere lo scopo vengono scelte le due zone più vocate della Grecia: Nemea, nel nord est del Peloponneso, e, ovviamente Santorini. La filosofia su cui è stata impostata la produzione è rappresentata dalla costante esplorazione dei confini delle varietà greche, che in quel di Santorini si è tradotto da subito nella produzione del Thalassitis, un Assyrtiko in purezza con uve, la cui resa non supera mai i 25 hl/ha, provenienti da piante di ottant’anni nei villaggi di Episkopi, Akrotiri e Pyrgos. Nel 1999 viene introdotta, in edizione limitata, la versione del Thalassitis Oak Fermented. Nel 2008 debutta l’Assyrtiko – Wild Ferment, con uve del vigneto di Pyrgos, il più alto, che dopo dodici ore di contatto con le bucce, fermentano spontaneamente in acciaio e parte in barrique. Il termine Thalassitis, assume in botanica il significato di disseminazione a opera dei movimenti del mare. L’esegesi del nome del vino ha ispirato l’esperimento avviato nel 2009 con l’immersione in mare di 450 bottiglie di Thalassitis con lo scopo di esplorare la forza dell’Assyrtiko. Di quelle bottiglie ne sono state recuperate, nel 2014, solo tre, ma il risultato ottenuto ha indotto a ripetere l’esperimento con 258 bottiglie nel 2010 e altre ancora negli anni successivi. Il Vinsanto è stato commercializzato solo nel 2012 dove aver maturato dieci anni in botti di rovere. Il Nychteri chiude la gamma dei vini prodotti a Santorini, dove in un piccolo edificio viene anche realizzato un aceto con cinque anni di invecchiamento in botte. La cantina si trova nei pressi di una spiaggia, sul lato est dell’isola, tra gli insediamenti di Kamari e Monolithos, in un vecchio stabilimento di lavorazione dei tipici pomodori locali, costruito all’inizio del novecento e interamente ristrutturato con strutture e attrezzature di ultima generazione.

ART SPACE WINERY ART GALLERY 84700 Exo Gonia – Santorini Tel +30 22860 32774 Mail: info@artspace-santorini.com Sito: www.artspace-santorini.com La famiglia Argyros rappresenta il vino di Santorini, attiva sin dal 1861 nella “canava” di famiglia sita nel villaggio di Exo Gonia. Nel 1952 la piccola cantina chiude e il suo terzo proprietario, Nikolaos Aegyros, fondò l’Unione delle cooperative di Thira, l’attuale SantoWines. Nell’anno 1999, la quarta generazione, rappresentata da Antonis N., dà vita all’Art Space Santorini Winery Museum and Art Gallery. La sala espositiva occupa le due vecchie “canava” e l’antico “rakidio” (distilleria), nell’ampio spazio della vecchia cantina scavato nella pietra pomice. I locali espositivi sono collegati con un tunnel sotterraneo agli adiacenti spazi interrati, sempre scavati nella pomice tra gli otto e gli undici metri sotto il suolo, dove è stata allestita, nel 1999, una cantina moderna. Grazie al dislivello tutti i travasi del processo di vinificazione avvengono per gravità senza l’ausilio di pompe e sotto uno spesso strato di pomice, che isola l’ambiente rendendolo ideale per la maturazione del vino. Le vigne, tutte a piede franco, sono condotte secondo il protocollo biologico con rese che non superano i 25 q/ha. Circa duecento artisti, greci e non, hanno esposto le loro opere nella galleria, affiancando le vecchie attrezzature della cantina e della distilleria, complete delle vasche per la pigiatura dell’uva, dette “patitiria” (premere con i piedi), i vecchi tini e il torchio, che compongono un piccolo museo del vino. Quattro i vini prodotti: un Nyctheri, un Assyrtiko chiamato Saint August, un Mavrotragano e il Vinsanto.


VENETSANOS WINERY

84700 Caldera Megalochori P.O. Box 510 Tel. +30 2286021100 Mail: info@venetsanoswinery.com Sito: www.venetsanoswinery.com L’azienda nasce nel 1947, quando la famiglia Venetsanos, con alle spalle una solida tradizione vitivinicola, decide di costruire una struttura sopra il porto di Athinios, il vecchio attracco di Pyrgos sotto l’occupazione turca ed oggi imbarco principale dell’isola. La cantina è dotata di una terrazza che, a poca distanza dalla caldera, offre un panorama spettacolare ideale per assaggiare vini al tramonto. La bellezza del paesaggio ha indotto i proprietari ad utilizzare la struttura per matrimoni ed eventi. La cantina è modernamente attrezzata pur mantenendo le caratteristiche dell’antica canava, che permettevano di effettuare tutto il processo di vinificazione sfruttando la forza di gravità e consentendo l’isolamento termico. Cinque sono i vini prodotti dall’azienda: un Santorini Assyrtico, un Nykteri, un Mandilaria, un rosato da Mandilaria, Assyrtico e Aidani, un passito rosso da Mandilaria.

KOUTSOYANNOPOULOS WINE MUSEUM 84700 Vothonas - Santorini Tel. +30 2286031322 Mail: info@volcanwines.gr Sito: www.santoriniwinemuseum.com Più conosciuta come museo che come cantina, l’azienda nasce nel 1870 quando i fratelli Koutsoyannopoulos, sbarcarono casualmente a Santorini per il commercio di olio d’oliva proveniente dalla loro città natale, l’attuale Metamorfosi, nel sud del Peloponneso. Ben presto, rendendosi conto del potenziale del vigneto isolano, acquistarono vigneti e, trasferendosi definitivamente sull’isola, iniziarono a vendere anche il vino locale, specialmente verso la Russia, almeno sino alla Rivoluzione d’Ottobre nel 1917. Contemporaneamente la famiglia cominciò a raccogliere le attrezzature con cui il vino veniva realizzato già dal XVII secolo, passione questa che sarebbe sfociata anni dopo nell’allestimento del museo, definito da Jancis Robinson uno dei cinque migliori musei del vino al mondo. Nel 1970 iniziò l’imbottigliamento dei primi vini grazie anche all’opportunità offerta dall’attivazione della centrale elettrica nel 1967. Oggi l’azienda è gestita dalla quarta generazione della famiglia Koutsoyannopoulos, il cui nome significa “pulcini di Gianni lo zoppo”, acquisito grazie ad un avo tornato dalla guerra privo di una gamba. La cantina è stata rinnovata e dà vita a ben 13 etichette: tre Assyrtiko in purezza, tra cui un orange; un Nykteri, da uve surmature maturato per sei mesi in legno, e due blend di Assyrtico, Aidani e Athiri; un rosato da Mandiliaria e Assyrtiko; tre i rossi tutti uvaggi di Mandilaria, Mavrotragano e Mavrathiro, di cui uno da uve surmature; un Vinsanto e due passiti rossi chiudono l’ampia gamma.

ARTEMIS KARAMOLEGOS WINERY

84700 Exo Gonia – Santorini Tel: +30 2286033395 Mail: reservations@artemiskaramolegos-winery.com Sito: www.artemiskaramolegos-winery.com. L’azienda nasce con la produzione di vino per autoconsumo nel 1956 grazie ad Artemis Karamolegos, che lavora le uve provenienti dal suo vigneto di Exo Gonia. Solo nel 2003 l’omonimo nipote avvia la produzione di vino imbottigliato di alto livello qualitativo, investendo sia nell’ampliamento e nella modernizzazione della cantina sia nell’implemento del vigneto di proprietà. In poco tempo e grazie anche alle uve acquistate dai conferitori, l’azienda è cresciuta rapidamente divenendo la terza cantina dell’isola per volumi di vino prodotto. Nel 2014 apre anche il ristorante Aroma Aulis Food & Wine, dove i vini dell’azienda accompagnano la tipica cucina greca. Dodici le etichette prodotte per rappresentare tutte le vinificazioni tradizionali dell’isola, con un Orange, il Mystirio/14 e la selezione di viti ultracentenarie Pyritis, entrambi da uve Assyrtiko, a far la parte del leone.

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Le Cantine | Santorini, l’isola del vino VASSALTIS VINEYARDS 84700 Vourvoulos-Oia peripheral road Tel. + 302286022211 Mail: info@vassaltis.com Sito: www.vassaltis.com La cantina nasce nel 2015, per volere della famiglia proprietaria del lussuoso Hotel di Imerovigli, The Vasiliscos. Alla guida della cantina i giovani e promettenti enologi Ilias Roussakis e Yannis Papaoikonomou. In pochi anni l’azienda ha saputo conquistare un vasto consenso sperimentando, già dal nome Vassaltis traducibile con basalto, le ampie possibilità offerte dal terroir unico di Santorini. Unica anche la posizione scelta per la costruzione della moderna cantina e l’impianto dei nuovi vigneti, che hanno trovato dimora nel villaggio di Vourvoulos al centro della dorsale nel nord dell’isola alle spalle di Imerovigli ma nel territorio del comune di Oia. Cinque i vini prodotti: quattro Assyrtiko, il Santorini in acciaio, il “barrel aged”, il Gramina e il Plethora come punta di diamante, un Aidani, un blend con Aidani e Athiri al 90% e il rimanente 10 di Assyrtiko chiamato Nassitis, il rosso Vassanos da Mandilaria in purezza, il Petnat, acronimo di PETillant NATurel, un Metodo Ancestrale da uve Athiri e Assyrtiko.

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AVANTIS CELLAR DOORS 84700 Fira Kontochori – Santorini Tel. +30 2286023140 Mail: info@avantissantorini.com Sito: www.avantissantorini.com La cantina nasce nel 2012 quando l’enologo Apostolos Mountrichas, proprietario della Avantis Winery, cantina sita a Calcide nell’isola di Eubea a nord di Atene, rimane folgorato dal terroir di Santorini e dalla potenza dell’Assyrtiko. Il primo passo è stato quello di riaprire una vecchia “canava” in quel di Messaria, un villaggio in prossimità del nuovo porto, che è rimasta attiva dal 2015 al 2017. Poi finalmente nel 2019 viene inaugurata la nuova struttura alla periferia di Fira, il capoluogo. Una cantina moderna, con annesso ristorante, dove prendono vita i tre vini attualmente prodotti: gli Assyrtiko Afoura e Dolphins e il rosato da Mandilaria Grace. Nel cortile della struttura Lenga Grigoriadou, moglie di Apostolos Mountrichas, ha avviato un centro benessere incentrato sull’utilizzo dell’uva come terapia olistica.


VOLCANIC SLOPES VINEYARDS 84700 Episkopi Gonia - Santorini Tel. +30 2286031368 Mail: info@3fvsv.com Sito: www.vsvwinery.com L’azienda vitivinicola Volcanic Slopes Vineyards nasce nel 2013 per volere di Manolis Chloridis, proprietario del vigneto, e Matthew Argyros, enologo e proprietario della Estate Argyros, con la ristrutturazione di una vecchia “canava” sul pendio di Episkopi. Scelta questa non casuale ma determinata dalla vicinanza alle due vigne aziendali, una a Pyrgos e l’altra a Meghalocori, con piante di due secoli a piede franco, le cui uve Assyrtiko danno vita ad un unico vino, il Santorini “Pure”. La vendemmia è manuale a metà agosto, le uve selezionate acino per acino vengono fermentate con lieviti indigeni in tini di cemento, dove il vino matura per quattordici mesi sui lieviti. Ne vengono prodotte solo seimila bottiglie. KASTELI WINES DI EVAGGELOS KARAMOLEGOS

84700 Vothonas – Santorini Tel. +30 2286032047 Mail: karamova@otenet.gr Cantina di un’altra famiglia isolana, i Karamolegos, di lunga tradizione vitivinicola con sede a St Paraskevi di Vothonas e stabilimento, con parte del vigneto, sito a cento metri dal mare tra l’aeroporto e la spiaggia adiacente. La produzione è quella classica con Assyrtiko, Nikteri, vinificato con uve surmature e maturato in botte come vuole la tradizione, un rosato e un rosso da Mavrotragano, un Vinsanto e un passito rosso.

CANAVA ANTONIS ARVANITIS

84700 Megalochori – Santorini Tel. +30 2286082848 Mail: adonis.arvanitis@mail.ru Cantina tradizionale nata negli anni cinquanta con radici familiari ancor più antiche. Tipica è anche la struttura della “canava” scavata nella pietra pomice, così come la filosofia produttiva che vede il Nykteri prodotto con uve surmature e maturato in botte. Non mancano il classico Vinsanto, un rosato, il Brousko, termine di origine italiana con il significato di brusco, utilizzato per definire vini rossi, bianchi e rosati di chiara ispirazione contadina. Nel rispetto della tradizione viene anche prodotto un “Mezzo”, un vino dolce, sempre di italica ispirazione, generalmente blend paritario di Assyrtico e Mandilaria. Santorini offre anche una distilleria, la Canava Santorini Loukas Lygnos (www.canavasantorini.com) e un birrificio artigianale, la Santorini Breewing Company con la sua Donkey Beer (www.donkeybeer.gr). 47


Gli assaggi | Santorini, l’isola del vino L’Assyrtiko è sicuramente il vitigno simbolo di Santorini e anche quello che dà maggiori soddisfazioni nel bicchiere. Gli assaggi sono, quindi, incentrati soprattutto sulle elaborazioni di quest’uva. Oltre all’annata viene indicato anche l’anno in cui è avvenuta la degustazione. Nei rari casi, infatti, in cui è stato possibile assaggiare il vino a qualche anno di distanza dalla vendemmia le qualità e la longevità dell’Assyrtiko sono state notevolmente valorizzate. Le diverse vinificazione dei bianchi da Assyrtiko, solo acciaio, parziale utilizzo del legno, le lunghe maturazioni in botte e le vendemmie tardive, consentono ai vini secchi ampi margini di abbinamento che vanno dalle semplici preparazioni di pesce alle più complesse pietanze speziate.

S a n t o w i n e Santorini Assyrtiko – Santowine 2015 (2016) 86 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 13,5% - € 15 – Bottiglie: 80.000 – Color giallo limone che disegna anche il profilo olfattivo affiancato da fiori gialli, erbe aromatiche e netta nota minerale. Ottima corrispondenza al sorso dominato dal binomio fresco sapido che guida i lunghi ritorni varietali. Solo acciaio. Santorini Assyrtiko – Santowines 2015 (2020) 88 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 13,5% - € 15 – Bottiglie: 80.000 – Due bottiglie sono state necessarie per l’assaggio a distanza. Il forzato acquisto delle bottiglie presso l’aeroporto, per motivi di sicurezza, ha fatto sì che una di esse, evidentemente mal conservata, fosse ossidata. All’assaggio è risultata sorprendente la tenuta dell’acidità nonostante il processo di ossidazione avesse assorbito completamente gli aromi varietali. In seconda istanza sia il colore sia l’intatto profilo olfattivo si sono presentati sotto una veste più matura, che ha avuto ampio riscontro in bocca con freschezza ben arrotondata da crescente massa glicerica e sapidità evoluta sui toni fumé. Solo acciaio. Santorini Assyrtiko Reserve – Santowines 2014 (2016) 88 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 14,5% - € 25 – Bottiglie: 5.000 – Ampi riflessi dorati su fondo paglierino. Olfatto equilibrato con le note speziate e quelle minerali che si fondono con sfumature fumé avvolgendo la frutta matura e i fiori macerati. La prorompente freschezza e la decisa progressione sapida disegnano un sorso agile, nonostante la struttura imponente, e un lungo finale minerale e delicatamente vanigliato. 6 mesi in barrique e 6 in bottiglia. 48


Santorini Assyrtiko Gran Reserve – Santowines 2013 (2016) 85 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 14,5% - € 36 – Bottiglie: 8.000 – Dorato pieno. Naso pervaso da pulite note di “beurre noisette” che rivestono gli aromi varietali fruttati e le intense venature ferrose. All’assaggio la forza della spalla acida sostiene il corpo dai muscoli possenti e ben torniti. Finale sapido di lunghissima persistenza interamente giocata sui ritorni di vaniglia. Un vino da attendere a lungo in bottiglia. 12 mesi in barrique e 12 in bottiglia. Risotto al nero di seppia. Santorini Nykteri – Santowines 2015 (2016) 83 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assytiko 85%, Athiri 10%, Aidani 5% - Gr. 14,0% - € 19 – Bottiglie: 80.000 – Giallo paglierino. Naso giovanile con una primaverile ventata di frutti verdi e fiori bianchi carica di sensazioni iodate. Freschezza esuberante e decisa spinta sapida gestiscono una beva facile che chiude con note erbacee e floreali. 3 mesi in barrique. Santorini Nykteri Reserve – Santowines 2014 (2016) 85 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assytiko 75%, Athiri 15%, Aidani 10% - Gr. 14,5% - € 25 – Bottiglie: 5.000 – Paglia dorata. Sulla scia di spezie dolci salgono al naso le note fruttate, floreali ed erbacee irrorate da intensa brezza marina. Il corretto utilizzo del legno ha ben arrotondato gli spigoli varietali, l’equilibrio regala un piacevole finale sapido e lievemente fumé. 9 mesi in barrique e 3 in bottiglia. Santorini Vinsanto – Santowines 2008 (2016) 87 Tipologia: Bianco Dolce Dop – Uve: Assyrtiko 85%, Aidani 15% - Gr. 11,5% - € 25 (0,500 l) – Bottiglie: 40.000 – Intensamente ambrato. Sulla elegante scia di cannella e chiodi di garofano salgano al naso le note di albicocca disidratata, miele di eucalipto, mandorle glassate. La freschezza intatta gestisce la dolcezza e sospinge il lungo finale speziato e denso di echi di frutta passita. Da uve appassite al sole. 6 anni in barrique e uno in bottiglia.

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D o m a i n e

S i g a l a s

Santorini Assyrtiko Single Vineyard Kavalieros – Domaine Sigalas 2013 (2016) 92 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 14,5% - € 48 – Bottiglie: – Giallo paglierino e ampio olfatto in cui il filone minerale guida le intense sensazioni fruttate di agrumi dolci, fiori di camomilla, cerali e macchia mediterranea. La struttura massiccia è resa agile e snella dalla irrefrenabile progressione fresco sapida. La grande bevibilità regala un finale lungo con intensi ritorni minerali salini. 18 mesi sur lie in acciaio. Santorini Assyrtiko – Domaine Sigalas 2015 (2016) 88 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 14% - € 24 – Bottiglie: – Color paglia ancora verde. Al naso rivela la sua identità con sensazioni di cedro, ginestra e intensa carica minerale con sfumature cinerine. All’assaggio la freschezza tagliante rende snella la beva. Lungo il finale pervaso dalla tipica sapidità territoriale. Solo acciaio. Santorini Assyrtiko Barrel – Domaine Sigalas 2015 (2016) 89 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 14,5% - € 30 – Veste dorata con striature più chiare. Paradigmatico olfatto varietale con cedro, pesca gialla, fiori di artemisia, arbusti di gariga avvolti nella vena minerale rivestita di tessuto speziato. Il sapiente uso del legno arrotonda gli spigoli fresco sapidi di giovanile vigore. L’equilibrio regala una chiusura di lunga persistenza e coerenti ritorni ferrosi. Fermenta e matura sui lieviti per 6 mesi in barrique. Santorini Nykteri Gran Reserve – Domaine Sigalas 2013 (2016) 86 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 15% - € 55 – Bottiglie: – Giallo dorato intenso, precursore di aromi di mela grattugiata, succo d’arancia, erbe aromatiche, nocciole e spezie con sfumature fumé. Struttura di ampie dimensioni ben sorretta da intatta freschezza. Lungo il finale sapido e denso di ricordi di frutta matura. Da uve surmature, fermenta e matura sui lieviti per 30 mesi in barrique.

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Santorini Assyrtiko Athiri – Domaine Sigalas 2015 (2016) 85 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 75%, Athiri 25% - Gr. 13,5% - € 15 – Lampi verdolini su fondo paglierino. Al naso si apre con le tipiche note fruttate di susina e nespola con spruzzata di lime, fiori bianchi e sfumature salmastre. La sinergia fresco sapida rende la beva facile e immediata, con chiusura di buona persistenza sulle note fruttate e minerali. Solo acciaio. Aidani – Domaine Sigalas 2015 (2016) 84 Tipologia: Bianco Igp – Uve: Aidani 100% - Gr. 13% - € 30 – Bottiglie: – Giallo paglierino. Olfatto imperniato su sensazioni citrine, ammorbidite da sfumature floreali e netta impronta minerale. Leggero e snello al sorso chiude con coerenti ritorni di agrumi verdi. Solo acciaio. EAN – Domaine Sigalas 2015 (2016) 81 Tipologia: Rosato IGP – Uve: Mavrotragano 100% - Gr. 13,5% - € 11 – Bottiglie: – Rosa ramato con olfatto centrato sulle note minerali del territorio, dietro le quali emergono le sensazioni di melograno e di fiori di pesco. Coerente all’assaggio con la sapidità in netta prevalenza sulla freschezza. Solo acciaio. Mm – Domaine Sigalas 2014 (2016) 84 Tipologia: Rosso IGP – Uve: Mavrotragano 60%, Mandilaria 40% - Gr. 13% - € 15 – Rubino luminoso. Al naso si apre con giovanili sensazioni fruttate di more e mirtilli, macchia mediterranea e ricca vena minerale. Fresco e leggero, sfodera tannini vigorosi e finale sapido. Fermenta e matura per un anno in acciaio e per una piccola parte in barrique. Mavrotragano – Domaine Sigalas 2014 (2016) 85 Tipologia: Rosso IGP – Uve: Mavrotragano 100% - Gr. 14% - € 46 – Rubino intenso. Profilo olfattivo disegnato dai tratti speziati al cui interno emergono amarene e ribes, fiori macerati, netta nota vegetale di gariga e rosmarino, lievi le vibrazioni ematiche. In bocca la fitta trama tannica è ingentilita dall’utilizzo del legno. Proporzionato il binomio fresco sapido e piacevole il finale fruttato. Matura per 18 mesi in barrique. Santorini Vinsanto – Domaine Sigalas 2004 (2016) 88 Tipologia: Bianco Dolce Dop – Uve: Assyrtiko 75%, Aidani 25% - Gr. 9% - € 46 (0,500 l) – Color ambra baltica. Ampio panorama olfattivo con zagare, scorza d’arancio candita, fico d’india, croccante di mandorle con miele di acacia che si stagliano sullo sfondo di spezie dolci. Residuo zuccherino e massa alcolica formano una struttura di discrete dimensioni ben sorretta dalla spalla acida. Lungo il finale sapido e ricco di coerenti ritorni di frutta candita. Da uve appassite al sole, matura per oltre 7 anni in vecchie botti di rovere. Apiliotis – Domaine Sigalas 2010 (2016) 86 Tipologia: Rosso Dolce IGP – Uve: Mandilaria 100% - Gr. 9% - € 37 (0,500 l) – Bottiglie: – Rosso rubino intenso. Ampio bagaglio olfattivo che si apre con le tipiche note di frutti di bosco in confettura, ciliegie candite, miele di castagno e mon chéri. All’assaggio si presenta in buon equilibrio tannico glicerico, ben sorretto da adeguata freschezza, chiude lungo su coerenti ritorni fruttati. Da uve appassite al sole, matura per oltre due anni in vecchie botti di rovere. 51


C a n a v a

R o u s s o s

Santorini Assyrtiko – Canava Roussos 2015 (2016) 85 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 13% - € 17 – Bottiglie: 7000 – Giallo paglierino. Classico profilo olfattivo incentrato su aromi fruttati di susina e nespola, fiori di campo e ricca vena minerale. Leggero e fresco al sorso chiude lungo e sapido. Solo acciaio. Santorini Nykteri – Canava Roussos 2015 (2016) 82 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 14,5% - € 20 – Bottiglie: 13.000 – Lampi dorati su fondo paglierino. Composto al naso con aromi varietali spruzzati di vaniglia. In bocca la freschezza stenta a supportare una struttura massiccia. Chiude sapido con ritorni speziati. 6 mesi in barrique. Rivari – Canava Roussos 2015 (2016) 80 Tipologia: Rosato IGP – Uve: Mandilaria, Assyrtiko - Gr. 12,5% - € 25 – Bottiglie: 6.500 – Cerasuolo chiaro e brillante con aromi di lampone, glicine ed erba bagnata. Leggero al sorso chiude sapido sulle note vegetali. Solo acciaio. Caldera – Canava Roussos 2010 (2016) 82 Tipologia: Rosso IGP – Uve: Mandilaria - Gr. 13,0% - € 20 – Bottiglie: 12.000 – Rosso rubino impenetrabile con olfatto incentrato sulle note fruttate e su quelle vegetali di peperone dolce con contorno di noce moscata e arachidi tostate. Fresco e agile si presenta all’assaggio con tannini ricchi di giovanile vigore e una chiusura lunga sui toni vegetali leggermente rustici. Matura per 12 mesi in barrique. Santorini Vinsanto – Canava Roussos 2007 (2016) 85 Tipologia: Bianco Dolce Dop – Uve: Assyrtiko, Aidani, Athiri - Gr. 11,5% - € 31 (0,500 l) – Bottiglie: 5000 – Ambra baltica. Al naso sale con aromi di fico secco, caramello, spezie dolci e nocciole tostate. Leggiadra dolcezza e decisa sapidità rendono facile la beva e lungo il finale ricco di ritorni di frutta candita. Da uve appassite al sole, fermenta e matura per 6 anni in botte. Mavrathiro – Canava Roussos 2008 (2016) 84 Tipologia: Rosso Dolce IGP – Uve: Mandilaria, Mavrathiro, Assyrtiko - Gr. 11,5% - € 25 (0,500 l) – Bottiglie: – Rosso cupo. Olfatto imperniato sulla frutta rossa candita e sciroppata, cannella e pocket coffee. Piacevole al sorso, dolce e con tannini ancora vibranti. Chiude lungo sulle note di confettura di amarene. Da uve appassite al sole, matura per oltre tre anni in botte.

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G a v a l a s

W i n e r y

Santorini Assyrtiko Old Plant – Gavalas Winery 2015 (2016) 87 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 13% - € 22 – Bottiglie: – Giallo paglierino e tipico impatto olfattivo di arancia Navel, fiori di tarassaco, arbusti di gariga e pietra pomice. Snello e agile al sorso grazie alla fitta trama tartarica e alla decisa spinta sapida che guida i ritorni fruttati del piacevole finale. Fermenta e matura in acciaio sui lieviti per sei mesi. Santorini Nykteri – Gavalas Winery 2015 (2016) 85 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assytiko 90%, Aidani 5%, Athiri 5% - Gr. 14,0% - € 27 – Bottiglie: 5.000 – Manto dorato scuro che anticipa la lieve nota ossidativa, seguita da frutta matura, croccantino di sesamo, vaniglia e densa impronta minerale. Sorso di buon equilibrio fresco glicerico con chiusura giocata sui ritorni di spezie dolci. Da uve surmature, matura 7 mesi in barrique sui lieviti. Aidani – Gavalas Winery 2015 (2016) 83 Tipologia: Bianco Igp – Uve: Aidani 100% - Gr. 12,5% - € 25 – Bottiglie: – Paglia verde, in attinenza cromatica con le note fruttate di lime e di mela granny smith, fiori di campo e iodio dell’Egeo. Fresco e leggero chiude coerentemente sulle note fruttate. 4 mesi sui lieviti in acciaio. Mavrotragano – Gavalas Winery 2013 (2016) 85 Tipologia: Rosso IGP – Uve: Mavrotragano 100% - Gr. 13,5% - € 33 – Rubino compatto. Intense le sensazioni fruttate, di marasca e mora selvatica, e quelle vegetali di arbusti e bacche di lentisco, vena minerale e spezie dolci delineano la sagoma olfattiva. Buon equilibrio fresco glicerico in bocca con decisa spinta sapida e tannini esuberanti. Chiude lungo con echi fruttati. Matura per 12 mesi in barrique. Santorini Vinsanto – Gavals Winery 2009 (2016) 87 Tipologia: Bianco Dolce Dop – Uve: Assyrtyko 85%, Aidani 10%, Athiri 5% - Gr. 9% - € 41 (0,500 l) – Bottiglie: – Ambra su montatura dorata. Profilo olfattivo disegnato dai tratti di frutta passita e scorza d’arancio candita, fico d’india e miele di eucalipto. Struttura di buone dimensioni slanciata da intatta freschezza e buona progressione sapida. Lunga chiusura ricca di echi di uva passa. Da uve appassite al sole, fermenta e matura per 6 anni in botti di rovere russo di ottanta anni.

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B o u t a r i

W i n e r y

Santorini Assyrtiko Kallisti Reserve – Boutari 2012 (2018) 86 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 13,5% - € 18 – Giallo dorato che anticipa l’evoluzione olfattiva che vede ben amalgamate le note vanigliate con quelle varietali, fruttate e floreali, e quelle territoriali minerali. Il corpo pieno e ben arrotondato è sospinto dalla freschezza intatta. Lunga la chiusura ricca di tipici ritorni minerali. 6 mesi in barrique e 6 in bottiglia.

E s t a t e

A r g y r o s

Santorini Assyrtiko – Argyros 2014 (2019) 88 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 13,5% - € 15 – Bottiglie: – Veste paglia dorata con tipico profilo olfattivo disegnato dalle note di cedro maturo, nespole, arbusti di ginestra in fiore, fiocchi d’avena e pietra focaia. Sorso ben arrotondato dal tempo, con freschezza ancora esuberante a rendere agile la beva e intensa sapidità a guidare i ritorni fruttati del lungo finale. Solo acciaio. Santorini Atlantis – Estate Argyros 2014 (2016) 84 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 90%, Athiri 5%, Aidani 5% - Gr. 13% - € 15 – Giallo paglierino con freschi aromi di agrumi e frutta tropicale, fiori bianchi, erbe aromatiche e netta nota minerale. In bocca si presenta snello e agile grazie all’esuberante freschezza. Piacevole la chiusura sapida e fruttata. Solo acciaio. 54


H a t z i d a k i s Santorini Assyrtiko – Hatzidakis 2012 (2013) 87 Tipologia: Bianco Dop – Uve: Assyrtiko 100% - Gr. 13,5% - € 20 – Bottiglie: 4.200 – Accenni dorati su fondo paglierino anticipano le tipiche note di frutta a polpa gialla e fiori in abbinamento cromatico. Dominante la nota minerale vulcanica. Sorso coordinato imperniato sulla sinergia fresco sapida che disegna facilità di beva e lungo finale ricco di coerenti echi varietali. Fermentazione in acciaio con lieviti indigeni su cui matura per 6 mesi.

I vini di Santorini sono acquistabili on line, il più vasto assortimento si trova sul sito: https://www.santorini.net/shop/wine 55


Bibenda 86 duemilaventuno

ZORZETTIG, LA CONDIVISIONE

ZORZETTIG,

la condivisione

d i

R e d a z i o n e

La presentazione a Roma della linea Myò, un termine che in friulano significa “mio” ma in senso di condivisione, quindi “mio” vuol dire anche “tuo” nel momento in cui il vino passerà nel calice di chiunque lo assaggi.

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Bibenda 86 duemilaventuno

ZORZETTIG, LA CONDIVISIONE

La terra passa attraverso i corridoi dello sguardo di Annalisa Zorzettig, che s’illumina quando il pensiero va ai suoi vigneti. Impressa nella memoria d’infanzia è la prima azione che si compie dopo il risveglio: guardare fuori dalla finestra. Le stagionalità risalgono dalla pianta dei piedi e percorrono la schiena dei contadini a lavoro, non c’è meteorologo che tenga. La storia della famiglia Zorzettig inizia più di cento anni fa sulle colline di Spessa di Cividale, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli, luogo particolarmente vocato alla viticoltura sia per le condizioni climatiche ideali sia per le ricchezze del suolo, che rendono i vini locali straordinariamente aromatici e strutturati. Questa congiunzione favorevole vale al Friuli l’appellativo di piccola Borgogna dei bianchi. Vitivinicoltura quasi di confine, posta all’estremo nord-est dell’Italia, a due chilometri dalla Slovenia, si trova l’azienda suddivisa in quattro tenute: la principale a Spessa dove vengono coltivati vitigni autoctoni fra cui Ribolla e Friulano; a Prepotto Colli di Novacuzzo dimorano le vigne di Schioppettino, Refosco e Pignolo; a Ipplis sono presenti vitigni autoctoni a bacca bianca tra cui una Malvasia quasi centenaria, in questo luogo la produttrice ha iniziato una sperimentazione sulle particelle; infine Premariacco è la zona dei vitigni internazionali tra cui ormai alcuni divenuti alloctoni. La posizione tra le Alpi Giulie e il mare Adriatico rende la zona protetta e ben ventilata. La composizione del suolo è puro elisir per la vite. Si tratta della ponca, un terreno stratificato di origine eocenica, che si è creato successivamente da un ambiente lacustre di riporto, facendo sì che oltre alla componente arenaria si unisse anche la marna, generando un ambiente naturale ideale per la vite, sia nelle stagioni più piovose perché protetta dallo strato esterno duro e impermeabile, sia in quelle di siccità poiché il secondo substrato riesce a conservare una componente idrica importante. 58


Azienda divenuta vero rifugio per varie specie vegetali, in vigna si

in cui il vino passerà nel calice di chiunque lo assaggi. Condivisione

utilizza l’antica tecnica del sovescio: nella stagione a cavallo tra la

che non è solo del bere, ma anche del sogno della grande squadra

fine dell’inverno e l’inizio della primavera vengono inserite tra i

Zorzettig, che adopera tutte le proprie forze, ogni giorno, nei campi

filari varie specie floreali, per rigenerare il terreno permettendogli di

e in cantina per produrre vini di alta qualità.

“respirare”. Questo concetto semplice, nato dall’intuito contadino,

A comporre la Selezione Myò sono il Friulano, il Pinot bianco,

ha portato alla creazione di vere e proprie

il Sauvignon, la Ribolla Gialla, la

piattaforme di biodiversità, che vedono

Malvasia, il Pignolo, il Refosco dal

anche la collaborazione dell’azienda con il

Peduncolo Rosso, e lo Schioppettino.

corpo forestale nel progetto Biodiversity

Fiori di Leonie è l’ultimo nato della

Care. In seno a questa sperimentazione

selezione, prodotto dall’assemblaggio di

nasce anche il bianco Fiori di Leonie, che

uve Pinot bianco, Friulano e Sauvignon

rappresenta il futuro sostenibile e passa

del cru Vigneti di Spessa, debutta con

simbolicamente il testimone all’ultima

l’annata 2018. Durante la vendemmia

Zorzettig, la piccola nipote di Annalisa.

manuale vengono selezionati i migliori

In cantina si produce una linea classica,

grappoli, e la lavorazione delle uve

per ricordare che il vino è stagionalità e

avviene separatamente. In cantina è

convivialità, e una selezione – la linea

prevista una vinificazione in acciaio

Myò – tutti vini in purezza prodotti da vitigni autoctoni, ad eccezione

per sei mesi, maturazione in barrique per altri sei, e un ulteriore

di uno internazionale, che però sta molto a cuore alla produttrice.

affinamento in bottiglia. La produttrice lo presenta come “un

Myò è un termine dialettale friulano che significa “mio”, in senso

vino schietto, sapido, pulito, fresco e sincero come la forza della

di condivisione, laddove “mio” vuol dire anche “tuo” nel momento

natura, la purezza e la vitalità di Leonie”. 59


La degustazione | Zorzettig Per comunicare la propria identità e la propria storia, ogni anno tra maggio e giugno, dal 2014, Zorzettig organizza Convivio, una manifestazione culturale ed enogastronomica, al Relais La Collina, ricca di incontri, spettacoli e master of food, che attraversano in modo trasversale il mondo del vino.

RIBOLLA GIALLA MYÒ VIGNETI DI SPESSA 2019 Bianco Doc – Ribolla 100 % - Gr. 13 % - € 18 Paglierino brillante con riflessi dorati. Naso leggiadro e complesso, fiori chiari, tocco vegetale, mela cotta, frutti tropicali, sentori agrumati, straordinaria mineralità. Palato morbido, sapido e succoso. Fresco. Persistente a lungo. Vendemmia effettuata a mano in cassetta nella terza decade di settembre. Spremitura dell’uva intera non diraspata e al riparo dall’ossigeno per salvaguardare gli aromi primari. Segue la fase di decantazione a freddo per una notte prima della fermentazione alcolica condotta per dieci giorni ad una temperatura di 18° C. Dopo il travaso di fine fermentazione il vino ottenuto è rimasto sulle fecce nobili fino a marzo e sono stati eseguiti bâtonnage settimanali fino ai primi freddi invernali. PINOT BIANCO MYÒ VIGNETI DI SPESSA 2019 Bianco Doc – Pinot bianco 100 % - Gr. 13 – € 18 Oro brillante. Naso minerale, complesso ed elegante, magnolia, melone bianco, cipria. Palato strutturato rispondente all’olfatto, sapido e fresco. Situato a Spessa con esposizione sud-est, rappresenta il più vecchio vigneto dell’azienda risalente agli anni Cinquanta, deriva da selezione massale ed è allevato a doppio capovolto con una densità di 5000 ceppi per ettaro. Il vino esprime tutta l’eleganza del vitigno d’origine unita alla struttura data dall’età del vigneto. FRIULANO MYÒ VIGNETI DI SPESSA 2017 Bianco Doc – Friulano 100 % - Gr. 13 - € 18 Paglierino con riflessi dorati. Ampio bouquet aromatico, radice di liquirizia, noce moscata, soffusa mineralità. Palato schietto e aromatico perfettamente coerente col naso, con ritorno gustolfattivo di pera matura e mandorla dolce. Sapido, fresco. Persistente. Il mosto ottenuto dalla pressatura soffice è stato fatto decantare a riparo dall’ossigeno per 24 ore. Nonostante l’annata complicata, culminata il 21 aprile con una gelata storica, il vino nel tempo ha mostrato la sua tempra. 60


FRIULANO MYÒ VIGNETI DI SPESSA 2018 Bianco Doc – Friulano 100 % - Gr. 13 - € 18 Brillante paglierino con riflessi dorati. Consistente. Al naso frutta candita, miele d’acacia, note agrumate. Palato sapido, morbido, fresco.

Zorzettig Strada Sant’Anna, 37

FRIULANO MYÒ VIGNETI DI SPESSA 2019 Bianco Doc – Friulano 100 % - Gr. 13 - € 18 Frutto di un’annata più completa e bilanciata. Paglierino brillante di riflessi verdolini. Naso ampio e complesso, sentori di frutta matura, miele d’acacia, mimosa, mineralità e lievi sbuffi mentolati. Palato morbido e strutturato. Fresco e persistente. MALVASIA MYÒ VIGNETI DI SPESSA 2019 Bianco Doc – Malvasia Istriana 100 % - Gr. 13 - € 18 Paglierino con leggeri riflessi dorati. Fiori chiari, frutta molto matura, mallo di noce, ampio bouquet aromatico di salvia e timo, impreziosito da tocco speziato. Palato intenso. Grande sapidità.

33043 Spessa/Cividale del Friuli UD Tel. 0432 716156 info@zorzettigvini.it www.zorzettigvini.it

I FIORI DI LEONIE MYÒ VIGNETI DI SPESSA 2018 Bianco Doc - Pinot bianco 50 %, Friulano 30 %, Sauvignon 20 % - Gr. 13,5 - € 25 Il Sauvignon sgomita, il Friulano lo tiene a bada e il Pinot bianco stempra la diatriba. Oro brillante. Fiori d’arancio, pesca gialla, note agrumate, iodate e minerali. Palato elegante e sapido. Coerente al naso con ritorno gustolfattivo agrumato. REFOSCO DAL PEDUNCOLO ROSSO MYÒ VIGNETI DI SPESSA 2012 Rosso Doc - Refosco dal Peduncolo Rosso 100 % - Gr. 13,5 - € 39 Rubino intenso e brillante. Visciole, amarene sotto spirito, note speziate di pepe nero e chiodi di garofano, cacao. Palato ampio, reattivo e sapido. Fresco e a lungo persistente.

FRIULANO 2019 MALVASIA 2019 PINOT BIANCO 2019 Identity Label Identity Label PIGNOLO MYÒ VIGNETI DI SPESSAIdentity 2011 Label I FIORI DI LEONIE 2018 I FIORI DI LEON Rosso Doc – Pignolo 100 % - Gr. 13,5 - € 39 I FIOR Il Gallo, caparbio sua e determinato, da sempre un simbolo delle corti Friuli mineralità La Capasanta, rappresenta la del fantastica La Trota Marmorata, maestà Brillante rosso rubino compatto con un principio di granato. Prugna, ginepro, mirto, anice stellato, Identity Label

Identity Label note balsamiche e di grafite. Palato e sapido, tannini scalpitanti benilgestiti. tannicodal Mare Adriatico nostroNerbo territorio abbracciata scorrepotente con sapiente eleganza neiFriulano, fiumi del come Friuli Un vino che guarda ad un futuro sostenibile vibrante. Vino longevo che se la contende coi grandi Nebbiolo e Sangiovese. Un vino che guarda ad un fut Denominazione Uve Zona di produzione Natura del terreno

Raccolta Impianto del vigneto

Produzione Vinificazione

Colli Orientali DOC Friuli Colli Orientali Denominazione Denominazione DOC Friuli Colli Orientali DOC Friuli Pinot Bianco 100% Uve

Un vi

Tocai Friulano 100% Uve

Malvasia Istriana 100% Denominazione DOC Friuli Colli Or Denominazi Vigneti didi Spessa e Ipplis diVigneti Premariacco (Udine) Zonadi diSpessa produzione Ipplis di Premariacco (Udine) Zona produzione e Ipplis di Premariacco (Udine) orientamento N SE, 2.0 ha orientamento N SE, 1.0 haOrientamento N SE,Uve 1.0 haPinot Bianco, Sauv

argilloso Natura del terreno argilloso Natura del terreno argilloso Zona di produzione Vigneti (U Zona di di Spessa produzio Ponca, caratteristica stratificazione di marne stratificazione Ponca, caratteristica Ponca, caratteristica di marne stratificazione di marne arenarie di origine eocenicaarenarie di origine eocenica arenarie di origine eocenica 250 mt slm 210Natura mt slm del terreno argilloso 250 mt slm Natura del terr Ponca, caratteristic a mano con selezione attenta dei grappoli; Raccoltaattenta a mano con selezione attenta dei grappoli; Raccolta a mano con selezione dei grappoli; arenarie di origine metà Settembre fine Settembre fine Settembre 250 mt slm

anno 1954 del vigneto anno Impianto Impianto 1968 del vigneto anno 1920 Raccolta a mano con selezio Racco sistema di allevamento a doppio capovolto sistemacapovolto di allevamento a doppio capovolto sistema di allevamento a doppio 4.000 viti/ha 4.500 viti/ha 3.700 viti/ha 50 qli/ha

Produzione

60 qli/ha Produzione

Impianto del vigneto 50 qli/ha

sistema di allevam Impianto del vign

macerazione a freddo di 12macerazione ore; Vinificazione macerazione a freddo di 12 ore; Vinificazione a freddo di 12 ore; Produzione 50 qli/ha Produzi fermentazione in tank di acciaio fermentazione in tank di acciaio fermentazione in tank di acciaio

macerazione a fred Vinificazi Maturazione & Affinamento sui lieviti&per 6 mesi con battonage settimanale Maturazione & Affinamento sui lieviti Vinificazione per 6 mesi con battonage settimana Maturazione Affinamento sui lieviti per 6 mesi con battonage settimanale fermentazione t 90% acciaio e fino al 10% in90% barrique, selezione acciaio econ finoselezione al 10% in barrique, coninsel acciaiocon e fino al 10%90% in barrique, di annate storiche. di annate storiche. di annate storiche. & Affinamento sui lieviti per 6 in me imbottigliamento e affinamento di 6 mesi in eMaturazione imbottigliamento affinamento di&6Affiname mesi imbottigliamento affinamento di 6 mesi ine Maturazione 80% acciaio e fino bottiglia bottiglia bottiglia Gradazione alcolica

13.50% vol. Gradazione alcolica

Gradazione 13.50% vol. alcolica

13.50% vol.

imbottigliamento e bottiglia

Potenziale di invecchiamento 10 anni Potenziale di invecchiamento Potenziale di invecchiamento 10 anni

10 anni Gradazione alcolica 13.50% Gradazione vol. alco Temperatura di servizio Temperatura 12° C di servizio 12° C di servizio Temperatura 12° C P Potenziale di invecchiame Potenziale di invecchiamento 15 anni Formati disponibili 0.75Formati L ; 1.5 L disponibili 0.75 Formati disponibili 0.75 L ; 1.5 L L ; 1.5 L di serv Temperatura di servizioTemperatura 12° C

NOTE DI DEGUSTAZIONE Esame visivo

NOTE DI DEGUSTAZIONENOTE DI DEGUSTAZIONE

Formati disponibili

61 Formati 0.75 L ; 1.50disponi L

di colore giallo paglierino Esamepaglierino visivo di colore giallo paglierino Esame visivo di colore giallo NOTE DI DEGUSTAZIONENOTE DI DEGUSTAZIO


Bibenda 86 duemilaventuno

F r a n c e s c a

L’ALTA LANGA SECONDO ENRICO SERAFINO

R a g o n e

L’ALTA LANGA

secondo Enrico Serafino 62


Storia di un produttore visionario alla costante ricerca di terreni magici. 63


Bibenda 86 duemilaventuno

L’ALTA LANGA SECONDO ENRICO SERAFINO

Lo stemma aziendale è il simbolo stilizzato della sezione di una conchiglia fossile, ritrovata durante alcuni scavi nel territorio dell’Alta Langa, popolato da simili reperti, perché questo luogo è in grado di narrare all’unisono l’avvicendarsi delle ere geologiche della Crosta Terrestre. In molte conchiglie è possibile ritrovare una successione a spirale che sembra portare all’infinito. Le forme geometriche e matematiche che appaiono dalle stratificazioni di questi suoli raccontano microcosmi dell’universo, che avrebbero improvvisamente suscitato l’interesse di Michelangelo, Keplero, Fibonacci, Bartok, Stradivari, e in generale di una moltitudine di filosofi, artisti e scienziati almeno dal 300 a.C. in poi, quando la Grecia con la scoperta del π (pi) greco aprì la strada alle riflessioni di Fibonacci, che nel 1202 iniziando a “giocare” con le cifre arabe, scoprì il numero aureo, fermandosi nella dimensione dell’inspiegabile. Di fronte a quel che molti anni dopo, Federico Garcìa Lorca nel suo pamphlet di poche pagine aveva chiamato duende, una forza misteriosa emanata dallo spirito della Terra, che si può sentire ma non si riesce a spiegare, qualcosa che si impossessa, ma che sta già dentro, nelle più recondite stanze del sangue: «Il duende non sta nella gola; il duende monta dentro, dalla pianta dei piedi. Vale a dire, non è questione di capacità ma di autentico stile vivo; vale a dire, di sangue; di antichissima cultura, e, al contempo, di creazione in atto» (F. Garcìa Lorca, Gioco e teoria del duende, 1933). Fluido inafferrabile che arriva direttamente al pubblico e rompe gli stili, l’arrivo del duende presuppone sempre un cambiamento radicale di tutte le forme. E allora, sarà stato un caso che Enrico Serafino abbia scelto proprio quel luogo? O potrebbe invece essere stato il luogo a richiamarlo, ad attirarlo, per qualche profonda ragione misteriosa? Non si può spiegare tutto. Ma è possibile lasciare aperto il pensiero all’interpretazione, perché se esiste ciò che “è” nella forma visibile, non si può escludere la presenza del “ni-ente” nella sua forma invisibile, e credere che sia niente nell’accezione comune del soggetto che interpreta. Enrico Serafino è stato un produttore visionario alla costante ricerca di terreni “magici” in grado di produrre uve diversificate, per scoprire vini ancora non detti ma che dentro posseggono tutta la forza recondita di suoni scuri da far emergere come verità socratiche. «Tutto ciò che ha suoni neri ha duende. Non c’è verità più grande. Questi suoni neri sono il mistero, le radici che affondano nel limo che tutti noi conosciamo, che tutti ignoriamo, ma da dove proviene ciò che è sostanziale nell’arte. Potere misterioso che tutti sentono e che nessun filosofo spiega. […] Per cercare il duende non v’è mappa né esercizio. Si sa soltanto che brucia il sangue come un topico di vetri, che prosciuga, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili, che fa sì che Goya, maestro nei grigi, negli argenti e nei rosa della migliore pittura inglese, dipinga con le ginocchia e i pugni in orribili neri bitume». Rampollo di una famiglia benestante di produttori di pasta del Canavese, a ventitré anni Serafino ha il sogno di fare vini importanti, tanto che nel 1878 decide di trasferirsi nel sud 64


del Piemonte, a Canale d’Alba, prima città dopo Torino ad avere sia servizi essenziali che a livello di infrastrutture, concentrandosi nella produzione di vini che non potevano essere lavorati dai contadini più umili, Barolo, Barbaresco e soprattutto Metodo Classico, perché questi necessitavano di tempi molto lunghi e strutture assai particolari per la produzione e per l’affinamento. Il giovane produttore mostra il suo ingegno già nella progettazione delle cantine sotterranee, disposte su tre differenti livelli secondo i principi della gravità al fine di ridurre al massimo l’utilizzo dei metodi meccanici. Da buon patriarca del vino in pochissimo tempo riesce a collezionare medaglie da ogni dove e già nel 1911 riesce ad esportare anche in Cina. Purtroppo dopo la sua morte gli eredi non sono stati all’altezza di portare avanti quel sogno e l’azienda viene acquisita da vari proprietari, i più importanti sono la famiglia Barbero, un’azienda produttrice di alcolici, Vermouth e vini, già con sede a Canale, e poi il noto Gruppo Campari. Durante la proprietà Barbero arriva il disciplinare, nel 1990, che vieta all’Italia il metodo Champenoise; quest’obbligo di fatto pone la cantina davanti a una scelta complicata: inventare un nuovo nome al metodo, oppure ascoltare il territorio. La risposta ricade naturalmente sulla seconda opzione, che ha la fortuna di incrociare sul proprio cammino l’agronomo Gianni Malerba il quale con la collaborazione di Istituti di ricerca superiore, le Università di Torino e di Piacenza, ritorna sulle orme di Enrico Serafino iniziando a selezionare le parcelle migliori. Comincia così a configurarsi l’idea dell’Alta Langa Docg, che raccoglie 148 comuni in appena 350 ettari; nel 1999 vede la luce la prima bottiglia della futura Alta Langa Docg e il 15 65


Bibenda 86 duemilaventuno

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L’ALTA LANGA SECONDO ENRICO SERAFINO

giugno 2001 nasce ad Asti il Consorzio Alta Langa, con le prime

povertà, al fine di migliorare la propria condizione di vita. Sono

sette case spumantiere: Barbero con Enrico Serafino, Bersano &

le rughe dei sacrifici che solcano il viso delle donne piemontesi

Riccadonna, Giulio Cocchi, Fontanafredda, Gancia, Martini &

nella stanza accanto, rimaste a preparare per ore la Bagna Caoda,

Rossi, Vigne Regali. Una caratteristica davvero speciale di questo

la base di questa forza, che tradotta nei vini diventa poesia.

territorio è l’altitudine elevata, fino anche a 900 metri sopra il

Interpretare la particella, il piede della vigna, e poi come

livello del mare, luogo ottimale per i Metodo Classico, vini

si comporterà il vino durante la fermentazione, si rivela

capaci di grande longevità, come atto di mutuo scambio verso

un’esperienza ogni volta unica e irripetibile. Le uve raccolte

i produttori, il cui dono più grande riservato alla cura di questi

vengono sottoposte a cernita su tavolo vibrante, e raffreddate.

vini eccezionali è proprio il loro tempo. A raccontare la storia

Le basi ottenute rimangono a contatto con i propri lieviti nelle

di questa cantina piemontese è Nico Conta, presidente dal 2015

cantine storiche, per il tempo richiesto dal millesimo, ma mai

dell’azienda acquisita dalla famiglia Krause Gentile nello stesso

meno di 60 mesi. Il dégorgement à la glace si conclude con la

anno. Con il suo carisma fa risuonare la sala, risvegliando il

ricolmatura utilizzando solo vino di riserva della stessa tipologia.

pubblico per prepararlo all’arrivo dei vini, emozionanti, perchè

Nel 2014 esce il primo millesimo, quando “I Paesaggi Vitivinicoli

conservano i segni della vita che hanno vissuto, sono l’essenza

del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato” venivano iscritti

della terra piemontese. Per designare l’energia di questa regione,

dall’Unesco nella Lista dei Beni riconosciuti come Patrimonio

Conta ha coniato il termine “Attitudine Piemontese”, quella forza

Mondiale dell’Umanità. Il presidente Conta termina il suo

propria e particolare degli abitanti di trarre il massimo dai doni

intervento con una citazione da Umberto Eco, il lector della

naturali offerti dal loro territorio, derivata da un enorme atto di

fabula è più importante del lupo, passando “il calice” al pubblico,

volontà da parte delle famiglie locali, a maggioranza contadine,

vero protagonista della degustazione, laddove l’esperienza è ciò

che sino alla metà del ‘900 vivevano in uno stato di estrema

che accade tra il vino e chi lo assaggia/interpreta.


I VINI

Alta Langa Blanc de Blancs Extra Brut Propago 2017 Bianco Docg - Chardonnay 100% - Gr. 12,5 % Non ancora in commercio Paglierino con riflessi dorati. Perlage fine e persistente. Ampio, incisivo e minerale, delicati sentori floreali, si avverte la matrice cruda del territorio nei sentori agrumati e di pietra focaia. Palato preciso, raffinato e cremoso, sapido e con una bella scia minerale. Equilibrio perfetto. Fresco e lungo. Strepitosa affinità con il naso in un ritorno gustolfattivo coerente nelle note agrumate e minerali. Alta Langa Oudeis de Saignée Rosé 2017 Rosato Docg - Pinot Nero 100% - Gr. 12,5 - € 26 Tenue rosa ramato. Naso elegante e minerale, vino criptico da vitigno scuro base ancestrale del Pinot Nero, con delicati accenni fruttati. Il palato è in estasi, perfetto equilibrio tra sapidità e freschezza con una persistenza interminabile. Alta Langa Brut Oudeis 2016 Bianco Docg - Pinot Nero 85% - Chardonnay 15% - Gr. 12,5 - € 24 Paglierino brillante. Naso sedotto da mineralità iodata, pot-pourri di fiori campestri e fiori chiari, camomilla, tiglio e frutta a polpa bianca. Il palato in perfetto equilibrio sferico è fresco e sapido.

Alta Langa Pas Dosé Zero de Saignée Riserva 2014 Rosato Docg - Pinot Nero 100% - Gr. 12,5 - € 29 Oro rosa. Naso profondo, soffusa mineralità, fiori chiari, note fruttate di lamponi e ribes. Palato vigoroso e dinamico, sapido a limite del salato, spumoso e soffice. Finale minerale lunghissimo.

Alta Langa Pas Dosé Zero Riserva 2014 Bianco Docg – Pinot Nero 100 % - Gr. 12,5 % - € 29 Ecco l’incontro tra il mare e il vulcano. Paglierino con riflessi dorati, frutta matura, tocco speziato di cumino e coriandolo, note agrumate. Palato sapido, fresco, con un’esplosione vegetale e balsamica dalla persistenza infinita.

Gavi Poggio della Rupe 2020 Bianco Docg – Cortese 100 % - Gr. 12,5 Non ancora in commercio L’assaggio a sorpresa è riservato a questo grande bianco piemontese. Cristallino con riflessi verdolini, il bouquet aromatico e floreale si esprime con note delicate di biancospino, cedro, pompelmo e intensi soffi balsamici. Il palato è coerente, sapido e fruttato. 67


Bibenda 86 duemilaventuno

VIGNE E VINI DEI CASTELLI ROMANI

VIGNE E VINI DEI

CASTELLI ROMANI d i

R e d a z i o n e

La sfida enologica di Vinea Domini, nell’obiettivo di applicare finalmente a queste vigne tecniche enologiche in grado di tirarne fuori le migliori espressioni.

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Bibenda 86 duemilaventuno

VIGNE E VINI DEI CASTELLI ROMANI

Quando Monte Cavo mette il cappello,

attento monello che l’acqua la fa! (Filastrocca nemorense)

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Gli abitanti romani possono fidarsi di quest’antica tiritera

di dodicimila ettari, nascono vini strepitosamente sapidi e

popolare. I colli laziali osservano placidamente le vestigia

aromatici. Il progetto inizia con l’individuazione dei campi,

imperiali di quella figlia sgangherata ma ancora piena

attraverso una mappatura di aree anche molto vaste, e con

di fascino, svelandole da secoli l’andamento climatico

la scelta dei soci che aderiranno alla cooperativa, fondata

quotidiano. Nelle giornate serene dalla cima più alta di questi,

sull’intelligenza enologica del pilota dei campi e grande

Monte Cavo, l’occhio riesce a cogliere insieme i due laghi e il

appassionato di Viognier, Paolo Peira, al fine di valorizzare la

mare all’orizzonte. Nemi è un piccolo borgo “Incastonato tra

qualità dei vini laziali. Si prosegue con la selezione delle varietà

i monti boscosi così profondamente che il vento sradicatore che

effettuando più prove su diversi vitigni, a cominciare da quelli

strappa la quercia dalle sue radici e fa riversare l’oceano oltre i

internazionali Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Cabernet

suoi confini e ne trasporta la schiuma fin contro i cieli, risparmia

Sauvignon, Syrah e Petit Verdot, da cui si ricavano tutti vini in

suo malgrado lo specchio ovale del suo lago cristallino e calma

purezza, le cui tipicità varietali di ognuno sono maestosamente

come odio covato. La sua superficie presenta un aspetto profondo

esaltate dalla natura vulcanica e dalla freschezza dei terreni;

e freddo e posato, che nulla può scuotere, tutto raccolto in se stesso

per arrivare gradualmente all’inserimento degli autoctoni

e in cerchio come una serpe che dorme.” (Byron, 1788 – 1824).

per la produzione di Frascati Superiore, Cesanese del Piglio,

Albano è il bacino maggiore e sede estiva del Pontefice.

Roma Bianco e Roma Rosso, ai quali nel 2020 si aggiungono il

Proprio da lì, nel 2005, durante uno dei suoi soggiorni,

Friccicore e il Luccicore, un richiamo alla romanità. L’enologo

Papa Benedetto XVI rimasto particolarmente suggestionato

prende la parola per raccontare questo progetto decennale, una

dalla visione delle vigne che circondano il lago pronunciò le

sfida enologica complessa originata dal desiderio di applicare

celebri parole che colpirono molto i responsabili della storica

finalmente a quelle vigne una filosofia del vino, tenendo in

cantina Gotto d’oro: << Dopo il grande Papa Giovanni Paolo

questa occasione una lezione dal sapore accademico sulle

II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile

tecniche enologiche applicate alla vitivinicoltura dei Castelli

lavoratore nella vigna del Signore >>. Cinque anni dopo nasce

Romani. Le qualità che un grande vino deve possedere

l’idea di Vinea Domini, un progetto che vuole rappresentare il

sono, secondo l’enologo, la lentezza nell’invecchiamento e la

territorio laziale, attraverso una linea d’eccellenza all’interno

rispondenza al varietale. Per ottenere la longevità dev’esserci

della grande realtà aziendale guidata da Luigi Caporicci.

sintonia tra vitigno e territorio, da qui la necessità di rispettare

La cantina si trova a sud est di Roma su territori di natura

la tipicità varietale di ognuno interpretando le caratteristiche

vulcanica originati dal crollo del Vulcano Laziale migliaia di

del suolo. Tutto pianificato al dettaglio. Poi, i terreni molto

anni fa. In questo ambiente straordinariamente selvaggio e

fertili, il suolo ricco di potassio e fosforo, i due bacini lacustri

intatto, ulteriormente valorizzato nel 1984 con l’istituzione

e il microclima faranno il resto, secondo leggi naturali. In

del Parco regionale dei Castelli Romani, un’area boschiva

questo luogo le annate siccitose sono le migliori e i terreni


più vocati alla coltivazione della vite si trovano sulle pendici collinari dei rilievi, che presentano terreni permeabili e di buona struttura, essenzialmente lavico-tufacea, che danno vita a vitigni vigorosi. All’interno della piccola cantina, costruita ad hoc per le microvinificazioni della linea, di tutti i vini solo due hanno fatto un po’ di legno: lo Chardonnay, perché secondo il progetto enologico si voleva ottenere un vino più burroso, e naturalmente, il Cesanese Del Piglio, vino di gran tempra. Il Cabernet Vinea Domini deve invece connotarsi nella sua declinazione fortemente vegetale, per questo il grappolo viene defogliato appena poco prima della raccolta, per mantenere il più possibile intatta questa “qualità”.

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La degustazione | Vinea Domini Per assaggiare al meglio questi vini si consiglia una gita al Parco Archeologico Culturale del Tuscolo “luogo primitivo dell’anima” (Folco Maraini), dove c’è l’opportunità di godere di un panorama unico che abbellisce gli uomini e rinfranca il cuore.

MALVASIA FRICCICORE 2020 Bianco Igt – Malvasia Puntinata 100 % - Gr. 12 % - € 9 Brillante paglierino. Naso aromatico, fiori di campo, mandorlo in fiore, sbuffi mentolati. Palato sapido con una bella scia minerale. FRASCATI SUPERIORE 2020 Bianco Docg – Malvasia di Candia, Malvasia del Lazio, Trebbiano Toscano e Greco – Gr. 13 % - € 10,50 Uve sempre in percentuali variabili in base all’andamento d’annata. Unica Docg bianca del nostro territorio, si presenta di un paglierino scarico d’eccezionale brillantezza. Bouquet floreale, note fruttate, tocco agrumato, grande mineralità. Palato avvolgente, sapido. Ritorno gustolfattivo fruttato rispondente alle percezioni olfattive. ROMA BIANCO 2020 Bianco Doc – Malvasia Puntinata 60 %, Bombino 40 % – Gr. 12,5 % - € 9,50 Paglierino. Al naso fiori bianchi e cenni agrumati. Sorso semplice e schietto, mostra la sua bella giovinezza e avrà modo di esprimersi al meglio nel tempo. 72


Vinea Domini Via del Divino Amore, 347 - 00047 Marino RM Tel. 06 93022226 info@vineadomini.it www.vineadomini.it

SAUVIGNON 2020 Bianco Igt – Sauvignon 100 % - Gr. 14 % - € 12 Paglierino con riflessi verdolini. Naso elegante, pompelmo, nota vegetale lievemente affumicata, foglia di pomodoro, bosso. Palato coerente, fresco e sapido. VIOGNIER 2020 Bianco Igt – Viognier 100 % - Gr. 13 % - € 12 Appartenente alla famiglia dei Moscati, è un vitigno di origini balcaniche introdotto in Italia dall’imperatore Marco Aurelio Probo originario di Sirmio, in Serbia, dove viene coltivato tuttora col nome di Bugava. Paglierino tempestato di riflessi dorati, al naso offre raffinate note di albicocca matura e pesca, salvia e menta. Palato morbido e rotondo carezzato da note aromatiche e fruttate. CHARDONNAY 2019 Bianco Igt – Chardonnay 100 % - Gr. 13 % - € 12 Vitigno originario della Borgogna, nato da un incrocio spontaneo tra Pinot Nero e Gouais avvenuto in epoca carolingia, si presenta nella sua veste oro brillante, il naso è inebriato da profumi di vaniglia, crosta di pane, nota burrosa. Vino preciso, sapido e dinamico, quasi da “mangiare”. SYRAH LUCCICORE 2020 Rosato Igt – Syrah 100 % - Gr. 13,5 % - € 9 Per realizzarlo si preleva solo mosto fiore che fermenta a temperature molto basse. Rosa antico luminoso. Accordi floreali di geranio e rosa, note sottili di pepe rosa, melograno, accenni di ginepro. Palato sapido sorso succoso. PETIT VERDOT 2019 Rosso Igt – Petit Verdot 100 % - Gr. 12,5 % - € 12 Porpora su fondo violaceo. Niente legno per non alterarne l’impronta varietale selvatica. Rosa canina, violetta, forte impatto vegetale di felce e bosso. Palato deciso e coerente col naso, sembra di assaporare piccoli frutti ancora acerbi. SYRAH 2018 Rosso Igt – Syrah 100 % - Gr. 13,5 % - € 12 Originario di Shiraz, città dell’antica Persia, è giunto in Italia da Siracusa. Rubino intenso con riflessi porpora. Violetta, ciliegia matura, tocco speziato di pepe nero, cioccolato, tabacco, soffusa mineralità. Palato fresco e sapido. CABERNET SAUVIGNON 2018 Rosso Igt – Cabernet Sauvignon 100 % - Gr. 13 % - € 12 Rubino intenso. Prominenti note vegetali, peperone verde, foglia di tabacco, mirtillo, ribes, rabarbaro, barbabietola, note balsamiche. Incredibile sapidità. Si lavora molto in vigna per tenere il grappolo coperto. ROMA ROSSO 2018 Rosso Doc – Montepulciano 60 %, Sangiovese 40 % – Gr. 13,5 % - € 9,50 Rubino con riflessi porpora. Naso fragrante di frutta rossa. Palato sapido, tannini un po’ guasconi. CESANESE DEL PIGLIO 2019 Rosso Docg – Cesanese d’Affile 100 % – Gr. 13,5 % - € 15 Rubino intenso. Naso elegante e complesso, frutti rossi maturi, tocco speziato, soffio balsamico. Palato sapido, fitta trama tannica. Lunghissimo. 73


Bibenda 86 duemilaventuno

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MAREMMA


MAREMMA F e d e r i c o

S o r g e n t e

Terra aspra nelle forme e dolce nella sostanza, come i suoi abitanti e il suo Sangiovese.

Dopo l’ultima curva appare, all’improvviso. Placido, dormiente, si crogiola conscio della sua bellezza. È adagiato tra cielo e mare: Monte Argentario, per tutti l’Argentario, guardiano della Maremma Toscana, ormeggiato a terra da Feniglia e Giannella, galleggiando tra mare e laguna con Orbetello che, tenace, tenta di raggiungerlo. Attraversando la pianura lo vedi avvicinarsi imponente.

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MAREMMA

Gli ultimi respiri di Caravaggio, da lui condivisi, lo rendono regale e consapevole di forza e prestigio che dona alla sua Maremma, terra non facile da comprendere ma dal fascino avvolgente, aspra nelle forme e dolce nella sostanza, come chi, vivendola, assapora i suoi profumi e le sue contraddizioni. Allontanandosi dal Monte e dal Tombolo della costa, struggente e inebriante è il susseguirsi delle colline che meravigliose si rincorrono, sferzate dal maestrale in autunno, flagellate dalla tramontana in inverno, spavalde sotto il sole che le brucia in estate. Questa terra, che oggi tutti vogliono proteggere, non riconosce nessuna altra forza se non la propria, espressa dalle rughe sul viso di cuoio dei suoi butteri. Gente viva che si intreccia con lei che tanto sa dare pretendendo in cambio rispetto e comprensione. Ha il cuore del cacciatore di Carducci che “sta sull’uscio a rimirar tra le rossastre nubi stormi di uccelli neri come esuli pensieri nel vespero migrar...” questa terra silenziosamente interiorizza e si emoziona quando, al tramonto, il sole, prima di tuffarsi in mare, la sfiora con dolcezza ricamandola con sfumature di colori inimmaginabili. Lei dà tutto se, appunto, la sai capire; chi la vive, chi la assapora, chi la accarezza sa come conquistarla come suoi cavalieri, suoi amanti stremati. 76


Sì, questa terra sa dare, ma solo se la sai apprezzare come sai apprezzare il suo vino, il Sangiovese, coinvolgente passione e dura scontrosità che evoca “esuli pensieri”. È figlio di questo terroir che è argilla, roccia, arenaria, clima dai mille respiri. È un terroir unico, semplicemente perché la sua componente essenziale è data dagli uomini che lo amano e lo maledicono. Il vino prende vita come un figlio, e come un figlio è il frutto di chi lo ha generato. Un terroir quindi che non può prescindere dal fenotipo di chi lo ama; terroir caratteriale che si prende l’anima intorno alla brace su cui sfrigola carne o attorno al focolare dove mani callose e stanche stringono il bicchiere dove il rosso è cullato. Sì, certo, il Sangiovese Maremmano rispecchia il lavoro enologico in cantina, ma la dedizione e la perseveranza, al riparo dal sole, non tradiranno mai la filosofia di vita che si tramanda da generazioni. Lui non è austero come il Chianti rinascimentale né elegante come il sinuoso Brunello, ma chi cerca di modificarlo sbaglia, mentre chi cerca di assecondarlo vince, come chi si confronta con un fanciullo ribelle e intelligente. Dalle miniere dell’Amiata sino alle spiagge dorate, dove i pini si specchiano nel mare, è un alternarsi di colli, di clivi, di pianure dove corrono frutteti, dove si beano bovini

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MAREMMA

delle gigantesche corna, dove i vigneti sono schierati come eserciti in attesa di chissà quali battaglie. I palmenti, vestigia etrusco-romane, dimostrano l’antico e indissolubile legame tra questo vino e chi ama la Maremma. La laboriosità per il progredire nella produzione e qualità vinicola, esplorando nuove strade, non è però condizionata dall’integralista visione di vita di questa gente; Bolgheri è la dimostrazione di come questo terroir possa dare altro. E che altro! La Maremma carducciana, con i suoi dolci colli, è una terrazza aperta sul mare, circondata dall’intenso verde che si impossessa delle sue rive; qui i nomi storici dell’enologia italiana hanno dimostrato quanto questa terra può dare; le vette vinicole raggiunte esaltano questo caleidoscopico terroir che, come un bimbo, non può essere separato da chi lo ama con indistruttibile passione, anche se diversi sono i vitigni, diverso è l’approccio produttivo e differente appare la filosofia di vita. Il maestrale d’autunno, la tramontana d’inverno, il sole d’estate non mutano; le colline, le pianure, le pinete, il mare sono sempre lì; il profumo della macchia mediterranea ancora tutto pervade. Diverso è il percorso ma identico il principio: chi cerca di modificare sbaglia, chi asseconda vince. La mano esperta e geniale di chi ha saputo lavorare questa terra con vitigni lontani ha vinto perché accettato dal terroir e dagli uomini dalla pelle bruciata dal sole. La tenacia e l’antica indole sono identiche, lucide sempre a recepire, per loro e per questa terra meravigliosa, le nuove esperienze e le altre che verranno senza mai tradire le generazioni passate. Il matrimonio non maremmano, tra il vecchio e il nuovo, tra un verace toscano e un elegante straniero, è esempio di connubio perfetto, dimostrando che nel vino, come nella vita, tutto sempre è movimento e spesso rivoluzione. Ognuno ha i suoi avi, ognuno ha valori differenti ma a volte è questo essere lontani che rende vicini; ecco dove porta l’amore estremo per questa terra per chi, da sempre, la suda ogni giorno difendendo il terroir caratteriale, affrontando, sempre curioso, mille novità. Il Sangiovese resterà il cuore di questo territorio con le sue spigolosità e la sua malinconica dolcezza. Il suo colore, il profumo dei frutti rossi, la morbidezza, che cerca equilibrio con l’asperità, non si modificheranno, fino a quando non si stravolgerà la filosofia di questa gente. Il cacciatore sull’uscio avrà sempre la sua struggente emozione; i ricordi lontani perderanno i contorni, ma in lui convivono un passato e un futuro da protagonista in questa terra unica. 78



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HÉLÈNE BEAUGRAND, LA PÉTILLANTE

HÉLÈNE BEAUGRAND, LA PÉTILLANTE M a n l i o

G i u s t i n i a n i

In uno dei territori migliori per la coltivazione dello Chardonnay destinato a divenire Champagne, nel villaggio di Montgueux, la spumeggiante Hélène Beaugrand è a capo di una Maison storica che porta avanti con il suo stile personale.

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HÉLÈNE BEAUGRAND, LA PÉTILLANTE

La maison Beaugrand si trova a Montgueux nel sud della Champagne nel dipartimento dell’Aube, a 100 km da Epernay e a 10 ad ovest dal capoluogo, Troyes, città che con i suoi 60.000 abitanti è la più grande della zona. Il comune di Montgueux copre 1125 ettari, di cui 208,2 vitati e solo 87 proprietari di vigne. È il solo comune dell’area, poiché non ve ne sono altri vicini dove viene coltivata la vigna. Le aree coltivate più vicine sono il Sézannais a Nord – Ovest e il Vitryat a Nord est, e la Côte des Bar a sud, ed è anche l’unico villaggio del dipartimento dell’Aube dove predomina lo Chardonnay. Le vigne si trovano a sud del villaggio con un’esposizione sud, sud-est, Il suolo è abbastamza argilloso, ma la collina su cui si coltiva la vigna si trova sul gesso di Micaster, vecchio di 82 milioni di anni e lo Chardonnay (90%) è prevalente, con una percentuale di Pinot Noir del 10%, e quasi inesistente il Meunier. Montgueux, soprannominato ‘il Montrachet della Champagne”, è considerato uno dei migliori villaggi per lo Chardonnay fuori dalla Côte des Blancs. Queste specificità conferiscono un carattere unico, un ibrido tra Vertus e Le Mesnil-sur-Oger con un tocco minerale, e lo stile Beaugrand ha tutti questi attributi, Champagne taglienti, minerali e verticali e sapidi. Oggi le redini della maison sono nelle mani di Hélène Beaugrand, nipote di un grande personaggio dell’Aube. Il nonno, Léon Beaugrand, fu il primo ad avere vigne a Montgueux, e fu il primo a produrre Champagne nel villaggio. Combattè nel 1927 con successo per far avere l’AOC Champagne a Montgueux e alla Côte des Bar, e si è scoperto successivamente che erano gli altri viticoltori dell’Aube che non volevano Montgueux dentro l’appellation. Montgueux acquisì l’Appellation Champagne nel 1927, e la prima cuvée messa in vendita nel 1930 fu proprio dello Champagne Beaugrand. Come segno di rispetto la via principale del villaggio è intitolata a ‘Leon Beaugrand’. Hélène ha fatto i suoi studi in Borgogna e ha trascorso vari anni nelle vigne del Sud Africa, in Australia e Stati Uniti, nel 2008 è tornata a Montgueux. Cerca di apprendere dalla terra e trasmetterlo insieme alla sua passione per il vino alle generazioni future. Il suo motto è: “chi vivrà vedrà”. La maison produce circa 30.000 bottiglie, pur possedendo 20 ettari, poiché parte delle uve prodotte vengono vendute alle Grandi Maison. Le vigne, tra 40 e 50 anni di età, dimorano su un suolo di calcare e craie. Hélène lavora la vigna seguendo I criteri della sostenibilità e della lotta ragionata. Mantiene l’erba tra I filari, nessun uso di erbicidi e pesticidi, cercando di trasmettere la qualità delle uve e l’espressione del Terroir ai suoi vini. 82


La degustazione | Maison Beaugrand Negli oltre mille ettari del comune di Montgueux, i vignaioli sono solo 87 ed è l’unico del dipartimento dell’Aube dove predomina lo Chardonnay. La collina su cui si coltiva la vigna si trova sul gesso di Micaster, vecchio di 82 milioni di anni, uno dei terreni migliori per queste uve bianche.

Blanc de Blancs Brut Réserve 100% chardonnay, uve provenienti dalla vendemmia 2012 con una percentuale di riserva di vendemmie precedenti affinati in legno. La fermentazione alcolica viene svolta in acciaio e la malolattica effettuata. Ha trascorso 5 anni sui lieviti con un dégorgement nel 2018 e un dosaggio della liqueur di 7 g/l. Champagne elegante, fresco, aromi fruttati di pesca bianca, frutta esotica, un bel floreale di fiori bianchi, e zest di agrumi, seguiti da note speziate, di frutta secca e di croissant al burro. Al palato presenta una bella evoluzione e complessità, e freschezza, con un finale agrumato di lunga persistenza.

Blanc de Blancs Extra Brut 2008 100% Chardonnay, uve provenienti dalle parcelle più vecchie, raccolte ben mature, e vinificate e fermentate in demi muids et fut de chene per 18 mesi, con lieviti selezionati BIO, con l’utilizzo della fermentazione malolattica. Affinamento sui lieviti per 7 anni, dégorgement nel 2016 con un dosaggio della liqueur: 4,5 g/lt Champagne ampio con aromi di frutta matura, albicocca e pesca, note di agrumi canditi, sentori speziati orientali, zenzero e legno di sandalo e cedro. Al palato acomplesso, strutturato elegante con ancora una buona vena acida, e un finale ammandorlato.

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ROSSANA BETTINI PRESIDENTE CHOCOLIER

Rossana Bettini Presidente Chocolier

Cambio al vertice dell’Istituto Internazionale Chocolier (*): Rossana Bettini è stata eletta all’unanimità Presidente. Vicepresidente Roberto Carcangiu, amministratore delegato Luigi Odello.

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Rossana Bettini, autrice del libro “È autentico cioccolato”, secondo qualificato al Concorso Mondiale di libri a tema food, è passata ai vertici dell’Istituto internazionale Chocolier. Giovanissima organizzazione scientifica e indipendente, fondata nel 2015, nasce con l’obiettivo di promuovere le eccellenze nel settore del cioccolato attraverso un metodo scientifico di analisi sensoriale per la descrizione e la valutazione del cioccolato, in tutte le sue espressioni. L’Istituto è aperto alle imprese, ai professionisti e agli appassionati di cioccolato di tutto il mondo. Rossana Bettini, significativa esperienza nella comunicazione, un master in analisi sensoriale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, in questa nuova avventura sarà affiancata dal Vicepresidente Roberto Carcangiu, direttore di scuole di cucina e Presidente dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani, e la prima iniziativa del 2021 sarà l’International Chocolate Tasting, il primo concorso del settore realizzato sulla base dell’analisi sensoriale scientifica, rivolto ai produttori a livello mondiale. Oltre al concorso, il programma delle attività comprende la redazione del primo Codice Sensoriale del Cioccolato, oltre a nuovi percorsi formativi, fino al completamento del Master in Scienza e Analisi Sensoriale del cioccolato. Uno dei propositi della neo Presidente, eletta all’unanimità, è quello di ampliare il bacino di consumatori appassionati attraverso seminari che, unitamente al cioccolato, trattino anche il tema degli abbinamenti con prodotti attraenti come birre, vino, caffè, distillati. Le sue parole: “Obiettivo dell’Istituto è promuovere le eccellenze nel settore del cioccolato attraverso la disciplina dell’analisi sensoriale e la proposta di modelli di qualità. La prima iniziativa scientifica del 2021 - l’International Chocolate Tasting – sarà un concorso rivolto ai produttori del mondo, i cui campioni saranno valutati da esperti nel più rigoroso anonimato, con validazione statistica. Uno dei miei propositi è quello di allargare la base dei consumatori appassionati, attraverso seminari che trattino sia il cioccolato, sia gli abbinamenti più idonei ad accompagnarne le caratteristiche peculiari”. Luigi Odello aggiunge: “L’Istituto è stato il primo ad abbracciare le scienze sensoriali quale base per la formazione impiegando test ad alta utilità informativa e le relative statistiche, rendendo di fatto oggettivo ciò che è in genere soggettivo”. L’impegnativo programma di attività va ben oltre il concorso, mirando alla pubblicazione del primo Codice Sensoriale del Cioccolato e a un’attività informativa svolta attraverso il web e a nuovi percorsi formativi, fino al completamento del Master in scienza e analisi sensoriale del cioccolato e a corsi relativi al suo abbinamento.

(*) L’Istituto Internazionale Chocolier è un’associazione senza fini di lucro che vive delle quote sociali. Fondato con l’obiettivo di mettere a punto e diffondere un metodo scientifico per la descrizione e la valutazione del cioccolato. www.chocolier.org

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Roberta Corrà del giv a capo del Consorzio Italia del Vino

ROBERTA CORRÀ DEL GIV a capo del Consorzio Italia del Vino

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Si rinnova il vertice e si muove nel

valori e di idee legate al futuro del sistema

segno della continuità di strategie

vino italiano. – spiega Roberta Corrà - Realtà

ed azioni, con uno sguardo verso la

molto diverse tra loro che riescono a parlare

crescita interna.

insieme e a programmare strategie per un

Tempi di cambiamento per Italia del Vino

bene comune che va oltre la propria azienda.

Consorzio che durante l’ultimo Consiglio d’Amministrazione

Questo mi dà la forza di credere nel Consorzio e nei sui consorziati

ha rinnovato le cariche direttive. Dopo la chiusura del secondo

in un momento così delicato perché so che lavoreremo insieme per

mandato di Andrea Sartori sale alla guida del Consorzio

essere pronti alla tanto sperata ripartenza”.

Roberta Corrà, Direttore Generale di Gruppo Italiano Vini. Veronese, laureata in Giurisprudenza a Bologna, ha lavorato per

E il gruppo si rafforza con l’entrata di una nuova azienda che

multinazionali tedesche come Lidl e Mediamarkt. E’ arrivata a

arricchisce di prestigio il parterre del Consorzio. Entra infatti Bertani

Gruppo Italiano Vini nel 2012 come responsabile delle Risorse

Domains, società del Gruppo Angelini guidata da Ettore Nicoletto,

Umane e dal 2014 è Direttore Generale del Gruppo.

uno dei membri fondatori di Italia del Vino. E’ un felice ritorno

Nel mese dedicato alle donne, Roberta Corrà sale alla presidenza

tra amici e colleghi che l’anno voluto a questo importante tavolo

di uno dei più importanti Consorzi privati del vino italiano.

di confronto e discussione. Bertani Domains grazie alle numerose

Ad affiancarla per i prossimi tre anni saranno i vicepresidenti

e prestigiose realtà che lo compongono, permette al Consorzio

Beniamino Garofalo del Gruppo Vinicolo Santa Margherita e

di coprire un’ulteriore regione che non era ancora rappresentata.

Francesco Zonin della Zonin1821.

Stiamo parlando delle Marche con la storica azienda Fazi e Battaglia

“Accolgo con molta responsabilità ed entusiasmo questo incarico

icona della denominazione del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

in un periodo difficile che ci spinge ancora di più all’unità e al lavorare insieme. – afferma il Presidente Roberta Corrà – Ringrazio

IL CONSORZIO ITALIA DEL VINO

Andrea Sartori e tutto il CdA uscente, per quanto fatto in questi

Italia del Vino raggruppa ventidue prestigiose realtà leader del vino

anni e per aver reso il Consorzio sempre più rappresentativo del

italiano, con un fatturato complessivo che supera il miliardo di euro

nostro territorio e della produzione vitivinicola italiana di qualità.

ed una quota export che sfiora il 9% del complessivo export nazionale

Con una compagine così forte, oltre a muoversi verso l’estero con

di settore. Dal 2009 lavora sui mercati internazionali con lo scopo di

attività di internazionalizzazione, credo sia arrivato il momento di

incrementare la conoscenza e la cultura del vino italiano; aumentare

guardarsi dentro, di porsi delle domande sul futuro del nostro settore,

la penetrazione complessiva del vino italiano nel mondo e sviluppare

di creare dei percorsi formativi e informativi di alta specializzazione

la conoscenza dell’Italian lifestyle. Le ventidue realtà (Banfi, Bertani

mettendo insieme tutte le nostre competenze”.

Domains, Bisol 1542, Ca Maiol, Cantina Mesa, Cantine Lunae,

Ed è proprio il lavorare internamente sulla crescita delle

Casa Vinicola Sartori, Di Majo Norante, Drei Donà, Duca di

competenze in sinergia e collaborazione con realtà di eccellenza

Salaparuta, Ferrari Fratelli Lunelli, Gruppo Italiano Vini, Librandi

nazionali (Università e Centri di Ricerca) e internazionali

Antonio e Nicodemo, Marchesi di Barolo, Medici Ermete & Figli,

(Associazioni), uno dei punti del programma di lavoro a cui

Ronchi di Manzano & C., Santa Margherita Gruppo Vinicolo,

Corrà tiene in modo particolare. Il tutto senza dimenticare

Terre de La Custodia, Terredora di Paolo, Torrevento, Zaccagnini,

il principale obiettivo del Consorzio, quello di promuovere

Zonin1821) operano in 17 regioni vinicole italiane coprendo una

l’eccellenza enoica italiana nel mondo.

proprietà complessiva di 11mila ettari vitati e muovendo una forza

“Il gruppo di Italia del Vino si distingue per la condivisione di

lavoro complessiva di oltre 2.500 unità dirette. 87


i r o t t u d o r p i n o c A tavola C i n z i a

B o n f à

Siamo entrati nelle cucine di alcuni produttori di vino chiedendo loro di raccontarci una propria ricetta alla quale sono particolarmente legati.

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IL PRODUTTORE La bellissima avventura enologica di Simona e di suo marito Gianfranco Fino ha un esordio non molto lontano nel tempo quando nel 2004 Gianfranco si imbatte in un vigneto molto antico a Manduria (contrada Meskinella) in provincia di Taranto. Negli anni a seguire ci sono state altre acquisizioni a Manduria e poi piccole parcelle nelle zone limitrofe. Fin da subito, l’obiettivo principale aziendale è stato quello di produrre vini da vigne vecchie da 50 a 90 anni di età, allevate ad alberello pugliese per cui i vini di Gianfranco Fino sono dettati da una forte identità territoriale. Oggi Simona ci accoglie nella nuova cantina in contrada Reni a Manduria appena acquistata e in fase di ristrutturazione. Ben presto Simona e Gianfranco lasceranno la vecchia cantina di Sava per trasferirsi in questa di Manduria che è abbracciata da 11 ettari di vigneti. L’energia e la vitalità di Simona brillano in ogni suo sorriso, in ogni suo gesto e nello sguardo ammaliante che hanno alcune belle donne pugliesi. Tutto in lei parla di colore e calore come la sua terra. Ci racconta che ama cucinare agli amici che si fermano in azienda da loro, uno stracotto al vino rosso: guancia di manzo all’ES

GUANCIA DI MANZO ALL’ES Ingredienti per 4 persone: • 1kg. di guancia di manzo •1 bottiglia di ES • 2 carote • 2 cipolle di Tropea • 2 coste di sedano • 2 spicchi di aglio • 2 chiodi di garofano • 2 di bacche di ginepro • 4/5 grani di pepe nero • 2 foglie di alloro e un rametto di rosmarino • sale grosso e olio EVO q.b. • 1 litro di brodo di carne o vegetale Preparazione 1. In serata mettere la guancia a marinare nel vino insieme a sedano, carote e cipolle tagliati a pezzetti. A prima mattina togliere la carne dalla marinatura, asciugarla e massaggiarla con sale grosso. Filtrare le verdure con un colino. 2. In una pentola di ghisa soffriggere con olio le verdure della marinatura aggiungendo l’aglio a fettine, le spezie e le erbe aromatiche. 3. In una padella far rosolare in un po’ di olio la guancia da tutti i lati e unirla al soffritto. Aggiungere tutto il vino della marinatura e far cuocere per 45 minuti a fuoco medio rigirando la carne. 4. Dopo questo tempo aggiungere del brodo di carne o vegetale caldo, abbassare la fiamma al minimo, coprire con il coperchio facendo brasare e stracuocere per 3 ore rigirando la carne ogni tanto per non farla attaccare. 5. A cottura ultimata togliere la carne e coprirla con carta alluminio. Togliere con un cucchiaio dal fondo di cottura le spezie e le erbe. Riaccendere il tegame di ghisa e far ridurre ancora per 30 minuti senza coperchio. 6. Servire la guancia calda irrorata della sua salsa con un contorno di ratatouille di verdure o purè di patate.

L’ABBINAMENTO L’abbinamento è d’obbligo con il primogenito aziendale ES, un vero cavallo di razza, che ha in sé un grande patrimonio genetico delle viti (fino a novant’anni di età) e una cura quasi maniacale di esse. L’ES 2018 è un vino generoso, squisito, dal tannino diabolico e dalla beva peccaminosa che mette d’accordo un po’ tutti i palati, sia quelli tradizionali che gli spiriti liberi. Il nome si riferisce a una delle tre istanze che Freud aveva individuato in ognuno di noi per spiegare la personalità: Es, Io, Super-Io. L’Es è endogeno in ogni essere umano per natura ereditaria ed è ciò che spinge l’uomo nei suoi impulsi passionali, è dunque la volontà di ottenere piacere e soddisfazione nell’immediato. La stessa energia pulsionale di piacere è ancorata sin dentro le radici di questo Primitivo in purezza, frutto di una filosofia non solo freudiana ma anche di quella ispirata alla biodinamica. Rubino sanguigno impenetrabile. Naso sontuoso, caleidoscopico, capace di aprirsi ad un ampio panorama sensoriale che vira da sfumature iniziali minerali di ferro, quasi ematiche a tonalità di humus, cuoio, farina di castagne, panpepato, visciole in confettura, amarena sotto spirito e prugnette selvatiche. Poi, a successive “olfazioni”, regala soffi speziati di tabacco, sandalo, china e liquirizia dolce. Il gusto, permeato di bellezza e vigore, è dominato da un tannino diabolico e da una vena acido-sapida che ne allunga la persistenza e ne contrasta il residuo zuccherino tipico del vitigno. Vinificazione in acciaio e maturazione in barrique di rovere francese per 9 mesi.

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Da Leggere

Sono i nostri consigli di lettura. Novità, nuove edizioni, dizionari, testi legislativi, romanzi, saggi, pubblicazioni tecniche: letture intorno al vino.

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Da Leggere

NICOLA PRUDENTE

Il collo della bottiglia, storie di vite Autore: Nicola Prudente (Tinto) Editore: Amazon Kdp Genere: Romanzo Anno di pubblicazione: 2021 Pagine: 237 Prezzo: eBook 9,90€ - Cartaceo: 15,60€ Il libro si profila come un racconto nel racconto. Nik, giovane speaker radiofonico, decide di cambiare la scaletta del suo intervento radio senza alcun preavviso, sapendo di compiere un’azione contraria alla politica aziendale ma che, assumendosi ogni responsabilità, decide di perseguire con coraggio lasciando i colleghi spiazzati. Comincia on air il racconto dei fratelli Manocchio, produttori di un metodo classico in un piccolo paese molisano, Frattocchie, beffeggiati dalla gente del posto chiusa nella convinzione che un vino del sud debba essere rosso, e ostacolati dal delinquente locale Don Capitone, che chiede loro puntualmente il pizzo. La storia cambia quando durante una vacanza/lavoro a Rimini uno dei due, Antonio, incontra una giovane e avvenente modella francese, Blanche, di cui s’innamora all’istante. La modella è già impegnata con un ricco imprenditore, Jacques Verdun, che la fa vivere in ambienti molto lussuosi ma vuoti. Fra i due inizierà un fitto rapporto epistolare, che proseguirà con risvolti interessanti. Il romanzo racconta una storia d’amore e un segreto, si legge con piacere e tutto d’un fiato per arrivare alla fine. La commistione fra gli stili del diario di bordo e quello epistolare, calati in una dimensione metanarrativa, rende l’anda-

mento della lettura scorrevole e avvincente. Il tono è semplice, ricco di discorsi diretti in cui si ricorre anche all’uso di forme dialettali, e in lingua francese. Numerose descrizioni delle ambientazioni e dei personaggi; a volte i luoghi assumono tratti umani, Milano è descritta come “Una signora borghese, un po’ snob, non particolarmente bella, ma dotata di un carisma oltre misura”, che - a differenza di Roma - non ti seduce, bensì “Ti fagocita senza rendertene conto e ti convince di essere la migliore.” (Cap. 23); altre volte sono caratterizzati attraverso metafore e similitudini, così la memoria dell’Italia è definita “Spessa come i portoni in bronzo delle chiese romaniche, resistente come i tronchi dei castani e dei faggi, dura come le strade un tempo lastricate, arcigna come i monumenti ai caduti di tutte le guerre, romantica come i tramonti sul Tirreno e le albe sull’Adriatico.” (Cap. 29). Dinamico dal punto di vista narrativo, molto belle sono le digressioni storiche presenti, ad esempio quella riferita al periodo della seconda guerra mondiale dove si inserisce il doloroso racconto di Don Capitone. Libro lieto e ottimista, a tratti intenso, con un inserto sicuramente originale: alla fine di ogni capitolo compare il titolo di una canzone, come se i lettori fossero tutti sintonizzati all’ascolto di questo racconto sulle stesse onde del canale radio di Nik. Ogni pagina ha lo scopo di far immergere i lettori in una dimensione intima e fluida, questo è anche il motivo che vede l’assenza di un indice. Esperienza fortemente suggerita è di leggerlo col sottofondo della canzone citata in ogni capitolo e, possibilmente, insieme a un buon calice di vino.

Tinto – Nicola Prudente –nasce in Puglia, a Mesagne (Br), il 12 settembre del 1976 e cresce in Toscana, a Pistoia, è sposato, due figli, oggi vive e lavora a Roma. Dal 2002 è, insieme a Federico Quaranta, l’anima e la voce di “Decanter”, programma cult di Rai Radio2 dedicato al mondo dell’agricoltura e dell’enogastronomia. Grazie a questo programma, ha ricevuto diversi riconoscimenti: l’ultimo - in ordine di di importanza - è il “Premiolino”, uno dei più antichi premi giornalistici italiani. Oltre alla carriera radiofonica, Tinto si è fatto apprezzare anche per le sue doti di conduttore televisivo. Nella stagione 2013-2014 ha presentato su Rai Due il programma “Un pesce di nome Tinto”. Dal 2011 al 2013, ha girato l’Italia con “Fuori di Gusto”, in onda su La7 Tinto ha condotto, insieme a Fede, i programmi “Magica Italia” e “Linea Verde-Orizzonti” su Rai Uno. Nelle passate stagioni televisive, sempre su Rai Uno, Tinto era nel cast fisso della “Prova del cuoco” di Antonella Clerici. Dal 2015 è autore e conduttore di “Frigo” su Rai2. Da ottobre 2019 è autore conduttore di «Mica Pizza e Fichi» su La7 Tinto ha pubblicato cinque libri. È del 2013 “Sommelier ma non troppo - Il libro per capire il vino senza troppi giri di bicchiere”, edito da Rai Eri e che è valso l’Oscar Bibenda come miglior libro enogastronomico. A fine 2015 ha dato alle stampe il volume “111 vini italiani che devi proprio assaggiare” edito da Emons u, una guida che è un viaggio tra le migliori cantine d’Italia per brindare al nostro Bel Paese. Nel 2017, sempre edito da Rai Eri, esce il terzo libro “Sommelier ma non troppo: ad ogni cibo il suo vino, gli abbinamenti di Vinocult”. Nel 2020 edito invece da Cairo Editore esce il libro tratto dall’omonimo programma tv su LA7 «Mica Pizza e Fichi». Nel 2021 esce con Amazon il suo primo romanzo, «Il collo della bottiglia: storie di vite». 91


Informazioni da Fondazione

Un’altra opportunità per i nostri appassionati iscritti che nella zona di Latina e dintorni potranno seguire eventi, corsi e degustazioni in una sede elegante, molto bella.

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Informazioni da Fondazione

BIBENDA A VILLA LATINA Vicino alla città di Latina e a pochi chilometri dal mare Villa Latina è un luogo molto bello, realizzato con pensieri, studi e coerenze stilistiche uniche, con idee di eleganza, di funzionalità… e con tanto animo. Il magnifico parco si estende per vari ettari, tra dolci colline e immensi prati, tra uliveti, palmeti e frutteti, tra alberi secolari e tanti fiori. All’interno di questo sofisticato gioiello, una Villa espressione di finezza, di buongusto e di signorilità. La commistione tra i materiali con cui è stata costruita crea ambienti suggestivi e lussuosi, arredati con cura, da cui si può ammirare il vasto giardino che la circonda e la magnificenza della natura: stanze grandi e confortevoli, spazi molto capienti, diversi patio all’interno e verande con piante rare e antiche. Altre strutture adiacenti alla Villa, in mezzo al parco, con Sale da meeting estremamente spaziose, funzionali e confortevoli, per congressi e per vari tipi di eventi. Deliziosi gazebo in legno posizionati vicino ai boschetti di bambù, e tra le alte palme le cui chiome sventolano spinte dalle brezze che arrivano dal mare. La piscina è immersa nel verde, con un bordo ampio fatto di apposita pavimentazione, ricca di fascino e di charme. Visitare e vivere Villa Latina è un’esperienza che appaga gli occhi e lo spirito; nata come residenza di famiglia circa 45 anni fa, è oggi dedicata all’accoglienza di ospiti che desiderano partecipare ad eventi in un posto speciale. Villa Latina da qualche giorno è sede della Fondazione Italiana Sommelier, il più prestigioso Centro al mondo per la diffusione della Cultura del Vino e dell’Olio. Giusto connubio tra lusso, eleganza e attenzione ai particolari; una location di alto livello per raccontare e degustare vini e oli eccellenti; una location di elevata raffinatezza dove la comunicazione del Vino avviene, come è consuetudine nella Fondazione, in un modo professionalmente perfetto e in un ambiente estremamente ricercato e distinto. Si organizzano qui Corsi di Qualificazione Abilitanti per Sommelier del Vino e

dell’Olio, Corsi monografici sui grandi territori del Vino, Attività di degustazione, Eventi legati a questo tema. È considerevole pensare di spiegare ai corsisti l’aspetto olfattivo del vino, e di poter verificare direttamente andando nel parco a odorare la pianta, di lentisco, di alloro, di liquirizia, di carrubo e tante altre; è notevole poter portare i futuri Sommelier dell’Olio nell’uliveto e mostrare loro praticamente l’oggetto dello studio: tutto ciò ha un valore davvero importante, dal punto di vista didattico ed emotivo. Rappresentata nella provincia di Latina dalla Master Sommelier della Fondazione Italiana Sommelier Barbara Palombo, la stessa Fondazione da anni è qui attiva e seguita da tanti appassionati e anche neofiti che si sono avvicinati e che partecipano con entusiasmo. Ora, nella nuova cornice di Villa Latina, Barbara e tutti i Docenti della Fondazione sono pronti per organizzare eventi, lezioni, manifestazioni, corsi e tutto quello che riguarda il Mondo del Vino, un mondo fatto di cose belle e buone, un mondo dove la cultura conduce alle emozioni più profonde.

Villa Latina - Via Isonzo 220 - Latina Per tutte le informazioni contattare Barbara Palombo al num. 344 0634708 o mandare una mail a fondazionesommelier.villalatina@gmail.com

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CrUc i BENDA

Vino e dintorni P a s q u a l e

P e t r u l l o

in arte Petrus Cercare nello schema tutte le parole elencate, tenendo presente che possono trovarsi, orizzontalmente (da sinistra a destra o da destra a sinistra), verticalmente (dall alto al basso o dal basso all alto) e diagonalmente. Alla fine rimarranno alcune lettere inutilizzate le quali lette di seguito daranno la chiave indicata. I vitigni dei tre grappoli nelle foto (chiave: 8-9,9,6): .................................................................................................................................. 94


CrUc i BENDA

R I L B B E C L O D

O C T O O O O O A B

S O T O L C M C O O

S T I L L O P I T S

AISO ANIMALE AOC ARMONICO ARNEIS BAROLO BOCA BOLLINGER BOTTI BRUNELLO BRUT CALDO CELLINA DI NARDÒ CILE COLLIEUGANEI COMPLESSO CRU DOLCE

V E C C H I O I N I R L N A N

T A E A S I E R F N O E O M E

R F L L A U I V A G A S M A G

A L L L G

F Û I A R

I T N I A

N E A G N

I R D A T

E I S R R R

R N O A A O

U T V C S A

M E D I O M

L N R U R A

DURO ERBACEO EVO FALERNO FINI FLÛTE FREISA GAVI GLERA GRAVE INTENSO MEDIO MERLOT NEGROAMARO NOVELLO OLIO OPACO QUALITÀ

N U I L I M O E A I S O F R R

N T N L N A V M L S O A V E O

A L A O O T I À T I L A U Q O

T U R B V N N A O E C A B R E

M V D I A E O M R N A

I R Ò R O R L N R R L

N B O C A P O L E A D

E B R U N E L L O S O

R U V I T I G N O V E

RIBOLLA GIALLA ROSA RAMATO ROSSI SAGRANTINO SANNIO SOAVE TANNINI VECCHIO VINO VITIGNO VULTURE

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D A I I L T U O 5 X M I L L E A L L A C U LT U R A D E L V I N O CODICE FISCALE

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Hanno collaborato a questo numero

Consulenti dell’Editore

Cinzia BONFÀ, Luca BUSCA,

Fabrizio CASADIO Internet

Manlio GIUSTINIANI, Pasquale PETRULLO,

Pierluigi DEL SIGNORE Medicina

Francesca RAGONE, Federico SORGENTE.

Stefano MILIONI Editoria Carlotta PIRRO Legislazione

Grafica e Impaginazione

Barbara TAMBURINI Enologia

Fabiana DEL CURATOLO

Gianfranco VISSANI Cucina

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Anno XX

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n. 86

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Giugno 2021

> Direzione, Redazione e Amministrazione 00136 Roma - Via A. Cadlolo, 101 - Tel. 06 8550941 - Fax 06 85305556 >

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