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numero Poste Italiane spa Sped. in Abb. Postale DL 353/2003 (Conv. in legge 27/02/2004 N.46) Art. 1 comma 1 LO/BG

PERIODICO DI CULTURA MEDICA E BENESSERE

INFLUENZA 15 COSE DA SAPERE ANEURISMI CEREBRALI QUANTO SONO PERICOLOSI?

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anno 6 - novembre - dicembre 2016

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numero

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anno 6 - novembre - dicembre 2016 PERIODICO DI CULTURA MEDICA E BENESSERE

5 Editoriale

Solo il bello delle feste

6 Attualità

15 cose da sapere sull'influenza

SPECIALITÀ A-Z

10 Diabetologia

Come prevenire e curare il piede diabetico 12 Ginecologia Atrofia vaginale, un laser per combatterla 14 Neurochirurgia Aneurismi cerebrali, quanto sono pericolosi?  PERSONAGGIO 16 Elena Carnevali Il mio impegno per garantire un futuro ai più deboli  IN SALUTE 18 Stili di vita Cibo, approvata la legge antispreco 20 Alimentazione Zucca: peccato non mangiarla 22 Come limitare i danni delle feste in 7 mosse

IN ARMONIA

24 Psicologia

Depressione. Impariamo a riconoscerla 26 Coppia Natale con... i tuoi o miei?

IN FAMIGLIA

Se il bimbo ha un occhio pigro

60 Testimonianza

28 D  olce attesa Osteopatia 30 Bambini

 IN FORMA 32 Fitness Ciaspole iniziare è semplice... 34 Bellezza Labbra al top anche sottozero  RICETTA 36 Rustico con cavolo nero e bietole  RUBRICHE 46 Altre terapie Litoterapia Minerali e rocce per aiutare l’organismo a disintossicarsi 48 Guida esami Prick e patch test 50 Animali Non solo bau. Così ci “parla” il nostro amico a 4 zampe  DAL TERRITORIO 52 News 54 Bergamo Sposi Grandi emozioni in ogni piccolo dettaglio 57 Malattie rare Associazione A.R.M.R. 58 Onlus Secondo premio “Marzia Galli Kienle” per la ricerca oncologica

Tiro le frecce alla disabilità 62 Il lato umano della medicina Da Bergamo al Madagascar con un sogno 64 Farmacie Test in farmacia. Da quello di gravidanza alla pressione oculare  STRUTTURE 66 ASST Papa Giovanni XXIII

 GUIDA ALLE PROFESSIONI SANITARIE 68 Fisioterapista: una professione in "ascesa"  REALTÀ SALUTE 71 Ortopedia Tecnica Gasparini 73 Medici Insieme 75 Studio Dentistico Galbiati 77 Euphoria Dance School 79 Farmacia Palombella

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EDITORIALE

SOLO IL BELLO DELLE FESTE ... con i consigli dei nostri esperti

O

rmai manca davvero poco. Il Natale è alle porte. Con tutto il suo carico di attese, aspettative, gioie e sapori. Ma anche tensioni, stress, corse. Già perché se da bambini il Natale è il periodo più magico dell’anno, quello in cui si ricevono i doni attesi per tanti mesi, si sta finalmente in famiglia, si può giocare fino a tardi e tutti i sogni sembrano realizzabili, per gli adulti le cose non sono sempre esattamente così. C’è chi parla persino di “sindrome del Natale”, un disturbo che si manifesterebbe con mal di testa, mancanza di appetito, stanchezza, sensi di colpa. Le cause? Spesso è colpa del carico di obblighi, doveri e impegni a cui assolvere, dall’interminabile lista di regali da comprare alle cene a cui non si può e non si deve mancare alla scelta di dove trascorrere le feste. Ecco perché in questo numero (in parte) natalizio – come vedete della simpatica copertina di auguri realizzata dal nostro Adriano Merigo - abbiamo deciso di chiedere ai nostri esperti qualche consiglio per prepararci al Natale al meglio e viverlo nel modo più sereno possibile. Senza sensi di colpa per gli strappi che sicuramente tutti immancabilmente faremo durante pranzi e cene (non perdetevi l’articolo a pagina 22). Senza litigi tra partner su dove andare a festeggiarlo (a questo tema è dedicato l’articolo a pagina 26). E dopo i manicaretti di mamma o suocera che sia non dimenticate di fare un po’ di sana attività fisica che aiuta linea e umore, come le ciaspolate (di cui vi parliamo a pagina 32). Ovviamente in questo numero non mancano argomenti d’attualità, come l’influenza che già da qualche settimana ha cominciato a mettere a letto migliaia di italiani, e tante notizie dal territorio. Che altro dire… buon Natale! Con l’augurio che porti a tutti gioia, serenità e ovviamente salute.

Bergamo Salute

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ATTUALITÀ

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QUALI SONO I SINTOMI DELL’INFLUENZA?

«Perché si possa parlare di influenza devono essere presenti contemporaneamente tre caratteristiche» spiega il professore. «E cioè febbre improvvisa oltre i 38 gradi per più di tre giorni, sintomi respiratori tra raffreddore, mal di gola, tosse, dolori muscolari e articolari. Se non si verifica la compresenza dei tre sintomi citati non si tratta d'influenza» spiega l’esperto. «Ma di un’infezione respiratoria causata da uno dei più di 260 virus parainfluenzali».

2 15 COSE DA SAPERE

sull'influenza

a cura di ELENA BUONANNO

L

a vera epidemia influenzale non è ancora arrivata. Ma sono già molti gli italiani alle prese con l’influenza stagionale che, secondo gli esperti, dovrebbe esser più aggressiva dell’anno scorso: si stimano circa 6-7 milioni di casi, più delle ultime stagioni sotto i 5 milioni, per la presenza dei virus previsti quest'anno. «Tutto dipenderà anche dall'andamento del meteo» precisa il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell'Università degli Studi milanese e direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi (Mi). «Se questo inverno dovesse essere più lungo e freddo sicuramente si avranno molti più pazienti influenzati; se invece sarà un periodo con molti sbalzi termici si ridurrà la quota di vera influenza, ma potrebbero esserci più casi di sintomi simili-influenzali». Il picco? Probabilmente tra Natale e Capodanno. 6

Bergamo Salute

COSA FARE SE SI AVVERTONO I SINTOMI O SI SOSPETTA L'INFLUENZA?

Innanzitutto bisogna evitare di andare al pronto soccorso per non intasarlo e non contagiare altre persone. «Meglio starsene a casa a riposo per tre-quattro giorni» suggerisce il professor Pregliasco. «È importante bere molto per reintegrare i liquidi e i sali minerali persi attraverso la sudorazione; fare pasti leggeri ma nutrienti, preferendo frutta e verdura, come si dovrebbe fare sempre quando si è influenzati».

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COME SI TRASMETTE IL VIRUS?

«La principale via di contagio è quella aerea attraverso le goccioline respiratorie emesse con la tosse, lo starnuto o anche semplicemente parlando» osserva il professore. «Si può però trasmettere anche per via indiretta, toccando superfici contaminate (come tasti di ascensori o manici di carrelli della spesa), poiché il virus rimane in vita per qualche minuto».

Dei tre virus influenzali di quest’anno, due sono “new entry”. A circolare saranno il virus A/California/7/2009", l'H1N1 responsabile della “pandemia” del 2009, insieme al virus A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2)-nuova variante, e al virus B/Brisbane/60/2008 (lineaggio B/Victoria)-nuova variante, tutti però presenti nella nuova composizione vaccinale.


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COME SI EVITA IL CONTAGIO?

Basta il contatto con le goccioline di saliva emesse da una persona infetta mentre parla, tossisce e respira o anche toccare oggetti contaminati dalla saliva per favorire la diffusione e l’inoculazione del virus dell’influenza. Per abbassare questo rischio però qualche norma protettiva e preventiva può essere adottata: sia di igiene personale, prima fra tutte lavarsi accuratamente le mani risciacquandole per almeno 30 secondi, sia di buona educazione collettiva come mettere le mani davanti alla bocca e al naso quando si tossisce o si starnutisce, buttare via fazzoletti usati e in caso di malattia restando a riposo, dormendo a lungo perché il sonno aiuta a difendersi dal virus, e chiusi in casa ben oltre i tre giorni, passati i quali si ritiene a torto di non essere più fonte di contagio. «Il primo consiglio è lavarsi spesso e accuratamente le mani, con acqua e sapone e, quando non è possibile, con salviette umidificate» conferma Pregliasco. «In particolare questa attenzione è importante dopo aver tossito, starnutito o toccato superfici di uso comune, come le maniglie degli autobus o il carrello della spesa. È opportuno infine evitare di scambiarsi asciugamani, fazzoletti, bottiglie, bicchieri, posate, etc. ed evitare luoghi affollati».

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IN QUANTO TEMPO SI GUARISCE?

In genere, salvo complicazioni, l'influenza si risolve al massimo nel giro di una settimana.

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CHE COSA FARE IN CASO DI VICINANZA CON UNA PERSONA INFETTA?

«Stare il più possibile lontano da chi è contagiato, almeno a due metri» consiglia il professore. «E poi lavarsi le mani dopo aver toccato superfici che ha toccato il malato e mettergli la mascherina perché non sparga germi».

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QUALI SONO LE COMPLICAZIONI?

«Nei giovani, anche se molto raramente, si può sviluppare una polmonite virale» osserva. «Nelle persone anziane invece il rischio maggiore è un sovraccarico del cuore. Quando si ha la febbre infatti il cuore batte più forte ed è sottoposto a un superlavoro».

QUALI SONO I SOGGETTI A RISCHIO?

«Bisogna distinguere tra soggetti a rischio infezione e a rischio complicanze» puntualizza l’esperto. «Nel primo gruppo ci sono i giovani, i cosiddetti “untori”. Sono più esposti perché viaggiano di più, hanno una vita sociale più intensa e quindi più occasioni di contagio. Nel secondo gruppo sono invece gli anziani e chi soffre di patologie cardiorespiratorie croniche».

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QUAL È IL PERIODO DI INCUBAZIONE E PER QUANTO TEMPO SI È CONTAGIOSI?

L'incubazione dura circa una settimana e si è contagiosi da un giorno prima della comparsa dei sintomi a quattro giorni dopo. Bergamo Salute

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ATTUALITÀ

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COME SI CURA?

Molti dei casi guariscono anche senza farmaci. «In genere comunque sono sufficienti farmaci sintomatici di automedicazione per la febbre e il dolore» spiega l’esperto. Quindi antipiretici, antinfiammatori e analgesici. «È importante però fare automedicazione corretta e responsabile utilizzando questi farmaci per attenuare i sintomi e non azzerarli, scegliendo la terapia giusta per lo specifico sintomo. Cioè antistaminici in caso di gocciolamento nasale, starnuti, congiuntivite; vasocostrittori che sono contenuti negli spray nasali contro il naso chiuso; collutori o pastiglie anti congestionanti o antisettici contro il mal di gola; sedativi, fluidificanti e mucolitici contro la tosse; antinfiammatori quali antidolorifici e antipiretici per lenire dolori e febbre. Qualora i sintomi non dovessero migliorare entro 4-5 giorni, va consultato il medico di riferimento. Invece gli antibiotici non sono indicati come primo approccio, ma vanno utilizzati solo dopo aver effettuato una visita medica, se i sintomi dell’influenza non passano con i farmaci di automedicazione oppure se, dopo un’apparente guarigione, si manifesta un ritorno di febbre e tosse produttiva».

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A supporto della terapia farmacologica, possono essere utili i cosiddetti rimedi della nonna, soprattutto quando si è sotto le coperte o in quarantena, in particolare brodo caldo, thè e tisane, che aiutano anche a reidratare l’organismo dai liquidi persi con la febbre, spremute di arance che danno vitamina C, ma senza eccedere per non incorrere nell’eventuale effetto collaterale di disturbi gastrointestinali, latte bollente con miele, sebbene il latte per la componente proteica potrebbe favorire la congestione nasale aumentando la produzione di muco.

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Bergamo Salute

IL VACCINO È EFFICACE PER PREVENIRLA?

«ll vaccino resta la prevenzione più efficace, consigliata a tutta la popolazione e raccomandata nelle categorie a rischio quali anziani, malati con patologie respiratorie croniche e cardiache di qualsiasi età, bambini e donne in dolce attesa. Va detto, però, che il vaccino non protegge da tutte le sintomatologie respiratorie non dovute a virus influenzali» spiega il professor Pregliasco. «Questo significa che esiste la probabilità comunque di ammalarsi nel corso dell’inverno, ma la sintomatologia sarà più attenuata e la guarigione più rapida».

QUANDO SERVONO GLI ANTIVIRALI?

Non servono assolutamente per prevenire il contagio, ma solo una volta che si è già stati contagiati «Ma solo nel caso in cui insorgano complicazioni» avverte. «E deve essere il medico curante a prescriverli».

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FUNZIONANO I RIMEDI NATURALI?


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CHI DEVE VACCINARSI?

«Per quanto riguarda il vaccino stagionale sono le stesse degli anni passati, cioè anziani, persone con patologie croniche cardiovascolari e respiratorie, diabete e malattie metaboliche. L'obiettivo è evitare la malattia in persone che possono andare incontro a complicazioni» spiega Pregliasco.

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QUALI SONO GLI EFFETTI COLLATERALI DEL VACCINO?

«Sono dello stesso tipo di quelli del vaccino stagionale e quindi minime: nell’1% dei casi febbre, nel 10% dei casi si manifesta con sintomi locali come arrossamento e gonfiore» rassicura il professor Pregliasco.

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SPECIALITÀ A-Z

DIABETOLOGIA

Come prevenire e curare IL PIEDE DIABETICO

DOTT.SSA FRANCESCA ZANDA Specialista in Endocrinologia e Malattie del ricambio - ISTITUTO CLINICO QUARENGHI SAN PELLEGRINO TERME -

a cura di FRANCESCA ZANDA

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e non opportunamente trattato, il diabete mellito (malattia cronica caratterizzata dall’aumento della concentrazione di glucosio nel sangue o iperglicemia) può causare lesioni in diversi distretti corporei, compresa la distruzione dei tessuti profondi del piede, determinando una delle più temute complicanze: il cosiddetto “piede diabetico”, che spesso precede l’amputazione. La probabilità che una persona affetta da diabete mellito nel corso della vita lo sviluppi è del 10-15%. L’insorgenza del piede diabetico è un fattore che peggiora di molto la qualità di vita dei pazienti. Comporta infatti frequenti manifestazioni di depressione, un forte stato di ansia per il timore di recidive delle ulcere e delle infezioni ed elevati tassi di assenza dal lavoro. Prevenire questa complicanza quindi, non solo è possibile, ma è di fondamentale importanza.

sostanza a importanti ulcere che, se s'infettano, possono coinvolgere i tessuti profondi e raggiungere persino le ossa del piede. I casi più gravi possono comportare un’irrimediabile compromissione delle aree coinvolte e richiedere l’amputazione di parte o dell’intero piede. Il rischio che i microtraumi si trasformino in gravi lesioni ulcerose è strettamente legata alla capacità del paziente di tenere sotto controllo il proprio diabete e di condurre stili di vita sani. Infatti, soggetti maggiormente a rischio per l’insorgenza di ulcere e amputazioni sono i fumatori, quelli con scarso controllo glicemico e i diabetici di vecchia data, chi presenta neuropatia, vasculopatia periferica, insufficienza renale o deficit visivi e, naturalmente, i diabetici che hanno già subito amputazioni o abbiano presentato lesioni ulcerose in passato.

SE IL PIEDE DIVENTA PIÙ “FRAGILE” A CAUSA DELLE ALTERAZIONI DI VASI E NERVI La sua insorgenza può essere una diretta conseguenza della ridotta vascolarizzazione e della diminuita sensibilità del piede ai traumi, della scarsa sudorazione e delle alterazioni della sua base di appoggio, tutte condizioni causate dalle alterazioni dei vasi e/o nervi periferici determinate dal diabete mellito. Il piede infatti risulta molto più esposto all’azione dei traumi e può andare incontro a lesioni che vanno dalla minima perdita di

LA CURA? IL PRIMO PASSO È RIPORTARE SOTTO CONTROLLO LA GLICEMIA Tutte le lesioni ulcerose o le infezioni del piede dovrebbero essere trattate in centri specializzati, immediatamente dopo la loro rilevazione. Il trattamento del piede diabetico - che ovviamente varia a seconda della gravità delle lesioni presenti - si basa principalmente sulla messa in scarico dell’arto colpito, sulla frequente pulizia della lesione con acqua o soluzione fisiologica, sulla rimozione dei tessuti necrotici, sulla rivascolarizza-

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Bergamo Salute

IL RUOLO DEL TECNICO ORTOPEDICO Nella prevenzione e nel trattamento del piede diabetico un ruolo importante è giocato dall’utilizzo di scarpe comode, eventualmente con plantari ad hoc, realizzati dal tecnico ortopedico, figura che si prende cura del paziente dietro richiesta di uno specialista, in questo caso il diabetologo. Il ruolo del tecnico ortopedico è importante poiché, prima di sviluppare il progetto, si dedica a conoscere il paziente, il suo stile di vita, la sua storia clinica, osservare ed esaminare il piede. La valutazione obbiettiva del piede del paziente è fondamentale. A seconda delle necessità, quindi, il tecnico ortopedico provvederà a identificare, posizionare e adattare specifici tutori di fase acuta oppure a consigliare l’opportuna calzatura biomeccanica con funzione di prevenzione primaria o secondaria. Ruolo chiave è quello del plantare su calco che consente un corretto rapporto piede/calza e ridistribuisce in modo efficace e uniforme la pressione dell’appoggio podalico nelle varie fasi della marcia.


IL DIABETE MELLITO RAPPRESENTA LA CAUSA PIÙ COMUNE DI AMPUTAZIONE AL MONDO DOPO QUELLE TRAUMATICHE

ti, a causa delle lesioni del sistema nervoso periferico che la malattia comporta, possono presentare un’arteriopatia agli arti inferiori senza avvertire alcun sintomo. In caso di rilevazione di segni e/o sintomi chiari o sospetti di danno vascolare dovranno essere eseguiti ulteriori esami, tra cui l’ecolordoppler agli arti inferiori. Ai pazienti che presenteranno aumentato rischio di lesioni al piede e in quelli con pregresse ulcere saranno prescritte calzature e plantari che riducono la pressione sulla pianta del piede (vedi box).

zione arteriosa quando possibile e sul trattamento antibiotico orale o endovenoso in caso d'infezione. Ovviamente, come detto in precedenza, è estremamente importante per la risoluzione delle lesioni che il paziente raggiunga un buon compenso glicemico, lipidico e pressorio e si astenga dal fumo di tabacco. “CHECK UP” DIABETOLOGICO ALMENO UNA VOLTA ALL’ANNO Ogni centro diabetologico dovrebbe compiere un’accurata anamnesi per individuare la presenza di fattori di rischio e almeno una volta all’anno (o più frequentemente in

pazienti a maggior rischio) ispezionare dettagliatamente le tipologie di calzature indossate e i loro piedi (in posizione eretta e supina), compresi gli spazi interdigitali. Per escludere la presenza di alterazioni della sensibilità pressoria e vibratoria andrebbe eseguito il test con il monofilamento di Semmes-Weinstein da 10 g e con il biotensiometro (oppure con il diapason da128 Hz), nonché la valutazione dei polsi tibiali e la misurazione del rapporto tra pressione sistolica della caviglia e del braccio (ABI) per una prima valutazione del livello di compromissione della componente vascolare degli arti inferiori; i pazienti diabetici, infat-

LA PREVENZIONE: DALLA DIETA A SCARPE COMODE Alla base della prevenzione del piede diabetico rimane l’educazione del paziente e/o dei familiari da parte del team diabetologico: è importante seguire un adeguato regime alimentare e aderire sistematicamente alle indicazioni mediche utili al mantenimento di un buon compenso glicemico, astenersi dal fumo di tabacco, eseguire una igiene quotidiana del piede, provvedere all’ispezione del piede (per individuare precocemente l’eventuale presenza di lesioni) e delle parti interne delle calzature (per escludere la presenza di parti sporgenti e/o lesive), evitare di camminare scalzi e di stare troppo vicini a fonti di calore. È importante inoltre utilizzare scarpe comode e calze non troppo strette che possono limitare la circolazione del sangue. Infine, in caso di comparsa di lesioni è bene evitare automedicazioni e avvisare il prima possibile il proprio medico di famiglia o lo specialista per iniziare un tempestivo trattamento. Bergamo Salute

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SPECIALITÀ A-Z

GINECOLOGIA

Atrofia vaginale UN LASER PER COMBATTERLA a cura di ROLANDO BREMBILLA

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utte le donne conoscono i sintomi legati alla menopausa come la sudorazione notturna e le vampate di calore. Di atrofia vaginale, invece, si parla poco e spesso è vissuta con imbarazzo. Eppure si tratta di una condizione molto diffusa durante la menopausa (ma anche nel post parto) che può avere come conseguenza secchezza vaginale, bruciore, fastidi continui, dolore durante i rapporti, disturbi che possono compromettere anche in modo importante la qualità di vita. Oggi oltre alla Terapia Ormonale Sostitutiva a base di estrogeni, cura però controversa perché secondo alcune teorie sembrerebbe corre-

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Bergamo Salute

labile a un aumento dell’incidenza del tumore al seno, buoni risultati in tempi brevi e in modo sicuro e indolore si possono ottenere grazie a innovative tecniche laser. I RISCHI QUANDO GLI ESTROGENI CALANO E LA MUCOSA SI ASSOTTIGLIA: SECCHEZZA VAGINALE, DOLORE NEI RAPPORTI, MAGGIOR ESPOSIZIONE ALLE INFEZIONI La menopausa è caratterizzata da una serie di sintomi che compaiono dopo la cessazione del ciclo mestruale e sono detti precoci o tardivi. I sintomi precoci, come ad esempio la sudorazione notturna,

le vampate di calore (definiti anche sintomi vasomotori), i disturbi dell’umore e del sonno, in generale compaiono alla brusca diminuzione dei livelli di estrogeni e possono persistere anche per anni. Questi


disturbi sono legati alla carenza o diminuzione degli estrogeni, condizione tipica della menopausa. I sintomi tardivi della menopausa, invece, compaiono qualche anno dall’inizio della menopausa e sono legati principalmente all’atrofia vaginale e sono rappresentati da: irritazione vaginale con frequenti episodi di vulvovaginiti (con possibili perdite), secchezza, dolore durante i rapporti sessuali, talvolta con sanguinamenti. Questi disturbi sono causati dalla riduzione di spessore della mucosa vaginale tipica appunto dell’atrofia e non scompaiono col tempo, anzi si aggravano sempre di più col passare degli anni. L’assottigliamento della mucosa vaginale e vulvare, causato dal calo degli estrogeni e dalla mancanza di nutrimento e di idratazione delle cellule della mucosa vaginale, infatti, è un processo progressivo che rende la mucosa stessa più delicata, irritabile e maggiormente esposta a traumi e infezioni. DALLA TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA AL “RINGIOVANIMENTO” VAGINALE In passato sono state utilizzate diverse terapie. Oggi, la più conosciuta è la cosiddetta TOS, ovvero Terapia Ormonale Sostitutiva a base di estrogeni, che deve essere valutata di volta in volta singolarmente perché da alcuni studi è emerso che nelle pazienti sottoposte a questa cura aumenterebbe il rischio di neoplasie della mammella. Sono utilizzate anche terapie locali o topiche, come gli ovuli e le creme contenenti estrogeni o fitoestrogeni. Negli ultimi anni però è stata messa a punto una tecnica laser di nuova generazione che ha dimostrato di essere efficace nella rigenerazione dei tessuti della mucosa, riattivando la produzione di nuovo collagene (che in menopausa diminuisce) e ristabilendo le condizioni della mucosa vaginale caratteristiche dell’età fertile, attraverso uno spe-

ciale sistema laser a CO2 frazionato, realizzato appositamente per la mucosa vaginale (in internet è possibile trovare numerose informazioni in merito, pur essendo una tecnologia molto recente). Il laser CO2 agisce sulle pareti della mucosa vaginale attraverso uno scanner apposito, provocando delle microlesioni impercettibili ma necessarie per innescare un processo di neocollagenesi (produzione di nuovo collagene), di riorganizzazione e riequilibrio dei componenti della mucosa vaginale. L’azione del laser riattiva e ristabilisce quindi, in modo sicuro e indolore, la corretta funzionalità delle strutture coinvolte a livello urogenitale, migliorando inoltre anche i sintomi associati a disfunzioni urinarie ad esempio nel caso di lieve incontinenza da stress e da urgenza (vedi box). Si innesca un processo di rigenerazione tissutale che dura diverse settimane, ma la stimolazione è immediata e già dopo il primo trattamento si riscontrano miglioramenti. Il tessuto della mucosa diventa così più nutrito, idratato, l’epitelio si ispessisce e diventa più tonico (vaginal tightening) e meno lasso. Si ristabilisce inoltre il corretto pH vaginale che favorisce il mantenimento della naturale barriera protettiva riducendo i rischi di infezioni. Oltre che in caso di atrofia vaginale dovuta al calo degli estrogeni, il laser CO2 si è dimostrato utile anche nel trattamento del Lichen vulvare, malattia infiammatoria cronica di origine autoimmune a causa della quale la pelle dei genitali diventa bianca, a macchie e più sottile del normale, e nella cura del vestibolite vulvare, infiammazione della mucosa del vestibolo vaginale, ossia dei tessuti posti all’ingresso della vagina, un problema con un’origine multifattoriale (fattori biologici e organici, psicosessuali e relazionali) che, secondo le stime, interessa il 12-15% delle donne che si rivolgono al ginecologo e se trascurato può diventare cronico (vulvodinia).

DOTT. ROLANDO BREMBILLA Specialista in Ostetricia e Ginecologia - PRIMARIO EMERITO POLICLINICO SAN PIETRO PONTE SAN PIETRO -

DIVERSI TIPI DI INCONTINENZA L’incontinenza è tra i problemi femminili più diffusi nelle donne dai 35 anni in su. Può essere di diverso tipo: da sforzo (ridendo o tossendo, alzando pesi), da urgenza (perdita involontaria di urina causata da una mancanza di controllo dello stimolo della minzione da parte del cervello), mista (che presenta incontinenza da sforzo e per imperiosità insieme). La più diffusa, è quella da sforzo o da “stress”, che si manifesta quando aumenta la pressione dell’addome sulla vescica in occasione di uno sforzo fisico, ma anche quando semplicemente si ride, si tossisce, si starnutisce o durante un movimento. In genere è un problema legato a fattori meccanici a causa dei quali si verifica una rettilineizzazione dell'angolo che naturalmente esiste tra l'uretra e la vescica e che evita la fuoriuscita di urina. Questo può succedere in particolare in seguito al parto naturale, nelle donne giovani, mentre nelle donne in menopausa si aggiunge anche un fattore ormonale che causa una diminuzione dell’elasticità delle fasce endopelviche, che sono i naturali sostegni alla normale posizione dei visceri deputati alla minzione (cioè all’eliminazione dell’urina). Bergamo Salute

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SPECIALITÀ A-Z

NEUROCHIRURGIA

Aneurismi cerebrali QUANTO SONO PERICOLOSI? a cura di ORAZIO SANTONOCITO

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on è, come si pensa nell’immaginario collettivo, una “bomba a orologeria” pronta a esplodere da un momento all’altro. L’aneurisma cerebrale non rotto è più che altro un ospite indesiderato che, nella maggior parte dei casi, non dà segno della sua presenza anche per tutta la vita. Il pericolo è quando queste dilatazioni che si possono formare nelle arterie cerebrali si rompono, un rischio in realtà basso soprattutto se il diametro è sotto il centimetro. UN “PALLONCINO” CHE SI FORMA DOVE L’ARTERIA CEREBRALE È PIÙ DEBOLE Si tratta di una dilatazione con estroflessione della parete di un’arteria cerebrale che si forma in corrispondenza di un punto debole della parete dello stesso vaso. Questa estroflessione assume le sembianze di un palloncino, in altri casi la dilatazione del vaso è concentrica e fusiforme. Le dimensioni di un aneurisma possono variare da pochi millimetri fino a lesioni, definite "giganti", di diametro superiore a 2,5 centimetri. L'aneurisma può interessare qualunque arteria cerebrale, anche se le arterie più frequentemente coinvolte sono quelle della base del cervello. La causa è congenita nella maggior parte dei casi; si tratta di un difetto della parete delle arterie che si verifica durante lo sviluppo embriogenetico. Più raramente la causa è acquisita, come ad esempio per patologie autoimmunitarie che colpiscono il tessuto connettivo della parte delle arterie, per eventi traumatici, per

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infezioni o infiammazioni delle arterie. L’ipertensione arteriosa è un importante co-fattore dello sviluppo di aneurisma endocranico, così come il fumo di sigaretta che indebolisce la parete delle arterie. LA DIAGNOSI? IN GENERE È “INCIDENTALE” Gli aneurismi non rotti sono quasi sempre diagnosticati incidentalmente nel corso di accertamenti eseguiti per altri motivi. Una volta individuata la presenza di un aneurisma cerebrale si perfezionerà il quadro diagnostico con un angioTc oppure con angio-Rm: questi esami chiariranno bene la sede, le dimensioni e la morfologia dell’aneurisma. A questo punto è bene rivolgersi allo specialista neurochirurgo, al quale spetta il compito di valutare la lesione e decidere se necessita di un trattamento. NON SEMPRE SERVE INTERVENIRE Un aneurisma di dimensioni inferiori a 5 millimetri con parete a profili regolari ha un basso rischio di sanguinamento; se il diametro d e l l ’a n e u r i -

L’ANEURISMA CEREBRALE È UNA CONDIZIONE PIUTTOSTO FREQUENTE. SI STIMA CHE NELLA POPOLAZIONE EUROPEA CIRCA 2-3 PERSONE SU 100 SIANO PORTATORI DI UNO O PIÙ ANEURISMI ENDOCRANICI


sma è superiore a 5 millimetri, o se le sue pareti sono irregolari, il rischio di rottura aumenta. In generale la decisione se trattare o meno un aneurisma viene presa considerando l’età del paziente, le sue condizioni generali, le dimensioni, la morfologia e la sede dell’aneurisma. Il tutto correlato ovviamente alla valutazione del rischio di sanguinamento. Nel percorso decisionale ha un ruolo anche lo stato psicologico del paziente dopo la diagnosi di aneurisma cerebrale. Lo specialista neurochirurgo o neuroradiologo presenta di solito il caso a un team multidisciplinare (neurochirurgo, neuroradiologo e neurointensivista) per una decisione collegiale relativamente all’indicazione e alla tipologia del trattamento. Le modalità possibili di trattamento tra cui scegliere sono la microchirurgia e l’endovascolare. Il trattamento microchirurgico consiste nell'escludere l’aneurisma mediante il posizionamento di una o più clip di titanio al colletto dell’aneurisma. Il trattamento endovascolare, invece, consente di escludere l’aneurisma, nel corso di angiografia, mediante il posizionamento di stent (manicotti) sulla parete interna dell’arteria oppure mediante il posizionamento di piccole spirali di titanio all’interno della sacca aneurismatica. IMPROVVISI PICCHI DI PRESSIONE, FUMO, DROGHE: I FATTORI DI RISCHIO PER LA ROTTURA Il pericolo principale è la rottura dell’aneurisma e la conseguente emorragia cerebrale. Il rischio di rottura di un aneurisma è però molto basso: si calcola che ogni anno, nel caso di aneurismi di piccole dimensioni (i più diffusi), le rotture siano meno di una su mille. È invece più alto per gli aneurismi di dimensioni sopra il centimetro, anche se resta comunque relativamente basso. Mediamente ogni anno si osservano circa 6-7 casi di emorragia cerebrale da rottura di aneurisma endocranico ogni

100.000 abitanti. Spesso la rottura è legata a un rialzo improvviso della pressione arteriosa dovuta a varie situazioni: uno stress emotivo, uno sforzo intenso, il coito. A volte avviene durante la fase REM del sonno per il rialzo pressorio legato all’intensa attività onirica. Oltre all’ipertensione arteriosa altri fattori di rischio sono il fumo di sigaretta, l’uso di sostanze stupefacenti, in particolare la cocaina. SE SI ROMPE Quando un aneurisma si rompe si verifica un’emorragia cerebrale che spesso è di tipo subaracnoidea, cioè con deposizione di sangue tra le meningi cerebrali. È una condizione clinica molto grave: infatti, provoca morte improvvisa nel 30% dei casi e rappresenta la seconda causa di morte improvvisa dopo l’infarto del miocardio. Circa il 40% dei pazienti con emorragia cerebrale da rottura di aneurisma giunge in ospedale con alterazione di vario grado dello stato di coscienza dal coma al sopore. Infine circa un terzo dei casi giunge in ospedale in discrete condizioni neurologiche. I CAMPANELLI D’ALLARME, MAL DI TESTA FORTISSIMO E IMPROVVISO, NAUSEA INTENSA, RIGIDITÀ DELLA NUCA Il sintomo più frequente è una fortissima cefalea a insorgenza improvvisa, descritta come “colpo di pugnale nucale”, la più violenta cefalea avuta sino a quel momento; altri sintomi associati sono la nausea intensa, il vomito, la rigidità nucale e la perdita di coscienza. In questi casi bisogna che il paziente sia portato in ospedale d’urgenza. Si esegue immediatamente una Tc dell’encefalo e una volta confermata la diagnosi di emorragia cerebrale si esegue una angio-Tc oppure un’angiografia cerebrale per identificare la causa dell’emorragia. Individuato l’aneurisma, quale causa dell’evento emorragico, si discute in team multidisciplinare,

DOTT. ORAZIO SANTONOCITO Direttore U.O.C. di Neurochirurgia - AZIENDA USL TOSCANA NORDOVEST SPEDALI RIUNITI LIVORNO COMITATO SCIENTIFICO BERGAMO SALUTE -

caso per caso, la migliore modalità di trattamento (microchirurgia o endovascolare) per mettere in sicurezza l’aneurisma mediante la sua chiusura e scongiurare così il rischio di una recidiva dell’emorragia. Si tratta di interventi delicati ma decisivi nel salvare una vita, eseguibili presso ospedali in cui coesistono le specialistiche neurochirurgica, neuroradiologica e neurorianimatoria.

SCREENING DI PREVENZIONE SOLO IN CASI SELEZIONATI Non è possibile una vera prevenzione. Uno screening diagnostico con angio-Rm cerebrale è giustificato solo nei casi di consanguinei di prima linea di portatori di aneurisma endocranico (fratelli, sorelle, genitori, figli) oppure nei casi di associazione con rene policistico. Nel caso di aneurisma non rotto è indispensabile il monitoraggio e controllo della pressione arteriosa e smettere di fumare. Bergamo Salute

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Due leggi portano la sua firma: per le persone con disabilità gravi e contro i maltrattamenti a scolari e anziani

IL MIO IMPEGNO PER GARANTIRE UN FUTURO AI PIÙ DEBOLI a cura di LUCIO BUONANNO

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razie a lei sono state approvate due leggi con cui lo Stato cerca di tutelare i suoi cittadini più deboli come gli anziani, i bambini e i disabili. La prima è la cosiddetta “Dopo di noi” che dà speranze e un futuro alle persone con disabilità grave anche dopo la scomparsa dei loro familiari e l’altra contro i maltrattamenti in asili e strutture residenziali per anziani e disabili. Lei è l’onorevole del PD Elena Carnevali, 52 anni, bergamasca di Ciserano ma dal 1991 vive a Bergamo dove è stata anche assessore alle politiche sociali. È stata lei la relatrice in Parlamento del “Dopo di noi” e ha condiviso in Commissione permanente Affari sociali, di cui fa parte, la seconda. «Sono leggi importanti. Dopo anni di attesa con la legge “Dopo di noi” abbiamo dato una risposta concreta alle persone, in particolare a quelle con disabilità intellettiva, relazionale e cognitiva, anche in vista del venir meno del sostegno familiare o di condizioni tali da rendere difficile la cura e l’assistenza. L’obiettivo principale è quello di tutelare la qualità della vita di queste persone aiutando così le loro famiglie spesso lasciate sole


per garantire il “progetto di vita” costruito con fatica negli anni. Finora, spesso, l’unico futuro per questi disabili era il loro ricovero in qualche mega struttura. Con la nuova legge lo scopo è quello di favorire la possibilità di residenza in appartamenti da 3 a 5 persone che riproducano le condizioni della casa familiare e rendere il disabile il più autonomo possibile nella sua vita quotidiana. Ciò che vogliamo è che si realizzi un’accoglienza diffusa sul territorio che cambi quella tendenza tutta italiana che ha visto queste persone vivere in istituti con più di 30 posti. Molte città, tra cui anche Bergamo, stanno già da tempo sperimentando l'apertura nei quartieri di appartamenti dove le persone con disabilità possono vivere dentro la società. Abbiamo stanziato 270 milioni di euro per i prossimi tre anni, 90 per il 2016». All’onorevole Carnevali queste leggi stanno molto a cuore. Per anni ha lavorato come terapista della riabilitazione in case di riposo a Calusco d’Adda, in via Gleno a Bergamo e agli Ospedali Riuniti dove ha conosciuto il marito, il professor Guido Molinero primario del Centro di riabilitazione di Mozzo. Oltre alla laurea in fisioterapia si è impegnata come volontaria con l’Associazione Disabili Bergamaschi. «Avrei voluto fare il medico» ci dice «ma la perdita del papà molto giovane con due fratelli mi ha indirizzato verso un percorso universitario più breve. E devo dire che non rimpiango nulla. Ho una bella famiglia, due figli. La prima Chiara, ha 23 anni e studia a Parigi, l’altro Luca ne ha 22 e studia medicina come il papà. Due ragazzi con i quali mi confido, chiedo i loro pareri sulla mia attività». Elena Carnevali ha sempre avuto la passione della politica. Nel 1999 è stata eletta consigliere comunale a Bergamo, nel 2004 è stata nominata assessore alle politiche sociali, migrazione e cooperazione internazionale con il sindaco Bruni. Nel 2009 di nuovo eletta consigliere comunale diventando capogruppo del Partito Democratico e nel 2013 il grande salto al Parlamento dove è componente della Commissione Permanente XII Affari sociali. Ma torniamo alla legge “Dopo di noi”. «In questa legge lo Stato si assume la responsabilità pubblica, pur ri-

cordando che la titolarità della materia sociale spetta alle Regioni e ai Comuni. La legge ha tre gambe, una, la più rilevante è la costituzione di un Fondo ad hoc che viene ripartito tra le Regioni sulla base di obiettivi e criteri uniformi su tutto il territorio nazionale, più altre due gambe che coprono le agevolazioni previste per chi stipula assicurazioni o ai trust (traduzione letterale "fiducia"; la traduzione concettuale sarebbe "affido" intendendo l'affido di beni mobili/immobili che è un istituto del sistema giuridico N.d.R). Viene innalzato il limite della detrazione sulle polizze assicurative a vantaggio delle persone con disabilità grave e vengono previste agevolazioni tributarie per i trust costituiti per queste persone». Ecco in pratica cosa prevede la legge. Si vuole, con l’impegno di Regioni, Comuni ed enti di Terzo Settore, consentire alle persone con disabilità di realizzare il desiderio di autonomia dalla famiglia, di vita indipendente anche con il supporto di educatori, volontari con progetti personalizzati e sperimentare una vita in convivenza con altre persone in un ambiente familiare, inclusivo e di partecipazione alla vita sociale della propria comunità. E una vita normale cercano anche i bambini, gli anziani e i disabili nella varie strutture come asili o “ricoveri”. I casi di maltrattamento in Italia sono purtroppo diffusi e c’è quindi bisogno di una legge: “Contro i maltrattamenti in asili e strutture residenziali per anziani e disabili”. «Le famiglie devono potersi fidare delle persone che operano in strutture cui affidano i propri cari» dice l’onorevole Carnevali «soprattutto se sono categorie vulnerabili. Per impedire qualsiasi forma di maltrattamento e garantire una migliore qualità di vita a queste persone abbiamo deciso di puntare su prevenzione, cura e controllo. Prevenire significa garantire una formazione costante e continua e supervisione per gli operatori e gli educatori che lavorano in queste strutture i quali sono sottoposti a valutazioni attitudinali non solo al momento dell’assunzione ma anche nel corso della carriera lavorativa. Viene riconosciuto il “burnout” cosa purtroppo frequente in questi settori prevedendo di poter essere assegnati ad altri incarichi per il tempo necessario a recuperare forze e competenze. Viene consentito solo l’uso delle telecamere a circuito chiuso, con regolamenti dell’Autorità garante della privacy e sulla base di accordi sindacali. I filmati però si potranno vedere solo su ordine della magistratura a seguito di denuncia e di segnalazione all’autorità giudiziaria. Vogliamo che i luoghi educativi e di cura siano il più possibili “aperti”, ampliando gli orari di accesso alle visite dei parenti e attivi nella collaborazione con le famiglie o con le associazioni in attività che possono svolgersi anche nel territorio, soprattutto quando si tratta di persone con disabilità o anziane . Non luoghi segreganti ma vitali». Bergamo Salute

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IN SALUTE

STILI DI VITA

CIBO, APPROVATA LA LEGGE ANTISPRECO

Premiato chi non butta Con le nuove regole sarà più facile donare e non sprecare alimenti e farmaci a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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addoppiare (da 500 mila e 1 milione di tonnellate) la quantità di cibo recuperata nel nostro Paese dalle associazioni non-profit e donata ai più bisognosi. È questo l’obbiettivo principale della nuova legge 166/16 sugli sprechi alimentari, approvata ad agosto dal Senato ed entrata in vigore il 14 settembre. Un provvedimento importante e molto atteso che, come sottolineato dal ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina “è una delle più belle e concrete eredità di Expo Milano 2015, una traduzione in fatti dei principi della Carta di Milano. Un provvedimento che conferma l'Italia alla guida della lotta agli sprechi alimentari, che ancora oggi hanno proporzioni inaccettabili. Con questa legge ci avviciniamo sempre di più all'obbiettivo di recuperare un milione di tonnellate di cibo e donarle a chi ne ha bisogno attraverso il lavoro insostituibile degli enti caritativi”. La legge, arrivata a soli sei mesi di distanza rispetto a un'analoga legge francese, definisce per la prima volta nell'ordinamento italiano i termini di “eccedenza” e “spreco”alimentari, fa maggiore chiarezza tra il termine minimo di conservazione e la data di scadenza, e punta a semplificare le procedure per la donazione, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e della tracciabilità. Consente, inoltre, ad esempio la raccolta dei prodotti agricoli che rimango-

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no in campo e la loro cessione a titolo gratuito e la donazione del pane avanzato nell'arco delle 24 ore dalla produzione. E, per ridurre gli sprechi alimentari nel settore della ristorazione, permette ai clienti l'asporto dei propri avanzi con la “family bag”. Anche mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, sociali e di comunità potranno fare la propria parte, perché sono previste specifiche linee guida. Ne parliamo con Marco Lucchini, Direttore Generale della Fondazione Banco Alimentare, onlus da 27 anni impegnata nella raccolta delle eccedenze alimentari e nella loro distribuzione gratuita ad oltre 8.000 associazioni e enti caritativi in tutta Italia. LA LEGGE RIGUARDA SOLO LO SPRECO ALIMENTARE? Come espresso nel titolo “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi” la legge 166/16 intende favorire non solo il recupero di eccedenze alimentari, ma anche di prodotti farmaceutici; inoltre intende limitare le conseguenze negative per l’ambiente attraverso la riduzione della produzione di rifiuti e a contribuire a informare e sensibilizzare i consumatori e le istituzioni sui temi trattati dalla legge stessa. La cosa che ci tocca

più da vicino è l’aver affermato il riconoscimento del valore prioritario delle donazioni per fini umani. CHI È COINVOLTO DALLA LEGGE (CITTADINO, DETTAGLIO, GRANDE DISTRIBUZIONE, RISTORAZIONE...)? Nella legge sono coinvolti tutti i soggetti della filiera alimentare per la parte operativa del recupero, ma anche le istituzioni come il Ministero dell’ambiente, Il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e il Mipaaf (Ministero delle Politiche Agricole) per la parte di promozione e formazione di iniziative rivolte alla riduzione degli sprechi. Anche i comuni avranno la

MARCO LUCCHINI

Direttore Generale Banco Alimentare


di recupero di eccedenze alimentari dalla filiera agroalimentare e ridistribuzione delle stesse alle oltre 8.000 strutture caritative convenzionate su tutto il territorio nazionale, attraverso il lavoro delle 21 Organizzazioni Banco Alimentare territoriali.

SEI MILIONI DI PERSONE IN ITALIA VIVONO SOTTO LA SOGLIA DI POVERTÀ MENTRE SI GETTA NELLA PATTUMIERA CIBO PER UN VALORE DI 10 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO CON QUALE CRITERIO/MECCANISMO VERRANNO RACCOLTI E POI DISTRIBUITI GLI ALIMENTI? QUALI SARANNO GLI ENTI COINVOLTI? Semplicemente questa legge, avendo armonizzato e semplificato il quadro normativo di riferimento, incentiva maggiormente aziende, supermercati, esercizi comSCADENZA E merciali, ristoratori a doTERMINE MINIMO nare il cibo in eccesso, DI CONSERVAZIONE: consentendo a tutti CHE DIFFERENZA C’E’ gli enti come il La data di scadenza (“da consumarsi nostro di recuentro…”) indica la soglia oltre la quale perare ancora l’alimento può diventare un pericolo per la più alimenti. salute, mentre il termine minimo di conservazione Anzi la leg(“da consumarsi preferibilmente entro…”), il limite ge ha anche oltre il quale l’alimento comincia a perdere alcune ampliato caratteristiche organolettiche e nutrizionali ma è la platea di comunque commestibile. Sulla base di questa soggetti a fidistinzione, alimenti che abbiano superato il termine nalità sociale minimo di conservazione possono essere donati, che potranno così come i prodotti da forno non venduti o beneficiare desomministrati entro le 24 ore successive alla gli alimenti per produzione, purché siano garantite sostenere le perl’integrità dell’imballaggio primario sone povere. Come e le idonee condizioni di già avviene da 27 anni, conservazione. Banco Alimentare proseguirà la sua attività quotidiana possibilità di intervenire con provvedimenti di riduzione della tassa dei rifiuti per le aziende donatrici. Infine la Rai sarà chiamata a fare la sua parte per promuovere campagne di comunicazione per favorire le donazioni e sensibilizzare i consumatori sul tema dello spreco.

QUAL È L'INCENTIVO/SANZIONE PER FAVORIRE L'ADESIONE ALLA RACCOLTA? La legge 166/16 non prevede sanzioni, ma responsabilizza tutti i soggetti, coinvolgendoli in un processo virtuoso che fa bene in primis alle aziende stesse e ai loro dipendenti e a cascata a tutta la società. Le novità per le aziende sono diverse, tra queste: l’abolizione della comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate, ma solo consuntiva a fine mese per le donazioni, mentre nessuna comunicazione è dovuta per donazioni di alimenti deperibili o per importi inferiori a 15.000 euro e la possibilità per i Comuni di ridurre la tassa sui rifiuti alle imprese che documentano le donazioni. QUANDO IN PRATICA COMINCERÀ A FUNZIONARE LA MACCHINA ANTI-SPRECO? La macchina anti-spreco è già in funzione e mai si è fermata in questi anni, se si pensa che solo Banco Alimentare in questi anni ha aumentato le tonnellate di alimenti recuperate passando da 17.101.800 nel 2008 a 31.552.845 kg nel 2015, da 387 punti vendita della grande distribuzione a 864 nel 2015. Ora con la nuova legge ci aspettiamo di recuperare più cibo e ci auguriamo che da qui a 3 anni si possa arrivare a superare anche 1 milione di tonnellate di alimenti recuperati; dal nostro osservatorio possiamo dire che gli effetti della legge si vedono anche a solo un mese dalla sua entrata in vigore, infatti, in 27 anni di attività, non abbiamo mai ricevuto così tante telefonate da parte di aziende, ristoranti, industrie che vogliono incominciare a donare, o farlo con più incisività e continuità. Bergamo Salute

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IN SALUTE

ALIMENTAZIONE

ZUCCA: peccato non mangiarla a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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a un sapore molto dolce, eppure la possono mangiare tutti anche chi è a dieta o diabetico. Si può consumare in tutte le sue parti, semi compresi. Può essere usata persino come maschera purificante per la pelle. È davvero un ortaggio pieno di virtù, sorprendente e versatile la zucca. Conosciuta già dagli Egizi, dai Greci e dagli Arabi, da qualche migliaio di anni i Cinesi la usano non solo come alimento, ma anche rimedio appartenente alla loro medicina tradizionale. Una grande protagonista, soprattutto in questa stagione, a tavola ma non solo. Chi non ricorda la favola di Cenerentola in cui una semplice zucca si trasforma in una sontuosa carrozza? Oppure che dire di Jack o’ Lantern, ovvero della leggenda del dissoluto fabbro Jack che vaga con il suo lumino in attesa del Giudizio? Negli Stati Uniti, ogni anno, si svolgono

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concorsi che premiano la zucca più grande: si arriva anche a oltre cento chili di peso! Bella da vedere, con i suoi colori caldi, buona da mangiare, amica della nostra salute: conosciamola meglio con l’aiuto della dottoressa Simona Tadini, biologo nutrizionista. DOTTORESSA TADINI, QUALI SONO IN PARTICOLARE I BENEFICI DERIVANTI DAL CONSUMARE QUESTA VERDURA? La zucca appartiene agli alimenti che, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, equilibrano gli organi deputati alla digestione e alla assimilazione (detti loggia energetica Terra). Quindi, benefici dal suo utilizzo ne trarranno innanzitutto lo stomaco e la milza-pancreas (considerati un unico organo deputato alla trasformazione e la messa in circolo del cibo sotto for-

ma di sangue), come dimostrato da numerose prove scientifiche. Infatti, la zucca è ricca in mucillagini, ovvero fibre alimentari solubili, in grado di lenire la mucosa del tubo digerente e rivelarsi così utili nei casi di gastrite; ha inoltre una blanda azione lassativa e un notevole potere saziante. ESSENDO COSÌ DOLCE, SI POTREBBE PENSARE CHE NON SIA INDICATA, AD ESEMPIO, SE SI È A DIETA. È PROPRIO COSÌ? Il suo sapore dolce non deve trarre in inganno. È un ottimo alimento per coloro che soffrono di diabete e, magari, sono in eccesso di peso. La zucca ha un potere calorico ridotto: meno di 30 calorie in cento grammi. Inoltre, pur avendo un indice glicemico alto, ha un carico glicemico molto basso. Questo significa che, anche mangiandone


DOTT.SSA SIMONA TADINI Biologa nutrizionista - A TREVIGLIO, ROMANO DI LOMBARDIA E CARAVAGGIO -

un elevato quantitativo, la glicemia ne viene influenzata in modo poco rilevante. Da ciò l’utilità d'impiego nella dieta del diabetico, insieme per esempio ad altri alimenti, come i legumi o le cipolle cotte. Una soluzione gustosa e sana per coloro che sono attenti alla linea o devono tenere sotto controllo la glicemia è proprio la crema di zucca e cipolle, preparata con una spolverata di parmigiano e insaporita con una crema di semi di sesamo in grado di conferire al piatto un sapore molto gradevole ed originale. E le sue proprietà benefiche non si fermano qui.

CHE ALTRE VIRTÙ HA? La zucca è un prezioso alleaPROTAGONISTA DI TANTE to anche come antiossidanRICETTE: DAI PRIMI AI DOLCI te, grazie al contenuto di La zucca è ricchissima di grandi beta-carotene e di selequalità anche se, per la maggior parte nio. Inoltre ha potere di ricette dolci e salate, si utilizza quella alcalinizzante, ovvero gialla. Non per niente rientra nella storia aiuta a contrastare l’adella cucina di tantissime popolazioni. cidificazione metaboliNumerose sono le ricette che la utilizzano, ca che è alla base della da quelle più tradizionali, come i tortelli stragrande maggioranmantovani, ai dolci alternativi che za delle patologie “moprevedono l’uso di questo ortaggio derne” e degenerative, come parziale sostituto della frutta, una per tutte l’osteoporosi. grazie al suo sapore dolce. Questo aspetto è da tenere in grande considerazione, sapendo che l’alimentazione moderna è spiccatamente acidificante a causa dell’abuso di carne, cereali raffina- fia prostatica grazie alla presenza ti, zuccheri semplici e scarsa pre- di particolari fitosteroli. Trovano senza di vegetali. Con la polpa di largo uso come antielmintico (cioè zucca, poi, possiamo preparare in in grado di eliminare i vermi intecasa delle maschere di bellezza, in stinali) pare grazie all’azione della grado di levigare, idratare e pulire cucurbitina in essi contenuta. Non in profondità la pelle del viso. di poco conto poi è il loro quadro lipidico, ricco in acidi grassi monoMA FA BENE SOLO LA POLPA e poli-insaturi che in sinergia con O ANCHE I SEMI? le clorofille e i carotenoidi formano Della zucca dovrebbero essere un particolare fitocomplesso molto consumati anche i semi perché utile nella prevenzione dell’aterohanno moltissime importanti atti- sclerosi, condizione patologica cavità. Sono utili nell’uomo in quan- ratterizzata dall'indurimento della to in grado di contrastare l’ipertro- parete vasale, causata da accumuli di lipoproteine, infiammazione etc.. Infine, proprio perché della zucca non si butta nulla, possiamo usare anche le foglie per preparare un decotto contro la diarrea e i fiori, sempre in decotto, in caso di tosse secca.

INFORMAZIONI NUTR QUANTITATIVI PER 100

G DI ALIMENTO

Apporto energetico Carboidrati Zuccheri Proteine

26 Kcal 6,5 g 1,4 g 1 g

Fibra alimentare Calcio

Potassio Fosforo

IZIONALI

0,5 g 21 mg 340 mg 44 mg

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IN SALUTE

ALIMENTAZIONE

COME LIMITARE

i danni delle feste in 7 mosse a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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rmai siamo a dicembre, periodo delle feste densissimo di impegni con cene, aperitivi e pranzi per festeggiare l’arrivo del Natale e la fine di un anno lavorativo. Le feste comandate si festeggiano. Che senso avrebbe stare a dieta proprio il giorno di Natale? «Anche chi dedica un’attenzione particolare alla sua alimentazione, all’apporto calorico o alla scelta di alimenti sani, in certe occasioni privilegia, com’è giusto, i rapporti sociali» osserva la dottoressa Daria Fiorini, dietista. «Purtroppo, però, le festività di questo periodo sono, tra tutti i momenti di vacanza dell’anno, quelle che procurano le maggiori conseguenze negative per l’abuso di dolci, bevande alcoliche e zuccherate, o comunque per un inevitabile cedimento sulle regole di un’alimentazione sana, equilibrata ed energetica. Il rischio è ritrovarsi a gennaio con qualche chilo di troppo e con l’ansia di doverlo eliminare immediatamente. Per evitare tutto questo difendiamoci in anticipo mettendo in moto una sana controffensiva e seguendo alcuni semplici suggerimenti».

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NON SALTARE MAI LA COLAZIONE «Anche se è previsto un pranzo ricco come quello del Natale, non dobbiamo rinunciare al rito della prima colazione abbondante, imprescindibile pratica quotidiana» suggerisce l’esperta. «Con un pasto mattutino ben bilanciato tra carboidrati (gallette, pane integrale, cereali integrali…), proteine (frutta secca con guscio, semi oleosi, uova, affettati, …) e frutta si può arrivare a pranzo con poco appetito riuscendo a trattenersi dagli eccessi». Chi,

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DOTT.SSA DARIA FIORINI

Dietista

- A BERGAMO VILLAGGIO DEGLI SPOSI -

al contrario, salta la colazione nella convinzione che la rinuncia compensi le scorpacciate festive, arriverà famelico al pasto successivo. «Inoltre il digiuno produce un segnale di rallentamento metabolico, per cui si accumulerà più grasso di riserva. Il segreto per non prendere peso non è saltare i pasti, e tantomeno la colazione, bensì distribuirli correttamente nella giornata».

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HAI ESAGERATO? IL SEGRETO È COMPENSARE Per evitare dannosi surplus calorici, possiamo compensare ogni pasto abbondante con un pasto leggero. «Ad esempio, dopo il pranzo di Natale, compensiamo con una cena depurativa a base di tanti vegetali cotti e crudi, conditi con dell’olio EVO (Extra vergine di Oliva) di qualità e poco sale» consiglia la dietista.

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MANGIA CARBOIDRATI, PROTEINE E FIBRE IN OGNI PASTO PER EVITARE “PICCHI DI ZUCCHERI” «La prima linea di prevenzione nei confronti di una giornata in cui rinunciamo al controllo su ciò che mangiamo, consiste nel rallentare l’assorbimento degli zuccheri e nel ridurre i picchi di insulina» dice la dottoressa Fiorini. «In tal modo eviteremo che gli zuccheri vengano trasformati in trigliceridi e imma-

gazzinati sotto forma di grasso di scorta. L’altro effetto, altrettanto dannoso, di un’eccessiva produzione di insulina, è quello sulla fame: a seguito dell’innalzamento degli zuccheri, vi è un calo glicemico che stimola il cervello a ricercare nuovamente cibo per tamponare la carenza registrata». Un effetto positivo nel ridurre i picchi di insulina, e quindi nella stabilizzazione del livello di zuccheri nel sangue, è dato dall’abbinamento a ogni pasto di carboidrati, proteine e fibre. «Con le proteine, viene secreto un ormone antagonista all’insulina che ci permette di evitare sbalzi glicemici e avvertire una fame “finta” che ci porterebbe a innescare un meccanismo di continua ricerca di cibo. Inoltre l’apporto di fibra, contenuta in verdura, leguminose, cereali integrali e frutta, rallenta notevolmente l’assorbimento degli zuccheri, evitando anche in questo modo il rischio di perenne sensazione di fame» spiega la dottoressa.

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FAI ANTIPASTI INTELLIGENTI Per evitare che i vari aperitivi e i brindisi augurali, spesso accompagnati da ricchi buffet, portino a conseguenze su pancia e fianchi, sarebbe opportuno iniziare il pasto con frutta o cruditè di verdure. «Con questo stratagemma forniremo al nostro organismo vitamine, minerali, fibre e altri fitonutrienti benefici che regolano il senso di fame, modulano l’assorbimento di grassi e zuccheri e riducono l’impatto glicemico; verrà contenuto in questo modo il rischio di esagerare con stuzzichini ingrassanti» continua la dietista.

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MASTICA OGNI BOCCONE… FINO IN FONDO Anche nei momenti di convivialità e di festa è fondamentale gustare ogni boccone fino in fondo e masticare adeguatamente. «La buona masticazione degli alimenti, oltre a favorire il processo

digestivo, permette al nostro cervello di capire la qualità e la quantità dei cibi che stiamo mangiando, con l’effetto positivo di attivare la lipolisi, cioè lo scioglimento del grasso in eccesso» spiega l’esperta. «Inoltre la buona masticazione evita indesiderate fermentazioni intestinali, spesso causa di malessere. In questo modo ci possiamo concedere di assaggiare qualche prelibatezza tipica delle feste natalizie senza conseguenze spiacevoli per la nostra linea e la nostra salute».

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RITAGLIATI DEL TEMPO PER L’ATTIVITÀ FISICA Le festività regalano scampoli di tempo libero che possono trasformarsi in occasioni per smaltire gli eccessi alimentari. «Anche se d’intensità moderata, l’attività fisica rappresenta il segnale più importante per un metabolismo attivo e svolge una potentissima azione antidepressiva che regala benessere a ogni livello» sottolinea la dottoressa Fiorini. E i vantaggi non sono solo questi: miglioramento dell’efficienza cardiorespiratoria, diminuzione del colesterolo “cattivo” a vantaggio di quello “buono”, consumo delle calorie favorendo il controllo del peso, riduzione del rischio d’infarto, protezione e rinforzo di ossa, articolazioni cartilagini (miglior rimedio contro l’osteoporosi), produzione di nuova massa muscolare, aumentando la massa magra dell’organismo, mobilizzazione dei grassi di riserva.

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IMPARA A SCEGLIERE «L’ultima strategia per limitare i danni delle feste è quello di scegliere i 3-4 pasti (non di più) in cui sentirsi liberi di gustare appieno il cibo, essere sereni e godersi gli affetti e la compagnia di questi giorni di festa. Infine per godersi i restanti pasti senza litigare con la bilancia è utile dimezzare le porzioni assaggiando praticamente tutto ciò che queste festività ci offrono» conclude l’esperta. Bergamo Salute

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IN ARMONIA

PSICOLOGIA

DEPRESSIONE

Impariamo a riconoscerla a cura di MARIA CASTELLANO

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apita a tutti nella vita di attraversare periodi difficili in cui ci si sente “giù di morale”, tristi, sconfortati, in una parola depressi. Non sempre, però, questo significa soffrire davvero di depressione. Esistono criteri precisi per diagnosticare la depressione. I sintomi più importanti sono calo dell’umore e perdita di interessi. Ma ne servono anche altri per essere certi di avere a che fare con questa malattia. «Depressione è una parola spesso utilizzata per descrivere una serie di sentimenti, tra cui la tristezza, la frustrazione, la delusione, talvolta l’assenza o la perdita temporanea di progettualità» dice il dottor Mauro Savardi, psicologo. «Tuttavia, in clinica, il termine "Depressione" o "Depressione maggiore" si differenzia dai così detti giorni o momenti “down” per tre aspetti principali: intensità, durata e interferenza. Quando demoralizzazione e tristezza tendono ad accrescere d’intensità, a perdurare nel tempo e a interferire con il funzionamento sociale, relazionale, affettivo, cognitivo e lavorativo, allora si può sconfinare in un disturbo psicologico, cioè in una vera depressione». MA QUINDI, DOTTOR SAVARDI, LA DIFFERENZA TRA UN’ESPERIENZA DEPRESSIVA E LA DEPRESSIONE VERA E PROPRIA È “QUANTITATIVA”? In parte sì. Tuttavia questa differenza quantitativa è sostenuta anche da una differenza qualitativa nella rigidità, impermeabilità e assolutezza delle credenze strutturali di base che la singola persona ha su di Sé (“non valgo nulla”, “non sono in grado”, “non concluderò mai niente” etc.), sugli Altri (“non mi

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accettano”, “mi escludono sempre” etc.), sul Mondo (“nulla di buono mi prospetta il domani”, “la vita è troppo difficile per me”), piuttosto che la tendenza a viversi (inconsapevolmente) in modo condizionale. In quest’ultimo caso il valore di Sé è condizionato da risultati di performance (in ambito scolastico, lavorativo, relazionale o in qualunque realtà progettuale che ha il senso per quella persona in quel momento). Chi soffre di depressione vive una sensazione pervasiva di non valore sostanziale di Sé che emerge in modo assoluto di fronte all'irrealizzabilità di un obbiettivo. COME SI MANIFESTA PIÙ NEL DETTAGLIO LA SINDROME DEPRESSIVA? La depressione è una spinta verso il basso, verso la chiusura, verso l’annullamento, che si caratterizza per una costellazione di sintomi, comportamenti, stati emotivi, pensieri che stanno all’interno di una medesima cornice di riferimento. •Umore Da chi ne soffre è riferito uno stato di umore basso che si protrae per parecchio tempo. Nelle forme lievi questo stato emotivo può presentarsi ad esempio più come una visione malinconica della vita e caratterizzata da tristezza generale in parte influenzabile dagli eventi esterni. In seguito a un’esperienza positiva l’umore può tornare a livelli “normali” per poi ricadere nel grigio della sofferenza malinconica in seguito ad esempio anche a una delusione minore. Nelle situazioni più gravi l’umore basso non solo può persistere per un tempo più lungo durante il giorno, ma pre-

NELLA DEPRESSIONE “LA PERDITA DELLA COMUNICAZIONE, E LA CONSEGUENTE PERDITA DEL POTER VIVERE, DILAGANO COSÌ CHE L’INTERA ESISTENZA SI FA ESANGUE E VUOTA…..IL NON VOLER PIÙ PRENDERE PARTE ALLA VITA, E ANZI IL NON POTER PIÙ PRENDERE PARTE AD ESSA, DIVIENE PAROLA TEMATICA DELLA MALINCONIA”. (V.E. VON GEBSATTEL, IMAGO HOMINIS)

sentare anche una certa resistenza e indipendenza dalle situazioni positive che possono accadere. Spesso i sintomi depressivi si accompagnano a stati d’ansia. • Pensieri Le persone depresse presentano un modo abbastanza specifico di concretizzare la loro mente in termini di pensieri e immagini mentali. Si parla di triade cognitiva per descrivere il modo di vedere sé stessi in luce negativa, il mondo carico di difficoltà insormontabili, il futuro come irreversibile, immodificabile, senza speranza. Spesso l’autostima e la fiducia in se stessi sono molto basse e accompagnate da un generale senso di colpa immanente.


L’ORIGINE? DA FUORI O DA DENTRO • Depressione esogena o reattiva. Si verifica quando un evento critico esterno può pesare sul vissuto emotivo della singola persona (tutte quelle situazioni che violano le proprie aspettative), con un processo che parte dall’esterno verso l’interno. • Depressione endogena. Si verifica quando non è ricollegabile a uno o più eventi immediatamente eclatanti e “visibili” dall’esterno. È come se all’interno della personalità di un individuo si verificasse una frattura, solo apparentemente inspiegabile. La depressione endogena spesso ha un’oscura preparazione lenta e subdola. Mentre la forma depressiva di tipo reattivo presenta un decorso, teoricamente, più favorevole, se connesso con la capacità della persona di incorporare lo smacco subito e/o vissuto, la forma depressiva endogena, proprio perché più radicale e sostanziale, crea una maggior percezione di irreversibilità e di vergogna personale, sulla quale si possono innestare vissuti e idee di morte, talvolta non prevedibili.

• Sintomi fisici Spesso si presentano sintomi fisici connessi allo stato emotivo depressivo, più o meno intensi: difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti notturni; perdita di appetito o al contrario aumento del desiderio di mangiare; calo o assenza di desiderio sessuale; abbassamento dei livelli di energia con difficoltà o perdita di motivazione nel compiere anche le cose più di routine di tutti i giorni ad una demotivazione generale nello smettere di svolgere attività precedentemente piacevoli, fino ad una condizione generalizzata di inattività e letargia. • Relazioni interpersonali L’infelicità e l’insoddisfazione si ripercuotono sulle relazioni interpersonali. A volte si creano delle situazioni interpersonali viziose, dove l’incapacità dell’altro di capire il senso di solitudine, isolamento,

tristezza, fallimento, della persona depressa, si accompagna a richieste forzose o percepite come tali, di attivazione piuttosto che a evitamenti relazionali, in cui la persona depressa viene lasciata a se stessa. Oltre a sentirsi sole e isolate, tendono a isolarsi o a rifiutare esplicitamente l’avvicinamento degli altri o a pretenderlo ma in modo incomprensibile per l’altro. • Comportamenti La visione negativa di sé, l'aspettativa pessimistica sul futuro, la rappresentazione dei problemi come insormontabili, l'idea di disvalore attribuita a se stessi, l'attribuzione all'altro dell'incapacità e soprattutto non volontà di dispensare cure, il senso di colpa intrinseco, il senso di indegnità personale, i sintomi fisici, la rottura dei rapporti interpersonali, sono tutti fattori che contribuiscono nel ridurre l'attivazione,

la motivazione e la progettualità personale. Quest'ultima al contrario viene tutta spostata su un piano fantasmatico non tanto nei termini di ciò che potrei e vorrei fare, ma nei termini di ciò che non ho fatto, ciò che ho perso, accanto a un'idea di colpa, di irrecuperabilità e irreversibilità della condizione attuale.

DOTT. MAURO SAVARDI Psicologo e Psicoterapeuta - PRESSO CENTRO MEDICO POLISPECIALISTICO EDOLO - CETO - PIOMBORNO (BS) Bergamo Salute

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IN ARMONIA

COPPIA

NATALE CON...

i tuoi o miei? a cura di ELENA BUONANNO

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ell’immaginario comune Natale è identificato con serenità, pace e amore, ma nel menage della vita quotidiana questa ricorrenza talvolta porta conflittualità all’interno della coppia. Le discussioni e i litigi possono nascere dalla gestione degli eventi famigliari, il rapporto con genitori e parenti, lo stress di regali, cenoni e recite dei bimbi. Senza contare la fatidica domanda: “con chi trascorreremo Natale, con i miei o con i tuoi parenti?”. «Una apparentemente banale e innocente domanda come questa può portare con sé movimenti inconsci e consci legati a dinamiche affettive, conflitti pregressi con le famiglie d’origine e talvolta mina la stabilità interna di molte coppie» conferma la dottoressa Eleonora Castelli, psicologa. DOTTORESSA CASTELLI, DAVVERO SCEGLIERE CON CHI PASSARE LE FESTE PUÒ DIVENTARE FONTE DI LITIGI, MALUMORI SE NON ADDIRITTURA SEPARAZIONI? Purtroppo sì. Non è infrequente vedere o sapere di coppie che discutono per questo. Il Natale può diventare un momento delicato per alcune coppie, in particolare se sono presenti alcuni “fattori di rischio”: • dover prendere decisioni “a due teste” mettendo in gioco i propri legami affettivi; • problemi e discussioni lasciate in sospeso durante l’anno che tornano 26

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a galla; • disaccordo sugli acquisti natalizi; • mancanza di tempo per riposare; nel regno animale l’inverno è un periodo dell’anno di rallentamento, quiete e riposo, mentre per l’essere umano richiede estrema attivazione e genera spesso alti livelli di stress. In realtà in coppie consolidate si riesce a trovare di frequente un compromesso, diversamente l’elevata conflittualità potrebbe trasformarsi in un’occasione per affrontare e risolvere definitivamente problematiche e divergenze, ma anche chi si fosse appena imbarcato in questa avventura di vita non deve disperare, in queste occasioni si possono gettare le base per una ottimale gestione dei conflitti futuri. COME USCIRE ALLORA DAL DILEMMA? Da un punto di vista psicologico aver maturato come coppia un buon equilibrio fra le componenti che costituiscono il legame con il partner è essenziale per affrontare insieme le difficoltà che si presentano nel tempo, dalle più piccole alle grandi transizioni. Ci sono poi piccoli accorgimenti adottabili fin da subito, ad esempio parlare di come si intende passare le festività con anticipo, in modo da affrontare la questione tranquillamente, senza la tensione ormai accumulata nei giorni precedenti alle feste, comunicando poi ai parenti la decisione presa come coppia, non come sin-

goli. Fondamentale è inoltre porsi in un’ottica di ascolto del proprio partner, accogliere empaticamente le sue ragioni e considerare le sue richieste e le contingenze esterne, quali genitori lontani o malati, fratelli con bambini piccoli e molte altre, in modo da avere un quadro completo e trovare una soluzione efficace. Detto ciò, per districarsi fra i numerosi inviti natalizi di parenti e amici si possono suggerire alcune piccole strategie pratiche, da adattare necessariamente ognuno alle proprie esigenze: • passare le feste ognuno con la propria famiglia o unirle in un'unica festa se i parenti si conoscono e vanno d'accordo; • proporre al partner di fare alternativamente “un anno dai suoi e uno dai tuoi”; • trascorrere parte del giorno di Natale con la famiglia di lei e parte con quella di lui; • ricordare che le festività si protraggono per diversi giorni e quindi si può avere il tempo di fare visita

DOTT.SSA ELEONORA CASTELLI Psicologa

- CONSULENZA PER IL BAMBINO E LA FAMIGLIA -


a tutti parenti. Senza però mai dimenticare che tra tutti gli impegni è vitale cercare di ritagliare anche un po’ di spazio per la coppia, dei momenti da vivere in totale relax per evitare il rischio “soffocamento”. QUALI SONO GLI ALTRI “TASTI DOLENTI” CHE NEL PERIODO NATALIZIO POSSONO METTERE ALLA PROVA LE COPPIE? Le tradizioni festive che ognuno di noi porta con sé dalla propria famiglia d’origine. Ognuno di noi ha

le sue e non sempre sono le stesse del partner. Inoltre capita spesso che nella coppia uno/a dei due sia legato ai suoi riti natalizi (dalle decorazioni a piatti particolari) mentre all’altro/a non interessino o peggio ancora la/o rendano insofferente. In questi casi è necessario cercare di trovare un accordo sulle tradizioni che piacciono a entrambi, senza imporre le proprie, ad esempio facendo notare al partner meno interessato che cose come fare l'albero o le decorazio-

ni insieme aiuta anche a costruire i propri ricordi. Un altro tema che genera attrito nella coppia è quello della gestione di budget, spese e soldi nel periodo delle feste. Potrebbe sembrare una banalità, ma la gestione degli aspetti economico-sociali ha grande importanza. Meglio stabilire fin da subito quale possa essere il budget familiare da investire sui regali, la possibilità di permettersi delle gite o una vera e propria vacanza, le spese per addobbi e decorazioni.

OSTEOPATIA RIEDUCAZIONE POST CHIRURGICA POST TRAUMATICA TECAR TERAPIA VALUTAZIONI STABILOMETRICHE BAROPODOMETRICHE CON ATTENZIONE ANCHE SUL SISTEMA OCULOMOTORIO

DI GIUSEPPE FERRENTI ED EMILIANA BARDINO

il primo ed unico studio a Bergamo che effettua trattamenti di terapia miofunzionale della lingua* (metodo dott. Ferrante) associato a trattamento cranio sacrale * Utile per correggere la deglutizione scorretta, alterazioni occlusali, disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare e le conseguenti alterazioni posturali, algie vertebrali, articolari, muscolari, viscerali

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IN FAMIGLIA

DOLCE ATTESA

OSTEOPATIA

Un’alleata in gravidanza contro i dolori ma non solo a cura di MARIA CASTELLANO

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urante i nove mesi per prevenire e contrastare disturbi come mal di schiena o nausea. Prima e durante il travaglio per renderlo meno faticoso sia per la mamma sia per il bambino. L’osteopatia in gravidanza può aiutare a risolvere molti comuni disturbi che insorgono a causa dei cambiamenti fisici ai quali la futura mamma è sottoposta, in modo naturale e senza ricorrere a farmaci, donandole un benessere che le permetterà di vivere questo momento unico con maggiore serenità. Come ci spiega la dottoressa Monica Vitali, ostetrica. DOTTORESSA VITALI, INNANZITUTTO CHE COSA È L’OSTEOPATIA? È una medicina non convenzionale manipolativa conosciuta in Italia da poco più di un ventennio, ma ideata negli USA alla fine dell’800 dal medico Andrew Taylor Still. Riconoscendo delle tensioni individuate nell’organismo, l’osteopata va a cercare le disfunzioni, ossia gli squilibri che causano malesseri. Poiché la principale disfunzione riguarda la mobilità, all’inizio della seduta lo specialista analizza i movimenti e la postura del paziente per scoprire i punti dove sono presenti blocchi, che possono causare disturbi anche in zone del corpo distanti dal disturbo. Infine, con tecniche manuali (appoggi, manipolazioni, pressioni) si eliminano le restrizioni di movimento per riportare l’organismo in una situazione di salute e equilibrio, stimolando i naturali processi di guarigione.

DOTT.SSA MONICA VITALI Ostetrica riabilitatrice - FORMAZIONE OSTEOPATICA PRESSO LO STUDIO VITALI BERGAMO -

IN CHE MODO PUÒ AIUTARE LA MAMMA DURANTE I NOVE MESI? L’osteopatia può essere particolarmente utile in gravidanza, quando la crescita del pancione porta a cambiare gli schemi posturali preesistenti. Nel corso dei nove mesi, infatti, è facile che la futura mamma vada incontro a cervicalgie, mal di testa, nausee, vomito, difficoltà nella respirazione, lombalgie, sciatalgie, pubalgie, dolore durante i rapporti, dolore al coccige, emorroidi, alterazione del sonno, questo sia per un compenso ormonale sia per una compensazione posturale. Grazie a tecniche manipolative non invasive, l’osteopata sblocca tali tensioni e aiuta il corpo ad adattarsi meglio alle modificazioni posturali, favorendo un corretto posizionamento del feto nonché una nascita più fisiologica. Inoltre, prima del parto è molto importante che il diaframma toracico abbia un movimento regolare, perché col trascorrere dei mesi viene compresso dalla crescita del pancione. Le manipolazioni permettono di restituire una migliore funzionalità respiratoria, fondamentale durante il parto per aiutare la mamma a liberare le tensioni, fisiche ed emotive, assecondare al meglio le contrazioni, alleviare il dolore, ossigenare tutto l’organismo, che quindi “lavorerà” in modo più efficace. Questo trattamento è molto utile anche nelle presentazioni podaliche, in cui il bimbo è “girato al contrario”, favorendo il rivolgimento all’interno dell’utero e avendo maggiore spazio di movimento fetale, per permettere successivamente un parto spontaneo, evitando così il taglio cesareo.


DOPO LA NASCITA PER FAVORIRE L’EQUILIBRIO PSICOFISICO E LA SINTONIA CON IL BEBÈ Dopo la nascita i trattamenti osteopatici possono aiutare la neomamma a ritrovare l’equilibrio psicofisico, a recuperare l’elasticità e ridare tonicità al perineo. A livello emotivo, l’aiuta a sintonizzarsi con il proprio bambino, favorendo l’instaurarsi del legame necessario per un sereno accudimento del neonato che avrà un’influenza benefica anche sull’allattamento.

E AL MOMENTO DEL PARTO E DEL TRAVAGLIO CHE BENEFICI PUÒ OFFRIRE? Che cosa esattamente inneschi il parto non è ancora noto, tuttavia gli studiosi propendono per ipotizzare che sia il neonato stesso a produrre il segnale ormonale che dà l'avvio al travaglio, indicativamente a 40 settimane di gestazione. L’osteopata in questo caso può agire eseguendo un trattamento cranio-sacrale, favorendo, tramite un tocco leggero sulle ossa craniche e sulla colonna vertebrale della futura mamma, la circolazione sanguigna e quella linfatica che permettono il trasporto degli ormoni prodotti dall’ipofisi stimolando la cascata ormonale, fondamentale per il travaglio e parto (endorfine antidolorifici naturali, ossitocina per stimolare le contrazioni e permettere la fuoriuscita del latte, prolattina per l’allattamento). Durante la fase espulsiva permette di produrre catecolamine, ormoni che passando al bambino ne favoriscono il primo adattamento all’ambiente extrauterino. Le manipolazioni osteopatiche inoltre consentono, durante il parto, di essere in condizioni fisiche ottimali ed ottenere così un parto meno faticoso sia per la mamma sia per il nascituro. Durante il travaglio e il parto, il bambino piega la testa e si inserisce nelle strettoie del bacino nel modo più conveniente, facendo un movimento a vite abbastanza complesso che lo aiuta a liberarsi. Al momento della nascita, il piccolo deve spingere per avanzare lungo il canale del parto, sottoposto alle contrazioni uterine, mentre la testa deve restringersi per adattarsi alle ridotte misure del bacino materno. Soprattutto per questo motivo l’osteopata lavora sul bacino, che al momento del parto subisce i cosiddetti cambiamenti di nutazione, ossia il leggero movimento di rotazione insieme all’osso sacro che consente l’aumento di diametro necessario per far progredire nel canale del parto il neonato. Per far sì che questo avvenga senza ripercussioni sul bambino e sulla madre, è necessario che tutte le articolazioni del bacino siano mobili, libere e non bloccate da restrizioni di movimento. Una corretta relazione tra la pelvi, organi, utero e feto e le ossa del bacino pelvico, farà in modo che il nascituro nasca in modo più armonico e fisiologico.

L’OSTEOPATIA È CONSIDERATA TRA LE MEDICINE NON CONVENZIONALI MANIPOLATIVE. RICONOSCIUTA DALL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ, CHE NE HA PUBBLICATO LE LINEE GUIDA PER LA FORMAZIONE IN OSTEOPATIA, VIENE PRATICATA IN MOLTI PAESI DEL MONDO

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IN FAMIGLIA

BAMBINI

L’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE

SE IL BIMBO ha un occhio pigro Come riconoscerlo e come curarlo

Se l’ambliopia non viene corretta per tempo può causare la perdità di capacità visiva di uno o entrambi gli occhi. Questo significa che viene meno la visione binoculare tridimensionale: non si riescono più ad apprezzare né la profondità né le distanze degli oggetti.

a cura di MARIA CASTELLANO

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iguarda quasi 5 bambini su 100. Ma anche per i genitori più attenti spesso è difficile accorgersi della sua sua presenza: il bambino usa solo un occhio, ma compensa con l’altro e, quindi, sembra che ci veda bene lo stesso. È l’ambliopia, detta anche “occhio pigro”, uno dei buoni motivi per programmare un controllo oculistico non oltre i 4-5 anni, prima dell’inizio della scuola. Riconoscere il disturbo in tempo, entro gli 8-9 anni, è molto importante. Lo sviluppo visivo di un occhio si completa infatti intorno ai 9 – 10 anni, dopodiché è estremamente difficile recuperare la vista in un occhio ambliope. Ma perché viene? Come si diagnostica? E come si può curare? Lo abbiamo chiesto al dottor Giovanni Fumagalli, oculista. DOTTOR FUMAGALLI, COSA SI INTENDE PIÙ PRECISAMENTE PER OCCHIO PIGRO? Per occhio pigro s'intende un occhio che non abbia maturato una visione completa dal punto di vista funzionale, cioè non riesca a raggiungere i dieci decimi che sono il parametro di riferimento, durante l’e-

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same dell’acuità visiva, di una vista normale. L’occhio pigro o ambliopia può essere parziale, con l’incapacità di leggere alcuni decimi, o profondo con l’incapacità di distinguere anche il primo decimo. In queste situazioni il bambino “non usa” involontariamente un occhio, cercando di compensare con l’altro. A CHE ETÀ SI MANIFESTA IN GENERE? L’occhio pigro è una condizione congenita. Può essere mono o bilaterale (condizione molto rara) a seconda delle cause. Si manifesta con alcuni segnali nei primi anni di vita. I genitori dei bambini affetti da ambliopia possono notare difficoltà nella visione, una scarsa capacità di afferrare gli oggetti o distinguerne la tridimensionalità o, in alcuni casi, una difettosa posizione dello sguardo (strabismo) mono o bilaterale. A volte però, quando l’occhio pigro è monolaterale, è molto difficile capire che è presente il difetto perché il bambino vede bene lo stesso e non segnala affatto problemi visivi o deficit dell’attività. Quindi questo stato è molto insidioso perché il piccolo paziente può crescere non curando questo problema nell’età in cui è risolvibile.


DA COSA È CAUSATO O QUALI CONDIZIONI POSSONO FAVORIRNE LA COMPARSA? La causa principale è la presenza di un difetto visivo congenito. I due difetti più frequenti sono l’ipermetropia e l’astigmatismo che spesso si associano tra loro. Esistono anche ambliopie molto gravi e poco curabili dovute a miopie elevate congenite o neonatali soprattutto quelle monolaterali. Un'altra causa di ambliopia può essere un trauma o una lesione corneale avvenuta nel periodo dello sviluppo visivo del bambino e trascurata. In questo caso l’ambliopia è acquisita ed è legata al fatto che l’occhio colpito dal trauma non presenta le condizioni di uno sviluppo visivo ottimale. Altra causa è la presenza di una cataratta congenita, magari lieve, che non permette all’occhio di avere l’ideale trasparenza per una buona visione. In questi casi anche un tempestivo intervento di rimozione dell’opacità non permette di recuperare completamente la funzionalità dell’occhio malato.

una visita ortottica durante la quale uno specialista, valutando i movimenti oculari e le posizioni viziate degli occhi, verificherà la presenza o assenza di strabismo e consiglierà le opportune cure. COME SI CURA? La cura dell’occhio pigro, a parte i rari casi dovuti a patologie oculari, è correggere adeguatamente il difetto visivo e sottoporre il bambino a esercizi che stimolino il recupero funzionale dell’occhio difettoso, facendolo lavorare. Questi esercizi vengono consigliati dall’ortottista e devono essere effettuati un occhio alla volta eseguendo quella che viene chiamata “occlusione” cioè coprendo l’occhio controlaterale. Devono essere eseguiti con costanza e almeno per 3 - 4 ore al giorno anche per anni per avere risultati.

COME SI DIAGNOSTICA? La diagnosi viene fatta durante una visita oculistica. Ricordo che, proprio per prevenire questo problema, ogni bambino in età prescolare (4-5 anni) dovrebbe essere portato in un ambulatorio oculistico per una visita proprio per prevenire e curare l’occhio pigro. Nel caso si accertasse una ambliopia sarà molto utile

DOTT.GIOVANNI FUMAGALLI Medico Oculista - RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI OCULISTICA DI HABILITA -

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IN FORMA

FITNESS

CIASPOLE

iniziare è semplice... a cura di LELLA FONSECA

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n tempo erano fatte di corda intrecciata e legno, oggi sono per lo più di plastica. Nate per spostarsi agevolmente a piedi sulla neve fresca, sono le racchette da neve o "ciaspole", per dirlo con un termine ladino entrato nel linguaggio comune dopo il successo de "La Ciaspolada" della Val di Non. Nel 2010 la corsa con le ciaspole si è affacciata per la prima volta alle Olimpiadi invernali di Vancouver, non ancora come sport olimpico ufficiale, ma come "sport dimostrativo". Per conoscere meglio questa disciplina abbiamo intervistato Davide Milesi, atleta bergamasco della Val Brembana che, oltre al fondo, alla maratona e alla corsa in montagna, è un campione di questa attività, che gli ha fruttato il quarto posto a Vancouver. PER MUOVERE I PRIMI PASSI SULLE CIASPOLE SERVE UNA PREPARAZIONE SPECIFICA O UN ISTRUTTORE? Camminare o correre con le ciaspole somiglia molto alla corsa e alla camminata in montagna, il movimento viene naturale sin dall'inizio. L'unica piccola differenza è che, per l'ingombro dell'attrezzo, le gambe risultano leggermente più divaricate. Dal punto di vista della preparazione fisica è la stessa delle attività aerobiche come la corsa o l'escursionismo; anche se non si procede velocemente, quasi sempre nei percorsi ci sono tratti in salita. Ovviamente la durata delle ciaspolate deve essere commisurata all'età e alla preparazione atletica. LE CIASPOLE SI USANO SOLO SULLA NEVE SOFFICE PER NON AFFONDARE, MOTIVO PER CUI SONO NATE, O ANCHE SU NEVE BATTUTA O GHIACCIATA? Le ciaspole di una volta servivano essenzialmente per la neve soffice, invece quelle che si usano oggi hanno sempre puntali e ramponcini che a contatto con il manto nevoso garantiscono la progressione anche su neve dura o crostosa. Tra le ciaspole moderne ci sono modelli più tecnici che, provvisti di una ramponatura specifica, assicurano una grande presa sulle diverse superfici e modelli usati generalmente nell'agonismo molto più leggeri per agevolare il gesto atletico, ma meno adatti all'escursionismo classico.

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COME DEVONO ESSERE LE CALZATURE E I BASTONCINI? In generale con le ciaspole si possono indossare scarponcini o pedule comuni alle camminate in montagna, meglio se in goretex e quindi impermeabili. I bastoncini possono essere gli stessi impiegati per il Nordic walking o l'escursionismo. Nell'agonismo invece non si usano bastoncini e vengono usate le classiche scarpette da running fissate direttamente alle ciaspole (eventualmente per garantire o mantenere il piede caldo ed asciutto si usano i classici copriscarpe da bike). Anche l'abbigliamento non è specifico, va bene l'attrezzatura termica, impermeabile e traspirante comune al trekking e ad altre attività alpine. SU QUALI PERCORSI SI PUÒ PRATICARE QUESTA ATTIVITÀ? Chiariamo subito che sulle piste di sci è vietato risalire non solo con le ciaspole, ma anche a piedi o con le pelli di foca. Nelle località montane ci sono in genere percorsi segnalati che si possono seguire in sicurezza. Avventurarsi fuori da questi percorsi, magari in zone che si pensa di conoscere perché frequentate durante l'estate, se non si è alpinisti esperti, può essere rischioso.


COSÌ TI DIVERTI, SENZA RISCHI

DAVIDE MILESI Campione corsa con le ciaspole

Ph: Michelangelo Oprandi

- MARATONETA, SKYRUNNER E GUARDIA FORESTALE IN VAL BREMBANA -

SU LA FORMA, GIÙ L’ANSIA E LO STRESS Ciaspolare è un’attività che fa bene sia al corpo sia alla mente. È un allenamento cardiovascolare efficace che rassoda i muscoli di gambe e braccia e aiuta a dimagrire (si possono bruciare fino a 600 calorie in un’ora). Inoltre attiva la produzione di endorfine (il cosiddetto “ormone della felicità”) e contribuisce quindi a migliorare l’umore e a contrastare ansia, effetti potenziati dal contatto con la natura, riconosciuto dalla scienza come uno dei più potenti antistress.

CI SONO GARE DI CORSA CON LE CIASPOLE? Certamente, sempre di più, ma non essendoci ancora una federazione vera e propria sono manifestazioni non competitive. Anche alle prossime Olimpiadi invernali le ciaspole non saranno sport olimpico, ma il Comitato Olimpico Internazionale sta spingendo in questa direzione, perché è tra gli sport invernali uno dei meno tecnici e potrebbe aprire le porte delle Olimpiadi invernali ad esempio ai Paesi africani.

Riguardo ai rischi abbiamo chiesto qualche consiglio in più a un altro bergamasco, Michelangelo Oprandi, skyrunner e guida alpina... «Come accennato da Davide Milesi, il pericolo delle ciaspole è proprio la facilità con cui chiunque può accostarsi a questa attività, senza avere una preparazione specifica. Qualunque sport alpino ha dei rischi, dalla possibilità di perdersi, visto che basta una nevicata di 20-30 cm per non ritrovare le proprie tracce, alle valanghe, che non sono completamente prevedibili neanche dagli alpinisti più esperti. Il consiglio per chi inizia è di non uscire dai percorsi tracciati se non insieme a una guida o a un gruppo organizzato. Spesso nelle località montane vengono proposte ciaspolate in gruppo, divertenti e sicure, a volte anche in notturna. Anche per chi è allenato a camminare o correre in altri ambienti, la montagna richiede qualche precauzione in più: ad esempio può capitare di fare un’attività piuttosto intensa, anche per la pendenza, che ci fa sudare nonostante la bassa temperatura esterna. In queste situazioni la respirazione è profonda e c'è una notevole differenza di temperatura tra l'aria inspirata e il nostro corpo, che può creare inconvenienti. Inoltre, come guida alpina la mia preoccupazione è soprattutto la sicurezza. Vorrei ricordare che fare uscite in gruppo, dal punto di vista del rischio valanghe, è una sicurezza solo se si è dotati dell'attrezzatura specifica. In caso di valanga si possono allertare i soccorsi organizzati, che intervengono con elicotteri e cani, ma non sono immediati, è quindi cruciale l'autosoccorso, che si può realizzare se i componenti del gruppo indossano (non nello zaino che può staccarsi) dispositivi ricetrasmittenti detti Arva, che permettono di localizzare i compagni. Ma attenzione: individuare i compagni non è sufficiente se non si ha con sé una pala che permetta di liberarli».

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IN FORMA

BELLEZZA

LABBRA AL TOP

anche sottozero a cura di GIULIA SAMMARCO

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asse temperature, sbalzi improvvisi, vento. In inverno sono molti i nemici che possono favorire la comparsa di problemi alle labbra, come screpolature o fastidiosi taglietti. E non solo: esposte a tutte queste aggressioni rischiano anche di invecchiare precocemente, perdendo tono e turgore. Già perché le labbra, insieme al contorno degli occhi, sono tra le zone del viso più sensibili al freddo. Per questo è necessario proteggerle per mantenerle belle, ma soprattutto integre e sane. Ecco allora i consigli dei nostri esperti, la dottoressa Grazia Manfredi, dermatologa, e il dottor Massimo Buttinoni, medico estetico, per avere labbra al top ora che l’inverno si avvicina. DOTTORESSA MANFREDI, QUAL È IL PROBLEMA PIÙ FREQUENTE CHE PUÒ RIGUARDARE LE LABBRA IN QUESTA STAGIONE? Il problema più frequente è quello delle labbra screpolate dovuto al freddo e all’umidità. La superficie diventa secca, ruvida e in alcuni casi può provocare una sensazione di dolore con la comparsa anche di piccoli tagli. Talvolta questa condizione può esten-

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I FILLER Sono materiali gelificati (cioè sotto forma di gel) che vengono iniettati nel derma cutaneo, la parte profonda della cute su cui poggia l’epidermide. Vengono iniettati con un ago monouso molto sottile a livello di rughe, solchi nasogenieni (cioè i due solchi che separano il labbro superiore dalle guance), cicatrici e depressioni oppure a livello di labbra mento e zigomi per aumentarne il volume o correggere eventuali asimmetrie. Una volta iniettato, il materiale si distribuisce e si integra nel derma, andando così a “riempirlo”.

dersi anche alla zona periorale soprattutto nei bambini i quali spesso hanno la cattiva abitudine di leccarsi ripetutamente le labbra aumentando l’umidità di superficie che, associata agli enzimi digestivi della saliva, causa irritazione delle labbra e della pelle circostante (cheilite irritativa). COSA SI PUÒ FARE PER PREVENIRLO O ATTENUARLO? Il consiglio è utilizzare balsami emollienti contenenti in particolare la vitamina E più volte al giorno, bere frequentemente per aumentare l’idratazione cutanea ed evitare le abitudini scorrette. Tra i rimedi naturali, utili sono il Burro di Karitè ricco di vitamine e sostanze nutritive, l’olio di Argan, la cera d’api e l'olio di oliva.


delle radiazioni ultraviolette e quindi del sole, che può provocare la comparsa di ipo-iperpigmentazioni e disidratazione; • a fattori di natura congenita, ereditari, come l'asimmetria del labbro o le labbra sottili.

DOTT. BUTTINONI Medico Estetico - A BERGAMO -

OLTRE AL FREDDO CI SONO FATTORI CHE POSSONO FAVORIRE LA COMPARSA DI SCREPOLATURE NELLE LABBRA? Le labbra screpolate possono essere anche il sintomo di patologie come eventuali allergie a sostanze (cheiliti allergiche) che vengono a contatto come dentifrici, rossetti, smalti per unghie, creme, protesi dentarie e alimenti. In tal caso è necessario riconoscere la causa e allontanarla. Nella fase acuta, in cui si può avere anche gonfiore, eritema e sensazione di prurito/bruciore, è utile oltre a un emolliente, una crema cortisonica da utilizzare per pochi giorni al fine di alleviare la sintomatologia. Esistono poi infiammazioni delle labbra (cheiliti) di natura infettiva virale da herpes simplex, herpes zoster che spesso insorgono in situazioni di stress, o di origine batterica (più frequentemente causate da streptococco e stafilococco). Infine possono comparire fastidiose cheiliti agli angoli della bocca spesso causate da candida, stafilococco, da carenze nutrizionali di vitamina B, ferro e proteine oppure correlabili a patologie come il diabete e la psoriasi. DOTTOR BUTTINONI, LE LABBRA SONO MOLTO IMPORTANTI ANCHE DA UN PUNTO DI VISTA ESTETICO, SOPRATTUTTO PER LA DONNA (MA NON SOLO). QUALI SONO LE BUONE ABITUDINI QUOTIDIANE E I RIMEDI PER CONSERVARLE GIOVANI E BELLE? La prevenzione del crono-photoaging (ovvero invecchiamento dovuto al tempo e all’esposizione al sole) rappresenta una richiesta sempre più in crescita. Anche le labbra infatti risentono del passare degli anni e delle aggressioni da parte di agenti esterni, primo fra tutti il sole. Gli inestetismi delle labbra e della regione periorale, in particolare, possono essere legate • al cronoaging, l'invecchiamento naturale legato al trascorrere del tempo, con una diminuzione del volume delle labbra e alla comparsa delle rughe perilabiali (cioè intorno alle labbra) per processi di assottigliamento cutaneo, disidratazione e modifiche a livello mandibolare e alveolare; • al photoaging o fotoinvecchiamento, per l'azione

Un’adeguata cosmesi può essere la prima arma per prevenire e combattere i segni del tempo. Per contrastare l'invecchiamento cutaneo in modo mirato, l'aiuto cosmetico è rappresentato da balsami che proteggono, creme che nutrono e stick che isolano dalle aggressioni esterne. L'associazione di sostanze anti-ossidanti e filtri solari rappresenta la migliore prevenzione all'insorgenza delle rughe e mantenere un buon grado di idratazione. Se però, ad una certa età, le labbra appaiono meno turgide di quanto si vorrebbe, gli angoli della bocca tendono a scendere all’ingiù, a causa del fisiologico distendersi dei muscoli, della pelle e alla diminuzione del grasso nel viso, o si sono formate rughe periorali (più conosciute con il termine di codice a barre o rughe del fumatore) è possibile intervenire con filler (dall’inglese to fill cioè riempire) a base di acido jaluronico, sostanza completamente riassorbibile. Questi filler permettono infatti di risidegnare, ricreare o dare il volume perso delle labbra e nello stesso tempo idratarle. Il trattamento prevede il rimodellamento delle labbra e il profilo delle stesse labbra per riempimento a livello cutaneo di rughe e se necessario l'utilizzo di anestesia locale o topica. La tecnica consiste nell’iniettare a livello cutaneo l'acido jaluronico al fine di ridurre l’inestetismo. Normalmente l'effetto della correzione estetica, con i prodotti di ultima generazione, dura da 8 a 10 mesi. Dopo il trattamento si possono verificare alcune reazioni comuni a tutte le iniezioni, cioè arrossamento, gonfiore, prurito, ematomi, dolorabilità in sede di impianto; in rari casi il trattamento alle labbra può riattivare un herpes simplex recidivante. Tra le ultime novità in questo campo c’è poi il trattamento al plasma, o Felc terapia, un trattamento che tramite delle microbruciature puntiformi a livello epidermico va ad agire direttamente sull'inestetismo presente. Dà ottimi risultati, e soprattutto, di lunga durata (anni), nella correzione delle rughe perilabiali.

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PREPARAZIONE

MIRKO RONZONI

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Affettate finemente la cipolla e unitela alle verdure precedentemente pulite e sbollentate in acqua bollente per 2 minuti. Fate cuocere per circa 10 minuti. Lasciate che le verdure intiepidiscano, quindi unite il caprino, le noci, l’uvetta precedentemente ammollata in acqua. A piacimento è possibile mettere una spolverata di paprika dolce. Trascorso il tempo di riposo della pasta (circa 1h), estraetela dal frigorifero e stendetela in un disco largo abbastanza da ricoprire una tortiera del diametro di 20 cm (se gradite potete anche usare stampini in alluminio per delle monoporzioni). Foderate lo stampo prima con carta da forno, quindi con la pasta e riempite con il ripieno. Infornate per 30 minuti circa a 180 gradi.

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ALTRE TERAPIE

LITOTERAPIA Minerali e rocce per aiutare l’organismo a disintossicarsi a cura di GIULIA SAMMARCO

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li antichi la usavano per curare problemi di stomaco, contrastare infiammazioni, mantenere la pelle sana. Oggi, la litoterapia (letteralmente “terapia con le pietre”) sta vivendo una seconda giovinezza come “bioterapia” che può essere utilizzata per disintossicare e riequilibrare l’organismo da sola o in supporto alle terapie tradizionali. Conosciamola meglio con l’aiuto di Barbara Vitali, farmacista. DOTTORESSA VITALI CHE COS’È LA LITOTERAPIA? La litoterapia è un metodo che utilizza a scopo terapeutico minerali e rocce prelevati nel loro sito naturale, diluiti e dinamizzati secondo il metodo omeopatico. DA DOVE NASCE L’IDEA DI “CURARE CON LE PIETRE”? Già Greci e Romani ricorrevano all’impiego medicinale di sostanze estratte dal suolo: la polvere di marmo veniva utilizzata contro dolori gastrici e intestinali, i minerali d’arsenico e lo zolfo erano impiegati per la cura della pelle. Sia gli Incas sia gli Aztechi conoscevano gli effetti antisettici dei minerali di rame e l’antica medicina cinese possedeva numerosi minerali che impiegava per la regolazione dell’equilibrio Ying-Yang. Oggi utilizziamo l’argilla, rimedio della tradizione popolare, per la cura di processi infiammatori e continuiamo a praticare il termalismo, ovvero l’utilizzo di acqua calda proveniente dal sottosuolo arricchita di minerali

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dall’effetto benefico. Nel corso dei secoli ci sono state quindi molteplici intuizioni empiriche che hanno riconosciuto le capacità curative dei minerali e che sono le fondamenta della litoterapia moderna. COME FUNZIONA LA LITOTERAPIA? Alla base di questa bioterapia vi è l’idea che le malattie insorgano quando grosse molecole di varia natura intrappolano nella loro struttura oligoelementi indispensabili per lo svolgimento di reazioni enzimatiche, con la conseguente cessazione parziale o totale delle attività metaboliche mediate da questi enzimi. I litoterapici agiscono dechelando gli oligoelementi intrappolati, ovvero liberandoli e rendendoli disponibili per il loro fisiologico utilizzo. COME SI PRESENTA UN RIMEDIO LITOTERAPICO? I rimedi litoterapici sono fiale perilinguali di 1 ml diluiti all’8a decimale. L’essere vivente è sensibile a tutti i metalli, a condizione che gli vengano somministrati sotto una forma sufficientemente diluita, al fine di eliminarne l’effetto di massa, mantenendo solo quello energetico. CHE UTILITÀ PUÒ AVERE QUESTA BIOTERAPIA? I processi di chelazione di cui abbiamo parlato sono estremamente frequenti come conseguenza dell’inquinamento ambientale, di una cattiva alimentazione e dell’abuso di farmaci. L’aria che respiriamo è

satura di sostanze di scarto e di zolfo (chelante per eccellenza). Frutta e verdura presentano spesso tracce di pesticidi e di insetticidi organici che hanno potere chelante. Gli alimenti lavorati contengono conservanti che per definizione bloccano le reazioni naturali che portano al deterioramento. Nutrendoci di questi alimenti e respirando aria inquinata assorbiamo sostanze chimiche che imprigionano gli oligoelementi potenzialmente utilizzabili per le necessarie reazioni metaboliche. Anche molti medicinali agiscono da chelanti. Ad esempio gli antibiotici intrappolano magnesio, zinco e rame. Questo spiega come in soggetti dal sistema immunitario immaturo come i bambini, le cure antibiotiche continue risolvano il singolo episodio infettivo, ma espongano nelle settimane successive a delle recidive dovute alla carenza di immunoglobuline protettrici che per essere prodotte hanno bisogno dei cationi sopra-citati bloccati dall’antibiotico.

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RUBRICHE

GUIDA ESAMI

PRICK E PATCH TEST Cosa sono e quando servono

a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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e allergie sono un fastidioso nemico con cui convivere per molti, adulti e bambini. Per smascherarne i responsabili, ovvero i cosiddetti allergeni, esistono due alleati diagnostici affidabili: il prick test e il patch test. «L’esame allergologico per inalanti e per alimenti Prick test - è un test compiuto sulla cute per verificare la reazione ad alcune sostanze che possono provocare allergie respiratorie (asma e rinite allergica) come polline, polvere o acari, farmaci o allergie alimentari» spiega la dottoressa Rosa Micoli, allergologa. «I patch test o test epicutanei, invece, sono una metodica molto utilizzata dal dermatologo per identificare le probabili sostanze (apteni), che causano reazioni da contatto che si manifestano con segni e sintomi tipici (eritema, vescicole, croste e sintomatologia pruriginosa)» aggiunge la dottoressa Marzia Baldi, dermatologa. DOTTORESSA MICOLI, INIZIAMO DAL PRICK TEST. COME SI SVOLGE? Il prick test viene eseguito per la diagnosi di reazioni allergiche IgE mediate (vedi box) e si esegue in ambulatorio. Durante l’esame il medico applica piccole quantità dei vari allergeni sull’avambraccio e

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pratica una piccolissima “puntura” con aghetti monouso in materiale plastico anallergico. Dopo circa 15 minuti, in caso di positività e quindi di sensibilizzazione, si forma un piccolo pomfo pruriginoso, di pochi millimetri di diametro, nella sede di applicazione dell’allergene responsabile della sensibilizzazione allergica. In previsione dell’esecuzione di un esame allergologico, il paziente deve sospendere l’uso di alcuni farmaci – come ad esempio gli antistaminici e i cortisonici sistemici – perché alterano la reattività della cute e quindi il corretto esito del test. Non deve essere sospesa, invece, un’eventuale terapia inalatoria.

DOTT.SSA ROSA MICOLI Specialista in Allergologia

PER QUALI TIPI DI ALLERGIE È UTILE? Serve per la diagnosi eziologica (che ricerca cioè l'origine) in pazienti affetti da rinite, asma, congiuntivite, dermatite atopica o per diagnosi di allergie alimentari. Individuata l’eventuale origine allergica, vengono fornite le appropriate e specifiche istruzioni in merito alla sensibilizzazione accertata (ad esempio consigli igienico-ambientali per allergia ad acari, precauzioni in caso di allergia a veleno di imenotteri, esclusione di alimenti etc.). I risultati dell’esame allergologico consentono inoltre di predisporre un piano di interventi terapeutici che possano permettere di controllare e curare i sintomi dell’allergia o, nel caso delle immunoterapie specifiche (vaccini), di intervenire sulla sensibilizzazione allergica.

DOTT.SSA MARZIA BALDI Specialista in Dermatologia

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A PARTIRE DA QUALE ETÀ? L’esame può essere condotto su tutti i pazienti a partire dai 3 anni. È però necessario verificare che chi viene sottoposto al prick test non abbia avuto in passato reazioni severe al contatto con certi allergeni, per evitare situazioni pericolose come uno shock anafilattico. E IL PATCH TEST INVECE, DOTTORESSA BALDI, COME SI SVOLGE? Il patch test, eseguito in ambulatorio, permette di differenziare le dermatiti irritative da quelle allergiche da contatto. Sulla parte alta del dorso del paziente si applicano dei “cerotti” speciali contenenti le sostanze allergeniche sospette. L’apparato testante (cerotti) viene rimosso dopo 48-72 ore e la reazione cutanea viene letta dallo specialista in doppia lettura: subito e dopo 20-30 minuti. In base alla risposta, viene redatta una scheda personalizzata in cui sono indicate le sostanze alle quali il paziente è risultato essere allergico, l’entità

della reazione ottenuta e le norme di prevenzione per quelle determinate sostanze. PER QUALI TIPI DI ALLERGIE È UTILE? L’indagine viene proposta nel tentativo di ricercare le possibili sostanze che abbiano causato o favorito lo sviluppo della malattia; non è tuttavia accertato che l’esecuzione dell’indagine possa chiarire tutti i quesiti che riguardano la sua origine. Sui "cerotti" vengono montate delle cellette che contengono le

sostanze da testare definite apteni. Esistono diversi tipi di pannelli con apteni diversi a seconda del sospetto diagnostico: i patch test standard possono essere integrati con serie specifiche per le singole professioni (ad esempio patch test serie parrucchieri, metalmeccanici, pasticcieri, agricoltori, casalinghe, etc). A PARTIRE DA QUALE ETÀ? I test possono essere eseguiti dai 12 anni in su. Per i bambini più piccoli esistono delle apposite serie pediatriche.

UNA REAZIONE DI DIFESA “ESAGERATA” Le IgE sono anticorpi che fanno parte del sistema immunitario. Quando una persona predisposta alle allergie si espone a un potenziale allergene (un alimento, un’erba, pelo degli animali etc.) per la prima volta si ha la sensibilizzazione: l’organismo percepisce il potenziale allergene come una sostanza estranea e produce l’immunoglobulina E specifica. Durante l’esposizione successiva, gli anticorpi IgE riconoscono l’allergene e innescano il rilascio di istamina e altre sostanze chimiche, causando una reazione allergica che ha origine nel sito dell’esposizione.

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ANIMALI

NON SOLO BAU Così ci “parla” il nostro amico a 4 zampe a cura di ELENA BUONANNO

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ben dritti e rivolti nella direzione che desideriamo prendere. Mantenere poi una postura ben dritta unita a un passo deciso, comunicherà al cane la nostra sicurezza. Uno degli errori più comuni è proprio la consuetudine di impartire i comandi piegandosi sulla schiena. Innanzitutto ne va della nostra credibilità. Inoltre una persona adulta, piegandosi su un bambino assumerebbe anche una posizione quasi schiacciante, soffocante. Trasliamo il tutto sui nostri amici a quattro zampe: pensate a come possa sentirsi un cane nel vedersi sovrastare dal nostro corpo, magari sentendo anche la nostra voce che ripete con insistenza “Seduto! Seduto! Seduto!”. Inquietante vero? Immaginatevi poi se il destinatario fosse un minicane come un pinscher o uno shih-tzu. Nel caso comunque volessimo (o dovessimo) abbassarci, ad esempio proprio per insegnare i primi comandi COMINCIAMO DALL’UOMO. ai cani di piccola taglia, facciamolo QUALI SONO GLI STRUMENTI piegando le ginocchia e tenendoci A NOSTRA DISPOSIZIONE PER al loro fianco! Abbassarci in questo FARCI CAPIRE DAL NOSTRO modo inoltre rappresenta anche ANIMALE? Durante le sessioni di educazione un buon stratagemma per richiasi insiste molto sull’importanza dei marli a noi quando sono liberi. gesti e di quanto sia altrettanto importante che il cane ci osservi at- UNA CORRETTA POSTURA PUÒ tentamente, ma sarebbe limitativo AIUTARE ANCHE A GESTIRE soffermarci solo su questo. Avete MEGLIO CANI TROPPO mai pensato ad esempio che per INVADENTI O ESUBERANTI? imparare una buona condotta al Assolutamente sì: girandoci di guinzaglio la posizione dei nostri spalle gli comunicheremo che non piedi è importantissima? Imposta- ci interessa la sua esuberanza, e la re il comando “piede” risulta in- cosa, ripetuta nel tempo, può funfatti molto più facile se li teniamo zionare anche con quei soggetti

e basi della cinofilia moderna si basano sul corretto approccio relazionale con il nostro amico a quattro zampe e puntano anche sull’attenta osservazione dei vari “linguaggi” con i quali i cani comunicano non solo tra loro, ma anche con le altre specie, tra cui quella umana. Sta a noi conoscere cosa in quel momento stanno tentando di trasmetterci e come quindi comportarci di conseguenza. Parecchi incidenti potrebbero essere evitati se sapessimo interpretare correttamente le situazioni potenzialmente pericolose e un buon corso di educazione può dare sicuramente molte nozioni in materia». Chi parla è Paolo Bosatra, istruttore cinofilo. Ci siamo rivolti a lui per avere qualche dritta su come educare il nostro amico a quattro zampe e come imparare a comunicare con lui.

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che disturbano i nostri pasti a oltranza. Allargare le braccia e fare uno o due passi verso il cane che invece è solito saltarci addosso appena arrivati a casa può davvero rivelarsi utile a farlo smettere (se non bastasse girarsi prima di spalle): attenzione, questo vale per quei cani che lo fanno per gioco-


sa esuberanza, non nel caso di un cane reattivo e che si innervosisce facilmente o di un quattro zampe particolarmente pauroso. Con questi soggetti dobbiamo fare molta attenzione: anche solo una nostra postura “sbagliata” potrebbe potenzialmente rivelarsi pericolosa. Come vedete, il linguaggio del nostro corpo, a patto che si impari bene a utilizzarlo, può diventare uno strumento fantastico per comunicare con gli amici pelosi: possiamo ad esempio interporci tra due cani che stanno giocando un po’ troppo animatamente per indurli a calmarsi, oppure possiamo metterci in ginocchio e far loro l’“inchino” per invitarli a giocare con noi, o ancora rallentare il nostro passo e i nostri movimenti per comunicare che il momento del gioco sfrenato è terminato.

E IL CANE INVECE IN CHE MODO COMUNICA CON NOI E CI FA CAPIRE COSA VUOLE O PROVA? Nella sua innata semplicità il cane ha sviluppato sistemi molto interessanti e, soprattutto, universali per comunicare, e non soltanto con i suoi conspecifici. Una bravissima etologa norvegese, Turid Rugaas, in uno studio durato ben dodici anni, ha osservato il sistema di comunicazione dei lupi, ne ha decodificato i segnali e ha poi verificato che anche i cani, nonostante la progressiva e plurimillenaria domesticazione, utilizzano ancora questo “vocabolario”, e lo fanno quotidianamente anche nei nostri confronti. Per far capire cosa intendo, vi porto un esempio: anni fa in famiglia avevamo un “tostissimo” schnauzer nano, Axel, tutto nero (specifico il colore del mantello perché, vedrete, è importante). Non sono mai riuscito a fotografarlo da vicino: ogni volta che mi avvicinavo con la macchina fotografica per ritrargli i suoi bei baffoni, automaticamente girava la testa. Spostavo la fotocamera e allora tornava a guardarmi leccandosi subito il naso, ma se ci provavo nuovamente, ecco che rigirava la testa. Logico, capivo che non gli andava, quello che non sapevo è che stava comunicando con me nella sua “lingua”, utilizzando molto correttamente due “segnali di pacificazione” – detti anche “segnali calmanti”: girare la testa e leccarsi il naso (quest’ultimo utilizzato ancor di più dai cani dal mantello nero o molto scuro in quanto la lingua, che nella maggior parte dei cani è di colore rosa, è molto ben visibile). Per questo motivo è molto importante per chiunque possegga un cane imparare a riconoscere questi segnali. Non necessariamente infatti il cane si lecca il naso per comunicarci qualcosa, bisogna saper discernere quando ciò rappresenta un segnale da quando invece si tratta di una leccatina di routine.

QUALI ALTRI SEGNALI DI PACIFICAZIONE POSSONO LANCIARCI? I segnali di pacificazione sono tantissimi, da quelli sopra citati ad altri, quali immobilizzarsi, sedersi, frapporsi tra noi, alzare una zampetta (tipico di quando lo sgridiamo perché ha combinato qualcosa). Alcuni sono meno riconoscibili e individuabili, quali schioccare le labbra o sbattere le palpebre, ma non meno importanti. MA COME POSSIAMO IMPARARE A INTERPRETARLI CORRETTAMENTE? Gli Istruttori Cinofili sono sicuramente i migliori referenti da chiamare in causa, ma possiamo apprendere molto anche osservando attentamente i cani che interagiscono tra loro, meglio ancora se liberi nelle aree a loro destinate. Anche Internet può darvi tanto, Youtube racchiude davvero tanti filmati che riproducono queste situazioni. Saper riconoscere questo “linguaggio” ci permette non solo di entrare ancor di più in sintonia con il nostro amico peloso, ma metterci eventualmente anche al riparo da situazioni potenzialmente pericolose. Basti pensare che, a parte alcuni casi in cui il cane ha evidenti problemi di aggressività, prima di arrivare al morso, esiste una scala di segnali che dovrebbero metterci in preallarme ma che troppo spesso ignoriamo, confondiamo o a cui semplicemente non facciamo assolutamente caso.

PAOLO BOSATRA Istruttore cinofilo professionista

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DAL TERRITORIO

NEWS

ORIO: UN AEROPORTO A MISURA DI AUTISTICO Dopo Bari, lo scalo bergamasco è all’avanguardia nell’assistenza alle persone autistiche. Enac e Sacbo, società di gestione dell’aeroporto di Orio al Serio, hanno presentato il progetto “Autismo - In viaggio attraverso l’aeroporto” ideato dall’Ente con la collaborazione di Assaeroporti, delle società di gestione aeroportuale e delle associazioni di settore. Il progetto ha come obbiettivo principale quello di aiutare le persone autistiche a vivere con serenità un viaggio aereo, permettendo loro, con un iter individuato dall’Enac in coordinamento con le società di gestione, di poter visitare anticipatamente la realtà aeroportuale e di ottenere numerose informazioni sull’esperienza che si accingono a vivere, attraverso materiale dedicato, pubblicato sui siti delle società di gestione aderenti all’iniziativa. Il progetto, in particolare, intende fornire alcune semplici raccomandazioni ed elementari strategie rivolte agli accompagnatori per aiutare bambini e adulti autistici ad accettare in tranquillità il loro percorso di viaggio, anche grazie a strutture, servizi e personale specializzato a loro dedicati. Allo scopo di fornire un’assistenza adeguata e personalizzata, adatta ai bisogni del singolo soggetto autistico, Sacbo ha coinvolto centri diurni, le strutture di supporto, le associazioni organizzate sul territorio, in grado di affiancare la famiglia e/o l’accompagnatore nella fase di preparazione e nei preliminari del viaggio aereo. Il protocollo di assistenza delle persone autistiche è pubblicato sul sito web www. orioaeroporto.it, nella sezione Mobilità Ridotta.

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PERCHÉ NON MANGIA? RISPONDE «SC(HI)ACCIA» L’APP CHE METTE KO ANORESSIA E BULIMIA Si chiama «Sc(hi)accia dca» ed è un alleato in più per mettere al tappeto i disturbi alimentari: anoressia e bulimia in primis. In funzione dal 15 novembre, “Sc(hi)accia dca” è l’applicazione disponibile su iOs e Android voluta dal Centro per la diagnosi e la cura dei disturbi del comportamento alimentare (Cdca) della Casa di Cura Palazzolo di Bergamo, per dare la possibilità a persone che hanno un problema alimentare, ai loro amici, famigliari, insegnanti ed educatori di ottenere informazioni ed un eventuale aiuto. Un canale diretto per intercettare gli adolescenti, sempre più spesso vittime di questi disturbi: basti pensare che solo in provincia di Bergamo, ogni settimana si registrano almeno cinque nuovi casi e il fenomeno, sempre più diffuso tra le giovanissime, registra un incremento anche tra gli uomini. Da qui, il desiderio di creare «Sc(hi)accia dca», App che consentirà agli adolescenti, ma anche alle famiglie, di interagire direttamente con un esperto in disturbi del comportamento alimentare, trovando le risposte e l'aiuto necessario. Un contatto meno invasivo ma più immediato con il mondo sommerso di chi soffre di questa patologia, dunque, reso possibile grazie alla vittoria di un bando promosso dalla Fondazione Vodafone "Digital for Social" che sponsorizza la diffusione di applicazioni innovative rivolte all'età dello sviluppo.


ECOSISTEMA SCUOLA 2016, BERGAMO NELLA TOP TEN ITALIANA   Edifici scolastici sotto i riflettori. L’indagine annuale Ecosistema Scuola 2016, il Rapporto che ogni anno Legambiente redige per fare il punto sullo stato di salute delle scuole italiane, mette in luce una situazione a macchia di leopardo in Lombardia. Quasi tutti i Comuni capoluogo hanno partecipato allo studio, ottenendo risultati anche molto diversi dagli anni passati: nella top ten italiana rientra solo Bergamo al 5º posto (nel 2015 i dati erano incompleti); seguono nella parte più alta Brescia, che perde tre posizioni e si classifica 12º e Sondrio 14º; Cremona (24º), Lecco (25º), Mantova (29º), Milano (32º), Varese (33º), Monza (35º) e Pavia (43º) in zona intermedia, mentre in coda chiude Como (67º). Diversi i parametri presi in considerazione. • Manutenzione: il 55% del patrimonio edilizio scolastico italiano necessita di manutenzione urgente. • Rischio ambientale: il 90% dei Comuni lombardi ha effettuato monitoraggi sulla presenza di amianto: nell'11% degli edifici sono stati certificati casi di presenza amianto e nell’1,5% casi sospetti, solo il 7% degli edifici hanno visto azioni di bonifica. • Energie rinnovabili: solo il 6% degli edifici utilizza energie rinnovabili, prevalentemente solare fotovoltaico (73%), con una piccola percentuale che proviene da impianti geotermici o pompe di calore (5%). La produzione di energia da rinnovabili copre ben il 64% dei consumi degli edifici scolastici in cui sono presenti gli impianti (49% il dato nazionale). • Mobilità: solo il 9% delle scuole lombarde usufruisce di un servizio pedibus e l'8% può contare su ciclabili nell’area antistante; soltanto l’1,5% rientra in ZTL, il 15% in zone 30 e il 24% ha attraversamenti pedonali dedicati, che possano garantire più sicurezza e qualità dello spostamento casa-scuola. • Progetti educativi per i più piccoli: in Lombardia le amministrazioni investono molto in progetti educativi e in iniziative rivolte agli under 14, soprattutto Milano, Bergamo, Brescia e Cremona. • Mense scolastiche: prevalentemente a Varese e Bergamo si servono pasti bio e prodotti IGP e DOP, si privilegiano prodotti a Km 0: viene raccolto il cibo inutilizzato per destinarlo alle organizzazioni no profit e vengono creati bandi di appalto per il servizio mensa che richiedono la stagionalità degli alimenti. • Tecnologia e innovazione: la Lombardia si rivela tra le regioni più all'avanguardia; le scuole con reti wifi sono il 70% mentre meno di una su dieci presenta reti completamente cablate.  Il Rapporto completo è consultabile su: www.legambiente.it/sites/default/files/docs/ecosistema_ scuola_2016_XVII_rapporto.pdf

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DAL TERRITORIO

DAL 3 AL 5 FEBBRAIO 2017 - FIERA DI BERGAMO

BERGAMO SPOSI grandi emozioni in ogni piccolo dettaglio

Novità di quest'anno l'area wellness in partnership con Bergamo Salute

a cura di FRANCESCA DOGI

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ergamo Sposi ancora sugli altari. Il 19° appuntamento dedicato al pianeta del matrimonio torna alla Fiera di Bergamo da venerdì 3 a domenica 5 Febbraio più in forma che mai. Forte di una storia che l’ha consolidata anche fuori dai confini orobici tra gli appuntamenti di riferimento per il settore. Ideata e promossa da Promozioni Confesercenti, organizzata da Ecspo, in collaborazione con Ente Fiera Promoberg, Bergamo Sposi offrirà al grande pubblico spunti, idee e consigli per organizzare un matrimonio indimenticabile. Cuore pulsante del salone come sempre i suoi 150 espositori, importanti e qualificati operatori del settore che animeranno nel corso dei tre giorni di apertura la manife-

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stazione, distribuita sui 6.500 metri quadrati di superficie espositiva. Le coppie potranno così assaporare e scegliere, tra le prelibatezze gastronomiche, quelle che secondo

il loro gusto saranno le più indicate da offrire agli invitati; farsi truccare e provare nuove acconciature, grazie a professionisti della bellezza; assistere a esibizioni musicali che faranno da colonna sonora alla cerimonia; selezionare il bouquet e l’auto; scegliere tra tante proposte, la bomboniera ideale; progettare nei minimi dettagli il proprio viaggio di nozze; provare gioielli da sogno, oppure affidarsi alla maestria di wedding planner che si occuperanno nel modo più accurato di ogni aspetto organizzativo. Anche per l'edizione 2017, Bergamo Sposi si conferma solidale rinnovando la preziosa collaborazione con Cesvi e supportando il loro lavoro di raccolta fondi per donare ai bambini abbandonati delle Case del Sorriso l’opportunità di una vita migliore.


studi medici ma anche alimentazione con la presenza di Mirko Ronzoni, vincitore della seconda edizione di Hell's Kitchen Italia, che presenterà il suo progetto Goodfood Veg, un nuovo concetto di ristorazione Veg Gourmet per tutti. Come sempre, ad affiancare la ricca parte espositiva, un corposo programma di eventi collaterali, che ha nelle sfilate e nei concorsi, la parte più attesa dal pubblico. Confermata

l'elezione di Miss Bergamo Sposi e della Coppia dell'anno. E per tutti i futuri sposi la possibilità di vincere un meraviglioso viaggio, oltre a gioielli e altri fantastici premi con il concorso Fortunati in Amore. Visitare Bergamo Sposi significa vivere in anteprima l’emozione del grande giorno e celebrare amori che durano una vita. Informazioni www.fierabergamosposi.it Tel. 035 50 98 220/242

Grande novità della prossima edizione l'Area Wellness, creata con il supporto di PubliMultiService e in partnership con “Bergamo Salute”. Uno spazio riservato al benessere, alla bellezza e alla salute della coppia dove qualificati professionisti guideranno gli sposi in un percorso emozionale studiato ad hoc per arrivare raggianti all'altare. Centri estetici e termali, beauty, fitness,

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DAL TERRITORIO

A.R.M.R.

INSIEME CONTRO LE MALATTIE RARE Le Malattie Rare sono un ampio gruppo di patologie (circa 6000 secondo l’OMS), accomunate dalla bassa prevalenza nella popolazione (inferiore a 5 persone per 1000 abitanti secondo i criteri adottati dall’Unione Europea). Con base genetica per l’80-90%, possono interessare tutti gli organi e apparati dell’organismo umano. In questo numero parliamo di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA)

INCONTRI CON I SOCI E GLI AMICI DI A.R.M.R • SABATO 26 Novembre, ore 10:00 Cerimonia Consegna Borse di Studio 2017 e Premio A.R.M.R., Sala Mosaico - Borsa Merci C.C.I.A.A. Pranzo al Ristorante Roof Garden - Hotel San Marco (previa prenotazione) Visita guidata al Centro di Ricerche Cliniche per Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò”, Villa Camozzi di Ranica • LUNEDÌ 5 DICEMBRE    XXXIII Edizione Emergency Medicine (Delegazione A.R.M.R.  di Vibo Valentia) Roof Garden si festeggiano i nuovi Borsisti • DOMENICA 18 DICEMBRE, ore 10:00 Gospel di Natale a ingresso Libero (Gruppo Giovani A.R.M.R. ) Teatro alle Grazie, Via Papa Giovanni XXIII

SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA (SLA) Codice esenzione. RF 0100 Categoria. Malattie del sistema nervoso e degli organi di senso Definizione. È una malattia neurologica progressiva determinata dalla degenerazione dei motoneuroni del midollo spinale, del tronco encefalico e della corteccia motoria. Epidemiologia. L’incidenza annuale è pari a 0,41,7 ogni 100.000 abitanti. All’esordio, la maggior parte dei pazienti ha più di 50 anni, e l’incidenza aumenta ogni decade di vita. Nella forma sporadica il sesso maschile è colpito più di quello femminile. . Segni e Sintomi. Nella sua forma più tipica, la malattia inizia con l’impaccio dei movimenti fini delle mani. Poi compaiono ipotrofia dei muscoli della mano, mancanza di forza, crampi. All’inizio è colpito un lato, nell’arco di settimane o mesi risulterà colpito in modo analogo anche l’arto controlaterale. Agli arti inferiori si ha invece aumento del tono, iperreflessia osteotendinea e movimenti scoordinati. La progressione della malattia porta a un interessamento dei muscoli degli arti superiori e della muscolatura del collo, lingua, faringe e laringe. Il decorso è inesorabile e progressivo. La metà dei pazienti muore entro 3 anni, il 90% entro 6 dall’esordio della malattia. Eziologia. La causa della malattia è sconosciuta. Diagnosi. La diagnosi clinica può essere aiutata dall’esecuzione di: Elettromiografia, Studio elettroneurografico, Potenziali Evocati, Risonanza Magnetica e TAC. Terapia. Non esiste un trattamento risolutivo della malattia. Secondo recenti studi il rizuolo e la gabapentina sembrerebbero rallentare la progressione della malattia e prolungare di qualche mese l’aspettativa di vita. Dott. Angelo Serraglio Vice Presidente Commissione Scientifica ARMR

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DAL TERRITORIO

ONLUS

SECONDO PREMIO

“Marzia Galli Kienle” per la ricerca oncologica a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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iù di 35 lavori scientifici su temi oncologici a firma di altrettanti giovani ricercatori. Tante sono state le pubblicazioni arrivate alla commissione del secondo premio “Marzia Galli Kienle”, istituito dalla onlus S.O.S. (Solidarietà in Oncologia San Marco) in memoria della professoressa Galli Kienle, già Docente ordinario di Chimica Medica all’Università di Milano-Bicocca e a lungo Presidente del corso di laurea in Medicina e chirurgia della stessa Università, presidente dell’Associazione S.O.S. fino alla sua scomparsa, a marzo del 2015. «Siamo molto orgogliosi dell’interesse destato dal nostro premio e dell’altissima qualità dei lavori che sono stati presentati, ricerche pubblicate su alcune delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali come Lancet Oncology e Cell. Per questo oltre ai premi inizialmente previsti abbiamo deciso di assegnare anche alcune menzioni speciali» dice il dottor Andrea D’Alessio, responsabile dell’unità di medicina e oncologia del Policlinico San Marco e vice-presidente di S.O.S. Onlus, Associazione nata a ottobre del 2013 per volontà di un gruppo di medici e operatori del Policlinico San Marco di Zingonia, impegnati a diversi livelli nella lotta contro i tumori. «E soprattutto siamo fieri di poter dare il nostro contributo a questi giovani e promettenti specialisti per proseguire la brillante strada intrapresa nella ricerca. La ricerca in ambito medico è vita, è sinonimo di speranza, per i malati e per tutti». 58

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«Questo premio è il nostro modo per rendere omaggio e rigraziare la professoressa Kienle della passione e umanità dimostrate come Presidente dell’Associazione. Donna di straordinaria forza e cultura, instancabile e tenace ricercatrice, la Professoressa credeva fermamente nell’importanza della ricerca, al punto da averle dedicato, con successo, gran parte della sua vita

demici di rilievo. Primo classificato, Eduardo Bonavita, 32 anni, fino all’anno scorso gennaio ricercatore nel team coordinato dal Prof. Alberto Mantovani, Direttore Scientifico dell’istituto clinico Humanitas e docente di Humanitas University, oggi postdoctoral scientist presso il Cancer Research UK Manchester Institute di Manchester in Inghilterra; secondi classificati a parimerito,

professionale. Con questo premio vogliamo tenere vivo il suo ricordo e il suo esempio» continua Marina Prussiani, attuale presidente della Onlus.

Dario Callegaro, 32 anni, chirurgooncologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e Filippo Pietroantonio, 32 anni, gastroenterologooncologo sempre dell’ Istituto Nazionale Tumori di Milano. Oltre a loro otto menzioni speciali.

Tre sono stati i ricercatori premiati dalla Commissione - presieduta dalla prof.ssa Maria Cristina Messa, Magnifico Rettore dell’Università Milano Bicocca e composta da acca-

La consegna dei premi si è svolta alla presenza di 250 invitati tra cui una vasta rappresentanza del mondo ac-


I PREMIATI 2016 • Primo Classificato: Eduardo Bonavita (Cancer Research UK Manchester Institute, Manchester UK) PTX3 Is an Extrinsic Oncosuppressor Regulating ComplementDependent Inflammation in Cancer - Cell, 2015 • Secondo Classificato: Dario Callegaro (Istituto Nazionale Tumori, Milan, Italy) Development and external validation of two nomograms to predict overall survival and occurrence of distant metastases in adults after surgical resection of localised soft-tissue sarcomas of the extremities: a retrospective analysis - Lancet Oncology, 2016 • Secondo Classificato: Filippo Pietroantonio (Istituto Nazionale Tumori, Milan, Italy) Met-Driven resistence to dual EGFR and BRAF blockade may be overcome by Switching from EGFR to MET inhibition in BRAF-mutated colorectal cancer - Cancer Discovery, 2016 Menzioni speciali: Carlotta Tacconi, Alberto Mussetti, Carmen Maccagnano, Elvira D’ippolito, Lorenzo Castagnoli, Gaia Spagnuolo, Lorenzo Ceppi, Marco G. Persico.

cademico-universitario, imprenditoriale e politico bergamasco e lombardo. Tra gli ospiti: il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, l'Onorevole Elena Carnevali, il Vice Presidente III Commissione Sanità Politiche Sociali Regione Lombardia Angelo Capelli, il Senatore Enrico Piccinelli, il Vice Presidente della Provincia Pasquale Gandolfi, il Prorettore alla ricerca dell'Università degli Studi di Bergamo Paolo Buonanno e il Magnifico Rettore dell'Università Milano Bicocca Maria Cristina Messa. Accanto alla ricerca scientifica, l’Associazione persegue anche un altro ambizioso e importantissimo

obbiettivo, l’umanizzazione delle cure: due aspetti che sempre più vanno di pari passo con l’obbiettivo di offrire ai pazienti non solo l'eccellenza medica ma anche la qualità della cura e dell'accoglienza della persona malata e dei suoi famigliari. Oltre a sostenere e incentivare la ricerca scientifica in ambito oncologico, l’obbiettivo è infatti la creazione di percorsi di supporto psico-sociale che mettano il paziente al centro di una rete di cura "globale" che non si esauriscano nelle terapie mediche, chirurgiche e radioterapiche ma tengano davvero conto della persona, dei suoi bisogni non solo medici

ma anche psicologici, emotivi, relazionali e interpersonali, promuovendone il benessere e la qualità di vita nelle diverse fasi del percorso di cura (diagnosi, trattamento e follow up). Gli studi scientifici ormai l’hanno dimostrato: nella lotta contro il tumore le terapie mediche sono fondamentali ma altrettanto lo è il benessere psicologico del paziente. Paziente che non deve mai smettere di sentirsi una Persona, con i suoi valori, interessi, affetti. Proprio in questa direzione vanno i progetti già realizzati o in fase di realizzazione promossi dall’Associazione. Tra questi ci sono il potenziamento dell'ambulatorio psicologico (gratuito) aperto ai pazienti e alle loro famiglie; l'attivazione di corsi di make-up per le pazienti per imparare a valorizzarsi e vedersi belle anche durante la malattia, la fornitura di parrucche per pazienti sottoposte a chemioterapia, la fornitura di integratori alimentari ai pazienti sottoposti a radioterapia che in alcuni tipi di tumore causa difficoltà alla deglutizione (prodotti che sarebbero a totale carico paziente), l'acquisto di presidi che possono rendere la permanenza in ospedale o in day-hospital più "sopportabile'', durante le cure più o meno "asettiche". Progetti resi possibili dalla generosità delle tante persone che in questi anni hanno voluto dare il loro prezioso contributo, “animando” e sostenendo le iniziative di raccolta fondi dell’Associazione. Bergamo Salute

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DAL TERRITORIO

TESTIMONIANZA

TIRO LE FRECCE

alla disabilità Il toccante racconto del bergamasco Giampaolo Cancelli, che ha partecipato alle ultime Paralimpiadi di Rio nel tiro con l'arco

a cura di LUCIO BUONANNO

C

i viene ad aprire la porta sulla sedia a rotelle, sua inseparabile compagna da sette anni. Accanto i suoi due boxer, un maschio e una femmina appena adottata. È tornato da poco dall’allenamento quotidiano in una vecchia cascina di Cologno al Serio dove si esercita quasi tutti i giorni, per almeno due ore e mezza, al tiro con l’arco. La sua specialità che l’ha portato a disputare le Paralimpiadi di Londra nel 2012 e quelle recenti di Rio de Janeiro, i campionati mondiali di Bangkok in Thailandia dove ha vinto il bronzo nella gara individuale e l’argento in quella a squadre. È stato ricevuto con tutta la nazionale italiana paralimpica dal Presidente della Repubblica. E pensare che nel 2009, dopo un terribile incidente in moto a trecento metri da casa, è stato per giorni tra la vita e la morte. I medici dicevano di doverlo operare ma non potevano perché era troppo rischioso. Poi finalmente esce dal coma ma non sente più le gambe. È paraplegico. Ma reagisce come ha sempre fatto nella sua vita. Sia quando era Vigile del Fuoco durante il servizio militare, sia da capoofficina in una ditta metalmeccanica, sia quando si occupava di impianti telefonici.

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Ora Giampaolo Cancelli, per tutti Paolo, classe 1968, è davanti a noi, nella sua casa di Stezzano. È sereno, disinvolto, pieno di tatuaggi. Ognuno gli ricorda un momento importante della sua vita. La figlia, il primo matrimonio, il padre, le prime vittorie, e quella più grande: la forza e il coraggio che ha avuto nel superare il suo drammatico incidente. «Era il 24 settembre» ci racconta. «Stavo tornando a casa in moto quando un’auto è sbucata all’improvviso. Ho tentato di evitarla ma non ci sono riuscito. La moto mi è caduta addosso e ho perso i sensi. Da quel momento non ricordo più nulla. Per quaranta giorni sono stato incosciente e sedato. Quando mi sono ripreso mi hanno detto che sarei finito su una sedia a rotelle perché le mie gambe non rispondevano più. Ho reagito come al solito. Ho visto, come si dice, il bicchiere mezzo pieno, non mi sono perso d’animo. Ero ancora vivo e ho cominciato a mettere le basi per la mia seconda vita e ho riscoperto la famiglia, mia figlia. Prima uscivo alle sei e tornavo la sera. Può sembrare paradossale ma l’incidente mi ha permesso di capire che cosa stavo perdendo e ho scoperto altri valori umani e il tiro con l’arco al Centro di riabilitazione di Mozzo».

È proprio al Centro di riabilitazione degli ex Ospedali Riuniti diretto dal professor Guido Molinero che Giampaolo Cancelli comincia la sua seconda vita. «Devo soltanto dire grazie ai medici e ai fisioterapisti. Facevo esercizi per 5, 6 ore al giorno con tanto impegno e piano piano sono riuscito a muovere le gambe. Sembrava impensabile invece ci sono riuscito. I piedi purtroppo sono insensibili, immobili. Non riesco a camminare. Tutti sono stati fantastici, mi hanno sostenuto dal punto di vista fisico e da quello psicologico per cinque mesi. È una struttura eccellente. Anche dopo le dimissioni ho continuato a frequentare il day hospital cercando di trasmettere pensieri positivi e infondere coraggio agli altri pazienti soprattutto a tanti giovani che si sono trovati nella mia condizione senza aver avuto la gioia di assaporare pienamente la vita. È importante aiutarsi, fare progetti per il futuro». Giampaolo ha scoperto il proprio futuro e l’arco tra una seduta fisioterapica e l’altra. «Ero dimagrito moltissimo» racconta. «I muscoli avevano perso tono. La riabilitazione prevede anche lo sport terapia: basket, ping pong,


tiro con l’arco. La mia scelta è stata naturale: prima dell’incidente mi allenavo al poligono di tiro di Alzano. E ho deciso di continuare la mia sfida con il bersaglio. Dopo un mese e mezzo di allenamento sono stato selezionato per le Paralimpiadi di Londra, poi per i mondiali, per tante altre gare in Francia, in Germania, in Olanda, in Repubblica Ceca e per i giochi a Rio de Janeiro. Un’emozione fortissima. Entrare in uno stadio come il Maracanà con ottantamila persone è un’esperienza incredibile. Tanti atleti con tante disabilità che non si sentono rivali, che sono come una grade famiglia». «Forse chi ha una disabilità è più consapevole dei propri limiti ed è più disponibile e paziente con gli altri. E infatti sono nate tante amicizie che si rinnovano ogni anno per i Mondiali, per gli Europei e in tante altre gare internazionali. Il risultato conta fino a un certo punto. È chiaro, tutti vorremmo arrivare alle medaglie. A Rio mi sono classificato soltanto nono, ma, come al solito è un’esperienza da ricordare. Come non ricordare la grande povertà e la gente che va a cercare il cibo tra i rifiuti mentre a noi atleti non mancava nulla» aggiunge.

Il futuro di Giampaolo si chiama Tokyo dove si terranno nel 2020 le prossime Paralimpiadi. Ma, essendo anche consigliere dell’Associazione disabili bergamaschi e responsabile dello Sport terapia al Centro di riabilitazione di Mozzo, deve fare gli straordinari: allenarsi

la mattina dopo la colazione e la pulizia dell’appartamento e l’impegno sociale organizzando eventi come la recente Festa della Solidarietà a Comunnuovo o dando una mano nella vendita natalizia di pacchetti dono a Orio Center. Ma soprattutto aiutando gli altri a ritrovare un futuro meno problematico con lo sport terapia. «È davvero importante per rimettersi in gioco» ci dice. «Ti permette di ritornare in mezzo alla gente e non avere vergogna verso le persone normodotate. Mi piace dare agli altri, attraverso lo sport terapia, l’opportunità di ritornare in mezzo alla gente, di essere autoironici come lo sono io. Ridere, scherzare e prendermi in giro per quello che sono e dimostrare tutta la mia vitalità. Penso che la vita vada vissuta sempre al massimo. Ma la cosa più importante è che lo sport ti aiuta a condurre una vita migliore, ti costruisce una muscolatura e una filosofia di autosufficienza per poter affrontare i disagi che trovi per le barriere architettoniche e non solo».

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DAL TERRITORIO

LATO UMANO DELLA MEDICINA

DA BERGAMO AL MADAGASCAR CON UN SOGNO Portare cure, farmaci e cibo, ma sopratutto aiutare la gente del posto a costruirsi un futuro a cura di LUCIO BUONANNO

«L

a mia esperienza con Change Onlus l’organizzazione sanitaria che opera nel Madagascar, è nata quasi per caso e da allora il mio impegno è quello di curare i bambini e gli adulti in una delle zone più a rischio dell’Africa. Hanno bisogno di tutto: farmaci, cure per le loro malattie endemiche come la malaria, la malnutrizione, la tubercolosi, le parassitosi intestinali e cutanee, le malattie polmonari e dell’apparato gastroenteriche oltre alle patologie oculari, odontoiatriche e otorinolaringoiatriche». Da anni il dottor Maurizio Maggioni, noto dentista bergamasco, fa la spola con il Madagascar e ci racconta il suo legame con i pazienti malgasci. «È stato un collega ad accendere in me la fiamma. Mi ha raccontato della sua esperienza africana con “Change onlus”, fondata nel 2005 dal dottor Paolo Mazza e da una trentina di medici, in un dispensario abbandonato nell’isola di Sakatia. Sono rimasto così affascinato che ho dato

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subito la mia disponibilità e sono partito con 120 chili di materiale e medicinali. E da allora appena posso torno in Madagascar». Intanto, grazie anche all’aiuto del Rotary Club di Treviglio, il dispensario abbandonato è diventato un importante centro sanitario e odontoiatrico per l’intera isola. C’è tutto, dall’unità odontoiatrica all’aspiratore chirurgico, dagli sterilizzatori al generatore di corrente, da due ultrasuoni a due portatili per le missioni esterne. Insomma un centro all’avanguardia ristrutturato e reso ancora più efficiente dopo il ciclone che l’aveva devastato nel 2009. È gestito da medici e infermieri, tutti volontari che si adoperano anche per preparare il personale medico e paramedico africano. «Dal nulla abbiamo costruito un futuro a 22 persone che lavorano con noi» spiega orgoglioso il dottor Maggioni. «Abbiamo inviato nell’isola più di trenta volontari da tutta Italia, creato un’organizzazione. E cerchiamo di abbattere la diffidenza e la barriera che i malgasci hanno verso i bianchi: quelli che hanno conosciuto con la colonizzazione. Noi cerchiamo di insegnare loro a essere autosufficienti anche se il nostro impegno non può esaurirsi subito. Ci vuole qualche anno, almeno per altri cinque dobbiamo restare lì perché se lasciamo andare le cose, come al gioco dell’oca, si torna sempre al punto di partenza. E servono altri volontari che rimangano anche più dei soliti 15 giorni. L’esperienza è interessante, ti arricchisce umanamente e professionalmente».

Tra le iniziative dell’associazione, anche il progetto “Cibo per cura” con uno screening capillare tra i bambini della regione con all’opera medici e infermieri per selezionare i bambini malnutriti che saranno oggetto delle cure dell’associazione. «In questi mesi sono stati visitati tutti i 13 villaggi rurali attorno ad Ampefy e sono state effettuate oltre 800 viste ai bambini della zona» scrive ai soci di “Change” il presidente Paolo Mazza. «Nel frattempo gli amici di “Nutry Aid” di Torino, esperti di progetti sulla nutrizione e presenti in Madagascar con diverse iniziative, hanno formato dieci giovani sulle tecniche di identificazione e cura della malnutrizione, sull’insegnamento di coltivazioni di prodotti ad alto contenuto energetico e di oligoelementi essenziali, alle tecniche di preparazione degli alimenti e della loro conservazione». I ragazzi della malnutrizione, come vengono chiamati, vanno nei villaggi, pesano i bimbi dai sei mesi ai cinque anni (in un villaggio su 70 bambini esaminati 3 sono risultati malnutriti gravi, 11 malnutriti lievi e 6 a rischio). E in queste zone insegnano anche alle mamme come cucinare i pochi prodotti che hanno. Quello dell’alimentazione, associato alla mancanza di igiene e alla scarsa educazione sanitaria, è uno dei più grossi problemi del Madagascar la cui economia è basata sull’agricoltura, sull’alleva-


mento del bestiame e sull’artigianato. Ma l’alimentazione è povera e poco diversificata: i contadini infatti mangiano principalmente riso rosso per tutti e tre i pasti della giornata utilizzando l’acqua di cottura come bevanda. «L’alimentazione poco varia è causa di un elevato tasso di denutrizione soprattutto infantile» spiega ancora il dottor Mazza. «L’aumento della produzione di riso, cereale che fornisce calorie ma non molte proteine e vitamine, non potrebbe essere l’unica misura per risolvere la situazione di malnutrizione cronica e la povertà. È dunque fondamentale, oltre all’incremento della produzione di riso e cereali, far comprendere l’importanza dell’adozione di uno stile alimentare vario ed equilibrato basato sul consumo di tutti i prodotti locali. Ciò costituirebbe l’unica vera soluzione per arginare le patologie connesse alla malnutrizione e rilanciare l’economia locale». Ed è quello che sta facendo Change Onlus con un dettagliato progetto a cui ognuno di noi può contribuire.

UN PAESE TRA TURISMO E TANTA POVERTÀ Il Madagascar è un’isola dell’Africa sud orientale a circa 400 chilometri dal Mozambico ed è popolata da 19 milioni di abitanti distinti in 18 gruppi etnici tra i quali i Merina di origine indonesiana che fondarono la capitale Antananarivo e dominarono l’isola per circa un secolo sostituiti poi dal colonialismo francese. Nel 1960 ottiene l’indipendenza, rovesciata nel 1972 da un colpo si stato militare. Oggi, dopo alterne vicende e colpi di stato, è un Paese poverissimo, nonostante il turismo, e con gravi problemi economici, sociali e sanitari. Oltre il 70 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà con una speranza di vita di circa 57 anni. La mortalità infantile è molto alta:115 bambini morti ogni 1000 nati vivi. E vi sono ancora malattie scomparse in Italia come la lebbra, la meningite, il colera, la febbre gialla.

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DAL TERRITORIO

FARMACIE

TEST IN FARMACIA da quello di gravidanza alla pressione oculare Sono molti i test che oggi si possono comprare e fare a casa o eseguire in farmacia per tenere sotto controllo la propria condizione di salute e benessere a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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arlare di farmacia, oggi, non significa occuparsi solo di farmaci: la nostra salute, il nostro benessere passano anche attraverso controlli, verifiche, test. Per quanto riguarda questi ultimi, a margine di quelli standard come la verifica dei parametri sanguigni (colesterolo, glicemia etc.) annoverati nelle cosiddette analisi di prima istanza, esiste un’ormai infinita offerta di test di vario tipo disponibili in farmacia. Scopriamo quali sono i principali con il dottor Stefano Fumagalli, farmacista, Consigliere dell'Ordine dei farmacisti della Provincia di Bergamo. DOTTOR FUMAGALLI, QUALI SONO I TEST OGGI DISPONIBILI IN FARMACIA? Ormai c'è la possibilità di testare quasi qualunque cosa, sia a domicilio sia in farmacia avvalendosi dell'aiuto di un farmacista. Potremmo iniziare con una distinzione: possiamo parlare di test che si possono eseguire in farmacia e altri che si possono acquistare ed eseguire a casa. Ad esempio, è possibile acquistare test di gravidanza, arcinoti a tutti, per determinare se la paziente sia o meno in dolce attesa, o test sulla menopausa, per capire quale "stagione della vita" la donna stia vivendo, interpretando le eventuali avvisaglie dell'organismo. Un tipo particolare di test, che si svolge inter-

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pretando il risultato in funzione delle attese, permette invece ad esempio di determinare quali siano i giorni più fecondi del mese, offrendo una doppia funzionalità (con ovvia cautela statistica), per chi è alla ricerca di un figlio, ma anche come sistema anticoncezionale non invasivo. Possiamo poi parlare di numerosi altri test, anche se si rischia di produrre un semplice elenco di possibilità. Faremo solo alcuni esempi: test per la determinazione dell'intolleranza al glutine (celiachia) su sangue; test per la determinazione della presenza di Helicobacter Pylori, eseguibile sulle feci; verifica di infezioni e altri parametri sulle urine. Una novità è un test che permette alle donne di stabilire se il loro disturbo vaginale dipende da un’infezione batterica oppure da un’infezione micotica. La maggior parte dei test che si eseguono con kit appositi e danno risultati immediati, sono eseguibili in ambito domiciliare, ma è sempre possibile avvalersi della consulenza del farmacista, fino a dove esso sia competente, per la corretta esecuzione dello stesso. ESISTONO ANCHE TEST SULLE DROGHE? Naturalmente. Diversi test, eseguibili sulle urine, permettono di identificare l'eventuale presenza di cataboliti delle droghe più co-


muni: cannabinoidi, cocaina... e così via. COME “STA” L’ACQUA QUESTO PER QUANTO DEL TUO RUBINETTO? RIGUARDA I TEST A USO DOMICILIARE: In commercio si trovano anche kit pronti per l'analisi dell'acqua, per COSA SI PUÒ verificare la composizione dell'acqua FARE INVECE IN potabile eseguibili a domicilio, per FARMACIA? determinare la presenza di alcuni sali Quello che si può disciolti nell'acqua. Questo tipo di fare in farmacia è test è eseguibile anche attraverso la altrettanto vasto: farmacia, che si avvale di laboratori potremmo iniziare convenzionati: in questo caso, dai test sulle intollel'analisi sarà ovviamente più ranze alimentari, citanapprofondita. do semplicemente i più

comuni e famosi. Alcuni di essi rientrano nell'ambito di prodotti che il paziente potrebbe gestire autonomamente (almeno nella fase dell'acquisizione del campione, per esempio): ciò che rende necessario avere assistenza è l'interpretazione dei risultati e l'approccio alla fase successiva all'interpretazione. È il caso, ad esempio, dello York test, forse il più noto test sulle intolleranze alimentari. Si esegue su un campione di sangue capillare, facilmente prelevabile con il kit in dotazione (pungidito, tampone per la raccolta di sangue etc). Il sangue viene poi analizzato secondo la metodica "Elisa" da un laboratorio professionale, fornendo una panoramica abbastanza ampia sulle eventuali intolleranze. Al campione è necessario allegare un questionario, modello intervista, sulle abitudini alimentari del paziente,

DOTT. STEFANO FUMAGALLI Farmacista - CONSIGLIERE DELL’ORDINE DEI FARMACISTI DI BERGAMO -

che permette a un esperto qualificato di elaborare una proposta di dieta adatta ad evitare contatto con l'alimento o gli alimenti a cui ci si è scoperti intolleranti. Questo è il più noto, ma ne esistono molti altri che permettono di identificare allergeni anche non alimentari e migliorare la qualità della vita di noi tutti. Tra gli ultimi nati, infine, c’è il test che consente di misurare la pressione oculare, indice di un’importante patologia nota come glaucoma che, se non adeguatamente curata, potrebbe condurre alla cecità. E PER QUANTO RIGUARDA LA PELLE? In questo caso si è a cavallo fra salute e benessere, fra equilibrio e bellezza... C’è ad esempio, il test sulla pelle, eseguito attraverso uno strumento che determina il Ph, il grado di idratazione; un’indagine ecografica che determina lo spessore degli strati della pelle, permettendo di capire, al di là dell'età, il grado di invecchiamento della pelle, valutando l'elasticità e la presenza di collagene.

ANCHE PER LE OSSA In farmacia è possibile eseguire anche la MOC (sul piede), esame che misura lo stato delle ossa attraverso la densitometria ossea, cioè la misurazione della densità delle ossa, un indice di invecchiamento dello scheletro che, con il passare del tempo, si impoverisce di sali di calcio, rendendo le ossa stesse più fragili ed esposte a fratture. Si tratta di un esame che andrebbe eseguito su più parti del corpo: in farmacia viene eseguito solamente sul piede, dando comunque un’idea delle condizioni dello scheletro.

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STRUTTURE

ASST PAPA GIOVANNI XXIII

Il libro parlato ARRIVA IN MEDICINA a cura di MARIA CASTELLANO

È

stata sottoscritta recentemente tra l’ASST Papa Giovanni XXIII e l’Associazione Libro Parlato Lions una convenzione che per due anni permetterà ai pazienti ricoverati nel reparto di Medicina interna dell’Ospedale di Bergamo di poter accedere gratuitamente ad una biblioteca di oltre 9 mila audiolibri. Ce n’è davvero per tutti i gusti, dai best seller di Ken Follet ai Promessi Sposi, dal Signore degli anelli alla Bibbia, dalle fiabe al racconto delle spedizioni di Simone Moro sulle vette più alte del pianeta. Il progetto è pensato soprattutto per i pazienti disabili e anziani, che fanno fatica a leggere, ma che potrebbero trovare in un libro un po’ di compagnia e un lieto diversivo durante i giorni di ricovero, ma anche per i pazienti non vedenti, ipovedenti e dislessici. Alla audiobiblioteca è possibile accedere tramite pc, tablet, smartphone e lettori Mp3. Per venire incontro ai pazienti meno tecnologici, l’Associazione Libro Parlato ha donato al Papa Giovanni anche 10 lettori Mp3. Il funzionamento dell’audiobiblioteca è del tutto paragonabile a quello di una tradizionale biblioteca: gli audiolibri una volta scaricati è come se fossero in prestito e quindi temporaneamente non disponibili, fino alla loro “restituzione”, al termine della lettura. In questo modo non si creano duplicati e si rispetta la normativa sul diritto d’autore. Gli audiolibri sono suddivisi in tracce da 30 minuti ciascuno, che fungono

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da “segnalibro digitale”, in modo da consentire una fruizione non stancante, che è possibile riprendere in ogni momento. «Il progetto è già attivo in diverse residenze per anziani nella provincia di Bergamo e nel nostro Hospice di Borgo Palazzo» spiega Carlo Nicora, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII. «Ora, grazie ai Lions, nostri partner in tante iniziative, è arrivato per la prima volta anche in un reparto per acuti. È un ulteriore servizio che diamo ai nostri pazienti, per offrire un luogo di cura sempre più vicino alle loro

esigenze, che non sono solo quelle legate alla malattia. Grazie dunque alle tante persone che hanno unito gli sforzi per mettere a disposizione dei pazienti più fragili un passatempo, uno svago, una compagnia, un viaggio, tante emozioni e tutto ciò che un libro può rappresentare». «La maggioranza dei nostri pazienti ha più patologie concomitanti, è anziana, fragile e spesso anche molto sola» prosegue il dottor Antonio Brucato, direttore dell’Unità di Medicina interna del Papa Giovanni XXIII. «Per queste persone leggere può essere difficile, anche solo per


la difficoltà fisica di tenere in mano un libro da soli. Ascoltare invece è un’attività che può essere fatta in autonomia, senza sforzi e può regalare momenti di serenità, utile in ogni processo di cura». «L'Associazione Libro Parlato Lions è orgogliosa di aver ascritto tra i propri utenti una struttura di primaria importanza quale l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ed è lieta di poter alleviare il periodo di degenza delle persone ivi ricoverate» gli fa eco Beniamino Sazio, Presidente dell'Associazione Libro Parlato Lions. «Questo è

stato possibile grazie all'intervento della Fondazione Bruno Bnà - che ringrazio -, che ha supportato l'impegno economico. Mi auguro che questa possibilità data ai degenti sia d'esempio per altri collegamenti con altre strutture. Buon lavoro e buon ascolto!». L’iniziativa ha infatti il patrocinio e il sostegno economico della Fondazione Lions Club Distretto 108 IB2 “Bruno Bnà” ONLUS, che rimborserà all’Associazione Libro Parlato Lions le spese vive sostenute per la gestione del servizio. Concretamente, a scaricare gli au-

diolibri sui dispositivi, ci penseranno i volontari dell’Associazione Volontari Ospedalieri AVO, che ha accolto con entusiasmo la proposta. «Il volontario Avo ha, come priorità nel suo servizio, la condivisione della sofferenza e dei disagi dei degenti in ospedale» aggiunge Maria Rosa Restifa, presidente Avo Bergamo. «Ci prestiamo perciò con piacere a fare i “bibliotecari”, sicuri che la “lettura ascoltata” sia di sollievo e aiuto nel percorso di ospedalizzazione». ll Libro Parlato Lions è nato nel 1975 e la sua audiobiblioteca è costituita da libri registrati grazie alla disponibilità dei donatori di voce, che volontariamente e gratuitamente si prestano a leggere ad alta voce i testi e a registrarli tramite un apposito software. L'iniziativa, rivolta inizialmente alla divulgazione tra i non vedenti dei libri - veicoli indispensabili di informazione e formazione, di diffusione del pensiero e d'evasione s'integrava con la stampa in Braille, accessibile a pochi, e con la "Nastrobiblioteca" dell'Unione Italiana Ciechi di Roma, costituita da "audiolibri" registrati su grosse bobine. Nel corso degli anni, seguendo costantemente i progressi della tecnologia, si è poi passati a trasferire l'audiobiblioteca su CD, in formato Mp3 ed infine, con la creazione del sito www.libroparlatolions.it, gli audiolibri sono attualmente scaricabili da internet tramite pc, tablets e smartphones. Favorito dall'utilizzo di questa nuovissima tecnologia, il Libro Parlato Lions può oggi essere utilizzato non solo da ciechi e ipovedenti gravi, ma anche da tutti coloro che non possono leggere autonomamente: persone anziane con difficoltà di lettura, disabili fisici e psichici, persone ospedalizzate, affette da dislessia (in modo particolare gli studenti che possono, tramite questo ausilio, apprendere molto del loro programma scolastico senza lo sforzo della lettura, per loro faticosa e impegnativa). Bergamo Salute

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GUIDA ALLE PROFESSIONI SANITARIE

FISIOTERAPISTA: una professione in "ascesa" a cura di GIULIA SAMMARCO

È

una delle professioni sanitarie più “gettonate” negli ultimi anni. In continua evoluzione, anche grazie alle nuove e numerose tecnologie disponibili. Parliamo del fisioterapista, figura che lavora in stretta collaborazione con i medici specialisti ma allo stesso tempo è dotata di grande autonomia e che, a differenza di quanto si pensa in genere, non si occupa solo di riabilitazione in campo ortopedico, ma anche neurologico, ortopedico, cardiorespiratorio, geriatrico e sportivo sia in fase acuta sia post-acuta. Ma come si diventa fisioterapisti? Che percorso di studi si deve fare? Che sbocchi lavorativi si possono avere? Lo abbiamo chiesto ad Antonella Martinelli, coordinatore didattico della sezione di Bergamo del Corso di laurea in Fisioterapia dell'Università di Milano Bicocca. DOTTORESSA MARTINELLI, COME SI DIVENTA FISIOTERAPISTA OGGI? Per diventare Fisioterapista e quindi essere abilitato all’esercizio della professione è necessario frequentare e portare a conclusione il Corso di Laurea in Fisioterapia. L’accesso al Corso di Laurea è a numero programmato e prevede un test di ingresso con data di svolgimento unica sul territorio nazionale per quanto riguarda le università pubbliche. Il Corso di Laurea è articolato su tre anni e prevede l’acquisizione di 180 CFU complessivi ai fini del conseguimento della Laurea in Fisioterapia (abilitante alla professione sanitaria di Fisioterapista). La prova finale ha valore di Esame di Stato abilitante all’esercizio professionale.

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IN BREVE, DA QUANDO IL PERCORSO È QUESTO? La formazione del Fisioterapista ha seguito l’evoluzione legislativa delle professioni sanitarie. La Scuola regionale per diventare fisioterapisti è presente a Bergamo dal 1977. Gli Ospedali Riuniti di Bergamo, oggi ASST Papa Giovanni XXIII, sono stati Sede della Scuola triennale per Terapista della Riabilitazione fino al 1997 cioè fino all’anno in cui l’Azienda Ospedaliera è stata accreditata dalla Regione Lombardia quale Sezione di Corso del Diploma Universitario di Fisioterapista, afferente prima all’Università degli Studi di Milano Statale e poi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. La formazione universitaria del Fisioterapista è passata attraverso due leggi di riforma degli Atenei (DM509/99 e successivo DM270/2004) che hanno modificato sia il Regolamento che l’Ordinamento Didattico del corso di laurea. Oggi parliamo di laurea in fisioterapia come laurea di primo livello. Il titolo di studio consente l’accesso a Corsi di Laurea Magistrale della Classe delle Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie LM/ SNT2, a Master di primo livello e a Corsi di Perfezionamento. È POSSIBILE FREQUENTARE IL CORSO DI STUDI A BERGAMO? Sì, perché presso l’Asst Papa Giovanni XXIII è attiva una sede del Corso di laurea in Fisioterapia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, oltre ai Corsi di Laurea in Infermieristica, Ostetricia e Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia. Gli studenti

del Corso di laurea in Fisioterapia frequentano gli insegnamenti teorici a Monza e a Vedano al Lambro e nella sede della Formazione Universitaria del Papa Giovanni XXIII in Via Maglio del Rame a Bergamo. L’attività formativa di tirocinio è coordinata dal Coordinatore didattico di sezione e si svolge nelle strutture dell’ASST Papa Giovanni XXIII e nelle istituzioni sanitarie convenzionate; questo consente allo studente di conoscere e acquisire competenze nelle diverse realtà riabilitative presenti sul nostro territorio. Il tirocinio consiste nell’affiancamento di un Fisioterapista Assistente di tirocinio che aiuta lo studente nel raggiungimento degli obiettivi formativi previsti per ogni anno di corso. Il tirocinio, che nella formazione del fisioterapista pesa 180 CFU, ha un ruolo fondamentale nella formazione delle competenze: per questo l’organizzazione universitaria prevede la presenza di Tutor Professionale a cui gli studenti possono rivolgersi per consigli e suggerimenti relativi alle scelte di studio e all’organizzazione del piano di studi.


IN QUALI CONTESTI OPERA IL FISIOTERAPISTA? Opera in ambito neurologico, ortopedico, cardiorespiratorio, geriatrico e sportivo sia in fase acuta che post-acuta. Possiamo trovare il fisioterapista in strutture sanitarie, come l’ospedale, cliniche o RSA, ma sono sempre più diffusi ambulatori privati dove il fisioterapista lavora solo o in collaborazione con altre figure sanitarie. La riabilitazione oggi prevede che il fisioterapista intervenga anche in contesti non prettamente sanitari come per esempio al domicilio del paziente. QUALI SONO LE SUE MANSIONI? È un po’ difficile fare una sintesi delle competenze del fisioterapista anche perché il suo intervento è strettamente legato alla valutazione del paziente e al contesto in cui opera. È ovvio che il trattamento riabilitativo di un paziente con protesi d’anca sarà differente da quello con problemi di cervicale. Il comune denominatore è la valuta-

zione del paziente che il laureato in fisioterapia può svolgere da solo o in équipe. Interviene in ogni ambito della disabilità sia sulla persona sia sull’ambiente. È il fisioterapista che si occupa, per esempio, dell’addestramento all’uso di protesi e di ausili, dal bastone alle stampelle o alla carrozzina. Il laureato in fisioterapia si occupa anche di prevenzione e laddove è possibile promuove una corretta igiene posturale mirata a far si che, per esempio, il dolore non si ripresenti. In questi ultimi anni il continuo progresso tecnologico ha portato il fisioterapista a occuparsi anche di robotica e realtà virtuale, strumenti questi che se integrati nel trattamento riabilitativo possono essere d’aiuto al recupero di abilità perse o al rientro in campo dopo un trauma sportivo. In generale si potrebbe affermare che il fisioterapista si occupa della qualità della vita delle persone anche se le possibilità occupazionali per un laureato in Fisioterapia oggi sono davvero molte e in continuo aumento.


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a cura di FRANCESCA DOGI

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olti pensano che i plantari servano solo in caso di problemi gravi. Sbagliato! Grazie alla costante ricerca tecnologica in questo ambito, oggi rappresentano una soluzione semplice per risolvere o prevenire molti disturbi più o meno lievi e un supporto efficace per migliorare la postura, il comfort e persino le performance sportive. «Dopo più di vent’anni in questo campo posso dire che per i piedi si può fare di più» dice Pierpaolo Gasparini, tecnico ortopedico, titolare dell’Ortopedia Tecnica Gasparini di Bonate Sopra, che ama definirsi “un professionista dalla parte dei piedi”. Una storia, la sua, ancora relativamente giovane a Bonate Sopra, dove opera dal 2011 con laboratorio e studio, ma una più che ventennale esperienza specialistica in check-up posturali, analisi del passo e costruzione di plantari su misura. «Nella gran parte dei casi si ricorre ai plantari per problematiche conclamate. Ma l’utilità dei plantari è potenzialmente molto più ampia. Diffondere la nuova cultura dei plantari significa raccontare che i plantari, oggi, offrono soluzioni a più livelli». COMINCIAMO DAL PIÙ NOTO PLANTARE CORRETTIVO. IN QUALI CASI È UTILE? Il plantare su misura correttivo è un supporto in materiale tecnologico (agli esordi in sughero etc.) che viene inserito all’interno delle scarpe per agire in compensazione e correzione di vari tipi di problema-

tiche alluce valgo, piede cavo, spina calcaneare, piede piatto, asimmetria del bacino, solo per citarne alcune. CHE ALTRI TIPI DI PLANTARI ESISTONO? I plantari sportivi, una realtà ancora poco nota nonostante i notevoli vantaggi. Rappresentano un valido supporto per amplificare le prestazioni agendo in modo selettivo rispetto alla specificità della disciplina praticata, che esercita sollecitazioni diverse. Plantari “correttivi” e sportivi, che forniscono un supporto sofisticato e puntuale, necessitano di un apporto diagnostico e tecnico ad elevata professionalità poiché l’errata valutazione o la errata realizzazione possono nuocere invece che aiutare. Per questo è importante il lavoro di squadra tra gli addetti alla diagnostica e al trattamento di questi pazienti (medici specialisti quali ortopedici, pediatri, reumatologi, medici di base, osteopati, fisioterapisti, riflessologi plantari, podologi) e il tecnico ortopedico nell’individuazione della soluzione. C’è poi un altro ambito, promettente e già molto affermato in Francia e Germania, ovvero il plantare cosiddetto fisiologico e antalgico (F-A). DI COSA SI TRATTA? Di un plantare, indicato per tutti

coloro che non hanno problemi specifici, la cui funzione, parallelamente a quanto è avvenuto per scarpe e abbigliamento sportivi, è garantire maggior comfort nella vita di tutti i giorni adattandosi a molti tipi di scarpe. I vantaggi derivanti dall'uso dei plantari F-A sono molteplici, non ultime l'azione preventiva e di sollievo dal dolore localizzato. Il plantare F-A aiuta inoltre la circolazione sanguigna riducendo il gonfiore delle gambe ed esercita un effetto benefico sul passo che diventa più agile e composto. TORNANDO ALL'INIZIO, A CHI VI RIVOLGETE PER DIFFONDERE QUESTA NUOVA CULTURA? Ortopedia Tecnica Gasparini ha una gamma di soluzioni che farmacie, parafarmacie, palestre, negozi di scarpe, abbigliamento sportivo, centri benessere e estetici e negozi di abbigliamento da lavoro possono proporre ai loro clienti. L'evoluzione tecnologica ha reso possibile la predisposizione di prodotti standard ad alta tipizzazione, creati a partire dalla raccolta 3D della casistica "non specifica" più diffusa. È una prospettiva affascinante e promettente per clienti e operatori.

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UN NUOVO CENTRO MEDICO

al servizio del paziente a cura di FRANCESCA DOGI

È

stato inaugurato a settembre il nuovo centro medico polispecialistico “Medici Insieme”, poliambulatorio specialistico privato e centro laser che si candida a diventare un punto di riferimento per le crescenti esigenze di prevenzione e cura della nostra comunità, grazie ad attrezzature pensate e scelte per garantire al paziente diagnosi e trattamenti all'avanguardia. Ma quali sono in particolare le specialità presenti? Quali i “fiori all’occhiello”? Per scoprirlo abbiamo incontrato il direttore sanitario del Centro, il dottor Antonino Cassisi.

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DOTT. CASSISI, QUAL È LA VOSTRA MISSION? Accompagnare al meglio i pazienti - di tutte le età - nel percorso di diagnosi e terapia necessario per affrontare e risolvere l’eventuale disturbo o patologia che li affligge: in tempi rapidi, seguiti da professionisti esperti (per lo più provenienti da realtà ospedaliere) e, allo stesso tempo, permettere ai medici di lavorare in un ambiente positivo, con strumenti adeguati e tecnologicamente avanzati. Il Centro, inoltre, vuole diventare un punto di riferimento pediatrico-specialistico dove affrontare a 360° le problematiche dei piccoli pazienti. CHE TIPO DI SPECIALITÀ SONO PRESENTI? Essendo il centro di recente apertura, attualmente è possibile sottoporsi a visite di chirurgia cranio maxillo-facciale, cardiologia, dermatologia, gnatologia, psicologia, geriatria, allergologia, ginecologia, medicina estetica, chirurgia esteti-

ca e ricostruttiva. È, inoltre, attivo un servizio di ecografia generale e di ecografia per la diagnosi prenatale. Particolare attenzione, come dicevo prima, è dedicata all’area pediatrica con visite di dermatologia, allergologia, pediatria, chirurgia plastica e ricostruttiva, cardiologia, ecografia delle anche e laserterapia per trattare, in particolar modo, emangiomi, neoformazioni cutanee, molluschi contagiosi, verruche, in futuro sicuramente amplieremo questo settore con altri specialisti. Il centro dispone, inoltre, di differenti laser per poter soddisfare le esigenze di pazienti adulti in modo non invasivo come ringiovanimento del viso e del collo, rimozione di inestetismi cutanei ( macchie scure), trattamento delle smagliature, rimozione dei tatuaggi, trattamento della couperose, ringiovanimento dell’area perioculare, depilazione definitiva. Il centro è dotato, inoltre, di una sala operatoria completamente attrezzata dove è possibile eseguire interventi chirurgici in anestesia locale in piena sicurezza, con associata una sala dove il paziente può recuperare dopo l’intervento.

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Prevenzione, salute e miglioramento delle prestazioni a cura di FRANCESCA DOGI

«L

a prevenzione delle problematiche odontoiatriche in ambito sportivo è spesso sottovalutata. Fra i possibili danni legati all'attività sportiva ci sono i traumi dentali. Le zone maggiormente colpite riguardano i denti anteriori superiori (incisivi) ma non vanno trascurati i possibili traumi anche ad altri denti legati a sport specifici (ad es. arti marziali).» Chi parla è Roberto Giovannoni, medico chirurgo specialista in Ortodonzia e Odontostomatologia dello Studio Dentistico Dr. Galbiati, studio che da sempre (è stato fondato nel 1982) ha fatto della qualità delle prestazioni, dell’elevata professionalità di tutto il team  e dell’attenzione alle innovazioni scientifiche e tecnologiche il fulcro della sua attività.

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DOTTOR GIOVANNONI, QUAL È LO STRUMENTO INDISPENSABILE PER GLI SPORTIVI PER PREVENIRE PROBLEMI ODONTOIATRICI? Il paradenti: una protezione in gomma che può essere realizzata dall’ortodontista di fiducia e che rappresenta uno strumento altamente personalizzato, proprio per questo garantisce una protezione completa in ogni occasione di pratica sportiva a rischio. In commercio se ne possono trovare svariati tuttavia, non essendo realizzati sull’impronta dell’atleta, ma solo STUDIO DENTISTICO GALBIATI www.studiodentisticogalbiati.it studiodentisticogalbiati@gmail.com Via Europa 1/c, Leffe (BG) Tel. 035 734075

sagomati con acqua calda, non riescono a garantire la stessa performance e comfort. I fattori scheletrici, funzionali e dentali di ogni singolo ragazzo rivestono un ruolo molto importante: la posizione corretta dei denti assorbe e distribuisce in modo diverso il trauma, a differenza, ad esempio, di denti sporgenti che lo subiscono in modo più diretto, concentrato verso uno o pochi elementi dentali, con conseguente aggravamento del danno. Diviene fondamentale quindi in questi casi un trattamento ortodontico che porterà sia alla correzione dentale sia alla riduzione del rischio trauma. QUALI ALTRI FATTORI POSSONO INFLUENZARE LE PERFORMANCE? Con i denti posizionati in modo corretto, apparato scheletrico e funzionale più armonico, tutti i distretti e le catene muscolari funzionano correttamente lavorando al meglio e migliorando le prestazioni mentre diminuiscono l'affati-

camento. Studi nazionali e internazionali dimostrano che un rapporto corretto ed equilibrato a livello muscolo-scheletrico può portare a livello sportivo a un aumento della velocità anche del 12%, nonché una diminuzione della produzione dell’acido lattico del 25%, aumentando così forza e resistenza. Infine, esiste un’importante correlazione tra sport e respirazione: molti bambini presentano il cosiddetto “palato stretto” e non sono quindi in grado di respirare in modo corretto. Se la respirazione non è prettamente nasale, ma mista (naso e bocca), l’ossigenazione non sarà efficace e anche le prestazioni sportive saranno penalizzate. IL PALATO STRETTO SU CHE ALTRO PUÒ INCIDERE? La respirazione mista con deficit di ossigenazione riduce anche la capacità di attenzione a scuola, con stanchezza che sopraggiunge più rapidamente causando minor rendimento. Il fenomeno è facilmente comprensibile se pensiamo che il palato è allo stesso tempo sia il “tetto” della bocca sia il “pavimento” del naso, interessando quindi la capacità e l’efficacia respiratoria. Raffreddori frequenti, naso chiuso, tosse stizzosa, fenomeni allergici, otiti, sinusiti, occhiaie, respiro rumoroso di notte, adenoidi e tonsille, sono tutti segni che dovrebbero indurre il genitore a una visita dal pediatra e lo stesso pediatra, con l’otorinolaringoiatra, a indirizzare il piccolo paziente ad una visita dall’ortodontista. Il lavoro “di squadra” fra i medici servirà a ristabilire le normali funzioni respiratorie e trasformare il nostro paziente sportivo in un “campione”! Bergamo Salute

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REALTÀ SALUTE EUPHORIA DANCE SCHOOL

TUTTI IN PISTA... da ballo a cura di FRANCESCA DOGI

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ra i buoni propositi del prossimo anno avete messo anche quello di cominciare (o ricominciare) a fare attività fisica anche se l’idea di andare in palestra non vi convince? Perché non provate a iscrivervi a un corso di ballo? Una valida alternativa per unire attività fisica e divertimento. Che si tratti di tango, rock o liscio non importa. Basta muoversi … a ritmo. L’Associazione Sportiva Dilettantistica Euphoria Dance da più di dieci anni propone corsi di Danza Sportiva e amatoriale, Artistica e Accademica per tutte le categorie e tutte le classi di età. Affiliato alla Federazione Italiana Danza Sportiva e riconosciuto dal Coni, vanta un team di docenti altamente preparati e qualificati. «Numerose sono le attività proposte durante l'anno per consentire agli allievi di studiare e perfezionarsi nelle varie discipline» spiega il maestro Lanza, fondatore e insegnante della Euphoria Dance School dal 2005 con alle spalle una lunga esperienza di insegnamen-

to, iniziata in età giovanile presso prestigiose scuole di ballo. «I nostri insegnanti sono specializzati in discipline diverse della danza, dalla danza classica al tango, dalla danza jazz all’hip hop, dal flamenco fino alla danza del ventre. Questo ci permette di soddisfare le esigenze e i gusti di tutti, bambini, ragazzi e adulti in tutti i livelli di preparazione, da quello propedeutico a quello avanzato». Insomma il divertimento è assicurato. E non solo. Già, perché, la danza, se praticata con costanza, gradualità e nel modo corretto proprio come qualsiasi altro sport o attività fisica, è davvero un toccasana per mente e corpo. Molti studi scientifici ne hanno dimostrato i benefici: aiuta a perdere peso e bruciare calorie; migliora la salute cardiovascolare; migliora la flessibilità, la forza e la resistenza; aumenta l’energia; aiuta a combattere lo stress e aumentare il tono dell’umore. E i vantaggi sono anche per i più piccoli. Si tratta infatti di una delle discipline motorie

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più complete in assoluto: abitua a una corretta postura, rende aggraziati i movimenti, insegna il senso del ritmo, favorisce uno sviluppo muscolare armonico e soprattutto li diverte. Che altro vi serve per convincervi a indossare le scarpe da ballo e buttarvi in pista?

UN VERO E PROPRIO SPORT La danza sportiva è una disciplina riconosciuta dal Coni dal 1996 e regolamentata da precise normative. Comprende una vasta serie di danze che si suddividono in due categorie: danze di coppia e danze artistiche. Le danze di coppia a loro volta si suddividono in danze internazionali (standard, latino americane, rock and roll, combinate), nazionali (sala, liscio unificato) e regionali (liscio tradizionale piemontese, danze folk romagnole). Le danze artistiche sono divise in accademiche (danza classica e danza moderna), coreografiche (freestyle, etniche e popolari) e street dance (urban dance).

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di Zanica

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a cura di FRANCESCA DOGI

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abato 19 novembre, alla presenza del sindaco Luigi Locatelli e del parroco di Zanica Don Alberto Mascheretti, è stata inaugurata la Farmacia Comunale Palombella del dottor Rocco Palombella. Numerosi gli ospiti che hanno voluto festeggiare con i titolari, tra chiacchiere conviviali, qualche bollicina e un assaggio di delizie culinarie proposte da Goodfood Veg by Mirko Ronzoni, che ha curato il catering. Per la famiglia Palombella è stata un'avventura quella che li ha portati a 1.000 km. dalla loro terra natia. «Siamo originari della Basilicata, precisamente di Irsina in provincia di Matera, dove gestivamo la farmacia di famiglia che dal 1966, era il punto di riferimento per gli abitanti del paese e non solo» spiega il dottor Palombella. Genitori di due ragazzi, gemelli, con la voglia di scoprire il mondo, presero, con l'incredulità dei clienti e di tutta la comunità, la decisione di cedere la loro attività e di trasferirsi in un luogo che potesse offrire ai figli, un futuro con più opportunità di lavoro e di vita. «La ricerca, in tutta Italia, di una farmacia da rilevare, è stata lunga ed estenuante, ma la sorte, alla fine, ci ha portati a Bergamo. La speranza, e l’impegno, è che anche qui la nostra farmacia possa diventare non solo un luogo dove acquistare medicinali, ma anche e soprattutto, uno spazio d'ascolto per tutti coloro che possono aver bisogno di un parere o un consiglio». Il dottor Palombella ha scelto di non cambiare il nome alla farmacia ma di dare continuità a quella che per mezzo secolo è stata la Farmacia Palombella, cambiano le

latitudini ma il nome no. Anche l'arredo della farmacia, che risale alla fine dell'Ottocento, in parte è lo stesso utilizzato per la farmacia in Basilicata. Un bancone di oltre due metri, impreziosito da particolari in stile dorico, con finiture di pregio, come la scritta sulla lastra di marmo “1886”, che segna l'apertura dell'attività originaria della farmacia. Molti degli accessori presenti sono storici e pezzi unici, alcuni contenitori, oggi utilizzati come or-

namenti d'arredamento, riportano ancora scritte antiche che conferiscono all'ambiente un'atmosfera in bianco e nero di un mondo antico. Un mondo antico che però guarda al presente e al futuro. «All'interno della farmacia abbiamo realizzato anche uno spazio dedicato dove poter effettuare esami diagnostici (esami del sangue, pressione, glicemia ecc.) oltre che trattamenti estetici personalizzati» conclude il dottor Palombella.

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Bergamo Salute anno 6 - n°6 - nov. - dic. 2016

PERIODICO DI CULTURA MEDICA E BENESSERE

Direttore Editoriale Elena Buonanno Direttore Responsabile Daniele Gerardi Redazione Rosa Lancia redazione@bgsalute.it Grafica e impaginazione Catherine Coppens | Cut n' Paste catherine.coppens@hotmail.it Fotografie e illustrazioni Shutterstock, Dollar Photo Club, Adriano Merigo, Laura Pagnoncelli, Michelangelo Oprandi Stampa Elcograf S.p.A Via Mondadori, 15 - 37131 Verona (VR) Casa Editrice Pro.Ge.Ca. srl Viale Europa, 36 - 24048 Curnasco di Treviolo (BG) Tel. 035.201488 - Fax 035.203608 info@bgsalute.it - www.bgsalute.it Hanno collaborato Lucio Buonanno,Maria Castellano, Viola Compostella, Lella Fonseca, Giulia Sammarco

Iscr. Tribunale Bergamo N°26/2010 del 22/10/2010 Iscr. ROC N°21019 © 2014. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche se parziale, di qualsiasi testo o immagine. L’editore si dichiara disponibile per chi dovesse rivendicare eventuali diritti fotografici non dichiarati. I contenuti presenti su Bergamo Salute hanno scopo divulgativo e non possono in alcun modo sostituirsi a diagnosi mediche.

Comitato Scientifico • Dott. Diego Bonfanti - Oculista • Dott.ssa Maria Viviana Bonfanti Medico Veterinario • Dott. Rolando Brembilla - Ginecologo • Dott.ssa Alba Maria Isabella Campione Medicina Legale e delle Assicurazioni • Dott. Andrea Cazzaniga - Idrologo Medico e Termale • Dott. Marcello Cottini - Allergologo Pneumologo • Dott. Giovanni Danesi - Otorinolaringoiatra • Dott. Adolfo Di Nardo - Chirurgo generale • Dott. Nicola Gaffuri - Gastroenterologo • Dott.ssa Daniela Gianola - Endocrinologa • Dott. Antoine Kheir - Cardiologo • Dott.ssa Grazia Manfredi - Dermatologa • Dott. Roberto Orlandi - Ortopedico Medico dello sport • Dott. Paolo Paganelli - Biologo nutrizionista • Dott. Antonello Quadri - Oncologo • Dott. Orazio Santonocito - Neurochirurgo • Dott.ssa Mara Seiti - Psicologa - Psicoterapeuta • Dott. Sergio Stabilini - Odontoiatra • Dott. Giovanni Taveggia - Medicina Fisica e Riabilitazione • Dott. Massimo Tura - Urologo • Dott. Paolo Valli - Fisioterapista

Comitato Etico • Dott. Maurizio Pagnoncelli Folcieri Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Bergamo • Dott. Ezio Caccianiga - Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Bergamo • Dott. Piero Attilio Bergamo - Oculista • Dott. Luigi Daleffe - Odontoiatra • Dott. Tiziano Gamba - Medico Chirurgo • Beatrice Mazzoleni - Presidente IPASVI

I canali di distribuzione di Bergamo Salute • Abbonamento • Spedizione a diverse migliaia di realtà bergamasche, dove è possibile leggerla nelle sale d’attesa (medici e pediatri di base, ospedali e cliniche, studi medici e polispecialistici, odontoiatri, ortopedie e sanitarie, farmacie, ottici, centri di apparecchi acustici, centri estetici e benessere, palestre, parrucchieri etc.) • Distribuzione gratuita presso le strutture aderenti alla formula "Amici di Bergamo Salute".

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Bergamo Salute - 2016 - 6 – novembre/dicembre  
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Bimestrale di cultura medica e benessere

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